{"id":2309,"date":"2023-09-17T15:55:09","date_gmt":"2023-09-17T13:55:09","guid":{"rendered":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=2309"},"modified":"2023-10-21T11:30:06","modified_gmt":"2023-10-21T09:30:06","slug":"antimeridiana-di-venerdi-14-novembre-1947","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=2309","title":{"rendered":"ANTIMERIDIANA DI VENERD\u00cc 14 NOVEMBRE 1947"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"2309\" class=\"elementor elementor-2309\" data-elementor-post-type=\"post\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-1c5847e elementor-section-full_width elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"1c5847e\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-31ef169\" data-id=\"31ef169\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-795e50a elementor-align-right elementor-widget elementor-widget-button\" data-id=\"795e50a\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"button.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-button-wrapper\">\n\t\t\t\t\t<a class=\"elementor-button elementor-button-link elementor-size-sm\" href=\"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/19471114_1.pdf\" target=\"_blank\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-content-wrapper\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-icon\">\n\t\t\t\t<i aria-hidden=\"true\" class=\"icon icon-view\"><\/i>\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-text\">Versione PDF<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-c27e911 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"c27e911\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>ASSEMBLEA COSTITUENTE<\/p><p>CCXCII.<\/p><p>SEDUTA ANTIMERIDIANA DI VENERD\u00cc 14 NOVEMBRE 1947<\/p><p>PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE <strong>TARGETTI<\/strong><\/p><p><strong>INDICE<\/strong><\/p><p><strong>Congedo:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p><strong>Progetto di Costituzione della Repubblica italiana<\/strong> (<em>Seguito della discussione<\/em>)<strong>:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p>Cassiani<\/p><p>Perrone Capano<\/p><p>Porzio<\/p><p>Mancini<\/p><p>Moro<\/p><p>La seduta comincia alle 11.<\/p><p>CASSIANI, <em>ff. Segretario<\/em>, legge il processo verbale della precedente seduta antimeridiana.<\/p><p>(<em>\u00c8 approvato<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Congedo.<\/p><p>PRESIDENTE. Comunico che ha chiesto congedo il deputato De Caro Raffaele.<\/p><p>(<em>\u00c8 concesso<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Seguito della discussione del progetto di Costituzione della Repubblica italiana.<\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019ordine del giorno reca: Seguito della discussione del progetto di Costituzione della Repubblica italiana.<\/p><p>\u00c8 iscritto a parlare l\u2019onorevole Bernabei. Non essendo presente s\u2019intende vi abbia rinunciato.<\/p><p>\u00c8 iscritto a parlare l\u2019onorevole Cassiani. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>CASSIANI. Onorevoli colleghi, al punto in cui la discussione \u00e8 giunta, a me non resta che tracciare le linee rapide di una premessa e formulare molto semplicemente una richiesta: lo spirito animatore delle norme, che in questo progetto vanno sotto il titolo \u00abMagistratura\u00bb, a me pare possa riassumersi in un desiderio: quello di consacrare la esigenza che era, s\u00ec, fuori dello Statuto, ma era innegabilmente da tempo nella coscienza pubblica; la esigenza, cio\u00e8, di affermare che non si pu\u00f2 parlare soltanto, a proposito della Magistratura, di un pubblico servizio oppure di una attivit\u00e0 specifica che sia funzione essenziale dello Stato. Su questa base l\u2019Assemblea mi pare pressoch\u00e9 unanime nel riconoscere la necessit\u00e0 della indipendenza giuridica, che sia detersa da inframettenze parlamentari e da interventi ministeriali. Io non nego il significato e il valore di una discussione metafisica sul potere sovrano, che ci condurrebbe indietro nel tempo e ci farebbe correre il rischio, per il solo amore della tesi, di contribuire a tagliare quello che pu\u00f2 dirsi il legame fisiologico che dovrebbe pur esserci tra la Magistratura e la compagine viva e complessa dello Stato moderno. Ci porterebbe all\u2019epoca in cui la vera tendenza liberale spezz\u00f2 il blocco di formule pressoch\u00e9 incomprensibili, disciplinando quello spirito rivoluzionario che si agitava, malfrenato, nell\u2019Assemblea parlamentare francese e che ebbe ripercussioni \u2013 non certo dimenticate \u2013 in giornate memorabili della Camera italiana.<\/p><p>Quando si dice, onorevoli colleghi, che i magistrati dipendono dalla legge, si fa evidentemente un\u2019affermazione di estrema indipendenza, che sarebbe apparsa, badiamo bene, un\u2019eresia qualche decennio fa, quando Vittorio Emanuele Orlando, allora Ministro della giustizia, nell\u2019Aula del Parlamento prima e del Senato poi, tra il consenso pressoch\u00e9 unanime delle due Assemblee, affermava che la legge \u00e8 una astrazione che non consente n\u00e9 dipendenze n\u00e9 rappresentanze; onde il Pubblico Ministero, del quale egli trattava allora, non pu\u00f2 essere il rappresentante della legge, ma deve essere il rappresentante del potere esecutivo verso la Magistratura, secondo la teoria tradizionale.<\/p><p>Quando si afferma nel progetto di Costituzione l\u2019inamovibilit\u00e0, non si fa certo \u2013 \u00e8 evidente \u2013 riferimento a quanto si diceva nel 1888 nell\u2019Assemblea francese, che l\u2019inamovibilit\u00e0 non \u00e8 un dogma, non \u00e8 un principio costituzionale, tanto meno un contratto tra lo Stato e il giudice, e che \u00e8 semplicemente una regola di competenza che serve pi\u00f9 a tutela del giudicabile che del giudicante.<\/p><p>Siamo lontani, evidentemente, da questa concezione. Ma l\u2019inamovibilit\u00e0 diventa qui un principio costituzionale, ad evidente difesa dell\u2019indipendenza della Magistratura.<\/p><p>Ecco perch\u00e9 non comprendo la protesta vivace dell\u2019amico e collega Caccuri. Forse la sua passione di magistrato lo ha spinto oltre: contro che cosa protesta, di che si lamenta? Insomma, con queste norme, e particolarmente con quella dell\u2019articolo 97, dove \u00e8 scritto che i magistrati dipendono soltanto dalla legge, si enuncia un principio che un tempo destava allarme. \u00c8 un principio che potrebbe farci temere un\u2019operazione pericolosa, l\u2019operazione di tagliare quello che fu chiamato il \u00abcordone ombelicale\u00bb che deve legare la Magistratura al corpo statuale. Ci farebbe temere questa operazione pericolosa, ove non fossimo, invece, convinti di concorrere, attraverso queste norme, alla difesa delle pubbliche e delle private libert\u00e0 del popolo italiano.<\/p><p>Ma, arrivati a questo punto, per\u00f2, reclamiamo che la Magistratura non diventi una casta chiusa e privilegiata, inibendo il libero gioco delle forze sociali e rompendo quella che pu\u00f2 chiamarsi la vita fisiologica delle pubbliche funzioni. S\u2019invoca da taluni una modifica pericolosa \u2013 a mio modo di vedere \u2013 all\u2019articolo 97, in quella parte dove \u00e8 detto che il Consiglio Superiore della Magistratura \u00e8 composto da membri eletti per met\u00e0 dalla Assemblea Costituente.<\/p><p>Io comprendo lo spirito di certe modifiche, come quella cui ho apposto anche la mia firma, secondo la quale si vorrebbe che i membri eletti non fossero soltanto membri dell\u2019Assemblea Nazionale, ma fossero anche rappresentanti scelti nel campo delle scienze e in quello del foro; ma non posso per nulla comprendere, ad esempio, la proposta di coloro che vorrebbero escludere l\u2019intervento dell\u2019Assemblea. Coloro che propongono ci\u00f2, non so come non comprendano che l\u2019articolo 97 rappresenta l\u2019unico legame tra Parlamento e Magistratura.<\/p><p>Si deve infatti all\u2019articolo 97 se non viene meno la funzione del Parlamento nella Magistratura. Perch\u00e9 appunto di questo si tratta; si tratta di far venir meno totalmente la funzione del Parlamento nella Magistratura. Ma se non si potr\u00e0 pi\u00f9 dire, come si diceva un tempo, al magistrato: tu non devi aspettare e temere nulla dall\u2019autorit\u00e0 politica, mentre tutto devi temere dall\u2019ispezione parlamentare, vigile e rigorosa, avremo fatto noi opera sodisfacente?<\/p><p>Forse, in virt\u00f9 di questa concezione, il Ministro di giustizia avr\u00e0 funzioni soltanto amministrative. Noi accettiamo il principio, ma riaffermiamo quanto \u00e8 detto nell\u2019articolo 97, ad evitare \u2013 lo diciamo chiaramente \u2013 pericolosi autogoverni che sarebbero in contrasto con la vita democratica del Paese.<\/p><p>N\u00e9 il timore che io esprimo pu\u00f2 apparire irriverente verso la Magistratura, che ha bene meritato dal Paese, come hanno giustamente detto due magistrati che io ho avuto il piacere di ascoltare in questa Assemblea: i colleghi Scalfaro e Caccuri. E poi questa tema io la esprimo nel momento stesso in cui chiedo che il principio dell\u2019unicit\u00e0 della giurisdizione abbia valore anche nel senso che si affidi alla competenza del giudice togato l\u2019esame dei reati pi\u00f9 gravi, di quelli cio\u00e8 affidati alla Corte d\u2019assise.<\/p><p>Penso che, a questo proposito, l\u2019articolo 96 del progetto di Costituzione, il quale riguarda l\u2019istituto della giuria, sancisca una norma di dettaglio, una di quelle norme di dettaglio alle quali, come ben diceva l\u2019onorevole Calamandrei, non si pu\u00f2 indulgere. Se noi, onorevoli colleghi, vogliamo veramente fare una Costituzione destinata ad accompagnare lo Stato, nel corso, che ci auguriamo non breve, della sua vita, non si comprende veramente l\u2019inserzione in questa Costituzione di una norma che innegabilmente rientra nella competenza del diritto processuale.<\/p><p>C\u2019\u00e8 dunque, a mio parere, un motivo, per cos\u00ec dire, pregiudiziale, per l\u2019esclusione di una tal norma dalla nostra Costituzione, per la soppressione cio\u00e8 dell\u2019articolo 96. Ma io penso che vi sia anche un motivo sostanziale, sotto questo riguardo, meritevole della nostra attenzione. Cercher\u00f2 di illustrarvelo brevemente.<\/p><p>Io ho attentamente seguito i lavori dell\u2019Assemblea a questo proposito ed ho rilevato una strana affermazione dell\u2019onorevole Gullo. Egli ha detto di non aver ascoltato alcun argomento serio a sostegno dell\u2019abolizione della giuria, dell\u2019abolizione cio\u00e8 dell\u2019articolo 96. Strana cosa, dicevo, perch\u00e9 io che, come ripeto, ho ascoltato con molta attenzione i discorsi dell\u2019Assemblea, ho udito una serie di argomenti innegabilmente seri. Io potrei ritorcere quello che ha detto l\u2019onorevole Gullo, perch\u00e9 potrei dire che egli ha pronunciato un magnifico discorso, ampio, completo, quasi architettonico, ma non ha detto un solo argomento \u2013 mi consenta la stessa espressione \u2013 serio, a sostegno della giuria; perch\u00e9 \u00e8 un argomento che somiglia troppo al paravento arabescato, che non nasconde altro che il vuoto, quello usato dall\u2019onorevole Veroni prima e dall\u2019onorevole Gullo dopo, che la democrazia, quando sale, si porta appresso la giuria e quando precipita si porta appresso nel precipizio il giudice popolare.<\/p><p>Io vorrei, invece, anche per sodisfare l\u2019onorevole Gullo, invitare umilmente l\u2019Assemblea a rivolgere innanzitutto il pensiero a due fonti, ugualmente autorevoli, che potranno confortare il nostro giudizio, senza incidere, beninteso, sulla sua autonomia. La prima di queste due fonti \u00e8 quella delle Assemblee scientifiche. Mi permetto di ricordare l\u2019Assemblea dell\u2019Associazione italiana di diritto penale, dove la maggioranza fu per la Corte criminale, e i precedenti storici della scuola napoletana. Ricordo il congresso del 1923 tenuto in Catania dalla Societ\u00e0 italiana per il progresso delle scienze, che si dichiar\u00f2 apertamente, nettamente contrario al cosiddetto giudice popolare. Ricordo, infine, il Comitato per lo studio delle riforme penali, costituito dall\u2019Istituto italiano di studi legislativi, che ha concluso i suoi lavori pochi mesi fa, dichiarandosi apertamente contrario al giudice popolare e sostenendo l\u2019attribuzione della materia alla competenza del giudice togato.<\/p><p>La seconda fonte sulla quale mi permetto di richiamare l\u2019attenzione dell\u2019Assemblea \u2013 e non mi pare una fonte priva di importanza \u2013 \u00e8 il giudizio isolato, ma espressivo di uomini che, nelle aule di Assise, dai giudici popolari hanno avuto verdetti vittoriosi in giornate veramente memorabili della loro vita di avvocati penali. O che torniamo col pensiero ai numi indigeti della Patria nel campo delle scienze, patriarchi del diritto, da Carrara a Pessina, o che volgiamo il pensiero ad espressioni notevoli della scienza moderna, da Garofalo a Ferri, noi troviamo questa avversione decisa, dichiarata anche di uomini che militavano nelle file pi\u00f9 avanzate della democrazia. Quando Ferri si dichiarava ostinatamente contro la giuria, direi quasi clamorosamente contro \u2013 come era anche nel suo temperamento \u2013 egli aveva raggiunto il fastigio non soltanto nel campo della scienza e del foro, ma anche in politica; tant\u2019\u00e8 che il suo partito gli affidava la massima delle cariche rappresentative: la direzione dell\u2019<em>Avanti!<\/em> In quel periodo, quando dirigeva l\u2019<em>Avanti!<\/em>, scrisse appunto: \u00absarebbe come se io dessi ad aggiustare un orologio al mio calzolaio\u00bb. E pi\u00f9 tardi scriveva: \u00abQuando proposi nel 1879 l\u2019abolizione della giuria, mi si disse che infrangevo i princip\u00ee democratici; ed io risposi: Che c\u2019entra la democrazia con l\u2019amministrazione della giustizia? Sarebbe come dire che la democrazia deve entrare in una sala di ospedale, dove occorre un medico specializzato\u00bb.<\/p><p>E Gennaro Marciano chiamava il giudice popolare di Assise: \u00absistema negatore della giustizia\u00bb.<\/p><p>E lasciate che accanto ai grandi morti io citi un grande vivo, che siede in quest\u2019aula, Giovanni Porzio. Lo ascolterete di qui a poco. Egli \u00e8 mancato a questo dibattito, perch\u00e9 impegnato in una grande battaglia di Corte d\u2019assise. Egli vi dir\u00e0 il suo pensiero, che penso collimi con quello di Marciano: \u00absistema negatore della giustizia\u00bb.<\/p><p>Due fonti, delle quali una ha il pregio dell\u2019autorit\u00e0 scientifica e l\u2019altra, evidentemente, ha il pregio innegabile di contenere testimonianze alte e per giunta insospettabili.<\/p><p>Entrambe ci indicano la via da seguire: l\u2019esclusione dell\u2019articolo 96 del progetto di Costituzione.<\/p><p>\u00c8 certo che si tratta di un problema che per la sua natura non pu\u00f2 essere consacrato nella sua soluzione in una Costituzione. Basterebbe osservare che la norma non pu\u00f2 che essere affidata al vaglio dell\u2019esperienza. E allora, affidiamola soltanto al Codice comune, per le ragioni ovvie che tanti amici tecnici qui presenti comprendono.<\/p><p>Ma si profila un pericolo grave, onorevoli colleghi, contro il quale penso che gli spiriti liberi non possono non reagire: il pericolo, come accennavo dianzi a proposito del discorso dell\u2019onorevole Gullo, di una malintesa affermazione politica in sede tecnica, arrivando a questo assurdo, a questo paradosso che, diciamo la verit\u00e0, \u00e8 nelle mire di alcuni sostenitori della giuria, anche se non espresso: poich\u00e9 ad abolire la giuria fu il regime fascista, ridiamole noi vita.<\/p><p>A questo punto io vorrei osservare che la giustizia in Italia si amministra col Codice penale che \u00e8 stato promulgato in periodo fascista, e al quale saranno portati soltanto dei ritocchi.<\/p><p>C\u2019\u00e8 da aggiungere che quando fu decretata la fine della giuria, i tempi erano innegabilmente maturi per l\u2019abolizione. E si erano maturati quando? Innegabilmente in clima di democrazia. Gli \u00e8 che l\u2019abolizione della giuria coincise con l\u2019abolizione dello scabinato, forma inconcepibile a mio modo di vedere, forma di giudizio misto copiato dalla Germania.<\/p><p>E per rifarmi ancora ad un discorso autorevole, non fosse altro perch\u00e9 di un ex ministro della giustizia, l\u2019onorevole Gullo, che mi dispiace di non vedere in quest\u2019Aula, rilevo che egli diceva: il magistrato \u00e8 lontano dal popolo, avulso dalla vita fin dall\u2019alba della sua carriera. Ho scritto le sue parole.<\/p><p>Ma allora, se questo \u00e8 vero, tutta la materia penale deve essere sottratta al giudice togato. \u00c8 una materia incandescente, per giudicare la quale occorre talvolta pi\u00f9 cuore che cervello. Perch\u00e9 mai affidarla ad un uomo che non sente pi\u00f9 le voci che vengono dalla vita, le voci che salgono dalle strade, dalle botteghe, dai campi, dalle officine? Perch\u00e9 a quest\u2019uomo dev\u2019essere data la facolt\u00e0 di irrogare dodici anni per un delitto di furto, e gli dev\u2019essere tolta per irrogare la pena che deve colpire un omicida?<\/p><p>Gli \u00e8 che il giudice togato trae la sua origine dal popolo, per lo stesso congegno democratico al quale noi facciamo omaggio, e lasciate che io lo dica, non solo per il diritto che mi proviene dal sedere in quest\u2019Aula, ma anche per aver speso venti anni nell\u2019esercizio dell\u2019avvocatura penale.<\/p><p>Dicono poi alcuni: giustizia regionale. Non comprendo la esigenza per singole regioni di avere un giudice che comprenda i traviamenti, le passioni, le ardenze del popolo ospitato nella regione ove egli giudica. Se l\u2019argomento \u00e8 valido, esso \u00e8 esatto e valido non solo per il giudice di Corte d\u2019assise, ma per tutti i giudici: in materia penale, civile, commerciale, perch\u00e9 \u00e8 innegabile che la vita nel nostro Paese ha delle differenze profonde da regione a regione. La vita giudiziaria della Calabria, della Lucania, della Sicilia, della Sardegna, ha scarsissima identit\u00e0 con la vita giudiziaria della Lombardia. Non c\u2019\u00e8 nessuno di noi che questo non sappia. Nella Calabria, nella Lucania lontane, delitti di sangue e materia possessoria; in Lombardia, invece, delitti prevalentemente patrimoniali e vita agitata di grosse attivit\u00e0 commerciali. Ma con ci\u00f2, nessuno mai ha pensato di contrapporre il giudice lucano al giudice lombardo! Ecco perch\u00e9 non comprendo la portata del problema.<\/p><p>Guardiamoci invece intorno: in molti Paesi d\u2019Europa la giuria o si avvia alla soppressione o \u00e8 stata gi\u00e0 soppressa. In Austria, prima dell\u2019annessione alla Germania, nel 1932, si pass\u00f2 dalla giuria allo scabinato; in Francia si \u00e8 associata la giuria alla Corte d\u2019assise nell\u2019applicazione della pena, annullando cos\u00ec la regola della separazione del fatto dal diritto, che determinava le attribuzioni rispettive della giuria e della Corte. In Inghilterra, il paese classico della giuria, si \u00e8 ammesso l\u2019appello alla Corte d\u2019appello criminale, formata da giudici togati. E non solo: in Inghilterra \u00e8 lasciata libert\u00e0 di scelta, in prima sede, fra il giudice della giuria e il tribunale e, a giudicare dalle voci che a noi giungono dall\u2019Inghilterra \u2013 voci anche pi\u00f9 qualificate perch\u00e9 ci provengono dal mondo scientifico e dalla stampa scientifica \u2013 pare che sia cominciata anche l\u00ec la fase di decadenza della giuria e che vi siano segni non dubbi di una estinzione dell\u2019istituto.<\/p><p>Ma non vi pare, onorevoli colleghi, che sia un elemento di incongruenza \u2013 perdonate \u2013 il solo fatto di porre il problema nel momento in cui nel campo scientifico, con voce unanime, si chiede la specializzazione del giudice penale nelle scienze ausiliarie del diritto, in medicina legale, in psichiatria, in antropologia criminale?<\/p><p>Allora, qui sta la soluzione del problema.<\/p><p>Io non la indico, perch\u00e9 chiedo semplicemente la soppressione dell\u2019articolo 96. La soluzione sar\u00e0 quella che sar\u00e0. Potr\u00e0 essere la competenza del tribunale con la costante duplice valutazione di merito attraverso l\u2019appello; potr\u00e0 essere la competenza della Corte d\u2019assise limitata al delitto politico, come propone il collega Sardiello, proposta alla quale crederei di sottoscrivere se invece non facessi altra proposta; sar\u00e0 la limitazione della competenza della Corte d\u2019assise alla materia politica e alla materia passionale, cui vuole ricorrere il collega Altavilla. Comprendo poco la proposta, per\u00f2, e non mi persuade. Comunque, la soluzione sar\u00e0 l\u2019una o l\u2019altra, ma nel campo della concretezza della giustizia.<\/p><p>Onorevoli colleghi, la Commissione di studio si presenta a noi divisa tra timidi assertori della giuria (per la verit\u00e0) e tenaci negatori di essa. \u00c8 un segno di quella che io mi auguro sia la pensosa esitanza dell\u2019Assemblea!<\/p><p>Guardiamo la sostanza al di fuori e al disopra della forma; rendiamoci noi, qui dentro, garanti della giustizia del nostro Paese perch\u00e9, se \u00e8 vero che Roma \u00e8 nata a tutte le missioni della civilt\u00e0, \u00e8 ugualmente vero che \u00e8 nata a tutte le missioni della saggezza! (<em>Applausi \u2013 Congratulazioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. \u00c8 iscritto a parlare l\u2019onorevole Perrone Capano. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>PERRONE CAPANO. Debbo fare una leale confessione all\u2019Assemblea e a me stesso. Io non ho potuto seguire i lavori dell\u2019Assemblea perch\u00e9 trattenuto da un dibattito in Corte d\u2019assise, ma ho letto con molta cura i resoconti sommari e mi sono accorto che quello che intendevo dire \u00e8 stato gi\u00e0 largamente e molto pi\u00f9 autorevolmente detto. Di conseguenza io rinunzio al discorso limitandomi a fare delle brevi dichiarazioni quando verranno in discussione i singoli emendamenti che sono stati presentati. (<em>Applausi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. \u00c8 iscritto a parlare lo onorevole Porzio. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>PORZIO. Onorevoli colleghi, in verit\u00e0 prendo la parola per fatto personale, perch\u00e9 dalla bont\u00e0, dalla cortesia di molti colleghi sono stato, dir\u00f2 cos\u00ec, tratto in causa. Consentirete che io, non potendo in questi prossimi giorni trovarmi nell\u2019Assemblea, dica chiaramente e brevissimamente il mio pensiero.<\/p><p>Perch\u00e9 sono contrario ai giurati? Ecco la domanda che mi \u00e8 stata da pi\u00f9 parti rivolta. Potrei semplicemente rispondere: perch\u00e9 tranne poche autorevoli voci \u00e8 tutto un coro contro la giuria e non soltanto nell\u2019Assemblea, ma fuori e nella scienza, tra i pubblicisti pi\u00f9 noti, tra i giuristi pi\u00f9 esperti, tra tutti coloro insomma che hanno realmente esperienza dei giudizi penali. Ma questa risposta forse potrebbe essere interpretata come un ossequio mascherato da parte mia. La realt\u00e0 \u00e8 che sono stato sempre avversario della istituzione dei giurati. Mi sgorga dal fondo. Sono istintivamente, organicamente contro ogni arbitrio, contro ogni decisione immotivata, contro quel monosillabo netto, incontrollabile, irrevocabile la cui genesi \u00e8 oscura e qualche volta torbida.<\/p><p>Come volete che si possa essere favorevoli quando la mancanza di motivazione \u00e8 ci\u00f2 che toglie ogni pregio al verdetto? Noi viviamo in un\u2019epoca che il nostro antico filosofo, Giambattista Vico, diceva: i tempi umani.<\/p><p>\u00c8 vero, Giambattista Vico ha scritto dei corsi e ricorsi: andata e ritorno; ed io non so se noi siamo all\u2019andata o al ritorno. Comunque, \u00e8 certo che in tempi umani nei quali, come il Vico diceva, la ragione spiega tutta se stessa, non possiamo appagarci di verdetti immotivati, incontrollabili e che talvolta rappresentano una pietra sepolcrale sul destino di uomini e di sventurati.<\/p><p>Ma quel che non comprendo in noi, uomini moderni, \u00e8 questo strano miscuglio: reverenza e sfiducia, esaltazione ed avversione e diffidenza. O si aboliscono i magistrati, ed allora vedremo alla prova questi nuovi giudici. Ma quando i magistrati vi sono, si mantengono, si affidano ad essi interessi cospicui, processure complesse, ardue questioni, allora \u00e8 inspiegabile e assurdo che dei processi siano ad essi demandati e siano sottratti ad essi degli altri processi per risolvere questioni che richiedono egualmente acume critico, valutazione serena, e soprattutto un corredo di cognizioni e di dottrina.<\/p><p>Del resto, che cosa facciamo ora noi qui? Non cerchiamo forse di conferire alla Magistratura maggior prestigio, maggiore indipendenza, renderla quasi autonoma, sottrarla ad influenze estranee, intimidatrici? Or come si concilia questo col voler introdurre, nell\u2019amministrazione della giustizia un giudice popolare? In realt\u00e0, il vero fondo del mio pensiero e della mia avversione \u00e8 questo: detesto il giudizio di Trasimaco: il bene agli amici ed il male ai nemici, il bene ai ricchi ed il male ai poveri, il bene ai potenti e il male ai derelitti ed agli sventurati. Come vedete, il mio pensiero deriva da elevate considerazioni.<\/p><p>Capisco. Qui siamo in un\u2019Assemblea politica. Si dice: la politica, la democrazia impongono degli istituti. E va bene. Democrazia; tutti democratici ora, democratici a destra, democratici a sinistra, democratici al centro. Anche il campanone di Montecitorio \u00e8 diventato democratico. Ma che c\u2019entra la democrazia in un problema tecnico, in un problema di capacit\u00e0? La democrazia non \u00e8 comizio, non \u00e8 folla, non sono grida incomposte. \u00c8 la supremazia dei migliori cittadini, \u00e8 la possibilit\u00e0 di tutti ad aspirare ai maggiori uffici, alle cariche pi\u00f9 elevate, \u00e8 la umanit\u00e0 nelle leggi, \u00e8 il sentire pi\u00f9 vasto. Ed allora quale democrazia? La democrazia per un verdetto inconsapevole? Per svincolare la giustizia dal potere esecutivo? Ma siete proprio convinti che il giur\u00ec possa in determinate occasioni svincolarsi dalle sinistre influenze che possono venire dall\u2019alto o dal basso? Io ho una lunga e ben diversa esperienza e se volete un esempio vado a cercarlo nella vecchia storia. Victor Hugo fu condannato dai giurati e assolto dai magistrati. Napoleone III lo volle condannato, e vi era il giur\u00ec. Potrei invocare anche storie recenti.<\/p><p>Guardate: tutta quanta la nostra letteratura e la nostra vera grande tradizione \u00e8 contro questo istituto. Fui nella mia giovent\u00f9 profondamente scosso da una grande pagina, non ricordo pi\u00f9 se di un pamphlet o di una arringa (non ho qui le carte), di un grande avvocato e di un grande giurista italiano: Giuseppe Ceneri, l\u2019imperterrito difensore di Andrea Costa, della prima Internazionale, alle Assise di Bologna. Ricordo che Giuseppe Ceneri scriveva disperato perch\u00e9 non riusciva, pur torturandosi, a trovare un piccolo motivo di nullit\u00e0 per potere innanzi alla Corte di Cassazione fare annullare un iniquo verdetto che importava la condanna di un vero innocente. \u00c8 stato in quest\u2019Aula ricordato Shakespeare, mi permetter\u00e0 l\u2019amico onorevole Persico, che non \u00e8 presente, che ricordi Shakespeare anch\u2019io: \u00abNon v\u2019\u00e8 nulla di pi\u00f9 atroce e di pi\u00f9 sconvolgente quanto l\u2019ingiustizia della giustizia umana\u00bb. E queste parole divennero l\u2019epigrafe dei motivi di ricorso redatti dall\u2019eminente uomo. E cos\u00ec Pessina, Carrara, ed il suo maestro Carmignani; cos\u00ec in Francia Lacassagne, Tarde; positivisti come Garofalo, Ferri; cos\u00ec gli avvocati pi\u00f9 eminenti da Ceneri a Cavagli\u00e0, a Spirito, a Girardi, a Manfredi, a Marciano che \u00e8 stato qui test\u00e9 ricordato dalla eloquente parola dell\u2019amico Cassiani. \u00c8 veramente una delle pi\u00f9 grandi angosce quella di discutere innanzi ad uomini, anche colti, ma impreparati. \u00c8 un\u2019angoscia; non parlo delle cause affidate ai Tribunali e alle Corti d\u2019appello, ma parlo di quelle pi\u00f9 gravi, demandate alle Corti di assise. V\u2019\u00e8 o non v\u2019\u00e8 la prova? Se la prova vi \u00e8, \u00e8 tutta una ricerca di motivi, di moventi, intrinseci, estrinseci, ardue questioni psicologiche, difficili ricerche di psichiatria. Non v\u2019\u00e8 la prova. Ed allora occorre un acume critico, un senso indagatore, una ricostruzione logica nella quale ricorrono tutti gli elementi necessari per un\u2019indagine compiuta e profonda. \u00c8 stato ben detto che la critica storica sorse dalla critica forense, cio\u00e8 i metodi di indagine seguiti per la ricostruzione dei fatti individuali furono seguiti per i fatti collettivi e sociali. Or non \u00e8 possibile che la scienza riconosca la sufficienza della semplice intuizione e quindi non si offende la libert\u00e0 quando \u00e8 la scienza, \u00e8 l\u2019arte critica, le quali giudicano argomenti lontani dalla immediata percezione e che rientrano esclusivamente nel loro assoluto dominio e la scienza non pu\u00f2 riconoscere l\u2019istinto e l\u2019opinione comune, che molte volte \u00e8 l\u2019opinione volgare, come criterio di verit\u00e0 quando \u00e8 cos\u00ec facile irridere e deridere quelli che sono i pi\u00f9 complessi risultati dell\u2019indagine scientifica.<\/p><p>Voi mi volete dire che questo capita talvolta anche coi magistrati. Non nego, ed \u00e8 perci\u00f2 che si richiede una Magistratura pi\u00f9 elevata, pi\u00f9 colta, pi\u00f9 indipendente, meglio retribuita. E poi, sentite: non ho il piacere di essere conosciuto da molti di voi, ma io non sono mai stato n\u00e9 un adulatore, n\u00e9 un reticente nell\u2019esprimere liberamente le mie opinioni.<\/p><p>Ma lasciatemi dire, che dopo il giudizio del primo magistrato v\u2019\u00e8 l\u2019appello, v\u2019\u00e8 la motivazione della sentenza, v\u2019\u00e8 il ricorso in Cassazione. Come vedete vi sono dei rimedi che viceversa il cieco ed inappellabile monosillabo non consente.<\/p><p>I pi\u00f9 grandi sostenitori \u2013 e negli atti parlamentari potrete facilmente trovarne i discorsi \u2013 furono parlamentari insigni e memorabili i loro discorsi. Stanislao Mancini ebbe parole di alta eloquenza, come Giuseppe Pisanelli, a proposito dei giurati. Anzi, Pisanelli, insigne giurista che in Piemonte stette esule, fu proprio dal Conte di Cavour incaricato di studiare la riforma giudiziaria e scrisse un libro pregevole sui giurati; volume che gelosamente serbavo ma che \u00e8 andato sventuratamente travolto tra le macerie della guerra. Non importa; per\u00f2 ricordo che Pisanelli fu come fermato dallo sgomento innanzi a un tormentoso quesito, cio\u00e8 al verdetto immotivato. Egli non concepiva sentenze senza motivazione, ed aveva perfettamente ragione. Son proprio sue parole (che pi\u00f9 o meno ricordo): la motivazione \u00e8 il freno del giudice, \u00e8 la garanzia dell\u2019imputato, \u00e8 quella che affida alla storia il modo di documentare la civilt\u00e0 di un paese. E l\u2019illustre uomo non seppe suggerire un provvedimento qualsiasi per salvaguardare la dignit\u00e0 del verdetto, il diritto delle parti e quello della societ\u00e0 la quale reclama di conoscere le ragioni per le quali un uomo \u00e8 assolto o condannato.<\/p><p>Ma io vorrei dire ai sostenitori della istituzione dei giurati i quali credono che il giur\u00ec rappresenti la quintessenza della democrazia, questo: quando si procede alla scelta di coloro che debbono essere giurati, mi pare che la democrazia se ne va. Non mi parlate della libera Inghilterra. Tutti sappiamo che fin da 900 anni v\u2019\u00e8 il giur\u00ec in Inghilterra. Ivi nacque l\u2019istituto. Per\u00f2 il giuri nacque nella contea, e si sceglievano i cittadini esperti in materia legale, che avessero speciali cognizioni giuridiche: proprio quella scelta, quelle categorie che tolgono il carattere di specifica democrazia alla istituzione. Per trovare veramente il giudizio popolare, bisogna risalire al mondo greco-romano, al <em>Demos<\/em>, legislatore e giudice, al Foro romano. Sicch\u00e9, dall\u2019Inghilterra, dallo statuto di Clarendon, alla Francia; e poi a Mancini, a Pisanelli, a Pessina, non avete che la scelta, la categoria. Il principio democratico quindi \u00e8 pi\u00f9 che scosso e annullato.<\/p><p>Cosa sostituire?<\/p><p>Io penso che allo stato delle cose dovremmo per necessit\u00e0 sospendere l\u2019articolo e rinviare la discussione in sede legislativa. Quella \u00e8 la sede opportuna. Occorre armonizzare il giur\u00ec e gli altri istituti giuridici. Bisogna coordinare il giudizio di Corte d\u2019assise con quella che un tempo si chiam\u00f2 sezione d\u2019accusa e che oggi si chiama sezione istruttoria; provvedere alla facolt\u00e0 dell\u2019appello, del ricorso in cassazione: insomma presentare un insieme organico che conferisca valore, efficacia, prestigio all\u2019amministrazione della giustizia.<\/p><p>Io, onorevoli colleghi, sono fautore delle Cassazioni regionali. L\u2019amico onorevole Persico grid\u00f2 contro questa aspirazione che \u00e8 pure di molti qui dentro. Io ho ricordi magnifici della gloriosa Corte di cassazione di Napoli fondata proprio dagli eminenti conterranei di Pietro Mancini e di Fausto Gullo: Giuseppe Raffaelli, Giuseppe Poerio, e poi Marini Serra, e poi Cianciulli, e poi Nicola Nicolini e quel Giuseppe Riccardi, Ministro nel 1820, che quasi precorse la riforma giudiziaria con i giurati e cre\u00f2 le categorie di coloro i quali avrebbero dovuto compiere l\u2019altissimo ufficio. Sento dire che non bisogna toccare la Cassazione in nome della uniformit\u00e0 della giurisprudenza. Sono contro anche in questo; sono pi\u00f9 avanzato e liberale di voi.<\/p><p>Il fondamento logico e giuridico della Cassazione \u00e8 ben altro, \u00e8 nel diritto della societ\u00e0 di conoscere se il giudice ha applicato o no la legge, se l\u2019ha violata, se ha redatta una sentenza che possa chiamarsi tale, che cio\u00e8 abbia fatto buon governo vero e proprio, non si sia riparato dietro affermazioni dogmatiche, se infine non abbia commessi errori e la logica non sia stata infranta da insufficienze e contradizioni. Tale \u00e8 il fondamento della Corte di cassazione, non l\u2019uniformit\u00e0, altrimenti, o signori, i cassazionisti non sarebbero pi\u00f9 degli uomini pensanti, ma dei repertori ambulanti. (<em>Si ride<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Come vedete, onorevoli colleghi, non mi spinge nessuna gretta ragione, ma il proposito di assicurare al nostro Paese una giustizia illuminata, consapevole e degna. Io mi ribello allo strano privilegio che \u00e8 quello di vedere attribuito un potere a coloro che non hanno tutte le capacit\u00e0 per esercitarlo. \u00c8 il peggiore dei privilegi, il pi\u00f9 odioso. Ho un elevato concetto della giustizia; essa \u00e8 l\u2019unica, la sola difesa contro l\u2019atroce esperienza della vita: il dolore, \u00e8 la fonte da cui derivano rivendicazioni e conquiste umane. E siccome io ho sentito in quest\u2019Aula citare tanti salmi dell\u2019antica Roma, consentite che io concluda ripetendo con Plinio: \u00abTanto durer\u00e0 la Repubblica, quanto dura il costume di rendere imparzialmente un\u2019illuminata giustizia\u00bb. (<em>Vivi applausi \u2013 Molte congratulazioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. \u00c8 iscritto a parlare l\u2019onorevole Mancini. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>MANCINI. Illustre Presidente, onorevoli colleghi, il campo \u00e8 mietuto, largamente e profondamente, e, se mi permettete, vorrei pur dire ingenerosamente. Tutti quelli che hanno parlato prima di me, hanno scritto una pagina degna di questa Assemblea Costituente. Mi lusingo di non ripetere. Se la ripetizione fu una figura retorica tanto cara a Napoleone il Grande, il quale la legava alla catena fulgente delle sue vittorie, non pu\u00f2 dirsi lo stesso per chi parla e per chi \u00e8 costretto ad ascoltare. Vi prometto di non tediarvi, perch\u00e9 io non polemizzer\u00f2 con nessuno, ma dir\u00f2 la mia opinione sinceramente e semplicemente, senza meditate orditure verbali e virtuosismi culturali, facendo tesoro dei risultati della mia esperienza professionale, n\u00e9 breve, n\u00e9 povera. Non \u00abtesser\u00f2\u00bb contro nessuno, disilludendo il mio illustre amico Porzio. Non far\u00f2 istanze peregrine. Non incomoder\u00f2 le grandi ombre dei trapassati. Lascer\u00f2 in pace la Costituzione inglese; dir\u00f2 soltanto quello che penso senza subordinarlo a prevenzioni, a preconcetti, a dogmatismi, ma legandolo, da buon marxista, alla realt\u00e0 storica nella quale viviamo e nella quale si svolge la funzione giudiziaria.<\/p><p>Parler\u00f2 dell\u2019indipendenza della Magistratura, del divieto di iscrizione a partiti politici, della donna-magistrato, della giuria e delle Cassazioni regionali. Mi si consenta che, prima di trattare brevemente di siffatti temi, io faccia una premessa, che \u00e8 il presupposto delle mie conclusioni. \u00abOrdine\u00bb questa Magistratura, o \u00abpotere giudiziario\u00bb? Ascoltando molti oratori ho avvertito una certa confusione tra ordine e potere giudiziario. Quasi tutti han parlato di potere giudiziario.<\/p><p>Questo Titolo IV, \u00abLa Magistratura\u00bb, parla soltanto di ordine giudiziario e non di potere giudiziario. Nella limpida e interessante Relazione si legge: \u00abLa Magistratura non \u00e8 soltanto un \u00abordine\u00bb, \u00e8 sostanzialmente un \u00abpotere\u00bb dello Stato; anche se non si adopera questo termine lo si fa per evitare gli inconvenienti e gli equivoci cui pu\u00f2 dar luogo una ripartizione teorica, ove sia interpretata meccanicamente\u00bb.<\/p><p>In questo clima democratico, nel quale il potere \u00e8 soltanto emanazione della sovranit\u00e0 popolare, non si pu\u00f2, n\u00e9 si deve parlare di potere giudiziario, se la Magistratura pretende nominarsi, promuoversi, autogovernarsi.<\/p><p>Io non so come definire il potere giudiziario: \u00e8 un aspetto della sovranit\u00e0? \u00c8 espressione della sovranit\u00e0? \u00c8 un attributo della sovranit\u00e0? Appartiene alla sovranit\u00e0?<\/p><p>Si definisca come si vuole, non si potr\u00e0 sganciare dall\u2019\u00abunico sovrano\u00bb, che \u00e8 il popolo, se \u00e8 vero che la \u00absovranit\u00e0\u00bb \u00e8 passata dal monarcato e dalla dispotia \u2013 che la esercitavano a mezzadria \u2013 nelle salde e generose mani del popolo e per esso nelle Camere elettive.<\/p><p>La sovranit\u00e0 \u00e8 la somma armonica dei poteri, in piena democrazia. Onde non pu\u00f2 appellarsi potere un ordinamento che ha origine e natura diverse dai poteri fondamentali della Repubblica.<\/p><p>Se invero tale potere giudiziario si \u00abnomina\u00bb da s\u00e9 e diventa autonomo, in qual modo si lega agli organi, che sono emanazione popolare? Comunque, il potere legislativo e quello esecutivo sono in continua evoluzione e non nello stato di perenne fissit\u00e0, oserei dire dogmatica e confessionale, come il potere giudiziario.<\/p><p>Gli uni esprimono la coscienza e la volont\u00e0 popolare e sono rovesciati nel contrasto.<\/p><p>L\u2019altro \u2013 espressione, per modo di dire, della Repubblica e dipendente dalla legge \u2013 interpreta la medesima e l\u2019applica a suo modo, e spesso in contrasto con la coscienza del popolo, come avviene per i processi contro i criminali fascisti, da Basile a De Vecchi, senza che il popolo possa far nulla, almeno per censurarlo.<\/p><p>In questo Titolo il popolo non \u00e8 mai menzionato, salvo allorch\u00e9 si tratta delle pronunce delle sentenze e dell\u2019articolo 96, concernente la giuria. Il popolo partecipa direttamente all\u2019amministrazione della giustizia mediante l\u2019istituto della giuria nei processi di Corte di assise.<\/p><p>Ecco, signori, il fondamento della giuria. Ecco come la giuria diventa la espressione della coscienza e del sentimento popolare. Il popolo esercita direttamente il suo potere giudiziario, o meglio la sua funzione giurisdizionale nell\u2019apprezzamento limitato ad alcuni fatti delittuosi, alla stregua della sua coscienza e dei suoi sentimenti.<\/p><p>Badate, onorevoli colleghi, che la dittatura non \u00e8 rappresentata soltanto dagli uomini o dai partiti; la dittatura potrebbe essere rappresentata anche dai poteri, e specialmente dal potere giudiziario. Ne abbiamo fatto ingrata e dolorosa esperienza qualche anno fa: mentre il popolo affermava, attraverso le urne ed il suo suffragio, il mutamento istituzionale dello Stato italiano, che passava dal monarcato alla repubblica, la repubblica si spegneva nella magra requisitoria di un procuratore generale e nella negazione di alcuni magistrati di Cassazione, ostili all\u2019empito della libert\u00e0 e dei tempi nuovi.<\/p><p>Ebbene, o signori, chi ha osato dire una parola, chi \u00e8 mai intervenuto per ostacolare, deviare, impedire l\u2019espressione di queste coscienze che tentavano di eliminare, in nome della legge da loro interpretata il verdetto di un popolo, che \u00e8 il verdetto della storia?<\/p><p>Io ho voluto ricordare l\u2019episodio soltanto per mettervi in prevenzione a proposito di tutte quelle pretese, che ci han fatto pervenire i magistrati e della iperbole laudativa di molti colleghi, che scambiarono la tribuna parlamentare, ove conviene che ogni vilt\u00e0 sia morta, con la sbarra giudiziaria.<\/p><p>Autogoverno, autonomia, indipendenza della Magistratura.<\/p><p>Problema di facile risoluzione se non perdiamo di vista la realt\u00e0.<\/p><p>L\u2019autogoverno \u00e8 stata una proposta poco felice dell\u2019illustre mio amico professor Calamandrei; l\u2019autonomia \u00e8 stata sorpresa sulle labbra autorevoli del Presidente della Cassazione nel discorso di immissione all\u2019alta carica; l\u2019indipendenza \u00e8 preferita dalla Commissione. Ho notato per\u00f2 che queste tre parole sono state indifferentemente usate come se fossero sinonimi, espressioni reciprocabili, mentre notevole differenza passa fra l\u2019autogoverno, l\u2019autonomia e l\u2019indipendenza.<\/p><p>L\u2019autogoverno riguarda l\u2019assunzione, la promozione, la disciplina e l\u2019amministrazione delle spese occorrenti per la funzione della giustizia: autogoverno finanziario. Autonomia significa indipendenza integrale. Indipendenza vuol dire autonomia limitata. Il professor Calamandrei \u2013 autore dell\u2019autogoverno \u2013 ha sempre avuto un debole per la Magistratura: lo ha avuto tanto che concesse al giudice istruttore civile tutti quei poteri che giunsero perfino a mortificare la libert\u00e0 e la dignit\u00e0 del difensore. In ogni modo, pure essendo, questa spoliazione della sovranit\u00e0, contrastata e decisamente respinta dalla Sottocommissione e da quella plenaria, ha prodotto dolorosamente i suoi effetti; perch\u00e9, in pratica, si \u00e8 giunti a concedere un vero e proprio autogoverno, del quale potrebbero dichiararsi sodisfatti quei magistrati, i quali ieri subirono, senza alcuna protesta, sovente con compiacimento, la dispotia fascista; mentre pretendono di creare un potere a s\u00e9, libero ed indipendente da ogni legame con gli altri poteri e pronto ad interferire, con la interpretazione della legge, sulla attivit\u00e0 della vita del Paese.<\/p><p>Io non voglio, onorevoli colleghi, recar dispiacere a nessuno; ma ho l\u2019abitudine di dire sempre la verit\u00e0, specialmente da questa tribuna, dove ci ha mandato il popolo, che tradiremmo se ne limitassimo la sovranit\u00e0. Noi avvocati abbiamo una poco lodevole prassi: quella di scambiare le norme della tribuna parlamentare con quelle delle aule giudiziarie. Dalla sbarra giudiziaria, difatti, prolifichiamo lodi ed agitiamo turiboli verso coloro, che sovente ci ascoltano in vacanza o ci invitano scortesemente alla brevit\u00e0.<\/p><p>Qui, ahim\u00e8! si continua nel gioco propiziatore.<\/p><p>Io affermo invece che la Magistratura non ha fatto nulla nel passato o nel presente per avere diritto all\u2019autogoverno e all\u2019autonomia integrale. (<em>Applausi a sinistra<\/em>)<em>.<\/em> Non voglio ricordare i molti episodi che si riferiscono al passato regime; rammento soltanto l\u2019episodio D\u2019Amelio, che cedette il suo alto stallo di magistrato senza macchia a Mussolini, che si era degnato intervenire alla inaugurazione dell\u2019anno giuridico.<\/p><p>Il dispotismo e l\u2019arbitrio, che scacciavano il diritto e profanavano il pi\u00f9 alto tempio della legge. Soltanto una coscienza non fu prona, perch\u00e9 quella coscienza respinse, dalla sua toga, senza macchia e senza paura, la casacca della menzogna: era il requirente, in periodo istruttorio, del processo Matteotti: Umberto Tancredi della mia terra, che non pieg\u00f2 mai a minacce o a lusinghe, e che la Magistratura di oggi non ha mai pensato a ricordare a suo onore ed a suo orgoglio, e che han ricordato, nella celebrazione del processo Matteotti, la famiglia del martire, per inchinarsi reverente alla sua memoria, e l\u2019assassino di Giacomo Matteotti, che sentiva ancora nelle carni gli aculei della sua istruttoria coraggiosa.<\/p><p>Quanti fiumi di eloquenza sulla indipendenza della Magistratura! Un tema prediletto e spesso estradato dal momento storico, ed in preda alla retorica pi\u00f9 abusata.<\/p><p>Si poteva parlare dell\u2019indipendenza della Magistratura, onorevoli colleghi, nei tempi infausti del fascismo, non in clima democratico, in cui il potere legislativo e il potere esecutivo non possono esercitare la loro invadenza o tirannia. Non si pu\u00f2 parlare oggi di indipendenza, perch\u00e9 l\u2019indipendenza ogni cittadino l\u2019ha raggiunta e la difende nell\u2019ambito geloso della sua coscienza e nell\u2019esercizio della sua attivit\u00e0. La conquista della libert\u00e0 porta con s\u00e9 l\u2019indipendenza del proprio giudizio. La Magistratura nella sua funzione \u00e8 sovrana nella legge. Tutta la Costituente celebra la libert\u00e0 e la dignit\u00e0 della persona umana; gli elementi preziosi della pi\u00f9 ampia indipendenza morale. Comunque, in periodo di democrazia, come potrebbe esercitarsi una qualsiasi influenza da parte del potere esecutivo e del potere legislativo senza venir sorpresa e denunziata alla pubblica censura? Io non esagero se vi dico che pur nei tempi anteriori al fascismo nessun potere ha mai sindacato le decisioni della Magistratura, la quale ha interpretato e applicato il diritto secondo il suo pensiero e la sua coscienza.<\/p><p>Una sola indipendenza avrebbe dovuto essere reclamata e garantita: non quella all\u2019esterno, ma l\u2019indipendenza all\u2019interno della Magistratura. Quando si \u00e8 creato questo Consiglio Superiore, le cui origini sono elettive, quando non avete espresso un sistema, per cui il singolo magistrato si senta veramente dipendente solo dalla legge, in modo di evitare la gerarchia, in quanto tutti esplicano la stessa funzione e dipendono nello stesso modo dalla legge, che viene interpretata ed applicata secondo i dettami della propria intelligenza e coscienza, come si pu\u00f2 seriamente affermare la completa indipendenza del giudice? Se il Consiglio Superiore della Magistratura rassicura la indipendenza esterna, l\u2019ineguaglianza di grado turba, quando non lo elimina, il potere di autogovernarsi effettivamente. Inoltre, quando abbiamo fatto penetrare nell\u2019interno della Magistratura il soffio pericoloso dell\u2019elettorato, che naturalmente determina passioni, desideri, risentimenti, favoritismi, ditemi come pu\u00f2 essere garantita nell\u2019interno della Magistratura quella indipendenza assoluta che si pretende all\u2019esterno?<\/p><p>Il principio della eguaglianza di tutti i giudici e del valore della carriera come esplicazione di funzioni diverse, e non come gerarchia nel senso tradizionale della parola; l\u2019elezione del Consiglio Superiore in base ad elezione di magistrati di qualsiasi grado, avrebbero potuto raggiungere quella indipendenza cos\u00ec necessaria all\u2019interno del corpo giudiziario.<\/p><p>Una vera e grande indipendenza, onorevoli colleghi, avrebbe dovuto pretendere la Magistratura italiana, che si sperde nei desideri di autonomie antidemocratiche: l\u2019indipendenza economica; perch\u00e9 il fattore economico influenza sempre l\u2019indipendenza morale del cittadino. L\u2019indipendenza economica sarebbe stata la sola legittima istanza, che avrebbe trovata consenziente tutta l\u2019Assemblea Costituente.<\/p><p>La Magistratura italiana naturalmente non avrebbe potuto pretendere gli emolumenti della Magistratura inglese, cos\u00ec inopportunamente rammentati qui dentro. Ma avrebbe dovuto e potuto sperare uno stipendio adeguato al costo della vita. Perch\u00e9 la Magistratura italiana \u2013 e questa \u00e8 la maggiore e sentita lode che voglio tributarle \u2013 ha avuto sempre l\u2019affanno della povert\u00e0, e l\u2019orgoglio della onest\u00e0.<\/p><p>Ci\u00f2 detto, dichiaro subito che noi socialisti non siamo favorevoli ad una Magistratura elettiva. Non siamo favorevoli per un doppio ordine di ragioni. Innanzitutto perch\u00e9 la Magistratura elettiva, come nella Svizzera, non ha dato risultati migliori del sistema assuntivo. Anche perch\u00e9 colui che fu eletto la prima volta \u00e8 stato costantemente confermato al posto dagli ulteriori suffragi. E ancora perch\u00e9 l\u2019eleggibilit\u00e0 rappresenta un controsenso col nostro sistema della legalit\u00e0, cio\u00e8 del diritto codificato; mentre il sistema della eleggibilit\u00e0 aderisce perfettamente al sistema del diritto libero. In Russia, nei primi tempi della rivoluzione, vigeva il sistema del diritto libero: il collegio giudicante improvvisava la sua formulazione giudiziaria in base alla politica, che si trasformava in diritto. Oggi per\u00f2 vige col\u00e0 lo stesso sistema di legalit\u00e0 che esiste negli altri Paesi, cio\u00e8 la elaborazione del diritto a mezzo degli organi legislativi, e quindi la sostituzione del sistema della eleggibilit\u00e0 con altro sistema.<\/p><p>L\u2019elezione sarebbe preferibile soltanto per il conciliatore, nei limiti di un elettorato passivo ed attivo molto ristretto, onde sottrarre la sua nomina agli arbitr\u00ee informativi del solito maresciallo dei carabinieri, cos\u00ec influente presso i magistrati.<\/p><p>Dopo ci\u00f2, dovrei parlare dell\u2019inamovibilit\u00e0 della Magistratura, sulla quale avrei qualche riserva da fare. Mi limito soltanto a concludere questa parte del mio discorso affermando che l\u2019Italia, a differenza della Francia, ha concesso l\u2019inamovibilit\u00e0 financo al pubblico ministero, che per me resta sempre parte. La vera indipendenza della Magistratura dipende dalla stessa Magistratura, cio\u00e8 dalle qualit\u00e0 morali dei suoi componenti.<\/p><p>Comunque, i pionieri della autonomia integrale e dell\u2019autogoverno commettono la pi\u00f9 flagrante incoerenza, quando sanciscono il divieto ai magistrati di essere iscritti ad un partito politico o ad associazioni segrete. Si mettano un po\u2019 d\u2019accordo con se stessi. Atteggiamento avveniristico da una parte, atteggiamento sorpassato dall\u2019altra. Progresso e regresso. Ma quando noi abbiamo sancito in questa nostra Costituente: \u00abche ogni cittadino ha il diritto di esprimere liberamente le proprie opinioni\u00bb, come inibiamo al cittadino magistrato di iscriversi ad un partito politico?<\/p><p>La libert\u00e0 a scartamento ridotto non la comprendiamo, noi socialisti.<\/p><p>Ma si vuole davvero il magistrato astratto dalla vita sociale, dai suoi interessi, dai suoi sentimenti? Si vuole trasformare l\u2019ordine giudiziario in un ordine monastico, fatto di rinunzie e di castit\u00e0 politica?<\/p><p>Ma non vi accorgete che codificate l\u2019ipocrisia e il gesuitismo; mentre la democrazia \u00e8 sinonimo di lealt\u00e0 e di sincerit\u00e0 personale e pubblica?<\/p><p>Un divieto senza alcuna sanzione, sia magari di ordine morale, non si comprende. Del resto il divieto \u00e8 facile a superarsi, creando vincoli segreti assai preoccupanti, perch\u00e9 avvolti nel mistero, come quelli massonici; poich\u00e9 coloro contro i quali si esercita il divieto possono segretamente iscriversi nei partiti che rappresentano l\u2019espressione della loro fede politica.<\/p><p>Io che milito, fin dagli anni liceali, in un partito, mi rifiuto soltanto di pensare che la disciplina di partito possa far deviare il giudizio del giudicante-correligionario. La coscienza supera i legami di partito. Comunque i partiti, per coloro che militano in essi per fede e per sentimento e non per speculazione politica, sono scuola di educazione e di democrazia, e difesa e garanzia di indipendenza personale. Dir\u00f2 di pi\u00f9: i pi\u00f9 severi giudici dei propri compagni sono gli stessi compagni. Legge psicologica ed etica, che non soffre eccezioni.<\/p><p>Non vi accorgete che siffatto divieto offende le origini e la vita di questa Assemblea? L\u2019Assemblea Costituente \u00e8 divisa in partiti; la legge elettorale ha un fondamento e una base nei partiti; qui sono venuti alcuni valorosi magistrati, merc\u00e9 la loro iscrizione in una lista di partito; qui l\u2019Assemblea sancisce, a danno loro, il divieto di iscrizione ad un partito! In altri termini li scaccia, li dichiara intrusi.<\/p><p>Per il nostro passato, per la nostra dignit\u00e0 di uomini di partito, per omaggio a questa tanto conclamata democrazia, cancelliamo tale divieto, che rappresenta una immeritata offesa alla Magistratura ed una gratuita ingiustizia alla personalit\u00e0 umana.<\/p><p><em>Una voce.<\/em> \u00c8 una ipocrisia!<\/p><p>MANCINI. L\u2019ho detto dianzi e non aggiungo altra parola sull\u2019argomento.<\/p><p>Passiamo ora alla donna-magistrato.<\/p><p>La Magistratura vuole chiudersi in una casta senza sesso, in una torre di avorio \u2013 come diceva il mio carissimo amico onorevole Turco \u2013 quando sbarra la via e chiude la porta della sua casa alla donna. Disdegna che un gentile sorriso venga a rompere l\u2019austerit\u00e0 e la grinta (per non dire la mutria!) di tanti magistrati. Io non voglio rendere omaggio a nessuno, perch\u00e9, parlando della donna, rendo soltanto omaggio a me stesso; poich\u00e9 l\u2019uomo si umanizza vicino alla donna. Io ho sempre pensato e penso che l\u2019intervento della donna in tutte le umane attivit\u00e0, dalle pi\u00f9 alte alle pi\u00f9 modeste, dalle pi\u00f9 pietose alle pi\u00f9 umili, \u00e8 stato sempre provvido e benefico. La storia e la cronaca ci insegnano con le loro vicende di bene e di male, che la donna, anche quando non era stata innalzata dal cristianesimo a <em>turris eburnea<\/em>, a <em>vas electionis<\/em>, ed era soltanto strumento di piacere, ella, con la sua bellezza e col suo genio somatico, ha influito a determinare avvenimenti e vicende di grande importanza. Dal naso di Cleopatra fino all\u2019imperatrice senza impero, la duchessa di Castiglione, vi \u00e8 una dorata catena di vezzi, che insidiano il movimento storico! Ma noi, che abbiamo concesso senza riserve alla donna parit\u00e0 di diritti in tutti i settori della vita sociale e ci sentiamo onorati della presenza di tante graziose colleghe, la nostra legislazione, che prima fra tutte, ha consentito l\u2019ascesa della donna nelle cattedre delle scuole superiori ed universitarie, onde la cattedra di chimica a Napoli \u00e8 tenuta da una donna che \u00e8 l\u2019orgoglio della scienza chimica, che \u00e8 nostro orgoglio, perch\u00e9 \u00e8 la figlia di Bakunin, mentre nell\u2019Universit\u00e0 di Firenze una avvenente giovinetta trentaduenne ascende per concorso nella cattedra di fisica, dovremmo nella nostra legge fondamentale sancire un divieto per la Magistratura! Ma, signori, non dimentichiamo che l\u2019Italia ha dato al mondo una legislatrice, Eleonora D\u2019Arborea, che dett\u00f2 di suo pugno norme e regole cos\u00ec giudiziose, che pur oggi non ci lasciano indifferenti e dimostrano che la donna, anche nella speculazione giuridica, ha lasciato la sua orma.<\/p><p>Il mio amico Dante Veroni cercava di ammorbidire e rendere indulgente l\u2019intervento della donna nella Magistratura, affermando che la donna, come \u00e8 fallita nella professione forense, fallir\u00e0 nella carriera giudiziaria. E ricordava in proposito con ingenerosit\u00e0 non degna di lui il caso di Teresa Labriola. Io, che fui preferito discepolo del padre, che fra breve rammenter\u00f2 parlando della giuria, debbo dire che Teresa Labriola tenne con grande onore la cattedra di filosofia del diritto nell\u2019Universit\u00e0 di Roma e, come tutti i cattedratici, non eccelse nella avvocatura, perch\u00e9 la dogmatica sovente \u00e8 in conflitto con la pratica giudiziaria.<\/p><p>Ma questo non \u00e8 argomento, perch\u00e9 tanti giovani laureati in legge sono falliti nella professione e sono poi, attraverso la disciplina dei concorsi, saliti ai pi\u00f9 alti gradi della Magistratura giudiziaria e amministrativa.<\/p><p>Del resto la donna, con il suo naturale intuito, porta nella difficile arte di giudicare un prezioso elemento: quell\u2019istinto infallibile del sentimento di equit\u00e0, che \u00e8 la forma sentimentale della giustizia, mentre la giustizia \u00e8 la forma razionale dell\u2019equit\u00e0. Ma che volete? Volete una giustizia che rappresenti soltanto qualche cosa di ieratico, di estraneo al popolo, del quale la donna \u00e8 parte integrante e indispensabile? Ebbene, se si vuole una giustizia fatta di umanit\u00e0, di storicit\u00e0, che rifletta la coscienza popolare, che abbia, insieme col tecnicismo giuridico, anche il pregio del tecnicismo etico-affettivo, si dia il benvenuto alla donna. Quanto \u00e8 pi\u00f9 generoso e gentile il cuore del magistrato, che pur batte e pulsa sotto la sua fredda toga, tanto pi\u00f9 la giustizia diventa degna di monito e di coazione psicologica. Ebbene, quale cuore pi\u00f9 generoso e pi\u00f9 gentile del cuore di una donna, che valuta i fatti umani e vivifica col sentimento la dura norma della legge? ch\u00e9 la giustizia, non \u00e8 pi\u00f9 faida o vendetta sociale.<\/p><p>E passiamo alla giuria.<\/p><p>La giuria \u00e8 il tema scottante preferito dagli accaniti ed implacabili nemici di essa. In alcuni di questi valorosi avversari sembra che ci sia un fatto personale, tale la violenza dell\u2019attacco.<\/p><p>Il mio eloquente amico Giovanni Porzio, signore incontrastato della Corte d\u2019assise, ne ha dato inconfutabile prova qualche ora fa, unendo la sua maestria alla parola tornita di Gennaro Cassiani.<\/p><p>Io dichiaro subito, senza riserve, anche a nome del Gruppo parlamentare socialista, che sono favorevole alla giuria. Le sono sempre rimasto fedele, anche quando contro di essa imperversava la raffica impetuosa del fascismo.<\/p><p>L\u2019Italia \u00e8 il paese dei convertiti. Non per nulla il capolavoro della letteratura italiana (parlo dei <em>Promessi Sposi<\/em> di Alessandro Manzoni) esalta le conversioni. Quanta gente si \u00e8 convertita, solo perch\u00e9 dall\u2019alto arrivava la parola d\u2019ordine di morte alla giuria! Io mi sono divertito nel mio isolamento ventennale a raccogliere tutti gli articoli di coloro che sui giornali quotidiani e nelle riviste giuridiche o di eloquenza mutavano la loro esaltazione di ieri nella irreducibile repulsione dell\u2019oggi. Qualche cattedratico non sfuggirebbe alla vergogna della facile e cortigiana conversione. In ogni modo la istituzione della giuria io non voglio esaminarla \u2013 come han fatto i due valorosi che mi han preceduto, schierandosi sulla sponda avversa \u2013 delegando il mio pensiero alle delibere e agli ordini del giorno dei congressi o al parere \u2013 pur rispettabile \u2013 di tanti scrittori.<\/p><p>I ricordi del passato hanno la loro importanza, ma il pensiero, che si evolve e si adegua alla realt\u00e0 storica sociale e politica, ha un\u2019istanza privilegiata e suggestiva.<\/p><p>Rompo la consegna e ricorro alle citazioni pure io. Eccone poche, ma buone, e non tocche. Un uomo politico, il pi\u00f9 grande uomo politico che abbia avuto l\u2019Italia, Camillo Benso di Cavour, volle che la giuria fosse istituita nel Piemonte. E fu lui, Camillo Benso di Cavour, a volere la giuria in contrasto con quel suo Ministro, ricordato dall\u2019onorevole Porzio.<\/p><p>Volete altro esempio, grande nella filosofia come l\u2019altro era nella politica? Antonio Labriola, il quale nel 1904-905, all\u2019Universit\u00e0 di Roma, nel suo corso di filosofia morale, afferm\u00f2 che il fondamento del diritto di punire \u00e8 nella coscienza del popolo, perch\u00e9 soltanto il popolo ha il diritto di giudicare.<\/p><p>E ne volete un altro: il pi\u00f9 grande ancora nella scienza del giure? Francesco Carrara. Io mi sorprendo assai che un giovane magistrato abbia ricordato Francesco Carrara come un oppositore della giuria. Aprite, o signori (ma voi li avete aperti e li conoscete), gli opuscoli e leggerete la prolusione all\u2019Universit\u00e0 di Pisa nel 1876. In essa Francesco Carrara, davvero il patriarca del diritto e della psicologia giudiziaria, esalta la giuria.<\/p><p>Io vi rammenter\u00f2 soltanto la fine di quella prolusione. Egli scrive: \u00abper le vie di Parigi si avanzava un individuo con un cadavere sulle spalle che doveva lanciare nella Senna. Egli gridava, passo per passo: \u00abpassa la giustizia del re. Aristarchi, con la giuria, gridiamo: passa la giustizia del popolo. Inchinatevi!\u00bb Le parole di Francesco Carrara rivivono pur oggi nel pensiero e nella coscienza di coloro che parlano il nostro linguaggio senza prevenzioni, senza preconcetti di natura politica, e senza sofisticherie curialesche.<\/p><p>Intanto ho un\u2019altra citazione da fare. Mittermayer, nella <em>Teoria delle prove<\/em>, scrive dieci pagine mirabili che, se io avessi l\u2019abitudine di leggere, avrei dovuto leggere per farle assaporare a tutti i palati compromessi dall\u2019odio contro la giuria.<\/p><p>Esaurita la mobilitazione delle grandi ombre, torno a me stesso. Ebbene, vi dico, onorevoli colleghi, \u2013 irridendo alla demagogia avversaria ed a tutte le volgarit\u00e0, di cui ogni avvocato ha creduto di farsi una specialit\u00e0 \u2013 io sono per la giuria per le seguenti ragioni: per ragioni tradizionali; per ragioni politiche; per ragioni tecniche; per ragioni empiriche.<\/p><p>Per ragioni tradizionali. In una Assemblea cos\u00ec colta come l\u2019Assemblea Costituente italiana, dinanzi alla quale ho l\u2019onore di parlare in questo momento, ho sentito ancora ripetere un luogo comune, cio\u00e8 che la giuria \u00e8 un\u2019importazione inglese. No, signori! Importiamo dall\u2019Inghilterra le stoffe e le derrate; ma non istituzioni giuridiche. L\u2019Italia ha sempre esportato simili prodotti. Nell\u2019Inghilterra libera, nel secolo tredicesimo, si insorse contro i \u00abgiudizi di Dio\u00bb. La giuria fu l\u2019antitesi. La giustizia del popolo fu mutuata dalla rivoluzione francese, Costituzione 1790-91, e venne propagandata in tutte le repubbliche da essa fondate.<\/p><p>In Italia, aprite la <em>Storia del Diritto Italiano<\/em> di Francesco Schupfer e troverete: che esistevano fin dal dodicesimo secolo i giudici popolari, che si appellavano giudici dell\u2019uso, laici, iurati, probiviri, <em>cousules<\/em>, e cos\u00ec via. <em>Bononia docet<\/em>. A Bologna difatti troviamo uno Statuto del secolo dodicesimo \u2013 anno 1250 \u2013 in cui venne rafforzato l\u2019istituto del giudice popolare. E si rafforz\u00f2 per il prevalere del diritto romano sul diritto barbarico. Roma \u2013 ha ben detto, onorevole Porzio \u2013 ebbe un\u2019inesauribile fonte del suo diritto: la coscienza del popolo, con il suo organo: il pretore, con il suo <em>cui bono<\/em> che Caio <em>quaerere solebat<\/em>. \u00c8 vero \u2013 onorevole Porzio \u2013 Roma e Sparta ebbero in certi momenti della loro grande vita sociale l\u2019esaltazione dell\u2019elemento popolare. Il quale, in ogni tempo ed in ogni latitudine, con l\u2019infallibilit\u00e0 dell\u2019istinto, ha superato la fallacia della razionalit\u00e0. Voce di popolo, voce di Dio. Nella cronaca e nella storia, onorevoli colleghi, ho ben altra citazione da rammentarvi. Le parole del Presidente della Repubblica Cisalpina, che salutano la giuria:<\/p><p>\u00abLa istituzione dei giurati \u00e8 quanto di pi\u00f9 ingegnoso abbia prodotto l\u2019amore fraterno; in esso campeggia tutta la sua anima, affannosa di trovare innocente l\u2019imputato e di somministrargli tutti i mezzi per potersi giustificare\u00bb.<\/p><p>Mai fu trovato mezzo tanto ingegnoso per dimostrare l\u2019amore fraterno, perch\u00e9 la giustizia \u00e8 un <em>ordo amoris<\/em>, non \u00e8 <em>ordo odii<\/em>; perch\u00e9 la giustizia non \u00e8 soltanto <em>dura lex<\/em>, ma indulgenza nel castigo, se si vuole che la pena sia davvero un atto il profilassi sociale.<\/p><p>E mi sorprende come da quella parte dell\u2019Assemblea, dove la democrazia \u00e8 qualificata dall\u2019aggettivo \u00abcristiana\u00bb, vi sia stata una parola garbata, come quella dell\u2019onorevole Cassiani, che abbia dimenticato che Cristo lanci\u00f2 dalle rive del Giordano una parola alle folle assetate di giustizia:<\/p><p>\u00abNon giudicate, ma, se giudicate, giudicate secondo il cuore vostro, che \u00e8 il cuore del popolo\u00bb.<\/p><p>La voce di Cristo l\u2019ha ascoltata soltanto un uomo come La Pira, anima armoniosa di bene; onde il suo voto si \u00e8 unito ai nostri a favore della istituzione della giuria popolare. Ecco la tradizione italica.<\/p><p>La ragione politica. Non ripeter\u00f2 ci\u00f2 che hanno detto gli oratori che mi hanno preceduto, cio\u00e8 che la giuria \u00e8 legata alla libert\u00e0 ed alla democrazia. L\u2019onorevole Veroni e l\u2019onorevole Gullo Fausto hanno eloquentemente svolto questo concetto. Io mi limiter\u00f2 a ricordare a tutti le parole che il Ministro Rocco scrisse, nella relazione alla sua legge, cio\u00e8 quella ibrida istituzione dello scabinato, che sostitu\u00ec la giuria:<\/p><p>\u00abLa rivoluzione fascista, che ha rivelato i danni ed i pericoli del democraticismo anche nel campo del costume e degli istituti giudiziari, doveva necessariamente procedere ad una sostanziale riforma dell\u2019istituto della giuria\u00bb.<\/p><p>Signori, io sono col democraticismo e non col fascismo. Se non altro per questo si dovrebbero calmare gli ardori pi\u00f9 o meno antidemocratici contro la giuria. Il fascismo fu meno accanito di Porzio. Il fascismo consent\u00ec almeno che l\u2019elemento laico partecipasse al giudizio delle Corte di assise.<\/p><p>Ho ascoltato in questo \u00absacro furore\u00bb antipopolare degli argomenti assai strani: \u00abIo sono contrario al \u00abs\u00ec\u00bb e al \u00abno\u00bb, perch\u00e9 il \u00abs\u00ec\u00bb e il \u00abno\u00bb partono da una coscienza, la cui genesi \u00e8 torbida\u00bb.<\/p><p>Ma, signori. E noi siamo democratici? Se la democrazia \u00e8 quella che ha definito l\u2019onorevole Porzio, egli pu\u00f2 dirsi democratico. La democrazia nostra \u00e8 ben diversa, \u00e8 forma e sostanza di classe dirigente. Ammettendo la giuria, noi celebriamo e rendiamo omaggio alla coscienza del popolo. \u00c8 il popolo sovrano che interviene nel giudizio, \u00e8 il popolo che pronunzia il suo verdetto, come il coro nella tragedia greca.<\/p><p>Avvocati di Corte di assise parlano con una prevenzione che offusca il loro giudizio; parlano con tanto astio da farmi sospettare un fondo inconfessato di livore politico.<\/p><p>Io mi permetto di richiamarli alla serenit\u00e0. Valutino la giuria per s\u00e9, senza passione di parte. Alcuni hanno invocato il tecnicismo giuridico, tanto pi\u00f9 necessario quanto pi\u00f9 gravi sono le ipotesi criminose. Il tecnicismo giuridico \u00e8 salvo. Il giurato ha il monopolio giurisdizionale del fatto. Quello del diritto \u00e8 lasciato al magistrato, che applica la pena. Ed \u00e8 giusto che sia cos\u00ec, perch\u00e9 nei giudizi di Corte di assise, che dovrebbero essere limitati soltanto ad alcuni reati, \u00e8 la giuria che pu\u00f2 dare quel contributo psicologico ed etico per ottenere quelle valutazioni in ordine al fatto, dedotto in giudizio ed alla personalit\u00e0 dell\u2019imputato, consone il pi\u00f9 possibile all\u2019opinione ed al sentimento del popolo entro i limiti della legge. La giustizia \u00e8 fatta per il popolo. Si \u00e8 parlato di errori e di eccessi della giuria. Ebbene, pur esistendo, non discreditano il principio, ma le modalit\u00e0.<\/p><p>La partecipazione del popolo al giudizio penale \u00e8 \u2013 al disopra della democrazia \u2013 un principio giusto e vero, perch\u00e9 nel magistero penale si riflette direttamente la coscienza popolare. Si tratta di disciplinare il principio in modo da dare il massimo dei vantaggi ed il minimo dei danni \u2013 e ci\u00f2 si vedr\u00e0 in appresso \u2013 ma nella Costituzione, il principio dovr\u00e0 essere affermato. Ma, onorevoli colleghi, non esiste un istituto giuridico perfetto, e gli errori sono degli uomini. Ora io, se potessi confrontare gli errori dei magistrati con quelli dei giurati, credo che il vantaggio sarebbe nettamente per i giurati. Finiamola con questa retorica. Io voglio ricordare l\u2019ultima fatica di Gennaro Escobedo. Dalle assise di Cagliari era stato assoluto un imputato. Il presidente della Corte, al quale dai giudici laici si era fatta maggioranza, redige una sentenza, motivata non alla stregua dell\u2019assoluzione, ma alla stregua della condanna. Insorse la coscienza intemerata di Gennaro Escobedo, chiamando a raccolta, tutti i cattedratici e gli esperti italiani. Vi avrei voluto leggere le parole di Enrico De Nicola a proposito di questo falso ideologico, che vi dice come e quanto sia pericoloso affidarsi nei giudizi di assise al magistrato togato, che l\u2019abitudine nel giudicare rende spesso semplicista ed inerte.<\/p><p>Voi, onorevoli colleghi schierati contro la giuria, non fate altro che lanciare blasfemi contro il popolo. Non vi accorgete che indirettamente date una patente di incapacit\u00e0 a quel popolo, che ha dato all\u2019Italia l\u2019onore e la libert\u00e0, che ha saputo giudicare il crimine fascista ed il crimine monarchico. Ora un popolo, che ha tale maturit\u00e0 etica, politica, ha tutto il diritto di partecipare direttamente all\u2019amministrazione della giustizia nel suo Paese.<\/p><p>Il popolo di oggi, onorevole Porzio, non \u00e8 il popolo di ieri, il popolo dei suoi verdi anni professionali, cos\u00ec vittoriosi.<\/p><p>Lasciamo da parte il dogmatismo della motivazione e pensiamo che la pi\u00f9 vera e pi\u00f9 sentita motivazione \u00e8 quella che detta la propria coscienza ed il proprio sentimento; poich\u00e9 la legge non \u00e8 altro che la espressione codificata della coscienza popolare in un momento storico.<\/p><p>Ho ancora qualche cosa da dire: presentarvi i risultati della mia esperienza.<\/p><p>Capisco che voi potreste pensare, se non dire \u2013 illustri come siete \u2013 che l\u2019esperienza di un modesto avvocato di provincia lascia il tempo che trova; io posso obiettarvi per\u00f2, e non pecco d\u2019immodestia perch\u00e9 chi mi conosce sa che non dico cosa inesatta, che in questa Assemblea non vi \u00e8 alcuno che mi superi per intensit\u00e0 di lavoro in Corte d\u2019assise. Ho avuto delle vittorie e delle sconfitte, forse pi\u00f9 le prime; ma ho sempre notato nell\u2019intimit\u00e0 della mia. coscienza, che alla base di certi verdetti che mi sorpresero e mi parvero aberranti, vi era un fondo di buon senso, che la passione difensiva mi aveva fatto sfuggire e che il pubblico all\u2019unisono con la giuria aveva colto ed apprezzato.<\/p><p>Ed io chiedo ancora alla mia esperienza ben altri argomenti, che superano tutte le volgari censure che si scrissero in tempo fascista, e che sono state ripetute in questa Assemblea, non esclusa la accusa di possibili influenze, o di sotterranee vie per giungere alla coscienza del giurato.<\/p><p>Nella attuale costituzione della Corte di assise l\u2019elemento laico \u2013 i cos\u00ec detti assessori \u2013 hanno con le loro maggioranze, formatesi spontaneamente per l\u2019uniformit\u00e0 del sentimento, portato un correttivo al Codice penale mussoliniano, che pur troppo ancora vige.<\/p><p>Quell\u2019articolo 90, cio\u00e8, quei tali stati emotivi, che non escludono e non diminuiscono l\u2019imputabilit\u00e0, i giudici laici non l\u2019hanno mai voluto applicare; perch\u00e9 han sentito nella propria coscienza popolare tutta l\u2019assurdit\u00e0 morale, che costituisce per la scienza un\u2019aberrazione. E la Corte ha mai applicato l\u2019ultimo capoverso dell\u2019articolo 40, per cui non avere impedito un fatto quando si aveva l\u2019obbligo giuridico di impedirlo, equivale a cagionarlo? Era la coscienza popolare, che si ribellava all\u2019assurdo etico giuridico.<\/p><p>E c\u2019\u00e8 ancora un\u2019altra eresia condannata dagli assessori: quell\u2019articolo 116, per cui il concorrente risponde di un reato diverso da quello voluto.<\/p><p>L\u2019elemento popolare, pure ostacolato e spesso arditamente dall\u2019elemento tecnico, con la sua formulazione giudiziaria ha creato il diritto. La compatibilit\u00e0 delle due attenuanti dei motivi morali e della provocazione fu prima proclamata dai giudici popolari, in contrasto con i togati, e poi sapientemente ratificata dal Supremo Collegio.<\/p><p>Diciamolo onestamente senza farci trasportare da facili encomi; chi trovammo in Corte d\u2019assise vicino a noi nel cuore, nella espressione, nel pensiero giuridico? Furono i magistrati togati che rispondevano: <em>Dura lex sed lex<\/em>, o i giudici del popolo, che la legge interpretavano con la razionalit\u00e0 del loro sentimento?<\/p><p>E fummo noi, quando cercammo di strappare alla ritorta crudele dell\u2019ergastolo un disgraziato, che gridammo: \u00abS\u00ec, c\u2019\u00e8 la premeditazione, ma nell\u2019animo di costui avvamparono motivi, e premettero impulsi che debbono essere apprezzati\u00bb.<\/p><p>E chi li apprezz\u00f2? Il deriso assessore, il quale concesse la provocazione, che indi la Cassazione riconobbe compatibile con la premeditazione.<\/p><p>Le intuizioni del popolo.<\/p><p>Signori, la giuria reclama un altro merito: ha creato quella squisita forma di arte che \u00e8 l\u2019eloquenza forense. Soltanto la giuria nelle aule d\u2019assise e non le fredde aule giudiziarie, dove il parlare \u00e8 vano, ha creato questa forma di arte tipicamente italiana, e particolarmente meridionale. Ed oggi che a Capo dello Stato io vedo il pi\u00f9 elegante ed il pi\u00f9 limpido oratore forense; oggi che in questa Assemblea, su tutti i settori, non escluso il banco della Commissione, siedono coloro che dalle Corti di assise, auspice la giuria, ebbero a ripetere onori, successi ed agiatezza, si ascolta il coro ingrato dei convertiti che vogliono disconoscere il loro passato e stroncare l\u2019avvenire dell\u2019oratoria italiana. Un grande scrittore, dal quale possiamo dissentire per il contenuto della sua arte, del suo atteggiamento politico, aveva sentito magnificare l\u2019oratoria di Genuzio Bentini, a cui mi \u00e8 grato mandare da questo stallo, che fu da lui onorato, un pensiero memore e commosso, di Genuzio Bentini, ingiustamente trascurato dal primo Congresso nazionale forense. Volle andare a sentirlo: si mescol\u00f2 nella folla ignorato da tutti, e palese soltanto a pochi. Ascolt\u00f2 Bentini che difendeva una fanciulla di alto lignaggio, vittima delle violenze del suo autista e madre snaturata.<\/p><p>Gabriele d\u2019Annunzio si tenne silenzioso ed attento; indi fu domandato. Rispose: ascoltandolo mi \u00e8 parso di vivere nell\u2019et\u00e0 di Pericle.<\/p><p>Signori, questo episodio venga per lo meno a molcere i vostri animi accesi d\u2019ingiustificato furore.<\/p><p>Giovanni Porzio, che ha tenuto con insuperabile eloquenza e prestigio la sbarra della Corte d\u2019assise di Napoli; che ancora risuona della grande eloquenza di Nicola Amore, viene oggi a gridare il <em>crucifige<\/em> contro la giuria. Io non so se tu sei nell\u2019aula, o mio illustre amico, ma io voglio dirti: non ti accorgi che tu gridi il <em>crucifige<\/em> contro tutta l\u2019eloquenza meridionale, contro il tuo passato?<\/p><p>Io non voglio essere cos\u00ec intransigente. Gli oppositori hanno ragione soltanto quando lamentano l\u2019assenza di un Collegio di seconde cure. \u00c8 necessario il riesame del processo. Ed \u00e8 per questo che noi siamo favorevoli alle Cassazioni penali regionali.<\/p><p>Cassazione civile unica. Cassazioni penali multiple. Nella disputa antica fra i due sistemi ho trovato soltanto un argomento: che la Cassazione unica di Roma rappresentava l\u2019uniformit\u00e0 interpretativa delle leggi. Purtroppo, la giurisprudenza penale col\u00e0 muta col mutare di sezione, ed allora perch\u00e9 la Cassazione unica penale?<\/p><p>La necessit\u00e0 della Cassazione regionale \u2013 ripeto \u2013 cui dobbiamo dare la potest\u00e0 di rivedere anche nel merito i verdetti della giuria, si impone anche perch\u00e9 la caratteristica locale le d\u00e0 la possibilit\u00e0 di giudizi adeguati alle caratteristiche del popolo.<\/p><p>Il diritto, signori, non \u00e8 qualche cosa di immutabile, di astratto. Il diritto e le leggi che si interpretano e si applicano devono tener presenti le costumanze, l\u2019ambiente, i sentimenti, i coefficienti etnici di un popolo, se si vuole davvero adeguare il castigo al delitto e la rivalsa al danno.<\/p><p>Io ho finito, onorevoli colleghi, e chiudendo il mio dire voglio dirvi quello che altri non vi ha detto.<\/p><p>Tutti hanno elevato il loro inno alla giustizia. Hanno ricercato le parole pi\u00f9 belle, le frasi pi\u00f9 elette, le espressioni pi\u00f9 sonanti. Ma tutti hanno dimenticato la vera giustizia, anelito inesausto delle genti umane affaticate. La quale non si limita e non si restringe al dibattito di una causa penale o al contrasto di una contesa civile. La giustizia va oltre le aule giudiziarie, nelle strade, nelle folle, nelle masse, nel popolo e diventa giustizia sociale.<\/p><p>Padre Dante, che non era un tecnico giuridico e si ramment\u00f2 soltanto del giure in un verso del <em>Paradiso<\/em>, mentre fu il pi\u00f9 gran giustiziere del mondo, ci ha lasciato un verso, che \u00e8 un insegnamento universale: \u00abLe leggi son, ma chi pon mano ad elle?\u00bb.<\/p><p>Chi pon man ad elle?<\/p><p>Curiamoli quelli che devono mettere mano alle leggi, scegliamoli in modo che sappiano che oggi il clima storico \u00e8 mutato, che oggi i rapporti del diritto di propriet\u00e0 non sono pi\u00f9 quelli dei tempi quiritari, onde si annullano i decreti di un Ministro, che scalfiscono il diritto malvagio; che oggi i rapporti di classe sono rovesciati, e non sono pi\u00f9 quelli del dispotismo e della monarchia fascista. La giustizia, la vera giustizia \u00e8 quella che accoglie, vivifica, codifica nella sua coscienza il palpito della vita e della personalit\u00e0 umana, senza privilegi e senza ineguaglianza! (<em>Vivi applausi \u2013 Molte congratulazioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>MORO. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>MORO. Propongo la chiusura della discussione generale sui Titoli IV e VI del progetto di Costituzione.<\/p><p>PRESIDENTE. Domando se la proposta di chiusura \u00e8 appoggiata.<\/p><p>(<em>\u00c8 appoggiata<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>La pongo in votazione.<\/p><p>(<em>\u00c8 approvata<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Il seguito della discussione \u00e8 rinviato alle 16.<\/p><p>La seduta termina alle 13.15.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Versione PDF ASSEMBLEA COSTITUENTE CCXCII. SEDUTA ANTIMERIDIANA DI VENERD\u00cc 14 NOVEMBRE 1947 PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE TARGETTI INDICE Congedo: Presidente Progetto di Costituzione della Repubblica italiana (Seguito della discussione): Presidente Cassiani Perrone Capano Porzio Mancini Moro La seduta comincia alle 11. CASSIANI, ff. Segretario, legge il processo verbale della precedente seduta antimeridiana. (\u00c8 approvato). Congedo. PRESIDENTE. 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