{"id":2301,"date":"2023-09-17T15:52:44","date_gmt":"2023-09-17T13:52:44","guid":{"rendered":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=2301"},"modified":"2023-10-21T11:39:30","modified_gmt":"2023-10-21T09:39:30","slug":"antimeridiana-di-mercoledi-12-novembre-1947","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=2301","title":{"rendered":"ANTIMERIDIANA DI MERCOLED\u00cc 12 NOVEMBRE 1947"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"2301\" class=\"elementor elementor-2301\" data-elementor-post-type=\"post\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-73f2f13 elementor-section-full_width elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"73f2f13\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-b940bf5\" data-id=\"b940bf5\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-fdaa486 elementor-align-right elementor-widget elementor-widget-button\" data-id=\"fdaa486\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"button.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-button-wrapper\">\n\t\t\t\t\t<a class=\"elementor-button elementor-button-link elementor-size-sm\" href=\"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/19471112_1.pdf\" target=\"_blank\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-content-wrapper\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-icon\">\n\t\t\t\t<i aria-hidden=\"true\" class=\"icon icon-view\"><\/i>\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-text\">Versione PDF<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-110c1ca elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"110c1ca\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>ASSEMBLEA COSTITUENTE<\/p><p>CCLXXXVIII.<\/p><p>SEDUTA ANTIMERIDIANA DI MERCOLED\u00cc 12 NOVEMBRE 1947<\/p><p>PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE <strong>TARGETTI<\/strong><\/p><p><strong>INDICE<\/strong><\/p><p><strong>Progetto di Costituzione della Repubblica Italiana <\/strong>(<em>Seguito della discussione<\/em>)<strong>:<\/strong><\/p><p>Abozzi<\/p><p>Cortese<\/p><p>Veroni<\/p><p>La seduta comincia alle 11.<\/p><p>MATTEI TERESA, <em>Segretaria<\/em>, legge il processo verbale della precedente seduta antimeridiana.<\/p><p>(<em>\u00c8 approvato<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Seguito della discussione del progetto di Costituzione della Repubblica italiana.<\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019ordine del giorno reca: seguito della discussione del progetto di Costituzione della Repubblica italiana.<\/p><p>\u00c8 iscritto a parlare l\u2019onorevole Abozzi. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>ABOZZI. Onorevoli colleghi, prendo la parola in sede di discussione generale, non per esaminare i numerosissimi problemi, che si riferiscono all\u2019ordine giudiziario, ma soltanto per coordinare ed illustrare gli emendamenti che ho avuto l\u2019onore di presentare, i quali si riferiscono tutti o quasi tutti all\u2019indipendenza della Magistratura.<\/p><p>Non vi sembri che io mi scosti dall\u2019argomento se mi riferisco all\u2019articolo 50 del progetto di Costituzione il quale, nel secondo comma non ancora approvato dall\u2019Assemblea, suona cos\u00ec: \u00abQuando i poteri pubblici violino le libert\u00e0 fondamentali ed i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all\u2019oppressione \u00e8 diritto e dovere del cittadino\u00bb. Questa formulazione non \u00e8 che l\u2019eco un po\u2019 affievolita dell\u2019articolo 35 della Costituzione francese del 1793, il quale diceva: \u00abQuando il Governo violi il diritto del popolo, l\u2019insurrezione \u00e8 per il popolo il pi\u00f9 sacro dei diritti, il pi\u00f9 indispensabile dei doveri\u00bb.<\/p><p>Io mi domando, onorevoli colleghi, che cosa significhi, che cosa rappresenti questo diritto alla resistenza di cui parla il testo italiano, questo diritto all\u2019insurrezione di cui parla la Costituzione francese del 1793. Si tratta evidentemente dell\u2019<em>ultima ratio<\/em>, della suprema sanzione cui pu\u00f2 far ricorso la massa del popolo oppresso. Ma, nel vivere quotidiano, nel vivere normale, quando non sono offesi i diritti della massa, ma quando \u00e8 offeso il diritto del singolo e soltanto del singolo, quando un cittadino \u00e8 offeso da un altro cittadino o dai poteri dello Stato e non pu\u00f2 insorgere da solo, chi difende il singolo? La risposta \u00e8 facile: il singolo \u00e8 difeso dalla Magistratura. La massa difende se stessa con l\u2019insurrezione; il singolo si affida alla Magistratura, la quale per\u00f2, per adempiere al suo compito, deve essere assolutamente autonoma, assolutamente indipendente.<\/p><p>Questa \u00e8 una verit\u00e0 che, almeno in astratto \u00e8 riconosciuta da tutti, anche da quelli che praticamente la negano; come la nega il nostro progetto di Costituzione, il quale, dopo aver solennemente \u2013 pomposamente, vorrei dire \u2013 affermato che il magistrato dipende soltanto dalla legge, che la Magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente, propone un Consiglio Superiore formato in gran parte di cittadini estranei all\u2019ordine giudiziario ed eletti da un\u2019Assemblea politica; cosa che tronca alla base qualunque idea di autonomia, qualunque idea di indipendenza. C\u2019\u00e8, dunque, una tesi: la Magistratura deve essere autonoma e indipendente; e questa tesi, ripeto, \u00e8 accettata da tutti.<\/p><p>Ma da questa tesi nasce un problema \u2013 il problema che \u00e8 stato cos\u00ec ampiamente discusso in quest\u2019Aula: com\u2019\u00e8 che la Magistratura pu\u00f2 essere indipendente? Come si arriva alla indipendenza? Questo \u00e8 il punto, questo il problema.<\/p><p>Onorevoli colleghi, io sono perfettamente d\u2019accordo con quegli studiosi, tra cui uno squisitissimo scrittore francese, i quali dicono che per arrivare all\u2019indipendenza della Magistratura non vi sono che tre vie. San Tommaso diceva che vi sono cinque vie per arrivare a Dio; io dico che vi sono tre vie per arrivare all\u2019indipendenza della Magistratura. E le tre vie sono queste: la prima: il magistrato compra la sua carica; la seconda: il magistrato \u00e8 eletto dal popolo; la terza: la Magistratura sceglie se stessa.<\/p><p>In Francia, nell\u2019antico regime, il cittadino comprava la carica di magistrato, e naturalmente non dipendeva che da se stesso; e nell\u2019antica monarchia, prima ancora che le cariche si potessero o comprare o vendere, il re integrava il Parlamento, scegliendo in una lista tre membri. Ma \u00e8 da notare che il Parlamento era arbitro di comprendere nella lista anche persone non accette, non ligie al sovrano: quindi, chi sceglieva era il Parlamento; il sovrano sceglieva soltanto formalmente. E anche in questo caso, bisogna dire il vero, l\u2019indipendenza della Magistratura era sufficientemente garantita. Ma io comprendo perfettamente che a met\u00e0 del secolo XX non si pu\u00f2 neppure concepire che il magistrato compri il suo ufficio; non si pu\u00f2 concepire, anche se il cittadino avesse provato perfettamente la sua capacit\u00e0 e la sua moralit\u00e0.<\/p><p>Vi \u00e8 allora la seconda via, da tutti conosciuta e in qualche Stato applicata: il popolo elegge i magistrati. Il magistrato eletto sar\u00e0, forse, indipendente dal potere esecutivo e dal potere legislativo; ma non \u00e8 indipendente dal cittadino, non \u00e8 indipendente dai suoi elettori. Dipende dai suoi elettori, con i quali deve far i conti ogni quattro o cinque anni, come un deputato; ma, mentre la dipendenza del deputato non \u00e8 n\u00e9 una colpa n\u00e9 un\u2019insigne virt\u00f9, ma un fatto che si sottrae a ogni giudizio di valore, la dipendenza del magistrato dall\u2019elettore non \u00e8 cosa che giovi alla sua dignit\u00e0.<\/p><p>Il deputato pu\u00f2 anche rappresentare le idee e le passioni degli elettori; ma il giudice non li pu\u00f2 rappresentare; pu\u00f2 accogliere le idee, ed anche le passioni della folla, ma come convincimento proprio, come idee che nascono in lui, come passioni da lui sentite, indipendentemente dal pensare e dal sentire della massa. D\u2019altra parte mal si comprende che il magistrato faccia la corte \u2013 sia pure riguardosa \u2013 all\u2019elettore che pu\u00f2 essere privato del patrimonio o della libert\u00e0 quando la giustizia lo imponga.<\/p><p>La terza via: la Magistratura sceglie se stessa. Questa pare la via buona. Ma come la Magistratura pu\u00f2 scegliere se stessa? \u00c8 semplicissimo; la Magistratura sceglie se stessa cos\u00ec: i giudici eleggono la Suprema Corte di cassazione e la Suprema Corte di cassazione a sua volta nomina i giudici. La Corte di cassazione sarebbe dunque eletta da tecnici e, d\u2019altra parte, questo Supremo consesso eletto da tecnici avrebbe tutti i titoli per giudicare le capacit\u00e0 e la dirittura morale di giudici. E cos\u00ec, poich\u00e9 l\u2019inamovibilit\u00e0 del giudice non \u00e8 neppure discussa, si arriva veramente alla perfetta indipendenza dal potere legislativo, dal potere esecutivo e dal cittadino: quindi alla vera autonomia ed alla vera indipendenza.<\/p><p>Ma qualunque cosa si possa pensare di questa mia tesi, che pu\u00f2 apparire ardita a un primo giudizio, non penso che si possa discutere il principio elettivo applicato al Consiglio Superiore della magistratura. E questo principio elettivo \u00e8 accolto anche dalla nostra Costituzione, ma \u00e8 accolto male. Il Consiglio Superiore non deve essere nominato da Assemblee politiche, ma da magistrati, e soltanto da magistrati. Le Assemblee politiche non possono rinunciare ai loro criteri politici, non possono rinunciare a quello che in loro c\u2019\u00e8 di necessariamente, di fatalmente politico. Se tale rinunzia facessero non sarebbero Assemblee politiche. Ed allora per evitare che il Consiglio Superiore diventi un qualunque campo di competizioni politiche, si formi il Consiglio Superiore, come ho avuto l\u2019onore di dire nel mio emendamento, con otto membri eletti per cinque anni da tutti i magistrati, fra gli appartenenti alle diverse categorie, sotto la Presidenza del primo Presidente della Corte di cassazione. E sempre per ottenere la totale esclusione della politica \u00e8 anche necessario che l\u2019azione disciplinare non sia promossa dal ministro, ma dal primo Presidente della Corte di cassazione. Il magistrato dev\u2019essere un organo di raccordo fra i magistrati e lo Stato, ma non deve lanciare anatemi n\u00e9 far lusinghe politiche. Un deputato dell\u2019Assemblea legislativa francese nel 1790 diceva che nei tempi d\u2019oro della Magistratura francese il magistrato non poteva entrare al Louvre e neppure nelle Camere dei grandi. Sarebbe desiderabile che i magistrati italiani non frequentassero il gabinetto del Ministro n\u00e9 per ricevere anatemi, n\u00e9 per accettare lusinghe. Qualcuno pensa che la Magistratura autonoma possa diventare una casta o una fazione. A me pare che queste paura sia vana: avrebbe un fondamento se il magistrato, oltre che applicare la legge la formasse, ma il magistrato non crea il diritto, lo dice. Egli \u00e8 soggetto alla legge che lo difende quando la legge difende, lo colpisce quando la legge colpisce. La sua sorte \u2013 di fronte alla legge \u2013 \u00e8 quella del comune cittadino.<\/p><p>D\u2019altra parte, io non so capire questa ingiustificata paura, anche per un altro verso. Noi viviamo in un tempo in cui la parola autonomia \u00e8 di moda; non soltanto la parola, ma anche la cosa. Si sono regalate vaste autonomie regionali, larghe possibilit\u00e0 di legislazione alle Regioni. Perch\u00e9 si dovrebbe aver paura dell\u2019autonomia concessa alla Magistratura? Non ho mai sentito che gli Stati possono morire perch\u00e9 non si sono accordate le autonomie regionali, ma in tutti i secoli si \u00e8 detto che gli Stati muoiono quando la Magistratura \u00e8 corrotta. L\u2019asservimento \u00e8 una forma di corruzione, forse la peggiore.<\/p><p>\u00c8 detto nel progetto che dal Consiglio Superiore della magistratura possono essere destinati all\u2019ufficio di consigliere di cassazione gli avvocati dopo quindici anni di servizio. \u00c8 fatto incontestabile che l\u2019avvocato coopera all\u2019amministrazione della giustizia, ma poich\u00e9 al grado di Consigliere di cassazione il magistrato arriva dopo una vita impiegata a servir la giustizia, \u00e8 giusto che l\u2019avvocato sia designato all\u2019alta funzione dopo una vita spesa a servir la giustizia.<\/p><p>Per questo a me pare che il termine di venti anni di esercizio sia pi\u00f9 opportuno di quello di quindici voluto dal progetto.<\/p><p>D\u2019altra parte, non sembra che il criterio del tempo sia decisivo o, per lo meno, sia l\u2019unico criterio da adottare. Non \u00e8 il numero degli anni consacrati all\u2019ufficio professionale, che deve decidere, ma la dignit\u00e0 della vita professionale, la fama guadagnata, l\u2019avere onorato la toga con la capacit\u00e0 e la dirittura morale.<\/p><p>Per me, onorevoli colleghi, il problema della giuria \u00e8 strettissimamente legato a quello d\u2019importanza giuridica; ed \u00e8 per la difesa integrale dell\u2019indipendenza del giudice che io penso che il progetto di Costituzione debba accettare il principio della Corte criminale, rifiutando l\u2019istituto della Giuria.<\/p><p>Onorevoli colleghi, il giurato, nella migliore delle ipotesi, \u00e8 un dipendentissimo cittadino: dipende almeno dalla propria incompetenza.<\/p><p>Il magistrato che ha consacrato la vita alla missione da giudicare, che ne sente la dignit\u00e0 e non l\u2019abbandona, di norma, che per collocamento a riposo o per morte, pu\u00f2 veramente vivere in quella torre di avorio di cui si \u00e8 parlato in quest\u2019Aula. Ma il giurato \u00e8 un giudice saltuario, episodico, occasionale. Non dico che l\u2019occasione fa l\u2019uomo ladro, Dio me ne guardi. Dico che il giurato non consacra la vita alla giustizia: l\u2019ordine di sedere come giurato \u00e8 accolto dal cittadino che ha da sbrigar i suoi affari, come un mandato di comparizione \u2013 peggio, come un ordine di arresto. Egli cerca medici compiacenti per certificati compiacenti.<\/p><p>\u00c8 non \u00e8 tutto: i congiunti dell\u2019imputato tendono le reti all\u2019improvvisato giudice: il giurato Tale \u00e8 minacciato del protesto di una sua cambiale, il giurato Tal altro della propalazione di uno scandaletto familiare; al terzo si promette una onorificenza, della quale si occuper\u00e0 l\u2019onorevole deputato del collegio, il quale normalmente non ne sa niente; si lusinga il quarto con la promessa del sospirato trasferimento di un congiunto. Il giurato non solo non pu\u00f2 entrare nella famosa torre di avorio del magistrato, ma non pu\u00f2 stare in nessuna torre, qualunque ne sia la materia.<\/p><p>L\u2019onorevole Macrelli diceva ieri che in quest\u2019Aula si erano pronunciate parole aspre contro i giurati; oggi le sente anche pi\u00f9 crude. E non voglio affatto concludere che non possano esistere giurati onesti. Ce ne furono e ce ne saranno.<\/p><p>Io penso che il problema della giuria non \u00e8 da esaminare con gli occhiali colorati; voglio parlare di colori politici; non \u00e8 da esaminare sotto la specie della democrazia o della non democrazia; ma soltanto sotto il punto di vista tecnico del migliore giudizio che si possa ottenere nelle Corti di assise. Questo \u00e8 l\u2019unico punto di vista valido e corretto.<\/p><p>Penso che nessuno pu\u00f2 spingere il proprio sentimento democratico fino a pretendere che si formi un collegio di medici, di avvocati o di ingegneri, i quali abbiano la caratteristica di non conoscere la medicina, l\u2019avvocatura o l\u2019ingegneria; mi sembrerebbe una non leggera esagerazione.<\/p><p>Si tratta di un problema tecnico. \u00c8 vero che qualche volta si nasce con una struttura mentale logica che rende possibile un giudizio istintivo abbastanza corretto. C\u2019\u00e8 anche l\u2019istinto del musico, del melodista: ma armonista si diventa, contrappuntisti non si nasce. E cos\u00ec l\u2019ottimo tecnico del giudizio non nasce, diventa.<\/p><p>La vecchia banalit\u00e0 del giurato giudice sul fatto e non sul diritto non \u00e8 creduta ormai pi\u00f9 da nessuno, anche se si ammette che, in qualche tempo, qualcuno, nel fondo della sua coscienza l\u2019abbia creduta veramente.<\/p><p>Il giudice giudica l\u2019imputato di un reato, nel quale sono fusi indissolubilmente fatto e diritto.<\/p><p>Esistono casi facili nella storia giudiziaria: ma nei processi di assise i casi facili non si trovano. Difficile seguire l\u2019intrico degli indizi, difficile, per l\u2019insipiente, valutare gli estremi di un reato, difficile giudicare le perizie tecniche che il buon giudice accetta o respinge per ragioni cercate nella propria cultura; difficile l\u2019indagine psicologica. Solo il magistrato sa scrutare l\u2019animo del testimone, ed entrare nell\u2019invisibile mondo delle intenzioni.<\/p><p>Un poeta francese, di purissima ispirazione, diceva che bisognerebbe torcere il collo all\u2019eloquenza, strozzarla: ebbene, il giurato non \u00e8 di quelli che mettono le mani al collo della eloquenza.<\/p><p>In un tempo in cui si crede che la risoluzione dei problemi sia affidata all\u2019arte dell\u2019indurre e del dedurre, la Corte di assise non \u00e8 che un campo per il giuoco delle emozioni: qualche volta volgarmente eccitate, e volgarmente accolte.<\/p><p>L\u2019onorevole Togliatti ha detto in un suo discorso che il cittadino deve essere giudicato dai suoi pari. Non capisco bene il significato di questa parola: \u00abpari\u00bb. Mi sembra equivoco. Il vero pari di un cittadino imputato di omicidio dovrebbe essere un altro cittadino imputato ugualmente di omicidio.<\/p><p>MACRELLI. Ma no!<\/p><p>ABOZZI. Capisco perfettamente, amico Macrelli, che l\u2019onorevole Togliatti non ha voluto dir questo, ma semplicemente che l\u2019imputato deve esser giudicato dal cittadino come tale, dal popolo in una parola. Io non credo per\u00f2 che si possa dividere la Nazione in popolo e non popolo, comprendendo nel non popolo i magistrati. I magistrati fanno parte del popolo: sono i cittadini che hanno appreso a giudicare. \u00c8 soltanto questo saper giudicare che distingue il magistrato dal comune cittadino.<\/p><p>L\u2019onorevole Bozzi nel suo discorso diceva che il problema della Magistratura non \u00e8 risolto con la indipendenza del magistrato dal potere esecutivo: occorre, egli disse, che il giudice sia libero ed indipendente anche dalle gerarchie dei superiori. Io sono perfettamente d\u2019accordo, ma a me pare che non sia facile stabilire norme speciali le quali tutelino l\u2019indipendenza dei magistrati dalle gerarchie superiori. A me pare che si tratti di un problema di carattere psicologico, di buon costume gerarchico, di comune onest\u00e0. Capisco perfettamente quanto sia difficile sottrarsi alle pressioni del potere politico. Talvolta \u00e8 necessario uno sforzo morale che non voglio dire eroico, ma quasi eroico. Ma non \u00e8 davvero difficile sottrarsi al timore reverenziale esagerato o alla paura di una nota informativa o poco lusinghiera o sfavorevole.<\/p><p>Se il presidente del tribunale viola quella norma la quale vuole per prima la pronunzia del pi\u00f9 giovane, dicevo, che non sar\u00e0 un gran danno. Una discussione ha da esserci, e il presidente dir\u00e0 il suo parere come lo dicono tutti gli altri. Guai se si dovesse veramente credere che in una qualunque causa che riguarda un qualunque rapinatore ladro, il Presidente si lega al dito il dissenso del giudice e il giudice sacrifica le sue convinzioni per non dispiacere al suo presidente. Se questo fosse, se di tanta pavidit\u00e0, di tanta codardia si macchiasse l\u2019anima del magistrato italiano, si dovrebbe dire che l\u2019animo umano \u00e8 irrimediabilmente sconcio: e sarebbe suonata l\u2019ultima ora della santa giustizia. Giudici siffatti giudicherebbero male anche se fossero garantiti come corpo e come singoli. Sarebbe evidente in essi un impedimento dirimente a ben giudicare. Ha detto anche l\u2019onorevole Bozzi che non sempre la Magistratura \u00e8 rimasta sul piedistallo sul quale si sarebbe voluto che fosse rimasta. E sar\u00e0. Ed \u00e8.<\/p><p>Onorevoli colleghi, non c\u2019\u00e8 esercito che non abbia almeno un disertore; ma se ha un solo disertore o pochi, pu\u00f2 ben dirsi ancora valoroso. Ognuno di noi conosce indirettamente la vita nazionale e direttamente quella della piccola patria nella quale vive e lavora. Ebbene, io affermo che nella mia piccola patria Sarda, il presidente che si vendica del giudice dissenziente o il giudice che regola il voto su quello del presidente o che si mette in ginocchio dinanzi alla potenza politica, non li ho mai conosciuti. Ho conosciuto soltanto uomini che hanno seguito la coscienza e la legge.<\/p><p>Un pensatore italiano, Giuseppe Rensi, in un suo libro ha dedicato un capitoletto alla impossibilit\u00e0 di essere giusti. L\u2019idea della giustizia, egli diceva, manca del meglio, manca della universalit\u00e0, e quindi non ha nessun fondamento razionale ed obiettivo. Non solo, ma Giuseppe Rensi dice che tutto quello che si pu\u00f2 dire della giustizia, \u00e8 racchiuso in quella facezia del giudice che udita una parte diceva: \u00abhai ragione\u00bb, udita l\u2019altra diceva: \u00abanche tu hai ragione\u00bb. E al bambino che osservava: \u00abtu dai ragione a tutti e due\u00bb, rispondeva: \u00abanche tu hai ragione\u00bb. Io penso che forse Giuseppe Rensi \u00e8 nel vero e l\u2019idea di giustizia non ha l\u2019universalit\u00e0. Ma noi non dobbiamo fare la metafisica della idea di giustizia. Dobbiamo soltanto tentare di realizzare quel <em>minimum<\/em> di giustizia che \u00e8 realizzabile quaggi\u00f9. Una luce piena di giustizia non illuminer\u00e0 mai il mondo, ma un raggio di giustizia \u00e8 lecito sperarlo. Occorre pure che i servitori della legge, che sono anche i servitori dell\u2019ordine del mondo, abbiano un\u2019assoluta indipendenza, un\u2019assoluta autonomia. (<em>Applausi \u2013 Congratulazioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. \u00c8 iscritto a parlare l\u2019onorevole Cortese. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>CORTESE. Onorevoli colleghi, si dice che un letterato, Ferdinando Martini, allorch\u00e9 entr\u00f2, in visita ufficiale quale governatore, in un\u2019aula del tribunale dell\u2019Eritrea, leggendo quella scritta che sta in tutte le aule di giustizia \u00abLa legge \u00e8 uguale per tutti\u00bb, commentasse: Non basta che la legge sia eguale per tutti, la giustizia deve essere eguale per tutti. Ed infatti, non basta che sia eguale per tutti la formula astratta: la legge vivente, la legge a contatto con i fatti e con gli uomini, la legge che genera la sentenza: la giustizia deve essere \u00abeguale per tutti\u00bb.<\/p><p>A tal fine, poich\u00e9 \u00e8 soprattutto compito del legislatore costituzionale quello di garantire al massimo l\u2019eguaglianza della giustizia, al legislatore costituzionale si pongono allo studio taluni temi fondamentali: l\u2019indipendenza della Magistratura, la scelta del giudice, l\u2019unit\u00e0 della giurisdizione, l\u2019unit\u00e0 della interpretazione.<\/p><p>Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 una giustizia feudale, una giustizia delegata dal principe; non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 il principe, ma c\u2019\u00e8 una forza nuova, sempre pi\u00f9 espansiva, che l\u2019esasperazione della lotta politica e la tecnica della organizzazione estendono e rinvigoriscono sempre di pi\u00f9: ci sono i partiti.<\/p><p>Mettere il giudice al riparo delle pressioni e dalle interferenze dei partiti deve essere una delle nostre preoccupazioni maggiori.<\/p><p>Quando noi diciamo che \u00e8 pericoloso inserire nel Consiglio Superiore della Magistratura, ed in cos\u00ec larga misura, dei membri estranei, espressioni di correnti politiche che portano nel Consiglio Superiore della Magistratura l\u2019espressione di tendenze politiche contrastanti, le pressioni di interessi politici, il contagio d\u2019una politicit\u00e0 che si pu\u00f2 propagare anche ai membri del Consiglio Superiore attinti dalla Magistratura; quando noi diciamo che con questa larga inserzione di elementi attinti dal potere politico \u00e8 praticamente violato il proclamato principio della indipendenza e dell\u2019autonomia della Magistratura sancito nell\u2019articolo 96, \u2013 con tanto maggior danno quanto pi\u00f9 \u00e8 esasperata \u2013 come \u00e8 ora \u2013 la lotta politica che tende di invadere ogni campo della vita italiana \u2013 ci si presentano talune obiezioni. Si dice: volete fare della Magistratura una casta avulsa da ogni altro potere.<\/p><p>Il Consiglio Superiore della Magistratura non \u00e8 un organo che autonomamente detta le norme per la vita interna della Magistratura, ma applica quelle dettate dal potere legislativo con la legge sull\u2019ordinamento giudiziario. Non dunque la \u00abcasta\u00bb che si d\u00e0 un proprio statuto, ma un organismo che si amministra da s\u00e9 applicando lo statuto che gli proviene dal di fuori. \u00c8 pur sempre il potere legislativo che disciplina, organizza, ordina la vita interna della Magistratura. Noi chiediamo soltanto che per le promozioni, le assegnazioni, i trasferimenti, la disciplina, la Magistratura \u2013 applicando le norme dettate dal potere legislativo \u2013 si amministri da s\u00e9, mediante un suo organo elettivo disciplinato dalla Carta costituzionale, al fine di evitare che attraverso le pressioni e l\u2019ingerenza da parte di elementi politici sulla carriera del magistrato si possa politicamente influire sulla condotta del magistrato nell\u2019esercizio della sua funzione.<\/p><p>Ci si muove poi, un\u2019altra obiezione: \u00e8 benefico \u2013 affermano i comunisti \u2013 smuovere con l\u2019intervento dell\u2019elemento politico, pi\u00f9 aderente al moto perenne della vita economica e sociale, il conservatorismo che mantiene immobile il magistrato nell\u2019applicazione della legge. L\u2019obiezione, per tanti versi contestabile, muove da un errore.<\/p><p>Il Consiglio Superiore della Magistratura non interviene n\u00e9 vigila per l\u2019attuazione della legge, non censura e non approva le sentenze, non guida e non suggerisce nell\u2019elaborazione giurisprudenziale. L\u2019applicazione della legge \u00e8 sottratta al suo compito e al suo esame. Comunque composto il Consiglio Superiore della Magistratura non ha in questo campo alcuna ingerenza. Il giudice sta libero tra la sua coscienza e la legge. L\u2019obiezione infondata rivela per\u00f2 una pericolosa tendenza di fronte alla quale tanto pi\u00f9 necessaria appare la esclusione degli elementi politici dal Consiglio Superiore della Magistratura.<\/p><p>Onorevoli colleghi, il sistema \u00e8 questo, il potere legislativo impone al giudice il binario con la legge processuale; lo lega alla attuazione della sua volont\u00e0 sovrana con le leggi sostanziali con un legame tanto pi\u00f9 solido e preciso, in quanto nel nostro sistema giuridico le norme sono rigorosamente codificate, a differenza di altri sistemi nei quali il magistrato pu\u00f2, con maggiore libert\u00e0, muoversi fra le fonti non codificate del diritto; il potere legislativo regola infine con l\u2019ordinamento giudiziario la vita interna della Magistratura.<\/p><p>\u00c8 questo il sistema, n\u00e9 il potere legislativo n\u00e9 quello esecutivo hanno la potest\u00e0 di sindacare, d\u2019influenzare l\u2019applicazione giudiziaria della legge. Si accetti o no questo sistema, ma non si cerchino accorgimenti per esercitare influenze e controlli mascherati, presidiando con l\u2019elemento politico l\u2019organo regolatore della vita della Magistratura.<\/p><p>Per essere indipendenti dai partiti \u00e8 necessario essere anzitutto al di fuori dei partiti. Io aderisco pienamente al principio per il quale i magistrati non devono essere iscritti a partiti politici. Il magistrato che milita in un partito, il magistrato che partecipa alla vita del partito, che dirige il partito, che assume responsabilit\u00e0 di partito, pu\u00f2 essere compromesso nella sua serenit\u00e0 e nella sua indipendenza, sia pure inconsapevolmente, o \u2013 perlomeno \u2013 pu\u00f2 apparire tale nella superficiale e sospettosa valutazione del pubblico. Ma quando si pongono certi princip\u00ee, bisogna con coerenza portarli alle loro ulteriori conseguenze. Il magistrato nel fuoco della campagna elettorale, il magistrato candidato, il magistrato che diventa il centro di un attrito politico intensificato dalla lotta elettorale, il magistrato che diventa la bandiera di un movimento politico in una determinata zona, ed esaspera \u2013 com\u2019\u00e8 inevitabile in tutte le campagne elettorali \u2013 i toni del suo atteggiamento politico, il magistrato alla ribalta politica in primo piano, nella Camera e nel Senato, non si concilia col divieto fatto al magistrato d\u2019appartenere a partiti politici.<\/p><p>Occorre avere una coerenza e noi, preoccupati profondamente dell\u2019indipendenza di questa funzione, preoccupati affinch\u00e9 essa sia ed appaia libera, autonoma, agli occhi dei cittadini, stabiliamo il principio \u2013 specialmente in un momento in cui i partiti diventano milizia, e taluni partiti hanno delle ferree discipline \u2013 che il magistrato, per essere ed apparire indipendente dal potere politico, debba essere innanzi tutto di fuori dai partiti politici, ed allora ne discende, come conseguenza evidente, che il magistrato non potr\u00e0 neppure essere eleggibile al Consiglio comunale, al Consiglio regionale, alla Camera come non potr\u00e0 esserlo al Senato. Ond\u2019\u00e8 che io esplicitamente propongo un emendamento che completa la proposizione gi\u00e0 inserita nella Carte costituzionale.<\/p><p>E sempre per coerenza ai princip\u00ee, mi induco a proporvi il seguente quesito: se il magistrato non pu\u00f2 essere iscritto a un partito politico, pu\u00f2 esservi iscritto un componente del Consiglio Superiore della Magistratura? Se il magistrato non pu\u00f2 essere iscritto ad un partito politico per quelle ragioni sostanziali che ho segnalato e perch\u00e9 deve dare a tutti la sensazione precisa di essere indipendente da ogni vincolo politico, pu\u00f2 il giurato \u2013 se la giuria sar\u00e0 accolta \u2013 chiamato a decidere in un giudizio particolarmente grave che pu\u00f2 chiudersi anche con una condanna all\u2019ergastolo, sedersi al suo banco in aula di giustizia col distintivo politico all\u2019occhiello?<\/p><p>MANCINI. Si toglie il distintivo: \u00e8 semplice.<\/p><p>CORTESE. E sar\u00e0 una ipocrisia. Il giurato che partecipa ai partiti politici, il giurato capo cellula, il giurato segretario della locale sezione della Democrazia cristiana o del Partito comunista o del Partito liberale, non basta che si tolga il distintivo nemmeno per evitare nel pubblico il sospetto fondato o infondato della sua influenzabilit\u00e0 per ragioni politiche, specialmente in giudizi aperti, per la particolarit\u00e0 della materia, all\u2019influsso delle passioni, prima fra esse la passione politica.<\/p><p>MANCINI. Il giurato iscritto a un partito politico ha anzi la coscienza pi\u00f9 serena degli altri. Ella, esprimendosi in questo modo, reca offesa ai partiti politici: mi meraviglio di lei.<\/p><p>CORTESE. Lei perde di vista la realt\u00e0 e non coglie il senso di quello che io dico. Bisogna soprattutto non dare l\u2019impressione che il giurato iscritto ad un partito politico&#8230;<\/p><p>MANCINI. C\u2019\u00e8 la disciplina dei partiti, c\u2019\u00e8 l\u2019onest\u00e0 dei partiti.<\/p><p>CORTESE. Ma c\u2019\u00e8 la lotta politica.<\/p><p>MANCINI. La lotta politica \u00e8 al di sopra dei partiti. In una Assemblea che \u00e8 l\u2019espressione dei partiti politici non si offendono i partiti!<\/p><p>CORTESE. La lotta politica non \u00e8 affatto al di sopra dei partiti. Io non offendo i partiti, ma colui che \u00e8 iscritto ad un partito politico&#8230;<\/p><p>MANCINI. Ma \u00e8 un onore, \u00e8 un grande onore appartenere ad un partito politico!<\/p><p>CORTESE. Noi non diciamo che la direzione dei partiti possa influire sulla decisione del giurato o del magistrato in genere; noi diciamo per\u00f2 che il singolo il quale sia direttamente partecipe alla vita politica pu\u00f2 essere trascinato ad una malintesa interpretazione del suo vincolo politico, pu\u00f2, soprattutto, essere oggetto di un sospetto in tal senso \u2013 magari infondato \u2013 mentre \u00e8 invece indispensabile che il cittadino sia perfettamente convinto dell\u2019imparzialit\u00e0 del giudice.<\/p><p>Giustizia uguale per tutti; l\u2019unit\u00e0 della giurisdizione \u00e8 una garanzia di giustizia eguale per tutti. L\u2019autonomia del potere giudiziario \u00e8 manomessa quando un altro potere, sia pure quello legislativo, pu\u00f2 sottrarre ad esso, creando giurisdizioni speciali, una serie di rapporti, ferendo cos\u00ec il concetto sostanzialmente unitario dall\u2019amministrazione giudiziaria e discreditando anche la Magistratura ordinaria, ritenuta inidonea al suo compito. D\u2019altra parte, si accentua cos\u00ec l\u2019incertezza circa il giudice competente; si facilitano i conflitti di competenza e le contradittoriet\u00e0 dei giudicati; viene meno spesso, il doppio grado di giurisdizione, si riduce, si mutila spesso il controllo della Corte di cassazione.<\/p><p>Io non mi nascondo che vi sono delle gravi perplessit\u00e0 in rapporto alla Corte dei conti e al Consiglio di Stato circa la soppressione delle loro funzioni giurisdizionali; ma anche qui mi sembra che il principio stabilito dell\u2019unit\u00e0 della giurisdizione debba essere condotto alle sue conseguenze, devolvendosi al magistrato ordinario anche la decisione delle controversie fra il cittadino e la pubblica amministrazione. Si supereranno cos\u00ec anche delle difficolt\u00e0, talvolta insormontabili, di identificazioni giuridiche e si ripareranno radicalmente talune vistose deviazioni dai princip\u00ee, come ad esempio quella per la quale il Consiglio di Stato giudica anche su diritti soggettivi. Parimenti non si comprende perch\u00e9 debba essere sottratto al giudice ordinario e debba essere affidato alla Corte dei conti il giudizio di responsabilit\u00e0 colposa per danni dei funzionari e degli impiegati statali; e perch\u00e9 \u2013 arrivando ad una deviazione nella deviazione \u2013 una contestazione che sorga dal rapporto di lavoro di un impiegato della Corte dei conti debba essere decisa dalla stessa Corte.<\/p><p>Se per talune materie si richiede una particolare competenza tecnica nel giudice, a questa esigenza si potr\u00e0 venire incontro con particolari disposizioni; ma importa riaffermare che premessa di giustizia uguale per tutti \u00e8 l\u2019unit\u00e0 di giurisdizione, che assicura appunto l\u2019eguaglianza della giustizia nelle sue garanzie, nelle sue forme, nelle sue possibilit\u00e0 di gravame.<\/p><p>Molti si sono dichiarati favorevoli \u2013 ed anche dei miei amici di Gruppo \u2013 alla conservazione del tribunale militare in tempo di pace. Si \u00e8 detto: vi sono s\u00ec molti difetti; tutti li conosciamo; ma sono difetti riparabili, rimediabili. Si potr\u00e0 dare maggiore respiro alla difesa, si potr\u00e0 limitare la competenza dei tribunali ordinari, si potr\u00e0 vedere di sottrarre i borghesi alla competenza dei tribunali militari. (Io non so fino a qual punto questo sia possibile, in caso di concorso di pi\u00f9 persone nel reato o di connessione).<\/p><p>Ma, onorevoli colleghi, di fronte al mio pensiero \u2013 al mio pensiero di liberale, soprattutto \u2013 si pone questa verit\u00e0 innegabile: che nei tribunali militari giudica il potere esecutivo; vi sono dei cittadini giudicati dal potere esecutivo. Nei tribunali militari vi sono degli egregi, insigni, apprezzabili magistrati militari, che dipendono dal Ministero della difesa; vi sono degli ufficiali che dipendono dai loro superiori gerarchici. Per quei giudizi \u00e8 escluso ogni altro controllo che non sia il controllo militare e politico. Quando noi riaffermiamo l\u2019indipendenza della Magistratura, il principio della giustizia uguale per tutti, di cui \u00e8 garanzia l\u2019unit\u00e0 della giurisdizione, noi non possiamo sottrarci a questa ultima necessit\u00e0 ideologica e pratica: cio\u00e8 quella della soppressione in tempo di pace di un tribunale che non \u00e8 amministrato da giudici, intendendosi per giudici i magistrati del potere giudiziario, ma dal potere esecutivo.<\/p><p>Se vi sono delle esigenze di disciplina, di servizio, potremo ampliare il numero delle infrazioni disciplinari. Non comprendo, per esempio, perch\u00e9 l\u2019addormentarsi della sentinella, il rifiuto d\u2019obbedienza, la violata consegna, debbano essere considerati come reati, e non invece soltanto quali sono, gravi infrazioni disciplinari. Queste infrazioni disciplinari saranno colpite dai superiori gerarchici, e, quando ne sia il caso, si potranno anche istituire delle Corti disciplinari presso i comandi.<\/p><p>Ma quando siamo di fronte ad un reato, cio\u00e8 al caso di un cittadino che deve saldare il suo conto con la giustizia con anni e decenni di reclusione, il cittadino, vesta o non vesta la divisa, ha il diritto di reclamare che la giustizia sia applicata nei suoi confronti con le stesse garanzie e con gli stessi gravami che tutelano gli altri cittadini, e quindi ha il diritto di essere giudicato dal potere giudiziario e non dal potere esecutivo.<\/p><p>Nel periodo di transizione, se si aboliscono i tribunali militari, sar\u00e0 necessario stabilire che il Tribunale supremo militare giudice del diritto, sia subito sostituito dalla Corte di cassazione. Appare infatti ancora pi\u00f9 enorme l\u2019assurdo d\u2019un giudizio esclusivamente di diritto sottratto alla Corte di cassazione e affidato ad organo composto da militari.<\/p><p>Si osserva che la legge penale militare \u00e8 una necessit\u00e0 per la vita stessa dell\u2019Esercito. Io non chiedo affatto che la legge penale militare sia abolita; io chiedo che sia applicata da organi del potere giudiziario e cos\u00ec, come per altre materie il potere giudiziario si avvale di esperti, si potr\u00e0 del pari provvedere per questa materia particolare.<\/p><p>Si osserva ancora che il Tribunale supremo militare ha competenze anche amministrative, come per lo svincolo delle doti militari. \u00c8 facile rispondere che nulla vieta di creare un organo apposito a cui affidare questa speciale competenza.<\/p><p>In materia penale la Costituzione ha affermato in modo preciso il divieto di istituire organi speciali e straordinari. Io per\u00f2 sono preso da una perplessit\u00e0 di fronte all\u2019articolo 95. Comprendo che dal punto di vista giuridico si tratta di concetti perfettamente diversi; ma quando si dice che presso gli organi giudiziari ordinari possono istituirsi per determinate materie sezioni specializzate con la partecipazione anche di cittadini esperti, io vorrei una garanzia in rapporto alla materia penale.<\/p><p>Non vorrei infatti che fosse possibile, attraverso questo binario, arrivare a delle Corti d\u2019assise speciali, a dei collegi coi quali, modificando profondamente la composizione dell\u2019organo ordinario, si crei un organo sostanzialmente speciale.<\/p><p>Occorre precisare che presso gli organi giudiziari ordinari possono istituirsi, per determinate materie, delle sezioni specializzate, quando ci\u00f2 sia reclamato dalla \u00abparticolarit\u00e0 tecnica\u00bb dell\u2019oggetto del giudizio.<\/p><p>Soltanto l\u2019aspetto particolarmente \u00abtecnico\u00bb della materia pu\u00f2 giustificare una particolare composizione dell\u2019organo giudicante con la partecipazione di \u00abesperti\u00bb che integreranno il collegio, la cui presidenza e la cui maggioranza saranno sempre rappresentate da magistrati ordinari.<\/p><p>La materia penale \u00e8 particolarmente degna d\u2019attenzione. Ed io lo dico non solo per l\u2019interesse che ad essa portiamo noi che proveniamo dall\u2019avvocatura penale, ma per tante ragioni ovvie. Ora io vorrei sottoporre all\u2019attenzione degli onorevoli colleghi qualche rilievo che deriva dall\u2019esperienza pratica. Si \u00e8 stabilito nel progetto che l\u2019autorit\u00e0 giudiziaria \u00abpu\u00f2 disporre direttamente dell\u2019opera della polizia in materia giudiziaria\u00bb. Non basta. La pratica insegna che proviene all\u2019autorit\u00e0 giudiziaria un telegramma con la notizia che in un dato paese si \u00e8 verificato un delitto, e poi il pi\u00f9 delle volte, per giorni e giorni l\u2019autorit\u00e0 giudiziaria non sa pi\u00f9 nulla e rimane completamente avulsa dalle indagini, le quali si svolgono esclusivamente ad opera della polizia giudiziaria, che raccoglie gli interrogatori, le testimonianze, procede ai confronti, e registra anche talvolta clementi generici, in seguito non pi\u00f9 rilevabili, accerta tracce non pi\u00f9 constatabili; arriver\u00e0 poi l\u2019autorit\u00e0 giudiziaria, dopo quindici o venti giorni, e trover\u00e0 un verbale in cui si \u00e8 cristallizzata gi\u00e0 la prova, in cui l\u2019indagine s\u2019\u00e8 gi\u00e0 quasi esaurita, il convincimento gi\u00e0 s\u2019\u00e8 quasi stratificato, s\u00ec che spesso tutto il processo penale non \u00e8 che una spirale, alla fine della quale, nella sentenza, non si ritrova che il verbale che era nella radice.<\/p><p>\u00c8 indispensabile, quindi, che la polizia giudiziaria sia posta alla diretta ed esclusiva dipendenza del potere giudiziario; che il potere giudiziario abbia praticamente la possibilit\u00e0 di assumere fin dall\u2019inizio la direzione, la sorveglianza, il controllo delle indagini di polizia giudiziaria.<\/p><p>Desidero ora sottoporre all\u2019Assemblea una esigenza che mi sembra fondamentale e cio\u00e8 che ogni provvedimento giurisdizionale debba poter ricevere il controllo della Suprema Corte di cassazione.<\/p><p>L\u2019articolo 102 dice che contro le sentenze o le decisioni pronunciate dagli organi giurisdizionali ordinari o speciali \u00e8 sempre ammesso il ricorso per cassazione secondo le norme di legge.<\/p><p>Secondo le norme di legge, pu\u00f2 significare anche soltanto per incompetenza o eccesso di poteri. Io vorrei che fosse con precisione stabilito nella Costituzione che contro tutti i provvedimenti giurisdizionali di qualunque magistratura \u00e8 dato ricorrere per cassazione \u00abper violazione di legge\u00bb. Le parole \u00abper violazione di legge\u00bb le vorrei sostituite a quelle \u00absecondo le norme di legge\u00bb. I codici di procedura stabiliranno poi le modalit\u00e0, ma il principio \u00e8 questo: per qualunque sentenza di giudici speciali o ordinari deve essere consentito il ricorso alla Suprema Corte di cassazione per eccepire una violazione di legge sostanziale o processuale; non potr\u00e0 in alcun caso il legislatore limitare il ricorso ai casi di incompetenza e di eccesso di potere.<\/p><p>L\u2019unit\u00e0 dell\u2019interpretazione \u00e8 garanzia di \u00abgiustizia eguale per tutti\u00bb.<\/p><p>Il problema della Cassazione unica o multipla non pu\u00f2 essere influenzato dal gioco di interessi particolaristici. N\u00e9 \u00e8 esatto dire che le Cassazioni regionali furono soppresse dal fascismo, poich\u00e9 gi\u00e0 da decenni da pi\u00f9 parti si chiedeva l\u2019unicit\u00e0 della Cassazione; n\u00e9 deve dimenticarsi che soltanto motivi di politica contingente consigliarono, ai primordi dell\u2019unit\u00e0 nazionale, la conservazione delle cinque gloriose Cassazioni.<\/p><p>Certo \u00e8 preferibile, per andare alla Cassazione, prendere il tram anzich\u00e9 prendere il treno&#8230; ma \u00abCassazione\u00bb, la Cassazione, gi\u00e0 all\u2019orecchio suona al singolare. \u00c8 difficile dire: le Cassazioni. La logica stessa della funzione indica l\u2019unicit\u00e0 dell\u2019organo. La Cassazione garantisce l\u2019unit\u00e0 dell\u2019interpretazione delle varie leggi e riunisce al vertice i vari organi giurisdizionali sparsi sul territorio dello Stato.<\/p><p>La funzione, ripeto, la postula unica.<\/p><p>Si dice: \u00abAbbiamo fatto un ordinamento regionale\u00bb. Ebbene, il Codice, la legge dello Stato, devono essere interpretate da un organo supremo che riaffermi l\u2019unit\u00e0 nel diritto: affermazione tanto pi\u00f9 necessaria, in quanto appunto vi sono le Regioni. Nei lavori preparatori ho trovato citato Michele Pironti, il quale fece un discorso sulle Corti regionali. Ricordo il titolo di quel discorso: \u00abI caratteri delle Cassazioni regionali\u00bb. Questo titolo \u00e8 per me la condanna delle Corti regionali. Egli infatti poneva in rilievo proprio le particolari caratteristiche che si andavano formando in rapporto alle singole Cassazioni regionali, le differenziazioni che sempre pi\u00f9 si accentuavano nell\u2019interpretazione delle leggi da parte delle singole Cassazioni regionali.<\/p><p>Ora, la interpretazione della legge trascende il caso concreto; la interpretazione difforme determina l\u2019incertezza della legge stessa. L\u2019errore di diritto \u00e8 un errore che pu\u00f2 rimbalzare dalla controversia, pu\u00f2 influire sulla condotta dei cittadini, in quanto pu\u00f2 far ritenere che una determinata legge abbia una determinata portata e un determinato significato. Se \u00e8 necessario dare una legge sempre pi\u00f9 certa al cittadino, \u00e8 necessario che l\u2019organo supremo che interpreta la legge sia un organo unico.<\/p><p>Riconosco che noi, quando sfogliamo i repertori della Cassazione, incontriamo delle interpretazioni mutevoli. Ma questo non significa gi\u00e0 portare un argomento per le Cassazioni plurime, poich\u00e9 \u00e8 certo che gli stessi difetti si accentuano, si esasperano, si moltiplicano con le Cassazioni multiple.<\/p><p>La scelta del giudice deve essere garanzia di giustizia eguale per tutti.<\/p><p>La scelta del giudice mediante concorso \u00e8 garanzia di preparazione e di competenza. Concorso anche interno per selezionare il magistrato durante lo svolgimento della sua carriera. Oserei forse dire, per distinguere magistratura penale da magistratura civile.<\/p><p>Noi nella pratica vediamo i giudici penali che chiedono di andare a fare delle piccole escursioni in civile, per poter scrivere delle sentenze ed acquistare un titolo, quasi che la funzione di amministrare la giustizia in campo penale fosse una funzione degradata in confronto a quella nel campo civile. Eppure, tutto il movimento della scienza moderna, tutte le elaborazioni giurisprudenziali, i congressi internazionali, sempre pi\u00f9 dimostrano quanto il giudice debba essere preparato, padrone perfino di scienze ausiliarie, ove egli voglia cimentarsi nel difficile compito di giudicare gli uomini e di amministrare la legge penale, che diventa sempre pi\u00f9 complessa. Ma mentre io parlo di tecnica e complessit\u00e0 di preparazione e di scienze sussidiarie, io vedo affacciarsi dall\u2019articolo 94 aureolata di incompetenza e di ignoranza, la figura della giuria.<\/p><p>Vi \u00e8 qualcosa di paradossale, consentitemelo dire col massimo rispetto anche per chi sostiene la tesi avversa. Il giudice pi\u00f9 incompetente per il giudizio pi\u00f9 grave, il giudice ritenuto il pi\u00f9 infallibile, senza il doppio grado di giurisdizione, senza appello, in quanto pi\u00f9 incompetente; ed a lui si consente di essere il pi\u00f9 dispotico, cio\u00e8 lo si svincola dall\u2019obbligo dalla motivazione; gli si consente di poter esprimere il suo giudizio con un dispotico monosillabo, sulla cui punta oscilla tutta la vita di un uomo, che pu\u00f2 essere condannato all\u2019ergastolo.<\/p><p>Voi, onorevoli colleghi, sapete quali gravi indagini occorre svolgere nelle Corti di assise in rapporto ai delitti pi\u00f9 gravi.<\/p><p>Si dice: democrazia; ma democrazia \u00e8 questa: eguaglianza delle possibilit\u00e0 per tutti nell\u2019assunzione delle carriere; quando vi sono compiti tecnici da svolgere la selezione \u00e8 affidata soltanto alla preparazione tecnica.<\/p><p>Che cosa \u00e8 questa democrazia del \u00absorteggio\u00bb? Si dice: coscienza popolare, come se il sorteggio esprimesse la coscienza popolare; scelta cieca, della sorte. Capirei magari una elezione.<\/p><p>VERONI. Mancini, Finocchiaro Aprile, Pisanelli hanno fatto discorsi memorabili.<\/p><p>CORTESE. I discorsi memorabili dei maggiori esponenti della nostra dottrina, da Francesco Carrara a Pisanelli, sono contro la giuria. Io ho letto Pisanelli, ricordato nella relazione del Guardasigilli; ho voluto sfogliare questo antico libro intitolato <em>Istituzione dei Giurati<\/em>. Quando parlava del trapianto di questo istituto dall\u2019Inghilterra, Pisanelli scriveva: \u00abI giurati, destituiti di cultura, nel Continente non si appoggiano ad antiche consuetudini e non sono sorretti dalla tradizione e non rappresentano altra cosa che l\u2019ignoranza; ossia ci\u00f2, che negli odierni giudizi (la vivacit\u00e0 dell\u2019espressione \u00e8 sua) nulla ci pu\u00f2 essere di pi\u00f9 laido, di pi\u00f9 abietto, di pi\u00f9 esiziale nel giudicare\u00bb. Soggiungeva: \u00abla mancanza di una motivazione priva certamente la sentenza dei giurati degli altri vantaggi, che potrebbe presentare\u00bb. Perch\u00e9 la motivazione \u00e8 la dignit\u00e0 della sentenza. Una sentenza non motivata, che non consente appello e riesame del procedimento logico, delle valutazioni giuridiche, delle premesse di fatto che hanno condotto alla decisione, sospende nel vuoto un dispositivo, lascia senza risposta ogni interrogativo che investa il suo fondamento.<\/p><p>D\u2019altra parte il giudizio dell\u2019inesperto \u00e8 tanto pi\u00f9 assurdo in quanto, come ho gi\u00e0 avuto occasione di rilevare, nel nostro Paese la sentenza deve applicare la legge, che \u00e8 sempre scritta, codificata, tecnicamente formulata, e non gi\u00e0 consuetudini ed usi, princip\u00ee non scritti affidati alla tradizione, come in Inghilterra, che \u00e8 la patria della giuria.<\/p><p>Soprattutto voi, colleghi del campo penale, ben conoscete quale movimento di pensiero, di indagine, di critica, di dottrina, quale feconda, ricca elaborazione giurisprudenziale vi sono state da quando, con la soppressione della giuria, le sentenze della Corte d\u2019assise hanno avuto una motivazione e la Corte di cassazione ha potuto pronunciarsi sui problemi giuridici che frequentemente si presentano nelle Corti d\u2019assise.<\/p><p>Pensate agli ardui temi affrontati dalla dottrina e dalla giurisprudenza. La nozione di premeditazione, conciliabilit\u00e0 della premeditazione col vizio parziale di mente, conciliabilit\u00e0 della premeditazione con la provocazione; provocazione e motivi morali sulla base dello stesso fatto o di due fatti distinti. Se non ci fosse stata la motivazione delle sentenze, tutto questo lavoro di ermeneutica e di giurisprudenza non ci sarebbe stato. E noi avvocati, che spendiamo la nostra fatica in questi studi e in queste indagini, dovremmo poi portare i risultati della nostra preparazione tecnica, le nostre tesi giuridiche dinanzi al banco dove siede s\u00ec un cittadino, al quale pu\u00f2 andare tutta la nostra simpatia e la nostra stima, ma che \u00e8 un uomo che non pu\u00f2 seguirci nell\u2019arduo cammino. La giustizia diventa una lotteria, come diceva Francesco Carrara, una lotteria tanto pi\u00f9 pericolosa nei piccoli centri, dove pi\u00f9 agiscono le suggestioni, le pressioni, le amicizie, i timori riverenziali, le clientele elettorali dell\u2019avvocato; le animosit\u00e0 o le cordialit\u00e0 dei gruppi familiari, le avversioni della piccola politica locale. N\u00e9 pu\u00f2 tacersi del fenomeno degli eccessi della stampa in tema di cronaca nera, eccessi che pur possono avere un\u2019influenza suggestiva sul giudice popolare meno corazzato ed attrezzato.<\/p><p>Tutta la dottrina, la Magistratura e gran parte degli avvocati penali sono contro l\u2019istituzione della giuria, la quale, infine, non garantisce la \u00abumanit\u00e0\u00bb del giudizio pi\u00f9 di quanto possa garantirlo il magistrato, che \u00e8 uomo esperto fornito di sensibilit\u00e0, e non \u00e8 certo chiuso alle voci del sentimento, che non \u00e8 certo incapace di valutare gli aspetti, i motivi, le giustificazioni umane del delitto. Il magistrato, che \u00e8 anch\u2019egli \u00abpopolo\u00bb, figlio del popolo, lavoratore, che con un modesto stipendio spende la sua vita al servizio del Paese, della legge, per garantire le libert\u00e0 e i diritti di tutti.<\/p><p>Le Corti di assise dei giurati sono le Corti delle grandi prevenzioni e delle grandi indulgenze. Arbitrarie le une e le altre.<\/p><p>Onorevoli colleghi, soltanto con un giudice indipendente, esperto, preparato, si garantir\u00e0 il cittadino, il cui onore, i cui beni, la cui libert\u00e0 dipendono dall\u2019amministrazione della giustizia, e si potr\u00e0 forse garantire al massimo quella eguaglianza della giustizia che \u00e8 l\u2019esigenza fondamentale di un popolo civile. (<em>Applausi \u2013 Congratulazioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. \u00c8 iscritto a parlare l\u2019onorevole Veroni. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>VERONI. Onorevoli colleghi, l\u2019Assemblea non abbia preoccupazioni; sar\u00f2 assai breve nel prospettare alla vostra attenzione alcuni rilievi che, se non sono esclusivamente desunti dalla mia lunga carriera professionale di oltre quarantacinque anni, sono da riportarsi ad un non breve periodo di tempo, durante il quale ebbi l\u2019onore di collaborare con due Ministri Guardasigilli di opposte tendenze politiche: l\u2019onorevole Tupini e l\u2019onorevole Togliatti, ambedue animati dalla passione fervida di dare sollecito e solido assetto alla vita giudiziaria, nel nuovo clima politico successo alla tirannide nazi-fascista. E per questo vorrei ricordare all\u2019Assemblea che, dopo la liberazione di Roma, l\u2019onorevole Tupini costitu\u00ec quattro Commissioni di studio per la riforma dei Codici di diritto sostanziale e diritto formale. E nel discorso inaugurale che tenne alle quattro Commissioni riunite, egli delineava eloquentemente su quali nuove basi si sarebbe dovuto assidere la giustizia, e penale e civile, nel nuovo ordinamento democratico. Io voglio ricordare all\u2019Assemblea che il Ministro Guardasigilli riconobbe soprattutto la necessit\u00e0 inderogabile di provvedere alla creazione di un nuovo ordinamento giudiziario, il quale, riportandosi per sommi capi a quell\u2019ordinamento giudiziario che Vittorio Emanuele Orlando, Ministro Guardasigilli nel 1908, aveva presentato e fatto approvare dal Parlamento, avrebbe dovuto risolutivamente allontanarsi da quell\u2019altro ordinamento giudiziario che rec\u00f2 nel 1941 la firma del Ministro Grandi.<\/p><p>E lo stesso Ministro Guardasigilli, onorevole Tupini, dette alle Commissioni per la riforma dei Codici, e particolarmente a quella cui venne affidato lo studio per meglio garantire la Magistratura, Commissione per la riforma dell\u2019ordinamento giudiziario, le linee sulle quali la Commissione avrebbe dovuto procedere per realizzare questa auspicata riforma reclamata dalla classe dei magistrati e dalla coscienza del Paese.<\/p><p>Non meno di lui, onorevoli colleghi, il Ministro Togliatti, che arriv\u00f2 al Ministero della giustizia circondato da una certa prevenzione della classe dei magistrati, i quali naturalmente non erano perfettamente convinti che potesse essere Ministro Guardasigilli il maggiore esponente del Partito comunista, l\u2019onorevole Togliatti, dico, fu preso dallo stesso ardore per la soluzione dei problemi di giustizia. E riprendendo il lavoro che la crisi ministeriale aveva fatto interrompere all\u2019onorevole Tupini, cre\u00f2 delle Commissioni interne, alle quali parteciparono insieme a chi ha l\u2019onore di parlarvi, il presidente della Cassazione, il procuratore generale della Cassazione, quattro presidenti di sezione della Cassazione, il Capo dell\u2019ufficio legislativo, avvocati insigni, come Giovanni Selvaggi e Federico Comandini, dell\u2019ordine degli avvocati di Roma, Commissioni che prepararono quel decreto del 31 maggio 1946 che reca il titolo: \u00abGuarentigie sulla Magistratura\u00bb.<\/p><p>Io voglio ricordare che uomini di partiti diversi: l\u2019onorevole Leone, nei lavori della seconda sezione della seconda Sottocomissione, presieduta dal nostro Vicepresidente onorevole Conti, l\u2019onorevole Turco in questa Assemblea, un magistrato, l\u2019onorevole Romano, hanno ricordato che questo decreto 31 maggio 1946, approvato dal Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro Guardasigilli del tempo, \u00e8 veramente una conquista per la classe dei magistrati, talch\u00e9 esso fu accolto dalla Magistratura con pieno plauso. I magistrati si ritennero soddisfatti ed esauditi nelle loro richieste, perch\u00e9 per la prima volta questo decreto affrontava e risolveva in pieno e conclusivamente il problema della inamovibilit\u00e0 del giudice, estendendola al pubblico ministero, e garantiva al magistrato l\u2019esercizio delle sue alte funzioni lontano da ogni e qualsiasi influenza; perch\u00e9, per questo decreto veniva creato un Consiglio Superiore della Magistratura, non come propone il progetto di Costituzione, che rappresenta un regresso di fronte a quello che \u00e8 il voto e il desiderio dei magistrati, ma come era stato ardentemente reclamato dalla classe, un Consiglio, cio\u00e8, composto esclusivamente di magistrati. Cos\u00ec che nei lavori preparatori della Commissione competente si pot\u00e9 dire: \u00abMa che cosa di pi\u00f9 la Magistratura potr\u00e0 ottenere con il sospirato autogoverno? Che cosa pu\u00f2 avere di meglio, quando il decreto sulle sue guarentigie tutto ha dato e tutto ha concesso?\u00bb.<\/p><p>Il nostro collega onorevole Leone, politico apprezzato e profondo studioso di problemi giuridici, diceva che, per effetto del decreto del 31 maggio 1946, la Magistratura ha i Consigli giudiziari eletti per libera votazione della classe; ha il Consiglio Superiore della Magistratura costituito esclusivamente di magistrati eletti per libera elezione; ha al Consiglio Superiore della Magistratura attribuito i pi\u00f9 larghi poteri, s\u00ec da far ritenere giustamente che esso rappresenti il frutto della costante e lunga lotta che la Magistratura aveva affrontato, sostenuto, superato.<\/p><p>Ma, onorevoli colleghi, i magistrati ora non si dimostrano pi\u00f9 pienamente soddisfatti.<\/p><p>Dopo essersi dichiarati sostanzialmente soddisfatti nelle loro aspirazioni, esaudite attraverso la collaborazione data alla formazione del decreto sulle loro guarentigie (e nella Commissione erano infatti presenti, fra gli altri, altissimi magistrati come Pagano, Pilotti, Piga, Manca, Spallanzani, Azzariti, ecc.), i magistrati chiedono il completo autogoverno, dopo aver ottenuta la completa sospirata autonomia.<\/p><p>L\u2019onorevole Bozzi ha detto che per autogoverno si deve intendere soltanto quello amministrativo; ma ci\u00f2 non \u00e8 completamente esatto: quando i magistrati chiedono l\u2019autogoverno vanno molto al di l\u00e0 di questa funzione amministrativa che l\u2019onorevole Bozzi vorrebbe riconoscere all\u2019autogoverno stesso. 1 magistrati vogliono con l\u2019autogoverno poter provvedere essi alle nomine, alla destinazione e alla rimozione dei magistrati, avere l\u2019iniziativa e il controllo della disciplina della classe, governare, insomma, su tutto quello che attualmente costituisce il potere del Ministro della giustizia. Ora nessuno pu\u00f2 e deve contestare, alla classe dei magistrati, piena autonomia ed indipendenza, senza pervenire per\u00f2 a quell\u2019autogoverno, che farebbe di essi una casta chiusa, quasi appartata dal vivere civile.<\/p><p>Una tale tendenza, che non tutti i magistrati possono volere e possono desiderare, dovendo anch\u2019essa, la classe dei giudici, considerarsi uno degli elementi essenziali della vita febbrile del Paese, condurrebbe il giudice e la sua classe ad appartarsi, per governare unicamente il proprio ordine, per provvedere alla propria disciplina, per amministrarne le finanze, per regolarne l\u2019andamento, ecc.<\/p><p>Ecco perch\u00e9 noi diciamo che il decreto 31 maggio 1946 sulle guarentigie della Magistratura, che prevede la soluzione del problema dell\u2019indipendenza attraverso l\u2019inamovibilit\u00e0 del giudice, ed estendendola anche al pubblico ministero, questo decreto \u00e8 \u2013 secondo l\u2019opinione nostra e secondo quella che era, allora, l\u2019opinione della classe dei magistrati \u2013 quanto di pi\u00f9 pu\u00f2 desiderarsi e concedersi, oltre di che, nelle condizioni attuali del nostro Paese, non \u00e8 consentito andare.<\/p><p>Ma, onorevoli colleghi, qui conviene, in riferimento alla nostra concezione giuridica o politica esprimere liberamente il pensiero di questa parte dell\u2019Assemblea sovra alcuni altri problemi, possibilmente senza ripeter male le cose dette sinora bene.<\/p><p>Partecipazione del magistrato alla vita pubblica: chi vi parla \u00e8 forse tra i pochi che da pi\u00f9 anni seggono in quest\u2019Aula: vi entrai per la prima volta nel 1912, e vi trovai magistrati insigni, Edoardo Cimorelli, Tommaso Mosca, Michelangelo Vaccaro, Giuseppe Mendaia, Giulio Venzi, e pi\u00f9 tardi vi pervennero altri, fra cui ho caro il ricordo di un compagno di Gruppo, Alessandro Marracino, giurista insigne e spirito superiormente colto: tutti ebbero la nostra fraterna ammirazione e la estimazione del Paese, per aver saputo sempre fedelmente militare nella propria parte politica, pur conservando incontaminata l\u2019altezza della loro funzione di magistrati.<\/p><p>E per andare un pochino pi\u00f9 in l\u00e0, prima che io entrassi, negli anni lontani, in quest\u2019Aula, vi aveva seduto un altro altissimo magistrato romano, Antonio Gui, che rappresent\u00f2 qui la nostra terra e che fu l\u2019amatissimo presidente di tutte le Corti d\u2019assise della regione laziale.<\/p><p>Ebbene, tutti questi magistrati, da Gui a Venzi, a Mendaia, a Mosca, tutti questi magistrati dettero prova di non sapere affatto prescindere dagli interessi supremi della giustizia, quando esercitarono la loro non mono nobile funzione di uomini politici; fecero, insomma, magnificamente i deputati e i magistrati.<\/p><p>Ora, vi \u00e8 un nostro collega veramente valoroso e avvocato insigne, l\u2019onorevole Sardiello, che ieri ha parlalo eloquentemente, il quale ha presentato un emendamento con cui vuole persino inibire al magistrato di poter aspirare a cariche pubbliche: non consigliere comunale o regionale, non deputato, non senatore. Che cosa \u00e8 questo?<\/p><p>Noi siamo fermamente convinti che la Magistratura debba ritenersi paga di aver ottenuto le sue piene autonomie col decreto 31 maggio 1946 sulle sue \u00abguarentigie\u00bb da me pi\u00f9 volte ricordato; ma non vogliamo, per questo, privare, distogliere il giudice dal godimento di quei diritti elementari che la Costituzione riconosce a ciascun cittadino.<\/p><p>Se spetta al magistrato il diritto all\u2019elettorato attivo, deve essergli anche riconosciuto il diritto all\u2019elettorato passivo.<\/p><p>Ed io penso, conseguentemente, che sia un errore, che sia un\u2019evidente esagerazione, che sia una pericolosa deformazione anche la preoccupazione che un magistrato possa far parte di un partito politico.<\/p><p>MANCINI. Imponiamo anche la castit\u00e0 al magistrato.<\/p><p>VERONI. Il magistrato ha il senso dell\u2019ordine, il magistrato ha il senso del limite; anche quando, pertanto, egli appartenga ad un partito politico, sapr\u00e0 certamente conservare una linea di sobriet\u00e0 e di prudenza nella lotta dei partiti; ma nessuno gli pu\u00f2 contestare d\u2019inscriversi, se voglia, ad un partito, perch\u00e9 \u00e8 un diritto basilare di tutti i cittadini di vivere pienamente e attivamente la vita politica secondo i propri intendimenti, secondo il proprio pensiero, diritto che noi abbiamo universalmente riconosciuto nella Costituzione.<\/p><p>Se diversamente facessimo, andremmo evidentemente contro i princip\u00ee della rinata democrazia.<\/p><p>E da ultimo consentitemi brevi rilievi sull\u2019odierno problema, che tanto appassiona l\u2019Assemblea: la Corte d\u2019assise deve essere ripristinata, deve essere conservato l\u2019assessorato o scabinato, deve essere affidata soltanto al magistrato la materia che per l\u2019innanzi era affidata alle nostre Corti d\u2019assise? Un nostro collega, che non appartiene a partiti di sinistra \u2013 l\u2019onorevole Turco, che \u00e8 un avvocato eminente \u2013 ha potuto dire che, quando l\u2019onorevole Togliatti propose col suo noto decreto di ripristinare l\u2019istituto della giuria, egli evidentemente lo aveva fatto, perch\u00e9 non si era potuto sottrarre a quella che era in quel momento la particolare situazione politica del Paese, uscito dalla tirannide fascista e dalla occupazione nazista.<\/p><p>Diceva l\u2019onorevole Turco che fu forse quello un gesto di \u00abmimetismo integrale\u00bb; frase un po\u2019 oscura, che forse voleva significare questo: il Ministro Guardasigilli volle far sentire di essere l\u2019espressione massima della democrazia e ridon\u00f2 al popolo il diritto di giudicare attraverso l\u2019istituto della giuria.<\/p><p>La verit\u00e0 \u00e8 un\u2019altra, onorevoli colleghi; a me consta personalmente, per essere stato in due Gabinetti il collaboratore di quel Ministro, che prima di presentare al Consiglio dei Ministri del tempo il decreto che ripristinava la giuria, furono interpellati i Consigli dell\u2019ordine, le magistrature; gli studiosi, e, se voi volete consentire ad uno dei vostri pi\u00f9 modesti colleghi un ricordo personale, potrei dirvi che fu dato proprio a me l\u2019incarico di assaggiare, di vedere, di assaporare, quale era nel nuovo regime l\u2019intenzione, il pensiero della classe forense e dei magistrati. E fui a Treviso, a Venezia, a Padova, a Milano, ecc. ed ho, nell\u2019adempimento del mio stretto dovere, raccolto degli elementi concreti, che furono poi consolidati dal pensiero di buona parte della Magistratura, invitata a far sapere alle sfere dirigenti della vita giudiziaria quale fosse l\u2019intendimento suo sopra l\u2019istituto della giuria. Ebbene, caro amico Turco, o perch\u00e9 \u2013 come tu pensi \u2013 tutti eravamo invasi allora dal desiderio insopprimibile di ridare alla vita giudiziaria del Paese quell\u2019aria salubre e respirabile che non aveva avuto per il passato, o perch\u00e9 tale era l\u2019obiettivo convincimento di avvocati, di magistrati e di studiosi; sta di fatto che la giuria non trov\u00f2 contrasti. E allora, nel maggio 1946, il Ministro Guardasigilli port\u00f2 al Consiglio dei Ministri, presieduto dall\u2019onorevole De Gasperi, il suo decreto, e il Consiglio dei Ministri \u2013 con decreto 31 maggio 1946, n. 560, pubblicato nella <em>Gazzetta Ufficiale<\/em> del 4 luglio 1946 \u2013 senza sollevare discussioni od obiezioni gravi, ripristin\u00f2 la giuria. Quindi, quando l\u2019onorevole Fausto Gullo, succeduto al Ministro Togliatti, present\u00f2 un progetto di legge, correttivo soltanto dal punto di vista formale del primo, l\u2019onorevole Gullo non faceva niente di decisamente nuovo e si orientava, dal punto di vista giudiziario, giuridico, politico, sulla linea che aveva seguito il suo predecessore.<\/p><p>Nella sua relazione, infatti, egli scriveva che, nel corso degli studi legislativi per la redazione delle norme da lui proposte, si era ravvisata l\u2019opportunit\u00e0 di introdurre alcuni emendamenti diretti a potenziare la riforma, pur lasciandone inalterata la struttura fondamentale.<\/p><p>Giova a questo punto ricordare che sorse viva discussione in seno alla Commissione degli esperti \u2013 creata dal Guardasigilli Togliatti \u2013 sul requisito che si doveva chiedere al giurato, e non sull\u2019utilit\u00e0 o sulla necessit\u00e0 di ripristinare o meno la Corte d\u2019assise. Fu allora che la Commissione, in difformit\u00e0 da quello che il Ministro Guardasigilli aveva proposto, sostitu\u00ec al requisito della licenza elementare, la licenza media inferiore o altro titolo equipollente.<\/p><p>Gli argomenti di natura strettamente giuridica contro il ripristino della giuria s\u2019infrangono, onorevole Villabruna, di fronte al modificato clima sociale e politico, perch\u00e9 ogni volta che \u00e8 insorta la tirannide, quel giorno \u00e8 caduta la giuria (<em>Approvazioni a sinistra<\/em>), e ogni volta che \u00e8 risorta la libera democrazia ed \u00e8 caduta la tirannide, quel giorno \u00e8 risorta la giuria. (<em>Applausi vivissimi a sinistra<\/em>). Segno \u00e8 questo, onorevoli colleghi, che fra la giuria e la concezione politica del Paese vi \u00e8 una connessione, per la quale un collega dell\u2019estrema \u2013 mi sfugge ora chi \u2013 poteva dire che proprio non si pu\u00f2 esaminare il problema della giuria, senza considerarlo nel quadro e nel tono della vita politica, nel momento in cui essa si ripristina o si rimuove.<\/p><p>Onorevoli colleghi, quest\u2019Aula, e quella pi\u00f9 angusta che abbiamo da molti anni abbandonata, hanno intese voci potenti sostenere la giuria. Pasquale Stanislao Mancini ha fatto dei discorsi mirabili \u2013 che io rileggevo nei giorni scorsi \u2013 per dire tutti i motivi e tutte le ragioni per cui nel regime di libert\u00e0 e di democrazia s\u2019impone l\u2019istituto della giuria.<\/p><p>Ma Giuseppe Zanardelli, e nella relazione del Codice del 1889, e in Parlamento, e pi\u00f9 tardi durante il suo ultimo Ministero ha ratificato con la sua alta autorit\u00e0 di giurista, e col suo alto pensiero di politico, che la giuria s\u2019impone in regime di democrazia. Da ultimo Camillo Finocchiaro Aprile, fra le figure pi\u00f9 luminose di questa Camera \u2013 io ero nel 1913 componente della Commissione di riforma del Codice di procedura penale \u2013 ha nei suoi magnifici discorsi esaltato l\u2019istituto della giuria che volle conservato nel suo nuovo Codice di rito.<\/p><p>Dunque, se in regime di libert\u00e0 lungamente vissuta uomini cos\u00ec insigni ed esperti sostennero e giustificarono pienamente l\u2019istituto della giuria, dovremmo proprio noi, dopo aver tanto sofferto e patito, e dopo aver visto restituito in libert\u00e0 il nostro Paese, dobbiamo proprio noi allontanarcene?<\/p><p>Io sono veramente lieto che chi presiede stamane la nostra Assemblea, l\u2019onorevole Targetti, abbia potuto dare proprio lui il sigillo, lui socialista, alla restaurazione della giuria nella Costituzione. Fu proprio, infatti, nell\u2019ultima seduta di quella operosa seconda Sezione della seconda Sottocommissione, presieduta dall\u2019onorevole Conti, che la giuria fu riconsacrata dalla proposta dell\u2019onorevole Targetti.<\/p><p>Riconsacrato col nostro voto il ripristino dell\u2019istituto, dovr\u00e0 la legge comune e procedurale fermarsi su gli argomenti qui ripetuti sulla impreparazione del giurato: verr\u00e0 cos\u00ec stabilito chi dovr\u00e0 essere giurato, quali requisiti dovr\u00e0 avere, e quale rimedio dovr\u00e0 essere approntato per riparare alle deficienze che la giuria popolare pu\u00f2 presentare dal punto di vista tecnico per essere pienamente rispondente alle esigenze del giudizio penale.<\/p><p>E qui io voglio ricordare da vecchio avvocato che la tecnicit\u00e0 della prova, a cui sarebbe inadatto il giudice popolare, ha accompagnato sempre il giudizio penale vivificato dal sussidio di perizie mediche, psichiatriche, calligrafiche, balistiche, ecc. Avveniva per il passato che il giurato trovava, se inesperto, un concludente sussidio nella trattazione delle parti e un correttivo nel riassunto del presidente destinato a mettere in luce le risultanze generiche e specifiche delle prove raccolte, sicch\u00e9 il giurato finiva per orientarsi notevolmente anche di fronte ai problemi tecnici.<\/p><p>N\u00e9 sar\u00e0 male ricordare, infine, che alla compilazione delle liste dei giurati provvedevano commissioni, presiedute dal Presidente del tribunale, che esaminavano le domande di iscrizione col sussidio dei rapporti dell\u2019arma dei carabinieri, dei rapporti della pubblica sicurezza, delle informazioni dei sindaci e della Procura, ecc. Si facevano cos\u00ec delle buone liste di giurati, e quando finalmente si arrivava al pubblico giudizio si faceva lo scarto dei giurati, che dava la possibilit\u00e0 di eliminare i meno idonei.<\/p><p>\u00c8 avvenuto, onorevoli colleghi, che in questa Aula \u00e8 stato facile ricordare gli errori della giuria, ma pochi hanno ricordato che anche la Magistratura, composta di uomini, \u00e8 incorsa ed incorre in errori spiegabili.<\/p><p>Ma forse sar\u00e0 utile riproporre in questa Assemblea una proposta, che anche con l\u2019intervento del collega onorevole Cevolotto \u00e8 stata approvata al Congresso forense di Firenze, una proposta la quale, pur affermando il principio della giuria, rimandi alla legge ordinaria quello di esaminare come, quando e perch\u00e9, e su quali reati abbia la sua competenza.<\/p><p>Ora, onorevoli colleghi, io vorrei dire una ultima parola, per esprimere il mio dissenso nei confronti di coloro che ostacolano l\u2019entrata delle donne nella vita giudiziaria. Io non capisco come si possa dire che la donna non sia matura per la vita giudiziaria, quando invece \u00e8 matura per esercitare la professione di avvocato, quando soprattutto \u00e8 matura per fare l\u2019elettrice e per fare l\u2019eletta. E cos\u00ec, mentre in regime di democrazia, il primo Gabinetto Bonomi concedeva alle donne il diritto elettorale passivo ed attivo, talch\u00e9 molte sono venute in questa Aula ed hanno fatto e fanno bene il loro dovere, io non capisco perch\u00e9, potendo fare le leggi, potendo collaborare a dare al Paese la sua nuova Costituzione, non possano disimpegnare le funzioni giudiziarie.<\/p><p>In fondo non saranno molte a dedicarsi alla vita giudiziaria, non perch\u00e9 non siano capaci di farlo, ma perch\u00e9 avverr\u00e0 ci\u00f2 che \u00e8 avvenuto per la professione forense, ove non si \u00e8 ravvisata fervida passione per l\u2019esercizio dell\u2019avvocatura da parte delle donne. Avverr\u00e0 probabilmente lo stesso se riconosceremo alle donne il diritto di accedere alla vita giudiziaria. Ma la considerazione che le donne non saranno in folla a poter chiedere di entrare nell\u2019ordine giudiziario \u00e8 ben diversa dalla considerazione che voi vogliate estraniarvele, dopo che sono state ritenute capaci a sedere e a legiferare in quest\u2019Assemblea sovrana.<\/p><p>Ora, onorevoli colleghi, ho finito, e vorrei che potesse partire da questa Assemblea una voce ed un augurio che gi\u00e0 \u00e8 partito dalla Commissione di preparazione del progetto. Esiste da qualche tempo una specie di dissenso fra la vita politica del Paese rinnovato e la Magistratura. Si dolgono i magistrati che il potere esecutivo non abbia saputo provvedere al miglioramento delle loro condizioni economiche; si dolgono i magistrati che si permetta alla stampa, senza che nessuno la censuri, di criticare asprissimamente l\u2019opera della Magistratura; si dolgono i magistrati che talvolta sia, da esponenti della vita politica del Paese, censurato il loro giudizio per l\u2019applicazione dell\u2019amnistia politica. Di molte altre cose, e talvolta non ingiustamente, si rammaricano. Si \u00e8 creata indubbiamente, cos\u00ec, una specie di frattura fra la rinnovata vita politica del Paese risorto a libera vita democratica e la vita giudiziaria. Ebbene, onorevoli colleghi, la frattura si risaner\u00e0, il vuoto si colmer\u00e0 e consentite ch\u2019io mi ripeta qui finendo l\u2019augurio, che in me \u00e8 certezza, espresso dall\u2019onorevole Conti, autorevole Presidente della seconda Sezione della seconda Sottocommissione, in occasione di un evento che dolse al Paese: \u00abAuguriamoci che i magistrati italiani sappiano essere degni della vita democratica e repubblicana del Paese\u00bb. Io ne sono certo! (<em>Applausi \u2013 Congratulazioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. Il seguito di questa discussione \u00e8 rinviato alla seduta pomeridiana.<\/p><p>La seduta termina alle 12.55.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Versione PDF ASSEMBLEA COSTITUENTE CCLXXXVIII. SEDUTA ANTIMERIDIANA DI MERCOLED\u00cc 12 NOVEMBRE 1947 PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE TARGETTI INDICE Progetto di Costituzione della Repubblica Italiana (Seguito della discussione): Abozzi Cortese Veroni La seduta comincia alle 11. MATTEI TERESA, Segretaria, legge il processo verbale della precedente seduta antimeridiana. (\u00c8 approvato). 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