{"id":2158,"date":"2023-09-17T11:43:02","date_gmt":"2023-09-17T09:43:02","guid":{"rendered":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=2158"},"modified":"2023-10-21T18:41:18","modified_gmt":"2023-10-21T16:41:18","slug":"antimeridiana-di-martedi-30","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=2158","title":{"rendered":"ANTIMERIDIANA DI MARTED\u00cc 30 SETTEMBRE 1947"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"2158\" class=\"elementor elementor-2158\" data-elementor-post-type=\"post\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-dda79ed elementor-section-full_width elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"dda79ed\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-7a9bf79\" data-id=\"7a9bf79\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-425d4fc elementor-align-right elementor-widget elementor-widget-button\" data-id=\"425d4fc\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"button.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-button-wrapper\">\n\t\t\t\t\t<a class=\"elementor-button elementor-button-link elementor-size-sm\" href=\"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/19470930_1.pdf\" target=\"_blank\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-content-wrapper\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-icon\">\n\t\t\t\t<i aria-hidden=\"true\" class=\"icon icon-view\"><\/i>\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-text\">Versione PDF<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-ac1e812 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"ac1e812\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>ASSEMBLEA COSTITUENTE<\/p><p>CCXXXVII.<\/p><p>SEDUTA ANTIMERIDIANA DI MARTED\u00cc 30 SETTEMBRE 1947<\/p><p>PRESIDENZA DEL PRESIDENTE <strong>TERRACINI<\/strong><\/p><p><strong>INDICE<\/strong><\/p><p><strong>Verifica di poteri:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p><strong>Mozioni<\/strong> (<em>Seguito della discussione<\/em>)<strong>:<\/strong><\/p><p>Valiani<\/p><p>La seduta comincia alle 10.<\/p><p>SCHIRATTI, <em>Segretario<\/em>, legge il processo verbale della precedente seduta antimeridiana.<\/p><p>(<em>\u00c8 approvato<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Verifica di poteri.<\/p><p>PRESIDENTE. Comunico che la Giunta delle elezioni, nella seduta odierna, ha verificato non essere contestabile l\u2019elezione del deputato Giuseppe Sapienza per la circoscrizione di Catania (XXIX); e, concorrendo in esso i requisiti previsti dalla legge, ha dichiarato valida la elezione.<\/p><p>Do atto alla Giunta di questa comunicazione e, salvo i casi di incompatibilit\u00e0 preesistenti e non conosciuti sino a questo momento, dichiaro convalidata questa elezione.<\/p><p>Seguito della discussione di mozioni.<\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019ordine del giorno reca: Seguito della discussione di mozioni.<\/p><p>\u00c8 iscritto a parlare l\u2019onorevole Valiani. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>VALIANI. Onorevoli colleghi! Io desideravo occuparmi anzitutto della politica estera del Governo, ma vedo che il Ministro degli esteri \u00e8 assente, perci\u00f2 mi riservo di parlarne alla fine del mio intervento, anche se sarebbe invece logico cominciare con questa che, fra tutte le attivit\u00e0 del Governo, mi sembra la pi\u00f9 criticabile, quella che meno possiamo approvare.<\/p><p>E vengo senz\u2019altro alla politica economica generale del Governo e non di questo Governo soltanto, ma anche dei precedenti Governi formati dall\u2019attuale Presidente del Consiglio.<\/p><p>La politica economica di questi Governi era e rimane caratterizzata da un concetto molto semplice, elementare, starei per dire comodo, che per\u00f2, a lungo andare, porta grave pregiudizio alla vita economica della Nazione stessa e alla ricostruzione dello Stato. Quale concetto \u00e8 prevalso nella politica economica dei Governi succedutisi dopo la liberazione e in particolare dei Governi presieduti dall\u2019onorevole De Gasperi? Il concetto di far debiti. \u00c8 il metodo che consiste nel risolvere la situazione o meglio nel credere di risolvere la situazione mediante debiti, in particolare debiti all\u2019estero, senza prendere in considerazione le condizioni talvolta assai onerose, talvolta meno, di questi debiti medesimi, senza considerare se questi debiti stessi vadano a buon fine, servano a qualche cosa, a risanare la situazione o servano semplicemente a prolungare la malattia. Se una azienda privata fosse retta come \u00e8 retta da due anni a questa parte la politica economica del Governo, a mezzo di debiti, che vanno ad aggiungersi ad altri debiti, questa azienda sarebbe gi\u00e0 insolvente.<\/p><p>Non vorrei escludere che inconsapevolmente, inconfessata, al fondo del pensiero dell\u2019onorevole De Gasperi ci sia questa speranza, che risolveremo la situazione che sta diventando sempre pi\u00f9 grave con la forza del debitore insolvente. Ma i Paesi assai raramente si sono salvati, le economie nazionali assai raramente si sono risanate con la forza del debitore insolvente. Qualche volta ci\u00f2 pu\u00f2 essere capitato, ma non mi pare che oggi questo possa essere un metodo utile, atto a rialzare il prestigio, la potenza e la forza dell\u2019economia italiana nel mondo e a migliorare la situazione delle classi lavoratrici italiane.<\/p><p>Prendete gli aiuti che abbiamo ricevuto dall\u2019U.N.R.R.A., aiuti che sommano a centinaia di miliardi in pochi anni. Se questi aiuti fossero stati impiegati secondo un criterio economicamente razionale, secondo l\u2019ovvio criterio che il denaro impiegato in qualsiasi posto deve dare dei frutti, la nostra situazione potrebbe essere diversa da quella che \u00e8.<\/p><p>Invece, il profitto stesso che queste immense quantit\u00e0 di merci arrivate e ripartite per centinaia di miliardi hanno dato, \u00e8 di poche decine di miliardi, su cui il Tesoro, se non erro, ha potuto mettere le mani (e del resto, anche questo, solo violando una qualche clausola dell\u2019accordo intercorso tra la delegazione italiana dell\u2019U.N.R R.A. e la delegazione americana).<\/p><p>Ha potuto mettere le mani su 30 o 33 miliardi, che poi sono stati utilizzati, come se fossimo gi\u00e0 nella situazione del debitore che nell\u2019insolvenza, fa cassa comune di tutto. Poi, si chiede la sanatoria, s\u2019intende; ma non basta chiedere la sanatoria, non basta all\u2019ultimo momento racimolare quelle poche decine di miliardi che possono essere rimaste come profitto dell\u2019U.N.R..R.A. Se lo Stato italiano avesse amministrato con senso commerciale i beni dell\u2019U.N.R.R.A., i profitti \u2013 anche ammettendo che dovessero essere destinati a scopi assistenziali \u2013 potrebbero assommare a centinaia di miliardi. Pensate soltanto a questo semplice elemento: che i beni dell\u2019U.N R.R.A. venivano conteggiati al cambio di cento lire per un dollaro; solo verso la fine il dollaro era calcolato a 225, mentre il cambio reale del dollaro gi\u00e0 inizialmente era di 250-300 lire, e sal\u00ec successivamente fino a 5, 6, 800 lire.<\/p><p>Pensate a questa differenza per ogni dollaro di beni: dove \u00e8 andata a finire questa differenza? Chi ne ha profittato? Un po\u2019 tutti e soprattutto gli industriali che hanno ricevuto assegnazioni di materie prime che hanno pagato al cambio di cento vendendo, almeno in parte, i loro prodotti ad un cambio di 5 o 600 lire.<\/p><p>In sostanza, di tutti questi enormi aiuti che abbiamo avuto, nulla \u00e8 stato utilizzato per il risanamento della economia nazionale, ossia per costituire una riserva per la stabilizzazione della lira. Sono stati utilissimi, certamente, questi aiuti, perch\u00e9 i beni che si consumano sono sempre utili, quando la popolazione ha fame. Comunque essi siano ripartiti, a qualunque cosa essi servano, vanno sempre a fin di bene dal punto di vista fisiologico e, se volete, dal punto di vista morale. Ma da quello di un\u2019economia pubblica razionale, la cosa \u00e8 diversa.<\/p><p>Io credo che, se l\u2019onorevole Einaudi in questi anni, invece di essere il governatore della Banca d\u2019Italia, fosse stato ancora scrittore di cose sociali ed economiche, avrebbe certamente scritto severi articoli contro questo andazzo governativo.<\/p><p>Che gli aiuti che noi riceveremo ancora dall\u2019estero siano di nuovo sprecati \u00e8 un pericolo contro il quale dobbiamo stare in guardia. Fino a quando infatti voi curate l\u2019azienda dello Stato solo con prestiti, voi non fate che prolungarne la malattia. Io debbo, eccezionalmente, sotto questo aspetto, essere ancor pi\u00f9 radicale di quanto non sia gi\u00e0 stato l\u2019onorevole Nenni, il quale ha voluto rendere responsabile della situazione disastrosa in cui ci troviamo non il Governo, ma il fascismo e la guerra da esso follemente condotta. Ebbene, io non sono di questo parere; io sono invece del parere di cui era lo stesso onorevole Einaudi dopo l\u2019altra guerra, quando pure c\u2019erano state distruzioni e l\u2019Italia era stata pure invasa, anche se in misura di gran lunga minore che l\u2019attuale. In quell\u2019epoca l\u2019onorevole Einaudi, sulla sua rivista, non rendeva responsabili solo gli uomini che avevano voluto la guerra e che, come egli ben dimostrava, l\u2019avevano mal condotta economicamente, ma anche e soprattutto coloro che da qualche anno si andavano avvicendando al Governo dello Stato e non avviavano il Paese al risanamento, scaricando tutte le responsabilit\u00e0 sulle distruzioni prodotte dalla guerra, sulle brame imperialistiche dei nostri alleati e via dicendo.<\/p><p>Io credo che nel 1945 vi fossero numerosi elementi favorevoli ad un risanamento della situazione italiana. Questi elementi erano: la circolazione relativamente contenuta e che sarebbe stato pi\u00f9 facile contenere ulteriormente se si fosse fatto allora, come voleva il Ministro Soleri, il cambio della moneta.<\/p><p>Il livello dei prezzi non era esagerato, specie nell\u2019Alta Italia; noi ricordiamo ancora che, nei mesi seguenti alla liberazione, a Milano, nei ristoranti \u2013 Merzagora deve ricordarlo: era anche, in parte, merito suo \u2013 si mangiava spendendo per un pasto 100 lire, mentre oggi, per lo stesso pasto, si spendono nei ristoranti di Milano o di Roma mille lire: da uno a dieci, in due anni.<\/p><p>Vi era in quell\u2019epoca una indubbia tendenza al ribasso delle materie prime sui mercati mondiali; eravamo in una situazione particolarmente felice per quanto riguardava le esportazioni. Non appena avevamo prodotto qualche cosa, eravamo in grado di venderlo su qualsiasi mercato. Abbiamo esportato prodotti industriali finiti su mercati americani e britannici, dove mai ci saremmo sognati di poter ancora esportare tali prodotti.<\/p><p>Bisogna dire che l\u2019intuizione geniale dell\u2019onorevole Corbino, che cio\u00e8 si potesse in quella congiuntura operare un riassestamento con i metodi del liberismo o, se volete, del liberalismo, aveva le sue buone ragioni. In quella situazione un risanamento condotto con criteri liberali era effettivamente possibile. Purtroppo, l\u2019azione dell\u2019onorevole Corbino fu paralizzata da alcune debolezze sue e da altre che erano nella situazione del Governo. Errore suo fu di non aver attuato il cambio della moneta, che non aveva nulla di antiliberale, non aveva, in fondo, nulla di socialista, tanto \u00e8 vero che l\u2019onorevole Einaudi ha potuto qualche mese fa dimostrare in quest\u2019Aula \u2013 la dimostrazione \u00e8 corretta \u2013 che il cambio della moneta avrebbe colpito pi\u00f9 i piccoli ed i medi produttori, che i grandissimi produttori. Per\u00f2, proprio per quello si sarebbe dovuto attuarlo, perch\u00e9 l\u2019esuberante capacit\u00e0 di acquisto che preme sui prezzi e determina in ultima analisi l\u2019inflazione in Italia, \u00e8 proprio quella dei piccoli e medi ceti. Io mi sento infinitamente pi\u00f9 vicino a questi ceti che non al ceto dei grandi industriali; ma le nostre simpatie e preferenze politiche non devono entrare in conto nella determinazione della politica economica di uno Stato che deve ricostruire la vita della Nazione.<\/p><p>Col cambio della moneta si sarebbe tolta di mezzo una parte di quella esuberante e nervosa capacit\u00e0 di acquisto, concentrata nelle mani di ceti che, proprio per aver fatto rapidi guadagni, non avevano la stessa tendenza a contribuire alla formazione del risparmio che avevano avuta altri ceti in Italia, in altri tempi.<\/p><p>Proprio quando si legge il memoriale del Presidente della Confindustria all\u2019onorevole De Gasperi, in cui si lamenta questo eccesso di capacit\u00e0 di acquisto accumulato in certi ceti, che non sono tradizionalmente risparmiatori e che premono sui prezzi \u2013 considerazione giusta \u2013 io vengo alla conclusione che solo il cambio della moneta avrebbe potuto ovviare a questo inconveniente dell\u2019economia nazionale. E quindi la politica liberale dell\u2019onorevole Corbino fu dall\u2019inizio viziata, non gi\u00e0 per ragioni estrinseche, non gi\u00e0 perch\u00e9 il liberalismo sia impossibile nel mondo attuale \u2013 pu\u00f2 anche esserlo in generale, ma nella congiuntura particolare dell\u2019Italia era possibile \u2013 fu viziata, invece, da errori intrinsechi alla sua stessa concezione: i mezzi di cui si serviva per raggiungere il fine non erano congrui al fine stesso.<\/p><p>Altro errore suo fu quello di aver voluto fissare al principio del 1946 il cambio del dollaro a 225, quando la proporzione reale fra costi di produzione americani e italiani determinava gi\u00e0 un cambio del dollaro di circa 400. Da ci\u00f2 si dovette passare ad una politica del commercio estero che consisteva in palliativi, necessariamente, dato il punto di partenza falso. Quindi, assegnazione del 50 per cento di valuta agli esportatori; e gli esportatori che fanno di tutto per non dare allo Stato, per non dare alla Banca d\u2019Italia gran parte del 50 per cento che dovrebbero dare; alterazione di fatture; valute imboscate all\u2019estero; fenomeni che hanno assunto un\u2019importanza grandissima, terrificante nei mesi della crisi avutasi un anno fa, e che sono state fra le cause delle dimissioni dell\u2019onorevole Corbino stesso.<\/p><p>Poi, errori non imputabili a Corbino, contro i quali anzi egli come Ministro del tesoro combatt\u00e9 e protest\u00f2; errori imputabili all\u2019eccesso di vincolismo (caro allora agli amici democristiani) nella produzione interna, nella distribuzione interna dei prodotti; errori della sinistra che volle mantenere rigidamente il blocco dei licenziamenti, contro il quale io mi ero permesso di protestare ancora nel Comitato di liberazione nazionale dell\u2019Alta Italia nell\u2019estate 1945; poi ancora l\u2019erronea campagna per l\u2019aumento dei salari nell\u2019estate del 1946.<\/p><p>Tutti questi fatti, evidentemente, si chiamano errori soltanto tenuto conto del punto di partenza, cio\u00e8 che Corbino, e quindi il Governo con Corbino, voleva attuare una politica liberale; perch\u00e9 se si fosse voluta attuare una politica corporativa, tutti questi elementi e tutti questi fatti potevano anche non essere errori e potevano trovare giustificazione.<\/p><p>Ecco dunque la contradizione fra il fine che Corbino voleva raggiungere (giustificato dalla situazione), ed i mezzi di cui si serv\u00ec, o di cui era obbligato a servirsi. Questa contradizione fece s\u00ec che non abbiamo profittato della congiuntura favorevole del 1945-46 per dare mano al risanamento dell\u2019economia, e ha fatto s\u00ec che ci troviamo oggi in una situazione che sarebbe logica se l\u20198 settembre fosse di ieri. Ma sono passati quattro anni e non possiamo pi\u00f9 dare la responsabilit\u00e0 di tutto agli avvenimenti svoltisi fino all\u20198 settembre del 1943 oppure fino all\u2019aprile del 1945.<\/p><p>Al punto a cui siamo \u00e8 in giuoco la precisa responsabilit\u00e0 dei Governi che si sono succeduti. E se io cito queste responsabilit\u00e0 non \u00e8 per fare di questo o di quel capo di Governo il capro espiatorio; la responsabilit\u00e0 risale a tutta la classe politica italiana, la quale si \u00e8 trovata impreparata dinanzi ai problemi della ricostruzione economica. Fino a quando non ci renderemo conto esatto delle nostre responsabilit\u00e0 e tenteremo ancora di scaricarle sul fascismo, che ha le sue gravi e tragiche responsabilit\u00e0 ma che ha pagato, che noi abbiamo fatto pagare (e abbiamo fatto bene), finch\u00e9 \u2013 dicevo \u2013 non ci renderemo conto delle nostre responsabilit\u00e0, noi non romperemo neppure con la politica di faciloneria, cio\u00e8 con la politica di sempre contrarre debiti. Debiti all\u2019estero, dico, e non tanto debiti all\u2019interno, perch\u00e9 la politica del Governo \u00e8 stata gi\u00e0 giudicata dal pubblico in Italia, sicch\u00e9 gli sono ormai preclusi i prestiti interni. Fino a quando persisteremo in questa politica di debiti, noi dovremo sempre palleggiare le responsabilit\u00e0 e non saremo mai in grado di rimediare ai nostri errori, ed il Governo non vi rimedier\u00e0 mai, ed ogni tre o sei mesi rifaremo una discussione del genere di quella di oggi, coi risultati che rischia di dare questa discussione stessa, cio\u00e8 con risultati poco brillanti.<\/p><p>L\u2019onorevole De Gasperi ha vivissimo il senso dello Stato. Penso sia questa la ragione per cui egli \u00e8 ancora e sar\u00e0 per un pezzo \u2013 a quanto sembra \u2013 Presidente del Consiglio. Evidentemente, senza il senso dello Stato, nulla si pu\u00f2 creare; per\u00f2 bisogna che questo senso dello Stato sia accompagnato da volont\u00e0 riformatrice tempestiva.<\/p><p>Se accanto al senso dello Stato c\u2019\u00e8 soltanto la politica dei rinvii, la politica che consiste nel rimandare tutto alle elezioni dell\u2019anno successivo, la politica degli espedienti e dei debiti, lo Stato fallir\u00e0. Devo dare atto all\u2019onorevole De Gasperi che il prestigio dello Stato \u00e8 aumentato. Questo \u00e8 uno dei pochi fatti positivi; ma, insomma, se accanto al senso dello Stato non c\u2019\u00e8 il senso delle riforme, ci si ritrova nella situazione che all\u2019onorevole De Gasperi ed a me, che siamo nati nelle Venezie irredente, \u00e8 familiare; la situazione dell\u2019Austria che faceva sempre debiti ed era convinta che un felice matrimonio l\u2019avrebbe salvata alla fin fine.<\/p><p>Onorevole De Gasperi, io non voglio negare che la vecchia Austria abbia resistito per sette secoli; per\u00f2 poi croll\u00f2 e and\u00f2 in frantumi. La nuova Austria, la piccola repubblica austriaca, nell\u2019altro dopoguerra, non volle pi\u00f9 seguire quella via e prefer\u00ec una stabilizzazione difficilissima della corona cambiata in scellino. Noi parliamo della distruzione e delle mutilazioni del nostro Paese, ma pensate a quello che fu ridotto quel Paese dopo il 1918, quando perse tutti i mercati, tutte le sue fonti di materie prime ed aveva debiti ben diversi dai nostri, e pure attu\u00f2 la stabilizzazione della moneta. Non lasci\u00f2 andare la moneta alla inflazione completa&#8230;<\/p><p>CHIARAMELLO. Ma se hanno fatto la stessa fine il marco e la corona!&#8230;<\/p><p>VALIANI. No, la corona austriaca \u00e8 scesa a circa 2500 rispetto alla corona dell\u2019anteguerra. A noi che abbiamo la lira, rispetto al 1914, come capacit\u00e0 di acquisto, forse da uno a 400, ci\u00f2 pu\u00f2 sembrare ancora una cosa paurosa; ma se continuiamo su questa strada e se lasciate galoppare l\u2019inflazione, avremo non il rapporto da uno a 2500, ma da uno ad un miliardo. Non \u00e8 ancora la catastrofe un\u2019inflazione che si arresta e che d\u00e0 luogo alla stabilizzazione, quando la moneta ha ancora un minimo di capacit\u00e0 di acquisto. Minimo, ma la nostra moneta l\u2019ha ancora. Uno che riceve uno stipendio al primo del mese, con quello stipendio pu\u00f2 ancora vivere fino al 15 o al 20 del mese. In una inflazione, invece, come quella tedesca e come pi\u00f9 recentemente in Ungheria, la mattina alle otto i funzionari prendono gli stipendi ai Ministeri, vanno al mercato, tornano alle nove con la spesa per la colazione, e per la cena devono prendere un nuovo stipendio, perch\u00e9 intanto i prezzi sono triplicati.<\/p><p>Questa digressione serve soltanto a spiegare come le questioni vanno risolte e che le prime questioni strutturali da affrontare sono quella monetaria e quella fiscale. Da 3-4 anni noi parliamo di riforme di struttura, ma, disgraziatamente, il nostro Paese non si \u00e8 data alcuna riforma strutturale. Questa \u00e8 responsabilit\u00e0 precipua dell\u2019onorevole De Gasperi. L\u2019onorevole De Gasperi ha rappresentato la precisa volont\u00e0 di rimandare ogni questione di uno, due, tre anni. Io ricordo ancora il primo discorso dell\u2019onorevole De Gasperi, al quale ho avuto il piacere di assistere in occasione dell\u2019incontro dei Comitati di liberazione nazionale centrali di Roma e di Milano nel maggio del 1945, discorso forte, tanto \u00e8 vero che \u2013 dopo averlo ascoltato \u2013 dissi all\u2019onorevole Foa che quell\u2019uomo ci avrebbe governato per cinque anni, perch\u00e9 era il pi\u00f9 forte in quel consesso. Per\u00f2 il discorso era la teorizzazione, mascherata bens\u00ec secondo lo spirito del momento che richiedeva promesse di epurazione e via dicendo, ma pure la teorizzazione della politica del rinvio delle riforme strutturali. Ora, non credo che tutte le riforme strutturali siano subito possibili: quelle di carattere intrinsecamente sociale, come le riforme agricole e industriali, evidentemente richiedono parecchio tempo; ma una riforma strutturale urgentissima \u00e8 quella monetaria, come pure quella fiscale e quella amministrativa.<\/p><p>Tali questioni non sono state affrontate; il Governo le rimanda ancora, ed ecco perch\u00e9 si trova in crisi; e questa crisi vuole scaricare sul passato fascista. L\u2019unica questione recentemente affrontata \u2013 e affrontata grazie ad una collaborazione fra Governo e opposizione, che dimostra come questa collaborazione sia pi\u00f9 importante dei Governi tripartiti o quadripartiti, di colore, di centro e via dicendo \u2013 \u00e8 quella dell\u2019imposta straordinaria sul patrimonio. Se lo Stato vive oggi, se il Ministro Pella ci potr\u00e0 dare oggi delle cifre di bilancio meno paurose di quelle di qualche mese fa, \u00e8 grazie all\u2019introduzione di questa imposta che sta dando i suoi primi frutti. Io credo che il Ministro Pella, al pari dell\u2019onorevole La Malfa, oppositore, col quale ha collaborato, ha diritto alla riconoscenza della Costituente e dei cittadini per aver accettato i gravi inasprimenti da noi proposti con questa imposta; per averli accettati ed averli saputi tradurre in disposizioni pratiche e per aver saputo resistere all\u2019ondata che contro di lui in questo momento si scatena, da parte dei grossi miliardari da un lato e dei piccoli milionari dall\u2019altro.<\/p><p>Io chiedo al ministro Pella di resistere agli uni ed agli altri. Se per\u00f2 l\u2019imposta patrimoniale \u00e8 avviamento alla soluzione di un problema strutturale e fiscale, in altri campi siamo in alto mare; e l\u2019onorevole De Gasperi ci ha promesso soltanto che avrebbe fatto sfilare i Ministri tecnici con statistiche e documentazioni. Il professor Ronchi ha gi\u00e0 aperto la controffensiva.<\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> Non c\u2019era nessuno che ascoltava.<\/p><p>VALIANI. C\u2019ero io, e risponder\u00f2 dettagliatamente. Onorevole De Gasperi, mi permetto di dire che non approvo il suo metodo. Non credo che si tratti di portare qui statistiche e documentazioni: questo va bene nelle Universit\u00e0 e negli uffici studi. Voi siete degli amministratori e dovete portare nell\u2019Assemblea dei provvedimenti e non delle statistiche. Il guaio \u00e8 che i provvedimenti li prendete indipendentemente dalla Costituente e dalla Commissione di finanza e tesoro alla quale presentate soltanto quei provvedimenti in cui si tratta di erogare di straforo qualche milione. 1 grossi provvedimenti li prendete in ritardo o mai; e li prendete all\u2019infuori della Costituente e della sua Commissione finanziaria.<\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> Non c\u2019entra con l\u2019alimentazione. Tutta la campagna \u00e8 stata fatta sui prezzi dell\u2019alimentazione, ed era giusto che si riferisse la situazione prima di dire quali provvedimenti si sono presi. Questo \u00e8 interessante per l\u2019Assemblea.<\/p><p>VALIANI. Io ho ascoltato con piacere il discorso del professor Ronchi. Quello che io lamento non \u00e8 gi\u00e0 che lui esponga la situazione, ma che non parli di provvedimenti in atto. Le statistiche possono servire quando vi sono dei provvedimenti per illustrarli. Ma ci si \u00e8 limitati a fare apologia del Governo.<\/p><p>La differenza fra amministrazione e apologia \u00e8 questa: che nel primo caso qui si portano dei provvedimenti e nel secondo si fa la requisitoria contro le richieste dell\u2019opposizione. L\u2019opposizione ha il diritto di chiedere delle cose gradite al popolo; questo \u00e8 il diritto di tutte le opposizioni. Il dovere del Governo, che discende dal privilegio di avere in mano le leve di comando dello Stato, \u00e8 di portare qui dei provvedimenti.<\/p><p>Onorevole De Gasperi, Churchill, quando \u00e8 Presidente del Consiglio, parla diversamente di quando \u00e8 capo dell\u2019opposizione. (<em>Commenti al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Problema non risolto, grave, e da risolvere invece di urgenza, \u00e8 quello dei rapporti tra Banca d\u2019Italia, Tesoro, e politica economica generale. Si impone una chiarificazione tra Banca d\u2019Italia, Tesoro e politica economica generale dello Stato.<\/p><p>L\u2019onorevole Einaudi ha la tendenza, naturale del resto, essendo governatore della Banca d\u2019Italia (anche se attualmente non in carica), a vedere le cose troppo dal punto di vista della Banca d\u2019Italia. E questo va bene. Ma io domando: chi vede le cose dal punto di vista del Tesoro, dal punto di vista della politica economica generale dello Stato? Chi rappresenta l\u2019altra parte, che deve contribuire a creare la situazione di equilibrio, che ci deve essere. Non deve prevalere la Banca d\u2019Italia sul resto.<\/p><p>Si tratta della deflazione che si \u00e8 voluto provocare recentemente. Ne parler\u00f2 pi\u00f9 in dettaglio. Queste cose, che tanto da fare danno al Governo e tanti argomenti all\u2019opposizione, sono dovute, fondamentalmente, ad un prevalere del punto di vista della Banca d\u2019Italia, la quale ha voluto premunirsi ed ha spinto tutte le banche a premunirsi.<\/p><p>La liquidit\u00e0 delle banche \u00e8 cosa fondamentale; tanto pi\u00f9 che le grandi banche oggi in Italia sono pi\u00f9 o meno di propriet\u00e0 pubblica.<\/p><p>Questa \u00e8 una cosa; altra cosa \u00e8 l\u2019esigenza generale della politica economica del Paese, ammesso che lo Stato abbia \u2013 cosa che non sono sicuro di poter credere \u2013 una sua politica economica oggi in Italia.<\/p><p>L\u2019onorevole De Gasperi dovrebbe essere il supremo moderatore di queste posizioni, oppure avere accanto all\u2019onorevole Einaudi, Vicepresidente del Consiglio in funzione della Banca d\u2019Italia, un altro Vicepresidente del Consiglio che rappresenti i prevalenti interessi dell\u2019economia nazionale. L\u2019onorevole De Gasperi, che dovrebbe essere il supremo moderatore di questa situazione, interviene invece nella polemica \u2013 scusi se glielo dico \u2013 con paurosi sbandamenti.<\/p><p>Nell\u2019aprile egli grida all\u2019inflazione galoppante dovuta alle dattilografe che giocano in Borsa (io dovr\u00f2 pi\u00f9 tardi difendere le Borse pur non amandole). In agosto l\u2019onorevole De Gasperi scrive un articolo sulla crisi deflazionistica che si avvicinerebbe. Se io fossi un piccolo banchiere, leggendo l\u2019articolo del Presidente del Consiglio che annunzia la crisi deflazionistica, comincerei col restringere i fidi per non espormi al fallimento dei miei clienti. Anche le grandi e le grandissime banche hanno agito in questo modo.<\/p><p>Non voglio dare troppa importanza ad un articolo, anche se scritto dal Presidente del Consiglio. \u00c8 un articolo pubblicato sul giornale popolare di Trento e riportato da tutti i grandi giornali d\u2019Italia.<\/p><p>Onorevole De Gasperi, bisogna stare attenti quando si scrivono queste cose, perch\u00e9, in una situazione critica come la nostra, occorre agire con prudenza.<\/p><p>A prescindere dall\u2019articolo, onorevole De Gasperi, si ha la sensazione generale che si voglia attuare una politica deflazionistica. Disgraziatamente per\u00f2 la politica deflazionistica non si pu\u00f2 attuare perch\u00e9 siamo ancora in piena inflazione e perch\u00e9, come not\u00f2 l\u2019inglese Keynes in polemica con Mussolini all\u2019epoca dei provvedimenti De Stefani: \u00abfortunatamente neppure un dittatore pu\u00f2 comandare all\u2019andamento della economia\u00bb. L\u2019onorevole De Gasperi non \u00e8 neppure un dittatore, e nemmeno l\u2019onorevole Einaudi \u00e8 un dittatore&#8230;<\/p><p><em>Una voce al centro.<\/em> Per fortuna!<\/p><p>VALIANI. Per fortuna. Tanto meno possono comandare all\u2019andamento della moneta, del mercato e della congiuntura. Perci\u00f2 questa politica deflazionistica \u00e8 spiegabile solo in rapporto alla situazione delle banche e, a questo riguardo, tutte le considerazioni dell\u2019onorevole Einaudi reggono. Le banche erano arrivate ad un limite non dico pericoloso, ma che in qualche caso poteva essere preoccupante. Esse si premunivano. Ma lo Stato? Non c\u2019\u00e8 mica soltanto la Banca d\u2019Italia o soltanto le banche nell\u2019economia italiana: c\u2019\u00e8 lo Stato, che \u00e8 proprietario di gran parte dell\u2019economia italiana, attraverso l\u2019I.R.I. e in altre forme, e comunque \u00e8 responsabile esso, e non la Banca d\u2019Italia, della moneta.<\/p><p>Consultiamo tutti gli indici e tutte le previsioni di coloro che studiano codeste questioni, e mi riferisco ad alcune interessantissime analisi pubblicate, per esempio, dalla <em>Rivista di politica economica<\/em> edita da uomini che hanno parte nella produzione, da uomini che l\u2019onorevole De Gasperi ascolta, dai capi della Confindustria. Questa rivista, nei mesi di maggio, giugno e luglio dava gli elementi da cui si poteva desumere che non andavamo verso una deflazione e che la tendenza dei prezzi sul mercato sarebbe stata orientata verso l\u2019ascesa.<\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> Si vede che non li ho ascoltati.<\/p><p>VALIANI. Non basta dir questo. Si vede che lei non \u00e8 intervenuto come autorit\u00e0 dello Stato ad equilibrare la politica deflazionistica che le banche, per certi loro fini, dovevano fare, ma che doveva pur trovare la contropartita. Questa \u00e8 la situazione. Il fatto che lei scriva un articolo e che si documenti o meno non ha importanza. Se il Presidente del Consiglio non legge e non scrive sui giornali non importa: Mussolini introdusse questa abitudine di leggere sempre tutti i giornali e di scrivere spesso su tutti i giornali. Questo era naturale: egli era un grande giornalista.<\/p><p>Ma la deflazione cos\u00ec attuata, senza volerla in fondo attuare, perch\u00e9 le banche non la volevano, ma volevano soltanto salvare la loro liquidit\u00e0, facendo gli interessi dei depositanti, e senza la contropartita di una politica economica dello Stato che correggesse questa tendenza e che intervenisse, ha provocato gli ovvii risultati che ha provocato.<\/p><p>Si \u00e8 voluto fare una politica deflazionistica o per lo meno di contenimento dei prezzi; una politica di resistenza all\u2019inflazione. Risultato: il credito al mercato nero costa l\u20198 per cento al mese. 10 miliardi saranno regalati alle aziende che ci ricattano perch\u00e9 dicono che altrimenti non possono pagare i salari. L\u2019onorevole Einaudi nel discorso del 18 giugno ha detto che non crede sia conveniente seguitare su questa linea, cio\u00e8 sulla linea dell\u2019erogazione di miliardi alle industrie senza una contropartita. Se i crediti devono esser dati bisogna che siano dati dalle banche che devono avere la responsabilit\u00e0 di concederli a coloro che si ritengono meritevoli. Lo Stato potr\u00e0 esercitare un controllo impedendo che i crediti siano dati in modo da provocare un\u2019inflazione creditizia. Questo \u00e8 il discorso del 18 giugno del Vicepresidente del Consiglio e Ministro del bilancio.<\/p><p>Ieri non so cosa sia stato deciso al Consiglio dei Ministri. Spero che ci direte, almeno questa volta, i provvedimenti che volete adottare e non farete i soliti discorsi apologetici in difesa del Governo. Certo, dei provvedimenti urgenti sono indispensabili. Quando ci si trova nella necessit\u00e0, quando si \u00e8 con l\u2019acqua alla gola, si fa quel che si pu\u00f2.<\/p><p>Ma \u00e8 tutta una politica di alcuni mesi e di qualche anno di cui paghiamo il fio.<\/p><p>Insomma, con le premesse dell\u2019onorevole Einaudi solo le banche dovrebbero dare i soldi all\u2019industria e lo Stato controllare e contenere l\u2019espansione creditizia. Avviene il contrario: lo Stato d\u00e0 i soldi a chi li esige, le banche controllano e contengono l\u2019espansione creditizia e non d\u00e0nno soldi all\u2019industria.<\/p><p>UBERTI. Non ne hanno, questa \u00e8 la realt\u00e0. Il risparmio \u00e8 insufficiente agli investimenti.<\/p><p>VALIANI. Se i risparmi sono insufficienti, questo dimostra che qualcosa non va nella politica economica dello Stato.<\/p><p>D\u2019accordo con lei che i risparmi non sono sufficienti, ma questo significa che noi facciamo una politica deflazionistica in un momento di inflazione vera e propria, perch\u00e9 l\u2019inflazione consiste proprio in questo: che non si forma in misura sufficiente il risparmio, e su queste basi \u00e8 inutile fare discorsi per l\u2019aumento della produzione. Governo e capi dell\u2019opposizione parlano di aumentare la produzione, come del solo rimedio. Ma se aumentando la produzione non si forma parallelamente il risparmio, abbiamo l\u2019inflazione.<\/p><p>Perch\u00e9 c\u2019\u00e8 l\u2019inflazione anche in Inghilterra e in America? Perch\u00e9 c\u2019\u00e8 un\u2019espansione di produzione non accompagnata da corrispondente formazione di nuovo risparmio.<\/p><p>Questo \u00e8 l\u2019<em>a<\/em>, <em>b<\/em>,<em> c<\/em> dell\u2019economia, che abbiamo imparato dall\u2019onorevole Einaudi e a queste idee resteremo fedeli.<\/p><p>Ora \u00e8 evidente che una manovra di contenimento dell\u2019inflazione (non parliamo neppure di manovra deflazionistica), in una situazione come l\u2019attuale, pu\u00f2 essere fatta soltanto se accompagnata da cautele ed altri provvedimenti, non pi\u00f9 da parte della Banca d\u2019Italia, non pi\u00f9 dal Ministro del bilancio, ma dal Gabinetto nel suo insieme. Per esempio, le banche non hanno pi\u00f9 soldi per finanziare le industrie; bisognerebbe rianimare le Borse. Metodo normale, classico. Ecco perch\u00e9 dico che le voglio difendere. \u00c8 il metodo classico di afflusso del risparmio che \u00e8 sparso un po\u2019 dovunque in tutto il Paese. Non \u00e8 finito il risparmio in Italia, altrimenti saremmo gi\u00e0 morti e dovremmo chiudere il dibattito. Bisogna fare qualche cosa per rianimare le Borse; invece contemporaneamente alla deflazione del credito, si battaglia contro le Borse. Quando le banche stringono i freni perch\u00e9 non hanno pi\u00f9 soldi, perch\u00e9 ogni conto corrente che aprono \u00e8 inflazione creditizia, dovete rianimare le Borse o trovare altri mezzi. Ma non agite da una sola parte, non trascurate completamente l\u2019altra!<\/p><p>Io non concordo con tutte le critiche che l\u2019onorevole Nenni e l\u2019onorevole Saragat hanno fatto all\u2019onorevole Einaudi rimproverandogli di avere svolto una manovra quantitativa del credito, invece di una manovra qualitativa di esso.<\/p><p>Onorevoli colleghi, giova ridurre queste cose alle loro significazioni tecniche effettive. Non \u00e8 che la manovra qualitativa sia qualcosa di necessariamente superiore alla manovra quantitativa. La manovra quantitativa del credito significa semplicemente che giudice in ultima analisi \u00e8 il mercato; la manovra qualitativa significa che in ultima analisi il giudice \u00e8 il Governo. Ora dunque, nella situazione in cui si \u00e8 trovato l\u2019onorevole Einaudi, cio\u00e8 di non avere avuto strutture di Governo efficienti e di non aver avuto strumenti efficienti e di avere quindi solo il mercato relativamente efficiente giudice, evidentemente la manovra quantitativa andava fatta. Io credo che nessuno in pratica pu\u00f2 rimproverargli di avere fatto una manovra quantitativa prima di una manovra qualitativa. La manovra qualitativa presuppone, se \u00e8 una manovra restrittiva, il blocco dei salari, il blocco dei prezzi, lo sblocco dei licenziamenti, presuppone delle strutture pianificatrici preesistenti.<\/p><p>Del resto le condizioni di erogazione alle industrie meccaniche di 55 miliardi, il cui annunzio ha provocato tutta questa crisi psicologica e l\u2019assalto contro l\u2019onorevole Einaudi, sono una manovra qualitativa. Quindi io scarico completamente l\u2019onorevole Einaudi da questa accusa, di aver fatto solo una manovra quantitativa. Evidentemente \u00e8 basilare per noi la manovra quantitativa, in quanto il mercato esiste, mentre la pianificazione \u00e8 ancora da venire. E le aspre accuse che si fanno all\u2019onorevole Einaudi su molti giornali di destra mi ricordano veramente la situazione delineata in un articolo de <em>La riforma sociale<\/em> del 1925, articolo che riguardava \u00abi disfattisti della lira\u00bb. Mi ricordavo solo del titolo, ma mi pareva che calzasse. Avendolo riletto, posso dire che quello scritto calza al cento per cento: come oggi, vi era allora una parte del grande capitalismo che sferrava l\u2019offensiva contro la politica di resistenza all\u2019inflazione che si ebbe nel 1922-24. Fortunatamente l\u2019Italia allora aveva ben altre risorse. Comunque, in quell\u2019epoca il professor Prato, l\u2019onorevole Einaudi ed altri economisti italiani degni del loro nome, difesero con le unghie e con i denti quell\u2019ultima possibilit\u00e0 che si era delineata di resistere all\u2019inflazione, e si era delineata anche in seno ad un Governo che essi combattevano: il Governo fascista. Purtroppo nel 1925 furono vinti insieme a quelli che questa politica rappresentavano e quando poi si stabilizz\u00f2 la lira, la si stabilizz\u00f2 male, a quota 90.<\/p><p>Questa situazione oggi si ripresenta e quando si leggono certi attacchi della destra economica, nei grandi giornali, contro l\u2019onorevole Einaudi, viene fatto di rimpiangere che non sia vivo il professor Prato, il quale potrebbe rispondere ancora per smascherare questa congiura in atto contro la salute economica del Paese e contro le sorti della lira.<\/p><p>Per\u00f2, diciamo francamente che le congiure non nascono solo per malvagit\u00e0; le congiure economiche e politiche nascono quando c\u2019\u00e8 una situazione malata cui il chirurgo non ha posto rimedio. Anche contro l\u2019onorevole De Stefani si potevano muovere critiche giustificate perch\u00e9 faceva una politica esageratamente deflazionistica, bruciando biglietti di banca in forni crematori.<\/p><p>Anche oggi, se la destra economica pu\u00f2 sferrare un\u2019offensiva cos\u00ec efficace contro l\u2019onorevole Einaudi, \u00e8 segno che vi sono errori nella politica dell\u2019onorevole Einaudi che rendono possibile ci\u00f2; perch\u00e9, se la politica economica fosse giusta non si potrebbe sferrare un\u2019offensiva aperta contro provvedimenti che si ripercuotono beneficamente sulla economia nazionale.<\/p><p>L\u2019onorevole Einaudi ha avuto ragione di fare una manovra quantitativa del credito, ma l\u2019ha fatta troppo ristretta, troppo brusca e, soprattutto, questa manovra non \u00e8 stata accompagnata da una politica economica del Governo che la completasse.<\/p><p>Se il mercato \u00e8 giudice, come in una manovra quantitativa, dovrebbe avere la potest\u00e0 di far fallire chi deve fallire. Ma chi pu\u00f2 fallire in Italia oggi? Per fallire, oggi, che non siamo pi\u00f9 ai tempi della stabilit\u00e0, bisogna aver messo in giro dei titoli esecutivi. Oggi anche una azienda dissestata, se non ha in giro assegni post-datati o cambiali protestate, non fallisce. Ora, chi ha in giro assegni post-datati e cambiali protestate? Forse che l\u2019Ansaldo o la Breda, certamente industrie dissestate, ne hanno in giro? No. Solo le piccole industrie, le aziende il pi\u00f9 delle volte sane, ma che hanno logicamente delle cambiali in giro perch\u00e9, senza cambiali, naturalmente non lavorano, e i cui clienti, per effetto di una manovra del credito troppo brusca, si trovano in difficolt\u00e0.<\/p><p>Quindi, in questa situazione, per quanto si facciano manovre quantitative, il mercato non riesce a giudicare e ad operare come dovrebbe. Accade allora che le grandi aziende dissestate possono correre all\u2019arrembaggio e prendere il denaro dello Stato, mentre le aziende minori rischiano di fallire e se non falliranno gli \u00e8 che, in fondo, l\u2019inflazione purtroppo esistente le salva.<\/p><p>Ecco dunque, che, se c\u2019\u00e8 la congiura contro la politica dell\u2019onorevole Einaudi, essa \u00e8 dovuta al fatto che tale politica ha un carattere unilaterale, anche se \u00e8 giusta in s\u00e9. Prendete soltanto un caso, quello dei cantieri dell\u2019I.R.I. Si \u00e8 tanto parlato del Piano Marshall \u2013 io mi sono ripromesso di parlarne alla fine del mio discorso, sperando che nel frattempo giunga l\u2019onorevole Ministro degli esteri \u2013 parliamo dunque, un poco, del Piano Marshall. Uno degli elementi del Piano Marshall riguarda i trasporti marittimi e ci si domanda, a proposito di questo settore, come l\u2019America potr\u00e0 far fronte alle richieste di trasporti marittimi. Domanda alla quale rispondono gli economisti americani constatando che l\u2019America non \u00e8 in grado di far fronte completamente a tale richiesta e che l\u2019industria europea dei cantieri dovr\u00e0 intervenire lavorando in pieno.<\/p><p>Ecco dunque che vi sarebbero tutte le prospettive di risanare, per esempio, l\u2019industria dei cantieri che appartengono allo Stato italiano; questa industria rimane invece dissestata perch\u00e9 le erogazioni di denaro dello Stato sono impiegate, come quelle precedenti, per salari insufficientemente produttivi: il solito circolo vizioso, per cui questa industria non vede alcun principio di reale risanamento.<\/p><p>Il Piano Marshall, su cui noi basiamo tutta la nostra politica non solo economica, ma anche estera, richiede che i cantieri lavorino, ma, onorevoli colleghi, non dimentichiamo che la manovra del credito \u2013 prescindendo adesso, per un momento, se debba essere prima quantitativa, come sulle orme dell\u2019onorevole Einaudi io penso, e poi qualitativa \u2013 la manovra del credito, dunque, coincide con la patrimoniale.<\/p><p>Io credo che l\u2019onorevole Einaudi abbia dato prova di altissima devozione al Parlamento, accettando un\u2019imposta che egli riteneva troppo drastica. Ma, dopo un lungo periodo di tempo trascorso senza che alcun provvedimento strutturale fosse stato preso, bisognava pure prenderne uno duro, intransigente: e di fatto lo abbiamo preso. Voi per\u00f2 non potete, mentre viene preso un provvedimento cos\u00ec violento, prenderne insieme un altro altrettanto violento, senza, almeno, mitigarlo.<\/p><p>La manovra restrittiva del credito coincide con la patrimoniale, e coincide ancora con lo stato in cui sono tenute le Borse, perch\u00e9 alla patrimoniale non ha fatto seguito \u2013 come era pensabile avrebbe fatto seguito \u2013 un provvedimento sulle rivalutazioni. In mancanza di questo provvedimento, le Borse sono paralizzate, mentre qualsiasi provvedimento fosse preso la Borsa lo sconterebbe e poi ci passerebbe sopra, e riprenderebbe la sua tendenza naturale. Oggi \u00e8 in attesa di qualche cosa. Ma nessuno prende questo provvedimento. Io mi domando se non lo si prende, perch\u00e9 si ha paura di essere criticati; evidentemente, in relazione alle Borse, dei Ministri sono stati ingiustamente criticati e non sono stati sufficientemente difesi. Ma questa non \u00e8 una ragione perch\u00e9 ai provvedimenti si rinunci.<\/p><p>Se voi non prendete dei provvedimenti lenitivi, se voi prendete solo quelli restrittivi \u2013 o se, per lenitivo, intendete quello di erogare miliardi a fondo perduto \u2013 allora, non illudetevi che la distensione possa venire. Non illudetevi \u2013 in questo ha ragione l\u2019onorevole Saragat \u2013 sulla liquidazione delle giacenze. Perch\u00e9, dove si dovrebbero liquidare le giacenze a prezzi che fossero di sollievo, per il loro ribasso, per l\u2019economia nazionale? Al dettaglio, evidentemente. Che importa se qualche prezzo all\u2019ingrosso diminuisce, che importa se il professore Ronchi \u00e8 in grado di dimostrarci che le punte massime dei prezzi all\u2019ingrosso si sono raggiunte in maggio? Ma le punte massime dei prezzi al dettaglio si raggiungono quotidianamente. Andate in un qualsiasi ristorante a Roma e altrove, in un negozio di scarpe, ecc. e lo vedrete.<\/p><p>C\u2019\u00e8 una vischiosit\u00e0 dei prezzi evidente, per cui l\u2019arresto dell\u2019ascesa degli stessi all\u2019ingrosso, non si riesce a tradurre in diminuzione dei prezzi al dettaglio. Questa vischiosit\u00e0 \u00e8 data in parte dalla situazione internazionale, dal Piano Marshall stesso, che solo col suo annuncio ha gi\u00e0 determinato un aumento dei prezzi su scala mondiale, in particolare di quei prodotti, di quelle materie prime che devono essere fornite dall\u2019America all\u2019Europa. Ci sono qui delle statistiche americane molto ben fatte sugli aumenti dei prezzi gi\u00e0 determinati dal solo annuncio del Piano Marshall.<\/p><p>Per\u00f2 di questo parleremo dopo: qui voglio dire che esiste una situazione internazionale che rende vischiosi i prezzi. E poi, anche quando qualche materia prima sul mercato internazionale cede di prezzo, il rame, per esempio, o la gomma, forse che interviene un conseguente cedimento nel prezzo dei prodotti finiti di questi articoli: scarpe di gomma, per esempio, o rubinetti di rame nei negozi in Italia? Non c\u2019\u00e8, evidentemente. E non c\u2019\u00e8, perch\u00e9 c\u2019\u00e8 tutto un sistema di imboscamenti e viceversa di assegnazioni che interviene, di priorit\u00e0; tutto questo falsa l\u2019offerta e la domanda, le quali sole col loro gioco possono far diminuire i prezzi. Neanche una dittatura politica fa diminuire i prezzi, se non \u00e8 aiutata dall\u2019offerta e dalla domanda.<\/p><p>Dovr\u00f2 parlare di questo pi\u00f9 dettagliatamente, analizzando il discorso del professore Ronchi. Non dimenticate neppure il continuo aumento del costo della mano d\u2019opera e dei contributi assistenziali, da cui poi, non trae nessun beneficio la classe operaia. Si dice in certe statistiche, che forse qualche Ministro far\u00e0 osservare \u2013 quindi io lo prevengo \u2013 che, per esempio, il costo di un operaio chimico nel 1946 fu di 178 e nel 1947 di 500; si tratta di migliaia di lire annue. E quell\u2019operaio vive tuttavia in condizioni di miseria e di fame; se non di fame, certamente di miseria.<\/p><p>Si dice che la gente fallir\u00e0 in seguito ad una manovra qualitativa del credito troppo ristretta, troppo brusca, troppo violenta. Ma anche quando fallir\u00e0, non svender\u00e0 sotto costo al dettaglio; ci sar\u00e0 qualche incettatore che comprer\u00e0 i prodotti dal grossista fallito; qualcuno che \u2013 beato lui! \u2013 ha tesoreggiato, e poi al minuto rivender\u00e0 secondo quanto l\u2019offerta e la domanda gli consiglieranno di fare: cio\u00e8 in ascesa di prezzi, mai in discesa. Quindi i fallimenti di quelle piccole e medie aziende commerciali e industriali saranno stati inutili. In una situazione in cui tutti guadagnano del danaro, ma perdono in scorte, come volete che i prezzi possano diminuire, anche se provocate restrizioni del credito, fallimenti, ecc.; anche se ci mettiamo tutti a predicare che i prezzi devono diminuire?<\/p><p>Onorevole De Gasperi, questo prova che il Governo pu\u00f2 non essere reso responsabile della mancata diminuzione dei prezzi; ma prova anche che il Governo non pu\u00f2 dire: io faccio un Governo di colore senza i socialcomunisti perch\u00e9 questo mi fa diminuire i prezzi. Ha torto l\u2019opposizione di estrema quando vi rimprovera l\u2019aumento dei prezzi, ma avete torto voi quando volete rimediare all\u2019aumento dei prezzi con manovre esclusivamente politiche, come quella di un Governo che ha voluto salvare la lira (cos\u00ec dice) facendosi di parte e poggiandosi sulla destra.<\/p><p>\u00c8 con una politica economica, che si deve risanare la situazione.<\/p><p>Prendiamo il provvedimento dei 55 miliardi. Va bene, non \u00e8 venuto davanti alla nostra Commissione delle finanze e tesoro, non abbiamo potuto decidere se mandarlo alla Costituente o no. Nulla d\u2019importante viene alle Commissioni. Quali sono i provvedimenti che vengono alle Commissioni? Quelli con cui si tratta di rivedere i prezzi dei lavori pubblici per erogare qualche decina di milioni di pi\u00f9 perch\u00e9 gli appaltatori dicono che se non ricevono aumenti, non possono effettuare i lavori presi in appalto. Quelli sono i provvedimenti che ci mandate; o quando, come l\u2019altro giorno, date alla spicciolata un miliardo di lire all\u2019I.R.I. o quando sanate la storia contabile (non quella economica) dei 38 miliardi dati alle industrie nel 1944-46. Certo vi deve essere una sanatoria contabile, ma la storia contabile conta meno del provvedimento che prendete dei 55 miliardi.<\/p><p>Noi dovremmo discutere questo provvedimento, e non le buone o cattive intenzioni del Governo di fare diminuire i prezzi.<\/p><p>Questo provvedimento certamente \u00e8 una manovra qualitativa, una manovra qualitativa che \u00e8 fondata. Sono ben prese anche le cautele contro coloro che gi\u00e0 si lanciano all\u2019arrembaggio e prendono questo provvedimento per una vacca da mungere. A questo proposito l\u2019onorevole Einaudi ha difeso benissimo gli interessi dello Stato. Vorrei anzi dire che li ha difesi troppo bene: infatti l\u2019articolo 5 di quel provvedimento che prende le misure restrittive (ed \u00e8 bene che le prenda) \u00e8 troppo restrittivo. Quando voi domandate agli industriali che vi cedano la valuta che ricavano dall\u2019esportazione, voi comprate a termine delle valute. Ma a quale corso? Qui la legge non \u00e8 chiara, perch\u00e9 di corsi ce ne potrebbero essere tre. Il decreto \u00e8 a questo proposito sibillino. Ci potrebbe essere il corso medio ufficiale (ma speriamo di no); c\u2019\u00e8 il cambio di esportazione di oggi (ed \u00e8 probabile che pensiate a questo) o il cambio d\u2019esportazione della giornata in cui gli esportatori incasseranno (ed \u00e8 probabile che pensiate anche a questo). Ma ci potrebbe essere un terzo corso, e gli industriali non sono del tutto privi di senso pratico e, quindi, di giustificazione, quando vi dicono che il terzo corso \u00e8 il vero, \u00e8 cio\u00e8 quello che risulta dal rapporto dei costi di produzione dei Paesi a cui dobbiamo esportare o con cui ci troviamo in concorrenza; mentre il cambio del dollaro a 650 \u00e8 artificiale, risulta dal fatto che il Ministro del commercio estero concede o meno delle licenze.<\/p><p>Perch\u00e9 gli industriali dovrebbero cedere la valuta, al corso fittizio che il Ministro Merzagora e i suoi successori determineranno in base ad un rilascio di licenze di esportazione? Quindi mentre avevate la giusta esigenza di difendervi contro i rapaci sfruttatori dello Stato, anche qui siete stati troppo ristretti. In questo modo non smonterete la campagna dei grandi industriali, campagna che non cesser\u00e0 perch\u00e9, per la nostra debolezza, questi signori sono in posizioni di potenza.<\/p><p>L\u2019altra debolezza del provvedimento, che bisogna vedere nei dettagli, l\u2019altro freno eccessivo riguarda la cessione di azioni, partecipazioni e via dicendo. Voi non potete rivolgervi all\u2019industria finch\u00e9 non avrete risolta la questione della rivalutazione. Perch\u00e9 oggi il conguaglio monetario \u00e8 di 5 e non di 25 supponendo che la circolazione monetaria sia aumentata di 25? Finch\u00e9 voi non adottate un provvedimento definitivo che abbia le sue ripercussioni sull\u2019aumento di capitali e sull\u2019andamento delle borse, la gente logicamente diffida, e pi\u00f9 \u00e8 ricca, pi\u00f9 diffida.<\/p><p>Voi dovete quindi risolvere la questione delle rivalutazioni da un lato e la questione del 4 per cento dell\u2019imposta di negoziazione. Allora potrete esigere azioni, partecipazioni, in cambio dei 55 miliardi. Prima di fare ci\u00f2, non fronteggerete la speculazione politica condotta contro di voi da quella destra economica sulla quale avete voluto poggiare il vostro governo. Questa \u00e8 la situazione reale. Ed allora ecco i voti che bisogna fare:<\/p><p>1\u00b0) Non si faccia come fa il Primo Ministro britannico Attlee, il quale, in una situazione di crisi diversa dalla nostra, ma forse non meno grave, accusa soprattutto la mala sorte. Tenete in conto quello che gli rimprovera, quando egli fa discorsi paragonabili a quelli di De Gasperi, l\u2019<em>Economist<\/em>, il quale dice che c\u2019\u00e8 stato l\u2019inverno duro, che c\u2019\u00e8 stato l\u2019aumento dei prezzi americani, ci sono state tutte le cose che sappiamo: conflitti diplomatici, urto fra Russia e America, ma ci sono stati anche gli errori del Governo. E come l\u2019<em>Economist<\/em>, che rappresenta un po\u2019 l\u2019opinione media in Inghilterra \u2013 favorevole anche alle socializzazioni \u2013 rimprovera ad Attlee di dilungarsi solo sui mali e sui guai e di non parlare delle misure da prendere contro i propri errori, di parlare dei mali della natura e della politica di potenza dell\u2019America e della Russia, ma di non parlare dei rimedi da prendere contro le proprie deficienze e le lacune del suo Governo, cos\u00ec dobbiamo parlare noi al Governo italiano.<\/p><p>Il Paese chiede a voi, onorevole De Gasperi, di parlarci o di far parlare i Ministri sui provvedimenti da prendere per rimediare ai vostri errori o a quelli dei Governi che vi hanno preceduto. Questa \u00e8 la prima condizione del risanamento. Finch\u00e9 non si rompe il circolo vizioso psicologico per cui la colpa \u00e8 sempre dell\u2019inondazione, della mancanza di elettricit\u00e0, degli scioperi di minatori americani, e non \u00e8 mai nostra, non si concluder\u00e0 nulla di durevole. Si deve parlare delle deficienze nostre; e se a queste non poniamo rimedio, non c\u2019\u00e8 salvezza.<\/p><p>2\u00b0) Fino a quando non si riesce a stimolare l\u2019accumulazione del risparmio \u2013 credo di aver sodisfatto l\u2019onorevole Uberti \u2013 non bisogna forzare produzioni indiscriminate. Non basta produrre di pi\u00f9: questo occorre, ma non basta. Perch\u00e9 produrre di pi\u00f9 in condizioni fallimentari ed antieconomiche, aggrava la crisi invece di risanarla. S\u00ec, la produzione \u00e8 elemento fondamentale, ma al fianco di essa bisogna vedere la formazione e l\u2019afflusso produttivo del risparmio. Non basta naturalmente che il risparmio si formi: bisogna che questo risparmio affluisca effettivamente all\u2019attivit\u00e0 produttiva: e c\u2019\u00e8 un \u00abiatus\u00bb che l\u2019onorevole Einaudi mi sembra non sempre abbia colmato, anche dal punto di vista tecnico. Altri, come gli inglesi, gli svedesi e i norvegesi si sono sforzati di colmarlo.<\/p><p>Bisogna pensare che l\u2019aumento di produzione pu\u00f2 essere una parola d\u2019ordine soltanto nella misura in cui ci sono provvedimenti atti a stimolare l\u2019accumulazione di risparmio.<\/p><p>3\u00b0) Controllo dei cambi. La questione mi pare arcimatura. Spero che il Ministro Merzagora ci dir\u00e0 cose definitive, perch\u00e9 mettere il dollaro a 350 e dare ai lanieri il 70 per cento sono tutti palliativi, che non sanano la malattia. Come sono fuggiti decine di milioni di franchi svizzeri e di dollari, ne fuggiranno ancora degli altri.<\/p><p>MERZAGORA, <em>Ministro del commercio estero.<\/em> Sono centinaia di milioni di dollari.<\/p><p>VALIANI. Io pensavo che fossero da 80 a 90 milioni di dollari, oltre ai franchi svizzeri, Per\u00f2 ammetto senz\u2019altro che abbiano ragione gli onorevoli Dugoni e Merzagora, cio\u00e8 che siano fuggiti centinaia di milioni di dollari. Tanto peggio! Si tratta adesso di farli rientrare: finch\u00e9 non li fate rientrare, l\u2019emorragia non cesser\u00e0. La fuga non cesser\u00e0, qualsiasi provvedimento voi prendiate, se voi non determinate un cambiamento di rotta tecnico e psicologico per cui i dollari ed i franchi oro gi\u00e0 fuggiti comincino a rientrare. Bisogna che il congegno tecnico e l\u2019atmosfera psicologica sia tale che qualcuno cominci a far rientrare i suoi dollari, indipendentemente dalla minaccia dei carabinieri. Allora, forse, arresterete le ulteriori fughe. Ora, come si fanno rientrare i dollari? Del franco valuta, per esempio, se ne parla molto. Non si allarmi il Ministro Merzagora. Ho letto articoli su giornali che dicono di difendere la sua politica: sul <em>Popolo<\/em> e sull\u2019<em>Italia Nuova<\/em>. Io non vorrei dire che siano cose non sensate; non sempre mi paiono per\u00f2 tecnicamente efficienti; e chiedo delucidazioni al Ministro.<\/p><p>Vogliamo esaminare la questione del franco valuta, cos\u00ec tipica del modo di governare in Italia, dopo la liberazione. Per un anno e mezzo \u00e8 stata condotta un\u2019eroica quanto vana lotta contro i mulini a vento del franco-valuta. Si era detto: \u00e8 un pericolo, perch\u00e9 gli speculatori fanno rientrare in Italia i dollari e i franchi svizzeri, accumulati illecitamente. Quindi, eroica lotta contro questo terribile nemico.<\/p><p>Risultato: il franco-valuta \u00e8 ufficialmente ammesso soltanto se \u00e8 di fondi costituiti prima del marzo 1946; ma basta andare in galleria, aspettare qualcuno, il quale domander\u00e0 se vogliamo dollari. Gli si dir\u00e0: voglio del franco-valuta. Quello ci conduce presso una banca privata o un istituto religioso, si conclude del franco-valuta con tutti i crismi legali.<\/p><p>Dunque, eroica e inutile lotta. Ma il franco-valuta, con le sue evasioni, rappresenta ancora il pericolo minore; perch\u00e9 con esso i dollari, che escono da qui, tornano in forma di merci, il che \u00e8 sempre un vantaggio, rispetto ai dollari che restano nascosti in Italia e non contribuiscono alla riserva della circolazione cartacea, o che restano in Italia. Quindi, questa lotta \u00e8 una lotta contro i mulini a vento.<\/p><p>Si combatta pure contro una depravazione del costume e contro un modo di frodare il fisco. Ma si tratta di una depravazione che, paragonata ad altri modi, porta dei benefici, perch\u00e9 almeno tornano i dollari in forma di merci quando il Ministero autorizza delle importazioni in franco-valuta.<\/p><p>Se il Ministro Merzagora dir\u00e0 che attenua le restrizioni poste al franco-valuta, io dir\u00f2 che \u00e8 uomo di buon senso; per\u00f2 questo \u00e8 ancora insufficiente. Non si illuda di poter sanare la situazione soltanto con l\u2019abolire la inutile lotta finora condotta contro i mulini a vento. \u00c8 insufficiente tutto ci\u00f2, anche se mette la clausola che il 35 per cento dei viveri importati col franco-valuta deve passare allo Stato. Perch\u00e9, o c\u2019\u00e8 statalismo completo, e quindi monopolio del commercio estero, oppure bisogna tener conto degli interessi dell\u2019esportatore e dell\u2019importatore. I prezzi dei viveri sono in aumento sui mercati mondiali, dappertutto; volete che l\u2019importatore di viveri ceda allo Stato il 35 per cento della sua importazione? Pu\u00f2 farlo. Ma a quale prezzo?<\/p><p>Se fissate un prezzo che non d\u00e0 sufficiente guadagno all\u2019importatore, questi presenter\u00e0 le sue importazioni in modo tale, che il guadagno ci sia.<\/p><p>Quando lasciate la libert\u00e0 all\u2019individuo, dovete lasciargli una libert\u00e0 che si confaccia alla natura psicologica dell\u2019individuo; il quale non fa delle operazioni per aiutare il Governo o il Paese, ma per dare un guadagno alla sua azienda; e non pu\u00f2 fare diversamente.<\/p><p>Se perci\u00f2 voi volete col commercio estero aiutare a risolvere la situazione dei prezzi in Italia, dovete prendere altri provvedimenti oltre a quello di autorizzare il franco-valuta. Questa autorizzazione va bene in quanto liquida una situazione ridicola, ma non \u00e8 un vero rimedio. Quali sono i veri rimedi? Sono due: l\u2019uno abbinato all\u2019altro.<\/p><p>Il primo \u00e8 di mettere il cambio ufficiale del dollaro e delle altre valute al livello del loro corso sul mercato libero. (Io non parlo del cambio di esportazione che create voi con le licenze). Ebbene quando avrete adottato questo provvedimento e lo avrete fatto in forma tecnicamente adeguata, voi vi sarete messi in grado, in diritto, direi, di esigere le valute stesse. Non avrete pi\u00f9 bisogno di dare il 30, 50, 70 per cento di valuta agli esportatori, ma potrete chiedere loro il 100 per cento della valuta, se la pagate al suo prezzo effettivo sul mercato corrente e tenuto conto del confronto dei costi e dei prezzi delle esportazioni dei vari Paesi.<\/p><p>Naturalmente sar\u00e0 un\u2019operazione difficile, perch\u00e9 c\u2019\u00e8 gente che tiene all\u2019estero della valuta, non soltanto perch\u00e9 ci guadagna ma anche per una paura politica, per la paura di una guerra. Dovete trovare il sistema di fare in modo che le valute che comperate possano non rientrare totalmente in Italia. Lasciate all\u2019estero un fondo che garantisca quelli che vi vendono delle valute all\u2019estero. Vi sono esempi di banche private che fanno questo, banche dell\u2019Europa centrale che in una situazione di instabilit\u00e0 monetaria e di instabilit\u00e0 politica acquistano all\u2019estero valuta e solo in parte la fanno rientrare, perch\u00e9 se la facessero rientrare tutta, nessuno gliela venderebbe. \u00c8 un problema che bisogna vedere con puri criteri tecnici, indipendentemente dalle speculazioni dei giornali di estrema sul corso del dollaro e via dicendo. Poi, destinate la parte delle valute cos\u00ec acquistate all\u2019importazione di generi alimentari, \u00e8 lo Stato che deve importarli se vuole ridurre i prezzi. Deve importare e deve fare quello che Schacht e Darr\u00e9 chiamavano \u00abaufkaufen und manoevrieren\u00bb. Non c\u2019\u00e8 una parola italiana equivalente che possa tradurre bene la frase tedesca: comperare in blocco e manovrare con quello che si \u00e8 comperato. Lo Stato deve manovrare con le sue forze economiche. Questa \u00e8 l\u2019unica azione efficace sebbene adottata dai nostri nemici, per deprimere i prezzi. Carabinieri, guardie del popolo od altro in materia servono a nulla. \u00c8 lo Stato che deve manovrare economicamente. Lo Stato vende le merci quando vuole deprimere i prezzi, perch\u00e9 se volete portare \u2013 come penso che il Ministro Merzagora voglia fare, anche se non oser\u00e0, perch\u00e9 si governa ancora cos\u00ec, farlo adesso \u2013 il cambio di esportazione e di importazione al suo livello reale, a 700, 800 o 900 per dollaro, dovete accompagnare questa operazione con manovre statali di tale natura. Studiatele! Ma una cosa se si inizia va accompagnata e seguita fino in fondo. Il Governatore della Banca d\u2019Italia la inizi e la porti fino in fondo, arrivando fino al procuratore di un\u2019agenzia qualsiasi di una banca in una via periferica di Milano, di Torino e di Genova, che ha da fare con coloro che producono e commerciano. Voi dovete vedere le cose dal punto di vista del Governatore della Banca d\u2019Italia, ma anche dal punto di vista del procuratore di quella piccola agenzia di Banca di una via periferica milanese, torinese o genovese.<\/p><p>Evidentemente questo crea grossi problemi: tra cui una stanza di compensazione nazionale. Cosa faranno gli importatori che dovranno comperare dallo Stato le divise ad un cambio superiore di parecchio, del doppio forse, di quello che oggi pagano allo Stato. \u00c8 la stanza di compensazione nazionale che dovete creare. Anche per questo vi occorre avere un minimo di riserve all\u2019estero.<\/p><p>Quarto rimedio che dovete prendere in considerazione: la direzione del credito, quantitativa o qualitativa, sia bens\u00ec connessa con l\u2019importazione e l\u2019esportazione, come dicevo un momento fa, ma sia connessa, anche, come si fa oggi in Norvegia, con ordinazioni statali a certe industrie che sono obbligate a dar loro esecuzione. Non \u00e8 il piccolo contadino, ma la grande industria che si pu\u00f2 controllare. Queste ordinazioni statali si vigili che siano eseguite rapidamente, e naturalmente, lo Stato deve pagare dei prezzi remunerativi.<\/p><p>Tutto questo va visto indipendentemente dalle questioni elettorali. Se gli autisti di Roma vi chiedono della benzina perch\u00e9 si avvicina il 12 ottobre, e voi date un po\u2019 di benzina in pi\u00f9 perch\u00e9 questo fa bene alle elezioni, il vostro operato non \u00e8 invece scevro da con siderazioni elettorali, e cos\u00ec non affrontate la situazione reale.<\/p><p>Si dir\u00e0 che tutto ci\u00f2 significa che il torchio non smetter\u00e0 di lavorare. Onorevoli colleghi, forse che il torchio ha smesso di lavorare? No, non ha smesso di lavorare. La questione \u00e8 soltanto questa: 1\u00b0) entro quali limiti pu\u00f2 lavorare il torchio, e su questo punto l\u2019onorevole Einaudi ci d\u00e0 tutte le garanzie, e nessuno pi\u00f9 di lui potrebbe dare garanzie pi\u00f9 sicure; 2\u00b0) in cambio di che cosa lavora il torchio? Se lavora per sussidi che vanno subito in salari, in una situazione in cui la domanda ha ancora tendenza a sempre superare l\u2019offerta, ogni emissione genera un aumento corrispondente dei prezzi. Fate invece lavorare il torchio soltanto contro qualche cosa la cui ripercussione sui prezzi sia molto pi\u00f9 lunga. Questo \u00e8 possibile. Se non fosse possibile, la teoria quantitativa della moneta sarebbe vera e sarebbe falsa quella della domanda e dell\u2019offerta. C\u2019\u00e8 la possibilit\u00e0: comperate valuta dagli esportatori ad un prezzo che ve la possono vendere e non li obbligate ad imbrogliarvi; comperate merci facendo ordinazioni statali alle industrie; insomma, dirigete l\u2019inflazione. Nessuno pu\u00f2 chiedervi, e vi illudete, se lo credete, di poter fare la deflazione, o anche semplicemente fermare <em>sic et simpliciter<\/em> l\u2019inflazione, ma dovete dirigerla, per contenerla. Da tre anni non ci si vuol risolvere a dirigerla, perch\u00e9 non si vuole affrontare nessun provvedimento strutturale, e si adottano sempre i soliti espedienti.<\/p><p>Poi, verr\u00e0 la questione del prestito di stabilizzazione estero, ma pi\u00f9 in l\u00e0. Pi\u00f9 in l\u00e0 verr\u00e0 pure la questione che pone il Presidente della Confindustria (lui la pone con uno scopo politico che mi trova suo oppositore): cio\u00e8 trasferire la capacit\u00e0 di acquisto da un settore ad un altro che possa risparmiare. Verr\u00e0 la questione del cambio della moneta; si rimporr\u00e0, onorevole Einaudi. Si tratta soltanto di vedere se darete la nuova moneta contro la vecchia moneta, sia pure in parte svalutata, oppure darete dei pezzi di carta.<\/p><p>Chiarite i rapporti tra il Tesoro e la Banca d\u2019Italia. Chiariteli in modo che, se non nel 1948, almeno nel 1949 possiate chiedere un nuovo prestito all\u2019interno, che oggi non potete lanciare.<\/p><p>Che cosa importa la votazione qui? Ve la d\u00e0 il Paese, al quale non potete chiedere, in una situazione del genere, un prestito interno. Ecco la votazione.<\/p><p>Conclusione su questo punto: ci vuole l\u2019onorevole Einaudi; non dico che ci voglia sempre nel Governo perch\u00e9 tanto, nel Governo, porta gli stessi criteri della Banca d\u2019Italia, ma ci vuole l\u2019onorevole Einaudi alla Banca d\u2019Italia. Che poi sia anche Ministro del bilancio e Vicepresidente, questo, in fondo, \u00e8 una questione di divisione del lavoro. Io voter\u00f2 a suo favore se rimane, pur votando contro il Governo.<\/p><p><em>Una voce al centro.<\/em> Ma come fa?<\/p><p>VALIANI. Per\u00f2 l\u2019onorevole Einaudi non basta da solo: accanto a lui ci vogliono uomini che non si limitino ad assecondarlo e magari a tenere per s\u00e9 le loro violente obiezioni, ma che facciano essi quella manovra pi\u00f9 larga monetaria e di commercio estero. Che abbiano il coraggio di farla, perch\u00e9 il Ministro Merzagora ne ha la capacit\u00e0, ma non basta la capacit\u00e0&#8230;<\/p><p>Qualche volta si sono presi questi uomini dal mondo della industria o della finanza. Niente di male. Mussolini ha trovato Beneduce ed altri, che evidentemente sapevano il fatto loro. Trovateli dove volete, nel mondo della politica o fuori d\u2019esso, non importa, per\u00f2 fate in modo che abbiano diritto di agire, essi, senza aspettare che il Presidente del Consiglio abbia terminato di riflettere sulla utilit\u00e0 delle dilazioni. Perch\u00e9 se il Presidente del Consiglio non viene scosso, continua a dilazionare. Crea una partecipazione di sinistra, poi una di destra: ha il genio delle combinazioni.<\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> Non sono combinazioni geniali, sono necessit\u00e0. Se potessi farne a meno, ne farei.<\/p><p>VALIANI. Ho gi\u00e0 detto che riconosco in lei un vivissimo senso dello Stato che \u00e8 superiore agli interessi particolari, ma quando scende da questa sua forza morale e scende sul terreno dei provvedimenti effettivi, allora si ritrova nelle combinazioni.<\/p><p>C\u2019\u00e8 da mettere in crisi tutta la politica finora seguita dei debiti, dei rimedi, degli espedienti e farne un\u2019altra. Non dire che l\u2019abbiamo messa in crisi in giugno; in giugno avete continuato la politica precedente; siete andati avanti come prima, aggravandola con qualche intemperanza dell\u2019onorevole Scelba e dell\u2019onorevole Gonella. Contro di voi sono all\u2019opposizione dal 1945.<\/p><p>Vengo al professore Ronchi. Il professore Ronchi ha detto molte cose giuste. Ci ha detto che nel campo del grano manovriamo. Professore Ronchi, finora avrete manovrato, ma finora i risultati sono negativi. I risultati finora si vedono dalle bancherelle di pane bianco che sono in via della Croce, in via del Babuino, di fronte al vostro Ministero, da per tutto. E i prezzi aumentano sempre.<\/p><p>Voi dite che questo prova che la politica che voi seguite \u00e8 dura, e quindi costringe i prezzi del mercato nero all\u2019aumento per l\u2019accresciuto rischio.<\/p><p>Onorevoli colleghi, \u00e8 diventato pi\u00f9 pericoloso vendere il pane bianco a Roma? Lo si vende con la stessa facilit\u00e0. Se, uscendo, vogliamo andare a colazione insieme, io vi posso portare dove si vende il pane bianco; non parliamo poi dei ristoranti.<\/p><p>Non \u00e8 vero, quindi, quello che dite, che l\u2019ascesa dei prezzi sul mercato nero prova soltanto che voi fate delle restrizioni&#8230;<\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> Ha detto perch\u00e9 il raccolto \u00e8 stato scarso: questa \u00e8 la ragione fondamentale! (<em>Commenti<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>VALIANI. Io ho preso appunti del suo discorso, anche perch\u00e9 ho altissima stima del professore Ronchi, un tecnico che ha collaborato con noi durante la guerra partigiana e che ci ha dato il massimo ausilio alla vigilia della liberazione e dopo. Per\u00f2 questo fatto non toglie nulla alla critica. Si \u00e8 anche parlato dello scarso raccolto e ne parler\u00f2 anche io, nei riguardi della politica estera. Ma il professore Ronchi ha anche affermato che i prezzi vanno su anche dove e nei settori nei quali non c\u2019\u00e8 stato uno scarso raccolto.<\/p><p>RONCHI, <em>Alto Commissario per l\u2019alimentazione.<\/em> Precisamente perch\u00e9 la deficienza del grano porta come conseguenza un aggravio sugli altri prodotti.<\/p><p>VALIANI. I prezzi delle uova, per esempio, dei prodotti ortofrutticoli, delle galline, della carne, ecc. Perci\u00f2 avete anche detto che i prezzi vanno su perch\u00e9 \u00e8 pi\u00f9 rischioso venderli al mercato nero. Sullo scarso raccolto del grano avete ragione, ma sulla questione del rischio, no. N\u00e9 io vi proporr\u00f2 di mandare in giro poliziotti. Mandateli pure in giro, se li avete, e, se non li avete, forse la colpa \u00e8 dell\u2019onorevole Scelba che li adopera per lacerare manifestini.<\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> Ci sono state 200 contravvenzioni, a Roma soltanto!<\/p><p>VALIANI. Del resto, noi abbiamo aumentato l\u2019organico della Guardia di finanza: speriamo che avr\u00e0 risultati benefici!<\/p><p>Fate pure; per\u00f2 la situazione non si risolve con questi mezzi.<\/p><p>Questione del contingente. Anche qui, quali sono i prezzi? se volete che si produca pi\u00f9 grano, occorre stabilire un prezzo equo per gli agricoltori.<\/p><p>Il piano francese fatto da Fanguy Prigeant, un socialista, batte in sostanza la stessa strada della battaglia del grano. In Francia quest\u2019anno sono stati seminati a grano 3,3 milioni di ettari; l\u2019anno prossimo si vuole che siano seminati 5,3 milioni di ettari. \u00c8 un\u2019impresa molto ambiziosa, una vera e propria battaglia del grano, speriamo senza il bluff che l\u2019accompagnava da noi. Comunque, anche da noi c\u2019era qualche cosa da imparare in proposito. Ma a ci\u00f2 si richiedono sementi, concimi, trattori. Di queste cose, della manovra del Governo per assicurare queste cose, parlateci e mettetele maggiormente in rilievo in confronto ai guai dei mercati mondiali, che tutti conosciamo.<\/p><p>Non sappiamo cosa faccia il Governo, sappiamo solo cosa dice: seminate pi\u00f9 grano. Noi supponiamo che faccia moltissime cose. Certo le far\u00e0. Ma chiediamo che ci spieghi quali sono i provvedimenti che intende adottare. Il Governo francese d\u00e0 atto di questo; io penso tuttavia che la politica alimentare generale di Ramadier sia stata finora sbagliata come la nostra, anche se \u00e8 vincolista in confronto alla nostra, definita liberista. \u00c8 sbagliata perch\u00e9 fa conto sulla polizia, e il contadino sconfigge tutte le polizie. La polizia fa del bene in determinati settori, ma non contro i piccoli produttori indipendenti, per le ragioni ovvie che potete trovare in tutti i testi, da Adamo Smith a Carlo Marx. Questa \u00e8 la realt\u00e0 di tutti i Paesi, in tutti i regimi politici: in Inghilterra, in Francia, in Russia, dappertutto. La polizia, per queste cose, non va bene. All\u2019agricoltore non si deve mai imporre, come fu imposto all\u2019inizio dei Governi di guerra, i prezzi con la polizia; questa impostazione di agire con la polizia sui prezzi agricoli ha viziato la situazione sotto ogni aspetto e in ogni suo settore, portandoci sull\u2019orlo del fallimento.<\/p><p>Calcolate, domandate che cosa ci vuole perch\u00e9 il contadino produca pi\u00f9 grano o pi\u00f9 bestiame: questa \u00e8 la questione. La questione dei contingenti \u00e8 giusta solo se la vedete sotto tal punto di vista; in caso contrario, invece, si pu\u00f2 star certi che i contingenti falliranno come \u00e8 fallito il tesseramento, come fallirebbe quello differenziato.<\/p><p>Il professore Ronchi, che \u00e8 un maestro in questa materia, dovrebbe pungolare il Presidente del Consiglio continuamente su queste questioni.<\/p><p>RONCHI, <em>Alto Commissario per l\u2019alimentazione.<\/em> Le mander\u00f2 il testo del discorso che ho tenuto ai tecnici agricoli.<\/p><p>VALIANI. Bene. Io purtroppo ho letto solo quello del Presidente del Consiglio, del quale sono dolente di dover dichiarare che non son rimasto soddisfatto, perch\u00e9 vi ho trovato una mentalit\u00e0 che non mi ha per nulla convinto. Si parla in esso di vincolismo e di liberismo e di strada di mezzo fra i due sistemi; ma quel discorso, a mio giudizio, ripete ancora quello che \u00e8 stato l\u2019errore fondamentale di tutti gli uomini di Governo che si sono succeduti da Mussolini in poi: l\u2019errore di voler difendere a tutti i costi il proprio Governo. Ma lasciate da parte simili preoccupazioni: cosa vi importa se vi criticano? Voi non fate che interessarvi di quello che scrivono i giornali dell\u2019opposizione: cosa scrive l\u2019<em>Unit\u00e0<\/em>? Cosa scrivono i giornali di destra? L\u2019onorevole De Gasperi ha fatto dei progressi: si occupa solo dei giornali di Roma, mentre Mussolini si occupava di quelli di Parigi. Ma non vi occupate di queste cose.<\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio del Ministri.<\/em> Io non ho fatto nessuna polemica con l\u2019opposizione: che testo ha in mano lei?<\/p><p>VALIANI. Ma lei ha parlato di vincolismo e liberismo e di altre cose del genere.<\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> Non \u00e8 vero nemmeno questo.<\/p><p>VALIANI. Queste cose io non le dico perch\u00e9 voglia determinare qualche voto di pi\u00f9 contro di lei: non ne ho la forza, e comunque userei allora altri argomenti. Voglio soltanto richiamare la sua attenzione sul fatto che, nonostante vi sia un autentico tecnico al Commissariato per l\u2019alimentazione, noi non siamo ancora sulla via del risanamento in questo settore. Come affrontate voi la situazione? Qui si dovrebbe parlare di sovvenzioni: ecco dunque perch\u00e9 io vi parlo di politica economica generale.<\/p><p>\u00c8 stato chiesto al Ministro dell\u2019agricoltura nella Commissione delle finanze e del tesoro: questi sei miliardi che oggi vi concediamo, come li spenderete? \u00c8 stato risposto: noi manderemo in giro degli ispettori, che ripartiranno questa somma ad occhio e croce. Noi stiamo facendo tutto ad occhio e croce da parecchi anni; e lo faceva Mussolini prima di noi, anche se nella sua battaglia del grano qualche elemento non approssimativo c\u2019era; bisogna riconoscerlo.<\/p><p>La mia conclusione \u00e8 semplice: fate una politica alimentare economica; lasciate da parte le polemiche sul vincolismo e il liberismo; occupatevi di come vengono spesi i sei miliardi e di come saranno spesi i miliardi successivi, e venite a dircelo. Questa \u00e8 la questione; il resto \u00e8 accademia.<\/p><p>E veniamo alla politica estera.<\/p><p>La nostra politica estera \u00e8 talmente illusoria, onorevoli colleghi, che abbiamo potuto persino vedere dei rallegramenti tra gli uomini responsabili di essa, per il fatto che la Russia ha ratificato il trattato di pace. \u00c8 vero che poi ci si accorse e si disse che questo rappresenta una mutilazione dolorosissima per tutti noi; ma rimase la convinzione che questa ratifica significasse una distensione e un contributo alla pace. Non \u00e8 stata n\u00e9 una distensione n\u00e9 un contributo alla pace, n\u00e9 da una parte n\u00e9 dall\u2019altra.<\/p><p>Se la Russia non aveva ratificato in un determinato momento, non era gi\u00e0 perch\u00e9 volesse nuocere alla pace, e se ha ratificato in un momento successivo, non \u00e8 perch\u00e9 voglia giovare alla pace. Guardate, essa ha una sua politica estera; magari l\u2019avessimo anche noi; non quella, s\u2019intende, della Russia, ma una altrettanto efficace e coerente: anche i piccoli Paesi, e noi non siamo un piccolo Paese, devono avere una loro politica estera coerente. In ogni modo, la ratifica da parte della Russia \u00e8 venuta in ritardo per permettere a questa di giocare sulla questione dell\u2019O.N.U. Io lo avevo predetto al conte Sforza. Il ritardo dei Russi \u00e8 dovuto a questo: che essi non potevano affrontare la questione dell\u2019ammissione dei paesi ex nemici all\u2019O.N.U. se non con l\u2019arma del ritardo della ratifica, della loro ratifica, perch\u00e9 la nostra non contava, come non doveva contare. In agosto i russi non potevano, data l\u2019imminenza delle elezioni ungheresi, sostenere, come avevano interesse a sostenere, l\u2019ammissione dell\u2019Ungheria nell\u2019O.N.U. Si tratta di voti: un Paese nell\u2019O.N.U. vota in un senso, un altro in un altro. Disgraziatamente \u00e8 cos\u00ec, e l\u2019unico rimedio sarebbe se un Paese prendesse l\u2019iniziativa di dire: io voto secondo i miei interessi, e non per questo o quel blocco.<\/p><p>Cosa ci dice a proposito di questa lotta in corso, all\u2019O.N.U., l\u2019intransigenza russa? Domani nel pomeriggio ci sar\u00e0 la decisione; \u00e8 stata respinta una proposta di deferire la questione ai cinque \u00abGrandi\u00bb. Questo forse ci giova. Forse domani nel pomeriggio ci potrebbe anche essere la nostra ammissione, forse barattata con quella della Finlandia, forse con quella dell\u2019Ungheria. Forse saremo respinti.<\/p><p>Quale \u00e8 l\u2019atteggiamento del Ministro degli esteri? Ecco quanto scrive il <em>Momento Sera<\/em>, giornale diffuso a Roma (se qualcuno ha letto questa mattina la smentita di Palazzo Chigi, mi interrompa):<\/p><p>\u00abIl portavoce di Palazzo Chigi, interrogato a proposito del dibattito che si svolge oggi al Consiglio di sicurezza circa l\u2019ammissione dell\u2019Italia all\u2019O.N.U, ha dichiarato che l\u2019Italia ha seguito con molta attenzione le varie fasi, ecc.\u00bb: e questo si intende; ed ecco le parole testuali:<\/p><p>\u00abLe parole del Ministro Bidault circa l\u2019apporto essenziale e necessario dell\u2019Italia alla organizzazione della pace nel mondo sono state giustamente apprezzate dal Governo italiano. L\u2019Italia ha ora tutti i requisiti per essere ammessa: secondo quanto contempla lo statuto delle Nazioni unite, l\u2019Italia ha ben dimostrato di avere un Governo democratico e amante della pace per aspirare alla ammissione. Ma si sono visti \u2013 udite! \u2013 in questi ultimi giorni, mercanteggiamenti poco simpatici e soprattutto contrari alle finalit\u00e0 ed ai principi stessi dell\u2019O.N.U; la nostra ammissione verrebbe compromessa se insieme con noi non entrassero all\u2019O.N.U. Paesi che, a torto o a ragione, sono considerati dalla maggioranza dell\u2019Assemblea come diretti da Governi non sufficientemente democratici\u00bb.<\/p><p>Il portavoce autorizzato del Ministero degli esteri in una situazione in cui, domani nel pomeriggio, occorre che la Russia receda dal suo veto, perch\u00e9, altrimenti, noi non saremo ammessi, prende posizione per la tesi americana propagandistica in una questione che maschera il conflitto sostanziale fra Russia e America. Cosa credete che quelli prendano per buone le parole che dicono, cio\u00e8, le parole che l\u2019America dice sui Paesi non democratici? Ma che credete che l\u2019America non sappia che in Turchia non c\u2019\u00e8 democrazia? Credete che il Generale Marshall, il quale ha fatto un rapporto terribile sulla politica cinese (ed un altro rapporto ha fatto ora il generale Weydemasser) credete che non sappia quanto sia manchevole l\u00ec la democrazia, anche se il cinese \u00e8 un popolo eroico che ha lottato contro gli oppressori giapponesi e nazisti? Volete che la Russia non sappia che non c\u2019\u00e8 democrazia in Albania? Certo che lo sa.<\/p><p>Ma gli americani questo lo fan credere, perch\u00e9 cos\u00ec giova alla propaganda americana. Se voi sposate le tesi della propaganda americana, \u00e8 logico che la Russia vi consideri acquisiti all\u2019altro blocco.<\/p><p>\u00c8 questo il punto fondamentale. La questione dell\u2019indipendenza. Questo \u00e8 fondamentale! Non la democrazia! Scusate, lasciatelo dire a me che sono militante democratico.<\/p><p>La questione fondamentale \u00e8: chi evacuer\u00e0 per primo i Paesi occupati, chi evacuer\u00e0 per primo la Germania, e in quali condizioni? Questo \u00e8 il sostrato delle liti all\u2019O.N.U.; e allora, perch\u00e9 noi facciamo finta di credere (se poi non facessimo finta, allora saremmo veramente degli sciocchi!) alla propaganda anglo-americana che per sue ragioni polemizza contro i mercanteggiamenti dei russi? Senza mercanteggiamenti non si fa politica! Diversamente, \u00e8 meglio che andiamo ad insegnare in un collegio di educande! \u00c8 logico che un Paese faccia i mercanteggiamenti che gli convengono. L\u2019America dice che non c\u2019\u00e8 democrazia in Ungheria. In sostanza con questo vuol dire solo che in Ungheria ci sono ancora truppe sovietiche. L\u2019Ungheria ha sette secoli di storia parlamentare, l\u2019Ungheria \u00e8 un nobile Paese di tradizioni parlamentari; ma tuttavia mai, fuorch\u00e9 nel 1905, un\u2019opposizione riusc\u00ec a vincere le elezioni in quel Paese. Ma dobbiamo perci\u00f2 concludere che l\u2019Ungheria non \u00e8 degna di sedere nel consesso dei Paesi civili? Ogni Paese ha una situazione particolare.<\/p><p>Delle elezioni attuali in Ungheria l\u2019onorevole De Gasperi non dovrebbe lamentarsi perch\u00e9 i due partiti della democrazia cristiana magiara (quello pi\u00f9 grosso capeggiato dal Gonella ungherese e quello pi\u00f9 sottile capeggiato dal Gronchi ungherese) hanno riportato insieme il 25 per cento dei voti mentre il partito comunista ne ha riportato il 22 percento. Ci saranno stati anche soprusi e trucchi elettorali, come descrive in dettaglio un giornalista liberale, il quale del resto dichiara di non essere mai stato in Ungheria. Pu\u00f2 darsi benissimo. Ma non crediate che l\u2019America, la quale non ha mai protestato contro l\u2019ammissione dell\u2019Ungheria alla Societ\u00e0 delle Nazioni, quando in Ungheria c\u2019era il voto ristretto e palese, non crediate che protesti per ragioni di democrazia: protesta solo perch\u00e9 non vede ancora evacuato il paese dalle truppe russe, protesta solo perch\u00e9 vi sono contingenti russi anche in Ungheria. Si tratta dunque di un conflitto strategico. Perch\u00e9 dite dunque che noi respingiamo i mercanteggiamenti e ci facciamo giudici degli altri?<\/p><p>Onorevole Sforza, lei stamane doveva fare smentire queste insinuazioni cos\u00ec delicate!<\/p><p>Io spero che domani ci sar\u00e0 l\u2019ammissione dell\u2019Italia all\u2019O.N.U. Pu\u00f2 darsi che la Russia all\u2019ultimo momento valuti giustamente il peso di 46 milioni di italiani; ma se saremo ammessi, sar\u00e0 solo per questo, e non perch\u00e9 il principio democratico valga all\u2019O.N.U.<\/p><p>Vi credeva Wilson, ma quando si \u00e8 mai visto nella realt\u00e0 che i rapporti fra le grandi Potenze sono regolati dal principio democratico?<\/p><p>Quando l\u2019ideale degli onorevoli Einaudi e Sforza ed anche il mio, degli Stati Uniti d\u2019Europa e del mondo intero, sar\u00e0 realizzato, allora s\u00ec, avremo democrazia internazionale.<\/p><p>Per il momento parliamo delle cose che esistono, dei conflitti strategici fra le grandi potenze davanti alle quali dobbiamo dare l\u2019impressione di essere assolutamente indipendenti. Se domani la Russia votasse la nostra ammissione all\u2019O.N.U. sarebbe in parte per una certa pressione del blocco americano, in parte perch\u00e9 potrebbe aver valutato che la situazione in Europa \u00e8 tale che non le convenga avere un altro paese ostile. Su questo gioca il voto. Non potevate credere che ci si ammetteva all\u2019O.N.U. semplicemente perch\u00e9 avevamo firmato il Trattato di pace. Forse domani saremo ancora respinti all\u2019O.N.U.<\/p><p>Vediamo un po\u2019, chi dei nostri Ministri \u00e8 andato a Mosca? Un ottimo ambasciatore. Io lo difender\u00f2, non come ambasciatore, perch\u00e9 io non lo conosco come tale, ma come uomo politico.<\/p><p>NITTI. Come fautore dell\u2019autonomia della Val d\u2019Aosta ha aperto la via al disastro dell\u2019Italia.<\/p><p>VALIANI. Quando c\u2019\u00e8 la questione dell\u2019O.N.U. si mandino in giro due, tre uomini politici per persuadere Vishinsky e dimostrargli che noi non voteremo sempre con gli americani, se fossimo ammessi. La questione \u00e8 tutta qui. Spieghiamoglielo perch\u00e9 alla Russia non importa sapere ci\u00f2 che noi pensiamo della democrazia in Ungheria, per\u00f2 le preme moltissimo di sapere come voteremo, una volta ammessi nell\u2019O.N.U., perch\u00e9 questo sarebbe un indice del grado di adesione del nostro Paese ad un blocco strategico contro un altro blocco strategico.<\/p><p>Molte cose io dovrei ricordare al Ministro degli esteri. Per esempio, abbiamo firmato il Trattato di Pace, ma come ci presentiamo alla Conferenza delle colonie? Per esempio, l\u2019Inghilterra, che ha voluto la ratifica del nostro Trattalo di pace, sulla questione delle colonie si potrebbe mettere d\u2019accordo con la Russia.<\/p><p>Si delinea forse un certo distacco dell\u2019Inghilterra, su certe limitate questioni, dall\u2019alleanza americana e si delinea qualche <em>flirt <\/em>con la Russia. Potrebbero forse mettersi d\u2019accordo per le nostre colonie, mentre invece \u00e8 interesse dell\u2019Italia che la Russia ci sostenga nei confronti dell\u2019Inghilterra per le colonie cos\u00ec come era evidente l\u2019interesse nostro che l\u2019America ci sostenesse nella questione di Trieste nei confronti della Russia.<\/p><p>Trattati di commercio. \u00c8 vera l\u2019informazione che ho, che tutti i nostri trattati di commercio sono andati a male, o se non sono andati a male, non rendono? Ci sono trattati di commercio che danno buoni risultati? Questo desidererei sapere. O \u00e8 vero invece che tutti i trattati di commercio, nessuno eccettuato, non hanno dato buoni risultati? C\u2019\u00e8 un trattato violentemente attaccato dalla stampa, quello con la Jugoslavia. Vi \u00e8 anche un altro trattato, pure attaccato dalla stampa, quello, ancora in elaborazione, con l\u2019America. La stampa ha il diritto di attaccare. Ma bisogna rispondere, signor Ministro degli esteri.<\/p><p>Piano Marshall. Io approvo completamente il Ministro degli esteri quando aderisce al piano Marshall, per\u00f2 tenete conto di alcuni elementi. Primo, della natura stessa del piano Marshall che \u00e8 tale per cui, appena si annuncia, fa aumentare i prezzi delle merci che ci saranno fornite. Esistono ormai le statistiche americane che fanno temere una situazione come quella per cui il prestito all\u2019Inghilterra \u00e8 diminuito di valore perch\u00e9 i prezzi sono andati su.<\/p><p>Non dimenticate che anche in America c\u2019\u00e8 una situazione di inflazione, anche se diversa dalla nostra.<\/p><p>Secondo: la tendenza determinata nella economia mondiale dal piano Marshall \u00e8 tale che i prezzi delle nostre esportazioni hanno tendenza a diminuire. Questo abisso che c\u2019\u00e8 fra esportazioni americane ed europee non \u00e8 facile a colmare. Questa non \u00e8 una ragione per non aderire al piano Marshall, ma per aderirvi realisticamente e per seguire la situazione passo per passo. So che i nostri delegati hanno fatto a Parigi tutto il necessario, e spero che sentiremo anche la loro voce. Ma non basta; non tutto \u00e8 loro compito: non \u00e8 una delegazione riunita a Parigi o a New York che pu\u00f2 decidere, ma sono i Governi direttamente.<\/p><p>Questi sono problemi fra Governo e Governo, malgrado il piano Marshall rappresenti l\u2019unificazione tendenziale dell\u2019economia europea. Sono i Governi sovrani e non le delegazioni che possono risolvere le grandi questioni.<\/p><p>Quindi, aderiamo al piano Marshall, seguiamolo fino in fondo; ma non creiamo illusioni e soprattutto seguiamo passo passo (questa \u00e8 la questione fondamentale) il banco di prova del piano Marshall, fondamento dei prezzi. Da questo dipende la sorte del nostro Paese e di tutti i Governi che hanno aderito al piano Marshall. Di queste cose bisogna parlare, questa \u00e8 la questione da porre; e se un Ministro degli esteri va a Parigi in occasione del piano Marshall, dica questo agli americani. Gli americani gi\u00e0 lo sanno, lo apprendiamo dai loro giornali. Il Governo italiano non \u00e8 in grado di illuminarci o non lo vuol fare. Ma una cosa \u00e8 che lo sappiano gli economisti americani, e altra cosa \u00e8 che il Governo americano ne tragga conclusioni politiche.<\/p><p>Non basta sapere che esiste la miseria; altra cosa \u00e8 agire, avere la volont\u00e0 e la capacit\u00e0 di agire. Si deve scuotere il Governo americano e dirgli che agisca su questa situazione, altrimenti con questo piano creiamo illusioni e deviamo il corso dell\u2019economia europea. Questo devo dire al Ministro degli esteri. Invece, quando va a Parigi, egli parla di altre cose. Prendo atto della smentita dell\u2019onorevole Sforza. Lo conosco: \u00e8 un democratico sincero, un combattente della democrazia. \u00c8 evidente che a Parigi non ha detto \u2013 sarebbe antidemocratico \u2013 quelle cose che la stampa gli ha attribuito.<\/p><p>Ad ogni modo ha fatto male a scivolare su questo terreno: \u00e8 un terreno che si presta sempre ad equivoci. Questi sono temi che vanno bene nella nostra propaganda elettorale quando andiamo nel collegio elettorale, non a Parigi. Tanto \u00e8 vero che, mentre il Ministro degli esteri ha smentito (io credo alla sua smentita), tutta la stampa internazionale ha pubblicato le sue pretese dichiarazioni e nessun giornale ha pubblicato la smentita. Sia il <em>New York Times<\/em> che il <em>Figaro<\/em> hanno pubblicato la sua dichiarazione ma non la smentita. Ieri uno dei grandissimi giornali di New York ha pubblicato tutto un articolo di fondo sul dibattito che si svolge in quest\u2019Aula. Quel giornale sostiene l\u2019onorevole De Gasperi. \u00c8 un giornale che considera i comunisti pericolosi; vede con piacere un Governo senza i comunisti.<\/p><p>Ma ecco, l\u2019analisi del giornale comincia cos\u00ec: \u00abcome il conte Sforza ha detto efficacemente a Parigi, quest\u2019inverno, se non ci saranno gli aiuti di grano, ci sar\u00e0 il comunismo in Italia\u00bb. Questo, come \u00e8 rappresentato dalla stampa americana, ha la sua importanza. Bisogna essere pi\u00f9 cauti.<\/p><p>L\u2019onorevole Nenni ha sollevato una polemica col conte Sforza, circa l\u2019influenza americana sulla nostra politica interna.<\/p><p>Influenza diretta non c\u2019\u00e8 stata. Per\u00f2, io devo leggervi quello che scrive su un grande giornale americano lo Shirer, che fu a Berlino capo della pi\u00f9 grande agenzia di stampa americana e che ha scritto un libro di successo fantastico sulla politica tedesca tra il 1939 e il 1941. Egli previde l\u2019aggressione tedesca in Russia.<\/p><p>Ecco cosa scrive lo Shirer: \u00abIl dipartimento del Segretario di Stato Marshall potrebbe essere pi\u00f9 franco nello spiegare e chiarire queste cose: perch\u00e9 il nostro popolo non deve sapere, perch\u00e9 non gli deve essere detto francamente che i responsabili della nostra politica hanno deciso che \u00e8 nell\u2019interesse degli Stati Uniti di contenere l\u2019espansione russa (si riferisce ad uno dei capi del dipartimento di Stato) e la diffusione del comunismo nell\u2019Europa occidentale e nel Mediterraneo; e che, per accompagnare coi fatti questa decisione, noi siamo obbligati a fornire armi alla Grecia e alla Turchia, e non gi\u00e0 perch\u00e9 crediamo di salvare la democrazia in questi paesi antidemocratici? Che noi per lungo tempo siamo intervenuti negli affari interni dell\u2019Italia e che, in primo luogo, il nostro intervento nel giugno scorso ha indotto De Gasperi a gettare i comunisti fuori del Governo ed a sostituirvi un Governo con democristiani e indipendenti di destra, la cui maggioranza nel Parlamento eletto democraticamente \u00e8 esigua?\u00bb<\/p><p>Non so e non credo che lo Shirer sia bene informato sulle reali intenzioni del Governo. Ma \u00e8 stato il primo a mettere in guardia contro la tendenza, che in America esiste, dell\u2019intervento politico anticomunista in Europa. Nel febbraio predissi qui alla Costituente che proprio l\u2019ascesa del generale Marshall, avvenuta nei giorni in cui l\u2019onorevole De Gasperi era in America, avrebbe significato, se non cambiamento totale di rotta, tuttavia affiancamento alla politica di intervento anticomunista di una nuova politica costruttiva.<\/p><p>Penso che Marshall ripudierebbe le affermazioni spesso attribuitegli, ma non penso che queste affermazioni siano al cento per cento campate in aria; penso che bisogna far rispondere da altri giornali. Un uomo di Stato italiano pu\u00f2 scrivere una lettera ad un grande giornale americano e dire: \u00abGuardate, noi non facciamo dell\u2019anticomunismo per far piacere all\u2019Occidente\u00bb.<\/p><p>Shirer \u00e8 uomo democratico, che rappresenta il liberalismo americano; egli ha scritto molti articoli, di grande ripercussione, contro il governo Tsaldaris in Grecia, per un Governo di unione nazionale democratica, che oggi si \u00e8 formato.<\/p><p>Perch\u00e9 un nostro uomo di Stato non scrive una lettera pubblica? Questa \u00e8 la cosa da fare, se si vuole dimostrare alla Russia che non facciamo una politica unilaterale. Non bisogna lasciar correre che i giornali pubblichino una smentita in Italia ma non all\u2019estero, mettendo in giro versioni del tutto diverse. Dico questo indipendentemente dalla partecipazione dei comunisti al Governo, sulla quale le mie opinioni non coincidono necessariamente con quelle di Togliatti.<\/p><p>\u00c8 nostro interesse, \u00e8 interesse nazionale, tutelare la nostra indipendenza e non crearci un nemico nella Russia. Un altro giornalista americano, anche egli molto noto, Alsop, pi\u00f9 a destra di Shirer che \u00e8 pi\u00f9 a sinistra, che si trova ora in Europa, sta scrivendo degli articoli molto interessanti in cui si dicono molte cose esatte. Egli ha parlato con molti uomini politici italiani e conosce la nostra situazione. (A parte certe inesattezze: per esempio credeva che Secchia e Moscatelli avessero organizzato le Brigate internazionali in Ispagna, ignorando che Secchia e Moscatelli, al tempo della guerra di Spagna, erano in carcere e parteciparono invece poi alla nostra guerra partigiana). Alsop fa una buona analisi della situazione economica italiana, ma lega in ogni articolo codesta questione del grano e degli aiuti con la questione di avere il Governo senza i comunisti.<\/p><p>\u00c8 una questione preoccupante perch\u00e9 questi grandi giornali formano l\u2019opinione pubblica americana. Nel 1948 il Congresso dovr\u00e0 decidere sul \u00abpiano Marshall\u00bb e ci saranno le nuove elezioni presidenziali in America. Se noi diamo in America, o lasciamo che si dia, l\u2019impressione che ci possano essere interferenze da parte loro nella nostra politica interna, irrimediabilmente noi avremo delle reazioni russe. Noi sappiamo che come l\u2019America, anche la Russia interviene nella sua zona d\u2019influenza. \u00c8 per questo che siamo contrari alle zone d\u2019influenza. Per\u00f2, il fatto che la Russia intervenga non \u00e8 una buona ragione perch\u00e9 ci lasciamo mettere allo stesso livello della Rumenia. La Rumenia, badate, \u00e8 un degno grande Paese nobile e civile: ma ha solo 17 milioni di abitanti; mentre noi ne abbiamo 46 milioni e possiamo fare una politica pi\u00f9 autonoma di quella della Rumenia. Dico la Rumenia perch\u00e9 \u00e8 un paese al quale vanno tutte le nostre simpatie in quanto rappresenta la nostra stessa cultura in quella parte d\u2019Europa. \u00c8 anche un Paese democratico, che ha realizzato una grande rivoluzione agraria ed ha eliminato le pi\u00f9 gravi e stridenti ingiustizie sociali e la malfamata corruzione della vecchia classe dirigente.<\/p><p>TOGLIATTI. Se fosse stata in zona americana non l\u2019avrebbe fatto!<\/p><p><em>Una voce al centro.<\/em> Muoiono di fame, in Rumenia!<\/p><p>VALIANI. Questi giudizi non ci interessano. Ci interessa il fatto che noi non dobbiamo essere fieri del fatto che si esclude la Rumenia quando l\u2019Italia \u00e8 esclusa.<\/p><p>Dobbiamo essere indipendenti proprio perch\u00e9 esiste il pericolo di una guerra. Oggi siamo nella zona americana, onorevole De Gasperi, ma non possiamo sapere in quale zona saremmo se disgraziatamente ci fosse un conflitto armato. \u00c8 interesse che in Italia ci sia un Governo deciso a tutelare solo gli interessi nazionali e l\u2019indipendenza e che dica che noi non siamo nemici di nessuno, se non di chi ci invade. Questa \u00e8 una questione che non \u00e8 stata con abbastanza forza riaffermata all\u2019estero dal nostro Governo. Il nostro Governo deve avere questo coraggio, e deve buttar via il complesso di inferiorit\u00e0 che abbiamo verso chi ci aiuta. Per chi ci aiuta dobbiamo avere gratitudine e riconoscenza, ma non complesso d\u2019inferiorit\u00e0. Essi sono in 130 milioni ma anche noi non siamo pochi: 46 milioni. C\u2019\u00e8 la bomba atomica, che vince le guerre, d\u2019accordo, ma ci sono anche i \u00abgrossi battaglioni\u00bb, come diceva Napoleone. La Russia ha 200 milioni di abitanti!<\/p><p>Non lasciate che la stampa del mondo intero e gli uomini politici di molti Paesi, se non di tutto il mondo, ci considerino come irrimediabilmente legati ad una determinata costellazione strategica.<\/p><p>Pu\u00f2 darsi benissimo che dal punto di vista sentimentale e spirituale noi siamo pi\u00f9 vicino agli occidentali che agli orientali. \u00c8 una questione di preferenza individuale; \u00e8 possibile che spontaneamente, se si potesse interrogare il popolo italiano su questo, esso andrebbe verso gli americani; forse anch\u2019io farei lo stesso: forse li conosco di pi\u00f9, non conosco i russi. L\u2019onorevole Sforza dice che i russi sono sospettosi, ma io non ne so niente. Pu\u00f2 darsi che sia vero il contrario, e pu\u00f2 darsi che abbia ragione Togliatti per cui in Romania c\u2019\u00e8 la riforma agraria grazie ai russi, e che ci sarebbe stata anche qui se fossimo stati occupati dai russi. Sono questioni che ci possono dividere o non, per\u00f2 la politica estera deve apparire univoca e chiara.<\/p><p>Tutto quello che \u00e8 stato scritto sul conte Sforza a Parigi, sul nostro cambiamento di Governo, sulla nostra domanda di ammissione all\u2019O.N.U., sui mercanteggiamenti che un portavoce autorizzato di Palazzo Chigi disprezza perch\u00e9 crede alla politica estera senza mercanteggiamenti, tutto quanto si scrive sui giornali americani e francesi su questo dibattito, prova che tutti pensano all\u2019estero che invece ci sia l\u2019intervento su di noi, che noi lo subiamo e che ci conformiamo ad esso. Fatelo smentire. Per i fatti non voglio fare critica all\u2019onorevole De Gasperi e al conte Sforza, per\u00f2 ai fatti devono anche seguire le manifestazioni diplomatiche. I nostri rappresentanti all\u2019estero e pi\u00f9 ancora il Ministro degli affari esteri, devono tener questo linguaggio coraggioso e dire: \u00abSignori, non \u00e8 questione di comunismo; questa rientra fra le questioni interne. Il fatto che voi ci aiutiate, che noi aderiamo al vostro piano avviene perch\u00e9 economicamente \u00e8 necessario che ci\u00f2 si faccia\u00bb.<\/p><p>Dobbiamo affermare un minimo di indipendenza, se no avviene quello che \u00e8 avvenuto con gli accordi economici con l\u2019Inghilterra, che il conte Sforza ci ha citato come una prova dell\u2019urgenza di ratificare il Trattato di pace; se no, egli diceva, quegli accordi non entravano in vigore. Io gli ho risposto che, quando si discusse alla Camera dei comuni di quegli accordi, ci furono delle risate e il Ministro Bevin disse che a Roma si erano valutati quegli accordi ben diversamente da come li valutavano a Londra. Questo lo ricordo perfettamente ed i verbali ne d\u00e0nno prova.<\/p><p>Quale la sorte di quegli accordi? Uno di essi, quello concernente i pagamenti fra i Paesi compresi nell\u2019area della sterlina, ha lo scopo dichiarato di rendere la sterlina convertibile.<\/p><p>\u00c8 la triste realt\u00e0. Ce la racconter\u00e0 l\u2019onorevole Einaudi: venti milioni di sterline congelate. L\u2019accordo contiene una clausola in cui si dice che: se l\u2019uno o l\u2019altro dei Governi muter\u00e0 la sua politica monetaria in modo da interferire con le disposizioni del presente accordo, i due Governi riesamineranno gli accordi stessi, al fine di introdurre gli emendamenti che si rendano necessari\u00bb. Spero che ci sia anche il nostro riesame in corso; per\u00f2 il Belgio ed altri Paesi che avevano sterline, nelle sei settimane di libera convertibilit\u00e0 della sterlina, hanno fatto quello che ha fatto ogni uomo di affari privati, cio\u00e8 non hanno lasciato che le sterline si congelassero tutte e ne hanno portato via una parte. Noi le abbiamo avute tutte congelate. Lo spirito col quale fu negoziato l\u2019accordo ci ha svantaggiato nella questione delle sterline. Noi abbiamo combattuto a fianco degli inglesi. Se ci trovassimo in un\u2019altra guerra, forse saremmo ancora alleati degli inglesi, non si sa. Abbiamo una massima ammirazione per la civilt\u00e0 inglese, ma in questioni di affari cessa l\u2019amicizia. Si tratta di vedere gli affari nei loro termini reali confacenti agli interessi di un determinato Paese.<\/p><p>SFORZA, <em>Ministro degli affari esteri.<\/em> Se gli inglesi hanno disdetto il loro accordo vuol dire che quando lo facemmo era favorevole a noi.<\/p><p>VALIANI. Non \u00e8 esatto. Non \u00e8 stato disdetto dagli inglesi. Gli inglesi hanno sospeso, non gi\u00e0 per noi, ma per il mondo intero, che conta cento volte pi\u00f9 sterline di noi, la convertibilit\u00e0 della sterlina; l\u2019hanno sospesa perch\u00e9 ci sono stati troppi ritiri di sterline, perch\u00e9 qualche Paese \u00e8 stato pi\u00f9 accorto del nostro. Non dico che l\u2019accordo fosse sbagliato, ma bisognava oltre a concluderlo seguirne l\u2019effettiva esecuzione con una vigilanza continua e costante e non lasciarsi sorprendere dagli avvenimenti. Non crediamo di essere sempre alleati. Siamo stati alleati, anche se l\u2019onorevole Nitti lo nega, durante i diciotto mesi di cobelligeranza; eravamo spiritualmente alleati anche prima. Io mi sono sentito alleato dal 1940. Questione discutibile fra di noi. Siamo stati alleati fino all\u2019aprile 1945, fino all\u2019insurrezione, anche nei mesi successivi se volete, quando ci venivano rifornimenti esclusivamente di carattere umanitario e quando gli Alleati avevano la responsabilit\u00e0 di governarci. Adesso l\u2019abbiamo noi questa responsabilit\u00e0. Io vorrei che fossimo loro alleati, perch\u00e9 l\u2019alleanza significherebbe che abbiamo un peso tale da poter trattare da pari a pari, se no non \u00e8 alleanza. Avere un peso da poterci alleare con l\u2019Inghilterra, con l\u2019America, con la Russia, come fa la Francia che gioca su questa situazione: queste sono le cose da imparare dal Ministro Bidault e non i suoi discorsi sulla democrazia!<\/p><p>Ecco la questione fondamentale della nostra politica estera. C\u2019\u00e8 una nostra dipendenza acutissima dall\u2019America. Tutte le statistiche provano che questa dipendenza non potrebbe essere ovviata totalmente commerciando di pi\u00f9 con l\u2019Europa orientale. Questo \u00e8 vero, ed evidentemente pesa. Gli scambi con l\u2019America sono oggi pi\u00f9 forti di quelli con l\u2019Occidente europeo e di quelli che potrebbero essere con l\u2019Oriente europeo anche se facessimo una politica estera pi\u00f9 aperta verso quei Paesi. Per\u00f2, veda, onorevole Sforza, di cambiamenti negli scambi ve ne sono, se non di anno in anno, ogni qualche anno. Ci sono stati periodi in cui la Russia esportava pi\u00f9 grano dell\u2019America. Possono tornare quei periodi. Dovete lasciare le porte aperte. Nell\u2019altro dopoguerra l\u2019Ungheria e la Romania avevano la crisi per esuberanza di grano che non sapevano come esportare. Questi periodi possono tornare fra quattro o cinque anni. Dipendiamo oggi dall\u2019America. Teniamo realisticamente conto che \u00e8 fenomeno transitorio, come sono transitori le varie potenze degli eserciti e i vari andamenti dello spirito dei popoli. Quello che deve essere tenuto fermo, in questi mutamenti che noi non possiamo indovinare, \u00e8 l\u2019esistenza di una politica estera nostra, che mira s\u00ec alla federazione europea, agli Stati uniti del mondo intero, ma mira soprattutto a mantenere in questa terribile tempesta l\u2019autonomia totale della politica italiana, che sia tale non solo nei nostri cervelli e nella nostra volont\u00e0, ma anche nel giudizio che danno di noi all\u2019estero dall\u2019una o dall\u2019altra parte. In questo senso e con questi presupposti potremo effettivamente cooperare con tutti i Paesi che aderiscono al Piano Marshall; fare la politica con l\u2019America, ma senza mai rompere i ponti con l\u2019altra parte e coltivando sempre la possibilit\u00e0 di avere rapporti, se non analoghi, di importanza considerevole con l\u2019altra parte. Questo finora l\u2019ho trovato nelle intenzioni del conte Sforza, ma non nella effettiva, quotidiana esecuzione della sua politica estera.<\/p><p>Poche parole sulla politica generale, cio\u00e8 sull\u2019argomento di questa crisi, sulla questione della sfiducia al Governo.<\/p><p>Io credo che non sia fondamentale la composizione del Governo, la partecipazione dei partiti di massa, dei partiti di destra, del Governo di colore, dei partiti di centro sinistra, dell\u2019unione nazionale: queste sono, in fin dei conti, questioni secondarie, importanti soprattutto ai fini elettorali. Quello che \u00e8 urgente, indispensabile, \u00e8 un cambiamento completo del metodo di governare. Bisogna governare in modo da affrontare i problemi strutturali.<\/p><p>Non penso che il metodo di governo debba astrarsi dalle forze vive che operano nel Paese: non si pu\u00f2 governare se non esiste un <em>modus vivendi<\/em> amichevole fra il Governo e la Confederazione generale italiana del lavoro.<\/p><p>L\u2019errore di Ramadier, oltre ai meriti suoi in altri campi, fu quello di avere sottovalutato la resistenza alla sua politica economica pianificatrice da parte della Confederazione del lavoro.<\/p><p>Ora, pi\u00f9 andiamo avanti verso la pianificazione \u2013 e noi in certo senso ci andiamo \u2013 pi\u00f9 la pianificazione suppone forze controllate dallo Stato, perch\u00e9 non si pianifica con le forze degli altri. Ci sono lunghi studi teorici sull\u2019argomento, e tutti gli studiosi sono giunti alla conclusione che si pianifica solo nella misura in cui si controlla, in qualsiasi modo, ma effettivamente, un determinato settore.<\/p><p>Il Piano Marshall ci spinge in questa direzione: c\u2019\u00e8 stato un interessante dibattito sui giornali americani sulla questione se il Piano Marshall significhi pianificazione dell\u2019economia europea, oppure un piano, un programma qualunque. La conclusione cui sono giunti questi giornali, \u00e8 che il Piano Marshall significa precisamente pianificazione dell\u2019Europa. Anzi, un giornale ha riassunto il dibattito dicendo che il Piano Marshall obbligher\u00e0, se sar\u00e0 attuato, l\u2019economia europea ad una pianificazione del genere di quelle attuate dalla Germania e dalla Russia. Si prescinde dal colore politico; bisogna vedere i fini obiettivi.<\/p><p>Quindi, noi andiamo verso la pianificazione, o almeno vogliamo andare verso la pianificazione, se abbiamo aderito al Piano Marshall. Non possiamo farlo senza la collaborazione effettiva e fiduciosa della Confederazione del lavoro. Non c\u2019\u00e8 nulla da fare: le principali forze produttive sono rappresentate dalla classe lavoratrice.<\/p><p>Voi potete desiderare, l\u2019onorevole Pastore pu\u00f2 desiderare, che la Confederazione del lavoro sia diversa da quella che \u00e8; ma, come Governo, dovete fare i conti con essa quale ora esiste, altrimenti tutta la vostra politica economica di pianificazione alla quale dite di volervi avviare, nel rispetto del Piano Marshall, pogger\u00e0 sul vuoto, sulla sabbia.<\/p><p>Codesta \u00e8 questione che si pone in tutti i Paesi, sotto tutte le latitudini, in Polonia come in Inghilterra. E cos\u00ec anche in America, nella capitalistica e liberale America, dove il controllo dei prezzi fu fatto saltare e le speculazioni hanno avuto corso libero, in seguito ad un convegno del dicembre 1945 fra i rappresentanti dell\u2019organizzazione operaia, quelli delle organizzazioni padronali e il Governo. Ivi il Governo ha continuato a sostenere il controllo dei prezzi. Un capo di una organizzazione operaia, John Lewis, che dirigeva il Sindacato dei minatori, ma poi conquist\u00f2 tutta la federazione americana del lavoro, sostenne che bisognava abolire il controllo dei prezzi. Il resto del movimento operaio allora si ribell\u00f2; egli condusse la battaglia poich\u00e9 aveva evidentemente scopi sindacali da perseguire: sperava in forti aumenti di salario e in altre provvidenze cui contava si potesse pervenire.<\/p><p>La sua politica ha rotto la solidariet\u00e0 che era sempre esistita durante la presidenza di Roosevelt, che aveva anzi formato la base della vita sociale. Lewis sostenne dunque la sua tesi; una parte degli operai, una parte degli imprenditori stessi vennero gradualmente sul suo terreno. La politica del controllo dei prezzi salt\u00f2; la rottura si fece fra il Governo e gli imprenditori.<\/p><p>Voi vedete dunque che persino in America, persino nella capitalistica e liberale America, dove non c\u2019\u00e8 un partito operaio, ove forse non c\u2019\u00e8 neppure un deputato socialista, o ve ne sono appena due o tre, \u00e8 accaduto questo. La forza dell\u2019organizzazione operaia \u00e8 dunque indispensabile; adesso vi sono parecchie correnti in America le quali consigliano a Truman di operare un certo controllo sui prezzi: ma subito soggiungono che vi debba assolutamente essere l\u2019accordo con le organizzazioni operaie.<\/p><p>Se dunque il Governo non risolver\u00e0 questo problema, sar\u00e0 vano sperare che le cose possano risolversi spontaneamente. Io non so come il Governo potr\u00e0 risolverlo; non spetta a me di dargli un consiglio: questa \u00e8 l\u2019arte del governare, e sta perci\u00f2 al Governo stesso di trovare la via che dovr\u00e0 seguire.<\/p><p>Onorevoli colleghi, questa \u00e8 un\u2019epoca di democrazia, di libert\u00e0 sociale; ma \u00e8 anche un\u2019epoca di sviluppo nella vita economica delle forze organizzate e di influenza dei loro capi. Il principio democratico e il principio gerarchico oggi avanzano contemporaneamente, soprattutto nel campo economico. Bisogna trovare un equilibrio, un temperamento. Governare, costruire lo Stato, significa appunto ricercare costantemente questo equilibrio. Inutile, quindi, e pericoloso sarebbe fidare nei dieci, nei dodici, od anche nei settanta, negli ottanta, o, sia pure, nei trecento voti di maggioranza che aveva prima il tripartito. Questi voti sono stati tutti insufficienti, come lo sarebbero tutti quelli che potrebbe avere il Governo in seguito ad un qualsiasi rimpasto.<\/p><p>Non il rimpasto \u00e8 alla base della questione; occorre una politica ferrea che venga dal centro e non rimandi l\u2019esame e la soluzione delle questioni strutturali pi\u00f9 spinose.<\/p><p>Onorevoli colleghi, io concludo come ho incominciato. L\u2019onorevole De Gasperi ha vivissimo il senso dello Stato ed ha vivissima la devozione verso lo Stato: ma \u00e8 ormai tempo che dal sentimento si passi all\u2019azione efficace e coraggiosa. (<em>Applausi \u2013 Molte congratulazioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. Il seguito della discussione \u00e8 rinviato alle ore 16.<\/p><p>La seduta termina alle 12.40.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Versione PDF ASSEMBLEA COSTITUENTE CCXXXVII. 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