Come nasce la Costituzione

POMERIDIANA DI VENERDÌ 12 DICEMBRE 1947

ASSEMBLEA COSTITUENTE

cccxxx.

SEDUTA POMERIDIANA DI VENERDÌ 12 DICEMBRE 1947

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE TERRACINI

INDI

DEL VICEPRESIDENTE CONTI

INDICE

Sul processo verbale:

Spataro

Interrogazioni urgenti (Svolgimento):

Presidente

Scelba Ministro dell’interno

Nenni

Massini

D’Onofrio

Votazione segreta del disegno di legge:

Riordinamento dei Corpi consultivi del Ministero della pubblica istruzione. (35).

Presidente

Risultato della votazione segreta:

Presidente

Progetto di Costituzione della Repubblica italiana (Seguito della discussione):

Presidente

Corbino

Targetti

Togliatti

Grassi

Lussu

Fabbri

Moro

Cevolotto

Sulla elezione del primo Senato della Repubblica:

Presidente

Proposta di nomina di una Commissione d’indagine:

Presidente

Faralli

Per la discussione di uno stralcio della legge sulla stampa:

Presidente

Sui lavori dell’Assemblea:

Presidente

Corbino

Interrogazioni (Annunzio):

Presidente

La seduta comincia alle 16.

MOLINELLI, Segretario, legge il processo verbale della precedente seduta pomeridiana.

Sul processo verbale.

SPATARO. Chiedo di parlare sul processo verbale.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SPATARO. Ieri non ero presente in questa Aula quando hanno parlalo gli onorevoli Corbi e Paolucci. Sono costretto perciò a fare una breve dichiarazione per fatto personale.

Per quanto si riferisce allo scioglimento del Consiglio comunale di Pescara – per il quale mi si vuol dare un merito che io non ho – mi riservo di parlare in sede di discussione della mozione.

L’onorevole Paolucci ha voluto qui ricordare la mia carica di Presidente della R.A.I. e la mia indennità; ma all’onorevole Paolucci devo dichiarare, dire e ricordare che io non faccio, come lui, l’avvocato e non mi occupo di alcuna società di alcun genere, né di molini, né di costruzioni.

Anche l’onorevole Togliatti ha voluto ricordare questa mia carica di Presidente della R.A.I., evidentemente non per la indennità di 50 mila lire: la verità è che dà fastidio ad alcuni che alla presidenza della Radio ci sia una persona che, secondo le direttive della Commissione parlamentare per la vigilanza sulle radiodiffusioni – Commissione nominata dal Presidente di questa Assemblea – si preoccupa che la Radio mantenga una linea di obiettività e di imparzialità. (Rumori a sinistra – Applausi al centro).

Gli onorevoli Corbi e Paolucci hanno parlato di metodi fascisti. Io ho una soddisfazione: il contegno da me tenuto durante il ventennio fascista e durante il periodo clandestino è conosciuto non solo dai miei amici democristiani, ma dai deputati di tutti i settori di questa Assemblea e, quando mi sono stati affidati posti di responsabilità, non ho mai dato prova di faziosità e settarietà. (Commenti a sinistra). Perciò contro le insinuazioni vane pronunziate ieri io posso, senza falsa modestia, dire che quando si ha un passato come posso vantarlo io, non è il caso che mi preoccupi dei discorsi degli onorevoli Corbi e Paolucci. (Applausi al centro e a destra – Commenti a sinistra).

Tutti i deputati abruzzesi della Democrazia cristiana sanno di rappresentare degnamente la grande maggioranza delle popolazioni abruzzesi (Rumori a sinistra) le quali, in ogni propaganda di odio e di violenza e contro gli ordini che anche in questi giorni partono da Roma, vogliono restare fedelmente avvinte alle loro tradizioni di lavoro e di pace. (Applausi al centro).

PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale s’intende approvato.

(È approvato).

Svolgimento di interrogazioni con richiesta d’urgenza.

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, secondo l’intesa di questa mattina, prima di dare inizio allo svolgimento dell’ordine del giorno di oggi, verrà svolta la seguente interrogazione con richiesta di risposta urgente, al Ministro dell’interno, del seguente tenore:

«I sottoscritti chiedono al Ministro dell’interno di fornire immediatamente informazioni circa gli ordini dati al servizio pubblico attorno alla sede della Costituente.

«Nenni, Nasi, Bruni, Rossi Maria Maddalena, Jacometti, Malagugini, Massola, Gallico Spano Nadia, Li Causi, Grieco, Pucci, Pesenti, Negarville, Montagnana Mario, Farini, Mariani, Giua, Fornara».

L’onorevole Ministro dell’interno ha facoltà di rispondere.

SCELBA, Ministro dell’interno. Benché l’episodio, l’incidente svoltosi questa mattina in Piazza Colonna, nei pressi dell’Assemblea Costituente, possa considerarsi importante e deplorevole, in modo particolare perché vi sono stati implicati dei nostri colleghi, io penso che dal Ministro dell’interno non si attenda soltanto che dia giustificazione di quello che è avvenuto questa mattina, ma che dica anche qualche parola intorno alla situazione in genere, intorno, per lo meno, alla parte che interessa più direttamente l’azione del Ministro dell’interno in occasione di queste manifestazioni.

Mi si è domandato quali siano state le direttive impartite dal Ministro dell’interno agli organi di pubblica sicurezza in occasione dello sciopero generale in Roma. Le direttive impartite in questa occasione, come in altre similari, si ispirano a tre fondamentali criteri.

Primo: lo Stato rivendica a sé ed esclusivamente a sé il diritto e il dovere di tutelare la sicurezza dei cittadini. (Applausi al centro – Interruzione del deputato Pajetta Giuliano). È per questo che le forze di polizia hanno il compito e il dovere di eliminare ogni interferenza nell’osservanza e nel rispetto dell’ordine pubblico, da parte di qualsiasi organizzazione privata o da parte di singoli individui.

Ritengo che questa sia un’affermazione precisa e categorica: nessun Governo che sia veramente democratico e che si fondi sul rispetto della legge può lasciare ad altri che non siano le forze dello Stato la garanzia, il rispetto dei diritti e della sicurezza pubblica.

Secondo criterio: è dovere dello Stato – e di uno Stato democratico – di garantire, in occasione di queste manifestazioni, come sempre – il rispetto di tutte le libertà, compresa la libertà di non scioperare. (Commenti a sinistra). Se tutte le disposizioni dello Stato tendono a garantire l’esercizio del diritto di sciopero, se l’esercizio di questo diritto assume le forme e gli aspetti di uno sciopero generale, direi che trascende ogni caratteristica e aspetto sindacale. Se, ripeto, lo Stato ha il dovere di tutelare l’esercizio del diritto di sciopero – diritto riconosciuto dalla Costituzione in elaborazione, la quale ha anche affermato che una legge dovrà regolarne l’attuazione concreta (legge che, non esistendo, lascia alle parti di agire nel modo più incomposto) – se, ripeto, dovere dello Stato è di rispettare e far rispettare la libertà degli organismi sindacali di esercitare il diritto di sciopero, dovere altrettanto sacro e imperioso dello Stato e di un Governo democratico è di tutelare la libertà di coloro i quali non intendono associarsi a siffatte manifestazioni. (Approvazioni al centro).

Questo è compito dello Stato, e – ripeto – nessun Governo, nessun regime che sia veramente democratico, che voglia fondarsi sul rispetto della legge, sul principio che la legge sia il presidio di una democrazia, può ammettere che lo Stato venga meno a questo dovere di garantire la libertà dei cittadini.

Terzo criterio fondamentale è che lo Stato ha il dovere di fare tutto il possibile perché i disagi che da uno sciopero, e soprattutto da uno sciopero generale, vengono alla popolazione, siano attenuati e siano ridotti al più presto possibile. Ritengo che con questo non si venga meno a nessun dovere, e non si viene meno al rispetto del diritto, della libertà di sciopero se lo Stato, se il Governo, il quale ha il dovere di tutelare tutta la collettività e non soltanto una parte, cerca e si sforza di coadiuvare ogni tentativo che cerchi di eliminare i gravi disagi a cui la popolazione possa essere sottoposta in occasione di uno sciopero.

Sono questi i criteri fondamentali a cui si ispira l’azione del Ministro dell’interno; è in base a questi criteri fondamentali che vengono impartite le disposizioni agli organi di polizia. E l’esecuzione concreta di queste direttive spetta agli organi responsabili. Non può essere, evidentemente, il Ministro dell’interno tenuto responsabile dell’azione specifica e concreta, degli eccessi anche. Non è certo escluso che si siano verificati degli eccessi individuali, soprattutto quando si tiene conto (e non si può non tener conto) della situazione in cui si svolge l’esercizio della tutela della sicurezza pubblica. Si tratta di forze dello Stato, le quali da due giorni sono sottoposte ad uno sforzo non indifferente… (Interruzione del deputato Pajetta Giuliano) e a compiti ingrati per assicurare a tutti – agli scioperanti e ai non scioperanti – la tranquillità dell’ordine.

In quanto agli incidenti più particolari di piazza Colonna e alle istruzioni impartite in proposito dal Ministro dell’interno, non posso che ripetere all’Assemblea ciò che ebbi a dire in altra occasione. Fin dal giorno in cui ho assunto la direzione del Ministero dell’interno, ho dato perentorie e precise disposizioni perché in ogni circostanza e in ogni occasione venisse rispettata e assicurata la libertà del Capo dello Stato, la libertà del Parlamento, la libertà del Governo.

Noi non possiamo assolutamente derogare a questo che è compito fondamentale, di assicurare in ogni momento la libertà di azione degli organi supremi dello Stato. È appunto perché l’Assemblea Costituente si trova nei pressi di piazza Colonna che il servizio a piazza Colonna viene, sempre e in ogni occasione, intensificato e vigilato in modo particolare. (Commenti a sinistra). Se assembramenti, riunioni, in occasione di torbidi, possono ammettersi o si possono lasciar correre in zone lontane, anche se non si conosce quale possa essere la finalità di questi assembramenti, noi non possiamo assolutamente consentire che nei pressi del Parlamento si formino assembramenti o si tengano comizi o riunioni…

Una voce a sinistra. Meno quando si tratta del Movimento Sociale italiano.

PAJETTA GIULIANO. Ero solo quando le ho prese! Non faccio assembramenti da solo!

SCELBA, Ministro dell’interno. …di numerose forze di cui non si sappia quali possano essere le intenzioni. Dovere dello Stato è non solo di reprimere, ma soprattutto di prevenire, e noi cerchiamo di prevenire ogni attentato, od ogni manifestazione che possa avere come meta o come finalità di attentare alla tranquillità del Parlamento, soprattutto quando il Parlamento è riunito e tiene le sue sedute.

È per questo – ripeto – che nei pressi del Parlamento continua vigilante e più accurata l’opera della polizia, la quale tende esclusivamente a questo: ad impedire ogni formazione di gruppi o di persone che ad un certo momento possa sfociare in manifestazioni nei confronti dell’Assemblea Costituente, per la quale, in ogni occasione, il Governo deve assicurare la piena e assoluta libertà! (Applausi al centro).

Sono queste, onorevoli colleghi, le direttive di massima a cui il Ministero dell’interno si attiene, direttive che io rivendico e di cui assumo la piena responsabilità di fronte al Parlamento e di fronte al Paese!

In quanto ai fatti, in quanto allo svolgimento dello sciopero (e certamente uno sciopero di questa portata crea dei problemi non indifferenti), fino ad oggi di incidenti ve ne sono stati, e ve ne sono molti, onorevoli colleghi, ed io devo rivolgere un elogio allo sforzo di tutti i funzionari, di tutti gli uomini preposti alla sicurezza pubblica, perché si deve soltanto al loro sangue freddo, soltanto al senso di responsabilità… (Applausi al centro – Interruzioni a sinistra)si deve – ripeto – allo sforzo di questi uomini, al senso di responsabilità di questi uomini e al senso di responsabilità dei dirigenti sindacali – ripeto: dirigenti sindacali – se più gravi incidenti non si sono verificati.

Ma perché l’Assemblea conosca le condizioni in cui si svolge l’opera degli organi di pubblica sicurezza, è bene che io accenni a qualche episodio che si è verificato in occasione di questo sciopero. Qui non si tratta di una semplice astensione dal lavoro: la semplice astensione dal lavoro, di per sé -non crea problemi di pubblica sicurezza o di ordine pubblico immediati. Abbiamo delle manifestazioni positive di violenza, blocchi stradali numerosissimi. Io ritengo, onorevoli colleghi, che anche il diritto più ampio di sciopero, riconosciuto dalla Costituzione o da qualsiasi legge, non possa comportare la limitazione della circolazione dei cittadini che sono completamente estranei alle stesse vertenze sindacali. (Applausi al centro).

I blocchi stradali, onorevoli colleghi, vanno assumendo in Italia intensità e proporzioni mai viste e le forme a cui di giorno in giorno si ricorre, divengono sempre più gravi. Si è arrivati perfino a bloccare una strada utilizzando una carcassa di carro ferroviario! Nei pressi di Roma in questi giorni sono stati abbattuti alberi per costituire blocchi stradali. Sono stati buttati massi, ancora stamane, sulla via Nomentana; dalla sezione del partito comunista è stato organizzato un blocco stradale sulla Via Nomentana. (Commenti al centro e a sinistra).

Ritengo, onorevoli colleghi, che i blocchi stradali non hanno nulla a che vedere con le competizioni sindacali e con le rivendicazioni di qualsiasi categoria!

Si tratta, onorevoli colleghi, di manifestazioni di violenza che lo Stato ha il dovere di reprimere per ristabilire la libertà dei cittadini. (Applausi al centro – Interruzioni a sinistra – Commenti).

Del blocco stradale fa parte anche il divieto di impedimento materiale della circolazione. Sulle vie di accesso a Roma nella notte scorsa sono stati largamente distribuiti questi ordigni (Mostra alcuni chiodi a tre punte) che in regime di dominazione tedesca venivano buttati per impedire che gli autocarri potessero circolare. (Commenti).

Non credo, onorevoli colleghi, che possa comprendersi nel più ampio esercizio del diritto di sciopero il ricorso a mezzi del genere. Si è attentato alla libertà del lavoro. Sono state costituite squadre e poste davanti agli uffici per impedire l’accesso degli impiegati.

PALLASTRELLI. È verissimo.

SCELBA, Ministro dell’interno. Ritengo che sia dovere dello Stato di assicurare la libertà a coloro che vogliono lavorare e nessuno può lamentarsi se lo Stato interviene per rassicurare e garantire questa libertà.

Sono state compiute altre violenze. Stamane per le vie di Roma è passato qualche sidecar dal quale rapidamente venivano lanciate delle pietre contro negozi aperti, infrangendo i vetri. (Commenti al centro). Non ritengo, onorevoli colleghi, che rientri in un normale esercizio del diritto di sciopero il ricorso a questi altri mezzi. Si è ricorso a qualche altra cosa, onorevoli colleghi. Ieri sono andati in giro dei falsi agenti. Si sono presentati a negozi aperti della periferia dichiarando che i negozi dovevano chiudere perché questo era l’ordine del Governo. (Vivi commenti al centro).

Quando lo sciopero, onorevoli colleghi, assume queste forme, quando l’esercizio del diritto di sciopero assume queste forme, ritengo che siamo fuori del campo della normale attività sindacale e trascendiamo in qualche cosa che assume l’aspetto che io intendo e non voglio qui qualificare o definire. Ma di fronte a queste manifestazioni, onorevoli colleghi, il Governo non può rimanere impassibile, il Governo non può chiudersi in una stretta neutralità. Io ritengo che verrebbe meno al suo dovere se non cercasse di reprimere ogni illegalità, evitando di compierne per suo conto.

Ieri, onorevoli colleghi, vennero fermati in Roma numerosi elementi attivisti che cercavano di impedire l’accesso agli uffici o compivano altri atti. Conosciuto l’arresto di questi cittadini io ho dato queste precise disposizioni: chiunque non è responsabile, chi non si è reso responsabile di un reato che comporti l’arresto preventivo sia immediatamente liberato…

Una voce a sinistra. Dopo averlo bastonato.

SCELBA, Ministro dell’interno. …perché, onorevoli colleghi, la difesa dello Stato deve essere vigile, pronta ed immediata, ma non deve superare quello che è lo stretto necessario e la libertà dei cittadini va garantita. Questi cittadini hanno compiuto dei reati per i quali possono essere passibili o non passibili di pene. Giudicherà l’autorità giudiziaria, ma noi non abbiamo né il diritto né il dovere di limitare la libertà di chicchessia, senza che questo sia previsto da una precisa e tassativa disposizione di legge. Per tutti coloro i quali si siano resi responsabili di reati comuni, noi non possiamo e non potremmo assolutamente deflettere da quelli che sono i compiti e i doveri dello Stato. Giudicherà l’Autorità giudiziaria. Disposizioni perentorie sono state impartite perché immediatamente venissero deferiti gli autori di reati comuni all’autorità giudiziaria, perché l’autorità giudiziaria possa, in assoluta libertà e senza interferenze, giudicare i responsabili.

Ma, ripeto, il Governo, che si preoccupa di tutelare la libertà e la legalità nei confronti di tutti, non intende per suo conto compiere nessuna illegalità, e ieri più di un centinaio di fermati sono stati liberati… (Interruzioni).

Questi sono i criteri a cui si ispira l’azione del Governo. La situazione è certamente seria e nessuno può pensare con tranquillità d’animo che una situazione di questo genere possa perdurare perché i danni, i disagi che comporta alla popolazione sono notevoli.

LI CAUSI. E di chi è la responsabilità? (Rumori a destra e al centro).

Voci al centro e a destra. Vostra!

SCELBA, Ministro dell’interno. Il compito del Governo non si limita e non si è limitato soltanto a mantenere la legalità o l’ordine o a far rispettare le disposizioni di legge. Il Governo è intervenuto attivamente per favorire una soluzione che troncasse lo sciopero in corso. Autorevoli rappresentanti sindacali hanno dovuto riconoscere che lo sforzo compiuto dal Governo è uno sforzo serio, concreto, apprezzabile. Non si possono, onorevoli colleghi, chiedere dei miliardi, né può il Governo decidere su questi. È sorprendente il fatto che un Governo debba decidere di miliardi senza il consenso del Parlamento (Rumori a sinistra – Interruzione del deputato Pajetta Giuliano) perché in tutti i regimi parlamentari la prerogativa più alta del Parlamento è quella delle sue decisioni in materia di spese, perché spese significa imposte, e imposte significano sforzo del popolo. (Commenti).

Ora, onorevoli colleghi, anche i rappresentanti sindacali hanno dovuto riconoscere ed ammettere che un Governo, il quale è riuscito a portare le entrate dello Stato a qualche cosa come mille miliardi – cifra mai raggiunta, e nel giro di appena un anno – non può improvvisare miliardi e non può dare dei miliardi ad una città e ad una provincia soltanto stampando carta moneta. Per decidere dei miliardi bisogna che questi miliardi siano nelle casse dello Stato, e che lo Stato possa disporne. Perché qui, onorevoli colleghi, occorre tener presente questo: che non si tratta di controversie fra privati, non si tratta di controversie fra datori di lavoro ed imprenditori, fra capitalisti e lavoratori. Qui si tratta di un’azione contro lo Stato, il quale rappresenta la totalità dei cittadini e non può disporre dei miliardi soltanto per categorie particolari. (Applausi al centro – Rumori a sinistra).

Nella disposizione delle spese il Governo non può prescindere da questa sua particolare situazione; non può prescindere da un’altra considerazione, che non basta… (Rumori a sinistra – Interruzione del deputato Cianca).

CHIEFFI. Onorevole Cianca, quando passerà ai comunisti? (Rumori).

SAGGIN. Parla Ciancia!

CIANCA. Testone! (Rumori).

PRESIDENTE. Onorevole Saggin, mi sembra che lei quest’oggi sia venuto in quest’Aula con lo scopo di provocare incidenti. Ne ha già provocato, infatti, per tre volte di seguito, volutamente; perché anch’io ho il senso della valutazione. La richiamo per la prima volta all’ordine e ne tenga conto.

Onorevole Scelba, prosegua.

SCELBA, Ministro dell’interno. Altra considerazione, onorevoli colleghi, desidero sottoporre all’Assemblea costituente.

Nessun Parlamento, che si voglia considerare veramente libero, può decidere e disporre di miliardi, sotto la minaccia e con l’attuazione dello sciopero generale. Questo non lo può neppure un Governo, il quale esercita in questo momento la facoltà legislativa, ma che risponde e deve rispondere di fronte al Parlamento e di fronte al Paese dei suoi atti.

Ma se un Governo, di fronte ad uno sciopero generale in una provincia, sia pure per evitare i disagi che a questa provincia lo sciopero comporta, decidesse di dispensare dei miliardi, che cosa avverrebbe? In tutte le altre provincia d’Italia, dove gli stessi problemi disgraziatamente esistono e con la stessa intensità (Approvazioni al centro) noi verremmo a legittimare fatalmente, con questo esempio, un’agitazione in grande stile, se noi dessimo al Paese la sensazione che basta agitarsi e minacciare per strappare dei miliardi ad un Governo – e notate bene si tratta di denari non del Governo, ma del popolo italiano, che vanno spesi nel modo più equilibrato ed equo – se noi dessimo questa sensazione, noi legittimeremmo in tutte le province d’Italia lo sciopero generale e la rivolta. (Applausi al centro e a destra). Noi non possiamo trattare problemi tanto gravi e decidere così difficili questioni in una situazione psicologica che rende impossibile ogni libertà di giudizio.

Una voce a sinistra. Perché non l’avete fatto prima?

SCELBA, Ministro dell’interno. Il Governo attuale, onorevoli colleghi, ritiene di aver cercato di fare ogni sforzo per venire incontro alle esigenze ed ai problemi che assillano la nostra vita quotidiana e la vita dei lavoratori. Noi possiamo affermare con orgoglio, che forse nessun Governo di quelli che si sono succeduti dopo la liberazione ha fatto di più per le classi lavoratrici del Governo attuale. (Applausi al centro – Rumori a sinistra).

E lo sforzo fatto in questi giorni dimostra con che animo e con che cuore – e chi conosce il Ministro Fanfani che ha la responsabilità diretta, sa con quale animo, direi francescano (Commenti a sinistra), egli cerca, con vera pazienza di certosino…

PAJETTA GIULIANO. Fra certosini e francescani c’è incompatibilità! (Rumori al centro).

SCELBA, Ministro dell’interno. …di comporre gli inevitabili conflitti. Il Governo attuale ha affrontato questo problema. Direi che i nove decimi della sua attività non sono destinati che a questo assillante problema della disoccupazione, sia che si tratti di assicurare il lavoro ai lavoratori del Nord, sia che si tratti di affrontare grandi spese, come i 68 miliardi stanziati per la disoccupazione, sia che si tratti di venire incontro alla riqualificazione dei lavoratori, i quali hanno perduto un’attività positiva concreta, o di incrementare tutte le forme di assistenza, che hanno assunto proporzioni veramente notevoli. Ancora in questi giorni stiamo cercando di strappare tutto quello che è possibile strappare, perché l’inverno sia meno crudo e meno duro per coloro che non hanno lavoro e per coloro i quali hanno un reddito assolutamente insufficiente. (Rumori a sinistra – Approvazioni al centro e a destra).

L’incremento dato in tutte le città d’Italia alle cucine economiche ed ai ristoranti popolari, quali non si erano mai visti negli anni passati, lo dimostra. (Rumori a sinistra). Non c’è che da fare un semplice calcolo statistico, per la città di Roma, per dimostrare quella che è l’attenzione e la cura quotidiana, ed assillante del Governo (e questo assillo ricade naturalmente anche sul Ministro dell’interno, sulle cui spalle si riversano le conseguenze della disoccupazione e della insofferenza generale) per cercare di eliminare, quanto più è possibile, la miseria. Tutto lo sforzo che il Governo sta tentando di compiere dimostra come, anche in questa occasione, il Governo stia cercando di assolvere tutto intero il suo dovere. So che anche in quest’ora si sta facendo ogni sforzo, suscitando energie anche al difuori dello Stato, per aumentare la possibilità d’impiego dei lavoratori italiani. Mi auguro che tutti quanti sentano la responsabilità, la gravità della situazione, e si rendano conto che non dipende dalla semplice volontà del Governo un’azione efficace, ma dipende essenzialmente dalla situazione obiettiva del bilancio dello Stato.

E se ciascuno di noi farà uno sforzo perché questi problemi siano risolti sul terreno tranquillo della discussione e non sotto la minaccia del ricatto (Interruzione del deputato Fedeli Armando) o di uno sciopero, o di una agitazione, anche questo problema dello sciopero di Roma, come tutti gli altri problemi, potrà essere risolto, nel modo che le condizioni generali del nostro Paese consentono. Questo sforzo il Governo lo fa. Ma, comunque sia e comunque si svolgano gli avvenimenti, ripeto che dovere primordiale dello Stato, dovere fondamentale di qualsiasi Governo in regime democratico è che le agitazioni si svolgano sul terreno delle competizioni civili, non straripino in violenza, e se violenze ci siano, che siano represse severamente, perché la sicurezza e l’ordine rappresentano le condizioni basilari per lo sviluppo sociale e la prosperità del Paese. (Vivissimi applausi al centro – Commenti).

PRESIDENTE. L’onorevole Nenni ha facoltà di dichiarare se sia sodisfatto.

NENNI. Onorevoli colleghi, forse il solo elemento utile del discorso del Ministro dell’interno è il tentativo che egli ha fatto di considerare gli incidenti di questa mattina in una visione generale dei problemi che la crisi economica e sociale pone alla città di Roma e a tutto il Paese.

In questo caso il rito abituale che vuole che il Ministro interrogato legga un rapporto della polizia e che l’interpellante si dichiari insoddisfatto o sodisfatto può subire utilmente alcune varianti. Mi sembra però, che, nel tentativo di minimizzare i fatti, il Ministro degli interni abbia dato prova di una disinvoltura che mi permetterò di considerare eccessiva. Esiste un problema dell’ordine pubblico generale, esiste un problema, ancora più grave, della situazione in cui versano alla vigilia dell’inverno larghe masse di lavoratrici e di lavoratori, però esistono anche gli incidenti di questa mattina. Di fronte a questo problema io non ho bisogno di dichiararmi insoddisfatto dato che il Ministro dell’interno si è limitato ad una generica deplorazione senza dirci né quali misure ha preso, né quali misure intenda prendere per appurare le responsabilità. Per questa ragione annuncio già ora all’Assemblea che domanderò la nomina di una Commissione parlamentare d’indagine che faccia ciò che il Ministro dell’interno non ha fatto e si rifiuta di fare. (Commenti al centro).

Ciò detto sono d’accordo su un punto col Ministro dell’interno, laddove egli ha detto che il problema di cui discutiamo va al di là dell’episodio che ha dato origine alla mia interrogazione. Ho sentito riprendere dal Ministro la tesi che lo sciopero, dichiarato ieri, continuato oggi, e che mi auguro possa essere chiuso stasera con l’accoglimento delle legittime rivendicazioni della Camera del lavoro, sarebbe di carattere eminentemente politico.

Signori, se voi considerate politico ogni contrasto fra lo Stato – in quanto datore di lavoro – ed i cittadini, riconosco allora che lo sciopero di Roma può essere considerato politico. Infatti il datore di lavoro contro il quale in questo caso è sceso in lotta il Consiglio delle leghe è lo Stato, nella sua funzione di responsabile e garante del diritto al lavoro.

Ciò pone all’Assemblea il problema se lo sciopero abbia o no una giustificazione. Non so se il Presidente del Consiglio vada qualche volta nei quartieri periferici della capitale; suppongo di sì, giacché non è uomo privo della curiosità di spingere i suoi passi oltre il perimetro dei quartieri di lusso; penso che egli abbia avuto qualche volta l’occasione di andare a Primavalle, a Pietralata, a Tormarancio, al Quarticciolo, in altri quartieri popolari. Se c’è andato, se i colleghi di questa Assemblea hanno l’abitudine di andarci…

Una voce al centro. Ci andiamo tutti!

NENNI. …allora sapranno che non c’è bisogno di nessun agitatore, di nessun provocatore, di nessun eccitamento dall’esterno perché popolazioni che vivono in inenarrabili condizioni di bisogno trovino non uno, ma cento motivi quotidiani di agitazione.

L’onorevole Ministro dell’interno ha l’aria di sorprendersi per le agitazioni in corso ed hanno l’aria di sorprendersene colleghi i quali un anno fa, quando c’era il governo tripartito soffiavano allegramente sul fuoco. Io ricordo il tono dei giornali romani, esattamente un anno fa, quando il governo era assediato al Viminale dai disoccupati che reclamavano pane e lavoro. Ricordo i titoli, i commenti, così diversi da quelli che accompagnano le agitazioni di quest’anno. Così come non disconoscevo allora che non bastava la presenza di un Ministro socialista al governo perché gli operai che hanno fame rinuncino al diritto d’agitazione e di sciopero, così reputo basti ancora meno che ci siano dei Ministri francescani del tipo dell’onorevole Scelba (Interruzioni) perché la classe lavoratrice consideri che essa può affidarsi tranquillamente alle disposizioni del Governo.

Un anno fa, di questi giorni, nei cantieri edili della Capitale, i tanto deprecati cantieri del mio amico Romita, lavoravano 36.000 lavoratori. (Rumori al centro).

Una voce al centro. Coi lavori a regìa!

NENNI. Quest’anno, alla stessa data sono impiegati nei cantieri dai 5 ai 6.000 lavoratori.

Ed era giusto che il sistema dei lavori a regìa fosse soppresso, perché si prestava ad un esoso sfruttamento da parte di ingordi speculatori e determinava manifestazioni egoistiche da parte di operai occasionali. Senonché la soppressione del sistema dei lavori a regìa era provvedimento ottimo alla condizione che fossero a tempo predisposti più idonei e razionali sistemi di assorbimento dell’eccedenza della mano d’opera.

Perché, signori del Governo, di qui non si sfugge: voi non potete normalizzare l’ordine pubblico a Roma e nelle altre provincie se non tamponate il dilagare della disoccupazione che, alla vigilia dell’inverno e quando crescono i bisogni e le esigenze, esaspera il malessere, e getta le famiglie nella disperazione. (Commenti al centro).

Il vostro errore è di credere che si possa risolvere un problema sociale con delle misure di polizia. Da che mondo è mondo nessun problema sociale è stato mai risolto con misure di polizia.

Una voce al centro. Ma è stato risolto dagli scioperi! (Commenti).

NENNI. Esiste una tecnica della provocazione il cui primo elemento è rappresentato dalla ostentazione della forza, che sostituisce l’autorità. (Applausi a sinistra). Un Governo che ha autorità non ha bisogno di ostentare la forza; un Governo che ha autorità non considera leso il suo prestigio se discute con le organizzazioni dei lavoratori le misure da prendere per sormontare una congiuntura di crisi. Nelle sere in cui l’urto e l’esasperazione dei disoccupati – un anno fa – premeva alle porte del Viminale e qualche volta le violava io non ho mai considerato che l’autorità dello Stato fosse diminuita se il Ministro si metteva a discutere con le Commissioni dei lavoratori…

Una voce a destra. Questo si fa sempre! (Commenti).

NENNI. …per cercare di convincerle. (Commenti al centro). L’ostentazione di forza alla quale assistiamo è all’origine dei deplorati incidenti e rientra nella tecnica della provocazione di cui parlavo e che ha avuto il suo summum nel metodo adoperato dal Ministro dell’interno nel caso del prefetto Troilo di Milano.

È di questa tecnica della provocazione che domandiamo conto al Ministro dell’interno; è contro il suo modo di considerare i problemi posti dalla crisi sociale che richiamiamo l’attenzione del Governo e quella del Paese.

Noi abbiamo una diversa concezione dell’autorità dello Stato. Il Governo ha dell’autorità dello Stato un’idea tratta dalla tradizione borbonica (Rumori al centro). Per noi l’autorità dello Stato è la coscienza della necessità. Ove venga meno questa coscienza della necessità, si cade inevitabilmente nella provocazione degli esaltati e nell’arbitrio dei così detti tutori dell’ordine. (Rumori al centro).

Una voce al centro. Non è vero.

NENNI. Il conflitto latente fra forze dell’ordine e masse popolari noi faremo tutto il possibile per evitarlo. Un anno fa, si diceva che la Celere fosse un nido di comunisti; oggi il popolo ha la convinzione che sia un nido di fascisti. Si sbagliavano i critici di un anno fa; spero si sbaglino quelli di oggi.

Comunque noi dobbiamo riferirci qui non alla responsabilità di singoli agenti, ma a quella del Ministro dell’interno.

In caso contrario la discussione si spezzetterebbe in una miriade di episodi dei quali perderemmo la visione d’insieme. C’è una mutata atmosfera nei rapporti del popolo con le forze incaricate di tutelare l’ordine pubblico. Quanto è successo questa mattina non è dovuto al caso. Il fatto che un agente possa alzare la mano contro un rappresentante del popolo, involge la responsabilità del Governo in quanto è la politica del Governo che nella grossolana interpretazione dei suoi dipendenti autorizza un tale gesto di violenza individuale e di dispregio della suprema autorità della Costituente.

Un ordine ministeriale non vale solo per ciò che è, ma per le interpretazioni che autorizza passando dalle gerarchie superiori dell’amministrazione alle inferiori. Se noi abbiamo criticato vivacemente la collusione del Governo con certi movimenti e gruppi di tipo neo-fascista, non è perché questi ultimi costituiscono un pericolo per la Repubblica, ma perché da questa collusione al vertice deriva una inversione dei rapporti politici che ricolloca noi in posizione di sovversivi e il fascista in quella di elemento di ordine, amico del Governo e come tale meritevole della protezione dello Stato democratico di cui invece insidia l’autorità, il prestigio e l’avvenire. (Applausi a sinistra).

La responsabilità del Ministro dell’interno e del Governo è denunciata in modo acuto dalla inversione dei rapporti creati dal referendum e dalle elezioni del 2 giugno.

A questo punto, onorevoli colleghi, il discorso dovrebbe allargarsi (Commenti al centro) a temi più vasti che non posso affrontare oggi.

Non dobbiamo tuttavia esimerci dal dovere di risalire alle origini. Da mesi noi diciamo che la rottura del fronte repubblicano e democratico, provocato dalla Democrazia cristiana, (Commenti al centro) aggrava obiettivamente e soggettivamente la soluzione dei problemi politici e sociali. Da mesi diciamo che non si governa contro e forse neanche senza la parte più avanzata della classe lavoratrice del Paese, mentre la situazione è tale che dobbiamo temere che essa si aggravi nelle prossime settimane (Interruzioni – Commenti al centro e a destra) e determini la tentazione di un ricorso alla forza. Purtroppo alcuni colleghi del centro e della destra danno prova di una tale ottusità morale (Applausi a sinistra) per cui ogni nostro richiamo alla obiettiva difficoltà delle cose è interpretato come un ricatto.

No, signori! Se fossero in giuoco soltanto degli interessi di partito o di categoria, noi non avremmo motivo di essere preoccupati. Ma sono in gioco gli interessi collettivi della Nazione, patrimonio comune di tutti i partiti e di tutte le classi. È in considerazione di questi interessi che abbiamo posto il problema della tregua politica, sociale ed elettorale alla vigilia di un inverno che si annuncia critico e sul quale incideranno le passioni che sempre sollevano le campagne elettorali. A questo proposito vorrei rivolgermi ai due Gruppi parlamentari che stanno discutendo col Governo… (Interruzioni al centro e a destra).

PRESIDENTE. Facciano silenzio! La prego, onorevole Nenni, non si allontani eccessivamente dall’argomento.

NENNI. Onorevole Presidente ed onorevoli colleghi, ritengo che la situazione sia abbastanza seria perché, al di là del puro formalismo del regolamento, noi cerchiamo di approfondire la questione di cui stiamo discutendo. A tale fine ho il dovere di dire ai Gruppi che stanno discutendo il rimpasto del Governo… (Interruzione a destra) che la crisi politica della Nazione non si risolve con degli empiastri ma creando una situazione politica nuova suscettibile di trasformare l’atmosfera politica del Paese!

L’Assemblea Costituente può considerare gli odierni incidenti di Roma e lo sciopero nel suo insieme, come un episodio trascurabile e marginale, essa può fingere di ignorare che esiste un problema politico di governo. Noi facciamo il nostro dovere inquadrando lo sciopero di Roma nella situazione generale del paese ed asserendo che il problema che è stato chiamato della tregua, non si risolve appiccicando al governo attuale delle appendici di diverso colore, ma ricreando le condizioni di reciproca fiducia e collaborazione dal Governo distrutte con la sua politica faziosa di parte e di classe. (Vivissimi applausi all’estrema sinistra – Commenti).

PRESIDENTE. Sullo stesso argomento era stata presentata la seguente interrogazione dagli onorevoli Massini, D’Onofrio, Nobile, Gallico Spano Nadia, Minio, al Ministro dell’interno, «per conoscere quali provvedimenti si vogliono prendere nei confronti dell’ufficiale comandante le forze di polizia inviate nella borgata di Primavalle, colpevole di avere ordinato il fuoco sulla folla dei disoccupati, che manifestavano per il loro diritto al lavoro e alla vita, causando così, con il suo atto inconsulto e criminale, nuovo spargimento di sangue e nuovi lutti nelle famiglie dei lavoratori».

L’onorevole Massini ha facoltà di dichiarare se sia sodisfatto della risposta del Ministro.

MASSINI. L’onorevole Ministro dell’interno ha fatto una cronistoria di quello che è avvenuto a Roma ieri ed oggi, ma io, nella mia modesta attività di Segretario della Camera del lavoro di Roma, devo dire che questa esposizione è non solo incompleta, ma inesatta. (Interruzione a destra).

Lo dimostrerò subito.

L’intervento della polizia non ha avuto l’effetto di mantenere l’ordine pubblico, ma di turbarlo, perché con la sua azione ha esasperato la giusta irritazione della grande massa dei lavoratori disoccupati ed anche di quelli occupati, con delle manifestazioni, con degli interventi che non hanno niente da fare con l’ordine pubblico. E citerò qualche esempio.

Io non penso che la polizia mantenga l’ordine pubblico facilitando ed aiutando, con la sua presenza, l’affissione di certi manifesti, incitando al crumiraggio e vietando e lacerando i manifesti scritti dalla Camera del lavoro. Non si tratta di mantenere la libertà di lavoro, ma si tratta di mantenere anche la libertà di sciopero, che è stata completamente e sistematicamente violata.

BENEDETTINI. È un diritto individuale, non un diritto collettivo.

MASSINI. Non è una novità, né per la cittadinanza romana, né per le autorità, comprese quelle di polizia, che tutte le volte che c’è una manifestazione sindacale, sia comizio, sia corteo, sia uno sciopero di categoria, si organizza un servizio d’ordine e di informazione sindacale; perché la verità è questa, onorevoli colleghi, che siamo tanto animati da mania scioperaiola, come ci accusano parecchi, che è la prima volta, da quando Roma si è liberata, che una organizzazione sindacale è stata costretta allo sciopero generale.

In tutte le manifestazioni di carattere sindacale c’è un certo gruppo di rappresentanti della Camera del lavoro che si adoperano a far sapere agli organizzati, agli altri lavoratori ed alla cittadinanza il modo con cui le manifestazioni si devono svolgere. La polizia è da oltre tre anni che conosce quei pezzi di carta che portano la intestazione della Camera confederale del lavoro, e in tre anni, questi attivisti, questi organizzatori sindacali, non sono stati mai toccati, ma sono stati anzi favoriti dalla polizia perché coadiuvassero in modo che le manifestazioni sindacali non straripassero in nessun incidente. Abbiamo fatto comizi e cortei composti da centomila, centoventimila ed anche centocinquantamila lavoratori e mai un incidente si è lamentato e mai un vetro è stato rotto a Roma (i vetri rotti denunciati dal Ministro dell’interno, alla Camera del lavoro non risultano affatto). Questa volta solo perché camminavano per le strade di Roma con questi pezzettini di carta e rispondevano alle domande della cittadinanza e dei lavoratori, i rappresentanti della Camera del lavoro sono stati prima malmenati e poi arrestati, a diecine. Ecco una delle principali differenze che il Ministro dell’interno non ci ha detto. Ma c’è qualche cosa di più, egregio Ministro dell’interno. Sono stati diffusi dei manifestini denigratori, diffusi a migliaia, i quali hanno tentato di deformare sia l’opinione pubblica della cittadinanza, sia lo stato d’animo dei lavoratori. Ce ne sono di cinque o sei testi diversi. Ne leggo uno solo, per dimostrare con quanto spirito si è cercato di tutelare l’ordine pubblico, e, ripeto, questi manifestini sono stati diffusi da elementi sotto la diretta protezione della polizia, che doveva fare altre cose, e non questa.

Questo è uno dei manifestini: «Questo negozio è rimasto chiuso perché ha ceduto all’imposizione rossa».

Ora, nell’organizzazione sindacale se c’è il rosso, c’è anche il bianco e c’è anche il verde… (Rumori al centro).

Una voce a destra. Non è vero! C’è solo il rosso!

MASSINI. …e lo sciopero generale è stato proclamato con l’approvazione di tutta la commissione esecutiva della Camera del lavoro, meno la corrente democristiana.

La polizia è entrata nei posti di lavoro con le rivoltelle alla mano e coi moschetti spianati per obbligare i lavoratori, che erano lì, a riprendere il lavoro. È avvenuto nelle casermette della Nettezza urbana, dove i lavoratori, con i mitra spianati su loro, sono stati obbligati a montare sui camions e insieme alla polizia, montata anch’essa, sono stati costretti a circolare per Roma. È stato un vero e proprio sabotaggio, una vera e propria negazione della libertà di sciopero. La stessa cosa è avvenuta al mattatoio. Per i Ministeri si sono organizzati dei camions, che sono andati nei rioni abitati prevalentemente dagli impiegati, i quali, con la minaccia dei mitra, sono stati fatti salire e portati ai Ministeri.

Sono stati arrestati e malmenati decine di impiegati che, come era loro dovere, cercavano di persuadere i loro colleghi a non andare al lavoro. Persuadere, non malmenare! E invece la polizia ha bastonato gli scioperanti. Per i negozi e per le sale degli spettacoli sono stati ricercati individualmente i proprietari di questi esercizi: obbligati a riaprire il loro esercizio sotto la protezione della polizia. Voi potete uscire: a cinquanta metri di qui c’è un bar aperto: uno ogni cinquanta, forse ogni cento. Ci sono quattro agenti dentro e sei agenti fuori. Questo è il modo con cui si garantisce la libertà di sciopero, e come si tiene l’ordine pubblico. In questo modo si fa opera di provocazione. Roma sembra in stato di guerra, e nessun incidente è stato provocato dai lavoratori, che non chiedono di meglio che finire questa agitazione con quel minimo di sodisfazione indispensabile che loro è dovuta.

Gli arresti fatti sono innumerevoli. Il Ministro dell’interno ha parlato di blocchi di strade. Risulta al Ministro dell’interno che è stato bloccato il Corso? No! Ebbene, al Corso sono stati malmenati parecchi operai; riconosciuti dal loro vestito di lavoro portati in questura e bastonati; e poi denunciati per oltraggio. Perché siamo arrivati ai vecchi sistemi di polizia: che prima si bastonano gli arrestati, e poi si denunciano di aver oltraggiato la forza pubblica.

Potremmo continuare con gli esempi, onorevole Ministro dell’interno. A me rincresce dover constatare che lei nella sua esposizione sia stato quanto mai parziale, come è stata parziale e faziosa in questi giorni la polizia: unica responsabile di ciò che è avvenuto a Roma; perché i lavoratori non hanno fatto nessuna manifestazione e nessun atto di ostilità contro nessuno, né cose né uomini.

Tutto ciò conferma le dichiarazioni dell’amico onorevole Nenni in quanto, giorni addietro, quando già l’agitazione per la disoccupazione nelle borgate periferiche e nei rioni popolari era alle viste e mentre tutti si aspettavano di leggere sui giornali – prima che scoppiasse l’agitazione, onorevole Scelba – che il Governo, che conosce tutto e sa tutto, avesse preso qualche provvedimento straordinario a favore dei disoccupati, abbiamo letto che al Consiglio dei Ministri l’onorevole Scelba aveva dichiarato d’aver già riordinato nella giusta misura tutti i servizi del Ministero dell’interno e che era pronto ad affrontare qualsiasi evenienza. E bisogna dire che non è stato bugiardo, perché veramente ha saputo affrontare la situazione a Roma in modo poliziesco. Ma i lavoratori non si sono lasciati impressionare.

PRESIDENTE. Onorevole Massini, la prego di concludere.

MASSINI. Ho finito, signor Presidente.

Tutti quelli che hanno un minimo di obiettività hanno dovuto riconoscere la magnifica riuscita dello sciopero generale a Roma (Interruzioni al centro – Applausi a sinistra), e nello stesso tempo hanno dovuto riconoscere la serietà e la compostezza di tutti i lavoratori. Tutti gli incidenti che sono avvenuti – del resto leggerissimi – sono stati provocati dalla polizia, la quale anziché fare opera di vero ordine pubblico, nel senso democratico e popolare della parola, ha fatto opera di faziosità e di provocazione. Anche noi, anche io, modesto rappresentante di tutti i lavoratori di Roma, mi auguro che entro questa sera si possa con legittima soddisfazione chiudere questo movimento. Io penso di poter dichiarare che questo movimento poteva essere evitato, se il Governo fosse tempestivamente intervenuto non promettendo e minacciando provvedimenti di polizia, ma stanziando larghi fondi per lavori di opere pubbliche, così come l’organizzazione sindacale per iscritto ed a voce da oltre dieci giorni aveva richiesto al Governo. Questa era la sola maniera per evitare lo sciopero generale a Roma, che noi – potete crederlo – abbiamo proclamato con dolore; perché noi non siamo quelli che voi ci definite, non siamo agitatori professionali (Commenti); noi non vogliamo l’agitazione per l’agitazione, ma abbiamo il sacrosanto dovere ed il diritto di difendere, nella massima misura possibile, gli interessi dei lavoratori, di tutte le categorie, disoccupati e non disoccupati. Questo è il nostro desiderio.

Signori del Governo, sappiate provvedere in tempo e le agitazioni saranno evitate. (Applausi a sinistra).

D’ONOFRIO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D’ONOFRIO. Desidero rivolgere una domanda all’onorevole Ministro dell’interno.

Ho ricevuto una notizia, in base alla quale risulta che oggi un forte nucleo di carabinieri è arrivato ad Albano ed ha sparato sulla folla. Risulta che vi sono molti feriti. Chiedo all’onorevole Ministro dell’interno se conosce i fatti e se egli stesso ha ordinato di sparare sulla folla. (Commenti).

PRESIDENTE. L’onorevole Ministro dell’interno ha facoltà di rispondere.

SCELBA, Ministro dell’interno. Non conosco i fatti, cui accenna l’onorevole interrogante e per questo non posso essere stato io eventualmente ad ordinare di sparare. (Commenti a sinistra).

Occorre rendersi conto che un Ministro non può rispondere sempre, in ogni momento, in tutti i particolari, dei fatti. Se non ho potuto rispondere all’onorevole Nenni sugli incidenti avvenuti stamane a piazza Colonna è perché le interrogazioni vengono presentate ad horas; cosicché non c’è neppure il tempo materiale di compiere le benché minime indagini (Interruzione della onorevole Gallico Spano Nadia) per poter riferire con cognizione di causa su fatti che, dopo una più accurata indagine, possono risultare diversi da quelli che risultarono alla prima inchiesta.

Per quanto riguarda l’episodio di Albano, faccio presente all’onorevole D’Onofrio che sono uscito dal Ministero cinque minuti prima che si iniziasse la seduta e non ho avuto affatto notizia che si siano verificati incidenti del genere. Cercherò di conoscere la verità dei fatti e mi riservo di riferire all’Assemblea appena sarò in possesso di tutti gli elementi.

MICHELI. Presentate delle interrogazioni! È ora di finirla con questi dialoghi.

PRESIDENTE. L’onorevole Nenni ed altri hanno presentato la seguente proposta:

«I sottoscritti chiedono al Presidente della Costituente la nomina di una Commissione di deputati alla Costituente, incaricata di appurare in quali circostanze nella mattinata membri dell’Assemblea sono stati malmenati dal servizio d’ordine predisposto a palazzo Montecitorio».

Onorevole Nenni, questa proposta può giungere, al massimo, ad investire i Questori dell’Assemblea Costituente di una ricerca, che tuttavia non potrà essere sorretta da nessuna di quelle garanzie, che potrebbero essere date soltanto se l’Assemblea decidesse una inchiesta parlamentare, e lei, onorevole Nenni, aveva appunto accennato ad un’inchiesta parlamentare.

NENNI. Stando così le cose, onorevole Presidente, prima che l’Assemblea sia tolta, presenteremo regolare domanda di inchiesta parlamentare.

PRESIDENTE. Sta bene.

Votazione segreta del disegno di legge: Riordinamento dei Corpi consultivi del Ministero della pubblica istruzione.

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca: votazione a scrutinio segreto del disegno di legge: Riordinamento dei Corpi consultivi del Ministero della pubblica istruzione.

Indico la votazione segreta.

Presidenza del Vicepresidente CONTI

(Segue la votazione).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione e invito gli onorevoli Segretari a procedere alla numerazione dei voti.

(Gli onorevoli Segretari numerano i voti).

Presidenza del Presidente TERRACINI

Seguito della discussione del progetto di Costituzione della Repubblica italiana.

PRESIDENTE. Riprendiamo la discussione del progetto di Costituzione della Repubblica italiana.

Stamane abbiamo udito gli onorevoli Mortati e Targetti, i quali hanno svolto le proposte da essi presentate in sostituzione del testo contenuto nel progetto di Costituzione per la sesta norma transitoria.

CORBINO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CORBINO. Vorrei illustrare brevemente un emendamento alla proposta Mortati. Poiché la proposta Mortati esclude la proroga dei poteri della Costituente per il terzo e quarto capoverso dell’articolo 3 del decreto n. 98, mentre nella proposta Targetti questa esclusione non è fatta, o per lo meno è taciuta, io penso che si potrebbe trovare una soluzione intermedia in questi termini: concedere la proroga dei poteri della Costituente anche per il comma 4 (per intenderci: voto di sfiducia al Governo) limitatamente al periodo che passa fra il 31 dicembre e la data del decreto di convocazione dei comizi elettorali. La mia proposta precisa è in questi termini:

«Agli effetti del secondo capo del comma quarto dell’articolo 3 del decreto luogotenenziale sopracitato, i poteri della Costituente sono prorogati fino al giorno della pubblicazione del decreto di convocazione dei comizi elettorali».

Risultato della votazione segreta.

PRESIDENTE. Comunico il risultato della votazione a scrutinio segreto del disegno di legge: Riordinamento dei Corpi consultivi del Ministero della pubblica istruzione:

Presenti e votanti     413

Maggioranza           207

Voti favorevoli        383

Voti contrari                        30

(L’Assemblea approva).

Hanno preso parte alla votazione:

Abozzi – Adonnino – Alberti – Aldisio – Allegato – Amadei – Ambrosini – Amendola – Andreotti – Angelucci – Arcaini – Arcangeli – Avanzini – Azzi.

Bacciconi – Badini Confalonieri – Baldassari – Balduzzi – Baracco – Barbareschi – Bargagna – Bartalini – Basile – Bastianetto – Bellato – Bellusci – Belotti – Bencivenga – Benedetti – Benedettini – Bernabei – Bernamonti – Bernini Ferdinando – Bertola – Bertone – Bettiol – Biagion – Bianchi Bianca – Bianchi Bruno – Bianchini Laura – Bibolotti – Binni – Bitossi – Bocconi – Bolognesi – Bonino – Bonomelli – Bonomi Ivanoe – Bonomi Paolo – Bordon – Borsellino – Bosco Lucarelli – Bovetti – Bozzi – Braschi – Bruni – Brusasca – Bubbio – Bucci – Buffoni Francesco – Bulloni Pietro.

Caccuri – Caiati – Cairo – Caldera – Camangi – Campilli – Camposarcuno – Canepa – Canevari – Caporali – Cappelletti – Cappi Giuseppe – Cappugi – Capua – Carbonari – Carboni Angelo – Carboni Enrico – Caristia – Caronia – Carpano Maglioli – Carratelli – Caso – Cassiani – Castelli Edgardo – Castelli Avolio – Castiglia – Cavalli – Cavallotti – Cevolotto – Chiarini – Chieffi – Chiostergi – Ciampitti – Cianca – Ciccolungo – Cimenti – Cingolani Mario – Clerici – Coccia – Codacci Pisanelli – Codignola – Colombi Arturo – Colombo Emilio – Colonna di Paliano – Colonnetti – Conci Elisabetta – Condorelli – Conti – Coppa Ezio – Coppi Alessandro – Corbi – Corbino – Corsanego – Corsi – Cortese Pasquale – Cosattini – Costa – Costantini – Cotellessa – Covelli – Cremaschi Carlo – Cremaschi Olindo.

Damiani – D’Amico – De Caro Gerardo – De Falco – De Gasperi – Del Cuurto – Della Seta – Delli Castelli Filomena – De Maria – De Martino – De Mercurio – De Michele Luigi – De Michelis Paolo – De Palma – De Unterrichter Maria – De Vita – Di Gloria – Di Vittorio – Dominedò – D’Onofrio – Dossetti.

Einaudi – Ermini.

Fabbri – Fabriani – Fanfani – Fantoni – Fantuzzi – Faralli – Farina Giovanni – Fedeli Armando – Federici Maria – Ferrari Giacomo – Ferrario Celestino – Ferreri – Fietta – Filippini – Finocchiaro Aprile – Fiorentino – Fioritto – Firrao – Flecchia – Foa – Foresi – Fornara – Franceschini – Fresa – Froggio – Fuschini.

Gabrieli – Galati – Gallico Spano Nadia – Garlato – Gasparotto – Gatta – Gavina – Germano – Gervasi – Geuna – Ghidetti – Giacchero – Giacometti – Giannini – Giordani – Giua – Gonella – Gorreri – Gortani – Gotelli Angela – Grazi Enrico – Grieco – Grilli – Gronchi – Guariento – Guerrieri Emanuele – Guerrieri Filippo – Gui – Guidi Cingolani Angela – Gullo Fausto – Gullo Rocco.

Imperiale – Iotti Leonilde.

Jacometti – Jervolino.

Labriola – Laconi – La Malfa – Lami Starnuti – Landi – La Pira – La Rocca – Lazzati – Lettieri – Lizier – Lizzadri – Lombardi Carlo – Lombardo Ivan Matteo – Longhena – Longo – Lozza – Lucifero – Luisetti – Lussu.

Macrelli – Maffi – Magnani – Magrassi – Magrini – Malagugini – Maltagliati – Malvestiti – Mannironi – Manzini – Marazza – Mariani Enrico – Mariani Francesco – Marina Mario – Marinaro – Mannelli – Martinelli – Martino Gaetano – Marzarotto – Massini – Massola – Mastino Gesumino – Mastrojanni – Mattarella – Mattei Teresa – Matteotti Carlo – Mazza – Mazzei – Mazzoni – Meda Luigi – Medi Enrico – Mentasti – Merighi – Merlin Angelina – Merlin Umberto – Mezzadra – Miccolis – Micheli – Minella Angiola – Minio – Molinelli – Montagnana Mario – Montagnana Rita – Montalbano – Monterisi – Monticelli – Moranino – Morelli Luigi – Morelli Renato – Morini – Moro – Mortati – Murdaca – Musolino – Musotto.

Nasi – Negarville – Negro – Nenni – Nicotra Maria – Nitti – Nobile Umberto – Nobili Tito Oro – Noce Teresa – Notarianni – Novella – Numeroso.

Orlando Camillo.

Pacciardi – Pajetta Giuliano – Pallastrelli – Paolucci – Paratore – Paris – Parri – Pastore Raffaele – Pat – Pecorari – Pella – Pellegrini – Penna Ottavia – Pera – Perassi – Perlingieri – Perrone Capano – Persico – Pertini Sandro – Perugi – Pesenti – Petrilli – Piccioni – Piemonte – Pistoia – Platone – Pollastrini Elettra – Ponti – Pressinotti – Priolo – Proia – Pucci – Puoti.

Quarello.

Raimondi – Rapelli – Recca – Rescigno – Restagno – Ricci Giuseppe – Riccio Stefano – Rivera – Rodinò Ugo – Rognoni – Romano – Romita – Rossi Giuseppe – Rossi Maria Maddalena – Rossi Paolo – Rubilli – Ruggeri Luigi – Ruini – Rumor.

Saccenti – Saggin – Salizzoni – Salvatore – Sampietro – Santi – Sapienza – Scalfaro – Scarpa – Scelba – Schiavetti – Schiratti – Scoca – Scoccimarro – Scotti Alessandro – Segni – Sicignano – Siles – Silipo – Simonini – Spallicci – Spano – Spataro – Stampacchia – Stella – Storchi – Sullo Fiorentino.

Taddia – Targetti – Taviani – Tega – Terranova – Tieri Vincenzo – Titomanlio Vittoria – Togliatti –Togni – Tomba – Tonello – Tonetti – Tosato – Tosi – Tozzi Condivi – Treves – Trimarchi – Tripepi – Trulli – Tupini – Turco.

Uberti.

Valenti – Vallone – Valmarana – Venditti – Veroni – Viale – Vigna – Vigo – Villabruna – Villani – Vischioni – Volpe.

Zaccagnini – Zanardi – Zerbi – Zotta – Zuccarini.

Sono in congedo:

Carmagnola – Cavallari.

Ghidini.

Jacini.

Mastino Pietro.

Preziosi.

Quintieri Adolfo.

Ravagnan.

Sardiello.

Vanoni.

Si riprende la discussione del progetto di Costituzione della Repubblica italiana.

TARGETTI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TARGETTI. La dichiarazione di voto, che sto per fare potrebbe anche considerarsi superflua, perché, avendo noi presentato un emendamento alla norma VI delle disposizioni transitorie, che esclude qualsiasi limitazione di materie, è evidente che noi non possiamo aderire alla proposta dell’onorevole Corbino, che potrebbe invece essere messa in relazione con la proposta dell’onorevole Mortati, in quanto questa delimita il campo nel quale può interloquire l’Assemblea Costituente nel periodo d’intervallo fra la vecchia e la nuova Camera.

Ripeto, la proposta Corbino può essere un completamento della proposta Mortati. Ma noi dobbiamo combatterla, perché tende a limitare poteri dell’Assemblea Costituente, che noi intendiamo siano prorogati senza limitazioni precostituite.

TOGLIATTI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ha facoltà.

TOGLIATTI. Desidero esprimere l’opinione mia e del mio Gruppo sulla questione che è stata sollevata dall’onorevole Corbino e che è sollevata, del resto, dalla stessa divergenza delle due formulazioni che stanno davanti a noi. Difatti, a prima vista sembra che fra queste due formulazioni il divario non sia grande, in quanto entrambe prevedono la proroga dei poteri dell’Assemblea Costituente, prevedono il funzionamento delle Commissioni sia permanenti che legislative entro certi limiti, prevedono il diritto di interrogazione con risposta scritta e prevedono, entro certi limiti, una possibilità di autoconvocazione. In realtà, però, ci sono tra le due formulazioni tali punti di divergenza, che ci pare sia necessario metterli chiaramente in luce, affinché il voto della nostra Assemblea su questa questione possa essere sufficientemente illuminato e orientato.

Il primo punto di divergenza riguarda l’attribuzione o meno all’Assemblea Costituente, in questo periodo transitorio, del potere che le è attribuito dall’ultimo comma del terzo articolo della sua legge istitutiva, comma che prevede la mozione di sfiducia, e dà quindi all’Assemblea Costituente la possibilità di porre in minoranza il Governo, di farlo cadere.

Ora, in linea di fatto, io posso anche ammettere che non si crei da oggi, diciamo, al momento in cui saranno convocati i comizi elettorali, una situazione nella quale la minoranza parlamentare, per quanto ingente, pensi a rovesciare di Governo. Ciò è possibile soprattutto se il Governo convocherà i comizi a breve scadenza, cioè, se chiusi i lavori dell’Assemblea, il Governo rispetterà il termine dei 70 giorni, allo scadere del quale saranno elette nuove Assemblee rappresentative.

Ripeto che in questo caso, in linea di fatto, posso anche ammettere che la questione di un voto di sfiducia al Governo non si ponga. Ma non posso ammettere la cosa in linea di diritto. Posso cioè ammettere che, in linea di fatto, esista un periodo in cui un determinato Governo nessuno pensi a rovesciarlo; ma non posso vedere sancito non soltanto in un testo legislativo, ma in un testo costituzionale, il principio che esista un periodo più o meno lungo in cui il Governo è un Governo assoluto, perché non può essere rovesciato con mezzi legali. Questo è un assurdo giuridico, è un assurdo di diritto pubblico, è un assurdo costituzionale.

Approvando una norma simile, ci metteremmo in contrasto non dico con lo spirito della nostra Costituzione, ma con lo spirito di qualsivoglia regime parlamentare. Circondate pure di cautele l’esercizio del diritto dell’Assemblea di esprimere la sfiducia al Governo, discutiamo assieme quali cautele siano ammissibili e quali no: tutto questo lo ammettiamo; ma che voi neghiate questo diritto e affermiate che, dal momento in cui viene ad essere sciolta l’Assemblea Costituente sino al momento in cui sarà eletta la nuova Assemblea legislativa, il Governo non può essere rovesciato, questo significa semplicemente dire che questo Governo è un governo assoluto.

Onorevoli colleghi, io potrei ammettere in via eccezionale una simile formulazione costituzionale di carattere transitorio ad una sola condizione; alla condizione che tornassimo al regime che esisteva al tempo della Consulta. Allora il Governo non poteva essere rovesciato da un voto della Consulta, perché la Consulta, per definizione, non dava altri voti che consultivi; ma il Governo era costituito sulla base della rappresentanza paritetica di tutti i grandi partiti che allora erano riconosciuti esistenti nel Paese e attorno ai quali si raccoglieva la grande maggioranza della popolazione italiana. Se voi volete tornare a quella situazione, allora una simile norma di carattere transitorio può ancora assumere un significato. Diremo allora che il Governo, dal momento in cui l’Assemblea Costituente avrà terminato i suoi lavori, diventerà un Governo rappresentativo, diciamo, dei quattro quinti dell’Assemblea o più; dovrà cioè essere costituito sulla base di una rappresentanza proporzionale di tutti i partiti, e che fino alle elezioni non si potrà presentare contro questo Governo alcuna mozione di sfiducia. Ecco una formula che è logica giuridicamente, e costituzionalmente corretta. Questa formula, però, non corrisponde per nulla a quelle che sono le volontà del governo attuale, né dell’attuale partito di Governo. Essa è però, ripeto, una formula che si regge.

Ma quando voi mi dite che questo Governo non solo non potrà essere messo in minoranza, ma nemmeno potrà essere avanzata contro di esso una mozione di sfiducia, anche solo allo scopo di provocare un dibattito politico, pure attraverso quei temperamenti e quelle limitazioni che voi qui prevedete, voi create una situazione costituzionale assolutamente inammissibile, contraria a tutto quello che è il costume, non dico di un regime democratico, ma di un regime liberale rappresentativo.

Ritengo, quindi, che questa norma non possa essere accettata. Anzi, ritengo che, se questa Assemblea accettasse questa norma, essa effettivamente si metterebbe sotto i piedi i principî del liberalismo e della democrazia; noi creeremmo nel nostro Paese un Governo assoluto, contro il quale non ci sarebbe più niente da fare e che rimarrebbe a quel posto finché ci vuole rimanere, o finché non lo cacciassimo con mezzi extra-costituzionali, illegali. Non credo che abbiamo bisogno di evocare proprio in questo momento l’adozione di questi mezzi.

Ma oltre al negare all’Assemblea – in questo periodo in cui essa ha terminato i lavori e tutti i diritti che le attribuiamo sono quindi in certa misura ipotetici, in quanto subordinati all’ipotesi della convocazione – oltre il negare all’Assemblea il diritto di manifestare la propria sfiducia al Governo, voi ne limitate il potere di autoconvocazione, chiedendo per l’autoconvocazione la maggioranza dell’Assemblea, cioè la metà più uno. Ma che cos’è la metà più uno? È la maggioranza che il Governo detiene. Se non ha la metà più uno, un Governo non esiste, non si regge. Questo Governo ha la metà, diciamo, più trenta, più quindici, più venti, a seconda dei differenti voti cui ci vogliamo riferire. Siamo sempre di poco al di sopra della metà. Voi venite, quindi, a far coincidere la maggioranza necessaria per provocare una convocazione dell’Assemblea con la maggioranza governativa.

Signori, lasciamo la foglia di fico, diciamo allora che è il Governo che decide se l’Assemblea deve essere convocata, e che questa Assemblea viene convocata per decisione del Governo senza avere il diritto di esprimere al Governo la sua fiducia o sfiducia.

Questo è dunque il regime che voi volete istituire in questo periodo transitorio? Mi pare che posta in questo modo, nei suoi termini veri, debba apparire la gravità della questione. Appare che ci troviamo qui, in tema di dibattito di una norma transitoria, di fronte ad un tentativo – che non posso non considerare serio, poiché viene da un partito che è il partito di governo nel momento attuale – di fronte ad un tentativo di sopprimere ogni forma di vita democratica, ogni possibilità di opposizione costituzionale, e riducendo la vita politica del nostro Paese – e a tempo indeterminato – alla vita politica di un paese retto da un governo assoluto!

E ho detto «a tempo indeterminato», perché questa è la chiave di tutto il sistema che ci viene proposto. Sappiamo noi quale sarà la durata del periodo cui si riferisce questa norma transitoria? Non lo sappiamo. Non lo sappiamo, perché, affinché lo sapessimo, sarebbero necessarie due cose.

Prima di tutto sarebbe necessario che a quel banco sedesse il Governo. Curiosissima questa situazione! Stiamo discutendo del regime transitorio governativo che dovrà esistere nel nostro Paese fino a marzo, maggio o giugno, e il Governo – che è il Governo che beneficerà di questa situazione transitoria – non sente il dovere di venir qui a dire cosa pensa della questione. La richiesta che il Gruppo democristiano presenta, chiedendoci di votare la mozione che porta la firma dell’onorevole Mortati e di altri, è il pensiero del Governo sì o no? Questo è il momento in cui il Governo doveva essere qui a esprimere il suo pensiero, perché si tratta di decidere come sarà governata l’Italia per un periodo di tempo di durata non trascurabile.

Ma il Governo non solo dovrebbe essere presente a questo dibattito, esso avrebbe dovuto sentire l’elementare dovere di darci una notizia, di dirci quando vorrà fare le elezioni. Come facciamo noi a discutere seriamente di una norma transitoria se non sappiamo per quanto tempo durerà questa transitorietà? Come facciamo a decidere quali saranno i poteri dell’Assemblea Costituente in questo periodo se non sappiamo in questo momento quanto, questo periodo durerà? Venga qui il Presidente del Consiglio, venga il Ministro dell’interno, e ci dicano se faremo le elezioni il 7 marzo o il 7 maggio o il 7 giugno. Tra queste date non c’è soltanto una differenza di stagione e di temperatura, vi è una differenza di qualità politica! Nell’un caso si tratta di un periodo transitorio che dura poco più del tradizionale periodo elettorale di 70 giorni; nell’altro caso si tratta di metà dell’annata! Vogliamo dare poteri assoluti a questo Governo per metà dell’annata? Voi sapete che io non glieli darei nemmeno per mezza giornata, perché sono convinto che questo Governo spinge il Paese alla rovina; ma, anche fra i colleghi che non condividono questo mio giudizio su questo Governo, posto il quesito di dargli carta bianca per governare come governo assoluto fino al mese di giugno, penso che molti non accetteranno questa soluzione.

Per questo ritengo che la proposta, la quale porta la firma dell’onorevole Mortati e di altri, non possa essere approvata.

Ritengo in ogni modo che non possa essere approvata una norma qualsiasi la quale neghi all’Assemblea, anche ipoteticamente e in caso di autoconvocazione, il diritto di presentare mozioni di sfiducia, cioè di discutere della fiducia al Governo, ed eventualmente di rovesciarlo.

Ritengo infine che sia assurdo far coincidere la maggioranza che deve decidere l’autoconvocazione con la maggioranza stessa governativa, perché questo è un giuoco, è un ripetere una posizione politica la quale invece si tratta di circoscrivere in modo diverso.

Infine, ripeto quello che ho detto nel dibattito che avemmo quando il nostro Presidente ci riunì in sede di consultazione fra i dirigenti di Gruppi parlamentari, che cioè tutta la discussione su questa norma transitoria è viziata dal fatto che non sappiamo quanto durerà questa transitorietà. E ritengo che il Governo, se fosse un Governo che si interessasse veramente di mantenere la tranquillità del Paese, e non soltanto del Paese ma anche la tranquillità nell’Assemblea e nell’animo nostro, dovrebbe sentire il dovere di venirci a dire quando le elezioni potranno essere fatte, in qual giorno si propone di farle, affinché possiamo decidere con conoscenza di causa quali sono i poteri che vogliamo dare al Governo nel periodo fino alle elezioni. (Applausi all’estrema sinistra).

CORBINO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CORBINO. Chiedo venia al Presidente ed ai colleghi se parlo per la seconda volta per illustrare il mio emendamento.

In sostanza noi abbiamo qui due tesi estreme: la tesi la quale vorrebbe la proroga dei poteri della Costituente integralmente fino al giorno delle elezioni delle nuove Camere; la tesi la quale vuole prorogati fino a quel giorno soltanto alcuni dei poteri della Costituente e non prorogati altri poteri, fra i quali quello contemplato dal quarto capoverso dell’articolo 3 del decreto 16 marzo. Fra queste due tesi, di cui una è espressa dall’emendamento Mortati e l’altra è stata espressa dall’emendamento Targetti, a cui mi pare che si sia associato anche l’onorevole Togliatti, io ho proposto un emendamento che, a mio giudizio, divide un po’ salomonicamente la differenza. La preoccupazione che, indipendentemente da qualsiasi considerazione di ordine politico, ma esclusivamente per considerazioni di diritto costituzionale, l’Assemblea deve avere nei riguardi dei suoi rapporti col Governo ed i rapporti del Governo con il Paese, impone di porre un limite alla facoltà del Governo di indire le elezioni quando voglia. Questo limite come potrebbe essere dato? A mio parere dovrebbe essere dato conservando all’Assemblea il diritto di autoconvocazione con un quorum leggermente più basso della metà più uno e dentro il periodo in cui la convocazione dei comizi elettorali non sarà fatta. Di modo che l’Assemblea avrà sempre il  diritto di chiedere che il Governo convochi i comizi elettorali, ed il Governo, per non essere esposto al rischio di un voto di sfiducia o della proposta di un voto di sfiducia, sarà obbligato a indire i comizi dentro il termine consentito dalle condizioni climatiche del Paese.

Penso che la mia proposta potrebbe anche costituire il mezzo per il quale le elezioni possano essere posticipate alquanto sulla data rispetto alla quale le voci sono finora corse, perché io penso che fare le elezioni nella prima settimana o nella seconda settimana di marzo significherebbe esporre una parte notevole del corpo elettorale del Paese a dei disagi che potrebbero anche seriamente influire sui risultati delle elezioni medesime.

L’interesse di tutti è che la consultazione elettorale avvenga in quell’epoca nella quale la sua espressione numerica possa corrispondere meglio allo stato d’animo della massa elettorale, e quindi interesse di tutti è quello di rimandare le elezioni alla primavera iniziata, quando le condizioni climatiche sono più favorevoli per svolgerle. In questo modo si potrebbero conciliare le aspirazioni della parte che desidera siano indette le elezioni e del Governo che deve sentirsi tranquillo. Un Governo che ha indetto le elezioni va incontro a un giudizio molto più severo di quello dell’Assemblea, che è il giudizio del corpo elettorale. Nello stesso tempo noi creeremo il mezzo per obbligare un Governo che dovesse sentire il desiderio di non fare le elezioni, di essere esposto al rischio di un voto di sfiducia dell’Assemblea.

GRASSI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GRASSI. Onorevoli colleghi, io non parlo dal banco del Governo, parlo come membro della Costituente; ma non posso tuttavia dimenticare che ricopro la veste di membro del Governo. Ho firmato l’emendamento, anzi, più che l’emendamento, la proposta di articolo presentata dall’onorevole Mortati, in quanto che siamo convinti di questi principî e di queste esigenze. Come principio fondamentale, non possiamo mettere sullo stesso piano le Assemblee legislative normali con l’Assemblea Costituente. L’Assemblea Costituente è un organo di eccezione, un organo che si risolve con l’adempimento dello scopo per il quale fu creata, ossia la Costituzione. Comprendo che, durante questo periodo, essa ha svolto anche altre attività oltre quella strettamente costituzionale, perché, gliene dava il compito la legge 16 marzo 1946, come fare la legge elettorale, approvare i trattati, approvare le leggi che il Governo avesse creduto portare all’Assemblea, ed anche funzioni di altro carattere in seguito ad accordi che furono presi fra Governo ed Assemblea, in modo che furono costituite delle Commissioni legislative che collaborarono nell’azione continua legislativa del Governo. Ora, voler riportare la situazione di questa Assemblea a quello che sarà il futuro svolgimento delle Assemblee legislative normali, che eserciteranno in pieno ed esclusivamente la funzione legislativa, io credo che sia un errore di principio. Questa Assemblea aveva principalmente ed esclusivamente la funzione costituzionale. Questa si esaurisce come potere nel termine e nello scopo. Possiamo trovare delle soluzioni di adattamento. Dobbiamo, anzi, trovare queste soluzioni di adattamento, perché possono sorgere, dal momento in cui entra in vigore la nuova Costituzione al giorno delle elezioni delle nuove Camere, degli eventi per cui è indispensabile che un organo, direi quasi un collegio così importante come l’Assemblea attuale, accompagni il Governo. Ma questa è una situazione di eccezione, situazione d’eccezione che può far rivivere l’Assemblea e darle la possibilità di deliberare in alcune determinate circostanze, circostanze che possiamo esaminare pacatamente perché è interesse di tutti di creare qualche cosa che sia armonico, un ponte fra la Costituzione che noi vogliamo fare e l’Assemblea Costituente che dovrebbe finire. Questo ponte è necessario crearlo perché possono esserci delle circostanze essenziali in cui è indispensabile che questo organo vi sia. E a questo tende la proposta Mortati: l’Assemblea, in altri termini, finisce col 31 dicembre nei suoi scopi essenziali, però rivive, e questa sua possibilità di rivivere gli dà una proroga juris, e cioè la possibilità di riunirsi per deliberare in alcune circostanze speciali. Che cosa vuole escludere la proposta Mortati – e molto abilmente l’onorevole Togliatti l’ha detto? Vuole togliere la possibilità che l’Assemblea Costituente possa esercitare una funzione politica nei confronti del Governo. Per quale ragione, onorevole Togliatti? Perché (e in questa veste non so se posso parlare come membro del Governo, perché vi sono nell’Aula altri due membri del Governo più autorevoli di me) in fondo in Consiglio dei Ministri si è riconosciuta la possibilità della convocazione dei comizi, non solo, ma si è ritenuta indispensabile: inquantoché il giorno in cui è approvata la Costituzione ed entra in vigore, è il Presidente della Repubblica che ha il dovere di convocare i comizi entro i 70 giorni. Non vi può èssere altra soluzione, perché non è possibile che un Governo che ha poteri legislativi si senta nella possibilità di conservarli di fronte ad una Costituzione che entra in vigore e che stabilisce la necessità di convocare i comizi perché si riformino le Camere legislative.

Questa preoccupazione dell’onorevole Togliatti cade implicitamente, perché non solo nella legge, ma anche nella natura delle cose è una necessità che tutti sentiremo. Qualunque Governo vi sarà in quel momento dopo l’entrata in vigore della Costituzione. Perché è indispensabile la convocazione dei comizi ed è l’appello al popolo che deve decidere delle situazioni politiche nettamente e chiaramente, in modo che tutti i partiti non verranno qui dentro a discutere nei confronti del Governo, ma andranno di fronte al popolo per discutere i loro programmi e avere il loro mandato per formare i nuovi organi della Repubblica. È evidente che non vi possono essere preoccupazioni; ed anche la preoccupazione dell’onorevole Togliatti deve essere superata, non perché il Governo ha bisogno di fare dichiarazioni esplicite, ma perché è insito nella stessa legge costituzionale l’obbligo giuridico e morale di appellarsi al popolo. D’altra parte, l’appello al popolo comporta questa esigenza: e cioè, non è possibile il giorno in cui ci si appella al popolo e che al popolo si presentano questioni concrete della vita politica, di battere queste stesse questioni contemporaneamente qui dentro.

L’appello al popolo significa, in tutti i regimi costituzionali, la fine dell’attività parlamentare e l’inizio di una nuova attività. Saremmo in contraddizione se volessimo far risorgere il Parlamento per discutere di situazioni politiche, quando le abbiamo rimandate con l’appello al popolo e alla convocazione dei comizi. Mi pare che tutte queste preoccupazioni sono risolute in fatto e in diritto. Perciò, quando diciamo che vogliamo far rivivere la Costituente per ragioni eccezionali che possono essere superiori alla nostra volontà (non ne voglio accennare nessuna, ma voi le capite tutte, perché sono insite negli articoli richiamati) e per cui può essere indispensabile convocare l’Assemblea, ritengo che non sarebbe prudente né giusto riconvocarla soltanto per presentare mozioni di fiducia o sfiducia al Governo.

Per queste ragioni insistiamo nel nostro punto di vista.

Il giorno delle elezioni (non sono io che lo dico, ma è qualche giornale) potrà andare al massimo ai primi di aprile. Più in là non si potrà andare. D’altra parte le considerazioni sono queste. Se prendete la storia della nostra vita parlamentare, vedrete che moltissime elezioni si sono fatte a fine di marzo o ad aprile. Non sarebbe richiesto d’altra parte dai partiti di andare oltre certi termini, in quanto è nell’interesse di tutti che l’appello al popolo si faccia quanto più presto possibile.

Per queste considerazioni insisto sull’articolo da noi presentato. Per quanto si riferisce alla forma dell’autoconvocazione, siccome è possibile – anzi riteniamo che sia così – che una qualche convocazione si debba avere, diciamo, a prescindere che l’Assemblea rimarrà, nel senso che potrà lavorare attraverso le sue Commissioni permanenti, ed anche a mezzo delle interrogazioni con risposta scritta, noi manteniamo fermo quello che il Comitato ha stabilito. Diciamo: questo quorum per l’autoconvocazione quale può essere? Non metto molta importanza a questo quorum. Ma d’altra parte è necessario che ci ricolleghiamo ad un principio giuridico già esistente nel nostro ordinamento.

L’articolo 10 delle aggiunte apportate al Regolamento della Camera nel 1922, stabilisce l’autoconvocazione, istituto che non esisteva prima nel nostro diritto pubblico: autoconvocazione, però, durante l’aggiornamento della legislatura. Quell’articolo 10 stabilisce che per iniziativa o di 5 Commissioni permanenti – il Parlamento era diviso in Commissioni – oppure di un quorum della maggioranza assoluta, metà più uno, dei deputati la Camera poteva essere convocata.

Si vuole ridurre questo quorum; si tenga però ben presente la necessità che non siano piccoli Gruppi a formarlo; ma la convocazione risponda ad una esigenza nazionale.

Per queste considerazioni, che in fondo non si differenziano molto dalle idee espresse dall’onorevole Corbino, ritengo che possiamo essere tutti d’accordo nell’approvare la proposta Mortati.

TOGLIATTI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TOGLIATTI. È vero che l’onorevole Grassi, incominciando a parlare, ha detto che separava la propria qualità di membro dell’Assemblea dalla qualità di Ministro Guardasigilli. Però, legittimo che sia o non sia questo sdoppiamento, mi pare sia esagerato che l’onorevole Grassi, quando parla, dimentichi di essere o dover essere come Ministro Guardasigilli, un giurista, o per lo meno un esperto di diritto costituzionale.

La questione da me sollevata non è questione di buona o malafede, di consuetudine o di desuetudine; questo non conta. Io ho sollevato un problema di diritto costituzionale.

Ella mi può dire che il Governo non ha nessuna intenzione di fare questo, che non intende stabilire, una situazione, in cui esso sia sottratto al controllo dei rappresentanti dei cittadini e così via. Tutte queste però sono espressioni che possono addirsi a uno di quei periodi passati, in cui i Governi governavano in modo paternalistico. Da quando siamo entrati sul terreno delle Costituzioni liberali, cioè da quando l’attività dei Governi è stata regolata da norme giuridiche precise di diritto pubblico, formulate in testi di diritto costituzionale, queste assicurazioni non hanno più nessun significato. Quando pongo una questione di diritto costituzionale non mi interesso più del fatto che i governanti abbiano l’una o l’altra intenzione, che siano persone oneste o no. Questo lo discuteremo in sede politica. Qui io parlo dei miei diritti in sede costituzionale e affermo che in sede costituzionale non è ammissibile stabilire che questo Governo non potrà mai essere rovesciato, perché si nega ai rappresentanti del popolo l’esercizio di quell’elementare loro diritto che consiste nel chiedere che l’Assemblea voti la sfiducia al Governo.

Vorrei vedere, se al banco del governo, invece dei Ministri democristiani, sedessero Ministri comunisti o socialisti, vorrei sentire cosa si direbbe in questo caso se noi facessimo una proposta simile! Ecco – si griderebbe – voi volete la dittatura, voi volete un Governo senza controllo, voi vi mettete sotto i piedi tutto il passato della democrazia e del liberalismo e forse delle più belle ancora. Noi non vogliamo un Governo senza controllo, non vogliamo sia sancito in un testo costituzionale che questo controllo non può nemmeno esistere. E badate: so benissimo che parliamo di una situazione transitoria. In questa situazione siamo stati noi i primi a dichiarare che non chiediamo affatto che l’Assemblea funzioni come Assemblea di tipo legislativo, fino alle prossime elezioni. Riconosciamo che è necessaria una pausa nei lavori dell’Assemblea. Riconosciamo che soltanto in casi eccezionali e con garanzie particolari l’Assemblea potrà essere convocata e potrà autoconvocarsi. Ma non scriviamo in un testo legislativo che sia impossibile, anche in caso di autoconvocazione, che l’Assemblea neghi la fiducia al Governo; piuttosto, allora, neghiamo il diritto di autoconvocazione. Infatti, perché si dovrebbe autoconvocare l’Assemblea? Per discutere dei testi costituzionali? Ma la discussione a questo proposito è finita. L’onorevole Grassi si difende affermando che questa Assemblea è di un tipo particolare, per cui non la si può trattare come una normale Assemblea politica. Curioso! Quando si costituì l’attuale Governo, siamo stati proprio noi, io e Nenni, che abbiamo detto che questa è una Assemblea d’eccezione, in cui non può esistere un Governo di una parte sola, ma occorre un Governo di grande maggioranza.

Voi allora ci avete risposto – e lo disse lo stesso onorevole De Gasperi – non è vero! L’onorevole De Gasperi, che mi dicono sia presente in quest’Aula, forse anche lui in qualità di deputato e non di Presidente del Consiglio, sostenne che ci troviamo in una situazione normale. Rovesciate il Governo se avete la maggioranza – ci disse! Se la situazione è questa, la norma che invocate non si regge. Il vostro argomento è un argomento che voi avete distrutto sul terreno politico e ora vorreste far risorgere su un terreno molto più serio: sul terreno costituzionale.

Gli argomenti del Ministro Grassi non mi possono convincere. Quando egli mi parla dell’articolo 10 del Regolamento della Camera, non esito a rispondergli che questo articolo per noi non esiste. Questo articolo non c’è nel nostro Regolamento della Camera.

GRASSI, C’è, esiste.

TOGLIATTI. C’è, in un testo diverso dal nostro Regolamento; e la nostra Assemblea non è un organo a cui quel testo si possa applicare. Ma anche se esistesse e avesse valore, questo articolo sarebbe in contrasto con la proposta che fate, e che prevede altre condizioni di autoconvocazione.

Rispetto al quorum, la mia proposta era più restrittiva di quella che è stata avanzata in seguito da altri settori dell’Assemblea. È stata infatti avanzata la proposta di un terzo, mentre noi avevamo proposto i due quinti. Ciò vuol dire che la questione che io sollevo, non la sollevo affatto con l’intenzione di abusare del diritto di autoconvocazione, o di approfittare della situazione transitoria per chiedere a ripetizione delle autoconvocazioni e mantenere così in subbuglio l’atmosfera politica del Paese. No! Io ammetto la limitazione del quorum; anzi, avanzo la proposta di un quorum più alto. Io sollevo una questione di principio. Noi non sappiamo ancora quando le elezioni saranno fatte. Se sapessimo che le elezioni saranno fatte settanta giorni dopo la fine dei nostri lavori, la cosa sarebbe meno grave. La questione esisterebbe però egualmente; anche in quel caso protesterei contro chi volesse scrivere in un testo costituzionale che non si può in quei settanta giorni rovesciare il Governo. Protesterei! Una cosa simile non si può mai scrivere in un testo costituzionale di uno Stato liberale, democratico.

Ma noi non sappiamo nemmeno se il periodo transitorio sarà di settanta giorni o di centoquaranta o di duecentodieci.

Ignoriamo questo dato elementare. E allora? Perché dobbiamo sancire che il Governo, dal momento che noi avremo finito il nostro lavoro costituzionale, è un Governo al di fuori della possibilità di essere rovesciato ed è quindi un Governo assoluto?

L’onorevole Scelba ci parlava oggi di spirito francescano. Lo spirito francescano che ispira questa norma è tale non secondo San Francesco, ma secondo Francesco Giuseppe, cari colleghi. (Viva ilarità a sinistra).

Io insisto, dunque, e presento una proposta, che può essere sospensiva, ma potrebbe anche non esserla se il Presidente del Consiglio si decidesse a funzionare in questa Assemblea di nuovo come Presidente del Consiglio, e a dirci quali sono le intenzioni del Governo, e la quale suona così:

«L’Assemblea decide di deliberare sulla norma transitoria numero VI soltanto dopo che il Governo avrà stabilito la data delle consultazioni elettorali per la nomina della Camera e del Senato».

Io prego il Presidente di porre ai voti questa mia proposta. Credo, facendo questo, di agire non nell’interesse dell’uno o dell’altro partito, ma per la difesa delle tradizioni liberali e democratiche del nostro Paese. Noi vogliamo un regime di normalità democratica, voi tentate di creare un regime di leggi eccezionali e con questa proposta gettate la prima pietra per crearlo. (Applausi a sinistra).

LUSSU. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LUSSU. Stamattina mentre avvenivano gli incidenti che hanno dato luogo poi all’interrogazione dell’onorevole Nenni e quindi poca gente era nell’Aula, rispondendo al collega onorevole Mortati ho avuto occasione rapidissimamente di fissare alcuni concetti critici a questo proposito. Questi concetti riguardavano i poteri dell’Assemblea e il quorum, cioè gli stessi concetti che ha espresso, approfondendoli, or ora il collega Togliatti. Io debbo dire che col collega Togliatti non ho scambiato nessuna opinione su questo argomento. Per la prima volta sento esprimere le stesse cose che io ho espresso stamane. Perché questa analogia di vedute su un problema delicato di politica generale e di diritto costituzionale? Eppure, noi due apparteniamo evidentemente a due scuole che non hanno la stessa origine. Il fatto è che il problema deve toccare chiunque non sia al Governo in questo momento ed io aggiungo che potrebbe anche toccare la sensibilità dei colleghi che costituiscono la maggioranza del Governo. Che cosa significa infatti controllo parlamentare? L’articolo 4 del decreto legislativo 16 marzo 1946, contemplando l’eventualità della proroga dell’Assemblea, intendeva precisamente farlo per dare modo all’Assemblea Costituente di esercitare un controllo parlamentare sul Governo. Il controllo parlamentare che esercita il Parlamento non è il controllo generico. Il controllo generico è quello che esercita il cittadino, una società di cultura, una società politica, i giornali. Questi esercitano un controllo, ma generico, limitato; ma il Parlamento non esercita un controllo generico: esercita un potere preciso, non limitato, positivo. E che controllo parlamentare sarebbe quello di un’Assemblea la quale critichi il Governo, ne dimostri le malefatte (questo per ipotesi, ma mi auguro che non avvenga mai) quando poi, dimostrando queste malefatte, la maggioranza dell’Assemblea, convinta nell’interesse superiore del Paese della necessità di cambiare Governo, praticamente non possa farlo? Evidentemente, siamo di fronte all’essenza del controllo parlamentare politico e positivo. Se un’Assemblea parlamentare non ha la possibilità, sia pure teorica, di rovesciare il Governo, cioè di difendere le minoranze, che possono diventare maggioranza, dove vanno i principii della democrazia ai quali tutti noi siamo attaccati e senza i quali tutti noi qui dentro, di qualunque settore, siamo convinti che il Paese andrebbe alla rovina? Io credo quindi che le cose esposte dall’onorevole Togliatti e che io espongo ora siano degne della massima considerazione, e mi auguro che qualcuno le esprima in forma più convincente. La questione del quorum è poi una conseguenza logica: se si vuole che le minoranze possano far convocare l’Assemblea, è necessario che questo quorum non sia elevato. Un terzo, come ha detto stamane l’onorevole Giannini, mi pare che sia quello più rispondente ad un criterio di sincera obiettività e di reale democrazia. (Applausi).

FABBRI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FABBRI. È certo che se questa Costituzione dovesse durare nell’avvenire tutti i Governi futuri si troveranno di fronte a questo inevitabile necessità: di dover cioè convocare i comizi elettorali quando le Camere siano sciolte, in modo che le elezioni avvengano entro 70 giorni dal termine a quo.

Se nel caso particolare noi fossimo convinti che questa norma può trovare applicazione, relativamente alla fine dei lavori della Costituente, calcolata alla data del 31 dicembre, sapremmo tutti che entro il 10 marzo dovrebbero aver luogo le elezioni. Ci rendiamo conto però che questa Assemblea è diversa, come osservava l’onorevole guardasigilli, da una normale Camera dei deputati e ci rendiamo conto anche che una certa latitudine di apprezzamento dovrà essere lasciata in questo periodo di carattere speciale e transitorio al Governo. Pare a me però che questa latitudine di apprezzamento non possa essere assolutamente indeterminata, e che se la Costituente crede di avere il diritto di fissare nella Costituzione, come ha fatto, il termine di 70 giorni per tutti i casi futuri, tenendo presente il fisiologico futuro funzionamento della Costituzione, abbia più che mai il diritto, nel caso particolare, di determinare una norma transitoria, in aggiunta a quelle di cui si discute, a tenore della quale sia precisato entro quale termine il Governo è obbligato a convocare i comizi. Se noi faremo precedere la deliberazione di questo termine attraverso una norma transitoria V-bis, credo che tutta la discussione intorno alla norma transitoria VI sarà enormemente facilitata, perché noi sapremo esattamente qual è l’unità di tempo in cui può spaziare l’apprezzamento discrezionale del Governo, che io per il primo ammetto possa andare oltre il 10 marzo, se questa è una necessità di ordine politico ed anche di ordine contingente, relativamente alla stagione. Faccio quindi in questo senso una proposta formale al Comitato di redazione, perché proponga una norma transitoria che stabilisca entro quale periodo per la prima volta debbano essere convocate le Camere componenti il Parlamento.

TARGETTI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TARGETTI. Onorevoli colleghi, noi riteniamo che in questo problema non vi siano vie di mezzo. Si può ritenere non applicabile questa proroga dei poteri all’Assemblea Costituente. È inutile che io faccia perdere tempo all’Assemblea per, non dico illustrare, ma neppure ricordare le ragioni che, secondo noi, starebbero contro questa tesi. Del resto questa tesi non è stata affacciata e tanto meno sostenuta da alcuno. Sarebbe, però, stata, una tesi che poteva sostenersi, senza andare incontro a quella illogicità alla quale – me lo permetta l’onorevole Mortati – non ci si può sottrarre con la sua proposta. Escluso infatti che si possa negare l’applicazione alla Costituente del principio della proroga dei poteri, bisogna che questa proroga abbia tutti i caratteri della serietà e per il contenuto dei poteri stessi e per il modo di esercitarli.

Mi sembra che su questo non ci possano essere divergenze. Noi abbiamo proposto una norma, secondo la quale, genericamente, senza specifiche esclusioni, i poteri dell’Assemblea Costituente vengono prorogati fino all’elezione delle nuove Camere. L’onorevole Mortati, invece, accetta il principio della proroga; ma limita i poteri dell’Assemblea Costituente, in questo periodo, a tre materie: alla materia costituzionale, alla materia elettorale e alla materia dei trattati. Cioè alle uniche materie che, in origine, costituivano il campo dell’attività legislativa della nostra Assemblea.

Ma, onorevoli colleghi, io credo che tutti voi dovrete convenire che, limitata così l’eventuale attività dell’Assemblea Costituente, si stabilirebbe una norma astratta, priva di significato perché priva di applicazione. Infatti. Nella materia costituzionale avremo finito allora allora di fare la Costituzione e non avremo occasione di prendere decisioni di carattere costituzionale.

Materia elettorale: noi non ci possiamo congedare, l’Assemblea Costituente non può finire la sua attività normale, prima di aver votato le leggi elettorali, perché il decreto che ci ha costituito – voi egregi colleghi lo ricorderete come me – attribuisce proprio questa specifica attività legislativa alla nostra Assemblea. L’Assemblea Costituente, come non potrà sciogliersi prima di aver approvato la Costituzione, non potrebbe sciogliersi prima di aver approvato le leggi elettorali. Quindi, nel periodo della proroga dei poteri anche questa materia sarà stata completamente esaurita.

È inutile che vi parli della terza specie di attività, che sarebbe riservata, secondo la proposta Mortati, all’Assemblea Costituente, quella dei trattati. Non so quale ipotesi più aberrante di questa si potrebbe fare, cioè l’ipotesi che in questo periodo intervallare vi fosse, da parte dell’Italia, da approvare qualche trattato.

E allora, onorevole Mortati, vorrei che ella convenisse che non esageriamo quando le diciamo: «badi che con questa limitazione della materia ella da una parte afferma il principio della proroga e dall’altra lo nega, perché non permette che questi poteri prorogati si possano esercitare».

S’è detto: ma altra attività legislativa l’Assemblea Costituente non aveva; questo ha ripetuto anche il mio buon amico onorevole Grassi.

Ma l’Assemblea non dimentica che, con le deliberazioni del 15 e 23 luglio e del 17 settembre, non solo è stato ampliato il campo della sua attività legislativa, ma non si è voluto prestabilirne i limiti, né segnarne i nuovi confini. Quindi non si dica che questa è un’Assemblea che aveva soltanto per eccezionale eccezione un potere legislativo; no; non è così.

Una limitazione delle facoltà legislative stava nel decreto costitutivo dell’Assemblea, ma le successive deliberazioni nostre l’hanno abolita.

Quando l’onorevole Grassi ha detto che è una specie un po’ particolare quella della nostra Assemblea e che pertanto bisogna venire a un adattamento, egli ha detto cosa da noi stessi già ammessa. A un adattamento abbiamo noi stessi provveduto. Se noi avessimo inteso che alla nostra Assemblea si applicasse in pieno il principio della proroga dei poteri, noi avremmo allora dovuto dire che anche nel periodo della proroga, com’è accaduto fino ad oggi ed accade ancora, le Commissioni legislative hanno la facoltà di fare obbligo al Governo di portare un determinato disegno di legge innanzi all’Assemblea Costituente.

Sarebbe stata questa dunque la conseguenza di un’integrale applicazione dell’articolo 58 della Costituzione. Noi ci siamo invece tanto preoccupati delle speciale natura della nostra Assemblea, che abbiamo detto che, in questi casi, le Commissioni si limitino ad emettere un parere consultivo, il quale però noi riteniamo dovrà esercitare notevole influenza sul Governo che si sentirà moralmente e costituzionalmente impegnato a non prendere provvedimenti contrari alla volontà della Commissione, emanazione dell’Assemblea.

Ora, onorevoli colleghi, arrivati a stabilire il quorum, dobbiamo tener presente che inutilmente si sarebbe attribuita alla nostra Assemblea una lata competenza, se poi noi non le conferiamo il mezzo per esercitare questa sua facoltà. Questa non è, onorevole Grassi, una questione insignificante, come ella ha detto: è una questione importante, decisiva, perché una concessione di poteri virtuali il cui esercizio sia subordinato a condizioni irrealizzabili può sembrare un’irrisione, un inganno.

Ma l’onorevole Grassi afferma che la maggioranza sarebbe necessaria per prendere una deliberazione. Ebbene, questa sua dichiarazione, onorevole Grassi, fa un po’ torto alla acutezza della sua mente. Non mi è infatti difficile risponderle che ci può essere un numero inferiore alla metà dei componenti dell’Assemblea che avendo facoltà di far convocare l’Assemblea stessa riesca poi a tirare dalla sua anche quel numero di deputati richiesti per formare, insieme, una maggioranza.

Ed infine, quando l’onorevole Mortati e l’onorevole Grassi, a giustificazione della determinazione del minimo nella metà dei componenti, si riferiscono al Regolamento della Camera, fanno un riferimento esatto, ma che va completato, per non ricavarne deduzioni arbitrarie. È vero che il vecchio Regolamento della Camera stabiliva che occorresse la richiesta della metà dei componenti la Camera dei deputati per ottenere la convocazione della Camera stessa; ma l’onorevole Grassi sa bene, per esperienza, e lo sa pure l’onorevole Mortati – che tanto sa di questa materia – che, accanto alla possibilità di convocare la Camera su richiesta della metà dei deputati, vi era anche l’altra possibilità di convocazione della Camera attraverso le Commissioni.

Occorreva il voto di cinque Commissioni.

Ora, siccome ogni Commissione era composta, se non erro, di una quarantina di deputati, cinque Commissioni rappresentavano duecento deputati. Bastava che queste cinque Commissioni a maggioranza, cioè col voto della metà più uno dei loro componenti, ne chiedessero la convocazione, perché la Camera dovesse essere convocata.

La metà dei deputati era richiesta nel caso in cui non si fosse raggiunto l’accordo della maggioranza delle cinque Commissioni. Per due strade, dunque, si poteva arrivare alla convocazione. Oggi, onorevoli colleghi, c’è un mezzo solo: la richiesta di un numero determinato di deputati.

Concludo, onorevoli colleghi. Se si accetta, come tutti voi mostrate di voler accettare, che si applichi anche all’Assemblea Costituente il democratico, innovatore principio della continuità dei poteri, non c’è via di mezzo: bisogna accettare che questa proroga si riferisca a tutti i poteri dell’Assemblea e bisogna al tempo stesso accettare una modalità di esercizio dei poteri stessi che non renda questa attribuzione una vana affermazione, una lustra. (Applausi a sinistra).

GRASSI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GRASSI. Mi pare che al banco della Presidenza sia pervenuta una proposta sospensiva della decisione sulla VI norma transitoria in attesa di precise dichiarazioni del Governo sulla data delle prossime elezioni.

Se questo è esatto e se questa assicurazione può modificare in parte anche l’indirizzo di alcuni Gruppi politici sulla portata della norma in discussione, dichiaro che il Governo si riserva, nel prossimo Consiglio dei Ministri, di stabilire la data delle prossime elezioni.

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, mi pare che, date le dichiarazioni del Ministro della giustizia, onorevole Grassi, in questo momento la cosa più opportuna sia sottoporre all’Assemblea per la votazione la proposta formulata dall’onorevole Togliatti, che è appunto quella cui il Ministro Grassi si riferiva.

Ne do lettura:

«L’Assemblea decide di deliberare sulla VI norma transitoria dopo che il Governo avrà stabilito la data della consultazione popolare per l’elezione della Camera e del Senato».

Se nessuno chiede di parlare, pongo in votazione questa proposta che, in sostanza, è un invito, a cui il Governo ha già fatto conoscere che risponderà prossimamente.

MORO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MORO. Dichiaro che noi votiamo in senso favorevole alla proposta Togliatti.

PRESIDENTE. Pongo in votazione la proposta Togliatti testé letta.

(È approvata).

CEVOLOTTO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CEVOLOTTO. Ho presentato un emendamento aggiuntivo, sul quale credo che l’Assemblea debba pronunciarsi.

PRESIDENTE. Onorevole Cevolotto, l’Assemblea ha votato – ed ha votato anche lei, se non sbaglio – una risoluzione sospensiva.

CEVOLOTTO. Ma il mio emendamento non è in contrasto e non è assorbito da ciò che è stato deciso.

PRESIDENTE. Ne do lettura all’Assemblea e sarò lieto se qualcuno avrà un’opinione uguale a quella dell’onorevole Cevolotto e contraria alla mia.

Gli onorevoli Cevolotto, Perassi ed altri propongono il seguente emendamento aggiuntivo:

«Le prime elezioni della Camera dovranno aver luogo entro cinque mesi dall’entrata in vigore della Costituzione».

Domani o fra qualche giorno il Governo farà sapere, secondo l’impegno preso, la data delle elezioni. Allora che valore avrà l’aver discusso su questa sua proposta, onorevole Cevolotto?

CEVOLOTTO. Mi permetta di dire che valore ha. Nell’articolo 58 della Costituzione vi è una norma la quale stabilisce che le elezioni devono aver luogo entro 70 giorni dallo scioglimento della Camera. In base a questa norma il Governo è obbligato a stabilire una data per le elezioni che sia compresa nel termine di 70 giorni dal giorno in cui la Costituente cessa i suoi poteri ed è promulgata la Costituzione.

PRESIDENTE. No, onorevole Cevolotto. L’articolo 58 si riferisce al Parlamento normale.

CEVOLOTTO. Quanto meno è materia opinabile; vi saranno altri che sosterranno che quella norma è applicabile anche alla Costituente; e il Governo potrebbe sentirsi obbligato a rispettare il termine dell’articolo 58.

Ora, nella nostra legge elettorale si dice che il decreto che indice le elezioni deve avere 70 giorni di vacatio prima della data delle elezioni. Ciò porta a rilevare questa specie di rompicapo cinese: che siccome il decreto non può essere emesso se non dopo la promulgazione della Costituzione, ed entro 70 giorni dalla promulgazione dovrebbe essere fissata la data dei comizi elettorali, i due termini non si coordinano. Ecco perché avevo proposto l’articolo aggiuntivo, che mi pare non sia inutile, perché intende chiarire una situazione che va presa in considerazione.

In sostanza noi potremmo essere costretti, nei 70 giorni, a fare le elezioni nel mese di marzo, cioè con la neve che impedirà a una parte della popolazione di prendervi parte, e con una situazione generale che renderà difficile il lavoro di preparazione e penosa la propaganda. Vi sono partiti che in gennaio hanno convocato il congresso per stabilire la linea di condotta da seguire per le elezioni, e sorgono tante altre difficoltà sulle quali non occorre insistere in questa sede.

Per le ragioni che ho detto non credo sia inutile il mio emendamento che lascia al Governo un conveniente spazio di tempo per poter decidere a ragion veduta sulla data delle elezioni.

PRESIDENTE. Se il Governo verrà e dirà che ha intenzione di convocare comizi elettorali a una data che va al di là dei cinque mesi dalla promulgazione della Costituzione, sorgerà allora il problema per cui ella ha avanzato la sua proposta. Ma se il Governo dirà che i comizi sono convocati entro cinque mesi, il suo desiderio sarà esaudito. Pertanto mi pare che sia inutile che ella insista ora nella sua proposta.

CEVOLOTTO. Non insisto per ora.

PRESIDENTE. Sta bene. Il seguito della discussione rimane pertanto rinviato ad altra seduta.

Sulla elezione del primo Senato della Repubblica.

PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato il seguente ordine del giorno:

«L’Assemblea Costituente, considerando le norme transitorie adottate per la prima formazione del Senato della Repubblica, successivamente all’ordine del giorno approvato nella seduta del 7 ottobre 1947, ritiene che la prima elezione del Senato debba aver luogo per collegi regionali, col sistema proporzionale, secondo le norme relative alla elezione della Camera dei deputati con le modificazioni necessarie per adeguarle alle disposizioni degli articoli 54 e 55 della Costituzione.

«Perassi, Uberti, Rossi Paolo, Magrini, Bellusci, Dossetti, Numeroso, Cappi, Pera, Rodi, Colitto, Giannini, Zerbi, Bulloni, Meda Luigi».

È evidente che quest’ordine del giorno pone una questione, e cioè se esso sia o meno ammissibile. Una discussione del genere non può essere fatta oggi, e pertanto, se non vi sono osservazioni, ne rinviamo l’esame ad altra seduta.

(Così rimane stabilito).

Proposta di una Commissione di indagine.

PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la seguente proposta dagli onorevoli Nenni, Togliatti, Faralli, Pellegrini, Rossi Maria Maddalena, Jacomelli, Morandi, Lombardi Carlo, Lussu, Nasi, D’Amico, Maffi, Reale Eugenio, Codignola, Ferentino, Finocchiaro Aprile, Di Vittorio, Saccenti:

«L’Assemblea Costituente, udite le dichiarazioni del Ministro dell’interno in risposta all’interrogazione Nenni, delibera di deferire al suo Presidente la nomina di una Commissione incaricata di esaminare in quali circostanze membri dell’Assemblea sono stati, nella mattinata del 12 dicembre, malmenati dal servizio di ordine predisposto attorno a Palazzo Montecitorio».

FARALLI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FARALLI. Chiedo che questa proposta sia discussa nella seduta pomeridiana di domani.

PRESIDENTE. Onorevole Faralli, le faccio presente che nelle sedute di domani dovranno discutersi altri argomenti, ed in primo luogo la legge per la elezione della Camera dei deputati. Comunque, porrò all’ordine del giorno anche la proposta Nenni.

Per la discussione di uno stralcio della legge sulla stampa.

PRESIDENTE. Comunico che l’onorevole Giannini ed altri hanno chiesto che almeno uno stralcio del disegno di legge sulla stampa sia discusso dall’Assemblea.

Ho risposto ai richiedenti che, data la mole dei compiti che l’Assemblea deve assolvere entro il 31 dicembre, alla discussione dello stralcio del disegno di legge sulla stampa potrebbero essere dedicate soltanto sedute domenicali.

Sui lavori dell’Assemblea.

PRESIDENTE. Si dovrà ora stabilire se proseguire nello svolgimento dell’ordine del giorno o rinviare a domani.

CORBINO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CORBINO. Io ho sempre proposto le sedute notturne. Questa volta vorrei proporre la sospensione della seduta, per questa ragione: non ci sono mezzi di trasporto.

Io farei la proposta di riprendere la seduta domani alle 9 e di guadagnare così domattina l’ora che potremmo utilizzare questa sera.

PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, rimane così stabilito.

(Così rimane stabilito).

Interrogazioni.

PRESIDENTE. Si dia lettura delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

RICCIO, Segretario, legge:

«I sottoscritti chiedono d’interrogare il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, perché voglia esporre alla Assemblea Costituente ed al Paese i termini esatti della divergenza che ha portato allo sciopero generale a Roma. (Gli interroganti chiedono la risposta urgente).

Morelli Luigi, Cappugi.

«I sottoscritti chiedono d’interrogare il Ministro degli affari esteri, per sapere se non creda necessario immettere nelle nostre rappresentanze all’estero, previa eliminazione degli ex fascisti e dei repubblichini che oggi ancora vi pullulano, uomini nuovi, di sicura fede democratica e repubblicana; e questo non soltanto per elementare dovere di coerenza e di onestà verso la volontà del popolo italiano, ma anche per contribuire alla maggiore comprensione da parte dei popoli in seno a cui le rappresentanze stesse agiscono.

«Jacometti, Ravagnan, Cianca, Schiavetti, Minio, Spano, Farini Carlo, Buffoni, Pertini».

«Il sottoscritto chiede d’interrogare il Ministro del tesoro, per conoscere:

1°) i motivi che finora hanno ostacolato ed impedito la effettiva liquidazione degli aumenti di pensione, approvati con decreti legislativi del Capo provvisorio dello Stato 3 settembre 1946, n. 143, e 25 ottobre 1946, n. 263, ed in vigore rispettivamente dal 1° ottobre e dal 1° settembre 1946;

2°) quando, in sostituzione degli attuali acconti irrisori, verranno pagati tali aumenti con i relativi arretrati a quei poveri vecchi che sono costretti a vivere di carità privata per non morire di fame, in mancanza di premio della Repubblica, di tredicesima mensilità e di indennità caro-vita o di contingenza uguale a quella dei salariati e stipendiati pubblici e privati di ogni categoria. (L’interrogante chiede la risposta scritta).

«Matteotti Matteo».

«Il sottoscritto chiede d’interrogare il Ministro dei lavori pubblici, per sapere se non ritenga equo di ammettere ai beneficî del decreto legislativo 10 aprile 1947, n. 461, pel ricovero dei senza tetto, quei piccoli proprietari che, a costo di gravissimi sacrifici, avevano iniziato i lavori di ricostruzione in precedenza; o per lo meno coloro che alla data del predetto decreto, per il forte aumento dei costi, non avevano potuto condurre a compimento i lavori stessi. (L’interrogante chiede la risposta scritta).

«Gortani».

«I sottoscritti chiedono d’interrogare il Ministro dei lavori pubblici, per conoscere le ragioni per le quali non vengono continuati i lavori di razionale sistemazione e bitumatura della strada nazionale n. 28 già eseguiti nel tratto Imperia-Pieve di Teco.

«Sbarrato il Colle di Tenda a seguito della determinazione del nuovo confine occidentale, il Colle di Nava rappresenta la sola via utilizzabile di allacciamento della provincia di Imperia col Piemonte, al quale essa tutto chiede a motivo della sua spiccata monocoltura. E pertanto indispensabile ed urgente che i lavori di riparazione proseguano sia nel restante tratto in provincia di Imperia che in quello della finitima provincia di Cuneo dove la strada, specie da Ormea a Ceva, è in condizioni così difficili da impedire quasi il transito automobilistico. (Gli interroganti chiedono la risposta scritta).

«Viale, Bertone, Chiaramello».

«Il sottoscritto chiede d’interrogare il Ministro dell’agricoltura e delle foreste, per conoscere se ritiene conforme a legge il procedimento dell’Opera Nazionale combattenti la quale, nella zona di Pomezia, condiziona il rilascio del titolo definitivo di proprietà agli aventi diritto, alla rinunzia, da parte loro, di una porzione dei terreni ad essi assegnati e da essi precipuamente bonificati ed eventualmente quali provvedimenti intenda prendere in merito. (L’interrogante chiede la risposta scritta).

«Piemonte».

PRESIDENTE. Le interrogazioni testé lette saranno iscritte all’ordine del giorno e svolte al loro turno, trasmettendosi ai Ministri competenti quelle per le quali si chiede la risposta scritta.

La seduta termina alle 19.50.

Ordine del giorno per le sedute di domani.

Alle ore 9:

Discussione del disegno di legge:

Modificazioni al decreto legislativo 10 marzo 1946, n. 74, per l’elezione della Camera dei deputati.

Alle ore 16:

  1. – Seguito della discussione sul progetto di Costituzione della Repubblica italiana.
  2. Seguito della discussione del disegno di legge:

Modificazioni al decreto legislativo 10 marzo 1946, n. 74, per l’elezione della Camera dei deputati.

  1. – Proposta di nomina di una Commissione d’indagine.