{"id":2275,"date":"2023-09-17T15:24:52","date_gmt":"2023-09-17T13:24:52","guid":{"rendered":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=2275"},"modified":"2023-10-21T15:49:25","modified_gmt":"2023-10-21T13:49:25","slug":"pomeridiana-di-giovedi-30-ottobre-1947","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=2275","title":{"rendered":"POMERIDIANA DI GIOVED\u00cc 30 OTTOBRE 1947"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"2275\" class=\"elementor elementor-2275\" data-elementor-post-type=\"post\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-24b20da elementor-section-full_width elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"24b20da\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-15957d4\" data-id=\"15957d4\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-e89d4db elementor-align-right elementor-widget elementor-widget-button\" data-id=\"e89d4db\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"button.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-button-wrapper\">\n\t\t\t\t\t<a class=\"elementor-button elementor-button-link elementor-size-sm\" href=\"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/19471030_2.pdf\" target=\"_blank\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-content-wrapper\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-icon\">\n\t\t\t\t<i aria-hidden=\"true\" class=\"icon icon-view\"><\/i>\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-text\">Versione PDF<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-05736bf elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"05736bf\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>ASSEMBLEA COSTITUENTE<\/p><p>CCLXXIX.<\/p><p>SEDUTA POMERIDIANA DI GIOVED\u00cc 30 OTTOBRE 1947<\/p><p>PRESIDENZA DEL PRESIDENTE <strong>TERRACINI<\/strong><\/p><p>indi<\/p><p>DEL VICEPRESIDENTE <strong>BOSCO<\/strong> <strong>LUCARELLI<\/strong><\/p><p><strong>INDICE<\/strong><\/p><p><strong>Dimissioni:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p><strong>Domanda di autorizzazione a procedere in giudizio:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p><strong>Sulla validit\u00e0 della votazione di un emendamento:<\/strong><\/p><p>Macrelli<\/p><p>Presidente<\/p><p>Fioretto<\/p><p>Manzini<\/p><p>Russo Perez<\/p><p>Codacci Pisanelli<\/p><p>Domined\u00f2<\/p><p>Nobile<\/p><p>Calosso<\/p><p>Selvaggi<\/p><p><strong>Verifica del numero legale:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p><strong>Presentazione di relazioni:<\/strong><\/p><p>Di Giovanni<\/p><p>Presidente<\/p><p><strong>Svolgimento di due interpellanze:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p>De Gasperi, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri<\/em><\/p><p>Persico<\/p><p>Micheli<\/p><p>Morandi<\/p><p>Di Vittorio<\/p><p>Vanoni<\/p><p>Ferrari<\/p><p>Fanfani, <em>Ministro del lavoro e della previdenza sociale<\/em><\/p><p><strong>Interrogazione con richiesta d\u2019urgenza <\/strong>(<em>Annunzio<\/em>)<strong>:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p><strong>Sui lavori dell\u2019Assemblea:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p>Grassi, <em>Ministro di grazia e giustizia<\/em><\/p><p>Laconi<\/p><p><strong>Interrogazioni<\/strong> (<em>Annunzio<\/em>)<strong>:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p>La seduta comincia alle 16.<\/p><p>AMADEI, <em>Segretario<\/em>, legge il processo verbale della precedente seduta pomeridiana.<\/p><p>(<em>\u00c8 approvato<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Dimissioni.<\/p><p>PRESIDENTE. Comunico che mi \u00e8 pervenuta dall\u2019onorevole Martino Enrico la seguente lettera:<\/p><p>\u00abOnorevole Signor Presidente dell\u2019Assemblea Costituente,<\/p><p>Roma, 29 ottobre 1947<\/p><p>\u00abNella mia qualit\u00e0 di Ministro d\u2019Italia a Belgrado, mi trovo nella impossibilit\u00e0 di svolgere degnamente il mio mandato di deputato all\u2019Assemblea Costituente.<\/p><p>\u00abMi onoro pertanto rivolgermi all\u2019Assemblea Costituente perch\u00e9 mi voglia dispensare dal mandato, rendendo cos\u00ec possibile al mio successore di svolgere le sue funzioni nell\u2019interesse superiore del Paese.<\/p><p>\u00abNel lasciare l\u2019onorato mandato rivolgo a Lei, onorevole Presidente, e ai colleghi tutti il mio cordiale saluto e i migliori auguri per l\u2019alto compito cui sono stati chiamati dalla volont\u00e0 popolare.<\/p><p>\u00abCon ossequio.<\/p><p>\u00abOn. Enrico Martino\u00bb.<\/p><p>Se non vi sono obiezioni pongo ai voti l\u2019accettazione delle dimissioni dell\u2019onorevole Martino Enrico.<\/p><p>(<em>Sono accettate<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Domanda di autorizzazione a procedere in giudizio.<\/p><p>PRESIDENTE. Comunico che il Ministro di grazia e giustizia ha trasmesso una domanda di autorizzazione a procedere in giudizio contro il deputato Laconi, per il reato di cui all\u2019articolo 18 del testo unico della legge di pubblica sicurezza.<\/p><p>Sar\u00e0 inviata alla Commissione competente.<\/p><p>Sulla validit\u00e0 della votazione di un emendamento.<\/p><p>MACRELLI. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>MACRELLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi! Ci sia consentito di tornare con tutta serenit\u00e0 sulla votazione della seduta di stamani a proposito della Regione emiliana. Pur non intendendo risollevare eccezione alcuna per il computo dei voti fatta dalla Segreteria, dobbiamo tuttavia rilevare, in base alle stesse parole dell\u2019illustre signor Presidente, che pu\u00f2 essere obiettivamente posto in dubbio che l\u2019Assemblea, al momento della votazione, avesse adeguata scienza dei presupposti e dell\u2019oggetto della medesima.<\/p><p>Se cos\u00ec \u00e8, come sembra, si verifica l\u2019ipotesi, gi\u00e0 contemplata dalla prassi e dai trattati parlamentari, per cui se i deputati votanti riconoscono di avere per errore votato contro la propria intenzione, vien meno il presupposto stesso della validit\u00e0 di una deliberazione. Precedenti storici sorreggono questa tesi. Chiediamo pertanto che, in vista delle circostanze obiettive che abbiamo ora esposto, il Presidente sottoponga ancora la votazione alla volont\u00e0 dell\u2019Assemblea.<\/p><p>PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, l\u2019onorevole Macrelli, in ordine all\u2019esito della votazione eseguita stamani circa un emendamento presentato dall\u2019onorevole Corbino, relativo alla elencazione delle Regioni storico-tradizionali contenuta nell\u2019articolo 123 del progetto di Costituzione, ha rilevato che pu\u00f2 essere avvenuto che la votazione si sia svolta in un momento nel quale non tutti quanti i membri dell\u2019Assemblea presenti nell\u2019Aula avevano pienamente afferrato il valore ed il significato della votazione stessa, ed ha chiesto che questa sia ripetuta.<\/p><p>\u00c8 un problema che riguarda l\u2019Assemblea la quale ha dato il voto e che, evidentemente, pu\u00f2 o non pu\u00f2 accettare la proposta e condividere le considerazioni dell\u2019onorevole Macrelli.<\/p><p>FIORITTO. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>FIORITTO. Credo che sarebbe umiliante per l\u2019Assemblea ritornare con mia motivazione simile sulla deliberazione gi\u00e0 presa, e ritengo che sia pericolosissimo questo esempio che daremmo a noi stessi per l\u2019avvenire della prassi parlamentare, perch\u00e9 si potrebbe sempre esporre il dubbio che l\u2019Assemblea non abbia compreso l\u2019oggetto ed il motivo della votazione, ed allora ogni votazione dovrebbe essere nuovamente sottoposta a riesame, e non ci sarebbe pi\u00f9 quella garanzia di seriet\u00e0 e di sicurezza che deve accompagnare le decisioni di un\u2019Assemblea legislativa.<\/p><p>MANZINI. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>MANZINI. Mi permetto di appoggiare la tesi del collega Macrelli, perch\u00e9, se apprezzo in tutto il suo valore morale e giuridico l\u2019obiezione che \u00e8 stata fatta alla sua proposta, e riconosco che il precedente pu\u00f2 suscitare una preoccupazione comprensibile, tuttavia i modi coi quali si \u00e8 svolta la votazione di stamani avvalorano pienamente la tesi proposta dall\u2019onorevole Macrelli.<\/p><p>Come proponente di un emendamento, che \u00e8 stato la causale forse di questa variazione, aggiungo che un gruppo di coloro che hanno votato stamani, per opinioni dichiarate nelle successive votazioni, non hanno afferrato appieno il significato di quella votazione, perch\u00e9 l\u2019emendamento da noi presentato, cio\u00e8 la modifica della congiunzione Emilia e Romagna in Emilia-Romagna voleva riaffermare l\u2019unit\u00e0 della Regione. Ma nella differenziazione nominale, per innegabile carattere di tradizione, di storia, di lingua, alcuni di coloro che avevano aderito a questo emendamento, il cui significato \u00e8 motivo di ogni equivoco, hanno aderito perch\u00e9 non hanno colto tutta l\u2019importanza della proposta dell\u2019onorevole Corbino.<\/p><p>Quindi, siccome si tratta di una votazione importante, a vasta ripercussione e che pu\u00f2 profondamente incidere sullo stato d\u2019animo delle nostre popolazioni, e poich\u00e9 la stessa mozione approvata ieri sera, ove si parla di Regioni storico-tradizionali, \u00e8 in perfetta coerenza con la rivendicazione del nome Romagna, ormai consacrato dall\u2019uso, io penso che la motivazione sia perfettamente fondata e che essa, anche per testimonianza individuabile di coloro che hanno votato, possa essere accolta, ponendo di nuovo in votazione l\u2019argomento.<\/p><p>RUSSO PEREZ. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>RUSSO PEREZ. Io sono fra coloro che si dolgono che il nome di Romagna venga cancellato dall\u2019elenco delle Regioni; per\u00f2 mi associo alle considerazioni che sono state fatte test\u00e9 a questo riguardo e ritengo assurda la proposta dell\u2019onorevole Macrelli. Io non conosco i precedenti parlamentari, ma dubito che ci possano essere precedenti favorevoli alla tesi Macrelli. Egli dice che \u00e8 da supporre che parecchi di coloro che hanno votato, hanno votato senza sapere che cosa votassero. Ora questo mi sembra ingiurioso per l\u2019Assemblea.<\/p><p>MACRELLI. Non \u00e8 esatto.<\/p><p>RUSSO PEREZ. Comunque io dico che un galantuomo qualsiasi, se non sa che cosa vota, non deve votare. Per non costituire un pericoloso precedente, io propongo che l\u2019Assemblea respinga la proposta dell\u2019onorevole Macrelli.<\/p><p>CODACCI PISANELLI. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>CODACCI PISANELLI. Si \u00e8 detto che sarebbe un pericoloso precedente, ma, come l\u2019onorevole Presidente ha avuto pi\u00f9 volte occasione di dire, quando l\u2019Assemblea abbia deliberato sopra una determinata decisione, non \u00e8 detto che vi sia una vera e propria preclusione. \u00c8 stato pi\u00f9 volte affermato che l\u2019Assemblea pu\u00f2 tornare sopra le sue deliberazioni.<\/p><p>Per dimostrare tale tesi, si potrebbero portare molti elementi di carattere giuridico, ma io faccio soltanto presente che, come quando si vota una legge e la si \u00e8 approvata articolo per articolo, tuttavia la si pu\u00f2 anche respingere nella votazione finale a scrutinio segreto; cos\u00ec non \u00e8 detto che, quando questa Assemblea abbia deliberato, la sua deliberazione le impedisca di tornare su di essa, ove lo creda.<\/p><p>Per quanto riguarda la legislazione, \u00e8 noto che si pu\u00f2 sempre abrogare la legge, e come la si pu\u00f2 abrogare dopo averla emanata, cos\u00ec si pu\u00f2 ritornare sulle parti di essa gi\u00e0 deliberate. Per queste ragioni ritengo che, anche dal punto di vista strettamente giuridico, non ci sia nulla da obiettare. Senza considerare poi che non mancano i precedenti parlamentari, dai quali \u00e8 facile desumere che le Assemblee legislative hanno pi\u00f9 volte usato la facolt\u00e0 di ritornare sulle proprie deliberazioni precedenti, pure nel corso della discussione relativa a un medesimo progetto di legge.<\/p><p>DOMINED\u00d2. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>DOMINED\u00d2. Signor Presidente, onorevoli colleghi, personalmente debbo dissentire dal collega che mi ha preceduto, e pi\u00f9 esattamente dalle premesse che lo hanno ispirato, in quanto sono il primo a volermi di regola inchinare ad una votazione gi\u00e0 verificatasi, con tutte le conseguenze giuridiche e politiche che ad essa si collegano in via di principio.<\/p><p>Ma se, in via di eccezione, vedessi ricorrere delle circostanze straordinarie di carattere obiettivo, le quali possano sorreggere l\u2019ipotesi di una non sicura validit\u00e0 della precedente deliberazione, evidentemente noi ci muoveremmo su un diverso terreno.<\/p><p>A me pare che le circostanze straordinarie, le quali eventualmente possono dare corpo a questa eccezione rispetto alla regola, e quindi non costituirebbero alcun pericolo di precedente, in quanto perci\u00f2 stesso riaffermerebbero il principio della validit\u00e0 vincolante e preclusiva di ogni deliberazione valida, siano le seguenti.<\/p><p>Primo: il fatto dell\u2019immediata reazione pubblica in Aula da parte dell\u2019onorevole Macrelli, prima ancora che si passasse ad altri argomenti e che, in un certo senso, si formasse cosa giudicata sulla decisione avvenuta, quando ancora sussisteva invariata la composizione dei deputati presenti e votanti.<\/p><p>\u00c8 vero che l\u2019onorevole Macrelli ha motivato in base al dubbio sull\u2019accertamento dei voti, dubbio che cade dinnanzi all\u2019accertamento formale del Presidente. Ma \u00e8 altrettanto vero \u2013 ed ecco il secondo elemento obiettivo del problema \u2013 che tempestivamente fu allora prospettata alla Presidenza l\u2019eventualit\u00e0 che l\u2019argomento non dovesse essere quello dell\u2019inesatto computo, bens\u00ec quello della non piena scienza e coscienza dell\u2019Assemblea nel momento della votazione. Mi si dir\u00e0 che tutto ci\u00f2 non si conf\u00e0 al prestigio della deliberazione di un\u2019Assemblea. Ed io a ci\u00f2 sottoscriver\u00f2, normalmente, senza per\u00f2 escludere che, eccezionalmente, possa ben verificarsi il caso. E, sempre che eccezionalmente il fatto avvenga, esso non pu\u00f2 non tradursi in un difetto nei presupposti della deliberazione, difetto che ne inficia la validit\u00e0 e che determina da parte nostra il diritto e il dovere di ritornare nel merito.<\/p><p>In terzo luogo, \u00e8 da considerare che i presentatori degli stessi emendamenti, che al momento della discussione sembravano porsi in antitesi con l\u2019argomento che ha determinato la votazione <em>de quo<\/em>, hanno test\u00e9 parlato per chiarire che non essi intendevano che l\u2019emendamento proposto potesse determinare il conflitto di cui parliamo.<\/p><p>Io mi permetto obiettivamente, e con estrema serenit\u00e0 di prospettare all\u2019Assemblea questo triplice ordine di circostanze, in aderenza alle quali ritengo che potremmo deferire con piena tranquillit\u00e0 alla maggioranza della volont\u00e0 assembleare il quesito sulla riproponibilit\u00e0 o meno della votazione. (<em>Commenti \u2013 Approvazioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p><em>Una voce a destra.<\/em> Sofisma!<\/p><p>PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, poich\u00e9 si sono manifestate opinioni contrarie sull\u2019argomento, \u00e8 evidente che questa non pu\u00f2 essere una questione da risolversi direttamente dalla Presidenza, ovvero con la consueta formula: \u00abPoich\u00e9 non si sono sollevate obiezioni, si accede alla proposta\u00bb.<\/p><p>Desidero precisare che si \u00e8 detto da una parte e dall\u2019altra che precedenti storici esistono o non esistono; in effetti, si sono verificati episodi di questa natura, sia durante i lavori della Camera, come durante i lavori del Senato e, precisamente, in alcune occasioni nelle quali \u2013 per il fatto che, appunto, a votazione gi\u00e0 proclamata, alcuni membri delle due Assemblee hanno detto o fatto comprendere che non avevano partecipato alla votazione con piena conoscenza della materia su cui si votava \u2013 i Presidenti di quelle due Assemblee hanno ritenuto di poter procedere nuovamente alla votazione.<\/p><p>Evidentemente, occorre che vi siano manifestazioni di questo genere. L\u2019onorevole Macrelli ci ha detto che, dopo la votazione avvenuta, un certo numero di colleghi si \u00e8, appunto, espresso in tal modo.<\/p><p>Questa \u00e8 la situazione obiettiva.<\/p><p>RUSSO PEREZ. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>RUSSO PEREZ. Chiedo all\u2019onorevole Presidente se risulti dai precedenti, come penso, che nei casi invocati, la richiesta di una nuova votazione sia stata fatta immediatamente dopo il voto, nella stessa seduta. Ci troviamo ora in un\u2019altra seduta. Pensi l\u2019Assemblea cosa potrebbe accadere domani: che un\u2019Assemblea, che abbia votato una determinata proposta in un determinato senso, in un\u2019altra seduta, voti la stessa proposta, in modo diverso: ma \u00e8 assurdo!<\/p><p>PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, a questo punto \u00e8 l\u2019Assemblea che deve decidere. Vi \u00e8 dunque una proposta dell\u2019onorevole Macrelli di ripetere la votazione eseguita stamane in relazione all\u2019emendamento dell\u2019onorevole Corbino, inteso a ridurre alla semplice formula \u00abEmilia\u00bb la formula del testo della Commissione \u00abEmilia e Romagna\u00bb.<\/p><p>L\u2019onorevole Macrelli appoggia tale sua proposta con il fatto che una parte dei membri dell\u2019Assemblea, i quali hanno partecipato alla votazione, hanno successivamente dichiarato che essi avevano dato il loro voto senza aver bene afferrato l\u2019oggetto della votazione stessa.<\/p><p>FIORITTO. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>FIORITTO. Un solo rilievo, onorevole Presidente: i diritti dei deputati assenti, di quelli cio\u00e8 che hanno votato formando la maggioranza nella precedente seduta, ma che non sono pi\u00f9 presenti ora a questa seconda votazione che si vorrebbe fare, chi pu\u00f2 tutelarli con questo sistema? (<em>Commenti<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. Onorevole Fioritto, a questa sua osservazione, non posso se non rispondere una cosa: ogni decisione dell\u2019Assemblea ha il presupposto che tutti i membri dell\u2019Assemblea, quindi anche gli assenti, accettano in ogni determinato momento le decisioni dell\u2019Assemblea stessa, le quali impegnano gli assenti allo stesso modo dei presenti. (<em>Approvazioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Pongo pertanto in votazione la proposta dell\u2019onorevole Macrelli di procedere alla ripetizione della votazione sull\u2019emendamento aggiuntivo dell\u2019onorevole Corbino, di cui ho or ora ricordato il testo.<\/p><p>(<em>Dopo prova e controprova, la proposta \u00e8 approvata<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>RUSSO PEREZ. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>RUSSO PEREZ, lo protesto solennemente contro questo precedente, e mi dispiace che sia stato il nostro Presidente a istituirlo!<\/p><p>PRESIDENTE. \u00c8 l\u2019Assemblea che l\u2019ha istituito.<\/p><p>RUSSO PEREZ. Lei l\u2019ha proposto. Una legge approvata oggi sar\u00e0 bocciata domani. (<em>Rumori<\/em>)<em>.<\/em> Se si \u00e8 sbagliato, si riconosca l\u2019errore e basta!<\/p><p>\u00a0PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, sulla base della decisione presa dall\u2019Assemblea nell\u2019attuale votazione, procediamo alla nuova votazione dell\u2019emendamento dell\u2019onorevole Corbino.<\/p><p>NOBILE. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>NOBILE. Onorevole Presidente, penso che, prima di procedere a qualunque altra votazione, abbiamo l\u2019obbligo di accertare in modo preciso che cosa dicono in proposito le pubblicazioni statistiche ufficiali delle quali si fa menzione nell\u2019ordine del giorno approvato questa mattina. Mi pare che questa sia la stessa pregiudiziale che aveva avanzato l\u2019onorevole Corbino.<\/p><p>A me pare che la votazione di stamane non avrebbe dovuto nemmeno aver luogo, per non correre il rischio di mettersi in contraddizione con una votazione precedente. Per non ripetere l\u2019errore bisogna ora accertarsi di ci\u00f2 che dicono le statistiche ufficiali. Se in esse si parla della Romagna, si potr\u00e0 tornare sulla deliberazione presa, onde eliminare la contradizione fra le due deliberazioni dell\u2019Assemblea. Altrimenti, a mio avviso, non si pu\u00f2 tornare su una decisione gi\u00e0 presa.<\/p><p>CALOSSO. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>CALOSSO. Di questo piccolo problema \u2013 in cui dovrebbe essere facile andare d\u2019accordo \u2013 mi sono occupato quando ero Commissario della \u00abDante\u00bb, e quindi c\u2019erano questi problemi linguistici di mezzo, ed ho notato che il fascismo (voi lo sapete) ha distrutto i nomi storici di diverse citt\u00e0 e di diversi paesi. E mi ero trovato sorpreso nel vedere che Castrogiovanni, paese con tutta una sua storia, principale fortezza siciliana, aveva avuto il suo nome distrutto, mangiato, per metterci al suo posto una parola stranamente archeologica che nessuno conosceva in Italia. E cos\u00ec il fascismo ha fatto anche a Roma, dove ha fatto di tutto per distruggere il senso della terza Roma moderna per metterci dei ruderi, come ha fatto a Borgo San Donnino.<\/p><p>Ora questo si fa di solito nei paesi coloniali. Ma se domani, supponiamo, a Londra (dove studiano il latino) venisse in mente a qualcuno di chiamare Londra <em>Londinium<\/em>, ci sarebbe una sollevazione generale. E cos\u00ec avverrebbe se si tentasse di chiamare Torino <em>Augusta Taurinorum<\/em>!<\/p><p>Ora l\u2019Emilia, se guardiamo bene, come parola, viene dall\u2019antica Roma soltanto, ed \u00e8 passata nei manuali scolastici dagli ultimi 60-70 anni.<\/p><p>Non \u00e8 mai esistita. Prima del 1870, diciamo cos\u00ec, nel nostro Risorgimento non esisteva questa parola. Emilia. C\u2019erano allora i Ducati e la Romagna, paese storico che ha tutti i numeri per essere altamente caro agli italiani. Dante stesso, che chiama bastardi i romagnoli, li chiama tuttavia romagnoli. Non c\u2019\u00e8 che dire. (<em>Si ride<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Ora noi non possiamo cancellare un nome millenario, storico, dantesco, per mettere un nome, Emilia, che, in fondo, \u00e8 un po\u2019 archeologico, bench\u00e9 le scuole elementari lo abbiano fatto passare negli ultimi 50-60 anni.<\/p><p>\u00c8 un senso di italianit\u00e0 elementare. Mi pare che non sia una cosa bella togliere la parola Romagna per metterne una, in fondo, fittizia. Mi sembra che su questo dovremmo andare tutti d\u2019accordo. (<em>Applausi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. Procediamo dunque alla votazione, onorevoli colleghi. Vi \u00e8 una proposta di emendamento dell\u2019onorevole Corbino, come bene ricordano, di sostituire all\u2019articolo 123 il termine \u00abEmilia e Romagna\u00bb con l\u2019altro: \u00abEmilia\u00bb.<\/p><p>Comunico che \u00e8 stata chiesta la verifica del numero legale dagli onorevoli Buonocore, Benedettini, Mastrojanni, Cannizzo, Mazza, Condorelli, Miccolis, Pat, Russo Perez, Colitto, Corsini, Bencivenga, Bergamini, Rodi, Coppa.<\/p><p>Verifica del numero legale.<\/p><p>PRESIDENTE. Invito l\u2019onorevole Segretario a fare la chiama per la verifica del numero legale.<\/p><p>COVELLI, <em>Segretario<\/em>, fa la chiama.<\/p><p>(<em>Segue la chiama<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la chiama. Prego gli onorevoli segretari di fare il computo dei presenti.<\/p><p>(<em>Gli onorevoli segretari fanno il computo dei presenti<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Comunico che l\u2019Assemblea \u00e8 in numero legale.<\/p><p><em>Sono presenti:<\/em><\/p><p>Amadei \u2013 Amendola \u2013 Andreotti \u2013 Arcaini \u2013 Arcangeli \u2013 Assennato \u2013 Azzi.<\/p><p>Badini Confalonieri \u2013 Baldassari \u2013 Balduzzi \u2013 Baracco \u2013 Bardini \u2013 Barontini Anelito \u2013 Barontini Ilio \u2013 Bastianetto \u2013 Bazoli \u2013 Bei Adele \u2013 Bellato \u2013 Bellusci \u2013 Belotti \u2013 Bencivenga \u2013 Benedettini \u2013 Bennani \u2013 Benvenuti \u2013 Bergamini \u2013Bernamonti \u2013 Bernardi \u2013 Bertola \u2013 Bettiol \u2013 Biagioni \u2013 Bianchi Bruno \u2013 Binni \u2013 Bitossi \u2013 Bocconi \u2013 Boldrini \u2013 Bolognesi \u2013Bonino \u2013 Bonomelli \u2013 Bonomi Ivanoe \u2013 Bordon \u2013 Bosco Lucarelli \u2013 Bovetti \u2013 Braschi \u2013 Bruni \u2013 Bucci \u2013 Buffoni Francesco \u2013 Bulloni Pietro \u2013 Buonocore.<\/p><p>Cacciatore \u2013 Caccuri \u2013 Calamandrei \u2013 Caldera \u2013 Calosso \u2013 Camangi \u2013 Canevari \u2013 Cannizzo \u2013 Caporali \u2013 Cappelletti \u2013 Cappi Giuseppe \u2013 Cappugi \u2013 Carbonari \u2013 Carboni Angelo \u2013 Carignani \u2013 Caso \u2013 Castelli Avolio \u2013 Cavalli \u2013 Cavallotti \u2013 Cerreti \u2013 Cevolotto \u2013 Chatrian \u2013 Chiarini \u2013 Chieffi \u2013 Chiostergi \u2013 Ciampitti \u2013 Cianca \u2013 Ciccolungo \u2013 Clerici \u2013 Coccia \u2013 Codacci Pisanelli \u2013 Codignola \u2013 Colitto \u2013 Colombo Emilio \u2013 Conci Elisabetta \u2013 Condorelli \u2013 Conti \u2013 Coppa Ezio \u2013 Coppi Alessandro \u2013 Corbi \u2013 Corsanego \u2013 Corsi \u2013 Corsini \u2013 Cosattini \u2013 Cotellessa \u2013 Covelli \u2013 Cremaschi Carlo \u2013 Cremaschi Olindo.<\/p><p>De Caro Gerardo \u2013 De Gasperi \u2013 Della Seta \u2013 De Maria \u2013 De Michelis Paolo \u2013 De Unterrichter Maria \u2013 Di Fausto \u2013 Di Giovanni \u2013 Di Gloria \u2013 Di Vittorio \u2013 Domined\u00f2 \u2013 D\u2019Onofrio.<\/p><p>Einaudi \u2013 Ermini.<\/p><p>Fabbri \u2013 Fabriani \u2013 Fantoni \u2013 Farina Giovanni \u2013 Farini Carlo \u2013 Fedeli Armando \u2013 Ferrarese \u2013 Ferrari Giacomo \u2013 Ferrario Celestino \u2013 Ferreri \u2013 Finocchiaro Aprile \u2013 Fiore \u2013 Fiorentino \u2013 Foa \u2013 Fogagnolo \u2013 Foresi \u2013Fornara \u2013 Fuschini.<\/p><p>Galati \u2013 Gallico Spano Nadia \u2013 Garlato \u2013 Gatta \u2013 Gavina \u2013 Gervasi \u2013 Geuna \u2013 Ghidetti \u2013 Giacchero \u2013 Giacometti \u2013 Giolitti \u2013 Giua \u2013 Gonella \u2013 Gorreri \u2013 Gotelli Angela \u2013 Grassi \u2013 Grieco \u2013 Gronchi \u2013 Guariento \u2013 Gullo Fausto \u2013 Gullo Rocco.<\/p><p>Iotti Nilde.<\/p><p>Jervolino.<\/p><p>Laconi \u2013 La Malfa \u2013 Lami Starnuti \u2013 Landi \u2013 La Pira \u2013 La Rocca \u2013 Leone Francesco \u2013 Li Causi \u2013 Lizzadri \u2013 Lombardi Carlo \u2013 Longhena \u2013 Longo \u2013 Lozza \u2013 Lussu.<\/p><p>Macrelli \u2013 Magnani \u2013 Magrini \u2013 Malagugini \u2013 Maltagliati \u2013 Manzini \u2013 Marazza \u2013 Marchesi \u2013 Marconi \u2013 Martinelli \u2013 Marzarotto \u2013 Massini \u2013 Mastrojanni \u2013 Mattarella \u2013 Mattei Teresa \u2013 Mazza \u2013 Mazzoni \u2013 Meda Luigi \u2013 Mezzadra \u2013 Miccolis \u2013 Minella Angiola \u2013 Molinelli \u2013 Momigliano \u2013 Montagnana Rita \u2013 Monterisi \u2013 Moranino \u2013 Morelli Luigi \u2013 Morini \u2013 Moro \u2013 Mortati \u2013 Murgia \u2013 Musolino \u2013 Musotto.<\/p><p>Negro \u2013 Nenni \u2013 Nicotra Maria \u2013 Nitti \u2013 Nobili Tito Oro \u2013 Noce Teresa \u2013 Novella \u2013 Numeroso.<\/p><p>Orlando Camillo.<\/p><p>Pacciardi \u2013 Pajetta Giuliano \u2013 Pollastrelli \u2013 Parri \u2013 Pastore Raffaele \u2013 Pat \u2013 Pellegrini \u2013 Perassi \u2013 Pesenti \u2013 Petrilli \u2013 Piccioni \u2013 Piemonte \u2013 Pieri Gino \u2013 Pignatari \u2013 Pistoia \u2013 Platone \u2013 Pollastrini Elettra \u2013 Ponti \u2013 Pressinotti \u2013 Preziosi \u2013 Priolo \u2013 Proia \u2013 Pucci.<\/p><p>Raimondi \u2013 Rapelli \u2013 Reale Eugenio \u2013 Reale Vito \u2013 Recca \u2013 Restagno \u2013 Ricci Giuseppe \u2013 Riccio Stefano \u2013 Rivera \u2013 Rodi \u2013 Rodin\u00f2 Ugo \u2013 Rossi Giuseppe \u2013 Rossi Maria Maddalena \u2013 Ruggeri Luigi \u2013 Ruini \u2013 Russo Perez.<\/p><p>Saccenti \u2013 Saggin \u2013 Salizzoni \u2013 Salvatore \u2013 Sampietro \u2013 Sansone \u2013 Santi \u2013 Scarpa \u2013 Scoccimarro \u2013 Scotti Francesco \u2013 Secchia \u2013 Selvaggi \u2013 Sicignano \u2013 Simonini \u2013 Spallicci \u2013 Spataro \u2013 Stampacchia \u2013 Storchi.<\/p><p>Tambroni Armaroli \u2013 Tega \u2013 Terranova \u2013 Titomanlio Vittoria \u2013 Togliatti \u2013 Togni \u2013 Tonello \u2013 Tosi \u2013 Tozzi Condivi \u2013 Tremelloni \u2013 Treves \u2013 Trimarchi.<\/p><p>Uberti.<\/p><p>Valenti \u2013 Vanoni \u2013 Vernocchi \u2013 Viale \u2013 Vicentini \u2013 Villani \u2013 Vischioni.<\/p><p>Zaccagnini \u2013 Zuccarini.<\/p><p><em>Sono in congedo:<\/em><\/p><p>Angelucci.<\/p><p>Bertone.<\/p><p>Cairo \u2013 Caristia \u2013 Carmagnola \u2013 Caroleo \u2013 Cavallari.<\/p><p>Dozza.<\/p><p>Gasparotto.<\/p><p>Jacini.<\/p><p>Porzio.<\/p><p>Ravagnan \u2013 Romita \u2013 Rumor.<\/p><p>Sardiello<\/p><p>Tosato.<\/p><p>Si riprende la discussione del progetto di Costituzione della Repubblica italiana.<\/p><p>MACRELLI. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>MACRELLI. Onorevoli colleghi! Voi avete assistito oggi alla discussione su una mia proposta, attorno alla quale si sono espressi oratori di varie parti. Non solo di fronte a voi, ma soprattutto negli ambulacri della Camera si \u00e8 accennato a qualche cosa di grave e di inevitabile, ed io mi permetto di richiamare su ci\u00f2 l\u2019attenzione dell\u2019Assemblea Costituente. Si \u00e8 detto cio\u00e8 che questo sarebbe stato un precedente pericoloso per la vita dell\u2019Assemblea, per le manifestazioni della volont\u00e0 dell\u2019Assemblea; facili, quindi, le speculazioni, particolarmente di ordine politico, in un momento delicato come quello che sta attraversando il Paese. Io intendo rispondere subito a questo proposito. I colleghi che erano presenti stamane debbono ricordare che io ho espresso immediatamente non la mia protesta, ma il mio rilievo per la votazione dell\u2019Assemblea sulla Regione emiliana, ed ho detto immediatamente che si trattava soltanto di riesaminare il metodo della votazione, senza per\u00f2 con questo creare un precedente, perch\u00e9 come vecchio parlamentare e come uomo di legge conosco il significato di certi atti e di certe deliberazioni. Io potrei dichiararmi, e mi dichiaro lieto dei risultati della votazione. In fondo, l\u2019Assemblea Costituente oggi \u00e8 venuta incontro a quelle che erano state gi\u00e0 le proposte della Commissione dei Settantacinque, a quelli che erano i nostri voti i nostri desideri che rispondevano ai voti e ai desideri della popolazione di Romagna. Si \u00e8 creduto di cancellare con una votazione un po\u2019 strana \u2013 la definir\u00f2 soltanto cos\u00ec \u2013 la storia di una. Regione che ha non soltanto un nome, ma una tradizione, costumi, metodi di vita, affermazioni in ogni campo dell\u2019attivit\u00e0 umana, conosciuta non soltanto perch\u00e9 l\u2019ha ricordata Dante, non soltanto perch\u00e9 l\u2019ha ricordata Machiavelli, ma per quel contributo magnifico che ha dato, in ogni momento, per tutte le cause di giustizia e di libert\u00e0 (<em>Commenti<\/em>)<em>.<\/em> Lo so che quando si parla di Romagna voi ricordate l\u2019uomo che defin\u00ec sorda e grigia l\u2019Aula nella quale noi oggi parliamo come rappresentanti del popolo e della Repubblica italiana; per\u00f2 vorrei ricordare a voi, all\u2019Italia che ci ascolta fuori di qui, che l\u2019innominato non \u00e8 creatura dell\u2019animo e del pensiero di Romagna, ma si \u00e8 fatto altrove, si \u00e8 educato altrove. (<em>Commenti<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Comunque, onorevoli colleghi, ho accettato con lieto animo le vostre decisioni e la vostra votazione. Ma poich\u00e9 non intendiamo che il fatto costituisca peraltro motivo di speculazione per infirmare quelle che sono state le delibere di questa Assemblea, dichiaro di ritirare la mia proposta e la trasformo in un ordine del giorno, che \u00e8 un invito alla Commissione di coordinamento a volere, se \u00e8 possibile, e se costituzionalmente \u00e8 aderente alla realt\u00e0, allo spirito ed alla parola del mandato che abbiamo, in sede di revisione formale, determinare i nomi delle Regioni, tenendo conto delle denominazioni storico-tradizionali.<\/p><p>RUSSO PEREZ. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>RUSSO PEREZ. Per quanto riguarda la sostanza, sono d\u2019accordo con l\u2019onorevole Macrelli e sarei lieto che il voto espresso per la nobile Regione romagnola venisse accolto secondo la proposta da lui fatta; ma per la forma non posso far passare inosservato quello che \u00e8 accaduto. Ci\u00f2 che ha detto l\u2019onorevole Macrelli aggrava la situazione. Egli ha detto che sin da questa mattina egli osserv\u00f2 che, a suo giudizio, la votazione poteva essere non regolare. Ne do atto; ma a questo suo rilievo la Presidenza dell\u2019Assemblea rispose che il computo era stato ben fatto e che, a giudizio del Presidente e degli scrutatori, la differenza era di ben dieci voti. I deputati hanno ascoltato queste dichiarazioni e da questo rilievo della Presidenza sono stati ancora di pi\u00f9 richiamati a comprendere l\u2019importanza del voto dato.<\/p><p>Per conseguenza si sarebbe istituito un precedente molto pericoloso. Io trovo, quindi, che la nuova proposta dell\u2019onorevole Macrelli esprime il segno della sua grande maturit\u00e0 parlamentare, ma osservo soltanto che egli lascia un po\u2019 scoperta la Presidenza. (<em>Commenti<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>NOBILE. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>NOBILE. Onorevole Presidente, io non entro in merito alla questione. Ma, riferendomi a quella pregiudiziale che io avevo poco fa affacciata, mi par necessario che il Comitato di coordinamento tenga presente l\u2019ordine del giorno Targetti, che \u00e8 stato approvato e che parla di Regioni storiche tradizionali secondo le pubblicazioni ufficiali statistiche.<\/p><p>Per mio conto, non avrei alcuna difficolt\u00e0 a veder menzionata la Romagna a fianco dell\u2019Emilia. Ma non vorrei che si creasse con ci\u00f2 un precedente che potrebbe essere invocato da altre Regioni.<\/p><p>Domani potrebbe essere il Salento o la Daunia o la Peucezia a invocare un analogo trattamento. E perch\u00e9 si dovrebbe negarlo?<\/p><p>D\u2019altra parte mi permetto comunicare all\u2019Assemblea il risultato delle indagini che or ora ho fatto sulle pubblicazioni ufficiali statistiche. In esse mai si parla della Romagna, ma bens\u00ec esclusivamente di Emilia. Ho davanti a me l\u2019annuario statistico italiano del 1942. Nell\u2019elenco delle Regioni compare bens\u00ec il Molise accanto all\u2019Abruzzo, non mai la Romagna a fianco dell\u2019Emilia. N\u00e9 mi sono accontentato di queste pubblicazioni recenti. Ecco l\u2019annuario statistico ufficiale del 1878, ed anche qui si parla di Emilia e non di altro, e dell\u2019Emilia si d\u00e0 la superficie che comprende evidentemente anche la Romagna. Non saprei, quindi, come la Commissione di coordinamento potrebbe modificare la dizione di questa Regione, senza mettersi in aperta contradizione, dopo una votazione gi\u00e0 presa dall\u2019Assemblea.<\/p><p>PRESIDENTE. Gli onorevoli Macrelli, Badini Confalonieri, Braschi, Reale Vito, Cosattini, Laconi, Fornara, De Mercurio, Spallicci, Vischioni, Pacciardi, hanno presentato la seguente proposta:<\/p><p>\u00abL\u2019Assemblea Costituente invita la Commissione di coordinamento a volere, in sede di revisione formale, determinare i nomi delle Regioni, tenendo conto delle denominazioni storiche tradizionali\u00bb.<\/p><p>L\u2019onorevole Macrelli ha gi\u00e0 dato la motivazione di questa sua proposta. Penso che si possa senz\u2019altro metterla in votazione.<\/p><p>SELVAGGI. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>SELVAGGI. Se \u00e8 esatto quello che ha detto l\u2019onorevole Nobile, cio\u00e8 che dagli annuari statistici risulta che questa Regione \u00e8 chiamata soltanto \u00abEmilia\u00bb, non vedo come possa, da parte della Commissione di coordinamento, essere presa in considerazione la proposta, giustissima, dell\u2019onorevole Macrelli.<\/p><p>PRESIDENTE. Vuol dire che la Commissione, in sede di coordinamento, controllando le votazioni avvenute alle quali \u00e8 impegnata, dar\u00e0 il valore che ritiene a questa raccomandazione.<\/p><p>SELVAGGI. Mi duole, allora, per l\u2019onorevole Macrelli. (<em>Commenti<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. Pongo in votazione la raccomandazione di cui ho dato test\u00e9 lettura.<\/p><p>(<em>\u00c8 approvata<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Presentazione di relazioni.<\/p><p>DI GIOVANNI. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>DI GIOVANNI. Mi onoro di presentare le relazioni della Commissione per le autorizzazioni a procedere sulle tre seguenti domande del Ministro di grazia e giustizia, per autorizzazioni a procedere:<\/p><p>contro il deputato Colombi Arturo, per il reato di cui all\u2019articolo 595, commi secondo e terzo, del Codice penale;<\/p><p>contro il deputato Cremaschi Olindo, per il reato di cui all\u2019articolo 336 del Codice penale.<\/p><p>PRESIDENTE. Saranno stampate e distribuite.<\/p><p>Svolgimento di due interpellanze.<\/p><p>PRESIDENTE. Rendo noto che il Governo ha dichiarato di essere pronto alla discussione immediata dell\u2019interpellanza presentata ieri sera dagli onorevoli Morandi ed altri.<\/p><p>Comunico che un\u2019altra interpellanza di contenuto analogo, \u00e8 stata presentata dagli onorevoli Di Vittorio, Bitossi, Roveda, Noce Teresa, Massini, Fiore, Bosi e Negro.<\/p><p>Ne do lettura:<\/p><p>\u00abAl Presidente del Consiglio dei Ministri e ai Ministri dell\u2019industria e commercio e del lavoro e previdenza sociale:<\/p><p>1\u00b0) per conoscere quali misure intende prendere il Governo per parare la grave situazione determinata nell\u2019industria italiana \u2013 specialmente nel Nord \u2013 dalla minaccia di licenziamenti in massa di operai e di impiegati da parte degli industriali, alcuni dei quali tentano di rallentare o fermare artificialmente la produzione a fini speculativi, mentre l\u2019interesse evidente del Paese \u00e8 quello di sviluppare al massimo la produzione stessa;<\/p><p>2\u00b0) per sapere se il Governo intende realizzare finalmente la promessa legalizzazione ed estensione dei consigli di gestione, la cui funzione \u00e8 particolarmente necessaria nella situazione presente, per accertare la effettiva capacit\u00e0 di sviluppo e di assorbimento di mano d\u2019opera delle aziende, per stimolare la produzione ed impedirne ogni freno doloso, per assecondare la tendenza al ribasso dei prezzi ed estenderla ai prodotti industriali;<\/p><p>3\u00b0) per conoscere se il Governo intende attuare una politica di grandi lavori pubblici d\u2019effettiva utilit\u00e0, per attenuare la disoccupazione ed alleviare la miseria della grande massa dei disoccupati, la cui situazione si prospetta pi\u00f9 tragica in vista dell\u2019inverno\u00bb.<\/p><p>Chiedo al Governo quando intenda discutere questa interpellanza.<\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> Sar\u00e0 discussa insieme alla precedente.<\/p><p>PERSICO. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>PERSICO. Onorevole Presidente, ho presentato di urgenza ieri mattina una interrogazione al Ministro delle finanze.<\/p><p>PRESIDENTE. Onorevole Persico, lei sa che queste questioni si pongono in fine di seduta.<\/p><p>MICHELI. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>MICHELI. Signor Presidente, io desidero una volta tanto protestare contro questo sistema di trasformare la nostra Assemblea Costituente, che deve provvedere e pensare alla Costituzione, in una continua discussione intorno a questioni particolari, attraverso queste interpellanze e queste interrogazioni le quali, col pretesto dell\u2019urgenza (<em>Commenti a sinistra<\/em>), si presentano all\u2019ultima ora per premere sul Governo a ci\u00f2 che esso improvvisi risposte, che non possono evidentemente esser date all\u2019ultima ora come si pretende. Questo impedisce al Governo il suo lavoro. Bisogna mettere anche in rilievo che noi qui siamo con un altro mandato; io non posso pertanto consentire \u2013 si capisce, lo si faccia in casi eccezionali \u2013 che, alla fine di tutte le sedute, ci sia sempre un gruppo di interpellanze e di interrogazioni sopra i pi\u00f9 vari argomenti: mi pare che questo assolutamente esorbiti dal nostro mandato. (<em>Proteste a sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>La cosa \u00e8 effettivamente in questi termini, colleghi della sinistra; e io, che sono rappresentante del popolo come voi, protesto contro questo sistema e vi invito a provvedere diversamente; in caso contrario, io presenter\u00f2 ogni volta le mie eccezioni.<\/p><p>L\u2019onorevole Persico, ad esempio, ha rivolto una domanda molto giusta per la denuncia della patrimoniale, in quanto vi \u00e8 un termine di scadenza; ma effettivamente questa richiesta da lui fatta \u00e8 stata gi\u00e0 presentata da altri alla Presidenza per il Ministero delle finanze. Il Ministro delle finanze ha gi\u00e0 ripetuto in diverse occasioni che egli non crede, non intende consentire&#8230;<\/p><p>PRESIDENTE. Onorevole Micheli, per favore, non si sostituisca al Ministro delle finanze, la prego.<\/p><p>MICHELI, Onorevole Presidente, io non intendo di assumere la veste di Ministro che da tempo pi\u00f9 non ho. Per\u00f2 si dimostrava opportuno&#8230; (<em>Interruzione del deputato Fogagnolo<\/em>)<em>.<\/em> Ma lei, onorevole Fogagnolo, per quale ragione si rivolge a me? Dica chiaro almeno, perch\u00e9 possa rispondere&#8230;<\/p><p>PRESIDENTE. Onorevole Micheli, la prego, non raccolga le interruzioni!<\/p><p>MICHELI. Ripeto dunque che con questo sistema di presentare tutte queste interpellanze e tutte queste interrogazioni non si pu\u00f2 pi\u00f9 andar avanti, tanti sono i piccoli casi locali che avvengono dovunque ogni giorno e che in tutte le provincie d\u2019Italia possono essere comodi per gli interessi elettorali di tutti questi bravi signori, a destra e a sinistra (<em>Commenti a sinistra<\/em>)<em>.<\/em> Io prego di tener presente che non \u00e8 opportuno, che non si pu\u00f2 \u2013 ciascuno di noi ha diritto di discutere, ma entro certi limiti&#8230; (<em>Interruzioni a sinistra<\/em>) &#8230;Onorevole Nenni, lei interrompa pure; io risponder\u00f2 anche a lei, quando avr\u00f2 capito, come gi\u00e0 in altre occasioni le ho risposto. Dicevo, che non si pu\u00f2 continuare cos\u00ec; lo abbiamo consentito, tollerato, ma purch\u00e9 non diventi una cosa quotidiana. Il Governo non pu\u00f2 essere qui invece che al suo lavoro a rispondere a questo grandinare di interrogazioni, che sono fatte evidentemente per altre ragioni.<\/p><p>Per questo ho espresso il mio pensiero e la mia protesta. Voi sarete di parere diverso se lo esporrete io lo ascolter\u00f2 ben volentieri, come voi avete finito per ascoltare me.<\/p><p>PRESIDENTE. Diamo inizio ora allo svolgimento delle due interpellanze.<\/p><p>Pregherei l\u2019Assemblea di conservare la tranquillit\u00e0 e di permettere che si svolga regolarmente quest\u2019ultima parte del nostro lavoro.<\/p><p>La prima interpellanza \u00e8 quella presentata dagli onorevoli: Morandi, Lombardi Riccardo, Giacometti, Lizzadri, Nenni, Malagugini, Giua, Barbareschi, Grazia Verenin, De Michelis, Sansone, Pressinotti, Bonomelli, Fiorentino, Vischioni:<\/p><p>\u00abAl Presidente del Consiglio dei Ministri e ai Ministri del lavoro e previdenza sociale e dell\u2019industria e commercio:<\/p><p>1\u00b0) sull\u2019atteggiamento che il Governo intende di assumere nei confronti della situazione creatasi nel Paese in seguito all\u2019offensiva padronale per guadagnare mano libera nel licenziamento dei lavoratori, situazione che ha provocato l\u2019odierno sciopero dimostrativo, deciso dal Consiglio generale delle leghe di Milano, e sta per determinare l\u2019estensione delle agitazioni e degli scioperi in molti altri centri;<\/p><p>2\u00b0) sul punto di vista del Governo in merito alla opportunit\u00e0 di procedere al riconoscimento giuridico dei consigli di gestione, i quali si sono dimostrati nelle recenti esperienze come gli organi pi\u00f9 propri a interpretare e a rappresentare gli interessi generali della produzione, evitando che essi possano essere compromessi dall\u2019inasprirsi dei conflitti\u00bb.<\/p><p>L\u2019onorevole Morandi ha facolt\u00e0 di svolgerla.<\/p><p>MORANDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io mi atterr\u00f2 nello svolgimento di questa interpellanza all\u2019argomento essenziale. Desidero tuttavia fare una dichiarazione preliminare: sarebbe assolutamente lontano dal vero chi pensasse che noi si sia voluto cogliere questa occasione per muovere un attacco di sorpresa al Governo. (<em>Commenti al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p><em>Voci ai centro.<\/em> No! no!<\/p><p>MORANDI. Veramente no, onorevoli colleghi! Del resto noi avremmo concertato diversamente questa mossa, e non avremmo insistito per avere quest\u2019oggi, allo scorcio della nostra sessione di lavori, la discussione.<\/p><p>Sono ben lieto che l\u2019onorevole Presidente del Consiglio e i Ministri interessati si siano dichiarati disposti a farlo e li ringrazio.<\/p><p>\u00c8 sul fatto preciso delle gravi agitazioni che oggi turbano il mondo del lavoro che noi vogliamo richiamare l\u2019attenzione e le responsabilit\u00e0 del Governo. Io penso che nessuno possa seriamente sostenere che si tratti di montature, che si tratti della solita opera dei sobillatori, quando si parla, per la sola citt\u00e0 di Milano, di un numero di licenziamenti previsto, richiesto, che interessa la vita di 50-60 mila famiglie! quando si parla \u2013 e ne ha fatto cenno ieri sera l\u2019onorevole Ministro del lavoro \u2013 di 40 o di 30 mila, e non importa fossero anche 20 mila, licenziati a Genova.<\/p><p>Non si pu\u00f2 dire dunque, che manchi una legittima ragione di allarme per le masse operaie, ed \u00e8 di questa agitazione che noi ci vogliamo fare interpreti.<\/p><p>L\u2019onorevole Ministro del lavoro, al quale noi non vogliamo affatto attribuire l\u2019intenzione di aver voluto determinare uno stato di cose come quello che si \u00e8 creato, ha inteso dare ieri sera in anticipo delle giustificazioni dell\u2019operato del Governo. Egli ha dichiarato che tutte le trattative, sono state condotte con la partecipazione delle organizzazioni sindacali e che \u00e8 in un\u2019atmosfera di serenit\u00e0 \u2013 per non dire di cordialit\u00e0 \u2013 che le trattative oggi proseguono.<\/p><p>Voglio precisare al riguardo che non \u00e8 sugli aspetti procedurali della questione, e non \u00e8 certamente sui personali intendimenti dell\u2019onorevole Fanfani \u2013 che noi apprezziamo come uomo che d\u00e0 tutta la sua personale attivit\u00e0 ai doveri del suo ufficio \u2013 non \u00e8 su questo punto che noi vogliamo soffermarci e che noi chiediamo delle spiegazioni.<\/p><p>\u00c8 invece sulla sostanza della questione, \u00e8 invece su quest\u2019altro punto: sugli effetti pratici, sulle risultanze che una certa iniziativa del Governo ha avuto. Di questa iniziativa il Governo porta una dichiarata responsabilit\u00e0, ed \u00e8 in base a ci\u00f2 che noi dobbiamo chiamarlo anche responsabile del seguito che essa minaccia di avere, andando di l\u00e0, noi vogliamo supporre, di quella che era la volont\u00e0 e l\u2019intenzione del Governo.<\/p><p>Onorevoli colleghi, signori del Governo, \u00e8 questa che noi oggi trattiamo una annosa questione. Noi abbiamo avuto modo di misurarne molte volte la complessit\u00e0 e tutta la delicatezza. Non \u00e8 una questione, dunque, alla quale il Governo si trovi di fronte all\u2019improvviso.<\/p><p>Quando si parla di blocco o di sblocco dei licenziamenti noi sappiamo tutti che si usano dei termini assolutamente impropri. La situazione di oggi ha una comparabilit\u00e0 molto relativa con quella creatasi per effetto del decreto dell\u2019agosto 1945 che impediva i licenziamenti.<\/p><p>Da quella data ad oggi molta strada si \u00e8 fatta: in grandissima parte questo problema, che a un certo punto \u00e8 sembrato pregiudicare la possibilit\u00e0 della nostra ripresa, in grandissima misura questo problema si \u00e8 andato via via sgonfiando.<\/p><p>Dunque, vediamo a che cosa si riduce, quali sono i termini propri della questione odierna. Non \u00e8 per rivolgere una imputazione al Governo che noi intendiamo di precisare preliminarmente questo punto: ch\u00e9 \u00e8 proprio dal decreto che ho chiamato Fanfani, del 12 agosto di quest\u2019anno, pubblicato in data del 13 settembre, che si sono originati i fatti che oggi si lamentano, ossia quella che \u00e8 stata una gara da parte degli imprenditori nel denunziare una cos\u00ec numerosa serie di casi passibili di licenziamento. Il decreto del Ministro del lavoro prendeva le mosse da un accordo intervenuto fra le organizzazioni padronali e le organizzazioni dei lavoratori in data del 7 agosto (se ben ricordo) sulla famosa questione delle Commissioni interne, circa il nuovo statuto o nuovo regolamento delle Commissioni interne. A questo punto nacque, si origin\u00f2 un\u2019altra questione, quella della interpretazione che la Confindustria, le organizzazioni padronali, davano delle conseguenze derivanti dal fatto stesso. La Confindustria si esprimeva al riguardo, molto esplicitamente, sostenendo che, raggiunto l\u2019accordo sul punto Commissioni interne e demandati a queste Commissioni certi compiti, che sono precisati nel regolamento, veniva automaticamente meno ogni ragione giuridica e di fatto del blocco dei licenziamenti, ossia di limitazioni alla facolt\u00e0 dell\u2019imprenditore di licenziare i propri dipendenti. \u00c8 sulla traccia di questa interpretazione data dalla Confindustria all\u2019accordo del 7 agosto, che il Ministro del lavoro si mosse, e intese di stabilire certe provvidenze a termini del decreto 12 agosto.<\/p><p>Cosa avveniva in conseguenza della pubblicazione di questo decreto? Il decreto prevede la concessione di una integrazione salariale per un periodo di due mesi ai lavoratori che vengono licenziati e stabiliva un termine al riguardo, fissando agli imprenditori uno spazio di tempo massimo di due mesi per procedere ai licenziamenti, tale termine veniva dunque a cadere al 13 novembre. Si segnava cos\u00ec, ripeto, la data entro la quale gli industriali avrebbero dovuto comunicare alle Commissioni interne i licenziamenti. Il Ministro del lavoro ha riconosciuto in seguito l\u2019errore e certa precipitazione in cui era caduto. N\u00e9 io gliene voglio fare assolutamente una imputazione diretta e personale. Volentieri noi gli diamo atto di avere riconosciuto l\u2019opportunit\u00e0 di variare i termini fissati dal decreto. Avemmo intanto in questo mese una riunione, presieduta dal Presidente del Consiglio, fra le organizzazioni padronali e le organizzazioni dei lavoratori per risolvere la pregiudiziale questione di merito. Conclusione di quell\u2019incontro fu il riconoscimento dell\u2019equivoco nella interpretazione degli accordi del 7 agosto.<\/p><p>Sicch\u00e9 si spost\u00f2 il termine per i licenziamenti a dicembre. La questione \u00e8 aperta ancora, ed \u00e8 oggetto di trattative fra le due organizzazioni e di mediazione sollecita da parte del Ministro del lavoro. Io non voglio entrare nella materia di queste trattative. Non \u00e8 qui, la sede. Ma voglio richiamare un fatto indiscutibile e facilmente constatabile da tutti: il fatto che qualcuno ha approfittato di quel che non era probabilmente nelle intenzioni del Ministro del lavoro. Come si sono comportati infatti gli industriali, dalla data di pubblicazione di questo decreto? Essi hanno dato la interpretazione pi\u00f9 estensiva e, noi vogliamo sostenere, la pi\u00f9 ingiustificata, alla possibilit\u00e0 che ad essi si offriva di licenziare senza limitazione di numero i propri dipendenti.<\/p><p>Pare a noi chiaro che essi in questa occasione abbiano cercato di conseguire questo preciso risultato: aver mano libera, avere piena libert\u00e0 di licenziare a loro piacimento, sottoponendo le Commissioni interne, alle quali \u00e8 demandato l\u2019esame e il parere sulle richieste dei licenziamenti da parte degli imprenditori, ad una tale pressione da costringerle a scendere sul terreno della lotta.<\/p><p>Abbiamo visto delle aziende che non hanno mai avuto e non hanno mai denunciato alcuna eccedenza di mano d\u2019opera, procedere alla richiesta di una serie di licenziamenti. Evidentemente, lo scopo che essi avevano in vista era ed \u00e8 tutt\u2019altro da quello che \u00e8 assegnato al provvedimento del Ministro del lavoro.<\/p><p>Non si tratta qui di scaricare l\u2019azienda di mano d\u2019opera eccedente, ma piuttosto di liberarla di quegli elementi che non sono grati. Abbiamo visto e vediamo una serie di aziende, che non hanno minimamente curato in tutto questo tempo di risolvere i problemi della ricostruzione e che insistono oggi per ottenere finanziamenti dallo Stato, annunziare licenziamenti in massa.<\/p><p>Si tratta di vere e proprie decimazioni. Questo non avviene soltanto a Milano ed a Genova, ma in molti altri centri d\u2019importanza minore. Guardiamo il caso tipico della O.M. che impiega nei sui stabilimenti di Brescia e di Gardone circa sei mila operai e che ha chiesto di licenziarne 3.500. Ora, fra l\u2019altro, uno di questi stabilimenti appartiene alla Direzione generale dell\u2019Artiglieria, la quale aveva assegnato alla ditta una serie di lavori interessanti la produzione bellica.<\/p><p>\u00c8 questo un esempio che ci rappresenta la natura, la caratteristica tipica del problema che concerne la conversione nel settore della meccanica e che non si risolve coi licenziamenti. Questo avviene oggi nella provincia di Brescia che, caso unico per tutta l\u2019Alta Italia, ebbe, sotto l\u2019amministrazione Alleata, la facolt\u00e0 di procedere liberamente ai licenziamenti, facolt\u00e0 di cui gli imprenditori bresciani si valsero anche largamente.<\/p><p>Vi potrei citare casi non meno caratteristici, ma non voglio tediare l\u2019Assemblea. Ve ne sono di chiaramente sospetti. Vi \u00e8 il caso di una piccola azienda milanese di Sesto San Giovanni che impiega duecento operai e che li ha licenziati, o li vorrebbe licenziare, tutti quanti in tronco. Ha dichiarato sabato che intendeva chiudere i battenti il luned\u00ec.<\/p><p>Una situazione particolare \u00e8 quella delle aziende dell\u2019I.R.I., come ieri anche il Ministro del lavoro dichiarava, e va considerata a s\u00e9. Questo a motivo dello speciale carattere della gestione e della speciale natura delle aziende, che sono in buona parte aziende gi\u00e0 destinate alla produzione bellica.<\/p><p>Per\u00f2, io devo rilevare che proprio in seno all\u2019I.R.I. \u00e8 stato da vario tempo affrontato il caso pi\u00f9 grave, quello dell\u2019Ansaldo, e questo caso Ansaldo, che aveva consentito nell\u2019ambito aziendale di addivenire ad accordi risolutivi, \u00e8 stato tenuto in mora. Osservo poi, che non si procede invero, con troppa cautela in materia di licenziamenti nelle aziende siderurgiche dell\u2019I.R.I., perch\u00e9 \u00e8 noto a tutti noi che il Presidente della Finsider ha la fissazione dei licenziamenti. Il Presidente della Finsider prese pubblicamente posizione sulla stampa ancora nel settembre scorso, al tempo in cui il Governo aveva investito una Commissione ministeriale dello studio e dell\u2019esame della questione. Il Presidente della Finsider dispone a suo arbitrio delle maestranze e, con questo, anche delle sorti della nostra siderurgia.<\/p><p>Un certo programma di ricostruzione era stato fatto e messo in attuazione per gli stabilimenti siderurgici di Piombino. Oggi pare che il programma sia cambiato e che anche l\u00e0 la ricostruzione non debba effettuarsi nelle misure e nelle forme prestabilite col concorso degli organi ministeriali. Si tratterebbe poi, di licenziare in tronco tutte le maestranze e chiudere gli stabilimenti siderurgici di Porto Ferraio; la questione, se richiede di essere considerata sotto particolari aspetti economico-tecnici, non pu\u00f2 essere risolta in questa forma drastica che colpirebbe, per l\u2019incidenza che ha, la vita di tutta l\u2019isola.<\/p><p>Il problema della esuberanza della mano d\u2019opera va praticamente circoscritto alla industria meccanica, al campo della grande meccanica. Abbiamo qualche riferimento utile da prendere, per quel che riguarda le esperienze fatte in questo recente periodo: il caso della Fiat, il caso, cui ho fatto cenno, dell\u2019Ansaldo. Essi ci indicano molto bene che la portata vera della questione non \u00e8 misurata dall\u2019onere finanziario, derivante dal fatto di dover corrispondere dei salari a delle maestranze eccedenti; ma \u00e8 costituita piuttosto dal fatto che, con questa palla al piede, le aziende possono andare a fondo. La soluzione del problema non pu\u00f2 essere che graduale. Il primo raddrizzamento si deve conseguire in via amministrativa. Si tratta di assicurare alla parte eccedente di mano d\u2019opera un certo trattamento economico (non importa se di due o di sei o di dodici mesi; non deriva da qui il peso) ed i consentire all\u2019azienda di accantonare la parte di mano d\u2019opera eccedente, per procedere su un piano di maggiore equilibrio alla programmazione della produzione. Con questo avremmo gi\u00e0 fatto un gran passo verso la soluzione del problema, e non dobbiamo lasciarci fissare all\u2019incantesimo di quel tanto di paga che deve essere corrisposto alla mano d\u2019opera in eccesso.<\/p><p>Ora, non possiamo assolutamente dire che ci sia stata della intransigenza e sia mancata la volont\u00e0 di contribuire alla soluzione di questo problema da parte delle organizzazioni sindacali. Invece, molte considerazioni si potrebbero fare per la inerzia da imputare agli industriali.<\/p><p>Abbiamo degli esempi molto interessanti \u2013 possono essere presenti a quanti conoscono la nostra industria \u2013 di aziende meccaniche, che hanno ricostituito gli impianti, ma soprattutto i programmi di lavoro. Esistono esempi significativi come \u00e8 quello di un grande complesso tessile in Italia che attende alla produzione di macchinario tessile e per una tale mole, da essere in difficolt\u00e0 nell\u2019espletamento del lavoro; vuol dire dunque, che l\u2019orizzonte non \u00e8 completamente chiuso per la meccanica italiana. \u00c8 necessario che questo orizzonte non si chiuda sulla nostra meccanica, che \u00e8 la migliore speranza del nostro avvenire. Ora, prima di pensare a soluzioni semplicistiche, come quelle che s\u2019inseguono oggi da parte di molti imprenditori, prima di arrivare alla esportazione di stabilimenti interi ed alla esportazione \u2013 pi\u00f9 che di emigrazione si tratta di esportazione \u2013 di mano d\u2019opera specializzata, si dovrebbe, con l\u2019intervento e l\u2019assistenza del Governo, studiare meglio quello che \u00e8 l\u2019organico legame di questa situazione disagiata, di cui oggi risente la nostra industria meccanica per l\u2019esuberanza di mano d\u2019opera, con i problemi pi\u00f9 seri e gravi della nostra conversione e ricostruzione.<\/p><p>Ritorno al tema, onorevoli colleghi, per porre questa domanda: avevano ragione gli industriali di prendere l\u2019atteggiamento aggressivo che hanno assunto, quando, per la stessa testimonianza che ce ne ha fatto il Ministro del lavoro, le organizzazioni sindacali hanno dimostrato cos\u00ec largo spirito di conciliazione? Badate che non \u00e8 facile, per chi rappresenta i lavoratori e ne deve tutelare gli interessi, andare a convincerli alle soglie dell\u2019inverno, quando cos\u00ec fitte sono gi\u00e0 le schiere di disoccupati, che \u00e8 necessario lasciare le fabbriche ed accontentarsi di un avvenire limitato a pochi mesi.<\/p><p>Noi abbiamo visto quale preziosa collaborazione abbiano prestato, per avviare a soluzione questo problema, i consigli di gestione ed ecco perch\u00e9 noi riproponiamo, in connessione all\u2019argomento dei licenziamenti, la questione del loro riconoscimento.<\/p><p>\u00c8 al Governo ch\u2019io rivolgo in proposito un\u2019altra domanda: come esso ha corrisposto a questa disposizione che i lavoratori hanno manifestato, ed a quello che \u00e8 stato l\u2019intervento positivo e, in molti casi, risolutivo dei consigli di gestione? Il caso Ansaldo, cos\u00ec grave, non avrebbe potuto nemmeno cominciare a trattarsi senza l\u2019intervento, pieno di comprensione, del consiglio di gestione.<\/p><p>I consigli di gestione non sono di certo svaniti, perch\u00e9 il Governo, ad un certo punto, se ne \u00e8 disinteressato. Forse non tutti i colleghi sanno che in Italia oggi si contano oltre 700 consigli di gestione, e che questi 700 consigli di gestione, non dico che controllino, ma estendono la loro possibilit\u00e0 d\u2019influenza su un milione e pi\u00f9 di lavoratori.<\/p><p>Perch\u00e9 si vuol respingere la collaborazione che si offre? Del resto, parliamoci chiaro su questo punto, onorevoli colleghi: le agitazioni disturbano tutti, ma che cosa si fa per evitarle? Cosa si fa per evitare gli scioperi? Che cosa si fa per eliminare i legittimi sospetti che nascono nell\u2019animo dei lavoratori? Quale \u00e8 stato il contegno assunto dagli imprenditori su una questione e sull\u2019altra, sulla questione dell\u2019esuberanza di mano d\u2019opera e sulla questione dei consigli di gestione? Un irrigidimento totale, minacce di ricatto, questo \u00e8 stato il modo di condursi di questi signori. E giustamente, fondatamente si \u00e8 potuto parlare di condizioni dettate dalle associazioni padronali al Governo.<\/p><p>Domandiamo al Governo che smentisca con i suoi atti questi sospetti.<\/p><p>Vediamo quale linguaggio tiene certa stampa, che noi sappiamo benissimo a quali casse attinge. Io potrei portarvi dei dati, informazioni e cifre strabilianti sulla campagna condotta dalla Confindustria presso i suoi organizzati per munirsi dei mezzi necessari a controbattere questa che \u00e8 una campagna spontanea della massa lavoratrice, la quale rivendica il suo diritto a partecipare alla gestione dell\u2019economia aziendale; per schiacciare i consigli di gestione, per agitare l\u2019opinione pubblica, per impressionare e ricattare anche il Governo.<\/p><p>Noi ci dobbiamo chiedere quali vedute abbia la classe padronale oggi, quale mira persegua questo organismo padronale. Ma il mio discorso sarebbe troppo lungo, se io volessi fare riferimento a quella che si intravvede essere la vera politica economica oggi voluta dalla classe padronale, che forse tenta di ridurci in certe strette pericolose, per averci poi alla sua merc\u00e9.<\/p><p>Il Governo tenta di puntellare in qualche modo questa situazione, ricorrendo a provvedimenti di carattere finanziario, come la creazione del FIM e gli stanziamenti per la piccola industria, proponendosi evidentemente di controbilanciare certi effetti pericolosi del tentativo deflazionistico oggi in corso.<\/p><p>Non voglio entrare nel merito di queste questioni. Noi ci riserviamo di domandare spiegazioni al Governo in altri momenti, ma richiamo la vostra attenzione sul fatto che tutte queste cose si svolgono in un ambiente ovattato di silenzio, tenendo all\u2019oscuro perfino l\u2019Assemblea. In ogni caso il Governo pensa che si debba contendere al lavoratore il diritto di sapere quella che \u00e8 la sua sorte, partecipando al processo della produzione. Io mi domando che interesse ha il Governo a condursi in questo modo e perch\u00e9 non cerca un sostegno dove lo potrebbe trovare, se le sue reali intenzioni sono quelle che dichiara.<\/p><p>Assistiamo a dei maneggi che avvengono fuori di ogni possibilit\u00e0 di controllo nel campo dell\u2019industria di Stato: si dispone, si fa, si disf\u00e0, come meglio aggrada e non si sa pi\u00f9 a chi far risalire la responsabilit\u00e0 di questa condotta. Ho fatto gi\u00e0 riferimento al caso della siderurgia italiana, che \u00e8 tipico a questo riguardo. Ecco dunque le ragioni delle richieste che fanno i lavoratori dell\u2019I.R.I per ottenere dal Governo assicurazioni pi\u00f9 esplicite di quelle che non abbiano avuto fino ad oggi al riguardo.<\/p><p>Come tante altre questioni che oggi angustiano la vita dei lavoratori, questa dei licenziamenti non va isolata, onorevole Ministro del lavoro, perch\u00e9 non \u00e8 che uno degli aspetti di quella politica di produzione, che non \u00e8 possibile di pensare riserbi ai lavoratori la parte di strumenti passivi; di quella politica della produzione che dev\u2019essere pertanto svolta sotto il controllo dei lavoratori stessi.<\/p><p>Ebbene, io rilevo che troppe lacune a questo riguardo presenta la visione governativa, per quanto si riferisce alla materia dei licenziamenti: il Governo ha dato tutta l\u2019impressione di muoversi sotto pressioni imperative, perch\u00e9 quello che \u00e8 oggi ancora oggetto di trattative poteva essere utilmente e pi\u00f9 prudentemente definito gi\u00e0 in precedenza. La. questione dei termini fissati dal decreto poteva essere trattata prima; la questione delle scuole di riqualificazione e gli stanziamenti che si fanno a questo scopo non costituiscono neppure una questione nuova che sorga soltanto oggi. Ora, il Governo, prima di prendere l\u2019iniziativa col suo decreto, avrebbe dovuto portare gi\u00e0 come risolte queste particolari questioni. La gradualit\u00e0 poi, onorevole Ministro Fanfani, di cui si parla e di cui ella giustamente si preoccupa, da che cosa \u00e8 garantita? Che cosa si \u00e8 fatto perch\u00e9 gli industriali seguissero una certa norma, e non si lanciassero invece cos\u00ec alla corsa per toccare tutt\u2019altra meta, cio\u00e8 la possibilit\u00e0 di essere liberi, senza alcun vincolo, nel disporre dei propri dipendenti?<\/p><p>C\u2019\u00e8 anche un\u2019altra questione: una questione che va chiarita e risolta prima che si addivenga all\u2019applicazione di provvedimenti qualsivoglia, ed \u00e8 il trattamento che si intende di riserbare all\u2019Italia centro-meridionale, poich\u00e9 non \u00e8 soltanto nel Nord che grava sui lavoratori la minaccia del licenziamento. Anzi, fatte le debite proporzioni, pi\u00f9 grave ancora \u00e8 questa minaccia per i lavoratori meridionali. Fino ad oggi noi non abbiamo sentito parlare di garanzie, di misure, di tutela nei confronti dei lavoratori del Centro e Sud Italia.<\/p><p>Voglio concludere, voglio dare una dimostrazione del nostro senso di misura agli onorevoli colleghi del Governo, che forse hanno male interpretato ieri la portata e il fine della nostra interpellanza; una prova della nostra buona volont\u00e0 di contribuire alla soluzione di problemi che investono le sorti di tutto il Paese. Perch\u00e9, se noi abbiamo buone ragioni per preoccuparci della vita dei lavoratori, abbiamo anche dato dimostrazione \u2013 non da oggi, ma per tutti questi anni \u2013 di interessarci non meno alle sorti della produzione e dell\u2019economia nazionale.<\/p><p>Insomma, pare a noi che si corra un po\u2019 troppo da parte di certa gente, che manifesta delle nostalgie per un passato che \u00e8 decisamente passato e che non pu\u00f2 pi\u00f9 ritornare.<\/p><p>Che cosa vogliono questi signori? Che noi si rinfreschi loro la memoria, che hanno troppo labile? che noi si ricordi loro quel che i lavoratori hanno fatto, quel che i lavoratori hanno dato per salvare la nostra industria? Dove erano allora certi burbanzosi rappresentanti del grande capitale, che oggi trattano a nome dell\u2019industria italiana?<\/p><p>\u00c8 su questo titolo, onorevole Presidente del Consiglio, che noi abbiamo fondato il diritto dei lavoratori ad una partecipazione alla vita dell\u2019industria e dell\u2019economia nazionale. Ma \u00e8 anche a un altro titolo che noi insistiamo nella nostra richiesta che i Consigli di gestione abbiano una regolamentazione giuridica; \u00e8 in base ad una motivazione pi\u00f9 interna e pi\u00f9 propria al problema economico, perch\u00e9 questi Consigli di gestione, di cui si \u00e8 fatta larga esperienza, sono divenuti una esigenza dei tempi.<\/p><p>Un\u2019altra volta, forse, se ne tratter\u00e0 in modo pi\u00f9 specifico: io ho dei grossi <em>dossiers <\/em>da cui poter estrarre segnalazioni interessanti. Mi limito ad una citazione sola, che riguarda un grande industriale torinese, il quale nella primavera di quest\u2019anno \u2013 in una data dunque non troppo remota \u2013 cos\u00ec si esprimeva, interrogato per avere il suo giudizio su quel progetto di legge che, ad un certo momento, chi allora era membro del Governo rese noto al pubblico e dette alla stampa:<\/p><p>\u00abQuanto \u00e8 detto nel progetto \u00e8 stato gi\u00e0 messo in pratica nella mia azienda: da tempo \u00e8 mia abitudine far partecipare i lavoratori alla direzione della mia gestione, perch\u00e9 so quanto questo sia utile per il raggiungimento degli scopi produttivi&#8230;<\/p><p>\u00abIl progetto di legge che ho esaminato corrisponde alle necessit\u00e0 attuali dell\u2019industria, dalle quali non si pu\u00f2 prescindere\u00bb.<\/p><p>Interrogato su un\u2019altra questione pi\u00f9 delicata, perch\u00e9 la Confindustria avesse assunto atteggiamento cos\u00ec ostile, egli rispondeva: \u00abEvidentemente la posizione di intransigenza dimostrata verso i Consigli di gestione \u00e8 ingiusta: noi abbiamo ricevuto alcuni rimproveri&#8230;\u00bb. Chi riceveva rimproveri era il Presidente di un\u2019azienda di una certa portata, l\u2019\u00abItalgas\u00bb di Torino; ma gli industriali che non stavano a questa quota non ricevevano rimproveri, ma intimidazioni. Ebbene, noi vogliamo sapere dal Governo se \u00e8 a queste intimidazioni che esso si \u00e8 arreso.<\/p><p>E se non \u00e8 cos\u00ec, vogliamo sapere per quali ragioni esso si sottragga, come oggi fa, alla considerazione di una questione che era stata posta e ribadita da tutti i Governi precedenti. Su questa questione noi abbiamo da rivolgere un franco avvertimento al Governo:<\/p><p>Questi diritti, quando si sono col sangue conquistati, non si sopprimono, non si lasciano sopprimere: queste rivendicazioni che sono nell\u2019animo, nel cuore delle masse lavoratrici italiane, non si soffocano.<\/p><p>E allora volete voi proprio che essi diventino il segno di agitazioni permanenti, che non cesseranno fino a quando non abbiano conseguito il loro scopo? Che cosa vi si chiede infine? Che cosa vi si chiede da parte dei lavoratori, se non di assumere una parte delle gravose responsabilit\u00e0 che voi portate oggi dinanzi al Paese, onorevoli colleghi del Governo?<\/p><p>\u00c8 a queste domande che noi chiediamo risposta. (<em>Applausi a sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019onorevole Di Vittorio ha facolt\u00e0 di svolgere l\u2019interpellanza di cui ho dato precedentemente lettura.<\/p><p>DI VITTORIO. Onorevoli colleghi! Lo scopo di questa mia interpellanza analoga a quella gi\u00e0 svolta dal collega Morandi \u00e8 di denunziare al Paese e al Governo la gravit\u00e0 della situazione economica che va maturando nel Paese e l\u2019aggravamento incessante delle condizioni di vita dei lavoratori che si verifica in questo periodo, pi\u00f9 preoccupante specialmente per l\u2019avvicinarsi del prossimo inverno.<\/p><p>Uno degli aspetti pi\u00f9 caratteristici dell\u2019aggravamento della situazione delle masse lavoratrici \u00e8 dato dalla portata che i grandi industriali vogliono dare allo sblocco dei licenziamenti. A proposito del blocco dei licenziamenti, si sono dette molte cose: alcune giuste, la maggior parte ingiuste. Si sono, in particolare, individuate nel blocco dei licenziamenti tutte le ragioni che avrebbero ostacolato o impedito un ulteriore sviluppo della produzione industriale italiana.<\/p><p>Il blocco dei licenziamenti avrebbe impedito o, per lo meno, reso pi\u00f9 difficile il risanamento delle aziende produttive. Ebbene, noi affermiamo che il blocco dei licenziamenti \u2013 misura socialmente indispensabile nel momento in cui \u00e8 stata presa, misura di giustizia verso i lavoratori che avevano difeso con eroismo le aziende industriali italiane \u2013 ha risposto anche a determinate esigenze produttive.<\/p><p>Tutti sappiamo che, quando la situazione \u00e8 difficile, la soluzione che si cerca \u00e8 sempre la pi\u00f9 facile: quella che si poggia sulla forza d\u2019inerzia, quella che richiede il minore sforzo a chi pu\u00f2 disporre, a chi pu\u00f2 deliberare. E la cosa che pi\u00f9 immediatamente veniva allo spirito degli industriali italiani era quella di liberarsi della mano d\u2019opera considerata esuberante.<\/p><p>Il blocco dei licenziamenti, fra l\u2019altro, obbligando gli industriali a pagare la mano d\u2019opera che essi consideravano esuberante, ha contribuito a stimolare la loro iniziativa, a far loro escogitare tutte le possibilit\u00e0 produttive per cercare di utilizzare quella mano d\u2019opera che erano costretti a pagare ugualmente. E ci\u00f2 ha permesso di accelerare la ricostruzione di alcune industrie, che erano state distrutte o semi-distrutte; ed ha permesso anche la ricerca di altre iniziative che hanno accelerato il processo di trasformazione dell\u2019industria di guerra in industria di pace; hanno permesso una maggiore utilizzazione della mano d\u2019opera, e perci\u00f2 hanno facilitato una relativa ripresa della nostra industria.<\/p><p>Con ci\u00f2 noi non abbiamo mai inteso di teorizzare il blocco dei licenziamenti come una misura di carattere permanente. Era ed \u00e8 una misura di carattere eccezionale; e noi \u2013 le organizzazioni sindacali \u2013 abbiamo sempre dato prova d\u2019un grande senso di responsabilit\u00e0, cercando di concorrere a risolvere il pi\u00f9 rapidamente possibile questo problema nell\u2019interesse del risanamento delle aziende e quindi dell\u2019economia del Paese, e nell\u2019interesse dei lavoratori.<\/p><p>Noi consideriamo la difesa degli interessi legittimi di ciascuna categoria di lavoratori nel grande quadro degli interessi generali del Paese; ma vi \u00e8 troppa gente in Italia che concepisce la difesa degli interessi del Paese indipendentemente dall\u2019interesse e dalle esigenze di vita dei lavoratori. I lavoratori sono una parte fondamentale del Paese e, se volete, anche dell\u2019economia del Paese. E la preoccupazione di non gettare sulla strada, attraverso una disoccupazione di carattere permanente, una parte importante dei lavoratori italiani, \u00e8 una preoccupazione che corrisponde agli interessi generali del Paese, anche di natura economica, oltre che sociale ed umana.<\/p><p>Perci\u00f2 noi vogliamo ricercare la soluzione di questi problemi che si pongono nelle nostre aziende, nella nostra economia in generale, in funzione della difesa degli interessi dei lavoratori, i quali nel loro complesso coincidono sempre con gli interessi generali del Paese.<\/p><p>Si \u00e8 affermata la tendenza degli industriali italiani a considerare lo sblocco dei licenziamenti come il fatto che deve loro consentire di abbandonarsi a licenziamenti in massa.<\/p><p>Noi abbiamo considerato la questione del blocco dei licenziamenti dallo scorso luglio fino ai primi di agosto e, come il problema si presentava in quel momento, sembrava che esso fosse limitato esclusivamente al settore metalmeccanico e pi\u00f9 particolarmente alle aziende I.R.I. Assistevamo ad un certo sviluppo dell\u2019attivit\u00e0 industriale che dava a noi la speranza di una certa capacit\u00e0 di assorbimento di mano d\u2019opera da parte di altre aziende e di altre industrie; perci\u00f2, la Confederazione del lavoro non si oppose al principio dello sblocco dei licenziamenti, per risolvere con la necessaria regolarit\u00e0 questo problema.<\/p><p>Oggi la situazione si presenta in un modo del tutto diverso. Oggi piovono dappertutto alle Commissioni interne e ai sindacati delle domande di licenziamenti in massa. Allora la situazione \u00e8 diversa! Ed \u00e8 diversa dal giorno in cui il Ministro del lavoro, onorevole Fanfani, ha emesso il noto decreto sullo sblocco dei licenziamenti. (<em>Interruzione del Ministro del lavoro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Io ho sentito l\u2019affermazione di ieri sera, che mi pare ripeta ora l\u2019onorevole Fanfani. Mi dispiace di dover dire all\u2019onorevole Fanfani \u2013 del quale riconosco la solerzia e la buona volont\u00e0 che quotidianamente impiega per cercare di dare una soluzione ragionevole alle controversie del lavoro \u2013 che non \u00e8 esatto che la Confederazione del lavoro abbia dato il suo parere favorevole alla promulgazione di quel decreto. Anzi, subito dopo il decreto, in un numero del \u00abNotiziario\u00bb della Confederazione Generale del Lavoro&#8230;<\/p><p>FANFANI, <em>Ministro del lavoro e della previdenza sociale.<\/em> Disse una bugia!<\/p><p>DI VITTORIO. &#8230;noi abbiamo (posso far vedere il numero del giornale) preso posizione sul decreto ed abbiamo riaffermato il nostro concetto che l\u2019accordo del 7 agosto, relativo al funzionamento delle commissioni interne, realizzava una delle condizioni dello sblocco dei licenziamenti, ma non realizzava un\u2019altra condizione che era fondamentale ed importante.<\/p><p>Ma adesso la questione come era vista allora \u00e8 superata. Adesso si vuole licenziare in massa, si vogliono chiudere delle fabbriche, si vogliono smobilitare interi reparti. Noi non possiamo consentire a questi licenziamenti in massa dei lavoratori, alla soglia d\u2019un inverno che sar\u00e0 fra i pi\u00f9 penosi per la gran massa dei lavoratori italiani!<\/p><p>Noi domandiamo che vi sia la possibilit\u00e0 per i lavoratori di aver modo di accertare quali sono le cause di un certo rallentamento della produzione da parte di alcuni grandi industriali e quali sono le cause per cui si minaccia la chiusura di interi stabilimenti.<\/p><p>Vi sono stabilimenti in condizioni economiche risolvibili facilmente, come la Breda, con parecchi miliardi di commissioni, con un capitale rilevantissimo di cui soltanto una percentuale irrilevante \u00e8 impegnata verso le banche.<\/p><p>Questo complesso minaccia di chiudere per delle difficolt\u00e0 di carattere creditizio. Noi abbiamo il fondato sospetto che molti industriali italiani tentano artificialmente, cio\u00e8 dolosamente, di rallentare il ritmo della produzione. Perch\u00e9? Per due ragioni fondamentali: la prima di carattere speculativo, perch\u00e9 molti industriali hanno accumulato degli <em>stocks<\/em> importanti, sperando di venderli sempre un mese dopo a un prezzo superiore. Oggi di fronte alla prospettiva, sia pure ancora incerta, di flessione dei prezzi, questi signori vogliono liberarsi degli <em>stocks<\/em> e non vogliono liberarsene come dovrebbe avvenire normalmente gettando il prodotto sul mercato. Facendo questo eserciterebbero una influenza nel senso di diminuire i prezzi. Essi lo vogliono fare lentamente, con comodo, rallentando la produzione, rarefacendo la produzione, in modo da impedire che la tendenza alla flessione dei prezzi abbia ad affermarsi in Italia. E poich\u00e9 l\u2019interesse evidente e fondamentale del Paese, del popolo italiano, \u00e8 quello di sviluppare al massimo grado la produzione in tutti i rami, noi pensiamo che sia dovere del Governo e che sia dovere dei lavoratori di impedire che vi sia un rallentamento doloso della produzione da parte di alcuni grandi industriali.<\/p><p>Ma a questo punto interviene un\u2019altra ragione di carattere politico. La grande plutocrazia industriale italiana che insieme ai grandi agrari \u00e8 stata sempre e sar\u00e0 sempre l\u2019anima della reazione nel nostro Paese, ha interesse ad aggravare la situazione economica, a peggiorare la situazione delle masse per darne la colpa alla Repubblica e alla democrazia in generale e cercare di trarne un vantaggio ai fini di una ripresa reazionaria nel nostro Paese. Vi sono fenomeni che non si potrebbero capire diversamente. Per esempio, la Fiat di Torino produceva 150 macchine al giorno. Attualmente ha commissioni per degli anni. Se un cittadino qualsiasi domanda una macchina alla Fiat si sente dire che deve aspettare un anno e mezzo, due anni. Per disposizioni superiori la produzione \u00e8 stata ridotta a 130 da 150 macchine al giorno.<\/p><p>La Pirelli, un\u2019azienda floridissima (il mercato \u00e8 tutt\u2019altro che saturo; anche il mercato interno italiano), anch\u2019essa ha chiesto una riduzione del personale. Motivazione: bisogna ridurre la produzione. E perch\u00e9 bisogna ridurre la produzione di gomme in Italia? Perch\u00e9 bisogna mantenere i prezzi elevati. Perch\u00e9 si guarda al fine speculativo e perch\u00e9 bisogna aggravare sempre di pi\u00f9 la situazione per dar modo alla reazione italiana di trovare un salvatore che venga a liberare questo popolo dalla fame, dalla miseria, dal caos ecc. ecc.<\/p><p>Questi i motivi della volont\u00e0 degli industriali di chiudere le fabbriche, di ridurre al minimo l\u2019occupazione dei lavoratori. Ma vi \u00e8 anche un altro scopo di carattere ricattatorio. Non possiamo dimenticare che in tutto il periodo fascista i grandi industriali italiani si sono abituati molto bene all\u2019essenza del regime corporativo; essenza che consiste fondamentalmente in ci\u00f2: quando le aziende vanno bene e si realizzano dei profitti, i profitti appartengono agli industriali; quando poi le industrie vanno male e bisogna rimetterci qualche cosa, allora deve essere lo Stato, deve essere il popolo italiano a pagare le perdite di queste industrie. Oggi molti degli industriali italiani che pretendono di non poter pagare i salari e gli stipendi agli operai e agli impiegati, hanno investito centinaia di milioni (milioni di profitti realizzati nelle aziende, dalle aziende) in terreni, in palazzi, in ville ed in altri beni di lusso, operando in tal modo una maggiore concentrazione di ricchezza nelle proprie mani.<\/p><p>Oggi che le industrie devono superare alcune difficolt\u00e0 anche di carattere obiettivo, questi signori dicono di non poter pagare e ricorrono allo Stato per poter pagare, perpetuando l\u2019abitudine che hanno preso sotto il regime fascista e che, in realt\u00e0, non rimonta esclusivamente al regime fascista stesso.<\/p><p>Bisogna che il Governo prenda delle misure per obbligare questi signori, che hanno ricavato centinaia di milioni e miliardi di profitti da quelle aziende che oggi vogliono chiudere, a smobilitare questi capitali investiti in altri beni ed a rinsanguare le aziende industriali con questi capitali, senza ricorrere allo Stato.<\/p><p>\u00c8 necessario che il Governo prenda misure per impedire che un signore qualsiasi, a fine speculativo, a fine ricattatorio o a fini politici, possa mettere sulla strada migliaia e migliaia di operai, di impiegati e di tecnici nel nostro Paese e concorrere ad aggravare la situazione generale. E questo lo si pu\u00f2 impedire soltanto se si prendono misure straordinarie che permettano al Governo, ai lavoratori, ai consumatori, al Paese di accertare qual \u00e8 la situazione reale delle aziende e se risulta da questi accertamenti che la situazione dell\u2019azienda \u00e8 vitale, \u00e8 sanabile, bisogna sanarla ed obbligare il proprietario a sanarla con i suoi mezzi, smobilitando quei beni a cui ho accennato. Se egli non vuol farlo, lo Stato democratico, lo Stato della Repubblica, come espressione del popolo, deve avere la forza e la volont\u00e0 di impossessarsi di queste aziende, di assicurare una gestione straordinaria, per fare in modo che le aziende, fonte di lavoro, di produzione, di beni, di ricchezza del popolo italiano possano continuare a vivere se sono vitali. (<em>Commenti<\/em>). Io credo che misure di questo genere nella situazione attuale siano pienamente giustificate. Che cosa d\u00e0 ai grandi industriali italiani ed anche ai grandi agrari l\u2019ardire di assumere cos\u00ec sovente un atteggiamento d\u2019intransigenza e qualche volta sprezzante, nei confronti delle masse lavoratrici, atteggiamento alcune volte provocatorio? Io ho detto quello che fanno tanti industriali che dichiarano senz\u2019altro di non poter pagare i salari, di dover chiudere le aziende, poco curandosi del destino dei lavoratori messi sul lastrico.<\/p><p>Il collega onorevole Morandi ha accennato all\u2019atteggiamento avuto recentemente dalla Confindustria nei confronti della Confederazione del lavoro. Vi \u00e8 l\u2019atteggiamento dei grandi agrari. Tutta l\u2019Assemblea e tutto il Paese conoscono il famoso lodo De Gasperi e tutte le peripezie di questo lodo. Dovrebbe essere applicato per tutti. Non viene applicato nella maggior parte delle provincie italiane; viene soltanto applicato dove la forza delle organizzazioni sindacali \u00e8 cos\u00ec potente da imporne l\u2019applicazione.<\/p><p>Dove l\u2019organizzazione sindacale \u00e8 meno forte, allora gli agrari dichiarano esplicitamente e pubblicamente che non intendono applicarlo. \u00c8 ancora di ieri uno sciopero generale a Grosseto, determinato dal fatto che gli agrari avevano dichiarato di non voler rispettare un contratto di lavoro da loro sottoscritto.<\/p><p>Ancora oggi vi \u00e8 una agitazione, vi \u00e8 una ripresa della grande agitazione dei braccianti del Nord originata dal fatto che gli agricoltori nel corso dello sciopero di settembre si erano impegnati a discutere con i rappresentanti dei lavoratori alcuni punti relativi a rivendicazioni importantissime dei lavoratori stessi, fra cui quella di porre alcune limitazioni alla facolt\u00e0 di disdetta (cio\u00e8 regolare le disdette per i salariati fissi attraverso una commissione mista che \u00e8 il modo pi\u00f9 legale e pi\u00f9 normale per risolvere queste questioni in tutti i paesi civili).<\/p><p>L\u2019organizzazione dei lavoratori, perch\u00e9 non ha voluto che fosse compromesso un solo chicco di riso dallo sciopero dei braccianti del Nord, ha cessato lo sciopero dietro la promessa dei signori agrari che questi punti sarebbero stati trattati e che si sarebbe trovata una soluzione sodisfacente per le parti.<\/p><p>Finita la mietitura, i signori agrari non hanno voluto nemmeno che si discutesse la questione per quest\u2019anno. Vi \u00e8 dunque una nuova agitazione dei braccianti del Nord. Da queste situazioni che cosa risulta? Risulta che vi \u00e8 da parte dei grandi datori di lavoro, dei grandi industriali e dei grandi agrari, la volont\u00e0 determinata di attaccare, di contrattaccare, le organizzazioni sindacali e le masse lavoratrici. E bisogna dire, onorevole De Gasperi, che questi strati dirigenti dell\u2019economia italiana, questi strati tradizionalmente e naturalmente reazionari del nostro Paese, hanno tratto incoraggiamento e ardimento dalla confusione del vostro Governo, che \u00e8 un Governo di destra.<\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> Dai vostri errori. (<em>Applausi al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>DI VITTORIO. Noi non crediamo di avere commesso errori.<\/p><p>Io credo \u2013 pensavo almeno di dimostrarlo, sulla base di fatti controllabili, perch\u00e9 di dominio pubblico \u2013 che sono i grandi datori di lavoro a provocare gli scioperi. (<em>Commenti al centro \u2013 Si ride<\/em>)<em>.<\/em> Ridete; avete diritto di ridere. Saremmo forse noi a provocare gli scioperi senza ragione? (<em>Commenti al centro<\/em>).<\/p><p>Perch\u00e9 non protestate contro chi non applica il lodo De Gasperi? Perch\u00e9 non protestate contro chi non applica i contratti di lavoro sottoscritti, a danno dei lavoratori? (<em>Applausi a sinistra<\/em>)<em>.<\/em> Perch\u00e9 non protestate contro gli industriali che riducono alla fame diecine di migliaia di operai?<\/p><p>Potrei dimostrare con delle statistiche che nelle provincie dove v\u2019\u00e8 stato o vi pu\u00f2 essere uno sciopero vittorioso, gli agrari applicano il lodo De Gasperi; mentre dove essi pensano che scioperi non ve ne possano essere, l\u00ec si rifiutano apertamente di applicarlo.<\/p><p>Cosa deve fare l\u2019organizzazione operaia? Rinunziare alla difesa dei diritti e del pane dei lavoratori? Signori, l\u2019organizzazione sindacale non rinunzier\u00e0 mai ad assolvere la sua funzione di tutela dei diritti dei lavoratori. (<em>Applausi a sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Noi crediamo che la soluzione ai problemi, che angosciano il Paese, non si debba trovare in misure di carattere negativo.<\/p><p>Vi \u00e8 mano d\u2019opera esuberante? Licenziamo della gente ed il problema \u00e8 risolto. No, signori, il problema non si risolve cos\u00ec. Anche se ne risolve uno, ne sorge immediatamente un altro.<\/p><p>Noi dobbiamo cercare la soluzione in una via di progresso, in una via di sviluppo della produzione. Dobbiamo ricercare nuove fonti di lavoro, utilizzare tutte le possibilit\u00e0 produttive che ci sono nel nostro Paese e che non sono tutte utilizzate.<\/p><p>E vediamo come sia il Governo a dare il cattivo esempio in questa direzione.<\/p><p>Il Governo pu\u00f2 fare di pi\u00f9 per dare lavoro agli operai italiani? Io credo, senza dubbio, che pu\u00f2 fare di pi\u00f9.<\/p><p>\u00c8 stato rilevato \u2013 e tutti lo sanno del resto \u2013 che tutta la crisi legata al blocco o sblocco dei licenziamenti si concentra fondamentalmente nel settore metal-meccanico.<\/p><p>In questo settore, dunque, non vi \u00e8 lavoro sufficiente, per occupare utilmente tutta la mano d\u2019opera, tutti gli impiegati e tutti i tecnici di questa industria.<\/p><p>La cosa \u00e8 un po\u2019 strana, perch\u00e9 \u00e8 vero che noi siamo in una situazione diversa rispetto all\u2019ante-guerra, ma \u00e8 anche vero che il mercato metal-meccanico tedesco \u00e8 scomparso praticamente dall\u2019Europa e noi, che abbiamo avuto le officine salve, soprattutto per merito dei lavoratori, dovremmo essere in condizione di supplire in qualche modo alle deficienze del mercato tedesco.<\/p><p>TOGNI, <em>Ministro dell\u2019industria e del commercio.<\/em> I costi.<\/p><p>DI VITTORIO. E se noi facessimo una politica di scambi commerciali con l\u2019estero pi\u00f9 larga di quella che non si fa, che questo Governo non vuole fare, per ragioni di tendenza, se riuscissimo a riallacciare relazioni commerciali con l\u2019Europa orientale che ha bisogno di tanti prodotti, fabbricabili in Italia, si potrebbe dare pi\u00f9 lavoro alla mano d\u2019opera italiana. (<em>Commenti a destra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Ma vi \u00e8 di peggio. Vi sono grandi complessi metal-meccanici italiani, che in questo momento domandano il licenziamento di diecine di migliaia di operai.<\/p><p>Ad esempio, l\u2019Ansaldo ed altri complessi, come la San Giorgio, possono costruire materiale ferroviario di ogni genere. Vi sono gli arsenali militari italiani \u2013 della guerra e della marina \u2013 dei quali si dice che abbiano mano d\u2019opera esuberante e che bisogner\u00e0 licenziare in parte ecc.<\/p><p>All\u2019arsenale di Taranto sono stati licenziati 450 operai recentemente. Stiamo lottando per cercare di mantenerne almeno una parte al lavoro. Questi arsenali sono capaci di costruire materiale ferroviario di ogni genere, con piccoli adattamenti. Cosa avviene? Una cosa che, per me, ha valore di scandalo: il Governo italiano ha ordinato 1000 carri ferroviari all\u2019industria belga, carri che dobbiamo pagare in valuta straniera. Io dico: perch\u00e9 far questo quando questi carri potrebbero essere costruiti in Italia e dar lavoro a migliaia e migliaia di lavoratori italiani? (<em>Commenti a sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p><em>Una voce a sinistra.<\/em> Questi sono errori!<\/p><p>TOGNI, <em>Ministro dell\u2019industria e del commercio.<\/em> E le materie prime? (<em>Commenti a sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Di VITTORIO. E vi \u00e8 ancora un fatto: io leggo in una relazione, un documento che non pu\u00f2 essere messo in dubbio, che il prezzo convenuto con l\u2019industria belga, per la fornitura di questi carri, corrisponde all\u2019incirca agli stessi prezzi che i carri sarebbero costati in Italia. Non c\u2019\u00e8 nemmeno la scusante di averli dall\u2019estero con maggior convenienza di quanta non ve ne sia costruendoli nel nostro Paese. Noi crediamo che un Governo che volesse fare una politica produttivistica, diretta a sviluppare l\u2019industria, dovrebbe, nelle relazioni commerciali con gli altri paesi, difendere con maggiore energia il diritto dei lavoratori italiani a lavorare nel proprio Paese. Non voglio far riferimento ad alcuni commenti che sarebbero stati fatti in proposito, quando qualche osservazione \u00e8 stata mossa su queste importanti ordinazioni all\u2019estero, che ammontano a miliardi di lire. Cio\u00e8 i lavoratori italiani dovrebbero andare a lavorare nel Belgio, dove sarebbero obbligati a lavorare in concorrenza con i lavoratori belgi, ecc., ecc. Ma \u00e8 evidente che vi e, da parte delle classi dirigenti italiane, un interesse evidente ad aggravare la situazione per i fini speculativi e reazionari ai quali ho prima accennato.<\/p><p>Ora, io penso che, mai come in questo momento, sia per assecondare il processo di sviluppo della produzione di cui il nostro Paese ha bisogno, sia per aumentare il reddito nazionale e migliorare le condizioni di vita del popolo italiano e fare, nello stesso tempo, una politica di massimo assorbimento della mano d\u2019opera, mai come in questo momento siano stati necessari i Consigli di gestione.<\/p><p>Questi Consigli di gestione sono stati promessi a pi\u00f9 riprese dallo stesso onorevole De Gasperi. \u00c8 stata formulata una legge, che un Governo presieduto dall\u2019onorevole De Gasperi aveva fatto propria, e che prometteva di presentare ben presto, non so se all\u2019Assemblea Costituente od al Consiglio dei Ministri, perch\u00e9 divenisse una legge dello Stato. Oggi, i Consigli di gestione sono indispensabili, non solo per esercitare il controllo necessario nell\u2019interesse della produzione e per la difesa dei consumatori contro i monopoli e le tendenze monopolistiche della grande industria italiana, non soltanto per sviluppare la produzione, ma anche per controllare l\u2019esigenza effettiva dell\u2019industria e permettere agli operai, ai tecnici, agli impiegati di collaborare alla soluzione dei problemi economici e produttivi del nostro Paese, e quindi assecondare l\u2019azione necessaria per lo sviluppo economico dell\u2019Italia.<\/p><p>Ebbene, questo non si \u00e8 fatto e noi domandiamo che i Consigli di gestione vengano al pi\u00f9 presto legalizzati ed estesi a tutte le aziende di una certa importanza, secondo il progetto Morandi, dichiarando che i lavoratori italiani non rinunciano a questi strumenti di democratizzazione delle aziende, quali sono i Consigli di gestione, e che essi svilupperanno la lotta per ottenere che i Consigli di gestione esistano e funzionino in tutte le aziende di un certo interesse.<\/p><p>Adesso, in rapporto a quanto ho detto, vi \u00e8 la questione dei prezzi. Io ho visto che il Governo si \u00e8 attribuito naturalmente il merito della flessione di alcuni prezzi, specialmente dei prezzi dei grassi in genere e dell\u2019olio in particolare. Il ribasso del prezzo dell\u2019olio \u00e8 dovuto in gran parte all\u2019abbondantissimo raccolto di ulive di quest\u2019anno.<\/p><p>FANFANI, <em>Ministro del lavoro e della, previdenza sociale.<\/em> Provvidenza di Dio.<\/p><p>DI VITTORIO. Io so che voi vi attribuite tutti i meriti del buon raccolto e che poi darete a noi tutte le responsabilit\u00e0, comprese quelle dei cattivi raccolti.<\/p><p>Per\u00f2, noi notiamo che il Governo oggi non \u00e8 armato, o non lo \u00e8 sufficientemente, per assecondare la tendenza al ribasso di alcuni prezzi e cercare di generalizzarla. Noi, Confederazione del lavoro, avevamo suggerito al Governo uno strumento, avevamo chiesto la riforma dei Comitati dei prezzi, sia quello centrale che quelli provinciali, per far entrare una rappresentanza pi\u00f9 larga in questi Comitati, perch\u00e9, appoggiati sugli Enti di consumo e sulle Cooperative, potessero contribuire a facilitare la compressione, o almeno la stabilizzazione dei prezzi. Il Governo al memoriale della Confederazione del lavoro rispose che aveva accettato questo punto. Difatti lo accett\u00f2: il Comitato dei prezzi \u00e8 stato modificato, ma in peggio! Infatti, mentre quello di prima era deliberativo, e per quanto piccola, la rappresentanza dei lavoratori e dei consumatori poteva esercitare qualche influenza nel senso di impedire l\u2019aumento dei prezzi, adesso ne avete fatto uno pi\u00f9 largo (la rappresentanza dei consumatori dei lavoratori non \u00e8 aumentata) ma \u00e8 un Comitato che ha soltanto poteri consultivi. II problema, quindi, \u00e8 stato risolto alla rovescia. Perci\u00f2, il Governo oggi non ha i mezzi che sarebbero necessari per assecondare questa tendenza al ribasso, tendenza al ribasso che per ora si verifica quasi esclusivamente nel settore agricolo. Noi salutiamo questo ribasso, cerchiamo di intensificarlo, ma dobbiamo estendere questo ribasso ai prodotti industriali.<\/p><p>Io non ho mai capito perch\u00e9 il Governo non ha accettato una delle proposte della Confederazione del lavoro inclusa nel memoriale presentato l\u2019estate scorsa: che cio\u00e8 grandi industriali italiani di prodotti di largo consumo popolare, come tessuti, scarpe ed altri prodotti indispensabili alle famiglie delle masse popolari, fossero obbligati a cedere determinati quantitativi d\u00ec queste merci agli enti comunali di consumo, cooperative, spacci aziendali, ecc., a prezzi all\u2019ingrosso e controllati, in modo da sottrarre queste merci alla speculazione, distribuendole direttamente ai lavoratori in condizioni pi\u00f9 disagiate, ed alleviare cos\u00ec la miseria di questi lavoratori. Perch\u00e9 il Governo non ha accettato questa proposta? Perch\u00e9 evidentemente non si vogliono ledere in nessuna misura gli interessi egoistici dei grandi industriali, i quali oggi, in combutta con gli altri strati di grossi speculatori, combinano i <em>trust<\/em> industriali con i <em>trust<\/em> commerciali e realizzano il doppio profitto industriale e commerciale. Noi domandiamo che queste misure si applichino in modo da estendere la flessione dei prezzi anche ai prodotti industriali. Infine, noi siamo preoccupati di che cosa pensa il Governo per il prossimo inverno. Noi abbiamo almeno un milione e mezzo di disoccupati in Italia e la grande maggioranza di questi non ha sussidio. Il sussidio \u00e8 limitato a quelle poche centinaia di migliaia di disoccupati che si trovano in determinate condizioni previste dalla legge.<\/p><p>Che cosa si pensa di fare per questi disoccupati alla soglia del prossimo inverno? \u00c8 stato annunciato un programma di lavori pubblici. Sono stati dati al Ministero dei lavori pubblici 60 miliardi. Ora, \u00e8 troppo poco rispetto ai bisogni, e questi bisogni dei disoccupati coincidono con i bisogni fondamentali del Paese. Noi abbiamo in Italia delle grandi opere di bonifica, di irrigazione, di trasformazione fondiaria da intraprendere, che possono permettersi di conquistare nell\u2019agricoltura centinaia di migliaia di ettari, ed altri lavori che possano immediatamente aumentare il reddito nazionale e dare nuove fonti di lavoro e di vita al popolo italiano.<\/p><p>Bisogna che il Governo faccia una politica economica e di lavoro diretta a procurarsi i mezzi necessari per dare lavoro alla maggior parte dei disoccupati, per alleviare i disoccupati e, quindi, la miseria dei lavoratori, facendo produrre, facendo lavorare, accrescendo le possibilit\u00e0 di vita del nostro Paese. E noi non vediamo che vi sia una politica di questo genere. Concludendo, i lavoratori italiani si opporranno a quei signori industriali che pretendono di abbandonarsi ai licenziamenti in massa, si opporranno a quei grandi agrari che non vogliono rinunciare a nessuno dei loro antichi ed iniqui privilegi, e cercano di peggiorare ancora le condizioni della grande massa di braccianti, salariati agricoli e lavoratori della terra in generale.<\/p><p>I lavoratori italiani comprendono molto bene, vedono chiaramente che a questa offensiva sul terreno sociale e sul terreno sindacale contro le condizioni di vita dei lavoratori corrisponde un\u2019offensiva sul terreno politico, che \u00e8 caratterizzata non Soltanto dalla formazione di questo Governo, dallo spostamento a destra del Governo, ma \u00e8 caratterizzata anche e soprattutto dal sorgere di tutti questi movimenti neofascisti di ogni genere, che in Italia in questo momento credono di aver riconquistato la possibilit\u00e0 di affermarsi e di poter sperare di riprendere il sopravvento.<\/p><p>I lavoratori italiani comprendono tutto questo e comprendono che per essi la questione del pane \u00e8 legata strettamente alla questione della libert\u00e0; perci\u00f2 i lavoratori italiani hanno la forza, la capacit\u00e0, la maturit\u00e0 di difendere gli interessi del Paese, gli interessi della produzione e di difendere, col loro pane, la libert\u00e0 di tutto il popolo italiano. (<em>Applausi a sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>VANONI. Chiedo di parlare per fatto personale.<\/p><p>PRESIDENTE. Scusi, onorevole Vanoni, non ho sentito pronunciare il suo nome.<\/p><p>VANONI. Si \u00e8 parlato di un trattato di commercio stipulato durante il periodo in cui ero Ministro del commerci\u00f2 con l\u2019estero e mi corre l\u2019obbligo di dare spiegazioni obiettive su questo trattato.<\/p><p>PRESIDENTE. Le faccio presente che i Ministri e gli ex Ministri, chiamati in causa durante ima discussione politica, hanno diritto di parlare per dare chiarimenti o informazioni.<\/p><p>Ma, in sede di interpellanze, onorevole Vanoni, un richiamo pi\u00f9 o meno generico non \u00e8 sufficiente per far mutare il metodo della discussione. In sede di interpellanza possono parlare l\u2019interpellante e il Ministro interpellato.<\/p><p>VANONI. Signor Presidente, \u00e8 stato fatto un accenno preciso ad un atto di Governo, di cui sono in parte responsabile.<\/p><p>Il trattato di commercio in questione ha rappresentato la condizione precisa per una fornitura di 50 mila tonnellate di materiale siderurgico, destinato prevalentemente alla costruzione di vagoni ferroviari in Italia. Tutti coloro che conoscono questo grosso problema della nostra economia in questo momento, sanno che la difficolt\u00e0 maggiore della nostra ricostruzione ferroviaria \u00e8 costituita dalla scarsit\u00e0 di materie prime necessarie per la costruzione di vagoni.<\/p><p>La politica che \u00e8 sempre stata seguita dal Dicastero che ho avuto l\u2019onore di presiedere per qualche tempo \u00e8 proprio stata diretta a garantire l\u2019approvvigionamento dei materiali necessari per la ricostruzione ferroviaria. Tanto \u00e8 vero che quando dal Dicastero dei trasporti, allora retto dall\u2019onorevole Ferrari \u2013 che certamente non era un plutocrate affamatore \u2013 venne proposto di fare una commissione di altri mille carri ferroviari in Svizzera io mi opposi e svolsi l\u2019azione perch\u00e9 venisse comprato, con l\u2019equivalente in valuta, il materiale necessario alla costruzione di carri ferroviari in Italia.<\/p><p>Questa \u00e8 stata la politica che abbiamo seguito e che, ho motivo di ritenere, segua tuttora il Governo in carica.<\/p><p>FERRARI Chiedo di parlare. (<em>Commenti<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. Onorevoli colleghi! Se veramente noi non vorremo convincerci una buona volta che il Regolamento ha una sua ragion d\u2019essere e finch\u00e9 di conseguenza non rinunceremo ad ogni tentativo di evadere in qualche modo da esso, nessuna delle nostre discussioni potr\u00e0 presentare carattere di coerenza.<\/p><p>Poich\u00e9, tuttavia, l\u2019onorevole Vanoni ha chiesto di parlare ed ha anzi parlato prima ancora che io gliene dessi facolt\u00e0, \u00e8 evidente che anche l\u2019onorevole Ferrari ha acquisito il diritto alla parola.<\/p><p>Onorevole Ferrari, ha facolt\u00e0 di parlare.<\/p><p>FERRARI. Quello che ha detto l\u2019onorevole Vanoni \u00e8 esatto; soltanto, debbo rettificare un punto. L\u2019onorevole Vanoni ha detto cio\u00e8 che da parte del Ministero dei trasporti era venuta \u2013 cos\u00ec almeno ho creduto di intendere \u2013 la richiesta di forniture di carri ferroviari dalla Svizzera: io mi sono opposto, ha detto l\u2019onorevole Vanoni.<\/p><p>Orbene, non \u00e8 che sia venuta la richiesta dal Ministero dei trasporti a quello del Commercio estero. \u00c8 venuta l\u2019offerta da parte della Svizzera e il Ministero dei trasporti, data la situazione di rapporti di credito tra l\u2019Italia e la Svizzera, ha ritenuto doveroso di portare la questione anche dinanzi al Ministro del Commercio estero.<\/p><p>Ma l\u2019opinione del Ministro Vanoni era anche l\u2019opinione del sottoscritto e ci trovammo, pertanto, d\u2019accordo entrambi nel respingere la richiesta, perch\u00e9 precisamente ci trovammo d\u2019accordo nell\u2019adottare il criterio di far entrare materie prime per far lavorare i nostri operai.<\/p><p>Questo solo intendevo precisare; mi riserbo di chiedere nuovamente di parlare dopo che avr\u00e0 risposto l\u2019onorevole Ministro alle interpellanze, qualora venissi ancora chiamato in causa.<\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019onorevole Ministro del lavoro e della previdenza sociale ha facolt\u00e0 di rispondere.<\/p><p>Presidenza del Vicepresidente BOSCO LUCARELLI<\/p><p>FANFANI, <em>Ministro del lavoro e della previdenza sociale.<\/em> La preoccupazione costante del Governo, cui ho l\u2019onore di appartenere dal momento della sua costituzione, \u00e8 stata quella di individuare, impostare e svolgere una razionale politica del lavoro. Naturalmente, una razionale politica del lavoro non pu\u00f2 avere per obbiettivi che i seguenti: la massima occupazione possibile, compatibilmente con i mezzi ed i limiti del nostro Paese; l\u2019adeguamento pi\u00f9 perfetto possibile delle retribuzioni al costo della vita dei lavoratori; il miglioramento di tutte le forme di retribuzione familiare; il miglioramento di tutte le forme di retribuzione previdenziale; le agevolazioni e le misure per una nuova occupazione all\u2019interno, o, disgraziatamente \u2013 nei casi in cui all\u2019interno non sia possibile \u2013 all\u2019estero; l\u2019assistenza infine in tutti quei casi in cui, per le misure precedenti, non fosse stato possibile realizzare la massima occupazione prevista.<\/p><p>In occasione della discussione in questa Assemblea delle mozioni degli onorevoli Nenni e Togliatti di sfiducia al Governo, il Ministro del lavoro, per un insieme di circostanze, non ebbe la possibilit\u00e0 di intrattenere i colleghi su questa politica del lavoro. Io non posso quindi, in questa occasione, non esprimere la pi\u00f9 viva gratitudine agli onorevoli colleghi Morandi e Di Vittorio, i quali, con le loro interpellanze, mi concedono ora di impostare la discussione, partendo da una larga visione dei problemi stessi. E naturalmente, sia consentito al primo membro del Governo che prende la parola sull\u2019interpellanza di ringraziare l\u2019opposizione per avere offerta l\u2019occasione di dire una parola di precisazione sulla gravit\u00e0 (per il momento diciamo solo gravit\u00e0) del problema dei licenziamenti che, secondo la parola un poco apocalittica dell\u2019onorevole Di Vittorio, starebbero non soltanto provenendo dalle direzioni delle imprese, ma addirittura piovendo dal cielo.<\/p><p>Alto livello di occupazione; massimo livello possibile di occupazione. Che cosa ha fatto il Governo a questo proposito?<\/p><p>Settore agricolo. C\u2019\u00e8 un decreto Segni per il passaggio dall\u2019ammasso totale all\u2019ammasso per contingente che, a detta dei competenti, ma soprattutto in base alle prime risultanze intorno alle semine, sta a dimostrare che ha rappresentato un incoraggiamento all\u2019applicazione ai lavori dei campi.<\/p><p>C\u2019\u00e8 poi un decreto \u2013 uno di quei tanti decreti che ieri sera l\u2019onorevole Morandi con benevolenza attribuiva a chi vi parla \u2013 sulla massima occupazione in agricoltura, discusso ampiamente con le Confederazioni interessate, in funzione del quale gli esperti ritengono che cento o centoventimila braccianti potranno nel prossimo inverno trovare occupazione.<\/p><p>Settore industriale. Il decreto istitutivo del \u00abFondo industria meccanica\u00bb non so come si voglia interpretare dagli amici o dagli oppositori; mi pare che nelle intenzioni del Governo e nella valutazione obiettiva sia un provvedimento il quale ha per fine, e lo raggiunger\u00e0, quello di intervenire a mantenere il pi\u00f9 alto livello possibile di occupazione proprio in questo settore dell\u2019industria meccanica, sulla cui difficolt\u00e0 l\u2019onorevole Morandi, non da ora del resto, ha richiamato la comune attenzione.<\/p><p>Si \u00e8 parlato dagli onorevoli interpellanti delle imprese I.R.I., soprattutto di quelle navali o naval-meccaniche, e si \u00e8 detto: \u00abPerch\u00e9 non procurare lavoro a queste imprese?\u00bb. Orbene, uno dei decreti del Governo prevede proprio questo: la garanzia, mi pare, per oltre dieci miliardi di lire all\u2019Ansaldo e alle imprese I.R.I. genovesi per procedere a lavori che uno Stato estero ha affidato all\u2019Italia. \u00c8 quindi un provvedimento il quale ha una funzione precipua: impedire il licenziamento di notevoli masse di lavoratori dell\u2019Ansaldo.<\/p><p>Ordinazioni di costruzioni ferroviarie. Qui non ritorner\u00f2 nuovamente, anche per evitare nuovi interventi di colleghi che ebbero l\u2019onere e l\u2019onore di essere Ministri nei passati Governi, sulla questione delle ordinazioni di carri ferroviari al Belgio.<\/p><p>DI VITTORIO. \u00c8 una questione recente; \u00e8 un\u2019altra cosa quella alla quale si riferiva l\u2019onorevole Vanoni.<\/p><p>FANFANI, <em>Ministro del lavoro e della previdenza sociale.<\/em> Allora mi scusi di aver ritoccato questo argomento.<\/p><p>C\u2019\u00e8 da ricordare, per\u00f2, che il piano triennale di finanziamenti per 175 miliardi per costruzioni e ricostruzioni ferroviarie, ha evidentemente questo scopo: di garantire a tutte le imprese italiane che attendono a questi lavori la possibilit\u00e0 di continuare l\u2019assorbimento della mano d\u2019opera in essi impiegata. Del resto, che questo avvenga lo si dimostra con due rilievi: alcune delle industrie che si trovano in crisi nell\u2019Alta Italia, in tanto possono continuare a pagare i salari ai loro dipendenti, in quanto l\u2019Amministrazione delle ferrovie ha anticipato l\u2019ammontare delle somme dei costi di pari lavori che ancora queste imprese stanno eseguendo; usiamo un eufemismo: stanno eseguendo.<\/p><p>Riordinamento e finanziamento dell\u2019I.R.I. Ma tutti quelli che sono al corrente di queste faccende, sanno che il Governo non ha lesinato niente all\u2019I.R.I. perch\u00e9 lavorasse ed ha preso anche dei provvedimenti perch\u00e9 si riordinasse.<\/p><p>E non possiamo dimenticare la fatica del commissario ingegner Longo, il quale si accinge all\u2019opera di risanamento e di ricostruzione di questo nostro Ente statale.<\/p><p>Il decreto del 24 di questo mese, che garantisce il credito per sei miliardi di lire alle medie e piccole industrie; il preannunciato decreto che dovrebbe facilitare \u2013 e faciliter\u00e0 \u2013 l\u2019afflusso di capitali esteri; il preannunciato decreto dei prossimi giorni sulle agevolazioni all\u2019artigianato ed alle imprese artigiane: ecco altri mezzi di massima occupazione.<\/p><p>E poich\u00e9 si \u00e8 accennato agli arsenali della Marina e della guerra, non possiamo dimenticare che l\u2019arsenale di Piacenza, coi suoi 7000 operai, \u00e8 stato trasformato in arsenale che fabbrica macchine agricole, per intervento del Governo! (<em>Approvazioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Adeguamento delle retribuzioni al costo della vita: aumenti agli statali del giugno 1947 e dell\u2019ottobre 1947, che complessivamente vengono a costituire un onere (che il Governo in parte ha affrontato e che in parte sta studiando di affrontare) di un centinaio di miliardi di lire; aumenti che lasciano ancora un\u2019amarezza in fondo al cuore, amarezza che \u00e8 quella di non potere veramente provvedere a questo esercito di fedeli lavoratori e collaboratori dello Stato italiano con quella larghezza che sarebbe necessaria, considerando la loro grande responsabilit\u00e0 e le troppe pene che da molti anni stanno soffrendo. (<em>Vivi applausi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Partecipazione alle vertenze salariali. Se voi mi consentite, onorevoli colleghi, io sorvolo questo argomento perch\u00e9 non vorrei involontariamente essere portato a parlare dell\u2019azione che in questi mesi ho dovuto svolgere in questo settore. Posso dire soltanto questo: che per concordi dichiarazioni delle parti, dichiarazioni anche scritte, \u00e8 stato sempre constatato come l\u2019intervento del Governo (e non solo mio, ma anche di tutto il Governo e del Presidente del Consiglio), \u00e8 stato sempre decisivo per realizzare positive e durature conquiste in questo settore. (<em>Applausi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Ma l\u2019adeguamento delle retribuzioni al costo della vita si fa non solo aumentandole retribuzioni nominali, ma anche accrescendo il potere di acquisto.<\/p><p>La politica dei prezzi. Naturalmente non ha ragione l\u2019onorevole Di Vittorio quando dice che noi ci vogliamo attribuire i meriti della Provvidenza per i recenti buoni raccolti. No, vogliamo solo cogliere l\u2019occasione per ringraziarla! (<em>Applausi al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Dobbiamo ringraziare anche altri interventi, proprio in questo settore agricolo: i lavoratori, i lavoratori che hanno predisposto e preparato, nonostante enormi difficolt\u00e0, gli ottimi raccolti che in questo scorcio di autunno noi stiamo ammassando!<\/p><p>Se mi consentite, infine, c\u2019\u00e8 da ringraziare qualche altro; c\u2019\u00e8 da ringraziare il senatore Einaudi che con certi provvedimenti ha finalmente trovato modo di mettere paura agli speculatori! (<em>Applausi al centro \u2013 Interruzione dell\u2019onorevole Scoccimarro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>E speriamo, onorevole Scoccimarro, che li accresca anche per il futuro!<\/p><p>C\u2019\u00e8 l\u2019altro settore: quello dei miglioramenti delle retribuzioni e degli assegni familiari. Quando siamo arrivati al Governo, in questo quarto Gabinetto De Gasperi, ho constatato che ancora i lavoratori agricoli ricevevano come assegno familiare l\u2019enorme somma di 80 centesimi al giorno! Il primo decreto che ho avuto l\u2019onore di sottoporre alla firma del Capo dello Stato, il 7 giugno, \u00e8 stato quello che aumentava questa retribuzione irrisoria; anzi questo impedimento alla retta contabilit\u00e0. E finalmente, il 24 ottobre, a seguito degli accordi e degli interventi del Governo nella ormai famosa vertenza bracciantile del settembre, \u00e8 stato approvato il decreto che aumenta ulteriormente gli assegni familiari dei lavoratori agricoli, moltiplicando di 37 volte la quota che noi abbiamo trovato arrivando al Governo.<\/p><p>Industrie: decreti recenti hanno portato all\u2019aumento dal 25 al 40 per cento a seconda delle categorie, gli assegni familiari.<\/p><p>Commercio: aumento del 50 per cento.<\/p><p>Miglioramento delle previdenze, cio\u00e8 delle retribuzioni previdenziali.<\/p><p>Quando il nostro Governo si \u00e8 costituito, tra le eredit\u00e0 dei passati Governi, abbiamo trovato questo: che grazie a delle trattative lunghissime non si era ancora arrivati in porto per procedere a un aumento delle pensioni agli assicurati dell\u2019Istituto di previdenza sociale.<\/p><p>Io non posso qui altro che fare una lode all\u2019onorevole D\u2019Aragona, che impost\u00f2 per primo il problema ed ebbe l\u2019idea del fondo di solidariet\u00e0 sociale, e al suo successore e mio predecessore, l\u2019onorevole Romita, che insieme all\u2019onorevole Togni, fece di tutto per arrivare in porto. Evidentemente ciascun Ministro poteva e doveva essere fiero di realizzare questa misura. Purtroppo \u00e8 capitata a me la sorte di portare in porto questa lunga fatica e di portarla, indipendentemente dalla mia buona volont\u00e0 o della sua, onorevole Di Vittorio, in termini ed entit\u00e0 tale da non dare tranquillit\u00e0 di vita ai pensionati, pur diminuendo per lo meno le forti apprensioni che i pensionati della previdenza sociale avevano; e continuano ad avere nonostante gli aumenti.<\/p><p>Comunque 29 miliardi di lire anche in questa circostanza passarono a beneficio di queste categorie benemerite di anziani e invalidi; anche col concorso dei lavoratori, ai quali non soltanto in questa occasione, onorevole Di Vittorio, ma ben prima di ora, con tutti i mezzi consentiti oggi dal progresso alla voce e al pensiero umano, ho cercato di dare testimonianza per questo loro atto generoso e, se lei mi consente, onorevole Di Vittorio, anche doveroso. (<em>Applausi al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Il problema degli statali. Anche qui due successivi aumenti. Anche in questi giorni \u00e8 stato deliberato un aumento, nel giorno stesso in cui la C.G.I.L. premurosamente, come era suo dovere, faceva analoga richiesta al Governo.<\/p><p>Malattie. L\u2019indennit\u00e0 malattia in agricoltura \u00e8 aumentata quattro volte; l\u2019indennit\u00e0 del commercio in questi giorni \u2013 decreto del 24 ottobre \u2013 aumentava sette volte; indennit\u00e0 infortuni in agricoltura aumentata quattro volte e questa volta senza aumentarne le prestazioni, perch\u00e9 per errato calcolo negli anni precedenti si prelevava pi\u00f9 di quanto si pagasse. \u00c8 un miracolo di quella riforma ante lettera degli istituti previdenziali, che io spero si ripeta parecchie volte per arrivare davvero ad impostare e risolvere questo problema della riforma previdenziale su basi razionali, che sono anche quelle della diminuzione del costo delle prestazioni.<\/p><p>Assistenza. Il problema della disoccupazione.<\/p><p>Le statistiche della disoccupazione dal gennaio 1946 in poi sono aumentate con ritmo vertiginoso, e ad un vecchio studioso di statistiche la semplice indicazione dell\u2019ammontare e dell\u2019andamento della curva non poteva tardare a rivelare che c\u2019era qualche anomalia. Le anomalie sono saltate fuori quando sono cominciati gli accertamenti: fior di occupati i quali erano iscritti fra i disoccupati ed alcuni di questi \u2013 onorevole Di Vittorio, lei non ne ha colpa, ma neanche io ne ho colpa, nessuno ne ha colpa, ne hanno colpa solo loro \u2013 andavano ad ingrossare la piccola pattuglia dei disoccupati italiani che percepiscono l\u2019indennit\u00e0. E bene hanno fatto coloro che presiedevano all\u2019amministrazione della giustizia in Italia a provvedere energicamente. Devo aggiungere che, per quanto riguarda Roma, si \u00e8 dovuto un po\u2019 attenuare l\u2019energia, perch\u00e9 temevamo di dover trasferire troppi falsi disoccupati non proprio in case di lavoro. (<em>ilarit\u00e0<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Comunque, dagli accertamenti in materia di disoccupazione sono saltate fuori delle cose veramente spassose. Fra l\u2019altro, questo, che l\u2019Italia \u00e8 l\u2019unico Paese in Europa e nel mondo, in cui i disoccupati o gli iscritti agli Uffici di collocamento, dal giugno al settembre, anzich\u00e9 aumentare, diminuiscono. Perch\u00e9? Perch\u00e9 si continua a spulciare e a trovare continuamente che c\u2019\u00e8 gente la quale indebitamente, qualche volta per negligenza (anzi, rendiamo onore ai nostri concittadini, la maggior parte delle volte per negligenza) resta, dopo due o tre mesi dall\u2019occupazione, iscritta ancora nelle liste.<\/p><p>Per affrontare il problema della disoccupazione bisognava incominciare ad accertare il fenomeno. Gli accertamenti sono in corso, ed \u00e8 in funzione di questi accertamenti che il Governo \u00e8 potuto arrivare ad una conclusione.<\/p><p>PAJETTA GIAN CARLO. \u00c8 un problema anagrafico.<\/p><p>FANFANI, <em>Ministro del lavoro e della previdenza sociale.<\/em> Magari fosse solo anagrafico!<\/p><p>Ne veniva fuori questo, che, accertando che in Italia non esistevano due milioni e 200.000 disoccupati, come figurava nel febbraio scorso, ma forse la met\u00e0, il Governo poteva impostare una soluzione meno spilorcia del sussidio di disoccupazione e vedere, racimolando tutte le riserve possibili, se questo sussidio poteva essere aumentato oltre le 50 lire che noi abbiamo trovato. Il 12 agosto di quest\u2019anno, con decreto di quella data entrato in vigore il 13 settembre, infatti, il sussidio di disoccupazione \u00e8 passato da cinquanta a duecento lire. Ed in quell\u2019occasione \u2013 altra prova della collaborazione che dall\u2019esterno forse nessuno immaginerebbe, fra Governo e Associazioni e Confederazioni sindacali \u2013 quando esaminando insieme il provvedimento con le varie organizzazioni di categoria, uno dei Segretari della C.G.I.L., Fernando Santi, ebbe a dirmi: ma, probabilmente, \u00e8 poco indovinato dal punto di vista psicologico il portare l\u2019indennit\u00e0 di disoccupazione da cinquanta a duecento lire e contemporaneamente dire che le duecento lire conglobano anche l\u2019indennit\u00e0 di caro-pane, io non ebbi che da ringraziare questo Segretario della C.G.I.L., e dire: benissimo, il Governo \u00e8 disposto anche a far s\u00ec che le duecento lire abbiano non nel loro interno, ma all\u2019esterno, l\u2019indennit\u00e0 di caro-pane. Contemporaneamente quadruplicammo l\u2019indennit\u00e0 dei figli a carico. E lo stesso 12 agosto provvedemmo per il nuovo trattamento di integrazione. Naturalmente siamo qui arrivati alla serie dei provvedimenti di cui si sta discutendo.<\/p><p>Devo, prima di entrare nella discussione, ricordare un altro decreto dei primi di ottobre, quello che garantisce i salari arretrati di un mese e l\u2019indennit\u00e0 di licenziamento agli operai e agli impiegati di imprese, che per dissesto venissero a cessare la propria attivit\u00e0. Credo sia un provvedimento unico al mondo, almeno negli Stati occidentali.<\/p><p>Su quello che si \u00e8 potuto fare in materia di nuova occupazione, distinguendo in due settori all\u2019interno e all\u2019estero, far\u00f2 un breve accenno. L\u2019onorevole Di Vittorio nella sua interpellanza e nel suo svolgimento ha detto: \u00abOccorre fare dei lavori pubblici\u00bb. Ha parlato di una cifra: 60 miliardi. Sono esattamente 65, ed in questa misura: 25 all\u2019agricoltura, 40 ai lavori pubblici, i miliardi stanziati dal Governo. Il Governo ha mobilitato e sta mobilitando questa somma per far s\u00ec che durante la stagione invernale i lavoratori, pi\u00f9 che avere sussidi, abbiano lavoro. L\u2019onorevole Di Vittorio dice che sono pochi: anche io sono convinto di questo, come pure lo sono tutti i membri del Governo. Evidentemente, c\u2019\u00e8 un limite alla soddisfazione dei nostri desideri. In tutta questa politica, come in tutti quanti gli aspetti della politica. E il limite da che cosa \u00e8 rappresentato? In questo caso specifico, dalla necessit\u00e0 di non aumentare ulteriormente la circolazione, dalla necessit\u00e0 quindi di trovare delle entrate che facciano fronte a queste spese ed a tante altre che ogni giorno aumentano.<\/p><p>A proposito di questa nuova occupazione interna, il grande problema, la tragedia della situazione italiana \u00e8: disoccupati, possibilit\u00e0 di occupazione; e nessun incontro, nessun matrimonio legittimo fra l\u2019occupazione ed i disoccupati. Perch\u00e9? Perch\u00e9 per troppi anni giovani italiani sono stati avviati non ad operazioni di pace ed a opere costruttive, ma ad opere distruttive. Occorre in ritardo quindi, con una serie di inconvenienti gravissimi, provvedere a dare a questi giovani quello che non ebbero quando era tempo: la qualificazione professionale. Il problema \u00e8 stato sollevato dalla C.G.I.L. da tempo. Questo problema ugualmente noi abbiamo sollevato, su esso desideriamo arrivare a concreti provvedimenti oltre quelli gi\u00e0 presi. Per questo il Governo ha deliberato lo stanziamento di due miliardi per corsi di qualificazione.<\/p><p>Queste intenzioni ho comunicato in questi giorni alle organizzazioni sindacali interessate perch\u00e9 collaborino col Governo a dare la forma pi\u00f9 idonea ai corsi, per far s\u00ec che non si moltiplichino le scuole, che non sarebbero frequentate a 30-35 anni. Con la fame e la paura della disoccupazione, non si va nelle scuole a mangiare i libri. Viceversa, occorrono macchine, cantieri, reparti in cui uomini, che in ritardo arrivarono alla qualificazione, possano qualificarsi nell\u2019unico modo possibile a quell\u2019et\u00e0: cio\u00e8 lavorando e imparando. Imparare, ma naturalmente avendo una situazione che non pu\u00f2 essere quella del semplice disoccupato.<\/p><p>Proprio stamani, onorevole Di Vittorio, ho avuto la risposta che lo schema \u00e8 piaciuto anche alla Confindustria. La Confindustria ha detto che \u00e8 disposta, secondo le promesse che lei stesso ha sentito nei giorni scorsi, a dare un contributo affinch\u00e9 la somma di due miliardi sia integrata. Queste faccende dovete discuterle fra di voi, onorevole Di Vittorio: il Governo fa il notaio. Bisogna che queste 200 lire che oggi i disoccupati hanno, siano, non dico raddoppiate, ma possibilmente un po\u2019 pi\u00f9 che raddoppiate.<\/p><p>Il mercato estero del lavoro: \u00e8 una valvola che ha funzionato come ha potuto. Gli accordi stipulati dai passati Governi sono stati eseguiti meglio che si poteva, con qualche notevole inconveniente, che il Comitato interministeriale dell\u2019emigrazione, al quale partecipano le organizzazioni interessate, sta affrontando. Sono in corso tentativi e trattative per migliorare gli accordi stessi: missione Jacini in Argentina, fra pochi giorni riunione della commissione mista italo-francese, alcune nostre richieste che si stanno formulando alla Svezia, non per migliorare la situazione, che \u00e8 ottima in Isvezia, ma per aumentare il contingente: altre trattative con la Cecoslovacchia per aumentare il contingente e per far s\u00ec che i nostri emigranti in quel Paese abbiano un trattamento rispondente al trattamento salariale, soprattutto per quanto riguarda gli assegni familiari, percepito in Italia.<\/p><p>A proposito di emigrazione, tutti possono visitare il centro di Milano, realizzato dal Governo in una forma, non voglio dire signorile, ma decorosa, affinch\u00e9 tutte quante le delegazioni straniere, che in questo centro sono accolte per convogliare nei rispettivi paesi i nostri emigranti, abbiano la sensazione che in Italia i lavoratori sono trattati bene; non dico perch\u00e9 imparino, ma perch\u00e9 si convincano che il trattamento da noi fatto ai nostri lavoratori pretendiamo sia fatto ad essi anche negli altri Paesi. (<em>Applausi al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Con questi ultimi provvedimenti e con questi ultimi accenni siamo arrivati proprio al nocciolo della questione, impostata in termini sufficientemente obiettivi, certamente sereni, dall\u2019onorevole Morandi.<\/p><p>Esamineremo questi provvedimenti, che avrebbero dato la stura allo sblocco; ma prima mi sia consentito riferirmi ad una cifra, che il Presidente del Consiglio indic\u00f2 qui nelle sue dichiarazioni conclusive del dibattito sulla mozione di sfiducia al Governo. Egli disse che coi provvedimenti presi dal Governo \u2013 come era suo dovere \u2013 tra il 7 giugno e il 2 ottobre, solo nel settore privato, solo in materia previdenziale (assegni familiari, assistenza), si erano travasati o si erano adottate disposizioni perch\u00e9 si travasassero, nel corso dell\u2019anno finanziario 1947-48, dalle tasche degli abbienti a quelle, troppo spesso perfino sdrucite, dei lavoratori, 80 miliardi di lire; con l\u2019ultimo provvedimento abbiamo superato i 90. E questo dica come noi cerchiamo, meglio che possiamo, di fare il nostro dovere, stimolati, per di pi\u00f9, come siamo, dall\u2019accusa che saremmo un Governo contrario ai lavoratori.<\/p><p>Capite, ora \u2013 e vi svelo un nostro segreto, colleghi dell\u2019opposizione \u2013 che pi\u00f9 insistete su questa accusa, pi\u00f9 noi faremo di tutto per andare incontro ai lavoratori. (<em>Applausi al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>SCOCCIMARRO. Adesso che lo sappiamo lo faremo senza economia.<\/p><p>Presidenza del Presidente TERRACINI<\/p><p>FANFANI, <em>Ministro del lavoro e della previdenza sociale.<\/em> Il problema dello sblocco dei licenziamenti, pi\u00f9 esattamente chiamato dall\u2019onorevole Morandi problema della smobilitazione o, meglio, della riduzione del sovraccarico di lavoro o della, potremmo dire, razionalit\u00e0 dell\u2019impiego dei lavoratori, non \u00e8 nuovo; non voglio dire che nacque quando nacque il blocco; il problema dello sblocco nacque, per\u00f2, nell\u2019agosto del 1946. Allora il Governo decise di costituire una Commissione interministeriale con Sottocommissioni per studiarlo e avviarlo a soluzione. In una di quelle riunioni, a cui partecipava naturalmente anche la Confederazione generale del lavoro, fu dichiarato dalla C.G.I.L., nel verbale 14 dicembre 1946 che: \u00abLa Confederazione subordinava le trattative relative allo sblocco dei licenziamenti alla regolamentazione delle funzioni e dei compiti delle Commissioni interne\u00bb. In quell\u2019occasione la Confederazione italiana dell\u2019industria propose che, per non mettere sul lastrico le maestranze licenziate, fossero devoluti adeguati sussidi di disoccupazione, ed il Ministro del lavoro \u2013 aggiungeva la Confindustria \u2013 avrebbe dovuto esaminare con molta attenzione la possibilit\u00e0 di instaurare una larga politica di sussidi di disoccupazione. Questo verbale fotografa abbastanza bene le rispettive posizioni quali erano all\u2019inizio di questa vertenza e di questo problema.<\/p><p>Nel mese di luglio 1947 si parlava ancora dello sblocco, ma non era stata ancora trovata una soluzione, anche perch\u00e9 la Confederazione generale del lavoro continuava ad insistere e \u2013 a mio modo di vedere \u2013 giustamente, sulla necessit\u00e0 di premettere ad una attuazione dello sblocco, l\u2019individuazione e la determinazione dell\u2019organo atto a disciplinare questo sblocco, tornando alla sua posizione del 14 dicembre 1946. In varie lettere, che ho, la Confederazione pi\u00f9 volte, alle richieste della Confindustria e alle mie, sempre insistette nel dire: bisogna, prima di fare una legge la quali confermi \u2013 questo era il punto di vista del Governo \u2013 l\u2019esistenza legale della possibilit\u00e0 dello sblocco o dia \u2013 questo era il punto di vista dalla C.G.I.L. \u2013 la possibilit\u00e0 dello sblocco stesso, realizzare un accordo per le Commissioni interne. L\u2019accordo per le Commissioni interne verteva soprattutto sulla formulazione dell\u2019articolo 2, il quale avrebbe dovuto stabilire le funzioni generali delle Commissioni interne. Senza che si fosse stabilito l\u2019articolo 2, non si poteva arrivare ad applicare l\u2019articolo 3, che gi\u00e0 era stato formulato, d\u2019accordo tra le due Confederazioni, e che prevedeva le modalit\u00e0 di intervento della Commissione interna nella gradualit\u00e0 dei licenziamenti. Naturalmente in questa circostanza il Governo, intervenendo, si assunse l\u2019obbligo e l\u2019onere di predisporre i due provvedimenti, che pi\u00f9 volte le due Confederazioni avevano richiesti. Un primo provvedimento che regolasse meglio la materia delle integrazioni, vale a dire provvedesse ad una ulteriore assistenza per i lavoratori licenziati; un secondo provvedimento che, in un successivo periodo di licenziamento, desse un sussidio di disoccupazione meno visibile di quello che fino allora si era dato. La Confederazione generale del lavoro discusse insieme con noi, in gran parte, questi provvedimenti, i quali furono trattati alla presenza non dell\u2019onorevole Di Vittorio, il quale era assente, perch\u00e9 si trovava in non so quale zona d\u2019Italia, per appianare e dissipare gli scioperi (<em>Ilarit\u00e0 al centro<\/em>), ma alla presenza di Santi, di Rubinacci e, certamente, di Bitossi, prima che Bitossi si recasse in Russia con la nota nostra missione sindacale. Orbene in quella circostanza \u2013 debbo dire le cose come stanno \u2013 i rappresentanti della Confederazione generale del lavoro, ad esclusione dell\u2019onorevole Di Vittorio, che era assente, discutendo con me il famoso articolo 2 dell\u2019accordo per le Commissioni interne, arrivarono a dire che lo sblocco si doveva attuare contemporaneamente con due provvedimenti: uno di natura sindacale (accordo fra le Confederazioni) ed uno di natura governativa. Naturalmente, aggiunsero che secondo loro la perfezione del sistema si sarebbe ottenuta quando la Confindustria si fosse decisa ad esaminare la loro vecchia proposta (proposta dei lavoratori) di integrare l\u2019indennit\u00e0 di licenziamento, e quando da parte del Governo si fossero prese misure per i corsi di riqualificazione.<\/p><p>Ecco la genesi di tutta la legislazione che stiamo studiando.<\/p><p>Il 1\u00b0 di agosto il Consiglio dei Ministri, mi pare alle 8 e mezzo di mattino, si riun\u00ec per approvare il decreto sul nuovo sistema di integrazione ed il decreto sull\u2019aumento dei sussidi dei disoccupati, cio\u00e8 il sistema congegnato. In quegli stessi giorni la Confindustria e la Confederazione generale del lavoro stavano ultimando, in riunioni alle quali io stesso partecipavo, l\u2019accordo per le Commissioni interne. Nello stesso giorno in cui io discutevo e facevo approvare i due decreti, la Confederazione generale del lavoro scriveva un\u2019ultima lettera con le sue richieste ulteriori, a proposito del decreto che noi stavamo approvando, in data 1\u00b0 agosto. Ma io ricevetti la lettera, sebbene pi\u00f9 rapidamente del solito, solo il 2 agosto, quando il decreto era gi\u00e0 stato approvato. Comunque, gran parte delle richieste sulle quali tornava la Confederazione del lavoro, poich\u00e9 oralmente mi erano gi\u00e0 state fatte, erano gi\u00e0 accolte nel decreto. Per esempio, l\u2019onorevole Morandi mi ha rimproverato di aver fissato due mesi di tempo per far s\u00ec che i lavoratori licenziati dovessero beneficiare dei sussidi e delle provvidenze predisposte. Ma questi due mesi costituivano la richiesta precisa della Confederazione generale del lavoro!<\/p><p>Lettera n. 23265 \u2013 onorevole Di Vittorio \u2013 in data 1\u00b0 agosto, con le firme autentiche di Bitossi, Pastore ed un\u2019altra che mi pare di Santi. A questo proposito, esattamente la Confederazione chiedeva inoltre che venissero allargati i termini per poter fare le prescritte domande, e secondo la richiesta orale (qui non si arrivava a specificazione, ma nei giorni precedenti il Santi ne aveva gi\u00e0 fatta la richiesta orale) io avevo modificato in 15 giorni anche questo termine per le prescritte autorizzazioni. Naturalmente, la Confederazione generale del lavoro faceva altre richieste. Io risposi subito, il giorno 2, e lamentai che queste ulteriori richieste aggiuntive a quelle altre che erano state fatte, mi fossero formulate il giorno in cui ne discuteva il Consiglio dei Ministri e fossero pervenute dopo che la approvazione stessa del decreto era avvenuta. Comunque, per riparare ad alcune di queste richieste (problema della gradualit\u00e0 dei licenziamenti e istituzione di scuole di qualificazione professionale) il Governo che cosa ha fatto? Ha fatto e fa quello che in questi giorni i giornali hanno detto e che qui in parte si discute: ha prorogato ulteriormente, non di un mese, come aveva chiesto la Confederazione generale del lavoro, ma di un altro mese e mezzo, fino al 31 dicembre, i termini per questi sblocchi, per consentire una maggiore graduazione di questi licenziamenti. Del resto, il Governo, come l\u2019onorevole Di Vittorio avr\u00e0 visto nella discussione di luned\u00ec sera, non \u00e8 alieno dal considerare le proposte che dovessero venire dalle due parti, perch\u00e9 nessun proposito c\u2019\u00e8 nell\u2019animo dei governanti d\u2019Italia di prendere i lavoratori e buttarli sul lastrico per la gioia sadica e impolitica di vedere aumentare le proteste contro il Governo stesso. Ora, dall\u2019insieme di queste richieste risulta che la Confederazione del lavoro chiedeva la gradualit\u00e0 dei licenziamenti; ma lo strumento per attuare questa gradualit\u00e0 la Confederazione se lo era gi\u00e0 assicurato ottimamente con l\u2019articolo 3 dell\u2019accordo fra le Commissioni interne del 7 agosto, il quale, al paragrafo 2 dice: \u00abla Direzione dell\u2019azienda e la Commissione interna, su richiesta di quest\u2019ultima, esamineranno, con spirito di mutua comprensione, i motivi del licenziamento e le possibilit\u00e0 concrete da attuare, per evitarle senza costituire un carico improduttivo per l\u2019azienda. A tal fine si terr\u00e0 conto di elementi obiettivi, fra cui l\u2019anzianit\u00e0, il carico di famiglia, la situazione economica familiare, le capacit\u00e0 tecniche e di rendimento, ecc.\u00bb. Nell\u2019ipotesi che l\u2019accordo non si raggiunga, vi \u00e8 il paragrafo 3, che dice: nel caso che non si sia realizzato un accordo nella materia dei licenziamenti, la questione sar\u00e0 deferita alla Camera del lavoro ed alle associazioni territoriali degli industriali, che esamineranno le ragioni addotte dalle due parti per addivenire ad un accordo. La procedura di conciliazione tra le organizzazioni Competenti deve essere tassativamente esaurita entro un termine di tre settimane dal giorno della comunicazione della Commissione interna. Poi ci sono altri paragrafi che prevedono altri aspetti del problema.<\/p><p>Quindi lo strumento c\u2019era per la graduazione, e debbo anche aggiungere che ha funzionato. Quando tra breve noi passeremo a delimitare l\u2019entit\u00e0 del fenomeno per vedere come si manifesta, vedremo che se oggi, pochi o molti, i licenziamenti minacciati non si sono attuati, si deve proprio al fatto che ha funzionato il paragrafo 3 di questo articolo. Quindi, il sistema \u00ablegge ed accordo\u00bb ha funzionato, e non certo a danno dei lavoratori. Dovremo fare qualche cosa di pi\u00f9 per perfezionare questo sistema, nella eventualit\u00e0 che questo sistema abbia delle manchevolezze; e su questo punto siamo tutti d\u2019accordo. Circa le modalit\u00e0 del funzionamento di questo sistema ha gi\u00e0 in parte intrattenuto l\u2019Assemblea l\u2019onorevole Morandi.<\/p><p>In una circolare che il Ministero del lavoro ha emanato in data 28 agosto a tutte le organizzazioni di categoria, ai prefetti, agli uffici del lavoro ed agli ispettorati, per far s\u00ec che non nascessero equivoci e per richiamare l\u2019attenzione sulla gravit\u00e0 del problema, sulla necessit\u00e0 che nessuno vedesse in questo sblocco una specie di inizio di carnevale per mettere della gente sulla strada, in questa circolare sono spiegate a parte tutte le modalit\u00e0. Il sistema prevedeva l\u2019eventualit\u00e0 che i licenziati, una volta che l\u2019evento si fosse verificato, avessero bisogno di particolare assistenza. E che cosa stabiliva? Stabiliva che per i primi 60 giorni successivi alla data del licenziamento, la Cassa integrazione operai dell\u2019industria dovesse pagare, a suo completo carico, i due terzi della retribuzione globale corrispondente a 40 ore settimanali e gli assegni familiari nella misura normale, a carico della Cassa relativa, il che vuol dire che viene consentito il trattamento che i lavoratori avevano in quelle aziende con supero di personale. Per i successivi 120 giorni son concessi gli assegni di disoccupazione previsti. E proprio per far s\u00ec che questi non fossero la cosa poco lauta di cui abbiamo parlato, in quella stessa data del 12 agosto si emanava l\u2019altro decreto che portava l\u2019indennit\u00e0 di disoccupazione da 50 a 200 lire e quadruplicava la quota per i figli a carico.<\/p><p>Dice l\u2019onorevole Morandi che il Governo poteva far prima le trattative che adesso sta conducendo, a proposito dei termini e dei corsi. Ma queste trattative furono fatte: ho dimostrato come, a proposito dei termini, non ho fatto altro che accogliere la richiesta della Conflavoro, che probabilmente si \u00e8 ingannata. In che modo? \u00c8 facile spiegarlo: si \u00e8 ingannata dello stesso inganno al quale soggiacque il Ministro del lavoro, pensando cio\u00e8 che se lo sblocco si doveva fare, era molto pi\u00f9 opportuno che si realizzasse prima dell\u2019inverno, per non farlo cadere nel pieno dell\u2019inverno stesso. \u00c8 lo stesso motivo che oggi, quando ci ha portato a prorogare il termine oltre il prefisso 13 novembre, al 31 dicembre, ci ha fatto sorgere contemporaneamente nell\u2019animo la preoccupazione di spostare ancora questa data; perch\u00e9 non credo che il giorno di San Silvestro sia il pi\u00f9 adatto a mettere gli uomini fuori del luogo di lavoro.<\/p><p>Resta da chiarire \u2013 l\u2019onorevole Morandi ha toccato questo problema, ma l\u2019hanno toccato anche le due Confederazioni \u2013 il problema del trattamento ai lavoratori dell\u2019Italia centro-meridionale.<\/p><p>Ora, bisogna tener presente che con questo provvedimento volevamo risolvere il problema dello sblocco e, naturalmente, il problema dello sblocco si poteva risolvere dove il blocco c\u2019era stato. Nell\u2019Italia meridionale il blocco, giuridicamente, non ci fu; di fatto, \u00e8 vero, ci furono stabilimenti ed imprese che, per pressioni politiche dovute alla necessit\u00e0 di provvedere a bisogni umani, furono sovraccaricate di personale. Il problema bisogner\u00e0 affrontarlo e bisogner\u00e0 risolverlo.<\/p><p>In questo senso le due Confederazioni luned\u00ec sera si sono trovate d\u2019accordo, e credo che stiano formulando uno dei tanti promemoria al Governo e spero lo facciano in termini concreti, perch\u00e9 evidentemente non si pu\u00f2 pensare di stabilire un trattamento speciale come quello fatto a questi lavoratori, a tutti i lavoratori licenziati per qualsiasi motivo. E bisogner\u00e0 identificare bene l\u2019obiettivo da raggiungere, che sia analogo a quello che abbiamo voluto raggiungere per l\u2019Italia settentrionale.<\/p><p>Sulle ultime discussioni che tra Confindustria e Conflavoro ci sono state dalla fine di settembre alla met\u00e0 di ottobre, sulla interpretazione dello sblocco, sulle modalit\u00e0 relative, chiedo venia all\u2019Assemblea se non mi trattengo, anche perch\u00e9 la questione \u00e8 ormai superata. Ed \u00e8 superata nel senso che ho sempre auspicato e cercato di far conoscere attraverso i giornali, cio\u00e8 con serenit\u00e0, con un senso di intesa; perch\u00e9 qui non \u00e8 un problema di una categoria o di un\u2019altra: \u00e8 un problema di uomini che rischiano di trovarsi nel pieno dell\u2019inverno in condizioni che nessuno di noi invidia. E naturalmente il Governo non pu\u00f2 essere cieco di fronte a questo fatto; ma naturalmente nemmeno cieche devono essere le parti in causa.<\/p><p>Ho potuto constatare proprio ieri sera \u2013 rispondendo brevemente all\u2019onorevole Morandi, accennavo appunto a questo fatto \u2013 ho potuto constatare, dicevo, che ieri sera questo equivoco era gi\u00e0 completamente dissipato. Io mi auguro, pertanto, che l\u2019atmosfera di comprensione che ieri c\u2019era tra le due Confederazioni continui a beneficio di questi cittadini italiani, i quali non chiedono se non di continuare a lavorare e di passare l\u2019inverno nel modo meno grave possibile.<\/p><p>C\u2019\u00e8, s\u00ec, il problema dell\u2019entit\u00e0 del fenomeno. Guardate: lo sblocco ha prodotto una serie di effetti. Fra l\u2019altro, uno di cui posso dare notizia \u2013 immagino che qualcuno non ci creder\u00e0 \u2013 \u00e8 questo: un\u2019impresa di Torino ha incominciato ad assumere lavoratori oltre quelli che aveva, dopo che \u00e8 avvenuto lo sblocco; e ne ha detto le ragioni. Ha incominciato ad assumere dopo che era venuto lo sblocco perch\u00e9, finch\u00e9 c\u2019era il blocco temeva che, una volta assunti questi lavoratori per necessit\u00e0 di lavoro, fosse ad essa poi impossibile licenziarli, quando la necessit\u00e0 di lavoro fosse venuta meno.<\/p><p>DI VITTORIO. Si era ovviato a questa difficolt\u00e0: dopo il 25 aprile.<\/p><p>FANFANI, <em>Ministro del lavoro e della previdenza sociale.<\/em> S\u00ec, in parte si era ovviato; per\u00f2, oltre a questi, ci furono anche gli aspetti non benevoli, per i quali io trov\u00f2 legittimo che i partiti, i rappresentanti dei partiti, abbiano sollevato il problema nell\u2019Assemblea ed abbiano chiesto chiarimenti al Governo.<\/p><p>L\u2019onorevole Morandi ha detto che, per la sola citt\u00e0 di Milano, si sarebbero fatti, o si starebbero facendo, licenziamenti che interessano dalle quaranta alle cinquantamila famiglie; a Genova, dalle quindici alle ventimila. Per fortuna, io posso assicurare l\u2019onorevole Morandi che non \u00e8 questa l\u2019entit\u00e0 dei guai che si profilano all\u2019orizzonte.<\/p><p>Io ho dei dati. Prego l\u2019Assemblea di esimermi dal leggerli integralmente, azienda per azienda; anche perch\u00e9 sarebbe mio desiderio non renderli di pubblica ragione per un senso di riguardo verso i lavoratori stessi. Posso dire comunque che, per le province di Milano e di Varese, i licenziamenti preannunciati, e non ancora notificati come tali, ma proposti a queste famose commissioni interne, oscillano fra i 4150 e i 5150.<\/p><p>DI VITTORIO. Ma se solo la Caproni&#8230;<\/p><p>FANFANI, <em>Ministro del lavoro e della previdenza sociale.<\/em> Un momento: questi sono i dati precisi ed esatti dell\u2019ispettorato del lavoro di Milano.<\/p><p><em>Una voce a sinistra.<\/em> Ma sono dati fantastici!<\/p><p>FANFANI, <em>Ministro del lavoro e della previdenza sociale.<\/em> Se l\u2019assemblea lo desidera, posso fornirli alla Presidenza, ma vorrei, come ho gi\u00e0 detto, non renderli di pubblica ragione per un senso di riguardo verso i lavoratori delle aziende indicate.<\/p><p>Facendo dei calcoli sulla capacit\u00e0 produttiva attuale della O.M., si arriva, s\u00ec, a una certa cifra complessiva di esuberanti cui accennava poc\u2019anzi l\u2019onorevole Morandi, ma ancora alla notifica in ragione di questa cifra non si \u00e8 arrivati.<\/p><p>Per un\u2019altra impresa bresciana, si \u00e8 arrivati ad una cifra di molto, di molto inferiore, a quella cui accennava l\u2019onorevole Morandi. Genova: il capo dell\u2019ispettorato del lavoro di Genova ha comunicato che a tutto stamane sono stati effettuati licenziamenti solo in casi sporadici, in numero non superiore a dieci. (<em>Interruzioni a sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p><em>Una voce a sinistra.<\/em> Perch\u00e9 li abbiamo impediti.<\/p><p>FANFANI, <em>Ministro del lavoro e della previdenza sociale.<\/em> Li avete impediti perch\u00e9 il sistema funziona.<\/p><p><em>Una voce a sinistra.<\/em> No, perch\u00e9 c\u2019\u00e8 una discussione in corso.<\/p><p>FANFANI, <em>Ministro del lavoro e della previdenza sociale.<\/em> Come no? Attraverso l\u2019articolo 3 delle Commissioni interne. E posso dire di pi\u00f9: che sono stati impediti anche dal fatto che \u00e8 venuta la proroga, perch\u00e9 molti di questi industriali dicevano \u2013 e la ragione \u00e8 credibile \u2013 che fino a quando il termine era il 13 novembre non potevano assumersi oltre la responsabilit\u00e0 di licenziare gli operai anche quella di licenziarli scaduto il termine, mettendoli cio\u00e8 in condizioni di non partecipare ai benefici previsti dalla legge. Quindi \u00e8 pensabile che questa proroga abbia funzionato come una battuta d\u2019arresto e consenta, dando tempo alle Commissioni interne, che ne hanno diritto in base all\u2019accordo fatto, di intervenire per predisporre quella gradualit\u00e0 per i casi assolutamente indifferibili; per gli altri hanno diritto di chiedere la sospensione.<\/p><p>Ora, per Genova la situazione si presenta peggiore di quella di Milano, perch\u00e9 esistono l\u00ec dei complessi, o meglio un complesso I.R.I., che \u00e8 particolarmente sovraccarico di lavoratori. Orbene, sommando tutte queste possibilit\u00e0 di licenziamenti (perch\u00e9 io ho avuto assicurazione precise dai dirigenti dell\u2019I.R.I. che ancora nessun licenziamento \u00e8 stato fatto e che sono state prese le misure perch\u00e9 non siano fatti fino a che non avremmo studiato, preordinato, individuato, o meglio, realizzato&#8230;<\/p><p><em>Una voce a sinistra.<\/em> Ma se abbiamo delle lettere che ci dicono che sono stati licenziati!<\/p><p>FANFANI, <em>Ministro del lavoro e della previdenza sociale.<\/em> No, signori: sono preannunciati. E si arriva per Genova, qualora tutti questi preannunci si realizzassero, scaglionati in un tempo assai lungo, o meglio non lungo quanto desidereremmo noi; lungo rispetto alla brevit\u00e0 minacciata nei giorni scorsi, ad un totale di diecimila lavoratori.<\/p><p>Torino. Fino al 20 ottobre si sono avuti soltanto pochi licenziamenti. Dal 20 ottobre ad oggi si sono licenziati meno di 300 operai. Un grande complesso come quello della Fiat, che occupa 50 mila operai, prevede un licenziamento di duecento operai. (<em>Commenti al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>In totale, per Torino e provincia si prevedono dei licenziamenti nei prossimi mesi, e non nei prossimi giorni, tra i 4500 e i 5000 operai.<\/p><p>Poich\u00e9 io non attingo ad una sola fonte (credo che sia mio dovere), sono ricorso a fonti diverse. (Il Ministero del lavoro ha anche questa fortuna, di avere due diverse fonti: gli Uffici del lavoro e gli Ispettorati del lavoro). Per quanto riguarda precisamente Torino ho ricevuto oltre a questa comunicazione, anche un telegramma di altra fonte, sempre ufficiale del Ministero del lavoro, il quale diceva: \u00abLicenziamenti sinora effettuati in Torino e provincia dopo 20 ottobre seguono andamento normale. Licenziamenti probabili ora preannunciati settore industriale ammontano globalmente a poche centinaia di unit\u00e0. Segue espresso\u00bb. E naturalmente l\u2019espresso ci dir\u00e0 i termini della questione.<\/p><p>Da una terza fonte risulta che in provincia di Milano sarebbero stati dati preannunci di licenziamenti per 4000 lavoratori.<\/p><p>Per il resto della Lombardia 8500; per la Liguria 10.000 (le cifre collimano); per il Piemonte, da 3 a 4000; per l\u2019Emilia 1000; per il Veneto 1000. In totale, fra 27.500 e 28.500. Naturalmente, tutti questi sono casi in contestazione fra le Commissioni interne e le direzioni degli stabilimenti, non sono licenziamenti effettuati.<\/p><p>Finora l\u2019I.R.I. ha licenziato in tutta Italia solamente 400 operai, nella Filotecnica, a Milano.<\/p><p>Il sopraccarico dell\u2019I.R.I. \u00e8 notevole; notevole soprattutto a Genova e meno notevole a Milano. Complessivamente questo sopraccarico attuale, urgente, non supera le 11.000 unit\u00e0.<\/p><p>C\u2019\u00e8 il problema dell\u2019I.R.I. nell\u2019Italia meridionale, ma ho avuto la confortante notizia che per quanto riguarda Napoli non si prevedono \u2013 anzi si escludono in modo assoluto \u2013 licenziamenti da parte dell\u2019I.R.I. Anzi si predispongono piani perch\u00e9 venga mantenuta la capacit\u00e0 lavorativa attuale, e questo in funzione proprio dell\u2019ormai noto stato di disagio in cui, specialmente a Napoli, la classe dei lavoratori metalmeccanici si trova.<\/p><p>Si \u00e8 accennato anche alla Finsider. Ora i dirigenti della Finsider, oggi stesso mi hanno fatto arrivare all\u2019ultimo momento, nel primo pomeriggio, l\u2019assicurazione che le eccedenze (non licenziati o preannunciati licenziati!), le eccedenze del complesso industriale vanno fra 3500 e 4000. Quindi, nemmeno da questa parte vedremo una pioggia di licenziamenti!<\/p><p>C\u2019\u00e8 il problema di Taranto. Credo che i Cantieri navali di Taranto abbiano dato una prova di come si debba attuare il provvedimento. Che cosa hanno fatto? Prima di preannunciare licenziamenti, cio\u00e8 prima di creare uno stato d\u2019animo difficile ed inspiegabile per chi non capisce la gravit\u00e0 del provvedimento stesso, i dirigenti dei Cantieri navali di Taranto si sono rivolti alla Confederazione dei lavoratori e al Ministero del lavoro ed hanno detto: studiamo, prima di preannunciare questi provvedimenti, le modalit\u00e0 per assorbire l\u2019assorbibile, per avviare gli avviabili in altri settori. E, attraverso l\u2019intervento (che i dirigenti di Cantieri di Napoli del resto dichiararono apertamente) della Confederazione del lavoro e \u2013 per la parte che gli spettava \u2013 del Ministero del lavoro, \u00e8 stato disposto un piano graduale e in parte un avviamento ad altri settori di queste quattro o quattrocentomila unit\u00e0 dei Cantieri navali di Taranto.<\/p><p>\u00c8 questo, anzi, un tipico esempio, che conviene segnalare, di quello che pu\u00f2 l\u2019intesa fra gli interessati.<\/p><p><em>Una voce a sinistra.<\/em> Corporativismo.<\/p><p>FANFANI, <em>Ministro del lavoro e della previdenza sociale.<\/em> Non \u00e8 corporativismo, \u00e8 intesa fra la Confederazione del lavoro e la Confederazione industriale.<\/p><p>Attraverso questa intesa si arriv\u00f2 anche ad una razionalizzazione (e mi pare che fu proprio l\u2019onorevole Di Vittorio che persuase la commissione interna ad intenderne l\u2019opportunit\u00e0 nell\u2019interesse di tutta la massa dei lavoratori), la razionalizzazione del pagamento dei cottimi.<\/p><p>Ho creduto mio dovere segnalare questo esempio, perch\u00e9 mi pare che in questo momento \u2013 in cui forse alcuni per loro conto hanno creduto di approfittare di questa legge di sblocchi senza prendere cura delle conseguenze \u2013 l\u2019esempio di quello che \u00e8 avvenuto a Taranto possa segnare per tutte quante le imprese la via da seguire.<\/p><p>Percentuale. La percentuale, oltre ai 27 mila licenziamenti previsti nell\u2019alta Italia, \u00e8 per ipotesi di altri 13 mila. Se volete aggiungiamo altri 10 mila. Altri 23 mila per le altre Regioni d\u2019Italia in base alle notizie che ho&#8230;<\/p><p>BITOSSI. Savona, Imperia, La Spezia, Livorno.<\/p><p>FANFANI, <em>Ministro del lavoro e della previdenza sociale.<\/em> Io ho tutte le notizie possibili in questo momento. Non gioco al lotto e quindi non posso tirare fuori delle cifre a caso. (<em>Applausi al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>LIZZADRI. Le tira lei le cifre.<\/p><p>FANFANI, <em>Ministro del lavoro e della previdenza sociale.<\/em> Ad ogni modo ho aggiunto a queste cifre altri 23 mila casi prevedibili&#8230;<\/p><p>LIZZADRI. Come fa a dirlo? Questi sono numeri al lotto.<\/p><p>FANFANI, <em>Ministro del lavoro e della previdenza sociale.<\/em> Per larghezza. Si arriverebbe in questa ipotesi a 50 mila licenziabili. I 50 mila licenziabili rispetto al totale degli occupati nell\u2019industria in Italia sono meno dell\u2019uno per cento e se ci si riferisce (non mi rallegro di questo, ma siccome bisogna misurare il fenomeno, cerco di misurare tutto insieme; vedremo poi come ridurlo) solo al settore dei metalmeccanici, al quale nella generalit\u00e0 dei casi questi licenziamenti si riferiscono, si arriva la circa il 4 per cento. Se vogliamo attenerci solo alle cifre note, e cio\u00e8 ai 27 mila licenziabili dell\u2019Alta Italia preannunziati, rispetto agli occupati nel settore industriale, trasporti e comunicazioni nell\u2019Alta Italia \u2013 due milioni e duecentomila \u2013 i 27 mila sono uno ed un mezzo per cento. Se vogliamo scendere invece ai confronti regionali e si confrontano \u00ec disoccupati preannunziati per ogni regione, con gli occupati nel settore industriale in ogni regione, si arriva a questa percentuale: meno dell\u2019uno per cento in Piemonte; quattro per cento in Liguria&#8230;<\/p><p><em>Una voce a sinistra.<\/em> Sempre la Liguria!<\/p><p>FANFANI, <em>Ministro del lavoro e della previdenza sociale.<\/em> \u00c8 la regione che pi\u00f9 ci deve preoccupare.<\/p><p>Dicevo il quattro per cento in Liguria; 1,3 per cento in Lombardia; 0,3 per cento nel Veneto e 0,4 per cento nell\u2019Emilia.<\/p><p>Ma devo aggiungere che per queste due ultime regioni non possiamo lasciarci sollevare da queste cifre, perch\u00e9 si tratta di due regioni eminentemente agricole, in cui la disoccupazione massima e quindi la nostra massima preoccupazione deve essere rappresentata dai braccianti e dai disoccupati agricoli.<\/p><p>Questo \u00e8 stato il motivo per il quale il Governo, predisponendo un piano di opere pubbliche, ha preso particolarmente in considerazione queste regioni destinando ad esse una somma di miliardi che \u00e8 notevolmente superiore a quella destinata alle altre regioni.<\/p><p>In questa situazione, che preoccupa, che cosa si chiede dai lavoratori e dai rappresentanti dei lavoratori?<\/p><p>Io credo di ritenere che si pu\u00f2 ricorrere a dei testi per cos\u00ec dire ufficiali, certo, molto autorevoli, come un articolo di Fernando Santi sull\u2019<em>Avanti<\/em> di ieri, il quale fa dei rilievi. Comincia col riconoscere che vi sono delle aziende (il riconoscimento \u00e8 stato fatto dall\u2019onorevole Morandi e ripetuto dall\u2019onorevole Di Vittorio) in cui il peso della manodopera non pu\u00f2 pi\u00f9 continuare senza che rischi di schiacciare la possibilit\u00e0 di vita dell\u2019azienda stessa, riconoscimento che tutti facciamo. \u00c8 un riconoscimento il quale non esonera dal predisporre tutti i mezzi opportuni per far s\u00ec che di questa smobilitazione il peso non sia portato dai lavoratori.<\/p><p>Aggiunge Fernando Santi: \u00abGli industriali hanno attinto per ventenni alle proprie aziende non investendo i larghi profitti in riserve o impianti, ma in attivit\u00e0 extra aziendali. Queste ricchezze devono tornare al patrimonio dell\u2019azienda o costituire comunque garanzie per i finanziamenti che si sollecitano\u00bb.<\/p><p>Evidentemente questo passo io penso che dovrebbe essere sottoscritto da tutti quanti noi.<\/p><p>DI VITTORIO. Trasformatelo in una legge.<\/p><p>FANFANI, <em>Ministro del Lavoro e della previdenza sociale.<\/em> Se l\u2019onorevole Di Vittorio ha letto e meditato il decreto istitutivo del fondo per l\u2019industria meccanica avr\u00e0 visto che in esso \u00e8 previsto anche questo.<\/p><p>La Confederazione generale italiana del lavoro \u2013 aggiunge Santi \u2013 chiede anche che si provveda a dare una qualifica professionale ai lavoratori che ne sono sprovvisti, per facilitarne l\u2019assorbimento in quei settori che avvertono la mancanza di specializzati e per agevolare l\u2019avvio a quei Paesi che ne fanno richiesta.<\/p><p>Siamo perfettamente d\u2019accordo. Ci stiamo muovendo su questa strada. Desidero essere aiutato da tutti quelli che possono.<\/p><p>Ed aggiunge il Santi: devono a ci\u00f2 contribuire lo Stato e gli industriali, poich\u00e9 tanto il Paese, quanto questi ultimi beneficiano duella maggiore capacit\u00e0 produttiva della mano d\u2019opera qualificata.<\/p><p>Pienamente d\u2019accordo anche su questo, e non soltanto in teoria, ma in pratica, perch\u00e9 il decreto sui corsi che insieme dobbiamo discutere prima di arrivare ad una sua determinazione in sede legislativa, prevede proprio questo: il concorso dello Stato con due miliardi, un concorso proporzionale al numero dei disoccupati da parte degli industriali.<\/p><p>L\u2019onorevole Bitossi \u00e8 un po\u2019 diffidente sul concorso degli industriali&#8230;<\/p><p>BITOSSI. Possono bastare per le scuole professionali di duemila persone?<\/p><p>FANFANI, <em>Ministro del lavoro e della previdenza sociale.<\/em> Se l\u2019onorevole Bitossi desidera schiarimenti, gliene posso dare. Se noi pensassimo di creare delle scuole professionali, coi professori, coi banchi, coi calamai, colle macchine, i due miliardi farebbero ridere. Ma noi non vogliamo questo. Io penso che voi non volete questo. Io non presterei la mia collaborazione ad una cosa di questo genere, nonostante che con questo io precluda per l\u2019eternit\u00e0 la mia candidatura al Ministero dell\u2019istruzione pubblica.<\/p><p>Ma che cosa si deve fare? Incoraggiare i corsi che vi sono gi\u00e0. L\u2019onorevole Bitossi sa che vi sono gi\u00e0. Vanno migliorati, ma esistono per esempio quelli dell\u2019E.N.A.L. e dell\u2019I.M.P.L.I. che l\u2019anno scorso avviarono ad una migliore istruzione professionale, o ad un perfezionamento professionale qualche cosa come 70.000 lavoratori. Sono troppo scolastici ancora: occorre trasformarli nel senso che insieme desideriamo.<\/p><p>Si tratta di usare questi due miliardi per integrare le indennit\u00e0 di disoccupazione dei lavoratori, per far s\u00ec che si migliorino operando in settori speciali, industriali o dell\u2019edilizia. Questi due miliardi servono ad avviare a questo perfezionamento qualche cosa come centoventimila lavoratori. Penso, onorevole Bitossi, che se solo con questo espediente si dovesse provvedere alla disoccupazione italiana, io dovrei associarmi al suo sorriso. Ma io non penso che solo con questo mezzo si debba provvedere. Bisogna fare qualche cosa di ragionevole perch\u00e9 molti lavoratori di qualificazione non ne hanno bisogno, altri lavoratori hanno bisogno di altre forme d\u2019intervento. Per altri v\u2019\u00e8 tutto un sistema di lavori pubblici ai quali l\u2019onorevole Di Vittorio ha accennato, e per i quali ha dato qualche notizia. Spero che nei prossimi giorni ne vengano di ulteriori, ma soprattutto spero che nei prossimi giorni si inizino questi lavori pubblici. Con le notizie soltanto la gente non si fa lavorare.<\/p><p>Sono state fatte altre richieste (le desumo dal <em>Globo<\/em> di stamane) dai lavoratori dell\u2019alta Italia. Il giornale dice che queste nuove richieste verranno trasmesse al Governo. Le ho lette, ed ho visto che nella quasi totalit\u00e0 per quel che riguarda l\u2019economia noi possiamo trovarci d\u2019accordo. Non solo, dico che siamo su questa strada; che stiamo operando in questo senso.<\/p><p>Ho gi\u00e0 accennato all\u2019incontro avvenuto nei giorni scorsi fra la Confindustria e la C.G.I.L. Non torno su questo argomento: mi pare di buon auspicio. Naturalmente, occorre realizzare le speranze, e far s\u00ec che a quella riunione altre ne seguano; e siano riunioni fattive, concrete, che offrano la possibilit\u00e0 ed i mezzi di andare incontro a questi lavoratori.<\/p><p>Per quanto riguarda il problema di Genova, io posso dire che mi sono preoccupato della situazione. Ho qui perfino una cartina topografica. In una citt\u00e0 come Genova non \u00e8 indifferente far sorgere una scuola a Cornigliano o in un\u2019altra zona. Quindi, bisogna provvedere razionalmente anche a questo aspetto che sembra secondario ma che \u00e8 molto importante ai fini di far cosa utile ai lavoratori stessi.<\/p><p>V\u2019\u00e8 il problema dell\u2019emigrazione: ho detto gi\u00e0 qualche cosa.<\/p><p>V\u2019\u00e8 il problema dei corsi. Ho qui lo schema del decreto che insieme stiamo preparando. V\u2019\u00e8 tutta una serie (e potrei leggere la cronologia) di riunioni fatte o da farsi da ora all\u20198 novembre nelle varie zone d\u2019Italia con l\u2019intervento degli interessati: prefetti, Uffici del lavoro, Ispettorati del lavoro, per far s\u00ec che questi corsi escano dalla teoria e dal provvedimento per entrare nella realt\u00e0.<\/p><p>Questa, la rassegna che, a proposito del problema sollevato dagli onorevoli Morandi e Di Vittorio, fio ho creduto opportuno di fare per precisare la genesi del fenomeno e la sua attuale intensit\u00e0; per aggiungere una parola sugli sviluppi, che potrebbero essere gravi di questo stesso fenomeno; sulla necessit\u00e0, quindi, che oltre alle provvidenze prese dal Governo tutti quanti i cittadini italiani interessati a questo problema \u2013 evidentemente, primi gli industriali \u2013 manifestino appieno un grande senso di responsabilit\u00e0.<\/p><p>Stiamo a trattare non di un semplice fenomeno economico, ma di un fenomeno economico che, come quasi tutti \u2013 vorrei dire, tutti \u2013 coinvolge problemi di esistenza, di dignit\u00e0, di benessere di tutti quanti i lavoratori, e \u2013 starei per dire \u2013 di tutti quanti gli uomini.<\/p><p>\u00c8 necessario che in questo momento venga, anche da parte del Governo, un invito a tutti coloro che possono intervenire favorevolmente per limitare il fenomeno, per combatterlo e, in una parola, per ridurlo; e per far s\u00ec che questa politica della massima occupazione possibile venga spinta davvero al massimo.<\/p><p>Non si tratta di fare un\u2019opera che torni a beneficio di questo o di altri Governi: si tratta di fare un\u2019opera che torni a beneficio di tutti quanti i nostri concittadini. (<em>Vivissimi applausi al centro e a destra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019onorevole Morandi ha facolt\u00e0 di dichiarare se sia sodisfatto.<\/p><p>MORANDI. Sar\u00f2 molto breve nella mia replica, per dichiarare la mia insoddisfazione.<\/p><p>L\u2019onorevole Ministro ha portato all\u2019Assemblea una larga visione, come egli si \u00e8 espresso, dei problemi del lavoro, forse troppo larga, fino a sommergere l\u2019oggetto dalla materia propria dell\u2019interpellanza.<\/p><p>Non star\u00f2 a riprendere uno per uno gli argomenti ed i punti programmatici da lui esposti. Dir\u00f2 soltanto che gli sviluppi di una politica della massima occupazione non hanno avuto finora fondamento troppo solido nella politica governativa. Poich\u00e9 \u00e8 vero certamente che la determinazione di procedere agli ammassi per contingente non \u00e8 stata presa a questo fine, come non hanno avuto in vista quale loro scopo diretto la massima occupazione, i provvedimenti di carattere finanziario, cui ha fatto riferimento.<\/p><p>Di queste cose, come ho gi\u00e0 accennato, noi ci riserviamo di riparlare in altro momento.<\/p><p>Onorevole Ministro, ella per\u00f2 \u00e8 caduta in un grave sbaglio parlando dell\u2019I.R.I., evidentemente perch\u00e9 male informato. Ha detto che si \u00e8 gi\u00e0 provveduto alla sua sistemazione perch\u00e9 di recente sono stati dati dieci miliardi a questo istituto.<\/p><p>FANFANI. <em>Ministro del lavoro e della previdenza sociale.<\/em> I dieci miliardi sono per la garanzia delle navi costruibili presso l\u2019Ansaldo; forse mi sono espresso male.<\/p><p>MORANDI. Onorevole Fanfani, il Ministro del tesoro le pu\u00f2 certamente dire in quale situazione versi l\u2019I.R.I. I fondi assegnatigli, entro met\u00e0 novembre saranno assorbiti per intero semplicemente dal pagamento delle paghe.<\/p><p>Quanto alla copertura delle commesse estere per ordinazione di naviglio, voglio osservare che soltanto l\u2019Ansaldo \u00e8 scoperta per 20-25 miliardi. Tale grave questione si \u00e8 originata dalla nostra politica valutaria e forse anche da qualche errore nella stipulazione dei contratti.<\/p><p>Il Ministro del lavoro ci ha dato ancora una volta l\u2019attestazione dello scarso interesse che il Governo porta alla situazione dell\u2019I.R.I., della leggerezza con la quale ne tratta.<\/p><p>Voglio soffermarmi su un punto solo di quello che il Ministro Fanfani ha spiegato essere stato il processo di formazione della situazione attuale, la genesi, pi\u00f9 particolarmente, dei provvedimenti da lui presi. Mi riferisco alle trattative che si svolsero nel settembre dello scorso anno, e all\u2019indagine condotta da una commissione ministeriale. L\u2019atteggiamento della Confederazione del lavoro risult\u00f2 allora chiarissimo oltre che dalla lettera, soprattutto dallo spirito nel quale le trattative si svolsero, trattative cui parteciparono personalmente dei Ministri.<\/p><p>Si subordinava al nuovo accordo per le commissioni interne, non gi\u00e0 l\u2019attuazione dello sblocco, ma l\u2019inizio di trattative per lo sblocco dei licenziamenti. Ho partecipato di persona a queste trattative e posso testimoniarne.<\/p><p>Ora, per\u00f2, io avevo gi\u00e0 prevenuto l\u2019onorevole Ministro che poco ci poteva interessare, in merito all\u2019argomento da noi svolto, la questione procedurale e la genesi dei provvedimenti. C\u2019interessano molto di pi\u00f9 le conseguenze derivatene di fatto: a questo proposito debbo dire che quando l\u2019onorevole Ministro Fanfani sostiene che la gradualit\u00e0 nell\u2019attuazione dello sblocco dei licenziamenti era automaticamente assicurata dalle facolt\u00e0 di esame che erano conferite alle commissioni interne, io obietto che esse non potevano essere uno strumento valido allo scopo. Si trattava piuttosto di limitare con norme obiettive la quantit\u00e0 od il volume dei licenzia menti. \u00c8 chiaro infatti che se gli industriali volessero \u2013 come pare che facciano \u2013 svolgere una loro politica del lavoro e tenere un atteggiamento tale da costringere le commissioni interne a negare ogni volta il loro assenso alle richieste di licenziamento avanzate in modo cos\u00ec smisurato per fare alla fine saltare il sistema, non v\u2019\u00e8 procedura migliore da offrire loro di quella che oggi si prevede. Per quanto riguarda il centro-sud l\u2019onorevole Ministro ci ha detto che se ne tratta, e sta bene, ma questo avviene ora, e il provvedimento porta la data del 12 agosto. Ha la sua importanza quel che l\u2019onorevole Ministro ha riferito circa l\u2019entit\u00e0 del fenomeno. Mi consenta per\u00f2 di dubitare che le cifre di cui \u00e8 in possesso rispondano alla realt\u00e0, non perch\u00e9 manchi veridicit\u00e0 alle cifre, nel momento in cui esse furono rilevate, ma perch\u00e9 il fenomeno si presenta con un aspetto incalzante e soggetto ad un accrescimento continuo.<\/p><p>FANFANI, <em>Ministro del lavoro e della previdenza sociale.<\/em> Sono state rilevate stamattina,<\/p><p>MORANDI. Ella sa come funzionano questi apparati: non sar\u00e0 certamente la situazione odierna che sar\u00e0 stata rilevata dagli uffici del lavoro. Ad ogni modo, sommando le cifre che Ella ha portato, si avrebbe un complesso di 63.000 licenziamenti, e non 50.000. Noi per\u00f2 non abbiamo capito se siano da considerare tanti o pochi questi 50.000 o 60.000, il che importa un criterio di valutazione nei confronti del fenomeno. Se la cifra d\u2019altronde fosse cos\u00ec ridotta, sarebbe da domandarsi per quale ragione si chiede lo sblocco da parte degli industriali con tanto accanimento e perch\u00e9 tanta spilorceria si pratica da parte del Governo nell\u2019erogare i sussidi e nell\u2019assegnare i termini.<\/p><p>Evidentemente \u00e8 perch\u00e9 significa che ben altra ampiezza abbia ad assumere il fenomeno dei licenziamenti. Ora, a me pare che l\u2019onorevole Ministro, al quale attesto ancora una volta la mia personale estimazione, abbia un po\u2019 troppo incautamente preso oggi la difesa dei fatti, piuttosto che non del proprio operato. Egli ha voluto dare piena legittimazione a quel che sta avvenendo, e che ha causato lo sciopero a Milano, come potr\u00e0 causare domani agitazioni e scioperi in altri centri. Egli ha detto che il Governo ha sentito e sente questa che \u00e8 l\u2019angoscia dei lavoratori. S\u00ec, lo ha sentito teoricamente, ma non ci ha detto come intende di reagire davanti ad una situazione derivata come risultanza pratica, non che gli intendimenti che hanno ispirato le provvidenze prese, ma dal comportamento degli industriali. \u00c8 quello che volevamo sapere, \u00e8 questo che dobbiamo sapere.<\/p><p>V\u2019\u00e8 ancora qualcosa di assai grave, che si limita da parte nostra ad una constatazione in due parole. Io trov\u00f2 una lacuna anche troppo significativa nella risposta del Ministro. Egli non ha fatto parola dei consigli di gestione. Eppure noi non abbiamo portato la questione dei consigli di gestione cos\u00ec per farlo, lateralmente, ma l\u2019abbiamo svolta dall\u2019interno del problema considerato, come una questione di fondo, per lo meno cos\u00ec la vediamo. Perch\u00e9 ancora questa volta, in questo momento, il Governo sfugge ad esse? Non possiamo usare altra parola che questa.<\/p><p>Onorevole Presidente del Consiglio ed onorevoli colleghi, commossi e preoccupati degli avvenimenti di questi giorni, noi avevamo cercato di provocare una parola che tranquillasse oggi le masse lavoratrici. \u00c8 questa la nostra funzione. Onorevole Fanfani, non abbiamo bisogno dei suoi suggerimenti. \u00c8 questo proprio che noi vogliamo fare: incalzare il Governo, tenerlo sotto un assillo continuo perch\u00e9 operi a vantaggio dei lavoratori piuttosto che contro di essi.<\/p><p>Ora, questa parola che noi abbiamo inteso di provocare non \u00e8 venuta. Io non vorrei allora che la deliberata moderazione con la quale ho svolto l\u2019interpellanza, fosse interpretata come un atto di debolezza o di cedimento. Credo di aver portato delle questioni non vuote del tutto, credo di aver pacatamente precisato, sotto qualche aspetto per lo meno, il significato e la portata di una questione come questa.<\/p><p>La risposta che abbiamo avuto non ci rassicura per niente. Pertanto non abbiamo a questo punto che da lasciare la parola ai fatti. Noi ci riserviamo di risollevare questa questione dopo la breve vacanza che l\u2019Assemblea sta per prendersi, qualora la situazione non migliorasse. E, naturalmente, saremo anche pi\u00f9 duri, se cos\u00ec si richiede per ottenere maggiore ascolto. (<em>Applausi a sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019onorevole Di Vittorio ha facolt\u00e0 di dichiarare se sia sodisfatto.<\/p><p>DI VITTORIO. Onorevoli colleghi, il discorso dell\u2019onorevole Fanfani, cos\u00ec ricco di dettagli sull\u2019azione svolta dal suo Dicastero, credo che abbia eluso, come giustamente osservava anche il collega Morandi, la questione fondamentale posta dalla nostra interpellanza.<\/p><p>La questione fondamentale \u00e8 questa: in presenza dei risultati generali della politica economica del Governo, in presenza della minaccia di licenziamenti in massa annunciati da numerosi industriali (e torner\u00f2 brevemente sui dati dell\u2019onorevole Fanfani) si sono provocate nel Paese, alla vigilia dell\u2019inverno, profonde preoccupazioni, particolarmente nelle masse lavoratrici.<\/p><p>Noi abbiamo chiesto al Governo se intendesse svolgere una politica economica produttivistica, di stimolo alla produzione, ricorrendo ai mezzi che sono necessari per raggiungere questo scopo, impedendo che ci si appoggi sulla forza di inerzia dei licenziamento e dell\u2019abbandono al loro destino di migliaia e migliaia di lavoratori per vincere le difficolt\u00e0 attuali; e se intendesse modificare la sua politica generale, per quanto riguarda il commercio con i paesi esteri e per aumentare le possibilit\u00e0 di lavoro e di esportazione del nostro Paese.<\/p><p>A queste domande, per\u00f2, l\u2019onorevole Fanfani praticamente non ha risposto. Il Ministro del lavoro ha ridotto il fenomeno dei licenziamenti annunciati a proporzioni assai modeste.<\/p><p>Tutti noi ci auguriamo che il fenomeno sia in realt\u00e0 pi\u00f9 modesto ancora; per\u00f2, fra i dati che sono giunti all\u2019onorevole Fanfani e quelli che sono giunti alla Confederazione del lavoro, vi \u00e8 una grande sproporzione.<\/p><p>D\u2019altra parte, non possiamo credere che la Confederazione dell\u2019industria avrebbe posto il problema dello sblocco con l\u2019acutezza, l\u2019intransigenza, la forza con cui l\u2019ha sostenuto se si fosse trattato appena di 4000 licenziamenti a Milano, di qualche centinaio a Torino, e di altre poche centinaia in altre province. Se la Confederazione dell\u2019industria ha posto il problema come l\u2019ha posto, compiendo verso la Confederazione del lavoro un atto di sfiducia, che noi abbiamo rintuzzato con forme moderate, ispirandoci sempre al pi\u00f9 alto spirito di responsabilit\u00e0, ma che \u00e8 un fatto senza precedenti nella storia dei rapporti sindacali non soltanto in Italia, fra due grandi organizzazioni di datori di lavoro e di lavoratori; \u00e8 evidente che il fenomeno ha proporzioni ben pi\u00f9 imponenti di quelle che risultano dai dati comunicatici dall\u2019onorevole Fanfani.<\/p><p>Comunque, noi desideriamo che il Paese sappia, che il Governo sappia che le masse lavoratrici e le loro organizzazioni sindacali, ispirandosi sempre alla preoccupazione non solo di non nuocere alla economia del Paese, ma di fare tutto ci\u00f2 che \u00e8 possibile per risanarla e svilupparla, non permetteranno per\u00f2 che si possa disporre dei lavoratori, delle grandi masse dei lavoratori come delle cose; non permetteranno cio\u00e8 che si effettuino licenziamenti in massa.<\/p><p>I lavoratori insistono ed insisteranno perch\u00e9 si attui una politica che forzi in tutta la misura del possibile la produzione e l\u2019assorbimento della mano d\u2019opera in tutti i lavori produttivi che si possono eseguire nel nostro Paese (e non vengono eseguiti) e dei quali ho gi\u00e0 fatto cenno.<\/p><p>Noi abbiamo posto, come urgente ed attuale, il problema dei consigli di gestione nell\u2019interesse della produzione, perch\u00e9 si possano fare gli accertamenti necessari affinch\u00e9 i grandi industriali, e i monopoli, siano posti in condizione di non nuocere agli interessi del Paese, e quindi dei consumatori. Nell\u2019interesse dell\u2019economia generale del Paese vogliamo che i lavoratori, attraverso i consigli di gestione, cessino di essere semplici locatori di braccia e di menti \u2013 per quanto riguarda i tecnici e i dirigenti \u2013 e diventino invece i compartecipi coscienti, consapevoli, corresponsabili della produzione.<\/p><p>Voi, ai consigli di gestione non avete fatto nessuna allusione. \u00c8 evidente: l\u2019ostilit\u00e0 ai consigli di gestione si spiega soltanto per il fatto che i signori industriali tengono a riaffermare ed a consolidare il concetto dell\u2019assolutismo del padrone nella fabbrica, considerando i lavoratori come gente che non deve partecipare, che non deve avere nessuna corresponsabilit\u00e0, come dei semplici locatori di braccia.<\/p><p>I consigli di gestione esistono anche in altri paesi. I <em>comit\u00e9s d\u2019entreprise<\/em> hanno dato in Francia eccellenti risultati, specialmente nelle aziende in cui hanno potuto svolgere con maggiore libert\u00e0 la loro funzione; le aziende nazionalizzate della grande industria metalmeccanica, con la partecipazione dei comitati di impresa, hanno raggiunto e superato la produzione dell\u2019anteguerra.<\/p><p>Ebbene, poich\u00e9 attraverso i consigli di gestione i lavoratori possono procurarsi delle garanzie positive contro ogni possibilit\u00e0 di abusi e di ingiustizie da parte dei padroni, dei grandi industriali, noi insistiamo nel chiedere che questi organismi siano legalizzati ed estesi in Italia a tutte le aziende di notevole importanza. Il Governo non fa parola di tutto ci\u00f2; \u00e8 per questo quindi che noi diciamo che i consigli di gestione, gi\u00e0 funzionanti in Italia, terranno prossimamente un grande congresso cui inviteranno numerose commissioni interne funzionanti nell\u2019ambito delle aziende. In questo loro congresso, essi riaffermeranno la volont\u00e0 dei lavoratori italiani di partecipare al processo della produzione con eguale responsabilit\u00e0, per poter collaborare allo sviluppo economico del Paese.<\/p><p>Si \u00e8 parlato anche dell\u2019I.R.I. e si sono dette delle cose di carattere generico. I consigli di gestione dell\u2019I.R.I. da circa un anno ed anche da maggior tempo hanno elaborato un piano di riorganizzazione dell\u2019istituto e delle principali aziende da esso dipendenti, fra cui l\u2019Ansaldo. Il piano di riorganizzazione dell\u2019Ansaldo prevedeva alcuni contributi importanti da parte dello Stato, ma presupponeva un risanamento di carattere definitivo.<\/p><p>Non si \u00e8 preso in considerazione il progetto di riorganizzazione dell\u2019I.R.I. e, in generale, tutti i problemi sono rimasti insoluti e si sono anzi aggravati e complicati. Questo accenno pu\u00f2 contribuire a far risaltare l\u2019utilit\u00e0 che i consigli di gestione possono avere e il torto che ha il Governo di non volerli accogliere e di non volerne nemmeno parlare per non dire al Paese le ragioni per cui si ostacola questa aspirazione che costituisce una profonda esigenza dei lavoratori italiani e del Paese.<\/p><p>Io domando perci\u00f2 che il Governo si pronunzi sul problema fondamentale allo scopo di rassicurare i lavoratori che \u00e8 sua intenzione di far qualche cosa di pi\u00f9, molto di pi\u00f9 di quel tanto che ha previsto sinora in Italia e soprattutto esprima il proprio pensiero intorno ai consigli di gestione. (<em>Applausi a sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> Io vorrei che il problema dei consigli di gestione che qui qualche volta in forma polemica \u00e8 stato trattato, fosse invece discusso in forma, direi, tangenziale. Se non esistesse infatti un organo di collaborazione operaia, voi avreste allora ragione di cercare questo organo nei consigli di gestione; ma poich\u00e9 esiste un accordo fra i lavoratori e gli industriali per la procedura da seguire in caso di necessit\u00e0 di sblocchi e poich\u00e9 quest\u2019organo \u00e8 rappresentato dalle commissioni interne le quali hanno un ufficio decisivo e determinante, io non ravviso la esigenza immediata dei consigli di gestione; i quali, del resto, investono un problema di ben maggiore ampiezza, tanto che potremmo continuare questa discussione per tutta la notte, senza giungere ad una conclusione. Essi riguardano infatti la produzione in genere.<\/p><p>\u00c8 quindi ridicolo pensare che con un organo di tal genere si possano mutare le basi della produzione. (<em>Proteste a sinistra<\/em>)<em>.<\/em> Ne potremo del resto parlare a tempo debito; non \u00e8 per\u00f2 per niente vero che sia questo dei consigli di gestione un rimedio per la materia specifica dello sblocco dei licenziamenti. (<em>Commenti a sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Ad ogni modo, parliamoci seriamente: credete che si possa oggi, per legge, imporre i consigli di gestione?<\/p><p><em>Voci a sinistra.<\/em> S\u00ec! S\u00ec!<\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri. <\/em>Io dico di no. (<em>Interruzioni \u2013 Rumori a sinistra<\/em>)<em>.<\/em> Quando siamo venuti a questo banco per la quarta volta si era di recente ottenuto un accordo sulle commissioni interne, e allora abbiamo dichiarato: come \u00e8 stato possibile ottenere un accordo tra le rappresentanze dei lavoratori sindacati e i rappresentanti degli industriali sulle commissioni interne, cos\u00ec deve essere possibile ottenere un accordo sui consigli di gestione.<\/p><p>Questa \u00e8 la strada che si doveva percorrere anche nell\u2019azione degli altri Ministeri. Ne abbiamo discusso anche con Morandi, ne abbiamo discusso tante volte: si trattava di ottenere la collaborazione, attorno a questo progetto, delle due parti, perch\u00e9 se i consigli di gestione costituiscono uno strumento di cooperazione con gli industriali, le industrie si possono salvare, ma se rappresentano un nuovo elemento di rottura allora ci portano al disastro. (<em>Vivi applausi al centro e a destra \u2013 Rumori a sinistra \u2013 Interruzione del deputato Cacciatore<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. Facciano silenzio!<\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> Le basti il fatto, onorevole Cacciatore, che in quasi tutte queste industrie in cui si arriva al blocco, nelle quali la produttivit\u00e0 \u00e8 scarsa e per le quali dobbiamo arrivare a misure cos\u00ec antipatiche, in quasi tutte, dico, esistono i consigli di gestione. (<em>Rumori a sinistra<\/em>).<\/p><p>Io riconosco che il problema dei consigli di gestione \u00e8 molto importante. Io dico per\u00f2: in un momento di crisi, in cui tutte le forze devono concentrarsi (<em>Interruzioni a sinistra<\/em>), bisogna che i consigli di gestione nascano dalla collaborazione fra gli uni e gli altri, ed \u00e8 questo che si deve cercare. (<em>Interruzioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Voi potete avere in mano un modo di attuazione, e il Governo si affretter\u00e0 a consolidarlo, a dar forma giuridica a tutti questi accordi che valgano ad ottenerlo. Se in un certo momento questo non sar\u00e0 possibile bisogner\u00e0 ricorrere anche a forme di legge. Si far\u00e0; ma non in un momento di crisi industriale. (<em>Vivi applausi al <\/em><em>centro e a destra \u2013 Rumori a sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Quanto alle nostre disposizioni pratiche, vi basti l\u2019esempio che stiamo introducendo \u2013 \u00e8 stato deciso il 24 \u2013 il consiglio di gestione nell\u2019unica grossa industria statale che abbiamo, l\u2019industria del carbone in Sardegna, e in pi\u00f9, anche la partecipazione dei lavoratori al consiglio di amministrazione. Tutto questo prima non v\u2019era. Noi non siamo contrari ai consigli di gestione; per\u00f2&#8230; (<em>Interruzioni a sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p><em>Una voce a sinistra.<\/em> Per\u00f2?<\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> &#8230;per\u00f2 crediamo che si debba agire in un clima d\u2019accordo, come si \u00e8 fatto, per le commissioni interne, e a tutti gli sforzi che. tendono a questo scopo noi daremo il nostro appoggio.<\/p><p><em>Una voce a sinistra.<\/em> Per\u00f2, per\u00f2!<\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> Per\u00f2 vi dico questo: che se continuano le agitazioni e gli scioperi, in questa maniera non si salva l\u2019Italia e non si salva la Repubblica! (<em>Vivissimi, prolungati applausi al centro e a destra \u2013 Commenti a sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. Lo svolgimento delle interpellanze \u00e8 cos\u00ec esaurito.<\/p><p>Interrogazione con richiesta d\u2019urgenza.<\/p><p>PRESIDENTE. Comunico che gli onorevoli Caso, Riccio e Firrao hanno presentato la seguente interrogazione con richiesta di risposta urgente:<\/p><p>\u00abAl Ministro dell\u2019agricoltura e delle foreste, per conoscere le ragioni che hanno determinato la soppressione dell\u2019Ispettorato provinciale forestale di Napoli, danneggiando il prestigio, sia pure in un settore soltanto, della grande citt\u00e0 mediterranea e della sua provincia e mettendo in serio pericolo quella tutela boschiva che, all\u2019indomani delle distruzioni belliche, merita invece di essere intensificata onde riparare i danni e dare nuovo rigoglio al patrimonio boschivo\u00bb.<\/p><p>Mi riservo di darne notizia al Ministro competente perch\u00e9 faccia sapere quando intenda rispondere.<\/p><p>Sui lavori dell\u2019Assemblea.<\/p><p>PRESIDENTE. Ed ora, onorevoli colleghi, penso che possiamo sospendere per alcuni giorni i nostri lavori, per riprenderli il 6 del prossimo mese, alle 11, per lo svolgimento di interrogazioni. A tal proposito faccio presente che il Ministro dei lavori pubblici ha chiesto che per quella seduta siano poste all\u2019ordine del giorno tutte le interrogazioni che gli sono state rivolte in questi ultimi tempi.<\/p><p>Nel pomeriggio dello stesso giorno, alle 16, ritengo che si potranno discutere i seguenti disegni di legge:<\/p><p>\u00abNorme per la repressione dell\u2019attivit\u00e0 fascista e dell\u2019attivit\u00e0 diretta alla restaurazione dell\u2019istituto monarchico\u00bb.<\/p><p>\u00abDisposizioni relative al soggiorno nel territorio dello Stato ed ai beni degli ex regnanti di casa Savoia\u00bb.<\/p><p>Poi, tempo avanzando, seguir\u00e0 la discussione del progetto di Costituzione della Repubblica italiana; ma, comunque, nella seduta antimeridiana del giorno 7 potremo incominciare la discussione generale sopra gli ultimi due Titoli del progetto di Costituzione, e cio\u00e8: \u00abLa Magistratura\u00bb e le \u00abGaranzie costituzionali\u00bb.<\/p><p>GRASSI, <em>Ministro di grazia e giustizia. <\/em>Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>GRASSI, <em>Ministro di grazia e giustizia. <\/em>Prego l\u2019Assemblea di voler consentire che la discussione dei due disegni di legge, annunziata dal Presidente, anzich\u00e9 nella seduta pomeridiana del 6 si faccia in una seduta posteriore al giorno 7, dato che fino a quel giorno sono impegnato, e con me credo molti dei colleghi avvocati, al Congresso forense di Firenze.<\/p><p>PRESIDENTE. Il Ministro di grazia e giustizia chiede di rinviare di un paio di giorni la discussione dei due disegni di legge test\u00e9 citati, perch\u00e9 a quella discussione egli desidera di essere presente. Credo che si possa senz\u2019altro accogliere la proposta dell\u2019onorevole Grassi.<\/p><p>LACONI. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>LACONI. Proporrei di iniziare l\u2019esame dei disegni di legge nella seduta di luned\u00ec 10 novembre.<\/p><p>PRESIDENTE. Terremo conto di questo suo desiderio. Credo che non vi siano ragioni particolari per non accettare la sua idea. Per\u00f2 questa sera l\u2019Assemblea non deve prendere alcuna decisione per le sedute dal 7 in poi.<\/p><p>Se non vi sono osservazioni, rimane stabilito che la seduta antimeridiana di gioved\u00ec 6 novembre sar\u00e0 dedicata alle interrogazioni e la pomeridiana al seguito della discussione del progetto di Costituzione.<\/p><p>(<em>Cos\u00ec rimane stabilito<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Interrogazioni.<\/p><p>PRESIDENTE. Si dia lettura delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.<\/p><p>RICCIO, <em>Segretario<\/em>, legge:<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede di interrogare i Ministri del tesoro e del bilancio, per sapere se risponde a verit\u00e0 la notizia secondo la quale il personale del Poligrafico dello Stato si sarebbe rifiutato di procedere alla stampa del fascicolo della <em>Gazzetta Ufficiale<\/em> contenente il nuovo ordinamento dell\u2019Istituto Poligrafico stesso, e si sia poi indotto a dar corso alla pubblicazione in seguito a formale promessa che le disposizioni concernenti un limitato intervento dei rappresentanti del personale nel Consiglio di amministrazione, sarebbero state modificate nel senso desiderato dal personale medesimo.<\/p><p>\u00abNell\u2019occasione si desidera conoscere se il Governo non ravvisi l\u2019opportunit\u00e0 di rendere la stampa delle carte valori e quella delle leggi dello Stato indipendenti da intollerabili interventi esterni, incompatibili con la delicatezza della materia e col principio di sovranit\u00e0 dello Stato.<\/p><p>\u00abDi Fausto\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro dell\u2019interno, sui provvedimenti che intende di adottare per indurre la Prefettura di Bergamo a riconsegnare alla Ditta Fratelli Pero di Mortara l\u2019autovettura Fiat 1100 targata PV 15190 (ora arbitrariamente targata BG 11564) rapinata dai fascisti, ed ora illecitamente tenuta da quella questura.<\/p><p>\u00abIn proposito si fa presente:<\/p><p>1\u00b0) che nel febbraio 1944 alcuni elementi della guardia fascista repubblicana di Vigevano si impossessarono della autovettura Fiat 1100 targata PV 15190 della Ditta Fratelli Pero di Mortara (Pavia);<\/p><p>2\u00b0) che tale autovettura and\u00f2 a finire alla Prefettura di Bergamo, presso la quale a qualcuno ha fatto comodo di cogliere l\u2019occasione (invece di restituirla alla ditta rapinata) di tentarne l\u2019espropriazione trasmettendo, per la ditta rapinata, all\u2019ufficio disciplina autoveicoli di Pavia, un assegno bancario di lire 28.800 in data 9 marzo 1945, quale prezzo di acquisto;<\/p><p>3\u00b0) che all\u2019economato del Ministero dell\u2019interno non risulta nessuna annotazione relativa a tale acquisto;<\/p><p>4\u00b0) che i fratelli Pero, non intendendo di sanzionare in qualsiasi modo la violenza e il danno sub\u00ecto non soltanto si rifiutarono di ritirare il predetto assegno (che pertanto rimase a disposizione del mittente), ma fin dal gennaio 1946 presentarono domanda al Ministero dell\u2019interno per avere in restituzione la loro automobile, e ottenere i compensi relativi, senza peraltro ottenere alcuna risposta;<\/p><p>5\u00b0) che da allora la Ditta Fratelli Pero svolse numerose pratiche presso il Ministero dell\u2019interno, la Direzione generale di pubblica sicurezza, la Prefettura di Pavia e quella di Bergamo, il Ministero dei trasporti (Ispettorato generale della motorizzazione civile e dei trasporti in concessione), la Questura di Bergamo e che pure l\u2019interrogante, da oltre un anno, sta occupandosi di ci\u00f2, senza risultato alcuno;<\/p><p>6\u00b0) che il prefetto di Bergamo, con sua nota 17 ottobre 1946 comunicava all\u2019interrogante che l\u2019autovettura Fiat 1100 targata PV 15190, dopo essere stata per breve tempo presso quella Prefettura, era stata ritirata dal Ministero dell\u2019interno e che nulla egli poteva fare in proposito; cosa che non rispondeva al vero, perch\u00e9 l\u2019autovettura medesima \u00e8 sempre rimasta ed \u00e8 tuttora presso la Questura di Bergamo;<\/p><p>7\u00b0) che il 29 ottobre 1946 i fratelli Carlo e Giuseppe Pero si presentarono alla Prefettura di Bergamo muniti di una regolare decisione del direttore comparti mentale di Milano, dell\u2019Ispettorato generale della motorizzazione civile, in data 23 dello stesso mese, numero 16604\/G-106; con la quale si autorizzava la ditta stessa a ritirare l\u2019autoveicolo in parola dalla Prefettura medesima, alla quale pure si comunicava la predetta autorizzazione, in copia; ma si sentirono rispondere che la macchina non era pi\u00f9 a Bergamo, perch\u00e9 ritirata, insieme ad altre, dal Ministero dell\u2019interno; e dopo loro vive insistenze, si ammise da quei funzionari che la macchina era ancora presso la Questura, ma che il questore riteneva di dover attendere il benestare del Ministero per farne la consegna;<\/p><p>8\u00b0) che la voluminosa corrispondenza in proposito svoltasi da allora culmin\u00f2 (come ultima beffa della Prefettura di Bergamo alla Ditta Pero, all\u2019interrogante, alla Direzione generale di pubblica sicurezza e al Ministero) con la lettera 30 agosto 1947, n. 13694, con la quale la Prefettura comunicava alla Direzione generale della pubblica sicurezza che l\u2019autovettura di cui trattasi \u00e8 ferma presso l\u2019autorimessa della Questura di quella citt\u00e0, perch\u00e9 bisognosa di riparazioni, e che non \u00e8 ancora stata restituita ai fratelli Pero perch\u00e9 si devono ricuperare prima le seguenti somme: lire 33.879 per riparazioni fatte durante i tre anni di illecito uso; lire 28.000 spedite all\u2019ufficio disciplina autoveicoli di Pavia;<\/p><p>9\u00b0) che tutto ci\u00f2 si \u00e8 fatto e si fa da funzionari impegnati in tal modo a compromettere il prestigio dello Stato e delle alte autorit\u00e0 che lo rappresentano. (<em>L\u2019interrogante<\/em> <em>chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abCanevari\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro dell\u2019interno, per sapere quali provvedimenti ha preso contro il questore di Milano che arbitrariamente ha vietato l\u2019affissione di un manifesto della Fiom, tendente ad informare la cittadinanza sulla minaccia che incombeva su parecchie decine di migliaia di lavoratori di essere licenziati.<\/p><p>\u00abI vari pretesti con i quali il questore di Milano ha vietato l\u2019affissione sono una palese violazione della libert\u00e0 di stampa, e valga, a dimostrazione della puerilit\u00e0 dei pretesti, la lettura del manifesto. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abRoveda\u00bb.<\/p><p>PRESIDENTE. La prima delle interrogazioni test\u00e9 lette sar\u00e0 posta all\u2019ordine del giorno e svolta a suo turno, trasmettendosi ai Ministri competente le altre per le quali si chiede la risposta scritta.<\/p><p>La sedata termina alle 21.45.<\/p><p>Ordine del giorno per la seduta di gioved\u00ec 6 novembre 1947.<\/p><p>Alle ore 11:<\/p><p>Interrogazioni.<\/p><p>Alle ore 16:<\/p><ol><li>\u2013 Seguito della discussione sul progetto di Costituzione della Repubblica italiana.<\/li><li>\u2013 <em>Discussione dei seguenti disegni di legge:<\/em><\/li><\/ol><p>Norme per la repressione dell\u2019attivit\u00e0 fascista e dell\u2019attivit\u00e0 diretta alla restaurazione dell\u2019istituto monarchico. (10). \u2013 <em>Relatore <\/em>Bettiol.<\/p><p>Disposizioni relative al soggiorno nel territorio dello Stato ed ai beni degli ex regnanti di casa Savoia. (11). \u2013 <em>Relatore<\/em> Bozzi.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Versione PDF ASSEMBLEA COSTITUENTE CCLXXIX. 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