{"id":2297,"date":"2023-09-17T15:51:24","date_gmt":"2023-09-17T13:51:24","guid":{"rendered":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=2297"},"modified":"2023-10-21T11:42:50","modified_gmt":"2023-10-21T09:42:50","slug":"antimeridiana-di-martedi-11-novembre-1947","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=2297","title":{"rendered":"ANTIMERIDIANA DI MARTED\u00cc 11 NOVEMBRE 1947"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"2297\" class=\"elementor elementor-2297\" data-elementor-post-type=\"post\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-4d0677c elementor-section-full_width elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"4d0677c\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-d91fc23\" data-id=\"d91fc23\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-01041f2 elementor-align-right elementor-widget elementor-widget-button\" data-id=\"01041f2\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"button.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-button-wrapper\">\n\t\t\t\t\t<a class=\"elementor-button elementor-button-link elementor-size-sm\" href=\"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/19471111_1.pdf\" target=\"_blank\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-content-wrapper\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-icon\">\n\t\t\t\t<i aria-hidden=\"true\" class=\"icon icon-view\"><\/i>\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-text\">Versione PDF<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-2b3d41e elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"2b3d41e\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>ASSEMBLEA COSTITUENTE<\/p><p>CCLXXXVI.<\/p><p>SEDUTA ANTIMERIDIANA DI MARTED\u00cc 11 NOVEMBRE 1947<\/p><p>PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE <strong>TARGETTI<\/strong><\/p><p><strong>INDICE<\/strong><\/p><p><strong>Progetto di Costituzione della Repubblica italiana <\/strong>(<em>Seguito della discussione<\/em>)<strong>:<\/strong><\/p><p>Macrelli<\/p><p>Murgia<\/p><p>Sardiello<\/p><p>La seduta comincia alle 11.<\/p><p>MOLINELLI, <em>Segretario<\/em>, legge il processo verbale della precedente seduta antimeridiana.<\/p><p>(<em>\u00c8 approvato<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Seguito della discussione del progetto di Costituzione della Repubblica italiana.<\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019ordine del giorno reca: Seguito della discussione del progetto di Costituzione della Repubblica italiana.<\/p><p>\u00c8 iscritto a parlare l\u2019onorevole Macrelli. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>MACRELLI. Onorevoli colleghi, grave e delicato \u00e8 il problema che l\u2019Assemblea costituente affronta in questi giorni; problema politico e morale insieme, la cui soluzione incider\u00e0 profondamente nella vita del nostro Paese e soprattutto delle libere istituzioni repubblicane.<\/p><p>Molti colleghi autorevoli hanno gi\u00e0 parlato dinanzi a voi; altri parleranno ancora, con maggiore competenza di me. Cos\u00ec che, solo per debito di coscienza e per un impegno d\u2019onore assunto davanti ai magistrati, coi quali io ho, si pu\u00f2 dire, come molti di voi, consuetudine di vita e di attivit\u00e0 quotidiana, esprimer\u00f2 il mio pensiero, facendo una rapida corsa attraverso gli articoli del progetto di Costituzione.<\/p><p>Veramente significative sono le lapidarie affermazioni dell\u2019articolo 94: esse dovranno costituire non soltanto per i magistrati, ma anche per tutto il popolo italiano, sorto a libert\u00e0 attraverso la Repubblica, la nuova concezione che si ha della giustizia.<\/p><p>Ho i miei dubbi sul capoverso dell\u2019articolo 94, l\u00e0 dove si dice che \u00abI magistrati non possono essere iscritti a partiti politici o ad associazioni segrete\u00bb. Mi sembra che questa sia una limitazione ai diritti dei cittadini e a quei principi di libert\u00e0 che noi abbiamo gi\u00e0 consacrati nella Carta costituzionale. Penso che questa affermazione potr\u00e0 far parte di un altro corpo di leggi, quello che regoler\u00e0, ad esempio, l\u2019ordinamento giudiziario; comunque vorrei che l\u2019Assemblea non dimenticasse quello che \u00e8 stato il risultato di un <em>referendum<\/em> svoltosi fra i magistrati italiani: la stragrande maggioranza dei giudici si \u00e8 manifestata contraria all\u2019iscrizione nei partiti politici.<\/p><p>Articolo 95. Confesso che io avrei preferito attribuire alla Magistratura ordinaria tutta la funzione giurisdizionale in ogni materia: civile, penale, amministrativa, creando magari sezioni apposite con elementi tecnici. Ma il tema \u00e8 troppo vasto e porterebbe forse a sconvolgere tutto il nostro ordinamento giurisdizionale. Se ne potr\u00e0 parlare in altra sede e in altro momento.<\/p><p>Approvo in pieno, invece, l\u2019articolo 96, che afferma il seguente principio: \u00abIl popolo partecipa direttamente all\u2019amministrazione della giustizia mediante l\u2019istituto della giuria nei processi di Corte d\u2019Assise\u00bb. Io ho ascoltato con profonda meraviglia e, vorrei aggiungere, anche con un certo senso di amarezza le parole che si sono pronunciate in quest\u2019Aula, soprattutto (strano) da parte di valorosi colleghi penalisti che hanno \u2013 come, sia pure pi\u00f9 modestamente s\u2019intende, chi parla \u2013 affrontato le belle e difficili battaglie nelle aule delle Corti d\u2019Assise. \u00c8 stata proprio la crociata contro la giuria popolare. Parole aspre sono state dette, e penso che gli stessi sentimenti che oggi muovono me a parlare in favore della Corte d\u2019Assise, abbiano un po\u2019 agitato anche la coscienza del popolo italiano, il quale, squisitamente classico, ha avuto sempre, e credo mantenga ancora vivi, il culto ed il gusto dell\u2019eloquenza.<\/p><p>Certi nomi non si dimenticano. Non c\u2019\u00e8 bisogno di risalire lontano nel tempo, onorevoli colleghi; restiamo pure nella nostra epoca. I nomi di Gaetano Manfredi, di Francesco Rubichi, di Gennaro Marciano, di Arturo Vecchini, di Genunzio Bentini, e, aggiungiamo alla schiera dei morti anche qualcuno dei viventi: di Enrico De Nicola, di Giovanni Porzio, sono ancora incisi nel ricordo, e l\u2019eco della loro splendente oratoria rimane ancora, si pu\u00f2 dire, nelle aule giudiziarie d\u2019Italia. Non \u00e8 facile cancellarla. E si dimentica che la giuria popolare, affermatasi nella lontana legislazione e nella coscienza del popolo britannico, trov\u00f2 la sua consacrazione durante il periodo eroico della Rivoluzione francese; quella rivoluzione che proclam\u00f2 per prima i diritti dell\u2019uomo. Basti ricordare il decreto 30 aprile 1790, che istituiva la giuria popolare, trasfuso poi nella Costituzione del 3-14 settembre 1791. E tutte le legislazioni degli Stati, particolarmente di quelli retti a regime democratico, accettarono il principio. La ventata fascista in Italia, sconvolgendo il nostro ordinamento giudiziario, cancell\u00f2 poi la giuria popolare, creando quell\u2019istituto ibrido dell\u2019assessorato, che \u00e8 estraneo alla nostra concezione giuridica e alla nostra tradizione. Si \u00e8 detto da qualcuno che i magistrati sono i meno idonei, per una sorta di deformazione professionale, a intendere e a valutare l\u2019aspetto umano e morale dei casi portati al loro esame e pi\u00f9 propensi a ricondurli negli schemi rigidi ed astratti della giuridicit\u00e0. Io dico soltanto che, se nella nuova Repubblica si vuol dare una nuova educazione al popolo italiano, bisogna avvicinarlo a tutti gli istituti ed anche a quelli perci\u00f2 che riguardano l\u2019amministrazione della giustizia. Si \u00e8 parlato di sentenze suicide; si \u00e8 rievocato ancora una volta il caso Olivo: pare strano, ma tutti quelli che elevano un atto di accusa contro la Corte di Assise, dimenticano che la responsabilit\u00e0 per questi fatti risale, non alla giuria popolare ma ad altri. Ed allora voi vedete, o signori, che l\u2019osservazione ha un valore relativo. Bisogna rendere la giustizia aderente alla realt\u00e0, e soprattutto alle nuove concezioni della vita politica e morale del nostro Paese. In questi giorni, al Congresso forense di Firenze, si \u00e8 dibattuto questo problema ed ho sentito parlare di un duello oratorio fra Adelmo Nicolai e Giovanni Porzio: il primo favorevole, il secondo contrario alla giuria popolare. Duello magnifico, immagino: noi conosciamo ed ammiriamo l\u2019ingegno e la duttilit\u00e0 del pensiero dell\u2019uno e dell\u2019altro.<\/p><p>Il congresso di Firenze ha per\u00f2 votato un ordine del giorno al quale noi della Costituente dovremo ispirare le nostre deliberazioni: ha riaffermato il principio di una maggiore adesione della volont\u00e0 popolare alle pi\u00f9 gravi decisioni giudiziarie penali. Noi accettiamo il voto che \u00e8 venuto dal congresso di Firenze: l\u00e0 era rappresentata la classe forense che conosce le lotte, le battaglie, le amarezze di quella che \u00e8 la funzione altissima e dell\u2019avvocato e del magistrato. E quel voto penso che noi dovremo fare nostro. (<em>Approvazioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Passiamo all\u2019articolo 97, il quale parla dell\u2019autonomia e dell\u2019indipendenza della Magistratura, che definisce \u00abordine\u00bb e non \u00abpotere\u00bb. Del \u00abpotere\u00bb si parla soltanto nella relazione del Presidente della Commissione; ma nel progetto questa parola \u00e8 accuratamente evitata.<\/p><p>Senza ritornare alla classica divisione del Montesquieu, senza riferirci a degli schemi ormai accettati, io penso che sarebbe stato opportuno parlare ancora una volta di \u00abpotere\u00bb, tanto pi\u00f9 che lo Statuto albertino parlava di \u00abordine\u00bb ed \u00e8 strano che noi nella Costituzione repubblicana ripetiamo lo stesso errore, mentre tutte le Costituzioni, le libere Costituzioni dei popoli liberi, parlano di un potere giudiziario.<\/p><p>Comunque, non mi preoccupo dei due nomi che, intendiamoci, non sono sinonimi. Sono fra loro, non dico in antitesi, in contrasto, ma certo non hanno uguaglianza di significato, n\u00e9 possono averla. Per noi l\u2019importante \u00e8 che la Magistratura abbia la sua autonomia.<\/p><p>Anche questa parola ha spaventato un po\u2019, perch\u00e9 si \u00e8 detto che autonomia significa \u00abautogoverno\u00bb, \u00abuno Stato nello Stato\u00bb, \u00abla Magistratura avulsa dalla vita nazionale\u00bb. Parole grosse, che nascondono delle piccole preoccupazioni, non aderenti alla realt\u00e0 della vita.<\/p><p>Recentemente, in una rivista di classe inspirata a sensi d\u00ec profonda comprensione democratica dei diritti e dei doveri della Magistratura, leggevo che il problema della libert\u00e0 nello Stato democratico moderno non si esaurisce nella partecipazione dei cittadini al governo della cosa pubblica, nel riconoscimento dei valori eterni ed inalienabili della personalit\u00e0 umana e dei diritti ad essa inerenti e nella conquista della libert\u00e0 politica; ma trova pi\u00f9 saliente espressione nella garanzia che la libert\u00e0 civile sia concretamente rispettata contro qualsiasi invadenza e che tutti, cittadini e organi della pubblica autorit\u00e0, siano soggetti costantemente all\u2019osservanza della legge. Ora, siffatta garanzia \u00e8 data soltanto dalla organizzazione di un forte potere giudiziario del quale siano chiaramente definiti i compiti, precisate le relazioni giuridiche con gli altri poteri dello Stato e poste in evidenza talune prerogative indispensabili per assicurare l\u2019imparziale esercizio della giurisdizione.<\/p><p>Per noi autonomia vuol dire indipendenza assoluta della Magistratura, la quale indipendenza deve intendersi cos\u00ec dal punto di vista politico come da quello economico.<\/p><p>Innanzitutto, indipendenza da ogni potere politico; e mi riferisco tanto a quello esecutivo, quanto a quello legislativo, perch\u00e9 anche quest\u2019ultimo pu\u00f2 esercitare la sua influenza, soprattutto quando il sistema parlamentare traligna nel parlamentarismo: facili le influenze, facili le suggestioni.<\/p><p>La Magistratura deve essere invece oggi fuori di ogni pressione, perch\u00e9 deve essere al di sopra di ogni sospetto per l\u2019alta missione cui deve rispondere.<\/p><p>Sebbene l\u2019articolo 97 ribadisca il principio della autonomia e della indipendenza, quale concreta attuazione trovano tali solenni affermazioni? Risponde uno dei capoversi dell\u2019articolo 97: per il progetto, tutta la carriera dei magistrati dipende dal Consiglio Superiore della Magistratura; \u00able assunzioni, le promozioni, i trasferimenti, i provvedimenti disciplinari e, in genere, il governo della Magistratura ordinaria sono di competenza del Consiglio Superiore secondo le norme dell\u2019ordinamento giudiziale\u00bb.<\/p><p>\u00c8 dunque evidente che, se il Consiglio Superiore \u00e8 soggetto ad influenze politiche o ad interessi comunque estranei a quelli di giustizia, il potere giudiziario \u00e8 asservito e soggetto ad inframmettenze che vanno assolutamente evitate, se si vuole che la legge sia in realt\u00e0 la viva tutela del diritto.<\/p><p>Secondo l\u2019articolo 97, il Consiglio \u00e8 costituito, come ricorderete, dal Presidente della Repubblica che lo presiede, da due vicepresidenti e cos\u00ec via. Il progetto, in questa sua formulazione, merita le nostre critiche, perch\u00e9 indubbiamente costituisce un regresso di fronte alle norme di un altro decreto, quello del 31 maggio 1946, il quale stabiliva che il Consiglio Superiore doveva essere composto soltanto di magistrati e sanciva, con alto spirito di vera democrazia, che i membri dovevano essere eletti dagli stessi magistrati.<\/p><p>Noi ritorniamo dunque un poco indietro. \u00c8 strano, proprio oggi, in regime di democrazia e di democrazia repubblicana! Esaminiamo pure comunque questo articolo 97, rapidamente. La Presidenza del Consiglio Superiore della Magistratura \u00e8 assunta dal Presidente della Repubblica. Vi confesso che io sono ancora incerto sulla convenienza o meno di questa norma.<\/p><p>Esprimo i miei dubbi soprattutto sotto un duplice riflesso. Voi avete sentito che fra le attribuzioni del Consiglio Superiore della Magistratura ci sono anche le assegnazioni ed i trasferimenti di sede. Credete di elevare il prestigio del Presidente della Repubblica per questi atti, che vorrei definire di ordinaria amministrazione o quasi? Ma non solo. Una volta \u2013 mi insegnano i valorosi colleghi che mi ascoltano \u2013 c\u2019era contro qualche provvedimento anche il ricorso straordinario al Re; oggi sar\u00e0 il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, il quale dovr\u00e0 diventare giudice e parte in causa.<\/p><p>Faccio solo questi rilievi, onorevoli colleghi, e potrei aggiungerne altri da un punto di vista squisitamente costituzionale; ma non mi soffermo, perch\u00e9 l\u2019ora \u00e8 tarda e ne sospinge.<\/p><p>Per noi la cosa pi\u00f9 importante \u00e8 questa: che l\u2019Assemblea Costituente fissi delle norme precise, per cui la Magistratura italiana possa, libera da influenze politiche, esercitare la sua grande missione al di sopra di ogni sospetto e di ogni critica. Lo storico inglese David Hume scrisse un giorno: \u00abTutto il nostro sistema politico o ciascuno degli organi suoi, l\u2019esercito, la flotta, le due Camere e via dicendo, non \u00e8 che mezzo ad un solo fine: la conservazione e la libert\u00e0 dei dodici grandi giudici d\u2019Inghilterra\u00bb. E proprio in Inghilterra, per educare il magistrato al sentimento dell\u2019indipendenza da ogni potere politico, si \u00e8 fatto eternare dall\u2019arte nell\u2019aula del pi\u00f9 alto consesso giudiziario del Regno la memoria di un giudice, di quel giudice che invi\u00f2 alla Torre di Londra il principe ereditario, arrogantemente comparso dinanzi a lui per reclamare la impunit\u00e0 di un suo valletto. (<em>Applausi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Io ho detto, onorevoli colleghi, indipendenza politica; ma ho aggiunto anche: indipendenza economica. Chi come me e come molti di voi, del resto, conosce la vita dei magistrati italiani, sa quali sacrifici morali e materiali essi debbono affrontare ogni giorno. Stipendi di fame \u00e8 la definizione esatta, non \u00e8 un\u2019esagerazione, onorevoli colleghi. Stipendi di fame per coloro \u2013 badate \u2013 che hanno affidata alla loro coscienza la tutela dell\u2019onore, della libert\u00e0, dei beni dei cittadini.<\/p><p>Io ho gi\u00e0 avuto occasione di trattare questo argomento davanti a voi in sede di interrogazioni: argomento doloroso e umiliante.<\/p><p>Il Governo si \u00e8 trincerato dietro le solite esigenze di bilancio; comunque, ad un certo momento, si \u00e8 rimesso anche alle decisioni di questa Assemblea. Ora, l\u2019Assemblea Costituente, alla quale i magistrati italiani si sono rivolti con fiducia, sappia affrontare una buona volta il problema angoscioso, per risolverlo nell\u2019interesse della giustizia e della Nazione. (<em>Approvazioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Per arrivare alla meta auspicata da quanti hanno a cuore la pausa della giustizia e la sorte della Magistratura, occorre innanzitutto sganciare i magistrati dall\u2019ordinamento degli impiegati dello Stato, approvato con regio decreto 11 novembre 1923 n. 2395. Fu infatti con quel decreto, di spirito profondamente e nettamente fascista, che i magistrati vennero inquadrati fra il personale dipendente dall\u2019Amministrazione dello Stato. Secondo noi il Governo pu\u00f2 e deve provvedere nel senso richiesto, tanto pi\u00f9 che \u00e8 da tutti riconosciuta ed affermata l\u2019importanza delle funzioni dei magistrati e, anche, la diversit\u00e0 fra esse e quelle degli altri dipendenti statali. Certo, dovere preciso \u00e8 quello di creare al magistrato una posizione dignitosa e sicura, poich\u00e9 la vera indipendenza morale \u00e8 strettamente legata all\u2019indipendenza economica.<\/p><p>Conoscete voi, onorevoli colleghi \u2013 e mi rivolgo non ai giudici o agli avvocati che sono in quest\u2019Assemblea \u2013 quella che \u00e8 la vera situazione della Magistratura italiana? Conoscete voi le vere condizioni in cui si amministra la giustizia in Italia? Consentitemi (mi avvio rapidamente alla fine) alcune cifre: sono raccolte in una petizione diretta all\u2019Assemblea Costituente dai magistrati dell\u2019ordine giudiziario. Si parla ad un certo punto del numero dei magistrati che, attraverso il tempo, con gli anni, \u00e8 andato diminuendo invece di aumentare con l\u2019aumento del lavoro, con l\u2019aumento delle pratiche, con l\u2019aumento degli incarichi, poich\u00e9 ormai il magistrato deve fare tutto, entra in tutte le manifestazioni della vita italiana, mentre il suo compito dovrebbe essere limitato soltanto ed esclusivamente a rendere giustizia, a fare giustizia. (<em>Applausi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Orbene, in questa petizione si dice: \u00abIl personale della Magistratura, dal primo gennaio 1941 complessivamente in numero di 4400, al primo gennaio 1947 era ridotto al numero di 4100. Nel Tribunale di Milano, i magistrati che al primo gennaio 1940 erano 99, al primo gennaio 1947 erano 74\u00bb.<\/p><p>Cifre inadeguate! E mi rivolgo al Ministro della giustizia che deve conoscere meglio di me questa situazione e che dovr\u00e0 provvedere a suo tempo, attraverso quelle che saranno le indicazioni date dall\u2019Assemblea Costituente.<\/p><p>Ma a quelle cifre io voglio aggiungerne un\u2019altra: quella relativa agli stipendi. Un magistrato, entrato nel 1910 in carriera con un primo stipendio di 200 lire mensili, percepisce oggi, arrivato al grado di Consigliere di Cassazione, uno stipendio di lire 33.000 mensili circa, con una capacit\u00e0 di acquisto non superiore a lire 150 del 1911.<\/p><p>Un magistrato di grado ottavo che nel 1940 percepiva uno stipendio di 1500 lire, oggi percepisce 24.000 lire circa, compresa ogni indennit\u00e0, nonostante che il costo dei generi di prima necessit\u00e0 si \u00e8 moltiplicato di 30 o 40 volte.<\/p><p>Ora, ci sono dei rimedi? Noi pensiamo di s\u00ec. Io ho gi\u00e0 parlato anche su questo argomento e ho richiamato l\u2019attenzione del Governo e dell\u2019Assemblea su quello che dovrebbe essere secondo molti di noi il rimedio per affrontare e risolvere decisamente il problema, ripeto, ancora una volta, nell\u2019interesse della giustizia e del Paese: l\u2019istituzione della pi\u00f9 volte invano reclamata Cassa nazionale dei magistrati. Con questa sarebbe possibile venire incontro alle pi\u00f9 elementari esigenze dei magistrati senza gravare sul bilancio dello Stato.<\/p><p>E badate che tale principio non \u00e8 nuovo nella nostra legislazione. Basta ricordare la legge 7 aprile 1921 n. 355 che, fissando un\u2019indennit\u00e0 annua per i magistrati, contemporaneamente aumentava ed in certi casi raddoppiava, le tasse di bollo, le tasse di sentenza, per far fronte alle nuove esigenze di bilancio. Tale indennit\u00e0 venne poi tolta dal famigerato decreto dell\u201911 novembre 1923.<\/p><p>Vogliate scusarmi se aggiungo ancora qualche cifra. Sapete qual \u00e8 la mole enorme del lavoro giudiziario e la inadeguata corresponsione di oneri? Attualmente si pu\u00f2 calcolare che i soli provvedimenti di volontaria giurisdizione, siano, \u00abgrosso modo\u00bb almeno trecentomila. Ebbene, qual \u00e8 la tassa fissa per questi provvedimenti? Per i provvedimenti del Pretore varia da lire 25 a lire 49. Le cifre sono raddoppiate, sotto un certo punto di vista, per il Tribunale: da 49 si arriva fino a 100. Non basta. Annualmente si calcola che vengano emessi almeno 1 milione di decreti penali con una tassa fissa di lire 25 fino a poco tempo fa, ed ora portata a lire 140.<\/p><p>Le sentenze penali in sede di pretura si aggirano sulle cinquecento mila, con una tassa che arriva fino a lire 360 per i delitti e 150 per le contravvenzioni. Le sentenze di tribunale raggiungono le centocinquanta mila con una tassa di lire 760 o 390 a seconda che si tratti di delitti o contravvenzioni.<\/p><p>Dato l\u2019attuale valore della moneta, tali cifre sono irrisorie. Basterebbe quindi aumentarle in modo corrispondente al valore della moneta, alle necessit\u00e0 dell\u2019amministrazione della giustizia e alle esigenze delle stesse parti, per raggiungere quella cifra che, destinata alla Cassa nazionale, varrebbe da sola a risolvere il problema angosciante, senza incidere sulle finanze dello Stato.<\/p><p>Ma, si dice: voi affermereste un principio pericoloso. Domani altri funzionari dello Stato potrebbero chiedere lo stesso provvedimento e lo stesso trattamento.<\/p><p>Nulla di pi\u00f9 assurdo che questa equiparazione della funzione giudiziaria a quella dei dipendenti dello Stato. A prescindere da ovvie considerazioni di prestigio e dalle peculiari esigenze di indipendenza economica, altri coefficienti differenziano nettamente la funzione giudiziaria:<\/p><p>1\u00b0) l\u2019estrema variet\u00e0 dei casi quotidianamente sottoposti al giudizio dei magistrati;<\/p><p>2\u00b0) la grave responsabilit\u00e0 relativa agli interessi che formano oggetto della funzione giurisdizionale;<\/p><p>3\u00b0) la necessit\u00e0 di una preparazione tecnico-scientifica di ogni giorno e di ogni ora e dell\u2019adeguarsi quotidiano alla evoluzione ed ai ritrovati della giurisprudenza scientifica e pratica;<\/p><p>4\u00b0) l\u2019ognor crescente mole di lavoro, che richiede applicazioni oltre ogni limite consueto di orario impiegatizio;<\/p><p>5\u00b0) l\u2019interdizione da ogni altra attivit\u00e0 lucrativa;<\/p><p>6\u00b0) la necessit\u00e0 professionale che il magistrato sia aperto a tutte le esperienze e a tutti gli aspetti della vita sociale.<\/p><p>Ecco i miei pensieri, onorevoli colleghi, su questa parte importantissima del progetto di Costituzione. Non aggiunger\u00f2 altro. Le perorazioni per noi avvocati penalisti sono d\u2019obbligo, si dice, ma io invece terminer\u00f2 con le parole che Enrico De Nicola \u2013 prima di assurgere alla pi\u00f9 alta magistratura dello Stato \u2013 pronunziava a Castelcagnano: \u00abIo non so concepire nulla di pi\u00f9 alto, di pi\u00f9 solenne, di pi\u00f9 terribile che la missione del giudice. Sorprendere la verit\u00e0 tra le menzogne che la inviluppano ed i cavilli che la insidiano, resistere alle basse passioni che contaminano e alle stesse austere virt\u00f9 che sovente provocano la prevenzione e deviano tal volta il giudizio, essere giusti senza indulgenze e sereni senza rigore, conoscere il cuore umano nelle sue debolezze e nelle sue imperfezioni, non obbedire agli odii e non lasciasi trascinare dagli amori, restare impassibili in mezzo ai contrasti e agli urti della vita, tracciare il limite del giusto con mano sicura e con occhio esperto, essere interpreti non della parola, ma dello spirito informatore e vivificatore delle leggi, non odiare la ricchezza e la potenza e non disprezzare nel contempo la povert\u00e0 e la debolezza, disporre dell\u2019onore, degli averi, dell\u2019avvenire, della vita stessa dei propri simili, \u00e8 tale un complesso di doveri alti e solenni da strappare ancora una volta il grido accorato: quali funzioni sublimi ma ove sono le menti cos\u00ec vaste e i cuori cos\u00ec virtuosi che possano esercitarle? Eppure, attraverso oscuri eroismi, sacrifizi ignorati, abnegazioni segrete, la Magistratura italiana \u2013 che \u00e8 troppo numerosa per potere essere egualmente perfetta \u2013 adempie alla sua difficile missione con zelo sproporzionato alle condizioni di carriera e di vita che le sono state create. Ed io formulo una speranza: che presto il potere giudiziario assurga anche in Italia a quella uniforme altezza intellettuale e a quel grado di prestigio sociale, a cui aspira e ha diritto\u00bb.<\/p><p>La speranza di Enrico De Nicola, \u00e8 anche la nostra, onorevoli colleghi. (<em>Applausi \u2013 Congratulazioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. \u00c8 inscritto a parlare l\u2019onorevole Murgia. Ne ha facolt\u00e0<\/p><p>MURGIA. Onorevoli colleghi, l\u2019onorevole Macrelli, che mi ha preceduto, ha esordito brillantemente richiamando l\u2019attenzione dell\u2019Assemblea su tutti i problemi di questo titolo. \u00c8 giusto. Io penso per\u00f2 che uno di essi sia particolarmente importante per la sua particolare gravit\u00e0; gravit\u00e0 interpretata nobilmente proprio in quel monito solenne del nostro Presidente della Repubblica onorevole De Nicola letto or ora dall\u2019amico Macrelli e col quale egli ha chiuso la sua bella orazione, questo: stabilire chi debbano essere i giudici del cittadino quando egli sia accusato di delitti che fino a ieri comportavano la pena suprema e oggi l\u2019ergastolo o diecine di anni di reclusione. Problema grave al quale un altro strettamente se ne connette, per le sue conseguenze pratiche, forse ancora pi\u00f9 grave: quello di stabilire se contro tali sentenze debba essere mantenuto solo il rimedio oggi esistente e nuovamente sancito nell\u2019articolo 102 del nostro progetto, cio\u00e8 il ricorso per Cassazione, o non invece, come io ho proposto con un emendamento specifico a tale articolo, anche il rimedio dell\u2019appello.<\/p><p>Ci\u00f2 perch\u00e9 \u2013 come voi sapete \u2013 oggi non esiste contro le sentenze della Corte d\u2019assise che privano in perpetuo di libert\u00e0 il cittadino, ne distruggono l\u2019onore e ne confiscano i beni, il giudizio di appello, quel giudizio di appello che pure esiste, e giustissimamente, contro tutte le altre sentenze penali dei tribunali e dei pretori che infliggono pene detentive leggere di qualche anno, di qualche mese o addirittura semplici pene pecuniarie.<\/p><p>\u00c8 qui, su questo assurdo stato di cose della nostra legislazione penale, che io invoco tutta la vostra attenzione, che io richiamo tutto il vostro senso di responsabilit\u00e0 perch\u00e9 si cancelli questa ingiustizia che \u00e8 forse la pi\u00f9 grave per le garanzie del cittadino.<\/p><p>Quale \u00e8 stato il motivo etico, logico o giuridico che ha impedito fin qui che si istituisse il rimedio dell\u2019appello contro le sentenze della Corte d\u2019assise? \u00c8 un motivo strettamente connesso all\u2019istituto della giuria popolare di cui in linea principale ho proposto, con altro emendamento, la soppressione. E come e perch\u00e9? La giuria popolare era considerata, simbolicamente, come il popolo stesso che giudicava, il popolo al quale anche in questa materia si davano gli attributi di infallibilit\u00e0 e di sovranit\u00e0, portando il linguaggio politico per non dire demagogico sul terreno della scienza. Ora, si argomentava, se il popolo di cui la giuria \u00e8 il simbolo \u00e8 infallibile, la sua sentenza non pu\u00f2 essere viziata da errore, e quindi l\u2019appello \u00e8 inutile, e se \u00e8 sovrano, come lo \u00e8, non si pu\u00f2 concepire un giudizio pi\u00f9 alto, quindi ugualmente inutile, anzi assurdo.<\/p><p>Ma oltre queste ragioni, puramente demagogiche, un\u2019altra ve n\u2019\u00e8 sostanziale che ha impedito finora e impedir\u00e0 sempre che contro le decisioni della giuria possa istituirsi il giudizio di appello, questa: che il giudice popolare non motiva le sue decisioni, non dice per quale motivo assolve o condanna: su una scheda scrive un s\u00ec o un no dietro il quale c\u2019\u00e8 l\u2019arcano dei motivi che lo hanno determinato. Ora, a prescinder dal fatto che la mancanza di motivazione costituisce la violazione fondamentale dei diritti del cittadino accusato e che legittima tutti gli abusi, sta l\u2019altro fatto che essendo il giudizio di appello un giudizio di critica dei motivi messi a sostegno della sentenza impugnata, l\u2019appello diventa impossibile per la mancanza dell\u2019oggetto su cui deve cadere: la motivazione.<\/p><p>A questo riguardo si potrebbe, ma ingenuamente, obiettare: se questo \u00e8 l\u2019ostacolo acch\u00e9 venga istituito l\u2019appello (poich\u00e9 nessuno fino a questo momento ha osato disconoscere la giustizia di questo istituto) si disponga che anche le sentenze della giuria vengano motivate. Qualcuno dei colleghi, anzi, mi pare abbia proposto, per conciliare il mantenimento della giuria con la istituzione dell\u2019appello contro le decisioni di essa, che si investisse la Cassazione anche del giudizio di merito. \u00c8 assurdo per molte ragioni: prima di tutto perch\u00e9 si snaturerebbe l\u2019istituto della Cassazione che \u00e8 chiamata soltanto a un\u2019alta e definitiva critica di puro diritto sostanziale o processuale e le \u00e8 preclusa l\u2019indagine di merito.<\/p><p>Secondariamente si commetterebbe una grave ingiustizia a danno degli imputati i quali, a differenza di quelli giudicati dal pretore o dal tribunale, avrebbero solo due gradi di giurisdizione e non tre, perch\u00e9 contro il giudizio della Cassazione non \u00e8 possibile un ulteriore grado di giudizio. Ma pensate poi alle difficolt\u00e0 pratiche. Poich\u00e9 la Cassazione giudicherebbe sul merito di tutti i giudizi delle Corti d\u2019assise d\u2019Italia, non solo si dovrebbe moltiplicare per dieci il numero attuale dei magistrati di Cassazione (e fin qui non si tratterebbe forse di un male) ma si vedrebbe la Cassazione piena di imputati ammanettati di tutte le Corti della penisola, dato che l\u2019imputato ha diritto a presenziare al giudizio di appello. Si potrebbero inoltre sentire testimoni dato che il giudice di appello pu\u00f2, in determinati casi, disporre nuove prove, ammettere nuovi testimoni e si potrebbe persino arrivare alla rinnovazione del dibattimento in sede di appello, sede che in questo caso, ripeto, sarebbe la Cassazione. Tutto ci\u00f2 sarebbe assurdo. Ma resterebbe sempre, anche superate tutte codeste considerazioni, l\u2019ostacolo fondamentale: come farebbe la Cassazione a giudicare sul merito in secondo grado se la sentenza della giuria manca di motivazione? O, come verrebbe proposto, si potrebbe davvero pensare che la giuria sarebbe capace di motivare? Io ho una modesta esperienza di processi di Corte d\u2019assise e sono in grado di escludere tale possibilit\u00e0. Come la motiverebbe un povero contadino, pur nobilissimo e rispettabilissimo per il suo lavoro e per la sua onest\u00e0, come la motiverebbe un fabbro, un macellaio o che so io, dato che non esiste alcun limite per la capacit\u00e0 di esser giudice popolare, quando si tratti di processi di straordinaria complessit\u00e0 e gravit\u00e0, costituiti da molti volumi con perizie, relazioni tecniche, di carattere inaccessibile e direi incomprensibile per la loro mentalit\u00e0 e levatura?<\/p><p>Quindi, per queste ragioni io ritengo che sia impossibile conciliare l\u2019istituto della giuria colla possibilit\u00e0 di istituire il giudizio di appello contro le sue decisioni.<\/p><p>Basterebbe questo motivo solo ma formidabile per legittimare la mia richiesta di soppressione dell\u2019istituto della giuria. Ma perch\u00e9 non sembri che questo motivo solo sia di ostacolo al suo ripristino nel nostro diritto io illustrer\u00f2 le ragioni sostanziali ancora pi\u00f9 profonde che dimostrano l\u2019estremo pericolo per le garanzie del cittadino del giudice popolare tanto nei reati comuni quanto nei reati politici. Chiediamoci: quale \u00e8 la funzione, anzi la missione naturale del giudice sia esso popolare o togato? \u00c8 quella di giudicar bene; e giudicar bene significa evitare, per quanto \u00e8 nelle umane possibilit\u00e0, che sia condannato un innocente, assolto un colpevole, o condannato ad una pena aberrante un colpevole, ad una pena cio\u00e8 che non sia proporzionata all\u2019entit\u00e0 del suo delitto, che non tenga conto della personalit\u00e0 del reo, dei motivi che lo hanno spinto al delitto, dell\u2019ambiente da cui proviene, in cui del delitto \u00e8 talvolta la lontana origine.<\/p><p>Si afferma dai sostenitori della giuria che l\u2019indagine di fatto \u00e8 facile e che, appunto perci\u00f2, il giudice popolare la pu\u00f2 facilmente fare. Non \u00e8 vera nemmeno questa affermazione, anzi essa \u00e8 molto lontana dal vero e pu\u00f2 esser fatta solo da chi o non ha nessuna esperienza o la ha molto modesta in processi di Corte d\u2019assise. Per giudicar bene occorre anzitutto conoscere la verit\u00e0 di fatto; cio\u00e8 distinguere il vero dal falso, il reale dall\u2019apparente di cui i processi sono spesso intricati e commisti.<\/p><p>Vediamo il giurato all\u2019atto pratico, immaginiamolo il giorno dell\u2019udienza. Fino a quel momento egli non sa nulla, non conosce sillaba di tutto il processo scritto, quel processo scritto che \u00e8 l\u00ec sul tavolo del Presidente della Corte. Ai sostenitori della giuria sembrer\u00e0 che questo sia un argomento a favore, perch\u00e9, essi affermano, \u00e8 preferibile che il giudice abbia l\u2019animo vergine e puro di impressioni. Sul tavolo del Presidente, dicevo, ci sono per lo meno tre volumi, uno che concerne i verbali di denunce, interrogatori degli imputati da parte degli ufficiali di polizia giudiziaria, di parti lese, confronti, la requisitoria del pubblico Ministero, la sentenza di rinvio a giudizio con tutti i motivi che la giustificano; nel secondo vi son le perizie, consulenze tecniche e altri atti; nel terzo tutti gli esami testimoniali in cui si verifica questo: che gli stessi testimoni sentiti dai verbalizzanti o dal giudice. depongono in modo contrastante fra loro; non solo, ma si verifica che uno stesso testimone, che davanti ai verbalizzanti in un primo interrogatorio aveva dato una versione dei fatti, davanti al magistrato ne dia un\u2019altra in assoluto contrasto; aggiungete a ci\u00f2 il contrasto esistente spesso fra perizia e perizia e perizia e consulenza tecnica. Tutta questa storia precedente del processo scritto, su cui il giudice popolare non sapeva nulla e su cui appunto non ha avuto modo di meditare, di esercitare il suo potere critico, viene rievocata rapidamente all\u2019udienza, aggravata dalle nuove risultanze e contraddizioni e dalle arringhe dell\u2019accusa e della difesa alla cui schermaglia dialettica il giudice popolare non \u00e8 preparato cadendo nelle insidie oratorie del difensore o dell\u2019accusatore. Aggiungete che il pi\u00f9 delle volte egli non ha sufficiente tempo di meditare perch\u00e9 deve, per legge, decidere immediatamente dopo le arringhe, per cui il suo giudizio non pu\u00f2 essere che affrettato e superficiale e quindi pieno di rischi fatali per chi \u00e8 accusato di fatti, che ieri erano puniti colla morte e oggi colla perdita perpetua della libert\u00e0, dell\u2019onore e dei beni.<\/p><p>Questi pericoli, di errori giudiziari fatali, sono infinitamente minori col giudice togato; col giudice cio\u00e8 che ha consacrato la sua giovinezza agli studi nel campo specifico del diritto sostanziale e processuale, di criminologia, di psicologia giudiziaria e che ha soprattutto un enorme vantaggio sul giudice popolare: l\u2019esperienza della continua pratica. Egli vede sfilare quotidianamente davanti a lui imputati dalla fronte aggravata dalle colpe, o col volto tranquillo dell\u2019innocenza insidiata ma in cui brilla la fiamma della speranza nella giustizia, o altri, delinquenti incalliti nel delitto, che ostentano una sicurezza che l\u2019acuta indagine del magistrato sconcerta; cos\u00ec passano davanti a lui schiere di testimoni veridici o falsi le cui deposizioni meno facilmente che il giudice popolare possono sorprendere o ingannare il giudice togato. E questo che \u00e8 vero per i reati comuni \u00e8 maggiormente vero per i reati politici per i quali il giudice popolare \u00e8 ancor meno adatto. Non facciamo qui della demagogia ed esaminiamo freddamente quanto del resto l\u2019esperienza recente nostra e straniera ci conferma. Supponiamo \u2013 facciamo un caso pratico \u2013 una giuria in cui la maggior parte dei suoi componenti sia di un colore politico opposto a quello dell\u2019imputato che \u00e8 chiamato a rispondere. Quell\u2019imputato tremer\u00e0 al cospetto di quella giuria perch\u00e9 non lo assister\u00e0 la coscienza della sua innocenza, di aver legittimamente agito, perch\u00e9 sa che su quei giudici pi\u00f9 che l\u2019imperativo della giustizia impera la faziosit\u00e0, perch\u00e9 in quel processo sar\u00e0 in gioco il prestigio stesso di un determinato partito politico. (<em>Interruzione del deputato Macrelli<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Io mi richiamo ad esperienze recenti, caro Macrelli, esperienze nostre e non nostre.<\/p><p>MALTAGLIATI. E i tribunali speciali?<\/p><p>MURGIA. Noi li condanniamo, perch\u00e9, come ho detto altra volta, sono la particolarit\u00e0 del vostro settore; una giuria popolare, infatti, si trasforma generalmente, nel caso di reati politici, proprio in tribunale speciale. Dobbiamo pensare che un giudice popolare pu\u00f2 ricevere influenze dall\u2019esterno \u2013 ed \u00e8 ingenuo pensare che di fronte a delitti enormi, che comportano talvolta la responsabilit\u00e0 di un partito, non si facciano mille tentativi, non si cerchino di usare tutti i mezzi dalle lusinghe alle minacce come, ripeto, la esperienza dei tempi recenti ha dimostrato. Ma io dico che al di fuori delle pressioni esterne il giudice popolare trova un divieto interno, a fare obiettivamente giustizia, trova un divieto nella sua concezione etica della giustizia assolutamente soggettiva. Il giudice popolare che appartiene a una determinata corrente politica, che ritiene l\u2019attuale ordine giuridico espressione della classe dominante, giudica questo ingiusto e ne trae la conclusione tutta rivoluzionaria che la violenza \u00e8 lecita per cancellare quello che egli ritiene un ordine costituzionale, giuridico ingiusto. E se ha in privato una tale concezione non dobbiamo pensare che se ne svesta o la oblii quando siede per ufficio, giudice del suo avversario politico in Corte d\u2019assise. Mentre, invece, per il giudice togato vi \u00e8 l\u2019applicazione della legge positiva, ed egli una volta stabilito il fatto, ne trae la conclusione rigorosa&#8230;<\/p><p><em>Una voce.<\/em> Pure se ne sono fatti processi in altro modo!<\/p><p>MURGIA. Sta bene; ma sono stati fatti da giudici faziosi, cio\u00e8 politici, e non da giudici togati; e che costituivano tribunali speciali corrispondenti pressappoco ai tribunali del popolo o a queste specie di giurie.<\/p><p>Quindi, riprendendo, onorevoli colleghi, dicevo questo: la concezione della giustizia per certa gente non si identifica colla legge: la legge \u00e8 l\u2019espressione del partito che ha vinto, che ha imposto il suo credo politico e ne esige il rispetto colla forza. Ci\u00f2 che al giudice popolare, convinto di tale ingiustizia, consente \u2013 dato che egli non motiva e non si attiene alla legge \u2013 di commettere ogni arbitrio. Egli, appunto perch\u00e9 non motiva, \u00e8 non solo giudice ma anche legislatore. Il giudice popolare pu\u00f2 dire: \u00abper me quell\u2019imputato non ha ucciso in condizioni di legittima difesa, quindi non \u00e8 meritevole di nessun beneficio e sia sterminato\u00bb. Se, invece, la maggioranza della giuria sar\u00e0 dello stesso colore politico dell\u2019imputato che ha ucciso un avversario politico, egli inceder\u00e0 spavaldo in udienza, con la sicurezza che i suoi stessi giudici gli faranno scudo, irrider\u00e0 alla giustizia e uscir\u00e0 con clamore di trombe come un trionfatore.<\/p><p>Non lasciamoci influenzare da considerazioni politiche. In tutte le professioni, in tutti i rami dell\u2019attivit\u00e0 umana si esige una particolare preparazione; si esige per l\u2019ingegnere, si esige per il medico, si esige per il giudice che deve applicare la legge e decidere della sorte di un cittadino.<\/p><p>Ma, ripeto, il motivo formidabile che da solo legittima la soppressione dell\u2019istituto della giuria \u00e8 quello di istituire il rimedio dell\u2019appello.<\/p><p>Per non ammettere l\u2019appello, per non ritenerlo necessario bisognerebbe che fosse vero che il popolo \u2013 che si vuole simboleggiato nella giuria \u2013 fosse, in questa materia, infallibile, che la giuria fosse una specie di consesso di numi immuni dall\u2019errore, dalla frode, da tutte le fragilit\u00e0 e debolezze di cui \u00e8 impastata l\u2019umana natura.<\/p><p>Ma se qualcuno vi fosse che avesse questa illusione, io rievocherei in contrario, tutta la tragica statistica di uomini mandati alla morte dalla giuria popolare o di altri spentisi nel buio e nella solitudine degli ergastoli. Questi uomini furono poi \u2013 riconosciuta luminosamente la loro innocenza o per successive confessioni dei veri colpevoli o per altre prove sicure \u2013 riabilitati alla memoria ma non restituiti alle loro famiglie e alla vita. Quelle sentenze non si poterono riformale appunto perch\u00e9 non esisteva il rimedio, la possibilit\u00e0 dell\u2019appello.<\/p><p>Sia questo, dunque, o colleghi, il momento di cancellare questa ingiustizia, sia un impegno d\u2019onore della nostra Assemblea di scolpire il principio in questa Carta costituzionale che contro tutte le sentenze penali che infliggono pene detentive, comprese quelle della Corte d\u2019assise, sia istituito il giudizio di appello.<\/p><p>Alcuni sostengono che questa non sia materia costituzionale e che perci\u00f2 bisogna soprassedere e rimandarla al legislatore ordinario. L\u2019amico Macrelli, a met\u00e0 della sua bella orazione, ha dimostrato citando tutte le pi\u00f9 illustri costituzioni straniere che questa \u00e8 tipicamente materia costituzionale. Badate: o noi non abbiamo idee chiare su questo argomento e sarebbe molto grave per noi legislatori o le abbiamo e allora bisogna scolpire ora tale principio. Perch\u00e9 diversamente il legislatore ordinario potrebbe non sentirsi obbligato a istituirlo. Ci\u00f2 \u00e8 tanto pi\u00f9 opportuno giacch\u00e9 tutti gli oratori che ho udito si son mostrati d\u2019accordo perch\u00e9 sia istituito. In questo modo comincer\u00e0 subito a diminuire il numero delle ingiustizie e degli errori giudiziari.<\/p><p>Si \u00e8 detto che il motivo principale per cui il magistrato non sarebbe indicato per giudicare di determinati reati \u00e8 quello che egli rappresenta una casta chiusa, reazionaria, insensibile alla evoluzione della societ\u00e0, sorda ad ogni nuova esigenza politica: \u00c8 anche questo uno dei soliti luoghi comuni. Chi sono i magistrati, da quali ambienti, da quali ceti provengono? Sono quasi tutti figli di modesti impiegati, di piccoli possidenti, di gente che lungi dal conoscer gli agi della vita ne conosce le lotte, le angustie e i bisogni ammantati da un dignitoso decoro e appunto perci\u00f2 pi\u00f9 sensibili agli intimi comandi della evoluzione e del progresso e della giustizia sociale.<\/p><p>Anzi, a questo proposito, i colleghi qua presenti che esercitano la professione forense mi devono dare atto di questa verit\u00e0: che i giudici pi\u00f9 reazionari, specialmente nei reati contro la propriet\u00e0, sono proprio i giudici popolari mentre il giudice togato tortura molte volte la legge al fine di trovare una attenuante o dimenticare una aggravante per infliggere una pena pi\u00f9 mite.<\/p><p>LUCIFERO. E che vorrebbe assolvere.<\/p><p>MURGIA. Assolvere no, ma condannare ad una pena equa, dove appunto sta la giustizia.<\/p><p>Detto questo io tratto del problema dell\u2019indipendenza economica dei magistrati per i quali ho proposto il seguente emendamento: \u00abNorme speciali regoleranno il trattamento economico dei magistrati\u00bb. Lo ho formulato in questi termini e non in termini generici di autonomia economica dei magistrati come altri colleghi han fatto, perch\u00e9 solo nel modo da me proposto essi possono e devono essere svincolati dalla categoria degli altri impiegati statali ai fini del trattamento economico. Senza questo la elevata e decorosa funzione del magistrato che deve stare al vertice di tutta la vita pubblica non sar\u00e0 sufficientemente garantita per quanto i nostri magistrati abbian data sempre una prova splendida di integrit\u00e0.<\/p><p>Ed ora mi avvio rapidamente ad illustrare l\u2019ultimo emendamento da me proposto per la difesa degli imputati, parti lese, attori e convenuti poveri.<\/p><p>Gli avvocati fanno del loro meglio; vi sono di quelli che si prodigano oltre misura e con lodevole zelo. Ci\u00f2 avviene o per quelli che hanno maggiori possibilit\u00e0 economiche o per i giovani spronati dall\u2019ambizione di farsi luce. Ma dobbiamo riconoscere che in molti casi l\u2019opera dei patrocinatori \u00e8 modesta per non dire scarsa, con quale conseguenza degli interessi che si tutelano \u00e8 facile comprendere. Perci\u00f2 io propongo che venga costituita una Cassa speciale che sia di stimolo e per lo meno di parziale interesse dei patrocinatori che devono difendere gli interessi di questa povera gente.<\/p><p>Detto questo onorevoli colleghi io finisco; finisco colla ferma speranza che venga istituito il giudizio di appello e con esso siano evitati per sempre alla societ\u00e0 gli errori funesti che ho rievocato. (<em>Applausi \u2013 Congratulazioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. \u00c8 iscritto a parlare l\u2019onorevole Sardiello. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>SARDIELLO. Onorevoli colleghi, non recher\u00f2 pi\u00f9 fiori n\u00e9 di gioia n\u00e9 di pianto, n\u00e9 rose n\u00e9 crisantemi, alla indipendenza della Magistratura. \u00c8 un\u2019idea ormai matura, una conquista che deve avviarsi ad una sempre pi\u00f9 concreta, definitiva realizzazione.<\/p><p>\u00c8 piuttosto da fare l\u2019augurio che la Magistratura ne sia sempre degna e capace di consolidare cos\u00ec l\u2019idea, la sua conquista nella legge e pi\u00f9 ancora nel costume. Faccio questo augurio con trepidazione, ma non senza speranza. Con trepidazione, onorevoli colleghi, perch\u00e9, senza riprendere delle accuse, soprattutto senza farne un processo, non \u00e8 possibile dimenticare quanto \u00e8 stato ricordato in quest\u2019Aula: il fenomeno doloroso del ventennio fascista, che ha piegato alla imposizione dall\u2019alto molti magistrati. Devo dire che il fenomeno non era nuovo. Forse (non far\u00f2 degli esempi) qualche alto magistrato, che ebbe in mano il pi\u00f9 drammatico processo del regime fascista, per il delitto che pi\u00f9 commosse l\u2019anima nazionale, serv\u00ec allora il regime fascista, come aveva servito con la stessa disinvolta audacia prima di allora altri Governi. Il fascismo in questo campo dilat\u00f2, inaspr\u00ec, esasper\u00f2 un male gi\u00e0 noto della vita italiana.<\/p><p>Venne, dopo la liberazione, lo sbandamento delle coscienze in cui precipit\u00f2 il dramma politico e spirituale dell\u2019Italia, ed abbiamo visto dei magistrati dare segni precisi di resistenza a quella che era l\u2019aspirazione della coscienza popolare, ad una giustizia che potremmo dire storica.<\/p><p>Ho detto: non facciamo un processo. Cerchiamo anzi di darci del fatto una spiegazione. Forse \u00e8 qui: che non sempre alla preparazione, anche elevata, culturale e professionale corrispondono una eguale ampiezza e vastit\u00e0 di visione ed un eguale alto senso di responsabilit\u00e0 politica, nel significato pi\u00f9 largo di questa parola. Fermiamoci qui. Non diciamo, come il collega onorevole Bozzi, che la Magistratura ha piegato&#8230; come tutti. Un\u2019affermazione del genere sciuperebbe quella considerazione particolare che noi vogliamo tributare alla Magistratura ed alla sua speciale funzione, e che esige il presupposto di particolari qualit\u00e0 intellettuali e morali. Resta \u2013 a conforto \u2013 il ricordo di alcuni magistrati (e piuttosto dei ranghi meno elevati), che hanno perfino sacrificato la toga, che era non solo l\u2019orgoglio della loro vita, ma il pane per i loro figlioli&#8230;<\/p><p>GASPAROTTO. Il giudice Ventura a Milano ha domandato due volte l\u2019aspettativa per non servire il regime.<\/p><p>SARDIELLO. Consentitemi allora che dica, accanto a questo, il nome di un calabrese: Alfredo Occhiuto. Non si dica neppure che questi atteggiamenti, come dicevo, di resistenza, siano dovuti soltanto alla imperfezione delle leggi tecniche, particolarmente dell\u2019amnistia Togliatti, che Dio l\u2019abbia in gloria.<\/p><p><em>Una voce a sinistra.<\/em> Chi? Togliatti?<\/p><p>SARDIELLO. No, l\u2019amnistia. (<em>Ilarit\u00e0<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>C\u2019\u00e8 da osservare che gli errori derivati da questi difetti&#8230; tecnici sono stati tutti soltanto&#8230; in una direzione. Ma questa difesa in nome della imperfezione delle leggi apre anch\u2019essa la via ad un\u2019accusa, perch\u00e9 ci presenta il magistrato cristallizzato nelle formule, incapace di elevarsi assurgendo ad una comprensione pi\u00f9 vasta, penetrando lo spirito della legge; espressione quindi di una mentalit\u00e0 che quietamente si annida il pi\u00f9 spesso nelle alte gerarchie; mentalit\u00e0 superata, che dovrebbe sparire.<\/p><p>Onorevoli colleghi, bisogna ben apprezzare il fatto che questo disappunto per certa condotta di magistrati, prima ancora che nel corso di questa discussione, sia stato denunciato non raramente da alcuni magistrati. Ho letto con soddisfazione \u2013 quella che procurano tutte le prove di lealt\u00e0 e di coraggio \u2013 in una pubblicazione di alcuni giudici del tribunale di Milano queste parole che meritano di essere ricordate:<\/p><p>\u00abMentre ci si sta battendo per ottenere in sede costituzionale il riconoscimento di potere autonomo, in sede di ordinamento giudiziario una completa indipendenza, e dagli organi di Governo il rispetto di questa indipendenza, nonch\u00e9 mezzi economici adeguati alla funzione di magistrato, occorre che i magistrati diano la sensibile dimostrazione di essere degni del nome che portano, della funzione che rivestono, del prestigio, della indipendenza e della considerazione che rivendicano. Bisogna invece riconoscere onestamente che oggi \u00e8 la condotta di una parte non trascurabile di magistrati che costituisce il pi\u00f9 grave intralcio al conseguimento di quelle mete\u00bb.<\/p><p>Non conosco il giudice che ha scritto queste parole, ma sento che deve essere un giovane. E qui sboccia la speranza: guardando a tanti nobilissimi nuclei di giovani, che sono oggi nei tribunali d\u2019Italia e mostrano quotidianamente la sensibilit\u00e0 viva delle necessit\u00e0 della vita italiana che rinasce. Questi giovani, quando invocano l\u2019indipendenza e l\u2019autonomia, vi dicono, nella loro coscienza profonda (e questo ci assicura), che vogliono essere indipendenti dal potere esecutivo, anche per evitare le suggestioni delle alte gerarchie, che sempre sono state quelle direttamente e pi\u00f9 facilmente raggiunte dal potere esecutivo nelle sue deplorate interferenze; e sperano che l\u2019autonomia porti anche questo: la fine del \u00abcarrierismo\u00bb e che i magistrati facciano veramente tutti e sempre i magistrati! Ci\u00f2 che \u00e8 sperabile si ottenga, se l\u2019autonomia liberer\u00e0 il Ministero di grazia e giustizia da tante soverchie attivit\u00e0, onde ad esso bastino soltanto i suoi funzionari.<\/p><p>E, dunque, fra quella trepidazione e questa speranza, affermiamo il principio dell\u2019indipendenza della Magistratura! Ma (e il progetto mi pare che abbia il segno di questa preoccupazione) il principio \u2013 com\u2019\u00e8 di tutti i princip\u00ee astratti quando vengono concretati e quindi posti a contatto con le realt\u00e0 attuali morali, politiche e sociali \u2013 deve sottostare ai limiti necessari.<\/p><p>Questa preoccupazione mi pare espressa particolarmente l\u00e0 dove \u00e8 disegnata la formazione del Consiglio Superiore della Magistratura.<\/p><p>Sorsero i contrasti, si urtarono le opinioni assolute della prevalenza rilevante dei laici, e della prevalenza rilevante dei magistrati, quando pure non si chiese \u2013 come vuole l\u2019onorevole Bellavista \u2013 che il Consiglio Superiore sia tutto dei magistrati: <em>hortus conclusus<\/em>. Il progetto si pone in mezzo fra l\u2019una e l\u2019altra pretesa.<\/p><p>L\u2019emendamento da me presentato, sopprimendo il superfluo secondo Vicepresidente (laico), garantisce praticamente ai magistrati la maggioranza nella composizione del Consiglio Superiore. Non ho incluso nella enumerazione dei laici e dei magistrati, ai fini di questa maggioranza, il Presidente della Repubblica. Non l\u2019ho incluso perch\u00e9, dissentendo dall\u2019opinione apprezzabilissima del mio valoroso amico onorevole Macrelli, io invece accetto con entusiasmo la norma del progetto, che assegna al Presidente della Repubblica la presidenza del Consiglio Superiore della Magistratura, convinto che, anche quando alla pi\u00f9 alta carica dello Stato non fosse (e sia per molti anni!) un giurista della altezza luminosa di coscienza e di dottrina di Enrico De Nicola, il Capo dello Stato rappresenterebbe sempre alla Presidenza del Consiglio della Magistratura una superiore, grande idea unificatrice di tutte le forze dello Stato, che a me pare necessaria e feconda nella nuova vita italiana.<\/p><p>Ho proposto un altro emendamento a questo articolo: un\u2019aggiunta all\u2019ultima parte, l\u00e0 dove si parla degli elementi laici che l\u2019Assemblea dovr\u00e0 designare a comporre il Consiglio Superiore della Magistratura. Pu\u00f2 parere bizantinismo, lo confesso, pu\u00f2 apparire anche un fatto di difficile realizzazione pratica. Ma ho voluto, onorevoli colleghi, fermare un principio che rapidamente illustrer\u00f2.<\/p><p>L\u2019aggiunta \u00e8 questa: che i componenti laici, che saranno designati \u00abmet\u00e0 dall\u2019Assemblea Nazionale fuori del proprio seno\u00bb, siano scelti \u00abfra i cittadini che non abbiano direzione o rappresentanza di partiti politici\u00bb.<\/p><p>Muove da una premessa, che occorre tenere presente: l\u2019affermazione dell\u2019articolo 94 secondo cui \u00abi magistrati non possono\u00bb far parte di \u00abpartiti politici\u00bb, \u00abnon possono essere iscritti a partiti politici\u00bb. Si \u00e8 detto da qualcuno: \u00e8 una menomazione, \u00e8 un\u2019offesa ai magistrati. Non penso sia esatto. Non si inibisce infatti ai magistrati di avere e di nutrire liberamente un\u2019idea politica. Si inibisce ai magistrati la iscrizione ai partiti politici.<\/p><p>Ora, onorevoli colleghi, intendiamo tutti che questa \u00e8 una cosa diversa dalla libert\u00e0 di un pensiero e di una fede. L\u2019iscrizione al partito \u00e8 una milizia, l\u2019iscrizione al partito \u00e8 una disciplina, e non pu\u00f2 escludersi che la disciplina del partito politico potrebbe venire in conflitto con la disciplina spirituale del magistrato. Non dobbiamo creare simili casi di coscienza.<\/p><p>Devo aprir qui una breve parentesi: devo ricordare un altro emendamento, da me proposto, all\u2019articolo 94. All\u2019ultimo capoverso, che vieta ai magistrati l\u2019iscrizione ai partiti politici, aggiungo il divieto di accettare \u00abcariche ed uffici pubblici elettivi\u00bb.<\/p><p>Guardate, onorevoli colleghi: il giorno in cui allontaniamo dalla vita politica militante i magistrati togliendo ad essi il tesserino del partito dal portafoglio, non possiamo consentire che entrino per altre vie nella lotta rovente dei contrasti per la conquista di una carica pubblica. O accettiamo in pieno il principio o no. Altrimenti autorizzeremmo quella brutta cosa, forse la pi\u00f9 brutta cosa nel campo morale ereditata dai recenti anni passati: il doppio gioco.<\/p><p>E cos\u00ec \u2013 chiudendo la parentesi e tornando all\u2019emendamento sull\u2019articolo 97 \u2013 intendete, o colleghi, che se per principio il magistrato deve essere estraneo alla politica militante, la mia proposta (con valore di indirizzo, di orientamento, con forza di legge: come volete) sia da accogliere. Dica l\u2019Assemblea che, se i magistrati non devono andare alla politica militante, la politica militante non deve andare ai magistrati.<\/p><p>I magistrati intenderanno che queste preoccupazioni non suonano menomazione e tanto meno offesa; intenderanno che, per questa via, si vuole garantire ad essi una migliore condizione per l\u2019esercizio della loro altissima \u2013 funzione di tutori e garanti dell\u2019integrit\u00e0 dei diritti di tutti i cittadini. Non ne soffriranno i magistrati, specie se nello stesso tempo, in tutte le forme, sapremo dare ad essi la prova del riconoscimento dell\u2019altezza e della nobilt\u00e0 della loro funzione.<\/p><p>Discendiamo (il salto pu\u00f2 parere precipitoso, ma non \u00e8) da questi vertici ideali a talune concrete considerazioni. Non c\u2019entra, lo so, l\u2019argomento cui sto per accennare col progetto di Costituzione; ma se ne \u00e8 parlato, e non \u00e8 male dunque che le idee ventilate suscitino il pensiero esplicito di tutti.<\/p><p>Lo Stato avverta il dovere di garantire al magistrato la indipendenza economica!<\/p><p>Mi scriveva recentemente un valoroso magistrato: \u00abnoi non vogliamo il trattamento dei giudici della Gran Bretagna, ma non vogliamo neppure quello dei giudici dell\u2019Islam\u00bb. Io concreto quella aspirazione in questo concetto: la condizione economica del magistrato deve essere tale che sia base e strumento per la elevazione intellettuale e sociale del giudice ed anche la espressione piena, direi il simbolo, della valutazione che lo Stato fa della funzione della giustizia.<\/p><p>Onorevoli colleghi, il progetto di Costituzione pone il magistrato ad un\u2019altezza superba: tra la legge e la coscienza. Se, a questa altezza, lo condannassimo ancora, come oggi, alla battaglia quotidiana con le pi\u00f9 essenziali necessit\u00e0 della vita, le enunciazioni fastose contenute nell\u2019articolo 94 non sarebbero che una deplorevole irrisione!<\/p><p>Quando avremo, in tutti i modi possibili, con ogni forza, elevato moralmente e materialmente la Magistratura, nella sua libert\u00e0, nella austerit\u00e0 della legge, nella luce della coscienza, ed allora potremo allargare pure le file, aprire le porte alle donne.<\/p><p>Si \u00e8 insorti contro l\u2019ammissione delle donne nella Magistratura. Consentitemi, onorevoli colleghi, che io non condivida l\u2019apprensione. Questi allarmi apocalittici mi riportano alla mente certi antichi versi stecchettiani contro quelli che lamentavano non so pi\u00f9 che innovazioni letterarie: \u00abVennero i Goti, i Visigoti e il resto; e dopo tutto questo, che cosa venne poi? Venne il Manzoni\u00bb.<\/p><p>Sono preoccupazioni non nuove; le abbiamo udite, le stesse, quando \u00e8 sorta la questione della iscrizione della donna all\u2019albo degli avvocati. Ogni avvocato si vide la toga strappata di dosso, perch\u00e9 passasse sugli omeri pi\u00f9 gentili di una collega. Ma sono venute le donne avvocato, pochine invero, e non abbiamo sofferto di vederle impegnate quasi esclusivamente in curatele, in attribuzioni confacenti alla loro indole. E si \u00e8 fatto rumore anche per la donna deputato, e sono venute le egregie colleghe, pochine o poche, ma le abbiamo ascoltate con interesse a proposito di argomenti al loro spirito tanto vicini: problemi scolastici, educativi.<\/p><p>Nessun allarme. La realt\u00e0 della vita lima gli eccessi. Verranno cos\u00ec anche le donne giudici, e non mi dispiacer\u00e0 di vederne qualcuna in un tribunale per minorenni.<\/p><p>Mi meraviglia l\u2019emendamento proposto da una collega, la collega Federici, che si fa banditrice dell\u2019esclusione delle donne.<\/p><p>FEDERICI MARIA. No. Il mio emendamento propone di sopprimere le limitazioni, non di espellere le donne dalla Magistratura.<\/p><p>SARDIELLO. Leggo qui una proposta pura e semplice di soppressione dell\u2019articolo 98 e devo pensare che abbia quel significato. Comunque prendo atto della rettifica.<\/p><p>Onorevoli colleghi, quello che preoccupa nella funzione del giudicare non \u00e8, come si \u00e8 detto da qualche collega avversario delle donne (delle donne giudici, si intende), il particolare temperamento psichico. Il pericolo pi\u00f9 grave della funzione del giudicare \u00e8 un altro, ed \u00e8 l\u2019ignoranza. Ed all\u2019ignoranza, onorevoli colleghi, l\u2019articolo 96 apre invece ufficialmente le porte.<\/p><p>Io non aggiungerei altro a quello che \u00e8 stato detto. Mi induce ad insistere la passione antica di questo problema, e l\u2019opinione gi\u00e0 sostenuta in riviste e giornali giuridici, per cui un collega mi ha detto: \u00abLa tua opinione non conta qua dentro, perch\u00e9 sei gi\u00e0 compromesso\u00bb. Evidentemente una celia: l\u2019opinione vale invece di pi\u00f9, perch\u00e9 \u00e8 l\u2019opinione di quando la giuria era in auge, di quando il fascismo l\u2019ha poi trasformata e deformata. Ora si parla della sua resurrezione. Il problema \u00e8 antico, ma \u00e8 caratteristico che sempre, ed anche ora in quest\u2019Aula, nelle parole gi\u00e0 ascoltate dei sostenitori della giuria, alla lode si accompagni sempre la critica. Una lode incondizionata non \u00e8 mai venuta. Mi piace di risalire in questo campo (che, come tanti altri, ha dato all\u2019Italia primati incontestabili) alle nostre sperienze, anzich\u00e9 a voci di maestri inglesi o francesi, che possiamo ammirare per la nostra soddisfazione intellettuale, ma che sono alquanto lontani dalla nostra realt\u00e0 di vita; e mi consentirete perci\u00f2 di ricordare le parole di un grandissimo sostenitore della giuria: Enrico Pessina, il quale, nel 1898, in un famoso discorso non poteva fare a meno di dire: \u00abIl giur\u00ec \u00e8 un lato solo e parziale della coscienza del Paese, \u00e8 la coscienza volgare del Paese, ma non \u00e8 tutta la coscienza del Paese; esso \u00e8 la coscienza del Paese moncata di uno dei lati pi\u00f9 importanti, cio\u00e8 della coscienza riflessi guidata dall\u2019arte critica\u00bb.<\/p><p>Ed Enrico Pessina, proponendosi di perfezionare il giur\u00ec, sapete a che cosa pensava e che cosa proponeva? Lo scabinato. Oggi un\u2019eco \u2013 lontana lontana, si capisce \u2013 dell\u2019alta parola e del profondo pensiero di Enrico Pessina mi pare di cogliere nella relazione \u2013 allegato 5 \u2013 sulla procedura per i reati di competenza della Corte di assise, presentata dal Ministro della giustizia il 12 dicembre 1946, l\u00e0 dove si legge che \u00abi giurati sono in grado di emettere un giudizio di responsabilit\u00e0 solo a condizione che questo non coinvolga la necessit\u00e0 di risolvere delicate questioni di carattere tecnico\u00bb.<\/p><p>E mi domando: quale \u00e8 il giudizio che non imponga di risolvere questioni di carattere tecnico?<\/p><p>Pensate a quella terza domanda del famoso questionario della Corte di assise: \u00ab\u00c8 colpevole l\u2019imputato?\u00bb che involgeva tutta una valutazione di elementi tecnici e scientifici intorno al criterio della responsabilit\u00e0. Come l\u2019affidate alla giuria, dopo questa premessa che \u00e8 nella vostra relazione?<\/p><p>Bisogna anche dire che argomenti nuovi a favore della giuria non ve ne sono. Tra quelli addotti, il pi\u00f9 perspicuo \u00e8 ancora quello del discorso dell\u2019onorevole Togliatti nella tornata dell\u201911 marzo 1947, in sede di discussione generale sulla Costituzione, cio\u00e8: \u00abQuando ad un cittadino togliete dieci, venti anni della sua vita (e allora perch\u00e9 non anche quando gli togliamo soltanto due o tre anni o quando gli togliamo soltanto la possibilit\u00e0 di trovar lavoro per una assoluzione dubitativa?&#8230;) e quando lo mandate al giudizio, o condannate per delitto politico, egli ha diritto al giudizio dei suoi pari\u00bb&#8230;<\/p><p>L\u2019onorevole Togliatti anche questa volta&#8230; viene da lontano. Il concetto della parit\u00e0 a fondamento della giuria non \u00e8 nuovo ed ha avuto quasi cento anni fa l\u2019alta e solenne risposta di un grande giurista italiano: il Pisanelli, che scriveva cos\u00ec: \u00abFallace \u00e8 da reputare l\u2019opinione di coloro che, ponendo come fondamento del giur\u00ec l\u2019idea della parit\u00e0 di condizione tra giudicabile e giudicante, da quella credono pure ne sia informata la sua indole\u00bb.<\/p><p>Questo diceva Pisanelli quasi cento anni addietro; oggi direbbe che quel criterio della parit\u00e0 ha meno ragione di allora di essere preso in considerazione, perch\u00e9 quella parit\u00e0 avvisata come necessaria, quella che \u00e8 pensabile tra il giudicabile e il giudicante, quella parit\u00e0 pu\u00f2 dirsi ormai fissata nella nostra civilt\u00e0 in princip\u00ee di eguaglianza di diritti e di doveri di tutti i cittadini, in una concezione che non pu\u00f2 e non deve spezzettarsi in distinzioni per classi o categorie esclusive, ma che, nello Stato democratico, deve pervadere tutta la vita, ed a cui non pu\u00f2 certamente sottrarsi neanche il magistrato togato.<\/p><p>Ho presentato questo emendamento all\u2019articolo 96 e non credo che alcuno possa pensarlo in contradizione con quanto ho detto sin ora: \u00abIl popolo partecipa direttamente all\u2019amministrazione della giustizia mediante l\u2019istituto della giuria, nei processi per reati politici\u00bb.<\/p><p><em>Una voce a sinistra.<\/em> Questa \u00e8 materia di Codice di procedura penale, non di Costituzione!<\/p><p>SARDIELLO. Possiamo essere di accordo; ma, fino a quando nel progetto di Costituzione rimane inserito l\u2019articolo 96, ho il diritto di dire che, se deve risorgere la giuria, la sua funzione deve essere, a mio giudizio, limitata e condizionata come ho detto. Se nel progetto non vi fosse l\u2019articolo 96, non verrei a recitare queste proposte all\u2019Assemblea.<\/p><p>Quindi, propongo la limitazione della competenza dell\u2019Assise ai reati politici. Il perch\u00e9 \u00e8 intuitivo: il reato politico ha una caratteristica sua, e sia l\u2019elemento psichico come la natura del bene giuridico tutelato dalla norma sono in esso elementi vistosi, prevalenti, quasi sempre assorbenti e danno al fatto da giudicare caratteristiche tali che, pi\u00f9 del giudizio tecnico, si conf\u00e0 ad esso quello che viene dalla coscienza spontanea del popolo. Inoltre, esso \u00e8 espressione quasi sempre di una corrente formata o che si va manifestando tra il popolo, e perci\u00f2 posso allora intendere che sia il popolo il pi\u00f9 idoneo a giudicare sulla responsabilit\u00e0 di quell\u2019imputato.<\/p><p>Non penso di disegnare un conflitto permanente tra politica e giustizia.<\/p><p>MASTINO PIETRO. Ma l\u2019imputabilit\u00e0 non entra in discussione lo stesso?<\/p><p>SARDIELLO. Certamente; ma ho messo apposta in rilievo le caratteristiche particolari nelle quali, direi, sfuma il giudizio tecnico giuridico anche su quella questione. V\u2019\u00e8, insomma, una barriera che differenzia il reato comune dal reato politico. L\u2019interruzione dell\u2019egregio collega mi riporta alla mente il ricordo del pensiero di Francesco Carrara, il quale, giunto all\u2019ultima pagina del suo immortale \u00abProgramma\u00bb, quando avrebbe dovuto affrontare la trattazione del reato politico, vi rinunciava, non ritrovando i princip\u00ee assoluti di cui il concetto giuridico penale ha bisogno, e diceva press\u2019a poco cos\u00ec: se in teoria la politica impone il silenzio al giurista, nella realizzazione pratica, di fronte al reato politico, il giurista si ritira sotto la tenda. E questa differenza rimane e d\u00e0 qualche luce alla distinzione che io faccio con la mia proposta di emendamento all\u2019articolo 96.<\/p><p>E finirei. Ma ho bisogno, signori, ancora di un momento solo per liberarmi di una preoccupazione. Non vorrei che vi fossero sottintesi: eliminata la giuria, non vorrei che si riaffacciasse \u2013 o, purtroppo, restasse \u2013 lo scabinato. (<em>Approvazioni<\/em>)<em>.<\/em> Su questo punto lo penso che non vi debbano essere divisioni.<\/p><p>Il giudizio&#8230; coloniale ha dato in Italia delle prove troppo note, troppo deplorate e troppo recenti perch\u00e9 sia necessario ricordarle ed illustrarle.<\/p><p>Lo scabinato riassume i difetti del giudizio della magistratura togata e di quello popolare. (<em>Approvazioni<\/em>)<em>.<\/em> Il suo prodotto pi\u00f9 espressivo \u00e8 stato quello delle \u00absentenze suicide\u00bb, vergogna della giustizia. E allora, onorevoli colleghi, che cos\u00e0 faremo?<\/p><p>Noi veniamo da una duplice esperienza: l\u2019esperienza della giuria che io non penso si possa rievocare con la visione rosea che animava le dolci parole del collega onorevole Persico, quando, rivolto a Giovanni Porzio, l\u2019uomo dalle cento battaglie vittoriose davanti alla giuria, diceva: lei ha vinto sempre e con lei ha vinto sempre la giustizia.<\/p><p>Fuori dalla fiera delle infatuazioni: l\u2019ora e l\u2019argomento impongono la pi\u00f9 grande responsabilit\u00e0.<\/p><p>Noi veniamo dall\u2019esperienza della giuria, la quale ha ricordi di successi e di esaltazioni per ciascuno di quanti avvocati siamo da qualche decennio oltre il mezzo del nostro cammino (e questo ci valga il riconoscimento della nostra probit\u00e0, se avversiamo quello istituto!) ma ha pure ricordi di verdetti deprecati, che furono lutti della giustizia.<\/p><p>Ma veniamo anche dall\u2019esperienza amara del collegio misto. Ora, sia chiaro che, se non vogliamo il volto della giuria, non ne vogliamo neppure la maschera, regalataci dal fascismo.<\/p><p>E allora la soluzione \u00e8 in una verit\u00e0 profondamente umana: ogni giudizio \u00e8 viziato dall\u2019errore; in ogni giudizio umano v\u2019\u00e8 per lo meno la possibilit\u00e0 dell\u2019errore. Quale rimedio contro questa eventualit\u00e0? La nostra civilt\u00e0 giuridica non ne conosce che uno: l\u2019appello, il quale approfondisce il giudizio ed avvicina sempre pi\u00f9 la pronunzia definitiva alla verit\u00e0 ed alla giustizia.<\/p><p>La giuria, l\u2019assessorato, la stessa Corte criminale, vietano tradizionalmente la possibilit\u00e0 del secondo grado di giurisdizione. In una dotta relazione intorno alla riforma dei Codici elaborata dalla rappresentanza del nobile foro di Catanzaro rappresentato dall\u2019illustre nostro collega onorevole Turco, ho letto la proposta di una Corte criminale con secondo grado di giurisdizione. Ma non mi pare che questo sia realizzabile.<\/p><p>E allora non v\u2019\u00e8 che una via: assegnare tutti i giudizi al magistrato ordinario consentendo per tutti il giudizio di appello. Si vedr\u00e0 pi\u00f9 tardi come dovranno essere composte le speciali sezioni dei Tribunali. Ma il principio generale \u2013 e soltanto questo ora qui disegniamo \u2013 non pu\u00f2 essere altro. N\u00e9 vedo come possano sorgere preoccupazioni. Devo dire che resto come sorpreso e perplesso quando vedo tanti valorosi colleghi derivare le loro preoccupazioni sulla opportunit\u00e0 di investire di tutti i giudizi i magistrati dal numero degli anni di reclusione da irrogare all\u2019imputato. Ma non \u00e8 dunque vero che, a volte, due anni di reclusione possono avere pi\u00f9 gravi e dolorose conseguenze che non, in altri casi, quindici o venti per lo sciagurato al quale sono irrogati? Ma che dico? V\u2019\u00e8 qualche cosa che pare un niente: la formula di assoluzione, pure basta questo talvolta a precludere la via dell\u2019avvenire ad un giovane, ad allontanare per sempre dal suo lavoro un uomo che vive del lavoro soltanto. Deve anche allora il giudice esser capace di sentire il peso di una grande responsabilit\u00e0? Nessuno vorr\u00e0 negarlo.<\/p><p>Il dramma \u2013 si potrebbe dir la tragedia \u2013 \u00e8 qui, o signori: il giudice che non sia, sempre e dovunque, intellettualmente e spiritualmente preparato alla sua alta funzione. E questo addita l\u2019obiettivo cui dobbiamo mirare. Quando avremo sempre e dovunque il magistrato moralmente, spiritualmente ed intellettualmente preparato, potremo, dovremo affidare ad esso la risoluzione di tutte le controversie.<\/p><p>Questa la meta cui dobbiamo mirare ora, apprestando la Costituzione e segnando l\u2019indirizzo al legislatore di domani. Il fiore della Magistratura italiana sar\u00e0 con noi. Cos\u00ec come ho impreso a parlare, con un augurio concludo: che la Magistratura e tutti gli italiani intendano il grande significato del fatto che qui, dove \u2013 in bassi d\u00ec \u2013 vennero esaltate \u2013 presidio degli interessi nazionali \u2013 le squadre armate e le milizie di parte, i rappresentanti del popolo, nella prima Assemblea della Repubblica italiana, affidano alla legge ed ai magistrati, che dalla legge soltanto dipendono, la tutela dei diritti di tutti i cittadini nella nuova vita italiana. (<em>Applausi \u2013 Congratulazioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. Il seguito di questa discussione \u00e8 rinviato alle 16.<\/p><p>La seduta termina alle 12.55.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Versione PDF ASSEMBLEA COSTITUENTE CCLXXXVI. SEDUTA ANTIMERIDIANA DI MARTED\u00cc 11 NOVEMBRE 1947 PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE TARGETTI INDICE Progetto di Costituzione della Repubblica italiana (Seguito della discussione): Macrelli Murgia Sardiello La seduta comincia alle 11. MOLINELLI, Segretario, legge il processo verbale della precedente seduta antimeridiana. (\u00c8 approvato). Seguito della discussione del progetto di Costituzione della Repubblica [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_relevanssi_hide_post":"","_relevanssi_hide_content":"","_relevanssi_pin_for_all":"","_relevanssi_pin_keywords":"","_relevanssi_unpin_keywords":"","_relevanssi_related_keywords":"","_relevanssi_related_include_ids":"","_relevanssi_related_exclude_ids":"","_relevanssi_related_no_append":"","_relevanssi_related_not_related":"","_relevanssi_related_posts":"2364,2382,2390,2307,2315,2317","_relevanssi_noindex_reason":"","_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"categories":[60,7],"tags":[],"post_folder":[58],"class_list":["post-2297","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-1947-11","category-assemblea"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2297","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2297"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2297\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6411,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2297\/revisions\/6411"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2297"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2297"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2297"},{"taxonomy":"post_folder","embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fpost_folder&post=2297"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}