{"id":2291,"date":"2023-09-17T15:47:33","date_gmt":"2023-09-17T13:47:33","guid":{"rendered":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=2291"},"modified":"2023-10-21T15:40:15","modified_gmt":"2023-10-21T13:40:15","slug":"pomeridiana-di-venerdi-7-novembre-1947","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=2291","title":{"rendered":"POMERIDIANA DI VENERD\u00cc 7 NOVEMBRE 1947"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"2291\" class=\"elementor elementor-2291\" data-elementor-post-type=\"post\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-ee3cd60 elementor-section-full_width elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"ee3cd60\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-81ca324\" data-id=\"81ca324\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-84b087d elementor-align-right elementor-widget elementor-widget-button\" data-id=\"84b087d\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"button.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-button-wrapper\">\n\t\t\t\t\t<a class=\"elementor-button elementor-button-link elementor-size-sm\" href=\"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/19471107_2.pdf\" target=\"_blank\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-content-wrapper\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-icon\">\n\t\t\t\t<i aria-hidden=\"true\" class=\"icon icon-view\"><\/i>\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-text\">Versione PDF<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-8f47351 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"8f47351\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>ASSEMBLEA COSTITUENTE<\/p><p>CCLXXXIII.<\/p><p>SEDUTA POMERIDIANA DI VENERD\u00cc 7 NOVEMBRE 1947<\/p><p>PRESIDENZA DEL PRESIDENTE <strong>TERRACINI<\/strong><\/p><p>indi<\/p><p>DEL VICEPRESIDENTE <strong>PECORARI<\/strong><\/p><p><strong>INDICE<\/strong><\/p><p><strong>Comunicazione del Presidente:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p><strong>Progetto di Costituzione della Repubblica italiana <\/strong>(<em>Seguito della discussione<\/em>)<strong>:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p>Villabruna<\/p><p>Vinciguerra<\/p><p>Bettiol<\/p><p>Carboni Angelo<\/p><p><strong>Verifica di poteri:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p><strong>Interrogazioni con richiesta d\u2019urgenza<\/strong> (<em>Annunzio<\/em>)<strong>:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p>Sansone<\/p><p><strong>Interrogazioni<\/strong> (<em>Annunzio<\/em>)<strong>:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p>La seduta comincia alle 16.<\/p><p>AMADEI, <em>Segretario,<\/em> legge il processo verbale della precedente seduta pomeridiana.<\/p><p>(<em>\u00c8 approvato<\/em>).<\/p><p>Comunicazioni dei Presidente.<\/p><p>PRESIDENTE. Gli onorevoli Patricolo, Mazza e Russo Perez hanno comunicato di non far pi\u00f9 parte del Gruppo parlamentare del Fronte liberale democratico dell\u2019Uomo Qualunque.<\/p><p>Sono stati pertanto iscritti al Gruppo misto.<\/p><p>Seguito della discussione del progetto di Costituzione della Repubblica italiana.<\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019ordine del giorno reca: Seguito della discussione del progetto di Costituzione della Repubblica italiana.<\/p><p>\u00c8 iscritto a parlare l\u2019onorevole Villabruna. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>VILLABRUNA. Onorevole signor Presidente, onorevoli colleghi! Sono un modesto empirico, che sente l\u2019ansia e la predilezione per le cose semplici e concrete.<\/p><p>Per questo io mi sono sforzato di esaminare gli articoli del progetto sotto un punto di vista che indubbiamente \u00e8 modesto, ma che \u2013 per me \u2013 riveste un certo interesse: ho cercato di accostarmi, per quanto era possibile, alla realt\u00e0, per poter rispondere pi\u00f9 agevolmente ad alcune domande che si sono affacciate alla mia mente.<\/p><p>Io mi sono chiesto, quali risultati positivi ci possiamo attendere, e quali vantaggi concreti ci possiamo ripromettere da questa parte della Costituzione, quando sar\u00e0 stata da noi approvata, e passer\u00e0, per il collaudo, da quest\u2019Aula nelle aule giudiziarie?<\/p><p>Stanno di fronte a noi questioni gravi e preoccupanti.<\/p><p>La prima questione \u00e8 quella che riguarda la Magistratura. Siamo tutti d\u2019accordo nel riconoscere che la Magistratura \u00e8 in fase di progressiva decadenza; e tutti concordi nel riconoscere che \u00e8 diventata urgente ed indilazionabile la necessit\u00e0 di rialzare le sorti della Magistratura. Ebbene, io mi domando: siamo noi ben certi di aver fatto tutto ci\u00f2 che era possibile, per rialzare davvero le sorti della Magistratura, per portarla a quel livello di dignit\u00e0 e di indipendenza che \u00e8 indispensabile per l\u2019esercizio della sua altissima funzione?<\/p><p>V\u2019\u00e8 poi un\u2019altra questione, alla quale stamane accennava l\u2019onorevole Domined\u00f2: la giustizia considerata come la suprema garanzia del popolo. Ed io mi domando: abbiamo noi fatto qualche cosa di pi\u00f9 e di meglio, che non di dare al popolo soltanto la sensazione vaporosa che qualche cosa \u00e8 stato fatto nel campo della giustizia, senza poter dire esattamente se in meglio o in peggio? Siamo noi in condizioni di poter dire che le innovazioni che, attraverso la Costituzione, intendiamo introdurre, siano di tale natura da assicurare al popolo italiano un migliore funzionamento della giustizia?<\/p><p>lo mi sono proposto questi interrogativi, ed ho avvertito la necessit\u00e0 di questo richiamo alla realt\u00e0, perch\u00e9 non posso dissociare il mio pensiero dal ricordo di quello che \u00e8 stato il triste destino della giustizia in questo ultimo trentennio.<\/p><p>Io non vado a ricercare se quello che \u00e8 accaduto sia accaduto per forza di cose o per colpa di uomini. Mi limito ad una semplice constatazione, ad una realt\u00e0 incontestabile: in questo trentennio la giustizia \u00e8 stata bistrattata e maltrattata senza piet\u00e0; la giustizia \u00e8 stata messa in balia di tutti gli eventi che hanno funestato e contristato questo tormentoso periodo storico; la giustizia \u00e8 diventata materia di preda, asservita a fini politici; per la realizzazione di questi fini politici la giustizia \u00e8 diventata il campo sperimentale delle innovazioni le pi\u00f9 strane, ha dovuto subire le trasformazioni e le deviazioni le pi\u00f9 capricciose e le pi\u00f9 insensate. Il capriccio e l\u2019arbitrio hanno trionfato istericamente in tutti i settori della giustizia, sia nel campo funzionale come nel campo legislativo.<\/p><p>Nel campo funzionale, siamo passati dai giurati agli assessori, dagli assessori ai tribunali speciali, dai tribunali speciali alle assise straordinarie: un cambiamento di scena continuo, un ballo in maschera a pi\u00f9 riprese, nel quale, purtroppo, non \u00e8 cambiata soltanto la foggia dei costumi, ma, quello che \u00e8 ben pi\u00f9 grave, sono cambiate, ad ogni ripresa, il criterio della legge, la mentalit\u00e0 dei giudici e la composizione dei collegi giudicanti. Tutto questo non poteva non essere fonte di danni gravissimi e di gravissime ingiustizie, talvolta irreparabili. Questo nel campo funzionale.<\/p><p>E nel campo legislativo? Noi abbiamo dovuto sottostare al diluvio delle leggi speciali, le pi\u00f9 barocche e le pi\u00f9 scellerate; leggi speciali che, nelle loro sperequazioni, hanno ridotto la funzione del giudice e la funzione della giustizia a un qualche cosa di cos\u00ec incerto, di cos\u00ec malsicuro e di cos\u00ec contradittorio, da dare ragione a chi amaramente concludeva che, anche per la giustizia, si sarebbe potuto istituire un listino di borsa, che segni giornalmente le variazioni delle quotazioni.<\/p><p>Ora, tutto questo evidentemente non poteva durare: \u00e8 venuto per noi il momento di una grande opera di rinnovazione e di riedificazione che, se riusciremo veramente a compiere, sar\u00e0 per noi titolo legittimo di orgoglio. \u00c8 venuto il momento in cui bisogna ritrovare la via per ridonare al magistrato la sua dignit\u00e0 e la sua indipendenza, e per conferire alla giustizia l\u2019indispensabile requisito dell\u2019equilibrio, della cortezza e della stabilit\u00e0.<\/p><p>Ora, prima di noi, la Commissione dei Settantacinque si \u00e8 accinta a questa grandiosa opera di rinnovazione e di riedificazione, ed io mi rendo conto della gravit\u00e0 e della complessit\u00e0 del compito che la Commissione dei Settantacinque doveva assolvere. Comprendo queste difficolt\u00e0: e basta leggere i verbali dei lavori dei Settantacinque per intravvedere lo sforzo, quasi estenuante, che la Commissione ha dovuto compiere per conciliare in formule di compromesso tendenze diverse, le quali ripetevano la loro origine non soltanto da contrasti di natura dottrinaria, ma da un fattore di natura politica, che \u00e8 perfettamente comprensibile, anche se pu\u00f2 diventare pericoloso e talvolta aberrante, sul terreno della tecnica giudiziaria. \u00c8 pesato sui lavori della Commissione il ricordo ancora troppo recente, ed il risentimento ancora troppo vivo delle amare e dolorose esperienze del fascismo. Ed ecco perch\u00e9, a proposito del lavoro compiuto dalla Commissione, non mi sento di dire che esso sia riuscito, per intero e in ogni punto, a superare vittoriosamente la prova.<\/p><p>Il progetto di Costituzione contiene alcuni princip\u00ee d\u2019ordine generale, che rappresentano la base della grande riforma giudiziaria alla quale ci accingiamo; senonch\u00e9, quando il progetto passa, dall\u2019enunciazione astratta di questi princip\u00ee, all\u2019individuazione ed alla specificazione degli organi che dovrebbero concretamente attuare quelle norme, a me pare che, in tal momento, nel passaggio dall\u2019astratto al concreto, dal generale allo specifico, il progetto di Costituzione perda della sua omogeneit\u00e0.<\/p><p>Io non dir\u00f2 \u2013 perch\u00e9 potrebbe sembrare irriverenza \u2013 che il progetto di Costituzione sia uno zibaldone; mi permetter\u00f2 di dire soltanto che, in qualche punto, esso d\u00e0 l\u2019impressione di un mosaico variopinto, nel quale il vecchio si mescola al nuovo senza un evidente nesso logico, ma bizzarramente, attraverso un eclettismo, disposto a tutte le accettazioni e a tutte le concessioni.<\/p><p>Voi, signori della Commissione, avete fatto rivivere istituti che erano tramontati e che, secondo me, non meritavano l\u2019onore di essere riportati in vita; avete accolto innovazioni delle quali temo non abbiate calcolato tutte le possibili conseguenze. Per la volutt\u00e0 di essere eclettici ad oltranza, voi avete corso questo rischio: di sminuire in voi stessi l\u2019ardimento dei novatori e, nel tempo stesso, la saggezza e la prudenza dei restauratori.<\/p><p>E io cercher\u00f2 di fornire qualche esempio di quanto ho detto: e mi soffermer\u00f2 su alcuni punti che rappresentano il sintomo pi\u00f9 appariscente e la manifestazione pi\u00f9 vistosa dello spirito di arrendevolezza e di eclettismo che ha guidato la Commissione nella compilazione del progetto di Costituzione. Voglio, in particolare, soffermarmi su tre punti: la partecipazione delle donne alla Magistratura, il ripristino della giuria, la soppressione della giurisdizione militare in tempo di pace.<\/p><p>Nessuno pu\u00f2 contestare che la partecipazione delle donne alla Magistratura rappresenti una innovazione estremamente ardita, tanto ardita da rivoluzionare la nostra tradizione in materia di ordinamento giudiziario. Io mi sono soffermato sulla disposizione che riconosce alle donne il diritto di partecipare alla Magistratura, e vi dico francamente che questa norma mi ha seriamente preoccupato, perch\u00e9 mi riesce facile di intravvedere l\u2019inevitabile pregiudizio che la giustizia subirebbe il giorno in cui anche alle donne fosse consentito l\u2019onore di vestire la toga dei magistrati: Ed io mi sono compiaciuto, quando ho constatato che da parte di una donna, dell\u2019onorevole Federici, era stato proposto un emendamento soppressivo che corrisponde perfettamente a quello da me proposto.<\/p><p>Certo, v\u2019\u00e8 da sperare nel buonsenso e nel buon gusto delle donne; v\u2019\u00e8 da sperare che le donne \u2013 o almeno una buona parte di esse \u2013 non si lasceranno prendere da una frenesia di nuovo genere; e non sentiranno un eccessivo ardore di partecipare alla vita giudiziaria.<\/p><p>Questo lo possiamo sperare; ma intanto il pericolo c\u2019\u00e8.<\/p><p>MERLIN ANGELINA. Quale pericolo?<\/p><p>VILLABRUNA. Abbiamo aperto un varco, spalancata una porta, la quale potrebbe consentire alle donne, ove lo volessero o lo gradissero, di invadere il campo della giustizia.<\/p><p>MERLIN ANGELINA. Invadere! Come se fossimo nemiche!<\/p><p>VILLABRUNA. E allora, onorevoli colleghi, io mi domando: il giorno in cui le donne penetrassero nel sacro tempio della giustizia, il giorno in cui la giustizia dovesse essere amministrata da un corpo giudiziario misto, parte costituito da uomini e parte costituito da donne, me lo dite che cosa ne guadagnerebbe, o meglio, che cosa ne perderebbe la giustizia?<\/p><p>Non v\u2019\u00e8 Carta costituzionale, la quale possa avere la pretesa di violentare le leggi della natura; non credo che vi sia alcuna Carta costituzionale che possa compiere un tale miracolo, se pure si trattasse di un miracolo: che riesca a portare sullo stesso piano la mentalit\u00e0 degli uomini e quella delle donne. Le donne \u2013 e non credo con questo di recare offesa al sesso gentile&#8230;<\/p><p><em>Una voce.<\/em> Anzi!<\/p><p>VILLABRUNA. &#8230;hanno un modo di sentire, un modo di vedere, un modo di ragionare, un modo di giudicare che molto spesso non si concilia con quello degli uomini. E allora, il giorno in cui avrete affidato l\u2019amministrazione della giustizia ad un corpo giudiziario misto, che cosa avrete ottenuto? Avrete portato nel sacro tempio della giustizia un elemento di pi\u00f9 di confusione, di dissonanza, di contrasto; avrete creato, in sostanza, una giustizia bilingue, una giustizia che parler\u00e0 due linguaggi diversi, secondo che, nelle varie circostanze, avr\u00e0 a prevalere la voce degli uomini o la voce delle donne.<\/p><p>Se tutto questo possa giovare al prestigio, alla seriet\u00e0 della giustizia, alla certezza nell\u2019applicazione della legge, lo lascio giudicare a voi.<\/p><p>Altro punto: il ripristino della giuria.<\/p><p>Io non voglio qui ripetere quello che stamane \u2013 da pari suo \u2013 \u00e8 stato detto dall\u2019onorevole Crispo in punto di giustizia resa dai giurati; non dir\u00f2 di tutti gli inconvenienti che derivano da una giustizia monosillabica, che rappresenta il trionfo dell\u2019ignoranza, dell\u2019impreparazione, della facile impressionabilit\u00e0; una giustizia monosillabica che, appunto per essere tale, non consente la garanzia della motivazione, come non consente praticamente il rimedio del giudizio di secondo grado.<\/p><p>Io ho tentato di scoprire \u2013 e non vi sono riuscito \u2013 le vere ragioni per le quali il progetto di Costituzione ha ritenuto di riservare un posto d\u2019onore alla giuria, ed ha pensato di risuscitare un rudero, superato dal tempo, e che certamente non ha lasciato di se il migliore ricordo.<\/p><p>Perch\u00e9, perch\u00e9 dovrebbe risorgere la giuria? Avete inteso di rendere omaggio alla sovranit\u00e0 popolare? Ma, signori della Commissione, a questo avevate provveduto, e provveduto a sufficienza, quando, all\u2019articolo 94, avevate detto che la funzione giurisdizionale \u00e8 esercitata in nome del popolo.<\/p><p>Non vi \u00e8 nessuno che non avverta la bellezza, la grandiosit\u00e0 di questa proclamazione! E di essa il popolo ve n\u2019\u00e8 e ve ne sar\u00e0 grato.<\/p><p>Ve n\u2019era a sufficienza perch\u00e9 il popolo si sentisse sodisfatto di questa consacrazione della sua sovranit\u00e0, e non chiedeva di pi\u00f9. Parliamoci chiaro: coloro che si accalorano nell\u2019esaltare la giuria, e vorrebbero rimetterla in vita, in definitiva si ostinano ad iniettare nelle vene del popolo un eccitante, un afrodisiaco che il popolo non gradisce, ma che, nella gran maggioranza, rifiuta.<\/p><p>Gli \u00e8 che il popolo non sente l\u2019ambizione di partecipare direttamente all\u2019amministrazione della giustizia. Il cittadino \u2013 e lo possiamo attestare noi penalisti, che di queste cose abbiamo esperienza quotidiana \u2013 per quanto pu\u00f2, cerca di esimersi dal fastidioso incarico di fungere da giurato. S\u00ec, potrete trovare soltanto qualche malinconico pensionato, che non sa come riempire la propria giornata, a cui pu\u00f2 sorridere la prospettiva di arrotondare il magro stipendio col modesto compenso che viene corrisposto ai giurati.<\/p><p>La realt\u00e0 \u00e8 che i cittadini, nella loro grande maggioranza, per quanto sanno e per quanto possono, cercano di essere esonerati dal compito di fungere da giurati. Ed allora, perch\u00e9 ritornare ai giurati, a questa forma di giustizia che, ripeto, \u00e8 un giuoco a mosca cieca, \u00e8 il trionfo della ignoranza, della impreparazione e della facile impressionabilit\u00e0. Su questo terreno si era fatto un piccolo passo avanti, che dava, perlomeno, la garanzia della sentenza motivata, quando si erano istituiti gli assessori.<\/p><p>MASTINO PIETRO. Un grande passo indietro.<\/p><p>VILLABRUNA. Un piccolo passo avanti, in quanto consentiva il concorso anche del magistrato togato. Intendiamoci bene, amico Mastino, non che questa fosse stata una soluzione ideale del problema, non che l\u2019assessorato non abbia dato luogo a gravi inconvenienti. Basterebbe ricordare lo sconcio delle cosiddette sentenze suicide, rivelatrici del contrasto che inevitabilmente sorge laddove non v\u2019\u00e8 un collegio giudicante omogeneo.<\/p><p>Ricordo che un mio eminente collega, quando si \u00e8 costituito l\u2019assessorato, presagendo tutti gli inconvenienti che inevitabilmente sarebbero derivati da un giudizio reso da un collegio giudicante misto, si era permesso, forse con poca riverenza, di dire che, con la instaurazione degli assessori fiancheggiati dai magistrati, la giustizia, anzich\u00e9 essere simboleggiata dalla donna con le famose bilance, pi\u00f9 degnamente poteva essere simboleggiata dal centauro che, come ognuno sa, \u00e8 uomo dalla cintola in su ed \u00e8 bestia dalla cintola in gi\u00f9. Ora, io non vorrei aggiungere irriverenza ad irriverenza, ma mi permetto di dire che, se dovessimo cercare l\u2019emblema degno della capacit\u00e0 intellettuale e tecnica dei giurati, forse non basterebbe nemmeno pi\u00f9 il centauro, ma bisognerebbe scendere ancora di qualche gradino la scala zoologica.<\/p><p>Ma, si dice: i giurati portano nei loro giudizi un senso di umanit\u00e0, hanno una sensibilit\u00e0 maggiore dei magistrati togati; il giudizio dei giurati aderisce maggiormente al sentimento dell\u2019opinione pubblica. Questo \u00e8 vero sino ad un certo punto, perch\u00e9 credo che ognuno di noi potrebbe ricordare casi di assolutorie scandalose e, nel tempo stesso, verdetti intonati a una severit\u00e0 assolutamente irragionevole ed insensata. Questi squilibri, queste sperequazioni si verificano tanto con i giurati come con i giudici togati. \u00c8 questione di temperamento. Vi \u00e8 il giudice mite e il non mite; il clemente e il non clemente, cos\u00ec tra i giurati che tra i magistrati. Ma per me vi \u00e8 un altro pericolo ben pi\u00f9 grave nel responso dei giurati ed \u00e8 quello a cui stamane accennava l\u2019onorevole Crispo: nel responso dei giurati troppo spesso giuoca il fattore passionale e lo spirito di parte. Non dimentichiamo che noi viviamo in un\u2019et\u00e0 nella quale i partiti si rafforzano, si estendono. La sfera di influenza dei partiti tende a farsi sempre pi\u00f9 estesa e sempre pi\u00f9 profonda. Lo spirito del partito oggi \u00e8 presente in tutte le questioni, e soprattutto nelle questioni giudiziarie.<\/p><p>E quale il pericolo per la giustizia? Immaginate, ad esempio, che un democristiano sia tradotto alla Corte di assise per rispondere di un delitto politico, e che il caso voglia (e non \u00e8 un caso infrequente; \u00e8 quello che oggi spesso si verifica nelle assisi straordinarie) che la giuria sia composta in prevalenza di elementi appartenenti ad un partito avversario. Ma credete voi seriamente che questo disgraziato imputato potr\u00e0 confidare nella serenit\u00e0 e nella imparzialit\u00e0 dei propri giudici? E gli esempi si potrebbero moltiplicare.<\/p><p>Supponete che vi sia un Tizio, il quale sia rinviato a giudizio dei giurati per rispondere, ad esempio, di vilipendio ai ministri del culto compiuto attraverso la stampa, e supponete che il caso voglia che a presiedere la giuria ci sia un mangiapreti arrabbiato sul tipo del nostro collega ed amico Tonello. (<em>Si ride<\/em>). Ma ditemi, signori, se in questo caso l\u2019imputato non pu\u00f2 scommettere, anche se colpevole, sulla propria assolutoria prima ancora di aver aperto bocca.<\/p><p>Ora questi esempi rappresentano altrettanti attentati alla seriet\u00e0 ed alla imparzialit\u00e0 della giustizia, attentati ai quali si potrebbe mettere rimedio in un solo modo, quello che ha suggerito stamane il collega Crispo, il quale, nel mettere in luce una delle tante incongruenze e contraddittoriet\u00e0 del progetto di Costituzione, si chiedeva: ma perch\u00e9 soltanto per i magistrati e non per i giurati \u00e8 stata escogitata la norma, secondo cui i giudici non possono appartenere a dei partiti politici? Ma io mi domando: quanti di coloro i quali oggi battono le mani all\u2019istituto della giuria, esaltano la giuria, sarebbero disposti ad approvare una norma, con la quale si disponesse che non possono fungere da giurati coloro che appartengono a partiti politici? A parte l\u2019ovvia osservazione che, se si dovesse stabilire una norma di questo genere, la giuria sarebbe automaticamente ed in anticipo abolita per assoluta mancanza di materia prima.<\/p><p>A proposito di questa norma, mi consenta l\u2019Assemblea di dire che non mi sento di approvare la disposizione contenuta nel progetto, con la quale, in una forma categorica e cruda, si stabilisce che i magistrati non devono essere iscritti ad alcun partito politico. E questo evidentemente non perch\u00e9 non avverta una necessit\u00e0 che \u00e8 intuitiva. \u00c8 intuitivo che il magistrato, se vuol salvaguardare la propria indipendenza, non pu\u00f2 legarsi a un partito, e sottostare alla disciplina di un partito; ci\u00f2 sminuirebbe la sua indipendenza, o, nella migliore delle ipotesi, creerebbe il sospetto di una minorata indipendenza; e, in certi casi, l\u2019apparenza equivale alla sostanza.<\/p><p>Nella mia coscienza di liberale non soltanto, ma nella mia sensibilit\u00e0 di uomo, io non mi sento di approvare questa norma, perch\u00e9, inserita nella Costituzione, per me questa norma ha tutto il sapore di una lezione di buon costume che si vuol dare ai magistrati, e che i magistrati non meritano.<\/p><p>Questo \u00e8 un problema che deve essere affidato esclusivamente alla sensibilit\u00e0 ed alla coscienza del magistrato; \u00e8 il magistrato, esso per primo, che deve avvertire il dovere morale, per la tutela della sua indipendenza, di non legarsi ad un partito; e badate, che questa \u00e8 una delle tante \u2013 e forse la non pi\u00f9 grave \u2013 delle inibizioni e delle restrizioni alle quali il magistrato necessariamente deve uniformare la sua vita pubblica e privata, per non vedere sminuito il suo prestigio, e per allontanare il sospetto che egli sia legato a forze, le quali limitino o vulnerino la sua dignit\u00e0 e la sua indipendenza.<\/p><p>Terzo punto: soppressione della giurisdizione militare in tempo di pace. Io mi sono chiesto, anche qui: quale il motivo di questa norma, quale la ragione, quale il fine di questa disposizione? Mi sono chiesto: \u00abL\u2019avete introdotto per salvaguardare il principio della unit\u00e0 della giurisdizione?\u00bb. La ragione, francamente, non sarebbe seria: perch\u00e9 basta scorrere il progetto di Costituzione per constatare che sono tante e tali le esclusioni e le eccezioni contenute nel progetto, per cui possiamo dire che la unicit\u00e0 della giurisdizione ormai \u00e8 rimasta soltanto un pio e non glorioso ricordo.<\/p><p>\u00c8 stato fatto, invece, per un senso di avversione, di diffidenza verso il giudice militare? E allora, permettetemi di dire che questa diffidenza \u00e8 del tutto ingiustificata. E, badate, che se modestamente lo dico io in questo momento, vorrei che fosse vivo Bentini, perch\u00e9 venisse lui con la sua eloquenza a rivendicare degnamente lo spirito del giudice militare. Io ricordo un discorso di Bentini, pronunciato alcuni anni orsono in questa Aula. Parlando in nome del Gruppo socialista \u2013 mentre si discuteva sulla giustizia militare \u2013 Bentini, con quello slancio di generosit\u00e0 che gli era proprio, ha sentito il dovere di rivendicare il senso di umanit\u00e0 e di clemenza del giudice militare (<em>Approvazioni<\/em>). Ed allora perch\u00e9 sopprimere il giudice militare?<\/p><p>Intendiamoci bene! Io sono tra coloro che postulano una giurisdizione militare, in tempo di pace, ridotta e limitata esclusivamente ai reati tipicamente militari: cio\u00e8, la funzione punitiva militare deve consistere soltanto nella integrazione della funzione disciplinare, strumento indispensabile per tenere salda la compagine dell\u2019esercito. Orbene, se la giurisdizione militare in tempo di pace deve essere limitata unicamente ai reati strettamente militari, con quale seriet\u00e0 affidare il giudizio di questi reati, che costituiscono una forma aggravata d\u2019infrazione alla disciplina militare, a giudici ordinari?<\/p><p>Signori, questo significherebbe semplicemente voler disambientare la giustizia, affidare il giudizio di questi reati a magistrati svogliati, inetti, perch\u00e9 assolutamente lontani dallo spirito e dalle esigenze della vita militare.<\/p><p>Si dice: si costituisca una Magistratura specializzata. Questo dovrebbe essere il rimedio; ma, secondo me, non sarebbe un rimedio, ma un modo di complicare le cose.<\/p><p>Ben strana pretesa quella di prendere un ramo della Magistratura ordinaria e confinarlo in un reparto stagno. Che cosa avverr\u00e0 di questo ramo, il quale, da un lato, perderebbe il contatto con la Magistratura ordinaria, e, dall\u2019altro, non avrebbe contatto con la vita dell\u2019esercito? Questo ramo sarebbe destinato a disseccarsi, perdendo, cos\u00ec, i pregi e le caratteristiche sia del magistrato civile come del magistrato militare.<\/p><p>\u00c8 per queste ragioni che io aderisco all\u2019emendamento proposto dall\u2019onorevole Gasparotto per la soppressione del comma, con cui si stabilisce che i tribunali militari potranno essere istituiti soltanto in tempo di guerra.<\/p><p>Riguardo all\u2019indipendenza della magistratura, non v\u2019\u00e8 pi\u00f9 molto di nuovo da dire. \u00c8 problema delicato, appassionante, divenuto attuale dopo quanto abbiamo subito durante il periodo fascista, ma \u00e8 un problema non nuovo, che ha le sue radici in un lontano passato. Basterebbe ricordare che, della indipendenza della magistratura, se ne parl\u00f2 innanzi al Parlamento italiano mezzo secolo fa; e molti tra di noi conoscono il mirabile discorso che in quella occasione, e su questo tema, fu pronunziato da Giuseppe Zanardelli; discorso che conserva tale freschezza di idee, da poter essere utilmente ripetuto ancora oggi in quest\u2019Aula.<\/p><p>Aveva ragione il collega Bozzi, quando ieri diceva che il problema dell\u2019indipendenza della Magistratura ha due aspetti: un aspetto, dir\u00f2 cos\u00ec, esteriore ed un aspetto interno.<\/p><p>Un aspetto esteriore, che riguarda i rapporti tra la Magistratura e gli altri poteri dello Stato; un aspetto interno, che riguarda l\u2019esplicazione dell\u2019attivit\u00e0 funzionale del magistrato in seno alla medesima Magistratura.<\/p><p>Ed aveva del pari ragione l\u2019onorevole Bozzi, quando affermava che il progetto di Costituzione ha risolto soltanto a met\u00e0 il problema dell\u2019indipendenza della Magistratura. S\u00ec, \u00e8 vero, voi della Commissione avete considerato le garanzie dell\u2019indipendenza della Magistratura in rapporto alla carriera dei magistrati; ma, alla fin fine, voi avete considerato questo problema soprattutto nei rapporti col potere esecutivo; il vostro sforzo \u00e8 stato rivolto a sganciare, per quanto fosse possibile, la Magistratura dal potere esecutivo. E l\u2019avete fatto, secondo me, in una forma che mi pare felice.<\/p><p>Certo, la soluzione ideale difficilmente si pu\u00f2 trovare in questa materia. Da un lato v\u2019\u00e8 l\u2019aspirazione di rendere la Magistratura pi\u00f9 indipendente possibile; dall\u2019altro, v\u2019\u00e8 una esigenza che tutti avvertiamo: non possiamo considerare la Magistratura come un astro isolato e vagante al di fuori di ogni sistema. Anche la Magistratura deve muoversi nell\u2019ambito della sovranit\u00e0 dello Stato e deve collaborare con gli altri poteri dello Stato, per l\u2019attuazione di tale sovranit\u00e0. S\u00ec, \u00e8 difficile trovare una soluzione ideale; mi pare tuttavia che il progetto, su questo punto, abbia trovato una soluzione abbastanza felice, allorquando, dopo aver stabilito le necessarie garanzie, le opportune difese, che possono garantire l\u2019indipendenza della Magistratura nel suo funzionamento interno, sia per quanto riguarda la carriera dei magistrati, sia per quanto riguarda il governo interno della Magistratura di fronte alla necessit\u00e0 di creare un collegamento tra la Magistratura e gli altri poteri dello Stato, ha stabilito, al capoverso dell\u2019articolo 97, che \u00abil Ministro della giustizia promuove l\u2019azione disciplinare contro i magistrati, secondo le norme dell\u2019ordinamento giudiziario\u00bb.<\/p><p>Che cosa significa questo? Si \u00e8 inteso di riconoscere al Ministro della giustizia una potest\u00e0 di vigilanza sull\u2019andamento della Magistratura, ed anche un potere ed un dovere di intervento, in caso di trasgressione. Io avrei preferito che a questo capoverso si fosse data una formulazione ancor pi\u00f9 ampia e pi\u00f9 chiara, che si fosse detto esplicitamente, che il Ministro della giustizia risponde del buon andamento della Magistratura in seno al Governo e di fronte al Parlamento.<\/p><p>Ma \u00e8 stato, dicevo, risolto soltanto a met\u00e0 il problema dell\u2019indipendenza della Magistratura. Per esempio, neppure una parola \u00e8 detta nel progetto sull\u2019autonomia finanziaria della Magistratura. Eppure occorreva rendersi conto che mettere la Magistratura al riparo dalle insidie e dai pericoli che possono provenire dal potere esecutivo significa tutelare l\u2019indipendenza della Magistratura soltanto da un fianco, ma significa anche lasciare scoperto l\u2019altro fianco, lasciarlo esposto ad altre insidie, di diversa provenienza, ma non per questo meno temibili. Bisogna prendere gli uomini quali veramente sono. Fintanto che non si sar\u00e0 risolto radicalmente il problema del trattamento economico del magistrato, fintantoch\u00e9 il magistrato non sar\u00e0 liberato dalla preoccupazione del bisogno, noi non potremo pensare ad un magistrato sicuramente corazzato contro tutti i pericoli, che possono insidiare e minacciare la sua indipendenza.<\/p><p>Si \u00e8 pensato di creare l\u2019organo che dovrebbe garantire l\u2019indipendenza della Magistratura: il Consiglio Superiore della Magistratura. Io mi permetto di dissentire sui criteri che sono stati seguiti dalla Commissione circa la composizione di quest\u2019organo. Avete creato un corpo di guardia, con la consegna di difendere l\u2019indipendenza della Magistratura, ne avete fatto un corpo di formazione mista, in parte nominato dalla Magistratura ed in parte dall\u2019Assemblea. Avete pensato anche a nominare il generalissimo, nella persona del Presidente della Repubblica. Perch\u00e9? A quali fini e con quali scopi avete pensato di affidare la presidenza del Consiglio Superiore della Magistratura al Presidente della Repubblica? Soltanto per dare maggiore prestigio a questo Consiglio? \u00c8 soltanto un arabesco, un pennacchio, come direbbe l\u2019onorevole Ruini, destinato ad abbellire la facciata? Se cos\u00ec \u00e8, leviamolo di mezzo senz\u2019altro, non creiamo delle inutili illusioni, ricorrendo all\u2019espediente di elementi decorativi. Materia ornamentale ve n\u2019\u00e8 gi\u00e0 tanta in questa Costituzione, che toglierne una parte non credo che nuoccia alla saldezza della Costituzione stessa.<\/p><p>Ma, signori, dalla lettura di qualche opuscolo e di qualche ordine del giorno provenienti dall\u2019Associazione dei magistrati, ho potuto constatare che alla presidenza del Consiglio, affidata al Presidente della Repubblica, si intende dare ben altro significato e ben altro valore.<\/p><p>Si sostiene: il Presidente della Repubblica sia il Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, perch\u00e9 egli possa essere, quando occorra, il supremo moderatore ed il supremo coordinatore nei rapporti della Magistratura con gli altri poteri dello Stato. La tesi incomincia a diventare seria. Io faccio l\u2019ipotesi di un eventuale conflitto fra i poteri dello Stato e mi domando: ma, in quale situazione di imbarazzo verr\u00e0 a trovarsi il Presidente della Repubblica, il quale, in caso di conflitto, dovrebbe intervenire non come una autorit\u00e0 collocata al disopra della mischia, ma come il rappresentante diretto ed il diretto esponente di una delle parti in conflitto?<\/p><p>Quanto ai membri eletti dall\u2019Assemblea \u00e8 inutile che io dimostri \u2013 \u00e8 gi\u00e0 stato detto da altri \u2013 quale pericolo rappresenti il fatto, che proprio in seno al Consiglio Superiore della giustizia \u2013 l\u2019organo che avrebbe la funzione specifica di tutelare l\u2019indipendenza della Magistratura \u2013 siano inclusi elementi, i quali devono la loro elezione ad una Assemblea squisitamente politica come \u00e8 l\u2019Assemblea Nazionale.<\/p><p>Ma v\u2019\u00e8 qualche cosa di ben pi\u00f9 singolare in questo articolo, permettetemi di dirlo, qualche cosa di cos\u00ec singolare, che per me ha persino un sapore umoristico, allorquando a proposito degli eletti dall\u2019Assemblea Nazionale, si stabilisce che costoro non possono esercitare la professione finch\u00e9 fanno parte del Consiglio stesso.<\/p><p>V\u2019\u00e8 da presumere che, se l\u2019Assemblea Nazionale intende scegliere gli elementi che devono far parte del Consiglio Superiore della Magistratura nella cerchia degli avvocati, ricercher\u00e0 i pi\u00f9 degni, i pi\u00f9 eminenti: i professionisti di primo piano. Ma allora, se vogliamo stare nella realt\u00e0, ditemi quanti ne troverete professionisti di primo piano, dotati di tale spirito francescano da rinunciare ai loro vistosi proventi professionali, soltanto per l\u2019onore di appartenere al Consiglio Superiore della Magistratura? E se costoro non fossero animati da tanto spirito di sacrificio (lo domando a voi, e lo vorrei domandare soprattutto all\u2019onorevole Einaudi), che cosa verrebbe a costare all\u2019erario il Consiglio Superiore della Magistratura, quando dovesse corrispondere un adeguato emolumento a questi satrapi della professione, disposti a deporre la corona di principi del foro per assumere quella di membri del Consiglio Superiore della Magistratura?<\/p><p>\u00c8 per questo che io mi sono permesso di proporre un emendamento che modifica l\u2019articolo del progetto. Intendiamoci bene: io personalmente sono dell\u2019opinione che sarebbe molto meglio costituire un Consiglio Superiore formato esclusivamente da magistrati, ma si nutre il timore della casta chiusa, il timore che il Consiglio Superiore si cristallizzi nell\u2019egoismo dei suoi interessi e delle sue prerogative. Bisogna, \u00e8 stato detto, areare l\u2019ambiente, bisogna immettere elementi estranei alla Magistratura, ecc.<\/p><p>Ebbene, io mi sono permesso di proporre una soluzione che non ha la pretesa di essere la pi\u00f9 felice, ma che forse rappresenta un modo per sfuggire agli inconvenienti che ho test\u00e9 enunciati; ed ho ragionato in questo modo: prima di tutto riduciamo la durata del periodo in cui i sullodati membri debbono restare in carica, onde non possano infeudare il Consiglio per la bellezza di sette anni. Riduciamola a quattro anni; parimenti riduciamo il numero dei componenti soltanto ad un terzo. Inoltre, gli elementi estranei alla Magistratura. siano scelti fra i Presidi delle facolt\u00e0 di giurisprudenza, cio\u00e8 tra persone lontane, per ragione dei loro studi, dalla politica, e che, per la loro cultura, per il posto che occupano, possono dare lustro al Consiglio Superiore della Magistratura. Ed ho proposto, che siano designati dal Consiglio Superiore della pubblica istruzione, per togliere di mezzo la procedura macchinosa delle elezioni, e anche perch\u00e9 mi \u00e8 stato assicurato che il Consiglio Superiore della pubblica istruzione \u00e8, di per se stesso, un corpo elettivo.<\/p><p>Ho finito, salvo ricordare, se l\u2019onorevole Presidente mi consente, l\u2019onesto e candido ordine del giorno, che mi sono permesso di presentare relativamente al ripristino delle Corti di cassazione regionali soppresse dal fascismo.<\/p><p>Dico candido ed onesto ordine del giorno perch\u00e9 le ragioni per le quali io sollecito la restaurazione di un istituto gi\u00e0 esistente e soppresso dal fascismo, sono nitidamente esposte, ed apertamente precisate nel mio ordine del giorno. Non v\u2019\u00e8 che da scorrerlo, per conoscerle, e per poterne apprezzare l\u2019intrinseco valore, accanto alla confutazione delle ragioni opposte.<\/p><p>E un ordine del giorno \u2013 (lo dico a titolo di soddisfazione) \u2013 che reca le firme di colleghi di tutti i settori della Camera. E questo \u00e8 un fatto consolante, perch\u00e9 significa che, quando ci troviamo di fronte a ragioni di autentica giustizia, scompaiono le distinzioni e le divergenze di partito.<\/p><p>Il mio ordine del giorno ha suscitato proteste, che avevo preveduto, perch\u00e9 riconosco lealmente, che esso involontariamente ferisce interessi rispettabilissimi, anche se non tutti di ragione prettamente ideale, che si sono venuti consolidando in questi venticinque anni.<\/p><p>Ma ecco che \u00e8 sopraggiunta la protesta della Suprema Corte, e per di pi\u00f9, ieri in quest\u2019Aula ha echeggiato il grido appassionato, angosciato dell\u2019amico Bozzi: \u00abCorti di cassazione regionali? Ma, dopo di esse, sbucheranno le Corti di cassazione di ogni singola Regione. In tal modo \u2013 diceva l\u2019amico Bozzi \u2013 voi frantumate l\u2019unit\u00e0 della giurisprudenza, voi colpite a morte l\u2019unit\u00e0 dello spirito nazionale\u00bb. Poco \u00e8 mancato che non si sia detto che la Patria \u00e8 in pericolo&#8230;<\/p><p>GASPAROTTO. La patria giurisprudenza..<\/p><p>VILLABRUNA. Amico Bozzi, prima esistevano cinque Cassazioni regionali, e di questo delitto di lesa patria, noi non ce ne siamo mai accorti.<\/p><p>Si dice: \u00abLe Cassazioni regionali frantumano l\u2019unit\u00e0 della giurisprudenza\u00bb. Orbene, la difformit\u00e0 della giurisprudenza esiste anche con la Cassazione unica, e, in fondo, non \u00e8 un gran male, perch\u00e9 l\u2019urto delle idee giova, nelle questioni giuridiche. Ed io mi permetto di dirle, amico Bozzi, che la Cassazione unica ha un grande inconveniente: quello di favorire uno stato di inerzia, perch\u00e9 una volta trovata la massima della Cassazione unica, a chi vien dopo di essa non par vero di sedersi su quella massima come sopra una soffice poltrona, dalla quale non \u00e8 facile e non \u00e8 gradito di sollevarsi.<\/p><p>E infatti, senza far torto al Supremo Collegio, non c\u2019\u00e8 che da esaminare la giurisprudenza d\u2019oggi per dover lealmente riconoscere che, con la Cassazione unica, la giurisprudenza si \u00e8 anchilosata, si \u00e8 impoverita.<\/p><p>PERSICO. No!<\/p><p>VILLABRUNA. Il collega Persico dice di no, perch\u00e9 quanto pi\u00f9 povera \u00e8 la giurisprudenza, tanto pi\u00f9 facili sono per lui le vittorie in Corte di cassazione. (<em>Ilarit\u00e0<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Ora, onorevoli colleghi, uno dei pregi delle Cassazioni regionali sar\u00e0 precisamente quello di destare lo spirito di emulazione fra Cassazione e Cassazione, e di dare cos\u00ec impulso alla giurisprudenza e all\u2019elaborazione del diritto.<\/p><p>E non venite a dirmi che con il ripristino delle cinque Cassazioni, ciascuna Regione pretender\u00e0 di averne una sua. Intanto resti ben chiaro che noi chiediamo che siano ripristinate esclusivamente le Cassazioni soppresse dal fascismo; per quanto riguarda quelle che potranno essere invocate dalle singole Regioni, a ci\u00f2 penseranno i nostri nipoti, se questa Costituzione sar\u00e0 ancora in piedi.<\/p><p>Ma \u2013 ed ho finito \u2013 v\u2019\u00e8 una ragione che vale, amico Bozzi, tutte le altre perch\u00e9 la nostra istanza sia accolta: \u00e8 inutile proclamare democrazia! democrazia!, democrazia!, quando all\u2019atto pratico si tenta poi di ostacolare qualsiasi iniziativa che sia diretta a dare una fisionomia democratica alla giustizia, che tenda a spianare la via per portare la giustizia al livello del popolo, per renderla ad esso accessibile.<\/p><p>\u00c8 inutile voler negare una patente verit\u00e0: vi sono preoccupazioni, condizioni di difficolt\u00e0 che in quest\u2019Aula non sono forse avvertite, non sono forse considerate in tutta la loro importanza; ma, nella vita reale, me lo sa dire lei, amico Bozzi, che cosa significa affrontare, specialmente in materia civile, un ricorso in Cassazione? La Cassazione \u00e8 diventata un articolo di lusso, \u00e8 un bel tempio nel quale possono accedere, s\u00ec, quelli che dispongono di larghi mezzi finanziari, ma dalla cui porta debbono rimanere fuori coloro che non sono in queste condizioni.<\/p><p>Ecco la ragione pi\u00f9 forte, che ci ha stimolati a chiedere il ripristino di queste Cassazioni regionali. Noi domandiamo che si elimini un iniquo privilegio, che si metta la giustizia alla portata di tutti, perch\u00e9 un simile privilegio \u00e8 ingiusto e antidemocratico!<\/p><p>Noi sentiamo l\u2019onesto orgoglio di avere formulato tale istanza col nostro ordine del giorno. Avr\u00e0 fortuna? Non avr\u00e0 fortuna? Io non lo so. Concludo per\u00f2 con il dire, che io mi sento fiducioso, quando penso che il nostro ordine del giorno \u00e8 stato presentato ad un\u2019Assemblea che giustamente si gloria del suo spirito democratico, delle sue origini democratiche, e, se questo veramente \u00e8, io credo che l\u2019Assemblea non sar\u00e0 insensibile al nostro appello. (<em>Applausi \u2013 Molte congratulazioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Verifica di poteri.<\/p><p>PRESIDENTE. La Giunta delle elezioni, nella riunione odierna, ha verificato non essere contestabili le elezioni dei deputati:<\/p><p>Gaetano Chiarini, per la circoscrizione di Brescia (VI);<\/p><p>Antigono Donati, per la circoscrizione de L\u2019Aquila (XXI);<\/p><p>Francesco Restivo, per la circoscrizione di Palermo (XXX); e, concorrendo negli eletti i requisiti previsti dalla legge elettorale, ne ha dichiarata valida la elezione.<\/p><p>Do atto alla Giunta di questa sua comunicazione e, salvo i casi di incompatibilit\u00e0 preesistenti e non conosciuti fino a questo momento, dichiaro convalidate queste elezioni.<\/p><p>Si riprende la discussione del progetto di Costituzione della Repubblica italiana.<\/p><p>PRESIDENTE. \u00c8 iscritto a parlare l\u2019onorevole Vinciguerra. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>VINCIGUERRA. Onorevoli colleghi, \u00e8 mia modesta opinione che il nostro intervento in questo dibattito debba avere per scopo di porre dei concreti problemi giuridici e di starvi poi vicini per quanto pi\u00f9 \u00e8 possibile; giacch\u00e9 questa materia del Titolo IV \u00e8 assai vasta e anche un po\u2019 seducente, per cui essa consente ed ha consentito le pi\u00f9 ampie divagazioni; divagazioni alle volte non del tutto innocenti.<\/p><p>Per esempio, una di queste si \u00e8 avuta a proposito delle Corti di assise, materia da procedura penale, materia che va riservata all\u2019Assemblea legislativa di prossima elezione. Ma non si \u00e8 tralasciata l\u2019occasione per dire che il ripristino della Corte d\u2019assise con i giurati rappresenterebbe la irruzione della folla anonima, del numero \u2013 diceva l\u2019onorevole Crispo \u2013 indifferenziato nell\u2019amministrazione della giustizia. Il numero indifferenziato non sa distinguere; e, di conseguenza, non sa giudicare. E poi, in via di esemplificazione, si diceva: Ma vi pare possibile nel momento in cui i giudizi penali diventano prevalentemente tecnici, avere il giudizio esatto dal povero montanaro, dall\u2019operaio o dal semianalfabeta, che \u00e8 stato scelto per l\u2019occasione e investito dell\u2019alta funzione della giustizia? Dimenticava per\u00f2 l\u2019onorevole Crispo che le migliori arringhe in materia di tossicologia ebbe a pronunciarle Nicola Amore proprio innanzi alle Corti di assise con i giurati.<\/p><p>Una divagazione, a mio modo di vedere: in quanto sarebbe bastato dire che i giurati vanno selezionati, prescelti da categorie sociali che offrano le dovute garanzie, e dire ancora che alle Corti d\u2019assise vanno riservati i delitti politici, i reati passionali, per vedere semplificato enormemente il problema e non sentirsi autorizzati a prospettarlo sotto la forma paurosa d\u2019una demagogia che invade, per cui si \u00e8 sentito quasi il bisogno di tracciare le linee di un trattatello di perfetta democrazia.<\/p><p>S\u00ec, si dimentica, a proposito della aborrita Corte di assise, che il giurato poteva essere scartato se non offriva le dovute garanzie. Un maestro delle giurie \u00e8 l\u2019onorevole De Caro, e sa se c\u2019era o meno questa garanzia! Si dimentica \u2013 d\u2019altra parte \u2013 che la giuria \u00e8 destinata alla valutazione del fatto umano, del fatto umano nel suo complesso, nella sua naturalit\u00e0 e passionalit\u00e0, dinanzi al quale il giudice togato, abituato alla formula, all\u2019inquadratura giuridica, alle volte resta opaco, ed inaccessibile.<\/p><p>Per questi oppositori la giuria \u00e8 pericolosa e l\u2019onorevole Villabruna faceva un esempio dei pi\u00f9 caratteristici, un esempio che \u00e8 stato come un anello dalla magnifica catena di idee ardite della sua esposizione. E faceva l\u2019ipotesi di un imputato che vada a finire dinanzi ad una giuria composta prevalentemente di democristiani, ed egli sia per ipotesi un socialista o un comunista, e prospettava la triste sorte del disgraziato. Ma l\u2019esempio non calza col vero, perch\u00e9 se \u00e8 stato fatto il divieto ai magistrati di appartenere a partiti politici, ognuno di essi avr\u00e0 ci\u00f2 non pertanto le sue idee politiche, la sua passione politica; dimodoch\u00e9, se quell\u2019esempio dell\u2019onorevole Villabruna dovesse valere qualche cosa, dovrebbe portare diritto alla abolizione di tutte le forme di giudizio, comprese quelle dei magistrati. Quell\u2019esempio fa parte delle assurdit\u00e0 che vengono messe in campo per combattere l\u2019istituto della giuria, che ha reso grandi servizi alla libert\u00e0, un istituto che comunque ci viene dalla libera Inghilterra, la quale, se non erro, non \u00e8 poi il paese pi\u00f9 arretrato ed analfabeta di questo mondo.<\/p><p>Dunque, si \u00e8 divagato intorno alle Corti di assise.<\/p><p>E invece, abbiamo da porre problemi giuridici concreti. Uno per la Magistratura \u00e8 stato posto, e non ho la pretesa di dire delle cose originali: quello sulla indipendenza del potere giudiziario.<\/p><p>Come garantire questa indipendenza? \u00c8 un problema. Ma di contraccolpo ci si domanda: come evitare che la Magistratura diventi una casta? Infatti, onorevoli colleghi, un potere giudiziario che sia casta \u00e8 non meno pericoloso di un potere giudiziario che sia prono, asservito al potere esecutivo. Si obiettava che un\u2019autonomia rigorosa concessa al potere giudiziario per costituirne l\u2019indipendenza non pu\u00f2 portare di per se stessa al pericolo della casta chiusa, e si citava l\u2019esempio dei consigli professionali e di questa stessa Assemblea \u2013 mi pare che parlasse cos\u00ec l\u2019onorevole Crispo \u2013 la quale e i quali consigli professionali con la loro autonomia in nulla hanno pregiudicato anche al loro libero e salutare funzionamento. Ma se non erro c\u2019\u00e8 qui un equivoco fondamentale. Sta in questo: la Magistratura ha funzioni di sovranit\u00e0, applica la legge, ha una forza e una attivit\u00e0 di sanzioni operativa verso di tutti. La sentenza che sia passata in giudicato costituisce un ostacolo, uno sbarramento per tutte le pretese. Ora, i consigli professionali hanno la stessa autorit\u00e0, lo stesso potere di applicazione di legge? Lo avrebbe per caso l\u2019Assemblea politica, per esempio la nostra Assemblea Costituente? Sissignori; noi abbiamo il potere di legiferare, per\u00f2 questa \u00e8 un\u2019Assemblea che domani sar\u00e0 sottoposta ad un giudizio \u2013 e che specie di giudizio! \u2013 quello delle elezioni; un giudizio davvero universalistico, il quale ne valuter\u00e0 tutta l\u2019opera. E se \u00e8 cos\u00ec, questa Assemblea non pu\u00f2 essere mai confinata nella categoria delle caste.<\/p><p>Ma quando diciamo che vi \u00e8 il pericolo che la Magistratura diventi una casta accenniamo alla possibilit\u00e0 che essa diventi un potere che non ammetta forme di controllo se non attraverso la propria gerarchia. Ora, una Magistratura di questo genere evidentemente deve preoccuparci e ci preoccupa. Ma, prima di questo, l\u2019Assemblea deve preoccuparsi di dare la garanzia dell\u2019indipendenza alla Magistratura. C\u2019\u00e8 un articolo in questo progetto di Costituzione che \u00e8 di un\u2019audacia quasi unica; \u00e8 l\u2019articolo 126, quello che d\u00e0 vita ad uno strano istituto, l\u2019istituto della Corte costituzionale. Ad esso attribuisce un potere assolutistico quando dice che la Corte costituzionale giudica della costituzionalit\u00e0 di tutte le leggi.<\/p><p>Ora, signori miei, dire che la Corte costituzionale possa giudicare della costituzionalit\u00e0 di tutte le leggi a me pare che significhi dire qualche cosa che non risponde e non pu\u00f2 rispondere all\u2019effettivo funzionamento dei poteri dello Stato, e tanto meno al funzionamento del potere giudiziario, giacch\u00e9 il potere giudiziario ordinario ha rapporti con l\u2019esecutivo, ha rapporti con le amministrazioni, ha rapporti perfino con il Parlamento. Difatti facciamo l\u2019ipotesi (una ipotesi, del resto, che \u00e8 gi\u00e0 un fatto per quello che \u00e8 avvenuto con la ratifica dell\u2019ultimo trattato di pace che importa limitazioni anche di diritti individuali di libert\u00e0), che un trattato di carattere internazionale, ratificato dalla Assemblea, sancisca determinate forme di rapporto fra privati e i privati insorgessero, lesi nel loro diritto, presso l\u2019autorit\u00e0 giudiziaria ordinaria. Potrebbe la Magistratura esimersi dal portare il suo esame sulle formalit\u00e0 di questo trattato e vedere se esso ha avuto tutti i crismi e se \u00e8 entrato nella vita internazionale con le forme che sono prescritte perch\u00e9 il trattato possa avere la sua vita giuridica? Evidentemente no; il potere giudiziario avrebbe questo diritto. Alla Corte Suprema di cassazione non potr\u00e0 essere vietato il sindacato della costituzionalit\u00e0. Ed allora esso non pu\u00f2 essere riservato come un patrimonio esclusivo alla Corte costituzionale di nuova creazione. Necessit\u00e0 quindi di garantire le condizioni dell\u2019indipendenza a questo potere giudiziario, che pu\u00f2 entrare in contrasto anche con gli altri poteri dello Stato nell\u2019applicazione della legge.<\/p><p>Contrasto e non conflitto rivoluzionario, come ipotizzava poco fa nella sua fantasia il preopinante onorevole Villabruna, pensando addirittura ad un urto con il Presidente della Repubblica quale Presidente del Consiglio Superiore. Se si verificasse una ipotesi del genere, effettivamente saremmo in piena rivoluzione. Ma questo progetto di Costituzione garantisce la indipendenza della Magistratura? A me pare di no. Ed \u00e8 proprio l\u2019articolo 97 che la vulnera. Questo articolo 97 che la vulnera non gi\u00e0 con la creazione di un secondo vicepresidente pleonastico, ovvero col mettere il Presidente della Repubblica, che rappresenta l\u2019unit\u00e0 dello Stato, a presiedere il Consiglio Superiore, ma con l\u2019introdurvi l\u2019elemento politico, e per giunta, in parit\u00e0 numerica con l\u2019altro elemento eletto dai magistrati. Una parit\u00e0 numerica che inficia l\u2019indipendenza del Consiglio Superiore della Magistratura. Allora si ravvisa opportuno accogliere il voto dell\u2019Associazione nazionale dei magistrati che propone vi sia l\u2019elemento elettivo, ma con la prevalenza numerica di quello designato dai magistrati. Cos\u00ec avremmo nell\u2019interno del Consiglio Superiore fattori che ne garantiscano la indipendenza e nel contempo evitino il pericolo della casta chiusa.<\/p><p>Perch\u00e9 \u00e8 bene riflettere sul funzionamento e sui poteri di questo Consiglio Superiore della Magistratura, il quale segue tutta la vita del magistrato dall\u2019assunzione alla promozione ed ai trasferimenti. Un organo del genere che fosse sotto l\u2019influenza politica, sarebbe evidentemente un organo non adatto a dare una Magistratura indipendente, perch\u00e9 il magistrato \u00e8 un uomo e non un eroe e sottoposto a questa forma di controllo, potrebbe essere tentato di ubbidire piuttosto alla voce del suo interesse personale anzich\u00e9 alla missione che lo Stato gli affida.<\/p><p>Di emendamenti ne sono stati proposti molti, e ne pigliamo atto con gradimento in quanto dimostrano che questa Assemblea non lascia passare le disposizioni del Titolo IV cos\u00ec, come sono, ma le sottopone al vaglio della sua critica e le modifica conformemente a quelle che ritiene siano le necessit\u00e0 nazionali.<\/p><p>Mi riservo in ogni modo di presentare per mio conto, se necessario, quegli emendamenti che valgano a far s\u00ec che il Consiglio Superiore sia un organo di tutela della Magistratura e non il preoccupatore.<\/p><p>Se, per quanto riflette la indipendenza del magistrato, si pu\u00f2 trovare nella composizione del Consiglio Superiore qualcosa che non va occorre far presente all\u2019Assemblea che non soltanto nel suo funzionamento pu\u00f2 trovarsi la garanzia o meno della indipendenza della Magistratura. Alla indipendenza della Magistratura sono coordinate altre questioni, non meno importanti. Noi dobbiamo attendere ad un altro dei problemi giuridici, che io dicevo doversi proporre in concretezza al giudizio dell\u2019Assemblea. La costituzione del pubblico ministero deve avvenire in modo che esso non sia, come oggi \u00e8, organo del potere esecutivo, ma organo giudiziario, parte del corpo della Magistratura; non sia l\u2019occhio vigile di un potere estraneo, insinuato in quello giudiziario, ma sia invece il collaboratore per l\u2019attuazione della legge, un elemento di questo potere.<\/p><p>C\u2019\u00e8 un\u2019altra questione che non va tralasciata, non questione di carattere temporaneo; bisogna avere le Cassazioni regionali o la Cassazione unica?<\/p><p>\u00c8 augurabile che ci sia unica Cassazione. La giurisprudenza ha variato; tuttavia ha variato meno di quando c\u2019erano le cinque Corti regionali.<\/p><p>C\u2019\u00e8 un problema insito allo stesso organismo della Magistratura: il problema delle autorizzazioni a procedere.<\/p><p>Vogliamo l\u2019azione penale libera, ma non rare volte avviene che l\u2019azione penale \u00e8 sbarrata da un divieto. Perch\u00e9 il giudizio possa avere il suo corso, c\u2019\u00e8 bisogno della cos\u00ec detta autorizzazione; la quale, alle volte, riguarda non gi\u00e0 questo o quel funzionario della pubblica amministrazione, che abbia potuto commettere un reato nell\u2019esercizio delle sue funzioni, ma persino estranei che abbiano potuto prestare la loro assistenza in fatti alle volte assai gravi, diretti contro la integrit\u00e0 fisica dei cittadini e la loro libert\u00e0. \u00c8 la testuale disposizione dell\u2019articolo 16 del Codice di procedura penale. Questo tuttavia \u00e8 il caso meno preoccupante di divieto di esercizio dell\u2019azione penale senza autorizzazione. Ve ne sono altri forse di maggior rilievo, diretti a creare la impunit\u00e0 a funzionari con attivit\u00e0 meramente politica. Daremo le necessarie specificazioni in sede di emendamento.<\/p><p>Da pi\u00f9 parti sono state avanzate istanze per il miglioramento delle condizioni economiche dei magistrati, condizione prima della loro indipendenza. Non lo disconosciamo, ma ci sia lecito osservare che non \u00e8 certo compito della Carta costituzionale fissare i limiti degli stipendi. Ci sia una garanzia economica, ma noi, che facciamo una Carta costituzionale, dobbiamo dettare delle norme giuridiche di carattere permanente e queste norme di carattere permanente debbono essere dirette, soprattutto, a sgombrare il terreno della giustizia da quegli impedimenti, che tuttavia ci sono, e rappresentano il triste retaggio della diffidenza della pubblica amministrazione di regimi autoritari che non consentivano che l\u2019occhio della giustizia penetrasse nei loro organismi. Ed allora la garanzia dell\u2019indipendenza della Magistratura non deve essere una frase cos\u00ec, lanciata in aria, ma qualche cosa di complesso e di assai serio. La garanzia esterna di indipendenza del potere giudiziario sta nella inamovibilit\u00e0 della Magistratura. Ma \u00e8 bene intendere che la inamovibilit\u00e0 dei magistrati non \u00e8 un favore personale fatto ad essi, ma \u00e8 una garanzia posta nell\u2019interesse dei giudicabili, e la inamovibilit\u00e0 \u00e8 una massima costituzionale che non ha bisogno di essere dimostrata.<\/p><p>Le Costituzioni moderne hanno affermato il diritto alla inamovibilit\u00e0 dei giudicanti, sia pure con alcuni temperamenti.<\/p><p>Ma, se la Magistratura ha bisogno di garanzie giuridiche, dell\u2019intervento a suo favore del potere costituente, diciamolo pure: la Magistratura deve trovare anche in se stessa la ragione ed il motivo della propria garanzia. In se stessa, esercitando nobilmente la sua funzione; ed intanto una delle piaghe della Magistratura \u00e8 il carrierismo, che porta alle disfunzioni. Onde, se una modifica vi deve essere nell\u2019ordinamento giudiziario, io mi augurerei che fosse la modifica che desse, come unico sistema di promozione, quello dell\u2019anzianit\u00e0 e lasciasse libera soltanto la facolt\u00e0, a chi lo vuole, di poter avere la promozione attraverso il concorso per esami. Niente promozioni per il solo merito, distinto o meno che fosse. Vi sono le promozioni di categoria e di grado, le quali, affidate al potere irrefrenato del Ministro, tolgono ogni valore alla inamovibilit\u00e0. Non si \u00e8 fatto molto con la inamovibilit\u00e0, perch\u00e9 il potere esecutivo, se non ha il mezzo di punire, ha quello di ricompensare. La promovibilit\u00e0 \u00e8 tra le sue mani un mezzo di influenza tanto efficace, e conseguentemente cos\u00ec pericoloso quanto l\u2019amovibilit\u00e0; specialmente se si tratta di una promovibilit\u00e0 arbitraria. Per tal modo l\u2019inamovibilit\u00e0 diventa una pura lustra. Ci\u00f2 ci induce a ritenere che la promozione di grado debba avvenire per l\u2019anzianit\u00e0 di servizio.<\/p><p>E con quest\u2019ordine di idee modestamente esposte, giacch\u00e9 non ho avuto la pretesa di venire qui a tracciare la Carta definitiva del potere giudiziario, ma prospettare singoli problemi, credo di avere adempiuto al dovere che ha ciascuno di noi di dire liberamente il proprio pensiero su un titolo quale il IV, tra i pi\u00f9 importanti della Carta costituzionale. (<em>Applausi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Presidenza del Vicepresidente PECORARI<\/p><p>PRESIDENTE. Non essendo presenti gli onorevoli Varvaro e Fusco, iscritti a parlare, si intende che vi abbiano rinunziato.<\/p><p>\u00c8 iscritto a parlare l\u2019onorevole Bettiol. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>BETTIOL. Onorevole Presidente, onorevoli colleghi siamo qui come dei <em>rari nantes <\/em>nel <em>gurgite vasto<\/em> di questo argomento che ci afferra tanto nei suoi momenti razionali, quanto in quelli passionali: l\u2019argomento della Magistratura, che \u00e8 poi l\u2019argomento dell\u2019amministrazione della giustizia che rese pietoso l\u2019uomo verso se stesso e verso gli altri, come disse pi\u00f9 di un secolo fa un nostro grande poeta; pietoso di quella <em>pietas<\/em> la quale \u00e8 l\u2019espressione concreta della giustizia. Ed intendiamo per giustizia la concreta applicazione della norma di legge, perch\u00e9 tutto il problema della Magistratura nella sua interna organizzazione, nei suoi poteri, nelle sue libert\u00e0, nella limitazione delle sue libert\u00e0, \u00e8 polarizzata attorno all\u2019applicazione singola dell\u2019astratta norma di legge. Norma di legge che non pu\u00f2 essere concretamente applicata cos\u00ec, come si appiccica un francobollo alla lettera che si spedisce, secondo l\u2019immagine di un grande penalista vivente. L\u2019amministrazione della giustizia, e, quindi, l\u2019applicazione della legge \u00e8, invece, un vero e proprio dramma in quanto il processo pu\u00f2 essere paragonato, ed \u00e8 stato paragonato, ad una sacra rappresentazione, forse l\u2019ultima delle sacre rappresentazioni che vengono ancora celebrate nel nostro secolo. Una sacra rappresentazione, quindi un dramma, che non pu\u00f2 essere visto, impostato o risolto esclusivamente in base a criteri di logica astratta, quella logica astratta che un filosofo moderno, l\u2019Unamuno ha considerato propria del foro e dei barbieri.<\/p><p>Questo problema deve essere impostato in base anche a criteri di logica concreta, in relazione non soltanto a quelli che sono gli interessi in conflitto fra di loro, come stamani accennava il collega Domined\u00f2, ma anche in riferimento a quelli che sono i concreti valori morali e sociali. Se il problema della giustizia deve essere risolto in termini di logica concreta, pi\u00f9 che in termini di logica astratta, \u00e8 chiaro che il problema dell\u2019amministrazione della giustizia, volenti o nolenti \u00e8, alla radice, un problema politico.<\/p><p>Io so che forse scandalizzer\u00f2 pi\u00f9 di uno dei colleghi che siede sui banchi di questa Assemblea, ma la conseguenza che scaturisce da questa impostazione del problema \u00e8 che il momento politico non \u00e8 estraneo a quella che pu\u00f2 essere la organizzazione e la struttura della Magistratura, cio\u00e8 di quell\u2019organo che \u00e8 chiamato in concreto ad applicare la legge.<\/p><p>Ora, se ci possono essere dei princip\u00ee i quali sembrano forse sfuggire, nella loro enunciazione astratta, alla realt\u00e0 concreta della organizzazione politica, \u00e8 chiaro che, da che mondo \u00e8 mondo, cio\u00e8 da quando gli uomini hanno incominciato a riflettere sui problemi dell\u2019amministrazione della giustizia, sono state le fondamentali concezioni politiche a determinare anche orientamenti e strutture dell\u2019organismo giudiziario, e, quindi, anche dell\u2019amministrazione concreta della giustizia. In altre parole questo problema deve essere impostato e risolto nel quadro delle determinanti concezioni e della realt\u00e0 politica. Questo \u00e8 un dato storico al quale non si sfugge. Io so che molti colleghi, moltissimi pensatori e studiosi dell\u2019argomento, fanno appello al principio della divisione dei poteri, ed io per primo riconosco che il principio della divisione dei poteri risponde indubbiamente ad una delle fondamentali esigenze della nostra coscienza democratica, per\u00f2 (e lo disse anche stamane l\u2019onorevole Domined\u00f2) il principio della divisione dei poteri non pu\u00f2 costituire un dogma logico e ontologico che vive al di fuori della storia; in altre parole noi, uomini che ci occupiamo di diritto e di politica, non possiamo, di fronte all\u2019argomento della divisione dei poteri, metterci nello stato d\u2019animo in cui, ad esempio, si mette il monaco tibetano di fronte alla montagna incantata, in una assoluta immobilit\u00e0 di fronte alle vette eterne e nevose, come uomini viventi al di fuori del flusso storico; noi dobbiamo sempre cercare di impostare e risolvere anche questo problema della divisione dei poteri in relazione alle strutture fondamentali del corpo politico democratico, nel quale noi ci muoviamo, e per il quale siamo qui operanti sul piano politico.<\/p><p>Ecco, quindi, il problema: per garantire una retta ed oggettiva amministrazione della giustizia, \u00e8 necessario stabilire un regime costituzionale per la Magistratura, che sia tale da separare nettamente e marcatamente la Magistratura da ogni altro potere dello Stato, o non \u00e8 pi\u00f9 conveniente eliminare questa frattura, onde si arrivi, s\u00ec, alla necessaria libert\u00e0 e indipendenza del magistrato, che singolarmente e concretamente \u00e8 chiamato a dire ci\u00f2 che \u00e8 il diritto, ma nel quadro di un armonico riordinamento dei tre poteri.<\/p><p>Ora, di fronte a questa domanda, che affatica la nostra mente, le risposte sinora date da coloro che autorevolmente hanno parlato in argomento di fronte a questa Assemblea si possono ridurre a due. Da un lato (e ricordo gli interventi degli onorevoli Bozzi, Crispo e, sotto certi aspetti, dell\u2019onorevole Villabruna) ci sono coloro che vogliono un regime costituzionale per la Magistratura, che sia veramente autonoma e indipendente da ogni altro potere, sicch\u00e9, volenti o nolenti, anche se concretamente non lo affermano, devono arrivare logicamente a quel regime di casta chiusa, di circolo chiuso, dal quale essi dicono di voler, invece, rifuggire. In realt\u00e0 per\u00f2 la logica \u00e8 tale da trascinare costoro, prima o dopo, a quella conclusione, di portarli cio\u00e8, per la Magistratura, a determinare gi\u00e0 sul piano costituzionale un regime tab\u00f9, vale a dire una specie di torre del silenzio entro la quale i magistrati nascono, vivono e muoiono, senza essere sottoposti neanche dopo la loro morte al travaglio degli avvoltoi politici che li stanno dall\u2019alto della torre a guatare.<\/p><p>Ora, \u00e8 indubbio che nell\u2019ambito di questa casta, se questa casta dovesse realmente costituirsi sul piano costituzionale, per fatale corso delle cose, per fatale forza dei princip\u00ee noi verremmo ad avere una Magistratura, in cui le funzioni si tramandano, come spesso accade, da padre in figlio, con una mentalit\u00e0 veramente chiusa, con mentalit\u00e0 \u2013 scusate la parola \u2013 spesso retriva.<\/p><p>Ora, \u00e8 chiaro che questo, forse, pu\u00f2 essere l\u2019ideale di un certo liberalismo conservatore, di quel liberalismo che ama pi\u00f9 i concetti che svettano al disopra delle nuvole, di quella che \u00e8 la realt\u00e0 viva e palpitante della nostra vita quotidiana e della nostra storia.<\/p><p>Dall\u2019altra parte ci sono coloro i quali vorrebbero, invece, mettere, anima e corpo, la Magistratura sotto le forche caudine del potere esecutivo, del potere politico, s\u00ec da arrivare ad una vera e propria politicizzazione della Magistratura e dei canoni particolari, in base ai quali il magistrato sar\u00e0 chiamato ad applicare la legge in relazione al caso concreto.<\/p><p>Questo processo di politicizzazione della Magistratura, questa totale subordinazione della Magistratura al potere politico, \u00e8 stato proprio ed \u00e8 proprio dei regimi antidemocratici e anticostituzionali, che non considerano il principio della divisione dei poteri come un principio direttivo, in relazione al quale questa questione dovrebbe essere impostata e risolta.<\/p><p>Ora, io credo che, tra queste due soluzioni, tra queste due strade opposte, le quali conducono a due poli opposti, si debba cercare di risolvere il problema passando attraverso una strada intermedia, cio\u00e8 cercando di far s\u00ec che la Magistratura venga ad essere armonicamente inquadrata con gli altri poteri dello Stato, senza per\u00f2 che tali contatti armonici possano in concreto determinare, in relazione al singolo giudice, uno sviamento rispetto a quei canoni che debbono essere seguiti, perch\u00e9 la giustizia sia praticamente applicata.<\/p><p>Non quindi subordinazione assoluta della Magistratura al Ministro della giustizia e quindi all\u2019esecutivo, ma d\u2019altro canto nemmeno una soluzione che sganci completamente la Magistratura da quelli che sono gli altri fondamentali poteri costituzionali del nostro Stato democratico. Bisogna, cio\u00e8, cercare di arrivare ad una soluzione nell\u2019ambito della quale la Magistratura possa, da un lato essere agganciata al potere esecutivo e, dall\u2019altro, al potere legislativo, cos\u00ec come esiste, sotto molti profili, coordinazione fra il potere esecutivo e il potere legislativo.<\/p><p>Ora, voi sapete, onorevoli colleghi, che il progetto di Costituzione cerca di risolvere questo arduo problema mediante la costituzione del Consiglio Superiore della Magistratura, i cui membri dovrebbero essere per la met\u00e0 scelti dai magistrati e per l\u2019altra met\u00e0 scelti dalle Camere, presieduto poi dal Presidente della Repubblica.<\/p><p>Certo, io mi rendo conto di quelle che sono le obiezioni, anche giuste e fondate, in relazione alla presenza di questa met\u00e0 di componenti scelti dalle Camere. Se infatti al Consiglio Superiore vengono commessi tutti quei poteri relativi alle nomine, alle promozioni, a tutto quanto, in una parola, si riferisce che carriere, \u00e8 chiaro che coloro, i quali desiderano fare carriera, potranno puntare sugli elementi politici per avere un voto di maggioranza che consenta loro di avanzare sulla accidentata scala della loro carriera.<\/p><p>Io riterrei pertanto opportuno non gi\u00e0 di eliminare i membri estranei dal Consiglio della Magistratura, ma di ridurre il loro numero dalla met\u00e0 ad un terzo. Quanto ai membri estranei alla Magistratura che dovrebbero esser chiamati a far parte del Consiglio Superiore della Magistratura, desidero dire anche che io, ad esempio, mi guarderei bene dall\u2019aderire ad alcuni emendamenti che ho visto proposti nel fascicoletto che li raccoglie.<\/p><p>Non vorrei, nella specie, aderire all\u2019emendamento proposto dall\u2019onorevole Villabruna, il quale propone che questi membri estranei siano tutti scelti tra i presidi delle facolt\u00e0 giuridiche. Io mi guarderei bene, onorevoli colleghi, dall\u2019aderire a una simile proposta, perch\u00e9, avendo io una certa dimestichezza con l\u2019ambiente accademico in cui sono, per cos\u00ec dire, incardinato, so molto bene come tra l\u2019ambiente accademico e l\u2019ambiente della Magistratura non abbia mai corso buon sangue.<\/p><p>Che cosa potrebbe allora accadere, se l\u2019emendamento proposto dall\u2019onorevole Villabruna venisse approvato? Accadrebbe precisamente quello che avviene quando due galli si trovano insieme nello stesso pollaio, cosicch\u00e9 le povere galline, fra i due galli concorrenti, non riescono a deporre le loro uova.<\/p><p>Con ci\u00f2 credo che si potrebbero evitare i guai di un Consiglio politicizzato, e si potrebbe invece arrivare ad un\u2019autonomia che non sia anti-storicistica, cio\u00e8 ad una autonomia che non sia in contrasto con quelle che sono le fondamentali esigenze storiche del momento che noi attraversiamo. Perch\u00e9 ogni problema \u2013 anche questo problema, ripeto \u2013 deve essere risolto in base a quelle che sono le fondamentali esigenze del corpo politico, entro l\u2019ambito del quale noi siamo chiamati ad operare.<\/p><p>Ma il problema dell\u2019indipendenza della Magistratura \u00e8 ancora un problema astratto, perch\u00e9 quello che conta veramente \u00e8 di studiare i mezzi per rendere concreta la libert\u00e0 effettiva del singolo magistrato chiamato a dire ci\u00f2 che \u00e8 diritto. E qui, nel progetto costituzionale, credo che questa libert\u00e0 sia garantita dalle norme le quali dichiarano che i magistrati sono inamovibili, dalla norma la quale afferma che i magistrati si distinguono fra di loro, non gi\u00e0 per diversit\u00e0 di gradi \u2013 \u00e8 pericoloso stabilire una gerarchia tra i magistrati, perch\u00e9 l\u2019espressione tipica della gerarchia \u00e8 il comando che il superiore rivolge all\u2019inferiore, e che pu\u00f2 essere in certi determinati casi cogente, obbligatorio, anche se anti-giuridico \u2013 ma per diversit\u00e0 di funzioni; ed in terzo luogo dal fatto che i magistrati dipendono esclusivamente dalla legge, e che essi poi non possono far parte di partiti politici o di associazioni segrete.<\/p><p>Io condivido pienamente il punto di vista del progetto, il quale fa divieto ai magistrati di aderire a partiti politici. Ho sentito questa mattina le intelligenti argomentazioni del collega Ruggiero, ma non mi hanno convinto, circa la necessit\u00e0 di vietare ai magistrati di appartenere ai partiti politici, perch\u00e9 l\u2019appartenenza ad un partito politico rappresenta pur sempre una situazione psicologica nell\u2019anima del giudice, dalla quale egli difficilmente pu\u00f2 prescindere e che pu\u00f2 essere influenzata dal di fuori.<\/p><p>Invece per quanto riguarda l\u2019affermazione del progetto di Costituzione, l\u00e0 dove \u00e8 detto che i magistrati dipendono soltanto dalla legge, che interpretano e applicano secondo coscienza, io, onorevoli colleghi, credo che l\u2019inciso \u00abche interpretano e applicano secondo coscienza\u00bb dovrebbe essere eliminato, perch\u00e9 \u00e8 piuttosto pericoloso, quando si ha a che fare col problema delle lacune, di fronte alle quali, inevitabilmente, il giudice si viene nella sua concreta attivit\u00e0, spesso a trovare. \u00c8 chiaro che di fronte ad una lacuna il giudice oggi non \u00e8 lasciato completamente libero di giudicare secondo coscienza o secondo i dettami di un diritto ultrapositivo, come in certi determinati ordinamenti giuridici moderni, ma deve seguire gi\u00e0 certi canoni logici, teleologici, cogenti, che sono previsti dalle disposizioni preliminari al Codice civile. Comunque, questo inciso potrebbe lasciare dei dubbi circa un eventuale sconfinamento del magistrato nel campo della libera creazione del diritto e nell\u2019ambito di una libera applicazione di un diritto preesistente al caso concreto.<\/p><p>Credo che debba essere approvato quanto \u00e8 stabilito nel progetto circa il divieto di determinare o di creare dei giudici speciali in materia penale. Credo per\u00f2 che questo termine \u00abspeciale\u00bb vada inteso come giudice straordinario, perch\u00e9 gi\u00e0 un collega mi faceva osservare come, se dovessimo applicare questa norma rigorosamente, noi dovremmo anche eliminare la magistratura nei confronti dei minorenni, perch\u00e9 in questo caso, se anche non si tratta di una magistratura speciale al cento per cento, si tratta pur sempre di una magistratura con una funzione speciale. Invece per quanto riguarda i giudici straordinari, si deve tener conto che essi vengono creati nei momenti di passaggio da un regime politico all\u2019altro, o quando si verifica qualcosa di nuovo nell\u2019ambito politico preesistente, e il giudice straordinario rappresenta una violazione del principio secondo il quale nessuno pu\u00f2 essere sottratto ai suoi giudici naturali, cio\u00e8 ai giudici precostituiti.<\/p><p>Ogni giudice speciale, nel senso inteso dal progetto costituzionale, deve essere eliminato, perch\u00e9 ogni giudice speciale \u00e8 un giudice politico, che nel momento concreto dell\u2019applicazione del diritto \u00e8 quindi tale da non sottrarsi all\u2019atmosfera del corpo al quale egli appartiene.<\/p><p>Io non capisco, e in ci\u00f2 aderisco pienamente a quanto brillantemente ha affermato il collega Villabruna, la norma prevista dal progetto, per la quale i tribunali militari non possono essere istituiti in tempo di pace.<\/p><p>Voglio fare riferimento all\u2019idea fondamentale che il diritto in genere, e anche il diritto penale e processuale in particolare, sono sempre l\u2019espressione d\u2019una determinata istituzione, che pu\u00f2 essere lo Stato nella sua totalit\u00e0, ma che pu\u00f2 consistere anche in altre istituzioni che si sviluppano ed operano nell\u2019ambito dello Stato stesso.<\/p><p>L\u2019idea di questa concezione istituzionale del diritto \u00e8 oggi un\u2019idea fondamentale e congenita; quindi negare la possibilit\u00e0 di istituire questi tribunali in tempo di pace, significa negare alla radice questa concezione istituzionale, che non \u00e8 cervellotica invenzione di giuristi che vivono al disopra delle nuvole, ma espressione concreta e concreta visione della realt\u00e0 sociale dalla quale il diritto si sprigiona.<\/p><p>Ed \u00e8 chiaro che l\u2019esercito \u00e8 un\u2019istituzione. Militaristi o antimilitaristi, non si pu\u00f2 misconoscere che l\u2019esercito ha una sua origine, una sua tradizione, un suo spirito, una sua disciplina, un suo senso particolare dell\u2019onore, rispetto al quale non valgono, ad esempio, le norme proprie della legislazione penale comune. Perch\u00e9 in concreto il senso dell\u2019onore nell\u2019ambito militare deve essere pi\u00f9 forte, pi\u00f9 sentito di quanto non sia nella comune legislazione. Sicch\u00e9 il giudice comune non potrebbe comprendere in pieno la fattispecie della situazione nella quale il militare, che abbia offeso l\u2019onore di un altro militare o che \u00e8 stato offeso nel suo onore, si viene a trovare.<\/p><p>Qui si tratta di concetti incarnati e immedesimati nella concreta istituzione dalla quale si sprigionano, ed \u00e8 per tutelare questi valori sociali di questa istituzione ed emettere una sentenza che non urti con le fondamentali esigenze dell\u2019istituzione stessa, che \u00e8 opportuno conservare questi tribunali militari anche nel periodo di pace, e non soltanto nel periodo di guerra o in occasione di guerra.<\/p><p>E veniamo brevemente alla giuria.<\/p><p>Gi\u00e0 da pi\u00f9 parti qui si \u00e8 parlato contro la giuria, e poche voci finora si sono levate a favore della giuria.<\/p><p>Una pregiudiziale: questo problema potrebbe essere anche un problema, anzi dovrebbe essere un problema di codice, cio\u00e8 di legge particolare, non un problema costituzionale. Un problema da demandarsi ad una legge sull\u2019ordinamento giudiziario, da demandarsi alla futura struttura dei codice di procedura penale, senza risolverlo sul piano costituzionale. Ch\u00e9 se lo si vuole risolvere sul piano costituzionale, allora sia concesso a tutti, come \u00e8 stato concesso, e sia concesso anche a me di dissentire da quella che pu\u00f2 essere la soluzione data dall\u2019articolo 96.<\/p><p>Si \u00e8 voluta vedere una correlazione assoluta fra democrazia e giuria. Ma io ricordo quanto, ad esempio, ieri ebbe a dire al Congresso dei giuristi di Firenze l\u2019illustre collega Leone: che il problema della giuria non \u00e8 un problema politico, che possa essere impostato in termini politici. \u00c8 soprattutto e soltanto un problema di competenza, non gi\u00e0 un problema nel quale si voglia vedere, costi quel che costi, il riflesso di una determinata concezione politica democratica o antidemocratica.<\/p><p>Non \u00e8 gi\u00e0, quindi, in base al criterio dell\u2019estrazione a sorte, ma in base all\u2019idea della selezione per capacit\u00e0 tecnica, che questo problema deve essere risolto.<\/p><p>E se il problema deve essere risolto in base al criterio della capacit\u00e0 tecnica \u2013 quindi in base all\u2019idea della selezione \u2013 \u00e8 chiaro che l\u2019istituto della giuria, cos\u00ec come \u00e8 nello spirito di questa Costituzione, deve essere eliminato. Ma deve essere eliminato proprio per ragioni attinenti alla tecnica concreta di giudizio, perch\u00e9 distinguere, nel campo del diritto, nella fattispecie, l\u2019aspetto puramente naturalistico da quella che \u00e8 la qualificazione giuridica, \u00e8 un assurdo.<\/p><p>Ed io mi richiamo a quanto insegna il maestro insigne di diritto Calamandrei, quando dice, in una sua opera, che gi\u00e0 la determinazione concreta della fattispecie, del fatto, importa tutta una serie di giudizi, che possono essere espressi soltanto dal magistrato, in base a quelle che sono le regole di esperienza che il magistrato si \u00e8 acquisite attraverso la sua pi\u00f9 o meno lunga carriera.<\/p><p>Vediamo il pi\u00f9 banale esempio di delitto di omicidio: \u00e8 una cosa semplice dire s\u00ec o no. Ma, quando si tratta di stabilire se fra una determinata azione imputata ad un soggetto e l\u2019evento di morte esiste o non esiste un rapporto di causalit\u00e0, sorge un problema tremendo, che non pu\u00f2 essere risolto facendo appello al sentimento, facendo appello alla commozione, facendo appello a quello che pu\u00f2 essere \u2013 diciamo cos\u00ec \u2013 l\u2019impeto dei giurati, tutti protesi o per assolvere o per condannare.<\/p><p>Questo \u00e8 un problema che deve essere impostato in termini ben precisi e spesso difficili, perch\u00e9 le soluzioni sono diverse nel caso concreto, a seconda che si accetti la teoria della \u00abconditio sine qua non\u00bb, o la teoria della causalit\u00e0 adeguata.<\/p><p>Sono problemi di estrema difficolt\u00e0, che affaticano anche la mente di coloro che dedicano tutta la vita allo studio dei massimi problemi di diritto penale! Ora \u00e8 assurdo volere rimettere questi problemi, cos\u00ec difficili anche sul terreno del puro fatto, a quella che pu\u00f2 essere la sensibilit\u00e0, spesso scarsa, della giuria scelta a caso o estratta a sorte da determinate urne, con la sola garanzia che ha superato l\u2019esame di abilitazione elementare.<\/p><p>Quindi, questo problema \u00e8 un problema tecnico che deve essere risolto senza alcuna preoccupazione di carattere politico.<\/p><p>C\u2019\u00e8 un altro problema da tener presente, al quale ha accennato per primo il collega Villabruna; e mi ha quasi preso la parola di bocca: il problema delle donne nella amministrazione della giustizia.<\/p><p>San Paolo diceva: \u00abTacciano le donne nella Chiesa\u00bb. Se San Paolo fosse vivo direbbe: \u00abFacciano silenzio le donne anche nei tribunali\u00bb, cio\u00e8 non siano chiamate le donne ad esplicare questa funzione, la quale pu\u00f2 arrivare (per fortuna noi abbiamo eliminato in parte questo pericolo) a pronunziare una sentenza di morte. Ed \u00e8 assurdo, doloroso, inconcepibile che una donna, chiamata da Dio e dalla natura a dare vita, sia chiamata anche a dare, in casi tristi, la morte. D\u2019altro canto, il problema della donna nell\u2019amministrazione della giustizia deve essere risolto anche in base a quelle che sono le caratteristiche ontologiche di essere uomo o donna. Perch\u00e9 il problema dell\u2019amministrazione della giustizia \u00e8 un problema razionale, \u00e8 un problema logico, che deve essere impostato e risolto in termini di forte emotivit\u00e0, non gi\u00e0 di quella commozione puramente superficiale che \u00e8 propria del genere femminile, di quella commozione puramente superficiale di cui sono spesso dotati gli ingegni di giurati chiamati dai solchi o dalle officine a esprimere il loro parere in relazione a un caso concreto. Quindi, a mio avviso, le donne non dovrebbero essere chiamate ad esplicare la funzione giurisdizionale: tutte le volte in cui si affaccia questo problema, pi\u00f9 che la nostra ragione, il nostro sentimento unitario si deve ribellare a vedere le donne con la toga amministrare la giustizia.<\/p><p>Da ultimo due parole e poi ho finito.<\/p><p>Il progetto di Costituzione elenca tutta una serie di norme sulla giurisdizione. Ma io credo che tutte queste norme sulla giurisdizione sono norme che dovrebbero trovare collocazione nel Codice di procedura penale o in una legge dell\u2019ordinamento giudiziario, perch\u00e9, ad esempio, l\u2019articolo 101 ricopia, quasi integralmente, una norma contenuta nel Codice di procedura penale.<\/p><p>Vorrei dire una cosa circa l\u2019esclusione del rimedio dell\u2019appello per quanto riguarda le sentenze della Corte di Assise. Questo \u00e8 un problema tremendo, un problema che deve essere, un giorno o l\u2019altro, risolto, facendo in modo che il doppio grado di giurisdizione, per quanto riguarda il fatto e il diritto, sia riservato anche alle sentenze pronunciate dalla Corte di Assise, che sono poi le sentenze che riguardano i reati pi\u00f9 gravi, proprio quei reati nei confronti dei quali \u00e8 indispensabile, necessario che siano osservate tutte le garanzie giurisdizionali per salvaguardare la libert\u00e0 dell\u2019imputato e la libert\u00e0 e tutela degli innocenti. Caratteristica fondamentale, infatti, di tutte queste norme sulla Magistratura, di tutto questo affanno proprio del costituente per creare una struttura della Magistratura che sia tale da funzionare egregiamente, in concreto, \u00e8 tutta polarizzata verso la necessit\u00e0 della difesa dei diritti fondamentali di libert\u00e0 del cittadino e quindi per la difesa di quella che \u00e8 l\u2019innocenza dell\u2019imputato. La nostra concezione democratica deve portare a indirizzare tutte queste norme a far s\u00ec che la giustizia e la libert\u00e0 abbiano a trionfare, in modo \u2013 e qui chiudo \u2013 che la presunzione di colpevolezza, la quale purtroppo affiora da troppe disposizioni ancora vigenti, abbia veramente a tramutarsi, secondo quanto gi\u00e0 noi abbiamo stabilito nelle prime norme della Costituzione, in una presunzione di innocenza. Tutte queste disposizioni riguardanti la Magistratura siano come un corollario del principio gi\u00e0 stabilito, perch\u00e9 la libert\u00e0 individuale, e quindi la giustizia democratica, abbiano sempre a trionfare nell\u2019ambito del nostro ordinamento giuridico e del nostro ordinamento politico. (<em>Applausi \u2013 Congratulazioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. \u00c8 iscritto a parlare l\u2019onorevole Carboni Angelo. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>CARBONI ANGELO. Nella elevata discussione di queste due ultime sedute, gli argomenti principali che il progetto di Costituzione propone al nostro esame \u2013 l\u2019indipendenza della Magistratura e la unicit\u00e0 della giurisdizione \u2013 sono stati trattati cos\u00ec a fondo, che forse a chi prende la parola in questo momento riuscir\u00e0 difficile non cadere in qualche ripetizione. Se questo avverr\u00e0, ve ne chiedo scusa preventivamente.<\/p><p>Il problema dell\u2019indipendenza dei magistrati \u00e8, secondo me, pi\u00f9 che un problema costituzionale e legislativo, un problema di costume individuale e collettivo.<\/p><p>Le solenni proclamazioni di principio, come quella che i magistrati dipendono soltanto dalla legge, saranno manifestazioni teoriche, platoniche, se ad esse non corrisponder\u00e0, dal lato dei magistrati, la coscienza che la propria indipendenza \u00e8 un dovere prima che un diritto, e, dal lato dei cittadini, il senso del rispetto rigorosamente dovuto a quella indipendenza in qualunque occasione. Generalmente i magistrati italiani (ed io credo di poterlo dire con cognizione di causa, perch\u00e9 nella mia vita non ho fatto altro che l\u2019avvocato ed ormai ho una esperienza di parecchi e parecchi lustri) generalmente, dicevo, i magistrati italiani sono degni della maggiore considerazione e del maggiore rispetto. Essi adempiono alla loro funzione, specialmente nei gradi pi\u00f9 modesti, con un senso di onest\u00e0 e di dedizione al dovere e con uno spirito di sacrificio veramente encomiabili. Vi sono casi eroici di magistrati, che sopportano austeramente le ristrettezze pi\u00f9 angustianti, mentre sono chiamati a decidere cause nelle quali sono in gioco interessi patrimoniali enormi e nelle quali non manca l\u2019occasione della corruzione. Per\u00f2 anche il magistrato, essendo uomo, \u00e8 esposto alle tentazioni del bisogno, della carriera, dell\u2019ambizione. Sono queste le cause di pericolose deviazioni, contro le quali deve essere apprestato un buon ordinamento giudiziario, capace di rafforzare nei magistrati la coscienza che quella del giudicare \u00e8 una missione superiore alle passioni umane e d\u2019infondere nei cittadini quella fiducia nella giustizia, che \u00e8 condizione essenziale per il rispetto dell\u2019indipendenza della Magistratura.<\/p><p>La Costituzione deve limitarsi a porre le linee direttive, i princip\u00ee basilari, per la realizzazione dell\u2019indipendenza della Magistratura: indipendenza costituzionale e funzionale.<\/p><p>A questo fine sono intese le disposizioni del progetto di Costituzione, delle quali esaminer\u00f2 le principali, sottolineando quelle che a me sembrano opportune, criticando quelle che mi paiono inopportune, suggerendo modestamente alcune modificazioni.<\/p><p>Incomincio con l\u2019approvare nel modo pi\u00f9 assoluto il principio della apoliticit\u00e0 del magistrato, fissato nel progetto di Costituzione con il divieto di appartenenza ai partiti politici. Quando si dice divieto di appartenenza ai partiti, non si stabilisce che il magistrato non debba avere idee politiche e non debba interessarsi di problemi politici (questa sarebbe una norma innaturale); si dice soltanto che il magistrato non deve partecipare attivamente alla vita dei partiti. E questa a me pare un\u2019ottima norma, la quale varr\u00e0 a sottrarre il magistrato al pericolo delle interferenze dei partiti, con enorme vantaggio per l\u2019imparzialit\u00e0 della funzione giudiziaria.<\/p><p>Il divieto d\u2019iscrizione ai partiti politici costituisce la reazione al malcostume del periodo precedente, quando non soltanto l\u2019appartenenza al partito nazionale fascista era diventata condizione per poter adire ai concorsi della Magistratura, ma quando alcuni magistrati non avevano ritegno di tenere udienza vestendo sotto la toga la divisa fascista ed eccitando negli imputati l\u2019ostentazione dei distintivi di appartenenza allo stesso partito, quasi per sollecitare una solidariet\u00e0 disonesta. Giusta reazione e misura saggiamente prudenziale, seppur si possa ritenere che in regime democratico sarebbe naturalmente impossibile il riprodursi di una degenerazione verificatasi soltanto nell\u2019ambiente aberrante del totalitarismo fascista. E mi piace ricordare che la grande maggioranza dei magistrati italiani ha accettato favorevolmente la proposta del divieto di appartenenza ai partiti politici, con la consapevolezza che esso, mentre non li estranier\u00e0 dalla vita pubblica, alla quale saranno chiamati a partecipare per altra via, li porr\u00e0 al riparo anche dal semplice sospetto di parzialit\u00e0, che \u00e8 dannoso al decoro della funzione giudiziaria, quanto la parzialit\u00e0 stessa.<\/p><p>II divieto servir\u00e0 anche ad eliminare una frequente occasione di distrazione dei magistrati dall\u2019esercizio delle proprie mansioni. Altri ha gi\u00e0 detto che il magistrato deve fare soltanto il magistrato: deve cio\u00e8 fare soltanto istruttorie, requisitorie, sentenze. Cessi la corsa agl\u2019incarichi, ai comandi, cessino le applicazioni fuori del ruolo della Magistratura. Come \u00e8 proposto in diversi emendamenti, vedrei volentieri allargato il divieto all\u2019accettazione di cariche ed uffici pubblici e d\u2019incarichi presso Commissioni od organi di carattere politico.<\/p><p>Un\u2019altra condizione essenziale per l\u2019imparzialit\u00e0 e l\u2019indipendenza della Magistratura \u00e8 quella di un trattamento economico adeguato alla elevatezza della funzione.<\/p><p>Non ripeter\u00f2 cose a tutti note circa la condizione economica della nostra Magistratura. Qualcuno in quest\u2019Aula, mi pare l\u2019onorevole Villabruna, nell\u2019ottimo discorso odierno, molti fuori di quest\u2019Aula, hanno proposto una autonomia finanziaria, la quale dovrebbe arrivare sino alla costituzione di una cassa di raccolta di tasse sugli atti giudiziari.<\/p><p>Io non sono di questa opinione, perch\u00e9: o l\u2019autonomia finanziaria \u00e8 veramente tale, ed allora mi pare che si dovrebbe concedere alla Magistratura il diritto di imporre essa le tasse, per raccogliere i fondi necessari ai suoi bisogni; e questo sarebbe un assurdo; oppure si fa soltanto quello che ho letto o che ho ascoltato, cio\u00e8 si accorda alla Magistratura di distribuire fra i propri aderenti i fondi messi a sua disposizione, nei limiti di bilancio, dagli altri poteri dello Stato, ed allora non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 l\u2019autonomia finanziaria. D\u2019altra parte, la cassa, nella quale dovrebbero confluire le tasse su determinati atti giudiziari, costituirebbe una maggiore complicazione del nostro sistema tributario, gi\u00e0 tanto complicato, e perci\u00f2 pregiudizievole per l\u2019amministrazione e per i contribuenti.<\/p><p>Preferisco pertanto che ci si limiti ad affermare e proclamare nettamente il principio della necessit\u00e0 di un trattamento economico adeguato alle esigenze alla dignit\u00e0, all\u2019altissima funzione della Magistratura, e sottoscrivo e mi dispongo a dare voto favorevole all\u2019emendamento presentato dall\u2019onorevole Mastino: \u00abLo Stato garantisce l\u2019indipendenza economica dei magistrati e dei funzionari dell\u2019ordine giudiziario\u00bb.<\/p><p>Dopo le tante garanzie introdotte in questa Costituzione, a proposito di altri problemi, ritengo che quella proposta dall\u2019onorevole Mastino, anche se non disponiamo sin da ora dei mezzi adeguati per adempierla, sia saggia, opportuna, doverosa; e possa servire a dare ai magistrati e a coloro che si dispongono a partecipare ai futuri concorsi, un senso di tranquillit\u00e0 per il loro avvenire. Per\u00f2, il problema dell\u2019indipendenza poggia pi\u00f9 che sulla apoliticit\u00e0, pi\u00f9 che sul trattamento economico, sul prestigio dei magistrati: bisogna preoccuparsi di dare al magistrato una posizione morale adeguata alla sua funzione. A questo scopo, secondo me, serve soprattutto un buon sistema di reclutamento: occorre selezionare gli aspiranti, in modo da fare della Magistratura un corpo sceltissimo che si imponga al rispetto per le sue doti intellettuali e morali. Quindi approvo pienamente che sia messa da parte la proposta dell\u2019elettivit\u00e0 dei magistrati. In un paese come l\u2019Italia, nelle attuali condizioni politiche, l\u2019elezione dei magistrati non sarebbe un sistema encomiabile. Ed approvo anche la norma dell\u2019articolo 98, nel quale si stabilisce, costituzionalmente, cio\u00e8 impegnativamente per il legislatore futuro, l\u2019obbligo del sistema del concorso con tirocinio. Qualcuno mi pare abbia pensato persino all\u2019opportunit\u00e0 di stabilire per i concorrenti alla Magistratura il requisito di un precedente esercizio della professione forense per un certo numero di anni. Non credo che questo sarebbe opportuno, perch\u00e9 probabilmente, dopo un prolungato periodo di esercizio professionale, coloro che si fossero affermati, non adirebbero al concorso per la Magistratura, ed allora si diffonderebbe l\u2019opinione che soltanto i falliti della professione forense si dedicherebbero alla carriera del magistrato.<\/p><p>Penso, invece, che la necessit\u00e0 del tirocinio sia stata opportunamente affermata nella Costituzione. Anzi, vorrei che fosse un lungo tirocinio retribuito, che si esplicasse presso tutte le autorit\u00e0 giudiziarie, dalle pi\u00f9 modeste alle pi\u00f9 elevate, perch\u00e9 presso le varie autorit\u00e0 giudiziarie il giovane magistrato acquisisse conoscenza e del diritto e del funzionamento degli organi giudiziari; e vorrei che alle funzioni giudiziarie egli fosse destinato soltanto dopo che attraverso il tirocinio si fosse accertata e confermata la sua attitudine alla funzione giudiziaria. Il concorso iniziale pu\u00f2 servire per l\u2019accertamento della preparazione culturale; il tirocinio servir\u00e0 a vagliare il possesso delle doti morali ed intellettuali ed a dare l\u2019indispensabile preparazione tecnica. Vorrei anche che i giovani magistrati, anzich\u00e9 essere destinati in primo momento alle funzioni pretorie, per poi passare ai collegi, fossero chiamati a disimpegnare le loro mansioni da principio presso gli organi collegiali, sotto il controllo e la guida dei pi\u00f9 anziani, e solo dopo l\u2019acquisizione di quella competenza, che si pu\u00f2 acquistare soltanto col prolungato esercizio della funzione, fossero destinati a reggere le preture, dove si troveranno, soli con la propria coscienza, con la propria intelligenza con la propria cultura a dover risolvere gravi problemi giudiziari, amministrativi e di umanit\u00e0, che trascendono quelle che sono le conoscenze comuni degli uomini.<\/p><p>Non mi sento invece di sottoscrivere alla facolt\u00e0, che \u00e8 prevista nel progetto, di nomina di magistrati onorari. Il magistrato onorario \u2013 e noi ne abbiamo fatto l\u2019esperienza \u2013 \u00e8 per solito un uomo, il quale dedica malvolentieri alle funzioni giudiziarie il poco tempo disponibile da altre occupazioni, considera spesso la funzione onoraria di giudice come una sinecura, se non, come avviene spesso per i giovani, come un apprendistato in <em>corpore vili<\/em> per l\u2019esercizio della professione forense.<\/p><p>Comunque, certamente eccessiva \u00e8 la proposta che si possa procedere alla nomina di magistrati onorari non soltanto per i posti di conciliatore e di vice-pretore, come \u00e8 accaduto sinora, ma genericamente per tutte le funzioni attribuite dalla legge a giudici singoli. Sarebbe cos\u00ec possibile la nomina di giudici istruttori onorari.<\/p><p>Il problema del reclutamento dei magistrati ha aperto la via ad una discussione molto delicata, durante la quale due oratori in questo pomeriggio si sono dichiarati nettamente contrari alla proposta della Commissione, cio\u00e8 all\u2019ammissione delle donne nella Magistratura. Il progetto di Costituzione propone che possano essere nominate anche le donne, nei casi previsti dall\u2019ordinamento giudiziario. Analogamente il disegno di legge per la riforma della Corte d\u2019assise, gi\u00e0 esaminato dalla prima Commissione permanente per l\u2019esame dei disegni di legge e che dovr\u00e0 essere discusso in Assemblea, propone che le donne possano far parte della giuria. In seno alla Commissione legislativa i pareri furono contrastanti e tali saranno anche in questa Assemblea, sebbene finora si siano udite soltanto voci contrarie, come quelle degli onorevoli Villabruna e Bettiol, che mi hanno preceduto immediatamente nella discussione. Per l\u2019esclusione della donna dalla Magistratura, si \u00e8 osservato che generalmente difettano nelle donne, per temperamento e per tendenza, quelle specifiche doti di esteriore autorevolezza e di interiore equilibrio, che sono indispensabili per l\u2019esercizio della funzione giudiziaria, e che difficilmente si trovano anche negli uomini. Io non so fino a qual punto questa osservazione esprima una realt\u00e0 o sia invece l\u2019effetto di un pregiudizio misoneistico.<\/p><p>Certo, la donna \u00e8 psicologicamente ed intellettualmente diversa dall\u2019uomo; certo, secondo la tradizione e secondo la concezione che la grande maggioranza di noi ha della donna, che vorremmo vedere conservata alla pi\u00f9 alta funzione della maternit\u00e0, essa non sembra molto idonea a quella del giudicare, come non si \u00e8 dimostrata molto idonea nell\u2019esercizio della professione forense. Ma non credo che si possa in questa materia procedere per affermazioni astratte, generalizzatrici. V\u2019\u00e8 tutto un progresso nella cultura, nelle attitudini, nelle disposizioni della donna. V\u2019\u00e8 stato l\u2019ingresso vivace della donna nelle varie branche del lavoro manuale ed intellettuale, per cui non ci possiamo arrestare ad una considerazione che pu\u00f2 essere anche superata dalla realt\u00e0. Peraltro il problema della ammissione della donna nella Magistratura si pu\u00f2 ritenere implicitamente risolto da altre norme, gi\u00e0 approvate, della Costituzione; di fronte alle quali si potrebbe anche considerare superflua una esplicita dichiarazione, come quella proposta dalla Commissione nel primo comma dell\u2019articolo 98, salvo che la ragione di essa non si debba rintracciare nell\u2019inciso terminale: \u00abnei casi previsti dall\u2019ordinamento giudiziario ecc.\u00bb, e cio\u00e8 nell\u2019intendimento di limitare per le donne l\u2019accesso alla Magistratura, che, in mancanza di una espressa limitazione, si sarebbe dovuto considerare consentito in condizioni di perfetta parit\u00e0 con gli uomini. Ricordo l\u2019articolo 3 della Costituzione, nel quale abbiamo fissato che i cittadini, senza distinzione di sesso, hanno pari dignit\u00e0 sociale e sono eguali di fronte alla legge, e che \u00ab\u00e8 compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libert\u00e0 e l\u2019eguaglianza dei cittadini, impediscono il completo sviluppo della persona umana e l\u2019effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all\u2019organizzazione politica, economica e sociale dell\u2019Italia\u00bb. Basterebbero queste disposizioni per aprire alla donna la via alla Magistratura. Ma v\u2019\u00e8 di pi\u00f9, perch\u00e9 nell\u2019articolo 33 si assicura alla donna lavoratrice la parit\u00e0 di diritti con l\u2019uomo lavoratore, e nell\u2019articolo 48 si stabilisce che \u00abtutti i cittadini di ambo i sessi possono accedere alle cariche elettive ed agli uffici pubblici in condizioni di uguaglianza\u00bb. Con quest\u2019ultima disposizione si \u00e8 riconosciuta alle donne la possibilit\u00e0 di accedere alla pi\u00f9 alta carica di Presidente della Repubblica, che, secondo l\u2019articolo 97 del progetto, comporta, <em>ope legis<\/em>, la presidenza del Consiglio Superiore della Magistratura. Quindi la proposta di ammettere le donne alla Magistratura non rappresenta che un corollario del principio dell\u2019uguaglianza e della parit\u00e0 di diritti con l\u2019uomo, tanto recisamente proclamato e ribadito.<\/p><p>E se questo \u00e8, se noi abbiamo fissato quelle norme costituzionali con l\u2019intento d\u2019impegnare il legislatore futuro, non potremo violarle noi stessi escludendo le donne dalla funzione giudiziaria. Perci\u00f2, mentre non credo che si possa negare a priori ed indiscriminatamente la capacit\u00e0 della donna \u2013 capacit\u00e0, peraltro, da accertare caso per caso attraverso il rigore del concorso e del tirocinio, come per tutti gli altri aspiranti alla Magistratura \u2013 ritengo che non ci possiamo sottrarre, senza una troppo palese contradizione, alle conseguenze di quanto gi\u00e0 abbiamo deliberato. Voglio aggiungere, per\u00f2, che preferisco la formula della Commissione, contenente la riserva dei casi previsti dall\u2019ordinamento giudiziario, all\u2019emendamento proposto dalle onorevoli e gentili colleghe Mattei Teresa e Rossi Maria Maddalena, le quali vorrebbero che si dicesse che le donne hanno diritto di accesso a tutti gli ordini e gradi della Magistratura. La riserva proposta dalla Commissione \u00e8 opportuna, perch\u00e9 dar\u00e0 modo di adeguare l\u2019ammissione delle donne alle esigenze dei diversi organi giudiziari ed ai risultati concreti dell\u2019ardita innovazione.<\/p><p>Passo ad un altro problema, connesso con il tema dell\u2019ammissione nella Magistratura, cio\u00e8 al tema della carriera dei magistrati.<\/p><p>L\u2019amico e collega Bozzi disse opportunamente ieri che bisogna sburocratizzare la magistratura; e a questo scopo corrispondono nel progetto costituzionale alcune norme che, secondo me, sono incondizionatamente da approvare. Cio\u00e8 la norma che affida le assegnazioni ed i trasferimenti di sede e di funzioni, i provvedimenti disciplinari e in genere il governo della magistratura al Consiglio superiore; quella che sancisce l\u2019inamovibilit\u00e0 dei magistrati, e il divieto di dispensa e retrocessione, se non con deliberazione del Consiglio superiore; e quella, infine, particolarmente sensibile, che stabilisce che i magistrati si distinguono per diversit\u00e0 di funzioni e non per diversit\u00e0 di gradi.<\/p><p>Si \u00e8 gi\u00e0 sottolineata l\u2019importanza di questa innovazione, che serve a svincolare la carriera dei magistrati non soltanto dalla soggezione al potere esterno del Ministro, ma anche dalla graduazione gerarchica, che \u00e8 essa stessa ragione di parzialit\u00e0 e di insufficiente indipendenza, comportando non tanto l\u2019ossequio dovuto naturalmente a chi ha la funzione direttiva dell\u2019ufficio, ma anche l\u2019adattamento della coscienza dell\u2019inferiore alla volont\u00e0 del superiore in grado nel momento della decisione in camera di consiglio, nel quale la coscienza dei decidenti dovrebbe potersi esternare in modo completamente libero ed indipendente. Tuttavia anche la diversit\u00e0 di funzioni comporta il concetto di promozioni, e pur di queste si parla nel progetto, affidandone il compito al Consiglio superiore della Magistratura. Ma le promozioni subordinate ad un accertamento periodico di merito attraverso concorsi per titoli o per esame aprono l\u2019adito al pericolo di favoritismi e di transazioni di coscienza e tengono i funzionari in uno stato di ansiet\u00e0 e di reciproca gelosia. Onde io vorrei sottoporre all\u2019esame della Commissione una mia idea: se cio\u00e8 non convenga stabilire che le promozioni a funzioni pi\u00f9 elevate debbano avvenire in base al solo criterio dell\u2019anzianit\u00e0, coordinato con un procedimento di eliminazione degl\u2019incapaci e degl\u2019indegni.<\/p><p>Una volta entrati in carriera, una volta ottenuto il riconoscimento della propria idoneit\u00e0 attraverso il concorso per l\u2019ammissione in Magistratura e della propria attitudine attraverso il tirocinio, i magistrati non dovrebbero essere sottoposti ad esami o concorsi per l\u2019ulteriore corso della carriera, salvo per accedere alla Corte di cassazione, per far parte della quale occorrono competenze specifiche ed attitudini particolari ed alla quale dovrebbero essere chiamati soltanto magistrati di valore eccezionale.<\/p><p>Accenno di sfuggita a un altro punto del progetto, che pure merita di essere considerato in rapporto all\u2019indipendenza funzionale della Magistratura. Intendo riferirmi all\u2019articolo 100, nel quale \u00e8 detto che l\u2019autorit\u00e0 giudiziaria pu\u00f2 disporre direttamente dell\u2019opera della polizia giudiziaria. Questa disposizione lascia il tempo che trova, in quanto non presenta nulla di nuovo rispetto alla situazione attuale, e mi sembra conveniente modificarla nel senso che sia messo a disposizione della Magistratura un proprio corpo di polizia, perch\u00e9 la Magistratura abbia il mezzo di far eseguire sempre, in ogni occasione, i propr\u00ee ordini.<\/p><p>Sinora ho parlato dell\u2019indipendenza funzionale dei magistrati. Permettetemi ora, onorevoli colleghi, di esporre brevemente il mio pensiero su quello che \u00e8 il punto cruciale della discussione apertasi qui dentro e fuori di qui, cio\u00e8 sull\u2019indipendenza costituzionale, ovvero sull\u2019autonomia della funzione giudiziaria.<\/p><p>L\u2019articolo 97 del progetto affronta la questione centrale circa il modo di realizzare costituzionalmente tale autonomia, accogliendo il criterio di attribuire a un Consiglio superiore autonomo il governo della Magistratura e riducendo le funzioni del Ministro della giustizia al compito di pubblico ministero nei procedimenti disciplinari a carico dei magistrati.<\/p><p>Questi hanno accolto favorevolmente la proposta del trasferimento dei poteri dal Ministro della giustizia al Consiglio superiore della Magistratura. Invece dalla grande maggioranza di essi \u2013 e qui dentro se ne sono avute ripercussioni autorevoli \u2013 si sono sollevate obiezioni vivacissime contro il modo di composizione del Consiglio superiore; e si \u00e8 detto che soltanto un Consiglio formato esclusivamente o, quanto meno, prevalentemente di magistrati, pu\u00f2 garantire istituzionalmente l\u2019indipendenza della funzione giudiziaria. Ma quest\u2019idea poggia sull\u2019equivoco di confondere l\u2019autonomia della funzione con quella dell\u2019ordine che la esercita. L\u2019istanza di indipendenza della funzione giudiziaria dalle altre funzioni dello Stato postula l\u2019esigenza di abolire ogni vincolismo gerarchico della Magistratura dai poteri legislativo ed esecutivo, ma non postula necessariamente l\u2019autogoverno di chi esercita la funzione giudiziaria. In altre parole, per realizzare l\u2019indipendenza costituzionale della funzione giudiziaria, occorre che il governo dell\u2019Ordine sia pienamente autonomo rispetto alle funzioni legislativa ed esecutiva, ma non pure che esso sia lasciato integralmente all\u2019Ordine giudiziario. Onde, per stabilire se la creazione del Consiglio superiore, come proposto nel progetto, sodisfa all\u2019esigenza dell\u2019autonomia costituzionale della funzione giudiziaria, basta indagare se esso, nella sua composizione, sia un organo autonomo di governo, indipendente e dal potere legislativo e da quello esecutivo. La risposta non pu\u00f2 non essere affermativa, perch\u00e9 la partecipazione di elementi estranei alla Magistratura, mentre serve ad assicurare la necessaria armonizzazione di quello giudiziario con gli altri poteri dello Stato, non importa subordinazione o dipendenza verso questi ultimi.<\/p><p>La presidenza affidata al Presidente della Repubblica, mentre conferir\u00e0 maggiore dignit\u00e0 al Consiglio superiore, simbolegger\u00e0 nel seno del Consiglio stesso l\u2019armonia del potere giudiziario con gli altri poteri dello Stato e costituir\u00e0, di per s\u00e9, una garanzia d\u2019indipendenza.<\/p><p>Si \u00e8 osservato che l\u2019immissione nel Consiglio superiore di membri eletti dall\u2019Assemblea Nazionale, e per giunta in numero pari ai rappresentanti dei magistrati, contiene il pericolo di subordinazione della Magistratura agli interessi dei partiti, e finir\u00e0 col sopprimere l\u2019indipendenza della Magistratura stessa. Ma si \u00e8 dimenticato che l\u2019Assemblea Nazionale sar\u00e0 l\u2019espressione sintetica della vita politica del Paese; che nell\u2019Assemblea Nazionale saranno rappresentati pressoch\u00e9 tutti i partiti proporzionalmente alle loro forze e che la composizione dell\u2019Assemblea si rifletter\u00e0 nell\u2019elezione dei componenti del Consiglio superiore, i quali risulteranno appartenenti alle diverse correnti politiche. Si \u00e8 trascurato di considerare che a comporre il Consiglio superiore, per il fatto stesso che l\u2019elezione spetter\u00e0 alla massima Assemblea dello Stato, saranno chiamati cittadini eminenti e capaci di disimpegnare la funzione con piena indipendenza di giudizio: cittadini che in seno al Consiglio non si sentiranno rappresentanti dei partiti, ma supremi regolatori dell\u2019Ordine giudiziario. Anche la durata della carica, superiore a quella dell\u2019Assemblea Nazionale, costituir\u00e0 elemento d\u2019indipendenza.<\/p><p>Al contrario, un Consiglio superiore formato soltanto di rappresentanti dei magistrati imprimerebbe all\u2019Ordine giudiziario il carattere di una casta chiusa, strutturalmente in antitesi con le altre forze dello Stato, e potrebbe favorire la formazione di clientele nell\u2019interno della Magistratura e dare occasione a favoritismi incontrollati.<\/p><p>Quindi la soluzione proposta dalla Commissione a me pare la pi\u00f9 adeguata per assicurare l\u2019indipendenza della Magistratura senza il pericolo di turbare quell\u2019armonizzazione tra le fondamentali funzioni statali, che \u00e8 condizione indispensabile di una democrazia costituzionale.<\/p><p>Forse un correttivo si potrebbe introdurre nella proposta della Commissione, nel senso di non lasciare all\u2019Assemblea Nazionale una facolt\u00e0 indiscriminata di scelta dei componenti del Consiglio superiore e di determinare invece, costituzionalmente, le categorie degli eligendi, a somiglianza di quanto \u00e8 previsto all\u2019articolo 127 del progetto per la Corte costituzionale.<\/p><p>E se si teme che la funzione di pubblico ministero affidata al Ministro della giustizia nei procedimenti disciplinari a carico di magistrati possa tramutare il Ministro stesso da promotore di giustizia in giudice, si trasferisca tale funzione al Procuratore generale della Repubblica presso la Corte di cassazione.<\/p><p>Esaurito il tema dell\u2019indipendenza della Magistratura, tratter\u00f2, con la maggiore brevit\u00e0 possibile, data l\u2019ora tarda e la necessit\u00e0 di non abusare della cortesia dei colleghi, della unicit\u00e0 della giurisdizione. \u00c8 pacifico che il frazionamento della funzione giurisdizionale in una molteplicit\u00e0 di organi disparati ed eterogenei contribuisce ad accrescere la crisi della certezza del diritto e che una buona giustizia deve essere concentrata nei giudici ordinari. Onde, a rigore, dovrebbe essere sancita l\u2019unicit\u00e0 della giurisdizione non soltanto in materia civile e penale, ma anche in quella amministrativa. Ma, se al rigore del principio si ritiene di dover fare eccezione, conservando le funzioni giurisdizionali del Consiglio di Stato e della Corte dei conti per determinate controversie che hanno bisogno di una particolare specializzazione del giudice, non si pu\u00f2 certo consentire alla sopravvivenza delle disparate e numerose giurisdizioni speciali, che si son venute creando durante il fascismo e dopo il fascismo, per circostanze contingenti, per fini politici o peggio, per lo scopo, sia pure dissimulato con vari pretesti, di togliere le garanzie inerenti alla giurisdizione ordinaria. Sotto questo profilo il progetto di Costituzione \u00e8 gravemente manchevole.<\/p><p>\u00c8 vero che l\u2019articolo 7 delle disposizioni transitorie prevede la revisione entro cinque anni degli organi speciali di giurisdizione attualmente esistenti. Per\u00f2 l\u2019articolo 95 consente l\u2019istituzione di giudici speciali con legge approvata dalla maggioranza assoluta delle due Camere, per modo che si va incontro al pericolo dell\u2019istituzione di nuovi giudici speciali. Occorre sopprimere questa facolt\u00e0, il che non significa divieto di giovarsi della partecipazione di esperti, in concorso con i magistrati ordinari, per la decisione delle controversie che richiedono una competenza tecnica specializzata, perch\u00e9 a tanto provvede il terzo comma del detto articolo 95, disponendo che \u00abpresso gli organi giudiziari ordinari possono istituirsi per determinate materie sezioni specializzate con la partecipazione anche di cittadini esperti, secondo le norme sull\u2019ordinamento giudiziario\u00bb.<\/p><p>Al principio dell\u2019unit\u00e0 della giurisdizione non contradice la proposta, contenuta nell\u2019articolo 96, di far partecipare direttamente il popolo all\u2019amministrazione della giustizia mediante l\u2019istituto della giuria nei processi di Corte d\u2019assise, perch\u00e9 le Corti d\u2019assise sono organi di giurisdizione ordinaria e tali rimangono anche con la partecipazione diretta di elementi popolari.<\/p><p>Sotto altro riflesso il tema della giuria \u00e8 interessante e, di fatto, ha interessato molto la discussione di questi ultimi due giorni; ed io intendo occuparmene solo perch\u00e9 la mia opinione in proposito non coincide con quella espressa dai colleghi che mi hanno preceduto.<\/p><p>Dall\u2019appassionata critica dell\u2019onorevole Turco all\u2019ultimo discorso dell\u2019onorevole Bettiol, attraverso l\u2019altro discorso dell\u2019onorevole Villabruna, ho ascoltato una serrata critica dell\u2019istituto della giuria; e se realmente la giuria presentasse soltanto i difetti posti in luce dai colleghi e non avesse, per contro, alcun pregio, non mi resterebbe che sottoscrivere all\u2019ostracismo tanto autorevolmente sostenuto.<\/p><p>Ma bisogna riconoscere che vi sono buone ragioni pro e contro la giuria.<\/p><p>Io\u00a0\u00a0\u00a0 che, in seno alla prima Commissione legislativa e nel Comitato dei redattori sulla riforma delle Corti di assise, sostenni la tesi opposta a quella dell\u2019amico Turco, non ho difficolt\u00e0 ad ammettere che l\u2019incompetenza dei giurati, il verdetto monosillabico, la mancanza di motivazione, l\u2019impossibilit\u00e0 dell\u2019appello sono certamente inconvenienti molto gravi e che devono fare riflettere molto prima di adottare una decisione.<\/p><p>D\u2019altro canto, io \u2013 che pur sento preferenza nelle condizioni attuali per l\u2019istituto della giuria \u2013 non sottoscriverei all\u2019affermazione di coloro che vedono nella giuria una garanzia insopprimibile di libert\u00e0 democratica. Convengo, invece, con l\u2019onorevole Bettiol, il quale diceva poco fa che una cosa \u00e8 la giustizia ed una cosa diversa \u00e8 la politica; e riconosco pure che si pu\u00f2 organizzare una giustizia democratica pur senza la giuria.<\/p><p>La democraticit\u00e0 della giustizia si acquisisce con l\u2019investitura democratica dei giudici, con le garanzie di libert\u00e0 e di indipendenza, con la formazione di un Ordine giudiziario che sia veramente libero, che ubbidisca solamente alla legge, che non sia mancipio di tendenze politiche, che non sia strumento della maggioranza, ai danni della minoranza.<\/p><p>Per\u00f2, in contrario, a me sembra prevalente la considerazione che nei pi\u00f9 gravi delitti, in quei delitti che pi\u00f9 offendono la sensibilit\u00e0 popolare, e specialmente nei delitti passionali ed in quelli politici (per i quali ultimi penso che la giuria sia una necessit\u00e0), il giudice popolare porta nel processo una nota pi\u00f9 schiettamente viva ed umana, che \u00e8 espressione di giustizia, se la giustizia penale deve tendere alla reintegrazione dell\u2019ordine sociale offeso.<\/p><p>Il magistrato togato, attraverso l\u2019abitudine costante e quotidiana dell\u2019applicazione della legge scritta, talvolta diventa schiavo del formalismo giuridico, che in qualche caso si risolve in una ingiustizia sostanziale. Per contro i giurati \u2013 bisogna pure riconoscerlo \u2013 hanno impresso sovente un impulso rinnovatore e adeguatore della legge alla mutata coscienza giuridica del popolo. Le frequenti assoluzioni di mariti imputati di uxoricidi commessi per sorpresa in flagrante adulterio, che sotto un punto di vista formale furono qualificate scandalose violazioni della legge, in sostanza non rappresentavano altro che la ribellione del sentimento popolare ad irrogare una pena ritenuta eccessiva, la manifestazione di un contrasto tra la legge scritta e la coscienza giuridica del popolo, vale a dire la condanna dell\u2019ingiustizia della norma codificata. E quella ribellione contribu\u00ec alla riforma dell\u2019articolo 587 del Codice penale che nel testo attuale prevede la figura attenuata dell\u2019omicidio per causa d\u2019onore. Basterebbero queste osservazioni per consigliare maggiore ponderatezza prima di respingere l\u2019istituto della giuria. Peraltro io ritengo che una approfondita disamina non occorra in questo momento, perch\u00e9, pur convinto che nella contingenza attuale sia da introdurre la giuria nei giudizi di Corte d\u2019assise e che essa rappresenti un progresso di fronte all\u2019ibridismo di un corpo giudicante misto, qual \u00e8 quello in vigore, penso che stabilire se vi debba o non vi debba essere la giuria non \u00e8 materia costituzionale. Onde io finisco col proporre la soppressione della disposizione imperativa dell\u2019articolo 96 ed una formulazione facoltativa che compendi l\u2019articolo 96 ed il terzo comma dell\u2019articolo 95 nei seguenti termini: \u00abPresso gli organi giudiziari possono istituirsi per determinate materie sezioni specializzate anche con la partecipazione, secondo le norme dell\u2019ordinamento giudiziario, di cittadini esperti e di elementi popolari\u00bb.<\/p><p>In questa maniera si eviteranno l\u2019errore ed il danno di una situazione invariabile su una questione, che in sostanza \u00e8 di diritto processuale e sulla quale conviene lasciare libert\u00e0 di deliberazione al legislatore, perch\u00e9 possa risolverla in un senso o nell\u2019altro secondo le mutevoli contingenze del tempo.<\/p><p>Brevissime parole sul problema della Cassazione unica, egregiamente difesa iersera dall\u2019amico Bozzi, contrastata oggi dall\u2019onorevole Villabruna con un ordine del giorno a firma di numerosi colleghi antiregionalisti, convertiti per l\u2019occasione ad un regionalismo integrale.<\/p><p>I presentatori dell\u2019ordine del giorno, tutti piemontesi, invocano il ripristino delle Cassazioni regionali, a cominciare beninteso da quella di Torino, anzitutto perch\u00e9 \u2013 essi dicono \u2013 il decentramento deve attuarsi anche nel campo dell\u2019amministrazione della giustizia. Essi invocano, cio\u00e8, l\u2019applicazione del decentramento in un settore col quale non ha nulla che vedere e nel quale anzi ci si deve ispirare al principio opposto, perch\u00e9 la funzione della Corte di cassazione, suprema regolatrice del diritto, \u00e8 essenzialmente unitaria.<\/p><p>L\u2019unificazione della Cassazione in materia civile \u2013 deliberata dal Governo fascista nel 1923, a somiglianza della preesistente unicit\u00e0 in materia penale \u2013 non fu un provvedimento di carattere politico determinato dall\u2019indirizzo accentratore del fascismo, ma l\u2019attuazione di un criterio sostenuto dai maggiori esponenti della scienza giuridica, della magistratura e del foro. Le Cassazioni regionali, retaggio degli antichi staterelli, portavano al frazionamento ed alla contraddittoriet\u00e0 della giurisprudenza con grave pregiudizio per la certezza del diritto. La Cassazione unica, in conformit\u00e0 di quanto praticato negli altri maggiori paesi di Europa, ha realizzato indubbiamente un progresso, pervenendo alla unificazione della giurisprudenza, ma evitando il pericolo della cristallizzazione o della immobilizzazione di essa. L\u2019esperienza di quasi un venticinquennio dimostra che la Cassazione unica ha favorito l\u2019interpretazione uniforme della legge, anche nelle questioni pi\u00f9 controverse, attraverso un processo di elaborazione mediante decisioni diverse, che, mentre sono inevitabili data l\u2019opinabilit\u00e0 della materia, concorrono alla determinazione della <em>communis opinio<\/em>, ed ha eliminato il grave inconveniente di una contemporanea interpretazione contrastante da parte delle varie Cassazioni regionali. Perci\u00f2 pu\u00f2 dirsi assicurata l\u2019esigenza di una interpretazione unitaria non sottratta alla possibilit\u00e0 di una ragionevole revisione.<\/p><p>Non mi attarder\u00f2 a controbattere i singoli argomenti esposti dall\u2019onorevole Villabruna, rilevando soltanto come l\u2019affermazione che il ripristino delle Cassazioni regionali risponderebbe ad un criterio democratico di avvicinamento della giustizia al popolo, attraverso l\u2019economia della spesa, \u00e8 inconsistente, perch\u00e9 la sola economia realizzabile con la ricostituzione, per esempio, della Cassazione di Torino, sarebbe quella nel costo del viaggio del difensore per recarsi dalla sua normale residenza a Torino anzich\u00e9 a Roma. Voglio notare, invece, che lo stesso ordine del giorno della deputazione piemontese confessa l\u2019esigenza di un organo unico, supremo regolatore per tutto il territorio della Repubblica, quando dichiara che al coordinamento e, se del caso, alla unificazione della giurisprudenza ben saranno in grado di provvedere, come vi provvedevano prima del 1923, le Sezioni Unite. Queste dovrebbero, dunque, provvedere alla eliminazione dei contrasti tra le varie Cassazioni regionali. Ma il rimedio delle Sezioni Unite, mentre non eliminerebbe il contrasto, che di per s\u00e9 rappresenterebbe un regresso, presupporrebbe la ribellione del giudice di rinvio alla decisione della Corte di cassazione regionale ed il successivo ricorso alle Sezioni Unite. E per far ci\u00f2 occorrerebbe eliminare dal Codice di procedura civile la norma che il giudice di rinvio \u00e8 vincolato dal principio fissato dalla Corte di cassazione e ripristinare la possibilit\u00e0 della ribellione e del conseguente ricorso alle Sezioni Unite. Non intendo esaminare se tutto questo sia conforme all\u2019economia ed alla seriet\u00e0 della funzione giudiziaria. Aggiunger\u00f2 invece che il rimedio delle Sezioni Unite sarebbe frustrato tutte le volte che il giudice di rinvio si uniformasse alla decisione della Cassazione regionale. In tali casi si avrebbe questa situazione paradossale, che una stessa norma di diritto sarebbe interpretata ed applicata diversamente nelle varie regioni d\u2019Italia.<\/p><p>Concludo con l\u2019augurio che le nostre deliberazioni su quest\u2019ultima parte della Costituzione costruiscano le fondamenta di un ordinamento giudiziario rispondente alla suprema esigenza della tutela dei diritti e delle libert\u00e0 del cittadino. (<em>Applausi \u2013 Congratulazioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. Il seguito di questa discussione \u00e8 rinviato a domani alle 10.<\/p><p>Interrogazioni con richiesta d\u2019urgenza.<\/p><p>PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza le seguenti interrogazioni con richiesta di risposta urgente:<\/p><p>\u00abAl Ministro dell\u2019interno, per conoscere se sono stati identificati ed arrestati gli autori dell\u2019assassinio premeditato, consumato per brutale malvagit\u00e0 nella persona del giovane Mario Petruccelli, appartenente al Fronte liberale democratico dell\u2019Uomo qualunque di Sesto San Giovanni.<\/p><p>\u00abMastrojanni\u00bb.<\/p><p>\u00abAl Ministro dei lavori pubblici, per conoscere quali serie difficolt\u00e0 si oppongono per concedere i fondi necessari (circa 18 milioni annui, per dieci anni) per l\u2019elettrodotto sottomarino necessario a dare l\u2019energia elettrica alle isole di Ischia e di Procida (Napoli) i cui 45.000 abitanti sono da anni condannati al buio.<\/p><p>\u00abSansone\u00bb.<\/p><p>\u00abAl Ministro dei lavori pubblici, per conoscere se non intende, ai sensi dell\u2019articolo 13 della legge 20 giugno 1865, prorogare il termine \u2013 per almeno due anni \u2013 di cui all\u2019articolo 3 del decreto 23 settembre 1938, riguardante la Mostra d\u2019Oltremare di Napoli per evitare che il 18 novembre prossimo \u2013 senza che siasi ancora deciso sulla riorganizzazione, sviluppo, o destino della Mostra stessa \u2013 siano restituite estensioni notevoli di terreno gi\u00e0 dichiarate necessarie per la pubblica utilit\u00e0. Considerando, altres\u00ec, che la proroga invocata \u00e8 conforme ad una richiesta avanzata dal Consiglio comunale di Napoli e che non \u00e8 pregiudizievole per i diritti di alcuno, nel mentre si potr\u00e0 seriamente pensare alla riorganizzazione del complesso tuttora abbandonato.<\/p><p>\u00abSansone\u00bb.<\/p><p>\u00abAl Presidente del Consiglio dei Ministri, per conoscere se \u00e8 vero che \u00e8 di imminente adozione un provvedimento tendente alla riorganizzazione dell\u2019Istituto centrale di statistica ed alla conseguente immissione nei ruoli dell\u2019Amministrazione centrale solo di una aliquota del personale dipendente; ed in caso affermativo per conoscere:<\/p><ol><li><em>a<\/em>) in base a quali criteri si intendano ridurre i quadri del personale, e quindi l\u2019efficienza di un servizio che allo stato attuale, come \u00e8 stato pubblicamente e autorevolmente denunciato, si trova in condizioni estremamente arretrate e pertanto richiederebbe, invece, di essere ulteriormente sviluppato, perfezionato e coordinato con tutte le altre attivit\u00e0 statistiche razionali;<\/li><li><em>b<\/em>) in base a quali considerazioni si intenda immettere nei ruoli dello Stato solo parte del personale e quale sorte \u00e8 riservata al personale non immesso in ruolo alla scadenza dei singoli contratti;<\/li><li><em>c<\/em>) se, data la crescente importanza dei servizi statistici razionali, anche per i loro riflessi in campo internazionale, non ritiene opportuno di investire della materia l\u2019Assemblea, o per essa la competente Commissione legislativa, in modo che un provvedimento di tanta gravit\u00e0 garantisca, oltre che la tutela dei diritti di tutti i dipendenti, anche il necessario potenziamento dei servizi statistici nel superiore interesse della Nazione.<\/li><\/ol><p>\u00abSansone\u00bb.<\/p><p>SANSONE. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>SANSONE. Faccio notare che, per quanto riguarda la mia seconda interrogazione, il termine, ai sensi del decreto che istituisce la Mostra d\u2019Oltremare, scade il 18 novembre; se il Ministro dei lavori pubblici per quella data non avr\u00e0 emesso il provvedimento che ci auguriamo, i terreni saranno restituiti ai proprietari. Ora, ad evitare un danno alla Mostra stessa, esprimo il desiderio che il Ministro voglia rispondere in tempo utile.<\/p><p>PRESIDENTE. Sta bene: riferir\u00f2 al Ministro dei lavori pubblici. E cos\u00ec pure dar\u00f2 comunicazione, ai Ministri competenti, delle altre interrogazioni.<\/p><p>Interrogazioni.<\/p><p>PRESIDENTE. Si dia lettura delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.<\/p><p>AMADEI, <em>Segretario<\/em>, legge:<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare i Ministri dei lavori pubblici e della pubblica istruzione, per sapere se non ravvisino l\u2019urgenza di procedere allo svincolo dei centri minori dalle norme del regolamento edilizio per le costruzioni scolastiche. L\u2019applicazione di quel regolamento, unico per tutte le regioni, le citt\u00e0, ed i villaggi, si risolve anzitutto a danno del carattere pittoresco delle nostre borgate, e, comportando oneri gravissimi, compromette il necessario pi\u00f9 vasto sviluppo della edilizia scolastica, deficientissima particolarmente nelle borgate rurali e montane, per le quali le nuove costruzioni dovrebbero aderire alle effettive modeste necessit\u00e0 locali, pure rispondendo alle fondamentali esigenze igienico-sanitarie.<\/p><p>\u00abDi Fausto\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro dell\u2019industria e commercio, per conoscere se sia vero che il Governo intende sopprimere l\u2019Istituto cotoniero italiano; e in caso affermativo quali ne siano le ragioni.<\/p><p>\u00abTremelloni\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro dell\u2019interno, su gli incidenti verificatisi a Napoli mercoled\u00ec 5 novembre, in occasione di un corteo funebre.<\/p><p>\u00abRiccio Stefano\u00bb.<\/p><p>\u00abI sottoscritti chiedono d\u2019interrogare i Ministri dei trasporti, del tesoro, delle finanze e delle poste e telecomunicazioni, per conoscere le ragioni che li hanno indotti e li inducono a non dare esecuzione al decreto legislativo 2 giugno 1946, n. 502, non mai abrogato, che stabiliva la cessazione della Gestione raggruppamenti autocarri (G.R.A.) e a permettere invece che detto Ente:<\/p><ol><li><em>a<\/em>) continui la sua attivit\u00e0, acquistando altro materiale automobilistico, mediante grosse operazioni finanziarie con istituti di credito;<\/li><li><em>b<\/em>) assuma servizi indiscriminati di carattere turistico e sportivo e di indole strettamente commerciale mediante forme di pubblicit\u00e0 inconsuete per servizi statali e parastatali;<\/li><li><em>c<\/em>) usufruisca di assegnazioni di benzina pari a circa al 17,50 per cento di tutto il contingente destinato agli autotrasporti privati di cose;<\/li><li><em>d<\/em>) non sia sottoposto ad alcun onere fiscale e tributario con gravissimo danno per l\u2019Erario;<\/li><li><em>e<\/em>) sia esentato dal pagamento dei diritti postali per i trasporti dei pacchi e dei colli;<\/li><li><em>f<\/em>) possa effettuare l\u2019importazione dei carburanti ad esso assegnati con impiego di notevoli entit\u00e0 di valuta pregiata (dollari), che potrebbero essere utilizzati per altri prodotti di prima necessit\u00e0;<\/li><li><em>g<\/em>) sia esonerato dalla osservanza delle disposizioni di cui al decreto legislativo 19 luglio 1946, n. 89.<\/li><\/ol><p>Ci\u00f2 premesso e prescindendo da altri privilegi, riconosciuti al G.R.A. nell\u2019esercizio della sua attivit\u00e0, si chiede agli onorevoli Ministri interpellati se non ritengano opportuno e necessario, nell\u2019interesse della economia in generale e dei trasporti in particolare, nominare una commissione di esperti dei Ministeri competenti e degli autotrasportatori privati, che esprima il proprio parere sulla utilit\u00e0 economica del G.R.A. e indichi in quale modo si possa addivenire alla sua liquidazione con il minor danno possibile per i lavoratori che vi sono addetti e per l\u2019Erario.<\/p><p>\u00abFuschini, Balduzzi, Moro, Scalfaro, Mannironi, Murgia\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede di interrogare il Ministro della marina mercantile, per sapere perch\u00e9 \u00e8 stato tolto lo scalo a Catania della linea Napoli-Siracusa-Malta-Tripoli e viceversa, mentre prima della guerra il piroscafo faceva scalo a Catania sia all\u2019andata che al ritorno.<\/p><p>\u00abL\u2019interrogante chiede che sia ripristinato tale servizio, oltre che nell\u2019interesse della citt\u00e0, anche dei viaggiatori. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abSapienza\u00bb.<\/p><p>PRESIDENTE. Le interrogazioni test\u00e9 lette saranno iscritte all\u2019ordine del giorno e svolte al loro turno, trasmettendosi al Ministro competente quella per la quale si chiede la risposta scritta.<\/p><p>La seduta termina alle 19.45.<\/p><p>Ordine del giorno per la seduta di domani.<\/p><p>Alle ore 10:<\/p><p>Seguito della discussione sul progetto di Costituzione della Repubblica italiana.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Versione PDF ASSEMBLEA COSTITUENTE CCLXXXIII. SEDUTA POMERIDIANA DI VENERD\u00cc 7 NOVEMBRE 1947 PRESIDENZA DEL PRESIDENTE TERRACINI indi DEL VICEPRESIDENTE PECORARI INDICE Comunicazione del Presidente: Presidente Progetto di Costituzione della Repubblica italiana (Seguito della discussione): Presidente Villabruna Vinciguerra Bettiol Carboni Angelo Verifica di poteri: Presidente Interrogazioni con richiesta d\u2019urgenza (Annunzio): Presidente Sansone Interrogazioni (Annunzio): Presidente La [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_relevanssi_hide_post":"","_relevanssi_hide_content":"","_relevanssi_pin_for_all":"","_relevanssi_pin_keywords":"","_relevanssi_unpin_keywords":"","_relevanssi_related_keywords":"","_relevanssi_related_include_ids":"","_relevanssi_related_exclude_ids":"","_relevanssi_related_no_append":"","_relevanssi_related_not_related":"","_relevanssi_related_posts":"2364,2307,2315,2390,2382,2378","_relevanssi_noindex_reason":"","_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"categories":[60,7],"tags":[],"post_folder":[58],"class_list":["post-2291","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-1947-11","category-assemblea"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2291","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2291"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2291\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6442,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2291\/revisions\/6442"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2291"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2291"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2291"},{"taxonomy":"post_folder","embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fpost_folder&post=2291"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}