{"id":2114,"date":"2023-09-17T11:32:54","date_gmt":"2023-09-17T09:32:54","guid":{"rendered":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=2114"},"modified":"2023-10-21T20:52:42","modified_gmt":"2023-10-21T18:52:42","slug":"pomeridiana-di-mercoledi-17-settembre-1947","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=2114","title":{"rendered":"POMERIDIANA DI MERCOLED\u00cc 17 SETTEMBRE 1947"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"2114\" class=\"elementor elementor-2114\" data-elementor-post-type=\"post\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-c7958b6 elementor-section-full_width elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"c7958b6\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-65d0969\" data-id=\"65d0969\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-af33141 elementor-align-right elementor-widget elementor-widget-button\" data-id=\"af33141\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"button.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-button-wrapper\">\n\t\t\t\t\t<a class=\"elementor-button elementor-button-link elementor-size-sm\" href=\"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/19470917_2.pdf\" target=\"_blank\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-content-wrapper\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-icon\">\n\t\t\t\t<i aria-hidden=\"true\" class=\"icon icon-view\"><\/i>\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-text\">Versione PDF<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-98198aa elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"98198aa\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>ASSEMBLEA COSTITUENTE<\/p><p>CCXXII.<\/p><p>SEDUTA POMERIDIANA DI MERCOLED\u00cc 17 SETTEMBRE 1947<\/p><p>PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE <strong>CONTI<\/strong><\/p><p><strong>INDICE<\/strong><\/p><p><strong>Sul processo verbale:<\/strong><\/p><p>Rodin\u00f2 Mario<\/p><p>Presidente<\/p><p>Codacci Pisanelli<\/p><p><strong>Comunicazioni del Presidente:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p><strong>Progetto di Costituzione della Repubblica italiana<\/strong> (<em>Seguito della discussione<\/em>)<strong>:<\/strong><\/p><p>Macrelli<\/p><p>Condorelli<\/p><p>Piccioni<\/p><p>Fuschini<\/p><p>Giolitti<\/p><p>Corbi<\/p><p><strong>Interrogazione e interpellanza con richiesta d\u2019urgenza<\/strong> (<em>Annunzio<\/em>)<strong>:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p><strong>Interrogazioni <\/strong>(<em>Annunzio<\/em>)<strong>:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p>La seduta comincia alle 16.<\/p><p>DE VITA, <em>Segretario<\/em>, legge il processo verbale della precedente seduta pomeridiana.<\/p><p>Sul processo verbale.<\/p><p>RODIN\u00d2 MARIO. Chiedo di parlare sul processo verbale.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>RODIN\u00d2 MARIO. Credo di interpretare il pensiero di molti deputati che in questa Assemblea rappresentano le popolazioni meridionali, pregando lei, signor Presidente, affinch\u00e9 \u2013 data l\u2019assenza dell\u2019onorevole Sforza \u2013 voglia invitarlo a precisare e specificare che cosa egli nel suo discorso di ieri ha inteso di dire quando, dopo aver fatto richiamo all\u2019assenza dell\u2019onorevole Porzio dall\u2019Aula, ha parlato di lunga corruzione degli uomini del Sud. A me sembra sommamente desiderabile ed opportuno che ogni sapore offensivo, ogni pi\u00f9 lontana ombra di dubbio venga tolta a quelle parole, cos\u00ec poco opportune, perch\u00e9 offesa a delle popolazioni, le quali, mi sembra, hanno per il loro equilibrio, per la loro adattabilit\u00e0 e per il loro attaccamento al Paese, meritato pi\u00f9 e meglio dell\u2019apprezzamento dell\u2019onorevole Sforza.<\/p><p>Data l\u2019assenza dell\u2019onorevole Sforza, prego lei, signor Presidente, di farsi interprete di questi sentimenti, che \u2013 ripeto \u2013 so condivisi da molti colleghi che rappresentano qui il Meridione d\u2019Italia.<\/p><p>PRESIDENTE. Onorevole Rodin\u00f2, io non posso intervenire per eccitare l\u2019onorevole Sforza a fare le dichiarazioni ch\u2019ella desidera, ma poich\u00e9 le sue parole chiarissime e cortesi sono registrate a verbale, l\u2019onorevole Sforza ne prender\u00e0 visione, e si regoler\u00e0 come creder\u00e0.<\/p><p>CODACCI PISANELLI. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>CODACCI PISANELLI. Ho chiesto di parlare sul processo verbale, anzitutto per esprimere quanto ha gi\u00e0 espresso il collega Rodin\u00f2; e quindi non ho che da associarmi alle sue parole e a quelle del Presidente. Ritengo che il Ministro degli esteri sia andato oltre il suo pensiero, come egli spiegher\u00e0.<\/p><p>In secondo luogo \u2013 e non so se questo possa riferirsi al processo verbale, in quanto \u00e8 anche questione di caso personale \u2013 debbo rilevare che non mi sembra corretto che sui giornali vengano pubblicati i resoconti relativi alle nostre sedute segrete.<\/p><p>Ho chiesto di parlare, in quanto la questione mi riguarda personalmente, perch\u00e9 leggendo l\u2019<em>Unit\u00e0<\/em> di stamane ho rilevato \u2013 e mi permetto di farlo presente \u2013 che vi si trova un appunto relativo alla nostra seduta segreta di ieri sera. Io non avrei mai esposto le conclusioni cui noi siamo giunti, se non fossero state rese pubbliche in questa maniera. Si legge tra l\u2019altro:<\/p><p>\u00abL\u2019onorevole Codacci Pisanelli (d. c. riempiva quindi di s\u00e9 la seduta con un discorso definito nobile, in cui, affermando di voler mantenere integro il patrimonio morale lasciatogli dagli avi, si dichiarava contrario a qualsiasi aumento di indennit\u00e0. Dalla sinistra gli si faceva notare che, probabilmente egli alludeva al proprio patrimonio materiale, ammontante, a quanto si dice, a svariati miliardi.<\/p><p>\u00abLa Camera approvava quindi l\u2019aumento delle indennit\u00e0 secondo la proposta discriminante fra ricchi e poveri, presentata da Scoccimarro: partiva quindi da sinistra una osservazione poco rispettosa sulla \u00abintegrit\u00e0\u00bb dell\u2019onorevole Codacci.<\/p><p>\u00abTutto sembrava finito, ma ancora si notava nella Camera un movimento di diffuso nervosismo. Destre e centro parlavano concitatamente e proponevano di riporre in votazione la proposta Scoccimarro: il che veniva fatto col risultato che la proposta veniva questa volta bocciata. L\u2019aumento d\u2019indennit\u00e0 verr\u00e0 cos\u00ec corrisposto finalmente anche al miliardario Codacci Pisanelli\u00bb.<\/p><p>Poich\u00e9 non ho nulla da nascondere, ritengo opportuno far presente che il patrimonio lasciato dai miei genitori \u00e8 costituito da 78 ettari di terreno e una casa, terreno che essi hanno lasciato ai loro undici figli, di cui sono stato tutore.<\/p><p>Quindi prendano atto gli informatori dell\u2019<em>Unit\u00e0<\/em>, che tanta correttezza dimostrano, che non sar\u00f2 nemmeno toccato dall\u2019imposta patrimoniale, perch\u00e9 la quota di ciascuno non raggiunge il minimo previsto dalla legge.<\/p><p>Questo tengo a far presente. E se non ho risposto all\u2019accusa contro la mia integrit\u00e0, \u00e8 stato perch\u00e9 potevo ben dire a chi l\u2019ha scagliata, cio\u00e8 al capo del pi\u00f9 disciplinato partito d\u2019Italia: da che pulpito viene la predica!<\/p><p>Ho accennato alla terra. Non ho accennato alla casa, alla casa che, con il suo lavoro, mio padre ha potuto lasciare a noi perch\u00e9, se qualcuno dei figli avesse voluto dedicarsi poi all\u2019attivit\u00e0 politica, non avrebbe dovuto approfittare della sua posizione di governo per farsi assegnare come abitazione ville&#8230; di Federzoni.<\/p><p>PRESIDENTE. Se non vi sono altre osservazioni, il processo verbale s\u2019intende approvato.<\/p><p>(<em>\u00c8 approvato<\/em>)<em>. <\/em><\/p><p>Comunicazioni del Presidente.<\/p><p>PRESIDENTE. Comunico che gli onorevoli De Falco, Puoti e Vilardi non fanno pi\u00f9 parte del Gruppo parlamentare dell\u2019Uomo qualunque ed hanno chiesto di essere iscritti al Gruppo misto.<\/p><p>Seguito della discussione del progetto di Costituzione della Repubblica italiana.<\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019ordine del giorno reca: Seguito della discussione sul progetto di Costituzione della Repubblica italiana.<\/p><p>Passiamo allo svolgimento degli ordini del giorno.<\/p><p>Il primo \u00e8 quello dell\u2019onorevole Macrelli, del seguente tenore:<\/p><p>\u00abL\u2019Assemblea Costituente,<\/p><p>considerata la convenienza del sistema bicamerale;<\/p><p>ritenuto che \u2013 in coerenza con l\u2019adozione dell\u2019ordinamento regionale \u2013 la seconda Camera deve essere eletta su base regionale;<\/p><p>delibera<\/p><p>che il Senato della Repubblica sia costituito secondo i seguenti criteri:<\/p><p>1\u00b0) a ciascuna Regione sia attribuito, oltre ad un numero fisso di cinque senatori, un senatore per duecentomila abitanti;<\/p><p>2\u00b0) un terzo dei senatori assegnati a ciascuna Regione sia eletto dal Consiglio regionale ed il resto a suffragio universale;<\/p><p>3\u00b0) sia attribuita al Presidente della Repubblica la nomina di un ristretto numero di senatori (10-15);<\/p><p>4\u00b0) per l\u2019eleggibilit\u00e0 a senatore sia fissata l\u2019et\u00e0 di 40 anni;<\/p><p>5\u00b0) la libert\u00e0 di scelta dei senatori non sia limitata mediante indicazione di categorie\u00bb.<\/p><p>L\u2019onorevole Macrelli ha facolt\u00e0 di svolgere il suo ordine del giorno.<\/p><p>MACRELLI. Onorevoli colleghi, il mio ordine del giorno \u00e8 cos\u00ec chiaro e preciso che credo non abbia bisogno di molte parole a commento.<\/p><p>Premessa naturale e logica, derivante del resto dai princip\u00ee morali e politici cui si inspira la dottrina del partito repubblicano, \u00e8 l\u2019affermazione della convenienza, starei per dire, della necessit\u00e0, del sistema bicamerale.<\/p><p>D\u2019altro lato, non pu\u00f2 disconoscersi che la tendenza comune a quasi tutte le Costituzioni moderne \u00e8 ed \u00e8 stata quella di affidare il potere legislativo a due Camere, anche se alcune hanno voluto dare una maggiore preminenza alla Camera dei Deputati in confronto alla seconda Assemblea.<\/p><p>Noi crediamo per\u00f2 che \u2013 data la natura e le finalit\u00e0 del potere legislativo \u2013 debba affermarsi la piena parit\u00e0 di poteri dei due rami del Parlamento.<\/p><p>Uguaglianza di diritti e di doveri per l\u2019una e per l\u2019altra Assemblea: \u00e8 questione di giustizia civile, morale, politica.<\/p><p>Altra affermazione di principio contenuta nel mio ordine del giorno \u00e8 quella che del resto noi abbiamo consacrato nella legge costituzionale. Noi abbiamo creduto di dare una nuova struttura e quindi una nuova fisionomia, un nuovo volto caratteristico alla Repubblica italiana nata dal libero voto e dalla libera coscienza popolare il 2 giugno 1946, attraverso la ripartizione della Nazione italiana in Regioni: principio, questo, nettamente democratico e starei per dire rivoluzionario. Quindi era opportuno, era politicamente esatto che noi per la seconda Camera fissassimo questo criterio della base regionale, ed io penso e credo che l\u2019Assemblea Costituente sar\u00e0 unanime o quasi nel riconsacrare quanto del resto aveva accettato la Commissione dei 75.<\/p><p>Leggo infatti nella relazione dell\u2019onorevole Presidente Ruini queste parole: \u00abNella molteplice gamma delle varie soluzioni la Commissione \u00e8 stata quasi unanime nello stabilire che la seconda Camera debba avere base regionale in rapporto alla nuova struttura che viene introdotta in Italia con la creazione dell\u2019ente Regione\u00bb.<\/p><p>Le Regioni quindi dovranno avere (noi accettiamo quello che la Commissione ha proposto) ciascuna un numero fisso di 5 senatori ed un senatore per 200 mila abitanti, e saranno i Consigli regionali a nominare almeno un terzo dei senatori. Ma \u00e8 legittima la domanda che tutti quanti noi ci siamo posti ed alla quale abbiamo cercato di dare, a seconda del punto di vista politico da cui partivamo, una risposta aderente alla realt\u00e0, alle necessit\u00e0 del momento ed anche alla nostra fede: e per gli altri due terzi come si provvede?<\/p><p>Le soluzioni prospettate in seno alla Commissione furono varie, come varie sono state quelle che altri colleghi hanno esposto all\u2019Assemblea. Certo noi avremmo voluto affermare una nostra idea, una idea che risponde a quelle che sono le condizioni particolari, speciali della vita politica italiana in relazione anche a quelle che sono state le norme ormai segnate nella Carta costituzionale attraverso le discussioni che abbiamo fatto e attraverso gli articoli che abbiamo approvato.<\/p><p>Un nostro valoroso collega, appartenente al Gruppo repubblicano, ebbe a contrapporre il nostro pensiero a quella che era stata la proposta venuta, se non erro, dai rappresentanti di un grande partito, il democristiano, i quali avevano accennato alla possibilit\u00e0 che il Senato fosse l\u2019espressione della volont\u00e0 dei Consigli comunali o dei collegi di consiglieri comunali.<\/p><p>Il collega Perassi, a questo proposito, pensava \u2013 insieme a noi, naturalmente \u2013 che invece questa delega per la nomina dei Senatori fosse affidata ai rappresentati eletti a suffragio universale in ciascun mandamento o circondario della Regione, scelti fra gli elettori iscritti nei Comuni, del mandamento o del circondario, in proporzione agli abitanti, secondo le modalit\u00e0 determinate dalla legge. Badate, non \u00e8 un principio nuovo: \u00e8 stato accolto anche in altre legislazioni, in altre Costituzioni. Le nostre Commissioni hanno creduto di superare questa proposta. Con ogni probabilit\u00e0, in sede di emendamento, dovremo ritornare sul problema ed allora discuteremo; ognuno esprimer\u00e0 la propria idea e l\u2019Assemblea emetter\u00e0 la sua decisione.<\/p><p>Aggiungo di pi\u00f9: noi avremmo preferito anche non dimenticare l\u2019altra tendenza comune alle legislazioni moderne, quella cio\u00e8 di assicurare una rappresentanza degli interessi economici. Dopo la prima guerra mondiale quasi tutti gli Stati si sono indirizzati verso questa tendenza. Se voi guardate alla lontana America, agli Stati Uniti \u2013 questa grande repubblica democratica \u2013 voi trovate, per esempio, persino che la Camera di commercio (dico la Camera di commercio) in un certo senso \u00e8 considerata quasi come la terza Camera del Congresso, in cui altri organismi professionali, sindacali, culturali, hanno un\u2019importanza veramente considerevole nell\u2019opera legislativa. Ma noi abbiamo compreso le opposizioni, abbiamo sentito e sentiamo le difficolt\u00e0.<\/p><p>La stessa relazione della Commissione dei Settantacinque segna in proposito le seguenti parole: \u00abla difficolt\u00e0 di organizzare i necessari congegni e di ottenere una \u00abdosatura\u00bb fra le varie categorie rappresentate ha consigliato la Commissione (e la Commissione consiglia noi) di accettare quel testo che \u00e8 sottoposto al nostro esame ed alla nostra eventuale approvazione\u00bb.<\/p><p>Gli altri due terzi del Senato dunque saranno eletti a suffragio universale e naturalmente, aggiungiamo noi, col sistema proporzionale. Noi abbiamo assistito in questi ultimi giorni ad una schermaglia fra il collega Lussu e l\u2019eminente collega Porzio a proposito del collegio uninominale.<\/p><p>Mi si dice anche che qualche partito d\u2019importanza nazionale, nel senso materiale della parola, e cio\u00e8 partito di massa, abbia intenzione di insistere sul principio del collegio uninominale a proposito della nomina dei senatori.<\/p><p>Finora nessun emendamento, a questo proposito, \u00e8 stato presentato, che io sappia. Sar\u00e0 presentato a suo tempo e discuteremo allora la questione.<\/p><p>Fin da questo momento io vi dico che noi siamo contrari al sistema di elezione col collegio uninominale.<\/p><p>Il sistema poteva essere comodo ed utile, vorrei dire aderente alla realt\u00e0, in altri tempi, quando la democrazia, la vera democrazia, quella che noi intendiamo veramente espressione della coscienza e della maturit\u00e0 del popolo italiano, era semplicemente un mito, quando le elezioni costituivano soltanto la espressione, la vittoria, in certi casi, delle caste e delle classi. Oggi il Paese ha assunto altra fisionomia; dopo la prima e la seconda guerra, dopo il tormento sofferto, l\u2019anima del popolo \u00e8 ben diversa; i lavoratori sono entrati in pieno nella vita politica, nella vita nazionale, ormai sono diventati gli arbitri, devono essere gli arbitri della vita del nostro Paese. Ed \u00e8 bene, allora, che anche i partiti, i quali sono espressione della coscienza popolare, dicano alta la loro parola, soprattutto quando si tratti di nominare i rappresentanti di un popolo nelle future Assemblee legislative, le quali dovranno continuare l\u2019opera, che noi modestamente ma tenacemente abbiamo perseguito.<\/p><p>Quindi, non collegio uninominale, ma suffragio universale col sistema della proporzionale, sistema di democrazia e di giustizia, civile e politica.<\/p><p>Ma, nonostante queste mie parole, che vi potranno sembrare espressione dell\u2019animo di un uomo un po\u2019 idealista e sentimentale, il quale non dimentica la tradizione del partito cui appartiene, nel mio ordine del giorno ho segnato un\u2019altra cosa, che non dovr\u00e0, io penso, portare un senso di meraviglia in voi, onorevoli colleghi.<\/p><p>All\u2019articolo 55 del progetto di Costituzione si parla di Camera dei senatori. Io mi associo alle osservazioni e alle proteste fatte ieri dall\u2019onorevole Nitti. Perch\u00e9 Camera dei senatori? C\u2019\u00e8 una tradizione italiana, romana e latina; c\u2019\u00e8 l\u2019affermazione della volont\u00e0 di tutti i popoli in materia costituzionale. Si \u00e8 parlato sempre di Camera dei deputati, ma si \u00e8 parlato anche sempre di Senato, e allora perch\u00e9 vogliamo proprio noi, in questa nostra nuova Costituzione, nella Costituzione della Repubblica italiana, parlare di Camera dei Senatori? Parliamo dunque di Senato e di Senato della Repubblica.<\/p><p>Dicevo dunque: la seconda Camera, il Senato della Repubblica, sia costituito secondo i seguenti criteri: 1\u00b0) a ciascuna Regione sia attribuito, oltre ad un numero fisso di 5 senatori, un senatore per 200.000 abitanti; 2\u00b0) un terzo dei senatori assegnati a ciascuna Regione, sia eletto dal Consiglio regionale ed il resto a suffragio universale. Ho detto in proposito il mio pensiero succintamente, tralasciando i particolari. Il Regolamento fissa in venti minuti il limite di tempo per svolgere un ordine del giorno. Mentre parlo guardo sempre il quadrante dell\u2019orologio, ed ora stanno per scoccare i venti minuti e l\u2019illustre Presidente sta per interrompermi, sebbene appartenga al mio Gruppo. (<em>Si ride<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Onorevoli colleghi, nell\u2019ordine del giorno c\u2019\u00e8 una proposta che credo finirete per approvare, anche se non \u00e8 in relazione a quello che vi ho detto prima: sia attribuita al Presidente della Repubblica la nomina di un ristretto numero di senatori. Per acquietare poi le coscienze timorate di qualche collega o di molti colleghi, ho posto tra parentesi due cifre: 10-15. Deciderete voi, ma io ho voluto affermare il principio, soprattutto per una ragione: se per l\u2019articolo 86 del progetto di Costituzione il Presidente della Repubblica nomina il Primo Ministro e, su proposta di quest\u2019ultimo, nomina i Ministri, io penso che a maggior ragione egli possa avere il diritto di scegliere alcuni senatori.<\/p><p>Badate che io pongo questa mia proposta in relazione all\u2019ultima parte dell\u2019articolo 56 del progetto, la quale comprende una elencazione di categorie di persone tra le quali debbono essere scelti i senatori. Se guardate l\u2019ultima parte del mio ordine del giorno troverete che io chiedo sia lasciata piena libert\u00e0 di scelta per gli elettori; quindi nessuna indicazione di categorie; la nomina dei senatori non deve avere limiti di sorta. Noi pensiamo che i cittadini italiani possano e debbano nominarsi i loro rappresentanti secondo la loro coscienza e la loro fede, starei per aggiungere anche secondo il loro interesse. Ma la legge, e soprattutto la legge costituzionale, dopo aver affermato quei princip\u00ee etico-politici, che noi gi\u00e0 abbiamo consacrato, non pu\u00f2 n\u00e9 deve porre limiti di nessuna specie.<\/p><p>Orbene se voi rileggete la confusa elencazione dell\u2019articolo 56 (che non \u00e8, badate, solo indicativa, ma \u00e8 tassativa), voi vedrete che esiste una lacuna, alla quale si \u00e8 accennato incidentalmente anche stamattina in una discussione molto vivace svoltasi nell\u2019Assemblea, ed \u00e8 una lacuna a cui possiamo ovviare soltanto con la proposta che vi abbiamo fatto; noi pensiamo cio\u00e8 che ad un certo momento il Presidente della Repubblica, cio\u00e8 la pi\u00f9 alta autorit\u00e0 dello Stato, possa scegliere alcuni senatori, almeno fra coloro che onorano la Patria con alte benemerenze scientifiche ed artistiche.<\/p><p>Leggete l\u2019articolo 56, onorevoli colleghi, e guardate le categorie in elenco. Potremmo fare della critica e della facile critica, non dico demagogica, ma una critica che porterebbe alle mie parole il vostro consenso. Io mi fermo alla prima parte, ove \u00e8 l\u2019accenno ai decorati al valore nella guerra di liberazione 1943-45. E quelli della guerra 1915-18? Signori, io appartengo ad un partito, che ha dato dei volontari nelle Argonne ed in Serbia, nel Carso e nell\u2019Isonzo: dovunque hanno pagato col loro sangue. Questi sono dimenticati. La guerra del 1915-18 non esiste per i nostri legislatori, non esiste per la Commissione dei Settantacinque.<\/p><p>Ora, noi non vogliamo qui stabilire rapporti tra categoria e categoria, tra persona e persona, tra classe e classe. Ecco perch\u00e9, per una ragione superiore morale, diciamo: nessuna limitazione, nessuna elencazione.<\/p><p>L\u2019articolo 56 deve parlare soltanto della composizione della Camera dei senatori o, meglio, del Senato della Repubblica, senza fissare limiti, senza stabilire norme per le categorie da cui i senatori si devono scegliere. E poi affidando al Presidente della Repubblica la prerogativa cui accenna il mio ordine del giorno, pensiamo di non urtare contro il principio della sovranit\u00e0 popolare; pensiamo anzi di dare una pi\u00f9 alta espressione all\u2019autorit\u00e0, alla dignit\u00e0 del Capo dello Stato ed anche un maggior prestigio alla seconda Assemblea legislativa della Repubblica italiana. (<em>Applausi \u2013 Congratulazioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019onorevole Condorelli ha presentato il seguente ordine del giorno:<\/p><p>\u00abL\u2019Assemblea Costituente,<\/p><p>affermata la necessit\u00e0 di uno Stato libero e forte, di un potere legislativo idoneo al sufficiente esercizio della sua funzione, di organi adatti ad assicurare l\u2019equilibrio e la stabilit\u00e0 della vita costituzionale,<\/p><p>passa all\u2019ordine del giorno\u00bb.<\/p><p>Ha facolt\u00e0 di svolgerlo.<\/p><p>CONDORELLI. Onorevoli colleghi, io appartengo alla non esigua schiera di coloro che, sebbene non sia di moda, hanno un profondo rispetto per la legge costituzionale che andiamo a sostituire, profondo rispetto per quella legge costituzionale che espresse il regime, l\u2019ordinamento sotto il quale l\u2019Italia, gi\u00e0 divisa, serva dello straniero, pot\u00e9 assurgere all\u2019unit\u00e0, e nel giro di mezzo secolo divenire una grande democrazia protagonista di storia.<\/p><p>Io perci\u00f2 con grande timore e tremore mi accosto a quella legge per osservarne le ragioni di conservazione e le ragioni di modificazione. Ma pur avendo uno stato d\u2019animo simile, al cospetto di quella veneranda Carta costituzionale che ha retto il mio Paese per quasi un secolo, riconosco tuttavia che in essa, nel corso del processo costituzionale che si era svolto nel nostro Paese verso la fine del secolo scorso e poi nel primo ventennio del presente, si erano determinati tre difetti sostanziali, difetti per altro comuni a tutte le Costituzioni di quel tipo.<\/p><p>Il primo difetto \u00e8 la inadeguatezza del potere legislativo alla sua funzione; il secondo \u00e8 quello che sembra fatale, della instabilit\u00e0 del Governo; il terzo \u00e8 quello di una disfunzione, di una incapacit\u00e0 che hanno questi apparati costituzionali ad esprimere delle garanzie sufficienti, adatte ad assicurare l\u2019equilibrio e la stabilit\u00e0 della stessa vita costituzionale.<\/p><p>Io esaminer\u00f2, col consenso del Presidente, partitamente questi tre difetti. Cercher\u00f2 di individuare i rimedi affrontati dal progetto contro di essi e li valuter\u00f2 criticamente anche al fine di presentare qualche precisa proposta.<\/p><p>Il primo difetto \u00e8 indiscutibile. I Parlamenti sono ormai divenuti incapaci alla funzione legislativa. Se qualcheduno fuori di qui potrebbe avere dubbi in proposito qua dentro nessuno potrebbe averne. E la ragione \u00e8 ovvia: senza pensare ad una decadenza dei Parlamenti (eppure ci si potrebbe pensare), bisogna pur riconoscere che lo Stato nell\u2019epoca moderna ha allargato immensamente la cerchia dei suoi fini e perci\u00f2 della sua attivit\u00e0 e perci\u00f2 anche delle leggi che devono regolare questa attivit\u00e0 in quanto diretta ai fini pi\u00f9 var\u00ee. Perci\u00f2 quel fenomeno che fu detto di elefantiasi legislativa, che esattamente non \u00e8 elefantiasi perch\u00e9 non \u00e8 una disfunzione, \u00e8 la necessit\u00e0 di una pi\u00f9 vasta, di un\u2019immensa, di una ciclopica funzione. Lo Stato deve legiferare costantemente nella vita di oggi ed \u00e8 evidente che non vi pu\u00f2 essere Parlamento che possa seguire questo moto cos\u00ec veloce della legiferazione. L\u2019onorevole Clerici nel suo notevolissimo discorso ci ha dato delle cifre, cifre assai significative, che tutti quanti conoscevamo se non nella esattezza numerica, nella evidenza del fenomeno.<\/p><p>I Parlamenti non possono assolvere tutti i loro compiti legislativi ed allora \u00e8 chiaro che i Parlamenti cos\u00ec come sono costituiti sono incapaci a legiferare.<\/p><p>Che rimedio si era trovato? Il rimedio si era trovato sotto il precedente regime costituzionale: le deleghe legislative sempre pi\u00f9 vaste, e i decreti-legge. Dico subito che erano espedienti. Malgrado lodevoli sforzi della dottrina, non era facile dimostrare che la delega legislativa ed il decreto-legge potessero andare d\u2019accordo con la lettera dello Statuto. Ma c\u2019era la necessit\u00e0, l\u2019impossibilit\u00e0 di fare diversamente, e, giustificati sotto formula scientifica pi\u00f9 o meno esatta, avevano prestato un fondamento giuridico a questa realt\u00e0 di fatto inoppugnabile.<\/p><p>Che cosa si \u00e8 fatto nel progetto? Si \u00e8 fatto, anzi si \u00e8 progettato, il nobile tentativo di restituire integralmente ai Parlamenti la funzione legislativa, al punto che si prevedono soltanto le deleghe legislative, ma per casi e tempi determinati, escludendo perci\u00f2, implicitamente, le deleghe generali e si escludono, col silenzio, i decreti-legge. Si discuter\u00e0 forse dai futuri, se il progetto passer\u00e0, se e come il decreto-legge \u00e8 stato abolito.<\/p><p>Io penso che formalmente sarebbe abolito, perch\u00e9 quando la nuova legge non prevede un istituto gi\u00e0 esistente, gi\u00e0 riconosciuto e regolato con legge, bisogna dire che, col totale riordinamento della materia, ha voluto abolire quell\u2019istituto. Ma sono sicuro che la prassi prima, la dottrina poi, ridaranno vita al decreto-legge, perch\u00e9 non \u00e8 possibile farne a meno.<\/p><p>Ed allora, tanto vale prevederlo senz\u2019altro: prevediamo il decreto-legge e discipliniamolo in modo che non si possano verificare degli abusi. Prevediamo che in caso di guerra, di pubblica calamit\u00e0, in materia fiscale, quando vi sia grave pericolo di un ritardo, il Governo ha la facolt\u00e0 di emettere norme giuridiche aventi valore di legge, salvo la presentazione al Parlamento entro un brevissimo termine.<\/p><p>E poi, bisogna finalmente decidersi ad adottare un sistema attraverso il quale i Parlamenti possono salvare la loro funzione legislativa: quello delle commissioni. I Parlamenti in seduta plenaria non possono legiferare; possono legiferare soltanto quelle poche volte in cui \u00e8 proprio necessario legiferare in questa forma. Ma io non vedo quale esigenza di democrazia si oppone a che leggi ordinarie, leggi che non presentino un profondo interesse politico o costituzionale, possano essere votate da commissioni costituite proporzionalmente alla formazione dei vari partiti rappresentati in un Parlamento.<\/p><p>Si potrebbe anche stabilire una serie di materie nelle quali non \u00e8 possibile adottare questo sistema: nella serie rientrerebbero certamente la materia costituzionale, la materia fiscale e la legge di approvazione del bilancio.<\/p><p>Si potrebbe anche stabilire che, ove nelle commissioni non si raggiungessero certe maggioranze, vi fosse la possibilit\u00e0 di un esame plenario-da parte della Camera. Ma, indubbiamente, il sistema ordinario di formazione della legge deve essere quello delle commissioni, altrimenti il Parlamento, per voler molto fare, per voler rivendicare a s\u00e9 la funzione legislativa, la perder\u00e0 totalmente.<\/p><p>Un\u2019altra deficienza, come accennavo, nel nostro ordinamento costituzionale, \u00e8 stata quella dell\u2019instabilit\u00e0 dei governi. \u00c8 inutile illustrarla; \u00e8 risaputa, anzi si pu\u00f2 dire che \u00e8 questa la crisi permanente di un certo tipo di Stati.<\/p><p>Ora, certamente, i redattori del progetto si sono preoccupati di questo inconveniente ed hanno avvisato per combatterlo dei sistemi, o meglio dei piccoli accorgimenti. E trovo strano che si sia financo protestato perch\u00e9 si \u00e8 stabilito che per presentare una mozione di sfiducia \u00e8 necessaria l\u2019adesione di tanti deputati che costituiscano il quarto dei componenti la Camera. Io penso che una mozione che abbia un qualsiasi fondamento, che abbia una qualsiasi rispondenza alla situazione obiettiva delle cose e che abbia anche una rispondenza a quelle che possono essere le speranze di una sua affermazione, trover\u00e0 facilmente un quarto dei deputati che vi aderiscano; non si muove all\u2019attacco di un Governo se non si \u00e8 perlomeno sicuri, in partenza, dell\u2019adesione della quarta parte dei deputati. Poi, strada facendo, si potranno trovare gli altri; ma che all\u2019inizio di un\u2019azione di questo genere non si possa disporre di questo quarto, pu\u00f2 essere prova della capricciosit\u00e0, della tatticit\u00e0 inutile di una mozione, ed \u00e8 giusto che essa non sorga a turbare la vita del Paese.<\/p><p>Un altro accorgimento che si \u00e8 escogitato \u00e8 quello del diritto di appello che avrebbe il Governo all\u2019Assemblea Nazionale; ove, infatti, non si volesse rassegnare al voto di sfiducia di una delle Camere, un articolo del progetto prevede che il Governo possa appellarsi all\u2019Assemblea Nazionale, cio\u00e8 ai due rami del Parlamento riuniti. Questo accorgimento \u00e8 veramente discutibile, perch\u00e9 tutto dipende da come sar\u00e0 formato il Senato: vogliamo chiamarlo senz\u2019altro cos\u00ec perch\u00e9 \u00e8 pensabile che la nuova denominazione avr\u00e0 la vita stessa del progetto. Se infatti si parla di senatori, \u00e8 chiaro che vi debba essere un Senato, senza del quale non vi potrebbero essere i senatori.<\/p><p>Tutto dipende dunque, dicevo, da come questo Senato sar\u00e0 formato. Se questo Senato sar\u00e0, come \u00e8 stato previsto nel progetto, quasi un doppione della Camera dei Deputati, nulla di male che queste due Camere, come dicevano i pubblicisti del Cinquecento, si raccozzino insieme. In fondo, c\u2019\u00e8 da supporre che isolatamente ognuna delle due Camere voterebbe come voter\u00e0 il complesso delle due insieme, perch\u00e9 lo schieramento delle forze nei due rami del Parlamento sar\u00e0 pressappoco eguale.<\/p><p>Se per\u00f2 si introducessero alcuni o molti dei criteri di nomina dei senatori che si vanno proponendo, talch\u00e9 il Senato non sarebbe, nella sua composizione, omogeneo con l\u2019altra Camera, questo raccozzamento non sarebbe possibile perch\u00e9 non si possono sommare valori eterogenei. \u00c8 chiaro infatti che la rappresentativit\u00e0 della volont\u00e0 espressa dalla Camera dei Deputati eletta a suffragio popolare non sarebbe omologa con la rappresentativit\u00e0 della volont\u00e0 espressa da questo corpo che non \u00e8 completamente elettivo e comunque non poggiato sul suffragio universale.<\/p><p>Io non posso per altro riconoscere che questi accorgimenti abbiano risoluto il problema: al contrario, questo grave problema della instabilit\u00e0 dei Governi rimane aperto. Saranno probabilmente i futuri legislatori che lo potranno risolvere o forse, lo potr\u00e0 il costume politico. Si sarebbe potuto pensare ad un Capo del Governo eletto o dal popolo direttamente o dalla Camera elettiva: eletto per un determinato numero di anni. Ma allora sarebbe stata necessaria l\u2019esistenza di un Capo dello Stato \u2013 se non si fosse voluto arrivare ad una repubblica presidenziale, perch\u00e9 in Italia questa \u00e8 da tutti generalmente esclusa \u2013 di un Capo dello Stato, dicevo, che avesse tali poteri da poter garantire la stabilit\u00e0 della Costituzione di fronte al grande vigore del Capo del Governo che potrebbe divenire pericoloso per l\u2019equilibrio della Costituzione. Ma non sono riforme, queste, che entrino nell\u2019orizzonte attuale della nostra politica. Il problema, ripeto, rimane insoluto e temo che sia la tabe che comincer\u00e0 a rodere il nostro edificio costituzionale nel momento stesso in cui lo facciamo nascere. Noi ci dobbiamo dichiarare impotenti, o per lo meno constatare che il progetto, per il sistema adottato, \u00e8 impotente a risolvere questo, che era forse il problema pi\u00f9 importante della Costituzione. Sar\u00e0 stata colpa pi\u00f9 degli eventi che degli uomini, ma il fatto, obiettivamente, \u00e8 certamente questo: il popolo italiano si attendeva soprattutto un Governo stabile, un Governo che governasse. Da questa Costituzione, fondata per giunta sul suffragio universale proporzionale \u2013 parlo essenzialmente del proporzionale \u2013 non potranno venir fuori in nessun caso dei Governi stabili che possano esplicare una duratura, e cos\u00ec solo efficace, attivit\u00e0. Chi diventa Ministro, prima che si impossessi delle fila dell\u2019Amministrazione, deve prepararsi a sgombrare i cassetti e a lasciare il posto al successore.<\/p><p>Vi \u00e8 poi il terzo difetto, che il progetto ha ereditato in pieno dalla Costituzione precedente, cos\u00ec come si era conformata nell\u2019ultimo periodo della nostra vita pubblica: quello dell\u2019instabilit\u00e0 e del disquilibrio della nostra vita costituzionale. \u00c8 da tutti risaputo che la Costituzione albertina aveva predisposto un sistema rappresentativo puro, che viceversa fu immediatamente applicato come un sistema rappresentativo parlamentare. Le spiegazioni dottrinali dell\u2019instaurazione di questo diverso sistema sono varie, ma sulla diagnosi non vi \u00e8 dubbio; vorrei dire, sulla classificazione di questo sistema. Indubbiamente si era instaurato in Italia un sistema rappresentativo parlamentare nel quale domina questa caratteristica: la preminenza del Parlamento nella direzione della vita politica del Paese. Il Parlamento, anzi, la Camera elettiva, \u00e8 chiamata a stabilire l\u2019indirizzo della politica dello Stato e del Governo, e a sorvegliarne l\u2019applicazione. Il Senato, la Corona, che prima erano elementi costitutivi della volont\u00e0 statuale a titolo uguale, per lo meno nella teorica dello Statuto, colla Camera elettiva, si trasformarono da elementi frontistanti, cooperanti alla pari, in elementi di controllo, in vere e proprie garanzie costituzionali, dirette proprio a garantire la stabilit\u00e0 e l\u2019equilibrio della vita costituzionale; ma l\u2019indirizzo, la volont\u00e0 decisiva, era certamente la volont\u00e0 della Camera dei deputati.<\/p><p>Ora, \u00e8 curioso guardare e le origini e il movimento e la direzione e i risultati ottenuti da questa evoluzione del principio democratico. Avvenne che proprio per l\u2019azione del principio democratico vennero a mano a mano vuotandosi di potere quegli altri due organi che dovevano funzionare da controllo; ed allora mancarono quelle tali garanzie di stabilit\u00e0 che la legge pure avvisava. E sarebbe bastato \u2013 come bast\u00f2 \u2013 che un partito o il capo di un partito, si impossessasse in un modo qualsiasi della maggioranza parlamentare, perch\u00e9 la Costituzione venisse immediatamente trasformata, perch\u00e9 lo Stato libero e costituzionale tramontasse da noi. \u00c8 noto come ci\u00f2 avvenne: la dittatura in Italia non fu instaurata con la marcia su Roma, e su questo siamo tutti d\u2019accordo; ed io sostengo che non fu neanche instaurata nel gennaio 1925, fu instaurata con la legge elettorale del 1923, con quella legge elettorale che consegn\u00f2 la Camera dei Deputati e per sempre, al partito fascista.<\/p><p>Che cosa potevano fare le garanzie costituzionali di fronte ad un simile voto della Camera dei deputati, che era Camera eletta nel 1921, in piena democrazia, con sistemi democratici? E il Senato avrebbe potuto dire no a quella legge, o lo avrebbe potuto dire la corona?<\/p><p>Evidentemente tutto ci\u00f2 era fuori di ogni possibilit\u00e0, non solo politica ma giuridica, proprio perch\u00e9 le garanzie di stabilit\u00e0 della nostra vita costituzionale erano state cancellate dallo svolgimento avuto dal processo della democrazia. E non \u00e8 la prima volta che, dando luogo ad un fenomeno di eterogenesi dei fini, le tendenze verso una certa meta raggiungono meta assolutamente opposta.<\/p><p>Che cosa ci sarebbe voluto per impedire tutto ci\u00f2? Una Costituzione rigida ed un organo capace, non soltanto in diritto ma anche di fatto, di farla rispettare, un organo che avesse il potere non solo giuridico, ma anche reale, di fare rispettare la Costituzione.<\/p><p>Viceversa noi avevamo che un postulato della democrazia, in nome della libert\u00e0, era appunto la Costituzione flessibile; che un altro postulato della democrazia era la riduzione del potere regio e l\u2019accentuarsi invece del potere proveniente dalla base, proveniente dal popolo.<\/p><p>Allora voi vedete come proprio due conquiste della democrazia furono la causa del seppellimento della democrazia in Italia.<\/p><p>Ora, noi che cosa abbiamo fatto di fronte a questa dura lezione della storia? Abbiamo avvisato le garanzie costituzionali, dirette ad affermare la stabilit\u00e0 di questa Costituzione, che pure abbiamo fatta e voluta rigida? A me pare assolutamente di no.<\/p><p>Io non ripeter\u00f2 qui, perch\u00e9 lo sciuperei, quello che disse il comune maestro Vittorio Emanuele Orlando in un discorso pronunciato in quest\u2019Aula in sede di discussione generale sulla Costituzione. Egli vi ha dimostrato con l\u2019evidenza come, data questa Costituzione, noi marciamo con la massima facilit\u00e0 verso un totalitarismo; perch\u00e9 in sostanza questa Camera dei deputati \u00e8 espressione del popolo (ed \u00e8 giusto che lo sia), ma essa non trova nessun contrappeso nel Senato che pur si \u00e8 voluto (si \u00e8 adottato il bicameralismo, proprio per questa ragione); ma il Senato non potr\u00e0 assumere nessuna funzione equilibratrice perch\u00e9 \u00e8 composto su per gi\u00f9 come la camera dei Deputati, in esso si agitano le stesse forze e le stesse tendenze. Esso, ad un determinato momento, al momento della frana, sar\u00e0 un materiale che accrescer\u00e0 la valanga!<\/p><p>Si \u00e8 provveduto \u2013 come si doveva provvedere necessariamente \u2013 a porre un Capo dello Stato, che dovrebbe essere un\u2019altra garanzia della Costituzione? Ma s\u00ec: intanto esso non ha il prestigio di un re.<\/p><p>Beh, gli amici repubblicani non riconoscono il prestigio di un re, ma le folle, le masse, in genere lo riconoscono. I risultati del recente <em>referendum<\/em>, che appaiono quasi per met\u00e0 favorevoli alla monarchia, furono, proprio secondo la tesi repubblicana, effetto del prestigio della monarchia; poich\u00e9 non li volete attribuire ad un cosciente convincimento monarchico, dovete attribuirli alla sentimentalit\u00e0 delle masse. Indubbiamente sulle masse agisce ed ha sempre agito questo prestigio della monarchia.<\/p><p>Voi, dunque, avete nel progetto un Capo dello Stato che non ha il prestigio della monarchia, e non ha neanche i poteri giuridici sufficienti. Avete detto, nel progetto, che il Presidente della Repubblica rappresenta l\u2019unit\u00e0 nazionale. \u00c8 un errore giuridico. Non la rappresenta, perch\u00e9 la differenza fra la Monarchia e la Repubblica \u00e8 proprio questa: che il Re non \u00e8 rappresentativo di una Camera o di un corpo, mentre invece il Presidente della Repubblica \u00e8 rappresentativo dell\u2019Assemblea, del corpo che lo elegge. Il Presidente della Repubblica, \u00e8 rappresentativo dell\u2019Assemblea Nazionale&#8230;<\/p><p><em>Una voce a sinistra.<\/em> E del popolo&#8230;<\/p><p>CONDORELLI. No, secondo il sistema del progetto \u00e8 rappresentativo soltanto dell\u2019Assemblea, quindi non \u00e8 affatto rappresentativo dell\u2019unit\u00e0 nazionale. Non la rappresenta dunque giuridicamente e non la rappresenta neanche storicamente, perch\u00e9 evidentemente fra un Presidente della Repubblica e la Nazione manca quel nesso storico ed organico che avvince una dinastia al suo popolo. Non c\u2019\u00e8 rappresentanza n\u00e9 giuridica n\u00e9 storica. Rimane, quella in discorso, una affermazione vuota che vorrebbe creare il mito, l\u2019aureola attorno alla testa del Capo dello Stato, ma non ci pu\u00f2 riuscire. \u00c8 contro tutta quanta la realt\u00e0. Io mi sforzo di mantenermi in un ambiente teorico e scientifico&#8230;<\/p><p>PRESIDENTE. Onorevole Condorelli, mi duole che io debba farle osservare, proprio a questo punto, mentre cio\u00e8 sta facendo propaganda monarchica&#8230; che ella ha da tempo superato i venti minuti.<\/p><p>CONDORELLI. Io faccio osservare che mi ero iscritto a parlare prima, poi si chiuse la discussione per quel fenomeno di ghigliottina&#8230;<\/p><p>PRESIDENTE. No, onorevole Condorelli, non usi questa espressione. Non erano presenti i deputati iscritti.<\/p><p>CONDORELLI. Non era assolutamente una censura alla Presidenza che volevo fare, signor Presidente. Avvenne di fatto cos\u00ec. Ma ebbi l\u2019assicurazione dalla Presidenza che io avrei potuto svolgere ugualmente il mio pensiero. Del resto non chiedo molto tempo ed assicuro la Camera che sono alla fine.<\/p><p>RUSSO PEREZ. \u00c8 bene che un Presidente repubblicano conceda pi\u00f9 dei venti minuti regolamentari ai monarchici.<\/p><p>CONDORELLI. Dunque io dicevo questo: il Capo dello Stato non ha il prestigio di un monarca, non \u00e8 niente affatto un rappresentante dell\u2019unit\u00e0 nazionale&#8230;<\/p><p><em>Una voce a sinistra.<\/em> Che cosa rappresenta?<\/p><p>CONDORELLI. \u00c8 soltanto un magistrato.<\/p><p>Ha il comando delle Forze armate, ma un comando che non potr\u00e0 mai esercitare neanche formalmente, neanche in apparenza, per la sua preparazione civile e politica.<\/p><p><em>Voci.<\/em> E il re?<\/p><p>CONDORELLI. Lasciamo andare. Comunque l\u2019ascendente che questi re avevano sulle Forze armate era notevolissimo e fu essenziale anche nella guerra di liberazione.<\/p><p>Avete tolto al Capo dello Stato il potere di sanzionare le leggi. Qualcuno con la solita mentalit\u00e0 giacobina, che guarda le cose secondo la logica formale e appunto perch\u00e9 formale non tocca la concretezza delle cose e perci\u00f2 erra, ci dir\u00e0: \u00abma che cosa \u00e8 in pratica questa sanzione? Il re non la rifiutava mai\u00bb. Dio mio! Ma ci sono dei freni repressivi e ci sono dei freni preventivi. Questa sanzione del re, che non poteva mai mancare, era comunque un freno preventivo. Si inducevano le Camere, per lo meno sotto l\u2019aspetto della contingenza politica, a non andare al di l\u00e0 di certi limiti oltre i quali non si poteva sperare la sanzione sovrana. Ed allora questo valeva per limitare il debordamento, se non per impedirlo.<\/p><p>La sanzione affidata al Capo dello Stato potrebbe avere questa funzione. Invece lo si \u00e8 totalmente estraniato dalla funzione legislativa, che \u00e8 poi la funzione pi\u00f9 augusta dello Stato.<\/p><p>Forse si pensa di poter affidare la funzione di equilibratrice e di garante della Costituzione a quella famosa Corte Costituzionale, che \u00e8 una delle grandi novit\u00e0 del Progetto. Se c\u2019\u00e8 qualcuno che s\u2019illude che questa onorata riunione di avvocati, di professori e di magistrati, scelta proprio dal Parlamento che dovrebbe controllare, possa fermare domani un travolgimento costituzionale, io non posso che dolermi e condolermi con lui: \u00e8 fuori della realt\u00e0. Potr\u00e0 annullare qualche legge di secondaria importanza, cos\u00ec, come qualche tribunale dichiara incostituzionale una legge. D\u2019ora innanzi lo far\u00e0 questa Corte altissima, il pi\u00f9 delle volte per rinvio da parte della magistratura ordinaria; ma credere che essa possa esercitare la funzione di stabilizzatrice della Costituzione \u00e8 una utopia, \u00e8 un assurdo.<\/p><p>Credetelo pure, la vita moderna \u00e8 controsegnata da un fenomeno che io chiamo: Stato di masse, non in senso dispregiativo, ma in senso positivo; perch\u00e9 nell\u2019epoca moderna le masse sono penetrate nella cittadella dello Stato. Ed \u00e8 bene che sia cos\u00ec, perch\u00e9 da ci\u00f2 non pu\u00f2 non accrescersi la forza dello Stato. Per\u00f2 gli Stati di masse, i partiti di masse, le masse, hanno una tendenza \u2013 sociologicamente constatata \u2013 a produrre dei dittatori, e questo si dimostra storicamente e logicamente.<\/p><p>Si dimostra storicamente perch\u00e9 tutti i dittatori, da Giulio Cesare a Stalin o Mussolini, sono capi di grandi partiti popolari. Si dimostra logicamente, perch\u00e9 \u00e8 chiaro che le masse non possono governare direttamente; non possono governare che attraverso il capo che pi\u00f9 facilmente si esprime dalle masse, perch\u00e9 trova meno rivali. Viceversa le altre classi, gli altri partiti, si esprimono in oligarchie, che poi sono le avversarie naturali di queste dittature; tanto \u00e8 vero che queste dittature sorgono abbattendo le oligarchie e cadono sotto il pugnale di Bruto che \u00e8 espressione non di democrazia ma di oligarchia.<\/p><p>\u00c8 questa la lotta continua \u2013 per legge sociologica \u2013 fra dittatura e oligarchia. Tutto sta a creare delle oligarchie, delle \u00ab\u00e9lites\u00bb \u2013 come direbbe Pareto \u2013 legittime, che siano cio\u00e8, espressione della volont\u00e0 e dell\u2019interasse popolare; se no, non c\u2019\u00e8 altra via che la dittatura. Sono questi dittatori che riescono ad essere e a far credere di essere i ministri dell\u2019interesse del popolo. Quale rimedio c\u2019\u00e8? C\u2019\u00e8 un solo rimedio contro questo fenomeno ricorrente nell\u2019et\u00e0 moderna: il Capo dello Stato che attinga il suo potere non dallo stesso principio da cui lo attinge il capo del partito di massa, ma dalla legge&#8230;<\/p><p><em>Una voce a sinistra.<\/em> Divina!<\/p><p>CONDORELLI. &#8230;dalla legge stessa, dalla legge umana, investito direttamente dalla Costituzione, come ogni re moderno \u00e8 <em>rex ex lege.<\/em> Un Capo di Stato, che esprima non un corpo, non un partito, non una massa, ma lo Stato unitariamente inteso, come volont\u00e0 di diritto, e fornito di poteri reali, adeguati ai poteri formali e giuridici.<\/p><p>Riconosco che questa Camera non poteva creare un Capo dello Stato cos\u00ec fatto. Ma perci\u00f2, a mio avviso, ha fallito al suo compito.<\/p><p>Vi sono dei rimedi? No. Vi sono degli attenuativi, dei palliativi, degli espedienti, che suggerisco, cos\u00ec come la mia modesta indagine me li ha potuto suggerire. Appartenendo ad uno schieramento opposto, non avrei nessun interesse a collaborare alla formazione di questo istituto, ma in me grida soprattutto il sentimento di devozione allo Stato; e non posso volere che trionfino i miei ideali politici attraverso una catastrofe. Comunque, io vi suggerisco quello che, secondo il mio sincero convincimento, potrebbe attenuare questo difetto indiscutibile della nostra Costituzione.<\/p><p>Voi credete di non poter attribuire al Capo dello Stato il potere di sanzionare le leggi. Per\u00f2, indubbiamente, se ne pu\u00f2 attribuire uno, che, del resto, \u00e8 gi\u00e0 attribuito, in un certo senso, al Capo dello Stato.<\/p><p>Un articolo del progetto prevede che, quando esista disparere fra le due Camere \u2013 perch\u00e9 una respinga o comunque non approvi quello che l\u2019altra ha votato \u2013 \u00e8 possibile che il Capo dello Stato senta il popolo, perch\u00e9 dirima il contrasto verificatosi. Perch\u00e9 non attribuire al Capo dello Stato la facolt\u00e0 di appellarsi al popolo? Anzi, non di appellarsi (perch\u00e9 non \u00e8 necessario che ci sia un notamento di censura), di sentire la volont\u00e0 del popolo, di fronte ad una legge, votata dai due rami del Parlamento, che gli lasci dei dubbi. Sarebbe un correttivo molto efficace; uno di quei tali freni preventivi; avrebbe quasi quella funzione pedagogica, che tante volte abbiamo invocato in questa Costituzione; renderebbe le Camere pi\u00f9 attente nella interpretazione della volont\u00e0 popolare, perch\u00e9 potrebbero temere la sanzione politica dell\u2019annullamento di una legge da esse votata. E non mi pare che la democrazia sarebbe minimamente scalfita da una disposizione di questo genere, perch\u00e9 l\u2019appello \u00e8 all\u2019origine del potere, \u00e8 proprio al popolo.<\/p><p>Un altro rimedio \u00e8 quello del Senato.<\/p><p>\u00c8 veramente interessante come i partiti, che coscientemente o nel sub-cosciente sono totalitari \u2013 ritengo nel sub-cosciente, perch\u00e9 coscientemente totalitario non \u00e8 nessuno in questa Camera \u2013 sono contrari sia ai poteri del Capo dello Stato, che vorrebbero ulteriormente ridotti, sia a questa seconda o prima Camera.<\/p><p>Ora, a mio giudizio, questa seconda Camera ormai non si pu\u00f2 pi\u00f9 discutere, quale che fossero in partenza le opinioni, perch\u00e9 c\u2019\u00e8 un fatto compiuto, che \u00e8 quello delle Regioni. Si dice che in uno Stato federale il Senato \u00e8 una esigenza di fatto: deve esserci necessariamente. Forse non abbiamo fatto uno stato federale ma soltanto regionale, che per\u00f2 si differenzia dallo stato federale solo per alcune sfumature. Noi non possiamo per\u00f2, adesso, fare a meno di dare il completamento necessario, quale che sia stato il nostro atteggiamento di fronte al problema delle autonomie regionali, e di approvare necessariamente questa Camera delle Regioni o Senato. E dico che in fondo \u00e8 anche bene che si sia trovata nel sistema questa ragione per dare una specifica funzione al Senato, che altrimenti forse ne sarebbe stato privo. Il Senato dovr\u00e0 funzionare essenzialmente come Consiglio, come Camera delle Regioni, perch\u00e9 sarebbe invanito questo ordinamento regionale che si esaurirebbe alla periferia, se non avesse l\u2019organo della sua difesa e della sua direzione proprio nell\u2019organismo costituzionale centrale. Cosa se ne far\u00e0 questa Regione dell\u2019autonomia in materia di caccia, di pesca, di insegnamento professionale e tecnico, di urbanistica, magari anche in materia finanziaria, quando c\u2019\u00e8 un articolo 37 della Costituzione gi\u00e0 approvato, che dice che con leggi si possono stabilire i programmi economici, cio\u00e8 si pu\u00f2 determinare la politica economica dello Stato?<\/p><p>Tutti noi sappiamo qual \u00e8 l\u2019origine vera della sperequazione tra regione e regione, tra Nord e Sud: \u00e8 proprio la politica economica dello Stato. Non vi pare ora provvidenziale che al centro ci sia un elemento che possa autorevolmente intervenire in questa materia? Bisogna, secondo me, visto che le Regioni ci sono, che ci sia proprio per legittima difesa di queste Regioni, proprio nell\u2019ambiente nel quale \u00e8 necessario difenderle (come ci dimostra una triste esperienza ormai vecchia), questo organo essenzialmente destinato alla difesa economica delle Regioni, pi\u00f9 che alla difesa costituzionale. Base regionale, dunque, del Senato, che dar\u00e0 funzione, vigore ed autorit\u00e0 al Senato, che altrimenti non ne avrebbe nessuna. E poi nulla esclude che a questo principio di rappresentanza regionale si possa anche associare il principio della rappresentanza di interessi: potrebbero benissimo essere combinati ed associati. Cos\u00ec avremmo creato un organo che ha funzioni sue, che gli darebbero tono e forza.<\/p><p>Io, onorevoli colleghi, ed ho finito, credetemi, contrariamente a quanto ha pensato il Presidente, sono stato mosso a queste mie osservazioni esclusivamente dal sentimento della devozione al mio Paese, che voglio ordinato in uno Stato libero e forte. \u00c8 soltanto questo che mi ha diretto ed ha ravvivato questa mia volont\u00e0, nel momento in cui per effetto del deposito delle ratifiche che hanno dato un apparente crisma di legalit\u00e0 al protocollo di Parigi, si affondano i ferri di questi moderni Shylock nelle carni vive del popolo italiano. Noi, o colleghi, siamo italiani e proprio per vocazione nazionale, che ebbe s\u00ec alta espressione in Giuseppe Mazzini ed in Pasquale Stanislao Mancini, aspiriamo ad un mondo in cui col rispetto di tutte le parti, compresa la nostra, abbia finalmente pace questa umanit\u00e0 martoriata ed abbia fine il calvario della Nazione italiana. Ma se ci\u00f2 non potesse avvenire, se questo sogno atavico della nostra stirpe non si dovesse verificare, non pensi alcuno che possano stabilmente essere separati da noi i nostri fratelli, quelli che fanno parte organicamente di questa Nazione italiana, che fra qualche anno sar\u00e0 composta di 50 milioni di uomini, volitivi e coscienti. Noi, di fronte a questa tragedia, abbiamo un dovere preciso: creare uno Stato forte e libero, organizzare una societ\u00e0 nazionale giusta e concorde, per la quale sia dolce e santo vivere e morire, potenziare la nostra cultura, ci\u00f2 che possiamo e dobbiamo, secondo lo spirito universale di San Francesco, di Dante, di Galileo, in modo che si accresca in tutti gli italiani, al di qua ed al di l\u00e0 delle frontiere, l\u2019orgoglio ed il desiderio della Patria. E questo sar\u00e0 la garanzia del nostro avvenire, il pegno della sola riscossa che noi vogliamo. Incominciamo oggi, creando quello che a noi \u00e8 demandato: uno Stato libero e forte. (<em>Applausi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019onorevole Piccioni ha presentato il seguente ordine del giorno firmato anche dall\u2019onorevole Moro:<\/p><p>\u00abL\u2019Assemblea Costituente,<\/p><p>considerato che l\u2019esistenza di una seconda Camera accanto a quella eletta a suffragio universale indifferenziato risponde alla necessit\u00e0 di integrare la rappresentanza politica, in modo che essa rispecchi la realt\u00e0 sociale nelle sue varie articolazioni e tutti gli interessi politicamente rilevanti ed assicuri inoltre al lavoro legislativo, divenuto sempre pi\u00f9 tecnicamente qualificato, il concorso di speciali competenze,<\/p><p>ritiene<\/p><p>che queste finalit\u00e0 si raggiungono, chiamando a partecipare alla seconda Camera i gruppi, nei quali spontaneamente si ordinano le attivit\u00e0 sociali;<\/p><p>che tale rappresentanza deve essere realizzata \u2013 secondo un criterio di ripartizione a base territoriale regionale \u2013 con metodo democratico, mediante elezioni a doppio grado alle quali concorrano tutti gli appartenenti alle categorie sociali e in modo da promuovere la coordinazione degli interessi dei gruppi con l\u2019interesse generale;<\/p><p>che la ripartizione dei seggi deve obbedire di massima al criterio della proporzione con l\u2019entit\u00e0 numerica delle categorie ed insieme a quello della maggiore responsabilit\u00e0 del lavoro qualificato\u00bb.<\/p><p>Ha facolt\u00e0 di svolgerlo.<\/p><p>PICCIONI. Onorevoli colleghi, della vasta materia dei tre Titoli del progetto di Costituzione che sono in discussione, voglio limitarmi a considerare soltanto il problema della seconda Camera che \u00e8 un problema, come \u00e8 stato gi\u00e0 detto da pi\u00f9 parti, per molti aspetti di particolare e vitale importanza per il nuovo ordinamento democratico che noi stiamo costruendo.<\/p><p>Io credo di potervi risparmiare qualsiasi dissertazione intorno alla necessit\u00e0, alla opportunit\u00e0 e convenienza del sistema bicamerale, perch\u00e9 se \u00e8 vero che ci fu in seno alla Sottocommissione una discussione piuttosto animata anche a questo riguardo, nella discussione generale, che \u00e8 avvenuta qui in questi giorni, mi pare che non vi siano state forti opposizioni, se non forse quella dell\u2019onorevole Lussu, il quale mi pare che un po\u2019 improvvisamente si sia convertito al sistema unicamerale.<\/p><p>LUSSU. L\u2019ho sempre sostenuto in sede di Sottocommissione; solo che gli altri erano in maggioranza.<\/p><p>PICCIONI. Mi pareva che nella Sottocommissione fosse stato proposto dall\u2019onorevole Lussu uno speciale ordine del giorno, che prevedeva la seconda Camera come Camera delle Regioni.<\/p><p>LUSSU. Era una proposta subordinata.<\/p><p>PICCIONI. In ogni modo, \u00e8 inutile polemizzare, mi pare, a questo riguardo poich\u00e9 le opposizioni si riducono, con tutto il riguardo verso l\u2019onorevole Lussu, a ben poca cosa dal punto di vista della valutazione del progetto medesimo.<\/p><p>Ora, perch\u00e9 si ritenga in una democrazia moderna necessaria anche la seconda Camera, non star\u00f2 a ripeterlo; lo ha illustrato ieri l\u2019onorevole Ambrosini molto acutamente e lo stesso onorevole Nitti ieri, ed altri, ne hanno parlato.<\/p><p>Le ragioni sostanziali che militano a favore della seconda Camera si possono restringere a queste tre: la prima \u00e8 quella di garantire l\u2019equilibrio ed una certa integrazione del potere e della funzionalit\u00e0 della prima Camera; la seconda \u00e8 quella di concorrere con una pi\u00f9 ponderata competenza tecnica ed una maggiore maturit\u00e0 di esperienza alla elaborazione legislativa; la terza \u00e8 quella di contribuire in qualche modo a risolvere il delicato problema di una maggiore stabilit\u00e0 del Governo parlamentare.<\/p><p>Ora, se si tengono presenti queste tre ragioni fondamentali, bisogna d\u2019altra parte cercare di comporre, di formare la seconda Camera in modo tale che le ragioni che la giustificano trovino una seria applicazione, altrimenti, se non si riesce a dare alla Camera una composizione ed una funzionalit\u00e0 tale che possa seriamente rispondere a queste necessit\u00e0 sostanziali, si ricade in quello che si voleva evitare in partenza, cio\u00e8 nell\u2019aggravare in certo modo il difetto della Camera unica. Ed il criterio quindi che ci deve orientare nell\u2019indagine, nell\u2019esame della composizione della seconda Camera \u00e8 precisamente questo: di non ricadere in un <em>bis in idem <\/em>della prima. Le difficolt\u00e0, evidentemente, ci sono e numerose, specialmente in un ordinamento che vuole essere genuinamente, autenticamente democratico. Non bisogna tuttavia farsi impressionare troppo dalle difficolt\u00e0 medesime per ricadere, con un certo semplicismo e con una certa facilit\u00e0, nel modo di composizione della prima Camera applicato anche alla seconda.<\/p><p>A me pare che dopo le lunghe discussioni che si sono avute in seno alla seconda Sottocommissione ed alla Commissione dei Settantacinque, per quanto si sia cercato di affrontare le difficolt\u00e0 di una diversa, di una pi\u00f9 differenziata formazione della seconda Camera, ci si sia poi lasciati impressionare, per ricadere, come \u00e8 detto nel progetto, presso a poco nello stesso modo di formazione della prima Camera.<\/p><p>Ora, io ripeto quello che, con scarsa fortuna, avevamo detto in seno alla seconda Sottocommissione: che tenuta presente la necessit\u00e0 di un sano ordinamento democratico, di un ordinamento democratico non inteso in senso astratto, formalistico, che abbia come fondamento il suffragio universale che si esprime nella prima Camera, non ci si deve rifiutare di integrare il suffragio universale stesso con quelle altre forme di rappresentativit\u00e0 della struttura sociale moderna che hanno un peso forte, decisivo nella vita della collettivit\u00e0, dal punto di vista sociale ed anche dal punto di vista politico. Il suffragio universale va integrato attraverso una forma rappresentativa della stessa volont\u00e0 popolare, non intesa come somma delle volont\u00e0 individuali \u2013 cos\u00ec come \u00e8 stato sempre inteso il suffragio universale ed i suoi risultati \u2013 ma come espressione di una volont\u00e0 pi\u00f9 organica, sia pure del popolo, veramente operante nella vita nazionale, volont\u00e0 organica che si inquadra in certi gruppi, in certi nuclei, in certe categorie, che portano un peso veramente decisivo nella funzionalit\u00e0 della vita collettiva e nell\u2019evoluzione stessa della vita sociale, dal punto di vista economico, dal punto di vista morale e politico.<\/p><p>Con questo, noi diciamo che per la seconda Camera (per non ripetere sempre questa parola \u00e8 meglio parlare di Senato, perch\u00e9, come giustamente osservava l\u2019onorevole Nitti, non ha senso, ha un senso un po\u2019 forzato il nome di Camera dei senatori da contrapporre alla Camera dei deputati, perch\u00e9 si sa cosa voglia dire Camera dei deputati, ma non si capirebbe quello che vorrebbe dire Camera dei senatori, in quanto senatore viene da Senato), noi proponevamo, non come affermazione di un principio programmatico nostro \u2013 ci\u00f2 che pu\u00f2 avere un po\u2019 allarmato taluno dei nostri amici di altri partiti \u2013 ma come espressione di una esigenza sociale moderna, di costituire il Senato come rappresentativo di interessi politicamente rilevanti, interessi che si esprimono attraverso certe categorie sociali che hanno un peso decisivo nella vita collettiva.<\/p><p>Tutto questo da alcuni \u00e8 stato inteso come non so quale tentativo di conservazione sociale ed economica, da altri come una riviviscenza appena larvata del corporativismo fascista.<\/p><p>L\u2019accusa di conservatorismo economico e sociale \u00e8 del tutto infondata. Io ho qui la relazione che per la riforma del Senato fece Francesco Ruffini insieme ad altri illustri senatori nel 1919-20, quando si sentiva, fin d\u2019allora, la necessit\u00e0 di dare al Senato una funzionalit\u00e0 ed una rispondenza con le esigenze della vita moderna, che anche allora il Senato aveva scarsamente mostrato di possedere. Ebbene, in questa stessa relazione fatta da un eminente rappresentante del liberalismo italiano come Francesco Ruffini, vi sono due o tre capitoli che parlano della riforma del Senato dal punto di vista della rappresentanza degli interessi e delle categorie. E non \u00e8 una trovata \u2013 per quanto altissimo e nobilissimo fosse l\u2019ingegno di Ruffini \u2013 ma in detta relazione si rif\u00e0 accuratamente la storia di tutti gli studi, di tutta la letteratura vastissima che in materia si era venuta sviluppando negli ultimi anni precedenti al regime fascista.<\/p><p>Ebbene, la riforma del Senato o la costituzione di una seconda Camera, concepita come espressione rappresentativa di interessi socialmente e politicamente rilevanti, era un postulato delle sinistre pi\u00f9 avanzate e democratiche: ricorse recentissimamente qui, fra gli altri, il nome di Vandervelde che mi pare sia stato il Capo del socialismo belga. Ed anche in Italia ci fu un ordine del giorno dell\u2019onorevole Vigna, se non isbaglio, socialista, il quale affermava la necessit\u00e0, per procedere ad un rinnovamento delle strutture legislative costituzionali, di inserire nel Senato le rappresentanze di interessi.<\/p><p>Sicch\u00e9, anche tenendo presente questo precedente, l\u2019accusa di reminiscenze corporativistiche non ha ragion d\u2019essere. Io arrivo anzi a dire che, se non avessimo dovuto affrontare lo sciagurato ventennio fascista, la riforma del Senato sarebbe probabilmente avvenuta lo stesso; e sarebbe avvenuta per la spinta delle forze pi\u00f9 rappresentativamente democratiche del nostro Paese.<\/p><p>Il fascismo non ha avuto, del resto, che l\u2019adulterazione della rappresentanza degli interessi. Basta pensare che l\u2019organizzazione corporativistica fascista rispondeva ad uno schema, visto astrattamente, dall\u2019alto, in funzione del totalitarismo fascista e veniva applicata, realizzata, imposta dall\u2019alto, senza che fosse minimamente tenuto conto di quella che \u00e8 la germinazione spontanea delle varie categorie, del loro concatenarsi nella vita sociale ed economica e della loro capacit\u00e0 di esprimersi per avere una rappresentanza adeguata; basta, dicevo, tenere presente tutto ci\u00f2 per comprendere e per concludere che l\u2019accusa di corporativismo mossa ad una impostazione di questo genere \u00e8 del tutto campata in aria. E non bisogna, onorevoli colleghi, lasciarsi troppo trascinare da quelli che sono i residuati che operano certo nel subcosciente pi\u00f9 di quanto non si creda, i residuati di stati d\u2019animo che avevano, s\u00ec, una giustificazione genuina e profonda di fronte alla dittatura fascista, ma che bisogna per\u00f2 superare, che bisogna staccare dalla nostra coscienza per poter guardare veramente in faccia la realt\u00e0, per poter stabilire quello che autenticamente si pu\u00f2 in pratica costruire per la democrazia italiana.<\/p><p>Ora, noi riteniamo in pratica che questa differenziazione della seconda Camera rispetto alla prima, sia l\u2019unica differenziazione veramente seria, sia l\u2019unica differenziazione veramente solida che sia possibile. Noi possiamo esaminare insieme tutte le altre forme escogitate pi\u00f9 o meno al riguardo. E, nell\u2019<em>iter<\/em> che questa discussione ebbe in seno alla seconda Sottocommissione, noi partimmo proprio da un ordine del giorno firmato dall\u2019onorevole Einaudi, e che fu poi approvato, nel quale si invocava appunto la costituzione della seconda Camera in questo senso.<\/p><p>Passammo poi attraverso la camera delle Regioni per un quarto d\u2019ora \u2013 non \u00e8 durata di pi\u00f9 \u2013 la Camera rappresentante dei Comuni e degli altri enti locali; e abbiamo finito col ricadere in quella formulazione che \u00e8 contenuta nel progetto di Costituzione, che in fondo, tranne per quel terzo lasciato all\u2019elezione dei Consigli regionali, risponde esattamente a quello che \u00e8 il meccanismo e la formazione di istituti democratici.<\/p><p>Ora, questa prima impostazione trov\u00f2 la Commissione concorde in questo senso, perch\u00e9 la seconda Sottocommissione cos\u00ec si espresse in un suo ordine del giorno: \u00abRiconosciuta la necessit\u00e0 dell\u2019istituzione di una seconda Camera, al fine di dare completezza di espressione politica a tutte le forze vive della societ\u00e0 nazionale, passa all\u2019esame del sistema del rapporto tra le due Camere e al modo di composizione di ciascuna\u00bb.<\/p><p>Quindi, lo scopo \u00e8 segnato chiaramente; ed \u00e8 quello di dare espressione viva, espressione completa alle forze vive ed operanti della Nazione. Ora, le forze vive alle quali si riferiva il concetto di questo ordine del giorno si sono ridotte a che cosa? Si sono ridotte al suffragio universale diretto. Non \u00e8 certo questo il concetto al quale ci si riferiva, e non \u00e8 certo questa la determinazione che possa in qualche modo differenziare una Camera dall\u2019altra.<\/p><p>Lo so qual \u00e8 l\u2019obiezione maggiore che viene fatta a questo riguardo, ed \u00e8 quella che, in fondo, fece deviare poi il lavoro della seconda Sottocommissione, per andare in cerca di qualche altro modo e di qualche altra possibilit\u00e0. L\u2019obiezione maggiore che viene fatta \u00e8 quella della pratica realizzazione di una visione di questo genere, di una concezione della seconda Camera, come quella a cui io mi sono riferito.<\/p><p>Ma qui io vorrei premettere che lo sforzo non \u00e8 stato veramente eccessivo da parte di nessuno di noi per trovare una soluzione pratica, concreta, delle difficolt\u00e0, alle quali ci si riferisce. Ieri l\u2019onorevole Ambrosini citava, per esempio, quello che era stato fatto, per quanto sotto una visione leggermente diversa, trattandosi di un organo essenzialmente consultivo, dalla Costituzione di Weimar.<\/p><p>Ma io dico, praticamente, quando si siano identificate le sette, otto, nove maggiori categorie che sono effettivamente quelle rappresentative dei maggiori interessi, delle maggiori attivit\u00e0 sociali, nelle quali si articola la vita collettiva, per esempio: industria, commercio, agricoltura, istruzione o corpi accademici vari, libere professioni e arti, artigianato \u2013 se non si crede di poterlo includere in un\u2019altra di queste categorie \u2013 ceti impiegatizi; e si riesca a prospettarsi quella che \u00e8, sotto il profilo economico e sociale, la dinamicit\u00e0 della vita moderna, attraverso queste espressioni pi\u00f9 salienti e pi\u00f9 rilevanti; quando si sia fatto questo e si sia risolto l\u2019altro problema, a cui noi non intendiamo minimamente sfuggire, di identificare la posizione del lavoro e dei lavoratori, o intesa come categoria o come categorie per s\u00e9 stanti o operanti nell\u2019ambito di ciascuna categoria, associando l\u2019espressione dell\u2019uno o dell\u2019altro termine che operano nel processo produttivo, mi pare che si abbia davanti a s\u00e9 il quadro di quelle che sono le maggiori e pi\u00f9 operanti attivit\u00e0 sociali della vita del Paese.<\/p><p>E quando, per il rapporto nei confronti di ciascuna categoria, si tenga presente \u2013 come \u00e8 detto in un inciso del mio ordine del giorno che \u00e8 stato interpretato, mi pare, un po\u2019 troppo rigorosamente \u2013 una certa proporzionalit\u00e0 col numero delle categorie, come ho detto, e con la maggiore responsabilit\u00e0 del lavoro qualificato (due fattori, due elementi che devono giocare concordemente e non disgiuntamente per poter arrivare all\u2019espressione di un equilibrio economico che ha in se stesso gli elementi di un equilibrio sociale), mi pare che non sia un problema assolutamente insolubile quello di realizzare la rappresentanza di tali categorie.<\/p><p>Per esempio (per fare una esemplificazione ancor pi\u00f9 concreta e, direi, pi\u00f9 visibile), la struttura della seconda Camera, cos\u00ec concepita, secondo il nostro modo di vedere, dovrebbe trovare veramente la sua ambientazione nell\u2019orbita della Regione.<\/p><p>Ma quando, in ciascuna Regione si siano definite (e questo il Consiglio regionale lo pu\u00f2 fare, perch\u00e9 ha tutte le legittimit\u00e0 democratiche per farlo), quali sono le categorie produttive predominanti nell\u2019ambito della Regione stessa, ed in rapporto alla popolazione si stabilisca quanti devono essere i rappresentanti delle varie categorie, non rimane da risolvere che il problema dell\u2019elezione dei senatori stessi.<\/p><p>Su questa elezione mi riservo di presentare, a conclusione della discussione generale un progetto completo, se il principio formulato nel mio ordine del giorno sar\u00e0 accolto. Come pu\u00f2 essere fatta tale elezione? Le soluzioni sono diverse. C\u2019\u00e8 chi prevede i collegi di categoria, che direttamente nominano il rappresentante di categoria. C\u2019\u00e8 chi \u2013 come me \u2013 in maniera forse pi\u00f9 pratica, pensa che i rappresentanti di categoria possono limitarsi alla designazione, per esempio, di una terna per ciascuna categoria, lasciando al Consiglio Regionale l\u2019ultimo atto della scelta, nella elezione dei vari rappresentanti.<\/p><p>Pu\u00f2 sembrare, esposto in questo modo, un progetto piuttosto complicato e farraginoso, ma tale non \u00e8, se si considera realisticamente secondo le varie fasi attraverso le quali il progetto stesso si esaurisce o si perfeziona.<\/p><p>Comunque, questa \u00e8 una questione di attuazione pratica che da nessuno pu\u00f2 essere ritenuta insolubile. Basta applicarsi e trovare il modo e il verso di risolverla praticamente. Quel che pi\u00f9 conta e pi\u00f9 vale \u00e8 decidere se, nella composizione della seconda Camera, deve essere veramente realizzato un principio di rappresentativit\u00e0 democratica diversa dalla rappresentativit\u00e0 data esclusivamente dal suffragio universale.<\/p><p>E se questo principio si accetta, evidentemente la sua realizzazione effettiva non trova altra forma concreta ed aderente alle necessit\u00e0 ed all\u2019esigenza della vita sociale al di fuori della rappresentanza d\u2019interessi. Oggi, quelli che sono gli interessi veri della vita nazionale sono prementi e pressanti e giocano anche nella vita politica, tanto che non si pu\u00f2 credere di tenerli fuori dalle aule legislative o dai poteri dello Stato. Mentre se, accanto alla genuina rappresentanza politica della prima Camera voi vorrete una seconda Camera che, senza ferire il principio della sovranit\u00e0 popolare, senza contraddire il principio dell\u2019investitura da parte della volont\u00e0 popolare, perch\u00e9 questa delle categorie \u00e8 altres\u00ec volont\u00e0 popolare come quella del suffragio universale, svolga la sua azione, si potr\u00e0 avere un quadro armonico di quelle che sono le vedute di carattere generale che sono rappresentate anche dalle ideologie dei singoli partiti, ma anche l\u2019espressione di questi interessi concreti, economici, culturali, sociali e politici.<\/p><p>Le competenze non sono invenzione di nessuno. Le competenze sono un fatto reale, sociale, effettivo e non si pu\u00f2 prescindere da esse proprio nel campo della massima espressione della volont\u00e0 collettiva. Ora, attraverso un congegno di questo genere, evidentemente anche questo problema potrebbe essere avviato ad una soluzione. Io non voglio naturalmente esagerare in nessun modo e ritengo che l\u2019applicazione di una visione strutturale della seconda Camera, come quella che io ho cercato di delinearvi, difficilmente pu\u00f2 trovare una applicazione immediata, perch\u00e9 presuppone evidentemente un enorme lavoro di organizzazione, di ordinamento di categorie, di interessi che, in questo dopoguerra, in questo dopo disfatta, \u00e8 reso ancor pi\u00f9 difficoltoso. Si potrebbe ricorrere oggi soltanto alla Confederazione generale del lavoro e ad altre Confederazioni di imprenditori di lavoro, ma esse non esauriscono il quadro delle attivit\u00e0 sociali e non sociali.<\/p><p>Bisogna dunque prevedere un certo periodo di tempo per il quale e nel quale questa \u00abcategorizzazione\u00bb, diciamo, possa essere realizzata con una certa spontaneit\u00e0 e secondo certe direttive, ai fini, appunto, della composizione della seconda Camera.<\/p><p>Cosa sarebbe, per esempio, indispensabile in maniera assoluta? L\u2019anagrafe delle categorie, almeno questa: avere l\u2019anagrafe per dire quali sono le maggiori categorie, come si differenziano fra di loro, e potere, su questa concludere praticamente il sistema della realizzazione della loro rappresentanza. Questo \u00e8 elemento indispensabile, e saremmo avventati noi stessi se volessimo sostenere che siamo oggi in condizioni di poter realizzare una struttura della seconda Camera come quella alla quale mi sono riferito. Per\u00f2, \u00e8 importante aver sollevato il problema in questa sede. Se il principio viene accettato e se si possono determinare, insieme con il principio, le direttive generali entro le quali si prevede che in un non lontano domani una riforma di questo genere possa essere attuata, questo d\u00e0 un valore nuovo, moderno, socialmente pi\u00f9 aderente alle condizioni della vita moderna, alla nuova Costituzione che stiamo approvando.<\/p><p>PRESIDENTE. Onorevole Piccioni, la prego di voler concludere.<\/p><p>PICCIONI. Ho finito. Io penso, in contrasto con molti altri, che l\u2019ordinamento regionale \u2013 quali che possano essere le difficolt\u00e0 nelle quali si viene muovendo o si andr\u00e0 movendo \u2013 sia una riforma che rinnovi veramente la funzionalit\u00e0 dello Stato democratico italiano. Io penso che il Senato, concepito come noi lo concepiamo e come ci siamo sforzati di delineare nell\u2019ordine del giorno che ho presentato, completerebbe questo rinnovamento, in senso democratico e in senso sociale, della nuova democrazia italiana. (<em>Applausi \u2013 Congratulazioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019onorevole Fuschini ha presentato un ordine del giorno del seguente tenore:<\/p><p>\u00abL\u2019Assemblea Costituente<\/p><p>afferma la necessit\u00e0 che il Parlamento sia costituito da due Camere, delle quali la prima rappresenti, attraverso il suffragio universale diretto e la rappresentanza proporzionale dei partiti, o correnti politiche, gli interessi generali della Nazione, e la seconda, mediante un suffragio organico a doppio grado, rappresenti gli interessi territoriali ed economici a base regionale;<\/p><p>riconosce l\u2019opportunit\u00e0 che le Camere possano riunirsi in Assemblea Nazionale e deliberare esclusivamente sui seguenti casi:<\/p><ol><li><em>a<\/em>) nomina del Presidente della Repubblica e sua messa in istato di accusa;<\/li><li><em>b<\/em>) conferimento di maggiori poteri al Governo in caso di guerra;<\/li><\/ol><p>ritiene che alle Camere siano assegnati uguali poteri per svolgere i rispettivi compiti, restando peraltro stabilito che, in caso di contrasto fra le loro deliberazioni, esperiti appositi accorgimenti procedurali, abbia la prevalenza la decisione della prima Camera, fermo il ricorso al <em>referendum<\/em> popolare\u00bb.<\/p><p>Ha facolt\u00e0 di svolgerlo.<\/p><p>FUSCHINI. Onorevoli colleghi, la prima parte dell\u2019ordine del giorno da me presentato \u00e8 stata gi\u00e0 sviluppata, in questo momento, dal collega onorevole Piccioni con quella perspicacia che lo distingue; e nei passati giorni i colleghi onorevoli Clerici, Codacci Pisanelli e Ambrosini avevano pur essi insistito sull\u2019opportunit\u00e0 che la seconda Camera sia costituita in base alle categorie di interessi di carattere economico. Nel mio ordine del giorno accenno anche agli interessi territoriali. Non vi \u00e8 bisogno di spendere parole su questa distinzione perch\u00e9 gi\u00e0 nell\u2019articolo 55 del progetto di Costituzione abbiamo affermato che la seconda Camera deve rappresentare anche gli interessi territoriali, allorquando abbiamo stabilito che ad ogni Regione sia data la rappresentanza speciale di cinque Senatori e quindi abbiamo manifestato il proposito che gli interessi locali, nella nuova organizzazione dello Stato, siano rappresentati da individui specificamente scelti dai Consigli regionali.<\/p><p>Non credo che su questo punto vi sia dissenso in altri settori; perch\u00e9 numerosi rappresentanti di altri settori hanno accettato il principio della rappresentanza degli interessi territoriali. Quando si \u00e8 discusso, nella Sottocommissione e nella Commissione dei settantacinque sulla opportunit\u00e0 che gli interessi locali fossero rappresentati, non solo siamo arrivati alla rappresentanza delle Regioni, ma vi \u00e8 stata persino la proposta che la seconda Camera fosse nominata attraverso un sistema elettorale che ha la caratteristica precipua di esprimere gli interessi locali, quale \u00e8 il sistema del collegio uninominale.<\/p><p>Non voglio attardarmi, ripeto, su questo punto, perch\u00e9 ritengo che l\u2019Assemblea abbia ormai tutti gli elementi per potere prendere la sua decisione al riguardo, in modo che la formazione della seconda Camera rispecchi una differenziazione di espressioni popolari, che non sia identica alla manifestazione delle espressioni popolari, che si hanno nella formazione della prima Camera. Perch\u00e9 \u00e8 fuori dubbio che, se ormai la maggioranza dell\u2019Assemblea accetta il principio del bicameralismo, mi pare anche concorde nel ritenere che la seconda Camera debba essere diversa nella sua origine, nella sua formazione, dalla prima; altrimenti, noi avremmo un <em>bis in idem<\/em>, che non porterebbe nessun vantaggio nella elaborazione delle leggi e nella costituzione dei Governi.<\/p><p>Ora, avendo accettato il principio del bicameralismo, ci dobbiamo domandare se esso sia stato rispettato nel progetto di Costituzione.<\/p><p>Io ritengo che nel progetto vi sia una novit\u00e0 di gran peso politico, che merita di essere considerata attentamente: il funzionamento delle due Camere unite in Assemblea Nazionale, su cui voglio richiamare l\u2019attenzione degli onorevoli colleghi.<\/p><p>Se voi esaminate attentamente il progetto, vi trovate di fronte non ad un semplice regolamento della riunione delle due Camere, ma di fronte alla creazione di una vera e propria terza Camera. Siamo di fronte ad una forma di unicameralismo, se non di tricameralismo. Ritengo che questa sia una deviazione dal sistema bicamerale e che questa deviazione vada corretta, per evitare che quest\u2019Assemblea Nazionale si sostituisca e si sovrapponga al libero svolgimento dei lavori delle due Camere separate.<\/p><p>L\u2019articolo 61, infatti, dice che \u00abl\u2019Assemblea Nazionale deve adottare un proprio regolamento a maggioranza assoluta dei suoi membri\u00bb. La Camera dei deputati e il Senato avranno un loro regolamento proprio, ma anche un regolamento proprio dovr\u00e0 avere l\u2019Assemblea Nazionale. \u00c8 questo il dato di fatto pi\u00f9 notevole che caratterizza ogni Assemblea organizzata.<\/p><p>La Presidenza di questa terza Assemblea da chi sar\u00e0 tenuta? Lunga discussione vi \u00e8 stata su questo punto nella seconda Sottocommissione, e l\u2019articolo 60 ha stabilito che, a turno, la Presidenza dell\u2019Assemblea Nazionale sar\u00e0 tenuta ora dal Presidente della Camera dei deputati, ora dal Presidente della Camera dei senatori. Costituir\u00e0 un proprio ufficio e la stessa Assemblea Nazionale, come le due Camere, potr\u00e0 deliberare di riunirsi persino in Comitato segreto. Quindi vi sono, nelle disposizioni del progetto, delle norme che fanno apparire l\u2019Assemblea Nazionale come una terza vera e ben distinta Assemblea.<\/p><p>Le sue funzioni sono molteplici e di diversa importanza. Per esempio, gravissima disposizione questa: che le funzioni del Presidente della Repubblica, quando non potranno essere esercitate direttamente dal Presidente stesso potranno essere esercitate dal Presidente dell\u2019Assemblea Nazionale. Cos\u00ec, quando si debba procedere alla nomina del Presidente della Repubblica, tocca al Presidente dell\u2019Assemblea di indire la convocazione delle Camere.<\/p><p>L\u2019Assemblea Nazionale \u00e8 dunque un organo di maggiore e pi\u00f9 viva rilevanza di quel che non siano la Camera dei deputati ed il Senato stesso. Ma vi \u00e8 ancora di pi\u00f9, vi \u00e8 un delicato momento della vita politica del Parlamento nel quale si \u00e8 voluto inserire l\u2019intervento dell\u2019Assemblea Nazionale. L\u2019articolo 87 stabilisce che, una volta costituitosi un Governo, questo Governo deve presentarsi all\u2019Assemblea Nazionale e \u00abottenere con voto nominale ed a maggioranza assoluta dei componenti\u00bb la fiducia dell\u2019Assemblea stessa. L\u2019articolo 88 poi completa e dilata questa disposizione, cio\u00e8 stabilisce che, in seguito al voto di sfiducia dato da una Camera, se il Governo non intende dimettersi, pu\u00f2 ricorrere in appello all\u2019Assemblea Nazionale. Ora io ritengo che questo, dal punto di vista parlamentare e dal punto di vista politico, sia un grave errore che potr\u00e0 portare gravi conseguenze di carattere politico. Non credo, onorevoli colleghi, che la stabilit\u00e0 del Governo possa realizzarsi con questo espediente giuridico.<\/p><p>Le crisi ministeriali, sono state frequenti in passato nel nostro Paese, ma sono state meno frequenti che in altri Paesi di carattere parlamentare, come la Francia. Si vorrebbe limitarle, e ci\u00f2 \u00e8 plausibile, ma non credo che si possa ci\u00f2 ottenere con questo espediente, e far s\u00ec che un Governo, colpito da un voto di sfiducia di una Camera, possa rimarginare la ferita al suo prestigio col fare riunire tutte e due le Camere. \u00c8 un\u2019illusione, perch\u00e9 evidentemente, siccome Camera e Senato avranno posizioni numeriche di carattere completamente diverso, le loro deliberazioni unitarie, per quanto si voglia fare e stabilire, saranno sempre influenzate dalla prevalenza di quelle correnti politiche che si verificheranno in ogni Camera. Qualunque sia il modo di formare il Senato, rimane per me indubbio che il Senato, dal punto di vista politico, rispecchier\u00e0 molto da vicino la distribuzione dei seggi della Camera dei deputati.<\/p><p>Ora, in questa situazione \u00e8 evidente che anche andando davanti ad Un\u2019Assemblea Nazionale, la maggioranza che si \u00e8 stabilita per dare o negare la fiducia al Governo in una Camera non si modificher\u00e0 gran che nella Assemblea Nazionale, anche senza rilevare che la prima Camera, che ha un numero di membri molto superiore alla seconda, avr\u00e0 sempre la possibilit\u00e0 di prevalere. Si tratta quindi, a mio avviso, di un meccanismo inutile, che affatica il sistema parlamentare e lo svolgimento della vita politica del Paese, che non pu\u00f2 trarre vantaggio dalle ripetizioni di discussioni che posso considerare in precedenza assolutamente inoperanti. Del resto, non si creda di poter creare la stabilit\u00e0 di Governo con degli espedienti di carattere giuridico costituzionale, o di carattere parlamentare. \u00c8 bene certamente studiare i mezzi per impedire voti di sfiducia promossi di sorpresa. Nel decreto del 16 marzo 1946 \u00e8 stato gi\u00e0 stabilito che, presentata una mozione di sfiducia, questa non pu\u00f2 essere discussa immediatamente, ma si lascia al Governo la facolt\u00e0 di rispondere entro quarantotto ore, e occorre che la mozione stessa riporti la maggioranza assoluta dei suffragi dei componenti l\u2019Assemblea. Questa disposizione si \u00e8 dimostrata gi\u00e0 efficace e opportuna, per la prima parte, come abbiamo tutti potuto constatare a proposito della mozione di sfiducia presentata dall\u2019onorevole Nenni.<\/p><p>Ora, questo mi sembra sufficiente perch\u00e9 nelle Camere si possa impedire una discussione improvvisa che sfoci in un voto di sfiducia. Ma questa disposizione, che riguarda la nostra Assemblea Costituente, pu\u00f2 essere riprodotta nel progetto di Costituzione, e potr\u00e0 essere meglio precisata nei regolamenti delle rispettive Camere.<\/p><p>Del resto, egregi colleghi, il problema della stabilit\u00e0 del Governo non \u00e8 un problema di carattere giuridico, ma \u00e8 un problema di carattere politico. Da che cosa deriva questa instabilit\u00e0 del Governo? Deriva, secondo me, da due fenomeni.<\/p><p>Il primo fenomeno si riferisce alla composizione e, direi, al frazionamento dei partiti. Il frazionamento dei partiti non \u00e8 un fenomeno che sia sorto a causa del sistema proporzionale, ma \u00e8 la risultante \u2013 permettete che lo dica \u2013 della ineducazione politica in cui si trova il nostro Paese; tanto \u00e8 vero che non si \u00e8 ancora ben compreso che il sistema del Governo democratico si fonda su una maggioranza alla quale si oppone una minoranza che occorre rispettare con grande senso di responsabilit\u00e0 e di equilibrio, che i gruppi acquistano lentamente con la quotidiana esperienza delle esigenze parlamentari.<\/p><p>Ammesso anche che la proporzionale possa aver accentuato questo frazionamento, lo ha per\u00f2 accentuato in bene, perch\u00e9 ha consentito che ogni forma di ideologia o corrente politica possa avere la sua rappresentanza nel Parlamento. Manca inoltre, oggi, lo spirito per la formazione dei Governi, manca cio\u00e8 lo spirito di coalizione fra i partiti. Perch\u00e9 questo spirito di coalizione dei partiti possa sorgere \u00e8 necessario fare molti esperimenti, e non bisogna rammaricarsi troppo se della instabilit\u00e0 cos\u00ec detta dei Governi stiamo dando troppe prove. Certamente, con un sistema parlamentare veramente operante si potr\u00e0 eliminare quello che accade oggi, che ogni tre mesi vi \u00e8 bisogno di fare una nuova combinazione ministeriale. Questo dipende da un elemento straordinario, di carattere assolutamente eccezionale, che vi \u00e8 nella disposizione di legge, con la quale si deferisce al Governo ogni potere legislativo.<\/p><p>Ora, il potere legislativo essendo quasi per intero nelle mani del Governo, \u00e8 evidente che ci\u00f2 provoca frequenti reazioni in coloro che non partecipano alla formazione delle leggi. Ma questa situazione non si potr\u00e0 ripetere quando si sar\u00e0 in un regime di normalit\u00e0 costituzionale, che si attuer\u00e0 con la distinzione del potere esecutivo dal potere legislativo.<\/p><p>In passato questa distinzione era esattamente osservata. La divisione dei poteri, che si dice essere una teoria caduta, nel campo degli studi costituzionalisti, io credo che abbia ancora, nella pratica, la sua necessit\u00e0 di vita e di rispetto. Noi dobbiamo rispettare ed informare tutta l\u2019attivit\u00e0 collettiva politica a questo principio fondamentale: che il potere legislativo dove essere ben distinto, come diceva ieri l\u2019onorevole Ambrosini, dal potere esecutivo. E se il potere legislativo informa di s\u00e9 e domina per certi riflessi la situazione del potere esecutivo, ben distinte sono le loro funzioni. Il potere legislativo trover\u00e0 sempre la possibilit\u00e0 di esprimere la sua volont\u00e0 nell\u2019esame, nelle reiezioni o nelle approvazioni dei disegni di legge e potr\u00e0 cos\u00ec dare al potere esecutivo, anche in fatto di legislazione, una sua direttiva e una sua volont\u00e0.<\/p><p>Il secondo fatto che influisce sulla instabilit\u00e0 del Governo \u00e8 indubbiamente quello degli uomini chiamati come capi partito o capi di maggioranze a formare il Governo.<\/p><p>Nella nostra storia parlamentare e politica si avverte facilmente che quando vi sono stati degli uomini forti, degli uomini di grande prestigio nazionale, allora la stabilit\u00e0 dei Governi si \u00e8 avuta senza grandi difficolt\u00e0. Se voi aveste la volont\u00e0 di verificare e studiare, come ho avuto occasione di fare in altri tempi, le crisi che si sono manifestate durante il periodo della vita di Cavour e della sua attivit\u00e0 politica, potreste constatare che Cavour ha governato l\u2019Italia (salvo interruzioni di breve durata, di pochi mesi, interruzioni atte a dare riposo a questo grande Capo di Governo) per oltre 9 anni.<\/p><p>De Pretis, altro uomo politico che dal 1876 detenne le sinistre di allora, ha governato il Paese per pi\u00f9 di undici anni, salvo una breve interruzione dei tre Ministeri Cairoli, che nel complesso tennero il Governo per poco pi\u00f9 di due anni.<\/p><p>Se venite poi vicino a noi, troverete che la presenza di Giolitti diede al nostro Paese una stabilit\u00e0 di Governo che nel suo complesso pu\u00f2 essere considerato di 10 anni, con interruzioni intermedie di piccoli Ministeri; Ministeri, si diceva allora, di luogotenenza che durano ciascuno pochi mesi.<\/p><p>RUBILLI. Ma quegli uomini non rinascono. Bisogna adattarsi con quelli che ci sono e quindi trovare altri mezzi.<\/p><p>FUSCHINI. Non \u00e8 detto che l\u2019Italia sia talmente esaurita da non portare alla ribalta della vita parlamentare e politica uomini di valore. Bisogna dunque, a mio avviso, tener conto che la stabilit\u00e0 del Governo dipende anche da quegli uomini capaci ed avveduti che sappiano realizzare il consenso dei partiti e ottenere per il loro prestigio, per la loro autorit\u00e0, per la loro capacit\u00e0, la fiducia del Parlamento e del Paese.<\/p><p>Questi uomini non potranno non sorgere anche da questa Assemblea e dalle Camere che sorgeranno dopo l\u2019approvazione della nuova Costituzione. Ci sono gi\u00e0 virtualmente: capi dei partiti che saranno chiamati a diventare una volta o l\u2019altra capi di maggioranze mediante la coalizione di partiti diversi.<\/p><p>Ed \u00e8 a queste coalizioni che si dovr\u00e0 dare assistenza e che bisogner\u00e0 sorreggere con grande senso di responsabilit\u00e0 e lealt\u00e0 da parte dei gruppi che le formeranno, non dimostrandosi troppo frettolosi nell\u2019attendere i risultati che esse potranno dare. Non bisogna credere che in due o tre mesi possa essere attuato un programma, non bisogna credere che in poche settimane un Governo possa esprimere un indirizzo politico.<\/p><p>Non intendo fare critiche ad alcuno in questo istante; le mie modeste osservazioni tendono soltanto a dimostrare che la stabilit\u00e0 del Governo non dipende da disposizioni di regolamento parlamentare o da disposizioni della Costituzione, ma dipende, nel suo complesso, dall\u2019educazione politica che sapranno dimostrare i partiti nella loro attivit\u00e0 parlamentare.<\/p><p>Concludendo questa parte del mio breve discorso, mi sia lecito affermare che la creazione di un\u2019Assemblea Nazionale quale terzo organo del nuovo Parlamento non \u00e8 affatto necessaria e pu\u00f2 presentare delle incognite che ne danneggeranno il regolare funzionamento.<\/p><p>Io quindi mi attengo, perch\u00e9 \u00e8 l\u2019esperienza che lo insegna, al puro sistema bicameralista, sicuro che questo bicameralismo potr\u00e0 funzionare veramente da equilibratore della vita dello Stato, sia in senso politico, sia in senso sociale.<\/p><p>\u00c8 necessario tener fermo questo sistema, anche perch\u00e9 il creare una terza Assemblea \u2013 come diceva ieri molto saggiamente l\u2019onorevole Nitti \u2013 richieder\u00e0 una sede, richieder\u00e0 una presidenza, richieder\u00e0 dei funzionari, richieder\u00e0 delle spese; perch\u00e9 voi non potrete pretendere che tutta la sua organizzazione, tanto delicata, possa farsi o dalla Camera o dal Senato. Se deve essere una cosa distinta, deve avere anche la sua autonomia, dal punto di vista amministrativo e burocratico.<\/p><p>Si potr\u00e0 per\u00f2 mantenerla \u2013 secondo il mio ordine del giorno \u2013 soltanto per la nomina del Presidente della Repubblica, qualora la Camera addivenga alla nomina del Presidente della Repubblica in forma parlamentare, anzich\u00e9 con elezione diretta da parte del popolo. Se dovessi dichiarare la mia personale preferenza a questo ultimo riguardo, dichiarerei di essere favorevole alla forma parlamentare della nomina del Presidente della Repubblica. Ma se la maggioranza volesse invece che la nomina del Presidente della Repubblica fosse decisa dal voto del popolo, io non oser\u00f2 oppormi. \u00c8 evidente allora che la necessit\u00e0 dell\u2019Assemblea Nazionale per la nomina del Presidente della Repubblica non avrebbe pi\u00f9 ragione di essere. E potrebbe cadere allora anche l\u2019altro caso nel quale ho ammesso che l\u2019Assemblea Nazionale possa essere utile nei momenti difficili e gravi, in cui la Patria venisse trascinata contro sua volont\u00e0, per situazioni internazionali, a dichiarare la guerra. In questo caso l\u2019Assemblea Nazionale potrebbe essere chiamata, non dico a deliberare la dichiarazione di guerra, perch\u00e9 oggi, nella pratica, si \u00e8 veduto che non vi sono pi\u00f9 tali dichiarazioni, ma per stabilire quali debbano essere i poteri da conferirsi al Governo responsabile per il periodo della guerra.<\/p><p>Mi permetto di fare un\u2019ultima osservazione ed ho finito. Abbiamo discusso molto se le due Camere debbano avere poteri identici o meno; io sono convinto a questo riguardo che occorra una gradazione la quale stabilisca che, in caso di conflitto per l\u2019approvazione di una determinata legge o di una determinata deliberazione, fra la prima e la seconda Camera, la prevalenza spetti alla Camera che rappresenta gli interessi generali del Paese, come noi riteniamo e vogliamo che sia la Camera dei deputati.<\/p><p>La prevalenza della Camera dei deputati sul Senato trova la sua ragion d\u2019essere nella realt\u00e0 storica che ci ha accompagnato sin qui, nonostante che la situazione sia stata diversa: realt\u00e0 storica che ci insegna che il Senato ha tenuto sempre verso la Camera dei deputati un atteggiamento riguardoso e condiscendente. Molte vie, d\u2019altronde, vi saranno sempre per risolvere i conflitti e eliminare le frizioni che potranno sorgere fra le due Camere; ma deve in ogni modo essere affermato nella Costituzione il principio della prevalenza della prima Camera sulla seconda.<\/p><p>Siccome per\u00f2 in pari tempo si \u00e8 inserito nel progetto di Costituzione l\u2019appello al popolo attraverso il <em>referendum<\/em>, ritengo opportuno che ci\u00f2 non sia dimenticato e perci\u00f2, proponendo una preminenza della prima Camera sulla seconda, ammetto che resti salvo sempre il ricorso al <em>referendum.<\/em><\/p><p>Mi lusingo che queste mie proposte possano essere accolte da tutti i colleghi perch\u00e9 esse rispecchiano, a mio parere, l\u2019interesse che tutti abbiamo al buon funzionamento del futuro Parlamento.<\/p><p>Onorevoli colleghi, lasciatemi formulare un augurio, quello cio\u00e8 che la Costituzione che dovr\u00e0 essere definitivamente conclusa, non oltre il 31 dicembre \u2013 ultimo limite della nostra capacit\u00e0 politica e giuridica \u2013 sia una Costituzione che possa garantire il rispetto della legge e il consolidamento della Repubblica. (<em>Vivi applausi al centro \u2013 Congratulazioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019onorevole Giolitti ha presentato il seguente ordine del giorno:<\/p><p>\u00abL\u2019Assemblea Costituente,<\/p><p>considerato che la II Parte della Costituzione deve fondare un ordinamento della Repubblica tale da garantire la realizzazione del sistema di diritti e doveri sanciti nella I Parte e tale da sodisfare ai due requisiti essenziali della democraticit\u00e0 e della efficienza delle istituzioni parlamentari;<\/p><p>ritiene che la seconda Camera debba trarre origine dalla volont\u00e0 direttamente espressa dall\u2019intero corpo elettorale, secondo un sistema che permetta il miglior apprezzamento dei requisiti personali;<\/p><p>afferma che una seconda Camera di tipo corporativo sarebbe contraria allo sviluppo e al funzionamento delle istituzioni parlamentari in senso veramente democratico e moderno;<\/p><p>afferma altres\u00ec che una seconda Camera di tipo regionalistico si giustificherebbe solo ove le autonomie regionali avessero quel carattere federalistico che non \u00e8 stato accolto nella Costituzione;<\/p><p>delibera che la seconda Camera venga eletta a suffragio universale col sistema uninominale e in base a determinati requisiti per l\u2019elettorato passivo, tali per\u00f2 da non incidere sul carattere democratico della Camera stessa e da assicurarne la composizione pi\u00f9 adeguata ai suoi fini\u00bb.<\/p><p>Ha facolt\u00e0 di svolgerlo.<\/p><p>GIOLITTI. Onorevoli colleghi, mi capita qualche volta \u2013 e penso sia capitato ad altri colleghi miei coetanei \u2013 di sentirmi dire: \u00abCome, deputato, lei cos\u00ec giovane?\u00bb. Quasi che in Parlamento sia sconveniente starci senza barba bianca. Orbene, mi pare che questa associazione di idee \u2013 conformista e conservatrice \u2013 tra Parlamento e barba bianca si sia insinuata anche in qualche parte del nostro progetto di Costituzione, perch\u00e9, se esaminiamo questa sezione prima del Titolo primo della seconda parte del Progetto stesso, non vi riscontriamo il minimo sforzo di ringiovanire le nostre istituzioni parlamentari, di adeguarle cio\u00e8 alla esigenze moderne della vita politica.<\/p><p>In sostanza, io credo che n\u00e9 il modo di formazione della seconda Camera n\u00e9 la natura dei suoi poteri, cos\u00ec come sono configurati nel progetto di Costituzione, valgano ad indicarci quella che \u00e8 l\u2019esigenza funzionale, in senso moderno, alla quale la seconda Camera deve rispondere. Dir\u00f2 ancora di pi\u00f9: mi pare che il modo di composizione della seconda Camera, previsto in questi articoli 55 \u00e8 56 del progetto, non sodisfi neanche a quelle esigenze fondamentali di democraticit\u00e0 e di efficienza cui, a nostro avviso, devono rispondere le istituzioni nelle quali si concreta l\u2019ordinamento della Repubblica.<\/p><p>Mi pare che queste due esigenze siano i criteri fondamentali in base ai quali noi dobbiamo giudicare questa seconda parte del progetto di Costituzione. \u00c8 appunto per questa ragione, perch\u00e9 mi sembra che il progetto non sodisfi pienamente a queste esigenze che riteniamo essenziali, che ho presentato, anche a nome del mio Gruppo, l\u2019ordine del giorno che mi propongo di illustrare con la massima concisione.<\/p><p>Come \u00e8 noto, il mio partito in linea di principio \u00e8 favorevole al sistema unicamerale, appunto perch\u00e9 lo ritiene pi\u00f9 rispondente a quelle esigenze di democraticit\u00e0 e di efficienza di cui ho detto ora, e anche perch\u00e9 lo ritiene pi\u00f9 rispondente a quelle che sono, direi, le premesse contenute nella prima parte, gi\u00e0 approvata, della Costituzione. Perch\u00e9 io credo che nell\u2019esame di questa seconda parte non dobbiamo mai perder di vista la prima parte che abbiamo gi\u00e0 approvata, con la quale abbiamo garantito certi diritti; e qui ora, con l\u2019ordinamento della Repubblica, dobbiamo fornire gli strumenti adeguati perch\u00e9 tali diritti possano trovare pratica realizzazione. Quindi nella critica del progetto di Costituzione \u2013 critiche che noi vogliamo evidentemente costruttive \u2013 deve esserci anche di guida questo criterio delia sua rispondenza alia prima parte della Costituzione gi\u00e0 approvata.<\/p><p>Ora, nonostante quella nostra posizione di principio alla quale ho accennato, favorevole al sistema unicamerale, noi abbiamo accettato il sistema bicamerale, in quanto abbiamo ritenuto sostanzialmente valida, nelle condizioni attuali del nostro Paese, l\u2019esigenza di una maggiore ponderazione nell\u2019opera legislativa.<\/p><p>Meno valida, invece, riteniamo l\u2019esigenza, diciamo cos\u00ec, regionalistica, alla quale, secondo alcuni, dovrebbe rispondere la seconda Camera, perch\u00e9, a nostro avviso, essa si giustificherebbe solo ove le autonomie regionali avessero quel carattere federalistico che non \u00e8 stato accolto nel progetto di Costituzione. Quantunque di diverso avviso si sia manifestato il collega Condorelli, di fatto il progetto di Costituzione \u2013 e fortunatamente, secondo noi \u2013 non ha accolto in nessuna misura un\u2019impostazione federalistica delle autonomie regionali. E d\u2019altra parte pensiamo che anche in pratica una base regionalistica per la composizione della seconda Camera varrebbe proprio in quanto si accetti in pieno il criterio federalistico; allora si avrebbe ragione di stabilire un numero fisso per Regione, e allora il sistema sarebbe semplice e praticamente di facile applicazione; mentre se noi cerchiamo di inserire e di conciliare questo sistema, questa base regionalistica nella composizione della seconda Camera, con altri requisiti, ne vien fuori quel miscuglio ibrido che troviamo formulato nell\u2019articolo 55, dove poi, praticamente, il tentativo di dare una base regionale alla Camera dei senatori viene frustrato non foss\u2019altro che da quella disposizione secondo la quale nessuna Regione pu\u00f2 avere un numero di senatori maggiore del numero dei deputati.<\/p><p>Quella che noi nettamente respingiamo \u00e8 l\u2019idea di fare della seconda Camera una rappresentanza, diciamo, di tipo corporativo. La respingiamo non soltanto per l\u2019impossibilit\u00e0 di una sua attuazione pratica, ma anche in mancanza (come ha del resto ammesso l\u2019onorevole Piccioni) di un\u2019anagrafe professionale e per il crescente numero di categorie professionali in relazione al continuo sviluppo della divisione del lavoro. E allora si vede che di fronte a queste difficolt\u00e0 di attuazione pratica si ricorre a sistemi che poi non sodisfano completamente; queste idee, che possono anche apparire suggestive, non riescono a trovare pratica applicazione e soluzione. Quando si parla di questa rappresentanza di interessi di categoria, ci si muove in una sfera di concetti giuridici e politici che possono avere aspetti suggestivi e interessanti; ma quando scendiamo all\u2019attuazione pratica, incontriamo difficolt\u00e0. E nessuno degli oratori che ha sostenuto questa tesi ha risposto alle obiezioni di carattere pratico.<\/p><p>Ora, noi non dubitiamo affatto della lealt\u00e0 delle intenzioni di chi propugna questo sistema della rappresentanza d\u2019interessi, ma vediamo che di fatto sotto quella proposta si pu\u00f2 profilare il pericolo di un ritorno anche larvato a quella che era la Camera dei fasci e delle corporazioni. Non voglio, ripeto, avanzare alcun dubbio sulle intenzioni, ma formulare una critica sulle conseguenze di fatto che possono derivare dall\u2019accettazione di una simile proposta; perch\u00e9, di fatto, una rappresentanza degli interessi di categoria mi sembra non possa venire ad avere altro scopo che la difesa di determinati interessi, giacch\u00e9 tutti gli interessi di categoria, a nostro avviso, si trovano gi\u00e0 rappresentati in forma politica nella prima Camera, attraverso i partiti, i quali, nella societ\u00e0 in cui viviamo, sono i soli che possano tradurre sul piano politico nazionale e generale i particolari interessi economici, perch\u00e9 possono dare a questi una forma politica, che \u00e8 quella che deve trovare espressione in una rappresentanza politica. Ch\u00e9 se invece si vogliono far valere solamente esigenze di carattere tecnico, allora si sia coerenti e si faccia di questa rappresentanza di interessi di categoria un corpo tecnico e non politico: se ne faccia un Consiglio della Repubblica, per esempio; ma se ha da essere un corpo politico, deve sodisfare a esigenze politiche e soprattutto deve dare forma politica agli interessi che rappresenta.<\/p><p>Ma non soltanto per queste ragioni noi siamo contro questa cosiddetta rappresentanza di interessi di categoria. Siamo contrari anche perch\u00e9 ci sembra che essa venga ad incrinare il principio fondamentale sancito nella nostra Costituzione, e in parte gi\u00e0 approvato: il principio della sovranit\u00e0 popolare. Ci sembra che la determinazione delle categorie non potrebbe essere che arbitraria e artificiosa e tale appare proprio dagli argomenti con cui \u00e8 stata sostenuta quella tesi. E cos\u00ec pure arbitraria sarebbe la determinazione dei limiti e delle modalit\u00e0 dell\u2019elettorato attivo e passivo, a meno che si intenda rispettare rigorosamente la proporzione numerica delle diverse categorie. Ma anche qui \u00e8 difficile in pratica mantenere questo rigoroso rispetto della proporzionalit\u00e0 numerica, e d\u2019altra parte vediamo che in tutte le proposte che sono state fatte la proporzionalit\u00e0 numerica \u00e8 stata sempre affiancata (per citare le espressioni dell\u2019onorevole Piccioni) dal peso d\u2019una maggiore responsabilit\u00e0 del lavoro qualificato. Quindi, c\u2019\u00e8 un certo dosaggio che si viene a fare fra il peso numerico delle categorie e il peso economico di certi interessi, dosaggio che non pu\u00f2 essere altro che arbitrario e che, a nostro avviso, rischia di ledere la sovranit\u00e0 popolare. Perci\u00f2 mi sembra che questa proposta della rappresentanza della seconda Camera non soddisfi all\u2019esigenza di democraticit\u00e0 delle istituzioni parlamentari.<\/p><p>Mi sembra per\u00f2 anche che essa finisca col nuocere all\u2019efficienza di queste istituzioni, perch\u00e9 la rappresentanza di interessi di categoria non offre in s\u00e9 un principio di integrazione proprio, tale da superare la netta differenziazione fra i vari gruppi di interessi che in una rappresentanza di questo tipo vengono assunti nella loro immediatezza. E d\u2019altra parte anche qui vi \u00e8 una obbiezione pratica. Evidentemente un simile tipo di rappresentanza \u00e8 inconciliabile o difficilmente conciliabile con il principio della decisione a maggioranza; ma l\u2019applicazione del principio della decisione all\u2019unanimit\u00e0 o dell\u2019accordo delle categorie di volta in volta specificatamente interessate a ogni determinato problema trova grandi difficolt\u00e0 di applicazione pratica.<\/p><p>Il fatto \u00e8, onorevoli colleghi, che a nostro avviso i gruppi professionali non possono sostituire n\u00e9 integrare i partiti. Sono i partiti, secondo noi, che viceversa permettono precisamente l\u2019integrazione degli interessi di categoria e la loro mediazione con l\u2019interesse generale.<\/p><p>Ma abbandoniamo il terreno della teoria e guardiamo all\u2019esperienza. C\u2019\u00e8 stata una esperienza nel campo di queste Camere di tipo corporativo. Che cosa ci insegna a questo proposito l\u2019esperienza pi\u00f9 o meno recente? Io, appunto per non lasciare il minimo dubbio che possa sorgere da me un sospetto sulle buone intenzioni e sulla perfetta lealt\u00e0 di coloro che hanno sostenuto questa tesi, voglio semplicemente rispondere citando le parole del Kelsen (dall\u2019opera <em>Vom Wesen und Wert der Demokratie<\/em>)<em>.<\/em> Il Kelsen, dopo aver criticato a fondo sul piano teorico la cosiddetta rappresentanza d\u2019interessi, conclude in questi termini: \u00abNon vi \u00e8 da stupirsi che l\u2019organizzazione corporativa non abbia servito che ad uno o a vari gruppi per stabilire il loro predominio sugli altri; cosicch\u00e9 \u00e8 lecito presumere che la rivendicazione recentemente di nuovo formulata d\u2019introdurre una organizzazione corporativa, non manifesta tanto il bisogno di una partecipazione organica di tutti i gruppi professionali alla formazione della volont\u00e0 statale, quanto piuttosto la volont\u00e0 di potenza di certi gruppi d\u2019interessi ai quali la Costituzione democratica non sembra pi\u00f9 offrire possibilit\u00e0 di successo politico. Non \u00e8 degno di nota il fatto che una simile rappresentanza venga richiesta, nel campo borghese, proprio nel momento in cui si presenta la possibilit\u00e0 che il proletariato, finora minoranza, conquisti la maggioranza, e che il parlamentarismo democratico minacci di ritrovarsi contro quel gruppo al quale aveva finora assicurato il predominio politico?\u00bb.<\/p><p>L\u2019esigenza dunque che ci fa ritenere opportuna una seconda Camera \u00e8 quella di una maggiore ponderazione e competenza nell\u2019opera legislativa, tale da realizzare al tempo stesso una piena efficienza ed una assoluta democraticit\u00e0 dell\u2019istituto parlamentare. In altri termini, a noi sembra che, se accogliendo il suggestivo ammonimento di Giorgio Washington, vogliamo predisporre quel piattino sul quale versare il th\u00e8 troppo bollente che potrebbe prepararci la prima Camera, dobbiamo per\u00f2 evitare di incorrere nell\u2019obbiezione di Beniamino Franklin, il quale citava l\u2019esempio dei due cavalli che tirano in opposte direzioni. Ora mi sembra, come dicevo, che il progetto di Costituzione negli articoli che esaminiamo non sodisfi pienamente a siffatte esigenze. Perch\u00e9? Quali sono le critiche che faccio a questa parte del progetto? Voglio fare anzitutto una osservazione. A me sembra che tutto quello che nelle norme regolanti la composizione dei poteri della seconda Camera non concorra a sodisfare le esigenze che ho prima indicato, costituisce sempre, in ultima analisi, il residuo di un altro movente \u2013 antidemocratico \u2013 che \u00e8 all\u2019origine storica della seconda Camera: porre un freno alla sovranit\u00e0 popolare, per un senso di sfiducia nel popolo, per salvaguardare le prerogative della monarchia o i privilegi di determinate classi o ceti, a seconda dei casi che si sono presentati nella storia; e credo che di questi residui il progetto ne contenga non pochi.<\/p><p>Altri colleghi hanno fatto una critica a fondo nell\u2019articolo 55, che \u00e8 appunto quello nel quale si compendiano tutte queste questioni. Ricordo le critiche dei colleghi Preti e Giacometti a proposito del limite di 25 anni per l\u2019elettorato attivo, del numero fisso di senatori per regione, delle categorie di eleggibili, delle elezioni di secondo grado per due terzi dei senatori attraverso i Consigli regionali, e via dicendo. Evidentemente questo \u00e8 un miscuglio di disposizioni riflettenti tendenze diverse spesso contrastanti. Ho sentito, a proposito di questo articolo 55, il collega Codacci Pisanelli dire che in questo modo si verrebbe a riprodurre nella seconda Camera la composizione politica della prima. Mi permetta il collega di osservargli che cos\u00ec egli dimostra di voler battere ancora quella strada di cui il Lees-Smith, nella sua classica opera sulle seconde Camere, ha da tempo mostrato l\u2019errore, la strada per cui si vorrebbe sottrarre la seconda Camera all\u2019influenza dei partiti, quasi a farne uno strumento per costringere la prima Camera a una maggiore aderenza a quello che si pretende essere, al di fuori dei partiti, lo stato d\u2019animo dell\u2019opinione pubblica. Ora, qui mi pare che siamo di fronte al solito misconoscimento dei partiti, della funzione democratica dei partiti. Cos\u00ec ci si inoltra in un vicolo cieco, perch\u00e9 la strada giusta e realistica \u00e8 un\u2019altra: riconoscere la funzione democratica ed ineliminabile che i partiti hanno assunto nella vita politica moderna; e su questa base del riconoscimento della funzione essenziale dei partiti affrontare realisticamente il problema della seconda Camera perch\u00e9 essa risponda, appunto, alle esigenze di una moderna democrazia parlamentare. Anzi, per noi, il fatto che la composizione politica della seconda Camera venga a corrispondere a quella della prima costituisce un pregio e non un difetto, perch\u00e9 questo significa che la seconda Camera corrisponde evidentemente a quella che \u00e8 la volont\u00e0 popolare che si esprime nella forma pi\u00f9 diretta, attraverso il suffragio universale nell\u2019elezione dei membri della prima Camera. Noi critichiamo il progetto proprio perch\u00e9 ci sembra non conduca a un tale risultato, risultato che del resto gli studi e le esperienze pi\u00f9 recenti dimostrano essere un presupposto essenziale. Cos\u00ec, per esempio, nella Costituzione norvegese che ha dato ottima prova da oltre centotrenta anni; cos\u00ec nella famosa Conferenza Bryce del 1917, per la riforma della Camera Alta in Inghilterra, dove si proponeva che i membri della seconda Camera venissero scelti dalla prima proprio per garantire questa, se non identit\u00e0, per lo meno corrispondenza di conformazione politica fra le due Camere. Non so perch\u00e9 la seconda Sottocommissione non abbia considerato pi\u00f9 attentamente queste soluzioni, che hanno carattere molto moderno e pratico.<\/p><p>Non \u00e8 ora il momento di riproporre soluzioni di questo genere, che ci farebbero risalire molto indietro nella discussione. La proposta concreta, intorno alla quale si \u00e8 orientato il mio Gruppo, \u00e8 precisamente quella formulata nel mio ordine del giorno: elezione della seconda Camera a suffragio universale col sistema uninominale, in base a determinati requisiti di eleggibilit\u00e0, riprendendo la proposta avanzata, in sede di Sottocommissione, dall\u2019onorevole Grassi, mi pare. Del resto, una proposta di questo tipo si avvicina molto all\u2019idea fondamentale espressa da Cavour nel suo scritto, del 1848, sulla riforma del Senato, dove egli proponeva appunto che il Senato derivasse da una elezione popolare, ma non identica nel modo a quella della prima Camera.<\/p><p>A nostro avviso, il sistema uninominale consente una scelta secondo le qualit\u00e0, le attitudini e le competenze personali; inoltre, consente di mantenere un pi\u00f9 stretto legame fra eletto e interessi locali degli elettori. Ci sembra, quindi, rispondere, per questi aspetti, alle esigenze cui riteniamo debba rispondere la composizione di una seconda Camera democratica ed efficiente.<\/p><p>Il suffragio universale \u00e8 anche esso, evidentemente, una condizione assoluta non solo di democraticit\u00e0, ma di efficienza; perch\u00e9 il ricorso al suffragio universale per la elezione della seconda Camera ne garantisce la composizione corrispondente a quella della prima ed elimina o riduce le cause di eventuale conflitto tra le due Camere. D\u2019altronde, solo nel caso di elezione a suffragio universale \u00e8 ammissibile un conflitto <em>inter<\/em> <em>pares<\/em> tra le due Camere; perch\u00e9, se la seconda Camera non derivasse dal suffragio universale, un eventuale conflitto non potrebbe non essere risolto, a priori, a vantaggio della prima Camera. Nel caso di divergenza fra due Camere, che traggano origine diversa per la diversa composizione del corpo elettorale, il conflitto pu\u00f2 diventare grave e insanabile intorno a questioni politiche fondamentali. L\u2019onorevole Einaudi, nella seconda Sottocommissione, volle dimostrare i vantaggi di conflitti tra le due Camere, anche frequenti. Se in linea teorica questa tesi pu\u00f2 essere suggestiva, ritengo che, di fronte ai problemi urgenti e gravi che si porranno al Parlamento italiano, si rischi, a lasciar fermentare i germi di possibili conflitti, di scardinare l\u2019istituto parlamentare e di evocare l\u2019azione diretta. Allora, altro che esigenze di ponderazione e di riflessione nella formazione delle leggi! Se non garantiamo la massima efficienza dell\u2019istituto parlamentare, rischiamo veramente di far prendere la decisione dalla piazza. Ed in certi casi questo rischio potrebbe verificarsi ove accettassimo l\u2019ipotesi del <em>referendum<\/em>, come soluzione di eventuali conflitti.<\/p><p>Dunque, la elezione a suffragio universale della seconda Camera \u00e8 anche questione di efficienza, ed essa non incide per nulla sulla funzione essenziale della seconda Camera che \u00e8 quella di obbligare la prima Camera ad un riesame del disegno di legge secondo emendamenti e proposte conformi ai princip\u00ee fondamentali ai quali si ispira la legge stessa, e non alla rinuncia a quelle finalit\u00e0 politiche essenziali, perch\u00e9 questo rivelerebbe un contrasto politico fondamentale, inammissibile, perch\u00e9 sostanzialmente contradittorio alla unicit\u00e0 della fonte dalla quale le due Camere traggono origine e forza.<\/p><p>Onorevoli colleghi! Si parla molto di crisi dello Stato moderno ed anche da noi, in Italia, si sente sposso lamentare la decadenza del senso dello Stato. \u00c8 certo che il delicato sistema dell\u2019equilibrio dei poteri sul quale i regimi parlamentari da oltre un secolo e mezzo si sono poggiati, ha spesso scricchiolato sotto il peso di nuovi problemi, quali lo sviluppo tecnico della vita moderna, la formazione dei monopoli capitalistici, l\u2019avvento delle masse nella vita politica e, di conseguenza, la formazione dei grandi partiti democratici: le istituzioni parlamentari hanno sub\u00ecto la prova pi\u00f9 dura di fronte a questi compiti nuovi. Gi\u00e0 dalla met\u00e0 del secolo XIX si trovano i segni del discredito dei Parlamenti in seno all\u2019opinione pubblica. Tutti abbiamo visto come l\u2019aumentata potenza della stampa, il peso dei congressi dei partiti e delle grandi organizzazioni di massa abbiano diminuito l\u2019autorit\u00e0 e il prestigio del Parlamento. Ora, se nella nuova Costituzione vogliamo gettare le basi di una moderna repubblica democratica in Italia, dobbiamo anzitutto preoccuparci di rafforzare il Parlamento e di innalzarne l\u2019autorit\u00e0 e il prestigio. Come possiamo assolvere a questo compito? Limitando forse quelle altre libert\u00e0 e forme di espressione, di associazione e di rappresentanza? Ma questo sarebbe antidemocratico ed in contrasto col progredire stesso della storia. Dobbiamo proporci di dar vita ad un Parlamento veramente democratico ed efficiente. Questa \u00e8 la via da seguire. Questo del Parlamento \u00e8 precisamente, secondo me, il banco di prova della nuova Costituzione. Per questo dobbiamo mettere da parte gli interessi di partito, di classe e di ceto, perch\u00e9 qui sono in giuoco gli interessi stessi e le sorti della democrazia parlamentare. Ci pensino coloro che se ne proclamano i pi\u00f9 strenui fautori. Noi non consideriamo la democrazia parlamentare come l\u2019ultima e perfetta forma di democrazia, tuttavia la riteniamo la pi\u00f9 adeguata alle condizioni attuali del nostro Paese. Questa democrazia parlamentare noi vogliamo rafforzare in Italia, ed a questo precisamente tende l\u2019ordine del giorno che ho svolto e che ho presentato anche a nome del mio Gruppo. Tutte le nostre proposte tendono sinceramente e lealmente a questo scopo: edificare in Italia una solida, moderna, progressiva Repubblica democratica parlamentare. (<em>Applausi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019onorevole Corbi ha presentato il seguente ordine del giorno:<\/p><p>\u00abL\u2019Assemblea Costituente,<\/p><p>considerato che la procedura prevista nel progetto di Costituzione per la formazione delle leggi comporta necessariamente ritardi e conflitti pregiudizievoli al buon esercizio della funzione legislativa, ritiene:<\/p><p>1\u00b0) che i conflitti delle due Camere debbano essere limitati e risolti nell\u2019ambito del Parlamento, con la prevalenza del voto della prima Camera;<\/p><p>2\u00b0) che la procedura prevista per la formazione delle leggi sia opportunamente modificata in modo da assicurare la tempestivit\u00e0 e certezza della norma\u00bb.<\/p><p>Ha facolt\u00e0 di svolgerlo.<\/p><p>CORBI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il mio ordine del giorno \u00e8 stato originato dalla preoccupazione che i cittadini italiani, leggendo la nuova Costituzione, non abbiano a ripetersi ancora una volta: fatta la legge, trovato l\u2019inganno. Perch\u00e9 potrebbe avvalorarsi il sospetto legittimo che la prima parte della Costituzione, che contiene indubbiamente innovazioni profonde nel campo sociale, economico e politico della nostra vita nazionale, voglia poi essere praticamente elusa con la seconda parte; in quanto che gli organi che dovrebbero assicurare la realizzazione di queste innovazioni e i progressi fatti in campo costituzionale non li permettano, non li rendano possibili.<\/p><p>Ed altra preoccupazione mia \u00e8 quella che lo stesso istituto parlamentare tragga discredito dal fatto che la sua funzionalit\u00e0 e la sua efficienza sono compromesse da un sistema macchinoso, qualche volta confuso, ove i poteri che si d\u00e0nno all\u2019una e all\u2019altra Camera non sono sempre fissati per accelerare il processo legislativo e per emettere norme chiare e che abbiano efficacia tempestiva.<\/p><p>Quale era il compito dei Settantacinque? Indubbiamente era quello di darci uno strumento legislativo rispondente alle esigenze di uno Stato moderno, il quale si caratterizza appunto per la sua nuova socialit\u00e0, per il potenziamento dello Stato e per le nuove attribuzioni del potere legislativo.<\/p><p>\u00c8 certo che oggi uno Stato moderno deve adempiere a compiti ed a funzioni molto pi\u00f9 gravosi di quelli di un secolo fa, all\u2019inizio, cio\u00e8, dei regimi, parlamentari. Oggi il potere esecutivo ed il potere legislativo devono preoccuparsi di cose che prima invece erano affidate al fruttuoso dinamismo di una classe dirigente la quale aveva di fronte a s\u00e9 grandi possibilit\u00e0, ma che oggi invece, per ragioni che sono nelle cose, non \u00e8 pi\u00f9 in condizione di poter garantire lo sviluppo democratico e progressivo della vita sociale; per cui \u00e8 necessario che intervenga lo Stato a coordinare, regolare e disciplinare. Lo vediamo ogni giorno: per il carovita, per i braccianti, per i metallurgici, ecc.<\/p><p>Nuovi e maggiori sono quindi i compiti di uno Stato moderno, e, per corrispondere alle esigenze dei tempi, il Parlamento deve essere un organo il quale possa efficacemente, tempestivamente dare norme che regolino la vita in tutti i campi.<\/p><p>In sostanza, noi avevamo bisogno di un ordinamento dello Stato che fosse il pi\u00f9 democratico ed efficiente, e tale cio\u00e8 che non pregiudicasse o non potesse mai, in qualsiasi modo, venire a ledere o a compromettere quei princip\u00ee che erano stati gi\u00e0 stabiliti nella prima parte di questa Costituzione.<\/p><p>Risponde il progetto in esame alla esigenza esposta? Non sembra. Io ho avuto l\u2019impressione, leggendo la seconda parte della Costituzione, che vi siano delle incongruenze, qualche volta perfino dei paradossi, ed anche qualche innocente finzione. Vi sono articoli che minacciano di appesantire tutta l\u2019attivit\u00e0 legislativa, per cui si corre il rischio che nessuna legge sia possibile rendere esecutiva. E credo che ci\u00f2 sia dovuto al fatto che si \u00e8 voluto appiccicare al vecchio il nuovo, perch\u00e9 il vecchio e il nuovo non hanno trovato la necessaria armonizzazione; perch\u00e9, come diceva poco fa il collega Giolitti, si \u00e8 avuta sempre la preoccupazione di garantire gli interessi di alcune classi con danno del popolo.<\/p><p>Anche quando si parla di <em>referendum<\/em> e si mostra affanno nel ricercare qualcosa che possa far dire che questa Costituzione \u00e8 Costituzione moderna e democratica; poich\u00e9 l\u2019intenzione \u00e8 tradita dagli attributi dati alla seconda Camera, dalla procedura che si suggerisce per la formulazione delle leggi. In un certo punto si parla di iniziativa popolare. \u00c8 questa una di quelle innocenti finzioni di cui prima parlavo ma contro di essa non lancer\u00f2 nessuno strale. Lasciamo pure in questo testo costituzionale quella parte dell\u2019articolo 68 che suona cos\u00ec: \u00abIl popolo ha sempre l\u2019iniziativa delle leggi, mediante la proposta, da parte di almeno 50.000 elettori, di un disegno redatto in articoli\u00bb. \u00c8 proprio indispensabile? Serve a qualche cosa? Io non credo. Non credo perch\u00e9 ci sar\u00e0 sempre un deputato che, forse ai soli fini elettorali, arriver\u00e0 prima di 50.000 elettori a proporre un disegno di legge. Ad ogni modo non \u00e8 questo il difetto grave della Costituzione; perci\u00f2, ripeto, lasciamo stare. Ma ci sono ben altre innocenze. Innocenze? Il <em>referendum<\/em>! Io premetto di non essere un avversario dichiarato del <em>referendum<\/em>, anzi credo che il <em>referendum<\/em> possa essere uno strumento utile quando se ne fa un uso parsimonioso, il che per\u00f2 non mi sembra avvenga secondo quanto \u00e8 proposto nel progetto.<\/p><p>Esaminiamo un po\u2019 quale dovrebbe essere il <em>curriculum<\/em> di un disegno di legge secondo la procedura prevista. Temo che si possa arrivare ad un assurdo: che in cinque anni (dico un paradosso) nessuna legge esca dal Parlamento italiano. Perch\u00e9? Supponiamo, colleghi, che un deputato e un senatore propongano un disegno di legge. I due disegni di legge vertono sulla stessa materia, ma differiscono in qualche cosa: nella sostanza o in altro. Ebbene, le due Camere si riuniranno ciascuna per conto proprio per discutere, formulare, rendere la legge completa nei suoi articoli; e passeranno (siamo generosi), se si tratter\u00e0 di una legge importante, con tutto l\u2019altro lavoro che vi sar\u00e0 da fare, due mesi per l\u2019esame in sede di Commissione; perch\u00e9 ormai l\u2019esperienza ci dimostra che c\u2019\u00e8 bisogno di tempo quando si tratta di leggi anche non molto importanti e decisive.<\/p><p>A un determinato momento le due leggi, pronte, verranno portate in discussione e si dovr\u00e0 pure esaminare quali di queste due leggi debba avere la precedenza o se sia possibile fonderle in una per rivolgere l\u2019esame delle due Camere su uno solo di questi disegni di legge. E pu\u00f2 passare (e voglio essere generoso) un mese per le trattative che ci saranno tra le due Camere e per la discussione che ne seguir\u00e0. Ad un certo momento si raggiunge l\u2019accordo e uno dei due disegni di legge, supponiamo quello della prima Camera, va all\u2019esame della seconda Camera. Pu\u00f2 verificarsi benissimo il fatto previsto dal testo della Costituzione: e cio\u00e8 che la seconda Camera lasci passare tre mesi e non risponda.<\/p><p>Allora il Presidente della Repubblica chieder\u00e0 alla seconda Camera che si pronunzi. Passeranno due mesi e, se la seconda Camera non sar\u00e0 del parere della prima, si avranno due posizioni diverse, quella della prima e quella della seconda Camera.<\/p><p>In questo caso cosa accadr\u00e0? Il Presidente della Repubblica ha il diritto di indire il <em>referendum<\/em>, ma pu\u00f2 anche non pronunciarsi, perch\u00e9 l\u2019articolo 70 dice che il Presidente ha facolt\u00e0 di indire il <em>referendum<\/em>, ma non vi \u00e8 tenuto a rigore di termini. Quindi, il Presidente della Repubblica non si pronuncia e questa legge rimane sospesa. Oppure, il Presidente indice il <em>referendum.<\/em> Il <em>referendum<\/em>, allora, richieder\u00e0 \u2013 non voglio dire molto \u2013 almeno tre mesi, per la preparazione tecnica necessaria e per i comizi, nei quali tutti i partiti vorranno dire la propria. Il <em>referendum<\/em> si fa e respinge la legge. Sono passati quindi dieci mesi e ancora la legge non si \u00e8 fatta; dieci mesi, ma possono essere anche pi\u00f9.<\/p><p>Facciamo ora il caso pi\u00f9 favorevole: che la legge si faccia, perch\u00e9 le due Camere si trovano d\u2019accordo. Per\u00f2 accade (\u00e8 un caso che pu\u00f2 molto facilmente verificarsi) che questa legge non venga approvata con la maggioranza dei due terzi, ed allora 50 mila elettori sono in diritto di chiedere il <em>referendum.<\/em> Si fa il <em>referendum<\/em>, che decide per il s\u00ec o per il no; ma questo <em>referendum<\/em>, a sua volta, non \u00e8 valido perch\u00e9 ad esso non hanno preso parte i due quinti degli elettori.<\/p><p>Mi sembra che si possa davvero concludere che questo \u00e8 il sistema per non fare le leggi.<\/p><p>Io riscontro queste manchevolezze ed addebito queste gravi deficienze all\u2019ordinamento che si \u00e8 voluto dare all\u2019istituto parlamentare, al volere la seconda Camera dotata di certi poteri. Non dir\u00f2 qui nessuna parola per dimostrare non solo la inutilit\u00e0 del Senato, ma anche la ingiustificata insistenza con la quale lo si richiede.<\/p><p>Altri oratori hanno avuto occasione di parlare prima di me contro l\u2019istituzione della seconda Camera, ed io mi rimetto a quanto essi hanno detto. Ma ormai \u2013 diciamocelo francamente \u2013 la seconda Camera \u00e8 cosa scontata. Anzi, posso dire che qualche argomentazione ha convinto anche noi sulla utilit\u00e0 che oggi in Italia, per la situazione particolare che attraversiamo \u2013 dopo tanti anni ci siamo reincamminati sulla strada della democrazia e perci\u00f2 dobbiamo procedere attentamente, con molto giudizio \u2013 la seconda Camera possa avere una funzione utile; per\u00f2 facciamo in modo che questa seconda Camera sia veramente utile, che non sia di intralcio. Perch\u00e9 non adottiamo il sistema approvato dalla Costituente francese? Voi sapete come questo sistema sia chiaro, sia lineare, e soprattutto come esso consenta una spedita opera legislativa. Con questo sistema, su cui non vorr\u00f2 dilungarmi perch\u00e9 ciascun collega ben lo conosce, avviene che le Camere hanno ambedue il diritto di iniziativa; ma quando sorgono conflitti, qualora la seconda Camera, ad esempio, sia in disaccordo con la prima, la legge ritorna alla prima Camera e questa, in seconda lettura, ove confermi a maggioranza assoluta il suo primo parere, determina l\u2019esecutivit\u00e0 della legge, la quale diviene cos\u00ec operante.<\/p><p>Si tratta, in sostanza, di quanto diceva poc\u2019anzi l\u2019onorevole Fuschini, ed io accetto pienamente questa parte del suo ordine del giorno perch\u00e9 io apprezzo lo sforzo che egli fa perch\u00e9 le due Camere non vengano configurate in modo da annullarsi vicendevolmente nel loro compito.<\/p><p>Ed inoltre, una volta adottata la seconda Camera, si cerchi di farla funzionare secondo criteri pi\u00f9 pratici, direi, ed anche pi\u00f9 moderni. Per qual motivo, ad esempio, l\u2019approvazione dei bilanci deve essere materia demandata alla seconda Camera? Ma non \u00e8 questa competenza specifica della prima Camera e soltanto di essa? Non \u00e8 questa forse la giustificazione storica dell\u2019assemblea elettiva della Camera dei deputati? \u00c8 questa, del resto, prerogativa esclusiva della prima Camera in varie Costituzioni: nella francese, nell\u2019argentina, nella canadese, nella jugoslava, nella polacca e in quelle di vari altri Paesi.<\/p><p>Si convenga che la materia finanziaria \u00e8 la chiave del potere esecutivo e che \u00e8 la prima Camera quella che rispecchia meglio le esigenze del Paese. Per la possibilit\u00e0 che hanno i componenti della prima Camera di avvertire le reali esigenze del Paese nella contingenza del momento politico, per la stessa vita che i suoi membri conducono a contatto diretto con gli operai, con i contadini, con gli impiegati, ecc., la Camera dei deputati meglio risponde allo scopo.<\/p><p>Cos\u00ec dicasi per quanto riguarda l\u2019amnistia, fatto squisitamente politico, che indubbiamente la prima Camera pu\u00f2 meglio giudicare, e per il diritto di inchiesta; cos\u00ec per la fiducia al Governo, ad evitare, in questo caso, quei facili conflitti che possono verificarsi.<\/p><p>Io ho citato, onorevoli colleghi, alcuni casi in cui indubbiamente la prima Camera ha senz\u2019altro, direi, non dei diritti, ma dei doveri maggiori che non la seconda nei confronti del Paese e del Governo. Altre circostanze poi possono sorgere numerosissime, e per questo appunto \u00e8 utile e necessario adottare quanto proponeva poc\u2019anzi l\u2019onorevole Fuschini, che cio\u00e8, in ciascun caso, ove sorgano conflitti fra le due Camere, sia in definitiva la prima quella che decide.<\/p><p>E mi consenta l\u2019onorevole Presidente di dire ancora qualche cosa sull\u2019istituto del <em>referendum.<\/em> Io ne ho sentito qui fare i pi\u00f9 grandi elogi; ho sentito dall\u2019onorevole Preti che il <em>referendum<\/em> \u00e8 una garanzia democratica, \u00e8 un correttivo dello strapotere dei partiti, equivale alla democrazia diretta. Sono d\u2019accordo in gran parte, ma solo in parte, perch\u00e9 il <em>referendum<\/em>, se non \u00e8 bene utilizzato, pu\u00f2 diventare un espediente ostruzionistico con maschera democratica. L\u2019articolo 72 ce lo conferma. E quell\u2019esempio che poco fa io avevo fatto della povera e grama vita che dovrebbe fare un disegno di legge per vedersi bocciato dopo tanto tempo di travagliato cammino, sta a dimostrare proprio che il <em>referendum<\/em> pu\u00f2 servire a tutti coloro i quali hanno interesse acch\u00e9 una legge fondamentale \u2013 la riforma agraria, ad esempio \u2013 non abbia a passare mai; una legge sulla nazionalizzazione delle industrie o delle banche non possa venire in Italia, come invece viene in Inghilterra.<\/p><p>Con questo articolo 72, poi, si d\u00e0 un potere enorme ai grandi partiti, ai partiti di massa \u2013 e sono io a dirlo, membro di un partito di massa \u2013 perch\u00e9 i grandi partiti saranno arbitri della situazione. Sar\u00e0 facile per un grande partito riuscire ad ottenere le firme necessarie per far indire il <em>referendum<\/em> ogni qual volta ad esso parr\u00e0. E, d\u2019altra parte, sar\u00e0 difficile che una legge possa passare a maggioranza di due terzi, o, meglio, possono darsi molti casi in cui questa esigenza non venga soddisfatta. E allora le leggi, per quanto bene elaborate, per quanto studiate, ponderate, non diverranno esecutive. E poi, non notate una incongruenza? Si vuole la seconda Camera come un organo di maggiore riflessione e di maggiore competenza; per\u00f2, ad un certo momento, ci si dimentica assolutamente di questa maggiore competenza, di questa riflessione, e allora l\u2019esito di tutto un lungo dibattito dipender\u00e0 non dallo studio, dalla riflessione, dal senso di responsabilit\u00e0 dei legislatori, ma dal partito il quale \u00e8 pi\u00f9 attrezzato dal punto di vista della propaganda, dei mezzi, e che potr\u00e0 nel Paese con facilit\u00e0 anche prospettare una legge per quello che non \u00e8, interpretare una legge come non dovrebbe essere interpretata: in altri termini, si rende possibile ingannare cos\u00ec gli elettori, perch\u00e9 ci si pu\u00f2 servire anche della peggiore demagogia nell\u2019illustrare una legge alle popolazioni che debbono pronunciarsi con un <em>referendum.<\/em><\/p><p>L\u2019esito di un <em>referendum<\/em> non sarebbe, quindi, altro che la volont\u00e0 dei partiti pi\u00f9 forti, i quali possono imporre, per i mezzi, per la forza che hanno, la loro volont\u00e0 al Paese. Pensino a questo quei deputati che appartengono ai partiti delle minoranze: le minoranze non avrebbero pi\u00f9 nessuna funzione nella vita parlamentare se non quella di protestare; ma le proteste non fruttano molto.<\/p><p>E ancora vorrei dire \u2013 per rispondere all\u2019onorevole Preti \u2013 che il <em>referendum<\/em> non \u00e8 la democrazia diretta, perch\u00e9 la democrazia diretta ha proprie istanze, una propria prassi, \u00e8 qualcosa che si svolge, si articola, si forma in una maniera completamente diversa. Dico queste cose, perch\u00e9 non si confonda il <em>referendum<\/em> con la democrazia diretta, che noi rivendichiamo e ci poniamo come obiettivo da raggiungere.<\/p><p>E, infine, del <em>referendum<\/em> si vuole dire che \u00e8 un correttivo \u2013 per taluni sarebbe un correttivo \u2013 dello strapotere dei partiti.<\/p><p>Ma questo ormai non si ammette pi\u00f9, non pu\u00f2 essere pi\u00f9 ritenuto valido questo argomento oggi!<\/p><p>E vi cito le parole \u2013 non sono parole mie, ma parole di un uomo che certo non poteva essere tacciato di simpatie per le sinistre \u2013 vi cito le parole di Garlanda, deputato e giornalista, che scriveva: \u00abGli Italiani non hanno ancora capito che Governo parlamentare vuol dire Governo di partito. Essi non si sono ancora resi conto che tutti quelli che vogliono che un certo numero di idee prevalgano nel Governo del loro paese, devono iscriversi ad un partito che si faccia propugnatore di quelle idee\u00bb.<\/p><p>Mi sembra che queste parole possano oggi utilmente ripetersi. Ed \u00e8 certo che i partiti sono oggi la rappresentanza pi\u00f9 autorevole e qualificata, sono una realt\u00e0 della nostra vita democratica; e parlare di strapotere dei partiti significa parlare di strapotere della democrazia, perci\u00f2 credo, in ultima analisi, sia un non senso parlare di strapotere dei partiti in regime democratico. E sono convinto che se in Italia noi avessimo avuto anche nei vecchi Parlamenti, anche nei primi Parlamenti dello Stato italiano, dei partiti con chiara fisonomia e con chiari programmi, non avremmo assistito a quel trasformismo parlamentare che \u00e8 tanto nociuto al Paese e che, anche se involontariamente, ha aperto la strada a quel regime che oggi, in questa Costituzione, noi vogliamo condannare.<\/p><p>Infine, il <em>referendum \u2013 <\/em>cos\u00ec come \u00e8 previsto in questo testo costituzionale \u2013 pu\u00f2 venire a turbare l\u2019unit\u00e0 dell\u2019indirizzo politico ed a paralizzare di conseguenza l\u2019azione governativa e parlamentare. Si pensi che un Governo pu\u00f2 veder passare una legge, la quale \u00e8 condizione di altre leggi, ma che, rimanendo sola, avulsa da quelle altre che dovrebbero invece essere approvate, non ha ragione di essere: ragion per cui il Governo si troverebbe ad un certo momento nella impossibilit\u00e0 di assolvere il suo programma <strong>e <\/strong>le sue funzioni.<\/p><p>Voglio richiamare la vostra attenzione, onorevoli colleghi, su questo fatto: il <em>referendum<\/em> pu\u00f2 scavare solchi profondi fra Regione e Regione, specialmente quando una legge riguardi questioni economiche, quando cio\u00e8 una legge pu\u00f2 favorire gli interessi industriali di alcune Regioni d\u2019Italia ma pu\u00f2 pregiudicare gli interessi di altre Regioni che hanno una economia diversa. E allora noi assisteremmo ad una lotta spietata fra Regione e Regione, perch\u00e9, se la legge, nel quadro generale dell\u2019economia nazionale, \u00e8 buona e giusta, perch\u00e9 il legislatore la vede con pi\u00f9 lontana prospettiva, per\u00f2, colui che \u00e8 chiamato a decidere immediatamente, e non ha possibilit\u00e0 n\u00e9 capacit\u00e0 di un pi\u00f9 ampio giudizio, pu\u00f2 dare un voto dettato non dagli interessi nazionali ma da motivi immediati e contingenti, con grave danno di tutto il Paese.<\/p><p>Dunque il <em>referendum<\/em> pu\u00f2 diventare una arma pericolosa e nociva.<\/p><p>Io non so quanto ci sia di vero e non faccio mio quanto ha pubblicato un giornale che ho qui; \u00e8 stato scritto e pubblicato di una certa circolare vaticana, del febbraio di quest\u2019anno.<\/p><p>PRESIDENTE. Onorevole Corbi, devo avvertirla che ella ha ormai superato i limiti di tempo consentiti per lo svolgimento degli ordini del giorno.<\/p><p>CORBI. Sar\u00f2 brevissimo. Del resto la citazione che devo fare \u00e8 breve.<\/p><p>UBERTI. Da dove l\u2019ha presa?<\/p><p>CORBI. Lei potr\u00e0 poi anche smentire.<\/p><p>PRESIDENTE. Onorevole Corbi, continui a parlare; le raccomando per\u00f2 la brevit\u00e0.<\/p><p>CORBI. La circolare suona cos\u00ec: \u00abIn linea di massima il progetto risponde sufficientemente allo spirito cristiano; tuttavia potrebbero verificarsi situazioni di fronte alle quali si impone una tempestiva presa di posizione. Non mancher\u00e0 il centro di seguire gli avvenimenti, pronto a lanciare l\u2019appello alla periferia per quelle manifestazioni di consenso di massa necessarie in regime democratico per suffragare la legittimit\u00e0 delle richieste. Occorre al riguardo predisporre alla periferia opportuni apparati per l\u2019organizzazione tempestiva di liberi <em>referendum<\/em>\u00bb.<\/p><p>UBERTI. Ma da dove l\u2019ha presa?<\/p><p>PRESIDENTE. Onorevole Uberti, non interrompa.<\/p><p>CORBI. Onorevole Uberti, \u00e8 forse stato lei a redigerla come uomo di Azione cattolica? Parla per fatto personale?<\/p><p>Che cosa potrebbe accadere se questa circolare fosse vera? Che uno Stato straniero deciderebbe delle leggi che in Italia si possono e non si possono fare. Questa \u00e8 la conseguenza di quanto ho letto. (<em>Commenti<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Poich\u00e9, onorevole Presidente, ella \u00e8 stata gi\u00e0 generosa nel concedermi qualche minuto in pi\u00f9, con grande rincrescimento dell\u2019onorevole Uberti, la pace del quale non voglio pi\u00f9 turbare, concludo dicendo che ho ascoltato con interesse quanto ha detto l\u2019onorevole Condorelli quando ha parlato della necessit\u00e0 di assicurare al Parlamento una funzionalit\u00e0 pi\u00f9 sicura di quanto questo progetto preveda.<\/p><p>Io mi auguro che l\u2019articolo 69 nei successivi ordinamenti interni del Parlamento venga applicato e che le Commissioni (si studier\u00e0 poi come farle funzionare) abbiano effettivamente maggiori poteri onde assicurare una maggiore possibilit\u00e0 nel legiferare e riparare a quegli inconvenienti che notiamo in questa Assemblea Costituente, dove si \u00e8 in troppi a discutere e dove spesso, come accade in questo caso, vi sono anche deputati i quali si fanno richiamare dal Presidente per aver superato i limiti di tempo consentili. (<em>Applausi a sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. Il seguito della discussione \u00e8 rinviato a domani.<\/p><p>Interrogazione e interpellanza con richiesta d\u2019urgenza.<\/p><p>PRESIDENTE. Gli onorevoli Pratolongo e Scoccimarro hanno presentato la seguente interrogazione con richiesta di risposta urgente:<\/p><p>\u00abAl Presidente del Consiglio dei Ministri e al Ministro dell\u2019interno, per sapere quali provvedimenti siano stati presi o si intenda prendere per garantire le istituzioni democratiche e le libert\u00e0 dei cittadini nella provincia di Gorizia contro le aggressioni e violenze scatenate da provocatori nazionalisti e fascisti a danno di italiani e sloveni e delle organizzazioni democratiche; e per l\u2019arresto e la punizione dei responsabili dei gravi fatti accaduti nei giorni scorsi\u00bb.<\/p><p>Interesser\u00f2 i Ministri interrogati affinch\u00e9 facciano sapere, possibilmente domani, quando intendano rispondere.<\/p><p>\u00c8 stata presentata la seguente interpellanza con richiesta di svolgimento urgente:<\/p><p>\u00abAl Ministro della pubblica istruzione, per conoscere i motivi che lo hanno indotto:<\/p><ol><li><em>a<\/em>) a riservare ai maestri elementari provvisori reduci, combattenti ecc., un numero di posti inferiore a quello accantonato per legge in seguito al concorso del 1942, e a non riservare agli stessi la met\u00e0 dei posti resisi disponibili dal 6 gennaio 1942 fino al 15 aprile 1946, data della legale cessazione dello stato di guerra;<\/li><li><em>b<\/em>) a non avvalersi della facolt\u00e0 concessagli dall\u2019articolo 7 del decreto legislativo 26 marzo 1946, n. 141, che gli consentiva l\u2019assegnazione dei posti riservati mediante concorso per soli titoli fino al 31 dicembre 1946;<\/li><li><em>c<\/em>) a riservare agli insegnanti medi combattenti, reduci, ecc., un numero di posti inferiore di ben 736 a quello dei posti accantonati nei concorsi di cui ai decreti ministeriali 18 febbraio 1941 e 28 dicembre 1942, senza peraltro mettere a concorso la met\u00e0 dei posti resisi vacanti dal 1942 al 1947;<\/li><li><em>d<\/em>) per sapere, infine, se non creda opportuno rielaborare il bando di concorso pubblicato nella <em>Gazzetta Ufficiale<\/em> 158 del 14 luglio 1947, accogliendo le richieste degli insegnanti elementari e medi reduci, combattenti, ecc., contenute nell\u2019ordine del giorno votato dal Congresso del giugno del corrente anno.<\/li><\/ol><p>\u00abPignatari, Longhena, Caporali, Carboni, Vigorelli, Villani, Persico, Reale, Crispo, Filippini, Preti, Lami Starnuti, Zanardi, Paris\u00bb.<\/p><p>Interesser\u00f2 il Ministro della pubblica istruzione affinch\u00e9 voglia far conoscere, possibilmente entro domani, quando intenda rispondere a questa interpellanza.<\/p><p>Interrogazioni.<\/p><p>PRESIDENTE. Si dia lettura delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.<\/p><p>DE VITA, <em>Segretario<\/em>, legge:<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro dei lavori pubblici, per sapere se non ritenga giusto equiparare le case coloniche a quelle dei centri urbani ai fini del contributo statale per danni bellici. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abMazzei\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Presidente del Consiglio dei Ministri, per sapere quale \u00e8 lo stato attuale dei servizi sanitari della Sicilia e per conoscere i motivi per i quali, dopo ben quattro anni dalla liberazione dell\u2019Isola, non si sia provveduto a regolarizzare, con l\u2019invio di un medico provinciale di ruolo, la direzione dei servizi sanitari della provincia di Catania, che risulta ancora nelle mani di un incaricato provvisorio ed estraneo all\u2019Amministrazione sanitaria.<\/p><p>Chiede altres\u00ec di conoscere se \u00e8 vero e da chi e per quali motivi venne impedito di prendere possesso dell\u2019Ufficio provinciale di sanit\u00e0 pubblica di Catania, al dottor Giuseppe Musumarra, medico provinciale di ruolo, ivi destinato con ordinanza del 1\u00b0 marzo 1944 del Ministero dell\u2019interno. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abSapienza\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Presidente del Consiglio dei Ministri, per sapere quali motivi abbiano indotto i Ministri competenti all\u2019esonero della ricchezza mobile <em>C-2<\/em> e complementare sui redditi di lavoro, soltanto per gli impiegati statali, escludendo dal beneficio la restante parte dei lavoratori che costituisce la maggioranza. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abSapienza\u00bb.<\/p><p>\u00abI sottoscritti chiedono di interrogare i Ministri dei lavori pubblici e del tesoro, per conoscere se non credano di concerto procedere all\u2019emanazione di un decreto che preveda, in analogia a quanto \u00e8 stato fatto da parte del Ministro delle poste e delle telecomunicazioni per la estensione della rete telefonica, un fondo speciale, eventualmente da ripartirsi in pi\u00f9 esercizi finanziari, per provvedere all\u2019impianto di illuminazione elettrica nei comuni (o nelle borgate superiori a 1000 abitanti) che ne sono sforniti e che non hanno risorse economiche tali da poter direttamente finanziare i relativi lavori.<\/p><p>\u00abIl provvedimento, che si impone in una Nazione civile, nell\u2019anno di grazia 1947, e che non avrebbe in realt\u00e0 bisogno di sostenitori, potrebbe, a differenza del decreto 30 giugno 1947, n. 783, sulla rete telefonica, estendersi a tutto il Paese senza limitarlo all\u2019Italia meridionale. (<em>Gli interroganti chiedono la risposta scritta<\/em>)<em>,<\/em><\/p><p>\u00abSullo, Lettieri, Giordani, Mazza, Mattarella, Castelli Avolio, Codacci Pisanelli, BUBBIO, CASSIANI, Trimarchi, De Caro Gerardo, Galati, Rodin\u00f2 Ugo\u00bb.<\/p><p>PRESIDENTE. Le interrogazioni test\u00e9 lette saranno trasmesse ai Ministri competenti per la risposta scritta.<\/p><p>La seduta termina alle 19.54.<\/p><p>Ordine del giorno per le sedute di domani.<\/p><p>Alle ore 11:<\/p><p><em>Seguito della discussione sul disegno di legge:<\/em><\/p><p>Norme per la disciplina dell\u2019elettorato attivo e per la tenuta e revisione annuale delle liste elettorali. (16).<\/p><p>Alle ore 16:<\/p><p>Seguito della discussione sul progetto di Costituzione della Repubblica italiana.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Versione PDF ASSEMBLEA COSTITUENTE CCXXII. SEDUTA POMERIDIANA DI MERCOLED\u00cc 17 SETTEMBRE 1947 PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE CONTI INDICE Sul processo verbale: Rodin\u00f2 Mario Presidente Codacci Pisanelli Comunicazioni del Presidente: Presidente Progetto di Costituzione della Repubblica italiana (Seguito della discussione): Macrelli Condorelli Piccioni Fuschini Giolitti Corbi Interrogazione e interpellanza con richiesta d\u2019urgenza (Annunzio): Presidente Interrogazioni (Annunzio): Presidente [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_relevanssi_hide_post":"","_relevanssi_hide_content":"","_relevanssi_pin_for_all":"","_relevanssi_pin_keywords":"","_relevanssi_unpin_keywords":"","_relevanssi_related_keywords":"","_relevanssi_related_include_ids":"","_relevanssi_related_exclude_ids":"","_relevanssi_related_no_append":"","_relevanssi_related_not_related":"","_relevanssi_related_posts":"2131,2364,2181,2315,2196,2265","_relevanssi_noindex_reason":"","_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"categories":[55,7],"tags":[],"post_folder":[54],"class_list":["post-2114","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-1947-09","category-assemblea"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2114","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2114"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2114\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6704,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2114\/revisions\/6704"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2114"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2114"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2114"},{"taxonomy":"post_folder","embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fpost_folder&post=2114"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}