{"id":5144,"date":"2023-10-15T22:57:37","date_gmt":"2023-10-15T20:57:37","guid":{"rendered":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=5144"},"modified":"2023-10-23T13:07:26","modified_gmt":"2023-10-23T11:07:26","slug":"lunedi-29-luglio-1946","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=5144","title":{"rendered":"LUNED\u00cc 29 LUGLIO 1946"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"5144\" class=\"elementor elementor-5144\" data-elementor-post-type=\"post\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-df3061b elementor-section-full_width elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"df3061b\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-eb1217d\" data-id=\"eb1217d\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-4700d4e elementor-align-right elementor-widget elementor-widget-button\" data-id=\"4700d4e\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"button.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-button-wrapper\">\n\t\t\t\t\t<a class=\"elementor-button elementor-button-link elementor-size-sm\" href=\"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/19460729sed003ss.pdf\" target=\"_blank\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-content-wrapper\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-icon\">\n\t\t\t\t<i aria-hidden=\"true\" class=\"icon icon-view\"><\/i>\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-text\">Versione PDF<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-d4df48f elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"d4df48f\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>ASSEMBLEA COSTITUENTE<\/p><p>COMMISSIONE PER LA COSTITUZIONE<\/p><p>SECONDA SOTTOCOMMISSIONE<\/p><p>3.<\/p><p>RESOCONTO SOMMARIO<\/p><p>DELLA SEDUTA DI LUNED\u00cc 29 LUGLIO 1946<\/p><p>PRESIDENZA DEL PRESIDENTE <strong>TERRACINI<\/strong><\/p><p><strong>INDICE<\/strong><\/p><p><strong>Seguito della discussione sulle autonomie locali<\/strong><\/p><p>Finocchiaro Aprile \u2013 Rossi Paolo \u2013 Lami Starnuti \u2013 Uberti \u2013 Conti \u2013 Tosato \u2013 Bozzi \u2013 Mortati \u2013 ManniRoni \u2013 Lussu \u2013 Grieco \u2013 Fuschini \u2013 Presidente.<\/p><p>La seduta comincia alle 17.<\/p><p>Seguito della discussione sulle autonomie locali.<\/p><p>FINOCCHIARO APRILE rileva che l\u2019onorevole Lussu ha sollevato una questione meritevole della maggiore attenzione.<\/p><p>Si richiama alla discussione fatta sull\u2019ordine dei lavori e all\u2019opinione allora espressa dall\u2019onorevole Zuccarini che la questione preliminare da prendere in esame fosse quella della struttura dello Stato. La Sottocommissione prefer\u00ec iniziare la discussione sulle autonomie; ma l\u2019onorevole Lussu ha poi giustamente rilevato che questo problema deve essere esaminato non solo sotto il profilo dello Stato unitario, ma anche sotto quello dello Stato federale e crede che l\u2019onorevole Lussu abbia perfettamente ragione.<\/p><p>Riprende questo tema, pur sapendo che nella Commissione prevale l\u2019idea unitaria e si vuole il mantenimento del sistema della unit\u00e0 italiana creato da Cavour e sul quale si sono modellati tutti gli ordinamenti dello Stato.<\/p><p>Dopo aver ricordato che l\u2019idea unitaria al tempo del Risorgimento non fu la sola, pur essendo stata l\u2019idea sostenuta strenuamente da Giuseppe Mazzini, ma che vi fu anche l\u2019idea federalista che ebbe in Carlo Cattaneo un sostenitore altrettanto tenace, avverte che, come l\u2019onorevole Lussu ha considerata la situazione dal suo punto di vista sardo, egli intende considerarla particolarmente dal punto di vista siciliano.<\/p><p>Non vuol rifare la storia di quest\u2019ultimi anni, ma deve confermare quel che disse gi\u00e0 nel suo discorso alla Costituente: il solo modo per dirimere il contrasto che \u00e8 evidente tra la Sicilia e le altre Regioni italiane, \u00e8 quello della elevazione della Sicilia e di altri paesi italiani a Stati, e l\u2019unione di questi Stati in una grande confederazione italiana, mediterranea ed eventualmente europea. N\u00e9 \u00e8 vero che, sostenendo la confederazione di questi Stati, si compie opera antitaliana, ch\u00e9 anzi il sistema della confederazione degli Stati \u00e8 quello che meglio di ogni altro cementa la unit\u00e0 dei popoli di una stessa lingua. \u00c8 sempre avvenuto cos\u00ec: avvenne cos\u00ec in Germania, in America, in Svizzera, ed avverr\u00e0 in tutti i Paesi che adotteranno il sistema della confederazione di Stati. Respinge, quindi, l\u2019accusa di aver voluto creare una situazione contro l\u2019Italia. Ci\u00f2 non \u00e8 vero: il Movimento per l\u2019indipendenza della Sicilia compie, al contrario, opera eminentemente italiana.<\/p><p>Passando a considerare il problema dal punto di vista giuridico, costituzionale, tecnico, afferma che col sistema delle autonomie non si ovvierebbe agli inconvenienti che si sono deplorati dal 1860 in poi: e aggiunge che il sistema delle autonomie non pu\u00f2 essere adottato per tutte le regioni italiane, anzi alcune di esse, come il Piemonte, la Lombardia, la Liguria, il Veneto, non hanno alcun bisogno dell\u2019autonomia. Non si deve confondere l\u2019autonomia col decentramento; e per molte regioni italiane il decentramento sarebbe pi\u00f9 che sufficiente; mentre vi sono regioni, e precisamente la Sicilia e la Sardegna, per le quali la semplice autonomia, quale viene prospettata, non servir\u00e0 che a ben poco, se non pure a nulla. Esse hanno bisogno di autonomie larghe, complete, non soltanto per i piccoli affari di ordinaria amministrazione, ma anche nel campo economico, finanziario, tributario, doganale. Qui ci si vuole limitare a modeste riforme di scarso interesse e che non toccano i gangli vitali di queste regioni. In tal modo non si concluder\u00e0 niente. Cos\u00ec la esclusione, voluta dall\u2019onorevole Einaudi, dell\u2019autonomia giurisdizionale \u00e8 un errore, perch\u00e9 la Sicilia ha una secolare tradizione di indipendenza giurisdizionale ed ha avuto fino a poco tempo fa la sua Corte di Cassazione, che era forse la migliore per la saggezza della sua giurisprudenza, tanto che quando esisteva un contrasto tra la Corte di Firenze e quella di Roma, quella che lo decideva era molto spesso la Corte di Cassazione di Palermo.<\/p><p>Anche per il problema finanziario, l\u2019onorevole Einaudi parte da un punto di vista rigidamente unitario. Da quel punto di vista egli ha ragione; ma, parlando di autonomie, non si pu\u00f2 rimanere legati al sistema unitario cos\u00ec come egli vorrebbe, perch\u00e9 si va verso una forma diversa di unit\u00e0. Vi sono varie forme di unit\u00e0, e una di queste \u00e8 anche la confederazione di Stati. Quando, nel 1870, Bismarck cre\u00f2 la confederazione germanica, bavaresi, sassoni, prussiani, brandeburghesi, ecc., si sentivano tutti tedeschi come gli altri, e contribuivano tutti alla prosperit\u00e0, alla ricchezza e alla gloria della Germania. Perch\u00e9 questo non si deve fare in paesi di lingua italiana?<\/p><p>Il sistema della confederazione di Stati \u00e8 il pi\u00f9 adatto nelle circostanze presenti. Non pu\u00f2 sfuggire ad uomini politici un fatto che non \u00e8 privo di importanza. Non si pu\u00f2 dire che l\u2019Italia meridionale, da Roma in gi\u00f9, e le maggiori isole abbiano fatta nel <em>referendum <\/em>istituzionale un\u2019affermazione nettamente monarchica; egli \u00e8 d\u2019avviso diametralmente opposto, convinto che non questo abbia voluto fare l\u2019Italia meridionale (sono passati molti anni da quando si poteva dire che nel Mezzogiorno, come in Sicilia e in Sardegna, tutti erano monarchici), ma abbia piuttosto voluto cogliere l\u2019occasione per fare una manifestazione decisamente antiunitaria. Quando alla Sicilia e alla Sardegna, che sono repubblicane (non al numero dei voti, ma agli spiriti si deve guardare), si sar\u00e0 data la dignit\u00e0 di Stati, e questi stati saranno tutti confederati nell\u2019interesse comune italiano, i dissensi che ci sono stati verranno a cessare, mentre permarrebbero se permanesse la situazione attuale.<\/p><p>Pensa quindi che il problema vada affrontato pi\u00f9 nettamente, pi\u00f9 risolutamente e non soltanto col proposito di fare qualche cosa che debba servire momentaneamente a tener buone le popolazioni. Non \u00e8 questo che ci vuole per l\u2019Italia meridionale. \u00c8 stato eletto Presidente provvisorio della Repubblica un uomo degnissimo come Enrico De Nicola, meridionale e monarchico, ma non \u00e8 da pensare seriamente che soltanto per questa nomina l\u2019Italia meridionale, la Sicilia e la Sardegna siano paghe. Occorre qualche cosa di molto serio, e il sistema dell\u2019autonomia non risolver\u00e0 il problema, anzi lo aggraver\u00e0.<\/p><p>Parla perch\u00e9 ha il dovere di parlare, non per convincere i presenti, che hanno orientamenti chiari e definiti; ma perch\u00e9 ha ricevuto un mandato non imperativo, e tuttavia molto preciso e desidera che negli atti rimanga traccia di queste sue affermazioni.<\/p><p>L\u2019idea della Confederazione di Stati non deve essere scartata. Ha torto, a suo avviso, l\u2019onorevole Grieco quando dice che, adottando questo sistema, si dovrebbero ricreare gli Stati per poi confederarli e che ci\u00f2 costituirebbe un errore. Non vede quale danno ne potrebbe derivare. Erano certamente degli Stati piuttosto forti quelli di prima: il Regno delle Due Sicilie era il perno della vita politica ed economica italiana: basta pensare che nelle sue casse nel 1860, al momento del trapasso, vi erano 428 milioni d\u2019oro, mentre nelle casse di tutti gli altri ex Stati riuniti non ce ne era nemmeno la met\u00e0: basta pensare al gettito della vendita dei beni delle soppresse corporazioni religiose, dalla quale si ricavarono circa 650 milioni che furono per la quasi totalit\u00e0 destinati al porto di Genova e alle ferrovie del Veneto e ad altre opere pubbliche dell\u2019Alta Italia. E tutto questo deve far riconoscere pure che vi \u00e8 un diritto nelle popolazioni siciliane ad avere qualche cosa di pi\u00f9 della semplice autonomia.<\/p><p>Esorta ad esaminare il problema della confederazione di Stati italiani e a non abbandonarlo soltanto perch\u00e9 una enorme maggioranza della Commissione \u00e8 unitaria. Esaminare questo problema potrebbe significare risolverlo.<\/p><p>Comunque, ha adempiuto al suo dovere, perch\u00e9 ognuno deve assumere le proprie responsabilit\u00e0.<\/p><p>ROSSI PAOLO afferma che l\u2019esigenza comunemente sentita non \u00e8, a suo avviso, n\u00e9 quella di una forma federativa, n\u00e9 quella di una forma regionalistica. Alla tesi federalista inclinano, evidentemente, siciliani, sardi e valdostani; ma il loro \u00e8 un problema particolare che non deve influenzare tutta intera la struttura italiana. I loro casi specifici, ben noti, saranno regolati a parte. La federazione di Stati sarebbe una federazione di circondari, perch\u00e9 le regioni sono territorialmente cos\u00ec limitate che non si potrebbe parlare di Stati. Semmai si dovrebbe parlare di cantoni. N\u00e9 l\u2019esigenza vera \u00e8 quella della creazione del nuovo ente regione, ma di un largo, profondo, sincero, efficiente decentramento amministrativo, al quale risultato si pu\u00f2 arrivare benissimo anche senza costruire dal niente l\u2019ente regione.<\/p><p>La creazione di una regione con piena competenza legislativa sarebbe una riforma completamente antistorica perch\u00e9 il processo comune di tutti gli Stati federativi \u00e8 precisamente quello contrario, cio\u00e8 di diminuire sempre pi\u00f9 la competenza legislativa nei cantoni dello Stato per accrescere la competenza federale.<\/p><p>Per quanto riguarda l\u2019autonomia giurisdizionale, richiama al fatto che il 90 per cento dei giudizi non sono giudizi di successione, o di filiazione, o di alimenti, ma giudizi di diritto mercantile, onde sarebbe proprio sul diritto mercantile che si determinerebbero differenze tra regione e regione. E facile immaginare cosa succederebbe se, oltre tutte le questioni di competenza territoriale, sorgesse anche l\u2019eccezione di carenza di giurisdizione: i rapporti commerciali sarebbero praticamente impediti. Sarebbe dunque un grande regresso politico ed economico per il Paese avere varie giurisdizioni per limitate regioni.<\/p><p>Vero \u00e8 che si potrebbero costituire delle regioni senza autonomia giurisdizionale e senza autonomia tributaria; ma non varrebbe la pena di introdurre questa grande innovazione quando le regioni non fossero autonome in nessuno di questi campi.<\/p><p>Ritiene inoltre che sia difficile in Italia determinare in modo soddisfacente, economicamente e politicamente, il territorio delle singole regioni. Vero \u00e8 che l\u2019Italia nasce dall\u2019unione di molti staterelli, quasi nessuno di essi ha conservato per un periodo notevole una costante uniformit\u00e0 territoriale: quasi tutti hanno subito di secolo in secolo, di decennio in decennio, di anno in anno, di semestre in semestre, profonde modificazioni territoriali. Ci sono certo delle regioni \u2013 come appunto le Isole \u2013 che posseggono inconfondibili caratteristiche geografiche, etniche ed economiche; ma ci\u00f2 non accade per tutta l\u2019Italia.<\/p><p>Cita in proposito due esempi. Appena si \u00e8 parlato della costituzione dell\u2019ente regione, reclami molto vivaci sono stati fatti dalla provincia di Savona, la quale ha un porto in concorrenza con quello di Genova e un numero di abitanti notevolmente inferiore a Genova, ed osserva che, ove fosse istituito un Consiglio regionale, i consiglieri genovesi sarebbero in maggioranza e determinerebbero con quelli delle regioni finitime rapporti contrari agli interessi del porto di Savona. Essa perci\u00f2 chiede di essere salvata dall\u2019unione con Genova.<\/p><p>All\u2019onorevole Finocchiaro Aprile, che ha ricordato la Liguria come un esempio caratteristico di unit\u00e0 regionale, fa quindi osservare come la Liguria offra questo contrasto fra Genova e Savona.<\/p><p>Recentemente si discuteva della ricostituzione della Corte di appello di Lucca, che dovrebbe avere competenza su tutta la zona nord-ovest della Toscana: Pisa, Livorno, Massa e Carrara. Ebbene, a parte Firenze, dove gli avvocati vorrebbero accentrare tutte le cause, Massa, col suo Consiglio dell\u2019Ordine professionale, vi si \u00e8 opposta, chiedendo l\u2019unione con Genova. N\u00e9 se ne capisce bene la ragione: certo non si tratta di maggiore facilit\u00e0 di comunicazioni, perch\u00e9 il viaggio tra Genova e Massa \u00e8 molto pi\u00f9 lungo che non fra Massa e Lucca.<\/p><p>Ci sono dunque nelle varie regioni dei motivi psicologici difficilissimi a penetrarsi, ma dei quali \u00e8 pur necessario tener conto.<\/p><p>Infine bisogna fare attenzione che l\u2019auspicato decentramento da istituirsi contro l\u2019accentramento statale non si risolva in un accentramento regionale. Soppresse le provincie, molti sindaci e segretari comunali, che oggi lamentano di dover mettersi in viaggio per raggiungere il non lontano capoluogo di provincia, riterrebbero impossibile un viaggio di otto ore per andare al capoluogo di regione.<\/p><p>Questo vale per il caso che non si voglia mantenere la provincia; perch\u00e9, se si vuole mantenerla, sorge un\u2019altra osservazione. Si lamenta oggi una burocrazia che appesantisce. Ma se, per snellirla, oltre la burocrazia comunale, quella provinciale e quella centrale \u2013 e quest\u2019ultima non si pu\u00f2 sopprimere per il suo necessario sindacato di legittimit\u00e0 \u2013 se ne crea un\u2019altra, regionale, invece di alleggerire, si appesantisce ancora di pi\u00f9.<\/p><p>Bisogna poi tener conto del fatto che le diverse provincie hanno interessi non complementari fra loro, ma concorrenti, e mal si adatterebbero quindi all\u2019unit\u00e0 regionale.<\/p><p>A suo avviso, la soluzione migliore, perch\u00e9 pi\u00f9 rispondente ad una formazione naturale, \u00e8 quella di concedere ai comuni ed alle singole provincie gi\u00e0 esistenti amplissime autonomie amministrative, da attuarsi concretamente cos\u00ec:<\/p><p>1\u00b0) abolizione dei prefetti;<\/p><p>2\u00b0) riduzione del controllo dello Stato al semplice sindacato di legittimit\u00e0, senza alcuna interferenza circa il merito dei singoli provvedimenti;<\/p><p>3\u00b0) riconoscimento di una competenza regolamentare, se non normativa in senso assoluto, in numerose materie, come l\u2019insegnamento professionale e industriale, la tutela del patrimonio agricolo, idrico, zootecnico, la tutela della circolazione stradale, ecc.;<\/p><p>4\u00b0) congrua elasticit\u00e0 di bilancio. (E qui occorrer\u00e0 ascoltare dei tecnici, perch\u00e9 i mezzi debbono essere forniti con sicurezza e non si deve ricorrere all\u2019integrazione d\u00e0 parte dello Stato);<\/p><p>5\u00b0) riconoscimento di un potere di iniziativa legislativa.<\/p><p>A questo proposito richiama l\u2019accenno fatto dal Relatore Ambrosini alla possibilit\u00e0 di concedere alle provincie ed ai comuni una iniziativa legislativa che sia meno vana del vecchio principio di petizione. Si dovrebbe fissare un termine entro cui quella iniziativa dovesse essere sottoposta all\u2019autorit\u00e0 centrale.<\/p><p>La legge fondamentale potrebbe poi prevedere il libero e spontaneo raggruppamento di una o pi\u00f9 provincie mediante <em>referendum<\/em>, e allora si avrebbe una unione naturale e le regioni si formerebbero per virt\u00f9 propria.<\/p><p>LAMI STARNUTI non \u00e8 in tutto d\u2019accordo con l\u2019onorevole Rossi e, per quanto dissenta in parte dalla relazione dell\u2019onorevole Ambrosini, dichiara di essere in linea di massima favorevole all\u2019ente regione.<\/p><p>Esiste la necessit\u00e0 politica ed amministrativa di spezzare l\u2019attuale accentramento dello Stato e di dare al nuovo Stato una struttura agile e snella per cui tutti gli interessi locali trovino la loro soluzione nel luogo dove gli interessi sorgono, anzich\u00e9 nel centro dello Stato. Problema, quindi, non di semplice decentramento burocratico, ma di decentramento autarchico territoriale, e se si intende sottrarre allo Stato la quasi totalit\u00e0 delle sue attuali attribuzioni amministrative, la provincia non \u00e8 in grado di provvedere alle funzioni che le si dovrebbero attribuire nell\u2019ipotesi che non si facesse luogo alla creazione dell\u2019ente regione.<\/p><p>Capisce le ragioni che hanno mosso l\u2019onorevole Rossi per sostenere che il decentramento amministrativo debba trovare la sua sede nella provincia che \u00e8 un ente locale gi\u00e0 esistente, anzich\u00e9 in un ente locale di nuova formazione come la regione. Si possono ferire degli interessi locali precostituiti, sollevare opposizioni o proteste delle citt\u00e0 capoluoghi di provincia, che si riterranno non solo sminuite ma anche danneggiate, perch\u00e9 la costituzione della regione dovrebbe portare all\u2019abolizione della provincia come persona giuridica. Non crede, infatti, sia il caso di aggiungere la regione alla provincia, perch\u00e9 la provincia non potrebbe avere grandi funzioni, e perch\u00e9 questo triplice ordinamento locale finirebbe per costituire un aumento della burocrazia ed un aggravio per i contribuenti. Pensa per\u00f2 che i capoluoghi di provincia, con la costituzione della regione, non perderebbero interamente gli uffici amministrativi che ora hanno, perch\u00e9 la regione dovrebbe a sua volta far luogo ad un decentramento amministrativo di carattere burocratico e istituzionale e gli uffici decentrati della regione dovrebbero trovare necessariamente sede nell\u2019attuale capoluogo di provincia. Quindi una lesione degli interessi materiali ora costituiti nei capoluoghi di provincia non si avrebbe.<\/p><p>Non sarebbe esatto obiettare che, se la regione costituisce un decentramento burocratico, permane tuttavia l\u2019aggravamento della burocrazia, perch\u00e9 la regione dovrebbe rappresentare un alleggerimento ed un risparmio nel personale burocratico dello Stato.<\/p><p>\u00c8 dunque favorevole alla costituzione dell\u2019ente regione come strumento di decentramento amministrativo autarchico, che ritiene necessario per dare allo Stato italiano una veste e una struttura pi\u00f9 agile, pi\u00f9 corrispondente ai bisogni della nazione.<\/p><p>E pensa alla regione nel suo territorio tradizionale e storico, perch\u00e9 non \u00e8 vero che non sia gi\u00e0 prestabilito il territorio regionale. Quale che sia stata, nelle vicende storiche d\u2019Italia, la fluttuazione di piccole parti del territorio nazionale, la Liguria, il Piemonte, la Lombardia, il Veneto, e gran parte delle altre regioni d\u2019Italia sono fissate in modo preciso nei loro caratteri distintivi.<\/p><p>Pensa per\u00f2 che la creazione di Enti regionali dovrebbe esser fatta non soltanto per opera dei legislatori, ma con il contributo attivo delle popolazioni che vivono nel territorio di quelle regioni. Alla regione si dovrebbe lasciare, non la facolt\u00e0, come vorrebbe l\u2019onorevole Zuccarini, di darsi lo Statuto, ma la facolt\u00e0 di darsi la delimitazione territoriale. Se una regione pensa che la sua convenienza politica, amministrativa ed economica sia quella di non racchiudere in una unica circoscrizione amministrativa tutto il territorio della regione, dovrebbe poterlo fare. Se Savona ritiene che nella regione potrebbe essere sacrificata da Genova, l\u2019Ente regionale dovrebbe tuttavia avere l\u2019imparzialit\u00e0 che ha lo Stato verso tutte le parti del suo territorio e cercare, nella concordia delle popolazioni liguri, la scissione della regione in due parti. Alla stessa stregua due regioni limitrofe potrebbero riunirsi. Non si ha che richiamare i criteri amministrativi e giuridici della vecchia legge comunale e provinciale del 1915, per intendere subito come questo movimento di aggregazione e di separazione potrebbe avvenire.<\/p><p>Circa la competenza della Regione \u00e8 d\u2019avviso che questa debba avere una vera e propria competenza legislativa solo per alcune materie, come la pesca, la caccia, le scuole professionali; ma fuori di queste materie e di poche altre, la Regione non dovrebbe avere che una competenza di regolamento per la esecuzione della legislazione unitaria deliberata dallo Stato italiano. Invece le funzioni amministrative della Regione dovrebbero essere le pi\u00f9 estese possibili, con sottrazione allo Stato di quasi tutte le attribuzioni di carattere amministrativo, cos\u00ec che non gli rimangano che quelle attinenti veramente e propriamente allo Stato politico.<\/p><p>Aderisce al concetto che la Regione abbia un diritto di iniziativa, nel vero significato della espressione, e che possa partecipare alla formazione della seconda Assemblea legislativa nazionale, se la si avr\u00e0.<\/p><p>Circa l\u2019autonomia degli Enti locali \u00e8 contrario al mantenimento della tutela. Concepisce la vigilanza come un controllo sulla legittimit\u00e0 degli atti amministrativi dell\u2019Ente locale, e come un diritto di sostituzione da parte dello Stato o di un organo precostituito, in caso di inattivit\u00e0 dell\u2019Ente locale rispetto ad obblighi suoi di carattere giuridico. La tutela di merito esercitata dalla Giunta provinciale amministrativa o da qualunque altro organo, comunque concepito, dovrebbe essere abolita. Taluno teme che questa mancanza di tutela possa costituire un pericolo, ma egli pensa che contro questo eventuale pericolo dovrebbe stare esclusivamente il diritto popolare di <em>referendum<\/em>, che non \u00e8 soltanto un mezzo di conservazione, come dice l\u2019onorevole Einaudi, ma \u00e8 un mezzo di partecipazione diretta della popolazione alle cose amministrative e politiche sue; un modo, anche, di impedire il formarsi delle oligarchie dei partiti.<\/p><p>Sull\u2019accenno, che non ritiene completamente esatto, dell\u2019onorevole Einaudi ad un caso di <em>referendum<\/em> svizzero, precisa che si trattava di una legge sulla concessione della cittadinanza votata dal Gran Consiglio del Canton Ticino all\u2019unanimit\u00e0, con il voto favorevole di tutti i partiti. Si era richiesto da una parte della popolazione il <em>referendum<\/em> e, questo indetto, cinque partiti del Gran Consiglio cantonale avevano fatto campagna insieme in favore della legge; ma il corpo elettorale si ribell\u00f2 alla coalizione dei partiti. Fu un uso della sovranit\u00e0 forse sbagliato, perch\u00e9 la legge era ben fatta; ma un atto veramente mirabile di sovranit\u00e0 popolare. Qualche volta il popolo, che scende direttamente alle urne, sbaglia: ma \u00e8 meglio che paghi i suoi errori, anzich\u00e9 gli errori che commettono i suoi rappresentanti amministrativi o politici.<\/p><p>Nella Regione, a suo avviso, dovrebbe essere un Governatore o, se la parola \u00e8 brutta, un Consigliere di Stato, rappresentante dello Stato, a simbolo del carattere unitario dello Stato repubblicano, per funzionare da tramite tra gli Enti locali e il centro, e compiere l\u2019ufficio di controllo di legittimit\u00e0 sull\u2019attivit\u00e0 amministrativa degli Enti locali. Questo Consigliere di Stato dovrebbe essere anche capo della polizia e rispondere dell\u2019ordine pubblico, perch\u00e9 \u00e8 bene che l\u2019ordine pubblico sia affidato ad un funzionario superiore anzich\u00e9 ai Commissari locali o ai Questori dei vecchi capoluoghi di provincia.<\/p><p>Ritiene che tra le varie funzioni della Regione debba essere anche quella di polizia concorrente con la polizia di Stato. Non deve spaventare la presenza di due polizie: in Italia si sono avute sempre due polizie: i carabinieri e la pubblica sicurezza; l\u2019una che sorveglia la citt\u00e0, l\u2019altra le campagne, e senza gravi inconvenienti. Anzi questa duplice polizia pu\u00f2 costituire un elemento e una garanzia di libert\u00e0: se uno degli Enti preposti alla tutela dell\u2019ordine pubblico e dei diritti dei cittadini venisse meno in momenti eccezionali alla sua funzione, potrebbe sopperire onestamente la funzione dell\u2019altro Ente.<\/p><p>UBERTI ritiene che nell\u2019istituzione dell\u2019Ente regione si debba essere particolarmente preoccupati di rimanere aderenti ad una realt\u00e0 storica, per non creare una cosa astratta, non rispondente alle situazioni reali.<\/p><p>Non crede soddisfacente l\u2019opposizione dell\u2019onorevole Rossi, che preferisce il decentramento amministrativo, in quanto permette di realizzare tutti i vantaggi del sistema unitario, senza i danni attuali del centralismo. \u00c8 in corso tutto un movimento di continuo sviluppo del centralismo. Anche oggi, che non v\u2019\u00e8 pi\u00f9 il regime fascista, si assiste al costituirsi nella Camera di commercio, accanto agli organi locali, con gli stessi funzionari locali, l\u2019U.P.I.C., cio\u00e8 la rappresentanza locale del Ministero dell\u2019industria e commercio. A Venezia l\u2019onorevole Lombardi lo ha difeso con grande energia, manifestando la diffidenza dello Stato verso gli organi locali. Nel campo agricolo le Cattedre ambulanti d\u2019agricoltura, che certamente assolvevano al loro compito, sono divenute strumento del Ministero dell\u2019agricoltura. Il decentramento amministrativo del Magistrato delle Acque si \u00e8 risolto con la istituzione del Provveditorato delle opere pubbliche, che in realt\u00e0 non \u00e8 un decentramento, perch\u00e9 si tratta di elementi distaccati dal Ministero dei lavori pubblici e perch\u00e9 tutte le sue decisioni devono essere approvate dal Ministero, per cui si \u00e8 realizzato un peggioramento. In tutte le nuove leggi si vede un continuo aumento dei poteri centralizzati, ed \u00e8 contro di questo che si eleva il malcontento delle popolazioni.<\/p><p>Ora, nella regione c\u2019\u00e8 una volont\u00e0 realizzatrice: non si chiede la resurrezione di antichi Stati, ma la possibilit\u00e0 di intervenire e deliberare in tutte quelle questioni che hanno carattere locale. Il Veneto domanda perch\u00e9 nelle sue questioni si debba deliberare insieme con quelle che riguardano la Sicilia, la Calabria o la Sardegna, che hanno problemi completamente diversi o contrastanti. La possibilit\u00e0 di adeguare la legislazione alla realt\u00e0 della vita ha una importanza essenziale: una legge \u00e8 tanto pi\u00f9 perfetta quanto pi\u00f9 realizza la migliore aderenza ai bisogni locali; altrimenti si deve, per forza di cose, arrivare ad un minimo comune denominatore, che non pu\u00f2 raggiungere mai gli scopi che si vogliono raggiungere.<\/p><p>La regione si potrebbe realizzare senza turbare la forma unitaria dello Stato: massimo potenziamento dell\u2019iniziativa privata, libert\u00e0 delle popolazioni, legislazione aderente ai bisogni della vita locale.<\/p><p>Non crede per\u00f2 che si debba sopprimere la provincia, la quale \u00e8 una entit\u00e0 economica vera e propria, rappresenta una confluenza di interessi che non si pu\u00f2 distruggere, ed ha i suoi compiti, sia pure limitati. Bisogna, invece, abolire l\u2019intervento dello Stato nell\u2019amministrazione locale dei comuni e della provincia, a mezzo del prefetto. L\u2019esperienza compiuta in dieci mesi lo ha confermato nel convincimento contrario a questo regime centralizzatore, perch\u00e9, o il prefetto ha iniziativa, e allora interviene in tutte le questioni e tutti si rivolgono a lui, oppure tende a lasciar fare, ed allora si ha uno svuotamento completo di questa autorit\u00e0 dall\u2019amministrazione centrale.<\/p><p>Egli nega che il prefetto svolga una notevole attivit\u00e0 politica. Quello che pu\u00f2 fare \u00e8 di intervenire in tutti gli atti di merito dei comuni, e questo dovrebbe essere eliminato, perch\u00e9 la principale aspirazione dei comuni \u00e8 di poter deliberare nel merito senza attendere l\u2019approvazione della Prefettura. Restituire ai comuni la loro indipendenza sarebbe gi\u00e0 una grande conquista e per questo basterebbe trasformare la Giunta provinciale amministrativa, composta a maggioranza di membri governativi, rendendola a maggioranza di organi elettivi. Oggi, col sistema del Segretario comunale nominato dal Governo, si ha una intromissione continua di questo, per cui il comune non ha nemmeno la libert\u00e0 di nominarsi il suo pi\u00f9 diretto collaboratore.<\/p><p>Tornando alla regione, ritiene che, per creare un ente regione vitale, non sia il caso di dargli funzioni eccessive, per evitare un insuccesso. Quindi, non gli attribuirebbe un potere giurisdizionale. L\u2019Austria, che \u00e8 l\u2019unico Stato veramente organizzato a regioni, non ha dato poteri giurisdizionali alle regioni. In Italia la Sicilia rivuole la sua antica Corte di cassazione, ma questa dovr\u00e0, se mai, funzionare nell\u2019ambito statale.<\/p><p>Richiama la gamma di attribuzioni che il Relatore Ambrosini ha indicato per la regione, tra cui, per delegazione, tutta l\u2019attivit\u00e0 amministrativa statale. Non vede perch\u00e9 lo Stato dovrebbe dirigere l\u2019amministrazione anche localmente, quando pu\u00f2 delegare direttamente alla regione tutti i suoi compiti amministrativi. La regione potr\u00e0 occuparsi di tutta la materia dei lavori pubblici, mentre attualmente tutte le questioni sono risolte da un unico Ministero che non sa neanche quali sono i lavori pi\u00f9 o meno urgenti e che risponde soltanto a chi lo sollecita di pi\u00f9. Tutti i lavori pubblici, le bonifiche, le irrigazioni dovrebbero essere affidati alla regione. Sar\u00e0 stabilito il <em>quantum<\/em> da spendere; ma una volta determinato questo, ogni regione deve poterlo utilizzare in relazione ai propri bisogni effettivi.<\/p><p>Nell\u2019agricoltura solo la regione pu\u00f2 avere una visione esatta delle proprie necessit\u00e0. Si \u00e8 veduto, per esempio, in occasione del lodo sulla mezzadria, quali diverse ripercussioni si siano avute da regione a regione. Si possono fissare delle norme generali, ma le riforme devono essere adeguate alle necessit\u00e0 locali affinch\u00e9 rispondano al bisogno di aumentare la produzione e di soddisfare le necessit\u00e0 dei cittadini. \u00c8 evidente che la regione emiliana \u00e8 profondamente diversa da quella pugliese. Anche nella distribuzione delle terre \u00e8 diverso il criterio da seguire, per esempio, a seconda che nella zona sia o non sia possibile lo sviluppo della cooperazione. Si faranno leggi agrarie veramente efficienti, quando queste risponderanno perfettamente alla realt\u00e0 della produzione e ai bisogni delle popolazioni. Per ci\u00f2, stabilite le norme generali, le applicazioni concrete devono essere fatte regionalmente.<\/p><p>Evidentemente, non si pu\u00f2 dare alla regione il carattere di uno Stato, ma le si deve dare quello di un ente amministrativo che risponda ai bisogni sentiti e profondi delle popolazioni. Oggi, invece, esiste una frattura netta fra popolazione e Stato, determinata dal centralismo per il quale bisogna rivolgersi ad un direttore generale o ad un altro funzionario della capitale per risolvere un problema locale.<\/p><p>Altrettanto vale per i piani regolatori delle citt\u00e0. Chi mai pi\u00f9 delle citt\u00e0 dovrebbe essere responsabile della propria conservazione e del proprio sviluppo? Invece attualmente le citt\u00e0 fanno i loro piani regolatori e poi interviene il centro, approvandoli o non approvandoli e la popolazione locale si vede denegato il diritto di deliberare su una questione che interessa cos\u00ec da vicino la sua vita.<\/p><p>Ha citato solo alcuni problemi, ma ve ne \u00e8 una infinit\u00e0 in tutta la vita amministrativa. Per colmare il distacco fra popolo e Stato non v\u2019\u00e8 altro rimedio che quello di creare un ente con funzioni amministrative, e con qualche funzione propria normativa. E se domani si dimostrer\u00e0 che altre incombenze siano da dare alla regione, nulla vieta che un emendamento alla Costituzione possa essere apportato in tal senso.<\/p><p>Non crede che, lasciando sussistere la provincia, si abbia il pericolo di creare un accentramento regionale, pericolo effettivamente avvertito, per cui Savona non vuole essere unita a Genova, la Lunigiana a Firenze ed in Sicilia le deputazioni provinciali si oppongono ad un loro assorbimento nella Regione. D\u2019altra parte, v\u2019\u00e8 tutta una serie di importanti problemi regionali che \u00e8 giusto siano risolti insieme dalle diverse provincie, e saranno risolti meglio che non a Roma.<\/p><p>A chi dice che non \u00e8 possibile, se si crea la regione, lasciar sussistere la provincia, obietta che le regioni austriache sono poco pi\u00f9 estese delle nostre provincie. Tutta l\u2019Austria conta 5 milioni di abitanti; ha nove provincie e tuttavia ha il distretto, pura entit\u00e0 amministrativa. La comparazione con altre costituzioni, cio\u00e8, ammette che, nell\u2019ambito della regione, possa rimanere la provincia, che potrebbe diventare un organo consorziale per determinati problemi, che oggi non trovano soluzione per il disaccordo dei comuni.<\/p><p>Sulla questione finanziaria osserva che quasi tutte le legislazioni la rimandano a leggi costituzionali, ma particolari. La nostra questione finanziaria non pu\u00f2 non essere legata alla riforma tributaria generale dello Stato, perch\u00e9, se si attribuiscono alla regione o una percentuale delle entrate attuali o particolari imposte, si rischia, come diceva l\u2019onorevole Einaudi, di avere o la insufficienza o la eccessivit\u00e0. Occorre fare una analisi concreta, in rapporto ai definitivi compiti da attribuire alla regione ed alle sue necessit\u00e0 finanziarie. In molte legislazioni di Stati a sistema federale si ha l\u2019imposizione dello Stato federale; ma dove questa non esiste, si pu\u00f2 avere una unica imposizione da ripartire in percentuali fra i vari enti, per non creare imposte nuove. Onde una riforma tributaria generale che stabilisca quale percentuale del gettito debba essere devoluta alla regione. Gli inconvenienti cui si pu\u00f2 andare incontro non sono argomento contro una determinata tesi; si tratta di questioni pratiche risolubili. Fondamentale \u00e8 che il creare un\u2019amministrazione finanziaria della regione accanto a quella dello Stato significherebbe moltiplicare gli organi, col pericolo non solo della doppia imposizione, ma della sperequazione fra le imposte. Ricorda in proposito che nell\u2019antica legislazione austriaca imperiale, oltre alle 21 imposte, esisteva una quotizzazione a favore della regione.<\/p><p>Conclude che la creazione dell\u2019Ente regione d\u00e0 la risoluzione effettiva di un problema, che diversamente non sarebbe risolto e che non deve essere esasperato, arrivando alla forma federalistica, n\u00e9 minimizzato, persistendo nell\u2019accentramento. La burocrazia centrale \u00e8 allarmata ed armata contro l\u2019autonomia locale, mentre non vi \u00e8 motivo perch\u00e9 le esperienze dell\u2019amministrazione centrale siano trasferite, per la parte esecutiva, alla competenza della regione. Superate queste difficolt\u00e0, creata la regione, anche coloro che forse la considerarono con qualche timore di diminuzione della vita unitaria del Paese, troveranno invece la possibilit\u00e0 di realizzare nella variet\u00e0 e difformit\u00e0 delle regioni un\u2019unit\u00e0 di maggiore contenuto e di assicurare alle iniziative locali piena efficienza e sviluppo.<\/p><p>CONTI rileva che da parte degli antiregionalisti si fa una manifestazione di conservatorismo veramente preoccupante. Mentre \u00e8 stata eletta in Italia una Costituente per dare all\u2019Italia una nuova Costituzione, da parte conservatrice \u2013 che sembra dovrebbe essere la parte rivoluzionaria del consesso \u2013 si vogliono adattare alcune piccole riforme sul tronco del vecchio regime.<\/p><p>Pensa che dovrebbe essere ben inciso nelle menti quello che ha detto l\u2019onorevole Uberti, a cui desidera aggiungere qualche considerazione su un aspetto particolare non illustrato.<\/p><p>In fondo a tutto il problema che si sta ora agitando intorno alla Costituente dello Stato \u00e8 un fatto fondamentale, generatore di tutto il male della vita del nostro Paese: in definitiva l\u2019Italia \u00e8 governata da non pi\u00f9 di cento persone, che legiferano, e da non pi\u00f9 di un centinaio di burocrati. In Italia si vive perch\u00e9 cento Deputati sui cinque o seicento governano l\u2019Italia. Si pu\u00f2 modificare come si vuole la burocrazia, metterle il berretto frigio invece della parrucca monarchica: si avr\u00e0 sempre una burocrazia di cento persone, che domina tutta la vita italiana.<\/p><p>La via per rompere queste oligarchie, per spezzare questo andamento fatale alla vita del Paese \u00e8 quella di trasformare l\u2019organizzazione dello Stato, di creare la democrazia. Se non che, si continua a sbandierare la democrazia illudendo se stessi e gli altri. Per creare la democrazia bisogna far partecipare gli italiani alla vita legislativa, amministrativa, governativa del Paese. La pretesa di pochi Deputati di legiferare per l\u2019Emilia e per le Puglie, per la Calabria e per il Piemonte, per la Sicilia e per il Veneto, insomma per tutta l\u2019Italia, \u00e8 assurda.<\/p><p>Bisogna, dunque, creare la democrazia, e a questo proposito ricorda un pensiero epigrafico dell\u2019onorevole Einaudi: \u00abla democrazia si crea con la molteplicit\u00e0 delle assemblee nella vita del Paese\u00bb.<\/p><p>Quando si discuter\u00e0 della regione, della provincia, sar\u00e0 favorevole a queste, e ad altre forme di democrazia, al Consiglio comunale per primo, al Consiglio regionale e ad altri Consigli e consessi popolari nei quali si dibatteranno i problemi e si troveranno le soluzioni adeguate.<\/p><p>Se il male dell\u2019Italia sta in questo fatto riconosciuto da tutti, in questo gruppo di oligarchi burocratico e parlamentarista, in questo nucleo di despoti della vita italiana, la regione rappresenta la soluzione efficace. La regione si creer\u00e0 con le norme che saranno elaborate ed egli affretta col desiderio pi\u00f9 vivo il momento in cui si cominceranno a scrivere quella decina o ventina di articoli che regoleranno la competenza e le attribuzioni della regione. Sono stati ricordati gli inconvenienti che si sono manifestati negli Stati Uniti ed in Svizzera; ma questi non costituiscono un argomento probante. Quando si sar\u00e0 elaborata la Costituzione, si potranno riscontrare degli inconvenienti e degli errori, e si dovr\u00e0 correggerli.<\/p><p>La creazione dell\u2019Ente regione significa creazione di una forma nuova nella vita italiana per provvedere agli interessi degli italiani in quei modi che si fisseranno sulla carta.<\/p><p>Circa la questione della competenza, ricorda un progetto di statuto della Generalidad di Catalogna, progetto che non fu approvato e nel quale sono concretate le competenze della regione: tutta una serie di attribuzioni che nello statuto definitivo si ridussero appena ad un quarto. La competenza sar\u00e0 quella che verr\u00e0 stabilita.<\/p><p>Cos\u00ec per quanto riguarda la delimitazione territoriale, pu\u00f2 darsi che vi siano delle regioni ben delimitate per le quali la discussione \u00e8 semplice e facile (Giuseppe Ferrari, quando vagheggiava la federazione italiana, parlava di otto centri, che per\u00f2 non sono stati mai precisati nei suoi scritti); ma il miglior sistema \u00e8 quello di accogliere un concetto democratico: fissare dei sicuri raggruppamenti di popolazione, e poi, col metodo democratico pi\u00f9 serio, accogliere l\u2019espressione della volont\u00e0 dei cittadini. La Liguria, per esempio, \u00e8 abbastanza ben delimitata; altre regioni lo sono pi\u00f9 vagamente. Come vi \u00e8 oggi una delimitazione di territori per la provincia, domani vi sar\u00e0 per la regione, in modo tale da consentire gli sviluppi dei lavori legislativi, amministrativi ecc.<\/p><p>Circa il problema della provincia, avverte di essere stato sempre un nemico accanito dei Prefetti, e afferma che ci si deve avviare verso l\u2019abolizione completa di questi funzionari che gli italiani detestano ormai concordemente. Resta il problema posto dalla tradizione, dalle abitudini, perch\u00e9 da quando si \u00e8 creata la provincia, si sono avviate verso questo centro le attivit\u00e0 tendenti al soddisfacimento di certe necessit\u00e0. E si pu\u00f2 mantenere la provincia come organo di decentramento della regione. Non crede opportuno conservare i Consigli provinciali, di cui si pu\u00f2 fare benissimo a meno una volta che vi sia un\u2019Assemblea regionale.<\/p><p>Richiama ancora l\u2019attenzione sul fatto fondamentale e funesto della \u00aboligarchia governamentale\u00bb, che risiede a Roma, di pretesi legislatori, di burocrati. Anche i sapienti hanno dato prova di incapacit\u00e0: grandissimi uomini di Stato nel Parlamento italiano sono falliti. Quindi creazione di Assemblee regionali.<\/p><p>Il Consiglio comunale rappresenta il primo grado. I comuni liberi nelle grandi citt\u00e0 riusciranno a trattenere nel loro ambito una quantit\u00e0 di cittadini, i quali essendo oggi inutilizzati nel loro paese per un\u2019attivit\u00e0 pubblica, emigrano e vanno tutti a finire a Roma o nelle altre grandi citt\u00e0. Una vita comunale attiva, viva e prospera, in virt\u00f9 dell\u2019attivit\u00e0 di tutti, tratterr\u00e0 nei capoluoghi molti elementi che altrimenti andrebbero a confluire nelle grandi citt\u00e0. Nelle Assemblee regionali poi saranno portate numerose altre persone, che altrimenti sarebbero sacrificate dal punto di vista della partecipazione alla vita attiva. Tanti candidati delle lotte elettorali che non hanno potuto giungere al Parlamento Nazionale, potrebbero trovare posto degnissimo e con grande utilit\u00e0 nell\u2019Assemblea regionale, dove potrebbero svolgere magnificamente una funzione utile per il Paese.<\/p><p>Il Parlamento centrale \u2013 la Camera dei Deputati \u2013 dovrebbe essere costituito da pochissimi elementi: il numero di 556 \u00e8 esagerato, 300 sarebbero gi\u00e0 troppi per fare quel poco che rimarrebbe da fare, perch\u00e9, se le competenze legislative regionali saranno allargate e sar\u00e0 sottratto al Parlamento centrale tutto quel groviglio di materie sul quale esso non dice mai una parola competente ed utile, il numero dei Deputati potr\u00e0 essere grandemente ridotto. L\u2019Assemblea regionale sar\u00e0 il luogo in cui potranno convenire molte competenze specifiche, risolvendo anche il concetto della rappresentanza organica, per la trattazione di problemi inerenti all\u2019agricoltura, al commercio, alle scuole medie ecc.<\/p><p>Quando sar\u00e0 decisa la formazione della Regione e quando sar\u00e0 stato adeguatamente studiato il complesso delle competenze e dei compiti da attribuire al nuovo ente, si sar\u00e0 compiuta opera utile per il Paese. Se si negasse al Paese questa soluzione, non si compirebbe quell\u2019opera che esso aspetta, perch\u00e9 la sua aspettativa \u00e8 proprio questa.<\/p><p>TOSATO, dopo la discussione analitica, ritiene opportuno riportare il problema ai suoi termini sintetici, non tanto perch\u00e9 la discussione analitica non sia necessaria, ch\u00e9 anzi attraverso l\u2019analisi si sente ancora pi\u00f9 viva l\u2019esigenza delle autonomie, ma per avviare la discussione verso la decisione.<\/p><p>Osserva che tutti sono ormai concordi sulla necessit\u00e0 e sull\u2019opportunit\u00e0 di un certo decentramento: le differenze si riscontrano solo circa la intensit\u00e0, il grado e le modalit\u00e0 del decentramento. Ritiene che le tesi prospettate finora possano ridursi sostanzialmente a quattro: una tesi estrema, la quale vorrebbe trasformare l\u2019Italia da Stato unitario a Stato confederale; alla quale ne corrisponde un\u2019altra, pure estrema, che sostanzialmente nega l\u2019autonomia e si limiterebbe soltanto a soddisfare l\u2019esigenza di un maggior decentramento sia per i comuni che per le provincie; e due altre che si possono definire intermedie, che vorrebbero, l\u2019una trasformare l\u2019Italia in Stato federale e l\u2019altra che, anzich\u00e9 di federalismo, parla semplicemente di autonomia regionale.<\/p><p>Per quanto riguarda la tesi della confederazione di Stati osserva che, a parte ogni altra considerazione, essa non sia attuale perch\u00e9, per arrivare ad una confederazione, occorrerebbe anzitutto scindere l\u2019Italia in tanti Stati e poi fra i diversi Stati ristabilire un certo collegamento che, in ogni caso, non darebbe vita ad uno Stato unitario ma ad una semplice confederazione.<\/p><p>Non crede accettabile questa tesi, non fosse altro che per ragioni pratiche.<\/p><p>A proposito dell\u2019altra tesi estrema, rileva che il principio di un semplice ampliamento delle autarchie comunali e provinciali \u00e8 stato sostenuto dall\u2019onorevole Rossi, il quale ha fatto presenti alcune difficolt\u00e0 relative all\u2019autonomia regionale, inerenti soprattutto al fatto che sorgerebbero conflitti fra provincia e provincia e che, con l\u2019istituzione dell\u2019Ente regione, si avrebbe un nuovo centralismo. Ma la tesi dell\u2019onorevole Rossi, che vorrebbe un ampliamento della potest\u00e0 regolamentare dei comuni e soprattutto delle provincie, non gli sembra accettabile perch\u00e9, pur essendo effettivamente sentito il bisogno \u2013 per far corrispondere l\u2019azione dello Stato alle esigenze locali \u2013 di dare agli enti locali una certa autonomia in determinate materie ora sottratte alla loro competenza (autonomia legislativa), si verrebbe a creare in Italia una tale pluralit\u00e0 e molteplicit\u00e0 di legislazioni locali che importerebbe delle difficolt\u00e0 forse insormontabili. Se si vuole invece soddisfare effettivamente l\u2019esigenza a cui corrisponde la tendenza autonomista, \u00e8 necessario che questa esigenza sia soddisfatta nell\u2019ambito di un ente pi\u00f9 vasto della provincia, che non pu\u00f2 essere che la Regione. Riguardo alle altre difficolt\u00e0 prospettate dall\u2019onorevole Rossi osserva che gi\u00e0 dalla relazione dell\u2019onorevole Ambrosini risulta che, se in determinate materie \u00e8 utile ed opportuno attribuire alla Regione una competenza legislativa esclusiva, vi sono tuttavia delle altre materie in cui la competenza legislativa della Regione potrebbe considerarsi secondaria e dipendente dalla legislazione direttiva di pertinenza dello Stato. In tal modo, tutte le difficolt\u00e0 prospettate (ad esempio le questioni tra il porto di Savona e quello di Genova) potrebbero essere risolte attraverso questa legislazione direttiva.<\/p><p>Circa le altre due tesi, ritiene che occorra abbandonare ogni questione di parole che diventa assolutamente inutile, per andare direttamente verso la realt\u00e0. \u00c8 d\u2019avviso che tra queste due tesi non vi sia sostanzialmente alcuna differenza in quanto, attribuendo alla Regione una potest\u00e0 legislativa esclusiva, sia pur limitata a determinate materie, si cade senz\u2019altro nel principio federalistico. A parte tutte le discussioni di carattere teorico sulla natura dello Stato federale, tutto il problema si riduce alla necessit\u00e0 di dare un sempre pi\u00f9 ampio respiro alle esigenze locali, in modo che le Regioni possano \u2013 come crede fermamente \u2013 disciplinare in autonomia determinate materie. Bisogna quindi arrivare alla creazione dell\u2019Ente regione, attribuendogli una tale potest\u00e0 legislativa; salvo poi a vedere se questa potest\u00e0 legislativa dovr\u00e0 avere un ambito maggiore o minore; discussione di dettaglio che non tocca la questione di principio.<\/p><p>L\u2019unica vera difficolt\u00e0 che si prospetta contro la creazione dell\u2019Ente regione \u00e8 che, accanto al centralismo statale, si verrebbe a creare un centralismo regionale. A questo proposito ritiene che si debbano tener presenti alcune considerazioni. L\u2019Ente regione non deve essere qualcosa che si sostituisca ad una realt\u00e0 effettiva, ch\u00e9 in questo modo si creerebbe un ente artificiale; l\u2019Ente regione deve essere creato per rispondere a determinate esigenze storiche concrete e non deve innovare radicalmente la struttura degli enti locali. Il comune deve restare; si prospetta soltanto il bisogno di svincolarlo, se non da tutti, dalla gran parte dei controlli di merito. Per quanto riguarda la provincia, crede siano ormai tutti convinti che non trattasi di un ente artificiale ma di una realt\u00e0 storica, di un centro di interessi, che deve considerarsi come una comunit\u00e0 effettiva nella vita dello Stato italiano. Il problema si riduce a quello dei rapporti tra provincia e regione e viceversa.<\/p><p>Se si vuole essere pratici e concreti e aderire alle effettive esigenze, bisogna considerare la regione innanzi tutto come un ente con potest\u00e0 normativa; le provincie debbono restare, anzi dovrebbero accrescere la loro competenza, in relazione alla soppressione della prefettura. Tutta la serie di doppioni, che esistono oggi tra la provincia come ente autarchico e la provincia come ente amministrativo (prefettura), scomparirebbero, determinandosi in tal modo un notevole alleggerimento burocratico. La provincia verrebbe cos\u00ec ad avere anche altri importantissimi compiti, principale fra tutti quello di seguire le norme emanate dalla Regione. Per questo non \u00e8 necessario creare una burocrazia regionale, perch\u00e9, se la Regione dovesse avere oltre alla competenza normativa anche qualche competenza amministrativa, questa dovrebbe limitarsi a quella parte di attivit\u00e0 attualmente di competenza dell\u2019amministrazione governativa locale che dallo Stato dovrebbe passare alla provincia (la quale dovrebbe conservare la sua personalit\u00e0 giuridica, perch\u00e9 intorno ad essa esiste tutto un complesso di interessi anche patrimoniali che ne sono il fondamento).<\/p><p>Si sono ricordati i Provveditorati alle opere pubbliche: sarebbe questa una delle attivit\u00e0 locali che dovrebbero passare sotto il controllo della Regione la quale, diventando organo direttivo di questa attivit\u00e0 statale, non avrebbe alcuna necessit\u00e0 di creare una burocrazia.<\/p><p>In conclusione, scartata l\u2019ipotesi della confederazione, scartata l\u2019ipotesi di un semplice decentramento amministrativo con l\u2019estensione della podest\u00e0 regolamentare, si vede che le due tesi, dello Stato federale e dell\u2019autonomia regionale, coincidono e tutto il problema si risolve nella determinazione della sfera di competenza normativa della Regione.<\/p><p>(<em>La seduta, sospesa alle 19.05, \u00e8 ripresa alle 19.15<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>BOZZI ritiene che dalla discussione fino ad ora svoltasi un punto di partenza possa risultare pacifico e comune a tutti: l\u2019esigenza di una maggiore espansione delle autonomie locali. I diversi punti di vista si cominciano a delineare quando si tratta di dare consistenza al contenuto giuridico \u2013 poteri e limiti \u2013 di queste autonomie.<\/p><p>Concorda sulla necessit\u00e0 di dare un colpo decisivo al centralismo burocratico: ma non soltanto a quello statale, sibbene anche ad ogni altra forma di centralismo che comunque potesse soffocare, comprimere, mortificare la libera espansione e la vitalit\u00e0 delle autonomie locali. Con un sistema che sostituisse al centralismo statale un centralismo regionale, non verrebbe raggiunto lo scopo desiderato, anzi, sotto alcuni profili, quello regionale potrebbe essere peggiore del centralismo statale.<\/p><p>Appunto per ovviare a queste conseguenze, occorre, a suo avviso, prendere le mosse dall\u2019ente locale primigenio: il comune.<\/p><p>Ritiene che una riforma della struttura comunale dovrebbe soprattutto imperniarsi, da un lato su di una discriminazione, con effetti giuridici, dei comuni in funzione non soltanto della quantit\u00e0 della popolazione, ma anche della diversa natura dell\u2019aggregato sociale \u2013 ed ognuno pensa gi\u00e0 al comune rurale \u2013 e dall\u2019altro sulla necessit\u00e0 di svincolare il comune dalla maglia rigida dei controlli attuali; controlli oggi in gran parte accentrati nella autorit\u00e0 prefettizia.<\/p><p>Sotto quest\u2019ultimo punto di vista, precisa che non si tratta di eliminare ogni controllo, dato che la necessit\u00e0 di un controllo pu\u00f2 ritenersi giustificata se non altro dal fatto che la sua esistenza acuisce il senso di responsabilit\u00e0 della autorit\u00e0 al controllo stesso sottoposta, ma di creare un sistema di controllo, indiscutibilmente di legittimit\u00e0, forse anche di merito, che non sia espressione di un prepotere centrale. Oggi la vita dei comuni \u00e8 grama, non solo per la pressoch\u00e9 generale deficienza di mezzi economici e finanziari, ma anche in conseguenza degli eccessivi controlli.<\/p><p>Per ci\u00f2 che riguarda la provincia, concorda con l\u2019opinione di coloro che ritengono dovere questo ente rimanere in vita, tanto nell\u2019ipotesi che si voglia dar luogo alle autonomie regionali, quanto in quella contraria.<\/p><p>Precisa che intende parlare della provincia come persona giuridica di diritto pubblico, soggetto di autarchia e di autonomia insieme, cio\u00e8 di poteri che si esplicano nel campo amministrativo e normativo, prescindendo quindi dal secondo aspetto, vale a dire da quello di circoscrizione amministrativa, a capo della quale sta il prefetto. Storicamente la provincia come ente autarchico territoriale \u00e8 stata trapiantata in Italia in seguito alla riorganizzazione amministrativa che segu\u00ec l\u2019occupazione francese nei primi anni del secolo scorso. In fondo non si tratta che del dipartimento francese che si \u00e8 portato in Italia. Tuttavia, la provincia \u00e8 diventata un centro di attivit\u00e0 e di interessi che \u00e8 oggi difficilmente sradicabile. Tentare di eliminare la provincia significherebbe andare incontro a resistenze, attive e passive, che renderebbero difficile il compito.<\/p><p>Ritiene che anche nell\u2019ambito della regione la provincia possa a buon diritto sussistere come persona giuridica di diritto pubblico, soggetto di autarchia, soprattutto in quanto potr\u00e0 servire da tramite tra il comune e la regione, contribuendo ad evitare un accentramento regionale. Oggi i comuni sono gravati di funzioni complesse, cui non sempre possono adempiere. Molti dei compiti dei comuni potrebbero essere attribuiti alle provincie, le quali dovrebbero essere soprattutto viste, a suo avviso, come consorzi di comuni.<\/p><p>\u00c8 pertanto favorevole a conservare la provincia, come organo di attuazione della funzione amministrativa della regione, e come forma di decentramento intraregionale.<\/p><p>Viene poi il problema della regione. Se la regione si deve creare, essa deve essere munita di una autonomia politica o legislativa, perch\u00e9 altrimenti si creerebbe una superstruttura non giovevole.<\/p><p>Quindi, bisogna attribuire alla regione una potest\u00e0 normativa primaria, cio\u00e8 la potest\u00e0 per la regione di creare delle leggi formali; oltre che leggi secondarie, di adattamento e di attuazione.<\/p><p>Si deve creare la regione dappertutto?<\/p><p>Quando si parla di autonomia regionale si considerano la Sicilia, la Sardegna e la Val d\u2019Aosta; ma \u00e8 vero che una esigenza nella stessa misura e intensit\u00e0 sia avvertita da tutte le altre regioni?<\/p><p>Propone di configurare la regione facoltativa; cio\u00e8 la Costituzione dovrebbe stabilire alcuni princip\u00ee fondamentali, e poi dovrebbe essere rimesso ad un atto di libera determinazione, di libera volont\u00e0, delle provincie il chiedere uno statuto regionale, che dovrebbe essere sottoposto all\u2019approvazione degli organi parlamentari riuniti.<\/p><p>Si pu\u00f2 obiettare: ma cos\u00ec si verrebbe a creare uno Stato di varia struttura.<\/p><p>Precisa la sua proposta nel senso di rimettere alle regioni non soltanto la composizione di ogni eventuale conflitto territoriale; ma rimettere alla loro volont\u00e0, manifestata col <em>referendum<\/em>, l\u2019esistenza stessa del nuovo ente.<\/p><p>Pensa che questo sistema consentirebbe di risolvere la questione con un gradualismo che permetterebbe di fare delle esperienze. La Costituzione spagnola segue un orientamento di questo genere.<\/p><p>In fondo non si pu\u00f2 rispettare l\u2019esigenza di una perfetta architettura giuridica, ma si debbono piegare gli schemi giuridici alle reali esigenze degli aggregati sociali.<\/p><p>Concludendo: potenziamento dei comuni, svincolandoli dal regime dei controlli quale oggi \u00e8; variet\u00e0 di tipi di comune, a seconda della variet\u00e0 dell\u2019aggregato sociale; mantenimento della provincia come persona giuridica pubblica soggetto di autarchia e di autonomia e come strumento capace di evitare raffermarsi di un accentramento regionale; affermazione della regione (Ente dotato anche di potest\u00e0 legislativa primaria), come espressione di libera manifestazione degli stessi aggregati provinciali.<\/p><p>MORTATI ritiene che in questa discussione compito della Sottocommissione sia quello di individuare gli elementi che consentano una soluzione; e per raffigurare questi elementi essenziali bisogna considerare anzitutto gli scopi del decentramento, appunto per stabilire poi i mezzi giuridici per il raggiungimento di questi scopi.<\/p><p>Questi scopi sono stati accennati, ed \u00e8 bene riassumerli perch\u00e9 sono cos\u00ec connessi fra loro che bisogna cercare di raggiungerli tutti; altrimenti l\u2019istituto del decentramento verrebbe meno alle sue esigenze fondamentali.<\/p><p>Gli scopi sono tre:<\/p><p>1\u00b0) innanzi tutto l\u2019avvicinamento dell\u2019amministrazione agli interessi locali; al duplice scopo dell\u2019educazione politica dei cittadini e dell\u2019adattamento alle esigenze locali;<\/p><p>2\u00b0) garanzia di libert\u00e0 quale pu\u00f2 essere data da un saldo gruppo omogeneo;<\/p><p>3\u00b0) infine, e questo non \u00e8 stato accentuato sufficientemente nella sua funzione essenziale, equilibrio delle regioni fra loro, superando l\u2019inconveniente, che si verifica in tutta la storia d\u2019Italia, della sopraffazione da parte delle regioni pi\u00f9 popolate e pi\u00f9 ricche di quelle meno popolate e pi\u00f9 povere. Occorre creare e rafforzare una coscienza regionale creando gli istituti adatti al suo sorgere e le possibilit\u00e0 di equilibrio, cos\u00ec da far valere in modo pi\u00f9 efficace gli interessi delle regioni meno dotate.<\/p><p>Per raggiungere questi scopi, occorre innanzi tutto una vera autonomia, non soltanto amministrativa, ma costituzionale, garantita dalla Costituzione con un tribunale apposito per risolvere gli eventuali conflitti di competenza. Occorre poi una certa autosufficienza: \u00e8 assurdo conferire l\u2019autogoverno senza una sufficiente autonomia finanziaria, senza un minimo di mezzi economici per far fronte alle spese della regione. Una vera autonomia suppone, inoltre, che si possa fare a meno del controllo esterno, cio\u00e8 dell\u2019intervento di organi dello Stato centrali. Quindi anche l\u2019esame di legittimit\u00e0 degli atti dovrebbe essere affidato in proprio agli enti locali; occorrerebbe cio\u00e8 ricorrere al controllo interno nell\u2019ambito degli stessi enti, attraverso l\u2019interessamento dei cittadini alla cosa pubblica, con mezzi (come per esempio: un sistema di azioni popolari) che diano agli amministrati le possibilit\u00e0 pi\u00f9 efficaci di controllo, dando ai cittadini la consapevolezza che da essi stessi dipende la buona amministrazione e quindi la tutela dei loro interessi.<\/p><p>Bisogna inoltre evitare un accentramento regionale che sarebbe pi\u00f9 pericoloso dell\u2019accentramento burocratico statale; bisogna, cio\u00e8, che alla regione competano prevalentemente le funzioni direttive, normative, mentre il compito dell\u2019esecuzione dovrebbe essere lasciato agli enti locali minori, cio\u00e8 ai comuni e ad un ente intermedio che non dovrebbe essere l\u2019attuale provincia, ma un gruppo sociale minore che si dovrebbe creare attraverso adattamenti successivi, essendo evidentemente impossibile farlo sorgere da un giorno all\u2019altro. Questo ente intermedio dovrebbe essere pi\u00f9 ristretto dell\u2019attuale provincia, e con carattere pi\u00f9 omogeneo. Si potrebbe, per esempio, pensare a quel consorzio di comuni di cui \u00e8 stato parlato, organizzato secondo l\u2019identit\u00e0 degli interessi e delle aspirazioni, e la possibilit\u00e0 di un\u2019azione comune nei vari campi. Cos\u00ec l\u2019amministrazione sarebbe meglio avvicinata agli amministrati e potrebbe meglio operarsi una selezione delle capacit\u00e0 in base alla conoscenza personale dei portatori delle medesime.<\/p><p>Il concetto di comunit\u00e0, che \u00e8 stato recentemente illustrato dall\u2019Olivetti, ma che deriva dalla concezione cattolica di una societ\u00e0 organica, potrebbe essere utilizzato quando si volesse procedere alla costituzione di questi aggregati intermedi fra regione e comune, perch\u00e9 precisamente soddisfa alle esigenze che si sono indicate.<\/p><p>Un\u2019altra funzione della regione potrebbe essere quella dell\u2019esercizio, in virt\u00f9 di delegazione, di compiti statali, in modo da evitare duplicazione di uffici e giungere ad una riduzione del personale. Invece dovrebbero rimanere alla cura di uffici direttamente gestiti dallo Stato altri compiti, come per esempio quello della pubblica sicurezza, per i quali pi\u00f9 sensibile \u00e8 l\u2019esigenza dell\u2019unit\u00e0 d\u2019azione e pi\u00f9 rilevante l\u2019interesse politico generale.<\/p><p>Un ultimo punto essenziale \u00e8 quello della costituzione dei nessi fra centro e periferia, perch\u00e9 non si pu\u00f2 negare l\u2019esigenza unitaria dello Stato moderno in alcuni campi. Questo vale specialmente nel campo economico, dove, pur volendo lasciare alla regione una certa latitudine di azione, \u00e8 necessario preoccuparsi contemporaneamente di non compromettere la realizzazione di piani nazionali. Non sa se e quanto l\u2019economia si indirizzi verso forme di economia pianificata; ma se queste esigenze di pianificazione ci saranno, bisogna che siano attuate non da una burocrazia pi\u00f9 o meno competente e responsabile, ma dalle autorit\u00e0 regionali; \u00e8 necessario che queste autorit\u00e0 regionali siano inserite nell\u2019ordinamento centrale, in modo che i piani siano concretati attraverso la partecipazione attiva delle medesime. E questo inserimento dovrebbe avvenire in modo da correggere la sperequazione attuale tra le regioni d\u2019Italia pi\u00f9 numerose e pi\u00f9 ricche e le regioni pi\u00f9 povere e meno popolate.<\/p><p>Il punto accennato \u00e8 di straordinaria importanza, e dalla sua felice soluzione dipende la possibilit\u00e0 di un proficuo impiego di un regime decentrato.<\/p><p>Si pensi, per esempio, all\u2019influenza che sulla disciplina dell\u2019economia da parte delle singole regioni esercita la politica doganale. Ora, se alle decisioni su tale politica non partecipassero organi formati con il concorso delle regioni, con le forme perequative accennate, potrebbe essere reso vano ogni sforzo di autonomia delle singole regioni.<\/p><p>La necessit\u00e0 di utilizzare le regioni nella formazione di organi centrali dello Stato porta ad escludere la tesi sostenuta dall\u2019onorevole Bozzi sulla possibilit\u00e0 di una regione opzionale. Sta bene lasciare un certo potere di autogoverno alle regioni, e quindi di adattamento della loro organizzazione alle esigenze di ciascuna di esse; ma accanto a questa discrezionalit\u00e0 di organizzazione interna bisogna mantenere un tipo strutturale uniforme. Questo \u00e8, a suo avviso, un elemento fondamentale per giungere all\u2019accettazione della tesi regionalista.<\/p><p>Fa presente, infine, un ultimo punto che riguarda la concretezza del lavoro della Sottocommissione. Si avvertir\u00e0 ad un certo momento il bisogno di dire qualcosa sul modo di concretare questi enti regione. Sarebbe opportuno perci\u00f2 avere a disposizione taluni dati positivi, statistici ed economici, che potrebbero guidare il lavoro della Sottocommissione ed indirizzarla nelle proposte da fare circa la delimitazione territoriale. Propone quindi di prendere in considerazione questo aspetto pratico della questione, promovendo la formazione di una segreteria con compiti di raccolta di dati, anche presso organi centrali o locali, e di elaborazione dei medesimi.<\/p><p>MANNIRONI interviene in questa discussione per portarvi un contributo che deriva da una sua esperienza di vita regionale.<\/p><p>La Sardegna, forse per la prima, ottenne la possibilit\u00e0 di vivere in un regime relativamente autonomistico. Prima ancora che in Sicilia, si era costituita in Sardegna una Consulta regionale, la quale doveva affiancare l\u2019opera di un Alto Commissario, nominato dal Governo centrale. Era un primo esperimento; ma non era tutto, anzi basta pensare al fatto che l\u2019Alto Commissario era di nomina governativa per escludere che si potesse parlare di autonomia. Tuttavia la Consulta regionale, che funziona affiancando l\u2019opera dell\u2019Alto Commissario ed esercitando un potere di consulenza, ha potuto dimostrare fino a qual punto di maturit\u00e0 le popolazioni sarde fossero giunte per una vita autonomistica, e ha dato anche un saggio delle possibilit\u00e0 e delle realizzazioni a cui si pu\u00f2 arrivare.<\/p><p>Alla Sardegna questa concessione fu fatta per prima, perch\u00e9 l\u2019esigenza autonomistica \u00e8 col\u00e0 vivamente sentita, soprattutto per ragioni geografiche ed economiche. Ma oggi l\u2019onorevole Uberti, che \u00e8 un veneto, ha pur dichiarato di sentire al pari dei sardi l\u2019esigenza autonomistica; ed altri colleghi vivono egualmente questa necessit\u00e0, e la sentono soprattutto come espressione di quel corpo elettorale che li ha inviati alla Costituente.<\/p><p>Dall\u2019insieme della discussione fin qui svolta risulta quindi che tutti sono gi\u00e0 orientati verso questa forma di decentramento e di autonomia regionale. Riconosce anch\u2019egli che non bisogna fare questioni di nomi; bisognerebbe che ciascuno cercasse in questa discussione di arrivare il pi\u00f9 possibile al concreto, dimenticando l\u2019attaccamento a teorie e tesi politiche finora abbracciate.<\/p><p>Ora, che si tratti di una forma di federalismo o di una forma di regionalismo poco importa (le definizioni sono sempre pericolose); importante \u00e8 venire al concreto e vedere fino a qual punto si pu\u00f2 consentire alla regione di vivere una vita autonoma.<\/p><p>Qualcuno ha parlato di creazione della regione. \u00c8 un termine erroneo: lo Stato, la legge non crea la regione; la riconosce, perch\u00e9 la regione esiste come entit\u00e0 economica, storica, geografica, linguistica ecc. Perci\u00f2, non pu\u00f2 accettare la tesi dell\u2019onorevole Bozzi. La regione esiste, e deve essere riconosciuta per tutta l\u2019Italia: altrimenti si avrebbero delle regioni esistenti autonomamente ed altre no, e delle situazioni pericolose ai fini stessi dell\u2019unit\u00e0 nazionale.<\/p><p>Scendendo al concreto e preoccupandosi delle realizzazioni definitive, osserva che la prima preoccupazione che si deve avere \u00e8 quella di stabilire quali sono i limiti dell\u2019autonomia da concedere alla regione e dei poteri da darle. La regione \u00e8 uno degli enti, si potrebbe dire, di diritto naturale, come il comune, e quindi un ente insopprimibile; un ente che esiste e che bisogna riconoscere proprio perch\u00e9 in questa maniera, non solo si favorisce l\u2019educazione politica dei cittadini, ma si d\u00e0 loro giustamente modo di provvedere essi stessi ai loro immediati bisogni attraverso gli organi e gli enti che sono pi\u00f9 vicini a loro.<\/p><p>I compiti della regione possono \u00e8ssere definiti in rapporto al comune e allo Stato, per via di esclusione, e vi si pu\u00f2 arrivare meglio tenendo conto della configurazione territoriale di questi enti. Lo Stato provvede a tutti i bisogni generali dei cittadini, ai fini della difesa, della rappresentanza diplomatica, dell\u2019istruzione superiore, delle leggi di economia generale, al sistema delle telecomunicazioni, alla polizia generale. Tutte quelle che non sono esigenze generali rientreranno invece nei compiti della regione, la quale ha esigenze particolari sue, che sono la somma delle esigenze dei comuni. In sostanza, la regione dovrebbe essere quell\u2019ente che difende meglio la libert\u00e0 dei comuni, provvede alle loro immediate esigenze, tutelandole rispetto allo strapotere dell\u2019organismo statale. Quindi, alla regione potranno essere affidati compiti in materia di agricoltura, di industria, di pesca, di caccia, di lavori pubblici, di lavoro, di previdenza, di assistenza, di beneficenza e vari altri che possono essere sottratti alla competenza esclusiva dello Stato.<\/p><p>Non crede che possa sorgere un conflitto tra le competenze della regione e quelle dello Stato quando siano fin da principio completamente e chiaramente definiti i poteri dell\u2019un ente e dell\u2019altro; e soprattutto questi poteri dovranno essere definiti nella Carta costituzionale, in cui bisogna preoccuparsi di essere chiari. In ogni caso all\u2019eventuale insorgere di contrasti e di conflitti di competenza fra i due enti potrebbe benissimo provvedere il Tribunale costituzionale, utilmente intervenendo anche in questa sede e in questi casi.<\/p><p>Affinch\u00e9 la regione possa assolvere i suoi compiti, essa deve avere una autonomia effettiva, non fittizia, e quella potest\u00e0 legislativa cui da altri si \u00e8 accennato, che potr\u00e0 pure essere determinata in origine, per evitare conflitti di competenza con lo Stato, e che dovr\u00e0 essere limitata alle specifiche materie gi\u00e0 ricordate. E questa potest\u00e0 legislativa potr\u00e0 essere riconosciuta anche nel senso che alla regione sia riconosciuto il potere di emanare norme di attuazione delle leggi generali che fossero emanate dallo Stato.<\/p><p>Un altro problema \u00e8 quello del modo in cui dovr\u00e0 essere organizzata la regione. Crede che in questa sede si dovranno fissare delle norme generali e, per essere autonomisti rispettosi della volont\u00e0 della regione, si dovr\u00e0 consentire che, entro il quadro generale fissato dalla Costituente, ogni singola regione provveda al proprio ordinamento. Ricorda in proposito che quando la Consulta espresse parere favorevole al decreto che riconosceva l\u2019autonomia della Sicilia, fu proposto che quel decreto fosse esteso automaticamente anche alla Sardegna; ma in Sardegna, e proprio in seno alla Consulta regionale, si ebbe una reazione vivissima a quel provvedimento, perch\u00e9 non si vuole quella forma di autonomia che \u00e8 stata concessa alla Sicilia; non si vuole quella estensione automatica e si chiede di essere sentiti, perch\u00e9 quella che pu\u00f2 essere una giusta esigenza per la Sicilia, non lo \u00e8 per la Sardegna.<\/p><p>LUSSU rettifica, avendo assistito alla riunione della Consulta Sarda, precisando che i monarchici dicevano di non volere che l\u2019autonomia fosse concessa per decreto regio. Parve perci\u00f2 strano a molta parte dell\u2019opinione pubblica che questa forma di diffidenza verso un decreto regio l\u2019avessero proprio i monarchici. Egli ebbe l\u2019impressione, e con lui molti altri, che dietro quell\u2019atteggiamento fosse un motivo elettoralistico piuttosto che di interesse regionale effettivo.<\/p><p>MANNIRONI dissente dal rilievo dell\u2019onorevole Lussu, perch\u00e9 non erano soltanto i monarchici a reclamare la concessione dell\u2019autonomia per decreto regio: esponenti di varie correnti politiche, da quella democristiana a quella comunista, erano d\u2019accordo, perch\u00e9 si sentivano regionalisti e l\u2019onorevole Lussu, che avvert\u00ec l\u2019opportunit\u00e0 di discolparsi in sede di Consulta regionale del suo intervento, sent\u00ec in quel momento quali fossero gli umori: era una reazione in senso autonomistico.<\/p><p>LUSSU afferma che nessuno degli oratori in quella sede manifest\u00f2 queste esigenze particolari, che dovevano essere espressione locale: la preoccupazione era che l\u2019autonomia potesse essere concessa per decreto regio. Ed erano tutti monarchici, tranne alcuni comunisti, che per l\u2019occasione erano coi monarchici.<\/p><p>MANNIRONI, indipendentemente da questo episodio, sulla cui valutazione c\u2019\u00e8 disparit\u00e0 di vedute, afferma che, a voler essere coerenti con se stessi e partendo dagli stessi presupposti autonomistici, si deve fare in modo che la regione possa creare una specie di costituente iniziale in seno alla regione stessa e provvedere al suo organamento e alla sua costituzione, naturalmente entro linee generali che dovranno essere fissate dalla Costituente.<\/p><p>Queste linee generali dovranno essere quelle che ha lo Stato in Italia; cio\u00e8 gli organi che presiedono alla regione dovranno essere elettivi, eletti a suffragio universale, segreto, con sistema proporzionale. Dovr\u00e0, cio\u00e8, valere per le elezioni regionali, con le opportune modifiche e i necessari adattamenti, quella stessa legge che vale per l\u2019Assemblea nazionale. L\u2019Assemblea regionale dovr\u00e0 nominare un Consiglio; dovr\u00e0 avere quindi un capo, che si potr\u00e0 chiamare presidente, governatore, o altrimenti, e che sar\u00e0 l\u2019organo esecutivo della volont\u00e0 dell\u2019Assemblea regionale.<\/p><p>Ma la regione, affinch\u00e9 possa adempiere a questi suoi compiti, oltre alla potest\u00e0 legislativa, dovr\u00e0 avere anche una sua autonomia finanziaria. Si rende conto delle preoccupazioni e delle difficolt\u00e0 che ha sollevato l\u2019onorevole Einaudi: sono argomenti che rendono perplessi, perch\u00e9 provengono da una fonte non sospetta e soprattutto da un competente in materia. Ma se alla regione non si concedesse un minimo, perlomeno, di autonomia finanziaria, l\u2019esperimento regionalista non sortirebbe buon fine; si ridurrebbe ad una forma di decentramento che non muterebbe la situazione, non farebbe altro che trasformare il centralismo dello Stato lasciando sempre lo Stato dominatore d\u00ec tutte le situazioni, non dando alcun sviluppo e respiro alle energie regionali, che pi\u00f9 direttamente ed utilmente possono occuparsi dei problemi locali. Se non si d\u00e0 alla regione un minimo di autonomia finanziaria non si risolve nemmeno la questione del Mezzogiorno. Come ebbe a dire l\u2019onorevole Labriola nel suo ultimo discorso in Assemblea: giacch\u00e9 il Mezzogiorno insiste nel volere questa autonomia, per risolvere da s\u00e9 i suoi problemi, bisogner\u00e0 che questo esperimento lo si lasci fare. Non si pu\u00f2 ignorare questa esigenza delle popolazioni meridionali; la si deve tenere presente in sede di Costituente, dove sono rappresentati tutti gli indirizzi politici, ma anche tutti gli interessi delle varie regioni italiane.<\/p><p>Questa autonomia finanziaria sar\u00e0 necessaria affinch\u00e9 le regioni, che si considerano ingiustamente sfruttate, possano avere la possibilit\u00e0 di rimediarvi. Vi saranno regioni non autosufficienti e tra queste sar\u00e0 la Sardegna, la quale \u00e8 certamente una terra molto povera, con i tre quarti o quattro quinti della sua superficie incolta e in gran parte improduttiva; ma ve ne saranno altre autosufficienti. Quindi la necessit\u00e0 dell\u2019intervento dello Stato per costituire una specie di stanza di compensazione, un piano di solidariet\u00e0 fra le regioni, perch\u00e9 \u00e8 giusto che le regioni ricche contribuiscano ad integrare i bilanci insufficienti delle regioni povere. Questo \u00e8 un punto delicato della questione; tuttavia non cos\u00ec grave da potersi ritenere insuperabile. La regione potr\u00e0 contare sui demani regionali, su determinate imposte: le si potranno assegnare tutte le imposte dirette sui terreni e sui fabbricati; le si potr\u00e0 consentire l\u2019istituzione di altre imposte, come le si potr\u00e0 concedere una percentuale sulle imposte di ricchezza mobile e di produzione, che \u00e8 giusto siano prelevate direttamente dallo Stato.<\/p><p>Le regioni dovranno fare il bilancio preventivo, che potr\u00e0 essere studiato da organi misti regionali e statali, i quali considereranno fino a qual punto le attivit\u00e0 basteranno per supplire alle passivit\u00e0 e stabiliranno le necessit\u00e0 di integrazione.<\/p><p>Crede che questa autonomia finanziaria, anche se limitata, non debba costituire un ostacolo insuperabile per coloro che si preoccupano sempre del concetto unitario solo in questo senso, che se alla regione sar\u00e0 concessa una larga autonomia legislativa in campo economico, potr\u00e0 sorgere il pericolo di conflitti di interessi economici tra regione e regione. Se ne \u00e8 avuto un esperimento recentissimo in Sardegna, quando questa ha costituito una specie di mercato chiuso perch\u00e9 l\u2019Alto Commissario aveva impedito l\u2019esportazione di determinati generi dalla Sardegna nella penisola, determinando cos\u00ec un\u2019economia chiusa che potrebbe essere causa di veri conflitti, se alle stesse misure pervenissero altre regioni, le quali non invierebbero pi\u00f9 alla Sardegna generi di cui questa ha bisogno.<\/p><p>Questo porta a concludere che nel campo della economia \u00e8 giusto che intervengano norme generali dello Stato, per evitare che si costituiscano questi mercati chiusi, che sarebbero dannosissimi.<\/p><p>Circa la provincia, ritiene assolutamente impossibile sopprimerla quando, se non \u00e8 un ente cos\u00ec ben definito storicamente e geograficamente come la regione, \u00e8 tuttavia entrato ormai nella coscienza pubblica ed ha coagulato intorno a s\u00e9 molti interessi economici.<\/p><p>D\u2019altra parte la provincia potr\u00e0 essere un utilissimo organo di decentramento regionale. Di questo ha fatto un\u2019esperienza, quando si \u00e8 compiuto uno studio preliminare per la riforma delle Camere di commercio, e vi erano taluni che sostenevano la necessit\u00e0 di abolire le Camere di commercio provinciali per creare una Camera regionale. Se si dovessero costringere tutte le categorie di produttori, che attualmente gravitano intorno alle Camere di commercio, a far capo ad un\u2019unica Camera regionale, si creerebbero degli intralci di natura burocratica, arrecando danni indubbiamente gravi. La provincia \u00e8 un ente insopprimibile: non sar\u00e0 la provincia di oggi; sar\u00e0 la provincia intesa come consorzio dei comuni, tutrice della libert\u00e0 dei comuni ed organo di controllo. Crede che la Giunta provinciale amministrativa sia necessaria per il controllo di legittimit\u00e0 e anche di merito e pensa che i comuni non avranno a dolersene quando questi controlli verranno esercitati, non pi\u00f9 dal prefetto, ma da una Giunta provinciale amministrativa a carattere elettivo. Inoltre, alla provincia si possono assegnare altri compiti oltre quelli che ha gi\u00e0 oggi: assistenza e beneficenza, consigli provinciali scolastici, ecc.<\/p><p>Vi sono, in sostanza, numerosi interessi che possono essere direttamente curati in sede provinciale, considerata questa come organo utile di decentramento regionale, perch\u00e9, se si vuole decentrare e abolire il centralismo statale, si deve anche evitare di creare un centralismo regionale, che sarebbe altrettanto nocivo e pericoloso.<\/p><p>Conclude esprimendo l\u2019avviso che la soluzione migliore sia quella di una forma di larga autonomia regionale, riconoscendo alla regione la sua qualit\u00e0 di Ente autonomo autarchico, con autonomia finanziaria controllata e conservando anche la provincia; e propone che in seno a questa Sottocommissione si costituisca una sezione apposita che si occupi concretamente del problema delle autonomie.<\/p><p>GRIECO trova la discussione assai interessante e ricca di numerosi problemi, ai quali occorrer\u00e0 dare soluzione.<\/p><p>Malgrado le divergenze, alcune delle quali anche profonde, crede che si stiano facendo dei passi in avanti, sia pure stentati, verso un incontro, e vorrebbe dare un contributo, anche modesto, al raggiungimento di questo incontro.<\/p><p>Si limiter\u00e0 ai due temi indicati, a conclusione della sua interessantissima relazione, dall\u2019onorevole Ambrosini, e ribaditi anche dal Presidente.<\/p><p>Sono stati posti due problemi pregiudiziali: si deve creare l\u2019Ente regionale o no? Quali i doveri e le competenze della Regione? Intende rispondere a queste due domande, salvo a parlare a suo tempo in modo particolareggiato su altre importantissime questioni. Ma \u00e8 stato domandato che sia data una risposta alla questione federale, ed anche questa dar\u00e0.<\/p><p>Concorda col collega Bozzi, che ha invitato ad evitare gli schemi ed a far sorgere soluzioni e proposte dalla realt\u00e0: si deve ricercare quale forma statale sia oggi la pi\u00f9 efficace a risolvere i problemi della ricostruzione del Paese, i problemi economici, politici, culturali, per fondare una nuova e pi\u00f9 solida democrazia. Dice questo perch\u00e9, leggendo degli articoli e udendo dei discorsi fatti fuori di qui, si \u00e8 formato la convinzione che esista, in alcuni regionalisti o federalisti, anche accesi, l\u2019opinione che una delle cause principali, fondamentali dei nostri mali debba ricercarsi nel fatto che l\u2019Italia manc\u00f2 di larghe autonomie interne. Anzi, fuori di qui qualcuno ha sostenuto addirittura che, se l\u2019Italia si fosse unita in sistema federativo, non avrebbe avuto il regime fascista. Non pu\u00f2 accogliere le argomentazioni di questi autonomisti, perch\u00e9 pensa che il fascismo sia sorto e si sia affermato per altre cause. Difatti il fascismo \u00e8 sorto anche in Paesi dove erano tradizioni federali, e vi \u00e8 da temere che, se il popolo degli Stati Uniti non star\u00e0 con gli occhi aperti e molto bene aperti, potr\u00e0 trovarsi domani di fronte a movimenti di tipo fascista, nonostante la propaganda sul sistema costituzionale americano.<\/p><p>Ritiene che la creazione di uno Stato unitario italiano nel secolo scorso sia stato un fatto progressivo, anche nelle condizioni troppo spesso deplorevoli e deplorate nelle quali questa unit\u00e0 si realizz\u00f2, e che su questo punto avessero ragione gli unitari, nel secolo scorso, e non i federalisti. Riconosce per\u00f2 che Carlo Cattaneo aveva ragione quando indicava la urgenza della soluzione di problemi economici e sociali delle varie regioni italiane, corrispondenti, press\u2019a poco, ai vecchi staterelli. Quei problemi gli unitari non li videro. Se la rivoluzione del secolo scorso avesse avuto almeno il contenuto che voleva darle Cattaneo, si sarebbe formato un altro Stato, senza dubbio pi\u00f9 solidamente democratico, pi\u00f9 moderno; quasi certamente non si sarebbe avuta una monarchia in Italia; molto probabilmente non si sarebbe avuto pi\u00f9 tardi il fascismo.<\/p><p>Lo Stato unitario fu una conseguenza dello sviluppo della lotta nazionale tendente a superare lo spezzettamento secolare del Paese. Bisognava abbattere le frontiere interne, creare un mercato nazionale: questa \u00e8 la formula economica dell\u2019unit\u00e0, da cui derivano o a cui si legano elementi culturali e anche sentimentali, che contribuiscono sempre fortemente al fatto di una rivoluzione nazionale. Lo Stato unitario era una esigenza dello sviluppo economico, culturale, politico delle forze nazionali dell\u2019epoca. Che questo sviluppo sia stato poi rachitico, essendosi elusi i problemi sociali ed economici sollevati da Cattaneo, e soprattutto la riforma agraria, specie nel Mezzogiorno, questa \u00e8 un\u2019altra questione. Non sar\u00e0 male, dinanzi ai problemi attuali della ricostruzione, rileggere Cattaneo.<\/p><p>Non vuole pensare cosa sarebbe stata l\u2019Italia, come un insieme di Stati federati Del resto ci\u00f2 non ha importanza. Per\u00f2 ottantacinque anni di vita unitaria statale, con tutte le colpe enormi, qualche volta criminali, commesse dalle classi dirigenti \u2013 delle quali ha fatto un\u2019appassionata, per quanto parziale (come quantit\u00e0) denunzia l\u2019onorevole Lussu, che tutta la parte comunista condivide assolutamente, come condivide assolutamente i giusti risentimenti delle popolazioni siciliane \u2013 e nonostante la relativamente debole coscienza nazionale degli italiani, questo secolo o quasi di vita unitaria rappresenta qualche cosa nella nostra vita nazionale, economica e politica: \u00e8 un\u2019esperienza comune di successi ed anche di sventure e di disastri; ma da questa esperienza dobbiamo muovere per andare avanti, per rifare insieme l\u2019Italia nel progresso. Dice queste parole pensatamente, con la conoscenza che ha anch\u2019egli della realt\u00e0 italiana. C\u2019\u00e8 molto scoraggiamento nel nostro popolo e questo aiuta lo sviluppo di tendenze centrifughe, ed i rappresentanti nazionali debbono lottare decisamente contro questo scoraggiamento ed unire tutte le forze vive nazionali per difendere l\u2019unit\u00e0 e muovere uniti verso il rinnovamento del Paese.<\/p><p>Il federalismo oggi, come il piano integrale delle autonomie proposte dall\u2019onorevole Zuccarini, non rappresenterebbero un passo avanti, ma un serio passo indietro.<\/p><p>Come \u00e8 stato detto giustamente dall\u2019onorevole Rossi, tutta la vita delle Nazioni, nei loro rapporti economici e culturali, tende, per la esigenza che nasce dallo sviluppo delle loro forze interne, ad attenuare i particolarismi nazionali. \u00c8 una caratteristica dell\u2019epoca nostra quella di tendere ad una sfera di azione, che si pu\u00f2 chiamare intra-nazionale (non dice internazionale): cio\u00e8 ad accordi ed intese particolari fra gruppi di Nazioni. Ed anche il divenire \u2013 nella misura in cui si pu\u00f2 vedere e prevedere \u2013 dell\u2019umanit\u00e0, non sar\u00e0 nel ripiegamento delle Nazioni in se stesse, ma nel loro aggruppamento. Ora, se questa \u00e8 una realt\u00e0, come lo \u00e8 infatti, non comprende perch\u00e9 si dovrebbe creare oggi una sorta di frontiere interne; perch\u00e9 frontiere interne nascerebbero, quando fossero date alle Regioni la potest\u00e0 legislativa e l\u2019autonomia finanziaria ed economica.<\/p><p>Domanda se \u00e8 possibile ricostruire l\u2019Italia, lasciando ad ipotetici Stati autonomi, confederati o federati, di provvedere da s\u00e9, con proprie leggi, alla propria ricostruzione: personalmente non lo crede. Il piano federale dell\u2019onorevole Lussu non renderebbe un servizio n\u00e9 all\u2019Italia n\u00e9 alla Sardegna. Creando oggi una Repubblica sarda, in qual misura si agevolerebbe la soluzione dei problemi della Sardegna? I problemi che l\u2019onorevole Lussu vuole risolvere, e che tutti vogliono risolvere con lui, non li potr\u00e0 risolvere la Sardegna senza l\u2019aiuto ed il concorso di tutta la Nazione italiana, dello Stato italiano. E se un federalista sardo dissennato \u2013 che ritiene non esista \u2013 pensasse di risolvere i problemi della Sardegna ricorrendo all\u2019aiuto economico straniero, non solo farebbe dell\u2019Isola una dipendenza straniera, col pericolo di spezzare l\u2019unit\u00e0 statale italiana, ma non risolverebbe i problemi della economia sarda: al posto dei capitalisti continentali, i sardi vedrebbero i capitalisti stranieri. Questo sarebbe il risultato.<\/p><p>Riconosce che non si pu\u00f2 essere, in principio, n\u00e9 assolutamente federalisti, n\u00e9 assolutamente antifederalisti; e lo ricorda a coloro i quali ritengono che il problema del federalismo sarebbe qualche cosa di permanente ed immanente. Ritiene che la questione debba essere posta politicamente, cio\u00e8 in vista di obiettivi politici da raggiungere. E l\u2019obiettivo che si deve raggiungere \u00e8 il consolidamento della Repubblica, attraverso la ricostruzione economica unitaria del Paese, sulla base di una solidariet\u00e0 nazionale. Del resto, ha udito parlare di stanze di compensazione: un autonomista realista, come il collega che ha proposto la creazione di una stanza di compensazione, sente che la Regione sarda non sarebbe autosufficiente, avrebbe bisogno di aiuto.<\/p><p>LUSSU crede che questo potrebbe dirsi all\u2019onorevole Finocchiaro Aprile, ma non a lui, che ha accennato (ed \u00e8 questione sulla quale occorrer\u00e0 tornare) alla miseria della Sardegna, che non \u00e8 solo conseguenza dello sfruttamento locale, che esiste in ogni parte, ma anche dello sfruttamento da parte dello Stato centralizzato, ed a cui si ovvia precisamente sradicando queste possibilit\u00e0 di sfruttamento. Con le saline, le miniere e le tonnare si pu\u00f2 ricostruire la Sardegna, senza bisogno di ricorrere a casse di compensazione, ridando a questa Regione la sua naturale ricchezza.<\/p><p>GRIECO riconosce che i problemi che l\u2019onorevole Lussu pone sono problemi reali, ma crede che non comportino necessariamente, per la loro soluzione, la creazione di una Repubblica sarda.<\/p><p>Si deve, dunque, cercar di ricostruire il Paese attraverso criteri unitari. Insiste su questo. Si vedr\u00e0 il peso che avr\u00e0 il criterio unitario nella ricostruzione. Lo Stato unitario \u00e8 oggi minacciato da forze centrifughe, le quali sono alle volte legittimiste, nemiche della Repubblica. Potrebbe accadere di vedere impugnata la bandiera federalista dai gruppi legittimisti, che fino a ieri erano ferocemente unitari e centralisti. Questo conferma che il problema del federalismo e dell\u2019antifederalismo non \u00e8 problema di principio, ma mezzo per il raggiungimento di certi obiettivi.<\/p><p>La stessa opera di ricostruzione richiede l\u2019unit\u00e0 nazionale e non la suddivisione interna. Da tempo si \u00e8 persuasi che senza un intervento dello Stato, senza la mobilitazione di tutte le risorse di tutti i cittadini italiani, \u00e8 impossibile rimettere in marcia vari importanti settori dell\u2019economia nazionale. Per esempio, i comunisti pensano che occorrer\u00e0 procedere a delle nazionalizzazioni (problema molto importante); essi domandano, e molti dei presenti sono d\u2019accordo, che si proceda di urgenza a trasformazioni e ad una riforma agraria. Ma queste ed altre riforme esigono una larga mobilitazione di risorse che solo lo Stato unitario pu\u00f2 mettere in movimento. Questo indirizzo nella ricostruzione, che porta ad un progressivo miglioramento delle condizioni delle grandi masse lavoratrici, ad uno sviluppo delle forze produttive, \u00e8 contrastante con la creazione di Stati interni italiani, ma \u00e8 nell\u2019interesse delle nostre stesse Regioni. Per la realizzazione di un simile piano di ricostruzione, a suo avviso, occorrono non gi\u00e0 delle ipotetiche repubbliche autonome, quale una Repubblica calabrese o calabro-lucana, ma l\u2019Italia unita che aiuti la Calabria e la Lucania a rinascere ed in qualche zona a nascere, perch\u00e9 queste nostre Regioni da molto tempo sono state veramente abbandonate al loro destino.<\/p><p>Si dichiara, dunque, contrario ad ogni tipo di federazione o confederazione dello Stato italiano nell\u2019interesse delle Regioni prese isolatamente e della Repubblica presa nel suo insieme.<\/p><p>Per\u00f2 riconosce la necessit\u00e0 di apportare cambiamenti seri, modificazioni profonde del vecchio Stato italiano per metterlo in grado di assolvere ai nuovi compiti che stanno dinanzi al Paese. Occorre allargare le basi popolari della democrazia in Italia, arricchire i quadri dirigenti di nuove forze, avvicinare il potere al popolo, mettere in gara, in una nobile fruttuosa emulazione ricostruttiva, le nostre popolazioni e dare un colpo a quella mostruosa macchina burocratica, contro la quale numerosi colleghi si sono levati con indignazione. Quindi \u00e8 d\u2019accordo con coloro che chiedono la creazione in Italia dell\u2019Ente regione, che potrebbe favorire il superamento dei contrasti e dello spirito di concorrenza fra le provincie denunciato dall\u2019onorevole Rossi. Per\u00f2 non vorrebbe che dietro l\u2019Ente regione si nascondesse una specie di federalismo mascherato.<\/p><p>Dichiara, innanzi tutto, che riconosce la legittimit\u00e0 storica e politica della rivendicazione di statuti regionali particolari e particolarmente ampi alla Sardegna, alla Sicilia, al Trentino e alla Val d\u2019Aosta. Non si pu\u00f2 non riconoscere la giustezza di queste rivendicazioni per alcune Regioni, specialmente per la Sicilia, ma anche per altre. Queste rivendicazioni sono chieste dalle masse popolari ed \u00e8 un atto doveroso di riparazione per tutte le colpe che lo Stato unitario ha commesso verso di esse l\u2019aderirvi. Ma la questione non si pone alla stessa maniera per tutte le Regioni. Anzi in alcune di esse non esiste un problema simile, perch\u00e9 un problema politico-sociale non \u00e8 quello che si pongono o pongono certi gruppi di uomini politici o di studiosi \u00abproblemisti\u00bb, ma quello che sorge dalla vita stessa del popolo, e non sembra che esista un movimento popolare regionalista nell\u2019Emilia, nella Lombardia, nel Lazio, in Toscana, nella Campania, nelle Marche, e in altre regioni.<\/p><p>Ricorda di avere, in una Commissione volontaria interpartitaria, dove si studiavano questi problemi, affacciato un giorno lo stesso argomento che affaccia ora, ed alcuni colleghi giuristi gli dissero che voleva dar vita ad un <em>monstrum<\/em> giuridico. Vero \u00e8 che si potrebbe dare l\u2019esempio di altri mostri, come il progetto di Costituzione spagnola che conteneva lo Statuto della Catalogna e dei Paesi baschi, e che ammetteva anche la creazione volontaria dell\u2019ente regione, e persino il volontario ritorno di una regione gi\u00e0 autonoma al regime centralizzato, ogni volta che lo volesse. Naturalmente, non \u00e8 questo che egli invita a fare; ma vuole fare osservare che questo statuto era proprio il contrario di uno statuto eguale per tutte le regioni; ed era giusto, perch\u00e9 rispondeva ad una esigenza storica e reale della Spagna e negava l\u2019egualitarismo formale che \u00e8 spesso la fonte di molte ingiustizie.<\/p><p>Ripete quindi che gli Statuti regionali gi\u00e0 concessi in Italia possono essere modificati, o migliorati col concorso delle singole regioni, ma debbono restare come Statuti particolari. Avremo, cos\u00ec, in Italia un tipo misto di regioni autonome e di semplici regioni.<\/p><p>Dall\u2019impostazione generale che d\u00e0 alla questione, pensa che l\u2019ente regione (non la regione autonoma, che \u00e8 particolare) potrebbe nascere in tutto il Paese. Esso non dovrebbe avere una competenza legislativa in generale, ma solo per certe materie che dovrebbero essere indicate, pur ammettendo il principio di una delega normativa ogni volta che l\u2019Assemblea nazionale la dia con una legge. Invece le regioni autonome avrebbero maggiori potest\u00e0, senza per\u00f2 giungere a competenza legislativa e normativa <em>in genere<\/em>, che porterebbe ad un federalismo mascherato, con tutte le conseguenze che ha indicate, deleterie per la economia, per la vita, per l\u2019unit\u00e0 del Paese.<\/p><p>Secondo il suo modo di vedere, la Regione ordinaria dovrebbe avere una competenza amministrativa, ma anche una competenza economico-tecnica per una serie di attivit\u00e0 oggi statali, e quindi una funzione che va al di l\u00e0 del semplice decentramento e una competenza normativa per certe branche, nel quadro delle leggi dello Stato, e una delegazione normativa da parte dell\u2019Assemblea legislativa, per leggi determinate. Ha citato la riforma agraria: \u00e8 evidente che una riforma agraria, per essere efficiente dovr\u00e0, nel quadro dei princip\u00ee e degli scopi decisi dall\u2019Assemblea nazionale, essere attuata dalle regioni. Le Assemblee regionali avrebbero il compito di procedere all\u2019attuazione della riforma sulla base dei princip\u00ee fissati dalla stessa legge generale, ma attraverso norme regionali. Gli uffici amministrativi attuali della provincia potrebbero essere assorbiti da analoghi uffici regionali. La provincia dovrebbe cessare come ente autarchico, rimanendo come circoscrizione per certe amministrazioni. Quando \u00e8 tolto alla provincia il carattere di ente autarchico, si pu\u00f2 vedere che cosa resta a questa circoscrizione, come organizzazione amministrativa dello Stato (e ci\u00f2 pu\u00f2 essere discusso in relazione alle idee che presiederanno ad una riforma dell\u2019Amministrazione statale), e cosa la provincia pu\u00f2 rappresentare come organizzazione interna della Regione.<\/p><p>Si potrebbero assegnare alla Regione le questioni delle strade non nazionali, degli acquedotti, dei beni demaniali, delle foreste, della caccia, della pesca. Non sarebbe del parere di passare all\u2019Ente le miniere, n\u00e9, salvo un\u2019attenta discussione sulla questione, di assegnargli in blocco tutto il problema della istruzione; passerebbero invece alla Regione le scuole professionali, nonch\u00e9 i compiti scolastici, ecc. Tutti gli organi della Regione: Assemblea, Giunta, Presidente, dovrebbero essere elettivi.<\/p><p>Naturalmente \u00e8 per la soppressione del prefetto; non condivide l\u2019opinione di quanti propongono la creazione della figura del Governatore (che crede non piacerebbe a nessuno) e ritiene che al Presidente della regione potrebbero essere attribuite le funzioni di rappresentante dello Stato.<\/p><p>Circa il territorio della Regione, conserverebbe quello attuale, salvo piccole rettifiche necessarie. Ha sentito molte idee in proposito ed ha visto altrove ritagliare con le forbici a pezzetti il territorio italiano; ha sentito anche una volta un collega il quale esigeva l\u2019annessione alla sua regione della Spezia, come al suo <em>hinterland<\/em> naturale.<\/p><p>Da quello che ha detto risulta che non accetta il dilemma: Stato centralizzato o decentralizzato, sebbene sia per tutte le ragionevoli e sane decentralizzazioni; non approva n\u00e9 uno Stato federale n\u00e9 uno Stato definito regionale (forse qui \u00e8 questione di parole). La Repubblica deve restare uno Stato unitario, una organizzazione di regioni autonome e di Regioni unite, le cui competenze saranno fissate dalla Costituzione. I compiti particolari delle regioni autonome e delle altre regioni dovrebbero o far parte integrante della Costituzione o essere affidate a leggi costituzionali a parte.<\/p><p>E poich\u00e9 si parla di problemi per i quali si pu\u00f2 non essere tutti preparati, ad esempio quello della finanza, per questa materia riterrebbe opportuno affidarla a qualche riconosciuta competenza.<\/p><p>PRESIDENTE crede che si potrebbe pregare l\u2019onorevole Einaudi di fare uno studio in proposito. Si potrebbe anche sentire se non esista qualche componente della Commissione economica del Ministero della Costituente, al quale potrebbe essere affidato il compito di una breve relazione in proposito.<\/p><p>FUSCHINI ricorda che della Sottocommissione fa parte l\u2019onorevole Vanoni, che potrebbe mettere a disposizione la sua competenza.<\/p><p>LUSSU suggerisce che il Presidente chieda ufficialmente alla Ragioneria generale dello Stato ed alla Corte dei conti, quanto le varie Regioni d\u00e0nno allo Stato e quanto lo Stato d\u00e0 a queste Regioni.<\/p><p>PRESIDENTE, per quanto lo si possa fare, non crede che la Carta Costituzionale possa scendere a questi particolari.<\/p><p>La seduta termina alle 21.05.<\/p><p><em>Erano presenti:<\/em> Ambrosini, Bocconi, Bordon, Bozzi, Bulloni, Cappi, Castiglia, Codacci Pisanelli, Conti, De Michele, Fabbri, Finocchiaro Aprile, Fuschini, Grieco, Lami Starnuti, La Rocca, Lussu, Mannironi, Mortati, Nobile, Perassi, Piccioni, Ravagnan, Rossi Paolo, Targetti, Terracini, Tosato, Uberti, Zuccarini.<\/p><p><em>Erano assenti:<\/em> Canevari, Cappi, Leone, Maffi, Porzio.<\/p><p><em>In congedo:<\/em> Amendola, Calamandrei, Einaudi, Patricolo, Vanoni.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Versione PDF ASSEMBLEA COSTITUENTE COMMISSIONE PER LA COSTITUZIONE SECONDA SOTTOCOMMISSIONE 3. RESOCONTO SOMMARIO DELLA SEDUTA DI LUNED\u00cc 29 LUGLIO 1946 PRESIDENZA DEL PRESIDENTE TERRACINI INDICE Seguito della discussione sulle autonomie locali Finocchiaro Aprile \u2013 Rossi Paolo \u2013 Lami Starnuti \u2013 Uberti \u2013 Conti \u2013 Tosato \u2013 Bozzi \u2013 Mortati \u2013 ManniRoni \u2013 Lussu \u2013 Grieco [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_relevanssi_hide_post":"","_relevanssi_hide_content":"","_relevanssi_pin_for_all":"","_relevanssi_pin_keywords":"","_relevanssi_unpin_keywords":"","_relevanssi_related_keywords":"","_relevanssi_related_include_ids":"","_relevanssi_related_exclude_ids":"","_relevanssi_related_no_append":"","_relevanssi_related_not_related":"","_relevanssi_related_posts":"595,2017,574,2036,2364,572","_relevanssi_noindex_reason":"","_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"categories":[95,70],"tags":[],"post_folder":[119],"class_list":["post-5144","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-1946-07ss","category-seconda-sottocommissione"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5144","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=5144"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5144\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7733,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5144\/revisions\/7733"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=5144"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=5144"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=5144"},{"taxonomy":"post_folder","embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fpost_folder&post=5144"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}