{"id":5146,"date":"2023-10-15T22:57:56","date_gmt":"2023-10-15T20:57:56","guid":{"rendered":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=5146"},"modified":"2023-10-23T13:08:29","modified_gmt":"2023-10-23T11:08:29","slug":"martedi-30-luglio-1946-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=5146","title":{"rendered":"MARTED\u00cc 30 LUGLIO 1946"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"5146\" class=\"elementor elementor-5146\" data-elementor-post-type=\"post\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-35a74bc elementor-section-full_width elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"35a74bc\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-a967631\" data-id=\"a967631\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-2384417 elementor-align-right elementor-widget elementor-widget-button\" data-id=\"2384417\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"button.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-button-wrapper\">\n\t\t\t\t\t<a class=\"elementor-button elementor-button-link elementor-size-sm\" href=\"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/19460730sed004ss.pdf\" target=\"_blank\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-content-wrapper\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-icon\">\n\t\t\t\t<i aria-hidden=\"true\" class=\"icon icon-view\"><\/i>\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-text\">Versione PDF<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-a7a2ce5 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"a7a2ce5\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>ASSEMBLEA COSTITUENTE<\/p><p>COMMISSIONE PER LA COSTITUZIONE<\/p><p>SECONDA SOTTOCOMMISSIONE<\/p><p>4.<\/p><p>RESOCONTO SOMMARIO<\/p><p>DELLA SEDUTA DI MARTED\u00cc 30 LUGLIO 1946<\/p><p>PRESIDENZA DEL PRESIDENTE <strong>TERRACINI<\/strong><\/p><p><strong>INDICE<\/strong><\/p><p><strong>Seguito della discussione sulle autonomie locali<\/strong><\/p><p>Nobile \u2013 Ambrosini, <em>Relatore \u2013 <\/em>Mortati \u2013 Conti \u2013 Finocchiaro Aprile \u2013 Presidente \u2013 Fuschini \u2013 Bordon \u2013 Targetti \u2013 Piccioni.<\/p><p>La seduta comincia alle 17.<\/p><p>Seguito della discussione sulle autonomie locali.<\/p><p>NOBILE ritiene che alle quattro soluzioni del problema che si sta dibattendo, indicate dall\u2019onorevole Bozzi, debba aggiungersene una quinta, che si trova all\u2019estremo opposto di quella proposta dagli onorevoli Finocchiaro Aprile e Lussu.<\/p><p>L\u2019onorevole Grieco ha detto che la tendenza centrifuga resa manifesta dall\u2019insistente richiesta di autonomia \u00e8 nata da un generale scoraggiamento. Egli dice di pi\u00f9; essa \u00e8 nata dalla sconfitta e dal caos morale, intellettuale e materiale nel quale il Paese \u00e8 stato precipitato. Il federalismo, il regionalismo, l\u2019autonomismo, rispondono essi a necessit\u00e0 permanenti di vita del popolo italiano, o non rappresentano piuttosto un movimento di reazione a fenomeni transitori? Dubita che il movimento d\u2019indipendenza, di cui \u00e8 campione l\u2019onorevole Finocchiaro Aprile, sarebbe esistito, o, perlomeno, avrebbe assunto l\u2019importanza che ha oggi, se non si fosse perduta la guerra. Altrettanto si dica delle altre manifestazioni regionalistiche. L\u2019istituzione dell\u2019Ente regione viene considerata come una panacea per tutti i mali di cui soffre o ha sofferto il popolo italiano. Ma questo sarebbe comprensibile se la catastrofe in cui siamo caduti fosse una conseguenza della struttura unitaria e centralizzata dello Stato, o se questa struttura ne fosse stata almeno una delle cause; mentre \u00e8 difficile sostenere che il fascismo, che fu uno dei maggiori responsabili della seconda guerra mondiale, non sarebbe sorto in una Italia avente una struttura statale federalistica.<\/p><p>Questi nuovi \u00abismi\u00bb sono, a suo parere, un malanno derivato dalla guerra e da una guerra perduta, senza la quale non sarebbe mai sorta l\u2019idea \u2013 propugnata con tanto fervore e con tanta urgenza \u2013 di spezzettare l\u2019Italia in regioni pi\u00f9 o meno autonome. Si poteva sentire il bisogno di semplificale o decentrare l\u2019amministrazione statale (sono vecchi problemi di cui si \u00e8 sempre parlato); ma nessuno avrebbe pensato sul serio a realizzare una struttura regionale, il cui inevitabile risultato sarebbe quello di accentuare i sentimenti regionalistici gi\u00e0 oggi esistenti.<\/p><p>Si rimprovera agli italiani di essere eccessivamente individualisti e campanilisti: orbene, il regionalismo \u00e8 un sentimento egoistico che si estende ad un orizzonte pi\u00f9 ampio, ma \u00e8 pur sempre della medesima natura gretta e meschina.<\/p><p>Vi sono divisioni di animi che la guerra ha accentuato e forse la difficolt\u00e0 nelle comunicazioni di idee, cose e persone, vi ha contribuito (vi sono stati periodi di tempo in cui in fatto di comunicazioni stradali, postali, telegrafiche eravamo tornati indietro di un secolo): queste privazioni, queste difficolt\u00e0, sembra che ci abbiano fatto tornare indietro anche con la vita e con i sentimenti. Il Nord inveisce contro il Sud, le Isole contro il Continente. Questo esacerbarsi di sentimenti regionalisti \u00e8 certamente un male, ma, abbandonato a se stesso, sarebbe un male passeggero, mentre ora, senza volerlo, ci si accinge a cristallizzarlo in forme che non potranno pi\u00f9 mutarsi.<\/p><p>Se, facendo appello all\u2019unione di tutti gli italiani, si avviasse il Paese alla rinascita, fra qualche tempo ci troveremmo guariti di quel male, cos\u00ec come nel 1921-1922 eravamo gi\u00e0 guariti dei mali di quel dopoguerra. E invece ci si propone di congegnare la Carta fondamentale dello Stato italiano in maniera da renderlo permanente.<\/p><p>Sa che alla maggior parte dei colleghi queste idee faranno una impressione sfavorevole, e soprattutto si duole di avere su questo\u00a0 punto un pensiero cos\u00ec completamente opposto a quello dell\u2019onorevole Zuccarini; ma non pu\u00f2 tacere, anche se lo si dovesse tacciare di essere un ostinato conservatore, per quanto sarebbe erroneo vedere le sue idee sotto questa luce.<\/p><p>Egli \u00e8 profondamente convinto della necessit\u00e0 di unificare tutto il mondo, se si vuol salvare l\u2019umanit\u00e0 dall\u2019immane catastrofe che \u00e8 la guerra moderna.<\/p><p>Dividendo l\u2019Italia in regioni, sia pure coordinate fra loro da uno Stato centrale, si marcerebbe a ritroso. La divisione del Paese in regioni autonome, che, sia pure solo in parte, si diano da se stesse leggi e si amministrino, \u00e8 un regresso, non gi\u00e0 un progresso.<\/p><p>Giudica assai debole l\u2019argomento dell\u2019onorevole Lussu, secondo cui la Sardegna \u00e8 distante dal continente pi\u00f9 che non Malta da Londra. Vero che le comunicazioni con la Sardegna sono oggi difficili e insufficienti, ed erano inadeguate ai bisogni dell\u2019Isola anche prima della guerra; ma questo \u00e8 un fenomeno transitorio. L\u2019abolizione delle distanze nel mondo moderno costituisce la grande forza unificatrice delle comunit\u00e0 umane, e non \u00e8 possibile ammettere che un\u2019isola, la quale, con i mezzi di trasporto attuali, dista un\u2019ora o forse anche mezz\u2019ora soltanto dal continente, possa avere una vita quasi indipendente.<\/p><p>Circa gli Stati Uniti d\u2019America, che sono stati citati pi\u00f9 volte, osserva che quell\u2019unione \u00e8 dovuta al fatto che quando di quegli Stati si formarono i primi nuclei, gi\u00e0 esisteva la trazione a vapore, la quale costitu\u00ec la forza unificatrice. Se Giacomo Watt e Stephenson fossero vissuti mezzo secolo pi\u00f9 tardi, anzich\u00e9 una confederazione in cui la autorit\u00e0 del governo centrale federale di continuo va aumentando, si sarebbe avuta un\u2019America spezzettata in tanti stati, con lingua e costumi diversi, l\u2019uno contro l\u2019altro armati come in Europa.<\/p><p>Nel secolo in cui la distanza fra Paese e Paese \u00e8 praticamente annullata, ed in cui, per questo stesso fatto, l\u2019economia di un Paese \u00e8 intimamente collegata a quella dell\u2019altro, non si pu\u00f2 pensare a dividere l\u2019Italia in tante regioni autarchiche, fra le quali inevitabilmente sorgerebbero antagonismi: \u00e8 profondamente erroneo pensare che da una divisione di forze si possa attendere un maggiore sviluppo economico delle singole regioni. L\u2019unit\u00e0 economica del mondo, sia pure nella forma pi\u00f9 caotica, \u00e8 gi\u00e0 un fatto reale, e la sola meta che gli uomini dovrebbero proporsi \u00e8 quella di comporla in una forma organizzata. Ed invece in Italia si vorrebbero ora creare tante economie, separate o quasi.<\/p><p>Con l\u2019istituzione di regimi autonomi si corre il rischio di elevare delle barriere, sia pure ideali, fra italiani, quando si dovrebbe invece unirli sempre pi\u00f9 fra di loro. In una dieta regionale siciliana, sarda o piemontese si potrebbe perfino vedere elevata a lingua ufficiale il dialetto locale. Non sarebbe certo questo un progresso, e sarebbe, se mai da desiderare che tutti i popoli del mondo parlassero, se possibile, una medesima lingua, affinch\u00e9 potessero meglio intendersi ed affrettarsi fra loro, realizzando cos\u00ec l\u2019ideale cristiano.<\/p><p>L\u2019Italia oggi \u00e8 unita e questa unit\u00e0 \u00e8 stata penosamente conquistata con lo sforz\u00f2 di generazioni, ed ora si vorrebbe disfare quel lavoro. Si lamenta che sia un Paese povero, e si insiste nel dire che questa povert\u00e0 \u00e8 la causa prima di molti mali, e come rimedio si propone, non gi\u00e0 una pi\u00f9 stretta unione, una pi\u00f9 stretta collaborazione, come sarebbe logico, ma una divisione.<\/p><p>Con l\u2019istituzione dell\u2019ente regione si vorrebbe da un lato attuare un migliore sviluppo economico delle varie regioni, e dall\u2019altra lato eliminare dalla vita politica l\u2019oligarchia costituita da centri legislativi e burocratici che la governano. Ma il dividere l\u2019Italia in regioni autonome non avr\u00e0 altro risultato che quello di moltiplicare le oligarchie e con esse il danno che producono.<\/p><p>Certamente nessuno vuole perpetuare lo stato di cose attuale. L\u2019amministrazione statale \u00e8 divenuta una macchina pesante, mostruosamente complicata, e per giunta corrotta, ci\u00f2 che in gran parte \u00e8 anche conseguenza della guerra: ma allora si tratta di semplificare il meccanismo statale, di renderlo efficiente, e di eliminarne la corruzione; e questo non si ottiene complicandolo ancora pi\u00f9, come inevitabilmente avverrebbe se si istituissero dei governi regionali.<\/p><p>\u00c8 noto, ad esempio, che la S.E.P.R.A.L. \u00e8 un ente generatore di corruzione. Ebbene; se non si \u00e8 capaci di purificarlo e di farlo veramente servire agli interessi della collettivit\u00e0 anzich\u00e9 a quelli di singole persone, lo si sopprima. Certo non si rimedierebbe a questo danno, creando una S.E.P.R.A.L. in ogni regione, moltiplicando cio\u00e8 per otto o per dieci il numero di questi deleteri organismi.<\/p><p>Cos\u00ec, pure, per i Provveditorati dei lavori pubblici. Qualcuno ha detto che la loro istituzione non costituisce un effettivo decentramento, ma piuttosto una complicazione, perch\u00e9 le vie che una proposta deve percorrere prima di essere approvata sono aumentate e non gi\u00e0 diminuite. Forse questo non \u00e8 esatto: vi sono oggi molto meno complicazioni di una volta. Comunque, la ragione per cui i Provveditorati non funzionano bene \u00e8 un\u2019altra: \u00e8 la mancanza di personale capace, competente, ben pagato, ecc.<\/p><p>Il problema, cio\u00e8, \u00e8 solo quello di riformare l\u2019amministrazione statale, per renderla pi\u00f9 semplice e pi\u00f9 efficace, per eliminare gli eccessivi ed inefficaci controlli.<\/p><p>Pu\u00f2 comprendere l\u2019autonomia dei comuni, purch\u00e9 non sia eccessiva. \u00c8 bene concedere la autonomia alle grandi citt\u00e0; ma non ha senso l\u2019autonomia per tanti comuni del Mezzogiorno che, per l\u2019inerzia, la passivit\u00e0 e la scarsa educazione, talvolta, degli abitanti alla vita pubblica, non sanno amministrarsi. Se un comune \u00e8 privo di fognatura, di acqua, di cimitero, non \u00e8 con l\u2019autonomia che si provveder\u00e0 a questi bisogni fondamentali, non fornendo ad essi i mezzi e curando che questi mezzi siano bene spesi.<\/p><p>Si \u00e8 addotto l\u2019esempio dei piani regolatori che bisognerebbe lasciar decidere ed eseguire ad ogni singola citt\u00e0. Ma il Governo centrale dovr\u00e0 pur dettare talune norme che salvaguardino, ad esempio, la salute pubblica, o che concernano la conservazione di monumenti nazionali. Se il problema edilizio di un paese, o la costruzione di una strada comunale, o di una scuola, o di un cimitero si possono riguardare come problemi locali, la cui risoluzione pu\u00f2 esser lasciata all\u2019ente locale, i problemi di una regione non sono mai di interesse soltanto regionale, ma investono anche l\u2019interesse nazionale. La bonifica delle paludi pontine \u00e8 un problema che interessa non soltanto il Lazio, ma tutta Italia. La trasformazione della costa salernitana, che vi richiami turisti dalle varie parti del mondo, \u00e8 problema che interessa non solo il Mezzogiorno, ma tutta Italia. Le saline e le miniere della Sardegna interessano non solo quelle regioni ma tutto il Paese. Si \u00e8 detto che le scuole elementari dovrebbero rientrare nella competenza delle singole regioni; e invece queste scuole, se fosse possibile, dovrebbero avere una regolamentazione non solo nazionale, ma addirittura mondiale.<\/p><p>\u00c8 quindi recisamente contrario alla divisione dell\u2019Italia in tanti enti autonomi regionali e crede che il problema da porsi e da risolversi sia solo quello di semplificare e decentrare l\u2019amministrazione statale. \u00c8 stato ricordato che quando il Regno delle due Sicilie si riun\u00ec al resto dell\u2019Italia, esso vers\u00f2 nelle casse del nuovo Stato una riserva aurea di 450 milioni di lire-oro, che serv\u00ec per compiere lavori pubblici nel nord. Ma non si ripara a questa ingiustizia abbandonando il Mezzogiorno perch\u00e9 faccia da solo. \u00c8 un non senso volere che l\u2019economia regionale si sostituisca a quella nazionale. E quando si dice che le regioni pi\u00f9 ricche dovrebbero dare a quelle pi\u00f9 povere, non si pensa che questo si pu\u00f2 fare senza difficolt\u00e0 nello stato unitario centralizzato, e lo si fa, mentre in uno stato federalistico darebbe luogo a difficolt\u00e0, attriti, antagonismi.<\/p><p>Inevitabile conseguenza delle economie regionali sarebbe questa, che aumenterebbe la distanza fra le regioni pi\u00f9 progredite e quelle meno progredite; una Lombardia ricca, prosperosa, pi\u00f9 avanzata anche nella vita sociale e culturale, si lascerebbe dietro, a distanza sempre pi\u00f9 crescente, una Calabria o una Lucania, povera ed arretrata.<\/p><p>Per queste ragioni la sua avversione alla istituzione delle regioni, che viene presentata con colori tanto attraenti, \u00e8 invincibile. Pi\u00f9 saggiamente si agirebbe se venisse potenziato l\u2019ente provincia, accrescendone le attribuzioni e rendendolo autonomo, per quanto \u00e8 possibile. Che se poi si volesse dare una voce autorevole agli interessi peculiari di ogni regione, questo si potrebbe conseguire senza pericolose improvvisazioni, creando delle assemblee regionali, di carattere tecnico, economico, con funzione consultiva obbligatoria per il Governo centrale, e anche con facolt\u00e0 di prendere l\u2019iniziativa per leggi da proporre alla Assemblea legislativa statale. Esorta quindi i colleghi a meditare bene prima di decidere, perch\u00e9 l\u2019istituzione della regione \u00e8 un passo grave del quale un giorno potrebbe venire il pentimento. Non vi \u00e8 alcun bisogno di introdurre nella Costituzione dell\u2019Italia democratica novit\u00e0 che possono essere pericolose. La ricostruzione del Paese si fa unendo tutti i cittadini pi\u00f9 strettamente che mai gli uni agli altri e non gi\u00e0 approfondendo le divisioni prodotte dalla guerra, che anche da questo punto di vista ha riportato l\u2019Italia ad un secolo addietro.<\/p><p>AMBROSINI, <em>Relatore<\/em>, ricorda di avere prospettato i problemi nel modo pi\u00f9 semplice e pi\u00f9 obiettivo possibile. L\u2019onorevole Lussu, pur riconoscendo l\u2019obiettivit\u00e0 della esposizione, ha creduto rilevare in questa una propensione, del resto naturale, verso la creazione di un Ente regionale, dotato di personalit\u00e0 giuridica e di diritti propri, sanciti nella Carta costituzionale e garantibili in sede giurisdizionale. In realt\u00e0 la Sottocommissione sembra orientarsi in questo senso e, salvo le posizioni estreme, pare sia desiderato da tutti un termine, il quale porti all\u2019avvicinamento; e forse vi si arriver\u00e0. Peraltro, \u00e8 fuori dubbio che tutti tendono a potenziare le energie nazionali, a valorizzare quanto \u00e8 indispensabile per la ricostruzione, la quale non pu\u00f2 essere che nazionale e basata, come diceva l\u2019onorevole Grieco, sulla solidariet\u00e0 nazionale. Si tratta soltanto della scelta dei mezzi pi\u00f9 adeguati per raggiungere questo scopo.<\/p><p>L\u2019onorevole Mortati sostanzialmente disse la stessa cosa dell\u2019onorevole Grieco, perch\u00e9 impost\u00f2 cos\u00ec il suo problema: occorre anzitutto stabilire che cosa vogliamo. Quando sia stabilito quello che vogliamo, si sceglieranno i mezzi pi\u00f9 adeguati per giungervi. E questo \u00e8 necessario, perch\u00e9, se per avventura questi mezzi non fossero o non risultassero rispondenti allo scopo, si compirebbe fatica inutile e forse anche dannosa.<\/p><p>Ora, nei problemi della riforma, della struttura o dell\u2019amministrazione dello Stato, bisogna evitare il danno dell\u2019accentramento, ricercando mezzi pi\u00f9 adeguati, nel campo economico e nel campo politico, per eccitare e sospingere le energie locali, che attualmente sono compresse, mortificate. Gli inconvenienti esistevano gi\u00e0 prima del fascismo, a causa dell\u2019ingerenza politica dei Deputati nelle pubbliche amministrazioni e sui prefetti, di questi sugli enti locali e del governo centrale su tutti.<\/p><p>Quindi il problema va riguardato dal punto di vista economico-sociale ed anche da quello politico. S\u00ec debbono tener di mira questi due fini e vedere se la soluzione regionale pu\u00f2 portare, se non alla scomparsa dei mali, almeno alla loro attenuazione, ed alla restituzione alle amministrazioni locali, da un lato, ed ai deputati eletti all\u2019Assemblea Nazionale, dall\u2019altro, della vera libert\u00e0 di compiere il proprio dovere, senza interferenze di natura politica ed amministrativa, che portano ad una servit\u00f9 ed a una tirannia reciproca.<\/p><p>Il Relatore dice che si \u00e8 sforzato di non lasciarsi guidare da pregiudiziali teoriche, in modo da riguardare i fatti ed impostare le questioni secondo la realt\u00e0 effettiva, i bisogni pi\u00f9 direttamente sentiti, le eventuali proposte pi\u00f9 adeguate alla eliminazione degli inconvenienti o dei mali accennati. Ora \u2013 salvo alcune posizioni estreme \u2013 da quasi tutti i settori sembra si sia disposti al riconoscimento della necessit\u00e0, o della opportunit\u00e0 della creazione, del riconoscimento o della utilizzazione della regione, considerata da taluno dal punto di vista del decentramento istituzionale autarchico, cio\u00e8 da un punto di vista che va pi\u00f9 in l\u00e0 del decentramento burocratico, e da altri, invece, da un punto di vista non solo amministrativo, ma anche costituzionale, cio\u00e8 dal punto di vista dell\u2019autonomia, che si usa dire politica per distinguerla dall\u2019amministrativa; di quella autonomia, nella quale la regione ha diritti propri fondamentali, sanciti e garantiti dalla Costituzione.<\/p><p>Il Relatore nota che la prima soluzione che si presenta, nel caso che si adotti in via di massima l\u2019istituto regionale, \u00e8 quella di applicarlo integralmente allo Stato, dividendone in regioni tutto il territorio.<\/p><p>Nel caso, invece, che non si adotti questa soluzione generale, sar\u00e0 da decidere se la regione possa essere costituita secondo l\u2019esempio dato dalla Costituzione spagnola del 1931: cio\u00e8, a richiesta delle popolazioni interessate. La Costituzione spagnola dice che lo Stato spagnolo \u00e8 composto dai comuni raggruppati in provincie o da regioni autonome, che eventualmente si costituiscano ed aggiunge che una provincia, la quale in un primo tempo abbia chiesto di far parte di una regione e che si sia quindi sottratta alla compagine amministrativa dello Stato, pu\u00f2 chiedere il ritorno al suo precedente stato giuridico di provincia, cio\u00e8, dello Stato. \u00c8 un esempio di Costituzione nella quale l\u2019Ente regione pu\u00f2 esistere e pu\u00f2 non esistere, nella quale la provincia pu\u00f2 essere aggregata direttamente alle dipendenze dello Stato, e pu\u00f2 invece essere aggregata alla regione.<\/p><p>\u00c8 stato detto che per lo meno per quattro regioni \u2013 la Sicilia, la Sardegna, la Vai d\u2019Aosta e il Trentino \u2013 l\u2019autonomia ormai deve considerarsi cosa acquisita. Per due di queste regioni ci sono gi\u00e0 degli ordinamenti stabiliti. Per la Sardegna esistono un Alto Commissario e una Consulta regionale che in fatto ha attuato una forma di autonomia. Per il Trentino l\u2019esigenza \u00e8 anche maggiore, per ragioni non solo interne ma anche internazionali. L\u2019ex Ambasciatore inglese a. Roma, Lord Perth, ha detto alla Camera dei Comuni che, se le ventuno Nazioni non adotteranno la soluzione dell\u2019annessione all\u2019Austria, il Tirolo meridionale dovr\u00e0 avere la pi\u00f9 ampia autonomia. Comunque sia, il sistema potrebbe consistere nella concessione della autonomia a determinate regioni, per le quali essa \u00e8 assolutamente necessaria, se si vogliono guardare le cose dal punto di vista della realt\u00e0.<\/p><p>Per quelle alle quali \u00e8 stata gi\u00e0 concessa, e specie per la Sicilia, l\u2019autonomia deve considerarsi irrevocabile. Per altre regioni dovr\u00e0 necessariamente arrivarsi ad una identica soluzione.<\/p><p>Data la situazione particolare di talune regioni, come quelle suaccennate, e l\u2019opportunit\u00e0 che a tale particolare situazione si adegui il rispettivo statuto, sorge la questione se sia conveniente e financo possibile (nel caso che l\u2019istituto regionale si applichi per tutto il territorio dello Stato) che venga adottato uno statuto uniforme per tutte le regioni.<\/p><p>Il Relatore dice che in via di massima potrebbero dettarsi nella Costituzione i princip\u00ee fondamentali, lasciando poi alle Regioni, e precisamente alle Assemblee rappresentative regionali, la possibilit\u00e0 di elaborare specificamente lo statuto in modo pi\u00f9 rispondente ai propri bisogni; statuto che dovrebbe essere sottoposto all\u2019approvazione del potere legislativo dello Stato.<\/p><p>Venendo ad esaminare le materie da affidare alla competenza specifica delle regioni, salvo a vedere poi se debba usarsi una formula o l\u2019altra, osserva che si tratta di quel gruppo di materie che interessano principalmente gli affari locali, pur ammettendo che con questa distinzione non ponesi un criterio assoluto e che occorre sempre un criterio relativo e di opportunit\u00e0 per giudicare la prevalenza dell\u2019interesse locale, perch\u00e9 l\u2019interesse nazionale esiste sempre, non \u00e8 isolabile. Si tratta di vedere qual \u00e8 l\u2019interesse prevalente, se quello locale o quello nazionale. E l\u00e0 dove sia decisamente stabilito che l\u2019interesse prevalente \u00e8 quello locale, potrebbe senza alcun danno concedersi alla regione anche la potest\u00e0 legislativa.<\/p><p>Per venire al concreto, senza lasciarci fuorviare da esempi di legislazioni straniere dalle quali \u00e8 necessario differenziarsi, sottopone all\u2019attenzione dei colleghi una distinzione dal punto di vista generale, e poi una indicazione di materie dal punto di vista particolare.<\/p><p>Dice che due potrebbero essere i gruppi di materie da affidarsi alla competenza normativa della regione: materie di competenza legislativa primaria, e materie di competenza legislativa secondaria o integrativa.<\/p><p>Non parlerebbe di legislazione esclusiva, perch\u00e9 \u00e8 questo un termine che pu\u00f2 suonare troppo rigido: parlerebbe piuttosto di legislazione primaria, e non userebbe altre specificazioni, restando inteso che il primo gruppo di materie dovrebbe competere alla regione, perch\u00e9 sono materie di prevalente interesse locale; aggiungendo che sino a quando l\u2019Assemblea regionale non avr\u00e0 legiferato su tali materie, resteranno naturalmente in vigore le norme della legislazione nazionale.<\/p><p>Un secondo gruppo di materie potrebbe dar luogo alla legislazione secondaria, per cui la regione legifera secondo le norme di principio segnate dalle leggi dello Stato. Non sarebbero norme di sola attuazione, norme regolamentari: sarebbero vere e proprie leggi, naturalmente nel quadro dei princip\u00ee fondamentali stabiliti dalla legislazione nazionale.<\/p><p>Detto questo in via generale, passando alle specificazioni, prospetta a titolo puramente indicativo la formula seguente:<\/p><p>\u00ab1\u00b0) La regione ha potest\u00e0 legislativa nelle seguenti materie (e questa potrebbe essere la legislazione primaria): agricoltura e foreste, strade, ponti, comunicazioni, porti, lavori pubblici in generale, con esclusione delle opere di interesse nazionale, acquedotti, pesca e caccia, urbanistica, antichit\u00e0 e belle arti, turismo, istruzione elementare, scuole tecniche e professionali, pubblica beneficenza, ordinamento degli uffici regionali.<\/p><p>Osserva che vi sono materie per le quali \u00e8 molto difficile decidere. Nella prima redazione della formula aveva indicato, dopo \u00abagricoltura e foreste\u00bb, anche \u00abindustria e commercio\u00bb, ma non si dissimula che nei riguardi di questo ramo di attivit\u00e0 possono esservi elementi che interferiscono con l\u2019interesse di altre regioni o addirittura di tutta la Nazione; per il che potrebbe essere opportuno includerle nel secondo gruppo.<\/p><p>Ricorda che per il regime minerario \u00e8 stato affermato che la sua unificazione ha fatto buona prova. Potrebbe vedersi se non sia il caso di collocare queste materie nel secondo gruppo, perch\u00e9 sembra fuor di dubbio che, pur potendo essere opportuno un criterio di massima generale che regoli la materia, le singole regioni hanno delle esigenze particolari per ragioni obiettive e per ragioni psicologiche particolari.<\/p><p>Per il secondo gruppo, ha considerato due modi diversi di prospettare la norma tenendo conto delle esigenze diverse e quasi delle pregiudiziali diverse. Una dizione potrebbe essere la seguente:<\/p><p>\u00ab2\u00b0) Entro i limiti della legislazione di principio emanata dallo Stato, compete alla regione la potest\u00e0 legislativa nelle seguenti materie&#8230;\u00bb.<\/p><p>La seconda dizione sarebbe questa:<\/p><p>\u00ab2\u00b0) La regione pu\u00f2 dettare norme legislative per le seguenti materie, in armonia alle norme di principio rispetto ad esse fissate nelle leggi dello Stato\u00bb.<\/p><p>Le materie sarebbero: rapporti di lavoro; riforme economiche e sociali; disciplina del credito, delle assicurazioni, del risparmio; istruzione media e superiore; igiene e assistenza sanitaria; ordinamento degli enti locali; ecc.., e le altre materie di interesse prevalentemente regionale (da indicarsi).<\/p><p>Ritiene che potrebbe attribuirsi alla Giunta regionale il potere regolamentare. Ha accennato in via generale ai gruppi di materie specifiche per rispondere alle sollecitazioni di alcuni colleghi; ma crede necessario che la precisa indicazione delle materie di competenza legislative della regione sia affidata ad una sezione della Sottocommissione.<\/p><p>MORTATI ritiene opportuno precisare i limiti della discussione. La determinazione delle materie da attribuire ad un eventuale ente decentrato non gli sembra sia da fare in sede di discussione generale: questo si dovrebbe discutere dopo.<\/p><p>CONTI concorda; tuttavia crede fosse necessario accennare al problema della competenza della regione perch\u00e9, in sostanza, si pu\u00f2 concretare un pensiero intorno all\u2019autonomia secondo l\u2019idea che ci si forma della competenza della regione..<\/p><p>FINOCCHIARO APRILE ricorda che riguardo alla Sicilia esiste gi\u00e0 uno statuto pubblicato anche sulla <em>Gazzetta Ufficiale<\/em>. Non sa se questo decreto sia entrato o stia per entrare in attuazione; sa che sono stati interpellati alcuni organi consultivi dello Stato per sapere se il Parlamento siciliano \u2013 conseguenza di questa autonomia \u2013 debba essere eletto e convocato. In quello sono indicate moltissime delle cose di cui si sta occupando la Sottocommissione.<\/p><p>Domanda ora se questa pu\u00f2 continuare ad occuparsi di autonomia per quanto riguarda la Sicilia, quando vi \u00e8 gi\u00e0 uno statuto che \u00e8 diventato una legge dello Stato, o se ha competenza per chiedere modificazioni dello statuto pubblicato sulla <em>Gazzetta Ufficiale<\/em>.<\/p><p>Prega il Presidente di interpellare il Governo circa l\u2019entrata in vigore di quel decreto, per chiarire il fatto strano che lo si sia emanato alla vigilia della riunione dell\u2019Assemblea Costituente alla quale \u00e8 cos\u00ec tolto, in certo senso, il diritto di legiferare su questa materia.<\/p><p>PRESIDENTE avverte che la Sottocommissione non \u00e8 investita della discussione del problema della Sicilia, ma del problema nazionale, di cui la Sicilia rappresenta una parte. Ritiene che, di fronte alla Costituzione, tutte le leggi gi\u00e0 emanate siano suscettibili di modificazione, e ricorda che nel decreto col quale viene emanato lo statuto della regione siciliana, un inciso stabilisce che quello statuto sar\u00e0 sottoposto all\u2019Assemblea Costituente per essere coordinato con la nuova Costituzione. Quindi \u00e8 naturale che se ne parli.<\/p><p>Eventualmente l\u2019onorevole Finocchiaro Aprile potr\u00e0 rivolgersi direttamente al Governo per chiedere i chiarimenti del caso. I poteri della Costituente in relazione allo statuto siciliano sono indicati da quell\u2019inciso ed \u00e8 questa la sola base sulla quale la Sottocommissione si pu\u00f2 porre. La stessa questione potrebbe sorgere anche per tutte le altre leggi che sono passibili di modificazione, ma che intanto sono applicate.<\/p><p>FUSCHINI ritiene necessario che la Sottocommissione abbia idee molto chiare e precise su quello che dovr\u00e0 essere il progetto da sottoporre all\u2019Assemblea Costituente. Essa deve dare all\u2019Assemblea Costituente la sensazione che quello che propone costituisce un progetto ponderato, nel quale le diverse tesi hanno trovato un punto di comune consenso.<\/p><p>Come si \u00e8 gi\u00e0 detto, lo Stato italiano \u00e8 oggi afflitto da un accentramento che ha soffocato gli enti locali e non ha loro consentito di dare tutto il rendimento possibile e che quindi bisogna orientarsi verso un decentramento delle funzioni e della attivit\u00e0 amministrativa statale.<\/p><p>Questo \u00e8 il punto fondamentale: si soffre di un accentramento burocratico, amministrativo, di funzioni, per cui il comune e la provincia non hanno avuto la possibilit\u00e0 di vivere ed i cittadini italiani hanno dovuto sempre subire la volont\u00e0 della amministrazione centrale. Ma non si tratta di un\u2019esigenza che possa essere suddivisa tra le regioni del sud e quelle del nord, fra Sicilia, Sardegna e Val d\u2019Aosta; \u00e8 un\u2019esigenza di tutto il Paese. \u00c8 una esigenza sentita da tutte le provincie. Il voler fare una distinzione tra le provincie che vogliono essere costituite in regione e quelle che non lo vogliono \u00e8 un errore iniziale che bisogna evitare.<\/p><p>Si deve dare un nuovo ordinamento allo Stato e occorre prospettare alle popolazioni quello che secondo l\u2019orientamento che deriva dalle discussioni pu\u00f2 apparire il sistema migliore, affinch\u00e9 il male della centralizzazione scompaia dalla vita amministrativa del nostro Stato. Se si ammettesse la facolt\u00e0 delle provincie di costituirsi o meno in regione, si creerebbe un tale stato di diversit\u00e0 di rapporti politici, economici ed amministrativi, per cui sarebbe difficile farne una sintesi e si avrebbero delle provincie che rimarrebbero allo stato in cui si trovano, senza nessun giovamento. Lo Stato deve essere unitario ed avere una sua organizzazione uniforme e si deve, invece, arrivare al decentramento, non soltanto per favorire determinati interessi locali, ma soprattutto per un interesse di carattere generale dello Stato, che svolger\u00e0 cos\u00ec nel modo migliore i propri compiti.<\/p><p>L\u2019idea di una confederazione di Stati gli appare una fantasia, perch\u00e9, se \u00e8 gi\u00e0 difficile arrivare alla costituzione dell\u2019ente regione, sarebbe ancora pi\u00f9 difficile arrivare alla costituzione di stati regionali. N\u00e9 \u00e8 possibile ricostituire i sette stati italiani come erano prima del 1859. Sarebbe una incongruenza storica e una creazione artificiosa.<\/p><p>La sua affermazione che la regione non pu\u00f2 essere facoltativa, ma deve essere determinata da una norma generale della Costituzione, rispecchia una reale necessit\u00e0 di organizzazione: altrimenti si avrebbe un mosaico di organizzazioni statali contrario a quello spirito moderno, che tende al raggiungimento del massimo risultato col minimo mezzo. Si deve avere, dunque, una norma uniforme per tutto il territorio dello Stato e, se mai, si potr\u00e0 tener presente che vi sono regioni con particolari caratteristiche, come la Sicilia, la Sardegna e la Val d\u2019Aosta, che meritano ogni considerazione.<\/p><p>Se si ammettesse la regione facoltativa, si verrebbe meno anche ad un\u2019altra esigenza di carattere costituzionale. Riferendosi al sistema bicamerale, al quale il partito cui egli appartiene \u00e8 favorevole, e attribuendo al Senato una forma elettiva, osserva che una delle basi elettorali per la creazione del Senato \u00e8 appunto la costituzione della regione.<\/p><p>Crede che si debba poi andare molto cauti quanto alla potest\u00e0 legislativa della regione e che sarebbe opportuno sottoporre questo argomento ad un esame molto attento della Sottocommissione.<\/p><p>\u00c8 favorevole alla limitazione dei compiti e delle materie da assegnare alla competenza dell\u2019ente regione, salvo una disposizione che consenta, dopo un esperimento, di aumentare tali compiti, allo scopo di poter procedere gradualmente nella organizzazione del nuovo ente. Si pu\u00f2 discutere molto su questo; ma, avendo vissuto anche negli uffici ministeriali, egli sa quanto sia difficile creare e fare muovere degli organismi burocratici che rispondano a determinate esigenze, particolarmente se nuovi.<\/p><p>A proposito del mantenimento della provincia \u00e8 stato detto che \u00e8 sufficiente, come organo intermedio tra il comune e lo Stato, la regione. Il comune dovr\u00e0 essere valorizzato pi\u00f9 di quanto non lo sia stato finora. L\u2019autonomia comunale \u00e8 un dato di diritto che deve diventare una realt\u00e0. Si deve dare al comune una efficienza di carattere amministrativo, che rispecchi una maggiore libert\u00e0 e una maggiore responsabilit\u00e0 da parte degli amministratori; il che potr\u00e0 dare una nuova spinta realizzatrice all\u2019attivit\u00e0 comunale. Ma non crede si possa dall\u2019attivit\u00e0 comunale andare direttamente a quella regionale; n\u00e9 \u00e8 questa, come potrebbe sembrare, una contraddizione. Il nucleo provinciale oggi \u00e8 un dato di fatto e un dato di diritto, per eliminare il quale si dovrebbero compiere sforzi eccessivi e dispendiosi, giacch\u00e9 le riforme vanno riguardate non soltanto per quello che creano, ma anche per le reazioni che producono. Bisogna stare attenti alla forza delle reazioni che sarebbero provocate dalla soppressione della provincia come ente giuridico autarchico.<\/p><p>Non crede sia necessario, per creare la regione, abolire la provincia come ente autarchico. Pu\u00f2 riconoscere che le prefetture vanno, in certo senso, abolite per quanto bisogna riconoscere che il potere centrale, specialmente per le questioni di ordine generale e pubblico non potr\u00e0 fare a meno di tenere un suo rappresentante in determinati centri della periferia, regionale o provinciale, perch\u00e9 non potr\u00e0 rimanere all\u2019oscuro di tutto quello che avviene nelle province: esso deve poter provvedere allo stesso ordine pubblico, e vigilare se tutti gli organismi locali funzionino dal punto di vista politico e amministrativo cos\u00ec che siano salvaguardati gli interessi generali della Nazione e quindi anche quelli locali. Quando siano affidati alla regione determinati servizi, come strade, trasporti, igiene, se questi servizi non funzionano, bisogna che l\u2019organo centrale ne sia informato. Quindi, il potere centrale deve vigilare costantemente e vigilare non vuol dire impedire agli organi locali di agire, ma vedere se adempiano alle funzioni loro demandate dalla legge.<\/p><p>Esclude che il controllo di legittimit\u00e0 debba rimanere affidato ai prefetti, potendo essere affidato ad un organismo diverso dalla prefettura, ad un organismo elettivo e nello stesso tempo burocratico, che non abbia funzione politica, come \u00e8 la Corte dei conti per i Ministeri.<\/p><p>Ripete che sopprimere la provincia significherebbe, a suo avviso, determinare un grande disordine nella vita del Paese. Una decisione recisa che togliesse alla provincia la sua personalit\u00e0 giuridica, farebbe rimanere per\u00f2 degli uffici, che non avrebbero pi\u00f9 l\u2019autorit\u00e0 necessaria per soddisfare le esigenze delle popolazioni, che desiderano essere qualche cosa nella amministrazione degli enti locali.<\/p><p>L\u2019amministrazione provinciale potr\u00e0 essere riveduta e modificata secondo i dati della esperienza, ma dovr\u00e0 rimanere per una migliore tutela degli interessi locali.<\/p><p>La provincia \u00e8 diventata un centro economico, un centro amministrativo, un centro commerciale, un centro di confluenza di interessi i pi\u00f9 svariati ed i pi\u00f9 attinenti alla vita delle popolazioni. Distruggendola nella sua vitalit\u00e0, nella sua essenza di ente giuridico, rimarrebbe un organismo privo di quella consistenza amministrativa, che sar\u00e0 necessaria anche per soddisfare alle esigenze della regione. Non si deve creare la regione per sottrarre dei compiti alla provincia, ma per dare ad essa compiti nuovi. Come il comune esercita funzioni proprie dello Stato, cos\u00ec la provincia potr\u00e0 esercitare funzioni proprie della regione, se non dello Stato. Si deve creare la regione togliendo delle attribuzioni, e delle funzioni allo Stato. Quindi, il proposito di abolire la provincia deve essere meditato. \u00c8 vero che nel provvedimento per la Sicilia le province risultano abolite; ma ci\u00f2 ha suscitato delle reazioni piuttosto gravi e non \u00e8 il caso di provocarne in tutto il territorio nazionale. Proprio quando si ha bisogno della massima tranquillit\u00e0 nelle popolazioni non si devono creare ragioni di turbamento. Gli sembra un principio di sana politica portare innovazioni che non creino dissapori e contrasti tali da mettere in pericolo l\u2019ordine pubblico.<\/p><p>Il problema della finanza \u00e8 gravissimo per la regione, ma non crede sia il caso di preoccuparsene molto, perch\u00e9 \u00e8 tutto il sistema tributario che va riveduto; e va riveduto in modo tale da avere un\u2019unica imposizione, un unico accertamento ed una distribuzione dei proventi tributari in maniera rispondente alle esigenze della regione, in rapporto alle spese che la regione sopporter\u00e0 per i servizi gi\u00e0 svolti dallo Stato.<\/p><p>Naturalmente le regioni, come i comuni, potranno applicare tasse speciali per i servizi che esse renderanno ai cittadini. La finanza locale dovrebbe quindi essere riveduta in senso regionale.<\/p><p>Conclude osservando che il problema dei controlli non pu\u00f2 essere eliminato, n\u00e9 lo potrebbe anche se si volesse, per ipotesi, eliminare del tutto il controllo dello Stato. Ricorda che nel progetto elaborato dalla Commissione per la riforma della pubblica amministrazione \u00e8 prevista la istituzione di una Commissione di controllo regionale elettiva. Vi potranno poi essere forme di controlli con ispezioni cos\u00ec dette volanti, che sono le pi\u00f9 idonee alle esigenze di una buona amministrazione. Snellire e semplificare il controllo \u00e8 utile; ma sarebbe un errore l\u2019abolirlo; lo stesso errore in cui \u00e8 caduto il fascismo: il controllo della Corte dei conti sui bilanci dello Stato non era efficiente, perch\u00e9 era sopraffatto e continuamente violentato dal potere politico. Occorre invece il controllo, tanto al centro quanto negli organi locali, indipendente dall\u2019amministrazione, perch\u00e9 l\u2019amministrazione \u00e8 elemento attivo e non pu\u00f2 controllare se stessa. Bisogna che il controllo sia esplicato da un organo distinto e superiore all\u2019amministrazione attiva, cos\u00ec per i comuni, come per le province e per le regioni.<\/p><p>(<em>La seduta, sospesa alle ore 19, \u00e8 ripresa alle ore 19.15<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>BORDON non \u00e8 dell\u2019avviso dell\u2019onorevole Nobile, il quale ha prospettato una quinta soluzione, mentre l\u2019onorevole Tosato ne aveva prospettato quattro: centralista, federativa, Stato federale, Stato regionale. Quella sostenuta dall\u2019onorevole Nobile risponderebbe alla prima domanda e cio\u00e8 se si debba rimanere allo <em>statu quo<\/em>. Ora, sembra che tale questione sia ormai sentita da tutti come superata. Non crede che si senta soltanto ora il disagio dell\u2019accentramento, disagio che era una realt\u00e0 acquisita anche molto tempo prima del fascismo. Nel 1860-61 si era creduto di disattendere le voci che si richiamavano alla necessit\u00e0 di un decentramento federativo; ma si \u00e8 poi veduto che l\u2019accentramento non rispondeva agli scopi nazionali. Gi\u00e0 in uno studio del Sighele, sulla gente nostra, si diceva che era un errore aver voluto fare l\u2019italiano di tipo unico ed \u00e8 un errore l\u2019aver voluto accentrare, mentre le regioni sono molto diverse le une dalle altre. Non si tratta dunque di una necessit\u00e0 che sorga oggi, ma di una necessit\u00e0 gi\u00e0 sentita da molto tempo; una necessit\u00e0 che poi si \u00e8 andata accentuando e che ora \u00e8 intensamente sentita per particolari circostanze.<\/p><p>Il fascismo non ha fatto altro che accentuare e peggiorare l\u2019accentramento: perci\u00f2 egli non pu\u00f2 accogliere la soluzione dell\u2019onorevole Nobile. Non si tratta di dividere, come egli ha detto, il sistema unitario della Patria; si tratta di dividere soltanto l\u2019amministrazione: la divisione non tocca che l\u2019apparato amministrativo, non il Paese, sul cui concetto unitario tutti sono d\u2019accordo.<\/p><p>Scartata quindi senz\u2019altro questa soluzione che pare non risponda alla situazione e alle esigenze della Nazione, rimarrebbero in sostanza le tre altre soluzioni.<\/p><p>Crede che a ragione l\u2019onorevole Lussu abbia sollevato la questione federativa come un problema che va esaminato. La Costituente deve dare una Costituzione allo Stato e non pu\u00f2 assolvere questo incarico gravissimo ed importantissimo se non dopo aver esaminato tutti gli aspetti del problema, fra cui anche quello federativo.<\/p><p>Col federalismo non crede si possa arrivare agli estremi cui \u00e8 arrivato l\u2019onorevole Finocchiaro Aprile; non crede sia oggi possibile fare una Confederazione di Stati, perch\u00e9 bisognerebbe far risorgere gli Stati italiani. Questa soluzione estrema non risponde alle esigenze del Paese, e sarebbe anche difficile ad attuarsi; creerebbe disagi e inconvenienti molto gravi.<\/p><p>Ma quando si parla di federalismo, non \u00e8 detto si debba intenderlo soltanto nel senso di una confederazione di grandi stati: lo si pu\u00f2 attuare anche sotto altre forme ed esattamente \u00e8 stata ricordata la Repubblica austriaca, che attua appunto il principio federale con le sue diete federali, e giustamente \u00e8 stato pur rilevato come lo Stato federale sia qualche cosa di diverso dalla Confederazione di Stati. In altre parole, non bisogna far confusioni fra il federalismo e le applicazioni che ne possono derivare: sarebbe esprimere un concetto semplicistico individuare nel federalismo soltanto la possibilit\u00e0 di Confederazioni di grandi Stati, dato che vi possono essere anche altre forme federali.<\/p><p>Lo Stato federale va esaminato sotto un punto di vista pratico. Poich\u00e9 dobbiamo dare una nuova Costituzione allo Stato, \u00e8 venuto il momento di dargli una Costituzione a largo respiro, veramente democratica, degna di questo nome. Senza pronunciarsi sul problema se si debba scartare senz\u2019altro l\u2019idea federale, esorta ad esaminarla, per vedere se sia possibile una proposta che si adatti alla nuova Costituzione. Personalmente ritiene che lo Stato federale, se fosse uno Stato unitario con diversi cantoni, potrebbe rappresentare una soluzione, perch\u00e9 se vi sono nel nostro Paese delle regioni che non hanno raggiunto una maturit\u00e0 democratica, ve ne sono per contro altre democraticissime e che potrebbero adattarsi benissimo al nuovo assetto di Stato federativo formato a cantone. E non vede come <em>a priori<\/em> si possa dire che questo rappresenterebbe un inconveniente. Non sarebbe neppure un salto nel buio, ma una riforma che avrebbe gi\u00e0 larghe premesse democratiche, sovrattutto nel nord Italia. N\u00e9 sarebbe leso il concetto unitario. Non si potrebbe avere alcun timore in questo senso in Italia, ove esiste una Nazione sola, quando lo Stato federale elvetico, costituito da tre nazioni, ci\u00f2 nonostante, secondo che un\u2019esperienza secolare dimostra, ha risposto, anche attraverso duri cimenti cui \u00e8 stato sottoposto, alle esigenze del Paese.<\/p><p>Sotto il punto di vista locale della Val d\u2019Aosta, questo concetto ha gi\u00e0 trovato qualche richiamo: in una \u00abcarta\u00bb che fu redatta il 19 dicembre 1943, in periodo cospirativo, allorch\u00e9 le Valli alpine si erano pronunciate per uno Stato federale, si auspicava che il futuro Stato italiano venisse organizzato con criteri federalistici, fosse, cio\u00e8, costituito da unit\u00e0 amministrative e politiche autonome sul tipo cantonale. Non \u00e8 quindi un\u2019idea nuova: \u00e8 stata sostenuta gi\u00e0 da tempo e sarebbe consigliabile, perch\u00e9 risponderebbe ai bisogni particolari della Val d\u2019Aosta, dare a questa un potere normativo assai pi\u00f9 esteso di quello che si potrebbe avere con una semplice autonomia.<\/p><p>Comprende che possano aversi delle opposizioni all\u2019idea dello Stato federale formato in cantoni: vedr\u00e0 l\u2019Assemblea se questa sia una proposta accettabile. Se non dovesse accoglierla, evidentemente non si potrebbe sostenere uno Stato federale soltanto per la Val d\u2019Aosta, e quindi si dovrebbe lasciar cadere la proposta, alla quale del resto ritiene che le altre regioni italiane dovrebbero essere favorevoli. Il nostro Paese \u00e8 profondamente diverso da zona a zona, e proprio per questo motivo l\u2019accentramento ha avuto un esito fallimentare. Uno Stato cantonale risponderebbe alla diversit\u00e0 delle esigenze da regione a regione. Comunque, se questa soluzione sar\u00e0 scartata, si ripiegher\u00e0 sul piano dell\u2019autonomia.<\/p><p>La Val d\u2019Aosta ha gi\u00e0 avuto un\u2019autonomia che \u00e8 in attuazione, ma vorrebbe fosse ancora maggiormente ampliata. Essa accetta lo Stato regionale autonomo con le precisazioni che ha fatto l\u2019onorevole Grieco, cio\u00e8 non crede che si possano mettere sullo stesso piano tutte le regioni d\u2019Italia; perch\u00e9 vi sono delle regioni che hanno sentito questo problema e lo hanno posto come questione di vita e di morte. E fra queste regioni \u00e8 la Valle d\u2019Aosta, che \u00e8 una zona che ha particolari esigenze e caratteristiche a s\u00e9, come \u00e8 stato riconosciuto quando le si \u00e8 concessa l\u2019autonomia. Essa \u00e8 una zona di frontiera ed ha ottenuto anche particolare riguardo per la sua posizione rispetto alla Francia ed alla Svizzera, come zona franca.<\/p><p>Sullo stesso piano della Valle d\u2019Aosta si trovano l\u2019Alto Adige, la Sicilia, la Sardegna, per le quali tutte \u00e8 necessaria una autonomia a largo respiro, autonomia in cui la potest\u00e0 legislativa sia diretta e larghissima.<\/p><p>Si deve quindi tener presente la necessit\u00e0 della pi\u00f9 larga potest\u00e0 legislativa che deve differenziare queste zone dalle altre regioni. La Valle d\u2019Aosta non pu\u00f2 accettare alcuna limitazione e domander\u00e0 che le sia riconosciuta nella Costituzione l\u2019autonomia regionale con la pi\u00f9 ampia potest\u00e0 legislativa e con la potest\u00e0 di zona franca, che \u00e8 stata sancita dalle leggi in vigore.<\/p><p>TARGETTI rileva che la possibilit\u00e0 di mutare la struttura dello Stato secondo il criterio federalistico \u00e8 stata indirettamente esclusa anche da quelli che sono sempre stati i pi\u00f9 convinti fautori del federalismo i quali, forse, a riconoscere questa impossibilit\u00e0 sono arrivati considerando obiettivamente le particolari specialissime condizioni nelle quali si trova il Paese, e che sono dovute \u2013 non \u00e8 male ripeterlo \u2013 all\u2019azione combinata della monarchia e del regime fascista.<\/p><p>Sono per\u00f2 tutti concordi nel riconoscere la necessit\u00e0 di decentrare, di spogliare, nei limiti del possibile, lo Stato delle sue facolt\u00e0 e dei suoi poteri. La creazione dell\u2019Ente regione trova moltissimi fautori. Si dovranno tuttavia tenere presenti alcuni dati di fatto posti in rilevo dall\u2019onorevole Rossi per aggiungerli alle ragioni fatte valere da altri in favore del mantenimento in vita dell\u2019ente autarchico provincia.<\/p><p>Esistono in realt\u00e0 diversit\u00e0 di bisogni anche nel seno delle regioni geograficamente configurate. Se si toglie il Piemonte, la Lombardia e il Veneto, \u00e8 forse difficile trovare in Italia regioni monolitiche; nessuna di esse presenta unit\u00e0 di interessi. Questo fatto, se non infirma tutte le ragioni a favore della costituzione dell\u2019Ente regione, deve per\u00f2 concorrere con gli altri motivi che militano in favore del mantenimento della provincia. Abolire la provincia significherebbe accrescere senza dubbio gli attriti fra i vari ex capoluogo di provincia, perch\u00e9 il capoluogo di regione sarebbe istintivamente portato a far prevalere i propri interessi su quelli degli altri centri della regione.<\/p><p>Nega che la provincia abbia solo modeste funzioni: chi vuol compiere sul serio il suo dovere di Deputato provinciale ha modo di constatare che il lavoro non manca. Ma il grande argomento in favore della provincia \u00e8 questo: si sta compiendo uno sforzo per trovare la strada migliore per decentrare; ma, distruggendo un ente locale autonomo come la provincia, si finisce con l\u2019accentrare nella regione quel tanto che \u00e8 decentrato, cio\u00e8 col fare proprio l\u2019opposto di quello che si vuole.<\/p><p>Nega pure che, creato l\u2019Ente regione, vengano a mancare alla provincia le ragioni di esistenza, perch\u00e9 l\u2019Ente regione nascer\u00e0 e vivr\u00e0 a tutto detrimento dello Stato. La regione non assumer\u00e0 funzioni che oggi sono della provincia: essa ridurr\u00e0 la competenza delle amministrazioni centrali. Ricorda che lo stesso Minghetti, sostenitore ad oltranza del regionalismo, manteneva non solo il comune, ma anche la provincia.<\/p><p>Di pi\u00f9 l\u2019abolizione della provincia determinerebbe un grave malcontento e conseguentemente ostacoli e contrariet\u00e0 al funzionamento della regione.<\/p><p>La provincia quindi deve essere mantenuta, salvo poi decidere i poteri che le si debbono attribuire.<\/p><p>PICCIONI intende fare alcune considerazioni di carattere prevalentemente pratico per vedere se si pu\u00f2 giungere ad una conclusione.<\/p><p>Anzitutto deve risultare chiara la visione che si ha dello Stato e della sua struttura. Se si concepisce lo Stato come espressione massima, unitaria, indifferenziata, della organizzazione giuridica della societ\u00e0, il centralismo statale ha pi\u00f9 di una giustificazione; se si concepisce invece lo Stato come il potere massimo della societ\u00e0 organizzata, ma che non deve comprimere gli organismi naturali che vivono nella societ\u00e0 stessa, bisogna, nella struttura politica e amministrativa, adattare questo concetto dello Stato alla funzionalit\u00e0 effettiva di questo in rapporto agli altri organismi.<\/p><p>Uno dei limiti fondamentali alla capacit\u00e0 dello Stato \u00e8 dato dalla esistenza, anteriore a quella dello Stato, di nuclei ed organismi naturali ai quali deve essere consentito di esercitare la loro funzione per l\u2019ordinamento migliore della societ\u00e0. Tra questi organismi, che limitano il potere dello Stato, sono in prima linea i comuni e successivamente le regioni.<\/p><p>Il concetto di autonomia non deve essere circoscritto e limitato soltanto all\u2019ente regione. Il comune \u00e8 il primo organismo che va difeso di fronte al potere e al prepotere dello Stato; in fatto di autonomie il comune non va posto in secondo o terzo piano, ma va tenuto in primo piano, non soltanto per liberarlo dagli impacci statali, ma per rendergli tutta la sua forza evolutiva ed espansiva nell\u2019ambito della sua attivit\u00e0 specifica.<\/p><p>Dal punto di vista di una concezione organica della societ\u00e0, le provincie non costituiscono un problema serio, perch\u00e9 sono in un certo senso una costruzione artificiosa imposta dal criterio che ha dominato l\u2019ordinamento statale nostro, in rispondenza al fine centralizzatore dello Stato. Questo \u00e8 tanto vero che il fascismo ad un certo momento, senza reazioni n\u00e9 scompensi di alcun genere, ha creato quindici provincie nuove, ritagliate abusivamente dal territorio di altre provincie. \u00c8 quindi la provincia una circoscrizione puramente artificiosa, dettata da considerazioni di carattere prevalentemente politico; \u00e8 un organismo amministrativo sempre centralizzante. Di fronte alla provincia sorge quindi il problema delle difficolt\u00e0 di carattere pratico, che possono derivare dalla sua soppressione; ma dal punto di vista organico, la provincia non dovrebbe costituire un ostacolo serio per un ordinamento diverso, pi\u00f9 logico, pi\u00f9 coerente.<\/p><p>Si osserva che le provincie hanno gi\u00e0 una tradizione di 70-80 anni. Ma, se si analizza a fondo la posizione delle provincie, ci si imbatte in una situazione di equivoco fondamentale: quando si parla di provincia, in sede di riforma strutturale dell\u2019ordinamento statale, si pensa alla provincia ente autarchico, mentre volgarmente, quando si parla di provincia si pensa alla prefettura. Quali sono gli interessi, le convergenze, che si dicono coalizzate o create intorno alla provincia? Il capo della provincia, nella interpretazione ordinaria, non \u00e8 il presidente della deputazione provinciale, ma \u00e8 il prefetto, con tutta la sua burocrazia, con tutte le sue attivit\u00e0, ed \u00e8 difficile constatare una altrettanto forte confluenza di sentimenti, di aderenze alla provincia come amministrazione provinciale. La provincia in definitiva amministra i manicomi, le strade provinciali, le scuole professionali (che non ci sono) i brefotrofi, la maternit\u00e0 e infanzia (che \u00e8 anche in compartecipazione con lo Stato). Ora, quando si tratter\u00e0 di analizzare le funzioni della regione meglio coordinate e meglio disciplinate, tutto questo non sar\u00e0 sufficiente per legittimare la permanenza di un organismo, quale \u00e8 quello provinciale, una volta che tutti sono d\u2019accordo sulla soppressione della provincia come prefettura. Lasciare in piedi questa larva di amministrazione provinciale, con le debolissime competenze concrete che ha, sarebbe una esagerazione, rispetto a tutto il rimanente quadro dell\u2019organismo amministrativo che \u00e8 auspicato.<\/p><p>N\u00e9 si potrebbero aumentare le competenze della provincia, perch\u00e9 bisogna scegliere: o rimanere attaccati all\u2019ordinamento amministrativo dello Stato com\u2019\u00e8, oppure, se si ha il desiderio di rinnovarlo secondo una direttiva pi\u00f9 naturale e pi\u00f9 organica, si deve avere il coraggio di superare le difficolt\u00e0 pi\u00f9 o meno artificiose di cui si parla in rapporto alla soppressione della provincia. Con questo non si nega che non vi possano essere resistenze da parte di citt\u00e0 che si vedrebbero private della loro dignit\u00e0 di capoluogo di provincia; ma non \u00e8 certo la burocrazia provinciale che d\u00e0 il grado di superiore decoro ad una citt\u00e0 rispetto ad un\u2019altra. E poi, anche in queste citt\u00e0 l\u2019istituzione della regione render\u00e0 indispensabile la costituzione di un certo organismo decentrato della funzione regionale, il quale sostituisca in maniera pi\u00f9 seria e pi\u00f9 attiva le forme improduttive finora create per reggere la provincia.<\/p><p>Si vuole, solo per prevenire le eventuali reazioni, che rimanga a queste citt\u00e0 la denominazione di provincie, come organi di decentramento della funzione regionale? \u00c8 questione di nome e di psicologia collettiva, che pu\u00f2 essere considerata. Ma bisogna essere concordi nel ritenere che la provincia, come ente autarchico in seno all\u2019ordinamento nuovo, non ha possibilit\u00e0 di sopravvivenza, perch\u00e9 altrimenti si creerebbero dualismi e duplicati sterili, che potrebbero mettere in pericolo la fecondit\u00e0 del nuovo ordinamento regionale.<\/p><p>Le regioni devono essere concepite come organismi naturali, che vanno riattivati, per ragioni storiche, geografiche, linguistiche, per ragioni di costumi, di caratteristiche economiche e produttive proprie, che in Italia pi\u00f9 che in qualsiasi altro Paese europeo sono differenziate per la stessa configurazione geografica del Paese. In Francia si pu\u00f2 comprendere l\u2019ordinamento statale centralizzato, prescindendo da altre considerazioni, per la struttura del Paese e la sua configurazione geografica; ma in Italia \u00e8 inconcepibile, per le notevoli differenze specie fra Nord e Sud. Perci\u00f2 appunto, malgrado il livellamento perseguito durante settanta anni dal potere centrale, la regione ha resistito ed ha una individualit\u00e0 ancora viva e operante che pu\u00f2 avere nelle linee marginali delle sfumature pi\u00f9 o meno rilevabili, ma che si dimostra ben precisa quando si parla di regioni come il Piemonte, la Lombardia, la Toscana, il Lazio, gli Abruzzi, ecc.<\/p><p>Ora \u00e8 giunto il momento di ricondurre la evoluzione storica sulle sue direttive naturali; e la regione dovrebbe essere un elemento di trasformazione della vita, dello Stato, e soprattutto del costume politico del Paese. La regione deve essere sentita, non soltanto in riferimento alle esigenze strutturali e amministrative, ma anche come affermazione di una esigenza profondamente democratica. Si deve, in essa, vedere un baluardo per le libert\u00e0 dei cittadini e per le libert\u00e0 democratiche del Paese.<\/p><p>In contrasto con quello che ha detto l\u2019onorevole Nobile, concorda con coloro che, come l\u2019onorevole Lussu e qualche altro, ritengono che il centralismo statale, cos\u00ec come si era organizzato fino al 1922, sia stato uno dei fattori pi\u00f9 efficienti (non l\u2019unico, perch\u00e9 vi sono anche i fattori economici, sociali, ecc.) per la nascita o, se non per la nascita, per l\u2019affermazione trionfale del fascismo. Se il Paese fosse stato ordinato in maniera diversa, si sarebbe potuto avere un tentativo di quel genere, ma non avrebbe avuto la sciagurata fortuna che arrise al fascismo.<\/p><p>N\u00e9 \u00e8, dal punto di vista storico, esatto che il regionalismo, l\u2019autonomismo, siano frutto della disfatta: pu\u00f2 essere esatto solo dal punto di vista di una coincidenza casuale. Frutto della disfatta si pu\u00f2 dire che \u00e8 nella misura stessa in cui il fascismo \u00e8 frutto del centralismo statale. Se vi fosse stato un ordinamento diverso, evidentemente la guerra sciagurata a cui siamo arrivati avrebbe trovato una forte remora nella resistenza e negli interventi di solidariet\u00e0 diverse, quali potevano essere quelle fra regione e regione, opponentisi alla politica nazionalistica e imperialistica del fascismo.<\/p><p>Anche per le esigenze politiche \u00e8 quindi favorevole alla creazione dell\u2019ente regione. Ed anche per esigenze di carattere pi\u00f9 pratico; per esempio quella della divisione dei poteri, perch\u00e9 pensa alla possibilit\u00e0 di un\u2019organizzazione del potere locale accanto al potere statale, cio\u00e8 di una divisione dei poteri che \u00e8 certamente di grande rendimento ed economia. Si pu\u00f2 realizzare attraverso la regione, il principio del minimo mezzo. Episodi che sono stati riferiti e che tutti conoscono sono infinitamente illustrativi al riguardo. Una quantit\u00e0 notevolissima di funzioni statali, esercitate o istituite nell\u2019ente regione, evidentemente costituiscono un mezzo pi\u00f9 economico per il rendimento politico e amministrativo. \u00c8 gi\u00e0 stato svolto il concetto della maggiore agilit\u00e0 e snellezza nella funzionalit\u00e0 dello Stato che, diminuito di tutte le funzioni amministrative che non sono specifiche sue proprie, pu\u00f2 dedicarsi in maniera pi\u00f9 ferma e pi\u00f9 sicura alle funzioni caratteristiche dello Stato, che sono funzioni politiche nel senso pi\u00f9 pieno e pi\u00f9 alto della parola.<\/p><p>Si deve ora determinare l\u2019ordinamento della regione.<\/p><p>Tutti concordano nel riconoscere che l\u2019ente regione che si vuole istituire deve essere riconosciuto come un ente autarchico, in quel senso specifico che il Relatore Ambrosini ha indicato, cio\u00e8 nel senso che abbia propri fini da raggiungere e mezzi adeguati al raggiungimento. Questi fini sono quelli determinati dagli interessi locali che caratterizzano ciascuna regione. Se si pone questa prima specificazione della figura dell\u2019ente regione, le discussioni e le sottilizzazioni sulla competenza legislativa dell\u2019ente regione (cio\u00e8 sulla sua autonomia vera e propria, perch\u00e9 per autonomia questo logicamente e seriamente si deve intendere) oltrepassano la questione delle necessit\u00e0 intrinseche dell\u2019ente.<\/p><p>Qui bisogna esser chiari ed assumere le proprie responsabilit\u00e0. Non si pu\u00f2 pensare di creare l\u2019ente regione senza dargli la possibilit\u00e0 di raggiungere i fini per i quali viene istituito. E per raggiungere questi fini non basta una potest\u00e0 legislativa, delegata, secondaria, perch\u00e9 allora rimarrebbe sempre all\u2019ente la camicia di Nesso del centralismo statale, e non si creerebbero dei poteri locali.<\/p><p>Circa la potest\u00e0 legislativa, richiama le enunciazioni dell\u2019onorevole Grieco, il quale sembra voler riconoscere all\u2019ente regione una potest\u00e0 legislativa; e si dichiara d\u2019accordo con lui, purch\u00e9 si tratti di potest\u00e0 autonoma, non delegata, non secondaria, ma primaria, come diceva il Relatore Ambrosini.<\/p><p>Ora, una volta fissati i fini per i quali la regione si istituisce, i suoi obiettivi, le sue funzioni di rinnovamento della struttura politica e amministrativa della nazione, non si debbono lesinare i mezzi necessari allo svolgimento delle sue funzioni, perch\u00e9 altrimenti si compirebbe opera inutile. Quindi potest\u00e0 legislativa, entro i limiti delle competenze specifiche della regione e nell\u2019ambito dell\u2019ordinamento generale dello Stato. Un altro limite alla potest\u00e0 legislativa dovrebbe servire, in certo senso, a superare le scrupolose successive specificazioni che a tale riguardo ha creduto di fare il Relatore Ambrosini: il limite naturale \u00e8 quello dell\u2019interesse locale. \u00c8 evidente che la potest\u00e0 legislativa, oltre che rimanere nei limiti dell\u2019ordinamento generale e delle competenze specifiche, non deve andare al di l\u00e0 dell\u2019interesse locale che caratterizza tutto l\u2019ordinamento regionale.<\/p><p>Poi bisogna decidere sugli organi rappresentativi degli interessi locali e del popolo della regione stessa; e qui sorge una questione pi\u00f9 sottile, sulla quale bisogna esser cauti nell\u2019assumere una posizione decisa. In riferimento ai concetti specificati sui comuni, si pu\u00f2 riconoscere all\u2019Ente regione una funzione rappresentativa anche di tutti i comuni, non soltanto dei cittadini della regione stessa. A questo si dovr\u00e0 riflettere quando si tratter\u00e0 di discutere la formazione degli organi dell\u2019Ente regione: se si deve parlare di suffragio diretto, universale ecc., oppure se si deve parlare di una commistione del suffragio diretto con una rappresentanza diretta dei comuni, perch\u00e9 \u00e8 evidente che la vita locale trova prima una sua specificazione nei comuni e poi una sua integrazione nella regione, e combinare insieme l\u2019uno e l\u2019altro elemento in un sistema organico sarebbe quanto di meglio si potrebbe auspicare.<\/p><p>Si \u00e8 pure concordi nell\u2019ammettere che, per dar vita all\u2019Ente regione, occorre l\u2019autonomia finanziaria vera e propria, perch\u00e9 se non si pone come premessa fondamentale l\u2019autonomia finanziaria, tutto il resto rimane abbandonato alla discrezionalit\u00e0 del potere centrale. A parte quello che i tecnici della finanza potranno dire al riguardo, un\u2019esigenza \u00e8 certa, ed \u00e8 che anche l\u2019ordinamento finanziario della regione dovrebbe trovare il suo collocamento organico nella riforma generale tributaria dello Stato; cos\u00ec come l\u2019autonomia finanziaria del comune, se questo deve essere efficiente e vivo, deve essere pure considerata nel quadro generale di quella riforma.<\/p><p>Occorreranno poi delle forme di controllo. Per i conflitti di competenza tutti sono d\u2019accordo che questi dovranno essere devoluti alla Corte suprema di garanzia.<\/p><p>Sulla forma della costituzione degli organi regionali sembra raggiunto un accordo: Consiglio regionale, Giunta esecutiva, Presidente del Consiglio, Presidente della Giunta. Scarsi consensi ha invece ottenuto l\u2019idea di avere un rappresentante statale nella regione, come un tipo di governatore, o di prefetto, e personalmente egli non \u00e8 certo favorevole a far ricomparire la figura del prefetto in pi\u00f9 vasto raggio e su pi\u00f9 vasta sfera. Un ordinamento regionale costituito democraticamente e seriamente \u00e8 pi\u00f9 che sufficiente per garantire le varie funzioni che anche lo Stato ha diritto di esercitare nell\u2019ambito della regione.<\/p><p>Si parte, in fondo, sempre da un falso presupposto, da un residuo; e bisogna che tutti compiano uno sforzo estremamente forte per distaccarsi completamente dalla concezione dello Stato cos\u00ec come si \u00e8 avuto finora, per aderire ad una concezione nuova, diversa. Ora, anche dal punto di vista della rappresentanza dello Stato nella regione, bisogna tener presente che la legittimit\u00e0, i poteri dello Stato derivano dalla stessa forza da cui derivano i poteri locali, regionali; onde non si deve fare una discriminazione cos\u00ec sostanziale fra il potere centrale \u2013 come se si trattasse di un\u2019investitura per diritto divino \u2013 e il potere regionale, che viene costituito sulla stessa base e proviene dalla stessa fonte.<\/p><p>Certamente vi deve e vi pu\u00f2 essere una forma di controllo o, se si vuole, di coordinamento, da parte del potere centrale delle funzioni della regione, che possono interferire l\u2019una con l\u2019altra e coordinarsi in un interesse che supera lo stretto ambito regionale. Ma queste sono tutte funzioni integrative che possono essere sviluppate in vario modo, senza necessit\u00e0 di porre nella regione un rappresentante diretto e ufficiale del potere centrale.<\/p><p>Ci sono poi altri controlli, previsti per l\u2019ordinamento dello Stato, come, ad esempio, il controllo sul consuntivo amministrativo della Giunta. Questo dovr\u00e0 essere affidato al Consiglio regionale, cos\u00ec come il controllo sul consuntivo dello Stato \u00e8 affidato al Parlamento. Il controllo, invece, sul consuntivo contabile dovr\u00e0 essere esercitato da una Corte mista di rappresentanti dello Stato e di rappresentanti della regione, perch\u00e9, qualunque sia il sistema tributario attraverso il quale si possa realizzare in qualche forma l\u2019autonomia finanziaria della regione, sarebbe pressoch\u00e9 impossibile, per le considerazioni svolte dall\u2019onorevole Einaudi, fare a meno di contributi integrativi dello Stato. Se lo Stato, sia pure in base a disposizioni fondamentali, oggettive \u2013 come diceva l\u2019onorevole Einaudi \u2013 e non sulla base di un capriccio dello Stato stesso o di insistenze da parte di una o dell\u2019altra regione, deve intervenire nella finanza regionale, esso deve avere la possibilit\u00e0 di un controllo diretto. Ogni altra ingerenza per\u00f2 dovrebbe essere esclusa, tranne quella di appositi organi per l\u2019azione contenziosa e giurisdizionale, senza arrivare fino a dare una funzione giurisdizionale alla regione stessa.<\/p><p>Non vuole affrontare la questione e si limita a rilevare che il sistema pi\u00f9 logico e pratico \u00e8 quello di specificare le competenze della regione, lasciando che tutto il resto rimanga allo Stato. Solo su un punto desidera fare un\u2019osservazione: sull\u2019istruzione, circa la quale si sono avute indicazioni divergenti. L\u2019onorevole Grieco ha detto che \u00e8 un aspetto del problema che andrebbe approfondito, prima di prendere un indirizzo in un senso o nell\u2019altro. L\u2019onorevole Nobile ha detto che affiderebbe l\u2019istruzione elementare addirittura ad un organo mondiale. Crede, invece, che questa sia da restituire ai comuni, perch\u00e9 \u00e8 una delle forme di attivit\u00e0 che devono aderire il pi\u00f9 strettamente possibile alle esigenze locali fondamentali. L\u2019istruzione secondaria dovrebbe essere passata all\u2019Ente regione, salvo il compito del potere centrale di indicare i criteri tecnici dell\u2019ordinamento scolastico, lo sviluppo degli studi, ecc. Ma, quando lo Stato abbia stabilito i programmi scolastici, in modo che non vi sia disparit\u00e0 fra regione e regione, l\u2019ordinamento concreto della scuola deve essere lasciato all\u2019iniziativa, alla valutazione della regione. Non vi \u00e8 necessit\u00e0, ad esempio, di dare in una regione industriale ampio sviluppo agli studi classici. Per le universit\u00e0 e gli istituti superiori si affaccia un altro concetto di autonomia. Non si \u00e8 fatto un guadagno sottoponendole all\u2019ordinamento unitario dello Stato: nei paesi liberi e democratici le universit\u00e0 trovano, nella loro autonomia, un motivo serio e profondo per servire al pi\u00f9 ampio sviluppo della scienza. Allo Stato devono rimanere solo le funzioni ispettive ed un controllo attraverso l\u2019esame di Stato, il quale ultimo, in un regime libero, rappresenta una garanzia per gli scopi generali che lo Stato deve salvaguardare.<\/p><p>La discussione ha chiarito molti punti che conducono a questa conclusione: l\u2019ordinamento centralizzato dello Stato deve essere trasformato. Su questo non ci pu\u00f2 essere dubbio; e l\u2019ordinamento regionale \u00e8 il mezzo pi\u00f9 efficiente per arrivare a questa trasformazione dell\u2019ordinamento statale; trasformazione che non deve essere considerata come panacea universale, ma deve consentire di rendere pi\u00f9 democratica la vita del Paese e, quindi, pi\u00f9 efficienti i suoi risultati costruttivi.<\/p><p>La seduta termina alle 20.50.<\/p><p><em>Erano presenti:<\/em> Ambrosini, Bocconi, Bordon, Bozzi, Bulloni, Cappi, Castiglia, Codacci Pisanelli, Conti, De Michele, Einaudi, Fabbri, Finocchiaro Aprile, Fuschini, Grieco, Lami Starnuti, La Rocca, Lussu, Mannironi, Mortati, Nobile, Perassi, Piccioni, Ravagnan, Rossi, Targetti, Terracini, Tosato, Uberti, Zuccarini.<\/p><p><em>Erano assenti:<\/em> Canevari, Leone, Maffi, Porzio.<\/p><p><em>In congedo:<\/em> Amendola, Calamandrei, Patricolo, Vanoni.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Versione PDF ASSEMBLEA COSTITUENTE COMMISSIONE PER LA COSTITUZIONE SECONDA SOTTOCOMMISSIONE 4. RESOCONTO SOMMARIO DELLA SEDUTA DI MARTED\u00cc 30 LUGLIO 1946 PRESIDENZA DEL PRESIDENTE TERRACINI INDICE Seguito della discussione sulle autonomie locali Nobile \u2013 Ambrosini, Relatore \u2013 Mortati \u2013 Conti \u2013 Finocchiaro Aprile \u2013 Presidente \u2013 Fuschini \u2013 Bordon \u2013 Targetti \u2013 Piccioni. 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