{"id":2152,"date":"2023-09-17T11:41:44","date_gmt":"2023-09-17T09:41:44","guid":{"rendered":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=2152"},"modified":"2023-10-21T18:45:23","modified_gmt":"2023-10-21T16:45:23","slug":"sabato-27-settembre-1947","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=2152","title":{"rendered":"SABATO 27 SETTEMBRE 1947"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"2152\" class=\"elementor elementor-2152\" data-elementor-post-type=\"post\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-ae87ce5 elementor-section-full_width elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"ae87ce5\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-50c44e2\" data-id=\"50c44e2\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-4a1d5b6 elementor-align-right elementor-widget elementor-widget-button\" data-id=\"4a1d5b6\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"button.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-button-wrapper\">\n\t\t\t\t\t<a class=\"elementor-button elementor-button-link elementor-size-sm\" href=\"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/19470927_1.pdf\" target=\"_blank\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-content-wrapper\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-icon\">\n\t\t\t\t<i aria-hidden=\"true\" class=\"icon icon-view\"><\/i>\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-text\">Versione PDF<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-b5dd095 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"b5dd095\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>ASSEMBLEA COSTITUENTE<\/p><p>ccxxxv.<\/p><p>SEDUTA DI SABATO 27 SETTEMBRE 1947<\/p><p>PRESIDENZA DEL PRESIDENTE <strong>TERRACINI<\/strong><\/p><p><strong>INDICE<\/strong><\/p><p><strong>Svolgimento di mozioni<\/strong> (<em>Seguito<\/em>)<strong>:<\/strong><\/p><p>Saragat<\/p><p>Ronchi, <em>Alto Commissario per l\u2019alimentazione <\/em><\/p><p><strong>Interrogazione con richiesta d\u2019urgenza <\/strong>(<em>Annunzio<\/em>)<strong>:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p>Tupini, <em>Ministro dei lavori pubblici <\/em><\/p><p><strong>Interrogazioni <\/strong>(<em>Annunzio<\/em>)<strong>:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p>La seduta comincia alle 11.<\/p><p>RICCIO, <em>Segretario<\/em>, legge il processo verbale della precedente seduta antimeridiana.<\/p><p>(<em>\u00c8 approvato<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Svolgimento di mozioni.<\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019ordine del giorno reca: Seguito dello svolgimento di mozioni.<\/p><p>L\u2019onorevole Saragat ha facolt\u00e0 di svolgere la seguente mozione, firmata anche dagli onorevoli Canevari, Zagari, Vigorelli, Simonini, Persico, Piemonte, Villani, Cartia, Lami Starnuti, Cairo:<\/p><p>\u00abL\u2019Assemblea Costituente, considerati la gravit\u00e0 della crisi economica del Paese ed i preoccupanti sviluppi della situazione internazionale, ritiene necessaria una nuova formazione di Governo pi\u00f9 rispondente di quella attuale agli interessi solidali della Nazione e delle classi lavoratrici. Conseguentemente nega la sua fiducia al Governo e passa all\u2019ordine del giorno\u00bb.<\/p><p>SARAGAT. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho l\u2019impressione che il problema che si dibatte in questa Assemblea, in questo momento, va al di l\u00e0 delle sorti del Governo. Tutti noi sentiamo oggi che maturano sul piano nazionale e sul piano internazionale degli avvenimenti ancora pi\u00f9 gravi di quelli attuali. E tutti sentiamo che i prossimi mesi possono essere decisivi per la storia dell\u2019Europa e pertanto per la storia del nostro Paese.<\/p><p>\u00c8 innegabile che c\u2019\u00e8 nell\u2019aria come una preoccupazione diffusa e c\u2019\u00e8 il desiderio, in molti, di vedere quale \u00e8 la formula politica che offrirebbe maggiori garanzie al Paese per metterlo al riparo dalle possibili tempeste di domani. \u00c8 chiaro quindi che da parte dei partiti politici c\u2019\u00e8 un tentativo di prendere posizione, non tanto di fronte a questo Governo, quanto di fronte a quella eventuale nuova formazione che le circostanze potrebbero suggerire di dover fare.<\/p><p>Noi abbiamo udito ieri il discorso di Nenni; abbiamo creduto di vedere in quel discorso il tentativo di estrarre dalla situazione presente i lineamenti di una nuova politica, ma questa preoccupazione, questa presa di posizione ci \u00e8 parsa ancora pi\u00f9 evidente nel discorso, pi\u00f9 importante, dell\u2019onorevole Togliatti. Il discorso dell\u2019onorevole Togliatti non \u00e8 stato, in fondo, un attacco violento contro questo Governo; si \u00e8 limitato ad attaccare un settore della politica, la politica del Ministro dell\u2019interno. L\u2019onorevole Togliatti si \u00e8 preoccupato soprattutto di confutare la tesi di coloro i quali pensano che nei prossimi mesi il partito comunista pu\u00f2 avere una funzione eminente sui banchi dell\u2019opposizione e forse non potrebbe averla sui banchi del Governo.<\/p><p>Questa impostazione dell\u2019onorevole Togliatti prova come anche da parte comunista, anzi principalmente da parte comunista, ci si preoccupi di delineare la fisionomia di una possibile nuova formazione di Governo. Naturalmente, il Governo si difender\u00e0, come \u00e8 naturale che faccia; ma possiamo dire che, fin da ora, l\u2019opinione pubblica \u00e8 gi\u00e0 orientata su un altro problema. L\u2019opinione pubblica non si preoccupa tanto di sapere se questo Governo rimarr\u00e0 in carica oppure sar\u00e0 abbattuto, quanto di vedere se si potr\u00e0 estrarre da questa Assemblea una nuova formazione politica, se da questo dibattito si potr\u00e0 delineare qualche cosa che il Paese, in fondo, attende e che si ha l\u2019impressione che risponderebbe meglio agli interessi del Paese e delle classi lavoratrici.<\/p><p>\u00c8 quindi col proposito di portare un contributo a questo esame, che tutti gli uomini politici e tutti i partiti oggi fanno, che il nostro gruppo interviene in questo dibattito e vi interviene con una sua mozione di sfiducia.<\/p><p>Vedete; se noi avessimo dovuto discutere la mozione di sfiducia dell\u2019onorevole Nenni, ci saremmo trovati in questa curiosa situazione: parafrasando una espressione dello stesso oratore in occasione di una crisi precedente, noi avremmo dovuto dire no al Governo e no alla mozione di sfiducia. No al Governo per le ragioni che spiegher\u00f2 in seguito, no alla mozione di sfiducia Nenni per un dissenso reale che ci separa non tanto dalle parole degli oratori dell\u2019estrema sinistra, quanto dalle cose che stanno nascoste dietro queste parole.<\/p><p>Si \u00e8 notato \u2013 e ci voleva poco a notarlo \u2013 che esiste un dissenso fra le opposizioni di sinistra; si \u00e8 notato che queste opposizioni vanno all\u2019attacco del Governo in ordine sparso. Ci voleva poco, ripeto, a notarlo. L\u2019onorevole Lombardi del Partito d\u2019azione deplora questa situazione e crede che dipenda unicamente dalla mancanza di un programma comune. Evidentemente c\u2019\u00e8 anche questo, \u00e8 chiaro; ma c\u2019\u00e8 qualche cosa di pi\u00f9, c\u2019\u00e8 un dissenso di carattere politico.<\/p><p>Noi non intendiamo qui sollevare questo dissenso per inasprire quello che gi\u00e0 ci separa; ma unicamente perch\u00e9 il Paese ha diritto di sapere perch\u00e9 oggi l\u2019opposizione non \u00e8 unita in questa battaglia e poi perch\u00e9 questo esame \u00e8 anche utile da un altro punto di vista. Secondo il fine che ci proponiamo, di cercare di delimitare una nuova posizione politica, \u00e8 bene si sappia quali sono le forze che si possono raggruppare per una certa azione e quelle che, pi\u00f9 principalmente, potrebbero unirsi a noi.<\/p><p>Perch\u00e9 le opposizioni di sinistra non hanno potuto mettersi d\u2019accordo? Quando noi ascoltiamo un discorso di alto tono, come quello che ha pronunziato ieri l\u2019onorevole Togliatti, non possiamo sottrarci ad un doppio sentimento: da un lato ad un sentimento di ripulsione e dall\u2019altro ad un sentimento di ammirazione. Un sentimento di repulsione per un certo tono che esiste nel suo discorso e che ci ha lasciato credere che le parole non corrispondano al suo convincimento profondo; un senso di ammirazione quando sentiamo che l\u2019oratore diventa eloquente e che parla di cose che sente veramente.<\/p><p>C\u2019\u00e8 stato un punto del discorso che mi ha veramente commosso: quando l\u2019oratore ha parlato del problema dei salari, quando ci ha fatto vedere come la classe lavoratrice italiana ha fatto un passo avanti. Egli ci ha fatto vedere che questa classe lavoratrice ha inteso come il problema del salario non sia un semplice rapporto tra padrone e lavoratore, ma si inquadri in una lotta pi\u00f9 vasta. Abbiamo udito un oratore che sente profondamente ci\u00f2 che dice ed in quel punto \u00e8 stato veramente eloquente. E la ragione di questa ammirazione che sentiamo per questi uomini dell\u2019estrema sinistra deriva da questo fatto: sappiamo che dietro questi uomini c\u2019\u00e8 una parte importante della classe lavoratrice italiana: i dirigenti comunisti questo lo sanno e ne usano e qualche volta anche ne abusano, come se fossero essi soli ad avere un seguito di lavoratori. In realt\u00e0, tutti i partiti democratici sono invece partiti di lavoratori: non parlo soltanto dei socialisti. Il gruppo comunista rappresenta 105 deputati su 556 e non voglio credere che il popolo italiano sia costituito da un quinto di lavoratori e da quattro quinti di fannulloni.<\/p><p>Io mi sono mescolato giorni or sono alla folla imponente di cittadini convenuti in Roma, attrattivi da ideali ben lontani dal comunismo: ebbene io ho constatato che si trattava di veri, di autentici lavoratori. Ma, detto questo, debbo pur riconoscere che il nucleo pi\u00f9 compatto della classe lavoratrice \u00e8 dietro ai comunisti ed \u00e8 per questo che noi li rispettiamo profondamente.<\/p><p>Queste sono cose che per un socialista hanno grande importanza, anche se i comunisti dimenticano qualche volta che fra i socialisti vi sono pure persone degne del loro rispetto. Noi non porteremo comunque il nostro discorso con spirito polemico contro di essi; ma si ricordino almeno questo: si ricordino che abbiamo combattuto tanti anni insieme nelle lotte contro il fascismo.<\/p><p>E ci limiteremo a soggiungere, ci limiteremo a domandar loro se essi veramente pensano \u2013 e forse lo pensano \u2013 che la fedelt\u00e0 verso la classe lavoratrice si commisuri dal successo immediato che un determinato movimento politico, un determinato partito pu\u00f2 riportare o meno. Se, per la verit\u00e0, c\u2019\u00e8 un partito il quale proprio non dovrebbe credere a questo \u00e8 precisamente il partito comunista, il quale, come \u00e8 noto, alle origini aveva ben scarso seguito ed anche oggi, in alcuni Paesi, non si pu\u00f2 dire che abbia un seguito notevole. Non \u00e8 dunque, non pu\u00f2 essere dunque per il fatto che vi siano milioni e milioni di organizzati dietro un determinato partito, che si deve pensare che quel partito abbia il monopolio della fedelt\u00e0 alla classe lavoratrice.<\/p><p>Io credo si debba usare un altro criterio, credo cio\u00e8 che si debba tener conto della difesa che un partito fa degli interessi permanenti della classe lavoratrice. (<em>Applausi a sinistra<\/em>)<em>.<\/em> Quali sono questi interessi? Questi interessi sono, a mio avviso, essenzialmente tre. Il primo \u00e8 costituito dalla difesa della pace, il secondo dalla difesa delle pubbliche libert\u00e0, il terzo dalla lotta economica per salvare le classi lavoratrici stesse dalla miseria.<\/p><p>Se noi, dunque, ci poniamo ad esaminare la condotta dei singoli partiti in rapporto a questi tre obiettivi, allora soltanto avremo un criterio veramente sicuro per valutare il loro grado di fedelt\u00e0 alla classe lavoratrice. E allora vedremo come il partito, il modesto partito che io ho l\u2019onore di rappresentare, non sia secondo a nessuno in questa fedelt\u00e0.<\/p><p>E se un dissenso esiste, compagni comunisti, fra voi e noi, esso \u00e8 precisamente in rapporto ad una diversa valutazione intorno al modo di servire la pace, intorno al modo di servire le pubbliche libert\u00e0, di lottare concretamente contro la miseria. Ma veniamo al concreto. Se noi ci poniamo ad esaminare la politica dell\u2019estrema sinistra \u2013 e ripeto che questo esame io mi accingo a fare unicamente in funzione dell\u2019obiettivo che mi sono prefisso, per vedere cio\u00e8 di delineare una nuova configurazione politica, una nuova azione di governo \u2013 se noi dunque, dicevo, ci poniamo ad esaminare questa politica dell\u2019estrema sinistra, noi scopriamo facilmente quale sia il suo difetto essenziale, quello che gli impedisce di fare veramente, come essa crede, gli interessi della classe lavoratrice italiana in questo momento. Noi vediamo che la politica dell\u2019estrema sinistra \u00e8 subordinata ad un criterio fondamentale, che \u00e8 questo: l\u2019estrema sinistra pensa che tutti i problemi della vita dello Stato, oggi, devono essere subordinati al problema della conquista del potere. Questa formula \u00e8 stata tradotta, in modo lapidario, dall\u2019onorevole Nenni, quando ha detto: \u00abDal Governo al potere\u00bb.<\/p><p>Ebbene, questa formula, che apparentemente si direbbe che risponda veramente agli interessi delle classi lavoratrici (che cosa di pi\u00f9 suggestivo pu\u00f2 esserci, per un operaio del sentirsi dire che deve andare al potere?), \u00e8 quella che, a mio avviso, ha compromesso la marcia in avanti della classe lavoratrice italiana in questi ultimi tre anni. Infatti, come sono andate le cose in questi ultimi tre anni?<\/p><p>Noi possiamo dire questo: che tutta la storia del Governo tripartitico, in cui i partiti di estrema sinistra erano rappresentati, non \u00e8 che la storia di partiti di sinistra i quali hanno lasciato il corpo per l\u2019ombra; il corpo, cio\u00e8 le riforme concrete che avrebbero potuto realizzare giorno per giorno, per il miraggio di un potere che pensavano di poter esercitare poi in modo egemonico da soli. Cos\u00ec \u00e8 avvenuto che oggi si rischia di non avere il potere e di non avere nemmeno le riforme concrete che la classe lavoratrice avrebbe potuto realizzare in questi ultimi tre anni.<\/p><p>Noi, invece, pi\u00f9 modestamente, non inalberiamo questa formula della conquista egemonica del potere, ma pensiamo di poter pi\u00f9 concretamente servire la classe lavoratrice, proponendo ogni giorno la soluzione di un problema concreto; e pensiamo che cos\u00ec si potr\u00e0 veramente avviare la classe lavoratrice ai fastigi del potere.<\/p><p>Ma oltre a questa divergenza di politica generale, altre divergenze ci separano, tanto sul piano della politica estera che su quello della politica interna. E anche qui si vedr\u00e0 chi veramente serve gli interessi della classe lavoratrice.<\/p><p>Per quanto riguarda la politica estera, non \u00e8 stato un caso, onorevoli colleghi, che in questa Assemblea, in occasione della ratifica del Trattato di pace i nostri voti si siano separati da quelli dell\u2019estrema sinistra. Era una valutazione diversa che noi davamo agli interessi del popolo italiano. Ma non voglio approfondire questo aspetto del problema. Pi\u00f9 grave, invece, mi pare la divergenza sorta tra noi e loro nei confronti del piano Marshall. E anche qui si tratta di vedere chi serve meglio gli interessi della classe lavoratrice italiana.<\/p><p>Io intendo tutte le ragioni dell\u2019estrema sinistra e i timori, in parte giustificati, dell\u2019estrema sinistra per un possibile controllo dell\u2019economia americana sull\u2019economia europea. Ma a me pare che la posizione da essi assunta non sia una posizione costruttiva e non corrisponda agli interessi del nostro Paese. Tutti sanno che il popolo italiano ha bisogno di una certa quantit\u00e0 di grano, di carbone, di materie prime; e tutti sanno che queste materie prime non possono venirci che dagli Stati Uniti. Eppure la posizione che l\u2019estrema sinistra ha preso di fronte a questo problema \u00e8 stata una posizione negativa, di critica totale, radicale; quando, invece, un esame un po\u2019 pi\u00f9 serio delle cose avrebbe potuto benissimo permettere di trovare una soluzione di compromesso.<\/p><p>Il piano Marshall rappresenta, per un Paese come l\u2019America, l\u2019alternativa di pace di un problema che avrebbe potuto anche risolversi con un\u2019alternativa di guerra; \u00e8 un tentativo di arrestare la marcia dei movimenti totalitari in Europa, aiutando l\u2019Europa a risollevarsi sul piano economico. E mi pare che interesse dj tutti coloro che hanno veramente a cuore lo sviluppo della classe lavoratrice, la difesa della pace, sia di favorire lo sviluppo dell\u2019economia europea, appunto per impedire il sorgere di movimenti a carattere totalitario, i quali provocherebbero fatalmente una guerra.<\/p><p>C\u2019\u00e8 chi pensa in realt\u00e0 che non ci sia, in materia di politica estera, pi\u00f9 nulla da fare, perch\u00e9 i giochi sono gi\u00e0 fatti, e c\u2019\u00e8 chi si installa in una situazione ipotetica, per cui il mondo sarebbe gi\u00e0 diviso in due blocchi ostili; e vi si installa, non gi\u00e0 perch\u00e9 sia compiaciuto di questa situazione, ma perch\u00e9 pensa che veramente non ci sia altro da fare che schierarsi con l\u2019uno o con l\u2019altro. E allora si dice che \u00e8 donchisciottesco ostinarsi a pensare, come noi pensiamo, che ci sia una terza via.<\/p><p>Io invece sono perfettamente convinto che questa terza via esiste; e baster\u00e0 guardare con maggiore serenit\u00e0 i problemi internazionali per vedere che c\u2019\u00e8 s\u00ec un blocco orientale, che c\u2019\u00e8 un\u2019America, ma c\u2019\u00e8 in mezzo un\u2019Europa che non dipende affatto n\u00e9 dall\u2019uno n\u00e9 dall\u2019altra. Il che significa che esiste ancora una possibilit\u00e0 di creare per questo continente una fascia protettiva, una zona di pace, purch\u00e9 lo si voglia. Dunque non \u00e8 vero che vi sia una situazione di scelta fra l\u2019uno e l\u2019altro blocco. C\u2019\u00e8 una terza via, che \u00e8 quella che noi indichiamo al popolo italiano. Chi sta difendendo la pace? Chi indica questa terza strada, oppure chi dice che non c\u2019\u00e8 che da schierarsi o per l\u2019uno o per l\u2019altro?<\/p><p>Ora io penso che non si lavori per la difesa della pace e per la difesa delle classi lavoratrici, anche se si affermi di essere fedeli alle classi lavoratrici, quando, come ha fatto un oratore di estrema sinistra, l\u2019onorevole Nenni, si dice alla classe lavoratrice che, se ci sar\u00e0 una guerra, il nostro posto \u00e8 gi\u00e0 scelto, perch\u00e9 sar\u00e0 una guerra fra sfruttatori e sfruttati.<\/p><p>Ma io penso che si inganna la classe lavoratrice dicendo queste cose, perch\u00e9 se una guerra ci sar\u00e0, gli sfruttati saranno da entrambi i lati! (<em>Applausi<\/em>)<em>.<\/em> Sar\u00e0 una guerra in cui il proletariato russo si trover\u00e0 a battersi contro il proletariato inglese e americano sotto la direzione sapiente dei signori di Wall Street, dei Lord d\u2019Inghilterra e degli enigmatici burocrati di Mosca. Questa \u00e8 la situazione obiettiva! Io credo che non si difenda la pace proponendo una scelta tra i due blocchi, ma la si difende e la si serve indicando questa terza via che \u00e8 una via di ricostruzione dell\u2019Europa su basi democratiche e pacifiche.<\/p><p>E poi c\u2019\u00e8 il problema della politica interna. Anche qui vi sono dissensi seri che ci separano dall\u2019estrema sinistra. Ci sono due problemi: il problema della difesa delle pubbliche libert\u00e0 e il problema della ricostruzione economica.<\/p><p>Difesa delle pubbliche libert\u00e0: ho detto nella prima parte di questa mia breve esposizione che quando sento parlare l\u2019onorevole Togliatti provo insieme un sentimento di ammirazione e uno di avversione. Un sentimento di avversione ho provato ieri quando ho sentito che parlava in difesa della pubblica libert\u00e0, e dir\u00f2 subito perch\u00e9. Certo che le critiche che egli ha mosso al Governo sono giustificate e penso che il Governo debba provvedere; ma che valore volete che abbiano le vostre giuste critiche e le vostre giuste proteste sulla libert\u00e0 democratica e sulla libert\u00e0 di riunione quando non c\u2019\u00e8 uno \u2013 dico uno \u2013 dei compagni del nostro Gruppo il quale non si veda ogni giorno, nei pubblici comizi, messo in condizioni, da parte dei comunisti di non potere esercitare questa pubblica libert\u00e0 che \u00e8 la libert\u00e0 di riunione? (<em>Applausi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>D\u2019altro canto molti nostri compagni, i quali rivendicano quel diritto che l\u2019onorevole Togliatti giustamente riafferma, di fare della politica nelle fabbriche, se ne trovano impediti. Eppure essi non pretendono altro che di portarvi la voce della democrazia socialista come avrebbero fatto Turati, Treves e Buozzi. No; questo non lo possono fare! (<em>Applausi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>E quando voi esaltate \u2013 giustamente \u2013 la difesa dei sacrosanti diritti dell\u2019opposizione, che valore posso io dare a queste vostre parole quando, il giorno stesso, io vedo nei vostri giornali l\u2019apologia di un cappio che ha strozzato una libera voce?&#8230; (<em>Applausi a sinistra, al centro e a destra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Ma \u00e8 tutta l\u2019impostazione politica, che voi date, che mi pare non corrisponda agli interessi della classe lavoratrice. Voi praticate nella politica interna una curiosa tattica; voi parlate da un lato di unit\u00e0, unit\u00e0 generica, e poi nella sostanza delle cose praticate una politica di blocco di sinistra, la quale fatalmente tende a riprodurre sul piano nazionale quella stessa divisione di blocchi che minaccia oggi il mondo sul piano internazionale.<\/p><p>Voi proiettate sulla situazione interna una situazione che esiste gi\u00e0 sul piano mondiale e che noi consideriamo dannosa agli interessi della democrazia. In realt\u00e0 questa vostra politica non fa che isolarvi progressivamente e, quando ieri Togliatti parlava, gli applausi erano limitati al vostro settore. (<em>Interruzioni all\u2019estrema sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Alla politica di blocchi di sinistra, che noi respingiamo, potr\u00e0 rispondere, a pi\u00f9 o meno breve scadenza, una politica dei blocchi di destra. Ma voi pensate che questo possa giovare gli interessi della classe lavoratrice? Non lo pensate.<\/p><p>Voi ponete il problema della collaborazione al Governo e siete nel vostro pieno diritto, per\u00f2 dovete domandarvi in coscienza se non state facendo di tutto per offrire argomenti ai vostri avversari. Voi fate dell\u2019ironia sulla posizione di un partito come il nostro che si ostina a difendere l\u2019ultimo margine di autonomia che ancora resta nel nostro Paese. \u00c8 facile fare dell\u2019ironia. Ma noi crediamo che soltanto se questo margine di autonomia si allargher\u00e0, in modo da comprendere tutta la Nazione, si potr\u00e0 salvare l\u2019avvenire del nostro Paese.<\/p><p>Quando io sento dire da molti: il mio partito avr\u00e0 successo, il mio partito non avr\u00e0 successo, io dico che il problema \u00e8 mal posto. Il giorno in cui in Europa i partiti socialisti dovessero scomparire, l\u2019Europa sarebbe alla vigilia di un avvenimento molto ma molto grave.<\/p><p>Io ricordo una frase famosa che un oratore francese, Briand, un giorno disse alla Assemblea di Ginevra: \u00abBisogna veramente che gli uomini muoiano perch\u00e9 la gente si renda conto che avevano ragione?\u00bb.<\/p><p>Noi potremmo dire: bisogna davvero che questi partiti di democrazia socialista che ancora ci sono in Europa scompaiano, perch\u00e9 l\u2019Europa si renda conto di che cosa rappresentavano per la difesa della libert\u00e0, della democrazia e della pace? (<em>Applausi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Ed ecco perch\u00e9 noi, preoccupati della difesa, degli interessi permanenti della classe lavoratrice abbiamo posto come obiettivo della nostra politica un Governo a direzione socialista. Noi sappiamo che oggi non esistono ancora le condizioni obiettive per questa forma di Governo, ma noi abbiamo aggiunto nel nostro ultimo convegno, che non avremmo fatto nulla che avesse potuto turbare il processo di sviluppo verso la realizzazione di questo nostro ideale, che avremmo invece fatto di tutto per avanzare in questa direzione.<\/p><p>Noi vediamo con preoccupazione di fronte a noi un Governo di centro-destra, ed abbiamo l\u2019impressione, anzi la convinzione che, se non sorge da questa Assemblea una forza profondamente democratica di sinistra, la quale sia in grado di poter modificare il corso delle cose, questo Governo sar\u00e0 fatalmente trascinato, per la logica stessa degli avvenimenti, ancor pi\u00f9 verso destra. So benissimo che l\u2019onorevole De Gasperi risponder\u00e0 riaffermando la sua fedelt\u00e0 ai princip\u00ee democratici, ma ci sono situazioni in cui la forza delle cose \u00e8 pi\u00f9 forte della volont\u00e0 degli uomini. La logica del vostro Governo vi spinge fatalmente verso posizioni che domani potranno allontanarvi molto dallo spirito democratico del popolo italiano. La critica quindi che muoviamo a questo Governo, \u00e8 una critica di carattere economico, ma anche di carattere politico. E quando noi parliamo di critica di carattere economico, non ci riferiamo particolarmente all\u2019azione dell\u2019onorevole Einaudi. Sarebbe di pessimo gusto rendere responsabile l\u2019onorevole Einaudi di una situazione di cui \u00e8 responsabile tutto quanto il Governo. Sono certo che il Governo non cercher\u00e0 di fare dell\u2019onorevole Einaudi un capro espiatorio, come gi\u00e0 avvenne per l\u2019onorevole Corbino. Del resto ci sono alcuni provvedimenti che ci fanno riconoscere che l\u2019onorevole Einaudi ha agito da perfetto democratico. Ma \u00e8 tutta l\u2019impostazione della politica governativa sul piano economico e sociale che dobbiamo considerare come negativa dal punto di vista degli interessi permanenti del Paese. E la critica di questo Governo, se avrete pazienza di ascoltarmi, la far\u00f2 nell\u2019atto stesso in cui verr\u00f2 esponendo le linee di un\u2019azione costruttiva, quella stessa che abbiamo proposto con il discorso dell\u2019onorevole Tremelloni di qualche mese fa e che non fu accettata; azione costruttiva che non \u00e8 campata in aria, ma che \u00e8 nella possibilit\u00e0 nostra di realizzare, solo che sorga da questa Assemblea una forza politica consapevole. E pongo senz\u2019altro il problema, che fu trattato con sufficienza alcuni mesi fa dalla stampa italiana, ma che oggi attira l\u2019attenzione di tutti: il problema della pianificazione.<\/p><p>Ma c\u2019\u00e8 voluta la spinta del piano Marshall per far vedere al mondo che qualche cosa non funziona pi\u00f9 nel sistema liberista. Con le leggi del liberismo noi finiremo per avere tutte le fabbriche chiuse e la carestia in larghe zone del nostro Paese.<\/p><p>Dico subito che la posizione del nostro partito, nei confronti della politica economica che dovrebbe essere svolta in Italia per evitare l\u2019aggravarsi della crisi attuale, non \u00e8 determinata da astrattismi o finalismi, ma da una visione concreta e seria del problema.<\/p><p>Noi pensiamo \u2013 e su questo penso che tutti possiamo essere d\u2019accordo \u2013 che \u00e8 necessario raggiungere prima di tutto una maggiore efficienza nella produzione, una maggiore velocit\u00e0 negli scambi, una maggiore giustizia nella ripartizione, un maggior coordinamento nell\u2019organizzazione dell\u2019intero processo economico. Ma che cosa dobbiamo fare per arrivare a questi risultati? Non voglio riprendere la controversia sollevata dai sostenitori dell\u2019economia liberistica e dai sostenitori dell\u2019economia controllata. Per\u00f2 vi \u00e8 un fatto positivo che nessuno potrebbe negare, ed \u00e8 questo: che dopo la seconda guerra mondiale qualche cosa di nuovo si \u00e8 determinato nel meccanismo dell\u2019economia del mondo, qualche cosa di nuovo si \u00e8 determinato nell\u2019economia europea; e nessuno potrebbe negare il fatto concreto che assistiamo ad un rafforzamento quasi da per tutto dell\u2019economia controllata, dell\u2019economia collettiva e ad un indebolimento delle posizioni dell\u2019economia liberistica.<\/p><p>Quasi tutti i Paesi d\u2019Europa hanno un loro piano economico nazionale: lo hanno i Paesi dell\u2019Europa orientale \u2013 ed alcuni sono notevoli, particolarmente quello cecoslovacco \u2013 lo hanno i Paesi dell\u2019Europa occidentale, come la Francia, l\u2019Inghilterra e l\u2019Olanda, i quali controllano degli immensi imperi coloniali, ed hanno rapporti di scambio assai pi\u00f9 intensi del nostro con gli Stati Uniti d\u2019America. E malgrado le difficolt\u00e0 che tali piani incontrano, malgrado le reazioni di varia origine che essi incontrano nella loro applicazione, noi osserviamo che questi piani hanno dato modo ai Governi, che li hanno applicati, di potere controllare la situazione economica dei loro rispettivi Paesi. E abbiamo visto come con questi piani si siano potute stabilizzare certe aree territoriali europee. E, senza volere avanzare pronostici superficiali e prematuri, per quanto concerne il piano Marshall, possiamo affermare che esso riflette non soltanto i bisogni reali di tutta l\u2019Europa, ma che \u00e8 dal successo o meno di questo piano che dipende la possibilit\u00e0 o meno per l\u2019Europa di ricostruire la sua economia.<\/p><p>Ma come sar\u00e0 possibile, onorevoli colleghi, inserire l\u2019economia italiana nel quadro della pi\u00f9 vasta economia europea e mondiale, se noi perseguiamo in questo momento direttive, che sono agli antipodi di quanto avviene in tutti i Paesi dell\u2019Europa e del mondo? Come sar\u00e0 possibile fare sentire il nostro peso politico, il nostro peso economico, difendere saggiamente i nostri interessi, dedurre i pi\u00f9 vantaggiosi risultati dalle quote a noi assegnate, se il potere pubblico non dispone della organizzazione, della documentazione e degli uomini necessari per tale compito?<\/p><p>La verit\u00e0 \u00e8 che l\u2019Italia \u00e8 l\u2019unico Paese dell\u2019Europa occidentale ed orientale che, dopo avere partecipato alla guerra di liberazione, non ha saputo realizzare nemmeno la pi\u00f9 modesta riforma industriale. \u00c8 l\u2019unico Paese, in cui il settore industriale nazionalizzato \u00e8 rimasto nei limiti della eredit\u00e0 impostaci dal fascismo. Eppure, dopo la liberazione, la classe lavoratrice italiana ha acconsentito alla soppressione delle leggi fasciste sulla socializzazione, nella certezza che la nuova Italia democratica avrebbe fatto qualcosa di pi\u00f9 importante e di pi\u00f9 serio.<\/p><p>Come meravigliarsi se oggi i lavoratori sono dominati da un senso profondo di sfiducia, che incide indubbiamente sulla loro volont\u00e0 produttiva?<\/p><p>Dopo la liberazione in Italia si era costituita una certa organizzazione, capace di avviare il Paese verso quelle formule economiche che sono oggi sostenute negli altri Paesi. Di questo non si \u00e8 fatto pi\u00f9 nulla.<\/p><p>Naturalmente, questo processo di smantellamento di quel poco che di economia organizzata si era potuto creare immediatamente dopo la caduta del fascismo, \u00e8 stato facilitato dalle successive mutazioni del clima politico del nostro Paese e dall\u2019assoluta carenza dei partiti di sinistra, che sono stati al Governo. Che i partiti di destra abbiano interesse di fare questo, sono d\u2019accordo. \u00c8 dovere dei partiti di sinistra di impedirlo. Sono essi che non hanno agito.<\/p><p><em>Una voce a sinistra.<\/em> Lei non era al Governo?<\/p><p>SARAGAT. No, non ero al Governo.<\/p><p>Noi pensiamo, vedete, che l\u2019attuale indirizzo deve, nel suo orientamento generale, essere decisamente capovolto. Pensiamo che non si tratta di semplici ritocchi o di mezzi termini: siamo di fronte ad un grosso problema organizzativo che si traduce per\u00f2 in termini politici.<\/p><p>Vedete intanto come la pianificazione che non fa il Governo la stanno facendo gli altri, per interessi privati. E chi \u00e8 che la sta facendo? La Confederazione dell\u2019industria.<\/p><p>Nessuna organizzazione padronale in Europa e forse in nessuno Stato del mondo ha attualmente una interferenza negli atti del Governo paragonabile a quella che ha da noi la massima organizzazione degli industriali. Siamo tornati, non voglio esagerare, ai tempi in cui le diverse corporazioni fasciste non facevano altro che mettere il sigillo di Stato sugli ordini che ricevevano dagli organismi da esse controllati.<\/p><p>Comunque, vi sono sintomi di preoccupazione in seno al Governo e ve ne diamo atto. Non possiamo infatti che compiacerci della creazione del Consiglio economico nazionale, che del resto abbiamo noi stessi propugnato attraverso la stampa clandestina. Ma \u00e8 evidente che, finch\u00e9 la classe lavoratrice sar\u00e0 tenuta ai margini e trattata come semplice merce di lavoro \u2013 come accade oggi \u2013 finch\u00e9 essa non sar\u00e0 convinta di lavorare anche un po\u2019 per se stessa e per il Paese e non soltanto per gli interessi di gruppi limitati di industriali, non potremo pretendere dalla classe lavoratrice quell\u2019apporto che \u00e8 assolutamente necessario per un\u2019opera di ricostruzione economica del nostro Paese. Non \u00e8 possibile che mentre la Confindustria tende al monopolio della risoluzione di tutti i problemi economici, la Confederazione generale del lavoro sia confinata in un\u2019attivit\u00e0 puramente sindacale che manca al suo scopo perch\u00e9 attraverso il controllo del meccanismo economico \u00e8 molto facile agli industriali recuperare sul piano dei prezzi quello che essi hanno dovuto cedere sul piano dei salari. Questo complesso di inferiorit\u00e0 della Confederazione generale del lavoro di fronte alle Confederazione degli industriali deve assolutamente cessare se non vogliamo cadere nel circolo vizioso della lotta tra i prezzi ed i salari.<\/p><p>C\u2019\u00e8 un altro problema per cui la pianificazione si presenta come assolutamente inevitabile: quello dei prestiti esteri. In Francia le spese per la ricostruzione sono state valutate in 3000 miliardi. Ora, se noi facessimo un esame analogo in Italia, paragonata la ricchezza nostra a quella francese, verremmo a constatare \u2013 quantunque in Italia quest\u2019esame non sia stato fatto per i servizi pubblici \u2013 che ci occorre una somma assolutamente superiore alle possibilit\u00e0 che abbiamo dal punto di vista delle imposte e del reddito nazionale. \u00c8 certo che noi, per poter realizzare un piano di ricostruzione, abbiamo bisogno di prestiti per molti e molti milioni di dollari. Ora \u00e8 chiaro che questa distribuzione del credito che ci pu\u00f2 venire dall\u2019estero non \u00e8 possibile se non si organizza sulla base di un piano ispirato da criteri che solo un Governo veramente democratico pu\u00f2 tracciare.<\/p><p>Un altro esempio. Ci troviamo in questo momento di fronte a difficolt\u00e0 di carattere monetario e queste difficolt\u00e0 hanno posto in primo piano il problema della restrizione dei crediti. Anche qui vediamo che il problema della pianificazione si pone come una esigenza assoluta. \u00c8 noto che le disposizioni dell\u2019onorevole Einaudi, tendenti a limitare il rapporto tra capitali in giacenza ed investimenti, contenente l\u2019obbligo di versare al Tesoro i depositi, hanno indotto le banche a ridurre i crediti.<\/p><p>Io non voglio discutere il provvedimento in s\u00e9. Con questo sistema noi vediamo che si limita il volume totale del credito. Ma, che cosa avviene? Avviene che si limita il volume totale del credito ma non si disciplina, da parte del pubblico potere, il suo impiego nei singoli settori, lasciando di ci\u00f2 arbitre singolarmente le banche. Ora \u00e8 avvenuto che il controllo avviene per la quantit\u00e0 totale del credito, ma non per la qualit\u00e0 dei singoli crediti. Le banche, pur restando nei limiti fissati da Einaudi, possono prestare a chi vogliono, cio\u00e8 a chi paga un interesse maggiore, cio\u00e8 a chi specula sull\u2019aumento dei prezzi, attraverso l\u2019accaparramento, ed a colui che ha delle giacenze; a coloro insomma che fabbricano beni di lusso e non gi\u00e0 invece a coloro che per la necessit\u00e0 delle cose si trovano in questo momento a disporre di poco denaro e a non poter pagare interessi.<\/p><p>In conseguenza di questo stato di cose \u00e8 accaduto che la restrizione del credito ha servito a mettere in difficolt\u00e0 le industrie, senza determinare nessuna liquidazione di giacenze, appunto perch\u00e9 coloro che avevano giacenze disponevano di grosse somme di denaro, e senza determinare nessun ribasso di prezzi, i quali sono enormemente aumentati.<\/p><p>\u00c8 necessario, quindi, fare bens\u00ec un controllo dei crediti, ma estenderlo anche al piano qualitativo. E questo \u00e8 possibile fare soltanto se si entra nel criterio di organizzare tutta quanta l\u2019economia italiana sulla base di un piano veramente organico.<\/p><p>La politica antinflazionistica di Einaudi pu\u00f2 essere difesa, e la difendiamo, ma purch\u00e9 essa si spinga alle sue logiche, legittime conseguenze. In difetto di ci\u00f2 questa politica provoca quei danni che noi abbiamo lamentato e che lamentano tanto gli operai quanto gli industriali.<\/p><p>E potrei continuare sul terreno della pianificazione accennando alla perequazione dei redditi che senza l\u2019intervento statale non \u00e8 realizzabile.<\/p><p>Com\u2019\u00e8 possibile risolvere il problema della perequazione dei redditi in Italia, ossia la distribuzione equa dei beni, quando c\u2019\u00e8 una tale miseria in giro, quando mancano le condizioni per il funzionamento di un vero meccanismo liberistico? L\u2019Italia abbandonata a se stessa sul piano del liberismo, di fronte alle altre potenze mondiali, sarebbe in condizione di assoluta inferiorit\u00e0, e deve quindi ricorrere ad un sistema di economia pianificata. Ma nei rapporti fra classi e classi, le classi pi\u00f9 povere, nei confronti di quelle ricche, si trovano nella situazione in cui si trova l\u2019Italia nei confronti delle grandi potenze mondiali, per cui senza un sistema pianificatore che riesca a distribuire le ricchezze, l\u2019equilibrio non l\u2019otterremo mai.<\/p><p>Occorrono quindi delle misure decisive, un orientamento radicalmente mutato della politica del Governo. In questo senso, noi non possiamo accettare quanto \u00e8 stato fatto fino ad oggi.<\/p><p>Gli argomenti che sono stati sollevati ieri ci lasciano piuttosto indifferenti. Non \u00e8 sulla critica di dettaglio che si pu\u00f2 esaminare l\u2019azione di questo Governo. Si \u00e8 rimproverata l\u2019inflazione. Penso che si abbia torto, perch\u00e9 se ben consideriamo, in realt\u00e0, l\u2019aumento di circolazione, dovuto a cause stagionali, non \u00e8 superiore a quello avuto nel periodo corrispondente dell\u2019anno passato.<\/p><p>La critica che noi muoviamo al Governo \u00e8 ben pi\u00f9 radicale: in un momento in cui tutti vanno verso un sistema di economia pianificata, il Governo, invece, tende verso una forma di liberismo che \u00e8 in contraddizione con gli interessi del Paese. Questa \u00e8 la critica sostanziale che facciamo a questo Governo. \u00c8 un Governo questo che indipendentemente dalle sue intenzioni \u00e8 portato sempre pi\u00f9 verso destra. E noi pensiamo che il nostro dovere sia in questo momento di suscitare in quest\u2019Assemblea una nuova forza politica la quale sia in grado di correggere questi difetti e di prospettare i lineamenti di una politica nuova.<\/p><p>Non vi star\u00f2 a dire, onorevoli colleghi, che oggi la situazione \u00e8 particolarmente grave. Questo voi lo sapete; del resto, il ruolo delle cassandre \u00e8 un ruolo che in politica \u00e8 perfettamente inutile.<\/p><p>Il problema che sta di fronte a noi in questo momento, che sta di fronte a tutti gli italiani, \u00e8 un problema che trascende di gran lunga le sorti di questo Governo.<\/p><p>Siamo in un momento in cui tutti gli errori possono avere delle conseguenze molto gravi, ma \u00e8 forse anche il momento in cui ci si offre per l\u2019ultima volta l\u2019occasione di rimediare agli errori del passato e di orientarci per una strada pi\u00f9 giusta. Se ci lasceremo sfuggire questa occasione non so se potremo poi, domani, riacciuffarla o arrestare la marcia del Paese, non dico verso la catastrofe ma verso una situazione peggiore. Perch\u00e9, vedete, \u00e8 una illusione immaginare che quanto pi\u00f9 la situazione si aggravi tanto maggiore diventi nel popolo la coscienza dei rimedi necessari. \u00c8 precisamente il contrario che avviene. Noi possiamo risanare una certa situazione quando il male non \u00e8 gi\u00e0 troppo grave; ma quando il male fosse gravissimo non potremmo pi\u00f9 arrestarlo.<\/p><p>Gli uomini non si battono se non hanno una certa speranza o una certa possibilit\u00e0 di successo. Avviene come dell\u2019ammalato, che quando \u00e8 in stato grave, non pu\u00f2 pi\u00f9 nemmeno deglutire le medicine. Se lasceremo la situazione aggravarsi, \u00e8 certo che il Paese si abbandoner\u00e0 alla deriva. Oggi, abbiamo la convinzione che \u00e8 possibile arrestare questo processo di sbandamento e ricorrere ai rimedi, ma il problema essenziale \u00e8 di aprire una prospettiva di salute al popolo italiano.<\/p><p>Vi \u00e8 chi si diverte a tracciare quadri foschi dell\u2019avvenire. Penso che dal punto di vista politico sia un errore. Si tratta invece di far intendere al popolo italiano che esistono ancora delle prospettive di salute e di speranza. Certo che, se ci si installa nella mentalit\u00e0 che il mondo \u00e8 diviso in due blocchi e che non si tratta che di scegliere, il Paese sar\u00e0 destinato fatalmente a dividersi esso pure in due blocchi. Noi pensiamo invece che esiste una terza via: che non \u00e8 affatto vero che il mondo \u00e8 condannato a dividersi in due blocchi, che non \u00e8 affatto vero che l\u2019Italia sia destinata fatalmente a lacerarsi, e che esiste infine la possibilit\u00e0 di un raggruppamento di forze di sinistra profondamente democratiche.<\/p><p>Ecco perch\u00e9 diciamo al popolo che la pace pu\u00f2 essere salvata, che la democrazia si pu\u00f2 consolidare e che la ricostruzione economica pu\u00f2 essere accelerata. Ma per fare questo bisogna adeguare la direzione della pubblica cosa alle esigenze profonde del Paese in questo momento. Bisogna che il processo di polarizzazione al quale stiamo assistendo venga arrestato e che a questo processo succeda un processo di concentrazione di tutte le forze sinceramente democratiche, sinceramente di sinistra.<\/p><p>Noi lavoriamo per questo obiettivo. Non so se lo raggiungeremo o meno, ma il nostro dovere \u00e8 di marciare in questa direzione e noi marceremo in questa direzione con la piena coscienza di servire gli interessi del Paese indifferenti alle ironie ed ingiurie e domani anche alla violenza. Noi sappiamo che questa \u00e8 la strada giusta e sappiamo che seguendo questa strada un giorno incontreremo quelle classi lavoratrici che oggi forse non ci seguono ancora. (<em>Vivi applausi \u2013 Molte congratulazioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. Ha facolt\u00e0 di parlare l\u2019onorevole Ronchi, Alto Commissario per l\u2019alimentazione.<\/p><p>RONCHI, <em>Alto Commissario per l\u2019alimentazione.<\/em> Onorevoli deputati, apro una breve parentesi nell\u2019appassionata ed elevata discussione politica per riferire sulla situazione alimentare, situazione che \u00e8 sostanzialmente anche al centro della discussione.<\/p><p>Riferisco sulla situazione alimentare per rispondere a qualche critica che \u00e8 stata avanzata; ma soprattutto anche, per una necessaria chiarificazione all\u2019Assemblea ed al Paese dei suoi termini concreti.<\/p><p>Non dir\u00f2 cose nuove, perch\u00e9 per le comunicazioni del Governo, per le divulgazioni della stampa, per le molte discussioni che tutti i giorni fervono intorno al problema alimentare, pi\u00f9 o meno questa situazione \u00e8 anche nota. Per\u00f2 mi sforzer\u00f2 di fare una sintesi dello straordinariamente poliedrico problema, soprattutto per mettere in rilievo le cause del disagio alimentare, perch\u00e9 per l\u2019esperienza acquisita sia dato vedere, in rapporto a detta esperienza, quelle che possono essere le possibili soluzioni, per ristabilire una sufficiente tranquillit\u00e0 nel popolo che lavora e che da lunghi anni ormai sopporta le pi\u00f9 dure sofferenze. Il carovita: senza alcun dubbio, il carovita sta in prevalente dipendenza dal fattore alimentare.<\/p><p>Le nostre statistiche, quelle dell\u2019Istituto centrale di statistica, come di altri organi di studio, assegnano infatti una percentuale dell\u201980 per cento del costo della vita da ascriversi al fattore alimentare; percentuale che incide quindi duramente negli spostamenti del costo totale.<\/p><p>Io osservo che, per quanto si riferisce ai generi alimentari, l\u2019aumento ha le sue origini molto lontane, perch\u00e9 sostanzialmente la marcia si inizia nel 1935, all\u2019epoca della guerra etiopica; marcia che si \u00e8 poi accelerata nel 1940, che ha assunto proporzioni allarmanti dopo il 1943, che ha segnato dal 1945 un aumento del 2.600 per cento ed \u00e8 giunta, nel luglio 1947, sino a toccare il 6.200 per cento.<\/p><p>Ora, io ho qui dei diagrammi molto semplici da cui risulta come questo ritmo ognor crescente abbia subito delle oscillazioni nel tempo e, soprattutto, come abbia subito in questi ultimi anni degli spostamenti repentini in alto, segnando delle punte per esempio nei decorsi mesi di aprile e maggio ed anche una nel mese di luglio, per effetto dell\u2019aggiornamento del prezzo del pane. Sostanzialmente tuttavia questo ritmo non ha subito un particolare peggioramento in questa ultima fase, in questi ultimi tre mesi cio\u00e8 in cui ha operato questo Governo. (<em>Interruzione dell\u2019onorevole Bordon<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Lo dimostreremo con fatti concreti. Ora, \u00e8 chiaro che il problema esiste; nessuno lo nega ed ha riflessi, badate, particolarmente duri in tutte le categorie della popolazione, ma soprattutto nei confronti di alcune categorie, quelle che non sono in grado di difendersi, attraverso la manovra della scala mobile: non \u00e8 il caso di parlare di coloro che sono di condizione abbiente. \u00c8 certo che il fattore gioca \u2013 ed \u00e8 per questo che la questione \u00e8 straordinariamente delicata \u2013 soprattutto in relazione alla percentuale sul costo totale. Se infatti esso gioca soltanto sull\u201980 per cento nel quadro medio statistico, gioca evidentemente sul cento per cento nei confronti dei ceti meno abbienti, che sono coloro i quali possono opporre una minore difesa nei confronti tra il reddito e l\u2019aumento del costo.<\/p><p>Ora, a noi incombe il dovere di esaminare serenamente le possibilit\u00e0 di trovare un rimedio, di venire incontro a queste particolari situazioni di disagio, per assicurare o accelerare la fine del tormento.<\/p><p>Quali sono le cause del disagio alimentare? \u00c8 noto come, prima della guerra, esistesse un pareggio del bilancio alimentare del Paese tra la produzione, col movimento importazioni ed esportazioni, in confronto ai consumi.<\/p><p>Aggiungo che la differenza a carico delle importazioni dava un coefficiente di fabbisogno complementare delle nostre risorse del 6-10 per cento alle importazioni stesse, quindi, una percentuale relativamente minima.<\/p><p>Attualmente la situazione si \u00e8 spostata, tanto che nel bilancio tra produzione, importazioni, esportazioni del 1946, le importazioni pesarono \u2013 in questo bilancio \u2013 per il 25 per cento; non solo, ma nel nostro piano per il 1947-48, le nostre richieste aumentano questo spostamento fino al 30 per cento. \u00c8 questa la vera, sostanziale causa del disagio alimentare, stante la difficolt\u00e0 di realizzare le necessarie importazioni.<\/p><p>Ora, consentitemi un breve rilievo, un breve cenno a elementi di carattere strettamente tecnico. Il tenore di vita del popolo italiano ha raggiunto nel 1928 la posizione di massimo favore, con una media di consumi per abitante valutata a 2850 calorie. Questa valutazione calorica risult\u00f2 ridotta, nel 1931-1940, a 2600 ed \u00e8 declinata nel 1942 a 2250. Dopo il 1944 \u00e8 discesa ancora.<\/p><p>Ora, per quanto possano valere questi indici, \u00e8 evidente che esiste una diminuzione, e siamo arrivati ora ad un <em>deficit<\/em> che \u00e8 veramente preoccupante e che costituisce la vera e sostanziale causa del grande disagio attuale.<\/p><p>ZANARDI. E quante sono le calorie adesso?<\/p><p>RONCHI, <em>Alto Commissario per l\u2019alimentazione.<\/em> Attualmente siamo intorno alle 2.000 calorie.<\/p><p>ZANARDI. Sono poche.<\/p><p>RONCHI, <em>Alto Commissario per l\u2019alimentazione.<\/em> Comunque, analizziamo le cause di questo fenomeno. Incominciamo dai cereali. Certo che alla base del nostro sistema alimentare sta il problema dei cereali, i quali rappresentavano prima della guerra il 64 per cento della razione calorica media del popolo italiano, con spostamenti per\u00f2 anche notevoli, perch\u00e9 a nord noi avevamo un minore consumo di cereali, mentre a sud ne avevamo un maggior consumo in rapporto alle particolari condizioni alimentari e al tenor di vita delle varie regioni.<\/p><p>Naturalmente questa situazione \u00e8 purtroppo profondamente mutata, e lo rileviamo da poche cifre. La disponibilit\u00e0 per abitante nel 1935-39 di cereali era di chilogrammi 210. Siamo scesi, nel biennio 1945-47, comprese naturalmente produzione ed importazione, a 141; con lieve miglioramento nel 1946-47 sino a 163. Quindi, la diminuzione che \u00e8 stata segnata in questo ultimo biennio nei riguardi delle disponibilit\u00e0 di cereali \u00e8 stata ben del 33 per cento, e, come \u00e8 noto, \u00e8 dovuta essenzialmente all\u2019enorme caduta della produzione cerealicola che \u00e8 passata, per il girano, dalla media 75 milioni anteguerra alla media del biennio di 51 milioni e 500.000; per il granturco, da 30 milioni a 16 milioni; per il risone, da sette e mezzo a quattro milioni e 200. Il tutto, non sufficientemente compensato dalle importazioni.<\/p><p>Le importazioni, specialmente attraverso il generoso e magnifico concorso dell\u2019U.N.R.R.A., hanno di molto ridotto il pauroso vuoto, con una cifra media, realizzata nelle due annate, di 17 milioni circa, cui l\u2019U.N.R.R.A. ha concorso con 8 milioni 350 mila in media annua, rimanendo per\u00f2 sempre una grande deficienza complessiva, aggravata dal fatto dell\u2019aumento della popolazione.<\/p><p>Particolarmente grave si presenta poi nell\u2019attuale annata la situazione del consumo cerealicolo. Infatti essa \u00e8 caratterizzata dalle seguenti cifre:<\/p><p>Produzione: grano 46 milioni; cereali minori 2.800.000; mais 20 milioni; risone 5.600.000; totale: 75 milioni di quintali di cereali circa, in confronto alle disponibilit\u00e0 medie anteguerra che erano di oltre 116 milioni, cio\u00e8 con una diminuzione del 35,7 per cento; e, se escludiamo il mais destinato all\u2019alimentazione umana, con una diminuzione del 34 per cento, che rimane al di sotto della campagna decorsa per ben 16 milioni di quintali di grano, pari cio\u00e8 al 24 per cento delle relative produzioni nazionali dell\u2019anno scorso e del 38 per cento al di sotto di quelle dell\u2019anteguerra. \u00c8 sperabile solo un lieve miglioramento per le discrete prospettive del raccolto \u2013 ora iniziato \u2013 del mais e del risone.<\/p><p>Ora, questa \u00e8 la causa dell\u2019appesantimento della nostra situazione alimentare.<\/p><p>Sono, in sostanza, 16 milioni di quintali di grano in meno che circolano nel nostro Paese in questa annata, e di questi una parte non sono affluiti all\u2019ammasso, e quindi abbiamo praticamente in questo momento una razione di 200 grammi di pane effettiva e di un chilo di generi da minestra mensile in confronto di 235 grammi dell\u2019anno scorso e due chili mensili di generi da minestra. Non solo, ma anche quella corrente di grano che praticamente circolava nell\u2019interno del Paese, negli scambi diretti fra produttore e consumatore, oppure per le innumerevoli vie della borsa nera, \u00e8 straordinariamente ridotta, il che spiega la deficienza di afflusso anche in questo campo ed il fortissimo rialzo dei prezzi della borsa nera. Ora, tale deficiente produzione ha intanto prodotto questi effetti: lo ammasso del grano diede l\u2019anno scorso 23 milioni di quintali. Per quest\u2019anno sono previsti 12 milioni. E badate che quando noi parliamo di 12 milioni verso cui punta attualmente il Ministero dell\u2019Agricoltura, diciamo gi\u00e0 uno sforzo considerevole di disciplina perch\u00e9 se noi calcoliamo che legittimamente 36-37 milioni sono sempre rimasti presso gli agricoltori, bisogna anche riconoscere che in fondo se l\u2019ammasso dar\u00e0 12 milioni, dar\u00e0 nel complesso tutto quello che ci pu\u00f2 dare.<\/p><p>Ma un altro fatto \u00e8 derivato da questa deficienza di produzione, e pertanto deficienza di ammasso, ed \u00e8 la straordinaria precariet\u00e0 in cui si sono venute a trovare tutte le provincie della Repubblica.<\/p><p>A questo proposito \u00e8 necessario fare una chiarificazione. Quando noi parliamo di 10-12 milioni di quintali di grano all\u2019ammasso non si pensi, come purtroppo accade, che questo grano si trovi pi\u00f9 o meno accentrato in determinati magazzini, in determinate zone e facilmente spostabile. No, la situazione \u00e8 ben diversa: il grano \u00e8 sparso in innumerevoli magazzini, in migliaia di localit\u00e0 spesso anche impervie; non solo, ma noi abbiamo zone che hanno una produzione sufficiente al fabbisogno locale ed hanno anche una quota esportabile e ne abbiamo moltissime invece dove c\u2019\u00e8 deficienza, ed altre ancora che sono assolutamente sprovviste di produzione locale. Ed allora il problema della manovra diventa estremamente difficile specialmente se le quantit\u00e0 esportabili sono modeste come in questa annata per cui le popolazioni, che sono straordinariamente sensibili, oppongono una netta resistenza all\u2019uscita del loro grano per l\u2019approvvigionamento delle zone deficitarie. Noi ci siamo trovati, nei primi di luglio, in condizioni di estrema difficolt\u00e0 appunto per questa resistenza opposta nelle varie provincie, derivante da uno stato d\u2019animo psicologico contro il quale \u00e8 difficile poter lottare. Comunque, alla fine di luglio, vista la difficolt\u00e0 di ottenere l\u2019applicazione dei nostri piani in riunioni che furono tenute nelle varie regioni produttrici del Paese da me insieme all\u2019onorevole Marazza, con l\u2019intervento energico del Ministro dell\u2019interno e con la collaborazione dei Prefetti e di molti valorosi funzionari, \u00e8 stato possibile rimuovere tutte le difficolt\u00e0; ed abbiamo cos\u00ec potuto assicurare l\u2019approvvigionamento delle zone deficitarie. Ma questo stato di difficolt\u00e0 negli spostamenti dalle zone approvvigionanti alle zone da approvvigionare, dalle zone di produzione alle zone di consumo, ha creato un\u2019altra difficolt\u00e0 che perdura tuttora e contro la quale abbiamo messo in opera tutti i mezzi che erano necessari. Ed \u00e8 la situazione dell\u2019industria molitoria e dell\u2019industria della pastificazione. \u00c8 da tener presente che nel nostro paese queste industrie hanno subito una falcidia enorme nella provvista della materia prima; lavoravano infatti per un consumo che si aggirava intorno agli 80 milioni di quintali di grano; adesso lavorano per un quantitativo straordinariamente pi\u00f9 ristretto; perch\u00e9 anche le importazioni dall\u2019estero molte volte sono fatte in farina; tanto che ci si riduce o ci si ridurr\u00e0 ad un lavoro tra i 35 e 40 milioni, mentre lavoravano anche per l\u2019esportazione e in quantit\u00e0 cospicue.<\/p><p>Quindi, esiste una crisi veramente grave di lavorazione.<\/p><p>Ed allora, di fronte a questa crisi, noi ci siamo trovati ad urtare contro la resistenza delle provincie esportatrici dove i mugnai e gli operai dell\u2019arte bianca opposero ostacoli allo spostamento del grano, pretendendo lo spostamento della farina; hanno opposto resistenza alla spedizione anche della farina per pasta, pretendendo di fare la pasta da spedire verso le altre regioni. Anche queste difficolt\u00e0 le abbiamo in parte superate.<\/p><p>In grave crisi, per effetto di queste resistenze, si sono venuti a trovare alcuni centri molitori importanti ed alcuni centri di pastificazione, come per esempio Napoli, Messina, Genova, cio\u00e8 zone che non dispongono di un retroterra agricolo e che devono essere approvvigionate da altre zone. Per\u00f2, anche questo problema \u00e8 in via d\u2019assestamento, e gi\u00e0 abbiamo raggiunto una situazione relativamente normalizzata. A Napoli siamo riusciti a normalizzare la distribuzione del pane e della pasta, sempre nella razione di un chilo al mese. Stiamo normalizzando una delle situazioni pi\u00f9 difficili anche per le difficolt\u00e0 tecniche dell\u2019ambiente, cio\u00e8 la situazione della Calabria. Rimane una situazione sempre delicata e difficile, questa, per la richiesta degli arretrati nella distribuzione di alcuni mesi relativi alla campagna decorsa. Devo onestamente riconoscere che questa richiesta ha un suo giusto fondamento. Per\u00f2 le nostre disponibilit\u00e0 sono quelle che sono. Agiremo in rapporto a queste disponibilit\u00e0, soprattutto attraverso particolari afflussi per qualche distribuzione straordinaria. Naturalmente, con questa deficienza cos\u00ec grave di produzione, noi abbiamo, per contro, una necessit\u00e0 di vistose importazioni.<\/p><p>Anche su questo punto devo dire che si sono fatti tutti gli sforzi per ottenere dai consessi internazionali quanto necessita al Paese. Fin dall\u2019aprile-maggio il Comitato interministeriale della ricostruzione segnal\u00f2 al Consiglio internazionale di emergenza per l\u2019alimentazione quelle che erano, gi\u00e0 allora, le prospettive delle nostre necessit\u00e0 granarie. A Parigi noi presentammo la nostra situazione alla Conferenza internazionale dei cereali: le nostre richieste furono allora precisate in ben 34 milioni di quintali, in confronto alla media dei 17 milioni delle importazioni degli anni precedenti. Queste nostre richieste hanno urtato ed urtano tuttora contro una difficilissima situazione mondiale, che va tenuta presente ogni qualvolta si esamini questa nostra situazione alimentare.<\/p><p>Le richieste a Parigi dei Paesi importatori erano rappresentate da 49 Nazioni per cinquecento milioni di quintali di cereali. Le disponibilit\u00e0, accertate a Parigi e che ora sono diminuite, dei paesi esportatori \u2013 sostanzialmente tre \u2013 erano di 320 milioni di quintali; quindi, un <em>deficit<\/em> enorme.<\/p><p>Da cosa deriva questo <em>deficit<\/em>? Dall\u2019enorme caduta della produzione in tutta l\u2019Europa ed anche nei Paesi orientali, per quel che si riferisce al riso, dalla pratica assenza dei Paesi dell\u2019Europa sud-orientale; noi importavamo quantitativi cospicui dal Bacino danubiano, dal quale ancora oggi non ci sono favorevoli prospettive, perch\u00e9 le prime avvisaglie le abbiamo avute adesso, ma per quantit\u00e0 modeste. Quindi, questo enorme <em>deficit<\/em> \u00e8 praticamente incolmabile, anche perch\u00e9 alle conferenze di Parigi e di Ginevra si sono presentati alcuni popoli, come gli indiani e i cinesi, popoli che hanno necessit\u00e0 veramente straordinarie.<\/p><p>Ed allora il problema nostro qual \u00e8? Quello di fare valere, attraverso i contatti diretti, assillanti e continui al Comitato di emergenza, attraverso un\u2019azione che \u00e8 condotta con grande energia dalla nostra delegazione tecnica a Washington e dal nostro ambasciatore Tarchiani, di fare valere le nostre richieste per avere assegnazioni adeguate al nostro fabbisogno. Abbiamo contratto queste nostre richieste, scendendo da 34 a 29 milioni; ed ora, poich\u00e9 marciamo ancora con razione ridotta, le richieste stesse sono scese a 27 milioni; e su questa base in questo momento ci stiamo battendo.<\/p><p>Per\u00f2, finora, su questo quantitativo di assegnazioni assicurate non abbiamo avuto che 7 milioni e 750.000 quintali tra le assegnazioni dirette del Nord America e gli acquisti che si vanno facendo nelle poche zone dove ci sono le disponibilit\u00e0.<\/p><p>Certo, tutte le possibilit\u00e0 future di un miglioramento essenziale della situazione alimentare dipendono in sostanza dalla possibilit\u00e0 di coprire questo <em>deficit.<\/em> Tutte le nostre attivit\u00e0 sono ora rivolte verso questo obbiettivo, perch\u00e9 se le assegnazioni che ci sono state fatte dal Comitato internazionale di emergenza dovessero rimanere nelle 115.000 tonnellate mensili attuali, indubbiamente noi ci troveremmo di fronte a ben gravi difficolt\u00e0 per il prossimo avvenire. Questo \u00e8 bene dirlo, perch\u00e9 non \u00e8 possibile, non \u00e8 assolutamente possibile, per quanto si possa spingere (come stanno spingendo generosamente alcuni uomini che operano nell\u2019interno del Paese), le operazioni dell\u2019ammasso fino al massimo del reperimento (con quel controllo fatto azienda per azienda, attraverso un\u2019azione che \u00e8 straordinariamente mal vista, in condizioni veramente penose, condotta con decisione da detti uomini che sono da considerarsi assai benemeriti), non \u00e8 possibile, dicevo, mai colmare questo enorme <em>deficit <\/em>qualunque possa essere il gettito delle risorse nazionali. Per questo io chiedo da questa tribuna, ai molti sollecitatori che vengono da pi\u00f9 parti d\u2019Italia a chiedere assegnazioni di cereali: non ci mettano in croce. Purtroppo non \u00e8 possibile fare dei miglioramenti, perch\u00e9 nella precaria situazione in cui siamo \u00e8 nostro dovere difendere le scorte con tutti i mezzi e con ogni energia. Io ho dovuto anche giorni fa, in una riunione, oppormi ad un\u2019altra richiesta che viene ripetutamente avanzata ed affacciata: anche questa \u00e8 una delle tante proposte che sembrano allettanti. Ci si chiede di abbandonare la posizione dell\u2019ammasso e di consentire delle forme di ammasso a carattere cosiddetto integrativo contro un miglioramento di prezzo.<\/p><p>Ci si chiede la libert\u00e0, da parte dei pastificatori ed anche da parte dei panificatori, di andare in campagna e di prendersi il grano. Signori, anche su questo punto la nostra resistenza deve esser mantenuta al cento per cento, perch\u00e9 risulterebbero gravemente compromesse le operazioni dell\u2019ammasso che sono in corso: infatti, evidentemente, nessuno pi\u00f9 porterebbe il grano all\u2019ammasso se sapesse che ha legalizzata la possibilit\u00e0 di cederlo in altre condizioni di mercato. Il rimedio diventerebbe peggiore del male, perch\u00e9, evidentemente, coloro che dispongono ai grano non \u00e8 che di fronte alla libert\u00e0 lo farebbero affluire immediatamente sul mercato. Certo in un primo tempo potr\u00e0 anche esserci un certo afflusso, ma poi, in un secondo tempo, il giuoco dell\u2019accaparramento diventer\u00e0 indubbiamente pi\u00f9 forte, per cui le difficolt\u00e0 diventeranno ancora pi\u00f9 gravi. Non solo, ma noi andremo soprattutto anche a peggiorare la situazione relativamente tranquilla delle zone cerealicole. Quando avvenisse lo sblocco, fatalmente anche queste regioni si vedrebbero rapidamente spogliate delle ultime riserve, e noi creeremmo anche in queste una situazione di disagio, mentre oggi c\u2019\u00e8 una situazione relativamente attenuata per gli scambi diretti tra produttori e consumatori. Infine, noi svaluteremmo in pieno l\u2019azione che stiamo facendo e la comprometteremmo rispetto agli organi internazionali, perch\u00e9 a Parigi tutti i rappresentanti di tutte le nazioni furono concordi nel ritenere che le nazioni importatrici dovessero fare il massimo sforzo nell\u2019azione di reperimento, perch\u00e9 soltanto da questo sforzo si doveva acquistare il pieno diritto ad avere un\u2019equa assegnazione sulle possibilit\u00e0 mondiali.<\/p><p>Tali le ragioni per cui abbiamo respinto le richieste che ogni giorno ci vengono fatte per queste concessioni. Devo dire che la posizione dei cereali io la considero quasi l\u2019ultima trincea della resistenza, ch\u00e9 ove venisse infranta non c\u2019\u00e8 dubbio che noi precipiteremmo rapidamente nel caos. Dobbiamo quindi ci\u00f2 evitare con ogni energia.<\/p><p>Veniamo agli altri settori alimentari: olii e grassi alimentari. In questo settore si profila un notevole miglioramento, soprattutto per la produzione olearia che si prospetta quest\u2019anno, sotto ogni riguardo, veramente favorevole. Le notizie che abbiamo sono sostanzialmente buone. La direttiva \u00e8 quella di procedere all\u2019ammasso per contingente ed abbiamo gi\u00e0 stabilito che, dal 1\u00b0 di novembre la razione, per le categorie meno abbienti, sar\u00e0 portata da duecento a trecento grammi. Questo in vista dell\u2019afflusso all\u2019ammasso ed in vista anche di possibili importazioni, che saranno soprattutto assicurate dal prossimo trattato con l\u2019Argentina, del quale parler\u00e0 il Ministro competente.<\/p><p>Zucchero. Lo zucchero \u00e8 un altro genere controllato al cento per cento. Purtroppo, anche qui, le avversit\u00e0 stagionali sono state veramente del tutto sfavorevoli, per cui ancora oggi \u00e8 incerto l\u2019esito della produzione. Si parlava, fino alla met\u00e0 di agosto, di una disponibilit\u00e0 di due milioni e mezzo, anzi due milioni e settecentomila; poi, la cifra \u00e8 scesa a due milioni e mezzo e attualmente siamo verso i due milioni e trecentomila. Il Consiglio dei Ministri, nel mese di agosto, in vista delle maggiori possibilit\u00e0 che erano offerte, e in vista della necessit\u00e0 di venire incontro decisamente ad alcune categorie, specialmente ai ragazzi e ai vecchi, decise un aumento delle razioni: portando la razione per i ragazzi fino ai nove anni da 300 a 500 grammi, per quelli fino a 18 anni a 400 grammi e per i vecchi oltre i 65 anni fino a 400 grammi. Ora, con questo abbiamo indubbiamente sacrificato l\u2019industria, specialmente l\u2019industria delle marmellate che per noi ha uno straordinario interesse. Per\u00f2 anche questo lo si \u00e8 fatto a ragion veduta, perch\u00e9 fortunatamente sul mercato mondiale, la produzione ha pressoch\u00e9 raggiunto le esigenze del consumo, per cui le prospettive di importazione di zucchero sono favorevoli. E si spera, pertanto, che l\u2019industria si possa approvvigionare e sia in grado di integrare eventuali nostre deficienze anche per la razione alimentare.<\/p><p>Latte alimentare: anche questo settore \u00e8 straordinariamente delicato. Le nostre cure sono per assicurare l\u2019approvvigionamento di detto prodotto essenziale specialmente per alcune categorie della popolazione.<\/p><p>Le operazioni di reperimento sono secondo il sistema a contingente, sistema che ha i suoi vantaggi e che ha per\u00f2 anche le sue deficienze. Comunque il nostro criterio attuale \u00e8 di perfezionare il sistema in modo da assicurare l\u2019afflusso con l\u2019obbligo diretto ai produttori di consegna, in modo da ottenere quei quantitativi che sono necessari nel quadro del piano di distribuzione, secondo le esigenze delle varie citt\u00e0 e soprattutto delle grandi citt\u00e0.<\/p><p>Certo che nel settore caseario, che pur former\u00e0 oggetto da parte mia di un rilievo in relazione a quanto \u00e8 stato detto ieri dall\u2019onorevole Nenni, devo segnalare un fenomeno che si \u00e8 verificato, cio\u00e8 quello del frazionamento della produzione casearia, della polverizzazione: la grande industria ha ceduto in parte le sue armi in confronto alle resistenze offerte dalle categorie interessate, le quali pi\u00f9 o meno si sono attrezzate a produrre burro e formaggio, probabilmente in relazione alla possibilit\u00e0 di sfuggire meglio la disciplina. Con la disciplina del latte \u00e8 legata anche la disciplina del burro, che dovr\u00e0 assicurare un quantitativo di 150 mila quintali al razionamento dei grassi alimentari.<\/p><p>Altri prodotti: \u00e8 noto come la vasta gamma dei prodotti freschi e conservati sia prevalentemente ormai lasciata al libero mercato. Una posizione di discreta efficienza \u00e8 stata raggiunta dal patrimonio zootecnico su cui dir\u00e0 probabilmente il Ministro dell\u2019Agricoltura. A me basta rilevare come in sostanza ci si vada avvicinando alle posizioni dell\u2019anteguerra. Cos\u00ec per gli ortofrutticoli che hanno raggiunto e superato molte delle posizioni anteguerra. Settore anche questo indubbiamente di grande interesse, di grandissimo interesse, in quanto ha giovato enormemente agli effetti del temperamento della situazione alimentare. Noi eravamo fortemente esportatori di ortaggi o frutta.<\/p><p>Io non sto qui a tediare l\u2019Assemblea con le moltissime cifre di cui dispongo, ma posso assicurare che i quantitativi che vengono ora consumati salgono a cifre notevolissime: cos\u00ec, per gli ortaggi, mentre nell\u2019anteguerra si esportavano due milioni seicentomila quintali, oggi se ne esportano appena seicentottantamila, mentre l\u2019aumento della produzione \u00e8 stato di circa il 10 per cento.<\/p><p>Cos\u00ec pure dicasi per la frutta fresca: noi esportavamo cinque milioni di quintali, mentre oggi l\u2019esportazione \u00e8 ridotta a due milioni di quintali. Quindi sono tutti prodotti che circolano nel consum\u00f2 interno. (<em>Interruzione a sinistra<\/em>)<em>.<\/em> Ora, il consumo interno di questi prodotti \u00e8 arrivato al massimo, risultando aumentato dal 15 al 20 per cento. Fortunata possibilit\u00e0 in questo nostro Paese, che ha potuto reggere nei momenti pi\u00f9 gravi merc\u00e9 il consumo di questi prodotti; fortunata possibilit\u00e0, anche perch\u00e9 rappresentano ancora la nostra gran speranza per l\u2019avvenire.<\/p><p>Scambi con l\u2019estero. Di questo parler\u00e0 il Ministro competente; a me basti ricordare che, a parte il problema del grano, i nostri sforzi sono rivolti ad assicurare il massimo dei prodotti all\u2019importazione.<\/p><p>\u00c8 inutile che io ricordi cosa \u00e8 stata l\u2019U.N.R.R.A., il mirabile concorso di questa istituzione, che ha indubbiamente giovato a sollevare le sorti della nostra alimentazione, oltre che quelle della nostra economia. Oggi all\u2019U.N.R.R.A. si \u00e8 sostituita l\u2019A.U.S.A., altro organismo che ci sostiene: le possibilit\u00e0 per\u00f2 sono notevolmente diminuite.<\/p><p>Tuttavia, il movimento delle importazioni, specialmente per alcuni prodotti, presenta delle prospettive relativamente favorevoli. Per il merluzzo e il baccal\u00e0 si profila la possibilit\u00e0 di importazione di 500 mila quintali, in confronto ai 600 mila quintali dell\u2019anteguerra.<\/p><p>Anche per la carne congelata, sia per le iniziative in corso \u2013 secondo le possibilit\u00e0 offerte dai provvedimenti recenti del Ministro Merzagora \u2013 sia per il trattato argentino, noi calcoliamo di poter meglio integrare le nostre risorse, che potrebbero arrivare fino a 140 mila quintali.<\/p><p>Per tali prodotti esiste una notevole difficolt\u00e0 di manovra. Certo, noi operiamo la distribuzione con criteri sufficientemente perequativi, con criteri cio\u00e8 che cercano di andare incontro alle situazioni di maggiore sofferenza.<\/p><p>Ho tolto di mezzo le singole assegnazioni, le assegnazioni dirette, straordinariamente pericolose, perch\u00e9 dal centro noi non possiamo identificare nei singoli richiedenti se sono quelli che hanno pi\u00f9 o meno diritto. Nel gioco perequativo noi non possiamo distribuire altro che in rapporto a quelle che sono le esigenze fondamentali delle singole province. Solo in provincia gli organi locali, sotto il controllo locale, sono in condizioni di poter stabilire la perequazione tra le varie categorie della popolazione, distribuendo soprattutto con il criterio della omogeneit\u00e0 della categoria che deve essere beneficiata. Naturalmente, rimane al centro soltanto la distribuzione ad eventuali grandi organismi a carattere nazionale.<\/p><p>A proposito di queste zone o categorie di maggior sofferenza, consentitemi di fare qualche precisazione. Prima di tutto, esiste una differenza enorme fra le zone cerealicole e quelle non cerealicole, dato che il problema pane \u00e8 quello essenziale, come abbiamo visto.<\/p><p>Sono in condizioni di maggior sofferenza evidentemente quelle zone dove manca la produzione di cereali; sono in condizioni di maggior sofferenza tutte quelle zone dove esiste un minor potere d\u2019acquisto; sono in condizioni di maggior sofferenza tutte quelle categorie e tutti quegli individui che dispongono di un minor potere d\u2019acquisto rispetto alla composizione familiare.<\/p><p>Sono in condizioni di maggior sofferenza tutte le valli alpine ed appenniniche, verso le quali si rivolge tutta la nostra simpatia, per quanto sia estremamente difficile provvedere e colmare i loro bisogni. Sono in condizioni di difficolt\u00e0 i grandi centri fra i quali vi sono distinzioni enormi da fare: fra i centri, cio\u00e8, dove, con i grandi complessi industriali, ci sono possibilit\u00e0 di acquisto che mettono in istato di difesa i centri stessi e gli altri che non dispongono che di mezzi limitati, come certe citt\u00e0 del Mezzogiorno.<\/p><p>Noi conosciamo sostanzialmente queste condizioni di fatto, ed \u00e8 naturale che le nostre preoccupazioni convergano in modo preminente verso la sorte dei meno abbienti. Quando diciamo meno abbienti, vogliamo soprattutto riferirci ai minorati, ai mutilati, ai disoccupati, ai pensionati, agli operai, e agli impiegati statali e parastatali le cui condizioni assumono aspetti di singolare gravit\u00e0, in relazione naturalmente ai rispettivi carichi di famiglia.<\/p><p>Lo stato di difficolt\u00e0 dei tempi normali per costoro si esaspera, come fu gi\u00e0 accennato, nel continuo e triste peggiorare della situazione dei prezzi.<\/p><p>MANCINI. Alle provincie e alle regioni meno abbienti di cereali bisogna pensare.<\/p><p>RONCHI, <em>Alto Commissario per l\u2019alimentazione.<\/em> Vengo anche a quelle. Come si superano queste difficolt\u00e0? Vediamolo obiettivamente e serenamente. E qui vengo alle due tesi sostenute o affacciate ieri dall\u2019onorevole Nenni, che pure costituiscono oggetto delle nostre preoccupazioni: libert\u00e0 o vincolo totale? Ci sarebbe veramente anche una terza tesi, che \u00e8 quella sostanzialmente che trionfa, ed \u00e8 la via di mezzo. \u00c8 evidente infatti che chi parla di libert\u00e0 si riferisce all\u2019assurdo; nessuno di noi, in questo periodo, ha pensato di poter puntare sulla libert\u00e0, perch\u00e9 evidentemente \u00e8 impossibile arrivare alla libera concorrenza in condizioni di tanta carenza di disponibilit\u00e0 di generi alimentari; non esiste concorrenza, quando da una parte c\u2019\u00e8 un detentore che detiene le merci e ne dispone come crede, mentre dall\u2019altra parte c\u2019\u00e8 la pressione continua ed assillante del consumatore che non ha facolt\u00e0 di scelta. Evidentemente, se noi accordassimo la libert\u00e0 completa, daremmo un privilegio pieno, completo, a tutti coloro che dispongono di questi mezzi, di questi prodotti alimentari.<\/p><p>D\u2019altra parte, e lo hanno provato anche di recente alcune nazioni (basta pensare alla Francia, che diede piena libert\u00e0 al pane, e poi venne rapidamente di nuovo al tesseramento), in periodi di libert\u00e0 completa, i fenomeni dell\u2019accaparramento assumerebbero proporzioni gravissime e metterebbero praticamente il Paese in condizioni di estrema, insuperabile difficolt\u00e0. Questo io vi posso dire, anche per l\u2019esperienza personale di un mio viaggio in Brasile (nel paese delle libert\u00e0, in un paese di grande prosperit\u00e0 economica), dove rimanemmo alcuni giorni senza pane nella grande citt\u00e0 di San Paolo. Quindi, quella della libert\u00e0 completa \u00e8 una tesi inammissibile, specialmente per i prodotti di massa.<\/p><p>E in fondo anche i liberisti pi\u00f9 convinti, pi\u00f9 o meno riconoscono la necessit\u00e0 di alcune discipline.<\/p><p>Allettante, come fu prospettata ieri dall\u2019onorevole Nenni, \u00e8 anche la tesi vincolistica. Io passo per un vincolista, e non posso non essere sostanzialmente un vincolista, perch\u00e9 so perfettamente come un prodotto, se pu\u00f2 essere veramente controllato in tutte le sue fasi, pu\u00f2 venire convogliato al consumo ad un determinato prezzo; e si pu\u00f2 procedere ad una perequazione del consumo soltanto se c\u2019\u00e8 questo controllo dalla produzione al consumo stesso.<\/p><p>Per\u00f2, anche qui non bisogna farsi illusioni. Il blocco totale peggiorerebbe la situazione. Ove dovessimo arrivare al totale vincolo, al blocco totale dei prodotti, noi peggioreremmo anzich\u00e9 migliorare la nostra situazione alimentare. E perch\u00e9? \u00c8 facile rispondere quando noi esaminiamo serenamente ed obiettivamente quelle che sono le condizioni generali del nostro Paese: una produzione straordinariamente frazionata, con prodotti solo in parte di grande massa, mentre abbiamo una vasta gamma di prodotti che affluiscono al mercato anche in quantitativi relativamente considerevoli, ma che effluiscono soprattutto verso determinate zone di consumo, non si distribuiscono, cio\u00e8, totalmente su tutta la massa della popolazione. E ci\u00f2 sia per le abitudini, che stanno un po\u2019 in relazione all\u2019ambiente, sia per le straordinariamente diverse condizioni del tenore di vita tra le varie regioni. Quindi \u00e8 evidente che \u00e8 estremamente difficile ridurre tutti sullo stesso piano distributivo, perch\u00e9 \u00e8 gi\u00e0 di per se stesso difficile, badate, il problema del pane. Noi sappiamo che il razionamento del pane \u00e8 quello che ha creato in sostanza (a parte il fatto che \u00e8 stato imposto dalla necessit\u00e0) le maggiori difficolt\u00e0 dei nostro sistema alimentare, perch\u00e9 le condizioni sono profondamente diverse da zona a zona, sono profondamente diverse da individuo a individuo, da famiglia a famiglia. Ci sono famiglie a cui la attuale razione \u00e8 sufficiente, ci sono invece famiglie che si trovano in enormi difficolt\u00e0, soprattutto dove ci sono ragazzi di 10, 12, 15 anni, che hanno bisogno di pane.<\/p><p>TONELLO. Ha visto il prezzo delle carni? Lo danno ai maiali il frumento!<\/p><p>RONCHI, <em>Alto Commissario per l\u2019alimentazione.<\/em> Parleremo anche delle carni.<\/p><p>Ora, \u00e8 estremamente difficile perequare queste situazioni, fra le zone dove si mangia carne e dove non si mangia carne, fra le zone dove si consuma molto latte e dove non si consuma, fra le zone dove si consuma molto pesce e dove non se ne consuma.<\/p><p>Ma a queste difficolt\u00e0 si aggiungono quelle del reperimento, perch\u00e9, quando la produzione \u00e8 estremamente frazionata fra migliaia e migliaia di produttori, nelle condizioni particolari in cui si trova il nostro Paese, \u00e8 estremamente difficile provvedere ad un\u2019azione di reperimento per una gran massa di prodotti, mentre \u00e8 gi\u00e0 difficile per l\u2019olio e per il grano. E vediamo che queste difficolt\u00e0 si moltiplicano quando andiamo alla carne e agli altri innumerevoli prodotti, da quelli caseari ai fichi secchi e alle castagne.<\/p><p>In tempi fascisti tentarono di fare questo blocco totale, ma ormai, dagli elementi acquisiti dall\u2019esperienza di quello che avvenne gi\u00e0 allora \u2013 quando la gente portava, pi\u00f9 o meno, per le molte costrizioni, ma portava sempre in quantitativi estremamente modesti \u2013 si \u00e8 visto che questi vincoli dettero praticamente un frutto molto, ma molto, ridotto. Ma quello che devo mettere in rilievo dinanzi all\u2019Assemblea \u00e8 come questi blocchi parziali \u2013 che porterebbero innanzitutto come risultato un modesto quantitativo disponibile per la distribuzione \u2013 apporterebbero anche ad un minimo quoziente di distribuzione, ad un minimo quantitativo; e lo posso comprovare, con elementi che ho in mano, proprio per la carne.<\/p><p>Tenete presente innanzitutto che da calcoli fatti \u2013 e del resto dalle stesse proposte che erano state fatte dalla C.G.I.L., la quale mi proponeva praticamente di mettere il blocco sul 50 per cento del bestiame \u2013 tenuto conto delle enormi difficolt\u00e0 di imporre questa disciplina, che significa andare presso le stalle e portar via gli animali ai contadini, e soprattutto con le difficolt\u00e0 di una organizzazione che sempre si mostr\u00f2 difettosa, un simile progetto \u00e8 estremamente difficile tradurre in pratica.<\/p><p>Ma, a parte tutto, penso che in Italia noi \u2013 vincolando il 50 per cento delle disponibilit\u00e0 \u2013 riusciremmo s\u00ec e no ad ottenere un 50 per cento di reperimenti; ragion per cui, dalle disponibilit\u00e0 attuali che, come \u00e8 noto, superano i tre milioni di quintali di carne, s\u00ec e no potremmo arrivare ad un milione di quintali. Per cui, come quoziente di distribuzione (perch\u00e9 pi\u00f9 grave diventa il fenomeno distributivo su tutta la massa della popolazione), arriveremmo a dare s\u00ec e no 50 grammi alla settimana.<\/p><p>Ora, se pensate che il consumo attuale, per esempio, di Milano, \u00e8 di 19 chilogrammi all\u2019anno per persona, cio\u00e8 370 grammi alla settimana, allora \u00e8 evidente che se noi adottassimo una disciplina di questo genere, mentre non porteremmo certo giovamento nelle varie regioni dove andremmo a distribuire detti modesti quozienti, metteremmo una grande citt\u00e0 industriale come Milano ed una grande massa di cittadini in una condizione di straordinaria difficolt\u00e0.<\/p><p>Quindi rimettere in piedi una organizzazione di questo genere sarebbe un assurdo.<\/p><p>Veniamo alle castagne ed ai fichi secchi, due prodotti che nel nostro Paese acquistano una importanza rilevante. Questi prodotti si distribuiscono regolarmente quando camminano per le innumerevoli strade del commercio libero arrivando a saturare il fabbisogno degli abituali consumatori. Orbene, io ho calcolato che se dovessimo fare una distribuzione di castagne a tutti, potremmo darne solo cento grammi al mese, tenuto conto di quel che si potrebbe reperire; n\u00e9 si potrebbero fare distinzioni pratiche, perch\u00e9 quando andiamo a distribuire, non possiamo identificare i normali consumatori n\u00e9 fare particolari distinzioni. Mentre ingenti quantitativi, anzi la massa della produzione resterebbe praticamente paralizzata, occultata presso i produttori e gli accaparratori, affluendo a consumo solo per le vie del mercato nero a prezzi elevatissimi. D\u2019altra parte io devo ricordare un esempio classico, anzi devo ricordare due momenti del passato. Come ricorderanno alcuni autorevoli membri dell\u2019Assemblea che parteciparono alle giornate della liberazione di Milano, allora i decreti del C.L.N.A.I. stabilirono, in conformit\u00e0 agli accordi presi in periodo clandestino, la conservazione di tutte le discipline alimentari.<\/p><p>Il secondo fatto saliente da ricordare \u00e8 quello di Milano, organizzata in tempo fascista dai repubblichini e dai tedeschi, con una distribuzione fondata prevalentemente sulle mense popolari. Chi arrivava allora a Milano trovava aboliti i liberi ristoratori, abolito il libero commercio e tutti affluivano alle mense cosiddette del popolo. Ed allora io ricordo che con quelle mense non si poteva vivere. Le avevano create per eccesso di vincolismo: avevano messo una cos\u00ec grande citt\u00e0 in condizione di estrema ed assoluta sofferenza, per cui chi non trovava modo di collocarsi presso qualche famiglia, era in condizioni di non potersi praticamente sostenere, non solo, ma tale rigorosit\u00e0 non migliorava le condizioni generali della popolazione, perch\u00e9 le singole famiglie erano in condizioni di estrema precariet\u00e0 per i loro rifornimenti.<\/p><p>D\u2019altra parte, l\u2019abolizione delle discipline non \u00e8 stata poi praticamente decretata dai vari Governi che si sono succeduti. Si \u00e8 manifestata una situazione di insofferenza generale, che era dei produttori, che era degli industriali, che era dei commercianti, ma che era anche dei consumatori, i quali premevano perch\u00e9 si sciogliessero gli eccessivi legami che praticamente rendevano la vita insopportabile a vasti strati della popolazione.<\/p><p>Quindi, ecco perch\u00e9 non si pu\u00f2 andare verso queste estreme conseguenze, mentre invece, come ho precedentemente detto, bisogna conservare le discipline dei prodotti di massa: cereali, zucchero e, entro certi limiti, anche olio, grassi, ecc.<\/p><p>Assicurare il pane, la minestra, il condimento, il latte, venire incontro a particolari categorie attraverso i generi di importazione. Certo, cos\u00ec noi assicuriamo oggi solo un quantitativo modesto.<\/p><p>\u00c8 stato sempre detto che la tessera non \u00e8 sufficiente: l\u2019importante \u00e8 che la tessera rappresenti una quota parte stabile, sicura, tranquilla al 50-60 per cento (cos\u00ec secondo i nostri calcoli) della razione calorica media. I confronti con altre Nazioni che sono vincolate pi\u00f9 di noi non reggono. Si tenga presente che le risorse degli altri paesi sono superiori alle nostre, per cui sono in grado \u2013 sia per i sistemi alimentari pi\u00f9 uniformi, sia per la massa di manovra veramente pi\u00f9 ingente di produzione od importazioni \u2013 di assicurare razioni molto pi\u00f9 elevate delle nostre.<\/p><p>Dall\u2019insufficienza della razione \u00e8 sorto il problema del sistema differenziato. In linea di principio, nessuno credo si opponga a tale sistema; perch\u00e9 \u00e8 evidente come tutti non possiamo non essere preoccupati del problema di venire incontro a quelle che sono le maggiori sofferenze: il problema pi\u00f9 grave e pi\u00f9 delicato.<\/p><p>Io l\u2019ho sposato, il sistema del tesseramento differenziato, del resto gi\u00e0 applicato in parte e non da ora, a sostegno di alcune categorie. Basti pensare agli innumerevoli quantitativi di generi alimentari che vanno a favore delle mense operaie, delle varie istituzioni, di tutti quegli organismi che sono stati creati per l\u2019assistenza dei meno abbienti. Per\u00f2, il problema grave del tesseramento differenziato, come fu studiato \u2013 e fu certamente, a mio avviso, una notevole iniziativa del passato Governo \u2013 e come fu attuato, non ha dato i risultati che il Governo si aspettava.<\/p><p>Ha rappresentato uno sforzo considerevole per venire incontro ai meno abbienti, ma la verit\u00e0 \u00e8 che nel momento in cui si \u00e8 passati all\u2019applicazione, tutte le categorie hanno premuto per entrare in quella categoria \u00abA\u00bb che doveva essere riservata veramente alle categorie pi\u00f9 sofferenti. Da questo \u00e8 venuto praticamente un insuccesso del sistema; e le cifre sui risultati provvisori del censimento che furono gi\u00e0 esposte, ma che amo qui ripetere in Assemblea, sono in proposito molto chiare.<\/p><p><em>Categoria A.<\/em> Sono 27.983.133 non produttori, cio\u00e8 quelli da tesserare o tesserati. Anche in questa categoria ci sono 6.020.183 di produttori. Nel totale sono circa 34 milioni della categoria \u00abA\u00bb.<\/p><p>Sapete che la categoria \u00abA\u00bb \u00e8 costituita dalle categorie che hanno un reddito al di sotto delle 30 mila, e comunque comprende tutte le categorie operaie.<\/p><p><em>Categoria B.<\/em> Produttori: 3.725.821; non produttori: 3.483.480.<\/p><p>In sostanza, 3.483.480 tesserati.<\/p><p><em>Categoria C.<\/em> Produttori 3.459.984; non produttori: 2.090.962.<\/p><p>In sostanza n. 2.090.962 tesserati.<\/p><p>In sostanza sono 33 milioni e 561 tesserati, di cui quasi 28 milioni appartenenti alla categoria <em>A<\/em> e 2 milioni o poco pi\u00f9 alla categoria <em>C.<\/em> Ma le stesse proposte, venute da tutte le parti, e l\u2019esame dei ricorsi, che si sta facendo, porteranno uno spostamento ulteriore dalla categoria <em>C<\/em> verso la <em>A<\/em>; per cui avremo probabilmente un allargamento della categoria dei cos\u00ec detti meno abbienti.<\/p><p>Ed allora questi inconvenienti ci metteranno in estrema difficolt\u00e0, nel non poter fare un\u2019efficace applicazione pratica. Peraltro, non \u00e8 stata scartata la possibilit\u00e0 applicativa, perch\u00e9, come ho gi\u00e0 accennato, per l\u2019olio si far\u00e0 un aumento della razione di 100 grammi a favore della categoria <em>A.<\/em> \u00c8 possibile farlo per l\u2019olio, perch\u00e9, oltre ai quantitativi che riusciremo ad ammassare, resteranno in circolazione quantitativi ingenti.<\/p><p>Per i cereali il problema \u00e8 estremamente grave e difficile.<\/p><p>\u00c8 stato proposto dalla Confederazione generale del lavoro di ridurre la razione alla categoria <em>C<\/em> di 100 grammi. \u00c8 esclusa la possibilit\u00e0 di togliere il pane e la pasta a questa categoria; alla quale, del resto, appartengono innumerevoli famiglie, le quali, per avere un reddito di 50 mila lire, non si trovano in condizioni felicissime, specialmente se hanno un forte carico di famiglia. D\u2019altra parte, non possiamo logicamente legalizzare il mercato nero. Il pane \u00e8 necessario a tutti, anche alle famiglie pi\u00f9 abbienti.<\/p><p>Ma andiamo ai calcoli. Un giornale di stamane dice che noi giochiamo sulle cifre. Facile dimostrare il contrario. Riducendo di 100 grammi la razione ai due milioni di consumatori della categoria <em>C<\/em>, otteniamo un\u2019economia mensile di 61 mila quintali, i quali, ripartiti su 27 milioni di consumatori della categoria <em>A \u2013 <\/em>destinati forse a diventare 30 milioni \u2013 porterebbero ad un aumento di appena grammi 7,6 a persona. Di fronte a questo insensibile vantaggio, vale la pena di affrontare il tesseramento differenziato che creerebbe una condizione di particolare disagio a molte famiglie?<\/p><p>Ma c\u2019\u00e8 un\u2019altra considerazione di ordine generale.<\/p><p>Nelle nostre discussioni quotidiane presso il Comitato di emergenza internazionale, dove i nostri rappresentanti si logorano, la discussione sulla razione \u00e8 continua. Vorremmo puntare verso la normalizzazione della razione, che dovrebbe essere di 235 grammi di pane giornalieri e 2 chilogrammi di generi da minestra mensili.<\/p><p>Si discute all\u2019estero di questa opportunit\u00e0; ma pensate se possono acconsentire ad un ulteriore aumento, quando rappresentanti del Comitato di emergenza sono venuti nei miei uffici a domandare qual \u00e8 l\u2019effetto, qual \u00e8 l\u2019economia che otterremo attraverso l\u2019applicazione del sistema differenziato! Niente di meno consideravano la possibilit\u00e0 che questa economia, derivante dalla riduzione delle razioni alla categoria <em>C<\/em>, andasse a scomputo delle assegnazioni internazionali! Evidentemente noi possiamo trovare la maniera di ripartire meglio tra di noi, ma non dobbiamo presentarci comunque di fronte a questi consessi, dove si ragiona in condizioni di assoluta freddezza, a fare delle economie che ridurrebbero la massa delle possibilit\u00e0 alimentari nell\u2019interesse del Paese.<\/p><p>Ora, certo per il prossimo anno, si andr\u00e0 verso il contingentamento anche per i cereali, di cui vi parler\u00e0 il Ministro dell\u2019agricoltura, e mi auguro che molta parte di detto problema potr\u00e0 trovare allora la sua soluzione. Certo \u00e8 che io penso che non si debba abbandonare il sistema: ho trovato sempre favorevoli anche tutti gli altri membri del Governo. Non lo si deve abbandonare, bens\u00ec \u2013 come ho accennato \u2013 revisionarlo. Il problema non \u00e8 facile, ma io ho gi\u00e0 emanato disposizioni per cercare di venire incontro alle vere sofferenze che sono quelle dei minorati, invalidi, disoccupati permanenti, degli impiegati ed operai degli enti statali e parastatali, e di tutti coloro i quali, pur giovandosi del sistema della scala mobile, si trovano, con un forte carico di famiglia, sottoposti alle conseguenze del carovita. Tali disposizioni tendono anche a fare ulteriori discriminazioni nella stessa categoria <em>A<\/em>, perch\u00e9 a favore di dette categorie minorate si possano meglio concentrare i mezzi che possiamo avere eventualmente disponibili. Del resto, basti ricordare tutta l\u2019assistenza fatta a molte di queste categorie, con il potenziamento dei pacchi A.V.I.S.S., con lo sviluppo dei ristoranti popolari ed altri mezzi, che hanno giovato ad alleggerire la loro situazione. Ci si accusa di eccesso di liberismo: mi si consenta di dire che per la parte alimentare questo non \u00e8 avvenuto, ma sono state mantenute invece tutte le discipline cos\u00ec come erano e si \u00e8 rafforzata adesso quella del settore del latte alimentare. Fu soltanto ridotto al 35 per cento il coefficiente a carico delle merci di importazione, e ci\u00f2 per due evidenti ragioni: primo, per facilitare l\u2019afflusso dai mercati esteri; in secondo luogo, anche, perch\u00e9 i gravami dei prezzi assunti da dette merci erano tali che il vincolo totale rappresentava di per se stesso un\u2019enorme difficolt\u00e0 di collocamento, mentre il vincolo parziale a prezzi relativamente equi permette veramente di utilizzare queste merci a favore di quelle categorie che meritano di essere assistite.<\/p><p>Il problema dei prezzi. Questo dei prezzi \u00e8 certo un problema di carattere essenziale: l\u2019onorevole Nenni lo ha accennato ieri ed io ho qui dei diagrammi dimostrativi sull\u2019andamento del fenomeno, che terr\u00f2 ben volentieri a disposizione dei membri dell\u2019Assemblea che vorranno prenderne visione. Mi riferisco ora a quei generi a cui ha accennato l\u2019onorevole Nenni. Certo si \u00e8 avuto un notevole aumento dei prezzi del grano in borsa nera. Tale fenomeno \u00e8 una dimostrazione chiara e netta dell\u2019effetto della disciplina stringente degli uffici che si occupano del reperimento dei cereali, ed \u00e8 anche l\u2019effetto della scarsissima produzione che ha privato gli stessi produttori di quei quantitativi tanto spesso oggetto di scambio diretto con i consumatori. Comunque, sta di fatto che esiste in circolazione una massa straordinariamente ridotta di grano. Queste le cause del rialzo; in ogni modo si tratta di un genere totalmente vincolato.<\/p><p>Bestiame da macello. Anche questo ha subito fortissimi aumenti, ma l\u2019apice dell\u2019aumento \u00e8 stato raggiunto in maggio; successivamente abbiamo avuto una relativa stabilit\u00e0. Quindi, non \u00e8 vero che con questo Governo vi sia stato un sensibile peggioramento della situazione. Certo la carne \u00e8 carissima (lo sappiamo tutti), per\u00f2 in questi ultimi mesi ha segnato una relativa stabilit\u00e0. Nell\u2019industria dei salumi. adesso si \u00e8 verificata una punta per l\u2019effetto dell\u2019aumento sub\u00ecto dai prezzi dei suini. Fenomeno che non mi \u00e8 sfuggito, ma che sta in relazione con l\u2019altro fenomeno, molto delicato: quello della deficienza dei mangimi. Ora, anche per il vincolo che noi poniamo ad una parte della produzione suina, io ho voluto sincerarmi dei costi di produzione ed ho visto che nelle condizioni odierne il prezzo dei suini \u00e8 sostanzialmente parificato al costo di produzione.<\/p><p>CREMASCHI OLINDO. Ci parli della libert\u00e0 di macellazione dei suini da lei consentita in agosto e settembre.<\/p><p>RONCHI, <em>Alto Commissario per l\u2019alimentazione.<\/em> Questa libert\u00e0 \u00e8 stata concessa nel momento della massima depressione nella produzione, che praticamente era controproducente alla nostra disciplina. Abbiamo affrontato il problema ora pi\u00f9 decisamente, attraverso una forma di carattere forfetario che \u00e8 quella che ci garantir\u00e0 quantitativi considerevoli di grassi suini, mentre abbiamo dato la libert\u00e0 agli allevamenti familiari, che interessano una vasta massa di contadini che hanno bisogno di carne di maiale come un mezzo integratore della loro alimentazione. (<em>Applausi al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Comunque, per tutti gli altri prodotti, a cui ha accennato l\u2019onorevole Nenni, trattasi di prodotti, come i fagioli o le uova e il pollame, che furono disciplinati nel tempo fascista e che ebbero come unico risultato di far sparire queste merci completamente dalle grandi citt\u00e0. Quindi, un ritorno a quelle discipline \u00e8 assolutamente impossibile.<\/p><p>Come arrestare allora la corsa dei prezzi, che angoscia noi tutti, e come arginare le correnti speculative che essa alimenta, effetto esse e non causa, come molti erroneamente vorrebbero far apparire, del rialzo dei prezzi? Sono d\u2019avviso che bisogna rafforzare il sistema di controllo degli organi centrali e periferici in un\u2019azione di difesa elastica del consumatore. Per\u00f2, non dobbiamo anche qui farci eccessive illusioni perch\u00e9, come nel caso dei suini, come possiamo noi costringere a consegnare i suini ad un prezzo pi\u00f9 basso di quello che \u00e8 il costo di produzione?<\/p><p><em>Una voce al centro.<\/em> Anche per il grano \u00e8 avvenuto questo.<\/p><p>RONCHI, <em>Alto Commissario per l\u2019alimentazione.<\/em> Il problema del grano verr\u00e0 risolto con un altro sistema. Comunque, la verit\u00e0 \u00e8 che il nostro sistema alimentare \u00e8 prevalentemente appesantito dalla deficienza dei cereali. Se riusciremo a superare questa difficolt\u00e0, non c\u2019\u00e8 dubbio che le condizioni generali saranno migliorate. I recenti provvedimenti fatti per potenziare il sistema di difesa dei prezzi credo che, ove applicati con grande energia, potranno dare certamente i loro frutti perch\u00e9 non \u00e8 vero che il calmiere non serva. Certo il calmiere ribassista, applicato come fu applicato in taluni casi, con drastiche misure di ribasso, ha sempre avuto effetti controproducenti; ma un calmiere che rappresenti un controllo sostanziale della situazione generale del Paese e delle singole zone, non c\u2019\u00e8 dubbio che pu\u00f2 avere il suo effetto, purch\u00e9 non sia regolato da leggi anti-economiche, ma sia intimamente legato con l\u2019andamento economico del Paese. (<em>Commenti a sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>A questo punto devo anche accennare a un altro organo di difesa, molto importante, che \u00e8 in questi giorni ritornato alla ribalta: gli enti di consumo.<\/p><p>Ora, devo ricordare che la prima iniziativa di potenziamento di questi enti risale al 1945, quando io ebbi l\u2019occasione di studiarli insieme all\u2019allora Ministro Mol\u00e8. Furono preparati provvedimenti di importante mole. Forse le intenzioni dei proponenti (nobilissime del resto) e dei sostenitori di quel tempo sono andate anche al di l\u00e0 del possibile, perch\u00e9 nell\u2019applicazione pratica il sistema urt\u00f2 contro difficolt\u00e0 di ordine finanziario che impedirono al Governo di allora di portare a compimento l\u2019iniziativa. Fu ripresa l\u2019anno scorso col noto decreto del settembre, decreto che si dimostr\u00f2 solo in parte insufficiente, perch\u00e9 all\u2019ombra di quel decreto si realizzarono notevoli iniziative. Per\u00f2 gli inconvenienti erano soprattutto di carattere finanziario, per cui gli organismi sorti nelle varie parti d\u2019Italia si trovarono di fronte a notevoli difficolt\u00e0 in quanto la garanzia dello Stato, prevista da quel decreto, era una garanzia insufficiente e quindi gli enti reclamarono un allargamento di queste garanzie agli effetti del loro potenziamento.<\/p><p>Io ho sostenuto \u2013 ed ho trovato una larga comprensione in tutti i Ministri \u2013 la necessit\u00e0 di venire incontro a detti organismi, che ritengo di grande importanza agli effetti di un\u2019azione calmieratrice, purch\u00e9 l\u2019organizzazione sia adeguata, come aggiunger\u00f2 fra poco.<\/p><p>Il decreto che \u00e8 in corso di emanazione provvede ad accordare la garanzia solidale da parte dello Stato, cio\u00e8 quella richiesta dai banchieri.<\/p><p>Gi\u00e0 il precedente decreto aveva consentito ad alcune banche di fare anticipazioni agli enti comunali per miliardi di lire. Evidentemente non \u00e8 un problema semplicemente di finanziamento; \u00e8 un problema anche di sufficienti garanzie.<\/p><p><em>Una voce.<\/em> Di uomini soprattutto.<\/p><p>RONCHI, <em>Alto Commissario per l\u2019alimentazione.<\/em> Ora, consentitemi di chiarire alcuni punti essenziali nei riguardi di questi organismi che sono avversati oggi dalle categorie commerciali, mentre il provvedimento \u00e8 criticato anche dagli stessi rappresentanti degli enti di consumo.<\/p><p>La verit\u00e0 \u00e8 che l\u2019ente di consumo ha una sua funzione particolare e specifica, mentre si vanno allentando gradatamente le bardature statali. Mano a mano che andremo verso una normalit\u00e0 e verso una liberazione da molti vincoli, vi \u00e8 la necessit\u00e0 di creare la difesa capillare del consumatore, che non pu\u00f2 svolgersi altro che nell\u2019ambito del comune organo adatto per assicurare la protezione del consumatore. Per\u00f2 la sua funzione non \u00e8 quella di sostituire il commercio: il commercio ha una sua funzione che \u00e8 praticamente insostituibile; la funzione dell\u2019ente invece \u00e8 quella di moderare, di smorzare le punte speculative, \u00e8 quella di calmierare la produzione dei mercati con l\u2019afflusso di merci che specialmente in momenti di emergenza possono avere una grandissima importanza.<\/p><p>Abbiamo esteso anche la facolt\u00e0 della distribuzione dei generi razionati, perch\u00e9 i generi razionati oggi vengono distribuiti \u2013 da sei anni a questa parte \u2013 attraverso determinate categorie di commercianti, che hanno indubbiamente agito secondo le nostre direttive, ma secondo margini di compenso difficilmente identificabili nella linea di precisa e, comunque, di assoluta equit\u00e0, in quanto \u00e8 estremamente difficile, dove non c\u2019\u00e8 un sistema di concorrenza, stabilire quale \u00e8 l\u2019effettivo peso dei vantaggi da dare alle categorie intermedie. Invece, l\u2019intervento degli enti, che non sostituiranno tutta la vasta gamma dei distributori, ma si metteranno in una condizione di relativa concorrenza, ci permetter\u00e0 di controllare costi e di renderli pi\u00f9 adeguati nell\u2019interesse della distribuzione e del consumo.<\/p><p>Comunque, devo anche dire a questo proposito come questo problema degli enti di consumo sia molto legato ad una necessit\u00e0 assoluta. Ripeto, sono favorevole agli enti di consumo, anzi li ritengo di basilare importanza in questo momento; per\u00f2, prima di tutto, non possono e non devono creare nuove ed inutili attrezzature, n\u00e9 devono pensare di sostituirsi alla rete di distribuzione diretta ai consumatori. La loro funzione deve rimanere prevalentemente grossista e deve associarsi intimamente al vasto movimento cooperativo, da riorganizzarsi su basi serie e, soprattutto, perfette sotto l\u2019aspetto tecnico ed economico. (<em>Applausi al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>MANCINI. Ma con tutte queste riserve non si far\u00e0 niente! (<em>Commenti<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>RONCHI, <em>Alto Commissario per l\u2019alimentazione.<\/em> E allora questi enti di consumo devono sorgere non sotto forma elefantiaca; devono svilupparsi gradatamente, perch\u00e9 si lega con l\u2019organizzazione la possibilit\u00e0 di disporre di uomini capaci, onesti, pronti ad agire e anche a sacrificarsi per queste necessit\u00e0 di ordine generale. Io ricordo che questi uomini non difettano nel nostro Paese: mi basti citare un uomo, che \u00e8 scomparso di recente, un generoso pugliese stabilito a Milano, il colonnello Mattia, che guid\u00f2 le mense popolari ed \u00e8 immaturamente scomparso dopo aver sfamato con la sua energia, con la sua attivit\u00e0 e con la sua onest\u00e0, vaste categorie di consumatori milanesi.<\/p><p>Ora, il problema \u00e8 soprattutto, oltre che un problema di mezzi, anche un problema di uomini. Partano quindi tutti gli enti di consumo, partano pure con mezzi limitati, ch\u00e9 forse la limitazione di mezzi li metter\u00e0 su una linea pi\u00f9 severa; ma si mantengano fedeli alle sagge discipline economiche.<\/p><p>Noi li aiuteremo; non mancher\u00e0 il credito.<\/p><p>Io dissi di recente al rappresentante di un ente: con la garanzia solidale dello Stato, non mancheranno le possibilit\u00e0, ma a condizione che l\u2019ente operi con saggezza e si metta sulla strada della sana economia. (<em>Commenti<\/em>)<em>. <\/em>E, d\u2019altra parte, \u00e8 certo che, se tutti questi enti potranno disporre di un uomo del tipo del povero colonnello Mattia, \u00e8 certo che noi li vedremo largamente prosperare e svilupparsi, insieme con l\u2019affermarsi e l\u2019incrementarsi dell\u2019ordinamento cooperativo.<\/p><p>Io vi assicuro che una delle maggiori difficolt\u00e0 in questo campo deriva dal fatto che non c\u2019\u00e8 una larga rete cooperativa. Le cooperative infatti sono oggi cos\u00ec frazionate che riesce estremamente difficile poter provvedere alla distribuzione attraverso esse, perch\u00e9 \u00e8 evidente che le distribuzioni diventano sempre pi\u00f9 difficoltose quando si affidano a cooperative che sono ben lungi dal rappresentare tutta la vasta gamma delle categorie cui la merce dev\u2019essere distribuita.<\/p><p>Volgendo verso la conclusione del mio discorso, sento la necessit\u00e0 di riaffermare che la soluzione del problema alimentare \u00e8 legato a quello del grano, verso la cui soluzione tendono tutte le forze del Governo e dei valorosi rappresentanti distaccati all\u2019estero che si battono presso i vari Governi amici.<\/p><p>Dopo questo che \u00e8, come ho detto, il problema preminente, abbiamo questi altri capisaldi della nostra azione di Governo: mantenere la disciplina in atto, rigida per i cereali (in attesa di passare al contingente) e per lo zucchero; per contingente negli olii, grassi, latte, prodotti d\u2019importazione e se sar\u00e0 necessario anche in altri settori; perfezionamento, nel miglior modo possibile, degli organi di controllo dei prezzi; potenziamento degli enti di consumo, con l\u2019esercizio, fin dove \u00e8 possibile, di una disciplina dei mercati.<\/p><p>Onorevoli deputati, sono alla fine della mia esposizione. Consentitemi per\u00f2 ancora una considerazione di carattere personale. Io vedevo, giorni or sono, proprio dinanzi alla porta del mio ufficio, un richiamo, un rimprovero solenne: un richiamo alla fame e un rimprovero solenne a noi, quasi fossimo noi un po\u2019 i responsabili di questa situazione. Non mi lagner\u00f2 io, onorevoli deputati, n\u00e9 si lagneranno con me i numerosi funzionari che io sento il dovere qui di ricordare, cos\u00ec del centro, come della periferia, perch\u00e9 se \u00e8 vero che ve ne pu\u00f2 essere qualcuno disonesto, \u00e8 anche vero per\u00f2 che ve ne sono moltissimi che si sono encomiabilmente sacrificati. (<em>Applausi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Non ci lagneremo noi gi\u00e0, perch\u00e9 sappiamo qual \u00e8 la situazione di pena in cui versano i pi\u00f9 derelitti quando lottano con le difficolt\u00e0 della vita: consentitemi per\u00f2 che io vi dica che non conviene a nessuno di esasperare questa situazione, di fronte alle immense difficolt\u00e0 in cui si dibatte il Paese. Non conviene a nessuno, perch\u00e9 quelli che vennero prima di noi e quelli che verranno dopo di noi si trovarono e si troveranno di fronte alle stesse difficolt\u00e0; n\u00e9 conviene drammatizzare le situazioni, perch\u00e9 questo nostro Paese dispone indubbiamente di ancora innumerevoli risorse. E poich\u00e9 il problema essenziale \u00e8 il problema del grano, io penso anche che, come non manc\u00f2 in passato il generosissimo concorso dell\u2019U.N.R.R.A. \u2013 concorso che, forse, il popolo italiano inconsapevolmente non ha ancora apprezzato nella sua entit\u00e0 veramente mirabile, ma che noi soprattutto abbiamo pesato nella quotidiana passione della distribuzione al consumo; \u2013 io penso che non verr\u00e0 a mancare neanche nel prossimo avvenire la generosa solidariet\u00e0 internazionale, che essa ci sosterr\u00e0 in attesa che questo nostro popolo \u2013 che \u00e8 soprattutto un grande popolo di contadini, di agricoltori, di imprenditori, di tecnici \u2013 compir\u00e0 il miracolo della ricostruzione, restituendo al Paese la sua prosperit\u00e0 agricola, capace di sostenere, come fu nel passato, ripeto, il 90-95 per cento del consumo alimentare nazionale. E la ricostruzione della nostra economia agricola verr\u00e0 \u2013 per la conoscenza che ho di queste categorie, capaci di compiere sforzi prodigiosi \u2013 verr\u00e0 forse prima di quanto noi non pensiamo, e sar\u00e0 la base essenziale per la ripresa dell\u2019indipendenza economica del nostro Paese. (<em>Vivissimi applausi \u2013 Molte congratulazioni<\/em>).<\/p><p>PRESIDENTE. Il seguito di questa discussione \u00e8 rinviato ad una prossima seduta.<\/p><p>Interrogazione con richiesta d\u2019urgenza.<\/p><p>PRESIDENTE. \u00c8 stata presentata la seguente interrogazione con richiesta di risposta urgente:<\/p><p>\u00abAi Ministri dell\u2019interno e dei lavori pubblici, per sapere quali provvedimenti abbiano adottato o intendano adottare per alleviare i danni arrecati dal recente nubifragio in provincia di Forl\u00ec\u00bb.<\/p><p>\u00abMacrelli\u00bb.<\/p><p>Chiedo al Governo quando intenda rispondere.<\/p><p>TUPINI, <em>Ministro dei lavori pubblici. <\/em>Risponder\u00f2 mercoled\u00ec prossimo.<\/p><p>Interrogazioni.<\/p><p>PRESIDENTE. Si dia lettura delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.<\/p><p>MOLINELLI, <em>Segretario<\/em>, legge:<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro dell\u2019interno, per conoscere il numero esatto dei feriti accolti o medicati all\u2019ospedale di Gorizia attorno al 16 corrente e in seguito ai noti incidenti.<\/p><p>\u00abPecorari\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare l\u2019Alto Commissario per l\u2019alimentazione, per conoscere se sia giusto che una regione come la Calabria continui ad essere trascurata come ai tempi del suo predecessore. Infatti risulta che per solo pane la provincia di Cosenza ha un arretrato di oltre 17 mila quintali di farina; mentre le altre due provincie, pur avendo un fabbisogno giornaliero superiore, hanno ciascuna un arretrato di 11 mila quintali di farina. Si fa osservare che il grano proveniente dal piroscafo <em>Mazzini<\/em> di cui nella risposta a una precedente interrogazione, non \u00e8 stato sufficiente a coprirli perch\u00e9 si sarebbe dovuto sospendere la corresponsione delle razioni correnti. Per saldare gli arretrati bisogna corrisponderli in aggiunta alla razione giornaliera.<\/p><p>\u00abMancini\u00bb.<\/p><p>\u00abI sottoscritti chiedono di interrogare il Ministro della pubblica istruzione, per conoscere se, in accoglimento degli ordini del giorno indirizzatigli dagli insegnanti elementari reduci, ex partigiani ed assimilati, non ritenga equo disporre:<\/p><ol><li><em>a<\/em>) che le cattedre di insegnamento elementare attualmente vacanti siano assegnate mediante concorso per soli titoli, nella misura del 50 per cento, ai reduci ed agli ex partigiani, in analogia con quanto gi\u00e0 applicato nel 1919 a favore degli ex combattenti della guerra 1915-18;<\/li><li><em>b<\/em>) che i concorsi per titoli si svolgano nell\u2019ambito provinciale, considerando titolo di preferenza la residenza in provincia da almeno cinque anni. Nel caso in cui i posti disponibili non fossero coperti, potranno esservi ammessi reduci ed ex partigiani delle provincie viciniori, che abbiano adito ai concorsi nelle rispettive provincie e ne siano rimasti esclusi per mancanza di posti;<\/li><li><em>c<\/em>) che i rappresentanti della Associazione reduci e della Associazione partigiani siano chiamati a far parte delle Commissioni provinciali per la valutazione dei titoli;<\/li><li><em>d<\/em>) che qualora i posti disponibili risultassero inferiori al numero dei concorrenti, siano riservati posti ai reduci ed agli ex partigiani sempre nella misura del 50 per cento nei concorsi degli anni successivi sino ad esaurimento della categoria. (<em>Gli interroganti chiedono la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/li><\/ol><p>\u00abScarpa, Fornara, Scalfaro, Jacometti\u00bb.<\/p><p>PRESIDENTE. Le interrogazioni test\u00e9 lette saranno iscritte all\u2019ordine del giorno e svolte al loro turno, trasmettendosi ai Ministri competenti quelle per le quali si chiede la risposta scritta.<\/p><p>La seduta termina alle 14.<\/p><p>Ordine del giorno per la seduta di luned\u00ec 29 settembre 1947.<\/p><p>Alle ore 16:<\/p><p>Interrogazioni.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Versione PDF ASSEMBLEA COSTITUENTE ccxxxv. SEDUTA DI SABATO 27 SETTEMBRE 1947 PRESIDENZA DEL PRESIDENTE TERRACINI INDICE Svolgimento di mozioni (Seguito): Saragat Ronchi, Alto Commissario per l\u2019alimentazione Interrogazione con richiesta d\u2019urgenza (Annunzio): Presidente Tupini, Ministro dei lavori pubblici Interrogazioni (Annunzio): Presidente La seduta comincia alle 11. RICCIO, Segretario, legge il processo verbale della precedente seduta antimeridiana. [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_relevanssi_hide_post":"","_relevanssi_hide_content":"","_relevanssi_pin_for_all":"","_relevanssi_pin_keywords":"","_relevanssi_unpin_keywords":"","_relevanssi_related_keywords":"","_relevanssi_related_include_ids":"","_relevanssi_related_exclude_ids":"","_relevanssi_related_no_append":"","_relevanssi_related_not_related":"","_relevanssi_related_posts":"2364,2181,2196,2265,2155,2315","_relevanssi_noindex_reason":"","_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"categories":[55,7],"tags":[],"post_folder":[54],"class_list":["post-2152","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-1947-09","category-assemblea"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2152","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2152"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2152\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6651,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2152\/revisions\/6651"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2152"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2152"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2152"},{"taxonomy":"post_folder","embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fpost_folder&post=2152"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}