{"id":2495,"date":"2023-09-17T21:32:43","date_gmt":"2023-09-17T19:32:43","guid":{"rendered":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=2495"},"modified":"2023-10-21T01:00:36","modified_gmt":"2023-10-20T23:00:36","slug":"lunedi-12-gennaio-1948","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=2495","title":{"rendered":"LUNED\u00cc 12 GENNAIO 1948"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"2495\" class=\"elementor elementor-2495\" data-elementor-post-type=\"post\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-7820989 elementor-section-full_width elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"7820989\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-b7527b3\" data-id=\"b7527b3\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-ad6386c elementor-align-right elementor-widget elementor-widget-button\" data-id=\"ad6386c\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"button.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-button-wrapper\">\n\t\t\t\t\t<a class=\"elementor-button elementor-button-link elementor-size-sm\" href=\"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/19480112_1.pdf\" target=\"_blank\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-content-wrapper\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-icon\">\n\t\t\t\t<i aria-hidden=\"true\" class=\"icon icon-view\"><\/i>\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-text\">Versione PDF<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-1935140 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"1935140\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>ASSEMBLEA COSTITUENTE<\/p><p>CCCXLVIII.<\/p><p>SEDUTA DI LUNED\u00cc 12 GENNAIO 1948<\/p><p>PRESIDENZA DEL PRESIDENTE TERRACINI<\/p><p><strong>INDICE<\/strong><\/p><p><strong>Commemorazioni:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p>Veroni<\/p><p>Persico<\/p><p>Spallicci<\/p><p>Tumminelli<\/p><p>Cianca<\/p><p>Minio<\/p><p>Giordani<\/p><p>Andreotti, <em>Sottosegretario di Stato per la Presidenza del Consiglio<\/em><\/p><p>Benedettini<\/p><p>Condorelli<\/p><p><strong>Comunicazioni del Presidente:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p><strong>Domande di autorizzazione a procedere in giudizio<\/strong> (<em>Annunzio<\/em>)<strong>:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p><strong>Disegno di legge <\/strong>(<em>Discussione<\/em>)<strong>:<\/strong><\/p><p>Disposizioni sulla stampa (15).<\/p><p>Schiavetti<\/p><p>Giannini<\/p><p>Bettiol<\/p><p>Manzini<\/p><p><strong>Interrogazioni <\/strong>(<em>Annunzio<\/em>)<strong>:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p>Sansone<\/p><p>Rodin\u00f2 Mario<\/p><p>Labriola<\/p><p>Andreotti, <em>Sottosegretario di Stato per la Presidenza del Consiglio<\/em><\/p><p>La seduta comincia alle 16.15.<\/p><p>PRESIDENTE. Ricordo che il processo verbale della seduta pomeridiana del 22 dicembre scorso, \u00e8 stato letto ed approvato alla fine della seduta stessa.<\/p><p>Commemorazioni.<\/p><p>PRESIDENTE. (<em>Si leva in piedi e con lui tutta l\u2019Assemblea<\/em>)<em>.<\/em> Onorevoli colleghi, con vivo rammarico abbiamo appreso tutti, mentre appena si erano iniziate le giornate che avrebbero dovuto essere dedicate da ciascuno di noi al riposo e alla letizia, la morte, avvenuta a Velletri il 23 dicembre ultimo scorso del collega onorevole Bruno Bernabei, fervente repubblicano, eletto alla nostra Assemblea, in rappresentanza del suo partito, avendo dietro di s\u00e9 un passato di devozione alla sua fede politica ed ai princip\u00ee democratici, come pure una giusta ed onorata rinomanza nel campo professionale.<\/p><p>Eletto sindaco di Velletri, si era reso benemerito della ricostruzione del suo comune, cos\u00ec tormentato e danneggiato dalla guerra, promuovendo una ripresa edilizia veramente ammirevole ed un\u2019intensa attivit\u00e0 della libera vita municipale. Ci\u00f2 spiega il vivo dolore ed il generale rimpianto che hanno accolto la sua scomparsa immatura.<\/p><p>Ho creduto di interpretare il sentimento dell\u2019Assemblea, inviando le condoglianze alla famiglia e facendomi rappresentare ai funerali, che si sono solennemente svolti a Velletri,<\/p><p>VERONI. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>VERONI. Onorevoli colleghi, voglia l\u2019Assemblea consentire che io mi associ alle parole di rimpianto che il nostro illustre Presidente ha pronunciato per la morte improvvisa di un nostro caro e valoroso collega: l\u2019onorevole Bruno Bernabei.<\/p><p>La mia citt\u00e0 di Velletri lo ebbe sindaco solerte, intelligente, sollecito soltanto del pubblico bene. Subito dopo la liberazione, per consenso unanime dei partiti antifascisti, venne nominato sindaco, e, pi\u00f9 tardi, nelle libere elezioni del marzo 1946 venne eletto, con larghissimo suffragio, e restituito alla direzione della nostra citt\u00e0. Io lo ebbi mio compagno di lavoro professionale per oltre un ventennio e ne potei apprezzare l\u2019esemplare correttezza e la larga preparazione. Come il signor Presidente ha ricordato, dette larghissima opera alla ricostruzione della nostra martoriata citt\u00e0, sicch\u00e9 pu\u00f2 dirsi che il rimpianto nostro non trova facile conforto.<\/p><p>Era stato, durante il periodo della resistenza, militando nelle file del partito repubblicano, un elemento apprezzatissimo e, subito dopo, circondato dalla stima di tutti e soprattutto preceduto da una fama di avvocato insigne, era riuscito a conquistare nella vita pubblica locale una posizione veramente eminente.<\/p><p>Il nostro signor Presidente bene ha fatto ad inviare alla famiglia desolata, alla consorte e alla madre, le condoglianze dell\u2019Assemblea Costituente. Io vorrei ora pregarlo di inviare l\u2019espressione del nostro profondo rammarico anche alla nostra citt\u00e0 di Velletri.<\/p><p>PERSICO. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>PERSICO. Onorevoli colleghi, \u00e8 con animo profondamente commosso che mi associo alle parole dell\u2019illustre Presidente e dell\u2019amico onorevole Veroni per l\u2019improvvisa dipartita di Bruno Bernabei.<\/p><p>A Bruno Bernabei mi legavano oltre trent\u2019anni di affettuosa e fraterna amicizia. Avevamo insieme, nel Foro di Velletri, esercitato la professione in cause gravissime, ed in quelle occasioni imparai ad apprezzarne l\u2019animo mite, sereno, leale, la sua devozione alla Patria, il suo disinteresse nella nobilt\u00e0 dell\u2019esercizio professionale che lo rendevano stimato e caro a tutti i cittadini di Velletri. Onde ricordo che, appena nominato Prefetto di Roma, volli che assumesse la carica di sindaco nella sua citt\u00e0, perch\u00e9 ero sicuro che nessuno meglio di lui avrebbe potuto interpretarne l\u2019anima repubblicana e garibaldina.<\/p><p>\u00c8 una grave perdita per questa Assemblea e per la vita politica del Lazio. Bruno Bernabei era ancora giovane e da lui la Patria poteva attendersi ancora molte realizzazioni positive ed egregie.<\/p><p>Vada alla famiglia, vada alla citt\u00e0 di Velletri il mesto saluto dell\u2019Assemblea ed il compianto del Partito socialista dei lavoratori italiani, al quale Egli era tanto vicino.<\/p><p>SPALLICCI. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>SPALLICCI. Il Gruppo repubblicano ringrazia cordialmente l\u2019onorevole Presidente di questa Assemblea ed i rappresentanti del Gruppo demolaburista e del Partito socialista dei lavoratori italiani per le nobili parole espresse a compianto della dipartita del nostro amico Bruno Bernabei. L\u2019affetto che ci legava a Lui non vorremmo ci fornisse velo per farci fare una inutile apologia retorica dell\u2019amico scomparso. Egli venne qui e rimase nella categoria dei silenziosi. Egli non volle seguire l\u2019esempio di tanti che, con facondia a volte soverchia, si alzavano in cospetto delle tribune, oltrech\u00e9 dei colleghi, delle tribune, cio\u00e8 di fronte al Paese, giudice sovrano in quest\u2019Aula, a parlare colla presunzione di essere competenti su qualsiasi argomento; ma egli ha lavorato lo stesso come strenuo collaboratore, come facevano i chiosatori degli antichi codici ed a fianco di ogni paragrafo, di ogni emendamento, di ogni articolo, poneva il suo giudizio e il suo commento ed io, che ho avuto l\u2019onore di sedere vicino a lui in questo settore, posso testimoniare di quella che era la sua affezione, il suo accoramento e la sua collaborazione vera al lavoro diuturno della nostra Assemblea. Egli \u00e8 finito il giorno dopo la nostra solenne seduta storica, il cui ricordo aleggia ancora in quest\u2019Aula con il canto dell\u2019inno di Mameli. La sua giornata politica \u00e8 finita con la sua giornata fisica. Se non fosse il grande rimpianto per l\u2019amico giovane che abbiamo perduto, potremmo ammirare questo combattente che, dopo l\u2019ultima trincea, cerca di alzare la sua bandiera in quella che ha considerato la sua citt\u00e0 del sole, la sua Repubblica, la nostra Repubblica, la nostra Costituzione e muore in quell\u2019attimo e in quel gesto.<\/p><p>TUMMINELLI. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>TUMMINELLI. A nome del Gruppo parlamentare dell\u2019Uomo Qualunque, mi associo con profondo dolore alle espressioni pronunciate in quest\u2019Aula per la immatura morte dell\u2019onorevole Bruno Bernabei.<\/p><p>CIANCA. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>CIANCA. Il Gruppo parlamentare socialista si associa con sincero rimpianto alla commemorazione che qui \u00e8 stata fatta della memoria e dell\u2019opera del collega Bruno Bernabei.<\/p><p>MINIO. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>MINIO. Il Gruppo parlamentare comunista si associa, commosso, alle condoglianze per la perdita del collega Bruno Bernabei ed esprime il suo profondo cordoglio particolarmente ai Suoi familiari e alla citt\u00e0 di Velletri.<\/p><p>GIORDANI. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>GIORDANI. A nome del Gruppo democristiano esprimo le pi\u00f9 profonde condoglianze al Partito repubblicano, alla famiglia dell\u2019Estinto e alla sua citt\u00e0, per la immatura perdita dell\u2019onorevole Bruno Bernabei.<\/p><p>ANDREOTTI, <em>Sottosegretario di Stato per la Presidenza del Consiglio.<\/em> Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>ANDREOTTI, <em>Sottosegretario di Stato per la Presidenza del Consiglio.<\/em> Con tanta maggiore comprensione, in quanto appartenente al suo stesso circondario, mi associo, a nome del Governo, al lutto dell\u2019Assemblea Costituente per la morte dell\u2019onorevole Bruno Bernabei, il quale ha onorato, come professionista, come cittadino, come uomo politico, non soltanto il suo partito e la sua citt\u00e0 di Velletri, ma anche l\u2019intera classe politica democratica di una zona assai interessante dell\u2019Italia.<\/p><p>BENEDETTINI. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Su quale argomento, onorevole Benedettini?<\/p><p>BENEDETTINI. Ho chiesto di parlare per pregarla di sottoporre all\u2019Assemblea una proposta: l\u2019Assemblea Costituente, preso atto che un\u2019altissima personalit\u00e0 ha espresso il cordoglio suo personale&#8230;<\/p><p>PRESIDENTE. La prego, onorevole Benedettini, lei sta gi\u00e0 facendo una proposta. Desidero pregarla di dirmi su quale tema essa verta.<\/p><p>BENEDETTINI. In tema di commemorazioni, credevo doveroso da parte mia di ricordare in questa Assemblea la scomparsa di Vittorio Emanuele III&#8230; (<em>Commenti a sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. Onorevole Benedettini, mi perdoni se le faccio osservare che, giustamente, chiunque ha nel proprio cuore una fede e certi ideali, e nutre certi rimpianti, pu\u00f2 e deve elevare a questa fede e a questi ideali nel proprio cuore un altare, e che coloro che hanno rimpianti comuni e possono comprendersi fra di loro, possono riunirsi per dare a tali rimpianti voce concorde. Ma onorevole Benedettini, ella mi comprender\u00e0 se dico che in questa Aula, nella quale con grande solennit\u00e0 poche settimane or sono la Repubblica ha affermato i propri princip\u00ee, forse questa voce suonerebbe ingrata anche a coloro dei quali tuttavia potrebbe esprimere il pensiero, perch\u00e9 troppo grave contrasto vi \u00e8 fra la nuova realt\u00e0 che abbiamo costruito e quel mondo antico che lei \u2013 e gliene do atto con rispetto \u2013 ancora rappresenta. Non credo pertanto opportuno darle la parola.<\/p><p>CONDORELLI. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>CONDORELLI. Oggi, 12 gennaio 1948, scade il centenario del giorno fatidico per la storia di nostra gente, nel quale il popolo di Palermo, insorgendo nella piazza della Fiera vecchia al grido di \u00ablibert\u00e0, Sicilia, Italia!\u00bb dava inizio al 1848.<\/p><p>Palermo, 12 gennaio 1848; Parigi, 18 febbraio 1848; Vienna 15 marzo 1848, Berlino 17 marzo 1848.<\/p><p>Palermo quel giorno affermava, per la Sicilia e per l\u2019Italia, un primato europeo, che ha insieme significazione di nascimento dell\u2019attuale nostra concretezza di popolo unito in Stato libero e nazionale; perch\u00e9 se l\u2019unificazione di libert\u00e0 politica e di libert\u00e0 nazionale era stata gi\u00e0 celebrata nel pensiero, \u00e8 il 12 gennaio 1848 che essa viene affermata nei fatti con un moto che, dopo 14 gloriose giornate, culmin\u00f2 nella creazione del primo Stato libero, intensamente e volutamente nazionale, in Italia: la Sicilia, profondamente italiana esprime inscindibilmente la sua volont\u00e0 di libert\u00e0 politica e nazionale.<\/p><p>Signor Presidente, colleghi, io penso e credo che tutti pensiate che il ciclo storico che quel giorno si inizi\u00f2, dando ideale nascimento allo Stato libero e nazionale, non \u00e8 chiuso. Perch\u00e9, se quei nostri padri ebbero la ventura di affermare che le libert\u00e0 politiche si conseguono nella Nazione e per la Nazione, noi affermeremo, continuando quello che era implicito nella volont\u00e0 e nel pensiero dei nostri padri, che la giustizia sociale si consegue nella libert\u00e0 politica e nella Nazione, per la libert\u00e0 politica e per la Nazione!<\/p><p>Noi sul 1848 edificheremo il 1948! (<em>Applausi a destra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. Alle nobili parole dell\u2019onorevole Condorelli desidero rispondere rendendogli noto che molte fra le pagine dei volumi celebrativi del centenario del 1848, che verranno pubblicati per l\u2019iniziativa presa dalla Presidenza dell\u2019Assemblea Costituente, saranno dedicati al glorioso primato che la Sicilia ha conquistato allora e rinnovato tante altre volte in altri campi, a maggior gloria della Nazione.<\/p><p>Comunicazioni del Presidente.<\/p><p>PRESIDENTE. Comunico che, in sostituzione dell\u2019onorevole Saragat, nominato Vicepresidente del Consiglio, ho chiamato l\u2019onorevole Persico a far parte della Commissione per i Trattati internazionali e lo stesso onorevole Persico e l\u2019onorevole Preti a far parte, rispettivamente, della seconda e della quarta Commissione permanente per l\u2019esame dei disegni di legge, in sostituzione degli onorevoli Cartia e Salerno, nominati Sottosegretari di Stato.<\/p><p>Inoltre, avendo gli onorevoli Bulloni, Lizier e Bovetti rassegnato le dimissioni da componenti della Commissione speciale per il disegno di legge sull\u2019elezione del Senato della Repubblica, ho chiamato a sostituirli gli onorevoli Dossetti, Fuschini e Mortati.<\/p><p>Annunzio di domande di autorizzazioni a procedere in giudizio.<\/p><p>PRESIDENTE. Comunico che il Ministro di grazia e giustizia ha trasmesso due domande di autorizzazione a procedere in giudizio contro gli onorevoli deputati Pajetta Giancarlo e Penna Ottavia, per il reato di cui all\u2019articolo 595 del Codice penale.<\/p><p>Saranno inviate alla Commissione competente.<\/p><p>Discussione sul disegno di legge:<\/p><p>Disposizioni sulla stampa (15).<\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019ordine del giorno reca: Discussione del disegno di legge: Disposizioni sulla stampa (15).<\/p><p>Dichiaro aperta la discussione generale.<\/p><p>\u00c8 iscritto a parlare l\u2019onorevole Schiavetti. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>SCHIAVETTI. Onorevoli colleghi, avverr\u00e0 forse quest\u2019anno a molti di noi quello che \u00e8 avvenuto un momento fa per il caso ricordato dall\u2019onorevole Condorelli, che dovremo cio\u00e8 porre in rapporto gli avvenimenti di quest\u2019anno relativi alla nostra opera di legislatori, con gli avvenimenti che si svolsero un secolo fa nel nostro Paese e che ebbero un\u2019importanza cos\u00ec fondamentale e decisiva per l\u2019avvenire della Nazione italiana.<\/p><p>Per quello che riguarda la legge sulla stampa, il riferimento \u00e8 ovvio. Nessuno di noi ignora che nel 1848 re Carlo Alberto eman\u00f2 l\u2019editto, da lui detto Albertino, che regolava appunto la concessione della libert\u00e0 di stampa ai sudditi del Regno di Piemonte e di Sardegna. \u00c8 passato da allora un secolo e dovrebbe a tutti apparire molto chiaro che i problemi della libert\u00e0 della stampa non si pongono oggi nello stesso modo di allora. Non dico con questo che essi si pongano in modo del tutto diverso; senza dubbio per\u00f2 si pongono in modo che, per molti riguardi, deve essere diverso.<\/p><p>Tuttavia, leggendo il progetto di legge che \u00e8 stato presentato dal Governo e che \u00e8 stato elaborato dalla Commissione, appare chiaro che il punto di vista fondamentale da cui si sono posti tanto i membri del Governo che hanno formulato il progetto quanto i membri della Commissione, \u00e8 prevalentemente quello stesso da cui furono trattati dei problemi che preoccupavano i legislatori un secolo fa.<\/p><p>Il progetto si aggira tutto, fondamentalmente, intorno alla difesa della libert\u00e0 della stampa e intorno alla punizione degli abusi che sono connessi con l\u2019esercizio di tale libert\u00e0. Eppure oggi i problemi fondamentali, per una democrazia moderna che voglia interpretare le esigenze delle nuove democrazie, non sono pi\u00f9 quelli della libert\u00e0 della stampa dal punto di vista giudiziario, penale, amministrativo. Non voglio, naturalmente, dire che questi problemi non siano anch\u2019essi in un certo senso fondamentali: sono pregiudiziali. Ma oltre a questi problemi ce ne sono oggi altri di importanza prevalente.<\/p><p>Siamo tutti d\u2019accordo \u2013 o dovremmo essere quasi tutti d\u2019accordo, in un\u2019Assemblea democratica e repubblicana \u2013 nel ritenere che la libert\u00e0 della stampa sia un bene ormai intoccabile. Non c\u2019\u00e8 quindi bisogno \u2013 non dovrebbe esserci bisogno \u2013 di profonde discussioni per regolare la libert\u00e0 della stampa. I problemi che dovrebbero invece preoccuparci in questo momento in modo essenziale sono i problemi nuovi, che si pongono in seguito allo sviluppo del mondo moderno, alle degenerazioni dell\u2019attuale societ\u00e0 capitalistica e alle forme che il giornalismo \u00e8 andato assumendo, soprattutto per quello che riguarda la sua organizzazione finanziaria e amministrativa.<\/p><p>In Italia questo problema appare ancora pi\u00f9 attuale \u2013 come del resto in Francia e in altri paesi che sono usciti fuori dall\u2019uragano dell\u2019ultima guerra \u2013 per il fatto che la collaborazione data da molti organi della stampa fascista ai tedeschi, durante la lotta di liberazione, ha posto dei problemi urgenti e nuovi, determinati dal fatto che le aziende giornalistiche sono state sottoposte ad una gestione commissariale e si \u00e8 dovuto formulare l\u2019ipotesi \u2013 e si \u00e8 anche giustamente tentato, seguendo ad esempio le suggestioni del Comitato di liberazione nazionale dell\u2019Alta Italia \u2013 di creare, sopra gli avanzi di quel giornalismo che aveva tradito la causa della Nazione, le basi di una nuova regolamentazione della stampa, di un\u2019applicazione pi\u00f9 concreta, pi\u00f9 precisa, pi\u00f9 profonda dei concetti fondamentali della libert\u00e0 della stampa.<\/p><p>Tutte queste ragioni fanno in modo che oggi questo problema della libert\u00e0 di stampa deve essere sentito con una sensibilit\u00e0 diversa da quella del 1848, senza per nulla diminuire l\u2019importanza dei problemi che furono trattati un secolo fa; quei problemi sono oggi superati, ma restano in alcune formulazioni, in alcuni postulati che sono ancora il fondamento per tutte le leggi che noi facciamo e che potremo fare in avvenire, riguardanti la libert\u00e0 e l\u2019ordinamento della stampa.<\/p><p>Ecco, dunque, che chi ha letto con un minimo di attenzione il progetto del Governo, ha provato un senso di delusione, perch\u00e9 si era pensato che questo Governo avrebbe stimato a suo onore di gettare le basi della libert\u00e0 e dell\u2019indipendenza della stampa in una maniera conforme alle aspettative e alle esigenze della nazione, quale essa \u00e8 uscita dalla lotta di liberazione. La maggior parte delle disposizioni che sono contenute nel progetto del Governo restano, come ho gi\u00e0 detto, nell\u2019ambito tradizionale della difesa della libert\u00e0 di stampa dall\u2019arbitrio del potere esecutivo e della repressione penale ed amministrativa degli abusi della stampa.<\/p><p>Vi ripeto ancora una volta che questo aspetto non va sottovalutato. Potrebbe darsi, ma Dio non voglia, che noi dovessimo ancora ritornare a questo genere di difesa della libert\u00e0 di stampa. Baster\u00e0 ricordare che pochi mesi or sono in Argentina un grande giornale democratico \u00e8 stato soppresso con una motivazione di questo genere, che non era tollerabile, per l\u2019ingombro della viabilit\u00e0 cittadina, che i carri portanti la carta potessero essere scaricati dinanzi all\u2019ingresso del giornale. E con questa singolare motivazione il dittatore Per\u00f3n ha abolito uno dei pi\u00f9 grandi giornali democratici di Buenos Aires.<\/p><p>Io auguro che nulla di simile avvenga pi\u00f9 in Italia, dove \u00e8 avvenuto recentemente qualche cosa che pu\u00f2 ricordare questa facezia del dittatore Per\u00f3n.<\/p><p>Ma il problema attuale, onorevoli colleghi, \u00e8 essenzialmente un altro, \u00e8 quello della propriet\u00e0 delle aziende giornalistiche, e non tanto il problema dell\u2019esercizio del giornalismo.<\/p><p>Ci sono due categorie diverse di problemi: quelli attinenti, appunto, all\u2019esercizio del giornalismo, problemi che sono stati considerati in modo particolare dalla vecchia legislazione, cio\u00e8 da quella che ha avuto inizio dal 1848; e ci sono i problemi di un\u2019altra categoria, quelli attinenti a qualcosa di vivo e di attuale nell\u2019organizzazione della societ\u00e0 moderna; cio\u00e8 i problemi inerenti alla propriet\u00e0 delle aziende giornalistiche.<\/p><p>L\u2019azienda giornalistica, per quel che riguarda gli organi d\u2019informazione, ha acquistato una straordinaria potenza su tutta la vita pubblica, una potenza che deve legittimamente preoccupare non solo l\u2019opinione pubblica, ma anche il legislatore.<\/p><p>Giustamente il Ministro francese della Giovent\u00f9, delle Arti e delle Lettere, il signor Bourdan, nel presentare alcuni mesi or sono al Parlamento francese il nuovo progetto sulla stampa, diceva che tutti coloro i quali impiegano i loro capitali nelle grandi aziende giornalistiche non cercano un investimento di capitali, ma un accaparramento di influenze politiche.<\/p><p>In questa espressione del signor Bourdan, che a me sembra legittima, possiamo trovare il nucleo centrale delle preoccupazioni che ci devono animare nel momento in cui studiamo il problema della libert\u00e0 di stampa.<\/p><p>Problema vecchio, del resto, anche da questo punto di vista. Quando nel 1925, nel mese di dicembre, si tenne, in quello che restava del Parlamento italiano, al Senato, una lunga discussione sulla libert\u00e0 di stampa in occasione del progetto liberticida presentato dal governo fascista, fu proprio il ministro Federzoni colui che dovette ricordare, a proposito di certe lagnanze del fascismo nei riguardi della stampa cosiddetta plutocratica (la quale non sempre era docile e ubbidiente al fascismo stesso, soprattutto nei primi anni), che anche in tempi lontani, quando le aziende giornalistiche non avevano raggiunto la complessit\u00e0 e la potenza di quelle attuali, il giornale aveva una influenza preponderante nello sviluppo degli avvenimenti politici. Federzoni ricord\u00f2 in quella occasione una lettera (che nel 1925 pare fosse ancora inedita) in cui il liberale Cobden scriveva che Lord Aberdeen, che era stato Ministro d\u2019Inghilterra prima della guerra anglo-francese contro la Russia, gli aveva dichiarato che la causa fondamentale, la forza fondamentale che aveva determinato l\u2019alleanza fra la Francia e l\u2019Inghilterra e la guerra alla Russia (guerra \u2013 diceva Lord Aberdeen \u2013 che non aveva a suo parere nessuna giustificazione), era stata appunto la stampa; non il Governo, non il Parlamento, ma semplicemente la stampa, diceva Lord Aberdeen. E la stampa era costituita allora, anche per quel che riguardava i suoi organi di informazione, da giornali di proporzioni modestissime, giornali i cui azionisti pagavano ogni azione poche centinaia di lire, giornali che si tiravano su macchine piane, giornali soprattutto che avevano un pubblico di lettori che non aveva nulla a che vedere col pubblico attuale. Essi si rivolgevano per solito a poche migliaia di borghesi, mentre oggi i nostri giornali, e particolarmente quelli di informazione, si rivolgono a milioni e milioni di cittadini appartenenti a tutte le classi sociali, quei milioni di cittadini che \u2013 in seguito alla guerra 1914-18 e agli avvenimenti che ne sono conseguiti \u2013 sono entrati oggi nel vivo della lotta politica ed hanno modificato tutte le condizioni fondamentali della lotta politica in Italia e in tutti gli altri Paesi.<\/p><p>\u00c8 da questo carattere della stampa moderna che sorge dunque il problema della propriet\u00e0 delle aziende, giornalistiche, problema della propriet\u00e0 delle aziende giornalistiche, problema che \u2013 del nostro punto di vista \u2013 \u00e8 oggi quello centrale, che dovrebbe essere risolto da una intelligente e moderna legislazione.<\/p><p>Questo problema \u00e8 legato in modo molto chiaro all\u2019antico problema della libert\u00e0 della stampa. Al principio del secolo passato \u00e8 stato affermato questo concetto, realizzato poi merc\u00e9 le rivoluzioni europee, della libert\u00e0 della stampa: libert\u00e0 che assicurava a tutti i cittadini il diritto di esporre liberamente a mezzo della stampa le proprie idee e di esercitare soprattutto la propria critica nei riguardi dei Governi del tempo.<\/p><p>Oggi non si tratta pi\u00f9 di affermare questo diritto teorico, che \u00e8 riconosciuto da tutti ed \u00e8 riconosciuto spesso anche dai governi reazionari, i quali compiono un\u2019opera pi\u00f9 sottile e pi\u00f9 insidiosa di quella compiuta dai governi reazionari dei secoli precedenti. Oggi si tratta di assicurare la possibilit\u00e0 di esercitare congruamente questo diritto a tutte le forze rappresentative del Paese. Questo \u00e8 il modo in cui si pone oggi il problema della libert\u00e0 della stampa.<\/p><p>\u00c8 stato pubblicamente riconosciuto il diritto di esporre liberamente il proprio pensiero e di esercitare liberamente la propria critica nei riguardi del Governo e in generale di tutta l\u2019amministrazione dello Stato, ma oggi si tratta di fare in modo che tutte le forze politiche del Paese, anche se non dispongono dei potentissimi mezzi finanziari che sono ancora un monopolio di pochi ceti privilegiati, abbiano la possibilit\u00e0 di creare organi di stampa i quali portino l\u2019espressione delle loro esigenze, della loro volont\u00e0, della loro critica in seno alla societ\u00e0 nazionale. Questo \u00e8 il problema fondamentale, onorevoli colleghi, ed io credo che noi avremo assicurato molta parte della stabilit\u00e0 della Repubblica e contribuito a salvaguardare lo stesso ordine pubblico del nostro Paese se faremo in modo di concedere a tutte le organizzazioni di. lavoratori, a tutti i ceti sociali, per quanto vivano in condizioni economiche non favorevoli, insomma alla enorme maggioranza dei cittadini del nostro Paese, organizzati in associazioni e in partiti politici diversi, la possibilit\u00e0 di esprimere liberamente il proprio pensiero e di non sottostare ad un monopolio della stampa o monopolio della possibilit\u00e0 di esprimere con mezzi e con proporzioni congrui i propri pensieri, senza correre nella tentazione di far valere la propria volont\u00e0 con metodi diversi.<\/p><p>Come voi vedete, si tratta di un problema di un grande valore politico, e non solo di un valore giuridico ed in un certo senso ideale e filosofico per quello che attiene al concetto fondamentale della libert\u00e0 della stampa. Il problema politico \u00e8 quello di dare a tutti i cittadini, a tutti i partiti, a tutte le associazioni, a tutte le forze organizzate del Paese, la possibilit\u00e0 di esprimere liberamente il proprio pensiero, di influire liberamente sull\u2019opinione pubblica e di essere quotidianamente a contatto con essa. Questa esigenza non sar\u00e0 sodisfatta per il semplice fatto che un\u2019associazione possa pubblicare un settimanale o pubblicare un piccolo, modesto, striminzito quotidiano; occorre che gli organi di stampa che circolano nel Paese siano proporzionali per il loro sviluppo, alla forza delle associazioni e dei partiti di cui essi interpretano la volont\u00e0 e i desideri.<\/p><p>NITTI. La proporzionale nella stampa!<\/p><p>SCHIAVETTI. Si capisce anche questo; la proporzionale nell\u2019uso dei mezzi di stampa \u00e8 una cosa a cui forse bisogner\u00e0 arrivare. Del resto molti Paesi sono andati anche al di l\u00e0 di questa proporzionale e vedremo che cosa ha fatto la Cecoslovacchia in proposito. (<em>Interruzione del deputato Ni<\/em><em>tt<\/em><em>i<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Si tratta in sostanza, onorevoli colleghi, di spezzare il monopolio che si \u00e8 venuto di fatto formando da parte delle oligarchie finanziarie, soprattutto per quello che riguarda la stampa di informazione, la cosiddetta stampa indipendente, di cui si potrebbe ripetere: <em>lucus a non lucendo, canis a non canendo&#8230;<\/em> perch\u00e9 la stampa \u00abindipendente\u00bb, infatti, \u00e8 quella pi\u00f9 dipendente di ogni altra dalle velleit\u00e0 e dagli interessi particolari di ceti e gruppi che cercano di prevalere sopra la volont\u00e0 e sopra gli interessi generali. Naturalmente anche a proposito di questa impostazione del problema sentiremo dei liberali i quali deprecheranno che si voglia, regolamentando la propriet\u00e0 dei giornali e soprattutto della grande stampa di informazione, limitare la libert\u00e0. In effetto queste limitazioni della libert\u00e0 sono avvenute da un secolo e mezzo a questa parte dovunque e in un certo senso per tutti i problemi della vita civile. Dopo la rivoluzione francese sono stati affermati, soprattutto dalla borghesia, dei diritti di libert\u00e0. Oggi si tratta di dare alla grande massa di cittadini la possibilit\u00e0 di esercitare questi diritti di libert\u00e0, di esercitarli per tutti e per l\u2019interesse di tutti. Ma perch\u00e9 questi diritti di libert\u00e0 siano esercitati, perch\u00e9 soprattutto ci si possa difendere dalle sopraffazioni di coloro che dispongono della potenza del denaro, bisogna formalmente limitare qualche libert\u00e0. Questa limitazione di libert\u00e0 non avviene, onorevoli colleghi, per una libidine di carattere reazionario, ma perch\u00e9 sentiamo che per approfondire il concetto della libert\u00e0 bisogna limitare certe manifestazioni aberranti della libert\u00e0, intimamente contrarie al suo principio informativo. Quello che ne consegue \u00e8 l\u2019approfondimento del concetto della libert\u00e0, e soprattutto un pi\u00f9 sano esercizio delle libert\u00e0 che si vogliono difendere. Cos\u00ec \u00e8 avvenuto, ad esempio, per quanto riguarda la legislazione del lavoro. Tutte le libert\u00e0 che sono state strappate, nel mondo dell\u2019economia, all\u2019antico mondo feudale, sono state, dopo alcuni decenni, limitate dalla legislazione del lavoro; ma nessuno pu\u00f2 dire che le leggi inerenti alla legislazione del lavoro costituiscano una offesa alla libert\u00e0. Esse accrescono la libert\u00e0 delle masse dei lavoratori le quali devono essere poste in condizioni di lottare a parit\u00e0 di armi, in corrispondenza con la loro accresciuta capacit\u00e0 politica, con le altre forze sociali e politiche del Paese.<\/p><p>In questo progetto noi troviamo ben poco per quanto riguarda questa impostazione moderna del problema della libert\u00e0 della stampa. Una delle poche disposizioni che vi si trovano, l\u2019indicazione dei proprietari dei giornali resa obbligatoria all\u2019atto della pubblicazione, \u00e8 stata presa \u2013 non si sgomentino, onorevoli colleghi \u2013 proprio dalla legislazione fascista. \u00c8 stato il fascismo per primo, nel 1925, che ha stabilito l\u2019obbligo, per la creazione di un giornale, di indicare il nome del proprietario. Io spero che noi non vorremo reagire, per un malinteso antifascismo, contro questo poco di buono che avevano fatto i fascisti, che non vorremo per odio al passato regime, che \u00e8 odiabile per tanti e pi\u00f9 profondi motivi, rinunciare ad una risoluzione razionale dei problemi alla quale il passato regime ha dovuto, di buona o di cattiva volont\u00e0, contribuire.<\/p><p>Questo problema della limitazione delle forze finanziarie che hanno il monopolio di gran parte della stampa, il problema cio\u00e8 della necessit\u00e0 di tagliare le unghie a chi le ha troppo lunghe e adunche, \u00e8 stato sentito in alcuni momenti da molte parti dell\u2019Assemblea.<\/p><p>Mi piace di ricordare, ad esempio, che anche uno scrittore democristiano. Armando Sabatini (il cui nome, a dir la verit\u00e0, non ho ritrovato poi troppo spesso nei giornali), si \u00e8 posto nel <em>Popolo<\/em>, edizione romana del 6 ottobre 1946, questo problema della necessit\u00e0 di difendere il diritto per tutti, di arrivare a contatto con l\u2019opinione pubblica e di salvaguardare l\u2019opinione pubblica stessa dal monopolio e dalla sopraffazione di coloro che detengono la maggior parte dei mezzi finanziari necessar\u00ee per le moderne imprese giornalistiche.<\/p><p>Il democristiano Armando Sabatini proponeva \u2013 a difetto di altre soluzioni \u2013 una soluzione estremamente ingenua. Egli si appellava al buon cuore ed alla comprensione dei proprietari di grandi imprese giornalistiche, esortandoli a costituire un fondo di solidariet\u00e0 sottratto dai loro guadagni, il quale fosse poi posto a disposizione dei piccoli quotidiani perch\u00e9 potessero vivere e continuare la loro opera senza troppa fatica. Voi capite benissimo come non sia su concetti di questo genere, per quanto siano concetti molto ricorrenti nella scuola del solidarismo democristiano, che si possa creare una legislazione efficiente in tema di libert\u00e0 della stampa. Bisogna ricorrere a provvedimenti di altro genere; ed uno di questi provvedimenti \u00e8 senza dubbio quello contemplato nel progetto del Governo: un provvedimento il quale dimostra che nessuno si \u00e8 potuto sottrarre a una esigenza di modernit\u00e0 nello stabilire le basi dello statuto della stampa. Si tratta della obbligatoriet\u00e0 per tutti i giornali della pubblicit\u00e0 della gestione e dei mezzi finanziari. Da qui in avanti, secondo l\u2019articolo 10 del progetto, tutti i giornali saranno tenuti non solo ad indicare il nome del proprietario, ma anche ad indicare i dati fondamentali della provenienza dei fondi di cui dispongono e a depositare il bilancio presso uffici stabiliti e facilmente reperibili. Bisogna dar lode al Governo, naturalmente, di aver acceduto a questo criterio dell\u2019obbligatoriet\u00e0 della pubblicazione del finanziamento dei giornali. Ma va ricordato che in questo Parlamento per la prima volta questa esigenza di fare dei giornali, per quanto sia possibile, delle case di vetro \u2013 di un vetro, purtroppo, non ancora perfettamente trasparente ma per lo meno di un vetro appannato attraverso il quale si possa vedere qualche cosa di quel che avviene nella casa \u2013 questa esigenza fu affermata fondamentalmente dal nostro compagno Giuseppe Modigliani con un progetto di legge del marzo 1920: un progetto di iniziativa parlamentare che, come la maggior parte dei progetti d\u2019iniziativa parlamentare soprattutto in tempi come quelli, non potette poi farsi strada. Fin\u00ec in un binario morto; ma resta sempre ad onore del nostro Parlamento questa affermazione di 28 anni fa, la quale testimonia della continuit\u00e0 di questa esigenza, sentita soprattutto da questa parte della Camera, di moralizzare il giornalismo e di porlo al servizio del paese, facendo il possibile per evitare che resti invece un\u2019arma diretta alla soddisfazione degli interessi particolari contro gli interessi generali della Nazione. Il progetto del Governo, pur avendo ripreso il concetto fondamentale del progetto di legge Modigliani, non mostra una soverchia volont\u00e0 di arrivare al cuore del problema. Tutti capiscono benissimo, infatti, che arrivare al controllo dell\u2019amministrazione dei giornali non significa affatto assicurare l\u2019indipendenza dei giornali; significa soltanto dare un mezzo all\u2019opinione pubblica, perch\u00e9 essa possa fare un po\u2019 di luce intorno alle intenzioni, alle manovre, alle pubblicazioni di gran parte della stampa di informazione o \u00abindipendente\u00bb.<\/p><p>Ai tempi di Modigliani, nel 1920, il processo di crisi e di degenerazione della morale corrente, che si \u00e8 sviluppato in seguito alle due guerre ed ai venti anni di dittatura fascista, non era ancora sufficientemente sviluppato e si poteva, senza essere troppo ingenui, ritenere che l\u2019obbligatoriet\u00e0 del finanziamento dei giornali potesse costituire una remora sufficiente al verificarsi di forme troppo sfacciate di immoralit\u00e0 giornalistica e politica.<\/p><p>Oggi, purtroppo, in seguito all\u2019esperienza che abbiamo del guasto morale che due immani guerre e vent\u2019anni di fascismo hanno fatto nel nostro Paese, non possiamo pi\u00f9 cadere in illusioni di questo genere.<\/p><p>Nonostante questo, abbiamo il dovere di fare il possibile perch\u00e9 tutti i mezzi siano adottati per il raggiungimento di questa sana opera di moralizzazione della nostra vita pubblica. Purtroppo, per\u00f2, il progetto governativo non arriva a misure drastiche e severe, del genere di quelle del progetto Modigliani.<\/p><p>Per quel che riguarda poi in generale il controllo della propriet\u00e0 dei giornali, indipendentemente dalla obbligatoriet\u00e0 di denunziare pubblicamente le fonti di finanziamento, il nostro progetto ne tace completamente, eccezion fatta di quella disposizione gi\u00e0 accennata, per cui quando si pubblica un giornale si deve indicare il nome del proprietario.<\/p><p>Vi sono esempi in altri Paesi, vicini a noi, anche in Paesi che non vivono al di l\u00e0 della cosiddetta cortina di ferro, dai quali risulta che questo problema della propriet\u00e0 dei giornali \u00e8 stato discusso e vorrei dire aggredito, con sincera volont\u00e0 di risolverlo in senso schiettamente e genuinamente democratico.<\/p><p>Basterebbe ricordare, ad esempio, il progetto francese Ramadier-Bourdan, cui ho gi\u00e0 accennato, secondo il quale il problema di sottrarre alle forze finanziarie la possibilit\u00e0 di influire sull\u2019opinione pubblica mediante il monopolio delle aziende giornalistiche \u00e8 stato risolto o \u00e8 stato proposto che si risolva (perch\u00e9 credo che il progetto non sia arrivato al parlamento) mediante il frazionamento della propriet\u00e0 delle aziende giornalistiche. Non si vuol tollerare che le aziende giornalistiche appartengono ad una o a pochissime persone e che in questo modo un giornale possa passare improvvisamente da sinistra a destra o inversamente, il che \u00e8 pi\u00f9 difficile a verificarsi, da destra a sinistra; n\u00e9 si vuol tollerare che ad un certo momento i redattori di un giornale siano venduti a una parte politica diversa o avversa, come si trattasse del bestiame di una fattoria o di una impresa agricola, per cui si vendono non soltanto i mezzi materiali di produzione ma anche le forze dell\u2019ingegno e della capacit\u00e0 professionale di chi, dopo avere spiegato tutte le sue energie per l\u2019affermazione di un determinato indirizzo politico, \u00e8 costretto o ad affrontare il pericolo della fame o a passare, invece, al sostenimento di un diverso ideale politico.<\/p><p>Questo si pu\u00f2 e si deve evitare. L\u2019hanno detto uomini i quali non appartengono all\u2019estrema sinistra; l\u2019ha detto e proposto, fra gli altri, uno degli attuali Ministri, Luigi Einaudi. Il progetto di legge francese stabilisce che nessuna persona od associazione possa possedere pi\u00f9 di un decimo delle azioni di un giornale e che nessun azionista possa appartenere a certe categorie di miliardari e di feudatari della finanza, dell\u2019industria o della propriet\u00e0 terriera. (<em>Commenti a destra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>BELLAVISTA. Ma questo \u00e8 contrario alla Costituzione!<\/p><p>SCHIAVETTI. \u00c8 un sistema estremamente semplice che non dovrebbe suscitare terrore in nessuna coscienza democratica.<\/p><p>In Cecoslovacchia questo problema \u00e8 stato risolto in un modo diverso, in un modo pi\u00f9 preciso, ma che testimonia della stessa sollecitudine e della stessa preoccupazione. Il Governo czeco, nella legge che regola la stampa, gi\u00e0 entrata in vigore in quel Paese, ha stabilito che il diritto di possedere aziende giornalistiche non possa pi\u00f9 essere delle singole persone fisiche, ma debba invece essere limitato esclusivamente ai partiti politici od alle grandi associazioni sindacali e culturali. (<em>Commenti<\/em>)<em>.<\/em> Badate bene, non limitata soltanto ai partiti politici, ma anche alle associazioni sindacali e culturali, il che vuol dire che l\u2019individuo deve trovare una limitazione di fronte a interessi pi\u00f9 vasti e organizzati&#8230; (<em>Interruzioni al centro e a destra \u2013 Commenti<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>BELLAVISTA. Viva la libert\u00e0 di stampa! (<em>Interruzione del deputato Labriola<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>SCHIAVETTI. Le dir\u00f2, onorevole Labriola, che non mi dispiace affatto di non essere d\u2019accordo con lei&#8230;<\/p><p>LABRIOLA. Oh, lo capisco!<\/p><p>SCHIAVETTI. &#8230;ma viceversa mi fa molto piacere di essere d\u2019accordo con un democratico, il quale ha testimoniato veramente con la propria vita e con una lotta lunga e tenace di essere un democratico: voglio dire con Edoardo Bene\u0161. (<em>Commenti al centro e a destra \u2013 Interruzioni del deputato Labriola<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Quando si crea un nuovo regime, si assumono responsabilit\u00e0 di carattere storico. Non si tratta pi\u00f9 di essere capo di un governo o capo di un partito, ma si lega il proprio nome e la propria responsabilit\u00e0 alla creazione di tutto un ordine nuovo!<\/p><p>BELLAVISTA. Anche Mussolini diceva lo stesso! (<em>Interruzioni del deputato Labriola<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>SCHIAVETTI. Ragionando alla stregua della sua obiezione dovrei farle notare che anche lei \u00e8 arcivecchio!<\/p><p>LABRIOLA. Questo \u00e8 Medio Evo, mio signore. Queste sono enormit\u00e0, signor Presidente.<\/p><p>PRESIDENTE. Scriva un articolo sul suo giornale per protestare.<\/p><p>SCHIAVETTI. Bene\u0161 ha assunto dunque la responsabilit\u00e0 di patrocinare, presso l\u2019opinione pubblica czeca, questo modo di tutelare la libert\u00e0 della stampa, limitando il diritto di propriet\u00e0 delle aziende giornalistiche. Egli si \u00e8 posto i problemi che stiamo trattando in questo momento. Egli \u2013 non ci vuole un ingegno ed una sensibilit\u00e0 straordinaria per capirlo \u2013 ha detto: noi andiamo evidentemente incontro a limitazioni di alcune libert\u00e0 individuali, ma la nostra \u00e8 un\u2019epoca nella quale, quando un conflitto si pone fra l\u2019interesse collettivo e la libert\u00e0 individuale, \u00e8 la libert\u00e0 individuale che deve cedere di fronte all\u2019interesse collettivo. (<em>Applausi a sinistra \u2013 Commenti al centro e a destra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>LABRIOLA. Questa \u00e8 la tesi del fascismo.<\/p><p>SCHIAVETTI. Del resto, onorevole Labriola, se lei crede di poter ridurre il valore dell\u2019argomento di Bene\u0161 per il fatto che egli \u00e8 un capo di Governo e che potrebbe perci\u00f2 parlare <em>pro domo sua<\/em>, io potrei pensare che anche ella cerca di parlare <em>pro domo sua<\/em>. (<em>Commenti \u2013 Interruzioni del deputato Labriola<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>In sostanza, onorevoli colleghi, nel progetto attuale noi non troviamo nulla di organico che si proponga di difendere la libert\u00e0, l\u2019indipendenza e la moralit\u00e0 della stampa, se moralit\u00e0 \u00e8 assoggettamento all\u2019interesse generale in modo organico e preciso. E quasi a confermare che questa critica \u00e8 esatta e coglie nel giusto, il progetto dimostra una singolare diffidenza verso un\u2019istituzione nuova che \u00e8 stata anch\u2019essa oggetto delle critiche di tanti difensori dei diritti e della libert\u00e0 individuali. Questo progetto non fa parola dell\u2019albo e dell\u2019ordine dei giornalisti. Ho sentito mille volte ripetere da parte di giornalisti liberali che il giornalismo deve rimanere un\u2019attivit\u00e0 completamente libera, che non si deve imporre la condizione di nessun titolo, l\u2019appartenenza a nessun ordine, il possesso di nessuna tessera per esercitare la professione del giornalismo. Noi siamo invece di opinione perfettamente contraria, soprattutto perch\u00e9 partiamo dalla considerazione dell\u2019interesse generale, anche se questo sacrifica, in qualche parte, un malinteso interesse individuale.<\/p><p>Mi permetto innanzi tutto di ricordare che anche il progetto francese Ramadier-Bourdan stabilisce, per la possibilit\u00e0 di esercitare il giornalismo, l\u2019obbligo di avere la <em>carte de identit\u00e9 des journalistes professionnels<\/em>, bisogna avere cio\u00e8 una carta speciale che attesti che si \u00e8 giornalisti professionisti.<\/p><p>Devo anche ricordare che il Congresso della stampa italiana, che si \u00e8 tenuto nell\u2019ottobre del 1946 a Palermo, \u00e8 stato unanime nella sua votazione per affermare il concetto che vi debba essere in Italia un albo dei giornalisti, a cui corrisponda naturalmente un ordine dei giornalisti. In regime fascista c\u2019era l\u2019albo e non c\u2019era l\u2019ordine dei giornalisti, ma il motivo di questa mancanza \u00e8 chiaro. Il regime fascista si proponeva di creare l\u2019ordine dei giornalisti, ma si trov\u00f2 ad un certo punto tra i piedi l\u2019esistenza di molteplici sindacati fascisti dei giornalisti, ed allora rinunci\u00f2 a questa specie di perfezione architettonica del proprio sistema e non cre\u00f2 l\u2019ordine dei giornalisti. Lasci\u00f2 i sindacati dei giornalisti ma stabil\u00ec, in ogni modo, l\u2019albo professionale. Ora, mi dispiace di dover difendere ancora una volta un istituto che \u00e8 stato creato dal fascismo. (<em>Interruzione del deputato Labriola<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Onorevole Labriola, io non ho avuto nessuna debolezza dinanzi al fascismo e credo che lei non possa dire altrettanto.<\/p><p>LABRIOLA. \u00c8 falso!<\/p><p>SCHIAVETTI. Lei \u00e8 tornato in Italia con la tolleranza del Governo fascista. Chi tornava spontaneamente in Italia, dopo lunghi anni di lotta antifascista all\u2019estero, doveva finire logicamente in galera&#8230;<\/p><p>LABRIOLA. Io ho scritto tre volumi contro il fascismo!<\/p><p>SCHIAVETTI. \u00c8 la vita che conta, non sono i libri! (<em>Interruzione del deputato Labriola<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Devo in ogni modo desumere da questa sua soverchia sensibilit\u00e0 che lei non ha i nervi a posto. (<em>Interruzione del deputato Bellavista<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Mi dispiace di dover difendere, dunque, ancora una volta, un istituto creato dal fascismo. Quello che ha detto un onorevole collega, di cui non conosco il nome, che io possa essere imputato di apologia del fascismo, \u00e8 una facezia della quale non voglio tener conto e credo che non sia necessario di tener conto. Il fascismo istitu\u00ec l\u2019albo dei giornalisti, evidentemente, non con i medesimi intenti con i quali noi oggi vogliamo mantenerlo. Come per le corporazioni il fascismo voleva fare dell\u2019albo dei giornalisti uno strumento per la sua politica di tirannia e di assoggettamento, la quale diceva che tutti i cittadini italiani dovessero essere controllati nella loro vita quotidiana e nell\u2019attivit\u00e0 per il pane quotidiano. I nostri fini sono diversi. In ogni modo non \u00e8 detto che, per il fatto che io sono stato un avversario per tutta la vita del fascismo, non possa transitare per via dell\u2019Impero e debba invece cercare la distrutta via Alessandrina per andare al Colosseo. Anch\u2019io passo per via dell\u2019Impero e non credo che questo significhi rendere omaggio al fascismo, onorevoli interruttori!<\/p><p>L\u2019albo fu dunque proposto dal fascismo con intenti del tutto diversi da quelli per cui noi ne proponiamo il mantenimento. Noi proponiamo il suo mantenimento per la tutela anzitutto della dignit\u00e0 giornalistica, perch\u00e9 ci sono stati troppi casi di persone indegne che hanno praticato il giornalismo giovandosi della mancanza di qualsiasi organizzazione, diffamando cos\u00ec una classe di cittadini e di lavoratori italiani che non meritavano di essere diffamati. L\u2019albo rappresenta anche una garanzia per il pubblico e per di pi\u00f9 contribuisce in modo energico, in un certo senso ne costituisce il solo strumento possibile, all\u2019auto-governo di una categoria cos\u00ec importante per la vita culturale e politica; un auto-governo che non deve servire alla soddisfazione di interessi particolari, ma che deve collaborare con le stesse autorit\u00e0 pubbliche e con lo Stato per il controllo dello esercizio del giornalismo e anche per risolvere taluni di quei casi di abuso della libert\u00e0 giornalistica (ricatti, diffamazioni, ecc.), che spesso sono difficilmente colpibili dalla legge penale.<\/p><p>L\u2019albo dei giornalisti deve divenire (insieme con la istituzione dell\u2019ordine dei giornalisti) uno strumento devoto e intelligente per una regolamentazione moderna della libert\u00e0 e dell\u2019indipendenza della stampa.<\/p><p>Anche per quello che riguarda il vecchio, tradizionale terreno della libert\u00e0 della stampa dagli abusi del potere esecutivo, il progetto del Governo non si dimostra troppo efficace, ed in un certo senso direi non si dimostra troppo convinto delle proprie ragioni. Voi sapete che una delle cose principali da fare era quella di reagire contro il sistema della autorizzazione, che era una caratteristica del regime fascista, per cui la pubblicazione di un giornale poteva essere ammessa o no a seconda della personalit\u00e0 del gerente e a seconda delle indicazioni di carattere politico che si potevano trarre dall\u2019esame di questa personalit\u00e0. A questa pratica della autorizzazione si vuole sostituire, invece, l\u2019antica pratica tradizionale di tutte le democrazie in tutti i paesi liberi: la pratica della registrazione, del semplice avviso della pubblicazione di un giornale. Chi vuole pubblicare un giornale deve semplicemente depositare in un ufficio dello Stato i documenti dai quali risulti che esso \u00e8 in accordo con le prescrizioni della legge. Non deve esservi nessun bisogno di autorizzazione per la pubblicazione di questo o di quel giornale, in senso singolo ed individuale. Si vuol fare, insomma, della registrazione qualche cosa di perfettamente automatico; viceversa, nel progetto del Governo \u2013 che non \u00e8 stato, da questo punto di vista, sufficientemente emendato dalla Commissione \u2013 vi \u00e8 un sistema ambiguo, per cui si ammette, s\u00ec, che per la creazione di un giornale basta soltanto depositare certi documenti presso la cancelleria del Tribunale, ma si stabilisce poi che l\u2019autorizzazione ad iniziare le pubblicazioni deriva da un\u2019ordinanza del magistrato, il quale ha riconosciuto che i documenti depositati sono conformi alla legge.<\/p><p>Ora, attraverso questo meccanismo del riconoscimento da parte di un magistrato (seppure nel termine di 15 giorni) che il deposito dei documenti \u00e8 avvenuto conformemente alla legge si fa strada la possibilit\u00e0 per il potere esecutivo di compiere degli abusi. Noi invece non vogliamo indurre in tentazione nessuno, nemmeno il potere esecutivo, e riteniamo quindi pi\u00f9 opportuno far s\u00ec che la creazione di un giornale avvenga automaticamente, mediante la presentazione di alcuni documenti depositati presso il Cancelliere del Tribunale.<\/p><p>Ed eccoci finalmente giunti ad uno dei problemi che, anche dal punto di vista della libert\u00e0 di stampa, interessano di pi\u00f9 coloro che pure non condividono il nostro concetto nei riguardi della propriet\u00e0 della stampa e dei problemi della stampa in genere. Voglio dire il problema del sequestro preventivo dei giornali, sequestro preventivo inteso nel senso di sequestro anteriore ad una sentenza irrevocabile della magistratura.<\/p><p>Voi sapete che la nostra Costituzione ha stabilito all\u2019articolo 16 \u2013 che \u00e8 diventato nel testo definitivo l\u2019articolo 21 \u2013 che il sequestro preventivo, anteriore cio\u00e8 alla sentenza irrevocabile di un magistrato, possa avvenire, per alcuni reati, ad opera della polizia giudiziaria imponendo a questa l\u2019obbligo, entro 24 ore, di comunicare il sequestro stesso all\u2019autorit\u00e0 giudiziaria; e se l\u2019autorit\u00e0 giudiziaria non d\u00e0 il proprio assenso, il sequestro si ritiene come non avvenuto.<\/p><p>Tuttavia noi interpretiamo questa disposizione della Costituzione non come una norma impegnativa per il legislatore, ma soltanto come una possibilit\u00e0 che gli si d\u00e0 nel caso che ritenga necessario di servirsene. Ma non \u00e8 obbligatorio, se il legislatore non lo crede opportuno, di usare lo strumento del sequestro preventivo.<\/p><p>Noi possiamo stabilire, senza nessuna preoccupazione di violare la Costituzione (perch\u00e9 per quello che riguarda la tutela dei diritti dei cittadini restiamo al di qua, non andiamo al di l\u00e0 dei limiti fissati dalla Costituzione), che in nessun caso possa avvenire un sequestro di giornali da parte della polizia, cio\u00e8 dell\u2019autorit\u00e0 amministrativa; ma che per sequestrare un giornale, in casi di estrema urgenza, prima della sentenza irrevocabile della magistratura, sia necessaria l\u2019ordinanza di un magistrato. Naturalmente, sarebbe preferibile che non avvenisse nessuna forma di sequestro preventivo, nemmeno per mezzo dell\u2019ordinanza di un magistrato. Tuttavia vi sono delle eccezioni che possono essere benissimo comprensibili per la complicazione della societ\u00e0 moderna, per i nuovi problemi posti da certi suoi caratteri e dall\u2019intervento nella vita politica di vaste masse di cittadini.<\/p><p>Per quello, ad esempio, che riguarda i giornali che compiono dei reati di offesa al pudore, non c\u2019\u00e8 da meravigliarsi che si possa ammettere la possibilit\u00e0 del sequestro prima della sentenza del magistrato. Noi diciamo per\u00f2 che questo deve avvenire soltanto in seguito ad una ordinanza del magistrato e non per l\u2019arbitrio di un commissario di pubblica sicurezza o di un questore o, sia pure, dello stesso Ministro dell\u2019interno.<\/p><p>Com\u2019\u00e8 noto, vi sono soltanto alcuni reati, chiari e precisi, per i quali si ammette la possibilit\u00e0 del sequestro preventivo ad opera di un magistrato, e si tratta, come sapete, dell\u2019offesa al pudore, dell\u2019oltraggio alla persona dei sovrani esteri o del Presidente della Repubblica, dell\u2019istigazione a delinquere e di pochi altri casi. La ragione per la quale noi insistiamo in modo particolare su l\u2019esclusione dell\u2019esecutivo dall\u2019esercizio di questo diritto non \u00e8 soltanto da ricondursi a delle norme generali di diritto, o a quelle norme politiche di carattere generale che si ricollegano a tutte le lotte che nel secolo scorso si sono condotte per ridurre l\u2019invadenza e la potenza dell\u2019esecutivo; essa si riferisce anche, onorevoli colleghi, ad esperienze molto precise che abbiamo fatte proprio in questi ultimi tempi.<\/p><p>Ci sono stati infatti dei casi in cui il Governo attuale \u2013 e intendo per attuale un Governo presieduto dallo stesso Presidente del Consiglio di oggi \u2013 ha operato il sequestro preventivo di alcuni giornali con il pretesto di un\u2019offesa al pudore. Qualcuno di voi mi dir\u00e0: ma come si pu\u00f2 affermare che \u00e8 stato un pretesto?<\/p><p>E invero un giornalista appartenente alla stessa Democrazia cristiana, uno dei pi\u00f9 stimati rappresentanti della classe dei giornalisti, ha scritto qualche tempo fa \u2013 e, se non erro, fu su <em>Il Quotidiano<\/em>, su un giornale quindi strettamente ortodosso \u2013 che sarebbe molto difficile confondere la difesa del pudore con la difesa del proprio interesse politico. Eppure proprio questo \u00e8 avvenuto, come \u00e8 provato dal fatto che in due processi, su cui si era particolarmente appuntata l\u2019attenzione dell\u2019opinione pubblica, il magistrato ha dovuto assolvere i responsabili di fogli che erano stati arbitrariamente sequestrati in nome della difesa del pudore. Ma intanto il sequestro preventivo era avvenuto e il danno al giornale era stato arrecato, anche se poi vi \u00e8 stata la magra soddisfazione per le vittime di constatare che il magistrato aveva riconosciuto che non era stato commesso alcun reato contro il pudore. Alludo a un giornaletto anticlericale, <em>Il Pollo<\/em>, che era stato appunto denunziato per offesa al pudore nel suo numero del 23 ottobre 1946 e nei cui confronti era stato avviato procedimento per direttissima. In effetto si trattava di colpire il giornale per preteso vilipendio al clero e alla religione, reato questo sul quale evidentemente si possono professare diverse opinioni, ma che \u00e8 contemplato dal Codice penale e che perci\u00f2 deve essere colpito: colpito, per\u00f2, senza sequestro preventivo. \u00c8 chiaro che \u00e8 stato per togliere di mezzo questo giornale che lo si \u00e8 accusato di essere incorso nel reato di oscenit\u00e0. La Magistratura ha dovuto invece riconoscere, con sentenza del 23 dicembre 1946, che questo reato non esisteva e che il giornalista da questo punto di vista era strettamente innocente.<\/p><p>Lo stesso fatto, e in un certo senso pi\u00f9 grave, \u00e8 avvenuto per un altro giornale, che non era specificamente anticlericale, ma che dibatteva problemi di morale familiare e sessuale: <em>Il matrimonio<\/em>. (<em>Commenti al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Nel febbraio del 1947 questo giornale \u00e8 stato sequestrato per un articolo in cui poneva un vecchio problema, conosciuto e discusso da tutti coloro che si sono occupati venti o trent\u2019anni fa di morale sessuale, il problema delle esperienze sessuali prematrimoniali della donna. Il problema era trattato con tutta onest\u00e0 e seriet\u00e0; si arrivava, naturalmente, a delle conclusioni pi\u00f9 vicine a quelle di L\u00e9on Blum in Francia che non a quelle delle autorit\u00e0 cattoliche. Ma questo non importa; quello che \u00e8 enorme \u00e8 che si sia posto entro ventiquattr\u2019ore fuori combattimento questo giornale, assolto poi dal magistrato, sequestrandolo sotto il pretesto che avesse offeso la pubblica decenza.<\/p><p>Questo dimostra che non c\u2019\u00e8 bisogno di ricorrere al governo fascista per trovare dei casi in cui il potere esecutivo approfitta di disposizioni ambigue della legge, per violare la legge stessa, per sottoporre il cittadino ad un arbitrio intollerabile. Ora, l\u2019unico modo per impedire che questo avvenga \u2013 modo che potr\u00e0 anche contribuire a far s\u00ec che la prossima lotta elettorale si svolga con maggiore calma \u2013 sar\u00e0 quello di essere molto chiari e precisi in proposito. Non si deve ammettere pi\u00f9 in Italia, in nessun modo, l\u2019intervento del potere esecutivo, dell\u2019amministrazione, delle autorit\u00e0 di polizia per quello che riguarda il sequestro preventivo dei giornali, ossia il sequestro anteriore alla sentenza irrevocabile del magistrato. I giornali, in alcuni casi di estrema gravit\u00e0, per la salvaguardia di interessi generali, potranno essere sequestrati preventivamente, ma soltanto in seguito ad ordinanza dell\u2019autorit\u00e0 giudiziaria.<\/p><p>MORO. C\u2019\u00e8 l\u2019articolo 16.<\/p><p>SCHIAVETTI. Ed ecco, onorevoli colleghi, che sono arrivato alla fine di questo mio intervento. (<em>Commenti<\/em>)<em>.<\/em> Esso vi ha forse stancati a causa della modestia dei mezzi di chi parla, ma io credo in ogni modo \u2013 e non faccio con questo che rendere omaggio alla vostra intelligenza e alla vostra sensibilit\u00e0 \u2013 che vi abbia interessato per la gravit\u00e0, per la complessit\u00e0 e per la delicatezza dei problemi che sono connessi a questo progetto di legge. Problemi gravissimi, problemi soprattutto gelosi e delicati, quando si tratta di edificare un regime democratico. Il problema della libert\u00e0 e dell\u2019indipendenza della stampa \u00e8 proprio uno di questi problemi. Ricordatevi, onorevoli colleghi, che l\u2019esperienza di tutti i giorni ci dimostra che probabilmente non avverr\u00e0 della stampa quello che \u00e8 avvenuto per altre manifestazioni dello spirito, per il teatro, ad esempio, a causa della concorrenza che gli ha fatto il cinematografo: non avverr\u00e0, cio\u00e8, alla stampa che essa possa essere diminuita nel suo valore dalla radio, perch\u00e9 il valore documentario e il carattere di certezza che sono propri della parola scritta, ci assicurano che la stampa rimarr\u00e0 un organo di informazione e di discussione preferito da tutti coloro i quali abbiano superato un livello minimo di cultura e di educazione politica. (<em>Applausi all\u2019estrema sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. \u00c8 iscritto a parlare l\u2019onorevole Giannini. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>GIANNINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, devo incominciare col ringraziare l\u2019onorevole Cevolotto, presidente, nonch\u00e9 l\u2019onorevole Colitto, segretario della Sottocommissione che ha preparato il progetto per la stampa, e a cui i nostri diligenti colleghi hanno dato il concorso d\u2019un lavoro senza dubbio notevole.<\/p><p>Particolarmente ringrazio il mio buon Colitto, e desidero precisare che gli faccio questo ringraziamento proprio nel momento in cui prendo la parola per proporre che il progetto di legge sulla stampa, alla quale egli ha collaborato, sia rinviato alla nuova Camera, che ne potr\u00e0 fare una discussione pi\u00f9 attenta, un esame pi\u00f9 particolareggiato, e non limitato, com\u2019\u00e8 qui limitato, fatalmente, e dalla costruzione stessa del progetto, a una sola parte del problema.<\/p><p>Non esaminer\u00f2 il progetto con la diligenza che vi ha messo il collega Schiavetti, che ringrazio peraltro per avermi risparmiato una buona parte del discorso che intendevo fare; mi limiter\u00f2 a tentar di provare che il progetto di legge \u00e8 monco.<\/p><p>Esso appare dominato dalla preoccupazione di quello che \u00e8 l\u2019interesse del Governo nella stampa; di quelli che sono gl\u2019interessi dei partiti nella stampa; di quelli che sono perfino gl\u2019interessi e i diritti dei singoli. C\u2019\u00e8, per esempio, una tutela del querelante che \u00e8 sbalorditiva. Si arriva al punto di concedere al querelante un\u2019infinit\u00e0 di diritti, i quali nascono, \u00e8 vero, dall\u2019offesa che egli pu\u00f2 aver ricevuto dal giornalista; senonch\u00e9 non tutti i giornalisti sono incauti diffamatori, professionisti della diffamazione. Talvolta \u00e8 nella concitazione del discorso che scappa la frase violenta. Alle volte accade che ci sono pi\u00f9 diffamati, o ritenuti diffamati, i quali giudicano diversamente la diffamazione che li colpisce. E mi fa veramente piacere, onorevole Parri, di cogliere questa occasione per parlare un attimo di lei.<\/p><p>C\u2019\u00e8 il progetto d\u2019amnistia, il quale comprende l\u2019amnistia per tutti i reati di competenza del pretore: quasi certamente c\u2019entrer\u00e0 la diffamazione per mezzo della stampa. Quindi ritengo di essere, come amnistiando, al riparo delle frecce ch\u2019ella potr\u00e0 scagliarmi in veste di querelante, onorevole Parri.<\/p><p>PARRI. Non il pretore, \u00e8 il tribunale che deve giudicare. (<em>Commenti<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>GIANNINI. Lasciatemi finire. Voglio dire semplicemente che questo rapporto, questo giudizio, che abbiamo con l\u2019onorevole Parri (e non so come c\u2019entri anch\u2019io e personalmente, dato che personalmente vi sono estraneo, e vi apparisco indicato come imputato unicamente dall\u2019onorevole Parri) questo procedimento, insomma, concerne, o dovrebbe concernere, anche l\u2019onorevole Longo e il generale Cadorna, i quali non hanno sentito il bisogno di querelarsi n\u00e9 contro il gerente e i legali responsabili del giornale che si \u00e8 occupato di loro, n\u00e9 contro di me, che, secondo l\u2019avvocato d\u2019una sola parte, ne sarei l\u2019ispiratore, mentre al massimo potrei diventarne il responsabile civile.<\/p><p>Certo si \u00e8 che tre persone rispettabilissime, l\u2019onorevole Parri, il Generale Cadorna e l\u2019onorevole Luigi Longo, hanno dato una differente valutazione d\u2019un fatto che li riguarda. Due di essi non si ritengono diffamati e offesi, mentre l\u2019altro si ritiene diffamato e offeso. Pure il fatto \u00e8 lo stesso: unico per tutti e tre; e non si capisce come possa avere una diversa interpretazione politica e personale.<\/p><p>\u00c8 chiaro, dunque, che anche la questione strettamente personale, che si riconnette alla diffamazione di carattere politico, \u00e8 considerata con un eccessivo scrupolo e minuzia in questo progetto di legge sulla stampa, quasi che noi, come legislatori, non dovessimo avere altra funzione che quella d\u2019intervenire nelle particolari questioni che possono insorgere fra l\u2019onorevole Parri e me, o fra l\u2019onorevole Schiavetti e me, il giorno in cui l\u2019onorevole Schiavetti mi vorr\u00e0 querelare.<\/p><p>Questo \u00e8 uno dei difetti del progetto, ma ve ne sono degli altri. S\u2019\u00e8 parlato addirittura di limitare il diritto di fare un giornale (bel modo di tutelare la libert\u00e0 di stampa!) solamente a certi grandi organismi. Si \u00e8 parlato di limitare, e di non limitare, il diritto del Governo di sequestrare un giornale e, praticamente, di togliere dalla circolazione un giornale.<\/p><p>Il collega Schiavetti ci ha brillantemente ricordato l\u2019esempio d\u2019un giornale perseguito per oltraggio al pudore, mentre effettivamente l\u2019oltraggio non era stato fatto che alla mancanza di pudore politico di chi perseguitava non una impudicizia, ma un\u2019idea politica a cui \u00e8 contrario.<\/p><p>Ci siamo preoccupati di limitare, d\u2019individuare con precisione e a scopo persecutivo i proprietari delle aziende giornalistiche, di ridurre i loro diritti non so in base a quale nuova concezione della libert\u00e0, di stabilire una quota limite nella propriet\u00e0 del giornale, di rivelare senza nessun velo e nessun mistero l\u2019origine delle sue fonti finanziarie, e, in una parola, dell\u2019alimentazione del giornale.<\/p><p>Amico Schiavetti, lei fa un giornale, io lo vedo il suo giornale, lo conosco: \u00e8 povero. Si sanno le sue fonti, come si sanno le fonti di tutti gli altri giornali. Noi non riusciremo mai \u2013 per quante dichiarazioni si facciano \u2013 a dimostrare a tutti i \u00abpinchi pallini\u00bb d\u2019Italia come veramente si faccia a finanziare un giornale.<\/p><p>Il problema non \u00e8 questo. Il giorno in cui viene dimostrato che un giornale \u00e8 finanziato da un partito, credo che \u2013 se vogliamo andare veramente in fondo con le indagini sui mezzi di finanziamento \u2013 dovremo cominciare a domandarci chi \u00e8 che finanzia il partito che finanzia il giornale,<\/p><p>Ci\u00f2 che deploro, e che mi ha spinto a chiedere che il progetto di legge sia rinviato alla nuova Camera e rielaborato con maggiore accuratezza, \u00e8 la mancanza d\u2019un sia pur minimo accenno ai diritti d\u2019una parte molto importante nella vita del giornale. Sosteneva poco fa il collega Schiavetti (suscitando le ire dell\u2019onorevole Bellavista) che a un certo momento, quando si trovano in conflitto due libert\u00e0 e due interessi, la libert\u00e0 e l\u2019interesse del singolo e la libert\u00e0 e l\u2019interesse della collettivit\u00e0, sono la libert\u00e0 e l\u2019interesse del singolo che devono cedere di fronte alle maggiori esigenze della collettivit\u00e0.<\/p><p>LABRIOLA. Proprio il contrario!<\/p><p>GIANNINI. Mio caro maestro Labriola, per far piacere al collega Schiavetti posso dichiararmi provvisoriamente d\u2019accordo con lui e in disaccordo con voi! Senonch\u00e9 c\u2019\u00e8 un fatto: che anche nelle collettivit\u00e0 c\u2019\u00e8 una gerarchia, per cui la libert\u00e0 e i diritti di una collettivit\u00e0 pi\u00f9 piccola devono (secondo il ragionamento di Schiavetti) cedere il passo alla libert\u00e0 e ai diritti della collettivit\u00e0 pi\u00f9 vasta. Ora, a quale collettivit\u00e0 si \u00e8 riferito l\u2019onorevole Schiavetti? Ai sindacati, ai partiti, a quegli organismi politici, i quali, essendo numericamente superiori all\u2019uomo isolato, hanno (secondo Schiavetti e i colleghi che la pensano come lui) diritto a una libert\u00e0 preferenziale. E allora io vi dico: voi avete dimenticato la libert\u00e0 e l\u2019interesse d\u2019una collettivit\u00e0 maggiore e pi\u00f9 importante, che \u00e8 il pubblico, la collettivit\u00e0 dell\u2019uomo qualunque, la quale ha diritto di sapere! E voi, con questo progetto di legge sulla stampa, le negate il diritto di sapere. (<em>Approvazioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>LABRIOLA. Per le generazioni successive, che possono considerare non leale quello di oggi, \u00e8 perfettamente leale il pensiero di domani.<\/p><p>PRESIDENTE. La prego, onorevole Labriola.<\/p><p>LABRIOLA. Mi perdoni, non ho mai interrotto nessuno.<\/p><p>GIANNINI. Io abbraccio l\u2019amico Labriola. Ma lo prego di lasciarmi dire: questa maggiore collettivit\u00e0, che \u00e8 il pubblico, \u00e8 praticamente privata di quella elementare libert\u00e0 che \u00e8 \u00abla libert\u00e0 di sapere\u00bb.<\/p><p>Noi abbiamo avuto un regime di stampa fascista, del quale non solo l\u2019onorevole Schiavetti, ma molti altri uomini di sinistra hanno trovato motivo di lodarsi. C\u2019\u00e8 una causa fondamentale in questi motivi caro Schiavetti, e l\u2019ha accennata lei stesso senza completarla, quando ha detto che dopo la rivoluzione del 1789 sono nati e sono stati proclamati dei diritti, per esercitare i quali ancora mancano i mezzi. Su questo possiamo essere d\u2019accordo, \u00e8 vero che mancano troppi mezzi per esercitare molti diritti che furono proclamati dalla Rivoluzione francese, la grande Rivoluzione europea della fine del 1700; ma non \u00e8 certo ritornando al feudalesimo, e cio\u00e8 al regime politico che da quella rivoluzione fu abbattuto, che possiamo esercitare quei diritti proclamati e non ancora applicati. Ora uno di questi diritti, che \u00e8 contenuto nel diritto alla libert\u00e0 della stampa, \u00e8, da parte del pubblico, \u00abla libert\u00e0 di sapere\u00bb. Che importa a me, cittadino e deputato italiano, di tutelare il diritto d\u2019un singolo che debba scrivere su un giornale?<\/p><p>Anch\u2019io scrivo su un giornale: ma io sono qui non per me; io rappresento una parte, grande o piccola, della Nazione; grande o piccola del popolo italiano. Ed \u00e8 di quelli che rappresento che mi devo preoccupare, qui dentro, di quella parte che \u00e8 priva della libert\u00e0 di sapere; debbo procurare di garantire ogni libert\u00e0 a quelli che mi hanno mandato qui a difendere la loro libert\u00e0, non la libert\u00e0 mia di scrivere quello che voglio, e che io posso anche scrivere in una lettera, per poi tirarla fuori a momento opportuno, com\u2019\u00e8 sempre avvenuto in epoca di calamitosi rivolgimenti politici.<\/p><p>Ora, noi ci troviamo in questa terribile situazione. Nel mondo moderno, e per fortuna non soltanto in Italia, altrimenti mi sentirei disonorato d\u2019essere italiano, noi siamo costretti a dover giudicare ogni azienda giornalistica, quasi senza eccezioni amico Schiavetti, e lei me lo pu\u00f2 confermare, perch\u00e9 fa un giornale e io so con quanti stenti, come se fossimo in presenza d\u2019agenzie di menzogne, le quali non hanno altro compito che quello di disorientare il pubblico, d\u2019ingannarlo, di creare in esso condizioni di spirito e di fatto il pi\u00f9 delle volte artificiosi, mendaci, spesso producenti guerre, stragi, crisi.<\/p><p>Ricordo un malinconico episodio personale, tanto pi\u00f9 malinconico, perch\u00e9 si riferisce alla guerra che ho odiato e che odio profondamente per tutto il male che m\u2019ha fatto.<\/p><p>Mentre lei era in esilio, caro Schiavetti, noi abbiamo letto sui pi\u00f9 seri giornali italiani che gli Stati Uniti d\u2019America avrebbero perduto la guerra, perch\u00e9 non avevano pi\u00f9 gomma, perch\u00e9 il Giappone aveva conquistato tutte le basi dove si poteva produrre la gomma, tutte le piantagioni di gomma, le distillerie di gomma, tutta la gomma del mondo. Pareva che non si potesse far pi\u00f9 un impermeabile in America, se non vi fosse tornata la pace. Venne diffusa una notizia pubblicata da tutti i giornali, informante che negli Stati Uniti d\u2019America era stata fatta una sottoscrizione per la gomma, una sottoscrizione nazionale per raccoglierne tutti i rottami, e che perfino il Presidente Roosevelt aveva versato a questa sottoscrizione nazionale il proprio tappetino da bagno, che era di gomma, per farne nuova gomma allo scopo di poter continuare la guerra. Schiavetti, noi abbiamo creduto a questo.<\/p><p>SCHIAVETTI. Noi no.<\/p><p>GIANNINI. Voi no ma qualcun\u2019altro ci ha creduto. Non potete pretendere che ogni altro abbia la testa vostra. Molti vi hanno creduto, moltissimi sono morti per avervi creduto, e voi dovete rispettarli appunto perch\u00e9 sono morti credendo a qualche cosa. Ora, questa gente che \u00e8 morta per aver creduto, se fosse vissuta si sarebbe trovata nella condizione di veder arrivare a Roma i carri armati pesanti Sherman coi cingoli di gomma, e di dover finalmente rendersi conto che non era affatto vero che il signor Roosevelt aveva versato il suo tappetino da bagno, n\u00e9 che gli Stati Uniti fossero privi di gomma.<\/p><p>Da che cosa nasce questa organizzazione menzognera, che non si limita soltanto al regime fascista, perch\u00e9 tutti i regimi, tutti i governi, tutti i partiti vi ricorrono, e noi lo sappiamo e ne abbiamo la prova ogni giorno? Questa violenza spirituale, esercitata attraverso i giornali, attraverso le agenzie di notizie, \u00e8 esercitata all\u2019unico scopo di derubare l\u2019uomo qualunque, la donna qualunque, la folla, la parte pi\u00f9 sana di tutti i Paesi e non soltanto dell\u2019Italia, del suo sacro diritto alla \u00ablibert\u00e0 di sapere\u00bb.<\/p><p>\u00c8 su questo che io chiedo che la legge si soffermi, ed \u00e8 precisamente di questo che la legge non parla affatto, per cui io la ritengo monca, difettosa, e chiedo che sia rinviata alla nuova Camera per un esame pi\u00f9 approfondito.<\/p><p>Concordo nel concetto che bisogna difendere, che bisogna nobilitare e magnificare la funzione del giornalista, perch\u00e9 troppo si \u00e8 parlato, troppo spesso si \u00e8 calunniato questo eroe della penna, che lavora per passione, che il pi\u00f9 delle volte ha tanto di quell\u2019ingegno che se si mettesse a fare una professione meno difficile e meno drammatica, certamente vivrebbe meglio e guadagnerebbe di pi\u00f9. \u00c8 giusto che questo artista della penna sia tutelato, sia protetto; ma non facciamo le cose in fretta e furia. Non abbiamo nessuno che ci insegne. Possiamo benissimo commisurare quella che \u00e8 la tutela del giornalista, con quella che \u00e8 la tutela ancor pi\u00f9 importante del giornale fatto per il pubblico, dato al pubblico, fatto col danaro del pubblico, al quale dev\u2019esser lasciata intatta la libert\u00e0 di sapere. Ora, nelle condizioni attuali, questa libert\u00e0 non \u00e8 in nessun modo garantibile. Non \u00e8 garantibile, perch\u00e9 fra le altre, non dico, ridicolaggini, ma fra gli altri squilibri spirituali di quella che \u00e8 tutta la polemica sulla stampa, c\u2019\u00e8 questo: si parla della libert\u00e0 di stampa e non si parla mai della libert\u00e0 di stampare.<\/p><p>Una volta il giornale costava un soldo: un soldo, all\u2019epoca in cui i politici come Giovanni Giolitti avevano portato la lira al valore dell\u2019oro. Io ricordo che in quel tempo prendevo la mia cinquina di caporal maggiore in Africa, in oro, col marengo tunisino. Ora c\u2019\u00e8 un rapporto da uno a quattrocento fra quella moneta e questa. Per comprare il giornale che allora costava un soldo, oggi si dovrebbero tirar fuori quattrocento soldi, forse quattrocentocinquanta soldi, ossia 25 lire. Il giornale non costa 25 lire, costa 10 lire, cio\u00e8 a dire meno di 2 centesimi di prima. A quel prezzo il giornale non si pu\u00f2 fare, e non c\u2019\u00e8 nemmeno chi lo fa.<\/p><p>Si dice: \u00abVoi vi rifate sulla grande vendita\u00bb. Non \u00e8 vero! A 10 lire, il giornale non si pu\u00f2 vendere; perch\u00e9 non sono le dieci lire che vanno all\u2019amministrazione del giornale. Dalle 10 lire bisogna diffalcare circa il 25 per cento di spese, provvigioni al rivenditore, e tutte le altre spese generali. Delle 10 lire arrivano all\u2019amministrazione 5 lire. Ma a chi racconto queste cose? All\u2019onorevole Nenni, che le sa benissimo? All\u2019amico Lizzadri, che si mette la mano davanti alla bocca per non far vedere che sta ridendo? Tutti sappiamo che i giornali sono passivi, e che il loro passivo \u00e8 coperto o dal partito o dal contratto di pubblicit\u00e0, o da coloro che, sotto il nome di finanziatori, diventano i veri e propri direttori dei giornali e quindi dei partiti politici, perch\u00e9 fatalmente finiscono col pretendere di non limitare il loro intervento nella vita pubblica a quella sola funzione, gi\u00e0 abbastanza nobile, che \u00e8 l\u2019erogazione. S\u00ec, onorevoli colleghi, l\u2019erogazione, poich\u00e9 il saper scegliere chi meriti il nostro aiuto, \u00e8 indizio certo di possedere una forma altissima d\u2019intelligenza. Invece, questi erogatori s\u2019improvvisano direttori di correnti politiche, e alle volte si servono, contro il giornalista che s\u2019infischia di loro, del sistema pi\u00f9 rapido. \u00abNoi ti tagliamo i viveri; tu non fai pi\u00f9 il giornale\u00bb. C\u2019\u00e8 chi ha paura di fare questa brutta figura, e si piega e continua a fare il giornale. C\u2019\u00e8 chi non ha paura e non si piega; ma il giornale finisce lo stesso.<\/p><p>Onorevoli colleghi, come si pu\u00f2, in tali condizioni, parlare di libert\u00e0 di stampa, senza far ridere chiunque sappia che cos\u2019\u00e8 un giornale? La libert\u00e0 di stampa nelle attuali condizioni economiche non \u00e8 possibile, non esiste. La libert\u00e0 di stampa pu\u00f2 essere attuata soltanto da un settimanale a grande diffusione, a grande vendita, ad alto regime di pubblicit\u00e0.<\/p><p>Si dir\u00e0 certamente che sto \u00abcicerando per il mio duomo\u00bb; ma la verit\u00e0 \u00e8 questa: se il mio partito oggi \u00e8 ancora vivo, se \u00e8 ancora forte e ancora determinante d\u2019una situazione politica, che ci ha valso il piacere e l\u2019onore d\u2019avvicinarci al nostro maestro Francesco Nitti e agli amici del Partito liberale, ci\u00f2 si deve unicamente al fatto che c\u2019\u00e8 stato un settimanale, \u00abl\u2019Uomo Qualunque\u00bb, che non \u00e8 mantenuto da nessuno, che vive senza bisogno di nessun cordone ombelicale e che ha tenuto in piedi una situazione politica che altrimenti sarebbe precipitata.<\/p><p>Ora, questo non \u00e8 un fatto che si ripete spesso: \u00e8 un\u2019eccezione, potrei dire un fenomeno personale. In simili condizioni parlare di libert\u00e0 di stampa \u00e8, se non criminoso, almeno ridicolo. Tutti sappiamo che cos\u2019\u00e8 la vera libert\u00e0 di stampa, che consiste nel poter scrivere ci\u00f2 che sinceramente si pensa, alle volte anche indipendentemente dalle direzioni dei partiti, dai quali non \u00e8 detto che un uomo libero debba dipendere come uno schiavo.<\/p><p>Non ho rimedi da suggerire per risolvere questo vastissimo problema; e non li ho, perch\u00e9 non li ho studiati e non ho avuto il tempo per studiarli. Come tutti sappiamo, tutti noi siamo in questo momento affaccendati in faccende elettorali certamente meno nobili, ma assolutamente pi\u00f9 urgenti.<\/p><p>Rimandiamo questa legge alla nuova Camera, perch\u00e9 sia esaminata con quella accuratezza, con quella coscienza, con quel senso di giustizia con cui dev\u2019esser esaminata; e, principalmente, esaminata dal punto di vista della \u00ablibert\u00e0 di sapere\u00bb, che dev\u2019esser lasciata all\u2019uomo qualunque, massa nella quale si confondono gli aderenti di tutti i partiti; perch\u00e9, quando dico \u00abuomo qualunque\u00bb, non intendo creare il monopolio di nessuna specie umana; parlo della folla, di tutti.<\/p><p>Rinviamo lo studio di questo progetto e cerchiamo, noi che di stampa c\u2019intendiamo, di collaborare con la Commissione nel miglior modo, perch\u00e9 sia assicurato al popolo il diritto e la libert\u00e0 di sapere. Quando questa libert\u00e0 di sapere sar\u00e0 veramente conferita all\u2019uomo qualunque, quando non ci sar\u00e0 pi\u00f9 nessuno che potr\u00e0 ingannare un popolo intero sulla mancanza di gomma negli Stati Uniti, o sulla morte di Stalin in Russia, o su altre fanfaluche, che servono soltanto a turbare gli animi e a scavare abissi fra uomini e uomini, tempeste fra correnti e correnti, noi avremo dato all\u2019uomo qualunque la base di tutte le libert\u00e0, che in sostanza noi tutti, in una forma o nell\u2019altra, cerchiamo di dargli.<\/p><p>\u00c8 per questo che, ringraziando di nuovo il collega Schiavetti, che m\u2019ha risparmiato di fare l\u2019esame dettagliato dell\u2019articolazione della legge, invito gli onorevoli colleghi della Commissione, che cos\u00ec diligentemente hanno preparato il disegno di legge, trascurando per\u00f2 il punto di vista della \u00ablibert\u00e0 di sapere\u00bb, di volere accettare la mia proposta di rinviare a momento pi\u00f9 comodo e pi\u00f9 facile l\u2019esame di questa importantissima legge, che interessa non soltanto giornalisti, editori e uomini politici, ma anche e soprattutto la grande massa del popolo italiano. (<em>Applausi \u2013 Congratulazioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. \u00c8 iscritto a parlare l\u2019onorevole Bettiol. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>BETTIOL. Onorevoli colleghi, concordo pienamente con l\u2019onorevole Schiavetti nel ritenere che questa legge tocca realmente argomenti ardui, difficili e importantissimi, particolarmente in questo momento politico; ed \u00e8 per questo che con senso di trepidazione mi accingo a portare un modesto contributo alla chiarificazione di problemi e di questioni, ai quali questa legge fa specifico riferimento.<\/p><p>Indubbiamente, onorevoli colleghi, se \u00e8 possibile stabilire un paragone fra l\u2019organismo fisiologico e l\u2019organismo politico, la legge sulla stampa \u00e8 come il polmone del corpo politico, che ha bisogno dell\u2019ossigeno della libert\u00e0, onde potere funzionare e garantire all\u2019organismo stesso la vita e le possibilit\u00e0 del suo sviluppo. Perch\u00e9 \u00e8 indubbio che la legge sulla stampa costituisce la pietra di paragone per stabilire se un determinato organismo politico \u00e8 a sfondo democratico o \u00e8 a sfondo antidemocratico o totalitario.<\/p><p>Perch\u00e9 le declamazioni astratte sulla democraticit\u00e0 di un sistema a nulla giovano, se poi in concreto questo sistema si serve di una legge che pu\u00f2. mettere il bavaglio alla stampa di opposizione, quando in nome di presunti interessi di carattere generale si vuol limitare la libert\u00e0 individuale. Quindi non gi\u00e0 declamazioni astratte sulla libert\u00e0 e sulla democraticit\u00e0 di un sistema servono a determinare il carattere dello stesso, ma l\u2019esame concreto e dettagliato di quella che \u00e8 la legge sulla stampa. E in vero, attraverso la stampa e la sua regolamentazione, si pu\u00f2 procedere ad una pianificazione di carattere ideologico, che \u00e8 come l\u2019anticamera di quella pianificazione di carattere politico che \u00e8 la palestra nella quale i regimi antiliberali fanno le loro capriole.<\/p><p>Ora, stampa vuol dire indubbiamente pensiero; pensiero vuol dire critica; critica vuol dire libert\u00e0 ideologica, che in un regime democratico non pu\u00f2 conoscere limitazioni al di fuori di quelle specificatamente determinate e sancite dalle leggi penali, o da quelle leggi che riposano su quella che pu\u00f2 essere chiamata la volont\u00e0 generale la cui concezione risale al padre della democrazia moderna: Gian Giacomo Rousseau.<\/p><p>Quindi libert\u00e0 di stampa significa libert\u00e0 di agire, libert\u00e0 di criticare, libert\u00e0 di manifestare un proprio pensiero nell\u2019ambito delle fondamentali leggi penali o delle leggi predisposte per l\u2019eventuale indicazione dei responsabili dei reati commessi attraverso la stampa. Quindi non una libert\u00e0 che rinneghi l\u2019osservanza di queste leggi fondamentali del vivere civile, non una libert\u00e0 che si trasformi in vera e propria licenza, ma una libert\u00e0 analoga alla libert\u00e0 di agire di ogni cittadino, il quale pu\u00f2 fare tutto quello che non \u00e8 vietato espressamente dalle leggi penali.<\/p><p>Quindi, badate bene, all\u2019idea ed al principio della libert\u00e0 di stampa \u00e8 correlativa l\u2019idea di un certo qual limite, di una limitazione alla libert\u00e0 stessa, onde la libert\u00e0 non si trasformi in licenza, onde l\u2019individuo non sia posto in grado di violare, o di compromettere le possibilit\u00e0 di un ordinato e pacifico convivere sociale, onde sia rispettato il principio della legalit\u00e0 che \u00e8 il cardine supremo di ogni reggimento democratico. Quindi, quando noi ci troviamo di fronte ad una di queste limitazioni, non possiamo parlare di una eccezione rispetto a quella che pu\u00f2 essere una regola, ma possiamo parlare di una limitazione, di un limite normale posto alla estrinsecazione della libert\u00e0.<\/p><p>Stabilito questo principio, dobbiamo vedere se il progetto di legge, presentato dal Governo ed elaborato dalla Commissione, \u00e8 tale da garantire questa fondamentale libert\u00e0, \u00e8 tale cio\u00e8 da garantire sul piano politico \u2013 parliamo in concreto \u2013 la libert\u00e0 alla minoranza, la libert\u00e0 all\u2019opposizione, la libert\u00e0 a chi ha una propria ideologia politica da difendere, da manifestare e da propagandare, di essere libero di fronte alle possibili inframettenze o ai possibili divieti posti dal potere esecutivo. Perch\u00e9, ripeto, nell\u2019ambito di un reggimento autoritario la stampa \u00e8 manovrata dall\u2019esecutivo a tutto scapito delle libert\u00e0 dell\u2019opposizione, mentre in un reggimento democratico questa possibilit\u00e0 di manovra della stampa da parte dell\u2019esecutivo dev\u2019essere completamente scartata, a meno che la stampa stessa non violi la legge penale la cui osservanza costituisce la <em>conditio sine qua non<\/em> per poter garantire la convivenza sociale.<\/p><p>Ora, mi pare che questo cardine fondamentale della libert\u00e0 di stampa \u00e8 riconosciuto e sancito dall\u2019articolo 1 di questa legge laddove, dopo aver espressamente stabilito che la stampa \u00e8 libera, si aggiunge che i reati di stampa o commessi col mezzo della stampa sono puniti a norma della legge penale. Non \u00e8 gi\u00e0 questa, ripeto, un\u2019eccezione posta al principio della libert\u00e0, non \u00e8 gi\u00e0 questa una menomazione della libert\u00e0 stessa, ma \u00e8 un limite normale ad una libert\u00e0 che, senza questo limite, si trasformerebbe in licenza, la quale porterebbe direttamente ad una situazione politica ben presto insostenibile.<\/p><p>Ora, noi ci dobbiamo porre la domanda se, di fronte a questo progetto di legge, possiamo affermare e concludere che la libert\u00e0 di stampa \u00e8 garantita dalle inframettenze del potere esecutivo. La risposta \u00e8 positiva, nel senso che la libert\u00e0 di stampa \u00e8 garantita, che questa legge non pu\u00f2 in concreto considerarsi come legge sovvertitrice di quel canone fondamentale di libert\u00e0 sul quale riposano tutte le singole, specifiche, particolari, libert\u00e0 democratiche. Vi sono, naturalmente, dei limiti ed i limiti sono in concreto anche determinati e posti dalla possibilit\u00e0 di un sequestro della stampa, cos\u00ec come in concreto la libert\u00e0 individuale pu\u00f2 essere in certi particolari casi misconosciuta o meglio limitata dalla possibilit\u00e0 della custodia preventiva, dell\u2019esecuzione di un mandato di arresto o di cattura, quando la legge penale o processuale consenta alla limitazione stessa.<\/p><p>Il problema del sequestro noi lo consideriamo molto importante e lo vogliamo esaminare analiticamente, per non arrivare alle frettolose conclusioni di chi, esaminando l\u2019articolo 28, laddove si prevede il sequestro di un giornale, affermi di trovarsi di fronte ad una limitazione della libert\u00e0 di stampa, quindi ad un intervento del potere esecutivo in un campo dove il potere esecutivo non dovrebbe comunque mai interferire.<\/p><p>Ora, se noi analizziamo in modo particolare il n. 4 del secondo comma dell\u2019articolo 28, vediamo come i fatti, per i quali si pu\u00f2 procedere ad un determinato sequestro, costituiscono reati, sono fatti che violano tutti la legge penale ed il Codice penale, sono fatti che violano la legge fondamentale della umana convivenza, nel senso che \u00e8 esclusa a priori ogni possibilit\u00e0 di eliminare la stampa mediante il sequestro quando non ricorra in concreto un fatto che sia previsto come reato dalla legge penale. Ed in vero, l\u2019articolo 28, nella formulazione governativa, prevede il reato di offesa all\u2019onore o al prestigio del Capo dello Stato o del Capo di uno Stato estero; di istigazione a delinquere, nella ipotesi dell\u2019articolo 414 del Codice penale, o di apologia di reato ai sensi dell\u2019ultimo comma dell\u2019articolo stesso, ovvero di pubblicazioni oscene o contrarie alla pubblica decenza, o infine reati previsti dall\u2019articolo 553 del Codice penale.<\/p><p>La Commissione ha voluto eliminare dal novero dei reati per i quali \u00e8 possibile il sequestro, il reato di apologia di reato, mentre, invece, sarebbe opportuno conservare anche questo reato, perch\u00e9 attraverso la stampa molto facilmente si pu\u00f2 scivolare proprio nella apologia di reato, che \u00e8 bene invece prevenire e reprimere quando questo fatto si sia manifestato. Ed \u00e8 anche a nome dei colleghi della mia parte che io insisto e faccio presente la necessit\u00e0 che debba essere considerato, mediante la possibilit\u00e0 del sequestro, anche il reato di offesa del sentimento religioso, tanto dei cattolici come degli israeliti ecc., perch\u00e9 il sentimento religioso \u00e8 profondamente ancorato nel profondo del nostro cuore ed \u00e8 un sentimento che tutti ci unisce.<\/p><p>D\u2019altro canto, possiamo concludere che i fatti per i quali questo sequestro \u00e8 possibile, sono tutti fatti che rappresentano violazioni della legge penale.<\/p><p>Ora, chi pu\u00f2 fare il sequestro? Perch\u00e9 una cosa \u00e8 stabilire la possibilit\u00e0 del sequestro ed altra cosa \u00e8 vedere in concreto chi pu\u00f2 procedere a questo sequestro. \u00c8 chiaro che il principio fondamentale, in armonia con quanto gi\u00e0 sancito dalla Costituzione nostra per tutte le altre limitazioni della libert\u00e0 individuale, \u00e8 che il sequestro pu\u00f2 avvenire mediante una sentenza irrevocabile della autorit\u00e0 giudiziaria.<\/p><p>Ma d\u2019altro canto (e lo ha accennato anche il collega Schiavetti) nel nostro mondo moderno non sempre \u00e8 possibile, di fronte alla potenza, alla possibilit\u00e0 che ha la stampa ecc., di rimandare il sequestro ad una sentenza irrevocabile del giudice che pu\u00f2 essere pronunciata dopo lunghi e lunghi mesi, mentre intanto la stampa pu\u00f2 offendere sentimenti propri della collettivit\u00e0 e perpetrare reati con la massima possibilit\u00e0 di diffusione.<\/p><p>Quindi \u00e8 giusto, e noi sottoscriviamo alla possibilit\u00e0 che possa il sequestro avvenire anche mediante un decreto motivato del magistrato <em>in limine litis<\/em>, ma, <em>hic sunt leones<\/em>, ecco il problema: il problema cio\u00e8 se, al di fuori di questa possibilit\u00e0 <em>in limine litis<\/em>, sia possibile consentire anche agli ufficiali di polizia giudiziaria questo intervento e quindi la possibilit\u00e0 del sequestro.<\/p><p><em>Hic sunt leones<\/em>, dicevo, nel senso che qui si fa pi\u00f9 vivo il contrasto ideologico ed avviene il cozzo tra opinioni diverse. Ora, io credo che quanto la Commissione ha fatto non sia da approvarsi, vale a dire quella eliminazione, quella soppressione del quarto comma dell\u2019articolo 28 del progetto governativo, il quale accordava agli ufficiali di polizia giudiziaria la possibilit\u00e0 del sequestro nei casi espressamente specificati nel secondo comma. Quindi non gi\u00e0 in base ad un puro e semplice arbitrio, non gi\u00e0 in base a quella che pu\u00f2 essere una velleit\u00e0 determinata da necessit\u00e0 politiche contingenti, ma nel caso in cui ci si trovi di fronte ad un determinato reato o fatto commesso mediante la stampa, che realizzi in concreto una figura di reato espressamente prevista dal Codice penale.<\/p><p>Perch\u00e9 voler eliminare questa possibilit\u00e0 di sequestrare mediante un atto dell\u2019ufficiale giudiziario la stampa che ha violato i doveri fondamentali della convivenza civile, quando accordiamo gi\u00e0 agli ufficiali di polizia giudiziaria la facolt\u00e0 di arrestare in flagrante qualsiasi cittadino, di limitare la libert\u00e0 di qualsiasi cittadino per gli stessi reati, norma che \u00e8 sancita espressamente dalla nostra Costituzione, che \u00e8 garante di tutte le libert\u00e0 fondamentali?<\/p><p>Ed \u00e8 veramente strano che, mentre da un lato l\u2019onorevole Schiavetti si aggancia a quella che pu\u00f2 essere la considerazione degli interessi generali che prevalgono sul diritto concreto di libert\u00e0 o di licenza, venga poi concretamente a negare la possibilit\u00e0 di questo sequestro compiuto dall\u2019ufficiale di polizia giudiziaria: \u00e8 un contrasto indubbiamente forte e, credo, insanabile nell\u2019ambito della sua concezione che tanto acutamente e nobilmente ci ha chiarito nel corso del suo precedente intervento.<\/p><p>Pertanto, noi sosterremo la necessit\u00e0 di conservare in questa legge la possibilit\u00e0 del sequestro preventivo compiuto dall\u2019ufficiale di polizia giudiziaria. E badate bene, non soltanto per le pubblicazioni periodiche, ma per tutte le pubblicazioni, tenendo presente il carattere licenzioso delle pubblicazioni stesse.<\/p><p>E qui \u00e8 una cosa che ci sta particolarmente a cuore: il problema della pornografia, il problema della stampa pornografica, il problema della stampa oscena, il problema della stampa immorale, il problema della stampa scandalistica, il problema della cronaca nera o di stampe espressamente destinate a divulgare con carattere particolare i fatti della cronaca nera, il problema della stampa morbosa che realmente avvelena la coscienza dei giovani, la coscienza degli immaturi, dei ragazzi, cio\u00e8 la coscienza dei cittadini di domani i quali, invece di essere sottoposti ad un processo di deformazione spirituale, hanno bisogno di trovare, nell\u2019ambito della comunit\u00e0 politica nella quale vivono, le condizioni per il proprio perfezionamento, per la propria educazione morale, per il proprio sviluppo morale \u2013 che \u00e8 reso impossibile dal diffondersi di una stampa morbosa o pornografica.<\/p><p>Ecco perch\u00e9 noi siamo contrari a quella che \u00e8 la soppressione prevista dalla Commissione per quanto riguarda l\u2019articolo 26.<\/p><p>L\u2019articolo 26 di questa legge dice che, ai fini dell\u2019applicazione degli articoli 528 e 529 del Codice penale, per le pubblicazioni destinate all\u2019infanzia o all\u2019adolescenza, si abbia riguardo, in modo particolare, alla sensibilit\u00e0 propria dei fanciulli e degli adolescenti: cosa molto importante questa, perch\u00e9 la legge d\u00e0 un criterio interpretativo per determinare in concreto quando sussista o non sussista la fattispecie dei reati previsti dagli articoli stessi. \u00c8 un criterio interpretativo che d\u00e0 la possibilit\u00e0 di allargare la sfera di incriminazione delle norme di cui agli articoli 528 e 529 del Codice penale, per colpire manifestazioni che attentano particolarmente alla moralit\u00e0, alla coscienza morale dei giovani e degli adolescente.<\/p><p>Approviamo, poi, il primo capoverso dell\u2019articolo 27 aggiunto dalla Commissione, l\u00e0 dove si dice che: \u00abLo pene degli articoli 528 e 529 del Codice penale sono aggravate nel caso di pubblicazioni che non abbiano riguardo alla sensibilit\u00e0 propria dei fanciulli e degli adolescenti\u00bb.<\/p><p>Non si tratta di una ripetizione dell\u2019articolo 26, ma si tratta di una cosa molto diversa perch\u00e9, mentre l\u2019articolo 26 del progetto determina un criterio interpretativo per quanto riguarda la sfera dell\u2019incriminazione relativa agli articoli 528 e 529 del Codice penale, questo capoverso viene ad aggravare giustamente la pena per coloro che fanno il commercio immondo delle anime, il commercio immondo degli spiriti, per coloro che sono intesi alla rovina delle generazioni, alla rovina del Paese.<\/p><p>Per quanto riguarda l\u2019articolo 27 del progetto ministeriale, cui corrisponde l\u2019articolo 21 nel testo della Commissione, noi vorremmo trasformare questo reato da reato di danno in reato di mero pericolo, aggiungendo la espressione: \u00abin modo da poter turbare il comune sentimento della morale o da poter provocare il diffondersi di manifestazioni suicide o delittuose\u00bb.<\/p><p>Repressione penale dei reati di stampa. V\u2019\u00e8 qui, a questo riguardo, un articolo, il 16, che assolutamente non va, un articolo che deve essere sostanzialmente modificato. \u00c8 questo, onorevoli colleghi, il problema della responsabilit\u00e0 penale del direttore della stampa periodica. Voi sapete, onorevoli colleghi, come il Codice penale, con gli articoli 57 e 58, preveda ancora, in contrasto con quelle che sono le linee di sviluppo culturale del diritto penale moderno, delle presunzioni di responsabilit\u00e0, delle presunzioni <em>juris et de jure<\/em> che, come tali, non ammettono in concreto la prova del contrario, per cui, di fronte ad una sentenza penale di condanna per un reato commesso attraverso la stampa, ne dovrebbe rispondere sempre il direttore responsabile, anche se in concreto egli non abbia partecipato alla perpetrazione del reato, anche se egli non abbia saputo, non abbia avuto alcun sentore, che attraverso il suo giornale si commetteva quel determinato reato.<\/p><p>\u00c8 questa, onorevoli colleghi, una arcaica, una vecchia presunzione di responsabilit\u00e0 penale, di responsabilit\u00e0 <em>juris et de jure<\/em>, una violazione del principio <em>nullum crimen sine culpa<\/em>. Presunzione che si tramanda da codice a codice, cos\u00ec come Goethe diceva che si tramandano di generazione in generazione dei relitti storici che sono in patente contrasto con la situazione di fatto sociale e politica della societ\u00e0 che vuole assumere per s\u00e9 quella determinata norma o che vuole creare per s\u00e9 quella determinata istituzione.<\/p><p>Ma noi crediamo che un diritto ancorato, come dice la nostra Costituzione, all\u2019idea della responsabilit\u00e0 personale, della responsabilit\u00e0 individuale, della responsabilit\u00e0 per fatto proprio, non si possa, dopo poche settimane, violare con l\u2019introdurre nell\u2019ambito di questa legge una stonatura, un arcaismo giuridico che contrasta con le nostre pi\u00f9 profonde convinzioni morali e giuridiche.<\/p><p>Ecco perch\u00e9 io proporrei di ritornare al testo presentato dal Governo, con l\u2019eliminazione di quelle tremende paroline \u00abper ci\u00f2 solo\u00bb. Dice l\u2019articolo 16: \u00abSalva la responsabilit\u00e0 dell\u2019autore della pubblicazione, dei reati commessi col mezzo della stampa periodica risponde, per ci\u00f2 solo, il direttore responsabile\u00bb. Tremende paroline che determinano un capovolgimento di quelle che sono le basi psicologiche e morali sulle quali poggia la responsabilit\u00e0 penale tanto nella Costituzione test\u00e9 approvata come nel Codice penale in vigore. Bisogna al posto di queste tre paroline mettere l\u2019espressione \u00abanche\u00bb: \u00abrisponde anche il direttore responsabile\u00bb; vale a dire, al posto di una responsabilit\u00e0 <em>juris et de jure<\/em>, al posto di una presunzione di responsabilit\u00e0, mettere invece una presunzione puramente relativa, che ammette in concreto la prova del contrario. Cosa che in pratica la magistratura gi\u00e0 concede al direttore responsabile, perch\u00e9 non v\u2019\u00e8 nessun magistrato di questo mondo che di fronte alla prova concreta che l\u2019imputato, cio\u00e8 il direttore del giornale, non era presente <em>in loco<\/em> e non poteva concretamente prendere visione dello scritto, condanni il direttore responsabile stesso.<\/p><p>Qui bisogna farla finita con questa responsabilit\u00e0 <em>juris et de jure<\/em> e ammettere soltanto una presunzione di responsabilit\u00e0 <em>juris tantum<\/em>, la quale facilita indubbiamente l\u2019opera della magistratura in quanto fa invertire l\u2019onere della prova e fa venir meno il principio che nel dubbio si deve giudicare a favore del reo. Sar\u00e0 quindi interessato il direttore del giornale a portare tutte le prove a suo discarico, ma si ammetta gi\u00e0 sul piano normativo la possibilit\u00e0 di questa prova liberatoria; diversamente noi procediamo avanti con gli occhi bendati e le mani legate, ossequienti a quello che \u00e8 un principio tradizionale, ma che oggi non \u00e8 pi\u00f9 sentito come principio ancorato alla nostra coscienza morale e giuridica.<\/p><p>Ora, accertato il reato di diffamazione commesso per mezzo della stampa, a mio avviso bisogna anche predisporre i mezzi per colpire efficacemente l\u2019autore della diffamazione. Perch\u00e9 oggi \u00e8 troppo facile per il direttore di un giornale o per un giornalista colpire il prossimo attraverso uno scritto ingiurioso, diffamatorio, quando poi, in concreto, il Codice penale prevede delle pene alternative, e prevede delle pene molto basse tanto detentive quanto pecuniarie.<\/p><p>\u00c8 perci\u00f2 che io propongo di aggiungere un articolo al testo che dovr\u00e0 essere approvato dall\u2019Assemblea Costituente, per stabilire che nel caso di reato di diffamazione commesso attraverso la stampa si applicher\u00e0 la pena della reclusione sino a quattro anni e la pena della multa non inferiore alle lire 50.000. \u00c8 un rafforzamento delle sanzioni che potr\u00e0 costituire una remora efficace a quello che \u00e8 il dilagare, come constatiamo sempre, di questi reati di diffamazione commessi attraverso la stampa.<\/p><p>Poi bisogna accettare anche l\u2019idea della riparazione pecuniaria, di cui all\u2019articolo 25 del progetto e 20 del testo emendato dalla Commissione, per rafforzare quello che pu\u00f2 essere il risarcimento dei danni. Sebbene questa riparazione pecuniaria sia difficilmente giustificabile o spiegabile sul piano teoretico, in concreto essa si presenter\u00e0 come un\u2019arma efficace per stroncare la mala pianta della diffamazione.<\/p><p>E da ultimo ho visto che la Commissione ha soppresso l\u2019articolo 36 sulla recidiva, l\u00e0 dove si diceva che nei reati di stampa la pena pecuniaria da infliggere \u00e8 moltiplicata per tante volte quante sono le condanne riportate dal colpevole per la medesima motivazione.<\/p><p>Non vedo la ragione della soppressione di questa disposizione che viene a colpire l\u2019inclinazione al reato, che si produce facilmente in coloro che sono pi\u00f9 volte incorsi nel reato di diffamazione commesso attraverso la stampa. \u00c8 bene che a tale riguardo sia previsto questo aggravamento di pena.<\/p><p>Non approvo invece la soppressione prevista dalla Commissione per quanto riguarda le corti d\u2019onore che dovrebbero giudicare nei casi di diffamazione e di altri reati e fatti commessi attraverso la stampa. Non l\u2019approvo perch\u00e9, giustamente, gi\u00e0 da parecchio tempo nell\u2019ambito della categoria professionale queste corti d\u2019onore sono state invocate e possono ritenersi come idonee a tradurre in concreto quei princip\u00ee di moralit\u00e0, di senso dell\u2019onore, di libert\u00e0 di critica e di apprezzamento che sono propri dei giornalisti, sicch\u00e9 non pu\u00f2 non riconoscersi che i giornalisti vanno giudicati non col metodo comune, ma con criteri di giudizio maturati nell\u2019ambito della loro categoria. Quindi le corti d\u2019onore vengono incontro a questa necessit\u00e0 di rispettare i princip\u00ee che informano la moralit\u00e0 e il codice della categoria.<\/p><p>Queste sono le osservazioni di carattere generale che ho fatto a questo progetto di legge in nome degli amici di Gruppo riservandoci, con altri amici, la libert\u00e0 di presentare in concreto emendamenti ai singoli articoli. (<em>Applausi al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. \u00c8 iscritto a parlare l\u2019onorevole Manzini. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>MANZINI. Il problema che \u00e8 posto dinanzi all\u2019Assemblea \u00e8 certo uno dei pi\u00f9 appassionanti per un regime che vuol essere di libert\u00e0 e di progresso civile ed umano.<\/p><p>La legge pone alla coscienza del legislatore e all\u2019opinione pubblica dei dilemmi e dei problemi estremamente ardui ed impegnativi per noi, come uomini e come cittadini, come spiriti che aderiscono ad una visione liberale della societ\u00e0 umana.<\/p><p>Tuttavia trovo che in questa legge vi \u00e8 una lacuna, un difetto fondamentale. Abbiamo sentito enunciare in termini negativi gli aspetti del problema della stampa moderna. Se si raffronta il giornalismo dei tempi eroici, il giornalismo romantico che nasceva come apporto di pensiero, come espressione di nuclei liberamente associati, appassionati al servizio di un\u2019idea, con quello che \u00e8 il giornalismo tecnico del mondo moderno, ci troviamo di fronte ad un problema estremamente arduo.<\/p><p>Oggi che cosa fa il giornale? V\u2019\u00e8 un\u2019idea da sostenere, si risponde. Ma l\u2019idea, come ha detto l\u2019onorevole Giannini, \u00e8 posta in condizioni d\u2019impotenza, o per lo meno di minore efficacia, di limitazione senza un secondo elemento che spesso \u00e8 predominante: la finanza, il denaro. Perch\u00e9 il giornalismo quotidiano, che \u00e8 quello che si inserisce ed incide nell\u2019opinione pubblica, e crea la grande forza del dinamismo sociale, le grandi correnti del consenso, dell\u2019opinione, questo giornalismo quotidiano, purtroppo, per un rapporto fatale che possiamo discutere ma non eliminare, \u00e8 un organismo oramai di struttura tecnica cos\u00ec complessa e cos\u00ec ardua, a far vivere il quale non basta neppure il romanticismo e la passione dello scrittore e neppure la capacit\u00e0 intellettuale dello scrittore. Purtroppo la grande potenza dinamica del denaro \u00e8 la potenza che d\u00e0 oggi la facilit\u00e0 delle informazioni e la istantaneit\u00e0 di queste informazioni, dato che il quotidiano \u00e8 organo soprattutto di notizie oltre che di concetti, e mette l\u2019organizzazione tecnico-giornalistica in una posizione di difficolt\u00e0 rispetto allo scrittore e crea l\u2019urgenza e la necessit\u00e0 di grandi strutture economiche. Cosicch\u00e9 i giornali divengono formidabili concentrazioni di interessi e i giornali sono, come vediamo nelle grandi capitali dove il giornalismo assurge a vaste strumentazioni tecniche, a <em>trusts<\/em> e a confluenze di ricchezza veramente strepitose, i giornali \u2013 dicevo \u2013 diventano n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno che elementi della struttura capitalistica della societ\u00e0 moderna.<\/p><p>Quale il rimedio? L\u2019onorevole Giannini dice che il giornale costa poco: 10 lire, o 15 lire nel nord. E se \u00e8 lecito esprimere per inciso un voto che non ha nulla a che fare con la legge ma che ha la sua importanza, \u00e8 proprio il voto che cessi questo dualismo fra giornalismo del nord e del sud, poich\u00e9 la linea gotica \u00e8 superata da un pezzo e, con tutto il rispetto per gli amici di Milano e per gli amici del sud, sarebbe tempo che si risolvesse anche questo problema dei due emisferi del nord e del sud. Ma questo \u00e8 un inciso.<\/p><p>Ebbene, l\u2019onorevole Giannini dice: costa troppo poco. Io posso aggiungere invece che costa troppo rispetto al pubblico. \u00c8 vero che costa troppo all\u2019azienda, ma il pubblico ha fame di leggere e questo pubblico che in Italia ha progredito nella passione di temi culturali e politici, questo pubblico risente degli aumenti. Ogni azienda che non sia una grande azienda, le aziende medie e modeste come le aziende giornalistiche pi\u00f9 pure e libere, vedono con terrore l\u2019aumento del prezzo dei giornali perch\u00e9 ogni volta esso riduce la possibilit\u00e0 di assorbimento. Quindi non \u00e8 aumentando il prezzo dei giornali che si risolve il problema. E allora, il controllo?<\/p><p>Ma io pongo un problema centrale. Il problema si risolve soprattutto facendo centro sulla figura che \u00e8 protagonista dell\u2019opera giornalistica, cio\u00e8 sul giornalista. Il problema della libert\u00e0 si riduce ad un problema di responsabilit\u00e0, di autocontrollo e di educazione politica. Ora, \u00e8 il giornalista l\u2019eroe di questa impresa. E dico l\u2019eroe perch\u00e9 pochi del mondo profano sanno e comprendono quale sia l\u2019attenzione, la responsabilit\u00e0 e \u2013 direi \u2013 la dedizione che l\u2019opera del giornalista richiede. \u00c8 dunque proprio sulla figura del giornalista che noi dobbiamo puntare le prime esigenze e responsabilit\u00e0 e controlli, e soprattutto sollecitazioni, se vogliamo che il giornalista risponda a questa alta sua missione. E in che modo? Con un investimento sempre pi\u00f9 vasto della sua responsabilit\u00e0!<\/p><p>La legge non pronuncia neppure le parole: albo dei giornalisti. Ora, l\u2019albo \u00e8 una delle prime garanzie che si pongono quando si discute di libert\u00e0 di stampa e si chiedono giustamente delle garanzie e dei limiti a questa responsabilit\u00e0. Perch\u00e9 il primo limite \u00e8 posto dalla coscienza del bene comune, dalla purezza dell\u2019impegno, dalla coscienza della profonda influenza che l\u2019opera dello scrittore e del propagandista esercita sull\u2019opinione pubblica.<\/p><p>L\u2019albo \u00e8 uno strumento di questa elevazione. L\u2019albo non \u00e8 solamente un elemento di tutela economica o giuridica sacrosanta e quindi insuperabile del giornalista; \u00e8 anche un elemento di elevazione morale del giornalista; perch\u00e9 \u00e8 strumento di selezione e di elevazione, e come tale la sua rivendicazione e la sua enunciazione nel testo della legge costituiscono una delle prime, principali garanzie a quello che \u00e8 l\u2019oggetto dell\u2019ansia che ha mosso il legislatore nell\u2019elaborare i titoli ed articoli di questa legge, e cio\u00e8 che i giornalisti sappiano essere consci dei limiti della loro responsabilit\u00e0 e dell\u2019impegno della loro opera. Circa l\u2019albo sento che vi sono qui delle prevenzioni che derivano da una insufficiente conoscenza del problema; l\u2019albo non costituisce una limitazione della libert\u00e0, un ostacolo posto alla libera manifestazione della opinione del giornalista, del pensiero, dello scritto.<\/p><p>Mi domando perch\u00e9 devono esservi categorie sindacali giuridiche con albi l\u2019iscrizione ai quali \u00e8 condizione per l\u2019esercizio delle professioni libere, per i medici, per i farmacisti, per gli avvocati, e non anche per la professione del giornalista. Perch\u00e9? Quando si pongono particolari esigenze per fare il medico o per fare il professore si presuppongono titoli culturali ed educativi, di preparazione, di dignit\u00e0 morale e professionale ed anche di praticantato. Tutto questo non dovrebbe valere per il giornalista. Non capisco perch\u00e9. (<em>Interruzione del deputato Labriola<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Ci\u00f2 che noi vogliamo, onorevole Labriola, \u00e8 rendere sempre pi\u00f9 eletta la figura del giornalista e porre la parola fine al concetto superficiale e volgare che quella del giornalista sia una professione che si possa improvvisare e soprattutto che la beata riva del giornalismo possa essere il rifugio degli uomini che non abbiano una elevata preparazione, che il giornalismo rappresenti un approdo di tutti i naufraghi. Il giornalismo moderno \u00e8 un\u2019ardua professione che richiede cultura, selezione tecnica, conoscenza, pratica, esercizio continuativo. Quindi da questo punto di vista l\u2019albo \u00e8 una istituzione fondamentale.<\/p><p>Credo che l\u2019onorevole Schiavetti abbia fatto benissimo a ricordarlo. Non solo, ma noi non dobbiamo nemmeno porci delle pregiudiziali, cio\u00e8 non vergognarci perch\u00e9 si tratta di una conquista della legislazione fascista. \u00c8 una cosa ottima che ha fatto il fascismo e dobbiamo riconoscere che in questo campo abbiamo avuto una tutela che dobbiamo augurarci che abbia a svilupparsi, che si perfezioni e non retroceda.<\/p><p>L\u2019albo rappresenta il primo cardine di una garanzia morale anche in tema di libert\u00e0 di stampa, perch\u00e9 significa elevazione della funzione giornalistica, selezione della classe giornalistica, impegno morale dei lavoratori del campo giornalistico. Ma \u00abalbo\u00bb che cosa significa? Forse impediamo a chicchessia di esprimere attivisticamente il proprio pensiero di cultura? Ma neanche per sogno. L\u2019albo richiede che chi fa del giornalismo continuativo, professionale, tecnico, abbia a subire il suo collaudo attraverso l\u2019esperienza professionale ed appartenga a una specifica categoria di professionisti, nei quali si presuppongono una certa preparazione di cultura, una certa onest\u00e0 morale, una certa illibatezza della propria condotta professionale.<\/p><p>Ognuno pu\u00f2 scrivere sui giornali. Vi sono le categorie dei pubblicisti. Solo per acquisire il titolo per dirigere un giornale occorrono diciotto mesi di praticantato. Chiunque, purch\u00e9 non pregiudicato, pu\u00f2 fare il giornalista professionista. Quindi non so quale impedimento alla espressione libera di pensiero, all\u2019attivismo universale delle proprie opinioni, possa essere l\u2019esistenza di quell\u2019albo professionale che invece \u00e8 semplicemente una conquista di carattere culturale, di carattere civile, della classe giornalistica, la quale vuole assolutamente rivendicarsi. E mentre domando che nella legge questo riconoscimento dell\u2019albo sia un fatto indiscutibile aggiungo che \u2013 e cos\u00ec rispondo all\u2019onorevole Giannini \u2013 \u00e8 esso una delle prime garanzie della professione giornalistica per quanto possa essere inapparente. Perch\u00e9 attualmente abbiamo un contratto collettivo che perpetua un errore e una condizione insopportabile di inferiorit\u00e0 del giornalista rispetto all\u2019azienda.<\/p><p>Tutti discutono del giornale, di leggi sui giornali, di limiti ai giornali, mentre il povero giornalista non \u00e8, spesso, che l\u2019ultima pedina di questo gioco nel quale dovrebbe invece essere la prima.<\/p><p>Taluni vogliono il controllo economico dell\u2019azienda giornalistica. Come concetto, per quanto pericoloso e arduo, pu\u00f2 essere anche accolto, in quanto fondato sul principio che la stampa \u00e8 un\u2019attivit\u00e0 pubblica talmente impegnativa che la collettivit\u00e0 ha anche il diritto di cautelarsi. Non \u00e8 una attivit\u00e0 individualistica qualsiasi. Anzi io, come cattolico, affermo che non vi \u00e8 una libert\u00e0 che vada oltre i limiti del bene comune. Quindi questa libert\u00e0 deve essere piena, ma se si scontra a un certo punto con i limiti che sono segnati dall\u2019interesse, dal bene pubblico, dalla coscienza anche della sicurezza nazionale, della pubblica moralit\u00e0 di costume, allora non \u00e8 pi\u00f9 libert\u00e0.<\/p><p>D\u2019altra parte i vari controlli stabiliti nel disegno di legge in esame mi sembrano puramente ingenui. Quando io leggo che dovranno depositarsi i libri, che \u00e8 istituito un registro in cui si dovr\u00e0 dire quali sono le fonti pubblicitarie ecc., io mi domando: che cosa vieta domani a un\u2019azienda di dichiarare di avere versato un milione a un giornale mentre ne ha versati cinque? Nessuno pu\u00f2 controllare certe tariffe, certi contratti; e voi capite che si possono sempre trovare le scappatoie molto facili. Quindi, va bene, noi stabiliremo nella legge questa o quella clausola, ma in concreto non avremo quel controllo della stampa che molti si propongono di effettuare.<\/p><p>Parimenti ingenue, o per lo meno insostenibili, sono altre clausole, come per esempio quella secondo la quale il giornale deve dichiarare non solo le copie tirate giornalmente ma anche le copie vendute, ci\u00f2 che tocca il segreto pi\u00f9 delicato di un\u2019azienda giornalistica. E questo deve essere controllabile dal pubblico! Ma voi sapete che sarebbe gravissimo danno economico per un giornale, perch\u00e9 soprattutto ai fini della pubblicit\u00e0 un giornale che tira diecimila copie ha tutto l\u2019interesse di dichiarare che ne tira centomila. La tiratura \u00e8 il peso morale di un quotidiano. \u00c8 il suo valore economico di avviamento. Vi sono quotidiani che hanno avuto in passato una tiratura di duecentomila copie. La loro testata vale per questa tradizione, per questo prestigio. Un articolo su tali giornali ha una ripercussione profonda perch\u00e9 tutti dicono: \u00e8 un giornale di primo ordine, \u00e8 un giornale di grande portata.<\/p><p>Quello che \u00e8 il valore di avviamento di questo giornale, e che supponiamo sia un valore cento, verrebbe, se si sapesse che negli ultimi due anni quel giornale ha tirato cinquantamila copie, screditato del cinquanta per cento. Quindi la tiratura \u00e8 il segreto professionale pi\u00f9 delicato. \u00c8 come la formula di fabbricazione di un prodotto. Come volete che l\u2019azienda giornalistica vada tutti i giorni a denunciare che ieri ha avuto una resa di cinquanta, oggi una resa di trenta? Tutte queste sono cose lesive dell\u2019interesse dell\u2019azienda.<\/p><p>SCHIAVETTI. Una cosa \u00e8 la resa e una cosa \u00e8 la tiratura.<\/p><p>MANZINI. Ma il disegno di legge prevede anche l\u2019obbligo di dichiarare le copie vendute. Qual \u00e8 l\u2019azienda che ammetta di vendere solamente venti copie? Purtroppo oggi si vendono poche copie di giornali perch\u00e9, pi\u00f9 aumentano i giornali di numero e di prezzo, meno copie si vendono. Il segreto pi\u00f9 geloso di un\u2019azienda giornalistica, quello che l\u2019amministrazione di un giornale non dice neppure ai propri operai (certe volte si aggiustano perfino i contatori della rotativa perch\u00e9 nessuno sappia quante copie si stampano), \u00e8 proprio questo della tiratura. Se tutti dovessero dire al fisco quello che hanno di introito&#8230;<\/p><p>\u00a0<\/p><p>MOLINELLI. Almeno nella legge stabiliamo che si deve essere galantuomini.<\/p><p>MANZINI. Ma quando stabiliamo una disposizione che non pu\u00f2 essere osservata, spingiamo il pubblico a violarla! E ci\u00f2 \u00e8 immorale.<\/p><p>SCHIAVETTI. All\u2019estero, in Svizzera e in Francia, \u00e8 osservata.<\/p><p>MANZINI. Ma perch\u00e9, onorevole Schiavetti, col\u00e0 le tirature sono altissime.<\/p><p>CAPORALI. La tiratura \u00e8 controllata.<\/p><p>MANZINI. Come giornalista io vi dico che nessuna azienda giornalistica ha piacere che si conosca la tiratura. Il pubblico quasi sempre crede che sia maggiore del reale.<\/p><p>Questi controlli sono comprensibili nell\u2019ansia del legislatore, ma non credo che possano essere efficaci. Credo invece in un\u2019altra forma di efficace controllo, ed \u00e8 l\u2019albo. La professione giornalistica in Italia oggi non \u00e8 ancora tutelata nelle forme e con l\u2019intensit\u00e0 che sarebbero necessarie. Il direttore \u00e8 quello che stampa il suo nome sul giornale: troppo spesso \u2013 dobbiamo dirlo \u2013 non \u00e8 che il dipendente di un\u2019azienda economica che tutti \u00ec giorni lo pu\u00f2 liquidare e porgli delle limitazioni.<\/p><p>Pongo un problema di ordine generale fondamentale: il problema \u00e8 di conferire maggiore prestigio, maggiore autorit\u00e0, maggiore autonomia al direttore del giornale; di far s\u00ec che possa essere e non solo apparire responsabile moralmente della sua opera. Si dice che vi sono giornali che in ventiquattro ore, specie nell\u2019Italia settentrionale, sono passati da sinistra a destra. Che cosa significa ci\u00f2? \u00c8 cambiato il pacchetto azionario. Questo \u00e8 un fenomeno immorale, che ci umilia e che condanna, direi, la santa missione del giornalista, il quale non deve essere un mercantile servo; egli \u00e8 l\u2019apostolo di un\u2019idea. Ma come ne controlleremo l\u2019attivit\u00e0 ai fini del pubblico interesse? Con il controllo? Neanche per sogno. L\u2019unico mezzo \u00e8 quello del riconoscimento dell\u2019albo giornalistico, fondamento primo per un contratto collettivo (non come quello che vige oggi, che del direttore del giornale fa un impiegato qualsiasi dell\u2019amministrazione, il quale non pu\u00f2 nemmeno scegliersi i collaboratori), tale per cui al direttore sia conferita una figura giuridica ed economica che lo renda veramente il direttore, cio\u00e8 l\u2019arbitro della vita del suo giornale di fronte alla prevalenza dell\u2019elemento economico; ponendo con ci\u00f2 ad arbitro della situazione l\u2019elemento idealistico, di pensiero, di coscienza, di libert\u00e0 di coloro che esercitano la missione giornalistica.<\/p><p>Quindi siamo per un investimento maggiore di responsabilit\u00e0 del direttore e del corpo redazionale, sia come tutela di fronte al predominio economico dell\u2019azienda, sia di fronte al pubblico. Perci\u00f2, sono profondamente contrario alla riapparizione di quello istituto assolutamente anacronistico e immorale che \u00e8 il gerente responsabile.<\/p><p>Chi \u00e8 il gerente responsabile? Un disgraziato che per guadagnare dieci o ventimila lire, va in galera per conto del direttore politico. Cio\u00e8, il direttore pu\u00f2 scrivere e il gerente va in galera. Il direttore di fatto, come \u00e8 avvenuto in un giornale di altri tempi, poteva scrivere che ogni volta che incontrava il gerente responsabile di un giornale sputava tre volte per terra. Questo significa esautorare la responsabilit\u00e0 personale del giornalista. Quindi affermo che, se vogliamo stabilire una garanzia di fronte alla Nazione perch\u00e9 la missione civile del giornalismo non venga mai meno, dovremo puntare sul protagonista di questa immensa fondamentale missione che nel mondo moderno si affianca a quella dell\u2019opera del Governo, cio\u00e8 il giornalista, il quale \u00e8 educatore, formatore di coscienze, selezionatore del pensiero, delle direttive della collettivit\u00e0; \u00e8 uomo su cui riposano responsabilit\u00e0 immensamente elevate.<\/p><p>E mentre oggi si valuta il professore universitario o il grande clinico o l\u2019uomo che esercita professioni liberali nei settori pi\u00f9 elevati, dobbiamo rivendicare la figura del giornalista, che sia profondamente degno del suo compito, attraverso, da un lato, l\u2019esigenza rigorosa di formazione e di preparazione culturale e morale, e dall\u2019altro attraverso garanzie giuridiche, perch\u00e9 le aziende giornalistiche siano veramente, per quello che \u00e8 direttiva e vita spirituale, tutte ispirate dalla sua opera; ed infine conferire al giornalista una responsabilit\u00e0 per la quale dovr\u00e0 pagare di persona, qualora la sua opera sia lesiva del bene pubblico e tradisca l\u2019importanza veramente sociale e universale della sua missione.<\/p><p>Quindi propongo che nella legge sia rivendicato l\u2019albo del giornalisti, che ritengo uno dei pilastri della vera libert\u00e0 di stampa e che, mentre non \u00e8 per nulla lesivo dell\u2019ampio limite dell\u2019esercizio del pensiero e della sincera espressione della propria opinione e della propria missione di coscienza, crea intorno al giornalismo quelle severe esigenze e garanzie di responsabilit\u00e0 che sono condizionali alla saggezza del giornalismo.<\/p><p>Aggiungo a questa richiesta qualche altra osservazione. Anche sulla diffamazione a mezzo della stampa vi sono nel disegno di legge alcune ingenuit\u00e0. Un articolo dice che un giornale dovrebbe sempre stampare integralmente e gratuitamente le risposte, le rettifiche, le dichiarazioni delle persone nominate.<\/p><p>Ora, nella rapidit\u00e0 e nella sommariet\u00e0 necessarie della nostra azione informativa, specialmente per quanto riguarda la cronaca, purtroppo molte volte il giornalista o il direttore del giornale non \u00e8 in grado di controllare minutamente le sue informazioni. Un giornale \u00e8 opera febbrile e vive un istante. \u00c8 giusto chiedere alla coscienza del direttore di rettificare. Ma se dovessero essere pubblicate tutti i giorni le rettifiche pi\u00f9 arbitrarie, il giornale sarebbe pieno di lettere del pubblico. Specialmente nella rissa politica e nella discussione polemica che imperversa oggi, i giornali dovrebbero tutti i giorni pubblicare documenti e rettifiche a fascio, invece di lasciare lo spazio per le informazioni.<\/p><p>Riconosco l\u2019urgenza e la fondatezza di questa esigenza, perch\u00e9 vi sono giornali e giornalisti i quali non sentono il dovere della lealt\u00e0 e la correttezza di riprodurre anche il pensiero dell\u2019avversario. Questo per me \u00e8 dovere elementare della libert\u00e0. Esso deve essere per lo meno delimitato in qualche modo, in maniera che non diventi un presupposto irrealizzabile nel concreto.<\/p><p>Altra osservazione, che concorda con quanto ha detto l\u2019onorevole Bettiol, \u00e8 che sia mantenuta l\u2019accentuazione circa la stampa immorale, soprattutto per quanto riguarda i giovani, la sensibilit\u00e0 degli adolescenti e le forme morbose di questa stampa; credo che nessuno debba esitare. Sento ancora una specie di rispetto umano su questo punto; quando si tratta di moralit\u00e0, di razionalit\u00e0 del costume, di limiti posti alla oscenit\u00e0, si teme da troppi quasi un cedimento a concetti retrivi o ad una visione rigidamente professionale dei problemi di questa natura. Non \u00e8 vero. Ho letto la legislazione straniera. Persino nell\u2019Unione Sovietica la stampa oscena e immorale \u00e8 perseguita dalla giustizia. Anche in regimi in cui i princip\u00ee laici, estremisti, sono cos\u00ec radicali da essere agli antipodi della concezione nostrana si sente questa esigenza elementare di natura razionale, si avverte che, se non si difende il sacro patrimonio della coscienza umana e della sanit\u00e0 della coscienza e del costume di fronte alla veramente oscena speculazione dei mercanti della carta stampata, si viene a mancare a un dovere non soltanto etico ma anche politico e democratico.<\/p><p>Noi non possiamo tacere: dobbiamo riconoscere che dalla liberazione in poi abbiamo assistito a una eruzione sconcertante e bassa di questa turpe speculazione delle editorie mercantili le quali, appena avvertita la sensazione di poter agire, si sono scatenate nelle forme pi\u00f9 turpi e pi\u00f9 offensive della coscienza umana. Abbiamo visto pullulare, nelle nostre editorie, le pubblicazioni criminali, la cronaca nera con l\u2019esaltazione delle assise, dei processi, dei delitti e delle camere mortuarie, con il pullulare delle stampe pornografiche le quali riproducono l\u2019immagine e la raffinatezza dell\u2019immagine quasi per una eccitazione morbosa e continua del tessuto nervoso dell\u2019individuo in una societ\u00e0 gi\u00e0 tanto estremamente spinta alla sollecitazione dei sensi e alla decadenza del costume. Diciamo che veramente gi\u00e0 c\u2019\u00e8 un reato capitale di corruzione e di insidia non soltanto dal punto di vista religioso ma anche da quello civico, consistente nel tradimento degli interessi collettivi e della prima esigenza profonda della democrazia, che pu\u00f2 vivere soltanto in una societ\u00e0 fondata sulla purezza della coscienza e del costume, che risponda alle leggi razionali della natura e del cuore dell\u2019uomo. (<em>Vivi applausi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Alle volte voi avete paura di mettere dei limiti su questo punto, mentre sentite tutta l\u2019estrema gravit\u00e0 di qualunque limite posto alla libert\u00e0 del pensiero politico, sociale e culturale. Io affermo che la coscienza dell\u2019uomo, del cittadino e del democratico non deve avere nessuna esitazione, neppure quella di peccare in eccesso, quando si tratta di limiti posti all\u2019azione disgregatrice del costume e della coscienza pi\u00f9 impressionabile delle giovani generazioni o comunque della vita privata e familiare, perch\u00e9 qui si va contro l\u2019interesse oggettivo della coscienza dell\u2019individuo e della intima struttura organica della societ\u00e0.<\/p><p>Concludo dicendo: mentre non credo si possa accettare la semplice proposta di rinvio di questo progetto di legge cos\u00ec importante, perch\u00e9 la stampa \u00e8 abbandonata a norme momentanee e non \u00e8 ancora posta nel quadro e nella tutela di quel giure democratico che deve essere il pilastro della nostra Costituzione, credo che attraverso la revisione e il perfezionamento di questa legge si possa avviare il problema a soluzione.<\/p><p>Onorevoli colleghi, mentre discutiamo della libert\u00e0 di stampa e della responsabilit\u00e0 della stampa, come di tutti i problemi che riguardano la libert\u00e0, cio\u00e8 la base stessa della democrazia, non dimentichiamo che la legge \u00e8 l\u2019elemento condizionale e il pilastro del nostro edificio; ma nemmeno che l\u2019elemento risolutivo \u00e8 l\u2019elemento soggettivo, l\u2019elemento morale della coscienza, ed \u00e8 su questo elemento, sull\u2019elemento della coscienza del cittadino e dell\u2019uomo, dello scrittore e del giornalista, che dobbiamo puntare, perch\u00e9 l\u2019opera libera della stampa sia opera non di disgregazione o di tradimento degli interessi pubblici ma di edificazione nel clima della libert\u00e0 e del progresso (<em>Vivi applausi \u2013 Congratulazioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. Il seguito della discussione \u00e8 rinviato alla seduta di domani.<\/p><p>Interrogazioni.<\/p><p>PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate alcune interrogazioni alle quali si \u00e8 voluto dare il carattere della urgenza. Ne do lettura:<\/p><p>\u00abI sottoscritti chiedono di interrogare il Presidente del Consiglio dei Ministri, per conoscere se si ritiene democratico ed opportuno che, solo dopo che \u00e8 venuta a formarsi l\u2019impossibilit\u00e0 per i deputati di chiedere spiegazioni e fornire al Governo, attraverso interrogazioni di urgenza e pubbliche discussioni, dati, elementi e critiche circa provvedimenti in corso, la Presidenza del Consiglio ed il Ministro del tesoro abbiano, dopo aver mantenuta, nonostante premure ed insistenze, la pratica sospesa per mesi ed, anzi, anni, improvvisamente deciso di provvedere alla nomina dei nuovi amministratori e dirigenti del Banco di Napoli.<\/p><p>\u00abPer conoscere, inoltre, se il Governo ritiene democratico ed opportuno che la nomina del Presidente di una Banca di cos\u00ec vasto interesse pubblico e di cos\u00ec vitale importanza per le collettivit\u00e0 meridionali, venga eseguita nella persona dell\u2019amministratore delegato di una societ\u00e0 locale che ha interessi esclusivamente privati ed industriali e che, proprio nel momento, ha rapporti e riporti per ingentissime cifre con la Banca stessa e se non si ritiene aggravata la posizione dal fatto che il direttore generale di questa societ\u00e0 \u00e8 contemporaneamente e notoriamente dirigente politico della organizzazione napoletana di un partito governativo.<\/p><p>\u00abPer conoscere, infine, se il Governo ritiene democratico ed opportuno che, mentre del Banco di Napoli fa parte tutta una vastissima ed organica schiera di impiegati, funzionari e dirigenti superiori, di cui molti notissimi e stimati per personale valore e competenza, nonch\u00e9 per l\u2019attaccamento dimostrato per decenni ai veri e vitali interessi dell\u2019istituto, venga a complemento della nomina del suddetto presidente, nominato come direttore generale del Banco, non il pi\u00f9 autorevole, esperto e meritevole dei direttori in carica, ma un funzionario bancario di grado inferiore, proveniente da altra Banca, dove \u00e8 tuttora in servizio, il che conferma il sospetto che la scelta dei nomi non si basi sulla tutela degli interessi del Banco di Napoli che sono quelli del popolo e del risparmiatore napoletano e meridionale, ma, bens\u00ec, su convenienza ed interessi del tutto particolari e diversi.<\/p><p>\u00abRodin\u00f2 Mario, Covelli, Crispo\u00bb.<\/p><p>\u00abAl Presidente del Consiglio dei Ministri, per conoscere se vere le notizie ufficiose riportate da vari giornali, secondo le quali la nominanda Amministrazione del Banco di Napoli potrebbe apparire come un tentativo palese di asservimento del Banco stesso ad altro Istituto bancario, in netto contrasto con gli interessi del Mezzogiorno.<\/p><p>\u00abE per conoscere, nel caso le notizie fossero vere, quali provvedimenti rapidi vuole emettere per evitare che tale tentativo appaia realizzato.<\/p><p>\u00abSansone\u00bb.<\/p><p>Queste interrogazioni saranno inviate al Governo per la risposta scritta.<\/p><p>SANSONE. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>SANSONE. Ho presentato la mia interrogazione con il carattere dell\u2019urgenza perch\u00e9, a parte la gravit\u00e0 dell\u2019argomento in essa trattato che non voglio ora illustrare, ho ritenuto di avere il diritto di presentarla e di ottenere una risposta dal Presidente del Consiglio.<\/p><p>Ho ritenuto e ritengo di avere, come ogni altro deputato, questo diritto, perch\u00e9, e con me, credo, altri colleghi, interpreto la XVII disposizione finale e transitoria della Costituzione nel senso che per il periodo che va fino al 31 gennaio 1948 noi possiamo, insieme con gli altri lavori elencati nella norma stessa, svolgere le interrogazioni secondo il Regolamento, mentre se la Costituente sar\u00e0 convocata dopo il 31 gennaio, in virt\u00f9 del secondo comma, noi, nel periodo dal 31 gennaio fino al giorno delle elezioni, potremo presentare interrogazioni e ricevere la risposta scritta.<\/p><p>Pertanto, io mi permetto di fare osservare alla Presidenza che non basta trasmettere solo le interrogazioni al Governo per la risposta scritta, come si potrebbe interpretare con una lettura non approfondita della citata disposizione; penso che fino al 31 gennaio noi possiamo, anzi dobbiamo avere dal Governo risposta orale, regolare, e con urgenza, nel caso specifico, data la gravit\u00e0 della questione di cui alla mia interrogazione odierna. Onorevole Presidente, a tal uopo voglio osservare che la questione investe gli interessi di tutto il Mezzogiorno. La eligenda amministrazione del Banco di Napoli rischia di sommergere il nostro Istituto, e questo \u00e8 un fatto che ci induce a chiedere provvedimenti adeguati.<\/p><p>RODIN\u00d2 MARIO. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>RODIN\u00d2 MARIO. Mi associo alle richieste che ha fatto l\u2019onorevole Sansone, affinch\u00e9 la risposta sia data verbalmente.<\/p><p>In modo particolare, chiedo all\u2019unico rappresentante del Governo ora presente che siccome la decisione sul Banco di Napoli interessa non solo larghe masse di cittadini meridionali ma anche moltissimi deputati, essa venga posposta al ricevimento da parte del Presidente del Consiglio di una commissione di deputati che, come gi\u00e0 ho precisato al Sottosegretario di Stato onorevole Andreotti, sar\u00e0 composta di deputati di tutti i settori, anche democristiani, i quali desiderano far presente al Presidente del Consiglio, prima che il provvedimento sul Banco di Napoli divenga definitivo, le loro argomentazioni e le loro ragioni.<\/p><p>A me questa richiesta sembra eminentemente democratica e parlamentare. Siccome c\u2019\u00e8 tempo fino a domani per poter essere ricevuti, vorrei dalla Presidenza del Consiglio assicurazioni in proposito.<\/p><p>LABRIOLA. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Onorevole Labriola, lei non ha firmato questa interrogazione e non ne ha presentata alcun\u2019altra.<\/p><p>LABRIOLA. Mi pare che l\u2019onorevole Rodin\u00f2 abbia fatto una proposta che non rientra nella interrogazione in questione; su di essa vorrei esprimere il mio pensiero.<\/p><p>PRESIDENTE. Lei non ha il motivo per poter parlare, onorevole Labriola. L\u2019onorevole Rodin\u00f2 ha parlato perch\u00e9 ha presentato un\u2019interrogazione, e questo gli ha dato, quanto meno, un buon pretesto per parlare. Se lo crei anche lei un pretesto, onorevole Labriola.<\/p><p>LABRIOLA. Non possiamo mettere il Banco di Napoli in mano alla Banca Commerciale!<\/p><p>PRESIDENTE. Posso esserne convinto, ma ci\u00f2 \u00e8 gi\u00e0 largamente esposto nella interrogazione, e non c\u2019\u00e8 bisogno che lei aggiunga altro.<\/p><p>Per quanto riguarda le cose dette dall\u2019onorevole Sansone, evidentemente non \u00e8 questo il momento e forse nemmeno la sede opportuna per risolvere il difficile problema di interpretazione e di esegesi che egli ci ha presentato. Per la sua odierna interrogazione atteniamoci intanto alla lettera della XVII norma finale e transitoria della Costituzione.<\/p><p>L\u2019interrogazione sar\u00e0 dunque trasmessa al Governo con l\u2019invito che esso voglia osservare le disposizioni del Regolamento, che stabiliscono il termine massimo di sei giorni per dare risposta scritta ad una interrogazione; speriamo che nel frattempo i passi che l\u2019onorevole Rodin\u00f2 ha sollecitato possano essere compiuti. La questione posta dall\u2019onorevole Sansone dovr\u00e0 essere vista successivamente, se mai, e non in modo cos\u00ec improvvisato.<\/p><p>SANSONE. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>SANSONE. A proposito della questione che mi sono permesso di sollevare nell\u2019interesse dell\u2019Assemblea, prego la Presidenza di voler fissare il giorno per la discussione, con l\u2019intervento del Governo. Il problema non pu\u00f2 restare senza una pronta soluzione! Chiedo che l\u2019Assemblea si pronunzi sull\u2019interpretazione da me data alla norma transitoria e che si prenda una decisione. Ripeto ancora: non \u00e8 possibile che il problema da me posto resti senza soluzione, dato che fino al 31 gennaio abbiamo l\u2019obbligo di sedere qui e di svolgere la nostra attivit\u00e0 parlamentare.<\/p><p>PRESIDENTE. Tenga presente che si tratta, se mai, di interpretare un articolo della Costituzione e non una norma di legge ordinaria. Se mi indicasse la procedura che possiamo seguire, glie ne sarei grato.<\/p><p>SANSONE. Non si pu\u00f2, certamente, non guardare alla realt\u00e0. Si tratta di una norma transitoria. Ci\u00f2 a parte, noi sostituiamo in questo momento il Parlamento normale; e d\u2019altra parte abbiamo sempre svolto una duplice funzione: costituzionale e parlamentare.<\/p><p>Ora se dal 31 dicembre fino al 31 gennaio l\u2019Assemblea Costituente continua il suo lavoro in funzione della sua precedente investitura ritengo che possa continuare anche nell\u2019attivit\u00e0 legislativa. Dopo il 31 gennaio potremo forse esser d\u2019accordo che non sar\u00e0 possibile discutere interrogazioni.<\/p><p>Propongo alla Presidenza che l\u2019Assemblea si pronunzi sull\u2019interpretazione da darsi alla XVII norma transitoria della Costituzione.<\/p><p>PRESIDENTE. Per investire l\u2019Assemblea di una questione occorre che colui il quale prende l\u2019iniziativa trovi le forme opportune. La Presidenza non \u00e8 un automatico dove s\u2019imposti una richiesta e ne esca la soluzione. Ella, onorevole Sansone, pone un problema molto serio: trovi la maniera procedurale per farlo discutere dall\u2019Assemblea.<\/p><p>SANSONE. Mi riservo di presentare la proposta in termini precisi nella seduta di domani.<\/p><p>RODIN\u00d2 MARIO. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>RODIN\u00d2 MARIO. Ho rivolto una domanda precisa all\u2019onorevole Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio; credo che egli avr\u00e0 la cortesia di rispondermi.<\/p><p>ANDREOTTI, <em>Sottosegretario di Stato per la Presidenza del Consiglio.<\/em> Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>ANDREOTTI, <em>Sottosegretario di Stato per la Presidenza del Consiglio.<\/em> Credo che non vi sia dubbio che l\u2019interpretazione da darsi alla XVII disposizione transitoria della Costituzione sia semplicemente quella letterale: cio\u00e8 che alle interrogazioni il Governo deve dare solo risposta scritta.<\/p><p>L\u2019onorevole Rodin\u00f2 ha fatto a me, non come membro del Governo, ma come persona, un invito di carattere extra-parlamentare, chiedendomi se posso fare in modo che alcuni deputati siano ricevuti dal Presidente del Consiglio. La risposta potr\u00f2 dargliela a titolo personale, dopo che il Presidente avr\u00e0 tolto la seduta.<\/p><p>PRESIDENTE. Sta bene.<\/p><p>Si dia lettura delle altre interrogazioni pervenute alla Presidenza.<\/p><p>SCHIRATTI, <em>Segretario<\/em>, legge:<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Presidente del Consiglio dei Ministri, per sapere quali provvedimenti intende adottare l\u2019Ufficio centrale della cinematografia circa l\u2019agibilit\u00e0 del cinema-teatro di Ariano Irpino (Avellino), considerato che l\u2019Amministrazione comunale di Ariano vi apportava abusive innovazioni pericolose per la sicurezza degli spettatori chiudendo una delle porte principali di accesso per lo smistamento del pubblico e l\u2019ingresso alla biglietteria e tamponando altra porta col trasloco della biglietteria stessa, mentre eliminava una delle porte principali di sicurezza al fine di destinarne il vano di accesso a sala da giuoco, il tutto senza alcuna autorizzazione ed anzi in violazione della destinazione stessa del locale di cui l\u2019Amministrazione suddetta intenderebbe adibire una parte rilevante a locale di pubblico commercio vietato dalla legge.<\/p><p>\u00abLa Commissione permanente di vigilanza per la provincia di Avellino, prevista dall\u2019articolo 156 del regolamento di pubblica sicurezza, ha rimesso, dopo l\u2019accesso sul posto, ogni decisione all\u2019Ufficio centrale della cinematografia, cui resta oggi deputata la sicurezza dei cittadini, tenendo presente che Ariano Irpino, con una popolazione di 30.000 abitanti, ha un solo cinema, sempre affollatissimo, ed in cui recentemente per l\u2019incendio di una pellicola, quando tutte le porte funzionavano, ebbero a verificarsi ferimenti e contusioni. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abVinciguerra\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro di grazia e giustizia, per conoscere quali misure intende prendere per impedire lo scandalo della pubblicazione su giornali quotidiani di \u00abmemorie\u00bb di Rodolfo Graziani, detenuto in attesa di giudizio per reato di tradimento, e fino ad oggi non giudicato per pretese cattive condizioni di salute. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abTogliatti\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro dell\u2019interno: 1<sup>o<\/sup>) sui luttuosi incidenti di Canicatt\u00ec, Campobello di Licata e Favara provocati dalla polizia, che continua a sparare sui lavoratori, malgrado ogni assicurazione data in senso contrario alla Costituente; 2\u00b0) sulle ragioni che lo hanno indotto a fare revocare il commissario prefettizio dottor Domicoli, che gi\u00e0 aveva assunto l\u2019amministrazione straordinaria del comune di Ravanusa, a seguito delle proteste di quella popolazione stanca della inattivit\u00e0 e della faziosit\u00e0 della amministrazione ordinaria, e a seguito del grave turbamento che ne era derivato nell\u2019ordine pubblico; nonch\u00e9 sui modi con i quali intenda mantenere in carica a mezzo della forza pubblica, il cui intervento gi\u00e0 \u00e8 stato effettuato, il sindaco democristiano, e sulle ragioni con le quali intenda giustificare il diverso criterio adottato in questo caso rispetto ad altri, ricordando come a Cariati, San Lucido e in altri Comuni e da ultimo pi\u00f9 clamorosamente a Pescara si sia proceduto da parte del Ministro allo scioglimento del Consiglio comunale elettivo per pretestati e insussistenti motivi di ordine pubblico, che in quei Comuni non risulta turbato, laddove consta che a Ravanusa si reputa necessario distaccare apposite forze di polizia. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abFiorentino\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro delle poste e delle telecomunicazioni, per conoscere se non creda che debbasi ormai provvedere alla riattivazione del servizio telegrafico diretto fra Ausonia e Frosinone ed Ausonia e Formia, servizio di notevole importanza al fine del ritorno alla normalit\u00e0 della vita di quelle popolazioni tanto duramente colpite dalla guerra. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abBozzi\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro della difesa, per conoscere nei suoi esatti termini la questione del pagamento dei crediti dei prigionieri italiani gi\u00e0 cooperatori, in tempo di guerra, dell\u2019esercito americano.<\/p><p>\u00abSembra infatti che alcuni prigionieri siano stati pagati in un primo momento dai distretti militari sulla base di 18 lire per ogni dollaro; che in un secondo momento sono stati invitati detti militari a restituire il danaro per avere indietro la lettera di credito per poterla presentare agli uffici dell\u2019esercito americano ed essere pagati sulla base del cambio corrente al momento del pagamento.<\/p><p>\u00abSembra per\u00f2 che bench\u00e9 gli interessati abbiano presentato la lettera di credito ad uno dei tre uffici di Udine, Livorno e Roma, non abbiano ancora riscosso nulla. Questo fatto ha prodotto dell\u2019agitazione in quanto si sa che i reparti dell\u2019esercito americano stanno lasciando l\u2019Italia. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abBellavista\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro della difesa, per sapere se non ritenga opportuno di riconoscere ai prigionieri di guerra, cosiddetti \u00abcooperatori\u00bb per avere lavorato al seguito delle forze armate alleate, la qualifica di combattenti della guerra di liberazione. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abBellavista\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro di grazia e giustizia, per sapere se non ritenga opportuno:<\/p><ol><li><em>a<\/em>) estendere in materia penale l\u2019aumento apportato alla tariffa giudiziaria in materia civile col decreto legislativo 1\u00b0 novembre 1946, n. 468;<\/li><li><em>b<\/em>) abrogare l\u2019articolo 5 del decreto legislativo citato relativo all\u2019efficacia delle disposizioni in esso contenute. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/li><\/ol><p>\u00abBellavista\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede di interrogare i Ministri della difesa e del tesoro, sulle ragioni che ritardano il pagamento dei certificati di credito agli ex prigionieri italiani dell\u2019esercito americano; pagamento gi\u00e0 effettuato dagli uffici americani di Livorno, Roma e Caserta, e sospeso dal settembre scorso, con grave disagio degli ex prigionieri stessi, che hanno realizzato quei proventi col loro lavoro in prigionia e che, disoccupati o in gravi condizioni economiche i pi\u00f9, riceverebbero un sollievo dal pagamento fatto subito in questa stagione pi\u00f9 cruda. Sembra che tra le autorit\u00e0 italiane e americane siano in corso trattative per far eseguire i pagamenti dai distretti militari o dalle tesorerie provinciali d\u2019Italia; si prega di condurre a termine il pi\u00f9 rapidamente possibile tali trattative. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abGiordani\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede di interrogare i Ministri degli affari esteri e dell\u2019interno, per conoscere se intendono occuparsi delle gravissime condizioni in cui versano i profughi e i rimpatriati dalla Grecia dopo aver perso tutti i beni; se si pensa risarcirli al pi\u00f9 presto dei loro beni come \u00e8 imposto dallo stesso trattato di pace, articolo 79, paragrafo 3; se sar\u00e0 accolta la loro domanda di un aiuto di lire diecimila a testa in occasione delle prossime feste natalizie e di fine d\u2019anno; se sono a conoscenza che questi profughi, a differenza di quelli della Venezia Giulia e dell\u2019Africa, percepiscono un soccorso di sole cinque lire al giorno e un irrisorio pasto giornaliero, fatti che li inducono alle pi\u00f9 inumane privazioni e li espongono a tutte le malattie. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abMatteotti Matteo\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro della difesa, per sapere, se prima di porre in congedo i numerosi ufficiali dei carabinieri che, non potendo essere promossi durante la guerra, hanno raggiunto il 47\u00b0 anno di et\u00e0 col grado di capitano, non creda opportuno farli presentare alle prove di esame, per evitare che benemeriti ufficiali, devoti alla Repubblica, siano ingiustamente colpiti da un immeritato provvedimento. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abCrispo\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare l\u2019Alto Commissario per l\u2019igiene e la sanit\u00e0 pubblica, per conoscere le ragioni per le quali, ad un anno di distanza da una precedente interrogazione, quasi tutto il materiale di medicazione e medicinale Endimea, in deposito presso 13 filiali, e del valore attuale di diecine di miliardi, \u00e8 ancora indistribuito, invenduto, in deperimento e soggetto a furti. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abLa Gravinese Nicola\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare l\u2019Alto Commissario per l\u2019igiene e la sanit\u00e0 pubblica, per conoscere le ragioni per le quali l\u2019Endimea, da quando ha cominciato a funzionare, cio\u00e8 dal 1945, ha incamerato nei depositi e distribuito quintali di stupefacenti senza ottemperare alle leggi di carico e di scarico regolanti l\u2019impiego di detti stupefacenti, il che non ha mancato di determinare, all\u2019ombra dell\u2019Endimea, inconvenienti di varia natura, di cui si \u00e8 dovuta poi occupare la polizia in varie regioni d\u2019Italia. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abLa Gravinese Nicola\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare l\u2019Alto Commissario per l\u2019igiene e la sanit\u00e0 pubblica, per conoscere le ragioni per le quali, contrariamente a quanto il Governo ebbe a dichiarare a seguito della precedente interrogazione, per la quale esso prendeva impegno di venire incontro e colmare il fabbisogno ospedaliero, tale fabbisogno non solo non \u00e8 stato colmato, ma per alcuni ospedali, e particolarmente per quelli di Puglia, cio\u00e8 della regione dell\u2019interrogante, \u00e8 stato preteso dagli Ospedali il pagamento anticipato e straordinariamente caro per le forniture Endimea, aggravato per di pi\u00f9 dal 15 per cento di spese di distribuzione. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abLa Gravinese Nicola\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro degli affari esteri, per conoscere se e quando potranno essere soddisfatti i crediti dei prigionieri cooperatori degli Alleati.<\/p><p>\u00abVi sono dei reduci tornati dalla prigionia da pi\u00f9 di due anni che non sono stati ancora soddisfatti delle retribuzioni loro spettanti, quali compensi per il lavoro prestato durante la permanenza negli Stati Uniti d\u2019America. Prigionieri degli americani, fu loro offerto da questi di cooperare per la comune lotta contro la Germania. Gi\u00e0 il maresciallo Badoglio aveva firmato un accordo con gli americani ed inglesi, in base al quale essi potevano servirsi dei prigionieri, qualora questi fossero consenzienti, come cooperatori, ed inviava ai prigionieri stessi un messaggio col quale li spronava a portare il loro aiuto a quella lotta, che gi\u00e0 in Italia si era intrapresa con le armi contro il nuovo nemico.<\/p><p>\u00abLa maggior parte dei prigionieri accett\u00f2 la cooperazione, firmando una dichiarazione impegnativa, che fissava la retribuzione giornaliera in 80 <em>cents<\/em> di dollaro, compenso irrisorio in considerazione del lavoro da essi svolto, a volte umiliante, spesso gravoso, sempre disagiato e pericoloso.<\/p><p>\u00abAl momento del rimpatrio, fu rilasciata ai prigionieri una semplice lettera di credito con l\u2019ammontare dei loro compensi per il lavoro prestato oltre la paga mensile di militari. I distretti di appartenenza ritirarono tali documenti, dando un esiguo acconto agli interessati, in attesa della definitiva chiarificazione sulla modalit\u00e0 da seguire per il pagamento totale.<\/p><p>\u00abDopo ben due anni si informavano i reduci, con lettera del distretto ed articoli apparsi sui giornali, che essi potevano ritirare la lettera di credito, dietro versamento dell\u2019acconto precedentemente ricevuto e consegnare quindi tale documento ad un apposito ufficio americano costituitosi a Roma.<\/p><p>\u00abSono ormai trascorsi sei mesi e nulla si \u00e8 pi\u00f9 saputo al riguardo.<\/p><p>\u00abSembra ora che sia il Governo italiano tenuto a liquidare il pagamento degli ex prigionieri cooperatori, in base all\u2019articolo 2, punto 11, dell\u2019accordo firmato a Washington il 15 agosto dall\u2019onorevole Ivan Matteo Lombardo e dal facente funzione di Segretario di Stato Robert A. Lovet. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abColitto\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede di interrogare i Ministri della pubblica istruzione e dell\u2019interno, per conoscere il motivo per il quale non vengono aperti i concorsi per primario, aiuto ed assistente ospedaliero, sospesi in Italia dal 1938, conseguendo da questa mancata normalizzazione grave danno per i medici in carriera universitaria ed ospedaliera in attesa da anni di sistemazione, con vantaggio unicamente di medici che occupano i posti come incaricati, loro affidati a volte non soltanto per la loro provata capacit\u00e0 tecnica. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abLucifero\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro della pubblica istruzione, per sapere se nel Ministero da lui diretto esistono ancora o dove e come funzionano uffici per liquidazione di pensioni e indennit\u00e0 di buonuscita nei casi di collocamento a riposo o di morte in servizio. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abMontemartini\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro della pubblica istruzione, per conoscere i motivi che lo hanno indotto a non rispondere alla interpellanza con carattere di urgenza, presentata nella seduta del 17 settembre 1947 con numerosi altri deputati, con la quale si chiedeva la rielaborazione del bando di concorso pubblicato nella <em>Gazzetta Ufficiale <\/em>n. 158 del 14 luglio 1947 e l\u2019accoglimento delle richieste degli insegnanti elementari e medi reduci, combattenti, ecc.; e per sapere se intenda proporre al Consiglio dei Ministri l\u2019accoglimento delle proposte avanzate dalla Commissione parlamentare che, almeno in parte, accolgono le aspirazioni degli insegnanti reduci ed ex combattenti. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abPignatari\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro del tesoro, per sapere se \u00e8 a sua conoscenza \u2013 e come lo giustifica \u2013 il fatto che l\u2019intendente di finanza di Catania d\u00e0 acconti che variano da lire 450 a lire 1000 o lire 2000, per pratiche di danni di guerra, le spese delle quali si aggirano intorno a 3000 lire; se \u00e8 a conoscenza di episodi disgustosi di danneggiati che hanno lacerato il buono in presenza dello stesso intendente, in conseguenza della precariet\u00e0 dell\u2019acconto, che non copre le spese sostenute per i documenti e se e quando vorr\u00e0 provvedere alla nomina della Commissione che dovr\u00e0 liquidare detti danni. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abSapienza\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro delle finanze, per sapere se non ritenga di riesaminare il provvedimento di eccezione col quale la Direzione generale dei monopoli di Stato ha licenziato, in tronco e senza indennit\u00e0, gli impiegati pensionati riassunti in servizio durante e dopo il periodo bellico, in qualit\u00e0 di avventizi; e se non creda equo e giusto di riammetterli in servizio (in conformit\u00e0 a tutte le Amministrazioni, compresa quella di finanza) anche in considerazione delle recenti direttive, che consentono il prolungamento del limite di et\u00e0 fino a 70 anni per il collocamento a riposo degli impiegati in servizio attivo. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abSapienza\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede di interrogare i Ministri del tesoro e delle poste e telecomunicazioni, per conoscere se non credano opportuno, ed anzi necessario, disporre che tutti i pagamenti degli acconti sul risarcimento per beni mobili danneggiati dalla guerra vengano effettuati dagli uffici postali dei Comuni nei quali gli interessati risiedono.<\/p><p>\u00abIl sistema oggi vigente importa spese di viaggio sino al capoluogo di provincia e di soggiorno, con falcidia non lieve del gi\u00e0 tanto modesto indennizzo. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abBozzi\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro di grazia e giustizia, per sapere se non consideri conforme a giustizia il prendere in considerazione l\u2019aspirazione degli aiutanti di cancelleria e segreteria ad essere giuridicamente inquadrati nel gruppo <em>B<\/em>, di cui disimpegnano le funzioni con continuit\u00e0 e competenza.<\/p><p>\u00abTale provvedimento, fondato su un meticoloso esame dei precedenti di servizio, decimerebbe la dolorosa sperequazione esistente fra aiutanti e cancellieri, adibiti al medesimo lavoro, ma vincolati a diversa carriera economica. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abPreziosi\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro della difesa, per conoscere quale sia la attuale posizione giudiziaria dei giovani che non risposero alla chiamata alle armi nel 1944, momento in cui la disorganizzazione statale e il malessere spirituale erano largamente diffusi, e per sapere altres\u00ec se il Governo non ravvisi opportuno di seguire anche in questo settore quella politica di pacificazione, che segue in altri settori, ove esistono ben maggiori responsabilit\u00e0, al fine anche di non precludere ad una quantit\u00e0 rilevante di giovani l\u2019accesso ai concorsi banditi per l\u2019accesso agli uffici. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abAngelucci\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede di interrogare i Ministri delle finanze, dell\u2019industria e commercio e della marina mercantile, per conoscere quali provvedimenti intendono adottare per venire incontro alla crisi peschereccia dovuta in gran parte all\u2019aumentato costo dei carburanti, oltre che all\u2019aumento dei prezzi dei filati e dei cavi di acciaio ed attrezzature pescherecce in genere, a cui non pu\u00f2 corrispondere un proporzionale aumento del prezzo del prodotto, trattandosi di industria alimentare. L\u2019aumento del costo dei carburanti danneggia oltre che l\u2019azienda anche i lavoratori ad essa addetti, i quali quasi ovunque sono retribuiti in compartecipazione. (<em>L<\/em><em>\u2019<\/em><em>interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abBorsellino\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro dei trasporti, per conoscere quali provvedimenti intenda adottare onde evitare la preannunciata cessazione di attivit\u00e0 della ferrovia a scartamento ridotto Ragusa-Siracusa-Vizzini, gestita da una Societ\u00e0 privata.<\/p><p>\u00abSi ricorda che tale linea allaccia paesi dell\u2019interno della zona sud-orientale della Sicilia, che altrimenti resterebbero uniti solo da linee automobilistiche, e che detta linea \u00e8 molto utile oltre che per il trasporto di persone anche per scambi di merci; e che se un inconveniente presenta \u00e8 proprio nella scarsa intensit\u00e0 del traffico, nella lentezza di esso, e nell\u2019insufficiente attrezzatura del materiale rotabile. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abBellavista\u00bb.<\/p><p>\u00abI sottoscritti chiedono di interrogare il Presidente del Consiglio dei Ministri, per sapere se il Governo non ravvisi opportuno ed urgente rimediare con provvedimento legislativo all\u2019iniqua condizione di quegli odontotecnici giuliani e tridentini che, avendo iniziato sotto l\u2019impero delle leggi austriache il periodo di pratica odontotecnica di nove anni prescritto dalle ordinanze 20 marzo 1892 (<em>Boll.<\/em> n. 55) e 14 febbraio 1904 (<em>Boll.<\/em> n. 15) dell\u2019ex-Impero austro-ungarico, non lo avessero ancora compiuto alla data del 3 novembre 1922 fissata dal regio decreto 25 settembre 1921, n. 1388, o comunque non avessero prodotto in tempo utile la domanda per il conseguimento della concessione di odontotecnico e per l\u2019autorizzazione all\u2019esercizio dell\u2019odontoiatria, riparando cos\u00ec a una patente ingiustizia legislativa contrastante col principio fondamentale di ogni legislazione del rispetto del diritto quesito e col riguardo dovuto ad odontotecnici provetti aventi capacit\u00e0 professionale adeguata in un campo in cui esercitano la loro attivit\u00e0 una quantit\u00e0 di odontoiatri non laureati in medicina e chirurgia. (<em>Gli interroganti chied<\/em><em>o<\/em><em>no la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abTessitori, Piemonte\u00bb.<\/p><p>\u00abI sottoscritti chiedono di interrogare il Presidente del Consiglio dei Ministri, per conoscere se siano vere, e fino a che punto, le voci insistenti che circolano in merito alla nomina del direttore generale e del presidente del Banco di Napoli: voci le quali indicano rispettivamente come designati alle cariche predette un modesto dirigente di altro Istituto di credito e il capo di una impresa la quale, oltre ad avere tuttora in corso cospicui legami finanziari col Banco stesso \u2013 il che gi\u00e0 escluderebbe evidentemente la possibilit\u00e0 per il proprio amministratore di andare a ricoprire la indicata carica \u2013 \u00e8 anche diretta emanazione di gruppi finanziari dell\u2019Italia settentrionale, in netto contrasto con gli interessi del Mezzogiorno d\u2019Italia.<\/p><p>\u00abNel caso che le predette voci rispondano ad effettive determinazioni, non ancora per fortuna attuate, gli interroganti \u2013 pensosi come sono dei legittimi e fin troppo negletti interessi del Mezzogiorno d\u2019Italia, che quasi tutti, direttamente o indirettamente, si ricollegano alle vie di gestione che seguir\u00e0 la nuova amministrazione del Banco di Napoli \u2013 domandano che sia con urgenza esaminata e risolta la questione, chiamando all\u2019amministrazione del Banco stesso uomini non legati ad altri interessi e che siano del Mezzogiorno, e degni e consapevoli. (<em>Gli interroganti chiedono la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abNotarianni, Firrao, Fresa\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Presidente del Consiglio dei Ministri, per conoscere se non ritenga equo, urgente ed opportuno un provvedimento legislativo, che consenta agli impiegati degli uffici delle ferrovie dello Stato di permanere in servizio fino al raggiungimento del 65\u00b0 anno di et\u00e0, in conformit\u00e0 delle disposizioni analoghe vigenti per tutti gli altri impiegati dello Stato.<\/p><p>\u00abTrattasi di una categoria benemerita di funzionari che, per il diverso e non giustificato trattamento, si vedrebbe costretta, secondo le disposizioni in vigore, a lasciare il servizio attivo al compimento del 62\u00b0 anno di et\u00e0 \u2013 ed in un momento particolarmente difficile per le ben note condizioni economiche che rendono, all\u2019atto del collocamento a riposo, assai disagevole l\u2019esistenza \u2013 e quando il funzionario, ancora in perfetta efficienza fisica e psichica, pu\u00f2 continuare a rendere all\u2019Amministrazione segnalati servizi. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abMastrojanni\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro dell\u2019interno, per conoscere se ed in base a quale articolo di legge, sia proibita la esposizione della bandiera tricolore con lo scudo sabaudo, in comizi indetti da organizzazioni e partiti a tendenza monarchica e patriottica. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abCicerone\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro degli affari esteri, per sapere come intende garantire i pescatori di Palermo, i quali vengono fermati con i pescherecci nella costa settentrionale dell\u2019Africa (Tunisia, Algeria), pur essendo oltre il mare territoriale.<\/p><p>\u00abIn conseguenza di tali fermi i pescatori sono costretti a sospendere il lavoro, con grave danno alla alimentazione delle citt\u00e0 siciliane e rilevante aumento di disoccupazione. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abSapienza\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro dell\u2019agricoltura e delle foreste, per sapere se intenda migliorare la misura dell\u2019indennit\u00e0 di licenziamento al personale borghese giornaliero dei depositi cavalli stalloni della Repubblica.<\/p><p>\u00abCome risulta dalla lettera del Ministro stesso, n. 11740\/33\/II del 9 aprile 1936, indirizzata ai direttori dei depositi cavalli stalloni, ai palafrenieri borghesi in questione \u00e8 dovuta, in caso di licenziamento, una indennit\u00e0 commisurata ad una giornata di paga (escluse le relative indennit\u00e0) per il primo anno di servizio, a due giornate di paga per ciascuno degli anni di servizio prestati dal secondo al quarto, a tre giornate di paga per ciascuno degli anni di servizio prestati dal quinto al dodicesimo, a quattro giornate di paga per ciascuno degli anni di servizio prestati successivamente al dodicesimo.<\/p><p>\u00abPertanto l\u2019interrogante chiede di conoscere se si intende applicare, nei riguardi dei palafrenieri giornalieri recentemente licenziati dai depositi stalloni, il decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato del 4 aprile 1947, n. 207, pubblicato nella <em>Gazzetta Ufficiale<\/em> n. 90 del 18 aprile 1947. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abSapienza\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Presidente del Consiglio dei Ministri, per conoscere se \u2013 data la attuale eccezionale situazione economica \u2013 non ritenga opportuno promuovere un provvedimento legislativo, che sospenda provvisoriamente il collocamento a riposo dei dipendenti dagli Istituti di diritto pubblico e dagli Enti comunque di pubblico interesse, i cui regolamenti prevedono il passaggio allo stato di quiescenza dei dipendenti stessi alla et\u00e0 di anni 55 per le donne e di 60 per gli uomini. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>).<\/p><p>\u00abMarinaro\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro dei trasporti, per conoscere:<\/p><p>1\u00b0) se, tenuto presente che il Fondo pensioni delle ferrovie trovasi in grado di provvedere, senza alcun aggravio per il bilancio dello Stato, al maggior onere \u2013 non ritenga opportuna ed equa l\u2019adozione di un provvedimento di revisione delle pensioni al personale cessato dal servizio in data precedente al 1\u00b0 giugno 1947. Detti pensionati che percepiscono assegni irrisori, verranno a trovarsi, nei confronti di coloro che sono cessati o cesseranno dal servizio dopo il 1\u00b0 giugno 1947, in una situazione di assoluta ed indiscriminata inferiorit\u00e0, in quanto ad essi viene corrisposto un trattamento pari al 20 per cento dello stipendio goduto dai pari grado in servizio, mentre che per coloro che sono andati o andranno in pensione dal 1\u00b0 giugno 1947 la liquidazione \u00e8 in base ai nove decimi degli assegni percepiti, comprensivi anche del supplemento del servizio attivo incorporato nello stipendio;<\/p><p>2\u00b0) se non ritenga di ritoccare sensibilmente in favore dei suddetti pensionati la misura dell\u2019indennit\u00e0 di carovita che non oltrepassa le lire 3500;<\/p><p>3\u00b0) se, infine, non ravvisi l\u2019opportunit\u00e0 di corrispondere il premio della Repubblica e la tredicesima mensilit\u00e0 anche a questa benemerita categoria di cittadini che hanno servito lo Stato e che sono forse gli unici ad essere stati esclusi dai predetti benefici. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>).<\/p><p>\u00abDe Martino\u00bb.<\/p><p>\u00abI sottoscritti chiedono di interrogare il Governo, per conoscere le ragioni che lo hanno spinto ad assegnare alla provincia di Caserta mezzi inadeguati alla ricostruzione delle opere distrutte dalla guerra e per quelle da farsi a favore della disoccupazione.<\/p><p>\u00abDi fronte alla cifra irrisoria, in rapporto ai bisogni e alla sperequazione evidente con altre Provincie (nelle quali \u00e8 notoriamente diffuso un maggiore benessere), si presenta ora l\u2019occasione per riparare alla insufficiente assegnazione, merc\u00e9 il prelevamento di almeno un miliardo dalla sottoscrizione, proprio con la suddetta cifra, cos\u00ec nobilmente iniziata dal Governo medesimo a favore dei disoccupati. L\u2019esemplare calma delle popolazioni del Casertano non deve costituire un motivo di trascuratezza, dato che essa \u00e8 espressione consapevole della difficolt\u00e0 del momento e ripudio del metodo della violenza, ma non certo supina rinunzia a quei benefici che il Governo, molte volte, elargisce con preferenza alle popolazioni che si mostrano turbolente per abitudine ricattatoria e, non sempre, per necessit\u00e0 di guadagno e di lavoro. (<em>Gli interroganti chiedono la risposta scritta<\/em>).<\/p><p>\u00abCaso, De Michele\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede di interrogare i Ministri dell\u2019agricoltura e foreste e delle finanze, per sapere se l\u2019articolo 8 del decreto legislativo 5 aprile 1945, n. 157, relativo alla proroga dei contratti agrari, vada riferito anche agli Enti ecclesiastici e ai contratti di affitto dei beni prebendali. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>).<\/p><p>\u00abBraschi\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro degli affari esteri, per conoscere a qual punto si trovino le trattative del nostro Governo con quello degli Stati Uniti del Brasile, dirette allo scopo di ottenere il dissequestro e la riconsegna dei beni esistenti nel territorio di quella Repubblica di spettanza dei cittadini italiani, a somiglianza di ci\u00f2 che hanno fatto altre Potenze partecipanti alla guerra; al qual riguardo si fa presente l\u2019opportunit\u00e0 di giungere ad una sollecita favorevole conclusione, in vista pur del beneficio che ne risulterebbe alla nostra bilancia dei pagamenti, nonch\u00e9 del ristabilimento di quei rapporti di reciproca fiducia e di cordiale amicizia che per il passato sono esistiti fra le due Nazioni. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>).<\/p><p>\u00abBozzi\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro della difesa, per conoscere se non ritenga opportuno ripristinare una vecchia disposizione che consentiva agli appartenenti all\u2019Arma dei carabinieri di contrarre matrimonio all\u2019et\u00e0 di 28 anni, revocando la nuova che eleva a 32 anni.<\/p><p>\u00abCi\u00f2 per evitare che buoni elementi preferiscano arruolarsi nel Corpo di pubblica sicurezza o delle guardie di finanza dove per l\u2019appunto detto limite \u00e8 di anni 28. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>).<\/p><p>\u00abBellavista\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro dell\u2019interno, per chiedere se non ritenga necessario un immediato intervento del Governo a favore dei cinque giovani cattolici italiani che \u2013 a rischio della vita \u2013 fuggiti in condizioni drammatiche dall\u2019isola di Lussino, per raggiungere la costa italiana e ricongiungersi ai parenti esuli superstiti, sono stati arrestati e relegati nella colonia criminale di Ustica.<\/p><p>\u00abA questi giovani \u2013 testimoni, nella terra natale, della decimazione e della deportazione di fratelli inermi e della distruzione di focolari sacri e di beni \u2013 deve rivolgersi tutta la materna comprensione della Patria. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>).<\/p><p>\u00abDi Fausto\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro dei trasporti, per conoscere se non ravvisi l\u2019opportunit\u00e0 e la necessit\u00e0 di revocare, o quanto meno modificare le disposizioni attualmente vigenti, regolatrici delle concessioni dei servizi di linea, rese pi\u00f9 gravose dalla interpretazione restrittiva ad esse data dagli organi centrali e periferici: e ci\u00f2 allo scopo di porre alfine un termine ad un sistema che il pi\u00f9 delle volte si traduce in un protezionismo incompatibile con le esigenze di libert\u00e0, lesivo della volont\u00e0 democratica delle popolazioni interessate, suscettibile, a volta, di deformazioni ed \u00e0abitri, e contrario al naturale sviluppo dei traffici e delle comunicazioni, quale \u00e8 determinabile dagli effettivi bisogni delle popolazioni, specie nelle regioni meridionali, ove l\u2019attuale insufficienza della rete ferroviaria postula una maggiore intensit\u00e0 ed estensione dei servizi di linea, che solo pu\u00f2 determinare un pi\u00f9 ampio respiro concesso alla iniziativa privata. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>).<\/p><p>\u00abPerlingieri\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede di interrogare i Ministri dell\u2019agricoltura e foreste, delle finanze e del bilancio, per conoscere se non ravvisino l\u2019opportunit\u00e0 di adottare provvedimenti atti a impedire che il recente precipitoso ribasso nei prezzi dell\u2019olio d\u2019oliva \u2013 non adeguato al generale ribasso degli altri prezzi all\u2019ingrosso, e indubbiamente aggravato da manovre speculative \u2013 venga a compromettere una delle principali fonti di reddito di vaste plaghe, e per sapere se non ritengano opportuno facoltizzare, su richiesta delle provincie interessate, l\u2019aumento dei limiti del contingente di olio conferibile agli \u00aboleari del popolo\u00bb a sensi del decreto legislativo presidenziale n. 1214 del 15 novembre 1947, in modo da costituire una vera e propria riserva a disposizione dello Stato per sopperire alle esigenze dell\u2019alimentazione nazionale anche nell\u2019anno prossimo, in vista della scarsezza della produzione di olive, inevitabile per l\u2019alternanza dei raccolti. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>).<\/p><p>\u00abBonomi Paolo\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro dei trasporti, per sapere se \u00e8 vero che non \u00e8 stato dato corso ad una domanda della ditta Urso da Capo d\u2019Orlando (Messina), tendente ad ottenere il nulla osta per il servizio d\u2019autolinea Galati Mamertino-Messina, per favorirne altre che avevano presentato domanda in epoca posteriore.<\/p><p>\u00abLa pratica della ditta Urso \u00e8 stata trasmessa dall\u2019Ispettorato regionale per la motorizzazione civile all\u2019Assessorato regionale dei trasporti con parere favorevole e da questo sembrerebbe ritrasmesso alla Commissione per le concorrenze del Ministero dei trasporti in data 3 dicembre 1947. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>).<\/p><p>\u00abBellavista\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Presidente del Consiglio dei Ministri e il Ministro dell\u2019interno, per conoscere le ragioni che a tutt\u2019oggi si oppongono alla conclusione della pratica relativa al riconoscimento giuridico ed alla erezione in ente morale della Confederazione nazionale perseguitati politici antifascisti. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>).<\/p><p>\u00abMinio\u00bb.<\/p><p>\u00abI sottoscritti chiedono di interrogare il Ministro dei lavori pubblici, per conoscere con quali criteri sono stati assegnati recentemente alla provincia di Caserta solamente trecento milioni per le opere di ricostruzione e per la disoccupazione. La Provincia di Caserta \u00e8 stata danneggiatissima dalla guerra. Gran parte dei Comuni sono senza acqua, senza luce, senza strade, senza ponti, senza fognature, senza edifici scolastici. Notevole \u00e8 il numero delle persone che non ancora hanno riavuto il tetto, del quale furono violentemente private per le incursioni aeree e per i cannoneggiamenti terrestri. Le opere di bonifica sono allo stato iniziale, con gravissimo nocumento dell\u2019agricoltura. Le popolazioni, disilluse per le tante promesse fatte e mai adeguatamente mantenute dagli organi governativi, sono vivamente sconfortate e scontente nel constatare che le loro legittime aspirazioni non sono state mai soddisfatte e che il Governo non ha avuto alcuna necessaria cura e premura della Terra di Lavoro.<\/p><p>\u00abGli interroganti, poi, rilevano con vivo rammarico che tutti i loro appelli rivolti al Governo dalla tribuna parlamentare, in varie occasioni, perch\u00e9 la provincia di Caserta fosse tenuta in debito conto sia per la ricostruzione che per la disoccupazione, sono rimasti inascoltati. Recentemente circa settanta sindaci della Provincia invocarono dal Ministero dei lavori pubblici proporzionati fondi per la disoccupazione, determinando anche le cifre del fabbisogno; ma anche tale fervida invocazione \u00e8 rimasta senza eco presso le autorit\u00e0 governative. \u00c8 il caso perci\u00f2 di conoscere se non sia il Governo disposto ad erogare con urgenza una maggiore assegnazione di fondi per la ricostruzione e la disoccupazione della provincia di Caserta. (<em>Gli interroganti chiedono la risposta scritta<\/em>).<\/p><p>\u00abFusco, Caso, Numeroso, De Michele\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Presidente del Consiglio dei Ministri, per sapere se si ritenga opportuno destinare alla formazione di un fondo a favore dei disoccupati i proventi che ancora si possono ottenere dalla applicazione dell\u2019imposta complementare di registro sui trasferimenti immobiliari, di cui al decreto ministeriale 12 novembre 1943 e al decreto interministeriale 7 febbraio 1944, numero 58.<\/p><p>\u00abTali decreti potrebbero essere convalidati, revocandosi la sospensione di cui la circolare 9 settembre 1944, n. 103727, divis. III del Ministero delle finanze, disposta quando tutti gli accertamenti erano gi\u00e0 stati completati presso gli uffici esecutivi e quando taluni di essi gi\u00e0 erano stati seguiti dal pagamento del tributo straordinario. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>).<\/p><p>\u00abCosta\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro dell\u2019industria e del commercio, per conoscere se le recenti lodevoli disposizioni impartite, perch\u00e9 \u00abnelle assegnazioni di materiale, nelle concessioni di permessi, licenze, ecc., non sia tenuto conto di pressioni o raccomandazioni\u00bb siano state determinate dal fatto che, prima d\u2019ora, furono violate, in materia, le procedure normali, e, in caso affermativo, se non creda opportuno render di pubblico dominio le violazioni accertate. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>).<\/p><p>\u00abBartalini\u00bb.<\/p><p>PRESIDENTE. Queste interrogazioni saranno trasmesse ai Ministri competenti, per la risposta scritta.<\/p><p>La seduta termina alle 19.25.<\/p><p>Ordine del giorno per la seduta di domani.<\/p><p>Alle ore 16:<\/p><p><em>Seguito della discussione del disegno di legge<\/em><em>:<\/em><\/p><p>Disposizioni sulla stampa.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Versione PDF ASSEMBLEA COSTITUENTE CCCXLVIII. SEDUTA DI LUNED\u00cc 12 GENNAIO 1948 PRESIDENZA DEL PRESIDENTE TERRACINI INDICE Commemorazioni: Presidente Veroni Persico Spallicci Tumminelli Cianca Minio Giordani Andreotti, Sottosegretario di Stato per la Presidenza del Consiglio Benedettini Condorelli Comunicazioni del Presidente: Presidente Domande di autorizzazione a procedere in giudizio (Annunzio): Presidente Disegno di legge (Discussione): Disposizioni sulla [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_relevanssi_hide_post":"","_relevanssi_hide_content":"","_relevanssi_pin_for_all":"","_relevanssi_pin_keywords":"","_relevanssi_unpin_keywords":"","_relevanssi_related_keywords":"","_relevanssi_related_include_ids":"","_relevanssi_related_exclude_ids":"","_relevanssi_related_no_append":"","_relevanssi_related_not_related":"","_relevanssi_related_posts":"2517,2515,2513,2529,2542,2544","_relevanssi_noindex_reason":"","_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"categories":[64,7],"tags":[],"post_folder":[63],"class_list":["post-2495","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-1948-01","category-assemblea"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2495","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2495"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2495\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6127,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2495\/revisions\/6127"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2495"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2495"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2495"},{"taxonomy":"post_folder","embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fpost_folder&post=2495"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}