{"id":2190,"date":"2023-09-17T14:57:43","date_gmt":"2023-09-17T12:57:43","guid":{"rendered":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=2190"},"modified":"2023-10-21T17:38:48","modified_gmt":"2023-10-21T15:38:48","slug":"antimeridiana-di-sabato-4-ottobre-1947","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=2190","title":{"rendered":"ANTIMERIDIANA DI SABATO 4 OTTOBRE 1947"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"2190\" class=\"elementor elementor-2190\" data-elementor-post-type=\"post\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-99b040e elementor-section-full_width elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"99b040e\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-d1c144e\" data-id=\"d1c144e\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-40c36a1 elementor-align-right elementor-widget elementor-widget-button\" data-id=\"40c36a1\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"button.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-button-wrapper\">\n\t\t\t\t\t<a class=\"elementor-button elementor-button-link elementor-size-sm\" href=\"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/19471004_1.pdf\" target=\"_blank\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-content-wrapper\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-icon\">\n\t\t\t\t<i aria-hidden=\"true\" class=\"icon icon-view\"><\/i>\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-text\">Versione PDF<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-783723d elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"783723d\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>ASSEMBLEA COSTITUENTE<\/p><p>CCXLV.<\/p><p>SEDUTA ANTIMERIDIANA DI SABATO 4 OTTOBRE 1947<\/p><p>PRESIDENZA DEL PRESIDENTE <strong>TERRACINI<\/strong><\/p><p><strong>INDICE<\/strong><\/p><p><strong>Sul processo verbale:<\/strong><\/p><p>Lussu<\/p><p>Presidente<\/p><p>Bellavista<\/p><p><strong>Mozioni <\/strong>(<em>Seguito della discussione<\/em>)<strong>:<\/strong><\/p><p>Einaudi, <em>Ministro del bilancio<\/em><\/p><p>Scelba, <em>Ministro dell\u2019interno<\/em><\/p><p>La seduta comincia alle 10.<\/p><p>MOLINELLI, <em>Segretario<\/em>, legge il processo verbale della precedente seduta antimeridiana.<\/p><p>Sul processo verbale.<\/p><p>LUSSU. Chiedo di parlare sul processo verbale.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>LUSSU. Ieri l\u2019onorevole Piccioni, nel suo discorso, ha fatto riferimento, equivocando e comunque interpretandola male, ad una mia espressione del discorso precedente. Egli ha parlato, infatti, del Partito d\u2019azione.<\/p><p>Nel mio discorso \u2013 del quale ho qui il resoconto stenografico \u2013 io non ho parlato del Partito d\u2019azione, ho parlato di corrente politica e di venti anni di lotta.<\/p><p>Comunque, io non saprei come esprimere la mia gratitudine per il modo commosso, per il profondo senso di simpatia espresso dall\u2019onorevole Piccioni per il Partito d\u2019azione.<\/p><p>Per quella parte di rappresentanza che mi tocca nel Partito d\u2019azione, io posso dire questo: che mai nessuno del Partito d\u2019azione, dovunque egli sia, dimenticher\u00e0 i sentimenti di profonda simpatia e di spirito di sacrificio con cui la Democrazia cristiana si comport\u00f2 verso il Partito d\u2019azione; e meno di tutti \u2013 io credo \u2013 lo dimenticher\u00e0 il collega onorevole Parri.<\/p><p>Per concludere, mai come durante il discorso dell\u2019onorevole Piccioni \u00e8 sembrato vero l\u2019apoftegma dell\u2019onorevole Nitti, che la politica non fa santi.<\/p><p>BELLAVISTA. Chiedo di parlare sul processo verbale.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>BELLAVISTA. Nel suo intervento di ieri l\u2019onorevole Giancarlo Pajetta fece allusione a chi parla a proposito di una proposta, che in realt\u00e0 non c\u2019\u00e8 stata, di escludere dal diritto di voto i littori, con riferimento a Mario Alicata e Pietro Ingrao.<\/p><p>Intendo chiarire che sono personalmente lieto e contentissimo della catarsi e della purificazione antifascista dell\u2019Alicata e dell\u2019Ingrao, e quando intervenni a proposito dell\u2019articolo 47 avevo presenti le nobili ragioni esposte dall\u2019onorevole Pajetta, cio\u00e8 la necessit\u00e0 di distinguere, non gi\u00e0 per categorie da colpire indiscriminatamente, ma caso per caso, opponendomi a quella illiberale ed indiscriminata esclusione dall\u2019elettorato attivo di una categoria di cittadini italiani.<\/p><p>PRESIDENTE. Onorevole Bellavista, ormai ella ha la parola, e concluda. Ma le faccio osservare che queste sue dichiarazioni erano da farsi nella ceduta pomeridiana, perch\u00e9 l\u2019onorevole Pajetta ha parlato ieri nel pomeriggio, e il verbale di stamane \u00e8 quello della seduta antimeridiana di ieri, ed in esso, perci\u00f2, non si fa cenno del discorso dell\u2019onorevole Pajetta.<\/p><p>BELLAVISTA. Chiedo scusa: \u00e8 un\u2019anticipazione di credito.<\/p><p>L\u2019onorevole Pajetta ha chiesto dove si trovava il sottoscritto quando l\u2019Alicata era a Regina Coeli. Il sottoscritto era prigioniero di guerra in America e faceva parte di una unit\u00e0 di cooperatori. E in quel Paese democratico ha avuto confermata una massima d\u2019onore che non sar\u00e0 contraddetta certamente dall\u2019onorevole Pajetta: \u00ab<em>right or wrong<\/em>,<em> my Country<\/em>\u00bb.<\/p><p>PRESIDENTE. Non essendovi altre osservazioni, il processo verbale s\u2019intenda approvato.<\/p><p>(<em>\u00c8 approvato<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Seguito della discussione di mozioni.<\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019ordine del giorno reca: Seguito della discussione di mozioni. Ha facolt\u00e0 di parlare l\u2019onorevole Ministro del bilancio.<\/p><p>EINAUDI, <em>Ministro del bilancio.<\/em> Onorevoli colleghi, consentitemi che prima di scorrere degli argomenti specificamente propri al mio assunto, e delle osservazioni che in questa assemblea sono state fatte sulla politica economico-finanziaria generale del governo, io dica che non intendo prolungarmi troppo sulle premesse generali delle critiche, fondate sul contrapposto fra liberismo e vincolismo, fra pianificazione e concorrenza. Le discussioni in proposito hanno un carattere molto generico e sono l\u2019eco di altre dispute consimili pi\u00f9 antiche, alle quali oggi sarebbe difficile attribuire un contenuto effettivo.<\/p><p>Spesso nella stampa e anche in questa assemblea sono designato come il prototipo dei liberisti, e le accuse, le critiche appaiono dedotte dalla qualificazione o classificazione in cui sono collocato, come se da questa qualificazione, e non dagli atti compiuti, dovesse dedursi la bont\u00e0 e la malvagit\u00e0 delle disposizioni medesime.<\/p><p>Ogni qualvolta io qui a Roma passo dinanzi alla Chiesa di San Luigi de\u2019 Francesi e ricordo che in quella chiesa \u00e8 sepolto \u2013 essendo morto a Roma nel 1850 \u2013 colui che fu considerato nel secolo scorso come il massimo esponente del liberismo mondiale, l\u2019economista francese Federico Bastiat, mi vien fatto di pensare che, se egli vivesse oggi, stupirebbe delle accuse che si fanno a quelli che si chiamano liberisti e di cui egli fu il massimo rappresentante nel secolo scorso.<\/p><p>Si meraviglierebbe che ai liberisti si attribuiscano idee che non hanno mai avuto, come se essi per definizione negassero qualunque azione dello stato, negassero qualunque vincolo, qualunque norma legislativa che venisse a regolare in un senso o in un altro l\u2019economia privata. Stupirebbe maggiormente, come autore di scritti che rimangono immortali intorno ai danni dell\u2019intervento mal compiuto da parte dello stato, come autore della celebre petizione dei fabbricanti di candele, di sego e di cera, di candelieri e lampade, di bugie e di tutto ci\u00f2 che serve all\u2019illuminazione pubblica, contro il nemico pi\u00f9 acerrimo mai sorto a distruggerli, contro un tale nemico che lavorava sotto costo, anzi senza costo, e batteva senza fatica un\u2019industria cos\u00ec vantaggiosa all\u2019umanit\u00e0. La famosa petizione contro la concorrenza sleale del sole, petizione che rimarr\u00e0 negli annali dell\u2019economia e che anche oggi potrebbe essere ristampata, non era diretta contro tutti gli interventi dello stato. Bastiat, campione del liberismo del secolo XIX, combatteva gli interventi dannosi dello Stato. Mai si sarebbe sognato di combattere quegli interventi necessari che sono l\u2019essenza medesima dello stato. Lo stato deve intervenire tutte le volte che esso solo pu\u00f2 compiere certe cose; deve intervenire tutte le volte che la sua azione \u00e8 migliore di quella dei privati; non deve intervenire quando la sua azione \u00e8 inutile o dannosa. La disputa non si svolge sulle parole, ma si svolge su quella che \u00e8 la sostanza di ogni singolo problema, di quel problema che volta a volta \u00e8 posto dinanzi all\u2019opinione pubblica. Quando si parla di piani (che \u00e8 un\u2019altra parola che si usa invece di quella di vincoli o limiti che si usava un tempo) si dimentica che tutti facciamo dei piani. Si tratta di discutere se questo o quel piano sia buono o cattivo. Ogni massaia, ogni padre di famiglia fa dei piani.<\/p><p>E che cosa facciamo noi qui ogni anno se non discutere il piano per antonomasia, e cio\u00e8 il bilancio dello stato?<\/p><p>Ed a questo proposito, vorrei ringraziare l\u2019onorevole Nitti per l\u2019accenno che ieri ha fatto intorno all\u2019opportunit\u00e0 di migliorare quel tipico piano che \u00e8 il nostro bilancio, aggiungendo alla classificazione in capitoli, la classificazione in articoli. Concordo con lui nel desiderio e me ne ero fatto eco nel discorso del 18 giugno quando avevo promesso all\u2019assemblea di occuparmi del problema della divisione del bilancio, oltrech\u00e9 in capitoli, in articoli, poich\u00e9 la divisione in articoli \u00e8 necessaria per impedire il mal uso del pubblico denaro, \u00e8 necessaria per far s\u00ec che le spese siano contenute entro i limiti prestabiliti. Non mi sono dimenticato la promessa, e fin dal 27 agosto scorso la ragioneria generale dello stato indirizzava una circolare a tutti i direttori capi delle ragionerie centrali dei ministeri per invitarli a preparare fin d\u2019ora, entro e non oltre il 15 ottobre, gli elementi per il bilancio preventivo 1948-49, cos\u00ec che esso sia pronto per l\u2019esame del legislatore entro il gennaio del 1948. In quella occasione si diceva che, ai fini di rendere meno gravosa l\u2019applicazione della riforma in corso, che prevede la ripartizione in articoli, sar\u00e0 opportuno che i capitoli sui quali gravano attualmente spese di natura diversa vengano quanto pi\u00f9 \u00e8 possibile suddivisi onde renderne omogenea la materia e ci\u00f2 anche in omaggio al principio della specializzazione dei bilanci. Contemporaneamente un disegno di provvedimento legislativo veniva apprestato, allo scopo di modificare la legge generale per l\u2019amministrazione del patrimonio e la contabilit\u00e0 generale dello stato, coll\u2019aggiunta di un articolo 38-<em>bis<\/em> il quale dice: \u00abPrima dell\u2019inizio di ogni esercizio ciascun ministro, d\u2019intesa con quello del tesoro, provvede a ripartire in articoli la somma stanziata sui singoli capitoli in relazione alla natura delle spese e all\u2019ordinamento dei servizi\u00bb. I trasporti di fondi, da un articolo all\u2019altro del medesimo capitolo devono essere disposti con decreti dei ministri competenti, di concerto con il ministro per il tesoro, decreti da registrarsi alla Corte dei conti. Analogamente, l\u2019articolo 144 del regolamento verrebbe modificato nel senso che, in seguito alla divisione in articoli dei capitoli di spesa, dovranno essere ripartite in articoli anche le nuove e maggiori somme che si stanziassero nel corso dell\u2019esercizio, nonch\u00e9 dovranno distribuirsi fra i vari articoli le riduzioni disposte, durante l\u2019esercizio medesimo, negli stanziamenti di bilancio. Questo schema di provvedimento legislativo fu inviato, come ne fa obbligo la legge sulla contabilit\u00e0 generale dello stato, alla Corte dei conti perch\u00e9 desse il suo parere; e la Corte dei conti gi\u00e0 l\u201911 agosto in seduta plenaria discusse ampiamente la materia, dando parere favorevole ad esso.<\/p><p>Il 23 settembre lo stesso schema di provvedimento legislativo era sottoposto al Consiglio di stato per il suo parere. Non appena il Consiglio di stato avr\u00e0 dato il parere, il disegno di legge verr\u00e0 presentato al Consiglio dei ministri e poi inviato alla Commissione di finanza e tesoro affinch\u00e9 anch\u2019essa dia il suo giudizio su una materia che io reputo importantissima per il perfezionamento di quello che \u00e8 un vero piano della nostra amministrazione pubblica.<\/p><p>Il principio regolatore della nostra azione non \u00e8 dunque un piano a priori, non \u00e8 un liberismo assoluto, ma \u00e8 la considerazione di ogni singolo provvedimento sulla base di ci\u00f2 che il ragionamento e l\u2019esperienza del passato ci dicono. \u00c8 ovvi\u00f2 che i singoli provvedimenti debbano essere coordinati; ma il coordinamento deve necessariamente aver luogo in ubbidienza alle esigenze del momento. Le quali oggi \u2013 e la discussione avvenuta in questa assemblea lo dimostra \u2013 toccano sovratutto due problemi: bilancio dello Stato e restrizione del credito.<\/p><p>Per avere un\u2019idea di quella che \u00e8 l\u2019importanza correlata di questi due aspetti del problema, bilancio dello stato e restrizione del credito, occorre dare qualche indicazione intorno al modo con cui \u00e8 variata la circolazione dei biglietti negli ultimi mesi. Vi \u00e8 un certo contrapposto fra i mesi dal febbraio al maggio e quelli dal maggio al settembre.<\/p><p>La circolazione \u00e8 aumentata in tutti e due i periodi; ma nel primo periodo la responsabilit\u00e0 dell\u2019aumento si poteva dire che fosse principalmente data dalle esigenze del tesoro. Su un aumento di 61,8 miliardi di lire lo stato poteva considerarsi responsabile per 54 miliardi di lire; e gli ammassi dei cereali, che sono un altro aspetto dell\u2019azione dello stato, per 6 miliardi e 200 milioni di lire. In totale 60,2 miliardi di lire su 61,8 erano dovuti all\u2019azione dello stato.<\/p><p>L\u2019economia, ossia le esigenze dell\u2019industria, del commercio e dell\u2019agricoltura avevano chiesto agli istituti di emissione un aumento di circolazione di un miliardo e 600 milioni.<\/p><p>Nel quadrimestre dal giugno al settembre, invece, l\u2019aumento totale di circa 110 miliardi si distribuisce cos\u00ec: esigenze del tesoro dello stato 26 miliardi e 600 milioni invece di 54; ammassi: 26 miliardi e 200 milioni invece di sei (ma questa \u00e8 l\u2019epoca in cui cadono gli ammassi del grano del nuovo raccolto); e l\u2019economia, che aveva chiesto soltanto miliardi 1,6, ha chiesto all\u2019Istituto di emissione un contributo di miliardi 55,9. All\u2019incirca si potrebbe dire che in questo secondo periodo le richieste dell\u2019economia del paese avrebbero avuto la prevalenza sulle richieste del tesoro.<\/p><p>Forse \u00e8 del resto superfluo andare alla ricerca di chi abbia in questo caso diritto alla precedenza: certi problemi sono simili a quello della precedenza dell\u2019uovo o della gallina. Congiuntamente il tesoro e l\u2019economia, prima forse pi\u00f9 il tesoro che l\u2019economia e poi forse pi\u00f9 l\u2019economia che il tesoro, hanno avuto la responsabilit\u00e0 dell\u2019aumento della circolazione.<\/p><p>Per potere avere un\u2019idea precisa del fenomeno, sarebbe necessario guardarlo nel suo complesso. Ma qui non siamo in sede scientifica. Siamo qui per recitare ognuno di noi, uomo pubblico e uomo privato, il <em>mea culpa<\/em>. Riconosciamo senza troppo discutere sulle proporzioni, che amendue, stato ed economia, hanno una responsabilit\u00e0 nell\u2019aumento dalla circolazione.<\/p><p>Cominciamo dalla responsabilit\u00e0 del tesoro. In che cosa consiste questa responsabilit\u00e0? Essa non consiste, per quel che si riferisce al nuovo esercizio, in un mancamento o in una diminuzione di entrate. Il collega ministro delle finanze Pella ha esposto ampiamente quali siano i risultati favorevoli e pi\u00f9 che ottimistici i quali sono stati dati dal gettito delle entrate effettive dello stato.<\/p><p>L\u2019incremento delle imposte ordinarie e straordinarie \u00e8 stato tale da poterci far fondatamente asserire che se le previsioni all\u2019inizio si aggiravano sui 529 miliardi di lire, oggi si possono ritenere aggirantisi sugli 800 miliardi di lire. Io vorrei aggiungere una piccola integrazione alle cifre che sono state cos\u00ec bene esposte dal ministro delle finanze. Per amore dell\u2019arte, e per un po\u2019 di quella predilezione per le cifre finanziarie derivante dal mio antico compito di insegnante della materia, ho manipolato le stesse cifre in un\u2019altra maniera, mettendo insieme da una parte tutte le imposte che colpiscono i redditi ed i capitali, comprese in questa categoria anche certe imposte che amministrativamente sono messe in un\u2019altra categoria, e cio\u00e8 le imposte sugli affari, le imposte sulle eredit\u00e0 e sul registro e bollo, le quali possono essere considerate veramente come imposte che colpiscono in qualcuna delle loro fasi e mutazioni il reddito e il patrimonio; dall\u2019altra parte ho collocato tutte le imposte che colpiscono invece i consumi. Il risultato complessivo \u2013 dir\u00f2 soltanto poche cifre per non elencarne troppe \u2013 \u00e8 questo: che, a seconda delle risultanze consuntive dell\u2019esercizio scorso 19461947, il primo gruppo di imposte (quelle su redditi e sui capitali) contribuiva per il 28,6 per cento del totale gettito delle entrate effettive, laddove le imposte sui consumi contribuivano per il 63,4 per cento. Nel mese di agosto 1947 le proporzioni sono ben diverse. Le imposte sul reddito e sui capitali, ordinarie e straordinarie, compresa l\u2019imposta sulle eredit\u00e0, contribuivano per il 46,7 e le imposte sui consumi contribuivano per il 49,3. Il resto \u00e8 dato da entrate minori, patrimoniali e diverse, che non sono di carattere tributario. Siamo arrivati nel mese di agosto, su per gi\u00f9, a quella che non \u00e8 una regola di ragione ma una regola empirica di esperienza, cio\u00e8 che all\u2019incirca le due grosse fonti di entrate si equivalgono: 50 e 50. Questa dicevano i vecchi trattatisti essere la proporzione che deve essere serbata tra imposte sul reddito e sui capitali da una parte ed imposte sui consumi dall\u2019altra.<\/p><p>Noi, per necessit\u00e0 di cose, per l\u2019arrugginimento della macchina tributaria, ce ne eravamo distaccati. Oggi, grazie all\u2019opera indefessa del ministro delle finanze e dell\u2019amministrazione, siamo tornati a quella che \u00e8 la proporzione classica tradizionale, met\u00e0 e met\u00e0 dei due gruppi.<\/p><p>Voglio aggiungere ancora che il peso delle imposte che grava sul contribuente italiano non \u00e8 un peso piccolo. Qualche volta gli stranieri, che oggi vengono abbastanza frequentemente a fare interrogatori, indagini, a curiosare nelle cose nostre, ci domandano: \u00abMa quanto pagate voi di imposta?\u00bb. E se sono americani, siccome hanno in testa una certa proporzione delle imposte effettivamente pagate al reddito nazionale, proporzione che \u00e8 su per gi\u00f9 del 25 per cento, quando noi diciamo che al 25 per cento forse stiamo soltanto per arrivare, dicono: \u00ab\u00c8 bene che voi ci arriviate\u00bb. Fa d\u2019uopo replicare, ed abbiamo ripetutamente replicato e fatto osservare, che una proporzione in Italia del 20 o del 25 per cento sul reddito nazionale \u00e8 una proporzione la quale \u00e8 di gran lunga superiore alla stessa proporzione del 25 per cento sul reddito nazionale nord-americano o di altri paesi meglio provveduti del nostro.<\/p><p>Non bisogna mai dimenticare che i redditi nazionali per testa, che sono quelli che contano, variano moltissimo da paese a paese; e se negli Stati Uniti il reddito nazionale potr\u00e0 essere considerato di circa 1200 dollari all\u2019anno a testa, in Italia il reddito medio non potr\u00e0 essere certamente considerato (per quel poco che se ne sa attraverso indizi) superiore ad una cifra posta fra 160 e 200 dollari. Ora, portare via il 25 per cento su 1200 dollari vuol dire lasciarne ancora 900 a disposizione del contribuente, mentre invece il portar via, come noi facciamo, dal 20 al 25 per cento di un reddito che \u00e8 soltanto da 160 a 200 dollari, vuol dire lasciarci qualcosa che pu\u00f2 andare da 130 a 160 dollari, ossia una somma la quale sarebbe oltre oceano considerata tale da essere senz\u2019 altro esentata da tutte le imposte.<\/p><p>Il nostro sacrificio comparativo nel pagamento delle imposte \u00e8 dunque un sacrificio che \u00e8 di gran lunga superiore a quello dei paesi con i quali tante volte si fa un ingiusto confronto.<\/p><p>E passo alle spese. Espongo le cose quali sono e non quali vorrei sperare che fossero. Le spese, purtroppo, sono aumentate, per provvedimenti gi\u00e0 definiti, su per gi\u00f9 nella stessa misura delle entrate: le entrate cresciute probabilmente di 280 miliardi e le spese, per provvedimenti gi\u00e0 definiti o in essere, di 264 miliardi; sicch\u00e9 debbo confessare \u2013 e non so se qui prevalga pi\u00f9 la lode od il biasimo \u2013 che la sola meta alla quale siamo riusciti \u00e8 quella di mantenere per ora invariato il disavanzo che preesisteva. Io vi dir\u00f2 qualche cifra per spiegare in che cosa consiste l\u2019aumento nella spesa. Ve ne sono alcune sulle quali non pu\u00f2 darsi alcun dubbio sulla loro necessit\u00e0. I servizi finanziari del tesoro hanno richiesto, ad esempio, variazioni gi\u00e0 definite per 9 miliardi e 750 milioni; ma l\u2019aumento \u00e8 dovuto per 550 milioni di lire alla assegnazione che si \u00e8 dovuta fare per le quote dovute per legge ai comuni sul provento dei pubblici spettacoli, e per 8.000 milioni per il rimborso ai comuni dei diritti erariali sugli spettacoli cinematografici. Certo, lo stato avrebbe potuto tenersi per s\u00e9 queste imposte invece di riversarle a favore dei comuni; ma non solo ci\u00f2 \u00e8 accaduto in virt\u00f9 di legge, una delle quali a lungo dibattuta in quest\u2019aula; ma dai comuni giungono lagnanze vive perch\u00e9 il rimborso, per le esigenze della contabilit\u00e0, non sia ancora stato effettuato, sicch\u00e9 ci chiedono anticipi per sopperire alle loro urgenze di cassa.<\/p><p>I comuni non hanno ancora toccato i benefic\u00ee di queste assegnazioni di cui affermano (e non ho dubbio sulla fondatezza della loro affermazione) avere estrema necessit\u00e0 non per colmare in tutto, ma in parte, il disavanzo necessario dei loro bilanci. Per questa partita, ad esempio, nulla si pu\u00f2 obiettare all\u2019incremento della spesa.<\/p><p>Beneficenza ed assistenza sociale: 24 miliardi 270 milioni. Egregia somma; ma per 7 miliardi 260 milioni dovuta al contributo dello stato per la costituzione del fondo di solidariet\u00e0 sociale a carattere previdenziale in favore dei lavoratori. Trattasi di domande da lungo tempo presentate, le quali sono state soddisfatte non so se con completa soddisfazione di coloro, invalidi e vecchi, che chiedevano l\u2019aumento di pensione, ma che sono parse necessarie in relazione all\u2019aumento del costo della vita; 2 miliardi: soccorsi ai militari alle armi; un miliardo: contributo all\u2019Opera maternit\u00e0 ed infanzia; 8 miliardi: contributo alle integrazioni salariali, anche questa resa necessaria dalla speranza di potere in questo modo riorganizzare le industrie in guisa da evitare che un troppo grande peso di salari a operai in eccedenza debba essere pagato; 3 miliardi e 10 milioni: assegno straordinario contingente ai pensionati delle assicurazioni obbligatorie a carico dello stato; 2 miliardi: assegno integrativo indennit\u00e0 disoccupazione; 1 miliardo: acquisto materiale sanitario dell\u2019A.R.A.R. Sono tutti aumenti di spese le quali sono dovute alla necessit\u00e0 di sovvenire alle esigenze di malati, di vecchi, di poveri in conseguenza del rincaro della vita.<\/p><p>Non vi tedier\u00f2 pi\u00f9\u2019 a lungo su questi aumenti; far\u00f2 soltanto rilevare come il grosso dell\u2019aumento totale di 264 miliardi di lire si deve riferire a due capitoli. A favore del fondo speciale a copertura di maggiori oneri del personale dello stato erano gi\u00e0 impostati in bilancio 89 miliardi, in previsione degli aumenti degli stipendi e del caro-viveri al personale; si sono dovuti impostare altri 49 miliardi e 380 milioni di lire, per corrispondere alle esigenze degli impiegati e di tutti gli altri dipendenti dello stato che avevano diritto, in conseguenza del metodo della scala mobile, ad ottenere l\u2019aumento di caro-viveri e chiesero di ottenere, come ottennero, anche un aumento di stipendio. Vuole l\u2019Assemblea costituente ritornare indietro su questi aumenti di stipendio e di caro-viveri? Sar\u00e0 un miracolo se potremo fermarci su questa strada. L\u2019altra cifra, la pi\u00f9 grossa fra quelle che contribuiscono all\u2019incremento delle spese, \u00e8 il mantenimento del prezzo politico del pane, il quale costa nuovamente 100 miliardi di lire all\u2019anno. Dopo che lo avevamo soppresso, il prezzo politico del pane e la conseguente perdita di 100 miliardi di lire \u00e8 risorto in conseguenza dell\u2019aumento dei prezzi internazionali e dei prezzi interni del frumento. Non \u00e8 questo il momento di discutere il problema, basti ricordare che il prezzo politico del pane \u00e8 davvero il fattore principale, il pi\u00f9 importante di quell\u2019aumento delle spese pubbliche che ha controbilanciato l\u2019aumento delle entrate.<\/p><p>In sostanza abbiamo ubbidito se non alla speranza di diminuire il disavanzo, all\u2019impegno preso di far s\u00ec che nessuna nuova spesa fosse deliberata senza che a questa nuova spesa corrispondesse un incremento di imposte, un incremento di gravami sui contribuenti. Naturalmente, le spese, come accade sempre, sono desiderate da tutti, mentre le imposte sono oppugnate con uguale unanimit\u00e0. Almeno si riconosca la necessit\u00e0 di far s\u00ec che quando le une aumentano, aumentino anche le altre.<\/p><p>Poich\u00e9 mi sono state chieste notizie sull\u2019ammontare dei residui \u2013 ancora ieri l\u2019onorevole Nitti ha detto che questa doveva essere una delle fonti di preoccupazione maggiore del governo \u2013 dir\u00f2 le cifre riassuntive dei residui passivi ed attivi, quest\u2019ultimi molto inferiori ai primi.<\/p><p>I residui passivi, ereditati dagli esercizi finanziari 1945-46 e precedenti, al 1\u00b0 luglio 1946 ammontavano, nella parte effettiva (dir\u00f2 solo di questa e non del movimento di capitali, che ha altra natura), ammontavano a 220 miliardi di lire. Durante l\u2019esercizio 1946-1947 furono pagati 145 miliardi a valere su questi residui, cosicch\u00e9 l\u2019eredit\u00e0 degli esercizi 1946-47 e precedenti al 30 giugno 1947, ammontava ancora a 75 miliardi di lire. Se ai residui antichi si aggiungono i residui presunti del 1946-47 in 374 miliardi di lire, il totale dei residui passivi, tra antichi e nuovi, ammonta a 449 miliardi di lire, da cui, deducendo pochi 18 miliardi di residui attivi, risulta l\u2019ammontare netto dei residui passivi in 431 miliardi di lire.<\/p><p>Al disavanzo dell\u2019esercizio corrente noi dobbiamo quindi aggiungere anche il debito del disavanzo nei residui, il quale per\u00f2 non avr\u00e0 effetto, o non avr\u00e0 effetto totale sulla cassa, inquantoch\u00e9 tutti gli anni, ad una eredit\u00e0 di residui del passato, corrisponde una eredit\u00e0 di residui nuovi che si lasciano all\u2019esercizio avvenire, cosicch\u00e9 si pu\u00f2 ritenere che le partite, alla fine dell\u2019anno, possano per lo pi\u00f9 contrapporsi ed uguagliarsi.<\/p><p>I\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 disavanzi degli esercizi hanno un brutto effetto, che \u00e8 conosciuto sotto il nome di \u00abincremento del debito pubblico\u00bb. Devo dire che l\u2019incremento del debito pubblico continua. Dir\u00f2 solo le cifre estreme; osservando che esse comprendono tutto il debito pubblico: consolidato, redimibile, fluttuante, per residui netti passivi, per valore attuale delle annualit\u00e0 differite.<\/p><p>Al 30 giugno 1939 il debito pubblico italiano ammontava a 178 miliardi e mezzo; al 30 giugno 1947 esso ammontava a 2.098 miliardi, con un incremento di 11,75 volte. Il debito pubblico \u00e8 dunque cresciuto quasi 12 volte in confronto all\u2019anteguerra.<\/p><p>Il significato di questa variazione \u00e8 socialmente pi\u00f9 grave di quello che non appaia dalle cifre, contabilmente ed economicamente assai meno gravi. E ci\u00f2 perch\u00e9 l\u00e0 dove prima della guerra, alla data del 30 giugno 1939, il debito totale \u2013 di 178,5 miliardi \u2013 si ripartiva in 7,1 miliardi di debito per i biglietti di stato e per le anticipazioni della Banca d\u2019Italia per somministrazione di biglietti e 171,3 miliardi di altri debiti \u2013 cosicch\u00e9 i primi erano solo il 4 per cento del totale \u2013 oggi invece, sui 2.098 miliardi di debito pubblico, 486 sono dovute alle amlire, alle anticipazioni della Banca d\u2019Italia ed ai biglietti di stato; il resto \u2013 1.611,7 miliardi \u2013 \u00e8 costituito da tutte le altre partite.<\/p><p>Il 23 per cento, dunque, del debito pubblico consiste in debito per creazione di biglietti. Che cosa vuol dire questo? Vuol dire che contabilmente il totale del debito vale oggi probabilmente meno del debito antico. Noi abbiamo un debito di 2.098 miliardi; ma questo debito, come potenza d\u2019acquisto, come carico sui contribuenti, poich\u00e9 la moneta si \u00e8 svalutata ad una quarantesima, o cinquantesima che dir si voglia, parte del suo valore antebellico, vale soltanto una quarantesima parte del valore antico; cio\u00e8 sebbene sia aumentata di quasi dodici volte il suo ammontare, il suo peso a carico del contribuente \u00e8 soltanto una quarantesima parte di 2.098 miliardi. Contro 178 miliardi del 1939 noi abbiamo un debito che vale, espresso nelle stesse lire del 1939, solo 52 miliardi circa; il peso economico \u00e8 minore; esso costa in termini di sforzo molto meno, meno di un terzo, ai contribuenti di quanto non costasse nel 1939.<\/p><p>Ma se questo \u00e8 il significato contabile economico, ben altro invece \u00e8 il significato sociale. Qual \u00e8 il significato sociale? Il significato sociale \u00e8 che, in misura differente, i creditori dello stato sono stati privati di una parte di quello che avevano dato allo Stato. Ci\u00f2 vuol dire che, di mano in mano che procede la svalutazione monetaria, i creditori dello stato sono danneggiati, sono privati di una parte del valore del patrimonio che possedevano; essi sono rimborsati \u2013 in capitale ed interessi \u2013 con una moneta che vale una quarantesima parte di quello che valeva nel 1947.<\/p><p>Tanto pi\u00f9, quindi, \u00e8 necessario, allo scopo di por termine a questa mala redistribuzione della ricchezza fra le diverse classi sociali che scoraggia i risparmiatori, tanto pi\u00f9, dicevo, \u00e8 necessario tener bene in mente che quella del bilancio dello stato non \u00e8 una parte secondaria del problema della ricostruzione del paese e del ristabilimento della nostra unit\u00e0 monetaria; ne \u00e8 anzi la parte fondamentale, il punto di partenza.<\/p><p>Se si vuol fare qualche cosa, bisogna certamente incominciare dal bilancio dello stato. Non vale dire: Incominciamo da qualche cosa d\u2019altro e poi il bilancio dello stato si aggiuster\u00e0; promoviamo la produzione ed il bilancio dello stato rifiorir\u00e0. Non vale dir ci\u00f2, perch\u00e9, finch\u00e9 il bilancio dello stato non sia tornato ad un relativo equilibrio, sar\u00e0 vano sperare che si possa avere un risanamento dell\u2019economia del paese. Il risanamento del bilancio \u00e8 la premessa indispensabile per il ristabilimento della moneta; tutto il resto potr\u00e0 essere s\u00ec, un coronamento, potr\u00e0 essere un aiuto alla stabilizzazione: ma la premessa indispensabile \u00e8 l\u2019equilibrio del bilancio.<\/p><p>Vorrei ricordare, a conferma di questa che potrebbe essere considerata una mia opinione personale, un\u2019opinione ben pi\u00f9 autorevole della mia: quella del presidente del fondo internazionale monetario, la massima autorit\u00e0 che in fatto di moneta oggi esista al mondo. Nella relazione alla recente riunione dei governatori del Fondo monetario internazionale a Londra, il signor Gutt, il belga che ha avuto il merito della riforma monetaria e finanziaria nel Belgio, disse queste parole:<\/p><p>\u00abIn taluni paesi l\u2019inflazione, e ci\u00f2 significa una spesa eccessiva in consumi ed investimenti (questa \u00e8 la definizione ch\u2019egli d\u00e0 dell\u2019inflazione, definizione suggestiva, perch\u00e9 mette in chiaro che al disotto delle cifre monetarie, vi \u00e8 una realt\u00e0 di cose sostanziali), ha trovato origine in larghi disavanzi statali. Il punto di partenza per una riforma finanziaria ed economica interna sta, quindi, nel pareggio del bilancio statale. Questo deve essere un reale pareggio del bilancio, in cui le entrate effettive provenienti dal reddito corrente del pubblico coprano i pagamenti effettivi in favore del pubblico (stipendi, spese pubbliche, interessi del debito, ecc.). Deve essere un compiuto pareggio dell\u2019intero bilancio, incluso tanto il bilancio ordinario che quello straordinario, come le operazioni delle aziende di stato. (Anche le aziende di stato devono dunque essere in pareggio). Le spese pubbliche per qualsiasi fine devono essere ridotte ad un ammontare che possa essere ricoperto con le imposte e le altre entrate correnti. In particolare n\u00e9 l\u2019istituto di emissione n\u00e9 le banche private devono fornire fondi per le spese pubbliche\u00bb.<\/p><p>Lo stato non deve ricorrere, cio\u00e8, nell\u2019opinione del presidente del Fondo internazionale, n\u00e9 ad anticipazioni dell\u2019Istituto di emissione, n\u00e9 a prelevamenti sulle banche private, allo scopo di poter colmare il disavanzo del suo bilancio.<\/p><p>Forse questo che il signor Gutt esponeva nella seduta di Londra pu\u00f2 essere considerato da noi quello che gli inglesi usano chiamare un consiglio di perfezione, il massimo di perfezione che pu\u00f2 essere ottenuto. Forse noi ci possiamo contentare di qualche cosa di meno; noi potremmo anche considerarci contenti se il bilancio dello stato potesse essere equilibrato, oltrecch\u00e9 con le entrate effettive derivanti dalle imposte, con altre entrate derivanti da prestiti, ma che siano prestiti effettivi sottoscritti dal pubblico, con emissione di titoli di debito pubblico e di buoni del tesoro, a cui corrispondano biglietti versati dal pubblico al tesoro, cos\u00ec da non aumentare la circolazione. Noi potremmo contentarci anche di questo grado minore di perfezione e ritenere di avere gi\u00e0 raggiunto il nostro scopo.<\/p><p>MARINA. Ma per arrivare a questo, bisogna stabilizzare le paghe e i prezzi; altrimenti il bilancio dello Stato continua a non quadrare.<\/p><p>EINAUDI, <em>Ministro del bilancio.<\/em> Ne parleremo.<\/p><p>Il signor Gutt aggiungeva un altro consiglio, che mi serve come ponte di passaggio alla seconda parte delle mie argomentazioni, quella che non si riferisce pi\u00f9 al bilancio dello stato, ma invece all\u2019economia del paese e alla questione controversa delle restrizioni del credito. Egli aggiungeva:<\/p><p>\u00abStabilizzare la moneta, significa soprattutto che le spese, a qualsiasi titolo esse siano fatte, devono essere limitate all\u2019ammontare di quei beni che possono essere acquistati a prezzi stabili\u00bb.<\/p><p>E cio\u00e8, secondo il signor Gutt, \u00e8 inutile aumentare la circolazione ed aumentare paghe perch\u00e9 ci\u00f2 non serve a niente; serve soltanto a far aumentare i prezzi e ad impedire la stabilizzazione della moneta.<\/p><p>\u00abIn particolare \u2013 egli prosegue \u2013 le spese per ricostruzione ed impianto\u00bb (e quando egli parla di \u00abspesa di ricostruzione ed impianto\u00bb si riferisce non soltanto alle spese di ricostruzione ed impianto compiute dallo Stato, ma anche alle spese di ricostruzione ed impianto compiute dai privati) \u00abnon devono essere aumentate attraverso la creazione di credito bancario\u00bb.<\/p><p>La creazione di credito bancario per fare opera di ricostruzione e di impianto \u00e8 opera vana, la quale non raggiunge il suo risultato di creare qualcosa e di creare lavoro, ma raggiunge soltanto il risultato unico di aumentare la svalutazione monetaria ed aumentare ancora il disordine sociale che gi\u00e0 esiste.<\/p><p>E vengo \u2013 attaccandomi a quest\u2019ultima dichiarazione del presidente del Fondo monetario internazionale \u2013 all\u2019argomento dell\u2019economia del paese, la quale si concentra nella disputa relativa alla restrizione del credito.<\/p><p>A questo riguardo io vorrei essere il pi\u00f9 chiaro possibile e i colleghi mi perdoneranno se forse mi dilungher\u00f2 alquanto nella delucidazione dell\u2019argomento.<\/p><p>Il problema, quale base \u2013 diremo cos\u00ec \u2013 di fatto ha? La base di fatto si pu\u00f2 riassumere in queste cifre: durante il 1946 l\u2019intero sistema bancario italiano (banche di ogni specie e casse di risparmio) ricevette dai depositanti, in pi\u00f9 di quelli che c\u2019erano gi\u00e0 prima, 273 miliardi di lire di depositi. Ne impieg\u00f2 252. Un margine piccolissimo fra depositi e investimenti \u00e8 la caratteristica del 1946. Praticamente tutto ci\u00f2 che era stato ricevuto dalle banche fu impiegato.<\/p><p>Nei primi sette mesi di quest\u2019anno 1947 l\u2019intero sistema bancario italiano ricevette 188 miliardi di depositi di pi\u00f9 di quelli che gi\u00e0 aveva, 188 miliardi di nuovi depositi fatti in sette mesi dai risparmiatori, e ne impieg\u00f2 219. Il sistema bancario italiano impieg\u00f2, cio\u00e8, a favore dell\u2019industria e del commercio, in sconti e anticipazioni e sovvenzioni di ogni specie, 219 miliardi di lire; quando i depositi, in quello stesso periodo di tempo, aumentavano soltanto di 188 miliardi.<\/p><p>\u00c8 questa una situazione la quale possa essere considerata normale?<\/p><p>Io vorrei a questo riguardo fare qualche esempio quasi elementare. Se un banchiere ha 100 di depositi e impiega 100, che giudizio daremo di lui? Il giudizio unanime e spontaneo \u00e8: costui \u00e8 un pazzo e un delinquente! Perch\u00e9, se egli impiega tutti i suoi depositi, \u00e8 certo che domani non potr\u00e0 rimborsare il primo depositante che si presenter\u00e0 ai suoi sportelli per riavere il suo denaro; \u00e8 certo che dovr\u00e0 depositare i suoi libri in tribunale ed \u00e8 certo che egli ha truffato i suoi depositanti.<\/p><p>Quindi costui \u00e8 un pazzo e un delinquente! (<em>Applausi di centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Se egli, che ha ricevuto 100, impiega 99, modificheremo il nostro giudizio? Lo attenueremo lievissimamente, ma il giudizio rimane tale e quale.<\/p><p>E, discendendo grado a grado, mantenendo a 100 i depositi e diminuendo gli impieghi, fino a che punto dovremo discendere? Non c\u2019\u00e8 qui nessuna regola, non c\u2019\u00e8 nessun libro teorico il quale ci dica quale percentuale i banchieri possano onestamente impiegare. Essi maneggiano il denaro dei depositanti, essi sono fiduciari dei depositanti e devono mantener fede alla promessa fatta di restituire o a vista o a termine il denaro ricevuto in deposito. Questo \u00e8 il primo ed il massimo dovere, dinanzi a cui tutti gli altri doveri scompaiono.<\/p><p>L\u2019esperienza del passato, che \u00e8 l\u2019unica maestra in materia, dice che il punto al di l\u00e0 del quale il banchiere diventa imprudente sta fra il 60 e il 70 per cento. Occorre che il banchiere mantenga una riserva, o in denaro contanti o in depositi ritirabili a vista attraverso l\u2019istituto di emissione nello stesso giorno, o in titoli facilmente realizzabili o che abbiano il diritto di essere presentati al risconto presso l\u2019istituto di emissione. Egli deve cio\u00e8 mantenere una certa riserva, in piccola parte in denaro contante, e per il resto in depositi, o in titoli, tale sempre che possa essere convertita rapidamente in denaro.<\/p><p>Se si supera questa percentuale dovremo dire che il limite di prudenza non \u00e8 stato osservato.<\/p><p>Ora che cosa \u00e8 accaduto? \u00c8 accaduto che la percentuale impiegata nei depositi \u00e8 andata via via crescendo: era del 42 per cento al 31 maggio 1946, ed era cos\u00ec bassa, perch\u00e9 giustamente le banche durante il periodo della guerra e nel dopoguerra s\u00ec erano mantenute entro limiti di grande prudenza, avevano cercato di conservare al massimo le loro liquidit\u00e0, per evitare perdite.<\/p><p>A poco a poco la percentuale cresce: al 31 dicembre 1946 siamo arrivati al 61 per cento: al 31 luglio 1947 essa \u00e8 aumentata al 72 percento, cio\u00e8 le banche hanno dato all\u2019industria e al commercio, crediti nella misura massima che la prudenza consente. Andare al di l\u00e0 sarebbe stato opera imprudente, sarebbe stato contravvenire, non dico alle norme della scienza, che deve conformarsi all\u2019esperienza, ma alle norme insegnate dalla universale esperienza straniera e italiana.<\/p><p>LA MALFA. C\u2019era gi\u00e0 un coefficiente inflazionistico.<\/p><p>EINAUDI, <em>Ministro del bilancio.<\/em> C\u2019era un coefficiente inflazionistico e si era infatti corso ai ripari fin da prima. Fin dal gennaio di quest\u2019anno, l\u2019istituto di emissione vedeva che la percentuale d\u2019impiego dei depositi andava crescendo e ha cercato di venire ai ripari d\u2019accordo con il tesoro per evitare che la percentuale seguitasse a crescere.<\/p><p>Purtroppo in passato, per non aver seguito i consigli della prudenza, abbiamo fatto ben tristi esperienze: dalla caduta della Banca italiana di sconto e di altre banche dell\u2019Alta Italia nel 1921 e 1922, alle immobilizzazioni che si verificarono nel 1931-32, di cui tutti conoscono le conseguenze, come il passaggio delle tre grandi banche, Commerciale italiana, Credito italiano e Banco di Roma, all\u2019I.R.I. e quindi allo stato e cos\u00ec pure il trapasso della partite immobilizzate all\u2019I.R.I.<\/p><p>Vogliamo ripetere questa esperienza oggi? Il nostro dovere \u00e8 di fare tutto il necessario perch\u00e9 essa non si ripeta.<\/p><p>Tutti i paesi, tutti indistintamente, hanno una politica a questo riguardo, una politica che per lo pi\u00f9 \u00e8 assai pi\u00f9 restrittiva di quella blandissima che fu inaugurata nel 1936, modificata in seguito, e ripresa quest\u2019anno.<\/p><p>In Inghilterra non c\u2019\u00e8 una regola precisa, perch\u00e9 tutti sappiamo che la Banca d\u2019Inghilterra non usa mettere per iscritto le sue norme. Le norme si concretano durante conversazioni con i direttori delle grandi banche ordinarie; ma queste conversazioni conducono a risultati che per essere apparentemente volontari, non sono meno coattivi.<\/p><p>Si pu\u00f2 ritenere che nel 1929 il 30 per cento dei depositi delle banche inglesi venisse investito in titoli di stato. Nell\u2019agosto del 1939 la percentuale era del 46 per cento. Alla fine del 1946 la percentuale dei depositi bancari, la quale era investita in titoli di credito verso lo Stato, si aggirava sul 70 per cento, percentuale quindi di gran lunga superiore a quella esistente nel nostro paese.<\/p><p>In Olanda le cinque grandi banche commerciali avevano investito al 28 febbraio 1947, 1\u201985 per cento dei propri depositi in buoni del tesoro e titoli pubblici.<\/p><p>Negli Stati Uniti, dove esiste una legislazione precisa in proposito, per i depositi a vista le banche della citt\u00e0 di riserva centrale sono obbligate a versare alla Banca federale di riserva il 20 per cento dei depositi. Le banche delle citt\u00e0 di riserva pure il 20 per cento, le banche di provincia il 14 per cento; per i depositi a termine l\u2019obbligo di riserva \u00e8 del 6 per cento.<\/p><p>In Francia, le banche, al 31 dicembre 1946 avevano investito circa il 45 percento dei loro depositi in titoli pubblici.<\/p><p>Nel Belgio il rapporto di copertura, ossia il rapporto fra la cassa, pi\u00f9 le somme disponibili a vista, pi\u00f9 gli effetti pubblici ed il totale dei depositi deve essere del 50 per cento per le banche regionali, del 60 per cento per le banche di media circolazione e del 65 per cento per le banche di grande circolazione. Inoltre \u00e8 obbligatorio che gli investimenti in titoli pubblici costituiscano almeno i quattro quinti della copertura.<\/p><p>Caratteristico \u00e8 l\u2019esempio svedese, dove, come sapete, l\u2019istituto di emissione \u00e8 posto alla diretta dipendenza del parlamento. Per quanto riguarda il rapporto fra depositi e patrimonio \u00e8 stabilito che per le banche con patrimonio non superiore a cinque milioni di corone, l\u2019ammontare dei depositi non deve essere superiore a cinque volte il patrimonio pi\u00f9 il saldo creditore dei depositi a vista presso le altre banche; per le banche con patrimonio oltre i cinque milioni di corone, venticinque milioni di corone pi\u00f9 nove volte l\u2019eccedenza del patrimonio sui cinque milioni, purch\u00e9 l\u2019ammontare complessivo non sia superiore a otto volte il patrimonio. Oltre a questi vincoli, concepibili in un paese, come la Svezia, a moneta stabile, \u00e8 fatto obbligo alle banche di tenere una riserva liquida costituita da contanti o da valori facilmente realizzabili, non inferiore al 25 per cento dei totale e degli impieghi a vista.<\/p><p>Potrei continuare, ma questi esempi dimostrano gi\u00e0 che le legislazioni straniere non han mancato di intervenire in questa materia poich\u00e9 l\u2019esperienza dimostra che ci sono banchieri prudenti, ma ci sono anche banchieri imprudenti, ed il sistema bancario \u00e8 costituito in maniera tale che se ci sono banchieri imprudenti i quali cadono, la loro mala fine non si limita ad essi ma, per il panico di cui il pubblico \u00e8 preso, si ripercuote su tutte le altre banche. \u00c8 necessario quindi che vi sia qualche norma la quale induca tutti i banchieri, quelli prudenti e quelli non prudenti, ad osservare talune regole fondamentali.<\/p><p>Quali erano queste regole fondamentali in Italia fino a ieri? La legislazione del 1933-1936 stabiliva che le banche potessero tenere per s\u00e9 ed investire liberamente 20 volte tanto (prima, e poi il multiplo fu aumentato a 30 volte) il loro patrimonio netto. Quindi, se una banca aveva un patrimonio netto di 100 milioni, poteva tenere per s\u00e9 i propri depositi fino ad un ammontare di 30 volte i 100 milioni, cio\u00e8 tre miliardi. Essa avrebbe dovuto depositare presso il tesoro o presso l\u2019istituto di emissione od investire in titoli pubblici tutto l\u2019eccesso oltre le 30 volte del patrimonio netto. La norma era stata adottata in un momento in cui esisteva veramente una correlazione fra patrimonio e depositi. Patrimonio e depositi erano espressi nella medesima moneta. Quando una banca aveva un patrimonio proprio di 100 milioni poteva essere ragionevole si dicesse: il supero, il di pi\u00f9, dovrai depositarlo presso l\u2019istituto di emissione a garanzia del depositante. La norma funzion\u00f2 discretamente bene per un certo periodo di tempo. Ma, venuta la guerra e cominciata la svalutazione monetaria, essa non funzion\u00f2 pi\u00f9 bene, poich\u00e9 il patrimonio era espresso in una moneta ed i depositi in un\u2019altra. Il patrimonio delle banche non crebbe o crebbe in misura cos\u00ec lenta che si pot\u00e9 dire che quasi non avesse importanza.<\/p><p>Quella banca la quale aveva un patrimonio di 100 milioni continu\u00f2 ad avere lo stesso patrimonio. Ma i depositi crebbero, ed \u00e8 naturale, perch\u00e9 i depositi sono espressi in una moneta che vale 40 volte meno di quello che valeva la moneta originaria; e toccano limiti pi\u00f9 alti.<\/p><p>Col crescere dei depositi accadde che una banca la quale aveva un patrimonio di 100 milioni avrebbe dovuto depositare presso l\u2019istituto di emissione tutto l\u2019eccesso dei depositi oltre i 3 miliardi; e se ne aveva 10 o 20, come accadde frequentemente dopo la guerra, avrebbe dovuto depositare tutto l\u2019eccesso oltre i 3 miliardi presso l\u2019Istituto di emissione.<\/p><p>Ci\u00f2 voleva dire che la banca avrebbe dovuto fallire; ed invero la banca deve fare le spese per tutto il suo apparato; e soprattutto deve far fronte agli stipendi agli impiegati, stipendi che via via si sono moltiplicati, prima per 10-20 ed ora, credo, per 25-30. Se si fosse osservata la regola del 1936, i depositi rimasti a libera disposizione della banca sarebbero stati invariati. Le banche, a cui il denaro costa dal 5 al 6 per cento, specie per l\u2019onere degli stipendi, avrebbero ricavato un buon frutto solo per una parte dei loro depositi, laddove per il sovrappi\u00f9, anzi per la pi\u00f9 parte, avrebbero dovuto contentarsi del 3,50 per cento, meno del costo. Quindi le banche violavano la legge. Il 29 gennaio di questo anno l\u2019istituto di emissione con una sua circolare ricord\u00f2 alle banche l\u2019obbligo che avevano secondo la legge. Nel ricordare l\u2019obbligo, lo attenu\u00f2 dicendo che nei depositi fatti presso l\u2019istituto di emissione si potevano anche includere certe partite che prima non vi erano incluse, con notabile attenuazione del rigore della legge. Ricord\u00f2 per\u00f2 che la legge esisteva. Ma poich\u00e9 questa era riconosciuta da tutti inapplicabile, in quanto avrebbe costretto le banche a depositare presso l\u2019istituto quasi tutti i loro depositi, tutto l\u2019eccesso dei loro depositi oltre una cifra molto piccola, subito cominciarono le discussioni: cominciarono in febbraio e proseguirono fino ad agosto. Discussioni, che cominciano in febbraio e durano fino all\u2019agosto, non si pu\u00f2 dire che abbiano portato, \u2013 come \u00e8 stato detto in questa Camera \u2013 ad un provvedimento brusco. Non \u00e8 improvviso n\u00e9 brusco ci\u00f2 di cui si discusse per tanti mesi. Tutti ne erano a conoscenza; furono pubblicate in proposito memorie; le associazioni interessate, i competenti presero la parola e furono formulati voti.<\/p><p>La questione fu dunque ampiamente dibattuta.<\/p><p>Quando il decreto che istituiva il \u00abComitato interministeriale per il credito ed il risparmio\u00bb (e anche questo decreto fu oggetto di discussione presso la Commissione di finanza e tesoro dell\u2019assemblea) entr\u00f2 in attuazione, il Comitato, lo stesso giorno in cui il decreto veniva pubblicato il 2 agosto sulla <em>Gazzetta Ufficiale<\/em>, si radun\u00f2 e discusse per primo questo che era il problema pi\u00f9 urgente della nostra situazione monetaria; e la conclusione fu quella che fu poi comunicata in una seduta del 20 agosto in una adunanza di banchieri in cui erano rappresentati tutti i principali banchieri italiani e le associazioni bancarie.<\/p><p>Il risultato delle deliberazioni del Comitato interministeriale fu: dare maggiore elasticit\u00e0, non restringere la legge antica, ma dare invece maggiore elasticit\u00e0 alla legge antica cos\u00ec che essa potesse adattarsi alle mutate circostanze. Si concluse, cio\u00e8 concluse il Comitato interministeriale presieduto dal ministro del tesoro e composto dai ministri dei lavori pubblici, dell\u2019agricoltura, dell\u2019industria e commercio e del commercio estero, che le nuove norme dovessero essere le seguenti: libere le banche di investire, a favore dell\u2019industria e del commercio, sino a 10 volte il patrimonio netto. Si ridusse il multiplo da 30 a 10; ma in compenso della riduzione si disse: dell\u2019eccesso dei depositi oltre il decuplo, voi banche potete tenere per voi ed investire l\u201980 per cento.<\/p><p>Sarete obbligate a depositare, a garanzia dei depositi, soltanto il 20 per cento dell\u2019eccesso dei depositi oltre 10 volte il capitale sociale. Per maggiore larghezza si disse che in ogni caso per\u00f2, tenuto conto del multiplo e della percentuale, le banche non fossero obbligate a depositare presso il tesoro o l\u2019istituto di emissione o ad investire in titoli pubblici pi\u00f9 del 15 per cento dei depositi esistenti alla data del 30 settembre 1947. Quando in tutti gli altri paesi le percentuali sono maggiori e la prudenza consiglia alle banche di conservare un margine del 30 per cento, pi\u00f9 che meno, meno del 15 per cento non poteva esser chiesto. E poich\u00e9 l\u2019inflazione si d\u00e0 per l\u2019incremento degli impieghi oltre il livello presente, fu disposto che se in avvenire, a partire dal 30 settembre i depositi fossero aumentati oltre la cifra che avevano raggiunta alla stessa data, sull\u2019aumento, ma solo sull\u2019aumento, dovesse essere versata presso il tesoro o l\u2019istituto di emissione una percentuale del 40 per cento. Ci\u00f2 perch\u00e9, come dissi or ora, l\u2019inflazione creditizia pu\u00f2 esser considerata gi\u00e0 scontata per il passato, ma ci\u00f2 a cui si deve rimediare \u00e8 la nuova inflazione, quella ulteriore. Tuttavia fu attenuata la regola con la clausola che in ogni caso la riserva obbligatoria non potr\u00e0 (tenuto conto del vecchio e del nuovo) superare un 25 per cento dei depositi.<\/p><p>Questa \u00e8 ci\u00f2 che fu chiamata in questa assemblea la brusca, la improvvisa e la draconiana restrizione del credito. Dopo l\u2019esposizione che gli onorevoli colleghi hanno ora ascoltata, \u00e8 evidente che la restrizione non \u00e8 stata n\u00e9 brusca, n\u00e9 improvvisa, n\u00e9 draconiana; \u00e8 stata lenta, preavvertita e lungamente discussa. Pu\u00f2 essere considerata, pi\u00f9 che una restrizione del resto tenue, un avvertimento ed uno strumento del quale si possono servire le autorit\u00e0 di controllo allo scopo di controllare l\u2019azione delle banche. Di per se stessa la nuova norma non \u00e8 affatto feroce.<\/p><p>Sbarazzato, mi pare, il terreno dai rimproveri di eccesso, di brusco, di draconiano, resta l\u2019altra obiezione fondamentale, e cio\u00e8 che la restrizione del credito sarebbe soltanto quantitativa e non qualitativa. La osservazione \u00e8 stata ripetuta da molti ed insigni membri di questa assemblea e merita la pi\u00f9 attenta considerazione. Sono ben lieto che, dopo che questa obiezione era stata sollevata, si sia gi\u00e0 riconosciuto da qualche oratore che in ogni caso il controllo qualitativo del credito non aveva un certo significato, cio\u00e8 non aveva e non pu\u00f2 avere il significato che l\u2019istituto di emissione, l\u2019ente di controllo, debba controllare ad una ad una le operazioni di credito che sono fatte dalle singole banche. L\u2019idea appena affacciata \u00e8 subito apparsa non desiderata da nessuno<\/p><p>E che non sia da desiderarsi da nessuno lo provano le osservazioni che l\u2019amico e collega Merzagora ha fatto l\u2019altro giorno intorno alle difficolt\u00e0 in cui egli si trova per rispondere a 10 mila domande al mese che gli pervengono per autorizzazione di esportazione ed importazione, che mettono in subbuglio e in imbarazzo tutti gli impiegati del suo ministero, che fanno nascere problemi veramente angosciosi per una persona la quale abbia intendimento di fare tutto il suo dovere e di fare le cose come la coscienza gli detta. Egli ci ha parlato di centinaia di automobili le quali si trovano nel giardino prospiciente al suo ministero, di gente che arriva da tutte le parti d\u2019Italia per ottenere autorizzazioni e permessi. Ma se egli si trova imbarazzato di fronte a 10 mila domande al mese, quanto pi\u00f9 dovrebbe essere imbarazzato l\u2019istituto di vigilanza se dovesse controllare tutte le operazioni di credito, per impedire che sia fatto questo o quel credito? Non 10 mila, ma centinaia di migliaia di domande arriverebbero ogni mese. Non poche centinaia di automobili sarebbero ferme, come dinanzi al Ministero del commercio estero, dinanzi al palazzo della Banca d\u2019Italia in via Nazionale! Non basterebbe l\u2019intera via Nazionale, da piazza Termini a Magnanapoli, per contenere tutte le automobili che arriverebbero per piatire la concessione di un credito, ottenere lo sconto di una cambiale!<\/p><p>Siamo tutti d\u2019accordo \u2013 e sono lieto di averlo sentito qui \u2013 che questo non sia il controllo qualitativo che si desidera. Il controllo qualitativo che si desidera \u00e8 qualcosa altro. Non l\u2019ho sentito esporre con regole e norme molto precise. All\u2019incirca, si \u00e8 detto che si dovrebbe controllare la natura dell\u2019operazione, almeno per categorie di operazioni, per categorie di industrie, o per localizzazione di quelle industrie, o per i fini a cui l\u2019industria si rivolge.<\/p><p>Orbene, io devo dire che su questa via l\u2019Italia ha gi\u00e0 fatto dei grandi passi, e non so se vi sia un altro paese al mondo in cui esista gi\u00e0 un controllo qualitativo quale esiste nel nostro paese. In Italia, in virt\u00f9 delle leggi vigenti, gli istituti ordinari di credito, le banche, non possono fare crediti se non per operazioni di esercizio, non possono cio\u00e8 concedere crediti se non per operazioni a breve termine, non per operazioni a medio o a lungo termine. Per le operazioni a medio e a lungo termine e per le operazioni di carattere speciale, sono istituiti, ed istituiti da tempo, qualche volta da tempo immemorabile, istituti specializzati: istituti di credito fondiario, istituti di credito agrario, istituti di credito edilizio, ognuno dei quali si occupa di branche particolari di credito ed \u00e8 attrezzato in modo particolare per queste funzioni che esercita. Hanno uffici di periti e di legali esperti in materia che vegliano che le operazioni siano compiute secondo le regole pi\u00f9 sicure. Vi sono istituti di credito peschereccio, di credito alberghiero, di credito cinematografico. Ognuno di questi istituti \u00e8 sottoposto alla vigilanza di organi governativi i quali esaminano le operazioni che devono essere fatte.<\/p><p>Le operazioni a medio termine sono compiute dall\u2019Istituto mobiliare italiano, dall\u2019I.M.I., il cui primo presidente \u00e8 stato il senatore Mayer, il quale ha creato una tradizione, osservata anche oggi dall\u2019attuale presidente onorevole Siglienti, tradizione la quale consiste nella severit\u00e0 dell\u2019esame delle operazioni presentate; severit\u00e0 la quale ha consentito all\u2019Istituto mobiliare italiano di ottenere credito, ossia di poter collocare al pubblico le obbligazioni che sono la sola fonte da cui esso ricava i mezzi per poter fare credito. Un istituto di banca non pu\u00f2 dare i denari che non ha; i denari che ha sono quelli che riceve dal pubblico; ma per ricevere questi danari dal pubblico a medio e a lungo termine, occorre avere fiducia da parte dei risparmiatori e la fiducia si ottiene soltanto (come hanno fatto Mayer, Beneduce e Siglienti) dimostrando e persuadendo il pubblico che si fanno operazioni serie alla fine delle quali c\u2019\u00e8 il rimborso da parte dei debitori. Cosicch\u00e9 le obbligazioni dell\u2019Istituto mobiliare italiano hanno credito e sono ben collocate. Accanto all\u2019Istituto mobiliare italiano vi \u00e8 il Consorzio sovvenzioni su valori industriali; vi \u00e8 l\u2019Istituto di credito per le opere pubbliche, tutti specializzati in certi determinati tipi di operazioni a medio e a lungo termine.<\/p><p>Alle banche ordinarie \u00e8 riservato il credito a breve termine: il credito di esercizio, il credito commerciale, il credito cio\u00e8 che non serve per impiantare una fabbrica, che non serve per comprare una macchina che si ammortizzi in 10-15 anni; ma serve per comprare materie prime, per pagare salari, operazioni che consentono di ricuperare i denari forniti a breve scadenza, a 2-3 mesi quando la merce fabbricata sia venduta.<\/p><p>Possono commettersi degli abusi, ma contro questi abusi esistono gi\u00e0 opportuni freni. Uno di questi freni, reso assai pi\u00f9 efficace dalla svalutazione monetaria, \u00e8 quello che dice che nessuna banca pu\u00f2 investire a favore di un solo cliente (ricordiamoci come talune banche piemontesi siano fallite perch\u00e9 avevano dato tutto ad un solo cliente) pi\u00f9 di un quinto del suo patrimonio. C\u2019era in origine una certa larghezza in questo quinto; poteva la banca investire un quinto del suo patrimonio netto, che era una cifra grossa, a favore di un solo cliente. La svalutazione monetaria che effetto ha prodotto? Ha prodotto l\u2019effetto che i patrimoni delle banche sono rimasti, come osservai dianzi, tali e quali; sicch\u00e9 il quinto \u00e8 diventato spesso una cifra assai piccola. Perci\u00f2 per tutte le operazioni che si riferiscono ad un solo cliente e il cui ammontare superi il quinto del patrimonio sociale, la banca non pu\u00f2 fare l\u2019operazione se non ottiene l\u2019autorizzazione esplicita, apposita dell\u2019istituto di vigilanza. E queste operazioni, per cui \u00e8 necessaria volta per volta l\u2019autorizzazione della Banca d\u2019Italia, dato il piccolo ammontare dei patrimoni netti delle banche, sono divenuti assai numerose. Sotto questo rispetto il controllo qualitativo su ogni singola operazione \u00e8 oggi assai pi\u00f9 efficace di quello che non fosse una volta. Sono decine e decine di autorizzazioni al giorno che l\u2019ufficio di vigilanza deve dare, e d\u00e0 o nega a seconda della natura dell\u2019operazione per cui viene chiesta l\u2019autorizzazione.<\/p><p>Vi \u00e8 poi l\u2019arma del risconto. Il risconto si fa dalle banche presso l\u2019istituto di emissione. Ora non \u00e8 detto che l\u2019istituto di emissione debba accettare tutta la carta che gli \u00e8 presentata senza un esame preventivo, e l\u2019esame preventivo \u00e8 accuratamente fatto non dalla sede centrale, ma in primo luogo, salvo revisione del centro, dai direttori delle singole filiali della Banca d\u2019Italia, i quali devono esaminare la carta che le banche presentano al risconto. Sotto che profilo le istruzioni date dal centro dicono di esaminare questa carta? Di non riscontare le cambiali per le quali si vede che c\u2019\u00e8 dietro una immobilizzazione; di non riscontare le cambiali dietro le quali c\u2019\u00e8 una semplice operazione di conservazione di utili sovrabbondanti sotto forma di scorte eccessive. Non si pu\u00f2 dire che non si debbano riscontare tutte le cambiali che servono per comperare scorte, perch\u00e9 ci sono scorte che sono necessarie giorno per giorno per la vita dell\u2019azienda. \u00c8 ovviamente affidato alla prudenza dei dirigenti di discriminare fra quelle che sono scorte necessarie per la vita dell\u2019azienda e quelle che sono scorte eccessive. Le istruzioni, applicate, sono di non concedere risconto tutte le volte che la cambiale debba servire per operazioni di mera conservazione di scorte. E le norme puramente quantitative, di cui ho parlato prima, eserciteranno, sotto questo rispetto del risconto, una efficacia notevole, anche per ottenere un controllo qualitativo.<\/p><p>Faccio un esempio. Se una banca ha 100 milioni di depositi, deve, per le norme che ho ricordato, depositare presso l\u2019istituto di emissione 15 milioni di lire. Supponiamo ora che, per qualunque circostanza, i depositanti chiedano un rimborso di dieci milioni: la banca deve rimborsare i dieci milioni. Per rimborsarli pu\u00f2 chiedere il rimborso di un decimo dei quindici milioni versati. Come dovrebbe trarre dagli 85 milioni rimasti a sua disposizione i mezzi per rimborsare 8,5 milioni, cos\u00ec trae anche dai 15 milioni che ha dato all\u2019istituto di emissione i mezzi per rimborsare 1,5 milioni; in totale i 10 milioni dei depositi da rimborsare ai depositanti. Evidentemente il milione e mezzo che essa ha in restituzione dal tesoro o dall\u2019istituto di emissione non basta da solo per rimborsare dieci milioni; per rimborsare dieci milioni ne mancano otto e mezzo. Se li ha in contanti presso di s\u00e9 in un\u2019ulteriore riserva prudenzialmente disponibile (dissi sopra che la riserva dovrebbe essere almeno del 30 per cento), sta bene; altrimenti cosa dovr\u00e0 fare? Portare una parte della sua carta o dei suoi titoli e chiedere risconto o anticipazione all\u2019istituto di emissione. E in quell\u2019occasione l\u2019istituto di emissione far\u00e0 lo scrutinio della carta presentata al risconto o dir\u00e0: \u00abQuesta s\u00ec, perch\u00e9 corrisponde ad una operazione sana di credito; questa no perch\u00e9 serve soltanto per conservare scorte eccessive che il tuo cliente farebbe molto bene a vendere per procurarsi denaro\u00bb.<\/p><p>Quindi, anche la forma istituita per il controllo quantitativo \u00e8 un mezzo per rendere efficace il controllo qualitativo che gi\u00e0 preesisteva. Un metodo automatico, che non implica obbligo di chiedere il consenso a Roma per ogni singola operazione, un metodo che agisce secondo le norme classiche e provate della pratica bancaria.<\/p><p>A che cosa, perci\u00f2, si riduce il clamore inusitato che \u00e8 stato fatto intorno ad una restrizione del credito che \u00e8 inesistente, ad una restrizione del credito che \u00e8 quantitativa e qualitativa nel tempo stesso, che non \u00e8 stata n\u00e9 improvvisa n\u00e9 ingiusta e neppure draconiana, anzi, assai tenue paragonata a quello che si fa altrove e paragonata a quello che \u00e8 dovere ed usanza della maggior parte dei banchieri prudenti di fare spontaneamente?<\/p><p>Si riduce a qualcosa che \u00e8 bene spiegare chiaramente. Il credito si fa e si pu\u00f2 fare soltanto col mezzo dei risparmi, i quali sono formati dai risparmiatori e affluiscono alle banche. Se il risparmio non si forma, se le banche non ricevono i depositi, esse non possono fare credito, non possono dare denaro che non hanno a industriali o commercianti. Se questi chiedono denaro alle banche in aggiunta a quello che le banche non hanno e che, non avendo, non possono fornire, che cosa chiedono? Chiedono puramente e semplicemente che si fabbrichi carta moneta, che si dia credito fabbricando carta moneta, nell\u2019illusione che in tal modo si possa sul serio dare lavoro e fare qualche cosa che sia utile per la collettivit\u00e0. Ora, \u00e8 bene che io dica apertamente di non essere per nulla d\u2019accordo con coloro i quali chiedono credito non sui risparmi che di giorno in giorno si vanno costituendo, ma chiedono credito attraverso la fabbricazione di carta moneta. (<em>Vivi applausi al centro e a destra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Si dice: oggi la quantit\u00e0 di circolazione \u00e8 troppo bassa in confronto ai prezzi; la quantit\u00e0 della circolazione \u00e8 aumentata trenta volte, mentre i prezzi sono aumentati cinquanta volte. Ne deriva che gli industriali e i commercianti hanno bisogno per pagare gli operai, per pagare le scorte, di una somma di denaro che sia cinquanta volte, e non soltanto trenta, quella che era nell\u2019anteguerra. Da ci\u00f2 conseguirebbe, secondo costoro, che si potrebbe emettere un po\u2019 di carta moneta, cos\u00ec da provvedere ai bisogni dell\u2019industria. Se 650 miliardi non bastano perch\u00e9 sono soltanto 30 volte l\u2019anteguerra, portiamoli a 1000, e cos\u00ec andranno alle 50 volte e saranno in equilibrio con i prezzi.<\/p><p>\u00c8 un ragionamento questo che e stato ripetuto infinite volte e che non ha condotto ad alcun risultato. Nessuno pu\u00f2 affermare infatti che quando la circolazione fosse ulteriormente aumentata da trenta a cinquanta volte, i prezzi permarrebbero al livello delle cinquanta volte: \u00e8 probabilissimo invece che i prezzi da cinquanta volte salirebbero a cento. (<em>Approvazioni al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00c8 questa un\u2019esperienza universale; \u00e8 un fatto sicuro, perch\u00e9 la fame di denaro dell\u2019industria deriva dall\u2019aumento dei prezzi e, quando \u00e8 cominciata la spirale, quando \u00e8 incominciata ad insinuarsi la sfiducia, il secondo aumento \u00e8 molto pi\u00f9 veloce di quanto non sia quello della circolazione. Vana speranza dunque! Noi non faremmo cos\u00ec se non incancrenire il male, se non renderlo pi\u00f9 grave.<\/p><p>E bisogna dire ancora un\u2019altra cosa molto chiara a coloro i quali chiedono denaro attraverso l\u2019aumento della circolazione. Certamente, il perdere il risparmio accumulato \u00e8 sempre qualche cosa di spiacevole e di dannoso: dannoso al singolo e dannoso alla collettivit\u00e0. Io sono quindi ben lungi dal proclamare, cos\u00ec alla leggera, che si debbano distruggere i capitali esistenti. Il mio concetto \u00e8 un altro. Io dico che se vi sono industriali, se vi sono societ\u00e0 le quali, in passato, hanno messo insieme utili notevoli \u2013 se hanno pagato le imposte, gli utili restanti sono di loro propriet\u00e0 e non ci sono obiezioni da fare; \u2013 se dunque costoro hanno realizzato utili notevoli ed hanno investito questi utili in case, in terreni, nell\u2019acquisto di pacchetti d\u2019azioni di altre societ\u00e0, se li hanno investiti in aree fabbricabili o se, supponiamo, li hanno impiegati nell\u2019acquisto di dollari tenuti da parte come riserva, allora io non dico che li debbano buttar via, ma dico che non devono ricorrere all\u2019aumento della circolazione per conservare l\u2019azienda bisognosa di credito. (<em>Vivi applausi al centro e a destra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00c8 questo un gioco che deve finire. \u00c8 troppo comodo conservare in beni reali il frutto dei propri utili e poi chiedere allo stato direttamente o indirettamente sovvenzioni in lire per l\u2019esercizio della propria azienda principale. Il meccanismo \u00e8 chiaro: chiedendo sovvenzioni, quando si sa che le sovvenzioni non possono essere date se non col mezzo dell\u2019aumento della circolazione, si \u00e8 praticamente certi che quella sovvenzione, quando sar\u00e0 restituita, se era di un miliardo come potenza di acquisto, sar\u00e0 restituita in un miliardo nominale, ma quel miliardo nominale varr\u00e0 soltanto un mezzo o magari un terzo di miliardo come potenza d\u2019acquisto. Si sar\u00e0 verificata una trasposizione di fortune, da chi a chi? Dalla povera gente che ha risparmiato, che ha depositato i denari (<em>Applausi al centro e a destra<\/em>), che ha comperato i titoli del debito pubblico (e abbiamo visto poco fa il loro crescere in cifre assolute ed il loro diminuire in potenza d\u2019acquisto), a favore di coloro i quali hanno trovata la elegante maniera sovradescritta di sovvenire ai bisogni delle proprie aziende senza proprio sacrificio. A coloro che chiedono denari allo stato attraverso l\u2019aumento della circolazione bisogna chiedere: Avete prima venduto le case che avete comprato? Avete venduto i terreni? Avete venduto i pacchetti di azioni di altre societ\u00e0? Avete venduto i dollari che avete comprato? (<em>Applausi al centro<\/em>)<em>.<\/em> Questo \u00e8 il discorso che deve essere fatto a coloro i quali si lamentano della restrizione del credito.<\/p><p>E non \u00e8 esatto \u2013 \u00e8 contrario al vero \u2013 affermare che vi sia stata una restrizione del credito. Le banche hanno dato tutto ci\u00f2 che hanno ricevuto, e nei primi sette mesi dell\u2019anno corrente hanno dato anche di pi\u00f9 di quello che hanno ricevuto, attingendo ai depositi disponibili che avevano ricevuto prima. Non esiste in realt\u00e0 alcuna restrizione di credito. Lo stato attraverso i suoi organi non \u00e8 intervenuto se non per dire: Qui c\u2019\u00e8 una regola alla quale tutti si devono uniformare; alla quale non solo noi dobbiamo supporre ma siamo certi che i banchieri prudenti si uniformavano gi\u00e0 molto tempo prima. \u00c8 un avvertimento per coloro che sono imprudenti, per evitare che, avendo alcuni commesso qualche atto imprudente, essi trascinino nella loro rovina, che non deve avvenire, anche gli innocenti, con danni universali. Le crisi creditizie rassomigliano alle crisi degli edifici di carte da gioco costruiti dai bambini. Se una carta cade tutto l\u2019edificio rovina.<\/p><p>Non si deve creare credito fabbricando carta; con dei pezzi di carta, con delle cifre, con degli armeggi non si creano risparmi, merci, macchine. I pezzi di carta non sono macchine, non sono fabbricati, non sono scorte.<\/p><p>Il che non vuol dire che il governo si sia rifiutato di intervenire sempre. \u00c8 di nozione comune l\u2019esistenza di un decreto, dell\u20198 settembre di quest\u2019anno intitolato: \u00abFondo per il finanziamento delle industrie naval-meccaniche\u00bb. Che cos\u2019\u00e8 questo fondo? Le industrie naval-meccaniche costituiscono un qualche cosa a s\u00e9 nel mondo industriale italiano. Lo costituiscono anche in quel grande complesso che si chiama I.R.I., Istituto di ricostruzione industriale. Se ne \u00e8 parlato molto di questo I.R.I., se ne discuter\u00e0 ancora in avvenire. Io vorrei soltanto far osservare che nella grande massa questo istituto abbraccia aziende sane, solide, le quali non hanno niente da temere. Su un patrimonio che pu\u00f2 essere valutato oggi in 99 miliardi di lire, le partecipazioni bancarie figurano per 15, le siderurgiche per 5, le industrie marittime per 12, le telefoniche per 3,5, le elettriche per 11, la Montecatini per 6.5 (\u00e8 il pacchetto di propriet\u00e0 dell\u2019I.R.I.), le immobiliari, agricole, alberghiero per 5, le diverse aziende italiane per 6, le diverse aziende estere per 12.<\/p><p>Tutti questi investimenti sono in sostanza investimenti i quali possono essere considerati buoni. L\u2019unico punto nero \u00e8 quello delle partecipazioni che l\u2019I.R.I. ha nell\u2019industria naval-meccanica, le quali partecipazioni hanno gi\u00e0 dato luogo \u2013 secondo i criteri del commissario ingegnere Longo \u2013 ad una svalutazione di 20 miliardi su un attivo totale di 33,5 miliardi.<\/p><p>Perch\u00e9 esiste una situazione difficile nell\u2019industria cantieristica meccanica? In fondo la difficolt\u00e0 deriva dal fatto che questa \u00e8 veramente la sola grande industria italiana la quale ha dovuto e deve procedere ad un processo costoso di riconversione dall\u2019industria bellica all\u2019industria di pace. Un\u2019industria alberghiera, una banca, un\u2019industria telefonica, un\u2019industria elettrica, sono industrie le quali avranno bisogno di ricostruire le cose distrutte, ma non di riconvertirsi. Esse continuano su per gi\u00f9 ad adempiere i medesimi fini a cui adempivano prima. Invece, le industrie naval-meccaniche, che prima costruivano cannoni e navi da guerra, si trovano a dover attuare una profonda trasformazione; trasformazione che ebbe ed ha luogo in mezzo a difficolt\u00e0 gravi in parte determinate dal fatto che il personale \u00e8 divenuto esuberante. Gi\u00e0 prima della liberazione esso era esuberante; esso crebbe anche dopo. L\u2019aumento del personale oltre il necessario fa s\u00ec che non solo si debbono pagare salari a vuoto (si calcola che le industrie dell\u2019I.R.I. subiscano, ogni anno, una perdita in salari pagati a vuoto da 15 a 18 miliardi di lire); non solo \u2013 dicevo \u2013 vi sono salari pagati a vuoto, ma vi sono le difficolt\u00e0 di trovar ordinazioni. Spesso l\u2019ansia di trovar nuovo lavoro conduce all\u2019assunzione di commesse a perdita o alla creazione di reparti i quali, non essendo altro che doppioni di altre aziende gi\u00e0 esistenti, non trovano se non difficilmente da poter collocare i propri prodotti. Tutto ci\u00f2 rende necessario un lavoro complesso per risanare l\u2019azienda.<\/p><p>Il male non \u00e8 proprio delle aziende navalmeccaniche che appartengono all\u2019I.R.I., ma anche di quelle analoghe che non appartengono all\u2019I.R.I. Tutte sono sottoposte alla difficolt\u00e0 di riconversione dell\u2019industria di guerra in industria di pace. \u00c8 naturale che in questo clima di difficolt\u00e0 parecchi dirigenti si siano disgustati; in parecchie di queste aziende si \u00e8 quindi verificata una fuga di tecnici, che sono passati ad altre aziende o sono emigrati all\u2019estero per trovare altre vie pi\u00f9 proficue e meno agitate di attivit\u00e0.<\/p><p>\u00c8 certo dunque che l\u2019industria naval-meccanica si trova in condizioni di difficolt\u00e0; ma non \u00e8 una soluzione del problema far dare del denaro indiscriminatamente dallo stato soltanto perch\u00e9 talune imprese si trovano nella necessit\u00e0 di dovere aver denari di giorno in giorno, da un giorno all\u2019altro, per poter fare la paga degli operai, o per pagare il carbone, o l\u2019acciaio e il ferro di cui hanno bisogno. La soluzione deve essere ragionata.<\/p><p>Di qui la creazione del fondo per le industrie naval-meccaniche. In apparenza il fondo segue le tracce di due altre provvidenze che sono conosciute nel mondo degli industriali, coi numeri 367 e 449, i due decreti con cui furono concessi 38 miliardi di sovvenzioni.<\/p><p>Ma questa \u00e8 solo l\u2019apparenza. La realt\u00e0 \u00e8 diversa. La realt\u00e0 si vede esaminando quali sono le caratteristiche con cui il fondo, secondo il decreto istitutivo, deve essere amministrato. Innanzitutto non \u00e8 amministrato direttamente dal governo. I due decreti 367 e 449 presentavano lo svantaggio che coloro che avevano bisogno di denaro dovevano andare a tirar la giacca ai ministri del tesoro e dell\u2019industria del tempo per cercare di strappar loro denaro.<\/p><p>Ma le persone di governo, i ministri non sono banchieri. Pur essendo ed essendo stati tutti persone degnissime, fa d\u2019uopo riconoscere che essi non posseggono l\u2019attrezzatura necessaria per poter giudicare se una domanda di credito sia legittima o no. Si \u00e8 voluto perci\u00f2 questa volta che, pur venendo in aiuto alle industrie naval-meccaniche, l\u2019aiuto fosse concesso con gli stessi rigidi criteri che sono seguiti dalle banche. L\u2019amministrazione del fondo, trattandosi di denaro dello stato, non poteva non essere pubblica. Ma in questa amministrazione non ci sono pi\u00f9 ministri: c\u2019\u00e8 un Comitato composto di 7 persone, di cui 4 funzionari che, per la loro natura, hanno un grado notevole d\u2019indipendenza dalla politica \u2013 di questo io posso esser garante \u2013 e di altri tre esperti. Uno di essi \u00e8 l\u2019onorevole Tremelloni, che tutti conosciamo per la diligenza che mette hello studio dei problemi che gli sono affidati. Apprezzandolo ormai da un quarto di secolo, perch\u00e9 ho avuto l\u2019onore di essere suo professore all\u2019Universit\u00e0 commerciale Bocconi di Milano, valuto grandemente lo scrupolo e la diligenza che egli pone nell\u2019esame dei problemi che dovr\u00e0 esaminare.<\/p><p>Un secondo membro del Comitato \u00e8 il professor Ernesto Rossi, oggi presidente dell\u2019A.R.A.R., e che, in questa qualit\u00e0, si \u00e8 procacciato molti odi che, a mio parere, gli fanno molto onore. L\u2019A.R.A.R. \u00e8 infatti la sola istituzione di quel tipo esistente in Europa la quale sia riuscita a dare decine di miliardi al tesoro vendendo le merci che le erano state affidate. In altri paesi istituzioni congeneri, sempre nell\u2019ansia di sapere se si sarebbero regolate bene o male, se questo o quel residuato avrebbe dovuto essere venduto al pi\u00f9 alto offerente o distribuito secondo criteri pubblici, hanno lasciato disperdere o guastare il materiale che era stato loro consegnato dagli alleati.<\/p><p>Invece l\u2019A.R.A.R. ha dato decine di miliardi allo stato e ha permesso che corressero sulle strade d\u2019Italia circa 200 mila automezzi, che sarebbero altrimenti rimasti ad arrugginire nei campi. Taluno avrebbe voluto distruggere o inutilizzare gli automezzi, per paura della concorrenza alle fabbriche italiane. Rossi non ha avuto questa paura, procacciando in definitiva, grande vantaggio a consumatori ed a produttori. Quanto pi\u00f9 numerosi sono infatti i veicoli che corrono per le strade d\u2019Italia, tanto pi\u00f9 aumenta la necessit\u00e0 di produrre pezzi di ricambio, ed alla fine, quando il veicolo straniero \u00e8 logoro, si vede la convenienza di seguitare a servirsi di automezzi. Sicch\u00e9 coloro che hanno avuto la possibilit\u00e0 di acquistare dall\u2019A.R.A.R. automezzi americani saranno poi costretti a ricorrere alla Fiat e alle alti e fabbriche italiane per rinnovare il loro materiale.<\/p><p>Il professore Rossi \u00e8 dunque il secondo degli uomini a cui \u00e8 affidata la gestione del fondo.<\/p><p>Il terzo \u00e8 il professore Ferrari Agradi, che molti conoscono nella qualit\u00e0 di segretario generale del C.I.R. e relatore preciso sui problemi presentati all\u2019esame di questo comitato interministeriale. Informatissimo dei problemi dell\u2019industria italiana, \u00e8 uno di coloro che hanno preparato i piani presentati nei consessi internazionali per i prestiti all\u2019Italia.<\/p><p>lo confido che queste tre persone, insieme con i quattro alti funzionari ex-ufficio, eserciteranno il loro compito come la legge lo dichiara. La legge che cosa dice? La legge, all\u2019articolo 5, dice che per l\u2019attuazione del fondo si potranno in primo luogo effettuare operazioni di finanziamento a favore delle imprese per i loro programmi di esportazioni mediante corresponsione di anticipi in moneta nazionale al cambio corrente e contro cessione totale o parziale dei crediti derivanti dalle forniture relative, con l\u2019osservanza delle norme valutarie. Ci\u00f2 vuol dire che se c\u2019\u00e8 un industriale che ha ricevuto commesse dall\u2019estero, che perci\u00f2 ha titolo per ricevere dollari, li potr\u00e0 vendere al fondo al cambio corrente, anche se i dollari non sono ancora esigibili. Cos\u00ec la partita \u00e8 chiusa. Se il dollaro, per esempio, aumentasse di prezzo, godr\u00e0 il fondo del vantaggio dell\u2019aumento dei prezzi. Quindi coloro che chiedono un credito non potranno speculare sulla svalutazione della lira e sull\u2019aumento di prezzo del dollaro.<\/p><p>In secondo luogo il fondo potr\u00e0 garantire l\u2019aumento di capitale delle imprese e sottoscrivere ed acquistare nuove azioni. Il fondo pu\u00f2 cos\u00ec rendersi acquirente di azioni, che la societ\u00e0 emittente ha diritto di riacquistare contro un termine da fissarsi di comune accordo, ma non al prezzo di sottoscrizione. Se il fondo ha pagato le azioni cento, la societ\u00e0, che le voglia acquistare, le dovr\u00e0 pagare quanto varranno al momento del riscatto. Se varranno 120 o 150 lire dovr\u00e0 pagarle 120 o 150. Correr\u00e0 esso il rischio che, se varranno di meno, verranno pagate di meno. Ad ogni modo il congegno \u00e8 fatto in maniera che non sia possibile ottenere prestiti in lire che oggi valgono <em>tot<\/em>, e rimborsare i prestiti in lire che valgano meno. Le azioni sottoscritte dal fondo potranno essere riscattate, ma al prezzo che le azioni varranno quando saranno riacquistate dagli azionisti.<\/p><p>In terzo luogo il fondo potr\u00e0 facilitare le imprese nella smobilitazione delle loro partecipazioni in altre imprese di diversi settori, sia acquistando direttamente tali partecipazioni per alienarle successivamente, sia assumendo il mandato di alienarle a determinate condizioni. Se qualcuno perci\u00f2 andr\u00e0 al fondo e dir\u00e0: s\u00ec, io avrei intenzione di vendere tale o tal\u2019altro pacchetto di azioni che sta all\u2019infuori della mia societ\u00e0, ma non mi \u00e8 comodo o non mi \u00e8 possibile venderle oggi; il fondo dir\u00e0: ti aiuto io a venderle. Le assumo io, per venderle poi; o mi incarico io di venderle per tuo conto alle condizioni da stabilirsi. Gli industriali non potranno pi\u00f9 ottenere prestiti dallo stato a spese della circolazione, e al tempo stesso, tenere per s\u00e9 i buoni investimenti fatti in passato. Se vogliono ottenere un prestito dal fondo dovranno anche essi contribuire al proprio salvamento.<\/p><p>Finalmente il Comitato ha il diritto (art. 6) di stabilire che le operazioni che esso far\u00e0 siano subordinate alla prestazione di determinate garanzie ed alla attuazione di provvedimenti di riassetto economico industriale delle singole intraprese. Ci\u00f2 vuol dire che non si dar\u00e0 la sovvenzione all\u2019intrapresa che la chiede, soltanto perch\u00e9 promette di rimborsare \u2013 e magari rimborser\u00e0, ma si dir\u00e0: \u00abnoi diamo la sovvenzione; ma tu hai cinque reparti di cui tre vanno bene ed hanno un avvenire, mentre due vanno male; chiudi quei due reparti a poco a poco, in modo da non perdere troppo, ma metti la tua industria in ordine\u00bb.<\/p><p>L\u2019aiuto che si d\u00e0 all\u2019industria meccanica \u00e8 un aiuto condizionato al risanamento dell\u2019industria stessa, ed \u00e8 condizionato all\u2019apporto che i proprietari delle intraprese d\u00e0nno al risanamento medesimo.<\/p><p>Quest\u2019industria meritava di non morire. \u00c8 una industria che presenta alcuni aspetti importantissimi; richiede molta mano d\u2019opera specializzata, abile, per cui gli italiani hanno un genio particolare. \u00c8 una industria la quale in passato ha ottenuto risultati notevoli. Vale la pena di fare un tentativo per risanarla e metterla in condizioni di vivere da s\u00e9. Non valeva la pena per\u00f2 di dare denari indiscriminatamente perch\u00e9 fossero consumati di giorno in giorno senza lasciare traccia.<\/p><p>Onorevoli colleghi! Riassumiamo ora, concludendo, i fatti susseguitisi in questi quattro ultimi mesi. Il bilancio ha sopportato, col gettito maggiore delle nuove imposte, l\u2019aumento delle spese cagionate da provvedimenti imposti dalla necessit\u00e0 o da leggi vigenti. I prezzi sono aumentati, s\u00ec, ma in proporzione minore dell\u2019aumento della circolazione. Nel periodo dal maggio all\u2019agosto la circolazione \u00e8 aumentata del 5,05 per cento. I prezzi sono aumentati solo del 4,60 per cento; ed i salari dell\u20198,96 per cento; cosicch\u00e9 la potenza di acquisto dei salari \u2013 secondo le statistiche dell\u2019Istituto centrale \u2013 nel mese di agosto pu\u00f2 essere calcolata al 93 per cento di quello che era la potenza di acquisto dei salari del 1938.<\/p><p>Vi sono differenze enormi fra categoria e categoria di lavoratori su cui qui sarebbe fuor di luogo dilungarsi. In media, il salario non \u00e8 ancora arrivato ad avere la stessa potenza di acquisto del 1938; ma ricordiamo che la produzione, ossia la torta comune che deve essere divisa fra tutti i cittadini, non \u00e8 arrivata al 93, sta bene al disotto. La torta comune sar\u00e0 \u2013 poniamolo ottimisticamente \u2013 l\u201980 per cento di quella che era nel 1938, sicch\u00e9 si pu\u00f2 concludere che oggi la quota, che nella torta comune spetta ai lavoratori, \u00e8 una quota proporzionalmente pi\u00f9 alta di quella che era nel 1938. La speranza, si potrebbe quasi dire la certezza, di poter tornare di nuovo al tenore di vita del 1938 e di sorpassarlo \u00e8 dunque una speranza ed una certezza che riposano esclusivamente sull\u2019aumento della produzione. Se la produzione aumenter\u00e0 dall\u201980 per cento al 90 per cento, possiamo esser certi che la quota che spetter\u00e0 alla parte lavoratrice non sar\u00e0 soltanto una quota proporzionalmente superiore a quella che le spettava in confronto alle altre classi sociali nel 1938, ma anche tale, da consentire ai lavoratori di condurre una vita migliore di quella che conducevano nel 1938.<\/p><p>Un altro indice, che non dobbiamo dimenticare \u00e8 quello del corso dei cambi. So bene che esso \u00e8 imperfetto ed \u00e8 determinato anche dall\u2019opera delle autorit\u00e0 governative. \u00c8 un indice che tuttavia qualcosa ci dice: il dollaro di esportazione, che tra il gennaio ed il febbraio di quest\u2019anno era di 538, e nella prima met\u00e0 di maggio era salito a 900 ed il 13 maggio raggiunse 950, e questa fu la punta massima, nel giugno comincia a discendere: 830-850; il 7 luglio cade a 745; il 15 luglio a 700, il 1\u00b0 settembre a 600, il 10 settembre a 650 ed ancora oggi il corso dei cambi \u00e8 su 650. Ed il corso della cosiddetta borsa nera segna le stesse variazioni, dimostrando che l\u2019apprezzamento del pubblico in genere \u00e8 pi\u00f9 favorevole di prima alla lira. Dipende da noi fare in modo che il corso dei cambi si stabilizzi, in guisa tale che la moneta non abbia pi\u00f9 da subire n\u00e9 inflazioni n\u00e9 deflazioni. Sono questi due mali opposti che, per le conseguenze che producono, sono ugualmente gravi. L\u2019inflazione produce, con l\u2019arricchimento di pochi, la distruzione delle classi medie ed il disordine sociale; la deflazione produce le crisi economiche e la disoccupazione operaia. Quindi noi dobbiamo fare tutti gli sforzi possibili per evitare sia l\u2019uno che l\u2019altro dei due mali. I mezzi per raggiungere il risultato dipendono in parte dall\u2019azione del Governo; ma fortunatamente dipendono anche dagli italiani.<\/p><p>Io voglio qui tributare al risparmiatore italiano una parola di riconoscimento simile a quella che il collega Pella ha tributato l\u2019altro giorno al contribuente italiano. Il ministro Pella ha detto che doveva ringraziare il contribuente italiano per la pazienza ed il sacrificio con cui si sottopone al duro aumento d\u2019imposte che si va verificando oggi, e che \u00e8 un aumento \u2013 come ho detto al principio del mio discorso \u2013 il quale non trova paragone in paesi in cui sembra si paghino imposte maggiori. In un paese povero pagare il 25 per cento d\u2019imposta \u00e8 un sacrificio di gran lunga maggiore del pagare lo stesso 25 per cento in un paese ricco. Accanto alla lode del contribuente italiano, debbo tributare una parola di elogio al risparmiatore italiano. Nonostante tutte le svalutazioni e nonostante lo scoraggiamento, che il vedersi diminuire fra le mani il valore reale dei risparmi compiuti produce in ogni persona, il risparmiatore italiano ha seguitato a risparmiare.<\/p><p>Intendo qui per risparmio soltanto una parte di esso, quella parte cio\u00e8 che risulta da dati noti: aumento di depositi nelle banche o casse di risparmio, ordinarie e postali, aumento delle sottoscrizioni in buoni del tesoro, aumento netto delle sottoscrizioni in titoli di debito pubblico e in cartelle ed obbligazioni, aumento netto del capitale delle societ\u00e0 per azioni. Tengo conto solo di questi dati visibili, trascurando perci\u00f2 quella parte di risparmio che i risparmiatori italiani fanno direttamente. Ed i risparmiatori italiani fanno molti risparmi diretti. Quando un contadino nella sua stalla ricostituisce i capi di bestiame che aveva prima e che la guerra gli aveva portato via, costui fa un risparmio, che non risulta da nessuna statistica. Quando uno ha avuto una casa incendiata da qualche bomba e se la ricostruisce con i propri mezzi, questo \u00e8 risparmio, anche se non figura in nessuna statistica.<\/p><p>Tenendo conto solo delle parti visibili, nel 1938 i risparmiatori italiani avevano risparmiato 11 miliardi e 582 milioni, nel 1939, 13 miliardi e 983 milioni; nel 1945, 354 miliardi; nel 1946, 521 e nel primo semestre del 1947, 241. Le cifre del risparmio nuovo degli ultimi anni in lire italiane sono per\u00f2 troppo grosse e procacciano illusioni, derivanti dal nominalismo monetario. Il confronto non si pu\u00f2 fare in lire italiane, ch\u00e9 si tratta di lire non paragonabili. Ho perci\u00f2 tradotto le cifre in dollari attuali 1947. Il risultato \u00e8 il seguente: nel 1938 i risparmiatori italiani avevano risparmiato 938 milioni di dollari; nel 1939 1086; ma nel 1945, 1405; nel 1946, 1478, e nel primo semestre del 1947, 449 milioni di dollari. Il ritmo del risparmio sembra diminuire nel primo semestre del 1947, sia nominalmente in lire, sia in moneta stabile. \u00c8 una diminuzione reale od \u00e8 uno spostamento dal risparmio visibile a quello che non risulta dalle statistiche? Si pu\u00f2 dire, ad ogni modo, che il risparmiatore italiano oggi, dopo tante distruzioni, non ha risparmiato meno di quello che risparmiava nell\u2019ante-guerra. Il risparmiatore italiano, con i suoi mezzi, ha provveduto a che si ricostruissero le ferrovie, si rifacessero le strade; ha compiuto un\u2019opera che, domani, quando sar\u00e0 considerata nel suo complesso, dovr\u00e0 essere definita grandiosa. Esso, bisogna riconoscerlo, non avrebbe potuto ricostruire \u2013 risparmiare vuol dire ricostruire, \u00e8 la premessa e la sostanza medesima della ricostruzione \u2013 se non fosse stato aiutato nel frattempo a vivere, a mangiare e vestire, dai soccorsi americani. Ma gli italiani non si sono adagiati passivamente ai soccorsi altrui. Se ne sono dimostrati degni, faticando a ricostruire, risparmiando, per potere in avvenire fare da s\u00e9. Se noi togliamo al risparmiatore italiano la paura di perdere il valore reale dei suoi risparmi, io ho fiducia che il risparmiatore italiano risparmier\u00e0 ancor oggi e domani pi\u00f9 di quello che abbia risparmiato in questi anni cos\u00ec difficili. E risparmiando ancora di pi\u00f9, dopo aver provveduto alla prima e pi\u00f9 dura opera della ricostruzione, sar\u00e0 in grado di ottenere due risultati: quello di permettere che si compiano con i nostri sforzi altre opere grandiose, le quali faranno s\u00ec che l\u2019Italia possa da qui a qualche anno vivere meglio di oggi, e di fornire agli stranieri la prova che noi, risparmiando, meritiamo di avere nel frattempo tutto quel credito che noi chiediamo e che ci \u00e8 necessario per poter sormontare le difficolt\u00e0 presenti. (<em>Applausi a destra e al centro \u2013 Molte congratulazioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. \u00c8 iscritto a parlare l\u2019onorevole Ministro dell\u2019interno. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>SCELBA, <em>Ministro dell\u2019interno. <\/em>Onorevoli colleghi, a tranquillizzare l\u2019Assemblea dichiaro che sar\u00f2 brevissimo nella mia esposizione.<\/p><p>Aveva ragione l\u2019onorevole Pajetta ieri sera, quando affermava che, allorch\u00e9 si tratta di attentati alle libert\u00e0 democratiche, l\u2019importanza non \u00e8 nel numero, ma \u00e8 nella qualit\u00e0. Aveva ragione, perch\u00e9 anche un solo attentato, volontario, alle libert\u00e0 democratiche \u00e8 un fatto estremamente grave e di cui l\u2019Assemblea Costituente che \u00e8 custode geloso di queste libert\u00e0, ha il dovere di occuparsi. Ed il Ministro dell\u2019interno \u00e8 stato accusato di avere violato ripetute volte le libert\u00e0 democratiche.<\/p><p>L\u2019onorevole Togliatti ha parlato lungamente nel suo discorso, al quale io non potetti assistere, non per mancanza di riguardo verso l\u2019oratore, ma perch\u00e9 i suoi amici non hanno molto riguardo verso il Ministro dell\u2019interno, il quale \u00e8 obbligato il pi\u00f9 delle volte ad assentarsi dall\u2019Assemblea per provvedere alla sicurezza dei cittadini. (<em>Applausi al centro \u2013 Interruzioni a sinistra<\/em>)<em>.<\/em> Tuttavia ho letto attentamente, come meritava il discorso dell\u2019onorevole Togliatti. E le accuse ch\u2019egli ha formulato contro il Ministro dell\u2019interno si riassumono in tre capi.<\/p><p>Primo capo d\u2019accusa: attentato alle libert\u00e0 di stampa. Il Ministro dell\u2019interno \u00e8 intervenuto per vietare l\u2019affissione di manifesti con i quali si criticava l\u2019azione del Governo. L\u2019attentato sarebbe nella pretesa del Ministro dell\u2019interno di negare all\u2019opposizione la facolt\u00e0 di critica del Governo, anche a mezzo di manifesti murali.<\/p><p>Veramente, il Partito comunista \u00e8 il meno adatto ad assumere la posizione di vittima nella vita politica italiana, perch\u00e9, se c\u2019\u00e8 un partito in Italia che gode di tutte le libert\u00e0 democratiche e si consente la libert\u00e0 di violare quelle altrui, \u00e8 precisamente il Partito comunista. (<em>Applausi al centro \u2013 Commenti all\u2019estrema sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p><em>Una voce a sinistra.<\/em> Vogliamo le prove!<\/p><p><em>Una voce al centro.<\/em> Fate un giro per i comizi di Roma! (<em>Rumori a sinistra<\/em>).<\/p><p>PRESIDENTE. Facciano silenzio!<\/p><p>SCOTTI FRANCESCO. E l\u2019onorevole Scelba faccia il Ministro!<\/p><p>PRESIDENTE. Scusi onorevole Scotti, mi pare che l\u2019onorevole Scelba stia facendo il Ministro, rispondendo alle accuse. (<em>Applausi al centro \u2013 Commenti all\u2019estrema sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>SCELBA, <em>Ministro dell\u2019interno.<\/em> \u00c8 a tutti noto, anche ai rappresentanti del Partito comunista, che mai in Italia nessuna manifestazione comunista \u00e8 stata disturbata.<\/p><p><em>Una voce a sinistra.<\/em> E in Sicilia?! (<em>Commenti all\u2019estrema sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>GIACCHERO. Neanche il figlio di Matteotti pu\u00f2 pi\u00f9 parlare! (<em>Commenti all\u2019estrema sinistra \u2013 Scambio di apostrofi fra il centro \u00e8 l\u2019estrema sinistra \u2013 Interruzioni del deputato Li Causi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. Onorevole Li Causi! Onorevoli colleghi! Io desidero sapere se c\u2019\u00e8 o no l\u2019intenzione che il Ministro dell\u2019interno parli. (<em>Interruzione del deputato Amendola<\/em>)<em>. <\/em>Onorevole Amendola, non interrompa, non sta lei a dire come il Ministro debba rispettare l\u2019Assemblea.<\/p><p>Onorevoli colleghi, non mi mettano nella condizione di dovere applicare il Regolamento. Il Ministro dell\u2019interno ha atteso a parlare sino a questo momento ed ha diritto di parlare. (<em>Interruzione del deputato Farina<\/em>)<em>.<\/em> Onorevole Farina, lei ha un precedente in proposito: se ne rammenti. Onorevole Scelba, continui a parlare. Faccio appello al senso di comprensione dell\u2019Assemblea. (<em>Commenti<\/em>)<em>. <\/em>Onorevoli colleghi, l\u2019onorevole Scelba fa parte dell\u2019Assemblea. (<em>Approvazioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>SCELBA, <em>Ministro dell\u2019interno.<\/em> Soltanto nella giornata di ieri, tre oratori del Partito socialista dei lavoratori italiani non hanno potuto parlare in Roma e un comizio della Democrazia cristiana \u00e8 stato impedito, ed erano stati organizzati persino dei bambini per fischiare. (<em>Commenti a sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p><em>Una voce al centro.<\/em> La verit\u00e0 brucia. (<em>Commenti a sinistra \u2013 Interruzione del deputato Li Causi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. Onorevole Li Causi, la parola \u00e8 al Ministro dell\u2019interno: non credo che sia lei il Ministro dell\u2019interno.<\/p><p>SCELBA, <em>Ministro dell\u2019interno.<\/em> E vengo alla prima accusa sollevata dall\u2019onorevole Togliatti contro il Ministro dell\u2019interno, cio\u00e8 il divieto dei manifesti. L\u2019onorevole Togliatti si \u00e8 lamentato di questo divieto: io potrei rispondere che l\u2019autorizzazione o meno per l\u2019affissione dei manifesti \u00e8 di competenza dei questori e non del Ministro dell\u2019interno: ma il Ministro dell\u2019interno assume la sua responsabilit\u00e0 politica&#8230;<\/p><p>PAJETTA GIULIANO. Avete mandato i telegrammi.<\/p><p>SCELBA, <em>Ministro dell\u2019interno. <\/em>&#8230;assume la sua responsabilit\u00e0 politica nei confronti degli organi esecutivi provinciali ed \u00e8 in grado di poter difendere per suo conto quello che \u00e8 stato l\u2019operato in questo campo. La facolt\u00e0 dei questori di autorizzare o di non autorizzare l\u2019affissione di un manifesto deriva dall\u2019articolo 113 della legge di pubblica sicurezza.<\/p><p><em>Voce a sinistra.<\/em> Fascista!<\/p><p>ANDREOTTI, <em>Sottosegretario per la Presidenza del Consiglio dei Ministri.<\/em> C\u2019era anche prima.<\/p><p>SCELBA, <em>Ministro dell\u2019interno.<\/em> Se loro avessero, onorevoli colleghi, una pi\u00f9 approfondita conoscenza della legislazione italiana, saprebbero che un\u2019analoga disposizione si trova nel testo unico della legge di pubblica sicurezza del 1889 approvata dalla Camera dei deputati. (<em>Applausi al centro \u2013 Commenti<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Questa legge, onorevoli colleghi, ha governato l\u2019Italia fino all\u2019avvento del regime fascista; perch\u00e9 \u00e8 stato il regime fascista a modificare questo testo unico, apportando anche in questo campo delle limitazioni pi\u00f9 confacenti al regime dittatoriale che si andava affermando in Italia fin dal 1926, con le prime disposizioni limitative della libert\u00e0. Ma il diritto dell\u2019autorit\u00e0 di concedere la licenza per l\u2019affissione dei manifesti \u2013 ripeto \u2013 \u00e8 stato un diritto riconosciuto da Assemblee democratiche, o che non \u00e8 stato mai contestato.<\/p><p>Dice l\u2019articolo 65 del testo unico della legge di pubblica sicurezza del 1889, al quale testo unico io mi riferisco tutte le volte che la mia coscienza democratica&#8230; (<em>Interruzioni a sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p><em>Una voce al centro.<\/em> Avete forse soltanto voi la coscienza democratica?<\/p><p>SCELBA, <em>Ministro dell\u2019interno. \u2026<\/em>trova dei dubbi di interpretazione.<\/p><p>\u00abSalvo quanto dispone la legge sulla stampa dei giornali periodici, nessuno stampato o manoscritto pu\u00f2 essere affisso o distribuito in luogo pubblico od aperto al pubblico, senza la licenza dell\u2019autorit\u00e0 locale di pubblica sicurezza.<\/p><p>Sono esclusi da questa prescrizione gli stampati e manoscritti dell\u2019autorit\u00e0 e pubbliche amministrazioni e quelli relativi a materie elettorali, ad affari commerciali ed a vendite o locazioni.<\/p><p>Le affissioni devono farsi nei luoghi designati dall\u2019autorit\u00e0 competente\u00bb.<\/p><p>(<em>Interruzioni all\u2019estrema sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Si tratta di vedere se l\u2019esercizio di questo potere, che deriva dalla legge, \u00e8 stato un esercizio abusivo, \u00e8 stato un esercizio in contrasto col clima democratico che vige in Italia.<\/p><p>Ora, il manifesto principale che ha dato luogo alle proteste del Partito comunista \u00e8 il manifesto intitolato \u00abIl doppio gioco\u00bb. Questo manifesto fu affisso senza licenza dell\u2019autorit\u00e0; anzi, la licenza non fu chiesta, perch\u00e9, evidentemente, se ne riconosceva il carattere inammissibile. (<em>Interruzioni a sinistra<\/em>)<em>&#8230;<\/em><\/p><p>PAJETTA GIULIANO. Perch\u00e9 anche la Democrazia cristiana non l\u2019ha chiesta.<\/p><p>SCELBA, <em>Ministro dell\u2019interno.<\/em> L\u2019ha chiesta, la Democrazia cristiana! Se ne riconosceva \u2013 dicevo \u2013 il carattere inammissibile; perch\u00e9 in tutte le provincie d\u2019Italia fu affisso clandestinamente, senza licenza dell\u2019autorit\u00e0.<\/p><p>Basterebbe questo solo fatto, perch\u00e9 l\u2019autorit\u00e0 di pubblica sicurezza avesse il diritto di intervenire per far rimuovere il manifesto. Dico che in Italia 88 questori su 90, senza particolari istruzioni, rifiutarono l\u2019autorizzazione, quando questa autorizzazione fu richiesta.<\/p><p>E l\u2019autorizzazione fu negata&#8230; (<em>Interruzioni del deputato Togliatti<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. Onorevole Togliatti, la prego, non interrompa.<\/p><p>SCELBA, <em>Ministro dell\u2019interno. <\/em>&#8230;persino dalle autorit\u00e0 alleate di Udine e di Gorizia (<em>Interruzioni e commenti a sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p><em>Una voce al centro.<\/em> Pur essendo imparziali!<\/p><p>SCELBA, <em>Ministro dell\u2019interno.<\/em> Le autorit\u00e0 alleate di Udine e di Gorizia erano le autorit\u00e0 di Paesi che si chiamano Inghilterra, che si chiamano America, in cui la democrazia politica non \u00e8 un\u2019espressione vana, ma una realt\u00e0 che ha la sua base in conquiste popolari secolari. (<em>Interruzioni all\u2019estrema sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>E se le autorit\u00e0, se rappresentanti di queste democrazie negavano l\u2019autorizzazione a quel manifesto, avevano le loro ragioni cos\u00ec come le avevano le autorit\u00e0 italiane.<\/p><p>Si \u00e8 ricorso perfino all\u2019inganno: si disse alle autorit\u00e0 alleate (ed anche ad altre autorit\u00e0, ai questori italiani che rifiutavano il visto) che il Governo italiano aveva autorizzato a Roma il manifesto.<\/p><p>Di fronte a quest\u2019affermazione, le autorit\u00e0 alleate concessero il visto, che fu revocato allorch\u00e9 fu chiarito che nessuna autorizzazione era stata data in Italia.<\/p><p>Quindi \u00e8 chiaro che il Partito comunista era talmente convinto del valore intrinseco di questo documento (<em>Interruzioni all\u2019estrema sinistra<\/em>), che la sua prima azione \u00e8 stata quella di affiggerlo clandestinamente, in violazione delle leggi.<\/p><p>E perch\u00e9 l\u2019autorit\u00e0 di pubblica sicurezza ha negato il visto al manifesto? Nonostante le continue accuse che vengono indirizzate al Ministro dell\u2019interno dall\u2019estrema sinistra, il Ministro dell\u2019interno, in questo settore (e lo dimostrer\u00f2 a mano a mano che esaminer\u00f2 le altre accuse) ha agito col massimo scrupolo, si \u00e8 premunito e si \u00e8 preoccupato di domandare perfino il parere dell\u2019ufficio legale del Ministero di grazia e giustizia sul contenuto del documento. E all\u2019ufficio legale vi sono altissimi magistrati, i quali hanno l\u2019abitudine critica ed il senso dell\u2019autonomia di giudizio e del rispetto di se stessi (<em>Applausi al centro e a destra<\/em>), magistrati che gi\u00e0 furono collaboratori dell\u2019onorevole Togliatti come dei successivi Guardasigilli.<\/p><p>E l\u2019ufficio legislativo (ho qui il testo del suo parere) opin\u00f2 che nel manifesto in questione potevano ravvisarsi il vilipendio del Governo e la diffamazione dei singoli Ministri. (<em>Interruzione all\u2019estrema sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>LACONI. Non vi siete mai accorti che erano Ministri Togliatti e Sereni quando diffamavate i nostri Ministri!<\/p><p>PRESIDENTE. Onorevole Laconi, per favore non interrompa.<\/p><p>SCELBA, <em>Ministro dell\u2019interno.<\/em> Se questo, onorevoli colleghi, era il contenuto del manifesto, se dei giuristi di valore indiscutibile affermavano che in questo manifesto c\u2019erano dei reati di diffamazione e di vilipendio&#8230;<\/p><p><em>Una voce a sinistra.<\/em> Potevate dare querela!<\/p><p>SCELBA, <em>Ministro dell\u2019interno. <\/em>&#8230;nessuna autorit\u00e0 politica poteva consentire la pubblicazione di un manifesto, che in s\u00e9 conteneva determinati e specifici reati, senza rendersi complice di questi reati!<\/p><p>Questo, onorevoli colleghi, mi pare troppo chiaro.<\/p><p>Io ho letto le argomentazioni dell\u2019onorevole Togliatti a proposito dell\u2019articolo 290. L\u2019articolo 290 parla di \u00abvilipendio del Governo del re\u00bb; ma questo, dice l\u2019onorevole Togliatti, non \u00e8 il Governo del re. (<em>Si ride<\/em>); quasi che il vilipendio fosse ammesso a seconda che il Governo sia del re o della Repubblica; quasi che fosse legittimo vilipendere le istituzioni repubblicane. (<em>Vivi applausi al centro \u2013 Proteste a sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>BELLAVISTA. C\u2019\u00e8 pi\u00f9 sincerit\u00e0 in noi nell\u2019accettare la Repubblica che in voi a dichiararvi democratici. (<em>Commenti all\u2019estrema sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>SCELBA, <em>Ministro dell\u2019interno.<\/em> Ora, la repressione del vilipendio del Governo come tale non deriva da una legge di oggi. Anche il vecchio codice Zanardelli \u2013 un uomo di parte democratica \u2013 aveva una precisa disposizione in materia, e puniva lo stesso fatto con pene abbastanza rilevanti, dato il clima e il tempo in cui quelle sanzioni venivano sancite.<\/p><p>L\u2019articolo 126 del codice penale del 1889 dice: \u00abchiunque pubblicamente vilipende le istituzioni costituzionali dello Stato \u00e8 punito con la detenzione fino ad un anno\u00bb. (<em>Interruzioni all\u2019estrema sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Ora, onorevoli colleghi, tutto pu\u00f2 pretendersi da Governo, tutto pu\u00f2 pretendersi da un\u2019autorit\u00e0, ma non si pu\u00f2 pretendere che si vilipendi e si insulti quell\u2019autorit\u00e0 col visto dell\u2019autorit\u00e0 medesima. (<em>Si ride<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Questo non \u00e8 interesse di nessuno, n\u00e9 interesse della democrazia (<em>Interruzioni a sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>L\u2019onorevole Togliatti mi ha domandato: \u00abche fine ha fatto il progetto Romita di riforma della legge di pubblica sicurezza, e perch\u00e9 ci serviamo ancora di una legge fascista\u00bb.<\/p><p>Io potrei osservare che anche l\u2019articolo 290 del Codice penale esisteva quando l\u2019onorevole Togliatti era Guardasigilli; e domandare a lui perch\u00e9 non ha provveduto a sopprimerlo. Ma posso assicurare l\u2019onorevole Togliatti che non \u00e8 per colpa del Ministro dell\u2019interno se il progetto Romita non \u00e8 andato avanti. \u00c8 stato il Consiglio di Stato che, con un motivato parere, ha dichiarato che sembrava intempestiva la riforma della legge di pubblica sicurezza prima che la Costituente avesse fissato i cardini fondamentali ed i diritti dei cittadini, i quali nella legge di pubblica sicurezza trovano la garanzia concreta di esercizio. Io, quindi, non ho potuto far altro che proseguire gli studi che, sotto la presidenza degli onorevoli Corsi e Spataro, erano stati iniziati nel passato e preparare tutto il materiale, seguendo passo passo l\u2019attivit\u00e0 della Costituente, da sottoporre al futuro Parlamento per la riforma.<\/p><p>E veniamo alla seconda accusa: il divieto dei comizi nelle fabbriche. Ieri l\u2019onorevole Matteotti, mi pare, non ha potuto parlare alla Snia Viscosa, in un comizio politico in preparazione delle elezioni.<\/p><p>Di questo argomento se ne parl\u00f2 alla Camera allorch\u00e9 fu nota la disposizione limitativa; ed in quel momento furono precisati anche i limiti del divieto, divieto che non riguardava, come si disse, e come \u00e8 pacifico, il diritto sindacale. Nessuno aveva mai pensato di negare ai lavoratori di potersi riunire nell\u2019interno degli stabilimenti per trattare di tutti i loro problemi sindacali e, in questa sede, di criticare (l\u2019onorevole Di Vittorio ha affermato una cosa inesatta in un suo articolo) anche il Governo, per quanto abbia nesso alla politica sindacale.<\/p><p>Io non nego, infatti, che anche in sede sindacale si possa criticare l\u2019azione del Governo. Ma che cosa noi abbiamo voluto disciplinare pi\u00f9 che impedire totalmente? Abbiamo voluto affermare con quella disciplina una esigenza di libert\u00e0 che sorgeva dall\u2019esperienza concreta; e l\u2019esperienza concreta era questa, che nelle fabbriche avevano diritto di parlare soltanto determinati uomini; che nelle fabbriche esisteva ed esiste una coazione morale nei confronti delle minoranze che non la pensano come le maggioranze&#8230; (<em>Applausi al centro \u2013 Interruzioni a sinistra \u2013 Commenti<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>I lavoratori cristiani \u2013 e ammettete, onorevoli colleghi dell\u2019estrema sinistra, che un ministro democristiano si preoccupi anche di tutelare la libert\u00e0 dei lavoratori cristiani \u2013 i lavoratori cristiani di Milano, esaminando le disposizioni che erano state impartite in materia, hanno affermato la loro solidariet\u00e0 piena con il Ministro dell\u2019interno, con espressioni assolutamente inequivocabili: \u00abApproviamo incondizionatamente ritenendo d\u2019interpretare con certezza la volont\u00e0 di tutti lavoratori cristiani le disposizioni Ministro Scelba in ordine ai comizi politici che l\u2019esperienza ha gi\u00e0 dimostrato essere antitetici alla serenit\u00e0 dello sforzo produttivo ed alla tranquillit\u00e0 sociale delle categorie lavoratrici\u00bb. (<em>Interruzione del deputato Laconi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>L\u2019onorevole Togliatti ha affermato che i lavoratori si sono conquistato questo diritto; dalle fabbriche sono sorti i movimenti popolari e che non si possono negare a una parte di cittadini le libert\u00e0 politiche.<\/p><p>Ora, onorevole Togliatti, penso che quando i lavoratori nell\u2019interno delle fabbriche operavano politicamente erano i lavoratori di tutte le tendenze, e ci\u00f2 avveniva nel momento politico in cui non era dato di poter svolgere liberamente i diritti politici, compreso quello di riunione o di associazione. E tutti facevamo della politica dove si poteva: nelle aule dei tribunali come nelle fabbriche.<\/p><p>Ma oggi i lavoratori italiani, come tutti i cittadini italiani, hanno diritto di adunarsi pacificamente nelle piazze, nei teatri, nei cinematografi. Impedire o regolare o disciplinare, per garantire a una minoranza la libert\u00e0 politica, il diritto di tener comizi interni nelle fabbriche, significa limitare, negare, a una parte del popolo la libert\u00e0 di riunione e di associazione? Voi avete lo stesso diritto di tutti i cittadini: ne reclamate uno particolare. E questo diritto pu\u00f2 essere anche riconosciuto, ma va disciplinato nel senso che non si tramuti in tirannia e in terrorismo psicologico presso le masse. (<em>Interruzioni \u2013 Commenti<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>LUSSU. Quale disposizione avete dato per quella parte del clero che fa comizi in Chiesa?<\/p><p>CIMENTI. I sacerdoti hanno fatto contradittori in piazza, non in Chiesa.<\/p><p>SCELBA, <em>Ministro dell\u2019interno.<\/em> Abbia la pazienza di ascoltarmi, onorevole Lussu. Se l\u2019onorevole Lussu segnaler\u00e0 la violazione di leggi in materia&#8230;<\/p><p>LUSSU. I questori sono al corrente di tutto.<\/p><p><em>Una voce al centro.<\/em> Non \u00e8 vero.<\/p><p>SCELBA, <em>Ministro dell\u2019interno.<\/em> Il Governo, come fa osservare o si sforza di far osservare altre leggi, far\u00e0 osservare la legge anche in questo campo.<\/p><p>Ma, onorevoli colleghi, il Governo ha cos\u00ec poca voglia di servirsi del suo potere ed io, che in questo momento esprimo il potere esecutivo nella sua branca pi\u00f9 sensibile, ho tale avversione al potere che \u00e8 concesso al Ministro dell\u2019interno, che ho fatto approvare nell\u2019ultimo Consiglio dei Ministri un decreto con cui il potere esecutivo rinuncia all\u2019esercizio del suo potere in materia. Io ho compreso, attraverso l\u2019esperienza, che il potere esecutivo pu\u00f2 abusare del suo potere e limitare la libert\u00e0 dei cittadini, anche se nei casi concreti questo abuso \u2013 lo affermo in piena coscienza \u2013 non c\u2019\u00e8 stato; io ho compreso il valore potenziale che presenta questa disposizione della legge di pubblica sicurezza.<\/p><p>Sensibile alle esigenze profonde di libert\u00e0 ho voluto che, contro l\u2019esercizio del potere esecutivo in materia di affissioni, fosse data ai cittadini ed ai partiti la possibilit\u00e0 di ricorrere ad un altro potere; perch\u00e9 se oggi un questore nega un permesso, contro chi si pu\u00f2 ricorrere? Al prefetto ed al Ministro, che \u00e8 corresponsabile o l\u2019ispiratore della politica dei questori e dei prefetti, e non c\u2019\u00e8 evidentemente che una sola garanzia; la garanzia democratica del controllo parlamentare, spesso tardivo. Ma tuttavia ho riconosciuto il valore fondamentale della libert\u00e0 di manifestazioni murali ed ho voluto che contro la possibilit\u00e0 di abusi fosse data a tutti la facolt\u00e0 di ricorrere ad un altro potere; e con la legge approvata nell\u2019ultimo Consiglio dei Ministri \u00e8 stato stabilito che contro il divieto del questore di concedere l\u2019autorizzazione per i manifesti politici, si pu\u00f2 ricorrere al Procuratore della Repubblica. L\u2019articolo 1 del decreto che abbiamo approvato dice testualmente: \u00abI provvedimenti dei questori che importino diniego dell\u2019autorizzazione prevista&#8230;\u00bb.<\/p><p>PAJETTA GIAN CARLO. Perch\u00e9 non abolite l\u2019articolo 290?<\/p><p>SCELBA, <em>Ministro dell\u2019interno.<\/em> Lo faremo poi, ma oggi dobbiamo prendere qualche garanzia contro la legge di pubblica sicurezza; \u00ab&#8230;sono impugnabili con il ricorso al Procuratore della Repubblica competente per territorio, che decide immediatamente e, comunque, non oltre 48 ore dalla presentazione, senza l\u2019osservanza di formalit\u00e0\u00bb. (<em>Commenti<\/em>)<em>.<\/em> Ho voluto che contro la possibilit\u00e0 di abusi da parte dei questori a tutti fosse data la facolt\u00e0 di ricorrere ad un\u2019autorit\u00e0 estranea al potere esecutivo, ed affinch\u00e9 la legge non diventasse un trucchetto per portare le cose alle lunghe, ho detto che i Procuratori della Repubblica debbono decidere immediatamente ed entro 48 ore e senza formalit\u00e0 di sorta. Perch\u00e9 la libert\u00e0 ha diritto di essere tutelata immediatamente.<\/p><p>Ed allora, onorevoli colleghi, dire che il Ministro voglia abusare non \u00e8 vero perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 stato il fatto, e neppure esiste la volont\u00e0 di farlo perch\u00e9 un Ministro che, innovando in tutta la legislazione passata, fascista e prefascista, rimette ad un altro potere, giudiziario, che noi vorremmo sempre forte e vigile custode delle libert\u00e0 democratiche, la garanzia e la guarentigia di queste libert\u00e0 non pu\u00f2 essere un Ministro che intenda esercitare un abuso contro qualsiasi partito. (<em>Approvazioni al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Ho dato questa garanzia, per cui in avvenire nessuno potr\u00e0 lamentarsi se un questore abusa del suo potere e nega l\u2019autorizzazione. Infatti si potr\u00e0 sempre ricorrere al Procuratore della Repubblica, il quale ha il dovere di provvedere immediatamente.<\/p><p>E veniamo al terzo capo di accusa.<\/p><p>PAJETTA GIAN CARLO, E perch\u00e9 non ci dice qualcosa sul manifesto del Papa?<\/p><p>SCELBA, <em>Ministro dell\u2019interno.<\/em> Lei vuol sapere qualche cosa sul manifesto del Papa. Io mi trovavo a Milano. Appena arrivato a Milano trovo su <em>Milano Sera<\/em> un articolo contro il Ministro dell\u2019interno, violatore delle libert\u00e0. Insomma, il solito manifesto. Tutti i questori della Lombardia senza avere interpellato il Ministro del l\u2019interno&#8230;<\/p><p>PAJETTA GIAN CARLO. Non \u00e8 vero!<\/p><p>SCELBA, <em>Ministro dell\u2019interno.<\/em> Aspetti, onorevole Pajetta. Lei ha letto sul <em>Popolo <\/em>di Milano una mia intervista con la quale approvavo pienamente l\u2019operato dei questori. E quindi, non c\u2019\u00e8 contraddizione. Se l\u2019avessero chiesta, l\u2019avrei data. <em>Milano Sera <\/em>viene fuori con un grande manifesto murale, ed in questo campeggia la figura del Pontefice Pio XII. Perch\u00e9 \u00e8 stato negato il permesso? Ma, onorevoli colleghi, esiste un diritto del cittadino di non vedere utilizzata la propria immagine per nessuna speculazione, e tanto meno per una speculazione commerciale. Ora, se questo diritto esiste per i cittadini, a maggior ragione deve essere tutelato nei confronti del Capo della religione cattolica. (<em>Vivi applausi al centro<\/em>)<em>.<\/em> Dev\u2019essere tutelato perch\u00e9 io penso che se il partito della Democrazia cristiana, per esempio, o il partito socialista, o il partito repubblicano prendessero altre immagini, probabilmente le persone interessate o i partiti protesterebbero ugualmente. Comunque, io ritengo che l\u2019autorit\u00e0 di pubblica sicurezza non potesse dare il visto ad una siffatta pubblicazione, perch\u00e9 poteva rappresentare, per lo meno, una mancanza di riguardo verso il Capo della religione cattolica, verso il Capo di uno Stato col quale l\u2019Italia \u00e8 in rapporti diplomatici.<\/p><p>PAJETTA GIAN CARLO. \u00c8 stato interpellato, lei?<\/p><p>SCELBA, <em>Ministro dell\u2019interno.<\/em> Rispondo subito dicendo che il questore ha negato l\u2019autorizzazione. \u00c8 stato presentato questo manifesto e data l\u2019importanza ed il chiasso che pu\u00f2 fare una cosa di questo genere, egli chiede al Ministro dell\u2019interno di esprimere il suo parere. Si vuole che il questore non interpelli il Ministro dell\u2019interno?<\/p><p>E veniamo al terzo capo di accusa.<\/p><p>TOGLIATTI. Perch\u00e9 non sopprime tutti i giornali politici?!<\/p><p>SCELBA, <em>Ministro dell\u2019interno.<\/em> Ella sa, onorevole Togliatti, che la materia della stampa e delle affissioni murali ha una disciplina diversa, che c\u2019\u00e8 stata sempre, che non ho inventato io, e neppure il fascismo. E se c\u2019\u00e8 una differenziazione di trattamento fra i giornali e gli affissi murali, la ragione c\u2019\u00e8. Lei pu\u00f2 trovarne molte, io ne trovo per conto mio una, che non ha un valore decisivo, per me; comunque i deputati eletti liberamente che discutevano della legge di pubblica sicurezza e che hanno stabilito questa diversit\u00e0 di regolamentazione hanno avuto un qualche motivo particolare. Questo motivo \u00e8: (<em>Interruzione del deputato Togliatti \u2013 Proteste al centro<\/em>) il cittadino che tutte le mattine si alza e vuole trovare degli improperi contro il Ministro dell\u2019interno non ha che prendere l\u2019<em>Unit\u00e0<\/em> e l\u2019<em>Avanti.<\/em> Spende dieci lire ed \u00e8 sicuro di trovare quotidianamente qualche cosa nei riguardi del Ministro dell\u2019interno. Nessuno si scandalizza, n\u00e9 si scandalizza il Ministro dell\u2019interno, n\u00e9 si scandalizza il lettore, perch\u00e9 sa perfettamente che l\u2019<em>Unit\u00e0<\/em> ha questo compito specifico, almeno si \u00e8 assunto questo compito specifico e non c\u2019\u00e8 nessuno scandalo. Ma quando, onorevole Togliatti, voi mettete per i muri della citt\u00e0 un manifesto con la fotografia del Ministro dell\u2019interno, pu\u00f2 passare mia moglie, mia figlia, i miei parenti, possono passare degli amici e vedono una fotografia, con una serie di insulti come commento! Ma perch\u00e9 debbo essere insultato nei miei sentimenti, nella mia credenza, nella mia fede politica gratuitamente nelle vie di Roma col permesso delle autorit\u00e0? Ma perch\u00e9, tutto questo, onorevole Togliatti? (<em>Interruzioni \u2013 Proteste a sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Sar\u00e0 questa la ragione o sar\u00e0 un\u2019altra? Io dico: ho trovato questa ragione che mi sembra pi\u00f9 plausibile col mio sentimento. Ragioni ve he saranno molte. Si possono prendere i precedenti parlamentari e trovare la ragione che ha ispirato il legislatore a dettare questa norma.<\/p><p>Ma dal momento che una differenziazione c\u2019\u00e8, ci dovr\u00e0 essere una ragione e non possiamo non tenerne conto.<\/p><p>LACONI. Per quale ragione non si stracciano i manifesti che insultano noi?<\/p><p>TOGLIATTI. Anch\u2019io ho una famiglia e pure mi s\u2019impicca sui manifesti.<\/p><p>SCELBA, <em>Ministro dell\u2019interno.<\/em> Non \u00e8 una autorit\u00e0 in carica, si potrebbe dire. (<em>Rumori a sinistra<\/em>).<\/p><p>Per concludere su questo punto io mi permetterei di leggere un ordine del giorno della Federazione comunista di Arezzo e credo che potrebbe costituire un punto di conciliazione politica in questo campo.<\/p><p>L\u2019ordine del giorno della Federazione comunista di Arezzo, di fronte alla propaganda murale che altri partiti hanno iniziato, seguendo lo stesso sistema che per diverso tempo usava il partilo comunista, ha protestato contro questa presa di posizione, contro questo nuovo sistema.<\/p><p>Fin quando questo sistema era monopolio di un partito, nessuno protestava; quando altri partiti hanno scelto la stessa linea polemica, sono cominciate le proteste!<\/p><p>Comunque \u00e8 apprezzabile lo sforzo che fa la Federazione comunista di Arezzo.<\/p><p>Do lettura dell\u2019ordine del giorno:<\/p><p>\u00abLa segreteria della Federazione comunista di Arezzo si \u00e8 riunita per esaminare la particolare situazione creatasi nella popolazione a seguito della continua affissione di manifesti murali anonimi contenenti ogni sorta di calunnie ed ingiurie verso il partito comunista e i suoi dirigenti;<\/p><p>constatato che tali manifesti sono una offesa al buon costume politico e una deroga alle leggi vigenti in materia di affissioni murali;<\/p><p>richiama le autorit\u00e0 di polizia perch\u00e9 obbiettivamente vigilino e prendano provvedimenti a carico dei responsabili trasgressori, ogni qual volta queste cose si verifichino;<\/p><p>ricorda in proposito che, mentre taluni agenti di polizia nella provincia si preoccuparono di strappare o di far togliere regolari manifesti stampati a cura dell\u2019<em>Unit\u00e0<\/em>, nessun provvedimento del genere \u00e8 stato preso nei rispetti degli anonimi manifesti anticomunisti;<\/p><p>fa presente che se persistesse questa azione anonima di discredito del Partito comunista in forme vietate dalla legge essa si vedrebbe costretta a declinare ogni responsabilit\u00e0 per quanto potrebbe accadere, a seguito dello stato d\u2019animo dei comunisti, degli amici e dei simpatizzanti;<\/p><p>rinnova la sua ammirazione nei confronti di uomini come Togliatti, che hanno combattuto, ecc&#8230;<\/p><p>e invita i partiti democratici ad esprimersi contro questo particolare tipo di pseudo democrazia, che \u00e8 soltanto licenza di determinati ambienti politici;<\/p><p>invita tutti i democratici a far s\u00ec che la politica non si svolga sul terreno della calunnia, della maldicenza o del pettegolezzo (<em>Applausi al centro \u2013 Commenti all\u2019estrema sinistra<\/em>) ma che sia invece una discussione onesta, leale e concreta sui problemi che travagliano la vita del Paese\u00bb.<\/p><p>Io concordo, onorevoli colleghi, con questo appello e, se tutti i partiti abbandoneranno questo sistema di lotta di manifesti e di ingiurie anonime, sar\u00e0 tanto di guadagnato. (<em>Proteste all\u2019estrema sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>E veniamo all\u2019altro attentato, contro le libert\u00e0 comunali. Questa accusa mi offende in modo particolare, perch\u00e9 io delle libert\u00e0 comunali sono un assertore convinto ed ho nella mia memoria direi quasi l\u2019odio contro la politica giolittiana nei confronti delle amministrazioni comunali. Io dico, ed ho sempre pensato, che il fascismo in Italia non ci sarebbe stato se la violazione delle libert\u00e0 comunali non fosse stata tollerata. Perch\u00e9, quando si incomincia a violare una libert\u00e0 e quando questa libert\u00e0 sta alla radice della libert\u00e0 politica stessa \u2013 perch\u00e9 \u00e8 nella libert\u00e0 comunale che si forma la coscienza libera del cittadino \u2013 quando si offende questa libert\u00e0 alla radice, tutto il resto \u00e8 possibile. Quando voi, con l\u2019arbitrio del potere esecutivo, sciogliete un\u2019amministrazione comunale liberamente eletta, nulla vieta che un qualsiasi Mussolini venga, domani, a sciogliere il Parlamento nazionale.<\/p><p>Questo \u00e8 stato sempre il mio profondo convincimento ed io ho quasi orrore del potere esecutivo che interviene in ordine alle amministrazioni comunali.<\/p><p>Quindi, questa accusa dell\u2019onorevole Togliatti mi offende in modo particolare; direi offende la mia sensibilit\u00e0 politica di democristiano in quanto \u00e8 nota la posizione da noi presa a favore della libert\u00e0 dei comuni. Ora, in materia di libert\u00e0 comunale, il mio scrupolo \u00e8 arrivato a tal punto, che sono quattro mesi che non firmo alcun decreto di scioglimento di Consigli comunali, urtando persino miei amici di partito. (<em>Commenti a sinistra \u2013 Ilarit\u00e0<\/em>)<em>.<\/em> Un Ministro democristiano pu\u00f2 anche permettersi il lusso di richiamare qualche suo amico il quale creda onestamente che, di fronte alla condotta di un sindaco che offenda ogni senso amministrativo, il potere esecutivo possa intervenire con lo scioglimento del Consiglio comunale.<\/p><p>Io ho mandato una circolare a tutti i prefetti, invitandoli a non spedirmi pi\u00f9 proposte di scioglimento di Consigli comunali per motivi di ordine pubblico. E ho fatto anche qualche altra cosa: ho ristabilito la garanzia democratica \u2013 cosa che nessun mio predecessore, evidentemente preoccupato di altre gravi e pressanti cure, aveva pensato di fare \u2013 la garanzia democratica, dicevo, per cui sulla proposta di scioglimento dei Consigli comunali debba essere sentito il parere del Consiglio di Stato.<\/p><p>Cos\u00ec, per effetto di tale disposizione, ove il Ministro dell\u2019interno fosse di parere contrario a quello espresso dal Consiglio di Stato, avrebbe il dovere di motivare tale suo avviso, anche se il parere del Consiglio di Stato non \u00e8 vincolante.<\/p><p>Ho disposto, dicevo, che non vengano sciolti Consigli comunali sotto il pretesto dell\u2019ordine pubblico, perch\u00e9, molto spesso, l\u2019ordine pubblico rappresenta il mezzo pi\u00f9 rapido per compiere arbitr\u00ee.<\/p><p>L\u2019ordine pubblico non \u00e8 spesso che il pretesto con cui una fazione cerca di sopraffare l\u2019altra liberamente eletta. E a noi corre l\u2019obbligo di esercitare una funzione di tutela; noi dobbiamo resistere alla piazza che cerca di distruggere con la violenza ci\u00f2 che la volont\u00e0 popolare ha voluto.<\/p><p>Se dunque questo \u00e8 ci\u00f2 che ha fatto il Ministro dell\u2019interno, se dunque il Ministro dell\u2019interno ha dato disposizione di non servirsi di questo arnese dell\u2019ordine pubblico che tutti i Governi cercano invece di utilizzare a profitto della propria parte; se dunque il Ministro dell\u2019interno ha disposto che venga sentito il parere del Consiglio di Stato sulle proposte di scioglimento di Consigli comunali, come si pu\u00f2, francamente, dire che il Ministro dell\u2019interno sia fazioso? \u00c8 questa una accusa, onorevole Togliatti, che io non posso assolutamente accettare.<\/p><p>Ma l\u2019onorevole Togliatti ha detto anche che alcuni sindaci dell\u2019Emilia \u2013 si tratta di cinque o sei in tutto \u2013 sono stati sospesi perch\u00e9 avevano violata la legge sugli ammassi. E \u2013 ha detto \u2013 non mi offende tanto la sostanza, perch\u00e9 nella sostanza pu\u00f2 darsi che fossero colpevoli, anche se politicamente non lo sono; mi lamento della forma, perch\u00e9 non si pu\u00f2 procedere contro un sindaco senza che il Ministero dell\u2019interno abbia provocato lo scioglimento della garanzia amministrativa.<\/p><p>Ora, onorevole Togliatti, mi dispiace, ma la disposizione di legge cui lei si riferisce non esiste. Cio\u00e8, non \u00e8 il Ministero dell\u2019interno che d\u00e0 l\u2019autorizzazione. Lei si \u00e8 riferito evidentemente alla legge comunale e provinciale del 1915; ma non ha tenuto conto del Codice di procedura penale, il quale all\u2019articolo 15 regola le modalit\u00e0 dell\u2019autorizzazione. Il compito di chiedere lo scioglimento della garanzia amministrativa spetta al Procuratore della Repubblica, il quale inoltra la domanda al Ministro di giustizia. \u2013 E lei, come Guardasigilli, avr\u00e0 firmato tante volte richieste e documenti del genere. \u2013 Il Ministro Guardasigilli chiede al Ministro dell\u2019interno il suo parere. \u00c8 un semplice parere a cui non \u00e8 tenuto il Ministro di giustizia a sottostare. Il Ministro Guardasigilli, chiesto il parere, promuove il decreto del Capo dello Stato che scioglie o sospende la garanzia amministrativa.<\/p><p>\u00c8 questa la procedura che riguarda la garanzia dell\u2019amministrazione comunale. Quindi, se una violazione c\u2019\u00e8 stata, questa non \u00e8 dipesa, non \u00e8 imputabile al Ministro dell\u2019interno. Ma, onorevole Togliatti, anche se questa violazione ci fosse stata in concreto, se l\u2019autorizzazione non ci fosse stata, spetterebbe al magistrato, allorch\u00e9 dovr\u00e0 giudicare del sindaco imputato, sospendere il giudizio per mancanza, per difetto di autorizzazione.<\/p><p>Ma il prefetto ha sospeso i sindaci. Vi \u00e8 una norma di legge la quale stabilisce che, quando il sindaco \u00e8 rinviato a giudizio o \u00e8 citato a comparire, egli \u00e8 sospeso di pieno diritto; tanto che vi sono scrittori i quali sostengono che non accorre neppure un provvedimento del prefetto, dell\u2019autorit\u00e0 amministrativa, ma automaticamente opera la sospensione dall\u2019esercizio delle funzioni.<\/p><p>Che cosa vi \u00e8 in questa procedura di attentato alle libert\u00e0 democratiche? Come si pu\u00f2 imputare al Ministro dell\u2019interno un attentato alle libert\u00e0 comunali, alle libert\u00e0 municipali, quando nessuna ombra, nessun esercizio di potere esecutivo vi \u00e8 stato in questi casi?<\/p><p>Dice l\u2019onorevole Togliatti che basta un telegramma del Ministro dell\u2019interno per sospendere un sindaco. Io potrei dire all\u2019onorevole Togliatti di indicarmi un telegramma del Ministro dell\u2019interno che abbia chiesto la rimozione di un sindaco. E mi dica quale disposizione di legge stabilisce e ammette e permette che con un telegramma del Ministro dell\u2019interno possa sospendersi un sindaco.<\/p><p>Vi sono certamente molti sindaci che sono stati sospesi; io potrei leggere una lunga, numerosa, infinita serie di sindaci che sono stati denunziati all\u2019autorit\u00e0 giudiziaria per violazione di leggi penali comuni, e per i quali l\u2019autorit\u00e0 amministrativa, il prefetto, ha sospeso il sindaco fino all\u2019esito del giudizio. Ma tutto questo non ha nulla a che vedere con l\u2019esercizio arbitrario del potere esecutivo, con l\u2019intervento del Ministro dell\u2019interno.<\/p><p>Ecco le tre accuse che sono state sostanzialmente rivolte al Ministro dell\u2019interno. D\u2019altronde, giustamente, ieri ha detto l\u2019onorevole Piccioni: queste accuse, anche nel tono nel quale erano state originariamente formulate le mozioni, non erano tali, nel pensiero stesso dell\u2019onorevole Togliatti, da giustificare un voto di sfiducia; tanto \u00e8 vero che l\u2019onorevole Togliatti, nel suo discorso, ha finito col dire che in fondo la sua mozione investe la politica generale del Governo.<\/p><p>Ma una quarta accusa \u00e8 stata ancora rivolta: il Governo non fa nulla per la difesa della Repubblica, il Governo non perseguita le organizzazioni neofasciste, non fa nulla contro il fascismo. (Le due cose sono intimamente connesse perch\u00e9, evidentemente, il fascismo opera contro la Repubblica e pi\u00f9 si rafforza la Repubblica pi\u00f9 si combatte il fascismo).<\/p><p>Ed ho sentito accenti patetici \u2013 per esempio dall\u2019onorevole Gian Carlo Pajetta \u2013 per il fango che dalla stampa neofascista viene lanciato contro gli uomini dell\u2019antifascismo.<\/p><p>Ed io, che non posso evidentemente leggere tutta la stampa ma che ho occasione spesso di vedere i giornali citati dall\u2019onorevole Pajetta, ho sentito talvolta il dispetto, lo sdegno contro queste manifestazioni; e sono intervenuto in due casi, quando potevo e come potevo, deferendo alle Commissioni per il confino due direttori di giornali per attacchi contro l\u2019antifascismo che erano veramente una vergogna. L\u2019ho fatto, ma non \u00e8 compito del Ministro dell\u2019interno di sovrintendere alla stampa; non \u00e8 compito specifico mio di sovrintendere a questo settore.<\/p><p>L\u2019onorevole Pajetta si lamenta di questo fango che viene lanciato contro gli uomini dell\u2019antifascismo e ne imputa la colpa alla Democrazia cristiana che avrebbe spezzato l\u2019unit\u00e0 delle forze antifasciste. Onorevole Pajetta, perch\u00e9 si meraviglia? Quando dal suo partito, dalla sua stampa, e ancora ieri sera da lei stessa viene ripetuto l\u2019atroce insulto contro Alcide De Gasperi di austriacante, contro Alcide De Gasperi che a venti anni conosceva il rigore delle prigioni austriache, contro quest\u2019uomo che nel 1926 conosceva il rigore delle prigioni fasciste; quando voi, in tutta la vostra stampa, nei vostri discorsi, nei vostri manifesti indicate come traditore, austriacante, anti-italiano, nemico del Paese il Capo del Governo e di un grande partito politico e lo gettate al ludibrio dei vostri aderenti? Che meraviglia se poi vengono ex fascisti a gettare fango contro di voi e contro di noi?<\/p><p>Siete voi che avete spezzato il fronte dell\u2019antifascismo! (<em>Vivi applausi al centro e a destra \u2013 Scambio di apostrofi fra il centro e l\u2019estrema sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Onorevoli colleghi, quando non si pu\u00f2 accusare un Ministro di essere monarchico, ma si deve riconoscere che ha lottato per la Repubblica, allora si dice che egli chiude gli occhi, \u00e8 sordo e cieco di fronte all\u2019attivit\u00e0 fascista.<\/p><p>Ora io devo dire chiaramente, lealmente, onestamente \u2013 e lo dico per mio intimo compiacimento \u2013 che la Repubblica italiana ogni giorno pi\u00f9 si afferma nella coscienza degli italiani, la Repubblica italiana ogni giorno pi\u00f9 si rafforza; e noi la Repubblica la rafforziamo e vogliamo rafforzarla, non presentandola col viso grifagno del persecutore, ma con volto umano pacificatore. Noi vogliamo portare alla Repubblica tutte le forze, presentando loro la Repubblica non come l\u2019espressione di una fazione, di una parte, ma come il volto stesso della Patria. (<em>Applausi al centro<\/em>)<em>.<\/em> \u00c8 questa, onorevoli colleghi, la politica che noi facciamo per rafforzare la Repubblica.<\/p><p>\u00c8 la politica, d\u2019altronde, che voi avete iniziato, ma non voi soltanto, n\u00e9 per vostro merito soltanto, ma per merito di tutto l\u2019antifascismo, con la pacificazione rappresentata dall\u2019amnistia. Sappiamo benissimo che molti fascisti hanno inteso l\u2019amnistia non come un attrazione pacificatrice, non come l\u2019espressione umana dell\u2019antifascismo, ma quasi come un atto riparatore di pretese ingiustizie commesse a loro danno. Questo \u00e8 un errore di molti elementi fascisti che accusano la democrazia ingenerosamente, ingiustamente.<\/p><p>Non \u00e8 merito e demerito dell\u2019onorevole Togliatti l\u2019amnistia con cui la Repubblica ha iniziato il suo Governo, ma merito dell\u2019antifascismo che voleva mostrare agli italiani un volto nuovo dopo tante persecuzioni, dopo tante sevizie. L\u2019amnistia si presentava cos\u00ec come un gesto pacificatore che non possiamo sciupare considerandolo fatto soltanto ed obbligatoriamente in una sola direzione. Quando si pretende che la pacificazione avvenga attraverso l\u2019iscrizione a un determinato partito, essa manca al suo scopo e non \u00e8 pi\u00f9 ammissibile. Non possiamo accettare che per, riconciliarsi con la Repubblica, si debba iscriversi soltanto a un determinato partito, non possiamo accettare questa tesi di un battesimo civile (<em>Vivi applausi al centro \u2013 Rumori a sinistra<\/em>), battesimo che verrebbe al fascista allorch\u00e9, accettando una determinata fede politica classificata in antitesi con la sua precedente, si vuol stabilire che con ci\u00f2 stesso egli si purga totalmente.<\/p><p>Quando noi vediamo che l\u2019onorevole Togliatti rivolge le sue cure, non soltanto a coloro a cui \u00e8 stata concessa l\u2019amnistia, ma anche ai repubblichini, perch\u00e9 il Governo dovrebbe da parte sua fare una politica di persecuzione? (<em>Applausi al centro \u2013 Rumori all\u2019estrema sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Onorevoli colleghi, io concludo dicendo che non si pu\u00f2 accusare di faziosit\u00e0 una politica che tende a correggere la violenza, che tende a correggere la prepotenza, la quale sembrava diventata lecita e legittima, soltanto perch\u00e9 rimaneva impunita. Il nostro sforzo \u00e8 quello di ridare fiducia al popolo italiano, fiducia nell\u2019autorit\u00e0 dello Stato, perch\u00e9 esiste un problema in Italia: liberare il popolo italiano dal timore. Lo sforzo che noi coscientemente facciamo \u00e8 questo: di dare a tutti i cittadini la libert\u00e0 di sentirsi pari di fronte a chicchessia e quella di sentirsi figli di un\u2019unica famiglia. Il popolo italiano non aspira altro che alla sua prosperit\u00e0, non aspira altro che alla pace, non aspira altro che a vivere nella libert\u00e0 dopo l\u2019esperienza tragica del fascismo. Noi, onorevoli colleghi, siamo qui garanzia di questa libert\u00e0 (<em>Applausi al centro \u2013 Proteste a sinistra<\/em>), garanzia di voler favorire il popolo italiano nello sforzo della ricostruzione materiale e nel lenire le sue piaghe e le sue ferite materiali; ma siamo qui anche per ridare una dignit\u00e0 ed un volto libero al popolo italiano. (<em>Vivissimi<\/em> <em>applausi al centro e a destra \u2013 Molte congratulazioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. Il seguito della discussione \u00e8 rinviato alla seduta pomeridiana.<\/p><p>La seduta termina alle 13.35.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Versione PDF ASSEMBLEA COSTITUENTE CCXLV. SEDUTA ANTIMERIDIANA DI SABATO 4 OTTOBRE 1947 PRESIDENZA DEL PRESIDENTE TERRACINI INDICE Sul processo verbale: Lussu Presidente Bellavista Mozioni (Seguito della discussione): Einaudi, Ministro del bilancio Scelba, Ministro dell\u2019interno La seduta comincia alle 10. MOLINELLI, Segretario, legge il processo verbale della precedente seduta antimeridiana. Sul processo verbale. LUSSU. 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