{"id":5148,"date":"2023-10-15T22:58:16","date_gmt":"2023-10-15T20:58:16","guid":{"rendered":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=5148"},"modified":"2023-10-23T13:09:35","modified_gmt":"2023-10-23T11:09:35","slug":"mercoledi-31-luglio-1946","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=5148","title":{"rendered":"MERCOLED\u00cc 31 LUGLIO 1946"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"5148\" class=\"elementor elementor-5148\" data-elementor-post-type=\"post\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-4ee45d7 elementor-section-full_width elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"4ee45d7\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-061e8fe\" data-id=\"061e8fe\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-4dc55c0 elementor-align-right elementor-widget elementor-widget-button\" data-id=\"4dc55c0\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"button.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-button-wrapper\">\n\t\t\t\t\t<a class=\"elementor-button elementor-button-link elementor-size-sm\" href=\"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/19460731sed005ss.pdf\" target=\"_blank\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-content-wrapper\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-icon\">\n\t\t\t\t<i aria-hidden=\"true\" class=\"icon icon-view\"><\/i>\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-text\">Versione PDF<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-f2f48f7 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"f2f48f7\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>ASSEMBLEA COSTITUENTE<\/p><p>COMMISSIONE PER LA COSTITUZIONE<\/p><p>SECONDA SOTTOCOMMISSIONE<\/p><p>5.<\/p><p>RESOCONTO SOMMARIO<\/p><p>DELLA SEDUTA DI MERCOLED\u00cc 31 LUGLIO 1946<\/p><p>PRESIDENZA DEL PRESIDENTE <strong>TERRACINI<\/strong><\/p><p><strong>INDICE<\/strong><\/p><p><strong>Seguito della discussione sulle autonomie locali<\/strong><\/p><p>La Rocca \u2013 Einaudi \u2013 Bulloni \u2013 Fabbri \u2013 Patricolo \u2013 Presidente \u2013 Tosato \u2013 Lussu \u2013 Mortati \u2013 Leone Giovanni \u2013 Perassi \u2013 Piccioni.<\/p><p>La seduta comincia alle 17.5.<\/p><p>Seguito della discussione sulle autonomie locali.<\/p><p>LA ROCCA, dopo l\u2019elevata discussione che ha avuto luogo finora, crede non rimanga ormai che rivedere con chiarezza taluni punti di vista.<\/p><p>Tutti sono d\u2019accordo che bisogna ad ogni costo eliminare i danni di uno Stato burocratico ed accentratore che si \u00e8 dimostrato negatore della vita nazionale e che, invece di far fiorire le energie latenti del paese, le ha soffocate, dimostrando di non conoscere, o di trascurare e tradire addirittura i bisogni e le aspirazioni vive della periferia, la quale da questa noncuranza od avversa volont\u00e0 si \u00e8 vista impedita nel suo cammino.<\/p><p>Nella discussione sono affiorate le varie concezioni che si hanno dello Stato.<\/p><p>Anche i commissari comunisti hanno la loro: e cio\u00e8 che lo Stato non \u00e8 la realt\u00e0 dell\u2019idea morale, alla Hegel; e sono confortati dal pensiero che gli studiosi cominciano ad essere concordi su questo; che lo Stato \u00e8 sorto sulla base d\u2019inconciliabili contrasti sociali: che, espresso dal seno della societ\u00e0, si \u00e8 a poco a poco staccato dalla societ\u00e0 e sovrapposto ad essa, divenendo lo strumento di dominio delle classi che si sono succedute al potere, nelle varie tappe del processo storico: lo stato dei patrizi nell\u2019antichit\u00e0, dei signori nel medioevo, dei capitalisti nella societ\u00e0 moderna.<\/p><p>\u00c8 stato detto che l\u2019eccessivo centralismo fu una delle cause del trionfo del fascismo; e pu\u00f2 anche darsi che l\u2019eccessivo centralismo vi abbia contribuito. Ma il fascismo ha altre radici.<\/p><p>Tutti sono d\u2019accordo che bisogna evitare certe pericolose forme di accentramento. Ma non si pu\u00f2 non far tesoro dell\u2019esperienza storica. \u00c8 conosciuta la Costituzione di Weimar, che \u00e8 stata il modello delle altre: repubblica; tutti i poteri emanano dal popolo; il governo centrale da soltanto le direttive; la nazione si organizza intorno ai <em>l\u00e4nder<\/em>, con potest\u00e0 legislativa piena. Tuttavia questo Stato, cos\u00ec decentrato, non ha impedito che si affermasse l\u2019hitlerismo, che \u00e8 qualcosa di peggio del fascismo. Quindi bisogna procedere con cautela nell\u2019esame.<\/p><p>Tutti vogliono impedire che il fascismo ritorni; e vogliono una riforma radicale soprattutto affinch\u00e9 scompaia in Italia ogni diversit\u00e0 strutturale. Vogliono che finisca l\u2019unit\u00e0 unicamente apparente (territoriale e pi\u00f9 o meno politica) ma che si risolve in una disparit\u00e0 economica e sociale e finisce col minare le basi stesse dell\u2019unit\u00e0 nazionale.<\/p><p>Infine tutti vogliono che la trasformazione di struttura segni la rinascita del Paese, il quale deve essere oggi considerato, pi\u00f9 che un insieme organico ed armonioso retto dal principio della concordia discorde, un insieme che presenta disparit\u00e0 manifeste nella struttura organica, che presenta squilibri, sproporzioni, ingiustizie, che non aiutano certo il formarsi della vera unit\u00e0 nazionale.<\/p><p>Questa unit\u00e0 organica manca per il modo con cui l\u2019unit\u00e0 del Paese si \u00e8 venuta formando, manca a causa dello squilibrio fra nord e sud. L\u2019unit\u00e0 si \u00e8 costituita sopra una base economica a danno delle popolazioni del Mezzogiorno, il quale da taluni gruppi industriali e bancari del nord \u00e8 stato ridotto insieme con le isole a vere colonie di sfruttamento. La questione meridionale \u00e8 un problema essenziale della politica nazionale, e si \u00e8 risolta nella subordinazione del Mezzogiorno al Settentrione: il Mezzogiorno \u2013 comprese le isole di Sardegna e di Sicilia \u2013 \u00e8 stato spogliato e paga le spese degli altri. Quindi lo scopo da raggiungere \u00e8 quello di portare tutte queste regioni allo stesso livello economico delle altre.<\/p><p>La preoccupazione, in rapporto a questa trasformazione radicale, \u00e8 che si possa comunque aprire un varco al passaggio di forze centrifughe che possano minacciare o addirittura spezzare l\u2019unit\u00e0 nazionale. E appunto perci\u00f2 egli \u00e8 contro la tesi federalista e qualsiasi tesi regionalista che praticamente possa sboccare in federalismo. Il federalismo \u00e8 vincolo fra vari Stati sovrani che s\u2019impegnano a delegare ad un potere centrale una parte della loro sovranit\u00e0, ed \u00e8 stato sostenuto con calore dall\u2019onorevole Lussu come la sintesi pi\u00f9 razionale del processo storico e evolutivo del Paese.<\/p><p>Non pu\u00f2 essere d\u2019accordo con lui e con gli altri che ne condividono l\u2019opinione.<\/p><p>Il cammino storico e del progresso \u00e8 stato sempre nel senso del graduale passaggio dal piccolo al grande gruppo, dall\u2019organizzazione federativa a quella nazionale; ha proceduto sempre dai pi\u00f9 piccoli aggruppamenti ai pi\u00f9 grandi, dalla federazione allo Stato unitario; e adesso tende anche ad un pi\u00f9 ampio allargamento che oltrepassa lo Stato. E questo perch\u00e9 le possibilit\u00e0 di soluzione dei problemi economici, che sono fra loro quanto mai connessi, non possono essere ricercate nello sparpagliamento delle forze, ma nell\u2019aggruppamento. Intende riferirsi soprattutto al problema economico, perch\u00e9, pur ammettendo che esso non rappresenta l\u2019unico determinante, bisogna riconoscere che esso costituisce il fattore decisivo, la grande forza motrice di tutti gli avvenimenti storici; onde nella trasformazione strutturale dello Stato non si pu\u00f2 non tenerne conto.<\/p><p>L\u2019organizzazione federale rappresenta una grande garanzia di libert\u00e0 e di democrazia l\u00e0 dove la federazione \u00e8 la risultante di un naturale processo storico accompagnato da una progressiva autoeducazione della coscienza civile, come \u00e8 avvenuto negli Stati Uniti e nella Svizzera.<\/p><p>Parla della soluzione federalistica, non perch\u00e9 tenga a battere questa tesi, ma perch\u00e9 non vorrebbe che si adottasse una soluzione regionalistica che praticamente fosse come la sorella di quella federalistica. Questo intende ben chiarire.<\/p><p>In Italia una soluzione in senso federale non sarebbe la risultante naturale di un processo evolutivo e rinnegherebbe un secolo di storia patria, senza far altro che inasprire gli squilibri e il dislivello fra le regioni, in ispecie fra quelle del nord e del sud; avrebbe quindi il torto di portare avanti forze retrograde che esistono e lavorano per spezzare la unit\u00e0 nazionale. Nella profonda tendenza autonomistica del sud si deve vedere una giusta reazione al tentativo del nord di sopraffare il Mezzogiorno d\u2019Italia. Ma la questione del Mezzogiorno e delle isole non pu\u00f2 essere risolta che in senso unitario, nel quadro di un generale ordinamento, senza dividere e frazionare il corpo dello Stato, del Paese, senza creare tanti compartimenti stagni. Nel 1848 la soluzione federalistica sarebbe stata un avviamento all\u2019unit\u00e0 del Paese: oggi sarebbe un indietreggiamento: sarebbe quanto mai regressiva.<\/p><p>La soluzione unitaria, comunque si sia compiuta ed effettuata, ha rappresentato un fatto progressivo anche nei riguardi del Mezzogiorno. Come uno dei rappresentanti di Napoli, riconosce che il sud soffre delle conseguenze dell\u2019unit\u00e0 compiutasi a danno di tutte le popolazioni meridionali. E non \u00e8 il caso di ricordare i milioni dell\u2019ex Regno delle Due Sicilie spesi per la costruzione di ferrovie, ponti e strade del nord, sotto la specie delle necessit\u00e0 strategiche e che accrebbero lo sviluppo del nord. Pur compiuta male, l\u2019unificazione costitu\u00ec un progresso, e oggi tornare indietro significherebbe farsi giudicare male dall\u2019avvenire, e farsi maledire dal popolo italiano. Anche la soluzione unitaria di Bismarck che pure \u00e8 stata ricordata, fu opera progressiva, anche se compiuta col metodo di un Junker, perch\u00e9 riun\u00ec tutta la nazione tedesca. La nazione unitaria \u00e8 un prodotto del capitalismo nella fase ascendente e progressiva: bisognava creare un mercato unico, un\u2019unica legislazione, un unico sistema monetario; bisognava abbattere le barriere che ostacolavano i traffici e gli scambi. In fondo la feudalit\u00e0 fu distrutta dalle forze produttive formatesi nel seno della vecchia societ\u00e0 e che erano compresse nei limiti provinciali; e la borghesia ha avuto una funzione progressiva nell\u2019evoluzione sociale, quando ha creato la Nazione, ed ha creato, non solamente il mercato e l\u2019economia nazionale, ma il mercato e l\u2019economia mondiale.<\/p><p>Oggi non si potrebbe tornare indietro: l\u2019economia nazionale non esiste pi\u00f9 da sola: non \u00e8 che un anello di una catena che si chiama economia mondiale. Oggi le forze produttive cresciute nel seno della societ\u00e0 tendono a superare i confini nazionali.<\/p><p>Afferma di volere una trasformazione profonda: non federalismo, e neanche un regionalismo troppo spinto, che sia federalismo mascherato, trasformazione, basata sulla creazione di un ente che si interponga fra il comune e la nazione. Questo corpo intermedio pu\u00f2 essere la regione, e si tratta di definirlo.<\/p><p>Dal punto di vista territoriale sar\u00e0 facile mettersi d\u2019accordo: si adotteranno criteri etnici, geografici, storici, culturali, ecc. Ma il problema pi\u00f9 importante \u00e8 quello di stabilire quali debbano essere le attribuzioni delle regioni, per impedire che queste possano di fatto, se non di nome, essere quasi degli Stati autonomi nello Stato italiano.<\/p><p>Vuole la creazione dell\u2019ente regione come ente giuridico; ma, appunto perch\u00e9 aderisce alla realt\u00e0 obiettiva \u2013 che non va mai dimenticata per sostituire ad essa il proprio desiderio \u2013 vuole tenere in considerazione tutto il complesso di tratti caratteristici, di condizioni strutturali, di tradizioni che sostanziano le diverse regioni.<\/p><p>Sono state ricordate le drammatiche condizioni della Sardegna e della Sicilia, e si \u00e8 detto che vi sono quattro regioni in Italia che hanno bisogno di autonomia piena, affinch\u00e9 possano provvedere direttamente ai loro bisogni. \u00c8 d\u2019accordo con questa tesi; ma il problema consiste nello stabilire fino a qual punto concedere l\u2019autonomia piena ed una potest\u00e0 legislativa primaria; e se veramente occorre concederla a tutte le regioni.<\/p><p>Una pi\u00f9 larga autonomia, con potest\u00e0 legislativa primaria, bisognerebbe concederla a quattro regioni: la Sicilia, la Sardegna, la Val d\u2019Aosta e l\u2019Alto Adige, tanto pi\u00f9 che esiste gi\u00e0 uno statuto speciale per la Sicilia, per la Sardegna e per la Val d\u2019Aosta, ed \u00e8 in via di concessione per l\u2019Alto Adige. Ma che fare per le altre regioni? Si dice che \u00e8 necessario che ogni regione provveda a risolvere i suoi problemi e che le Assemblee regionali diventeranno magnifiche palestre politiche. Ma quali potest\u00e0 si debbono concedere a queste altre regioni che si vogliono costituire? Si deve indubbiamente abolire la provincia come ente autarchico e conservarla come centro burocratico. Citt\u00e0 come Milano, Napoli, Firenze, ecc., ben conoscono i loro bisogni, che sono quelli di grandi comuni, ed \u00e8 giusto che non abbiano le mani legate dall\u2019autorit\u00e0 centrale. Ma quali limiti si debbono porre a questa potest\u00e0?<\/p><p>Riconosce che si devono costituire, oltre le quattro accennate, secondo il criterio che la Sottocommissione riterr\u00e0 opportuno, le regioni come enti e chiede che si conceda ad esse una facolt\u00e0 legislativa delegata.<\/p><p>Si presentano, ad esempio, tre grandi problemi: ricostruzione, riforma agraria e nazionalizzazione di taluni complessi industriali, di taluni strumenti di produzione. Se si concede una potest\u00e0 primaria a tutte le regioni d\u2019Italia, si pu\u00f2 giungere a concedere l\u2019autonomia fuori del quadro nazionale. Esistono delle ingiustizie; esistono delle regioni pi\u00f9 popolose, pi\u00f9 progredite, pi\u00f9 ricche: se si consenta alla regione di chiudersi in se stessa, si rischia di fare una politica antinazionale non facilmente sanabile; si rischia che la regione povera continui a vivere nella sua miseria, anche se non vedr\u00e0 pi\u00f9 sfruttate le sue risorse e non vedr\u00e0 pi\u00f9 il suo denaro emigrare, a vantaggio di determinati gruppi di speculatori. Si possono avere delle regioni pi\u00f9 progredite ed avanzate che continuino a progredire, e quelle arretrate, che avrebbero pi\u00f9 bisogno di avanzare, fermarsi se non addirittura regredire.<\/p><p>La riforma agraria deve essere attuata su una scala vasta, nel quadro, nazionale, specie nei riguardi del Mezzogiorno che \u00e8 la parte pi\u00f9 arretrata. La ricostruzione pone il problema di chi deve pagarne le spese. Se essa \u00e8 lasciata all\u2019arbitrio di ogni regione, si possono determinare disparit\u00e0 enormi. Onde la necessit\u00e0 di una potest\u00e0 legislativa delegata. Bisogna eliminare gli impacci; bisogna costituire, per tutto il popolo italiano, la garanzia che ci sar\u00e0 una marcia unica in senso progressivo, portando le regioni pi\u00f9 povere e arretrate al livello di quelle pi\u00f9 fornitele avanzate.<\/p><p>Con una potest\u00e0 legislativa primaria a tutte le regioni, si rischia di creare un grande squilibrio nell\u2019applicazione di determinate norme fondamentali. All\u2019insieme delle regioni (a parte le su indicate) bisogna concedere una larga possibilit\u00e0 di iniziativa e non potest\u00e0 legislativa.<\/p><p>Contrariamente a quello che altri ha sostenuto, ritiene ammissibile nella regione, in certi limiti, anche la potest\u00e0 giurisdizionale, con una sezione di Corte di cassazione per regione. Pu\u00f2 essere aderente alla diversit\u00e0 dei bisogni delle varie regioni. Di una sola cosa si preoccupa: se si crea l\u2019ente regione, si deve riorganizzare lo Stato sulla base regionale, ma in una miniera differenziata, cio\u00e8 dando la autonomia a quelle regioni che pi\u00f9 ne hanno bisogno, e costituendo le altre in enti affinch\u00e9 suscitino le loro energie e risolvano i loro problemi senza impacci ed eccitino le autorit\u00e0 centrali a provvedere, ma con delle garanzie, in modo che non si crei eventualmente una diversit\u00e0 tale per cui il regionalismo possa poi portare su un terreno del tutto diverso.<\/p><p>In materia finanziaria, l\u2019onorevole Einaudi non vuole le imposte indirette perch\u00e9 impacciano i traffici. Ma se si ammettono le imposte dirette, allo Stato che resta? In ogni caso, si badi a non costringere il contribuente a pagare due o tre volte.<\/p><p>\u00c8 dunque perfettamente d\u2019accordo sullo schema e sull\u2019indirizzo generale, ma non sui limiti della potest\u00e0 legislativa. Si deve fare in modo che le regioni pi\u00f9 arretrate si mettano al medesimo livello delle regioni pi\u00f9 avanzate e cio\u00e8 che tutta la Nazione abbia lo stesso ritmo di marcia. Soltanto cos\u00ec avremo compiuto opera utile per il nostro Paese e per la nostra rinascita. Cos\u00ec solo avremo messo in atto l\u2019unit\u00e0 economica e quindi spirituale e morale di tutti gli italiani intorno alla nuova bandiera.<\/p><p>EINAUDI in materia finanziaria non crede esista una soluzione unica, la quale possa soddisfare alla necessit\u00e0 di dare, sia alla provincia, per coloro che vogliono mantenerla, sia alla regione, per coloro che vogliono crearla, una finanza che non abbia bisogno di altri enti maggiori o minori. E crede che sia impossibile trovare questa soluzione, in quanto ci\u00f2 condurrebbe a ricorrere ad espedienti che si sono adottati gi\u00e0 tante volte nella storia, ma che non hanno mai dato risultati soddisfacenti. Vi sono stati luoghi e tempi nei quali l\u2019ente intermedio (chiamiamolo regione) viveva dei contributi dei comuni (nel Regno di Napoli, prima del 1860, qualche cosa di simile si \u00e8 verificato); ma il risultato fu sempre che la regione, ente intermedio, viveva una vita meschina, in quanto nasceva necessariamente la gara al peggio fra i comuni che avrebbero dovuto dare il contributo necessario per far vivere l\u2019ente intermedio. Tutti i comuni facevano a gara per dimostrare la loro povert\u00e0, la loro incapacit\u00e0 a dare. Il risultato che si aveva, e che si avrebbe di nuovo se si applicasse il sistema dei contributi pagati dal comune, sarebbe l\u2019impossibilit\u00e0 della vita finanziaria della regione. Lo stesso dicasi del sistema opposto di far vivere l\u2019ente intermedio mediante il contributo dello Stato. \u00c8 un sistema che \u00e8 stato qualche volta anch\u2019esso applicato, ma ha sempre prodotto la corruzione politica. Se la regione deve vivere del contributo dello Stato, si faranno vivere quelle regioni che hanno maggiore influenza politica e quindi vi saranno sempre regioni arretrate che si troveranno in condizioni sfavorevoli. Per conseguenza crede che l\u2019esperienza dimostri che la regione non possa vivere con il sistema finanziario dei contributi, sia che questi partano dall\u2019ente minore, il comune, sia che partano dall\u2019ente maggiore, lo Stato. Quindi necessit\u00e0 di fatto che l\u2019ente intermedio abbia una finanza, che si potrebbe chiamare propria se, invece di essere chiamata propria, non dovesse essere chiamata finanza in partecipazione con gli altri enti: il comune e lo Stato.<\/p><p>La ragione per cui non \u00e8 possibile immaginare un sistema che sia proprio alla regione sta nel fatto che in sostanza la materia imponibile \u00e8 una sola: il reddito del contribuente. Questo reddito si potr\u00e0 afferrare all\u2019origine, quando entra nel bilancio del contribuente, o quando, sotto forma di consumi, esce dal bilancio del contribuente; ma fuori del reddito non esistono altre materie imponibili. Quindi necessit\u00e0 tecnica, di fatto, che la regione ricorra alla medesima materia imponibile a cui forzatamente debbono ricorrere lo Stato ed i comuni. Si tratter\u00e0 di trovare metodi di compartecipazione della regione a quest\u2019unica materia imponibile, che \u00e8 il reddito del contribuente, che siano meglio adatti alla regione medesima, lasciando allo Stato e rispettivamente al comune quelle altre parti di reddito, che siano meglio adatte l\u2019uno alla natura unitaria dello Stato, l\u2019altro alla natura piccola, locale del comune.<\/p><p>Presa questa via che \u00e8 la sola possibile, quali limiti si possono mettere alla finanza regionale?<\/p><p>Innanzi tutto qualche limite di esclusione. Si devono escludere tutte quelle imposte che, se diventassero imposte regionali, costituirebbero un impedimento alla vita economica unitaria. Le riforme che si vogliono attuare devono tener conto delle necessit\u00e0 economiche del Paese. Per limitarci in un primo momento alle imposte sul consumo, si devono escludere dal campo di applicazione delle regioni tutte quelle imposte che sminuirebbero l\u2019unit\u00e0 economica del Paese. Non si pu\u00f2 dare alle singole regioni il diritto di stabilire un\u2019imposta di fabbricazione sullo zucchero, senza avere per conseguenza che ogni regione diventerebbe un campo chiuso. Se una regione stabilisce un\u2019imposta di fabbricazione di mille lire ed un\u2019altra regione la stabilisce di ottocento, quella che l\u2019ha stabilita di mille deve mettere un dazio contro l\u2019altra regione che l\u2019ha stabilita di ottocento, perch\u00e9 altrimenti rovinerebbe la propria industria. Tutto ci\u00f2 che costituisce barriera, vincolo, ecc., al commercio fra una regione e un\u2019altra \u00e8 una materia imponibile che deve essere sottratta alla regione.<\/p><p>L\u2019atto fondamentale dovrebbe quindi sancire un principio il quale contempli i casi singoli di esclusione nei quali la regione non pu\u00f2 intervenire perch\u00e9 il suo intervento sarebbe dannoso all\u2019economia del Paese.<\/p><p>Ma la regione dovr\u00e0, come la provincia oggi, avere un suo campo tributario che si rivolga soprattutto alle imposte dirette.<\/p><p>Oggi la provincia ha funzioni sue proprie molto limitate e che si riferiscono ai manicomi, brefotrofi e strade. Queste funzioni d\u00e0nno luogo alle spese obbligatorie e, in relazione a queste spese, ad un sistema tributario. Ma la regione non si potr\u00e0 contentare di queste funzioni cos\u00ec limitate; dovr\u00e0 avere funzioni pi\u00f9 importanti e pi\u00f9 larghe, a cui dovranno corrispondere delle imposte a pi\u00f9 larga base. Non sar\u00e0 possibile accontentarsi dei centesimi tradizionali sulle imposte sui terreni e fabbricati, ma bisogner\u00e0 dare sotto forma di centesimi addizionali il diritto di imporre pi\u00f9 largamente sulle industrie, sui commerci e sulle professioni. In realt\u00e0 questa imposta non \u00e8 altro che una parte della imposta di ricchezza mobile con qualche piccola esclusione per le categorie A, C e D. Siccome \u00e8 impossibile tecnicamente concedere ai comuni il diritto di sovraimposizione sulla imposta di ricchezza mobile (perch\u00e9 ha un campo di applicazione che va al di l\u00e0 del comune), si \u00e8 creato il succedaneo della sovrimposta all\u2019imposta di ricchezza mobile, che si chiama imposta sulle industrie, i commerci e le professioni, ma che non \u00e8 nient\u2019altro che una forma particolare di sovrimposta applicata alle necessit\u00e0 del caso. Forse bisogner\u00e0 dare qualche cos\u2019altro, ma il nucleo fondamentale della forma che dovr\u00e0 assumere la finanza regionale sar\u00e0 quello della sovraimposizione sui redditi che si formano nell\u2019ambito della provincia. Rimane il quesito se alla regione debba essere dato anche un diritto di sovraimposizione sull\u2019imposta personale che da noi oggi si chiama imposta complementare progressiva sul reddito per lo Stato e imposta di famiglia per i comuni. Non si pu\u00f2, <em>a priori<\/em>, negare alla regione anche il diritto di sovrimporre su questa fonte, nei limiti consentiti dalla sua natura territoriale.<\/p><p>Nello Stato si \u00e8 creata una imposta complementare progressiva sul reddito, perch\u00e9 lo Stato non poteva limitare la sua potest\u00e0 di imposta soltanto a quei redditi che nascevano nel territorio dei singoli comuni, come erano le imposte sui terreni e fabbricati, ma doveva allargare la sua capacit\u00e0 di imposta a tutti i redditi nascenti nello Stato, ed anche a quelli nascenti fuori dello Stato. La nostra imposta progressiva teoricamente colpisce tutti i redditi che il cittadino, persona fisica, riceve in Italia, sia che i redditi si producano in tutto lo Stato italiano od anche all\u2019infuori dello Stato italiano, in quanto dei redditi nascenti fuori dello Stato italiano si abbia qualche notizia diretta, cio\u00e8 che questi redditi siano importali e goduti nello Stato. \u00c8 lo Stato che ha questa capacit\u00e0 di imposizione a titolo di imposta progressiva, perch\u00e9 \u00e8 soltanto lo Stato che ha i mezzi di accertamento per scoprire il reddito dovunque esso sia sorto.<\/p><p>N\u00e9 il comune n\u00e9 la provincia o regione hanno la possibilit\u00e0 di conoscere il reddito sorto all\u2019infuori dei loro confini e si pu\u00f2 inoltre fondatamente dubitare se abbiano ragione di colpirlo. Pu\u00f2 derivarne una lotta fra i singoli comuni e le singole regioni o provincie. Ogni ente locale deve avere una certa potest\u00e0 di colpire il reddito personale che sorge ed \u00e8 attinente, per l\u2019origine e per il consumo, al proprio territorio. Ma perch\u00e9 dovrebbe colpire anche i redditi che nascono fuori del suo territorio, con il pericolo di una doppia tassazione, con la necessit\u00e0 poi di risolvere <em>a posteriori<\/em> i conflitti che possono sorgere con altri comuni o con altre regioni? \u00c8 bene quindi che la legislazione ponga <em>a priori<\/em> dei limiti ai comuni ed alle provincie, per impedire che comuni e provincie colpiscano, come materia di tassazione personale, redditi che hanno avuto origine o in qualche modo si consumano fuori dai limiti del comune e della provincia. In fondo, in maniera imperfetta, empirica, il legislatore italiano aveva tentato di risolvere questi problemi per i comuni con una imposta sul valore locativo e con una imposta di famiglia. Erano certamente degli strumenti, dal punto di vista degli accertamenti, imperfetti; ma non si pu\u00f2 dire che l\u2019idea che li informava fosse errata. Si diceva che il comune ha il diritto di imporre sul reddito personale complessivo del contribuente quando tale reddito del contribuente ha una qualche attinenza col comune; di qui l\u2019imposta sul valore locativo. Anche l\u2019imposta di famiglia, cos\u00ec come era stata costruita in origine, aveva tratto al reddito goduto, visibile della famiglia in quella certa localit\u00e0; materia imponibile che non era quella del reddito tassato dall\u2019imposta complementare complessiva sul reddito appartenente allo Stato. Lo Stato deve abbracciare tutto. Lo Stato, se ci riesce, deve abbracciare anche ci\u00f2 che nasce fuori dai confini dello Stato medesimo e che poi, in qualche modo, rientra e viene goduto dentro lo Stato. Ma perch\u00e9 la regione dovrebbe violare l\u2019eguale diritto di altri comuni o di altre regioni? Quindi occorre che il reddito, nelle sue varie trasformazioni, abbia acquistato una fisionomia locale, regionale e che il comune e la regione tassino quel reddito in quanto esso abbia questa configurazione comunale o regionale.<\/p><p>Ricorda di avere redatto una relazione alla Consulta sul decreto sull\u2019imposta di lusso, presentato e fatto approvare dal Ministro Scoccimarro, relazione favorevole in principio e contraria per le applicazioni, perch\u00e9 quel decreto, sebbene giusto in linea di principio, dal punto di vista della tecnica non era accettabile. In principio quel progetto si informava all\u2019idea di creare una imposta che conglobasse insieme le due vecchie imposte di famiglia e sul valore locativo, tenendo conto anche di tutti gli altri coefficienti visibili del reddito e del consumo. In sostanza tutto il reddito prodotto \u00e8, parlando in generale, tassabile dallo Stato. Questo reddito, consumato e goduto, deve avere necessariamente delle manifestazioni locali ed in quanto sia goduto e consumato costituisce la materia imponibile dei comuni e dell\u2019ente regione. Certamente, non si tratta di tassare un reddito nuovo: lo si vede soltanto in momenti diversi, i quali sono appropriati alla natura dell\u2019ente che deve imporre l\u2019imposta.<\/p><p>La distinzione avr\u00e0 maggiore o minore successo a seconda dei metodi di applicazione, in quanto che, se si continuasse nella via attuale, qualunque sistema sar\u00e0 inventato e legiferato produrr\u00e0 sempre risultati dannosi. Finch\u00e9 si dimenticher\u00e0 che Stato, provincie, regioni e comuni colpiscono sempre la medesima materia imponibile e cio\u00e8 il reddito, e si guarder\u00e0 alle singole imposte invece che al loro insieme, i contribuenti saranno sovratassati e continueranno a reagire con la frode; e questa sar\u00e0 tale solo di nome. \u00c8 molto difficile sapere oggi quello che paga il contribuente italiano.<\/p><p>Un calcolo fatto dell\u2019onere complessivo che il contribuente italiano dovrebbe sopportare per le tre imposte reali, quella complementare sul reddito e quella ordinaria sul patrimonio, tenendo conto delle sovrimposte locali, d\u00e0 i seguenti risultati. Partendo dall\u2019ipotesi che si tratti della famiglia media italiana, cio\u00e8 composta dei genitori e due figli, il proprietario della terra dovrebbe pagare aliquote che vanno dal 49 al 96 per cento. Se si trattasse poi di un celibe, questo dovrebbe pagare come minimo il 42 per cento e come massimo il 108 per cento. Ora, non \u00e8 possibile pensare ad aliquote di questo genere; il sistema \u00e8 assurdo e non pu\u00f2 essere applicato. Se si tratta di un proprietario di fabbricati, sempre ammogliato con due figli, dovrebbe pagare dal 53,3 al 73,7 per cento; se \u00e8 un industriale, o commerciante che abbia un\u2019azienda individuale, l\u2019aliquota andrebbe dal 45,6 al 71,9; se \u00e8 una societ\u00e0, l\u2019aliquota andrebbe dal 44,1 al 71,3. Un professionista che vive del suo lavoro pagherebbe il 15,7 per i redditi minimi e il 63,1 per i redditi massimi.<\/p><p>A questo riguardo oggi non si deve pensare che esistano redditi molto elevati, specialmente per talune categorie; per esempio un professore universitario che aveva nel 1914 un reddito dii 10.000 lire corrispondenti almeno ad 1 milione di lire attuali, e paga circa 1\u20198 per cento, ha oggi un reddito di 200 mila lire e dovrebbe pagarne per imposte almeno il 15 per cento.<\/p><p>Quindi, tutte le riforme che si possono escogitare saranno inutili se non si trover\u00e0 un modo per attribuire una parte al comune e alla regione, ma sempre in maniera che non si eccedano certi limiti nel complesso della tassazione. Notisi che le percentuali dette sopra si riferiscono solo alle imposte dirette. Accanto a queste vi sono le imposte di successione, sugli affari e sui consumi.<\/p><p>Ammesso che le imposte dirette nel sistema fiscale delle provincie e dei comuni diano la percentuale maggiore, poich\u00e9 l\u2019inverso accade per lo Stato, \u00e8 chiaro che a quelle aliquote occorrerebbe aggiungere almeno altrettanto; sicch\u00e9 il contribuente, per compiere il proprio dovere, dovrebbe soccombere.<\/p><p>Per far s\u00ec che ognuno degli enti tassati abbia la sua parte, ma che non ecceda un certo livello, si sono adoperati in Italia mezzi ben noti: il legislatore ha stabilito un limite massimo; ma comuni e provincie dopo averlo raggiunto, hanno dichiarato che non potevano vivere, e allora si \u00e8 creato un secondo limite a cui sollecitamente tutti i comuni sono arrivati; e, allorch\u00e9 se ne \u00e8 creato un terzo, questo \u00e8 stato subito raggiunto dalla totalit\u00e0 dei comuni. \u00c8 un sistema che non funziona, perch\u00e9 crea negli amministratori dei comuni e delle provincie la tendenza ad ottenere l\u2019autorizzazione ad arrivare fino al limite massimo stabilito; essi finiscono per concepire il raggiungimento dell\u2019ultimo limite di tassazione come una cosa naturale; come un diritto di propriet\u00e0. L\u2019amministratore del comune concepisce il diritto di giungere fino ad un certo limite come un dovere di giungervi, tanto pi\u00f9 che la spinta a spendere c\u2019\u00e8 sempre, quando esiste la possibilit\u00e0 di tassare. In tal modo si arriverebbe anche al quarto e al quinto limite se ci fossero.<\/p><p>Si era immaginato di trovare un freno nel senso che l\u2019eccedenza oltre il limite dovesse essere autorizzata con una legge speciale; ma la sola conseguenza di questo \u00e8 stata la moltiplicazione dei disegni di legge per la fissazione dei limiti. La verit\u00e0 \u00e8 che un rimedio veramente efficace per tutti i casi non esiste.<\/p><p>In Inghilterra si segue un sistema che sembra funzioni meno male, e che ha gi\u00e0 avuto una sua tecnica legislativa: il sistema che le autorizzazioni ad una maggiore imposta siano collegate con speciali esigenze, per cui il comune, la contea, la parrocchia, ecc., chiedono l\u2019autorizzazione ad aumentare le loro imposte in relazione a qualche spesa che deve essere fatta.<\/p><p>\u00c8 da vedere, per\u00f2, se questo sistema pu\u00f2 essere applicato in Italia. Certamente, conviene cercar di regolare la materia nel senso che il forte sostenga il debole; che la provincia o la regione ricca sostenga la provincia o la regione povera, attraverso il fondo generale delle imposte statali. Ma \u00e8 dubbio se lo Stato accentratore, quale \u00e8 esistito finora, sia il pi\u00f9 adatto ad adempiere a queste necessit\u00e0, perch\u00e9 le provincie che hanno un maggiore peso elettorale, cio\u00e8 quelle pi\u00f9 popolose, hanno una forza preponderante e finiscono per soverchiare le provincie pi\u00f9 povere, cio\u00e8 meno popolose. Il sistema delle autonomie rende le regioni meno asservite allo Stato e capaci di far sentire meglio la propria voce.<\/p><p>In Svizzera la Confederazione interviene a favore dei singoli Cantoni e soprattutto a favore dei Cantoni alpestri, pi\u00f9 poveri, che hanno minore capacit\u00e0 finanziaria e non possono coi propri mezzi adempiere ai servizi richiesti per mettersi alla pari con i Cantoni pi\u00f9 ricchi, nei quali \u00e8 accentrata l\u2019industria. Non per questo le regioni povere non hanno diritto ad essere aiutate; questi aiuti si chiamano rivendicazioni. Un Cantone povero, il quale ha bisogno di ferrovie, di scuole, ecc., e che si trova al di sotto del minimo necessario per sostenere quelle spese, rivendica dalla Confederazione un contributo sancito dalla legge. In Italia il contributo potrebbe essere dato dallo Stato, dalla provincia o dalla regione all\u2019ente minore.<\/p><p>In var\u00ee modi si pu\u00f2 concepire il limite: al comune che non abbia raggiunto il limite dell\u2019imponibile lo Stato pu\u00f2 imporre anzitutto di raggiungerlo, per aiutarlo, se necessario, quando l\u2019avr\u00e0 raggiunto. Al comune che abbia superato quel limite potr\u00e0 imporre di mettersi in regola riducendo le aliquote, salvo a aiutarlo quando si sar\u00e0 messo in regola, affinch\u00e9 possa adempiere alle sue funzioni che con i suoi mezzi non pu\u00f2 adempiere.<\/p><p>Non \u00e8 un sistema che possa funzionare con semplicit\u00e0; ma la materia tributaria non \u00e8 semplice, anzi tende a diventare sempre pi\u00f9 complicata, per la diversificazione dell\u2019economia e per il fatto che il contribuente pu\u00f2 ricavare i propri redditi da fonti di natura diversa e situate in localit\u00e0 diverse.<\/p><p>Entro i limiti delle necessit\u00e0 tecniche, si possono fissare dunque per la finanza regionale e locale alcune idee fondamentali.<\/p><p>Circa l\u2019esclusione delle imposte che, se fossero applicate dagli enti locali, creerebbero barriere tra comune e comune, non si tratta di pericoli immaginari. Ricorda un bellissimo articolo in cui Giuseppe Prato denunzi\u00f2 i dazi protettivi creati in Italia all\u2019ombra dei dazi comunali sui consumi. Con i dazi si erano create delle vere e proprie barriere, che non rendevano nulla ai comuni, ma proteggevano l\u2019interesse degli industriali risiedenti nella cerchia murata della citt\u00e0 a danno degli altri industriali, i quali esercitavano la loro industria, magari a due passi fuori della cinta daziaria. Si deve impedire che il territorio nazionale diventi una specie di quadro bizzarro di tanti Stati, separati economicamente ed operanti contro le esigenze della economia nazionale.<\/p><p>Altre idee fondamentali sono: partecipazione degli enti locali, comuni e regioni, alle imposte reali, in quanto queste abbiano attinenza con le localit\u00e0; partecipazione anche alle imposte personali, in quanto queste assumano la forma dell\u2019imposta sul reddito consumato, perch\u00e9 il reddito consumato necessariamente ha un\u2019attinenza con il luogo dove \u00e8 consumato; e finalmente collaborazione o aiuto del forte al debole, attraverso lo Stato, collaborazione realizzata non per arbitrio, ma sulla base di leggi; cosicch\u00e9 l\u2019Ente locale possa rivendicare un suo diritto dimostrando di trovarsi nelle condizioni richieste dalla legge.<\/p><p>Passando ad un punto pi\u00f9 generale, osserva che l\u2019onorevole Piccioni, affermando giustamente che \u00e8 preferibile la regione alla provincia, ha dato di questa sua affermazione una spiegazione dicendo che la provincia \u00e8 una creazione artificiosa, mentre la regione \u00e8 una creazione naturale. Pur consentendo nella preferenza, non pu\u00f2 condividerne la spiegazione. L\u2019evoluzione storica del Piemonte certamente non la giustifica. Nelle Langhe, una propagine collinosa del Monferrato, i vecchi contadini, quando vanno a Cuneo dicono che vanno in Piemonte, perch\u00e9 nella loro mente il paese in cui vivono non \u00e8 Piemonte. E in realt\u00e0 il Piemonte \u00e8 una creazione storica recente, nata non prima ma dopo le provincie. Prima della Rivoluzione francese, la denominazione. \u00abPiemonte\u00bb era ristretta al piccolo territorio della regione pedemontana. La Val d\u2019Aosta, il Monferrato, le Langhe non erano Piemonte. Il Piemonte \u00e8 una creazione di Napoleone I che fuse insieme venticinque vecchie provincie nelle quattro tradizionali di Torino, Cuneo, Alessandria e Novara, che per qualche tempo si chiamarono \u00abdivisioni militari\u00bb e poi \u00abprovincie\u00bb. Le vecchie provincie, in parte, diventarono circondari; poi i circondari furono aboliti. Quindi storicamente si va dai piccoli circondari alle quattro divisioni, diventate provincie, e la regione \u00e8 il punto di arrivo. Appunto per questo la regione pu\u00f2 essere una creazione sana; se fosse un punto, di partenza, sarebbe una creazione artificiale.<\/p><p>Uno scrittore francese ha affermato che molte istituzioni statali sono al di sopra ed al di l\u00e0 della natura dell\u2019uomo; comunque \u00e8 certo che vi \u00e8 un contrasto tra i moderni ordinamenti territoriali e la capacit\u00e0 dell\u2019uomo a dominarli. \u00c8 quindi impossibile che un amministratore domini tutta la materia di una regione. Il Piemonte, ad esempio, ha tre milioni e mezzo di abitanti, e il futuro Presidente regionale non potr\u00e0 conoscere intimamente tutte le esigenze degli abitanti. In molti campi, che si possono chiamare economici e che sono quelli spiritualmente meno interessanti in quanto si tratta di tecnica (strade, ponti, costruzioni in genere) la regione potr\u00e0 essere uno strumento adatto. Ma vi sono altri campi dell\u2019attivit\u00e0 politico-amministrativa in cui \u00e8 indispensabile il contatto diretto dell\u2019amministratore con gli amministrati; \u00e8 necessario che l\u2019amministratore si faccia conoscere dai suoi amministrati e sappia apprezzare le esigenze migliori, spirituali dell\u2019uomo. Quindi si pu\u00f2 creare la regione, ma non si deve eccedere nel fissarne i compiti. Alcune funzioni affidate ad essa provocherebbero gli stessi inconvenienti cui si va incontro quando sono attribuite allo Stato. Richiama a questo proposito il problema della scuola elementare in cui \u00e8 evidente lo stretto legame fra genitori, alunni e insegnanti. Molti comuni sono troppo piccoli per poter far fronte alle esigenze dell\u2019insegnamento; possono far fronte solo alle prime due classi elementari. Le esigenze odierne richieggono che, oltre alla terza e alla quarta, si dia grande sviluppo alle scuole di avviamento e scuole tecniche. Occorre, quindi, ricercare un <em>quid medium<\/em>, un consorzio tra comuni o, magari, il \u00abcollegio\u00bb (meglio che la \u00abcomunit\u00e0\u00bb), quella circoscrizione che a un dipresso, \u00e8 la tradizionale del collegio uninominale, in cui l\u2019eletto conosceva i propri elettori e riusciva a farsi conoscere. Il \u00abcollegio\u00bb dovrebbe comprendere non pi\u00f9 di 80-100.000 abitanti; a capo star\u00e0 la cittadina od il borgo col suo mercato centrale in cui si riuniscono gli abitanti una volta la settimana; il Pretore, l\u2019Ufficio del Registro, ecc. Questa unit\u00e0 sar\u00e0 la pi\u00f9 adatta per far fronte a quel decongestionamento delle grandi citt\u00e0 che \u00e8 un\u2019esigenza fondamentale della vita moderna.<\/p><p>Questa circoscrizione intermedia fra la regione e il comune, che non \u00e8 la provincia, non dovr\u00e0 essere obbligatoria, ma dovr\u00e0 essere incoraggiata da favori legislativi; si chiamer\u00e0 collegio, o consorzio o distretto e dovr\u00e0 fronteggiare le spese che oltrepassano le forze del comune e che da un punto di vista non materiale, superano le forze dell\u2019uomo che governa la regione.<\/p><p>BULLONI si dichiara favorevole alla riforma della struttura dello Stato attraverso l\u2019istituzione dell\u2019ente regione come organo di decentramento politico, con potest\u00e0 normativa nelle materie riservatele dalla Carta costituzionale, e regolamentare per l\u2019attuazione delle leggi dello Stato; potest\u00e0 garantibili in sede giurisdizionale. Tra le varie ragioni che raccomandano tale istituzione occorre tener presente la necessit\u00e0 di resistere non solo allo strapotere dei cento legislatori e dei cento burocrati, ma anche allo strapotere economico delle cento famiglie, se tante ve ne sono in Italia, che, attraverso gli organismi centrali, sopraffanno la volont\u00e0 popolare.<\/p><p>Passando a trattare del problema finanziario, osserva che l\u2019autonomia politica ed amministrativa reclama necessariamente l\u2019autonomia finanziaria: la regione deve avere un bilancio proprio che non deve formare oggetto di un capitolo speciale del bilancio dello Stato. Saranno gli esperti a dar pratica attuazione a questa autonomia, ma qui si deve affermare il principio della autonomia finanziaria della regione. La Costituzione potr\u00e0 rimandare per questa parte ad una legge costituzionale finanziaria che sia in armonia con la riforma tributaria generale del Paese.<\/p><p>L\u2019amministrazione della giustizia deve essere sottratta all\u2019influenza regionale; ma ci\u00f2 non impedisce che si possa tornare alle Corti di cassazione regionali.<\/p><p>Anche la polizia deve essere sottratta alle influenze locali, per le necessit\u00e0 del reclutamento e dell\u2019impiego e quindi deve appartenere allo Stato. Alla regione potranno essere affidate polizie speciali che abbiano stretta attinenza alle materie amministrate dalla regione: la polizia stradale, forestale, portuale, ecc. Si tratter\u00e0 di vedere se, per economia, queste varie polizie debbano avere una scuola centrale da cui escano gli allievi per essere distribuiti nelle varie regioni.<\/p><p>In ogni regione ci potr\u00e0 essere un prefetto di polizia, il quale obbedir\u00e0 alle leggi fondamentali dello Stato e alle particolari leggi della regione.<\/p><p>La provincia dovr\u00e0 rimanere come ente autarchico, e deve anzi accrescersi delle materie che la regione affider\u00e0 alla sua competenza. Per la modestia delle competenze attuali, la provincia come ente locale, nella sua attivit\u00e0 amministrativa \u00e8 poco sentita; ma non si deve dimenticare che le provincie hanno una tradizione locale, che, come tutte le tradizioni, deve essere salvaguardata; hanno generalmente una buona burocrazia e un patrimonio gelosamente sorvegliato e controllato dagli abitanti (sanatori, manicomi, ospedali e altri patrimoni immobiliari cospicui).<\/p><p>Si deve certo favorire ogni manifestazione e ogni attivit\u00e0 che chiami il popolo all\u2019esercizio della vita pubblica; ma per soddisfare a questa, che \u00e8 una necessit\u00e0 dell\u2019ordine democratico, non \u00e8 il caso di mantenere in vita il Consiglio provinciale. Si moltiplicherebbero senza buona ragione questi organi. Istituita la regione, la cui Assemblea rappresenter\u00e0 una sicura palestra per la preparazione degli uomini alla vita politica; mantenuti i consigli comunali, le cui materie richiamano da vicino la partecipazione dei componenti alla discussione dei problemi della vita amministrativa del comune, sarebbe eccessivo il mantenimento dei Consigli provinciali.<\/p><p>I Consigli comunali dovranno nominare una Giunta o Deputazione provinciale, la quale amministrer\u00e0 la provincia; la Giunta o Deputazione provinciale nominer\u00e0 un suo presidente, che sostituir\u00e0 il prefetto nel compito specifico della coordinazione di tutti i servizi che interessano la vita amministrativa della provincia e nella esecuzione del mandato amministrativo per le materie specificamente riservate all\u2019amministrazione provinciale.<\/p><p>La scuola elementare dovr\u00e0 essere affidata all\u2019organismo amministrativo pi\u00f9 naturale, pi\u00f9 vicino all\u2019ambiente famigliare, che conosce le necessit\u00e0 di indirizzo educativo, professionale, sociale dei figli, cio\u00e8 al comune. Sussistono difficolt\u00e0 derivanti dalla insufficienza di alcuni comuni a provvedere ai bisogni della scuola; ma un saggio ordinamento scolastico potr\u00e0 riparare a questa insufficienza.<\/p><p>FABBRI osserva che la Sottocommissione, come conclusione dei suoi lavori, dovr\u00e0 riassumere in pochi princip\u00ee basilari i termini degli articoli della Costituzione, rimanendone i presupposti nel pensiero dei commissari a giustificazione di quegli articoli. Vale a dire che nella Costituzione non potr\u00e0 trovare posto quasi nulla di quello che \u00e8 stato detto qui.<\/p><p>La questione, fondamentale, a suo avviso, \u00e8 quella della istituzione dell\u2019ente regione come ente autarchico, dotato di facolt\u00e0 normative. Contemporaneamente si tratta di stabilire se deve essere soppressa la provincia, quale ente autarchico dotato di autonomia.<\/p><p>Non concepisce la soppressione della provincia come eliminazione della maggior parte dei servizi che oggi le sono attribuiti e che potranno diventare notevolmente maggiori domani, quando una somma di servizi economici e amministrativi dovranno localmente trovare la loro esplicazione e si accentreranno in determinati servizi locali che potranno avere anche per sede quelli che sono oggi i capoluoghi di provincia. Saranno servizi di carattere amministrativo e di carattere economico, i quali si esplicheranno nelle provincie dagli impiegati regionali; ma non sar\u00e0 pi\u00f9 l\u2019autarchia e l\u2019autonomia delle provincie, n\u00e9 come patrimonio, n\u00e9 come facolt\u00e0 normativa, ecc., perch\u00e9 altrimenti, col proposito di decentrare e di innovare, non si farebbe che aggiungere un ente a quelli che gi\u00e0 oggi esistono.<\/p><p>Ritiene assurda la pretesa di sottrarre la regione a qualunque ingerenza da parte dello Stato. Pensa che si debba avere una dotazione specifica di pertinenza della regione; e non avrebbe, ad esempio, alcuna difficolt\u00e0 a stabilire fin da ora che la totalit\u00e0 delle tre imposte dirette fondamentali: terreni, fabbricati, ricchezza mobile, fosse interamente devoluta ai comuni e alla regione, salvo a stabilire la ripartizione tra i servizi comunali e i servizi della regione. Ma \u00e8 ben lontano dal ritenere che vi possa essere sovranit\u00e0 o potest\u00e0 legislativa della regione in ordine a queste imposte: l\u2019aliquota massima e minima, con una leggera oscillazione fra minimo e massimo, deve essere stabilita dalla legge dello Stato, perch\u00e9 una regione potrebbe trovare conveniente un\u2019aliquota pi\u00f9 favorevole, per esempio, di ricchezza mobile, per attirare l\u2019impianto di nuove industrie nel suo territorio, per fare particolari facilitazioni a impianti commerciali, ecc.; ma fondamentalmente il regime tributario deve essere unitario; e poich\u00e9 non v\u2019\u00e8 che il reddito che si possa colpire, non possono e non debbono appartenere alla facolt\u00e0 normativa della regione, entro i limiti della legge generale dello Stato, se non i redditi insottraibili al concetto territoriale.<\/p><p>Un altro concetto fondamentale che, a suo avviso, dovrebbe essere sancito nella Carta Costituzionale \u00e8 che soltanto per legge si possano determinare le regioni, i loro confini, i capoluoghi. Ci\u00f2 non dovrebbe significare che le regioni vengano poi sottratte ad ogni forma di controllo e di aderenza alla politica generali dello Stato. Cos\u00ec come vi \u00e8 ora una Direzione generale della finanza locale, potr\u00e0 esservi una Direzione generale della finanza regionale, alla quale dovrebbe fra l\u2019altro essere attribuito il compito della integrazione del bilancio annuale dello Stato, con quella azione compensativa che, avendo il significato di solidariet\u00e0 nazionale, \u00e8 da tutti auspicata, ma che alcuni commissari vorrebbero realizzare attraverso stanze di compensazione fra regioni povere e regioni ricche. Dovrebbe, in altre parole, realizzarsi tale compensazione attraverso la distribuzione tra le varie regioni, tenendo presenti le necessit\u00e0 di quelle pi\u00f9 povere, delle risorse del bilancio dello Stato.<\/p><p>Ritiene inoltre che nelle leggi istitutive delle singole regioni dovrebbero prevedersi opportune particolari disposizioni, in relazione alle caratteristiche politiche ed economiche di ciascuna regione. Cos\u00ec come per quattro regioni (Sicilia, Sardegna, Val d\u2019Aosta e Alto Adige) dovrebbero prevedersi autonomie particolarmente accentuate \u2013 e si augura che a queste regioni se ne aggiunga una quinta: la Venezia Giulia \u2013, per una sesta regione, il Lazio, sarebbero opportuni speciali precetti legislativi, dato che buona parte delle spese di Roma sono sostenute dalla generalit\u00e0 dei cittadini.<\/p><p>Non vorrebbe per\u00f2 che si istituisse un ennesimo ministero, quello delle regioni, e approfitta dell\u2019occasione per affermare l\u2019opportunit\u00e0 di un altro principio statutario: quello che la creazione di nuovi Ministeri debba venire stabilita soltanto per legge, e ci\u00f2 sopra tutto per evitare che si ripeta quanto \u00e8 gi\u00e0 avvenuto in Italia, vale a dire che si istituiscano nuovi Ministeri, non in considerazione di necessit\u00e0 amministrative, ma per facilitare la risoluzione delle crisi ministeriali e l\u2019assegnazione proporzionale dei Ministeri ai vari partiti politici.<\/p><p>Ritiene che i Comuni debbano avere la maggiore autonomia; ma sottostare sempre al controllo di legittimit\u00e0 e, entro certi limiti, al controllo di merito; entrambi i controlli dovrebbero essere esplicati, in via preventiva, dalla regione.<\/p><p>L\u2019istituzione della regione non dovrebbe, a suo avviso, avere la conseguenza di innovare profondamente in materia di giurisdizione ordinaria e amministrativa. Dovendosi sopprimere le provincie, non vi \u00e8 pi\u00f9 motivo per conservare le Giunte provinciali amministrative, ma la competenza di questa giurisdizione dovrebbe passare ad una Giunta regionale amministrativa, la quale potrebbe anche suddividersi in pi\u00f9 sezioni \u2013 e non gli sembra che vi siano motivi di aprioristica opposizione a che tali sezioni possano avere competenza territoriale provinciale o pluri-provinciale \u2013 e dovrebbe essere comunque giudice di primo grado, sottoposta al sindacato giurisdizionale del Consiglio di Stato. Del pari dovranno essere mantenute, conformemente all\u2019ordinamento politico, amministrativo, finanziario e sociale del nuovo Stato, le Intendenze di finanza, le Carriere di commercio, le Organizzazioni sindacali, ecc.<\/p><p>Critica a questo proposito la direttiva della Confederazione generale del lavoro di insistere per la stipulazione di contratti di lavoro a carattere nazionale, contratti che non di rado influiscono in senso negativo sul sorgere in determinate localit\u00e0 di nuove iniziative industriali. Se si vuole realmente favorire lo sviluppo industriale, non bisogna pretendere che lo <em>status<\/em> dell\u2019operaio sia uguale in tutte le parti d\u2019Italia. Gli esponenti della Confederazione del lavoro sostengono che il livellamento lo fanno, cos\u00ec, dal basso verso l\u2019alto; ma in tal modo non contribuiscono al progresso perch\u00e9, quando l\u2019operaio del meridione \u00e8 meno disciplinato di quello del Nord, e tuttavia si pretende che la sua paga sia eguale, si ottiene il risultato di avere nuove industrie nell\u2019Italia settentrionale e non nell\u2019Italia meridionale.<\/p><p>PATRICOLO ha ascoltato con molto interesse l\u2019esposizione dell\u2019onorevole Einaudi, ma teme che si sia invertito l\u2019ordine logico dello studio: si \u00e8 cercato di stabilire i tributi che la regione potr\u00e0 imporre, prima di aver studiato quali servigi essa dovr\u00e0 rendere.<\/p><p>N\u00e9 vedrebbe con preoccupazione il fatto che lo Stato dovesse rinunziare del tutto a determinate imposte le quali, anzich\u00e9 nelle sue casse, andrebbero in quelle della regione, perch\u00e9 l\u2019autonomia regionale importa un decentramento amministrativo da cui deriva uno sgravio per il bilancio statale.<\/p><p>Quella che si deve fissare anzitutto \u00e8 l\u2019entit\u00e0 dell\u2019autonomia ragionale, cio\u00e8 i servigi che la regione dovr\u00e0 rendere ai suoi cittadini, dopo di che si potr\u00e0 parlare di tassazione e vedere se le imposte dovranno essere prelevate dal cittadino della regione, oppure se si dovr\u00e0 trasferire alla regione parte delle imposte che vanno allo Stato.<\/p><p>PRESIDENTE constata che la discussione \u00e8 stata abbastanza approfondita e che la sezione, che pensa verr\u00e0 costituita per l\u2019ulteriore esame del tema particolare della autonomia, avr\u00e0 quindi a sua disposizione un materiale assai abbondante per le sue conclusioni.<\/p><p>Desidera ora esprimere il suo personale pensiero su alcune delle questioni che sono state sollevate.<\/p><p>\u00c8 caratteristico che il tema posto sia quello dell\u2019autonomia, e immediatamente si sia trasformato in quello della regione. E vero che alcuni dei commissari, e particolarmente l\u2019onorevole Zuccarini, hanno cercato di ricondurre l\u2019Assemblea al tema iniziale, ma a certe cose che vengono in modo naturale evidentemente non ci si pu\u00f2 opporre: il problema dell\u2019autonomia \u00e8 oggi in Italia sentito essenzialmente come il problema della regione.<\/p><p>La questione fondamentale che si pone \u00e8 se deve o non deve costituirsi la regione. Onde, le varie posizioni.<\/p><p>Pochi hanno sostenuto una delle tesi estreme secondo cui non \u00e8 necessario procedere a questa trasformazione veramente sostanziale della struttura dello Stato, e che pu\u00f2 esser sufficiente un semplice decentramento col quale si dia una determinata autonomia di funzioni agli enti autarchici attuali, comune e provincia.<\/p><p>Pochi pure hanno sostenuto l\u2019altra tesi estrema tendente alla creazione di uno Stato confederale.<\/p><p>Il pensiero e l\u2019opinione della grande maggioranza si sono volti al concetto della trasformazione della struttura amministrativa, inserendo in questa struttura il nuovo ente regione.<\/p><p>Visto che la grande maggioranza \u00e8 favorevole alla creazione dell\u2019ente regione, si pone la seconda questione, se debba essere regione obbligatoria o regione facoltativa, e personalmente ritiene che l\u2019ente regione debba essere accettato nella struttura dello Stato italiano come una forma generale, e quindi obbligatoria. Non \u00e8 pensabile una struttura che da una parte si presenti attraverso determinate caratteristiche e dall\u2019altra attraverso caratteristiche del tutto diverse. Ad un\u2019altra sottoquestione gli onorevoli Grieco e La Rocca hanno dato una risposta alla quale personalmente aderisce: stabilito che si debba avere una struttura uniforme a base regionale, \u00e8 tuttavia evidente che debba sussistere una certa differenziazione fra le autonomie godute da talune e da altre regioni, ed in modo particolare da quei quattro territori ai quali gi\u00e0 il nuovo Stato in formazione ha riconosciuto una esigenza particolare autonomistica, tanto che posseggono una caratteristica autonomia o che ne hanno una in via di regolamentazione.<\/p><p>La terza questione che \u00e8 stata toccata e sulla quale la sezione dovr\u00e0 formulare qualche conclusione \u00e8 se la creazione dell\u2019ente regione porti la soppressione dell\u2019ente provincia, ed anche a questo proposito vi sono tesi favorevoli e contrarie. Personalmente pensa che, creandosi la regione, la provincia, come ente autarchico, debba scomparire e debba o possa restare, come parecchi colleghi hanno sostenuto con abbondanza di argomentazioni, solo come un centro particolare di uffici, cio\u00e8 come un centro che rappresenti propaggini, diffuse nel territorio regionale, del centro dirigente e fornito di particolari potest\u00e0 della regione stessa. Il progetto delineato dall\u2019onorevole Bulloni a questo proposito, risolve la questione della coesistenza della provincia e della regione nel senso che la provincia continua a sussistere, ma non pi\u00f9 col suo Consiglio provinciale, bens\u00ec con una Giunta provinciale, il cui Presidente dovrebbe assolvere a certe funzioni particolari, in sostituzione del prefetto che, per unanime aspirazione, dovrebbe scomparire. Comunque, il tema da affrontare e che la sezione dovr\u00e0 risolvere \u00e8 quello della coesistenza o meno della provincia e della regione.<\/p><p>Vi \u00e8 poi il problema delle potest\u00e0 e delle funzioni della regione, al quale proposito l\u2019argomento generale per cui tutti si sono dichiarati favorevoli alla creazione dell\u2019ente regione \u00e8 la necessit\u00e0 della lotta efficace contro l\u2019accentramento delle funzioni statali e di un\u2019azione tendente ad un funzionamento di carattere decentrato dell\u2019apparato della vita pubblica. Non dovr\u00e0 essere dimenticata questa premessa generale quando si passer\u00e0 a precisare in maniera definitiva le competenze e le funzioni della regione, perch\u00e9 l\u2019accentramento si fa in generale avvertire pi\u00f9 gravemente (anche gli esempi che sono stati portati suonano in questo senso) non nel momento della decisione di particolari provvedimenti legislativi, ma nel momento della loro applicazione. I siciliani, che da parecchi giorni attendono che un servizio automobilistico venga organizzato, non chiedono allo Stato di emanare un certo provvedimento legislativo, ma di tradurre in realt\u00e0 concreta certe disposizioni che gi\u00e0 esistono. Da questo punto di vista, si raggiungerebbe largamente lo scopo al quale si tende, cio\u00e8 quello dello snellimento delle funzioni, della rapidit\u00e0 nell\u2019esecuzione delle decisioni prese, quando si desse alla regione nel campo esecutivo, e cio\u00e8 nella funzione amministrativa, pi\u00f9 larghe possibilit\u00e0.<\/p><p>Non sa se, dando alla regione grandi facolt\u00e0 nel campo legislativo, si raggiungerebbe lo scopo di fare aderire i provvedimenti legislativi che vengono emanati alla situazione locale. Non gli sembra fondata l\u2019opinione che una Assemblea legislativa nazionale non riesca ad avvertire esigenze di carattere locale: quando si tratta di esigenze di territori abbastanza vasti, anche una Assemblea nazionale, attraverso gli strumenti di accertamento, di controllo, di indagine e di inchiesta di cui pu\u00f2 disporre lo Stato, riesce ad ottenere tutti gli elementi necessari per giungere ad una elaborazione legislativa soddisfacente.<\/p><p>Competenze della regione, in linea generale possono essere: quella legislativa, nelle sue varie sottospecie, quella regolamentare e quella esecutiva. Personalmente pensa che una competenza legislativa debba essere affidata alla regione, ma in un campo relativamente limitato. Da parte di tutti si \u00e8 detto che deve esserle affidata la facolt\u00e0 legislativa nelle materie attinenti alla vita particolare della regione. Quando si crea qualche materia che tocchi le esigenze e le necessit\u00e0 interne di una regione, senza colpire materia consimile o analoga di regioni confinanti, ricorrono alla mente la pesca, la caccia, ecc. Senonch\u00e9 un corso d\u2019acqua pu\u00f2 attraversare numerose regioni ed a seconda del modo in cui \u00e8 regolamentato il diritto di pesca in un tratto del corso d\u2019acqua si influisce sopra diritti analoghi di pesca in altri tratti di quel corso. Cos\u00ec avviene per la caccia con la trasmigrazione degli uccelli, onde delle leggi della Stato possono cercar d\u2019impedire che certe cacciagioni vengano distrutte in talune zone del territorio. Non intende, facendo questi esempi, dire che su queste materie non dovrebbe concedersi una facolt\u00e0 legislativa alle regioni, perch\u00e9 altrimenti non si capisce quale attivit\u00e0 legislativa si potrebbe concedere: lo dice per mostrare che bisogna andare molto cauti in questa materia e fare gran conto delle avvertenze e degli inviti enunciati dall\u2019onorevole Einaudi. \u00c8 molto difficile stabilire dei limiti per i quali una attivit\u00e0 legislativa di una regione non venga ad interferire o danneggiare l\u2019attivit\u00e0 corrispondente dell\u2019altra regione. La proposta dell\u2019onorevole Zuccarini di stabilire accordi fra regioni confinanti scivola sul terreno pericoloso del tipo federalistico mascherato dal quale personalmente desidera di restare lontano.<\/p><p>A proposito del problema dell\u2019istruzione, pensa che l\u2019istruzione elementare debba restare di competenza esclusiva dello Stato, perch\u00e9 essa rappresenta forse lo strumento maggiore col quale pu\u00f2 essere costituita una coscienza unitaria di carattere nazionale nel Paese. Si aveva l\u2019abitudine di parlare dell\u2019esercito come di un crogiuolo in cui le popolazioni trovavano una loro unit\u00e0: ci\u00f2 era in parte vero, e lo era anche perch\u00e9, almeno in certi momenti, nell\u2019esercito si impartiva una istruzione elementare agli analfabeti che concorreva a questo scopo. D\u2019altra parte, se l\u2019istruzione primaria fosse lasciata agli organi autarchici locali, se ne avrebbe una distribuzione non eguale in tutto il territorio nazionale, come avviene in America dove l\u2019istruzione \u00e8 sviluppatissima o meno a seconda dell\u2019importanza che si d\u00e0 ad essa da parte di uno Stato in confronto di un altro.<\/p><p>Altro punto da considerare \u00e8 quello della finanza regionale, e taluno ha detto che questo problema \u00e8 bene trattarlo, ma non \u00e8 necessario approfondirlo ora, perch\u00e9 occorre anzitutto procedere ad una riorganizzazione generale del sistema tributario dello Stato.<\/p><p>Crede, comunque, che si dovr\u00e0 dare una indicazione del modo in cui dovrebbe essere attuata l\u2019organizzazione tributaria generale dello Stato italiano. Cos\u00ec, se nella Costituzione, quando si parla della regione, non si dicesse gi\u00e0 qualche cosa sui fondamenti che debbono regolare il bilancio della regione, si lascerebbe incompiuta quell\u2019opera che alla Sottocommissione \u00e8 stata affidata.<\/p><p>\u00c8 favorevole alla formazione della camera di compensazione che \u00e8 stata proposta. Malgrado i dubbi da taluno espressi in proposito, pensa che una camera di compensazione amministrata da un consiglio composto da un rappresentante per ogni regione, e presieduta da una persona nominata dal Parlamento nazionale, potrebbe concorrere ad accrescere la solidariet\u00e0 fra le varie regioni.<\/p><p>Poi vi \u00e8 la questione dei controlli. Si domanda: dovr\u00e0 essere esercitato un controllo e in quale maniera l\u2019attivit\u00e0 della regione potr\u00e0 essere controllata? Pensa che un controllo sopra l\u2019attivit\u00e0 della regione debba esistere, ma che debba essere un controllo che trovi la propria origine sulla base elettiva. Cos\u00ec come il controllo dei comuni \u00e8 esercitato da una Giunta provinciale amministrativa \u2013 che deve essere trasformata e diventare di carattere elettivo \u2013 le regioni potrebbero essere controllate da una Giunta parlamentare nazionale, in modi che potranno essere poi stabiliti. Se poi si tiene presente \u2013 ci\u00f2 di cui non si \u00e8 ancora parlato in maniera esplicita \u2013 che la seconda Camera, se si giunger\u00e0 a stabilirne l\u2019esistenza, sar\u00e0 una Camera essenzialmente a base regionale, questa sar\u00e0 appunto indicata per creare nel proprio seno organismi di controllo della regione, e con ci\u00f2 si stabilir\u00e0 una connessione maggiore, pi\u00f9 organica, fra il nuovo ente regione e gli organismi centrali dello Stato.<\/p><p>Sulla struttura interna della regione, cio\u00e8 sugli organi dei quali essa deve essere costituita, si \u00e8 detto che essa deve riprodurre, in genere, la struttura di tutti gli enti giuridici autarchici: un\u2019assemblea rappresentativa, un organismo esecutivo e un Presidente. A questo proposito (lo dice perch\u00e9 nel primo progetto preparato dal Ministero dell\u2019interno, per la riorganizzazione delle amministrazioni comunali e provinciali, il problema era stato risolto in maniera diversa) crede che si debbano avere un Presidente dell\u2019Assemblea regionale e un Presidente della Giunta regionale, e non si debbano riunire le due cariche nella stessa persona.<\/p><p>Altro problema che si pone \u00e8 quello del metodo di elezione dell\u2019Assemblea. Si \u00e8 accennato alla possibilit\u00e0 che non si ricorra ad elezioni di carattere diretto, ma ad un corpo elettorale diversamente congegnato. Egli crede che la base elettiva dell\u2019Assemblea regionale debba essere quella del suffragio universale diretto, e che non si possa opporre che si farebbe cos\u00ec una ripetizione della elezione per il Parlamento: la stessa cosa allora si potrebbe dire per il consiglio comunale.<\/p><p>Coglie l\u2019occasione per accennare al problema della differenziazione della seconda Camera nei confronti della prima: tale differenziazione, a suo avviso, dovrebbe essere data dal modo particolare in cui la seconda Camera sar\u00e0 eletta: cio\u00e8 a base di suffragio universale diretto per l\u2019Assemblea parlamentare, e a base di suffragio universale indiretto per la seconda Camera. \u00c8 stato fatto presente autorevolmente che \u00e8 necessario che, non appena la Costituente si scioglier\u00e0, vi sia gi\u00e0 la possibilit\u00e0 di procedere non soltanto alla formazione della prima Camera, ma anche a quella della seconda; perch\u00e9 il Capo definitivo dello Stato molto probabilmente sar\u00e0 eletto dalle due Camere riunite. Pertanto, \u00e8 evidente che, se non si potesse immediatamente passare alla formazione della seconda Camera, o bisognerebbe prorogare la elezione del Capo definitivo dello Stato o bisognerebbe tener sospesa anche la elezione della prima Camera; posizioni queste ambedue insostenibili. Ora, gli organismi appositi dello Stato attuale \u2013 che saranno ereditati dal nuovo Stato, perch\u00e9 rappresentano apparecchi tecnici \u2013 potrebbero frattanto incominciare a preparare le basi regionali necessarie per l\u2019elezione della seconda Camera.<\/p><p>Ha rappresentate queste considerazioni, perch\u00e9 gli sono state fatte presenti, col desiderio implicito che egli ne facesse parte ai membri della Sottocommissione.<\/p><p>Ultimo punto, sul quale la sezione dovr\u00e0 fornire alcune conclusioni articolate, \u00e8 quello che si riferisce ai rapporti fra lo Stato e la regione: se debba esistere o no un organo di collegamento e, ove debba esistere, quale debba essere. Si \u00e8 parlato di un Governatore; altri ha detto che il Presidente dell\u2019Assemblea regionale debba, di diritto, divenire rappresentante del Governo nella regione. Personalmente propende per una soluzione, la quale eviti che nella regione sia presente un funzionario dello Stato e deleghi a qualche persona, che promani dalla stessa formazione della regione, le funzioni di collegamento fra Stato e regione.<\/p><p>Ricorda che in seduta plenaria di Commissione si \u00e8 detto che il problema dell\u2019autonomia deve essere risolto pregiudizialmente, anche per l\u2019utilit\u00e0 dei lavori della prima e della terza Sottocommissione in alcuni dei loro momenti ed aspetti. Crede che sarebbe utile poter trasmettere senz\u2019altro al Presidente della Commissione, affinch\u00e9 la comunichi alle altre due Sottocommissioni, almeno una conclusione iniziale, nella quale si affermi, per esempio, che la Sottocommissione \u00e8 giunta a stabilire che l\u2019ente regionale deve essere costituito. A questa prima determinazione altre potranno essere aggiunte, che sono forse necessarie, per dare i primi lineamenti, molto rudimentali, all\u2019ente regione.<\/p><p>TOSATO propone il seguente ordine del giorno:<\/p><p>\u00abLa seconda Sottocommissione:<\/p><p>premesso che l\u2019ordinamento costituzionale dello Stato dev\u2019essere aderente alla struttura naturale della Nazione;<\/p><p>riconosciuto che l\u2019unit\u00e0 nazionale italiana presenta una variet\u00e0 insopprimibile di nuclei regionali diversi fra di loro per il costume, la tradizione, il dialetto, le condizioni topografiche, il clima, le risorse naturali, e che, quindi, le varie regioni dimostrano esigenze economiche, sociali e amministrative, almeno parzialmente, diverse;<\/p><p>considerata la necessit\u00e0 che l\u2019attivit\u00e0 pubblica sia adeguata e corrispondente alle diversit\u00e0 indicate;<\/p><p>ritenuto che a tal fine non basta lo sviluppo delle autarchie comunali ed, eventualmente, provinciali ma, al tempo stesso, occorre procedere al riconoscimento di tutte le regioni italiane come persone giuridiche pubbliche territoriali;<\/p><p>ritenuto anche che il riconoscimento dell\u2019Ente regione rappresenta uno strumento particolarmente atto a promuovere l\u2019educazione politica e il consolidamento delle libert\u00e0 democratiche, l\u2019equilibrio economico politico fra le diverse parti del territorio dello Stato e una radicale riorganizzazione della burocrazia;<\/p><p>demanda ad una apposita sezione della Sottocommissione la formulazione concreta di un ordinamento che, previa determinazione delle singole regioni, assicuri alle medesime il potere di provvedere, con la necessaria autosufficienza finanziaria, alla cura degli interessi prevalentemente regionali non solo in via amministrativa, ma anche in via legislativa, nei limiti della Costituzione e delle leggi statali intese alla tutela degli interessi generali e al coordinamento degli interessi interregionali\u00bb.<\/p><p>LUSSU crede che tale ordine del giorno sia troppo vasto e troppo motivato.<\/p><p>MORTATI osserva che questa risoluzione dovrebbe mirare ad affermare alcuni princip\u00ee emersi dalla discussione, per dare una direttiva al lavoro delle sezioni. Il problema base \u00e8 quello della struttura generale dello Stato; ammessa la struttura decentrata, questa influir\u00e0 su tutta la configurazione della nuova Costituzione. Occorre pertanto che la Sottocommissione stabilisca i punti direttivi basilari, ch\u00e9 altrimenti il lavoro preliminare sarebbe superfluo. Ritiene che quattro siano i punti principali del problema e cio\u00e8:<\/p><p>1\u00b0) affermazione dell\u2019autonomia costituzionale delle regioni (costituzionale nel senso che dovr\u00e0 essere garantita dalla Costituzione e che sia estesa alla materia legislativa);<\/p><p>2\u00b0) autonomia finanziaria dell\u2019ente regione (che pu\u00f2 essere formulata in via generale, salvo in un secondo periodo a concretarne i limiti);<\/p><p>3) ordinamento decentrato dell\u2019ente regione (per evitare l\u2019inconveniente, da molti paventato, che il nuovo ente non sia a sua volta fonte di accentramento);<\/p><p>4\u00b0) utilizzazione delle regioni al fine della istituzione di uno o pi\u00f9 organi centrali a carattere perequativo (il lavoro della sezione competente dovrebbe essere rivolto a trovare i congegni atti a realizzare questa perequazione che \u00e8 necessaria, data la diversa struttura economica e l\u2019entit\u00e0 demografica varia delle singole regioni, per correggerne le deviazioni o le sperequazioni. Se non si ricorresse a questo correttivo, si potrebbe pregiudicare una delle finalit\u00e0 essenziali del nuovo ente).<\/p><p>Richiama l\u2019attenzione della Sottocommissione su questi quattro punti e sulla opportunit\u00e0 di una deliberazione di massima allo scopo di vincolare le determinazioni e le specificazioni affidate alle sezioni.<\/p><p>LEONE GIOVANNI ritiene di ravvisare nella relazione test\u00e9 fatta dal Presidente la constatazione dell\u2019accordo raggiunto, in linea di massima, sulla istituzione della regione e sui poteri \u2013 sempre determinati in linea generale \u2013 del nuovo ente, e cio\u00e8 potere legislativo e potere tributario. Comunque, occorre stabilire una identit\u00e0 di vedute su questi punti basilari; salvo a rinviare la discussione sui limiti dei poteri. Aggiunge che l\u2019ordine del giorno Tosato non pone, secondo il suo punto di vista, alcun vincolo alla delimitazione di questi poteri, anzi lascia l\u2019adito alle sezioni di stabilire un progetto concreto per la creazione dell\u2019ente regione.<\/p><p>PERASSI concorda sulla necessit\u00e0 che la Sottocommissione precisi alcuni punti, tenendo presente che la questione per ora deve solo esaminarsi in sede pregiudiziale. Ritiene che i punti salienti emersi fin qui dalla discussione siano i seguenti:<\/p><p>1\u00b0) istituzione dell\u2019ente regione. A questo proposito bisognerebbe precisare se la regione debba essere o meno istituita in tutto il territorio dello Stato. Si dichiara favorevole alla istituzione della regione in tutto il territorio, salvo poi a discutere l\u2019altra questione, e cio\u00e8 se tutte le regioni debbano avere necessariamente la stessa competenza; n\u00e9 \u00e8 da escludersi la possibilit\u00e0 che certe regioni abbiano una competenza in certe materie diversa, pi\u00f9 ampia di altre;<\/p><p>2\u00b0) determinazione della competenza della regione, prendendo posizione netta sulla questione, che \u00e8 stata tanto discussa, se debba avere o no competenza legislativa. La conclusione dovrebbe precisarlo, indicando le competenze legislative nei diversi modi che si possono formulare, come gi\u00e0 \u00e8 stato varie volte accennato, ossia: <em>a<\/em>) competenza legislativa su certe materie da indicarsi nella Costituzione e sulle quali la Regione abbia una potest\u00e0 legislativa primaria, col solo limite di princip\u00ee generalissimi iscritti nella Costituzione, princip\u00ee che limitano anche la legislazione dello Stato; <em>b<\/em>) competenza legislativa su materie sempre da determinarsi nella Costituzione, con tutte le conseguenze che ne derivano, e sulle quali le regioni abbiano la potest\u00e0 di emanare norme giuridiche destinate a svolgersi nell\u2019ambito di norme pi\u00f9 generali indicate in leggi ordinarie dello Stato, allo scopo soprattutto di rendere possibile una legislazione regionale su queste materie che meglio tenga conto della variet\u00e0 delle esigenze regionali. \u00c8 questa la categoria forse destinata ad essere la pi\u00f9 ricca di applicazioni pratiche;<\/p><p>3\u00b0) questione della organizzazione della regione; nel senso di stabilire se la regione debba avere organi suoi propri o invece organi in qualche maniera connessi con quelli dello Stato. Crede tutti siano d\u2019accordo nell\u2019affermare il principio che gli organi della regione debbano essere tutti di emanazione regionale, a carattere elettivo, e non di provenienza dello Stato.<\/p><p>Le altre questioni \u2013 la cui importanza nessuno mette in dubbio \u2013 dovrebbero essere studiate dalle sezioni cui il problema verr\u00e0 rinviato. La stessa questione finanziaria \u2013 salvo a fare, se possibile, qualche osservazione di principio \u2013 \u00e8 cos\u00ec notevole e complessa, che conviene lasciare ad una sezione di studiarla in maniera pi\u00f9 particolareggiata. Cos\u00ec anche il problema se la Provincia, che \u00e8 autarchica, debba restare o debba sopprimersi, non pu\u00f2 risolversi in un senso o nell\u2019altro in questo momento e conviene lasciarla allo studio di una sezione, perch\u00e9 tra l\u2019altro si porr\u00e0 questa domanda: la materia degli ordinamenti degli enti locali potr\u00e0 inserirsi nella lista delle materie attribuita alla competenza legislativa della regione? Se, per ipotesi, si arrivasse a questa soluzione, sarebbe possibile che una regione, tenendo conto delle sue esigenze particolari, ammettesse nel suo ambito l\u2019esistenza di comuni e di provincie e che un\u2019altra, invece, usando della facolt\u00e0 attribuitale dalla Costituzione, ritenesse che nel suo ambito non c\u2019\u00e8 posto per i comuni, o altri enti.<\/p><p>Quindi ritiene che non convenga pregiudicare questo punto con una decisione di massima; e cos\u00ec per altri problemi pi\u00f9 particolareggiati. L\u2019essenziale \u00e8 che in questo momento, tenendo conto del modo come la questione \u00e8 stata rinviata a questa Sottocommissione e delle ripercussioni che le decisioni di questa devono avere sull\u2019attivit\u00e0 delle altre Sottocommissioni e sezioni, occorrerebbe limitarsi a prendere posizione precisa sui punti fondamentalissimi che ha indicato.<\/p><p>FABBRI chiede se il proponente avrebbe difficolt\u00e0 a sostituire al termine: \u00abpotest\u00e0 legislativa\u00bb, nell\u2019ambito delle leggi dello Stato: \u00abpotest\u00e0 normativa\u00bb, perch\u00e9 il concetto di una potest\u00e0 normativa che si esplica nel solo ambito delle leggi emanate da un altro organo pu\u00f2 determinare un equivoco. Egli \u00e8 disposto ad andare oltre una semplice potest\u00e0 regolamentare, ma non arriverebbe a chiamare \u00ablegislativa\u00bb la competenza della regione; e perci\u00f2 parlerebbe di competenza \u00abnormativa\u00bb nei limiti delle leggi dello Stato.<\/p><p>LUSSU ha l\u2019impressione si sia compiuto un lavoro molto proficuo, ma che da questo momento si stia prendendo un\u2019altra via col rischio di perdere del tempo.<\/p><p>Non trova quest\u2019ordine del giorno, pur concordando a grandi linee su di esso, rispondente n\u00e9 al tono n\u00e9 alle conclusioni della discussione. Gli sembra troppo lungo e contenente anche concetti che non sono stati esposti.<\/p><p>La discussione \u00e8 stata esauriente su quasi tutti i punti; ma non si pu\u00f2 dire che tutti i punti siano stati chiariti in modo tale per cui si possa gi\u00e0 arrivare ad una conclusione. Per esempio, sulla potest\u00e0 legislativa della regione, sulla conservazione o meno della provincia \u2013 per citare solo due problemi \u2013 vi sarebbe ancor molto da dire e si potrebbe ricominciare la discussione. Solo due punti sono stati chiariti in modo tale per cui si pu\u00f2 dire che \u00e8 acquisito il favore generale della grande maggioranza:<\/p><p>1\u00b0) costituzione dell\u2019ente regione, esclusi i criteri federale e confederale nonch\u00e9 quello del puro e semplice decentramento amministrativo;<\/p><p>2\u00b0) particolare organizzazione di quattro regioni (Sicilia, Sardegna, Val d\u2019Aosta e Alto Adige).<\/p><p>Crede quindi che la Sottocommissione dovrebbe approvare con un voto questi due punti, deferendo ad una pi\u00f9 ristretta Commissione di studio l\u2019incarico di riferire sui problemi di dettaglio.<\/p><p>PICCIONI rileva che, oltre alla soluzione proposta, vi \u00e8 anche quella di non prendere alcuna deliberazione, rinviando la prosecuzione della discussione ad una sezione della Sottocommissione; soluzione quest\u2019ultima che tuttavia non corrisponde alla economia e alla praticit\u00e0 dei lavori.<\/p><p>Ritiene pertanto opportuno fissare qualche punto su cui il consenso della Sottocommissione si \u00e8 gi\u00e0 fatto palese. Il primo di tali punti coincide con quello indicato dall\u2019onorevole Lussu (istituzione dell\u2019ente regione); punti successivi e necessari potrebbero riguardare le caratteristiche principali della regione: autarchia, autonomia, rappresentanza della popolazione, anche attraverso il suffragio universale. Si potrebbe inoltre stabilire se la regione debba avere una sua autosufficienza finanziaria.<\/p><p>Non \u00e8 d\u2019accordo, sul secondo dei due punti fissati dall\u2019onorevole Lussu, in quanto non ritiene opportuna una discriminazione preventiva tra le regioni, ammettendo tuttavia che le quattro regioni nominate dall\u2019onorevole Lussu hanno particolari esigenze, delle quali si potr\u00e0 tenere conto dopo che sia stata stabilita la disciplina generale del nuovo ente regione.<\/p><p>Quanto agli altri punti dibattuti, come la competenza legislativa, regolamentare, ecc., essi potranno venire deferiti alle sezioni.<\/p><p>In ogni modo, occorre che la Sottocommissione si pronunci, accettando o l\u2019ordine del giorno Tosato, o le conclusioni dell\u2019onorevole Lussu, o conclusioni diverse.<\/p><p>PRESIDENTE crede che occorra decidere se la discussione deve concludersi con un ordine del giorno, sul quale sar\u00e0 possibile mettersi d\u2019accordo domani, oppure se la discussione deve sospendersi a questo punto con la nomina delle sezioni.<\/p><p>Mette ai voti la proposta che la discussione deve concludersi con una risoluzione.<\/p><p>(<em>\u00c8 approvata<\/em>).<\/p><p>Rinvia a domani l\u2019esame dell\u2019ordine del giorno Tosato e degli altri che eventualmente saranno presentati.<\/p><p>La seduta termina alle 21.15.<\/p><p><em>Erano presenti:<\/em> Ambrosini, Bocconi, Bordon, Bozzi, Bulloni, Cappi, Castiglia, Codacci Pisanelli, Conti, De Michele, Einaudi, Fabbri, Finocchiaro Aprile, Fuschini, Grieco, Lami Starnuti, La Rocca, Leone Giovanni, Lussu, Mannironi, Mortati, Nobile, Patricolo, Perassi, Piccioni, Ravagnan, Rossi Paolo, Terracini, Tosato, Uberti, Zuccarini.<\/p><p><em>Erano assenti:<\/em> Canevari, Maffi, Porzio.<\/p><p><em>In congedo:<\/em> Amendola, Calamandrei, Vanoni.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Versione PDF ASSEMBLEA COSTITUENTE COMMISSIONE PER LA COSTITUZIONE SECONDA SOTTOCOMMISSIONE 5. RESOCONTO SOMMARIO DELLA SEDUTA DI MERCOLED\u00cc 31 LUGLIO 1946 PRESIDENZA DEL PRESIDENTE TERRACINI INDICE Seguito della discussione sulle autonomie locali La Rocca \u2013 Einaudi \u2013 Bulloni \u2013 Fabbri \u2013 Patricolo \u2013 Presidente \u2013 Tosato \u2013 Lussu \u2013 Mortati \u2013 Leone Giovanni \u2013 Perassi \u2013 [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_relevanssi_hide_post":"","_relevanssi_hide_content":"","_relevanssi_pin_for_all":"","_relevanssi_pin_keywords":"","_relevanssi_unpin_keywords":"","_relevanssi_related_keywords":"","_relevanssi_related_include_ids":"","_relevanssi_related_exclude_ids":"","_relevanssi_related_no_append":"","_relevanssi_related_not_related":"","_relevanssi_related_posts":"595,2017,574,572,2364,1646","_relevanssi_noindex_reason":"","_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"categories":[95,70],"tags":[],"post_folder":[119],"class_list":["post-5148","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-1946-07ss","category-seconda-sottocommissione"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5148","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=5148"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5148\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7741,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5148\/revisions\/7741"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=5148"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=5148"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=5148"},{"taxonomy":"post_folder","embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fpost_folder&post=5148"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}