{"id":5502,"date":"2023-10-16T14:29:01","date_gmt":"2023-10-16T12:29:01","guid":{"rendered":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=5502"},"modified":"2023-10-23T14:47:12","modified_gmt":"2023-10-23T12:47:12","slug":"antimeridiana-di-venerdi-4-ottobre-1946","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=5502","title":{"rendered":"ANTIMERIDIANA DI VENERD\u00cc 4 OTTOBRE 1946"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"5502\" class=\"elementor elementor-5502\" data-elementor-post-type=\"post\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-370e9bd elementor-section-full_width elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"370e9bd\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-0568ff3\" data-id=\"0568ff3\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-cfe2f7f elementor-align-right elementor-widget elementor-widget-button\" data-id=\"cfe2f7f\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"button.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-button-wrapper\">\n\t\t\t\t\t<a class=\"elementor-button elementor-button-link elementor-size-sm\" href=\"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/19461004sed022ts.pdf\" target=\"_blank\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-content-wrapper\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-icon\">\n\t\t\t\t<i aria-hidden=\"true\" class=\"icon icon-view\"><\/i>\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-text\">Versione PDF<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-f9643e6 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"f9643e6\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>ASSEMBLEA COSTITUENTE<\/p><p>COMMISSIONE PER LA COSTITUZIONE<\/p><p>TERZA SOTTOCOMMISSIONE<\/p><p>22.<\/p><p>RESOCONTO SOMMARIO<\/p><p>DELLA SEDUTA ANTIMERIDIANA DI VENERD\u00cc 4 OTTOBRE 1946<\/p><p>PRESIDENZA DEL PRESIDENTE <strong>GHIDINI<\/strong><\/p><p><strong>INDICE<\/strong><\/p><p><strong>Diritto di propriet\u00e0 e intrapresa economica <\/strong>(<em>Seguito della discussione<\/em>)<\/p><p>Togni \u2013 Noce Teresa \u2013 Presidente \u2013 Fanfani \u2013 Corbi, <em>Relatore<\/em> \u2013 Assennato \u2013 Domined\u00f2, <em>Correlatore \u2013 <\/em>Marinaro.<\/p><p>La seduta comincia alle 10.15.<\/p><p>Seguito della discussione sul diritto di propriet\u00e0 e sull\u2019intrapresa economica.<\/p><p>TOGNI propone che, prima di trattare dei consigli di gestione, sia svolta e discussa la relazione Fanfani sul controllo dell\u2019attivit\u00e0 economica, in quanto i consigli di gestione rappresentano un elemento di tale controllo.<\/p><p>NOCE TERESA \u00e8 d\u2019avviso di abbinare le due discussioni sul controllo e sui consigli di gestione.<\/p><p>PRESIDENTE osserva che quello dei consigli di gestione \u00e8 un problema che ha dei limiti precisi.<\/p><p>FANFANI, pur ritenendo che si possa parlare dei consigli di gestione anche astraendo da ogni altro problema, osserva che, poich\u00e9 la Commissione dovr\u00e0 discutere anche il problema del controllo, di cui uno degli strumenti \u00e8 il consiglio di gestione, sarebbe opportuno abbinare le discussioni.<\/p><p>CORBI, <em>Relatore<\/em>, concorda con l\u2019onorevole Fanfani nel ritenere che i due argomenti possano essere trattati contemporaneamente.<\/p><p>Per quanto riguarda i consigli di gestione, dichiara di aver poco da aggiungere a quanto ha detto nella sua precedente relazione. Propone quindi che, avendo gi\u00e0 egli nelle grandi linee trattato il suo tema, altrettanto faccia l\u2019onorevole Fanfani per la parte che lo riguarda, in modo da porre i colleghi in condizioni di discutere su entrambi i problemi. La discussione dovrebbe fornire l\u2019orientamento per le prossime riunioni.<\/p><p>FANFANI \u00e8 d\u2019avviso che ci\u00f2 non sia possibile, in quanto il problema del controllo \u00e8 un problema finale in relazione a quelli finora discussi. \u00c8 finale anche rispetto all\u2019organizzazione sindacale, in quanto questa, a seconda che sia impostata in un modo o nell\u2019altro, porter\u00e0 ad un orientamento che consentir\u00e0 l\u2019utilizzazione di certi mezzi in un senso o in un altro. Per ragioni di opportunit\u00e0 pratiche, insiste che siano esauriti tutti gli aspetti relativi alla disciplina della vita economica, per poi passare all\u2019esame delle misure relative al controllo generale.<\/p><p>Siccome l\u2019argomento relativo al consiglio di gestione, come argomento che si inquadra nel problema del controllo, potrebbe venire discusso in quella sede, la discussione odierna potrebbe vertere sull\u2019argomento relativo all\u2019azione sindacale.<\/p><p>ASSENNATO fa presente che, non essendo all\u2019ordine del giorno il problema sindacale, del quale egli \u00e8 Relatore in sostituzione dell\u2019onorevole Di Vittorio, non gli \u00e8 possibile svolgere la relazione, non avendola ancora portata a termine.<\/p><p>TOGNI ritiene che nell\u2019esaminare i singoli argomenti si debba seguire anche un ordine logico per ridurre al minimo la possibilit\u00e0 di ritornare sulle decisioni prese e per dare un coordinamento logico e giusto alla materia. Dato che nei giorni scorsi si \u00e8 parlato della propriet\u00e0, si dovrebbe ora trattare di quei limiti dell\u2019autonomia della propriet\u00e0 che riguardano anche il controllo sociale e delle forme per realizzare questo controllo.<\/p><p>A suo avviso, nella seduta odierna si dovrebbe affrontare la relazione sul controllo sociale dell\u2019attivit\u00e0 economica e, successivamente, la discussione sui consigli di gestione che, a suo parere, \u00e8 integrativa, per passare infine alla parte sindacale.<\/p><p>PRESIDENTE fa presente che l\u2019ultimo tema \u00e8 quello dei controlli economici, ed \u00e8 stato posto per ultimo a ragion veduta e per decisione presa dalla Sottocommissione, in quanto rappresenta un coronamento degli altri temi.<\/p><p>Ritiene che il tema dei consigli di gestione sia cos\u00ec circoscritto da poter essere trattato anche a parte. Vuol dire che poi sar\u00e0 ripreso e l\u2019onorevole Fanfani potr\u00e0 svolgere al riguardo la sua relazione. Per questo motivo ritiene che si possa dare senz\u2019altro la parola all\u2019onorevole Corbi.<\/p><p>CORBI, <em>Relatore<\/em>, fa presente che nella sua precedente relazione ha gi\u00e0 trattato dei consigli di gestione, spiegando le ragioni per le quali ravvisa la necessit\u00e0 che i lavoratori prendano parte attiva alla direzione della azienda. Crede per\u00f2 opportuno sottoporre all\u2019attenzione della Sottocommissione l\u2019articolo proposto, il quale riassume e concreta l\u2019argomento stesso:<\/p><p>\u00abPer garantire lo sviluppo economico del Paese e per assicurare nell\u2019interesse nazionale l\u2019esercizio del diritto e delle forme di propriet\u00e0 previste dalla legge, lo Stato assicura al lavoratore il diritto di partecipare alle funzioni di direzione delle imprese, siano esse aziende private, pubbliche, o sotto il controllo della Nazione\u00bb.<\/p><p>Ricorda che nel corso della sua precedente relazione, l\u2019onorevole Colitto osserv\u00f2 che sarebbe stato pi\u00f9 opportuno togliere la premessa di questo articolo, cio\u00e8 l\u2019indicazione dei fini e delle ragioni che consigliavano l\u2019istituzione di questo nuovo organo e di dire, in una maniera pi\u00f9 semplice, che lo Stato assicurava al lavoratore il diritto di partecipare alle funzioni di direzione dell\u2019impresa o usare qualche equivalente espressione.<\/p><p>Osserva che, allo scopo di una maggiore chiarezza, si sono precisati i motivi che consigliano di far partecipare i lavoratori con funzioni direttive all\u2019impresa stessa. Tali premesse sono necessarie anche perch\u00e9 non avvengano equivoci sul carattere e sulla natura di tale partecipazione.<\/p><p>Fu fatta inoltre qualche osservazione sulle parole \u00abdirezione dell\u2019impresa\u00bb, ritenendo pi\u00f9 opportuno parlare senz\u2019altro di \u00abconsigli di gestione\u00bb. Non trova difficolt\u00e0 ad accettare questa dizione, ma ritiene che la parola \u00abdirezione\u00bb sia pi\u00f9 comprensiva e perci\u00f2 meglio rispondente allo scopo; la dizione \u00abconsigli di gestione\u00bb limiterebbe lo sviluppo, nell\u2019avvenire, di quelle che possono essere e forme di partecipazione alla direzione dell\u2019impresa. Oggi i consigli di gestione sono cosa ben definita; sono il portato di un\u2019esperienza gi\u00e0 fatta in Italia ed \u00e8 giusto che ad essi ci si riferisca; per\u00f2 fin d\u2019ora si deve prevedere che non costituiscano un punto di arrivo, ma un punto di partenza per raggiungere una maggiore partecipazione e responsabilit\u00e0 dei lavoratori nella vita economica del Paese. Perci\u00f2 preferisce la parola \u00abdirezione\u00bb, che apre una nuova via e non vincola lo sviluppo conseguente di una maggiore libert\u00e0 del lavoro.<\/p><p>DOMINED\u00d2, <em>Correlatore<\/em>, riferendosi a quanto gi\u00e0 rilevato nella precedente seduta, osserva che, pur sentendo vivamente l\u2019esigenza dell\u2019afflusso dei lavoratori nella funzione amministrativa dell\u2019azienda, tale afflusso dovrebbe tuttavia essere regolato nel modo pi\u00f9 idoneo, nell\u2019interesse dell\u2019unit\u00e0 e della forza aziendale e quindi, in ultima analisi, nell\u2019interesse del lavoratore stesso. Ritiene a tal fine che si debba conciliare la duplice esigenza dell\u2019aspirazione della classe lavoratrice a partecipare alla vita interna dell\u2019impresa, con quella dell\u2019unit\u00e0 direttiva da parte dell\u2019imprenditore, cui \u00e8 affidata la responsabilit\u00e0 aziendale. L\u2019eventuale punto di incontro tra le due esigenze, entrambe socialmente rilevanti, sta, a suo avviso, nel conferire al lavoratore una funzione di consulenza tecnica piuttosto che di deliberazione vincolante: e ci\u00f2 anche sulla scorta di precedenti esperienze storiche, a cominciare da quella russa, che, con la riforma costituzionale del 1934, ha circoscritto i consigli di gestione nell\u2019interesse dell\u2019unit\u00e0 direttiva entro limiti analoghi o ancora pi\u00f9 ristretti di quelli accennati. Sotto questo profilo si potrebbero altres\u00ec tener presenti le esperienze dei comitati misti di produzione anglo-americani che possono rispondere alla finalit\u00e0 di rafforzamento della compagine aziendale nell\u2019interesse comune e, quindi, degli stessi lavoratori che vi partecipano, posti cos\u00ec in grado di fruire maggiormente di quel principio di cointeressenza o partecipazione agli utili che socialmente si deve favorire.<\/p><p>TOGNI si rende ben conto dell\u2019esigenza fatta presente nella relazione Corbi e da tempo sentita nei rapporti di lavoro, di una diversa e maggiore partecipazione dei lavoratori alla vita e alle responsabilit\u00e0 aziendali, esigenza che si identifica nella legittima associazione dei lavoratori ad una diversa e pi\u00f9 elevata loro condizione morale, sociale ed anche economica. \u00c8 per\u00f2 ovvio che tale partecipazione deve essere conciliata con altre esigenze insopprimibili, sia di carattere economico che tecnico. Di carattere economico, perch\u00e9 non si deve perdere di vista l\u2019esigenza della produzione, soprattutto in questa fase prevedibilmente lunga di assestamento dell\u2019economia italiana, tendente ad evitare che la produzione stessa possa essere ritardata o comunque compromessa o pregiudicata da intralci e sovrastrutture, mentre deve essere facilitata dall\u2019apporto di competenze tecniche, che possono derivare anche dalla massa dei normali lavoratori. Di carattere tecnico, cio\u00e8 quella riguardante l\u2019impossibilit\u00e0 o quanto meno il pregiudizio, che deriva all\u2019azienda da una direzione in condominio. Bisogna su questo intendersi chiaramente, per non fare il danno della produzione e, quindi, della collettivit\u00e0 e del Paese e per dare ai lavoratori \u2013 intesi nel senso pi\u00f9 lato e quindi di tutte le categorie \u2013 delle soddisfazioni non puramente teoriche e platoniche, con l\u2019aggravante di un\u2019assunzione di responsabilit\u00e0 che in determinati casi pu\u00f2 anche non essere rispondente alle possibilit\u00e0 dei lavoratori stessi.<\/p><p>Con questo intende meglio precisare che occorre tener presente l\u2019esigenza di una direzione unica, pur affiancata dalla collaborazione e dalla consulenza di altri organi che possono essere opportunamente creati, ma che non debbono comunque sostituirsi nella direzione o costituirne un duplicato. Tuttavia ritiene che i lavoratori possano assumere un\u2019utile funzione nella gestione aziendale ed avere la loro parte di responsabilit\u00e0 concretata attraverso la consulenza. Per tali motivi \u00e8 d\u2019opinione che nella formulazione non si possa usare il termine \u00abconsigli di gestione\u00bb, che \u00e8 equivoco e che va al di l\u00e0, sia nella forma che nella sostanza, degli scopi che si vogliono raggiungere. Gestione significa amministrazione, e allora il consiglio di gestione non sarebbe che un doppione del consiglio di amministrazione. Dovr\u00e0 escogitarsi quindi un\u2019altra formula, come ad esempio, \u00abconsiglio di consulenza\u00bb o altro.<\/p><p>Osserva, infine, che occorre indirizzare i lavoratori alla ricerca del meglio nel processo produttivo, alla valorizzazione delle loro possibilit\u00e0 e capacit\u00e0 tecniche di competenza e di controllo nel rispetto delle superiori esigenze del complesso aziendale; e per ci\u00f2 fare, si possono creare organismi che affianchino la direzione della impresa o il datore di lavoro a seconda della organizzazione aziendale esercitando un\u2019opera di controllo, di suggerimento e di consulenza, che deve in certo modo anche consentire alla massa dei lavoratori di potere arrivare anche ai pi\u00f9 alti gradi direttivi dell\u2019azienda e nello stesso tempo mantenere nei diretti responsabili della produzione quel prestigio che deriva dall\u2019esperienza e dalla responsabilit\u00e0. Se il datore di lavoro seguir\u00e0 i consigli ed i suggerimenti, si avr\u00e0, attraverso questa forma di collaborazione, una maggiore partecipazione dei lavoratori alla gestione dell\u2019azienda; in caso contrario il datore di lavoro, discostandosi dai suggerimenti, assumer\u00e0 una maggiore responsabilit\u00e0 che lo impegner\u00e0 maggiormente e comunque lo obbligher\u00e0 ad un pi\u00f9 severo esame dei suoi atti e delle sue iniziative.<\/p><p>NOCE TERESA rileva che l\u2019argomento in discussione \u00e8 della massima importanza e richiama l\u2019attenzione di tutto il popolo italiano; \u00e8 quindi pacifico che un articolo su questo tema deve trovar posto nella Costituzione. Non concorda con le affermazioni dell\u2019onorevole Togni e rileva che, se un difetto v\u2019\u00e8 nella formulazione dell\u2019onorevole Corbi, \u00e8 proprio l\u2019omissione della dizione \u00abconsigli di gestione\u00bb.<\/p><p>Pensa che non si possa equiparare il termine \u00abgestione\u00bb all\u2019altro \u00abamministrazione\u00bb, rilevando che alla parola \u00abgestione\u00bb viene fatta precedere l\u2019altra di \u00abconsigli\u00bb che, anche da un punto di vista etimologico, sta a indicare una funzione di consulenza.<\/p><p>L\u2019argomento dei consigli di gestione \u00e8 stato ampiamente discusso insieme con gli interessati \u2013 operai, tecnici, impiegati \u2013 e si \u00e8 venuti nella conclusione che i consigli non debbono intervenire obbligatoriamente, ma debbono semplicemente \u00abconsigliare\u00bb la direzione dell\u2019azienda. Pu\u00f2 darsi che il termine non sia esatto, ma il senso \u00e8 questo: la \u00abgestione\u00bb \u00e8 stata anche estesa dal settore amministrativo al campo tecnico e produttivo. Gli operai, i tecnici, gli impiegati sono tutti d\u2019accordo nel ritenere che nel processo produttivo vi sia qualche manchevolezza e si commettano a volte errori che vanno a danno dei lavoratori; ecco perch\u00e9 viene richiesta l\u2019istituzione dei consigli di gestione. Rileva che attualmente in Italia quegli industriali che hanno aderito alla costituzione dei consigli di gestione ne sono rimasti soddisfatti, mentre dove i consigli sono stati osteggiati, la produzione non va avanti.<\/p><p>Concludendo, propone che all\u2019articolo dell\u2019onorevole Corbi si aggiungano in fine, dopo le parole \u00absotto il controllo della Nazione\u00bb, le altre: \u00abmediante l\u2019istituzione di consigli di gestione, dove siano rappresentati operai, tecnici ed impiegati per il controllo della produzione, nell\u2019interesse di tutta la collettivit\u00e0\u00bb.<\/p><p>PRESIDENTE rileva l\u2019accordo generale sul diritto dei lavoratori ad intervenire nella vita delle aziende. Non vi \u00e8 accordo invece sulla natura di questo intervento, in quanto taluni temono che una accentuata partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese possa essere di intralcio alla attivit\u00e0 dei dirigenti aziendali.<\/p><p>Quanto alla formula proposta dalla onorevole Noce, osserva che essa contiene enunciazioni di carattere programmatico e finalistico le quali, per la loro intrinseca natura, sono sempre incerte e si prestano a pi\u00f9 interpretazioni; col pericolo quindi di una limitazione, all\u2019atto pratico, delle finalit\u00e0 desiderate. Certamente colla espressione \u00abConsiglio di gestione\u00bb si vuol superare il concetto di semplice funzione consultiva, ma tale dizione pu\u00f2 prestarsi a diverse interpretazioni, contenendo in s\u00e9 una sintesi che da sola non \u00e8 sufficiente a precisarne il significato.<\/p><p>Ritiene che il compito di determinare le funzioni dei consigli di gestione spetti non alla Costituzione, ma alla legislazione ordinaria. La Costituzione deve limitarsi ad affermare il diritto dei lavoratori di partecipare alla vita aziendale, avendosi di mira un triplice ordine di interessi, cio\u00e8 quello dei lavoratori, dell\u2019azienda e della collettivit\u00e0. Ma questi interessi, che non \u00e8 facile armonizzare fra loro in una formulazione sintetica, devono ritenersi finalit\u00e0 presupposte e non essere specificati nella Costituzione, anche perch\u00e9 non \u00e8 possibile prevedere gli sviluppi futuri della vita delle aziende.<\/p><p>Cita, fra le varie formulazioni, come la pi\u00f9 sintetica e meno impegnativa, quella proposta nella relazione dell\u2019onorevole Di Vittorio, cos\u00ec concepita: \u00abAi lavoratori di aziende di ogni genere aventi almeno 50 dipendenti, \u00e8 riconosciuto il diritto di partecipare alla gestione dell\u2019azienda mediante appositi consigli di gestione, le cui norme costitutive ed i cui compiti saranno fissati dalla legge\u00bb.<\/p><p>Dichiara di preferire tale formulazione alle altre, eccezione fatta per la specificazione del numero minimo di lavoratori, dettaglio che dovrebbe essere determinato a suo tempo dalla legislazione ordinaria.<\/p><p>Segnala inoltre, come degno di essere tenuto presente, l\u2019articolo contenuto nel primo progetto della Costituzione francese, che per altro non trovasi riprodotto nel nuovo progetto: \u00abOgni lavoratore ha diritto di partecipare, per il tramite dei suoi delegati, alla determinazione collettiva delle condizioni di lavoro, cos\u00ec come alle funzioni di direzione e di gestione delle imprese, aziende private e servizi pubblici\u00bb.<\/p><p>Propone infine la seguente formulazione, che pensa sia ispirata anche ad un concetto di maggiore libert\u00e0 democratica: \u00ab\u00c8 diritto dei lavoratori partecipare con i propri delegati alla conduzione delle imprese cui prestano la propria opera\u00bb.<\/p><p>TOGNI pensa che l\u2019andamento della discussione abbia confermato l\u2019opportunit\u00e0 di prendere come base la relazione dell\u2019onorevole Fanfani. Con i termini di gestione, amministrazione, consulenza, non si esaurisce l\u2019esigenza di partecipazione pi\u00f9 intima e socialmente pi\u00f9 equa dei lavoratori alla vita aziendale.<\/p><p>La onorevole Noce ha ritenuto di trovare nel termine \u00abconsigli\u00bb qualche cosa che chiarisse il successivo termine di gestione. Dichiara di non poter accettare questa tesi, in quanto la parola \u00abconsiglio\u00bb significa un consesso, un collegio, un complesso di individui, non di funzioni.<\/p><p>In merito all\u2019articolo proposto dall\u2019onorevole Corbi, nel quale si parla di funzioni di direzione dell\u2019impresa, osserva che praticamente i lavoratori partecipano gi\u00e0 in qualche modo alla direzione, la quale \u00e8 impersonata da quei lavoratori che la onorevole Noce chiama tecnici ma che, sindacalmente parlando, sono i dirigenti, categoria questa ben definita nel fatto in relazione alle esplicate funzioni, sia sotto il profilo giuridico.<\/p><p>Con l\u2019articolo proposto dall\u2019onorevole Corbi si \u00e8 invece voluto intendere un condominio di direzione delle aziende. Ora, quale dirigente di azienda, osserva che di questa categoria si preoccupa, non sotto il profilo politico, ma sotto quello tecnico, della possibilit\u00e0 di realizzare un condominio di poteri e quindi di responsabilit\u00e0. Infatti, sotto il profilo politico, personalmente si dichiara favorevole anche ad una immissione in massa dei lavoratori nei consigli di amministrazione; questo non significa che il consiglio di amministrazione si sostituisca alla direzione vera e propria. Ma sotto il profilo di esigenze tecniche, ritiene che non sia concepibile, n\u00e9 tecnicamente, n\u00e9 socialmente, il condominio di responsabilit\u00e0 in una azienda.<\/p><p>La onorevole Noce ha parlato di taluni consigli di gestione esistenti in Italia. Afferma, in proposito, che di consigli di gestione, esattamente nel senso che vorrebbe l\u2019articolo, non ne esistono in Italia.<\/p><p>A suo avviso, non si deve creare qualche cosa di equivoco, ma di concreto per i lavoratori e dare un apporto costruttivo alle aziende perch\u00e9 escano dalla situazione di incertezza amministrativa interna, per avviarsi verso quella normalit\u00e0, nella quale tutte le forze del lavoro devono portare la loro esperienza e responsabilit\u00e0.<\/p><p>FANFANI riconosce che il collega Corbi si \u00e8 venuto a trovare con le mani legate dalla relazione e dalle proposte dell\u2019onorevole Pesenti. Tutte le critiche che gli vengono fatte dovrebbero tener conto che, per dovere di colleganza, l\u2019onorevole Corbi, sostituendo l\u2019onorevole Pesenti, deve sostenerne la tesi.<\/p><p>Ci\u00f2 premesso, esaminando la proposta fatta dall\u2019onorevole Corbi, ritiene che gli scopi enunciati nella prima parte dell\u2019articolo non siano ben chiariti. Infatti il diritto riconosciuto in questa norma al lavoratore \u00e8 un diritto limitato \u2013 almeno nella espressione \u2013 alla sola direzione, e potrebbe riportare in sede costituzionale una discussione assai lunga, che, in sede politica, fu fatta a partire dal 26 aprile 1945 \u2013 il giorno dopo la liberazione \u2013 a Milano e poi in altre citt\u00e0 d\u2019Italia, quando di fronte all\u2019idea di immettere i lavoratori nella vita intima tecnico-amministrativa dell\u2019azienda, gli imprenditori obiettarono che si sarebbe spezzata l\u2019unit\u00e0 direzionale; polemica che \u00e8 in parte finita con riconoscimento dell\u2019unit\u00e0 di comando dell\u2019azienda. Pertanto, a suo avviso, converrebbe usare un\u2019espressione che non riportasse all\u2019origine il problema, ma tenesse conto del punto al quale \u00e8 ora giunto.<\/p><p>Passando a considerare l\u2019articolo nel suo complesso, osserva che se si dedica un intero articolo alla partecipazione dei lavoratori alle sorti dell\u2019impresa, non sia possibile tenersi troppo sulle generali su questi punti in cui si innova, rispetto all\u2019esperienza passata.<\/p><p>Proprio su questo terreno, che \u00e8 nuovo per la nostra legislazione e per la nostra vita economica, non si possono formulare disposizioni analitiche, ma pur si deve tentare di inquadrare tutto il problema. Invita quindi i colleghi a chiarire bene il loro pensiero; quanto pi\u00f9 saranno lunghe ed esaurienti le discussioni in sede di Sottocommissione, tanto pi\u00f9 brevi saranno quelle in Assemblea plenaria.<\/p><p>Afferma che proprio in un\u2019economia nella quale finora, per gli articoli gi\u00e0 approvati, \u00e8 riconosciuta anche la propriet\u00e0 privata dell\u2019impresa, non vede perch\u00e9 non si debbano tener presenti altre forme e altri modi di costringere la propriet\u00e0 dell\u2019impresa ad esercitare, ad adempiere, od assumere la sua funzione sociale, oltre alla forma, brevemente accennata, della partecipazione alla direzione. Se a met\u00e0 dell\u2019Ottocento il disagio dei lavoratori poteva ritenersi limitato semplicemente alle deficienti condizioni di trattamento economico, oggi, anche in seguito allo sviluppo e alla divulgazione delle teorie sociali, che hanno dato ai lavoratori la coscienza dei loro diritti di uomini, essi non si sentono tanto menomati dal fatto di non ricevere il giusto salario, quanto dal vedere misconosciuta la loro intelligenza e capacit\u00e0 di compartecipare e decidere delle sorti della impresa dove prestano la loro opera. Questa insofferenza del lavoratore deriva in primo luogo dal fatto che per un ritardo dello sviluppo giuridico, inadeguato rispetto allo sviluppo economico e culturale, si menoma la sua dignit\u00e0 e personalit\u00e0, togliendogli la decisione delle proprie sorti, che dipendono dallo svolgimento dell\u2019attivit\u00e0 aziendale. In secondo luogo, deriva dal timore della discontinuit\u00e0 del lavoro e quindi dalla paura della disoccupazione; quindi, aspirazione ad una certa continuit\u00e0 di lavoro o per lo meno alla formazione di una riserva che entri in funzione nel momento di una crisi e consenta al lavoratore di non trovarsi all\u2019improvviso sul lastrico. Terzo: la corresponsione di retribuzioni, che non si sa quanto rispondano a giustizia; se il lavoratore potesse partecipare alla determinazione delle retribuzioni, si adatterebbe anche alla loro limitazione, se ne riconoscesse la necessit\u00e0 per garantire la continuit\u00e0 del lavoro; oggi invece deve accettare una retribuzione che non sa per quanta parte garantisca la continuit\u00e0 del lavoro e per quanta parte vada ad aumentare i profitti del datore di lavoro. Quarto, l\u2019intima ribellione contro i profitti di congiuntura, incamerati dagli imprenditori e non condivisi dai lavoratori che, poich\u00e9 si tratta di profitti di congiuntura, dovrebbero avere su di essi gli stessi diritti che hanno gli imprenditori.<\/p><p>Occorre quindi eliminare queste cause di disagio, perch\u00e9, pur prescindendo da una ragione di giustizia, non \u00e8 possibile tralasciare le ragioni di utilit\u00e0 e di efficienza. In questa condizione le imprese non raggiungeranno il massimo di produttivit\u00e0, n\u00e9 la societ\u00e0 avr\u00e0 la possibilit\u00e0 di uno sviluppo graduale e progressivo.<\/p><p>Mezzo elementare per assicurare un tenore di vita confacente alla dignit\u00e0 di uomini e per garantire una certa continuit\u00e0 di lavoro \u00e8 il ricorso alle associazioni sindacali, strumento moderno di lotta, ma anche di garanzia, che la societ\u00e0 ha escogitato per far s\u00ec che milioni di uomini non restino in bal\u00eca di altri uomini. Occorre poi predisporre la coordinazione di tutte le attivit\u00e0 economiche per prevenire la disoccupazione e la crisi. La tecnica economica e politica in determinati Paesi ha insegnato che la disoccupazione e la crisi possono essere prevenute ed allora, senza preoccupazione per il colore politico di tali Paesi, si debbono studiare i metodi seguiti, e applicarli se essi rispondono allo scopo. Si dovrebbe inoltre predisporre il modo di accumulo di quelle famose riserve che, nell\u2019eventualit\u00e0 disgraziata che non si riesca a prevenire le crisi e la disoccupazione, entrino in funzione per far s\u00ec che la gente non muoia di fame; tali riserve possono essere costituite con i sistemi dell\u2019assicurazione e della prevenzione, o con l\u2019accesso alla propriet\u00e0, intesa questa non soltanto nel senso immobiliare, ma soprattutto nel senso mobiliare di disponibilit\u00e0 dei mezzi di acquisto di beni che diano possibilit\u00e0 di vita.<\/p><p>Passando a trattare il problema della partecipazione del lavoratore agli utili dell\u2019azienda, ricorda che fu di moda mezzo secolo fa considerarlo come lo strumento unico e quasi esclusivo di risoluzione della questione sociale; oggi tale infatuazione \u00e8 svanita. Tuttavia come mezzo sussidiario, in un\u2019economia mista, come quella prevista con la Costituzione, non si pu\u00f2 rinunciare a questo espediente della partecipazione agli utili, che pu\u00f2 consentire un controllo dell\u2019accumulazione capitalistica, e costituire un riconoscimento del diritto che hanno tutti gli uomini di beneficiare di colpi di fortuna inaspettati.<\/p><p>Per ultimo si pone il problema di riconoscere e rispettare la dignit\u00e0 del lavoratore, in quanto uomo intelligente, che ha un proprio destino terreno del quale \u00e8 giusto che concorra a determinare lo svolgimento almeno quanto gli altri uomini, che insieme con lui lavorano nello stesso campo.<\/p><p>Per questo motivo, crede che provvedimento decisivo per eliminare questo aspetto intellettuale e spirituale del disagio, sar\u00e0 quello di immettere al vivo il lavoratore negli organi dirigenti dell\u2019impresa. Il problema sotto questo profilo ha due aspetti: l\u2019aspetto economico-amministrativo, controllato oggi esclusivamente dai consigli di amministrazione (cio\u00e8 dai rappresentanti dei proprietari), nei quali si dovrebbero immettere anche i rappresentanti dei lavoratori. Vi \u00e8 poi l\u2019aspetto tecnico-direttivo, di efficienza, di produttivit\u00e0 e di razionalizzazione del lavoro. Qui il consiglio di amministrazione misto, come \u00e8 stato immaginato, nomina un fiduciario, cio\u00e8 il direttore dell\u2019impresa. Ma questo fiduciario dovr\u00e0 essere affiancato dal consiglio, dall\u2019aiuto e dall\u2019assistenza di coloro che, se non predispongono i piani, tuttavia ogni giorno, provandone l\u2019efficacia, ne vedono i difetti. Per questo affiancamento l\u2019opera della direzione risulter\u00e0 pi\u00f9 illuminata e pi\u00f9 rispettosa non soltanto dei criteri di produttivit\u00e0, ma anche di quelli di rispetto della persona fisica, morale e spirituale del lavoratore.<\/p><p>All\u2019obiezione dell\u2019impreparazione dei lavoratori a partecipare ai consigli di amministrazione, risponde che normalmente il lavoratore ne sa pi\u00f9 dei consiglieri di amministrazione stessi; ad ogni modo non \u00e8 detto che non si possa provvedere alla loro preparazione. Infatti, le scuole aziendali devono servire anche alla preparazione tecnico-amministrativa dei lavoratori che domani entreranno in seno al consiglio di amministrazione. In attesa di una diffusa cultura tecnico-amministrativa dei lavoratori si potr\u00e0 richiedere per la loro elezione determinate qualifiche, come quelle di aver frequentato dei corsi o di avere una certa anzianit\u00e0 nelle aziende. \u00c8 un processo logico analogo a quello che ha portato al suffragio universale.<\/p><p>A chi prospetta il pericolo e la paura dei capitali, fa notare che la partecipazione dei rappresentanti dei lavoratori nei consigli di amministrazione pu\u00f2 costituire anzich\u00e9 un pericolo, una garanzia. Questo appare tanto pi\u00f9 vero considerando che sinora si sono opposti alla partecipazione dei lavoratori ai consigli di amministrazione pi\u00f9 i rappresentanti della Camera del Lavoro o quelli del Partito comunista che i rappresentanti del capitale.<\/p><p>Osserva che se i rappresentanti dei lavoratori venissero immessi nei consigli di amministrazione solo per fare gli osservatori o in condizione di minorit\u00e0, la cosa si trasformerebbe in una burla.<\/p><p>Va tenuto anche presente che si \u00e8 all\u2019inizio, ma che lo sviluppo finale si avr\u00e0, a suo avviso, mediante l\u2019istituto della progressiva partecipazione della comunit\u00e0 dei lavoratori alla propriet\u00e0 dell\u2019impresa; ci\u00f2 vuol dire che l\u2019immissione dei lavoratori sar\u00e0 originariamente una partecipazione di minoranza, ma che poi si raggiunger\u00e0 la parit\u00e0 che avr\u00e0, come inevitabile sviluppo, la partecipazione totale dei lavoratori ai consigli di amministrazione.<\/p><p>Altra obiezione che viene fatta a questa partecipazione \u00e8 la necessit\u00e0 del mantenimento del segreto di fabbrica. In un primo momento tale problema, data l\u2019impreparazione di alcuni elementi, potr\u00e0 essere delicato, ma poi gli stessi lavoratori rappresentanti si convinceranno che il segreto dell\u2019impresa \u00e8 il loro segreto e ogni inconveniente sar\u00e0 cos\u00ec eliminato.<\/p><p>Quanto alla partecipazione del capitale straniero, dichiara di essere convinto che esso non teme il consiglio o la cooperazione dei lavoratori. L\u2019esperienza inglese e quella americana stanno a dimostrarlo. I comitati misti, di cui si \u00e8 fatto una magnifica esperienza durante la guerra in Inghilterra ed anche prima nel Canada, stanno a dimostrare come il capitale straniero tema i disordini e l\u2019imprevisto, ma non la collaborazione, da qualunque parte essa venga.<\/p><p>Fa presente che una conseguenza della partecipazione dei lavoratori ai consigli di amministrazione sar\u00e0 la limitazione degli utili: ma nello stesso tempo si avr\u00e0 una maggior garanzia di continuit\u00e0 di lavoro ed il capitale straniero preferir\u00e0 sempre un utile modesto ma di sicuro avvenire, ad un utile alto che possa improvvisamente cessare. N\u00e9 si deve temere che il capitale straniero sia scoraggiato dal graduale accesso della comunit\u00e0 dei lavoratori alla compropriet\u00e0, in quanto i capitalisti stranieri hanno in questo ultimo secolo fatto una grande esperienza, cio\u00e8 che la vita degli investimenti stranieri in un determinato Paese \u00e8 brevissima. I Paesi nuovi, non appena si sono irrobustiti, trovano sempre un pretesto giuridico per nazionalizzare ogni cosa. \u00c8 recente l\u2019esempio del Messico e della Romania. Forse questa \u00e8 la ragione per la quale i grandi Paesi capitalisti ed investitori cercano sempre di far precedere e far accompagnare l\u2019investimento da garanzie politico-militari.<\/p><p>Ritiene che se si potesse, in un piano ben stabilito alle origini del graduale passaggio della propriet\u00e0 alla comunit\u00e0, prospettare la durata di questo investimento e le possibilit\u00e0 di disinvestimento, si offrirebbe al capitale straniero una garanzia molto maggiore di quella che \u00e8 rappresentata da una disposizione legislativa che pu\u00f2 mutare col mutare della maggioranza del Parlamento. Torna ad affermare quindi di non temere la partecipazione dei lavoratori alla vita e alla sorte delle imprese e chiede che essa non sia limitata all\u2019aspetto direzionale. Dato lo stadio di sviluppo dell\u2019economia italiana, propone che questa partecipazione sia estesa all\u2019amministrazione economica (consigli di amministrazione), alla conduzione tecnica (affiancando la direzione con consigli che si possono chiamare di efficienza), agli utili eccezionali delle imprese e alla compropriet\u00e0 delle imprese stesse.<\/p><p>A conclusione di quanto ha esposto proporr\u00e0 un ordine del giorno.<\/p><p>MARINARO, prima di passare all\u2019ordine del giorno, chiede di conoscere quale sia il pensiero dell\u2019onorevole Fanfani in merito alla responsabilit\u00e0 che i lavoratori assumerebbero nelle amministrazioni.<\/p><p>FANFANI risponde che la responsabilit\u00e0 delle decisioni che i lavoratori prenderanno nei consigli di amministrazione non si paga solo con perdita di capitale, ma anche mediante la non ricezione di retribuzione o con perdita di lavoro. Quindi i rischi a cui vanno incontro i lavoratori sono molto pi\u00f9 gravi di quelli della propriet\u00e0. Il problema \u00e8 grave e va considerato nel suo complesso per evitare gli inconvenienti a cui pu\u00f2 dar luogo, prima di prendere una decisione.<\/p><p>Appunto per questo propone il seguente ordine del giorno che non \u00e8 sospensivo, ma \u00e8 un invito ad un approfondimento della questione:<\/p><p>\u00abIn attesa che sia svolta e discussa la relazione sul controllo sociale dell\u2019attivit\u00e0 economica, la terza Sottocommissione, udita la relazione Corbi sui consigli di gestione, chiede che al momento opportuno sia statuita una norma la quale precisi i diritti dei lavoratori (tecnici, impiegati, operai) ed eventualmente degli utenti (per alcune imprese di servizi), a partecipare con rappresentanti democraticamente eletti all\u2019amministrazione delle imprese, ad affiancare con appositi Consigli la direzione tecnica delle aziende, ed infine determini la partecipazione dei lavoratori ed eventualmente degli utenti agli utili delle imprese ed agevoli nei casi favorevoli il passaggio della propriet\u00e0 delle imprese alle comunit\u00e0 dei lavoratori ed eventualmente anche degli utenti\u00bb.<\/p><p>ASSENNATO fa rilevare un inconveniente di carattere immorale, quello dei sopraprofitti di guerra. Non gli sembra che sia un modo di risolverlo estendendo il beneficio alla massa dei lavoratori.<\/p><p>FANFANI, premesso che il controllo dell\u2019economia dovrebbe evitare gli extra profitti, qualora per\u00f2 ci siano, dato che l\u2019inconveniente, andando a beneficio in una sola categoria, creerebbe il presupposto di un\u2019alterazione dell\u2019equilibrio sociale, ritiene opportuno che in questo caso si riconosca per legge la necessit\u00e0 di farne partecipi tutti i lavoratori.<\/p><p>Questa distribuzione potrebbe essere operata anche per mezzo di un\u2019imposta; per\u00f2 l\u2019imposta finir\u00e0 per polverizzare tutto e il lavoratore del gruppo pi\u00f9 interessato vedr\u00e0 che, nonostante l\u2019imposta, parte di questi extra profitti vanno all\u2019imprenditore e a lui non rester\u00e0 che l\u2019illusione che una parte del beneficio vada ai lavoratori.<\/p><p>TOGNI riconosce che l\u2019onorevole Fanfani ha fatto una esposizione completa e ha esaminato tutti gli aspetti del problema; personalmente poi lo ringrazia perch\u00e9 in modo completo ha accolto e trasformato nella sua formulazione quella che era ed \u00e8 la sua preoccupazione, ed \u00e8 lieto che egli abbia parlato di consiglio che affianca la direzione per dare aiuto, assistenza ecc. Per\u00f2 non condivide una responsabilit\u00e0 diretta tecnico-amministrativa, in quanto questa responsabilit\u00e0 \u00e8 inscindibile e risale in maniera pi\u00f9 vasta al consiglio di amministrazione, al quale i lavoratori potranno affluire.<\/p><p>Per ci\u00f2 che riguarda il rispetto della persona del lavoratore che si attiene alle condizioni del lavoratore dell\u2019azienda, va tenuto presente che questo compito \u00e8 ormai di fatto, e presto lo sar\u00e0 di diritto, in gran parte assegnato alle commissioni interne, le quali hanno la funzione di affiancamento della direzione per quanto riguarda le condizioni dei lavoratori nell\u2019ambito aziendale. Si dichiara favorevole ad accogliere l\u2019ordine del giorno proposto dall\u2019onorevole Fanfani, con talune lievi modifiche. La prima riguarda la dizione \u00abdirezione tecnica\u00bb che sostituirebbe col termine \u00abdirezione\u00bb, nel senso che la direzione non \u00e8 soltanto tecnica, ma anche amministrativa e commerciale, cio\u00e8 la direzione in senso lato, l\u2019organo esecutivo del consiglio di amministrazione. La seconda modifica \u00e8 relativa alle tre categorie: tecnici, impiegati ed operai, nella quale il termine \u00abtecnico\u00bb pu\u00f2 trarre in inganno, dato che esistono i tecnici non di categoria, mentre qui ci si riferisce alla categoria dei dirigenti. Sostituirebbe quindi con la parola \u00abdirigenti\u00bb il termine \u00abtecnici\u00bb.<\/p><p>FANFANI fa presente che in tal caso bisognerebbe specificare che i dirigenti non siano i proprietari.<\/p><p>TOGNI a questo riguardo pensa che bisogna riferirsi a quella che \u00e8 la situazione di fatto.<\/p><p>Una terza modifica si riferisce alla nomina diretta dei rappresentanti nei consigli, i quali dovrebbero essere democraticamente eletti dalle singole categorie. Con questo si porterebbe un elemento di chiarificazione, perch\u00e9 \u00e8 evidente che le singole categorie debbono proporre la nomina dei propri rappresentanti nel consiglio, nell\u2019ambito dei propri appartenenti.<\/p><p>CORBI, <em>Relatore<\/em>, poich\u00e9 l\u2019onorevole Fanfani nella sua ampia, chiara e limpida esposizione ha esposto il suo modo di vedere, dichiara che, in qualit\u00e0 di Relatore, preciser\u00e0 alcuni aspetti del problema, perch\u00e9 la discussione possa incamminarsi verso una conclusione.<\/p><p>Si riferisce innanzitutto ad un\u2019osservazione dell\u2019onorevole Togni, il quale si \u00e8 domandato come dovessero essere composti i consigli di gestione, ed ha citato il caso della <em>Fiat<\/em> di Torino, che presenta il carattere di un consiglio di gestione misto tra datori di lavoro e lavoratori, impiegati, reduci ecc. Dichiara subito che egli intende per consiglio di gestione non un consiglio composto esclusivamente di dipendenti, ma un consiglio del quale facciano parte e dipendenti e dirigenti, e anche rappresenti la classe padronale dell\u2019azienda stessa. Le funzioni di questi consigli di gestione, a suo modo di vedere, debbono avere due aspetti fondamentali: uno deliberativo e uno consultivo. Deliberativo per quanto riguarda l\u2019orientamento e lo sviluppo della capacit\u00e0 produttiva dell\u2019azienda, mentre sul problema dei costi e dei prezzi, sulla assunzione e licenziamento del personale, sull\u2019impiego delle materie prime e, per quanto riguarda la partecipazione al consiglio di amministrazione, ai consigli di gestione dovrebbe essere dato soltanto parere consultivo. Mandato consultivo dovrebbero avere per conoscere gli utili creati dall\u2019azienda e fare proposte sul loro impiego, per controllare il bilancio e il conto profitti e perdite.<\/p><p>Concorda sulla prima parte dell\u2019ordine del giorno Fanfani, dove propone di abbinare la discussione sui consigli di gestione con quella del controllo, ma dichiara di non poter accettare pienamente la seconda, in quanto ritiene che non si sia con ci\u00f2 conclusa la discussione sui consigli di gestione, e che su alcuni punti e funzioni si debba ancora discutere. \u00c8 soprattutto la parte riguardante la partecipazione agli utili, alla propriet\u00e0 e anche il potere deliberativo nei consigli di amministrazione che lo lascia molto dubbioso. Ritiene quindi che la proposta dell\u2019onorevole Fanfani debba essere tenuta presente e discussa, ma che non si possa per ora votare il suo ordine del giorno, perch\u00e9 darebbe come risoluto un problema che dalla risoluzione \u00e8 ancora lontano.<\/p><p>Osserva che l\u2019onorevole Fanfani ha fatto una premessa molto giusta rilevando come, per dovere di colleganza, egli abbia presentato l\u2019articolo cos\u00ec come era stato formulato dal collega Pesenti. Ma ci\u00f2 non significa che questo articolo sia intangibile e che non si possa trovare un modo di esprimersi che meglio risponda ai desideri comuni.<\/p><p>PRESIDENTE \u00e8 d\u2019avviso che l\u2019articolo sia redatto benissimo, meno la parola \u00abdirezione\u00bb che ritiene troppo limitativa.<\/p><p>FANFANI dichiara che non era nelle sue intenzioni di imporre un articolo sotto forma di ordine del giorno.<\/p><p>Tenendo conto delle osservazioni fatte, propone che nel suo ordine del giorno si dica: \u00abchiede che al momento opportuno sia <em>discussa<\/em> (e non statuita) una norma la quale precisi i diritti dei lavoratori, ed eventualmente degli utenti, a partecipare all\u2019amministrazione dell\u2019impresa\u00bb.<\/p><p>CORBI, <em>Relatore<\/em>, propone un altro ordine del giorno cos\u00ec formulato: \u00abLa terza Sottocommissione, udita la relazione Corbi, decide di discutere contemporaneamente il problema dei consigli di gestione e il problema del controllo di cui \u00e8 Relatore l\u2019onorevole Fanfani\u00bb.<\/p><p>FANFANI ritiene che sia inutile parlare del controllo, senza prima aver discusso la relazione in materia sindacale.<\/p><p>PRESIDENTE fa presente che si era gi\u00e0 deciso di discutere soltanto dei consigli di gestione e che, se si deve votare un articolo, deve riguardare tale argomento.<\/p><p>TAVIANI non crede che si possa fare un solo articolo esclusivamente per i consigli di gestione. Se un tale articolo fosse messo in votazione, egli voterebbe contro. L\u2019argomento pu\u00f2 trovare invece posto in un articolo di carattere generale che tratti della partecipazione dei lavoratori alla vita aziendale e del controllo dello Stato.<\/p><p>PRESIDENTE rileva che molte Costituzioni moderne hanno dedicato un articolo a tale argomento.<\/p><p>DOMINED\u00d2, <em>Correlatore<\/em>, propone che nella seduta pomeridiana si affronti il tema dei consigli di gestione con l\u2019intesa che, se la discussione metta in evidenza che, insieme all\u2019intervento dei lavoratori nella consulenza tecnica dell\u2019azienda, si debba tener conto anche di un intervento nel consiglio di amministrazione o di altre forme di partecipazione, queste materie saranno pure oggetto di discussione.<\/p><p>(<em>Resta cos\u00ec stabilito<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE rinvia il seguito della discussione alla seduta pomeridiana.<\/p><p>La seduta termina alle 13.10.<\/p><p><em>Erano presenti:<\/em> Assennato, Corbi, Domined\u00f2, Fanfani, Federici Maria, Ghidini, Marinaro, Noce Teresa, Rapelli, Taviani, Togni.<\/p><p><em>Assenti giustificati:<\/em> Canevari, Colitto, Merlin Angelina, Mol\u00e8.<\/p><p><em>Assenti:<\/em> Giua, Lombardo e Paratore.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Versione PDF ASSEMBLEA COSTITUENTE COMMISSIONE PER LA COSTITUZIONE TERZA SOTTOCOMMISSIONE 22. 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