{"id":2550,"date":"2023-09-17T21:51:50","date_gmt":"2023-09-17T19:51:50","guid":{"rendered":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=2550"},"modified":"2023-10-20T23:29:40","modified_gmt":"2023-10-20T21:29:40","slug":"antimeridiana-di-sabato-31-gennaio-1948","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=2550","title":{"rendered":"ANTIMERIDIANA DI SABATO 31 GENNAIO 1948"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"2550\" class=\"elementor elementor-2550\" data-elementor-post-type=\"post\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-a65a92d elementor-section-full_width elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"a65a92d\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-8d8c3ff\" data-id=\"8d8c3ff\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-8b49354 elementor-align-right elementor-widget elementor-widget-button\" data-id=\"8b49354\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"button.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-button-wrapper\">\n\t\t\t\t\t<a class=\"elementor-button elementor-button-link elementor-size-sm\" href=\"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/19480131_1.pdf\" target=\"_blank\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-content-wrapper\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-icon\">\n\t\t\t\t<i aria-hidden=\"true\" class=\"icon icon-view\"><\/i>\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-text\">Versione PDF<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-b396996 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"b396996\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p style=\"text-align: left;\">ASSEMBLEA COSTITUENTE<\/p><p>CCCLXXIV.<\/p><p>SEDUTA ANTIMERIDIANA DI SABATO 31 GENNAIO 1948<\/p><p>PRESIDENZA DEL PRESIDENTE <strong>TERRACINI<\/strong><\/p><p><strong>INDICE<\/strong><\/p><p><strong>Sul processo verbale:<\/strong><\/p><p>Marinaro<\/p><p><strong>Per la morte di Gandhi:<\/strong><\/p><p>Binni<\/p><p>Presidente<\/p><p><strong>Risposte scritte ad interrogazioni<\/strong> (<em>Annunzio<\/em>)<strong>:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p><strong>Deliberazioni in merito all\u2019emblema della Repubblica italiana:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p>Medi<\/p><p>Di Fausto<\/p><p>Cremaschi Carlo<\/p><p>Corsini<\/p><p>Marchesi<\/p><p>Spallicci<\/p><p>Perassi<\/p><p>Bettiol<\/p><p>Laconi<\/p><p>Conti, <em>Relatore<\/em><\/p><p>Lucifero<\/p><p><strong>Disegno di legge costituzionale <\/strong>(<em>Discussione<\/em>)<strong>:<\/strong><\/p><p>Testo coordinato dello statuto speciale per la Sicilia (65).<\/p><p>Presidente<\/p><p>Cevolotto, <em>Relatore<\/em><\/p><p>De Gasperi, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri<\/em><\/p><p>Ambrosini<\/p><p>Finocchiaro Aprile<\/p><p>Li Causi<\/p><p>Bellavista<\/p><p>Gullo Rocco<\/p><p>Covelli<\/p><p>La seduta comincia allo 9.30.<\/p><p>MEDI, <em>ff. Segretario<\/em>, legge il processo verbale della precedente seduta antimeridiana.<\/p><p>Sul processo verbale.<\/p><p>MARINARO. Chiedo di parlare sul processo verbale.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>MARINARO. Signor Presidente, il periodo conclusivo della relazione Ciampitti sulla proposta di concessione dell\u2019autorizzazione a procedere contro l\u2019onorevole Giannini, ha dato luogo ad errate interpretazioni e soprattutto ad una certa speculazione di stampa.<\/p><p>Il periodo conclusivo \u00e8 quello che dice: \u00abPer tali motivi la Commissione all\u2019unanimit\u00e0 esprime il parere, ecc.\u00bb.<\/p><p>Ora, io tengo a sottolineare che la Commissione, nella seduta del 27 gennaio, era costituita soltanto da sei membri e che io ero assente. Se fossi stato presente, mi sarei opposto alla proposta di concessione dell\u2019autorizzazione a procedere, dissentendo per ragioni giuridiche e per considerazioni politiche dal pensiero espresso dai presenti, che non rappresentavano maggioranza \u2013 sei su quindici \u2013 della Commissione, ed avrei fatto una regolare relazione di minoranza.<\/p><p>PRESIDENTE. Se non vi sono altre osservazioni, il processo verbale s\u2019intende approvato.<\/p><p>(<em>\u00c8 approvato<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Per la morte di Gandhi.<\/p><p>BINNI. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>BINNI. Credo di interpretare l\u2019animo concorde di tutti i deputati italiani e di tutti quegli italiani che si sentono, nel senso pi\u00f9 ampio e pieno della parola, veramente cittadini del mondo, ricordando qui tra noi quell\u2019altissima vita che ieri una mano folle o prezzolata ha voluto delittuosamente troncare; ricordando che se, in India, turbe infinite di uomini e donne piangono ancora oggi la scomparsa del loro capo spirituale, anche in altre parti del mondo, anche nell\u2019Europa occidentale, altri uomini hanno provato ieri, all\u2019annuncio di quel triste avvenimento come un improvviso crollo, un\u2019improvvisa, un\u2019infinita tristezza. Un\u2019immensa tristezza, e vorrei dire in queste brevissime parole, anche quasi un senso di infinito orgoglio: l\u2019orgoglio che si prova noi uomini quando, nella nostra condizione umana, fra lotte e vergogne infinite, sentiamo delle voci pure ed altissime elevarsi, vediamo atti di sacrificio e di abnegazione; perch\u00e9 io credo veramente che, se la cosa pi\u00f9 difficile per un uomo \u00e8 l\u2019accordo tra un\u2019azione rinnovatrice ed efficace e il rispetto assoluto per ogni vita umana, questo accordo \u00e8 stato veramente raggiunto dal <em>Mahatma<\/em> Gandhi. Egli ci ha dato l\u2019esempio che vale meglio convincere che vincere; egli ci ha dato l\u2019esempio che \u00e8 cosa pi\u00f9 alta essere martire che assassino.<\/p><p>Quando noi vediamo ci\u00f2 che accade nel nostro mondo sconvolto, quando sentiamo ancora le vecchie apologie dei risultati della forza, dei successi della forza, ebbene, noi, di fronte a quest\u2019uomo, cos\u00ec modesto che addirittura era diventato, per certi cinismi occidentali, quasi una figura grottesca, noi sentiamo invece che il valore pi\u00f9 alto che l\u2019umanit\u00e0 pu\u00f2 raggiungere non sono tanto gli imperi sanguinosi e fastosi, non sono le grandi costruzioni, spesso edificate sulle lacrime e sul sangue, ma invece il gesto pi\u00f9 intimo e pi\u00f9 solitario, pi\u00f9 assoluto, il gesto di un\u2019eroica e sublime bont\u00e0, di cui egli, veramente \u00abgrande anima\u00bb, ci ha voluto dare l\u2019esempio. (<em>Applausi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. Credo che l\u2019onorevole Binni abbia interpretato il pensiero e \u2013 pi\u00f9 che il pensiero \u2013 il sentimento di tutta l\u2019Assemblea, pronunciando le parole a ricordo di Gandhi e ad esecrazione dell\u2019orribile tragedia, nella quale \u00e8 stata spenta una vita che era preziosa non soltanto per il popolo indiano nel suo complesso, ma per tutti i popoli del mondo.<\/p><p>Gandhi ha impersonato, mi pare, essenzialmente la volont\u00e0 ferma \u00e8 tenace di liberazione del suo popolo, o anzi, di tutti i popoli che parevano, per una condanna secolare, destinati ad eterna oppressione e schiavit\u00f9; ed ha saputo portare per vie nuove alle prime tappe della liberazione non solo il suo popolo, ma, coll\u2019esempio di questo, tutti gli altri popoli che giacevano nella stessa triste e deprecata condizione di vita.<\/p><p>Nello stesso tempo per\u00f2 egli ha saputo impersonare quell\u2019aspirazione irresistibile alla fraternit\u00e0 umana, che nel popolo indiano pareva, per un\u2019antica tradizione di rapporti sociali e per la sempre rinnovata politica coi suoi dominatori, destinata a non mai realizzarsi; e con ci\u00f2 egli ha gettato ponti non pi\u00f9 distruggibili fra parte e parte del suo popolo, facendo s\u00ec che esso si presentasse compatto e omogeneo di fronte ai padroni che lo opprimevano.<\/p><p>Ma vorrei aggiungere che, se questi sono stati i grandi meriti di Gandhi nei confronti delle virt\u00f9 civili, egli ha lasciato in pi\u00f9 al mondo un insuperato insegnamento morale: che non pu\u00f2 comprendere la sofferenza degli altri chi non soffra egli stesso. Questo il significato maggiore di quei digiuni ricorrenti, che ai facili spiriti potevano apparire oggetto di derisione. Lo ripeto: Gandhi ha voluto con essi ammonire che senza soffrire non si pu\u00f2 comprendere la sofferenza; ed egli imponeva a se stesso fisicamente e moralmente un patimento, per porsi sul piano stesso di coloro che egli voleva difendere e salvare dal dolore. \u00c8 questo il luminoso messaggio che egli ha lasciato a tutti i popoli della terra: \u00abvane e senza significato sono le parole di solidariet\u00e0 con la sofferenza, di coloro che non conoscono il soffrire. Per capire la sofferenza e confortarla bisogna avere sofferto!\u00bb.<\/p><p>E proprio perch\u00e9 noi italiani abbiamo come popolo tanto sofferto e ancora tanto soffriamo, che comprendiamo il dolore vivo e profondo che oggi ha colpito il popolo indiano! (<em>Vilissimi, generali applausi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Risposte scritte a interrogazioni.<\/p><p>PRESIDENTE. Comunico che sono state trasmesse dai Ministri interessati risposte scritte ad interrogazioni. Saranno pubblicate in allegato al resoconto stenografico della seduta odierna.<\/p><p>Deliberazione in merito all\u2019emblema della Repubblica Italiana.<\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019ordine del giorno reca: Deliberazione in merito all\u2019emblema della Repubblica italiana.<\/p><p>E stata distribuita, sia pure in questo ultimo breve margine di tempo, la riproduzione dell\u2019emblema che la Commissione, nominata dalla Presidenza su incarico dell\u2019Assemblea, ha ritenuto fosse da prescegliere fra i molti che sono stati inviati da artisti italiani, in seguito all\u2019appello che era stato a questo scopo lanciato.<\/p><p>Vi \u00e8 una breve relazione scritta dell\u2019onorevole Conti ed \u00e8 quindi inutile \u2013 mi pare \u2013 aggiungere parole. Si tratta di prendere una decisione e chiedo all\u2019Assemblea di volersi esprimere in proposito.<\/p><p>MEDI. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>MEDI. Dalla considerazione sulla figura che ci \u00e8 stata presentata \u2013 come opinione personale \u2013 io non ritengo che si debbano adottare uno schema e un disegno di questo tipo, sia per ragioni estetiche, data la sua complessit\u00e0, sia anche per ragioni simboliche, dato che questa ruota non si comprende bene quale significato possa avere, malgrado la spiegazione della didascalia annessa.<\/p><p>Quindi, senza fare lunghi discorsi e come opinione personale credo di non ritenere accettabile, come emblema della Repubblica, questo che ci \u00e8 stato proposto.<\/p><p>DI FAUSTO. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>DI FAUSTO. La prima Commissione (della quale feci parte) per l\u2019esame dei progetti di emblema della Repubblica espresse ampie riserve sul risultato.<\/p><p>Devo mantenere queste riserve sul risultato di questo secondo esame.<\/p><p>Io ritengo che un emblema della Repubblica italiana non possa non essere cosa di alto significato sintetico e di altissimo gusto.<\/p><p>Proporrei, quindi, all\u2019Assemblea di rinviare la decisione alla futura Assemblea, che avr\u00e0 maggior tempo per risolvere la questione.<\/p><p>CREMASCHI CARLO. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>CREMASCHI CARLO. Mi associo alla proposta dell\u2019onorevole Di Fausto, anche perch\u00e9 avevo espresso giudizio completamente negativo sugli altri emblemi che ci erano stati posti in visione.<\/p><p>Non mi pare che vi sia la sinteticit\u00e0 necessaria per dare il simbolo dell\u2019Italia, in questo emblema.<\/p><p>Si rimandi ancora, e speriamo che gli artisti italiani trovino la possibilit\u00e0 di darci un simbolo che sintetizzi ed esprima l\u2019idea di rinascita del popolo italiano.<\/p><p>CORSINI. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>CORSINI. Anch\u2019io concordo pienamente con quanto hanno detto gli altri oratori.<\/p><p>Mi pare che questo simbolo che ci viene offerto sia una cosa comune, misera, come se ne son viste centinaia e centinaia in tutti i paesi e in tutti i villaggi.<\/p><p>Credo che il simbolo dell\u2019Italia debba essere qualche cosa di pi\u00f9 completo e di pi\u00f9 originale.<\/p><p>MARCHESI. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>MARCHESI. Mi associo anch\u2019io pienamente alle parole dell\u2019onorevole Di Fausto e degli altri colleghi.<\/p><p>Ritengo che il nuovo emblema della nuova Italia non debba essere cos\u00ec copiosamente ghiandifero (<em>Si ride<\/em>) come quello che ci \u00e8 stato presentato. \u00c8 vero che in Italia ce ne sono, ma non \u00e8 necessario che le ghiande abbondino qui.<\/p><p>Mi associo, quindi, pienamente alla proposta dell\u2019onorevole Di Fausto e spero che si riesca a trovare un emblema veramente degno eli questa nuova Italia.<\/p><p>SPALLICCI. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>SPALLICCI. Penso anche io che sia molto difficile ridurre in un emblema cos\u00ec schematico tutto lo spirito della nostra Costituzione, e penso che una Commissione debba indubbiamente esaminare nuovamente il progetto. D\u2019altra parte, una Nazione di artisti come \u00e8 la nostra, dovrebbe avere un simbolo che potesse ispirarsi alla natura e all\u2019arte italiana.<\/p><p>Ora, dal momento che la casa Medici, per esempio, ebbe il fiore del giglio, i Malatesta di Rimini ebbero una rosa, perch\u00e9 gli artisti italiani non potrebbero pensare a stilizzare un fiore?<\/p><p>Questo lo dico come spunto da prendere in esame da parte della Commissione.<\/p><p>PERASSI. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>PERASSI. Io non posso che associarmi alle malinconiche considerazioni che sono state svolte la diversi colleghi sulla scarsa fantasia degli artisti italiani che hanno presentato dei bozzetti. Ma vorrei soprattutto aggiungere un\u2019osservazione. Questo emblema, quale che possa essere in definitiva, ritengo che sia da considerarsi destinato soltanto a formare il sigillo dello Stato, e non un emblema da mettersi sulla bandiera, nel bianco del tricolore. La Costituzione ha stabilito che la bandiera della Repubblica \u00e8 il tricolore italiano e con questa espressione ha voluto intendere quel tricolore italiano che ebbe origine nel 1797. Gradirei che si avessero chiarimenti ed assicurazioni in tal senso.<\/p><p>BETTIOL. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>BETTIOL. Io penso che il problema dello stemma della Repubblica non sia un puro e semplice problema di natura artistica, da rimettersi alla fantasia bizzarra degli artisti, i quali di politica non capiscono quasi niente. \u00c8 una scelta di carattere politico e quindi dev\u2019essere rimessa all\u2019Assemblea Costituente, la quale dovrebbe cercare quel minimo comun denominatore di carattere politico che oggi unisce tutti gli italiani nella fede democratica e repubblicana. Scelto il criterio da parte dell\u2019Assemblea Costituente, allora possiamo rimetterci all\u2019accesa fantasia degli artisti, altrimenti, fra qualche mese, ci ritroveremo ah punto di partenza, senza stemma e senza nessuna possibilit\u00e0 di scegliere fra bozzetti sodisfacenti.<\/p><p>PRESIDENTE. Mi pare che il problema si faccia pi\u00f9 complicato, man mano che se ne ritarda la soluzione.<\/p><p>Desidero soltanto far presente che il 2 giugno \u00e8 lontano ed \u00e8 veramente assai strano e dal punto di vista morale e dal punto di vista delle esigenze pratiche, che un popolo non sia riuscito, nel corso di oltre un anno e mezzo, ad esprimere da s\u00e9 qualche simbolo della sua nuova volont\u00e0, della sua nuova vita nazionale. E tuttavia questa \u00e8 la realt\u00e0 di fatto. \u00c8 evidente che gli artisti o le fantasie del nostro popolo non attendono segno o richiamo per creare qualche cosa, se in essi c\u2019\u00e8 qualche cosa che si svolge. E nel corso di questi diciotto mesi molte volte \u00e8 avvenuto di ricevere ed esaminare progetti per questo emblema, tutti per\u00f2 senza valore. Sta per\u00f2 di fatto che, quando l\u2019appello \u00e8 stato lanciato ufficialmente, qualcosa che abbia sodisfatto non \u00e8 mai giunto. Voglio porre all\u2019Assemblea questo interrogativo: riteniamo che si possa trovare, ad un certo momento, un simbolo sul quale tutte le scelte concordino? Sappiamo per esperienza, non solo personale, ma di carattere collettivo, che ogni raffigurazione artistica incontra sempre e plausi e critiche. Se riteniamo che possa divenire emblema della Repubblica soltanto quell\u2019opera che raccolga il cento per cento dei voti, la nostra Repubblica non avr\u00e0 mai un emblema.<\/p><p>Non \u00e8 una cosa tragica: l\u2019importante \u00e8 che vi sia la Repubblica. Ma \u00e8 anche necessario che la Repubblica abbia un proprio simbolo rappresentativo. Avviene ogni giorno che noi, leggendo corrispondenze ufficiali, siamo colpiti dal fatto che ancora si adoperino vecchi timbri e vecchi emblemi. Evidentemente bisognerebbe continuare a fare cos\u00ec, se non si prende oggi una decisione.<\/p><p>Questa \u00e8 la ragione per cui ritengo di poter dire che, malgrado la validit\u00e0 delle argomentazioni portate, tutti dimenticano la cosa essenziale: che a un certo momento bisogna concludere, e che fra sei mesi potremo trovarci \u2013 in attesa di decidere sulla base di un consenso unanime \u2013 allo stesso punto di oggi. Si alzer\u00e0 sempre da qualche banco qualche collega, che abbia o non abbia senso artistico, e proporr\u00e0 un nuovo rinvio e un nuovo concorso.<\/p><p>Per questo mi pare che dobbiamo porre un po\u2019 il freno alle nostre ambizioni del bello. Credo che qualunque emblema, quando ci saremo abituati a vederlo riprodotto, finir\u00e0 con l\u2019apparirci caro; e questa \u00e8 la cosa essenziale. D\u2019altra parte, sono state fatte delle proposte di rinvio. Stiamo seguendo una procedura di occasione. Non \u00e8 un disegno di legge che abbiamo dinanzi a noi. Si tratta, in questo momento, di prendere una decisione che non richiama per nulla le norme regolamentari. Si tratta di dire un s\u00ec o un no; e se il s\u00ec sar\u00e0 in maggioranza, con rammarico per coloro \u2013 ed anche per me \u2013 che avrebbero desiderato qualcosa di pi\u00f9 estetico, questo sar\u00e0 l\u2019emblema della Repubblica. Se si dice no, i nostri successori o il Governo penseranno al da farsi.<\/p><p>Perci\u00f2 non porr\u00f2 ai voti la proposta di rinvio, ma l\u2019accettazione di questo bozzetto.<\/p><p>LACONI. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>LACONI. Vorrei sapere se la votazione ci vincola al tema generale o a questo particolare disegno.<\/p><p>Il torto del Governo, che credo responsabile&#8230;<\/p><p>PRESIDENTE. In questo caso non \u00e8 responsabile.<\/p><p>LACONI. Chiunque sia, il torto del responsabile di questa iniziativa \u00e8 di avere affidato l\u2019esecuzione di questo disegno ad un professore di ornato.<\/p><p>PRESIDENTE. Non \u00e8 stato affidato. Sia almeno al corrente dei nostri ultimissimi lavori. Dieci giorni fa, forse in sua assenza, si \u00e8 presa la decisione di lanciare un appello a tutti, artisti o non artisti. E lei, che \u00e8 ascoltatore della radio, oltre che \u00abfine dicitore\u00bb, dovrebbe aver sentito appunto trasmettere questo appello. I risultati sono stati: 197 disegni affluiti all\u2019Assemblea Costituente. La Commissione, nominata per la scelta, ha prescelto questo.<\/p><p>LACONI. Ho sbagliato nella forma, ma non nella sostanza. Non critico la scelta della Commissione per il simbolo che \u00e8 stato scelto, n\u00e9 per la composizione generale del disegno. La ruota, la quercia e l\u2019ulivo, sono tutti simboli che possono inquadrarsi sullo stemma della Repubblica. Ma questo disegno \u00e8 stato fatto da un tipico professore di ornato (<em>Commenti<\/em>), con criteri professionali, senza impronta artistica.<\/p><p>Penso che dovremo votare sulla struttura generale del disegno, salvo a perfezionarlo nei particolari, in modo che ne risulti qualcosa di migliore.<\/p><p>PRESIDENTE. Sarebbe opportuno essere al corrente anche delle piccole cose.<\/p><p>La Commissione, nominata dall\u2019Assemblea, e della quale, quindi, volente o nolente, \u00e8 responsabile anche lei, onorevole Laconi, ha, su proposta dell\u2019onorevole Maffi, dato il tema del disegno. Questo disegno, perci\u00f2, \u00e8 svolto intorno al tema suggerito dall\u2019onorevole Maffi ed accettato dalla Commissione. Pertanto, la cosa \u00e8 ben definita.<\/p><p>CONTI, <em>Relatore.<\/em> Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>CONTI, <em>Relatore.<\/em> Mi pare che diamo uno di quegli spettacoli che siamo soliti dare (<em>Commenti<\/em>), cio\u00e8, facciamo molti discorsi anche su cose che non hanno nessuna importanza. Questo interessamento ai simboli, alle cifre, alla esaltazione di un segno qualsiasi, dovrebbe finire nel nostro Paese.<\/p><p>Siamo in un Paese di retori; questa \u00e8 la verit\u00e0 dolorosissima.<\/p><p>Io non so che farmene dei simboli; a me interessa la Repubblica; il simbolo sia quello che sia (<em>Commenti a sinistra<\/em>): qualunque cosa.<\/p><p>Ha detto molto bene il nostro Presidente: si possono bandire mille concorsi; all\u2019esito di ogni concorso ci saranno sempre diverse opinioni, perch\u00e9 ognuno ha il suo gusto, la sua preferenza. Anche poco fa il collega Medi ha fatto pervenire un suo disegno che, evidentemente, risponde al suo sentimento: egli propone di adottare come simbolo la croce.<\/p><p>I comunisti, naturalmente, vorrebbero la falce ed il martello; i socialisti vi aggiungerebbero il libro; il mio Gruppo vorrebbe l\u2019edera; io personalmente proprio niente.<\/p><p>I monarchici hanno avuto il coraggio civile di proporre che si lasci il vecchio simbolo. L\u2019onorevole Condorelli ha detto che quello \u00e8 storico e bisogna tenerselo. Noi abbiamo risposto, con tutta la cortesia possibile, che lo rifiutavamo.<\/p><p>Insomma, io dico: decidiamo, non perdiamo tempo intorno a queste cose, proprio all\u2019ultimo giorno. Diamo la sensazione che ci preoccupiamo di cose essenziali, non dei simboli!<\/p><p>Propongo, pertanto, che si respinga la proposta di rinvio e che si passi ai voti.<\/p><p>LUCIFERO. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>LUCIFERO. Mi associo, in linea di massima, a quello che ha detto l\u2019onorevole Conti.<\/p><p>Un simbolo deve avere non solo un suo significato, ma anche una nota estetica, principalmente nel nostro Paese, che ha una tradizione artistica.<\/p><p>Il disegno in esame non ha questa nota estetica; non mi pare che risponda a quello che deve essere il simbolo della Repubblica.<\/p><p>Ritengo che la proposta pi\u00f9 semplice sia quella di lasciare la bandiera del Risorgimento, coi tre colori, senza nessun simbolo, perch\u00e9 il simbolo della Patria \u00e8 nel cuore di tutti noi e non ha bisogno di essere espresso diversamente. (<em>Approvazioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. Mi permetto di riassumere i precedenti. Non \u00e8 qui questione di bandiera; la bandiera \u00e8 stabilita dalla Costituzione, non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 nulla da dire. Vi \u00e8 l\u2019articolo 12, il quale dice: \u00abLa bandiera della Repubblica \u00e8 il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni\u00bb.<\/p><p>LUCIFERO. Io non alludevo alla bandiera, ma al sigillo.<\/p><p>PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, in data 19 giugno 1946, con solerzia lodevole, il Governo provvedeva ad emanare un decreto che dice all\u2019articolo 7: \u00abIl Presidente del Consiglio dei Ministri nominer\u00e0 una Commissione incaricata di studiare il modello del nuovo emblema dello Stato\u00bb. Pi\u00f9 oltre il decreto dice: \u00abfino a quando l\u2019Assemblea Costituente non avr\u00e0 approvato il nuovo emblema e gli uffici non siano provvisti dei sigilli formati in base all\u2019emblema stesso, sono usati i sigilli attualmente esistenti\u00bb. Ecco perch\u00e9 \u2013 mi perdonino i colleghi monarchici \u2013 noi siamo obbligati ancora a vedere i sigilli che portano lo stemma monarchico, in quanto finora non abbiamo dato esecuzione a questa norma che si riferisce, non alla bandiera, ma ai sigilli. E mi permettano ancora i colleghi monarchici, i quali parlano di estetica e di arte: era veramente poi, da un punto di vista artistico, una di quelle bellezze trascendentali cui essi ci richiamano sempre quando dobbiamo trattare questi argomenti, il sigillo dello Stato usato fino al 2 giugno? Io non contesto il valore storico della croce sabauda, del panneggio di ermellino e delle altre cose che lo componevano. Ma era veramente quello stemma un\u2019opera d\u2019arte? Era il sigillo dello Stato, tutti ci eravamo abituati a vederlo e non lo discutevamo pi\u00f9.<\/p><p>Onorevole Laconi, quando lei ricever\u00e0 un foglio bollato, con sovraimpresso questo sigillo, lei si preoccuper\u00e0 del contenuto della carta bollata, non certo del disegno che vi \u00e8 stampato. (<em>Approvazioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Onorevoli colleghi, pongo ai voti l\u2019accettazione di questo sigillo, secondo la relazione presentata dalla Commissione, che l\u2019Assemblea Costituente ha pochi giorni fa eletto attraverso la delega data al Presidente.<\/p><p>(<em>Dopo prova e controprova, \u00e8 approvata<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Discussione del disegno di legge costituzionale: Testo coordinato dello Statuto speciale per la Sicilia. (65).<\/p><p>PRESIDENTE. Il secondo punto dell\u2019ordine del giorno reca: Discussione del disegno di legge costituzionale: Testo coordinato dello statuto speciale per la Sicilia. (65).<\/p><p>L\u2019onorevole Cevolotto, Relatore, ha facolt\u00e0 di parlare.<\/p><p>CEVOLOTTO, <em>Relatore.<\/em> Onorevoli colleghi! La questione della statuto siciliano \u00e8 pi\u00f9 semplice e al tempo stesso pi\u00f9 complicata di quella degli altri statuti delle Regioni speciali. Pi\u00f9 semplice e al tempo stesso pi\u00f9 complicata perch\u00e9 non dobbiamo mai perdere di vista questo punto fondamentale: che la Sicilia ha gi\u00e0 uno statuto speciale che \u00e8 in vigore e che quindi costituisce un punto fermo che, dal punto di vista giuridico e dal lato politico, non si pu\u00f2 in nessun caso trascurare.<\/p><p>Il decreto legislativo del 15 maggio 1946, che approv\u00f2 lo statuto della Regione siciliana, dice all\u2019articolo unico: \u00abLo statuto predetto sar\u00e0 sottoposto all\u2019Assemblea Costituente per essere coordinato con la nuova Costituzione dello Stato\u00bb. Se la Costituzione avesse riportato questa formula o se avesse comunque ad essa fatto riferimento, noi oggi ci troveremmo di fronte ad un problema limitato, cio\u00e8 soltanto al problema del coordinamento dello statuto vigente con la Costituzione dello Stato.<\/p><p>Senonch\u00e9, l\u2019articolo 116 della Costituzione dice qualcosa di diverso: \u00abAlla Sicilia, alla Sardegna, al Trentino-Alto Adige, al Friuli-Venezia Giulia e alla Valle d\u2019Aosta, sono attribuite forme e condizioni particolari di autonomia secondo statuti speciali adottati con leggi costituzionali\u00bb. Quindi, anche per la Sicilia, l\u2019Assemblea Costituente deve adottare uno statuto speciale. Adottare uno statuto speciale vuol dire, evidentemente prendere in esame e quindi anche, se si crede, formare in un modo nuovo questo statuto.<\/p><p>Per\u00f2, ripeto, la Commissione che doveva provvedere a preparare lo Statuto per la Regione siciliana, si \u00e8 trovata di fronte al dato di fatto che vi \u00e8 gi\u00e0 uno statuto in vigore. Sebbene non fosse, secondo il parere della maggioranza della Commissione, dubbio che l\u2019articolo 116 doveva unicamente essere preso in considerazione, in quanto il decreto legislativo del 15 maggio 1946 non aveva ormai che un valore indicativo, ma non vincolante per l\u2019Assemblea Costituente, sebbene questo fosse secondo il parere della Commissione, evidente, pur tuttavia essa non poteva prescindere dalla situazione di fatto.<\/p><p>Vi \u00e8 una parte della Commissione che non \u00e8 stata di questo parere e che invece ha ritenuto che, malgrado l\u2019articolo 116 della Costituzione, non si potesse e non si dovesse fare altro che coordinare il testo dell\u2019attuale statuto della Regione siciliana con le norme della Costituzione. Devo dire per\u00f2 che anche i membri della Commissione che erano di questo parere, e specialmente l\u2019amico e collega Ambrosini, hanno cercato in tutti i modi, con uno sforzo di comprensione e di adattamento del quale non si pu\u00f2 non tener conto, di avvicinare il pi\u00f9 possibile la loro idea a quella della maggioranza. E di questo sforzo e di questa comprensione si deve dare atto.<\/p><p>D\u2019altra parte la Commissione di fronte alla situazione di fatto, ha dovuto considerare questi punti: lo statuto della Regione siciliana del 15 maggio 1946 \u00e8 stato dalla Consulta approvato, o quanto meno la Consulta ha dato parere favorevole senza nessuna eccezione; il Governo del tempo lo ha adottato; questo statuto \u00e8 in vigore dal 1946, e non vi \u00e8 dubbio che l\u2019entrata in vigore di esso ha eliminato una serie di malintesi che si erano venuti sempre pi\u00f9 acuendo tra la Sicilia e lo Stato, del quale la Sicilia fa parte e vuole far parte.<\/p><p>Una distensione su molti punti si \u00e8 avuta in conseguenza dell\u2019entrata in vigore dello statuto del 1946, che ha portato indubbiamente dei benef\u00ecci. Trascurare questa realt\u00e0 politica, sarebbe stato indubbiamente un errore.<\/p><p>D\u2019altra parte noi abbiamo ritenuto nostro dovere (dal momento che vi \u00e8 uno statuto in vigore, ed in base a questo statuto \u00e8 stato nominato un Consiglio regionale che funziona, e vi \u00e8 un governo regionale in azione) di sentire la Commissione di questo Consiglio regionale per procedere d\u2019accordo. Perch\u00e9, lo statuto del 1916 non \u00e8 stata certo un\u2019arma, n\u00e9 per la Sicilia, per separarsi dalla madrepatria, n\u00e9 per lo Stato, per accentuare divisioni impossibili con l\u2019Isola.<\/p><p>\u00c8 stato un elemento di concordia e di coesione. Lo statuto che si adotter\u00e0 come statuto speciale deve essere anch\u2019esso uno strumento di concordia e di coesione e non deve essere diretto a creare nuovi dissensi o a favorirli; e qualunque sforzo si faccia in questo senso sar\u00e0 uno sforzo benemerito.<\/p><p>Di qui la necessit\u00e0 di agire sempre in relazione con il Consiglio regionale siciliano e con i suoi esponenti; e dobbiamo dire che nelle lunghe conversazioni che abbiamo avuto coi rappresentanti del Consiglio regionale siciliano abbiamo notato un intento di cordialit\u00e0 e di avvicinamento, che abbiamo constatato pi\u00f9 volte con viva soddisfazione. Del resto \u00e8 cosa naturale: siamo tutti italiani e vogliamo tutti essere italiani.<\/p><p>Noi cerchiamo, nel formare lo statuto speciale, di fare il bene della Sicilia: in Sicilia, se domandano qualche cosa, lo fanno per il bene non soltanto della Sicilia, ma anche dell\u2019Italia. Era logico che, pure negli inevitabili dissensi, si procedesse con la massima cordialit\u00e0 e comprensione. Per\u00f2 la delegazione siciliana, anche per il mandato che aveva avuto, \u00e8 rimasta in sostanza ferma sul suo principio: per essa lo statuto della Regione siciliana del 1946 \u00e8 un fatto; questo statuto si potr\u00e0 adeguare in alcuni punti alla Costituzione, si potr\u00e0 coordinare; ma nel complesso deve rimaner fermo. Anche per ragioni di forma, nella deliberazione che la Costituente deve prendere si deve procedere, non nel senso di formare uno statuto nuovo, e nemmeno nel senso \u2013 secondo la delegazione siciliana \u2013 di adottare quello del 1946; ma nel senso di dare semplicemente vigore di legge costituzionale allo statuto vigente.<\/p><p>Su questo punto la Commissione, anche per l\u2019interpretazione che ha dato all\u2019articolo 116, non \u00e8 stata precisamente dello stesso avviso. Ha pensato che, per rimanere nei termini dell\u2019articolo 116, sia necessario adottare uno statuto che pu\u00f2 anche essere, con le inevitabili e necessarie modificazioni, lo statuto del 1946; ma che non sia possibile dare semplicemente valore di legge costituzionale a quello statuto.<\/p><p>In altre parole la Commissione ha ritenuto che sia necessario che la Costituente sancisca un proprio statuto speciale, magari dando il crisma di quella che nella formula dell\u2019articolo 116 \u00e8 indicata come \u00abadozione\u00bb dello statuto vigente, cio\u00e8 facendolo proprio in tutto e nelle sue varie parti.<\/p><p>Per\u00f2 la Commissione, rendendosi conto della necessit\u00e0 di mantenere non soltanto sostanzialmente (perch\u00e9 nessuno vuole toccarla dal punto di vista sostanziale) ma formalmente e nell\u2019apparenza, l\u2019autonomia che si \u00e8 gi\u00e0 concessa all\u2019Isola, anche per la considerazione che si deve evitare che apparenze, che non sono realt\u00e0, si prestino a speculazioni di vario genere, ha creduto di proporre (non perch\u00e9 questo derivasse da un obbligo di legge, ma proprio per una considerazione politica) come proprio metodo, come metodo che essa intendeva liberamente scegliere, quello del semplice coordinamento dello statuto vigente con la Costituzione.<\/p><p>Quindi, noi ci siamo limitati al coordinamento non, ripeto, perch\u00e9 secondo noi questo fosse necessario per legge, ma perch\u00e9 l\u2019abbiamo ritenuto politicamente opportuno e conveniente.<\/p><p>Ecco perch\u00e9, come dicevo in principio, se questo metodo \u00e8 approvato dalla Costituente, il problema dello statuto siciliano si restringe, si limita. Il che \u00e8 opportuno anche per considerazioni di tempo che non possono sfuggire ad alcuno.<\/p><p>Posta in questi termini la questione, noi per\u00f2, nel coordinare lo statuto alla Costituzione, abbiamo anche voluto cercare (perch\u00e9 anche questo \u00e8 coordinamento, anche questo \u00e8 ci\u00f2 che si fa quando si coordinano ad esempio testi successivi di leggi in un testo unico) di sistemare lo statuto siciliano avvicinandone per quanto possibile l\u2019ordine \u2013 senza alterarne la sostanza e la forma \u2013 agli altri statuti che la Costituente ha gi\u00e0 votato.<\/p><p>In quest\u2019opera di riordinamento oltre che di coordinamento abbiamo potuto anche venire incontro (come proposta, perch\u00e9 l\u2019Assemblea decider\u00e0) al desiderio della rappresentanza siciliana, che fossero aggiunte alcune norme che avevano avuto posto negli altri statuti, nello statuto sardo, nello statuto dell\u2019Alto Adige, nello statuto della Valle d\u2019Aosta, e che non erano comprese nel testo originario dello statuto siciliano. Noi crediamo che cos\u00ec facendo non si esca dall\u2019ambito del coordinamento, perch\u00e9, anche se strettamente e formalmente non \u00e8 coordinamento con la Costituzione, in sostanza lo \u00e8, in quanto queste norme dipendono sempre da princip\u00ee della Costituzione e il coordinamento con gli altri testi, con le altre leggi costituzionali che contengono gli statuti speciali, \u00e8 in fondo un coordinamento di tutta la materia; e rientra quindi in quel coordinamento che noi stessi abbiamo posto come limite alla nostra opera.<\/p><p>Abbiamo limitato il nostro esame a quei punti nei quali \u00e8 sembrato che lo statuto siciliano del 1946 fosse in netto contrasto con i princip\u00ee della Costituzione, non, quindi, con singole norme della Costituzione di carattere non essenziale. La Costituzione nostra ha molte norme che non hanno carattere essenziale; alcune sono persino norme quasi regolamentari. Ora, quando si dice che alla Regione siciliana si d\u00e0 uno Statuto speciale con \u00abparticolari forme di autonomia\u00bb, \u00e8 evidente che si pu\u00f2 prescindere da tutte quelle che nella Costituzione non sono norme fondamentali. Non vi \u00e8 nessun motivo fondato per ritenere necessario di coordinare lo statuto siciliano con quelle norme che non hanno carattere essenziale.<\/p><p>In questo senso abbiamo ravvisato i punti, dir\u00f2 cos\u00ec, di frizione, i punti di contrasto fra lo statuto siciliano del 1946 e la Costituzione, in quattro sole questioni. Il resto non \u00e8 che coordinamento formale o modificazione qualche volta di parola o di forma, che non ha importanza. Quattro sono stati i punti nei quali abbiamo individuata la necessit\u00e0 di adeguare lo statuto siciliano alla Costituzione. Non \u00e8 che gi\u00e0 non siano risultate dalle nostre indagini altre materie nelle quali si potrebbe discutere di coordinamento anche costituzionale, ma abbiamo ritenuto che queste fossero meno essenziali. E quindi abbiamo ritenuto, almeno per quanto ci riguarda \u2013 l\u2019Assemblea, naturalmente, far\u00e0 sempre quello che crede \u2013 che non fosse il caso di insistervi.<\/p><p>Cos\u00ec, per esempio \u2013 non so se rientri o non rientri nella questione costituzionale (lo vedr\u00e0 l\u2019Assemblea) \u2013 noi abbiamo lasciato immutati alla lettera tutti gli articoli che si riferiscono alla finanza della Regione. Qui parecchi di noi hanno avuto dei dubbi, delle perplessit\u00e0 non indifferenti; ma da un lato non \u00e8 sembrato alla maggioranza della Commissione che questa fosse una questione di coordinamento costituzionale, dall\u2019altro \u2013 confessiamolo \u2013 ci siamo trovati di fronte ad una ristrettezza di tempo che non consentiva un accurato esame di cos\u00ec difficile materia. L\u2019esame dell\u2019arduo problema della finanza regionale avrebbe reso necessari un approfondimento e presso i Ministeri competenti e presso il Governo dell\u2019Isola di dati di fatto che noi non avevamo; avrebbe reso necessario di domandare almeno quindici o venti giorni di tempo per poter giungere a conclusioni sicure. L\u2019abbiamo perci\u00f2 sorvolato.<\/p><p>I punti che ho chiamato di frizione sono dunque quattro. Il primo \u00e8 questo. L\u2019articolo 14 \u2013 ora ha un\u2019altra numerazione \u2013 dello statuto siciliano vigente dice:<\/p><p>\u00abL\u2019Assemblea nell\u2019ambito della Regione e nei limiti delle leggi costituzionali dello Stato, senza pregiudizio delle riforme agrarie e industriali deliberate dalla Costituente del popolo italiano, ha legislazione esclusiva sulle seguenti materie\u00bb. E segue un\u2019elencazione delle materie. Confini di questa legislazione esclusiva: \u00abnell\u2019ambito della Regione e nei limiti delle leggi costituzionali dello Stato\u00bb. Noi abbiamo ritenuto necessario che questi limiti fossero meglio precisati, e abbiamo proposto di aggiungere: \u00abnei limiti delle leggi costituzionali dello Stato e dei princip\u00ee dell\u2019ordinamento giuridico\u00bb.<\/p><p>Noi crediamo che non tutti i princip\u00ee dell\u2019ordinamento giuridico derivino esclusivamente dalla Costituzione e siano compresi nella Costituzione.<\/p><p>Abbiamo ritenuto d\u2019altra parte che una legislazione esclusiva non possa andare oltre quei princip\u00ee dell\u2019ordinamento giuridico che sono comuni a tutto lo Stato.<\/p><p>Abbiamo pensato che, non soltanto per una ragione di sostanza, ma \u2013 arrivo a dire \u2013 anche per una ragione ideale, si debba affermare che la legislazione siciliana \u00e8 una parte dell\u2019ordinamento giuridico dello Stato, non prescinde da quella che \u00e8 nei suoi lineamenti essenziali, la legislazione di tutta la Nazione. Si deve riconoscere, insomma, che anche in questo la Sicilia \u00e8 parte dell\u2019Italia.<\/p><p>Riteniamo che la mancata indicazione del limite dei princip\u00ee dell\u2019ordinamento giuridico sarebbe un errore. Da parte della delegazione siciliana su questo punto non vi \u00e8 stato il consenso.<\/p><p>Abbiamo poi aggiunto anche il rispetto degli impegni internazionali che lo Stato avesse assunto, perch\u00e9 \u00e8 evidente (e su questo non vi \u00e8 eccezione) che se domani lo Stato assume un obbligo internazionale, l\u2019obbligo in materia di legislazione del lavoro di includere determinate norme nella sua legislazione particolare, quest\u2019obbligo dev\u2019essere rispettato anche dalla Sicilia. E su questo non vi \u00e8 stato e non vi pu\u00f2 essere contrasto.<\/p><p>Secondo punto di diversit\u00e0.<\/p><p>L\u2019articolo 21 dello statuto siciliano dice: \u00abIl presidente e capo del governo regionale rappresenta la Regione\u00bb; l\u2019ultimo comma aggiunge: \u00abCol rango di Ministro partecipa al Consiglio dei Ministri con voto deliberativo nelle materie che interessano la Regione\u00bb.<\/p><p>Lasciamo da parte la questione del rango di Ministro, che non ha importanza. La Delegazione siciliana spiega, con criterio logico, che la formula \u00e8 stata adottata per dare un determinato rango al presidente della Regione, perch\u00e9 fosse chiaro quale era il suo posto rispetto alle altre autorit\u00e0 dell\u2019Isola e rispetto alle autorit\u00e0 dello Stato. Non \u00e8 quindi una questione di precedenza. E su questo non c\u2019\u00e8 niente da dire. Sono questioni senza importanza costituzionale.<\/p><p>Ma ha importanza la questione della partecipazione al Consiglio dei Ministri con voto deliberativo, perch\u00e9 qui, s\u00ec, noi abbiamo rilevato un contrasto con la Costituzione.<\/p><p>I Ministri non possono essere nominati \u2013 neanche uno \u2013 da un Consiglio regionale. I Ministri sono scelti come la Costituzione stabilisce; e non vi pu\u00f2 essere voto deliberativo da parte di uno che non sia Ministro scelto in quel determinato modo, perch\u00e9 cos\u00ec si creerebbe per la Sicilia un Consiglio dei Ministri diverso dal Consiglio dei Ministri che governa e deve governare tutto lo Stato.<\/p><p>D\u2019altra parte vi \u00e8 poi una eccezione giuridica assoluta: i Ministri rispondono davanti al Parlamento. Vi sarebbe un Ministro che non risponde davanti al Parlamento, ma davanti a un Consiglio regionale. \u00c8 evidente che non \u00e8 possibile ammettere una simile disposizione, e quindi abbiamo proposto di modificarla.<\/p><p>Da parte della Delegazione siciliana vi \u00e8 stata una evidente comprensione di questi argomenti. Ma vi \u00e8 stata anche la preoccupazione ed il dubbio che la modificazione proposta sminuisse la figura che oggi ha il presidente della Regione. Quindi, sebbene io abbia avuto la sensazione che le nostre argomentazioni fossero capite e valutate da parte della Delegazione siciliana, non ho avuto su questo punto un esplicito consenso.<\/p><p>Terza questione, anche essa di una importanza notevole, \u00e8 quella relativa all\u2019articolo 31, relativo alla polizia.<\/p><p>Dice l\u2019articolo 31 dello statuto del 1946: \u00abAl mantenimento dell\u2019ordine pubblico provvede il presidente regionale a mezzo della polizia dello Stato, la quale nella Regione dipende disciplinarmente per l\u2019impiego e la utilizzazione dal Governo regionale. Il presidente della Regione pu\u00f2 chiedere l\u2019impiego delle forze armate dello Stato. Tuttavia il Governo potr\u00e0 assumere la direzione dei servizi di pubblica sicurezza a richiesta del Governo regionale, congiuntamente al Presidente dell\u2019Assemblea, ed in casi eccezionali, di propria iniziativa quando siano compromessi gli interessi generali dello Stato e la sua sicurezza. Il Presidente ha anche il diritto di proporre con richiesta motivata al Governo centrale la rimozione o il trasferimento fuori dell\u2019Isola dei funzionari di polizia\u00bb.<\/p><p>Noi abbiamo chiesto, e qui abbiamo avuto il consenso della rappresentanza regionale, una modificazione: \u00abIl presidente della Regione, nella sua qualit\u00e0 di rappresentante del Governo, provvede alla tutela dell\u2019ordine pubblico per mezzo della polizia dello Stato che da lui dipende per l\u2019impiego. Pu\u00f2 chiedere l\u2019intervento delle Forze armate dello Stato\u00bb.<\/p><p>La modificazione non \u00e8 importante nella forma, ma \u00e8 notevole nella sostanza. In altre parole, noi abbiamo voluto accentuare che il presidente della Regione, quando provvede alla tutela dell\u2019ordine pubblico, provvede nella sua qualit\u00e0 di rappresentante del Governo, con tutte le conseguenze che ne derivano.<\/p><p>Ultimo punto di discussione \u00e8 stato quello relativo alla Corte costituzionale. Voi sapete che nello statuto siciliano nel 1946 \u00e8 prevista un\u2019Alta Corte costituzionale, che \u00e8 stata gi\u00e0 nominata e gi\u00e0 funziona, la quale provvede e giudica sulla costituzionalit\u00e0 (articolo 25) delle leggi emanate dall\u2019Assemblea regionale, delle leggi e dei regolamenti emanati dallo Stato rispetto allo statuto e ai fini dell\u2019efficacia dei medesimi nei confronti della Regione. Ci \u00e8 sembrato, ed in questo abbiamo avuto anche la comprensione da parte della Delegazione siciliana, che quando si costituisce una Corte costituzionale dello Stato, cos\u00ec come \u00e8 stata costituita con la nostra Costituzione, non abbia pi\u00f9 ragion d\u2019essere la Corte costituzionale particolare della Regione. Sarebbe semplicemente assurdo che coesistessero due Corti costituzionali, una per la Sicilia ed una per lo Stato, e sarebbe non meno assurdo che mentre funziona una Corte costituzionale dello Stato, la questione di costituzionalit\u00e0, sia pure relativamente all\u2019applicazione in Sicilia delle leggi dello Stato, fosse deferita alla Corte costituzionale siciliana, non alla Corte dello Stato. Anche per questo abbiamo avuto la comprensione della Delegazione siciliana.<\/p><p>Anche qui resta per\u00f2 un punto sul quale devo richiamare l\u2019attenzione dell\u2019Assemblea. La Corte costituzionale delle leggi approvate dall\u2019Assemblea regionale, dovr\u00e0 decidere delle leggi e degli atti aventi forza di legge emanati dallo Stato quando ledano la competenza della Regione, o quando si pretenda che ledano la competenza della Regione; e nei conflitti di attribuzione fra Stato e Regione e fra Regione ed altre Regioni. E questo noi abbiamo aggiunto, perch\u00e9 \u00e8 fra le funzioni dell\u2019Alta Corte dello Stato per i Ministri \u2013 ed \u00e8 fra le funzioni della corte siciliana \u2013 anche il giudizio sui reati commessi dal presidente e dagli assessori regionali nell\u2019esercizio delle loro funzioni su accusa dell\u2019Assemblea regionale o del Commissario dello Stato.<\/p><p>Ipotesi che non si avverer\u00e0 mai, ma che in una Carta costituzionale bisogna prospettare. Si \u00e8 chiesto \u2013 e noi riteniamo che possa essere accordato \u2013 che per quel che riguarda questo ultimo punto, analogamente a ci\u00f2 che \u00e8 stabilito nella Costituzione per i giudizi penali relativi a ministri accusati, sia prevista nello statuto l\u2019integrazione della Corte, con un numero di cinque o sei membri nominati dal Consiglio regionale all\u2019inizio di ogni legislatura. La proposta \u00e8 sembrata conforme all\u2019ordinamento che noi abbiamo dato nella Costituzione a questa materia.<\/p><p>Per\u00f2 la Delegazione siciliana ha chiesto che, anche per quel che riguarda le altre materie, sia stabilita una analoga integrazione della Corte. In altri termini: quando la Corte costituzionale dovesse giudicare su questioni che riguardano la Sicilia, si vorrebbe che fosse integrata da un certo numero di assessori, di membri estranei, nominati dalla stessa Assemblea regionale. Il criterio da cui parte la Delegazione siciliana ha il suo peso. Essa dice: nella Corte costituzionale un terzo dei membri \u00e8 nominato dal Parlamento. Per analogia, quando vengano trattate questioni siciliane, pare opportuno che vi sia qualche altro membro nominato dall\u2019Assemblea regionale. La questione che si pone ha una sua logica, dalla quale non si pu\u00f2 prescindere; ma alla maggioranza della Commissione \u00e8 sembrato che vi sia un ostacolo assoluto, costituito dal fatto che i membri della Corte costituzionale sono nominati per dodici anni, con determinati criteri, che creano dei veri e propri magistrati, aventi continuit\u00e0 di funzione e responsabilit\u00e0, ed anche una posizione particolare. Per esempio, se sono avvocati, devono abbandonare la professione; se sono giudici, vengono messi fuori organico. Hanno insomma una figura di magistrati stabili.<\/p><p>I pretesi assessori, nominati all\u2019infuori di queste regole e senza queste condizioni, possono essere presi in considerazione per quanto riguarda i processi penali, perch\u00e9 diventano una specie di giudici popolari: ma non avrebbero la stessa giustificazione nella costituzione dell\u2019Alta Corte per i giudizi di costituzionalit\u00e0.<\/p><p>D\u2019altra parte, sorgerebbe un altro problema: se pure in misura minore, anche le altre regioni speciali avrebbero diritto di chiedere qualcosa di simile. Allora si avrebbe una Corte costituzionale con composizione troppo variabile, a seconda delle circostanze.<\/p><p>Parve per questo alla Commissione di non potere aderire, almeno come suo parere, alla domanda della Delegazione siciliana.<\/p><p>Questi i punti di frizione. Come vedete, ci siamo molto avvicinati ed abbiamo cercato di eliminare i punti di contrasto.<\/p><p>Crediamo di avere ricondotto lo statuto siciliano nell\u2019ambito della Costituzione, senza ledere comunque l\u2019autonomia di cui la Sicilia gode.<\/p><p>La nostra coscienza ci dice di non aver fatto cosa, che possa ritenersi lesiva dell\u2019autonomia siciliana; anzi abbiamo esteso alla Sicilia alcune norme pi\u00f9 favorevoli gi\u00e0 approvate per altri Statuti.<\/p><p>Credo che, cos\u00ec, come \u00e8 stato proposto, lo statuto non possa dispiacere al popolo siciliano e che debba essere accettato.<\/p><p>Le modificazioni apportate mirano a creare l\u2019accordo con lo Stato ed eliminano o correggono disposizioni che avrebbero potuto determinare il disaccordo o il contrasto con l\u2019interesse generale dello Stato, senza nessun vantaggio per l\u2019autonomia dell\u2019Isola.<\/p><p>Come si presenta il problema della legge di approvazione di questo statuto?<\/p><p>Poich\u00e9 noi proponiamo di adottare lo statuto siciliano vigente, col coordinamento necessario, non si prospetta pi\u00f9 la necessit\u00e0 di approvare lo statuto articolo per articolo. Si presenta, invece, il problema della formula, con la quale si potr\u00e0 adottare lo statuto. Rimanendo aderenti, anche nelle parole, all\u2019articolo 116, abbiamo proposto un disegno di legge che, secondo noi, viene incontro anche al desiderio della Delegazione siciliana che sia una esplicita conferma ed un\u2019accettazione, sia pure con modifiche, dello statuto ora vigente. La nostra formula \u00e8 questa: \u00abIl vigente statuto della Regione siciliana\u00bb (abbiamo detto \u00abvigente\u00bb per dare conferma del vigore che attualmente ha lo statuto siciliano e della giuridicit\u00e0 della sua applicazione fino al momento in cui sar\u00e0 sostituito da quest\u2019altro statuto adeguato) \u00abapprovato con decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455, \u00e8 adottato con la presente legge costituzionale quale statuto speciale per la Sicilia, con le modificazioni che risultano dall\u2019allegato, che costituisce il testo coordinato dello statuto stesso\u00bb. Ci sembra che questa formula corrisponda esattamente all\u2019articolo 116 della Costituzione. Quanto alle disposizioni e i punti particolari la Commissione \u00e8 a disposizione della Assemblea Costituente per tutte le spiegazioni che occorreranno.<\/p><p>Come impostazione della questione, credo che non occorra aggiungere altro. Abbiamo incontrato da tutte le parti il pi\u00f9 vivo desiderio di creare uno strumento di concordia e di coesione fra lo Stato e l\u2019Isola, che sono la stessa cosa, che non sono e non possono essere nell\u2019intenzione di nessuno separati. Abbiamo cercato di smussare tutti gli angoli e di venire incontro a tutte le preoccupazioni. Talvolta abbiamo rinunciato a qualche cosa che avremmo voluto chiedere, ma abbiamo compreso che se dall\u2019altra parte ci si rispondeva di no, non era perch\u00e9 non si volesse cedere a proposte giustificate, ma era perch\u00e9 si temeva che una cattiva interpretazione, magari artificiosa, di certe situazioni, avrebbe nuociuto all\u2019intento di concordia che tutti ci animava. Dovrei dire \u2013 per amore di franchezza \u2013 che questo non appare il momento pi\u00f9 opportuno per trattare un argomento della portata di quello che ci occupa. Se la discussione dello statuto siciliano avesse potuto farsi \u2013 per esempio \u2013 dopo l\u2019aprile di quest\u2019anno, le cose si sarebbero svolte con pi\u00f9 facilit\u00e0. Ma nella situazione in cui ci troviamo dobbiamo tener conto anche del particolare momento nel quale noi agiamo. Ripeto, affidiamo alla Costituente questo nostro sforzo con la certezza di aver compiuto opera politicamente adeguata, anche dove giuridicamente potrebbe dar luogo a qualche riserva. Preghiamo la Costituente di tener conto della situazione politica: molte volte, anche le questioni giuridiche debbono essere considerate qui sotto l\u2019aspetto politico e molte volte quelle che sarebbero le ragioni determinanti di una conclusione dal punto di vista giuridico, possono essere modificate dalle ragioni determinanti di un atteggiamento politico. Ci auguriamo che questo statuto sia una nuova ragione di unione, di coesione e di concordia fra la Sicilia e l\u2019Italia. (<em>Applausi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>DE GASPERI. <em>Presidente del Consiglio dei Ministri. <\/em>Il Governo ha riconosciuto che lo statuto \u00e8 sostanzialmente in vigore, procedendo alle elezioni: l\u2019Assemblea a suo tempo ne ha preso atto, riservandosi di attuare pi\u00f9 tardi, secondo statuti speciali adottati con leggi costituzionali, il coordinamento.<\/p><p>In tale occasione fu espressa da molte parti specie da questo banco la fiducia che prima ancora che si riunisse l\u2019Assemblea regionale, l\u2019Assemblea Costituente avrebbe deliberato sulla forma di tale coordinamento o adozione, cio\u00e8 sul carattere e sulla misura del suo intervento. Tale speranza non trov\u00f2 compimento, anzi la procedura si protrasse cos\u00ec a lungo, che oggi all\u2019Assemblea riesce difficile deliberare all\u2019ultima ora. L\u2019Assemblea tuttavia, accolse la proposta del Governo di nominare la Corte costituzionale. Nel frattempo il Governo ha fatto quanto poteva per applicare lo statuto, sia pure con la riserva delle deliberazioni dell\u2019Assemblea, e la Amministrazione regionale, pur estremamente gelosa delle sue prerogative, ha dimostrato la volont\u00e0 di procedere in buona armonia col Governo dello Stato.<\/p><p>Ma non \u00e8 lecito nascondersi \u2013 e sarebbe irresponsabile il non farlo \u2013 che l\u2019interpretazione delle disposizioni dello statuto e la loro pratica attuazione hanno incontrato numerose difficolt\u00e0 e sollevate molte obiezioni.<\/p><p>Le obiezioni pi\u00f9 difficili a superare sono venute dalla Amministrazione finanziaria. Si obietta che essendo la Regione siciliana, secondo la interpretazione della sua rappresentanza, completamente arbitra di stabilire il sistema tributario che preferisce (salvo i monopoli, le dogane e le imposte di produzione) ne possono nascere perturbamenti nell\u2019economia italiana. Si pensi, ad esempio, alle disposizioni sulla nominativit\u00e0 dei titoli, alla diversa interpretazione di quanto lo statuto prevede per le dogane, alle norme valutarie dell\u2019articolo 13, che, spinte alle loro estreme conseguenze, porterebbero a creare alla lira italiana un valore diverso in Sicilia e nel resto del Paese; una forte resistenza devesi superare anche per quanto riguarda la costituzione in Sicilia delle sezioni della Cassazione, del Consiglio di Stato e della Corte dei conti; e tutti ricordiamo specialmente l\u2019unanime atteggiamento della Suprema Corte di cassazione. Tutto questo dimostra che per attuare completamente lo statuto secondo lo spirito autonomistico, ma anche politicamente unitario dei siciliani, occorre un nuovo sforzo di cooperazione fra la rappresentanza della Regione e lo Stato, rappresentato da quest\u2019Assemblea e dal Governo che da essa promana.<\/p><p>Il Governo per parte sua, mentre deve rimettersi alla Costituente per quanto riguarda l\u2019esercizio del coordinamento, cio\u00e8 modo e misura dell\u2019adozione prevista dall\u2019articolo 116, dar\u00e0 tutto il suo concorso per l\u2019attuazione di proposte o procedure che assicurino e regolino la necessaria collaborazione fra Stato e Regione, in modo da superare ogni divergenza ed attuare lo statuto, in base ai dati dell\u2019esperienza.<\/p><p>Personalmente ho sempre avuto fiducia in tale collaborazione e annunciando nel maggio 1946 alle popolazioni siciliane che il Governo manteneva il suo impegno in favore del regime autonomo, ho aggiunto che tale spirito di comprensione e di collaborazione \u00e8 assolutamente necessario da entrambe le parti per dare vita ed efficacia ad un vero regime autonomo nell\u2019unit\u00e0 della Patria.<\/p><p>PRESIDENTE. Dobbiamo ora passare all\u2019esame del testo dello statuto.<\/p><p>Gli onorevoli Bertola, Tega, Bernini, Lizier, Silipo, Galati e Franceschini, hanno presentato il seguente ordine del giorno:<\/p><p>\u00abL\u2019Assemblea Costituente;<\/p><p>considerato che l\u2019ordinamento giuridico amministrativo degli insegnanti dei ruoli dello Stato \u00e8 una conquista delle categorie interessate e che il mantenimento di esso \u00e8 vivamente sollecitato dagli insegnanti della Sicilia, non meno che da quelli delle altre Regioni d\u2019Italia, afferma che lo Statuto regionale siciliano dovr\u00e0 essere coordinato in modo da non intaccare tale conquista\u00bb.<\/p><p>Ritengo che questo ordine del giorno, il quale pone un problema comune a tutti gli statuti speciali, non abbia bisogno di essere svolto e votato poich\u00e9 \u00e8 stato gi\u00e0 approvato per lo statuto di altre Regioni.<\/p><p>Per quanto io abbia disposto che fosse pubblicato, ritengo che i colleghi presentatori sapranno apprezzare il senso di comprensione di cui ho dato prova e si accontenteranno che l\u2019Assemblea ne prenda visione.<\/p><p>Il testo che dobbiamo esaminare \u00e8 costituito da un disegno di legge e da un allegato. Procediamo ora all\u2019esame del disegno di legge, che consta dei seguenti articoli:<\/p><p>Art. 1.<\/p><p>\u00abIl vigente Statuto della Regione siciliana, approvato con decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455, \u00e8 adottato con la presente legge costituzionale quale Statuto speciale per la Sicilia, con le modificazioni che risultano dall\u2019allegato, che costituisce il testo coordinato dello Statuto stesso\u00bb.<\/p><p>Art. 2.<\/p><p>\u00abLa presente legge costituzionale entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella <em>Gazzella Ufficiale<\/em> della Repubblica\u00bb.<\/p><p>Gli onorevoli Ambrosini, Castiglia e Montalbano hanno presentato il seguente emendamento:<\/p><p>\u00ab<em>Sostituire gli articoli 1 e 2 col seguente articolo unico:<\/em><\/p><p>\u00abLo Statuto della Regione siciliana, approvato con regio decreto-legge 15 maggio 1946, n. 455, fa parte delle leggi costituzionali della Repubblica ai sensi e per gli effetti dell\u2019articolo 116 della Costituzione.<\/p><p>\u00abLe modifiche, che in base all\u2019esperienza derivante dall\u2019applicazione dello Statuto fossero ritenute necessarie dalla Regione o dallo Stato, saranno approvate dal Parlamento nazionale con legge ordinaria, di intesa con l\u2019Assemblea regionale della Sicilia\u00bb.<\/p><p>L\u2019onorevole Ambrosini ha facolt\u00e0 di svolgerlo.<\/p><p>AMBROSINI. Onorevole signor Presidente, onorevoli colleghi! Non nascondo che sono emozionato nel prendere la parola, perch\u00e9 viene il momento di una risoluzione che per la Sicilia ha un\u2019importanza storica.<\/p><p>E sono stato tanto pi\u00f9 perplesso ed emozionato, in quanto, per la benevola fiducia dei colleghi e della seconda Sottocommissione, fui io a proporre questo sistema degli statuti speciali, che, dopo lunga ponderazione, in considerazione della situazione speciale della Sicilia, credetti di sottoporre all\u2019esame ed all\u2019approvazione dei colleghi, perch\u00e9, attraverso al sistema dello \u00abstatuto speciale\u00bb, poteva evitarsi che lo statuto gi\u00e0 concesso alla Sicilia venisse inficiato nella sua stessa essenza.<\/p><p>All\u2019onorevole De Gasperi, Presidente del Consiglio, dobbiamo dare atto del suo appoggio decisivo per l\u2019approvazione dello statuto proposto dall\u2019Alto Commissario Aldisio e dalla Consulta siciliana e per la reiezione della mozione che tendeva a rinviare alle calende greche l\u2019elezione dell\u2019Assemblea regionale della Sicilia, e, se siamo tutti nella linea dell\u2019assoluta onest\u00e0, dobbiamo soffermarci sulla portata delle osservazioni da lui test\u00e9 fatte; alle quali osservazioni vanno aggiunte alcune chiose per precisare la posizione della Sicilia. Egli, infatti, ha ripetuto che lo statuto siciliano ha forza operante; ha detto che aveva espresso la speranza che prima che si addivenisse alle elezioni dell\u2019Assemblea siciliana, l\u2019Assemblea Costituente avesse proceduto al coordinamento dello statuto. Ma ha anche soggiunto che circostanze indipendenti dalla volont\u00e0 dell\u2019Assemblea hanno ci\u00f2 impedito; ragione per la quale oggi ci troviamo nella necessit\u00e0 di prendere una decisione definitiva. Quale decisione?<\/p><p>Le osservazioni che ha fatto riguardo alla questione finanziaria, riguardo ai problemi che si riferiscono ad un istituto, al quale i siciliani tengono moltissimo, cio\u00e8 all\u2019istituzione di una Sezione della Corte di cassazione, del Consiglio di Stato e della Corte dei conti, e ad altri punti subordinati, mi hanno dato l\u2019impressione che bisogna insistere sulla proposta di articolo unico che io ed i miei colleghi di minoranza della Sottocommissione abbiamo presentato all\u2019Assemblea. Giacch\u00e9 io debbo dire in tutta coscienza che non vorrei che si ripetesse oggi quello che avvenne alla Consulta nazionale, cio\u00e8 che si approvi lo Statuto con riserve mentali.<\/p><p>Bisogna su questo punto essere chiarissimi. Ed io lo sono con tutta onest\u00e0, dicendo quale fu il punto di dissenso fra noi della minoranza della Sottocommissione e la maggioranza della Commissione, alla quale diamo atto di tutti gli sforzi fatti per andare incontro alle richieste della delegazione siciliana.<\/p><p>L\u2019onorevole Presidente del Consiglio ha accennato alla necessit\u00e0, comunque, che ci sia una salda e intima cooperazione fra i rappresentanti della Regione e il Governo centrale. Io credo di poter affermare che questa salda ed operosa e volonterosa collaborazione non \u00e8 sicuramente mancata da parte dei rappresentanti del Governo regionale.<\/p><p>Io domando ai miei egregi e cari colleghi della Commissione dei Diciotto quale impressione hanno avuto, quando il Presidente Alessi, l\u2019assessore per le finanze Restivo, l\u2019onorevole Napoli, l\u2019onorevole Li Causi ed altri membri della Delegazione siciliana parlavano innanzi a loro. Se non mostravano tutta la comprensione possibile per quelle che sono le esigenze dello Stato e tutta la volont\u00e0 di arrivare ad una soluzione che fosse di pieno accordo. Quindi io posso arbitrarmi, in questo momento, direi, supremo, di dire al Presidente del Consiglio e al Governo e all\u2019Assemblea, che mai mancher\u00e0 da nessuna parte della rappresentanza siciliana questo spirito di franca, leale, completa collaborazione con gli organi centrali dello Stato. (<em>Approvazioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Per la chiarezza delle situazioni aggiungo. Io, che da un anno e mezzo elaboro tutta questa materia in continuo contatto coi colleghi che se ne occupano, pressato dagli incitamenti pi\u00f9 contrastanti, sento il bisogno che qui si faccia un chiarimento psicologico.<\/p><p>Noi siciliani siamo stati sotto l\u2019incubo di una accusa persistente, quasi di un rimbrotto e di una larvata minaccia, in quanto ci \u00e8 stato detto in maniera pi\u00f9 o meno tassativa e precisa (e quando non era tassativa e precisa era anche pi\u00f9 grave!) che questo fu uno Statuto che l\u2019Alto Commissario Aldisio aveva strappato al Governo, il quale aveva ceduto per debolezza, per ragioni elettorali.<\/p><p>Noi ci ribelliamo, e respingiamo questo modo di riguardare la questione.<\/p><p>Forse vi fu da parte dell\u2019Alto Commissario e della Consulta siciliana una richiesta, anche pressante; ma il Governo e il Presidente del Consiglio e tutti i rappresentanti dei vari partiti che facevano parte di quel Gabinetto assolsero ad un loro dovere, fecero opera \u2013 dal punto di vista politico \u2013 giusta, che soltanto chi sappia guardare la complessa realt\u00e0 delle cose pu\u00f2 apprezzare nella sua giusta misura! Essi approvarono un provvedimento indispensabile, senza del quale il turbamento profondo che esisteva nella coscienza dei siciliani sarebbe rimasto, con conseguenze sicuramente non liete per noi stessi siciliani e per la Patria comune!<\/p><p>Ebbene, sia detto e ripetuto chiaramente, che quello Statuto non fu strappato, anche se la Consulta nazionale se ne lav\u00f2 le mani rimandando il provvedimento alle Commissioni senza assumere la responsabilit\u00e0 e con la riserva mentale che lo Statuto sarebbe caduto o sarebbe stato frantumato durante la via!<\/p><p>Noi sapevamo la gravit\u00e0 della situazione e sappiamo che qualcuno degli articoli di questo Statuto abbisogna di una qualche modifica, aggiunger\u00f2, nell\u2019interesse della Sicilia. Noi abbiamo sempre detto che non stiamo qui a barattare, che non vogliamo prendere lo Stato in un momento di debolezza per attribuirci delle prerogative e dei privilegi, ma che vogliamo onestamente, in base alla situazione preesistente e alle esigenze attuali, avere quello che \u00e8 giusto che alla Sicilia si dia, non solo e non tanto \u2013 direi \u2013 (permettetemi, onorevoli colleghi) nell\u2019interesse dei siciliani, quanto nell\u2019interesse della Patria comune.<\/p><p>Bene, per rispondere a quello che diceva l\u2019onorevole Presidente del Consiglio: egli si lamentava che si \u00e8 arrivati ora all\u2019ultimo momento a proporre le modifiche, che \u00e8 mancata la collaborazione coi vari Ministeri interessati.<\/p><p>Io da var\u00ee mesi ho chiesto formalmente ai colleghi della Commissione che si chiamassero gli alti funzionari dello Stato, che rappresentano la continuit\u00e0 della vita dell\u2019amministrazione. A parte lo Statuto del Trentino-Alto Adige preparato da una Commissione governativa, soltanto alla fine dei lavori della Commissione dei Diciotto si ebbe l\u2019apporto di funzionari competenti e autorizzati per quanto si riferisce alla parte finanziaria, e limitatamente agli Statuti della Sardegna e della Valle d\u2019Aosta.<\/p><p>Per l\u2019altro rilievo dell\u2019onorevole Presidente del Consiglio, osservo, che non da mesi, ma da un anno e mezzo, a tutti coloro che mormoravano e, peggio ancora, denigravano lo Statuto siciliano, io ed i miei colleghi della Sicilia abbiamo detto: noi non ci rifiutiamo a nessuna conversazione, noi siamo desiderosi di avere le osservazioni, di avere i vostri lumi per migliorare quello che esiste. Poi ho invocato (lo possono testimoniare tutti i colleghi) che oltre alle critiche generiche, venissero fatte critiche specifiche e avanzate proposte.<\/p><p>Egregi colleghi, nessuno pu\u00f2 lamentarsi: io credo di potere asserire con assoluta onest\u00e0, e con fermezza egualmente assoluta, che alcuna proposta concreta \u00e8 stata presentata a noi siciliani, non solo a quelli del grande pubblico, non solo ai competenti dell\u2019Assemblea regionale siciliana, ma nemmeno a noi della Commissione. Cos\u00ec siamo venuti a trovarci al punto in cui siamo; ed \u00e8 questa la ragione per cui il 16 gennaio, in una riunione della Commissione dei Diciotto, presieduta dal Presidente di questa Assemblea, onorevole Terracini, che ha dato un apporto veramente generoso all\u2019istradamento ed alla soluzione di questa questione, quando mi accorsi che era se non impossibile, difficile arrivare, fra la maggioranza della Commissione dei Diciotto e la Delegazione dell\u2019Assemblea regionale siciliana, ad un accordo completo sui singoli punti (accordo che io mi sforzai di far raggiungere) proposi quel progetto di articolo unico che oggi si trova di fronte all\u2019Assemblea.<\/p><p>La questione nacque in seno alla Commissione. Nella Commissione i punti di vista erano diversi e naturalmente erano punti di vista rispettabilissimi, non solo dal lato giuridico, ma anche da quello politico. Noi non siamo stati avversari nella Commissione; ma abbiamo avuto notevoli divergenze di sostanza e di procedura.<\/p><p>Di sostanza: in quanto noi della minoranza, rappresentata da me e dagli onorevoli Castiglia e Montalbano, ritenevamo che lo Statuto approvato col decreto legislativo 15 maggio 1946 dovesse rimanere quale era, perch\u00e9 non esisteva in esso alcuna norma che in modo insuperabile contrastasse con le norme della Costituzione. Indubbiamente, ve ne erano, e ve ne sono tante, che diversificano; ma appunto in ci\u00f2 consiste lo spirito della formula \u00abStatuto speciale\u00bb. Non vi sono norme che beneficiano l\u2019essenza dello Stato unitario. Basta la proposizione dell\u2019articolo uno di questo Statuto, nel quale solennemente si proclama che la Sicilia con le isole \u00e8 costituita in Regione autonoma entro l\u2019unit\u00e0 politica dello Stato italiano, per troncare qualsiasi dubbio. Naturalmente, nell\u2019applicazione possono nascere tante e tante divergenze. Certo, onorevole Ministro della giustizia, per quel che si riferisce al sistema tecnico, al congegno della legislazione, possono nascere tanti e tanti contrasti, come nacquero nell\u2019interno della seconda Sottocommissione, ai Settantacinque, e in questa Assemblea. Ma nessuno, onorevoli colleghi, si meraviglier\u00e0 se, ad esempio, nello Statuto siciliano quell\u2019articolo 14, trasportato ora in un altro articolo del nuovo testo, prevede tre forme di legislazione. Dissi di fronte all\u2019Assemblea che, se la prima si chiama \u00abesclusiva\u00bb, bisognerebbe badare alla sostanza e non ai termini. E posso ripeterlo.<\/p><p>Credo che quella parola \u00abesclusiva\u00bb non sia appropriata, perch\u00e9 una legislazione \u00e8 esclusiva quando non pu\u00f2 essere limitata da nulla; mentre qui, con molta saggezza, la Consulta siciliana aveva proposto (\u00e8 l\u2019antico articolo 14 sostanzialmente ripreso dalla Commissione) che \u00abl\u2019Assemblea nei limiti delle leggi costituzionali dello Stato, senza pregiudizio delle riforme agrarie e industriali deliberate dalla Costituente, ha la legislazione esclusiva nelle seguenti materie\u00bb. Ora, qui, non debbiamo fare questioni teoriche: perch\u00e9 altrimenti rischieremmo di perderci in discussioni quasi bizantine.<\/p><p>Dobbiamo vedere la sostanza, e non impressionarci di una parola, che alla sensibilit\u00e0 di qualche studioso o di qualche uomo politico possa sembrare non appropriata. E allora, se ci accordiamo nella sostanza, quale divergenza resta fra di noi? La divergenza che ci fu in seno alla Commissione dei Diciotto, presieduta il 16 gennaio dall\u2019onorevole Presidente Terracini, riguardo una questione, direi quasi, pregiudiziale. La maggioranza della Commissione riteneva che bisognasse rifare tutto lo Statuto dal punto di vista formale. Il relatore, onorevole Cevolotto, qui ha detto chiaramente, riaffermando un principio al quale l\u2019onorevole Persico l\u2019altro ieri aveva accennato riguardo allo Statuto sardo, che lo Statuto siciliano non aveva di per se stesso forza costituzionale; mentre questa forza costituzionale poteva essergli impressa dall\u2019Assemblea Costituente; e che per ci\u00f2 fosse necessario che tutti gli articoli dello Statuto siciliano venissero trascritti (anche se non cambiati) in un nuovo testo, il quale doveva essere approvato articolo per articolo e, formalmente, parola per parola da parte dell\u2019Assemblea Costituente. Era a questo indirizzo teorico, che io credetti di non addivenire, per ragioni teorico-giuridiche, che non espongo, perch\u00e9 esse, in ogni caso, sono sopravanzate da considerazioni politiche di carattere assolutamente prevalente e decisivo.<\/p><p>Qual \u00e8 la considerazione politica non discordante da quella giuridica? Che lo Statuto ormai da anni \u00e8 in applicazione, che il riesame di tutti gli articoli significherebbe non solo dare l\u2019impressione che lo Statuto si metta in forse, ma offrire anche la possibilit\u00e0 concreta di addivenire, con l\u2019esame e la discussione \u2013 perch\u00e9 l\u2019esame e la discussione non si sa dove possono portare \u2013 alla modifica eventuale di tutto lo Statuto.<\/p><p>Ed allora io ritenni che fosse politicamente conveniente e giuridicamente accettabile una approvazione dello Statuto, ai sensi e per effetti dell\u2019articolo 116 della Costituzione.<\/p><p>Non era necessario procedere all\u2019esame dei singoli articoli, perch\u00e9 le parole \u00absar\u00e0 adottato\u00bb adoperate nell\u2019articolo 116, non importano affatto necessit\u00e0 di procedere al riesame specifico di tutti gli articoli.<\/p><p>L\u2019altro ieri l\u2019onorevole Presidente dell\u2019Assemblea, dando delucidazioni all\u2019onorevole Persico, l\u2019ha esplicato chiaramente. Ed io insistetti, indirettamente, a proposito dello Statuto sardo. N\u00e9 qui mi ripeto.<\/p><p>Interessante era questo: evitare che si portasse la discussione di tutti gli articoli, e, dal punto di vista psicologico \u2013 perch\u00e9 non parlar chiaramente? \u2013 evitare che in un articolo, che andasse a decidere definitivamente di una materia cos\u00ec infiammabile, si adoperasse una formula che avrebbe potuto ferire la suscettibilit\u00e0 anche di uno solo.<\/p><p>Allora dissi: se abbiamo la possibilit\u00e0 di evitare che si ferisca la suscettibilit\u00e0 di qualsiasi persona, se nella sostanza arriviamo ad essere d\u2019accordo, perch\u00e9 non adottare un sistema ed una formula pi\u00f9 generica, che vada incontro a tutte le esigenze e che permetta una rapida e felice soluzione di tutte le questioni?<\/p><p>Su questo punto non ci accordammo, e su questo punto resta il dissenso, fra minoranza e maggioranza della Commissione.<\/p><p>Ripeto, non che io non creda che qualche modifica possa apportarsi. Per esempio, io personalmente non credo utile che si adotti per l\u2019elezione di tutti i deputati il sistema elettorale a suffragio universale diretto; io sopprimerei la parola \u00abdiretto\u00bb, perch\u00e9 ritengo che, specialmente nelle Assemblee ragionali, sia non solo opportuna, ma necessaria una rappresentanza mista, composta, cio\u00e8, non solo di rappresentanti eletti direttamente dagli elettori indifferenziati, ma anche di rappresentanti eletti dalle varie forze della produzione: agricoltori, commercianti, industriali, ecc. Cio\u00e8, sul piano della formazione delle Assemblee regionali, ritengo che l\u2019adozione di un sistema elettorale misto sia pi\u00f9 conveniente del sistema unico previsto nello Statuto. Potrebbe indicarsi qualche altro punto che costituirebbe materia di discussione. Ma come pu\u00f2 farsi a proporre modifiche ora, all\u2019ultimo momento, affrettatamente, e senza che siano state preventivamente esaminate \u2013 parlo chiaramente \u2013 dall\u2019Assemblea siciliana? Perch\u00e9, credetemi, onorevoli colleghi, l\u2019Assemblea regionale siciliana ha tanta comprensione e tanto buon senso che verrebbe assolutamente incontro e sarebbe venuta completamente incontro alle giuste richieste, se fossero state formulate in tempo opportuno, come io da un anno e mezzo non mi stanco di richiedere.<\/p><p>Quindi non restava che approvare lo Statuto. Il sistema adottato dalla Commissione non ci sodisfa, per due ragioni. In primo luogo per ragione di forma. Voi avete sentito i sardi. Quando la Consulta nazionale nel maggio 1946 propose di estendere lo Statuto siciliano ai sardi, i sardi non lo vollero. Qualcuno mi dir\u00e0: si tratta di suscettibilit\u00e0. Ma i popoli hanno la loro psicologia; ed in questo campo la rappresentanza siciliana, come aveva elaborato ed approvato lo Statuto mandandolo al Governo centrale, cos\u00ec attraverso nuovi organi (la nuova Assemblea regionale, che indubbiamente ha pi\u00f9 autorit\u00e0 politica e pi\u00f9 forza rappresentativa, in quanto proviene dalle elezioni) avrebbe ben desiderato di avere queste proposte e di esaminarle apertamente sul vecchio testo dello Statuto siciliano. \u00c8 una suscettibilit\u00e0? Ma allora, io vi faccio osservare: gli inglesi, i quali non hanno mai voluto modificare formalmente i loro pochi testi costituzionali, sono accusabili di suscettibilit\u00e0? Ed i siciliani (voi lo sapete, sono il popolo che ebbe il primo Parlamento d\u2019Europa e quindi hanno una certa conoscenza ed una certa sensibilit\u00e0 speciale nella materia) avrebbero voluto essere intesi e deliberare prima. Quindi i siciliani tengono al loro testo dello Statuto per una ragione psicologica. Non sar\u00e0 sicuramente l\u2019insieme dei membri della vecchia consulta siciliana, n\u00e9 l\u2019Alto Commissario Aldisio, che per una ragione personale vorranno conservare proprio il testo dello Statuto cos\u00ec come fu allora stilato; ma \u00e8 la popolazione siciliana, la quale vide in quello Statuto, nel contrasto gravissimo che vi era in quel momento, una conquista, e la conquista vuole mantenere, cos\u00ec come fu fatta.<\/p><p>Ho sentito dall\u2019onorevole Cevolotto tutte le osservazioni fatte a proposito dello Statuto, ma io mi permetto di dire che di incongruenze fra lo Statuto e le norme della Costituzione pu\u00f2 esservene qualcuna, ma aggiungerei \u2013 e molti colleghi ben lo sanno \u2013 che nella Costituzione, vi sono alcune norme che danno luogo a casi di incongruenza maggiore di questi che si possono notare tra le norme dello Statuto siciliano e quelle della Costituzione. Non star\u00f2 a indicarle, per brevit\u00e0. Peraltro i popoli, lo diceva l\u2019onorevole Orlando in uno dei suoi discorsi pi\u00f9 appassionati, non stanno alla lettera della legge, ma alla sostanza. Il diritto pubblico si evolve a seconda che le necessit\u00e0 lo impongano; e questo Statuto siciliano potrebbe benissimo restare cos\u00ec com\u2019\u00e8, perch\u00e9 si andrebbe adattando a tutte le necessit\u00e0. I rappresentanti della Sicilia infatti hanno mostrato di avere comprensione e buon senso sufficienti per riconoscere queste necessit\u00e0. Ma, egregi colleghi, io domanderei quali sono questi punti di contrasto che ora sono prospettati come di semplice frizione fra l\u2019attuale Statuto siciliano e il testo proposto dalla Commissione.<\/p><p>Onorevoli colleghi, io non star\u00f2 a leggere gli articoli, ma riguardo all\u2019articolo 14, che \u00e8 stato il primo incriminato, io vi dico che la formula proposta dalla Commissione varia di poco da quello che \u00e8 il testo dell\u2019esistente Statuto siciliano. Essa apporta una aggiunta sulla quale, se non sbaglio, si soffermarono l\u2019assessore alle finanze Restivo e il presidente Alessi avanti alla nostra Commissione dei Diciotto, facendo presente che l\u2019aggiunta non \u00e8 necessaria, perch\u00e9 il suo contenuto esiste nell\u2019articolo 14, combinato con l\u2019articolo 1 dello Statuto, le cui disposizioni devono guardarsi nel loro sistema complesso e specialmente nello spirito che le anima.<\/p><p>Quale \u00e8 l\u2019altra modifica? Egregi colleghi, \u00e8 proprio una questione di forma. A proposito del presidente della Regione, si dice che egli partecipa al Consiglio dei Ministri con voto deliberativo. Ma, il presidente Alessi disse alla Commissione \u2013 e d\u2019altra parte era ben chiara \u2013 quale era la portata effettiva di questa disposizione. Ed il testo nuovo proposto dalla Commissione, quando parla del presidente della Regione col rango di Ministro, mi pare proprio che cambi poco. Anche qui, per altro, mi riferirei, per gli eventuali mutamenti, a quella che \u00e8 la prassi costituzionale dei popoli che vivono in libert\u00e0 da secoli e che cambiano il loro diritto in base alle necessit\u00e0, senza ricorrere ad ogni costo a leggi di abrogazione o innovative. Basterebbe, per indicare un esempio di portata pi\u00f9 generale, fare riferimento all\u2019Inghilterra, dove il Primo Ministro \u00e8 nato senza essere riguardato da nessuna legge che ne prevedesse la costituzione. Fino a qualche anno fa il rango di primo grado non apparteneva al Primo Ministro e si dovette ricorrere all\u2019espediente di attribuirgli un\u2019altra carica che comportava la precedenza nelle cerimonie.<\/p><p>NITTI. Questo non entra nella questione!<\/p><p>AMBROSINI. Mi perdoni, illustre Maestro, ma c\u2019entra. Ella tante volte ha fatto riferimento al diritto inglese, e proprio sentendo la sua voce nella mia mente si \u00e8 richiamato il sistema generale da lei pi\u00f9 volte ricordato. C\u2019entra per questa ragione: perch\u00e9 le norme costituzionali o di diritto pubblico in generale si evolvono e si adattano a seconda delle circostanze; a secondo le circostanze potr\u00e0 assumere nuova veste il Presidente della Regione.<\/p><p>Comunque, egregi colleghi, a me pare proprio che non varrebbe la pena di andare ad apportare una modifica facendo un coordinamento sostanziale a quello che era l\u2019antico testo.<\/p><p>Passiamo all\u2019articolo 31, che si riferisce alla polizia. Non sto ad intrattenere l\u2019Assemblea sui singoli testi; ma badate: la differenza di dizione tra il testo proposto dalla Commissione e quello dell\u2019attuale Statuto siciliano \u00e8 lieve se non lievissima. Qual \u00e8 raggiunta? Che il presidente della Regione esercita questo potere quale rappresentante del Governo centrale. Ma questo, se non \u00e8 detto espressamente nel testo attuale dello Statuto siciliano, \u00e8 nel complesso degli articoli. Si tenga presente che il presidente della Regione siciliana, per un verso rappresenta la Regione e per tutte le altre materie, che non siano riservate completamente allo Stato, come per esempio la giustizia, la difesa, l\u2019aeronautica e le ferrovie, rappresenta il Governo.<\/p><p>Quindi, nella struttura dello Statuto lieve \u00e8 la variante fra il vecchio e il nuovo testo. La modifica introdotta dalla Commissione si attiene soltanto alla forma e poco varia nella sostanza.<\/p><p>L\u2019ultimo punto, innovato dalla Commissione \u00e8 notevole; ma anche per esso si potrebbe sostenere che il vecchio testo non \u00e8 in tale contrasto con la Costituzione, si da intaccare l\u2019unit\u00e0 politica dello Stato.<\/p><p>L\u2019onorevole Persico vede che io cerco di adoperare termini misurati. \u00c8 il punto che si riferisce alla Corte costituzionale.<\/p><p>La grave divergenza si riferisce al numero di membri della Corte, che dovrebbero essere nominati dall\u2019Assemblea regionale siciliana.<\/p><p>Mi permetta, caro collega Cevolotto, che le dica che noi non vediamo nemmeno in questo un irriducibile contrasto con la Costituzione. Ne volete una riprova? La nostra Assemblea adott\u00f2 invero, nel suo testo definitivo, un sistema diverso; ma, sostanzialmente soltanto per pochi voti, non pass\u00f2 la proposta dell\u2019amico Perassi di comporre la Corte costituzionale con un numero di giudici predeterminati e con l\u2019aggiunta di giudici inviati dalle Regioni quando venisse in contestazione una qualche causa che si riferisse al loro interesse specifico.<\/p><p>Allora io mi domando: se in questa Assemblea fu sostenuto il sistema di introdurre nella Corte costituzionale dei rappresentanti della Regione, e se questo sistema non fu approvato soltanto per pochi voti, come pu\u00f2 sostenersi che il sistema dello Statuto siciliano, che ha con quello una analogia, sia talmente contrastante con la Costituzione da interferire col principio basilare dell\u2019unit\u00e0 politica dello Stato? E se non c\u2019\u00e8 questo contrasto assoluto, credete voi che sia conveniente affrontare oggi affrettatamente l\u2019esame della questione? Prima di finire debbo fare qualche considerazione sulla natura costituzionale dell\u2019attuale Statuto siciliano. Questo carattere \u00e8 stato negato, ed \u00e8 stata inoltre sollevata la questione della stessa costituzionalit\u00e0 del decreto legislativo che lo approv\u00f2. La Corte dei conti lo registr\u00f2 con riserva; e l\u2019eccezione venne ad essere esposta in questa Assemblea quando si discusse la mozione che tendeva a far ritirare dal Governo il decreto col quale aveva indetto le elezioni per l\u2019Assemblea regionale.<\/p><p>Rispondo che la Costituente ha gi\u00e0 dato due volte il crisma costituzionale a questo Statuto, la prima volta quando conferm\u00f2 il decreto col quale s\u2019indicevano le elezioni, la seconda volta quando nomin\u00f2 i membri dell\u2019Alta Corte costituzionale per la Sicilia. A proposito delle questioni portate avanti all\u2019Alta Corte io esprimo il voto, sia pur a titolo personale, che esse vengano composte con trattative dirette. I rappresentanti della Sicilia hanno tanta comprensione e i rappresentanti del Governo devono averne a loro volta tanta da potere arrivare ad un accordo.<\/p><p>Vado alla conclusione.<\/p><p>A che cosa tendeva e tende l\u2019articolo unico che ho proposto insieme ai miei colleghi onorevole Castiglia e onorevole Montalbano? Ad eliminare una discussione sui singoli articoli, che potrebbe protrarsi a lungo sollevando forti contrasti. Pu\u00f2 darsi che tutti i colleghi approvino i singoli articoli uno per uno; e naturalmente questo sarebbe la cosa migliore. Ma chi ci d\u00e0 questa garanzia? E noi dobbiamo insistere sulle nostre situazioni&#8230;<\/p><p>RUSSO PEREZ. La garanzia viene dal fatto che la Democrazia cristiana ed i comunisti sono d\u2019accordo per l\u2019autonomia siciliana. Quindi possiamo essere sicuri.<\/p><p>AMBROSINI. Debbo dire questo per chiarezza di esplicazione dell\u2019articolo proposto: che durante quella seduta del 16 gennaio, nella quale io presentai lo stesso articolo che viene ora all\u2019esame dell\u2019Assemblea, si lev\u00f2 l\u2019onorevole Fabbri che parve sostenere un sistema uguale. E parecchi lo credettero; ma io onestamente dovetti subito osservare che il sistema dell\u2019onorevole Fabbri non importava l\u2019approvazione definitiva dello Statuto. Io dissi che su questo punto non doveva restare dubbio e che occorreva essere chiari ed espliciti: il comma prima dell\u2019articolo, che io allora proposi e che ora onestamente e francamente ripropongo, importa la integrale conferma completa di tutto lo Statuto siciliano ai sensi e per gli effetti dell\u2019articolo 116 della Costituzione.<\/p><p><em>Una voce.<\/em> Parola per parola?<\/p><p>AMBROSINI. S\u00ec, parola per parola. Per altro quest\u2019articolo ha un secondo comma, onorevoli colleghi, che prevede la possibilit\u00e0 di apportare allo Statuto quelle modifiche che l\u2019esperienza suggerir\u00e0; e ci\u00f2 senza bisogno di ricorrere alla procedura lunga della revisione costituzionale, ma per mezzo di una legge ordinaria da emanare di intesa con l\u2019Assemblea regionale della Sicilia.<\/p><p>Adunque il primo comma \u00e8 chiaro: per noi deve importare approvazione integrale e definitiva, senza possibilit\u00e0 di equivoci, di tutto lo Statuto siciliano esistente.<\/p><p>Onorevoli colleghi, permettetemi di dirvi che troppo noi siamo stati sotto l\u2019incubo dei rimbrotti e delle accuse e insinuazioni che da tante parti sono state lanciate contro lo Statuto e a volte contro la Sicilia.<\/p><p>Noi abbiamo sentito dire che la Sicilia quasi vuole vivere a spese del capitale italiano, che la Sicilia vuole ricorrere, attraverso il Fondo di solidariet\u00e0 nazionale, a risorse che non sono sue, che la Sicilia potrebbe incrinare l\u2019unit\u00e0 dello Stato. Io non voglio ritornare su questi argomenti, ma mi preme dire che noi siciliani abbiamo creduto e crediamo con perfetta lealt\u00e0 e coscienza di poter assolvere al nostro compito autonomistico nel quadro dell\u2019unit\u00e0 politica dello Stato. La Sicilia, onorevoli colleghi, non \u00e8 quella che spesso, purtroppo, apparve nelle rappresentazioni di Giovanni Grasso.<\/p><p>La Sicilia \u00e8 quella ritratta da Giovanni Verga e da Luigi Pirandello. \u00c8 la terra dei lavoratori, di coloro che col progresso hanno il culto della tradizione. Cito un nome rappresentativo, il nome d\u2019un deputato defunto, che onor\u00f2 questa Assemblea, il nome di Empedocle Restivo, che diede impulso a tante opere di progresso in Sicilia e che fu nello stesso tempo il pi\u00f9 geloso custode delle tradizioni dell\u2019Isola. Sicuramente sarebbe stato l\u2019uomo pi\u00f9 adatto per reggere l\u2019autonomia della Sicilia. Il destino vuole che suo figlio, Franco Restivo, abbia una funzione fondamentale di governo nell\u2019autonoma Regione siciliana.<\/p><p>La Sicilia \u00e8 la terra dei lavoratori, degli umili contadini, che hanno saputo in Africa \u2013 specialmente nel Nord Africa \u2013 accomunarsi al lavoro con le popolazioni locali, degli emigranti che hanno apportato il contributo della loro opera e del loro sacrificio in tutte le parti del mondo. La Sicilia \u00e8 la terra del popolo che ha sentito sempre forte, fortissimo il palpito dell\u2019unit\u00e0 della Patria. (<em>Interruzioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>BERNINI. Che c\u2019entra questo con l\u2019ordinamento giuridico della Sicilia?<\/p><p>AMBROSINI. C\u2019entra, perch\u00e9 l\u2019Assemblea deve ora prendere una grave decisione di carattere politico e deve&#8230;<\/p><p>BERNINI. Questa \u00e8 retorica!<\/p><p>AMBROSINI. Non \u00e8 retorica, sono fatti storici di cui l\u2019Assemblea deve tenere conto prima di decidere. La Sicilia \u00e8 il paese antesignano dell\u2019unit\u00e0 d\u2019Italia. Noi diamo affidamento che mai lo Stato unitario avr\u00e0 a temere dalla Sicilia. La Sicilia fece la prima rivoluzione nel 1848, e la prima Costituente italiana. Sapete quale proclama fu lanciato al popolo? Mi dispiace di non avere il testo, ma ricordo benissimo che esso cos\u00ec terminava: \u00abViva la Sicilia, viva i fratelli italiani!\u00bb. (<em>Commenti \u2013 Interruzioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. Onorevole Ambrosini, non raccolga le interruzioni.<\/p><p>AMBROSINI. Mi rivolgo all\u2019egregio Presidente. Egli sa che non ho mai interrotto nessuno, egli sa che sono abituato a discutere nello stretto rigore della logica giuridica e dei fatti giuridici. Potevo quindi ben fare quella asserzione per dimostrare il sentimento eminentemente italiano che ha animato sempre la Sicilia.<\/p><p>Il proclama emanato dal Comitato provvisorio nella sua prima riunione del 17 gennaio 1848 finiva, ripeto, con le parole: \u00abViva la Sicilia, viva i fratelli italiani!\u00bb.<\/p><p>E nel General parlamento siciliano, alla Camera dei Pari fu avanzata da parte di un certo canonico, mi pare si chiamasse Calcara, la proposta di dichiarare a tutti gli Stati italiani che la Sicilia all\u2019inizio stesso della sua rivoluzione aveva affermato di volere fare parte della Confederazione italica, mentre alla Camera dei Comuni La Masa ed altri proponevano l\u2019invio di armati in Lombardia nella guerra contro l\u2019Austria.<\/p><p>MAZZONI. Dante Alighieri non era siciliano. Manca il senso della misura!<\/p><p>AMBROSINI. Il senso della misura credo di averlo avuto abbastanza col non soffermarmi a lungo (<em>Commenti<\/em>), come era mio diritto, sui singoli articoli del progetto di legge che \u00e8 dinanzi all\u2019Assemblea, alla cui saggezza faccio appello in questo momento decisivo.<\/p><p>E concludo: gli onorevoli colleghi possono approvare lo Statuto della Regione siciliana cos\u00ec come fu approvato col decreto legislativo del 15 maggio 1946, senza che abbiano a temere che questo Statuto infranga minimamente l\u2019unit\u00e0 politica e la compattezza del Paese! (<em>Applausi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. Gli onorevoli Finocchiaro Aprile e Gallo hanno presentato il seguente emendamento:<\/p><p>\u00ab<em>Sostituire gli articoli 1 e 2 del disegno di legge col seguente articolo unico:<\/em><\/p><p>\u00abLo statuto della Sicilia, promulgato con decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455, \u00e8 legge costituzionale e continuer\u00e0 ad avere vigore.<\/p><p>\u00abEventuali modifiche potranno essere introdotte con legge ordinaria dello Stato, ma sempre su voto dell\u2019Assemblea siciliana, espresso da almeno tre quarti dei suoi componenti\u00bb.<\/p><p>L\u2019onorevole Finocchiaro Aprile ha facolt\u00e0 di svolgerlo.<\/p><p>FINOCCHIARO APRILE. Signori deputati, io parler\u00f2 brevemente a sostegno dell\u2019emendamento da me proposto, unitamente all\u2019onorevole Gallo, diretto a dichiarare lo statuto della Sicilia, ora vigente, legge costituzionale che dovr\u00e0 continuare ad avere vigore; e a prescrivere che eventuali modifiche potranno essere introdotte con legge ordinaria dello Stato, ma sempre su voto del Parlamento siciliano, espresso da almeno tre quarti dei suoi componenti.<\/p><p>Quando, alla fine di maggio del 1946, l\u2019onorevole Presidente del Consiglio venne a Palermo ad annunziare la concessione dello statuto della Sicilia, vi furono molti che pensarono che questa potesse essere una speculazione elettorale. Noi indipendentisti non escludemmo ci\u00f2, di fronte ad un provvedimento emesso alla vigilia dei comizi; ma la cosa non ci fece nessuna impressione. Avesse o non avesse il provvedimento carattere di speculazione elettorale, certo era che finalmente l\u2019autonomia siciliana, sia pure in forma molto imperfetta, era decretata dalla classe dirigente italiana; e noi indipendentisti ne fummo lieti, per quanto fossimo stati esclusi dalla Consulta regionale e quindi, non chiamati a partecipare alla redazione dello statuto, alla quale saremmo, comunque, rimasti estranei.<\/p><p>Dichiarammo fin dal primo momento, e ripetemmo in quest\u2019Aula e in cento occasioni, che per noi l\u2019autonomia non era e non \u00e8 fine a se stessa, ma mezzo al fine, quello dell\u2019elevazione della Sicilia a Stato libero e sovrano; ma accettammo l\u2019autonomia cos\u00ec come ci era stata concessa, e lealmente, nel Parlamento siciliano, abbiamo data, come meglio ci era consentito lealmente, la nostra collaborazione per il successo del nuovo sistema.<\/p><p>Io credo che il Parlamento siciliano abbia dato prova di alta nobilt\u00e0 e di comprensione assoluta dei compiti che gli sono stati attribuiti. Esso non ha smentito la tradizione di dignit\u00e0 e di prestigio ed il magistero di saggezza irradiatosi dalle gloriose istituzioni parlamentari dell\u2019Isola. Per\u00f2 (e alcuni colleghi me ne sono testimoni), appena pubblicato lo statuto, noi dichiarammo alle masse siciliane: \u00abNon vi fate illusioni; l\u2019autonomia vi \u00e8 stata concessa ora; l\u2019autonomia sar\u00e0 presto revocata\u00bb. Parlava in noi la dura esperienza di 87 anni di promesse non mantenute e di danni subiti; parlava in noi il senso diffuso di incomprensione notato dovunque in Italia e ch\u2019io stesso ebbi ad avvertire nella Commissione per la Costituzione, dalla quale, appunto per ci\u00f2, io che ne facevo parte non tardai ad estraniarmi.<\/p><p>Onorevoli deputati, parliamoci chiaro! Noi abbiamo sentito qui l\u2019esposizione dell\u2019onorevole Cevolotto e l\u2019esposizione dell\u2019onorevole De Gasperi. Permettetemi di dire con grande sincerit\u00e0 che la nostra impressione \u00e8 stata veramente penosa. \u00c8 stata penosa soprattutto, ed imbarazzata, l\u2019esposizione dell\u2019onorevole De Gasperi, che ha provocato in noi molta amarezza. Egli si deve essere accorto che le sue parole sono cadute pesantemente sull\u2019Assemblea.<\/p><p>Siamo stati tutti alquanto sorpresi delle sue parole, che hanno rivelato nel Capo del Governo uno stato d\u2019animo completamente mutato, cos\u00ec diverso da quello euforico e lusingatore ch\u2019egli ebbe a manifestare al tempo della concessione dell\u2019autonomia alla Sicilia. Egli ha detto non essere lecito nascondersi che l\u2019interpretazione delle disposizioni dello statuto e la loro pratica attuazione hanno finora incontrato difficolt\u00e0 e sollevato obiezioni, specie da parte dell\u2019Amministrazione finanziaria; e che una forte resistenza devesi superare anche per le sezioni della Cassazione, del Consiglio di Stato e della Corte dei conti. E l\u2019onorevole De Gasperi ha soggiunto che tutto questo dimostra che, per attuare completamente lo statuto, occorre un nuovo sforzo di cooperazione tra la rappresentanza della Regione e lo Stato.<\/p><p>Ora queste non sono davvero parole di colore oscuro: il loro significato \u00e8 ben chiaro ed \u00e8 che non si vuole dare completa attuazione allo statuto e che si vuole tornare indietro. A me pare che ci\u00f2 non possa, n\u00e9 debba permettersi. Sarebbe un oltraggio alla Sicilia; la quale, onorevole De Gasperi, non far\u00e0 mai alcuna delle rinunzie che lei desidererebbe.<\/p><p>Si \u00e8 discusso, onorevoli deputati, sulla portata dell\u2019articolo 116 della Carta costituzionale, che \u00e8 bene leggere. Dice l\u2019articolo 116: \u00abAlla Sicilia, alla Sardegna, al Trentino-Alto Adige, al Friuli, alla Venezia Giulia \u00e8 alla Val d\u2019Aosta sono attribuite forme e condizioni particolari di autonomia, secondo statuti speciali adottati con leggi costituzionali\u00bb.<\/p><p>Evidentemente questo articolo non tenne conto del fatto che vi erano statuti gi\u00e0 approvati ed anche in esecuzione, e statuti che avrebbero dovuto essere adottati. Questa distinzione \u00e8 stata richiamata pi\u00f9 volte dal nostro illustre Presidente. Ora io penso che lo statuto siciliano, emanato da quegli organi dello Stato che allora avevano tutti i poteri per emanarlo, avesse gi\u00e0 sin dall\u2019origine ed abbia tuttavia valore costituzionale, alla stessa stregua che ha valore costituzionale la legge dalla quale l\u2019Assemblea Costituente ripete i propri poteri.<\/p><p>\u00c8 chiaro, pertanto, che i nuovi statuti, cio\u00e8 quelli della Sardegna, del Trentino-Alto Adige e del Friuli (perch\u00e9 anche il Friuli fu compreso fra le Regioni aventi diritto allo statuto speciale ed \u00e8 a deplorarsi che questo statuto non ci sia stato presentato) debbano essere adottati dall\u2019Assemblea Costituente; mentre gli statuti della Sicilia e della Val d\u2019Aosta, gi\u00e0 emanati ed in attuazione, debbano essere semplicemente coordinati. Nel decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455, con cui fu approvato lo statuto della Sicilia, si dice che questo sar\u00e0 sottoposto all\u2019Assemblea Costituente, per essere non adottato, ma coordinato con la nuova Costituzione dello Stato. \u00abCoordinamento\u00bb. Io mi riferisco, onorevoli deputati, al significato, al carattere, alla natura della parola \u00abcoordinamento\u00bb. Essi sono ben precisi ed inequivoci per chi abbia pratica giuridica e legislativa. Ma da quello che voi avete sentito, traete forse la convinzione che si stia facendo e si voglia fare un coordinamento? Non vi pare che si tratti, invece, di un vero sovvertimento? Del vecchio statuto, secondo le proposte della Commissione e gli intendimenti del Governo, non dovrebbe rimanere pi\u00f9 quasi nulla. Io vi richiamo a questo vostro dovere costituzionale di effettuare esclusivamente il coordinamento. Nel nuovo statuto io leggo disposizioni completamente nuove; e, quel che \u00e8 peggio, leggo \u2013 ed \u00e8 questa la ragione della mia maggiore preoccupazione \u2013 emendamenti presentati all\u2019ultimo momento, in relazione a quello che ha detto test\u00e9 il Capo del Governo, i quali, se accolti, sconvolgerebbero completamente il sistema su cui poggia lo statuto, e ne annullerebbero la parte essenziale. Sono emendamenti con i quali si tenta di restringere sino a sopprimerli i poteri della Sicilia in materia di tributi e di valute pregiate.<\/p><p>Quando l\u2019onorevole De Gasperi parlava, l\u2019onorevole Ministro del bilancio faceva circolare due sue proposte dell\u2019ultima ora, sulle quali io debbo richiamare tutta l\u2019attenzione dell\u2019Assemblea. Giudicate voi, onorevoli deputati, se con esse non si distrugga in pieno l\u2019autonomia siciliana. Noi abbiamo il sacrosanto diritto alla nostra autonomia tributaria, onorevole Einaudi; ad essa non rinunzieremo mai, a qualunque costo. Se lo ricordi! (<em>Commenti al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Ebbene, leggiamo il primo emendamento:<\/p><p>\u00abAl fabbisogno finanziario della Regione si provvede con i redditi patrimoniali della medesima e col gettito di tributi propri che essa rimane autorizzata a deliberare.<\/p><p>\u00abSono riservate allo Stato le imposte di fabbricazione e le entrate dei monopoli dei tabacchi e del lotto.<\/p><p>\u00abSalvo quanto disposto dal secondo e terzo comma dell\u2019articolo 39, sono altres\u00ec riservati allo Stato i tributi doganali.<\/p><p>\u00abLe altre imposte erariali ordinarie sono disciplinate dalla legge dello Stato sentita la Regione, per quanto attiene alla applicazione nel suo territorio, e del relativo gettito riscosso nel territorio stesso \u00e8 attribuita alla Regione una quota da determinarsi annualmente dallo Stato sentita la Regione\u00bb.<\/p><p>Che cosa significa ci\u00f2? Significa, in primo luogo, che il Parlamento siciliano non dovrebbe avere pi\u00f9 il diritto di deliberare su qualunque tributo, ad eccezione delle imposte di fabbricazione e delle entrate dei monopoli dei tabacchi e del lotto, a norma dello statuto vigente, in quanto le imposte erariali ordinarie dovrebbero tornare ad essere di competenza dello Stato, al quale sarebbero anche riservati i tributi doganali. Ma anche i tributi doganali sono dallo statuto siciliano attribuiti alla Sicilia, dappoich\u00e9 lo statuto stabilisce che il regime doganale dell\u2019Isola \u00e8 di competenza dello Stato, ma non gi\u00e0 che i proventi doganali appartengano allo Stato.<\/p><p>Ben a ragione, pertanto, il Parlamento siciliano con l\u2019articolo 3 della legge sull\u2019esercizio provvisorio del bilancio, ha tenuto conto del ricavato di tutti i tributi, comprese le entrate delle dogane. E voi oggi ce li volete togliere? Badate, per toglierci questi tributi, dato e non concesso che la loro appartenenza alla Sicilia sia discutibile, il Governo, in base allo statuto che \u00e8 gi\u00e0 in attuazione, avrebbe dovuto ricorrere all\u2019Alta Corte costituzionale siciliana e averne riconosciuto il diritto. Non lo ha fatto: ha fatto decorrere i termini dell\u2019impugnativa. Non essendo riuscito per questa via, onorevole Einaudi, lei pretende di raggiungere lo scopo, revocando addirittura per legge, il potere della Sicilia di legiferare in materia di tributi, comprese le entrate doganali, non pi\u00f9 limitando il potere dello Stato alle sole imposte di fabbricazione ed alle entrate dei monopoli dei tabacchi e del lotto. Tutto ci\u00f2 \u00e8 veramente enorme.<\/p><p>Non \u00e8 dubbio che l\u2019attribuzione alla Sicilia di tutte indistintamente le imposte, ad eccezione di quelle test\u00e9 specificate, non fu fatta da gente che avesse la testa nel sacco, ma fu fatta molto ponderatamente, ci\u00f2 rispondendo alle precise richieste delle rappresentanze siciliane. Oltre l\u2019onorevole De Gasperi firmarono lo statuto gli onorevoli Nenni, Cianca, Romita, Togliatti, Scoccimarro, Corbino, Gasparotto e via dicendo; tutti uomini forniti di senso di responsabilit\u00e0, che non avrebbero data la loro adesione, se non fossero stati convinti della necessit\u00e0 della concessione della autonomia tributaria. Ed oggi, onorevole Einaudi, in sede di coordinamento, lei pretende di riattribuire allo Stato quelle imposte delle quali lo Stato volontariamente si \u00e8 spogliato! Ma si rende conto il Ministro del bilancio delle conseguenze di questo ritorno al passato?<\/p><p>E v\u2019\u00e8 un\u2019altra cosa di molta gravit\u00e0 sulla quale io desidero di intrattenere brevemente l\u2019Assemblea Costituente. Ai fini del nuovo assetto economico della Sicilia, noi ci siamo basati sul ricavato delle nostre esportazioni che sono molto vantaggiose; e lei, onorevole Einaudi, lo sa. Lei sa che l\u2019eccedenza dei valori delle esportazioni nel 1945 fu di circa 10 miliardi di lire; lei sa che nel 1946 fu di oltre 15 miliardi, di cui uno con l\u2019estero e che nel primo semestre del 1947 l\u2019eccedenza fu di circa 13 miliardi, di cui circa 4 con l\u2019estero. Io non ho i dati del secondo semestre, ma solo che si raddoppino le cifre del primo semestre, ch\u00e9 certo saranno per il secondo semestre superiori, si avr\u00e0 per il 1947 un\u2019eccedenza di 26 miliardi, di cui circa 8 con l\u2019estero. Le previsioni per il 1948 saranno certo superiori.<\/p><p>Orbene, che cosa fa l\u2019onorevole Einaudi? Sotto la preoccupazione, gi\u00e0 accennata dal Presidente del Consiglio, che cio\u00e8 la lira italiana possa avere in Sicilia un valore superiore in confronto della lira nella Penisola, eventualit\u00e0 della quale noi siciliani ci compiacciamo, perch\u00e9 ci dar\u00e0, in un giorno che ci auguriamo non lontano, la possibilit\u00e0 di creare utilmente una nostra valuta, l\u2019onorevole Einaudi sbocca in una proposta che noi nettamente respingiamo, ed \u00e8 questa: \u00abSinch\u00e9 permane il regime vincolistico delle valute, sar\u00e0 provveduto, d\u2019accordo tra lo Stato e la Regione, e con l\u2019osservanza delle convenzioni internazionali, affinch\u00e9 le valute estere, provenienti dalle esportazioni siciliane, dalle rimesse degli emigrati, dal turismo e dal ricavo dei noli delle navi iscritte nei compartimenti siciliani, siano assegnate in relazione alle esigenze delle importazioni siciliane\u00bb.<\/p><p>No, onorevole Einaudi, la sua proposta \u00e8 assolutamente inaccettabile. Per la Sicilia non deve valere alcun regime vincolistico di valute. Ben comprendiamo che le valute pregiate, frutto del nostro lavoro, del sudore dei nostri operai e dei nostri contadini, facciano gola a molta gente. Noi siamo decisi a difenderle, perch\u00e9 ci sono indispensabili per quel risorgimento economico che la classe dirigente italiana vuole ancora ostacolare. Lei, onorevole Einaudi, vuole togliere alla Sicilia quello che le \u00e8 assolutamente necessario, per dare corso al suo programma di formazione e di sviluppo industriale. Le industrie siciliane, onorevole Einaudi, sono anemiche ed agonizzanti; il suo provvedimento, che concede crediti soltanto alle grandi industrie (come la Fiat, la Pirelli, la Montecatini) ha reso impossibile il finanziamento delle medie e piccole industrie che vanno verso la rovina. A queste bisognava pensare prima ancora di quelle, perch\u00e9 queste, ben pi\u00f9 di quelle, sono la spina dorsale dell\u2019economia italiana e dell\u2019economia siciliana. Ma io non voglio affrontare, in questa sede, argomenti di natura tecnica. A me interessa il lato politico della questione.<\/p><p>Onorevoli deputati, voi che siete unitari \u2013 io sono per un\u2019unit\u00e0 diversa da quella che voi volete mantenere; io sono per l\u2019unit\u00e0 confederale dei liberi Stati italiani \u2013 credete che questa discussione e soprattutto lo spirito che \u00e8 alla base di essa, cementino l\u2019unit\u00e0 d\u2019Italia? Io credo che avreste fatto molto bene a parlare ed agire ben diversamente. Siete per avventura voi che recate danno all\u2019unit\u00e0. Vi soggiungo che io amo troppo l\u2019Italia per speculare su questo vostro esiziale errore e su questa vostra grande debolezza.<\/p><p>Noi deputati siciliani \u2013 e non mi riferisco soltanto ai miei amici indipendentisti, ma a tutti i colleghi delle altre correnti politiche di Sicilia, ai democristiani, ai comunisti, ai socialisti, ai liberali, ai repubblicani, perch\u00e9 siamo tutti concordi in questo \u2013 pensavamo che il coordinamento dovesse essere di carattere formale, non sostanziale, non, cio\u00e8, un coordinamento che scardinasse, come si vorrebbe fare, lo statuto siciliano. Noi pensavamo che fosse pensiero del legislatore che lo statuto, gi\u00e0 approvato ed in esecuzione, dovesse essere annesso, inserito nella Costituzione, sia pure con le lievi modifiche di forma richieste dal coordinamento. E noi indipendentisti chiedemmo che lo statuto dovesse far parte integrante, come allegato, della Costituzione, perch\u00e9 ci sembrava che cos\u00ec lo statuto corresse minori pericoli e vi fossero minori probabilit\u00e0 di riforma, trattandosi di una Costituzione rigida. Ma ci\u00f2 non si \u00e8 voluto fare e si \u00e8 colta l\u2019occasione per tentare di mandare tutto all\u2019aria. Il procedimento della Commissione \u00e8 stato veramente anomalo. Essa non ci ha nemmeno fatto distribuire, perch\u00e9 noi potessimo fare i necessari confronti, il testo dello statuto siciliano, ed ha presentato un testo completamente nuovo; nuovo nella forma e nuovo nella sostanza. Vanamente, onorevoli colleghi della Commissione, voi credete di illuderci, dicendo: \u00abma, insomma, non c\u2019\u00e8 nulla di sostanzialmente modificato, tutto \u00e8 come prima, e tutto va bene. Non abbiamo fatto che dei ritocchi. Siamo d\u2019accordo persino coi rappresentanti della Regione\u00bb! Ma vivaddio, signori miei, non siete d\u2019accordo niente affatto, perch\u00e9 i rappresentanti della Regione sono rimasti desolati di quel che avete combinato e, anzi, hanno notato una cosa \u2013 non abbiatevene a male, se io ve la riferisco \u2013 che cio\u00e8 il vostro atteggiamento \u00e8 stato avverso allo statuto siciliano e ostile, come sempre, alla Sicilia. (<em>Vivi rumori al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>CEVOLOTTO, <em>Relatore.<\/em> No! Anzi hanno dichiarato apertamente di prender atto della comprensione e della amicizia con cui abbiamo trattato con loro.<\/p><p>FINOCCHIARO APRILE. Infatti, per protesta, se ne sono andati via, come gli onorevoli German\u00e0 e Leone Marchesano, deputati al Parlamento siciliano!<\/p><p>Cosicch\u00e9 \u00e8 venuto non l\u2019auspicato coordinamento formale, ma il coordinamento sostanziale, e si \u00e8 fatto un altro statuto.<\/p><p>Onorevoli colleghi, io vorr\u00f2 soffermarmi un poco sulle modificazioni essenziali&#8230;<\/p><p>PRESIDENTE. La pregherei di non entrare in un esame particolareggiato delle varie proposte, perch\u00e9 altrimenti tanto varrebbe passare all\u2019esame degli emendamenti. Resti alla esemplificazione.<\/p><p>FINOCCHIARO APRILE. Sta bene. Ma su quattro punti fondamentali qualche parola \u00e8 necessario che io dica; e di essi il primo riguarda l\u2019articolo 14.<\/p><p>Con questo articolo 14 dello statuto del 1946, vigente, la Sicilia ha la legislazione esclusiva su svariate materie, nel limite delle leggi costituzionali dello Stato. Noi abbiamo lealmente accettato ed applicato questa disposizione; ma non cos\u00ec ha fatto la Commissione la quale l\u2019ha trasformata completamente; e noi dichiariamo nel modo pi\u00f9 reciso di non potere aderire a tale arbitraria trasformazione. Il coordinamento non ha nulla a che vedere con quello che avete fatto; perch\u00e9, quando voi aggiungete nell\u2019articolo 2 del nuovo testo proposto le parole: \u00abIn armonia con la Costituzione e i princip\u00ee dell\u2019ordinamento giuridico dello Stato, col rispetto degli obblighi internazionali e senza pregiudizio delle riforme agraria ed industriale della Repubblica\u00bb, voi fate cadere di peso il potere di legislazione esclusivo gi\u00e0 sancito per la Sicilia, lo riducete a nulla, perch\u00e9, ove nell\u2019ordinamento giuridico dello Stato vi sia un complesso di leggi organiche riguardanti i vari rami dell\u2019Amministrazione, noi non avremo pi\u00f9 nessuna libert\u00e0, ma dovremo adattare il nostro potere normativo a queste leggi, anche quando la Sicilia si trovasse nella condizione di avere delle particolari ed imprescindibili esigenze. Ci\u00f2 \u00e8 molto grave e distrugge alla base il sistema autonomistico siciliano.<\/p><p>Il secondo punto riguarda l\u2019articolo 21; ed io mi domando: perch\u00e9 avete voluto togliere al presidente della Regione \u2013 lasciamo stare il rango di Ministro, ch\u00e9 questa \u00e8 cosa di carattere formale e di poca importanza \u2013 il diritto di intervento nel Consiglio dei Ministri con voto deliberativo e pretendete di dargli soltanto voto consultivo? I rilievi e le osservazioni fatte dall\u2019onorevole Cevolotto sono inconsistenti e non toccano la sostanza delle cose. Bisogna rifuggire dall\u2019eccesso di formalismo; e, in verit\u00e0, non v\u2019\u00e8 proprio nulla di strano, n\u00e9 di incostituzionale, che vi sia nel Consiglio dei Ministri un membro non nominato come gli altri, ma designato a farne parte, soltanto per argomenti particolari, da un organo diverso da quello dal quale quelli ripetono la loro origine. Nella storia costituzionale sono numerosi gli esempi del genere. Non vi fu un tempo, ad esempio, nel quale il Ministro per l\u2019Irlanda non era nominato in Gran Bretagna dal re? Perch\u00e9, dunque, tanto misoneismo a proposito della Sicilia?<\/p><p>La determinazione di fare intervenire nel Consiglio dei Ministri il presidente della Regione con voto deliberativo fu atto di grande accorgimento politico, rispondente ad un vivo desiderio del popolo siciliano, espresso in varie occasioni. L\u2019intervento con semplice voto consultivo non rappresenta niente, sminuirebbe l\u2019autorit\u00e0 ed il prestigio del presidente della Regione e tanto varrebbe sopprimerlo.<\/p><p>Permettetemi ora di esprimervi il mio pensiero sulle modifiche proposte all\u2019articolo 24, per quanto riguarda l\u2019Alta Corte. Noi tenevamo molto, e teniamo molto, a questa nostra Alta Corte. Ha detto benissimo l\u2019onorevole Ambrosini: l\u2019Assemblea Costituente ha gi\u00e0 virtualmente convalidato, in due occasioni, l\u2019Alta Corte siciliana, eleggendo i rappresentanti dello Stato in essa, cos\u00ec come abbiamo fatto noi al Parlamento siciliano. Ora ci si viene a dire che quest\u2019Alta Corte dovr\u00e0 funzionare solo temporaneamente, fino a che non entrer\u00e0 in carica la Corte costituzionale italiana. Non \u00e8, n\u00e9 pu\u00f2 essere cos\u00ec. Si tratta di istituzioni diverse nella loro struttura e nelle loro finalit\u00e0: compito limitato e circoscritto \u00e8 quello dell\u2019Alta Corte siciliana; compito vasto e complesso quello della Corte costituzionale italiana. Inoltre, nella prima la Sicilia ha la sua diretta rappresentanza, nella seconda no. Vi \u00e8, poi, fra esse disparit\u00e0 di poteri per cui l\u2019una non potrebbe assorbire l\u2019altra, senza snaturare il differente criterio che ha guidato il legislatore nell\u2019istituirle. Vorrei dire che vi \u00e8 fra le due Corti un essenziale contrasto che va mantenuto. Il mio amico Calamandrei, che come cultore eminente di diritto privato \u00e8 forse meglio dei pubblicisti della Commissione in condizione di rilevare questa antitesi, vi dir\u00e0, forse, che quello che avete fatto deve essere, anche nell\u2019interesse giuridico e processuale, assolutamente annullato.<\/p><p>L\u2019Alta Corte per noi siciliani aveva ed ha veramente un significato particolare, un significato tutto nostro, anche in relazione ai contrasti fra lo Stato e la Regione. La Corte costituzionale italiana potr\u00e0 servire a dirimere i conflitti fra lo Stato e le Regioni regolate normalmente dalla Costituzione; non i conflitti fra lo Stato e le Regioni a statuto speciale, che abbisognano di un ente speciale quale \u00e8 appunto l\u2019Alta Corte siciliana. Questa, pertanto, deve essere mantenuta.<\/p><p>Vengo finalmente all\u2019ultimo punto, e cio\u00e8 alla polizia, cui si riferisce l\u2019articolo 31. Credevamo di aver ottenuto una cosa da noi siciliani insistentemente richiesta e sollecitata, quella che la polizia sia alle dirette dipendenze del presidente della Regione. Ripetutamente in quest\u2019Aula, da me e dal collega Gallo, fu deplorato il funzionamento della polizia in Sicilia e furono invocate riforme sostanziali che la mettano, nell\u2019Isola, al livello delle pi\u00f9 progredite polizie del mondo. Lo Stato non \u00e8 riuscito in questa opera e noi confidiamo di riuscirvi.<\/p><p>Ma, oltre a ci\u00f2, non vi \u00e8 autonomia che possa concepirsi e che possa funzionare, senza che il governo della Sicilia abbia nelle sue mani uno strumento cos\u00ec delicato come la polizia. In caso contrario il governo sarebbe alla merc\u00e9 del Ministro dell\u2019interno italiano, privando il governo siciliano della sua libert\u00e0 di azione.<\/p><p>L\u2019insistenza con la quale si pretende di restringere notevolmente, se non di sopprimere i poteri del governo siciliano \u00e8 molto sospetta e noi non possiamo non ribellarci a questo tentativo.<\/p><p>In ultimo debbo rilevare che le tardive e non disinteressate obiezioni di ceti giudiziari e forensi romani, accennate dall\u2019onorevole De Gasperi, alla costruzione in Sicilia di sezioni della Corte di cassazione, del Consiglio di Stato e della Corte dei conti non hanno alcun serio fondamento. Se le sezioni del Consiglio di Stato e della Corte dei conti sono tecnicamente necessarie in Sicilia, dato l\u2019introdotto sistema dell\u2019autonomia, la sezione della Corte di cassazione \u00e8 indispensabile. Non si obietti essere ci\u00f2 contrario all\u2019uniformit\u00e0 della giurisprudenza. Io ho sempre pensato che questa uniformit\u00e0, da taluni decantata, sia un grave danno, non solo per l\u2019amministrazione della giustizia, ma anche per il progresso degli studi giuridici. L\u2019unificazione delle Corti di cassazione distrusse in Italia parecchi centri di cultura che avevano potentemente contribuito all\u2019evoluzione del pensiero giuridico. Fra questi centri primissimo fu quello di Palermo.<\/p><p>La Corte di cassazione siciliana, che pu\u00f2 considerarsi risalente ai tempi di Federico II di Svevia, fu invero la maestra di tutte le altre. Io ricordo che i conflitti di giurisprudenza venivano quasi sempre decisi dalla Corte palermitana. Ed aggiungo che vi sono materie connesse a superstiti istituti giuridici feudali ed ecclesiastici che hanno bisogno di una particolare sensibilit\u00e0, che non pu\u00f2 avere che il supremo giudice siciliano, pi\u00f9 adatto, del resto, all\u2019interpretazione e all\u2019applicazione della legge in un paese che ha sue speciali esigenze ed una propria mentalit\u00e0. Si \u00e8 tardato fin troppo a creare nell\u2019Isola la sezione della Corte di cassazione, e le sezioni del Consiglio di Stato e della Corte dei conti. La Sicilia attende che lo Stato assolva questo suo impegno a onore.<\/p><p>Concludendo, io dichiaro di non accettare nulla del nuovo statuto. Non lo accetto, non solo perch\u00e9 la Commissione \u00e8 andata assai oltre le funzioni assegnatele e ha compiuto un eccesso di potere, ma perch\u00e9 dire laggi\u00f9 che \u00e8 stato sostituito lo statuto siciliano e fare sapere che si sono soppressi molti dei poteri gi\u00e0 attribuiti alla Regione, significherebbe turbare profondamente e con gravi conseguenze il sentimento del popolo siciliano.<\/p><p>Io non voglio usare, onorevoli deputati, parole grosse. Nell\u2019Isola si dice gi\u00e0 che qui si vuole tradire il popolo siciliano con questi provvedimenti che voi avete proposti. Io mi auguro che l\u2019Assemblea Costituente, con alto senso di responsabilit\u00e0, respinger\u00e0 unanime tutte le proposte lesive di diritti ormai acquisiti e che accoglier\u00e0 l\u2019emendamento che io ho avuto l\u2019onore di presentare e che si avvicina molto a quello del mio amico Ambrosini, al quale avete tolto la legittima soddisfazione di riferire sullo statuto siciliano. Avete fatto molto male! Anche questo \u00e8 stato vivamente deplorato in Sicilia.<\/p><p>Chiudo, esortandovi ad operare ognora in modo che la Sicilia guardi sempre benevolmente e fraternamente all\u2019Italia.<\/p><p>LI CAUSI. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>LI CAUSI. Onorevoli colleghi, credo che tutti abbiamo l\u2019impressione che stiamo discutendo e vogliamo risolvere un problema che implica enormi responsabilit\u00e0; e che non \u00e8 possibile sfuggire a questa responsabilit\u00e0.<\/p><p>E non basta che da parte di coloro che in questa Assemblea sono sinceramente antiautonomisti \u2013 ed in particolare antiautonomisti nei confronti della Sicilia \u2013 vi siano riserve ed avversioni per il nostro statuto.<\/p><p>La Commissione dei Diciotto toglie qualche cosa; il Governo ce ne toglie qualche altra; vedremo certamente sorgere in questa Assemblea qualcuno che si preoccupa di qualche altro aspetto dello statuto siciliano e vorr\u00e0 togliercelo; a compimento interverranno i giuristi puri, coloro che vogliono che la legge sia unica per lo Stato; che i sommi princip\u00ee, e princip\u00ee fondamentali non soffrano offese e si ripeter\u00e0 l\u2019errore funesto del 1860: la legislazione unica, imposta dall\u2019alto per tutto il Paese.<\/p><p>Oggi per\u00f2 la situazione non \u00e8 pi\u00f9 quella del 1860; allora la classe dominante ebbe la forza di imporre la soffocante uniformit\u00e0. Oggi le classi dominanti sentono di non averla pi\u00f9 questa forza, ed ecco perch\u00e9 si \u00e8 perplessi in questa Assemblea e si cerca, beninteso per l\u2019amore verso la Sicilia, di darci lo zuccherino. Si dice: \u00abNell\u2019interesse del Paese noi facciamo questo; non possiamo rinunciare a determinate cose; vediamo se ci sono contrasti giuridici, ecc.\u00bb.<\/p><p>No, la verit\u00e0 \u00e8 proprio questa: politicamente si vuole imporre una legislazione unica; si vuole sottrarre pi\u00f9 che sia possibile alla Regione siciliana la legislazione esclusiva; si vuole vanificare gli statuti speciali; si vuole impedire alla Sicilia e alla Sardegna di svilupparsi rapidamente.<\/p><p>Se i deputati siciliani si mostrano in questa Assemblea, indipendentemente dal loro colore politico, schierati su un unico fronte \u00e8 perch\u00e9 hanno una base comune, obiettiva di lotta, cio\u00e8 la difesa dello statuto siciliano. Su questa base si \u00e8 creata l\u2019unit\u00e0 del popolo siciliano ed oggi qui i suoi rappresentanti politici, di tutti i settori, sono concordi nel difendere lo statuto che non \u00e8 una concessione largita dall\u2019alto, ma una conquista del popolo siciliano. Lo statuto dell\u2019autonomia siciliana \u00e8 il risultato di una lotta, di un travaglio, di una esperienza che non \u00e8 maturata in questi ultimi anni, anche se la crisi sociale e politica, anche se il cataclisma che abbiamo vissuto ha esasperato le contraddizioni che in periodo normale, attraverso l\u2019esercizio del potere, vengono compresse.<\/p><p>Io devo associarmi a moltissime considerazioni che sono state svolte dall\u2019onorevole Finocchiaro Aprile, le ritengo giuste e credo che siano giuste per tutti i deputati siciliani che sono qui.<\/p><p>Indipendentemente da quelle che possono essere le legittime preoccupazioni dei rappresentanti delle altre Regioni presenti in questa Assemblea, indipendentemente dalla preoccupazione di chi, come noi, ha il dovere di vedere il quadro generale in cui inserire questo problema, v\u2019\u00e8 un problema essenziale, il problema dell\u2019autonomia speciale siciliana, che si racchiude nell\u2019articolo 14 dello statuto.<\/p><p>Ma come? Non vi bastano i limiti che le leggi costituzionali dello Stato pongono alla nostra autonomia? Quali altri limiti volete che vi siano? Se l\u2019autonomia deve essere una cosa seria, essa ha gi\u00e0 i limiti nettamente segnati da una parte dalla Costituzione, dall\u2019altra dallo statuto siciliano. Di qui non possiamo muoverci.<\/p><p>Cosa vuol dire aggiungere all\u2019articolo 14 i limiti di \u00abprincip\u00ee fondamentali dell\u2019ordinamento giuridico\u00bb? Che significato hanno queste parole? Ognuno le interpreta a modo suo e voi vedreste che ad ogni momento l\u2019attivit\u00e0 legislativa della nostra Assemblea regionale sarebbe paralizzata, perch\u00e9 chi ha interessi contrari al popolo, in ogni legge dell\u2019Assemblea regionale favorevole al popolo vedrebbe una violazione ai princip\u00ee fondamentali dell\u2019ordinamento giuridico. E voi sapete benissimo come queste cose possono dare adito a discussioni, a lunghe controversie; ed \u00e8 perci\u00f2 che si vogliono cacciare nello statuto siciliano proprio per impedire che questo statuto abbia la efficacia che deve avere.<\/p><p>Tutti sappiamo cosa sono le leggi costituzionali dello Stato; sappiamo cos\u2019\u00e8 lo statuto siciliano; abbiamo due limiti certi; rimaniamo in questi limiti; ma se vogliamo introdurre frasi, affermazioni vaghe che possano prestarsi alle pi\u00f9 svariate interpretazioni e possano fare impugnare l\u2019attivit\u00e0 legislativa dell\u2019Assemblea regionale, vuol dire che si vuole proprio svigorire l\u2019autonomia della Sicilia.<\/p><p>La Commissione dei Diciotto pur nella forma pi\u00f9 corretta e pi\u00f9 alta ha assolto al compito di sminuire il vigore e il contenuto della nostra autonomia e ha presentato a questa Assemblea un nuovo statuto. Ma non vi sono stati rapporti men che cordiali tra la delegazione siciliana e la Commissione. Abbiamo discusso lungamente, duramente nella sostanza; ma la forma \u00e8 sempre stata della massima cordialit\u00e0. E devo soggiungere che v\u2019\u00e8 stato uno sforzo di comprensione reciproca.<\/p><p>Il collega Cevolotto, anti-autonomista convinto, essendo un uomo politico sa perfettamente che quando svolge argomentazioni giuridiche tiene conto che quella che sta trattando \u00e8 una questione politica, non una questione di puro diritto; ed \u00e8 naturale che egli, attraverso i contatti e le discussioni che ha avuto con la delegazione siciliana, si sia reso conto della legittimit\u00e0 e bont\u00e0 delle nostre richieste.<\/p><p>Non v\u2019\u00e8 dubbio su questo; ma non v\u2019\u00e8 dubbio \u2013 e va denunciato \u2013 che la Commissione vuol togliere qualche cosa allo statuto della Sicilia. L\u2019orientamento di taluni Gruppi di questa Assemblea e dello stesso Governo \u00e8 appunto di voler togliere qualche cosa alla Sicilia; difatti, mentre non si \u00e8 discusso assolutamente da parte della Commissione il gruppo degli articoli che riguardano il problema finanziario della Regione, all\u2019ultimo momento il Ministro Einaudi \u2013 fiero oppositore delle autonomie \u2013 si \u00e8 presentato con i suoi emendamenti per silurare lo statuto siciliano. Commissione dei Diciotto, gruppi determinati dell\u2019Assemblea, Governo tutti concordi, anche se non di concerto, per silurare lo statuto siciliano, l\u2019autonomia siciliana.<\/p><p>E ci spieghiamo quindi perch\u00e9 gli appelli che qui sono stati elevati di giusto riconoscimento di ci\u00f2 che in Sicilia i grandi partiti politici unitari hanno fatto per distendere la situazione, non hanno trovato eco. Se gli onorevoli colleghi delle altre Regioni si fossero rifatti alla situazione siciliana di qualche anno fa, e non esclusivamente nel senso negativo, diciamo cos\u00ec, per opera di Finocchiaro Aprile; o nel senso positivo, per opera di Aldisio, \u2013 perch\u00e9 n\u00e9 Finocchiaro Aprile pu\u00f2 creare dal nulla il movimento separatista, n\u00e9 Aldisio pu\u00f2 frenarlo se non vi sono delle forze in moto su cui basarsi \u2013 oggi sarebbero convinti che non per l\u2019intervento di Governo, ma essenzialmente col concorso del popolo siciliano e delle forze pi\u00f9 vive di esso quella critica situazione ha potuto sanarsi.<\/p><p>Volete forse onorevoli colleghi, proprio oggi per le prospettive che ci stanno dinanzi e per quello che rappresenta la Sicilia nel Mediterraneo stuzzicare la Sicilia, dare l\u2019impressione ai siciliani che qui il loro problema non \u00e8 sentito, il problema dell\u2019autonomia, che ci permette di poter dire la prima volta nella storia, non ci prendete pi\u00f9 in giro, o signori del Governo centrale, non permetteremo pi\u00f9 ai nostri deputati che facciano i rivoluzionari in Sicilia e gli ascari a Montecitorio? (<em>Applausi all\u2019estrema sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Noi stiamo sanando questa situazione, e venite qui voi altri e volete che questa situazione si riacutizzi, si perpetui! Questo non \u00e8 pi\u00f9 possibile che avvenga, non avverr\u00e0 pi\u00f9. E non \u00e8 iattanza la nostra, il popolo siciliano \u00e8 in movimento con la coscienza della propria forza, del proprio diritto storico e politico, con la coscienza critica che quello che \u00e8 avvenuto nel \u201960, nel \u201966, nel \u201970, nel \u201994, nel 1919 non avverr\u00e0 pi\u00f9. Non vi sar\u00e0 pi\u00f9 un potere centrale che nomini le solite commissioni di studio che riconoscano che la Sicilia ha diritto ad un determinato trattamento, ma che poi non se ne fa nulla per non turbare gli interessi di quei gruppi che non vogliono assolutamente che la Sicilia risorga e non rimanga una terra di sfruttare.<\/p><p>Teniamo conto che la sensibilit\u00e0 del popolo siciliano \u00e8 data proprio dalla sua storia e dalla sua posizione geografica; teniamo conto che viviamo in una situazione politica gravida di pericoli, e che proprio in questo momento bisogna saldare il popolo siciliano con tutto il Paese e saldarlo non in modo meccanico o in base a princip\u00ee astratti di diritto, ma creando in Sicilia condizioni favorevoli al suo sviluppo. Come potete evitare che in questo modo il popolo siciliano non senta l\u2019urto di questa incomprensione, di questa ostilit\u00e0? Lo statuto siciliano, \u00e8 una conquista del popolo siciliano; con esso ha fatto le elezioni dell\u2019Assemblea regionale, con esso le sue prime leggi sociali progressive.<\/p><p>Nell\u2019ottobre scorso quando a Roma \u00e8 venuta una delegazione della Regione a conferire col Capo dello Stato, col Presidente dell\u2019Assemblea Costituente, coi capi partito, tutti, compreso l\u2019onorevole Nitti antiautonomista, hanno dovuto riconoscere che l\u2019esperimento siciliano \u00e8 un esperimento positivo, perch\u00e9 l\u2019autonomia, cos\u00ec come nell\u2019Assemblea regionale siciliana incomincia ad essere attuata con la partecipazione, si pu\u00f2 dire, di tutto il popolo, ha dato impulso alla creazione di una moderna coscienza democratica della Regione che non vedr\u00e0 pi\u00f9 i suoi problemi deformati o attenuati dalla distanza che v\u2019\u00e8 tra Palermo e Roma, o peggio misconosciuti per la prevalenza di sordidi interessi particolari.<\/p><p>Il popolo siciliano, partecipando direttamente alla formazione delle sue leggi, compie enormi progressi sulla via della democrazia, d\u00e0 un contenuto progressivo all\u2019autonomia affinch\u00e9 corrisponda agli interessi del popolo siciliano, cio\u00e8 a quelli di tutto il Paese.<\/p><p>Allora, poich\u00e9 il problema \u00e8 posto non solo nei suoi termini storici, ma in quelli politici attuali, vorreste qui assumervi la responsabilit\u00e0 di acuire il contrasto fra la Sicilia e il resto del Paese, contrasto gi\u00e0 attenuatosi e in via di composizione?<\/p><p>Vogliate invece contribuire a rinsaldare questa unit\u00e0, non meccanicamente, non esteriormente sulla base di astratti princip\u00ee, ma sulla considerazione del reale interesse particolare della Regione e generale del Paese.<\/p><p>Il popolo siciliano non permetter\u00e0 che il suo avvenire sia compromesso per il prevalere di interessi particolari. Esso vuol contribuire con tutte le sue forze a quell\u2019opera di risanamento, di unificazione concreta del Paese che deve basarsi sul riconoscimento dei diritti storici e politici della Regione siciliana. (<em>Applausi all\u2019estrema sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>BELLAVISTA. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>BELLAVISTA. Onorevoli colleghi, faccio queste mie brevi dichiarazioni dopo gli appassionati interventi degli onorevoli Ambrosini, Finocchiaro Aprile e Li Causi; e voi, unendo ai precedenti gli interventi di altri siciliani che certamente mi seguiranno, avrete senza dubbio l\u2019impressione che a noi, deputati siciliani all\u2019Assemblea Costituente, sia arrivata, con circa duemila anni di ritardo, la lettera di Paolo di Tarso ai Corinzi. Perch\u00e9 noi, in realt\u00e0, di questo oggi essenzialmente ci ricordiamo e ci preoccupiamo, al di fuori di ogni divisione politica: di essere siciliani, e di difendere gli interessi dell\u2019Isola nostra.<\/p><p>C\u2019\u00e8 meraviglia del resto? L\u2019onorevole Bordon \u00e8 uno solo ed \u00e8 valdostano; e gli \u00e8 stato, per conseguenza, pi\u00f9 facile essere coerente con se stesso.<\/p><p>L\u2019altro ieri abbiamo visto in quest\u2019Aula uno schieramento compatto di sardi, che faceva veramente onore all\u2019Isola e agli interessi per i quali i rappresentanti del popolo sardo si battevano.<\/p><p>A che cosa si riduce questa questione, che non solo \u00e8 di pura forma, ma che \u00e8, certamente, anche di sostanza? A questo: che se ci potevano essere delle preoccupazioni del genere di quelle sollevate dagli onorevoli Ambrosini e Finocchiaro Aprile avanti il progetto della Commissione, ormai, con gli emendamenti che sono piovuti qui in Assemblea l\u2019un dopo l\u2019altro come \u00abmessi di sventura\u00bb di Longwy, le preoccupazioni si rivelano pi\u00f9 che mai fondate, perch\u00e9 si intacca non soltanto una questione meramente sistematica (sotto il profilo sistematico debbo riconoscere che il progetto della maggioranza della Commissione ha una plastica migliore che non il vecchio progetto), ma si intaccano nella sostanza alcuni diritti che erano ormai acquisiti alla simpatia e agli interessi del popolo siciliano. Forse erano le uniche cose che il popolo siciliano apprezzava!<\/p><p>Per dare un piccolo esempio, c\u2019\u00e8 un emendamento che riguarda la Corte di cassazione e che ce la nega. Ma questa della Cassazione \u00e8 un\u2019aspirazione che dura da lustri e lustri e che ha fatto mettere in sciopero le categorie forensi di tutta l\u2019Isola. E l\u2019emendamento porta la firma dell\u2019onorevole Persico che anche in sede costituzionale si \u00e8 battuto contro le Cassazioni regionali.<\/p><p>Tutto questo ci deve fare preoccupare e ci deve fare riflettere. In sostanza noi, contentandoci di quello che fu promesso e concesso e che ha rappresentato da mesi e mesi un\u2019opera viva della nuova vita politica siciliana, rinunciamo a qualche vantaggio che il nuovo progetto offre.<\/p><p>Un esempio per tutti. All\u2019articolo 23 del progetto della Commissione, a maggiore garanzia politica per la rappresentanza regionale, che il vecchio statuto non contemplava affatto, \u00e8 estesa ai rappresentanti dell\u2019Assemblea siciliana l\u2019immunit\u00e0 parlamentare di cui all\u2019articolo 68 della Costituzione.<\/p><p>Per\u00f2 gli emendamenti che attaccano la parte finanziaria, senza la quale l\u2019autonomia diventa stolida e vana parola, ci fanno preoccupare e sono tali da fortificarci nell\u2019impressione che bisogna appoggiare quell\u2019emendamento, che funge da preclusione, e che sostanzialmente \u00e8 identico nelle varianti di Ambrosini e di Finocchiaro Aprile.<\/p><p>Non si speri su eventuali dissensi fra noi, onorevoli colleghi! Dissensi nel merito o nei particolari ve ne potranno, per avventura, essere, ma la ragione superiore fa s\u00ec che noi dobbiamo superarli per salvare quanto pi\u00f9 \u00e8 possibile una garanzia preziosa per il popolo siciliano.<\/p><p>Non voglio avere debolezze retoriche, ma quando vi fu la guerra dei Vespri, in tutta la Sicilia, un solo piccolo paese, Sperlinga, disert\u00f2 la prova: \u00ab<em>sola Sperlinga negavit quod Siculis placuit<\/em>\u00bb. Ma io rassicuro i colleghi siciliani che nessuna Sperlinga \u00e8 oggi presente fra noi. (<em>Applausi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>GULLO ROCCO. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>GULLO ROCCO. Avevo presentato anche io emendamenti al testo del disegno di legge. Dichiaro ora di aderire a quello dell\u2019onorevole Ambrosini. Dir\u00f2 molto brevemente, cercando di evitare qualsiasi altro riferimento, quale, a parer mio, \u00e8 la situazione giuridico costituzionale in cui noi ci veniamo a trovare in questo momento. \u00c8 inutile che io ricordi all\u2019Assemblea quali sono i compiti cui essa \u00e8 stata chiamata per la legge 16 marzo 1946. Li conosciamo tutti. Sono compiti ben delimitati.<\/p><p>Ora io sostengo che accanto a questi compiti assegnati all\u2019Assemblea Costituente dalla legge istitutiva del 16 marzo 1946 ve ne \u00e8 un altro assegnato da un\u2019altra legge che ha la stessa origine, e che ha la stessa legittimit\u00e0: la legge del 15 maggio 1946. Noi avremmo forse potuto, all\u2019inizio della nostra vita di Assemblea, invocando la nostra sovranit\u00e0, dire che non tenevamo in alcun conto le leggi che precedettero la nascita di questa Assemblea. Non l\u2019abbiamo fatto e quando siamo stati costretti dallo stato di necessit\u00e0 ad infrangere una delle disposizioni della legge 16 marzo 1946 abbiamo nel tempo stesso salvato la forma e abbiamo giustificato questa infrazione con la necessit\u00e0 di dover infrangere in caso diverso un\u2019altra disposizione perch\u00e9 ci trovavamo al bivio: o interrompere i nostri lavori costituzionali o prorogare i poteri. Noi abbiamo in quell\u2019occasione riaffermato la forza e la legittimit\u00e0 della legge costitutiva 16 marzo 1946. Ora domando: quale differenza vi \u00e8 dal punto di vista costituzionale fra la legge 16 marzo 1946 che assegnava a noi determinati compiti e l\u2019altra legge 15 maggio 1946, anche essa legge dello Stato, la quale assegnava all\u2019Assemblea Costituente l\u2019altro compito del coordinamento dello statuto siciliano gi\u00e0 approvato con legge dello Stato e di cui il coordinamento era appunto devoluto all\u2019Assemblea Costituente?<\/p><p>Ora, ma solo ora, ci si viene a dire che l\u2019articolo 116 della Costituzione, da noi approvato, dichiara che per la Sicilia, come per le altre Regioni, gli statuti speciali di autonomia devono essere emanati mediante legge costituzionale, e si vorrebbe con questo, confondendo la situazione della Sicilia con quella delle altre Regioni per cui sono stabilite forme particolari di autonomia, tenere in nessun conto la legge del 15 maggio 1946 e considerarla superata dalla norma costituzionale.<\/p><p>Mi permetto ricordare ai colleghi dell\u2019Assemblea che la questione fu altra volta sollevata, e precisamente nella seduta del 13 giugno 1947, a proposito di un ordine del giorno che portava le firme degli onorevoli Bonomi Ivanoe, Laconi e altri, in cui a chiusura della discussione sul titolo delle Regioni si diceva appunto che per le Regioni di cui all\u2019articolo 108 del progetto \u2013 che erano la Sicilia, la Sardegna, la Val d\u2019Aosta, il Friuli-Venezia Giulia e il Trentino-Alto Adige \u2013 dovevano emanarsi norme costituzionali che avrebbero approvato determinati e speciali statuti. Qualcuno si oppose all\u2019ordine del giorno chiedendo precise spiegazioni; e queste spiegazioni vennero. Si disse allora che con l\u2019ordine del giorno non si intendeva assolutamente mettere in discussione ci\u00f2 che era un fatto storico ormai acquisito, e cio\u00e8 lo statuto gi\u00e0 emanato per la Regione siciliana.<\/p><p>Non intendo infliggervi letture, n\u00e9 tanto meno la lettura di un discorso da me fatto allora e che sarebbe poco interessante, ma in quella domanda che feci in termini precisi ai presentatori di quell\u2019ordine del giorno intendevo appunto chiarire se con quell\u2019ordine del giorno (la dizione poi modificata fu trasportata nell\u2019articolo 116) si intendesse parlare di nuove norme costituzionali, e se non si volesse tener conto che per la Sicilia vi era una situazione speciale creata con l\u2019emanazione della legge 15 maggio 1946. Ricordo che l\u2019Assemblea fu in quell\u2019occasione un po\u2019 intemperante, perch\u00e9 da taluno si voleva che queste richieste di spiegazioni fossero inutili; tanto \u00e8 vero che l\u2019onorevole Laconi, presentatore dell\u2019ordine del giorno, ebbe a dire (ed ora gli di atto della sua coerenza): \u00abgi\u00e0 previsto il coordinamento con la legge costituzionale: questi sono discorsi completamente inutili\u00bb.<\/p><p>Per quanto la interruzione non fosse stata molto cortese, fui lieto allora (e sono lieto ora rileggendola) di questa frase che interpretava il pensiero di vaste zone dell\u2019Assemblea Costituente. Perch\u00e9 con questa frase s\u2019intendeva dire che la mia preoccupazione era infondata e che non si voleva infirmare l\u2019autorit\u00e0, il valore, la legittimit\u00e0 dello statuto gi\u00e0 accordato con legge dello Stato alla Sicilia. La preoccupazione svaniva di fronte all\u2019affermazione che lo statuto siciliano era un fatto acquisito e che per tale statuto doveva esservi soltanto il coordinamento. Allora potevamo acquietarci a questa interpretazione, tanto pi\u00f9 che un\u2019altra interpretazione autorevolissima venne da parte del primo presentatore dell\u2019ordine del giorno: dall\u2019onorevole Bonomi il quale, se non \u00e8 a capo di un numeroso Gruppo di deputati, \u00e8 uno degli uomini pi\u00f9 eminenti di questa Assemblea e del Paese.<\/p><p>In quell\u2019occasione l\u2019onorevole Bonomi ebbe a dire: \u00abMi permetta l\u2019Assemblea brevi parole per rispondere all\u2019interrogazione che mi ha rivolto l\u2019onorevole Gullo Rocco. Mi ha domandato se noi, con il nostro ordine del giorno, intendevamo mettere in dubbio l\u2019autonomia siciliana chiedendo che per lo statuto della Sicilia l\u2019autonomia dovr\u00e0 essere data attraverso una legge costituzionale. Rispondo che nessuno dei presentatori dell\u2019ordine del giorno ha messo in dubbio che si voglia revocare l\u2019autonomia siciliana\u00bb.<\/p><p>L\u2019ordine del giorno conteneva tre punti, di cui solo l\u2019ultimo riguardava le autonomie speciali. Con i primi due si andava contro l\u2019opinione della maggioranza dell\u2019Assemblea (che si era manifestata per le autonomie regionali), in quanto si proponeva un sistema di semplice decentramento. E l\u2019ordine del giorno non fu approvato a motivo soltanto dei due primi punti.<\/p><p>Comunque, le spiegazioni che allora furono chieste e furono date, nell\u2019assenso di tutti coloro che parlarono, e nel silenzio di tutti gli altri, significarono proprio questo: che con le parole \u00abspeciali autonomie da adottarsi mediante norme costituzionali\u00bb non si intendesse mettere nel nulla lo statuto siciliano e la legge che questo statuto approvava, ma si intendesse (specie con la parola \u00abadozione\u00bb, che poteva ugualmente riferirsi sia agli statuti esistenti sia a quelli da farsi) non porre in dubbio quello che era un fatto compiuto e una legge dello Stato.<\/p><p>Io ebbi a dire allora: vi pu\u00f2 essere il pericolo che qualcuno pi\u00f9 tardi venga a parlare di statuto concesso con legge reale o luogotenenziale. Infatti l\u2019altro giorno ho sentito una osservazione di questo genere.<\/p><p>In sostanza, quando si discusse a proposito delle Regioni, queste osservazioni non furono fatte.<\/p><p>Ecco perch\u00e9, quando si discusse e si approv\u00f2 l\u2019articolo 116, nessuno, neppure io, sent\u00ec il bisogno di rimettere in discussione questo punto, perch\u00e9 si era raggiunto l\u2019accordo nel ritenere lo statuto siciliano come un fatto compiuto, e come legge dello Stato, da doversi rispettare, la legge 15 maggio 1946, che questa Assemblea era tenuta soltanto a coordinare.<\/p><p>Oggi abbiamo sentito dalla parola autorevole dell\u2019onorevole Cevolotto che la maggioranza della Commissione non ha voluto accettare il punto di vista del semplice coordinamento; ma si \u00e8 aggiunto: se questo punto di vista non \u00e8 accettato giuridicamente, \u00e8 accettato politicamente.<\/p><p>Se le cose stessero cos\u00ec \u2013 e forse stanno cos\u00ec, nella buona fede e nella buona volont\u00e0, indiscutibili, della maggioranza della Commissione \u2013 noi siciliani avremmo potuto acchetarci e dire: non facciamo questione di parole o di formule; noi siamo per il coordinamento, inteso nel suo significato letterale o giuridico, cio\u00e8 adeguamento, eliminazione dei punti di eventuale contrasto o dissonanza con la Costituzione della Repubblica; ma poich\u00e9 anche voi, Commissione, pur non accettando questo punto di vista giuridico, lo accettate poi sostanzialmente per considerazioni di carattere politico, \u00e8 inutile che da parte nostra si discuta a lungo; mettiamoci d\u2019accordo ed approviamo questo testo, se non differisce sostanzialmente dallo statuto siciliano.<\/p><p>Ma vi \u00e8 il pericolo additato da altri colleghi siciliani, per cui noi siamo costretti a mantenere il nostro punto di vista mentre, se le cose fossero rimaste nella sfera gi\u00e0 delimitata dalla maggioranza della Commissione e per essa dall\u2019onorevole Cevolotto, avremmo potuto facilmente venire ad un\u2019intesa, perch\u00e9 non volevamo essere formalisti. Io avevo sostenuto in una delle riunioni di siciliani che era inutile fare questione di parole e di formule e che occorreva metterci d\u2019accordo, chiamando noi coordinamento e la Commissione in altro modo quello che di fatto era la stessa cosa.<\/p><p>Ma il pericolo \u00e8 stato indicato ed \u00e8 presente, attraverso il nuovo testo che non devo discutere, ma che indubbiamente \u00e8 quanto di meglio poteva fare la maggioranza della Commissione, dal suo punto di vista. Si aprono delle braccia, attraverso cui penetrano gi\u00e0 insidiosi cavalli di Troia. Ed abbiamo altri emendamenti, di cui non dobbiamo parlare, perch\u00e9 spero che non abbiano ingresso nella discussione; perch\u00e9 vi \u00e8 una vera e propria preclusione che sorge dalla legge, che non abbiamo mai messo in dubbio, del 15 maggio 1946, che \u00e8 legge dello Stato, come \u00e8 legge dello Stato la legge 16 marzo 1946.<\/p><p>Onorevoli colleghi, dovrebbe farvi e vi far\u00e0 certamente impressione il fatto che tutti i deputati siciliani, a qualunque parte politica appartengano, vi parlano oggi lo stesso linguaggio.<\/p><p>La prima volta che io ebbi l\u2019onore di parlare in quest\u2019Assemblea fu per affermare il mio punto di vista unitario contro certe affermazioni dell\u2019onorevole Finocchiaro Aprile, che ritenevo non rispondessero al pensiero della grande maggioranza, anzi della quasi totalit\u00e0 dei siciliani.<\/p><p>Gli indipendentisti, nei miei riguardi, raggiunsero in quell\u2019occasione il primato delle ingiurie, ma, in questa occasione, non posso che condividere il punto di vista di tutti i siciliani, compreso l\u2019onorevole Andrea Finocchiaro Aprile, e vi dico che in questo momento, abbandonando completamente qualunque forma di retorica volontaria e involontaria, io invoco la coerenza, la coerenza del Governo che \u2013 \u00e8 perfettamente vero \u2013 ha emanato questa legge e l\u2019ha emanata e firmata coi nomi degli uomini migliori di questa Assemblea; e questa legge \u00e8 stata non soltanto promessa ma gi\u00e0 emanata per la Sicilia, la quale l\u2019ha accettata. Questa legge costituiva il punto d\u2019incontro fra le aspirazioni siciliane e quanto il Governo centrale poteva fare per l\u2019Isola. Invoco la coerenza dal Governo e la coerenza da questa Assemblea, che non ha mai messo in dubbio la portata e la legittimit\u00e0 della legge 15 maggio 1946 e che, in occasione delle elezioni, contro il parere di una minoranza rispettabilissima che non avrebbe voluto creare il fatto compiuto nei riguardi dell\u2019autonomia siciliana, volle invece che si facessero le elezioni. Se questa Assemblea \u00e8 coerente, come certo \u00e8, non pu\u00f2 che continuare a fare quel che ha fatto. In omaggio alla coerenza \u2013 ripeto, abbandonando qualsiasi forma di retorica volontaria e involontaria \u2013 e, debbo dire, anche in omaggio al sacro sentimento di unione della Sicilia con l\u2019Italia, io invoco che oggi venga considerato come vigente lo statuto siciliano. (<em>Applausi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>COVELLI. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>COVELLI. Cade di proposito in questa occasione, prima di esprimere il nostro parere sull\u2019emendamento Ambrosini, fare una dichiarazione che possa servire all\u2019opinione pubblica italiana.<\/p><p>Eravamo perfettamente convinti che il primo risultato negativo della Repubblica dovesse esser quello che si sta consumando in questi giorni in quest\u2019Assemblea. (<em>Rumori<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Ma vengo alla Sicilia. Lo spietato regionalismo di marca preminentemente democristiana&#8230; (<em>Rumori al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>CINGOLANI. Ce ne vantiamo!<\/p><p>CARONIA. \u00c8 titolo di onore!<\/p><p>COVELLI. Ve lo auguro, nell\u2019interesse del Paese. Io esprimo il punto di vista del Partito nazionale monarchico. Ebbene, questo spietato regionalismo di marca, insisto, preminentemente democristiana, \u00e8 il sintomo di quella disintegrazione dell\u2019unit\u00e0 d\u2019Italia che noi avevamo paventato gi\u00e0 prima del 2 giugno. (<em>Rumori<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Resti acquisita agli atti questa dichiarazione dei monarchici italiani. (<em>Interruzione del deputato Aldisio<\/em>)<em>.<\/em> Io non credo, o meglio non credevo, che la potenza delle elezioni potesse portare qui dentro a questa fiera di alibi e di demagogia per cui si vedono oggi tornar di moda l\u2019onorevole Finocchiaro Aprile e l\u2019onorevole Li Causi e niente di meno stretti fra loro i democristiani, i comunisti, Finocchiaro Aprile e tutto il resto. (<em>Commenti<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Dopo quanto \u00e8 stato detto per gli statuti che hanno preceduto la Sicilia, oso permettermi ricordare agli onorevoli colleghi che quello che chiede la Sicilia \u00e8 ben poca cosa di fronte a quello che \u00e8 stato concesso nei giorni scorsi alle altre Regioni. (<em>Commenti al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Signori, quando si subordina, in uno degli statuti, la lingua italiana a quella francese (<em>Interruzioni<\/em>), quando in un altro statuto si parla di maggioranza austriaca e di minoranza italiana, ebbene, la Sicilia, che occupa il migliore posto nella migliore storia d\u2019Italia, non credo che possa trovare giudici \u2013 non ne deve trovare \u2013 severi alle sue legittime aspirazioni. (<em>Interruzione del deputato Fuschini<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Ho la ventura di rappresentare qui i deputati del Partito nazionale monarchico del Parlamento siciliano e credo, in questa materia, di soffrire un po\u2019 pi\u00f9 degli altri un tormento intuibile, anche se inespresso.<\/p><p>Sia chiaro, come credo \u00e8 chiaro, che proprio perch\u00e9 percepiamo che la maggioranza della Sicilia \u00e8 decisamente monarchica&#8230; (<em>Commenti<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p><em>Voci a sinistra.<\/em> No!<\/p><p>COVELLI. &#8230;noi non abbiamo alcun timore, essendo unitari ad oltranza, di essere vicini a tutte le aspirazioni dei siciliani, perch\u00e9 sappiamo benissimo che i monarchici della Sicilia, maggioranza assoluta (<em>Commenti<\/em>) ancora oggi e pi\u00f9 di ieri, i quali pure si sono messi al passo con tutti gli altri, anzi devo dire che sono andati al di l\u00e0 delle richieste degli altri nell\u2019interesse della Sicilia, sapranno pi\u00f9 degli altri, pi\u00f9 avanti degli altri, nel giorno in cui venisse minacciata l\u2019unit\u00e0 d\u2019Italia, riprendere il loro posto di battaglia, riprendere la battaglia del definitivo risorgimento italiano.<\/p><p>Perci\u00f2, ferma restando la nostra riserva nei confronti dell\u2019opinione pubblica italiana, il Partito nazionale monarchico prende posizione netta a favore dell\u2019emendamento Ambrosini (<em>Commenti<\/em>), non per fare, come hanno fatto gli altri, la gara per non rimanere indietro nella varia demagogia che sar\u00e0 spiegata in tutti i lembi della Sicilia, ma perch\u00e9 ritiene prima di tutto di rimanere coerente e ligio a quello che gi\u00e0 il nostro re aveva sancito a favore della Sicilia, quando firm\u00f2 un decreto che concedeva alla Sicilia l\u2019autonomia nei termini dello statuto cos\u00ec come \u00e8 richiesto qui oggi. I monarchici sono poi convinti che la Sicilia merita pi\u00f9 di tutte le Regioni cui sono stati, in questi giorni, concessi statuti speciali: e ci\u00f2 in considerazione del maltrattamento che ha avuto da molti degli uomini che oggi, qui, fanno i ciceroni sprecati delle varie amarezze e dei tormenti siciliani; e meriti soprattutto un trattamento di favore per quello che \u00e8 l\u2019apporto di sacrificio e di eroismo che la Sicilia ha dato in ogni tempo all\u2019Italia. (<em>Approvazioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. Il seguito di questa discussione \u00e8 rinviato alla seduta pomeridiana.<\/p><p>La seduta termina alle 13.30.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Versione PDF ASSEMBLEA COSTITUENTE CCCLXXIV. SEDUTA ANTIMERIDIANA DI SABATO 31 GENNAIO 1948 PRESIDENZA DEL PRESIDENTE TERRACINI INDICE Sul processo verbale: Marinaro Per la morte di Gandhi: Binni Presidente Risposte scritte ad interrogazioni (Annunzio): Presidente Deliberazioni in merito all\u2019emblema della Repubblica italiana: Presidente Medi Di Fausto Cremaschi Carlo Corsini Marchesi Spallicci Perassi Bettiol Laconi Conti, Relatore [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_relevanssi_hide_post":"","_relevanssi_hide_content":"","_relevanssi_pin_for_all":"","_relevanssi_pin_keywords":"","_relevanssi_unpin_keywords":"","_relevanssi_related_keywords":"","_relevanssi_related_include_ids":"","_relevanssi_related_exclude_ids":"","_relevanssi_related_no_append":"","_relevanssi_related_not_related":"","_relevanssi_related_posts":"2552,2521,2505,2523,2509,2517","_relevanssi_noindex_reason":"","_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"categories":[64,7],"tags":[],"post_folder":[63],"class_list":["post-2550","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-1948-01","category-assemblea"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2550","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2550"}],"version-history":[{"count":10,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2550\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6016,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2550\/revisions\/6016"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2550"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2550"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2550"},{"taxonomy":"post_folder","embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fpost_folder&post=2550"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}