{"id":5516,"date":"2023-10-16T14:50:51","date_gmt":"2023-10-16T12:50:51","guid":{"rendered":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=5516"},"modified":"2023-10-24T12:10:53","modified_gmt":"2023-10-24T10:10:53","slug":"pomeridiana-di-martedi-15-ottobre-1946","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=5516","title":{"rendered":"POMERIDIANA DI MARTED\u00cc 15 OTTOBRE 1946"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"5516\" class=\"elementor elementor-5516\" data-elementor-post-type=\"post\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-aeb3f57 elementor-section-full_width elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"aeb3f57\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-8303c4f\" data-id=\"8303c4f\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-a01a891 elementor-align-right elementor-widget elementor-widget-button\" data-id=\"a01a891\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"button.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-button-wrapper\">\n\t\t\t\t\t<a class=\"elementor-button elementor-button-link elementor-size-sm\" href=\"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/19461015sed029ts.pdf\" target=\"_blank\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-content-wrapper\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-icon\">\n\t\t\t\t<i aria-hidden=\"true\" class=\"icon icon-view\"><\/i>\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-text\">Versione PDF<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-0d9ab25 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"0d9ab25\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>ASSEMBLEA COSTITUENTE<\/p><p>COMMISSIONE PER LA COSTITUZIONE<\/p><p>TERZA SOTTOCOMMISSIONE<\/p><p>29.<\/p><p>RESOCONTO SOMMARIO<\/p><p>DELLA SEDUTA POMERIDIANA DI MARTED\u00cc 15 OTTOBRE 1946<\/p><p>PRESIDENZA DEL PRESIDENTE <strong>GHIDINI<\/strong><\/p><p><strong>INDICE<\/strong><\/p><p><strong>Diritto di associazione e ordinamento sindacale <\/strong>(<em>Rinvio della discussione<\/em>)<\/p><p>Assennato, <em>Relatore \u2013 <\/em>Presidente \u2013 Fanfani \u2013 Canevari \u2013 Giua \u2013 Rapelli, <em>Correlatore.<\/em><\/p><p><strong>Controllo sociale dell\u2019attivit\u00e0 economica <\/strong>(<em>Discussione<\/em>)<\/p><p>Fanfani, <em>Relatore \u2013 <\/em>Giua \u2013 Pesenti \u2013 Presidente.<\/p><p>La seduta comincia alle 17.15.<\/p><p>Rinvio della discussione sul diritto di associazione e sull\u2019ordinamento sindacale.<\/p><p>ASSENNATO, <em>Relatore,<\/em> afferma che prima di riprendere in esame le proposte Rapelli e Fanfani, al fine di impegnare con la Costituzione il futuro legislatore ad essere fedele osservante della libera vita democratica delle associazioni sindacali, occorre precisare bene i princip\u00ee che si vogliono inserire nella Carta costituzionale.<\/p><p>Non ritiene appropriato per la redazione della Carta costituzionale inserire una formula con la quale i princip\u00ee essenziali entrerebbero, per sottinteso o per via implicita, laddove \u00e8 doveroso che tali princip\u00ee siano dichiarati apertamente, in modo che il legislatore futuro, se mal disposto, non possa trovare complicit\u00e0 in formulazioni sottintese od involute, ma si trovi costretto ad assumere la responsabilit\u00e0 di violare un principio apertamente professato dalla Carta costituzionale.<\/p><p>Sul preambolo della libert\u00e0 di organizzazione sindacale giustamente tutti si sono trovati d\u2019accordo. La coerenza esige per\u00f2 che se, come nelle proposte Rapelli e Fanfani, si ritiene che alle organizzazioni sindacali debba essere riconosciuta personalit\u00e0 giuridica, questo non deve risultare soltanto come implicito contenuto della obbligatoriet\u00e0 del contratto collettivo, ma deve essere apertamente dichiarato. N\u00e9 pu\u00f2 sconsigliare tale riconoscimento la preoccupazione che si possa dar luogo ad interferenza o controllo dello Stato nella vita dell\u2019organizzazioni sindacali, perch\u00e9 bisogna preavvertire il legislatore futuro che il riconoscimento \u00e8 formulato nell\u2019interesse della libera vita democratica delle organizzazioni sindacali e non gi\u00e0 per attenuare in qualche modo l\u2019indipendenza, l\u2019autonomia e la libert\u00e0 delle organizzazioni stesse.<\/p><p>Non trova opportuno, anche da un punto di vista tecnico, di parlare di contratto collettivo, senza prima dichiarare quali siano i contraenti, i quali \u00e8 assurdo che possano essere considerati soltanto in funzione della obbligatoriet\u00e0 del contratto collettivo, perch\u00e9 l\u2019associazione sindacale pu\u00f2, attraverso la personalit\u00e0 giuridica, possedere e negoziare in quanto tale. L\u2019importante \u00e8 che in sede costituzionale si precisi che il riconoscimento giuridico non implica una dichiarazione di ente pubblico e, quindi, una sottoposizione al controllo dello Stato o di altra autorit\u00e0 tutoria.<\/p><p>Dall\u2019impostazione di principio ben profilata possono conseguire pericoli di gran lunga inferiori a quelli che possono presentarsi attraverso una formulazione involuta, da cui quei princip\u00ee possono soltanto dedursi per via implicita. Indubbiamente, in sede costituzionale deve farsi menzione della obbligatoriet\u00e0 dei contratti; ma non deducendola dal principio della personalit\u00e0 giuridica, sibbene per l\u2019eccezionalit\u00e0 degli effetti vincolanti della rappresentanza di categoria.<\/p><p>La dichiarazione di riconoscimento dovr\u00e0 quindi stabilire, in sostanza, l\u2019indipendenza del sindacato da ogni vigilanza o controllo tutorio, che possa comunque interferire e turbare la vita libera e democratica delle associazioni.<\/p><p>Poich\u00e9 il Relatore Di Vittorio, di cui ha fatto le veci in sua assenza, si \u00e8 attenuto a tali criteri, sia nella sua relazione che nelle articolazioni formulate, appare opportuno \u2013 e ne fa preghiera alla Commissione \u2013 che, essendo tornato l\u2019onorevole Di Vittorio, sia esaminata, col concorso dei due esponenti della Confederazione del lavoro, la relazione stessa e si decida la via da seguire.<\/p><p>Propone una sospensiva, in modo da consentire all\u2019onorevole Di Vittorio di rientrare nella Commissione.<\/p><p>PRESIDENTE pensa che, essendo virtualmente ormai l\u2019onorevole Assennato fuori della Sottocommissione, accettando la sua proposta di rimettere la discussione a quando sia presente l\u2019onorevole Di Vittorio, bisognerebbe o passare immediatamente alla discussione sul controllo economico-sociale, oppure rinviare le sedute.<\/p><p>FANFANI non dubita che, tornato l\u2019onorevole Di Vittorio, sarebbe opportuno approfittare della sua presenza; per\u00f2 si chiede se tutta la discussione svoltasi finora debba considerarsi inutile.<\/p><p>CANEVARI, giacch\u00e9 risulta che l\u2019onorevole Di Vittorio \u00e8 tornato, dichiara di essere favorevole alla proposta di sospensiva.<\/p><p>GUIA aderisce alla proposta di sospensiva.<\/p><p>L\u2019onorevole Di Vittorio, rappresentante della Confederazione generale del lavoro, potr\u00e0 esprimere il suo pensiero sulla formulazione finora proposta, e ci\u00f2 impedir\u00e0 che in Assemblea sorgano discussioni fra gli stessi componenti della Commissione.<\/p><p>Poich\u00e9 poi per discutere la relazione Fanfani occorrer\u00e0 tener conto anche della discussione sull\u2019azione sindacale, propone di rinviare i lavori della Sottocommissione al giorno 22.<\/p><p>PRESIDENTE dichiara di non poter accedere a questa richiesta, essendo impegnato verso l\u2019Assemblea, attraverso la Commissione plenaria della Costituzione, e personalmente verso il Presidente Ruini, a compiere i lavori nel termine stabilito.<\/p><p>RAPELLI, <em>Correlatore<\/em>, desidera precisare, riferendosi ad un\u2019affermazione precedente dell\u2019onorevole Assennato, che n\u00e9 lui, n\u00e9 l\u2019onorevole Di Vittorio rappresentano, in seno alla Sottocommissione, la Confederazione generale del lavoro.<\/p><p>ASSENNATO, <em>Relatore<\/em>, rileva che le sue parole intendevano semplicemente riferirsi alla competenza specifica degli onorevoli Rapelli e Di Vittorio, considerata la loro qualit\u00e0 di segretari della Confederazione generale del lavoro.<\/p><p>GIUA preferirebbe che i due segretari della Confederazione del lavoro fossero effettivamente portavoce dei desiderata della classe operaia.<\/p><p>PRESIDENTE ritiene che la Sottocommissione sia d\u2019accordo nel rinviare la discussione a quando sar\u00e0 presente l\u2019onorevole Di Vittorio.<\/p><p>(<em>Cos\u00ec rimane stabilito<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Discussione sul controllo sociale dell\u2019attivit\u00e0 economica.<\/p><p>FANFANI, <em>Relatore<\/em>, dichiara che si limiter\u00e0 ad illustrare alcuni punti della sua relazione che gli sembrano di particolare importanza, non ai fini della discussione, ma ai fini dell\u2019impostazione che ha creduto opportuno dare alla relazione.<\/p><p>Il problema del controllo sociale della attivit\u00e0 economica \u00e8 certamente complicato dal fatto che oggi \u2013 e non soltanto in Italia, ma in tutti i Paesi del mondo, meno uno \u2013 si vive in una economia di trapasso, non si \u00e8 pi\u00f9 in un\u2019economia i cui dirigenti, i cui regolamentatori o legislatori credono al principio individualistico, liberistico; ma non si \u00e8 nemmeno arrivati ad un\u2019economia in cui totalmente si \u00e8 abbandonato il criterio individualistico e liberistico. Tentativi diversi, fatti in parecchi Paesi, ora dal punto di vista di un\u2019ideologia totalitaria di tipo fascista, ora dal punto di vista di un\u2019ideologia democratica di tipo pi\u00f9 o meno liberale, fanno vedere come, da circa trentacinque anni a questa parte, per motivi di guerra, per motivi di passaggio dall\u2019economia di guerra all\u2019economia di pace, o per le conseguenze dell\u2019economia di guerra, si \u00e8 tentato a varie riprese di risolvere il problema \u2013 che a qualcuno sembra insolubile \u2013 di controllare, dal punto di vista sociale, lo sviluppo dell\u2019attivit\u00e0 economica, senza accedere totalmente ad un\u2019economia collettiva o collettivizzata, e senza d\u2019altra parte lasciare totalmente libere le forze individualistiche, ma cercando di sfruttarle, disciplinandole e regolandole ai fini di raggiungere determinati obiettivi sociali che, abbandonata l\u2019ideologia di Adamo Smith, si \u00e8 ritenuto non possano essere raggiunti, qualora le forze e le iniziative individuali siano totalmente libere.<\/p><p>Si sono avute varie forme di controllo sociale sulla vita economica dei singoli gruppi.<\/p><p>Questi controlli sono fondamentalmente di due tipi: uno che si vuol realizzare in un ambiente politico non di libert\u00e0, nel quale i cittadini non siano chiamati a controllare politicamente i controllatori dell\u2019attivit\u00e0 economica; e un altro, esercitato o attuato in Paesi in cui, creati gli organi di controllo dell\u2019attivit\u00e0 economica, si consente che i cittadini, organizzati politicamente in partiti od in associazioni, attraverso gli organi normali di controllo dell\u2019attivit\u00e0 governativa e attraverso la libera stampa, sorveglino l\u2019attivit\u00e0 di coloro che sono preposti al controllo dell\u2019attivit\u00e0 economica.<\/p><p>Fa rilevare che, prescindendo da quello che \u00e8 stato ideato e fatto in Russia, e osservando le varie esperienze che sono state fatte nei Paesi cos\u00ec detti occidentali, il grande problema che sembra aver afflitto l\u2019Occidente \u00e8 stato quello di vedere fino a che punto \u00e8 possibile effettuare il controllo sull\u2019attivit\u00e0 economica senza menomare la libert\u00e0 politica. I Paesi che sembrano aver realizzato pi\u00f9 profondamente il sistema del controllo, ad un certo momento hanno pensato bene di eliminare la libert\u00e0 politica, perch\u00e9 con la libert\u00e0 politica sembrava loro di non poter realizzare nessun controllo. Ma l\u2019accettazione del sistema di controllo economico, con l\u2019abbandono del sistema di controllo politico, e quindi della libert\u00e0 politica, fatalmente ha trasformato la politica di controllo economico da una politica diretta al bene della collettivit\u00e0, intesa come complesso di individui, in una politica diretta a fini di potenza, dei quali non rispondevano pi\u00f9 le singole persone, ma soltanto uno o pochissimi.<\/p><p>Nei Paesi democratici, preoccupati di salvaguardare la libert\u00e0 politica, pur menomando la libert\u00e0 economica, si \u00e8 arrivati a forme miste. Non ritiene sia per ora possibile dire esattamente quali risultati abbiano dato l\u2019uno e l\u2019altro tipo sul puro terreno economico; quali invece abbiano dato sul terreno politico, purtroppo proprio gli italiani \u2013 e i tedeschi forse anche di pi\u00f9 \u2013 possono dire.<\/p><p>Se questo \u00e8 avvenuto nel campo storico dei fatti, in quello delle teorie si \u00e8 avuta un\u2019evoluzione anche in questo senso; sicch\u00e9 pensa che tra le cose pi\u00f9 interessanti, ma non definitive, sono quegli orientamenti che nelle varie scuole o correnti di dottrine economiche si sono verificati, e perfino nel seno della stessa corrente liberale si sono avuti quei tentativi \u2013 che possono sembrare addirittura strani \u2013 della cosiddetta ricerca della terza via. Essi, in sostanza, vogliono tendere a trovare come si pu\u00f2 esercitare un controllo, cos\u00ec detto conforme \u2013 conforme a certe regole, a certi ideali di concorrenza, di minimo prezzo o di efficienza produttiva \u2013 rispettando la libert\u00e0 politica.<\/p><p>Gli sembra che oggi in Italia, per un complesso di cose, per lo stesso schieramento politico e per la linea politica adottata dal partito che potrebbe e dovrebbe essere il pi\u00f9 interessato ad un mutamento radicale della vita economica, il partito comunista, ci si orienti tutti pi\u00f9 o meno su questa strada: di tentare un controllo dell\u2019attivit\u00e0 economica, mantenendolo negli schemi della libert\u00e0 politica.<\/p><p>C\u2019\u00e8 al fondo di questo orientamento l\u2019idea che, abbandonati a se stessi, gli uomini non possano arrivare, di squilibrio in squilibrio, a raggiungere una situazione di equilibrio, di armonia e di benessere sociale; ma che ciascun uomo abbandonato a se stesso, libero di sfruttare le forze naturali, di regolare i propri istinti come meglio crede, possa forse illudersi, per un tempo pi\u00f9 o meno breve, di realizzare il suo benessere \u2013 grettamente inteso, di potenziare le sue attivit\u00e0 \u2013 ancora grettamente intese \u2013 ma in definitiva non arrivare certamente ad una situazione di coordinamento, benefica per tutta quanta la societ\u00e0. Ed \u00e8 in vista di questo che gli uomini tornano a ripetersi una domanda migliaia di volte ripetuta nel corso dei secoli: pu\u00f2 esistere cio\u00e8 un armonizzatore preventivo di questi squilibri, o un coordinatore che corregga, all\u2019origine almeno, gli squilibri stessi?<\/p><p>La risposta che pi\u00f9 o meno tutti d\u00e0nno oggi \u00e8 che questo coordinamento \u00e8 necessario e che questo coordinatore si pu\u00f2 determinare.<\/p><p>Sul come, nascono i dissensi.<\/p><p>Sempre in questa economia di trapasso \u2013 non accenna a quella collettivizzata del tutto \u2013 i metodi che si possono adottare per controllare l\u2019attivit\u00e0 economica e coordinarla, sembrano essere fondamentalmente due: il metodo di coloro i quali dicono: creiamo un organo centrale, che sar\u00e0 forzatamente di tipo burocratico; regoliamo un po\u2019 tutta l\u2019attivit\u00e0 economica, pur riconoscendo \u2013 salvo i regimi totalitari di tipo nazista e fascista \u2013 che questo organo centrale possa essere controllato dall\u2019opinione pubblica e dagli organi legislativi normali. Il secondo metodo \u00e8 quello di coloro i quali dicono: no! Attenti che l\u2019organo centrale, al di fuori di una economia non collettivizzata, \u00e8 molto pericoloso. Proprio in una economia non collettivizzata il controllo nella forma pi\u00f9 efficace pu\u00f2 essere esercitato, anzich\u00e9 dal centro, dalla periferia o per lo meno da settori periferici pi\u00f9 o meno concentrici, finch\u00e9 si arriva anche ad un organo centrale.<\/p><p>\u00c8 nato cos\u00ec il problema di organizzare un controllo non burocratico, ma democratico; problema che \u00e8 stato imposto dalla necessit\u00e0 di far s\u00ec che questo controllo non sia meno competente dell\u2019attivit\u00e0 individuale, n\u00e9 meno interessato di essa, e che sia tempestivo. Parte per tradizione, parte per constatazione di quello che si verifica nel mondo, gli uomini di oggi non si fidano di un organo di controllo puramente burocratico, tanto che hanno inventato premi di interessamento, negli stessi organismi burocratici, perch\u00e9 si snelliscano e riescano a dare una certa spinta alle imprese o attivit\u00e0 che ricadono sotto la loro sfera di azione.<\/p><p>Non conosce, fra tutte le teorie e tutti gli abbozzi di teorizzazione di questa forma di controllo, niente di pi\u00f9 ardito di quello che \u00e8 stato tentato da un gruppo di economisti americani in questi ultimi venti anni, e, proprio basandosi sulle loro realizzazioni, ha osservato nella sua relazione come, una volta premesso che il controllo sociale oggi \u00e8 indispensabile, perch\u00e9 l\u2019attivit\u00e0 economica torni a beneficio di tutti i partecipanti alla vita nazionale, esso darebbe luogo a gravissimi inconvenienti, ove non fosse organizzato in un ambiente di libert\u00e0 politica.<\/p><p>Data questa premessa, ha creduto opportuno sottolineare come il controllo debba obbedire ad altre cinque caratteristiche che non sono sua invenzione, ma che gi\u00e0 sono indicate dal tentativo americano.<\/p><p>Il controllo deve essere competente, cio\u00e8 deve essere esercitato da chi se ne intende e non da burocrati; deve essere interessato, cio\u00e8 deve essere esercitato da chi ha interesse diverso, diretto al buon andamento dell\u2019attivit\u00e0 da regolare; deve essere decentrato, cio\u00e8 esercitato non dalla capitale o da pochi uffici centrali, ma possibilmente nel luogo in cui si svolge l\u2019attivit\u00e0, o almeno per rami di questa; deve essere democratico, cio\u00e8 esercitato da uomini designati dagli organi interessati e, quando occorra, da tutti i cittadini; infine deve essere multiforme, cio\u00e8 esercitato secondo le modalit\u00e0 che per ciascun tipo di attivit\u00e0 risultino pi\u00f9 efficaci.<\/p><p>Ha spiegato nella relazione a quali vantaggi dia luogo un controllo con queste caratteristiche, e non si ripeter\u00e0.<\/p><p>Aggiunge che vi sono momenti distinti in cui il controllo deve essere esercitato; vi \u00e8 innanzi tutto un momento produttivo all\u2019origine, nel seno stesso dei centri in cui si svolge la vita economica, ed in questa fase bisogna realizzare il controllo nelle varie forme che l\u2019esperienza suggerir\u00e0. C\u2019\u00e8 un secondo momento, non pi\u00f9 nell\u2019interno di ciascuno dei singoli centri, ma negli ambienti che abbracciano questi vari centri, e qui sorge un problema di coordinamento di queste attivit\u00e0 produttive. Vi \u00e8 un terzo momento, relativo alla distribuzione e al consumo (consumo in senso economico) della ricchezza prodotta.<\/p><p>A suo avviso, per quanto riguarda il primo momento, cio\u00e8 il momento in cui nasce l\u2019attivit\u00e0 produttiva, un controllo interessato, democratico, competente, pu\u00f2 essere eseguito innanzi tutto attraverso la partecipazione dei lavoratori alla vita intima dell\u2019impresa. \u00c8 del parere che nella fase attuale non ci si possa limitare, e sia un errore limitarsi, alla semplice azione dei consigli di gestione. Dal momento che il Consiglio di amministrazione esiste ed esercita una certa attivit\u00e0 ed influenza, \u00e8 ancora del parere che convenga approfittare anche di questo organo, immettendo in esso, con funzioni deliberative, non pochi lavoratori, ma, se \u00e8 necessario, la met\u00e0, o anche di pi\u00f9, come preparazione di quella che gli pare possa essere un\u2019azienda-tipo di domani, cio\u00e8 un\u2019impresa o in forma cooperativa, o in forma tale per cui la propriet\u00e0 risulti nelle mani dei lavoratori. Ma questo \u00e8 un problema complesso e si limita ad accennarlo.<\/p><p>Un controllo interessato, democratico, competente, pu\u00f2 inoltre ottenersi con la costituzione di altri organi di controllo, oltre che con la partecipazione al consiglio di amministrazione e quindi con la costituzione di appositi consigli di gestione (quanto al termine da usare \u00e8 convinto che per precisione tecnica sarebbe meglio dire \u00abConsiglio di efficienza\u00bb) per esercitare il controllo nella fase tecnico-amministrativa, mentre la partecipazione al consiglio di amministrazione serve per il controllo tecnico-economico.<\/p><p>Una terza modalit\u00e0 di controllo che abbia le caratteristiche suddette \u00e8 la socializzazione vera e propria di certe imprese, con determinate caratteristiche che consentano di socializzarle senza danno per la collettivit\u00e0, perch\u00e9 lo scopo, evidentemente, \u00e8 quello di accrescere il benessere di tutti i lavoratori, e ogni forma che diminuisca l\u2019attivit\u00e0 produttiva e aumenti il costo di esercizio \u00e8 una forma di controllo deleteria perch\u00e9 preparatoria della miseria, non del benessere.<\/p><p>Occorrerebbe, infine, la partecipazione agli utili, non per aumentare il reddito del lavoratore (e di qui il dissenso con la onorevole Noce), ma come forma di avviamento all\u2019utilizzazione di un reddito supernormale, per l\u2019avviamento alla compropriet\u00e0 dell\u2019impresa da parte della comunit\u00e0 e non dei singoli.<\/p><p>Il complesso della discussione svoltasi non gli ha consentito di scendere a particolari, ma non crede che la partecipazione agli utili possa dare un beneficio serio ai lavoratori. Sono state fatte esperienze in America e si \u00e8 arrivati alla conclusione che se si fossero divisi gli utili di una certa azienda, si sarebbe aumentato il reddito di mezza giornata all\u2019anno per ogni singolo lavoratore. Viceversa se questa massa di utili \u00e8 affidata al corpo dei lavoratori, le cose possono cambiare.<\/p><p>Comunque, \u00e8 d\u2019accordo nel ritenere che questo \u00e8 un fine pi\u00f9 remoto, un avvio ad una certa trasformazione dell\u2019impresa, che non si pu\u00f2 realizzare oggi nello stato attuale. Ma il giorno in cui vi fosse una economia cos\u00ec ben controllata, in cui l\u2019utile di congiuntura sparisce ed \u00e8 fisso il capitale, il problema della partecipazione agli utili sarebbe gi\u00e0 risolto per se stesso.<\/p><p>Premessa necessaria ad ogni attivit\u00e0 di controllo su questi centri produttivi, \u00e8 una revisione contabile delle aziende. Se non si arriva alla tipizzazione della contabilit\u00e0 delle imprese \u2013 (ed ormai tutti sanno quanto poco ci si possa fidare dei bilanci, delle relazioni dei sindaci, ecc.) \u2013 in modo che il bilancio sia un documento facilmente accessibile ad apposite commissioni ed agli uffici fiscali, si sar\u00e0 perso il tempo e si sar\u00e0 fatta un\u2019impalcatura che finir\u00e0 per rovinare l\u2019industria italiana.<\/p><p>Tutte le forme di controllo possono essere ottimi strumenti, ma senza la chiarezza del bilancio si perder\u00e0 il tempo e sar\u00e0 inutile parlarne. Del resto \u00e8 interessante notare come questa revisione contabile delle aziende, ad opera di appositi collegi pubblici, si sia presentata contemporaneamente in due Paesi che avevano aspirazioni totalmente diverse. Innanzi tutto in Germania, dove il nazismo l\u2019ha sfruttata ai suoi fini, ma dove bisogna riconoscere che ha servito molto bene per attuare una politica di stabilizzazione di prezzi. Si \u00e8 presentata poi in America, dove non si aveva l\u2019idea di farla servire come strumento politico, ma come strumento di moralit\u00e0 tributaria e fiscale e come strumento di lotta contro il monopolismo.<\/p><p>Ritiene che nella fase attuale \u2013 ed attuale non vuol dire di quest\u2019anno o del prossimo, ma di questo ciclo storico in cui viviamo \u2013 un controllo esercitato in queste cinque direzioni possa essere sufficiente.<\/p><p>C\u2019\u00e8 il secondo momento del controllo sociale, in cui non occorre pi\u00f9 guardare alla periferia di ciascun centro produttivo, non occorre pi\u00f9 chiamare il lavoratore o il consumatore a controllare insieme al fornitore di capitali; ma \u00e8 il momento in cui si tratta di considerare nel complesso l\u2019attivit\u00e0 produttiva nazionale, per coordinarla nello sforzo fatto dalle singole unit\u00e0 e per coordinarla nel mondo. Sorge di qui il problema del commercio internazionale, che ritiene inutile trattare per il momento.<\/p><p>I mezzi naturali di questo coordinamento li vede e li enuncia in ordine inverso a quello seguito nella relazione: anzitutto nell\u2019insieme delle varie disposizioni generali che regolano la vita giuridico-costituzionale del nostro Paese. Quando furono dettate norme sul diritto alla vita, senza volerlo forse, si sono anche determinate certe forme di controllo dell\u2019attivit\u00e0 economica; quando si parla, o si parler\u00e0 e statuir\u00e0 qualche cosa circa il problema sindacale, senza volerlo, o volendolo, certamente si stabiliranno anche delle forme di controllo; quando si rivendica alla collettivit\u00e0 il dovere di provvedere alla vita di tutta una categoria di cittadini che per et\u00e0 o per stato fisico, o per altri accidenti si trovino nella condizione di non poter provvedere al proprio lavoro ed al sostentamento della propria persona, si stabiliscono forme di controllo.<\/p><p>GIUA chiede con quali organi.<\/p><p>FANFANI, <em>Relatore<\/em>, chiarisce che si tratta degli organi che saranno previsti dalla attuazione di questo diritto; quindi l\u2019Istituto delle assicurazioni, le mutue e, in genere, tutti gli istituti di assistenza.<\/p><p>Osserva che quando si sente parlare di controllo sociale, molti si insospettiscono, ma in realt\u00e0 una forma di controllo c\u2019\u00e8 sempre stata. Gli organi centrali esecutivi o di vigilanza dei Ministeri hanno sempre esercitata una forma di controllo dell\u2019attivit\u00e0 economica.<\/p><p>Infine, la costituzione di un Consiglio economico nazionale, al quale gi\u00e0 nelle riunioni precedenti si \u00e8 dato il nome di Consiglio del lavoro \u2013 nome poco appropriato, perch\u00e9 pu\u00f2 far nascere l\u2019impressione che si limiti ad un settore pi\u00f9 che ad un altro \u2013 e che, se ci sar\u00e0 un ordinamento regionale, potrebbe avere delle anticipazioni in consigli economici regionali.<\/p><p>Pensa che si possano avere buone ragioni per non accettare la sua esemplificazione, che per\u00f2 non presenta nulla di tassativo.<\/p><p>Questi consigli sarebbero costituiti dai rappresentanti degli interessi della produzione in seno agli organi collegiali o regionali. Nell\u2019ipotesi che gli organi collegiali siano di formazione mista e quindi nell\u2019interno di questi organi collegiali esistano anche rappresentanti eletti direttamente dai sindacati o dalle associazioni professionali di determinate categorie, si potrebbero costituire con questi elementi, anzich\u00e9 con l\u2019elezione di secondo grado, commissioni speciali aventi lo scopo specifico di esercitare funzioni consultive degli organi esecutivi, funzioni di iniziativa e di controllo rispetto agli organi legislativi, normali funzioni di coordinamento di tutta l\u2019azione pubblica, coordinatrice ed integratrice delle attivit\u00e0 economiche, con particolare riguardo al settore del credito. \u00c8 del parere che nella forma di economia in cui si vive lo strumento certo per predisporre tutte le coordinazioni dell\u2019attivit\u00e0 economica sia anche costituito dalla politica del credito e degli investimenti.<\/p><p>Infine, il terzo momento di controllo sociale dell\u2019attivit\u00e0 economica potrebbe esercitarsi con prelevamenti fiscali in genere, graduati e diretti allo scopo di finanziare la attivit\u00e0 pubblica, di impedire l\u2019azione monopolizzatrice, di evitare accumulazioni di ricchezza, ecc.<\/p><p>Pensa, per quanto riguarda la distribuzione della ricchezza, che possa essere un mezzo straordinario di riforma sociale quello di far s\u00ec che, in occasione del trasferimento di ricchezza a titolo ereditario, si stabilisca una limitazione alla facolt\u00e0 di testare. Una prima quota della ricchezza andrebbe al bilancio dello Stato \u2013 e questo gi\u00e0 avviene \u2013 una seconda quota di ricchezza resterebbe libera, a disposizione del testatore per i suoi familiari (e qui si pu\u00f2 graduare a seconda del numero e dell\u2019et\u00e0 dei familiari). Una terza quota, di cui la disponibilit\u00e0 \u00e8 lasciata anche al testatore \u2013 per incoraggiare il risparmio ed il sacrificio che ha preparato l\u2019eredit\u00e0 \u2013 destinata non ad usi individuali, bens\u00ec ad usi sociali. Il testatore avrebbe facolt\u00e0 di distribuire questa ricchezza a favore di opere pubbliche, o di associazioni, o di istituzioni di solidariet\u00e0 sociale, stabilite dai competenti organi.<\/p><p>La distribuzione sarebbe gi\u00e0 prevista entro un certo limite, cosicch\u00e9 chi ne beneficia sarebbe anche la societ\u00e0. Se la societ\u00e0 fosse bene organizzata, effettivamente tutta quanta la ricchezza si dovrebbe distribuire in funzione delle capacit\u00e0, dei meriti e delle necessit\u00e0. Che una grande quantit\u00e0 di ricchezza si accumuli nelle mani di un individuo pu\u00f2 derivare da colpi di fortuna o da speciali virt\u00f9 risparmiatorie, ma pu\u00f2 pensarsi che possa derivare anche da altre ragioni. Si potrebbe stabilire anche che la terza quota, destinata alle opere pubbliche, possa essere destinata ai collaboratori nel campo del lavoro, perch\u00e9, evidentemente, se in trenta o quarant\u2019anni un individuo ha potuto accumulare una grande ricchezza, in questa destinazione si avrebbe una forma di restituzione ai lavoratori, ai quali questa ricchezza sarebbe stata sottratta.<\/p><p>Non \u00e8 questo un ritorno al Medio Evo, ma il riconoscimento di un certo spirito correttivo, perch\u00e9 c\u2019\u00e8 nell\u2019umanit\u00e0 questo tentativo di correggere ogni tanto le deviazioni. Se non si riesce a correggere prima determinate forme della societ\u00e0, si deve arrivare ad un correttivo in seguito.<\/p><p>Infine, limiti speciali di acquisto di beni, specialmente strumentali (terra, impianti), riservati generalmente, entro certi limiti, a tutti, ed oltre certi limiti, al dominio delle collettivit\u00e0 minori (comunit\u00e0 professionali, municipio) e maggiori (regioni, Stato).<\/p><p>Afferma che tutte queste cose non \u00e8 necessario siano inserite nella Costituzione; \u00e8 certo per\u00f2, che nella Costituzione uno o pi\u00f9 articoli i quali stabiliscano che senza un controllo sociale dell\u2019attivit\u00e0 economica non \u00e8 possibile arrivare a realizzare il benessere di tutti i cittadini, \u00e8 bene che vi siano. \u00c8 opportuno considerare che si profilano gi\u00e0 delle istituzioni che si possono ritenere permanenti per un cento numero di anni durante il nostro ciclo storico, e tali da essere consacrate nella Costituzione, affinch\u00e9 il legislatore costruisca lo Stato, e l\u2019ordinamento giuridico su questa base, utilizzandole.<\/p><p>Per il resto pensa che forse l\u2019Assemblea Costituente dovr\u00e0 emanare apposite leggi disciplinatrici dell\u2019attivit\u00e0 produttiva: costituzione dell\u2019impresa, costituzione degli organi collegiali e regionali della seconda Camera, regolamento dei casi di socializzazione della impresa e del trasferimento della ricchezza.<\/p><p>Nella relazione ha formulato il seguente articolo che oggi gli pare difettoso soprattutto per ragioni tecniche.<\/p><p>\u00abL\u2019attivit\u00e0 economica privata e pubblica \u00e8 diretta a provvedere ogni cittadino dei beni utili al suo benessere ed alla piena espansione della sua personalit\u00e0. A tal fine la Repubblica ammette e protegge l\u2019iniziativa privata, armonizzandone gli sviluppi in senso sociale, oltre che con le varie disposizioni generali a protezione del diritto alla vita ed all\u2019espansione della persona, mediante: partecipazione dei lavoratori (ed ove del caso degli utenti) alla gestione, alla propriet\u00e0, agli utili delle imprese; la tipizzazione contabile e la pubblica revisione aziendale; l\u2019azione generale di appositi consigli economici, in seno agli organi rappresentativi regionali e alla seconda Camera; il prelievo fiscale; la limitazione all\u2019acquisto e al trasferimento della propriet\u00e0, la socializzazione delle imprese non gestibili dai privati con comune vantaggio.\u00bb<\/p><p>Riconosce che la materia di questo articolo si trova gi\u00e0 distribuita in parecchi degli articoli precedentemente discussi, sicch\u00e9 probabilmente, in sede di coordinamento, se ne potrebbe fare a meno, salvo a lasciare la parte teorica, in cui si enuncia la necessit\u00e0 di questo controllo ed il dovere per lo Stato di provvedervi nelle forme migliori.<\/p><p>Ad ogni modo, dalla discussione potranno derivare formulazioni che siano, se non nella sostanza, diverse nella forma.<\/p><p>GIUA senza entrare in merito alla discussione, pensa che la formulazione dell\u2019articolo debba essere modificata. Prega quindi il Relatore di proporre, nella prossima riunione, un\u2019altra formulazione che tenga conto dell\u2019impostazione teorica dei suoi princip\u00ee e, nello stesso tempo, abbandoni tutte quelle altre determinazioni che sono gi\u00e0 comprese in altri articoli e in parte anche nel lavoro fatto dalla prima Sottocommissione.<\/p><p>FANFANI, <em>Relatore<\/em>, per non ripetere l\u2019errore commesso di formulare l\u2019articolo senza aver prima sentito quanto era stato deciso nella prima Sottocommissione, prega l\u2019onorevole Giua e gli altri membri di attendere per lo meno fino a quando la discussione in materia sia giunta ad un grado tale di maturazione da suggerirgli gli spunti per una formulazione che risponda all\u2019opinione dei pi\u00f9.<\/p><p>PESENTI ha ascoltato con interesse la relazione dell\u2019onorevole Fanfani ma si chiede a quali conclusioni avrebbe portato questa discussione sulle possibilit\u00e0 di un controllo democratico della produzione. Chiede se il controllo della produzione pu\u00f2 avvenire soltanto con un sistema socialista, che tolga cio\u00e8 la possibilit\u00e0 di investimento ai privati, o con il sistema nel quale noi viviamo, e se pu\u00f2 essere un controllo democratico o un controllo autoritario. A suo avviso il nocciolo della tesi del Fanfani \u00e8 proprio che la produzione non \u00e8 fine a se stessa, ma serve per la comunit\u00e0. \u00c8 questo un punto fondamentale. Poi vi \u00e8 l\u2019altro che, appunto, la comunit\u00e0 deve controllare perch\u00e9 questi fini siano raggiunti. Questo principio fondamentale \u00e8 bene che sia affermato nella Carta costituzionale, e potrebbe trovar posto dove si afferma il carattere sociale della propriet\u00e0.<\/p><p>Propone che in quella sede si dica: \u00abLa produzione (o l\u2019attivit\u00e0 economica) deve essere indirizzata a fini sociali e la comunit\u00e0 deve controllare a ch\u00e9 questi fini siano raggiunti.\u00bb.<\/p><p>PRESIDENTE rinvia il seguito della discussione.<\/p><p>La seduta termina alle 19.<\/p><p><em>Erano presenti:<\/em> Assennato, Canevari, Fanfani, Federici Maria, Ghidini, Giua, Merlin Angelina, Mol\u00e8, Pesenti, Rapelli, Togni.<\/p><p><em>Assente giustificato<\/em><em>:<\/em> Domined\u00f2.<\/p><p><em>Assenti<\/em><em>:<\/em> Colitto, Lombardo, Marinaro, Noce Teresa, Paratore, Taviani.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Versione PDF ASSEMBLEA COSTITUENTE COMMISSIONE PER LA COSTITUZIONE TERZA SOTTOCOMMISSIONE 29. RESOCONTO SOMMARIO DELLA SEDUTA POMERIDIANA DI MARTED\u00cc 15 OTTOBRE 1946 PRESIDENZA DEL PRESIDENTE GHIDINI INDICE Diritto di associazione e ordinamento sindacale (Rinvio della discussione) Assennato, Relatore \u2013 Presidente \u2013 Fanfani \u2013 Canevari \u2013 Giua \u2013 Rapelli, Correlatore. 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