{"id":5166,"date":"2023-10-15T23:03:08","date_gmt":"2023-10-15T21:03:08","guid":{"rendered":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=5166"},"modified":"2023-10-23T13:14:13","modified_gmt":"2023-10-23T11:14:13","slug":"giovedi-5-settembre-1946","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=5166","title":{"rendered":"GIOVED\u00cc 5 SETTEMBRE 1946"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"5166\" class=\"elementor elementor-5166\" data-elementor-post-type=\"post\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-199db65 elementor-section-full_width elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"199db65\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-5da8882\" data-id=\"5da8882\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-e471b54 elementor-align-right elementor-widget elementor-widget-button\" data-id=\"e471b54\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"button.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-button-wrapper\">\n\t\t\t\t\t<a class=\"elementor-button elementor-button-link elementor-size-sm\" href=\"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/19460905sed009ss.pdf\" target=\"_blank\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-content-wrapper\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-icon\">\n\t\t\t\t<i aria-hidden=\"true\" class=\"icon icon-view\"><\/i>\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-text\">Versione PDF<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-81c7c87 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"81c7c87\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>ASSEMBLEA COSTITUENTE<\/p><p>COMMISSIONE PER LA COSTITUZIONE<\/p><p>SECONDA SOTTOCOMMISSIONE<\/p><p>9.<\/p><p>RESOCONTO SOMMARIO<\/p><p>DELLA SEDUTA DI GIOVED\u00cc 5 SETTEMBRE 1946<\/p><p>PRESIDENZA DEL PRESIDENTE <strong>TERRACINI<\/strong><\/p><p><strong>INDICE<\/strong><\/p><p><strong>Sull\u2019ordine dei lavori<\/strong><\/p><p>Presidente \u2013 Cappi \u2013 Lussu.<\/p><p><strong>Organizzazione costituzionale dello Stato<\/strong><\/p><p>(<em>Seguito della discussione<\/em>)<\/p><p>La Rocca \u2013 Bozzi \u2013 Lussu \u2013 Patricolo \u2013 Calamandrei \u2013 Tosato \u2013 Porzio \u2013 Targetti \u2013 Einaudi \u2013 Fabbri \u2013 Amendola \u2013 Vanoni \u2013 Presidente \u2013 Mortati \u2013 Conti \u2013 Mannironi \u2013 Bulloni \u2013 Grieco \u2013 Perassi.<\/p><p>La seduta comincia alle 17.<\/p><p>Sull\u2019ordine dei lavori.<\/p><p>PRESIDENTE, poich\u00e9 taluni colleghi hanno espresso il desiderio di stabilire una specie di calendario dei lavori sufficientemente preciso, avverte che il problema \u00e8 alquanto delicato perch\u00e9 \u00e8 necessario evitare le interruzioni, dato che i lavori della Sottocommissione, anche col ritmo attuale, sono destinati a durare a lungo. Comunque, domanda se vi sono al riguardo proposte concrete sulle quali sia possibile un accordo.<\/p><p>CAPPI propone che il sabato si tenga seduta al mattino e non se ne tenga il luned\u00ec.<\/p><p>LUSSU ricorda che \u00e8 preannunziata la convocazione dell\u2019Assemblea Costituente per uno dei prossimi giorni.<\/p><p>PRESIDENTE osserva che nei giorni in cui l\u2019Assemblea fosse convocata, i lavori della Sottocommissione dovrebbero adattarsi alla situazione. Mette quindi ai voti la proposta di tenere da oggi in poi seduta nel pomeriggio alle 17 tutti i giorni, salvo il sabato in cui si terrebbe alle 9, facendo riposo la domenica e il luned\u00ec.<\/p><p>(<em>\u00c8<\/em> <em>approvata<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Seguito della discussione sull\u2019organizzazione costituzionale dello Stato.<\/p><p>LA ROCCA dichiara che egli \u00e8 favorevole ad una Repubblica parlamentare, nel senso di una Repubblica con un tipo di Governo parlamentare, che, per\u00f2, dovr\u00e0 avere sue caratteristiche particolari, che costituiranno delle innovazioni sostanziali. Ma, questo aspetto della questione sar\u00e0 esaminato in un secondo tempo, cio\u00e8 quando si discuteranno i rapporti tra i poteri.<\/p><p>Si hanno tre tipi generali di Governo, con delle variet\u00e0, nella pratica, caratterizzate dalle modalit\u00e0 di organizzazione e dallo spirito con cui funzionano gli istituti: il tipo presidenziale, il direttoriale e il parlamentare. Questi tre tipi sono prodotti della evoluzione storica e se, in misura variabile, appaiono come applicazioni di una teoria e di un principio, questa teoria e questo principio riflettono essi stessi delle circostanze storiche.<\/p><p>Tutti questi Governi democratici hanno pi\u00f9 organi; il legislativo, l\u2019esecutivo e il giudiziario, che compiono funzioni diverse e sono concepiti come poteri distinti. L\u2019esistenza di poteri distinti corrispondenti ad una divisione di funzioni proviene, in generale, da una causa politica e da un principio: nel regime di transizione che condusse alla democrazia, il re conservava il potere esecutivo, mentre il potere legislativo era rappresentato dagli organi che rispecchiavano la volont\u00e0 popolare.<\/p><p>I sostenitori del liberalismo videro nella separazione dei poteri un mezzo per indebolire lo Stato e per proteggere l\u2019individuo contro l\u2019arbitrio del potere. L\u2019esperienza ha dimostrato che la separazione dei poteri concepita in una maniera ristretta, \u00e8 una impossibilit\u00e0 e un assurdo. Comunque, la dottrina della separazione dei poteri, che gi\u00e0 si trova nella politica aristotelica e che Montesquieu ha elevato a sistema, ha avuto una parte capitale nella formazione dei tre diversi regimi democratici. L\u2019impronta e la struttura stessa di questi regimi differiscono secondo il grado di separazione dei poteri che si \u00e8 potuto realizzare.<\/p><p>Il regime presidenziale risponde all\u2019idea di una separazione netta tra i due poteri. Il parlamentare, invece, crea dei poteri distinti; ma prevede ed organizza la loro collaborazione. Il direttoriale \u00e8 qualche cosa di mezzo tra i due regimi, in quanto ha la stabilit\u00e0 dell\u2019esecutivo propria del presidenziale e ha l\u2019esecutivo espresso dal legislativo, come il parlamentare.<\/p><p>Del regime presidenziale, fondato sulla netta separazione dei poteri (l\u2019esecutivo da un lato, il legislativo da un altro), il modello \u00e8 offerto dagli Stati Uniti. Ne parla unicamente per far notare \u2013 e non a caso ha detto che questi Governi sono prodotti dalla evoluzione storica \u2013 e per dimostrare che, se un regime ha avuto un esperimento felice in un determinato clima storico, trasportato altrove potrebbe dare dei frutti quanto mai diversi.<\/p><p>\u00c8 inutile rievocare come sorse la Costituzione di Filadelfia: si ebbe l\u2019idea di difendere i diritti del cittadino e la libert\u00e0 degli Stati particolari, pure subendo l\u2019influenza della cos\u00ec detta Costituzione inglese. Quindi, un Presidente che praticamente aveva tutto il potere del re d\u2019Inghilterra \u2013 salvo ad essere elettivo e non ereditario \u2013 e, d\u2019altra parte, un legislativo che costituiva un freno, un contrappeso ai poteri dell\u2019esecutivo. Infatti, il Presidente detiene da solo l\u2019esecutivo e il Gabinetto \u00e8 formato di Ministri che sono dei suoi agenti, investiti della sua fiducia personale.<\/p><p>Egli ha il diritto di messaggio, di veto legislativo e di nomina dei funzionari; il legislativo vota le leggi. Il Presidente, per la realizzazione della sua politica, ha bisogno dell\u2019assenso del Congresso; quindi tutte le manovre del Presidente, per il tramite dei suoi amici ed anche per effetto dei suoi messaggi. Il Senato ha l\u2019arma dell\u2019approvazione dei trattati, onde \u00e8, praticamente, il cimitero dei trattati, come \u00e8 avvenuto nel caso del trattato di pace al tempo di Wilson; poi, il Congresso \u2013 cio\u00e8 i Senatori e i rappresentanti della Camera \u2013 votano il bilancio e accordano o non accordano l\u2019approvazione. Questo, detto in generale, determina possibilit\u00e0 di conflitti non appena non si stabilisce l\u2019accordo tra i due poteri. Quando il Presidente praticamente \u00e8 l\u2019espressione del partito che ha la maggioranza del Congresso, ha modo di applicare puramente e semplicemente la sua politica; ma, poich\u00e9 la Camera si rinnova di continuo, la maggioranza in favore del Presidente pu\u00f2 diventare minoranza e allora si determina la situazione di conflitto: a meno che il Presidente non abbia una grande personalit\u00e0, come \u00e8 qualche volta avvenuto nella storia (come, a prescindere da Washington, nel caso di Lincoln, che aveva una tale autorit\u00e0 da raccogliere senz\u2019altro il consenso generale), egli \u00e8 costretto a fare una politica di stagnazione. Ad ogni modo, anche questo sistema \u00e8 stato possibile ed \u00e8 possibile in America, perch\u00e9 ivi funziona il sistema dei due partiti: i vecchi federalisti e gli anti-federalisti, che poi sono diventati i democratici e i repubblicani; due partiti pi\u00f9 o meno conservatori. Gli Stati Uniti, per la loro situazione geografica e per le favorevoli condizioni economiche, non sono agitati da grandi convulsioni interne e in materia di politica internazionale non hanno da temere attacchi; quindi, tutte le loro questioni si riducono a questioni di protezionismo e di intervento o di isolazionismo, che sono pure questioni di grande importanza e di grande peso.<\/p><p>Ma questo regime, che ha avuto esito pi\u00f9 o meno positivo negli Stati Uniti, non pu\u00f2 essere assolutamente preso a modello da altri Stati. A parte la circostanza che, trapiantato nell\u2019America Latina, ha dato luogo agli inconvenienti che tutti conosciamo, cio\u00e8 ha spianato la via alle dittature, il regime presidenziale in Europa ha avuto una sua attuazione col regime consolare, al tempo di Napoleone, e con quello della Repubblica del \u201948, che ha spianato la via al secondo bonapartismo in Francia. E c\u2019\u00e8 di pi\u00f9. Nel dopoguerra una Costituzione ha cercato di innestare l\u2019elemento presidenziale sul tipo parlamentare: la Costituzione di Weimar, fatta da dottrinari, con a capo Preuss, ha cercato di dare vita in Germania al parlamentarismo, che non vi \u00e8 mai esistito, ma ha tenuto a creare un esecutivo forte, cio\u00e8 una figura di Presidente che aveva tutti i poteri del vecchio Imperatore e per giunta il famoso potere dell\u2019articolo 48, col quale aboliva praticamente i princip\u00ee fondamentali della Costituzione. Ebbene, questa Costituzione \u00e8 stato il ponte gettato sul caos politico della Germania per dodici anni, per condurla alla dittatura terroristica di Hitler.<\/p><p>Questa \u00e8 l\u2019esperienza del regime presidenziale.<\/p><p>Nelle attuali condizioni e nelle condizioni che eventualmente potranno crearsi in Italia \u2013 perch\u00e9 non ci si deve fermare alla considerazione del momento in cui la Costituzione \u00e8 formata, ma bisogna prevedere gli sviluppi futuri \u2013 un Presidente eletto dal popolo potrebbe ritenersi indipendente anche di fronte al legislativo e quindi come una specie di dittatore, e poich\u00e9 della dittatura tutti ne hanno abbastanza, a prescindere dalle altre ragioni, il regime presidenziale non ha alcuna possibilit\u00e0 di vita nel nostro Paese.<\/p><p>Il regime direttoriale, che ha avuto il suo modello in Svizzera, \u00e8 un regime in cui l\u2019esecutivo \u00e8 costituito da un insieme di membri, da un direttorio, senza un vero e proprio capo dello Stato a capo del Governo. Questo direttorio ha una durata fissa, cio\u00e8 non pu\u00f2 essere revocato. Per\u00f2, cos\u00ec come \u00e8 stato concepito in Svizzera, l\u2019esecutivo non \u00e8 se non un commesso agli ordini del legislativo; perci\u00f2, essendo espressione del legislativo, non pu\u00f2 trovarsi in conflitto con questo. Anche il regime direttoriale in Europa ha avuto altri precedenti, quanto mai pericolosi: la Costituzione del fruttidoro dell\u2019Anno III, fondata sul principio della netta separazione dei poteri, col timore dell\u2019onnipotenza del legislativo e con la consegna dell\u2019esecutivo al direttorio, che cre\u00f2 le premesse per la nascita del primo bonapartismo. C\u2019\u00e8 sempre da preoccuparsi di tutto quello che ci pu\u00f2 anche lontanamente portare all\u2019apertura di un varco verso la dittatura.<\/p><p>V\u2019\u00e8 infine il regime parlamentare, il quale ha avuto la sua culla in Inghilterra e di cui \u00e8 bene parlare pi\u00f9 minutamente.<\/p><p>L\u2019Inghilterra ha avuto un suo processo, una sua formazione lenta. Anzitutto \u00e8 un Paese che non ha una vera e propria Costituzione scritta: la Costituzione inglese \u00e8 fatta di frammenti, di prassi, di princip\u00ee accettati dalla consuetudine, pi\u00f9 che scritti. Comunque, anche la lettera della Costituzione non risponde alla realt\u00e0 pratica. Ivi il Capo dello Stato, il re costituzionale, ha tutti i poteri dell\u2019esecutivo e qualche potere del legislativo, perch\u00e9 ha la sanzione legislativa, ma praticamente non \u00e8 che una ruota accessoria nel meccanismo: \u00e8 Capo dello Stato, Capo delle forze armate, dichiara la guerra, conclude la pace, conclude e ratifica i trattati, ha potere di grazia e diritto di sciogliere la Camera, ma praticamente \u00e8 una figura secondaria, anche se pu\u00f2 avere il suo prestigio, che deriva dalla tradizione. In Inghilterra il potere esecutivo e legislativo \u00e8 il Gabinetto; ma questo per particolari circostanze storiche, che non si sono riprodotte in nessun Paese d\u2019Europa e che difficilmente vi si possono riprodurre. In Inghilterra, praticamente il Gabinetto ha la direzione legislativa, perch\u00e9 \u00e8 esso che propone le leggi, che sono puramente e semplicemente approvate dal Parlamento, e conduce la politica governativa. Il Gabinetto inglese \u00e8 il Comitato della maggioranza parlamentare; cio\u00e8, l\u2019esecutivo \u00e8 la vera espressione della volont\u00e0 del legislativo, ossia della maggioranza del legislativo, perch\u00e9, gi\u00e0 da quando il parlamentarismo \u00e8 sorto, fin dal secolo XVIII, si sono delineati due partiti: prima i <em>wighs<\/em> e i <em>tories<\/em>, poi i conservatori e i liberali. I liberali sono poi scomparsi, sostituiti dai laburisti; e si hanno due partiti, disciplinati e organizzati, che si mantengono compatti e costituiscono, or l\u2019uno or l\u2019altro, la maggioranza, per il modo di scrutinio che consente la eliminazione dei piccoli gruppi e permette \u2013 con l\u2019abbassamento della Camera dei Lords, la Camera dei Comuni \u00e8 diventato organo onnipotente \u2013 di mandare alla Camera dei Comuni una maggioranza compatta, che pu\u00f2 sostenere un Governo e gli pu\u00f2 dar modo di svolgere fino all\u2019ultimo tutta la sua politica. Cos\u00ec il Governo ha stabilit\u00e0 e sicurezza, perch\u00e9 non pu\u00f2 in alcun modo dubitare di essere seguito da questa maggioranza parlamentare, che \u00e8 il partito che esprime il Gabinetto e soprattutto il partito, che nel suo capo, nel suo <em>leader<\/em> designa anche il Primo Ministro. Fin dal tempo di Pitt e di Napoleone si \u00e8 delineata la figura del Primo Ministro, che \u00e8 colui il quale tiene il timone, designa i Ministri, propone al re lo scioglimento della Camera. Il Re in Inghilterra non si \u00e8 mai opposto alla volont\u00e0 del Primo Ministro, le cui proposte di legge sono senz\u2019altro accettate. Cosicch\u00e9, mentre la Camera dei Comuni sembra onnipotente, in realt\u00e0 essa \u00e8 docile seguace dell\u2019indirizzo e delle direttive del Gabinetto.<\/p><p>Ora, queste condizioni particolari del parlamentarismo inglese non si possono riprodurre n\u00e9 si sono riprodotte finora altrove. Ed in Francia, che si \u00e8 pure retta col sistema parlamentare, il parlamentarismo nella pratica \u00e8 stato quanto mai diverso dal sistema inglese. Mentre in Inghilterra abbiamo avuto un esecutivo forte e fornito del potere di scioglimento, cio\u00e8 un esecutivo espresso dal legislativo, che aveva sicurezza di durata, in Francia ha finito col prevalere la forma del Governo di Assemblea, di un governo cio\u00e8, che non si soprappone alla Camera, ma \u00e8 un esecutivo alle dipendenze del legislativo, con tutte le debolezze, le crisi e le paralisi che ne sono derivate.<\/p><p>Afferma che egli \u00e8 favorevole al sistema parlamentare. Senza esaminare la questione dei rapporti fra i poteri, di cui si discuter\u00e0 in un secondo tempo, rileva come nel sistema parlamentare debba essere riconosciuto il principio che nella Repubblica italiana, unitaria, indivisibile, democratica, la radice della sovranit\u00e0 sta esclusivamente nel popolo, da cui emana ogni potere. Lo Stato si deve organizzare in modo che la sovranit\u00e0 sia esercitata con i poteri legislativo, esecutivo e giudiziario, i quali, provenendo dalla stessa unica fonte, non siano separati e tanto meno opposti, ma ripartiti in modo razionale tra gli organi chiamati ad attuare la volont\u00e0 popolare, unica fonte della sovranit\u00e0 e del potere. Si deve, cio\u00e8, creare la unit\u00e0 armonica dei poteri, non secondo la concezione di Montesquieu, ma secondo quella di Rousseau, con la istituzione di un\u2019Assemblea rappresentativa popolare che nello stesso tempo sia legislativa ed esecutiva, elabori la legge e ne controlli l\u2019esecuzione, esamini, critichi e decida, sorvegli l\u2019osservanza delle sue decisioni. All\u2019ordine giudiziario, con piena indipendenza della magistratura, spetta applicare la legge ai casi concreti, nel diritto pubblico e privato, per il rispetto dell\u2019ordinamento giuridico.<\/p><p>BOZZI osserva che le relazioni dell\u2019onorevole Mortati e dell\u2019onorevole Conti e l\u2019intervento dell\u2019onorevole Einaudi, nella cui esposizione si sentiva circolare la vita vissuta, hanno in sostanza posto in evidenza come i due sistemi, presidenziale e parlamentare, nella prassi, nella consuetudine non siano poi cos\u00ec opposti l\u2019uno all\u2019altro come, secondo uno schematismo troppo rigido, potrebbe apparire: vi sono dei temperamenti e dei tentativi di avvicinamento, sia in linea di fatto, sia mediante la predisposizione di specifici congegni costituzionali. Sussistono per\u00f2 dei connotati costituzionali che individuano e differenziano l\u2019un regime dall\u2019altro.<\/p><p>Senza fare una esposizione di diritto pubblico comparato, come ha gi\u00e0 fatto egregiamente il collega La Rocca, rileva che il tipo presidenziale, nel suo modello classico nordamericano, \u00e8 caratterizzato da questo fatto, che il Presidente \u00e8 il Capo effettivo, il titolare, il padrone \u2013 come \u00e8 stato qui detto con una frase assai efficace \u2013 del potere esecutivo. Vi \u00e8 separazione netta fra esecutivo e legislativo; onde le possibilit\u00e0 di attriti, di disarmonie, ecc. e, quindi, le difficolt\u00e0 di agire del regime presidenziale, e la mancanza costituzionalmente organizzata di un controllo parlamentare sull\u2019esecutivo.<\/p><p>Un tipo diverso \u00e8 il sistema parlamentare in cui si ha una compenetrazione e una collaborazione fra esecutivo e legislativo, tanto che si \u00e8 potuto parlare di confusione di poteri anzich\u00e9 di divisione: vi si attua una divisione di lavoro e di funzioni.<\/p><p>Le idee che esporr\u00e0 non sono nuove e nemmeno peregrine; ma sarebbe un errore ricercare di proposito ci\u00f2 che \u00e8 peregrino e ci\u00f2 che \u00e8 nuovo. Bisogna richiamarsi ai vecchi princip\u00ee collaudati dall\u2019esperienza; vedere le deformazioni, le degenerazioni che questi princip\u00ee hanno subito per varie cause, e porre dei rimedi, affinch\u00e9 queste cause non si riproducano.<\/p><p>Il fine che si deve perseguire \u00e8 quello di foggiare una Costituzione che renda possibile un equilibrio stabile e un\u2019intima collaborazione fra i diversi poteri. Il principio fondamentale \u2013 come ha esattamente sottolineato l\u2019onorevole La Rocca \u2013 deve essere che ogni potere attinge la sua fonte di legittimazione dal popolo. Da qui deriva la necessit\u00e0 della collaborazione fra i poteri per l\u2019attuazione di questa unica volont\u00e0 popolare che sottost\u00e0 ad ogni potere. Al popolo deve essere riservata una funzione d\u2019intervento diretto ed attivo nelle decisioni politiche; ed esso deve costituire l\u2019ultima istanza alla quale si pu\u00f2 ricorrere per la risoluzione delle crisi e la riequilibrazione dei poteri. L\u2019equilibrio naturalmente presuppone un congegno costituzionale di controlli e di limiti. Ogni potere deve essere efficiente nella sfera delle sue attribuzioni, ma non deve essere dominato, n\u00e9 a sua volta dominare gli altri poteri, altrimenti l\u2019equilibrio verrebbe meno.<\/p><p>L\u2019esigenza che pi\u00f9 spiccatamente si \u00e8 manifestata anche dopo la guerra del 1914-18, \u00e8 quella del rafforzamento del potere esecutivo sotto il profilo della stabilit\u00e0 e dell\u2019efficienza. Ci\u00f2 non fu possibile in alcuni Paesi, come in Italia, per varie ragioni, e soprattutto per le degenerazioni parlamentaristiche. Si disse allora che era la crisi della democrazia; viceversa la crisi era rappresentata dal parlamentarismo, da questa forma patologica del sistema parlamentare. Il parlamentarismo ruppe l\u2019equilibrio: il potere legislativo, degenerando, prese il sopravvento sull\u2019esecutivo; onde quelle facili crisi, con la conseguente instabilit\u00e0 del potere esecutivo che tutti conosciamo e che hanno poi aperta la via all\u2019affermazione dei regimi dittatoriali. Rottura, quindi, di equilibrio per il prepotere del legislativo sull\u2019esecutivo, con conseguenti effetti funesti.<\/p><p>Ma altrettanto gravi e funesti sarebbero gli effetti qualora l\u2019equilibrio si dovesse rompere in senso inverso, se cio\u00e8 si creasse un sistema in cui costituzionalmente il potere esecutivo avesse una posizione di preminenza sul potere legislativo. Perci\u00f2 egli \u00e8 contrario al sistema presidenziale, che rappresenta una forma di accentramento di poteri la quale, trapiantata in Italia, potrebbe tralignare in forme dittatoriali. La migliore difesa contro il pericolo di futuri regimi autoritari e dittatoriali sta appunto nel rafforzamento dell\u2019esecutivo. Ma bisogna vedere come il rafforzamento dell\u2019esecutivo si possa ottenere nel quadro di un regime parlamentare; ed a suo avviso ci\u00f2 deve ottenersi attuando una forma di collaborazione fra il legislativo e l\u2019esecutivo: questo in tanto potr\u00e0 essere forte ed efficiente in quanto tragga di continuo la fiducia dal legislativo.<\/p><p>Si dice che vi \u00e8 il pericolo delle crisi. Anzitutto \u00e8 da dire che le crisi non sempre sono un male; alle volte sono il rimedio per sanare un male, per ricostituire quell\u2019equilibrio ch\u2019era stato infranto da un dissidio determinatosi fra questi poteri. Le crisi sono un male, una forma patologica del sistema parlamentare, quando siano artificiosamente create, quando siano manifestazioni della degenerazione del sistema parlamentare, cio\u00e8, di quel prepotere del Parlamento sull\u2019esecutivo. Quindi occorre preoccuparsi di congegnare dei dispositivi che rendano impossibile o per lo meno attenuino il manifestarsi delle crisi artificiose. Ritiene perci\u00f2 che occorra orientarsi verso una architettura costituzionale che, schematicamente e senza entrare in particolari, riservandone la discussione ad altre sedi, espone cos\u00ec:<\/p><ol><li><em>a<\/em>) si deve attribuire una posizione di indipendenza al Presidente della Repubblica, che dovrebbe essere eletto non gi\u00e0 dal popolo (perch\u00e9 ci\u00f2 darebbe una eccessiva autorit\u00e0 al Capo dello Stato, turbando quel rapporto di equilibrio di cui ha parlato) e nemmeno soltanto dal Parlamento riunito in un organo risultante dalla somma della Camera dei Deputati e del Senato (perch\u00e9 ci\u00f2 porterebbe all\u2019inconveniente in senso contrario, di far dipendere troppo sommessamente il Capo dello Stato dalle due Camere), ma da un Collegio misto costituito dal Parlamento, cio\u00e8 dalle due Camere, e da rappresentanti di altre forze sociali, secondo criteri che potranno essere determinati e studiati in seguito. Inoltre, il Capo dello Stato deve essere il titolare di una potest\u00e0 effettiva \u2013 concetto messo bene in evidenza ieri dall\u2019onorevole Ambrosini \u2013 perch\u00e9 \u00e8 estremamente pericoloso creare organi meramente decorativi, inutili. Tutto ci\u00f2 che \u00e8 inutile pu\u00f2 essere anche dannoso e pericoloso. E tra i poteri che il Capo dello Stato dovrebbe avere \u00e8 quello di nomina del Primo Ministro e di scioglimento della Camera dei Deputati. In sostanza il Capo dello Stato dovrebbe essere il supremo moderatore della vita politica, titolare di quella che \u00e8 stata definita \u00abpotest\u00e0 neutra\u00bb;<\/li><li><em>b<\/em>) il Governo deve avere la fiducia delle due Camere, ossia di quell\u2019organo che si potrebbe chiamare l\u2019Assemblea nazionale. L\u2019idea dell\u2019onorevole Mortati, che, per assicurare la stabilit\u00e0 del Governo, questo dovrebbe avere una durata minima, irriducibile \u2013 egli proponeva due anni, quasi come in un sistema direttoriale \u2013 non gli appare accettabile. La vera forza dell\u2019esecutivo deve essere attinta dalla fiducia immanente espressa dal legislativo che detiene e manifesta la volont\u00e0 popolare. Vi sono i pericoli delle crisi; ma le crisi artificiose si eliminano mediante altri congegni costituzionali, disciplinando, cio\u00e8, costituzionalmente l\u2019istituto del voto di fiducia. In quasi tutte le Costituzioni del dopo-guerra vi \u00e8 una disciplina del voto di fiducia, al fine di evitare le crisi di sorpresa, macchinate nei corridoi dei Parlamenti. Anche nella legge che governa la nostra Assemblea Costituente, all\u2019articolo 3 vi \u00e8 una certa disciplina, da tenere in considerazione, del voto di fiducia. In sostanza i princip\u00ee fondamentali sono questi: che la mozione di sfiducia deve essere scritta e sottoscritta da un certo numero di Deputati e motivata; deve essere comunicata preventivamente a tutti i Deputati; deve venire in discussione dopo che i Deputati ne abbiano avuto conoscenza. La mozione di sfiducia, per determinare la caduta del Ministero dovrebbe conseguire una maggioranza qualificata. Si porrebbe cos\u00ec un freno alle crisi artificiose e si assumerebbero pi\u00f9 nettamente le responsabilit\u00e0 di fronte al Paese. Si pu\u00f2 pensare anche che, dopo un secondo voto di sfiducia, il Parlamento automaticamente si sciogliesse;<\/li><li><em>c<\/em>) si deve, infine, dare rilievo costituzionale autonomo alla figura del Primo Ministro. Se non si ha paura delle parole, \u00e8 in sostanza la figura del Cancelliere; del Cancelliere che qui attinge il titolo della sua legittimazione dalla Camera e indirettamente quindi dalla volont\u00e0 popolare.<\/li><\/ol><p>Non si nasconde che l\u2019adozione del sistema parlamentare a tipo Primo Ministro pu\u00f2 incontrare in Italia delle difficolt\u00e0, soprattutto per il sistema pluralistico dei partiti e per la necessit\u00e0 \u2013 qui si fa una facile profezia \u2013 che per molto tempo ancora i governi siano costituiti sulla base di coalizioni. Perci\u00f2 non \u00e8 facilmente prevedibile che le forze politiche che entrano nella coalizione possano accettare la loro subordinazione alla figura del Primo Ministro. Ma egli pensa che se fosse accettato questo sistema del Primo Ministro, il quale dovrebbe esprimere la direzione politica generale nel Governo ed esserne il responsabile, si potrebbe forse avere un correttivo pratico a quegli inconvenienti che dai regimi dei governi di coalizione scaturiscono, come l\u2019esperienza anche assai recente insegna.<\/p><p>Conclude questa breve delineazione del suo punto di vista, affermando sinteticamente che propende per un sistema a base parlamentare con correttivi intesi a mantenere uno stabile equilibrio e una collaborazione fra i poteri attraverso il rinsaldamento dell\u2019esecutivo.<\/p><p>LUSSU confessa di aver sentito il bisogno di un tipo di repubblica presidenziale in Italia quando era all\u2019estero. Tornato in Italia e vissuta l\u2019esperienza dei primi Governi di coalizione dell\u2019Esarchia e del presente Governo, si \u00e8 per\u00f2 convinto che quel tipo di Repubblica non \u00e8 adatto alla situazione politica italiana, specialmente in questo momento, in cui una radicale riforma costituzionale dovrebbe essere preceduta da riforme sociali, soprattutto nel campo industriale ed agrario, le quali dovrebbero dare al Paese una durevole stabilit\u00e0 interna.<\/p><p>Queste riforme non sono attuabili da un Governo di coalizione, in seno al quale non possono esser sopite le diversit\u00e0 ideologiche, mentre, nell\u2019ipotesi di un Governo di maggioranza che uscisse dalle prossime elezioni, il voler realizzare grandi riforme sociali potrebbe comportare il rischio di una situazione molto confusa, forse anche rivoluzionaria, cos\u00ec come potrebbe portare allo stesso risultato il non volerle realizzare. In una simile situazione, con una Repubblica di tipo presidenziale potrebbe determinarsi un irrigidimento delle parti in contrasto, col conseguente pericolo della guerra civile, mentre in un tipo di Repubblica parlamentare queste estreme conseguenze possono essere pi\u00f9 facilmente evitate dalla maggiore possibilit\u00e0 di manovre, di equilibrio, di transazioni tra i partiti.<\/p><p>Il suo avviso favorevole alla Repubblica parlamentare \u00e8 pertanto dovuto a considerazioni pratiche, mentre dal punto di vista teorico egli sarebbe favorevole alla Repubblica presidenziale. Non condivide infatti molte delle critiche formulate in proposito dall\u2019onorevole Einaudi. Non trova, fra l\u2019altro, fondato il concetto che il Presidente degli Stati Uniti d\u2019America perda il suo prestigio a mano a mano che copre i posti di cui pu\u00f2 disporre, e cio\u00e8 via via che diminuisce le sue possibilit\u00e0 di accontentare i sostenitori. Infatti, non sono rari i casi di rielezione del Presidente americano, il che dimostra che alcuni presidenti seppero conservare ed anzi rafforzare il proprio prestigio anche nel quarto anno della loro carica.<\/p><p>Anche l\u2019altro inconveniente denunciato dall\u2019onorevole Einaudi, relativo ai Comitati parlamentari, non \u00e8 sufficiente a demolire la tesi della repubblica presidenziale, trattandosi di inconvenienti che, sotto aspetti diversi, si presentano in tutti i regimi democratici.<\/p><p>Non crede esatta nemmeno l\u2019affermazione dell\u2019onorevole Einaudi, secondo cui lo Stato federale non sarebbe una garanzia contro il prepotere del Presidente: in America pi\u00f9 di una volta Stati federati hanno impedito che la volont\u00e0 del Presidente fosse eccessiva nei loro territori.<\/p><p>La realt\u00e0 dimostrata dall\u2019esperienza \u00e8 che i regimi democratici di tipo presidenziale funzionano bene nei Paesi in cui il problema sociale non \u00e8 sentito con eccessiva intensit\u00e0, come negli Stati Uniti e in Inghilterra, ove si ha una relativa pace sociale.<\/p><p>\u00c8 stato detto che negli Stati Uniti i due partiti che si sono alternati al potere vogliono in fondo le stesse cose. Ci\u00f2 pu\u00f2 dirsi a maggior ragione per l\u2019Inghilterra, ove tutti i partiti sono d\u2019accordo nell\u2019accettare il regime della Corona ed il presupposto che ogni conquista sociale debba essere ottenuta nella legalit\u00e0, secondo la volont\u00e0 dal Paese liberamente espressa. Ma negli Stati Uniti oggi la realt\u00e0 \u00e8 alquanto diversa, e precisamente da quando il Presidente Roosevelt con il <em>New Deal<\/em> ha dato forza politica ai sindacati operai: da allora, infatti, il partito democratico si \u00e8 evoluto in senso progressivo, mentre il partito repubblicano ha assunto le forme di partito conservatore. In Inghilterra, anche dopo che il partito liberale \u00e8 stato sostituito da quello laburista, un conservatore si sente molto pi\u00f9 sicuro e tranquillo, per quanto la politica laburista lo abbia gi\u00e0 molto spogliato, che non in Italia dove ai conservatori invece non \u00e8 stato ancor tolto nulla.<\/p><p>Queste considerazioni hanno importanza nella vita politica, perch\u00e9 non si pu\u00f2 non tener conto della situazione presente e del fermento che esiste. L\u00e0 dove la stabilit\u00e0 sociale non esiste, \u00e8 la crisi permanente. L\u2019esempio \u00e8 dato dagli Stati dell\u2019America Latina, ove si pu\u00f2 dire che ogni giorno si verifichi un colpo di stato e dove \u00e8 permanente una confusione anarcoide che noi difficilmente comprendiamo, anche a causa della distanza, ma che certo nulla ha da vedere con la stabilit\u00e0. L\u2019unico Stato che faccia eccezione \u00e8 l\u2019Uruguay, in cui non esiste una grande propriet\u00e0 agraria, ma soltanto la piccola propriet\u00e0: ivi la democrazia \u00e8 magnifica, come egli pu\u00f2 personalmente affermare per le conoscenze, se non profonde, assai notevoli che ha in materia.<\/p><p>La stabilit\u00e0 non c\u2019\u00e8 e non c\u2019\u00e8 stata n\u00e9 in Francia n\u00e9 in Italia. A differenza di quello che si verifica negli Stati Uniti d\u2019America e nell\u2019Inghilterra, i nostri Paesi continentali hanno esigenze ideali molto superiori. \u00c8 questo un fenomeno psicologico che si prolunga nella storia da Atene ad oggi: da noi si \u00e8 sempre alla ricerca di una societ\u00e0 migliore, e da questa caratteristica della nostra civilt\u00e0 occidentale deriva l\u2019instabilit\u00e0. La stessa crisi del dopo-guerra \u00e8 un prodotto di questa situazione di instabilit\u00e0. Egualmente \u00e8 accaduto in Francia, e non c\u2019\u00e8 rimedio. E allora bisogna adattare la nostra Costituzione alle nostre particolari esigenze, e non dimenticare che la crisi odierna \u00e8 una crisi che risale a vent\u2019anni, tanto in Francia quanto in Italia.<\/p><p>Perci\u00f2, pur avendo teoricamente estrema simpatia per una Repubblica presidenziale, egli riconosce che occorre stabilire un regime che sia accettato da tutti o dall\u2019immensa maggioranza, e per cui tutti si sentano partecipi della vita dello Stato. Non \u00e8 infatti possibile esasperare ancora la situazione; bisogna impedire la guerra civile; bisogna ricostruire, e ricostruire nella legalit\u00e0, altrimenti ci ridurremo alla situazione di un popolo barbaro. Ora, il Presidente parlamentare \u00e8 quello che ha maggiore possibilit\u00e0 di prestigio: non essendo legato troppo alla vita di alcun partito, egli pu\u00f2 correggere e regolare la situazione. Questo si vede oggi anche nel Presidente dell\u2019Assemblea Costituente che, pur essendo uomo di partito, raccoglie tutti i Deputati nella sua rappresentanza; e tutti i Deputati si sentono garantiti dalla sua presidenza. Cos\u00ec dev\u2019essere per la presidenza della Repubblica, se si vuole non correre i rischi che tutti conoscono.<\/p><p>Nella Repubblica parlamentare il Presidente deve avere, non solo un prestigio formale, ma soprattutto un prestigio sostanziale: non eccessivo, ma sostanziale. In Inghilterra il Re non pu\u00f2 intervenire ad una riunione del Consiglio dei Ministri, non perch\u00e9 alcuna legge glielo vieti, ma perch\u00e9 glielo impedisce la tradizione. Ci\u00f2 si \u00e8 verificato, storicamente, da quando un Re straniero ritenne inutile di intervenire perch\u00e9 non capiva l\u2019inglese: da quel momento nessun Re prese parte alle riunioni del Consiglio dei Ministri. In Francia, invece, il Presidente della Repubblica presiedeva il Consiglio dei Ministri in determinate circostanze, e si stabiliva cos\u00ec un maggiore contatto, una maggiore possibilit\u00e0 di esercitare la propria influenza, di correggere alcune deviazioni. Con alcuni correttivi si pu\u00f2 arrivare a questo.<\/p><p>Il Presidente dovrebbe essere eletto con elezione pura e semplice dalle due Camere e da queste soltanto, perch\u00e9 se si chiamassero a partecipare all\u2019elezione, per esempio, dei rappresentanti sindacali, questi finirebbero per esercitare un doppio diritto di voto.<\/p><p>Bisogna poi stabilire in qual modo il potere esecutivo pu\u00f2 avere una maggiore influenza. Ma, a questo scopo, non ha alcun valore il fatto che nella Carta Costituzionale il Primo Ministro sia considerato un uomo molto importante: se rappresenta una grande corrente politica, egli sar\u00e0 effettivamente un uomo rispettabile; ma, se rappresenta una corrente confusionaria, sar\u00e0 anch\u2019egli confusionario nella sua azione. La pratica importanza della nuova Costituzione dipender\u00e0 dai primi Presidenti del Consiglio dei Ministri: se essi saranno delle persone mediocri, la Carta Costituzionale non avr\u00e0 valore. Quello che occorre, dunque, \u00e8 aumentare il prestigio e l\u2019autorit\u00e0 della democrazia.<\/p><p>PATRICOLO osserva che dalle relazioni svolte ieri \u00e8 stata posta in luce una questione fondamentale, cio\u00e8 se la Costituzione debba ispirarsi o meno al concetto della divisione dei poteri dello Stato. \u00c8 stato osservato che il Governo presidenziale porterebbe al grave inconveniente della divisione dei poteri, intesa non come divisione delle funzioni di ciascun potere, ma come esclusione di ogni intervento di un potere sull\u2019altro.<\/p><p>Ora, quando si manifesta la preoccupazione che il potere esecutivo venga totalmente staccato dal potere legislativo e che non gli sia consentita la partecipazione alla funzione legislativa, si afferma un principio che urta con la divisione dei poteri, in quanto si teme che il potere esecutivo non abbia la funzione di legiferare. \u00c8 vero che il potere esecutivo in determinate occasioni, anche per motivi di competenza, pu\u00f2 convenientemente prendere l\u2019iniziativa delle leggi, e che la divisione sembrerebbe portare all\u2019inconveniente che il potere esecutivo non partecipasse all\u2019iniziativa della legislazione. Ma iniziativa non \u00e8 potere di legiferare. D\u2019altra parte, quando si dice che il potere legislativo nella Repubblica presidenziale \u00e8 separato dal potere esecutivo perch\u00e9 esso non ha la facolt\u00e0 di rovesciare un governo in quanto manca della possibilit\u00e0 di dare un voto di sfiducia, si afferma cosa che trae origine da un errore di valutazione sulle funzioni del Parlamento.<\/p><p>E su questo vorrebbe richiamare l\u2019attenzione.<\/p><p>A suo avviso il Parlamento, che \u00e8 espressione della volont\u00e0 popolare, ha innanzi tutto una funzione legislativa, quale espressione di uno dei poteri dello Stato, nel modo in cui sono stati finora considerati; ma ha anche una funzione strettamente politica di vigilanza e di controllo sui poteri statali, funzione che gli viene appunto dalla sua rappresentanza politica. Questo punto \u00e8 necessario approfondire prima di procedere oltre nella discussione.<\/p><p>Quando si parla di maggiore o minore influenza del potere legislativo sull\u2019esecutivo in relazione alla possibilit\u00e0 o meno di rovesciare un governo, non si tiene presente che questa non \u00e8 funzione precipua del potere legislativo, ma di un\u2019Assemblea che ha la rappresentanza politica del popolo. Quindi quando si dice che la Repubblica presidenziale impedisce al potere legislativo di partecipare attivamente a questo controllo del potere esecutivo si dice cosa inesatta, perch\u00e9 ci\u00f2 che si impedisce al Parlamento \u00e8 soltanto d\u2019influire, col suo controllo, sul potere esecutivo, ci\u00f2 che \u00e8 costituzionalmente in tutti gli Stati democratici; senza con ci\u00f2 coinvolgere la funzione legislativa del Parlamento.<\/p><p>Perci\u00f2 ritiene che in una Costituzione democratica si debba tendere principalmente a limitare le possibilit\u00e0 del potere esecutivo di esorbitare dai limiti delle sue funzioni e competenze; mentre non deve preoccupare il fatto che il potere legislativo, rappresentato dai Deputati eletti dalla volont\u00e0 popolare, possa avere una funzione di vigilanza e di controllo sugli altri poteri dello Stato.<\/p><p>Onde, mentre \u00e8 da accettare come principio ormai acquisito alla scienza del diritto ed alla dottrina, quello della divisione dei poteri dello Stato, \u00e8 anche da ammettere che questa divisione sia inerente alle funzioni degli organi dei vari poteri e non all\u2019estensione delle attribuzioni politiche del Parlamento.<\/p><p>Nel medesimo tempo occorre trovare una forma di collaborazione fra i tre poteri che permetta, principalmente ed essenzialmente al potere legislativo, in quanto rappresentante della volont\u00e0 popolare, di vigilare e controllare gli altri poteri dello Stato.<\/p><p>Se queste premesse al problema dell\u2019ordinamento dei poteri saranno accettate dalla Sottocommissione, questa potr\u00e0 approvare un ordine del giorno nel quale siano fissati quei concetti e che pu\u00f2 dar luogo ad uno sviluppo della discussione sui poteri; perch\u00e9 quando siano stabilite l\u2019indipendenza e la divisione dei poteri, si potranno pi\u00f9 concretamente inquadrare i vari poteri in armonia a questo principio di ordinamento giuridico.<\/p><p>Propone quindi il seguente ordine del giorno:<\/p><p>\u00abPremesso che la Costituzione del nuovo Stato italiano deve ispirarsi ai concetti di una sana democrazia;<\/p><p>considerato che la forma di Governo pi\u00f9 rispondente alle esigenze dell\u2019attuale situazione politica italiana \u00e8 quella della Repubblica parlamentare;<\/p><p>ritenuto che l\u2019ordinamento giuridico dello Stato debba uniformarsi al principio della divisione e indipendenza dei poteri;<\/p><p>riconosciuto che il Parlamento, rappresentante della volont\u00e0 popolare, oltre alla sua funzione legislativa, ha anche una funzione politica di vigilanza e di controllo su tutti i poteri dello Stato;<\/p><p>propone che lo schema di Costituzione, che sar\u00e0 presentato all\u2019approvazione della Costituente, risponda alle seguenti esigenze di ordine giuridico e politico:<\/p><p>1\u00b0) adozione della forma di governo parlamentare;<\/p><p>2\u00b0) rispetto della divisione ed autonomia dei poteri;<\/p><p>3\u00b0) riconoscimento delle funzioni politiche di vigilanza e di controllo del Parlamento sui poteri dello Stato\u00bb.<\/p><p>CALAMANDREI ritiene di essere il solo che abbia qualche simpatia, nonostante la discussione, per la Repubblica presidenziale. Crede che il risultato di questa discussione sia piuttosto scoraggiante, tanto per i fautori della Repubblica presidenziale, in quanto ve n\u2019\u00e8 uno solo, che \u00e8 lui, quanto per i fautori della repubblica parlamentare, che sono tutti gli altri, perch\u00e9 tutti, a quanto sembra, sono d\u2019accordo nel ritenere che le costituzioni non servono a cambiare la situazione sociale quale \u00e8 in realt\u00e0. Questo ha affermato l\u2019onorevole Mortati nella sua relazione, in cui ha concluso dicendo che con le disposizioni si pu\u00f2 fare assai poco. Quel che conta \u00e8 quello che c\u2019\u00e8 sotto. \u00c8 quello che ha detto ieri l\u2019onorevole Einaudi, il quale ha spiegato che la repubblica presidenziale funziona bene negli Stati Uniti perch\u00e9 l\u00e0 v\u2019\u00e8 il sistema dei due partiti, e che in Inghilterra funziona altrettanto bene il regime parlamentare, perch\u00e9 anche in Inghilterra ci sono i due partiti; e dove non esistono i due partiti ma c\u2019\u00e8 una pluralit\u00e0, uno sminuzzamento dei partiti, non funziona bene n\u00e9 la repubblica presidenziale, n\u00e9 quella parlamentare. Questa sembra la conclusione alla quale \u00e8 poi arrivato l\u2019onorevole Lussu, il quale, in sostanza, ha detto che in Italia sussiste il pericolo della guerra civile; onde occorre alla testa dello Stato un uomo che cerchi di evitarla.<\/p><p>Pur riconoscendo che la Costituzione non \u00e8 che la forma cui si deve far aderire la sostanza sociale, crede che si possa avere una certa fiducia nella efficacia pedagogica delle leggi. La legge non basta a modificare la realt\u00e0, ma pu\u00f2 essere uno degli stimoli per introdurre anche nella vita politica il costume, il quale venga a modificare questa realt\u00e0 sociale.<\/p><p>Nell\u2019attuale situazione italiana, quale delle due forme di Repubblica, presidenziale o parlamentare, pu\u00f2 sembrare pi\u00f9 idonea a contribuire al ristabilimento o allo stabilimento di un costume politico che faccia gradatamente avvicinare l\u2019Italia ai paesi in cui funziona la democrazia? La democrazia, per funzionare, deve avere un Governo stabile: questo \u00e8 il problema fondamentale della democrazia. Se un regime democratico non riesce a darsi un governo che governi, esso \u00e8 condannato.<\/p><p>A chi dice che la repubblica presidenziale presenta il pericolo delle dittature, ricorda che in Italia si \u00e8 veduta sorgere una dittatura non da un regime a tipo presidenziale, ma da un regime a tipo parlamentare, anzi parlamentaristico, in cui si era verificato proprio il fenomeno della pluralit\u00e0 dei partiti e della impossibilit\u00e0 di avere un governo appoggiato ad una maggioranza solida che gli permettesse di governare. Quindi il problema \u00e8 questo: come si fa a far funzionare una democrazia che non possa contare sul sistema dei due partiti che, in Italia, in questo momento non esiste e che ancora per qualche tempo non esister\u00e0, ma che deve invece funzionare sfruttando o attenuando gli inconvenienti di quella pluralit\u00e0 dei partiti la quale non pu\u00f2 governare altro che attraverso un governo di coalizione? Cio\u00e8: qual \u00e8 la forma dello Stato che meglio serve a far funzionare un governo di coalizione, impedendo quelle crisi a ripetizione che sono la rovina della democrazia, quella rovina che, se non fosse evitata, ricondurrebbe inevitabilmente, a pi\u00f9 o meno lontana scadenza, ad una dittatura? Le dittature sorgono non dai governi che governano e che durano, ma dalla impossibilit\u00e0 di governare dei governi democratici.<\/p><p>Premesso questo, quelle cautele pratiche che sono state suggerite da vari colleghi per garantire che nella Repubblica parlamentare si abbia stabilit\u00e0 di governo, sono veramente efficaci a questo scopo?<\/p><p>\u00c8 stato detto che bisogner\u00e0 regolare la mozione di sfiducia, renderla difficile. Ma le crisi nei governi di coalizione avvengono indipendentemente dai voti di sfiducia: cos\u00ec oggi stesso in tutti i giornali si leggono allarmi di crisi, indipendentemente da qualsiasi voto di sfiducia. \u00c8 il governo di coalizione che non ha coesione, che si frantuma. Quindi \u00e8 inutile emettere disposizioni che regolino e rendano difficile il voto di sfiducia, quando il pericolo \u00e8 proprio nella scarsa solidit\u00e0 dei governi di coalizione.<\/p><p>D\u2019altra parte, gli sembra poco efficace anche la cautela da altri suggerita di far annunziare dal Capo del Governo un programma di lavoro, la cui approvazione assicuri automaticamente al Ministero una certa durata. \u00c8 stato qui autorevolmente e lealmente spiegato come questa cautela sia assai illusoria e come, nonostante questa cautela, si possa arrivare ad una crisi il giorno dopo in cui il messaggio ha conseguito la maggioranza.<\/p><p>In conclusione: si pu\u00f2 trovare un mezzo pratico pi\u00f9 efficace di quelli proposti?<\/p><p>Tutti sanno che questo \u00e8 un momento in cui in Italia ogni Governo, per potere esplicare un\u2019opera efficace, deve avere la sicurezza di poter lavorare tranquillamente su un piano da svolgersi non con provvedimenti alla giornata, ma in un periodo di tre, quattro o cinque anni. Quindi \u00e8 un problema che sorge proprio dalla tragica situazione italiana, dalla necessit\u00e0 di piani la cui realizzazione sia resa possibile dalla stabilit\u00e0 del governo. E allora, vi sono dei mezzi pi\u00f9 efficaci di quelli proposti per garantire questa stabilit\u00e0?<\/p><p>Non \u00e8 tanto questione di nome: Repubblica presidenziale o parlamentare. Ammesso pure che anche in Repubblica parlamentare il Presidente, cio\u00e8 il Capo dello Stato, debba essere al disopra dei partiti, nominato non come corifeo di un programma politico, ma come organo equilibratore che sta al disopra dei partiti, l\u2019essenziale \u00e8 che non il Capo dello Stato, ma il Capo del Governo abbia la sicurezza di poter governare. V\u2019\u00e8 modo di dare questa sicurezza? Se questo modo non esiste, comunque si voti, alla fine, sull\u2019ordine del giorno, rimarr\u00e0 in tutti un senso di imbarazzo e di delusione: si saranno votate delle formule, ma non si sar\u00e0 trovato il modo di contribuire efficacemente a risolvere la situazione italiana.<\/p><p>In queste condizioni, se altri mezzi pi\u00f9 efficaci non vengono suggeriti, egli rimane attaccato alla Repubblica presidenziale. In questa, poich\u00e9 il Presidente, per riuscire eletto, deve conseguire la met\u00e0 dei voti, \u00e8 necessario che si formi una coalizione, uno schieramento di due gruppi di partiti; e poich\u00e9 l\u2019elezione avviene su un programma del Presidente, \u00e8 pi\u00f9 facile che su questo programma si formi una coalizione che abbia probabilit\u00e0 di essere pi\u00f9 stabile di quella illusoria che si pu\u00f2 invece attendere dai sistemi proposti da chi d\u00e0 la preferenza alla Repubblica parlamentare.<\/p><p>Per queste ragioni voter\u00e0 contro l\u2019ordine del giorno del collega Patricolo.<\/p><p>TOSATO rileva che l\u2019onorevole Calamandrei ha fatto un\u2019esposizione del pi\u00f9 alto rilievo, perch\u00e9 ha posto nei suoi termini veramente essenziali la questione della preferenza da dare ad una forma di governo piuttosto che ad un\u2019altra. Dice in sostanza l\u2019onorevole Calamandrei che, ove si riuscisse a trovare una forma, pure inquadrata nel tipo di governo parlamentare, che veramente assicurasse la stabilit\u00e0 del governo, egli potrebbe aderire alla forma di governo parlamentare; ma, poich\u00e9 non vede questa possibilit\u00e0, o per lo meno questa possibilit\u00e0 non traspare ancora dalle proposte che su questo argomento sono state fatte dagli altri colleghi, dati gli attuali urgenti problemi della vita politica italiana, egli \u00e8 favorevole alla forma di governo presidenziale. In sostanza, l\u2019onorevole Calamandrei domanda se nel senso da lui chiesto vien fatta qualche proposta. A questa domanda intende dare una risposta, a titolo puramente personale.<\/p><p>La discussione si \u00e8 impostata da principio sulla scelta fra la forma di governo presidenziale e la forma di governo parlamentare. Ora, da un punto di vista generale, e naturalmente intendendo per governo presidenziale quello che \u00e8 secondo lo schema teorico classico, egli crede che la forma di Governo presidenziale non sia adattabile all\u2019Italia, perch\u00e9 nascerebbe snaturata e non potrebbe conseguire gli effetti che soli potrebbero giustificarne la scelta. Nascerebbe snaturata perch\u00e9 il Governo presidenziale presuppone l\u2019esistenza di due partiti e quando il Presidente fosse, viceversa, designato da una coalizione, cio\u00e8 in seguito ad un compromesso fra due partiti, nella migliore delle ipotesi, cio\u00e8 nel caso che il compromesso funzionasse, si avrebbe un Presidente con poteri di fatto limitati, appunto perch\u00e9 legato dal compromesso che sta alla sua origine. D\u2019altra parte la repubblica presidenziale non permetterebbe in Italia al Presidente, sempre per la pluralit\u00e0 dei partiti, di attuare la politica governativa, in quanto questa implichi e si traduca nell\u2019adozione di date leggi. \u00c8 facilmente prevedibile un contrasto permanente fra Governo e Camera.<\/p><p>Trova esattissimi i rilievi fatta dall\u2019onorevole Einaudi, il quale ha richiamato alla considerazione che, di fatto, il governo presidenziale si sta notevolmente avvicinando alla forma di governo parlamentare. Tuttavia esiste pur sempre tra governo presidenziale e governo parlamentare una differenza fondamentale: nel governo presidenziale, a differenza di ci\u00f2 che avviene nel governo parlamentare, il periodo di durata degli organi costituzionali \u00e8 predeterminata, in un periodo fisso dalla costituzione; e questo elemento del periodo fisso, che assicura la stabilit\u00e0 dei supremi organi dello Stato, \u00e8 un elemento che in Italia forse, pi\u00f9 che a giovamento e a rafforzamento del potere esecutivo, potrebbe condurre all\u2019indebolimento di esso.<\/p><p>Resta un importante elemento comune al governo parlamentare ed a quello presidenziale, e cio\u00e8 che sia nell\u2019una che nell\u2019altra forma impera il principio della divisione dei poteri, in quanto le funzioni fondamentali dello Stato sono attribuite costituzionalmente a gruppi di organi diversi fra di loro, di modo che un atto di una determinata funzione che non venga emanata dall\u2019organo competente \u00e8 costituzionalmente invalido.<\/p><p>Questo \u00e8 un elemento fondamentale da tener presente, perch\u00e9 ove si arrivasse ad ammettere una forma di governo con assoluta confusione di poteri, si perderebbe una delle caratteristiche fondamentali dello Stato moderno. Con una forma qualsiasi di confusione del potere legislativo e del potere esecutivo, si cancellerebbe, per lo meno dal punto di vista tecnico, giuridico, costituzionale, la garanzia della libert\u00e0 moderna. Fermo il principio della divisione dei poteri, vero \u00e8 tuttavia che nel governo parlamentare il Governo \u00e8 l\u2019espressione delle Camere. Ci\u00f2 non significa per\u00f2 confusione di poteri. Nel governo parlamentare vero e proprio, non degenerato in governo di assemblea, titolare dell\u2019attivit\u00e0 di governo, appunto per la divisione dei poteri, \u00e8 sempre il Governo e non le Camere. Nel governo parlamentare le Camere controllano il governo; il governo deve avere necessariamente la fiducia della Camera, ma il governo \u00e8 governo e il legislativo \u00e8 il legislativo; e questa \u00e8 una esigenza fondamentalissima nella vita dello Stato moderno, n\u00e9 occorre richiamare le esperienze, che hanno avuto conclusioni tragiche, di molte costituzioni che, dopo la guerra del 1914-18, hanno instaurato forme di governo parlamentari in cui il governo era, in definitiva, schiavo e commesso del legislativo.<\/p><p>Di un governo non si pu\u00f2 indubbiamente fare a meno ed a questo proposito bisogner\u00e0 chiarire anche un altro concetto, e cio\u00e8 che nell\u2019ordinamento dei poteri indubbiamente il potere legislativo ha il primato, perch\u00e9 titolare della funzione legislativa dalla quale dipendono i limiti per tutti gli organi dello Stato; ma questo primato teorico, giuridico, dovuto alla natura della funzione, \u00e8 tuttavia accompagnato da un primato effettivo, sostanziale dell\u2019esecutivo, perch\u00e9 uno Stato senza un esecutivo stabile ed efficiente, che dia impulso e vita all\u2019intero organismo statale, non pu\u00f2 funzionare.<\/p><p>Il problema italiano sorge proprio qui. In generale, si \u00e8 d\u2019accordo nel preferire la forma di governo parlamentare. Sono ben presenti tuttavia le esigenze fondamentali proprie del governo parlamentare e l\u2019esigenza soprattutto di una forma di governo che assicuri un esecutivo stabile ed efficiente, specie in questo momento in cui si deve compiere lo sforzo della ricostruzione. Data la situazione politica italiana, come si pu\u00f2 assicurare in Italia una forma di governo che corrisponda a questo requisito?<\/p><p>Se si vuole evitare la degenerazione del governo parlamentare in governo di assemblea, cio\u00e8, in concreto, in governo dei comitati direttivi dei partiti dominanti, non vi sono che due possibilit\u00e0. Una \u00e8 quella di procedere alla regolamentazione dei voti di sfiducia e alla fissazione di un periodo minimo di vita al governo che abbia ottenuto l\u2019approvazione delle Camere. Non crede che in Italia, data la pluralit\u00e0 e il profondo contrasto dei partiti, si possa per tal modo efficacemente ovviare alla intrinseca debolezza e precariet\u00e0 dei governi. Personalmente condivide quindi la sfiducia manifestata dall\u2019onorevole Calamandrei circa gli accorgimenti finora proposti per stabilizzare il governo parlamentare. La disciplina dei voti di sfiducia ha una influenza relativa. La determinazione costituzionale di una certa durata del governo che abbia ottenuto il voto di fiducia della Camera urta contro il fatto rilevato dall\u2019onorevole Calamandrei, che le crisi di governo sono di regola extraparlamentari, perch\u00e9, data la situazione politica in Italia, i governi sono governi di coalizione e la crisi avviene recisamente per dissoluzione interna della coalizione.<\/p><p>Dato questo, bisogna ricorrere ad un\u2019altra soluzione, che non pu\u00f2 esser data che dal contemperamento, da una specie di \u00abcontaminazione\u00bb del governo presidenziale con il governo parlamentare. Questa contaminazione, per\u00f2, non dovrebbe avvenire nel senso tentato della Costituzione di Weimar, la quale ha creduto di risolvere il problema attraverso un irrobustimento dei poteri del Capo dello Stato. Il tentativo tedesco, checch\u00e9 si dica in contrario, ha dato un pessimo risultato. La contaminazione fra il governo presidenziale e il governo parlamentare dovrebbe avvenire nel senso di un potenziamento della figura del Presidente del Consiglio, il quale fosse espressione della volont\u00e0 della Camera, ma avesse la effettiva possibilit\u00e0 di governare.<\/p><p>La soluzione che egli suggerisce, quindi, \u00e8 questa: un Capo dello Stato distinto dal Capo del Governo, che sia un elemento di moderazione, imparziale, cio\u00e8 in possesso delle cosiddette funzioni neutre; ma che abbia, sia pure limitato con ogni avvedutezza, il potere, in determinati momenti, di dissoluzione delle Camere nel caso di gravi difficolt\u00e0 fra governo e Camere stesse. Quanto al Capo del Governo, non ritiene essenziale, nella forma di governo parlamentare che la sua nomina debba esser fatta dal Capo dello Stato, ma la crede utile in Italia, per la situazione particolare in cui ci troviamo. All\u2019inizio di ogni legislatura le due Camere dovrebbero riunirsi e designare il Presidente del Consiglio su una lista presentata dal Presidente della Repubblica, dopo le normali consultazioni degli esponenti della vita politica. Le consultazioni fatte dal Presidente della Repubblica dovrebbero servire appunto alla formazione della lista dei candidati alla Presidenza del Consiglio. Su questa lista le Camere dovrebbero votare, ed il candidato che ottenesse la maggioranza sarebbe designato Presidente del Consiglio e quindi nominato dal Presidente della Repubblica. (Pu\u00f2 darsi che nessuno dei candidati ottenga la maggioranza ed allora \u2013 necessit\u00e0 fa legge \u2013 bisogner\u00e0 fare in una seconda votazione utile anche la maggioranza relativa). Il Presidente cos\u00ec designato e successivamente nominato dal Presidente della Repubblica dovrebbe godere la fiducia parlamentare. Si potrebbe tuttavia accettare il principio che, una volta fatta questa designazione, il nuovo Presidente del Consiglio si presumesse assistito dalla fiducia parlamentare e quindi potesse senz\u2019altro durare in carica finch\u00e9 la fiducia parlamentare non gli venisse meno. Per il voto di sfiducia dovrebbe richiedersi che sia presentata al Presidente della Repubblica una mozione di censura, firmata da almeno un terzo dei membri delle Camere, e motivata. Il Capo dello Stato dovrebbe quindi convocare le Camere, e se la mozione di sfiducia venisse approvata dalla maggioranza, il primo firmatario della mozione dovrebbe essere senz\u2019altro considerato come Presidente designato al governo. Se fossero presentati pi\u00f9 voti di sfiducia, si dovrebbe considerare come primo designato il primo firmatario della mozione che avesse ottenuta la maggioranza relativa; ma in questo caso il Presidente della Repubblica dovrebbe avere il potere di procedere allo scioglimento delle Camere.<\/p><p>Si riserva di presentare nei suoi lineamenti concreti la proposta accennata, che gli sembra dia affidamento di un governo parlamentare stabile ed efficiente. Conclude affermando che in ogni caso, ove tale inderogabile esigenza non potesse venire soddisfatta, esprimerebbe senz\u2019altro la sua preferenza per una forma di governo presidenziale.<\/p><p>PORZIO dichiara che ha tutte le apprensioni e le preoccupazioni dell\u2019onorevole Calamandrei, come quelle dell\u2019onorevole Tosato.<\/p><p>Credeva che la questione della scelta fra Repubblica parlamentare e Repubblica presidenziale fosse stata gi\u00e0 decisa, quando egli era stato forzatamente assente; ma constata che tutta la discrepanza sta su questo punto: se v\u2019\u00e8 modo di assicurare un Governo stabile in regime di repubblica parlamentare. Egli crede di aver trovato questo modo che \u00e8 molto semplice: abolire la proporzionale. Se si considera la proporzionale come intangibile, si fa un discorso a rime obbligate, ma non si riesce ad armonizzare la discussione.<\/p><p>Quando ci sar\u00e0 un Governo di maggioranza, quando cio\u00e8 il corpo elettorale sar\u00e0 chiamato a discutere su un programma di governo e su questo programma si sar\u00e0 costituita la maggioranza, si avr\u00e0 la forza, l\u2019autorit\u00e0 ed il prestigio del Capo del Governo e si avr\u00e0 la stabilit\u00e0 del Governo. Quando invece ci si trova di fronte ad una situazione elettoralistica nella quale si improvvisano i partiti, non si avr\u00e0 mai una stabilit\u00e0 di governo e le discussioni saranno inutili perch\u00e9 non daranno mai la stabilit\u00e0. La Francia si tormenta in una crisi da anni, perch\u00e9 ha la proporzionale. L\u2019Italia si \u00e8 tormentata nel dopoguerra in quelle convulsioni che tutti sanno perch\u00e9 aveva la proporzionale e non \u00e8 stato mai possibile creare un Governo di maggioranza. Questo \u00e8 l\u2019inconveniente che l\u2019Assemblea dovrebbe cercare di risolvere ed in questo modo essa darebbe veramente all\u2019Italia una Costituzione stabile, che abbia autorit\u00e0, forza e potere per impedire la guerra civile. Questo \u00e8 quello che desiderano tutti i presenti, qui riuniti per il solo desiderio di difendere la Repubblica e di darle stabilit\u00e0 e forza con un governo veramente libero, che mostri che l\u2019Italia \u00e8 degna della democrazia che ha conquistato.<\/p><p>Ci saranno sempre i cento partiti, ma i cento partiti ad un certo momento deporranno le armi per pronunciarsi su un programma del Governo e, approvandolo o non approvandolo, formeranno la maggioranza.<\/p><p>Un Presidente del Consiglio, che presenta un programma su cui chiama il Paese a pronunciarsi, comincia a creare quello stato della pubblica coscienza che \u00e8 destinato a formare le due correnti per le quali l\u2019America e l\u2019Inghilterra prosperano ed hanno stabilit\u00e0 di regime.<\/p><p>Quando fu compiuto il primo esperimento della proporzionale, piccole ambizioni di uomini, piccole avidit\u00e0 di potere, erano veramente dei massi che si mettevano nelle ruote. Riconosce di essersi illuso, a quell\u2019epoca, anche lui, ma quando la proporzionale fu adottata, bast\u00f2 la pi\u00f9 piccola questione, per esempio la nomina di un segretario della Camera, perch\u00e9 si potesse dire che il Governo era stato battuto. E fu cos\u00ec che l\u2019Italia ebbe Mussolini.<\/p><p>TARGETTI osserva che l\u2019ordine del giorno Perassi chiama la Sottocommissione a decidere fra le due forme di Repubblica, presidenziale o parlamentare, e gli argomenti in favore di una soluzione o dell\u2019altra sono stati esposti. Ora, non si tratta di entrare nei particolari del tipo di Repubblica parlamentare, perch\u00e9 questo \u00e8 un argomento a s\u00e9, tant\u2019\u00e8 che nell\u2019ordine del giorno Perassi si accenna a quei provvedimenti che dovranno essere presi per assicurare la stabilit\u00e0 del Governo. Quindi, allo stato attuale si tratta di risolvere il problema posto dall\u2019onorevole Calamandrei: le difficolt\u00e0 di dare stabilit\u00e0 al Governo di tipo parlamentare sono tali da far preferire l\u2019altro sistema?<\/p><p>Crede che ciascuno debba aver gi\u00e0 fatto dentro di s\u00e9 questo esame, ed i Commissari socialisti, per esempio, per quante difficolt\u00e0 possa incontrare il problema di dare stabilit\u00e0 al govern\u00f2 della Repubblica di tipo parlamentare, non voteranno mai una Repubblica di forma presidenziale.<\/p><p>Ritiene inutile far perdere del tempo per portare ancora argomenti a dimostrazione di questa tesi, ma desidera dire all\u2019onorevole Porzio che se egli avesse ragione, bisognerebbe che fosse vero che il collegio uninominale sia stato in Italia una grande scuola di civilt\u00e0 e di educazione politica, mentre egli ha in proposito molti dubbi.<\/p><p>La proporzionale ha molti difetti, anche perch\u00e9 \u00e8 quasi impossibile trovare sistemi elettorali perfetti. Potr\u00e0 essere corretta; ma che i difetti debbano far dimenticare che il collegio uninominale fu sempre scuola di incultura politica non gli sembra possibile.<\/p><p>N\u00e9 crede si possa veramente dire che sussista oggi un pericolo di guerra civile. Ma se vi fossero ragioni storiche o politiche per scatenare una guerra civile, il sistema uninominale non potrebbe certamente superare il loro formarsi.<\/p><p>EINAUDI ha fatto, nella precedente seduta, un confronto tra il sistema presidenziale americano e il sistema parlamentare inglese; ha cercato di dimostrare che il sistema americano si avvia, e pi\u00f9 si propone che si avvii, a sistemi simili a quelli del metodo parlamentare e, d\u2019altro canto, il sistema parlamentare non \u00e8 pi\u00f9 quello che era una volta, ma \u00e8 ispirato sostanzialmente al concetto della scelta da parte dell\u2019elettorato del Capo del Governo, che \u00e8 il <em>leader<\/em>, seguito dalla maggioranza parlamentare. Poich\u00e9 si \u00e8 limitato a questo paragone ed a questa analisi quasi storica dei due sistemi, gli \u00e8 stato chiesto quali siano le sue conclusioni.<\/p><p>Le sue conclusioni sono semplicemente queste: che, in fondo, ove si accettassero due concetti fondamentali, la distinzione tra l\u2019uno e l\u2019altro metodo consisterebbe esclusivamente nel modo di nomina del Capo dello Stato. Ma le condizioni necessarie affinch\u00e9 la distinzione tra i due regimi si limiti al metodo di nomina del Presidente sono queste: anzitutto, che il Presidente, che \u00e8 nominato dal popolo, debba nominare il suo Gabinetto, in parte notevole se non in tutto, tra uomini i quali abbiano la fiducia delle due Camere; e in secondo luogo, che ci sia qualcuno \u2013 e potr\u00e0 essere il Capo dello Stato, se c\u2019\u00e8 divisione tra Capo dello Stato e Capo del Governo, o il Capo del Governo se questa divisione non c\u2019\u00e8 \u2013 il quale abbia il diritto di scioglimento delle Camere. A queste condizioni la differenza si riduce soltanto a questo, che il Presidente sia nominato dal popolo, oppure dalle due Assemblee riunite, oppure dalle due Assemblee riunite insieme con altri corpi.<\/p><p>Ma questa non \u00e8 una distinzione essenziale.<\/p><p>Le questioni di primo piano sono queste: i membri del Gabinetto devono avere la fiducia delle due Camere? E il Capo dello Stato distinto dal Capo del Governo, o l\u2019unico che ricopre le due funzioni, deve avere il diritto di scioglimento delle due Camere? Personalmente egli risponde in senso affermativo, confermando che, a suo avviso, la differenza nel metodo di nomina del Capo dello Stato, tra sistema presidenziale e parlamentare, non \u00e8 fondamentale.<\/p><p>Desidera aggiungere che qualunque sistema si adotti, serve poco, se non sussistono altre condizioni, fra le quali l\u2019essenziale non \u00e8 che le due Camere abbiano maggiore o minore potere nel governo, ma \u00e8 che le Camere abbiano una vera libert\u00e0 di discussione, perch\u00e9 un governo libero non \u00e8 libero perch\u00e9 sia presidenziale o parlamentare; un governo \u00e8 libero se nelle due Camere e nel paese esiste libert\u00e0 completa ed assoluta di discussione.<\/p><p>La libert\u00e0 nasce dalla libert\u00e0 della discussione e, se c\u2019\u00e8 libert\u00e0 di discussione, allora pu\u00f2 nascere anche un altro effetto, importantissimo, che si pu\u00f2 indicare sotto l\u2019espressione di \u00abadesione della minoranza alla maggioranza\u00bb. Un qualunque provvedimento legislativo che sia stabilito esclusivamente sulla base di un voto di maggioranza, d\u00e0 luogo ad un\u2019azione di governo che pu\u00f2 darsi ma non \u00e8 affatto sicuro che incontri successo. Perch\u00e9 questo successo abbia, \u00e8 necessario che il voto di maggioranza sia stato preceduto da una discussione, non solo nelle due Camere, ma oltre che nelle due Camere, nella stampa e che la stampa goda di una piena ed assoluta libert\u00e0 di discussione, cos\u00ec che, quando si arriva al voto, la minoranza si trovi in tale condizione da essere costretta ad ubbidire volenterosamente e spontaneamente alla deliberazione presa dalla maggioranza. Se non si arriva a questa condizione di cose, se non si creano organismi tali per cui vi sia di fatto un\u2019ampia, completa discussione e questa completa discussione abbia luogo anche fuori delle due Camere, non si arriver\u00e0 mai a quello stato di cose per cui la minoranza si persuade che deve consentire a collaborare con la maggioranza. Se a questo punto non si arriva, si avranno sempre discordie civili col mutare della maggioranza e si potr\u00e0 giungere all\u2019estremo di lotte e guerre civili.<\/p><p>A questo riguardo confessa di essere \u2013 come \u00e8 stato sempre e come ha dichiarato anche alla Consulta, ove ha parlato contro la proporzionale senza curarsi dell\u2019opinione del suo Partito \u2013 completamente contrario alla proporzionale e nettamente favorevole al collegio uninominale. Non crede affatto che le elezioni debbano avvenire su programmi di partiti. Questi programmi di partito in tutti i paesi sono pure forme; ma nella realt\u00e0, tanto negli Stati Uniti, quanto in Inghilterra, gli elettori votano per questo o per quell\u2019uomo; fanno una scelta, non fra idee, ma fra uomini; una scelta tra due uomini nei quali gli uni elettori hanno fiducia e gli altri no. E questa scelta si fa dagli elettori tra uomini che essi conoscono.<\/p><p>In tutti i Paesi, in cui esiste la proporzionale, si formano nelle Camere dei partiti che ubbidiscono ai capi. Allora la discussione cessa; oppure, se si fa, non ha per effetto quello di convertire qualcuno; \u00e8 un parlare a vuoto, e gi\u00e0 preventivamente si conosce l\u2019esito della votazione. In queste condizioni non esiste parlamento, non esiste discussione, non esiste la condizione fondamentale della libert\u00e0 politica, che \u00e8 esclusivamente la libert\u00e0 di discussione.<\/p><p>Queste sono soltanto alcune delle ragioni, che lo fanno contrario alla proporzionale. Altra ragione fondamentale \u00e8 questa: che la proporzionale moltiplica i partiti, accanto ai due o tre partiti di massa, onde viene a mancare l\u2019equilibrio necessario ad una vera e propria discussione e non si ha una votazione nella quale coloro i quali si sono lasciati persuadere dalle buone ragioni degli avversari, modifichino il proprio atteggiamento. La proporzionale moltiplica i partiti, perch\u00e9 non appena si ha la possibilit\u00e0 di ottenere un quoziente in un collegio pi\u00f9 o meno grande, si forma un partito per ottenerlo.<\/p><p>Per conseguenza non crede che, anche se si adotti il criterio che il Gabinetto debba avere la fiducia delle due Camere, e che qualcuno debba avere il diritto di scioglimento delle due Camere, il sistema, qualunque sia, possa per s\u00e9 avere l\u2019effetto di dare quello che si vuole ottenere, ossia un Governo stabile. L\u2019esistenza di un Governo stabile dipende da tanti fattori, tra i quali importantissimo quello della libert\u00e0 piena e completa della discussione, che vuol dire capacit\u00e0 e possibilit\u00e0 di persuadere gli avversari. E questa possibilit\u00e0 non c\u2019\u00e8, quando le elezioni sono dominate da partiti irreggimentati, come quelli che hanno prodotto la Costituente.<\/p><p>FABBRI domanda se, fra gli eventuali espedienti per dare una certa stabilit\u00e0 al Governo, non sia il caso di codificare le modalit\u00e0 del voto di sfiducia. Pensa che sia difficile dare efficacia e conseguenze politiche ai rimedi cui accennavano gli onorevoli Mortati e Bozzi; ma si domanda: se, per esempio, fosse stabilito nella Costituzione che il voto di sfiducia al Governo in carica implichi automaticamente lo scioglimento di quello dei rami del Parlamento che il voto di sfiducia ha dato e l\u2019obbligo da parte del Gabinetto in carica di fare le elezioni in base ad un programma, quali sarebbero le conseguenze riguardo alla stabilit\u00e0 del Governo?<\/p><p>Non vuol dire che sia questo il toccasana: ma qui si cercano dei rimedi di carattere legislativo; mentre il rimedio di una disciplina del voto di sfiducia, che implicasse come conseguenza di fatto la permanenza in carica del Governo che il voto di sfiducia ha avuto, va talmente contro il costume politico italiano, da infrangere ogni disciplina. Se, invece, si stabilisse che il voto di sfiducia dato ad un ramo del Parlamento implica automaticamente lo scioglimento della Camera che lo ha emesso e quindi la consultazione popolare sul programma che il Governo sarebbe invitato ad esporre al Paese, si avrebbe una remora al voto di sfiducia infinitamente maggiore di quanto taluno possa pensare.<\/p><p>AMENDOLA, ascoltando le chiare dissertazioni che qui sono state fatte sui vari tipi di Governo, \u00e8 andato col ricordo alle lezioni di diritto costituzionale che, nel 1927, ascoltava all\u2019universit\u00e0 di Napoli. Il fascismo imperversava e il professore illustrava le caratteristiche dello Stato italiano: lo definiva, sulla base della Costituzione, monarchico-parlamentare e discuteva perch\u00e9 fosse parlamentare e non costituzionale. Discussioni che urtavano contro qualche cosa che era nella coscienza, perch\u00e9 era un tentativo di inserire la realt\u00e0 concreta della nostra storia in formule che restavano vuote.<\/p><p>Si \u00e8 parlato del tentativo di dare alla nostra democrazia condizioni di stabilit\u00e0 con norme legislative. \u00c8 evidente che una democrazia deve riuscire ad avere una sua stabilit\u00e0, se vuole governare e realizzare il suo programma; ma, non \u00e8 possibile ricercare questa stabilit\u00e0 in accorgimenti legislativi da inserire nella Costituzione. In realt\u00e0, questa instabilit\u00e0, che \u00e8 stata caratteristica di regimi democratici nel corso di questo secolo, ha radici nella situazione politica e sociale, non nella Costituzione stessa. Questo \u00e8 tanto vero, che nessuno Stato, neppure l\u2019Inghilterra dal 1920 al 1940 ha avuto vita politica cos\u00ec rosea come si \u00e8 mostrato di credere. Per due volte la maggioranza laburista eletta dal popolo, nel corso della legislatura ha dovuto cambiare basi politiche; ed anche nelle maggioranze conservatrici si sono avute modificazioni.<\/p><p>L\u2019instabilit\u00e0 \u00e8 stata determinata da fatti politici e sociali, legati all\u2019intervento nella vita politica delle grandi forze popolari, che nel secolo scorso erano assenti. L\u2019entrata di queste forze politiche, inquadrate nei partiti socialisti e nei sindacati, ha creato le condizioni delle crisi, caratterizzate dalla resistenza dei ceti interessati ed ostili a rinnovamenti politici e sociali. La crisi del dopoguerra e del fascismo non \u00e8 nata dalla proporzionale; \u00e8 nata da questo contrasto tra le esigenze rinnovatrici della societ\u00e0 italiana del dopoguerra e l\u2019ostilit\u00e0 che queste esigenze incontravano, per cui gruppi politici, che pur erano formalmente liberali, passavano ad una posizione di reazione e divenivano fiancheggiatori del governo di Mussolini.<\/p><p>Oggi l\u2019Italia attraversa una crisi analoga: \u00e8 uscita dalla dittatura, in condizioni tragiche; ha il problema del rinnovamento democratico in tutti i campi, il bisogno di riforme profonde nella societ\u00e0, che, solo se attuate, potranno dare basi solide alla democrazia; ma vi \u00e8 la resistenza interessata dei ceti che appoggiavano ieri il fascismo e che sarebbero colpiti da queste riforme; e c\u2019\u00e8 il fatto nuovo positivo della formazione dei grandi partiti democratici, che sono condizione di una disciplina democratica. Oggi che il suffragio universale \u00e8 stato esteso alle donne e con l\u2019ingresso nella vita politica di milioni e milioni di lavoratori, il collegio uninominale con corpo elettorale ristretto \u00e8 un ricordo nostalgico, che non ha niente a che fare con le esigenze politiche attuali. Oggi la disciplina, la stabilit\u00e0 \u00e8 data dalla coscienza politica, affidata all\u2019azione dei partiti politici.<\/p><p>Quindi, regime parlamentare il pi\u00f9 aperto possibile, perch\u00e9 la situazione \u00e8 fluida ed \u00e8 bene che si consentano adeguamenti successivi. Tanto meglio se gli adeguamenti si possono fare senza crisi; ma, se crisi ci devono essere, \u00e8 meglio siano crisi di adeguamenti successivi, per evitare rotture pi\u00f9 profonde. Si vogliono porre delle dighe a queste forze popolari che avanzano?<\/p><p>Quando la maggioranza della Sottocommissione si sia pronunziata per la Repubblica parlamentare, egli seguir\u00e0 gli sforzi dei colleghi per assicurare la stabilit\u00e0; ma pensa che la maggiore stabilit\u00e0 possa essere assicurata da un regime parlamentare che permetta l\u2019adeguamento della situazione governativa allo sviluppo della situazione politica del Paese, in modo da evitare quei contrasti tra la situazione politica del Paese e la situazione politica parlamentare governativa, che sono causa delle crisi che pongono in pericolo la struttura dello Stato.<\/p><p>(<em>La seduta, sospesa alle 19.45,<\/em> <em>\u00e8<\/em> <em>ripresa alle ore 20<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PORZIO propone la chiusura della discussione.<\/p><p>VANONI poich\u00e9 qualche commissario che, per ragioni di ufficio, non ha potuto intervenire alla seduta, vorrebbe esprimere la sua opinione sugli argomenti in discussione, \u00e8 costretto ad opporsi alla proposta di chiusura.<\/p><p>PRESIDENTE avverte che vari colleghi hanno gi\u00e0 fatto osservare che la discussione di questo argomento \u00e8 completamente approfondita: un suo approfondimento ulteriore forse non andrebbe incontro al comune desiderio di una certa sollecitudine.<\/p><p>PORZIO fa notare che la chiusura della discussione non impedisce le dichiarazioni di voto, con le quali ciascuno pu\u00f2 precisare il proprio pensiero.<\/p><p>MORTATI, <em>Relatore<\/em>, osserva che per apprezzare il valore e il significato della proposta di chiusura bisogna sapere su che cosa si deve votare. Le discussioni fino ad ora svolte hanno riguardato non tanto la scelta tra i due regimi, presidenziale o parlamentare, quanto la specificazione del regime parlamentare. Non \u00e8 possibile votare puramente e semplicemente per il tipo classico di regime presidenziale o per quello parlamentare, ma occorre precisare i punti caratteristici del sistema costituzionale cui si vuole dar vita, sui quali una ulteriore discussione non sarebbe superflua.<\/p><p>PRESIDENTE crede che occorra giungere ad una prima conclusione, relativa al tipo di governo, rimandando ad ulteriori discussioni la specificazione dei dettagli.<\/p><p>MORTATI, <em>Relatore<\/em>, chiarisce che, a suo avviso, non si tratta di svolgere fin d\u2019ora in tutti i loro particolari le applicazioni del sistema, bens\u00ec di individuare due o tre punti caratteristici, che fino a questo momento non risultano formulati in modo tale da poter essere votati senz\u2019altro. Tali quelli indicati dall\u2019onorevole Einaudi: il diritto del Presidente della Repubblica di sciogliere la Camera, e il modo di stabilire l\u2019armonia tra parlamento e governo. Se si dovesse votare puramente e semplicemente sulla scelta del tipo presidenziale o parlamentare, personalmente dovrebbe votare per il tipo parlamentare; ma se poi la Sottocommissione decidesse di escludere il diritto di scioglimento delle Camere, egli dovrebbe dichiararsi contrario al regime parlamentare. Onde la necessit\u00e0 di una presa di posizione generale, nella quale non vengano per\u00f2 ignorate certe precisazioni.<\/p><p>LUSSU \u00e8 d\u2019avviso che si debba continuare col metodo che \u00e8 stato deciso di seguire e stabilire anzitutto se si intende adottare il tipo della Repubblica parlamentare. Questo implica naturalmente altri problemi che dovranno essere esaminati successivamente.<\/p><p>LA ROCCA concorda con l\u2019onorevole Lussu.<\/p><p>VANONI, avendo chiesto, in conversazioni amichevoli, all\u2019onorevole Perassi qual \u00e8 la portata del suo ordine del giorno, crede opportuno precisare: se la portata \u00e8 semplicemente quella di costituire un piano di lavoro, si \u00e8 ormai esaurita la discussione generale sui due grandi tipi di organizzazione dello Stato e si pu\u00f2 passare oltre, lasciando tuttavia aperta la possibilit\u00e0 di riprendere l\u2019argomento se i risultati dell\u2019ulteriore esame mostrassero che non vi \u00e8 accordo. Ora, l\u2019intervento del collega Amendola fa ritenere che alcuni commissari, quando parlano di Repubblica parlamentare non intendono la stessa cosa che intende l\u2019onorevole Amendola. Alcuni oratori hanno sottolineato la fondamentale preoccupazione di avere una Repubblica con un governo stabile, mentre l\u2019onorevole Amendola ritiene che il tipo migliore sia quello in cui il governo si adegua alle condizioni del paese. Si tratta di posizioni lontane fra loro, e una votazione in cui si stabilisse che si \u00e8 d\u2019accordo sulla Repubblica parlamentare non risolverebbe questo equivoco. L\u2019esitazione di taluni nella scelta fra i due tipi di Repubblica \u00e8 fondata sulla esigenza della stabilit\u00e0 del governo: ove dovessero constatare che si andrebbe incontro ad una Repubblica parlamentare in cui non fosse assicurata la stabilit\u00e0 del governo, essi vorrebbero avere la possibilit\u00e0 di passare al tipo della Repubblica presidenziale.<\/p><p>Se quindi l\u2019ordine del giorno Perassi ha la portata soltanto di un ordinamento di lavoro, egli lo accetta; ma se dovesse avere una portata preclusiva, non potrebbe accettarlo.<\/p><p>TARGETTI non crede che la preoccupazione del collega Vanoni abbia ragione di essere, perch\u00e9 l\u2019ordine del giorno Perassi pone esplicitamente la condizione che siano stabilite norme per assicurare la stabilit\u00e0 del governo.<\/p><p>VANONI precisa che occorre chiarire quale importanza abbia, per la scelta del tipo di Repubblica, la discussione sul meccanismo necessario ad assicurare la stabilit\u00e0 del governo e quale sar\u00e0 la situazione in cui verr\u00e0 a trovarsi la Sottocommissione se, dopo aver votato l\u2019ordine del giorno Perassi, dovr\u00e0 constatare che nessuno dei meccanismi proposti soddisfa e non esiste un sistema per assicurare la stabilit\u00e0 del governo nella forma di Repubblica parlamentare.<\/p><p>LA ROCCA rileva che l\u2019onorevole Amendola ha posto la questione in termini nettamente politici: una Costituzione non \u00e8 una formula giuridica, ma rispecchia una data realt\u00e0 sociale e politica, e per questo l\u2019Italia non pu\u00f2 modellarsi sul tipo americano o su quello inglese che hanno funzionato in altri climi ai quali rispondono.<\/p><p>L\u2019onorevole Amendola vuol creare una Repubblica parlamentare che aderisca alla realt\u00e0 italiana, perch\u00e9 semplicemente da questa realt\u00e0 il governo pu\u00f2 attingere la forza per durare. \u00c8 ovvio che il governo parlamentare ha bisogno della fiducia del popolo.<\/p><p>VANONI non pu\u00f2 accettare questo modo di impostare il problema.<\/p><p>CONTI crede che l\u2019onorevole Vanoni sospetti una presa di posizione dei colleghi comunisti, e ci\u00f2 in seguito all\u2019intervento dell\u2019onorevole Amendola. Questi in sostanza ha voluto affermare che il mandato politico non pu\u00f2 scindersi dalle preoccupazioni sociali ed economiche e che, se si vorr\u00e0 risolvere la questione politica, si dovr\u00e0 risolvere anche il problema sociale ed economico. Ma su questo \u00e8 da ritenere che tutti siano d\u2019accordo.<\/p><p>Quello che occorre fare adesso \u00e8 di avvicinarsi a soluzioni concrete. Ci sono dei problemi precisi: come organizzare il governo, la Camera, il potere legislativo? Non crede che sia il caso di riprendere la discussione sulle dottrine di carattere generale, ma che sia invece necessario passare ad un lavoro pi\u00f9 concreto.<\/p><p>MANNIRONI aderisce alla proposta dell\u2019onorevole Conti. Ritiene che l\u2019ordine del giorno Perassi richiami alla necessit\u00e0 di soluzioni pratiche; ma pensa che, per arrivare rapidamente a conclusione, quest\u2019ordine del giorno debba essere votato per divisione. Vi si afferma, in sostanza, che si devono scartare le soluzioni presidenziale e direttoriale per una soluzione di Repubblica parlamentare, con accorgimenti e congegni intesi a stabilizzare il Governo. Se si mette in votazione e si approva la prima parte dell\u2019ordine del giorno, che afferma la soluzione parlamentare, si compie gi\u00e0 un passo avanti. La discussione potrebbe poi continuare utilmente sui congegni atti a dare la desiderata stabilit\u00e0 al Governo.<\/p><p>PRESIDENTE crede che la Sottocommissione abbia oramai gli elementi per prendere una prima decisione, perch\u00e9 ci\u00f2 che orienta nella scelta fra le varie forme di Repubblica \u00e8 questo: se la Repubblica italiana debba avere un Governo che debba rispondere ad un Parlamento, cio\u00e8 agli eletti dal popolo, oppure se il Governo \u2013 per tutto il periodo che \u00e8 stabilito dalla Costituzione \u2013 debba governare indipendentemente da ogni richiesta di fiducia o da ogni manifestazione di sfiducia. Questo \u00e8 il concetto fondamentale.<\/p><p>PATRICOLO chiede se si intende porre in votazione anche il suo ordine del giorno, che risponderebbe a queste preoccupazioni di parte dei colleghi.<\/p><p>PRESIDENTE, personalmente, ritiene che nell\u2019ordine del giorno Patricolo si affrontino gi\u00e0 alcune questioni che non sono state abbastanza approfondite, onde pensa che occorrerebbe, comunque, limitarsi alla prima affermazione, cio\u00e8 alla parte in cui parla della adozione della forma di governo parlamentare.<\/p><p>PATRICOLO fa osservare che la questione della divisione dei poteri \u00e8 pregiudiziale per lo svolgimento ulteriore dei lavori, perch\u00e9 sta alla base dell\u2019ordinamento giuridico.<\/p><p>PRESIDENTE risponde che, votando per il sistema presidenziale \u2013 a parte le notizie concrete che l\u2019onorevole Einaudi ha fornito sul processo di evoluzione di questo sistema \u2013 evidentemente si viene a decidere sul secondo punto: divisione ed autonomia dei poteri.<\/p><p>MORTATI, <em>Relatore<\/em>, rileva che l\u2019ordine del giorno Perassi e la discussione hanno dimostrato che questa non pu\u00f2 esaurirsi nell\u2019accettazione dell\u2019una forma o dell\u2019altra di governo se non subordinatamente a certe condizioni. Accettato questo punto di vista della scelta condizionata, prima di procedere alla chiusura, vorrebbe presentare un suo ordine del giorno in cui queste formulazioni siano meglio precisate; ma, data l\u2019ora tarda propone di rinviare la decisione a domani.<\/p><p>PRESIDENTE deve porre anzitutto ai voti la proposta di chiusura della discussione, riservando la parola all\u2019onorevole Mortati.<\/p><p>(<em>\u00c8 approvata con 16 voti favorevoli ed 11 contrari<\/em>).<\/p><p>MORTATI, <em>Relatore<\/em>, osserva che l\u2019esigenza sentita dalla quasi unanimit\u00e0 dei commissari \u00e8 quella della stabilit\u00e0 del governo. Ora questa stabilit\u00e0 non pu\u00f2 essere intesa in modo puramente formale; non pu\u00f2 esser data, cio\u00e8, dal semplice fatto del permanere di date persone fisiche per un certo periodo di tempo in una data carica; ma \u00e8, invece, realizzata quando, attraverso tale permanenza, riesca a svolgersi e ad attuarsi l\u2019indirizzo politico di cui quelle persone fisiche sono portatrici.<\/p><p>L\u2019impostazione che ha dato l\u2019onorevole Calamandrei della sua preferenza per il regime presidenziale pecca in questo senso, che egli considera la stabilit\u00e0 da un punto di vista formale, avulso dagli elementi che d\u00e0nno ad essa una efficienza concreta.<\/p><p>In un regime di separazione di esecutivo e di legislativo, come \u00e8 nello schema presidenziale, la stabilit\u00e0 di governo, nel senso che s\u2019\u00e8 detto, si realizza quando vi sia la possibilit\u00e0 di un minimo di coordinazione fra i due poteri, che consenta all\u2019indirizzo politico di concretarsi in modo coerente ed armonico.<\/p><p>Ora questa coordinazione \u00e8 tanto pi\u00f9 difficile a realizzarsi quanto pi\u00f9 le forze politiche sono divise, e quanto pi\u00f9 labili e fluttuanti siano le coalizioni formatesi fra esse in occasione delle varie elezioni che danno vita agli organi dei due poteri.<\/p><p>L\u2019onorevole Einaudi ha ricordato come negli stessi Stati Uniti d\u2019America sia avvertita l\u2019esigenza di superare lo schema classico della divisione, che si \u00e8 dimostrata incapace di realizzare l\u2019armonia, in modo sicuro e costante. Pertanto il regime presidenziale, attuato nelle presenti condizioni della vita pubblica italiana, non darebbe vita alla stabilit\u00e0, che si ha di mira.<\/p><p>\u00c8 vero che, come ha osservato l\u2019onorevole Calamandrei, nemmeno l\u2019espediente di far durare in carica per due anni il ministero che abbia ottenuto la fiducia delle Camere garantisce dai pericoli del mutamento, prima dello scadere del detto periodo, dello schieramento politico, sulla cui base quella fiducia poggiava. Questo conferma come, al di sopra della distinzione delle forme, si producano disfunzioni analoghe nei due regimi quando vi sia identit\u00e0 di situazioni politiche concrete.<\/p><p>Ora il quesito da porsi \u00e8 questo: qual \u00e8, nella situazione italiana, tra i due sistemi, quello che garantisce la possibilit\u00e0 di una aderenza fra i due poteri pi\u00f9 immediata e pi\u00f9 continuativa: quella che fa sorgere i poteri medesimi direttamente dal popolo in due momenti diversi, o quella che li fa derivare l\u2019uno dall\u2019altro attraverso il voto di fiducia del Parlamento al governo, ma imponendo, una volta che la scelta sia effettuata, un limite al disvolere della Camera che ha emesso la manifestazione di fiducia verso il governo? Crede che l\u2019avvicinamento di un potere all\u2019altro potrebbe facilitare quella concordia, che, viceversa, sarebbe meno agevolata dalla elezione diretta di ambedue dal corpo elettorale.<\/p><p>Infatti l\u2019accordo che al momento delle elezioni ha portato alla scelta di uno dei candidati alla presidenza della Repubblica pu\u00f2 venir meno durante il periodo fissato per la sua permanenza al potere, onde al Presidente verr\u00e0 meno la base politica nel paese. Ci\u00f2 sia nel caso che si esiga per la sua elezione una maggioranza qualificata (come avveniva con la Costituzione di Weimar, dove peraltro il Presidente era posto in posizione diversa da quella propria del Capo dello Stato dei regimi presidenziali), sia che ci si contenti della maggioranza semplice, essendo difficile che un solo partito possa raggiungere tale maggioranza sul proprio candidato. A ci\u00f2 si aggiunga l\u2019eventualit\u00e0 di disarmonia con le Camere elette in diverso periodo di tempo ed indissolubili.<\/p><p>Invece il tentativo di inserire un elemento del regime presidenziale, cio\u00e8 la fissit\u00e0 di durata per un certo periodo di vita dell\u2019esecutivo, nel congegno proprio del regime parlamentare, caratterizzato dalla derivazione del governo dal parlamento, il tentativo, in altri termini, di spostare l\u2019accordo fra i partiti in una fase di maggiore immediatezza e di maggiore impegno, quale pu\u00f2 essere quella del conferimento della fiducia sulla base dell\u2019approvazione di un programma concreto, pu\u00f2 fare sperare di dar vita ad una stabilit\u00e0 pi\u00f9 sostanziale di quella che non si avrebbe (in analoga situazione politica), con l\u2019instaurazione di un regime presidenziale.<\/p><p>Il congegno proposto offrirebbe inoltre il vantaggio di temperare la rigidezza propria del regime presidenziale e di rendere possibile la risoluzione dei conflitti che sorgessero fra i due poteri, attraverso il ricorso alla pronuncia popolare. Un importante contributo alla stabilit\u00e0 il popolo potrebbe offrire quando le sue pronunzie avessero luogo sulla base di voti motivati, quando cio\u00e8 la fiducia o la sfiducia al governo, il consenso o il dissenso da parte del Parlamento si manifestassero non in base alla votazione di un generico ordine del giorno, ma invece su una mozione di sfiducia motivata che determinasse in modo preciso gli elementi del dissenso. In tal modo chi vota la sfiducia deve giustificarla davanti al popolo assumendone la responsabilit\u00e0, conferendo al giudizio del popolo chiaro significato di apprezzamento della ragione che ha portato alla sfiducia. Se si introducono nella forma rappresentativa elementi propri della forma diretta, facendo assumere al popolo una funzione di decisione in ordine ai motivi che hanno portato alla crisi, si pu\u00f2 sperare di conseguire un maggiore grado di stabilit\u00e0.<\/p><p>Tenendo conto delle considerazioni esposte, si pu\u00f2 ritenere che lo scopo che preoccupa tutti si possa raggiungere pi\u00f9 efficacemente col regime parlamentare. Il riferimento ora fatto all\u2019arbitrato popolare offre occasione di richiamare l\u2019attenzione sull\u2019importanza fondamentale che sul funzionamento della Costituzione esercita il regime elettorale. Appunto per questa importanza occorre che lo si consideri come il presupposto del funzionamento di tutto l\u2019ordinamento dei poteri, e se si voglia e si debba tendere verso un intervento del popolo, che non sia diretto alla scelta degli uomini, secondo il concetto ottocentesco, che \u00e8 irrimediabilmente passato, ma fare di esso l\u2019ago della bilancia, il centro di riequilibrazione dei poteri, allora bisogner\u00e0 che si abitui il popolo a prendere decisioni politiche, ed a questo scopo il regime elettorale proporzionalistico \u00e8 quello meglio rispondente ad abituare il popolo non solo alla migliore scelta degli uomini (esigenza anch\u2019essa essenziale) ma alla valutazione e scelta dei programmi. Il regine uninominale \u00e8 il meno idoneo a questo scopo, e, in un Paese come l\u2019Italia che ha bisogno di educazione politica, il sistema uninominale peggiorerebbe l\u2019indisciplina dei partiti e la mobilit\u00e0, la fluidit\u00e0 delle situazioni politiche, renderebbe pi\u00f9 frequenti le crisi parlamentari. Il sistema uninominale potrebbe apparire soddisfacente se si riuscisse a riprodurre la situazione di cento anni addietro, situazione invece superata per il fatto che mentre allora vi erano 500 mila elettori adesso ve ne sono 28 milioni; massa tale di elettori che non pu\u00f2 comparire efficacemente sulla scena politica se non \u00e8 organizzata. L\u2019onorevole Einaudi ha detto che in Inghilterra il sistema uninominale \u00e8 indirizzato solo alla migliore scelta degli uomini, ma egli forse si \u00e8 riferito ad una situazione passata in cui c\u2019era effettivamente quella fusione di classi politiche, che ora non esiste pi\u00f9. Anche in America si \u00e8 incominciata a verificare una maggiore scissione fra le classi ed i partiti assumono una fisionomia sempre pi\u00f9 netta e marcata, che d\u00e0 all\u2019intervento popolare la funzione di scelta dei programmi e non solamente degli uomini.<\/p><p>Concludendo, pensa che, volendo specificare o chiarire meglio i congegni pi\u00f9 idonei a raggiungere i fini di stabilit\u00e0, che presiedono alla scelta della forma di governo, bisognerebbe fermarsi su questi due punti: fissit\u00e0 di durata del governo e possibilit\u00e0 eccezionale conferita al Capo dello Stato di procedere allo scioglimento della Camera nel caso che si verifichi una situazione di irrimediabile e prolungato dissidio fra i poteri. Naturalmente non devono trascurarsi altri elementi, perch\u00e9 sono essenziali al buon funzionamento del regime, come la distinzione di posizione giuridica del Primo Ministro rispetto ai Ministri; ma su questi la discussione pu\u00f2 essere rimandata ad un secondo momento.<\/p><p>PRESIDENTE dichiara chiusa la discussione e avverte che, dei due ordini del giorno, dell\u2019onorevole Perassi e dell\u2019onorevole Patricolo, deve porre in votazione anzitutto quello Perassi, che \u00e8 stato presentato per primo.<\/p><p>BULLONI dichiara che i membri della Sottocommissione appartenenti al gruppo della Democrazia Cristiana voteranno a favore dell\u2019ordine del giorno Perassi se ed in quanto la Sottocommissione proponga idonee misure intese a garantire la stabilit\u00e0 di Governo e ad impedire le degenerazioni del parlamentarismo, riservandosi, in caso contrario, di riproporre in seduta plenaria della Commissione e in seno all\u2019Assemblea Costituente la questione circa la forma del Governo.<\/p><p>GRIECO propone la votazione per divisione in modo che la Sottocommissione si pronunci anzitutto sulla prima parte dell\u2019ordine del giorno in cui si afferma l\u2019adozione del sistema parlamentare.<\/p><p>Crede che l\u2019argomentazione dell\u2019onorevole Mortati non condizioni un tipo o l\u2019altro di regime, presidenziale o parlamentare, alle garanzie di stabilit\u00e0 del Governo; pu\u00f2, cio\u00e8, esistere cos\u00ec un regime presidenziale come un regime parlamentare, deficiente di stabilit\u00e0. Comprende l\u2019importanza delle questioni sollevate dall\u2019onorevole Mortati, ma ritiene che esse non debbano essere inevitabilmente legate alla scelta del regime e possano e debbano essere trattate in sede opportuna, quando si discuter\u00e0 l\u2019argomento del Governo.<\/p><p>VANONI osserva che la proposta dell\u2019onorevole Grieco sottolinea la fondatezza della preoccupazione da lui manifestata. In sostanza, si vuole arrivare ad una presa di posizione ben decisa su una determinata forma di Governo, senza tener conto di tutte le riserve emerse dalla discussione. Quindi, a nome dei suoi colleghi di gruppo, dichiara che essi voteranno contro la proposta di votazione per divisione. Essi accetteranno l\u2019ordine del giorno Perassi solo in quanto costituisca un tutto unico; altrimenti, la discussione fatta non sembra loro sufficiente per prendere una decisione sui due fondamentali tipi di organizzazione dello Stato.<\/p><p>TARGETTI fa notare che il tenore dell\u2019ordine del giorno Perassi non si presta ad una votazione per divisione. Un ordine del giorno si pu\u00f2 dividere, quando esso \u00e8 composto di due parti indipendenti; mentre l\u2019ordine del giorno Perassi \u00e8 composto di due parti che si integrano.<\/p><p>PERASSI, quale proponente, dichiara che, nel suo pensiero, l\u2019ordine del giorno \u00e8 un blocco indivisibile. Quindi prega la Commissione di non accogliere la proposta di votazione per divisione.<\/p><p>PRESIDENTE mette ai voti la proposta dell\u2019onorevole Grieco di procedere alla votazione per divisione.<\/p><p>(<em>Non \u00e8 approvata<\/em>).<\/p><p>GRIECO si riserva di presentare un ordine del giorno in cui ripeter\u00e0 quello che ha detto.<\/p><p>PRESIDENTE pone ai voti l\u2019ordine del giorno Perassi.<\/p><p>(<em>\u00c8<\/em> <em>approvato con 22 voti favorevoli e 6 astensioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>La seduta termina alle 21.15.<\/p><p><em>Erano presenti:<\/em> Ambrosini, Amendola, Bocconi, Bordon, Bozzi, Bulloni, Calamandrei, Cappi, Castiglia, Codacci Pisanelli, Conti, De Michele Luigi, Einaudi, Fabbri, Finocchiaro Aprile, Grieco, Lami Starnuti, La Rocca, Lussu, Mannironi, Mortati, Nobile, Patricolo, Perassi, Porzio, Ravagnan, Rossi Paolo, Targetti, Terracini, Tosato, Vanoni, Zuccarini.<\/p><p><em>In congedo:<\/em> Fuschini, Piccioni.<\/p><p><em>Assenti:<\/em> Leone Giovanni, Maffi, Uberti.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Versione PDF ASSEMBLEA COSTITUENTE COMMISSIONE PER LA COSTITUZIONE SECONDA SOTTOCOMMISSIONE 9. RESOCONTO SOMMARIO DELLA SEDUTA DI GIOVED\u00cc 5 SETTEMBRE 1946 PRESIDENZA DEL PRESIDENTE TERRACINI INDICE Sull\u2019ordine dei lavori Presidente \u2013 Cappi \u2013 Lussu. Organizzazione costituzionale dello Stato (Seguito della discussione) La Rocca \u2013 Bozzi \u2013 Lussu \u2013 Patricolo \u2013 Calamandrei \u2013 Tosato \u2013 Porzio \u2013 [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_relevanssi_hide_post":"","_relevanssi_hide_content":"","_relevanssi_pin_for_all":"","_relevanssi_pin_keywords":"","_relevanssi_unpin_keywords":"","_relevanssi_related_keywords":"","_relevanssi_related_include_ids":"","_relevanssi_related_exclude_ids":"","_relevanssi_related_no_append":"","_relevanssi_related_not_related":"","_relevanssi_related_posts":"595,1646,574,2017,2364,1942","_relevanssi_noindex_reason":"","_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"categories":[97,70],"tags":[],"post_folder":[122],"class_list":["post-5166","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-1946-09ss","category-seconda-sottocommissione"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5166","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=5166"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5166\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7757,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5166\/revisions\/7757"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=5166"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=5166"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=5166"},{"taxonomy":"post_folder","embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fpost_folder&post=5166"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}