{"id":2303,"date":"2023-09-17T15:53:19","date_gmt":"2023-09-17T13:53:19","guid":{"rendered":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=2303"},"modified":"2023-10-21T11:37:49","modified_gmt":"2023-10-21T09:37:49","slug":"pomeridiana-di-mercoledi-12-novembre-1947","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=2303","title":{"rendered":"POMERIDIANA DI MERCOLED\u00cc 12 NOVEMBRE 1947"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"2303\" class=\"elementor elementor-2303\" data-elementor-post-type=\"post\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-50f6b8d elementor-section-full_width elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"50f6b8d\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-f9108da\" data-id=\"f9108da\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-4ab213c elementor-align-right elementor-widget elementor-widget-button\" data-id=\"4ab213c\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"button.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-button-wrapper\">\n\t\t\t\t\t<a class=\"elementor-button elementor-button-link elementor-size-sm\" href=\"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/19471112_2.pdf\" target=\"_blank\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-content-wrapper\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-icon\">\n\t\t\t\t<i aria-hidden=\"true\" class=\"icon icon-view\"><\/i>\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-text\">Versione PDF<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-fb051c9 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"fb051c9\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>ASSEMBLEA COSTITUENTE<\/p><p>CCLXXXIX.<\/p><p>SEDUTA POMERIDIANA DI MERCOLED\u00cc 12 NOVEMBRE 1947<\/p><p>PRESIDENZA DEL PRESIDENTE <strong>TERRACINI<\/strong><\/p><p><strong>INDICE<\/strong><\/p><p><strong>Progetto di Costituzione della Repubblica italiana<\/strong> (<em>Seguito della discussione<\/em>)<strong>:<\/strong><\/p><p>Caccuri<\/p><p>Candela<\/p><p>Scalfaro<\/p><p>Gullo Fausto<\/p><p><strong>Interrogazioni con richiesta d\u2019urgenza<\/strong> (<em>Annunzio<\/em>)<strong>:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p>Scelba, <em>Ministro dell\u2019interno<\/em><\/p><p>Pajetta Gian Carlo<\/p><p>Sansone<\/p><p><strong>Interrogazioni <\/strong>(<em>Annunzio<\/em>)<strong>:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p>La seduta comincia alle 16.<\/p><p>BINNI, <em>ff. Segretario<\/em>, legge il processo verbale della precedente seduta pomeridiana.<\/p><p>(<em>\u00c8 approvato<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Seguito della discussione del progetto di Costituzione della Repubblica italiana.<\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019ordine del giorno reca: Seguito della discussione del progetto di Costituzione della Repubblica italiana.<\/p><p>\u00c8 iscritto a parlare l\u2019onorevole Caccuri. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>CACCURI. Onorevoli colleghi, nel momento in cui si discute e sta per decidersi della posizione costituzionale del potere giudiziario, io vorrei che fosse pi\u00f9 vigile che mai il senso di responsabilit\u00e0 di tutti i componenti di questa Assemblea Costituente. Trattasi, invero, come vi \u00e8 noto, di uno dei pi\u00f9 gravi e delicati problemi, di un problema vecchio ma sempre nuovo, che non interessa soltanto \u2013 come a prima vista potrebbe sembrare \u2013 quanti fanno parte dell\u2019amministrazione della giustizia, ma riguarda la Nazione intera, poich\u00e9, ben \u00e8 stato detto, tocca le fondamenta e l\u2019essenza stessa dello Stato democratico, che non pu\u00f2 avere ordinato assetto se il potere giudiziario non \u00e8 posto in grado di custodire liberamente le leggi e di impedire in ogni caso la violazione di esse.<\/p><p>\u00c8 per questo che, non solo i magistrati, ma la parte pi\u00f9 sana del popolo italiano guardano in questo momento con particolare interesse ai lavori di questa nostra Costituente, sicuri che in un risorto clima di libert\u00e0 democratica sar\u00e0 finalmente attuata quella riforma che da un quarto di secolo si attende, quella riforma, cio\u00e8, diretta ad assicurare la vera indipendenza della Magistratura, indipendenza imposta pi\u00f9 che dal prestigio dei magistrati, dal diritto del popolo italiano a vivere in un regime di libert\u00e0 e di giustizia.<\/p><p>Il progetto di Costituzione, al riguardo, in verit\u00e0 ha deluso: ha deluso poich\u00e9, pur affermando magnifici princip\u00ee, ha trovato modo di far rientrare dalla finestra quella possibilit\u00e0 di ingerenze politiche che pur aveva cacciato dalla porta, e contiene delle proposte che infirmano in pieno i presupposti di un ordine giudiziario distinto: l\u2019autonomia dei giudici e la unicit\u00e0 della giurisdizione. Esaminer\u00f2 brevemente questi due elementi di indipendenza del potere giudiziario. L\u2019unicit\u00e0 di giurisdizione, oltre che garanzia di libert\u00e0 democratica, \u00e8 strettamente connessa, a mio parere, con l\u2019autonomia del potere giudiziario, poich\u00e9 \u00e8 ovvio che tale posizione di autonomia \u00e8 indubbiamente scossa se si ammette che un altro potere, l\u2019esecutivo o il legislativo, possa sottrarre ad esso una serie di rapporti istituzionalmente appartenenti alla Magistratura ordinaria. Creare giurisdizioni speciali, infatti, significa limitare il potere giudiziario, significa comprimere la sua autonomia, significa infirmare il concetto essenzialmente unitario della potest\u00e0 sovrana di amministrare giustizia, poich\u00e9 se fosse in linea di principio consentito al Governo o alle Camere di creare, senza limiti, organi speciali di giurisdizione, potrebbe ben essere sottratta alla Magistratura anche tutta o buona parte della materia ad essa demandata, svuotando cos\u00ec praticamente di contenuto la funzione del potere giudiziario e togliendo per conseguenza ai cittadini la garanzia di tutela dei loro diritti.<\/p><p>N\u00e9 vanno taciuti i gravi inconvenienti che la molteplicit\u00e0 delle giurisdizioni porta con s\u00e9, inconvenienti che infirmano la certezza stessa del diritto, tanto necessaria alla pace sociale; inconvenienti che vanno dai conflitti di competenza alla contraddittoriet\u00e0 delle decisioni, all\u2019incertezza in ordine al giudice stesso da adire, giacch\u00e9 \u00e8 noto che col frazionamento del potere giudiziario riesce talvolta difficile agli stessi tecnici determinare con precisione la sfera di competenza degli organi speciali. Ma, \u00e8 stato osservato che il giudice togato non ha la capacit\u00e0 per decidere su certe materie; e peraltro le giurisdizioni speciali, si \u00e8 detto, sono legittimate dalla necessit\u00e0 di sottrarre determinati rapporti ai rigori del diritto codificato, ai quali i giudici ordinari sono naturalmente fedeli, per affidarli al giudizio di tecnici pi\u00f9 aderenti ad eccezionali e a nuove esigenze sociali.<\/p><p>A dimostrare infondata la prima asserzione, non c\u2019\u00e8 in verit\u00e0 da spendere parole, tanto evidente appare la capacit\u00e0 del magistrato ad acquistare, pi\u00f9 di un qualsiasi altro cittadino che non ha n\u00e9 la sua esperienza, n\u00e9 la sua cultura, n\u00e9 il suo abito giuridico, la necessaria specializzazione anche in materie diverse da quelle comuni.<\/p><p>In ordine alla necessit\u00e0, poi, di rendere flessibile l\u2019attivit\u00e0 giurisdizionale, va rilevato che ci\u00f2 significherebbe snaturare il concetto stesso di giustizia, significherebbe volere una prestazione di giustizia pieghevole ai criteri della politica contingente, significherebbe pretendere di sostituire alla volont\u00e0 normativa una arbitraria e soggettiva valutazione. Giustizia, onorevoli colleghi, vuol dire certezza giuridica, vuol dire unit\u00e0 e uniformit\u00e0 di applicazione delle leggi vigenti, in base al principio dell\u2019uguaglianza dei cittadini rispetto ad esse. Se nuove esigenze sociali impongono la creazione di nuove norme, si provveda pure a crearle ed il giudice, siatene certi, le applicher\u00e0 fedelmente, poich\u00e9 egli, fedele alle leggi, non si presta all\u2019arbitrio, ma non vuole affatto rimanere custode di un diritto allontanatosi dalla vita. L\u2019indole di alcuni rapporti o di determinati gruppi di controversie pu\u00f2 pur far apparire idoneo il contributo di elementi tecnici, e questi elementi, purch\u00e9 in numero modesto (dico modesto per evitare che attraverso l\u2019immissione di una troppo larga massa di estranei al potere giudiziario si possa ugualmente esautorare il principio dell\u2019unicit\u00e0 di giurisdizione) possono ben essere utilizzati nei collegi giudicanti; ma io penso che tale esigenza non deve essere sopravvalutata al punto da ritenere indispensabile la creazione di organi speciali invece che di sezioni specializzate degli organi ordinari.<\/p><p>E se \u00e8 vero che alcune categorie di giudizi debbono essere sottratte a procedure lunghe e formalistiche, io ritengo che a tale necessit\u00e0 si potr\u00e0 ovviare con l\u2019istituzione di norme procedurali pi\u00f9 rapide, e non con le giurisdizioni speciali, che sono sempre perniciose per la unit\u00e0 del diritto e per la garanzia dei cittadini. Come invece \u00e8 stato realizzato nel progetto di Costituzione il principio della unit\u00e0 della giurisdizione? Il progetto innanzi tutto limita la competenza del potere giudiziario soltanto all\u2019attivit\u00e0 giurisdizionale civile e penale, esclusa quindi quella amministrativa. Ma, anche in relazione a tale limitata attivit\u00e0, non viene affatto sancita l\u2019espressa abolizione dei giudici speciali attualmente esistenti e se ne prescrive invece nelle disposizioni transitorie la revisione entro cinque anni; il che importa per implicito la possibilit\u00e0, almeno per quanto riguarda le giurisdizioni civili, di conferma da parte del potere legislativo con le modalit\u00e0 di cui all\u2019articolo 95, quinto comma. E quando, poi, si tiene presente che con le stesse modalit\u00e0, con la maggioranza cio\u00e8 assoluta delle Camere possono essere creati <em>ad libitum<\/em> nuovi giudici speciali, si comprende di leggieri quanto infirmato sia rimasto nel progetto il principio dell\u2019unit\u00e0 della giurisdizione, tanto necessaria per l\u2019effettiva tutela, come ho gi\u00e0 detto, dei diritti dei cittadini.<\/p><p>Ed al riguardo degli organi speciali e della partecipazione del popolo all\u2019attivit\u00e0 giurisdizionale, mi corre qui l\u2019obbligo di rilevare l\u2019inopportunit\u00e0 di sancire con una norma costituzionale l\u2019istituto della giuria nel procedimento di Corte d\u2019assise, come \u00e8 stato stabilito nell\u2019articolo 96 del progetto.<\/p><p>Non star\u00f2 qui ad esporre nei dettagli i numerosi difetti dell\u2019istituto della giuria, che lo stesso Carrara accus\u00f2 del vizio radicale di sostituire l\u2019urna della giustizia: quei difetti che al Carmignani, quando fu istituito il giur\u00ec in Italia, fecero lasciare la toga in segno di protesta e fecero dire al Manzini essere la predetta istituzione il pi\u00f9 radicale e rancido residuo delle idee, o filosoficamente ingenue, o settariamente demagogiche, della Rivoluzione francese e che l\u2019esperienza ha condannato coprendolo di ridicolo.<\/p><p>Non star\u00f2, dicevo, ad esporre i numerosi difetti. Accenner\u00f2 ai principali e pi\u00f9 gravi, che riguardano i requisiti dei giudici, la natura della decisione che ne promana, e soprattutto la mancanza di ogni saldezza alla pietra angolare sulla quale dovrebbe poggiare l\u2019edificio della giuria, cio\u00e8 la pretesa netta separazione, nella materia del giudizio, tra il fatto ed il diritto.<\/p><p>Che non sia possibile in verit\u00e0 separare il fatto dal diritto \u00e8 ormai quasi concordemente affermato dalla migliore dottrina, poich\u00e9 in effetti una cognizione del fatto, separata dalla statuizione del diritto, disconosce quella intima connessione tra il giudizio storico ed il giudizio critico che \u00e8 propria di ogni giudizio giuridico.<\/p><p>L\u2019inseparabilit\u00e0 venne riconosciuta anche dallo stesso Casorati, che fu l\u2019autore principale della legge del 1874, e che non potette non ammettere che, eliminato pure il <em>nomen juris <\/em>nelle questioni sottoposte ai giurati e tolta qualsiasi denominazione giuridica, non rimaneva meno insoluto il quesito della separazione del giudizio di demarcazione fra il fatto e il diritto.<\/p><p>Ma la dimostrazione pi\u00f9 convincente si trova nelle parole di un insigne docente e magistrato, il professor Del Giudice, il quale rilevava che il giudizio dei giurati implica in ogni caso l\u2019applicazione di una nozione giuridica astratta, il reato e le sue conseguenze, al fatto concreto, e che, soprattutto, la inseparabilit\u00e0 fra l\u2019accertamento del fatto e la indagine del diritto \u00e8 nel giudizio che deve promanare dai giurati sulla colpevolezza.<\/p><p>Il giur\u00ec non si limita, infatti, a giudicare se un fatto sia avvenuto o se l\u2019abbia commesso l\u2019imputato; ma giudica pure se l\u2019imputato sia colpevole; e, ai sensi di legge, colpevole vuol dire imputabile e responsabile. Ora, come pu\u00f2 affermarsi che il concetto di colpevolezza, il quale implica le nozioni giuridiche d\u2019imputabilit\u00e0 e responsabilit\u00e0, sia un elemento di puro fatto?<\/p><p>L\u2019impossibilit\u00e0 di distinzione, poi, appare pi\u00f9 chiara se si tengono presenti le disposizioni del nuovo Codice in ordine alle cause che escludono o che attenuano la imputabilit\u00e0 o la responsabilit\u00e0, alle circostanze che aggravano o attenuano il reato, alle indagini sulla personalit\u00e0 del delinquente, sia per le pene, che per le misure di sicurezza, rispetto alle quali sarebbe assurdo ogni riferimento al puro fatto materiale.<\/p><p>Non \u00e8 possibile adunque, dicevo, dividere il fatto dal diritto; ma anche se lo fosse, il solo buonsenso non basterebbe, come \u00e8 stato sostenuto, a ben giudicare del fatto, giacch\u00e9 occorrerebbe un\u2019opera critica a cui il giurato in genere non \u00e8 adatto. Il giudice deve raggiungere e cogliere la verit\u00e0 nella realt\u00e0 del fatto materiale mediante i mezzi di prova; al giurato manca invece ordinariamente il requisito primo ed elementare per penetrare la realt\u00e0, l\u2019attenzione, nel cui cerchio deve il mondo esteriore essere compreso per entrare nella vita dello spirito. L\u2019incompetente, dopo le prime vivaci impressioni, subito si stanca, non riesce a seguire con le debite cure lo svolgimento e le risultanze del dibattimento e giunge alla decisione con la mente annebbiata e confusa. \u00c8 fuori dubbio, inoltre, che la valutazione delle prove \u00e8 il risultato di una tecnica particolare che il giudice acquista solo dopo un lungo periodo di esercizio professionale; e qualsiasi trattato di psicologia giudiziaria dimostra che non basta l\u2019intelligenza naturale, non esercitata, per valutare i risultati di un mezzo probatorio. Ma il giurato, oltre ad essere un giudice genericamente incapace ed il meno adatto a resistere alle pressioni che vengono dall\u2019esterno, \u00e8 specificamente incompetente, poich\u00e9 per lo pi\u00f9 in lui manca anche la minima conoscenza del diritto penale e delle scienze complementari, cui si deve pur far ricorso per poter dare un consapevole giudizio.<\/p><p>N\u00e9 \u00e8 vero, come qualcuno ha sostenuto, che il giurato rappresenti la coscienza del Paese. Questa, in realt\u00e0, abbraccia due momenti: l\u2019uno dei quali \u00e8 la coscienza comune, l\u2019altro \u00e8 la coscienza riflessiva (come dice il Carrara) guidata dall\u2019arte critica.<\/p><p>La vera coscienza del Paese \u00e8 l\u2019unit\u00e0 di questi momenti, ed il verdetto, per esserne l\u2019esatta emanazione, non pu\u00f2 prescindere dalla parte critico-riflessiva.<\/p><p>Ora, se ci\u00f2 era vero anche quando lo scriveva Pessina, lo \u00e8 maggiormente oggi che il processo tende a divenire sempre pi\u00f9 tecnico ed \u00e8 in vigore un sistema penale che d\u00e0 maggiore importanza alle condizioni personali del delinquente e che quindi richiede nel giudice una maggiore somma di cognizioni tecniche e giuridiche. Anzi, ci\u00f2 renderebbe necessario che insieme ai giudici togati prendessero parte, in certi casi, all\u2019emanazione della sentenza unica persone provviste di cognizioni scientifiche speciali, che sostituissero i consulenti tecnici, presso a poco come avviene nella Corte di appello inglese, che ha facolt\u00e0 di aggregare a s\u00e9 come assessori delle persone tecniche.<\/p><p>Mancano d\u2019altra parte le giustificazioni politiche che potrebbero legittimare il ripristino della giuria. \u00c8 risaputo invero che le ragioni dell\u2019origine delle giurie nei diversi paesi e nei diversi momenti storici possono ricercarsi nella necessit\u00e0 di garantire la libert\u00e0 individuale contro il prepotere regio, la ragione, cio\u00e8, unica, era quella di rappresentare una guarentigia dell\u2019individuo contro il potere assorbente dello Stato.<\/p><p>\u00c8 chiaro invece che per noi questa contrapposizione tra giudizio popolare e giudizio di magistrati non ha ragione di essere. Del resto, nella stessa Inghilterra, ove la giuria era sorta contro la tirannia del regime feudale, l\u2019istituto cede sempre pi\u00f9 terreno e da vari anni il giur\u00ec inglese, nel porre termine ai propri lavori, spesso formula finanche un voto per la propria abolizione. Taluni provvedimenti legislativi hanno poi intaccato l\u2019essenza dell\u2019istituzione e si hanno sintomi di una non lontana estinzione.<\/p><p>Col <em>Criminal appeal act<\/em> del 1907 infatti si ammise l\u2019appello contro la sentenza di Corte di assise e si confer\u00ec alla Corte di appello stessa una funzione che in parte corrisponde alla nostra Corte d\u2019appello, in parte alla nostra Corte di cassazione. Pu\u00f2 infatti ordinare la produzione di documenti, sentire testimoni, ordinare nuove prove, e l\u2019ultimo giudizio viene affidato non pi\u00f9 al giudice popolare, ma al magistrato.<\/p><p>Altre disposizioni, sia col <em>Criminal justicial act<\/em> del 1925, sia con la legge del 1\u00b0 settembre 1939, riducono il numero dei giurati, facendo perdere alla giuria la sua caratteristica e la sua finalit\u00e0, dimostrando sempre pi\u00f9 che l\u2019istituto non pi\u00f9 sodisfa la pubblica opinione.<\/p><p>Sarebbe pertanto veramente strano che, mentre la giuria tende ad essere soppressa in quegli Stati che per primi l\u2019hanno accolta, venga da noi ripristinata.<\/p><p>N\u00e9 la legittima la concezione storico-sociale della sovranit\u00e0 popolare, per cui nei casi pi\u00f9 gravi, che maggiormente turbano l\u2019ordine pubblico e direttamente ledono gli interessi della collettivit\u00e0, dovrebbe essere il popolo stesso, nella persona dei giurati, per principio di democrazia, ad amministrare la giustizia; perch\u00e9, invero, l\u2019amministrazione della giustizia sia espressione di democrazia non \u00e8 affatto necessario che l\u2019esercizio delle funzioni relative sia affidato direttamente al popolo: basta che i suoi organi traggano origine, legittimit\u00e0 e poteri dal popolo organizzato a Stato, in conformit\u00e0 alla Costituzione democratica dal popolo stesso voluta e determinata. Una volta predisposti tali organi, essi nell\u2019esplicare le rispettive funzioni attuano indubbiamente la volont\u00e0 popolare.<\/p><p>Se, quindi, in regime di democrazia costituzionale anche i giudici togati sono organi di designazione del popolo, il problema della giuria non \u00e8 un problema di democrazia, ma un problema di giustizia, cio\u00e8 di idoneit\u00e0 all\u2019attuazione del massimo di giustizia. Ed allora questo problema non pu\u00f2 che essere risolto a favore dei giudici togati, perch\u00e9 essi amministrano la giustizia non <em>ex occasione<\/em>, senza alcuna preparazione, ma come <em>munus publicum<\/em>, di carattere continuativo e scientifico e sono quindi preparati per l\u2019esplicazione delle mansioni loro affidate.<\/p><p>Criterio preferenziale questo che dovrebbe essere tenuto fermo anche se per ipotesi il problema della giuria fosse il solo idoneo ad attuare l\u2019idea democratica, poich\u00e9, come bene \u00e8 stato rilevato da un illustre magistrato (il Jannitti Piromallo), se nella disciplina del processo penale e, del resto, di ogni altro processo, la determinazione dell\u2019organo decidente dovesse dipendere dalla scelta fra la giustizia e la democrazia, questa dovrebbe essere sacrificata a quella e non viceversa. Alcuni hanno osservato che attraverso la giuria si pu\u00f2 portare nel giudizio il senso dell\u2019equit\u00e0 e si pu\u00f2 quindi assicurare una migliore giustizia nel caso concreto. Senonch\u00e9 va rilevato innanzi tutto che introdurre indirettamente, attraverso la giuria, nel giudizio penale l\u2019equit\u00e0 (la quale come fonte autonoma di norma non ha una sfera di applicazione nel campo penalistico) sarebbe contrario alle leggi, perch\u00e9 verrebbe meno la certezza del diritto, se si consentisse al giudice, e fra l\u2019altro al giudice meno preparato, di ribellarsi alla norma codificata.<\/p><p>Ma se si potesse ammettere un correttivo alla legge mediante l\u2019equit\u00e0, indubbiamente le migliori garanzie per la determinazione della norma equa non potrebbe che offrirle il giudice togato.<\/p><p>In materia amministrativa il progetto, in contrasto con l\u2019aspirazione dei pi\u00f9 insigni giuristi italiani, consacra nella Costituzione una giurisdizione speciale che ha per propr\u00ee organi non solo il Consiglio di Stato e la Corte dei conti, ma tutti gli altri giudici speciali esistenti e quanti altri il potere legislativo e quello esecutivo per delega volessero creare. Tale sistema, a parte gli inconvenienti pratici che verrebbe a perpetuare sulla incertezza del diritto, sulla competenza del giudice e sulla imparzialit\u00e0 dei giudici, \u00e8 in contrasto col concetto stesso di democrazia, secondo cui la legge dev\u2019essere posta nell\u2019interesse generale ed ogni giudizio di legittimit\u00e0 non pu\u00f2 che spettare agli organi del potere giudiziario naturalmente preposto all\u2019applicazione della legge in ogni caso di controversia.<\/p><p>N\u00e9 ad una critica obiettiva pu\u00f2 sfuggire lo stesso organo costituzionale a carattere generale, che pur ha raccolto le maggiori benemerenze nel campo della giustizia amministrativa, il Consiglio di Stato, le cui funzioni miste politico-giudiziarie ed il cui carattere originario di organo di fiducia delle pubbliche amministrazioni, adombrano le decisioni, anche le pi\u00f9 giuste, di sospetto, come quelle che emanano da un giudice di parte.<\/p><p>Ritengo perci\u00f2 che le sezioni giurisdizionali del Consiglio di Stato dovrebbero essere assorbite in una magistratura ordinaria specializzata, col vantaggio cos\u00ec di offrire al cittadino la garanzia del doppio grado di giurisdizione in ogni controversia, oltre al sindacato supremo della Corte di cassazione. Anche la certezza del diritto indubbiamente molto ne guadagnerebbe, poich\u00e9 sono a tutti note fra l\u2019altro le difficolt\u00e0 che oggi sorgono per distinguere la giurisdizione su diritti dalla giurisdizione su interessi, la giurisdizione di legittimit\u00e0 dalla giurisdizione di merito.<\/p><p>Tuttavia, per\u00f2, se per ragioni ambientali o per particolari esigenze di politica legislativa si volesse conservare la giurisdizione speciale del Consiglio di Stato e della Corte dei conti (in ogni caso dovrebbe rigorosamente stabilirsi il divieto di creare nuove giurisdizioni speciali e trasformare quelle esistenti in sezioni specializzate della giurisdizione ordinaria), tuttavia, dicevo, se per particolari ragioni si vuol conservare la giurisdizione del Consiglio di Stato e della Corte dei conti, \u00e8 necessario che la materia propria di tali organi costituzionali sia limitata alla tutela degli interessi legittimi. Esclusa perci\u00f2 la competenza esclusiva e restituite alla giurisdizione ordinaria le controversie di puro diritto oggi attribuite al Consiglio di Stato, va mantenuta integra la distinzione fra giurisdizione di interessi e giurisdizione di diritti, lasciando la prima agli organi giurisdizionali amministrativi e l\u2019altra ai giudici ordinari.<\/p><p>Per quanto poi particolarmente concerne la posizione del Consiglio di Stato, le sezioni giurisdizionali dello stesso dovrebbero comunque staccarsi da quelle consultive e formare un separato tribunale amministrativo i cui membri per\u00f2 non dovrebbero essere nominati <em>ad libitum<\/em> dal potere esecutivo. Poco opportuna e proficua invece appare la separazione fra le funzioni giurisdizionali ed amministrative della Corte dei conti, se si tiene presente lo stretto collegamento che esiste fra le due funzioni, in quanto la funzione giurisdizionale in materia di responsabilit\u00e0 contabile e civile dei funzionari completa la funzione di controllo sulla gestione finanziaria dello Stato. Alla Corte di cassazione, inoltre, come suprema regolatrice di diritto, per maggiore garanzia di giustizia e per assicurare l\u2019esatta osservanza della legge da parte di tutti i giudici dello Stato, con benefici effetti sulla stabilit\u00e0 dei rapporti sociali, va attribuito il controllo di legittimit\u00e0 su tutte le pronunzie giurisdizionali, da qualunque organo emesse, oltre la risoluzione dei conflitti di attribuzione e di giurisdizione. Sarebbe veramente inconcepibile che in uno stato di diritto la stessa norma di legge potesse essere diversamente applicata senza la possibilit\u00e0 di unificazione da parte di un organo supremo; tale funzione della Cassazione rivela nel contempo l\u2019esigenza che quest\u2019organo sia unico in tutto il territorio dello Stato. Le ipotesi infatti di incompetenza e di difetto di giurisdizione, le discordanze ed i contrasti di decisione dei giudici di merito dipendono dalla pluralit\u00e0 degli organi investiti di giurisdizione. \u00c8 evidente pertanto la necessit\u00e0 che unico sia l\u2019organo supremo cui sia demandato il compito di ristabilire la certezza obiettiva del diritto, di assicurare l\u2019uniforme applicazione della norma in tutto il territorio della Nazione, e contenere cos\u00ec in un\u2019unica forma giuridica le varie tendenze giurisprudenziali.<\/p><p>La pluralit\u00e0 delle Corti di cassazione, sempre deprecata da giuristi e da uomini politici, sarebbe oggi assurda ed un pericolo per l\u2019unit\u00e0 del diritto, oggi che la nuova legislazione regionale ed il nuovo ordinamento giuridico fortemente decentrati esigono un sempre maggiore rafforzamento dell\u2019unit\u00e0 di giurisdizione, almeno attraverso un organo giurisdizionale centrale unico.<\/p><p>Al riguardo del sindacato di legittimit\u00e0 della Cassazione, l\u2019articolo 102 del progetto statuisce il ricorso per cassazione secondo le norme di legge. Quest\u2019ultima riserva, con cui si demanda al futuro legislatore la fissazione dei limiti del ricorso, non \u00e8 affatto tranquillante, poich\u00e9 nulla esclude che esso possa essere limitato ai soli casi di incompetenza ed eccesso di potere, casi per cui il ricorso \u00e8 sempre esistito nell\u2019ordinamento italiano fin dalla legge 31 marzo 1887, n. 3761.<\/p><p>L\u2019innovazione invece che va esplicitamente sancita nella Costituzione \u00e8 il diritto al ricorso per violazione di legge, sia processuale che sostanziale.<\/p><p>Altro delicato problema in tema di unit\u00e0 del potere giudiziario \u00e8 quello che riguarda il conflitto di giurisdizione. Secondo l\u2019articolo 126 del progetto, \u00e8 affidata alla Corte Costituzionale la risoluzione dei conflitti di attribuzione fra i poteri dello Stato. Ora, se il giudice speciale non appartiene al potere giudiziario, apparterr\u00e0 a quello esecutivo; onde ogni conflitto fra giudice ordinario e giudice speciale si ridurr\u00e0 ad un conflitto di attribuzioni, a dirimere il quale sarebbe competente la Corte Costituzionale e verrebbe cos\u00ec inficiato il principio dell\u2019unit\u00e0 della giurisdizione anche nell\u2019ultimo rimedio dell\u2019intervento regolatore della Cassazione. Inoltre, la stessa dizione ambigua dell\u2019articolo 126 farebbe pensare che alla medesima Corte Costituzionale fossero attribuiti i conflitti di attribuzione fra Pubblica Amministrazione ed autorit\u00e0 giudiziarie, demandati dalla legge 21 marzo 1877 (art. 1, 2 e 3) alle sezioni riunite della Cassazione; il che, mentre snaturerebbe la funzione stessa della Corte Costituzionale (la quale si dovrebbe occupare di controversie simili in questioni da cui esula la materia costituzionale), rappresenterebbe nel contempo una grave diminuzione di prestigio per l\u2019ordine giudiziario ed insieme un attentato alla efficace tutela dei diritti dei cittadini nei confronti della Pubblica Amministrazione, la quale a suo beneplacito potrebbe rendere inerte l\u2019autorit\u00e0 giudiziaria adita, per rimettere le decisioni ad un organo estraneo all\u2019ordinaria giurisdizione. Forse i compilatori del progetto non intendevano pervenire a tale conseguenza, ma \u00e8 per questo necessario fin d\u2019ora eliminare ogni ambiguit\u00e0 al riguardo, per evitare ogni eventuale contrasto nel futuro.<\/p><p>Appare evidente pertanto, da quanto sopra ho esposto, la difettosa applicazione data dal progetto al principio dell\u2019unit\u00e0 dell\u2019attivit\u00e0 giurisdizionale che, come ho accennato, \u00e8 uno dei presupposti e delle condizioni per l\u2019autonomia del potere legislativo.<\/p><p>Ma il colpo pi\u00f9 grave all\u2019indipendenza della Magistratura \u00e8 dato dall\u2019articolo 97. La premessa del progetto della nuova Costituzione era di realizzare un deciso progresso nel grave problema dell\u2019autonomia dei giudici; nella conclusione, invece si \u00e8 dimostrato di avere una concezione del tutto inadeguata dell\u2019indipendenza dell\u2019ordine giudiziario. Non \u00e8 che il progetto di Costituzione in materia non abbia affermazioni magnifiche; non \u00e8 che manchino disposizioni con cui l\u2019autonomia e l\u2019indipendenza della Magistratura venga affermata. Si legge, infatti, nei diversi articoli, che la funzione giurisdizionale \u00e8 espressione della sovranit\u00e0 della Repubblica; che i magistrati dipendono dalla legge; che non possono essere iscritti a partiti politici; che i magistrati costituiscono una organizzazione indipendente, che i magistrati sono inamovibili. \u00c8 tutto un crescendo veramente rassicurante.<\/p><p>Senonch\u00e9, quando si passa ad esaminare come si attua la proclamata autonomia e come si garantisce l\u2019indipendenza del potere giudiziario dagli altri poteri dello Stato, non si pu\u00f2 che rimanere perplessi ed avere la sensazione che tutto sia per tornare come prima e anzi, direi, peggio di prima.<\/p><p>Si \u00e8 sempre lamentato come un pericolo per la vera indipendenza della Magistratura l\u2019ingerenza della politica negli affari della giustizia. Si \u00e8 cercato, pertanto, nel progetto, di estromettere dall\u2019amministrazione della giustizia il potere esecutivo, perch\u00e9 portatore di interessi politici ed espressione di forze politiche. Senonch\u00e9, in realt\u00e0, a tali interessi si \u00e8 dato ugualmente ingresso ed in misura pi\u00f9 efficiente, nel governo della Magistratura con la proposta formulazione del Consiglio Superiore.<\/p><p>Infatti, se il potere diretto del Ministro della giustizia \u00e8, indubbiamente, assai limitato, perch\u00e9 si riduce al solo esercizio dell\u2019azione disciplinare, non altrettanto limitata rimane, invece, l\u2019ingerenza che non pu\u00f2 che essere politica, del potere legislativo, il quale per mezzo dei suoi designati, entra addirittura a far parte dell\u2019organo di direzione e di governo della Magistratura.<\/p><p>Altro che progresso, signori, nell\u2019autonomia dei giudici! C\u2019\u00e8 proprio da domandarsi se nell\u2019attuazione del principio dell\u2019indipendenza del potere giudiziario non si stia per fare addirittura un deciso e grave passo indietro!<\/p><p>Con la legge Togliatti, invero, restituite le prerogative tolte dal fascismo alla Magistratura, il Ministero di grazia e giustizia ben poca ingerenza politica poteva avere, una volta costituito un Consiglio Superiore composto esclusivamente da magistrati, eletto da essi stessi, presieduto dal loro capo e con la larga competenza che gli era attribuita. Quando invece si stabilisce, come nel progetto di Costituzione, che la met\u00e0 dei componenti del Consiglio Superiore deve essere eletta dall\u2019Assemblea Nazionale, si espone alla diretta influenza di elementi politici l\u2019intera vita giudiziaria e lo stato giuridico stesso dei magistrati.<\/p><p>E che vale allora dichiarare i giudici soggetti soltanto alla legge, quando l\u2019autonomia dei magistrati deve rimanere una semplice affermazione teorica, sia in relazione ad organi di altri poteri, sia nell\u2019interna gerarchia giudiziaria? Che vale sancire il divieto per il giudice di iscrizione a partiti, se non si vogliono escludere dall\u2019amministrazione della giustizia quelle ingerenze esterne che incidono in concreto sulla imparzialit\u00e0 e seriet\u00e0 dei pronunciati giudiziari? E perch\u00e9, c\u2019\u00e8 da chiedersi, una volta ammesso il principio dell\u2019autonomia, sul quale tutti sono d\u2019accordo; e lo si rileva dai discorsi fatti qui da tanti colleghi, lo si rileva dai lavori preparatori; perch\u00e9, se tutti sono d\u2019accordo, perch\u00e9 tanta riluttanza a dettare una disciplina giuridica che valga a tradurre in realt\u00e0 un principio ammesso da tutti? Perch\u00e9? Per sfiducia nella Magistratura? Se tale sfiducia esiste, devo pensare che deriva o dalla mancata o dalla imperfetta conoscenza dei compiti e dell\u2019attivit\u00e0 della nostra Magistratura. Se tale sfiducia \u00e8 di carattere tecnico organizzativo, a smentirla basta ricordare \u2013 come bene ha rilevato l\u2019Associazione dei magistrati \u2013 che gli organi giudiziari sono stati i soli a non sospendere mai il loro funzionamento, malgrado gli eventi bellici e le crisi economiche e politiche che hanno martoriato il Paese. Basta ricordare che, con gli stessi organici del 1865, i magistrati hanno risposto soddisfacentemente alle esigenze di una popolazione raddoppiata.<\/p><p>Se tale sfiducia poi \u00e8 di carattere politico, gli smemorati in buona fede dovrebbero pur ricordare che la Magistratura, anche se priva di ogni effettiva garanzia, ha resistito come ha potuto, con eroismi personali e grazie al senso di dignit\u00e0 della gran maggioranza dei suoi componenti, per 20 anni alla dittatura, mantenendo in complesso fede ad una tradizione di onest\u00e0 e di indipendenza. Dovrebbero pur ricordare il glorioso contributo di sangue e l\u2019opera preziosa data dai magistrati alla stessa lotta clandestina e dovrebbero non obliare altres\u00ec che i magistrati furono gli unici a rifiutare collettivamente il giuramento di fedelt\u00e0 alla Repubblica sociale fascista. E il paradosso \u00e8, onorevoli colleghi, (e forse per\u00f2 questa \u00e8 la prova migliore della loro dirittura) il paradosso \u00e8, che i magistrati italiani ebbero in tempi fascisti fama di antifascisti, sicch\u00e9 furono guardati con sospetto e spesso perseguitati dal regime. (\u00c8 forse a tutti noto che lo stesso Mussolini ebbe a qualificare il Palazzo di Giustizia come il pi\u00f9 temibile covo di antifascisti!). Mentre, dicevo, dal passato regime i magistrati furono guardati con sospetto, oggi magari non si esita a qualificarli fascisti e reazionari. \u00c8 ingiusto pertanto, \u00e8 ingiusto ed ingiurioso, affacciare dei dubbi sulla fedelt\u00e0 del corpo giudiziario; e non si rende certo un buon servizio al consolidamento del regime repubblicano, tenendo sotto sospetto un ordine che esercita le funzioni pi\u00f9 delicate e che, come tale, ha bisogno della massima fiducia sia dei cittadini che degli altri poteri dello Stato. Un ordine che nel diuturno travaglio della vita giudiziaria, nonostante un trattamento economico indegno, di miseria, offre continui esempi di sacrifizi, di senso altissimo del dovere, di dirittura e che ha in s\u00e9, nella sua austerit\u00e0 di vita, nella sua tradizione di onest\u00e0 e di lealt\u00e0, nel suo equilibrio e nella sua saggezza, nella forza suggestiva della missione che esercita, gli elementi pi\u00f9 certi di fiducia e la garanzia pi\u00f9 sicura di illimitata fedelt\u00e0 a tutte le istituzioni dello Stato. Se esistono eccezioni, queste non possono autorizzare generale sfiducia nella Magistratura, che ha sempre conservato la sua integrit\u00e0 morale, reagendo, fedele sempre alla legge, a tutti i tentativi di asservimento e di sopraffazione. Episodi isolati ed errori di uomini singoli non possono, comunque, pregiudicare la posizione costituzionale dell\u2019amministrazione della giustizia, poich\u00e9 gli uomini passano, ma la Costituzione rimane e l\u2019indipendenza degli organi giudiziari non costituisce un ambizioso interesse dei magistrati, ma un interesse vitale del popolo italiano. Si \u00e8 obiettato che con un Consiglio Superiore di soli magistrati verrebbe escluso ogni controllo sul potere giudiziario e ci\u00f2 sarebbe pericoloso.<\/p><p>L\u2019obiezione, per\u00f2, non ha un serio fondamento. Innanzi tutto il controllo tra poteri non pu\u00f2 essere che un controllo di natura politica; controllo che si spiega nei rapporti fra il legislativo e l\u2019esecutivo, poich\u00e9 questo ultimo ha un programma politico da attuare e per conseguenza, non pu\u00f2 non essere sottoposto al sindacato di opportunit\u00e0 da parte del Parlamento, nel quale quel programma politico raccoglie la maggioranza dei consensi. Un siffatto controllo invece non sarebbe n\u00e9 necessario n\u00e9 possibile nei confronti del potere giudiziario, per la natura stessa dell\u2019attivit\u00e0 giurisdizionale, la quale si esaurisce come \u00e8 noto in un processo di deduzione che non deve ammettere soluzioni di opportunit\u00e0, se veramente si vuol fare scaturire dalla volont\u00e0 generale la volont\u00e0 della legge nel caso particolare. Data perci\u00f2 la caratteristica di tale funzione, se si vuol garantire il principio fondamentale di ogni ordinata convivenza civile (la libert\u00e0 individuale e la certezza del diritto) non deve essere consentito sull\u2019attivit\u00e0 del giudice alcun controllo tranne, s\u2019intende, il rimedio della impugnazione davanti al giudice, investito di funzione superiore. N\u00e9 il potere esecutivo, n\u00e9 il legislativo possono e devono avere ingerenza sull\u2019attivit\u00e0 giurisdizionale, poich\u00e9 la giustizia deve erigersi assolutamente indipendente, purificata da qualsiasi interesse. La politica, come \u00e8 stato rilevato anche durante i lavori preparatori, pu\u00f2 fare sentire il suo influsso nelle leggi, fino al momento cio\u00e8 in cui si trasforma in norma giuridica, ma una volta creato il diritto, la politica deve fermarsi e non pu\u00f2 esercitare controllo e direttive sui giudici, che devono interpretare il diritto per quello che \u00e8, e non per quello che poteva o doveva essere.<\/p><p>Perch\u00e9 il potere giudiziario dunque sia autonomo, ed il giudice indipendente, questi non deve avere davanti a s\u00e9, come saggiamente si \u00e8 statuito nella Costituzione, che la legge e la sua coscienza, a meno che non si voglia fare entrare la voce della politica dove deve rimaner sovrana invece la voce della giustizia.<\/p><p>Si \u00e8 ancora sostenuto che in regime democratico sovrano \u00e8 il popolo, e poich\u00e9 l\u2019espressione pi\u00f9 schietta della sovranit\u00e0 popolare \u00e8 il Parlamento, un\u2019assoluta indipendenza della Magistratura dal potere legislativo la renderebbe estranea alla volont\u00e0 del popolo e costituirebbe, come ormai si dice con una frase fatta, una casta chiusa, conservatrice e retriva.<\/p><p>Va per\u00f2 rilevato, innanzi tutto, che la volont\u00e0 stabile e suprema del popolo \u00e8 quella che si manifesta nella Costituzione. Onde, se indice e caratteristica del sistema costituzionale prescelto \u00e8 l\u2019indipendenza del potere giudiziario, \u00e8 chiaro che, fino a quando la Costituzione non muta, mantenere indipendente tale potere significa mantenere in vita la vera volont\u00e0 popolare, intesa, non solo quale semplice maggioranza parlamentare, ma come volont\u00e0 unitaria di tutta la Nazione.<\/p><p>N\u00e9 gli interessi vivi del popolo espressi attraverso il Parlamento possono trovare contrasto nel potere giurisdizionale estraneo all\u2019influenza parlamentare, poich\u00e9 come ben \u00e8 stato da altri osservato, qualsiasi progresso sociale manifestato attraverso l\u2019attivit\u00e0 legislativa nei limiti della Costituzione, viene garantito non ostacolato, dalla Magistratura.<\/p><p>Ma soprattutto \u00e8 da rilevare che al popolo, al disopra di ogni esigenza, preme che la legge sia uguale per tutti e che sia garantita a tutti i cittadini giustizia serena e imparziale. Ora, se si pensa tra l\u2019altro che le stesse pubbliche amministrazioni sono assoggettate al diritto, tale imparzialit\u00e0 evidentemente non potrebbe aversi, significherebbe anzi far diventare l\u2019organo giudiziario giudice in casa propria, se il potere giudiziario non fosse indipendente dal potere esecutivo e da quello legislativo.<\/p><p>Mostrati, cos\u00ec, speciosi ed infondati, i pretesti per un controllo sul potere giudiziario, che avrebbe soltanto perfetto di compromettere la finalit\u00e0 fondamentale di uno Stato libero, quella cio\u00e8 di garantirei tutti i cittadini che la giustizia sia resa in modo imparziale, non restano che i gravi inconvenienti della composizione mista del Consiglio Superiore proposta dalla Commissione: il pericolo cio\u00e8 di interferenze politiche e professionali, che praticamente metterebbero nel nulla l\u2019indipendenza della Magistratura., il cui prestigio e soprattutto la fiducia che in essa deve riporre il Paese sarebbero grandemente sminuiti.<\/p><p>E nulla sarebbe pi\u00f9 deleterio, onorevoli colleghi, all\u2019affermazione di un libero ordine democratico, del sospetto di una giustizia influenzata o corrosa nei suoi organi da spirito politico o comunque messa in condizione di soggezione ad altri poteri dello Stato.<\/p><p>Pensate invero alle infinite pressioni da parte dei partiti attraverso i loro designati nell\u2019organo di autogoverno; pensate agli svariati maneggi di quei professionisti poco scrupolosi che, chiamati a comporre il Consiglio Superiore, potrebbero anche continuare ad avere, a mezzo di compiacenti prestanome personali interessi nelle cause affidate a magistrati, la cui carriera ed amovibilit\u00e0 essi terrebbero in mano; pensate a tutto questo, o signori, e vi convincerete che il Consiglio Superiore, cos\u00ec come si vorrebbe costituito, rappresenterebbe tutt\u2019altro che una garanzia di giustizia, oltre che un regresso democratico e costituzionale. Dico un regresso, poich\u00e9 il Consiglio Superiore della magistratura \u00e8 stato sempre in Italia composto da soli magistrati, ed il decreto 31 maggio 1946, accogliendo i voti non solo degli organi giudiziari, ma di quanti caldeggiavano i nuovi orientamenti per la democrazia, lo avevano reso elettivo da parte degli stessi magistrati.<\/p><p>Se si vuole perci\u00f2 veramente l\u2019indipendenza della Magistratura, occorre evitare che la nomina, la designazione ai vari uffici, la promozione, in una parola lo stato dei magistrati, dipendano da orientamenti ed influenze di organi politici, occorre evitare, quelle illecite inframmettenze, dalle quali chi amministra giustizia dev\u2019essere messo al riparo; e perch\u00e9 ci\u00f2 accada \u00e8 necessario che l\u2019organo supremo della Magistratura sia composto da soli magistrati, scelti attraverso il sistema della interna libera elezione.<\/p><p>Sarebbe veramente strano e contradittorio che, mentre ai giudici si fa divieto di appartenenza a partiti politici, e si fa divieto, badate, appunto perch\u00e9 si vuole che i giudicabili abbiano un senso di assoluta tranquillit\u00e0 e che il diritto, una volta affidato al magistrato per la sua applicazione, sia visto semplicemente come tale e non abbia neppure lontanamente a risentire di quella politica che sfocia negli organi legislativi, sarebbe veramente strano, che si affidino poi le promozioni, i trasferimenti i procedimenti disciplinari e quanto altro riguarda la vita stessa dei magistrati proprio a uomini di partiti, designati da quell\u2019Assemblea legislativa che, appunto perch\u00e9 organo preposto alla creazione delle leggi, dovrebbe rimanere estraneo agli organi preposti all\u2019applicazione della norma da essa creata.<\/p><p>L\u2019onorevole Calamandrei, in tema di contrasti fra un potere giudiziario autonomo e gli altri poteri dello Stato, ha prospettato come pericolo la possibilit\u00e0 di un rifiuto di applicazione della legge da parte della Magistratura, la quale potrebbe, ha aggiunto, attribuirsi anche il potere di stabilire criteri generali di interpretazione della legge.<\/p><p>Il pericolo prospettato mi sembra in verit\u00e0 assai immaginario e non pu\u00f2 sorgere in concreto, sia perch\u00e9 la Magistratura verrebbe meno alla sua funzione se non applicasse una legge che abbia tutti i crismi formali stabiliti dalla Costituzione (e se lo facesse si entrerebbe nel campo rivoluzionario del sovvertimento dei poteri, al modo stesso che il legislativo si arrogasse il compito di amministrare la Giustizia) sia perch\u00e9 la potest\u00e0 di fissare i criteri generali di interpretazione spetta all\u2019Assemblea legislativa e non all\u2019autorit\u00e0 giudiziaria, che ha soltanto il compito di interpretare la norma con effetto, fra l\u2019altro, limitato al caso concreto.<\/p><p>D\u2019altra parte, se il pericolo fosse realmente esistente, non potrebbe certo essere eliminato dal Consiglio giudiziario misto, poich\u00e9 nulla in concreto potrebbe impedire che il corpo giudiziario applicasse le legge nel modo da esso ritenuto pi\u00f9 opportuno ed assumesse un determinato orientamento interpretativo; n\u00e9, di fronte alle decisioni della Corte di cassazione, come \u00e8 stato rilevato, vi sarebbe, come non vi \u00e8 neppure oggi, la possibilit\u00e0 di sindacato da parte del potere esecutivo sia da parte del potere legislativo. La composizione mista cio\u00e8, lungi dall\u2019evitare il fantasioso pericolo prospettato, avrebbe semplicemente l\u2019effetto concreto di far penetrare la politica nelle decisioni singole; di far giungere indebite pressioni ed ingerenze professionali agli organi giudiziari. Ma non potrebbe impedire che la Magistratura, come complesso giudicante, assumesse \u2013 volendolo \u2013 un determinato atteggiamento nell\u2019interpretazione della legge. A me pare che in realt\u00e0 tutto dipenda da una decisa, per quanto ingiustificata ostilit\u00e0 e diffidenza verso i magistrati che sono qualificati retrivi, conservatori, insensibili ai fatti sociali, forse perch\u00e9 hanno il torto di essere i servitori fedeli della legge piuttosto che della politica, che non pu\u00f2 e non deve interessare loro, finch\u00e9 non si traduca in norma giuridica di cui soltanto essi devono essere gli interpreti pi\u00f9 ortodossi e pi\u00f9 scrupolosi. Noi vogliamo che sia mantenuta, ed oggi pi\u00f9 che mai accentuata, questa posizione conservatrice; e non possiamo concordare con coloro che la vorrebbero trasformare in attitudine politica e vorrebbero la legge aderente alla mutevole realt\u00e0 della politica, sotto la speciosa pretesa che il diritto non debba essere inserito nel codice, ma nella coscienza del popolo.<\/p><p>L\u2019onorevole Cappi dichiarava giorni fa che per il retto funzionamento della giustizia quello che importa \u00e8 che il giudice non subisca deviazioni nella fase di interpretazione e di applicazione della legge. E per tale funzione, egli spiegava, nessun pericolo pu\u00f2 costituire l\u2019immissione di elementi estranei nel Consiglio Superiore. Mi dispiace di contraddire l\u2019amico Cappi, ma non posso fare a meno di notare che il pericolo \u00e8 proprio l\u00e0, nella possibilit\u00e0 che attraverso le pressioni degli elementi estranei immessi nell\u2019organo di autogoverno, il giudice possa risentire l\u2019influsso della politica proprio nel processo di interpretazione e applicazione della legge, e possa cos\u00ec essere deviato da quella linea serena e obiettiva che dovrebbe perseguire. Questa, onorevoli colleghi, e questa sola \u00e8 la ragione che fa vedere con disfavore la composizione mista del Consiglio Superiore della Magistratura. Lo stesso onorevole Cappi ebbe a rilevare che in regime democratico l\u2019eventualit\u00e0 di un potere esecutivo e legislativo tirannici e invadenti deve escludersi quasi <em>a priori<\/em>, poich\u00e9 tale eventualit\u00e0 pu\u00f2 soltanto aversi in una situazione patologica, come nel periodo fascista, e non in condizioni normali. Va ribadito che le interferenze sulla Magistratura, in verit\u00e0, non mancarono, pure se in forme meno gravi, anche prima del 1922; poich\u00e9 in Italia \u2013 dobbiamo dirlo \u2013 non hanno mai i giudici goduto di una effettiva piena indipendenza; e se il funzionamento della giustizia \u00e8 apparso tal-, volta turbato o se un senso di sfiducia ha investito la Magistratura, ci\u00f2 \u00e8 dovuto \u2013 dobbiamo pur riconoscerlo \u2013 in gran parte alle ingerenze del potere esecutivo e degli organi politici in genere, che hanno tanto contribuito a far decadere nel popolo l\u2019idea della imparzialit\u00e0 dell\u2019Amministrazione della giustizia.<\/p><p>E va rilevato, infine, che, fra l\u2019altro, la partecipazione di elementi estranei nel Consiglio Superiore non pu\u00f2 trovare neppure completa spiegazione \u2013 che peraltro ridonderebbe comunque tutto a danno dell\u2019amministrazione della giustizia \u2013 in vere ragioni costituzionali; poich\u00e9 quell\u2019organo di autogoverno, che tante preoccupazioni d\u00e0 a coloro che paventano l\u2019autonomia della Magistratura, ha peraltro compiti puramente interni alla organizzazione giudiziaria e di carattere amministrativo, relative al personale. Con esso non si d\u00e0 alla Magistratura il potere di creare la legge per la propria organizzazione e neppure quello di organizzarsi a suo arbitrio. Con l\u2019organo autonomo di governo la Magistratura avrebbe soltanto il potere di assumere, di trasferire, di punire, in una parola di amministrarsi, ma sempre nei limiti, nelle forme e con le garanzie fissate dall\u2019ordinamento giudiziario, che viene emanato dal potere legislativo.<\/p><p>Quale casta chiusa, di grazia, io vi domando?<\/p><p>Si pu\u00f2 parlare di torri di avorio, di casta impenetrabile quando si ha non solo il potere di organizzarsi, ma anche quello di creare la legge per la propria organizzazione. Se tale legge invece \u00e8 creata da altri, non rimane che un potere, il quale ha quasi carattere di semplice esecuzione. Non vedo perci\u00f2 la ragione e non riesco proprio a vedere il pericolo del perch\u00e9 il Consiglio giudiziario non debba essere composto di soli magistrati.<\/p><p>Penso che l\u2019intervento del potere legislativo nella formazione del Consiglio superiore della Magistratura sia stato ammesso sull\u2019esempio della Costituzione francese; ma, a parte il gusto della importazione, anche in campi ove potremmo legittimamente esportare, va rilevato che la composizione mista pu\u00f2 avere una certa giustificazione nel Consiglio Superiore della Magistratura francese, il quale ha, fra le altre funzioni, anche quella di esercitare il diritto di grazia, ma non ha e non pu\u00f2 avere neppure tale legittimazione da noi, ove manca siffatta prerogativa. Ritengo pertanto che nulla possa giustificare la composizione mista dell\u2019organo di autogoverno.<\/p><p>Se poi proprio non si volesse rinunziare all\u2019ingerenza del potere legislativo nella composizione del Consiglio giudiziario, ritengo che, ad attenuare gli inconvenienti del sistema, non vi sia che una duplice soluzione: o variare l\u2019apporto proporzionale fra i componenti magistrati ed i componenti estranei, in modo da dare ai primi una prevalenza numerica in confronto ai secondi; oppure offrire al Parlamento la facolt\u00e0 di scegliere, sempre nel corpo dei magistrati, una met\u00e0 dei componenti il Consiglio Superiore.<\/p><p>Ma, oltre che alla indipendenza dall\u2019esterno, \u00e8 necessaria una indipendenza nell\u2019interno dell\u2019organizzazione giudiziaria, poich\u00e9 l\u2019autonomia del potere giudiziario garantisce la Magistratura dall\u2019influenza di altri poteri, ma non presenta alcuna garanzia nell\u2019interno del corpo giudiziario, garanzia che non \u00e8 certo meno importante. I magistrati debbono essere posti tutti sullo stesso piano, poich\u00e9 tra di essi vincolo gerarchico nel senso tradizionale della parola non pu\u00f2 e non deve esistere, in quanto la gerarchia importa il concetto di ubbidienza agli ordini che vengono dall\u2019alto, mentre il giudice non deve obbedire che alla sua coscienza ed alle norme legislative. \u00c8 l\u2019essenza stessa della funzione giudiziaria che \u00e8 in contrasto con la dipendenza gerarchica, poich\u00e9 diversa pu\u00f2 essere la sfera dell\u2019autorit\u00e0 giurisdizionale, ma il potere di esercizio della giurisdizione \u00e8, nell\u2019ambito della propria competenza, pieno ed assoluto; ci\u00f2 importa che la Magistratura \u2013 come opportunamente \u00e8 stato dichiarato nella Costituzione \u2013 sia distinta non per gradi, ma per funzioni e che il magistrato, una volta entrato in ruolo, abbia uno svolgimento quasi automatico di carriera senza preoccupazioni, in merito alla stessa, di beneplacito dei superiori.<\/p><p>Altra applicazione del principio di autonomia \u00e8 la facolt\u00e0, di cui non si \u00e8 fatto alcun cenno nel progetto, da parte dell\u2019organo di autogoverno, di stabilire il trattamento economico dei magistrati nei limiti del bilancio e del gettito della tassazione sugli atti giudiziari.<\/p><p>\u00c8 questo un lato assai importante del problema dell\u2019indipendenza della Magistratura, poich\u00e9 lasciare il trattamento economico all\u2019arbitrio del potere esecutivo significa rendere frustranea ogni garanzia costituzionale.<\/p><p>Solo cos\u00ec, d\u2019altra parte, attraverso una amministrazione diretta delle somme stanziate e del gettito della speciale tassazione predetta, pu\u00f2 essere risolto il tormentoso problema economico della Magistratura, che vive le pi\u00f9 dure miserie della vita quotidiana; solo cos\u00ec pu\u00f2 essere garantita al giudice una esistenza indipendente e decorosa, e pu\u00f2 essere nel contempo superata la pregiudiziale che ostacola il riconoscimento al magistrato, per la particolarit\u00e0 delle sue funzioni, di un trattamento diverso da ogni impiegato dello Stato.<\/p><p>Una disposizione inoltre, per lo meno inadeguata ed imprecisa, \u00e8 quella che riguarda la questione dei poteri della Magistratura sulla polizia.<\/p><p>Non bisogna dimenticare infatti che anche per la legislazione vigente l\u2019autorit\u00e0 giudiziaria pu\u00f2 disporre direttamente dell\u2019opera della polizia giudiziaria. Al lume per\u00f2 della esperienza tale astratto potere si \u00e8 rivelato inefficiente, poich\u00e9 spesso tarda e inidonea \u00e8 stata l\u2019esecuzione degli ordini del magistrato da parte dei funzionari di polizia, specie quando i provvedimenti giudiziari non collimavano con le vedute degli organi da cui la polizia giudiziaria direttamente dipende.<\/p><p>Indispensabile perci\u00f2 \u00e8 che almeno speciali reparti di polizia siano alle dirette dipendenze gerarchiche e disciplinari dell\u2019autorit\u00e0 giudiziaria.<\/p><p>\u00c8 opportuno altres\u00ec concedere al Magistrato le stesse prerogative dell\u2019immunit\u00e0 parlamentare, poich\u00e9 date le delicate funzioni da lui spiegate, un arresto infondato a carico del giudice produce, quand\u2019anche ne fosse poi dimostrata l\u2019innocenza, conseguenze gravi sia per la sua riputazione, sia per il prestigio del potere giudiziario che, non meno degli altri, deve godere la fiducia del Paese.<\/p><p>In ordine all\u2019iscrizione del giudice ai partiti politici, io sono contrario in verit\u00e0 a qualsiasi divieto che non corrisponda allo spirito di una vera democrazia, a qualsiasi disposizione che limiti la libert\u00e0 di opinione di un individuo, specie se \u00e8 un magistrato. Questo invece deve avere ed ha in s\u00e9 tanto senso di responsabilit\u00e0, tanta consapevolezza del proprio dovere che l\u2019iscrizione a qualsiasi partito non pu\u00f2 riuscire a compromettere la sua libert\u00e0 di decisione, e di apprezzamento, n\u00e9 tampoco a farlo deflettere da quella dirittura che \u00e8 per lui un <em>habitus<\/em> di vita.<\/p><p>Non \u00e8 l\u2019iscrizione al partito che pu\u00f2 far addivenire a compromessi con la propria coscienza e neppure pu\u00f2 semplicemente valere a togliere il senso di tranquillit\u00e0 ai giudicabili. Nessun divieto formale potr\u00e0 impedire al giudice di agire in conformit\u00e0 d\u2019interesse di partito se \u00e8 proclive a compromessi; tutto dipende dalla sua onest\u00e0 e dalla sua coscienza. Sarebbe davvero un\u2019inutile ipocrisia ed un\u2019offesa anche pei magistrati introdurre una norma costituzionale come quella proposta dalla Commissione, ipocrisia poi tanto pi\u00f9 inutile quando la vita della Magistratura dovesse essere legata, attraverso componenti estranei nell\u2019organo di autogoverno, ad interessi politici ed affidata ad uomini di partiti, come si \u00e8 proposto nell\u2019articolo 97.<\/p><p>Questo, pi\u00f9 che l\u2019iscrizione dei Magistrati nei partiti varrebbe a circondare di sospetto l\u2019ordine giudiziario!<\/p><p>Comunque, io penso che l\u2019iscrizione o meno nei partiti politici dovrebbe essere affidata alla sensibilit\u00e0 ed al senso di opportunit\u00e0 dei magistrati stessi, pi\u00f9 che sancita, con un divieto, in una norma costituzionale.<\/p><p>Per il sistema di scelta dei magistrati, a me sembra che il criterio del concorso sia la forma pi\u00f9 democratica di scelta, poich\u00e9 raggiunge lo scopo per la selezione tecnica su di un principio di eguaglianza; raggiunge lo scopo cio\u00e8 di chiamare alle pi\u00f9 importanti funzioni i pi\u00f9 capaci, senza valutazione diverse dal merito e considerazioni di privilegi personali.<\/p><p>Sono per\u00f2 contrario all\u2019immissione delle donne nella Magistratura.<\/p><p>\u00c8 vero che esse hanno dato ottime prove in tanti uffici, ma l\u2019arte del giudicare, oltre a richiedere particolari doti di equilibrio e di logica, richiede una costante serenit\u00e0 di giudizio che le donne, per ovvie ragioni fisiologiche e per naturali facolt\u00e0 psicologiche, non possono avere, specie se si tien conto che normalmente in esse il sentimento prevale sul raziocinio, mentre nella risoluzione delle controversie deve avvenire il contrario.<\/p><p>Ritengo che si possa consentire alle donne di partecipare a limitate e determinate forme di giudizio nelle sezioni specializzate, ma non generalizzare fino al punto di consentire il libero accesso nella Magistratura.<\/p><p>Ed ho finito.<\/p><p>Concludo ribadendo che noi non vogliamo una Magistratura avulsa dalla vita sociale, ma la vogliamo indipendente.<\/p><p>Noi non vogliamo che il giudice sia una astrazione, ma desideriamo che sia sereno nell\u2019esplicazione della sua opera. Che non abbia preoccupazioni di influenze estranee sulla sua coscienza e che sulla sua carriera non vi sia possibilit\u00e0 di interferenze esterne.<\/p><p>Noi sappiamo che l\u2019indipendenza dell\u2019ordine giudiziario \u00e8 indice e garanzia di ogni democrazia costituzionale e che sarebbe inutile aumentare in astratto la sfera di libert\u00e0 dei cittadini, sarebbe perfettamente inutile proclamare l\u2019uguaglianza di tutti di fronte alla legge, se non si istituisse un potere giudiziario in condizioni di poter realizzare e garantire queste elementari esigenze di democrazia.<\/p><p>E presupposto primo di tale realizzazione, onorevoli colleghi, \u00e8 l\u2019indipendenza integrale della Magistratura, la cui funzione, se deve davvero costituire garanzia e difesa di diritti e di libert\u00e0 non pu\u00f2 e non deve risentire, a meno che non si voglia negare e tradire nel contempo lo stesso ordine democratico, non pu\u00f2 e non deve risentire \u2013 dicevo \u2013 delle fluttuazioni di maggioranze parlamentari e dell\u2019alternarsi dei partiti al Governo.<\/p><p>Potere politico, partiti, maggioranza parlamentare hanno, come ho detto, un settore proprio in cui far sentire il loro influsso, ed \u00e8 quello della legislazione, a cui non si sottrae lo stesso ordinamento giudiziario dal quale \u00e8 disciplinata la Magistratura; ma non possono e non debbono, in un regime di vera democrazia, influire sull\u2019esercizio del potere giurisdizionale.<\/p><p>Se si \u00e8 contrari al principio dell\u2019indipendenza della Magistratura, si abbia pure il coraggio di dirlo, nell\u2019Assemblea Costituente, di fronte al popolo; si sostenga pure esplicitamente che i giudici debbono essere dipendenti dal potere esecutivo o legislativo e debbono seguire le direttive politiche di essi; si abbia almeno la coerenza nelle affermazioni e si assumano le responsabilit\u00e0 relative. Ma se si dichiara che il potere giudiziario deve essere indipendente, occorre stabilire gli esatti termini di tale indipendenza, senza rinnegare, cos\u00ec come si \u00e8 fatto con tanta disinvoltura nel progetto, il principio nel momento stesso che lo si afferma. Se si vuole perci\u00f2 una Magistratura subordinata alla politica, lo si dica chiaramente, senza infingimenti e senza riserve mentali.<\/p><p>Si ricordi per\u00f2 che, come saggiamente rilevava padre Lener nell\u2019articolo cui accennava ieri l\u2019amico Romano, si ricordi, dico, che quando la politica entra nella giustizia, la libert\u00e0 e l\u2019uguaglianza dei cittadini sono in pericolo.<\/p><p>E una Costituzione che non evita tale i pericolo, non pu\u00f2 dirsi pi\u00f9 una Costituzione democratica; \u00e8 una Costituzione che prepara l\u2019avvento alla dittatura. L\u2019avvento alla dittatura, s\u00ec, onorevoli colleghi, alla dittatura, poich\u00e9 ben \u00e8 stato scritto, che giustizia e libert\u00e0 sono veramente un inscindibile binomio: esse vivono o periscono insieme! (<em>Applausi \u2013 Congratulazioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. \u00c8 iscritto a parlare l\u2019onorevole Candela. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>CANDELA. Onorevole Presidente, onorevoli colleghi! Arrivo quasi mortificato al punto della discussione, perch\u00e9 l\u2019ambiente \u00e8 saturo per quanto dottamente si \u00e8 detto sul Titolo IV. E credo che sostanzialmente siamo tutti concordi, per assicurare alla Magistratura una piena indipendenza, perch\u00e9 tutti qui operiamo ed agiamo nella maggiore lealt\u00e0, per creare degli organismi veramente democratici che assicurino, per un lungo periodo, la vita futura del Paese.<\/p><p>La democrazia ha per fondamento la giustizia. Quindi, l\u2019indipendenza e l\u2019autonomia dei Magistrati, che della giustizia devono essere i sacerdoti, costituisce veramente la base di questo fattore democratico. Il progetto, ispirandosi a questi criteri, traduce nei pochi articoli quanto \u00e8 stato il risultato di uno studio veramente laborioso ed accurato della Commissione dei Settantacinque. All\u2019Assemblea i dissensi si sono manifestati principalmente sull\u2019articolo 96: \u00abIl popolo partecipa direttamente all\u2019amministrazione della giustizia mediante l\u2019istituto della giuria nei processi di Corte d\u2019assise\u00bb, perch\u00e9 nel problema non si \u00e8 voluto distinguere, e si \u00e8 dato da taluni la prevalenza al fattore politico anzich\u00e9 al fattore tecnico-giuridico. Si pensa che non vi \u00e8 democrazia, e che non vi pu\u00f2 essere democrazia, senza l\u2019istituto della giuria, che, per la verit\u00e0, in Italia \u00e8 stata affermazione delle forme liberali nel pericolo della libert\u00e0. Ma il tempo procede ed anche il diritto e la procedura sono soggetti alla legge del tempo ed alla evoluzione. Quello che interessa garantire \u00e8 il diritto del cittadino in rapporto alla societ\u00e0, ed il diritto della societ\u00e0 perch\u00e9 il reo non vada impunito, ma soprattutto perch\u00e9 l\u2019innocente non sia condannato. Noi, contrari al ritorno dell\u2019istituto della giuria popolare, sosteniamo che il problema non dev\u2019essere considerato dal lato politico, ma nella sua entit\u00e0 tecnica, quale pi\u00f9 rispondente all\u2019interesse sociale e all\u2019interesse del privato.<\/p><p>Posto il problema in questi termini, ritengo che non vi possa essere dubbio per la risoluzione da noi indicata: la forma collegiale del giudizio con sentenza motivata e con appello che ne permetta il riesame di merito.<\/p><p>E poich\u00e9 gli argomenti hanno una ineluttabile forza, \u00e8 da pensare che i sostenitori della giuria vogliono che nella valutazione di taluni reati il giudice abbia il potere di superare la legge; in quei casi nei quali opinano che la coscienza popolare ritiene di procedere ad una assoluzione o ad una indulgenza che non potrebbe mai venire da un giudice togato o popolare obbligato a motivare la sentenza.<\/p><p>Il giudice, con la motivazione, ha il dovere di specificare e di documentare le ragioni del suo convincimento, cosicch\u00e9 questa rappresenta una indagine delle prove e deve essere espressa in maniera tale da rendere alla pubblica coscienza la serenit\u00e0 che giustizia si \u00e8 fatta.<\/p><p>Le disposizioni del Codice di rito fulminano di nullit\u00e0 le sentenze insufficientemente motivate. Allo stato attuale, malgrado le molte doglianze sull\u2019assessorato, vi \u00e8 una maggiore garanzia. Le motivazioni insufficienti spesso hanno messo il giudice supremo nelle condizioni di annullare quelle sentenze e si \u00e8 ripetuto il giudizio. Spessissimo questo \u00e8 avvenuto con un solo motivo di contraddittoriet\u00e0 della sentenza, il che dimostra che per garantire la libert\u00e0 del singolo \u00e8 necessario che il giudice dia conto del suo convincimento con la motivazione serena e precisa di tutte le risultanze processuali.<\/p><p>\u00c8 comunemente avvertita, da coloro che si occupano di materia penale, la necessit\u00e0 che il giudice in materia penale debba essere un giudice specializzato. La legge d\u00e0 al giudice l\u2019attributo di perito dei periti. E l\u2019avvocato onorevole Veroni parlava stamane delle perizie di Leonardo Bianchi e di altri illustri che venivano portate al vaglio dei giurati, per sussidiare con la parola della scienza e della tecnica le insufficienze dei giudici popolari e metterli sulla via della retta decisione.<\/p><p>Non rilevava l\u2019inconveniente che il fornire ad incompetenti e ad ignoranti perizie discordanti, significa abbuiare ancora di pi\u00f9 la loro coscienza, perch\u00e9 l\u2019ignorante non \u00e8 in condizione di valutare perizie complesse e non potr\u00e0 mai decidere con cognizione. Lo stesso giudice togato, che spesso non \u00e8 all\u2019altezza di quei tali dotti che forniscono le perizie, ma non \u00e8 almeno in condizione di non capirle e non pu\u00f2 sottrarsi al dovere imprescindibile di occuparsene nella motivazione, ha il dovere di dire perch\u00e9 accoglie una tesi e respinge un\u2019altra tesi. La motivazione costituisce cos\u00ec in ogni caso una estrema garanzia di libert\u00e0 del cittadino e deve essere tale per volont\u00e0 della legge che non lasci dubbi di sorta.<\/p><p>MANCINI. Si combattono le perizie psichiatriche con l\u2019interrogatorio dell\u2019imputato.<\/p><p>CANDELA. Faccio l\u2019avvocato da trenta anni in Corte di assise, e di queste assurdit\u00e0 non ne ho mai trovate, perch\u00e9 l\u2019interrogatorio \u00e8 un atto necessario, ma non \u00e8 l\u2019elemento solo che pu\u00f2 bastare per un giudizio. S\u2019intende che i nostri obiettivi e il nostro interesse professionale possono essere in urto con la decisione del magistrato, ma questo non conta. E la dimostrazione ampia e completa viene dal fatto che la maggior parte degli avvocati e degli studiosi sono contro il ripristino della giuria. Rinunziamo ad una facile gloria, ma serviamo il paese. Era facile ottenere dei verdetti nei quali, affermandosi il fatto, si negava la intenzionalit\u00e0 (<em>Interruzione dell\u2019onorevole Mancini<\/em>). Questo offende non solo la coscienza giuridica, ma soprattutto la coscienza morale. Ed io vi dico che non pi\u00f9 tardi di ieri ho discusso un processo a Messina per rinvio della Cassazione di un processo fatto a Palmi \u2013 perch\u00e9 nella motivazione non si era tenuto conto del parere del consulente tecnico&#8230;<\/p><p>MANCINI. Che c\u2019entra questo con la giuria?<\/p><p><em>Una voce al centro.<\/em> Se lo scabinato sbaglia, la giuria sbaglia di pi\u00f9.<\/p><p>CANDELA. Comprendo come l\u2019onorevole Mancini possa essere attaccato alla vecchia tradizione, che risponde del resto veramente ai princip\u00ee sacri della libert\u00e0&#8230;<\/p><p><em>Una voce a sinistra.<\/em> E allora?<\/p><p>CANDELA. Allora che cosa? volete confondere una questione politica con una questione tecnico-giuridica? Questo \u00e8 l\u2019errore vostro! (<em>Commenti<\/em>)<em>.<\/em> Intanto l\u2019annullamento per difetto di motivazione ha avuto come conseguenza la ripetizione del dibattimento nel caso che ho riferito. Ma quando il giurato ha una licenza modesta, un titolo modesto di cultura, o non ha cultura affatto, perch\u00e9 basta l\u2019iscrizione nelle liste elettorali per far parte della giuria, mi dite come fa il giurato ad intervenire in una questione che non sia meramente di fatto? E questioni di fatto pure e semplici non esistono: il rapporto di causalit\u00e0, che sembrerebbe il pi\u00f9 semplice, involge tante questioni giuridiche; come lo risolve ? Lo risolvi tu, vecchio ed accorto avvocato; ma non pu\u00f2 risolverlo quel pover\u2019uomo, che \u00e8 messo di fronte ad un problema di carattere tecnico che non \u00e8 in condizioni di affrontare. Il giurato assolve il suo compito e lo assolve istintivamente; risponde s\u00ec o no secondo la sua convinzione, che viene pi\u00f9 dalle forme esteriori e suggestive anzich\u00e9 da quelle profonde e vere che nascono dalla conoscenza del processo e dallo studio paziente ed elaborato.<\/p><p>Questo ci insegna la pratica professionale. Sono intervenuto in una discussione gi\u00e0 satura, direi, perch\u00e9 ho inteso gli argomenti addotti dall\u2019onorevole Veroni questa mattina, il quale si \u00e8 espresso molto garbatamente; non cos\u00ec audacemente come il mio interruttore, a favore della giuria. \u00c8 noto agli studiosi, noi avvocati conosciamo quello che fu il conflitto tra la scuola classica e la scuola positiva. Attorno alla scuola positiva fior\u00ec un seguito di studi di un tecnicismo speciale, che sta a provare sempre di pi\u00f9 che il criminale spesso \u00e8 un ammalato, un individuo che delinque in condizioni patologiche; il delitto \u00e8, spesso, patologia.<\/p><p>Ora, tutto questo va inteso e va capito da chi ha studiato seriamente; non pu\u00f2 essere inteso dal profano, che del fatto brutale non coglie che l\u2019attimo che lascia la conseguenza, ma non le cause intime e profonde.<\/p><p>Quanto ha pesato il fatale nell\u2019atto dell\u2019uomo che ha commesso un delitto? Tutto questo dico nell\u2019interesse dell\u2019imputato, di colui che dovr\u00e0 essere giudicato, nell\u2019interesse del cittadino, perch\u00e9 l\u2019errore non si commetta, perch\u00e9 l\u2019ammalato sia mandato al luogo di cura e il reo paghi le conseguenze.<\/p><p>\u00c8 un complesso di cultura e di cognizioni specifiche che si domandano al giudice penale, per cui noi insistiamo per avere il giudice penale specializzato, questo giudice penale specializzato che dovr\u00e0 avere conoscenza profonda soprattutto in medicina legale, perch\u00e9 \u00e8 inammissibile una situazione come quella attuale in cui l\u2019esame di medicina legale non \u00e8 neanche obbligatorio per i laureandi in legge. Questa \u00e8 la triste verit\u00e0! Quindi, conoscenza di tossicologia, di traumatologia e di tutto quello che pu\u00f2 avere una sua importanza, che pesa, col valore del tecnicismo, e non dell\u2019empirismo. Si potr\u00e0 risolvere il problema nella maniera che si crede, anche non affidandolo ai magistrati; ma evidentemente il collegio che deve giudicare il suo simile dovr\u00e0 pur dire le ragioni per cui ha condannato un uomo radiandolo dalla vita materiale e morale della societ\u00e0.<\/p><p>\u00a0<\/p><p>Potr\u00e0 essere il rimedio quello del magistrato togato? Io ho ritenuto e pensato sempre che tutti i giudizi devono esser fatti dal magistrato ordinario. Non vi \u00e8 ragione alcuna di distinzioni. Ma questa distinzione \u00e8 fatta per l\u2019affermazione di un principio che \u00e8 al di fuori dell\u2019interesse sociale e dell\u2019interesse dell\u2019individuo? Non lo comprendo!<\/p><p>Se si vuole affermare il principio che il popolo, attraverso i suoi delegati, deve fare la legge, e che deve anche direttamente amministrare la giustizia, e allora \u00e8 bene che tutti i processi siano di cognizione del popolo. Non vi \u00e8 ragione di fare distinzione e di creare i privilegiati del delitto.<\/p><p>E, guardando ai tempi in cui viviamo, questo non \u00e8 il momento per mostrare larghezze o benevole compiacenze; nella valutazione delle prove, occorrono severit\u00e0, coscienza, competenza. Questo \u00e8 il momento in cui la criminalit\u00e0 \u00e8 al suo parossismo! Basta guardare le statistiche: alla Procura della Repubblica di Messina vi sono migliaia e migliaia di processi pendenti. E la provincia di Messina \u00e8 quella che d\u00e0 minore contributo alla criminalit\u00e0; fate indagini attraverso le varie Procure della Repubblica e troverete che la situazione \u00e8 veramente dolorosa.<\/p><p>Si dovrebbe tornare alla giuria, soltanto per seguire una ideologia, per fare una affermazione politica astratta, che in concreto si risolve in vantaggio per i criminali. E quali? I peggiori, i pi\u00f9 pericolosi per l\u2019ordine sociale, i rapinatori, gli sgozzatori, l\u2019uomo del chilometro 47. Sono essi che devono beneficiare della giuria popolare? E allora, tutti i reati vadano alla cognizione del giudice popolare! E contro la giuria furono Francesco Carrara ed Enrico Ferri. Vi indico gli antesignani di due scuole diverse. Il Codice attuale deve essere applicato dal giudice tecnico; sulle aggravanti e diminuenti, quante questioni sorgono di prevalenza, di equivalenza, di coesistenza che non possono essere decise dal giudice che non \u00e8 tecnicamente preparato. E cos\u00ec per la premeditazione, provocazione e tante altre questioni che sono proprie dei giudizi di assise.<\/p><p>Ma il Codice dovr\u00e0 essere riformato, indiscutibilmente, e quello che spaventa taluni \u00e8 la entit\u00e0 e la gravit\u00e0 della pena; \u00e8 valido motivo di preoccupazione. D\u2019accordo; il magistrato, che in questo senso \u00e8 conservatore perch\u00e9 applica la legge ed \u00e8 un esecutore della legge qualunque sia il regime che serve, non pu\u00f2 andare al di l\u00e0 dei limiti di pena stabiliti dal Codice. Ma queste modifiche si possono e devono fare anche con carattere di urgenza perch\u00e9, per esempio, \u00e8 assurdo che per il vizio di mente, che scema grandemente l\u2019imputabilit\u00e0, la diminuzione sia solo del terzo. \u00c8 necessario tornare alla vecchia distinzione tra provocazione lieve e provocazione grave. La concausa, la preterintenzione nelle lesioni e cos\u00ec via. Restituzione per molti capi al Codice Zanardelli. Quindi la colpa non \u00e8 del collegio giudicante, in rapporto alle asprezze delle pene, ma del Codice che deve essere applicato: dategli una legge buona e il magistrato far\u00e0 buona giustizia. Il magistrato non vive avulso dalla societ\u00e0, ma vive in mezzo alla societ\u00e0 e di questa societ\u00e0 sente i bisogni e le sofferenze. Egli ha la sua famiglia che gli riporta l\u2019eco della grande famiglia della citt\u00e0 e dell\u2019ambiente in cui vive e si muove, \u00e8 un uomo con i suoi palpiti, i suoi dolori e le sue gioie, non pu\u00f2 essere sordo ed estraneo alla vita sociale.<\/p><p>Non vi \u00e8 preoccupazione per la mentalit\u00e0 formata o deformata, come taluni hanno mostrato di temere, per il cosiddetto abito professionale che rende sordo il magistrato alle voci della vita, perch\u00e9 \u00e8 assurdo pensare che il lavoro intellettuale abbrutisca cervelli ed anime, perch\u00e9 se noi questo dovessimo temere dovremmo abolire il magistrato di carriera. \u00c8 la buona legge, che il giudice deve avere, perch\u00e9 quando il giudice avr\u00e0 la legge umana avremo le sentenze consone al sentimento popolare. Quindi penso che reati comuni che possano preoccupare il popolo, preoccupare la Nazione, perch\u00e9 per la loro entit\u00e0 sono demandati al magistrato, assolutamente non ve ne sono, anzi interesse sociale \u00e8 che i reati pi\u00f9 gravi siano giudicati dai giudici tecnici. E il tribunale potr\u00e0 avere una formazione speciale, potr\u00e0 avere quella formazione paritetica che nella parit\u00e0 dei voti si risolveva in favore dell\u2019imputato. Ma non trovate immorale ed illogico che mentre per una semplice lesione vi sono due giudizi, due esami di merito, per un delitto che importa l\u2019ergastolo vi debba essere un solo esame di merito con un verdetto che non lascia tracce perch\u00e9 anche le schede, che dicono poco, andavano bruciate? Questo \u00e8 il paradosso della situazione. Con i due giudizi di merito evitate l\u2019errore giudiziario o per lo meno lo ridurrete al minimo, perch\u00e9 quando voi ammettete, come diceva l\u2019onorevole Veroni, che i magistrati sbagliano anche loro, \u00e8 vero, dite una grande verit\u00e0. Per questo c\u2019\u00e8 il secondo grado di giudizio. Anche i magistrati sbagliano, perch\u00e9 sono uomini e non sono infallibili ma certamente sbagliano di meno.<\/p><p><em>Una voce a sinistra.<\/em> Sbagliano due volte.<\/p><p>CANDELA. Ma quando si fa il secondo tentativo pu\u00f2 darsi che non sbaglino e se sbagliano due volte c\u2019\u00e8 ancora la Corte di cassazione. E sulla scorta di quei motivi che sono stati dedotti in primo grado e secondo grado si va al terzo grado, per ricorso. In sostanza vi sono tutti quegli accorgimenti per cui il cittadino deve sentirsi garantito. L\u2019infallibilit\u00e0 \u00e8 di Dio e non dell\u2019uomo. Penso pertanto, che si possa arrivare alla soppressione dell\u2019articolo 96 senza peraltro che questa soppressione pregiudichi la questione in avvenire. Se vi opponete a quella che \u00e8 la sentenza del solo magistrato perch\u00e9 pensate che il magistrato si sia incallito nel mestiere e possa non essere un giudice sereno, si potr\u00e0 trovare in avvenire altra soluzione, ma \u00e8 certo che il magistrato \u00e8 il pi\u00f9 lontano dalle pressioni, dalle sollecitazioni del Paese, del momento, dagli stimoli e passioni delle parti. Se questo uomo che volete porre al di fuori della politica, nel pi\u00f9 alto grado della gerarchia e dell\u2019impiego, col progetto in esame, se questo magistrato che in Inghilterra ha tanta autorit\u00e0 da potere umiliare anche il Sovrano e in quel Paese dove le leggi scritte sono poche, la tradizione \u00e8 tale e il costume \u00e8 tale per cui tutte le evoluzioni sociali e civili sono possibili, lo rifiutate per i giudizi pi\u00f9 gravi che richiedono maggiore ponderazione create una penosa contraddizione; in Inghilterra l\u2019evoluzione sociale avviene senza scosse perch\u00e9 vi \u00e8 profondo il sentimento della giustizia, il rispetto per il giudice, per coloro che amministrano la giustizia con pieno concorso di tutte le parti del Paese. E quando la democrazia italiana avr\u00e0 raggiunto questo grado di civilt\u00e0, sar\u00e0 veramente una democrazia perenne che non potr\u00e0 fallire, perch\u00e9 il fondamento di tutti gli Stati civili e della vera democrazia \u00e8 la giustizia. Non vado oltre, e per gli emendamenti concordo con quanto ha detto nobilmente l\u2019onorevole Sardiello e mi associo a lui. (<em>Applausi \u2013 Congratulazioni<\/em>).<\/p><p>PRESIDENTE. \u00c8 iscritto a parlare l\u2019onorevole Scalfaro. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>SCALFARO. Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, dopo tante discussioni su un problema cos\u00ec ampio, cos\u00ec appassionante e soprattutto cos\u00ec difficile, sia consentito a me, ultimo dei magistrati qui presenti, di portare un modesto contributo. E vorrei portarlo (mi si consenta, perch\u00e9 non \u00e8 critica ad alcuno) non gi\u00e0 protestando contro l\u2019indipendenza della Magistratura che \u00e8 stata nel progetto manomessa, ponendomi a difenderla quasi ad oltranza per quindi uscire dall\u2019Aula senza aver concluso assolutamente nulla. Mi pare che il problema debba essere visto cos\u00ec come quando, in una qualsiasi Corte, in un tribunale, alla fine dalle arringhe di accusa e di difesa si ritirano i magistrati in camera di consiglio e discutono passo passo su questioni di fatto e di diritto, e discutono tirando le somme su quello che si \u00e8 detto.<\/p><p>Non mi voglio arrogare il diritto e il vanto di tirare le somme su quanto hanno detto gli altri, ma vorrei vedere se fra queste due tesi dell\u2019indipendenza da una parte e di chi, dall\u2019altra, sostiene che l\u2019indipendenza riduca la Magistratura ad una \u00abcasta chiusa\u00bb, non vi sia una via di mezzo. Io ho presentato un emendamento in merito. Ho presentato un emendamento che parte da un interrogativo posto a me stesso e che mi permetto porre all\u2019Assemblea: che cosa si intende per indipendenza? Ch\u00e9 se per indipendenza si intende di impedire qualsiasi controllo in quello che pu\u00f2 essere il governo dell\u2019amministrazione della giustizia in Italia, evidentemente il Consiglio Superiore della Magistratura, dovr\u00e0 esser composto di soli magistrati.<\/p><p>In tal caso, si pu\u00f2 anche andare al di l\u00e0 di una pura e semplice indipendenza. Si consenta che un magistrato ricordi che stiamo vivendo in una realt\u00e0 di vita concreta, dove sono delle esigenze politiche che non possono essere trascurate n\u00e9 \u00e8 possibile chiudere gli occhi di fronte ad una richiesta di controllo nel governo della Magistratura che viene fatta da tante parti di questa Assemblea e che non pu\u00f2 ritenersi <em>a priori<\/em> tutta inficiata da moventi politici o peggio, da desiderio di soppiantare, di scardinare la Magistratura rendendola asservita ai partiti. Ch\u00e9 se anche cos\u00ec fosse nelle intenzioni, quello che ci interessa, \u00e8 il prendere atto che solo di controllo si parla e per questo solo si fanno formali richieste. D\u2019altro canto, ci si potrebbe fermare ad un sostanziale concetto di indipendenza ad un concetto-limite, difendendo quella che \u00e8 l\u2019indipendenza nella sua essenza, nel suo contenuto indispensabile: in tal caso si ha indipendenza fino a quando non si pongano ostacoli, non limiti che lasciando la parvenza di essa, la svuotano di ogni contenuto. Non si avrebbe indipendenza quando il Consiglio Superiore avesse una maggioranza di non magistrati, o anche quando rimanesse quello che \u00e8 scritto nel progetto, dove \u00e8 previsto che la met\u00e0 dei membri siano magistrati e l\u2019altra met\u00e0 eletti dall\u2019Assemblea fuori del suo seno.<\/p><p>Nel mio emendamento il pericolo viene a scomparire mutandosi quella composizione in queste diverse proporzioni, che cio\u00e8 nel Consiglio Superiore vi siano sotto la presidenza del Presidente della Repubblica, due terzi di magistrati eletti dalla Magistratura ed un terzo di non magistrati eletti dall\u2019Assemblea. Per quanto poi riguarda la scelta di questo terzo, ritengo indispensabile che si tratti di tecnici. Se il Consiglio superiore dell\u2019istruzione che pure ha sola funzione consultiva, pu\u00f2 avere nel suo seno solo insegnanti, a maggior ragione il Consiglio superiore della Magistratura deve avere esclusivamente persone tecniche, data la competenza, la funzione che al Consiglio \u00e8 affidata. Mi pare tuttavia che l\u2019emendamento Monticelli, che ammette al Consiglio Superiore ex magistrati, avvocati, docenti di diritto, pure accettabilissimo, possa anche non far parte di una Costituzione ed entrare in una legge successiva sull\u2019ordinamento giudiziario. Nella Costituzione, \u00e8 sufficiente delimitare questi campi; fissare i princip\u00ee, vincere la grossa battaglia dell\u2019indipendenza perch\u00e9 da una parte la Magistratura non potr\u00e0 dire di non aver sufficiente libert\u00e0 n\u00e9 che \u00e8 costretta a subire volont\u00e0, o pressioni estranee; d\u2019altra parte coloro che esigono il controllo lo hanno attraverso il terzo dei non magistrati. \u00c8 questa una sintesi delle due correnti che considera giustamente e la necessit\u00e0 dell\u2019indipendenza, soppressa la quale si sopprimerebbe la stessa giustizia, e questa situazione storico-politica che ha le sue esigenze e che non potrebbe essere misconosciuta senza pregiudizio della stessa Magistratura gi\u00e0 purtroppo, sufficientemente e ingiustamente sospettata. \u00c8 inutile quindi, che ci impanchiamo a pubblici ministeri di fronte ad un progetto di Costituzione, dichiarandoci pronti a lacerarlo, affermando che non \u00e8 attuabile, quando poi questa affermazione di princip\u00ee debba rimanere tale, senza aver saputo dare un contributo concreto. \u00c8 dovere per un magistrato difendere la Magistratura nel suo prestigio, nella sua forza, nella sua opera di giustizia: tale difesa non si fa a proteste vane, a richieste che gi\u00e0 si prevedono verranno respinte: difendiamo il difendibile purch\u00e9 la giustizia sia salva.<\/p><p>Io sono convinto, comunque, che anche qualora \u2013 e voglio porre questo \u00abqualora\u00bb come ultima deprecata ipotesi \u2013 l\u2019indipendenza della Magistratura non fosse salvaguardata, potremmo pur sempre credere, e confidare, nella coscienza dei singoli magistrati. \u00c8 questa la garanzia pi\u00f9 grande, pi\u00f9 salda della giustizia. Ma si tratta appunto, in quest\u2019opera di legislazione, di togliere gli ostacoli a che il giudice compia giustizia e far s\u00ec che questa indipendenza possa manifestarsi in una amministrazione serena e concreta di giustizia, perch\u00e9 lo sforzo dei singoli per l\u2019indipendenza della propria toga, non urti contro un sistema che gi\u00e0 questa toga ha vincolato, ha compromesso.<\/p><p>Io penso che da nessuna parte si voglia tornare alla proposta che si \u00e8 sentita ventilare, quella di avere dei magistrati eletti dal popolo. Spero che questo non venga proposto da alcuna parte, perch\u00e9 sarebbe in sostanza grave offesa ai princip\u00ee di giustizia; e comunque, costituirebbe gravissimo pericolo allo svolgimento di una serena amministrazione della giustizia. Ch\u00e9, se \u00e8 giusto che il popolo elegga i propri amministratori, i propri governanti, questo pu\u00f2 fare scegliendo nel diverso schieramento politico, tra le varie tendenze, di rappresentanti delle diverse ideologie politiche. Tutto ci\u00f2 non \u00e8 possibile in tema di giustizia, che deve rimanere una e immutabile; n\u00e9 potr\u00e0 mai esservi giustizia di destra, di centro o di sinistra. Guai a porre a fianco del sostantivo giustizia un qualsiasi aggettivo: esso sarebbe \u00abladro\u00bb. Esso verrebbe a privare del suo contenuto il sostantivo. La giustizia, come tale, non ha mai bisogno di essere affiancata da qualsiasi aggettivo; essa non pu\u00f2 esser qualificata; la qualifica snatura la giustizia o, quanto meno, la presenta gravata di sospetti.<\/p><p>L\u2019indipendenza quindi \u00e8 sottoposta a queste condizioni: che il Consiglio Superiore della Magistratura abbia due terzi di magistrati e un terzo di elementi estranei; e come Vicepresidenti, il primo Presidente della Cassazione ed il Procuratore generale (che sarebbe assurdo, fosse comunque estromesso).<\/p><p>Non mi pare il caso di porre una subordinata; tuttavia voglio ugualmente esprimerla. Ho visto le ultime proposte dei magistrati che scendono anche al di sotto di questa materia, quasi a ultima barriera di difesa: e cio\u00e8 che comunque l\u2019Assemblea non neghi ai magistrati una qualsiasi maggioranza nel Consiglio Superiore. Io ho chiesto una maggioranza qualificata; perch\u00e9 mi pare necessaria per la dignit\u00e0 e per la fiducia, che l\u2019Assemblea deve avere verso la Magistratura italiana. Ma, almeno questo minimo di maggioranza sia tutelato. E l\u2019indipendenza si rafforza nel progetto, quando nell\u2019articolo 89 si parla di inamovibilit\u00e0 e allorch\u00e9 si afferma che i magistrati si distinguono per diversit\u00e0 di funzioni e non di gradi: grande conquista quest\u2019ultima.<\/p><p>Sar\u00e0 difficile la discussione nella riforma dell\u2019ordinamento giudiziario, perch\u00e9 da una parte si cerca di impedire tutti i pericoli del carrierismo, e dall\u2019altra non si consente una marcia avanzata, indiscriminata di magistrati senza distinzione di capacit\u00e0, di doti e di preparazione.<\/p><p>Quello che \u00e8 soprattutto indispensabile \u2013 ed unisco la mia voce a quella, pi\u00f9 autorevole, di altri \u2013 \u00e8 che i magistrati non siano considerati ed inquadrati come funzionari dello Stato.<\/p><p>Questa \u00e8 una battaglia che, penso, ha il suo cardine, la sua origine, mi permetto dire con previsione ottimistica, la sua vittoria, nel progetto, il quale appunto parla di distinzione non di gradi, ma di funzioni. Quindi, si sposta completamente la posizione dei magistrati rispetto a quella dei dipendenti statali. Su questa battaglia il Parlamento futuro si fermer\u00e0 a discutere, a vagliare, a soppesare, per trarre il pi\u00f9 possibile il magistrato al di fuori ed al di sopra della mischia fatta di interessi contrastanti e di lotte politiche.<\/p><p>Articolo 94: si occupa o meglio nega l\u2019iscrizione ai partiti politici.<\/p><p>L\u2019onorevole Veroni ci ha citato una serie di magistrati. \u00c8 per me, giovane magistrato, che nutro tutt\u2019ora e penso nutrir\u00f2 sinch\u00e9 io viva, venerazione profonda per i magistrati e per la loro opera, in particolare per i magistrati anziani, per le battaglie sofferte e combattute, \u00e8 per me dico edificazione particolare il sentire questa elencazione di magistrati, che hanno saputo lottare nel campo della giustizia, senza vedere la loro attivit\u00e0 incrinata o sospettata neppure dall\u2019opinione pubblica, e portare qui il loro contributo particolarmente equilibrato e costruttivo.<\/p><p>Poich\u00e9 potrebbe sembrare che io difenda una mia posizione, lascio che l\u2019Assemblea decida. Credo che i miei colleghi, molti, io certamente, siano pronti a lasciare la toga, o la vita politica, quando, comunque, l\u2019Assemblea lo decider\u00e0.<\/p><p>Io sono pronto a farlo ed a portare la mia modestissima ed esclusiva attivit\u00e0 non in quel campo dove possa meglio riuscire, o dove pi\u00f9 la vocazione mi chiami, ma dove possa meglio servire la mia Patria.<\/p><p>\u00c8 indubbio per\u00f2 che questo articolo dia adito a molte discussioni. Io una preghiera posso rivolgere all\u2019Assemblea ed \u00e8 questa: che non ci si fermi a discutere se l\u2019iscrizione sia o no consentita, se la partecipazione alla vita politica debba o no esser esclusa, ma si entri nella sostanza, vi si entri profondamente, cercando, guardando l\u2019uomo e pensando che sotto la toga siamo uomini di carne ed ossa come tutti gli altri. Si cerchi di impedire che effettivamente sorgano sospetti di interferenze politiche presso la pubblica opinione, che non deve essere turbata da interrogativi in merito all\u2019espletamento dell\u2019attivit\u00e0 giudiziaria; si faccia in modo che non sorgano questi interrogativi; perch\u00e9 il cittadino non debba chiedersi se un atto di giustizia sia sereno ed \u00e8 obiettivamente motivato o se invece sia inficiato da qualche sospetto di politica. Quindi il problema non \u00e8 soltanto nel negare una iscrizione. Pu\u00f2 darsi che questa non tolga nulla, ma \u00e8 necessario entrare nella sostanza e creare le premesse perch\u00e9 sorga e si mantenga quella mentalit\u00e0 e quella psicologia nel magistrato che gli consenta di difendersi da inframmettenze politiche, da pressioni, da tutto ci\u00f2 che possa comunque turbare la sua coscienza, il suo giudizio, la sua opera di giustizia. Si tenga ben presente che si ha il pieno diritto, che questa Assemblea pu\u00f2 anche avere il dovere di chiedere ai magistrati di non iscriversi ai partiti, e di non fare politica, ma questo \u00e8 il corrispettivo, per cos\u00ec dire, dell\u2019indipendenza; perch\u00e9 o noi diamo l\u2019indipendenza al magistrato \u2013 ed in questo caso si pu\u00f2 giungere ad una siffatta conclusione, come l\u2019onorevole Cortese tanto saggiamente ci ha prospettato stamattina \u2013 o noi non possiamo fargli pagare, per cos\u00ec dire, lo scotto dell\u2019indipendenza che gli avessimo negata.<\/p><p>Ritengo inoltre che questa indipendenza debba essere rafforzata, togliendo quel secondo capoverso dell\u2019articolo 95: \u00abpresso gli organi giudiziari ordinari possono istituirsi per determinate materie sezioni specializzate con la partecipazione anche di cittadini esperti, secondo le norme sull\u2019ordinamento giudiziario\u00bb. Onorevoli colleghi, ci sono var\u00ee sistemi per poter, ad un certo momento, legare l\u2019attivit\u00e0 di giustizia della Magistratura e se vi pu\u00f2 essere l\u2019inframmettenza del potere esecutivo o del potere legislativo, vi pu\u00f2 anche essere il sistema di sottrarre continuamente della materia al giudizio del giudice togato. Basterebbe vedere come sono sorti i var\u00ee tribunali speciali per questa loro speciale competenza, fino all\u2019ultima sottospecie di tribunale, quello annonario, che non era composto da tre magistrati, ma da due magistrati e da un tecnico, il quale, s\u00ec, avrebbe potuto giungere a portare il suo contributo oggettivo di esperto e di scientifico, vale a dire il suo specifico contributo di tecnico, ma non avrebbe mai dovuto diventare giudice, rimanendo solo consulente, solo perito. Si mantenga l\u2019esperto nella sua vera veste e si lasci che il magistrato possa continuare a fare il magistrato.<\/p><p>Vi \u00e8 un altro problema che ha interessato e a volte turbato, in un modo che vorrei dire anche strano, l\u2019Assemblea: \u00e8 quello delle donne, vale a dire se esse debbano o meno entrare a far parte della Magistratura.<\/p><p>Lasciando quel che pu\u00f2 essere il mio parere personale, di un giovane che sarebbe certo tacciato di mentalit\u00e0 del \u2019700, io penso che l\u2019articolo 48 da noi gi\u00e0 votato, possa aver arato il terreno ed aperto la strada per la soluzione di un tale problema. Quando l\u2019Assemblea ha dichiarato che \u00abtutti i cittadini di ambo i sessi possono accedere alle cariche elettive ed agli uffici pubblici in condizioni di uguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge\u00bb, \u00e8 possibile che comunque il problema possa ritenersi, se non del tutto, quasi risolto. Si potrebbe obiettare che questo articolo \u00e8 sotto il titolo dei Rapporti politici; comunque \u00e8 stato scritto e non \u00e8 facile ora andare a vedere le motivazioni che l\u2019hanno determinato o le varie dichiarazioni di voto per cercar di restringere il pi\u00f9 possibile il contenuto. Ormai \u00e8 scritto.<\/p><p>Per questo ritengo che sia inutile la presentazione dell\u2019emendamento che, firmato dall\u2019onorevole Mattei Teresa e dalla collega Rossi Maria Maddalena dice: \u00able donne hanno diritto di accesso a tutti gli ordini e gradi della Magistratura\u00bb, ma che sia molto pi\u00f9 saggio mantenere le parole del progetto, che portano con s\u00e9 una grande saggezza, la quale, cio\u00e8, pur di fronte a questa uguaglianza, che io credo ancora voglia essere uguaglianza che non nega, ma presuppone le diversit\u00e0 nell\u2019ordine di natura, abbia posto cos\u00ec un principio, abbia cio\u00e8 detto che se la donna \u00e8 uscita di casa per la vita politica, per la vita pubblica, comunque per un\u2019attivit\u00e0 che non sia quella sua primaria di maternit\u00e0 nella casa, la donna \u00e8 chiamata ad essere \u00abdonna\u00bb in questa Assemblea come in ogni altra attivit\u00e0, ed \u00e8 grande ed \u00e8 a suo posto solo se \u00e8 donna, perch\u00e9 solo in questo modo \u00e8 madre di quella maternit\u00e0 spirituale, profonda, dolce e dolorosa insieme. Cos\u00ec potr\u00e0 esser chiamata anche nella Magistratura, ma per portare questo suo palpito di maternit\u00e0 per cui in questo ufficio, in quell\u2019incarico, sia necessario, o pi\u00f9 opportuno che vi sia una donna. Ma ritengo comunque, che le doti altissime del suo animo dove prevale il sentimento che pi\u00f9 \u00e8 capace di renderla eroica, si confacciano alla specifica funzione del giudicare.<\/p><p>Ed una parola mi sia consentita sulla giuria. Non potrei certo mettermi in lizza con avvocati che hanno decenni di esperienza. Non posso, quindi, e non avrei titoli particolari per presentarmi a dire che io non sono favorevole alla Giuria. Ma vi \u00e8 il pi\u00f9 vasto problema, della partecipazione di estranei, di laici, al giudizio. Ho fatto un anno e mezzo il pubblico ministero in quelle Corti d\u2019assise speciali dove ho visto troppo sovente i giudici popolari prevenuti, non sereni. \u00c8 vero che erano delle Corti del tutto speciali, ma \u00e8 anche vero che la pressione, la lotta politica, l\u2019incapacit\u00e0 al giudizio, i commenti esterni di giornali o d\u2019interessati, turbano la coscienza del cittadino chiamato a giudicare.<\/p><p>Io non sono d\u2019altra parte d\u2019accordo con quanto ebbe a dire stamane l\u2019onorevole Veroni dicendo che vi \u00e8 un nesso, una concatenazione fra quella che pu\u00f2 essere la vita democratica di un popolo e l\u2019esistenza della giuria. Forse storicamente questo potr\u00e0 ancora trovare elemento di prova, ma nego che nella sostanza si possa parlare di rapporto, di causa ad effetto.<\/p><p>Credo che il problema debba essere studiato come la maggioranza mi pare abbia detto finora, e cio\u00e8, al di fuori di qualsiasi osservazione che possa, comunque, lasciar pensare a politica contingente. Uno solo \u00e8 il quesito: per quale via si raggiunge meglio il fine della ricerca della verit\u00e0 che \u00e8 la base essenziale per fare giustizia. Comunque, io sono contrario in particolare a chi ha detto che se la giuria dovr\u00e0 esser esclusa, quanto meno essa deve vivere per i reati politici. Mi pare che se vi sia un caso nel quale debba essere esclusa sia proprio questo. E mi si lasci elevare una protesta, in questo momento, di fronte a quell\u2019opinione pubblica che va presentando il reato politico come ammantato di qualcosa che lo renda meno criminoso di un altro reato. Lo \u00e8 pi\u00f9 gravemente, pi\u00f9 profondamente criminoso che non qualsiasi altro reato, e lo \u00e8 tanto, per cui \u00e8 giusto che la societ\u00e0 si difenda, decisamente, seriamente attraverso l\u2019opera oggettiva, serena, vigile, del giudice togato, ma non attraverso un giudizio politico che presuppone logicamente una valutazione politica del fatto. No, signori, \u00e8 un reato, \u00e8 uno dei peggiori reati, e guai alla coscienza di quel popolo che si ostini a valutarlo diversamente. E qui sorgerebbe un problema agganciato a quello dell\u2019iscrizione ai partiti. Perch\u00e9 mai si dovrebbe chiedere che il Magistrato togato non si iscriva a nessun partito ed il cittadino chiamato a far parte della Giuria, il cittadino giudice non debba avere questa limitazione? E lascio l\u2019interrogativo.<\/p><p>Ma, consentitemi che soprattutto, io difenda i magistrati da un\u2019accusa e da una critica sorta da varie parti di quest\u2019Aula: si \u00e8 detto che la giuria sia indispensabile (e su questo punto concludo perch\u00e9 il problema sia rinviato in sede di legislazione) perch\u00e9 il Magistrato \u00e8 formalista, \u00e8 freddo, mentre la Giuria porta certo un coefficiente di umanit\u00e0.<\/p><p>Consentitemi, onorevoli colleghi, di ribellarmi a questa gelida visione dell\u2019animo del giudice; lasciate che io vi dica che sotto questa povera toga c\u2019\u00e8 sempre un cuore che soffre, una coscienza che sente il dolore, le trepidazioni, gli affanni, i dubbi, le amarezze, le incertezze, vi \u00e8 un\u2019anima che intende la sofferenza dell\u2019uomo. Ma questo senso umano \u00e8 particolarmente cosciente ed \u00e8 umanit\u00e0 che viene integrata anche da una sapienza di studio giuridico che la rende non emotiva o passionale, ma intelligente, motivata, serena.<\/p><p>Onorevoli colleghi, date questa indipendenza alla Magistratura. Date l\u2019indipendenza perch\u00e9 i cittadini abbiano fiducia nella giustizia, date l\u2019indipendenza per dimostrare che c\u2019\u00e8 una fiducia profonda nei magistrati; altrimenti non garanzia del cittadino, n\u00e9 della democrazia noi avremo, e soprattutto costringeremo qualche magistrato, che si ostina disperatamente a credere nella giustizia, a lasciare la toga, proprio per continuare a credere in una vera giustizia. Date quindi l\u2019indipendenza. In quest\u2019Aula tante volte sono sorte delle critiche, anche aspre, verso la Magistratura. Io altra volta ebbi a levare la mia povera voce a questo riguardo, e da ogni parte di quest\u2019Aula ho inteso un applauso alla Magistratura, un applauso che mi ha commosso. Si \u00e8 in questi giorni parlato tanto bene dei magistrati e della Magistratura ed \u00e8 profondamente vero che affidando una particolare fiducia a questa toga si d\u00e0 una maggior forza alla giustizia, a quella che \u00e8 la concreta giustizia, a quella che ogni giorno continuamente si genera nelle aule giudiziarie. Ho unito cos\u00ec la mia, a voci molto autorevoli, a voci che hanno difeso la Magistratura. Ho cercato anch\u2019io di difendere la mia povera toga.<\/p><p>D\u2019altra parte tutti in quest\u2019Assemblea dobbiamo, dinnanzi ai cittadini italiani dimostrare che qui si crede profondamente nella giustizia, perch\u00e9 i cittadini italiani imparino a continuamente credervi, come a elemento indispensabile di rinascita e di redenzione.<\/p><p>Onorevoli colleghi, io terminer\u00f2 rivolgendo a ciascuno di voi, una preghiera. Non a voi deputati, a voi politici, a voi diversamente schierati nei vari settori, ma a ciascuno di voi uomo che sente, che vive, che soffre. Da lei, onorevole Presidente dell\u2019Assemblea, agli uomini un po\u2019 in tutti i settori, e in qualcuno in particolare, ci sono tanti che hanno molto sofferto a cagione della giustizia; vi sono uomini che hanno profondamente e magicamente sofferto, ed io mi appello a costoro che hanno provato le pi\u00f9 gravi sofferenze, perch\u00e9 chi della ingiustizia ha sofferto deve avere un credo pi\u00f9 forte nella vera giustizia. Avete sofferto per cagione di giustizia, privata del suo fondamento: la libert\u00e0. Io mi appello a questa sofferenza, come alla sofferenza di voi, che siete deputati ed avvocati di ogni parte, voi che soffrite con la sofferenza di coloro che dovete difendere, voi che soffrite nel segreto del vostro studio per la ricerca affannosa della verit\u00e0. Lasciate che anche ogni magistrato porti la sua sofferenza, come io porto la mia seppur modesta. Pure fu essa ad aprirmi pi\u00f9 ampia la porta della comprensione fra i detenuti, a farmi salire soffrendo al banco dell\u2019accusa a chiedere una condanna a chi fratello mi era dinnanzi, e nel dolore, pi\u00f9 che mai fratello mi appariva. Lasciate che in nome di questa sofferenza io vi chieda: difendiamola insieme questa povera, umile, tante volte lacerata ma gloriosissima toga, difendiamola insieme da ogni parte di questa Assemblea e ricordiamo che se essa \u00e8 intemerata, \u00e8 garanzia di giustizia; se essa \u00e8 libera \u00e8 garanzia, onorevoli colleghi, \u00e8 certezza di libert\u00e0. (<em>Vivi applausi \u2013 Molte congratulazioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. \u00c8 iscritto a parlare l\u2019onorevole Gullo Fausto. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>GULLO FAUSTO. Onorevole Presidente, onorevoli colleghi! Che il problema sottoposto oggi alla discussione dell\u2019Assemblea sia arduo e complesso \u00e8 dimostrato \u2013 se ce ne fosse bisogno \u2013 dalla lunga discussione che si \u00e8 svolta in questa Assemblea e, prima ancora, dall\u2019ampio dibattito che si \u00e8 svolto sulle riviste e sui giornali.<\/p><p>Problema arduo e complesso; ardua e complessa, quindi, la soluzione che esso richiede per la salute della nuova democrazia italiana.<\/p><p>Ma a rendere indubbiamente pi\u00f9 complicati i termini del problema sono intervenuti due fatti. Il primo \u00e8 che il problema non si \u00e8 salvato da un veleno che, specialmente nel nostro Paese, si riscontra un po\u2019 dappertutto: non si \u00e8 salvato dalla retorica.<\/p><p>Non \u00e8 che la retorica sia qualche cosa da escludere sempre e aprioristicamente; cadremmo cos\u00ec nella retorica dell\u2019antiretorica. Un grande scrittore il quale, appunto perch\u00e9 grande, non poteva avere, e difatti non aveva, simpatia per la retorica, diceva per\u00f2 che qualche volta \u00e8 giusto che essa ci sia. Ma quando ha da esserci, \u00e8 necessario che sia misurata, parca, fatta con garbo, tale, insomma, che la gente non si accorga della sua presenza.<\/p><p>Ora, \u00e8 indubbio che nei rapporti del problema giudiziario vi \u00e8 stata sempre della retorica e della pessima retorica, perch\u00e9 i giudici sono vittime \u2013 penso che essi per i primi abbiano coscienza di questo loro stato di vittime \u2013 sono vittime di due retoriche ugualmente pessime, una che chiamer\u00f2 esaltatrice e un\u2019altra che dir\u00f2 menomatrice.<\/p><p>C\u2019\u00e8 caso che si parli dei magistrati senza che si ricorra a frasi di questo genere: apostoli della giustizia, custodi del diritto, sacerdoti della legge? Ed \u00e8 questa appunto la retorica esaltatrice.<\/p><p>Ma c\u2019\u00e8 anche \u2013 come dicevo \u2013 la retorica menomatrice. Vi siete mai accorti, in grazia di questa retorica, che vi sia un giudice il quale decida di cause di milioni avendo fatto un sufficiente pasto o che non venga in udienza con l\u2019abito frustro e logoro? E accade, cos\u00ec, che per questi due eccessi retorici noi perdiamo di vista l\u2019uomo che sta sotto la toga, la quale non \u00e8 certo una toga da sacerdote, da apostolo, da custode, tale insomma da far venire in mente i sacerdoti della <em>Norma<\/em> o dell\u2019<em>Avanti!<\/em> \u00c8 necessario invece che noi abbiamo davanti l\u2019uomo, l\u2019uomo giudice, che parecchie volte ha scelto questa carriera perch\u00e9 spintovi dalla necessit\u00e0, dal bisogno di dare alla sua vita una sistemazione, pur senza escludere coloro che la scelgono per elezione. Siamo insomma di fronte a uomini che devono essere considerati e valutati come tali.<\/p><p>Ma, insieme con questa retorica che falsa l\u2019umanit\u00e0 del giudice, vi \u00e8 un qualche altro elemento perturbatore. In realt\u00e0 il problema giudiziario non \u00e8 uno solo; si \u00e8 erroneamente fatto di tre problemi ben distinti un problema unico. E anche ci\u00f2 \u00e8 valso a renderne pi\u00f9 difficile la soluzione, il problema \u00e8 triplice. Vi \u00e8 il problema del potere giudiziario in se stesso. Quando si parla, per esempio, di sovranit\u00e0 del potere giudiziario e se ne discute come di qualche cosa che possa essere messa in dubbio, evidentemente si confondono tre problemi diversi. Si confonde il potere giudiziario con l\u2019organo del potere giudiziario e, peggio ancora, con gli uomini che costituiscono l\u2019organo. Ma vi pu\u00f2 esser dubbio sul fatto che il potere giudiziario sia un aspetto della sovranit\u00e0 dello Stato? Anche lo Statuto albertino, affermando che la giustizia emana dal re (che era l\u2019organo in cui si compendiava la sovranit\u00e0 dello Stato), riconosceva esplicitamente il carattere sovrano del potere giudiziario. Non \u00e8 ammissibile che si discuta su questo. Si \u00e8 sempre concordemente riconosciuto che una delle lesioni pi\u00f9 gravi alla sovranit\u00e0 di un Paese \u00e8 appunto quella di togliergli o menomargli la podest\u00e0 di giudicare. Non pu\u00f2 esser dubbio: il potere giudiziario \u00e8 un aspetto della sovranit\u00e0 dello Stato. E affermare ci\u00f2 significa accettare senz\u2019altro le conseguenze di cui di qui a poco parleremo.<\/p><p>Vi \u00e8 poi un secondo problema ed \u00e8 quello dell\u2019organo che deve esercitare questo potere. Ma a nessuno verr\u00e0 in mente di affermare che quest\u2019organo \u00e8 un organo sovrano.<\/p><p>Non lo \u00e8 alla stessa maniera che non \u00e8 sovrano il Governo che pur esercita il potere esecutivo, che non lo siamo noi che esercitiamo quello legislativo. Non si vede perch\u00e9 dovrebbe esserlo l\u2019organo che esercita il potere giudiziario; tanto meno ci\u00f2 si vede in rapporto agli uomini che costituiscono l\u2019organo stesso. Sono concetti semplici, ma non \u00e8 forse inopportuno richiamarli alla mente allorquando ci si pone sul terreno della soluzione del problema del potere giudiziario. Triplice problema, dunque: potere giudiziario, organo giudiziario, uomini che costituiscono questo organo. \u00c8 il problema degli uomini quello che abbiamo davanti? Ho gi\u00e0 avuto cura di sottolineare la necessit\u00e0 che il giudice sia esaminato e valutato come uomo. Egli ha tutto da guadagnare da ci\u00f2 e nulla da perdere. Io che ho avuto contatto con i giudici italiani per decenni, posso senz\u2019altro affermare, a loro onore, che essi costituiscono una classe in cui le persone degnissime non sono affatto rare. Purtroppo il costume \u00e8 tale che l\u2019onest\u00e0, assunta nel pi\u00f9 elementare significato della parola, diventa una nota distintiva, mentre dovrebbe costituire il fatto di tutti, la premessa sottintesa. Ma poich\u00e9 \u00e8 cos\u00ec, bisogna riconoscere che questo titolo di distinzione \u00e8 consueto tra i giudici. Ognuno di noi, che ha avuto contatto con i magistrati, pu\u00f2 senz\u2019altro affermare, sicuro di aderire al vero, che \u00e8 rarissimo il caso del giudice che ceda all\u2019allettamento corruttore. La generalit\u00e0 dei giudici da questo punto di vista \u00e8 sana. Ma dobbiamo senz\u2019altro affermare, per la dignit\u00e0 di noi stessi e per la dignit\u00e0 dell\u2019Ordine giudiziario, che questo \u00e8 un elemento che non basta; perch\u00e9 si sia un buon giudice non \u00e8 sufficiente essere soltanto onesto; l\u2019onest\u00e0 \u00e8 una premessa che deve esser sottintesa.<\/p><p>Ma anche movendo da tale considerazione, ognuno di noi pu\u00f2 rievocare l\u2019immagine di qualche giudice, che costituisce un esempio veramente imitabile. Mi piace a questo punto ricordare un fatto occorsomi proprio durante il tragico ventennio, in cui tutto cedette, anche l\u2019Ordine giudiziario. Alcuni uomini potettero resistere, ma l\u2019Ordine cedette. Perch\u00e9 non dirla questa verit\u00e0? Ricordo, dunque, che un sottufficiale della milizia aveva cos\u00ec bestialmente percosso e bastonato un detenuto, da cagionargli una polmonite traumatica, che ne determin\u00f2 la morte. Si istru\u00ec il processo. Il milite era imputato di omicidio volontario.<\/p><p>Fatto \u00e8 che si voleva, che si doveva salvarlo ad ogni costo. Furono mobilitate, starei per dire, tutte le forze dello Stato. Ho davanti la Corte di assise, in quel giorno in cui si svolse il dibattimento: era piena di ufficiali dell\u2019arma a cui apparteneva l\u2019imputato. Vi erano stati periti compiacenti, i quali avevano detto che, nel caso, non si trattava di una polmonite traumatica, che non c\u2019era alcun nesso di causalit\u00e0 fra le percosse e la polmonite e la morte; che vi era stata soltanto una coincidenza casuale tra le innocue percosse e una polmonite infettiva. Vi era un principe del foro \u2013 del foro fascista, naturalmente \u2013 che aveva assunto la difesa del sottufficiale. Il Pubblico Ministero ritir\u00f2 l\u2019accusa e chiese l\u2019assoluzione.<\/p><p>Vi era per\u00f2 in questa Corte di assise un Presidente, un vecchio, alto, fisicamente aitante, che dirigeva come meglio poteva il dibattimento nel clima assolutorio che si era creato. Non si affacciava nemmeno il sospetto che l\u2019imputato non dovesse essere assolto.<\/p><p>Era una giornata afosissima di luglio. L\u2019avvocato, sicuro del fatto suo, ritenne di dover dire soltanto poche parole. La Corte di assise entr\u00f2 in camera di consiglio che non era ancora mezzogiorno. Era quasi il tramonto e non veniva fuori.<\/p><p>Dopo lunghe otto o nove ore finalmente la Corte riapparve. I giudici avevano chiari nel viso, nell\u2019atteggiamento, nelle vesti i segni della sofferenza di una cos\u00ec lunga camera di consiglio con una temperatura torrida. Solo il Presidente appariva nella padronanza assoluta di tutti i suoi mezzi fisici; con voce alta, avvolto nella toga che lo rendeva ancora pi\u00f9 solenne, lesse la sentenza di condanna per omicidio volontario. Egli ebbe il coraggio, di fronte a tutto quello sfoggio di forze che era nell\u2019aula, in quel clima di intimidazione e di aperta minaccia, di resistere e di fare giustizia. Vi furono, non \u00e8 dubbio, anche durante il fascismo, giudici che conservarono la coscienza del loro dovere.<\/p><p>La questione non \u00e8 tanto di uomini, e questo rende il problema ancora pi\u00f9 arduo, e ci deve convincere che non \u00e8 risolvendo una questione di uomini che noi possiamo pretendere di risolvere la questione del potere giudiziario in Italia. Essa, del resto, si \u00e8 sempre dibattuta, anche quando esistevano, secondo alcuni, in gran numero giudici insigni, di cui ora si sarebbe perduto lo stampo.<\/p><p>Ricordo un discorso di Zanardelli, che una rivista giuridica ha pubblicato in questi giorni, per notare come gli stessi problemi che si agitano ora si agitavano cinquanta anni fa, e negli stessi termini.<\/p><p>Ora, poich\u00e9 il problema permane nonostante gli uomini, occorre riconoscere che esso \u00e8 pi\u00f9 profondo e pi\u00f9 radicale. \u00c8 un problema di sistema.<\/p><p>Qui si innesta senz\u2019altro, come primo aspetto della questione, ed \u00e8 l\u2019aspetto pi\u00f9 interessante, quello dell\u2019indipendenza e dell\u2019autonomia della Magistratura. Si dice: la Magistratura deve essere indipendente ed autonoma. Badate, \u00e8 qui che si inserisce l\u2019errore di cui parlavo all\u2019inizio, ossia di non riflettere bene che la sovranit\u00e0 \u00e8 soltanto del potere giudiziario e non dell\u2019organo. Evidentemente, quando si afferma con tanta risolutezza \u2013 e vedremo in quali termini e in quale misura \u2013 la necessit\u00e0 dell\u2019indipendenza e dell\u2019autonomia della Magistratura, si commette un errore, ossia si slarga il carattere di sovranit\u00e0, che \u00e8 proprio del potere giudiziario, attribuendolo all\u2019organo. Si dice: \u00abla Magistratura deve essere indipendente ed autonoma\u00bb. Occorre che ci intendiamo sul significato di queste parole. Quale \u00e8 il potere dello Stato che sia indipendente ed autonomo?<\/p><p>Non il potere legislativo, non il potere esecutivo. N\u00e9 si vede che l\u2019uno e l\u2019altro siano menomati, e nella teoria e nella realt\u00e0, dal fatto che non sono n\u00e9 indipendenti n\u00e9 autonomi. Perch\u00e9 dovrebbe esserlo in cos\u00ec larga misura il potere giudiziario? Bisogna pur dare un fondamento teorico e pratico a questa affermata necessit\u00e0 della piena indipendenza e della piena autonomia della Magistratura.<\/p><p>E, badate, \u00e8 una autonomia e una indipendenza che si postulano in maniera tale, che, se noi volessimo applicarle integralmente, avremmo un organo assolutamente scisso dagli altri organi, che sono anch\u2019essi rappresentativi della sovranit\u00e0 dello Stato.<\/p><p>Onde si trarrebbe la ragione di tutto ci\u00f2?<\/p><p>Non basta dire: \u00abnoi vogliamo sottrarre l\u2019ordine giudiziario alle illecite interferenze dell\u2019esecutivo\u00bb. Qui siamo di fronte ad un fatto illecito, direi, delittuoso, comunque eccezionale; e non \u00e8 possibile, partendo da una eccezionalit\u00e0, voler costruire un edificio costituzionale. Dire: noi intendiamo che l\u2019ordine giudiziario sia assolutamente autonomo ed indipendente, significa scinderlo dagli altri poteri sovrani dello Stato; non pu\u00f2 bastare a giustificare, ne teoricamente, n\u00e9 praticamente una costruzione simile, il fatto eccezionale di un Ministro, che possa imporre al giudice una sentenza. E questo lo dico prescindendo dal fatto che noi siamo in regime di democrazia. E se questa democrazia noi la intendiamo e la creiamo come attivit\u00e0 di organi, che si rifacciano costantemente, nella esplicazione della loro funzione, a quella unica fonte di sovranit\u00e0, che \u00e8 il popolo, se noi questo vogliamo, e dobbiamo volerlo, se noi riusciamo a creare questa democrazia, evidentemente la pretesa necessit\u00e0 di assicurare l\u2019autonomia e l\u2019indipendenza della Magistratura in maniera tale da renderla un potere scisso da tutti gli altri, non ha alcun fondamento; perch\u00e9 non \u00e8 pi\u00f9 concepibile, se non come fatto assolutamente anormale, la indebita ingerenza dell\u2019esecutivo nel giudiziario.<\/p><p>Il controllo che vi \u00e8 da parte del legislativo sull\u2019esecutivo, da parte del corpo elettorale e del popolo sull\u2019uno e sull\u2019altro deve, ripeto, rendere assolutamente eccezionale una indebita ingerenza dell\u2019esecutivo; non parliamo del legislativo, cui qualche collega accennava. Noi possiamo in astratto ipotizzare tutto, ma non vedo come questa ingerenza del legislativo potrebbe esplicarsi come atto illecito. Se domani si esplicasse in una maniera tale, che anche la Magistratura ne sentisse il peso, ci\u00f2 non avrebbe nulla di men che perfettamente lecito.<\/p><p>Ed allora, che cosa \u00e8 questa indipendenza? Se noi togliamo ad essa questa giustificazione, che deve essere esclusa per il rispetto stesso che ognuno di noi deve avere per la democrazia nuova, cosa sar\u00e0 mai questa indipendenza della Magistratura?<\/p><p>Indipendenza da che cosa? Dal legislativo e dall\u2019esecutivo, nel senso che questo potere, nella esplicazione della sua attivit\u00e0, non debba avere rapporti costanti, continui con l\u2019esecutivo e col legislativo? Io nego che in uno Stato veramente democratico possa aversi un fatto simile. Noi consideriamo i tre poteri, cos\u00ec come mostrava di considerarli, in un passo oltremodo significativo della sua <em>Scienza della legislazione<\/em>, Gaetano Filangieri. Egli scriveva:<\/p><p>\u00abIn ogni specie di Governo l\u2019autorit\u00e0 dev\u2019essere bilanciata, ma non divisa; le diverse parti del potere debbono essere distribuite, ma non distratte; uno deve essere il fonte del potere, uno il centro dell\u2019autorit\u00e0; ogni parte del potere, ogni esercizio di autorit\u00e0 deve immediatamente da questo punto partire, deve continuamente a questo punto ritornare\u00bb.<\/p><p>Il Filangieri, con perspicuit\u00e0 di concetti e di parola, senz\u2019altro definiva quale deve essere l\u2019esercizio della sovranit\u00e0 costituzionale.<\/p><p>Ma noi, realizzando l\u2019indipendenza e l\u2019autonomia del potere giudiziario, cos\u00ec come esse vengono richieste, creeremmo un potere completamente staccato ed estraneo dagli altri poteri dello Stato. Noi consideriamo la sovranit\u00e0 come un tutto inscindibile; nessun potere deve essere distaccato da questa unica fonte, da cui traggono l\u2019autorit\u00e0 tutti i poteri. Si dice: noi vogliamo l\u2019indipendenza della Magistratura, perch\u00e9 \u00abcompito del magistrato \u2013 dicono i magistrati dell\u2019Associazione nazionale \u2013 \u00e8 l\u2019applicazione della legge, che non ammette soluzioni di continuit\u00e0\u00bb. Sono parole grosse, con le quali in realt\u00e0 si cade in una strana tautologia. Non credo che ci sia alcuno il quale possa mettere in dubbio questo fatto, cio\u00e8 che il magistrato debba applicare la legge. Ma quando si \u00e8 detto questo, non si \u00e8 detto proprio nulla, e non si \u00e8 avanzato di un\u2019unghia sulla via della risoluzione del problema. Cosa vuol dire: \u00abil magistrato deve applicare la legge\u00bb? Forse siamo di fronte ad un meccanismo automatico per cui quando avremo assicurata la fedelt\u00e0 dell\u2019operatore, avremo senz\u2019altro la piena applicazione della legge? O non piuttosto l\u2019applicazione della legge \u00e8 un fatto del nostro spirito, della nostra mente e del nostro essere, cio\u00e8 qualcosa che non pu\u00f2 ridursi ad un meccanismo? Quando voi dite: il magistrato deve applicare la legge, dimenticate una cosa sola ed essenziale: la legge \u00e8 come l\u2019opera d\u2019arte, che pu\u00f2 rimanere nel suo testo immutata, ma che rinnova continuamente il suo spirito. Forse che la <em>Divina Commedia<\/em> che leggeva Giovanni Boccaccio sei secoli fa \u00e8 la stessa che leggeva Francesco De Sanctis 80 anni addietro o \u00e8 la stessa che leggiamo noi?<\/p><p>La poesia di Torquato Tasso era percepita dai suoi contemporanei ben diversamente da come la percepiamo noi, che abbiamo vissuto il romanticismo e vediamo quale filone romantico \u00e8 nei suoi versi. Pure i testi della <em>Divina Commedia<\/em> e della <em>Gerusalemme Liberata<\/em> son sempre quelli. Cos\u00ec la legge. Potete voi dire che il Codice civile del 1865 veniva inteso allo stesso modo nel 1940? Le parole erano sempre le stesse, d\u2019accordo, ma l\u2019interpretazione di quel Codice, che si era protratto per 80 anni, ne aveva fatto via via una cosa diversa. Quando si dice che il magistrato intende all\u2019applicazione della legge, si dice cosa che non ha affatto il significato che si vorrebbe attribuirle. Ne volete una prova? E sia detto questo, non solo per mostrare che questa frase non significa nulla, ma per segnalare quanto di pericoloso sia insito in essa. Sono costretto qui, volendo aderire alla realt\u00e0 e guardarla con occhio scevro da ogni preconcetto e da ogni partito preso, a chiedermi se il magistrato ha creduto di applicare la legge in questi ultimi tempi\u2013 parlo di episodi recenti, perch\u00e9 essi hanno sempre una suggestione maggiore \u2013 dichiarando incostituzionali, uno dopo l\u2019altro, tutti i decreti di carattere agrario, tutti, nessuno escluso, i miei e i decreti Segni. Finanche l\u2019ultimo, sull\u2019equo fitto, dopo soli due mesi, dalla Corte d\u2019appello di Torino \u00e8 stato dichiarato incostituzionale. Credete che questi magistrati pensino di non avere applicata la legge?<\/p><p>Se dovessimo fermarci a questa frase, bisognerebbe dire che essi hanno fatto il loro dovere. Ma come l\u2019hanno fatto? Prescindo dall\u2019aspetto strettamente giuridico, e mi domando se questi magistrati hanno avuto coscienza del fatto che con i loro giudicati venivano a porsi contro un inizio di legislazione agraria, attraverso il quale finalmente un raggio modestissimo di sole \u00e8 sorto ad illuminare tutta una massa di uomini finora tenuta nelle tenebre pi\u00f9 fitte. Ebbene, questo inizio di legislazione, pur cos\u00ec crepuscolare, ha trovato dei giudici che non hanno compreso nulla del suo significato sociale, che si sono chiusi in un\u2019angusta interpretazione letterale, per giunta anche errata, perch\u00e9 la dichiarazione di incostituzionalit\u00e0 di una legge non pu\u00f2 essere che un fatto puramente formale; ed \u00e8 quindi aberrante che si dichiari incostituzionale una legge, mentre non abbiamo ancora una Costituzione. Ma, si ripete, anche se non ricorresse questo motivo giuridico, resterebbe sempre l\u2019altro motivo pi\u00f9 sostanziale, e cio\u00e8 che la Magistratura non ha, purtroppo, avvertito nulla delle speranze, delle aspirazioni delle masse contadine, che nel clima della nuova democrazia chiedono di avere il giusto riconoscimento. Pure io so che non mancano fra i magistrati coloro che sentono queste aspirazioni e queste necessit\u00e0. Ma la loro presenza non \u00e8 valsa ad evitare questa dichiarazione di incostituzionalit\u00e0 a catena di tutti i decreti a favore dei contadini.<\/p><p>Quasi tutti i pi\u00f9 alti gerarchi fascisti sono stati rimessi in libert\u00e0. Non incolpiamone l\u2019amnistia: essa voleva essere un atto di pacificazione, che era chiesto da tutti i partiti, e fu quale dovette essere. \u00c8 questione di averla interpretata in una maniera aberrante, e non solo dal punto di vista politico-sociale. Non doveva essere applicata cos\u00ec neanche da un punto di vista strettamente giuridico, perch\u00e9 il ragionamento che la Magistratura ha fatto per arrivare a quella conclusione, \u00e8 giuridicamente errato e tortuoso. Ed \u00e8 stata conclusione nettamente contrastante con l\u2019aspirazione viva di quegli italiani, che hanno voluta questa nuova democrazia, e per volerla hanno affrontato carceri, martir\u00ee, dolori e hanno salvato cos\u00ec la dignit\u00e0 stessa del nostro Paese.<\/p><p>Ma tutto questo, evidentemente, \u00e8 sfuggito alla Magistratura. Essa non \u00e8 riuscita a percepire il senso di questa nuova vita.<\/p><p>La indipendenza del magistrato \u00e8 necessario intenderla in un altro modo. Nei riguardi del potere giudiziario \u00e8 indubbio che il regime assolutistico, di fronte alla polverizzazione giurisdizionale del feudalesimo, rappresent\u00f2 un sicuro progresso. Il potere giudiziario si presentava come un riflesso della sovranit\u00e0 dello Stato, che si impersonava e riassumeva tutto nel re. L\u2019esigenza della indipendenza della Magistratura sorse nei regimi costituzionali, quando la sovranit\u00e0 venne ad essere formalmente scissa tra popolo e re. Il popolo doveva garantirsi. Gli doveva essere garantita una giustizia che sfuggisse al pericolo del prepotere regio. Cos\u00ec sorse e si giustific\u00f2 l\u2019indipendenza della Magistratura. Ma ora, se noi creiamo sul serio una autentica e vera democrazia, non possiamo non essere contrari ad una indipendenza cos\u00ec intesa. Noi vogliamo che il giudice viva a continuo contatto del popolo, ossia della fonte da cui esso unicamente trae i motivi e la giustificazione della sua autorit\u00e0. La Magistratura deve essere legata con tutti gli altri poteri, appunto perch\u00e9 l\u2019esercizio di tutti e tre i poteri risulti quanto pi\u00f9 si pu\u00f2 armonico e perch\u00e9 nessuno di essi venga, per nessuna ragione, distratto e scisso dagli altri.<\/p><p>La indipendenza, invece, cos\u00ec com\u2019\u00e8 intesa da alcuni, verrebbe ad essere uno strumento idoneo soltanto ad isolare il magistrato, ed accadrebbe questo fatto: che la indipendenza, sorta come una guarentigia di carattere esclusivamente strumentale, verrebbe ad essere considerata invece come una guarentigia di carattere finalistico o teleologico; ossia l\u2019indipendenza del giudice per la indipendenza del giudice. Ma perch\u00e9 questo? Che cosa si vuol fare del giudice? Forse un essere che viva sotto una campana di cristallo e che non senta nulla delle aspirazioni e delle speranze del popolo? Un essere che viva chiuso in se stesso, inteso a quella applicazione della legge che abbiamo visto or ora? O non \u00e8 giusto invece, non \u00e8 necessario che la Magistratura partecipi attivamente alla vita della Nazione? Che essa collabori strettamente con gli altri poteri, legata ad essi da vincoli che non vengano mai allentati o dispersi, perch\u00e9 disperderli significherebbe ferire in pieno la democrazia stessa, nella sua sostanza e nel suo profondo significato?<\/p><p>Intanto si ha vera democrazia, in quanto il legislatore, l\u2019esecutore e il giudice costituiscano, s\u00ec, tre poteri distinti, ma operanti in armonica coesistenza. Soltanto cos\u00ec pu\u00f2 essere intesa la indipendenza della Magistratura. E da questa premessa pu\u00f2 e deve muovere la discussione intorno al Consiglio Superiore della Magistratura.<\/p><p>Perch\u00e9 il progetto vuole che il Consiglio Superiore della Magistratura non sia formato esclusivamente da magistrati? Perch\u00e9 formarlo esclusivamente di magistrati significherebbe alimentare questa strana pretesa di una indipendenza, che valga come estraneit\u00e0 completa dal resto dello Stato. Per la ragione contraria noi affermiamo, invece, che questo organo massimo del potere giudiziario non pu\u00f2 essere composto esclusivamente di magistrati. Essi vedrebbero il problema del potere giudiziario attraverso le unilaterali esigenze dell\u2019organo e confonderebbero l\u2019uno con l\u2019altro.<\/p><p>Sono due cose che, invece, devono essere tenute distinte. Il potere giudiziario non \u00e8 un fatto della sola Magistratura, \u00e8 un fatto di tutti gli italiani. Non pu\u00f2 immaginarsi che il Consiglio Superiore sia formato di soli magistrati, i quali indubbiamente, per necessit\u00e0 di cose, porterebbero nella soluzione dei vari problemi un angusto sentimento di casta, e sfuggirebbe ad esso, invece, quella visione pi\u00f9 larga del potere giudiziario, come attivit\u00e0 che interessa tutti gli italiani e non soltanto i giudici.<\/p><p>Ecco la necessit\u00e0 perch\u00e9 di questo organo facciano parte elementi estranei, che concorrano insieme coi magistrati alla soluzione di tutti i problemi che interessano il potere giudiziario.<\/p><p>Si dice: ma voi li fate eleggere dalle Camere; c\u2019\u00e8 una ingerenza illecita del legislativo.<\/p><p>Non lasciamoci prendere dalle parole fatte. Quale ingerenza sarebbe questa? Perch\u00e9 la Camera dei deputati ed il Senato, nominando alcuni membri del Consiglio Superiore della Magistratura, eserciterebbero una illecita ingerenza? Chi volete che li nomini, se non le Assemblee che rappresentano direttamente il popolo, quel popolo che \u00e8 la fonte unica della sovranit\u00e0, e dal quale la Magistratura trae il suo potere e la sua autorit\u00e0? C\u2019\u00e8 cosa pi\u00f9 logica e pi\u00f9 adeguata alle esigenze costituzionali dello Stato, che questi membri estranei siano appunto nominati dalle Assemblee popolari? Gli eletti entreranno in questo organo supremo della Magistratura portando, appunto, la visione che l\u2019uomo estraneo all\u2019ordine ha del potere giudiziario, in modo che la soluzione dei vari problemi non sar\u00e0 una soluzione unilaterale, ma sar\u00e0 quella che \u00e8 imposta dalle esigenze di tutte le categorie del popolo italiano e non soltanto dalla categoria direttamente interessata, che \u00e8 quella dei magistrati.<\/p><p>Da questo punto di vista noi approviamo senz\u2019altro il testo del progetto, ed approviamo anche che a capo del Consiglio Superiore della Magistratura sia il Presidente della Repubblica, il quale dar\u00e0 maggior lustro a questo supremo organo del potere giudiziario e, riassumendo in s\u00e9 la sovranit\u00e0 dello Stato, imprimer\u00e0 al Consiglio Superiore l\u2019aspetto, non di un organo proprio ed esclusivo della Magistratura, ma di un organo che presieda al potere giudiziario in nome di tutto il popolo italiano.<\/p><p>Ma, a mostrare quanto sia giusta la tesi che ha trovato la formulazione nel progetto, e quanto sia invece infondata e ingiustificata la richiesta della piena e assoluta indipendenza della Magistratura, soccorrono altre considerazioni, che riguardano pi\u00f9 direttamente gli uomini che compongono l\u2019ordine giudiziario.<\/p><p>Qui siamo di fronte alla parte pi\u00f9 spinosa: quella appunto, come dicevo poc\u2019anzi, che si \u00e8 affacciata cento volte durante gli ottanta anni di vita unitaria italiana, e che non ha mai trovato l\u2019adeguata sistemazione. Ebbene, bisogna affermare \u2013 per lo meno io l\u2019affermo, perch\u00e9 sento che questa \u00e8 la ragione che ha reso impossibile la soluzione del problema giudiziario finora, e la render\u00e0 impossibile sempre, se continuer\u00e0 a persistere \u2013 bisogna affermare che la ragione \u00e8 che il giudice non \u00e8 tratto direttamente dal popolo.<\/p><p>Gli stessi magistrati sentono questa manchevolezza. Tanto la sentono, che, in uno stampato, che hanno fatto distribuire a tutti noi, essi, dopo aver affermato che \u00abbisogna che la scelta avvenga solo a mezzo di concorso nazionale per esami\u00bb avvertono la necessit\u00e0 di aggiungere: \u00abil che conferisce ai magistrati la qualit\u00e0 di rappresentanti, sia pure indiretti del popolo\u00bb Essi dunque sentono questa necessit\u00e0: i giudici debbono essere rappresentanti del popolo. Ed \u00e8 proprio qui la lacuna, qui il vizio del sistema. Il magistrato \u00e8 ora avulso dal popolo. Egli non proviene direttamente da questa fonte; eppure ci\u00f2 \u00e8 quanto mai necessario in un regime di vera democrazia.<\/p><p>In realt\u00e0 \u00e8 veramente strano pensare che basti un concorso, per conferire questa rappresentanza. Ma, ripeto, \u00e8 proprio qui la lacuna del sistema.<\/p><p>Che cos\u2019\u00e8 il concorso, questa fonte da cui i magistrati vengono tratti? Alcuni esami, e si pu\u00f2 anche ammettere che siano esami difficili. Non sono, comunque, insuperabili, anche da chi non sia fornito di speciale intelligenza. Sappiamo tutti che cosa siano gli esami.<\/p><p>Ma, anche a considerare che il concorso sia uno strumento di cernita perfetto, \u00e8 da chiedere: che cosa si accerta attraverso il concorso? Si accerta al massimo la capacit\u00e0 dottrinale. Ma basta esser colto per essere giudice? Basta avere \u2013 e magari l\u2019avessero, dopo vinto il concorso \u2013 basta avere sul serio la capacit\u00e0 dottrinale, perch\u00e9 si possa essere un buon giudice? Pu\u00f2 sul serio affermarsi che il concorso superato legittimi la presunzione di essere di fronte ad un giudice che sa amministrare giustizia?<\/p><p>Si accerta innanzi tutto, attraverso il concorso, per esempio, il carattere? E non \u00e8 forse questa la prima dote del giudice, molto pi\u00f9 che non sia la cultura? Non \u00e8 forse necessario che il giudice abbia in s\u00e9 il senso pi\u00f9 vigile della propria dignit\u00e0, che abbia in s\u00e9 la volont\u00e0 sempre ferma di difendere la propria indipendenza? Perch\u00e9 si potranno escogitare tutte le leggi che si vorranno, ma se non si ha l\u2019uomo integro, che senta di dover difendere la sua dignit\u00e0 e la sua indipendenza contro tutto e contro tutti, il buon giudice non si avr\u00e0 mai!<\/p><p>A tal proposito ritengo opportuno accennare ad un fatto, che concorre a mostrare che cosa possa voler dire incamminarsi verso la creazione d\u2019una casta, di un ordine chiuso, e il fatto \u00e8 il decisamente ostile atteggiamento che hanno assunto i magistrati ai fronte al profilarsi della possibilit\u00e0 di fare ricorso ad una Magistratura elettiva.<\/p><p>E perch\u00e9 non dovrebbe pensarsi ad una Magistratura elettiva? Perch\u00e9 non dobbiamo affermare nella Costituzione (si intende, senza scendere a dettagli, che rimandiamo al legislatore venturo), perch\u00e9 non dobbiamo affermare nella Costituzione, che la Magistratura pu\u00f2 anche avere come sua fonte la elezione?<\/p><p>Io ho letto quello che il collega Persico ha scritto (egli dice che il suo libro non lo ha letto nessuno, e non \u00e8 vero), cio\u00e8 che possa essere opportuno ricorrere al mezzo dell\u2019elezione, almeno per i conciliatori ed i pretori.<\/p><p>Si obietta che si andrebbe incontro non si sa bene a quali inconvenienti.<\/p><p>Ma perch\u00e9 pensare che il popolo non sia capace di eleggere i suoi rappresentanti? e ci\u00f2 dobbiamo dirlo proprio noi?<\/p><p>Ma perch\u00e9 questa ostilit\u00e0 preconcetta contro le elezioni? Non vi sono nazioni dove il giudice \u00e8 eletto? All\u2019inizio potr\u00e0 esservi qualche deviazione; ma si pu\u00f2 esser certi, che l\u2019elettivit\u00e0 rinnoverebbe profondamente, e ci fornirebbe un mezzo efficace per dare al problema giudiziario una soluzione adeguata ed efficace. Affermiamo dunque nella Costituzione che il magistrato possa essere elettivo! Il popolo sapr\u00e0 eleggere persone idonee e degne!<\/p><p>E, del resto, noi potremmo spianargli la via, richiedendo dagli eleggibili qualit\u00e0 che garantiscano della loro competenza e della loro capacit\u00e0.<\/p><p>Abbiamo fiducia nel buon senso degli italiani; nella coscienza che essi avranno di eleggere i migliori. Noi otterremmo un altro risultato, che \u00e8 di natura pratica, ma che non \u00e8 meno interessante, ossia questo: che riducendo il numero dei magistrati veri e propri, appunto perch\u00e9 lasceremmo alla fonte elettiva i pretori e i conciliatori, lo Stato potrebbe andare incontro alle loro necessit\u00e0 in maniera pi\u00f9 adeguata ed efficiente, assicurando loro un trattamento degno dell\u2019alto ufficio. Come avviene in Inghilterra, dove il corpo vero dei magistrati \u00e8 composto da poche centinaia di persone.<\/p><p>Forse questa stessa preconcetta ostilit\u00e0 alla elezione del giudice non \u00e8 estranea alla manifestata ostilit\u00e0 alla ricostituzione della giuria popolare nei giudizi di Corte di assise. Non l\u2019ho sentito ieri, ma mi \u00e8 stato riferito, che il mio amico Veroni ha detto una cosa saggia, quando ha ricordato che ogni eclissi nella libert\u00e0 e nella democrazia ha senz\u2019altro avuto come compagna una eclissi nella istituzione della giuria. \u00c8 scomparsa la libert\u00e0, scompare la giuria; la libert\u00e0 \u00e8 risorta, risorge anche la giuria.<\/p><p>Non si pu\u00f2 restare estranei e insensibili a questa esperienza storica. Ma io voglio, oltre che fare ricorso a questo motivo, che ha pure la sua grande importanza, affrontare brevemente, il problema anche nella sua sostanza. Non \u00e8 inopportuno ricordare in questo momento ci\u00f2 che Finocchiaro Aprile, il presentatore del Codice di procedura penale del 1913, scrive nella sua lunga e pregevolissima relazione al progetto del 1905, che poi fu il Codice del 1913, sostenendo la necessit\u00e0 di mantenere in vita la giuria. Egli parla giustamente della premessa che, allora una Magistratura e una sanzione raggiungono il risultato voluto, quando si constata che i delitti colpiti con quella sanzione e da quella Magistratura sono in diminuzione.<\/p><p>Ebbene, Finocchiaro Aprile poteva constatare che, mentre i processi di Corte di assise erano in costante diminuzione, i processi di competenza dei Tribunali erano in continuo aumento.<\/p><p>\u00c8 un argomento di fronte al quale non si pu\u00f2 restare insensibili, perch\u00e9, o si deve negare l\u2019efficacia della pena, ed allora quegli errori giudiziari, di cui tanto si parla, perdono molto del loro contenuto e del loro significato, oppure si afferma la necessit\u00e0 della pena, ed allora non si pu\u00f2 prescindere da questo fatto statisticamente accertato.<\/p><p>\u00c8 poi anche da considerare che l\u2019errore del giudice popolare ha una risonanza, si capisce, molto maggiore. Domani, per esempio, si grider\u00e0 senz\u2019altro all\u2019errore giudiziario da parte di coloro che vorrebbero condannato il Graziosi, se questi verr\u00e0 assolto, e viceversa, se verr\u00e0 condannato, grideranno all\u2019errore coloro che lo vorrebbero assolto. Il processo Graziosi ha occupato non so pi\u00f9 quanti mesi, ed \u00e8 diventato un avvenimento nazionale. Ma che volete che si sappia, invece, delle dieci o pi\u00f9 cause che oggi si sono dibattute in una sezione del Tribunale di Roma o di Napoli? Quanti errori giudiziari di cui non si sa nulla!<\/p><p>Lasciamo stare tutte le ragioni che giustificano storicamente l\u2019istituzione della giuria, in Inghilterra prima e in Francia e nelle altre nazioni dopo. Facciamo capo soltanto alla nostra esperienza. Si obietta: il giurato \u00e8 un incompetente; non pu\u00f2 aver mai la capacit\u00e0 del giudice togato. Non pu\u00f2 capir nulla della personalit\u00e0 dell\u2019imputato.<\/p><p>Senonch\u00e9 il giudice togato pu\u00f2 pure avere avuto da natura un cuore aperto a tutte le aspirazioni, a tutte le idealit\u00e0, una mente dedita agli studi, un\u2019anima vibrante ad ogni stormire di sentimento; ma che volete? Bisogna non essere uomini per non cedere alla terribile usura del fare costantemente le stesse cose.<\/p><p>Il giurato \u00e8 in condizioni da intendere e da ricercar meglio quali possano essere state, in determinate circostanze di tempo e di luogo, le reazioni opposte dall\u2019imputato. Le intende meglio, perch\u00e9 la legge vuole che egli sia di regola un concittadino dell\u2019imputato, che ne conosca, quando non li senta egli medesimo, gli stessi bisogni e anche gli stessi pregiudizi; perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 giustizia che sia sentita dal popolo, se essa non tenga conto delle aspirazioni ed anche, perch\u00e9 no dei pregiudizi del popolo. Il giudice non far\u00e0 mai giustizia vera, se perde i contatti con la realt\u00e0 che gli si muove intorno. Nei processi politici ed in quelli comuni di molta gravit\u00e0, il giurato sente queste cose meglio che non le senta il giudice togato. Non ho letto e non ho sentito in questa Assemblea quali siano le valide ragioni che rendono sconsigliabile il ritorno ai giurati; e non ho sentito che si siano portate ragioni valide, per menomare la bont\u00e0 di quelle che stanno a favore della giuria. E cos\u00ec come per il ritorno alla giuria, vorr\u00f2 dire fugacemente qualche cosa sulle altre questioni che si sono qui dibattute. Su una soprattutto, della quale, per quanto nel progetto non se ne parli, hanno discorso quasi tutti gli oratori che mi hanno preceduto. E cio\u00e8: Cassazione unica o Cassazioni regionali?<\/p><p>Ritengo che pu\u00f2 essere forse pericoloso affrontare questo problema e volerlo risolvere, mantenendosi soltanto sul terreno strettamente giuridico. Penso sia opportuno decampare da questi limiti, che possono essere angusti, e vedere se fuori di questo ambito possano esservi ragioni, che consiglino il richiamo in vita delle Cassazioni regionali.<\/p><p>In realt\u00e0, l\u2019argomento centrale a favore della Cassazione unica \u00e8 quello della unicit\u00e0 della giurisprudenza. Il diritto deve avere una sola interpretazione e questa non si pu\u00f2 avere se non attraverso l\u2019unica Corte di cassazione.<\/p><p>I fatti ci dicono che le cose vanno in maniera leggermente diversa, cio\u00e8 che l\u2019unicit\u00e0 di giurisprudenza non \u00e8 assicurata nemmeno dalla Cassazione unica.<\/p><p>Ma, come dico, vorrei far capo ad argomenti non soltanto giuridici. E ricordo a me stesso che l\u2019Italia, per la sua storia, per la sua tradizione, per la sua varia composizione sociale, \u00e8 forse la Nazione che pi\u00f9 d\u2019ogni altra presenta aspetti diversi. Ora il diritto non \u00e8 un\u2019astrazione. Il diritto \u00e8 veramente tale, quando sorge spontaneo dai bisogni e dalle necessit\u00e0 del popolo: allora soltanto \u00e8 veramente inteso dalla universalit\u00e0 dei cittadini.<\/p><p>Indubbiamente vi \u00e8 in Italia questa diversit\u00e0 d\u2019aspetti; essa \u00e8 stata sempre cos\u00ec ovviamente constatabile, che non \u00e8 inopportuno ricordare che, in un progetto di riforma dell\u2019ordinamento giudiziario presentato da Giuseppe Zanardelli nel 1903, venivano costituite le Corti di revisione, facendone un giudice di terza istanza, e restringendo, cos\u00ec, e di molto, i limiti di attivit\u00e0 della Corte di cassazione.<\/p><p>Ma anche ad ammettere che con la Cassazione unica si riesca ad avere l\u2019unicit\u00e0 di giurisprudenza, \u00e8 un bene che essa si abbia? Non pensate che ci possano essere delle questioni, identiche apparentemente, le quali \u00e8 ingiusto che trovino soluzioni identiche cos\u00ec a Torino come a Caltanissetta? Non c\u2019\u00e8 caso che si giunga allo strano risultato di non aver fatto giustizia n\u00e9 in un luogo n\u00e9 nell\u2019altro?<\/p><p>Tralascio tutti i motivi di natura pi\u00f9 specialmente pratica, come la necessit\u00e0 di avvicinare il giudice al cittadino e al suo difensore. Un ordine del giorno, firmato in prevalenza da deputati piemontesi, mette in opportuno risalto tali necessit\u00e0.<\/p><p>E occorre anche aver presenti le tradizioni luminose delle Corti regionali di cassazione, le quali hanno scritto pagine splendide nella storia del diritto e della giurisprudenza. E bisogna anche dire che, ricostituendo le Corti regionali, noi ripariamo ad uno dei danni maggiori, che derivano dal fatto che la Magistratura suprema sieda nella capitale. Lasciate che io dica d\u2019esser sorpreso dal fatto che i magistrati, nel momento in cui affermano con tanta energia l\u2019esigenza di una piena indipendenza dal potere esecutivo e dal potere legislativo, non avvertano conseguentemente una necessit\u00e0 tanto pi\u00f9 evidente, e cio\u00e8 che l\u2019organo supremo di giustizia non stia a contatto con tutto ci\u00f2 che \u00e8 il movimento dei Ministeri e degli uffici centrali, si sottragga alle influenze e alle suggestioni di un ambiente politicamente cos\u00ec arroventato com\u2019\u00e8 sempre quello della capitale. \u00c8 per questo che in varie nazioni, anche grandi, la Cassazione \u00e8 tenuta lontana dalla capitale.<\/p><p>Ebbene, cerchiamo almeno di decentrare, ridando alle Regioni le proprie Corti di cassazione. Si stabilir\u00e0 in tal modo un\u2019emulazione tra l\u2019una e l\u2019altra Corte, e c\u2019\u00e8 la certezza che da questo contemporaneo esercizio di attivit\u00e0, che si svolger\u00e0 nei centri pi\u00f9 importanti, attraverso tutto il territorio dello Stato, verr\u00e0 fuori davvero un diritto e una giurisprudenza pi\u00f9 aderenti alla varia vita del popolo nostro.<\/p><p>Un\u2019altra questione si presenta, quella se consentire o meno al magistrato di appartenere ad un partito politico. Non se ne abbiano a male i colleghi che in quest\u2019Aula hanno sostenuta la tesi contraria, se io in questo momento faccio un richiamo, anzi poggio il mio ragionamento tutto su questo richiamo alla sincerit\u00e0. Ma voi sul serio potete credere che il magistrato non abbia una sua opinione politica? In questa Assemblea siedono, mi pare, cinque o sei magistrati: a che titolo dunque essi sono in quest\u2019Aula? Se si sostiene che il magistrato non pu\u00f2 essere membro di un partito, come si pu\u00f2 consentire che egli sia membro di un\u2019Assemblea, la quale poggia tutta sui partiti? Che egli cio\u00e8 eserciti una funzione che \u00e8 l\u2019espressione tipica dell\u2019attivit\u00e0 politica?<\/p><p>Pensate sul serio che ci sia un solo magistrato, il quale non abbia una sua convinzione politica? Ma io mi auguro \u2013 per il rispetto che ho dei magistrati \u2013 che in mezzo a questo agitarsi di tendenze e di correnti politiche, non vi sia un solo giudice, il quale si mantenga tetragono ad esso, e tanto quindi al di fuori della realt\u00e0. Se ci fosse un simile magistrato, io non gli affiderei mai una causa, perch\u00e9 un individuo il quale resta insensibile in mezzo a tanto agitarsi d\u2019ideali e di partiti non pu\u00f2 essere un buon giudice. Ora, se si parte, come si deve, dalla premessa che ciascun magistrato ha la sua opinione politica, \u00e8 bene che egli l\u2019abbia apertamente; questo non nuoce a nessuno. Se mai, l\u2019opinione politica nuoce quando essa \u00e8 tenuta nascosta. Il giudice, che assuma apertamente la qualit\u00e0 di membro di un partito, si sottrarr\u00e0 pi\u00f9 facilmente, nell\u2019esercizio della sua funzione alla soggezione del partito stesso, di quanto non riuscir\u00e0 a fare se egli tiene nascosta in se stesso la sua fede politica. Egli sente pi\u00f9 vivo il controllo, quando la sua qualit\u00e0 di membro di un partito \u00e8 notoria.<\/p><p>Non vedo la ragione dell\u2019esclusione dei magistrati dalla vita politica. Una menomazione cos\u00ec grave, in tanto pu\u00f2 essere accettata, in quanto vi sia una ragione potente che la sostenga, una ragione che si imponga a chiunque, e che non lasci luogo a dubbi o a perplessit\u00e0. Ma, quando questa decisa ragione manca, io non so spiegarmi il perch\u00e9 di questa limitazione. L\u2019applicazione della legge \u00e8 una cosa umana, che non pu\u00f2, non deve straniarsi dalla realt\u00e0 della vita. Soltanto allora essa cessa di essere l\u2019astratta elucubrazione del giurista che si chiude nel suo gabinetto e che ricerca le soluzioni giurisprudenziali pi\u00f9 o meno eleganti.<\/p><p>E insieme con questa necessit\u00e0, ossia che venga abrogata la parte del progetto che si riferisce al divieto di appartenenza dei magistrati a partiti politici, io affermo un\u2019altra necessit\u00e0, che sia cio\u00e8 consentito alla donna di essere giudice. Alessandro Dumas figlio, sostenitore eloquente del diritto delle donne ad essere immesse nella vita pubblica con tutte le prerogative degli uomini, con riferimento alla cruenta epopea napoleonica, disse da artista: \u00abQuando passa un conquistatore e uccide alla madre un milione di figli, per questo fatto la donna acquista il diritto di partecipare al Governo politico della nazione\u00bb. Che cosa avrebbe detto ora, quale accento avrebbe tratto dalla sua arte Alessandro Dumas, se avesse visto che alla madre \u00e8 stato inferto uno strazio ancora pi\u00f9 grande, nel momento in cui le \u00e8 stato sulle sue stesse braccia ucciso il figlioletto poppante, travolto in una tempesta che ha atterrato tutti, vecchi, bambini, donne?<\/p><p>Non v\u2019\u00e8 una ragione sola che autorizzi ad affermare che la donna non debba avere una completa parit\u00e0 di diritti con gli uomini. Non v\u2019\u00e8 un motivo solo per dimostrare che la donna eserciti, meno bene dell\u2019uomo, qualunque carica; potr\u00e0 commettere degli errori, ma gli errori li commettono anche gli uomini. Non v\u2019\u00e8 quindi ragione, perch\u00e9 la donna non sia anch\u2019essa ammessa all\u2019esercizio della potest\u00e0 giurisdizionale. Essa forse intender\u00e0 meglio di noi uomini tanti stati d\u2019animo che a noi sfuggono, ma che invece sono appresi con quella pi\u00f9 acuta sensibilit\u00e0, che \u00e8 propria della donna. La donna giudice intender\u00e0 pi\u00f9 e meglio degli uomini ogni motivo di piet\u00e0 e di sofferenza. Vi sono circostanze, fatti e sentimenti che noi uomini non sappiamo valutare pienamente cos\u00ec come possono e sanno le donne.<\/p><p>Io sentirei di affermare una inferiorit\u00e0 ingiustificabile, nel momento in cui, avendo dato alla donna tutti gli altri diritti, noi persistessimo a negare ad essa il diritto di essere giudice. (<em>Approvazioni a sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Onorevoli colleghi, un montanaro che da un secolo e mezzo gode di una reputazione universale (non v\u2019\u00e8 nessuno che non lo conosca) e che ebbe una fase della sua vita piuttosto agitata, dico Renzo Tramaglino, in un momento in cui era pi\u00f9 stretto dagli affanni e dal dolore di vedersi ostacolato nella sua legittima aspirazione, ebbe ad esclamare: \u00abe finalmente v\u2019\u00e8 anche una giustizia a questo mondo\u00bb. Alessandro Manzoni annota: tant\u2019\u00e8 vero che quando l\u2019uomo \u00e8 sopraffatto dal dolore non sa pi\u00f9 quel che si dica.<\/p><p>Io non condivido questo desolante pessimismo di Alessandro Manzoni. Penso invece che una giustizia umana vi possa e debba essere; ma in tanto questa giustizia sar\u00e0 degna di noi, in quanto parta dal popolo e sia appresa e riconosciuta dal popolo.<\/p><p>Fino a che il popolo considerer\u00e0 il giudice come un estraneo, o peggio ancora come un nemico, fino a quando il povero, colui che non ha i mezzi per imporsi nella vita, sentir\u00e0 di avere fra i tanti visi ostili che lo circondano, anche quello del giudice, finch\u00e9 tutto questo non sar\u00e0 cancellato, non si avr\u00e0 mai giustizia. La giustizia si avr\u00e0 soltanto quando essa sar\u00e0 come tale appresa e sentita dal popolo. (<em>Vivi applausi \u2013 Molte congratulazioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. Il seguito di questa discussione \u00e8 rinviato a domani alle 10. Avverto che vi sar\u00e0 seduta anche al pomeriggio, sempre per il seguito della discussione del progetto di Costituzione.<\/p><p>Interrogazioni con richiesta d\u2019urgenza.<\/p><p>PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza le seguenti interrogazioni con richiesta di risposta urgente:<\/p><p>\u00abAl Presidente del Consiglio dei Ministri e ai Ministri dell\u2019interno e di grazia e giustizia, sull\u2019assassinio proditorio consumato da agenti della mafia agraria siciliana in persona del compianto Vito Pipitone, vicesegretario della Confederterra di Marsala, avvenuto in quella citt\u00e0 la sera del 9 corrente; e pi\u00f9 precisamente per sapere:<\/p><p>1\u00b0) quali misure sono state prese per impedire il ripetersi dell\u2019assassinio a tradimento di organizzatori sindacali, specialmente di contadini siciliani, dato che quello di cui \u00e8 stato vittima il compianto Pipitone \u00e8 il diciannovesimo della serie;<\/p><p>2\u00b0) se non credono indispensabile ed urgente adottare provvedimenti eccezionali per porre fine all\u2019attivit\u00e0 criminale della mafia, alimentata dai grandi proprietari terrieri ed avente lo scopo chiarissimo d\u2019impedire l\u2019applicazione delle leggi sociali della Repubblica nel campo agricolo, spezzando la rete di complicit\u00e0 che lega numerosi elementi delle autorit\u00e0 locali coi latifondisti e coi loro mafiosi assassini.<\/p><p>\u00abDi Vittorio, Massini, Bitossi, Barbareschi\u00bb.<\/p><p>\u00abAl Presidente del Consiglio dei Ministri e ai Ministri dell\u2019interno e di grazia e giustizia, per conoscere:<\/p><p>1\u00b0) se il Governo, dopo il recente brutale assassinio del vicesegretario della Federterra di Marsala, Vito Pipitone \u2013 ultimo di una lunga serie di crimini rimasti tutti impuniti \u2013 intende ancora disconoscere, con grave danno per la sicurezza e la democrazia dell\u2019Isola, l\u2019esistenza di una vasta associazione politica criminosa, diretta a lottare con tutti i mezzi, compreso l\u2019assassinio, contro le organizzazioni dei lavoratori ed i partiti democratici repubblicani;<\/p><p>2\u00b0) se il Governo intende adottare energici provvedimenti, e quali, per assicurare alla giustizia, con la massima rapidit\u00e0 ed energia, i responsabili diretti ed indiretti, mandanti e mandatari, dei crimini politici siciliani, organizzati da elementi facinorosi al servizio delle cricche reazionarie dell\u2019Isola;<\/p><p>3\u00b0) se il Ministro Guardasigilli intende richiamare energicamente i procuratori generali presso le Corti di appello e i procuratori della Repubblica presso i Tribunali della Sicilia, affinch\u00e9 provvedano a che, nei casi del genere, la legge sia applicata inesorabilmente e con esemplare sollecitudine.<\/p><p>\u00abLi Causi, Montalbano, D\u2019Amico, Fiorentino, Musotto, Cianca, La Malfa, Nasi, Varvaro, Corbi\u00bb.<\/p><p>\u00abAl Ministro dell\u2019interno, per conoscere, come deputati milanesi, quali misure intenda prendere nei confronti delle organizzazioni terroristiche clandestine neofasciste che operano nel Milanese e delle organizzazioni che ne costituiscono il paravento legale.<\/p><p>\u00abGli interroganti considerano la tolleranza colpevole del Governo, le recenti collusioni della Democrazia cristiana con i fascisti del M.S.I. e la campagna contro i sindacati dei lavoratori condotta dagli organi di stampa governativi come il pi\u00f9 pericoloso incentivo ai criminali che intensificano la loro attivit\u00e0 delittuosa e preparano nuove insidie contro l\u2019ordine e contro le libert\u00e0 democratiche.<\/p><p>\u00abPajetta Gian Carlo, Alberganti, Scotti Francesco, Cavallotti\u00bb.<\/p><p>\u00abAl Ministro dell\u2019interno, per conoscere quali provvedimenti il Governo intenda prendere nei confronti della situazione dell\u2019Alta Italia, caratterizzata da aggressioni e azioni delittuose, ultima delle quali la tragedia di Rubiano di Mediglia, e quali garanzie il Governo intenda fornire per l\u2019incolumit\u00e0 dei cittadini e l\u2019esplicazione della loro libert\u00e0.<\/p><p>\u00abCoppa, Cannizzo, Selvaggi, Mazza, Russo Perez\u00bb.<\/p><p>\u00abAl Ministro dell\u2019interno, sui luttuosi fatti verificatisi l\u201911 novembre a Mediglia (Milano), che condussero alla uccisione di due cittadini ed al ferimento di altri tre.<\/p><p>\u00abGli interroganti chiedono quali provvedimenti l\u2019autorit\u00e0 intenda adottare perch\u00e9 le libert\u00e0 e la sicurezza pubbliche siano garantite.<\/p><p>\u00abMeda, Morelli Luigi, Gasparotto, Cairo, Arcaini, Lazzati, Clerici, Zerbi\u00bb.<\/p><p>\u00abAl Presidente del Consiglio dei Ministri e al Ministro dell\u2019interno, per sapere se il Governo si \u00e8 reso esatto conto della allarmante situazione che si \u00e8 creata nella provincia e nella citt\u00e0 di Milano in seguito ai recenti gravissimi fatti a tutti noti e se non riconosca la necessit\u00e0 e l\u2019urgenza di rinnegare quei metodi di Governo che, lasciando impunito l\u2019incitamento a commettere fatti della natura di quelli lamentati, ne favoriscano il verificarsi da parte di elementi inadattabili al nuovo clima politico-sociale della Repubblica italiana.<\/p><p>\u00abMariani Francesco, Malagugini, Pistoia, Targetti\u00bb.<\/p><p>\u00abAl Ministro dell\u2019interno, sui sanguinosi fatti avvenuti in questi giorni in Lombardia, in Sicilia e in Emilia.<\/p><p>\u00abCairo, Lami Starnuti, Di Gloria, Tremelloni, Corsi, Momigliano, Filippini, Rossi Paolo\u00bb.<\/p><p>Chiedo al Governo quando intende rispondere.<\/p><p>SCELBA, <em>Ministro dell\u2019interno.<\/em> Risponder\u00f2 all\u2019inizio della seduta pomeridiana di domani.<\/p><p>PAJETTA GIAN CARLO. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>PAJETTA GIAN CARLO. Nella nostra interrogazione affermiamo che riteniamo il Governo colpevole; lo \u00e8 ancora di pi\u00f9 pel modo stesso come affronta questa sera la questione. Il Ministro dell\u2019interno si rifiuta di darci i dati che sono a sua conoscenza sulla situazione di Milano. Egli \u00e8 a conoscenza che nel brevissimo lasso di tempo trascorso dal momento in cui formulavamo la nostra interrogazione, un\u2019altra bomba, carica di tritolo, \u00e8 stata lanciata contro gli uffici della federazione comunista di Milano. A Milano \u00e8 stato versato del sangue perch\u00e9 voi del Governo tollerate una situazione insostenibile.<\/p><p>SCELBA, <em>Ministro dell\u2019interno.<\/em> Ma lei tratta l\u2019interrogazione con anticipo.<\/p><p>PAJETTA GIAN CARLO. Noi chiediamo che il Governo ci risponda subito.<\/p><p>SCELBA, <em>Ministro dell\u2019interno.<\/em> Risponder\u00f2 fra dodici ore.<\/p><p>PRESIDENTE. Onorevole Pajetta, il Ministro ha detto che risponder\u00e0 domani nel pomeriggio.<\/p><p>PAJETTA GIAN CARLO. In questo momento mi giunge la notizia che sarebbe prossima la disposizione di mutare il prefetto di Milano. Queste sono voci sparse ad arte per incoraggiare i fascisti. (<em>Interruzioni al centro <\/em><em>\u2013<\/em> <em>Rumori<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. Onorevole Pajetta, se lei desidera una risposta dal Governo sulla sostituzione del prefetto di Milano, presenti un\u2019altra interrogazione.<\/p><p>PAJETTA GIAN CARLO. Noi chiediamo che il Ministro ci dica qualcosa questa sera stessa.<\/p><p>SCELBA, <em>Ministro dell\u2019interno.<\/em> Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>SCELBA, <em>Ministro dell\u2019interno.<\/em> Ho gi\u00e0 detto che risponder\u00f2 domani nel pomeriggio. Non solo lei, onorevole Pajetta, ma anche altri colleghi hanno presentato interrogazioni sulla stessa materia. All\u2019inizio della seduta pomeridiana di domani risponder\u00f2 a tutte le interrogazioni presentate in materia di ordine pubblico.<\/p><p>PRESIDENTE. Sta bene.<\/p><p>Comunico che sono state pure presentate le seguenti altre interrogazioni con richiesta di risposta urgente:<\/p><p>\u00abAl Presidente del Consiglio dei Ministri, per conoscere se non ritenga necessario ed urgente \u2013 specie in vista della stagione invernale \u2013 di addivenire alla creazione di un organo per coordinare la materia dei danni di guerra e proporre ed adottare i conseguenti provvedimenti a favore dei danneggiati e sinistrati: e ci\u00f2 sotto forma di Sottosegretariato o di Alto Commissariato alle dipendenze della Presidenza del Consiglio dei Ministri.<\/p><p>\u00abGasparotto, Aldisio\u00bb.<\/p><p>\u00abAl Presidente del Consiglio dei Ministri, per conoscere se non creda opportuno emettere sollecitamente provvedimenti per il riordinamento delle varie disposizioni di legge, riflettenti il risarcimento dei danni di guerra, andando cos\u00ec incontro alle giuste esigenze dei tanti interessati che da anni attendono.<\/p><p>\u00abSansone\u00bb.<\/p><p>\u00abAl Ministro della pubblica istruzione, per chiedere se \u2013 dato che la rappresentanza unitaria ed autonoma delle forze dell\u2019arte e del pensiero, realizzabile con l\u2019unit\u00e0 sindacale o con l\u2019intesa fra libere associazioni, \u00e8 indispensabile alla tutela di quelle forze e ad una saggia azione di Governo, e dato che tale rappresentanza, per malaugurata incomprensione fra Nord e Sud e per interferenze politiche, non \u00e8 stata spontaneamente raggiunta \u2013 non ravvisi l\u2019opportunit\u00e0 di convocare i rappresentanti delle principali Accademie storiche, dei grandi Istituti scientifici, delle organizzazioni a carattere sindacale e delle libere associazioni, al fine di studiare le forme e le norme di una loro rappresentanza unitaria, disponendo, nel frattempo, che non sia dato alcun riconoscimento ed alcuna sovvenzione a gruppi isolati, che pretendono di rappresentare gli intellettuali e gli artisti tutti d\u2019Italia.<\/p><p>\u00abDi Fausto\u00bb.<\/p><p>\u00abAl Ministro dei trasporti, per apprendere se e come egli intenda di rimediare alla penuria di vagoni esistente nella provincia di Reggio Calabria per il trasporto di prodotti deperibili e non deperibili, con grave danno dell\u2019economia agricola e industriale.<\/p><p>\u00abSiles\u00bb.<\/p><p>\u00abAl Presidente del Consiglio dei Ministri, per conoscere le ragioni che hanno indotto la Presidenza del Consiglio dei Ministri ad anticipare dal 31 dicembre al 31 ottobre e con semplice circolare il termine per la presentazione delle proposte di ricompensa al valore ai partigiani da parte dei comandi competenti.<\/p><p>\u00abCon questo atto d\u2019arbitrio si minaccia di pregiudicare seriamente a danno dell\u2019interesse nazionale l\u2019equo riconoscimento del sacrificio dei caduti della guerra di liberazione.<\/p><p>\u00abFoa\u00bb.<\/p><p>Interpeller\u00f2 i Ministri competenti per sapere quando intendono rispondere.<\/p><p>Comunico infine la seguente altra interrogazione con richiesta di risposta urgente presentata ora dall\u2019onorevole Gian Carlo Pajetta:<\/p><p>\u00abAl Ministro dell\u2019interno, per sapere se \u00e8 all\u2019esame la sostituzione del prefetto di Milano\u00bb.<\/p><p>Chiedo al Ministro dell\u2019interno quando intende rispondere.<\/p><p>SCELBA, <em>Ministro dell\u2019interno.<\/em> Risponder\u00f2 nella seduta di luned\u00ec prossimo.<\/p><p>PRESIDENTE. Sta bene. Mi consentano gli onorevoli colleghi di osservare ancora una volta che troppo spesso si presentano interrogazioni cui si attribuisce il carattere di urgenza. Fra le interrogazioni che ho letto stasera \u2013 mi perdonino i presentatori \u2013 ve ne sono parecchie per le quali l\u2019urgenza \u00e8 in relazione ad un proprio sentimento interno ma non in relazione ai problemi proposti. Vedano dunque i colleghi di adoperare con minor frequenza questo termine che, anche nel parlare comune, significa qualcosa di molto grave nel merito e non inderogabile nel tempo.<\/p><p>SANSONE. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>SANSONE. Sulle sue osservazioni in merito alle interrogazioni con urgenza, tutti abbiamo coscienza della opportunit\u00e0 di quanto Ella ha suggerito. Ci rendiamo conto che la richiesta di urgenza deve avere un suo carattere plausibile, ma nell\u2019ipotesi dell\u2019interrogazione presentata da me, come anche dagli onorevoli Gasparotto ed Aldisio, richiamante l\u2019attenzione del Governo sui danni di guerra, sia considerato che i sinistrati di guerra aspettano da anni l\u2019unificazione delle leggi e dei provvedimenti relativi. Io ho conferito con il Ministro del tesoro nel mese di luglio e non si \u00e8 fatto ancora nulla!<\/p><p>Volevo aggiungere che ho presentato, quattro giorni fa, una interrogazione di urgenza per la Mostra d\u2019oltremare di Napoli. Il termine oggetto della interrogazione scade il 18 novembre prossimo. Sono due sere che richiedo \u2013 in fine di seduta \u2013 di avere una risposta e do atto all\u2019ufficio di Presidenza che ha svolto ogni attivit\u00e0 presso il Ministro dei lavori pubblici. Il 18 novembre prossimo \u2013 ripeto \u2013 centinaia di ettari di terreno saranno restituiti ai proprietari, con pregiudizio della Mostra ed il Ministro non risponde ancora! Come vede, signor Presidente, la richiesta di urgenza ha talvolta veramente un serio fondamento.<\/p><p>PRESIDENTE. La mia osservazione non si voleva rivolgere a nessuna interrogazione in particolare, ma in generale. Occorre, da altra parte, che i singoli membri dell\u2019Assemblea sollecitino essi stessi presso i Ministri competenti l\u2019accoglimento della loro interrogazione. L\u2019Ufficio di Presidenza fa solo delle comunicazioni ai Ministri interessati e deve naturalmente limitarsi a comunicare all\u2019Assemblea le risposte ricevute. Comunque solleciteremo queste risposte.<\/p><p>Interrogazioni.<\/p><p>PRESIDENTE. Si dia lettura delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.<\/p><p>RICCIO, <em>Segretario<\/em>, legge:<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Presidente del Consiglio dei Ministri e i Ministri della difesa e del tesoro, per conoscere se e quali provvedimenti siano allo studio circa la revisione delle disposizioni in vigore sul trattamento economico degli ufficiali in servizio permanente effettivo del ruolo comando collocati nella riserva, per limiti di et\u00e0, anteriormente al 1\u00b0 settembre 1946, i quali fruiscono dei benefic\u00ee economici, di cui all\u2019articolo 5 del decreto legislativo 14 maggio 1946, n. 384, e per i quali, in base a detta legge, lo stipendio \u00e8 bloccato al 15 giugno 1946, al fine di eliminare la disparit\u00e0 di trattamento in confronto degli ufficiali del ruolo mobilitazione e di quelli che hanno prestato servizio nella repubblica fascista, collocati nella riserva sotto la data del 2 giugno 1947, i quali fruiscono, invece, dei miglioramenti economici concessi dal 1\u00b0 settembre 1946 al 1\u00b0 giugno 1947.<\/p><p>\u00abBulloni\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Presidente del Consiglio dei Ministri, per sapere se e quali provvedimenti intenda prendere per la repressione degli abusi di certa stampa, che, con uno specioso pretesto informativo e persino educativo, al di l\u00e0 di ogni diritto e limite di controllo e di critica, si \u00e8 specializzata a raccogliere e a divulgare deliberatamente ed esclusivamente, con inutile abbondanza di particolari raccapriccianti e fotografie oscene, fatti scandalistici e criminosi della pi\u00f9 bassa cronaca nera, gettando in tal modo immeritato discredito sul nostro Paese che, pur tra fatiche ed ostacoli, prosegue con proficua tenacia la sua attivit\u00e0 ricostruttiva anche nell\u2019ordine morale, creando una pericolosa atmosfera eccitatrice di morbose passioni, specie dove le resistenze e le difese sono pi\u00f9 deboli, minacciando di grave ed irreparabile danno la sanit\u00e0 fisica e morale dei nostri figli che debbono ancora sperare e credere nelle rinnovate forze spirituali operanti nel Paese preparandosi a servirlo con propositi degni e robustezza di carattere e volont\u00e0.<\/p><p>\u00abGuerrieri Filippo, Scalfaro\u00bb.<\/p><p>\u00abI sottoscritti chiedono d\u2019interrogare il Ministro di grazia e giustizia, per conoscere:<\/p><p>1\u00b0) se, date le miserevoli condizioni economiche in cui trovasi il personale di custodia ed amministrativo delle carceri della Repubblica, soggetto per di pi\u00f9 a subire un trattamento tutt\u2019altro che umano ed a compiere turni di servizio di gran lunga superiori alle otto ore giornaliere, non ritenga opportuno di provvedere in via di urgenza:<\/p><ol><li><em>a<\/em>) ad estendere al personale carcerario le indennit\u00e0 di ordine pubblico concesse con decreto legislativo 1\u00b0 aprile 1947, n. 221 (<em>Gazzetta Ufficiale<\/em> 1947, n. 92) agli agenti e funzionari di pubblica sicurezza ed ai carabinieri;<\/li><li><em>b<\/em>) ad estendere egualmente a detto personale l\u2019indennit\u00e0 di alloggio stabilita a vantaggio delle stesse categorie di cui sopra col decreto legislativo 1\u00b0 aprile 1947, n. 222;<\/li><li><em>c<\/em>) a sostituire l\u2019attuale indennit\u00e0 caro-viveri con la concessione di viveri in natura cos\u00ec come viene praticato con i carabinieri, la guardia di finanza e gli agenti di pubblica sicurezza;<\/li><li><em>d<\/em>) a concedere gratuitamente a tutto il personale di custodia divise decenti ed igieniche al posto di quelle sporche e lacere che attualmente indossa con grave ed evidente pregiudizio del suo prestigio verso i detenuti;<\/li><\/ol><p>2\u00b0) se non ravvisi che sia ormai opportuno procedere ad un totale riordinamento dello stato giuridico di questa che \u00e8 una fra le pi\u00f9 abbandonate categorie dei dipendenti statali, tanto pi\u00f9 che si deve tener conto dei delicati compiti che ad essa sono affidati e delle enormi responsabilit\u00e0 cui va incontro nell\u2019esercizio delle sue funzioni.<\/p><p>\u00abVarvaro, Montalbano, Mancini\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro dell\u2019industria e del commercio, per sapere che cosa ancora si aspetti per dare esecuzione al decreto ministeriale 10 maggio 1947, pubblicato sulla <em>Gazzetta Ufficiale<\/em> del 10 giugno 1947, n. 129, col quale il dottor Giorgio Segre \u00e8 stato nominato Presidente della Giunta della Camera di commercio, industria ed agricoltura di Vercelli. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abGiacometti\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare i Ministri dell\u2019agricoltura e foreste e del lavoro e previdenza sociale, per conoscere se non ritengano opportuno ridurre ragionevolmente i contributi unificati dovuti dai coltivatori diretti che hanno salariati fissi conviventi, in considerazione delle maggiori spese che detti coltivatori sostengono. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abScotti Alessandro\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare i Ministri dei lavori pubblici e della pubblica istruzione, per sapere se, nelle loro recenti visite alla provincia di Salerno, si siano resi conto dei bisogni che urgono la zona del Cilento, la quale per superficie e per popolazione rappresenta la met\u00e0 circa di detta provincia ed ha una rete stradale rudimentale (\u00e8 servita dalla sola strada nazionale n. 18 e da poche strade provinciali), con paesi distanti ben 80 chilometri dallo scalo ferroviario, ed altri del tutto privi di acqua potabile, ed altri ancora \u2013 e sono moltissimi \u2013 con scuole che non vanno oltre la terza classe elementare, mentre diffuso \u00e8 in tutta la zona l\u2019analfabetismo ed allarmante la disoccupazione magistrale (nel Salernitano sono circa 3000 i maestri disoccupati); e per sapere se e quale programma immediato di opere pubbliche e di istituzioni scolastiche si siano proposti di adottare per sodisfare i detti bisogni e rendere cos\u00ec giustizia ad una plaga tanto trascurata quanto laboriosa e benemerita della Patria. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abRescigno\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro dell\u2019interno, per sapere se \u2013 di fronte ai reinsorgenti tentativi di creazione di una provincia di Castellammare di Stabia, cui si pretenderebbe aggregare i comuni della Costiera amalfitana (recentemente interessati, quantunque con esito negativo, ad esprimere voti in tal senso) \u2013 non intenda tranquillizzare le popolazioni della provincia di Salerno, assicurando che la detta iniqua aggregazione non avverr\u00e0. Essa sarebbe, invero, la rovina materiale e morale della provincia di Salerno, la quale, oltre a luminose tradizioni storiche, perderebbe il suo pi\u00f9 spiccato carattere turistico ed il maggiore gettito delle sue entrate e, qualora si dovesse riesumare l\u2019insulso progetto fascista del 1930, anche la parte pi\u00f9 fertile del suo territorio.<\/p><p>\u00abCi\u00f2 senza dire che il deprecabile tentativo non fa che accrescere la divisione degli animi in un momento in cui, per l\u2019attuazione delle autonomie regionali e per la risoluzione degli annosi problemi del Mezzogiorno, si ha bisogno della maggiore solidariet\u00e0 fra le popolazioni del medesimo. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abRescigno\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro delle poste e delle telecomunicazioni, per sapere se non ritenga ingiusto che la importante cittadina di San Cipriano Picentino in provincia di Salerno, capoluogo di mandamento e centro di intensa vita rurale, sia tuttora priva di comunicazioni telegrafiche e telefoniche, che la Direzione provinciale delle poste di Salerno non ha trovato ancora modo di ripristinare, e se non intenda provvedere con un suo diretto intervento a rimuovere le difficolt\u00e0 che a tale ripristino si oppongono. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>,<\/em><\/p><p>\u00abRescigno\u00bb.<\/p><p>\u00abLa sottoscritta chiede d\u2019interrogare il Ministro dei lavori pubblici, per conoscere se non ravvisi necessaria un\u2019azione energica <strong>e <\/strong>sollecita contro la Societ\u00e0 \u00abTerni\u00bb la quale, pur avendo realizzato enormi profitti dalla costruzione dei due bacini idroelettrici del Salto e del Turano, cerca oggi di sottrarsi, con palese violazione della legge, all\u2019adempimento dei suoi obblighi nei confronti delle amministrazioni e dei privati che allo scopo furono espropriati.<\/p><p>\u00abI cittadini e le amministrazioni dei comuni rivieraschi considerano urgente e doveroso l\u2019intervento diretto degli organi competenti al fine di ottenere, in conformit\u00e0 alle leggi vigenti:<\/p><ol><li><em>a<\/em>) la esecuzione immediata delle opere pubbliche e la ricostruzione delle abitazioni private, sommerse all\u2019epoca dalle acque e non ancora riedificate o non completate;<\/li><li><em>b<\/em>) il risarcimento dei danni apportati alla rete stradale ed un\u2019equa compensazione per le strade demaniali;<\/li><li><em>c<\/em>) la definizione di tutte le altre vertenze in corso, nonch\u00e9 il rispetto assoluto di ogni altro diritto previsto dalla legge e dai contratti stipulati a suo tempo;<\/li><li><em>d<\/em>) la concessione agli enti della quota del canone fissato dalla legge 11 dicembre 1933, l\u2019aggiornamento delle quote al valore attuale della moneta e il pagamento di tutti gli arretrati;<\/li><li><em>e<\/em>) la concessione, ai sensi degli articoli 52 e 53 del decreto-legge 11 dicembre 1933 \u2013 oltre i particolari diritti spettanti all\u2019amministrazione di Rieti \u2013 del quantitativo di energia elettrica e dell\u2019ulteriore canone, adeguato all\u2019attuale corso della moneta;<\/li><li><em>f<\/em>) la risoluzione di tutti gli altri problemi di pubblico interesse indicati nella legge stessa;<\/li><li><em>g<\/em>) la rapida e definitiva compilazione del disciplinare i cui termini devono essere molto chiari e precisi se si vuole evitare l\u2019ulteriore violazione della legge da parte di una societ\u00e0 la quale, pur essendo consapevole dell\u2019enorme disagio in cui si son venute a trovare intere popolazioni per effetto dell\u2019esproprio, non ha esitato, fino ad oggi, di servirsi di futili cavilli per non pagare le spese delle sue costruzioni.<\/li><\/ol><p>\u00abA tale effetto, e in considerazione dello stato di grave indigenza in cui si trovano numerosi cittadini delle due vallate, l\u2019interrogante fa presente l\u2019esigenza umana e sociale di provvedere al pi\u00f9 presto con opportune e rigorose misure governative. (<em>La interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abPollastrini Elettra\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro delle poste e delle telecomunicazioni, per sapere per quali motivi \u2013 malgrado le precise disposizioni di legge, ribadite dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri con la circolare n. 75050\/12115 del 30 luglio 1946 \u2013 l\u2019Amministrazione delle poste e telegrafi non abbia ancora provveduto a mettere in pensione i funzionari ed impiegati che hanno superato i limiti di et\u00e0 e di servizio; ed abbia viceversa perfino promosso al grado superiore funzionari gi\u00e0 al di l\u00e0 del limite di et\u00e0 e di servizio. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abMazzei\u00bb.<\/p><p>\u00abI sottoscritti chiedono d\u2019interrogare il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, per conoscere se vi sia la possibilit\u00e0 di un ulteriore miglioramento delle pensioni dei lavoratori iscritti all\u2019Istituto nazionale della previdenza sociale, in considerazione che le condizioni dei pensionati permangono misere, nonostante gli aumenti recentemente apportati. (<em>Gli interroganti chiedono la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abLami Starnuti, Cairo, Filippini, Momigliano, Canevari, Bocconi, Montemartino, Ghidini, Fietta, Binni, Pera, Rossi Paolo, Silone, Zanardi\u00bb.<\/p><p>PRESIDENTE. Le interrogazioni test\u00e9 lette saranno iscritte all\u2019ordine del giorno e svolte al loro turno, trasmettendosi ai Ministri competenti quelle per le quali si chiede la risposta scritta.<\/p><p>La seduta termina alle 19.45.<\/p><p>Ordine del giorno per le sedute di domani.<\/p><p>Alle ore 10 e alle ore 16:<\/p><p>Seguito della discussione sul progetto di Costituzione della Repubblica italiana.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Versione PDF ASSEMBLEA COSTITUENTE CCLXXXIX. SEDUTA POMERIDIANA DI MERCOLED\u00cc 12 NOVEMBRE 1947 PRESIDENZA DEL PRESIDENTE TERRACINI INDICE Progetto di Costituzione della Repubblica italiana (Seguito della discussione): Caccuri Candela Scalfaro Gullo Fausto Interrogazioni con richiesta d\u2019urgenza (Annunzio): Presidente Scelba, Ministro dell\u2019interno Pajetta Gian Carlo Sansone Interrogazioni (Annunzio): Presidente La seduta comincia alle 16. BINNI, ff. Segretario, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_relevanssi_hide_post":"","_relevanssi_hide_content":"","_relevanssi_pin_for_all":"","_relevanssi_pin_keywords":"","_relevanssi_unpin_keywords":"","_relevanssi_related_keywords":"","_relevanssi_related_include_ids":"","_relevanssi_related_exclude_ids":"","_relevanssi_related_no_append":"","_relevanssi_related_not_related":"","_relevanssi_related_posts":"2364,2315,2307,2390,2382,2317","_relevanssi_noindex_reason":"","_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"categories":[60,7],"tags":[],"post_folder":[58],"class_list":["post-2303","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-1947-11","category-assemblea"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2303","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2303"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2303\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6399,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2303\/revisions\/6399"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2303"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2303"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2303"},{"taxonomy":"post_folder","embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fpost_folder&post=2303"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}