{"id":2172,"date":"2023-09-17T14:53:09","date_gmt":"2023-09-17T12:53:09","guid":{"rendered":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=2172"},"modified":"2023-10-21T17:52:31","modified_gmt":"2023-10-21T15:52:31","slug":"antimeridiana-di-mercoledi-1-ottobre-1947","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=2172","title":{"rendered":"ANTIMERIDIANA DI MERCOLED\u00cc 1\u00b0 OTTOBRE 1947"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"2172\" class=\"elementor elementor-2172\" data-elementor-post-type=\"post\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-207cad1 elementor-section-full_width elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"207cad1\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-3f5e8bc\" data-id=\"3f5e8bc\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-21b3927 elementor-align-right elementor-widget elementor-widget-button\" data-id=\"21b3927\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"button.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-button-wrapper\">\n\t\t\t\t\t<a class=\"elementor-button elementor-button-link elementor-size-sm\" href=\"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/19471007_1.pdf\" target=\"_blank\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-content-wrapper\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-icon\">\n\t\t\t\t<i aria-hidden=\"true\" class=\"icon icon-view\"><\/i>\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-text\">Versione PDF<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-775274d elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"775274d\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>ASSEMBLEA COSTITUENTE<\/p><p>CCXXXIX.<\/p><p>SEDUTA ANTIMERIDIANA DI MERCOLED\u00cc 1\u00b0 OTTOBRE 1947<\/p><p>PRESIDENZA DEL PRESIDENTE <strong>TERRACINI<\/strong><\/p><p><strong>INDICE<\/strong><\/p><p><strong>Congedo:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p><strong>Mozioni<\/strong> (<em>Seguito della discussione<\/em>)<strong>:<\/strong><\/p><p>Quarello<\/p><p>Lizzadri<\/p><p>Presidente<\/p><p>La seduta comincia alle 10.<\/p><p>MOLINELLI, <em>Segretario<\/em>, legge il processo verbale della precedente seduta antimeridiana.<\/p><p>(<em>\u00c8 approvato<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Congedo.<\/p><p>PRESIDENTE. Comunico che ha chiesto congedo il deputato Pignatari.<\/p><p>(<em>\u00c8 concesso<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Seguito della discussione di mozioni.<\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019ordine del giorno reca il seguito della discussione di mozioni.<\/p><p>\u00c8 iscritto a parlare l\u2019onorevole Quarello. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>QUARELLO. La discussione su un argomento cos\u00ec importante come quello del caro-vita e dei prezzi, da tempo desideravo che l\u2019Assemblea Costituente avesse potuto affrontarla, non tanto sotto la pressione di muovere delle critiche, quanto per l\u2019esame dell\u2019argomento in se stesso, allo scopo di portare un contributo, sia pure relativo, alla risoluzione di cos\u00ec gravi problemi, senza per questo illudersi di poterli dominare, n\u00e9 di poterli risolvere, in quanto si tratta di argomento di tale importanza e potenza da sconvolgere non solo l\u2019economia in Italia, ma anche negli altri Paesi.<\/p><p>Ma \u00e8 evidente che un contributo su questo argomento merita di essere dato, anche perch\u00e9 noi constatiamo che questo processo di aumento di costi, che continua quasi in modo perenne, \u00e8 dovuto sostanzialmente al problema dell\u2019insufficienza dei mezzi che si possono avere, e quindi \u00e8 un esame dedicato a quello che \u00e8 il processo produttivo. Ma nel caso nostro, nel momento in cui si pone questa discussione, e cio\u00e8 sotto la pressione di avvenimenti specifici e di una mozione di sfiducia al Governo, \u00e8 pure il caso di esaminare se eventualmente l\u2019argomento del caro-vita in s\u00e9 non sia un pretesto e non possa essere soltanto il mezzo di inscenare un\u2019opposizione politica senza che ci siano giustificazioni sostanziali e precise.<\/p><p>Non che con questo io dica che non ci sia il problema del caro-vita, ma, nel modo e nel tempo in cui le agitazioni sul caro-vita si vengono a svolgere, c\u2019\u00e8 da credere che vi sia una preoccupazione: che il caro-vita non abbia avuto ancora quelle accentuazioni che si vorrebbero avere.<\/p><p>Vorrei far presente agli onorevoli colleghi che, tutte le volte che noi assistiamo a dei grandi movimenti e a grandi agitazioni nazionali contro il caro-vita, \u00e8 proprio quando gli indici del caro-vita tendono a rallentarsi e, direi quasi, a normalizzarsi.<\/p><p>Noi abbiamo avuto l\u2019anno scorso, per esempio, nel 1946, un grande movimento contro il caro-vita, che si \u00e8 sviluppato nei mesi di agosto e settembre. Noi ci ricordiamo le manifestazioni nazionali e il Presidente del Consiglio si ricorder\u00e0 anche delle commissioni che egli dovette ricevere a Milano in occasione di una grande manifestazione.<\/p><p>Ebbene, sar\u00e0 il caso di esaminare quale era stato l\u2019andamento dei prezzi in quel tale periodo e vedere se eventualmente, in quel tale periodo, avrebbero dovuto essere minori le preoccupazioni e se in quelle agitazioni non c\u2019era invece la volont\u00e0 precisa di creare condizioni artificiose, quasi per impedire che un principio di ristabilimento si venisse a consolidare.<\/p><p>Abbiamo dunque nel precedente anno queste variazioni di prezzi: nell\u2019aprile 1946 il franco svizzero era disceso a 94 lire, mentre nel luglio precedente era a 170; il prezzo dell\u2019oro nel marzo 1946 era disceso a 510-520 lire al grammo, mentre nell\u2019anno prima era a 1000-1030.<\/p><p>Questo annunciava evidentemente una diminuzione dei prezzi all\u2019ingrosso, tanto che noi abbiamo avuto nei mesi di aprile, maggio e giugno queste variazioni: il prezzo del ferro, per esempio, che era al febbraio 40-42, era disceso in giugno a 30 al chilogrammo vagone; e il prezzo del legno compensato di pioppo, da 70-80 mila lire, era disceso a 50 mila al metro cubo. Questo nel mese di giugno.<\/p><p>Ma c\u2019era un altro fatto, e cio\u00e8 che gli indici del caro-vita avevano segnato un rallentamento notevolissimo, tanto che, prendendo i dati che ho avuto dal comune di Torino e che sono stati pubblicati, abbiamo avuto questa situazione: l\u2019indice del caro-vita, paragonato a 100 nel 1938, nell\u2019aprile del 1946 era a 2668, discendendo in maggio a 2508; in giugno a 2470; in luglio a 2327. Quindi, era da due o tre mesi che si verificava una relativa normalizzazione nei prezzi, tanto che l\u2019indennit\u00e0 di caro-vita, al 1\u00b0 luglio, con l\u2019applicazione della scala mobile, aveva portato ad un aumento solo di 3 lire al giorno.<\/p><p>Quindi era evidente che in quel particolare momento c\u2019era un ribasso e una tendenza alla normalizzazione, sia pure relativa, in quanto che i prezzi di mercato non si stabilizzano cos\u00ec facilmente, ma sono soggetti ad altre condizioni. Evidentemente bisogna considerare, e risulta dai dati esposti, che gli scopi dell\u2019agitazione erano ben diversi; c\u2019\u00e8 da domandarsi se quelle agitazioni non fossero state provocate apposta per impedire che la situazione si normalizzasse, per determinare uno stato d\u2019animo nel Paese, tale da poter consentire la continuazione della ascesa dei prezzi, da poter impedire quella stabilizzazione che, a quanto pare, molti temono.<\/p><p>Vediamo quest\u2019anno. Anche nel 1947 abbiamo avuto una ascesa dei prezzi, perch\u00e9 dopo le agitazioni dell\u2019anno scorso \u2013 dell\u2019agosto, settembre, ottobre \u2013 i prezzi hanno ripreso a salire e quando i prezzi cominciano di nuovo a salire, le agitazioni pare che si fermino. Quest\u2019anno abbiamo avuto un principio di rallentamento nell\u2019ascesa dei prezzi, preceduto dal ribasso dei titoli, appena costituito l\u2019attuale Governo. In aprile c\u2019\u00e8 stata una piccola revisione nella scala mobile, si \u00e8 avuto un secondo aumento e siamo arrivati al luglio di quest\u2019anno. Nel mese di luglio di quest\u2019anno il costo della vita rispetto al giugno accenna una leggera diminuzione, tanto che al giugno era \u2013 sempre con 100 al 1938 \u2013 a 4716, a luglio a 4503.<\/p><p>Di colpo noi apprendiamo che la Confederazione del lavoro inizia tutta una serie di agitazioni e tutti si domandano cosa sta per accadere. Vi sono, indubbiamente, notevoli riflessi di carattere psicologico, ma malgrado tutti i movimenti avvenuti, malgrado tutte le inscenature, il mese di agosto ha dato come percentuale del costo della vita 4408, cio\u00e8 ha segnato ancora una leggerissima diminuzione rispetto al mese precedente.<\/p><p>Davanti a questi dati noi ci domandiamo francamente se queste agitazioni sono rivolte a combattere il rialzo o se sono rivolte a provocare viceversa continui rialzi, cio\u00e8 se in sostanza questa azione tende a combattere la speculazione o a creare condizioni di fatto perch\u00e9 la speculazione si sviluppi e continui, creando condizioni di impossibilit\u00e0 per la stabilizzazione.<\/p><p>L\u2019inscenatura avvenuta perci\u00f2 \u00e8 completamente artificiosa e tende sostanzialmente non ad eliminare quegli inconvenienti, ma a crearne viceversa degli altri sempre maggiori.<\/p><p>Ma ci sono altre considerazioni da fare. Ci sono \u00e8 vero gli indici del costo della vita, ma ci sono le condizioni di chi lavora, che sono gravissime. Ebbene, sar\u00e0 il caso che noi li esaminiamo e siccome qui, in questa sede, il 20 di giugno \u00e8 stato dichiarato che, per la prima volta nella storia, con la tregua sindacale si \u00e8 verificato che gli operai hanno rinunciato ad ogni aumento, mentre tutto rincarava, sar\u00e0 bene il caso che io esponga qualche cifra per far presente agli onorevoli colleghi che cosa ha voluto dire la tregua sindacale e che cosa ha voluto dire l\u2019accordo che \u00e8 stato concluso.<\/p><p>Noi abbiamo presenti le condizioni salariali nel mese di agosto del 1946 e qui vi porto quale base di categorie, le paghe di Torino perch\u00e9 i dati nazionali non ci sono. Noi avevamo un salario giornaliero composto in questo modo: paga oraria di 20 lire che per otto ore fanno 160; contingenza lire 159 pi\u00f9 3, 162; lire 8 di indennit\u00e0 di mensa. Salario giornaliero 330 lire. In quel momento l\u2019indice del costo della vita del mese di agosto, sempre secondo l\u2019ufficio statistica ed inchieste del comune di Torino, segnava 2426 rispetto al 100 del 1938. Gli onorevoli colleghi ricorderanno che durante le trattative per la tregua salariale fu concesso un acconto di lire 40 applicato con data 16 settembre e venne dato un aumento in seguito di altre 56 lire, per cui il primo acconto sulla tregua salariale ha portato un aumento di 96 lire giornaliere, che vennero suddivise, in parte, nella paga oraria con l\u2019aumento del 35 per cento. L\u2019aumento sulle paghe del 35 per cento, a partire dal primo ottobre, \u00e8 stato comunicato alle ditte il 26 novembre (la retroattivit\u00e0 \u00e8 oramai regola generale).<\/p><p>Si \u00e8 avuto un successivo aumento nel mese di novembre e cos\u00ec nel mese di dicembre, per modo che, sempre a norma dei contratti, al primo dicembre le paghe erano di lire 523.90, al primo febbraio di lire 599.85, al primo aprile di lire 707.85, al 16 aprile si sono aggiunte 4 lire giornaliere per aumento caro-pane, al 1\u00b0 giugno si hanno lire 817.40. Al primo agosto si ha l\u2019ultimo aumento: paga oraria di lire 46.80, per otto ore lire 374.40; contingenza 598.40; caro-pane 8 lire; mensa 8 lire. In totale 988.80.<\/p><p>Gli assegni familiari nell\u2019agosto 1946 erano di 28 lire; attualmente sono di 59 lire a cui va aggiunto il caro-pane. Quindi in un anno dall\u2019agosto 1946 all\u2019agosto 1947 il costo della vita ha variato da 2.426 per toccare al massimo in giugno 4.716, cio\u00e8 raddoppiando. Il salario dei lavoratori \u00e8 andato da 330 a 988. Cio\u00e8 triplicando.<\/p><p>Quindi, dal punto di vista dei salari, la tregua ha concesso miglioramenti nella capacit\u00e0 di acquisto dei lavoratori; e le agitazioni inscenate in questo mese di agosto e settembre non erano giustificate affatto dall\u2019indice del costo della vita che tendeva a normalizzarsi, ed erano meno giustificabili dalle condizioni salariali che avevano aumentato del 50 per cento (rapporto da 2 a 3) la capacit\u00e0 di acquisto nei confronti dell\u2019anno scorso. (<em>Interruzioni a sinistra \u2013 Commenti<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>GIUA. Perch\u00e9 non va a dirlo agli operai di Torino?<\/p><p>QUARELLO. Questi sono dati tratti dal libro paga.<\/p><p>Sar\u00e0 bene che faccia rilevare agli onorevoli colleghi, caso mai non lo tenessero presente, che l\u2019accordo per la tregua salariale \u00e8 stato una iniziativa particolare del Presidente del Consiglio dei Ministri, quando, risolta la crisi del settembre 1946, sent\u00ec la necessit\u00e0 e il bisogno di lavorare un po\u2019 in pace e chiese alle rispettive Confederazioni del lavoro e dell\u2019industria che compissero uno sforzo per creare una condizione di relativa tranquillit\u00e0 che consentisse il regolare svolgimento dell\u2019attivit\u00e0 sindacale, e desse a chi lavorava condizioni di vita possibili, almeno compatibilmente con la situazione.<\/p><p>La cosa \u00e8 avvenuta. Tengo a dichiarare che la discussione, attraverso le rispettive Confederazioni, ha avuto la partecipazione attiva, da parte del Governo, dell\u2019onorevole Campilli; tanto che, quando il 27 ottobre dello scorso anno, in sede conclusiva, fu firmato il patto di tregua salariale, l\u2019onorevole Lizzadri, a nome della Confederazione generale italiana del lavoro, ed il rappresentante industriale, hanno sentito il dovere di ringraziare in modo particolare l\u2019onorevole Campilli dichiarando che era la prima volta che il Governo partecipava con cos\u00ec buona volont\u00e0 alla discussione e portava un contributo cos\u00ec sostanziale, rendendosi conto delle condizioni dei lavoratori.<\/p><p>Ho voluto ricordare questo piccolo particolare, per far sentire che in questa questione il Governo era presente, come \u00e8 stato presente ed \u00e8 presente in tutte le questioni che riguardano il lavoro, portando sempre in esse un contributo non solo di pacificazione ma soprattutto di comprensione, facendo quanto \u00e8 umanamente possibile fare in questo momento per elevare il tenore di vita dei lavoratori.<\/p><p>Qualcuno potrebbe osservare: allora non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 niente da fare; ormai le condizioni salariali sono migliorate; adesso possiamo stare tranquilli.<\/p><p>Nessuno di noi si illude n\u00e9 crede di illudere gli altri che la situazione possa essere a posto. Anzi, devo dire che l\u2019aumento avvenuto nel potere di acquisto rispetto al 1946 \u00e8 cosa non solo transitoria, ma apparente, perch\u00e9 noi giochiamo su di una economia, che non ha ancora raggiunto la sua posizione precisa di prezzi. Troppi valori oggi non sono valutabili a prezzo economico: abbiamo dei servizi generali al disotto del loro costo, e lo stesso pu\u00f2 dirsi per i fitti. Quando l\u2019economia dovr\u00e0 basarsi sulla stabilizzazione effettiva del costo, in quel momento vedremo che le condizioni salariali, quali oggi sono, verrebbero ad essere di molto insufficienti.<\/p><p>Perch\u00e9 noi marciamo su di una economia, fondamentalmente basata su di una struttura industriale che si regge soltanto per il fatto che 10 altre economie sono in condizioni peggiori della nostra.<\/p><p>Mi sia permesso, prima di addentrarmi nel problema industriale, di trattenermi sulla questione annonaria.<\/p><p>Tutte le volte che si parla di caro-vita, tra le diverse rivendicazioni che si pongono vi \u00e8 sempre la proposta di aumentare gli ammassi, di portare una maggiore disciplina nel regime annonario. Sovente nei comizi si sentono minacce, per il fatto che il Governo non provvede: che occorrerebbe perci\u00f2 essere pi\u00f9 energici ed impiccare anche qualcuno. Si dice che c\u2019\u00e8 una teoria di regolamentazione, la quale trova anche una certa rispondenza nell\u2019animo popolare, in quanto che tutto quello che \u00e8 semplicistico trova maggior presa.<\/p><p>Altra cosa da prendere in esame \u00e8 la situazione dei prezzi dei generi alimentari. \u00c8 una questione che non pu\u00f2 prescindere da quella che \u00e8 la quantit\u00e0 di circolante che abbiamo e dalla quantit\u00e0 dei mezzi, di cui ciascuno dispone; perch\u00e9 la insufficienza dei mezzi e delle merci porta come conseguenza che tutte le volte che aumentiamo il potere di acquisto, facciamo salire evidentemente il prezzo, per la ragione, molto semplice, che la merce \u00e8 sempre quella e quindi il prezzo \u00e8 soggetto a salire sino al punto, nel quale qualcuno deve rimanere senza quella merce. \u00c8 tragico dire queste cose, ma \u00e8 inevitabile. Fin quando noi aumentiamo il guadagno dei lavoratori, non faremo che spingere in alto i prezzi dei generi alimentari, sino al punto della massima offerta. Perch\u00e9 tutti noi, dal primo all\u2019ultimo, qualora non li trovassimo sul mercato, andremmo a cercarli sui luoghi di produzione.<\/p><p>Questo \u00e8 bene dirlo con franchezza, perch\u00e9 si dice, nei comizi ed altrove, che il governo non prende i provvedimenti necessari. Ma nessuno ha il coraggio di dire che siamo noi a ridercene di questi provvedimenti e che il popolo italiano non sa cosa farsene di questi provvedimenti che non rispetta. La verit\u00e0 \u00e8 che noi non protestiamo quando la borsa nera aumenta, ma quando la borsa nera non funziona o funziona meno, si va magari in bicicletta a cercare quello che occorre sui luoghi di produzione. In Italia ci sono quattro milioni di produttori: su quattro milioni di produttori se ne trova sempre qualcuno dal quale si pu\u00f2 trovar merce e dal quale si pu\u00f2 acquistarla.<\/p><p>La realt\u00e0, signori, \u00e8 che siamo tutti animati da un senso egoistico ed individuale che \u00e8 veramente impressionante. Nessuno di noi \u00e8 disposto ad accettare sacrifici. Quando parliamo di sacrifici, parliamo sempre dei sacrifici degli altri; quando si parla di qualcuno che deve pagare, parliamo sempre di altri che debbono pagare. Non c\u2019\u00e8 classe, non c\u2019\u00e8 categoria, direi quasi che non c\u2019\u00e8 individuo in Italia oggi che non senta di essere, lui personalmente, la sua categoria e la sua classe, quella che ha la maggiore importanza in Italia, mentre le altre classi e le altre categorie debbono pagare e sacrificarsi. Questa \u00e8 la mentalit\u00e0 profondamente egoistica ed individualista che si \u00e8 affermata in Italia ed \u00e8 la mentalit\u00e0 sulla quale tutti giuocano per speculare sui singoli interessi di categoria e per accentuare i contrasti che ci sono tra classe e classe.<\/p><p>Per quella parte che si riferisce agli aumenti di prezzo dei generi alimentari, l\u2019unica possibilit\u00e0 di rimediare consiste nell\u2019importare dall\u2019estero quanto \u00e8 possibile e nell\u2019aumentare la nostra produzione interna per sopperire alle attuali esigenze.<\/p><p>Si verifica un fatto importante: vediamo che sono aumentate, in questi ultimi tempi, le spese voluttuarie. Io credo che tutti quanti hanno potuto constatare che tutto ci\u00f2 che \u00e8 divertimento e genere voluttuario \u2013 dal cocomero al gelato, al cinema \u2013 ha un consumo semplicemente spaventoso. Quando penso che a Torino dei posti affittati per la vendita al pubblico sono stati pagati 600 mila lire per soli 15 giorni per vendere quella roba, evidentemente \u00e8 il caso di dire che si spende molto e chi vende, guadagna molto. Ma il fatto impressionante \u00e8 questo: che la grandissima parte di quello che dovrebbe andare al risparmio va a tutto quello che \u00e8 genere voluttuario. Questo perch\u00e9? Innanzi tutto perch\u00e9 non si pu\u00f2 fare risparmio per timore della svalutazione, che annulla il valore del risparmio; inoltre, per l\u2019impossibilit\u00e0 di rivolgere quei risparmi all\u2019acquisto di beni reali. Perch\u00e9, mentre abbiamo constatato nel guadagno complessivo un miglioramento rispetto al 1946, \u00e8 altrettanto vero che rispetto ai prodotti industriali abbiamo avuto un peggioramento. Infatti, le industrie \u2013 la maggior parte delle industrie \u2013 lavorano unicamente per un mercato di eccezione, in quanto la loro produzione non pu\u00f2 rivolgersi al mercato medio e povero, e la produzione cos\u00ec come si svolge oggi, non \u00e8 possibile che sia portata ad un prezzo di acquisto accessibile alle classi medie e pi\u00f9 povere, perch\u00e9 la struttura industriale \u00e8 oggi cos\u00ec pesante ed antieconomica che ogni aumento di salario porta ad un costo di molto superiore a quello che comporta l\u2019aumento stesso.<\/p><p>Esempio tipico: quindici anni fa gli operai guadagnavano 24 lire al giorno. Io posso dire, in base all\u2019esperienza di allora, che era molto facile per l\u2019operaio riuscire a comperarsi la camera da letto ed a sistemarsi la cucina; qualcuno aveva la possibilit\u00e0 di comperarsi perfino la camera da pranzo. Ci\u00f2 era possibile perch\u00e9 si pagavano delle cifre proporzionate a quello che era il guadagno. Oggi, con mille lire al giorno, gli operai non riescono a comperarsi nemmeno una sedia per la cucina perch\u00e9 il costo dei prodotti industriali, il costo delle materie prime, il costo del processo di lavorazione sono saliti ad un tal prezzo che la produzione \u00e8 destinata ad altri mercati.<\/p><p>Ne ho avuto l\u2019esempio, nei primi giorni della Fiera di Torino. Ho visto, in uno stand, una camera da pranzo di un gusto cos\u00ec pacchiano, cos\u00ec volgare, ma di altissimo prezzo che ho chiesto chi avesse permesso la presentazione di un mobile cos\u00ec disgustoso. \u00ab\u00c8 l\u2019unico che abbiamo venduto\u00bb, mi hanno risposto.<\/p><p>Ora, questo esempio merita evidentemente un esame, perch\u00e9 dobbiamo constatare oggi questa insufficienza di potere di acquisto da parte dei lavoratori dei prodotti industriali. Se possiamo dire che le altre nazioni non hanno ancora risolto il loro problema industriale, se l\u2019economia ancora non \u00e8 collegata internazionalmente, tutto ci\u00f2 per\u00f2 rappresenta un fatto preoccupante perch\u00e9 queste cose ad un dato momento devono avvenire, perch\u00e9 la speculazione rallenter\u00e0 e si ritorner\u00e0 al mercato normale.<\/p><p>Oggi, possiamo fare manifestazioni anche contro il caro-vita, ma il giorno in cui le industrie non lavorassero pi\u00f9, potremmo fare s\u00ec dimostrazioni, ed anche con maggiore ragione, ma non concluderemmo pi\u00f9 niente. Potremo protestare e con pi\u00f9 ragione, ma senza alcun esito.<\/p><p>Ora, qual \u00e8 la nostra situazione? Se permettete, onorevoli colleghi, far\u00f2 un breve esame della situazione e mi riporter\u00f2 allo sviluppo precedente, far\u00f2 cio\u00e8 un esame retrospettivo per poter giudicare, con una certa sicurezza, anche quello attuale.<\/p><p>Lo sviluppo industriale in Italia \u00e8 veramente notevole, ed anche dal punto di vista tecnico \u00e8 veramente ammirevole. In questi ultimi quindici anni esso si \u00e8 sviluppato per dei prodotti particolari, rivolti all\u2019economia italiana ed in clima di possibilit\u00e0 economiche dovute all\u2019autarchia, cio\u00e8 non sul campo della concorrenza internazionale.<\/p><p>Quindi con altra mentalit\u00e0, con altra struttura.<\/p><p>\u00c8 venuta la guerra e l\u2019economia si \u00e8 adattata ai bisogni della guerra. \u00c8 venuta poi l\u2019occupazione e allora si \u00e8 verificato questo caso particolare: che l\u2019industria \u2013 parlo del Settentrione \u2013 nel tempo dell\u2019occupazione nazi-fascista era rivolta ancora apparentemente a produrre, ma sostanzialmente a non produrre, sia perch\u00e9 la non produzione era un fatto di dovere nazionale, sia perch\u00e9 il non produrre \u00e8 sempre una cosa pi\u00f9 comoda di quella di lavorare, sia anche perch\u00e9 la possibilit\u00e0 di scambi di merci era ristretta. Ma si era verificato anche in queste aziende un aumento di personale, dovuto all\u2019assunzione di elementi da parte delle diverse aziende per farli partecipare alla lotta di liberazione e per toglierli al controllo nazi-fascista. E possiamo dire che nel Settentrione, da parte di molti industriali, \u00e8 stato dato un esempio veramente di solidariet\u00e0, assumendo, senza averne bisogno, senza possibilit\u00e0 di lavoro, personale che veniva tenuto in forza nello stabilimento stesso. Si era verificata anche un\u2019altra cosa: si era verificato uno stato d\u2019animo curioso: la speranza della liberazione aveva illuso anche molta gente nel senso che tutto sarebbe cambiato. Se noi ricordiamo tutti i vincoli che esistevano nell\u2019economia in quegli anni della guerra, tutte le attrezzature legali e commerciali che le aziende industriali avevano dovuto impiantare per via delle assegnazioni o non assegnazioni, ricordiamo anche quale era stata la conseguenza di questo fatto, cio\u00e8, che, non potendo pi\u00f9 lavorare senza assegnazioni (e si lavorava lo stesso) si era cominciato ad attrezzarsi in modo da eliminare il peso fiscale perch\u00e9 non potendosi procedere ad acquisti regolari, non si poteva produrre regolarmente e vendere regolarmente. Si era creata in tutte le aziende una struttura fiscale ed amministrativa diversa, pi\u00f9 complessa, quasi doppia, perch\u00e9 bisognava trovare il modo di regolarsi di fronte alla legge.<\/p><p>Si aveva cos\u00ec a fine guerra una struttura rivolta a produzioni autarchiche e di guerra, una prevalenza enorme di mano d\u2019opera non adatta ai lavori, una organizzazione commerciale e fiscale sproporzionata ed impiegati in un numero maggiore. Si sperava che la liberazione avrebbe liberato da tutti i vincoli, consentendo di potersi mettere a lavorare tranquillamente.<\/p><p>Si era verificato anche un fatto di importanza morale che noi, in seguito, abbiamo fatto il possibile per annullare tutti insieme. Si era verificato in quel momento una certa solidariet\u00e0, la comprensione della utilit\u00e0 degli sforzi del lavoratore e del datore di lavoro, che aveva raggiunto, in certi posti, una completa unione. C\u2019era la sensibilit\u00e0, quasi la certezza che a guerra finita si sarebbe realizzato qualche cosa di pi\u00f9 profondo, di duraturo nei rapporti fra capitale e lavoro, fra lavoratori e datori di lavoro.<\/p><p>Questa comunanza di interessi nella stessa lotta per difendere gli impianti industriali che, anche se \u00e8 stata un po\u2019 artificiosamente aumentata, in parte c\u2019\u00e8 stata; questo legame che esisteva tra chi lavora e fa lavorare, aveva generato la convinzione che questa volta si sarebbe potuto ottenere una realizzazione concreta.<\/p><p>E siamo venuti alla liberazione. Bisognava tener conto di una cosa; che l\u2019economia si doveva adeguare ai bisogni del Paese.<\/p><p>C\u2019\u00e8 un fatto innegabile; l\u2019economia industriale italiana era in piedi mentre quella degli altri paesi europei era distrutta; quindi una condizione di privilegio assoluto su tutta l\u2019Europa, in un mondo che di tutto aveva bisogno, e quindi possibilit\u00e0 da parte nostra di conquistare i mercati che finora non avevamo potuto conquistare, nella condizione di essere gli unici a poter lavorare e quindi a poter ottenere quelle materie per lavorare che noi non avevamo.<\/p><p>Bisognava perci\u00f2 affrontare la necessit\u00e0 di introdurre, con adeguazione alle esigenze produttive, quei cambiamenti nella struttura delle aziende resi necessari dalle nuove esigenze, cio\u00e8 tutta una revisione dei rapporti di lavoro.<\/p><p>Fra tutte queste aspirazioni subentra la liberazione. Avviene l\u2019epurazione, sulla quale per\u00f2 non parlo perch\u00e9, evidentemente, \u00e8 legge e su quello che \u00e8 applicazione di legge non dico nulla, anche se non ne condivido i princip\u00ee.<\/p><p>Ma, in proposito, vorrei dire per la parte che mi riguarda, come democratico cristiano, di essere lieto che ad imporre quelle leggi e quelle disposizioni non ci siano stati i nostri uomini, ma rappresentanti di altri partiti, anche se \u2013 quasi per somma ironia \u2013 oggi vediamo che le masse si agitano contro quelle tali disposizioni di legge e sono incitate contro gli uomini che le hanno subite, mentre le masse avrebbero dovuto e dovrebbero rivoltarsi contro i loro dirigenti che le hanno emanate. (<em>Applausi a destra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Ma veniamo ai provvedimenti interni. Non so se molti di voi hanno seguito lo sviluppo industriale del Settentrione: i provvedimenti interni (cio\u00e8 la espulsione dallo stabilimento) sono stati presi per quelli che avevano un certo valore tecnico ed una certa capacit\u00e0, quelli che avevano una funzione disciplinare, cio\u00e8 verso gli elementi essenziali, veri competenti per la gran parte, che potevano avere influenza sia per autorit\u00e0, sia per capacit\u00e0 fondamentale nel funzionamento aziendale.<\/p><p>Un provvedimento generale, un\u2019unica scusa e via!<\/p><p>Ora, c\u2019\u00e8 un fattore morale: questa gente, specialmente parlo della mia provincia, era nell\u2019et\u00e0 dai 45 ai 60 anni, gente si pu\u00f2 dire della mia generazione. Ed io posso dire che la gran parte dei dirigenti industriali torinesi erano da ragazzi con me in fabbrica. Centinaia, molte centinaia ci siamo conosciuti alle scuole serali professionali dopo dieci ore di lavoro; e questa gente che si \u00e8 fatta attraverso tanti sacrifici ha portato una competenza tecnica di primissimo ordine nell\u2019industria torinese e sono questi che abbiamo visto mettere fuori, perch\u00e9 non erano piaciuti all\u2019elemento interno. Posso testimoniare fra voi che per molti non c\u2019era nessuna ragione di carattere politico (e d\u2019altronde per questo c\u2019era la epurazione). Quello era il primo colpo che si veniva ad inferire al sistema industriale italiano per impedire che, comunque, si potesse riprendere e diventare quello che doveva essere. (<em>Applausi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Questa azione fu compiuta con molta intelligenza, sfruttando lo stato d\u2019animo degli operai, e con vera passionalit\u00e0, sfogando risentimenti e forse delle antipatie. Noi, durante e dopo la liberazione, ci siamo sentiti tutti leoni e lo siamo effettivamente diventati: ma, abbiamo forse dimenticato quello che eravamo qualche anno prima. Io vedo che in fabbrica di fronte a certe situazioni vi sono pecoroni, oggi, pi\u00f9 di quanti non ve ne fossero dieci o quindici anni fa.<\/p><p>Ad ogni modo, quest\u2019opera smantellatrice delle industrie \u00e8 stata concomitante in tutta l\u2019alta Italia, il che evidentemente esclude la pretesa spontaneit\u00e0. E si incomincia cos\u00ec a verificare che, nella fabbrica, chi era rimasto a dirigere aveva capito di essere rimasto soltanto per il fatto del gradimento o della sopportabilit\u00e0 della massa e che dipendeva evidentemente da queste circostanze se in quel dato posto poteva ancora rimanere.<\/p><p>Come andasse la cosa in quel tempo non \u00e8 il caso di spiegare, perch\u00e9 voi stessi potete rendervene conto. C\u2019era stato un caso speciale a Torino, che cio\u00e8 un grande stabilimento di prodotti metallurgici era l\u2019unico che producesse delle lamierine che servivano ad altre industrie. Siccome il gruppo di tecnici, in questo stabilimento, di quella data lavorazione, avevano subito provvedimenti di indesiderabilit\u00e0, si \u00e8 dovuto conservare un ufficiale tedesco, perch\u00e9 era l\u2019unico che fosse un tecnico. Malgrado questo, quella lavorazione \u00e8 rimasta ferma.<\/p><p>Il che ha voluto dire che i possessori di quei tipi di lamiera hanno compiuto affari d\u2019oro. E quindi anche questo per combattere la speculazione \u00e8 indubbiamente servito.<\/p><p>E veniamo ad esaminare le condizioni di carattere salariale. I costi della vita erano aumentati in ragione di 24 volte rispetto al 1938, mentre le paghe erano aumentate solo da 10 a 17 o 18 volte, perch\u00e9 c\u2019era un certo disordine dal punto di vista salariale. Anche se, infatti, c\u2019erano stati dei provvedimenti notevoli, come quello della socializzazione, che esamineremo in sede particolare, la situazione era indubbiamente, sotto questo riguardo, da sistemarsi. C\u2019erano degli industriali pi\u00f9 generosi, altri pi\u00f9 avari&#8230;<\/p><p>C\u2019era insomma da compiere una regolamentazione della questione salariale. Era sperabile, almeno da noi, che, avvenuta la liberazione, in precedenza nel centro e meridione d\u2019Italia si era costituita la Confederazione del lavoro implicante un fatto di importanza storica, da non dimenticarsi mai, l\u2019unit\u00e0 sindacale, alla quale anche noi avevamo contribuito, sia pure per la parte che ciascuno di noi poteva dare, che si trovasse un organismo che fosse pronto ad agire e che ci fosse almeno un piano gi\u00e0 preparato. Noi sentivamo che si parlava allora di piani economici e desideravamo sapere se nell\u2019Italia gi\u00e0 liberata questo piano fosse stato fatto. Ora, noi non sapevamo se il Governo fosse stato in grado di farlo, perch\u00e9 al di l\u00e0 del fronte noi che seguivamo questi problemi sapevamo che il Governo affrontava questioni importantissime quale quella istituzionale, ma pensavamo che la Confederazione del lavoro, almeno essa, avrebbe avuto un piano. Siccome \u00e8 la pianificatrice per eccellenza, pensavamo che dovesse avere un piano.<\/p><p>E si \u00e8 atteso&#8230; ma inutilmente. Delle azioni slegate ci sono state nei primi tre mesi, caotiche, con una infinit\u00e0 di interferenze. Ad ogni modo, questo non va attribuito a colpa dei singoli dirigenti sindacali locali, poich\u00e9 la situazione era quella che era. Il che dimostra che in certi momenti quello che conta \u00e8 la situazione di fatto.<\/p><p>Poi si ebbero i primi accordi di un certo valore (per i salari) nell\u2019agosto 1945. Ma quello che attendevamo noi da parte confederale era che ci fosse un elemento nuovo, una parola nuova, un qualche cosa che fosse diverso dalla questione strettamente salariale che si veniva ad impostare. Noi aspettavamo qualche cosa che utilizzasse quello spirito maturatosi in quel periodo; auspicavano la concretizzazione delle aspirazioni della classe lavoratrice che tendesse a portare la questione non pi\u00f9 sul piano puramente della lotta per gli aumenti salariali fatti a casaccio, ma nel senso responsabile della possibilit\u00e0 produttiva, entrare in quello che \u00e8 il processo produttivo stesso assumendo delle responsabilit\u00e0, ed abbandonare quelle posizioni apparentemente comode, dei miglioramenti o delle lotte salariali. La responsabilit\u00e0 sarebbe stata questa: incominciare a portare nel sistema industriale, nelle industrie, una sistemazione produttiva logica, eliminare tutto quello che era in pi\u00f9; perch\u00e9 gli errori portano a conseguenze che si pagano in modo inesorabile, n\u00e9 vi possono essere provvedimenti di legge che valgano ad eliminarli.<\/p><p>Occorreva affrontare il processo industriale e la disciplina delle aziende, per poter assumere gli oneri e le responsabilit\u00e0 della nuova struttura, nonch\u00e9 il diritto di assumere il comando delle aziende stesse, mettere su un piano di eguaglianza il lavoro con il capitale, con gli stessi diritti. Ma, signori, per questo occorreva senso di responsabilit\u00e0, nonch\u00e9 chiarezza di vedute. La Confederazione del lavoro si vede non aveva pianificato, n\u00e9, evidentemente, era possibile attendere norme al riguardo.<\/p><p>Potrei parlarvi di quello che \u00e8 avvenuto nel campo dei consigli di gestione. Vorrei che si discutesse un giorno dei consigli di gestione, per poter effettivamente valutare le diverse esperienze acquisite, avendo avuto la fortuna di seguirli sin dai primissimi giorni della loro nascita nonch\u00e9 in tutto lo sviluppo, parziale e generale, a Torino. Ho visto lo sforzo compiuto, ho visto che hanno servito, malgrado, diciamo cos\u00ec, le origini non perfettamente sane; cio\u00e8 si \u00e8 partiti da un presupposto politico, non da uno economico; eppure hanno servito in un\u2019infinit\u00e0 di casi.<\/p><p>Gli uomini di qualunque partito messi di fronte alla responsabilit\u00e0, ad un certo punto cambiavano la posizione morale. Questo fatto \u00e8 di un insegnamento profondo, e forse \u00e8 per questo che il consiglio di gestione \u00e8 rimasto come uno strumento che fino ad un certo punto ha avuto una utile funzione, ma il pi\u00f9 delle volte vi era qualche elemento nello stesso che impediva che si andasse oltre un certo limite, ed allora la funzione diventava padronale.<\/p><p>Ora, questa posizione morale da affermare, questa realizzazione economica che si poteva fare, non si \u00e8 fatta. E allora anche questo si \u00e8 verificato: una enorme riduzione dal punto di vista della potenzialit\u00e0 tecnica dell\u2019azienda.<\/p><p>Nel campo economico si svolgeva la lotta salariale nel modo pi\u00f9 volgare che si potesse fare.<\/p><p>Voglio far rilevare, specialmente a quelli dei colleghi che conoscono l\u2019attivit\u00e0 sindacale, questo: tutte le volte che c\u2019\u00e8 un provvedimento di carattere sindacale, almeno nove volte su dieci esso viene a premiare l\u2019industriale avaro e viene a colpire l\u2019industriale generoso. Per esempio, il caso di quanto \u00e8 avvenuto alla liberazione: industriali che avevano assunto diecine di persone senza averne assoluto bisogno, avevano aumentato in modo inverosimile le loro aziende per poter difendere dei lavoratori fino a liberazione avvenuta. Quindi, essi pagavano del proprio e hanno pagato del proprio. Ho visto anche altri industriali, quelli avari, che non avevano assunto nessuno; ora, a fine guerra, quando era tempo di lavorare sul serio, quei tali industriali generosi che avevano voluto quelle assunzioni, hanno avuto un pugno nella schiena, e viceversa gli altri, quelli avari, si son trovati in condizioni migliori. Quando sono arrivate le rivendicazioni salariali, gli aumenti sono avvenuti per percentuali sulle paghe che esistevano, non su un minimo logico stabilito; e quindi, chi aveva dato quindici doveva aumentare in proporzione e chi aveva dato sette aumentava in misura minore. Quindi i provvedimenti sindacali non premiano l\u2019industriale generoso ma l\u2019industriale avaro. Fate pure i generosi, ch\u00e9 a pagare ci penserete voi!<\/p><p>Ma il fatto essenziale era questo: che l\u2019operaio poteva andarsene via. E abbiamo visto cos\u00ec che molto personale veramente capace di lavorare e veramente sano e stanco di vedere certe situazioni di fabbrica, si allontanava.<\/p><p>PAJETTA GIANCARLO. Dove sono andati? A fare i capitalisti?<\/p><p>QUARELLO. Sono andati a percepire condizioni di paga superiori. Vi sono degli operai che vanno a lavorare senza libretto in una infinit\u00e0 di aziende, con stipendi superiori al 50 per cento rispetto a quelli che prendono gli altri! Questo perch\u00e9 lei lo sappia.<\/p><p>Ma il curioso era questo: e cio\u00e8, che la misura in s\u00e9 era incomprensibile. Se avessero detto agli industriali di liberarsi del personale in pi\u00f9 che economicamente non serviva, mi pare che sarebbe stato anche logico, facendo anche assumere l\u2019impegno della riassunzione entro cinque o sei mesi di altri elementi che potessero servire.<\/p><p>C\u2019era da tenere conto di un fatto importante. Nell\u2019adeguare le industrie alla loro potenzialit\u00e0 effettiva, bisognava che la collettivit\u00e0 provvedesse al sostentamento dei disoccupati e, quindi, occorreva allo stesso tempo un\u2019azione governativa che avesse dato ai disoccupati possibilit\u00e0 di vita sia pure limitata. Non si \u00e8 fatto n\u00e9 l\u2019uno, n\u00e9 l\u2019altro. Vi sono state riunioni a Milano nel luglio, poi nel settembre, poi nel gennaio del 1946; poi c\u2019\u00e8 stata la commissione che ha esaminato la condizione dell\u2019industria e concluso che il personale in pi\u00f9 era di circa 180 mila persone. Nel frattempo si era verificato che certe aziende, blocco o non blocco, si erano liberate di parte ed anche di tutto il personale e quindi una certa eliminazione avveniva ugualmente, non portando per\u00f2 quei benefici che potrebbe dare anche oggi, se affrontata compiutamente. Ma se noi vogliamo esaminare questo provvedimento in s\u00e9 e comprendere la portata politica di questo blocco, noi dobbiamo collegarlo con quell\u2019altro dell\u2019eliminazione del personale tecnico, amministrativo.<\/p><p>Perch\u00e9 in un\u2019azienda esiste non soltanto il peso di pagare uno che non lavori, ma di pagare uno che non lascia lavorare gli altri. Perch\u00e9 pagare la gente che non lavora \u00e8 il meno. Quando si dice ad una azienda: tu devi pagare il dieci, il venti o il trenta per cento in pi\u00f9 di quello che paghi, questo \u00e8 niente; ma \u00e8 disastroso tenere delle persone che son l\u00ec apposta per non far lavorare gli altri. Si tiene il blocco dei licenziamenti nelle fabbriche e specie nelle grandi fabbriche appunto per impedire qualsiasi disciplina. Questo lo si giustifica apparentemente con la difesa degli interessi delle classi lavoratrici. \u00c8 una delle tante parole generiche che non servono a niente. La realt\u00e0 \u00e8 che si vuole impedire ad ogni costo che l\u2019azienda italiana si difenda e si metta sul piano produttivo. (<em>Applausi al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>GORRERI. Venga a vedere il numero dei disoccupati; sono migliaia e migliaia.<\/p><p>QUARELLO. Per i quali occorrono provvedimenti in proposito.<\/p><p>Il Ministro Fanfani, da poco tempo al Ministero del lavoro, ha gi\u00e0 provveduto ad elevare per i disoccupati il sussidio da cinquanta a duecento lire al giorno. \u00c8 un primo passo. Questa necessit\u00e0 non era stata sentita finora.<\/p><p>Ho saputo che l\u2019onorevole Fanfani ha fatto fare un\u2019inchiesta sui disoccupati e su quella cifra di un milione e mezzo che si gonfia quando fa comodo. Quello che \u00e8 interessante rilevare \u00e8 il numero dei disoccupati dall\u2019aprile del 1946, cio\u00e8 da quando si \u00e8 parlato del premio della Repubblica che andava anche ai disoccupati.<\/p><p>Si vedr\u00e0 che l\u2019ascesa \u00e8 stata del 50 per cento ed anche in certi casi del 100 per cento.<\/p><p>I disoccupati di occasione esistono apposta per prendere quei tali premi o quelle date concessioni.<\/p><p>Si capisce che la disoccupazione in Italia \u00e8 grave. Pensate a tutta la giovent\u00f9 che va dai 18 ai 25 anni: che mestiere ha? Ha fatto ginnastica, la guerra d\u2019Africa, etc. Ma anche la generazione dell\u2019ultimo ventennio non ha un mestiere, perch\u00e9 si era restii a fare imparare il mestiere. Si voleva l\u2019impiego.<\/p><p>Sono ritornati tutti i prigionieri e gli internati, minorati fisicamente e diminuiti nella capacit\u00e0 di lavoro. Cos\u00ec pure gli ex-reduci. Questa \u00e8 la generazione sulla quale si dovrebbe basare la forza di un Paese. La grandissima parte di essa \u00e8 senza mestiere, mentre l\u2019altra parte non pu\u00f2 lavorare. Quindi una condizione quanto mai dolorosa per l\u2019Italia. Occorrerebbe almeno impiegare questa gente come commessi, guardiani, magazzinieri. Questa tragedia, in Italia, \u00e8 una delle cose pi\u00f9 gravi, uno degli elementi che dovranno essere tenuti presente quando si dovr\u00e0 pensare all\u2019industria italiana futura, la quale dovr\u00e0 essere messa in condizione di assumere personale non specializzato, e quindi con delle attrezzature fondamentalmente tecniche che consentano l\u2019utilizzazione di elementi non preparati.<\/p><p>Esaminiamo un altro fatto. Ho detto che durante la guerra vi era in tutte le aziende un ufficio a parte (assegnazione, contratti), cio\u00e8 tutta quella organizzazione supplementare dell\u2019azienda che dal punto di vista economico non \u00e8 la meno importante (era anzi la pi\u00f9 importante). Ora, si sperava che almeno questa struttura fosse abolita: viceversa le condizioni del Paese non l\u2019hanno consentito. Anzi, si sono ricreati degli organi gi\u00e0 sciolti e, a quanto mi risulta, si sono continuati gli stessi sistemi. Devo dichiarare che dopo due anni dalla liberazione, da parte di molta gente \u2013 troppa gente \u2013 si conclude molto melanconicamente che il detto pirandelliano \u00abCome prima, peggio di prima\u00bb non \u00e8 un detto puramente letterario; e c\u2019\u00e8 in molta gente non solo disillusione ma un senso di amarezza.<\/p><p>La convinzione che la distribuzione di assegnazioni od acquisti possa avvenire non in seguito a criteri determinati ma secondo una valutazione personale, \u00e8 la cosa pi\u00f9 dolorosa. Ma di questo parler\u00f2 in altro momento. Esiste un altro elemento di enorme importanza che io voglio sottoporvi: \u00e8 il sistema assicurativo italiano. Spero che, quando la Commissione per le assicurazioni avr\u00e0 compiuto gli studi, ci dar\u00e0 gli elementi di giudizio a proposito. Ho l\u2019impressione che il bilancio delle assicurazioni raggiunga il livello di quello dello Stato o, per lo meno, se ne discosti poco. Sar\u00e0 interessante conoscere quello che viene a costare il servizio e quello che va come beneficio agli assicurati.<\/p><p>Permettetemi, onorevoli colleghi, che io abusi della vostra attenzione per farvi conoscere l\u2019ammontare d\u2019oggi e quali sono state le variazioni verificatesi.<\/p><p>Oggi abbiamo i seguenti contributi: Assegni familiari: 30 per cento; Cassa richiamati 0,5 per cento; fondo pensioni 6,85 per cento; fondo disoccupazione 4,90 per cento; fondo tubercolosi 4 per cento; solidariet\u00e0 sociale e pensioni 12 per cento (8 a carico del datore di lavoro e 4 a carico dei lavoratori); 1,5 per cento per invalidit\u00e0 e vecchiaia (lire 25 fisse per settimana).<\/p><p>Questo onere sulla quota del massimale fisso di lire 6.250 mensili, viene ad essere del 59,75 per cento e deducendo il 4 per cento a carico dei lavoratori \u00e8 del 55,75 per cento.<\/p><p>Per gli impiegati vi \u00e8 il 2 per cento in pi\u00f9 per la Cassa richiamati. Poi si aggiungono, e sulla retribuzione completa, per la Cassa di integrazione il 3,5 per cento; Cassa malattia 5 per cento; Assicurazioni infortuni in media 5,5 per cento; in totale 14 per cento, che, aggiunto al rimanente, viene ad ammontare al 69,75 per cento. Per\u00f2, precisiamo, il 55,75 per cento \u00e8 solo sul massimale di 6.250 e non sul totale della corresponsione.<\/p><p>Ora esaminiamo l\u2019altra parte, che grava sul salario, cio\u00e8 quella delle disposizioni contrattuali che calcoliamo su una attivit\u00e0 annua dell\u2019operaio di 2000 ore. Nel 1920, quando si sono ottenute per la prima volta le ferie pagate, si esigevano dall\u2019operaio 2400 ore di lavoro effettivamente compiute.<\/p><p>Ora calcoliamo, per puro conto teorico, una produzione annua di 3000 ore, che non sono affatto necessarie per acquisire i diritti contrattuali. Per questo \u00e8 sufficiente essere in carico alla ditta e segnati sul libro paga.<\/p><p>Vediamo:<\/p><p>Gratifica natalizia ore 200 che rispetto alle 2000 ore danno una percentuale del 10 per cento.<\/p><p>Ferie annuali giorni 12 ore 96.<\/p><p>Festivit\u00e0 fisse giorni 4, su 32 concesse dal fascismo e mantenute (potrei dire che nel \u201944 la commissione interna \u00e8 venuta da noi a reclamare il 28 ottobre. Vi risparmio la risposta che ho dato).<\/p><p>Festivit\u00e0 infrasettimanali giorni 12 ore 96.<\/p><p>Indennit\u00e0 di licenziamento giorni 2 per anno ore 26.<\/p><p>Complessivamente ore 440 che sulle presunte 2000 ore danno una percentuale del 22 per cento.<\/p><p>Questo ammontare \u00e8 gravato dalle assicurazioni che, come abbiamo visto, sono del 69.75 per cento.<\/p><p>Il che vuol dire che il 22 per cento va aumentato di pi\u00f9 di due terzi, il che porta una maggiorazione del 15.35 per cento. Totale 37.35.<\/p><p>Riassumiamo: 69.75 per assicurazioni, pi\u00f9 37.35 per disposizioni contrattuali pi\u00f9 assicurazioni, \u00e8 un totale di 107.10.<\/p><p>La retribuzione salariale \u00e8 raddoppiata. Devesi per\u00f2 notare che per il 55 per cento le assicurazioni sono sul massimale di lire 6250 mensili e non sul totale delle retribuzioni, il che viene a ridurre la percentuale totale.<\/p><p>Io credo che se potessimo attuare subito questo provvedimento: le paghe e le retribuzioni attuali sono quelle che sono, dando il doppio a ciascuno che provveda da s\u00e9 per le assicurazioni ed il resto, io credo che tutti sarebbero disposti ad accettare. Infatti, quando pensiamo: siamo a 1000 lire al giorno di paga, ne possiamo prendere 2000 di colpo, faremmo tutti un ottimo affare. Per\u00f2 diciamo anche che questo non \u00e8 possibile per tutto un complesso di ragioni che oggi non \u00e8 il caso di esporre.<\/p><p>Desidero, onorevoli colleghi, farvi presente, perch\u00e9 \u00e8 interessante, come si \u00e8 arrivati a questa posizione attraverso le diverse variazioni. Dire tu devi dare 100 o 200 lire \u00e8 una cosa da ridere. Finch\u00e9 ci sono, si paga, ma il bello \u00e8 che si viene a dire: \u00abTu dal mese scorso devi dare questo\u00bb; \u00abIo ho gi\u00e0 registrato, e sui libri contabili!\u00bb; \u00abNon importa, tu cancelli o correggi\u00bb.<\/p><p>Vediamo. Su, in Alta Italia, abbiamo avuto fino al giugno del 1945 il sistema assicurativo preesistente, cio\u00e8 quello della Repubblica di Sal\u00f2 che aveva applicato il contributo unificato. Poi, dal primo agosto 1945, \u00e8 entrato in funzione il nuovo sistema. Per gli assegni familiari, 20 per cento; 1 per cento alla cassa per i richiamati ed il 5 per cento alla cassa di integrazione. E sull\u2019intero salario.<\/p><p>Per gli impiegati, e qui comincia ad essere interessante, si stabilisce il 20 per cento sulle prime 3000 lire di stipendio, il 5 per cento per i richiamati sull\u2019intero stipendio, ed il 0,75 per cento per la cassa di integrazione sulle prime 2000 lire dello stipendio.<\/p><p>Non si poteva stabilire il 25,75 per cento su una unica base di conteggio? No. Bisognava compiere tre operazioni diverse. Questo dura sino al 1\u00b0 ottobre del 1945, data con la quale, per gli impiegati, si eleva il contributo per la cassa di integrazione dal 0,75 per cento nelle prime 2000 lire di stipendio, al 5 per cento sull\u2019intero stipendio; si cambia nuovamente al 9 novembre 1945 e poi nuovamente al 1\u00b0 gennaio 1946; e poi nuovamente al 29 maggio 1946. A questo punto, sempre aggiungendo oneri e sempre spostando le basi di conteggio (al gennaio si stabilisce il massimale di 3.600 lire mensili su 5 voci ed una sull\u2019intero stipendio, ed al 23 maggio il massimale \u00e8 elevato a 6.250 lire). Tutto questo, potremmo concederlo, vorrebbe dir poco, ma il fatto importante \u00e8 che i cambiamenti sono notificati in ritardo anche di mesi, il che comporta una revisione si pu\u00f2 dire permanente dei conteggi e delle dichiarazioni e talvolta dei libri paga. E col rischio di non venirne a capo, tanto che nel giugno 1946 l\u2019Istituto nazionale della previdenza sociale ha dovuto mandare una circolare riassuntiva che a partire dal 1\u00b0 agosto 1945 precisasse i vari periodi e le relative variazioni. Particolare interessante. In questa circolare vi era una avvertenza che precisava questo:<\/p><p>I lavoratori lasciati a casa per indesiderabilit\u00e0 non possono fruire della Cassa di integrazione.<\/p><p>Le ditte devono per\u00f2 corrispondere i contributi assicurativi al completo.<\/p><p>E questo, tanto per riferirmi a quanto gi\u00e0 detto, \u00e8 un regalo non indifferente che \u00e8 venuto a gravare sulle industrie. Ma passiamo ad altro. Alla ricchezza mobile.<\/p><p>Vi leggo le disposizioni per i pagamenti a mese, ma tenete presente che le paghe si fanno in genere settimanalmente e quindi per ogni periodo di paga ci sono da compiere gli stessi conteggi. (Per gli operai):<\/p><p>sino ad 8.000 lire esente da imposta;<\/p><p>da lire 8.000 a 8.150,15, l\u2019imposta \u00e8 uguale alla differenza esistente tra la retribuzione percepita e lire 8.000;<\/p><p>da lire 8.150,15 a 9.000, l\u2019imposta del 2,10 per cento si calcola sulla retribuzione percepita depurata di lire 1.000;<\/p><p>per lire 9.000 l\u2019imposta \u00e8 di lire 168;<\/p><p>da lire 9.000 a lire 9.086,75, l\u2019imposta \u00e8 di lire 168 pi\u00f9 una quota pari alla differenza esistente tra la paga e le lire 9.000;<\/p><p>da lire 9.086,75 a 10.000, l\u2019imposta del 3,15 si calcola sulla paga percepita depurata di lire 1.000;<\/p><p>per lire 10.000, l\u2019imposta \u00e8 di lire 283,50; da lire 10.000 a 10.098,55, l\u2019imposta \u00e8 di lire 283,50 pi\u00f9 una quota pari alla differenza esistente.<\/p><p>PRESIDENTE. Onorevole Quarello, per favore, non ci legga tutti questi elenchi di aliquote e di quozienti! Sono interessanti, ma non per la discussione immediatamente. Li richiami per cenni.<\/p><p><em>Una voce al centro.<\/em> \u00c8 bene conoscerle queste cifre.<\/p><p>PRESIDENTE. \u00c8 bene conoscerle, ma per questo abbiamo a nostra disposizione tutti gli stampati, i moduli, i questionari del Ministero delle finanze.<\/p><p>QUARELLO. L\u2019imposta va al 4,20 per cento e poi si aggiunge la complementare che si moltiplica per 1,575 per cento. Con l\u2019ottobre pare si debba cambiare.<\/p><p>Perch\u00e9 questo? Perch\u00e9 sembra fatto apposta per rendere difficili i mezzi di controllo e turbare notevolmente il sistema contabile. Guardate, signori, che oggi vi \u00e8 una situazione per cui la parte industriale pensa alla speculazione. Pensiamo cosa ha voluto dire questo sistema quando ad esempio nel 1946, a fine novembre, si notifica che le paghe vengono modificate dal 1\u00b0 ottobre, e poi a fine dicembre si modifica dal 1\u00b0 novembre, e cos\u00ec in gennaio per dicembre. Pensate, signori, che la tenuta del libro paga diventa una cosa impossibile da controllare. Quando la ditta non pu\u00f2 pi\u00f9 controllare se il personale registra bene o se registra male, tutto il sistema amministrativo dell\u2019azienda diventa un sogno. Io domando a voi se \u00e8 possibile continuare di questo passo.<\/p><p>Ma anche questo vi faccio presente: oggi si verifica l\u2019esodo di gente che va a lavorare in posti dove non c\u2019\u00e8 la tenuta amministrativa dei libri. Quando osserviamo che in certe fabbriche gli operai non vogliono fare lo straordinario, non \u00e8 che non intendano lavorare ore in pi\u00f9, \u00e8 perch\u00e9 vanno a lavorare in altri posti dove non si segna sul libro paga e danno 150 lire invece di 100. Tutti questi oneri portano come conseguenza alla evasione e la gente cerca di liberarsene. Questo \u00e8 bene spiegare.<\/p><p>E se noi crediamo veramente che si vuole ottenere nel campo produttivo quella volont\u00e0 che esisteva e che in parecchi ancora esiste, io ritengo che non soltanto negli accordi interni sindacali ma anche da parte degli organi legislativi sarebbe necessario agire in modo diverso.<\/p><p>Ora ho speranza che questo sistema venga modificato e pregherei il competente Ministero che, almeno per queste disposizioni di assicurazioni, si affidasse a funzionari che per lo meno abbiano fatto il capo ufficio mano d\u2019opera in qualche stabilimento, in maniera che sappiano di che cosa si tratta.<\/p><p>Ho detto che mi preoccupavo delle conseguenze: perch\u00e9 oggi, anzich\u00e9 pensare al processo produttivo, si pensa al fatto speculativo. E questo \u00e8 grave.<\/p><p>Posso dire che qualche tempo fa, ed il fatto mi ha colpito, io avevo delle preoccupazioni per una piccola azienda che ho, la quale mancava di attrezzature. Mi sono rivolto ad un grande industriale il quale mi sente parlare e poi guardandomi mi dice: \u00abSenta, io non sapevo che lei fosse cos\u00ec stupido. Perch\u00e9 vuole preoccuparsi in questo senso? Faccia la cortesia, non stia a perdere tempo! Compri quel vagone di roba e lo tenga l\u00ec: fra sei mesi mette tutto a posto. Le pare che sia il momento di perdere tempo con le attrezzature?\u00bb.<\/p><p>Questo mi diceva un industriale del quale avevo una infinita stima per la sua capacit\u00e0 di lavoro: questa \u00e8 una inversione di volont\u00e0 che spinge molti a non sforzarsi verso la produzione, per fare invece della speculazione, dalla quale bisogna assolutamente guarire.<\/p><p>Onorevoli colleghi, quella condizione di favore che due anni fa esisteva in Italia comincia ad essere modificata e negli altri Paesi, se pure per fortuna nostra questi hanno una economia controllata e quindi pi\u00f9 restrittiva che espansiva, gi\u00e0 oggi cominciamo a sentire il peso della concorrenza per certi prodotti.<\/p><p>Si comincia a fare sentire la possibilit\u00e0 di vendere in Italia e soprattutto l\u2019impossibilit\u00e0 nostra di vendere altrove. Cio\u00e8 comincia a saldarsi quel periodo di frattura della guerra. Badate bene che quello che in altri Paesi venne distrutto e che oggi si ricostruisce, non \u00e8 nel sistema dell\u2019attrezzatura antica ma di quanto di pi\u00f9 perfetto esiste nel campo produttivo.<\/p><p>Quando pensiamo alla vecchia industria inglese che in gran parte \u00e8 caduta, dobbiamo pur notare che fra dieci anni gli inglesi saranno contenti di averla perduta, in confronto a quella che stanno preparando oggi. \u00c8 una perfezione, cio\u00e8 \u00e8 quanto di pi\u00f9 progredito si sta compiendo nel campo industriale inglese ed anche in quello francese, perch\u00e9 chi ha avuto la casa distrutta, la vuole ricostruire nella maniera la pi\u00f9 perfetta possibile. E quindi noi oggi, dopo avere avuto un vantaggio, dovremo sentire man mano l\u2019avanzata di altre industrie in perfetta tecnica. La lotta economica sar\u00e0 senza quartiere, sar\u00e0 inesorabile. Questa \u00e8 la posizione, signori. Occorre che si cambi la struttura, la mentalit\u00e0 e che si pensi effettivamente a quella che \u00e8 la produzione, e non a tirare avanti alla men peggio.<\/p><p>Ora, se il mercato finanziario non avr\u00e0 sbalzi troppo forti e l\u2019economia potr\u00e0 normalizzarsi un po\u2019, io spero che una parte delle industrie speculatrici finiranno; ma la parte sana comincer\u00e0 ad affrontare seriamente il lavoro, al quale guarder\u00e0 come fonte di guadagno e come mezzo di soddisfazione, per l\u2019interesse del Paese, oltre che per accrescimento dei redditi dello Stato.<\/p><p>Per questo, vorrei pregare il Governo: forse in questo campo potr\u00e0 far poco, ma pu\u00f2 dare l\u2019esempio nell\u2019organizzare i suoi uffici, nell\u2019organizzare lo Stato. Perch\u00e9 c\u2019\u00e8 anche questa ragione morale, che quando si lavora e si paga (perch\u00e9 chi lavora onestamente ha tutti gli svantaggi e paga tutti i tributi in confronto a chi, invece, lavora disonestamente) si ha anche il diritto di dire: ma, insomma, voi fate una organizzazione statale che pesa e noi lavoriamo per mantenere della gente che non fa niente.<\/p><p>Io vorrei che ci fosse anche in questo un gesto da parte del Governo. Onorevole De Gasperi, ho sentito che quando \u00e8 venuta da lei la Commissione confederale ed ha chiesto la scala mobile per i dipendenti statali \u2013 scala mobile di cui non si era mai parlato prima \u2013 si sono fatte delle promesse. Invece, si doveva dire: \u00abSissignori, stipendi, quanto volete? Tanto. Per\u00f2, intendiamoci, si lavora otto ore e lavorano quanti mi sono necessari; gli altri fuori della porta\u00bb. Questo avrei voluto che si fosse detto. Questo: perch\u00e9 bisogna pagare chi lavora, ma non c\u2019\u00e8 obbligo di tenere in servizio persone che non servono e non lavorano.<\/p><p>Se questo potesse verificarsi, cio\u00e8 che lo Stato faccia sentire il suo polso, e paghi i suoi dipendenti quanto \u00e8 giusto pagarli, per\u00f2 tenendo solo quelli di cui ha bisogno, e facendoli lavorare, questo sarebbe un esempio nel Paese. E sarebbe una cosa importante anche dal punto di vista morale, perch\u00e9, creda pure, che questo andazzo generale \u00e8 una cosa molto grave.<\/p><p>Si dice: \u00abavremmo dovuto fare una politica di sussidi\u00bb. Ma il sussidio costa nemmeno la met\u00e0 di quello che costa oggi mantenere impiegati e lavoratori in soprannumero, soprattutto tenuto conto di quello che consumano e di quello che sprecano. Invece, si potrebbe dare un sussidio decoroso a chi ne avesse bisogno.<\/p><p>PAJETTA GIULIANO. Cosa vuol fare? Vuol pagarli, oppure licenziarli, gli statali?<\/p><p>QUARELLO. Lei non ha inteso.<\/p><p>PAJETTA GIULIANO. Ho inteso fin troppo bene: li vuol licenziare e non pagare!<\/p><p>QUARELLO. Sto dimostrando da tempo la necessit\u00e0 di provvedere in modo adeguato prima di procedere ai licenziamenti. Per questo ho elogiato l\u2019onorevole Fanfani.<\/p><p>Vorrei parlare ora dell\u2019indirizzo industriale; ma mi limito a fare ancora una raccomandazione al Ministro dei lavori pubblici.<\/p><p>PRESIDENTE. Onorevole Quarello, mi scusi: non \u00e8 una discussione sulle comunicazioni del Governo quella che stiamo facendo.<\/p><p>QUARELLO. Sul caro-vita.<\/p><p>PRESIDENTE. Suppongo, onorevole Quarello, che ella avr\u00e0 letto le mozioni in discussione. Comunque prosegua.<\/p><p>QUARELLO. Io sono convinto che ci\u00f2 che significa risparmio sulle spese inutili sia un contributo saliente al risanamento del bilancio e dell\u2019economia nazionale e quindi, del caro-vita. Del resto, tralasciando altre considerazioni che pure sarebbero importanti, mi limito solo a questa: esiste una situazione veramente tragica per quello che riguarda le case. \u00c8 una questione, onorevoli colleghi, che oggi non esaminiamo con la dovuta attenzione, illudendoci di poter continuare ad andare avanti cos\u00ec.<\/p><p>Noi abbiamo avuto due milioni di vani distrutti ed abbiamo un incremento demografico di circa 400.000 abitanti all\u2019anno. In questa situazione, le case non si ricostruiscono e gli abitanti si ammucchiano in angusti e insufficienti edifici, in condizioni igieniche e morali molto pericolose.<\/p><p>Ma, quello che \u00e8 peggio, si \u00e8 determinata per questo stato di cose una vera e propria situazione di impossibilit\u00e0 a risolvere questo problema; costruire una casa rappresenta oggi una spesa enorme. Il costo non \u00e8 inferiore alle 400 mila lire al vano. C\u2019\u00e8 poi la politica del blocco degli affitti, la quale ha impedito ai padroni di casa di sentire quello stimolo, che sarebbe tanto necessario, verso la riparazione dei loro stabili. Avviene cos\u00ec che oggi vengano riparate soltanto quelle case i cui proprietari hanno avuto la ventura di accumulare cifre enormi di denaro.<\/p><p>\u00c8 cos\u00ec che noi, fingendo di fare una politica a favore del popolo, facciamo invece sostanzialmente il gioco di questi grandi speculatori. Ma quello che sovra ogni altra cosa mi preoccupa \u00e8 che, mentre il settore del lavoro edilizio potrebbe dare occupazione in Italia a centinaia di migliaia di operai, noi continuiamo, s\u00ec, a fare la voce grossa dicendo che ci sono tanti disoccupati, ma di fronte ai molti e molti industriali dell\u2019edilizia che potrebbero dar loro lavoro e pane, noi li osteggiamo, paralizzando queste iniziative o non facendole addirittura nascere.<\/p><p>Ci sar\u00e0, s\u2019intende, anche da esaminare la questione di rendere economicamente possibile il reddito ai proprietari di casa. Ora, sotto questo riguardo, io credo che il Governo potrebbe incominciare a fare, in materia di affitti, una politica chiara e precisa, nel senso di procedere ad una revisione graduale degli affitti stessi, per poter portare in dieci anni a quello che \u00e8 il reale reddito economico per le riparazioni e la ricostruzione. \u00c8 dunque assolutamente necessario un chiaro e fattivo orientamento in proposito da parte del Governo.<\/p><p>La costruzione delle case oggi non procede industrialmente; \u00e8 un ramo questo che risente ancora di una struttura quasi artigianale. Bisogna arrivare al punto di creare, in questo settore, una vera industria, una industria della casa che vada dalle strutture murali alle parti accessorie.<\/p><p>L\u2019industria edilizia occuperebbe circa il 50 per cento della mano d\u2019opera, e la sua industrializzazione porterebbe una riduzione enorme sui costi; potrei documentarlo in qualunque momento. Bisogna fare una politica molto diversa dalla precedente: \u00e8 il minimo; ma occorre per questo orientare anche la stessa politica fiscale.<\/p><p>Ho letto sui giornali che l\u2019onorevole Tupini ha fatto delle dichiarazioni in questo senso, cio\u00e8, a coloro che intendono portare del capitale all\u2019industria della costruzione edilizia, si concederanno esoneri dall\u2019imposta patrimoniale; cio\u00e8 la parte che si impiega nell\u2019industria edilizia viene esonerata dall\u2019imposta patrimoniale. Credo che si dovrebbe indirizzare tutto quello che si pu\u00f2 verso il ramo della costruzione e ricostruzione di case. Non parler\u00f2 dei materiali che sono necessari, e che oggi in Italia sono insufficienti, perch\u00e9 inadeguati ai bisogni.<\/p><p>Io penso solo questo: che si voglia o non si voglia, fra un anno e mezzo o due la crisi industriale italiana sar\u00e0 inevitabile, e sar\u00e0 tanto peggiore in quanto non si sar\u00e0 adeguata l\u2019industria ai bisogni economici. Se noi per quel periodo avessimo predisposto l\u2019orientamento della ricostruzione delle case in un senso industriale, noi potremmo col lavoro interno sopperire all\u2019uso della nostra mano d\u2019opera e alle nostre possibilit\u00e0 industriali. Occorre che noi guardiamo questo problema da un punto di vista sociale, per dare una casa a chi ne ha bisogno e del lavoro a chi deve lavorare. Ma soprattutto bisogna fare le case con comodit\u00e0; e ci\u00f2 si pu\u00f2 ottenere soltanto con l\u2019organizzazione industriale.<\/p><p>Onorevoli colleghi, ho finito e domando scusa se ho perso del tempo in cosettine che hanno poca importanza. (<em>Approvazione al centro e a destra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Avrei potuto soffermarmi ancora qualche ora a darvi elementi di un interesse tale che se li sapeste, tanti discorsi nei comizi non li fareste.<\/p><p>Ad ogni modo, per concludere, dico che bisogna potenziare l\u2019industria italiana, perch\u00e9 l\u2019Italia ha tutte le possibilit\u00e0 per avere un\u2019industria: ha gli uomini, ha le capacit\u00e0; ma deve crearsi una sua base di consumo nazionale. Nessuna industria pu\u00f2 reggere oggi, se non trova nel mercato interno la possibilit\u00e0 di vendere. Occorre che noi abbiamo questa visione: poter dare col lavoro al produttore la capacit\u00e0 di acquisto al consumatore; soltanto in quanto noi creeremo la condizione al nostro lavoratore di effettivo consumatore di quello che produce, cio\u00e8 allargando la sfera della possibilit\u00e0 produttiva e dando al lavoratore una condizione morale adeguata nell\u2019interno dell\u2019azienda, noi potremo creare le basi per lo sviluppo industriale italiano, permettendo cos\u00ec alla nostra industria di affrontare, anche sotto la forma complementare, i mercati esteri nel prossimo avvenire.<\/p><p>Ma soprattutto occorre prepararsi anche ad industrializzare l\u2019agricoltura, perch\u00e9 l\u2019agricoltura avr\u00e0 a suo tempo una grave situazione di concorrenza rispetto a quella estera; e se non arriviamo a delle riforme sostanziali tecniche e sociali non avremo la possibilit\u00e0 di sostenerla.<\/p><p>Domando scusa agli onorevoli colleghi del tempo che ho fatto perdere loro, e li prego di valutare tutto quello che \u00e8 necessario fare in questo campo per dare lavoro, ed a chi lavora creare condizioni di vita possibili: queste sono le basi fondamentali; molto pi\u00f9 che non gridare contro il caro-vita, contro cui nessuno sa opporsi, e che soltanto la forza delle cose e il lavoro degli uomini riusciranno ad eliminare. (<em>Applausi al centro e a destra \u2013 Molte congratulazioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. \u00c8 iscritto a parlare l\u2019onorevole Lizzadri. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>LIZZADRI. Onorevoli colleghi, credo opportuno fare una premessa: che io sar\u00f2 il pi\u00f9 possibilmente breve perch\u00e9 cercher\u00f2 di stare nei termini di questa discussione, cio\u00e8 nei limiti delle mozioni che sono state presentate.<\/p><p>Il 3 aprile 1947 la Presidenza del Consiglio diram\u00f2 un comunicato nel quale, dopo un preambolo piuttosto ottimista sulle condizioni finanziarie del Paese, tali da consentire (sono le parole del comunicato) ragionevole fiducia nell\u2019esito di un supremo sforzo per evitare ogni ulteriore slittamento della moneta, venivano resi pubblici alcuni provvedimenti deliberati dal Consiglio dei Ministri.<\/p><p>Non vi legger\u00f2 tutti i provvedimenti, ma mi \u00e8 necessario accennarne qualcuno per le osservazioni che vi devo fare.<\/p><p>Il numero quarto di questi provvedimenti diceva: estendere il sistema di tesseramento differenziale, preferenziale, per il pane, ecc.<\/p><p>Il sesto: mettere gli enti comunali di consumo in condizioni di esercitare la loro funzione calmieratrice.<\/p><p>L\u2019ottavo: rafforzare l\u2019applicazione della disciplina valutaria.<\/p><p>Il nono: attuare misure efficaci per la disciplina bancaria.<\/p><p>Il decimo: colpire la rivalutazione delle rimanenze di magazzino.<\/p><p>Finalmente, il dodicesimo: accertamento rigoroso dell\u2019impiego delle materie prime di assegnazione.<\/p><p>E il tredicesimo: comminare sanzioni rigorose, non esclusa la gestione commissariale, degli stabilimenti che contravvengano alla disciplina dei prezzi.<\/p><p>Voi ricorderete tutti che, dopo questo comunicato, il Paese tir\u00f2 un sospiro di sollievo all\u2019annuncio di questi provvedimenti. Perch\u00e9? Perch\u00e9 credetti che finalmente in Italia si cominciasse a fare sul serio.<\/p><p>E tutti ricorderanno anche che la Confederazione generale italiana del lavoro immediatamente fece un comunicato dichiarando di mettersi a disposizione del Governo per collaborare affinch\u00e9 si desse pratica attuazione ai 14 punti.<\/p><p>Se facciamo il punto al 4 aprile, dopo la pubblicazione dei provvedimenti presi dal Governo, noi vediamo che forse mai \u2013 dopo la liberazione \u2013 in Italia avevamo raggiunto una certa unanimit\u00e0: Governo, Confederazione del lavoro, la stampa in genere (perch\u00e9 tutta la stampa approv\u00f2 i provvedimenti presi dal Consiglio dei Ministri) e il Paese.<\/p><p>Naturalmente questa unanimit\u00e0 dur\u00f2 molto poco, perch\u00e9 il giorno 9 la Confederazione generale dell\u2019industria italiana, a mezzo del suo organo ufficiale <em>L\u2019Organizzazione Industriale<\/em>, espresse nei seguenti termini il suo pensiero sul programma del Governo: \u00abIn occasione dell\u2019esposizione del programma governativo \u2013 dice <em>L\u2019Organizzazione Industriale \u2013 <\/em>di risanamento economico, \u00e8 sgusciata fuori la facile comune accusa contro ogni industriale, contro i produttori che riempirono i magazzini di merce per aspettare che il prezzo aumentasse, e da questa accusa \u00e8 venuto fuori quel progetto di colpire le giacenze di magazzino che, se attuato, costituirebbe un monumento di stramberia e di stortura fiscale\u00bb.<\/p><p>Cos\u00ec giudica la Confindustria i provvedimenti del Governo democratico dell\u2019Italia repubblicana.<\/p><p>Ed inoltre: \u00abOccorre convincersi che almeno tredici dei quattordici punti indicati dal Governo devono essere lasciati nei programmi dei partiti\u00bb.<\/p><p>Non dice qual \u00e8 il quattordicesimo punto che la Confindustria vorrebbe invece fosse applicato.<\/p><p>\u00abEd occorre (<em>dulcis in fundo<\/em>) persuadersi che il servirsi dei consigli di gestione \u00e8 il mezzo migliore per distruggere quel poco che si \u00e8 fatto\u00bb.<\/p><p>Il pubblico, il grosso pubblico, che non conosce i segreti ed i retroscena della vita politica e che non legge il giornale della Confindustria, era sempre in attesa che cominciasse l\u2019applicazione del programma governativo condensato nei quattordici punti, ed. invece avvenne che improvvisamente (per lo meno cos\u00ec sembr\u00f2 alla maggioranza del pubblico italiano) la sera del 28 aprile il Presidente del Consiglio pronunci\u00f2 alla radio il suo noto discorso, che irriverentemente qualcuno ha voluto chiamare \u00abil discorso alle dattilografe\u00bb, e che apr\u00ec di fatto la crisi di Governo.<\/p><p>Per\u00f2 \u00e8 onesto e giusto riconoscere che il 9 giugno lo stesso Presidente del Consiglio, e, me lo perdoni l\u2019onorevole De Gasperi, a me sembra, in riflesso all\u2019accusa fattagli dall\u2019onorevole Nenni di scrivere poco e di parlare molto, afferm\u00f2 testualmente: \u00abAlcuni di questi punti, quelli che ho test\u00e9 citato, sono gi\u00e0 trasfusi in decreti o disegni di legge, ed il Governo accetta quelli gi\u00e0 codificati e si propone di attuarli\u00bb.<\/p><p>Ed aggiunse: \u00abma intanto bisogna scegliere immediatamente i punti di attacco: il nemico pi\u00f9 vigoroso \u00e8 l\u2019inflazione, ed il punto pi\u00f9 dolente quello monetario\u00bb. Il che far\u00f2 in questa battaglia ed in questa lotta (questo non lo disse l\u2019onorevole De Gasperi, ma \u00e8 facile pensarlo), con maggior facilit\u00e0 oggi che ho messo fuori dal Governo socialisti e comunisti, ed ho introdotto nel Governo i tecnici e gli uomini di alta competenza, come voi sapete.<\/p><p>Facciamo il punto ancora a fine giugno e vediamo che quella unanimit\u00e0 che dopo la liberazione, per la prima volta, si era realizzata in Italia intorno al programma dei Governo il 4 aprile, il 9 giugno non c\u2019era pi\u00f9. Gi\u00e0 questa unanimit\u00e0 \u00e8 rotta. C\u2019\u00e8 il Governo omogeneo, ma non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 nel Governo quel rapporto di forza regolare, n\u00e9 l\u2019apporto dei lavoratori organizzati rappresentato dalla Confederazione del lavoro, e dopo un mese da questo discorso la situazione, naturalmente, non miglior\u00f2. Tutti si domandarono se il Governo voleva ancora realizzare il piano che aveva esposto in questa Assemblea o se invece nel colpire quel nemico n. 1, il pi\u00f9 pericoloso dei nemici, cio\u00e8 l\u2019inflazione, l\u2019onorevole De Gasperi non avesse ancora scelto i punti di attacco o se le armi che adoperava fossero spuntate.<\/p><p>Comunque le condizioni del Paese continuarono a peggiorare e la circolazione aument\u00f2.<\/p><p>Ai primi di luglio la Confederazione italiana del lavoro, sotto la pressione delle masse e del malcontento che andava sempre pi\u00f9 diffondendosi in conseguenza delle incertezze e della inefficienza delle misure governative, insieme con i sindaci dei capoluoghi di provincia e con gli enti della cooperazione, present\u00f2 proposta concreta per la lotta contro il continuo rialzo del costo della vita astenendosi dal presentare nuove rivendicazioni salariali, bench\u00e9 la base si agitasse anche in questo senso. Molto si \u00e8 parlato di queste proposte, sia dal punto di vista della loro applicazione pratica sia dal punto di vista del principio.<\/p><p>Esse sono state esaltate naturalmente da chi ci vedeva del buono \u2013 dai lavoratori \u2013 e sono state svalutate, specialmente senza tener conto n\u00e9 del loro valore concreto n\u00e9 della loro tempestiva attuazione, dai portavoce padronali.<\/p><p>\u00c8 utile ricordare che queste proposte furono discusse e approvate nel Comitato direttivo della Confederazione all\u2019unanimit\u00e0, col concorso cio\u00e8 di tutte le correnti, comprese la corrente democristiana, la repubblicana e l\u2019indipendente, tutte rappresentate nel massimo organismo della Confederazione generale italiana del lavoro. Alcuni giornali, che si dicono liberali e indipendenti e che approfittano oltre ogni limite decente di questa libert\u00e0 che i combattenti ed i partigiani hanno conquistato all\u2019Italia, per insultare tutti i giorni la Confederazione generale italiana del lavoro e i partiti di sinistra, scrissero naturalmente che non spettava alla grande organizzazione sindacale occuparsi di questi problemi. Ricordo che un giornale di Napoli, che per fortuna vende soltanto poche centinaia di copie, domandava: \u00abCosa c\u2019entra la Confederazione generale italiana del lavoro col caro-vita? La Confederazione generale italiana del lavoro deve interessarsi degli aumenti salariali; e poich\u00e9 in questo momento la Confederazione generale italiana del lavoro non pu\u00f2 domandare l\u2019aumento salariale, ma solo un miglioramento della situazione economica in Italia per migliorare le condizioni dei lavoratori, praticamente la Confederazione generale italiana del lavoro in questo momento non deve far niente, deve andare a riposo\u00bb.<\/p><p>Del resto anche nei corridoi di questa Assemblea ho inteso la stessa accusa alla Confederazione generale italiana del lavoro, e credo che anche qui dentro ci siano dei colleghi che sarebbero ben contenti se i sindacati non ci fossero affatto. Ma ormai bisogna rendersi conto che questi organismi si sono cos\u00ec profondamente inseriti nella vita economica e politica delle nazioni democratiche che non \u00e8 possibile ignorarli e tanto meno confinarli ad una funzione di secondo piano. Potrei quasi dire che la libert\u00e0 e la democrazia di un Paese si giudicano oggi dalle funzioni che in esso esercitano i sindacati.<\/p><p>Tutti sanno che il Governo inglese \u00e8 nella stragrande maggioranza l\u2019emanazione delle \u00abTrade Unions\u00bb, e che circa 300 deputati laburisti provengono dalle Leghe operaie. Cos\u00ec in Australia, cos\u00ec nella Nuova Zelanda e cos\u00ec in molti Paesi dell\u2019Europa orientale e occidentale. Voi sapete che la reazione negli Stati Uniti ha cercato di sferrare una forte azione contro i sindacati; ma noi sappiamo che i sindacati negli Stati Uniti resistono e che la reazione sta frantumando i suoi denti.<\/p><p>Il Presidente Truman stesso \u00e8 dovuto intervenire a porre il suo veto contro la legge sui sindacati. Senza parlare naturalmente dell\u2019Unione Sovietica dove i sindacati hanno delle attribuzioni oltremodo importanti non solo per la vita degli organizzati, ma per quella di tutto il popolo. Forte perci\u00f2 dell\u2019adesione dei suoi 7 milioni di organizzati d\u2019ogni tendenza, d\u2019ogni mestiere e d\u2019ogni professione, ma forte soprattutto del consenso, che ad essa d\u00e0 la grande maggioranza del popolo italiano, la Confederazione generale del lavoro \u00e8 nel suo diritto, anzi direi nel suo dovere, di elaborare un piano; di chiederne la discussione prima e poi l\u2019applicazione al Governo. Questo piano non ha niente di rivoluzionario. Esso tiene conto della situazione generale del nostro Paese; \u00e8 in armonia con la ripresa necessaria della ricostruzione, mira ad alleviare le pene di coloro che pi\u00f9 soffrono, dei lavoratori occupati o disoccupati, dei pensionati, degli impiegati di tutte le categorie. Nessuno potrebbe trovare da ridire sul fatto che la Confederazione si occupa specialmente di quelli che pi\u00f9 soffrono, di quelli che lavorano, di quelli che sono disoccupati. Perch\u00e9 \u00e8 un fatto \u2013 e credo che nessuno possa smentirlo \u2013 che chi ha dato fino a questo momento il pi\u00f9 forte contributo alla ricostruzione in Italia sono stati i lavoratori, percependo da due anni a questa parte un salario sempre inadeguato alle esigenze della vita, malgrado le affermazioni fatte in merito dall\u2019onorevole Quarello.<\/p><p>Tutti quelli che si sentono veramente legati alla rinascita del nostro Paese, dovrebbero essere pi\u00f9 che contenti, soddisfatti del fatto che i lavoratori concorrono e sentono l\u2019interesse supremo della Patria, partecipando alla ricostruzione del nostro Paese e non si astraggono dalla vita della Nazione.<\/p><p>Qual \u00e8, poi, in fondo il contenuto concreto di queste proposte? Non voglio leggerle tutte; per\u00f2, non posso fare a meno di segnalare l\u2019impostazione organica del piano della Confederazione del Lavoro. Nella sua parte essenziale, esso trattava gli approvvigionamenti, la distribuzione, i prezzi, gli organi esecutivi di applicazione ed anche la legislazione adeguata all\u2019attuazione del piano stesso.<\/p><p>Per gli approvvigionamenti tutti si erano mostrati d\u2019accordo sulla necessit\u00e0 di una revisione del regime vincolistico in vigore, nei riguardi specialmente di alcuni generi contingentati, come il latte ed i grassi, al fine di renderlo effettivamente operante.<\/p><p>Non credo ci sia tra noi qualcuno, responsabile della politica del nostro Paese, il quale non deplori che fortissimi quantitativi di latte, per esempio, vadano ai prodotti voluttuari o alle fabbricazioni di formaggi di lusso. L\u2019Alto Commissario per l\u2019alimentazione non riesce ad aumentare la razione del latte ai bambini, che pure sono la speranza e l\u2019avvenire del nostro Paese.<\/p><p>Credo che tutti dovrebbero essere d\u2019accordo nell\u2019aumentare il vincolo sul numero dei prodotti, per esempio sulle carni, sui formaggi, sui legumi, sulle calzature.<\/p><p>Io so tutto quello che si dice; abbiamo discusso a lungo, anche con l\u2019onorevole Aldisio, quando egli era Alto Commissario, ed anche con l\u2019attuale Alto Commissario per l\u2019alimentazione; so tutte le difficolt\u00e0 che esistono per aumentare, per allargare il numero dei generi razionati. Ma vorrei domandare, come l\u2019ho domandato al tavolo delle trattative qualche volta: chi potr\u00e0 convincere il lavoratore, il quale, ritornando a casa, passa davanti ad un negozio del centro di Roma e lo vede pieno d\u2019ogni grazia di Dio? Io ne ho visto uno di questi negozi: ho contato 25 qualit\u00e0 di formaggi e 18 di salumi. Chi convincer\u00e0 il lavoratore che una pi\u00f9 giusta distribuzione di questi prodotti non possa dare almeno una volta la settimana una minima quantit\u00e0 per i suoi figlioli? Chi lo convincer\u00e0 che la burocrazia \u00e8 cos\u00ec arretrata, che non riesce mai a distribuire almeno una parte di tutta questa massa di prodotti, che potete vedere nei negozi di Roma?<\/p><p>Sorge dunque la necessit\u00e0 di allargare il numero dei prodotti contingentati. Le proposte della Confederazione del lavoro si estendono anche al blocco di parte della produzione industriale destinata all\u2019agricoltura, come ad esempio attrezzi, concimi, ecc. Anche qui bisognerebbe rendersi conto che si commette \u2013 oltre che una grave ingiustizia \u2013 un errore, in regime di vincolismo parziale, con d\u2019imporre ad uno solo od a pochi prodotti prezzi d\u2019imperio, tenendo conto dei loro costi di produzione. Non \u00e8 sufficiente, per determinati prezzi di un solo prodotto, esaminare soltanto gli elementi che concorrono alla sua produzione. Questo sarebbe economicamente giusto se il vincolo si estendesse almeno a tutti i generi di prima necessit\u00e0. Nel caso in oggetto bisogna tener conto che, ad esempio, un piccolo produttore di grano ha bisogno di vestiti, di scarpe, di medicinali e deve mandare a scuola i propri figli. Ebbene, quando stabiliamo il prezzo del grano \u2013 che qualche volta \u00e8 l\u2019unico prodotto di questo piccolo proprietario \u2013 tenendo conto delle giornate lavorative e dei concimi che concorrono a fissare il costo di produzione, non teniamo conto che questo produttore, specialmente se si tratta di un piccolo produttore, si trova nella necessit\u00e0 di andare ad acquistare fuori del suo campo altri generi, anche alimentari, che occorrono alla sua alimentazione ed a quella della propria famiglia, generi di abbigliamento, ecc. Di qui sorge la necessit\u00e0 di vincolare almeno i generi indispensabili per la vita quotidiana e di rafforzare nello stesso tempo il funzionamento degli enti comunali di consumo, affinch\u00e9 i benefici che si conseguono con la produzione non si disperdano per la strada.<\/p><p>C\u2019\u00e8, poi, un\u2019altra proposta della Confederazione generale italiana del lavoro, tendente a riorganizzare gli organi preposti alla fissazione di prezzi. Anche qui sappiamo che il maggior danno viene dal fatto che il contadino viene in citt\u00e0 e vede i suoi prodotti esposti in vendita al doppio o al triplo del prezzo a cui li ha ceduti all\u2019acquirente. E poich\u00e9 egli non trova opposizioni da nessuna parte, ritorna in campagna ed aumenta il prodotto. Cos\u00ec siamo sempre daccapo. Ma come accolse il Governo le proposte della Confederazione generale italiana del lavoro? Il Ministro Togni fece in proposito un discorso alla radio il 3 luglio scorso, ma piuttosto che un discorso era un bollettino di guerra. \u00abScopo fondamentale \u00e8 l\u2019incremento del potere di acquisto delle retribuzioni delle masse lavoratrici \u2013 dice il Ministro Togni (mi dispiace che non sia presente per porgergli le felicitazioni per la sua guarigione) \u2013 attualmente travagliate in una rincorsa sempre pi\u00f9 appesantita da condizioni di vita, non diciamo normali, ma almeno sopportabili. Situazione questa che ha trovato concreta eco nelle richieste della Confederazione generale italiana del lavoro che, nella quasi totalit\u00e0, collimano con le preoccupazioni del Governo manifestatesi sia nelle ripetute sedute del C.I.R., che nelle deliberazioni del Consiglio dei Ministri\u00bb.<\/p><p>Dunque, identit\u00e0 di vedute tra il Governo e la Confederazione del lavoro, secondo il Ministro Togni. Siccome il Ministro Togni \u00e8 pieno di energia e non si ferma qui, aggiunge: \u00absoprattutto, in considerazione di questo stato di cose, il Governo si \u00e8 preoccupato di arrestare l\u2019ascesa dei prezzi, per giungere poi ad una loro compressione ed infine sar\u00e0 inesorabilmente stroncata con ogni mezzo l\u2019esportazione clandestina e sar\u00e0 condotta un\u2019energica azione di reperimento delle merci imboscate, comunque ed ovunque, colpendo senza quartiere i colpevoli\u00bb.<\/p><p>Ed in ultimo diceva: \u00abOltre alla serie di controlli governativi, si avr\u00e0 una serie di controlli da parte dei consumatori\u00bb.<\/p><p>Quanto sarebbe meglio se i Ministri parlassero qualche volta di meno e concludessero di pi\u00f9! Che cosa \u00e8 stato realizzato di tutte queste promesse? Del programma esposto qui dall\u2019onorevole De Gasperi il 9 giugno e dal Ministro Togni nel suo discorso? Fabbisogno garantito alla popolazione? Non \u00e8 stato ancora garantito nulla alla popolazione. Basta avere ascoltato il discorso dell\u2019Alto Commissario per l\u2019alimentazione.<\/p><p>\u00c8 stata colpita la rivalutazione delle rimanenze? \u00c8 stato proceduto al l\u2019accertamento degli impieghi delle materie assegnate? Sono state comminate sanzioni rigorose ai contravventori alla disciplina dei prezzi?<\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> Come no! C\u2019\u00e8 un disegno di legge.<\/p><p>LIZZADRI. Tesseramento differenziato?<\/p><p>DE GASPERI. <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> Non si pu\u00f2 fare, ve l\u2019ho detto. Ma voi non ascoltate quando ve lo spiego.<\/p><p>LIZZADRI. Tesseramento differenziato? Arresto della ascesa dei prezzi? Sequestro degli stabilimenti? Avete frenato l\u2019inflazione? Questo \u00e8 il programma. Che cosa ha realizzato questo Governo? (<em>Interruzione del deputato Pastore Giulio<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Io penso che si sia reso un cattivo servizio all\u2019onorevole Aldisio pubblicando la risposta che egli avrebbe dato sulla possibilit\u00e0 di una crisi di Governo. \u00abCrisi imminente?\u00bb, ha risposto Aldisio alla domanda di un giornalista. \u00abMa, voi scherzate! Questo Governo \u00e8 avviato ad una salutare opera ricostruttiva. Non esiste una ragione per una crisi. Sarebbe un danno spezzare l\u2019opera del Governo\u00bb. \u00c8 come dire, aggiungo io, che sarebbe un danno spezzare il corso all\u2019inflazione e all\u2019aumento del costo della vita. (<em>Interruzioni al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>La costituzione di questo Governo \u2013 questo \u00e8 il nocciolo \u2013 di tecnici non fu giustificata dal Presidente del Consiglio in quest\u2019Assemblea con la necessit\u00e0 di fermare l\u2019inflazione? E l\u2019onorevole Togni non ha detto nel suo discorso che il Governo si \u00e8 preoccupato di arrestare l\u2019ascesa dei prezzi per giungere poi ad una compressione di essi? In verit\u00e0, onorevoli colleghi, non si \u00e8 arrestata l\u2019ascesa dei prezzi e tanto meno si \u00e8 compressa. In verit\u00e0, l\u2019unico merito degli arresti spetta all\u2019onorevole Scelba il quale ha fatto arrestare (<em>Applausi a sinistra \u2013 Commenti al centro<\/em>) i ragazzi che protestavano contro Gonella e quei lavoratori che, in virt\u00f9 di un decreto che esiste e che gli agrari non applicano, stanno nelle campagne per dissodare, per lavorare, per seminare. (<em>Applausi a sinistra<\/em>)<em>.<\/em> Questa \u00e8 la verit\u00e0. Essi stanno nelle campagne per aumentare quella produzione la cui deficienza tutti lamentiamo.<\/p><p>Altro che arrestare l\u2019inflazione! Non voglio portarvi elementi che altri oratori vi hanno gi\u00e0 portato, ma le cifre sono queste: la circolazione, che a marzo ascendeva a 531 miliardi, dopo agosto \u00e8 salita a 642 miliardi. Il costo della vita, secondo l\u2019Agenzia economica e finanziaria, dalla quale io traggo questi dati, che non sono stati smentiti, da punti 3829 nel marzo \u00e8 salito a punti 4813 nel luglio. N\u00e9 il rialzo \u00e8 stato arrestato da Scelba!<\/p><p>La situazione \u00e8 ancora pi\u00f9 grave nel settore alimentare, dove l\u2019indice, sempre secondo questa agenzia economica \u2013 e i dati non sono stati smentiti dal Governo \u2013 da 4832 nel marzo 1947 va a 6134 nel luglio 1947. E credo che nei mesi di agosto e settembre non sia certamente diminuito.<\/p><p>Qualche cosa ha fatto l\u2019onorevole Einaudi. Io credo alle sue intenzioni. Per\u00f2 quali sono state le conseguenze del noto provvedimento sulle banche? Non voglio ripetere argomenti prospettati in questa Assemblea, ma la conseguenza pi\u00f9 grave, secondo me, \u00e8 che questo provvedimento ha colpito indifferentemente sia la produzione, sia la speculazione. Anzi, se andiamo in fondo alla cosa, ha colpito veramente la produzione.<\/p><p>Ha colpito la produzione perch\u00e9 c\u2019\u00e8 la naturale tendenza delle banche ad investire i propri capitali al pi\u00f9 alto interesse e a breve scadenza. Ora \u00e8 chiaro che i capitali vengono pi\u00f9 facilmente investiti con un tasso maggiore nelle rimanenze di magazzino a beneficio della speculazione che non nella produzione che si estende per un periodo di tempo pi\u00f9 lungo.<\/p><p>Tirando le somme di questi tre o quattro mesi di Governo omogeneo, possiamo s\u00ec constatare che la situazione si \u00e8 schiarita. Oggi la situazione \u00e8 molto chiara, nel senso che i risultati sono assolutamente negativi.<\/p><p>Questo Governo non \u00e8 riuscito a risolvere nessuno dei problemi per cui si costitu\u00ec il 9 giugno, quando spezz\u00f2 la concentrazione che si era formata qui dentro dei quattro quinti di questa Assemblea. Unico risultato positivo, e non credo che questo fosse l\u2019obbiettivo dell\u2019onorevole De Gasperi e la volont\u00e0 del popolo italiano, \u00e8 la rottura della solidariet\u00e0 fra i grandi partiti di massa che poteva assicurare un Governo all\u2019Italia almeno fino alle elezioni.<\/p><p>Io personalmente \u2013 voi comprendete il mio personale rincrescimento \u2013 ho lavorato per tre anni nella Confederazione generale italiana del lavoro con la costante preoccupazione di non rompere l\u2019unit\u00e0 fra questi grandi partiti sul terreno sindacale, anzi cercando di influenzare anche un accordo nel campo politico.<\/p><p>Sono convinto che l\u2019unica possibilit\u00e0 per ottenere il concorso delle grandi masse lavoratrici alla ricostruzione dell\u2019Italia, specialmente se noi dobbiamo chiedere loro dei nuovi sacrifizi, risiede principalmente sull\u2019accordo, transitorio se volete, di questi partiti.<\/p><p>Non v\u2019\u00e8 dubbio che le diverse fasi della vita politica abbiano una grande ripercussione sulla compagine della Confederazione generale italiana del lavoro, ma sarebbe un grave errore anche per i signori industriali il pensare che una scissione nella Confederazione generale italiana del lavoro possa portare dei vantaggi agli industriali stessi. Se qualcuno pensa cos\u00ec si dovrebbe disilludere, perch\u00e9 le condizioni obiettive di lavoro nel nostro Paese diventerebbero molto pi\u00f9 difficili se avvenisse la scissione sindacale e la lotta politica potrebbe assumere aspetti molto pi\u00f9 difficili di quelli attuali.<\/p><p>E veniamo agli scioperi. Il Governo, e i giornali che sostengono il Governo, sono su tutte le furie per gli scioperi che avvengono in Italia e mostrano in questo modo di accorgersi soltanto oggi che per tre anni, malgrado la fame, malgrado i bassi salari, malgrado le malattie, malgrado la disoccupazione, il nostro Paese \u00e8 stato forse il pi\u00f9 tranquillo di Europa, certamente il meno agitato dei paesi che hanno perduto la guerra. Naturalmente oggi la colpa sarebbe della Confederazione del lavoro e dei partiti di sinistra, che nulla farebbero per evitare queste agitazioni e che anzi, sotto sotto, fomenterebbero le agitazioni stesse.<\/p><p>Sapete, per quelli che dicono ci\u00f2 in malafede, la cosa \u00e8 molto chiara, perch\u00e9 sappiamo cosa vogliono e perch\u00e9 dicono questo in malafede. Il brutto sarebbe che ci fosse qualcuno in buona fede che dicesse questo, il che vorrebbe dire che in Italia c\u2019\u00e8 qualcuno che non si \u00e8 ancora reso conto delle vere condizioni della classe lavoratrice e della gente che soffre.<\/p><p>Comunque, cari colleghi, la verit\u00e0 \u00e8 che i lavoratori e il popolo non ne possono pi\u00f9, sono al limite della sopportazione e sono, specialmente, esasperati dalle ingiustizie che ogni giorno essi vedono accumularsi a loro danno. E se sono oggi disposti a sopportare queste ingiustizie meno di ieri, \u00e8 perch\u00e9 essi oggi non si sentono sufficientemente garantiti da questo Governo. Questa \u00e8 la verit\u00e0, anche se a qualcuno pu\u00f2 essa dispiacere.<\/p><p>La presenza dei partiti popolari, dei partiti di sinistra, dei Partiti socialista e comunista al Governo, dava loro la garanzia che tutto quanto si potesse fare per essi veniva fatto. Ora, possiamo dar torto ai lavoratori che la pensano cos\u00ec? Io credo di no. D\u2019altra parte, quale prova ha offerto ai lavoratori questo Governo, e in genere alle classi pi\u00f9 disagiate, per pretenderne la fiducia?<\/p><p>Io veramente vorrei che qualcuno lo dicesse e dall\u2019esposizione che faranno gli onorevoli Ministri si dir\u00e0 cosa concretamente \u00e8 stato fatto a favore dei lavoratori italiani; e vorrei che lo dicessero per prenderne atto lealmente, perch\u00e9 finora credo che la maggioranza del popolo italiano non se ne sia ancora accorta e aspetta ancora queste prove di interessamento da parte del Governo.<\/p><p>Chiedete nuovi sforzi, nuovi sacrifici, e i lavoratori sono disposti a farli nell\u2019interesse del Paese; ma \u00e8 necessario, per ottenere questi sacrifici, che chi deve sostenerli sappia che, in definitiva, questi sacrifici sono indispensabili e non andranno a favore di pochi privilegiati, ma andranno a favore di tutta la collettivit\u00e0.<\/p><p>Da quanto tempo, per esempio, in Italia si parla dei consigli di gestione? La Confederazione del lavoro ne ha chiesto da molto tempo l\u2019istituzione, con funzioni modeste e possibili. Lo ha chiesto specialmente nell\u2019intento di affrettare l\u2019opera di ricostruzione e di convogliare in quest\u2019opera la volont\u00e0 e l\u2019entusiasmo dei lavoratori italiani. Incidentalmente voglio ricordare che anche la risoluzione per i consigli di gestione fu approvata dal comitato direttivo della Confederazione del lavoro all\u2019unanimit\u00e0, cio\u00e8 col concorso anche della corrente democristiana e particolarmente dell\u2019onorevole Pastore, che in quel momento non era ancora segretario generale, ma membro autorevole del comitato direttivo.<\/p><p>Cosa abbiamo detto per i consigli di gestione? Abbiamo detto che \u00e8 un errore credere che con i consigli di gestione vogliamo portare la rivoluzione nell\u2019interno delle fabbriche.<\/p><p>Essi devono invece diventare i nuovi organi costruttori della vita economica e del progresso del nostro Paese. I consigli di gestione dovranno essere investiti di alcune attribuzioni, le quali, pur lasciando l\u2019iniziativa all\u2019imprenditore, coinvolgano la responsabilit\u00e0 del personale e tengano conto dei suggerimenti che la pratica render\u00e0 necessari.<\/p><p>I lavoratori sono i pi\u00f9 interessati al buon andamento delle imprese, perch\u00e9 le crisi colpiscono essi per i primi. La conoscenza da parte loro delle condizioni finanziarie della propria azienda pu\u00f2 indicare, in date circostanze, le direttive giuste del processo produttivo ed anche il raddrizzamento delle imprese sballate. In Italia, per molti anni, \u00e8 la collettivit\u00e0 che ha pagato le cattive amministrazioni. Che cosa \u00e8 accaduto infatti? \u00c8 accaduto che, quando l\u2019azienda prosperava, i guadagni andavano al proprietario, mentre, quando andava male, le perdite venivano pagate dalla collettivit\u00e0.<\/p><p>Ma c\u2019\u00e8 l\u2019opposizione della Confederazione dell\u2019industria, il cui Presidente ha dichiarato a Bari nel mese di aprile \u2013 quante dichiarazioni in questo mese di aprile! \u2013 che la Confederazione dell\u2019industria ha ostacolato l\u2019istituzione dei consigli di gestione e sempre la ostacoler\u00e0. La Confindustria: sempre la Confindustria. \u00c8 la Confindustria che non vuole che i quattordici punti vengano realizzati; \u00e8 la Confindustria che non vuole che i consigli di gestione vengano istituiti.<\/p><p>Qual \u00e8 dunque la situazione di fatto? Da una parte, la buona disposizione del Governo ad applicare il programma da esso formulato, come risulta dalle dichiarazioni del Presidente del Consiglio e del Ministro dell\u2019industria; dall\u2019altra, l\u2019opposizione costante e rigida della Confederazione dell\u2019industria. \u00c8 cos\u00ec che i quattordici punti non vengono realizzati e i consigli di gestione non vengono istituiti. \u00c8 lecito quindi domandarsi: ma chi governa in Italia? Il Governo o la Confindustria? (<em>Applausi a sinistra<\/em>).<\/p><p>Ma i consigli di gestione, l\u00e0 dove sono stati istituiti, hanno dato poi tanto cattiva prova? Prendiamo l\u2019esempio della Fiat, dove i consigli di gestione sono stati istituiti senza il consenso della Confederazione dell\u2019industria, ma anzi contro il parere di questa. Ebbene, il consiglio di gestione della Fiat ha contribuito, per ammissione dei suoi stessi dirigenti, nel modo pi\u00f9 efficace alla ripresa industriale della ditta: oggi la Fiat produce precisamente il doppio di quanto produceva nello stesso periodo del \u201946.<\/p><p>Io credo di interpretare i sentimenti per lo meno dei settori di sinistra dell\u2019Assemblea mandando un saluto al proletariato di questa grande citt\u00e0 piemontese. (<em>Applausi a sinistra<\/em>)<em>. <\/em><\/p><p>\u00c8 troppo facile accollare ad altri la responsabilit\u00e0 della situazione; oggi la colpa sarebbe dei partiti di sinistra e della Confederazione del lavoro; com\u2019\u00e8 infantile tutto ci\u00f2! E come, soprattutto, \u00e8 facile fare il calcolo delle giornate di lavoro perdute e del denaro conseguentemente perduto per effetto dello sciopero.<\/p><p>La storia delle lotte sociali sta a dimostrare come i lavoratori, l\u00e0 dove sono riusciti a conquistare qualche cosa, abbiano raggiunto il loro intento soltanto con l\u2019arma dello sciopero. Io non credo di errare affermando che i Paesi pi\u00f9 progrediti sono quelli ove si sono avuti pi\u00f9 scioperi.<\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> In Russia non se ne fa uno. (<em>Commenti a sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>DI VITTORIO. Non c\u2019\u00e8 la Confindustria.<\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> Lasci stare, onorevole Di Vittorio.<\/p><p>LIZZADRI. Con quale senso di giustizia e con quali criteri si vuole gettare la colpa degli scioperi soltanto sull\u2019organizzazione dei lavoratori e sui lavoratori stessi? Nella grande maggioranza dei casi \u00e8 l\u2019egoismo dei ceti padronali che genera le agitazioni (<em>Commenti destra<\/em>), e spesso \u00e8 l\u2019errata valutazione da parte di questi ceti dei loro stessi interessi. Quante volte datori di lavoro, al tavolo delle trattative, hanno rifiutato fino all\u2019ultimo momento quello che poi essi sapevano che avrebbero concesso dopo due giorni di scioperi, malgrado il danno che essi dicevano avrebbero subito da questa astensione dal lavoro!<\/p><p>Del resto, ci sono esempi in Italia, molto recenti, che dimostrano da quale parte stia la comprensione e da quale parte l\u2019incomprensione. Devo portare qui l\u2019esempio dei tessili. Noi della Confederazione del lavoro, nelle lunghe discussioni per la perequazione salariale tra il Nord e il Sud, comprendemmo la grande importanza della ripresa di questo settore nell\u2019economia italiana, e accettammo \u2013 e i lavoratori tessili accettarono \u2013 un salario sensibilmente inferiore a quello dei lavoratori di tutti gli altri settori. Ricordo che fummo costretti a creare una categoria apposita, la categoria T; una categoria, cio\u00e8, con un salario basso, il pi\u00f9 basso possibile, appunto per aiutare l\u2019industria tessile italiana a riprendere il suo posto nel mondo. Ebbene, quando gli industriali tessili, per effetto di questi salari bassi, e per effetto di quel famoso 50 per cento, poi portato a 75 per cento, di valuta, hanno guadagnato miliardi su miliardi, mettendosi alla testa dei profittatori di questo dopoguerra, credete che i signori industriali tessili abbiano riconosciuto ai loro dipendenti un trattamento adeguato, non dico agli utili che essi realizzavano, ma almeno alle migliorate condizioni delle loro aziende? Neanche per sogno!<\/p><p>Oggi avviene press\u2019a poco lo stesso nelle industrie metalmeccaniche. La maggior parte di queste industrie \u2013 lo sanno tutti \u2013 oggi produce, con le stesse maestranze del 1946, dal 40 al 50 per cento in pi\u00f9. Qualche azienda, come la Fiat, ha raggiunto anche il doppio. Forse che nelle paghe si tiene conto di questo aumento di produttivit\u00e0 da parte dei lavoratori?<\/p><p>Non so poi come definire l\u2019affermazione di taluni giornali (e non solo giornali) secondo cui lo sciopero dei braccianti del Nord avrebbe causato miliardi di danni all\u2019economia nazionale e ai braccianti stessi. Per quello che riguarda l\u2019economia nazionale, risulta che neppure un chicco di riso \u00e8 andato perduto; non so, per\u00f2, se tutto questo riso i proprietari lo porteranno all\u2019ammasso. (<em>Commenti<\/em>)<em>.<\/em> Sta di fatto poi che i braccianti agricoli nel corso di un\u2019annata riescono a lavorare s\u00ec e no per 150 giorni. Perci\u00f2, anche se hanno scioperato per due, tre, quattro, cinque giorni, nel computo di un anno essi non perdono neppure una sola giornata.<\/p><p>Che cosa \u00e8 successo anche a Roma l\u2019anno scorso? Fu emesso, su richiesta delle parti, la Confida e la Confederterra, un lodo del Ministro del lavoro. Questo lodo, accettato dalle parti, comprendeva fra l\u2019altro l\u2019obbligo di istituire, a decorrere dal 1\u00b0 luglio 1947, un sistema di scala mobile, debitamente rettificato per le particolarit\u00e0 del lavoro, ma sulle stesse basi di quello in vigore per i lavoratori dell\u2019industria. Ebbene, i signori agricoltori della provincia di Roma, finch\u00e9 non \u00e8 stata imposta questa parte del lodo con lo sciopero, non l\u2019hanno applicata, e questa parte del lodo \u00e8 entrata in vigore solo il 20 settembre, in seguito alla minaccia dello sciopero dei lavoratori agricoli della provincia di Roma, e non il 1\u00b0 luglio.<\/p><p>Tutto questo significa che oggi gli agrari e gli industriali credono di potere negare quello che ieri avrebbero concesso forse con pi\u00f9 facilit\u00e0, o addirittura di potere eludere i patti firmati.<\/p><p>Io non dico che questa sia una colpa dell\u2019attuale Governo, ma questa intransigenza, rafforzatasi da pochi mesi a questa parte, non pu\u00f2 essere giustificata se non col fatto che i ceti padronali si sentono oggi pi\u00f9 a loro agio con questo Governo che non coi governi passati.<\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> Gir agricoltori hanno ceduto in seguito al mio appello diretto di trattare (<em>Applausi al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>LIZZADRI. No, hanno ceduto dopo la sconfitta.<\/p><p>\u00c8 in quest\u2019ordine di considerazione che \u2013 secondo me \u2013 assume un aspetto reazionario e poliziesco la richiesta fatta ai prefetti di comunicare i dati sugli scioperi nelle singole provincie.<\/p><p>Io vorrei domandare se il Governo si \u00e8 mai preoccupato di domandare ai prefetti il nome, il cognome e tutte le indicazioni necessarie relative a quei padroni egoisti e testardi che spesso ostacolano ogni composizione amichevole delle vertenze sindacali. Perch\u00e9 non si chiede, per esempio, ai prefetti un elenco di quei nominativi che nelle citt\u00e0 di provincia (ed anche a Roma) corrono sulle bocche di tutti; i nominativi di coloro che hanno accumulato i milioni speculando sulla fame del popolo? Perch\u00e9 non si domanda ai prefetti un censimento preciso dei bambini poveri, dei tubercolotici, dei disoccupati, e, d\u2019altra parte, un elenco delle signore e dei signori che quest\u2019estate hanno sperperato milioni e milioni sulle spiagge e nelle case da giuoco? (<em>Applausi a sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Domandate, per esempio, al prefetto di Firenze con quale criterio ha decurtato la somma destinata dal Comune per le refezioni scolastiche! Il Comune di Firenze, che ha un bilancio di qualche miliardo, aveva stanziato per la refezione scolastica ai bambini poveri una somma di 25 milioni. Voi sapete in questo momento cosa significhi questa cifra. Ebbene, il prefetto di Firenze (di cui non conosco il nome, ma che vorrei additare all\u2019ammirazione dell\u2019onorevole Einaudi) ha ridotto questo stanziamento da 25 milioni a 2 milioni e mezzo. (<em>Commenti<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Questo significa, per Firenze, dare la refezione a 25 mila bambini poveri per un giorno o due in tutto l\u2019anno scolastico!<\/p><p>Io credo che queste siano direttive che vengono dall\u2019alto, dal Governo.<\/p><p><em>Una voce a destra.<\/em> E allora?<\/p><p>LIZZADRI. Ho chiesto, onorevole collega, se il Governo poteva domandare questo al Prefetto di Firenze! Ecco che cosa ho chiesto!<\/p><p><em>Una voce a destra.<\/em> Ma ci\u00f2 non rientra negli argomenti in discussione. Lei potr\u00e0 presentare una interrogazione. (<em>Commenti<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>LIZZADRI. Onorevoli colleghi, non \u00e8 \u2013 io credo \u2013 con una politica di parte (o che appaia come politica di parte) che si pu\u00f2 riportare la fiducia e la pace nel nostro Paese. Che la situazione sia grave l\u2019ho sentito ripetere da membri del Governo e dai colleghi che mi hanno preceduto. In una visita che ho fatto nell\u2019Italia meridionale ho dovuto constatare che in citt\u00e0 anche con pi\u00f9 di diecimila abitanti la popolazione vive quasi esclusivamente di carit\u00e0 pubblica. Ho segnalato questo fatto all\u2019onorevole Scelba e all\u2019Alto Commissario dell\u2019alimentazione, e ambedue si sono resi conto della verit\u00e0 di queste affermazioni e hanno promesso che sarebbero intervenuti.<\/p><p>La situazione \u00e8 grave ed \u00e8 impossibile, secondo me, riportarla in condizioni di relativa tranquillit\u00e0, senza il concorso attivo operante e comprensivo delle masse lavoratrici. Il 4 aprile, come ho detto all\u2019inizio del mio discorso, si era ottenuto un pieno accordo fra il Governo e la Confederazione del lavoro su un programma che si riteneva efficace e che faceva perno sui 14 punti elaborati dall\u2019onorevole Morandi. Per il bene del Paese \u00e8 necessario riprodurre la situazione di fiduciosa attesa determinatasi nel popolo con la pubblicazione di quel programma. Anche volendo ammettere la bont\u00e0 delle intenzioni con le quali fu formato l\u2019attuale Governo, oggi dobbiamo constatare che esso \u00e8 venuto meno al compito che si era prefisso. Oggi l\u2019Italia \u00e8 divisa in due blocchi, in questa Assemblea e fuori di questa Assemblea. Le prossime elezioni indicheranno la volont\u00e0 del popolo italiano e ci diranno se dovr\u00e0 governare uno dei due blocchi o se per l\u2019avvenire si dovr\u00e0 trovare una via di intesa fra i diversi partiti. Ma ci\u00f2 che oggi appare chiaro, secondo me, \u00e8 che un Paese come il nostro, nelle condizioni in cui si trova, che esce da una guerra e da una dittatura, ha bisogno di tutte le sue forze e in primo luogo del contributo delle masse lavoratrici.<\/p><p>Abbiamo dinanzi a noi, onorevoli colleghi, un inverno particolarmente duro, e la situazione internazionale non \u00e8 proprio tale ha lasciarci completamente tranquilli. In queste condizioni chi \u00e8 veramente preoccupato delle sorti dell\u2019Italia non pu\u00f2 non sentire che soltanto l\u2019unione degli sforzi e un minimo di concordia potranno affrettare il ritorno della tranquillit\u00e0 e del benessere del nostro popolo. L\u2019onorevole Nenni ha terminato il suo discorso dicendo, rivolto alla Democrazia cristiana: assumete le vostre responsabilit\u00e0; noi abbiamo assunto le nostre.<\/p><p>Io termino con la stessa invocazione dell\u2019onorevole Nenni. Solo aggiungo: attenzione, perch\u00e9 il popolo italiano ci giudicher\u00e0. (<em>Vivi applausi all\u2019estrema sinistra \u2013 Molte congratulazioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. Le tre sedute che abbiamo dedicato a questa importante discussione ci hanno permesso di ascoltare, per ognuna, due oratori. Onorevoli colleghi, se questo deve essere il ritmo, mi permetto di osservare che dovremo riesaminare il calendario della discussione: io non posso e non voglio dimenticare che abbiamo il compito di redigere la Costituzione.<\/p><p>Questo compito non deve essere messo in seconda linea dall\u2019altro, altrettanto importante, ma non preminente, di questo dibattito politico. E siccome gli oratori ancora iscritti sono 45 e pare che, oltre che a una gara di intelligente capacit\u00e0, gli oratori si siano sfidati anche a quella di durata e di resistenza, \u00e8 evidente che tutti i calcoli fatti non reggeranno alla prova.<\/p><p>Ho il dovere, e lo adempio, di ricordare all\u2019Assemblea che essa deve completare il suo compito costituzionale.<\/p><p>Il seguito di questa discussione \u00e8 rimandato alle ore 16.<\/p><p>La seduta termina alle 12.45.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Versione PDF ASSEMBLEA COSTITUENTE CCXXXIX. SEDUTA ANTIMERIDIANA DI MERCOLED\u00cc 1\u00b0 OTTOBRE 1947 PRESIDENZA DEL PRESIDENTE TERRACINI INDICE Congedo: Presidente Mozioni (Seguito della discussione): Quarello Lizzadri Presidente La seduta comincia alle 10. MOLINELLI, Segretario, legge il processo verbale della precedente seduta antimeridiana. (\u00c8 approvato). Congedo. PRESIDENTE. Comunico che ha chiesto congedo il deputato Pignatari. (\u00c8 concesso). [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_relevanssi_hide_post":"","_relevanssi_hide_content":"","_relevanssi_pin_for_all":"","_relevanssi_pin_keywords":"","_relevanssi_unpin_keywords":"","_relevanssi_related_keywords":"","_relevanssi_related_include_ids":"","_relevanssi_related_exclude_ids":"","_relevanssi_related_no_append":"","_relevanssi_related_not_related":"","_relevanssi_related_posts":"2364,2220,2390,2542,2315,2265","_relevanssi_noindex_reason":"","_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"categories":[56,7],"tags":[],"post_folder":[57],"class_list":["post-2172","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-1947-10","category-assemblea"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2172","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2172"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2172\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6624,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2172\/revisions\/6624"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2172"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2172"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2172"},{"taxonomy":"post_folder","embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fpost_folder&post=2172"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}