{"id":2497,"date":"2023-09-17T21:33:17","date_gmt":"2023-09-17T19:33:17","guid":{"rendered":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=2497"},"modified":"2023-10-21T00:58:35","modified_gmt":"2023-10-20T22:58:35","slug":"martedi-13-gennaio-1948","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=2497","title":{"rendered":"MARTED\u00cc 13 GENNAIO 1948"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"2497\" class=\"elementor elementor-2497\" data-elementor-post-type=\"post\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-0b95319 elementor-section-full_width elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"0b95319\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-550733e\" data-id=\"550733e\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-6b15d06 elementor-align-right elementor-widget elementor-widget-button\" data-id=\"6b15d06\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"button.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-button-wrapper\">\n\t\t\t\t\t<a class=\"elementor-button elementor-button-link elementor-size-sm\" href=\"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/19480113_1.pdf\" target=\"_blank\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-content-wrapper\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-icon\">\n\t\t\t\t<i aria-hidden=\"true\" class=\"icon icon-view\"><\/i>\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-text\">Versione PDF<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-0e53846 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"0e53846\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>ASSEMBLEA COSTITUENTE<\/p><p>CCCXLIX.<\/p><p>SEDUTA DI MARTED\u00cc 13 GENNAIO 1948<\/p><p>PRESIDENZA DEL PRESIDENTE <strong>TERRACINI<\/strong><\/p><p><strong>INDICE<\/strong><\/p><p><strong>Congedo:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p><strong>Risposte scritte ad interrogazioni <\/strong>(<em>Annunzio<\/em>)<strong>:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p><strong>Disegno di legge <\/strong>(<em>Seguito della discussione<\/em>)<strong>:<\/strong><\/p><p>Disposizioni sulla stampa (15).<\/p><p>Labriola<\/p><p>Calosso<\/p><p>Scoccimarro<\/p><p>Cevolotto, <em>Relatore<\/em><\/p><p>Andreotti, <em>Sottosegretario di Stato per la Presidenza del Consiglio<\/em><\/p><p><strong>Per una interpretazione autentica della XVII disposizione transitoria de la Costituzione:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p>Sansone<\/p><p>Andreotti, <em>Sottosegretario di Stato per la Presidenza del Consiglio<\/em><\/p><p><strong>Interrogazione <\/strong>(<em>Annunzio<\/em>)<strong>:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p>La seduta comincia alle 16.<\/p><p>MAZZA, <em>ff. Segretario<\/em>, legge il processo verbale della seduta precedente.<\/p><p>(<em>\u00c8 approvato<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Congedo.<\/p><p>PRESIDENTE. Comunico che ha chiesto congedo il deputato Zotta.<\/p><p>(<em>\u00c8 concesso<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Risposte scritte ed interrogazioni.<\/p><p>PRESIDENTE. Comunico che i Ministri competenti hanno inviato risposte scritte a interrogazioni presentate da onorevoli deputati.<\/p><p>Saranno pubblicate in allegato al resoconto stenografico della seduta di oggi.<\/p><p>Seguito della discussione del disegno di legge:<\/p><p>Disposizioni sulla stampa (15).<\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019ordine del giorno reca: Seguito della discussione del disegno di legge: Disposizioni sulla stampa (15).<\/p><p>\u00c8 iscritto a parlare l\u2019onorevole Labriola. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>LABRIOLA. Il mio intervento, onorevoli colleghi, non prender\u00e0 molto tempo: esso \u00e8 quasi limitato ad una dichiarazione di voto in cui esporr\u00f2 le ragioni in forza delle quali voter\u00f2 contro la legge.<\/p><p>Da un pezzo non reputavo necessario prendere parte ai lavori dell\u2019Assemblea, perch\u00e9 appunto pensavo che, purtroppo, oramai, le questioni essenziali sono risolute dai partiti, nelle loro stanze interne. Tuttavia alcune delle osservazioni le quali vennero fatte ieri in questa Assemblea da taluno dei nostri colleghi, mi hanno persuaso che, sia pure a titolo meramente dichiarativo, un intervento sia consigliabile.<\/p><p>Questa discussione, se mai, mi ha persuaso che la faccenda: destra o sinistra, \u00e8 puramente accademica. Propositi di destra furono pronunziati a sinistra, ed a destra si esposero censure che dovevano essere dichiarate a sinistra.<\/p><p>Se la destra \u00e8 autorit\u00e0 e la sinistra libert\u00e0; a sinistra c\u2019\u00e8 forse pi\u00f9 autorit\u00e0 che a destra.<\/p><p>Il problema: conservatori o progressisti, sciaguratamente, non ha pi\u00f9 senso nelle nostre Assemblee, dominate dai partiti e dai loro agglomerati parlamentari.<\/p><p>Prima di accennare alle osservazioni che il testo governativo della legge suggerisce, io desidero intrattenervi un semplice istante su una proposta la quale \u00e8 stata affacciata dall\u2019onorevole Giannini. Ha detto l\u2019onorevole Giannini che sarebbe espediente non trattare la discussione di questa legge nella sede presente e rinviarla alla futura riunione del Parlamento ordinario.<\/p><p>A me pare che la proposta, come non \u00e8 stata sufficientemente dimostrata dall\u2019onorevole Giannini e non mi \u00e8 parsa sostenuta da valevoli ragioni, non corrisponda alle condizioni di necessit\u00e0 dell\u2019Assemblea. Abbiamo tutto il tempo possibile per poter discutere questa legge. In un certo senso \u00e8 molto utile che questa legge si discuta. Nessuno ci urge ad affrettare il tempo della discussione e la questione \u00e8 di interesse pubblico. La discussione degli emendamenti ci permetter\u00e0 appunto di approntare un testo conforme alle esigenze del problema.<\/p><p>Aggiungo un\u2019altra osservazione a proposito della proposta che l\u2019onorevole Giannini ha fatto in questa Assemblea di rinviare la discussione ad un\u2019altra Assemblea. La futura Camera, se lo creder\u00e0, potr\u00e0 mutare il testo che noi le avremo trasmesso. Invece di rifiutarci di discutere il presente progetto, noi possiamo rimetterci al futuro Parlamento, per un testo nuovo, per una modificazione di quello che avremo approvato, o per la sua conservazione. Il rinvio della discussione \u00e8 una superfluit\u00e0, o uno schivare le responsabilit\u00e0.<\/p><p>Il senso della presente discussione cos\u00ec dir\u00f2 per entrare in materia \u00e8 tutto dato da un contrasto che si \u00e8 creduto di porre in rilievo: libert\u00e0 contro licenza, e le parti pi\u00f9 sgradevoli dell\u2019attuale progetto sono state poste sul conto di una difesa che s\u2019intendeva compiere della libert\u00e0 contro la licenza.<\/p><p>Si \u00e8 detto: noi vogliamo tutelare la libert\u00e0 di stampa, ma non possiamo consentire a una licenza la quale si chiami libert\u00e0 di stampa. Ho voluto richiamare questo punto perch\u00e9 i soli tre uomini politici e pensatori i quali dell\u2019argomento si sono occupati in sedi e momenti differenti, dico successivamente, Robespierre, Humboldt e lo Stuart Mill, l\u2019artificio di questa distinzione hanno voluto notare.<\/p><p>Licenza, libert\u00e0. Tutte le volte in cui alla libert\u00e0 si \u00e8 voluto fare oltraggio si \u00e8 detto che questo si faceva per impedire la licenza, ma che sia licenza, nella sua differenza dalla libert\u00e0, ho pensato vedere e non ci sono riuscito.<\/p><p>In un discorso dell\u201911 maggio 1791, Massimiliano Robespierre si occupava della questione della libert\u00e0 di stampa e proponeva all\u2019Assemblea di adottare un disegno che corrispondesse alla sentenza della Dichiarazione d\u2019indipendenza americana; sostanzialmente, nemmeno lui sapeva operare questa differenza fra libert\u00e0 e licenza.<\/p><p>Egli andava tanto oltre, da dire che neanche in materia di diffamazione, la questione della licenza pu\u00f2 proporsi. La diffamazione non trova un argine, un limite se non nell\u2019opinione. Se c\u2019\u00e8 diffamazione contro la giustizia, contro la saggezza, essa sar\u00e0 colpita dalla opinione pubblica e la repressione del fatto \u00e8 dovuta dall\u2019opinione pubblica. Naturalmente, qui si parla della diffamazione a mezzo della stampa. Ma la legge punisce in genere la diffamazione perch\u00e9 delittuosa, ed oltre la legge generale non si deve andare.<\/p><p>Ricordo per me stesso che le tesi di Robespierre sulla libert\u00e0 di stampa, son poi la traccia delle pi\u00f9 minute ed estese trattazioni sul tema della libert\u00e0 tanto di Wilhelm von Humboldt, quanto dello Stuart Mill. Ad esse non vi \u00e8 nulla da aggiungere, sebbene adesso la partitocrazia, fra le tante sue deviazioni, della libert\u00e0 non parli pi\u00f9 se non come uno strumento della parte. E quindi accade che mentre della libert\u00e0 rintronino le nostre orecchie tutti, poi, son pronti ad immolarla. \u00c8 chiaro, infatti, che se la libert\u00e0 deve servire a me, perch\u00e9 essa mi serva, io la debba negare al mio avversario, ad ogni modo alle parti diverse dalla mia o ad essa opposte.<\/p><p>La libert\u00e0 \u00e8 un edificio, al sommo del quale io pongo la libert\u00e0 di stampa. Persino quella di riunione \u00e8 ad essa minore, e se dovessi scegliere, per elezione impostami, fra l\u2019una, l\u2019altra, appunto quella di stampa eleggerei. La conclusione \u00e8 che nulla contro la libert\u00e0 di stampa deve praticarsi. Soltanto per mezzo suo, noi siamo quello che siamo. Rispettiamola con senso religioso della sua essenza.<\/p><p>Il testo che ci \u00e8 stato offerto, come tutti gli altri testi su questo argomento, comincia col concedere che alla libert\u00e0 di stampa non si abbia da fare nessun ostacolo. Ma quando poi andate ad esaminare cotesto progetto di legge e particolarmente i vari articoli che lo formano, quando questo esame voi farete, allora vi accorgete che la proclamazione generica non risponde al fatto concreto.<\/p><p>Perci\u00f2 appunto ho risolto il problema che essa pone: non voter\u00f2 questo disegno di legge, dar\u00f2 un voto contrario ad esso. Vorrei per\u00f2 esprimere soltanto la mia turbata meraviglia che alcuni dei dispositivi di questo disegno di legge abbiano potuto trovare l\u2019approvazione di uomini che seggono sui banchi alla mia destra, che son poi quelli dell\u2019estrema sinistra. Non scorgo relazioni di minoranza di nessun genere e ne concludo che la solidariet\u00e0 della Commissione \u00e8 totale intorno a tutti i punti del disegno presentatoci, anche se alcuni di questi punti sono manifestamente da condannare e da eliminare. Ritorno al mio principio. Destra o Sinistra? Fole e baie. Tutti pensano al partito, ed al partito son pronti tutto a sacrificare. Povera libert\u00e0! Quando troverai devoti puri al tuo idolo?<\/p><p>Il disegno di legge, in sostanza, pu\u00f2 richiamare la nostra attenzione su tre punti essenziali: quello che riguarda la registrazione, quello che riguarda la pubblicit\u00e0, interessante la finanza delle pubblicazioni ed infine la questione del sequestro. Ma da questa parte dell\u2019Assemblea, come da altre parti, \u00e8 stato accennato, talvolta a titolo di lode, pi\u00f9 spesso a titolo di deplorazione, alla mancanza nel testo di un accenno all\u2019albo giornalistico. Vedo che alcuni dei miei colleghi in giornalismo si dichiarano appunto favorevoli all\u2019introduzione di quest\u2019albo. Per conto mio sono contrario ad esso. Il collega Manzini ieri notava che nessuno ha trovato a ridire che per gli avvocati si costituisse un albo, che per i medici o per altre professioni, e persino per la farmaceutica, e cos\u00ec via si formasse un albo. E perch\u00e9 dunque, si domandava l\u2019oratore, perch\u00e9 dunque togliere la delizia di un albo ai giornalisti? Alcuni giornalisti hanno fatto propria questa rivendicazione e per poco non hanno proclamato che quell\u2019albo dovesse essere la salute della professione, dicono: per risanarla e purificarla, a fine di evitare che gli elementi dubbi possano entrarvi o permanervi.<\/p><p>Io credo che ci sia un equivoco che vale la pena venga chiarito. Gli albi professionali attestano unicamente il possesso di titoli legali e tecnici, dichiarati nei diplomi, per esservi iscritti. Un albo degli avvocati serve per i giudici e per le parti contendenti allo scopo di conoscere se la persona interessata ha diritto di esercitare la professione, cio\u00e8 se possegga i titoli per esercitarla. L\u2019albo \u00e8 una semplice indicazione del possesso di un diploma, altrimenti conseguito, e si forma automaticamente, cio\u00e8 a nessuno che possegga il diploma si pu\u00f2 negare l\u2019iscrizione.<\/p><p>Ci\u00f2 per gli avvocati, ci\u00f2 per i medici, ci\u00f2 per gl\u2019ingegneri, e per i farmacisti. Esso \u00e8 garanzia di servizi privati, \u00e8 attestazione di facolt\u00e0: l\u2019albo non \u00e8 un esame; \u00e8 un catalogo di esaminati.<\/p><p>L\u2019utilit\u00e0 di questi albi \u00e8 indiscutibile; appunto perch\u00e9 l\u2019iscrizione in essi \u00e8 automatica e legale.<\/p><p>Ma qui non si tratta di fare un albo il quale attesti che le persone comprese nell\u2019albo hanno determinate facolt\u00e0 legali e vi stanno in forza di un diritto proprio. Si tratta, invece, di un documento che attesta una selezione tra individui, praticata da altri individui del mestiere, per\u00f2 sprovvisti anch\u2019essi di facolt\u00e0 legale. Pu\u00f2 essere utile un albo dei giornalisti \u2013 mi si perdoni la parola \u2013 per i <em>beati possidentes<\/em>, che possono in varia guisa ostacolare l\u2019iscrizione in esso di altre persone. Ma che cosa pu\u00f2 attestare un albo giornalistico? L\u2019onest\u00e0 delle persone? Le loro attitudini? La loro integrit\u00e0? Questo si attesta con altre manifestazioni della parte. Non \u00e8 l\u2019iscrizione nell\u2019albo che pu\u00f2 aggiungere qualche cosa in simile materia od affermarla.<\/p><p>Il giornalista \u00e8 colui che esercita la pi\u00f9 libera di tutte le professioni e, nello stesso tempo, la pi\u00f9 pericolosa: la pi\u00f9 libera, perch\u00e9 chiunque pu\u00f2 essere giornalista; la pi\u00f9 pericolosa, perch\u00e9 deve esercitarla in condizioni di estrema incertezza soggettiva. Pericolosa professione indiscutibilmente, che non potr\u00e0 mai essere esercitata se non da coloro che sappiano guadagnare i loro galloni. Professione pericolosa per definizione, ripeter\u00f2, ma libera come nessun\u2019altra al mondo. Perci\u00f2 ho detto che della libert\u00e0 di stampa bisogna occuparsi nel senso in cui veramente ci si deve occupare di essa, cio\u00e8 nel non creare ostacoli e porre limiti. La libert\u00e0 \u00e8 condizione negativa; e questa condizione negativa bisogna rispettarla. Allorch\u00e9 create un albo, avete creato l\u2019esclusione; quando create l\u2019esclusione avete creato un principio, in nome del quale voi escludete, e quindi fate opera di parte. All\u2019infuori dei casi di mancanza di rettitudine e di probit\u00e0, non vi sono ragioni per escludere chicchessia dall\u2019esercizio di questa, come di qualsiasi altra professione. Ma se c\u2019\u00e8 una professione nella quale la mancanza di probit\u00e0 e di correttezza pu\u00f2 subito essere intravista e identificata, indiscutibilmente \u00e8 la professione del giornalista; la quale si esercita alla luce del sole, ed \u00e8 esposta ad un esame permanente da parte del pubblico. Il cattivo avvocato, il cattivo medico possono celarsi, e vi son mille espedienti perch\u00e9 si camuffino. Purtroppo il cattivo giornalista si scorge a prima vista. Se v\u2019\u00e8 in lui scorrettezza o disonest\u00e0, ci\u00f2 si scorge immediatamente. E qui l\u2019albo non ci fa nulla, o invece offre un mezzo in una malintesa solidariet\u00e0 per nascondersi.<\/p><p>L\u2019opinione pubblica, onorevoli colleghi, sia che vi interessiate o no della professione giornalistica, non tollera che colui il quale non ha mani nette e cuore sano, che pu\u00f2 rimproverarsi qualche cosa ammaestri gli altri intorno a qualche cosa. Materialmente pu\u00f2 accadere che egli scriva, che egli enunci delle proposizioni, che egli si proponga di influire in qualche maniera sul pensiero dei suoi vicini e concittadini, ma ognuno sa quale valore si debba attribuire a questa pensiero ed a questa opinione. L\u2019uomo non sorretto dall\u2019opinione della probit\u00e0 pubblica non potr\u00e0 influire seriamente sull\u2019opinione pubblica. Ci vuole ben poco a poter ricondurre chi non abbia gli attributi della probit\u00e0 e correttezza nei suoi limiti naturali; perch\u00e9, appunto a causa della libert\u00e0 di stampa, egli potr\u00e0 essere facilmente denunciato e messo nella condizione che la sua parola diventi indifferente e nulla per l\u2019opinione pubblica.<\/p><p>Il mio sentimento personale \u00e8 che l\u2019albo non risolverebbe nulla. Pu\u00f2 certamente accogliersi l\u2019albo, se ne pu\u00f2 proporre l\u2019introduzione, si pu\u00f2 anche consigliare che l\u2019albo sia a sua volta proposto agli altri giornalisti come qualcosa, la quale sia utile che venga da essi in via libera e volontaria utilizzata. Si pu\u00f2, nelle condizioni puramente personali, pretendere e desiderare che il pubblicista, come qualsiasi altra persona che eserciti determinata funzione nella societ\u00e0, sia iscritto all\u2019albo, ma non rendere ci\u00f2 obbligatorio.<\/p><p>Ho sentito esporre non dir\u00f2 querele, ma deplorazioni per la mancanza nel progetto di un rilievo dell\u2019albo.<\/p><p>Per conto mio, trovo che una delle circostanze, la quale renderebbe almeno in parte accetto il disegno di legge e pi\u00f9 degno di essere consigliato all\u2019approvazione dei nostri colleghi, sia appunto la mancanza del rilievo della istituzione dell\u2019albo.<\/p><p>Ripeto ancora una volta che se i giornalisti desiderano che un albo dei giornalisti si formi e che esso sia di regola comune per tutti i giornalisti e per coloro che del giornalismo intendono servirsi, tutto ci\u00f2 sta bene; il desiderio \u00e8 legittimo. Coloro i quali chiedono il parere dei loro colleghi per essere accolti nell\u2019albo faranno bene; si pu\u00f2 consigliare che ci\u00f2 si faccia, ma non obbligatoriamente.<\/p><p>Non si deve creare una corrente di opinione, la quale suggerisca come obbligatoria la formazione dell\u2019albo. L\u2019albo \u00e8 una necessit\u00e0 sociale per certe professioni, non pu\u00f2 esserlo per i giornalisti. E vorrei appunto che i miei colleghi dell\u2019Assemblea mettessero al di sopra di tutto la persuasione che, al di fuori delle qualit\u00e0 personali e delle attitudini di chi professa lo scrivere per ragion pubblica e del riconoscimento di queste qualit\u00e0 non v\u2019\u00e8 nulla; non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 niente da riconoscere e da ammettere.<\/p><p>I pubblicisti credano nelle loro qualit\u00e0 ed il pubblico sappia pregiarle. In questa materia non c\u2019\u00e8 altro da dire. L\u2019albo o \u00e8 un inganno o \u00e8 una superfluit\u00e0. Il giornalista sta oltre e al disopra dell\u2019albo. E se no, facciamo persino un albo dei deputati! Gli elettori scelgano liberamente il deputato; i lettori eleggano liberamente il giornalista degno di essere letto!<\/p><p>Abbiamo in questa maniera esaurito la questione essenziale riguardante la libert\u00e0 di stampa. Passiamo, per rapidi cenni, alla legge che ci \u00e8 proposta. Quali sono gli elementi essenziali che la formano? Io dico che le particolarit\u00e0 essenziali, specifiche di essa, rispetto alle altre leggi del genere sono tre: quella che riguarda la registrazione; quella che concerne il render pubblica la finanza del giornale e poi la grossa questione del sequestro. Esse consentono una questione introduttiva ed io sono sincerissimamente meravigliato come abbia potuto sfuggire ai relatori, se non a tutti, almeno a quelli delle parti democratiche dell\u2019Assemblea. Non so se i colleghi abbiano gettato uno sguardo sull\u2019articolo 15 di questo disegno di legge, il quale contiene, di per s\u00e9, una vera enormit\u00e0. Pu\u00f2 darsi che io non conosca tutte le leggi sulla stampa dei vari paesi e che pertanto qualcosa di somigliante sia contenuto in leggi del genere, ma almeno, per quanto si riferisce al nostro Paese, questa mi appare la pi\u00f9 evidente e malefica di tutte le novit\u00e0 che potevano mai proporsi. Mi pare che da sola qualifichi tutta la legge. Del resto, \u00e8 proprio di ogni fatto intellettuale che esso si manifesti in un qualche elemento della totalit\u00e0. Cotesto articolo 15 \u00e8 la verit\u00e0 rivelata dell\u2019attuale disegno di legge.<\/p><p>Vi \u00e8 un articolo 15, sul quale realmente desidero che si porti l\u2019attenzione dell\u2019Assemblea e soprattutto l\u2019attenzione di questi colleghi. (<em>Indica l\u2019estrema sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Dice l\u2019articolo 15:<\/p><p>\u00abIl direttore responsabile \u00e8 obbligato a fare inserire integralmente, a pagamento, nel periodico da lui diretto gli scritti che nel pubblico interesse, gli siano dall\u2019autorit\u00e0 inviati per la pubblicazione\u00bb.<\/p><p>Sicch\u00e9, oggi, l\u2019onorevole De Gasperi potrebbe inviare all\u2019<em>Unit\u00e0<\/em>, per fare un esempio, un articolo, un esposto qualsiasi, un\u2019apologia del proprio Governo, che, debitamente pagato dal Governo, cio\u00e8 dai contribuenti, dovrebbe essere dall\u2019<em>Unit\u00e0<\/em> pubblicato nelle sue colonne. Qualunque Governo si pone cos\u00ec nella condizione di servirsi di tutta la stampa, compresa la stampa la pi\u00f9 avversa al Governo. Tutta la stampa cos\u00ec diverrebbe officiosa. Ma in cotesto articolo 15 non si parla soltanto del Governo, s\u00ec bene di \u00abtutte\u00bb le autorit\u00e0; dunque, qualsiasi autorit\u00e0 pu\u00f2 inviare ad un giornale qualsiasi un proprio scritto, che il giornale sarebbe tenuto a pubblicare e non pu\u00f2 non pubblicare senza esporsi alle punizioni che la legge commina al riguardo. Ora, io capisco un po\u2019 come vanno le cose in questo mondo. Oggi non sono al potere i comunisti, ma i cattolici. Domani vi potranno essere i comunisti ed essi potrebbero costringere i giornali cattolici a pubblicare una propria apologia&#8230; pagata. I comunisti, anzi tutti gli estremisti, oggi, al servizio dei cattolici, domani tutti i cattolici al servizio dei comunisti. E par serio tutto questo? Effetti della partitocrazia, a senso mio, ed il silenzio degli uni e degli altri su questo punto, si spiega con la speranza degli uni e degli altri di potersi servire dei propri avversari e delle loro gazzette.<\/p><p>Io non capisco da quali fonti saranno attinti i mezzi per pagare queste pubblicazioni; io non capisco nemmeno secondo quali tariffe queste pubblicazioni saranno pagate. I giornali che hanno la tariffa per la pubblicit\u00e0 di un preservativo contro le malattie veneree, ne dovranno avere un\u2019altra per gli articoli spediti dal Governo. Un governo \u00e8 dunque un articolo di pubblicit\u00e0 giornalistica. (<em>Interruzione del deputato Tomba<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Il collega che m\u2019interrompe, mi fa osservare che l\u2019articolo 15 parla di richieste di inserzione per causa d\u2019interesse pubblico. Sa egli spiegarmi che cosa \u00e8 l\u2019interesse pubblico nella sua differenza dall\u2019interesse politico del governo? Ogni governo penser\u00e0 naturalmente che l\u2019interesse pubblico \u00e8 la sua permanenza al potere. Oggi l\u2019interesse pubblico sono i democristiani al governo, domani saranno i comunisti al posto dei democristiani.<\/p><p>La difficolt\u00e0 consister\u00e0 sempre nella stabilire in che maniera l\u2019interesse pubblico \u00e8 distinto dall\u2019interesse del governo di rimanere al potere. In forza dell\u2019articolo 15 di cotesto progetto, tutti i giornali, principalmente quelli di opposizione, saranno a disposizione del partito al governo, merc\u00e9 il pagamento di una retta da stabilire per l\u2019inserzione.<\/p><p>Permettetemi di dire che resto strabiliato, e non posso comprendere in che maniera si possa ammettere che un Governo abbia il diritto, pagando, di far pubblicare quello che a lui fa comodo, nei giornali che lo combattono.<\/p><p>Questa \u00e8 la maniera pi\u00f9 totale di negare la sostanza della libert\u00e0 di stampa. La libert\u00e0 \u00e8 contrasto, la libert\u00e0 \u00e8 contradizione, ed un paese non \u00e8 libero se non quando sono liberi gli avversari della parte che sta al Governo e che spera di dominare l\u2019opinione pubblica. Cos\u00ec operando, ritorniamo al periodo pi\u00f9 fosco del dispotismo e dell\u2019assolutismo.<\/p><p>C\u2019\u00e8 inoltre un particolare su cui richiamo l\u2019attenzione dei colleghi. Nell\u2019articolo 15 si dice: \u00able autorit\u00e0\u00bb. Insomma tutte le autorit\u00e0 potranno chiedere la inserzione, non una semplice rettifica, delle loro tesi, qualunque esse siano, nelle gazzette del paese, a loro scelta. Chi sono queste \u00abautorit\u00e0\u00bb? Ma persino un ispettore di pubblica sicurezza o un agente del fisco, e cos\u00ec via, dunque quali? L\u2019ufficiale doganale, il rappresentante del fisco, il questore, l\u2019ispettore di pubblica sicurezza, il magistrato?<\/p><p>Voi potrete dirmi che io mi dilungo troppo su una disposizione che potrebbe cadere nella votazione e nella discussione. Tuttavia qui nessuno ha fatto una controrelazione ed esiste il pericolo che anche per un colpo di maggioranza questa assurda disposizione sia accettata dall\u2019Assemblea come un testo di legge. Ecco perch\u00e9 insisto sull\u2019assurdo dell\u2019articolo 15, e vi potremo ritornare appresso. Nel mio giornale, dovete lasciar fare a me. Voi avete i vostri giornali, ed in essi scrivete le vostre ragioni, se ne avete. Non c\u2019\u00e8 interesse pubblico che tenga. L\u2019interesse pubblico \u00e8 il mio diritto di persuadere io, con i miei mezzi, i miei lettori.<\/p><p>E accenno solo di sfuggita alla questione del gerente. Non facciamo tante storie per sapere quali devono essere le responsabilit\u00e0 del direttore o quali quelle del gerente. Del gerente responsabile si \u00e8 parlato con soverchia leggerezza ieri; del resto io non ne proporrei mai il ritorno a questa istituzione. Essa ha avuto la sua ragione storica di essere: si trattava di impedire che persone invise alle autorit\u00e0, per il fatto dell\u2019esposizione del loro pensiero, dovessero pagare quella persona per essere messe in grado di poter continuare a farlo. Era una finzione legale, siamo d\u2019accordo, che ha avuto tante e tante deplorevoli conseguenze; ma nell\u2019ordine storico questa finzione legale ha reso importanti servizi. Ora io non so come risolveremo questa questione; la soluzione proposta nel progetto di legge non mi persuade.<\/p><p>Ho detto che gli altri punti che possono interessarci sono quelli che riguardano la registrazione dei giornali e la pubblicazione della loro situazione economica.<\/p><p>Il collega Manzini ieri ha interloquito a questo proposito. Per me la registrazione o \u00e8 un\u2019ipocrisia, o un agguato: \u00e8 un\u2019ipocrisia se incitate a non darvi le esatte notizie, \u00e8 un agguato, se per effetto della registrazione voi vi riservate di respingere un giornale e di accettarne un altro, di rendere impossibile la pubblicazione d\u2019un periodico inviso. Non leggo, perch\u00e9 le condizioni della mia vista non mi permettono d\u2019avere sotto gli occhi un testo, e debbo citare a memoria. Scusate qualche inesattezza.<\/p><p>Per quanto ricordo nel progetto si parla della registrazione, ma non si \u00e8 detto in quale spazio di tempo tale registrazione dovr\u00e0 essere fatta. Una autorit\u00e0 quindi che sia avversa ad una pubblicazione potr\u00e0 anche ritardare questa registrazione, cos\u00ec che essa praticamente non avvenga. A mio avviso, quando il direttore di una progettata pubblicazione avr\u00e0 fatto sapere che egli il tal giorno si propone di uscire con una sua stampa, questo \u00e8, onorevoli colleghi, tutto quanto si pu\u00f2 pretendere. Non si deve domandare altro, a fine di evitare che la registrazione diventi un mezzo per procrastinare o impedire una pubblicazione.<\/p><p>Io non voglio fare della retorica; posso per\u00f2 semplicemente deplorare che le stesse persone che si sono servite, in periodi di urto civile e di lotta contro lo straniero, di pubblicazioni clandestine, sottoponendosi per tal fatto, alle vendette del potere, ora condannino con tanta severit\u00e0 le pubblicazioni clandestine. Ma, nei tempi pi\u00f9 foschi, nei tempi nei quali il dispotismo imperava incontrastato, chi \u00e8, chi \u00e8 mai che ha aperto una qualche finestra, anche un solo spiraglio di luce sulle tenebre che ne circondavano per ogni dove? I giornali clandestini. Lo stesso Voltaire, il genio pi\u00f9 alto che i tempi moderni abbiano avuto, dovette ricorrervi.<\/p><p>E passo all\u2019articolo 28 del progetto per dire una sola parola sulla questione del sequestro. \u00c8 veramente penoso per uno spirito libero doversi occupare ancora di un simile argomento. Prima accenner\u00f2 a quello della pubblicit\u00e0 finanziaria delle fonti dei giornali.<\/p><p>Con le regole che voi imponete, si creano nuove difficolt\u00e0 alla pubblicazione dei periodici, salvo che voi non imponiate la menzogna e il falso.<\/p><p>Stampare un giornale, diceva ieri appunto l\u2019onorevole Giannini, non \u00e8 cosa facile; i mezzi per stampare un giornale non son facili a riunire e coloro i quali sono disposti a spendere del proprio affinch\u00e9 una pubblicazione abbia luce sono pochissimi. Non metteteli in condizione di non poter svolgere un\u2019attivit\u00e0 in questo senso.<\/p><p>Non si tratta di mecenatismo, ma anche un plutocrate \u2013 pronunziamo pure la terribile parola \u2013 pu\u00f2 avere le sue idee, e desiderare diffonderle. La difesa dell\u2019interesse pubblico affidatela alla coscienza del pubblicista. Le vostre leggi non servono a niente. Se mai son la maschera d\u2019un interesse di parte.<\/p><p>Credetelo: fuori la coscienza del pubblicista non ci son mezzi per difendere il paese.<\/p><p>E vengo molto rapidamente all\u2019ultimo punto sul quale mi ero proposto di parlare, quello dell\u2019articolo 28 dello stesso progetto di legge che riguarda il sequestro. Qui riappaiono in blocco tutti i mezzi di coercizione dei quali si servivano i governi che chiamavamo monarchici, dispotici, tirannici e cos\u00ec via. Voi indicate una serie d\u2019infrazioni legali che, gi\u00e0 colpite dal Codice penale, non solo ricevono aggravamento di pena per il fatto della stampa, ma possono dar luogo al sequestro della pubblicazione.<\/p><p>Per quanto riguarda poi l\u2019offesa all\u2019onore o al prestigio del Capo di uno Stato estero, voglio aprire una piccola parentesi. Voi considerate questo come qualche cosa che possa autorizzare il magistrato a sequestrare la pubblicazione. Non so se i vostri ricordi giungano fino a Wilson, genero del Presidente Gr\u00e9vy. La stampa pot\u00e9 stabilire che Wilson mercanteggiava le onorificenze dello Stato avvalendosi della sua qualit\u00e0 di congiunto del Presidente della Repubblica. Se l\u2019autorit\u00e0 giudiziaria o l\u2019autorit\u00e0 di pubblica sicurezza lo avesse voluto, tutti i giornali che denunziarono il fatto sarebbero stati sequestrati, e forse il fatto ignorato.<\/p><p>Non allarmatevi troppo di queste cose. Col pretesto di salvaguardare il \u00abprestigio\u00bb del capo dello Stato, voi potreste giungere a farne ignorare le tare o le colpe. Ad ogni modo voi aggravate l\u2019istituto del sequestro rendendo possibile il ricorso ad esso per mezzo della semplice autorit\u00e0 di polizia. Vi era una volta il sequestro dichiarato dalle autorit\u00e0 giudiziarie. Adesso abbiamo non solo il sequestro dichiarato dalle autorit\u00e0 giudiziarie, ma altres\u00ec il sequestro operato dalle autorit\u00e0 di pubblica sicurezza. Esse dovranno informare il giudice del ramo, ma anche prima si faceva cos\u00ec. Una volta l\u2019autorit\u00e0 giudiziaria \u2013 non so se qui vi siano persone che hanno sofferto di questo passato \u2013 quando poteva sequestrare le nostre pubblicazioni, all\u2019uscita della tipografia faceva trovare gli agenti pronti per il sequestro e non mancavano i procuratori della Repubblica a cui si chiedevano le ragioni per le quali si operava il sequestro. E voi avete peggiorato le condizioni dell\u2019antico regime liberale monarchico, disponendo che il sequestro dei giornali possa farsi anche per opera della polizia.<\/p><p>Chiamate questo un progresso? Pretendete che ci\u00f2 salvaguardi la libert\u00e0 di stampa? Volete in questa maniera rassicurare i cittadini di una buona democrazia i quali hanno pigliato sul serio tutte le parole di libert\u00e0, di rispetto umano, di sovranit\u00e0 popolare che sono state dette? Io non lo credo. L\u2019attuale progetto di legge \u00e8 in sostanza un\u2019atroce ironia, un sarcasmo dei pi\u00f9 feroci sul conto della democrazia e sul conto della libert\u00e0 popolare.<\/p><p>Io non penso che questo disegno di legge debba essere accolto. Noi lo dobbiamo respingere e poich\u00e9 noi siamo dinanzi alle elezioni noi potremo appunto sperare che la futura Camera potr\u00e0 adottare un nuovo e diverso disegno di legge il quale rassicuri meglio i cittadini e dia ad essi la tranquillit\u00e0 necessaria per svolgere la loro attivit\u00e0 intellettuale. La libert\u00e0 di stampa dovrebbe consistere puramente e semplicemente nel fatto che chiunque il quale si crede in grado e ne ha la possibilit\u00e0 di stampare possa farlo. La legge non pu\u00f2 chiedere se non l\u2019adempimento di alcune formalit\u00e0 tecniche. Qualunque cosa che in qualche misura, o per via diretta o per via indiretta, attenti a questa suprema libert\u00e0 \u00e8 un oltraggio che si fa alla sovranit\u00e0 popolare ed ai supremi diritti della ragione.<\/p><p>Per mio conto ho preso il giuramento dato alla Repubblica ed il voto dato alla Costituzione come una cosa seria. Coloro che saranno stati dello stesso sentimento non approveranno questa legge.<\/p><p>Noi voteremo contro il disegno di legge che ci \u00e8 stato proposto. (<em>Applausi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. \u00c8 iscritto a parlare l\u2019onorevole Calosso. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>CALOSSO. Ritengo, avendo preso parte ai lavori della Commissione, che il progetto rappresenti notevole progresso rispetto alla regolamentazione della stampa fatta in periodo fascista, ma penso che avrebbe dovuto concentrarsi di pi\u00f9 sui punti che storicamente il fascismo ha messo in luce come difettosi: sarebbe stato necessario creare una legge generale in cui alcuni punti essenziali fossero chiariti, almeno per il profano, per coloro che, come me, non sono giuristi.<\/p><p>In fondo, i punti essenziali di questa legge quali sono? Quali sono le libert\u00e0 che noi abbiamo raggiunto? Libert\u00e0, si intende, limitate, perch\u00e9 le libert\u00e0 reali sono limitate: prima di tutte la libert\u00e0 dallo Stato. Ed a questo, mi pare che il progetto provveda avendo messo la stampa solo in rapporto con l\u2019autorit\u00e0 giudiziaria.<\/p><p>Seconda libert\u00e0 che la pratica pi\u00f9 evidente di tutti i giorni esige come necessaria, \u00e8 la libert\u00e0 dal capitale; oggi sappiamo tutti che la libert\u00e0 in questo campo consiste nel fatto che solo chi ha molto danaro pu\u00f2 fare un giornale. Indubbiamente l\u2019ideale dell\u2019onorevole Schiavetti, \u00e8 un ideale meraviglioso quello che lo ha mosso a proporre che si dia un giornale ad ogni grande ente. Per\u00f2, effettivamente, bisogna tener presente anche un altro punto: nella legislazione non si possono fare dei salti. Ora noi sappiamo che questa libert\u00e0 del capitale non c\u2019\u00e8 e dove c\u2019\u00e8, non esiste la libert\u00e0 dallo Stato. Queste due libert\u00e0, dallo Stato e dal capitale, non sono mai insieme, ed \u00e8 difficile che si trovi un esempio di coesistenza di queste due libert\u00e0. Trovare un Paese in cui tutte e due queste libert\u00e0 esistano, che io sappia, \u00e8 impossibile. Non so chi possa con facilit\u00e0 opporre qualche cosa a questa constatazione.<\/p><p>Su questo punto \u00e8 necessario accettare la situazione quale \u00e8.<\/p><p>Certo la pubblicit\u00e0 delle fonti finanziarie di un giornale \u00e8 un primo passo avanti, ma \u00e8 certamente insufficiente. Il problema non \u00e8 risolto e a dire il vero non sar\u00e0 risolto se non nelle societ\u00e0 socialiste democratiche le quali alla libert\u00e0 dallo Stato congiungono la libert\u00e0 dal capitale.<\/p><p>La terza libert\u00e0 \u00e8 quella dalla diffamazione. Pare che il cittadino italiano sia libero di calunniare. Lo vediamo tutti i giorni. C\u2019\u00e8 certa stampa, specialmente settimanale, che dice quello che vuole ed alcuni giornalisti pensano che la libert\u00e0 di stampa consista nel poter sputare dalla finestra su chi si vuole. Invece, il cittadino italiano deve sapere che l\u2019insultare costa fatica. La legge non dia ausilio in questo senso a coloro i quali pensano, invece, di poter insultare con l\u2019aiuto dello Stato. Sappiamo che tutti i giorni vi \u00e8 chi insulta, e conosciamo la difficolt\u00e0 di rispondere all\u2019insulto. So di giornali che insultano e, quando si manda loro una rettifica, non la pubblicano. Su questo punto bisogna essere particolarmente decisi. Nella Commissione io vi avevo insistito perch\u00e9 occorre proprio una legge speciale, contrariamente a quanto \u00e8 detto nella relazione.<\/p><p>L\u2019uomo italiano non ha la possibilit\u00e0 di difendersi; inoltre ci sono dei tipi di difesa vergognosa: il solo fatto di discuterne rendono l\u2019uomo ridicolo. Ci vorrebbe, quindi, una legge particolareggiata e si dovrebbe mettere un limite alla sentenza. Mi pare che il giudice debba presupporre che colui che insulta, prima di fare una cosa cos\u00ec grave come l\u2019insultare, dovrebbe aver preparato tutte le prove e tener pronti gli incartamenti.<\/p><p>Per l\u2019ultima libert\u00e0 delle quattro, la libert\u00e0 dalla pornografia, sono perfettamente d\u2019accordo con lo spirito di quanto ha proposto l\u2019onorevole Moro.<\/p><p>\u00c8 nel campo politico dove bisogna badare a porre tutte le garanzie fino al millimetro: nel campo della pornografia, \u00e8 diverso. Il caso della pornografia \u00e8 speciale. Una figura oscena, vista da un ragazzo, produce un\u2019offesa irrimediabile, \u00e8 chiaro. Quindi, non esiterei ad essere duro, anche col pericolo che, per esempio, <em>Madame Bovary<\/em> sia dal giudice tolta dal commercio. Questo rischio c\u2019\u00e8, ma dobbiamo correrlo.<\/p><p>Sono contrario a collegare con una certa liberalit\u00e0 il fatto di permettere la pornografia. Non sono mai riuscito a capire quale rapporto ci sia tra la pornografia e lo spirito moderno.<\/p><p>Queste, a volo d\u2019uccello, le mie impressioni sul progetto di legge.<\/p><p>Mi pare buono, in quanto difende la stampa dagli abusi dello Stato, affidando ogni potere alla Magistratura; non cos\u00ec per quando riguarda la libert\u00e0 dal capitale; ma ho fatto presente le difficolt\u00e0 di una legislazione su questo punto.<\/p><p>Riguardo alle Corti d\u2019onore ritengo che la questione debba essere chiarita.<\/p><p>Avrei poi mantenuto un accenno all\u2019albo dei giornalisti. Il fatto che fu creato dal fascismo non credo sia un motivo per non conservarlo.<\/p><p>Non conosco quale sia l\u2019orientamento preciso dell\u2019Assemblea, ma penso che quando vi sono dei dubbi, sia meglio aspettare; non \u00e8 un errore attendere.<\/p><p>Quindi, se si rinviasse il disegno di legge al nuovo Parlamento, si permetterebbe un pi\u00f9 oculato studio dei problemi ad esso inerenti (<em>Applausi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. \u00c8 iscritto a parlare l\u2019onorevole Scoccimarro. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>SCOCCIMARRO. Far\u00f2 una breve dichiarazione. \u00c8 stato proposto per il progetto di legge sottoposto al nostro giudizio il rinvio alla futura Assemblea legislativa, poich\u00e9 i problemi che esso investe sono di tale delicatezza e complessit\u00e0 da esigere maggiore e pi\u00f9 approfondito esame. D\u2019altra parte vi sono delle esigenze legate alla prossima campagna elettorale, per cui sarebbe opportuno che alcune disposizioni di questo progetto di legge entrassero al pi\u00f9 presto in vigore. Il Gruppo comunista non \u00e8 contrario al rinvio, per\u00f2 con la proposta di stralciare alcuni articoli e su quelli discutere e votare subito. Dir\u00f2 brevemente i motivi di questo nostro atteggiamento che non coincidono con quelli dati ieri dall\u2019onorevole Giannini,<\/p><p>Questo progetto di legge vuole tutelare e disciplinare la libert\u00e0 di stampa, ma riesce esso veramente a tutelare l\u2019esercizio di questa libert\u00e0? Orbene, basta tener presenti le critiche dell\u2019onorevole Schiavetti e quelle prospettate dall\u2019onorevole Giannini, per rispondere che questo progetto non \u00e8 sufficiente a tutelare la libert\u00e0 di stampa in Italia. Per tutelare la libert\u00e0 di stampa occorre creare le condizioni affinch\u00e9 questa libert\u00e0 possa esercitarsi. Queste condizioni non esistono e il progetto di legge non si preoccupa affatto di crearle.<\/p><p>L\u2019onorevole Giannini ha fatto un\u2019affermazione giusta, dicendo che la situazione finanziaria per i giornali quotidiani oggi \u00e8 tale per cui sarebbe un inganno parlare di libert\u00e0 di stampa: nelle attuali condizioni non esiste n\u00e9 pu\u00f2 esistere libert\u00e0 di stampa. In questa affermazione c\u2019\u00e8 molto di vero, ma noi riteniamo che non ci si debba fermare alla posizione negativa dell\u2019onorevole Giannini e occorra affrontare il problema e risolverlo per lo meno nei limiti e con le possibilit\u00e0 che la situazione attuale consente.<\/p><p>Se noi osserviamo quanto \u00e8 avvenuto negli ultimi due anni in materia di stampa possiamo cogliere alcuni fenomeni abbastanza interessanti. Si sono visti complessi tipografici che per ragioni diverse erano divenuti propriet\u00e0 dello Stato, ritornare in propriet\u00e0 di gruppi particolari, ben forniti di mezzi finanziari e notoriamente legati ad uomini e partiti politici. Le conseguenze non hanno tardato e manifestarsi: si sono visti sorgere giornali di determinate tendenze politiche, mentre scomparivano altri di tendenze opposte. Quelli che scomparivano erano, di solito, giornali democratici di sinistra. \u00c8 chiaro che quando le condizioni per la stampa di un giornale sono soggette a pressioni e influenze politiche, parlare di libert\u00e0 di stampa \u00e8 un inganno. Ed allora si pone il problema di garantire a tutti parit\u00e0 di condizioni e possibilit\u00e0 di stampare, parit\u00e0 di condizioni e possibilit\u00e0 tipografiche. Questo non risolve interamente la questione, ma per lo meno ci avvicina alla soluzione. \u00c8 un problema che, dopo votata la nuova Costituzione, pu\u00f2 e deve essere affrontato e risolto: \u00e8 il problema della nazionalizzazione dei grandi complessi tipografici, che deve garantire a tutti parit\u00e0 di condizioni di stampa, parit\u00e0 di condizioni nel campo tipografico. (<em>Commenti al centro e a destra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Perch\u00e9 poniamo ed insistiamo oggi in modo particolare su questo problema? Perch\u00e9 in questi due anni di cos\u00ec detto regime democratico sono avvenute cose sulle quali il Paese ignora la verit\u00e0 e che sarebbe tempo di porre in chiara luce. Io cito un solo episodio: ad Udine, una tipografia gi\u00e0 di propriet\u00e0 del partito fascista divenne propriet\u00e0 dello Stato, sotto la gestione dell\u2019Ente autonomo stampa dipendente dalla Presidenza del Consiglio. Questa tipografia, ad un certo momento, viene venduta a trattativa privata ad un gruppo finanziario per 10 milioni, mentre per il suo acquisto contemporaneamente si offrivano 14 milioni. Non si segu\u00ec la via della gara pubblica n\u00e9 quella della licitazione privata. Si tratt\u00f2 in segreto, in segreto si venne a Roma, in segreto funzionari andarono a Udine. Tutto si risolse e si concluse con una rapidit\u00e0 sorprendente. Dopo qualche mese, il giornale democratico di sinistra al quale collaboravano repubblicani, socialisti e comunisti deve cessare le pubblicazioni ed un giornale monarchico sorge&#8230;<\/p><p>ANDREOTTI, <em>Sottosegretario di Stato per la Presidenza del Consiglio.<\/em> In che periodo, per favore?<\/p><p>SCOCCIMARRO. Nel 1946, Presidente De Gasperi, Sottosegretario Arpesani.<\/p><p>ANDREOTTI, <em>Sottosegretario di Stato per la Presidenza del Consiglio.<\/em> Eravate al Governo anche voi!<\/p><p>SCOCCIMARRO. Onorevole Andreotti, le dir\u00f2 che sarebbe bene non provocare dichiarazioni che non volevo fare oggi.<\/p><p>ANDREOTTI, <em>Sottosegretario di Stato per la Presidenza del Consiglio.<\/em> No, dica tutto.<\/p><p>SCOCCIMARRO. Le dir\u00f2 che avuto sentore della cosa, prima del 2 giugno 1946, avvertii il Sottosegretario Arpesani affinch\u00e9 vedesse un po\u2019 che cosa c\u2019era di vero in tutto questo. L\u2019onorevole Arpesani mi diede la parola d\u2019onore che nulla si sarebbe fatto sino alle elezioni. Dopo pochi giorni, il contratto era firmato. Forse, non lo sapeva nemmeno lui&#8230;<\/p><p>ANDREOTTI, <em>Sottosegretario di Stato per la Presidenza del Consiglio.<\/em> Col Governo democristiano non \u00e8 accaduto mai niente di tutto questo.<\/p><p>SCOCCIMARRO. Ma questo \u00e8 avvenuto sotto la presidenza De Gasperi. Comunque la conclusione alla quale arriver\u00f2 le dar\u00e0 soddisfazione.<\/p><p>UBERTI. Dipendeva dal Ministero delle finanze ed allora c\u2019era proprio l\u2019onorevole Scoccimarro al Ministero delle finanze!<\/p><p>SCOCCIMARRO. Non dipendeva dal Ministero delle finanze, ma dall\u2019Ente autonomo stampa alla dipendenza della Presidenza del Consiglio.<\/p><p>Ora, io mi domando se, oltre al fatto politico in s\u00e9, la procedura non costituisce violazione di legge. E se questo ha potuto avvenire, io mi domando che cosa \u00e8 avvenuto in tanti altri casi del genere. E mi domando pure che cosa sta avvenendo del grande complesso tipografico dell\u2019ex <em>Resto del Carlino<\/em>, e di quello dell\u2019ex <em>Popolo d\u2019Italia<\/em>. In questi due anni c\u2019\u00e8 stato in Italia un vero e proprio arrembaggio a tipografie e giornali ed \u00e8 un inganno parlare di libert\u00e0 di stampa quando si permette che tutto questo avvenga nel Paese.<\/p><p>Noi crediamo che per la moralit\u00e0 della nostra vita pubblica, per il rispetto che dobbiamo alla Costituzione che abbiamo votato solo poche settimane or sono, si imponga una inchiesta parlamentare. Bisogna far luce, chiarire tutte le responsabilit\u00e0, di uomini e di partiti. Ma si pu\u00f2 chiedere un\u2019inchiesta parlamentare a questa Assemblea che \u00e8 al limite della propria esistenza\u2019? Evidentemente no. E tuttavia un\u2019inchiesta parlamentare \u00e8 necessaria quando si pone il problema della nazionalizzazione dei grandi complessi tipografici, condizione essenziale per realizzare il massimo di libert\u00e0 di stampa nella attuale situazione italiana.<\/p><p>Per questi motivi noi saremmo d\u2019accordo di rinviare la legge sulla stampa, perch\u00e9 una legge di questo genere non pu\u00f2 prescindere dal problema della nazionalizzazione delle tipografie, ma la soluzione di questo problema presuppone l\u2019accertamento di ci\u00f2 che \u00e8 avvenuto in questo campo in Italia, specialmente negli ultimi due anni. Quanto \u00e8 avvenuto a Udine ed altrove giustifica i pi\u00f9 gravi dubbi e sospetti, che non consentono tacite sanatorie in omaggio al fatto compiuto.<\/p><p>Noi contesteremo la legittimit\u00e0 e legalit\u00e0 di certi contratti.<\/p><p>Una inchiesta parlamentare si impone perch\u00e9 sarebbe inconcepibile che domani l\u2019indennizzo, per causa di nazionalizzazione, si risolvesse in un premio per coloro che sono riusciti ad accaparrarsi, pi\u00f9 o meno illecitamente, delle tipografie, anche sotto costo. Cos\u00ec si premierebbe la frode, l\u2019inganno, il favoritismo e la corruzione.<\/p><p>Per le ragioni esposte noi consentiamo al rinvio, tuttavia, nella imminenza della campagna elettorale, vi sono esigenze urgenti come il problema dei sequestri ed altri, che conviene affrontare e risolvere. Bisogna perci\u00f2 fare uno stralcio di soli articoli, rinviando la legge sulla stampa alla futura Assemblea. Nella Repubblica italiana, non pu\u00f2 essere questa la legge sulla stampa. (<em>Approvazioni all\u2019estrema sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale. Ha facolt\u00e0 di parlare l\u2019onorevole Cevolotto, Relatore.<\/p><p>CEVOLOTTO, <em>Relatore.<\/em> Onorevoli colleghi, poich\u00e9 da parte dell\u2019onorevole Schiavetti, dell\u2019onorevole Giannini, ed anche, sebbene sotto altro aspetto, da parte dell\u2019onorevole Scoccimarro, si \u00e8 in sostanza chiesto che a questa legge, cio\u00e8 alla struttura di questa legge, sia sostituita una legge di altra struttura fondamentale e non semplicemente che se ne modifichi, attraverso emendamenti o attraverso correzioni, il testo \u00e8 opportuno ricordare come il progetto di legge \u00e8 nato.<\/p><p>Il primo progetto \u00e8 stato compilato da una Commissione nominata dal Governo, della quale facevano parte pubblicisti, giornalisti ed editori di giornali, esperti insomma della materia, fra i quali anche alcuni nostri colleghi, come l\u2019onorevole Ambrosini, l\u2019onorevole Calosso, l\u2019onorevole Vernocchi; e giornalisti come il dottore Azzarita, l\u2019avvocato Berlinguer, il professore Tosato ed altri. Questa Commissione compil\u00f2 un primo progetto, nella struttura, nelle linee generali, se non nei particolari, \u00e8 diventato poi il testo che il Governo ha sottoposto all\u2019Assemblea. Il Governo ha rivisto lo schema proposto dalla Commissione, lo ha modificato in alcune parti, ma ne ha mantenuto i lineamenti essenziali. La Commissione parlamentare che \u00e8 stata nominata e che ha dovuto subire vari mutamenti anche nella Presidenza perch\u00e9 l\u2019onorevole Grassi ha dovuto lasciare la Presidenza stessa quando ha assunto il Ministero di grazia e giustizia e allora il lavoro era gi\u00e0 in buona parte compiuto la Commissione, dicevo, che \u00e8 naturalmente rimasta, anche attraverso questi mutamenti solidale e, direi, eguale nella sua composizione, non ha creduto di dovere o di poter sostituire una nuova legge a quella che le era sottoposta.<\/p><p>Essa si \u00e8 limitata ad esaminare il testo governativo ed a proporre quelle modificazioni che ha ritenuto del caso, articolo per articolo; in modo particolare quelle soppressioni e quelle semplificazioni che, a suo parere, sembravano opportune, sembravano rappresentare un miglioramento. Insomma, non ha proposto un nuovo testo legislativo, n\u00e9 poteva proporlo, perch\u00e9 non aveva facolt\u00e0 di fare una legge nuova e diversa, ma non poteva se non portare il proprio esame sul testo proposto dal Governo.<\/p><p>Chi propone di modificare sostanzialmente il progetto, di creare una legge di una struttura diversa, su una base diversa, \u00e8 logico che arrivi a quella conseguenza cui \u00e8 pervenuto l\u2019onorevole Giannini, e a cui \u00e8 pervenuto l\u2019onorevole Scoccimarro: che chieda cio\u00e8 il rinvio, salvo lo stralcio, di cui lo stesso onorevole Scoccimarro ci ha parlato e di cui potremo discutere, se sar\u00e0 il caso.<\/p><p>Le ragioni per\u00f2 per le quali l\u2019onorevole Schiavetti e l\u2019onorevole Giannini domandano il rinvio e la modificazione&#8230;<\/p><p>SCHIAVETTI. Io non ho domandato il rinvio.<\/p><p>CEVOLOTTO, <em>Relatore.<\/em> L\u2019onorevole Giannini, quanto meno, s\u00ec, e poi anche l\u2019onorevole Scoccimarro, sotto altro aspetto, lo ha domandato.<\/p><p>Quando dunque, dicevo, l\u2019onorevole Giannini fa le sue considerazioni in base alle quali l\u2019onorevole Schiavetti non domanda il rinvio, e osserva che bisognerebbe dare alla legge una struttura diversa, che cosa intende dire? Intende dire che la legge non attua una riforma profonda della legislazione sulla stampa, attraverso la quale sia garantita quella che l\u2019onorevole Giannini chiama la libert\u00e0 di stampare, la possibilit\u00e0 cio\u00e8, per gruppi, per i partiti, per le associazioni culturali come assumeva l\u2019onorevole Schiavetti di avere un proprio organo.<\/p><p>Le possibilit\u00e0 di finanziamento potranno, s\u00ec, venire da qualche grande partito, ma in genere provengono da altre fonti: da fonti di industriali, da fonti di finanziatori che, come diceva l\u2019onorevole Giannini, impongono anche un determinato indirizzo e molte volte anzi un cambiamento di indirizzo al giornale. \u00c8 evidente allora che il giornalista o si piega, o uccide il giornale. E cos\u00ec \u2013 dice l\u2019onorevole Giannini \u2013 la libert\u00e0 di stampa non esiste, se un giornale dipende da un partito \u2013 e si comprende bene che da qualcuno deve pur sempre dipendere \u2013 rappresenta, di fronte a tutti, le idee di quel partito che ha la libert\u00e0 di esprimere il proprio credo e di fare la propria propaganda.<\/p><p>Se dipende, invece, da altre fonti, non sarebbe illegittimo che un complesso finanziario qualsiasi, una grande industria avesse un proprio giornale per difendere proprie idee, quando si sapesse che quel giornale o quella pubblicazione \u00e8 ai servizi e porta la voce di quel determinato gruppo finanziario o industriale. Ma quando si vuol fare apparire come organo indipendente un giornale che invece dipende da una potenza finanziaria, la quale lo domina e, attraverso il giornale, cerca di dominare l\u2019opinione pubblica, la situazione non \u00e8 altrettanto legittima.<\/p><p>L\u2019onorevole Schiavetti propone dei rimedi drastici e cio\u00e8, rifacendosi al progetto di legge francese Ramadier-Bourdan e al regime attuato in Cecoslovacchia, propone tra l\u2019altro il frazionamento della propriet\u00e0 dei giornali, in maniera che nessuno possa possedere pi\u00f9 di un decimo delle azioni. Sarebbe questo un sistema che potrebbe essere facilmente eluso, perch\u00e9 molti decimi possono essere posseduti apparentemente da persone diverse e, invece, far capo alla stessa fonte. Propone poi, che nessun magnate della finanza, nessun grande complesso finanziario, possa essere proprietario di giornali; che la propriet\u00e0 dei giornali sia addirittura preclusa ai privati e lasciata solo ai grandi partiti politici e alle grandi organizzazioni e associazioni culturali. Sarebbe una bellissima cosa (parlo a titolo individuale, senza impegnare affatto la Commissione), se tutti i partiti potessero avere un foglio col quale esprimere il proprio pensiero e se tutte le grandi organizzazioni e le grandi associazioni culturali potessero avere un proprio organo di stampa libero, indipendente da soggezioni finanziarie pi\u00f9 o meno nefaste. Sarebbe l\u2019ideale.<\/p><p>Ma \u00e8 possibile? Nell\u2019attuale struttura della nostra societ\u00e0, nelle attuali condizioni nostre del diritto privato, nell\u2019attuale sistemazione della nostra stampa, cos\u00ec com\u2019\u00e8, una riforma di tanta profondit\u00e0 \u00e8 attuabile? Badate che la legge, in sostanza, difficilmente modifica le situazioni che esistono obiettivamente: la legge \u00e8 pi\u00f9 uno specchio delle situazioni che un mezzo per cambiarle. Bisogna che prima si modifichino le situazioni di fatto e poi si pu\u00f2 modificare la legge.<\/p><p>Diceva un giurista che la legge, in sostanza, non \u00e8 altro che la fotografia di un determinato momento dei rapporti della vita comune, che vengono regolati dal diritto cos\u00ec come sono; tanto che siccome questi rapporti mutano la legge diventa vecchia nel momento stesso in cui viene promulgata. Ma bisogna per poter fare una nuova legge, che siano cambiate le fondamentali e sostanziali relazioni sulle quali la legge incide.<\/p><p>Bisogna che prima noi creiamo le condizioni per poter arrivare alle riforme cui aspira l\u2019onorevole Schiavetti e che, per conto mio, reputo un bellissimo ideale. Oggi, fare una legge come egli spera, non credo che in Italia sarebbe possibile.<\/p><p>E questo \u00e8 anche (sebbene sotto un altro aspetto) il pensiero dell\u2019onorevole Scoccimarro.<\/p><p>L\u2019onorevole Giannini, per\u00f2, non si ferma a questo punto e dice: libert\u00e0 di stampare. E questo in parte, salvo naturalmente un orientamento diverso \u2013 anzi, arrivo a dire, un punto di partenza diverso \u2013 coincide in realt\u00e0 con quello che diceva l\u2019onorevole Schiavetti. Ma, dice anche, non basta la libert\u00e0 di stampare, ci vuole anche la libert\u00e0 di sapere. E la libert\u00e0 di sapere \u00e8, per l\u2019onorevole Giannini, questa: la legge deve provvedere acch\u00e9 il pubblico non sia ingannato da notizie giornalistiche false. Egli proponeva alcuni esempi, che non ho bisogno di ricordare, perch\u00e9 tutti lo avete ascoltato. La indagine sulle fonti delle notizie, di cui abbiamo parlato anche in sede di discussione della Costituzione, \u00e8 la cosa pi\u00f9 difficile che si possa pensare e la pi\u00f9 pericolosa. La pi\u00f9 pericolosa, perch\u00e9, se si pretendesse in qualunque maniera di disciplinare legislativamente questa materia, in modo da tentar di riuscire ad ottenere che i giornali pubblichino soltanto notizie vere, si arriverebbe ad un controllo che sopprimerebbe la libert\u00e0 stessa della stampa. Sarebbe facilissimo, attraverso il controllo sulle fonti delle notizie, attraverso l\u2019indagine sulle fonti delle notizie, impedire non soltanto la pubblicazione delle notizie false, ma anche la pubblicazione delle notizie che non fanno comodo.<\/p><p>Tutti i regimi che hanno preteso che i giornali dicessero soltanto la verit\u00e0, hanno voluto che i giornali dicessero soltanto la loro verit\u00e0, che quasi sempre era una menzogna. E il fatto che ha citato l\u2019onorevole Giannini \u00e8 proprio un esempio calzante per la mia tesi; perch\u00e9 egli ha ricordato che tutti gli organi, anche i pi\u00f9 seri, della stampa ci hanno dato ad intendere che l\u2019America era senza gomma, e quando gli Alleati sono arrivati al Po hanno costruito attraverso il nostro maggior fiume un magnifico ponte tutto di gomma \u2013 a Piacenza \u2013 sul quale passavano i camion, attraverso il Po. Ma quando noi abbiamo subito questa menzogna eravamo appunto sottoposti ad un regime che imponeva alla stampa di dire la verit\u00e0, cio\u00e8 quella menzogna che il regime fascista pretendeva si accettasse come verit\u00e0.<\/p><p>Il desiderio dell\u2019onorevole Giannini che si arrivi alla libert\u00e0 del sapere, cio\u00e8 alla garanzia della verit\u00e0 delle notizie giornalistiche, \u00e8 \u2013 e non vorrei che questa parola potesse suonare irriverente \u2013 una utopia. La verit\u00e0 il pubblico la conosce soltanto se si permette ai giornali di pubblicare tutto quello che vogliono; perch\u00e9 allora, poco per volta, finir\u00e0 per distinguere i giornali che dicono la verit\u00e0 dai giornali che dicono le menzogne, e avr\u00e0 la percezione della verit\u00e0 attraverso le smentite di altri giornali rispetto a quelli che pubblicano cose non vere, che lanciano notizie fantastiche, e che, un po\u2019 alla volta, vengono conosciuti ed apprezzati dal pubblico per quello che valgono, vengono identificati per giornali che approfittano delle notizie sensazionali e false per aumentare di qualche poco la loro tiratura. Ci\u00f2 che riesce s\u00ec e no per poco tempo, perch\u00e9 poi il pubblico apprende qual \u00e8 il giornale serio dalla stessa pratica quotidiana dell\u2019acquisto del foglio preferito.<\/p><p>Se per\u00f2 non si chiede il rinvio per arrivare ad un cambiamento della legge nella sua essenza, se non si pu\u00f2 pensare che neanche fra un anno la nuova Camera sar\u00e0 in grado di proporre una legge sulla stampa che in qualche modo si avvicini agli ideali espressi dall\u2019onorevole Schiavetti o dall\u2019onorevole Giannini io domando a me stesso: ma la nuova legge che il nuovo Parlamento dovr\u00e0 elaborare sar\u00e0 poi profondamente diversa da questa che ci \u00e8 oggi proposta? Sar\u00e0 poi molto differente dal testo che \u00e8 stato studiato dalla Commissione dei giornalisti, che \u00e8 stato rivisto dal Governo, che \u00e8 stato emendato dalla Sottocommissione, che \u00e8 stato infine riesaminato dalla Commissione dei Settantacinque, che ha avuto, insomma, una elaborazione abbastanza ampia e probabilmente sufficiente, se non altro, ad indicare alla Costituente quali sono i problemi che si devono oggi approfondire? Resta l\u2019altra obiezione, l\u2019obiezione dell\u2019onorevole Scoccimarro e resta anche un\u2019altra obiezione che far\u00f2 io poi, che \u00e8, forse, sostanziale dal punto di vista pratico.<\/p><p>L\u2019obiezione dell\u2019onorevole Scoccimarro \u00e8 questa: noi dobbiamo arrivare necessaria mente, per avvicinarci a quella libert\u00e0 di stampare di cui ha trattato l\u2019onorevole Schiavetti, e cio\u00e8 per mettere tutti nelle stesse condizioni rispetto alla possibilit\u00e0 di stampare un giornale e di sfuggire alla tirannia delle imprese tipografiche che sono in poche mani, di grossi complessi industriali, o finanziari, o bancari, noi dobbiamo arrivare alla nazionalizzazione delle tipografie e quindi alla possibilit\u00e0 di distribuire equamente la stampa fra tutti coloro che ne hanno bisogno. Per questo \u00e8 necessario prima fare un\u2019inchiesta; e deve essere un\u2019inchiesta parlamentare su ci\u00f2 che \u00e8 successo delle tipografie di giornali negli anni che sono passati dalla liberazione a oggi.<\/p><p>Se si accede a questo ordine di idee, se si tiene conto specialmente della opportunit\u00e0 o della necessit\u00e0 di una inchiesta sulla situazione delle tipografie, allora il rinvio della legge si impone. Oltre a questa ragione che il Partito comunista prospetta, vi \u00e8 anche un\u2019altra ragione, sulla quale richiamo l\u2019attenzione dell\u2019Assemblea, molto pi\u00f9 umile, ma molto pi\u00f9 pratica.<\/p><p>Effettivamente questa legge \u00e8 una legge delicata; \u00e8 una legge che impone la discussione senza limiti di tempo di alcuni punti sui quali non vi \u00e8 evidentemente il consenso di tutta l\u2019Assemblea. Sono stati gi\u00e0 presentati numerosissimi emendamenti.<\/p><p>Abbiamo noi il tempo per discutere a fondo, come va discussa, la legge? Questo \u00e8 il problema che io pongo.<\/p><p>Se il nostro Presidente, se l\u2019Assemblea riterr\u00e0 che il tempo ci sia, potremo addentrarci nell\u2019esame dei singoli punti della legge, ma se invece abbiamo la sensazione che il tempo non \u00e8 sufficiente, allora bisogna provvedere differentemente. Per\u00f2, per conto mio e per conto della Commissione, in questo secondo caso ricorder\u00f2 che la Commissione nella sua relazione ha gi\u00e0 esposto il problema e ha rilevato che anche nel caso che non si potesse per qualsiasi ragione o per la ragione politica prospettata dall\u2019onorevole Scoccimarro, o per la ragione di tempo alla quale io ho accennato procedere alla discussione dell\u2019intera legge, bisognerebbe provvedere sempre a quello stralcio che la relazione propone; perch\u00e9 vi sono alcune situazioni che vanno modificate prima della campagna elettorale, vi sono alcune questioni che vanno risolte prima che la campagna elettorale sia cominciata, al fine vi sia, almeno in questo periodo, una relativa libert\u00e0 di stampa che ora non \u00e8 affatto assicurata.<\/p><p>Le questioni che si sollevano, a proposito del progetto, anche da parte della Federazione della stampa, che ha mandato un appello all\u2019Assemblea Costituente, sono in realt\u00e0 poche, ma due almeno sono questioni grosse. Il Consiglio direttivo della Federazione nazionale della stampa italiana ha rivolto al Presidente della nostra Assemblea un indirizzo che io leggo, perch\u00e9 \u00e8 opportuno tenerne conto.<\/p><p>\u00abChiamandosi alle intese intercorse a suo tempo colla Presidenza del Consiglio dei Ministri \u2013 onorevole Cappi \u2013 e con la Sottocommissione parlamentare \u2013 onorevole Grassi \u2013 per quanto riguarda il requisito professionale, articolo 7, la registrazione affidata al cancelliere, articolo 7, la pubblicit\u00e0 delle fonti finanziarie fatta attraverso il bollettino della Federazione della stampa anzich\u00e9 il foglio degli annunci legali della Prefettura, la istituzione delle Corti d\u2019onore, ne domanda l\u2019attuazione&#8230; Il Consiglio rivolge all\u2019Assemblea un vivo appello affinch\u00e9 accolga nelle sue imminenti decisioni l\u2019unanime aspirazione della classe giornalistica italiana espressa dal voto del Congresso nazionale della stampa di Palermo (ottobre 1946) per il mantenimento del requisito professionale giornalistico che costituisce la garanzia prima e fondamentale delle organizzazioni di stampa e del buon costume giornalistico senza di che il giornalismo sarebbe avviato a diventare una professione di avventura\u00bb.<\/p><p>Qui, le questioni che si propongono sono di varia importanza. La questione della pubblicit\u00e0 dei mezzi di finanziamento attraverso il bollettino della Federazione della stampa anzich\u00e9 il foglio degli annunci legali, \u00e8 questione sulla quale facilmente ci si mette d\u2019accordo. La questione della registrazione affidata al cancelliere invece che al giudice \u00e8 anche una questione sulla quale si pu\u00f2 discutere senza che la soluzione implichi poi un problema di gravit\u00e0 eccezionale. L\u2019istituzione delle Corti d\u2019onore \u00e8 questione sulla quale esporr\u00f2 le nostre considerazioni, le considerazioni della Commissione, e credo che anche su questo non sar\u00e0 difficile trovare il punto di consenso. Ma invece la questione dell\u2019iscrizione nell\u2019albo dei giornalisti \u00e8 assai grave, assai delicata, e merita attenzione e discussione approfondita.<\/p><p>La necessit\u00e0 dello stralcio si determina innanzi tutto per due punti fondamentali sui quali \u00e8 necessario richiamare l\u2019attenzione dell\u2019Assemblea. Il primo punto \u00e8 che attualmente \u00e8 ancora in vigore il decreto-legge luogotenenziale del 14 gennaio 1944, n. 13 che disciplina la stampa \u00abdurante l\u2019attuale stato di guerra\u00bb. \u00c8 il decreto che sottopone la pubblicazione del giornale all\u2019autorizzazione del Prefetto. Ancora siamo in questo regime. Notate che questo decreto \u00e8 stato fatto in tempo di guerra pi\u00f9 che altro, diciamolo apertamente, per suggestione degli alleati; e rappresenta la negazione della libert\u00e0 di stampa, ed ha avuto ripercussioni ed applicazioni che tutti ricordiamo, senza bisogno che io vi richiami la vostra attenzione.<\/p><p>\u00c8 necessario sostituire a questo regime un regime di libert\u00e0; ed \u00e8 ci\u00f2 che la Commissione dei giornalisti ha proposto di fare attraverso la semplice registrazione, che non \u00e8 autorizzazione. La registrazione del giornale non vuol essere altro \u2013 dice la Commissione dei giornalisti \u2013 che un\u2019anagrafe. Io dico che forse \u00e8 meglio parlare di \u00abstato civile\u00bb. Non \u00e8 altro che l\u2019indicazione in un registro, che viene tenuto al tribunale, della nascita e della vita del giornale. Perch\u00e9 \u00e8 necessario questo? Si potrebbe anche farne a meno; ma poich\u00e9 si \u00e8 domandato (e anche nella Costituzione se ne \u00e8 fatto cenno, sebbene in forma di possibilit\u00e0 e non di obbligo) che si possa e che anzi si debba secondo lo spirito della Costituzione istituire un\u2019indagine sulle fonti di finanziamento dei giornali, evidentemente l\u2019indagine sulle fonti di finanziamento non \u00e8 possibile se non vi \u00e8 un registro dei giornali. Ecco il perch\u00e9 di questa registrazione, la quale vuole essere una registrazione assolutamente automatica, cio\u00e8: chi vuole stampare un giornale, deve presentare determinati documenti che sono richiesti dall\u2019articolo 7 del progetto di legge. Presentati questi documenti l\u2019autorit\u00e0 giudiziaria non pu\u00f2 negare la registrazione del giornale: deve soltanto constatare se i documenti ci sono e se sono regolari; e in questo caso deve registrare il giornale. A questo proposito la Federazione della Stampa domanda che la registrazione sia fatta dal cancelliere e non dal giudice, appunto perch\u00e9 vuole accentuare il carattere di meccanicit\u00e0 della operazione e vuol togliere anche l\u2019apparenza della possibilit\u00e0 di una indagine di merito. \u00c8 abbastanza ovvio, sebbene le ragioni addotte dall\u2019onorevole Schiavetti (me lo perdoni) non mi abbiano del tutto persuaso. La Commissione in fondo aveva pensato che, affidando al giudice il controllo dei documenti \u2013 sempre come controllo puramente di forma, di legittimit\u00e0 e non di merito \u2013 si desse una maggiore, non gi\u00e0 una minore, garanzia. E quando l\u2019onorevole Schiavetti dice che attraverso il giudice, l\u2019esecutivo potrebbe anche eventualmente arrivare a negare un\u2019autorizzazione che deve essere data, io gli rispondo di stare attento, perch\u00e9 forse l\u2019esecutivo arriva pi\u00f9 facilmente ad un cancelliere che ad un giudice; e semmai si ha una garanzia maggiore nel fatto che la registrazione sia controllata dal magistrato. Comunque, come dicevo prima, questa non \u00e8 questione sulla quale non ci si possa mettere d\u2019accordo e sulla quale (la Commissione eventualmente decider\u00e0) non si possa accedere alla proposta che viene fatta dalla Federazione dei giornalisti.<\/p><p>Questione pi\u00f9 grave \u00e8 quella che attiene al problema dell\u2019albo professionale. Le questioni pi\u00f9 gravi sono sostanzialmente due, quella dell\u2019albo professionale (che anche in caso di stralcio si dovr\u00e0 probabilmente discutere), e quella del sequestro, che pure \u00e8 necessario risolvere, perch\u00e9 implica una questione di interpretazione della Costituzione, che, se non fosse risolta subito da noi, potrebbe essere risolta in tempo di elezioni dall\u2019esecutivo.<\/p><p>La questione della iscrizione nell\u2019albo professionale \u00e8 stata posta sin da principio dal progetto della Commissione dei giornalisti, il quale veramente aveva adottato una formula diversa da quella proposta dall\u2019onorevole Schiavetti e sulla quale ora insiste la federazione della stampa.<\/p><p>Il testo della Commissione dei giornalisti diceva infatti che, \u00abper la registrazione dei periodici deve essere prodotto ogni altro documento, che venga richiesto da successive leggi relative alla professione giornalistica\u00bb.<\/p><p>Quando l\u2019onorevole Schiavetti chiede, come egli oggi chiede, che si provveda senza altro a che il direttore di un giornale sia iscritto nell\u2019albo professionale, egli non tiene conto, a mio avviso, della situazione giuridica esistente.<\/p><p>Infatti, egli si richiama a quel decreto del 26 febbraio 1928, che reca le norme per la istituzione dell\u2019albo professionale dei giornalisti. Importa poco che questa sia una legge fatta dal fascismo o no; se fosse una legge buona, non avremmo alcun motivo per non conservarla, come si sono conservate tante altre leggi fatte durante il fascismo. Io direi durante il fascismo, anzich\u00e9 dal fascismo, perch\u00e9 molte leggi fatte durante il fascismo non hanno impronta fascista. Senonch\u00e9, questa legge ha impronta fascista, non per quanto si riferisce alla istituzione dell\u2019albo professionale, ma per le sue statuizioni concrete; tanto vero che oggi praticamente questa legge non si applica, non \u00e8 in esecuzione, non vive pi\u00f9.<\/p><p>MANZINI. Vive.<\/p><p>CEVOLOTTO, <em>Relatore.<\/em> Vive per quanto si riferisce alla esistenza dell\u2019albo, ma non si applica nel resto, perch\u00e9 \u00e8 in relazione ad una organizzazione sindacale che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9. C\u2019\u00e8 ancora il sindacato dei cronisti.<\/p><p>MANZINI. C\u2019\u00e8 l\u2019Associazione.<\/p><p>CEVOLOTTO, <em>Relatore.<\/em> Non \u00e8 sindacato. Questa legge \u00e8 connessa col sistema sindacale e quindi a me pare oggi inapplicabile&#8230;<\/p><p>MANZINI. Una cosa \u00e8 l\u2019albo, altra cosa \u00e8 il sindacato.<\/p><p>CEVOLOTTO, <em>Relatore.<\/em> D\u2019accordo. Ma la legge si riferisce ai sindacati, perch\u00e9 dice che in ogni sindacato regionale fascista dei giornalisti \u00e8 istituito l\u2019albo professionale.<\/p><p>Il fatto che oggi l\u2019albo sia tenuto dall\u2019Associazione dei giornalisti \u00e8 un adattamento della legge, che conferma in sostanza l\u2019inapplicabilit\u00e0 di molte delle disposizioni di essa.<\/p><p>MANZINI. Si \u00e8 ricostituito l\u2019albo.<\/p><p>CEVOLOTTO, <em>Relatore.<\/em> Non \u00e8 pi\u00f9 basato su questa legge; ed \u00e8 bene che non lo sia.<\/p><p>L\u2019albo \u00e8 stato ricostituito sulla base del decreto luogotenenziale 23 ottobre 1944, n. 302, che forse, pi\u00f9 che modificare, ha sostituito la legge del 1928. Ad esempio, questa legge all\u2019articolo 5 dice: \u00abin nessun caso possono essere iscritti, e qualora vi si trovino iscritti devono essere cancellati, coloro che abbiano svolto pubblica attivit\u00e0 in contraddizione con gl\u2019interessi della nazione\u00bb.<\/p><p>Se si volesse ritenere che una simile disposizione sia ancora in vita, dove si arriverebbe? Di questa norma si sono serviti i fascisti per estromettere tutti quei giornalisti che non erano graditi. Potrebbe servire oggi ad una maggioranza non liberale, per cacciare ad esempio quei giornalisti che facessero propaganda per la monarchia; potrebbe servire domani ad un governo reazionario per cacciare dei giornalisti che facessero propaganda comunista. La legge evidentemente non si deve applicare in quella parte, che \u00e8 in contrasto con i princip\u00ee democratici, in quella parte \u2013 ed \u00e8 la quasi totalit\u00e0 di essa \u2013 che \u00e8 tipicamente fascista. Il decreto del 1944, costituendo la Commissione unica presso la federazione della stampa, non ha certo inteso di attribuire a questa Commissione il potere di applicare le norme illiberali, fasciste, della legge del 1928.<\/p><p>Resta un albo che, per quel che riguarda le garanzie per lo stesso giornalista, le garanzie per i casi di cancellazione o di ammissione, \u00e8 affidato a una Commissione unica, senza possibilit\u00e0 di appello. Ecco perch\u00e9 bisogna aspettare la futura legge sull\u2019albo che si sta preparando. So infatti che il Ministro Grassi lavora attorno a questa legge, che dar\u00e0 tutte le garanzie. Se la legge del 1928 si reputasse ancora operante, non ci sarebbe bisogno di mettere nulla nel nostro progetto, perch\u00e9 la legge del 1928 dice all\u2019articolo 19: \u00abIl direttore e il redattore responsabile di un giornale quotidiano debbono essere iscritti nell\u2019elenco dei professionisti\u00bb. Meglio aspettare la nuova legge, che disciplini organicamente l\u2019albo. Infatti mi pare che l\u2019onorevole Manzini, nel suo eccellente discorso, non chiedesse altro se non la menzione nella nuova legge dell\u2019albo dei giornalisti; non chiedesse, come l\u2019onorevole Schiavetti, la condizione che il direttore deve essere iscritto fin da adesso nell\u2019albo attuale. Non devo nascondere che la prima Commissione dei giornalisti, di cui ho fatto cenno, non era stata molto favorevole alla condizione dell\u2019iscrizione dei direttori di giornali nell\u2019albo dei giornalisti. Nella relazione del Presidente, professore Zottoli, leggo quanto segue: \u00abCredo anche opportuno ricordare le discussioni che si sono avute e sono state lunghe e vive relativamente all\u2019obbligo, per chi voglia dirigere un periodico, di iscriversi od essere iscritto nell\u2019albo dei giornalisti; ricordarle per\u00f2 unicamente per far noto che tutti i commissari, salvo forse uno, sono stati contrar\u00ee a sancire l\u2019obbligatoriet\u00e0\u00bb. Si noti che questa relazione \u00e8 del 14 dicembre 1946, quindi posteriore al congresso di Palermo.<\/p><p>SCHIAVETTI. Vi furono molti assenti in quella riunione!<\/p><p>CEVOLOTTO. \u00ab&#8230;sono stati contrar\u00ee a sancire l\u2019obbligatoriet\u00e0 e furono, nel sostenere la loro opinione, mossi da considerazioni scevre da ogni avversit\u00e0 al principio dell\u2019albo. Queste considerazioni sono di due ordini; il primo riguarda tutti i periodici. \u00c8 chiaro che, ammesso l\u2019obbligo della iscrizione, la radiazione dall\u2019albo importerebbe \u00abipso facto\u00bb la decadenza del radiato dalla gerenza, cio\u00e8 dal diritto di restare alla direzione del periodico. Ora tutti coloro che ricordano la nefasta efficacia esercitata sulla stampa dal governo fascista, con la minaccia di ritirare la gerenza, sono molto guardinghi quando si tratti di accordare ad altri enti quella facolt\u00e0 che giustamente si nega al potere esecutivo.<\/p><p>Probabilmente, se una nuova legge sull\u2019albo fosse stata gi\u00e0 sancita e offrisse, per quanto riguarda i procedimenti di radiazione dall\u2019albo, sicure garanzie di imparzialit\u00e0, di natura evidentemente anche giurisdizionale, la maggioranza della Commissione per questa parte non avrebbe insistito nella sua opinione\u00bb Poi, la relazione cos\u00ec prosegue: \u00abL\u2019altro ordine di considerazioni riguarda la stampa non politica, specialmente le pubblicazioni periodiche di studi scientifici ed atti accademici\u00bb. Questa seconda considerazione ritengo che non abbia lo stesso valore della prima, perch\u00e9 anche nella legge del 1928 \u00e8 previsto, per i direttori di pubblicazioni di carattere scientifico, culturale, un elenco a parte. \u00c8 evidente che non pu\u00f2 la stampa scientifica essere soggetta alla stessa disciplina, alla quale vengono sottoposti i giornalisti che esercitano la professione nella stampa quotidiana politica o di informazione.<\/p><p>Il Governo, modificando l\u2019articolo proposto dalla Commissione giornalistica, ha tolto l\u2019inciso: \u00abogni altro documento che venga richiesto da successive leggi relative alla professione giornalistica\u00bb.<\/p><p>E lo ha tolto per la considerazione che leggo: \u00abNon \u00e8 stato poi riprodotto il riferimento ai requisiti eventualmente richiesti da leggi riguardanti l\u2019esercizio giornalistico, introdotto dalla Commissione non senza contrasto, come risulta dalle osservazioni che il Presidente della Commissione stessa ha fatto nella sua relazione. Questa omissione si deve ad un duplice ordine di ragioni: la prima \u00e8 di merito, come \u00e8 detto nella ricordata relazione; la seconda \u00e8 di carattere tecnico, che consiste nella inutilit\u00e0 di una disposizione che non abbia un concreto contenuto positivo, ma si riferisca soltanto ad un eventuale intervento legislativo\u00bb. Su questa seconda considerazione la Commissione decider\u00e0 e, quando si discuter\u00e0 l\u2019articolo, dir\u00e0 le sue conclusioni. Io, personalmente, osservo che molte volte, anche nella Costituzione, abbiamo fatto riferimento a leggi future. Non vedo difficolt\u00e0 in questo senso. D\u2019altra parte la formula non \u00e8 impegnativa; la formula si riferisce ai requisiti che verranno richiesti, qualunque essi siano, dalla futura legge. Lascia semplicemente aperta la porta, ma viene incontro in sostanza al desiderio della federazione della stampa, che cio\u00e8 del problema ci sia cenno nella legge, perch\u00e9 non si abbia l\u2019impressione che l\u2019aver tolto l\u2019inciso proposto dalla Commissione giornalistica significhi aver voluto escludere la possibilit\u00e0 della richiesta del requisito professionale anche nella futura legge speciale.<\/p><p>Penso \u2013 ma non so ci\u00f2 che la Commissione decider\u00e0 \u2013 che il ritornare al testo della Commissione giornalistica non sia cosa impossibile.<\/p><p>Mi riferisco a quello che ha detto cos\u00ec bene l\u2019onorevole Manzini. Il problema \u00e8 anche un problema di responsabilit\u00e0, di elevazione del giornalismo, \u00e8 un problema tecnico che implica un problema morale. Non \u00e8 soltanto col sancire la obbligatoriet\u00e0 dell\u2019iscrizione nell\u2019albo o col negarla, che si pu\u00f2 provvedere nel senso desiderato da tutti; ma principalmente col creare le condizioni per quella elevazione del costume e delle condizioni morali dei giornalisti, che sar\u00e0 data soprattutto se si potr\u00e0 trovare il modo di stabilire, attraverso ad un contratto collettivo ben fatto, una reale autonomia al direttore.<\/p><p>C\u2019\u00e8 poi la questione del sequestro, cio\u00e8 la seconda delle grosse questioni a cui andiamo incontro, e sulla quale devo richiamare l\u2019attenzione dell\u2019Assemblea. Quale \u00e8 la situazione attuale? Domando quale \u00e8 la situazione attuale, perch\u00e9 ho l\u2019impressione che, non certo la maggior parte, ma forse qualcuno della stessa nostra Assemblea non ne conosca i termini precisi.<\/p><p>I termini rapidissimamente riassunti, sono questi: nel 1906 la democrazia in Italia conquist\u00f2 una grande vittoria. Con la legge Sacchi, che abol\u00ec il sequestro dei giornali, si ottenne questa vittoria. Fu una battaglia che dur\u00f2 molti anni e che fu vinta appunto nel 1906.<\/p><p>La legge Sacchi stabiliva che il giornale non pu\u00f2 essere sequestrato che dall\u2019autorit\u00e0 giudiziaria, e che non pu\u00f2 essere sequestrato se non in determinate circostanze, cio\u00e8 per pubblicazioni offensive del buon costume o del pudore. In tutti gli altri casi non \u00e8 ammesso il sequestro se non per sentenza definitiva del magistrato. Fu questa una grande conquista della democrazia, conquista che fu per\u00f2 annullata dal fascismo.<\/p><p>Quando venne il fascismo si susseguirono, a cominciare dalla legge di pubblica sicurezza, le varie leggi particolari, che autorizzavano il sequestro dei giornali <em>ad<\/em> <em>libitum<\/em> da parte dell\u2019autorit\u00e0 di pubblica sicurezza.<\/p><p>Riacquistammo la libert\u00e0 e le cose andarono diversamente: \u00e8 stato provveduto, fin dal 31 maggio 1946, con il decreto n. 561, a regolare la materia ritornando alla legge Sacchi. \u00c8 questo appunto che si deve tener presente: prima della nostra Costituzione, in Italia, su questo punto si era gi\u00e0 riacquistata la piena libert\u00e0 in un regime di vera democrazia. Oggi ancora vige il decreto del 1946, e non succede niente di diverso, non \u00e8 accaduto niente di male, nemmeno durante la battaglia elettorale del 2 giugno, e nemmeno dopo.<\/p><p>ANDREOTTI, <em>Sottosegretario di Stato per la Presidenza del Consiglio.<\/em> C\u2019\u00e8 la legge Togliatti.<\/p><p>CEVOLOTTO, <em>Relatore,<\/em> S\u00ec, quella di cui parlo \u00e8 la legge De Gasperi-Togliatti, che dice tra l\u2019altro: \u00abNon si pu\u00f2 procedere al sequestro della edizione dei giornali&#8230; se non in virt\u00f9 di una sentenza irrevocabile dell\u2019autorit\u00e0 giudiziaria. \u00c8 tuttavia consentito all\u2019autorit\u00e0 giudiziaria di disporre il sequestro di non oltre tre esemplari di stampati che comportino violazione ecc.\u00bb. Si stabiliscono, in deroga, i casi di sequestro \u2013 da parte dell\u2019autorit\u00e0 giudiziaria, evidentemente \u2013 che sono esclusivamente quelli di pubblicazioni oscene o indecenti, e di divulgazione di mezzi antifecondativi o abortivi; in questi casi si deve procedere per giudizio direttissimo. Questa \u00e8 una legge abbastanza liberale.<\/p><p>SCHIAVETTI. Io ho citato due casi assolutamente preoccupanti.<\/p><p>CEVOLOTTO. Siamo perfettamente di accordo; non creda, onorevole Schiavetti, che vi sia un dissenso fra me e lei su questo punto. Ma se anche la legge pi\u00f9 liberale d\u00e0 luogo a qualche inconveniente, non \u00e8 chi non vede il pericolo di una legge illiberale in questa materia.<\/p><p>Ora, la Costituzione, all\u2019articolo 21, ha sancito delle norme che apparentemente e, secondo me, non sostanzialmente vanno contro il regime di libert\u00e0 che noi abbiamo instaurato. Questo il punto: perch\u00e9 se all\u2019articolo 21 non diamo una interpretazione che consenta di restare nel regime di libert\u00e0 che abbiamo conquistato, rischiamo di tornare agli arbitri dei sequestri da parte della polizia. La legge Togliatti ammette il sequestro della stampa oscena, ma da parte dell\u2019autorit\u00e0 giudiziaria. \u00c8 implicito nella stessa dipendenza dell\u2019articolo 2 dall\u2019articolo 1.<\/p><p>L\u2019articolo 21 della Costituzione dice che si pu\u00f2 procedere al sequestro soltanto per atto motivato dell\u2019autorit\u00e0 giudiziaria nel caso di delitti per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme, che la legge stessa prescriva per l\u2019indicazione dei responsabili.<\/p><p>Non occorre pi\u00f9 la sentenza irrevocabile, basta l\u2019atto dell\u2019autorit\u00e0 giudiziaria. Per\u00f2 la Costituzione dice: \u00abnel caso di delitti per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi\u00bb; quindi vi deve essere una disposizione che precisi in quali casi l\u2019autorit\u00e0 giudiziaria pu\u00f2 procedere al sequestro del giornale. Affermo subito che se il capoverso successivo si interpretasse come io credo non si deve interpretare, non resterebbe altro che limitare al minimo, nella legge sulla stampa, i casi nei quali si autorizza l\u2019autorit\u00e0 giudiziaria a procedere al sequestro di giornali. Il capoverso successivo cos\u00ec si esprime:<\/p><p>\u00abIn tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell\u2019autorit\u00e0 giudiziaria, il sequestro della stampa periodica pu\u00f2 essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria etc\u00bb.<\/p><p>Se questa fosse una norma cogente di immediata attuazione, noi torneremmo indietro, a prima del 1906, torneremmo indietro anche rispetto al regime attualmente in vigore, perch\u00e9 non \u00e8 chi non veda che, quando si d\u00e0 modo alla polizia giudiziaria di sequestrare in via di urgenza i giornali \u2013 sia pure per i casi di oscenit\u00e0 o per i casi di quei reati per cui sia concesso il sequestro all\u2019autorit\u00e0 giudiziaria \u2013 \u00e8 facilissimo, \u00e8 inevitabile che la polizia vada oltre i confini che le sono assegnati, e si d\u00e0 all\u2019esecutivo un\u2019arma, della quale pu\u00f2 servirsi per violare la libert\u00e0 della stampa.<\/p><p>Noi interpretiamo il capoverso collegandolo a ci\u00f2 che precede. Il \u00abpu\u00f2\u00bb non implica un obbligo della legge sulla stampa di inserire una norma autorizzativa del sequestro da parte della polizia giudiziaria, ma semplicemente autorizza in casi eccezionali, ad inserire sulla legge speciale una norma del genere. Questo \u00e8 un limite che non pu\u00f2 essere considerato se non come un limite massimo. Altrimenti la norma che discutiamo sarebbe in contrasto con ci\u00f2 che precede: \u00abLa stampa non pu\u00f2 essere soggetta ad autorizzazioni o censure\u00bb. Se non si vuole creare una contraddizione irriducibile tra questa solenne affermazione e ci\u00f2 che segue, si deve ammettere che si tratta qui di una norma permissiva, che autorizza la legge a mettere in casi particolari l\u2019autorizzazione al sequestro da parte della polizia, ma non la obbliga a mettere in ogni caso questa norma.<\/p><p>Noi diciamo: la legge sulla stampa potrebbe anche, in casi di emergenza, autorizzare il sequestro da parte dell\u2019autorit\u00e0 di polizia, ma non \u00e8 obbligata ad inserire questa regola nel contesto della legge; e se non la inserisce, non va contro la Costituzione.<\/p><p>Questo \u00e8 un punto che deve essere risolto. Altrimenti potremmo trovarci nel periodo elettorale di fronte ai sequestri dell\u2019autorit\u00e0 di polizia. Il problema \u00e8 grave e va approfondito ed affrontato con serena coscienza. Non vogliamo modificare in niente il contenuto normativo della Costituzione (non \u00e8 attraverso una legge sulla stampa che si pu\u00f2 modificare la Costituzione), ma vogliamo interpretarla in quel senso liberale che promana da tutta la Carta. \u00c8 assurdo pensare che la Costituzione abbia voluto lasciare in ogni caso \u2013 abbia anzi voluto prescrivere che sia permesso \u2013 il sequestro della stampa da parte dell\u2019autorit\u00e0 di polizia. Sarebbe andare contro i princip\u00ee fondamentali storicamente acquisiti in questa materia.<\/p><p>Vi sono nella legge norme che potranno venire in discussione sotto vari aspetti e in molti casi potranno essere migliorate e modificate. Per esempio, \u00e8 evidente che \u00e8 stata una svista \u2013 intendiamoci bene, da parte della Commissione dei giornalisti prima, poi da parte del Governo, poi da parte della Sottocommissione, poi da parte della Commissione dei Settantacinque \u2013 quella di avere ammesso che il giornalista possa essere obbligato, quando nomina alcuno, a pubblicare una rettifica della persona nominata, lunga fino al doppio della notizia.<\/p><p><em>Una voce al centro.<\/em> Non la pubblicano mai!<\/p><p>CEVOLOTTO, <em>Relatore.<\/em> La disposizione, come \u00e8 stata formulata nel testo della legge, \u00e8 inapplicabile. Una signora nominata da un cronista, il quale abbia scritto che ad un ricevimento portava un abito verde, potrebbe pretendere la pubblicazione della rettifica che il suo abito non era verde, ma rosso. Questo non \u00e8 il senso della disposizione. Il senso della disposizione \u00e8 che sia obbligatoria, e severamente obbligatoria, la pubblicazione della rettifica di chi \u00e8 stato diffamato od offeso.<\/p><p>Cos\u00ec pure la disposizione che \u00e8 stata tanto criticata dall\u2019onorevole Labriola, relativa alla facolt\u00e0, da parte dell\u2019autorit\u00e0, di veder pubblicati a pagamento i suoi scritti; deriva anch\u2019essa dall\u2019editto sulla stampa, ed \u00e8 stata poi trasportata in un testo, che \u00e8 stato integralmente approvato dal Governo, cos\u00ec come era sfuggito all\u2019attenzione della Commissione dei giornalisti. Anche questa disposizione va chiarita. Vi possono essere dichiarazioni, avvisi, ordini dell\u2019autorit\u00e0 pubblica, che \u00e8 interesse e diritto del Governo di inserire a pagamento nei giornali. Ma il limite dell\u2019interesse pubblico va precisato.<\/p><p>Del resto, la relazione del Governo accenna a questi limiti: \u00abSi tratta di due norme che sono state oggetto di critica. La prima, che vige nella consuetudine giornalistica dei pi\u00f9 progrediti paesi, costituisce una salvaguardia opportuna, anzi necessaria, a tutela dei singoli. La seconda non deve essere interpretata nel senso di una illimitata facolt\u00e0 alle pubbliche autorit\u00e0, ponendo la norma stessa alla sua pubblicazione il limite del pubblico interesse, limite che potr\u00e0 essere valutato dal magistrato, qualora dalla inosservanza di essa si faccia derivare la responsabilit\u00e0 del direttore\u00bb. Il limite del pubblico interesse non \u00e8 abbastanza preciso ed abbastanza chiaro. Bisogna trovare una formula che precisi meglio.<\/p><p>L\u2019onorevole Bettiol nel suo discorso ha parlato (e ne ha parlato anche incidentalmente, sotto altro aspetto, l\u2019onorevole Schiavetti) della responsabilit\u00e0 penale del direttore di giornale. E qui sorge, di riflesso, la questione del gerente.<\/p><p>La responsabilit\u00e0 penale oggettiva del direttore \u00e8 gi\u00e0 nella nostra legislazione penale, nel nostro Codice penale. Il Codice penale, infatti, agli articoli 57-58 precisa questa forma di responsabilit\u00e0 del direttore o del redattore responsabile del giornale: \u00abPer i reati commessi col mezzo della stampa si osservano le disposizioni seguenti: 1\u00b0 qualora si tratti di stampa periodica, chi riveste la qualit\u00e0 di direttore o redattore responsabile risponde, per ci\u00f2 solo, del reato commesso, salva la responsabilit\u00e0 dell\u2019autore della pubblicazione\u00bb.<\/p><p>Questa norma si ricollega all\u2019articolo 42 del Codice penale. Nel sistema della nostra legge c\u2019\u00e8 anche il principio della responsabilit\u00e0 oggettiva, del quale gli esempi pi\u00f9 frequenti si hanno in tema di contravvenzioni.<\/p><p>Altra volta (quando avevo il tempo di occuparmi di queste cose) ho scritto un lungo articolo per dimostrare che, nella maggior parte dei casi in cui si parlava di responsabilit\u00e0 oggettiva, anche nelle contravvenzioni, non si trattava in realt\u00e0 di responsabilit\u00e0 oggettiva se non apparentemente, e che la responsabilit\u00e0 oggettiva era un non senso. Poi \u00e8 venuto il nuovo Codice che l\u2019ha sancita. Ad ogni modo, un caso di responsabilit\u00e0 oggettiva c\u2019\u00e8 sempre stato, ed \u00e8 quello del gerente, il quale risponde penalmente di ci\u00f2 che non poteva impedire, di ci\u00f2 per cui non \u00e8 imputabile n\u00e9 a titolo di dolo, n\u00e9 per colpa. Rispondeva perch\u00e9 era gerente; e questa \u00e8 una assurdit\u00e0. Ha ragione l\u2019onorevole Bettiol di dire che si tratta di un istituto arcaico. Ma questa assurdit\u00e0 \u00e8 anche, in materia di stampa, una necessit\u00e0. Quando il Codice penale dice, all\u2019articolo 57, che il \u00abdirettore o redattore responsabile risponde, per ci\u00f2 solo, del reato commesso\u00bb, dice una cosa che a tutta prima ripugna, ma che praticamente \u00e8 necessaria, perch\u00e9 altrimenti, nella maggior parte dei casi la diffamazione non risulterebbe perseguibile. Tutte le volte che non si riesce a identificare l\u2019autore dello scritto non si potrebbe imputare, secondo le normali regole dell\u2019imputabile, il direttore, perch\u00e9 egli non sarebbe responsabile che a titolo di colpa e la diffamazione non \u00e8 un reato colposo. Il direttore sfuggirebbe alla accusa, dimostrando che non era presente o che non ha visto lo scritto. Sarebbe facilissimo evitare la perseguibilit\u00e0 dei diffamatori abituali. Per questo si era istituito il gerente nella vecchia legislazione. L\u2019onorevole Labriola ha detto che anche questa istituzione tanto malfamata ha avuto qualche lato buono, perch\u00e9 certe volte ha servito ad alcuno per esprimere liberamente la sua opinione, cosa che non avrebbero potuto fare in tempi di oppressione. Ma checch\u00e9 ne sia, oggi, per una ragione di moralit\u00e0, si \u00e8 sostituita alla figura del gerente, la figura del direttore. Responsabilit\u00e0 obiettiva anche in questo caso; ma in questo caso, la responsabilit\u00e0 oggettiva ha una qualche attenuazione nella sua configurazione. Si potrebbe dire che si tratta di un caso di responsabilit\u00e0 colposa, che viene perseguita come responsabilit\u00e0 dolosa, perch\u00e9 il direttore ha l\u2019obbligo di vigilare, ha l\u2019obbligo di seguire, la pubblicazione, anche se la affida ad altri, ha, quanto meno, la colpa della \u00abmala electio\u00bb. Comunque \u00e8 colui che dispone del giornale, e quindi \u00e8 pi\u00f9 giusto che, se una responsabilit\u00e0 obiettiva si deve far risalire a qualcuno, la si faccia risalire a lui.<\/p><p>Ecco perch\u00e9 le critiche dell\u2019amico Bettiol, fondate indubbiamente in teoria (egli \u00e8 un giurista ed un penalista di grande valore, e quando dice cosa in questa materia, come del resto anche nelle altre, dice cosa esatta), praticamente non incontrano quella che \u00e8 la situazione reale, la necessit\u00e0 della repressione dei reati di stampa.<\/p><p>Vi \u00e8 la questione delle corti d\u2019onore, sulla quale anche ha insistito la federazione della stampa ed hanno insistito vari degli oratori che ho ascoltato: l\u2019onorevole Bettiol, mi pare l\u2019onorevole Labriola, ed altri.<\/p><p>Bisogna riflettere alla situazione giuridica attuale, alla situazione di fatto della nostra legislazione. La Commissione ha cercato, nella semplificazione di questa legge (perch\u00e9 la legge proposta dal Governo \u00e8 stata da noi semplificata e ridotta) di portare il meno possibile di modificazioni alle leggi penali o di procedura penale; in quanto ha ritenuto che in sede di legge sulla stampa non si debba procedere alla revisione del codice penale n\u00e9 della legge processuale penale.<\/p><p>Per esempio, di fronte alla necessit\u00e0 di un procedimento immediato per i reati di diffamazione a mezzo della stampa, di cui hanno parlato oratori anche poco fa, la Commissione si \u00e8 limitata a prescrivere il giudizio direttissimo, mentre molti dei commissari, anzi forse la maggior parte, era propensa a tornare alla vecchia citazione di parte dei codici del 1913 e del 1865. Ma ha ritenuto che questa sia materia di modificazione del codice di procedura penale e non da inserire nella legge sulla stampa.<\/p><p>Ora qual \u00e8 la situazione attuale? La situazione attuale \u00e8 quella determinata dal codice penale Rocco. Non so perch\u00e9 questo codice penale, come tutti i codici del fascismo, sia ancora rimasto in piedi.<\/p><p>Lo dovrei chiamare codice Mussolini, e mi ripugna. \u00c8 un codice profondamente reazionario; \u00e8 un codice in camicia nera. Quando maneggio questo codice sento fastidio, come se discutessi con persona che vestisse la camicia nera. Questo codice ha tolto la facolt\u00e0 della prova liberatrice per la diffamazione. Naturalmente, avendo tolto la facolt\u00e0 della prova dei fatti (che \u00e8 stata ora ripristinata con le modificazioni alla legislazione penale del decreto 14 settembre 1944, n. 288) l\u2019ha sostituita con un istituto nuovo, quello del giur\u00ec d\u2019onore. Chi querela alcuno per diffamazione non mira a fargli applicare diecimila lire di multa o anche un mese o dieci mesi di reclusione. Nella vecchia legislazione la pena era un anno di detenzione, come minimo, e superava il limite della condanna condizionale. Chi stampava il giornale ci pensava molto prima di diffamare, perch\u00e9 c\u2019era la galera; e non sarebbe male ritornare a pene pi\u00f9 severe di quelle, ridicole che oggi si danno per i reati di diffamazione. Anche questo per\u00f2 \u00e8 forse un problema da risolvere in sede di revisione del codice penale.<\/p><p>Poich\u00e9 non vi era la possibilit\u00e0 della prova liberatoria, si istitu\u00ec il giur\u00ec d\u2019onore per dar modo, a chi era diffamato con l\u2019attribuzione di un atto specifico dimostrare che il fatto non sussisteva. Senonch\u00e9, questo istituto, che era diretto a un giusto scopo, non \u00e8 stato regolato nel codice di procedura: \u00e8 stato regolato dagli articoli 9 a 12 delle norme di attuazione; ed \u00e8 una regolamentazione pessima, infelicissima.<\/p><p>Una volta, dopo aver esperimentato nella mia pratica professionale l\u2019istituto, scrissi in proposito una piccola monografia, concludendo che, dopo le mie esperienze non avrei mai suggerito a nessuno di ricorrere al giur\u00ec d\u2019onore, che non portava a risultato, perch\u00e9 la procedura ne era male ordinata. Non si sapeva se era un organo giurisdizionale o non giurisdizionale. Ed i giuristi si sono affaticati a stabilire questo principio, che praticamente non aveva un\u2019importanza decisiva, mentre invece le norme procedurali non offrivano alcuna garanzia.<\/p><p>Si vogliono istituire le corti d\u2019onore. Ma le corti d\u2019onore, che hanno altro ambito rispetto al giur\u00ec d\u2019onore, porterebbero a questo: che vi sarebbe il procedimento normale per diffamazione; vi sarebbe il giur\u00ec d\u2019onore; vi sarebbe la corte d\u2019onore. Troppe cose. Per di pi\u00f9 il progetto propone che le corti d\u2019onore applichino per la procedura le disposizioni degli articoli 9 e 12 delle norme d\u2019attuazione, cio\u00e8 proprio le disposizioni tanto criticate relative al giur\u00ec d\u2019onore, a causa delle quali, malgrado ci fosse la necessit\u00e0 di ricorrere al giur\u00ec d\u2019onore per dimostrare la non verit\u00e0 dei fatti addebitati, l\u2019istituto non ebbe se non scarsissime applicazioni. Non si ricorrerebbe ora neanche alle corti di onore; a meno che non si inserisse nella legge tutta una nuova regolamentazione procedurale, con norme chiare e precise. Queste norme di procedura, che non sarebbero poche, porterebbero all\u2019inserimento di un vero testo processuale nella legge sulla stampa, che ne altererebbe le proporzioni e ne sviserebbe la natura.<\/p><p>Pure aderendo al principio della corte di onore, pensiamo che questa materia per forza di cose deve essere riservata alla revisione del codice penale e del codice di procedura penale; non alla riforma definitiva, ma a quei provvedimenti modificativi in corso di elaborazione, che potranno essere pronti fra poco tempo.<\/p><p>Molti altri particolari del progetto potranno essere vagliati in sede di discussione dei singoli articoli.<\/p><p>Io ho voluto enucleare le questioni principali: se l\u2019Assemblea riterr\u00e0 che non sia il caso oggi, per le ragioni dette dagli onorevoli Giannini e Scoccimarro, ma pi\u00f9 specialmente per ragioni di tempo, di affrontare la discussione dell\u2019intera legge, bisogner\u00e0 provvedere allo stralcio; ma questo stralcio dovr\u00e0 comprendere quei due o tre problemi fondamentali, che devono essere risolti.<\/p><p>Le questioni di dettaglio potremo esaminarle, se sar\u00e0 il caso, nella discussione degli articoli. Questo disegno di legge, malgrado qualche resistenza, \u00e8 accettato abbastanza favorevolmente anche dai giornalisti, nella sostanza se non nella forma; perch\u00e9 essi chiedono modificazioni sui seguenti punti: menzione dell\u2019albo professionale, registrazione da parte del cancelliere, corti di onore, pubblicazione nel bollettino della stampa, invece che nel foglio degli annunci legali, dei bilanci dei giornali; ma una sola questione sostanziale essi fanno: la obbligatoriet\u00e0 dell\u2019iscrizione del direttore nell\u2019albo professionale.<\/p><p>Ho l\u2019impressione che, anche aspettando, non si potr\u00e0 fare una legge molto diversa da questo progetto. Del resto, non si tratta di una legge costituzionale; si tratta di una legge ordinaria, modificabile in qualunque momento, quando la mutata situazione lo comporti. Se ci fosse il tempo, non vedrei la ragione di rinviare la discussione se non per una modificazione sostanziale, di struttura, che probabilmente non potr\u00e0 avvenire neppure fra un anno e pi\u00f9.<\/p><p>\u00c8 necessario per\u00f2 ridare subito un clima di vera libert\u00e0 alla stampa. Checch\u00e9 se ne dica, la Commissione \u2013 ed i nomi dei componenti ne sono garanzia \u2013 ha procurato, sulla base del testo redatto dai giornalisti, di garantire la nuova libert\u00e0. Questa \u00e8 stata l\u2019intenzione. Questa \u00e8 la volont\u00e0. Quando comincer\u00e0 la competizione elettorale, la stampa italiana dovr\u00e0 essere libera, non dovr\u00e0 avere vincoli di autorizzazioni o di sequestri, di nessun genere; dovr\u00e0 trovare nella sua libert\u00e0 i limiti della stessa libert\u00e0. Questo \u00e8 ci\u00f2 che esige il costume politico e ci\u00f2 che esige il momento; questa l\u2019aspirazione per cui noi \u2013 io meno degli altri, perch\u00e9 ho sostituito l\u2019onorevole Grassi da poco tempo \u2013 noi tutti i componenti della Commissione, a cominciare dall\u2019onorevole Grassi, il quale l\u2019ha cos\u00ec autorevolmente presieduta, abbiamo lavorato con assiduit\u00e0. Abbiamo lavorato \u2013 molto pi\u00f9 gli altri che chi vi parla \u2013 con coscienza, per arrivare a un buon risultato. Auguriamo che attraverso il rinvio non si lasci ancora la stampa italiana nella condizione in cui si trova oggi. (<em>Applausi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019onorevole Sottosegretario di Stato per la Presidenza del Consiglio ha facolt\u00e0 di parlare.<\/p><p>ANDREOTTI, <em>Sottosegretario di Stato per la Presidenza del Consiglio.<\/em> Nel momento attuale della discussione ci si pu\u00f2 forse limitare a poche osservazioni, in quanto la gran parte delle cose che sono state dette nella discussione generale attiene a punti singoli di questo progetto di legge e quindi pu\u00f2 essere meglio valutata e commentata se e quando noi discuteremo dei diversi articoli del disegno stesso.<\/p><p>Credo, comunque, necessario premettere una constatazione e cio\u00e8 che questo disegno di legge non \u00e8 stato formulato e presentato all\u2019Assemblea Costituente dall\u2019attuale Governo ma giace dal marzo 1947 presso la Commissione dei Settantacinque la quale, prima che ne fosse iniziata la discussione in questa Aula, lo trasmise all\u2019esame di una apposita Sottocommissione; esso fu approvato dal Consiglio dei Ministri nella seduta del 13 marzo 1947 e quando al Governo erano Ministri appartenenti a partiti diversi da quelli oggi in esso rappresentati e precisamente dagli onorevoli Sereni, Gullo, Ferrari, Cacciatore, Morandi, Romita ed altri. Questo dico, non per declinare delle eventuali, ipotetiche responsabilit\u00e0, o per allontanarmi da certi punti di vista che sono sanciti nel progetto, ma per rilevare che oggi il Governo mantiene quello stesso progetto che, anche se redatto alcuni mesi prima dell\u2019approvazione dell\u2019articolo 21 della Costituzione (che tratta della materia della stampa), \u00e8 fedelmente aderente a quegli stessi princip\u00ee che hanno trovato accoglimento nel detto articolo. E forse \u00e8 significativo che nessuno, in questa discussione generale, abbia potuto portare qualche critica concreta al Governo, dopo che in pi\u00f9 d\u2019una occasione \u00e8 stato accennato sia sulla stampa che in questa stessa Aula ad ipotetici abusi da parte del Governo delle disposizioni vigenti in questa materia. \u00c8 vero che il regime delle autorizzazioni \u00e8 un regime non certo desiderabile per la stampa. Siamo noi i primi ad auspicare il momento in cui, attraverso quel meccanismo pi\u00f9 semplice della registrazione, sar\u00e0 tolta al potere esecutivo la possibilit\u00e0 di interferire sulla pubblicazione di un periodico. Ma \u00e8 pur vero che sia dal Governo attuale che da quelli passati \u00e8 stato fatto l\u2019uso pi\u00f9 rigoroso della concessione delle autorizzazioni, nel senso che queste non sono state mai negate, senza che vi fosse un motivo fondato e riconosciuto. Basti pensare che sono state date, dalla liberazione ad oggi, in Italia 25.000 autorizzazioni per nuovi periodici, molti dei quali sono rimasti soltanto nell\u2019intenzione di chi doveva forse profittarne per far commercio o per avere dei finanziamenti. 25.000 autorizzazioni testimoniano se non altro di una larghezza di indirizzo e nessuno pu\u00f2 oggi sostenere che sia stata negata un\u2019autorizzazione senza un motivo fondato e riconosciuto. Avrei gradito che qualcuna di quelle vaghe critiche che come accennavo poc\u2019anzi sono state rivolte al Governo sulla stampa e in questa stessa sede avessero trovato concreta formulazione nella discussione attuale. Ci\u00f2 vale anche per la materia dei sequestri, che, come \u00e8 noto, \u00e8 disciplinata dal decreto legislativo 31 maggio 1946, che porta la firma del Guardasigilli del tempo onorevole Togliatti. Ieri l\u2019onorevole Schiavetti ha ricordato il sequestro del giornale <em>Il Pollo<\/em> del 28 novembre 1946, eseguito su ordine della procura della Repubblica e non della prefettura, ed il sequestro di quel foglio che si chiama, se non erro, <em>Il matrimonio<\/em>; il fatto che detti sequestri non hanno trovato conferma da parte della autorit\u00e0 giudiziaria costituisce la riprova dell\u2019assoluta libert\u00e0 in cui si svolge, nei confronti del potere esecutivo, l\u2019azione dell\u2019autorit\u00e0 giudiziaria.<\/p><p>SCHIAVETTI. Voi avete congelato le pratiche, cosicch\u00e9 questi due giornali, nonostante le pratiche fatte, non sono potuti uscire.<\/p><p>ANDREOTTI, <em>Sottosegretario di Stato per la Presidenza del Consiglio.<\/em> Del resto io, per un certo rispetto alla seriet\u00e0 dei nostri lavori, non ho portato qui i due fogli incriminati, altrimenti forse sarebbe stato facile vedere quanto sia, se non altro, singolare l\u2019addebito fatto dall\u2019onorevole Schiavetti secondo il quale il sequestro sia servito a mascherare, attraverso una asserita difesa del buon costume, la difesa di un determinato interesse politico. Non vedo come in questi casi e negli altri in cui, a tutela della pubblica decenza, \u00e8 stato disposto il sequestro, sempre ad opera dell\u2019autorit\u00e0 giudiziaria (e qui ho con me una busta che semmai potremo vedere insieme a seduta chiusa, onorevole Schiavetti) non vedo proprio che vi sia una difesa di un particolare ideale politico e di un particolare interesse di gruppo governativo. Mi pare che si tratti effettivamente di casi in cui il sequestro sia stato disposto a tutela di quanto \u00e8 stato esplicitamente riconosciuto anche in sede di formulazione dell\u2019articolo 21 della Costituzione.<\/p><p>Comunque, \u00e8 notevole anche questo e cio\u00e8 che i due casi ricordati dall\u2019onorevole Schiavetti si stano verificati nel momento in cui maggiori le responsabilit\u00e0 politiche non ricadevano su uomini della democrazia cristiana. Dal giugno, da quando cio\u00e8 si \u00e8 formato il Governo attuale, prima del rimpasto e dopo il rimpasto, non si \u00e8 mai dato un solo caso in cui sia stato possibile sospettare, se non accusare, un attentato volontario o involontario alla libert\u00e0 di stampa. Questo il Governo credo abbia non soltanto il diritto ma il dovere di ricordare qui, oggi, mentre si discute di libert\u00e0 di stampa. Il disegno di legge attuale, cos\u00ec com\u2019era stato elaborato attraverso una eccezionale ed auspicabile, anche in altri settori, collaborazione tra gli organismi rappresentativi della stampa, dei giornalisti, degli editori ecc., non risolve certo tutti i problemi che sono stati accennati nella discussione generale.<\/p><p>Ieri l\u2019onorevole Schiavetti ha, attraverso delle perifrasi, auspicato l\u2019avvento di concezioni pi\u00f9 moderne nel regime della stampa, attraverso la realizzazione di legislazioni simili a quella vigente in Cecoslovacchia o a quella proposta ma non ancora approvata in Francia; egli, peraltro, pare aver dimenticato che quelle leggi sono, non il punto di partenza di una determinata situazione politica e sociale, ma il punto di arrivo.<\/p><p>Ora io credo che, per quanto viva possa essere l\u2019esigenza di criteri liberali nella attuale formulazione della legge sulla stampa, nessuno possa pretendere che sia il Governo stesso a proporre delle leggi che diano gi\u00e0 per scontato l\u2019avvento di certe situazioni e di certe cosiddette evoluzioni \u2013 non so se sono evoluzioni \u2013; ritengo anzi che il Governo abbia il solo dovere di impedire che esse si realizzino.<\/p><p>Oggi infatti quello che l\u2019onorevole Scoccimarro ha chiamato col vero nome, e che si intuiva nelle parole dell\u2019onorevole Schiavetti, e cio\u00e8 la nazionalizzazione delle imprese tipografiche, pu\u00f2 essere un punto di arrivo che non mi pare si possa porre oggi in sede di legislazione sulla stampa. Esso dovr\u00e0, se mai, essere esaminato quando verranno trattati concetti pi\u00f9 generali di libert\u00e0 di propriet\u00e0.<\/p><p>In questo senso \u00e8 giusto ed \u00e8 comprensibile quanto l\u2019onorevole Scoccimarro ha detto nei confronti del rinvio di questo progetto. \u00c8 necessario anzi dire una parola di chiarimento a questo riguardo, cio\u00e8 per quanto si \u00e8 detto dall\u2019onorevole Scoccimarro relativamente a quei complessi tipografici gi\u00e0 appartenenti al partito fascista e che sono stati posti dalle circostanze della guerra in un regime particolare. Certamente, anche se avesse avuto un\u2019altra soluzione, la destinazione di questi complessi tipografici non avrebbe risolto tutto il problema della stampa in Italia, perch\u00e9 si tratta di piccole imprese, che, se possono avere localmente un certo peso, nel quadro della editoria nazionale non hanno una rilevanza notevole. Io non conosco a fondo la cosa perch\u00e9 non ero al Ministero nel momento in cui \u00e8 avvenuta la vendita della tipografia di Udine, ma mi riservo di accertare i fatti nella presunzione che, secondo quanto dice lo stesso onorevole Scoccimarro a questo riguardo, che un uomo serio come l\u2019onorevole Arpesani non spenda la parola d\u2019onore per ingannare, non un estraneo, ma addirittura un Ministro del proprio Governo.<\/p><p>SCOCCIMARRO. I dati che sono stati citati furono pubblicati anche da qualche giornale.<\/p><p>ANDREOTTI, <em>Sottosegretario di Stato per la Presidenza del Consiglio.<\/em> Ma l\u2019onorevole Arpesani \u00e8 attualmente in Argentina&#8230;<\/p><p>SCOCCIMARRO. Io non ho detto una parola di pi\u00f9 di quanto non sia stato gi\u00e0 pubblicato.<\/p><p>ANDREOTTI, <em>Sottosegretario di Stato per la Presidenza del Consiglio.<\/em> Si pu\u00f2 prospettare anche la probabile considerazione che, trattandosi di Udine, gli organi dello Stato che volevano addivenire alla vendita del complesso tipografico si preoccupassero non soltanto del <em>quantum<\/em>, ma anche delle persone che prendevano questo complesso tipografico; perch\u00e9 \u00e8 vero che lei dice che sono caduti in mani di monarchici, ma potevano anche cadere in mani di prestanome&#8230; (<em>Interruzione del deputato Russo Perez<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>SCOCCIMARRO. Il Comitato di liberazione nazionale aveva offerto quattordici milioni.<\/p><p>ANDREOTTI, <em>Sottosegretario di Stato per la Presidenza del Consiglio.<\/em> Ma il Comitato di liberazione nazionale non ha personalit\u00e0. D\u2019altro canto potrebbe darsi l\u2019ipotesi che particolari ragioni politiche favorissero ad Udine il passaggio dell\u2019impresa tipografica in mano a dei prestanome che non facessero gli interessi dell\u2019Italia e ci\u00f2 a prescindere dal dubbio sulla effettiva disponibilit\u00e0 dei detti quattordici milioni da parte del Comitato d\u00ec liberazione nazionale.<\/p><p><em>Una voce all\u2019estrema sinistra.<\/em> Come vuole che il Comitato di liberazione nazionale non provveda agli interessi dell\u2019Italia? (<em>Commenti<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>ANDREOTTI, <em>Sottosegretario di Stato per la Presidenza del Consiglio.<\/em> Dicevo che il Comitato di liberazione, non possedendo, non poteva acquistare.<\/p><p>Comunque, anche su questo punto, nei confronti del Governo attuale, sono in grado nel modo pi\u00f9 assoluto di dire che per quanto riguarda questa materia di regolamentazione definitiva o provvisoria dei compiessi tipografici che appartenevano al partito fascista tutto si svolge nella forma pi\u00f9 pubblica e pi\u00f9 rigorosa possibile, tanto che io sar\u00f2 lietissimo se si addiverr\u00e0, con la nuova Camera, ad una inchiesta parlamentare, o a qualsiasi altra forma di indagine pubblica.<\/p><p>SCOCCIMARRO. Nella forma pi\u00f9 pubblica, e non come si \u00e8 proceduto per il <em>Resto del Carlino<\/em> e per <em>Il Popolo d\u2019Italia<\/em>! (<em>Commenti \u2013 Interruzioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>ANDREOTTI, <em>Sottosegretario di Stato per la Presidenza del Consiglio.<\/em> Per il <em>Resto del Carlino <\/em>\u00e8 stata applicata la legge sull\u2019avocazione dei profitti di regime, che credo sia stata fatta da lei&#8230;<\/p><p>SCOCCIMARRO. Non mi induca a dire qualche cosa di pi\u00f9!<\/p><p>ANDREOTTI, <em>Sottosegretario di Stato per la Presidenza del Consiglio.<\/em> Io vorrei indurre in tentazione per far dire cose serie e per poterle contestare.<\/p><p>SCOCCIMARRO. Per esempio, la vendita per 240 milioni di un complesso che oggi vale 900 milioni! (<em>Commenti<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>ANDREOTTI, <em>Sottosegretario di Stato per la Presidenza del Consiglio.<\/em> Lei sa benissimo, per essere stato Ministro delle finanze, che l\u2019accertamento base non pu\u00f2 essere aumentato.<\/p><p>SCOCCIMARRO. Non \u00e8 vero!<\/p><p>MICHELI. Ma questi sono fatti speciali! (<em>Commenti<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. La prego, onorevole Micheli.<\/p><p>ANDREOTTI, <em>Sottosegretario di Stato per la Presidenza del Consiglio.<\/em> Comunque, non credo che questo punto della propriet\u00e0 delle tipografie possa essere risolto nel senso accennato dall\u2019onorevole Scoccimarro, cio\u00e8 decidendone la nazionalizzazione, oppure nel senso meno perfettamente accennato dall\u2019onorevole Schiavetti.<\/p><p>L\u2019unica traccia precisa da seguire nel disciplinare questa materia \u00e8 quella indicata nel progetto governativo che ha trovato una fedele riproduzione nell\u2019articolo 21 della Costituzione.<\/p><p>Il punto cui ha accennato l\u2019onorevole Cevolotto e che ha determinato un agitarsi legittimo e comprensibile di critiche e di proposte da parte della classe giornalistica, cio\u00e8 la sanzione in questa legge dell\u2019obbligatoriet\u00e0 dell\u2019appartenenza all\u2019albo dei giornalisti per poter ottenere la direzione responsabile e la registrazione di un periodico, \u00e8 un punto su cui si potrebbe discutere molto.<\/p><p>Certo, i giornalisti oggi sono legittimamente preoccupati, non soltanto per un interesse ristretto di categoria, ma proprio perch\u00e9 tale obbligatoriet\u00e0 \u00e8 una forma indiretta di controllo della seriet\u00e0 delle imprese giornalistiche; sono preoccupati che, in mancanza di ogni accenno ad una regolamentazione del genere, si possa domani, forse con degli artifizi, contestare la legge e renderne pi\u00f9 difficile l\u2019esecuzione.<\/p><p>Certamente la pura e semplice menzione dell\u2019obbligo dell\u2019iscrizione all\u2019albo \u00e8 una menzione al tempo stesso pleonastica ed insufficiente perch\u00e9 da un lato oggi gli albi gi\u00e0 esistono, ma dall\u2019altro la loro attuale disciplina non pu\u00f2 considerarsi come una disciplina giuridica vera e propria. Non nego che l\u2019accoglimento della dizione dell\u2019articolo 6 del progetto possa anche rappresentare un pericolo in avvenire, perch\u00e9 un gruppo, un partito che riuscisse a dominare la classe giornalistica all\u2019interno dell\u2019albo, potrebbe, in qualche maniera, imporre l\u2019esclusione di singoli giornalisti dall\u2019albo o comunque rendere difficile l\u2019appartenenza all\u2019albo stesso. A tal fine basterebbe che la legge accennata richiedesse un certificato di buona condotta o qualche cosa del genere, per poter dar modo al potere esecutivo di rendere difficile l\u2019appartenenza all\u2019albo a chi sia nemico della maggioranza governativa.<\/p><p>Per\u00f2 credo che, mettendo sulla bilancia questo ipotetico pericolo e la necessit\u00e0 che si deve salvaguardare e che \u00e8 richiesta dalla Federazione della stampa si possa accedere a questa seconda tesi. Quindi il Governo non \u00e8 contrario a che si metta tra i requisiti anche quello contemplato dalla lettera <em>c<\/em>) del progetto primitivo dei giornalisti.<\/p><p>Per quanto riguarda il sequestro \u2013 riservandomi di parlarne a suo tempo, quando si discuter\u00e0 l\u2019articolo del progetto \u2013 debbo osservare che \u00e8 gratuita una certa accusa di medioevalismo, di reazionarismo, di fascismo, che abbiamo sentito ripetere da qualcuno degli oratori che hanno parlato ieri e oggi, perch\u00e9 la possibilit\u00e0 del sequestro \u00e8 esplicitamente ammessa dall\u2019articolo 21 della Costituzione ed anzi, in un caso non soltanto \u00e8 ammessa, ma \u00e8 tassativamente richiesta. L\u2019articolo 21 infatti, che nel terzo comma parla della possibilit\u00e0 di procedere al sequestro soltanto per atto motivato dell\u2019autorit\u00e0 giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, nell\u2019ultimo comma (votato qui dalla Costituente all\u2019unanimit\u00e0, con precise motivazioni, che si richiamano alla tutela particolare, ed al rispetto che meritano l\u2019infanzia e l\u2019adolescenza, ecc.) dice espressamente: \u00abSono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni\u00bb. Viene cos\u00ec impegnato il legislatore a stabilire queste misure preventive.<\/p><p>Certamente questo pu\u00f2 rappresentare un \u00aberto pericolo, e dipender\u00e0 dal senso di responsabilit\u00e0 e dalla correttezza civile dei Governo di non abusare mai di una facolt\u00e0 del genere; in ogni caso una remora ad ogni eventuale abuso \u00e8 stabilita nello stesso articolo attraverso l\u2019obbligo della trasmissione immediata dell\u2019ordine di sequestro all\u2019autorit\u00e0 giudiziaria, che entro un brevissimo termine, stabilito anche esso tassativamente dal disegno di legge, deve pronunciarsi, anche nel senso di rendere nulli gli effetti del provvedimento. Si profila cos\u00ec un\u2019ipotesi di risarcimento, da fissarsi nei casi in cui fosse stato abusato di una tale facolt\u00e0.<\/p><p>SCHIAVETTI. Riguarda la stampa in generale, non quella periodica. Si riferisce ai capoversi precedenti.<\/p><p>ANDREOTTI, <em>Sottosegretario di Stato per la Presidenza del Consiglio.<\/em> Onorevole Schiavetti, se lei riguarda i resoconti stenografici di quella seduta si accorger\u00e0 che la questione \u00e8 pacifica. Comunque, a prescindere dalla considerazione che la sua osservazione, a mio giudizio, doveva essere fatta in quel momento e non oggi che la Costituzione \u00e8 gi\u00e0 stata approvata, penso che di questo si potr\u00e0 parlare pi\u00f9 diffusamente nel momento in cui tratteremo dell\u2019articolo sul sequestro.<\/p><p>Alle proposte di rinvio della discussione generale fatte ieri dall\u2019onorevole Giannini, il quale si augura che questi mesi di vacanza parlamentare valgano ad illuminare quelli che torneranno nel Parlamento, per proporre delle formule legislative atte ad assicurare che l\u2019uomo qualunque, l\u2019uomo della strada, la folla, possano essere tutelati da eventuali inganni, rispondo che, bench\u00e9 possa avere una grandissima fiducia nella intelligenza di tutti gli appartenenti al primo Parlamento della Repubblica, credo che nessuno di essi sar\u00e0 in grado di potere assicurare, attraverso una formula legislativa, un principio del genere. Di fronte a questa proposta di rinvio, motivata diversamente, ma proveniente da parti pi\u00f9 diverse, il Governo osserva innanzi tutto che \u00e8 pronto a discutere in tutto o in parte, secondo quanto voglia l\u2019Assemblea, questo progetto. Nessuno domani sar\u00e0 autorizzato a dire o a continuare a dire che il Governo voglia servirsi di certi strumenti provvisori attuali e faccia in modo che non si discuta e non si fissi in una forma pi\u00f9 concreta e stabile quella che \u00e8 la minima regolamentazione della stampa. Questo credo sia necessario dire ed \u00e8 necessario che l\u2019Assemblea di questo prenda atto. Il Governo stesso aveva fatto a un certo momento una proposta di stralcio.<\/p><p>Qualcuno ricorder\u00e0 certo l\u2019increscioso episodio del <em>Corriere di Milano<\/em>, in cui l\u2019autorit\u00e0 prefettizia incorse in una errata valutazione dei propri poteri; e contro di essa si scagliarono alcuni che poi ne divennero ferventi sostenitori (si trattava infatti del prefetto di Milano). In quel momento il Governo, preoccupato che si continuasse a ripetere la diceria, la leggenda di tenebrosi poteri di un regime quasi nascosto, poliziesco, di stampa dichiar\u00f2 che, se non fosse stato possibile prima del 31 dicembre (perch\u00e9 allora non si pensava alla <em>prorogatio<\/em>) approvare tutta la legge sulla stampa, si dovesse almeno approvarne subito pochi articoli, e soprattutto quelli relativi alla registrazione.<\/p><p>Ora, se l\u2019Assemblea ritenesse di dover riprendere adesso, in questa nuova circostanza, la proposta di stralcio, il Governo sarebbe pienamente a disposizione dell\u2019Assemblea stessa. Certamente non credo che si possa da alcuno immaginare che tutti i problemi della libert\u00e0 di stampa siano esauriti, diventino ricordi, con l\u2019approvazione dello stralcio o anche dell\u2019intero disegno di legge. Molti altri problemi restano, ma credo che si debba affermare, per non creare confusioni specialmente per chi \u00e8 fuori di questa Assemblea, che quasi mai lo Stato deve direttamente intervenire nella disciplina della stampa; deve intervenire il pi\u00f9 possibile in modo indiretto; deve intervenire \u2013 io esprimer\u00f2 al momento opportuno avviso concorde con quanti di voi hanno proposto di aggravare le pene per i reati di diffamazione commessi a mezzo della stampa \u2013 in quella forma indiretta che prima ricordavo, disciplinando e tutelando la posizione dei giornalisti, quindi dando anche, con una certa stabilit\u00e0, una garanzia pi\u00f9 generale a questo settore, favorendo il sorgere di forme consorziali e cooperativistiche per associare forze della mente, forze del braccio e forze del capitale in imprese giornalistiche, ove tutto ci\u00f2 sia possibile fare seriamente e con la garanzia di fare qualcosa che contribuisca a consolidare la libert\u00e0 di stampa.<\/p><p>E credo che il Governo debba assicurare la libert\u00e0 di stampa anche sotto un altro profilo. La libert\u00e0 di stampa deve essere assicurata a chiunque abbia da esprimere il proprio pensiero: ma non soltanto con una formula utopistica per la quale chiunque abbia un\u2019idea, e formi un certo gruppo, possa esigere dallo Stato di esser messo in condizioni di stampare. Non bisogna dimenticare infatti che il miglior giudice di un giornale \u00e8 sempre il lettore e che non possiamo pensare che si formino delle specie di gazzette ufficiali con le idee di determinati gruppi, o che si formi una specie di I.R.I. di giornali in cui tutti possano esprimere le proprie idee. Ma io credo che si debba tutelare da parte dello Stato la libert\u00e0 di stampa sotto un altro profilo, garantendo cio\u00e8 che nessuno possa o per ordini cellulari o per imposizione statale politica sostituirsi alla libera espressione di chi scrive un giornale e fare una specie di censura. Se in questi ultimi tempi in Italia non c\u2019\u00e8 stata nessuna censura da parte dell\u2019autorit\u00e0 statale non si pu\u00f2 dire altrettanto per quanto riguarda le commissioni interne delle aziende giornalistiche.<\/p><p>Credo inoltre che lo Stato abbia il sacrosanto dovere di proteggere la libert\u00e0 di stampa anche contro quei volgari attentatori che sono rappresentati dagli incendiari delle edicole in cui si vendono giornali esponenti di gruppi che non la pensano come questi pompieri a rovescio. (<em>Interruzione del deputato Scoccimarro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>La definizione di stampa diffamatoria \u00e8 un po\u2019 difficile a stabilirsi, onorevole Scoccimarro. (<em>Interruzione del deputato Scoccimarro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Mi sono domandato diverse volte, onorevole Scoccimarro, di fronte alla ripugnanza ispirata da certe critiche in blocco a tutta la classe democratica, con che coscienza noi possiamo dire a un neo-fascista o a un reazionario che non deve dir male di noi, quando negli stessi nostri giornali sono contenuti&#8230;<\/p><p>SCOCCIMARRO. Io non le consento neanche di fare un paragone. (<em>Commenti al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>ANDREOTTI, <em>Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio.<\/em> Noi dobbiamo riconoscere la libert\u00e0 uguale per tutti. Non vedo come si possa impedire ad un Tizio qualsiasi di chiamare, ad esempio, voi venduti alla Russia e noi all\u2019America, se voi stessi nei vostri giornali dite che noi siamo venduti all\u2019America.<\/p><p>Voi avete un concetto molto relativo di libert\u00e0, un concetto che fa comodo. (<em>Applausi al centro <\/em><em>\u2013<\/em> <em>Interruzione del deputato Scoccimarro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Se vi leggessi tutti i titoli dei giornali per i quali si sono avuti i pochi casi di sequestro disposti dall\u2019autorit\u00e0 giudiziaria in questi anni voi apprendereste che, accanto all\u2019<em>Adriana dal bel corpo<\/em> e all\u2019<em>Abisso<\/em> <em>del piacere<\/em> figurano <em>L\u2019anticomunismo<\/em>, <em>L\u2019antimoscovita<\/em>, <em>L\u2019antibolscevico, L\u2019avanguardia nazionale<\/em>, ci\u00f2 che evidentemente testimonia almeno una certa obiettivit\u00e0 in chi ha disposto i sequestri stessi.<\/p><p>Certamente il problema della libert\u00e0 di stampa bisogna affrontarlo in pieno. Comprendo i discorsi pronunziati nel corso di questa discussione, come quello dell\u2019onorevole Schiavetti, nei quali sono state esposte concezioni moderne, nuove; e mi auguro che esse si realizzino; ma queste espressioni si sono ripetute in tutti i periodi; ed anche nella \u00abdottrina del fascismo\u00bb, contenuta nell\u2019Enciclopedia Treccani, che, a quanto pare, \u00e8 stata scritta dallo stesso Mussolini, v\u2019\u00e8 il concetto, che io con molta preoccupazione ho sentito ieri enunciare dall\u2019onorevole Scoccimarro, che la libert\u00e0 individuale (neppure l\u2019interesse individuale) pu\u00f2 essere soffocata, repressa, subordinata, quando si tratta di un interesse comune. Chi \u00e8 arbitro di questo interesse comune? \u00c8 difficile dirlo. Se noi sapessimo con precisione in che cosa consiste veramente l\u2019interesse nazionale, se ne avessimo una definizione accettata da tutti, capirei l\u2019esigenza prospettata dall\u2019onorevole Scoccimarro; ma forse noi dobbiamo ancora ricostruire parecchi pezzi della nostra patria perch\u00e9 si possa parlare uno stesso linguaggio in questo campo. Questa \u00e8 la vera difficolt\u00e0 per cui noi oggi non possiamo fare una legge solida, completa, definitiva in materia di libert\u00e0 di stampa. Concordando in parte, discordando in altre parti dalle osservazioni specifiche fatte dal relatore, e riservandomi di esprimere l\u2019avviso del Governo sui singoli punti, al momento in cui passeremo, se passeremo, alla discussione dei rispettivi articoli del disegno di legge, ripeto che il Governo \u00e8 pronto a discuterli, in tutto o in parte, secondo quello che stabilir\u00e0 l\u2019Assemblea. (<em>Vivi applausi al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. Il seguito di questa discussione \u00e8 rinviato alla seduta di domani.<\/p><p>Per una interpretazione autentica della XVII disposizione finale e transitoria della Costituzione.<\/p><p>PRESIDENTE. Comunico che l\u2019onorevole Sansone mi ha fatto pervenire la seguente lettera in data odierna:<\/p><p>\u00abIn relazione alla richiesta verbale avanzata da me nella seduta di ieri avente per oggetto la interpretazione della XVII Disposizione finale e transitoria della Costituzione, la prego di voler disporre affinch\u00e9 la questione sia portata con inserzione nell\u2019ordine del giorno a cognizione dell\u2019Assemblea per essere discussa e decisa.<\/p><p>\u00abA sostegno della richiesta mi permetto farle osservare che trattasi di norma transitoria creata proprio pel funzionamento dell\u2019Assemblea per il periodo che va dal gennaio 1948 fino alle prossime elezioni e che pertanto pu\u00f2 l\u2019Assemblea essere chiamata a decidere sul modo della sua applicazione interpretandola cos\u00ec in modo autentico.<\/p><p>\u00abN\u00e9 penso vi possa essere ostacolo di natura costituzionale, perch\u00e9 la richiesta da me avanzata investe una norma transitoria e non uno degli articoli della Carta costituzionale\u00bb.<\/p><p>L\u2019onorevole Sansone ha ritenuto di dar corso all\u2019invito, che gli avevo rivolto ieri sera, di proporre in una forma organica e precisa la questione che egli aveva ieri sera formulato soltanto nelle sue linee generali. Penso tuttavia che questa sua richiesta debba trovare un ulteriore mezzo procedurale per giungere innanzi all\u2019Assemblea; e ritengo che il mezzo pi\u00f9 indicato sia quello di trasmetterla alla Giunta del regolamento, la quale ne riferir\u00e0 all\u2019Assemblea.<\/p><p>La Giunta potr\u00e0 cos\u00ec impostare dinanzi all\u2019Assemblea la discussione che l\u2019onorevole Sansone propone. Ogni proposta deve essere prima elaborata attraverso la Commissione competente. Nel caso specifico, trattandosi di interpretare una norma relativa al funzionamento dell\u2019Assemblea, la Giunta del regolamento, ripeto, mi pare la pi\u00f9 indicata fra le varie Commissioni esistenti.<\/p><p>SANSONE. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>SANSONE. Ringrazio l\u2019onorevole Presidente. Data la brevit\u00e0 del tempo, pregherei la Giunta del regolamento di presentare con cortese sollecitudine la sua relazione all\u2019Assemblea; altrimenti il tempo passer\u00e0 e non avr\u00e0 pi\u00f9 importanza l\u2019interpretazione della norma transitoria della Costituzione.<\/p><p>PRESIDENTE. In attesa che la questione sia risolta, per dare alle interrogazioni la pubblicit\u00e0 desiderata, far\u00f2 dare lettura alla fine di ogni seduta delle interrogazioni presentate, alle quali tutte, anche quando sollecitano risposta orale, il Governo dar\u00e0 risposta scritta.<\/p><p>ANDREOTTI, <em>Sottosegretario di Stato per la Presidenza del Consiglio.<\/em> Concordo e confermo che, per intanto, il Governo dar\u00e0 risposta scritta anche alle interrogazioni con richiesta di urgenza.<\/p><p>PRESIDENTE. Raccomando che sia rispettato il Regolamento per quanto riguarda il termine entro cui deve essere trasmessa la risposta scritta.<\/p><p>ANDREOTTI, <em>Sottosegretario di Stato per la Presidenza del Consiglio.<\/em> Ne assumo impegno.<\/p><p>\u00a0<\/p><p><strong>Interrogazione.<\/strong><\/p><p><strong>\u00a0<\/strong><\/p><p>PRESIDENTE. Si dia lettura di una interrogazione pervenuta alla Presidenza.<\/p><p>SCHIRATTI, <em>Segretario<\/em>, legge:<\/p><p>\u00abAl Presidente del Consiglio dei Ministri e al Ministro della difesa, per conoscere quali provvedimenti urgenti intenda prendere il Governo per impedire che cittadini, con azione diretta, e partiti politici, a mezzo stampa, sobillino impunemente alla rivolta militari delle Forze armate, come recentemente si \u00e8 verificato in molte citt\u00e0 d\u2019Italia, in occasione del ritardato congedamento di un\u2019aliquota della classe 1925. (<em>Gli interroganti chiedono la risposta urgente<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abTumminelli, Lagravinese Pasquale, Lagravinese Nicola, Perugi\u00bb.<\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019interrogazione test\u00e9 letta sar\u00e0 trasmessa ai Ministri competenti, per la risposta scritta.<\/p><p>La seduta termina alle 19.45.<\/p><p>Ordine del giorno per la seduta di domani.<\/p><p>Alle ore 16;<\/p><p><em>Seguito della discussione del disegna di legge<\/em><em>:<\/em><\/p><p>Disposizioni sulla stampa. (15).<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Versione PDF ASSEMBLEA COSTITUENTE CCCXLIX. SEDUTA DI MARTED\u00cc 13 GENNAIO 1948 PRESIDENZA DEL PRESIDENTE TERRACINI INDICE Congedo: Presidente Risposte scritte ad interrogazioni (Annunzio): Presidente Disegno di legge (Seguito della discussione): Disposizioni sulla stampa (15). 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