{"id":2546,"date":"2023-09-17T21:50:48","date_gmt":"2023-09-17T19:50:48","guid":{"rendered":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=2546"},"modified":"2023-10-20T23:39:06","modified_gmt":"2023-10-20T21:39:06","slug":"antimeridiana-di-venerdi-30-gennaio-1948","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=2546","title":{"rendered":"ANTIMERIDIANA DI VENERD\u00cc 30 GENNAIO 1948"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"2546\" class=\"elementor elementor-2546\" data-elementor-post-type=\"post\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-cc5882a elementor-section-full_width elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"cc5882a\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-e46eaf0\" data-id=\"e46eaf0\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-17640e7 elementor-align-right elementor-widget elementor-widget-button\" data-id=\"17640e7\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"button.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-button-wrapper\">\n\t\t\t\t\t<a class=\"elementor-button elementor-button-link elementor-size-sm\" href=\"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/19480130_1.pdf\" target=\"_blank\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-content-wrapper\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-icon\">\n\t\t\t\t<i aria-hidden=\"true\" class=\"icon icon-view\"><\/i>\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-text\">Versione PDF<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-41ee3f6 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"41ee3f6\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>ASSEMBLEA COSTITUENTE<\/p><p>CCCLXXII.<\/p><p>SEDUTA ANTIMERIDIANA DI VENERD\u00cc 30 GENNAIO 1948<\/p><p>PRESIDENZA DEL PRESIDENTE <strong>TERRACINI<\/strong><\/p><p><strong>INDICE<\/strong><\/p><p><strong>Domande di autorizzazione a procedere in giudizio:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p>Colitto<\/p><p>Gasparotto<\/p><p>Di Giovanni, <em>Presidente della Commissione<\/em><\/p><p>Lucifero<\/p><p>Giannini<\/p><p>Tonello<\/p><p>Macrelli<\/p><p>Nitti<\/p><p>Parri<\/p><p>Boldrini<\/p><p><strong>Disegno di legge costituzionale <\/strong>(<em>Discussione<\/em>)<strong>:<\/strong><\/p><p>Statuto speciale per la Valle d\u2019Aosta (64)<\/p><p>Lussu, <em>Relatore<\/em><\/p><p>De Gasperi, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri<\/em><\/p><p>La seduta comincia alle 11.<\/p><p>MOLINELLI, <em>Segretario<\/em>, legge il processo verbale della precedente seduta antimeridiana.<\/p><p>(<em>\u00c8 approvato<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Domande di autorizzazione a procedere in giudizio.<\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019ordine del giorno reca: Domande di autorizzazione a procedere in giudizio.<\/p><p>La prima \u00e8 contro il deputato Giannini, per il reato di cui all\u2019articolo 595, comma terzo, del Codice penale (diffamazione a mezzo della stampa). (Documento I, n. 21).<\/p><p>La Commissione all\u2019unanimit\u00e0 ha concluso per la concessione dell\u2019autorizzazione a procedere.<\/p><p>COLITTO. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>COLITTO. Onorevoli colleghi, nella lettera che il Procuratore della Repubblica ha rimesso al Ministro di giustizia si parla di \u00abarticoli\u00bb e di \u00abnote\u00bb, che sarebbero stati redatti dall\u2019onorevole Giannini e che conterrebbero affermazioni lesive dell\u2019onore e della reputazione dell\u2019onorevole Parri.<\/p><p>Nella relazione, redatta dall\u2019onorevole Ciampitti, non si parla pi\u00f9 di \u00abnote\u00bb, ma solo di articoli. Evidentemente, il relatore ha creduto di poter unire insieme articoli e note, considerandoli alla stessa stregua.<\/p><p>Io credo che la Commissione ed il suo relatore non avrebbero dovuto cos\u00ec comportarsi, e il relatore, per la valutazione soprattutto dell\u2019elemento subiettivo del reato, non avrebbe dovuto unire insieme e valutare nella stessa maniera articoli e note. Perch\u00e9 sta in fatto che l\u2019onorevole Giannini scrisse le \u00abnote\u00bb e non gli \u00abarticoli\u00bb. I fatti dei quali l\u2019onorevole Parri si lamenta erano stati gi\u00e0 da altri giornali pubblicati. Nei numeri del <em>Buonsenso<\/em>, che sono stati allegati alla querela, non si fa che commentare quelle che erano notizie gi\u00e0 riportate da altri giornali.<\/p><p>E allora, se noi dobbiamo valutare, o anche soltanto delibare, quelli che sono gli elementi costitutivi del reato, \u00e8 evidente che non si pu\u00f2 parlare di reato nei confronti di chi si \u00e8 limitato a scrivere una nota di commento a quello che in altri giornali gi\u00e0 era stato da pi\u00f9 giorni pubblicato.<\/p><p>Tutto ci\u00f2 acquista anche maggiore importanza, quando si consideri che il commento \u00e8 di carattere politico e riguarda una persona, che riveste una carica politica.<\/p><p>Per queste ragioni a me sembra che l\u2019Assemblea non possa accogliere la richiesta, che \u00e8 stata formulata dalla Commissione, di concessione dell\u2019autorizzazione a procedere.<\/p><p>GASPAROTTO. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>GASPAROTTO. Onorevoli colleghi, nessuno pi\u00f9 di me pu\u00f2 recare testimonianza dell\u2019opera generosa, infaticata, rischiosa di Ferruccio Parri, sempre conseguente al suo pensiero e alla sua dirittura di vita, perch\u00e9 egli rest\u00f2 in campo armato contro il fascismo ben lungi, ben prima della guerra, e, a guerra dichiarata, nella cospirazione lombarda persegu\u00ec quest\u2019opera, e durante la dominazione tedesca organizz\u00f2 le prime file di coloro che intendevano riabilitare l\u2019Italia e riscattare la grande vergogna.<\/p><p>Nessuno pi\u00f9 di me, che ebbi le sue confidenze (quando coprivo l\u2019ufficio di Ministro dell\u2019aeronautica) del vasto programma di solidariet\u00e0 nazionale che egli intendeva attuare e attu\u00f2 a favore delle vittime della guerra, nessuno pi\u00f9 di me pu\u00f2 giudicare come la seconda accusa lanciata dall\u2019onorevole Giannini sia priva di fondamento.<\/p><p>Ma si tratta \u2013 a mio avviso \u2013 di battute polemiche, e io vorrei augurarmi che, anzich\u00e9 la polemica fosse continuata nel campo giudiziario, fosse risolta qui, oggi stesso, attraverso una franca e leale dichiarazione da parte di colui che dovrebbe essere rinviato a giudizio.<\/p><p>Vorrei fare appello al riconosciuto coraggio, alla franchezza, alla onest\u00e0 dell\u2019onorevole Giannini, perch\u00e9 accolga l\u2019attestazione che \u00e8 contenuta nella relazione della nostra Commissione parlamentare e accettando il mio invito, seduta stante, chiuda l\u2019increscioso episodio.<\/p><p>DI GIOVANNI, <em>Presidente della Commissione.<\/em> Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>DI GIOVANNI, <em>Presidente della Commissione.<\/em> Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, io sento il dovete di dare ragione all\u2019Assemblea delle considerazioni che hanno condotto la Commissione ad esprimere con unanimit\u00e0 di consensi una proposta favorevole all\u2019autorizzazione a procedere contro l\u2019onorevole Giannini.<\/p><p>I fatti sono di una estrema semplicit\u00e0. In una campagna giornalistica sul <em>Buonsenso<\/em> apparvero degli articoli indubbiamente aggressivi della personalit\u00e0 morale dell\u2019onorevole Parri. Si ricondusse la paternit\u00e0 degli articoli all\u2019onorevole Giannini in quanto apparivano tutti siglati con la \u00abG.\u00bb, secondo l\u2019abitudine dell\u2019onorevole Giannini.<\/p><p>L\u2019onorevole Parri present\u00f2 querela accordando ampia facolt\u00e0 di prova. L\u2019elemento materiale si concretava in due addebiti. Nell\u2019uno si diceva che l\u2019onorevole Parri durante la lotta partigiana se n\u2019era rimasto comodamente appartato a giocare il \u00abtressette\u00bb; nell\u2019altro si asseriva che l\u2019onorevole Parri, in unione con Longo e Cadorna, aveva realizzato acquisti di vaste tenute a scopo personale, sia pure nel nome di una cooperativa di partigiani, ma invertendo la destinazione delle somme che dovevano servire ad alimentare la lotta partigiana. Nessuno che fosse curante della propria reputazione, e geloso custode della propria personalit\u00e0 morale, avrebbe potuto rimanere silenzioso di fronte a queste gravissime accuse. Molto meno avrebbe potuto farlo l\u2019onorevole Parri, alta figura di patriota e di parlamentare, circondato da generale stima e che era stato l\u2019animatore strenuo ed infaticabile della lotta partigiana.<\/p><p>La Commissione ha considerato che, se \u00e8 apprezzabile, ed \u00e8 lodevole l\u2019opera della pubblica stampa quando tende a moralizzare il costume politico, quando tende a rilevare e condannare gli eccessi, gli abusi, le intemperanze e le malversazioni nelle pubbliche amministrazioni; non altrettanto \u00e8 apprezzabile quando tende ad aggredire la personalit\u00e0 morale di un galantuomo ed a ferire il suo patrimonio morale, il pi\u00f9 sacro, il pi\u00f9 geloso da custodire, da chi ha rispetto della propria onest\u00e0.<\/p><p>Purtroppo, oggi l\u2019onda delle basse cupidigie in non pochi campi dilaga, come in un rigurgito di cloaca, ed invade le piazze ed i trivi; ed \u00e8 altamente apprezzabile e lodevole l\u2019opera del giornalismo, che tende a correggere il malcostume politico ed a ripristinare la moralit\u00e0 pubblica offesa, e possono anche essere considerati, sotto questo aspetto e per questa finalit\u00e0, giustificati gli eccessi delle campagne giornalistiche; ma nella specie \u00e8 sembrato alla Commissione che si sia varcato ogni limite tollerabile e che l\u2019elemento morale dell\u2019aggressione denigratoria affiori da ogni passo degli articoli incriminati.<\/p><p>In queste condizioni, la Commissione ha ritenuto di non potere arrestare il corso dell\u2019azione penale ed impedire la celebrazione concreta ed ampia del dibattito giudiziario. In quella sede l\u2019onorevole Giannini potr\u00e0 dimostrare che sia stato assente dal suo pensiero l\u2019<em>animus diffamandi<\/em>; potr\u00e0 anche dimostrare, se ritiene possibile e conveniente, la realt\u00e0 e la verit\u00e0 dei fatti attribuiti, raccogliendo l\u2019invito che gli \u00e8 stato porto dall\u2019onorevole Parri; ma tutto questo non poteva rientrare nei limiti e nel campo riserbati alla Commissione; la quale, pertanto, ha dovuto concludere per la concessione della autorizzazione a procedere. Devo anche avvertire gli onorevoli colleghi che la Commissione, rendendosi conto delle due personalit\u00e0 in contrasto, notevoli figure di parlamentari entrambe, circondate di stima e di prestigio, ha tentato una dignitosa, onorevole per entrambi, composizione amichevole della vertenza; ma si \u00e8 imbattuta in resistenze insormontabili. Mi auguro che l\u2019invito rivolto qui oggi dall\u2019onorevole Gasparotto all\u2019onorevole Giannini possa sortire pi\u00f9 felice effetto; ma a noi non restava altro compito che presentarvi la relazione con la conclusione favorevole per l\u2019autorizzazione a procedere, e questo abbiamo fatto, nella coscienza di aver adempiuto serenamente ed obiettivamente al nostro dovere.<\/p><p>LUCIFERO. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>LUCIFERO. Signor Presidente, non intendo entrare nel merito della questione, ma vorrei sottoporre all\u2019Assemblea una osservazione, direi, di natura politica e di natura umana. L\u2019osservazione di natura politica \u00e8 questa: purtroppo, nel periodo in cui finalmente la stampa ha potuto riprendere una libert\u00e0 di espressione, questa libert\u00e0 di espressione \u00e8 andata molto spesso al di l\u00e0 della libert\u00e0 stessa e disgraziatamente anche adesso, molto spesso, va al di l\u00e0 di questa libert\u00e0 e si trasforma in arbitrio, sovente nel pi\u00f9 grave degli arbitrii.<\/p><p>La polemica giornalistica e la polemica politica non hanno tenuto e non tengono quella compostezza che dovevano, soprattutto in un periodo come quello passato \u00a0in cui le lotte sono state pi\u00f9 acerbe, in cui l\u2019abitudine della lotta democratica non aveva cominciato a rifarsi negli uomini che adoperavano la penna e l\u2019arma della stampa.<\/p><p>Non entro, quindi, nel merito, ma faccio presente semplicemente che non vedo la convenienza politica di continuare a prolungare queste polemiche, a rifarle vive, a ricondurle sul terreno della pubblica discussione, quando il tempo le ha ormai smorzate e proprio alla vigilia del periodo elettorale. Non credo che questo debba avvenire, soprattutto fra persone che meritano un certo rispetto per quello che hanno dato alla Patria, per l\u2019opera loro e per il sacrificio ed i lutti che possono essere stati nelle loro case.<\/p><p>Ritengo, quindi, che i mezzi di difesa per le persone siano nelle persone stesse; e che sarebbe sommamente inopportuno in questa sede riaprire la polemica, sia pure in campo giudiziario. Mi associo, pertanto, alle parole dell\u2019onorevole Gasparotto e dell\u2019onorevole Di Giovanni.<\/p><p>GIANNINI. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>GIANNINI. Non avrei mai immaginato di dover difendere me stesso in questa discussione, tanto che mi tenevo pudicamente fuori dell\u2019Aula. Mi \u00e8 stato riferito che il collega onorevole Gasparotto ha detto delle simpatiche parole, ed ha fatto un invito; ed io ho pensato di entrare per chiarire quello che \u00e8 adesso e quello che \u00e8 stato il mio atteggiamento.<\/p><p>Nella mia campagna giornalistica non \u00e8 stato mai detto (e lo dimostreremo in competente sede) che gli acquisti relativi alle bonifiche venete siano stati fatti a profitto di coloro che hanno operato questi acquisti. Ci\u00f2 \u00e8 stato molto chiaramente detto. La prova morale indiretta di questo fatto certo sta in questo: che i cosiddetti accusati erano tre, Parri, Cadorna, Longo. Uno solo di questi tre diffamati ha sentito il bisogno di querelarsi.<\/p><p>MOSCATELLI. Certe cose non si prendono sul serio.<\/p><p>GIANNINI. C\u2019\u00e8 poi l\u2019atteggiamento politico sull\u2019opera dell\u2019onorevole Parri.<\/p><p>Su tale apprezzamento non posso fare nessuna dichiarazione mentre si discute l\u2019autorizzazione a procedere contro di me. Per cui, fatta questa dichiarazione che riguarda \u2013 diciamo \u2013 la parte degli acquisti, astenendomi dal fare qualsiasi dichiarazione sulla seriet\u00e0 o meno che l\u2019onorevole Moscatelli mi attribuisce, devo concludere chiedendo che sia concessa l\u2019autorizzazione a procedere. Desidero che il Presidente mi consenta di lasciare l\u2019Aula, perch\u00e9 non mi sembra giusto che io sia presente in questa discussione nella quale si deve parlare contro di me o anche, da parte di amici, a favore di me. Non voglio dar fastidio agli amici, n\u00e9 dare preoccupazioni agli avversari.<\/p><p>Ringrazio i colleghi che si sono preoccupati cos\u00ec benevolmente della mia posizione giudiziaria, giornalistica e politica e prego il Presidente di autorizzarmi a lasciare l\u2019Aula. (<em>Applausi a destra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>TONELLO. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>TONELLO. Se nella mia anima ci fosse un lontano dubbio sulla necessit\u00e0 per Ferruccio Parri di difendere il proprio onore davanti ai giudici, sarei il primo a dire: date con tranquillo spirito questa autorizzazione a procedere. Gli \u00e8 che io ho la profonda convinzione, la quale \u00e8 convinzione di tutto il nostro Paese, di tutti coloro che hanno conosciuto e conoscono l\u2019opera nobile ed alta di Ferrucci Parri, che egli non ha proprio bisogno di andare davanti ai giudici a dimostrare la sua purezza ed integrit\u00e0 di cittadino.<\/p><p>Come pure, credo che l\u2019imputato, non abbia bisogno, neppur esso, di dimostrare l\u2019impulsivit\u00e0 del suo temperamento e la facilit\u00e0 con la quale, nella pratica giornalistica, egli si lascia sfuggire frasi non confacenti alla dignit\u00e0 del giornalismo.<\/p><p>Si tratta di una polemica squisitamente politica, dove non ci sono scandali da mettere alla luce del sole.<\/p><p>Ricorderete che l\u2019Assemblea, quando si fece l\u2019inchiesta, mise in luce e fuori d\u2019ogni sospetto la persona di Ferruccio Parri.<\/p><p>Ricorderete come ci troviamo di fronte a due uomini, i quali, per forza, data la differente, opposta concezione politica e la funzione che essi compivano politicamente nel Paese, sono stati nemici.<\/p><p>Oggi, il tempo \u00e8 passato ed abbiamo anche sentito dall\u2019onorevole Giannini non dico frasi di scusa, ma quasi di rimpianto, come dire: \u00e8 stata la passione politica.<\/p><p>Ora, in politica io sono molto facile ad assolvere gli uomini, onorevoli colleghi, perch\u00e9 possiamo dire che la passione politica trascina talvolta anche gli individui onesti a passare i limiti della convenienza e della giustizia.<\/p><p>Perci\u00f2, giacch\u00e9 non ci sono scandali da nascondere, giacch\u00e9 tutto \u00e8 in piena luce, penso che noi dovremmo indulgere e coprire, alla vigilia delle elezioni, con una specie di assoluzione, diciamo cos\u00ec, dal lato giudiziario, la vertenza fra l\u2019onorevole Giannini e l\u2019onorevole Parri.<\/p><p>Far\u00e0 onore soprattutto a Ferruccio Parri, se egli, che altra volta si content\u00f2 del giur\u00ec della Camera \u2013 e quel giur\u00ec fu tale, che mise in luce la sua integrit\u00e0 \u2013 sar\u00e0 onore per lui accettare questa recessione di querela.<\/p><p>L\u2019onorevole Giannini non potr\u00e0 pi\u00f9 sulla sua stampa dire che egli \u00e8 vittima della persecuzione politica. Se egli ha esagerato, se egli ha mentito, lo sentir\u00e0 dal giudizio del pubblico italiano, di tutti i cittadini. (<em>Commenti<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Lasciatemi dire! Domani potrei difendere ciascuno di voi per la stessa ragione. Non \u00e8 il caso di mostrare sdegno sugli errori degli altri, quando anche noi possiamo cadere negli stessi errori. (<em>Approvazioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>E se io non sono favorevole alla concessione della autorizzazione a procedere, gli \u00e8 perch\u00e9 so che in tali battaglie si pu\u00f2 facilmente errare, tutti, anche certi uomini \u00abcaff\u00e8-latte\u00bb e certe anime che sembrano timide, se toccate nella parte sensibile, vedrete voi come reagiscono. Io non ho bisogno di giustificare e non giustifico certamente l\u2019onorevole Giannini; sono stato suo avversario fin dal principio, ma nello stesso tempo dico: tenete conto dell\u2019ambiente infuocato in cui viviamo da oltre un anno, tenete conto di quante accuse e di quante contumelie sono state pronunciate qui dentro fra colleghi. Eppure, se in questo momento interroghiamo il nostro cuore, vediamo che delle nostre rampogne quasi pi\u00f9 nulla \u00e8 rimasto perch\u00e9 gli uomini, a meno che non siano canaglie, dimenticano e perdonano. Ebbene, esprimo l\u2019augurio che per non portare una polemica davanti agli elettori italiani, l\u2019Assemblea, non per assolvere l\u2019onorevole Giannini, ma per un atto di riconoscente deferenza verso il collega Parri (che non ha bisogno di alcun giudizio che metta in luce il suo valore) non conceda l\u2019autorizzazione a procedere. (<em>Applausi a destra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>MACRELLI. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>MACRELLI. Onorevoli colleghi, rinuncio alla parola, perch\u00e9 il collega Parri mi ha pregato in questo senso, per\u00f2 desidero che egli sappia che in quest\u2019ora, intorno a lui, non sono soltanto gli amici del suo Gruppo e della sua fede politica, ma tutti gli italiani e particolarmente quelli che hanno offerto la vita per la Patria e per la libert\u00e0. (<em>Applausi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>NITTI. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>NITTI. Io debbo associarmi alle parole dell\u2019onorevole Tonello. Non credo che l\u2019onorevole Parri abbia bisogno di difesa. L\u2019unica cosa che poteva dar luogo a discutere di questa domanda di autorizzazione, \u00e8 stata chiarita dalle dichiarazioni dell\u2019onorevole Giannini. La vita dell\u2019amico Parri, per quanto lo riguardi come persona, non \u00e8 materia di discussione. Non si tratta, come qualcuno pu\u00f2 mostrare di credere, di una contesa fra un fascista e un antifascista. Ci\u00f2 \u00e8 ridicolo. L\u2019onorevole Parri sa che \u00e8 cosa ridicola. L\u2019onorevole Giannini pu\u00f2 fieramente osservare che egli non \u00e8 stato imboscato, non nemico, non fascista, ma ha perduto il suo unico figlio in guerra. Ora, fra uomini che hanno servito la Patria per vie diverse, come l\u2019onorevole Parri e l\u2019onorevole Giannini, ma per la stessa fede, mi offende l\u2019idea che si debba arrivare a un contrasto il quale non far\u00e0 che eccitare le incomposte passioni. Sono sicuro del consenso dell\u2019onorevole Giannini, perch\u00e9 egli non ha alcun rancore, come i giornalisti che spesso, ahim\u00e8, si lasciano andare a parole che sorpassano le intenzioni. Non vi \u00e8 nessuna offesa che non possa essere immediatamente dimenticata. Si tratta di controversie politiche che non bisogna prolungare inutilmente. Ogni polemica deve finire in quest\u2019ora in cui premono cos\u00ec gravi necessit\u00e0. Invoco l\u2019amico Parri perch\u00e9 metta fine a tutto ci\u00f2, in modo che questa polemica inutile possa aver fine.<\/p><p>PARRI. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>PARRI. Mentre ringrazio delle espressioni e manifestazioni cortesi di stima, sono dolente di non poter accedere all\u2019invito che mi viene rivolto. (<em>Applausi a sinistra<\/em>)<em>.<\/em> Ne sono dolentissimo poich\u00e9 questo invito mi viene rivolto dall\u2019onorevole Nitti, ma n\u00e9 egli n\u00e9 gli onorevoli colleghi conoscono i termini di questa vertenza che, a mio parere, non sono stati esattamente posti neanche dall\u2019onorevole Colitto.<\/p><p>Io non intendo qui affliggere la Camera con questo fatto che considero personale, ma non si tratta di una questione politica, bens\u00ec di una questione personale, la quale, pure dopo le considerazioni dell\u2019onorevole Giannini, rimane aperta, apertissima. Ed in queste condizioni, io non mi sento, non posso rinunciare a valermi dell\u2019azione giudiziaria. Chiedo semplicemente alla Camera che approvi la relazione della Commissione delle autorizzazioni a procedere.<\/p><p>BOLDRINI. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>BOLDRINI. La querela che l\u2019onorevole Parri ha sporto contro l\u2019onorevole Giannini, non \u00e8 pi\u00f9 la querela dell\u2019onorevole Parri, ma \u00e8 la querela dei partigiani italiani, perch\u00e9 \u00e8 vero che si tratta di controversie politiche, ma \u00e8 vero anche che si \u00e8 approfittato della controversia politica per porre in non cale il sangue sparso dai partigiani italiani. Una volta tanto si dica nel Paese di chi \u00e8 la responsabilit\u00e0 dell\u2019insulto. (<em>Applausi a sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Giorni fa avete votato una legge che stabiliva che il vilipendio contro la resistenza era proibito. Ebbene, oggi avete il dovere sacrosanto di mettere in esecuzione quella legge. L\u2019onorevole Giannini non ha insultato soltanto l\u2019onorevole Parri, ma anche, Longo e Cadorna che sono stati i promotori del Comitato insurrezionale dell\u2019Italia, del movimento insurrezionale che ha portato il 25 aprile.<\/p><p>Per questo chiedo che l\u2019Assemblea dia parere favorevole per procedere contro l\u2019onorevole Giannini. (<em>Applausi a sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. Pongo in votazione le conclusioni della Commissione.<\/p><p>(<em>Dopo prova e controprova, sono approvate<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Segue la domanda di autorizzazione a procedere contro il deputato Tonetti per il reato di cui all\u2019articolo 342 del Codice penale (offesa al prestigio di un Corpo amministrativo). (Doc. I, n. 55).<\/p><p>La Commissione ha concluso per la non concessione della richiesta autorizzazione.<\/p><p>Poich\u00e9 nessuno chiede di parlare, pongo in votazione le conclusioni della Commissione.<\/p><p>(<em>Sono approvate<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Discussione del disegno di legge costituzionale: Statuto speciale per la Valle d\u2019Aosta. (64).<\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge costituzionale: Statuto speciale per la Valle d\u2019Aosta. (64).<\/p><p>Ha facolt\u00e0 di parlare il Relatore, onorevole Lussu.<\/p><p>LUSSU, <em>Relatore.<\/em> Onorevoli colleghi, data l\u2019assenza del collega onorevole Villabruna, anche egli Relatore, adempio al compito precedentemente assuntomi nella Commissione: di fare la relazione su questo disegno di legge riguardante lo statuto speciale per la Valle d\u2019Aosta; e lo faccio in seguito ad una serie di ragionamenti che mi hanno indotto a rinunciare alla mia determinazione di questi ultimi giorni, di disinteressarmi cio\u00e8 di questi problemi autonomistici, e di lasciare gli statuti delle autonomie speciali in bal\u00eca degli iconoclasti, per un certo gusto giovanile di ricominciare daccapo.<\/p><p>Comunque io dico, come autonomista, fra i primi che hanno portato questa aspirazione e questa coscienza nelle masse popolari, dico, con gli autonomisti, che questa grande riforma che noi concepiamo fondamentale, dopo quella della Repubblica, sar\u00e0 da noi difesa come una prima conquista democratica, e con la stessa lealt\u00e0, aggiungerei con lo stesso fanatismo, con cui siamo decisi a difendere la Repubblica. Io mi esprimo \u2013 e chiedo scusa al collega onorevole Villabruna assente e a tutti gli altri colleghi della Commissione \u2013 io mi esprimo, pur riferendo sulla questione specifica il pensiero dei colleghi della Commissione stessa, evidentemente in termini personali, poich\u00e9 questi ultimi giorni sono stati, in certo senso, una sorpresa per me.<\/p><p>\u00c8 evidente che, dopo le scaramucce e le battaglie e le alterne vicende della mischia, diventata alla fine confusamente furiosa, sulla legge per l\u2019elezione del Senato, l\u2019Assemblea, o piuttosto gli ultimi resti dell\u2019Assemblea, si \u00e8 gettata su questi modesti statuti speciali gi\u00e0 da tempo decisi, con irritazione e, pensando all\u2019onorevole Nitti, si pu\u00f2 aggiungere con rancore aggressivo.<\/p><p>Egli, per gli scacchi subiti in questi ultimi giorni nella discussione sulla legge elettorale per il Senato \u2013 e io dico contro giustizia \u2013 si \u00e8 scagliato in termini sempre pi\u00f9 aspri contro queste riforme. Ma un\u2019ingiustizia tira l\u2019altra. Ed io pregherei l\u2019onorevole Nitti, e, poich\u00e9 vedo che egli non \u00e8 ora qui presente, pregherei i suoi amici di volerlo invitare, se mai egli dovesse rientrare durante questa discussione, al ventesimo o al trentesimo articolo, a non prendere la parola come ha fatto per lo statuto speciale per la Sardegna, e a non spezzare ancora l\u2019ultima sua lancia a difesa di quella dalla sua parte conclamata unit\u00e0 dello Stato, unit\u00e0 della Nazione: parole retoriche le quali, pronunziate in periodo preelettorale, ci offendono, perch\u00e9 nessuno in quest\u2019Aula ha il diritto \u2013 neppure l\u2019onorevole Presidente Nitti, che \u00e8 maestro a tutti noi \u2013 di ricordarci la fedelt\u00e0 alla Nazione e la realt\u00e0 dell\u2019unit\u00e0 dello Stato. (<em>Approvazioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Il compito della Commissione, d\u2019altronde, era quello di tradurre la volont\u00e0 dell\u2019Assemblea. La Commissione non si \u00e8 autoeletta, la Commissione \u00e8 stata eletta. \u00c8 stata nominata dall\u2019Assemblea, in rappresentanza dell\u2019Assemblea, per presentare non gi\u00e0 statuti generici, ma statuti particolari, i quattro statuti particolari cio\u00e8 che in parte gi\u00e0 esistevano e in parte ancora non esistevano o erano in embrione.<\/p><p>Facendo ci\u00f2, questa Assemblea non ha, essa stessa, espresso improvvisamente una sua volont\u00e0, ma ha attuato quello che \u00e8 consacrato nell\u2019articolo 116 della Carta costituzionale della Repubblica. E pertanto, fra la posizione di questa Commissione che costituisce la rappresentanza dell\u2019Assemblea, o comunque dell\u2019immensa maggioranza dell\u2019Assemblea, e l\u2019opposizione dell\u2019onorevole Presidente Nitti e di quanti la pensano come lui, c\u2019\u00e8 un pieno contrasto, ed io penso che sarebbe veramente tempo che ci venissero risparmiati altri discorsi. Veramente pregherei gli amici dell\u2019onorevole Nitti di dirgli, se rientra, che non parli come l\u2019ultima volta. Io, se non proprio a nome della Commissione, a nome mio personale, dico che i suoi discorsi su questa materia li do per conosciuti, per arciconosciuti e letti e, direi, per imparati a memoria.<\/p><p>Desidererei dire qualche cosa anche ai membri del Governo e in particolare al Presidente del Consiglio. Vi sono degli impegni nella vita politica della Nazione che un Governo prende, assumendosi tutta la sua responsabilit\u00e0; degli impegni che per il carattere eccezionale che essi acquistano, non rimangono puri e semplici impegni di Governo. Essi diventano permanenti impegni dello Stato; essi toccano la dignit\u00e0, l\u2019autorit\u00e0 e l\u2019onore dello Stato. E un Governo, succedendo ad un altro Governo, di differente colore politico, rispetta, \u00e8 obbligato a rispettare, gli impegni dei precedenti. \u00c8 la continuit\u00e0 della seriet\u00e0 e dell\u2019autorit\u00e0 dello Stato.<\/p><p>L\u2019impegno dal Governo assunto di fronte alla Valle d\u2019Aosta nel 1945 \u00e8 noto \u2013 \u00e8 l\u2019impegno del primo Governo dei Comitati di liberazione nazionale, che d\u2019altronde si riallacciava, cos\u00ec come tutta la questione autonomistica della Valle d\u2019Aosta si riallaccia, agli impegni del Comitato di liberazione nazionale della Valle d\u2019Aosta, agli impegni del Comitato di liberazione nazionale del Piemonte, agli impegni del Comitato di liberazione nazionale dell\u2019Alta Italia, sede centrale a Milano \u2013 come sono noti tutti gli impegni assunti durante la lotta della resistenza e della liberazione.<\/p><p>La piccola Valle d\u2019Aosta \u2013 e non aggiungo fiori letterari per definirla \u2013 oltre che della coscienza dell\u2019universalit\u00e0 dei suoi abitanti, si sente forte per questi impegni.<\/p><p>E pregherei in modo particolare l\u2019onorevole De Gasperi, Presidente del Consiglio, anche nella sua qualit\u00e0 di <em>leader<\/em> della Democrazia cristiana, di intervenire tempestivamente in senso fiducioso e benevolo, come ieri egli ha compiuto il dovere di intervenire per lo statuto del Trentino-Alto Adige; e che cerchi tempestivamente di frenare nella sua tumultuosa e sempre impaziente fantasia costituzionalista il collega onorevole professore Mortati. (<em>Si ride<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Lo statuto della Valle d\u2019Aosta, in sostanza, non presenta alcuna novit\u00e0 degna di serio rilievo. Esso si riallaccia ai decreti legislativi luogotenenziali e ai decreti legislativi del 1945 e 1946.<\/p><p>La Valle d\u2019Aosta, per questi decreti, ha gi\u00e0 in atto una sua struttura organizzativa autonoma, non completa, ma efficiente, con un\u2019esperienza di alcuni anni. Noi abbiamo sentito il bisogno di prendere contatti con questa viva esperienza e abbiamo avuto l\u2019onore di avere in mezzo alla nostra Commissione il rappresentante politico eletto nella Valle d\u2019Aosta, l\u2019onorevole collega Bordon. Io credo di poter dire a nome di tutta la Commissione che la Valle d\u2019Aosta non poteva mandare qui un pi\u00f9 nobile e degno rappresentante. Volontario nell\u2019altra guerra del 1915, iscritto ad un partito socialista, internazionalista, facente parte del grande movimento dei partigiani della Valle d\u2019Aosta e del Piemonte durante la guerra di resistenza e di liberazione, egli era il pi\u00f9 adatto a portare in mezzo ai rappresentanti dell\u2019Assemblea, nella Commissione la voce particolare della sua Valle, senza dissociarla dalla visione degli interessi nazionali e pi\u00f9 vasti, che egli ha sempre presentato dinanzi a noi e visti come problemi inscindibili di vita sociale moderna e democratica.<\/p><p>E abbiamo anche potuto sentire (non naturalmente con la possibilit\u00e0 che noi tutti avremmo desiderato, perch\u00e9 il tempo stringeva) i rappresentanti dell\u2019attuale organizzazione amministrativa provvisoria della Valle con il loro Presidente. Essi conoscono tutto quanto si \u00e8 realizzato in questi anni e sono i pi\u00f9 direttamente indicati ad esprimere con autorit\u00e0 proposte, correzioni, modifiche.<\/p><p>In coscienza, noi siamo arrivati a questa nostra fatica, che pu\u00f2 certamente essere suscettibile di critica, ma che rappresenta da ogni punto di vista, locale, nazionale, generale, un risultato soddisfacente per tutti.<\/p><p>Dimodoch\u00e9, onorevoli colleghi, che con una certa asprezza e perfino \u2013 in taluni \u2013 con una certa quale strana irrisione, ignorando la profonda coscienza che anima queste aspirazioni, criticate i disegni di statuti speciali per queste Regioni, io credo che si debba arrivare ad una buona conclusione: approvazione nella sua sostanza di questa autonomia, di modo che si chiuda e non si riapra una pagina.<\/p><p>Dir\u00f2 brevemente su questo statuto che abbiamo l\u2019onore di presentarvi, e mi fermer\u00f2 solo sui punti essenziali, che meritano un rilievo o che comunque obbligano noi a sottolinearli fin da adesso.<\/p><p>Sul Titolo I \u2013 Costituzione della Regione \u2013 niente di notevole da dire. Abbiamo solo creduto opportuno non accettare le richieste della Valle sullo stendardo da mettere a fianco della bandiera nazionale. Naturalmente \u00e8 un diritto. In pratica avviene gi\u00e0, come avviene un po\u2019dovunque. Ma siccome questo non l\u2019abbiamo contemplato come un diritto in nessuno degli articoli che riguardano gli statuti particolari, abbiamo creduto opportuno ometterlo anche per la Valle d\u2019Aosta. La Valle pu\u00f2 di suo pieno diritto presentare il suo emblema, esporlo e, se vuole, in forma pi\u00f9 solenne, farlo approvare \u2013 come la Costituzione ammette all\u2019articolo 123 \u2013 con legge dello Stato.<\/p><p>Sul Titolo II \u2013 Funzioni della Regione\u2013 quasi nulla da osservare, all\u2019infuori di questo punto, che rilevo solo per i colleghi dell\u2019estrema sinistra e per quanti vedono con preoccupazione gli sviluppi sociali della nostra democrazia. Qui, nel preambolo dell\u2019articolo 2, non si parla n\u00e9 di riforme sociali e industriali, n\u00e9 di riforme agrarie e sociali, come si parla nello statuto per la Sardegna, nello statuto per il Trentino-Alto Adige e nello statuto per la Sicilia. Negli statuti per la Sardegna, e il Trentino-Alto Adige, \u00e8 contenuto questo inciso: \u00abcol rispetto&#8230; delle norme fondamentali delle riforme economico-sociali della Repubblica\u00bb, e nello statuto siciliano questo inciso: \u00absenza pregiudizio delle riforme agrarie e industriali della Repubblica\u00bb.<\/p><p>Abbiamo taciuto, perch\u00e9 siccome il problema agrario in un paese montagnoso a piccolissime propriet\u00e0 coltivatrici non \u00e8 sentito come un problema fondamentale, metterlo qui avrebbe assunto una espressione ampollosa e quasi retorica. Per\u00f2 la Commissione tutta \u00e8 d\u2019accordo nel ritenere che ogni norma che riguarda la riforma sociale, agraria o industriale debba rientrare, come rientra, nei princip\u00ee dell\u2019ordinamento giuridico dello Stato indicati nel preambolo stesso della Costituzione. D\u2019altronde nessuna Regione, particolare o no, pu\u00f2 sottrarsi a quest\u2019obbligo, che \u00e8 consacrato nei princip\u00ee fondamentali della Carta costituzionale.<\/p><p>Non c\u2019\u00e8 altro da dire, all\u2019infuori che segnalare alla soddisfazione dell\u2019onorevole Ministro della pubblica istruzione che le antichit\u00e0 e le belle arti sono qui collocate per l\u2019articolo 3, fra le materie per le quali la Regione ha potest\u00e0 di emanare norme di integrazione e di attuazione delle leggi della Repubblica.<\/p><p>Sul Titolo III c\u2019\u00e8 qualche cosa da osservare. Qui tocchiamo subito il problema economico fondamentale della Valle d\u2019Aosta, il problema delle acque. Prima di questa data il regime delle acque nella Valle d\u2019Aosta era regolato col decreto legislativo luogotenenziale del 7 settembre 1915, n. 546, per cui le acque erano regolate in questi termini. Le acque pubbliche (escluse quelle gi\u00e0 date in concessione che vedremo subito) date in concessione alla Regione per 99 anni, rinnovabili. Rimanevano le acque ad uso potabile e di irrigazione incluse in queste acque pubbliche. Queste appartenevano al patrimonio dello Stato. Col decreto legislativo esse potevano esser date in concessione per 99 anni. La Commissione ha ritenuto di modificare questa sistemazione e di attribuire queste acque ad uso di irrigazione e potabili al patrimonio della Regione. La Commissione ha creduto di compiere cos\u00ec un atto di giustizia necessaria. Queste opere, che riguardano le acque ad uso di irrigazione e potabili, sono il risultato degli sforzi pazienti di molte centinaia d\u2019anni che la popolazione montana della Valle d\u2019Aosta ha compiuto senza interruzioni. \u00c8 suo lavoro, suo esclusivo lavoro. E a ci\u00f2 si aggiunge che, verso la fine del XVIII secolo, tutti i comuni, consorziati o no, hanno riscattato dai signori locali il diritto esclusivo di queste acque, pagandole con una cifra che oggi ammonterebbe a parecchi miliardi.<\/p><p>La Commissione ha ritenuto giusto attribuire queste acque per sempre al patrimonio della Regione. E in fondo questa concessione di 99 anni rinnovabile, senza alcun canone alla Regione, significava la stessa cosa. La Commissione ha creduto di potersi assumere la responsabilit\u00e0 di questa modificazione; e la raccomanda all\u2019Assemblea.<\/p><p>Rimangono le altre acque pubbliche: il 30 per cento di quelle esistenti, che sono ancora patrimonio dello Stato. La Commissione aggiudica senz\u2019altro queste acque al patrimonio regionale. \u00c8 una piccola, esigua rimanenza delle maggiori acque sfruttate; ed \u00e8 troppo giusto che la Valle possa in pieno e sovrano diritto (rispettando naturalmente tutte quelle che sono le norme legislative dello Stato in materia di acque) amministrarle a proprio profitto e con la sua iniziativa.<\/p><p>Noi riteniamo che anche questa sia una giusta decisione, e preghiamo l\u2019Assemblea di volerla rispettare.<\/p><p>Vi sono le acque escluse (e sono le acque date in concessione prima del 7 settembre 1945). Queste acque sono in sfruttamento, sono cio\u00e8 quelle che costituiscono oggi i maggiori impianti idroelettrici e quelle che, essendo state date in concessione, non sono ancora state sfruttate. Per quelle che non sono state sfruttate e la cui concessione pu\u00f2 scadere da un momento all\u2019altro, la Commissione ha creduto di aggiudicarle al patrimonio della Regione.<\/p><p>\u00c8 troppo giusto che queste acque (che una serie di uomini di affari \u00e8 riuscita ad avere in concessione per poi rivenderle e che per mancanza di operazioni vantaggiose, sono ancora senza sfruttamento) passino alla Regione. Abbiamo dato al Presidente della Giunta regionale il diritto d\u2019intervenire con gli atti necessari per provocare la decadenza di queste concessioni, che possono dirsi senz\u2019altro affaristiche.<\/p><p>Rimane il problema delle acque concesse che sono in attuale sfruttamento. Qui si tratta dei maggiori centri idroelettrici. Con la precedente disposizione del decreto legislativo luogotenenziale del 1945, che ho citato, lo Stato ridiventava il titolare, appena le concessioni fossero scadute. Noi abbiamo creduto di modificare la disposizione in questi termini: \u00aballa cessazione dell\u2019uso (articolo 7, ultimo comma) o della concessane di tali acque, la Regione subentra nella concessione, salvo che lo Stato non intenda farne oggetto di un piano d\u2019interesse nazionale\u00bb.<\/p><p>Quindi il diritto dello Stato \u00e8 sempre salvo in qualsiasi momento; pu\u00f2 intervenire e far piegare il regime locale delle acque a quello che pu\u00f2 essere un piano d\u2019interesse generale. Ma, salvo questo diritto, a noi \u00e8 apparso legittimo che la valle succedesse nei diritti patrimoniali. E anche questo \u00e8 un punto delicato, che la Commissione raccomanda all\u2019attenzione ed alla simpatia dell\u2019Assemblea. Le altre questioni di materia non vale la pena che siano messe in rilievo, perch\u00e9 non hanno nessuna importanza notevole di fronte alla Carta costituzionale; sono dettagli secondari, su cui, se mai, dar\u00f2 chiarimenti, se richiesti.<\/p><p>Passiamo al regime delle miniere: articolo 11.<\/p><p>L\u2019articolo 3 del decreto legislativo luogotenenziale 7 settembre 1945, diceva:<\/p><p>\u00abSu domanda della Valle saranno a questa date in concessione gratuita per 99 anni le miniere esistenti nel territorio della Valle. Tale concessione potr\u00e0 essere rinnovata. Dalla concessione sono escluse le miniere a sfruttamento, ecc.\u00bb.<\/p><p>Noi abbiamo rispettato la stessa esclusione, cio\u00e8 di quelle miniere, per le quali vi \u00e8 tutta una serie di azioni industriali; la Cogne, per esempio. Ma, per le altre miniere abbiamo creduto opportuno inserire all\u2019articolo 11 la stessa norma del decreto legislativo luogotenenziale: \u00abLe miniere esistenti nella Regione sono date in concessione gratuita alla Regione per 99 anni. La concessione potr\u00e0 essere rinnovata\u00bb.<\/p><p>Sicch\u00e9, il titolare del patrimonio minerario demaniale rimane sempre lo Stato, il quale pu\u00f2 dare la concessione.<\/p><p>Anche su questa questione delle miniere vi sono dettagli, che non hanno alcun rilievo d\u2019interesse; non vale la pena soffermarcisi.<\/p><p>Titolo III. Gli articoli 12 e 13 riguardano le finanze.<\/p><p>Abbiamo avuto una serie di conversazioni con i rappresentanti della Valle ed abbiamo lungamente discusso sull\u2019ordinamento finanziario da attribuire a questa.<\/p><p>Ci siamo trovati di fronte a questi progetti: uno presentato dagli uffici del Ministero delle finanze; uno presentato dal Consiglio della Valle ed il terzo elaborato dalla nostra Commissione.<\/p><p>Siamo arrivati alla conclusione che nessuno di questi tre progetti poteva essere efficiente; comunque nessuno ha riscosso l\u2019approvazione unanime della Commissione e degli interessati.<\/p><p>Il progetto del Ministero delle finanze era tale, per cui appariva anche benevolo rispetto alla Valle; ma la Commissione si \u00e8 trovata concorde nel ritenere che, se quel progetto fosse stato adottato ed inserito nello statuto, il vero presidente della Valle sarebbe stato, non il presidente eletto dalla Giunta regionale, ma un capo Divisione del Ministero delle finanze.<\/p><p>Alla Commissione \u00e8 parso che questo progetto non rispettasse, in alcun modo, le esigenze autonomistiche, che devono costituire l\u2019essenza di questo statuto.<\/p><p>Il progetto presentato dalla Giunta della Valle non \u00e8 stato dalla Commissione accolto favorevolmente. Devo dire che, tranne una difesa fatta, per onor di firma, dal collega onorevole Bordon, la Commissione ad unanimit\u00e0 non l\u2019ha potuta accettare.<\/p><p>Il progetto elaborato dalla Commissione si ispirava ai princip\u00ee esposti l\u2019altro giorno in sede di discussione dello statuto per la Sardegna.<\/p><p>Tirate le somme, io credo che la Commissione si debba compiacere di essere arrivata a questo risultato: di trasferire, cio\u00e8, negli articoli 12 e 13 dello statuto gli articoli del decreto legislativo luogotenenziale 7 settembre 1945; li abbiamo ricopiati integralmente. Certo questo \u00e8 un sistema non organico, \u00e8 la negazione di un sistema di organizzazione finanziaria in regime di autonomia, anzi \u00e8 l\u2019assoluta contraddittoriet\u00e0 delle esigenze autonomistiche, ma non vi era altra soluzione. Questo <em>modus vivendi<\/em> che noi proponiamo \u00e8 quello che attualmente gi\u00e0 esiste, cio\u00e8 sin dal 1945, ed attraverso il rispetto di queste norme del decreto legislativo luogotenenziale si \u00e8 iniziata una ricostruzione di vita autonoma: contenti quelli della Valle, e credo, ancora di pi\u00f9 contento il Ministero delle finanze. Ma non pu\u00f2 essere che provvisorio. Cio\u00e8 rinviamo al futuro Consiglio elettivo, alla futura Giunta, il problema di studiare a fondo, ricchi dell\u2019esperienza e della pratica di questi due anni e mezzo, perch\u00e9 si elabori, d\u2019accordo col Ministero delle finanze, un piano organico finanziario per la Valle. Perci\u00f2 abbiamo inserito, nelle norme transitorie, all\u2019articolo 53, questa disposizione, al primo comma: \u00abentro due anni. dall\u2019elezione del Consiglio della Valle sar\u00e0 stabilito, a modifica degli articoli 12 e 13, un ordinamento finanziario della Regione con legge dello Stato in accordo con la Giunta regionale\u00bb. Non si \u00e8 creato, quindi, nulla di improvvisato e tanto meno di cervellotico. All\u2019ultimo momento, mentre stavo per prendere la parola, l\u2019onorevole Ministro del bilancio, Vicepresidente del Consiglio, mi ha presentato due emendamenti che non ho avuto ancora il tempo di leggere. Finita la relazione sar\u00e0 mio dovere leggerli attentamente e comunicarli alla Commissione per poter dare una risposta comune.<\/p><p>Titolo IV: Zona franca. L\u2019articolo 4 del decreto legislativo luogotenenziale del 7 settembre 1945, n. 546, diceva che \u00abIl territorio compreso nella circoscrizione della Valle \u00e8 posto fuori della linea doganale e costituisce zona franca\u00bb. Seguono delle disposizioni in conseguenza, abbastanza complicate. Ad unanimit\u00e0 abbiamo creduto di non definire in modo risolutivo la questione della sistemazione della zona franca concessa: per ci\u00f2 abbiamo inserito nell\u2019articolo 14 dello statuto la seguente definizione: \u00abIl territorio della Valle d\u2019Aosta \u00e8 posto fuori della linea doganale e costituisce zona franca\u00bb, ripetizione questa del testo del decreto luogotenenziale pi\u00f9 volte citato. Segue poi: \u00abLe modalit\u00e0 d\u2019attuazione della zona franca concessa. alla Regione saranno concordate con la Regione e stabilite con legge dello Stato\u00bb. Credo che abbiamo ben fatto a decidere in questo senso. Questa concessione, se attuata, deve affrontare e risolvere una serie di difficolt\u00e0 che sono lungi dall\u2019essere semplici. Bisognerebbe, anzitutto, non solo sbarrare il passo del Piccolo San Bernardo od il passo del Gran San Bernardo, ma anche sbarrare la strada principale della Valle che sbocca poco a nord di Ivrea, a Pont Saint-Martin ed affrontare altre complicazioni ancora. Presentemente la Giunta della Valle, d\u2019accordo col Ministero delle finanze, va studiando tutta una serie di attuazioni che saranno rese definitive in seguito e poi saranno adottate, come l\u2019articolo 14 propone, con legge dello Stato concordata con la Regione.<\/p><p>Titolo V: Organi della Regione. Contiene una sola cosa notevole, che rilever\u00f2. Nell\u2019articolo 15 abbiamo trasformato quello che era la denominazione degli organi rappresentativi della Valle, secondo il regime attuale ispirato al decreto legislativo luogotenenziale del 1945, ed abbiamo chiamato tutti gli organi con gli stessi nomi con cui sono stati definiti negli altri statuti particolari, cio\u00e8 \u00abConsiglio della Valle\u00bb, Presidente del Consiglio, \u00abGiunta regionale\u00bb e Presidente della Giunta; denominazioni queste pi\u00f9 conformi all\u2019espressione adottata dalla Carta costituzionale, di modo che si sa che in ogni Regione le denominazioni degli organi sono le stesse.<\/p><p>Ho un\u2019osservazione da fare sull\u2019articolo 31. Nell\u2019articolo 31 \u00e8 fatto riferimento, per inciso, alla Commissione di coordinamento. Infatti, il primo comma dell\u2019articolo 31 dice: \u00abOgni legge, approvata dal Consiglio della Valle \u00e8 comunicata al rappresentante del Ministero dell\u2019interno, presidente della Commissione di coordinamento, preveduto dall\u2019articolo 46 che, salvo il caso di opposizione, deve vistarlo nel termine di trenta giorni dalla comunicazione\u00bb.<\/p><p>Noi della Commissione abbiamo adottato, deferendo alle considerazioni dei nostri costituzionalisti, fra cui primo il Presidente della nostra Commissione, di cambiare il nome che a questo organismo era dato nel decreto legislativo luogotenenziale del 7 settembre 1945. In esso si chiamava \u00abComitato di coordinamento\u00bb; adesso, nel nostro testo \u00e8 chiamato invece \u00abCommissione di coordinamento\u00bb. Questa Commissione, come vedete, all\u2019articolo 46 del nostro progetto, \u00e8 composta da un funzionario del Ministero dell\u2019interno, che ne \u00e8 il Presidente, da un funzionario del Ministero delle finanze e da un membro eletto dalla Valle. La Commissione di coordinamento, come voi potete agevolmente controllare, sostituisce il cosiddetto Commissario che v\u2019\u00e8 nelle altre Regioni. La Valle ha ritenuto opportuno conservare questa organizzazione, che ha dato eccellenti risultati, senza mai provocare reazioni n\u00e9 al Ministero delle finanze, n\u00e9 al Ministero dell\u2019interno, n\u00e9 negli organi rappresentativi della Valle. Ha dato cos\u00ec eccellenti risultati che tutti concordemente chiedono che sia conservata. Noi riteniamo che, facendo un lieve strappo a quelle che erano le nostre concezioni costituzionali in materia, possiamo conservarla intatta, come tutti desiderano.<\/p><p>Sul Titolo VI \u2013 \u00abLingua e ordinamento scolastico\u00bb \u2013 dir\u00f2 poche cose. L\u2019articolo 37 del nostro testo dice che nella Valle d\u2019Aosta la lingua francese \u00e8 parificata a quella italiana. Abbiamo cio\u00e8 corretto la dizione adoperata nell\u2019articolo 17 del decreto legislativo luogotenenziale del 7 settembre 1945. Questo articolo 17 diceva testualmente: \u00abNella Valle d\u2019Aosta \u00e8 consentito il libero uso della lingua francese nei rapporti con le autorit\u00e0 politiche, amministrative e giudiziarie\u00bb. Poi, aggiungeva: \u00abGli atti pubblici possono essere redatti in lingua francese, eccettuate le sentenze dell\u2019autorit\u00e0 giudiziaria\u00bb. Poich\u00e9 \u00e8 consentito il libero uso della lingua francese in tutti questi atti, tanto valeva adottare la definizione nostra per cui la lingua francese \u00e8 parificata a quella italiana. Esprimiamoci, quindi, chiaramente, senza alcuna forma di perifrasi: cos\u00ec si sa esattamente quale \u00e8, secondo questo statuto, la situazione giuridica rispetto alla lingua. \u00abGli atti pubblici possono essere redatti \u2013 dice il nostro testo \u2013 nell\u2019una e nell\u2019altra lingua, eccettuati i provvedimenti dell\u2019autorit\u00e0 giudiziaria, che sono redatti in lingua italiana\u00bb. E nella dizione dell\u2019articolo 17 del decreto legislativo sopra citato, si diceva: \u00abGli atti pubblici possono essere redatti in lingua francese, eccettuate le sentenze dell\u2019autorit\u00e0 giudiziaria\u00bb.<\/p><p>Alla Commissione \u00e8 parso opportuno di non rendere la lingua italiana obbligatoria soltanto per le sentenze, ma per tutti gli atti giudiziari, per un razionale rispetto della procedura giudiziaria.<\/p><p>V\u2019\u00e8 il problema delle scuole; questo problema \u00e8 stato affrontato e risolto dal Ministro Gonella e reso esecutivo in seguito al decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato dell\u201911 novembre 1946.<\/p><p>L\u2019articolo 18 del decreto luogotenenziale legislativo del 7 settembre 1945 annunciava gi\u00e0 una riforma in materia. Noi abbiamo rivisto tutto l\u2019insieme ed inserito questa materia in alcuni articoli che fanno parte di questo titolo.<\/p><p>Di sostanziale, oltre a quanto ho fatto notare sulla lingua, non v\u2019\u00e8 niente che meriti un particolare rilievo: abbiamo riprodotto quasi integralmente le varie disposizioni esistenti.<\/p><p>Il Titolo VII riguardante \u00abL\u2019ordinamento degli uffici di conciliazione\u00bb \u00e8 anch\u2019esso un titolo inserito in seguito alla legislazione esistente. Il decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato, infatti, dell\u201911 novembre 1946, regola questa questione.<\/p><p>Noi l\u2019abbiamo riprodotto quasi integralmente, tranne qualche punto che non merita alcun rilievo.<\/p><p>Titolo VIII. Per quanto riguarda gli enti locali non v\u2019\u00e8 niente da dire, perch\u00e9 tutto \u00e8 in perfetta rispondenza alla Carta costituzionale.<\/p><p>Titolo IX: \u00abRapporti tra lo Stato e la Regione\u00bb. L\u2019articolo 45 \u00e8 il punto evidentemente pi\u00f9 delicato, ed io pavento, con una certa trepidazione, che l\u2019onorevole collega professor Mortati, che ci ha portato nei giorni scorsi nella Repubblica di Babele del collegio uninominale, che \u00e8 poi anche collegio plurinominale, difficilmente rinuncer\u00e0 ad intervenire. Egli considerer\u00e0 questo punto come il dente cariato dello statuto della Val d\u2019Aosta; per cui io penso che egli possa far proporre all\u2019Assemblea che questo dente sia estratto.<\/p><p>Io mi permetto di dire, a nome della Commissione, che noi desideriamo conservare questo dente, che \u00e8 sanissimo e che preghiamo i colleghi di questa Assemblea perch\u00e9 rinuncino a farsi complici operatori di estrazione.<\/p><p>Per la Val d\u2019Aosta ci troviamo di fronte ad una situazione particolare, perch\u00e9, gi\u00e0 nel decreto luogotenenziale legislativo del 7 settembre 1945 era detto: \u00abIl Presidente del Consiglio della Valle esegue le deliberazioni del Consiglio, ed ha la rappresentanza della Valle.<\/p><p>\u00abAd esso spettano tutte le attribuzioni che le leggi vigenti conferiscono al Presidente della deputazione provinciale, in quanto non rientrino nella competenza del Consiglio della Valle\u00bb.<\/p><p>E poi: \u00abIl Presidente \u00e8 responsabile verso il Governo dell\u2019esercizio dei poteri che per legge restano riservati allo Stato. Il Governo segnala ecc.\u00bb.<\/p><p>Per cui, oltre ad avere inserito questo concetto che il Presidente della Giunta rappresenta il Governo dello Stato, ne abbiamo derivato la conseguenza che possa anche essere il responsabile dell\u2019ordine pubblico, e quindi mantenere l\u2019ordine pubblico con la polizia dello Stato attribuita alla direzione del Presidente della Giunta regionale, tranne i casi in cui il Governo pu\u00f2 avocare a s\u00e9 anche questa direzione.<\/p><p>Devo dire che anche questo punto \u00e8 contemplato all\u2019articolo 8 del decreto legislativo pi\u00f9 volte citato:<\/p><p>\u00abAl mantenimento dell\u2019ordine pubblico provvede il Presidente del Consiglio della Valle a mezzo di reparti della polizia dello Stato e della polizia locale, secondo le direttive del Governo, verso il quale egli \u00e8 responsabile\u00bb.<\/p><p>Stando cos\u00ec le cose, giuridicamente e di fatto per una concessione legislativa gi\u00e0 avvenuta e gi\u00e0 attuata, con qual senso di responsabilit\u00e0 politica si vorrebbe abolire questa disposizione? Noi crediamo che realmente non lo si possa ed ecco perch\u00e9 io prego in modo particolare il Presidente del Consiglio di vigilare su questo punto e di esprimere, anche in caso di controversia, il suo giudizio: noi dobbiamo risolvere definitivamente una questione politica che \u00e8 stata gi\u00e0 risolta; non la possiamo complicare all\u2019ultimo momento.<\/p><p>D\u2019altronde che cosa \u00e8 questo Presidente della Giunta regionale, in una piccola Valle come quella della Val d\u2019Aosta? \u00c8 un presidente il quale \u00e8 obbligato ad un\u2019infinit\u00e0 di atti amministrativi, esecutivi per la difficolt\u00e0 delle comunicazioni dell\u2019amministrazione stessa in paesi sperduti sulla montagna. Bisogna che egli provveda a tutto; egli \u00e8 il solo responsabile dell\u2019ordine pubblico, per la capacit\u00e0 che egli dimostrer\u00e0 o non dimostrer\u00e0 (speriamo che casi negativi mai si verifichino) nell\u2019esecuzione dei compiti che derivano dal suo ufficio.<\/p><p>Ed allora, attribuiamo pure questa direzione della polizia, la quale peraltro non \u00e8 mai direttamente comandata dal Presidente della Giunta regionale, perch\u00e9 la polizia \u00e8 comandata sul posto da un questore e da commissari di pubblica sicurezza che hanno una polizia organizzata, preparata, istruita, armata, disciplinata dagli organi dello Stato, dal Ministero dell\u2019interno; \u00e8 quindi tutta una organizzazione legata alla volont\u00e0, alla capacit\u00e0, al tecnicismo del Governo centrale. Possiamo, quindi, senza nessuna preoccupazione conservare le cose come sono e dare ad esse veste giuridica definitiva.<\/p><p>Sull\u2019articolo 46 non mi soffermo neppure, perch\u00e9 in esso \u00e8 contemplato precisamente quell\u2019istituto della Commissione di coordinamento, di cui ho parlato poc\u2019anzi.<\/p><p>All\u2019articolo 48 sono contemplati i provvedimenti eccezionali che la Giunta pu\u00f2 prendere.<\/p><p>Siccome ho avuto, e la Commissione ha avuto, parecchi rilievi su questo punto, io ritengo che probabilmente converr\u00e0 conservare il testo originario, cos\u00ec come risulta dal decreto legislativo del 7 settembre 1945. Niente di pi\u00f9. Infine, nelle disposizioni transitorie vi \u00e8 di notevole l\u2019articolo 53, che ho gi\u00e0 sottolineato a proposito della finanza.<\/p><p>Ecco un rapido esame, che \u00e8 stato fin troppo lungo rispetto all\u2019esiguit\u00e0 del numero dei presenti in quest\u2019Aula, ma che era necessario come espressione del lavoro e del desiderio che ha animato i componenti la Sottocommissione per gli statuti regionali. Noi crediamo di aver agito con la massima onest\u00e0 politica, resistendo a richieste che non ci sembravano giustificate e viceversa aderendo ad altre che ci pareva legittimo dovessero ormai essere accolte.<\/p><p>\u00c8 quindi con spirito fiducioso che la Commissione, a mio nome, vi affida questo statuto. Date a questa Valle che \u00e8 alle porte di Torino, abbandonata da secoli, la possibilit\u00e0 di crearsi un ordinamento semplice e civile. Basta vederla, questa Valle, onorevoli colleghi, e confrontarla con le Regioni che stanno di l\u00e0 dai monti, oltre il Piccolo San Bernardo e il monte Bianco, nella Savoia, oltre il Gran San Bernardo, nella Vallata del Rodano, per rendersi conto dell\u2019immensa differenza di questa Regione abbandonata da quella unit\u00e0 dello Stato centralizzato che tanti magnifici paladini tirano ancora in ballo.<\/p><p>Date dunque a questa Regione, a questa piccola conca montana, la possibilit\u00e0 di realizzare una sua vita moderna.<\/p><p>Io sento che la questione \u00e8 estremamente seria e ringrazio la Commissione di avermi affidato l\u2019onore di presentare a voi e di difendere una causa cos\u00ec giusta, una cos\u00ec giusta causa nazionale. (<em>Applausi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> Anche se l\u2019onorevole Relatore non avesse direttamente fatto appello alla mia persona, io mi sarei sentito egualmente tenuto a fare alcune dichiarazioni introduttive.<\/p><p>Debbo dir subito per\u00f2 che, di fronte alle singole disposizioni che sono qui articolate, il Governo, come tale, non pu\u00f2 avere una sua tesi, perch\u00e9 non ha potuto evidentemente disporre del tempo necessario per discutere e assumere un determinato atteggiamento al riguardo. Ieri abbiamo discusso su un progetto di elaborazione governativa, in gran parte accolto dalla Commissione; oggi invece ci troviamo di fronte a un progetto di elaborazione parlamentare, nei confronti del quale evidentemente la responsabilit\u00e0 del Governo \u00e8 molto diversa.<\/p><p>Non voglio con ci\u00f2, s\u2019intende, attenuare la nostra collaborazione alla discussione del disegno di legge. Almeno in linea di principio, il Governo \u00e8 favorevole all\u2019autonomia della Valle d\u2019Aosta e fino dal 1945 la concesse nel campo amministrativo, attribuendo al Presidente della Valle tutti i poteri del prefetto. Non potevamo naturalmente dargli la possibilit\u00e0 di decidere circa i problemi politici afferenti alla Valle. Cercammo di tranquillizzare la Valle relativamente ai suoi diritti linguistici e conseguentemente scolastici, relativamente insomma a tutto quanto poteva costituire oggetto delle sue giuste esigenze. Con un successivo decreto si disciplin\u00f2 il regime delle acque, e anche qui il Governo tenne conto delle esigenze locali della Valle d\u2019Aosta. Ora si entra in un altro campo, ora si entra nel campo politico della vera e propria autonomia, sulla traccia di quanto gi\u00e0 si \u00e8 fatto per altre Regioni a statuto speciale Non vi sono contradizioni fra quello che si \u00e8 fatto allora per decreto e quanto ha fatto ora la Commissione; vi sono soprattutto alcune integrazioni. Politicamente parlando \u2013 e qui esprimo naturalmente un parere personale \u2013 non ho alcuna eccezione da fare al disegno di legge e volentieri collaborer\u00f2 per il suo perfezionamento aderendo al desiderio della Commissione.<\/p><p>Ho soltanto qualche obiezione di carattere formale da fare. Non so, per esempio, come avete risolto la questione toponomastica, che sembra apparentemente una questione secondaria, ma che invece ha molta importanza. Avete visto per lo statuto dell\u2019Alto Adige quale attenzione \u00e8 stata dedicata alla questione. Allegato al disegno di legge v\u2019\u00e8 un elenco di comuni con nomi solamente francesi, mentre nel decreto del 1945 accanto a quelli francesi v\u2019erano anche i corrispondenti nomi italiani. Non so se questa omissione sia dovuta al caso, cio\u00e8 se questo allegato abbia soltanto un valore incidentale; in tale ipotesi non ho nessuna obiezione da sollevare.<\/p><p>Un\u2019altra osservazione \u2013 che mi riservo di sviluppare al momento opportuno \u2013 riguarda la data di entrata in vigore dello statuto. Mi pare che con gli altri statuti abbiamo adottato il termine di sei mesi: termine alquanto problematico, specialmente per gli statuti che entrano in vigore in seguito a una legge elettorale che \u00e8 affidata al nuovo Parlamento. Se le elezioni si faranno il 18 aprile, la Camera verr\u00e0 convocata venti giorni dopo. Quindi alle soglie dell\u2019estate. \u00c8 difficile pensare che immediatamente, con la formazione del nuovo Governo, con la discussione generale, ecc., la Camera possa occuparsi delle leggi elettorali per le Regioni, e dubito assai quindi che il termine di sei mesi si possa mantenere.<\/p><p>Un\u2019altra osservazione vorrei fare ancora riguardo alla toponomastica. All\u2019articolo 2, fra le materie per le quali la Regione ha potest\u00e0 legislativa, vi \u00e8 anche la toponomastica. E qui converrebbe introdurre la stessa affermazione che si \u00e8 fatta nella legge votata ieri: \u00abfermo restando l\u2019obbligo della bilinguit\u00e0\u00bb. E con ci\u00f2 stesso si risolverebbe il problema, al quale accennavo prima, dell\u2019elenco dei comuni.<\/p><p>La bilinguit\u00e0, vista dal punto di vista dei cittadini di lingua francese, \u00e8 un diritto, ma vista dal punto di vista degli italiani \u00e8 un obbligo, perch\u00e9 anche la lingua italiana deve essere ufficialmente usata. Nello statuto per il Trentino-Alto Adige abbiamo inserito un richiamo alla lingua italiana come lingua ufficiale. Per la Valle d\u2019Aosta si pu\u00f2 fare o non fare analogo richiamo, purch\u00e9 ci sia l\u2019obbligo della bilinguit\u00e0. Ci\u00f2 potrebbe sembrare una cosa superflua, ma non lo \u00e8.<\/p><p>PRESIDENTE. Il seguito di questa discussione \u00e8 rinviato alle ore 16.<\/p><p>La seduta termina alle 12.50.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Versione PDF ASSEMBLEA COSTITUENTE CCCLXXII. 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