{"id":2175,"date":"2023-09-17T14:54:09","date_gmt":"2023-09-17T12:54:09","guid":{"rendered":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=2175"},"modified":"2023-10-21T17:51:26","modified_gmt":"2023-10-21T15:51:26","slug":"pomeridiana-di-mercoledi-1-ottobre-1947","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=2175","title":{"rendered":"POMERIDIANA DI MERCOLED\u00cc 1\u00b0 OTTOBRE 1947"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"2175\" class=\"elementor elementor-2175\" data-elementor-post-type=\"post\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-bdeb095 elementor-section-full_width elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"bdeb095\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-bed52a4\" data-id=\"bed52a4\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-ee6b45d elementor-align-right elementor-widget elementor-widget-button\" data-id=\"ee6b45d\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"button.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-button-wrapper\">\n\t\t\t\t\t<a class=\"elementor-button elementor-button-link elementor-size-sm\" href=\"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/19471001_2.pdf\" target=\"_blank\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-content-wrapper\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-icon\">\n\t\t\t\t<i aria-hidden=\"true\" class=\"icon icon-view\"><\/i>\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-text\">Versione PDF<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-f2d9bb4 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"f2d9bb4\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>ASSEMBLEA COSTITUENTE<\/p><p>CCXL.<\/p><p>SEDUTA POMERIDIANA DI MERCOLED\u00cc 1\u00b0 OTTOBRE 1947<\/p><p>PRESIDENZA DEL PRESIDENTE <strong>TERRACINI<\/strong><\/p><p><strong>INDICE<\/strong><\/p><p><strong>Sul processo verbale:<\/strong><\/p><p>Cappa, <em>Ministro della marina mercantile<\/em><\/p><p><strong>Comunicazioni del Presidente:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p><strong>Domande di autorizzazione a procedere in giudizio:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p><strong>Mozioni <\/strong>(<em>Seguito della discussione<\/em>)<strong>:<\/strong><\/p><p>Morandi<\/p><p>Togni, <em>Ministro dell\u2019industria e commercio<\/em><\/p><p>Corbino<\/p><p><strong>Interrogazioni e interpellanza con richiesta d\u2019urgenza <\/strong>(<em>Annunzio<\/em>)<strong>:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p>De Gasperi, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri<\/em><\/p><p>Angelucci<\/p><p>Grassi, <em>Ministro di grazia e giustizia<\/em><\/p><p>Macrelli<\/p><p><strong>Sui lavori dell\u2019Assemblea:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p>De Gasperi, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri <\/em><\/p><p><strong>Interrogazioni <\/strong>(<em>Annunzio<\/em>)<strong>:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p>La seduta comincia alle 16.<\/p><p>MOLINELLI, <em>Segretario<\/em>, legge il processo verbale della precedente seduta pomeridiana.<\/p><p>Sul processo verbale.<\/p><p>CAPPA, <em>Ministro della marina mercantile. <\/em>Chiedo di parlare sul processo verbale.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>CAPPA, <em>Ministro della marina mercantile. <\/em>Nella seduta di ieri sera, avendo il Ministro Merzagora affermato che il Governo ha ridato la libert\u00e0 agli armatori, l\u2019onorevole Aldisio ha interrotto affermando, secondo quanto reca il resoconto stenografico: \u00abOra gliela avete levata, per\u00f2. Il provvedimento fondamentale che ha dato questi risultati lo avete abolito\u00bb.<\/p><p>Desidero chiarire rapidamente come stiano realmente le cose, perch\u00e9 credo che l\u2019onorevole Aldisio sia caduto in un equivoco. In realt\u00e0, penso che egli accenni alla soppressione dell\u2019articolo 3 del decreto ministeriale 20 agosto 1946. Con questo decreto ministeriale si concedevano agevolazioni valutarie ad armatori e noleggiatori italiani di navi mercantili, sulla cessione di valuta proveniente da noli ricavati dall\u2019esercizio della navigazione. Questo decreto, all\u2019articolo 3, recava una disposizione in favore degli armatori italiani che acquistavano navi con valuta libera, cio\u00e8 affermava e disponeva che \u00abl\u2019ufficio italiano dei cambi metter\u00e0 a disposizione degli armatori italiani che acquistino o abbiano acquistato navi mercantili, battenti bandiera estera, mediante finanziamenti esteri in valuta libera, l\u2019intero ammontare dei noli netti di valuta libera ricavato dall\u2019esercizio della navigazione delle navi come sopra acquistate\u00bb. Aggiungeva l\u2019articolo 3 che \u00able disponibilit\u00e0 in valuta di detti conti potranno essere utilizzate dai rispettivi titolari, unicamente per il regolamento dei finanziamenti ottenuti per l\u2019acquisto delle navi\u00bb.<\/p><p>All\u2019articolo 1, invece, questo decreto lasciava un accreditamento del 50 per cento nei conti a disposizione degli armatori italiani e dei noleggiatori italiani di navi mercantili. Questo 50 per cento doveva essere utilizzato in pagamenti all\u2019estero per acquisto di navi mercantili, in trasferimento di un conto analogo intestato ad altri armatori e noleggiatori italiani, purch\u00e9 si utilizzasse per gli scopi di cui sopra. Insomma, con questo decreto, mentre si lasciava il 50 per cento della valuta estera acquistata coi noli, a disposizione degli armatori di navi mercantili, si concedeva la totalit\u00e0 della valuta proveniente dai noli agli armatori e ai privati, i quali acquistassero navi battenti bandiera estera e le trasferissero sotto bandiera italiana, fino al pagamento totale della somma che in valuta libera era stata destinata all\u2019acquisto di queste navi. Ad un anno di distanza e cio\u00e8 il 6 agosto scorso, visti i risultati di questa operazione, e tenuto conto delle necessit\u00e0 da parte del Ministero del commercio estero di trattenere il maggior numero possibile di valuta derivante dal commercio con l\u2019estero, per gli acquisti del nostro Paese, si \u00e8 provveduto con tale decreto del Ministero del commercio estero, d\u2019accordo col Ministero della marina mercantile, alla soppressione dell\u2019articolo 3, cio\u00e8 si \u00e8 ridotta la disponibilit\u00e0 di valuta acquisita con i noli delle nostre navi mercantili al 50 per cento.<\/p><p>Questo \u00e8 stato il provvedimento che si \u00e8 preso, date le necessit\u00e0 assolute del nostro Ministero del commercio estero. Per\u00f2 in compenso si \u00e8 consentito agli armatori di disporre di questo 50 per cento di valuta non solamente per l\u2019acquisto di navi all\u2019estero, ma per l\u2019acquisto di merce che ritenessero di importare dall\u2019estero. Non penso, onorevoli colleghi, che con questo si possa dire di avere limitato la libert\u00e0 di acquisto da parte di armatori italiani di navi estere; non credo che questo provvedimento potr\u00e0 portare ad una restrizione di questi acquisti. Ritengo che il provvedimento sia stato preso dopo di aver valutato la situazione di fatto, tenendo ben conto dell\u2019opportunit\u00e0 di favorire in tutti i modi, come il Governo sta favorendo, l\u2019acquisto di navi all\u2019estero anche da parte di privati e di liberi armatori, contemperando per\u00f2 questa utilit\u00e0 e questa necessit\u00e0 da parte del nostro Paese di acquistare navi, con quelle che sono le esigenze di valuta da parte del commercio estero.<\/p><p>PRESIDENTE. Se non vi sono altre osservazioni, il processo verbale si intende approvato.<\/p><p>(<em>\u00c8 approvato<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Comunicazioni del Presidente.<\/p><p>PRESIDENTE. Comunico di aver chiamato a far parte:<\/p><p>della Commissione pei Trattati internazionali l\u2019onorevole Eugenio Reale, in sostituzione dell\u2019onorevole Mario Montagnana, dimissionario;<\/p><p>della terza Commissione permanente l\u2019onorevole Agostino Novella, in sostituzione della onorevole Adele Bei, dimissionaria.<\/p><p>Domande di autorizzazione a procedere in giudizio.<\/p><p>PRESIDENTE. Comunico che il Ministro di grazia e giustizia ha trasmesso sei domande di autorizzazione a procedere in giudizio:<\/p><p>contro i deputati Spano, Bonfantini, Villani e Zanardi, per il reato di cui all\u2019articolo 595, secondo capoverso, in relazione all\u2019articolo 57 n. 1 del Codice penale;<\/p><p>contro il deputato Tega, per il reato di cui all\u2019articolo 18 del regio decreto 18 giugno 1931, n. 773;<\/p><p>contro il deputato Gullo Rocco, per i reati previsti dell\u2019articolo 1 del regio decreto-legge 17 giugno 1937, n. 1084, dall\u2019articolo 3 della legge 6 agosto 1940, n. 1278 e dai decreti luogotenenziali 31 agosto 1945, n. 579, 9 novembre 1945, n. 776 e 1\u00b0 marzo 1945, n. 177.<\/p><p>Saranno inviate alla Commissione competente.<\/p><p>Seguito della discussione di mozioni.<\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019ordine del giorno reca il seguito della discussione di mozioni.<\/p><p>\u00c8 iscritto a parlare l\u2019onorevole Morandi. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>MORANDI. Onorevoli colleghi, mi occuper\u00f2 della situazione economico-finanziaria, o per meglio dire di alcuni degli aspetti pi\u00f9 preoccupanti che essa presenta. Io non intendo riproporre su questo piano i motivi generali della nostra opposizione, che vi sono ben noti, e non mi attarder\u00f2 \u2013 dopo che altri oratori dell\u2019opposizione l\u2019hanno fatto, e molto efficacemente stamane l\u2019onorevole Lizzadri \u2013 a sviluppare le contradizioni massicce che hanno divorato le enunciazioni programmatiche, sulla base delle quali questo Governo ottenne gi\u00e0 un voto di fiducia dall\u2019Assemblea.<\/p><p>Ritengo del resto che in questi quattro mesi, l\u2019indirizzo effettivo che questo Governo segue, le idee che ha e la volont\u00e0 che lo anima si siano schiariti a sufficienza al Paese, perch\u00e9 sia di qualche utilit\u00e0 ancora aprire un processo ai programmi che non sono venuti ad attuazione. Noi tutti sapevamo in fondo che il quarto Gabinetto De Gasperi si presentava con un programma che non aveva alcuna seria intenzione di realizzare.<\/p><p>Andiamo, dunque, direttamente ai fatti e risaliamo da questi alle responsabilit\u00e0 che si possono stabilire nei confronti dell\u2019azione di Governo.<\/p><p>Alcuni di essi, che sono pure di una portata oggettiva estremamente grave, trascendono in parte le responsabilit\u00e0 di questo Governo, o per lo meno possono lasciare esitanti nello stabilirle a pieno.<\/p><p>Cos\u00ec \u00e8 del fatto che la circolazione di Stato \u00e8 andata incessantemente aumentando; non vogliamo contestare che si siano presentate delle necessit\u00e0 alle quali il Ministro del Tesoro ha dovuto piegarsi. Cos\u00ec \u00e8 del fatto che l\u2019incremento delle entrate \u00e8 stato completamente assorbito da maggiori, ovvero nuove spese, compromettendo in questo modo le buone intenzioni di portare a pareggio il bilancio. Cos\u00ec \u00e8 di altre spiacevoli cose che non sto qui ad enumerare, per quanto io debba dire che potevamo attenderci dal Ministro del bilancio una cura ed una energia pi\u00f9 grandi nel tentativo di mettere ordine ai bilanci dello Stato, giacch\u00e9 veramente il disordine non \u00e8 mai stato pi\u00f9 grande.<\/p><p>Ma vi sono, onorevoli colleghi, altri fatti che scoprono invece delle deviazioni e degli errori specifici dell\u2019azione di Governo, fatti che segnalano pericoli tali da esigere, a parer nostro, un radicale ed immediato mutamento di rotta.<\/p><p>Tali sono:<\/p><p>l\u2019ascesa continua, con progressione accelerata, dei prezzi;<\/p><p>una politica valutaria radicalmente errata, che qualcuno definisce addirittura suicida, che ci induce a dover troncare da un momento all\u2019altro le nostre importazioni essenziali, e costituisce la causa prima dello svilimento continuo della nostra moneta;<\/p><p>il ritorcersi di una pratica malsana di favoritismi e di protezioni, che \u00e8 alla radice del regresso impressionante della nostra esportazione;<\/p><p>il collasso in atto dell\u2019I.R.I., dopo tanti moniti rivolti al Governo;<\/p><p>le conseguenze di un tentativo inutile di deflazione che si ripercuotono su tutto il nostro sistema produttivo, in particolare sulle industrie;<\/p><p>e l\u2019abbandono sempre pi\u00f9 accentuato degli organi dell\u2019Amministrazione all\u2019influenza e alle pressioni interessate di gruppi affaristici.<\/p><p>Tutti questi fatti \u2013 e i miei riferimenti non pretendono ad alcuna completezza \u2013 sommano in un solo termine: l\u2019inflazione.<\/p><p>L\u2019inflazione ha fatto passi giganteschi nel corso di questi quattro mesi, ed essa potrebbe passare, da un momento all\u2019altro, dalla fase dello \u00abslittamento\u00bb, alla fase fatale dello \u00abavvitamento\u00bb, come i tecnici usano dire, della nostra moneta. Io non dir\u00f2 di certo che il Governo consapevolmente tenda all\u2019inflazione, non sosterr\u00f2 che la vogliano gli uomini che seggono a quel banco. Ma altri \u2013 e questo \u00e8 il punto \u2013 la vogliono per essi; ed \u00e8 sotto l\u2019influsso di questa volont\u00e0 tenebrosa che non si scopre, che il Governo opera.<\/p><p>L\u2019inflazione, onorevoli colleghi, \u00e8 un termine pauroso, come la guerra; nessuno arriver\u00e0 mai al cinismo di ammettere e di dichiarare che la desidera e la vuole: eppure all\u2019inflazione non si arriverebbe, coi mezzi di intervento di cui oggi dispone lo Stato, come non si arriverebbe mai alle guerre, se non vi fossero delle forze e degli interessi che vi sospingono.<\/p><p>Aperti e dichiarati avversari della concezione economica e dei princip\u00ee politici dell\u2019onorevole Einaudi, noi non vogliamo farne il capro espiatorio di questa politica; noi non vogliamo giudicarlo alla stregua delle responsabilit\u00e0 schiaccianti che egli porta dinanzi al Paese come Ministro del bilancio, come coordinatore supremo dei dicasteri economici, come Governatore della Banca d\u2019Italia. Noi arriviamo sino al punto di voler distinguere fra la sua posizione di Governatore dell\u2019Istituto di emissione e la sua funzione di Governo.<\/p><p>Se, infatti, cos\u00ec non fosse, dovremmo attribuire all\u2019onorevole Einaudi un piano veramente diabolico: quello di condurci all\u2019inflazione, non risparmiando al Paese le torture della deflazione e cos\u00ec, esasperando fino all\u2019estremo il conflitto degli interessi, flagellare le varie categorie una dopo l\u2019altra per coalizzarle tutte alla fine contro gli interventi dello Stato, quasi ad assicurare il trionfo delle tesi liberiste.<\/p><p>Io non gli imputo ci\u00f2, perch\u00e9 conosco quale sia la caratteristica condotta politica del nostro Presidente del Consiglio, il quale ama un poco il gioco dell\u2019altalena e, in questo modo, a parer nostro, ha anche sprecato la miglior carta che aveva in mano: la carta Einaudi. Egli non \u00e8 riuscito a rovesciare quella situazione psicologica, cui pure si fece riferimento per giustificare il cambiamento di Governo. Non si crede dal Paese, non si crede dai finanzieri, dagli industriali, che l\u2019onorevole Einaudi possa durare e riuscire nel suo tentativo di contrastare all\u2019inflazione.<\/p><p>Penso, pi\u00f9 semplicemente, che l\u2019onorevole Einaudi da un pezzo abbia dovuto rinunziare alle funzioni che gli sono state attribuite in seno al Governo, per accontentarsi di quelle di Governatore della Banca d\u2019Italia. Questo io ho voluto anticipare sulle accuse che noi muoviamo al Governo, perch\u00e9, se \u00e8 vero che noi abbiamo forti riserve da fare sulle direttive che segue l\u2019Istituto di emissione, non per questo noi ammettiamo che queste riserve siano confuse con le critiche di ben altra origine che investono oggi aspramente il Ministro del bilancio. Per nessun motivo \u2013 anche se oggi ce ne potesse derivare un vantaggio politico \u2013 noi vogliamo essere confusi con chi da tempo ha puntato sull\u2019inflazione, la vuole ed \u00e8 deciso ad averla. Ma l\u2019onorevole Einaudi avrebbe pur dovuto accorgersi a quest\u2019ora che siede in un Gabinetto inflazionista! Egli inoltre porta delle responsabilit\u00e0 abbastanza definite per quel che \u00e8 la politica valutaria e la politica dei prezzi, su cui dovr\u00f2 poi intrattenermi.<\/p><p>Onorevoli colleghi, perch\u00e9 e da chi si vuole l\u2019inflazione?<\/p><p>Sono state citate delle cifre che valgano a misurare approssimativamente il costo economico della guerra. Effettivamente la guerra, oggi, dopo aver seminato di lutti il Paese, presenta il suo conto economico, e il costo della ricostruzione risulta enorme. Esso \u00e8 tanto pi\u00f9 grave, in quanto il nostro reddito nazionale, alla fine della guerra, si era ridotto a circa la met\u00e0 del livello prebellico, ed \u00e8 poi risalito molto lentamente. Si ritiene cos\u00ec che l\u2019onere della ricostruzione, se fosse ripartito in un periodo di quindici anni, assorbirebbe non meno del 22 per cento del reddito nazionale. Come dividere questo peso, che \u00e8 costituito dallo squilibrio tra potenziale di consumo e possibilit\u00e0 di investimento, dallo squilibrio tra investimenti di carattere privato e investimenti di carattere pubblico? L\u2019inflazione \u00e8 il mezzo pi\u00f9 idoneo, pi\u00f9 efficace e pi\u00f9 rapido per far ricadere tale peso sulle spalle delle categorie lavoratrici. Essa ne decurta i redditi reali e ne contrae la capacit\u00e0 di consumo fino all\u2019estremo limite; e consente di rinviare la stabilizzazione del bilancio fino al punto in cui queste categorie della popolazione saranno state depauperate di tutte le loro risorse, e sar\u00e0 stato depresso al massimo il loro tenore di vita.<\/p><p>Onorevoli colleghi, come tutti i Governi pretendono di essere tutori della pace fino al momento in cui non dichiarano la guerra, cos\u00ec tutti i Governi asseriranno sempre di sentirsi impegnati alla pi\u00f9 strenua difesa della moneta, finch\u00e9 non saranno stati abbandonati gli ultimi spalti.<\/p><p>Ma che cosa fa questo Governo per difendere la moneta? Tiene dei discorsi, ispira degli articoli, si preoccupa di procurarsi un alibi morale; ma i fatti parlano ben altrimenti.<\/p><p>Una sola eccezione pare presentare questa linea di condotta ed \u00e8 rappresentata dalle restrizioni del credito, che sono state gi\u00e0 oggetto di varia considerazione in questo dibattito. In piena inflazione noi abbiamo visto il Governatore della Banca d\u2019Italia sferrare un violento attacco al settore creditizio, determinando dure restrizioni del credito da parte delle Banche. \u00c8 un tentativo di deflazionare drasticamente un settore della nostra economia, che manca disgraziatamente di ogni connessione con la politica economica che si svolge, ed anzi \u00e8, per molti aspetti, contraddetta da essa. Cos\u00ec pu\u00f2, alla fine, anche ritorcersi in effetti inflazionistici. Prendendo motivo e spunto da queste restrizioni, dagli ampi commenti di stampa cui essi danno luogo, il Presidente del Consiglio ha creduto ad un certo momento di poter candidamente annunziare prossima una crisi di deflazione e la gente, che vede salire i prezzi ogni giorno, si domanda in che mondo campa.<\/p><p>Di deflazione veramente io non vedo come si possa parlare, dal momento che la circolazione monetaria si \u00e8 accresciuta solo fra aprile e agosto di un centinaio di miliardi, ossia di quasi una quinta parte, mentre \u00e8 nelle previsioni del Tesoro che essa debba ulteriormente espandersi nei prossimi mesi in proporzione molto pi\u00f9 grande. A meno che per politica deflazionista non si intenda semplicemente il fatto di causare \u2013 per soprammercato ai nostri guai \u2013 una serie di fallimenti.<\/p><p>L\u2019onorevole Einaudi ha affermato di essersi trovato dinanzi ad una cruda alternativa: o accrescere l\u2019emissione o creare il caos economico. \u00c8 una condizione di cose, questa, \u00e8 uno stato di necessit\u00e0 che egli \u2013 a parer nostro \u2013 poteva prevedere. Ed \u00e8 cosa che dovrebbe capacitarlo ad ogni modo della inanit\u00e0 e della pericolosit\u00e0 di contendere il terreno all\u2019inflazione con mezzi puramente finanziar\u00ec. Le misure adottate nel settore creditizio potrebbero avere la loro efficacia se connesse ad un complesso sistematico di interventi rivolti a diminuire il fondamentale divario fra consumo, produzione e importazione, fra investimenti e risparmi, fra le diverse categorie di consumo e di investimenti; prese a s\u00e9 stanti, non fanno che aggravare \u2013 come noi riscontriamo \u2013 la situazione.<\/p><p>Sorge legittimo allora in noi il dubbio che ci si voglia servire di esse per un\u2019opera di disintegrazione liberistica e capitalistica della nostra economia, la quale \u00e8 caratterizzata da una sempre accentuata estensione del settore pubblico nella sua recente evoluzione.<\/p><p>La deflazione del credito costituisce in ogni modo un mezzo di emergenza per accrescere il gettito del mercato monetario a favore del Tesoro, ma essa viene anche ad accentrare nelle mani del Tesoro e dell\u2019Istituto di emissione il finanziamento dell\u2019economia, limitando l\u2019opera di finanziamento autonomo degli istituti privati (il che comporta qualche contradizione con l\u2019ideologia liberista). \u00c8 da chiedersi allora a qual fine questo accentramento delle possibilit\u00e0 e della capacit\u00e0 di finanziamento sar\u00e0 indirizzato, mancando un analogo accentramento e controllo delle forze produttive, mancando un programma.<\/p><p>Prima di conseguire degli effetti deflazionistici (effetti deflazionistici che dovrebbero consistere nella riduzione delle scorte, nelle vendite forzate), queste restrizioni, applicate come misure isolate e indiscriminate, potrebbero convertirsi \u2013 come ho gi\u00e0 detto \u2013 in cause concorrenti di inflazione. Infatti, esse accentuano l\u2019attivit\u00e0 speculativa, accorciando il ciclo produttivo colpiscono i settori pi\u00f9 vitali della nostra ricostruzione, aumentano enormemente i costi del credito rialzando i costi di produzione ed i prezzi.<\/p><p>Ci\u00f2 parrebbe provato dalla crescente tensione al rialzo che \u00e8 registrata da tutti gli indici, contrariamente a quel che ha sostenuto stamane l\u2019onorevole Quarello. In ogni caso questa ascesa dei prezzi dimostra un accentuato dinamismo delle forze inflazioniste che sfuggono alla manovra finanziaria.<\/p><p>Onorevoli colleghi, da quando si \u00e8 costituito un Gabinetto omogeneo, da quando si \u00e8 istituito l\u2019ufficio di coordinatore dei vari Dicasteri economici, noi non sappiamo pi\u00f9 capire chi sia veramente che conduce la nostra finanza: se il Tesoro, se la Banca d\u2019Italia o il Commercio estero.<\/p><p>Dall\u2019onorevole Einaudi noi vorremmo sapere a quale indirizzo obbedisce la nostra politica valutaria. Noi non abbiamo avuto delle spiegazioni a questo riguardo ieri dal Ministro Merzagora. Quello che noi vediamo \u00e8 che il Ministro Merzagora, da quel valente uomo di affari che \u00e8, considerandosi un tecnico applicato alle esportazioni, si d\u00e0 a tutt\u2019uomo a favorire gli esportatori, incurante degli strattoni che d\u00e0 in questo modo alla nostra vacillante moneta.<\/p><p>Io mi soffermer\u00f2 un po\u2019 sulla nostra politica valutaria, perch\u00e9 considero che essa sia veramente al centro di tutti i nostri mali attuali.<\/p><p>Il Ministro Merzagora si \u00e8 dimostrato uno dei Ministri pi\u00f9 dinamici di questo Gabinetto ed a lui dobbiamo tutta una serie di innovazioni: la modifica del tasso ufficiale del cambio, le varianti introdotte nel sistema del cinquanta per cento di valuta, la reintroduzione ufficiale, direi, del franco-valuta e delle lavorazioni per conto, sistemi che erano gi\u00e0 stati accantonati per i disastrosi risultati che avevano dato. A lui, disgraziatamente, non a lui in quanto persona, ma alla politica che \u00e8 stata svolta in questi mesi dal Commercio estero, dobbiamo anche il depauperamento totale delle nostre scorte valutarie in dollari.<\/p><p>Abbiamo appreso dai giornali, onorevoli colleghi, che si sono dovute disdire le importazioni di carbone, cos\u00ec che noi avremo per i prossimi mesi soltanto un anticipo sui rifornimenti post-U.N.R.R.A. gratuiti, e pare addirittura che ci si trovi in serie difficolt\u00e0 per assicurare semplicemente il pagamento dei noli nell\u2019effettuare il trasporto di questo carbone.<\/p><p>Il Ministro Merzagora ha pronunciato ieri un discorso politico fortemente polemico, nonostante tutto il garbo e certa levit\u00e0 delle sue espressioni. Noi ci attendavamo qualcos\u2019altro, che ci desse, come piuttosto gli competeva di fare, la spiegazione su un piano tecnico del perch\u00e9 si insiste in un sistema carico di vizi.<\/p><p>\u00c8 comodo, signor Ministro, addurre le responsabilit\u00e0 del tripartito. Il tripartito certo ha le spalle grosse. Ma che forse non \u00e8 sempre stato questo, nei Governi precedenti, il punto di massima divergenza nostra col Partito democristiano e con il Governatore della Banca d\u2019Italia?<\/p><p>Ministro Merzagora, noi avremmo voluto capire perch\u00e9 si \u00e8 portato il dollaro, per esempio, a 350. Per quello che io so, il Ministro del Commercio estero aveva chiesto di portarlo a 450. Poi si \u00e8 contrattato: \u00ab\u00e8 troppo, allora potrebbe essere 400, via, fissiamolo a 350\u00bb! Questo vuol dire che nessun criterio \u00e8 stato preso a base della determinazione del nuovo tasso.<\/p><p>Accorciare le distanze, si dice. Ma che cosa significa? Accorciare delle distanze che sono andate continuamente aumentando proprio per effetto di questo sistema, che \u00e8 venuto spostando incessantemente la quotazione libera del dollaro! Ridate corso alle importazioni di lana e di cotone, e voi vedrete dove pu\u00f2 avanzare la valuta libera. Col sistema vigente, questa modifica del tasso di cambio, che non aveva nessuna ragione di farsi come misura isolata, non rappresenta affatto un adeguamento della quota effettiva. Essa si \u00e8 tradotta puramente in un premio contingente agli esportatori.<\/p><p>Il Ministro Merzagora non ha saputo spiegare la ragione di una serie di circolari, che il suo Ministero ha emanato, sulla base delle quali \u00e8 stata variata la quota di disponibilit\u00e0 che gli esportatori hanno sulla valuta ricavata dalle esportazioni; perch\u00e9 si sia differenziata nei confronti dei lanieri e di altre categorie; cos\u00ec che oggi egli si trova investito da tutte le parti, dagli alimentaristi, dai setaioli, da ogni categoria che comincia invariabilmente in partenza col chiedere il cento per cento, per poi transare, chi sul 75, chi sull\u201980, chi sul 90 per cento. Cos\u00ec si creano i cosiddetti cambi multipli. A questo modo \u2013 gi\u00e0 \u00e8 stato detto, ma \u00e8 il caso che lo ripeta e vi insista \u2013 \u00e8 stata compromessa una delle convenzioni pi\u00f9 interessanti e pi\u00f9 giovevoli alla nostra economia, che la nostra missione in America aveva potuto concordare. La cos\u00ec detta \u00abcertificazione dei cambi\u00bb da parte degli Stati Uniti \u00e8 andata a monte. Che cosa \u00e8 questa certificazione dei cambi?<\/p><p>\u00c8 cosa molto semplice. Si trattava di ottenere che gli americani applicassero i dazi doganali <em>ad valorem<\/em> sulla base non del cambio ufficiale, ma del cambio medio. Avviene che quando i nostri esportatori introducono in America una merce del valore di 450 o 500 lire, per essi quel 450-500 rappresenta un dollaro, poich\u00e9 tale \u00e8 il cambio medio del dollaro in Italia; per gli americani rappresenta invece, alla stregua del cambio ufficiale, due dollari, i diritti doganali sono, quindi applicati su due dollari. \u00c8 stato valutato da esperti americani, i quali hanno un certo occhio in queste valutazioni, che con la mancata certificazione di cambio noi possiamo scapitare di un centinaio di milioni di dollari per maggiori esportazioni che potremo fare.<\/p><p>Questi cambi multipli cullano nell\u2019inerzia i nostri industriali, i quali si guardano bene dal limare i costi, o ridurre i propri profitti; sotto questo aspetto, quindi, possono ritorcersi alla lunga in un danno alla nostra esportazione. Con questa moltiplicazione dei cambi non \u00e8 pi\u00f9 possibile seguire la effettiva, reale ragione di scambio nel commercio con l\u2019estero.<\/p><p>Si vuol dar nome di conti valutari a questi trattamenti privilegiati, ma ci\u00f2 \u00e8 assolutamente improprio. I conti valutari dovrebbero assicurare all\u2019esportatore italiano il reintegro della valuta necessaria per coprire esattamente quel tanto che costa la materia prima, che egli deve importare.<\/p><p>Per applicare correttamente questo sistema, occorrerebbe avere dei controlli, occorrerebbe sapere, per esempio, quanto di lana un fabbricante mette nel tessuto che produce: se ne mette il 50, il 20 o il 5 per cento. Quindi, nel caso dei provvedimenti adottati non si pu\u00f2 proprio parlare di conti valutari, poich\u00e9 si tratta piuttosto di \u00abforfetizzazioni\u00bb grossolane, e quindi semplicemente di ritocchi, per chiamarli con questo eufemismo, del sistema del cinquanta per cento di valuta libera.<\/p><p>Anche per quanto concerne il franco-valuta e la lavorazione per conto, il Ministro Merzagora avrebbe dovuto darci delle giustificazioni. Perch\u00e9, ad un certo punto, nel gennaio scorso, questi sistemi furono abbandonati? Perch\u00e9 si ristabiliscono oggi? Non vale addurre delle ragioni generali, ossia la opportunit\u00e0 di rastrellare la valuta trafugata. Il fatto \u00e8 che il franco-valuta, quando mancano mezzi di controllo efficaci, si risolve in un nuovo incentivo alla fuga di valuta, in un incentivo a quella tale sotto fatturazione, che \u00e8 il grande male del nostro commercio estero: i nostri esportatori fatturano per dieci il valore della merce che essi esportano e che \u00e8 50 o 100, per accantonare valuta all\u2019estero.<\/p><p>Si favorisce e si incrementa il commercio delle valute e tutti sappiamo come e dove si fa il commercio dei falsi attestati di credito che vengono a testificare che, per esempio, un tizio, prima del marzo 1946, aveva presso una banca svizzera un certo credito. Gli effetti di questo sistema vengono scontati dal consumatore, che paga prezzi pi\u00f9 elevati per i prodotti che vengono importati, perch\u00e9 si cerca di sfruttare al massimo quella valuta, e di attingere quei cambi stellari che si sono gi\u00e0 toccati in passato: 5000 o 8000 lire sul dollaro, introducendo magari delle penne stilografiche o altri beni voluttuari.<\/p><p>Il Ministro Merzagora ci ha piuttosto confermato quale sia l\u2019empirismo e l\u2019arbitrio che impera sul nostro commercio con l\u2019estero. Egli ha citato delle cifre che dovrebbero farci rabbrividire: domande di licenza per decine e decine di migliaia. Sappiamo benissimo che soltanto una piccolissima parte di queste domande pu\u00f2 essere evasa, e solo una parte delle domande accolte va poi a buon fine, ossia \u00e8 utilizzata. Sappiamo quale commercio si faccia di queste licenze.<\/p><p>Quello che noi avremmo potuto domandare all\u2019onorevole Presidente del Consiglio nel momento in cui si \u00e8 costituito questo Governo, lo potremmo domandare ancora in questo momento: perch\u00e9 cessata la ragione di bilanciare la posizione dei socialisti all\u2019industria, si \u00e8 tenuto ancora in piedi il Ministero del commercio estero. Tutti voi sapete, onorevoli colleghi, come questo Ministero sia nato; fu per cavarsi da un imbarazzo nella distribuzione dei portafogli tra tanti partiti che partecipavano al Governo, che si pens\u00f2 a un certo momento di dar vita ad un Ministero staccato. Naturalmente, istituito il Ministero, esso poi ha cercato di giustificare la sua funzione moltiplicandosi nei propri organi. In che modo? Tagliando sempre pi\u00f9 nettamente quei rapporti che dovrebbero avere l\u2019Amministrazione del commercio estero col Tesoro e soprattutto con l\u2019Amministrazione dell\u2019industria e del commercio interno. Ne \u00e8 derivata questa informe struttura che ogni giorno di pi\u00f9 aggrava i suoi difetti e aumenta i danni che si ripercuotono nella nostra economia.<\/p><p>Su una questione, gi\u00e0 propostagli dall\u2019onorevole Nenni, il Ministro Merzagora, mi permetta di farglielo amichevolmente osservare, se l\u2019\u00e8 cavata troppo alla spiccia. Egli ha detto che per i setaioli non si \u00e8 fatto nulla di straordinario, ma quello che si \u00e8 sempre usato fare in questi casi. No, egregio Ministro, qui si tratta di una misura di vero e proprio protezionismo, sulla quale io richiamo l\u2019attenzione dell\u2019onorevole Einaudi, patrono gi\u00e0, ai bei tempi, dell\u2019industria della seta, che combatteva allora una strenua lotta contro i protezionisti. Vi faccio osservare che i setaioli non sono i contadini che coltivano il filugello&#8230; (<em>Interruzioni al centro<\/em>), ma sono gli industriali della seta, i filandieri, che hanno accumulato guadagni, dir\u00f2 per lo meno ingenti, in questi ultimi tempi e costituiscono una delle categorie pi\u00f9 arretrate della nostra industria. Essi hanno dichiarato, uno di questi giorni, che non erano pi\u00f9 disposti a cedere, a condizione di favore, una parte di valuta allo Stato. Vedete quale inversione si verifichi nella logica di questo sistema del 50 per cento che, come \u00e8 stato gi\u00e0 ricordato, era stato adottato per ragioni eccezionali e contingenti. Gli industriali considerano che questo 50 per cento non sia gi\u00e0 una facilitazione concessa loro, ma invece una condizione di favore che essi fanno allo Stato e non ne vogliono pi\u00f9 sapere.<\/p><p>Con gli accordi stipulati dal Ministro Merzagora, i setaioli potranno intraprendere delle operazioni di compensazione, ma noi vorremmo sapere a quali prezzi saranno venduti sul mercato interno i prodotti che essi importeranno, perch\u00e9 evidentemente essi intendono di coprirsi di quel margine che dicono mancare loro nella produzione.<\/p><p>Insomma, ci si \u00e8 solo preoccupati di favorire l\u2019esportazione, anzi di favorire gli esportatori, quando invece la preoccupazione maggiore avrebbe dovuto essere quella di servire le importazioni essenziali, come il carbone ed il grano, per le quali oggi ci troviamo repentinamente in disperate difficolt\u00e0. Certo, in questo entra per la sua parte l\u2019inconvertibilit\u00e0 del fondo sterline che noi avevamo a disposizione, ma questo non diminuisce le responsabilit\u00e0 nei confronti di un uso cos\u00ec poco oculato delle risorse ih dollari.<\/p><p>Veramente, ci si deve chiedere se a questo modo non si vuole deliberatamente mettere il Paese alla merc\u00e9 di chi lo deve aiutare a campare.<\/p><p>La prima misura che noi consideriamo essere necessario e urgente a prendere \u00e8 il controllo integrale della valuta, e questo anche se si avesse in vista di passare domani a forme libere di scambio.<\/p><p>Io vorrei invitare l\u2019onorevole Presidente del Consiglio a sentire il parere dei migliori funzionari ed esperti del Commercio estero e dell\u2019Ufficio dei cambi. Essi sono tutti concordi nel ritenere che non sia pi\u00f9 possibile procedere con i sistemi in uso, e che non \u00e8 per queste vie tortuose che noi possiamo tendere all\u2019allineamento dei prezzi interni a quelli dei mercati internazionali.<\/p><p>Cos\u00ec, la politica valutaria che si \u00e8 fatta e la prassi che si \u00e8 seguita al Commercio estero sono, a parer mio, la ragione prima dell\u2019inflazione, perch\u00e9 per questa via si caricano sui prezzi interni i premi accordati indirettamente agli esportatori, che pesano come vere e proprie tasse sull\u2019importazione; si favorisce l\u2019accumulazione di scorte a prezzi elevati (che domani naturalmente resisteranno ad ogni inversione di congiuntura); si favorisce la introduzione di beni superflui sui quali \u00e8 possibile spuntare i cambi pi\u00f9 alti; si incita, infine, come ho detto, alla fuga della valuta.<\/p><p>Onorevoli colleghi, questa \u00e8 la grande operosa centrale inflazionistica in seno al Gabinetto. Ma un\u2019altra centrale di inflazione \u00e8 rappresentata dalla regolamentazione ufficiale dei prezzi, sia dei servizi che dei prodotti bloccati. Ci si \u00e8 dati ad una corsa sfrenata negli aumenti dei servizi (ferrovie, imposte), mentre avrebbero dovuto essere pi\u00f9 ragionevolmente contenuti, non considerando che in questo modo si dava una spinta materiale e psicologica all\u2019ascesa di tutti i prezzi. Si sono inforcati i trampoli, onorevole Einaudi, del protezionismo pi\u00f9 acceso a favore dei siderurgici e degli zuccherieri, quelli che una volta ella chiamava i trivellatori della nostra economia. Io sfido qualsiasi tecnico a dimostrare la necessit\u00e0 dei recenti aumenti accordati alla siderurgia, dopo che molto rilevanti erano stati quelli deliberati soltanto pochi mesi prima.<\/p><p>Che meraviglia dunque, onorevoli colleghi, se con questo andazzo, e col formarsi, per giunta, di una borsa nera del denaro, per effetto delle restrizioni creditizie, gli indici dei prezzi alla produzione segnino impressionanti aumenti i quali si moltiplicano attraverso ogni sorta di mediatorati e di bagarinaggi ripercotendosi sui prezzi al minuto? Gli indici segnano un aumento a progressione accelerata, poich\u00e9, se riscontriamo nel primo trimestre, da gennaio a marzo, un aument\u00f2 di 152 punti, noi vediamo che nel trimestre successivo si ha un nuovo scarto di 864 punti ed un nuovo balzo all\u2019ins\u00f9 si riscontra all\u2019inizio di questo mese. Cosicch\u00e9 dalla fine di marzo ai primi di settembre sono (stando ai calcoli del professor Livi) 1886 punti che incrementano l\u2019indice dei prezzi all\u2019ingrosso.<\/p><p>Ogni azione \u00e8 mancata da parte del Governo per infrenare questa ascesa dei prezzi. Che cosa si pu\u00f2 fare? Siamo sempre daccapo. \u00c8 una questione che \u00e8 stata trattata infinite volte gi\u00e0 davanti a questa Assemblea e al Consiglio dei Ministri. Ad un dato momento ci si era trovati per\u00f2 d\u2019accordo su qualche punto: la necessit\u00e0 di provvedere ad importazione in massa di derrate alimentari da gettare sul mercato. Ma non proponendosi di farlo, cos\u00ec come si espresse il collega Quarello stamane, \u00abnei limiti del possibile\u00bb. No, questo deve essere un obiettivo preciso dell\u2019azione del Governo. E mentre oggi il Ministro Merzagora non ha pi\u00f9 un dollaro da spendere, e affida le importazioni di grassi alle onerose compensazioni dei setaioli, io dico che si sarebbero dovuti coprire a tutti i costi i contingenti assegnatici, assicurandone la importazione in vista di agire sul mercato interno. Ci si era trovati d\u2019accordo anche su un altro punto.<\/p><p>La necessit\u00e0 di intensificare l\u2019azione per l\u2019approvvigionamento diretto dei grandi centri urbani, che agiscono da pompa aspirante sulla campagna; assicurare un rifornimento il pi\u00f9 largo possibile dei centri cittadini, vuol dire poter dominare in un primo tempo e poi poter comprimere l\u2019andamento generale dei prezzi. Noi dobbiamo bene da qualche parte agganciare questa situazione che \u00e8 caratterizzata da una fondamentale carenza di beni, la quale viene esasperata dalla grande facilit\u00e0 che ha la speculazione ad innestarsi nel processo distributivo.<\/p><p>Degli enti comunali di consumo non ho il coraggio di parlare, perch\u00e9 non so da quanto tempo si dice che questi enti stanno per essere messi in grado di agire, e pure da tutti si riconosce che essi potrebbero essere un mezzo efficace di calmierazione. Ma nulla di serio finora \u00e8 stato fatto per questo. Ci si era trovati anche d\u2019accordo su una certa disciplina dei mercati e dei magazzini generali, e qui non vi pu\u00f2 essere questione di divario ideologico; si tratta semplicemente di volont\u00e0 di fare.<\/p><p>Noi ci troviamo, onorevoli colleghi, nel viluppo di una politica vincolista a rovescio, intesa a rincorrere gli interessi delle diverse categorie, le quali trovano il patrocinio da parte dei singoli Dicasteri e si determinano, in questo modo, le sfasature pi\u00f9 gravi per il nostro sistema produttivo.<\/p><p>Attendiamo di ascoltare l\u2019esposizione del Ministro dell\u2019agricoltura. Ma io non vedo che fino ad oggi si sia fatto qualche cosa di utile e di serio per dare un orientamento ai produttori; all\u2019opposto, si sono aumentate le incognite.<\/p><p>Nell\u2019industria la situazione \u00e8 anche pi\u00f9 grave. Vi sono situazioni pericolosamente stagnanti. Un intero vitale settore, quello dell\u2019industria meccanica e cantieristica, \u00e8 andato in questi mesi sprofondando nel marasma per l\u2019inazione governativa.<\/p><p>\u00c8 stato di recente approvato dal Consiglio dei Ministri in gran furia, con la formula della massima urgenza \u2013 per quanto da molto tempo esso fosse allo studio e in preparazione \u2013 un provvedimento a favore dell\u2019industria meccanica. Riconosco che esso potrebbe giovare ad equilibrare certi effetti pi\u00f9 nocivi della deflazione creditizia: tutto dipender\u00e0, per\u00f2, da come sar\u00e0 applicato, da come questo strumento sar\u00e0 usato, se si prelever\u00e0 su questi stanziamenti la congrua parte per l\u2019industria di Stato, se si sar\u00e0 pi\u00f9 o meno rigorosi nell\u2019assumere le garanzie, che dovrebbero essere rappresentate soprattutto da programmi ragionevoli di produzione, non soltanto da titoli che possono anche ridursi a pezzi di carta.<\/p><p>Se non ci si varr\u00e0 di questo mezzo per assicurare a determinate aziende troppa comodit\u00e0 nel coprire aumenti di capitale, che esse forse non sarebbero in grado di collocare sul mercato. Non c\u2019\u00e8 bisogno che io faccia dei riferimenti circostanziati: tutti sanno in quali difficolt\u00e0 oggi si dibattano alcune delle nostre pi\u00f9 grosse aziende meccaniche private.<\/p><p>E, per quello che riguarda il merito di questo provvedimento, osservo che esso si origina da un progetto di portata pi\u00f9 vasta e generale che era stato studiato allorch\u00e9 si pens\u00f2 di mettere il fermo a un certo sistema seguito in passato nell\u2019erogare questi prestiti. Ma il provvedimento in discorso limita di molto le garanzie che lo Stato pu\u00f2 esigere. Fra l\u2019altro, abbiamo visto che possono essere assunte azioni senza diritto di voto, ci\u00f2 che rappresenta un titolo di garanzia che pu\u00f2 in pratica svanire molto facilmente.<\/p><p>Questo provvedimento taglia fuori, nel suo congegno di applicazione, l\u2019I.R.I.; mentre quello che era stato messo allo studio nel passato Governo, che si riferiva all\u2019industria tutta nel suo insieme, prevedeva, proprio per il settore meccanico, il funzionamento di una commissione mista di rappresentanti dell\u2019I.R.I. e dell\u2019I.M.I., ad evitare che si potesse comunque svolgere \u2013 in presente o in avvenire \u2013 un\u2019azione rivolta allo svuotamento dell\u2019I.R.I. attraverso le garanzie assunte dall\u2019I.M.I.<\/p><p>\u00c8 singolare anche un altro aspetto di questo provvedimento: il fatto che siano investiti di facolt\u00e0 deliberativa dei funzionari e degli esperti, mentre risultano completamente tagliati fuori i Ministri responsabili. Si tratta di un comitato composto di tre esperti estranei all\u2019amministrazione e di quattro direttori generali di diversi Ministeri i quali decidono, mentre ai signori Ministri non rester\u00e0 che da apporre la firma sotto la decisione presa da costoro.<\/p><p>EINAUDI, <em>Ministro del bilancio.<\/em> Perch\u00e9 la firma?<\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> No, neanche la firma.<\/p><p>MORANDI. Tanto meglio, se ne avete per lo meno nella forma salvaguardata la dignit\u00e0.<\/p><p>In connessione a questa situazione dell\u2019industria meccanico-cantieristica, anzi al centro di essa, sta la situazione pazzesca dell\u2019I.R.I.<\/p><p>Onorevoli colleghi, da quanto tempo noi, in ogni occasione che si presenta di discutere di questioni economiche, ricadiamo a parlare dell\u2019I.R.I.! \u00c8 venuta per\u00f2 l\u2019ora per il Governo di provvedere ed esso deve assumere tutte le responsabilit\u00e0 che gli competono di fronte alla situazione che si \u00e8 venuta a creare.<\/p><p>L\u2019I.R.I. \u00e8 un istituto che ha un patrimonio valutato ad oltre cento miliardi \u2013 la valutazione pi\u00f9 recente si aggira sui 120-130 miliardi \u2013 e che non ha fondi di cassa, che non riesce pi\u00f9 ad assicurare le paghe ai suoi dipendenti. Esso ha gi\u00e0 dovuto richiedere all\u2019I.M.I., prima ancora che il decreto fosse pubblicato, anticipazioni su questo fondo di 55 miliardi, allo scopo di pagare i salari; ed \u00e8 ridotto a campare su un giro interno di cambiali e di sconti fra le diverse aziende e le aziende e le Banche, con degli aggravi spaventosi nelle spese di gestione. E in queste condizioni l\u2019I.R.I. continua ad essere ostinatamente ignorato dal Governo.<\/p><p>Noi abbiamo sentito come si \u00e8 espresso di recente il Ministro del tesoro: l\u2019I.R.I., a parer suo, \u00e8 un problema risolto, dopo che si \u00e8 provveduto a nominarvi un Commissario. Infatti nel mese di giugno, mentre nel precedente Governo si era arrivati a fissare un certo orientamento per la riorganizzazione dell\u2019istituto e si trattava semplicemente di passare alla realizzazione di quel programma; a giugno, dico, tutte queste cose sono state lasciate cadere, e si \u00e8 addivenuto alla nomina di un Commissario. Il Commissario non ha tardato a presentare la sua relazione al Governo fin dai primi di luglio. Ma il Governo, per quello che mi consta, fino ad oggi non v\u2019ha dato risposta.<\/p><p>Intanto si presentano delle situazioni aziendali che arrivano veramente allo spasimo, come \u00e8 la situazione dell\u2019\u00abAnsaldo\u00bb. Cos\u00ec si possono pregiudicare, definitivamente forse, le sorti del settore pi\u00f9 interessante e promettente della nostra economia industriale, anche se si tratta di quello dove pi\u00f9 gravi sono gli oneri della riconversione. \u00c8 sullo sviluppo della nostra industria meccanica che si fonda l\u2019avvenire del nostro sistema industriale, e questa trascuranza da parte del Governo \u00e8 cosa che veramente non si sa in che termini deplorare.<\/p><p>Io direi che il Governo \u2013 qualunque sia la composizione, il suo colore \u2013 \u00e8 sempre in dovere di tutelare gli interessi dello Stato; e qui non \u00e8 questione di seguire una ideologia liberalista o collettivista. Non si pu\u00f2 chiudere gli occhi alla realt\u00e0 delle cose, che \u00e8 rappresentata \u2013 come prima dicevo \u2013 dall\u2019estensione che ha avuto il settore pubblico della nostra economia. Non \u00e8 lecito dilapidare in questo modo un patrimonio di ricchezza e di lavoro che \u00e8 dello Stato, che \u00e8 della collettivit\u00e0.<\/p><p>Ed \u00e8 veramente inconcepibile, onorevole Einaudi, onorevole Togni, il disordine che \u00e8 cresciuto nell\u2019amministrazione di questi beni dello Stato: i conflitti che si sviluppano in seno all\u2019I.R.I., tra le banche e le industrie dell\u2019I.R.I., tra la Finsider, raggruppamento siderurgico dell\u2019I.R.I., e le aziende meccaniche dell\u2019I.R.I.<\/p><p>\u00c8 scandaloso il mancato coordinamento e le collisioni che si verificano oggi fra 1\u2019I.R.I, 1\u2019I.M.I. e la Banca d\u2019Italia. Un tale assurdo stato di conflitto, che si \u00e8 acutizzato sempre pi\u00f9 in questi mesi, dobbiamo ben domandarci dove ci porter\u00e0.<\/p><p>\u00c8 in ogni modo uno stato di cose che dimostra \u2013 a parer mio \u2013 una cosa molto semplice: che questo Governo amministra male!<\/p><p>Onorevoli colleghi, voglio rilevare che una tale situazione \u00e8 tanto pi\u00f9 pericolosa in quanto mai, come dalla costituzione di questo Governo, \u00e8 stata cos\u00ec grande la possibilit\u00e0 di influenza e di comando dei gruppi e degli aggregati capitalistici. Essi hanno trovato la via libera in tutti gli organismi dell\u2019amministrazione, anche in quelli che sono pi\u00f9 vicini alla Presidenza del Consiglio, e vi hanno annidato i loro uomini. Sono essi che tirano i fili dei molti Comitati e delle troppe Commissioni, sono essi che spadroneggiano negli uffici come non mai! Lo Stato abdica alla condotta della siderurgia e cede ai ricatti di questi gruppi: ha uno strumento possente per dominare, e sono le aziende siderurgiche dell\u2019I.R.I.; ma i consorzi di approvvigionamento che si chiamano <em>Campsider<\/em>,<em> Camfond<\/em>&#8230; questi, onorevoli colleghi, sono nelle mani di agenti dell\u2019industria privata!<\/p><p>E avrei voluto citare a questo punto la tracotanza dei nostri armatori, ma sono rimasto sconcertato dalle spiegazioni che il Ministro Cappa \u00e8 stato un momento fa cos\u00ec sollecito a dare all\u2019onorevole Aldisio.<\/p><p>Gi\u00e0, lo sappiamo come sono messi a profitto i dollari ricavati dai noli, che questi armatori dicono dovrebbero servire al pagamento delle navi che sono state loro assegnate! Quando invece, le navi <em>Liberty<\/em> sono state cedute dall\u2019America, con pagamento ventennale a un tasso molto basso (il 2% per cento mi pare) e tutti sanno che i nostri armatori, dopo un anno e mezzo o due anni di corsa sono in grado pagarle per intero, o di comprarsi un\u2019altra nave che possa magari viaggiare sotto bandiera straniera.<\/p><p>\u00c8 uno scandalo questo, e non lo diciamo noi per fare della demagogia, ma lo dicono i vostri consiglieri aulici, gli addetti americani. Voi lo sapete benissimo, voi che siete al Governo, che avete contatti continui con queste persone, voi sapete che se un rimprovero ci si fa da parte del Dipartimento di Stato americano \u00e8 lo sperpero della valuta ed il protezionismo folle che noi accordiamo agli armatori. Non meravigliamoci, poi, che questa gente possa foraggiare cos\u00ec abbondantemente i giornali, in vista di influire sull\u2019opinione pubblica. (<em>Applausi a sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>In verit\u00e0, mai come in questo Governo omogeneo e tecnico si \u00e8 riscontrato una mancanza di coordinamento ed una contraddittoriet\u00e0 pi\u00f9 grande nell\u2019azione di Governo. A chi si connette, onorevole Presidente del Consiglio, la nostra Delegazione a Parigi? Noi sappiamo di un conflitto con la burocrazia del Ministero degli esteri. Noi sappiamo che la burocrazia del Ministero degli esteri si affatica a mettere su un suo piccolo C.I.R. in contrapposto al grande C.I.R. Intanto i Dicasteri vanno ognuno per conto suo e la Banca d\u2019Italia tende ad obiettivi suoi propri, trapassando di forza tutti i diaframmi ministeriali.<\/p><p>Questo \u00e8 un quadro a tinte molto attenuate della nostra situazione, dei risultati che ha dato in pochissimi mesi la politica di questo Governo. Io voglio tacere delle prospettive che ci si aprono&#8230; Ma un\u2019analisi come questa, l\u2019analisi dei fatti, non scopre tutta la portata del male. \u00c8 qualche cosa che si avvicina ad una vera e propria disintegrazione dello Stato. \u00c8 una societ\u00e0 che minaccia di essere smagliata attraverso l\u2019esasperazione di tutti i contrasti e conflitti di interessi, attraverso la cieca politica di parte che si fa.<\/p><p>\u00c8 una situazione dalla quale bisogna al pi\u00f9 presto uscire, perch\u00e9 essa potrebbe originare un grave processo degenerativo tale da compromettere l\u2019attivit\u00e0 vitale del nostro Paese.<\/p><p>Onorevoli colleghi, tiriamo le somme ed io arrivo alla conclusione.<\/p><p>Che cosa imputiamo noi a questo Governo?<\/p><p>Gli imputiamo:<\/p><p>di avere in questi quattro mesi enormemente aggravato la nostra situazione economica e finanziaria, rinunziando ad ogni azione sistematica per fronteggiare l\u2019inflazione;<\/p><p>di avere svolto azione contradittoria e incoerente nei settori della politica creditizia, valutaria e dei prezzi, causando cos\u00ec sofferenze inutili, esasperando i vizi di un sistema che \u00e8 da abbandonare, inserendo spinte dirette all\u2019ascesa dei prezzi;<\/p><p>di non aver sentito l\u2019imperativo di tutelare il patrimonio economico del Paese, rinunciando ad esigere anche un minimo di disciplina, dalla popolazione; mettendo in crisi una struttura nostra peculiare come \u00e8 l\u2019I.R.I.; riducendosi, come oggi avviene, a mendicare il carbone dall\u2019America; accettando uno stato di minorit\u00e0 e di sudditanza col fatalismo con cui si esprimeva ieri il Ministro del commercio;<\/p><p>di essere sordo ai patimenti e all\u2019accresciute sofferenze delle categorie lavoratrici, e proni invece alla prepotenza del capitale (<em>Applausi a sinistra<\/em>); di favorire l\u2019invadenza dei gruppi affaristici; di respingere la volont\u00e0 manifestata dai lavoratori di collaborare alla soluzione dei problemi pi\u00f9 ardui della produzione (ricordo all\u2019onorevole Togni certe promesse per i Consigli di gestione&#8230;); di avere accettato delle condizioni \u2013 se non si vogliono chiamare ricatti \u2013 dalle associazioni padronali (ancora intendo riferirmi ai Consigli di gestione); di praticare il liberismo dove si richiederebbe un controllo, e il vincolismo dove la libert\u00e0 dei rapporti potrebbe giovare ai consumatori.<\/p><p>Onorevoli colleghi, in questo rovinio noi pensiamo che sia urgente raggiungere delle posizioni di sicurezza: semplicemente questo. Intendiamoci, noi restiamo convinti che non \u00e8 con mezzi di ripiego, n\u00e9 con espedienti che si risolvono i grandi problemi della ricostruzione. Soltanto una impostazione di larghe vedute, una impostazione di essi che corrisponda alle esigenze dei tempi mutati ed affronti arditamente l\u2019esigenza di profonde riforme e profonde innovazioni strutturali, ci pu\u00f2 schiudere nuovamente la via del progresso.<\/p><p>E qui dir\u00f2, a questo proposito, che noi dobbiamo fieramente protestare contro il modo che si usa oggi dai sostenitori del Governo e perfino dalla stessa Democrazia cristiana, di scaricare sul tripartito la responsabilit\u00e0 di non avere affrontato questi problemi, di non avere recato in atto mai una politica organica, quando invece questo fu lo sforzo costante e tenace dei partiti di minoranza al Governo, tagliati fuori come erano da certi posti di comando o tallonati in modo da elidere le loro forze. Del resto, quale ragione ebbe la crisi di aprile, se non la deliberata volont\u00e0 della Democrazia cristiana di sottrarsi a questa pressione?<\/p><p>Ormai noi consideriamo che sul conto di questi problemi si debba pronunciare il popolo nelle prossime elezioni; e non \u00e8 nelle condizioni in cui versiamo, in questo scorcio di vita dell\u2019Assemblea Costituente, in un\u2019ora conturbata da cos\u00ec accesi contrasti, che questo tema delle grandi riforme strutturali si pone per noi.<\/p><p>L\u2019onorevole Saragat ha espresso al riguardo un suo punto di vista diverso dal nostro. Prendendo le distanze dall\u2019estrema sinistra \u2013 da socialisti e comunisti \u2013 egli ha offerto alla Democrazia cristiana i buoni uffici di qualche provetto pianificatore. Anche questa \u00e8 un\u2019idea, che presumo trover\u00e0 per\u00f2 degli intoppi per realizzarsi negli interessi e nella volont\u00e0 della Democrazia cristiana. Passare di punto in bianco alla pianificazione, \u00e8 una bella idea, bellissima anzi per noi socialisti, ma l\u2019onorevole Saragat dovrebbe sapere, che disgraziatamente con lo schieramento attuale delle forze politiche, dopo la rottura causata dall\u2019impennata della Democrazia cristiana ad aprile, questo \u00e8 possibile solo nella esatta misura, in cui il compito di pianificare \u00e8 stato proposto a quella specie di accademia bizantina, la quale vi pu\u00f2 lavorare attorno vent\u2019anni prima di concludere qualcosa.<\/p><p>Da qui alle elezioni, dalle quali faremo tutto il possibile perch\u00e9 ci vengano suffragi bastevoli a darci la forza necessaria a recare in atto un\u2019economia programmata; da qui a primavera noi ci appaghiamo di mettere il Paese al riparo dall\u2019inflazione, di salvare i lavoratori dalle miserie e dalla desolazione che essa seminerebbe.<\/p><p>Gli obiettivi del momento tutti si concentrano in questo programma fondamentale: consolidare i salari reali, per spezzare la spirale dei prezzi e salari. Ed io penso che, dopo tanto discutere, e con tanto scetticismo che si \u00e8 radicato nella popolazione, la questione sia di cercare un valido punto di attacco. Questo pu\u00f2 essere rappresentato da un mutamento radicale della nostra politica valutaria.<\/p><p>\u00c8 questa, io ritengo, la via pi\u00f9 diretta che oggi noi si possa tenere, e l\u2019azione pi\u00f9 pronta che si possa svolgere, per la difesa dei salari e della moneta.<\/p><p>Il controllo integrale della valuta e una opportuna manovra degli scambi \u00e8 il mezzo pi\u00f9 efficace per spezzare le reni alla speculazione, ed influire beneficamente sui prezzi. Questa azione deve essere rincalzata da uno sforzo serio di regolamentazione dei settori pi\u00f9 facilmente manovrabili della produzione e del consumo, attraverso soprattutto un indirizzo, che deve essere segnato agli investimenti ed al credito.<\/p><p>Bisogna poi applicarsi con energia estrema e con il massimo impegno nell\u2019azione fiscale. Noi, onorevole Pella, la vorremmo pi\u00f9 dura.<\/p><p>\u00c8 necessario, poi, intraprendere un\u2019azione diretta sull\u2019andamento dei prezzi delle derrate alimentari e dei generi di pi\u00f9 largo consumo.<\/p><p>Non si pu\u00f2 differire pi\u00f9 la riorganizzazione dell\u2019I.R.I., che \u00e8 uno strumento di importanza capitale per un Governo che voglia sviluppare una politica economica.<\/p><p>Si deve assicurare allo Stato la partecipazione fattiva dei lavoratori, perch\u00e9 lo sforzo che ci si impone non pu\u00f2 essere superato con i mezzi comuni dell\u2019amministrazione.<\/p><p>Ma \u2013 se a questo si possono ridurre le esigenze imperiose del momento \u2013 io mi domando: sono queste, cose che possa fare l\u2019attuale Governo?<\/p><p>La nostra risposta la conoscete gi\u00e0: no, nettamente no! Questo Governo ha gi\u00e0 fallito \u2013 e non poteva non fallire \u2013 nel compito di difendere la moneta, perch\u00e9 si \u00e8 estraniato dal popolo e dalle categorie lavoratrici per operare sotto la suggestione di quelle esigue minoranze che il Presidente del Consiglio, non io, ha battezzato efficacemente come il \u00abquarto governo\u00bb.<\/p><p>Non \u00e8 questo un Governo che possa pi\u00f9 raddrizzare il corso pericoloso della politica svolta fin qui. Lo potr\u00e0 fare solo un nuovo Governo che riscuota la fiducia dei ceti popolari e che sia in grado di determinare, prima di ogni altra cosa, una benefica distensione politica come premessa all\u2019azione di difesa e di consolidamento della nostra economia;<\/p><p>la fiducia di chi dovr\u00e0 sempre, in definitiva, sopportare i sacrifici maggiori e gli oneri pi\u00f9 gravi;<\/p><p>la fiducia di chi conserva l\u2019orgoglio della sua terra e del proprio lavoro, e non di chi ha spirito rinunciatario. (<em>Vivi applausi a sinistra \u2013 Molte congratulazioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l\u2019onorevole Ministro dell\u2019industria e commercio. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>TOGNI, <em>Ministro dell\u2019industria e commercio.<\/em> Molto si \u00e8 parlato e molto si \u00e8 criticato circa l\u2019andamento dei prezzi, troppo spesso in funzione polemica, esaminando il fenomeno nei suoi aspetti puramente apparenti e superficiali, omettendo di valutarlo con quel senso di doveroso realismo che, al disopra e al difuori di ogni concezione o posizione politica, deve essere tenuto presente nell\u2019apprezzamento di cos\u00ec rilevanti e vasti fenomeni economici.<\/p><p>Infatti, l\u2019aumento dei prezzi in Italia non \u00e8 che un aspetto particolare di un fenomeno generale che in questo dopoguerra si \u00e8 manifestato, pu\u00f2 dirsi, nel mondo intero.<\/p><p>Negli stessi Stati Uniti d\u2019America, dove la produzione industriale ha raggiunto nel 1946-1947 livelli assai prossimi a quelli massimi del periodo .bellico, l\u2019indice dei prezzi all\u2019ingrosso \u00e8 passato da 144 pel luglio 1946 a 163 nel dicembre dello stesso anno, e a 170 nel maggio del 1947.<\/p><p>In Francia l\u2019indice dei prezzi all\u2019ingrosso \u00e8 passato da 648, media annuale del 1946, a 946 nel maggio 1947, e continua a salire, fatto cento il 1939.<\/p><p>Negli altri paesi il fenomeno \u00e8 meno accentuato, ma la tendenza all\u2019aumento \u00e8 comune.<\/p><p>In Italia, su uno sfondo determinato dalla situazione mondiale, si sono inseriti fattori locali che hanno esasperato il fenomeno. \u00c8 principio universalmente accettato che vige una ferrea interdipendenza fra i prezzi della massa dei prodotti disponibili sul mercato ed il volume della circolazione, con cui i primi si devono scambiare. Se la circolazione aumenta e a tale aumento, come nel nostro caso, non corrisponde un\u2019adeguata maggiore produzione, i prezzi fatalmente si elevano.<\/p><p>Fra i fattori che in concomitanza con l\u2019aumento della circolazione hanno contribuito all\u2019aumento dei livelli dei prezzi, sono da annoverare essenzialmente: l\u2019insufficiente incremento della produzione, collegato anche ad una scarsa produttivit\u00e0 del lavoro; la speculazione, la cui esistenza sarebbe assurdo negare; l\u2019inasprimento di un livello dei cambi nella scorsa primavera e di cui si risentono gli effetti con qualche mese di ritardo in relazione al periodo di tempo richiesto dal ciclo produttivo; l\u2019adozione della scala mobile che opera in una sola direzione e consolida aumenti, che in condizioni normali potrebbero essere riassorbiti dalla dinamica del mercato.<\/p><p>L\u2019aumento dei prezzi non ha certo inizio dal giugno 1947. A partire dall\u2019estate del 1946, infatti, dopo un periodo di stasi, i prezzi riprendevano il movimento di ascesa, con ritmo dapprima moderato, poi, via via, pi\u00f9 veloce, come dimostra l\u2019indice dei prezzi all\u2019ingrosso calcolato dall\u2019istituto centrale di statistica, che ha avuto il seguente andamento: settembre 1946, 3.011; ottobre 3.176; novembre 3.376; dicembre 3.677; gennaio 1947, 3.754; febbraio 3.891; marzo 4.139. Onorevole Morandi, ascolti anche l\u2019indice di aprile e quello di maggio che lei ha dimenticato di ricordare nel suo discorso: aprile 4.533; maggio 5.203; giugno 5.329; luglio 5.779. (<em>Interruzione del deputato Morandi<\/em>); agosto 5876. Dal settembre 1946, quindi, l\u2019indice ha subito un aumento di quasi il 95 per cento. Ma \u00e8 da rilevare che il 78 per cento di questo aumento si era gi\u00e0 verificato fin dal giugno del 1947. (<em>Approvazioni al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Per l\u2019indice del costo della vita per la sola voce alimentazione, l\u2019aumento dell\u2019agosto 1947 rispetto al settembre 1946 \u00e8 dell\u201982 per cento, ma nel giugno si era gi\u00e0 al 70 per cento.<\/p><p>MORANDI. Perch\u00e9 non prende gli altri mesi del 1947?<\/p><p>TOGNI, <em>Ministro dell\u2019industria e commercio.<\/em> Non si sono ancora calcolati gli indici per tutto il mese di settembre, ma gli indici decadali dei principali generi alimentari, calcolati dall\u2019Istituto centrale di statistica, mostrano per le ultime decadi calcolate una stazionariet\u00e0 per i prezzi legali di mercato libero, ed una lieve diminuzione dei prezzi del mercato nero dovuta essenzialmente al ribasso dei prezzi dell\u2019olio e dello zucchero. (<em>Commenti a sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Inoltre un esame degli indici dei prezzi all\u2019ingrosso ufficiali ed effettivi dei mesi di luglio e agosto (qui bisogna distinguere i tre prezzi calcolati dall\u2019Istituto di statistica, il quale calcola il primo indice sui prezzi bloccati, il secondo indice cos\u00ec detto dei prezzi effettivi in base agli altri prezzi liberi perch\u00e9 non bloccati, il terzo indice \u00e8 quello del cosiddetto mercato nero, vale a dire dei prezzi bloccati e che sono soggetti alla regolamentazione) mostra una tendenza che non si pu\u00f2 essere autorizzati ad interpretare come un miglioramento, ma che potrebbe costituire il presupposto di una posizione pi\u00f9 riflessiva che pu\u00f2 preludere anche ad inversione del fenomeno.<\/p><p>Difatti il rallentamento dei movimenti di ascesa degli indici dei prezzi ufficiali all\u2019ingrosso palesatosi nel mese di giugno ha avuto il seguente andamento:<\/p><p>Incremento di giugno rispetto al maggio + 2,90<\/p><p>di luglio rispetto a giugno 43,80;<\/p><p>di agosto rispetto a luglio + 0,9.<\/p><p>L\u2019aumento del mese di luglio rispetto al precedente \u00e8 dovuto specialmente all\u2019aumento del prezzo ufficiale del grano deciso dal Governo in relazione al voto espresso dal Governo precedente per l\u2019abolizione dei prezzi politici.<\/p><p>Le variazioni percentuali dell\u2019indice dei prezzi ufficiali di categoria nei mesi di luglio ed agosto rispetto ai mesi precedenti sono le seguenti:<\/p><p>materie grezze: luglio, aumento percentuale rispetto a giugno + 19,5; agosto, aumento percentuale rispetto a luglio + 1,2;<\/p><p>materie semi lavorate, luglio + 0,90; agosto + 2;<\/p><p>prodotti lavorati, luglio + 14,5; agosto + 0,1.<\/p><p>Gli incrementi sono quindi decrescenti, fatta eccezione per i semi lavorati per i quali si \u00e8 verificato un lieve aumento a causa della variazione dei prezzi dei materiali siderurgici.<\/p><p>\u00c8 difficile affermare \u2013 dato anche il breve periodo di tempo esaminato, in quanto non bisogna dimenticare che tre mesi e mezzo di Governo sono pochi, troppo pochi, perch\u00e9 si possa, non dico giudicare i risultati raggiunti sul piano economico, ma anche e semplicemente impostare una critica obiettiva e serena sugli stessi \u2013 se questi sintomi possono essere considerati come effetto dell\u2019azione del Governo, anche perch\u00e9 interferiscono in questo periodo cause di carattere stagionale. Tuttavia se si volesse polemizzare si potrebbe affermare che l\u2019impazienza dei critici \u00e8 veramente eccessiva, perch\u00e9, indipendentemente da questi sintomi favorevoli, \u00e8 chiaro che qualsiasi provvedimento, specialmente quando deve operare in un periodo cos\u00ec delicato e in un momento come quello che attraversa il popolo italiano, ha bisogno di un minimo di tempo per divenire operante. L\u2019attuale Governo si \u00e8 trovato difatti, come del resto tutti i precedenti, nella necessit\u00e0 di dover contemperare le esigenze di carattere economico con quelle di carattere sociale, esigenze che \u2013 come \u00e8 noto \u2013 sono il pi\u00f9 delle volte contrastanti, ed alle quali non ha inteso, ovviamente, sottrarsi.<\/p><p>Peraltro, quando il Governo ha cercato di porre in qualche modo rimedio al <em>deficit <\/em>del bilancio aumentando le tariffe ferroviarie e postali e il prezzo dei generi di monopolio e adeguando parzialmente il prezzo del pane \u2013 in relazione anche al deliberato del precedente Governo \u2013 la stampa di opposizione ha messo il campo a rumore ed ha presentato questi aumenti come causa di ulteriori aumenti.<\/p><p>Se ci\u00f2 pu\u00f2 esser vero, in linea assoluta, non bisogna trascurare in questi problemi il senso della proporzione. \u00c8 sufficiente, invero, considerare l\u2019incidenza di queste tre voci sui bilanci familiari per convincersi che esse non possono avere influito in misura apprezzabile sull\u2019indice del costo della vita, n\u00e9 possono, quindi, essere state causa di grandi squilibri nel sistema dei prezzi, come si vorrebbe far credere.<\/p><p>Vi \u00e8 da considerare, inoltre, il fenomeno della speculazione. Non si pu\u00f2 negare che il fenomeno della speculazione esiste; ma non si pu\u00f2 nemmeno dimenticare che la speculazione \u2013 che in condizioni normali \u00e8 un fenomeno marginale \u2013 \u00e8 in sostanza, ora, la conseguenza e non la causa prima dell\u2019aumento dei prezzi. La speculazione tende a sparire o a restringersi entro certi limiti quando la moneta \u00e8 stabilizzata e quando la produzione sodisfa le esigenze del mercato. Fino a che il bilancio dello Stato non sar\u00e0 risanato, sar\u00e0 difficile parlare in Italia di stabilizzazione; ma condizione prima perch\u00e9 il bilancio possa risanarsi \u00e8 di avere un periodo di normalizzazione e di stabilit\u00e0 sociale.<\/p><p>Nella situazione attuale \u00e8 naturale riconoscere che le critiche sono facili e a queste non intendiamo sottrarci, quando, soprattutto, diano un apporto costruttivo. Ma \u00e8 deplorevole quella critica che sotto l\u2019apparenza tecnica tramuta \u00ec problemi e, inconsciamente o consciamente, confonde in un gioco intricato la causa e l\u2019effetto, come \u00e8 estremamente facile nel campo economico, disorientando l\u2019opinione pubblica.<\/p><p>\u00c8 sulle cause prime che bisogna agire e non sui sintomi: e il fenomeno dei prezzi \u00e8 un sintomo e non una causa e quando si agisce sui sintomi di una malattia la guarigione non \u00e8 mai immediata, anzi una guarigione che avesse come risultato la scomparsa dei sintomi non sarebbe tale. Facendo questo, ammettendo cio\u00e8 che un\u2019azione sulla causa prima produce effetto a scadenza relativamente lunga, si ammette implicitamente che l\u2019azione del Governo deve agire anche direttamente sul fenomeno dei prezzi, escogitando rimedi che agiscano il pi\u00f9 possibile prontamente su di esso.<\/p><p>Infatti, il Governo ha deciso alcune misure miranti ad istituire un severo controllo dei prezzi. Il Comitato interministeriale ha dovuto affrontare, subito dopo il suo insediamento nella nuova composizione governativa, problemi che o erano rimasti in sospeso, o erano conseguenze di provvedimenti adottati in precedenza o, comunque, erano stati lasciati in eredit\u00e0 a rima obbligata dal precedente Governo. E le questioni da risolvere sono state esaminate con spirito restrittivo, ma obiettivo, non potendosi prolungare oltre uno stato di disagio e un marasma che rendevano inoperante una disciplina ed un controllo dei prezzi.<\/p><p>Abbiamo ritenuto doveroso affrontare alcuni problemi da tempo sospesi che ben sapevamo si sarebbero prestati a facile e superficiale critica, ma che il nostro senso di responsabilit\u00e0, al di sopra di ogni interesse elettoralistico, ci imponeva di affrontare decisamente e di risolvere decisamente, nell\u2019interesse obiettivo di una sana economia.<\/p><p>Sono ben noti i provvedimenti adottati nel settore agricolo, ed in particolare il parziale adeguamento al prezzo di costo del prezzo del grano, in ottemperanza \u2013 come abbiamo gi\u00e0 detto \u2013 ad una precedente decisione del Governo in materia di prezzi politici. \u00c8 bene qui ricordare che i prezzi attuali del pane non sono stati ancora allineati con l\u2019effettivo costo del grano del nuovo raccolto e di importazione e che \u00e8 rimasto a carico del bilancio dello Stato un onere ancora notevolmente elevato, il quale costituisce la preoccupazione del Ministero del tesoro.<\/p><p>In relazione al prezzo delle barbabietole, stabilito nel mese di marzo del corrente anno e degli aumentati costi di lavorazione, \u00e8 stato fissato il prezzo provvisorio dello zucchero della corrente campagna in lire 155 al chilogrammo. Allo scopo poi di rendere meno gravoso l\u2019aumento per il consumo diretto, il Comitato ha deciso di fissare in lire 120 al chilogrammo il prezzo dello zucchero destinato all\u2019alimentazione mediante tessera, facendo gravare la differenza rispetto al prezzo medio dello zucchero destinato agli usi non soggetti alla disciplina del tesseramento. L\u2019aumento per l\u2019alimentazione mediante tessera \u00e8 stato perci\u00f2 di lire 45 al chilogrammo, anzich\u00e9 di lire 80 come sarebbe risultato applicando il prezzo medio generale.<\/p><p>Nel settore dei prodotti industriali, si \u00e8 dovuto riconoscere, alla met\u00e0 di giugno del corrente anno, un aumento di lire 1.000 a tonnellata per il carbone di importazione, in relazione alle mutate condizioni di acquisto; aumento che \u00e8 stato contenuto in lire 500 a tonnellata per il carbone destinato alle officine da gas. In conseguenza di ci\u00f2, \u00e8 stato aggiornato il prezzo del coke, il che ha evitato un aumento del prezzo del gas.<\/p><p>L\u2019aumento del carbone era gi\u00e0 maturato fino dal maggio del corrente anno, in relazione al costo dei noli e al nuovo sistema di approvvigionamento del carbone attraverso l\u2019Ente approvvigionamento carboni, sistema questo che richiede un\u2019esposizione di capitali maggiore di quella che si aveva con il sistema delle vendite effettuate dall\u2019Ufficio centrale carboni.<\/p><p>\u00c8 opportuno ricordare che la valutazione del prezzo dei carboni \u00e8 stata fatta con il dollaro a 400 lire e che, in una prima fase, i prezzi stabiliti risultavano alquanto inferiori agli effettivi costi. Il favorevole andamento del mercato dei noli ha portato una riduzione nei costi del carbone, tanto da tranquillizzare su una stabilit\u00e0 dei prezzi interni per l\u2019immediato avvenire.<\/p><p>Nello stesso mese di giugno, si \u00e8 dovuto apportare un modesto aumento al prezzo dei carburanti e precisamente in ragione di lire quattro al litro per la benzina e di lire 2,50 al litro per il gasolio, sempre in relazione alle mutate condizioni di acquisto. Del resto anche questo aumento era gi\u00e0 maturato nel mese di maggio, in relazione ai maggiori costi all\u2019origine.<\/p><p>La valutazione dei prezzi dei carburanti \u00e8 stata mantenuta in lire 400 per dollaro, nonostante che la media dei prezzi risultasse allora superiore a detta cifra. Un sensibile ribasso nel corso del dollaro libero ha neutralizzato l\u2019aumento del corso ufficiale del dollaro, tanto che oggi la media tra il corso libero e quello ufficiale \u00e8 all\u2019incirca di lire 500 per dollaro ed \u00e8 quindi da ritenersi che non vi saranno ulteriori aumenti in questi prodotti.<\/p><p>La revisione dei prezzi dei concimi chimici si \u00e8 resa necessaria in relazione all\u2019aumento dei costi delle materie prime, del materiale di consumo e della mano d\u2019opera. Sar\u00e0 anzi opportuno tener presente che la fissazione del prezzo dei concimi vale per il periodo della campagna primaverile ed autunnale.<\/p><p>Sullo stesso piano va considerato il prezzo del carburo di calcio, prodotto che serve alla produzione dei concimi chimici, per la quale, peraltro, si \u00e8 ottenuta la parificazione del prezzo per tutte le stazioni franco destino a lire 65 al chilogrammo, in confronto ai prezzi di lire 41, 46, 51 al chilogrammo, che erano stati stabiliti nelle varie zone nell\u2019aprile del corrente anno.<\/p><p>Altro settore che ha richiesto una particolare sistemazione \u00e8 stato quello dei prodotti siderurgici, nel quale settore si era ormai affermata una completa indisciplina sia nei riguardi dei prezzi, sia nei riguardi dell\u2019obbligo della consegna del 60 per cento della produzione agli usi preferenziali per le amministrazioni di Stato. E proprio le aziende che in prevalenza sono dell\u2019I.R.I., sono state quelle che hanno fatto maggiori pressioni, in quanto le loro situazioni economiche richiedevano effettivamente un intervento in questo senso.<\/p><p>Per accelerare le consegne necessarie alla ricostruzione del Paese \u00e8 stato deciso, a titolo di esperimento, di creare due listini di prezzi: un listino ufficiale, per i prodotti siderurgici, circa il 60 per cento, destinati alle quote preferenziali; un listino dei prezzi liberi autocontrollati dall\u2019associazione di categoria, per i prodotti siderurgici destinati ad altri consumi.<\/p><p>Con tale provvedimento si \u00e8 inteso assicurare il regolare rifornimento per le quote preferenziali e nel contempo, attraverso gli impegni assunti dai produttori, di ottenere una riduzione nei prezzi della cosiddetta \u00abborsa nera\u00bb. L\u2019aumento dei prezzi, attuato il 27 agosto, per la quota preferenziale \u00e8 di circa il 25 per cento su quelli del maggio del corrente anno; mentre i prezzi della quota libera non dovrebbero superare del 20 per cento quelli ufficiali.<\/p><p>Naturalmente, oltre le ragioni su esposte, hanno contribuito alla revisione dei prezzi l\u2019aggiornamento del costo dei rottami, dei combustibili e della mano d\u2019opera. Come gi\u00e0 detto, la soluzione adottata ha carattere sperimentale. Il Comitato interministeriale dei prezzi \u00e8 deciso di adottare dei provvedimenti di controllo generale, nel caso che i risultati non corrispondessero alle aspettative.<\/p><p>In relazione alla nuova valutazione del cambio del dollaro, applicata alle materie prime impiegate nella fabbricazione dei pneumatici, si \u00e8 dovuto procedere all\u2019aggiornamento dei prezzi di vendita per questi prodotti, tenendo conto delle pure variazioni intervenute nei vari elementi di costo. L\u2019aumento in media \u00e8 stato del 30 per cento rispetto al febbraio 1947. In occasione di tale aumento \u00e8 stato disposto un recupero a favore dello Stato sulle giacenze fabbricate a costi inferiori, che ha fruttato alcune centinaia di milioni.<\/p><p>Il settore dei pubblici servizi era stato in passato particolarmente compresso in relazione ai princip\u00ee generali che ne informavano la revisione, senza tener conto delle adeguate quote per il rinnovamento degli impianti. Ci\u00f2 ha causato perdite ingenti da parte di numerose pubbliche amministrazioni, e in particolare di aziende comunali, le cui amministrazioni, appunto, all\u2019infuori di ogni colorazione politica, hanno costantemente fatto pressioni per un sollecito adeguamento.<\/p><p>Se criteri restrittivi potevano essere giustificati in un periodo di modesti aumenti dei materiali, essi potevano diventare deleteri in una fase di sensibili spostamenti e specialmente per la durata della loro applicazione. Gi\u00e0 il Governo in varie riprese s\u2019era espresso in senso favorevole alla abolizione dei prezzi politici, e tale principio ha trovato applicazione nell\u2019aggiornamento delle tariffe delle Ferrovie dello Stato, dei telegrafi e delle poste. Con tali nuovi criteri dovevano perci\u00f2 essere rivedute le tariffe dei servizi pubblici.<\/p><p>Prima del giugno del corrente anno sono stati aggiornati i prezzi del gas, in relazione agli aumenti intervenuti nei costi. E a tale proposito si ricorda che il Comitato decise di non concedere la retroattivit\u00e0 per l\u2019aumento del gas a Roma, consentito a fine luglio.<\/p><p>Con i nuovi criteri \u00e8 stata esaminata la situazione delle tariffe degli acquedotti ed \u00e8 stato concesso un aumento di circa il 50 per cento sulle tariffe del gennaio del corrente anno.<\/p><p>Con tale autorizzazione le tariffe degli acquedotti (nella quasi totalit\u00e0 di gestione comunale) presentano, secondo i casi, aumenti da dieci a quindici volte rispetto alla base 1942.<\/p><p>Per le tariffe dell\u2019energia elettrica la questione si presentava pi\u00f9 complessa, in quanto la precedente autorizzazione di aumenti era scaduta al 30 aprile corrente anno, senza che il Comitato avesse provveduto per una nuova decisione. I successivi rinvii avevano portato notevole perturbamento nelle aziende elettriche, che anche per assicurare l\u2019esecuzione di nuovi impianti, avevano bisogno di stabilire l\u2019equilibrio dei loro conti economici. Dopo numerose riunioni nelle quali il problema venne esaminato sotto tutti gli aspetti, \u00e8 stato deciso di raddoppiare le tariffe precedentemente consentite, autorizzando una maggiorazione fino a 1300 per le imprese elettriche dell\u2019Italia settentrionale e fino a 1500 per le altre imprese del Continente. Gli aumenti di cui sopra sono sempre riferiti ai prezzi bloccati del 1942, che praticamente risalgono al 1936, e in definitiva i nuovi prezzi sono pari a quattordici volte e, rispettivamente, a sedici volte il prezzo base del 1936. \u00c8 opportuno far presente che per gli utenti di energia ad usi industriali, i suddetti coefficienti sono di molto inferiori a quelli risultanti per altre fonti di energia, come carbone e carburanti in genere.<\/p><p>Il Comitato si \u00e8 preoccupato di salvaguardare le necessit\u00e0 degli utenti privati, per cui nello stesso provvedimento \u00e8 stato deciso l\u2019esonero dal nuovo aumento delle prime 30 Kwh annue per energia destinata all\u2019illuminazione privata.<\/p><p>Si \u00e8 fatto su questo dell\u2019ironia, ma ci stiamo avvedendo in questi giorni, dalle richieste e dalle pressioni che vengono da ogni parte d\u2019Italia, quanta importanza e quanto rilievo abbia questa esclusione che riguarda esercizi interi di alcune compagnie della nostra penisola. Il miglioramento concernente le tariffe dell\u2019energia elettrica \u00e8 stato collegato al formale impegno che le stesse aziende hanno assunto di portare a compimento i programmi dei nuovi importanti impianti per assicurare al Paese la necessaria disponibilit\u00e0 di energia elettrica e, insieme, un forte assorbimento diretto e indiretto di mano d\u2019opera. Non si esclude perci\u00f2 un riesame della decisione, nel caso che l\u2019esecuzione di tali impegni fosse di molto ritardata.<\/p><p>Per le stesse considerazioni \u00e8 stato apportato l\u2019aumento del 40 per cento sulle tariffe telefoniche urbane ed extraurbane, obbligando le societ\u00e0 concessionarie ad adeguare gli impianti per il soddisfacimento delle richieste dei nuovi utenti.<\/p><p>Nel settore dei trasporti ferrotramviari in concessione, il Comitato ha affermato il principio che le tariffe per persone e cose non potranno superare quelle decise per le ferrovie dello Stato.<\/p><p>Dall\u2019esame di quanto sopra risulta che, nel settore dei prezzi controllati, gli aumenti autorizzati sono contenuti al minimo indispensabile e sono dipendenti da valutazioni intervenute nella valutazione dei cambi e degli aumenti della mano d\u2019opera e delle materie prime, in gran parte di importazione.<\/p><p>La prima fase dell\u2019azione del Comitato, rivolta ad armonizzare i prezzi delle merci e dei servizi, che si trovavano sfasati rispetto alle nuove condizioni dell\u2019economia generale, pu\u00f2 considerarsi chiusa.<\/p><p>La nuova azione del Comitato si dovr\u00e0 indirizzare in avvenire a comprimere le punte dei prezzi di quelle merci, non ancora controllate, che hanno raggiunto dei limiti eccessivamente elevati.<\/p><p>Inoltre, compatibilmente con l\u2019andamento generale dei mercati, anche mondiali, e delle principali fonti di rifornimento, quest\u2019azione dovrebbe essere diretta verso una generale compressione.<\/p><p>Difatti non si \u00e8 voluto finora turbare eccessivamente l\u2019economia del Paese, in fase di delicato consolidamento, ma la constatazione di alcune anomalie intervenute in determinati settori, induce a un riesame della situazione, tanto pi\u00f9 che in altri Paesi sorgono voci autorevolissime per un ripristino del controllo dei prezzi, forse prematuramente abolito. Su tale piano devono essere considerate le disposizioni impartite ai Comitati provinciali dei prezzi, con invito a provvedere alla regolamentazione dei prezzi di vendita nelle rispettive provincie, e a esercitare il massimo controllo per il rispetto dei prezzi stabiliti.<\/p><p>Ancora un provvedimento che viene incontro anche ad una osservazione fatta test\u00e9 dall\u2019onorevole Morandi, \u00e8 quello relativo alla istituzione del Corpo dei periti accertatori, i quali dovranno appunto appurare nelle aziende i prezzi di costo e la situazione economica delle varie industrie. \u00c8 fermo proposito del Governo di dare ampia applicazione alle norme contenute nel decreto ed \u00e8 bene che gli speculatori sappiano tale intendimento, per regolare la loro azione con le direttive generali che saranno applicate in tutti i settori.<\/p><p>Non voglio poi dilungarmi sul tema speculazione, perch\u00e9 l\u2019onorevole Nenni ha dato atto al Governo delle ferme intenzioni con cui la lotta \u00e8 stata intrapresa e dei risultati conseguiti, che, aggiungo, non sono disprezzabili, dato il limitato periodo di tempo avuto a disposizione e considerate tutte le difficolt\u00e0.<\/p><p>Da quanto esposto ritengo possa dedursi che il Governo non ha scientemente trascurato alcun possibile mezzo per agire sulla causa dell\u2019ascesa dei prezzi. \u00c8 chiaro tuttavia che un ulteriore miglioramento della situazione \u00e8 essenzialmente connesso all\u2019intensificazione dell\u2019azione intrapresa, che ha di mira l\u2019obiettivo fondamentale dell\u2019aumento della produzione. Nei confronti dello scorso anno tale aumento si \u00e8 indubbiamente realizzato, ma in misura inferiore alle aspettative per l\u2019ancora insufficiente disponibilit\u00e0 di materie prime, di valuta pregiata, di capitale e di energia elettrica e termica.<\/p><p>Orbene, noi dovremo continuare a spingere la produzione verso quote sempre pi\u00f9 alte mediante l\u2019importazione di maggiori quantitativi di materie prime, mediante la riduzione dei costi, il perfezionamento e il rimodernamento dell\u2019attrezzatura industriale, ed infine, oserei dire, con una maggiore e pi\u00f9 ordinata produttivit\u00e0 delle maestranze. Quale cammino abbia percorso l\u2019attuale Governo per un raggiungimento dello scopo fondamentale dell\u2019aumento della produzione, \u00e8 illustrato dai seguenti dati di fatto.<\/p><p>Nel gennaio e nel febbraio del 1947 l\u2019attivit\u00e0 dell\u2019industria italiana ha raggiunto il livello pi\u00f9 basso dell\u2019anno, avendo toccato il livello minimo il numero indice 43-42, fatto 100 quello del 1938, dopo la diminuzione che ebbe inizio nell\u2019ottobre dello scorso anno. In quei mesi la produzione industriale fu quasi eguale nel suo complesso a quella dell\u2019aprile del 1946. Ma bisogna considerare che nella primavera dello scorso anno si risentivano ancora gli effetti della grave situazione che domin\u00f2 per quasi tutto l\u2019anno 1945 l\u2019industria italiana, come conseguenza diretta del conflitto. Sono note le cause fondamentali che dettero luogo ad una diminuzione del ritmo produttivo dello scorso autunno e dell\u2019inverno: diminuita disponibilit\u00e0 dell\u2019energia elettrica e di combustibile, materie prime fondamentali insufficienti ai fabbisogni, diminuzione delle esportazioni, originata dall\u2019aumento dei costi e dal riapparire sui mercati mondiali della produzione di alcuni Paesi concorrenti.<\/p><p>La diminuita esportazione fu origine a sua volta di un ulteriore aumento dei costi, e si manifest\u00f2 come causa concomitante dell\u2019aumento dei salari e del prezzo delle materie prime fondamentali importate. Cominciava anche a risentirsi nei primi mesi dell\u2019anno in corso la diminuzione degli arrivi del rifornimento U.N.R.R.A., che a partire dal secondo trimestre 1946 aveva dato un considerevole contributo all\u2019economia italiana ed all\u2019industria in particolare. A partire dal marzo 1947, la maggiore disponibilit\u00e0 di energia elettrica e pi\u00f9 abbondanti arrivi di carbone dall\u2019America, e in minor misura da altre fonti, dettero un forte impulso all\u2019aumento della produzione industriale, cosicch\u00e9 il numero indice pass\u00f2 da 47 nel marzo a 52 nell\u2019aprile ed a 61 nel maggio, raggiungendo cos\u00ec in tal mese il livello pi\u00f9 elevato dopo la fine del conflitto.<\/p><p>Parametro fondamentale che regola la produzione industriale italiana \u00e8, come \u00e8 noto, il carbone: talch\u00e9 si \u00e8 potuto constatare in questi ultimi tempi, quando si sono verificate notevoli discontinuit\u00e0 nei rifornimenti e quando il fenomeno era macroscopicamente rilevabile, una quasi proporzionalit\u00e0 fra disponibilit\u00e0 di carbone, indice della produzione e occupazione operaia. Ecco perch\u00e9 nel mese di giugno, quando il Governo port\u00f2 in causa il problema del necessario rifornimento di carbone, fu da noi considerato come uno degli obiettivi fondamentali nonostante che in quel periodo si manifestassero serie difficolt\u00e0 non solo di carattere valutario ma anche di trasporto dall\u2019America in Italia e da porti italiani ai luoghi di consumo. Tali difficolt\u00e0 si sono volute superare e si sono superate.<\/p><p>Nei mesi di giugno, luglio e agosto, infatti le importazioni di carbone si sono aggirate, poco pi\u00f9 poco meno, intorno al milione di tonnellate. Nel mese di giugno la cifra del milione di tonnellate mensili, che da tempo costituiva una specie di limite alle pi\u00f9 ardite aspirazioni, \u00e8 stata superata di cento mila tonnellate circa. Complessivamente, nel trimestre giugno, luglio, agosto, si sono importati 2.940.000 tonnellate contro 1.545.000 tonnellate del corrispondente periodo del 1946.<\/p><p>L\u2019aumento \u00e8 stato quindi del cento per cento, circa. Contemporaneamente nulla si \u00e8 trascurato per aumentare al massimo possibile la produzione dei combustibili nazionali: carbone sardo e ligniti; per quanto \u00e8 noto che, specie per il primo, difficolt\u00e0 di ordine tecnico non consentono di spingere la produzione al di l\u00e0 di certi limiti. Nello stesso periodo considerato, la produzione di carbone sardo \u00e8 stata di 318 mila tonnellate contro 276 mila nello stesso periodo del 1946, con un aumento del 20 per cento. Non \u00e8 molto, ma le miniere sarde non possono dare per il momento molto di pi\u00f9, almeno fino a quando non sar\u00e0 possibile attivare altre miniere secondo un programma elaborato in tutti i suoi particolari e che prevede di triplicare nei prossimi tre anni la produzione. La situazione del carbone \u00e8 da considerare ora con una certa tranquillit\u00e0 e \u2013 a meno che non intervengano perturbamenti estranei alle nostre possibilit\u00e0 come gli scioperi nei luoghi di origine \u2013 ci consente di prevedere per il prossimo mese di ottobre una distribuzione di oltre un milione di tonnellate fra carbone d\u2019importazione e nazionale; e per i prossimi mesi invernali, l\u2019assegnazione, per la prima volta dopo il conflitto, di combustibile per il riscaldamento domestico. Provvedimenti atti a far pervenire ai consumatori un idoneo tipo di combustibile sono ora allo studio, mentre \u00e8 stato deciso un aumento del potere calorifico del gas da 3200 a 3500 calorie e di sbloccare l\u2019orario di erogazione. Una nota difficolt\u00e0, particolarmente sentita al presente e che ci lascia molto perplessi, \u00e8 portata dalla ricerca dei mezzi valutari occorrenti per l\u2019acquisto e per il trasporto di quasi 9 decimi dell\u2019intero quantitativo dall\u2019America, trasporto che richiede 9 dollari per tonnellata. Ma ci\u00f2 costituisce una difficolt\u00e0 di carattere generale che incide nel complesso dei rifornimenti dei materiali basilari per l\u2019economia del Paese, compresi i prodotti alimentari. D\u2019altra parte i rifornimenti che ci pervengono dagli Stati Uniti, a titolo gratuito, sotto forma di aiuti post-U.N.R.R.A., alleviano sensibilmente questa condizione di disagio.<\/p><p>Incidentalmente, aggiungo che il problema di un conveniente rifornimento di carbone \u00e8 problema non soltanto italiano, ma europeo: a Parigi, durante le discussioni che si sono avute per il Piano Marshall, questo problema, la cui soluzione \u00e8 per la nostra economia di capitale importanza, perch\u00e9 consentirebbe di ridurre notevolmente la spesa in valuta pregiata per il rifornimento di combustibile che ci \u00e8 necessario, \u00e8 stato ampiamente esaminato. Una maggiore produzione di carbone europeo ed un auspicabile spirito di collaborazione tra i paesi europei potranno risolvere, a non troppo breve scadenza per\u00f2, questo importantissimo problema che domina la nostra produzione e la nostra economia.<\/p><p>Altra fonte di energia alla quale \u00e8 strettamente legata la nostra produzione \u00e8 l\u2019energia elettrica. La stagione \u00e8 da alcuni anni ormai eccezionalmente avversa, ma la produzione, confrontando periodi annuali corrispondenti, \u00e8 in aumento. La produzione del trimestre giugno-agosto \u00e8 stata di 5 miliardi e 283 milioni di Kwh, contro 4 miliardi 159 milioni prodotti nello stesso periodo dello scorso anno. L\u2019aumento \u00e8 stato quindi del 27 per cento. Purtroppo, alle deficienze idrologiche, si devono aggiungere quelle dovute alla mancata costruzione di impianti elettrici nel periodo bellico ed in quello immediatamente post-bellico, aggravate dal fatto che i consumi di energia elettrica sono notevolmente aumentati e non sono oramai pi\u00f9 soddisfatti da una produzione che ha gi\u00e0 raggiunto il livello prebellico.<\/p><p>Il problema di disporre di adeguati quantitativi di energia per far fronte alle richieste in continuo aumento non pu\u00f2 essere risolto che in una sola direzione: intensificare la costruzione di nuove centrali e di nuovi serbatoi. I programmi esistono e le buone intenzioni anche; cos\u00ec, negli scorsi mesi, superando notevoli difficolt\u00e0 collegate in gran parte alla scarsa disponibilit\u00e0 di materie prime, si \u00e8 dato inizio ad importanti lavori idroelettrici, che gli industriali elettrici si sono formalmente impegnati di proseguire. Gli aumenti delle tariffe sono stati concessi anche, come gi\u00e0 rilevato, per questo impegno, e noi non esiteremmo a rivedere la situazione delle tariffe accordate se questo impegno non dovesse essere mantenuto.<\/p><p>Naturalmente i finanziamenti esteri, necessari in tutti i settori, ma soprattutto in questo, potrebbero, se concessi tempestivamente, contribuire potentemente alla soluzione di questo altro problema, che costituisce un altro assillo ad ogni ritorno della stagione invernale.<\/p><p>Basti rilevare che, per il raggiungimento del potenziale di 40 miliardi di Kwh, che costituisce la unit\u00e0 prefissaci, occorrono oltre mille miliardi di lire.<\/p><p>I prodotti petroliferi costituiscono una altra fonte di risorse energetiche di grande importanza. L\u2019approvvigionamento e la distribuzione dei quali, nonostante le difficolt\u00e0 che si devono quotidianamente superare, hanno avuto, in questi ultimi mesi, un andamento soddisfacente, soprattutto quando si consideri che la richiesta di essi non solo ha superato notevolmente quella dello scorso anno, ma per il gasolio e gli olii combustibili \u00e8 maggiore financo di quella prebellica. I consumi medi mensili di benzina, petrolio, gasolio ed olii combustibili sono stati, rispettivamente, nel primo semestre del 1947 di 29.801 tonnellate, 12.457 tonnellate, 32.718 tonnellate e 134.252 tonnellate e, percentualmente, rispetto a quelle del 1938: 83,2 per cento, 83,8 per cento, 148,5 per cento e 161,50 per cento. Sono notevolmente aumentati, come si vede, i consumi di gasolio e di ol\u00ec combustibili a causa delle maggiori richieste dei mezzi di trasporto su strada azionati con motori a gasolio, dell\u2019agricoltura e degli impianti industriali. Questi ultimi hanno trasformato molti impianti di combustione dall\u2019alimentazione a carbone a quella ad olio combustibile.<\/p><p>Nei recenti mesi i prodotti petroliferi distribuiti hanno raggiunto livelli ancora pi\u00f9 alti di quelli del primo semestre in relazione alle aumentate esigenze ed all\u2019incremento della produzione industriale, per cui oggi si distribuisce per la benzina 1\u201983 per cento, per il petrolio il 133 per cento, per il gasolio il 215 per cento e per l\u2019olio combustibile oltre il 200 per cento di quanto si distribuiva nel 1938.<\/p><p>Nel soddisfacimento del fabbisogno di codesti prodotti si rileva quindi un progressivo miglioramento e si comprende quale sforzo organizzativo e tecnico si deve compiere in questo settore per superare le difficolt\u00e0 di carattere valutario e quelle collegate ai trasporti ed allo stesso reperimento dei prodotti petroliferi sui mercati mondiali. La produzione delle raffinerie italiane ha portato, dalla fine dello scorso anno, un contributo apprezzabile per ogni fabbisogno di prodotti finiti petroliferi, contributo che \u00e8 in continuo miglioramento e consente di risparmiare valuta pregiata.<\/p><p>La produzione delle nostre raffinerie, che nel trimestre giugno-agosto \u00e8 stata di 336.310 tonnellate di prodotti lavorati, ha raggiunto cos\u00ec il 75 per cento del livello della produzione del 1938. Nel complesso si pu\u00f2 affermare che la situazione energetica del Paese nel secondo trimestre dell\u2019anno e, pi\u00f9 ancora nel terzo trimestre, \u00e8 andata progressivamente migliorando ed ha contribuito fortemente allo sviluppo del ritmo della produzione industriale. L\u2019inverno, non molto lontano, porter\u00e0 inevitabilmente minori disponibilit\u00e0 di energia elettrica, ma le restrizioni che si prospettano fino ad ora saranno attenuate da disponibilit\u00e0 pi\u00f9 adeguate al fabbisogno di carbone e di combustibili liquidi e da una pi\u00f9 oculata distribuzione. Il miglioramento della situazione energetica ha avuto \u2013 come \u00e8 stato detto \u2013 immediati riflessi sul livello della produzione industriale il cui indice generale, riferito alla media del 1939 fatta uguale a 100, che era disceso a 42 nel mese di febbraio, si \u00e8 elevato a 61 nel mese di maggio ed a 68 in quello di giugno. Non sono stati ancora calcolati gli indici per i mesi di luglio e di agosto, ma valutazioni approssimative indicano che in questo periodo l\u2019indice \u00e8 salito a 72-75 per cento rispetto alla media dello stesso periodo dello scorso anno: si ha quindi un miglioramento di oltre 20 punti, e ci\u00f2 costituisce un risultato veramente apprezzabile, quando si considerino le difficolt\u00e0 di tutti i generi che l\u2019industria italiana e gli organi di Governo hanno dovuto affrontare.<\/p><p>A questa migliorata situazione ha contribuito la produzione dell\u2019acciaio che \u00e8 stata, nel bimestre giugno-luglio, di 329.516 tonnellate contro 215.381 tonnellate nel corrispondente periodo del 1946 (aumento 53 per cento); della ghisa: tonnellate 80.337 contro 48.251 (aumento 67 per cento); del cemento: tonnellate 592.000 conto 337.000 (aumento 79 per cento); dei tessili artificiali (aumento del cento per cento); della soda; dei prodotti chimici; dei fertilizzanti.<\/p><p>Le autovetture prodotte nello stesso periodo sono state 4.516 contro 1.697 (aumento 165 per cento); gli autocarri 3.418 contro 2.980 (aumento 15 per cento); i pneumatici 165.557 contro 120.620 (aumento 38 percento).<\/p><p>L\u2019industria tessile ha conservato, nel trimestre maggio-luglio, un\u2019attivit\u00e0 produttiva all\u2019incirca uguale a quella del corrispondente periodo del 1946, durante il quale questo settore industriale lavor\u00f2 a pieno ritmo. Precisamente, durante i mesi di maggio, giugno, luglio, il cotone entrato in mischia nella filatura ammont\u00f2 a 43.665.338 chilogrammi, col quale si produssero 38.678.109 chilogrammi di filati. 13.000.000 di chilogrammi di filati furono consumati come tali all\u2019interno o destinati all\u2019esportazione; i rimanenti furono impiegati nella tessitura che ha prodotto, nello stesso periodo, 22.000.000 di chilogrammi circa di tessuti, cio\u00e8 una produzione corrispondente all\u2019incirca alla capacit\u00e0 di trasformazione dei normali anni pre-bellici,<\/p><p>E qui ritengo necessario accennare alla produzione dei tessili U.N.R.R.A., che per il suo considerevole volume non potr\u00e0 non esercitare, quando sar\u00e0 immessa al consumo nella sua totalit\u00e0, un benefico influsso. \u00c8 da notare che di recente vi sono state alcune polemiche della stampa, molto precipitose nella forma e nella sostanza, che volevano criticare dei provvedimenti presi da noi, nel senso di migliorare l\u2019amministrazione dell\u2019U.N.R.R.A. tessile e di completare la sua attrezzatura interna. Il programma prevede, come \u00e8 noto, l\u2019allestimento di tessuti di cotone, lana, matasse per maglierie, ecc. ed un limitato quantitativo di scarpe. Senza dilungarci in questa descrizione, preciso che, nel complesso, dal programma del cotone dovranno essere ricavati 150 milioni di metri di tessuti. Il programma del cotone \u00e8 gi\u00e0 a buon punto: oltre una met\u00e0 \u00e8 stato distribuito ed attualmente \u00e8 in corso la distribuzione proprio nella provincia di Roma. Il programma della lana \u00e8 in ritardo, in quanto \u00e8 stato pi\u00f9 difficile fare la cernita della produzione e la distribuzione alle industrie, le quali hanno assunto l\u2019impegno di mettere a disposizione per queste lavorazioni il 30 per cento del loro potenziale.<\/p><p>Ma nel complesso, data la nuova organizzazione, che \u00e8 stata completata pi\u00f9 snella, pi\u00f9 agile, pi\u00f9 efficace nei suoi controlli e nel suo funzionamento, noi riteniamo di poter affrettare, accelerare il programma U.N.R.R.A., sicch\u00e9 anche la distribuzione di tutto il quantitativo della lana, che ammonta a circa 38 milioni di metri, possa essere distribuito ancora nella prossima primavera.<\/p><p>Dai dati in precedenza esposti si \u00e8 rilevato come un notevole aumento della produzione si \u00e8 quindi avuto ed in alcuni settori esso \u00e8 stato di entit\u00e0 considerevole. Purtroppo per\u00f2 alle migliorate condizioni di produzione e alla diminuzione dei costi unitari conseguente all\u2019aumento del volume della produzione non ha fatto finora riscontro una generale e decisa diminuzione dei prezzi. E ci\u00f2, a mio parere, perch\u00e9 il benefico risultato \u00e8 stato pi\u00f9 che neutralizzato, assorbito da quel complesso di cause agenti in senso contrario, gi\u00e0 citate.<\/p><p>Vi \u00e8 infine un\u2019ultima causa a cui voglio accennare, ed \u00e8 quella dell\u2019aumento di taluni consumi. Questi difatti, se nel loro complesso sono notevolmente inferiori a quelli prebellici, in alcuni settori, in ispecie quelli voluttuari, e per alcuni strati della popolazione, sono aumentati, come si rileva da una recente pregevole pubblicazione del professore Albertani.<\/p><p>Quando affermo ci\u00f2 non vorrei essere frainteso, perch\u00e9 \u00e8 noto che il tenore di vita del popolo italiano si \u00e8 nel suo complesso fortemente abbassato, ma intendo dire che la corsa ai consumi in determinati settori ed in casi ben definiti ha sottratto beni e capitali che avrebbero dovuti essere destinati a scopi ben pi\u00f9 produttivi. Questo ha influito, e non poco, sulla formazione del risparmio che non aumentando come sarebbe stato logico, \u00e8 stato causa non ultima dell\u2019attuale critica situazione creditizia.<\/p><p>Da alcuni \u00e8 stato fatto osservare che non vi \u00e8 ora uomo politico in Italia in grado di convincere alcune categorie di italiani a ridurre certi determinati consumi. \u00c8 una affermazione che ha il suo sfondo di verit\u00e0, specialmente quando si tenga conto di quella ben nota atmosfera psicologica che si determina in tutti i Paesi del mondo e in tutti i dopoguerra; ma non voglio essere cos\u00ec pessimista; affermo che \u00e8 solo una questione di tempo e di convinzione. Che nella attuale condizione non vi sia Governo o uomo politico o partito che sia in grado di modificare radicalmente la situazione nel volgere di poche settimane o di due o tre mesi, questo credo fermamente; ma il problema che si prospetta \u00e8 quello di agire gradualmente col metodo, di convincere i riottosi con la ragione, con la forza della legge se \u00e8 necessario. Occorre che quei ben individuati strati della popolazione che mostrano preferire ad un oculato risparmio un incremento di consumi voluttuari, comincino a considerare che finanche nei Paesi vincitori, sia ad economia liberistica che vincolistica, esiste tuttora una notevole contrazione dei consumi rispetto ai livelli prebellici.<\/p><p>Per raggiungere l\u2019obiettivo di una maggiore, migliore e pi\u00f9 economica produzione, occorre infine essenzialmente che continui l\u2019afflusso dall\u2019estero di capitali e di beni strumentali senza cui nessun progresso potrebbe essere realistico.<\/p><p>Cessati o quasi i generosi aiuti finora erogatici, tale afflusso \u00e8 subordinato all\u2019ottenimento del credito.<\/p><p>Abbiamo e continueremo ad avere per lungo tempo assoluto bisogno di credito ed il credito si concede quando si ha fiducia nella solvibilit\u00e0 di chi lo riceve.<\/p><p>Il Governo si \u00e8 sforzato in questi ultimi tempi di rinforzare all\u2019estero la fiducia sulla capacit\u00e0 del popolo italiano e sulla buona volont\u00e0 di lavoro dello stesso, si \u00e8 avvalso senza preconcetti ideologici di uomini che, bisogna riconoscerlo, hanno saputo assolvere il compito loro affidato con dignit\u00e0 ed alta capacit\u00e0 tecnica; ma non si pu\u00f2 costruire faticosamente da una parte e scalzare il terreno dall\u2019altra.<\/p><p>Qui \u00e8 bene affermare che le agitazioni permanenti non sono certo i mezzi pi\u00f9 idonei per ottenere beni dall\u2019estero&#8230;<\/p><p><em>Una voce a sinistra.<\/em> Ma dove sono?<\/p><p>TOGNI, <em>Ministro dell\u2019industria e commercio.<\/em> &#8230;beni che possono venire dall\u2019Occidente come dall\u2019Oriente.<\/p><p>La partecipazione italiana alla compitazione del piano Marshall a Parigi, dove l\u2019Italia \u00e8 stata accolta per la prima volta in un consesso internazionale a parit\u00e0 di condizioni, le trattative condotte a buon fine con l\u2019<em>Export Import Bank<\/em>, il lavoro con la Banca Internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo, il prestito canadese e quello argentino, costituiscono la trama di un lavoro che non deve essere interrotto da agitazioni inconsulte e da critiche che troppo sovente&#8230; (<em>Interruzione del deputato Di Vittorio \u2013 Applausi al centro<\/em>) &#8230;sfruttano il motivo dell\u2019indipendenza economica e politica del nostro Paese e quello della dignit\u00e0 nazionale perch\u00e9 possano credersi del tutto disinteressate o obiettive.<\/p><p>Quasi tutti i paesi d\u2019Europa, la Francia, la stessa Inghilterra hanno immediato bisogno dell\u2019aiuto esterno: l\u2019Italia ha bisogni ancora pi\u00f9 urgenti ed ha bisogno di aumentare la sua produzione industriale ed agricola per dare un tenore di vita pi\u00f9 degno ai suoi figli e per risanare le ferite di una guerra eccezionalmente rovinosa.<\/p><p>Solo a questa condizione potremo ritrovare la nostra salvezza ed un relativo benessere; ma tutto \u00e8 subordinato ad un maggiore sforzo produttivo, ad una situazione di maggiore stabilit\u00e0 politica e sociale e ad un concorso dello spirito di sacrificio, che mostrino un\u2019Italia conscia delle difficolt\u00e0 che deve ancora superare, ma decisa a ritrovare la sua via ed a riconquistare quella posizione che la storia e la civilt\u00e0 le hanno assegnato. (<em>Commenti a sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>L\u2019onorevole Saragat, fra gli altri oratori, ha parlato della necessit\u00e0 di una pianificazione, con riferimento in modo particolare al cosiddetto piano Marshall.<\/p><p>Ora, questo rilievo necessita di maggiore chiarezza, perch\u00e9 noi siamo perfettamente d\u2019accordo sulla necessit\u00e0 di orientare la politica economica del nostro Paese e, in particolare, la politica industriale che ne \u00e8 l\u2019elemento prevalente, in relazione ad un ordine di priorit\u00e0, di necessit\u00e0, di possibilit\u00e0 e di interesse generale. Ma ritengo molto difficile nella sua realizzazione e dubbia nella sua utilit\u00e0 una pianificazione nel senso stretto della parola, la quale presuppone un\u2019organizzazione amministrativa nelle varie fasi di controllo, di distribuzione, di repressione, di interventi in genere, che il nostro Paese non ha e per la quale esiste, direi, una naturale intolleranza del nostro popolo, come dimostrano tutti gli esperimenti&#8230;<\/p><p>PASTORE RAFFAELE. Sono gli industriali che non vogliono il controllo! (<em>Commenti<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>TOGNI, <em>Ministro dell\u2019industria e commercio.<\/em> &#8230;che sono stati fatti nel periodo fascista e in quello post-bellico. Ma, soprattutto, una pianificazione intesa in tale stretto senso presuppone una sicurezza ed una regolarit\u00e0 di rifornimenti di materie prime e di capitali che noi siamo ben lungi dall\u2019avere.<\/p><p>D\u2019altra parte, ogni popolo deve tener conto delle caratteristiche particolari delle proprie attitudini: attitudine fondamentale del popolo italiano \u00e8 quella dell\u2019iniziativa, intimamente connessa ad un deciso senso di individualit\u00e0.<\/p><p>E qui mi sia consentito ricordare come i produttori in genere del nostro Paese hanno, in pi\u00f9 di un caso e indipendentemente da qualsiasi pur lodevole tentativo dirigistico dei Governi, fatto risorgere industrie, negozi ed attivit\u00e0 in genere con mezzi di fortuna, spesso con risorse e possibilit\u00e0 minime, sempre con una gran fede e una grande sicurezza nei risultati dei loro sforzi. (<em>Interruzioni a sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>I Ministri che mi hanno preceduto, l\u2019onorevole Gronchi che ha dovuto creare <em>ex novo<\/em> il Ministero dell\u2019industria e commercio, e l\u2019onorevole Morandi, che, con tanta passione, ne ha consolidato la rinascente struttura, possono per primi testimoniare come al di sopra e al di fuori di ogni intervento e, molto spesso, di ogni aiuto, l\u2019industria e il commercio italiani hanno trovato nella propria capacit\u00e0 e nella propria fede quelle risorse che hanno consentito una cos\u00ec rilevante rinascita che, \u00e8 doveroso affermare, ha meravigliato gli stessi ambienti europei. (<em>Vivi applausi al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>N\u00e9 vuole significare questo una condanna di principio verso la pianificazione integrale o, tanto meno, un inno al liberismo economico; ma soltanto un doveroso riconoscimento di quel sano interventismo economico, l\u00e0, dove e quando, nella diversit\u00e0 dei settori e nella successione dei tempi, esso si manifesti necessario.<\/p><p>Le condizioni attuali non consentono infatti di scegliere decisamente fra una forma di economia puramente liberista o una forma di economia puramente controllata; ma richiedono invece una estrema oculatezza che consenta di adeguare la nostra condotta alle mutevoli vicende dell\u2019economia mondiale, traendo profitto dalle congiunture favorevoli.<\/p><p>La nostra politica economica deve essere quindi soprattutto vigilante e, se mi fosse concesso un paragone che mi sembra calzante, vorrei dire che, nel campo economico, ci si dovrebbe orientare verso qualche cosa di analogo a quanto dai pi\u00f9 si ritiene necessario nel campo politico, nel quale le libert\u00e0 non debbono essere lasciate abbandonate a se stesse, bens\u00ec vigilate e difese. (<em>Rumori a sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>L\u2019intervento dello Stato quale organo regolatore della economia di un Paese deve manifestarsi tutte quelle volte che \u00e8 richiesto per difendere l\u2019economia da quei fenomeni patologici come monopoli, oligopoli, superdimensioni industriali, tutte le volte che essi si manifestano. In questo \u00e8 la differenza tra l\u2019indirizzo che ritengo pi\u00f9 opportuno e quell\u2019altro indirizzo, ormai sorpassato per ammissione dei pi\u00f9, del liberismo dottrinario antico.<\/p><p>Abbiamo detto \u2013 e ci piace ripetere \u2013 che la nostra politica economica vuole essere una politica produttivistica, vale a dire orientata nel senso di facilitare la produzione e gli scambi in ogni loro forma e possibilit\u00e0, sia col rimuovere gli ostacoli di ogni genere che, soprattutto in questi difficili tempi, si frappongono alle iniziative e alle attivit\u00e0 in genere, sia intervenendo, nei limiti del possibile, e soprattutto con la maggiore celerit\u00e0, per i rifornimenti delle indispensabili materie prime, e ancora preoccupandoci in modo concreto ed efficace delle difficolt\u00e0 di ordine finanziario che colpiscono le imprese produttrici, anche economicamente sane.<\/p><p>In merito \u00e8 anzi di particolare attualit\u00e0 il problema del credito alle industrie, che il Governo ha parzialmente affrontato e che non dubito il Governo ulteriormente dovr\u00e0 esaminare, preoccupato com\u2019\u00e8 di mantenere intatto e anzi, di nulla trascurare per integrare il potenziale produttivo del nostro Paese.<\/p><p>Il mio Ministero che segue, com\u2019\u00e8 suo stretto dovere, le possibilit\u00e0 industriali della nostra economia, non mancher\u00e0 di porre ogni sua iniziativa e interessamento anche alla soluzione di questo problema.<\/p><p>E in questa preoccupazione non pu\u00f2 non trovare una parte che direi prevalente il gruppo I.R.I., che non \u00e8, egregio onorevole Morandi, un frutto di stagione, perch\u00e9 la situazione dell\u2019I.R.I. si va maturando da molto tempo. (<em>Interruzione a sinistra<\/em>)<em>.<\/em> E, seppure oggi siamo arrivati al momento critico, noi possiamo assicurare che il Governo \u00e8 seriamente intenzionato a risolvere il problema dell\u2019I.R.I., del quale noi siamo i primi ad essere preoccupati. (<em>Commenti a sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p><em>Una voce a sinistra.<\/em> Ci pensa l\u2019associazione degli industriali a risolverlo!<\/p><p>TOGNI, <em>Ministro dell\u2019industria e commercio.<\/em> Ma su questo il Governo far\u00e0, nel corso della discussione, ulteriori e pi\u00f9 complete dichiarazioni. L\u2019importanza di questo gruppo, anche agli effetti di quel sano e opportuno intervento dello Stato in determinati settori della produzione, non ha bisogno di essere sottolineata in modo particolare. Unanime il riconoscimento e unanime, posso affermare, l\u2019intenzione del Governo di fare ogni possibile sforzo per realizzare il risanamento e il potenziamento del gruppo stesso e delle sue aziende che, non va dimenticato, rappresentano una risorsa vitale per un numero notevole di tecnici e operai. Lungi il concetto ormai di un\u2019economia intesa in senso stretto, l\u2019azione di tutela dello Stato e dei suoi organi deve svilupparsi appunto anche nel senso che potremmo definire sociale, e cio\u00e8 di salvezza delle iniziative ancora economicamente sane. (<em>Approvazioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>L\u2019economia del nostro Paese pu\u00f2 dirsi ora passata da una fase transitoria ad una fase di consolidamento, e forse le critiche, i dubbi e le preoccupazioni che si stanno sviluppando sono proprio una dimostrazione di questa fase di crescenza dell\u2019industria italiana e, diremmo, di consolidamento. Molto \u00e8 stato fatto; molto, per\u00f2, resta ancora da fare. Doverosamente riconosciamo il merito, dai capi ai gregari, che sempre pi\u00f9 compresi dell\u2019importanza della loro funzione, aumentano e armonizzano i loro sforzi, per aumentare e migliorare la produzione dei prodotti italiani, di questi prodotti, che oggi gi\u00e0 si vanno affermando in tutto il mondo, che vengono apprezzati e che certamente un giorno potranno in gran copia affermarsi nei mercati del mondo. Diamo atto di questa volont\u00e0, di questa fede: elementi sicuri di successo, che tendono al potenziamento della nostra economia in funzione sociale.<\/p><p>Noi seguiamo questo sforzo, lo fiancheggiamo, senza frasi o discorsi altisonanti, senza provvedimenti ad effetto, ma cercando realisticamente di facilitare lo sforzo e di spianare la strada. Contro ogni difficolt\u00e0 noi proseguiremo in questo compito finch\u00e9 la vostra fiducia non ci verr\u00e0 meno. Sentiamo in questo di essere affiancati, direi di essere all\u2019unisono, con tutte le categorie, dagli industriali ai dirigenti, agli operai, alle maestranze, le quali sentono, effettivamente sentono (<em>Interruzioni a sinistra<\/em>) come hanno gi\u00e0 in altri momenti sentito col loro sacrificio&#8230;<\/p><p><em>Una voce a sinistra.<\/em> Ci parli dei consigli di gestione!<\/p><p>TOGNI, <em>Ministro dell\u2019industria e commercio.<\/em> &#8230;sacrificio diretto, l\u2019importanza delle aziende, l\u2019importanza del loro lavoro, l\u2019importanza del sacrificio ch\u2019essi compiono. Essi soprattutto, uniti in un grande sforzo, si sono resi conto che la salvezza delle industrie e dell\u2019economia nazionale \u00e8 la salvezza del loro lavoro e del loro pane ed \u00e8 effettivamente l\u2019unico elemento per l\u2019indipendenza del nostro Paese! (<em>Vivi applausi al centro e a destra \u2013 Molte congratulazioni<\/em>)<em>. <\/em><\/p><p>PRESIDENTE. \u00c8 iscritto a parlare l\u2019onorevole Corbino. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>CORBINO. La discussione che si svolge in questa Assemblea fin dalla settimana scorsa ha, a mio giudizio, una importanza che supera quella che potrebbe collegarsi con la sorte di un Ministero.<\/p><p>L\u2019iniziativa dei colleghi di parte socialista, di parte comunista, del Gruppo del Partito socialista dei lavoratori italiani, di porre il problema della fiducia o della sfiducia nel Governo presso l\u2019Assemblea, \u00e8 servita infatti a spalancare un po\u2019 le finestre della nostra Aula e farvi entrare l\u2019eco di tutto ci\u00f2 che, nel settore politico e nel settore economico, accade un po\u2019 fuori dell\u2019Aula, nel Paese, fuori del Paese in Europa, fuori dell\u2019Europa in tutti gli altri continenti.<\/p><p>Il mio temperamento, notoriamente ottimista, mi accompagna anche in questa occasione, perch\u00e9 l\u00e0 dove gli altri vedono segni di turbamento, segni di perplessit\u00e0 per chiss\u00e0 quali tempeste dovranno ancora venire, io vedo segni di guarigione.<\/p><p>S\u00ec, segni di guarigione, colleghi (<em>Interruzione del deputato Scoccimarro<\/em>), perch\u00e9 l\u2019economia del mondo \u00e8 un po\u2019 nelle condizioni degli organismi che prima della scoperta dei sulfamidici e della penicillina erano attaccati da polmonite. Chi ha avuto la disgrazia di avere dei cari parenti affetti da quella malattia, sa che al quinto, al settimo giorno avveniva quella che si chiamava la crisi, crisi che poteva portare o alla morte dell\u2019ammalato, o alla fine del male, all\u2019inizio della convalescenza. Ora, nelle malattie dei popoli non \u00e8 ammissibile l\u2019ipotesi della morte: i popoli non muoiono mai. Possono coloro che appartengono ad una popolazione, in uno degli anni del suo svolgimento, stare pi\u00f9 o meno bene, pi\u00f9 o meno male, ma i popoli sopravvivono, ed allora \u00e8 evidente che dall\u2019inizio della crisi, del quale noi ora cominciamo a soffrire, noi usciremo, e siccome come popoli non possiamo morire, evidentemente ne dovremo uscir bene. Questo \u00e8 il punto di partenza dal quale noi dobbiamo esaminare la situazione. (<em>Applausi a destra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Oggi il mondo \u00e8 malato soprattutto in due cose: vi \u00e8 una deficienza di generi alimentari che crea dappertutto lo spettro della carestia; le statistiche sono diventate la fonte della nostra preoccupazione: un giorno ci fanno allargare il cuore alla speranza che non moriremo di fame; il secondo giorno ci ripiombano nel pi\u00f9 nero pessimismo. Io vorrei far rilevare ai critici, che possono avere talvolta ragione dell\u2019economia liberale, che nel secolo di economia liberale pericolo di carestia non ce ne fu mai. Il pericolo di carestia l\u2019abbiamo da quando i Governi nei vari Paesi del mondo si sono assunti il compito, insopportabile per le loro modeste spalle, di dar da mangiare alla gente.<\/p><p>Ma nella sostanza accade questo, che noi in Europa abbiamo in gran parte esaurite le scorte, per cause che tutti conosciamo, e nel resto del mondo, per una serie di vicende climatiche non sempre favorevoli, non vi \u00e8 stato quell\u2019eccesso di produzione che sarebbe occorso per farci vivere con maggior larghezza e per farci ricostituire le scorte. Il problema pi\u00f9 angoscioso che da questo lato si pone ai vari paesi europei \u00e8 quello della ricostituzione delle scorte. Non si potr\u00e0 fare nessuna politica alimentare seria, se ciascun paese non potr\u00e0 disporre di scorte sufficienti per almeno tre mesi di consumo della propria popolazione. \u00c8 questo un elemento indispensabile della stabilit\u00e0 alimentare. Ma intanto si profila all\u2019orizzonte una crisi opposta nel settore agricolo; tanto ci\u00f2 \u00e8 vero, che alcuni dei paesi notoriamente produttori di cereali cominciano a sentire il timore di un\u2019inversione della congiuntura, e gi\u00e0 il Canada quest\u2019anno ha ridotto di oltre il 10 per cento la superficie destinata alla produzione cerealicola.<\/p><p>Il secondo problema che, in collegamento con il primo, affligge l\u2019economia mondiale \u00e8 quello della produzione dell\u2019energia. Noi siamo divoratori di carbone, e non ne produciamo tanto quanto ne occorrerebbe per rimettere in sesto tutta la macchina produttiva del mondo, e specialmente quella dell\u2019Europa. Eppure prima della prima guerra mondiale l\u2019Europa era il solo Paese del mondo che esportasse carbone dappertutto: oggi l\u2019Europa \u00e8 il Paese del mondo che riceve carbone da tutti i continenti. Vi sono ragioni di carattere economico che spiegano questo capovolgimento, ma vi sono anche ragioni di carattere politico nel senso pi\u00f9 alto della parola. La produzione tedesca, per il mancato raggiungimento di un accordo tra i Quattro Grandi, non ha potuto ancora svilupparsi fino ai quantitativi che sarebbero necessari per soddisfare il fabbisogno di carbone dell\u2019Europa. Che cosa \u00e8 accaduto nel frattempo? Che la deficienza di carbone ha spinto all\u2019elettrificazione di tutti gli impianti industriali o per uso domestico; e allora in tutta Europa avvertiamo una deficienza di energia idroelettrica, resa pi\u00f9 grave dal diverso gioco dei prezzi del carbone rimasti liberi in alcuni settori, e dell\u2019energia elettrica vincolata in altri settori o in altri paesi.<\/p><p>Vi \u00e8 poi un problema di inutilizzazione della mano d\u2019opera, quello che gli inglesi chiamano il \u00abman power\u00bb, che durante la guerra era stato oggetto degli studi pi\u00f9 accurati da parte degli Uffici di mobilitazione britannici e nord-americani al fine di utilizzare al massimo le risorse produttive di quei paesi nell\u2019immenso sforzo richiesto dalle necessit\u00e0 belliche. Noi usciamo dalla guerra con una popolazione europea globale presso a poco nelle stesse cifre del 1939; ma con una Francia che deve ancora adoperare oltre 400 mila prigionieri tedeschi, ripetendo nel 1948 una forma schiavistica di lavoro che noi ci stupiamo di leggere nei nostri libri di storia, per quello che accadeva all\u2019epoca delle guerre fra i popoli civili della Grecia o di Roma ed i popoli barbari da esse conquistati. L\u2019Inghilterra ha ancora prigionieri tedeschi sul suo suolo. Vi sono prigionieri giapponesi e tedeschi in Russia. Vi sono, in altri termini, deficienze di \u00abman power\u00bb in alcuni dei pi\u00f9 grandi paesi industriali del mondo; mentre vi sono alcuni paesi che hanno una relativa abbondanza di mano d\u2019opera, e, non potendo assorbirla integralmente con attivit\u00e0 produttive all\u2019interno, vedono i loro costi elevati dalla necessit\u00e0 di aggiungere a quello che \u00e8 il costo economico, collegato con lo sforzo produttivo in senso stretto, il costo politico dipendente dal mantenimento dei disoccupati.<\/p><p>Quando parlo di disoccupati, non intendo riferirmi a coloro i quali vorrebbero lavorare e non trovano lavoro, ma anche a quella massa enorme, che non potendo fare nulla, \u00e8 allocata o presso le industrie o presso lo Stato o presso gli enti locali, per risolvere in questo modo il proprio problema riversando cos\u00ec sulla collettivit\u00e0, attraverso le imposte, l\u2019onere del mantenimento di chi non pu\u00f2, per ragioni di disfunzionamento del sistema economico, provvedervi diretta mente.<\/p><p>DI VITTORIO. Conseguenza del sistema capitalistico.<\/p><p>CORBINO. Potrebbe darsi che sia conseguenza del sistema capitalista, onorevole Di Vittorio. Faccio osservare per\u00f2, che, quando il sistema capitalistico era in pieno vigore, non vi \u00e8 stata mai disoccupazione cos\u00ec vasta e duratura come quella avuta dal 1919 in poi. L\u2019Inghilterra non ebbe mai 2.000.000 di disoccupati per 10 anni fino al 1914. Ma io non voglio fare la difesa del sistema capitalistico; non \u00e8 questa la sede pi\u00f9 opportuna. Non parlo qui per cercare quello che nelle nostre ideologie potrebbe contribuire ad invelenire una situazione, che \u00e8 gi\u00e0 abbastanza avvelenata. Noi dobbiamo cercare in uno sforzo concorde di conciliare le ideologie contrapposte, perch\u00e9 oggi non si discute della sopravvivenza di una ideologia o di un\u2019altra, ma della sorte di tutti i popoli civili, e come uomini abbiamo il dovere di preoccuparcene.<\/p><p>Vi \u00e8 infine il problema pi\u00f9 grave, che oggi complica la vita economica e che \u00e8 il sintomo pi\u00f9 importante della crisi in atto: ed \u00e8 la deficienza di capitali, che si manifesta non soltanto in Italia o in Francia ma dappertutto, anche nei Paesi pi\u00f9 ricchi, compresi gli Stati Uniti d\u2019America, dove la trasformazione del debito fluttuante in debito a pi\u00f9 lontana scadenza si sta effettuando gradualmente, ma con un rialzo notevole del costo dell\u2019interesse: siamo passati da uno e sette ottavi per cento a due e tre ottavi; e certamente non ci fermeremo l\u00ec. Del resto, non ci voleva un grande spirito profetico, per credere che, prima o dopo, a questa deficienza di capitale il mondo dovesse essere esposto. Dal 1939 al 1945, in uno sforzo che era il risultato di una specie di follia collettiva, e andava dal polo nord al polo sud, facendo il giro del mondo, l\u2019umanit\u00e0 non ha fatto che distruggere ricchezza, distruggere capitali accumulati. Oggi, passata l\u2019euforia del periodo immediatamente post-bellico, noi cominciamo a sentire gli effetti di questa distruzione, finora velati agli occhi dei pi\u00f9 dal fenomeno inflazionistico.<\/p><p>Noi non ci siamo accorti della distruzione dei capitali perch\u00e9 l\u2019inflazione ci dava l\u2019illusione dell\u2019arricchimento. Ma se l\u2019inflazione fosse una fonte di capitali noi potremmo veramente dire di essere fortunati, perch\u00e9 voi sapete che per fare l\u2019inflazione basta la rotativa di un giornale. Noi avremmo cos\u00ec risolto il pi\u00f9 grave, il pi\u00f9 duro ed il pi\u00f9 angoscioso dei problemi che oggi affliggono l\u2019universo.<\/p><p>L\u2019Italia si collega al resto del mondo attraverso questi quattro punti nevralgici del sistema economico mondiale. Vi si collega con la sua deficienza di materie prime e di generi alimentari; vi si collega con la necessit\u00e0 della ricostruzione; vi si collega con l\u2019eccesso di mano d\u2019opera e vi si collega, infine, con la deficienza dei capitali. Ma quello che sembra soltanto un problema italiano, \u00e8 anche un problema francese e britannico ed \u00e8 anche un problema dei piccoli Paesi come il Belgio, l\u2019Olanda, la Svizzera, la Svezia, la Norvegia, la Danimarca, paesi ricchissimi che oggi sono intenti a guardare quello che accade tra i grandi colossi dell\u2019economia mondiale, per sapere come regolarsi e per conoscere da quale lato debbono aspettarsi sorprese ed in quale direzione dovranno tendere i loro sforzi produttivi. Oggi nel mondo \u00e8 incominciata o sta per cominciare la deflazione. Questa \u00e8 l\u2019inizio della crisi, o signori, e ne volete una prova? Noi qui discutiamo della capacit\u00e0 di un Ministero a governare, ed \u00e8 la terza volta, nel giro di un anno, che ne discutiamo. In Francia il Governo socialista di Ramadier ha dovuto chiedere, nel giro di pochi mesi, ben cinque voti di fiducia al Parlamento ed il Governo laburista \u2013 pur avendo alle sue spalle una maggioranza omogenea e formidabile quale mai nessun partito al potere ha avuto nella Gran Bretagna \u2013 ha anch\u2019esso la sua crisi. \u00c8 di ieri l\u2019annuncio dei primi mutamenti della compagine governativa ed essi non saranno gli ultimi. Il Governo laburista deve fronteggiare come noi \u2013 che abbiamo un Governo monocolore, e se avessimo un Governo pluricolore sarebbe lo stesso \u2013 gli stessi problemi che dobbiamo fronteggiare noi, che sono, poi, i problemi della convalescenza ed i problemi della guarigione.<\/p><p>Ora, in questa situazione che cosa accade? S\u00ec, il liberismo \u00e8 finito; possiamo anche essere d\u2019accordo che il liberismo, come sistema politico, sia finito. Io vi posso dire che, a mio giudizio, il liberismo \u00e8 finito quando, durante la prima guerra mondiale, la borghesia accett\u00f2 di mettersi al servizio dei militari e della burocrazia per cercare di vincere la guerra. Si disabitu\u00f2 allora all\u2019azione direttrice della vita economica e politica del mondo, e quando la guerra fin\u00ec tutti i grandi borghesi \u2013 intendendo sotto questo nome i veri capitani dell\u2019industria \u2013 si trovarono imbarazzati, non sapendo pi\u00f9 camminare da soli, perch\u00e9 per sei anni avevano camminato sostenuti dalle dande della politica governativa: allora \u00e8 finito probabilmente, dal punto di vista storico, il regime capitalistico e il regime liberista. (<em>Interruzioni a sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Il resto, che si impone anche oggi alla politica di tutti i Governi del mondo, non \u00e8 liberismo o vincolismo o protezionismo. Il resto \u2013 abbiate pazienza, o colleghi dell\u2019estrema sinistra \u2013 \u00e8 buon senso; il resto \u00e8 riconoscimento dell\u2019istinto degli uomini, i quali possono talvolta essere capaci dei pi\u00f9 grandi sacrifici per le pi\u00f9 grandi idealit\u00e0, ma sono poi incapaci di piccoli sacrifici per idealit\u00e0 forse ugualmente grandi. La natura umana \u00e8 lenta ad evolversi, la natura umana non cammina come cammina la tecnica. Ed \u00e8 questo il guaio dell\u2019umanit\u00e0 contemporanea, perch\u00e9 con scoperte nuove diamo ad un solo uomo il mezzo di fare tanto male all\u2019umanit\u00e0, mentre per poter fare del bene gli uomini devono essere in molti, e devono essere strettamente collegati gli uni con gli altri. (<em>Applausi a destra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Ora, qual \u00e8 la realt\u00e0? Voi osservate in Inghilterra un Governo laburista; in Francia un Governo socialista, in Italia abbiamo avuto fino a tre mesi fa un Governo in cui i socialisti erano <em>magna pars <\/em>(<em>Commenti a sinistra<\/em>)<em>&#8230; <\/em>Non voglio ricercare responsabilit\u00e0. Credete pure che non c\u2019\u00e8 nell\u2019animo mio nessun desiderio di acredine verso chicchessia, perch\u00e9 parto dal presupposto che tutti possiamo aver sbagliato, ma, se abbiamo sbagliato, abbiamo sbagliato in buona fede.<\/p><p>Qual \u00e8 la realt\u00e0? La realt\u00e0 \u00e8 che per un effetto psicologico della guerra noi vogliamo imprimere alla societ\u00e0 un movimento di trasformazione molto pi\u00f9 celere di quello che la situazione consenta. Il socialismo \u00e8 una gran bella teoria e l\u2019umanit\u00e0 deve molto alla diffusione delle teorie socialiste e all\u2019influenza che queste teorie hanno esercitato nei rapporti fra gli uomini appartenenti a diverse classi sociali. Ma, secondo me, Marx, che era un critico formidabile, era un uomo che non aveva una fantasia molto fervida, era un uomo il quale prevedeva una societ\u00e0 statica, mentre la societ\u00e0 \u00e8 dinamica, era un uomo il quale prevedeva il concentramento del capitale in poche mani, mentre lo sviluppo dell\u2019anonima ha polverizzato il capitale nelle mani dei pi\u00f9, era un uomo il quale, per quanto considerasse la guerra come uno degli elementi essenziali per la definitiva devoluzione del potere dalle classi capitaliste alle classi proletarie, non poteva prevedere che questa devoluzione dovesse aver luogo dopo una guerra che ha distrutto quasi un terzo del patrimonio produttivo dell\u2019umanit\u00e0. In maniera che voi, se voleste raccogliere l\u2019eredit\u00e0 del mondo borghese, ai termini delle previsioni di Carlo Marx, a mio giudizio fareste un cattivo affare. Per lo meno vi converrebbe sempre di accettare col beneficio d\u2019inventario. (<em>Applausi a destra \u2013 Commenti a sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>In questa situazione si innesta il rapporto di collegamento stretto fra l\u2019economia, e la societ\u00e0 europea, l\u2019economia e la societ\u00e0 orientale, l\u2019economia e la societ\u00e0 occidentale.<\/p><p>Qual \u00e8 questo rapporto? Non mi riferisco ai rapporti politici. I rapporti politici, che possono dare luogo a contrasti, e che non si possono sistemare sul piano della collaborazione economica, si sistemano sul piano del contrasto bellico.<\/p><p>Ora, io sono convinto che al contrasto bellico non si arriver\u00e0. Potremo forse rasentare la minaccia, la paura di una guerra, ma ne usciremo come se avessimo toccato la coda della cometa di Harley che apparve nel 1913. Il ruolo dell\u2019America \u00e8 un altro: \u00e8 il solo Paese del mondo il quale possa in questo momento consentire agli Stati dell\u2019Europa, tutti gli Stati dell\u2019Europa, di superare questa crisi transitoria che all\u2019economia deriva dagli avvenimenti e dalle cause che io vi ho dianzi accennato.<\/p><p><em>Una voce a sinistra.<\/em> Siamo in via di guarigione!<\/p><p>CORBINO. Il presupposto degli aiuti non \u00e8 politico, non pu\u00f2 essere politico, non pu\u00f2 essere che economico. E vi dico che non pu\u00f2 essere che economico anche per un\u2019altra ragione: quando si parla di aiuti americani ci si dimentica del modo con cui questi aiuti potranno venire. La via \u00e8 questa: l\u2019America deve produrre certe merci; ci vorr\u00e0 il Governo americano che stabilir\u00e0 dei crediti a spese dei contribuenti americani perch\u00e9 queste merci siano comperate e siano cedute a credito o a fondo perduto ai vari Paesi di Europa. Ma in sostanza saranno sempre gli americani quelli che pagheranno, e non gli abitanti di un altro pianeta. Ora, 5 miliardi di dollari all\u2019anno, per esempio, costituiscono il 2 e mezzo per cento del reddito americano. Il che significa che, a prescindere da quelli che possono essere i fenomeni di traslazione dei tributi, ogni cittadino americano, sia mister Vanderbilt o sia lo scaricatore del porto di New York, su cento dollari che riceve ogni anno ne dovr\u00e0 sborsare due per aiutare la economia europea. Questa \u00e8 la realt\u00e0 concreta. Quale il corrispettivo? Si dice comunemente: gli americani hanno bisogno di esportare perch\u00e9 altrimenti chiss\u00e0 che cosa succederebbe. Ma se essi dovessero produrre per forza, non avrebbero nessun obbligo di dare a noi europei l\u2019eccesso di quello che producono: basterebbe che lo caricassero sui piroscafi per buttarlo in alto mare. L\u2019obiettivo della produzione e della esportazione sarebbe stato raggiunto egualmente. Per darlo a noi da che cosa devono essere spinti? Essi devono sentire che c\u2019\u00e8 una solidariet\u00e0 fra i continenti che va al di sopra delle ideologie, che va al di sopra degli interessi di carattere materiale e che lega l\u2019Europa considerata come un continente produttore all\u2019America considerata come un altro continente produttore. (<em>Applausi al centro e a destra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Ora vediamo un po\u2019 di passare dal grande al piccolo e di trovare nei nostri riguardi i riflessi di questa situazione.<\/p><p>Di che cosa abbiamo bisogno noi? E quando dico \u00abnoi\u00bb non intendo parlare dell\u2019Italia, ma intendo parlare di tutti i paesi che domandano aiuti all\u2019America.<\/p><p>Evidentemente, abbiamo bisogno di ordine. Ma ordine \u2013 intendiamoci sul significato di questa parola \u2013 non significa sparare; ordine significa capacit\u00e0, attitudine e possibilit\u00e0 di produrre al massimo, secondo le disponibilit\u00e0 dei mezzi tecnici dei quali ogni paese gode in un determinato istante; significa stabilizzazione monetaria.<\/p><p>Taluno considera la stabilizzazione monetaria come un fine. Ma no! La stabilizzazione monetaria \u00e8 uno strumento, \u00e8 un mezzo, \u00e8 il mezzo pregiudiziale per costruire, perch\u00e9 voi non potrete avere mai una chiara visione del mondo economico, delle sue necessit\u00e0, delle sue possibilit\u00e0, se prima non avrete provveduto alla stabilizzazione monetaria.<\/p><p>Ed abbiamo infine bisogno di un\u2019altra cosa: dell\u2019incremento del risparmio, per ricostituire capitali che ci mancano.<\/p><p>Avete notato che risparmiamo poco? Non intendo riferirmi soltanto alle classi pi\u00f9 ricche, che sono veramente deplorevoli nella loro condotta in questo periodo, perch\u00e9 mostrano di non avere nessuna sensibilit\u00e0 per i problemi pi\u00f9 immediati dell\u2019ora. (<em>Vivi applausi<\/em>)<em>.<\/em> Noi abbiamo troppi locali di lusso aperti, troppi; molti di pi\u00f9 di quanti non ce ne fossero nel 1939, locali nei quali della gente che ha guadagnato del denaro senza sapere come lo ha guadagnato, lo sperpera in una maniera indegna, che io qui \u2013 anche se voi credete che da questi banchi non si possa parlare in favore delle classi pi\u00f9 misere \u2013 deploro nella forma pi\u00f9 dura che possa uscire dall\u2019animo di uomo. (<em>Applausi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Ma, credete pure che non sono soltanto i ricchi coloro che hanno perduto l\u2019attitudine al risparmio. Gli \u00e8 che ciascuno di noi, nel suo piccolo, non intende rinunziare alla soddisfazione dei bisogni che fino a qualche tempo fa potevano costituire un lusso. E questo accade anche in larghissimi strati di quei ceti che pi\u00f9 sentono le difficolt\u00e0 del momento attuale.<\/p><p>Mi \u00e8 stato detto \u2013 non so fino a qual punto la cifra sia esatta \u2013 che la ferrovia Roma-Ostia ha avuto un traffico giornaliero di bagnanti che, in alcune giornate, ha toccato la cifra di 250 mila persone, a cui si aggiungevano circa 100 mila persone trasportate dalle camionette. Ora, sentite, Roma ha un milione e 200 mila abitanti: che ce ne siano 300 mila che giornalmente si possano permettere il lusso di andare ad Ostia per il bagno io lo ammetto, ma dovete anche ammettere con me che \u00e8 impossibile che a Roma ci siano 300 mila ricchi signori e tutti gli altri siano dei pezzenti.<\/p><p>Evidentemente, questa abitudine di spendere esiste anche in altri strati della popolazione. Ora, io dico che noi ci dovremmo proporre tutti, come meta fondamentale da raggiungere, quella di dare al popolo italiano il volto di una vita pi\u00f9 austera, il volto di una vita molto pi\u00f9 morigerata.<\/p><p>GIANNINI. Il fascismo ci ha annoiato con questa vita austera: finiamola! Non si salva l\u2019Italia con queste sciocchezze. (<em>Commenti<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>CORBINO. No, onorevole Giannini, non sono sciocchezze.<\/p><p>E qualunque Governo, qualunque sistema economico, che voglia veramente ripristinare le abitudini al risparmio, deve incominciare proprio da l\u00ec, deve incominciare a tagliare sui consumi voluttuari. Non dovr\u00e0 evidentemente colpire tutto ci\u00f2 che \u00e8 necessario, non dovr\u00e0 colpire tutto ci\u00f2 che \u00e8 indispensabile all\u2019esistenza. Ma, che io mi sappia, fino al 1914, non credo ci fossero 350.000 persone che da Roma andavano a fare il bagno ad Ostia; eppure gli italiani erano cos\u00ec robusti che sono stati capaci di andare a Vittorio Veneto. (<em>Commenti<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Innestata con il problema dei risparmio \u00e8 la politica del credito, perch\u00e9 \u00e8 evidente che, se voi non avete il risparmio, su che cosa basate la politica del credito? Tutti i tecnici che conoscono la struttura delle nostre organizzazioni bancarie vi dicono che oggi le banche si trovano in una situazione economica veramente preoccupante. Perch\u00e9 questo? Perch\u00e9, mentre i depositi sono cresciuti nei rapporti di uno a dodici o quindici, le spese sono cresciute invece secondo l\u2019indice del costo della vita; c\u2019\u00e8 quindi uno squilibrio fra il costo della organizzazione bancaria e il rendimento dei depositi bancari.<\/p><p>Noi siamo arrivati all\u2019assurdo che i depositi bancari sono trattati come all\u2019epoca del banco di Amsterdam o del banco di San Giorgio, quando i depositanti pagavano qualche cosa all\u2019istituto bancario. Oggi i depositanti ricevono formalmente l\u2019uno e mezzo per cento; per\u00f2 vi sono tanti elementi di spesa che si sottraggono all\u2019interesse, per cui, alla fine del semestre, quando si esamina la situazione del proprio conto corrente, si vede che si \u00e8 perduto qualche cosa.<\/p><p>E allora ognuno comincia a domandarsi se non sia preferibile trasformarsi da depositante presso una banca in depositante presso s\u00e9 medesimo, o \u2013 peggio ancora \u2013 se non sia il caso di fare quel tale mercato nero del credito cui hanno gi\u00e0 fatto allusione alcuni colleghi nell\u2019Aula, e l\u2019onorevole Morandi nel suo discorso di oggi.<\/p><p>Che cosa, in sostanza, sta accadendo? Sta accadendo che la banca, la quale finora era indubbiamente lo strumento pi\u00f9 efficace della distribuzione dei capitali dal risparmiatore a chi ne avesse bisogno, sta diventando uno strumento pi\u00f9 costoso, e noi corriamo alle operazioni di credito diretto. Questo non \u00e8 progresso n\u00e9 sul settore economico n\u00e9 sul settore tecnico, n\u00e9 nel settore liberista n\u00e9 nel settore socialista: \u00e8 regresso nel senso pi\u00f9 assoluto della parola.<\/p><p><em>Una voce al centro.<\/em> Faremo tutti gli usurai.<\/p><p>CORBINO. Onorevole collega, veda, il problema della lotta all\u2019usura affligge il mondo fin dall\u2019epoca di San Tomaso d\u2019Aquino. Noi avevamo nell\u2019Italia meridionale i famosi \u00abmonti frumentali\u00bb, sorti appunto per combattere l\u2019usura, che davano il grano a misura rasa, per averlo poi a misura colma. A poco per volta, con l\u2019aumento del risparmio, l\u2019usura era stata debellata (<em>Interruzioni<\/em>), ma posso assicurare il collega che mi interrompe che oggi in alcuni settori noi siamo ritornati a tassi veramente usurai. Per esempio in qualcuna delle borse-valori si pagano oggi anche 4.500 lire al giorno per un milione di capitale dato in prestito, il che significa un tasso annuo del 180 per cento.<\/p><p>Ora, onorevoli colleghi, guardate che questo problema \u00e8 collegato al precedente, della stabilit\u00e0 monetaria. La gente che non ha fiducia nella stabilit\u00e0 monetaria vuole tenere merci, e molti di coloro che strillano contro recenti restrizioni del credito gridano perch\u00e9 non vogliono essere costretti a vendere le loro riserve di merci (<em>Applausi al centro e a destra<\/em>)<em>.<\/em> Credo che il Governo debba tener duro su questo punto. Mentre ammetto che le restrizioni non debbano incidere sulle forme di attivit\u00e0 economica a carattere veramente produttivo, in tutte le forme nelle quali, dietro la parvenza di una attivit\u00e0 produttiva, si nasconda un\u2019attivit\u00e0 speculativa, fondata sul presupposto della svalutazione monetaria, il Governo deve agire con la massima energia. Non si preoccupi delle conseguenze: ci saranno dei fallimenti. Ma, benedetto Iddio, che i fallimenti siano nell\u2019ordine naturale delle cose \u00e8 provato dal fatto che la legge sui fallimenti risale al di l\u00e0 del 1882, il che vuol dire che i fallimenti c\u2019erano anche allora; e c\u2019\u00e8 un libro del Codice civile che contempla i fallimenti, ci\u00f2 che vuol dire che i fallimenti sono nell\u2019ordine naturale della vita economica.<\/p><p>La questione oggi ha un altro aspetto, perch\u00e9 nelle nostre classi industriali e commerciali si sono infiltrati molti elementi che si sono abituati a lavorare nel periodo dell\u2019inflazione, quando tutto si volgeva in guadagno, e che quindi ignorano che c\u2019era un tempo in cui gli industriali ed i commercianti qualche volta guadagnavano, ma qualche volta anche perdevano. \u00c8 bene che coloro che si sono infiltrati con questa mentalit\u00e0 siano eliminati, con le buone o con le cattive; e gli altri, che la stessa mentalit\u00e0 hanno acquisito per cattiva abitudine, ritornino alle buone abitudini che avevano anteriormente al 1939. Il Ministro Guardasigilli provveda ad organizzare opportunamente le Sezioni di fallimento dei Tribunali. (<em>Commenti<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>E allora, mi avvio alla parte conclusiva: perch\u00e9 ad una conclusione ci si deve arrivare, e la conclusione non pu\u00f2 essere soltanto tecnica.<\/p><p>Io ho sentito vari discorsi di carattere tecnico in questa Assemblea; ho sentito le risposte che gi\u00e0 sono state date da alcuni membri del Governo. Vi confesso che nel dettaglio tecnico della critica o della difesa non intendo entrare. Non mi pare che sia opportuno entrarvi. Noi siamo qui Assemblea politica, \u00e8 il problema politico che dobbiamo affrontare! Qual \u00e8 questo problema?<\/p><p>C\u2019\u00e8 un Governo. Dicono alcuni che questo Governo non va e che bisogna rovesciarlo.<\/p><p>Bene: tutte le opinioni sono rispettabili; e quando queste opinioni si trasformeranno in cifre, in dati, allora ne verr\u00e0 fuori una statistica: <em>X<\/em> voti favorevoli, <em>X<\/em> voti contrari, e il risultato della statistica dir\u00e0 se il Governo se ne dovr\u00e0 andare, se il Governo potr\u00e0 restare, o se il Governo debba considerare l\u2019opportunit\u00e0 di restare con qualche modificazione. (<em>Commenti<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Per il momento non voglio entrare in questo. Ma quando un Governo cade e cade sotto un voto di sfiducia del Parlamento, o quando, anche senza arrivare al voto di sfiducia, il Governo sente che sarebbe opportuno, per esempio, che se ne andasse (io non dico con questo che se ne debba andare, perch\u00e9 dichiaro senz\u2019altro che voter\u00f2 a favore del Governo), noi dobbiamo tener conto di un fatto, e cio\u00e8 della situazione difficile dalla quale sono partito e che dovrebbe essere considerata come il punto di partenza per il riesame della situazione.<\/p><p>Le necessit\u00e0 fondamentali del Paese sono due: la prima \u00e8 di rimanere collegati col mondo esterno, perch\u00e9 vi \u00e8 ormai un avviamento in tal senso. La stessa ripresa dei traffici tende a riequilibrare i prezzi, tende a sovvertire i sistemi monetari, tende a ridistribuire le forze produttive nel mondo. Ci\u00f2 esige che l\u2019Italia abbia un Governo che possa conservare questi rapporti. Vi \u00e8 poi l\u2019altra necessit\u00e0 fondamentale: cio\u00e8 a dire un Governo che riesca a conservare all\u2019interno quel minimo di ordine (non dir\u00f2 di disciplina perch\u00e9 l\u2019amico Giannini mi potrebbe ricordare che anche i fascisti parlavano di disciplina), quel minimo di ordine, di disciplina spontanea, di autodisciplina (chiamiamola cos\u00ec) che corrisponde alle esigenze generali del Paese in questo momento.<\/p><p>Come si pu\u00f2 formare questo Governo?<\/p><p>La situazione non \u00e8 agevole, perch\u00e9, per quelle tali virt\u00f9 o per quei tali vizi atavici dell\u2019uomo \u2013 che tende sempre a seguire il principio edonistico, e cio\u00e8 di ottenere il massimo risultato col minimo sforzo \u2013 la mia impressione \u00e8 che uno degli elementi pi\u00f9 notevoli dell\u2019attuale crisi in Europa, soprattutto nelle grandi democrazie europee (Inghilterra, Francia, Italia) \u00e8 questo: che la realt\u00e0 economica imporrebbe quelli che si potrebbero chiamare governi di destra \u2013 ma badate bene, non Governi di destra nel senso \u00abpelluniano\u00bb della parola, ma nel senso \u00abminghettiano\u00bb, cio\u00e8 a dire Governi che mantengono un\u2019atmosfera di serenit\u00e0. Senonch\u00e9 i parlamenti sono fatti in maniera che non possono sprigionare che governi di sinistra, donde deriva il contrasto tragico nel quale si dibatte il complesso delle democrazie occidentali. Noi vediamo il laburismo in Inghilterra obbligato a fermare le sue riforme: ha nazionalizzato le miniere, ha nazionalizzato l\u2019acqua, la luce, il gas, ha nazionalizzato i trasporti ed ora \u00e8 l\u00ec fermo, tentennante, perch\u00e9 se dovesse continuare con il suo sistema, dovrebbe estendere il controllo ad altri settori della vita economica, e l\u2019estensione del controllo esige l\u2019impiego di strumenti tecnici e di personale tecnico che in Inghilterra mancano.<\/p><p>Qualcuno di voi, che forse vive pi\u00f9 a contatto di quello che non abbia potuto farlo io col mondo inglese, sa che oggi l\u2019Inghilterra ha deficienza di burocratici.<\/p><p>Per amor di Dio, non offriamo i nostri (<em>Commenti<\/em>), perch\u00e9 i risultati che abbiamo avuto da noi non sono eccessivamente brillanti e in Inghilterra vogliono burocratici di quelli che fanno sul serio!<\/p><p>In Francia avviene la stessa cosa, ed il Governo Ramadier \u00e8 obbligato ad agire tortuosamente perch\u00e9 sente che per salvare il franco, per salvare la situazione, dovrebbe fare una politica di destra. Ma non la pu\u00f2 fare per il suo colore politico, sicch\u00e9 nei suoi movimenti \u00e8 continuamente impacciato.<\/p><p>Ed anche in Italia abbiamo avuto il caso del Governo De Gasperi, che si \u00e8 presentato annunciando nel suo programma i 14 punti di un programma preesistente del precedente Ministero pluricolore. Ed allora come si pu\u00f2 fare un Governo, che debba operare, sia pure transitoriamente, con direttive di destra, quando invece le maggioranze sono formate da partiti di sinistra? Noi abbiamo sentito il discorso di Saragat, il quale in certi punti in materia di politica economica \u00e8 andato anche al di l\u00e0 dell\u2019onorevole Togliatti, pur essendo al di qua in materia di politica generale, e probabilmente Morandi \u00e8 pi\u00f9 vicino a noi di quello che teoricamente potrebbe esserlo Tremelloni. I contrasti della situazione sono gravi perch\u00e9 ciascuno di noi ha una divisa e vuole agire secondo quella divisa; ma poi ha una logica e vuole agire secondo la logica, e quindi stiamo facendo quello che Pirandello avrebbe potuto chiamare il gioco delle parti. Ciascuno non fa la parte sua. Ora, ci vogliamo mettere d\u2019accordo per vedere di tirar fuori questo Paese dalla situazione attuale?<\/p><p>Io una volta, per conto mio, e per conto dei colleghi del mio partito, feci una esclusione. Era una esclusione che rispondeva per una piccola parte (e di questo ne chiedo perdono a tutti) ad un sentimento di carattere personale.<\/p><p>Ero stato estromesso, ed allora era umano che io rispondessi con lo stesso sistema. E di questo, per quel che concerne il sentimento di carattere personale, dico che ho fatto male; perch\u00e9 in politica gli uomini dovrebbero sempre guardare al Paese e mai a risentimenti di carattere personale. Ma c\u2019era una parte sostanziale che ci divideva e che potrebbe darsi che, su un terreno di collaborazione completa, ci continuerebbe a dividere. La parte sostanziale \u00e8 questa: che chi ha una mentalit\u00e0 orientata nel senso di una politica liberista non pu\u00f2 evidentemente agire bene nell\u2019interesse generale se deve continuamente transigere con coloro che hanno una mentalit\u00e0 orientata in senso differente. \u00c8 questa la ragione per la quale la formazione generale di un Governo come quello vaticinato dall\u2019onorevole Nenni o come quello vaticinato dall\u2019onorevole Togliatti credo non sia possibile. E mi duole che non sia possibile, perch\u00e9 ammetto e riconosco che diminuire la tensione, come diceva test\u00e9 l\u2019onorevole Morandi, creare un\u2019atmosfera di concordia, sarebbe un gran risultato, potrebbe avere per il Paese benefici immensi. Ma, giunto a questo punto, io mi domando: se la mia diagnosi sulle direttive indispensabili di politica \u00e8 esatta, vi conviene proprio di partecipare a questo Governo di coalizione?<\/p><p>SCOCCIMARRO. A noi no! Al Paese s\u00ec!<\/p><p>CORBINO. Scusate se una volta tanto entro nei fatti vostri. Vi sono infinite maniere di collaborare. Non \u00e8 assolutamente necessario stare gomito a gomito nel Consiglio dei Ministri. La collaborazione deve avere per presupposto la garanzia delle pubbliche libert\u00e0. E credo che qui non ci sia nessuno che possa accettare lontanamente l\u2019ipotesi di entrare in una qualsiasi combinazione nella quale il presupposto del rispetto delle pubbliche libert\u00e0 per tutti su un piano di perfetta uguaglianza non sia da tutti riconosciuto. (<em>Approvazioni<\/em>). Dunque, il terreno della collaborazione, a mio giudizio, va trovato nell\u2019atmosfera generale che deve regolare i nostri rapporti; va trovato in uno sforzo di reciproca comprensione, in una specie di tregua delle battaglie ideologiche fino al giorno in cui il corpo elettorale non si sar\u00e0 pronunciato e avr\u00e0 dato al partito, che a giudizio del popolo lo merita, la maggioranza necessaria per governare il Paese per i cinque anni di vita del prossimo Parlamento.<\/p><p>In sostanza, se siamo tutti d\u2019accordo che l\u2019ordine \u00e8 necessario, che la produzione debba essere intensificata, che il risparmio debba essere stimolato colpendo quei consumi \u2013 a cominciare soprattutto dai consumi di lusso che sono quelli che pi\u00f9 oggi colpiscono la fantasia dei pi\u00f9 poveri \u2013 se siamo d\u2019accordo su questo, non dovrebbe essere impossibile trovare una formula che consenta a tutti di collaborare in perfetta armonia di intenti per questo scorcio di 6-8 mesi che ci separa dal giorno delle elezioni. Voglio aggiungere qualche cosa di pi\u00f9: noi \u2013 e credo di interpretare in questo il pensiero anche degli amici del Partito liberale \u2013 non porremo condizioni di sorta. Siamo disposti ad escluderci automaticamente, se questa esclusione fosse necessaria per dare al Paese un Governo, che governi fino al giorno delle elezioni. E con questa esclusione, credetelo pure, onorevoli colleghi, noi avremmo la coscienza di interpretare il liberalismo, nel senso pi\u00f9 alto della parola; perch\u00e9 oggi in Italia non \u00e8 in giuoco la sorte di una classe o di un\u2019altra, ma la libert\u00e0. E se il Partito liberale dovesse sparire per salvare la libert\u00e0 in Italia, esso non avrebbe fatto che la pi\u00f9 piccola parte del suo dovere. (<em>Vivi applausi al centro e a destra \u2013 Molte congratulazioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. Il seguito della discussione sulle mozioni \u00e8 rinviato a domani.<\/p><p>Interrogazioni e interpellanza con richiesta d\u2019urgenza.<\/p><p>PRESIDENTE. Sono pervenute alla Presidenza due interrogazioni con richiesta di risposta urgente. La prima \u00e8 quella degli onorevoli Volpe e Aldisio, al Ministro dell\u2019interno, \u00absui fatti di Mussomeli, Villalba e comuni viciniori\u00bb.<\/p><p>Questa interrogazione sar\u00e0 abbinata all\u2019altra, sullo stesso argomento, degli onorevoli Musotto e Fiorentino, annunziata nella seduta pomeridiana di ieri.<\/p><p>Chiedo al Governo quando intenda rispondere.<\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> Il Governo risponder\u00e0 nella seduta di luned\u00ec.<\/p><p>PRESIDENTE. La seconda interrogazione \u00e8 la seguente:<\/p><p>\u00abAl Ministro dell\u2019interno, per sapere quale fondamento abbia la notizia data dalla stampa, circa la costituzione di Commissioni di conciliazione per superare il grave turbamento sociale, sorto in seguito alla occupazione delle terre in alcune regioni d\u2019Italia e, se la notizia \u00e8 vera, per sapere quali siano le funzioni delle suddette Commissioni, le quali, secondo l\u2019avviso dell\u2019interrogante, dovrebbero tendere non solo a stabilire rapporti legali fra proprietari ed occupanti, ma altres\u00ec a tenere presenti le esigenze di quelle organizzazioni cooperative e di quei contadini che, pur bisognosi di terra, si sono astenuti da azioni illegali per non turbare la tranquillit\u00e0 sociale, fondamento della ricostruzione del Paese.<\/p><p>\u00abAngelucci\u00bb.<\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri<\/em>. Questa interrogazione potrebbe essere rivolta piuttosto al Ministro dell\u2019agricoltura che a quello dell\u2019interno.<\/p><p>ANGELUCCI. La estendo anche al Ministro dell\u2019agricoltura.<\/p><p>PRESIDENTE. Interpeller\u00f2 i Ministri competenti perch\u00e9 facciano sapere quando intendano rispondere.<\/p><p>Comunico che \u00e8 stata presentata anche la seguente interpellanza, con richiesta di svolgimento urgente:<\/p><p>\u00abAi Ministri dell\u2019interno e di grazia e giustizia, per conoscere le ragioni che hanno spinto il primo a disporre che il prefetto di Caltanissetta sciogliesse arbitrariamente le Commissioni per l\u2019assegnazione delle terre incolte o mal coltivate alle cooperative di contadini, provocando anche la protesta del presidente di quel Tribunale; e il secondo a consentire che il procuratore della Repubblica di detta citt\u00e0 facesse rinviare \u2013 con aperta violazione del principio della indipendenza della Magistratura \u2013 ogni decisione sull\u2019ex feudo Polizzello, richiesto regolarmente dalla cooperativa di Mussomeli; comunque, se intendano revocare le disposizioni anzidette, aventi lo scopo di coartare la volont\u00e0 delle Commissioni giudicanti in danno dei contadini e di impedire che abbiano pratica attuazione le decisioni gi\u00e0 prese da dette Commissioni, specie quelle riguardanti l\u2019ex feudo Polizzello, che una regolare ispezione della Commissione competente e una relazione tecnica del perito hanno dichiarato parzialmente incolto e parzialmente mal coltivato.<\/p><p>\u00abLi Causi, Montalbano, D\u2019Amico, Fiore\u00bb.<\/p><p>Chiedo al Governo quando intenda rispondere.<\/p><p>GRASSI, <em>Ministro di grazia e giustizia. <\/em>Far\u00f2 sapere luned\u00ec quando il Governo potr\u00e0 rispondere.<\/p><p>MACRELLI. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>MACRELLI. Presentai tempo fa al Ministro dell\u2019interno un\u2019interrogazione con carattere di urgenza. Egli mi aveva promesso che avrebbe risposto in una successiva seduta. Ma finora ci\u00f2 non \u00e8 stato fatto. Continuano ad accadere incidenti dolorosi e gravi, nelle Marche ed in Romagna, per l\u2019occupazione delle case del partito fascista. Di ci\u00f2 tratta la mia interrogazione. Sarebbe opportuno che il Governo rispondesse di urgenza anche prima di luned\u00ec perch\u00e9 sono in corso operazioni di polizia e giudiziarie. A questo proposito c\u2019\u00e8 un progetto di legge da me presentato che \u00e8 passato per tutti i Ministeri ma non \u00e8 ancora arrivato all\u2019esame dell\u2019Assemblea.<\/p><p>PRESIDENTE. Se io fossi al posto suo pregherei il Governo di rispondermi rapidamente per iscritto.<\/p><p>Poich\u00e9 nella sua interrogazione \u00e8 richiamato il progetto di legge da lei elaborato, il Governo potrebbe dirle cos\u00ec a che punto se ne trova l\u2019esame.<\/p><p>MACRELLI. Io chiederei frattanto che il Governo emettesse, in via di urgenza, i provvedimenti necessari onde evitare dolorosi incidenti. Si fa una sospensione di dieci o quindici giorni e non si ottiene nulla, e frattanto accadono incidenti dolorosi e gravi.<\/p><p>PRESIDENTE. Ma le ho gi\u00e0 detto che secondo me l\u2019importante sta nel fatto che il Governo esprima il suo avviso sull\u2019argomento e che ci\u00f2 pu\u00f2 essere fatto dal Ministro al quale l\u2019interrogazione \u00e8 diretta anche per iscritto.<\/p><p>MACRELLI. Trasformerei allora l\u2019interrogazione in interrogazione con richiesta di risposta scritta, diretta al Ministro dell\u2019interno, e vorrei estenderla anche al Ministro di grazia e giustizia, dato l\u2019intervento dell\u2019autorit\u00e0 giudiziaria nei lamentati incidenti.<\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> D\u2019accordo.<\/p><p>Sui lavori dell\u2019Assemblea.<\/p><p>PRESIDENTE. Vorrei richiamare l\u2019argomento di cui abbiamo brevemente trattato stamattina e ieri sera. Poich\u00e9 abbiamo constatato che col ritmo attuale possono essere ascoltati due oratori per ogni seduta ed in pi\u00f9 l\u2019esposizione di un Ministro, penso che da domani dovremo cominciare a tenere sedute serali. (<em>Approvazioni \u2013 Commenti<\/em>). \u00c8 una necessit\u00e0, onorevoli colleghi. Cos\u00ec abbiamo fatto alcune volte nel passato. Due sedute formalmente, una mattutina e una pomeridiana, ma quest\u2019ultima verr\u00e0 sospesa ad una certa ora, per essere poi ripresa dopo un certo tempo e protrarsi nella tarda serata.<\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> Se i Gruppi fossero disposti a ridurre il numero degli oratori iscritti, anche gli interventi dei Ministri potrebbero essere limitati, ed io mi impegnerei al riassumere nel mio discorso \u2013 salvo l\u2019intervento del Ministro del bilancio \u2013 gli argomenti che dovrebbero essere trattati ancora da altri Ministri.<\/p><p>PRESIDENTE. Questo non dipende da me. Dipende dai Gruppi limitare il numero degli oratori. Gli iscritti a parlare sono ancora 42. (<em>Commenti<\/em>)<em>.<\/em> \u00c8 evidente che se il numero degli oratori si riduce, cos\u00ec come si ridurrebbe il numero dei Ministri attraverso il metodo che il Presidente del Consiglio sarebbe disposto a adottare, potremmo anche rinunciare alle sedute serali. Comunque, anche se questo avvenisse, domani sera prolungheremo la seduta.<\/p><p>(<em>Cos\u00ec rimane stabilito<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Interrogazioni.<\/p><p>PRESIDENTE. Si dia lettura delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.<\/p><p>SCHIRATTI, <em>Segretario<\/em>, legge:<\/p><p>\u00abI sottoscritti chiedono di interrogare i Ministri delle finanze e del tesoro, per sapere se non ritengano opportuno emanare provvedimenti perch\u00e9 le citt\u00e0 di Agrigento, Canicatt\u00ec, Licata e Porto Empedocle, gravemente danneggiate dagli eventi bellici, abbiano il loro giusto riconoscimento di centri danneggiati; e quali i motivi che fino ad oggi hanno determinato il detto mancato riconoscimento, causa del diffuso malcontento tra la popolazione, ben considerato che tale riconoscimento \u00e8 stato gi\u00e0 fatto per centri meno danneggiati.<\/p><p>\u00abD\u2019Amico, Li Causi, Montalbano, Fiore\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro dell\u2019agricoltura e delle foreste, per conoscere se non ritenga indispensabile procedere ai lavori di bonifica del secondo lotto del comprensorio dell\u2019Urana-Saima (provincia di Udine) e al relativo finanziamento, se non si vuole che il dispendio fatto per completare i lavori del primo lotto corra il rischio di andare completamente perduto in seguito alle alluvioni, molto probabili, sia nel corrente autunno sia nella prossima primavera. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abPiemonte\u00bb.<\/p><p>\u00abI sottoscritti chiedono di interrogare i Ministri dei trasporti e della marina mercantile, per conoscere come intendano fronteggiare la grave situazione denunciata dalla Compagnia lavoratori portuali e dal Consiglio di amministrazione del Provveditorato al porto di Venezia.<\/p><p>\u00abIn seguito alla confortante ripresa di arrivi di vapori, carichi specialmente di carbone, necessita che l\u2019insufficienza, ora aggravata, di carri ferroviari, anche per la prolungata sosta di ingenti quantitativi di carbone in depositi a terra, non comprometta l\u2019attivit\u00e0 del porto di Venezia; necessita che i due Ministeri, dei trasporti e della marina mercantile, oltre ad adoperarsi perch\u00e9 con ogni urgenza venga assicurata giornalmente una adeguata assegnazione di carri ferroviari, che consenta continuit\u00e0 nel lavoro di scarico e rapido sgombro dei depositi, pongano contemporaneamente ogni attenzione al problema della migliore e pi\u00f9 razionale utilizzazione dei trasporti per le vie acquee interne. (<em>Gli interroganti chiedono la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abGhidetti, Ravagnan\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro dei trasporti, per sapere se \u00e8 a conoscenza, e come intenda rimediarvi, dell\u2019ingiusta disparit\u00e0 di trattamento che l\u2019applicazione del regio decreto 7 dicembre 1923, articolo 5, ultimo comma, determina tra il personale attualmente in quiescenza, gi\u00e0 dipendente dal Ministero delle comunicazioni.<\/p><p>\u00abScomposto quest\u2019ultimo, con la fine del fascismo, e restituiti i post-telegrafonici all\u2019apposito Ministero, per il criterio adottato dal Ministero dei trasporti, si ha questa assurda situazione: i dipendenti ferrovieri licenziati durante la guerra e contemporaneamente riutilizzati, e con la fine della guerra nuovamente licenziati, si trovano ad avere un trattamento di pensione che esclude l\u2019ultimo periodo di servizio come riutilizzati; periodo che invece \u00e8 stato riconosciuto ai post-telegrafonici, e ci\u00f2 per evidenti ragioni di giustizia. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abGhidetti\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede di interrogare i Ministri della difesa e del tesoro, per conoscere se non ritengano equo ed opportuno ammettere i militari, membri delle disciolte bande musicali, al godimento della pensione riservata ai militari di carriera, tenuto presente:<\/p><p>che i membri delle bande musicali disciolte nel 1923 erano militari di carriera (come dimostra la loro assunzione per concorso e ad esempio, l\u2019autorizzazione a prender moglie), anche se il regolamento disponeva che non potessero superare il grado di caporal maggiore, qualunque fosse la loro anzianit\u00e0; che essi sono stati collocati in pensione con gli assegni \u00abtabellari\u00bb che competono ai militari di leva e non di carriera, poich\u00e9 alla data del provvedimento ci\u00f2 non li danneggiava, non esistendo il \u00abcaro-viveri\u00bb di recente istituzione;<\/p><p>che le altre categorie di militari di truppa, di carriera&#8221;(carabinieri, finanzieri, ecc.), godono di pensione non tabellare;<\/p><p>che l\u2019aggravio che ne deriverebbe al Tesoro sarebbe minimo, considerato l\u2019esiguo numero di questi ex-militari. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abScarpa\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro <em>ad interim<\/em> dell\u2019Africa italiana, per conoscere quali provvedimenti intenda prendere per rendere pi\u00f9 sollecite e pi\u00f9 semplici l\u2019istruttoria e la liquidazione delle domande di risarcimento di danni di guerra subiti dai nostri connazionali in Africa Orientale Italiana ed in Libia.<\/p><p>\u00abMigliaia di profughi, rientrati in Patria completamente spogliati di ogni loro avere, vivono in estrema indigenza ed attendono, con l\u2019ansia resa sempre pi\u00f9 acuta dal crescente bisogno, la predetta liquidazione.<\/p><p>\u00abL\u2019espletamento delle pratiche, nonostante il lodevole spirito di sacrificio dei preposti, la loro abnegazione e la loro competenza, procede con ritmo veramente esasperante, in dipendenza, soprattutto, dell\u2019insufficienza e della angustia dei locali, della mancanza di materiali per una razionale attrezzatura degli uffici (scaffali, raccoglitori, cartelle, ecc.) e della lenta e complessa procedura burocratica. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abPat\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro della difesa, per sapere se sia vero che \u00e8 stato disposto il trasferimento del 46\u00b0 fanteria da Messina a Palermo e quale sia in tal caso l\u2019utilit\u00e0 di un provvedimento che importerebbe un notevole dispendio, dato che a Messina dovrebbe trasferirsi un reggimento, che ha l\u2019attuale sede a Palermo. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>).<\/p><p>\u00abBasile\u00bb.<\/p><p>PRESIDENTE. Le interrogazioni test\u00e9 lette saranno iscritte all\u2019ordine del giorno e svolte al loro turno, trasmettendosi ai Ministri competenti quelle per le quali si chiede la risposta scritta.<\/p><p>La seduta termina alle 20.10.<\/p><p>Ordine del giorno per le sedute di domani.<\/p><p>Alle ore 10 e alle ore 16:<\/p><p>Seguito della discussione delle mozioni degli onorevoli Nenni, Togliatti e Canevari.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Versione PDF ASSEMBLEA COSTITUENTE CCXL. SEDUTA POMERIDIANA DI MERCOLED\u00cc 1\u00b0 OTTOBRE 1947 PRESIDENZA DEL PRESIDENTE TERRACINI INDICE Sul processo verbale: Cappa, Ministro della marina mercantile Comunicazioni del Presidente: Presidente Domande di autorizzazione a procedere in giudizio: Presidente Mozioni (Seguito della discussione): Morandi Togni, Ministro dell\u2019industria e commercio Corbino Interrogazioni e interpellanza con richiesta d\u2019urgenza (Annunzio): [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_relevanssi_hide_post":"","_relevanssi_hide_content":"","_relevanssi_pin_for_all":"","_relevanssi_pin_keywords":"","_relevanssi_unpin_keywords":"","_relevanssi_related_keywords":"","_relevanssi_related_include_ids":"","_relevanssi_related_exclude_ids":"","_relevanssi_related_no_append":"","_relevanssi_related_not_related":"","_relevanssi_related_posts":"2364,2220,2390,2315,2181,2542","_relevanssi_noindex_reason":"","_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"categories":[56,7],"tags":[],"post_folder":[57],"class_list":["post-2175","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-1947-10","category-assemblea"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2175","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2175"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2175\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6620,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2175\/revisions\/6620"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2175"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2175"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2175"},{"taxonomy":"post_folder","embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fpost_folder&post=2175"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}