{"id":2181,"date":"2023-09-17T14:55:47","date_gmt":"2023-09-17T12:55:47","guid":{"rendered":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=2181"},"modified":"2023-10-21T17:47:20","modified_gmt":"2023-10-21T15:47:20","slug":"pomeridiana-di-giovedi-2-ottobre-1947","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=2181","title":{"rendered":"POMERIDIANA DI GIOVED\u00cc 2 OTTOBRE 1947"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"2181\" class=\"elementor elementor-2181\" data-elementor-post-type=\"post\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-e784a86 elementor-section-full_width elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"e784a86\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-9aaa576\" data-id=\"9aaa576\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-252676b elementor-align-right elementor-widget elementor-widget-button\" data-id=\"252676b\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"button.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-button-wrapper\">\n\t\t\t\t\t<a class=\"elementor-button elementor-button-link elementor-size-sm\" href=\"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/19471002_2.pdf\" target=\"_blank\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-content-wrapper\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-icon\">\n\t\t\t\t<i aria-hidden=\"true\" class=\"icon icon-view\"><\/i>\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-text\">Versione PDF<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-92fb3e5 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"92fb3e5\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>ASSEMBLEA COSTITUENTE<\/p><p>CCXLII.<\/p><p>SEDUTA POMERIDIANA DI GIOVED\u00cc 2 OTTOBRE 1947<\/p><p>PRESIDENZA DEL PRESIDENTE <strong>TERRACINI<\/strong><\/p><p>indi<\/p><p>DEL VICEPRESIDENTE <strong>CONTI<\/strong><\/p><p><strong>INDICE<\/strong><\/p><p><strong>Mozioni <\/strong>(<em>Seguito della discussione<\/em>)<strong>:<\/strong><\/p><p>Scoccimarro<\/p><p>Pella, <em>Ministro delle finanze<\/em><\/p><p>Giannini<\/p><p>Presidente<\/p><p>Rodin\u00f2 Mario<\/p><p>Perrone Capano<\/p><p>Simonini<\/p><p>Quintieri Quinto<\/p><p>De Gasperi, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri<\/em><\/p><p><strong>Interrogazione con richiesta d\u2019urgenza <\/strong>(<em>Svolgimento<\/em>)<strong>:<\/strong><\/p><p>PRESIDENTE<\/p><p>De Gasperi<\/p><p>Gasparotto<\/p><p><strong>Interrogazioni con richiesta d\u2019urgenza <\/strong>(<em>Annunzio<\/em>)<strong>:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p>De Gasperi, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri<\/em><\/p><p>Dugoni<\/p><p><strong>Interrogazioni <\/strong>(<em>Annunzio<\/em>)<strong>:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p>La seduta comincia alle 16.<\/p><p>MOLINELLI, <em>Segretario<\/em>, legge il processo verbale della precedente seduta pomeridiana.<\/p><p>(<em>\u00c8 approvato<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Seguito della discussione di mozioni.<\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019ordine del giorno reca: Seguito della discussione di mozioni.<\/p><p>\u00c8 iscritto ha parlare l\u2019onorevole Scoccimarro. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>SCOCCIMARRO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, \u00e8 la prima volta che questa Assemblea \u00e8. chiamata a discutere non di quello che il Governo si propone di fare, ma di quello che ha fatto; non dei suoi propositi e delle sue intenzioni, ma della sua azione e dei risultati conseguiti. Ed \u00e8 pure la prima volta che questa Assemblea \u00e8 chiamata a decidere se la politica del Governo, e quindi anche il Governo, devono cambiare oppure no.<\/p><p>\u00c8 bene, ed \u00e8 necessario che sia cos\u00ec, poich\u00e9 la situazione del Paese \u00e8 tale per cui l\u2019Assemblea deve assumere le sue responsabilit\u00e0 e risponderne dinanzi al popolo.<\/p><p>E l\u2019Assemblea, che \u00e8 l\u2019organo di collegamento fra Governo e popolo, deve pure dire se condivide il giudizio che della situazione politica ed economica del Paese d\u00e0 il Governo, cos\u00ec come appare dai discorsi dei Ministri intervenuti nella discussione, ma specialmente dall\u2019ultimo radio-discorso del Presidente del Consiglio. Nel quale discorso l\u2019onorevole De Gasperi, con un certo tono fra il compiaciuto e il sodisfatto, ci fa la cronaca di una serie di atti governativi, ma non dice una sola parola sul fatto grave che balza evidente agli occhi di tutti, cio\u00e8 che invece della difesa della lira e, per lo meno, di un freno all\u2019inflazione \u2013 come era nel programma del Governo \u2013 in questi ultimi 4 mesi abbiamo avuto un acceleramento del processo inflazionistico, tanto che siamo ormai ridotti all\u2019ultima trincea nella quale rischiano di crollare le ultime fragili difese della nostra moneta.<\/p><p>Ed \u00e8 veramente strano che l\u2019onorevole De Gasperi, mentre nel maggio scorso diceva di vedere gli abissi dell\u2019inflazione (e questo era eccesso di pessimismo), oggi, in una situazione ben pi\u00f9 grave, egli \u00e8 quasi ottimista, non vede il reale pericolo che ci sovrasta, e si consola dicendo che in definitiva i prezzi aumentano anche in altri paesi.<\/p><p>La qual cosa pu\u00f2 anche avere il suo valore, ma non \u00e8 pertinente al problema che qui si discute, che \u00e8 la politica del Governo italiano in Italia, il cui aspetto economico-finanziario giustamente \u00e8 stato posto in primo piano poich\u00e9 esso \u00e8 al centro della situazione politica ed economica del Paese. Di questo problema io essenzialmente mi occuper\u00f2.<\/p><p>E me ne occuper\u00f2 mettendo da parte ogni apriorismo di dottrina, ogni divergenza ideologica, ogni preconcetto schematico, per guardare alla realt\u00e0, quale essa \u00e8, nei suoi aspetti positivi e negativi, e trarre da essa norma per un\u2019azione diretta alla realizzazione dell\u2019obiettivo che ci proponiamo: stabilizzazione dei prezzi, fine dell\u2019inflazione.<\/p><p>Questo era pure il problema centrale del dibattito svoltosi in questa Assemblea quattro mesi or sono discutendo il programma del Governo. Anche allora si poneva il quesito: esiste nella situazione economica del nostro Paese la possibilit\u00e0 obiettiva di porre termine all\u2019inflazione ed al continuo aumento dei prezzi? E con quale politica e quali provvedimenti si pu\u00f2 eventualmente realizzare tale obiettivo?<\/p><p>A tale quesito, noi rispondemmo affermativamente ed indicammo quali, secondo noi, dovevano essere la politica da seguire ed i provvedimenti da prendere. Il Governo concordava sulle possibilit\u00e0 di arrestare l\u2019inflazione (proprio per questo si era costituito), ma fu d\u2019avviso diverso dal nostro sulle misure e sui provvedimenti a ci\u00f2 necessari.<\/p><p>Oggi si ripresenta lo stesso problema, perci\u00f2 questo dibattito si ricollega a quello di quattro mesi or sono, ed io lo riprendo al punto in cui si concluse col discorso dell\u2019onorevole Einaudi.<\/p><p>Il Ministro del bilancio, commentando il mio giudizio sul bilancio di previsione per l\u2019esercizio 1947-48, si esprimeva in questi termini: \u00abLe argomentazioni dell\u2019onorevole Scoccimarro sono esatte ad una condizione: che le previsioni di entrate e spese che si fanno oggi siano quelle stesse che si potranno fare domani. In realt\u00e0, se cos\u00ec fosse, il problema del bilancio italiano non sussisterebbe\u00bb.<\/p><p>E pi\u00f9 avanti: \u00abFra i pericoli ai quali si va incontro nello sforzo di far s\u00ec che sia mantenuto l\u2019equilibrio parziale che oggi si \u00e8 ottenuto, ne ricordo uno che sta nella inevitabilit\u00e0 di impostazioni di nuove spese in conseguenza di spese gi\u00e0 deliberate. Per i pubblici appalti \u00e8 stabilita la regola della revisione dei prezzi\u00bb. Perci\u00f2 l\u2019onorevole Einaudi diceva espressamente di dover fare una riserva e pertanto il problema del nostro bilancio non era ancora risolto.<\/p><p>Giudizio esatto: di nessun bilancio di previsione si pu\u00f2 dire che il problema del bilancio \u00e8 risoluto, se si prevede che i dati previsti possono non realizzarsi. Ma, proprio qui si ritrova il principio del nostro dissenso dalla politica finanziario-economica del Governo.<\/p><p>Un bilancio di previsione non \u00e8 solo l\u2019indicazione di qualcosa che si realizza automaticamente, ed alla cui realizzazione noi assistiamo passivamente: esso afferma una possibilit\u00e0, pone un obiettivo ed indica una linea d\u2019azione diretta a creare le condizioni perch\u00e9 quella previsione divenga realt\u00e0. Quelle condizioni si concretano oggi per noi nella stabilizzazione dei prezzi: se questi continuano ad aumentare quella previsione viene a mancare di ogni fondamento. Infatti, la riserva dell\u2019onorevole Einaudi sorgeva dal fatto che, continuando l\u2019aumento dei prezzi, sarebbero necessariamente aumentate le spese in conseguenza di impegni precedentemente assunti, come avviene per la revisione dei contratti di appalto a cui si \u00e8 tenuti per legge. Ma questo significa che il Governo non si poneva come obiettivo immediato la stabilizzazione dei prezzi: questo \u00e8 il significato della riserva dell\u2019onorevole Einaudi. Quell\u2019obiettivo si poneva invece la politica che proponevo, ed \u00e8 in relazione a quella politica che doveva considerarsi il mio giudizio sul bilancio. Qui appare chiaro il punto di divergenza: per me il problema del bilancio era strettamente connesso ad una politica di stabilizzazione dei prezzi, ritenuta possibile ed attuabile con i provvedimenti proposti. Per il Ministro del bilancio invece questo problema dei prezzi non si poneva come una esigenza immediata, ed il problema del bilancio non era connesso ad una politica di stabilizzazione dei prezzi. In sostanza, si doveva o non si doveva fare una politica di stabilizzazione? Per la difesa della lira e la lotta contro l\u2019inflazione a me pareva questo un punto essenziale; all\u2019onorevole Einaudi evidentemente no? Ora, io mi domando: \u00e8 giusta l\u2019impostazione che il Governo ha dato alla politica antinflazionista? A me pare di no, e l\u2019esperienza di questi quattro mesi mi conferma in questo giudizio.<\/p><p>Invero, qual \u00e8 il concetto informatore della politica economico-finanziaria del Ministro del bilancio? Esso pu\u00f2 riassumersi nei seguenti termini.<\/p><p>Realizzare il pareggio del bilancio; conseguentemente si arresta l\u2019aumento della circolazione monetaria per conto dello Stato; quindi cessa l\u2019aumento dei prezzi e l\u2019inflazione. In questo concetto la politica del Governo trova la sua spiegazione e giustificazione logica.<\/p><p>E quella \u00e8, in fondo, l\u2019impostazione classica, tradizionale di una politica contro l\u2019inflazione. Ma \u00e8 l\u2019impostazione giusta per situazioni in cui l\u2019inflazione \u00e8 essenzialmente un fenomeno di origine finanziaria e monetaria, nel quale i fattori extra monetari hanno valore ed influenza accidentali e secondarie che possono essere trascurati.<\/p><p>Ma l\u2019inflazione di cui soffre oggi l\u2019Italia non \u00e8 soltanto la risultante di un fenomeno monetario e finanziario: essa \u00e8 pure il riflesso degli squilibri profondi che esistono nella nostra economia, e i fattori extra monetari operanti in senso inflazionistico sono tutt\u2019altro che accidentali e secondari, ed hanno valore e influenza essenziale nel processo inflazionistico. Quello schema logico lascia fuori di s\u00e9 una parte troppo importante della realt\u00e0 che non pu\u00f2 essere trascurata: esso coglie l\u2019aspetto finanziario-monetario e trascura quello economico.<\/p><p>La lotta contro l\u2019inflazione deve perci\u00f2 impostarsi su di un piano pi\u00f9 vasto, comprensivo di tutti i fattori che concorrono a determinare l\u2019inflazione e deve attuarsi con un\u2019azione coordinata che operi simultaneamente in punti diversi dell\u2019organismo economico, e capace di suscitare una molteplicit\u00e0 d\u2019impulsi e di spinte che per vie diverse confluiscano allo stesso fine: stabilizzazione dei prezzi e del valore della moneta.<\/p><p>Ora, \u00e8 chiaro che per risolvere un problema di questo genere non basta guardare solo al bilancio ed alla circolazione monetaria: bisogna pure tener conto della produzione e dei suoi costi, del consumo e quindi della distribuzione dei redditi, insomma di tutti i fattori determinanti dei prezzi sui quali bisogna agire con criteri e fine unitari. Quest\u2019azione, secondo me, \u00e8 assolutamente mancata nella politica economico-finanziaria del Governo. Ed \u00e8 mancata perch\u00e9 la stabilizzazione dei prezzi e della moneta \u00e8 stata sistematicamente concepita come la conseguenza del risanamento finanziario, mentre essa deve considerarsi anche come condizione del risanamento stesso. Questo potr\u00e0 sembrare contradittorio dal punto di vista della logica formale; non \u00e8 cos\u00ec nella realt\u00e0. La stabilizzazione dei prezzi e del valore della moneta in fase di avviamento al risanamento finanziario deve essere sostenuta da una politica di emergenza, direi quasi da puntelli che la sostengono fino a quando il risanamento \u00e8 compiuto ed in esso trover\u00e0 la base e le condizioni per la sua stabilit\u00e0 e durevolezza. Qui \u00e8 il punto debole nella politica del Governo, e deriva dal fatto che questa ha considerato la stabilit\u00e0 dei prezzi e del valore della moneta solo come conseguenza del risanamento finanziario, e non pure come condizione del risanamento stesso. Lo stesso concetto ha espresso ieri l\u2019onorevole Corbino, affermando che la stabilizzazione dei prezzi e della moneta devono considerarsi come un mezzo, uno strumento e non soltanto come un fine.<\/p><p>Si comprende facilmente che ogni provvedimento diretto al risanamento finanziario, che dia nuovo impulso alla spirale ascendente dei prezzi, mina e distrugge le basi stesse del risanamento, ed in definitiva il risanamento diviene un miraggio che ci sfugge sempre dinanzi, ogni qualvolta ci sembra di averlo avvicinato o raggiunto. A mio giudizio la politica del Governo si svolge in un circolo vizioso nel quale, se non ne usciamo, rischia di essere travolta la nostra moneta. Bisogna spezzare quel circolo ed avviarci per alta via. In qual modo e per quale via?<\/p><p>Il punto di attacco decisivo \u00e8 quello dei prezzi: qui si pu\u00f2 veramente spezzare il circolo vizioso in cui si dibatte l\u2019azione del Governo. A tal fine occorre che per un certo periodo di tempo, si ponga la stabilizzazione dei prezzi come obiettivo centrale immediato al quale tutti i provvedimenti economico-finanziari dovrebbero essere rivolti e subordinati. Quale \u00e8 la situazione del nostro Paese in questo campo? Tutti sanno che i prezzi dipendono da molti fattori: circolazione, produzione, consumo ecc. Se guardiamo alla realt\u00e0 si constata che, sulla base dei dati attuali della produzione, della circolazione e del consumo, i prezzi si trovano ad un livello infinitamente superiore a quella che dovrebbe essere la giusta posizione di equilibrio in rapporto alla effettiva produzione, circolazione e consumo nel nostro Paese. E questo giudizio \u00e8 vero anche tenendo conto di quel margine di scarto all\u2019ins\u00f9 che c\u2019\u00e8 sempre nei prezzi in periodi di inflazione per effetto del loro pi\u00f9 celere ritmo di aumento. Ma anche tenendo conto di questo margine, lo scarto che oggi esiste \u00e8 troppo forte e rivela altre cause operanti in quel senso, per cui si pone un problema che la politica del Governo deve affrontare, cio\u00e8 individuare quelle cause e cercare di eliminarle per riportare i prezzi a quel punto di equilibrio con la circolazione che la dichiarazione programmatica del Governo affermava di voler realizzare.<\/p><p>Ora, si calcola che quello scarto vada dal 30 al 50 per cento, il che vuol dire che tutti i prezzi comprendono un sovrapprezzo speculativo che in media si pu\u00f2 ritenere al di sopra del 30 per cento.<\/p><p>Quali sono i fattori che determinano questa situazione? Io ho gi\u00e0 altre volte accennato ad alcuni fattori speculativi operanti della nostra situazione economica e desidero ora completare quelle mie indicazioni.<\/p><p>Devo dire subito che non intendo riferirmi alla speculazione spicciola, quella che nasce necessariamente in periodi inflazionistici dal fatto che ogni cittadino che ne ha la possibilit\u00e0 fa qualche provvista, cio\u00e8 fa acquisti che in altra situazione non avrebbe fatti; tali operazioni compiute da milioni di uomini esercitano una pressione sui prezzi. Questo fenomeno si elimina smobilitando la psicologia inflazionista diffusa nel Paese.<\/p><p>Mi riferisco invece a fattori speculativi di altra natura, che direi di speculazione all\u2019ingrosso, organizzata, che si inserisce organicamente nel sistema di circolazione e di distribuzione delle merci, alterandone e deformandone il meccanismo funzionale.<\/p><p>Vediamo qualche esempio di fatto. Ho accennato altra volta ad alcune associazioni di produttori, per esempio dei cotonieri e dei lanieri, che hanno per legge la facolt\u00e0 di imporre tributi. Per esempio, l\u2019associazione dei cotonieri impone un contributo di quattro lire per ogni chilogrammo di cotone importato, e quella dei lanieri impone un contributo di dieci lire per ogni chilogrammo di lana importata.<\/p><p>Questi tributi si incorporano nel prezzo delle materie prime, e perci\u00f2 sono un contributo obbligatorio a cui non ci si pu\u00f2 sottrarre, perch\u00e9 quando si acquista la materia prima lo si paga necessariamente nel suo prezzo. E quel prezzo si ripercuote sui costi di produzione e quindi sui prezzi dei prodotti finiti.<\/p><p>Ma c\u2019\u00e8 di pi\u00f9. L\u2019associazione dei cotonieri impone lire 1,80 per ogni fuso di filatura, lire 0,90 per ogni fuso di ritorcitura, lire 60 per ogni telaio installato, lire 100 o lire 60, secondo i casi, per ogni dipendente. Tutti questi tributi incidono sui costi di produzione e quindi sui prezzi.<\/p><p>Tutto ci\u00f2 indipendentemente dalla quota di adesione dei soci che \u00e8 di lire 3000 per ogni socio.<\/p><p>A quale scopo servono questi tributi? Alla ricostruzione della sede sociale, la quale poi \u00e8 propriet\u00e0 di una societ\u00e0 immobiliare che ha recentemente aumentato il proprio capitale a 90 milioni. Ora io mi domando: se quelle Associazioni vogliono costruirsi un edificio perch\u00e9 non se lo pagano con i loro mezzi? Perch\u00e9 devono riversarne la spesa sui consumatori? Perch\u00e9 si deve consentire di aggravare i costi di produzione e quindi i prezzi? Si dice che si tratta solo di un metodo di riscossione di un contributo volontario: ma questo non \u00e8 vero perch\u00e9 il produttore che acquista la materia prima non pu\u00f2 sottrarsi al tributo. Senza dire poi che se vi fossero dei piccoli e medi industriali che osassero sottrarsi all\u2019imposizione, sarebbero boicottati dai gruppi pi\u00f9 forti dominanti nell\u2019Associazione, e quindi si guardano bene dal farlo. Devono subire la legge del pi\u00f9 forte. Si pensi che, con i soli tributi sulle importazioni, l\u2019Associazione dei cotonieri e quella dei lanieri prendono un miliardo, che pagano i consumatori, e questo per la costruzione di un edificio che serve ad esse, ma che non sar\u00e0 nemmeno di loro propriet\u00e0, bens\u00ec di una societ\u00e0 immobiliare.<\/p><p>L\u2019episodio \u00e8 significativo: \u00e8 uno di quei tanti residui di corporativismo fascista che sarebbe tempo venissero liquidati dalla nostra vita economica.<\/p><p>Passiamo ad altro campo: andiamo a vedere come \u00e8 il mercato di alcune merci fondamentali: ferro, cemento, concimi ecc., come si distribuiscono fra i consumatori. Ebbene qui troviamo che fra produttori e consumatori si inseriscono degli intermediari speculatori, che talvolta sono Enti, gruppi monopolistici ecc., i quali bloccano la produzione, dominano monopolisticamente il mercato ed impongono prezzi che sono due, tre, quattro volte superiori a quelli che dovrebbero essere.<\/p><p>Ora il Ministro dell\u2019industria ha deciso di bloccare il 60 per cento della produzione siderurgica. Ma che cosa avviene con questo provvedimento? Si danno dei buoni di assegnazione ma questi riescono ad averli coloro i quali non impiegano la merce e ne fanno mercato nero; cos\u00ec si crea un mercato dei \u00abbuoni\u00bb e la speculazione continua la sua opera di moltiplicare i prezzi per due, tre, quattro volte. Si veda quello che avviene per i cementi.<\/p><p>Poco tempo fa un giornale denunciava, come uno scandalo: \u00abla forte ascesa dei prezzi dei cementi, dovuta ad una specie di mercato libero creatosi vicino al mercato ufficiale ed un forte commercio di buoni d\u2019assegnazione\u00bb.<\/p><p>Non parliamo dei concimi chimici, per cui i contadini che hanno bisogno di concime, se vogliono averlo, devono pagarlo con sovraprezzi speculativi sbalorditivi.<\/p><p>Se poi andiamo a guardare i generi alimentari, troviamo delle cose veramente inspiegabili. Io mi domando come \u00e8 possibile, ad esempio, consentire una speculazione come quella che \u00e8 denunciata da questi documenti: vi sono trafficanti i quali, ad esempio, sfruttano in Italia la diversa scadenza della saldatura nelle regioni, e mentre nelle prime settimane di maggio incettano grano nell\u2019Italia centrale per i mercati meridionali, verso gli ultimi dello stesso mese corrono nelle campagne delle Puglie ad incettare grano per i mercati centrali ove la stagione \u00e8 pi\u00f9 tarda.<\/p><p>E poi, che dire di un nucleo di trafficanti del Nord che scendono sui mercati agricoli dell\u2019Italia centrale e bloccano col rialzo dei prezzi tutti i capi di bestiame in vendita, li macellano e, si dice, esportano clandestinamente quella carne all\u2019estero, in Francia e Svizzera, provocando un enorme rialzo dei prezzi delle carni all\u2019interno?<\/p><p>Per le uova avviene questo fenomeno: nel mese di maggio, che \u00e8 il mese di maggiore produzione, i prezzi in Italia sono passati dalle 15 mila lire per ogni migliaio nel maggio dello scorso anno a 31 mila lire nel maggio dell\u2019anno corrente. Dove arriveranno in ottobre-novembre, quando la produzione scender\u00e0 alla met\u00e0? Anche qui speculazione, accaparramento.<\/p><p>E poi, se il Ministro dell\u2019industria vorr\u00e0 informarsi presso qualche Ente di consumo trover\u00e0 che vi sono dei capitalisti, degli intermediari speculatori che bloccano la produzione olearia di intere regioni e non \u00e8 possibile a quegli Enti comprare neanche un chilo di olio da vendere ai loro soci.<\/p><p>Vi faccio grazia di altri molti fatti del genere.<\/p><p>Ora, se mettiamo insieme l\u2019azione di questa speculazione (che non \u00e8 la piccola speculazione di chi i provvede di qualche riserva in casa) e facciamo i calcoli di quanto essa incide sull\u2019aumento dei prezzi, noi troviamo, se non tutta, in gran parte, la spiegazione del fenomeno che ho denunciato.Qui si tratta del sistema di circolazione di distribuzione delle merci che viene alterato e deformato; si tratta di vere e proprie incrostazioni parassitarie e monopolistiche che fanno sentire il loro peso sui prezzi; si tratta delle speculazioni d\u2019alto bordo, la cui attivit\u00e0 \u00e8 veramente nefasta. Orbene, quando il Governo si \u00e8 costituito, noi abbiamo denunciato questi fenomeni e la necessit\u00e0 di un intervento contro di essi come un aspetto della lotta contro le speculazioni: che cosa si \u00e8 fatto? Nulla, assolutamente nulla.<\/p><p>Ora, quando si pone il problema della lotta contro la speculazione, il primo compito \u00e8 di riorganizzare il sistema di circolazione e distribuzione delle merci, eliminando \u2013 piccola o forte che sia \u2013 qualsiasi influenza di fattori speculativi. Il Ministro dell\u2019industria non si \u00e8 nemmeno posto tale problema. Ed ecco che, dopo quattro mesi, un bel giorno il Governo si \u00e8 svegliato ed \u00e8 venuto fuori un provvedimento del settembre nel quale si comminano fino a tre o sei anni di reclusione e fino a 10 e 20 milioni di multa per accaparramento di merci.<\/p><p>Ora, non sembri strano che proprio da questi banchi si dica al Governo che non bisogna aver troppa fiducia in queste misure; sono misure amministrative che non risolvono il problema e possono avere solo funzione ausiliaria di altri provvedimenti di carattere economico. Se questi mancano, anche quelle misure si risolvono in nulla. L\u2019opera pi\u00f9 efficace sarebbe che il Ministero dell\u2019industria intervenisse allo scopo di riorganizzare tutto il sistema di circolazione e distribuzione delle merci, eliminando tutte le posizioni monopolistiche acquisite in questo campo, appoggiandosi ad organi cooperativi e ad Enti pubblici, per loro natura antispeculativi.<\/p><p>Se questo si facesse, sarebbe indubbiamente il primo grosso colpo contro la speculazione in Italia. Quali risultati si otterrebbero? Non certo una immediata ed automatica diminuzione dei prezzi; questi fanno presto a salire, ma sono poi sempre riluttanti a discendere. Ma, eliminando il margine speculativo, noi creiamo la premessa e la condizione obiettiva della stabilizzazione che potrebbe anche implicare una pi\u00f9 o meno sensibile riduzione dei prezzi. Il punto di stabilizzazione potrebbe muoversi fra un massimo, che \u00e8 il limite attuale, ed un minimo che sarebbe il limite di equilibrio, oggi superato dal sovraprezzo speculativo. E sarebbe politica di stabilizzazione, e non di deflazione, anche determinando una compressione dei prezzi, perch\u00e9 quelli che si eliminerebbero non sarebbero i profitti normali, ma solo quelli speculativi. Entro quei due limiti si potrebbe creare anche un maggior respiro alla circolazione monetaria, pur senza influenza inflazionista.<\/p><p>Perch\u00e9 non si \u00e8 fatto nulla in questo campo?<\/p><p>Ce lo ha detto ieri lo stesso onorevole Ministro Togni, quando ha affermato che la speculazione sparir\u00e0 quando avremo raggiunto il risanamento finanziario del Paese. Ma per raggiungere il risanamento finanziario del Paese, bisogna incominciare fin da ora a liquidare la speculazione organizzata. Ed \u00e8 cos\u00ec vero che il Governo non si \u00e8 nemmeno posto tale problema, che lo stesso Ministro dell\u2019industria ci diceva che per impedire l\u2019ulteriore aumento dei prezzi, quel che bisognerebbe fare \u00e8 di abolire la scala mobile.<\/p><p>Ora, qui basta fare una semplice considerazione. Se il Governo si ponesse il problema di arrivare seriamente alla stabilizzazione dei prezzi, la scala mobile non dovrebbe preoccupare perch\u00e9 non avrebbe pi\u00f9 nessuna influenza. Quando invece si pone come condizione essenziale del risanamento l\u2019abolizione della scala mobile, vuol dire che si pensa ad ulteriori aumenti di prezzi e quindi ad un ulteriore sviluppo dell\u2019inflazione. Proprio per questo noi non possiamo condividere la politica economica del Governo.<\/p><p>Onorevoli colleghi, la eliminazione della speculazione \u00e8 solo la premessa per una efficace politica di stabilizzazione. L\u2019azione concreta da svolgere riguarda la circolazione e il credito, i costi di produzione e il commercio estero.<\/p><p>Ora, non solo non si \u00e8 realizzata la premessa necessaria di una politica di stabilizzazione, ma anche i provvedimenti concreti da prendere in quei diversi campi o sono mancati o sono stati delle mezze misure che non hanno risolto nulla, ed hanno invece aggravato il male di cui tutti oggi si lamentano: l\u2019inflazione si \u00e8 aggravata, la sana attivit\u00e0 produttiva \u00e8 stata posta in difficolt\u00e0, e la speculazione \u00e8 divenuta sempre pi\u00f9 virulenta e perniciosa. Infatti i calcoli rivelano che quel margine speculativo dei prezzi, di cui dianzi ho parlato, ha la tendenza a dilatarsi sempre pi\u00f9.<\/p><p>Quando questo Governo si \u00e8 costituito si prevedeva che un certo aumento della circolazione era inevitabile, non per\u00f2 nella misura in cui \u00e8 avvenuto.<\/p><p>A maggior ragione si imponeva di creare le condizioni perch\u00e9 quell\u2019aumento di circolazione avesse la minore ripercussione inflazionista possibile nel paese. La prima condizione era quella di decurtare i sovraprezzi speculativi; la seconda condizione consisteva nel far s\u00ec che all\u2019aumento di circolazione monetaria corrispondesse la eliminazione della circolazione creditizia per fini speculativi.<\/p><p>Anche qui \u2013 mi si consenta di dirlo \u2013 non si \u00e8 fatto nulla. La circolazione monetaria \u00e8 aumentata di un centinaio di miliardi, ma nello stesso tempo anche la circolazione creditizia si \u00e8 dilatata oltre il giusto limite ed \u00e8 divenuta inflazionista. Dal dicembre 1946 al luglio 1947 i depositi sono cresciuti di 258 miliardi e gli impieghi di 193 miliardi. Che cosa significano queste cifre? Significano che, pur tenendo conto dell\u2019aumento nella produzione e nei prezzi, nella \u00abcreazione di depositi\u00bb da parte delle banche si \u00e8 andati oltre il giusto limite, si \u00e8 fatta dell\u2019inflazione, si \u00e8 imposto un \u00abrisparmio forzoso\u00bb. Tanto che il Governo, ad un certo momento, ha dato l\u2019allarme riconoscendo ed affermando che il risparmio forzoso in Italia \u00e8 arrivato a un punto che pesa gi\u00e0 in modo eccessivo sulle classi povere della popolazione.<\/p><p>Per chi non lo capisce, risparmio forzoso vuol dire inflazione; in questi mesi dunque, nello stesso tempo in cui la circolazione monetaria si dilatava, si consentiva che anche nel campo del credito si operasse in modo da dare un impulso all\u2019inflazione.<\/p><p>Se poi andiamo a guardare come sono stati impiegati quei 193 miliardi di nuovi impieghi, cio\u00e8 quanti sono stati impiegati produttivamente e quanti per scopi speculativi, dobbiamo riconoscere che non ne sappiamo nulla di preciso. Sappiamo per\u00f2 che impieghi speculativi si sono attuati in larga misura. Il popolo lavoratore si \u00e8 trovato preso in un meccanismo infernale: da una parte l\u2019inflazione gli ha imposto un abbassamento del tenore di vita, dall\u2019altra, la speculazione si \u00e8 servita di parte dei beni che gli sono stati sottratti per infliggergli un nuovo danno. Per combattere e porre termine a tale situazione, quattro mesi or sono, quando si \u00e8 posto il problema della lotta contro l\u2019inflazione, noi chiedemmo che non si perdesse tempo a porre un limite alla crescente espansione creditizia, tanto pi\u00f9 che la circolazione monetaria si dilatava. E chiedemmo anche che si controllasse l\u2019impiego del credito. A tal fine proponemmo che il controllo del credito non fosse solo quantitativo, ma anche qualitativo. Quando il progetto del Governo venne alla Commissione di finanze e tesoro di questa Assemblea, io dissi subito che quel provvedimento non era adeguato alle esigenze della situazione.<\/p><p>Ora, l\u2019onorevole Einaudi, rispondendo a tale richiesta, dichiar\u00f2 che non accettava la proposta di controllo qualitativo, perch\u00e9 questa \u00e8 impresa molto delicata, in quanto l\u2019istituto controllante dovrebbe ingiungere alle Banche di dare o non dare credito a questo o a quello, e se l\u2019istituto controllante indica quali sono le persone alle quali si deve o non si deve far credito, la responsabilit\u00e0 si deve togliere a coloro che l\u2019hanno e si deve darla a coloro che esplicano questa azione.<\/p><p>Onorevole Einaudi, non \u00e8 questo il problema. Nessuno si \u00e8 mai sognato di chiedere che l\u2019Istituto di emissione si sostituisca alle Banche per valutare se il cliente che chiede il credito lo meriti o non lo meriti, dia o non dia garanzie. Il controllo qualitativo del credito vuol dire controllo della natura dell\u2019impiego economico del risparmio nazionale, indipendentemente dalle valutazioni personali dei singoli clienti, che rimane sempre compito delle singole banche. Il Governo ha oggi il dovere di controllare in quale modo si impiega il risparmio nazionale. Questo non si \u00e8 fatto e le conseguenze sono molto gravi, perch\u00e9 cos\u00ec si \u00e8 lasciato via libera alla speculazione con tutte le conseguenze inflazioniste che ne derivano.<\/p><p>Con la richiesta del controllo qualitativo del credito, su cui insistiamo, noi in sostanza difendiamo l\u2019attivit\u00e0 produttiva contro l\u2019attivit\u00e0 speculativa; difendiamo le piccole e medie industrie contro la sopraffazione dei gruppi monopolistici; difendiamo l\u2019industria sana, che risponde agli interessi generali del Paese, contro l\u2019industria che punta sull\u2019inflazione, sulla speculazione e simili espedienti; difendiamo il credito produttivo contro il credito speculativo. In sostanza noi vogliamo che il credito concorra alla stabilizzazione dei prezzi e della moneta.<\/p><p>Che cosa \u00e8 avvenuto in pratica con il puro controllo quantitativo? \u00c8 avvenuto che si danneggiano alcune attivit\u00e0 produttive a beneficio di quelle speculative, poich\u00e9 le banche \u2013 come denunciava ieri l\u2019onorevole Corbino \u2013 per compensare il minor volume di affari, inclinano a impieghi speculativi perch\u00e9 pi\u00f9 redditizi. Io so di interessi che vanno dal 14 al 35 per cento; qualche istituto \u00e8 arrivato persino al 76 per cento, operando attraverso interposte persone. Quale \u00e8 il produttore che pu\u00f2 pagare questi saggi di interesse? E allora avviene che gli incettatori di merci, gli accaparratori, gli speculatori che possono pagarli, monopolizzano a loro beneficio il credito.<\/p><p>Onorevole Einaudi, ella ha dato particolari disposizioni alle banche in materia di riporti. Ora, sa quale scherzo le hanno fatto le banche? Invece dei riporti fanno operazioni staccate: invece del riporto tradizionale, si vende a fine mese corrente e si ricompra a fine mese successivo. Lo scarto del prezzo \u00e8 il compenso della banca. Le posso dare qualche cifra. Solo su di un titolo, per la Fiat, si \u00e8 determinato in queste operazioni uno scarto di 50 punti in un mese, e la banca ha avuto un reddito del 30 per cento. Si tratta di un finanziamento speculativo che sfugge ai divieti da lei posti per i riporti speculativi. Ma come si fa ad evitare questi fenomeni se non si instaura un controllo qualitativo del credito? Questo \u00e8 un episodio, ma ve ne sono altri: i banchieri hanno pi\u00f9 fantasia degli uomini di governo.<\/p><p>L\u2019onorevole Einaudi pensava che con il controllo quantitativo del credito e il limite posto alla sua espansione quanti si sono serviti del credito per riempire i loro magazzini a fine speculativo, ora devono vendere e quindi l\u2019aumento di offerta delle merci, farebbe ribassare i prezzi. Ma la reazione \u00e8 stata ben diversa: si sono mantenuti pieni i magazzini e si tende invece a ridurre o ad arrestare la produzione con tutte le prevedibili conseguenze: cos\u00ec si continua sul binario inflazionistico.<\/p><p>Oltre a tutto ci\u00f2, noi dobbiamo constatare che si sono posti in gravi difficolt\u00e0 piccoli e medi industriali e commercianti: i primi sacrificati, perch\u00e9 i meno influenti e meno provveduti di appoggi. E poi anche talune grandi industrie sane sono state poste in difficolt\u00e0, mentre la speculazione continua a infierire. Queste sono le conseguenze di una insufficiente realizzazione del controllo del credito. Le misure che dovevano servire a combattere l\u2019inflazione servono invece a potenziarla e a svilupparla.<\/p><p>Ma io vorrei far presente al Ministro del bilancio una questione particolare, che mi pare abbastanza seria e meritevole di considerazione. La Banca d\u2019Italia ha ripetutamente affermato che il nuovo sistema di disciplina del credito non comporta per i depositi in atto obblighi e limiti maggiori di quelli imposti dal sistema precedente che imponeva il versamento totale dei depositi che superavano il limite di 30 volte il patrimonio della Banca. Ma, se questo \u00e8 vero per le grandi banche, non \u00e8 vero per le piccole banche, per le cooperative locali. Cosa \u00e8 avvenuto in questo campo? Le piccole banche, le cooperative che finanziano artigiani, piccoli bottegai e piccoli produttori, con una zona di attivit\u00e0 limitata, in questi ultimi tempi hanno fatto questo: quando hanno visto che i loro depositi superavano il livello di 30 volte il loro patrimonio, hanno chiesto ai loro soci un sacrificio, cio\u00e8 di versare nuove quote per portare il loro patrimonio al giusto livello. Dopo aver imposto tale sacrificio, ai suoi soci, \u00e8 venuto il mutamento di sistema che impone anche alle piccole banche di versare alla Banca d\u2019Italia una parte dei loro depositi che superano il decuplo del patrimonio. Ora avverr\u00e0 che quelle attivit\u00e0 artigiane, di piccoli e medi industriali, finanziate da quelle banche, si troveranno in grande difficolt\u00e0 perch\u00e9 non hanno altri mezzi di finanziamento: la piccola e la media industria non emette azioni n\u00e9 obbligazioni, e tanto meno pu\u00f2 ricorrere all\u2019I.M.I. o al Consorzio imprese di pubblica utilit\u00e0, perch\u00e9 notoriamente questi istituti servono solo alle grandi industrie. Molti piccoli e medi produttori si troveranno in una situazione disgraziata.<\/p><p>Io credo che i provvedimenti presi dalla Banca d\u2019Italia in rapporto alla situazione delle banche cooperative locali debbano essere riveduti ed attenuati. Il problema del credito sta assumendo un aspetto drammatico nel Paese.<\/p><p>Oggi si leva gran clamore attorno al Ministro del bilancio: a molte di quelle voci che lo criticano noi non ci associamo. Per\u00f2, constatiamo che vi sono dei produttori, che svolgono un\u2019attivit\u00e0 sana ed utile al Paese, ai quali \u00e8 venuto a mancare il credito e le cui proteste sono giustificate; d\u2019altra parte vi sono le banche che dicono che col nuovo sistema non possono far credito. La Banca d\u2019Italia risponde che le misure imposte con la nuova disciplina non possono portare ad una restrizione del credito alla sana attivit\u00e0 produttiva.<\/p><p>Chi ha ragione? Se le cose stanno cos\u00ec vuol dire che bisogna andare a vedere il modo in cui le banche impiegano il credito, oppure bisogna pensare ad un sabotaggio delle banche per far cadere i suoi provvedimenti, o ad una subdola manovra inflazionistica che cerca di prendere la mano al Governo. \u00c8 possibile che queste ipotesi siano tutte vere. Ma come fa lei, onorevole Einaudi, a risolvere questo problema se non passa dal controllo quantitativo a quello qualitativo?<\/p><p>Bisogna controllare dove va a finire il risparmio nazionale, che \u00e8 destinato ad incrementare la vita economica del Paese e non a sostenere attivit\u00e0 speculative. Per fare questo occorre mutare sistema.<\/p><p>Occorre adottare il sistema che noi suggerimmo quattro mesi or sono e che il Governo non ha voluto applicare. Oggi \u00e8 la realt\u00e0 che lo impone. Oggi siamo arrivati a questo; che gli industriali pi\u00f9 intelligenti, gli industriali che non puntano sulla speculazione, gli industriali che sono veramente gli organizzatori della produzione, vi chiedono di controllare qualitativamente il credito, perch\u00e9 non \u00e8 giusto che lo si neghi a loro che operano nell\u2019interesse del Paese, mentre si concede ad altri la cui attivit\u00e0 rovina l\u2019economia del Paese.<\/p><p>Questo \u00e8 il problema. La critica che noi facciamo al Governo \u00e8 che in questi quattro mesi ha lasciato andare le cose per questa via. Perch\u00e9? Perch\u00e9, onorevole Einaudi (e risalgo a dove sono partito), il problema del risanamento finanziario si \u00e8 posto esclusivamente, prevalentemente, sul piano finanziario, perch\u00e9 si \u00e8 considerata la stabilizzazione dei prezzi e della moneta solo come una conseguenza futura del risanamento finanziario e non pure come una premessa ed una condizione di una politica efficiente di risanamento economico e finanziario.<\/p><p>Bisogna mutare sistema ed adottare il sistema da noi suggerito. Di fronte alle richieste di allargare il credito, di annullare le decisioni gi\u00e0 prese, noi chiediamo che si risponda in modo da sodisfare quanto vi pu\u00f2 essere di giusto in quelle richieste senza per\u00f2 annullare i limiti posti, il che si ottiene mutando sistema, non togliendo il controllo, ma allargandolo e integrandolo, passando cio\u00e8 dal puro controllo quantitativo anche a quello qualitativo. Il Governo ha il dovere di assicurare ai produttori l\u2019utile impiego del risparmio nazionale: questo il Governo non lo ha fatto. Quali sono state le conseguenze? Speculazione, inflazione, aumento di prezzi, moneta svalutata: l\u2019inflazione ha fatto un balzo avanti. Bisogna cambiar sistema.<\/p><p>E vengo ad altro problema essenziale: i costi di produzione.<\/p><p>Se il Governo si fosse posto seriamente l\u2019obiettivo di stabilizzare i prezzi nel pi\u00f9 breve tempo possibile, non avrebbe potuto ignorare che si poneva altres\u00ec il problema di stabilizzare i costi di produzione, evitando per un certo periodo tutti quei provvedimenti che potevano determinare l\u2019aumento.<\/p><p>Qui si pone il problema dei prezzi politici. Ora, in tutti i grandi Paesi, specialmente nei Paesi occidentali, nel periodo della lotta contro l\u2019inflazione si \u00e8 ritenuto conveniente non sopprimere i prezzi politici, ma farne anzi uno strumento di manovra. L\u2019esperienza fatta in altri Paesi poteva insegnare qualcosa anche a noi. Viceversa, in Italia si \u00e8 ritenuto, in un momento culminante di svalutazione monetaria, di abolire o di avvicinarsi alla progressiva abolizione dei prezzi politici, pensando che questo provvedimento fosse una misura utile, necessaria e favorevole al riassetto generale dell\u2019economia e non invece un nuovo impulso dato all\u2019inflazione. Non si \u00e8 tenuto presente che l\u2019abolizione dei prezzi politici, specialmente di quei prezzi che concorrono a formare la razione alimentare delle masse, hanno un\u2019influenza diversa se sono presi in una fase di inflazione, oppure di stabilizzazione dei prezzi.<\/p><p>Non si \u00e8 pensato che per taluni prezzi politici il risparmio che il Tesoro fa con la loro abolizione pu\u00f2 essere inferiore alla maggiore spesa che indirettamente deve sostenere per effetto dell\u2019aumento dei prezzi,<sup>: <\/sup>che porta ad aumenti di stipendi e salari, a rivedere i contratti di appalto e via di seguito.<\/p><p>L\u2019onorevole Del Vecchio, Ministro del tesoro, in un certo momento ha fatto alcune dichiarazioni che suonano testualmente cos\u00ec: \u00abdopo due anni di guerra occorre ristabilire l\u2019equilibrio tra i vari prezzi. I consumatori credono di trarre vantaggio pagando i prezzi politici. In realt\u00e0 non si accorgono che questo vantaggio \u00e8 scontato ad usura col pagamento, di ben pi\u00f9 alti prezzi economici dei generi che sono costretti ad acquistare\u00bb.<\/p><p>A questo ragionamento se ne pu\u00f2 opporre un altro: lo Stato crede di trovare vantaggio abolendo i prezzi politici e non si accorge che tale vantaggio \u00e8 scontato ad usura con l\u2019aumento delle spese per stipendi, salari, lavori pubblici, conseguente ad un aumento di costi e di prezzi proporzionalmente superiore all\u2019aumento dal prezzo politico al prezzo economico. E la conseguenza quale pu\u00f2 essere? Che la circolazione aumenter\u00e0, i prezzi subiranno un nuovo aumento ed i consumatori pagheranno di pi\u00f9 quel determinato bene e tutti gli altri beni; l\u2019inflazione avr\u00e0 fatto un altro passo avanti. \u00c8 perci\u00f2 che la politica di aumento del prezzo del pane, delle tariffe dei trasporti, delle comunicazioni ecc. \u00e8 stata obiettivamente una politica inflazionista. Vorrei a questo punto esaminare un problema concreto, quello del pane. Quando si sono riunite le quattro Commissioni per discutere la relazione dell\u2019ex Ministro Campilli, qualcuno ricorder\u00e0 che in quella riunione io fui il solo ad esprimere parere contrario all\u2019abolizione del prezzo politico del pane in quel momento. E questo perch\u00e9 mi pareva che i risultati potessero essere negativi.<\/p><p>Ora, se calcoliamo gli oneri finanziari dell\u2019abolizione del prezzo politico del pane dobbiamo tenere presente questo: 1\u00b0) ci\u00f2 che lo Stato paga come indennit\u00e0 caro-pane, ad impiegati, salariati di Enti pubblici e semi-pubblici ecc.; 2\u00b0) quello che pagher\u00e0 successivamente per l\u2019aumento di stipendi e salari, conseguente all\u2019aumento di tutti i prezzi; 3\u00b0) quello che pagher\u00e0 per revisione di contratti di appalto ecc. Tutto sommato, tenuto conto degli elementi positivi e negativi, l\u2019onere finanziario \u00e8 probabilmente superiore, anche se non figura pi\u00f9 come prezzo politico. Accanto agli oneri finanziari bisogna considerare pure quelli economici:<\/p><p>1\u00b0) l\u2019aumento del prezzo del pane, bene a domanda rigida ed universale, porta necessariamente all\u2019aumento di tutti i costi di produzione in proporzioni moltiplicate: dal ciclo produttivo iniziale a quello finale di un bene, con le interferenze degli aumenti salariali, l\u2019aumento si moltiplica con un crescendo continuo;<\/p><p>2\u00b0) che aumenti generali di costi e prezzi rendono i prezzi dei cereali all\u2019ammasso insoddisfacenti, con una influenza negativa sulle future semine;<\/p><p>3\u00b0) che lo stesso costo di produzione del pane aumenta per l\u2019aumento dei salari;<\/p><p>4\u00b0) il costo economico di scioperi ed agitazioni perch\u00e9 l\u2019indennit\u00e0 di caro-pane non indennizza l\u2019aumento di prezzo di tutte le altre merci;<\/p><p>5\u00b0) che si creano ostacoli ad iniziative ed attivit\u00e0 produttive.<\/p><p>Ora, cosa hanno dimostrato i fatti? Quando il Governo ha aumentato il prezzo del pane, immediatamente vi \u00e8 stato un rapido e forte aumento di tutti i prezzi, ed \u00e8 stato tale da non far dubitare della sua connessione con l\u2019aumento del prezzo del pane. Perch\u00e9 non si \u00e8 voluto tener conto di questo insegnamento dei fatti? Si pensava forse che nonostante l\u2019aumento dei prezzi si sarebbe impedito l\u2019aumento di stipendi e salari? Questo rivelerebbe lo spirito e il contenuto reazionario di quella decisione.<\/p><p>Ora, a questo proposito vorrei dire una parola sulla speculazione di doppio giuoco che si \u00e8 fatta contro di noi su tale questione. L\u2019onorevole De Gasperi dovrebbe ricordare che noi fummo contrari all\u2019abolizione del prezzo politico per le ragioni che ho esposto. Ci si assicur\u00f2 che quella misura non avrebbe fatto aumentare gli altri prezzi, caso mai li avrebbe fatti diminuire, perch\u00e9 la maggiore spesa per il pane avrebbe provocato una contrazione nell\u2019acquisto di altri generi. Non si \u00e8 avvertito l\u2019errore che si commetteva ragionando a quel modo, perch\u00e9, semmai, si sarebbe avuto un aumento minore in talune merci rispetto ad altre. Tuttavia, finimmo per consentire, rimettendoci al verdetto dei fatti. Si fece un primo aumento del prezzo del pane: i fatti ci diedero ragione. Tutti i prezzi aumentarono: si verificarono le conseguenze da noi previste. Veniva cos\u00ec a mancare la condizione essenziale dell\u2019impegno per ulteriori aumenti. Perci\u00f2 all\u2019atto del secondo aumento, giudicando che il provvedimento era dannoso, non ci sentimmo pi\u00f9 di approvarlo. Dov\u2019\u00e8 il doppio giuoco? E se qualcuno \u00e8 mancato all\u2019impegno siete voi, che avete proceduto al secondo aumento nonostante che le condizioni previste non si fossero realizzate.<\/p><p>Una volta constatati gli effetti del primo aumento era opportuno fermarsi: non lo avete fatto e avete commesso un errore. Vi illudevate forse di evitare i conseguenti aumenti di stipendi e salari? Questa \u00e8 in sostanza la tendenza della vostra politica, altrimenti non avrebbe senso. Ma \u00e8 una politica irrealizzabile e perci\u00f2 sbagliata.<\/p><p>Io potrei fare un\u2019analisi analoga per l\u2019aumento del prezzo dei trasporti; non la far\u00f2 per brevit\u00e0. Ma tutti questi provvedimenti che tendono ad aumentare i costi di produzione in un momento in cui, per la lotta contro l\u2019inflazione, ci si doveva porre per obiettivo la stabilizzazione dei prezzi, o sono una contradizione, oppure sono la conseguenza del fatto che non si \u00e8 posta la stabilizzazione dei prezzi e della moneta come una condizione del risanamento finanziario. Se questo si fosse fatto, questi provvedimenti non si dovevano adottare in quel momento: bisognava rinviarli.<\/p><p>E vengo all\u2019ultimo problema: il commercio estero. Il Ministro Merzagora l\u2019altro giorno ci ha detto che fa tutto il possibile per aumentare le esportazioni e provvedere il Paese di quanto ha bisogno e che, se non tutto si pu\u00f2 realizzare, non \u00e8 colpa della politica del Governo, poich\u00e9 le difficolt\u00e0 e le impossibilit\u00e0 sono nelle cose.<\/p><p>Ora, qui non si tratta della buona volont\u00e0 e della diligenza del Ministro del commercio estero, n\u00e9 delle difficolt\u00e0 o impossibilit\u00e0 che indubbiamente esistono; n\u00e9 si pretendono miracoli da nessuno: qui si discute la politica che si attua in questo campo in relazione alla politica economico-finanziaria del Governo ed all\u2019obiettivo della lotta contro l\u2019inflazione. \u00c8 su questi problemi che il Ministro avrebbe dovuto parlare.<\/p><p>Il primo problema che si pone \u00e8 quello del regime valutario. \u00c8 noto che, fin dal gennaio, vi sono stati dei partiti, fra i quali il nostro, i quali hanno posto il problema se, nella nuova situazione che si andava determinando, non fosse opportuno ritornare al sistema del controllo totale dei cambi. Il Governo non ha mai creduto di rispondere a tale quesito. Perch\u00e9 all\u2019inizio del 1947 noi abbiamo posto tale questione? Perch\u00e9 un sistema di scambi nel quale l\u2019industria nazionale riceve, per ci\u00f2 che vende, una moneta \u2013 il dollaro \u2013 che vale meno di quella che usa per ci\u00f2 che compera, poteva mantenersi in piedi finch\u00e9 esisteva una situazione come quella del 1946, quando abbiamo esportato, in regime di valuta 50 per cento, per il 74,2 per cento ed abbiamo importato con lo stesso regime solo per il 5 per cento. Ma, quando la situazione si rovescia, e le importazioni superano le esportazioni, allora \u00e8 lecito nutrire il dubbio che quel sistema non convenga pi\u00f9. Perch\u00e9 il principio assurdo che il dollaro di chi vende debba valere meno del dollaro di chi compera, fa balzar fuori tutte le contradizioni del sistema. E infatti, a quali conseguenze porta quel sistema?<\/p><p>Anzitutto, gli esportatori tendono a non esportare nei Paesi coi quali i pagamenti avvengono a cambio ufficiale e preferiscono esportare invece nei Paesi in cui i pagamenti avvengono a cambio libero, anche vendendo a prezzo minore.<\/p><p>Viceversa gli importatori trovano convenienza ad importare dai Paesi in cui i pagamenti avvengono a cambio ufficiale ed evitano di importare dai Paesi in cui i pagamenti avvengono a cambio libero. Quali sono dunque le conseguenze di tale situazione? La prima \u00e8 che noi vendiamo a basso prezzo i nostri prodotti e quindi il nostro lavoro e comperiamo ad alto prezzo quelli degli altri; la seconda \u00e8 che la riduzione delle esportazioni verso un determinato Paese comporta di necessit\u00e0 una riduzione delle importazioni da quello stesso Paese e viceversa una riduzione di importazioni da un dato Paese riduce anche le possibilit\u00e0 di esportazione in quel Paese: questo \u00e8 tanto pi\u00f9 vero in regime di scambi compensati, come largamente avviene oggi. Quando noi, ad esempio, esportiamo poco in Polonia per le ragioni dette sopra, si riducono in pari tempo anche le possibilit\u00e0 di importare dalla Polonia: ecco perch\u00e9 non si \u00e8 importato la met\u00e0 del carbone che la Polonia ha messo a nostra disposizione, nonostante il bisogno che ne abbiamo.<\/p><p>La conseguenza di tale stato di cose \u00e8 abbastanza grave, perch\u00e9 i Paesi con i quali noi abbiamo scambi compensati e con pagamento al cambio ufficiale si trovano quasi tutti nell\u2019Europa orientale, cio\u00e8 proprio nella zona che costituisce il mercato naturale per l\u2019economia italiana, ed \u00e8 proprio con quei Paesi che i nostri scambi stentano ad avviarsi e tendono a divenire sempre pi\u00f9 difficili. Quando il Ministro Merzagora ci dice che con quei Paesi abbiamo fatto una quantit\u00e0 di accordi e ne faremo ancora degli altri, e, se poi in pratica non si ottengono risultati, non sappiamo cosa farci, noi rispondiamo che \u00e8 compito del Ministro ricercare le cause per le quali quegli accordi non danno i risultati che dovrebbero dare, ed eliminarle. Se si fa tale esame si vedr\u00e0 che una delle cause \u00e8 nella nostra politica valutaria; e se quella politica si cambiasse anche le condizioni delle nostre esportazioni ed importazioni cambierebbero.<\/p><p>Una seconda conseguenza \u00e8 che, lasciando anche soltanto il 50 per cento di valuta libera ed accentrando solo su di essa lo squilibrio fra cambio ufficiale e cambio di equilibrio, ne viene raddoppiata l\u2019incidenza con una duplice conseguenza:<\/p><p>1\u00b0) i pi\u00f9 alti corsi di mercato della valuta di esportazione fanno apparire un indice di svalutazione della moneta superiore alla realt\u00e0, influenzando il giudizio sulla svalutazione della moneta in contrasto con la politica di difesa della lira;<\/p><p>2\u00b0) rincarano in misura anormale tutte le importazioni finanziate con valute di esportazione, da cui aumento di costi di produzione, di prezzi e quindi spinta all\u2019inflazione;<\/p><p>3\u00b0) talune industrie pagano la materia prima con un dollaro che vale, ad esempio, 900 e la rivendono nel prodotto finito ricavando un dollaro che vale 500: questo porta ad aggravare i costi di produzione, i prezzi e quindi ad aumentare l\u2019inflazione.<\/p><p>Altre conseguenze si potrebbero rilevare e tutte di carattere inflazionista, il che \u00e8 in aperto contrasto con la politica di lotta contro l\u2019inflazione che il Governo dichiara di voler seguire. Se il sistema del 50 per cento di valuta libera \u00e8 in contrasto con le esigenze di una politica anti-inflazionista, perch\u00e9 non si cambia?<\/p><p>Il Ministro dice: per talune categorie io l\u2019ho gi\u00e0 mutato, ho concesso ad alcune categorie non il 50 per cento, ma il 75 per cento ed anche il 90 per cento. Ma non \u00e8 quella la via da seguire, onorevole Ministro, bisogna andare per la via contraria. A quel modo si aggrava il male, non lo si guarisce. Perch\u00e9, quando lei concede il 75 per cento di valuta libera, lei crea e moltiplica la diversit\u00e0 dei cambi invece di tendere ad eliminarla. Bisogna arrivare al cambio unico.<\/p><p>E bisogna ristabilire il controllo integrale delle valute, perch\u00e9 non si controllano le importazioni ed esportazioni senza il controllo totale delle valute, come non si controllano le valute senza il controllo totale delle importazioni ed esportazioni. Questa \u00e8 l\u2019esigenza che impone oggi una efficace politica antiinflazionista.<\/p><p>Ma io desidero porre una questione specifica per le concessioni che sono state fatte. I tessili, ad esempio, sono, fra le categorie degli industriali, quelli che hanno guadagnato di pi\u00f9 durante la guerra fascista, che hanno avuto minori danni di guerra e maggiori sopraprofitti, che l\u2019anno scorso hanno fatto notevoli utili. Come mai proprio ai tessili si \u00e8 fatta tale concessione?<\/p><p>So che le esportazioni dei prodotti tessili quest\u2019anno hanno incontrato difficolt\u00e0 e, l\u00e0 dove \u00e8 necessario, io sono d\u2019accordo che bisogna sostenere le nostre esportazioni, ma in questo caso mi vengono dei gravi dubbi. Quando lei, onorevole Ministro, afferma che i prezzi di esportazione sarebbero stati troppo bassi rispetto ai costi, una delle due: o le hanno dato dei dati inesatti, oppure lei ha fatto un favore che non doveva fare. Perch\u00e9, dai dati che io ho, non risulta affatto che gli industriali tessili italiani non potessero esportare. \u00c8 vero che gli utili diminuivano, ma guadagnar meno non vuol dire perdere. A me risulta infatti che all\u2019esportatore rimaneva sempre un utile netto di almeno lire 185,50 per ogni chilo di filato. Certo, tale utile \u00e8 inferiore a quello ricavato sul mercato interno che \u00e8 di lire 308, ma esso dimostra non esser vera l\u2019asserita impossibilit\u00e0 di poter vendere all\u2019estero allo stesso prezzo degli americani. E tanto pi\u00f9 spiacevole \u00e8 la concessione che si \u00e8 fatta, per le conseguenze che ha avuto negli accordi gi\u00e0 realizzati dalla missione Lombardo, secondo i quali si riducevano alla met\u00e0 i tributi doganali di tutti i nostri esportatori negli Stati Uniti, e dopo la concessione fatta ai tessili, in conseguenza di questa differenziazione di cambi, quell\u2019accordo \u00e8 caduto e i nostri esportatori pagano oggi come tributo doganale il doppio di quello che avrebbero pagato. Ora, \u00e8 giusto che per l\u2019interesse particolare di una categoria si debba sacrificare l\u2019interesse generale di tutti gli esportatori verso gli Stati Uniti d\u2019America? Che politica \u00e8 mai questa?<\/p><p>Un secondo problema a cui desidero accennare \u00e8 quello dell\u2019aumento del cambio del dollaro da 225 a 350.<\/p><p>Io mi domando: in una situazione in cui le importazioni superano le esportazioni ed il Governo si propone di fare una politica anti-inflazionista, \u00e8 stato opportuno un provvedimento di quel genere? Si \u00e8 voluto facilitare le esportazioni e sta bene, ma non si poteva provvedere a ci\u00f2 altrimenti, con misure che non fossero in contrasto con la politica che il Governo dice di voler perseguire? Che non si riflettessero a danno delle importazioni e quindi dei consumatori? Si sono esaminate le ripercussioni di quel provvedimento nei rapporti della lira, non solo con il dollaro, ma con tutte le altre monete? Non avviene forse oggi che, per avere la stessa quantit\u00e0 di beni, per esempio, dalla Francia o da altri Paesi, dobbiamo dare una quantit\u00e0 maggiore di beni italiani, oppure per la stessa quantit\u00e0 di beni italiani noi riceviamo in cambio oggi una minore quantit\u00e0 di beni dagli altri Paesi? Se cos\u00ec \u00e8, \u00e8 chiaro che quel provvedimento ha determinato un aumento dei costi di produzione e quindi ha esercitato una influenza inflazionistica nel Paese. Bisogna proprio riconoscere che l\u2019esigenza di non far salire i costi di produzione era assente dalla politica del Governo. Ci\u00f2 \u00e8 confermato da un altro provvedimento assai significativo: l\u2019aumento improvviso del diritto di licenza al 10 per cento sul valore delle merci ammesse all\u2019importazione. Ora questo porta all\u2019aumento dei costi di produzione, e quindi dei prezzi e dell\u2019inflazione.<\/p><p>Era proprio questo il momento opportuno per un tale provvedimento, quando bisognava fare una politica di stabilizzazione di costi e di prezzi? In verit\u00e0 tutto conferma che questa esigenza non si poneva nella politica del Governo, e questo in conseguenza della impostazione generale che guarda essenzialmente al bilancio, all\u2019aspetto finanziario e monetario della situazione e trascura quello economico.<\/p><p>Ad un ultimo problema voglio rapidamente accennare: si tratta dei molti miliardi evasi all\u2019estero.<\/p><p>I giornali parlano di 60 milioni di dollari che corrisponderebbero a 30 miliardi di lire. Il Ministro Merzagora dice che sono anche di pi\u00f9. Noi dobbiamo ad ogni costo far rientrare questi capitali in Italia. Certo, coloro che hanno compiuto quest\u2019opera sono estremamente biasimevoli. Ma con i biasimi e le invettive non si risolve nulla. Ed il Paese \u00e8 con l\u2019acqua alla gola ed ha bisogno di rastrellare tutto quello che \u00e8 possibile. Orbene, noi abbiamo concesso l\u2019amnistia a tanti criminali, potremmo anche concedere una sanatoria a quei capitali emigrati clandestinamente e sollecitarli a rientrare. Un mezzo potrebbe essere di consentire le importazioni \u00abfranco valuta\u00bb: io non vi sarei contrario.<\/p><p>In definitiva, anche per il commercio estero, risorge il quesito: con quali criteri si attua la politica antinflazionista? Anche qui vediamo che la politica in atto porta a conseguenze inflazioniste: un suo mutamento si impone.<\/p><p>Ora, il problema generale che si pone \u00e8 questo: si vuol fare una politica contro l\u2019inflazione? Ed allora la via seguita finora non \u00e8 quella giusta. Bisogna cambiare strada. Dall\u2019esame di alcuni aspetti della nostra politica economica e finanziaria risulta che il Governo considera la stabilizzazione dei prezzi e della moneta solo come conseguenza e non pure come condizione del risanamento finanziario. Accettare questo principio significa mutare tutta la politica finora seguita, come mi pare di avere dimostrato. Ma con ci\u00f2 si pone anche il problema della stabilizzazione come un obiettivo immediato. A tal fine potrebbe essere utile attuare qualche provvedimento di tecnica monetaria diretto a facilitare il processo di stabilizzazione: si tratta di inserire nella situazione economica e finanziaria un primo elemento di stabilizzazione. L\u2019anno scorso si era pensato per altri fini ad un progetto di \u00abBuoni di imposta\u00bb collegato al problema della rivalutazione degli impianti industriali. Io credo che se in gennaio si fosse realizzato quel progetto, esso avrebbe avuto successo. Oggi avrei dei dubbi, perch\u00e9 non esistono pi\u00f9 le condizioni di gennaio. Penso per\u00f2 che quell\u2019idea potrebbe essere integrata da un elemento nuovo che potrebbe renderla attuabile. Lo Stato dovrebbe assicurare a quel titolo stabilit\u00e0 di valore, non gi\u00e0 nel senso che ci imponga di risolvere oggi definitivamente il problema del valore della nostra moneta, ma nel senso che lo Stato ne garantisce il valore che ha al momento dell\u2019emissione, in modo da essere messo al riparo dalle eventuali successive svalutazioni monetarie.<\/p><p>Si tratta in sostanza di creare uno strumento di stabilizzazione capace di anticipare ed accelerare le ripercussioni benefiche di una politica quale \u00e8 quella che vi ho delineato, indebolendo i movimenti speculativi e determinando una smobilitazione psicologica degli operatori al rialzo di merci e valori, ed offrendo un punto di sicuro approdo ai risparmiatori che oggi, come diceva l\u2019onorevole Corbino, non portano nemmeno pi\u00f9 i loro risparmi in banca. Non \u00e8 questa la sede per sviluppare tecnicamente una simile proposta. Io conosco tutte le obiezioni che si potrebbero muovere, ma mi pare che tali obiezioni non sono insuperabili. Se ci si pone seriamente il problema della stabilizzazione dei prezzi e della moneta e si opera secondo un piano organico nel senso, indicato, io credo che tale politica pu\u00f2 avere successo.<\/p><p>Onorevoli colleghi, di fronte all\u2019inflazione vi sono due politiche possibili.<\/p><p>Quella seguita dal Governo fino ad oggi \u00e8, obiettivamente, una politica inflazionistica. Essa si basa sull\u2019attesa di una soluzione automatica della corsa alla svalutazione ed all\u2019aumento dei prezzi per effetto del pareggio del bilancio, di prestiti esteri ed altri eventi favorevoli. \u00c8 una politica che direi di \u00abattesismo finanziario\u00bb: come quella di coloro che pensano che il miglior modo di combattere l\u2019inflazione \u00e8 quello di attenderne la fine. Ma l\u2019esperienza storica dimostra che una volta avviati sul piano inclinato dell\u2019inflazione non si \u00e8 mai ristabilito automaticamente un nuovo equilibrio senza passare attraverso un collasso economico-finanziario.<\/p><p>L\u2019altra politica che vi proponiamo rifugge da ogni forma di attesismo e propugna un intervento attivo nella vita economica, con l\u2019obiettivo immediato della pi\u00f9 rapida stabilizzazione dei prezzi e della moneta come condizione del risanamento finanziario. \u00c8 la sola politica che, a mio giudizio, pu\u00f2 trarci dalla attuale situazione evitando il collasso economico-finanziario, che \u00e8 la minaccia pi\u00f9 grave che pesa oggi su di noi. Cosa significa un tale evento? Basti pensare alla Germania del 1923: significa immiserimento delle grandi masse lavoratrici, espropriazione in massa dei ceti medi, rovina dei piccoli produttori, miseria crescente da una parte, accumulazione e concentramento di ricchezze dall\u2019altra, violente convulsioni politiche e sociali. \u00c8 come una sferzata violenta sul corpo della Nazione, e le conseguenze per noi sarebbero ben pi\u00f9 gravi di quelle che furono per la Germania nel 1923, perch\u00e9 pi\u00f9 grave \u00e8 il disastro che ha colpito noi e diverse sono le condizioni politiche e sociali del tempo. Vero che taluni pensano di sfuggire a tali conseguenze diluendole nel tempo, pur che si riesca ad evitare che alla progressiva svalutazione si accompagni un adeguamento di salari e stipendi, cio\u00e8 dei redditi di consumo. Questo \u00e8 in fondo il senso vero della politica attuale.<\/p><p>Le classi padronali d\u2019Italia hanno ben compreso il senso di quella politica; hanno infatti tentato e tentano di opporre una assoluta intransigenza alle richieste dei lavoratori, come si \u00e8 visto nello sciopero dei braccianti, ed il Governo le ha aiutate come ha potuto. Si \u00e8 persino tentato di mobilitare l\u2019opinione pubblica contro di noi, qualificandoci come \u00absobillatori\u00bb dello sciopero: ma l\u2019unico e vero sobillatore \u00e8 stato il Governo con la sua politica. (<em>Applausi a sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>E la Confederazione dell\u2019industria riflette ancora pi\u00f9 chiaramente il senso di quella politica quando prospetta la necessit\u00e0 dell\u2019abolizione della \u00abscala mobile\u00bb e ieri il Ministro dell\u2019industria e commercio ha riecheggiato l\u2019identico pensiero quando ha detto che in Italia il problema da risolvere \u00e8 quello della scala mobile. Cosa vuol dire ci\u00f2? Vuol dire che i prezzi possono salire ma i salari e gli stipendi devono restare fermi. Questo \u00e8 il pensiero della Confederazione dell\u2019industria, questo \u00e8 il pensiero del suo rappresentante onorevole Togni. E se non ci fossero altri motivi, solo per questo io voterei contro il Governo.<\/p><p><em>Una voce al. centro.<\/em> Pu\u00f2 dire anche l\u2019inverso.<\/p><p>SCOCCIMARRO. Ma, a parte che anche questa misura sarebbe insufficiente per le ripercussioni indirette che essa determinerebbe, sta di fatto che essa \u00e8 inattuabile. Non fatevi illusioni, signori, di strappare alle classi lavoratrici una tale misura di garanzia delle loro pi\u00f9 elementari condizioni di esistenza: non vi riuscirete. Bisogna convincersi che salari e stipendi non sono pi\u00f9 oltre comprimibili. Stando cos\u00ec le cose la politica attuale minaccia di portarci al collasso. Per questa via si preparano giorni tristi per il nostro Paese.<\/p><p>Ora, fra queste due politiche che ho delineato la divergenza non \u00e8 o per lo meno non \u00e8 solo tecnica, ma politica. Ciascuna ha un suo proprio contenuto e significato economico e sociale. L\u2019onorevole Corbino ci diceva che siamo arrivati al momento della liquidazione dei conti della guerra e del disastro economico: ora si pone il problema di chi deve pagare. Non v\u2019\u00e8 dubbio che con la politica attuale si tende a rovesciare il maggior costo del risanamento sulle classi lavoratrici. Per tale scopo si sono create le condizioni politiche necessarie con la formazione di questo Governo. Per\u00f2 badate: dopo la guerra 1914-18, per realizzare un tale obiettivo, ci volle il fascismo. Le classi padronali si sentono di ritentare la prova? Questa volta mi pare che l\u2019operazione difficilmente pu\u00f2 riuscire. Tuttavia le velleit\u00e0 non mancano. Intanto, per ora, devono accontentarsi di questo Governo.<\/p><p>UBERTI. Non c\u2019\u00e8 paragone!<\/p><p>SCOCCIMARRO. La politica che noi vi proponiamo fa ricadere i sacrifici della ricostruzione su tutte le classi sociali secondo un principio di equit\u00e0 e, a nostro avviso, con pi\u00f9 sicura possibilit\u00e0 di evitare il crollo della moneta con tutte le nefaste conseguenze che ne derivano. Lo condizioni politiche necessarie per realizzare questa politica esigono un nuovo Governo.<\/p><p>Ieri l\u2019onorevole Corbino si \u00e8 dichiarato ottimista. Ci ha detto che i popoli non muoiono mai ed essendo noi in fase di convalescenza, anche noi non moriremo e tutto andr\u00e0 per il meglio.<\/p><p>L\u2019onorevole Corbino \u00e8 veramente troppo ottimista. Se \u00e8 vero che nella storia non vi sono situazioni senza vie di uscita, il problema per\u00f2, \u00e8 di sapere quale sar\u00e0 la via di uscita: se sar\u00e0 una via che ci consenta di fare un passo avanti oppure se sar\u00e0 una via di uscita che ci obbligher\u00e0 a fare un passo indietro: anche quella \u00e8 una via di uscita. Ma \u00e8 proprio nella scelta della via d\u2019uscita che sta il senso di questo dibattito. A mio giudizio, dopo la liberazione non ci siamo mai trovati in una situazione cos\u00ec difficile, cos\u00ec pericolosa come quella in cui ci troviamo oggi. Lo spettro dell\u2019inflazione distende la sua ombra nel paese e diviene sempre pi\u00f9 minaccioso: siamo ormai ridotti a dare l\u2019ultima battaglia per la salvezza della nostra moneta. In passato si sono perdute buone occasioni in cui si sarebbe potuto operare efficacemente al risanamento finanziario: \u00e8 perci\u00f2 che oggi la situazione \u00e8 particolarmente grave. Pesano sulla situazione attuale le conseguenze di quello che si sarebbe dovuto fare e non si \u00e8 fatto. Oggi si presenta forse l\u2019ultima occasione per tentare di salvare la nostra moneta: fate che anche questa non vada perduta. Bisogna cambiare politica e bisogna cambiare Governo.<\/p><p>In un momento cos\u00ec grave della vita nazionale le classi lavoratrici, a nostro mezzo, offrono la loro collaborazione con tutte le forze sane del Paese: sappiate valutarne tutto il valore e l\u2019importanza. Non respingetela a cuor leggero. Il voto che ognuno di noi dar\u00e0 in questo dibattito implica una grave responsabilit\u00e0 dinanzi al Paese.<\/p><p>L\u2019Italia \u00e8 dinanzi ad un bivio: noi vi abbiamo indicato la via giusta. Sta a voi il decidere se seguirla o no. (<em>Vivi applausi a sinistra \u2013 Molte congratulazioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. Ha facolt\u00e0 di parlare l\u2019onorevole Ministro delle finanze.<\/p><p>PELLA, <em>Ministro delle finanze.<\/em> Onorevoli colleghi, ai fini dell\u2019ampio dibattito che si sta svolgendo da alcuni giorni e che investe tutti gli aspetti della vita economica e finanziaria della Nazione, il Governo ritiene doveroso, quale contributo alla discussione, procedere ad una rapida illustrazione del settore fiscale, anche perch\u00e9 l\u2019Assemblea soltanto di scorcio \u2013 in occasione della chiusura della discussione generale sopra l\u2019imposta sul patrimonio \u2013 ha avuto occasione di avere una rapida visione della situazione del Dicastero che mi onoro di presiedere.<\/p><p>Desidererei attraverso questa rapida esposizione portare una nota di virile e cosciente ottimismo e, soprattutto, portare in primo piano la figura di un tipo d\u2019italiano, che forse troppo dimentichiamo nelle nostre discussioni: la figura del contribuente, a cui io ritengo (e questa sar\u00e0 la conclusione della mia rapida esposizione) si debba oggi rivolgere un sentimento di viva riconoscenza.<\/p><p>Voi conoscete gli estremi del problema. Ancora l\u2019esercizio 1946-47, chiuso da poco, cominciato con una previsione di tributi ordinari di 148 miliardi, concludeva con un consuntivo di entrate di poco superiore a 300 miliardi, confermando cos\u00ec quel disavanzo di oltre 600 miliardi che, mesi fa, aveva veramente impressionato l\u2019opinione pubblica italiana. Per\u00f2 la situazione, attraverso gli sforzi di quanti ebbero l\u2019onore di reggere le finanze italiane in questi ultimi mesi, pu\u00f2 dirsi veramente mutata in modo radicale in quanto, gi\u00e0 al mese di giugno, si potevano contabilizzare circa 40 miliardi di tributi ordinari, passati a 47 miliardi nel mese di luglio ed all\u2019incirca mantenutisi in tale cifra per il mese di agosto, nonostante la consueta flessione del periodo di ferragosto.<\/p><p>Potevamo inoltre contabilizzare nel mese di giugno 6 miliardi e 600 milioni di imposta proporzionale 4 per cento, 7 miliardi nel mese di luglio, circa 12 in quello di agosto. Cosicch\u00e9 il gettito tributario totale passava rapidamente da 44 a 56 miliardi.<\/p><p>Desidero, ancora, premettere che, ai fini del risanamento finanziario, dobbiamo essenzialmente polarizzare la nostra attenzione sui risultati della finanza ordinaria, perch\u00e9 deve essere ancora una volta affermato che lo scopo prevalente della finanza straordinaria non \u00e8, oggi, quello del gettito tributario, ma \u00e8 uno scopo duplice di ordine anti inflazionistico e di ordine sociale.<\/p><p>Il problema delle entrate deve fondamentalmente risolversi nel quadro della finanza ordinaria.<\/p><p>Appunto su questo quadro noi possiamo oggi scorgere delle luci che, ancora qualche mese addietro forse, non speravamo di vedere: luci le quali ci permettono di affermare che certamente noi, nel corso di questo esercizio, arriveremo a un gettito complessivo di tributi ordinari non inferiore ai 650 miliardi. (<em>Applausi al centro<\/em>).<\/p><p>La finanza straordinaria potr\u00e0 mettere a disposizione del Paese 100-150 miliardi e, poich\u00e9 la valutazione dei 650 miliardi di tributi ordinari, a mio avviso, pu\u00f2 considerarsi prudenziale, io credo che si possa contare su un gettito totale di 800 miliardi per l\u2019esercizio 1947-48. (<em>Approvazioni al centro<\/em>)<em>. <\/em>Sono 800 miliardi nei confronti dei 300 con cui si concludeva l\u2019esercizio test\u00e9 decorso; sono dunque 500 miliardi di maggiori entrate su cui l\u2019esercizio in corso pu\u00f2 fare assegnamento.<\/p><p>\u00c8 bene, onorevoli colleghi, che noi ci poniamo ad analizzare questi dati, poich\u00e9 ancora troppo facilmente si ripete fra noi \u2013 e non soltanto fra noi \u2013 lo <em>slogan<\/em> secondo cui il contribuente italiano ha perso l\u2019abitudine di pagare le imposte. Se noi vogliamo considerare il totale dell\u2019incidenza tributaria degli 800 miliardi sull\u2019economia nazionale, rispetto alla pressione prebellica, ci troveremo a dover paragonare gli 800 miliardi attuali con i 23 miliardi e mezzo circa incassati nell\u2019esercizio 1938-39.<\/p><p>Il rapporto sarebbe ancora pi\u00f9 favorevole se prendessimo come base la media del quinquennio ante-bellico che contabilizz\u00f2 19 miliardi. Ma anche partendo dai 23 miliardi e 400 milioni, oggi ci troveremmo davanti ad una pressione fiscale che \u00e8 34 volte quella dell\u2019anteguerra: e poich\u00e9 la situazione in termini di reddito, di capitale, di volume di scambi, probabilmente non \u00e8 superiore al 70 per cento dell\u2019anteguerra (naturalmente sono cifre molto approssimative soprattutto richiamate per dare il senso della dimensione del fenomeno) noi arriveremmo alla conclusione che la pressione \u00e8 48 volte l\u2019anteguerra rendendo omogenei i dati. Se volessimo fare il confronto soltanto rispetto ai tributi ordinari, potremmo concludere che la pressione attuale \u00e8 40 volte quella prebellica; un rapporto di moltiplicazione superiore allo stesso rapporto di aumento della circolazione cartacea e che sfiora all\u2019incirca l\u2019indice dell\u2019aumento del prezzo all\u2019ingrosso. E allora, onorevoli colleghi, io credo veramente venuto il momento di proclamare dinanzi alla Nazione e dinanzi al mondo che il contribuente italiano sta facendo tutto il suo dovere.<\/p><p>Tutto ci\u00f2 premesso rispetto alle dimensioni globali del fenomeno, vale la pena di procedere ad un ulteriore esame di natura qualitativa del fenomeno fiscale. Si dice che la pressione fiscale gravi essenzialmente sul settore dei consumi, che il gettito \u00e8 determinato essenzialmente dalle imposte indirette, mentre invece una finanza democratica dovrebbe prevalentemente mirare alle imposte dirette sui redditi.<\/p><p>Non \u00e8 esatto. Io non voglio qui indugiarmi a ricordare la distinzione fra imposte non trasferibili ed imposte trasferibili sul consumatore (distinzione che porta ad affermare una superiorit\u00e0 delle imposte dirette sui redditi, principalmente se a carattere personale, in quanto non si trasferiscono sul consumo, mentre tutte le altre imposte finiscono per trasferirsi sul consumatore) \u2013 non voglio indugiarmi a ricordare che questa distinzione presuppone un\u2019offerta di merci sul mercato che equilibri la normale domanda.<\/p><p>In una situazione come l\u2019attuale mi chiedo se oggi abbia significato concreto la distinzione fra tributi che si trasferiscono e tributi che non si trasferiscono, in quanto, purtroppo, tutto il carico tributario, diretto ed indiretto, tende a trasferirsi sul consumatore, in sede di prezzo di vendita. Perci\u00f2 il problema dell\u2019analisi del gettito totale non ha tanto importanza per oggi, quanto per domani, cio\u00e8 per il momento in cui la normalit\u00e0 degli scambi raggiunga tutto il suo significato.<\/p><p>Ma \u00e8 gi\u00e0 confortante constatare che, contrariamente a quanto si ritiene dall\u2019opinione pubblica non completamente informata, noi abbiamo raggiunto oggi, come incidenza di imposte dirette sui redditi, il grado di incidenza dell\u2019esercizio 1938-39.<\/p><p>Infatti nell\u2019esercizio 1938-39 le imposte dirette sui redditi rappresentavano il 27 per cento del carico totale; l\u2019analisi del gettito del mese di agosto 1947, ultimo mese, presenta lo stesso preciso rapporto del 27 per cento, con un progresso notevole rispetto all\u2019esercizio 1946-47 in cui il rapporto era disceso al 16 per cento.<\/p><p>Quindi non sarebbe esatto affermare che non ci sia lo sforzo costante dell\u2019Amministrazione finanziaria di arrivare all\u2019attuazione di quei postulati di finanza democratica i quali suggeriscono di portare all\u2019estremo il gettito delle imposte dirette e di moderare, per quanto possibile, compatibilmente con le necessit\u00e0 di bilancio, il settore dell\u2019imposizione dei tributi indiretti che gravano immediatamente sul consumo. E badate che questo ripristino dell\u2019incidenza rispetto all\u2019anteguerra \u00e8 stato ottenuto nonostante che l\u2019imposta fabbricati praticamente non esista nel quadro fiscale. Prima della guerra essa dava 350 milioni all\u2019anno, oggi d\u00e0 330 milioni, per il combinato concorso e del blocco dei fitti e delle distruzioni belliche. Si \u00e8 raggiunto questo risultato nonostante che dal 1\u00b0 luglio 1947 (e quindi per il mese di agosto preso in considerazione) sia stata completamente soppressa la categoria C-2, gravata sopra gli stipendi degli impiegati di Stato. Cosicch\u00e9, se rendessimo omogenei i dati di comparazione, noi potremmo veramente concludere che attualmente l\u2019incidenza delle imposte dirette \u00e8 superiore a quella dell\u2019anteguerra. Oggi ogni italiano paga 18 mila lire a testa all\u2019anno di tributi, contro 520 lire d\u2019anteguerra. Questi sono gli estremi del problema. Onorevoli colleghi, dobbiamo cominciare a pensare veramente al contribuente e metterlo in primo piano, all\u2019ordine del giorno della Nazione.<\/p><p>Sarei ora tentato (ma ho firmato una cambiale in ordine alla durata della mia esposizione), sarei tentato di passare in rassegna con una certa profondit\u00e0 i diversi settori del dicastero che ho l\u2019onore di rappresentare, ma mi limiter\u00f2 ad alcuni cenni, soprattutto per venire incontro ad osservazioni che la bont\u00e0 degli onorevoli colleghi non ha ancora portato nell\u2019Aula, ma che hanno avuto occasione di manifestarsi nel Paese attraverso a comunicati di associazioni, attraverso ad articoli di stampa, attraverso ad altri mezzi.<\/p><p>Nel settore delle imposte dirette in cui speriamo di raggiungere e superare i 120 miliardi e forse di avviarci verso i 140 miliardi, esiste oggi il problema dell\u2019adeguamento degli imponibili di ricchezza mobile per industriali e commercianti.<\/p><p>Si \u00e8 provveduto a pubblicare un decreto che porta ad una rivalutazione automatica con aumento del 200 per cento o del 50 per cento a seconda della data di nascita dell\u2019imponibile. Era un decreto necessario in quanto la revisione dei redditi fatalmente va a rilento per un complesso di ragioni. Tutto questo per\u00f2 non deve preoccupare affatto il mondo dei contribuenti interessati poich\u00e9 dichiaro nel modo pi\u00f9 formale che non si intende, attraverso a questa forma automatica di revisione, impedire che il singolo (soprattutto il piccolo ed il medio contribuente) abbia la possibilit\u00e0 di ottenere quella giustizia individuale che deve essere un caposaldo di una corretta politica valutaria.<\/p><p>Sul settore della ricchezza mobile occorre sottolineare il coraggioso provvedimento preso allo scopo di andare incontro alle istanze delle categorie interessate, non soltanto colla soppressione della ricchezza mobile categoria C-2 per i funzionari dello Stato, ma bens\u00ec anche colla elevazione del minimo di esenzione a lire 240.000 annue per tutti i prestatori d\u2019opera, impiegati e operai, alle dipendenze di aziende private, provvedimento al quale con recente disposizione \u00e8 stata data la decorrenza del 1\u00b0 luglio 1947. Abbiate la bont\u00e0, onorevoli colleghi, di tener presente che questa disposizione di sgravio costa per il bilancio dello Stato da 22 a 23 miliardi; ed era questa una delle ragioni per cui si rimase per lungo tempo perplessi sulla possibilit\u00e0 o meno di arrivare ad uno sgravio cos\u00ec ingente e la conclusione affermativa fu dettata soprattutto dai risultati che, in genere, accusava il gettito tributario degli ultimi mesi.<\/p><p>\u00c8 all\u2019ordine del giorno il problema dell\u2019imposta complementare. L\u2019imposta complementare sul reddito oggi non assolve al suo compito: \u00e8 praticamente ferma a posizioni molto arretrate. Occorre avere il coraggio di una revisione di tabelle che forse oggi non sono applicabili a seguito della intervenuta svalutazione, ed occorre affrontare il problema degli accertamenti con criteri forse pi\u00f9 svelti, pi\u00f9 rapidi di quelli seguiti finora.<\/p><p>Ritengo che il problema di un accertamento del reddito globale e personale di ogni cittadino abbia una importanza che va molto al di l\u00e0 di quello che \u00e8 il gettito tributario che pu\u00f2 derivare dall\u2019imposta. \u00c8 di supremo interesse sul piano politico e sociale di avere finalmente un censimento degli italiani in termini di reddito globale personale: ed \u00e8 in questo senso che la Commissione finanziaria intende rivolgere i suoi sforzi nel prossimo futuro.<\/p><p>Il settore della tasse e delle imposte indirette pu\u00f2 assicurare contro i 142 miliardi incassati nel decorso esercizio un gettito complessivo di almeno 240 miliardi. Caposaldo di questo settore \u00e8 l\u2019imposta sull\u2019entrata la quale va procedendo da qualche mese con un gettito che non esito a definire superbo.<\/p><p>La riduzione dell\u2019aliquota dal 4 al 3 per cento ha dato ancora una volta la riprova che il problema di un copioso gettito \u00e8 anche \u2013 e starei per dire, soprattutto \u2013 in funzione della sopportabilit\u00e0 delle aliquote. \u00c8 un tributo che potr\u00e0 ancora andare molto oltre. Desidero per\u00f2 affermare, come ho avuto occasione di sottolineare in questa Assemblea alcune settimane fa, che il rendimento dell\u2019imposta sull\u2019entrata, ridotti i termini ad omogeneit\u00e0, \u00e8 oggi superiore a quello dell\u2019imposta sugli scambi di anteguerra. Quindi il problema dell\u2019evasione all\u2019imposta entrata \u00e8 un problema che oggi presenta dimensioni non maggiori di quelle dell\u2019anteguerra. Probabilmente tali dimensioni sono ancora cospicue. L\u2019amministrazione finanziaria far\u00e0 di tutto per colpirle. La Guardia di finanza, che sta in questi mesi perfezionando i suoi ordinamenti e la sua organizzazione, ha veramente apportato un contributo notevole contro l\u2019evasione; e vorrei avere qui il tempo per potervi riportare le cifre che dimostrano i risultati conseguiti.<\/p><p>Sempre in ordine al gettito dell\u2019imposta, in prima linea, non soltanto in cifra assoluta, ma anche in linea relativa, credo che si debba annoverare il compartimento di Milano, il quale da solo fornir\u00e0 forse un terzo del gettito dell\u2019intera imposta.<\/p><p>L\u2019esame del settore delle imposte indirette e delle tasse sugli affari mi permette di dichiarare che non \u00e8 esatto che il Ministero delle finanze abbia intenzione di rivedere il problema della sovraimposta di negoziazione 4 per cento, che colpisce le contrattazioni di borsa. \u00c8 questa un\u2019imposta che d\u00e0 oggi un gettito mensile superiore al mezzo miliardo e che potrebbe anche sfiorare il miliardo.<\/p><p>Non penso che essa arrechi un grave turbamento all\u2019economia generale della Nazione. Non sembra vi sia oggi ragione sufficiente per prendere in esame il problema ai fini di una eventuale abolizione.<\/p><p>Voi sapete che il sistema della imposta di negoziazione presentava l\u2019inconveniente di alcune deficienze di valutazione che sono state corrette con un provvedimento in data 5 settembre 1947 in corso di pubblicazione. Con tale provvedimento abbiamo inteso portare sullo stesso piano, come criteri di valutazione ai fini dell\u2019imposta ordinaria di negoziazione e dell\u2019imposta straordinaria sul patrimonio, le societ\u00e0 quotate in borsa e le societ\u00e0 non quotate in borsa. Nessun\u2019altra intenzione ci ha guidato e tanto meno una minore fiducia negli organi preposti alla valutazione, che vengono, tuttavia, integrati con rappresentanti della finanza, i quali gi\u00e0 prima partecipavano in veste consultiva.<\/p><p>Il settore dazi ed imposte di fabbricazione ha pure camminato con ritmo sodisfacente. Molte tariffe sono state ritoccate e tributi nuovi sono stati istituiti tra cui l\u2019imposta di fabbricazione sui filati che, configurata inizialmente per un gettito di dieci miliardi ed impostata per quindici miliardi, sta oggi dando un gettito mensile di circa un miliardo ed ottocento milioni. Con un largo margine rispetto alle previsioni iniziali.<\/p><p>Abbiamo ritoccato il diritto di licenza sulle importazioni e so di sfiorare un punto delicato. Quando si sono concessi agli statali i noti aumenti si \u00e8 chiesto al Ministro delle finanze di compiere qualche sforzo di fantasia per finanziare il nuovo onere di spesa. Gli sforzi hanno portato a due inasprimenti: uno sul settore delle importazioni; l\u2019altro sul settore dei monopoli di cui parler\u00f2 pi\u00f9 oltre.<\/p><p>Per quanto riguarda le importazioni, voi conoscete la coesistenza di dazi specifici con l\u2019imposta di licenza, che \u00e8 un vero dazio \u00abad valorem\u00bb. Il dazio specifico \u00e8 regolato dalla vecchia tariffa doganale del 1921, che oggi praticamente \u00e8 inefficace agli effetti fiscali perch\u00e9, \u2013 inizialmente stabilita in lire oro \u2013 \u00e8 stata allineata soltanto con la moltiplicazione per 3,66, a seguito della legge monetaria del 1927: nulla pi\u00f9 si \u00e8 fatto, poi, neanche a seguito del nuovo allineamento monetario del 1936, e tanto meno si \u00e8 proceduto ad ulteriori allineamenti nel dopoguerra.<\/p><p>Sicch\u00e9, se noi oggi volessimo portare, in termini di lire attuali, le lire espresse da quella tabella, dovremmo moltiplicare forse per cinquanta la generalit\u00e0 dei dazi specifici contemplati nella tariffa doganale. Ci\u00f2, naturalmente, sarebbe molto seducente per il Ministro delle finanze il quale vedrebbe automaticamente moltiplicato per cinquanta l\u2019attuale gettito di circa 600 milioni mensili dei dazi doganali.<\/p><p>Senonch\u00e9, un problema di questo genere avrebbe significato ricostruire una barriera doganale che la svalutazione monetaria aveva abbattuto: ricostruirla in funzione fiscale, ma anche in funzione economica e cio\u00e8 protezionista. E dato e non concesso che il grado di protezione adottato nel 1921 nei confronti dei diversi settori economici, effettivamente corrispondesse ad una esigenza di giustizia per i singoli settori, resterebbe pur sempre da dimostrare che dal 1921 ad oggi il grado di necessit\u00e0 di protezione dei diversi settori si sia mantenuto nello stesso rapporto.<\/p><p>Cosicch\u00e9, si \u00e8 rimasti perplessi dinanzi alla possibilit\u00e0 di un provvedimento di questo genere e si \u00e8 ritenuto pi\u00f9 opportuno, nel senso di errare di meno, procedere ad una revisione del diritto di licenza di importazione, che praticamente \u00e8 stato moltiplicato per quattro, con un incremento di gettito di 30 miliardi.<\/p><p>So che il provvedimento ha gettato lo allarme in molti settori interessati e non escludo che con l\u2019andar del tempo esso possa essere ripreso in esame in funzione di un primo adeguamento della tariffa doganale, quando abbiano avuto luogo tutte le pi\u00f9 ampie discussioni, necessarie al riguardo. Affermo, per\u00f2, che in tale attesa, \u00e8 precisa intenzione dell\u2019amministrazione finanziaria di attenuare gli inconvenienti che possono essere derivati dalla moltiplicazione per quattro del diritto di licenza. Si \u00e8 portato dal cinque al dieci per cento l\u2019aliquota, ma anzich\u00e9 applicarla sul dollaro a corso legale, si applicher\u00e0 sul corso medio. Non escludo che nel frattempo si possa arrivare a temperamenti attraverso una migliore disciplina dell\u2019istituto della temporanea importazione e del cosiddetto <em>Draw-back<\/em>, soprattutto per le categorie che esportano prodotti in cui debba entrare in larga misura la materia prima importata e sulla quale incida in misura insopportabile la quadruplicazione di questo diritto di licenza di importazione.<\/p><p>Onorevoli colleghi, so che non debbo abusare della vostra cortesia, so che la materia non \u00e8 delle pi\u00f9 divertenti, so che vi sono quindi molte ragioni perch\u00e9 il mio esame debba essere rapido, volendo conchiudere in settimana le nostre discussioni. Perci\u00f2 rinuncio a molti argomenti. Ho accennato al problema dei monopoli e debbo qui rispondere ad alcune osservazioni che si fanno intorno alla loro gestione.<\/p><p>Si \u00e8 protestato, in primo luogo, contro lo aumento dei prezzi andato in vigore, se non erro, col 27 luglio 1947. Ricordate come si presentava il problema, quale lo abbiamo visto in quest\u2019Aula un mese fa, quasi preannunciando il provvedimento che sarebbe venuto? Noi ci trovavamo ad avere dei prezzi di vendita dei tabacchi che erano 24 volte quelli anteguerra, mentre pagavamo il tabacco (materia prima) 50 volte l\u2019anteguerra; la mano d\u2019opera era 35-36 volte superiore al livello prebellico: coi recenti aumenti siamo arrivati a 55 volte. Non era possibile continuare a vendere effettivamente sotto-costo il prodotto di monopolio ed \u00e8 per questo che ci sembr\u00f2 veramente necessario arrivare a un adeguamento che ha significato portare a 32, rispetto all\u2019anteguerra, il livello dei prezzi. E pu\u00f2 darsi che non sia neanche l\u2019ultimo limite a cui si arriver\u00e0. (<em>Commenti<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>I\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 fumatori forse hanno questa disgrazia che da qualche tempo si avvicendano ai Ministeri finanziari Ministri che non fumano. (<em>Si ride<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Quando si spingono al massimo tutti i tributi, ed in una determinata circostanza occorre incrementare il gettito per una determinata cifra, come \u00e8 successo allo scopo di finanziare l\u2019aumento degli impiegati dello Stato, penso che un ritocco al prezzo a carico dei fumatori, che pagano notevolmente meno rispetto all\u2019anteguerra, non sia davvero un delitto.<\/p><p>RUBILLI. Questo per concorrere alla discesa dei prezzi!<\/p><p>PELLA, <em>Ministro delle finanze.<\/em> No, il problema, onorevole collega, \u00e8 molto pi\u00f9 vasto. Il problema \u00e8 questo: premesso che ai prezzi a cui si vendeva allora i monopoli erano industrialmente passivi, sorge l\u2019interrogativo se convenga lasciare una azienda di Stato in condizioni di disavanzo, con le conseguenze rispetto al volume della circolazione che non sta a me illustrare, o se non convenga invece arrivare ad una ulteriore pressione per sanare il <em>deficit.<\/em> Questo \u00e8 il problema in termini generali.<\/p><p>Il disavanzo di un\u2019azienda statale quasi sempre \u00e8 padre di un incremento di circolazione per conto dello Stato. La pressione fiscale non sempre costituisce causa di incremento di circolazione e se la costituisce quasi sempre \u00e8 un incremento di circolazione per conto del commercio. Tale concetto \u00e8 applicabile a tutte le aziende statali, compresa quella dei monopoli, la quale continuava a sanare il conto economico a spese dell\u2019imposta erariale gravante sui generi di sua produzione.<\/p><p>Il settore dei monopoli ha avuto altre critiche: perch\u00e9 si vendono le sigarette a borsa nera? Perch\u00e9 non le vende lo Stato? Perch\u00e9 bisogna comprare le sigarette estere lungo le strade di Roma e di altre citt\u00e0 italiane e non si possono comprare dal tabaccaio?<\/p><p>Domande molto ovvie, a cui per\u00f2 si possono dare risposte altrettanto ovvie. In primo luogo (e non si consideri spregiudicata la mia affermazione) il problema della borsa nera del tabacco \u00e8 un problema di grande importanza sul piano morale, ma non ha altrettanta importanza sul punto di vista economico immediato.<\/p><p>Infatti, per un fenomeno che \u00e8 consueto in tutti i periodi di guerra e del dopoguerra e che viene aiutato dal sistema delle tessere, l\u2019aumento di consumo di tabacchi \u00e8 stato del 30 per cento rispetto all\u2019anteguerra. Oggi i monopoli (produzione di luglio 1947) producono e vendono il 10 per cento pi\u00f9 dell\u2019anteguerra nonostante le distruzioni di stabilimenti e di magazzini e delle scorte relative.<\/p><p>Vi \u00e8 un venti per cento di squilibrio tra la domanda e l\u2019offerta in cui si inserisce la borsa nera. Il problema non \u00e8 grave oggi, dal punto di vista economico, ma lo diventer\u00e0 domani quando, o per diminuito consumo, o per incremento certo della produzione, il monopolio sar\u00e0 in grado di portare sul mercato un\u2019offerta uguale alla domanda. Ed allora per un prodotto che almeno per due terzi (anzi, dovrebbe esserlo per i quattro quinti), che per quattro quinti \u00e8 imposta e per un quinto (oggi \u00e8 un terzo) \u00e8 costo industriale, voi vedete quale largo margine vi sar\u00e0 di concorrenza in quel giorno ai danni dello Stato, in funzione di vero e proprio contrabbando.<\/p><p>Per allora la borsa nera dovr\u00e0 essere definitivamente stroncata ed \u00e8 per questo che da alcune settimane, col concorso di altri Dicasteri, soprattutto quelli della Giustizia e dell\u2019interno, sono allo studio provvedimenti per cominciare un\u2019azione di repressione veramente efficace. (<em>Commenti<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>GIANNINI. Adesso s\u00ec che aumenta il prezzo!<\/p><p>PELLA, <em>Ministro delle finanze.<\/em> Se la lettura del verbale di cos\u00ec autorevole Assemblea potr\u00e0, fra le righe, far capire al Ministro delle finanze che vi pu\u00f2 essere una sfumatura di desiderio in qualche altra direzione, se questo dovesse succedere, pu\u00f2 darsi che il grado di diligenza nell\u2019attuazione del provvedimento possa anche essere in funzione di tale desiderio.<\/p><p>Ma, onorevoli colleghi, il problema della borsa nera \u00e8 soltanto del nostro settore? Siamo proprio sicuri che vi siano dei settori economici in Italia in cui il problema della borsa nera si presenti con un ordine di grandezza inferiore al 20 per cento? Questa \u00e8 la domanda che vi faccio. Per quanto riguarda il problema delle sigarette estere, il collega Merzagora sa che da un anno i Monopoli bussano alla porta del suo Dicastero. \u00c8 un desiderio comune dei fumatori e del Monopolio di poter adottare formule di importazione e di vendita di sigarette estere. Il problema \u00e8 di ordine valutario, direttamente o indirettamente, e non pu\u00f2 che essere risolto in funzione delle possibilit\u00e0 valutarie. Potrei ancora attardarmi su altri settori della finanza ordinaria. Non lo faccio perch\u00e9 non posso esimermi, in questo scorcio di tempo che mi resta a disposizione, di fare alcuni accenni alla finanza straordinaria: settore in cui troviamo vecchi tributi, tipo l\u2019avocazione dei profitti di guerra, l\u2019avocazione dei profitti di speculazione e di regime, accanto a nuovi tributi, come quelli contemplati dal decreto 29 marzo 1947 \u2013 da voi esaminato e da voi perfezionato \u2013 cio\u00e8 l\u2019imposta progressiva straordinaria sul patrimonio, l\u2019imposta proporzionale 4 per cento, l\u2019imposta sugli enti collettivi.<\/p><p>Per quanto riguarda l\u2019avocazione dei profitti di guerra, l\u2019avocazione dei profitti di regime e di speculazione, io devo ancora una volta ripetere che \u00e8 grande peccato che l\u2019amministrazione finanziaria non abbia potuto nel passato, con la necessaria tempestivit\u00e0, arrivare alla loro applicazione sollecita. Oggi ci troviamo in enorme ritardo; oggi dobbiamo risolvere questi problemi soprattutto in funzione del tempo, in quanto ogni mese che passa rende pi\u00f9 difficile il raggiungimento di concreti risultati. Abbiamo adottato in sede legislativa dei perfezionamenti; forse altri ne adotteremo in prosieguo di tempo. Nessuna intenzione ci guida di vessare determinate categorie di contribuenti, ma solo l\u2019intenzione precisa di compiere serenamente giustizia con spirito di benevolenza nei confronti dei minori interessati. Ma soprattutto non si ritenga che l\u2019involontario ritardo nell\u2019applicazione possa significare archiviazione di questi tributi.<\/p><p>Per quanto riguarda l\u2019imposta progressiva sul patrimonio, gli uffici si stanno attrezzando per la sua applicazione. Il termine per la presentazione delle dichiarazioni \u00e8 stato portato al 31 ottobre e ritengo che veramente non debba parlarsi di altre proroghe.<\/p><p>Per questo tributo, veramente straordinario, io voglio soltanto formulare un augurio ed \u00e8 che il Ministro delle finanze del tempo in cui il tributo sar\u00e0 riscosso possa veramente iniziare la riscossione in un quadro di stabilit\u00e0 monetaria: perch\u00e9, se cos\u00ec non fosse, noi avremmo finito per compromettere inutilmente uno degli strumenti pi\u00f9 efficaci della finanza straordinaria.<\/p><p>Per quanto riguarda la proporzionale 4 per cento, onorevoli colleghi, quante discussioni sono state fatte! Io avrei sperato, veramente, in una maggiore solidariet\u00e0 ed onest\u00e0, in termini politici, attorno a tale imposta, la quale era nata nella notte dal 28 al 29 marzo 1947, col consenso unanime e colla firma dei Ministri del tripartito allora al potere. Posso dire che la riscossione procede felicemente, senza inconvenienti; ma quello cui io volevo accennare e che forse costituir\u00e0 una rivelazione per l\u2019Assemblea, sono gli effetti che la riscossione ha avuto in senso favorevole sulla circolazione per conto dello Stato.<\/p><p>Il Ministro del bilancio e il Ministro del tesoro forniranno certamente degli ampi dati sul problema della circolazione; io voglio limitarmi a ricordare che nei mesi di marzo, di aprile, di maggio, vi era stato un incremento di circolazione per conto dello Stato di un ordine di grandezza che andava dai 12 ai 15 miliardi: nel mese di giugno invece \u2013 primo mese di riscossione di questa imposta 4 per cento \u2013 la circolazione non \u00e8 aumentata, per conto dello Stato, se non nella misura della cifra insignificante di 500 milioni. Nel mese di agosto \u2013 mese in cui ha avuto luogo la riscossione della seconda rata \u2013 non soltanto la circolazione per conto della Stato non \u00e8 aumentata, ma \u00e8 diminuita di ben 4 miliardi.<\/p><p>Questa, onorevoli colleghi, \u00e8 l\u2019importanza che ha assunto questo tributo, il quale ha dato un efficacissimo contributo, come abbiamo visto dalle cifre, a frenare l\u2019aumento della circolazione per conto dello Stato, che costituisce una delle maggiori preoccupazioni.<\/p><p>L\u2019Amministrazione dello Stato si fa carico di andare incontro a tutte le esigenze dei piccoli e dei medi contribuenti; ma non vorrei che si esagerasse nel prospettare le dimensioni del fenomeno. Ricordiamoci \u2013 sono cifre che gi\u00e0 si conoscono, ma ripetiamole \u2013 che su 10 milioni di articoli di ruolo dell\u2019imposta terreni, 8 milioni 600 mila non hanno niente a che vedere coll\u2019imposta 4 per cento, in quanto essi si trovano tutti al di sotto di quel limite delle 100 mila lire che, per essere espresso in termini di lire anteguerra, moltiplicate soltanto per dieci, significa oggi certamente molto di pi\u00f9 di 100 mila lire. Quindi, soltanto un 15 per cento degli articoli di ruolo si trova ad essere interessato a questa imposta.<\/p><p>Inoltre, fino a 750 mila lire di imponibile vi \u00e8 quella rateazione triennale, che praticamente, intesi i patrimoni in termini di valore attuale, pu\u00f2 significare rateazione fino a due milioni-due milioni 500 mila di valore attuale.<\/p><p>Se vi sono state delle revisioni intermedie in aumento, per cui la moltiplicazione per dieci o la moltiplicazione per cinque abbiano significato una palese sperequazione, voi lo sapete che sono gi\u00e0 state date disposizioni al riguardo per i terreni e per i fabbricati allo scopo di eliminare le sperequazioni stesse. Prossimamente sar\u00e0 presentato un provvedimento che conceder\u00e0 a tutti i titolari di redditi di categoria <em>B<\/em>) di chiedere la loro revisione in diminuzione, ai fini del 4 per cento, entro il 31 dicembre di quest\u2019anno, allo scopo di eliminare gli effetti delle accennate revisioni intermedie e sempre quando esse non siano state determinate da aumentate dimensioni dell\u2019azienda.<\/p><p>Per quanto riguarda l\u2019imposta sugli enti collettivi, ormai non ho pi\u00f9 bisogno di ripetervi che davanti al problema di applicare un tributo addizionale sul settore delle societ\u00e0 azionarie, io avrei considerato pi\u00f9 equo e pi\u00f9 corretto, da un punto di vista di giustizia tributaria, tassare quella parte dei saldi di rivalutazione dell\u2019attivo che rappresentano un vero incremento patrimoniale; ad esclusione, cio\u00e8, dei saldi che sono semplice contropartita della rivalutazione del capitale e delle riserve.<\/p><p>L\u2019Assemblea, nella sua sovranit\u00e0, ha adottato la formula del tributo globale sul patrimonio dell\u2019ente, e con questo \u2013 ed \u00e8 la dichiarazione che desidero fare a nome del Governo \u2013 \u00e8 certamente sepolto il problema della tassazione delle rivalutazioni dal punto di vista fiscale: poich\u00e9 costituirebbe una evidente duplicazione riproporre il problema in termini fiscali.<\/p><p>Dinanzi al suggerimento dell\u2019onorevole Valiani di arrivare ad una rivalutazione degli impianti, egli parlava addirittura di un coefficiente 25, io vorrei, fra i due estremi, della formale ampia proposta dell\u2019onorevole Valiani e del diniego assoluto \u2013 cos\u00ec mi sembra avere inteso \u2013 dell\u2019eminente collega Merzagora, affermare che esiste ancora un problema delle rivalutazioni sotto un profilo di politica del tesoro e sotto un profilo di maggiore sincerit\u00e0 dei bilanci. Di tale problema il Governo deve farsi carico, e non \u00e8 escluso che esso possa essere esaminato in funzione di una opportuna mobilitazione anticipata dell\u2019imposta sugli enti collettivi, con criterio facoltativo, allo scopo di accogliere, se possibile, le istanze dei colleghi dei lavori pubblici e dell\u2019agricoltura, che stanno bussando per un complesso di loro opere che, alla vigilia dell\u2019inverno, desiderano mettere in cantiere.<\/p><p>Qualsiasi maggiore dettaglio, voi comprendete, su questo argomento non sarebbe oggi possibile.<\/p><p>Arrivati a questo punto, debbo ancora ricordare che esiste un problema della finanza locale, il quale sta diventando nuovamente scottante.<\/p><p>Esisteva un fondo di integrazione, e questa \u00e8 materia del Tesoro, che col 31 dicembre di quest\u2019anno deve avere termine.<\/p><p>I bilanci dei comuni e delle provincie devono trovare il loro assestamento con mezzi propri: concetto che non pu\u00f2 essere rifiutato, perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 ragione che un comune delle Alpi debba pagare per un comune della Sicilia, o viceversa un comune della Sicilia per quello delle Alpi.<\/p><p>\u00c8 compito dei singoli amministratori preposti alla amministrazione di un comune o di una provincia di assumersi la responsabilit\u00e0 del punto limite di equilibrio fra programma di spese e programma di pressione fiscale, rispondendone direttamente agli amministrati.<\/p><p><em>Voci dall\u2019estrema sinistra.<\/em> E i mezzi?<\/p><p>PELEA, <em>Ministro delle finanze.<\/em> Proprio in questi giorni il Ministro delle finanze ha tenuto \u2013 con i sindaci delle maggiori citt\u00e0 \u2013 riunioni che si concluderanno tra breve per fornire gli strumenti idonei ai comuni perch\u00e9 possano \u2013 qualora lo ritengano \u2013 applicare i tributi necessari per raggiungere il pareggio del proprio bilancio. (<em>Commenti<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Cio\u00e8, il potere centrale deve dare gli strumenti: spetta agli amministratori locali decidere se applicarli o meno. (<em>Commenti<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Ora io ritengo che debba la finanza locale avocare a s\u00e9 determinate categorie di tributi, che malamente possono essere applicate dall\u2019Amministrazione centrale.<\/p><p>Tutta la tassazione dei consumi voluttuari, a mio modesto avviso, potrebbe essere, molto pi\u00f9 opportunamente, demandata agli enti locali, sia per la relativit\u00e0 di consumo voluttuario da regione a regione anche in termini di limiti di spese, sia per il pi\u00f9 efficace controllo che l\u2019ente locale pu\u00f2 esercitare.<\/p><p>So per\u00f2 \u2013 e questo hanno detto a chiare note principalmente gli amministratori dei grandi comuni \u2013 che non v\u2019\u00e8 molta fiducia nell\u2019esito di questi tributi.<\/p><p>Io non condivido questo pessimismo. L\u2019imposta sulle spese non necessarie \u00e8 uno strumento che non \u00e8 detto non possa essere applicato con revisioni magari radicali.<\/p><p>Io vorrei fosse qui presente il sindaco della mia citt\u00e0, l\u2019onorevole Luisetti, per dargli atto che in una piccola citt\u00e0 di 42 mila abitanti si sono notificati circa 200 accertamenti, mentre in grandi citt\u00e0 se ne sono fatti da 10 a 15.<\/p><p>Non nego che sia pi\u00f9 facile l\u2019accertamento in piccoli centri piuttosto che in grandi centri. Per\u00f2 la difficolt\u00e0 non esime dall\u2019obbligo di cercare i mezzi per superarla.<\/p><p>O il sistema \u2013 e questo \u00e8 il problema che sar\u00e0 dibattuto nella prossima riunione \u2013 \u00e8 di possibile applicazione attraverso determinati perfezionamenti, ed allora perfezioniamolo ed applichiamolo, oppure aboliamo la legge.<\/p><p><em>Una voce a sinistra.<\/em> \u00c8 un inutile duplicato dell\u2019imposta di famiglia. Un inutile e dannoso duplicato.<\/p><p>PELLA, <em>Ministro delle finanze.<\/em> Dovremmo dimenticare allora quel concetto di progressivit\u00e0 che non si esprime soltanto nella forma elementare di una tabella di imposte con aliquote progressive, ma che si pu\u00f2 esprimere anche con la coesistenza di due tributi, uno principale e l\u2019altro collaterale.<\/p><p>E d\u2019altra parte, l\u2019imposta sulle spese non necessarie \u00e8 un\u2019imposta tipica che non vuole colpire tutto il reddito, come l\u2019imposta di famiglia, ma che vuole colpire quella parte di reddito consumato (mentre l\u2019imposta di famiglia colpisce consumato e risparmiato) che eccede il limite normale di consumo. Questo \u00e8 il concetto.<\/p><p>Per quanto riguarda l\u2019incidenza della finanza locale, ricordo che nel 1946 l\u2019ammontare dei tributi comunali \u00e8 stato di 29 miliardi, contro 4 miliardi e mezzo del 1939. Quindi si ha la sensazione che la pressione della finanza locale si esprima in termini notevolmente minori di quelli della finanza erariale.<\/p><p>Per quanto riguarda le provincie, da un miliardo del 1939 siamo passati a 3 miliardi e 700 milioni.<\/p><p>Vi \u00e8 un tarlo roditore (in termini fiscali) della finanza locale ed \u00e8 l\u2019impossibilit\u00e0 di far rendere la sovrimposta fabbricati a seguito del blocco dei fitti. Questo \u00e8 veramente uno degli aspetti fondamentali del problema, problema di natura eminentemente transitoria e che suggerir\u00e0 quindi di dare carattere transitorio ad alcune delle provvidenze che saranno studiate in questi giorni per arrivare ad una sistemazione del bilancio delle entrate locali.<\/p><p>Onorevoli colleghi, dall\u2019ulteriore corso della discussione io potrei attendermi da voi un\u2019osservazione d\u2019ordine generale: \u00abma tutto questo significa camminare sui vecchi solchi della finanza, tutto questo ha significato non affrontare quel problema generale della riforma del sistema tributario che pure \u00e8 richiesto da anni e da studiosi e da tecnici\u00bb.<\/p><p>L\u2019osservazione sarebbe esatta principalmente se dovesse rivolgersi al futuro, nell\u2019ipotesi che il Governo non si facesse carico di un problema di questo genere. Per il passato ritengo che sarebbe stato un errore arrivare ad una riforma strutturale del sistema che incidesse troppo profondamente. Qualsiasi riforma del sistema tributario significa un rischio in ordine al gettito totale. Tali riforme si fanno o quando il gettito \u00e8 quasi nullo (quindi, in ipotesi, nel 1944-45, ma evidentemente non le si poteva affrontare), oppure occorre attendere che i vecchi sistemi diano, in termini di gettito, quel limite massimo a cui si pu\u00f2 arrivare; cosicch\u00e9, adottando le cautele necessarie, perch\u00e9 nel frattempo il gestito non si affievolisca, impostare il problema della riforma generale. Ed \u00e8 proprio questo che il Ministro delle finanze sta facendo attraverso la nomina di una apposita Commissione, la quale dovr\u00e0 studiare il problema della riforma, sia in funzione di quel principio di progressivit\u00e0 proclamato dalla Costituzione, sia in funzione del nuovo ordinamento regionale che naturalmente avr\u00e0 delle incidenze profonde su tutto il sistema.<\/p><p>MICHELI. E allora il collega Merzagora cosa dice?<\/p><p>PELLA, <em>Ministro delle finanze.<\/em> Nel frattempo, onorevoli colleghi, l\u2019amministrazione finanziaria si propone di affinare i suoi strumenti, di migliorare i mezzi di cui dispone, perch\u00e9 il gettito di 650 miliardi di tributi ordinari progressivamente migliori. Ho, per\u00f2, la sensazione che l\u2019incremento dipender\u00e0 soprattutto dal naturale incremento della ripresa economica, cio\u00e8 dal passaggio dall\u2019accennato indice 70 per cento ad un indice prossimo al 100 per cento: cosicch\u00e9 il gettito dei tributi ordinari potr\u00e0 avviarsi verso il traguardo dei mille miliardi. La finanza far\u00e0 tutti gli sforzi necessari: credo che i risultati conseguiti finora possano dare sufficiente affidamento per il futuro.<\/p><p>Onorevoli colleghi, se nelle notizie che vi ho comunicato vi pu\u00f2 essere motivo di compiacimento, la nostra gratitudine deve essere rivolta in due direzioni: verso il contribuente e verso i funzionari dell\u2019Amministrazione. L\u2019Amministrazione finanziaria ha saputo resistere ai diversi cicloni che si sono abbattuti; ha saputo, attraverso privazioni di ogni genere dei funzionari dai gradi pi\u00f9 alti ai minori, dare una collaborazione di cui oggi vediamo i frutti concreti.<\/p><p>A questi funzionari io sono in dovere di rivolgere \u2013 e penso anche a nome vostro \u2013 il mio riconoscente ringraziamento. (<em>Applausi al centro ed a destra \u2013 Molte congratulazioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. \u00c8 iscritto a parlare l\u2019onorevole Giannini. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>GIANNINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo dibattito presenta un equivoco iniziale, perch\u00e9 \u00e8 fondato su alcune mozioni di sfiducia che sono state presentate da chi non aveva precedentemente fiducia, e anzi aveva precedentemente dichiarato la sua sfiducia al Governo.<\/p><p>Molto pi\u00f9 interessante sarebbe stato forse, se si fosse chiesto a chi aveva avuto fiducia se questa fiducia ha ancora, se ce l\u2019ha piena o condizionata, se per caso l\u2019avesse perduta del tutto.<\/p><p>Un altro elemento disorientante \u00e8 che fino adesso noi non abbiamo ancora avuto un vero e proprio discorso d\u2019opposizione.<\/p><p>Il solo vero discorso di opposizione fino a oggi ci \u00e8 sembrato quello del ministro Merzagora.(Si <em>ride<\/em>), al quale facciamo le nostre congratulazioni per il suo felice debutto oratorio in questa Assemblea.<\/p><p>Gli altri si sono lagnati di cose varie. L\u2019onorevole Nenni vorrebbe il monopolio dei cambi, e colpire i redditi al di sopra di un livello alimentare. Ha detto, tra l\u2019altro, una frase qualunquista (<em>Si ride<\/em>). Per respingere l\u2019accusa di voler andare al governo a scopo elettorale, ha detto che il Governo non pu\u00f2 influire sulle elezioni, oggi, con il suffragio universale e con il voto alle donne. Questa \u00e8 un\u2019idea nostra, espressa dentro e fuori l\u2019Aula, e ringraziamo l\u2019onorevole Nenni per il prezioso riconoscimento d\u2019una situazione di fatto su cui anche noi fondiamo le nostre migliori fortune.<\/p><p>Egli ha proposto anche un\u2019altra cosa importantissima, fondamentale, di cui per\u00f2 mi occuper\u00f2 in seguito. Comunque la conclusione del suo discorso, in sostanza, \u00e8 stata questa: Alcide, riprendimi con te! (<em>Viva ilarit\u00e0<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>L\u2019onorevole Togliatti non ci ha meno sorpresi. Egli si \u00e8 indispettito perch\u00e9 gli disturbano l\u2019affissione dei manifesti. Si potrebbe dire, con una freddura molto elementare, che non \u00e8 giustificato un attacco per degli attacchini. (<em>Si<\/em> <em>ride<\/em>)<em>.<\/em> Ci sembra poco. L\u2019onorevole Togliatti se l\u2019\u00e8 presa anche con un certo articolo 290, ed ha sciolto un inno alla libert\u00e0. Siamo veramente lieti di aver convertito alla libert\u00e0 un cos\u00ec eminente collega e, se egli \u00e8 realmente convinto di ci\u00f2 che dice, la libert\u00e0, tra lui, noi e l\u2019onorevole Corbino, non correr\u00e0 pi\u00f9 nessun pericolo. (<em>Si ride<\/em>)<em>.<\/em> \u00c8 inutile rilevare, tra l\u2019altro, che il suo felicissimo dire \u00e8 ordinaria amministrazione. La disavventura dell\u2019onorevole Pratolongo \u00e8 la disavventura del nostro onorevole Mastrojanni. \u00abIl bene \u2013 si dice al mio paese \u2013 spesso al male si assomiglia, e chi va per questi mari, questi pesci piglia\u00bb.<\/p><p>Il Ministro degli interni \u2013 s\u2019\u00e8 lagnato l\u2019onorevole Togliatti \u2013 mi d\u00e0 del fascista. Beh, capita a tutti! Egli si lagna poi dei disordini di Gorizia. Deploro che il Ministro degli interni non gli abbia detto, a proposito di questi disordini, che molti di coloro che sono andati, diciamo cos\u00ec, a disordinare contro gli slavi, erano buoni comunisti: ci sono andati con bandiere rosse, con le mani che prudevano, perch\u00e9 erano s\u00ec, comunisti, ma prima d\u2019essere comunisti erano goriziani. (<em>Approvazioni<\/em>)<em>.<\/em> Non capisco perch\u00e9 il Ministro Scelba non abbia fornito all\u2019onorevole Togliatti questa preziosa informazione.<\/p><p>Egli vuole \u2013 Santo Cielo, anche lei onorevole Togliatti! \u2013 una legge in difesa della Repubblica ma, subito dopo averla chiesta, riconosce che il Governo finisce sempre per fare quello che vuole. Ed allora che bisogno c\u2019\u00e8 di fare questa legge? Comunque, anche il ruggibondo parlare dell\u2019onorevole Togliatti, si conclude con la richiesta d\u2019un posticino. \u00abAnch\u2019io son figlio di Dio\u00bb. (<em>Si ride<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Saragat. Anche lui non ha fiducia, e almeno formalmente anche lui non l\u2019ha mai avuta. Vuole un governo a direzione socialista, per\u00f2 \u00e8 contro i comunisti, dimenticando che il comunismo \u00e8 la quintessenza del socialismo. Ora, noi respingiamo il socialismo che secondo noi \u00e8 errore, ma crediamo che pi\u00f9 grave errore sia quello di voler fare del socialismo senza i socialisti. La realizzazione del socialismo senza la disciplina sociale prevista dal comunismo \u00e8 impossibile. Si pu\u00f2 realizzare quel socialismo americano di cui parlava l\u2019onorevole Labriola: ma quello non \u00e8 socialismo, \u00e8 il nostro liberalismo progredito, ossia \u00e8 la borghesia che s\u2019\u00e8 messa a ridisperdere il suo danaro fra le masse. \u00c8 tutt\u2019altra cosa. Comunque, anche Saragat vuole andare al Governo, e quando l\u2019onorevole Togliatti gli oppone che egli non ha seguito, Saragat risponde: il seguito verr\u00e0. Il meno che gli si possa dire \u00e8 di aspettare che venga (<em>Si ride<\/em>), perch\u00e9 non \u00e8 mica detto che debba venire.<\/p><p>Il giovane e valente collega Valiani ci ha dato qualche vocabolo qualunquista, che ci ha abbastanza entusiasmati, ma non ha fatto per\u00f2 il discorso che ci aspettavamo, dopo la premessa di quei vocaboli. A un certo punto ha detto: \u00abCredo che basti una dichiarazione di neutralit\u00e0 per evitarci i guai in un prossimo conflitto\u00bb. Ha soggiunto che vuol tenere le porte aperte (ho inteso precisamente \u00abporte aperte\u00bb) verso gli Stati Uniti e verso la Russia. Mio caro Valiani, oggi porte non ce ne sono pi\u00f9. \u00c8 inutile pensare a tenerle aperte o chiuse quando c\u2019\u00e8 l\u2019aeroplano senza pilota che parte da un ufficio postale americano o russo e arriva come un pacco postale direttamente davanti al portone di casa sua (<em>Si ride<\/em>)<em>.<\/em> Ha voglia di chiuderlo, il suo portone!<\/p><p>In ogni modo, nemmeno Valiani sembra volere la morte del Governo presieduto dall\u2019onorevole De Gasperi. Il suo \u00e8 stato un discorso di consigli e non di opposizione vera e propria.<\/p><p>Corbino. Corbino ha incominciato col dichiarare che i liberali voteranno a favore del Governo, con che l\u2019opposizione \u00e8 bella e finita e non se ne parla pi\u00f9. Ho avuto l\u2019impressione, ieri, che avessero cambiato il mio vecchio Corbino e che lo avessero sostituito, lui a cui voglio tanto bene, con un Corbino un po\u2019 falso, un po\u2019 demagogo, nemico del lusso e delle spese voluttuarie, sostenitore di quell\u2019austerit\u00e0 di cui per tanti anni abbiamo avuto stufa la cicoria da un regime che non era affatto austero, come tanti predicatori, d\u2019austerit\u00e0. Francamente, ci stupisce un Corbino che biasima il lusso, il quale d\u00e0 vita alle industrie di lusso, e pane a milioni di lavoratori.<\/p><p><em>Una voce a sinistra.<\/em> Vecchia storia!<\/p><p>GIANNINI. Mi dispiace di vedere Corbino contrario ai 350 mila romani, sia pure proletari, che sono andati a tuffare la loro arroventata anatomia nel Tirreno durante questa estate. Quei proletari, caro Corbino, hanno dato vita alla ferrovia Roma-Ostia, hanno dato pane a Ostia, hanno permesso che funzionassero le trattorie di Ostia, i bagnini ed i bagni di Ostia, e fatto vivere tutti coloro che guadagnano con Ostia. Per qual ragione non vuoi che questi 350 mila proletari o gran signori che siano, vadano ad Ostia? Lasciamo che si bagnino, lasciamo che si divertano, lasciamo che vivano, perch\u00e9 la vita \u00e8 movimento. La vita vera non pu\u00f2 essere austerit\u00e0, n\u00e9 conventuale, n\u00e9 militare; quelle sono altre vite, a parte; sono oasi nella vita ordinaria.<\/p><p>Lussu. Devo innanzi tutto ringraziare questo leale avversario e prendere atto con commozione del suo elegante e generoso senso di cavalleria. Egli ha toccato l\u2019argomento pacificazione sul quale non siamo d\u2019accordo, e spiegher\u00f2 perch\u00e9 non siamo d\u2019accordo.<\/p><p>L\u2019ottimo collega Scoccimarro ha fatto un discorso tecnico, uno di quei bellissimi discorsi tecnici che si stanno a sentire volentieri, che forse non si capiscono interamente perch\u00e9 non tutti siamo tecnici, ma si ascoltano e si meditano: e si rileggono per capirli meglio.<\/p><p>A questo punto del dibattito ci troviamo nella curiosa situazione che, se un discorso di opposizione non \u00e8 fatto almeno da noi, il dibattito non avr\u00e0 discorsi d\u2019opposizione, e l\u2019onorevole Presidente del Consiglio vincer\u00e0 per capitolazione incondizionata degli oppositori.<\/p><p>Su che cosa si fonda questa nostra opposizione? Sul Governo? S\u00ec, ma fino a un certo punto.<\/p><p>Potremmo lagnarci del Ministro dell\u2019interno? Certamente no. Appunto perch\u00e9 se ne lagnano Nenni e Togliatti.<\/p><p>Dobbiamo anzi lodarci di questo Ministro, al quale non possiamo rimproverare altro che la gola nella quale la sua voce qualche volta si sperde e gorgoglia come un vortice.<\/p><p>Possiamo lagnarci dei tecnici Merzagora, Corbellini, uomini qualunque? Fanno quello che possono.<\/p><p>Se potessi ardire una citazione volterriana in questo ambiente democristiano, senza offendere la suscettibilit\u00e0, direi che sono i migliori tecnici nel miglior Ministero democristiano possibile.<\/p><p>Ugualmente potremmo dire degli altri Ministri singolarmente considerati, dall\u2019onorevole De Gasperi che fa il suo mestiere di tirare avanti, all\u2019onorevole Grassi che cerca di uscire dal rotto della cuffia dei suoi imbarazzi, tra una Magistratura che vuol essere Magistratura e altri che vorrebbero trasformarla in Tribunale di parte. (<em>Applausi a destra<\/em>)<em>. <\/em>Senonch\u00e9 \u00e8 nello spirito che anima questo Governo che il Governo non ci piace. Esso ci appare incerto, esitante, brancola fra destra e sinistra; e non come l\u2019equilibrista che bene o male brancolando avanza, ma come il giocoliere che s\u2019\u00e8 fermato al centro della catenaria. L\u2019ingegnere Corbellini mi corregga. La catenaria \u00e8 quella che forma la corda sospesa a due poli: la curva che il suo peso istesso traccia: l\u2019acrobata arriva facilmente al centro discendendo, poi deve risalire, e l\u00ec incomincia la difficolt\u00e0. Mi sembra che questo Governo si sia proprio fermato al centro della catenaria.<\/p><p>Da dove promana questo spirito che rende imbarazzata e imbarazzante l\u2019azione di Governo? Dal suo Partito, onorevole Presidente dei Consiglio, dal suo Partito, il quale ripete il mito dell\u2019asino di Buridano, con questa sola differenza: che quell\u2019asino mor\u00ec di fame fra due fasci di fieno non sapendo su quale dei due avventarsi per primo, mentre l\u2019asino moderno sembra aver tutta l\u2019intenzione di mangiarli tutti e due, a destra e a sinistra (<em>Si ride<\/em>)<em>. <\/em>\u00c8 da ci\u00f2 che nascono l\u2019imbarazzo e la preoccupazione.<\/p><p>Noi non siamo contro la Democrazia cristiana; noi l\u2019abbiamo aiutata sempre e non ne abbiamo avuto, in cambio, che colpi, ingiurie e, il pi\u00f9 delle volte, qualche cosa di peggio: della degnazione.<\/p><p>Mi limito a ricordare un discorso, del resto confermato da un recente articolo, dell\u2019onorevole Cappi, che, in occasione del nostro incidente di Cremona \u2013 risoltosi poi con quel Congresso tenuto nel massimo ordine e senza nessun disturbo da parte di nessun Partito \u2013 ebbe l\u2019aria di raccoglierci con il fazzoletto, come un oggetto che fosse necessario raccattare, ma che era sporco, maculato.<\/p><p>Questa curiosa maniera di considerarci della Democrazia cristiana ha segnato una punta veramente drammatica in quella che si pu\u00f2 chiamare la polemica per le elezioni amministrative di Roma, capitale, d\u2019Italia, ma anche sede del Papato.<\/p><p>Non credo che sia utile n\u00e9 necessario diffondermi sul significato delle elezioni amministrative di Roma. Esse hanno sempre un profondo significato politico e, in questa occasione, lo hanno ancora di pi\u00f9. Noi abbiamo fatto le elezioni di Roma, nelle quali abbiamo avuto la disgrazia di battere, di qualche corta testa, la Democrazia cristiana. Sono cose che capitano; si pu\u00f2 vincere con cento punti come con novanta: non bisogna irritarsene. Il certo \u00e8 che noi, per quel peccato, non abbiamo potuto costituire, come sarebbe stato possibile, l\u2019amministrazione comunale di Roma. La Democrazia cristiana, pur di non compromettersi, pur d\u2019evitare fastidi, pur di non aver guai, pur di non sporcarsi con il sozzo qualunquismo, ha preferito mandare all\u2019aria l\u2019amministrazione regolare di Roma e far venire un Commissario prefettizio.<\/p><p>Abbiamo invitato in seguito, e pubblicamente, visti vani tutti gli altri tentativi, la Democrazia cristiana, a voler prendere in considerazione una nostra proposta o a farcene una sulle elezioni amministrative di Roma, che noi vogliamo siano vinte da un partito cattolico, dai cattolici, per ragioni che non star\u00f2 qui a spiegare di pi\u00f9, non essendo il caso di fare della demagogia sul cattolicesimo.<\/p><p>Non \u00e8 stato possibile, non dico fare accettare una proposta, ma avviare una discussione.<\/p><p>Leggemmo un articolo dell\u2019onorevole Piccioni nel quale ci si parlava di liste bloccate e si insisteva sul pericolo che le liste bloccate possono presentare per i partiti che si fondono. Noi rispondemmo con un altro articolo nel quale affermavamo che non era il caso di parlare di liste bloccate; che non avevamo inteso parlare di liste bloccate; che intendevamo soltanto prendere contatto con la Democrazia cristiana per tentare di dare a Roma un\u2019amministrazione come noi la vogliamo, cio\u00e8 cattolica.<\/p><p>Nella tema che questo articolo avesse potuto per avventura sfuggire alla Direzione della Democrazia cristiana, pregammo l\u2019onorevole Tieri, segretario generale del nostro partito, di scrivere una lettera ufficiale alla Democrazia cristiana, ripetendo l\u2019invito a trattare: ci\u00f2 che il nostro amico Tieri subito fece. Ma la Democrazia cristiana non credette d\u2019onorarlo d\u2019una risposta; e questo, consentitemi, onorevoli colleghi, ch\u2019io lo dica francamente, \u00e8 oltretutto una mancanza di riguardo. (<em>Commenti al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Ci si \u00e8 detto: ma voi potete fare anche un accordo dopo le elezioni. Perch\u00e9 dopo? A elezioni fatte, a risultati raggiunti, non \u00e8 detto che l\u2019accordo si debba farlo obbligatoriamente con i democristiani. Aspettiamo di conoscere come andranno le elezioni, e \u00abdopo\u00bb ci regoleremo in conseguenza: non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 ormai alcuna ragione per impegnarci in anticipo; come non c\u2019\u00e8 alcuna ragione d\u2019impegnarci sempre a dare e non mai a ricevere.<\/p><p>C\u2019\u00e8 una leggenda intorno alla mia stampa ed \u00e8 quella delle mie famose parolacce, le quali parolacce hanno urtato tante suscettibilit\u00e0, ma hanno avuto pure qualche risultato concreto. Ma la stampa della Democrazia cristiana \u2013 che non dice parolacce \u2013 ci accusa per\u00f2 \u2013 e faccio il preciso nome del giornale: il <em>Gazzettino di Venezia \u2013 <\/em>ci accusa, dicevo, di aver votato nelle commissioni a favore del divorzio.<\/p><p>Questa accusa mossa dal <em>Gazzettino di Venezia<\/em> ha dato poi la stura alla sua ripetizione pedissequa da parte di tutti i bollettini parrocchiali del Veneto. Si \u00e8 sparsa questa calunnia come un grande Papa diceva che si sparge il contenuto d\u2019un cuscino di piume: per riparare al male che fa bisognerebbe recuperare tutte le piume a una a una. Ho dovuto allora pregare l\u2019onorevole Russo Perez, l\u2019onorevole Mastrojanni di riprendere i verbali delle commissioni e scrivere una smentita formale in base a quei documenti.<\/p><p>Ma ho dovuto poi incomodare un onesto sacerdote, padre Martegani, il quale cortesemente m\u2019ha accontentato dopo aver preso visione dei miei documenti, e ha pubblicato sulla sua autorevole rivista <em>Civilt\u00e0 Cattolica<\/em>, una smentita.<\/p><p>Io so che mi si dir\u00e0 che il <em>Gazzettino di Venezia<\/em> non \u00e8 della Democrazia cristiana.<\/p><p><em>Una voce a sinistra.<\/em> S\u00ec, s\u00ec, lo \u00e8, lo \u00e8!<\/p><p>GIANNINI. Spero che non si insista su questo, perch\u00e9 sono troppo buon giornalista per non sentire a fiuto di chi sono i giornali. Onorevoli colleghi, ci sono poi cose che veramente m\u2019infastidiscono a dire, ma che pure bisogna ch\u2019io dica, perch\u00e9 io ho un Partito dietro di me, e ho quindi degli obblighi. Sono stato accusato, in ambienti democristiani della Calabria nientemeno che di questo: se sar\u00f2 sindaco a Roma \u2013 il che non sar\u00f2 mai \u2013 istituir\u00f2 molte case di tolleranza perch\u00e9 i turisti che vengono a Roma in pellegrinaggio possano trovare il sollazzo che desiderano nella Capitale. (<em>Si ride \u2013 Commenti<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p><em>Una voce al centro.<\/em> Chi ha detto questo?<\/p><p>GIANNINI. Chi l\u2019ha detto? Caro collega, se lei dubita di me, e suppone sia una mia spiritosa invenzione, la prego di rivolgersi a un nobilissimo e illustre sacerdote, dal quale molti presenti in questa Assemblea hanno avuto ospitalit\u00e0, mangiato la minestra e condiviso i pericoli, e gli domandi se \u00e8 vero ch\u2019egli ha dovuto smentire questa diceria, e smentirla autorevolmente, perch\u00e9 conoscendomi bene sa che non sono queste le industrie che preferisco. (<em>Commenti<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>C\u2019\u00e8 un esclusivismo della Democrazia cristiana. Non si deve fare nulla di buono in Italia che non promani da questo Partito. Vi dar\u00f2 un esempio. Abbiamo fatto una Commissione parlamentare napoletana presieduta dall\u2019onorevole Porzio. Fui incaricato di studiare il problema della Mostra d\u2019Oltremare, la quale fu fatta dal fascismo, ma era una gran bella cosa; ed \u00e8 un peccato che sia stata distrutta. Si \u00e8 parlato della utilizzazione di quella Mostra, utilizzazione alla quale mancava innanzi tutto un\u2019idea \u2013 perch\u00e9 il danaro si trova sulle idee: almeno io lo so trovare sull\u2019idea.<\/p><p>Ebbi questa idea: esaltiamo il 1848 napoletano, esaltiamo il 15 maggio napoletano, giornata in cui fu combattuta la pi\u00f9 bella battaglia per la libert\u00e0 italiana; creiamo, in questa Mostra d\u2019Oltremare del fascismo, la Mostra internazionale della libert\u00e0; facciamo convergere in essa tutto quanto riguarda e illustra la libert\u00e0 di tutti i Paesi e a consacrazione dell\u2019eroismo napoletano del 15 maggio 1848, celebriamone il centenario. M\u2019impegno io a scrivere e a montare tutto quello che ci vuole \u2013 e voi sapete che se voglio fare l\u2019agente di pubblicit\u00e0, lo so fare \u2013 per interessare tutto il mondo a questa Mostra. Riusciremo a risuscitarla.<\/p><p>Ma di questo non s\u2019\u00e8 potuto parlare pubblicamente, perch\u00e9 nella nostra Commissione di deputati napoletani, i deputati democristiani hanno preteso che non se ne parlasse. Perch\u00e9 non se ne dovesse parlare, non si sa. Mi sono impegnato a non parlarne sui giornali e non ne ho parlato: ma poich\u00e9 non mi sono impegnato a non parlarne in Assemblea ne parlo in Assemblea, senza mancare alla mia parola.<\/p><p>Ci sono state e ci sono continuamente nella Democrazia cristiana queste preoccupazioni d\u2019umiliarci in tutti i modi.<\/p><p>Si \u00e8 tenuto un Convegno internazionale a Gstaad, dove, in seguito alla mia campagna per gli Stati Uniti d\u2019Europa, ero stato elencato come quinto oratore, immediatamente dopo Paul Reynaud. Praticamente ero il secondo, perch\u00e9 il primo oratore era il Presidente dell\u2019Assemblea, L\u00e9on Maccas, il secondo il Segretario generale, Coudenhove Kalergi, il terzo un membro del Consiglio federale svizzero che dava il benvenuto ai congressisti. Praticamente Paul Reynaud parlava per primo: io seguivo Paul Reynaud. Nossignori! Ci\u00f2 non \u00e8 stato possibile. Ho dovuto diventare undicesimo, perch\u00e9 si \u00e8 dovuto distinguere, si \u00e8 dovuto fare una questione di partito anche l\u00e0. Conclusione: il nostro Paese, che indegnamente e per la mia modesta figura, aveva il quinto posto ha finito per avere il decimo. Ha parlato l\u2019onorevole democristiano Giacchero, e poi io: e prima di noi, in seguito a quel pettegolezzo, altri sei oratori europei.<\/p><p>Oggi sulla cattolicit\u00e0, che per noi \u00e8 un sentimento e non un affare, nasce un\u2019altra polemica, condotta dal <em>Quotidiano<\/em>, e alla quale deve rispondere, brillantemente ma anche con infinita pazienza, il collega onorevole Tieri. Io, che sono un polemista, non gli invidio questa polemica, appunto per le prove di pazienza ch\u2019egli deve dare, per le tortuosit\u00e0 nelle quali egli si deve infilare, perch\u00e9 in sostanza si tratta dell\u2019ennesimo tentativo d\u2019identificarci come quinta colonna del Partito comunista e cos\u00ec danneggiarci elettoralmente. (<em>Si ride \u2013 Commenti<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Ora io ho detto, e confermo, che quando il Partito comunista pretende una pi\u00f9 equa giustizia sociale, un pi\u00f9 diffuso e pi\u00f9 giustamente distribuito benessere, quando pretende l\u2019elevazione degli umili, nessuno di noi \u00e8 contrario al Partito comunista.<\/p><p>Ci\u00f2 non vuol dire che non ci siano differenze. \u00c8 chiaro che se, oltre a queste identit\u00e0, il Partito comunista si dichiarasse cattolico, si permeasse di spiritualit\u00e0 cattolica, diventasse un partito nazionale, si liberasse da certe appendici che a noi non piacciono, non ci sarebbe bisogno di fare due partiti, e a me non resterebbe che offrire la presidenza del comun-qualunquismo all\u2019onorevole Togliatti e liberarmi dalla scocciatura di dirigere un partito.<\/p><p>\u00c8 logico che se fra due partiti vi sono tre addentellati, su questi tre addentellati si cerchi di collaborare.<\/p><p>Poich\u00e9 ho gi\u00e0 avuto una polemica su questo argomento, con un avversario pi\u00f9 aspro, ma certamente pi\u00f9 sincero, non invidio all\u2019onorevole Tieri la sua ingrata fatica.<\/p><p>Si direbbe insomma che questo grande Partito sia talmente preoccupato di noi da volerci sbarrare il cammino in ogni modo. Per esempio, \u00e8 venuta fuori, a proposito di questa che non \u00e8 ancora una crisi, onorevole signor Presidente del Consiglio, \u00e8 venuta fuori una pregiudiziale, non so da chi messa in giro (ma le pregiudiziali pi\u00f9 o meno si sa bene a quali sorgenti attingano) che bisogna fare un Governo dichiaratamente repubblicano, un Governo dichiaratamente democratico.<\/p><p>Onorevoli colleghi, la nostra corrente \u00e8 agnostica. Credo che nessuno mi possa dare del monarchico. Ma non mi dichiaro repubblicano, perch\u00e9 il mio partito \u00e8 un partito agnostico. Come tale s\u2019\u00e8 impegnato coi suoi elettori, come tale ha vinto la sua battaglia elettorale: non pu\u00f2 mutare bandiera, non pu\u00f2 cambiare. Dobbiamo forse pensare che per questo nostro agnosticismo siamo sospetti alla Repubblica molto di pi\u00f9 di quanto non possano essere le compagini valenti della Democrazia cristiana, nella quale non c\u2019\u00e8 nemmeno un monarchico? O dobbiamo cercare i monarchici della Democrazia cristiana e denunciarli sulla colonna infame?<\/p><p>In materia di democraticit\u00e0. Abbiamo tenuto un Congresso, onorato da visitatori che ringraziamo ancora, e ai quali speriamo ci sar\u00e0 concesso di ricambiare la visita (<em>Commenti<\/em>), un Congresso nel quale \u00e8 stata eletta non una direzione del Partito soltanto, onorevoli colleghi, ma un Parlamento del Partito, un parlamentino, con facolt\u00e0 di discutere e di rovesciare il Governo del partito ogni tre mesi, cio\u00e8 ogni volta che si aduna. Non c\u2019\u00e8 nessun partito politico europeo che si trovi in queste condizioni. Quindi, a chi ci parla di democraticit\u00e0, noi oggi siamo in grado di dire: noi vi abbiamo mostrato le nostre carte, mostrateci le vostre e vediamo chi \u00e8 pi\u00f9 democratico.<\/p><p>Tutto ci\u00f2 mi fa pensare che la Democrazia cristiana \u00e8 scontenta che noi siamo cattolici. Forse se fossimo scintoisti ci amerebbe di pi\u00f9. C\u2019\u00e8 la storia della questione sociale cristiana. Essi \u00abdifferiscono\u00bb. Differiscono da noi in che cosa? C\u2019\u00e8 un mezzo cristiano per risolvere la questione sociale? Io non ne conosco che uno: il Vangelo, e nel Vangelo, Cristo ha detto ai suoi: \u00abDona tutto ai poveri e vieni meco\u00bb.<\/p><p>Sarei lieto d\u2019aver l\u2019elenco di quei democristiani che hanno donato tutto ai poveri! (<em>Applausi a sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Devo dunque pensare che si tratti d\u2019una lotta sul mercato della religione? Ma appunto per non fare questa lotta sul mercato della religione, io, personalmente, avevo proposto al signor Mosconi, rappresentante della Democrazia cristiana in Roma, di fare le elezioni insieme con la Democrazia cristiana, mettendoci, insieme, sotto l\u2019egida della civilt\u00e0 italica. Dissi chiaramente: voi non avete nessuna fiducia in noi e non volete fare la lista bloccata; vi assicuro che noi non abbiamo nessuna fiducia in voi e non vogliamo fare la lista bloccata. Per\u00f2 siamo due partiti cattolici, mettiamo le nostre due liste, se volete vi cediamo la destra, mettiamo queste due liste una a fianco dell\u2019altra sotto l\u2019egida della civilt\u00e0 italica, la quale raccomander\u00e0 entrambe le liste perch\u00e9 entrambe cattoliche. In questo modo noi saremo divisi solo da questioni politiche, amministrative, sociali, ma non dovremo colluttare sul sacro terreno della religione. Questa proposta \u00e8 stata fatta da me al signor Mosconi, e non mi costringete a dire in quale sede, perch\u00e9 se no ve lo dico. (<em>Ilarit\u00e0<\/em>)<em>.<\/em> Non ho avuta nessuna risposta, n\u00e9 un s\u00ec n\u00e9 un no: la proposta \u00e8 stata ignorata. (<em>Ilarit\u00e0 a sinistra \u2013 Commenti<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Il nostro appoggio sia al Governo che al Partito democristiano \u00e8 considerato coatto. \u00abVoi dovete votare per noi\u00bb \u2013 ci si dice \u2013 \u00abvoi non potete votare per altri. Non votando per noi voi votate per Togliatti, per il comunismo, per le forche, per la Siberia\u00bb! (<em>Si ride<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Su questo punto, onorevoli colleghi, \u00e8 bene dire una volta di pi\u00f9 che se noi siamo stati contro l\u2019antifascismo di maniera siamo anche contro l\u2019anticomunismo di maniera. Oggi \u00e8 facile fare dell\u2019anticomunismo; bisognava farlo prima, cio\u00e8 nel momento in cui erano scagliati tuoni e fulmini da quei due veri ed autentici fondatori del qualunquismo che sono stati gli onorevoli Spano e Grieco. (<em>Si ride<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Allora bisognava fare dell\u2019anticomunismo. Oggi \u00e8 troppo facile e troppo semplice, ed \u00e8 fors\u2019anche ridicolo, come sono ridicoli coloro che vanno cantando inni provocatori per le strade di Roma, e non solo di Roma: cantanti ai quali, caro Lussu, noi non facciamo coro, anzi!<\/p><p>D\u2019altra parte, non \u00e8 possibile vivere eternamente sotto l\u2019assillo d\u2019un ricatto politico.<\/p><p>A un certo punto ci si ribella. Se mi permettete tenter\u00f2 di esprimervi questo concetto con una brevissima storiella. (<em>Si<\/em> <em>ride<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p><em>Voce al centro.<\/em> Un altro somaro!<\/p><p>GIANNINI. Non si tratta d\u2019un somaro (<em>Si ride<\/em>), si tratta d\u2019un pappagallo, il quale viveva in una famiglia di monarchici spagnoli, una famiglia hidalga, fierissima del suo sentimento monarchico. Sapete come vanno le cose nella Spagna: ogni tanto i repubblicani si avventano sui monarchici e viceversa. Questa famiglia sub\u00ec assalti da parte dei repubblicani di fresco tornati al potere.<\/p><p>Spaventata dalle conseguenze che avrebbe potuto avere l\u2019eccessiva loquacit\u00e0 del pappagallo, la famiglia hidalga aveva preso l\u2019abitudine di nasconderlo ogni volta che avvenivano le perquisizioni, e lo metteva sotto la gonna della nonna perch\u00e9 stesse pi\u00f9 tranquillo. Per una volta, per due, il povero pappagallo ha resistito al mefitico ambiente (<em>Si ride<\/em>) di quella gonna cos\u00ec come il Gruppo parlamentare qualunquista resiste eroicamente sotto la tonaca democristiana. (<em>Si ride<\/em>)<em>.<\/em> Ma alla terza volta non ne ha potuto pi\u00f9, e con un colpo di becco ha spaccato la gonna della nonna ed \u00e8 uscito gridando: <em>prefiero la muerte<\/em>,<em> viva el rey! <\/em>(<em>Vivissima ilarit\u00e0<\/em>)<em>.<\/em> Ora se un pappagallo ha avuto tanto coraggio, noi qualunquisti riteniamo di non poter essere da meno dell\u2019ardimentosa bestiola che a un certo momento, come noi, non ne ha potuto pi\u00f9.<\/p><p>Quale situazione si pone in questo nostro discorso? Il Governo deve decidere, deve assumere una linea di chiarezza, deve tenere una condotta o liberale o socialista: tutte e due non pu\u00f2 tenerle. Noi vogliamo la prima, che non \u00e8 quella dell\u2019onorevole Corbino, ma \u00e8 l\u2019idea liberale, progredita.<\/p><p>Sgombriamo il terreno da un primo ostacolo: la pacificazione. L\u2019onorevole Lussu si \u00e8 lagnato delle manifestazioni inconsulte che si sono fatte a Roma ed in altre parti d\u2019Italia. Nessuno lo comprende pi\u00f9 di noi; nessuno ne soffre forse pi\u00f9 di me, che so quanto false e bugiarde siano la gran parte di quelle manifestazioni, fatte unicamente in funzione elettorale e con la speranza di raccattare voti che forse non ci saranno. Ma a quelle manifestazioni, caro amico Lussu, d\u00e0nno pretesto precisamente le remore alla pacificazione. L\u2019onorevole Togliatti ha firmato l\u2019amnistia: bisogna dargliene atto; \u00e8 stato un grande atto politico. Ma dopo quell\u2019amnistia continua e pesa ancora una mentalit\u00e0, un errore, cause di qualche reazione giusta intorno alle quale s\u2019innestano le speculazioni.<\/p><p>Abbiamo ancora delle leggi eccezionali, abbiamo ancora veri e propri Tribunali speciali, ancora una sedicente folla che urla nelle aule dei giudizi, abbiamo ancora il confino. Si venga alla pacificazione, si abolisca perfino il nome di \u00abconfino\u00bb e gli si dia il suo vero nome di domicilio coatto.<\/p><p>Si proclami che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 n\u00e9 fascismo n\u00e9 antifascismo, si perdoni, si dimentichi: amnistia viene da amnesia. Dimentichiamo: e si diano venti e trent\u2019anni di reclusione a chi infrange questa tregua, questa pace, sia esso comunista, sia esso socialista, azionista, qualunquista! Nessuno deve avere pi\u00f9 il diritto di tormentare il suo fratello italiano perch\u00e9 durante la guerra ha assunto un atteggiamento o un altro durante la guerra civile. Soltanto Dio pu\u00f2 giudicare.<\/p><p>LUSSU. Ma non deve essere pi\u00f9 repubblichino dichiarato e non pi\u00f9 fascista, altrimenti&#8230; (<em>Proteste al centro e a destra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>GIANNINI. Ho detto questo, onorevole Lussu: aboliamo la legislazione speciale e diamo trent\u2019anni di reclusione a chi ci rompe ancora le scatole con queste cose che non vogliamo pi\u00f9 ascoltare e sopportare. (<em>Applausi<\/em>)<em>.<\/em> Dico quello che dice lei. Basta applicare il Codice penale per ottenere tutto questo. E mi fermo su questo argomento: non vorrei che il mio discorso diventasse provocatorio, perch\u00e9 in materia di pacificazione bisogna tenersi nei suoi ristretti limiti senza oltrepassarli.<\/p><p>I piani. Noi non vogliamo piani. Anche qui una divisione \u00e8 pi\u00f9 sulle parole che sui fatti. Piano significa programma, e niente altro. Come si pu\u00f2 non volere un programma? Certamente c\u2019\u00e8 un programma: ma non si pu\u00f2 volere che uomini di destra applichino un programma di sinistra. \u00c8 un\u2019assurdit\u00e0 nell\u2019assurdo. Il Governo sta applicando un programma di sinistra: Einaudi toglie danaro dalla circolazione; Merzagora limita le esportazioni e le importazioni.<\/p><p>Si tratta \u2013 essi dicono \u2013 d\u2019impedire una speculazione; ma, onorevoli colleghi, quando una speculazione dura da 10 o 15 anni, non \u00e8 pi\u00f9 una speculazione: \u00e8 un mezzo ed \u00e8 un sistema. Sarebbe come se l\u2019ottimo, amico Pella volesse abolire da un giorno all\u2019altro il contrabbando delle sigarette americane: farebbe morire di fame migliaia di persone che vivono su quel contrabbando.<\/p><p>Ora, tutto quello che accade in questa materia (e per cui si esigono piani e si esigono programmi d\u2019una vastit\u00e0 tale che non credo possano essere affrontati da cervelli ordinari ed in circostanze straordinarie), tutto ci\u00f2 dipende dalla situazione internazionale in cui si trovano il nostro Paese e tutti gli altri Paesi. A questo proposito mi domando: si parla e ripete spesso in questa Aula d\u2019indipendenza. Di quale indipendenza si tratta? C\u2019\u00e8 una discussione appassionata in questo momento in tutta Europa sulla Unione europea, sugli Stati Uniti d\u2019Europa, discussione alla quale partecipano i pi\u00f9 grandi politici non in attivit\u00e0 di servizio, ma non per questo completamente decaduti dal firmamento politico europeo. Perch\u00e9 non se ne parla anche da noi? Perch\u00e9 il nostro Governo non prende posizione, in un senso o nell\u2019altro, su questo grandissimo problema? \u00c8 vero che nessun Governo ha preso posizione ufficiale sul problema degli Stati Uniti d\u2019Europa; ma perch\u00e9 non potremmo essere noi i primi?<\/p><p>Una politica estera dignitosa, protagonista non di storia \u2013 come si diceva un tempo \u2013 ma di azione, perch\u00e9 non si pu\u00f2 farla? Questo s\u00ec che sarebbe un piano. Invece, noi facciamo del timido socialismo e non contentiamo le sinistre e scontentiamo le destre. Noi vorremmo che il Governo parlasse chiaro e dicesse (come \u00e8 sua ferma intenzione e suo fermo proposito): un piano, quale voi lo intendete, no! Controllismo, permessismo sono aberrazioni che portano unicamente al commercio dei permessi e dei controlli.<\/p><p>Io spero che l\u2019onorevole De Gasperi non mi chieda delle prove materiali per quanto star\u00f2 per dirgli: ma per avere un vagone, per avere un permesso, per avere un\u2019autorizzazione, onorevole signor Presidente del Consiglio, bisogna pagarli. Merzagora ha detto che ha diecimila domande di importazione al mese nel suo Ministero, alle quali non riesce nemmeno a rispondere. Sorge spontanea la domanda: e perch\u00e9 non abolisce il suo Ministero se \u00e8 cos\u00ec d\u2019inciampo? In questo, e in altri Ministeri, ci sono impiegati, a poche migliaia di lire al mese, che non riescono a vivere: e noi pretendiamo, con un sistema di controlli e di piani che questi disgraziati amministrino miliardi. Non \u00e8 nemmeno cristiana questa pretesa, perch\u00e9 uno dei doveri del buon cristiano \u00e8 quello di non indurre il prossimo in tentazione. (<em>Si ride<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Ci vogliono misure generali e libert\u00e0. Si ha paura di concederla questa libert\u00e0, ed allora si gira, si cincischia, si ciurla nel manico.<\/p><p>Ho sentito parlare di risparmio. Come si fa a risparmiare un biglietto da mille che perde valore ogni giorno? Come si fa a mettere da parte del danaro che oggi vale cinque, domani varr\u00e0 quattro e mezzo, dopo domani quattro? \u00c8 assurdo il solo enunciarlo, e coloro che, incauti, o ignoranti, fanno tesaurizzazione della moneta in questo momento, sono degli inconsapevoli collaboratori del nostro Ministro del tesoro: perch\u00e9 in sostanza fanno una deflazione automatica tenendo chiuso tutto quel danaro che per fortuna non circola e che forse \u00e8 fortuna se perde di valore.<\/p><p>Si parla di ridurre i consumi e non si capisce che questa \u00e8 una crisi di consumo, non di produzione. Si dovrebbe consumare di pi\u00f9, e benedetti quei 350 mila proletari che sono andati a Ostia!<\/p><p>Udiamo parlare con leggerezza spaventevole di toccare i meccanismi economici, di fare piani da uomini ai quali sinceramente io vorrei pigliarmi il gusto di affidare l\u2019amministrazione dei miei giornali per vedere come ne caverebbero le mani.<\/p><p>Si tuona contro l\u2019edilizia di lusso. Ma chi lavora a fare quelle case di lusso? Dei marchesi? Dei conti? Il mio amico Lucifero? Il mio ancora pi\u00f9 nobile amico Negarville? Lavorano dei muratori. Saranno case di lusso, ma lavorano dei muratori. Si tratta di togliere danaro dalle tasche di gente che l\u2019ha guadagnato per contingenze di guerra, in un modo o nell\u2019altro. Onorevoli colleghi, non c\u2019\u00e8 nessun mezzo per levar loro dalle tasche quel danaro, se non facendoglielo spendere. Le avocazioni, le tassazioni, le pressioni, tutte le illusioni di tutti i Ministri delle finanze e del tesoro non servono a niente. Fate spendere liberamente quel danaro Quando quel danaro sar\u00e0 speso sar\u00e0 restituito in modo fruttifero alla circolazione, ed \u00e8 questo che importa.<\/p><p>Si teme l\u2019inflazione. Io credo che ce ne sia una sola di inflazione: l\u2019inflazione dei professori d\u2019economia. (<em>Si ride<\/em>)<em>.<\/em> Ce ne sono troppi in questa materia che nessuno conosce. Finir\u00f2 col porre la mia candidatura al Ministero del bilancio col solo titolo di non capirne niente e credo che forse me la caver\u00f2 bene. (<em>Si ride<\/em>).<\/p><p>La verit\u00e0 \u00e8 (\u00e8 questa un\u2019osservazione che dedico particolarmente ai colleghi comunisti) che la vita fiorisce per intima forza. Il regime capitalistico, dopo il suo glorioso ciclo dell\u2019800 che ha cominciato col creare voi, perch\u00e9 ha creato il proletariato e ha creato il socialismo, trova la sua moderazione e limitazione nel consumo, nel maggior consumo che si stabilisce appunto per la maggiore produzione, e per l\u2019industrializzazione creata unicamente dal regime capitalistico.<\/p><p>\u00c8 il proletariato che consuma oggi, non pi\u00f9 la ristretta classe aristocratica. E consumando esso diventa capitalista e spezzetta il capitale. (<em>Si ride<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00c8 proprio cos\u00ec. Avete riso spesso di quello ch\u2019io vi dicevo; poi siete venuti a ripetere, dopo un anno o due, le mie parole qui dentro.<\/p><p>In confronto a questo naturale fenomeno di spezzettamento di capitale e di elevazione del proletariato attraverso il consumo e il maggior guadagno, il capitalismo di Stato sovietico \u00e8 un\u2019amplificazione della regola conventuale, di quel convento in cui pu\u00f2 star bene solo chi per vocazione c\u2019entra, e volontariamente ci rimane. Ci\u00f2 \u00e8 tanto vero che per risolvere il problema sociale in senso pianificativo e socialista, Nenni chiede un Ministero di salute pubblica, ossia una dittatura.<\/p><p>Ha ragione, ha ragione Nenni, perch\u00e9 solo quel Ministero pu\u00f2 pianificare. Ma noi vi ci opporremmo con tutti i mezzi, perch\u00e9 siamo stanchi di dittature.<\/p><p>Non si stupisca l\u2019onorevole Lussu se dopo avere minacciato trent\u2019anni di reclusione a chi parla di fascismo, ne riparlo ancora io.<\/p><p>Si tratta di fascismo come fenomeno economico. \u00c8 fenomeno squisitamente socialista, perch\u00e9 Mussolini venne di l\u00e0, dalle vostre file! (<em>Indica la sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>CALOSSO: Come Giuda!<\/p><p>GIANNINI. Sono affari che a noi non riguardano, ma \u00e8 dalla vostra parte che venne. (<em>Interruzioni a sinistra<\/em>).<\/p><p>CALOSSO. Giuda \u00e8 la prova di Cristo.<\/p><p>GIANNINI. A noi non interessano questi argomenti polemici, sono vostri affari interni, nei quali noi siamo troppo bene educati per ficcare il naso. (<em>Interruzione a sinistra<\/em>)<em>. <\/em>Onorevole Calosso, lei ha detto la sua freddura, non insista. Mussolini venne dai vostri ranghi. O Giuda o non Giuda a me che me ne importa? \u00c8 da voi che venne; Giuda o non Giuda che ci posso fare? Peggio per lei che aveva Giuda in casa e non se ne \u00e8 accorto. (<em>Si ride<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Che cosa ha detto Nenni reclamando la pianificazione e chiedendo che si mettesse sotto disciplina la borghesia produttrice, tutta la classe industriale, tutte le classi? A un certo momento Nenni (mi corregga se sbaglio) ha detto all\u2019incirca queste parole: (me le sono appuntate) \u00abSiamo disposti a disciplinare (dunque obbligare) anche il lavoro, come il capitale, come esige la civilt\u00e0 attuale\u00bb.<\/p><p>Questo ha detto Nenni.<\/p><p>NENNI. Lo stanno facendo in Inghilterra che \u00e8 un Paese abbastanza avanzato.<\/p><p>GIANNINI. Comunque lei lo ha detto. Ne prendo atto. Per\u00f2 questo \u00e8 corporativismo.<\/p><p>Anche Valiani vuole un controllo della economia, vuole un controllo del lavoro, vuole di pi\u00f9 \u2013 e me lo sono appuntato \u2013 vuole \u00ablo sviluppo delle gerarchie\u00bb. Di che cosa si tratta? Si tratta della Confederazione dell\u2019industria, della Confida, della Confederazione del lavoro e della Federterra chiuse in un solo campo di concentramento. Ma questo lo aveva gi\u00e0 fatto il fascismo e noi, borghesia, non lo permetteremo pi\u00f9, perch\u00e9 lo abbiamo gi\u00e0 conosciuto questo regime e non lo rivogliamo. (<em>Interruzione dell\u2019onorevole Di Vittorio<\/em>)<em>.<\/em> Che vuole onorevole Di Vittorio?<\/p><p>CALOSSO. Mussolini era liberista nel 1919! (<em>Commenti a sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>GIANNINI. Non m\u2019inganna con i suoi giochi d\u2019artificio, Mussolini, noi lo conosciamo&#8230;<\/p><p>CALOSSO. Ma nel 1919!&#8230; (<em>Commenti<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>GIANNINI. Lasci andare il 1919! Quello che volete oggi voi, l\u2019ha fatto Mussolini, prima di voi.<\/p><p>PRESIDENTE. Onorevole Calosso, lei \u00e8 iscritto a parlare; parler\u00e0 dopo, la prego.<\/p><p>GIANNINI. Certo \u00e8 che esiste \u2013 e noi ne abbiamo avuto una prova col fascismo \u2013 una materiale impossibilit\u00e0 del controllo. Lo afferma anche Merzagora; e dunque perch\u00e9 controllate e, peggio ancora, perch\u00e9 fingete di controllare? Il vincolismo non produce che speculazione. Ne abbiamo un esempio con le pigioni. Fra le mie molte fortune ho quella di non essere proprietario che di tre stanze, a Napoli, che comprai per i miei genitori, quando si potevano comprare stanze, e la sorte me li ha fatti morire, cos\u00ec ho fatto anche una spesa inutile. Queste sono tutte le mie propriet\u00e0&#8230;<\/p><p><em>Una voce al centro.<\/em> Oltre la casa editrice!<\/p><p>GIANNINI. S\u00ec, oltre la casa editrice, va bene. Ma c\u2019\u00e8 gente che paga poche centinaia di lire per grandi appartamenti. Io, per esempio: io non pago il valore del mio appartamento. Ora su questa vincolazione, su questo schiacciamento degli affitti s\u2019innesta, oltre alla violazione del diritto del singolo proprietario, s\u2019innesta la speculazione del subaffittuario. Il padrone della casa non guadagna e paga le tasse, l\u2019inquilino si subaffitta le camere. C\u2019\u00e8, in sostanza, godimento di bene altrui, in omaggio a quella legge, umana ma infame, che si pu\u00f2 riassumere cos\u00ec: fatta la legge, trovato l\u2019inganno.<\/p><p>Ogni trasformazione violenta d\u00e0 risultati imprevedibili.<\/p><p>Prendo per un attimo in esame, con la mia incompetenza di semplice scrittore di fantasie, un fatto finanziario. Animato dalle pi\u00f9 nobili intenzioni, l\u2019onorevole Einaudi ha fatto quello che ha fatto con la restrizione del credito. Cos\u2019\u00e8 accaduto praticamente? \u00c8 accaduto che il credito \u00e8 stato negato alle persone che facevano operazioni normali, ma lo speculatore, il giocatore, colui che \u00e8 abituato a considerare e ad immaginare affari sui quali si guadagna il mille per cento, ha il credito lo stesso, perch\u00e9 lo paga il venti o il trenta per cento di pi\u00f9.<\/p><p>E allora, cosa ha prodotto questa nobilissima fatica dell\u2019onorevole Einaudi? Semplicemente questo: il mercato nero del credito e della moneta.<\/p><p>L\u2019onorevole Einaudi potrebbe dirmi: \u00abPerch\u00e9 non me l\u2019ha detto prima, questo\u00bb? Non l\u2019ho detto prima perch\u00e9 non lo potevo dire prima; perch\u00e9 \u2013 a parte la mia incompetenza specifica \u2013 nessuno pu\u00f2 prevedere che cosa accade quando si prendono questi provvedimenti speciali, drastici, draconiani, fascisti. (<em>Commenti<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Mi viene segnalato \u2013 perch\u00e9, onorevoli colleghi, voi sapete benissimo che quando si parla qui si ripetono gli echi di milioni di voci che giungono dal Paese \u2013 mi viene segnalata una reazione suscitata da una frase pronunciata dall\u2019onorevole Merzagora a proposito delle Regioni. C\u2019\u00e8 chi gli d\u00e0 ragione e chi gli d\u00e0 torto, ma indubbiamente questo provvedimento delle Regioni, attesissimo nella Sicilia, respinto altrove, che cosa ha portato? Ha portato, nella stessa Sicilia, a questo: che il ricavato delle tasse, che la Sicilia s\u2019\u00e8 rifiutata di consegnare al Governo centrale assumendo che servivano per lei, pare \u2013 dico pare \u2013: poi l\u2019onorevole Pella mi dir\u00e0 se ho sbagliato o no \u2013 che siano molto inferiori al fabbisogno della Sicilia.<\/p><p>Abbiamo un\u2019altra voce dall\u2019esterno: le famose cooperative agricole. Onorevoli colleghi, entrare in una cooperativa agricola significa assicurarsi 240 chili di grano a testa all\u2019anno per s\u00e9 e per i propri familiari. Avviene cos\u00ec che ogni barbiere, ogni sartore, ogni farmacista, ogni segretario comunale che entri in una cooperativa si assicura, per s\u00e9 e per i suoi 240 chilogrammi di farina all\u2019anno. Ecco come s\u2019inflaziona la categoria degli agricoltori: ed ecco come noi facciamo s\u00ec che tutta la farina nostra, a poco per volta, non arriver\u00e0 neppure a sodisfare le esigenze di tutti gli agricoltori che la producono, veri o falsi che siano.<\/p><p>\u00c8 facile fare i piani a tavolino: \u00e8 quando si debbono applicare che succedono i guai. Noi ci lagniamo di questo Governo perch\u00e9 \u00e8 troppo pianificatore, \u00e8 troppo socialista. (<em>Viva ilarit\u00e0<\/em>)<em>.<\/em> Noi guardiamo freddamente ai fenomeni economici e sociali, e non c\u2019impressiona chi ride.<\/p><p>SCOCA. A Dio spiacenti ed a\u2019 nimici sui.<\/p><p>GIANNINI. Non ho ancora finito. Si parla della Jugoslavia che ha comperato, o avrebbe comperato, il nostro grano a un prezzo anche forte. Da che cosa dipende questo fenomeno? \u00c8 innegabile, onorevoli colleghi, che se la Jugoslavia non ha abbastanza grano deve comprarlo dove ne trova. Ed \u00e8 evidente che se la Jugoslavia possedesse grano in quantit\u00e0 sufficiente, non avrebbe nessun bisogno di comperarne fuori dei suoi confini. (<em>Commenti<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Ecco perch\u00e9 la crisi \u00e8 internazionale e non \u00e8 risolvibile da un singolo Governo il quale, appunto per ci\u00f2, non si deve arbitrare a far piani che non potrebbero inserirsi in quella che \u00e8 la pianificazione generale del mondo, e sarebbero destinati a fallimento completo e forse nemmeno clamoroso; perch\u00e9 moriremmo d\u2019inedia e d\u2019inazione in questo fallimento.<\/p><p>Gli Stati Uniti d\u2019Europa sono la chiave di questa soluzione e dovrebbero essere anche la chiave della nostra politica estera. Io non so perch\u00e9 non ne facciamo davvero il perno della nostra politica estera, facendo una politica estera originale italiana, con dignit\u00e0 e con fierezza.<\/p><p>Con dignit\u00e0 ho detto, onorevoli colleghi, e con fierezza. Si pu\u00f2 essere fieri senza iattanza; si pu\u00f2 essere contegnosamente, gelosamente italiani senza isterismo.<\/p><p>C\u2019\u00e8 in questo momento una angosciosa tragedia che volge verso il suo ultimo atto: la tragedia della marina italiana. \u00c8 necessario che il Governo, che l\u2019Assemblea col Governo, dicano ai nostri marinai, due volte traditi, che la Patria apprezza il loro senso del dovere, cos\u00ec come ha apprezzato il loro senso d\u2019eroismo. La Patria non ha bisogno d\u2019altre gesta da parte dei suoi marinai che, inferiori per mezzi e per numero, hanno tenuto in iscacco per tre anni le pi\u00f9 potenti flotte del mondo. Molto pi\u00f9 preoccupati e sconcertati dei nostri si troveranno quegli equipaggi stranieri che presidieranno navi ormai troppo cariche di gloria, non conquistate o catturate, ma guadagnate su una carta del gioco politico, in cui ha vinto il pi\u00f9 dovizioso, non il pi\u00f9 eroico.<\/p><p>S\u2019\u00e8 parlato di trattative fra il mio Partito e la Democrazia cristiana, fra il mio Partito e il Governo. Non crediamo che il Governo possa far trattative sotto l\u2019assillo del voto; non sarebbe morale. Noi ci sentiremmo davvero imbarazzati a dire all\u2019onorevole De Gasperi: vogliamo questo in cambio dei nostri 33 voti. Non sappiamo che cosa De Gasperi ci risponderebbe; sappiamo, per\u00f2, quali parolacce diremmo noi al suo posto a chi ci venisse a fare simili offerte.<\/p><p>Per questo, e in regime democratico, noi facciamo pubblicamente le nostre richieste, in modo che non abbiano n\u00e9 carattere di trattativa n\u00e9 aspetto di ricatto o, comunque, d\u2019intimidazione.<\/p><p>Noi vogliamo la pacificazione fra gli italiani. (<em>Approvazioni a destra<\/em>)<em>.<\/em> La condanna o l\u2019invio al domicilio coatto di chiunque la turbi con atti o anche soltanto con parole o scritti, quale che sia il partito cui appartenga, a cominciare dal nostro.<\/p><p>Noi vogliamo una condotta liberale progredita del Governo. Empirismo, onorevole Presidente del Consiglio, perch\u00e9 oggi si vive \u00aba ora\u00bb nel mondo; non si possono fare previsioni che oltrepassino il tempo limite di una settimana o di due. Tutto cambia da un momento all\u2019altro, in tutto il pianeta.<\/p><p>Noi vogliamo l\u2019applicazione di questo empirismo politico, finanziario, industriale, monetario, monetario specialmente, caso per caso, circostanza per circostanza.<\/p><p>Noi esigiamo la smobilitazione, graduale e rapida, dell\u2019economia di guerra; il ritorno alla maggiore libert\u00e0 possibile, nel pi\u00f9 breve tempo possibile.<\/p><p>Noi vogliamo l\u2019europeismo a fatti e non a parole; e constatiamo che mancano gli uni e le altre.<\/p><p>Noi vogliamo vigilare dentro il Governo, per impedirne le deviazioni. Quello che chiediamo, \u00e8 una partecipazione adeguata all\u2019amministrazione del Paese. (<em>Commenti a sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p><em>Una voce a sinistra.<\/em> Anche voi!<\/p><p>GIANNINI. Devo adesso chiedere una cosa molto seria: noi chiediamo che uno di questi Ministeri sia quello dell\u2019Unione europea, Unione europea che noi dobbiamo dirigere, perch\u00e9 abbiamo il diritto almeno di tentare di riportare il nostro Paese, spiritualmente, alla testa di questo continente la cui civilt\u00e0 si \u00e8 formata al lume della fiaccola che splendeva nel nostro Paese!<\/p><p>Noi abbiamo il diritto almeno di tentare di riconquistare questo primato spirituale che non \u00e8 nazionalismo, che non \u00e8 fascismo, che \u00e8 semplicemente quel sano europeismo che noi avevamo mille anni fa, e che abbiamo fatto male a lasciar sperdere.<\/p><p>Questo \u00e8 il nostro discorso d\u2019opposizione, queste le nostre critiche e le nostre richieste.<\/p><p>Giustamente l\u2019onorevole Lussu ha detto oggi che la sorte del Governo non \u00e8 nelle mani dell\u2019Uomo qualunque, ma in quelle della Democrazia cristiana. Da quanto ci risponder\u00e0 l\u2019onorevole Presidente del Consiglio (il solo col quale desideriamo avere a che fare) dipender\u00e0 il nostro voto su questa discussione. (<em>Applausi a destra \u2013 Congratulazioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. Sospendiamo ora la seduta, che sar\u00e0 ripresa alle 22. Faccio presente che sono iscritti a parlare nell\u2019ordine: gli onorevoli Simonini, Varvaro, Quintieri Quinto e Rodin\u00f2 Mario.<\/p><p>RODIN\u00d2 MARIO. Rinuncio.<\/p><p>PRESIDENTE. Segue allora l\u2019onorevole Perrone Capano.<\/p><p>PERRONE CAPANO. Rinuncio.<\/p><p>PRESIDENTE. E allora segue l\u2019onorevole Sereni.<\/p><p>(<em>La seduta<\/em>,<em> sospesa alle 20.25<\/em>,<em> \u00e8 ripresa alle 22<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Presidenza del Vicepresidente CONTI<\/p><p>PRESIDENTE. Si riprende la discussione sulle mozioni.<\/p><p>\u00c8 iscritto a parlare l\u2019onorevole Simonini. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>SIMONINI. Io assicuro l\u2019onorevole Presidente che non prender\u00f2 parte alla gara di resistenza che \u00e8 stata inaugurata in questa Assemblea in occasione di questo dibattito. E senza fare l\u2019elogio del discorso breve, spero di riuscire a dimostrare, facendo un discorso breve, che la brevit\u00e0 \u00e8 il pi\u00f9 grande pregio di un discorso. Si potrebbe dire che questo dibattito, al quale io partecipo avendo ancora una grande fiducia nel Parlamento nonostante le enormit\u00e0 che ho udite qui dentro due ore fa, si \u00e8 svolto un po\u2019 contro di noi. Se la son presi tutti con noi, da destra e da sinistra. Critiche e consigli: Lussu, Corbino, Morandi. Anche l\u2019onorevole Crispo ha voluto partecipare alla gara. L\u2019onorevole Lussu, di cui abbiamo apprezzato il discorso, non ha voluto essere da meno e ci ha consigliato un viaggio a Mosca per non lasciare non si sa quali ombre su quel viaggio in America che nostri rappresentanti hanno recentemente fatto. Possiamo assicurare l\u2019onorevole Lussu, i nostri amici e i nostri avversari che noi siamo andati in America puliti e liberi e siamo ritornati liberi e puliti. Potremmo anche andare a Mosca e tornare puliti&#8230; (salvo l\u2019esito di eventuali polmoniti che possono capitare in occasione di viaggi cos\u00ec lunghi!).<\/p><p><em>Una voce a sinistra.<\/em> Che arguto!<\/p><p>SIMONINI. Ma io voglio, se \u00e8 possibile, sorvolare sopra queste note polemiche e inserirmi nella discussione modestamente, come pu\u00f2 fare un uomo come me che non ha nessun altro titolo se non la fedelt\u00e0 e la coerenza alla sua idea, per dire qualche cosa non di nuovo, ma che si ricolleghi a ci\u00f2 che gi\u00e0 \u00e8 stato detto e che suppongo potr\u00e0 essere detto, se la discussione non sar\u00e0 prima chiusa, da altri miei compagni ed amici. Ho detto prima che non \u00e8 il caso di polemizzare. Evidentemente non voglio lasciar passare senza una osservazione l\u2019affermazione dell\u2019onorevole Crispo (mi dispiace che non sia presente) circa il fatto che l\u2019onorevole Saragat, \u2013 in questo caso il nostro Partito avendo Saragat parlato per il Partito, \u2013 non ha inventato la terza via. Noi non apparteniamo alla categoria degli inventori n\u00e9 dei fondatori: c\u2019inseriamo modestamente in un processo politico che \u00e8 tanto pi\u00f9 grande di noi; cerchiamo di comprendere e di metterci nella posizione che ci consente, difendendo le nostre idee, di difendere, con la modestia che \u00e8 dovuta al modesto valore del nostro Partito, gli interessi che presumiamo di rappresentare in questa Assemblea e nel Paese. L\u2019onorevole Scoccimarro, oggi, iniziando il suo lungo discorso prevalentemente tecnico, sul quale io non l\u2019ho potuto seguire per confessata, confessabile e, credo, non disonorante incompetenza, ha detto che questo dibattito si ricollega al precedente dibattito che in questa stessa Assemblea fu fatto quando questo Ministero si present\u00f2 al nostro giudizio.<\/p><p>Io ritengo, onorevoli colleghi, che si possa andare pi\u00f9 in l\u00e0. Io ritengo che si possa affermare che questo dibattito si ricollega a tutti quelli che noi abbiamo sovente sostenuti in questa Assemblea durante la vita dell\u2019Assemblea Costituente; ma anche oltre, perch\u00e9 tale fu sempre il tono di questi dibattiti; anche a quelli che si svolsero dal 25 settembre 1945 in poi nella Consulta prima e nell\u2019Assemblea Costituente dopo, perch\u00e9 \u2013 e qui mi trovo a concordare pienamente con l\u2019amico Lussu \u2013 evidentemente di natura politica \u00e8 la crisi che travaglia il nostro Paese. E politica non pu\u00f2 che essere la soluzione, come politico non pu\u00f2 che essere lo strumento che porr\u00e0 rimedio a questa crisi che il Paese attraversa.<\/p><p>Mancherebbero al loro scopo i dibattiti nostri, egregi colleghi, se noi perdessimo di vista la necessit\u00e0 di individuare e ricercare, attraverso le nostre discussioni, questo strumento politico con il quale affrontare e tentare di risolvere la crisi stessa.<\/p><p>Io ho detto prima che non so se riuscir\u00f2 a portare un contributo efficace a questa discussione. Arrivo quasi alla fine del dibattito, quando tante cose interessanti sono state dette da uomini rappresentanti i partiti; uomini e partiti pi\u00f9 qualificati di quel che io non possa essere e forse di quel che non possa essere il mio stesso Partito il quale trae le sue origini da un avvenimento politico, quale la scissione del Partito Socialista di Unit\u00e0 Proletaria, e che parlamentarmente \u00e8 rappresentato da un pugno di uomini che non si sa ancora in quale misura rappresentino un <em>tantum<\/em> della popolazione italiana, come evidentemente non si sa in quale misura gli altri \u2013 rimasti al di l\u00e0 \u2013 rappresentino un <em>tantum <\/em>della popolazione italiana.<\/p><p>PRIOLO. Solo Dio vi pu\u00f2 perdonare! (<em>Commenti<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>SIMONINI. Ad ogni modo, prima del giudizio di Dio noi aspettiamo il giudizio del corpo elettorale per vedere se abbiamo avuto ragione o torto quando siamo arrivati a quella decisione. Dopo tanti luminari che hanno parlato in questo dibattito politico \u00e8 ammesso anche per i questori avere passioni, specialmente quando l\u2019Assemblea \u00e8 calma come \u00e8 calma in questo momento. (<em>Si ride<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRIOLO. Non si pu\u00f2 non avere passione quando si \u00e8 socialisti dall\u2019et\u00e0 di sedici anni. (<em>Commenti<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>SIMONINI. I discorsi che hanno aperto questo dibattito sono stati fatti a porte chiuse: non so se le porte siano state chiuse al solo scopo che fuori non si sentisse quel che si diceva qua dentro. Di questo speciale riguardo ha beneficiato l\u2019amico Nenni, arrivato poco prima di Togliatti, mentre a porte aperte \u00e8 stato tenuto il discorso di Saragat, il quale ha avuto per lo meno il pregio di essere breve. Spero che almeno questo pregio \u2013 se non altri \u2013 gli vorrete riconoscere. Del resto, \u00e8 stato questo l\u2019unico discorso di opposizione che qualcuno ha fatto qua dentro. \u00c8 stato detto che si \u00e8 trattato di un \u00abdiscorso di opposizione alle opposizioni\u00bb, ma \u00e8 stato anche un discorso di opposizione ad una determinata politica od all\u2019assenza di una determinata politica del Governo.<\/p><p>\u00c8 certo che, non avendo nessun\u2019altra preoccupazione che quella di dire che considera la verit\u00e0, facendo un discorso che doveva porre in luce la situazione in cui vive il popolo italiano, quindi di opposizione, non poteva non investire coloro che poco pi\u00f9 di tre mesi fa assumevano, in solidariet\u00e0 con coloro che sono oggi al banco del Governo, la responsabilit\u00e0 dell\u2019amministrazione del Paese. Se poi si pensa che sia possibile \u2013 come mi pare sia difficile dimostrare e nessuno abbia dimostrato \u2013 che sia cominciata esattamente una vita nuova tre mesi fa, che non abbia nessuna relazione con la precedente, il problema si pone in modo diverso; ma se io non ho mal capito mi sembra che tanto Nenni quanto Togliatti questo non abbiano esattamente sostenuto.<\/p><p>Noi abbiamo prospettato una soluzione che \u00e8 stata indicata come una terza via. Abbiamo la presunzione di credere di essere nel vero, ed in fondo lo stesso vostro discorso amici di sinistra, o che supponete di essere comunque alla nostra sinistra (<em>Si ride<\/em>), ha dimostrato che anche voi nel fondo siete alla ricerca della terza via. Nessuno di voi avendo sostenuto che alla crisi politica che travaglia il Paese si possa opporre un rimedio con la ricostituzione del tripartito, avendo semplicemente sostenuto, come sosteniamo noi, che si debba andare alla ricerca di un\u2019altra formula, che non sia l\u2019attuale, ma non sia la precedente, voi, cos\u00ec facendo, vi siete messi alla ricerca evidentemente della terza via, come tutto il mondo. La quale via esiste per coloro che non accettano la visione apocalittica della situazione italiana prospettata dall\u2019amico Nenni, il quale ha detto che vede un baratro aprirsi dinanzi a noi, e non vede che cosa potr\u00e0 accadere se i partiti che egli considera i legittimi rappresentanti della classe lavoratrice non saranno domani al Governo.<\/p><p>Ora, io non dico una cosa nuova se affermo che sono d\u2019accordo con coloro che sostengono che un\u2019adeguata rappresentanza della classe lavoratrice debba essere investita delle responsabilit\u00e0 e dei problemi del Governo. Forse qualche sciocco pu\u00f2 pensare che potessimo essere su un terreno diverso. Non credo che vi siano qui molti legittimi rappresentanti, per le loro origini, della classe lavoratrice, quale per esempio \u00e8 colui che vi parla, che ha conosciuto veramente il lavoro, non su i libri di testo, ma nelle officine, ed ha conservato l\u2019animo di un lavoratore.<\/p><p><em>Una voce a sinistra.<\/em> Questo \u00e8 esagerato!<\/p><p>SIMONINI. Lo so che per conservare l\u2019animo di un lavoratore, secondo voi, oggi bisogna obbedire, credere e combattere, ed io non ho mai ubbidito, creduto e combattuto (<em>Applausi al centro e a destra \u2013 Commenti a sinistra<\/em>)<em>.<\/em> Perfettamente indifferente ai commenti ed agli applausi, non sono dell\u2019opinione di Enrico Ferri, che affermava che quando gli applausi-venivano dagli avversari voleva dire che aveva sbagliato.<\/p><p>Vi sono delle verit\u00e0 che appartengono agli uomini di tutti i partiti. Solo voi credete di essere in possesso della verit\u00e0 assoluta e credete di poter trinciare giudizi, come quelli che voi trinciate. (<em>Indica la sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Io ho affermato che non ho perso nulla di ci\u00f2 che avevo nell\u2019animo mio quando sui 16, 17, 18 anni, lavorando nelle officine, ai pi\u00f9 umili mestieri ai quali ero stato indotto dalle condizioni di famiglia, io ho cominciato a credere in questa idea nella quale credo ancora avendo varcato il mezzo secolo di et\u00e0, e alla quale ho conservato fedelt\u00e0 quando era difficile conservare fedelt\u00e0 alla propria idea, senza contare su una fortuna personale e a costo di miserie e mortificazioni che molti fra voi conoscono.<\/p><p>Comunque non \u00e8 delle nostre persone che si discute qui oggi.<\/p><p>Io dico che non credo a questa visione apocalittica prospettata da Nenni e condivido in parte, per temperamento forse, non per affinit\u00e0 di idee, l\u2019ottimismo di Corbino.<\/p><p>Io credo che noi dovremo puntare alla conclusione del dibattito avendo presente ci\u00f2 che \u00e8 stato detto dall\u2019amico Lussu, e penso che in questo Lussu abbia colpito nel segno quando ha detto che la natura di questa crisi \u00e8 eminentemente politica e che politici devono essere i rimedi ai quali dovremo guardare. Noi dovremo puntare su alcuni obiettivi che non dovrebbero essere difficili da raggiungere. E questi sono, a mio modesto avviso, il ritorno del popolo italiano, della nostra vita politica, a quel senso di equilibrio, a quell\u2019aderenza alla realt\u00e0 che \u00e8 sempre stata una caratteristica particolare della vita nostra in altri tempi, prima che ad alterarla venisse l\u2019esperimento fascista che ha tradotto tutti i rapporti sociali e politici in termini esasperati ed esasperanti, termini esasperati ed esasperanti dei quali noi tutti siamo forse ancora le vittime inconsapevoli. Ritornare a ci\u00f2 vuol dire riaprire possibilit\u00e0 di ripresa della nostra vita politica e sociale. Il prevalere di un certo senso di equilibrio e di una adeguata aderenza alla realt\u00e0 permetter\u00e0 di evitare in avvenire errori che si sono commessi e che forse non sono irreparabili se il rimedio arriver\u00e0 in tempo.<\/p><p>Noi abbiamo provato infinite delusioni. \u00c8 stato ricordato qui da qualcuno, da molti anzi, come si guardava, e con quanta fiducia, alla possibilit\u00e0 di rinascita del nostro Paese sotto l\u2019ispirazione e l\u2019orientamento di dottrine e di idee che avrebbero potuto dare al popolo italiano ci\u00f2 che purtroppo non ha mai avuto: libert\u00e0 sicura, democrazia effettiva, e non soltanto formale, non soltanto sulla carta, giustizia sociale.<\/p><p>Noi abbiamo provato una infinit\u00e0 di delusioni che un po\u2019 forse sono la conseguenza, \u00e8 vero, di una situazione che \u00e8 pi\u00f9 forte di noi. Ma un po\u2019 ce le siamo fabbricate anche noi con le nostre mani. Io non so se ci\u00f2 che ho provato io in quest\u2019Aula possa essere condiviso da voi.<\/p><p>Io ricordo di avere visto un giorno, quando qui sedeva quella Consulta che si inaugur\u00f2, quale prima Assemblea libera dopo 25 anni di oscurantismo, col discorso di quel vecchio, ma saldo cuore di Gregorio Agnini, che per il primo da quella tribuna lanci\u00f2 il grido della Repubblica al popolo italiano, ed \u00e8 stato forse l\u2019unico grido di vero, sano, genuino, italico entusiasmo che si sia sentito in quest\u2019Aula in tre anni; ricordo, dicevo di aver visto allora entrare in quest\u2019Aula un uomo nel quale avevo creduto per venti anni, come tanti altri italiani, perch\u00e9 rappresentava una bandiera della lotta antifascista ai tempi della nostra giovinezza. Attendevamo quest\u2019uomo all\u2019opera, noi uomini non pi\u00f9 giovani, ma non esperti della lotta politica, attendevamo quest\u2019uomo all\u2019opera di collaborazione e di ricostruzione di questa vita civile del popolo italiano. Quest\u2019uomo ascoltava, con quel sorriso sprezzante, irritante ed ironico, che gli \u00e8 proprio, tutti i discorsi che provenivano dai pi\u00f9 opposti campi. Quella Consulta \u00e8 stata trattata tanto male. E pure rappresenta qualche cosa nella storia moderna del nostro Paese: (\u00e8 stata trattata tanto male, onorevoli colleghi, che si \u00e8 creduto perfino di parificare i consultori ai deputati fascisti nell\u2019escluderli dal permesso di entrare a Montecitorio) (<em>Commenti<\/em>)<em>.<\/em> Rappresentavano qualche cosa quei Consultori: erano nominati dai partiti, erano designati dai partiti, non erano degli eletti come qualcuno presume di essere fra noi; ma rappresentavano la lotta che il popolo italiano aveva condotto nella sua enorme maggioranza, i sacrifici che gli operai italiani specialmente avevano fatto per la lotta di liberazione.<\/p><p>Quest\u2019uomo, Francesco Saverio Nitti, abbandon\u00f2 l\u2019Aula nel giorno stesso in cui il dibattito si concludeva per andare al Teatro San Carlo a fare il primo discorso qualunquista nel nostro Paese.<\/p><p>Forse, ci\u00f2 che si pu\u00f2 dire di Nitti si pu\u00f2 dire di qualcun altro fra i vecchi alfieri della democrazia e dell\u2019antifascismo italiano, che sono mancati alla nostra aspettativa. E certo una somma di delusione doveva aggiungersi dopo, per un\u2019infinit\u00e0 di errori commessi anche da noi, per cui oggi siamo qui a dover accettare per buona \u2013 non possiamo fare diversamente \u2013 l\u2019affermazione di Nenni che sostiene essere \u00abliquidata ormai la lotta fra fascismo e antifascismo\u00bb. Ma liquidata come? Col fallimento dell\u2019epurazione, con l\u2019amnistia, col caso Basile. Liquidata, ma liquidata in passivo per le forze della democrazia, perch\u00e9 non \u00e8 vero (anche se \u00e8 lungi da me l\u2019idea di lanciare il grido di guerra contro le generazioni fasciste), che si sia inteso, da parte di coloro che avrebbero dovuto pagare, il gesto di generosit\u00e0 compiuto dal regime repubblicano e democratico nei confronti di chi aveva assunto tremende responsabilit\u00e0 durante il fascismo, e particolarmente durante l\u2019occupazione tedesca. Ripeto, non \u00e8 mia intenzione qui chiedere che si riapra la lotta e accetto quanto il Nenni ci propone: consideriamo liquidata la lotta tra fascismo e antifascismo. Non credo invece risolta la polemica fra democrazia e totalitarismo. Anche per quanto riguarda la democrazia, bisognerebbe intendersi molto sul valore delle parole. L\u2019altro giorno, assistendo ad una discussione fra il nostro vecchio D\u2019Aragona e un nostro giovane compagno&#8230;<\/p><p><em>Una voce a destra.<\/em> Perch\u00e9 vecchio?<\/p><p>SIMONINI. Vecchio d\u2019et\u00e0, ma giovane di spirito: forse anzi il pi\u00f9 giovane di noi sotto questo punto di vista. Si andava dunque in cerca del significato della parola \u00abreazionario\u00bb e gli dicevo che bisognerebbe rifare il vocabolario. Ed infatti, quando noi eravamo giovani, le parole avevano un significato stabile. L\u2019onorevole Calosso reputa che siano reazionari i comunisti: io confesser\u00f2 che non so fare i paradossi e non posso quindi seguirlo in questa sua affermazione; ma \u00e8 certo che per qualcuno \u00e8 reazionario chiunque non la pensi come lui.<\/p><p>Ritorniamo dunque ad un costume democratico in cui imperi il rispetto, la tolleranza. E, soprattutto, la lotta sia civile, la competizione si svolga in modo civile, cos\u00ec come erano possibili le competizioni ai tempi della giovinezza del nostro Tonello, il quale, nonostante sia qui considerato un mangiapreti, \u00e8 stato anche \u2013 voi forse non lo sapete \u2013 il bravo Fabbriciere dell\u2019insigne Basilica di San Petronio (<em>Si ride<\/em>), ed \u00e8 riuscito in quell\u2019epoca a filare in perfetto accordo con il futuro papa Benedetto XV quando era ancora Cardinale arcivescovo di Bologna.<\/p><p>Nessuno di noi ha evidentemente il diritto di mettere in dubbio la buona fede di chicchessia; e, circa la libert\u00e0 di parola e di politica nelle fabbriche, rivendicata dall\u2019onorevole Togliatti, l\u2019onorevole Saragat ha detto gi\u00e0 qualche cosa ed io spero sia consentito anche a me di dire qualcosa in argomento.<\/p><p>La libert\u00e0 \u00e8 un bene indivisibile: se si vuole che essa resista, deve essere un bene per tutti come la giustizia, ancora pi\u00f9 della giustizia, se \u00e8 possibile. E allora il rispetto e la tolleranza non dovrebbero essere pi\u00f9 soltanto parole; si dovrebbe poter ragionare, parlare liberamente.<\/p><p>Onorevoli colleghi, io non star\u00f2 a ricordarvi ora quello che \u00e8 capitato a me in qualche parte d\u2019Italia, e che puzzava pi\u00f9 assai di organizzazione che non di manifestazione spontanea. Ma vi citer\u00f2 semplicemente quello che \u00e8 accaduto alla mia modesta compagna Bianca Bianchi, due giorni or sono in Roma, quando tre ondate successive di disturbatori, cicliste, motociclista e camioniste, le hanno impedito di parlare.<\/p><p>Qui, signori, sta la base della democrazia; ma qui sta anche un grande pericolo per la democrazia (<em>Approvazioni<\/em>)<em>.<\/em> Specialmente durante le lotte elettorali. Si pu\u00f2 comprendere che nel pubblico si manifesti, specialmente in tempi di assenza di educazione e di preparazione politica, in tempi arroventati come quelli che noi viviamo, si determini \u2013 e io arrivo persino a comprendere e a spiegarmelo data l\u2019incapacit\u00e0 in cui si pu\u00f2 trovare una parte della massa operaia di comprendere il significato dell\u2019atteggiamento politico che noi abbiamo assunto \u2013 se pu\u00f2 essere comprensibile che una parte, una minoranza o, se volete, una maggioranza in un determinato momento si scateni e urli e fischi; quando noi assistiamo all\u2019evidente organizzazione di questa masturbazione, di questa violazione delle libert\u00e0 altrui, noi diciamo che cos\u00ec non si pu\u00f2 continuare senza far correre gravi rischi alla democrazia.<\/p><p>Ma io dico anche al Governo, e voglio dire al Ministro Scelba, che il suo primo dovere non dovrebbe essere quello di impugnare il regolamento di polizia, di scatenare i suoi carabinieri o i suoi poliziotti e mettere le mani addosso a chi eventualmente fa un discorso senza avere il regolare permesso, come aveva minacciato di fare con me all\u2019epoca del discorso di Guastalla.<\/p><p>Guai se di fronte a questi problemi il Governo si dovesse lasciar trascinare soltanto considerando i problemi stessi come problemi di polizia. Vi \u00e8 qualche cosa al fondo che deve essere compreso. Vi \u00e8 una funzione che dovrebbe essere, pi\u00f9 che del Governo, soprattutto dei partiti politici, di tutti i partiti politici (che io considero siano mancati a questa loro funzione). \u00c8 loro dovere quello di illuminare la classe lavoratrice, di parlare un linguaggio franco, onesto, di dire la verit\u00e0. La verit\u00e0 che non \u00e8 mai stata detta in vent\u2019anni; che non \u00e8 mai stata scritta e detta n\u00e9 sui giornali n\u00e9 sui libri in vent\u2019anni; illuminare la classe operaia, non pretendere di guidarla, ma illuminarla, perch\u00e9 essa impari, essa stessa, a camminare, e sia domani la politica che i partiti della classe operaia faranno, l\u2019espressione della volont\u00e0 che sale dalla base, dal basso, il risultato della maturazione, della convinzione, della preparazione della massa operaia stessa.<\/p><p>Ci\u00f2 che avevamo fatto un tempo, e che non \u00e8 ora stato fatto, bisogna riprenderlo, e far s\u00ec che queste masse intendano che questa vita nuova che noi vogliamo instaurare nel nostro Paese, potr\u00e0 essere domani, soprattutto se esse masse ne saranno la base e lo strumento costruttivo. Tutti i partiti sono mancati a questa loro funzione. \u00c8 mancato a questa funzione, anche e soprattutto, il partito che oggi sta al Governo.<\/p><p>DOSSETTI. Perch\u00e9?<\/p><p>SIMONINI. L\u2019onorevole Dossetti mi attendeva ad un altro traguardo. Sulla sua orgogliosa sicurezza ha contato l\u2019onorevole De Gasperi: otto milioni di voti, 207 deputati, buttati sulla bilancia in un certo momento, hanno portato il partito ad assumere delle responsabilit\u00e0, delle responsabilit\u00e0 che sono sproporzionate a quella che \u00e8 la sua reale efficienza nel paese, a quello che \u00e8 il suo peso politico effettivo, e che l\u2019hanno costretto ad accettare dei compagni di viaggio molto pericolosi che Io potranno portare ad affrontare e a fare affrontare al Paese (se questa situazione perdurer\u00e0) delle pericolose avventure, pericolose non soltanto per il partito, ma purtroppo per il paese stesso!<\/p><p>Noi abbiamo sostenuto gi\u00e0 nelle precedenti discussioni, e particolarmente nell\u2019ultima discussione sulle dichiarazioni del Governo, che una certa azione del Governo dovesse rispondere ad un determinato piano. Ma hanno paura del piano tutti!<\/p><p>Adesso hanno paura del piano anche da questa parte, se devo giudicare da quanto ha detto Morandi ieri. Ha paura del piano Corbino, il quale ha scoperto nientemeno che la carestia minaccia il mondo da quando i Governi si sono assunti il compito di pianificare la vita dei popoli. Ma l\u2019onorevole Corbino si \u00e8 dimenticato di una cosa: che i Governi sono stati costretti ad occuparsi dell\u2019amministrazione di ci\u00f2 che serve alla vita dei popoli in conseguenza del maggiore consumo e della diminuzione della produzione che \u00e8 conseguenza della guerra, e non era possibile evidentemente far pervenire ad una parte delle popolazioni ci\u00f2 che serve alla vita delle famiglie, particolarmente alla parte economicamente pi\u00f9 debole delle popolazioni stesse, se non attraverso un regime vincolistico, una disciplina, o \u2013 se volete \u2013 un piano.<\/p><p>Noi lamentiamo non che il piano non ci sia stato. Volete forse sostenere che un piano ci sia stato nel nostro Paese, specialmente in materia alimentare?<\/p><p>Non c\u2019\u00e8 stato un piano. Non solo: ma non c\u2019\u00e8 stata mai, neanche in questa Assemblea, una discussione sulla politica alimentare del Governo, discussione che servisse a far sentire al popolo italiano che qualcuno pensava a questi problemi.<\/p><p>Bench\u00e9 la terza Commissione permanente dell\u2019Assemblea Costituente \u2013 che io ho l\u2019onore di presiedere \u2013 abbia chiesto pi\u00f9 volte che la politica alimentare del Paese fosse portata qui in discussione, il Governo ha fatto sempre orecchio da mercante. Perch\u00e9? Perch\u00e9 io ebbi il torto forse di chiedere che questa discussione fosse qui portata in occasione di una certa legge, di una certa leggina della Presidenza del Consiglio che dava valore di legge a certe disposizioni dell\u2019Alto Commissariato per l\u2019alimentazione su quello che fu lo scandalo del formaggio grana, sul quale per carit\u00e0 di patria sar\u00e0 forse bene non tornare.<\/p><p>La politica alimentare non si \u00e8 potuta discutere qui e credo che sia stato un gravissimo errore non dare la sensazione al popolo italiano delle difficolt\u00e0 verso le quali marciava e dell\u2019interessamento che chi aveva il dovere di farlo portava al problema del suo pane quotidiano. Si parla di mercato nero. Ma mercato nero in questa materia non esiste! Si pu\u00f2 dire che \u00e8 mercato bianco! Voi andate fuori di questo palazzo ed imboccate il primo vicolo a sinistra o a destra, e trovate che si vende pane bianco, mentre leggete sui giornali che ci sono citt\u00e0 senza grano e senza farina!<\/p><p>La disciplina manca perch\u00e9 manca il senso del civico dovere (\u00e8 vero) che \u00e8 preminente presso altre Nazioni di Europa; ma alla disciplina bisognava sostituire l\u2019intervento dell\u2019autorit\u00e0 che doveva agire come non ha mai agito. E voglio ricordare un piccolo episodio. Per un modesto pacchetto di sigarette venduto alla borsa nera, noi abbiamo visto nella nostra citt\u00e0, una donna vedersi sottratta la licenza di privativa e nello stesso giorno abbiamo visto scatenata per la citt\u00e0 la polizia tributaria, la guardia di finanza a mettere in contravvenzione, a requisire tutto ci\u00f2 che incontrava e che puzzava di tabacco. Sono tornato a Roma col cuore aperto alla speranza ed ho detto: finalmente cominciamo a fare sul serio in questa materia!<\/p><p>Ma arrivato a Roma ho visto che le sigarette si continuano a vendere liberamente dappertutto. E lo Stato \u00e8 assente ed ignora questa truffa che si esercita, ai danni di chi? Ai danni dello Stato stesso.<\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> Non ne possiamo produrre abbastanza.<\/p><p>SIMONINI. In questa materia io non sono molto profondo, perch\u00e9 non sono un fumatore. La legge per\u00f2, onorevole De Gasperi, \u00e8 uguale per tutti. Perch\u00e9 volete imprigionare in una citt\u00e0 e lasciare libero il commercio nelle altre? \u00c8 questa una disuguaglianza nell\u2019applicazione della legge che determina il dispregio per la legge stessa, perch\u00e9 nulla \u00e8 pi\u00f9 dannoso del fare una legge per non applicarla, come nulla \u00e8 pi\u00f9 dannoso che applicare una legge con misure diverse.<\/p><p><em>Una voce a sinistra.<\/em> La legge \u00e8 uguale per tutti; la giustizia non \u00e8 uguale per tutti.!<\/p><p>SIMONINI. Grazie, avvocato!<\/p><p>E qui entriamo su quel terreno della pianificazione. Per esempio, a Milano ed anche a Roma e dappertutto \u00e8 stato detto che si costruiscono case, palazzi e poi vengono venduti gli appartamenti a vani che vengono a costare 2 milioni, due milioni e mezzo ciascuno. Ha detto Giannini che dobbiamo lasciar fare perch\u00e9 in questo modo si d\u00e0 da lavorare agli operai. \u00c8 vero che sono gli operai che costruiscono i palazzi, ma si usano mattoni, cemento, calce che mancano per fare le case popolari e la gente continua a vivere nei tuguri. Provate, onorevoli deputati, a fare un giro a cinque o sei chilometri dal centro di questa grande citt\u00e0, andate fuori, nei piccoli quartieri a vedere come vive certa povera gente. E del resto, perch\u00e9 dovrei insistere su questo argomento se siamo su ci\u00f2 tutti d\u2019accordo? Ma intanto il piano continua a fare paura. Come i consigli di gestione. \u00c8 una magnifica legge elaborata dai Ministri Morandi e D\u2019Aragona, con una bellissima relazione introduttiva. Ma non se ne parla pi\u00f9. Quando se ne parler\u00e0? Se ne ha paura. Ma a torto.<\/p><p>Immediatamente dopo la liberazione un industriale mio amico, della mia citt\u00e0, venne da me perch\u00e9 gli era stato presentato un progetto di consiglio di gestione di sette articoli. Il settimo era quello aggiunto dalla commissione interna della sua fabbrica dove la massa operaia si sentiva pi\u00f9 portata a questa ardita conquista. I primi sei elaborati dalla Camera del lavoro erano, dir\u00f2 cos\u00ec, giudiziosi, accettabilissimi anche da parte dell\u2019industriale. Diceva per\u00f2 il 7\u00b0): \u00abQualora si determini un contrasto fra il consiglio di gestione e il proprietario privato, il consiglio di gestione estrometter\u00e0 il proprietario e continuer\u00e0 la gestione per conto suo\u00bb. Era spaventato. Io gli dissi: \u00ababbia fiducia del senso di equilibrio che \u00e8 innato nel popolo italiano. Porti questa gente a vedere veramente come l\u2019industria si conduce, e vedr\u00e0 che non la metteranno mai fuori\u00bb. Infatti \u00e8 ancora oggi padrone della sua azienda.<\/p><p>Ma, dice giustamente l\u2019amico Morandi (l\u2019autore di quei 14 punti che sono pure un piano, anche se cucito con filo bianco, ma pure sempre un piano che il Governo ha accettato e non so in che misura veramente applicato), se noi attendiamo quell\u2019avvio che dovrebbe venire dal Consiglio economico nazionale, attenderemo per venti anni. Penso ce ne vorranno molti di pi\u00f9, a giudicare da quello che ho avuto occasione di sentire durante i primi due giorni di discussione e da quello che ho avuto occasione di vedere nelle relazioni introduttive che sono state preparate dal Governo. Vi sono dei problemi che non possono attendere le elaborazioni e le inchieste del Consiglio economico nazionale. C\u2019\u00e8 un problema pesante nel nostro Paese: quello della disoccupazione. Qui occorre un intervento deciso. Noi abbiamo approvato l\u2019altro giorno un provvedimento di legge che parla d\u2019imposizione di mano d\u2019opera in agricoltura. Bisogna camminare in questa direzione se si vuole assorbire in gran parte quella mano d\u2019opera disoccupata che oggi costituisce preoccupazioni per l\u2019onorevole Scelba, ma anche una grande preoccupazione per coloro che hanno a cuore gli interessi della classe operaia, perch\u00e9 \u00e8 tutta gente che non ha da mangiare a casa propria.<\/p><p>Bisogna guardare soprattutto alla possibilit\u00e0 di sviluppo della nostra agricoltura. Quando noi pensiamo e sentiamo parlare di riforma agraria, vediamo molta gente allargare e aprire occhi ed orecchie e spaventarsi. Si fa una gran confusione fra riforma agraria e riforma fondiaria. Effettivamente bisogna riconoscere che in questa materia una grande chiarezza non c\u2019\u00e8 mai stata; ma non dimentichiamo quello che ci hanno detto coloro che in essa sono profondi. Mi appello ad uno che non \u00e8 certamente dei nostri, Arrigo Serpieri, che ci consiglia di avvicinarci con cautela e rispetto all\u2019agricoltura; di parlare con cautela di riforma agraria. Ma ci indica anche la possibilit\u00e0 di trasformazioni, di miglioramenti della condizione agraria nel nostro Paese, tanto da poter offrire una maggiore possibilit\u00e0 di collocamento di mano d\u2019opera, di assorbimento di bracciantato, e permetterci di affrontare e risolvere \u2013 se non in tutto, in parte \u2013 in attesa che si aprano le grandi correnti d\u2019emigrazione, il problema del collocamento di quel bracciantato agricolo che tante preoccupazioni ha dato in questi giorni al Paese, e specialmente al Ministro Scelba. Bisogna aumentare le possibilit\u00e0 di immissione delle grandi masse alle compartecipazioni agricole. Ci\u00f2 potr\u00e0 essere il risultato della realizzazione di un ardito piano di sviluppo delle bonifiche che sin\u2019ora si sono svolte con piani non sempre ben ordinati, ma che dovranno essere oggetto di cura d\u2013 parte di questo Governo o del Governo pi\u00f9 rispondente agli interessi della classe lavoratrice e dei nostri tempi, che all\u2019attuale dovr\u00e0 succedere.<\/p><p>Pensate soprattutto, signori del Governo, alla immensa miseria che imperversa nel nostro Paese in certe zone. L\u2019onorevole Corbino ci parla dei 350.000 bagnanti di Ostia, e io sono ben lieto che ad Ostia siano potuti andare, in ragione di un terzo, i romani e sar\u00f2 pi\u00f9 lieto quando sapr\u00f2 che tutti potranno andare a Ostia, perch\u00e9 vuol dire che almeno a casa essi hanno da mangiare se hanno soldi da spendere per recarsi ad Ostia. Ma guardiamoci intorno; non dir\u00f2 di Milano; ma specialmente di Roma e di Napoli: siamo circondati continuamente da bambini i cui volti tradiscono patimenti e miseria. Non mi si venga a dire che esiste una organizzazione dell\u2019accattonaggio. Pu\u00f2 anche esser vero, ma la miseria si vede lo stesso in quelle povere ossa, che spuntano spesso da camicie stracciate e lacere: peggio ancora se c\u2019\u00e8 anche l\u2019ignominia dell\u2019organizzazione dell\u2019accattonaggio che fa leva su tutta questa miseria. Sono questi problemi grossi: bisogna pensare ad essi e guardare a questi problemi, ai quali guarda soprattutto \u2013 ed \u00e8 suo dovere \u2013 la Confederazione generale del lavoro. La Confederazione generale del lavoro, che \u00e8 oggi una grande forza politica nel nostro Paese, e che deve essere preservata da possibili scissioni. Io colgo l\u2019occasione volentieri, io che sono tra coloro che per diverse ragioni (che qui non ho da ripetere, perch\u00e9 non \u00e8 questa la tribuna da cui possano essere esposte determinate idee) si sono trovati e si troveranno ancora lungo la strada in polemica con gli attuali dirigenti della Confederazione, colgo l\u2019occasione per dire che l\u2019unit\u00e0 sindacale \u00e8 oggi una forza basilare della nostra Nazione e penso altres\u00ec che se la classe operaia fosse disunita e l\u2019unit\u00e0 sindacale spezzata, ci\u00f2 porterebbe ad un enorme aumento delle difficolt\u00e0 del nostro Paese.<\/p><p>Quindi noi siamo per l\u2019unit\u00e0, ma vorremmo che la Confederazione generale del lavoro diventasse uno strumento veramente capace di inserirsi nella lotta, attrezzato per contare e pesare nella risoluzione dei problemi della vita del nostro Paese e fare una sua politica. Chiediamo che essa sia apartitica e domandiamo che nella sua azione non senta l\u2019influenza ed il peso delle decisioni e della volont\u00e0 dei partiti, ma vorremmo che la Confederazione facesse una sua politica e prospettasse le soluzioni dei problemi della categoria e della classe nel quadro dell\u2019interesse nazionale, s\u00ec da far coincidere gli interessi di quella determinata categoria e della classe con gli interessi nazionali, cos\u00ec come si \u00e8 sempre fatto e sempre si fa dovunque esiste un movimento sindacale veramente forte, che sa dire il suo pensiero sui gravi problemi politici dell\u2019ora. Vorremmo che la Confederazione ci prospettasse il suo pensiero sul problema delle grandi riforme di struttura di cui si parla alle masse operaie da tre anni a questa parte, senza mai riuscire a indicare nulla di concreto.<\/p><p>Molto spesso la Confederazione del lavoro ha appoggiato la soluzione di determinati problemi prospettati dai partiti politici, mentre \u00e8 verso essa e verso le sue soluzioni che dovrebbe convergere l\u2019appoggio dei partiti politici. Ma, compagni (l\u2019abitudine di parlare nelle assemblee socialiste mi ha portato a chiamarvi compagni, una parola che mi \u00e8 cara, anche se da qualche parte \u00e8 respinta), onorevoli colleghi, al partito politico pu\u00f2 essere possibile prospettare la soluzione di un problema che si proietta nell\u2019avvenire, ed il partito politico pu\u00f2 anche essere sconfitto e trovare nella sconfitta una ragione di pi\u00f9 per rafforzarsi nella sua convinzione e resistere alla battaglia.<\/p><p>Ma alla classe lavoratrice, che ha determinati diritti da difendere e precisi interessi che sono quelli rappresentati dal pane delle famiglie dei lavoratori, alla classe lavoratrice non \u00e8 consentito prospettare una soluzione, un\u2019impostazione, una battaglia che sia fuori dalla possibilit\u00e0 della realizzazione. Non \u00e8 consentito cio\u00e8 associare la sua sorte alla sorte del partito politico.<\/p><p>Qualcuno ha affermato che la classe operaia \u00e8 stata battuta. Io affermo che la classe operaia non \u00e8 stata ancora battuta, anche se la situazione che si \u00e8 creata nel Paese pu\u00f2 far credere che determinati partiti politici possano trovarsi in condizioni diverse o di minor prestigio di quelle di ieri.<\/p><p>Ma la classe operaia potrebbe essere battuta se questa situazione non avesse un rimedio. Ed \u00e8 a questo rimedio che noi dobbiamo guardare. Questo rimedio noi lo possiamo trovare se riusciremo a individuare lo strumento che ci permetta la soluzione che dovrebbe correggere l\u2019attuale crisi.<\/p><p>E mi riallaccio a quanto ho detto inizialmente facendo mia l\u2019affermazione di Lussu. Come? Ecco il punto. Ne parliamo nei corridoi tutti i giorni. Ma prima di addentrarmi all\u2019esame rapido, che vi porter\u00e0 via pochi minuti, di questo problema eminentemente politico, io voglio dire ancora una parola su quello che \u00e8 il problema del giorno: l\u2019occupazione delle terre incolte. Ho letto stamane sul giornale che non vi sono terre incolte nel Lazio. Io non lo so. Pu\u00f2 darsi, ma non conosco questa regione. Certo, terre incolte in Italia ve ne sono, ma vi sono soprattutto molte terre mal coltivate, ed \u00e8 in quella direzione che dovrebbe puntare la riforma agraria, una riforma agraria intelligente che offra prospettive e possibilit\u00e0 di lavoro e, attraverso l\u2019utilizzazione del suolo nazionale, anche la possibilit\u00e0 di dare al popolo italiano quel pane che gli manca. Ecco il grande problema. Confederazione del lavoro e Governo potrebbero fare molto in questo campo. Dare lavoro agli italiani e aumentare la produzione agraria si pu\u00f2, pensando in tempo, predisponendo un piano, creando grandi cooperative, disciplinando l\u2019occupazione delle terre mal condotte, immettendovi, attrezzate debitamente, queste cooperative. Vi sono nel nostro Paese migliaia di tecnici agrari che non attendono che di essere utilizzati, come vi sono migliaia di braccia che non attendono che essere avviate al lavoro. Dare sementi, dare concimi, dare macchine, dare credito a questa gente organizzata in forma cooperativa. Questa \u00e8 la riforma agraria. Una riforma modesta alla quale il Governo e la Confederazione dovrebbero chiamare a collaborare, se non vengono al richiamo della convinzione, con quello della legge, le classi proprietarie. Ed allora molte cose nel nostro Paese che oggi sembrano difficili diventeranno pi\u00f9 facili. Ma occorrerebbe soprattutto che si intendesse una grande verit\u00e0: che nel nostro Paese vi sono delle forze sociali retrive, arretrate, che noi dobbiamo battere in breccia se vogliamo affrontare uno qualsiasi di questi grandi problemi e soprattutto se vogliamo affrontare il problema grave, centrale, basilare della crisi politica del nostro Paese. Queste forze sociali sono il latifondismo, i monopoli industriali, la dittatura del capitale finanziario che sono una pesante ipoteca, come \u00e8 stato dimostrato da tanti oratori, sull\u2019azione del Governo, o di una parte del Governo. Non dir\u00f2 su quella dell\u2019onorevole Gonella, sul quale pesa invece l\u2019accusa di una specie di ipoteca clericale. (<em>Proteste al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Lo dimostreranno, caso mai, i tecnici che interverranno in questa discussione. Contro queste forze noi dobbiamo lottare, queste forze dobbiamo battere in breccia, se vogliamo aprire la strada ad una democrazia nel nostro Paese che non sia solo formale. Non sono larve del passato, onorevole Dossetti. Sono realt\u00e0 presenti nel nostro Paese. Ma, come ho detto: noi dovremmo andare alla ricerca di questo strumento politico. Io non far\u00f2, come l\u2019onorevole Giannini, un tentativo di mercato in pubblica seduta. (<em>Si ride a sinistra<\/em>)<em>.<\/em> \u00c8 abitudine, \u00e8 consuetudine nel nostro Paese di risolvere questi problemi nei corridoi, fuori da quello che \u00e8 l\u2019ambiente nel quale dovrebbero essere risolti, e l\u2019ambiente dovrebbe essere questa Aula.<\/p><p>\u00c8 un peso che porteremo ancora, io spero, per poco tempo, perch\u00e9 credo, spero, mi auguro che il popolo italiano possa arrivare a correggere la formazione di questa Assemblea. Non credo per\u00f2 alla possibilit\u00e0 del trionfo di un solo partito. Evidentemente non \u00e8 nelle prospettive dell\u2019immediato domani e vorrei quasi dire: \u00e8 augurabile che non sia nelle prospettive dell\u2019immediato domani questa soluzione. Dove troveremo la base per la creazione di questo strumento politico, di questo Governo nuovo, diremo cos\u00ec, per intenderci meglio? Ma vediamo di non vendere la pelle dell\u2019orso prima di averlo ammazzato, perch\u00e9 sembra che il Governo non abbia nessuna intenzione di andarsene e nessuno deve credere sul serio che sia compromessa per sempre la solidariet\u00e0 dei qualunquisti. Ma \u00e8 certo che se il Governo vuole porsi nella condizione di assumere una determinata maggiore autorit\u00e0 nei confronti delle classi del lavoro, deve allargare la sua base in questa parte dell\u2019Assemblea. (<em>Commenti al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p><em>Una voce al centro.<\/em> Fin dove?<\/p><p>SIMONINI. \u00c8 una domanda che ci \u00e8 stata posta da qualcun altro: \u00abfin dove?\u00bb. Non dir\u00f2 cosa ho risposto: il problema \u00e8 di sapere quello che si vuole fare e di incontrarci fra uomini che vogliono giovare veramente, realmente al Paese! Il mio partito in questa materia non ha pregiudiziali di sorta, non prende l\u2019iniziativa di nessuna esclusione, non intende precludersi nessuna possibilit\u00e0: ci\u00f2 che urge oggi \u00e8 trovare la formula che dia lo strumento politico che ci permetta di superare l\u2019inverno e di arrivare alla primavera, perch\u00e9 in primavera il popolo italiano ci giudicher\u00e0 e, se avr\u00e0 giudizio, forse ci mander\u00e0 a spasso tutti. Ma l\u2019importante \u00e8 che il Governo e il Paese non ignorino che vi sono dei problemi oggi, e sono propri di quella enorme massa di italiani che noi presupponiamo di rappresentare, chi pi\u00f9, chi meno. Perch\u00e9, colleghi comunisti, ha ragione Saragat quando vi dice che voi non dovete arrogarvi il diritto di essere gli unici e soli rappresentanti della classe operaia. E io voglio correggere anche ci\u00f2 che egli ha detto concludendo il suo discorso e riferendosi ad una certa frase di Rosa Luxemburg: noi riteniamo non di essere sulla strada che ci permetter\u00e0 di incontrarci con la classe lavoratrice, ma riteniamo di essere oggi sul terreno, sulla piattaforma di un\u2019azione politica e sociale che ci permette di difendere gli interessi della classe lavoratrice! In quell\u2019azione, che il vostro Togliatti ha definito di \u00abunit\u00e0 nella ricostruzione\u00bb, noi non poniamo, come ho detto, il problema della esclusione di alcuno, ma pensiamo che la classe lavoratrice oggi potrebbe bene essere efficacemente difesa anche da un Governo al quale non partecipasse il Partito comunista. (<em>Commenti<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>E quanto ha affermato l\u2019onorevole Presidente di questa Assemblea domenica, in una grande adunata a Bologna, vi d\u00e0 la riprova e la conferma di ci\u00f2 che io affermo. Egli ha detto, parlando alle masse organizzate che erano affluite alla festa della stampa democratica, che \u00abin uno Stato moderno i lavoratori cos\u00ec compattamente organizzati possono sorvegliare lo sviluppo della vita nazionale anche se, per intanto, gli uomini che esprimono pi\u00f9 direttamente il loro pensiero (in questo caso sareste voi) non seggono al centro dello Stato\u00bb.<\/p><p>La vostra funzione \u00e8 la funzione di un grande partito, diremo cos\u00ec di estrema sinistra, che non si deve esaurire, non si pu\u00f2 esaurire nella ricerca affannosa di posti al Governo \u00e8 pu\u00f2 pesare lo stesso nella politica del Paese, se realmente ha il consenso di grandi masse consapevoli.<\/p><p><em>Una voce a sinistra.<\/em> Allora volete andare voi al Governo&#8230;<\/p><p>SIMONINI. Noi non ci siamo ancora andati.<\/p><p>So che voi volete dare alla classe lavoratrice ci\u00f2 che noi pure le vogliamo dare e che non pu\u00f2 essere il risultato di una improvvisazione (<em>Commenti \u2013 Interruzioni all\u2019estrema sinistra<\/em>) n\u00e9 il frutto di un colpo di bacchetta magica: tutte le grandi conquiste sono faticose a realizzarsi ed io voglio fissare qui un pensiero espresso sempre dal Presidente di questa Assemblea in quella adunanza di Bologna, pensiero altamente nobile, istruttivo, indicativo, che ci permette di perdonargli d\u2019aver rotto la tradizione secolare di questo Parlamento che vedeva il Presidente estraniarsi dalla vita politica attiva. (<em>Approvazioni al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Egli parlava, in quell\u2019adunanza, del travaglio di un secolo, riferendosi al tempo in cui a Torino era stato promulgato lo Statuto. E concludeva: \u00abQuei lontani nostri progenitori di un secolo fa, anch\u2019essi lottando, erano nelle loro lotte impazienti e credevano che nel giro di pochi anni avrebbero raggiunto le loro mete e consolidato le nuove istituzioni degli italiani\u00bb. Egli sottolineava appunto quale complesso di destini, di gioie, di dolori abbia rappresentato quest\u2019era che l\u2019anno prossimo trover\u00e0 la sua conclusione.<\/p><p>Queste cose, onorevoli colleghi, diciamo noi oggi, convinti, profondamente convinti, di rappresentare collegialmente gli interessi della classe lavoratrice italiana: e sono cose che nel nostro Paese si dicono da molti anni. C\u2019\u00e8 stata una bufera, c\u2019\u00e8 stata un\u2019interruzione che \u00e8 durata un quarto di secolo, durante il quale non abbiamo pi\u00f9 potuto parlare questo linguaggio alle classi operaie: ma \u00e8 pur sempre questo il linguaggio che noi dobbiamo rivolgere alle masse lavoratrici.<\/p><p>Concludendo, vi prego permettermi di leggere alcune parole che ha qui pronunziato, in questa stessa Aula, mentre si discuteva intorno ad un Governo Zanardelli, colui che io considero come mio maestro per aver vissuto a lui accanto e per aver appreso da lui quel poco che so, Camillo Prampolini&#8230;<\/p><p><em>Una voce all\u2019estrema sinistra.<\/em> Ma che adesso hai dimenticato.<\/p><p>SIMONINI. &#8230;e voi vedrete, colleghi comunisti, quanto siano di attualit\u00e0 in questo momento le parole di quell\u2019uomo: \u00abConfrontate l\u2019alba del movimento operaio inglese con quest\u2019alba di redenzione del nostro proletariato. Quella inglese fu un\u2019agitazione che si inizi\u00f2 e si svolse specialmente presso il proletariato industriale, e la nostra invece comprende gi\u00e0 molta parte del proletariato agricolo, meno preparato, pi\u00f9 rozzo, pi\u00f9 misero dell\u2019altro. Eppure, ci\u00f2 nonostante, la lotta fra i padroni ed i lavoratori in questi ultimi tempi ha proceduto in Italia quasi senza scosse, quasi senza incidenti gravi; cio\u00e8 in modo veramente mirabile e di cui abbiamo tutti il diritto di essere orgogliosi se lo paragoniamo a ci\u00f2 che durante lo stesso periodo dell\u2019organizzazione della resistenza avvenne in quell\u2019Inghilterra, della quale tutti siamo soliti a menar vanto per la sua civilt\u00e0\u00bb.<\/p><p>Non vi sembra che queste parole possano inquadrarsi nella nostra situazione attuale? Non \u00e8 un\u2019alba questa che sorge? Non \u00e8 vero che in questi due anni la classe operaia italiana ha dato dimostrazione di alto senso di civismo per il modo con cui ha affrontato le dure battaglie del momento?<\/p><p>Ma concludeva Camillo Prampolini affermando che \u00abi lavoratori sono maturi alla libert\u00e0\u00bb. Non insultateli (onorevole Scelba, queste parole andrebbero bene anche per lei) dicendoli immaturi alla libert\u00e0; i fatti vi hanno smentito; ma non ostinatevi nel proposito folle di togliere loro la libert\u00e0; essi potranno abusarne qualche volta, anzi, ne abuseranno certamente, cio\u00e8 commetteranno inevitabilmente qualche errore \u2013 chi di noi non ha errato e non erra? \u2013 Ma voi stessi li spingereste fatalmente al massimo errore, o meglio, al massimo danno, nostro, vostro, di tutti, perch\u00e9 li costringereste alla violenza sistematica, voluta, premeditata, organizzata, se, dimentichi del passato della vostra stessa classe e dei principi di diritto pubblico da voi stessi proclamati, precludeste loro le vie dell\u2019azione nell\u2019ambito della libert\u00e0\u00bb.<\/p><p>Sono parole queste che noi possiamo ancora ripetere e ricordare a monito dei governanti di oggi e ad insegnamento per noi.<\/p><p>Noi guardiamo all\u2019avvenire come all\u2019armonica visione di una societ\u00e0 civile, di una nuova societ\u00e0 civile italiana che risorge, nella quale si affermano i diritti del lavoro, mentre cadono privilegi e pregiudizi, e nasce il nuovo ordine socialista. (<em>Applausi \u2013 Congratulazioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019onorevole Quintieri Quinto ha presentato il seguente ordine del giorno, firmato anche dagli onorevoli Lucifero, Condorelli, Fabbri, Cifaldi, Bellavista, Villabruna, Cortese e Perrone Capano:<\/p><p>\u00abL\u2019Assemblea Costituente, preso atto delle comunicazioni del Governo, ne approva le attuali direttive politiche ed economiche, raccomandando che i provvedimenti necessari per riportare alla normalit\u00e0 la produzione e la vita del Paese siano accompagnati da tutte le cautele atte ad attenuare gli inevitabili contraccolpi di un cambiamento di congiuntura, e passa all\u2019ordine del giorno\u00bb.<\/p><p>L\u2019onorevole Quintieri ha facolt\u00e0 di svolgere il suo ordine del giorno.<\/p><p>QUINTIERI QUINTO. Non premetto la promessa consuetudinaria di brevit\u00e0, fatta anche dal nostro collega che abbiamo ascoltato con interesse, ma che abbiamo ascoltato per un\u2019ora e mezzo; non mi sento quindi di dare agli amici una sensazione di freddo con una promessa che i fatti hanno mostrato fallace.<\/p><p>Cercher\u00f2, poich\u00e9 al nostro Governo sono state date delle idee in ogni campo, sono stati forniti argomenti di meditazione in ogni direzione, di limitarmi soltanto a poche e precise cose, per vedere su quali punti si possa imperniare e precisare il dissenso e su quali punti invece noi possiamo essere d\u2019accordo.<\/p><p>Tutti hanno detto che la crisi attuale \u00e8 una crisi politica. Esattissimo! In questo momento si tratta di una crisi esclusivamente politica.<\/p><p>Ma le basi, ma gli argomenti, ma gli spunti sono economici.<\/p><p>E poich\u00e9 il mio mestiere \u00e8 quello di occuparmi di qualche questione economica, mi limiter\u00f2 esclusivamente al mio campo.<\/p><p>Confesso che questa Assemblea non mi sembra, per come \u00e8 sorta, per le sue tradizioni, per i suoi sentimenti, l\u2019ambiente pi\u00f9 adatto per trattare delle questioni economiche. Questo era uno strumento forgiato per altri compiti. Qualche ricordo scolastico mi suggerirebbe, forse, una funzione completamente diversa, perch\u00e9 ricordo che, quando Giovanni Senza Terra dovette subire dai suoi baroni l\u2019imposizione della <em>Magna Charta<\/em>, fu per tutelate i mercanti, i commercianti, diremo i capitalisti, della City, dalle imposizioni che il fisco faceva gravare sulle loro spalle.<\/p><p>Ora, il nostro Parlamento ha una funzione del tutto diversa. C\u2019\u00e8 qualche cosa che rende difficile l\u2019uso di questo prezioso e delicato strumento per affinare e discutere le questioni economiche. E questo qualche cosa (perdonate!) \u00e8 la mancanza di moderazione, \u00e8 la mancanza di obiettivit\u00e0, \u00e8 soprattutto la mancanza d\u2019una facolt\u00e0 che io risento: la facolt\u00e0 di poter dire agli avversari, tutte le volte che vorrei, che hanno ragione, e naturalmente di sentire dall\u2019altra parte le stesse ammissioni.<\/p><p>Ci sono molti punti nelle questioni finanziarie sui quali non vedo come non ci possano essere divergenze, penso dunque che queste divergenze siano dovute talora solo alle posizioni reciproche dei contendenti, in questa Aula, perch\u00e9 vedo che quando i colleghi che stanno nell\u2019emiciclo passano al banco del Governo difendono qualche volta opinioni opposte a quelle che sostenevano quando stavano nell\u2019emiciclo, e viceversa.<\/p><p>Ho promesso che avrei trattato problemi precisi; vengo, quindi, al pi\u00f9 attuale di essi.<\/p><p>Restrizione del credito. C\u2019\u00e8 stata in questi ultimi tempi, specialmente da poche settimane, una certa apprensione nel paese per delle pretese restrizioni del credito. Vorrei cominciare col dire che si \u00e8 evidentemente fraintesa qualche frase, forse non felicissima, da parte dei preposti al regolamento del credito e soprattutto alla situazione bancaria.<\/p><p>Siccome altra volta ho definito delicata la condizione delle banche, mi sembra che, anche adesso (sebbene siano le undici e mezzo di sera) valga la pena di dirne qualche parola.<\/p><p>La svalutazione monetaria ha profondamente alterato il funzionamento del meccanismo creditizio. Le ragioni sono profonde. \u00c8 svanito il capitale liquido, quello che le aziende non avevano investito in beni reali. Non c\u2019\u00e8 la possibilit\u00e0 di smobilitare quella parte di capitali ancora esistente nelle aziende, investita in beni reali, sia per le difficolt\u00e0 delle vendite e i rischi che ancora sono collegati con la moneta, sia perch\u00e9 una parte di questi beni \u00e8 necessaria al funzionamento della banca.<\/p><p>Quindi vi sono, in pratica, gli istituti che hanno salvato parte del loro capitale ma lo hanno immobilizzato, e quelli che non hanno salvato nulla. Le banche hanno visto accrescersi fortemente i loro depositi; con questi siamo a circa 17-18 volte le cifre dell\u2019anteguerra perch\u00e9 a fine luglio si \u00e8 arrivati a quasi 1000 miliardi di fondi di terzi. Ma questo accrescimento di depositi ha anche portato con s\u00e9 uno spostamento fra le varie specie di essi. Sono aumentate soprattutto quelle che erano somme a vista, somme da tenere a disposizione della clientela bancaria.<\/p><p>Ora, \u00e8 avvenuto questo fenomeno: siccome non si d\u00e0nno pi\u00f9 interessi sui depositi, la gente non ha nessun interesse di depositare le somme di cui dispone. Sono invece gli assegni circolari ed i vaglia che si sono accresciuti per delle somme enormi, perch\u00e9 mentre i depositi non sono aumentati che 17-18 volte, gli assegni ed i vaglia sono aumentati di 200-250 volte l\u2019ammontare dell\u2019anteguerra. Notate che l\u2019assegno circolare permette di costituire una forma di conto corrente completamente anonimo. Pu\u00f2 andare qualsiasi sconosciuto a fare un vaglia. Si pu\u00f2 anche fare un vaglia ad un nome inesistente e poi si conserva nel cassetto questo titolo di credito che si potr\u00e0 esigere in ogni momento. E non c\u2019\u00e8 modo di rintracciarne il beneficiario; non \u00e8 possibile raggiungerlo in nessuna maniera, specialmente se il titolo di credito \u00e8 stato emesso con un nome falso. In questa situazione, con questa mole di depositi non garantiti da capitali propri degli istituti, con questa massa di assegni circolari pagabili a vista, le banche evidentemente devono usare la massima prudenza. Ora, in un anno, dal luglio dell\u2019anno scorso, abbiamo avuto un incremento di circa 460 miliardi di depositi, 460 miliardi che sono stati assorbiti interamente dalla richiesta della clientela delle banche. C\u2019\u00e8 stata in tale senso una pressione fortissima. Evidentemente abbiamo avuto nel nostro Paese, negli ultimi 18 mesi, un forte sviluppo in tutti i rami dell\u2019attivit\u00e0 economica \u2013 dir\u00f2 poi per quali ragioni \u2013 e quindi le banche hanno risentito al massimo di questa pressione. C\u2019\u00e8 qualche cosa di pi\u00f9; le banche non riescono a fare il loro bilancio economico perch\u00e9 le spese sono salite in proporzioni maggiori di quella in cui si siano accresciute le risorse. Si \u00e8 andati cos\u00ec avanti per cercare di incrementare gli utili di gestione che le banche non funzionano pi\u00f9 neppure nel regime di monopolio che \u00e8 quello attuale, perch\u00e9 hanno a mano a mano, ridotti zero i tassi dei depositi che venivano loro portati (e quindi non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 nessun tornaconto da parte del pubblico a portare il denaro agli istituti di credito). D\u2019altro canto si sono elevati al massimo gli interessi sulle cambiali e sui fidi.<\/p><p>In questa situazione le banche hanno investito tutto quello che potevano investire. Ora, di recente, la Banca d\u2019Italia ha detto ai direttori degli altri Istituti: Signori, voi conoscete il mestiere; vi renderete conto di che cosa significa investire pi\u00f9 del 70-75 per cento delle vostre disponibilit\u00e0, disponibilit\u00e0 di cui dovete tenere una parte pronta in ogni circostanza ed in ogni momento perch\u00e9, data la delicatezza della situazione, possono esservi prelievi imprevisti ai quali dover far fronte; qualunque incrinatura al credito delle banche, che fortunatamente oggi \u00e8 alto, potrebbe avere ripercussioni serie. Quindi, con il fido alla clientela, voi pi\u00f9 in l\u00e0 di quanto abbiate fatto non potete andare. Su questo ragionamento convengo in pieno con l\u2019istituto di emissione.<\/p><p>Nella stessa riunione si \u00e8 anche detto alle Banche: voi dovete aiutare lo Stato. Qui debbo osservare che non vi \u00e8 organismo finanziario il quale abbia i mezzi, in questo momento, di aiutare lo Stato, perch\u00e9 effettivamente i bisogni del commercio e dell\u2019industria sono cos\u00ec elevati, che le possibilit\u00e0 bancarie di aiutare lo Stato si riducono a ben poca cosa. Ma c\u2019\u00e8 anche un\u2019altra questione: in questi ultimi mesi la congiuntura finanziaria ha avuto una variazione nella sua andatura. Infatti, fino a qualche mese fa, fino a luglio, c\u2019\u00e8 stato un incremento dei depositi, incremento che con il mese di luglio \u00e8 finito. Io vorrei richiamare l\u2019attenzione, soprattutto dei Ministri finanziari, sul fatto che l\u2019accrescersi del gettito fiscale \u00e8 senza dubbio benefico, per\u00f2 dobbiamo tener presente che rappresenter\u00e0 altrettanti mezzi sottratti all\u2019economia privata. Quindi nell\u2019ordine del giorno di fiducia al Governo raccomando di fare la maggiore attenzione, per mitigare i contraccolpi inevitabili, od almeno possibili, data la massa ingente di circolante che non affluisce pi\u00f9 all\u2019industria ed al commercio.<\/p><p>Se il commercio e l\u2019industria si troveranno messi alle strette, ricorreranno, per sottrarsi alle difficolt\u00e0, ad ogni pressione sullo Stato. Occorre essere preparati per resistere in una forma ragionevole e ridurre i danni che anche soltanto un inizio di deflazione pu\u00f2 provocare. C\u2019\u00e8 poi un altro punto importante in discussione ed \u00e8 questo: la selezione delle operazioni delle banche. Richiamo l\u2019attenzione su di un fatto: 1\u201980 per cento e pi\u00f9, forse, dei depositi bancari \u00e8 sotto il controllo dello Stato, perch\u00e9 \u00e8 lo Stato che esercisce oggi l\u2019industria bancaria; pensate, a tale proposito, alle banche di diritto pubblico, o a quelle di interesse nazionale ed alle loro collegate, alle Casse di risparmio, alle Casse postali. Oltre 1\u201980 per cento, dunque, come ho detto, delle riserve bancarie italiane sono in mano dello Stato. E allora in che cosa pu\u00f2 consistere questo controllo? Questo controllo dovrebbe essere affidato alla Banca d\u2019Italia che ha, per esercitarlo, a sua disposizione un mezzo efficace classico: quello del risconto. Senza contare il diritto che le d\u00e0 la legge per la tutela del risparmio e per l\u2019esercizio del credito di seguire le operazioni di fido. Quando una banca ha bisogno dell\u2019appoggio della Banca d\u2019Italia, questa ha modo di controllare gli investimenti. Le ordinarie disposizioni per la tutela del risparmio d\u00e0nno, come ho detto, alla Banca d\u2019Italia la possibilit\u00e0 di esaminare le operazioni in cui cambiali sono presentate al risconto dai diversi Istituti che le hanno fatte. Aumentare ed integrare questa specie di sorveglianza, in questo momento, pu\u00f2 essere una cosa utile sia per mitigare le operazioni speculative, sia per poter rispondere alle lamentele ed alle proteste che, pi\u00f9 o meno in buona fede, verranno fatte a questo proposito.<\/p><p>Venendo poi alla parola \u00abspeculazione\u00bb, alla quale parola ed alla quale tendenza l\u2019onorevole Scoccimarro mi pare abbia dato una importanza eccessiva, dir\u00f2 questo: \u00e8 evidente che in un momento di svalutazione monetaria vi sia della speculazione. Ma che cosa intendete per speculazione? Non credo si possa considerare strettamente colpevole e speculatore l\u2019industriale o il commerciante che vede ridursi il suo capitale giorno per giorno, se cerca di difendere i suoi mezzi di lavoro, perch\u00e9 per l\u2019industriale e per il commerciante il capitale rappresenta un mezzo di lavoro come la biblioteca per il professionista, e gli attrezzi per l\u2019artigiano.<\/p><p>Ammetto per\u00f2 che insieme con questi ce ne sono altri che allargano gli impianti, che migliorano le scorte facendo debiti e confidando, per pagarli, solo sulla svalutazione del denaro. L\u00ec \u00e8 opportuno intervenire, con moderazione e con criterio, ma bisogna intervenire; un\u2019azione governativa si pu\u00f2 perfettamente approvare, su per gi\u00f9 con le direttive seguite fin\u2019ora. Questo \u00e8 l\u2019argomento principale sul quale volevo intrattenervi. Mi pare di non essermi troppo dilungato.<\/p><p>Dir\u00f2 poche parole sulla deflazione. Bisogna amarissimamente piangere sulla inflazione e sulla ingiustizia profonda e la nequizia della inflazione. Badate per\u00f2 che la deflazione sar\u00e0 qualche cosa di peggio. Io ricordo il sogno del Faraone delle sette vacche grasse e delle sette magre. Le magre le metterei a simboleggiare la deflazione. Bisogna cercare di evitare contraccolpi psicologici, perch\u00e9 questi potrebbero portare un arresto notevole in tutta la produzione; tanto pi\u00f9 che si specula non solo al rialzo, ma anche al ribasso dei prezzi, perch\u00e9 infine, i primi ad essere colpiti da tutte queste ripercussioni economiche sarebbero i ceti pi\u00f9 modesti. La differenza di opinioni non pu\u00f2 vertere che sui mezzi come attutirli. Ora, nella deflazione, tutti immaginano che i prezzi scenderanno e che si potr\u00e0 comprare; che si potr\u00e0 comprare pi\u00f9 di quanto non lo si possa oggi perch\u00e9 ognuno potr\u00e0 disporre del denaro che possiede ora, con prezzi pi\u00f9 bassi.<\/p><p>Purtroppo, se i prezzi scendono di una certa aliquota, il denaro che affluisce nelle tasche di ciascuno diminuisce molto di pi\u00f9: quindi, nuove, enormi difficolt\u00e0. Alla deflazione non ha retto nemmeno l\u2019economia americana, che \u00e8 stata duramente scossa nella grande crisi del 1929-1931, che ha visto diverse migliaia di istituti bancari fallire, ed ha sentito scricchiolare tutta la compagine finanziaria e sociale di quell\u2019immenso Paese. Anche gli americani si son dovuti adattare a svalutare il dollaro ed a fare tutta una gamma di operazioni inflazionistiche perch\u00e9 la moneta non voleva scendere sufficientemente nei confronti dell\u2019oro; tutto al contrario, per questo punto, di quanto accade da noi. Quindi, come vedete, la deflazione \u00e8 molto pericolosa. Il rallentamento della congiuntura favorevole dei mercati internazionali \u2013 a cui accennava l\u2019onorevole Corbino e che \u00e8 in effetti da attendersi pi\u00f9 o meno presto, perch\u00e9 da due anni a questa parte non si distrugge pi\u00f9, ma si \u00e8 invece cominciato a costruire \u2013 \u00e8 stato iniziato per il soddisfacimento almeno parziale dei bisogni pi\u00f9 impellenti del pubblico di tutto il mondo. Anche questo fenomeno per noi avr\u00e0 le sue luci e le sue ombre, giacch\u00e9 \u00e8 bene tener presente che la nostra economia \u00e8, almeno parzialmente, basata sulle punte dell\u2019economia altrui. Quando gli altri lavorano per il 110 per cento della loro potenzialit\u00e0, per l\u2019ultimo 10 per cento chiedono la nostra mano d\u2019opera e le nostre merci. A mano a mano che la loro produzione sodisfa in pi\u00f9 larga misura i loro bisogni, avremo dall\u2019estero richieste diminuite e le nostre difficolt\u00e0 economiche si accentueranno; dovremo prepararci quindi ad una aspra concorrenza sui mercati esterni.<\/p><p>Vorrei precisare per ultimo due o tre questioni di cui ho sentito parlare. La prima di queste \u00e8 il mercato nero. Ci si \u00e8 scagliati contro di esso, senza tener presente che il mercato nero ha una sua precisa funzione economica, cio\u00e8 quella di portare i prezzi ad un livello tale che risponda alle necessit\u00e0 del momento, ed al reale valore della moneta. Ci dicono: vedete, c\u2019\u00e8 il mercato nero, nel quale si possono trovare pasta, pane, dolci e tutto. Ma non \u00e8 esatto: il mercato nero c\u2019\u00e8 soltanto per una piccola aliquota di acquirenti ai quali \u00e8 consentito raggiungere quei determinati prezzi. Si dice: ma il mercato nero ha l\u2019odiosa caratteristica di sodisfare soltanto alcuni consumatori, lasciandone molti altri nell\u2019indigenza. Vorrei far presente all\u2019onorevole Scoccimarro, a questo proposito, che il danno del prezzo politico del pane non \u00e8 costituito dai miliardi che costa al Governo il prezzo basso di vendita; il danno principale del prezzo politico del pane \u00e8 costituito dal cattivo uso, dallo sciupio, che si fa del pane. Se si potesse dare il pane di grano, realmente, a tutti al 20 per cento o al 30 per cento del suo valore, esso finirebbe all\u2019alimentazione del bestiame o sciupato in cento altri modi, perch\u00e9 \u00e8 soltanto il prezzo che pu\u00f2, evidentemente, ridurne in modo efficace il consumo.<\/p><p>Quindi il mercato nero ha una sua funzione economica precisa: quella di portare i beni al loro prezzo effettivo, al loro corso di mercato libero. Perci\u00f2 esso si \u00e8 diffuso in tutto il mondo e si riproduce dovunque con gli stessi aspetti.<\/p><p>Ho qualcosa da dire in difesa di un\u2019altra nostra concezione economica: della concezione economica fondamentale del Partito liberale. Ha detto l\u2019onorevole Morandi \u2013 e sono perfettamente certo dell\u2019esattezza della sua affermazione \u2013 che gli industriali tessili non hanno dato nemmeno un centesimo ai loro lavoratori dei miliardi che hanno guadagnato.<\/p><p>Io dico per\u00f2 che bisognava essere altrettanti San Francesco d\u2019Assisi per dare qualcosa ai lavoratori. Era evidente che nessun tessile \u2013 fatta naturalmente qualche rara eccezione \u2013 avrebbe dato qualcosa ai propri operai. Ma su che linea deve essere indirizzato il nostro sforzo? Esso deve essere rivolto a ridurre questi margini eccessivi di utile dell\u2019industria attraverso la concorrenza; \u00e8 solo la libera concorrenza delle forze produttive che pu\u00f2 fare da argine all\u2019egoismo degli imprenditori. Ecco l\u2019esigenza della nostra economia; ecco perch\u00e9 noi diciamo: non alterate i prezzi; non fate violenza al naturale equilibrio di essi. Se li alterate, accadr\u00e0 questo, che quando le cose vanno male per loro gli esponenti dell\u2019industria vi chiederanno aiuti e sussidi a spese della collettivit\u00e0; quando invece andranno bene, allora guadagneranno molto ma non vi daranno un soldo. Io non voglio cos\u00ec, a precipizio, addentrarmi in discussioni sul sistema liberale; ma mi sembra che l\u2019unico mezzo per ridurre gli utili esagerati dei produttori risieda nella possibilit\u00e0 di far funzionare liberamente il giuoco delle forze economiche. A questo proposito cito un ultimo fenomeno. Specialmente nel Nord abbiamo tassi di interesse per operazioni di prestito elevatissimi: si parla del 15, 20, 30 per cento.<\/p><p>Questo \u00e8 uno di quei tali elementi che possono frenare la speculazione e possono far ritornare in Italia i capitali emigrati fuori e naturalmente attirare anche il capitale estero. Io ho pi\u00f9 fiducia in questo fenomeno che in tutto quello che pu\u00f2 essere pressione, coercizione e controllo sui cambi. Il danaro \u00e8 avido e pavido. Bruttissimi difetti, ma \u00e8 cos\u00ec. Noi dobbiamo, finch\u00e9 vogliamo lasciare agire, nell\u2019attuale struttura del paese, il gioco delle forze economiche, tener conto di queste attitudini.<\/p><p>Ora davvero un\u2019ultima osservazione ed ho finito. Noi abbiamo tutti un grande interesse a che le condizioni economiche del nostro Paese non vadano peggiorando, perch\u00e9 \u00e8 da queste condizioni economiche che dipende l\u2019indipendenza di esso. Devo dire che ho sentito qui con una certa preoccupazione il Ministro Merzagora descrivere in una forma pittoresca la nostra situazione nei riguardi degli scambi con l\u2019estero, e principalmente con l\u2019America. \u00c8 verissimo, ma io non credo che il nostro Paese, che \u00e8 un grande Paese, che ha mostrato qualit\u00e0 eccezionali di lavoro, di tenacia, di resistenza, voglia adattarsi a vivere con questo cordone ombelicale. Anche fisiologicamente \u00e8 una cosa che va fin quando l\u2019organismo pu\u00f2 stare nel grembo materno, ma poi il cordone si deve tagliare. Ora, su questo punto avremmo voluto sentire qualche cosa di pi\u00f9 sui programmi del Ministro Merzagora per il futuro. Egli ci ha descritto la situazione e ci ha spiegato i diversi rimedi adottati per fronteggiarla e per riparare ai guai pi\u00f9 imminenti. Io mi rendo conto della necessit\u00e0 dell\u2019adozione dei cambi multipli fatta per cercare di incrementare le nostre esportazioni. Ma un programma a lunga scadenza non c\u2019\u00e8. Su questo punto richiamo l\u2019attenzione del Governo data la gravit\u00e0 della situazione, che poi non \u00e8 soltanto una difficile situazione italiana, ma \u00e8 comune a diversi altri Paesi europei che, come il nostro, sono legati agli scambi con l\u2019estero. L\u2019Inghilterra \u00e8 nella stessa situazione. I mercati che ci fornivano le materie prime li abbiamo in parte perduti, perch\u00e9 sono i mercati dell\u2019Europa orientale con i quali ancora non abbiamo potuto riprendere i contatti. E sono giustissimi tutti gli sforzi fatti per riattivare gli scambi con la Jugoslavia, con l\u2019Ungheria e con tutti i paesi dell\u2019Europa centrale, orientale e sud-orientale, che sono poi i nostri naturali mercati di sbocco, perch\u00e9 purtroppo gli scambi con l\u2019America, mettendo da parte la forma del tutto particolare della beneficenza, della quale dobbiamo essere grati, gratissimi anzi, gli scambi con l\u2019America in forma reciproca, credo, non saranno facilissimi. L\u2019America \u00e8 un venditore per eccellenza; \u00e8 tanto un ricco, un generoso venditore, che regala perfino i beni, ma sar\u00e0 per noi un cattivo compratore. Quindi, occorre esser cauti nel nutrire grandi speranze di stabilire un duplice scambio di prodotti con l\u2019America.<\/p><p>Ho detto che avrei finito e mantengo la promessa. C\u2019\u00e8 soltanto una cosa che mi lascia un po\u2019 perplesso e che vorrei chiedere agli amici della sinistra: noi abbiamo una situazione difficile economicamente e tale che pu\u00f2 compromettere la difesa della indipendenza del nostro Paese alla quale sono sicuro teniamo tutti. Tale indipendenza politica ed economica evidentemente non \u00e8 favorita e non \u00e8 agevolata dagli scioperi, dalle interruzioni dell\u2019attivit\u00e0 lavorativa, che portano tra le masse operaie ed i dirigenti, che sono tutti e due elementi egualmente importanti per la produzione, strascichi di rancori e di cattivi rapporti dolorosi e dannosi. Ho saputo che domani noi avremo, per esempio, uno sciopero generale a Roma. Mi permetto di interrogare a questo proposito il Presidente del Consiglio per avere una parola di assicurazione. Se avremo, come spero, una risposta favorevole, credo di aver chiuso bene il mio discorso. (<em>Applausi \u2013 Congratulazioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> Vorrei dire all\u2019Assemblea una parola tranquillante. La tenace opera di mediazione dei colleghi Segni e Marazza \u00e8 riuscita stasera a fare rinviare la decisione e l\u2019attuazione dello sciopero generale in Roma, la cui minaccia era incombente. Credo che domani si potr\u00e0 avere una risposta definitiva da parte degli agricoltori e confido che essa sar\u00e0 tale da dare soddisfazione alle pi\u00f9 essenziali richieste dei contadini. Spero che questa decisione possa essere presa domani, in modo da evitare uno sciopero generale che sarebbe senza dubbio molto funesto per la nostra citt\u00e0. (<em>Applausi al centro e a destra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. Il seguito della discussione \u00e8 rinviato a domani.<\/p><p>Svolgimento di interrogazione.<\/p><p>PRESIDENTE. Gli onorevoli Gasparotto, Pajetta Gian Carlo, Malagugini e Vigorelli hanno presentato la seguente interrogazione con richiesta di risposta urgente:<\/p><p>\u00abAl Governo, per sapere quali provvedimenti abbia preso in questi giorni o intenda prendere, perch\u00e9 siano dati alle industrie milanesi, che si trovano nella condizione di non poter far fronte al pagamento degli stipendi e dei salari al personale, i mezzi di credito necessari per fronteggiare la situazione e assicurare la normale attivit\u00e0 produttiva\u00bb,<\/p><p>Chiedo al Governo quando intenda rispondere.<\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> Credo che domani, nel corso della discussione delle mozioni, il Vicepresidente Einaudi sar\u00e0 in grado di esporre i termini generali della questione, anche per ci\u00f2 che si riferisce alle industrie milanesi. Per quello che particolarmente riguarda la Breda, posso dire che lo Stato, essendo interessato alla puntuale esecuzione delle proprie forniture, che concernono specialmente il materiale ferroviario, ha potuto gi\u00e0 rendere agevole e liquida la situazione.<\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019onorevole Gasparotto ha facolt\u00e0 di dichiarare se sia sodisfatto.<\/p><p>GASPAROTTO. Prendo atto di questa dichiarazione e parzialmente sono sodisfatto, nel senso che essa segnala un avviamento alla soluzione. Il problema \u00e8 vasto, e interessa solidalmente i datori ed i prestatori di lavoro. Noi non ci siamo preoccupati degli interessi personali degli industriali; ci preoccupiamo degli interessi della produzione e soprattutto del lavoro, perch\u00e9 si minaccia niente meno che la mancata corresponsione dei salari e degli stipendi. Ora, sta bene che si siano gi\u00e0 presi provvedimenti. Ieri ho preso atto della risposta scritta ad una interrogazione mia e dei colleghi bergamaschi al Ministro Corbellini, nella quale ci si assicura che sono in via di attuazione elettrificazioni delle linee ferroviarie che da Milano irradiano verso Bergamo, per un miliardo e trecento mila lire.<\/p><p>Parimenti, ho preso atto di una dichiarazione verbale fattami stamane dal Ministro della difesa, il quale intende obbligare o quanto meno sollecitare le ditte concessionarie delle linee aeree civili a dare commesse di aeroplani alle societ\u00e0 costruttrici italiane, che minacciano di licenziare interamente le loro maestranze, con che si verrebbe alla dispersione, anzi alla distruzione, di una attrezzatura industriale che domani richiederebbe non un anno ma forse un decennio per essere rimessa in assetto. Quindi il problema si presenta complesso, grave e soprattutto urgente e riguarda una volta tanto gli interessi solidali degli industriali e dei lavoratori.<\/p><p>Io non domando al Governo che arrivi a sovvenire gli industriali perch\u00e9 possano pagare gli operai. Potrei dire, anzi, che i grandi industriali, detentori di cospicui pacchi azionari, i quali hanno realizzato larghi profitti in passato, dovrebbero incominciare essi ad anticipare alle loro aziende le somme occorrenti.<\/p><p>Vista cos\u00ec, la questione riguarda tutta la Lombardia e forse anche tutta l\u2019Italia, perch\u00e9 ove mancasse alle imprese il fido cambiario, tutta la produzione industriale di ditte specializzate in grandi opere verrebbe a subire irreparabili paralisi.<\/p><p>Annunzio di interrogazioni con richiesta d\u2019urgenza.<\/p><p>PRESIDENTE. Sono pervenute alla Presidenza le seguenti interrogazioni con richiesta di risposta urgente:<\/p><p>\u00abAl Ministro dell\u2019interno, per conoscere in base a quale criterio o in base a quale ordine superiore ha agito il prefetto di Campobasso nel disporre un imponente servizio di ordine pubblico, con quasi occupazione militare del centro della citt\u00e0, in occasione di un pacifico comizio popolare col\u00e0 svoltosi il 28 settembre, creando cos\u00ec uno stato di intimorimento e di panico in quella pacifica e laboriosa popolazione.<\/p><p>\u00abPer conoscere, altres\u00ec, perch\u00e9 mai lo stesso signor prefetto in occasione della giornata popolare del 20 settembre (nella quale in Campobasso non vi fu comizio) ebbe a far installare su un balcone della Prefettura una mitragliatrice pesante, senza che vi fosse alcun motivo di ordine pubblico, perseguendo cos\u00ec una politica di intimorimento ai danni della popolazione.<\/p><p>\u00abSansone, Assennato, Azzi\u00bb.<\/p><p>\u00abAl Ministro del tesoro, per conoscere le ragioni per le quali, contrariamente alle assicurazioni date alle organizzazioni sindacali dei dipendenti dello Stato ed agli interroganti, di estendere il trattamento dell\u2019indennit\u00e0 di caroviveri concesso al personale residente nei centri capoluoghi di provincia a tutto il personale residente nella provincia, si sia disposto, col decreto legislativo n. 778 del 5 agosto 1947, pubblicato sulla <em>Gazzetta Ufficiale<\/em> del 21 agosto 1947, n. 190, all\u2019articolo 14, di estendere tale indennit\u00e0 solo ai dipendenti aventi sede di servizio nei comuni della provincia che non siano distanti pi\u00f9 di 30 chilometri dal capoluogo misurati su via ordinaria fra le rispettive sedi comunali.<\/p><p>\u00abDato lo stato di agitazione esistente fra questi dipendenti, chiedesi risposta urgente.<\/p><p>\u00abMorelli Luigi, Arcaini\u00bb.<\/p><p>\u00abAi Ministri dell\u2019interno e di grazia e giustizia, per sapere:<\/p><p>1\u00b0) se sia a loro conoscenza che da quattro anni la popolazione di Montelepre \u00e8 posta in blocco fuori legge dalle autorit\u00e0 di polizia preposte alla lotta contro il banditismo, le quali si comportano \u2013 e talvolta lo dichiarano senza infingimenti \u2013 come se tutti i seimila abitanti di quella cittadina fossero dei banditi o dei loro complici; senza tener conto del fatto che la stragrande maggioranza \u00e8 costituita da galantuomini e onesti agricoltori e che di essa fanno parte uomini che onorano i pubblici impieghi, la Magistratura e la scienza. Che nel corso delle indagini e dei rastrellamenti indiscriminati vengono commessi soprusi di ogni genere, senza alcun rispetto per la libert\u00e0, per il domicilio, per la propriet\u00e0 e per la vita stessa dei cittadini;<\/p><p>2\u00b0) che questo avvenga per ordini del Ministero dell\u2019interno e in quale misura \u00e8 voluto, permesso o tollerato dalla Magistratura;<\/p><p>3\u00b0) se e quali provvedimenti intendano adottare perch\u00e9 a Montelepre si ripristinino la legalit\u00e0 e il rispetto della legge;<\/p><p>4\u00b0) se non intendano provvedere all\u2019accertamento imparziale e severo dello stato di cose denunziato, dandone mandato a funzionari non suscettibili di influenze di ufficio, solleciti soltanto della ricerca della verit\u00e0 e ispirati dal sentimento del dovere.<\/p><p>\u00abVarvaro\u00bb.<\/p><p>Chiedo al Governo quando intenda rispondere.<\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> Nella seduta di luned\u00ec far\u00f2 sapere quando il Governo intende rispondere.<\/p><p>DUGONI. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>DUGONI. Sollecito dal Presidente del Consiglio la risposta ad una interrogazione riguardante la delegazione italiana presso l\u2019U.N.R.R.A. Questa delegazione costa circa 500 mila lire al giorno. Siccome i soccorsi U.N.R.R.A. sono cessati, avevo chiesto di spiegare le ragioni per cui viene conservata questa delegazione.<\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> Anche per questa interrogazione far\u00f2 sapere luned\u00ec quando il Governo intenda rispondere.<\/p><p>Interrogazioni.<\/p><p>PRESIDENTE. Si dia lettura delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.<\/p><p>MATTEI TERESA, <em>Segretaria<\/em>, legge:<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro del tesoro, per conoscere le ragioni per le quali il concorso per la copertura dei posti vacanti nel ruolo degli agenti di cambio delle Borse valori italiane, bandito il 16 ottobre 1946, non \u00e8 stato ancora concluso. Il ritardo inspiegabile, e che ha dato luogo a congetture non favorevoli nei confronti dell\u2019Amministrazione, congetture raccolte anche dalla stampa tecnica (<em>Il commercio \u2013 24 ore<\/em> di Milano in data 14 settembre 1947 e <em>Agenzia economica finanziaria<\/em> di Roma in data 13 settembre 1947); oltre a ledere interessi privati, lede anche gravemente l\u2019interesse pubblico, poich\u00e9 gli organi ministeriali preposti alla vigilanza sulle Borse valori ritennero gi\u00e0 nel 1946 che per normalizzare i mercati finanziari italiani dal punto di vista professionale occorressero un maggior numero di agenti di cambio, pubblici ufficiali. Si riconobbe, cio\u00e8, un\u2019esigenza pubblica che era urgente sodisfare. Invece, ad oltre un anno di distanza dal bando, ci\u00f2 non \u00e8 stato fatto.<\/p><p>\u00abL\u2019interrogante chiede, inoltre, di conoscere quali provvedimenti si intenda prendere per arrivare ad una sollecita e definitiva risoluzione della questione.<\/p><p>\u00abMarinaro\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro di grazia e giustizia, per conoscere se non sia equo disporre l\u2019aumento delle retribuzioni dei sanitari delle carceri mandamentali (attualmente disciplinate dalla tabella <em>C <\/em>allegata alla legge 29 novembre 1941, n. 1405). (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abCaccuri\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro dei lavori pubblici, per conoscere se abbia preso visione della lettera indirizzata, in data 15 settembre scorso, dal sindaco di Cassino al provveditore delle opere pubbliche del Lazio, nella quale si denunciano le condizioni intollerabili in cui si trova ancora quella citt\u00e0, dopo tre anni e mezzo dalla sua completa distruzione, e quali provvedimenti intenda prendere urgentemente al riguardo. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abPersico\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro dei trasporti, per conoscere perch\u00e9 si sia dato un cos\u00ec breve termine di tempo per il concorso di appalto per l\u2019assunzione dei servizi della navigazione sul Lago Maggiore, e linee automobilistiche che convergono e partono da diversi centri di detto lago. La data di appalto \u00e8 del 19 settembre 1947 e la scadenza \u00e8 del 10 ottobre 1947.<\/p><p>\u00abSe si calcola il tempo necessario perch\u00e9 arrivi in provincia la comunicazione, sono meno di venti giorni per un appalto che ammonta a molte centinaia di milioni, e che impone la costruzione di un battello che serva da traghetto e il trasporto del cantiere da Arona al centro lago, in cui le ditte dovranno prendere intese anche coi Comuni interessati.<\/p><p>\u00abVi \u00e8 poi una lacuna negli appalti ed \u00e8 il trasporto merci da Verbania stazione a Verbania citt\u00e0, Pallanza ed Intra, in cui hanno contribuito fortemente or sono 20 anni a costruire detta linea per servire le industrie e che la Societ\u00e0 Verbano ha lasciato andare e sta liquidando con il consentimento colpevole dei funzionari addetti al controllo. Veda l\u2019onorevole Ministro se non \u00e8 pi\u00f9 opportuno di rinviare l\u2019asta e nominare un commissario per la navigazione per sei mesi, affinch\u00e9 d\u2019intesa coi Comuni interessati possano disciplinare ed organizzare maggiormente questi importanti servizi soprattutto, che peserebbero sull\u2019economia della Regione per 20 anni. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abZappelli\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede di interrogare l\u2019Alto Commissario per l\u2019igiene e la sanit\u00e0 pubblica, per conoscere:<\/p><ol><li><em>a<\/em>) se siano fondate le voci secondo le quali ancora una volta si penserebbe di sospendere i concorsi per posti vacanti di medico, veterinario ed ostetrico condotti, come tante volte senza ragione si \u00e8 praticato in passato;<\/li><li><em>b<\/em>) se non ritenga opportuno disporre che ai concorsi per le condotte vacanti del 1938 e del 1939 possano partecipare anche i laureati prima di detta epoca e non quelli che hanno conseguito la laurea in seguito e perfino non hanno sostenuto l\u2019esame di Stato;<\/li><li><em>c<\/em>) se non ritenga opportuno riservare ai sanitari, che sono stati richiamati nel 1939 e trattenuti fra servizio militare e campi di prigionia fino al 1946, almeno il 50 per cento dei posti, come, del resto, era stato promesso al tempo del richiamo, od almeno che il servizio militare obbligatorio sia considerato, ai fini del concorso, con un punteggio di molto superiore a quello che possa toccare ai concorrenti, che, mentre gli altri erano alle armi, prestavano servizio con grande tranquillit\u00e0 nell\u2019interno del paese;<\/li><li><em>d<\/em>) se non ritenga opportuno, per i posti vacanti al 1939, bandire il concorso solo per titoli. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/li><\/ol><p>\u00abColitto\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro dei trasporti, per conoscere le ragioni per le quali l\u2019Amministrazione delle ferrovie dello Stato ha preso la deprecabile abitudine di avviare nel Molise, per il servizio viaggiatori, quasi esclusivamente carri bestiame, tutti sforniti di sedili e insufficienti, per cui giorni fa \u2013 alla stazione di Campobasso \u2013 il Vescovo della diocesi dovette essere invitato da un cortese funzionario a prendere posto nel bagagliaio, donde peraltro fu poi fatto discendere, tra lo stupore dei presenti, da altro troppo zelante funzionario, e costretto a salire e a rimanere in piedi in un carro bestiame. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abColitto\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede di interrogare l\u2019Alto Commissario per l\u2019igiene e la sanit\u00e0 pubblica, per conoscere le ragioni per le quali pare che non si intenda, nei confronti dei veterinari interinali, applicare la circolare del Ministero dell\u2019interno \u2013 Direzione generale amministrazione civile \u2013 n. 15700\/15\/49607 del 7 giugno 1942, richiamante il decreto 8 luglio 1941, n. 863, che riguarda la sistemazione degli avventizi combattenti dell\u2019ultima guerra, e non si intenda, quindi, nominarli in pianta stabile. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abColitto\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, perch\u00e9 consideri se non sia opportuno accertare presso gli Uffici provinciali del lavoro il grado di istruzione delle pratiche riguardanti gli italiani, che desiderino emigrare, ed altres\u00ec disporre che tali pratiche siano distribuite per categorie e per Comuni, procedendosi anche ad una graduatoria sulla base di criteri, che da esso Ministero potranno essere fissati, tenendosi conto, ad esempio, del numero di persone a carico, degli anni di appartenenza del lavoratore, che desidera emigrare, alla categoria, dello stato di bisogno, evitandosi che la scelta degli operai, che possono emigrare, abbia luogo mediante estrazione a sorte, perch\u00e9 ci\u00f2 potrebbe, a parte ogni altro rilievo, portare anche turbamenti nell\u2019ordine pubblico. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abColitto\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro della difesa, perch\u00e9 consideri se non sia opportuno promuovere il provvedimento legislativo, per il quale il trattamento assicurativo, che, giusta l\u2019articolo 11 del regio decreto-legge 12 aprile 1946, n. 320, si applica al personale specializzato infortunato durante i lavori di bonifica, venga esteso a coloro che, ammessi alla frequenza dei corsi per la formazione del personale specializzato, restino infortunati per lo scoppio di ordigni esplosivi durante lo svolgimento dei corsi, e ci\u00f2 con effetto dal giorno in cui entr\u00f2 in applicazione il decreto n. 320 del 1946, innanzi ricordato. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abColitto\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro dei lavori pubblici, sulla deficiente assegnazione di fondi per la esecuzione di opere, pur indispensabili ed urgenti, nel Molise. Si dovrebbero ivi costruire case per i senzatetto, case popolari, edifici scolastici, ricostruire ponti ed edifici pubblici, sistemare acquedotti e cimiteri. Ogni tanto, si preparano piani pi\u00f9 o meno grandiosi che riportano tutte le prescritte approvazioni, ma \u00e8 molto difficile, purtroppo, che si passi poi alla fase della esecuzione, mentre a tale fase si passa molto agevolmente in altre regioni d\u2019Italia, profittandosi che il Molise \u2013 laborioso e tranquillo \u2013 non conosce la accesa protesta. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abColitto\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Presidente del Consiglio dei Ministri e i Ministri del tesoro, del lavoro e previdenza sociale e dell\u2019industria e commercio, per conoscere le ragioni che hanno determinato il Governo ad escludere l\u2019organizzazione sindacale dalla Commissione che dovr\u00e0 presiedere all\u2019assegnazione dei cinquantaquattro miliardi stanziati dal Governo a favore della ripresa dell\u2019industria metallurgica.<\/p><p>\u00abL\u2019interrogante fa notare che i lavoratori non possono essere sufficientemente garantiti nell\u2019erogazione del pubblico denaro da una Commissione quasi esclusivamente composta di funzionari e chiede che la FIOM \u2013 quale organizzazione dei lavoratori \u2013 sia invitata a nominare uno o pi\u00f9 rappresentanti nella predetta Commissione. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abRoveda\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro della pubblica istruzione, per conoscere se non ritenga opportuno che il provvedimento del collocamento a riposo dei vecchi maestri che hanno superato al 1\u00b0 ottobre 1947 il 70\u00b0 anno di et\u00e0 venga effettuato con decorrenza dal 30 settembre dell\u2019anno prossimo e ci\u00f2 per un senso di umanit\u00e0, perch\u00e9, nonostante i recenti miglioramenti, le pensioni rappresentano ancora nel loro complesso circa un terzo del gi\u00e0 insufficiente trattamento corrisposto a chi \u00e8 in servizio. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abSpallicci\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro di grazia e giustizia, per sapere quanto dovr\u00e0 ancora indugiare l\u2019annunciato provvedimento che aumenterebbe le diarie di missione dei magistrati, essendo addirittura insostenibile la loro esiguit\u00e0 (lire 1100 giornaliere ai magistrati di terzo grado e lire 1200 a quelli di quarto grado), in relazione alle spese correnti di trasferta e di mantenimento, tanto da rappresentare, un tale trattamento, una perdita evidente per gli interessati e il disdoro per l\u2019Amministrazione della giustizia. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abBertini\u00bb.<\/p><p>\u00abI sottoscritti chiedono di interrogare il Ministro delle finanze, per sapere quali provvedimenti intenda adottare a favore dei pensionati assegnati, per effetto della legge Majorana, alla Cassa depositi e prestiti ed aventi un trattamento di grave inferiorit\u00e0 rispetto a tutte le altre categorie. La pensione pi\u00f9 alta sorpassa appena le 5000 mensili, mentre le altre non superano le 3000. Si chiede un intervento sollecito da parte dello Stato. (<em>Gli interroganti chiedono la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abBianchi Bianca, Sapienza\u00bb.<\/p><p>\u00abLa sottoscritta chiede di interrogare il Presidente del Consiglio dei Ministri e il Ministro delle poste e delle telecomunicazioni, per sapere quali solleciti provvedimenti intenda prendere per l\u2019allacciamento del telefono a tutti i paesi del Mugello e dell\u2019alta Romagna.<\/p><p>\u00ab\u00c8 oltremodo doloroso per una popolazione, che ha subito tante distruzioni, constatare come a due anni dalla guerra gli organi governativi non siano riusciti a comporre inspiegabili dissidi sorti con la Societ\u00e0 telefonica TETI per il ripristino della linea. Si tratta di una vasta zona montana progredita e feconda, avente importanti miniere di lignite e numerose industrie ed aziende agricole, ma scomoda e lontana dai maggiori centri cittadini, per cui non \u00e8 pi\u00f9 possibile dilazionare il ripristino del detto servizio. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abBianchi Bianca\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede di interrogare i Ministri del tesoro e dei lavori pubblici, per conoscere se e quando la Commissione sedente presso l\u2019Istituto nazionale per le case degli impiegati statali (I.N.C.I.S.) e preposta alla assegnazione delle case ai funzionari dello Stato, intenda applicare il disposto dell\u2019ultima parte dell\u2019articolo 2 del decreto legislativo luogotenenziale 9 giugno 1945, n. 387, nei confronti di quegli impiegati che, per ragioni di servizio, sono stati segnalati dalle proprie Amministrazioni per l\u2019assegnazione dell\u2019alloggio con ogni precedenza. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abSapienza\u00bb.<\/p><p>PRESIDENTE. Le interrogazioni test\u00e9 lette saranno iscritte all\u2019ordine del giorno e svolte al loro turno, trasmettendosi ai Ministri competenti quelle per le quali si chiede la risposta scritta.<\/p><p>La seduta termina alle 24.<\/p><p>Ordine del giorno per le sedute di domani.<\/p><p>Alle ore 10 e alle ore 16:<\/p><p>Seguito della discussione delle mozioni degli onorevoli Nenni, Togliatti e Canevari.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Versione PDF ASSEMBLEA COSTITUENTE CCXLII. SEDUTA POMERIDIANA DI GIOVED\u00cc 2 OTTOBRE 1947 PRESIDENZA DEL PRESIDENTE TERRACINI indi DEL VICEPRESIDENTE CONTI INDICE Mozioni (Seguito della discussione): Scoccimarro Pella, Ministro delle finanze Giannini Presidente Rodin\u00f2 Mario Perrone Capano Simonini Quintieri Quinto De Gasperi, Presidente del Consiglio dei Ministri Interrogazione con richiesta d\u2019urgenza (Svolgimento): PRESIDENTE De Gasperi Gasparotto [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_relevanssi_hide_post":"","_relevanssi_hide_content":"","_relevanssi_pin_for_all":"","_relevanssi_pin_keywords":"","_relevanssi_unpin_keywords":"","_relevanssi_related_keywords":"","_relevanssi_related_include_ids":"","_relevanssi_related_exclude_ids":"","_relevanssi_related_no_append":"","_relevanssi_related_not_related":"","_relevanssi_related_posts":"2364,2220,2390,2542,2275,2265","_relevanssi_noindex_reason":"","_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"categories":[56,7],"tags":[],"post_folder":[57],"class_list":["post-2181","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-1947-10","category-assemblea"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2181","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2181"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2181\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6612,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2181\/revisions\/6612"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2181"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2181"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2181"},{"taxonomy":"post_folder","embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fpost_folder&post=2181"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}