{"id":2093,"date":"2023-09-17T11:27:33","date_gmt":"2023-09-17T09:27:33","guid":{"rendered":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=2093"},"modified":"2023-10-21T21:03:39","modified_gmt":"2023-10-21T19:03:39","slug":"pomeridiana-di-giovedi-11-settembre-1947","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=2093","title":{"rendered":"POMERIDIANA DI GIOVED\u00cc 11 SETTEMBRE 1947"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"2093\" class=\"elementor elementor-2093\" data-elementor-post-type=\"post\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-2ea743a elementor-section-full_width elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"2ea743a\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-2d594ea\" data-id=\"2d594ea\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-d2cb07a elementor-align-right elementor-widget elementor-widget-button\" data-id=\"d2cb07a\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"button.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-button-wrapper\">\n\t\t\t\t\t<a class=\"elementor-button elementor-button-link elementor-size-sm\" href=\"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/19470911_2.pdf\" target=\"_blank\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-content-wrapper\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-icon\">\n\t\t\t\t<i aria-hidden=\"true\" class=\"icon icon-view\"><\/i>\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-text\">Versione PDF<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-560af55 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"560af55\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>ASSEMBLEA COSTITUENTE<\/p><p>ccxv.<\/p><p>SEDUTA POMERIDIANA DI GIOVED\u00cc 11 SETTEMBRE 1947<\/p><p>PRESIDENZA DEL PRESIDENTE <strong>TERRACINI<\/strong><\/p><p>Indi<\/p><p>DEL VICEPRESIDENTE <strong>CONTI<\/strong><\/p><p><strong>INDICE<\/strong><\/p><p><strong>Sul processo verbale:<\/strong><\/p><p>Faralli<\/p><p>Presidente<\/p><p>Cappa, <em>Ministro della marina mercantile<\/em><\/p><p><strong>Commemorazione:<\/strong><\/p><p>Tonello<\/p><p>Grilli<\/p><p>Cappa, <em>Ministro della marina mercantile<\/em><\/p><p>Presidente<\/p><p><strong>Sostituzione di deputati:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p><strong>Progetto di Costituzione della Repubblica<\/strong><\/p><p><strong>italiana <\/strong>(<em>Seguito della discussione<\/em>)<strong>:<\/strong><\/p><p>Preti<\/p><p>Clerici<\/p><p>Jacometti<\/p><p><strong>Risposta ad una interrogazione urgente:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p>Sforza, <em>Ministro degli affari esteri<\/em><\/p><p>Sereni<\/p><p><strong>Su di una votazione a scrutinio segreto:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p><strong>Interrogazioni<\/strong> (<em>Annunzio<\/em>)<strong>:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p>La seduta comincia alle 16.<\/p><p>CAPPELLETTI, <em>ff. Segretario<\/em>, legge il processo verbale della precedente seduta pomeridiana.<\/p><p>Sul processo verbale.<\/p><p>FARALLI. Chiedo di parlare sul processo verbale.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>FARALLI. Ho chiesto di parlare, onorevoli colleghi, per fare alcune precisazioni, affinch\u00e9 la mia replica di ieri alla risposta data dal Ministro della marina mercantile non sia fraintesa.<\/p><p>Ho voluto affermare che non esiste e non deve esistere alcun contrasto fra i lavoratori di Trieste e i lavoratori di Genova. Noi, specialmente di questa parte dell\u2019Assemblea, siamo pensosi e preoccupati sia per l\u2019interesse dei lavoratori di Genova, sia per l\u2019interesse dei lavoratori di Trieste, ma soprattutto siamo pensosi e preoccupati per l\u2019interesse di tutta la collettivit\u00e0 italiana.<\/p><p>Desidero anche che rimanga ben precisato che il piroscafo <em>Conte Biancamano<\/em> \u00e8 sempre appartenuto al compartimento di Genova, \u00e8 sempre stato armato e amministrato dal compartimento di Genova.<\/p><p>Desidero inoltre precisare, a proposito del mio accenno alla \u00abribellione\u00bb dell\u2019equipaggio, che ho usato questa parola non nel senso di rivolta; ma in quello di non rispondere ad un ordine, che era stato trasmesso, ma non dalle autorit\u00e0, di trasferire la nave a Trieste.<\/p><p>Posso infatti precisare che in data 28 agosto, alle ore 12.10, il Ministero della marina mercantile non sapeva ancora che il Direttore generale della compagnia Cosulich \u2013 mentre il <em>Conte Biancamano<\/em>, partito da Orano, si trovava all\u2019altezza delle Baleari, cio\u00e8 a sei ore a nord di Messina \u2013 impart\u00ec alla nave l\u2019ordine di dirottare verso Messina. Di fronte a questo ordine, l\u2019equipaggio della nave inviava un telegramma alla sede del \u00abLloyd Triestino\u00bb di Genova, cos\u00ec concepito: \u00abUfficiali ed equipaggio indignati dirottamento Messina protestano energicamente presso Federazione e si rifiutano proseguire Trieste\u00bb.<\/p><p>Altro telegramma alla stessa sera venne inviato ai giornali <em>Lavoro<\/em> e <em>Unit\u00e0<\/em> di Genova, cos\u00ec concepito: \u00abEquipaggio <em>Conte Biancamano<\/em>, composto marittimi compartimento Genova, consci immane lavoro e sacrifici rimessa condizione rientrare Genova, tradite legittime aspirazioni denunciano alla marineria italiana iniqua maniera e chiedono ecc.\u00bb.<\/p><p>Soltanto in questo senso io intendevo dire che l\u2019equipaggio del <em>Conte Biancamano<\/em> si \u00e8 ribellato a un ordine ricevuto. D\u2019altra parte devo anche precisare che mentre l\u2019onorevole Ministro della marina mercantile ha affermato ieri che l\u2019ordine di dirottamento a Messina era stato dato direttamente dal suo Ministero, viceversa l\u2019equipaggio afferma che, mentre la nave si stava dirigendo verso Genova, il Direttore generale del \u00abLloyd Triestino\u00bb, comandante Cosulich, dette l\u2019ordine del dirottamento verso Messina. Questo avveniva il giorno 28 agosto alle ore 12. Il Ministero della marina mercantile confermava l\u2019ordine soltanto il giorno 29.<\/p><p>Desidero infine precisare che gli uomini i quali possono rimanere a bordo per la cosiddetta tenuta della nave non sono una quantit\u00e0 cos\u00ec scarsa come quella accennata dall\u2019onorevole Ministro. In una nave come il <em>Conte Biancamano<\/em>, di 24.000 tonnellate, uno dei pochi transatlantici che la tragedia della guerra ha permesso rimanga all\u2019Italia, il personale che deve comunque rimanere a bordo \u00e8 di circa 250.<\/p><p>PRESIDENTE. Onorevole Faralli, ella sta nuovamente svolgendo un\u2019interrogazione gi\u00e0 svolta. Ella ha rettificato alcuni punti ai fini del processo verbale; ma in questo momento mi sembra che riprenda la questione <em>ex novo<\/em>; le sarei grato se volesse concludere.<\/p><p>FARALLI. Ha perfettamente ragione, ma poich\u00e9 si tratta di una questione che potrebbe ingenerare dei malintesi fra Genova e Trieste, desidero precisare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ella entra per\u00f2 in questioni di ordine tecnico, interessantissime s\u00ec, ma trattate in questo momento non nella sede opportuna.<\/p><p>FARALLI. Comunque desidero rimangia ben chiaro che, quando abbiamo sollevato la questione del <em>Conte Biancamano<\/em>, abbiamo inteso rispondere a due esigenze: una di carattere sindacale relativa al fatto che detta nave rimanga alla sua sede naturale del compartimento di Genova; l\u2019altra, di politica nazionale, per segnalare l\u2019opportunit\u00e0 che il <em>Conte Biancamano<\/em> rimanga a Genova anche per sfuggire alle eventualit\u00e0 che possono derivare come conseguenza di una probabile costituenda societ\u00e0 di navigazione internazionale a Trieste. A questo punto, con la discrezione necessaria, desidero che nel verbale rimanga precisato che noi intendiamo con questo nostro accenno difendere quello che \u00e8 il diritto ad un bene strumentale appartenente alla collettivit\u00e0 italiana per evitare che domani ci si possa trovare di fronte a qualche sorpresa. In questo senso insisto perch\u00e9 la questione del <em>Conte Biancamano <\/em>sia esaminata obiettivamente, da un punto di vista strettamente nazionale, dall\u2019onorevole Ministro della marina mercantile, prescindendo da quelli che possono essere gli interessi particolari sia dell\u2019armamento triestino che di quello genovese. (<em>Applausi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>CAPPA, <em>Ministro della marina mercantile.<\/em> Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>GA.PPA, <em>Ministro della marina mercantile.<\/em> Mi pare che la questione sia stata ieri da me chiarita senza nessun preconcetto n\u00e9 partito preso. Ho fatto presente che il <em>Conte Biancamano<\/em> \u00e8 iscritto, come \u00e8 noto, nel compartimento di Genova e che il dirottamento a Messina e il disarmo non compromettono n\u00e9 poco n\u00e9 tanto la sua appartenenza. In secondo luogo ho precisato che il dirottamento a Messina e l\u2019ordine di porsi in disarmo in questo porto non impegnano le future decisioni che potranno essere prese quando saranno determinati i lavori da compiersi e sul <em>Conte Biancamano<\/em> e sul <em>Conte Grande<\/em> e quando sar\u00e0 effettuata la gara fra i cantieri concorrenti. Nel contrasto fra i marittimi genovesi del \u00abLloyd Triestino\u00bb i quali reclamavano a Genova per il loro turno d\u2019impiego il piroscafo <em>Conte Biancamano<\/em> e la richiesta assillante di tutte le organizzazioni commerciali e sindacali del porto di Trieste e del cantiere di Monfalcone \u2013 perch\u00e9 il <em>Conte Biancamano<\/em>, pur essendo iscritto nel compartimento di Genova, in quanto in passato apparteneva al \u00abLloyd Sabaudo\u00bb, societ\u00e0 di Genova, \u00e8 per\u00f2 nave del \u00abLloyd Triestino\u00bb di Trieste \u2013 nel contrasto di queste due domande, tutte due degne della maggiore considerazione perch\u00e9 vengono e l\u2019una e l\u2019altra da disoccupati che desiderano lavoro e pane per le loro famiglie, non ho compromesso nulla con la decisione presa. L\u2019avviamento a Messina, dove non vi \u00e8 possibilit\u00e0 di cantieri che possano rimettere in pristino il <em>Conte Biancamano<\/em>, fa s\u00ec che, quale sia per essere la decisione futura, l\u2019attuale destinazione del <em>Conte Biancamano<\/em> non impedir\u00e0 che sia ritornato a Genova se saranno i cantieri di Genova ad essere favoriti dall\u2019asta, o che sia inviato nel settore di Trieste, ove i cantieri di Monfalcone riescano vincitori dell\u2019asta.<\/p><p>Tutte le altre preoccupazioni che ancora oggi ha ripetuto l\u2019onorevole interrogante sono fuori posto. L\u2019onorevole Faralli ha portato la discussione fuori del testo dell\u2019interrogazione. Io avevo risposto attenendomi a questa. Egli ha evaso per portare qui un problema che dovrebbe essere, se mai, occasione di notizie che personalmente potr\u00f2 dargli o, se egli lo crede opportuno, potr\u00e0 essere oggetto di discussione davanti all\u2019Assemblea, attraverso un\u2019altra interrogazione.<\/p><p>Ma sulle nuove sue affermazioni devo fare altre precisazioni. Per me ha una importanza molto secondaria che l\u2019ordine di dirottamento a Messina, sia stato dato dalla societ\u00e0 armatrice o sia stato dato dal Ministero della marina mercantile. Devesi riconoscere alla societ\u00e0 armatrice il diritto pieno e completo di ordinare al comandante di portare la nave dove essa l\u2019ha destinata. Indipendentemente da ci\u00f2 l\u2019onorevole Faralli \u00e8 in errore quando afferma che l\u2019ordine \u00e8 stato dato dal \u00abLloyd Triestino\u00bb. L\u2019ordine di fare scalo a Messina \u00e8 stato fatto dare da me, dopo matura considerazione, ed \u00e8 stato trasmesso dal Capo del mio Gabinetto per telefono a nome mio, alla sede di Roma del \u00abLloyd Triestino\u00bb. Qui forse \u00e8 sorto l\u2019equivoco in cui \u00e8 caduto l\u2019interrogante essendo l\u2019ordine del Ministero al \u00abLloyd\u00bb stato poi ritrasmesso dal \u00abLloyd\u00bb stesso. Ma in realt\u00e0 l\u2019ordine partiva dal Ministero. Ci\u00f2 \u00e8 comprovato da una lettera del \u00abLloyd Triestino\u00bb che dice: \u00abIn conformit\u00e0 alla richiesta da lei rivoltami, comunico che in data 29 agosto, in seguito alle istruzioni di cotesto Gabinetto, abbiamo telegrafato alla nostra Direzione generale e sede marittima di Genova: \u00abMinistero telegrafato impartire istruzioni <em>Conte Biancamano<\/em> perch\u00e9 approdi Messina in attesa di ordini\u00bb.<\/p><p>FARALLI. L\u2019ordine venne dato il 28 agosto.<\/p><p>CAPPA, <em>Ministro della marina mercantile.<\/em> Successivamente fu spedito un telegramma a mia firma.: \u00abAutorizzasi disarmo <em>Conte Biancamano<\/em> lasciando a bordo personale per sicurezza nave, particolarmente pericolo incendi stop possibilmente la nave sia ormeggiata in porto\u00bb.<\/p><p>Riguardo alla considerazione sul numero dei componenti l\u2019equipaggio, \u00e8 molto strano che l\u2019onorevole Faralli, il quale come me \u00e8 rappresentante di una regione e di una citt\u00e0 marittima, venga qui a dire che per tenere in disarmo una nave di quel tipo ci vogliono almeno 250 persone. Il <em>Conte Grande<\/em> in disarmo a Genova occupa attualmente 123 persone, che sono un numero assolutamente superiore alla bisogna, perch\u00e9 si \u00e8 dovuto cedere alle insistenze della Federazione della gente del mare per un maggiore impiego di disoccupati. In realt\u00e0, per un piroscafo in disarmo, nelle condizioni del <em>Conte Biancamano<\/em>, che \u00e8 stato completamente spogliato di ogni suo contenuto \u2013 in quanto, dovendo esso servire per trasporto militare durante la guerra, le autorit\u00e0 americane hanno tolto tutto ci\u00f2 che poteva essere causa di incendio \u2013 bastano una quarantina di persone al massimo.<\/p><p>Quindi, la questione si riduce a piccola cosa: non avremmo alleviato che minimamente la disoccupazione dei marittimi a Genova, anche perch\u00e9 deve considerarsi che coloro i quali sarebbero stati sbarcati a Genova per essere sostituiti sarebbero indubbiamente passati fra i disoccupati.<\/p><p>COSATTINI. Dovevate mandare la nave a Trieste.<\/p><p>CAPPA, <em>Ministro della marina mercantile.<\/em> A Trieste non possiamo mandarla, anche per le considerazioni esposte ieri dall\u2019onorevole Faralli.<\/p><p>Circa la minaccia di non obbedire agli ordini di dirottamento e di disarmo, a me spiace che sia stato in quest\u2019Aula accennato alla possibilit\u00e0 che l\u2019equipaggio di una nave italiana si rifiuti di obbedire ad un ordine ricevuto. Non \u00e8 ammissibile, sotto qualsiasi Governo, che l\u2019equipaggio di una nave mercantile si rifiuti di obbedire; e questo non soltanto perch\u00e9 ci\u00f2 cadrebbe sotto le sanzioni del Codice della navigazione che contempla il fatto sotto il profilo di ammutinamento grave, ma anche perch\u00e9 in questo momento, in cui si tratta di ricostruire la marina mercantile italiana, che \u00e8 parte essenziale e vitale della nostra ricostruzione economica, in questo momento in cui abbiamo bisogno di acquistare all\u2019estero navi, anche col concorso di capitale straniero, non possiamo concepire che un equipaggio si rifiuti di obbedire agli ordini. Questo non \u00e8 stato mai fatto e sono convinto che non sar\u00e0 fatto!<\/p><p>\u00c8 deplorevole che la commissione aziendale interna \u2013 non so da chi rappresentata \u2013 dei marittimi genovesi del Lloyd abbia telegrafato nei termini che leggo, giacch\u00e9 la cosa \u00e8 stata annunciata dall\u2019onorevole Faralli: \u00abAppresa comunicazione ministeriale disarmo <em>Conte Biancamano<\/em> abbiamo telegrafato equipaggio rifiutarsi di sbarcare (questo \u00e8 proprio un incitamento al reato). Telegrafiamo a Giulietti perch\u00e9 protesti presso Ministero. Informate subito onorevole Faralli che domani far\u00e0 una interrogazione alla Camera\u00bb.<\/p><p>Giacch\u00e9 l\u2019onorevole Faralli \u00e8 in cos\u00ec buoni rapporti con la commissione interna genovese dei marittimi del \u00abLloyd Triestino\u00bb, vorrei appellarmi a suo senso di patriottismo e di civismo per pregarlo di far presente che non \u00e8 assolutamente possibile ammettere in nessun modo che un equipaggio si rifiuti di ubbidire. Esso potr\u00e0 far valere le sue ragioni in tutti i modi consentiti; ma bisogna tener presente che distruggeremmo la possibilit\u00e0 di rinascita della nostra marina mercantile se consentissimo uno stato di anarchia di questo genere, per cui un equipaggio si rifiuti di obbedire agli ordini ricevuti. (<em>Vivi applausi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Per fortuna, e questo torna ad onore dell\u2019equipaggio del <em>Conte Biancamano<\/em> e della nostra gente di mare, questo non \u00e8 avvenuto e sono sicuro non avverr\u00e0. Mi pare di aver sufficientemente dimostrato quali siano i miei veri sentimenti verso la gente di mare. Nel momento in cui mi insediai al Ministero della marina mercantile, trovai insolute due grosse questioni: quella del premio di avvicendamento ai marittimi disoccupati e quella del contratto di lavoro per la gente di mare. Ed \u00e8 stato riconosciuto anche dai rappresentanti pi\u00f9 autorevoli dell\u2019organizzazione marinara che il mio intervento \u00e8 valso in poche settimane a risolvere le questioni pendenti, assicurando ai marittimi disoccupati, a tutto carico degli armatori, un sussidio di 300 lire quotidiane in aggiunta al normale sussidio di disoccupazione. Posso affermare inoltre che il contratto di lavoro che \u00e8 stato concluso pei marittimi \u00e8 il migliore dei contratti di lavoro che esistono attualmente in Italia. Questo dimostra quali siano i miei sentimenti verso la gente di mare, di qualunque regione essa sia. Io ritengo che in questa ricostruzione della marina mercantile occorre l\u2019accordo pieno, completo e disciplinato della gente di mare e degli armatori. Questo abbiamo raggiunto. Cerchiamo di mantenerlo. (<em>Vivissimi applausi<\/em>).<\/p><p>PRESIDENTE. Se non vi sono altre osservazioni, il processo verbale si intende approvato.<\/p><p>(<em>\u00c8 approvato<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Commemorazione.<\/p><p>TONELLO. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>TONELLO. Sia a me concesso rievocare la nobile figura di un combattente della vecchia guardia socialista, e di evocarla a nome del Partito socialista italiano: Lorenzo Ventavoli.<\/p><p>Fu deputato nella 25<sup>a<\/sup> e 26<sup>a<\/sup> Legislatura e fu anche Consultore nazionale. Era di umile origine: fu un muratore e venne al socialismo, nei tempi eroici del socialismo, quando essere socialista voleva dire avere contro di s\u00e9 tutto l\u2019odio della borghesia e della reazione.<\/p><p>Si dedic\u00f2 subito alla organizzazione dei lavoratori; intelligente, osservatore acuto, analizzatore paziente dei fenomeni economici, non si abbandon\u00f2 mai ai romanticismi ed alle illusioni, facili in ognuno di noi negli anni della giovinezza.<\/p><p>Guid\u00f2 la classe proletaria alle prime battaglie con senno e con fermezza, e fu perseguitato anche prima della reazione fascista. Quando il fascismo si abbatt\u00e9 sul nostro infelice Paese, Lorenzo Ventavoli fu una delle vittime prime e pi\u00f9 segnate, e fu, dai fascisti, ferito ad una gamba.<\/p><p>Rammento il suo coraggio e la sua serenit\u00e0 nei momenti difficili. Dopo la marcia su Roma, con Giacomo Matteotti e con lui ci recammo, per dir cos\u00ec, in giro clandestino di propaganda attraverso la Sicilia.<\/p><p>Sempre sereno, anche nel pericolo, non sment\u00ec mai la sua fede e mai si pieg\u00f2. Era buono, profondamente buono, ed amava la causa santa dei lavoratori perch\u00e9 sentiva che la civilt\u00e0 italiana avrebbe potuto soltanto compiersi mediante l\u2019elevazione delle classi lavoratrici. E bisogna considerare quali erano le masse lavoratrici italiane un mezzo secolo fa! Povere folle abbrutite dalla miseria, dalla fame e dall\u2019ignoranza; povere folle che non avevano ancora un senso di dignit\u00e0 e che vivevano rassegnate, sotto la frusta del padrone.<\/p><p>Lorenzo Ventavoli fece parte di questa audace minoranza proletaria, e, accanto ai primi gloriosi assertori del movimento socialista italiano, port\u00f2 quel grande movimento nelle classi lavoratrici e prepar\u00f2 l\u2019avvento di un\u2019Italia democratica e repubblicana.<\/p><p>A questo combattente modesto, a questo muratore che seppe elevarsi con la propria volont\u00e0 e con la propria coscienza, e seppe assurgere ad alte cariche nel suo Paese, e non mutare mai, anche nelle ore pi\u00f9 tristi e nelle ore di miseria, a questo combattente buono e generoso vada, onorevoli colleghi, a nome di tutti noi, un saluto reverente e commosso. (<em>Applausi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>GRILLI. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>GRILLI. A nome mio e del mio Gruppo mi associo alle nobilissime parole del collega Tonello in ricordo di Lorenzo Ventavoli.<\/p><p>Era un operaio e dedic\u00f2 la sua intelligenza e la sua attivit\u00e0 ad aiutare le organizzazioni operaie nelle zone della Lunigiana e della Lucchesia. I suoi compagni lo vollero deputato al Parlamento nel 1919 e nel 1921. Ma la sua fortuna politica non lo inorgogl\u00ec, e non tent\u00f2 mai di trarre vantaggi personali dalla sua posizione di deputato.<\/p><p>Rimase operaio modesto e semplice e sub\u00ec la persecuzione fascista con dignitosa fermezza.<\/p><p>Emigrato in Piemonte, conquist\u00f2 la simpatia e la stima di tutti quelli che lo conobbero e poterono apprezzare le sue doti di intelligenza e di onest\u00e0.<\/p><p>Lorenzo Ventavoli pu\u00f2 essere ricordato come uno di quegli italiani di mente e di cuore, di cui oggi sentiamo tanto bisogno per la nostra ricostruzione morale. (<em>Applausi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>CAPPA, <em>Ministro della Marina mercantile.<\/em> Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>CAPPA, <em>Ministro della Marina mercantile. <\/em>Mi associo, a nome del Governo, alla commemorazione dell\u2019onorevole Ventavoli.<\/p><p>PRESIDENTE. A nome dell\u2019Assemblea Costituente mi dichiaro partecipe del ricordo commosso dell\u2019onorevole Lorenzo Ventavoli, di cui gli onorevoli Tonello e Grilli si sono fatti in questo momento interpreti dinanzi a noi.<\/p><p>Sostituzione di deputati.<\/p><p>PRESIDENTE. Comunico all\u2019Assemblea che, avendo cessato di vivere, il 6 agosto 1947, l\u2019onorevole Diego D\u2019Amico, deputato nella lista della Democrazia cristiana per la circoscrizione di Palermo (XXX), a termini dell\u2019articolo 64 della vigente legge elettorale politica la Giunta delle elezioni, nella sua seduta odierna, ha deliberato di proporne la sostituzione con il candidato Francesco Restivo, primo dei non eletti nella lista medesima.<\/p><p>In seguito alla morte, avvenuta l\u201911 agosto, dell\u2019onorevole Aldo Caprani, deputato nella lista del Partito comunista italiano per la circoscrizione di Brescia (VI), la Giunta stessa ha deliberato di proporne la sostituzione con il candidato Gaetano Chiarini, primo dei non eletti nella lista medesima.<\/p><p>Per l\u2019improvvisa morte, avvenuta ieri, dell\u2019onorevole Carlo Bassano, \u00e8 rimasto vacante il seggio assegnato alla lista dell\u2019Unione democratica nazionale nella circoscrizione dell\u2019Aquila (XXI). In sua sostituzione la Giunta delle elezioni ha deliberato di proporre la proclamazione dell\u2019onorevole Donati Antigono, che lo seguiva nella graduatoria dei candidati della lista medesima.<\/p><p>Pongo ai voti queste proposte della Giunta.<\/p><p>(<em>Sono approvate<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Ricordo che da oggi decorre il termine di venti giorni previsto dall\u2019articolo 65 della vigente legge elettorale politica, per la presentazione di eventuali reclami.<\/p><p>Seguito della discussione del progetto di Costituzione della Repubblica italiana.<\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019ordine del giorno reca: seguito della discussione del progetto di Costituzione della Repubblica italiana.<\/p><p>\u00c8 iscritto a parlare onorevole Preti. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>PRETI. Sono rimasto ieri assai meravigliato, quando l\u2019onorevole Codacci Pisanelli, parlando \u2013 come egli ha dichiarato \u2013 a nome della Democrazia cristiana, ha nuovamente proposto di costituire il Senato sulla base della rappresentanza di categoria. Io proprio credevo che di un simile Senato non se ne sarebbe mai pi\u00f9 parlato, dopo che la Commissione dei Settantacinque gi\u00e0 l\u2019aveva respinto.<\/p><p>Potrei comprendere questa proposta, se qui si trattasse di creare un Senato che fosse semplicemente un organo consultivo. Ma quando si sostiene, almeno inlinea di diritto, la parit\u00e0 del Senato e della Camera dei deputati, proporre poi che il Senato venga formato sulla base della rappresentanza di categoria significa ispirarsi a un criterio assai scarsamente democratico, anzi addirittura antidemocratico.<\/p><p>Nella moderna democrazia non si pu\u00f2 ammettere che una Camera, la quale sia effettivamente partecipe della sovranit\u00e0, attinga la sua autorit\u00e0 \u2013 per via diretta o indiretta \u2013 da una fonte diversa dal suffragio popolare universale. Se da quasi 40 anni la Camera dei Pari ha perso ogni potere effettivo, \u00e8 proprio perch\u00e9 anche nella tradizionale Inghilterra questo principio democratico si \u00e8 inequivocabilmente imposto.<\/p><p>Vorrei che l\u2019onorevole Codacci Pisanelli fosse qui per chiedergli come, nel caso in cui dovessimo accettare la proposta sua e del suo partito, egli ci potrebbe garantire che le categorie del suo Senato corporativo rappresentino veramente il popolo. In base a quale criterio si pu\u00f2 stabilire, putacaso, che la categoria dei meccanici abbia trenta rappresentanti in Senato e la categoria dei tessili venti, anzich\u00e9 magari trenta quelli dei tessili e venti quella dei meccanici? Forse con l\u2019anagrafe professionale degli Uffici del lavoro, che oltre a riuscire sempre approssimativa, darebbe luogo a insanabili e sostanziali divergenze di interpretazione?!<\/p><p>E in seno ad ogni singola categoria, in base a quali criteri assegneremmo i posti rispettivamente ai rappresentanti del capitale, della tecnica e del lavoro?<\/p><p>Non credo si vorrebbe giungere alla rappresentanza paritetica di fascistica memoria. D\u2019altronde, se domani l\u2019onorevole Di Vittorio, segretario della Confederazione generale italiana del lavoro, pretendesse che in seno ad ogni singola categoria, in relazione al numero degli aderenti, i rappresentanti dei lavoratori fossero nove su dieci, non so cosa <em>ex adverso<\/em> gli si potrebbe rispondere.<\/p><p>Mi sembra che, sostenendo questa tesi del Senato corporativo, si voglia prescindere per forza dai partiti, i quali costituiscono le forze vive della democrazia moderna. Ma oltre a tutto si finisce per conseguire, adottando tali criteri, una rappresentanza degli interessi costruita a casaccio, non essendo rintracciabile, come ho dimostrato, nessun criterio obiettivo per assegnare un numero o un altro di senatori alle singole categorie economiche, e per suddividere i posti di rappresentanza in seno alle categorie stesse.<\/p><p>Il risultato sicuro, a mio parere, sarebbe uno solo: quello di ottenere una Camera conservatrice, cio\u00e8 una Camera pi\u00f9 a destra di quella Camera dei deputati che \u00e8 l\u2019espressione diretta del suffragio universale. Ed io trovo strano che un partito, come il democristiano, faccia queste proposte; sembra quasi \u2013 il che non dovrebbe essere \u2013 che esso abbia timore del suffragio universale, dopo che, pure, il 2 giugno del 1946 ha conseguito un risultato superiore, probabilmente, alle sue stesse aspettative. Perci\u00f2 fanno male \u2013 a mio avviso \u2013 i rappresentanti del partito democristiano ad insistere su tali proposte non \u00absquisitamente\u00bb democratiche. A questo riguardo io vorrei ricordare loro che, alla seconda Costituente francese, il <em>Rapporteur g\u00e9n\u00e9ral<\/em> Coste Floret, rappresentante del Movimento repubblicano popolare, dichiar\u00f2, a nome del suo partito \u2013 che \u00e8 anch\u2019esso essenzialmente cattolico \u2013 e di tutti i partiti francesi, che non si poteva concepire che la sovranit\u00e0 risiedesse in una Camera o in Camere che non fossero diretta espressione del suffragio universale. Se di questo suffragio i cattolici italiani mostrano di diffidare, essi vengono a dare implicitamente ragione all\u2019onorevole Nenni, il quale appunto sostiene sui giornali e sulle piazze che essi hanno paura delle elezioni!<\/p><p>Questa proposta del Senato corporativo il nostro partito non pu\u00f2 naturalmente prendere nemmanco in considerazione. Non solo: ma il Partito socialista dei lavoratori italiani neppure \u00e8 disposto ad accettare, in tema di Senato, il testo del progetto, di cui verr\u00f2 ora a parlare.<\/p><p>In seno alla Commissione dei Settantacinque, dopo molte discussioni, si \u00e8 finito per accettare, per la formazione del Senato, il principio del suffragio universale; ma, essendosi rivelato nel contempo il pericolo \u2013 non so poi se sia proprio un pericolo \u2013 di fare del Senato un doppione della Camera dei deputati, dando cos\u00ec ragione a quei partiti che sostenevano l\u2019inutilit\u00e0 del primo, allora si \u00e8 fatto ricorso a correttivi. Orbene, questi correttivi non ci convincono, perch\u00e9 ci sembrano di un evidente sapore antidemocratico.<\/p><p>Comincer\u00f2 dall\u2019elettorato attivo e osserver\u00f2 che ne sono esclusi, in base al Progetto, in ordine alle elezioni del Senato, i cittadini di et\u00e0 inferiore agli anni venticinque. Questo significa negare il pieno godimento dei diritti politici a qualche milione di cittadini, i quali hanno gi\u00e0 compiuto il servizio militare di leva, e con ci\u00f2 adempiuto anche al pi\u00f9 gravoso dei doveri nei confronti dello Stato. N\u00e9 si potr\u00e0 certo loro attribuire una incompleta maturit\u00e0 civile e politica!<\/p><p>Una simile limitazione viene manifestamente a contradire ai pi\u00f9 elementari princip\u00ee della moderna democrazia; senza contare poi che, in questa maniera, vengono avvantaggiati certi partiti a danno di altri, e in particolare di quelli che hanno un maggior seguito nella giovent\u00f9 e che spesso meglio rappresentano l\u2019avvenire della Nazione. La Repubblica non deve, a mio modo di vedere, trasformarsi in una gerontocrazia.<\/p><p>Quanto poi alle categorie dei cittadini eleggibili, esse non convincono assolutamente nessuno; al punto che credo sia inutile starle a discutere ad una ad una. Si tratta, oltre a tutto, anche di categorie eterogenee; sono posti, per esempio, gli uni a fianco degli altri i decorati della guerra di liberazione e i professori di universit\u00e0, mentre \u00e8 evidente che gli uni sono presi in considerazione per meriti di carattere puramente politico \u2013 giacch\u00e9 potrebbero essere anche analfabeti \u2013 mentre gli altri sono presi in considerazione per meriti esclusivamente scientifici, posto che, per quanto concerne il piano politico, essi potrebbero anche risultare ex-militanti del partito fascista repubblicano&#8230;<\/p><p>A norma dell\u2019articolo 56, intanto, alcuni partiti si potrebbero trovare nell\u2019impossibilit\u00e0 di mandare alla Camera Alta persone che pure ne sarebbero degnissime, in quanto non rientrano in nessuna delle categorie previste. N\u00e9 si pu\u00f2, d\u2019altra parte, allungare l\u2019elenco delle categorie stesse, sino a farlo diventare lungo come il testo della Costituzione!<\/p><p>Anche il criterio della parziale rappresentanza delle Regioni nella Camera Alta convince ben poco, perch\u00e9, o lo Stato \u00e8 federale, e allora \u00e8 concepibile che i senatori siano i rappresentanti delle singole Regioni; o lo Stato invece \u00e8 unitario \u2013 e la Repubblica italiana rimane tale \u2013 e allora mi sembra assolutamente illogico ricorrere a questa parziale rappresentanza delle Regioni. Comunque, un effetto certo dell\u2019adozione di un tale criterio \u00e8 questo: che, essendo assegnata a ciascuna la stessa rappresentanza, vengono favorite le Regioni meno popolate e pi\u00f9 arretrate, quali, ad esempio, la Lucania o il Molise (se dovesse venire confermata la sua erezione a Regione) a danno di quelle pi\u00f9 progredite e con popolazione maggiore, quali, ad esempio, la Lombardia ed il Veneto. Ed anche qui, naturalmente, il risultato non sarebbe che quello di favorire partiti che hanno una tendenza politica conservatrice a danno di altri partiti pi\u00f9 di sinistra.<\/p><p>Posto dunque che, sul piano della coerenza democratica, si dovrebbero respingere tutti questi correttivi, si finisce necessariamente, per questa via, per cadere nel doppione esatto della Camera dei deputati. Io credo, peraltro, che abbandonando i criteri seguiti dal Progetto, si possa tentar di battere una via pi\u00f9 democratica, senza per questo correre il pericolo di fare del Senato una mala copia della Camera che siede a Montecitorio.<\/p><p>Si possono prendere in esame diversi sistemi: per esempio, il sistema del suffragio universale abbinato al collegio uninominale. Se non erro, dinanzi alla Commissione dei Settantacinque, l\u2019onorevole Einaudi, all\u2019ultimo momento, ebbe a fare questa proposta: eleggere il Senato attraverso il collegio uninominale, senza ballottaggio. La proposta fu accolta favorevolmente dall\u2019onorevole Togliatti, il quale osserv\u00f2 che in questa maniera si poteva anche andare incontro ai desideri di larghi strati del popolo italiano, i quali erano rimasti delusi nella loro aspettativa di vedere eletta la prima Camera sulla base del collegio uninominale, anche per meglio valo-rizzare le singole personalit\u00e0. Questa proposta, che allora fu rigettata per pochi voti \u2013 forse solo perch\u00e9 escludeva il ballottaggio \u2013 credo che potrebbe essere ripresa ora in esame, a patto di non escludere il ballottaggio stesso. Infatti essa mi sembra pi\u00f9 conseguentemente democratica. Si potr\u00e0 obiettare che ne verrebbero avvantaggiati i due partiti pi\u00f9 forti in Italia, il democristiano e il comunista, i quali finirebbero quasi sempre per essere i rivali in sede di ballottaggio. Ma, quando si tratta di redigere la Carta costituzionale, non si deve dare peso eccessivo a queste considerazioni contingenti: si deve cercar di guardare un po\u2019 pi\u00f9 lontano.<\/p><p>Si potrebbe anche riprendere in esame il sistema della elezione indiretta attraverso i Consigli comunali, se si riesce a trovare un congegno che ci garantisca contro la prevalenza dei Consigli dei piccoli Comuni di campagna rispetto ai Consigli comunali delle citt\u00e0: inconveniente che caratterizz\u00f2 il Senato della III Repubblica francese. Mi si dice che sia molto difficile, quasi impossibile. Comunque, perch\u00e9 non ristudiare la cosa?<\/p><p>C\u2019\u00e8 poi anche il sistema della filiazione diretta, che forse ha il difetto \u2013 per me pu\u00f2 essere un pregio \u2013 di essere troppo crudamente sincero. \u00c8 certo un sistema che accentua la supremazia dei partiti e che perci\u00f2 dovrebbe incontrare le simpatie di chi crede sia nell\u2019interesse della moderna democrazia sanzionare sempre meglio il ruolo preminente delle organizzazioni di partito \u2013 al contrario del sistema proposto dall\u2019onorevole Einaudi che tende ad attenuare questa preponderanza \u2013 sicch\u00e9 \u00e8 prevedibile che chi si orienta con simpatia verso l\u2019uno debba istintivamente diffidare dell\u2019altro.<\/p><p>Con il sistema in questione si chiama la Camera dei deputati \u2013 in pratica, perci\u00f2, i singoli partiti \u2013 ad eleggere il Senato. \u00c8 un sistema che presenta alcuni innegabili vantaggi: prima di tutto si opera una scelta pi\u00f9 meditata, in quanto i partiti possono ben ponderare prima di designare l\u2019uno o l\u2019altro, dei loro aderenti al Senato; in secondo luogo si possono designare dei tecnici, i quali alle elezioni \u2013 salvo che nella lista nazionale \u2013 non la spunterebbero mai, data la mancanza di qualit\u00e0 vuoi oratorie vuoi demagogiche.<\/p><p>Vi sarebbe inoltre la possibilit\u00e0 di portare al Senato quelle personalit\u00e0 politiche che \u2013 si dice \u2013 non possono scendere, vuoi per l\u2019et\u00e0 veneranda, vuoi per essere <em>au dessus de la m\u00eal\u00e9e<\/em>, nell\u2019agone elettorale; perch\u00e9 io credo che domani tutti i partiti sarebbero disposti ad eleggere, magari all\u2019unanimit\u00e0, Vittorio Emanuele Orlando, Francesco Saverio Nitti o altre grandi personalit\u00e0 della vita politica italiana. (<em>Interruzioni<\/em>)<em>.<\/em> S\u00ec, anche Benedetto Croce, si capisce! Con tale sistema infine i partiti \u2013 in armonia con i canoni di una vera democrazia parlamentare \u2013 verrebbero rappresentati al Senato suppergi\u00f9 nelle stesse proporzioni che nella Camera dei deputati.<\/p><p>La Democrazia cristiana obietter\u00e0 che per questa via verrebbe certamente sanzionata l\u2019inferiorit\u00e0 di fatto del Senato rispetto alla Camera dei deputati, perch\u00e9 una volta stabilito che una Camera nomina l\u2019altra, \u00e8 evidente che, anche se la Costituzione dice diversamente, la prima Camera eserciter\u00e0, di fatto, i poteri maggiori della seconda. Ma, d\u2019altra parte, la subordinazione di fatto esisteva anche per il Senato del regno; e io sono convinto che nessuno dei deputati qui presenti osa pensare che domani, in linea di fatto, il Senato, con qualunque sistema sia por essere eletto, finisca per esercitare la stessa autorit\u00e0 della Camera dei deputati. Ci\u00f2 non pu\u00f2 essere e ci\u00f2 non sar\u00e0, checch\u00e9 possa dire il testo della Costituzione.<\/p><p>D\u2019altronde, o il Senato rappresenta delle forze diverse rispetto alla Camera dei deputati, e cio\u00e8, grazie a un sistema elettorale poco democratico, riesce a porsi come rappresentante di forze pi\u00f9 conservatrici, e allora si potr\u00e0 pensare ad una contrapposizione del Senato alla Camera dei deputati sul piano politico; ma quando anche la Camera cosiddetta alta \u00e8 rappresentativa della volont\u00e0 popolare perch\u00e9, o direttamente o indirettamente, anche essa trae origine dal suffragio universale, allora la maggioranza nel Senato appartiene ai medesimi partiti che la posseggono nella Camera dei deputati: nel qual caso riesce assolutamente inconcepibile una opposizione fra Senato e Camera sul piano politico.<\/p><p>La democrazia moderna infatti non \u00e8 una democrazia atomistica, poggiata sugli individui, come quella di ottant\u2019anni fa, quando il gabinetto lo costituiva il Ministro <em>X <\/em>o il Ministro <em>Y <\/em>sulla base di amicizie personali: la democrazia moderna \u00e8 essenzialmente di partito. Piaccia o non piaccia, oggi sono gli esecutivi dei partiti che tengono le fila dell\u2019attivit\u00e0 politica. Sono essi, perci\u00f2, che indirizzano oggi e indirizzeranno domani l\u2019attivit\u00e0 dei loro rappresentanti nelle due Camere. Pertanto, nel caso in cui entrambe poggino sul suffragio popolare, non essendo concepibili divergenze di ordine politico, non potranno sorgere che divergenze di carattere tecnico per il caso che i senatori studino pi\u00f9 meditatamente, ovvero con maggiore competenza specifica, ci\u00f2 che magari la Camera dei deputati abbia troppo rapidamente approvato.<\/p><p>In conclusione, adottando il sistema che ho ora illustrato, non si farebbe che riconoscere ufficialmente quella che \u00e8 la realt\u00e0 dei fatti: e cio\u00e8, che la democrazia-parlamentare moderna poggia essenzialmente sul pilastro dei partiti.<\/p><p>Una cosa che noi non discutiamo comunque, \u00e8 la seconda Camera come tale. Una seconda Camera ci sar\u00e0, non fosse altro che per rendere omaggio alle tradizioni o, come molti dicono scherzosamente, per accontentare i cos\u00ec numerosi aspiranti al Senato. Sarebbe impolitico voler rimettere in discussione questo dato ormai acquisito.<\/p><p>L\u2019esistenza della seconda Camera garantir\u00e0 cos\u00ec, con assoluta certezza, quella maggiore ponderazione nella formazione delle leggi, di cui certi settori tanto si preoccupano. Ed \u00e8 per questo che a mio avviso non occorreva, sempre in funzione di questa maggiore ponderazione, complicare in sovrappi\u00f9 il meccanismo della formazione delle leggi.<\/p><p>Bisogna infatti rendersi conto che lo Stato moderno, il quale giorno per giorno allarga la sfera delle sue funzioni, specialmente nel campo economico, ha bisogno di una legislazione rapida, aderente alle contingenze quotidiane; le quali mutano continuamente in relazione al fatto che oggi il mondo procede assai pi\u00f9 velocemente che non ai tempi della democrazia strettamente borghese.<\/p><p>Perci\u00f2 \u00e8 inutile che i nostalgici rimpiangano i tempi in cui la Camera approvava quaranta leggi all\u2019anno, e affermino che oggi ci troviamo su piano della degenerazione parlamentare. Egli \u00e8 che il mondo va avanti e forse essi stanno troppo fermi!<\/p><p>Orbene, bisogna decidersi a riconoscere che l\u2019Assemblea plenaria, nella democrazia moderna, non pu\u00f2 fungere se non da organo di controllo politico. Del resto lo riconoscono anche gli inglesi, i quali non sono affatto entusiasti del funzionamento della Camera dei Comuni, e per bocca di molti trattatisti affermano la necessit\u00e0 di riformarne il regolamento, di guisa che le Commissioni si sostituiscano all\u2019Assemblea plenaria nella normale procedura legislativa. Cinquecento uomini o pi\u00f9, riuniti in quest\u2019Aula riusciranno sempre a fare pochissime leggi, perch\u00e9 troppi vorranno intervenire e dire la loro parola talvolta neppure autorevole e, queste leggi, finiremo anche per farle male, grazie agli emendamenti improvvisati, approvati \u2013 come capita \u2013 a tambur battente, senza una sufficiente meditazione. E se, in materia di Costituzione, possiamo stare tranquilli, contando sull\u2019opera della Commissione di revisione che riparer\u00e0 a pi\u00f9 di un errore, non si potr\u00e0 per altro contare su un analogo esame di appello per la legislazione normale.<\/p><p>Abbiamo visto quel che \u00e8 successo nelle discussioni di quest\u2019anno: leggi di un\u2019importanza molto relativa, come quella \u00ableggina\u00bb che modificava il testo unico della legge comunale e provinciale, hanno richiesto un numero iperbolico di sedute. Se \u00e8 ammissibile dunque, impiegare molto tempo per discutere la Costituzione, che \u00e8 la legge fondamentale della Repubblica, non \u00e8 serio perdere altrettanto tempo per leggi che potrebbero essere sbrigate con modesto impiego di tempo e di energie. \u00c8 triste constatare come pochi deputati stiano a discutere fiaccamente in quest\u2019Aula, mentre i pi\u00f9, se non sono addirittura nel \u00absalone dei passi perduti\u00bb a fumare e ad oziare, stanno seduti al loro scanno, intenti a scrivere lettere alla moglie o al sindaco del paese.<\/p><p>Orbene, dinanzi a noi si pone un\u2019alternativa. Possiamo da un lato prendere onestamente atto di questo stato di cose; ed allora si decide senz\u2019altro di addossare il peso della legislazione ordinaria alle Commissioni, riservando all\u2019Assemblea semplicemente le leggi costituzionali, quelle di approvazione dei trattati, e quelle sul bilancio, le leggi insomma che implicano una discussione politica. Nel quale caso bisogna modificare la norma del regolamento che riferisce al metodo di discussione, facendo dell\u2019attuale procedura d\u2019urgenza la procedura normale e viceversa. Oppure ci ostiniamo ad ignorare la realt\u00e0; ed allora, lasciando noi oggi le cose cos\u00ec come sono, potremo domani constatare che, di fronte all\u2019irrimediabile lentezza del Parlamento, il quale non riuscir\u00e0 nei termini dovuti a esplicare le sue funzioni, il Governo assumer\u00e0 di fatto la funzione legislativa, come del resto da parecchi lustri va accadendo in Italia e nell\u2019Europa in genere.<\/p><p>Ed allora, checch\u00e9 dica il testo della Costituzione \u2013 giacch\u00e9 anche lo Statuto albertino certe cose non le prevedeva! \u2013 noi continueremo a procedere avanti per via di decreti legislativi e di decreti-legge.<\/p><p>Tale eventuale conclusione non ci deve certo spaventare per la violazione che ne verrebbe del principio della divisione dei poteri. \u00c8, infatti, pacifico che questo vecchio principio costituzionale \u00e8 ormai pi\u00f9 che superato dal punto di vista della dottrina oltre che sul piano della prassi. Il dogma della divisione dei poteri in Europa, era fondato sul presupposto di due diverse fonti del potere sovrano, il popolo e la monarchia; \u00e8 morto perci\u00f2 con la monarchia costituzionale. In un sistema moderno di democrazia parlamentare, qual \u00e8 quello che noi abbiamo stabilito di adottare, l\u2019autorit\u00e0 dello Stato ha una unica fonte di legittimazione: il corpo elettorale. Il corpo elettorale nomina il Parlamento; e il partito o la coalizione di partiti che in esso possiede la maggioranza acquistano il diritto di formare il Governo. In pratica il partito o i partiti dominanti delegano il Governo a dirigere la maggioranza parlamentare. Esso Governo perci\u00f2, di fatto, promuove anche l\u2019attivit\u00e0 legislativa, esercitando pure in questa sfera una funzione preminente. Prescindiamo, infatti, dall\u2019involucro giuridico e guardiamo come funziona il meccanismo della democrazia parlamentare moderna! Baster\u00e0 allora constatare che i progetti, salvo eccezioni rarissime, sono presentati dal Governo e che essi diventano leggi perch\u00e9 votati da quella maggioranza di cui il Governo \u00e8 il comitato direttivo. Di qui \u00e8 facile trarre le conclusioni.<\/p><p>In pratica, pertanto, la differenza fra il procedimento legislativo ed il procedimento per decreto \u00e8 una sola. Quando si ricorre al procedimento per decreto, la minoranza non \u00e8 messa nella condizione di discutere e di emendare; quando si ricorre per contro alla procedura legislativa, la minoranza pu\u00f2 discutere i progetti ed ottenere, se non altro degli emendamenti. Ed \u00e8 assurdo perci\u00f2 considerare ancora come un conflitto di poteri \u2013 cio\u00e8 una contrapposizione tra un potere esecutivo ed un potere legislativo che, come tali, non esistono \u2013 quella che \u00e8 semplicemente una contrapposizione tra la maggioranza parlamentare, la quale \u00e8 nello stesso tempo anche Governo, e la minoranza la quale, non avendo parte nel Governo, pu\u00f2 far sentire la sua voce semplicemente in seno all\u2019Assemblea legislativa.<\/p><p>Orbene, noi siamo per la procedura legislativa, non in ossequio alla teoria della divisione dei poteri \u2013 che va accettata con molte riserve anche nella sua veste moderna di teoria della divisione delle funzioni \u2013 ma, dicevo, siamo per la procedura legislativa, in quanto, come democratici, intendiamo tutelare i diritti della minoranza, la cui azione risulterebbe necessariamente menomata se il Governo procedesse normalmente per via di decreti.<\/p><p>Ripeto, per\u00f2, che la procedura legislativa non deve risultare troppo pesante, se si vuole evitare che il Governo sia forzato, anche contro la sua volont\u00e0, a ricorrere ai decreti legge e ai decreti legislativi.<\/p><p>Posto per\u00f2 che il Governo \u00e8 arbitro della maggioranza parlamentare, trovo esagerata la diffidenza del progetto di Costituzione verso i decreti-legge ed i decreti legislativi. Non dobbiamo ignorare che ci\u00f2 che stabilisce per decreto il Governo riuscirebbe sempre ad imporlo anche al Parlamento attraverso la sua maggioranza, salvo qualche eventuale emendamento.<\/p><p>So che in sede di Commissione si \u00e8 citato spesso l\u2019esempio di Benito Mussolini: si \u00e8 detto in sostanza che Mussolini ha stabilito la dittatura a colpi di decreto-legge. Questo \u00e8 assolutamente inesatto! Mussolini, fino alle elezioni del 1924 ha fatto molti decreti-legge ma, vivaddio, allora vi era una Camera la quale, se non fosse stata d\u2019accordo con Mussolini, avrebbe potuto provocare quel voto di sfiducia che non ha mai provocato; e dopo le elezioni del 1924, le quali hanno avuto l\u2019esito noto proprio perch\u00e9 quel Parlamento aveva votato quella legge elettorale che tutti conoscono, Mussolini aveva la sua maggioranza in Parlamento. La minoranza avrebbe potuto protestare, ma io credo&#8230;<\/p><p>FUSCHINI. Lei dimentica una cosa: il delitto Matteotti e le sue conseguenze.<\/p><p>PRETI. Qui c\u2019\u00e8 un equivoco. Intendo infatti dire questo: che Mussolini dopo le elezioni del 1924 non aveva bisogno di procedere per via di decreti-legge, perch\u00e9 rappresentando qui l\u2019opposizione una piccola minoranza parlamentare, egli con la sua maggioranza avrebbe potuto ottenere con l\u2019ordinaria legislazione quello stesso che otteneva attraverso i decreti-legge. E questo anche nel caso che avesse permesso alle minoranze di esercitare qualche funzione di critica parlamentare.<\/p><p>Solamente questo intendevo dire.<\/p><p>BUFFONI. Il Parlamento era una farsa.<\/p><p>PRETI. Appunto, siamo d\u2019accordo. Mussolini aveva qui le sue comparse.<\/p><p>PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, non \u00e8 problema, questo, di tanto interesse, da perdere ancora del tempo.<\/p><p>PRIOLO. Si tratta di precisazioni su di un periodo della nostra storia parlamentare.<\/p><p>PRETI. Dato che il rapporto reale tra legge e decreti-legge \u00e8 quello che io ho messo in luce, non dobbiamo aver timore di riconoscere che vi sono delle particolari situazioni nelle quali pu\u00f2 essere necessario il ricorso sia al decreto-legge, sia ad un\u2019ampia delega legislativa.<\/p><p>Per esempio, io concordo con quello che ha detto ieri l\u2019onorevole Crispo, per quanto riguarda lo stato di guerra. Mi sembra infatti che, in caso di guerra, la delega non debba farsi caso per caso e sia opportuno, invece, ricorrere a una delega pi\u00f9 generale per i provvedimenti resi necessari dallo stato di guerra. D\u2019altra parte, anche la democratica Inghilterra, durante l\u2019ultima guerra, si \u00e8 attenuta suppergi\u00f9 a questi criteri.<\/p><p>Concordo anche con le considerazioni dell\u2019onorevole Crispo e dell\u2019onorevole Codacci Pisanelli in merito ai decreti-legge e in particolare sulla opportunit\u00e0 del decreto-catenaccio. Posto, comunque, che decreti-legge vi saranno sempre, checch\u00e9 dovesse stabilire la Costituzione, meglio \u00e8 disciplinarne fin d\u2019ora l\u2019uso attraverso la Carta costituzionale.<\/p><p>Non \u00e8 dunque, onorevoli colleghi, per difetto di spirito democratico, ma perch\u00e9 siamo realisti, che noi siamo disposti a riconoscere, entro certi limiti, al Governo la facolt\u00e0 di legiferare. E a riprova del fatto che noi vogliamo una Costituzione democratica, vi dir\u00f2 che una innovazione della Carta costituzionale, che incontra la piena approvazione del nostro Partito, \u00e8 quella relativa al <em>referendum<\/em> popolare. Il <em>referendum<\/em> popolare \u00e8 uno strumento di educazione politica e, nello stesso tempo, un antidoto contro il monopolio dei partiti; perch\u00e9, se \u00e8 vero, come molti sostengono, che, attraverso il Parlamento, i partiti monopolizzano la volont\u00e0 popolare, quasi che essa dovesse necessariamente passare attraverso il loro canale, noi, adottando il <em>referendum<\/em>, abbiamo trovato la via per rivolgerci direttamente al corpo elettorale, passando sopra ai partiti. D\u2019altronde, se si deve ricorrere a correttivi del suffragio universale, esplicantesi attraverso le elezioni del Parlamento, l\u2019unico correttivo moderno e democratico \u00e8 quello del <em>referendum.<\/em><\/p><p>Per non appesantire per\u00f2 troppo la procedura legislativa bisogner\u00e0, in tema di <em>referendum<\/em>, ricorrere a qualche snellimento, come ha osservato assai propriamente nel discorso del 5 marzo l\u2019onorevole Laconi.<\/p><p>Mi resta ora da fare alcune osservazioni, non dir\u00f2 sul Potere esecutivo, che a mio avviso \u00e8 solo un\u2019astrazione, ma pi\u00f9 concretamente sul Presidente della Repubblica e sul Governo.<\/p><p>In complesso, mi sembra che la Presidenza della Repubblica ed il Governo, come istituti, siano ben disciplinati dal progetto di Costituzione. Avverto per\u00f2 la tendenza a prendere in considerazione, anzich\u00e9 i due distinti organi costituzionali, il cosiddetto potere esecutivo nella sua immaginaria unit\u00e0, comprensivo, come tale, del Presidente della Repubblica e del Governo. \u00c8 per questo che non si distingue, anche l\u00e0 dove si dovrebbe, la funzione propria dei due organi.<\/p><p>L\u2019articolo 83, ad esempio, stabilisce che il Presidente della Repubblica \u00abnomina, ai gradi indicati dalla legge, i funzionari dello Stato\u00bb. Orbene, \u00e8 assolutamente pacifico che il Presidente della Repubblica solo formalmente \u00e8 partecipe di questa funzione. Non si vede, quindi, perch\u00e9, allo scopo di meglio distinguere le funzioni del Presidente della Repubblica da quelle del Governo, non si possa adottare lo stesso criterio che, se non erro, \u00e8 stato adottato dalla Costituzione francese, quello cio\u00e8 di riservare al Presidente della Repubblica solo la nomina degli alti funzionari.<\/p><p>D\u2019altro lato nell\u2019articolo 84 non si specifica sufficientemente se il Presidente della Repubblica, quando deve sciogliere le Camere, debba o non debba essere d\u2019accordo con il Capo del Governo. A me pare che questo potere debba essere esclusivamente proprio del Presidente della Repubblica, alla stessa stregua della scelta del Primo Ministro. Se \u00e8 questo che si vuole, precisiamolo meglio, tenendo presente che Presidente della Repubblica e Governo sono due organi costituzionali distinti.<\/p><p>In conclusione io credo che la democrazia parlamentare moderna, quale \u00e8 la nostra, ci debba dare degli organi costituzionali con funzioni ben definite, capaci di reggere lo Stato con energia e con continuit\u00e0 d\u2019azione e, d\u2019altro lato, con competenza tecnica. Per questo bisogna tra l\u2019altro, passar sopra alle preoccupazioni di coloro che difendono i princip\u00ee legati al dogma della separazione dei poteri.<\/p><p>Non credo assolutamente, invece, che questo fine di una pi\u00f9 efficace azione degli organi costituzionali, si possa raggiungere applicando correttivi al principio della sovranit\u00e0 popolare, quali il gi\u00e0 menzionato senato corporativo. Il 2 giugno il popolo italiano ha saputo far ottimo uso del suffragio universale, e credo che indietro non si possa e non si debba pi\u00f9 tornare. Il 2 giugno il popolo italiano ha conquistato il diritto di escludere dalla Costituzione futura una fonte di autorit\u00e0 sovrana diversa dal suffragio universale. Orbene, se si vogliono correggere, come ha detto ieri, mi pare, l\u2019onorevole Codacci Pisanelli, gli effetti del suffragio universale per il fatto che esso darebbe luogo alle incontrastate supremazie dei partiti, non lo si deve fare andando indietro, verso il passato, ma procedendo pi\u00f9 innanzi. Ed \u00e8 quello che appunto si \u00e8 fatto, come gi\u00e0 dissi, nel progetto di Costituzione, ricorrendo al procedimento della democrazia diretta, attraverso quel <em>referendum<\/em> popolare il quale \u2013 non lo dobbiamo dimenticare \u2013 ci ha dato la grande vittoria repubblicana del 2 giugno.<\/p><p>Pi\u00f9 la democrazia diventer\u00e0 diretta, pi\u00f9 la Repubblica italiana diventer\u00e0 popolare. (<em>Applausi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. \u00c8 iscritto a parlare l\u2019onorevole Clerici. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>CLERICI. Onorevoli colleghi, trascuro le questioni particolari che saranno oggetto anche di qualche mio emendamento, con quel metodo che ci ha suggerito ieri il nostro onorevole Presidente, invitando a trattare piuttosto in questa sede problemi di carattere generale. Mi fermer\u00f2 invece su qualche questione di indole generale: sul Capo dello Stato e specialmente sulla sua nomina; sulla attivit\u00e0 e composizione del Governo di Gabinetto; sulla formazione, origine e struttura del Senato. Infine dir\u00f2 qualche cosa in aggiunta ed in parte a conferma della tesi sostenuta, mi pare, dal collega Preti, in merito alla formazione delle leggi.<\/p><p>Il progetto di Costituzione, onorevoli colleghi, propone, per la nomina del Capo dello Stato, l\u2019elezione da parte dell\u2019Assemblea formata dalle due Camere, con l\u2019aggiunta di due rappresentanti per ciascuna Regione. Ma sar\u00e0 certamente oggetto di discussione la proposta, gi\u00e0 avanzata nelle diverse Sottocommissioni, che la nomina sia invece affidata al popolo, sia attraverso il voto diretto \u2013 tipo Costituzione di Weimar \u2013 sia attraverso il voto indiretto, di cui rimane prototipo la Costituzione degli Stati Uniti d\u2019America, seguita dalle Costituzioni di quasi tutti gli Stati di quel continente.<\/p><p>Ritengo che nonostante molte ragioni stiano a favore della tesi dell\u2019elezione popolare, sia preferibile la soluzione che \u00e8 stata adottata a maggioranza dalla Commissione dei Settantacinque, ancorch\u00e9 non posso nascondere (la Camera lo vede da s\u00e9) che questo istituto non \u00e8 in sostanza che la copia, quasi pedissequa, del disposto della Costituzione francese del 1875, riprodotto anche nell\u2019attuale Costituzione repubblicana francese. Strano fatto, perch\u00e9, come tutti sanno, la Costituzione francese del 1875 fu concepita e redatta da monarchici e con lo scopo di preparare, attraverso una Costituzione ambigua, il ritorno della monarchia, che allora non si era potuto effettuare, non gi\u00e0 perch\u00e9 l\u2019Assemblea nazionale a Bordeaux, a Versailles ed a Parigi non avesse una maggioranza monarchica e conservatrice, ma perch\u00e9 le frazioni monarchiche non riuscirono mai ad accordarsi per i contrasti fra i principi, fra l\u2019ultimo rappresentante dei Borboni ed i principi della casa d\u2019Orl\u00e9ans o almeno tra gli <em>entourages<\/em> dell\u2019uno e degli altri. Una maggioranza di quasi quattro quinti monarchica, prepar\u00f2 allora, come \u00e8 noto, quasi per disperazione una Costituzione repubblicana, vergognosa quasi di esserlo, tanto che la repubblica fu votata con un solo voto di maggioranza, e proprio per preparare il ritorno ad una monarchia di carattere costituzionale sul tipo di quella di Luigi Filippo o di quell\u2019inglese; e tutto era predisposto perch\u00e9 si potesse sostituire nella Carta la parola re a quella di presidente. Eppure, strano a dirsi, quello Statuto non solo ha funzionato egregiamente per oltre mezzo secolo, ma \u00e8 diventato il prototipo anche di quelli di altre nazioni; prima del 1914 fu imitato soltanto dal Portogallo; ma dopo il 1919 fu imitato da diversi Stati come la Turchia, la Grecia, e ora \u00e8 imitato da noi.<\/p><p>\u00c8 certo una Costituzione irrazionale, perch\u00e9 fu il frutto di un trucco; per\u00f2 in se stessa mi sembra efficiente se questa Costituente, come gi\u00e0 la Commissione dei Settantacinque, rester\u00e0 dell\u2019avviso che la nuova Repubblica italiana dev\u2019essere una Repubblica di carattere parlamentare. Perch\u00e9, onorevoli colleghi, bisogna che noi stabiliamo chiaramente il baricentro di quello che sar\u00e0 il nuovo Stato repubblicano italiano. Ogni regime ha il suo centro di equilibrio. Nella monarchia cosiddetta legittima, tutti sanno che un principio, quanto mai equivoco, era quello della legittimit\u00e0, perch\u00e9 si faceva intervenire Dio, mentre in realt\u00e0 si ratificava il fatto compiuto, e si gabellava per cristiana una dottrina ben diversa da quella genuina della Chiesa, circa l\u2019origine e la natura del potere.<\/p><p>Nella Repubblica nostra il baricentro sar\u00e0, come avviene in tutti i regimi parlamentari, siano repubbliche o monarchie (naturalmente monarchie che abbiano, come in Inghilterra, in Belgio, in Olanda, nei paesi nordici, il carattere di repubbliche coronate) invece il Parlamento, dal quale deriva ogni potere politico; s\u00ec la sovranit\u00e0 \u00e8 nel popolo, ma l\u2019esercizio della sovranit\u00e0 \u00e8 nel Parlamento.<\/p><p>Avendo noi ammesso questo principio come principio fondamentale, io penso, del nuovo Stato italiano, non credo che, per quanto suggestivo, l\u2019esempio degli Stati Uniti d\u2019America possa avere valore per noi. Perch\u00e9? Perch\u00e9 il sistema degli Stati Uniti d\u2019America ha un\u2019origine storica e specifica ed ha soprattutto come postulato un popolo sostanzialmente democratico; un popolo rispetto al quale sarebbe assurda qualsiasi forma di cesarismo. Invece in Europa le elezioni popolari del Capo dello Stato hanno costantemente significato, se la storia ha un valore, un fenomeno tipico di cesarismo: la reazione e la protesta, cio\u00e8, contro le Assemblee e l\u2019elezione di un uomo, al quale gettarsi in braccio. Non occorre che ricordi come lo stesso Cesare fu il rappresentante della pi\u00f9 spinta democrazia di Roma, e il nemico del Senato, non meno del suo predecessore sfortunato, Catilina, del quale in giovent\u00f9 egli stesso era stato un seguace. Basti pensare ai giorni nostri, all\u2019epoca moderna: Napoleone I \u00e8 stato, attraverso le sue diverse elezioni, sempre pi\u00f9 accentratore di poteri fino a diventare imperatore della Repubblica francese, e fu inteso come il contrasto della democrazia che aveva, d\u2019altronde, deviato, durante la rivoluzione francese, straripando nell\u2019epoca del Terrore.<\/p><p>E gli storici recenti pi\u00f9 avveduti, basta ricordare il Madelin, ci hanno dimostrato che tale dittatura era indipendente dalla persona, malgrado il genio di Napoleone; e che ad essa si sarebbe arrivati ugualmente anche se non ci fosse stato Napoleone.<\/p><p>Tutto era maturo, perch\u00e9 i ceti e le condizioni sociali francesi chiedevano un Cesare, un imperatore, un dittatore. In sua vece la sorte sarebbe toccata ad Hoche, se non fosse morto cos\u00ec giovine, o a Moreau il rivale sfortunato. Ed uguale \u00e8 stato poi per il molto minore nepote, Luigi Napoleone nel 1850 e nel 1852; nel 1850 quale Principe Presidente; nel 1852 quale imperatore a sua volta. Se non fosse stato lui, sarebbe stato Cadillac.<\/p><p>Dunque un Presidente eletto dal popolo ha sempre in se stesso, in Europa (e Weimar ce l\u2019ha confermato), il pericolo di un cesarismo, che negli Stati Uniti d\u2019America non sarebbe concepibile, sarebbe fuori clima. Ho letto di recente in un giornale per la penna di uno scrittore brillante queste osservazioni: che ben diversi saranno in futuro i risultati delle elezioni presidenziali da noi se di persone elette dal popolo o elette dall\u2019Assemblea. Certamente noi, per fortuna, non abbiamo un De Gaulle, non abbiamo pi\u00f9 un D\u2019Annunzio, n\u00e9, guardandomi in giro, vedo nessuno ora che possa assumere ruoli simili; per\u00f2 vi \u00e8 sempre il pericolo, attraverso l\u2019elezione popolare, del successo di una persona, e dell\u2019abuso poi che questa persona possa fare di uno straordinario potere contro quella che \u00e8 la legittima, permanente, democratica rappresentanza della Repubblica popolare.<\/p><p>Ricordo, poi, una acuta osservazione, che non \u00e8 del Tocqueville, che fu il pi\u00f9 grande studioso della prima met\u00e0 del secolo scorso degli Stati Uniti d\u2019America, ma di quello che \u00e8 il maggior conoscitore di essi ai nostri giorni, James Bryce, una acutissima osservazione circa l\u2019elezione del Presidente degli Stati Uniti d\u2019America. Quei coloni, ribellatisi alla madre Patria, nient\u2019altro ebbero in mente di fare che sostituire la carica e le funzioni del Vicer\u00e9, cio\u00e8 dare alle Colonie un capo con gli stessi poteri che aveva gi\u00e0 il Vicer\u00e9 inglese; il quale Vicer\u00e9 conservava oltre Oceano, nelle colonie poteri assai maggiori di quelli che erano in quei tempi rimasti al Re stesso in patria. Perch\u00e9 proprio in quei decenni la monarchia a Londra era divenuta parlamentare.<\/p><p>Tutti sanno la curiosa storia della monarchia parlamentare inglese, cio\u00e8 di quel regime di Gabinetto nel quale ogni potere sovrano \u00e8 assunto di fatto da esso e dal suo Presidente. Fu un caso; \u00e8 il caso che molte volte interviene nella storia: i due primi re della Casa Hannoveriana, Giorgio I e Giorgio II, si disinteressarono delle sedute di Gabinetto, non presiedettero pi\u00f9 il Consiglio dei Ministri, non per altro, perch\u00e9 erano due tedeschi che non conoscevano l\u2019inglese, e preferirono evitare quelle noie per pi\u00f9 piacevoli occupazioni. Cos\u00ec fu conquistato il principio di un Governo ministeriale autonomo ed indipendente dal re. Ma nelle colonie il Vicer\u00e9, invece, continuava ad avere tutta quella autorit\u00e0 che aveva avuto il re precedentemente in Inghilterra sino a mezzo secolo prima. E il Presidente negli Stati Uniti ebbe cos\u00ec un potere veramente sovrano. Ma noi non potremmo assolutamente concepire un Presidente della nostra repubblica che avesse quei straordinari poteri, che ha il Presidente degli Stati Uniti d\u2019America.<\/p><p>Certo il potere del Presidente degli Stati Uniti \u00e8 ben superiore al potere che aveva un Guglielmo I o un Francesco Giuseppe, quasi pari a quello di un Nicol\u00f2 di Russia. \u00c8 un potere enorme, che ha come presupposto uno <em>hiatus<\/em> incolmabile tra Parlamento e Governo. Il Presidente governa lui direttamente e personalmente, nomina, lui, col consenso del Senato, i suoi Ministri, ma li revoca senza il consenso del Senato; risponde non davanti al Parlamento, ma soltanto davanti al popolo, che l\u2019ha eletto. Le Camere hanno funzioni strettamente legislative, dalle quali sono tenuti lontani e Presidente e Ministri.<\/p><p>Ora, tutto questo \u00e8 in contrasto con quello che \u00e8 il regime costituzionale parlamentare, che si vuole instaurare in Italia, e al quale si \u00e8 richiamato test\u00e9 il collega onorevole Preti.<\/p><p>In America si arriva persino a questa enormit\u00e0, per noi, naturalmente: che gli elettori di primo grado, quelli che sono eletti in un primo tempo per nominare il Presidente della Confederazione, non possono essere parlamentari dei due rami del Parlamento americano, tanto \u00e8 assoluta da separazione tra potere legislativo e potere esecutivo.<\/p><p>Allora, si pone la questione; \u00e8 possibile in Italia adottare il sistema americano, che \u00e8 un sistema che \u00e8 la negazione della collaborazione tra Governo e Assemblee, della responsabilit\u00e0 ministeriale, che \u00e8 il sistema di due parallele che non s\u2019incontrano mai, del Governo col suo Presidente e i suoi Ministri da una parte e le Camere dall\u2019altra? Ma noi vogliamo adottare invece un sistema dove il legame tra Ministri e Camere \u00e8 intimo e continuo, secondo la grande tradizione occidentale europea. Ed allora potremo avere un Presidente della Repubblica che un giorno \u2013 anche se molto in futuro; ma dobbiamo legiferare anche per un lontano avvenire \u2013 potrebbe opporre al Parlamento la sua origine sovrana, derivata e consacrata dal consenso popolare; ed allora in uno di quei momenti di smarrimento, di entusiasmo, che hanno tutti i popoli, e specialmente i latini, potrebbe sorgere grave l\u2019antagonismo del Presidente con la permanente autorit\u00e0 delle Camere, del Parlamento, e del Governo che del Parlamento \u00e8 l\u2019espressione e il mandatario. E allora ricordo a me stesso pi\u00f9 che ai colleghi che hanno la bont\u00e0 di ascoltarmi con tanta cortese attenzione, una disposizione del progetto di Costituzione, sulla quale noi siamo tutti d\u2019accordo, quella dell\u2019articolo 85:<\/p><p>\u00abNessun atto del Presidente della Repubblica \u00e8 valido se non \u00e8 controfirmato dal Primo Ministro e dai Ministri competenti, che ne assumono la responsabilit\u00e0. Il Presidente della Repubblica non \u00e8 responsabile per gli atti compiuti nell\u2019esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento e per violazione della Costituzione\u00bb.<\/p><p>La disposizione \u00e8 tale e quale quella contenuta nella Costituzione di Carlo Alberto; \u00e8 tale e quale quella contenuta nella Costituzione spagnola del 1806, in quella di Luigi Filippo e simili, in tutte quelle Carte cio\u00e8, che statuivano il principio formatosi nella prassi inglese e che fu espressa nel 1830 dal Thiers in Francia: \u00abil re regna ma non governa\u00bb.<\/p><p>Quando poc\u2019anzi l\u2019onorevole Preti diceva, ad esempio, che la nomina del Presidente del Consiglio \u00e8 opera personale del Presidente della Repubblica, egli cadeva in un equivoco; perch\u00e9, come \u00e8 noto, anche quel provvedimento, in qualsiasi regime parlamentare, non \u00e8 valido se non vi \u00e8 un Ministro responsabile che ne assuma la paternit\u00e0; se non porta cio\u00e8 la firma di un Primo Ministro, sia di quello che si congeda che di quello che entra in carica. Altrimenti la nomina \u00e8 nulla.<\/p><p>Appunto in forza di questo principio pot\u00e9 costituzionalmente Vittorio Emanuele III operare il passaggio da Mussolini a Badoglio; fu lo stesso Mussolini ad offrire, anzi, l\u2019artificio per il quale, con la firma del Badoglio, egli pot\u00e9 prendere in quel bellissimo gioco Mussolini stesso: prima la firma del decreto di nomina del nuovo Primo Ministro era quella del Ministro uscente; Mussolini volle che fosse del subentrante e cos\u00ec fu giocato!<\/p><p>Il Capo dello Stato, re o presidente della Repubblica che sia, non ha in qualsiasi regime parlamentare alcuna responsabilit\u00e0; ma appunto per ci\u00f2 egli non pu\u00f2 non ascoltare il consiglio dei Ministri responsabili, che firmano e rispondono per lui. Altrimenti si esce dalla normalit\u00e0 e si entra nel dispotismo; si entra nel colpo di Stato. Tutto diverso, invece, logicamente avviene per il Capo dello Stato eletto dal popolo stesso. Non sarebbe, quindi, concepibile, sarebbe anzi un assurdo, un Capo dello Stato eletto dal popolo, il quale si riducesse ad essere, non dico un fantasma, ma di certo un Capo che non pu\u00f2 far nulla senza l\u2019assenso, senza la firma dei suoi Ministri responsabili e che, d\u2019altra parte, non pu\u00f2 rifiutare il consiglio dei suoi Ministri, negare la sua firma a un decreto che essi gli sottopongono.<\/p><p>Se mi fosse dato di sostenere delle idee mie personali \u2013 non so con quale successo \u2013 direi che forse si poteva andare anche oltre; direi che forse si poteva anche arrivare al Governo direttoriale \u2013 Governo direttoriale al quale si arriver\u00e0 forse nei decenni venturi \u2013 in cui la figura del Capo dello Stato \u00e8 praticamente annullata. In fondo, il Capo dello Stato distinto dal Capo del Governo ha sempre, se vogliamo, qualche cosa del re. Dice Tito Livio che il segno dell\u2019abolizione della monarchia in Roma fu che non vi era pi\u00f9 nessuna autorit\u00e0 individuale: per ci\u00f2 due furono voluti i consoli, sempre molteplice ogni magistratura.<\/p><p>In Isvizzera si ha l\u2019esempio tipico del regime direttoriale, e col\u00e0 il Capo dello Stato si confonde e si identifica con il Presidente del Consiglio; esso non ha alcuna prerogativa particolare, tranne forse qualche migliaio di franchi di pi\u00f9 all\u2019anno di stipendio, non ha alcuna residenza ufficiale, alcun apparato; sta a casa sua e paga il tram e il treno quando viaggia, come ogni altro cittadino.<\/p><p>Ma da qualcuno si \u00e8 detto che il Governo direttoriale va bene per la Svizzera, in quanto essa non fa politica, ma fa solo amministrazione. Ebbene, io non credo che ci\u00f2 sia esatto. Qui, fra noi, siamo in parecchi ad essere stati, e lungamente, in Isvizzera: fra gli altri l\u2019amico onorevole Gasparotto che \u00e8 qui vicino: orbene, noi tutti sappiamo che in realt\u00e0 la Svizzera fa anch\u2019essa della politica; fa della squisita e continua politica, non fosse che per quella sua abile attivit\u00e0 per cercare di accontentare tutti, o almeno non scontentare nessuno dei vicini e delle grandi potenze, specie nelle terribili traversie delle due ultime guerre.<\/p><p>Ora in Isvizzera si \u00e8 abolito, in certo senso, l\u2019istituto del Capo dello Stato, o, per dir pi\u00f9 esattamente, di un Capo dello Stato distinto e diverso dal capo del Governo. N\u00e9 si \u00e8 mai sentito, dal 1848 ad oggi, il bisogno di un istituto considerato superato e superfluo. Ed io credo che tale sar\u00e0 il regime delle future repubbliche. Questa in ogni modo \u00e8 una preferenza, \u00e8 una opinione mia personale; e considero il problema ancora immaturo. Quello che deve per\u00f2 evitarsi \u00e8 di dare un rilievo eccessivo al Presidente della Repubblica, ed evitare velleit\u00e0 possibili sempre di governi personali. Fu detto che se eletto dall\u2019Assemblea, non si vedranno nella Presidenza della Repubblica spiccate personalit\u00e0; ed \u00e8 poco probabile che saranno eletti all\u2019alta carica sia <em>leaders<\/em> dei vari partiti, sia uomini di eccezionale valore e di eccezionale autorit\u00e0 personale. Ci\u00f2 avverr\u00e0 di sicuro nella Repubblica italiana come accadde costantemente in quella francese.<\/p><p>Infatti \u00e8 noto che non poterono mai accedere alla suprema magistratura francese n\u00e9 Leone Gambetta, n\u00e9 Jules Ferry, che pur furono i fondatori della Repubblica cos\u00ec detta laica, come abbiamo visto nei nostri giorni a Clemenceau, l\u2019indomani della vittoria, anteposto Deschanel, uomo gi\u00e0 finito, uomo che era gi\u00e0 all\u2019alba della pazzia (qualche mese dopo si sarebbe arrampicato sugli alberi dell\u2019Eliseo, sarebbe caduto in pigiama dal treno e si sarebbe presentato cos\u00ec a un capo stazione arrischiando di finire al manicomio o in prigione); e poi a Briand, reduce dei successi di Locarno, anteporre Doumergue. Una Assemblea ha sempre diffidenza verso le troppo grandi personalit\u00e0, e d\u2019istinto si rivolge a personalit\u00e0 meno vistose, meno combattive.<\/p><p>\u00c8 avvenuto persino cos\u00ec \u2013 se passiamo ad un altro sistema di elezione ben diverso, ma che ha qualche analogia con quello parlamentare \u2013 nelle elezioni dei Papi. Se leggete \u2013 ed \u00e8 una lettura molto interessante \u2013 le ampie, minuziose descrizioni dei conclavi dal XV al XVIII secolo fatte da Pastor, vedrete che in quelle elezioni, che duravano talvolta molti mesi e non un giorno solo come quelle di Versailles, mai o quasi mai \u00e8 scelta la spiccata personalit\u00e0, ma quello che rappresenta la tendenza media. Il Cardinale Bentivoglio (che ha onorevole posto nella storia della Chiesa come in quella delle lettere italiane, che \u00e8 l\u2019autore della <em>Storia della guerra di Fiandra<\/em>, a cui assistette come Nunzio, e di quella del Concilio di Trento in contrasto con quella di Paolo Sarpi) dice nelle sue Memorie \u2013 cos\u00ec interessanti \u2013 che i cardinali si distinguono in tre categorie: santi, politici e \u2013 la categoria era per quei tempi non per i nostri \u2013 in mondani; e guai se il Papa viene eletto dalla terza categoria; ma guai anche se \u00e8 scelto dalla prima, perch\u00e9 \u00e8 utile che appartenga alla mediana.<\/p><p>Questa \u00e8 la caratteristica dei regimi, di tutti i regimi nei quali una assemblea qualificata ed eletta scelga un capo; questa sar\u00e0 la caratteristica del nostro Capo dello Stato: esso deve rispondere alla media dei suoi elettori. Noi vedremo nell\u2019avvenire probabilmente qualche difficolt\u00e0; avremo, come ha avuto la Francia, qualche Presidente che dopo l\u2019esperienza, breve o lunga del potere, dice: \u00abMa valeva la spesa di esser nominato Presidente?\u00bb. Il quinto presidente francese, Casimiro Perier, rinunci\u00f2 alla Presidenza, dopo un anno e protestando in una lettera al paese contro una situazione che faceva che il Presidente non contasse di fatto niente. Avremo dei casi come quelli di Grevy e di Millerand, ai quali \u2013 contro la Costituzione \u2013 le maggioranze hanno imposto le dimissioni, come gi\u00e0 erano state imposte a MacMahon. Avremo forse anche dei casi come quello di Lebrun, fattosi eleggere una seconda volta, per fare poi, al momento della prova, una figura cos\u00ec meschina. Avremo questi ed altri inconvenienti. Ma tutto sommato, sar\u00e0 sempre meglio di un regime con il Capo di Stato di troppa autorit\u00e0. S\u00ec signori; io ritengo un regime di un Capo dello Stato con troppa autorit\u00e0 un pericolo per il Paese. Cos\u00ec penso anche che i re troppo grandi furono un danno pei loro popoli; alla Francia giov\u00f2 assai pi\u00f9 che un Luigi XIV, che un Enrico IV, che un Francesco I, la saggezza di un Luigi XVIII. Guai ai popoli guidati dal superuomo, dall\u2019eroe! N\u00e9 mi preoccupo se il nostro Presidente della Repubblica potr\u00e0 essere scherzosamente indicato come una specie di Regina Madre, che inaugura ponti ed esposizioni, e che distribuisce premi agli scolari, perch\u00e9 rester\u00e0 sempre un uomo saggio, moderatore, anche di secondo piano rispetto al Capo del Governo. E il Governo deve essere l\u2019emanazione, il mandatario, e come dice il principio inglese, il comitato esecutivo delle Camere, del Parlamento.<\/p><p>Ritengo perci\u00f2 che su questo primo punto sia saggio quanto \u00e8 stato proposto dalla Commissione dei Settantacinque.<\/p><p>E passo al Governo. Per quanto riguarda il Governo, il progetto di Costituzione all\u2019articolo 87, fra l\u2019altro, dispone: \u00abIl primo Ministro e i Ministri debbono avere la fiducia del Parlamento\u00bb. \u00c8 dunque il sistema parlamentare che qui \u00e8 stato codificato, e nulla vi \u00e8 di nuovo, perch\u00e9 da Cesare Balbo a Facta fu il nostro sistema della monarchia parlamentare. \u00abEntro otto giorni dalla sua formazione \u2013 continua l\u2019articolo \u2013 il Governo si presenta all\u2019Assemblea Nazionale per chiederne la fiducia. La fiducia \u00e8 accordata su mozione motivata, con voto nominale, ed a maggioranza assoluta dei componenti la Assemblea\u00bb. Questa ultima disposizione \u00e8 presa di peso dalla Costituzione turca. Questo Progetto di Costituzione \u00e8 un\u2019opera certo egregia, \u00e8 stata fatta da uomini di grande valore, ma (e non si offendano tutti costoro; non si offendano fra costoro quegli amici carissimi, cos\u00ec vicini al mio cuore, che sedettero con tanta autorit\u00e0 tra i Settantacinque) \u00e8 un\u2019opera un po\u2019 troppo di professori: \u00e8, non dir\u00f2 certo un centone, ma un po\u2019 troppo un florilegio, un\u2019antologia, un insieme di disposizioni, che \u2013 <em>telles quelles \u2013 <\/em>si trovano o nella Costituzione della Turchia, o in quelle della Finlandia, dell\u2019Estonia o in altre di paesi anche meno importanti ed autorevoli nella storia del diritto.<\/p><p>RUINI, <em>Presidente della Commissione per la Costituzione.<\/em> Beato lei che inventa delle cose nuove!<\/p><p>CLERICI. Non si offenda del mio rilievo, di cui credo non sia facile contestare l\u2019esattezza. Io stavo per dire che \u00e8 bene che si sia fatto cos\u00ec, perch\u00e9 ci si \u00e8 tenuti ad una media, che corrisponde, io credo, a quella che \u00e8 la media della nostra situazione politica e giuridica in Europa. E ci si \u00e8 attenuti, soprattutto nella questione che ora ci occupa, a una procedura che \u00e8 non nuova, che \u00e8 stata codificata soltanto nelle pi\u00f9 recenti Costituzioni, quella, intendo dire, delle Costituzioni del 1919 in poi; e che si legge particolarmente nelle Costituzioni del 1919 e degli anni successivi della Baviera, della Prussia, dell\u2019Austria, dell\u2019Estonia., della Turchia e via dicendo. La disposizione \u00e8, a mio avviso, ottima e migliore di quella della legge del 25 giugno 1944, n. 151, che ci regge, e che \u00e8 la nostra Costituzione provvisoria. Sia in questa che nel Progetto di Costituzione \u00e8 giustamente stabilito che il rigetto di una proposta governativa da parte dell\u2019Assemblea non porta di per s\u00e9 alle dimissioni del Governo, ma che queste sono obbligatorie solamente in seguito a votazione di una apposita mozione di sfiducia, motivata. Ma a prescindere da altre condizioni, tale mozione, ora, cio\u00e8 secondo la legge 1944, n. 151, deve essere votata a maggioranza assoluta dei membri dell\u2019Assemblea. \u00c8 ben diverso quindi l\u2019attuale sistema da quello proposto nel Progetto di Costituzione. Adesso \u00e8 la mozione di sfiducia che deve avere la maggioranza assoluta dei voti. Con la nuova Costituzione, invece, \u00e8 il Governo che deve presentarsi otto giorni dalla nomina all\u2019Assemblea Nazionale, e deve ottenere la maggioranza assoluta dei componenti l\u2019Assemblea.<\/p><p>La differenza \u00e8 ben notevole, e lo vedremo tra pochi giorni, il 23, allorch\u00e9 sar\u00e0 posta in discussione la mozione di sfiducia dell\u2019onorevole Nenni; giacch\u00e9 sar\u00e0 questa che per trionfare dovr\u00e0 raccogliere la maggioranza dei Costituenti, mentre a Costituzione votata sar\u00e0 il Governo futuro che dovr\u00e0 preoccuparsi di raggiungere siffatte maggioranze contro anche gli assenti e gli squagliati. Tale disposizione render\u00e0 sempre pi\u00f9 necessarie ed obbligatorie, e sar\u00e0 poco male, quelle forme di coalizione, che sono pi\u00f9 corrispondenti alla situazione politica del Paese.<\/p><p>Circa la figura del Governo di Gabinetto, come delineato nel Progetto di Costituzione, mi permetto di accennare all\u2019attenzione e alla saggezza dei colleghi che mi ascoltano tanto benevolmente questi due punti che mi sembrano fondamentali. Da un lato (e coloro che hanno pratica di Governo, mi diranno forse che ho ragione) mi pare sempre pi\u00f9 necessario per il retto funzionamento dell\u2019amministrazione pubblica che il numero dei Ministri aumenti, se si vuole che essi possano seriamente attendere alle amministrazioni delle quali rispondono. E io non so come faranno i Ministri nella nuova situazione, quando dovranno stare per ore ed ore non solo alla Camera, ma anche al Senato. Perch\u00e9 oramai il lavoro amministrativo \u00e8 cos\u00ec complicato che tutte le volte che si \u00e8 voluto riunire dei Dicasteri, il risultato non \u00e8 stato soddisfacente. Di recente avevamo sentito invocare la riunione dei Ministeri delle finanze e del tesoro: l\u2019esperimento mi pare non sia stato felice, n\u00e9 so come un Ministro in siffatta situazione possa trovare menomamente il tempo da dedicare, anche una sola ora alla settimana, a sentire i direttori generali dei due Dicasteri riuniti. Ritengo, quindi, che dovremo arrivare in Italia rapidamente a una situazione tale quale si riscontra in Inghilterra, in Francia ed altrove, e cio\u00e8, aboliti forse i Sottosegretariati, si dovr\u00e0 arrivare a stabilire tante distinte responsabilit\u00e0 politiche quante volte si riscontra un accentramento, un complesso di distinte e insieme complesse responsabilit\u00e0 amministrative. Accenno solo a qualche esempio; non mi pare ragionevole che in un Paese come il nostro non vi sia neanche un Sottosegretariato alle belle arti; dicastero che hanno tutti i paesi, anche con Ministro; n\u00e9 vi sia quello per l\u2019emigrazione; n\u00e9 quello per la sanit\u00e0, che riunisce uffici e funzioni sparse e suddivise fra tanti dicasteri; n\u00e9 quello per lo sport, e via dicendo. Dovremo presto o tardi per tutte queste materie creare propri dicasteri, con un Ministro responsabile.<\/p><p>Ma allora si avr\u00e0 questo grave inconveniente: come si potr\u00e0 allungare ancora quel famoso tavolo del Consiglio dei Ministri e rendere le sedute del Consiglio stesso efficienti, sollecite, ben diverse da una Assemblea, la quale come ha natura e finalit\u00e0 diverse, ha ben diverse caratteristiche e funzionalit\u00e0?<\/p><p>Si dovr\u00e0, a mio avviso, arrivare definitivamente e direi costituzionalmente (e mi auguro che concreti emendamenti siano a tale proposito presentati) alla distinzione tra Ministero e Gabinetto, tra consiglio del Ministero e consiglio del Gabinetto; si dovr\u00e0 cio\u00e8 stabilire anche in Italia un Gabinetto, accanto, o, per dir meglio in seno al Consiglio dei Ministri come \u00e8 praticato stabilmente in Inghilterra, e di quando in quando in Francia, come lo fu in Francia, e nel Belgio e in Italia durante la guerra del 1914-1918, e come fu, per la necessit\u00e0 dei sei partiti, in Italia dopo Salerno e sino al secondo Ministero De Gasperi. Non tutti i Ministri hanno evidentemente una ragione politica da far valere continuamente. Quelli che hanno tale funzione si riducono a quattro o cinque, e questi, evidentemente, debbono formare una entit\u00e0 diversa dal generico Ministero, il Gabinetto per le ordinarie e insieme pi\u00f9 importanti questioni politiche di indole generale.<\/p><p>RUINI, <em>Presidente della Commissione per la Costituzione.<\/em> C\u2019\u00e8 anche l\u2019esperimento Briand dell\u2019altra guerra.<\/p><p>CLERICI. Concordo con lei e mi auguro che a tale proposito l\u2019Assemblea sia investita di emendamenti specifici, che stabiliscano questo nuovo principio costituzionale. Penseranno poi i nuovi legislatori alle necessarie applicazioni.<\/p><p>Vengo, invece, onorevoli colleghi, ora alla questione del Senato; e pu\u00f2 darsi che io dica cose che a prima vista sembrino ostiche a qualcuno; ma io chiedo alla saggezza, alla liberalit\u00e0, alla democrazia di tutti di volere ascoltare le modeste osservazioni che mi accingo a farvi.<\/p><p>Io non condivido affatto le critiche che ha fatto test\u00e9 l\u2019onorevole Preti a un sistema di Senato eletto, almeno in parte, dalle diverse e specifiche categorie, e formato, quindi, anche, non dico, per ora, solamente, di rappresentanti di interessi. Anzi io sostengo che il Senato debba in parte costituire tale rappresentanza organica degli interessi. L\u2019articolo 55 del progetto di Costituzione dice che i senatori sono eletti per un terzo dai membri dei Consigli regionali e per due terzi a suffragio universale e diretto, dagli elettori che hanno superato il venticinquesimo anno di et\u00e0. Quindi in pratica i due terzi del Senato sarebbero eletti su per gi\u00f9 dallo stesso corpo elettorale di quello che elegge la Camera dei deputati! Allora non valeva meglio stabilire che gli eletti si dividessero in due, seguissero l\u2019esempio norvegese, che \u00e8 tutt\u2019altro che recente, ma anzi risale al 1804 (allorquando la Norvegia era ancora unita personalmente sotto lo stesso monarca alla Svezia), ed ha funzionato fino ad ora, e quindi presuntivamente deve essere un buon sistema. Io non sono di certo uno studioso di diritto norvegese n\u00e9 ho pratica di quel paese, ma da quello che ho letto in proposito \u00e8 un sistema che ha funzionato benissimo. La Camera eletta nomina un quinto dei propri membri a formare il Senato, e questo siede esclusivamente per quello che \u00e8 il lavoro legislativo, come seconda Camera; Camera cio\u00e8 di esperti, di pratici, i quali riesaminano, uno contro quattro, il lavoro dei loro colleghi. Ma Senato e Camera siedono insieme per tutte le questioni politiche.<\/p><p>Presidenza del Vicepresidente CONTI<\/p><p>CLERICI. Un Senato come quello proposto dalla Commissione dei Settantacinque, mi sembra un assurdo e un doppione; cos\u00ec da poter dire che \u00e8 perfettamente inutile costituirlo.<\/p><p>Io invece ritengo che un Senato abbia ragione d\u2019essere se rappresenti diversamente dalla Camera il paese, il popolo. Io ritengo che accanto alla Camera, che rappresenta, e deve rappresentare, le idee, le opinioni, i sentimenti diversi e spesso opposti delle correnti politiche, cio\u00e8 dei partiti, occorre un Senato che rappresenti gli interessi. Quali? Innanzi tutto gli interessi territoriali. Abbiamo un bel nasconderlo, ma con la istituzione delle Regioni, se non abbiamo certamente fatto uno Stato federale, abbiamo certamente fatto qualche cosa che non \u00e8 sotto certi aspetti molto diverso. Lo Stato federale svizzero \u00e8 da un secolo in qua divenuto sempre meno federale, e da qualche decennio sta diventando sempre pi\u00f9 unitario; cos\u00ec che in fondo, a parte il nome da esso non si differenzier\u00e0 in molto, quello che sar\u00e0 il nostro Stato quale sta per sorgere da questa Costituzione. Analogamente potrei riferirmi alla storia dello Stato federale degli Stati Uniti d\u2019America. Ed allora, evidentemente, nel Senato dovranno sedere dei rappresentanti specifici delle Regioni, ed io dico anche delle Provincie, dal momento che le provincie sono state mantenute, ed io dico anche delle maggiori citt\u00e0 \u2013 da Milano a Roma, fino a Bari e Bologna ad esempio \u2013; e tali rappresentanti saranno eletti dai diversi Consigli regionali, provinciali o comunali, col sistema proporzionale, col voto di lista, col sistema maggioritario, secondo quanto sar\u00e0 possibile e sar\u00e0 conveniente.<\/p><p>Avremo cos\u00ec dei rappresentanti specifici delle Regioni singole, delle Provincie singole, e anche delle grandi singole citt\u00e0, i quali verranno a dire al Parlamento ed anche alla Assemblea Nazionale quali sono gli specifici interessi di Milano, di Bologna, della Sicilia o degli Abruzzi e via dicendo. Ci\u00f2 corrisponde alla logica, ci\u00f2 avviene di gi\u00e0. L\u2019onorevole Greppi, eletto con votazione cos\u00ec lusinghiera in questa Assemblea, ha subito dato le dimissioni da deputato; ci\u00f2 nondimeno quante volte non viene a Roma per far presente al Governo le necessit\u00e0 di Milano, di cui \u00e8 preclaro sindaco! Eppure siedono qui, eletti a Milano, una trentina di deputati di tutti i partiti, deputati che fanno parte del Consiglio comunale e persino della Giunta comunale di Milano. La realt\u00e0 \u00e8 questa: il sindaco ha una funzione di diretta rappresentanza della citt\u00e0 e come portavoce di questa \u00e8 insostituibile. Ed allora, perch\u00e9 non trovare una forma che dia una rappresentanza effettiva, diretta, una voce qualificata a quelli che sono gli interessi locali? A un rappresentante dei diversi Consigli amministrativi locali? Ma accanto a queste rappresentanze non si devono scartare <em>a priori<\/em> quelle che dovrebbero rappresentare quelli che non esito a chiamare \u00abgli interessi corporativi\u00bb. Perch\u00e9, onorevoli colleghi, il fascismo non deve costituire un impedimento a noi per fare quello che crediamo sia bene di fare, sol perch\u00e9 esso lo ha fatto prima ai noi. Non porteremo pi\u00f9, grazie a Dio, non porteranno pi\u00f9 (perch\u00e9 io non ho mai sognato di portarla) una camicia nera; ma non potremo portare le mutande al posto della camicia per timore delle usanze del fascismo. \u00c8 ben noto del resto che il fascismo ha accattato, ha rubato dappertutto, istituti e concetti, che non erano suoi, e nel campo economico e nel campo sindacale e nel campo politico. Ora abbiamo visto persino alcuni istituti, alcune disposizioni della repubblica di Sal\u00f2 rivendicate e rivelate proprio dai partiti di estrema sinistra, o dalle organizzazioni sindacali. Fra tanti mali il fascismo non conservi anche il maleficio, postumo, di impedirci, che noi si possa far bene quelle cose che esso faceva male. Come Mida trasformava in oro qualunque cosa toccasse, cos\u00ec il fascismo avvelenava ogni cosa a cui poneva mano. Noi dobbiamo oggi non rifare, ma fare da capo un vero autentico corporativismo. Non dobbiamo fermarci nel coraggioso compito di istituire uno Stato italiano democratico da ostacoli di carta o di cartapesta.<\/p><p>Ora vi \u00e8 un fenomeno moderno, e questo lo dico soprattutto ai rappresentanti dell\u2019estrema sinistra, un fenomeno tipico, il pi\u00f9 tipico della nostra et\u00e0, e queste sono le classi organizzate.<\/p><p>Da centocinquanta anni in qua che cosa \u00e8 accaduto? Nel 1766, Turgot, ministro di Luigi XVI, abolisce le corporazioni, che per\u00f2 risorgono parzialmente qualche anno dopo, per poi essere abolite definitivamente nella rivoluzione francese dalla famosa legge Chapelier del marzo e del giugno 1791. Il primo Stato che le abolisce in Italia, \u00e8 quello del Papa; \u00e8 Pi\u00f2 VII nel 1801, mentre nel Piemonte durano fino al 1844. Tutta la prima met\u00e0 del secolo scorso vede estendersi da Stato a Stato l\u2019abolizione delle corporazioni; forme vecchie di un principio che per\u00f2 era vitale; ed infatti gli ultimi decenni del secolo scorso e il primo di questo secolo che cosa hanno portato? Il riconoscimento delle organizzazioni di classe. Si \u00e8 nella seconda met\u00e0 del secolo rifatto quello che nella prima si era disfatto, dopo tante discussioni, dopo tante lotte. Ed ora l\u2019uomo organizzato \u00e8 una realt\u00e0 che si va attuando sempre pi\u00f9 nella nostra epoca. Io ricorder\u00f2 una pagina di Vilfredo Pareto, la quale rileva che in fin dei conti lo spirito di classe \u00e8 la caratteristica dell\u2019uomo moderno come e pi\u00f9 che in altri secoli, che tutti agiscono nella pratica secondo lo spirito della loro classe indipendentemente dalla organizzazione di classe, che pu\u00f2 anche non esistere, indipendentemente persino dalla coscienza di appartenenza a una data classe. Dunque, questo istinto di classe cos\u00ec naturale, questo fenomeno grandioso che \u00e8 la moderna organizzazione delle classi \u2013 anche di quelle che sembrano meno suscettibili ad organizzarsi (pensiamo ai magistrati che hanno fatto sciopero per tanto tempo ed hanno mandato qui al Governo ed a noi dei loro membri quali veri e propri rappresentanti di una organizzazione) \u2013 \u00e8 un fenomeno che non possiamo ignorare, che non possiamo disconoscere.<\/p><p>Signori, \u00e8 il grande fatto moderno che io vi invito a considerare ai fini di tenerne conto nella opera che stiamo compiendo.<\/p><p>Io comprendo la posizione dei liberali; comprendo come l\u2019onorevole Einaudi (parlo naturalmente non del Ministro, ma del costituente) possa battersi, ultimo paladino generoso e magnifico rappresentante di una dottrina al tramonto o tramontata, almeno temporaneamente, della dottrina che riconosce solo l\u2019individuo; e trovo logico che egli non accetti il mio punto di vista. Ma io, sinceramente, non riesco a capire le ragioni dell\u2019onorevole Preti, e di tutti quei socialisti che con lui non riconoscono la possibilit\u00e0 di rappresentanze politiche alle classi, a tutte le classi; e quasi che tra queste non vi fossero, imponenti, tutte le categorie dei lavoratori, giungono a considerare, a dichiarare conservatrice e reazionaria questa mia proposta!<\/p><p>Signori, vi \u00e8 di pi\u00f9 a favore della tesi che sostengo: vi \u00e8 un problema politico, che io pongo con crudezza; e credo che l\u2019Assemblea debba avere il coraggio di guardarlo in faccia. Lo Stato moderno, lo Stato parlamentare, la nostra Repubblica parlamentare, hanno veramente una corrispondenza nella coscienza dei cittadini, di tutti e dei pi\u00f9 umili cittadini? Ha essa quella considerazione che le compete e che il nostro Presidente, onorevole Terracini, nel discorso avanti l\u2019inizio delle ferie, ha ribadito, rivendicando nobilmente, contro l\u2019opinione diffusa, questa funzione altissima, questa nobile fatica, questa delicata procedura del Parlamento? Ebbene, abbiamo il coraggio di dirlo: tutto ci\u00f2 non ha corrispondenza nella coscienza dei cittadini. O almeno la grande maggioranza non comprende, non apprezza l\u2019opera nostra.<\/p><p>Noi, alle volte, siamo dei sacerdoti che comprendiamo dei riti che gli estranei non comprendono o addirittura, denigrano. Questa \u00e8 la realt\u00e0. Mi pare che in ci\u00f2 stia un problema politico, che debba interessare tutti coloro, che si preoccupano della democrazia parlamentare, anzi della democrazia senz\u2019altro, tenera pianticella nel nostro suolo, e quelli soprattutto fra noi che hanno come bandiera e insieme come compito il repubblicanesimo storico. Tutti costoro, tutti noi democratici e repubblicani, dobbiamo preoccuparci e far s\u00ec che le nostre istituzioni abbiano il consenso del popolo; che esse gettino nella coscienza italiana salde e profonde radici. Noi dobbiamo desiderare per il nostro regime quel favore che ebbero tanti altri pur cos\u00ec immeritevoli.<\/p><p>Se i Borboni riuscivano ad avere con loro i lazzari di Napoli, perch\u00e9 mai la Repubblica nostra non deve riuscire ad imporsi nella coscienza popolare? Perch\u00e9 dobbiamo alle volte evitare a manifestare e persino considerare se non convenga sottacere (specialmente nelle carrozze ferroviarie!) la nostra qualit\u00e0 di deputati? come mai dobbiamo temere di essere meno graditi al pubblico perch\u00e9 siamo i rappresentanti della nazione? \u00c8 inutile nascondercelo: la nostra funzione \u00e8 considerata, persino nelle classi pi\u00f9 colte, molto, troppo spesso, come quella o di mezzi matti o di interessati e profittatori. I grandi scienziati, i grandi professori, i grandi banchieri ed industriali dichiarano di non degnarsi di scendere a questa nostra professione. Pu\u00f2 darsi che per molti sia l\u2019uva della volpe esopiana: ma per molti \u00e8 vero disdegno. Ora, io ricordo una frase di Montesquieu, che mi pare indichi una condizione fondamentale per quella che \u00e8 la vita degli Stati: \u00abNon vi \u00e8 cosa pi\u00f9 potente \u2013 dice in quel piccolo superbo saggio sulle fortune dell\u2019antica Roma \u2013 di una repubblica, nella quale i cittadini osservino le leggi, non per ragione, ma per passione; come furono Roma e Sparta; poich\u00e9 si unisce alla sapienza di un buon governo tutte le forze, che potrebbe avere una fazione\u00bb. Ecco il problema, problema squisitamente politico: ridare allo Stato nelle coscienze dei cittadini il posto che gli compete, ristabilire i vincoli di solidariet\u00e0 politica e quelli della solidariet\u00e0 sociale; ridare ai cittadini una fiducia, una fede nel regime nostro, nel Governo parlamentare! Far sorgere nei cittadini la passione dello Stato! Tale sarebbe stata la ragione del successo degli eserciti della Repubblica sovietica; la difesa dello Stato sentita come una passione, come un misticismo.<\/p><p>Se vogliamo creare sul serio una stabile repubblica democratica, occorre che la basiamo sulla e nella coscienza dei popolo italiano.<\/p><p>Permettetemi che citi ancora quello che ha detto Aristotele: \u00abPerch\u00e9 uno Stato duri \u00e8 necessario che i pi\u00f9 siano interessati alla sua conservazione e la desiderino\u00bb; occorre cio\u00e8 che sempre un maggior numero di cittadini confonda i propri cogli interessi pubblici, senta gli istituti politici come cosa propria.<\/p><p>Ora, abbiamo il coraggio di dirlo: tutte le sfumature della borghesia, che \u00e8 un ceto cos\u00ec vasto, sono in Italia, rispetto alle nostre istituzioni parlamentari, in una posizione strana, tra la diffidenza sospettosa e l\u2019indifferenza la meno commendevole. Guardate ora le classi popolari; esse pure non amano questa nostra Repubblica, questo nostro regime come esso \u00e8 in concreto; altro essi amano, comunisti o socialisti o democratici cristiani, essi amano le nostre idealit\u00e0 come loro bandiera, loro entusiasmo, loro passione. Essi amano, perch\u00e9 la concepiscono, la nostra o la vostra bandiera, ma non riescono a concepire e ad amare lo Stato neppure sotto la forma di una Repubblica popolare e democratica. N\u00e9 si pu\u00f2 fare di ci\u00f2 loro una colpa, ove si pensi che le classi intellettuali \u2013 i professori universitari ed i grandi professionisti \u2013 la concepiscono ancor meno.<\/p><p>Orbene, tutto ci\u00f2 \u00e8 un pericolo, un grave pericolo, perch\u00e9 il fascismo, il nazismo e le altre forme di Governi autoritari \u2013 sino il Governo P\u00e9tain-Laval (l\u2019ultima e pi\u00f9 impensata incarnazione, che sorse proprio in quella Francia dove era apparsa, tanto pi\u00f9 dopo la guerra 1915-18, ormai consolidata definitivamente la libert\u00e0 e la democrazia) \u2013 da che sono sorti, se non dalla convinzione, sempre pi\u00f9 diffusa del iato tra quello che gli scrittori francesi chiamarono <em>pays l\u00e9gal<\/em> rispetto al <em>pays r\u00e9el?<\/em><\/p><p>Hanno sempre detto costoro esagerando alcune condizioni anche anormali del fenomeno parlamentare, alcuni difetti patologici, inevitabili forse, nel Parlamento \u2013 giacch\u00e9 ogni istituto umano ha lati buoni e cattivi, il pro e il contro \u2013 hanno esagerato tutti i difetti, i vizi, gli episodi sciagurati e, purtroppo, bisogna riconoscerlo, sono riusciti a creare quell\u2019opinione diffusa che sta contro i Parlamenti, o, almeno, contro i parlamentari. L\u2019abbiamo visto in un episodio recente. Ho scorso con grande attenzione le cariche denunziate dai colleghi in seguito alla nota decisione nostra, nell\u2019elenco pubblicato in questi giorni. Mi chiedo: valeva la pena, allora, di far tanto fracasso, di dare al Paese l\u2019impressione di chiss\u00e0 quali scandali? Ci\u00f2 malgrado il Paese creder\u00e0 sempre che almeno met\u00e0 di noi abbia chiss\u00e0 quali prebende e chiss\u00e0 quali cariche amministrative, mentre dall\u2019elenco risulta quanti pochi di noi abbiano cariche di tal genere e quanto esse siano, comunque, per la massima parte di noi, modeste.<\/p><p>Vi sono professioni diffamate per abitudine: presso determinati ceti, i preti, presso tutti, gli avvocati; presso molti, i giudici, gli impiegati statali ed i medici (spesso, anche le persone colte preferiscono andare dai \u00abmedicozzi\u00bb, e diffidano dei medici, e parecchi medici presentano le diagnosi e le terapeutiche in forme apparentemente nuove ed ermetiche, evidentemente per rispondere al gusto del pubblico!). Ma indubbiamente la nostra tiene il primato tra le pi\u00f9 diffamate professioni, la nostra, che Tardieu ha creduto appunto bollare nel noto suo libro come \u00abprofessione parlamentare\u00bb. Contro di questa, contro il parlamentarismo e non da ieri, ma da mezzo secolo e pi\u00f9, vi \u00e8 tutta una letteratura, tante opere da farne una biblioteca. E tra essi persone d\u2019alto ingegno, serie, studiosi, politici: basti ricordare il Prins e il De Greef, per il Belgio, uomini politici, professori, alla Universit\u00e0 di Bruxelles, il primo dei quali inizi\u00f2 la campagna con un libro uscito nel 1887 e la condusse avanti per tanti anni; il secondo fu il paladino del <em>referendum<\/em> e della proporzionale, che riusc\u00ec a veder trionfare nel suo paese e, con maggior ardore, proprio della rappresentanza organica professionale; basti ricordare in Francia il Benoist (\u00e8 del 1895 l\u2019opera sua famosa: <em>La crisi dello Stato moderno<\/em>), il Duguit, il Duthoit, e accanto a loro tutta una scuola francese (non parlo di quella dell\u2019estrema destra, di quella dell\u2019<em>Action<\/em> <em>Fran\u00e7aise<\/em>, del Maurras e compagni, ma di una scuola obiettiva e scientifica); tutta una scuola di pubblicisti che in Francia, in Italia poi, e altrove, hanno sottoposto a critica spietata il sistema parlamentare. Ricordo che il Benoist, che \u00e8 stato uno dei pi\u00f9 moderati, ha un giudizio che non ritengo si possa rifiutare: \u00abl\u2019opinion politique n\u2019est pas tout l\u2019homme\u00bb. E cio\u00e8 l\u2019opinione politica, sulla quale si fondano partiti e Parlamenti, \u00e8 importantissima ma non esaurisce tutte le caratteristiche individuali e sociali dell\u2019uomo. Ciascun cittadino cio\u00e8 si individua non soltanto per le sue idee, le sue convinzioni, i suoi sentimenti, che lo determinano ad una svolta politica, ma ha anche altri interessi e convinzioni che non hanno adeguata rappresentanza nei partiti politici e negli uomini che egli \u00e8 chiamato ad eleggere. Di qui quel singolare distacco della fiducia pubblica dal sistema parlamentare.<\/p><p>Ricordiamo il sintomatico fenomeno Tardieu (uomo da cui si poteva dissentire, ma a cui nessuno contester\u00e0 la buona fede e l\u2019assoluta rispettabilit\u00e0, confermata poi dal suo dignitoso rifiuto e dal suo contegno verso il Governo P\u00e9tain-Laval). Eppure Tardieu, che era uno dei principali politici del suo paese, deputato, ministro, due o tre volte Presidente del Consiglio, a un certo momento divorzia dalla vita parlamentare, si ritira a vita privata e conduce, attraverso anni di lavoro, e quasi una decina di libri, una radicale campagna contro il sistema parlamentare, definitivamente da lui condannato. Per lui esso non solo era un sistema inefficiente, ma marcio, irrimediabilmente. E con lui un altro grande parlamentare, Doumergue, non solo ex Primo Ministro, ma ex Presidente della Repubblica, che, dopo l\u2019ultimo suo Ministero, coi libri, con la radio si fa l\u2019accusatore spietato del sistema parlamentare, e, come Tardieu, invoca il \u00abnuovo\u00bb. E poich\u00e9 l\u2019arte ha pi\u00f9 efficacia della scienza e della politica, ricordo ancora il grande romanzo <em>Les morts qui parlent<\/em> di Melchior De Vog\u00fce; egli pure uomo politico, ambasciatore, deputato, e insieme letterato notevole (fu accademico di Francia, ed ebbe il merito di far conoscere, con il suo celebre saggio sul romanzo russo, la letteratura russa a tutto il mondo europeo). Quel suo bel romanzo resta una insuperata descrizione dell\u2019ambiente e della vita parlamentari. Ma tutta l\u2019opera, che \u00e8 verso il 1905, \u00e8 ispirata al pi\u00f9 sconfortante pessimismo, alla pi\u00f9 amara convinzione: il fallimento del regime parlamentare, e sfocia nella pi\u00f9 terribile delle conclusioni: occorre l\u2019uomo; un uomo che ripensi un nuovo regime. L\u2019uomo! Mussolini, Hitler, Laval! Quel gentiluomo moderato e onesto repubblicano avrebbe inorridito a vedere quali uomini avrebbero dovuto spazzare e spazzarono via il regime parlamentare!<\/p><p>Eppure egli era l\u2019interprete di uno stato d\u2019animo diffuso ai suoi tempi. E diffuso, purtroppo, ancor oggi. Di esso non possiamo non preoccuparci, perch\u00e9 potrebbero sorgere nuovi terribili guai.<\/p><p>Ma, onorevoli colleghi, in fondo a tutte codeste accuse al parlamentarismo, trovate, tra le altre critiche, queste: il mondo parlamentare \u00e8 un mondo a s\u00e9, artificiale, avulso dalla vita; e tutti i parlamentari in fondo, qualunque professione di fede politica si abbia, appartengono ad una classe ristretta, solidale fra loro, miope e sorda. Peggio! I parlamentari sono reclutati in stretti ceti, e la maggior parte delle classi, delle professioni e dei mestieri non si curano neppure di ricercare un mandato parlamentare.<\/p><p>Adesso \u00e8 uscito un libro di un giornalista di valore \u2013 intitolato <em>I moribondi di Montecitorio<\/em>; ma esso ha un antico precedente nel famoso libro di quel singolare, sebbene disordinato ingegno, che fu il Petruccelli della Gattina, letterato, patriota e politico.<\/p><p>Ebbene in quel libro famoso, che \u00e8 del 1861, il Petruccelli della Gattina fa la statistica dei deputati del Parlamento di Torino sotto l\u2019aspetto della loro condizione sociale, delle loro professioni, e rileva che tra tanti deputati, non vi era neanche un operaio, non vi era neanche un contadino, neanche un impiegato privato e che i funzionari pubblici invece abbondavano. Da tale constatazione (che non doveva stupire dato il sistema elettorale estremamente ristretto basato sul censo), dalla constatazione che la grande maggioranza dei deputati appartenevano alle categorie dei professori universitari, degli avvocati, l\u2019autore trae la conclusione che il Parlamento fosse riservato ai professionisti della politica. E da allora quante volte si \u00e8 ripetuto quel rilievo. Un giornalista ha detto che nel partito, anzi nei due partiti socialisti, non vi \u00e8 neanche un operaio, neanche un contadino. Non so se sia esatto; quanto al partito, al quale ho l\u2019altissimo onore di appartenere, posso dire che vi sono due autentici contadini ed alcuni che furono operai. E noi stessi, quando andiamo in mezzo alle masse, quante volte non abbiamo sentito dirci: perch\u00e9 mai tra voi alla Camera non vi sono che professori ed avvocati? \u00c8 diffusa questa critica, \u00e8 diffuso questo stato d\u2019animo; non possiamo disconoscerlo.<\/p><p>Ed allora, davanti a queste constatazioni credo che valga la pena di riesaminare se, almeno parzialmente, almeno in via di esperimento, non si possa dare al popolo nel futuro Senato la rappresentanza degli interessi, accanto alle rappresentanze locali, cio\u00e8 delle Regioni, delle provincie e dei comuni. Risorgerebbero cos\u00ec antichi sistemi di elezione, ma rinnovati secondo i bisogni dei tempi nuovi, nel nuovo spirito della nostra attuale democrazia. A proposito di quei sistemi, io ricordo una frase di uno dei nostri maestri, del migliore nostro maestro, dell\u2019illustre uomo che abbiamo ancora la fortuna di avere per collega, dopo la seduta di ieri, di Vittorio Emanuele Orlando, che pur \u00e8 sempre stato nemico della rappresentanza politica degli interessi. Egli ha scritto: \u00abTutti gli antichi sistemi di elezione per classe e rappresentativi degli interessi muovono dal concetto, cos\u00ec fecondo (sono le testuali parole di Orlando), della natura organica dello. Stato\u00bb, cio\u00e8 dalla concezione che lo Stato \u00e8 e deve essere un organismo vivente con ogni organo e ogni funzione in armonia con tutti gli altri. La storia \u00e8 l\u00ec a confermarci come spontaneamente i popoli hanno, in ogni tempo, fatto ricorso alle rappresentanze degli interessi. Trascuro onorevoli colleghi, e il sistema di Solone e le classi di Servio Tullio, trascuro le forme di rappresentanza del mondo antico; neppure voglio citarvi le corporazioni di arti e mestieri del Medio Evo, i paratici, le credenze della mia Milano, le glorie di tutti i nostri comuni. Consentite che vi ricordi i sistemi introdotti da noi, in un secondo tempo, a Milano ed altrove, dalla Rivoluzione francese, nelle repubbliche napoleoniche. Nel 1802 a Lione fu stabilito nella Costituzione della Repubblica Cisalpina la rappresentanza a mezzo di tre collegi, i possidenti, i dotti, i commercianti (\u00e8 ad essi che allude il Foscolo col suo verso famoso \u00abil dotto, il ricco ed il patrizio volgo\u00bb). Tale sistema fu copiato da tutti gli Stati napoleonici d\u2019Italia e fuori Italia. Io vi ricordo appena le lodi che ha scritto Cesare Correnti, grande patriota e illustre liberale, parlamentare e Ministro dopo il 1859, su quelli che erano i convocati, cio\u00e8 le rappresentanze elettive comunali (di uomini e di donne si noti!) nella Lombardia austriaca, rappresentanze basate sulle categorie sociali e professionali.<\/p><p>E perch\u00e9 non dovrei ricordare, malgrado il pericolo di qualche <em>Don Basilio<\/em>, che mi tacci di \u00abaustriacante\u00bb, l\u2019esempio austriaco delle quattro curie austriache, del sistema elettorale del 1867 durato sino al 1907, e alle quali quell\u2019impero aggiunse una quinta curia, quella del suffragio universale, nel 1856 (mentre in Italia Giolitti stent\u00f2 ad introdurre il suffragio universale nel 1912)? Antiquato, di certo, era tuttavia un sistema elettorale che rispondeva al bisogno della rappresentanza degli interessi. Ricordo, infine, che a Weimar fu istituito costituzionalmente accanto al Parlamento del Reich un \u00abConsiglio economico dell\u2019impero\u00bb, pur privo di vera autorit\u00e0 politica, e che comprendeva una serie di minori Consigli economici particolari o locali. Persino lo Statuto albertino, e gli altri dell\u2019800, di cui esso fu una copia pedissequa, con le sue note categorie, si era preoccupato di una certa rappresentanza di ceti e di categorie.<\/p><p>Tutti questi fatti hanno certamente un qualche significato storico; il ripetersi, in tempi diversi, e in forme diverse, di sistemi, anche imperfetti, di rappresentanza degli interessi dimostra un bisogno vasto e quasi universale. Un bisogno, quindi, che noi dobbiamo sodisfare, sia pure con prudenza e con ponderazione.<\/p><p>Tanto \u00e8 vero che alla rappresentanza degli interessi si \u00e8 pensato da molti illustri politici e parlamentari dell\u2019epoca liberale nei diversi progetti di riforma del Senato regio. Se si esaminano quelli che sono i precedenti della riforma del Senato in Italia, riscontriamo cio\u00e8 uomini di tutte le opinioni politiche che sostengono, sotto forme diverse, questo principio; per i liberali ricordo Giorgio Arcoleo, uno dei pi\u00f9 grandi pensatori, il Tittoni, che era un studioso notevole di problemi costituzionali, oltrech\u00e9 un eminente uomo politico, il Ruffini, uno degli spiriti pi\u00f9 liberi della resistenza antifascista, Emanuele Greppi, altro studioso di problemi politici e storici di chiara fama; fra i socialisti il Della Torre, amico di Filippo Turati, e il Loria, eminente economista; cos\u00ec come mi viene alla mente un altro grande economista, Maffeo Pantaleoni. Non ricordo, di proposito, progetti degli uomini della mia parte.<\/p><p>In tutti questi progetti, che si possono consultare anche qui, in biblioteca, uomini di ogni partito hanno, in fin dei conti, creduto far ricorso al principio che io sostengo per rinnovare il Senato regio. E tra i non parlamentari, come non potrei ricordare la tesi di Sturzo, la tesi di tutta la sua vita, da giovanissimo sino all\u2019esilio, e che egli trasfuse nel programma del Partito popolare italiano? Pi\u00f9 suggestivi ancora gli esempi di Parlamenti esteri. Io ricordo che la Camera ed il Senato belga hanno discusso per diversi mesi su un progetto del senatore Helleputte, nel 1892; i discorsi di quell\u2019eminente studioso e di altri parlamentari sono stati pubblicati ed illustrati in un antico volume della casa Descl\u00e9e. Ne ho una copia, a me tanto cara perch\u00e9 \u00e8 piena di postille personali di Giuseppe Toniolo; e quell\u2019eminente Uomo, al quale tutti noi guardiamo come a caro Maestro, del sistema da me qui sostenuto fu sempre un aperto ed entusiasta sostenitore. Ricordo che nel 1896 sono state fatte proposte in Francia, in Parlamento e fuori, di rappresentanza degli interessi per quel Senato, da uomini eminenti, dal liberale Dechanel, al celebre Abb\u00e9 Lemire, che fra i primi propose ai cattolici europei l\u2019esempio della democrazia americana, al celeberrimo socialista Jaur\u00e8s. Non cito altri esempi, altre autorit\u00e0; ma certo \u00e8 che, se tutti questi studiosi e politici hanno prospettata l\u2019ipotesi di una possibile rappresentanza politica ed organica degli interessi, non mi pare ipotesi da potere essere trascurata o disdegnata con tanta facilit\u00e0 e con tanta leggerezza come ha fatto il collega Preti, che forse \u00e8 un po\u2019troppo filosofo pi\u00f9 che giurista.<\/p><p>Conosco le obiezioni, antiche anche esse, numerose ed autorevoli. L\u2019onorevole Salandra contestando, appunto, la tesi della rappresentanza degli interessi, ebbe a scrivere che la Camera degli interessi sarebbe stata la Camera degli egoismi. Ma, siamo sinceri, credete voi che tra di noi, in ogni Parlamento politico, non entrino gli egoismi? Cacciati dalla porta essi entreranno sempre dalla finestra! Ma guardate lo spettacolo quotidiano di quest\u2019Aula: il Presidente del Consiglio, i Ministri quante volte sono costretti, a lasciare il loro banco, a correre di l\u00e0, perch\u00e9 devono ricevere le pi\u00f9 varie rappresentanze delle pi\u00f9 varie organizzazioni sindacali e di categoria. Dunque, ecco delle forze che hanno un valore politico, che hanno anzi maggiore importanza di noi tutti messi insieme! E perch\u00e9 non volete aprire le porte del Parlamento a tali rappresentanti del popolo organizzato in sindacati e in categorie?<\/p><p>Non ci vedo un qualsiasi pericolo per la democrazia, per il suffragio universale. Ripeto, non si tratta che di un esperimento parziale. Si tratta di dare agli interessi una parte, modesta, in quel Senato, che a sua volta sar\u00e0 meno numeroso della Camera dei Deputati, e quindi nell\u2019Assemblea Nazionale i rappresentanti delle categorie, degli interessi, saranno numericamente trascurabili.<\/p><p>Che cosa importer\u00e0, in fin dei conti se forse, dico forse, la rappresentanza degli interessi potr\u00e0 portare qualche nota a destra? Che cosa importer\u00e0 siffatto minimo spostamento, se potremo vincere questa grande diffusa diffidenza, questa grande obiezione: non soltanto noi parlamentari, non solo una classe politica fanno le leggi e interloquiscono nei pubblici affari; ma nei pubblici consessi hanno voce, peso, i diretti rappresentanti dei banchieri, degli industriali, degli operai, dei contadini, dei tecnici e dei magistrati, di tutte le classi e di tutte le categorie sociali?<\/p><p>Obietta l\u2019onorevole Nobile, come si legge in un resoconto della Commissione dei Settantacinque, che la rappresentanza degli interessi, delle categorie sociali spontaneamente riescono ad avere voce e rappresentanza in qualsiasi Parlamento politico, come l\u2019hanno in questa Camera Costituente. \u00c8 vero, ma \u00e8 vero solo in parte. Ed \u00e8 vero solo in parte perch\u00e9 si tratta di rappresentanze indirette, non dirette. Siamo parecchi deputati qui avvocati del foro di Milano: Targetti, Gasparotto, Marazza, Jacini, Castelli, Meda, Vigorelli, io e forse altri. Ma \u00e8 probabile, anzi certo, che se il foro di Milano dovesse eleggere dei suoi diretti rappresentanti, eleggerebbe non noi, almeno tutti noi, come unici suoi rappresentanti.<\/p><p>Alle eventuali, caotiche ed occasionali rappresentanze si deve preferire una rappresentanza professionale sistematica ed organica.<\/p><p>Si obietta ancora che la proposta rappresentanza degli interessi ferirebbe il principio della eguaglianza dei cittadini. Ora, anche qui, guardiamo senza vilt\u00e0 le cose come sono, e soprattutto prescindendo dalle concezioni filosofiche (per noi cristiani l\u2019eguaglianza politica, civile e giuridica si basa sulla eguaglianza morale, l\u2019identica posizione di figli di Dio, e di riscattati dal sacrificio del Cristo, per voi socialisti sulla solidariet\u00e0 del lavoro e dei lavoratori, per altri su ideali nazionali o civili); prescindendo, persino, dalle astrazioni giuridiche. Guardiamo alla realt\u00e0 di fatto. Sotto la eguaglianza giuridica persistono le diversit\u00e0 di fatto. In questa Camera vi sembra che io abbia lo stesso peso di Nitti oppure di Orlando? Abbiamo qui tra i nostri colleghi parecchie coppie di sposi, che sono pari qui; ma lo sono sempre altrove? Il figlio di Orlando \u00e8 deputato come suo padre, ma nell\u2019intimit\u00e0 della famiglia restano pari? Dunque vi sono aspetti molteplici della realt\u00e0; come una fotografia varia secondo il punto da cui il soggetto viene fotografato. La realt\u00e0 \u00e8 complessa ed \u00e8 difficile riprodurla, fotografarla.<\/p><p>Abbiamo del resto il coraggio di dire: il progetto di Costituzione viene gi\u00e0 a stabilire nell\u2019elezione dei senatori delle disparit\u00e0. Regioni piccole come il Friuli o il Trentino manderanno senatori in numero presso a poco pari a quelli che mander\u00e0 il Veneto o la Lombardia.<\/p><p>In Isvizzera le piccole regioni (cio\u00e8 i piccoli cantoni) mandano lo stesso numero di senatori, due ciascuna, stabiliti per Berna o Zurigo, che rappresentano ciascuno un quinto o un quarto del territorio e della popolazione svizzera. E lo stesso \u00e8 stabilito per Stati tanto diversi demograficamente e geograficamente degli Stati Uniti d\u2019America. Si dir\u00e0, ma questa \u00e8 la caratteristica degli Stati confederali, nei quali si viene necessariamente a violare il principio dell\u2019eguaglianza dei cittadini per il principio dell\u2019eguaglianza dei singoli Stati. Ma questo avverr\u00e0 anche per il nostro progetto di Costituzione; e se accetteremo l\u2019Emilia Lunense tanto cara all\u2019ottimo collega mio ed illustre maestro, onorevole Micheli, avremo che il cittadino dell\u2019una e dell\u2019altra Emilia verr\u00e0 a contare il doppio che se la Regione restasse unita. Quindi, gi\u00e0 secondo il progetto attuale \u00e8 violato, per l\u2019elezione al Senato, il principio rigido ed assoluto della parit\u00e0 fra i cittadini elettori. Se non vogliamo violarle dobbiamo essere logici come Si\u00e9y\u00e8s e gli altri costituenti francesi dell\u201989 e volere una sola Camera, come vi \u00e8 un solo popolo, un solo Paese, senza preoccuparci degli svantaggi, dei pericoli che la storia costantemente ci denuncia del sistema unicamerale, e che, da Cesare Balbo in poi, le mille volte vennero messi in evidenza.<\/p><p>Razionalmente ne teniamo conto; ma la storia \u00e8 questa.<\/p><p>Ma quale \u00e8, onorevoli colleghi, la natura del regime nostro, indicata dallo stesso termine di regime rappresentativo? Rappresentare politicamente un paese \u00e8 cosa molto difficile, molto pi\u00f9 difficile di quello che sia per il geografo rappresentare un Paese fisico in una mappa, in una carta.<\/p><p>L\u2019immagine \u00e8 del resto stata ripetuta tante volte: il Parlamento sta al Paese come la carta geografica sta al paese fisico. Ma in geografia c\u2019\u00e8 la carta geografica politica e c\u2019\u00e8 la carta geografica fisica naturale. Sono due diversi aspetti che rappresentano la stessa realt\u00e0 complessa; sono due riproduzioni dello stesso soggetto. Cos\u00ec il parlamento politico rappresenta i partiti, i sentimenti, le opinioni, ma, \u00e8 vero e gi\u00e0 l\u2019ho detto, essi ed esse non esauriscono completamente l\u2019uomo.<\/p><p>Io sono un democratico cristiano, ma sono anche un avvocato; come potrei essere un medico, ingegnere. E uomini di partiti diversi ed opposti si ricercano qui, si riuniscono, naturalmente, sotto il riguardo della comune identifica professione. Cos\u00ec i medici, di ogni partito politico, hanno costituito il loro gruppo.<\/p><p>Ecco dunque che noi dobbiamo fare del Senato yn\u2019Assemblea che abbia la sua particolare essenza, che abbia una sua inconfondibile natura; che non sia un doppione della Camera dei deputati. E soltanto cos\u00ec avremo il grande vantaggio di cercare, per quel che sta in noi, di venire incontro a tanti malcontenti, a tanti scettici del regime parlamentare, e di rendere salda nella coscienza popolare italiana la Repubblica democratica.<\/p><p>Passo ora brevissimamente al quarto punto. L\u2019onorevole Preti ha fatto alcune osservazioni cui aderisco, in merito alla seconda sezione del Titolo primo della parte seconda del progetto di Costituzione, cio\u00e8 in merito alla formazione delle leggi. L\u2019articolo 69 del progetto di Costituzione, al penultimo capoverso dice: \u00abSu richiesta del Governo o del proponente, ciascuna Camera pu\u00f2 deliberare che l\u2019esame di un disegno di legge sia deferito ad una Commissione composta in modo da rispettare la proporzione dei gruppi alla Camera, e che, su relazione della Commissione, si proceda alla votazione senza discutere, salve le dichiarazioni di voto\u00bb. \u00c8 gi\u00e0 un notevole passo avanti, ma non sufficiente data la realt\u00e0 legislativa. Aggiunger\u00f2 alle osservazioni dell\u2019onorevole Preti alcune altre, a suffragio di quanto egli ci ha detto, se ben ho capito il suo discorso: lo Stato moderno \u2013 tutti ne convengono da molte leggi, ne fa a centinaia, ne fa a migliaia. Ma non pu\u00f2 fare diversamente perch\u00e9 \u00e8 uno Stato complicato; tutto \u00e8 complicato nella vita moderna. \u00c8 una regola generale che si osserva in qualsiasi paese, perch\u00e9 ovunque \u00e8 l\u2019identico stato delle cose. Ma un\u2019altra osservazione si impone. A qualsiasi Assemblea manca, non dir\u00f2 la competenza, ma il tempo di esaminare tutte queste leggi. Abbiamo visto noi stessi qui quello che accade quando si vuole procedere a fare una legge con attenzione: abbiamo impiegato dieci o dodici giornate per la legge sulla cinematografia ed un mese per approvare la patrimoniale.<\/p><p>Come faranno i nostri successori avanti a centinaia e migliaia di progetti di legge da fare o da approvare in conferma dei decreti legislativi del Governo in questi due o tre anni di attivit\u00e0 legislativa delegata? Si dice che molta parte della materia legislativa verr\u00e0 scaricata sulle Assemblee delle Regioni. Ma io convengo che, ci\u00f2 malgrado, il lavoro per le nuove Camere sar\u00e0 sempre almeno dieci volte superiore ad ogni possibilit\u00e0 umana.<\/p><p>Richiamo poi la vostra attenzione su di un fenomeno incontestabile, che gli anziani di questa Assemblea potranno confermarci; che cio\u00e8 da quasi un quarantennio in Italia, assai prima del fascismo, quindi, la funzione legislativa veniva per la massima parte scaricata dal Parlamento sul Governo. \u00c8 stata questa \u2013 diranno gli storici futuri \u2013 una fatalit\u00e0. Ricordo brevemente qualche fatto e qualche dato.<\/p><p>Nel 1915, alla vigilia della nostra entrata in guerra, il 22 del mese di maggio fu deferita al Governo una cos\u00ec ampia facolt\u00e0 legislativa, che praticamente si pu\u00f2 affermare aver da allora tutti i Governi legiferato senza controllo parlamentare. \u00c8 questo un fatto storico, che non si potr\u00e0 rimproverare ad alcuno, ma che \u00e8 incontestabile e che perci\u00f2 s\u2019impone alla nostra meditazione.<\/p><p>Nella XXV legislatura, su 826 decreti legislativi mandati dal Governo per la convalida, ne furono convalidati dal Parlamento appena 9. Nella XXIV, che va dal 1913 al 1919, furono approvati 396 disegni di legge sui 1181 che il Governo aveva trasmesso all\u2019Assemblea. Nella XXV, che era Camera rinnovata e popolare, con 200 deputati della sinistra e 100 deputati del partito popolare, furono approvati solo 166 progetti di legge sui 1139 presentati. Nella XXVI, che and\u00f2 dal giugno al dicembre 1921, 106 su 1185. Ed il Tittoni, nel noto suo saggio pubblicato dall\u2019editore Zanichelli, dice che se nel 1922 si pens\u00f2 di riparare all\u2019inconveniente istituendo le sedute mattutine, accanto a quelle pomeridiane, si pot\u00e9 per\u00f2 constatare allora che le sedute mattutine erano disertate e che i deputati presenti nell\u2019Aula non superarono mai il centinaio. (Questa mattina credo che non fossimo neanche cinquanta!).<\/p><p>Insomma, \u00e8 difficile che una Camera possa lavorare pi\u00f9 di quello che noi lavoriamo ora. E se si guarda alla media delle leggi che si dovr\u00e0 invece fare ogni anno, \u00e8 chiaro che si creer\u00e0 una situazione inestricabile, e che non basterebbe, per smaltire il lavoro, votare quattro, cinque, sei leggi al giorno!<\/p><p>Quindi, bisogner\u00e0 risolvere il problema, io credo, ancora pi\u00f9 radicalmente di quanto non abbia gi\u00e0 fatto il progetto di Costituzione, che qui \u00e8 piuttosto incerto.<\/p><p>Ma vi \u00e8 un\u2019altra osservazione, sempre statistica e sempre sconfortante (e mi riferisco ancora al regime prefascista); cio\u00e8 che il Governo in pratica \u00e8 stato sempre pi\u00f9 incontrollato in quella che \u00e8 la sua tipica responsabilit\u00e0 verso le Camere, cio\u00e8 per quanto riguarda i bilanci consuntivi, il che vuol dire che il Parlamento ha praticamente rinunziato alla sua precipua funzione, al suo tipico dovere, abdicando al controllo finanziario. Infatti i consuntivi 1905-1906 sono stati approvati con la legge 27 giugno 1909, n. 385; quelli dal 1906 al 1911 in blocco con la legge 14 marzo 1913; quelli del 1910-11 con la legge 19 giugno 1913; quello del 1911-12 con la legge 21 dicembre 1912; e tutti in blocco quelli dal 1912 al 1918, soltanto nel 1922. Il 21 dicembre del 1921 disse alla Camera l\u2019allora Ministro del tesoro onorevole De Nava, parlando per l\u2019esercizio provvisorio: \u00abMi sia lecito constatare che colla giornata di oggi, discutendosi il bilancio del tesoro, tutti i bilanci sono pronti. E questo fatto, lasciatemelo dire, non si era verificato da parecchi anni, anche prima della guerra\u00bb. E poi? Poi venne il fascismo!<\/p><p>Insomma la realt\u00e0 \u00e8 che neanche questa loro funzione fondamentale, l\u2019approvazione dei bilanci, le Camere, sovraccariche di lavoro politico, hanno svolto.<\/p><p>Ora, io mi auguro una soluzione pi\u00f9 radicale; e spero che i colleghi i quali parleranno dopo di me e con molta maggiore autorit\u00e0 di me, proporranno emendamenti atti a risolvere questo problema. Gi\u00e0 in proposito venne presentato al Senato un progetto, mi pare nel 1922, dal senatore Scialoja e dal senatore Mortara e da altri 70 Senatori, al fine di temperare, se non di vietare del tutto, l\u2019uso dei decreti-legge. Anzi l\u2019abuso, quell\u2019abuso (si pensi, in sette anni dal 1907 al 1913 il Governo eman\u00f2 30 decreti-legge ed invece 2800 dal 1914 al 1921) per cui la Corte di cassazione del Regno, allora a sezioni unite, eman\u00f2 una memorabile sentenza, \u2013 il 24 gennaio 1922, Mortara estensore-presidente \u2013 che dichiarava illegale un decreto-legge. E vi fu allora l\u2019inizio coraggioso di una revisione che il fascismo poi ha stroncato. Possiamo facilmente prevedere, dunque, da una parte una quantit\u00e0 enorme di progetti di legge, che dovranno essere sottoposti alle Camere future per essere approvati (e non parlo di tutti i decreti legislativi, rispetto ai quali le Camere future non potranno che arrivare a una convalida generale, cos\u00ec come si fece per la legislazione 1915-1919 dopo l\u2019altra guerra); dall\u2019altra parte la impossibilit\u00e0 per i nostri successori di funzionare pi\u00f9 attivamente di quanto si fa ora da noi e si fece dai nostri predecessori. Credo perci\u00f2 che noi dovremo vedere se lo spirito della democrazia parlamentare non abbia bisogno e opportunit\u00e0 di forme nuove. In fin dei conti, noi siamo ancora tutti presso a poco legati nelle forme a quel delicatissimo regime che \u00e8 sorto tra il 1740 e il 1800 in Inghilterra, quando si andava in portantina e col guardinfante; a quello che \u00e8 lo spirito del regime parlamentare di allora o tutt\u2019al pi\u00f9 del tempo di Luigi Filippo. Ma da allora il mondo ha camminato.<\/p><p>Io credo che proprio in questo capitolo della formazione delle leggi noi dovremo proporci questo problema, risolvere con nuove forme l\u2019antico e venerato principio parlamentare.<\/p><p>Concludendo, non basta statuire (come statuisce il progetto di Costituzione): il Governo non potr\u00e0 fare leggi. Ma le potranno fare le Camere? Se non si trover\u00e0 modo di distinguere leggi da leggi, se non si potranno affrontare e risolvere i problemi cui ho accennato, noi rischieremo di avere scritto nello Statuto fondamentale norme impossibili. Se facciamo una Costituzione che sappiamo <em>a priori<\/em> che \u00e8 impossibile applicare, evidentemente non facciamo opera saggia.<\/p><p>E allora, per la salvaguardia dello spirito della Repubblica, credo che, al di sopra delle ideologie di partito, dovremo guardare le cose concretamente, dovremo guardare alle possibilit\u00e0 obiettive e vedere se il progetto non possa essere notevolmente migliorato. (<em>Vivi applausi \u2013 Molte congratulazioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Presidenza del Presidente TERRACINI<\/p><p>PRESIDENTE. \u00c8 iscritto a parlare l\u2019onorevole Jacometti. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>JACOMETTI. Dopo il discorso-fiume, del resto molto interessante sotto parecchi punti di vista, del collega onorevole Clerici, io cercher\u00f2, onorevole Presidente, di aderire all\u2019invito che molte volte venne dal seggio presidenziale e di essere non soltanto breve, ma scheletrico. Cercher\u00f2 anche di essere chiaro.<\/p><p>D\u2019altra parte, mi interesser\u00f2 di un solo punto: quello della seconda Camera.<\/p><p>Il partito socialista fu sempre e continua ad essere (ed io penso che lo sar\u00e0 anche per l\u2019avvenire), in linea di principio, per una Camera unica. Perch\u00e9? Perch\u00e9 noi riteniamo che una Camera che sia espressione del suffragio universale, sia la rappresentanza diretta, integrale e genuina della volont\u00e0 popolare. L\u2019aderenza fra Paese e Camera \u00e8 cos\u00ec perfetta, la rispondenza \u00e8 rapida, integrale e sensibilissima.<\/p><p>Contro questa concezione, contro questo nostro modo di pensare, si levano parecchie critiche. Io le raggrupper\u00f2 in tre.<\/p><p>La prima \u00e8 questa: proprio per l\u2019aderenza fra Paese e Camera dei rappresentanti, si dice che la Camera pu\u00f2 prendere sovente dei dirizzoni, pu\u00f2 dare adito a delle svolte improvvise.<\/p><p>Credo che sia questo un modo non giusto di pensare, anzi credo di pi\u00f9: che ci sia in questo concetto qualcosa di eminentemente conservatore: si vuol impedire alla volont\u00e0 popolare di esprimersi direttamente, naturalmente e genuinamente.<\/p><p>Che cosa si vuole in realt\u00e0? Si dice: s\u00ec, rappresentanza diretta, s\u00ec, suffragio universale; per\u00f2 con la palla di piombo al piede, per\u00f2 con dei freni. La seconda Camera, da questo punto di vista, potrebbe essere definita la Camera della paura. Si teme, cio\u00e8, che la prima Camera, espressione diretta del popolo, possa fare delle riforme troppo rapide, possa cio\u00e8 realizzare, attuare, con grande immediatezza, la volont\u00e0 della Nazione, del popolo. Ecco perch\u00e9 si vuole la seconda Camera e si tenta di impedire alle forze popolari di far valere il proprio pensiero; perch\u00e9 si ha paura della politica delle masse, della politica popolare.<\/p><p>La seconda critica che si fa alla Camera unica \u00e8 di natura diversa; si dice: la Camera unica pu\u00f2 diventare una Camera dittatoriale, pu\u00f2 sfociare in una rappresentanza di interessi di partiti, in una dittatura di gruppi politici. \u00c8 una critica che io non ho mai concepito, che io non ho mai capito. Ma perch\u00e9 si deve temere una dittatura, quando la prima Camera \u00e8 la rappresentanza vera e propria del Paese e della maggioranza del Paese? Ma che cosa significa allora democrazia in questo caso? Perch\u00e9 mi pare, onorevoli colleghi, che il Governo democratico non si identifichi con un calderone in cui ci sia un po\u2019 di tutto, il calderone che noi abbiamo avuto dalla liberazione in poi in Italia, in cui tutti i partiti o molti partiti siano rappresentati.<\/p><p>A questo punto permettetemi di aprire una parentesi, di dire che non sono in contraddizione con me stesso e col mio partito, quando affermo questo; perch\u00e9 se noi oggi siamo contro il Governo di colore, lo siamo perch\u00e9 oggi il potere legislativo non \u00e8 affidato all\u2019Assemblea, ma al Governo. Domani, quando il potere legislativo fosse ripassato alla Camera, noi saremmo per quella democrazia che riteniamo la vera e che si esprime con una maggioranza che governa e con una minoranza che critica e che controlla.<\/p><p>Una terza critica, che ho sentito fare da un uomo che oggi siede ai banchi del Governo, \u00e8 quella che una Camera unica porta quasi inevitabilmente alla dittatura di un uomo, ed a conforto di questa tesi furono fatti i nomi del primo e del terzo Napoleone. La cosa avvenne in un contraddittorio che io sostenni alla vigilia del 2 giugno dell\u2019anno scorso; potei allora facilmente rispondere che quando il 28 ottobre 1922 il fascismo si impadroniva del potere, non vi era una Camera unica in Italia, ma ve n\u2019erano due di cui una di nomina regia.<\/p><p>Ma se per tutte queste ragioni noi siamo sempre stati per la Camera unica, comprendiamo per\u00f2 che nella situazione italiana di oggi, forse le simpatie, forse la volont\u00e0 dei pi\u00f9 va verso le due Camere, n\u00e9 noi vi siamo ostili per partito preso; ma poniamo una condizione, che cio\u00e8 le due Camere siano espressione integrale, democratica, della volont\u00e0 popolare. Ora, nel Progetto a noi presentato, si parla di Senato come della seconda Camera ed io vorrei esaminare rapidissimamente, nella forma e nella sostanza, la progettata istituzione. Non capisco innanzitutto, perch\u00e9 si sia adottato il nome di Senato. Oh! lo so che \u00e8 vecchio di secoli, ma le impressioni che riceviamo sono sempre quelle pi\u00f9 vicine a noi; e quando si dice \u00abSenato\u00bb pensiamo soprattutto all\u2019ultimo Senato, a quel fiacco, osceno, ultimo Senato che tanto male fece all\u2019Italia, che si pieg\u00f2 al fascismo come forse nessun\u2019altra forza d\u2019Italia si pieg\u00f2 al fascismo. E non sar\u00e0 certamente il giudizio della Corte di cassazione a farci mutare pensiero su questo argomento. Ma la cosa principale \u00e8 la sostanza.<\/p><p>Ci sono due tipi di seconde Camere: quello dei paesi federali, in cui la seconda Camera rappresenta gli interessi dei singoli Stati, e non \u00e8 il caso di parlarne; c\u2019\u00e8 poi il Senato che proviene dalla nomina regia. Che cosa era il Senato di nomina regia? Era un vero e proprio modo di protezione della monarchia. Quando la monarchia si trova di fronte all\u2019incalzare delle classi popolari, essa cerca di proteggersi ed allora crea questa seconda Camera che dovrebbe fare da contrappeso ed impedire ogni vero progresso, forma cio\u00e8 una trincea davanti all\u2019istituto monarchico per impedire che possa essere travolto. Quando la corona poi passa da un uomo a una classe, dal re alla borghesia, abbiamo la stessa difesa fatta attraverso il Senato con forme diverse: con modi diversi si cerca di controbilanciare sempre la diretta volont\u00e0 popolare, salvaguardando gli interessi di classe.<\/p><p>Comunque sia, noi siamo sul cammino della creazione di una seconda Camera. A me pare si debbano, a questo punto, tener presenti due concetti: quello della funzione della seconda Camera e quello del metodo di formazione di essa. Noi crediamo che una Camera sia tanto pi\u00f9 operante e vitale quanto pi\u00f9 precisa e utile ne \u00e8 la funzione, crediamo che la seconda Camera debba avere una funzione distinta dalla prima, una funzione sua propria.<\/p><p>Ora, nel Progetto noi troviamo, salvo alcune differenze di cui parler\u00f2 subito, nella seconda Camera un doppione della prima! La seconda Camera dovrebbe fare esattamente quello che fa al prima Camera: e questo noi non lo concepiamo.<\/p><p>Si era parlato di un Consiglio superiore dell\u2019economia, e noi dichiariamo che l\u2019idea ci seduceva: un Consiglio superiore in cui tutte le forze produttive del Paese fossero rappresentate ci avrebbe trovato consenzienti. Fummo noi a lanciarne l\u2019idea. Si trattava di vedere se questa seconda Camera avesse dovuto avere voto deliberativo o consultivo: ma insomma c\u2019era qualche cosa di nuovo e di diverso, c\u2019era una funzione specifica, c\u2019era una collaborazione con la prima Camera che poteva diventare seriamente vitale.<\/p><p>Si poteva concepire anche una specializzazione tecnica della seconda Camera. Molte forme sarebbero state possibili, concepibili. Invece, no! Invece, si \u00e8 andati a creare un doppione.<\/p><p>Se andiamo a vedere quale \u00e8 il metodo di formazione della seconda Camera, noi \u2013 dopo aver detto e ripetuto che il principio democratico deve essere integrato e non alterato \u2013 ci troviamo di fronte a qualcosa di incongruente, direi di assurdo: il principio democratico non \u00e8 mantenuto.<\/p><p>Intanto, la seconda Camera \u00e8 eletta a base regionale. Si ha un frazionamento dello Stato. Quelle forze centrifughe, che tendono a spezzettare lo Stato repubblicano italiano, si manifestano anche qui. Ma c\u2019\u00e8 di peggio. \u00c8 detto nel Progetto che ogni Regione deve avere un numero fisso di cinque senatori pi\u00f9 un senatore per 200 mila abitanti. Qui andiamo veramente contro il principio democratico, perch\u00e9 c\u2019\u00e8 una disuguaglianza fondamentale tra Regione e Regione. Una Regione con un milione di abitanti verrebbe ad avere 10 senatori; una Regione con 5 milioni, invece di avere 50 senatori, verrebbe ad averne soltanto 30. Vi \u00e8 una differenza che va oltre i due terzi, quasi uguale alla met\u00e0.<\/p><p>I senatori sono eletti per un terzo dai membri dei Consigli regionali e per due terzi a suffragio universale. Anche qui la libera espressione della volont\u00e0 popolare viene alterata.<\/p><p>Ma vi \u00e8 di pi\u00f9. Per essere elettori del Senato bisogna aver compiuto i 25 anni di et\u00e0. Questa \u00e8 una delle incongruenze, delle cose illogiche ed assurde, escogitate soltanto per capriccio e per poter affermare che fra le due Camere una differenza esiste. Non si capisce perch\u00e9 mentre la Camera dei deputati \u00e8 eletta da elettori di 21 anni, gli elettori fra 21 e 25 siano scartati per il Senato. Essi sono capaci per una elezione, ma non per l\u2019altra. La cosa ha i suoi riflessi e le sue conseguenze logiche. Si tende, attraverso questo metodo, ad avere un corpo elettorale scelto, di <em>\u00e9lite. <\/em>Non \u00e8 pi\u00f9 il grande corpo elettorale comune, \u00e8 un corpo selezionato. Ma, se si seleziona il corpo elettorale, la conseguenza che ne deriva \u00e8 questa: che gli eletti della seconda Camera vengono ad essere messi al disopra di quelli della prima, considerati, ragionevolmente, un\u2019<em>\u00e9lite<\/em>. E. questo significa svalutare la prima Camera nei confronti della seconda.<\/p><p>Questo concetto della svalutazione lo ritroviamo ancora, quando passiamo dagli elettori agli eleggibili. Si dice nel progetto che gli eleggibili devono essere domiciliati o nati nella Regione. Anche questo \u00e8 un criterio poco logico, che porta al frazionamento del Paese. Perch\u00e9 un uomo, che per caso \u00e8 nato a Genova e che \u00e8 domiciliato momentaneamente a Napoli o a Salerno, ma che ha svolto tutta la propria attivit\u00e0 in Piemonte, non deve poter essere senatore piemontese? Non deve poter rappresentare quella Regione nella quale ha abitato ed ha lavorato?<\/p><p>Poi: i candidati devono aver compiuto i 35 anni di et\u00e0. Sono esclusi gli uomini dai 25 ai 35 anni. Essi sono buoni per la prima Camera, ma non per il Senato; e ancora una volta si cerca di degradare la prima Camera nei confronti alla seconda, perch\u00e9 si fa una selezione per la seconda.<\/p><p>Ma la cosa veramente assurda, e in un certo modo anche tendenziosa, sta nelle categorie degli eleggibili al Senato. Quali sono esse dunque? \u00abDecorati al valore nella guerra di liberazione 1943-1945\u00bb e questo va bene. \u00abCapi di formazioni regolari o partigiane\u00bb. Perch\u00e9 \u00abcapi\u00bb? Se l\u2019essere stato combattente della libert\u00e0 \u00e8 un requisito per essere eletto senatore perch\u00e9 scegliere i capi e non scegliere tutti coloro i quali hanno combattuto per la libert\u00e0? E la cosa si aggrava quando si legge: \u00abCon grado non inferiore a comandante di divisione\u00bb. Questo significa che la maggior parte dei combattenti di questa parte, che pure ha dato tanti uomini alle formazioni dei partigiani e dei liberatori, non potr\u00e0 domani essere candidato per il Senato: pochissimi infatti hanno raggiunto il grado di comandante di divisione od un grado equiparato.<\/p><p>La stessa osservazione deve essere fatta per altre categorie: \u00abPresidenti della Repubblica, Ministri, ecc.\u00bb e va bene, \u00abMembri per quattro anni, complessivi di Consigli regionali o comunali\u00bb.<\/p><p>Lasciamo stare i Consigli regionali, che non ci sono ancora, e vediamo i Consigli comunali. Se si riflette un momento, si constata che la gran massa dei Consigli comunali conquistati dai partiti di sinistra, pi\u00f9 di 2400, fu conquistata solo nel 1920; due anni dopo tutta questa gente fu defenestrata. In sostanza questa gente fu ai Consigli comunali soltanto per due anni ed adesso, se lo \u00e8 ancora (fra le due elezioni, vi \u00e8 una frattura di pi\u00f9 di vent\u2019anni), lo \u00e8 da poco tempo. Noi avremo questo risultato: che quasi tutti i consiglieri comunali socialisti e comunisti saranno esclusi dalla candidatura al Senato. Troviamo poi: \u00abProfessori ordinari di Universit\u00e0 e di Istituti superiori, membri dell\u2019Accademia dei Licei e di corpi assimilati; magistrati e funzionari dello Stato e di altre pubbliche amministrazioni, ecc.; membri elettivi per quattro anni di Consigli superiori presso le amministrazioni centrali; di Consigli di ordini professionali; di Consigli di Camere di commercio, industria ed agricoltura, di Consigli direttivi nazionali, ecc.; membri per quattro anni di Consigli di amministrazione o di gestione (questi legalmente non ci sono ancora) di aziende private o cooperative con almeno cento dipendenti o soci; imprenditori individuali; proprietari conduttori; dirigenti tecnici ed amministratori di aziende di eguale importanza\u00bb.<\/p><p>Esaminate con ponderazione tutte queste categorie; tengo a farvi osservare che \u00e8 stato fatto un calcolo dal quale \u00e8 risultato che vi \u00e8 una differenza e una sproporzione tra partiti di destra e di sinistra di uno a dieci. Abbiamo, con la stessa massa, una quantit\u00e0 di possibili candidati uguale ad un decimo dei partiti di destra.<\/p><p>Ebbene, onorevoli colleghi, per tutte queste ragioni noi voteremo contro questo Progetto e presenteremo degli emendamenti, perch\u00e9 ci pare che effettivamente se dessimo vita ad un Senato del tipo progettato, noi creeremmo una Camera antidemocratica, in contraddizione completa con le nostre aspirazioni. (<em>Applausi a sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. Il seguito della discussione \u00e8 rinviato a domani alle 16.<\/p><p>Risposta ad una interrogazione urgente.<\/p><p>PRESIDENTE. \u00c8 stata presentata una interrogazione con richiesta di urgenza dagli onorevoli Sereni e Laconi:<\/p><p>\u00abAl Presidente del Consiglio dei Ministri e al Ministro degli affari esteri, per sapere che cosa risulti esattamente al Governo intorno alle dichiarazioni attribuite dalla stampa all\u2019ammiraglio Bieri della flotta americana del Mediterraneo, e quale atteggiamento esso abbia preso o intenda prendere dinanzi alle dichiarazioni stesse e particolarmente a quella parte di esse che si riferisce al carattere permanente della presenza della flotta statunitense nelle acque italiane\u00bb.<\/p><p>Chiedo al Governo quando intenda rispondere.<\/p><p>SFORZA, <em>Ministro degli affari esteri. <\/em>Posso rispondere anche subito.<\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019onorevole Ministro degli affari esteri ha facolt\u00e0 di parlare.<\/p><p>SFORZA, <em>Ministro degli affari esteri. <\/em>Risponder\u00f2 subito all\u2019interrogazione degli onorevoli Sereni e Laconi, ma sono certo che essi mi comprenderanno se risponder\u00f2 con estrema brevit\u00e0. Sono certo che mi comprenderanno perch\u00e9 non dubito che essi hanno a cuore il decoro nazionale quanto l\u2019ho io.<\/p><p>Quando io lessi l\u2019intervista dell\u2019Ammiraglio americano, non me ne occupai affatto, perch\u00e9 capii immediatamente e sentii non solo come Ministro degli esteri, ma come italiano e come uomo di buon senso, che ci trovavamo di fronte ad una delle troppo numerose prove di mancanza di responsabilit\u00e0 politica, nazionale e patriottica di certi giornali. L\u2019intervista Bieri \u00e8 un falso. Ho ricevuto or ora, per rispondere all\u2019interrogazione dei miei colleghi, il testo che fu dato, e non vi \u00e8 una parola sulla permanenza, pi\u00f9 o meno prolungata, della squadra. Niente, assolutamente niente. L\u2019intervista fu onestamente redatta; ma gli scribi che la riprodussero pensarono forse che falsandola si sarebbero vendute pi\u00f9 copie di certi giornali; ma quando si tratta di argomenti che concernono l\u2019indipendenza e la sovranit\u00e0 italiana, non si dovrebbe scherzare a questo modo. Punto e basta. (<em>Applausi<\/em>).<\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019onorevole Sereni ha facolt\u00e0 di dichiarare se sia sodisfatto.<\/p><p>SERENI. Io potrei dichiararmi sodisfatto della risposta che l\u2019onorevole Ministro degli esteri ha dato alla nostra interrogazione se si trattasse effettivamente di un falso. Ho potuto constatare, dal confronto dei testi pubblicati da differenti giornali, che le dichiarazioni esplicite di basi a Napoli od altre citt\u00e0 non apparivano nel testo dell\u2019intervista. Tuttavia ho letto nel testo dell\u2019intervista, che finora non \u00e8 stata smentita da nessuno, dichiarazioni che non sono meno preoccupanti, in quanto si parla di una permanenza della flotta americana nel Mediterraneo. Ora, una flotta ha bisogno di determinate basi, e la flotta americana non ha basi nel Medi terraneo. Quando si dice \u00abqui\u00bb, e la parola viene pronunciata ih Italia, io credo che le basi siano quelle italiane. In ogni caso, a quanto mi risulta, ieri, in una conferenza stampa al Ministero degli esteri, si \u00e8 detto che appunto non si intendeva occuparsi dell\u2019intervista. Non so se questo atteggiamento possa costituire una garanzia degli interessi nazionali. Un esponente elevato della politica, dell\u2019esercito e della flotta americana ha fatto delle dichiarazioni che sarebbero lesive per l\u2019indipendenza del nostro Paese. Penso che il compito del Ministero degli esteri, del Governo, sia quello di prendere, di fronte ad una dichiarazione di questo genere, immediata posizione, tanto \u00e8 vero che non il nostro Governo, ma il Governo americano ha sentito il bisogno di prendere immediatamente posizione in proposito. Mi meraviglio \u2013 non posso non meravigliarmi \u2013 che si sia dimostrato in questa occasione pi\u00f9 sollecito della difesa dell\u2019indipendenza del nostro Paese il Governo degli Stati Uniti d\u2019America che il nostro.<\/p><p>SFORZA, <em>Ministro degli affari esteri. <\/em>Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>SFORZA, <em>Ministro degli affari esteri.<\/em> L\u2019onorevole Sereni sa, dalla lunga permanenza insieme nel Governo, quanto ho sempre apprezzato la sottigliezza del suo spirito e la rapidit\u00e0 delle sue percezioni. Mi meraviglio questa volta che non sia pienamente d\u2019accordo con me nel sentire quanto \u00e8 pi\u00f9 bello, quanto \u00e8 pi\u00f9 alto che di fronte ad una notizia che \u00e8 considerata inammissibile dal Governo italiano, il Governo stesso non si sia degnato di smentire e che le pi\u00f9 alte autorit\u00e0 americane lo abbiano invece fatto di loro libera volont\u00e0. Questo \u00e8 il mio sentimento, sentimento della dignit\u00e0 italiana, e tale che mai ammetterei con aria sospettosa, con aria intimidita che certe cose possono accadere quando so che mai accadranno fino a che quanti pensano come me saranno a questo posto. (<em>Applausi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Su di una votazione a scrutinio segreto.<\/p><p>PRESIDENTE. Stamane l\u2019Assemblea \u00e8 stata investita dell\u2019esame del disegno di legge relativo agli Accordi commerciali e di pagamento tra l\u2019Italia e la Svezia e si sarebbe potuto passare e qualcuno ha pensato che si passasse alla sua votazione a scrutinio segreto. Invece, a norma dell\u2019articolo 106 del regolamento, faremo la votazione a scrutinio segreto nella seduta di domani, e questo preannunzio implica evidentemente l\u2019augurio e la speranza che nella prossima seduta vi sia il numero sufficiente perch\u00e9 la votazione sia valida.<\/p><p>Domani, nella mattinata dovranno riunirsi le Commissioni legislative; pertanto \u00e8 opportuno non tenere seduta. Si terr\u00e0 la seduta alle 16 per il seguito della discussione sul Progetto di Costituzione della Repubblica Italiana.<\/p><p>Vorrei ancora una volta pregare i colleghi presenti \u2013 ma la preghiera va essenzialmente agli assenti \u2013 di venire alla seduta pronti a prendere la parola quando essa fosse in qualunque momento loro data.<\/p><p>Se in questi primi giorni \u00e8 ancora comprensibile che si sia usata indulgenza verso gli assenti, dobbiamo mettere ora fine alle tolleranti attese e riprendere il corso normale della discussione. (<em>Approvazioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Interrogazioni.<\/p><p>PRESIDENTE. Si dia lettura delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.<\/p><p>RICCIO, <em>Segretario<\/em>, legge:<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro dell\u2019agricoltura e delle foreste, per sapere per quali ragioni ai contadini della Valle Bormida non siano ancora stati pagati, per parte degli enti competenti della provincia di Asti, i saldi delle nocciole conferite agli ammassi negli anni 1941-42. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abScotti Alessandro\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Presidente del Consiglio dei Ministri e il Ministro dell\u2019interno, per conoscere per quale motivo non si sia ancora provveduto a regolare lo stato di cittadinanza degli abitanti delle Valli atesine, sconvolto dagli insani accordi Mussolini-Hitler del 1939; e quale provvedimento abbia in animo il Governo di adottare in proposito, per pacificare quella contrada e per il buon nome della democrazia e della Repubblica italiana. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abJacometti\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro dell\u2019agricoltura e delle foreste, per conoscere che cosa intende fare in merito all\u2019olivicoltura e all\u2019elaiotecnia italiane che rischiano, per il disinteressamento governativo, di rimanere prive di tecnici, per i quali non c\u2019\u00e8 adeguata sistemazione negli uffici statali o parastatali, relativi alla suddetta branca di agricoltura. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abDi Gloria\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro del tesoro, per conoscere quando e come intende provvedere alla soluzione dei problemi che riflettono i ciechi civili, con particolare riguardo all\u2019assistenza continuativa, secondo i voti formulati a suo tempo dalle sezioni U.I.C. di tutta l\u2019Italia. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abDi Gloria\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro del tesoro, per sapere se non ravvisi l\u2019opportunit\u00e0 di aggiornare le indennit\u00e0 di trasferta a favore di tutti i funzionari, che per ragioni di servizio debbono stare molto tempo fuori sede. Le diarie attuali sono veramente irrisorie e (perch\u00e9 no?) inumane. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abDi Gloria\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro di grazia e giustizia, per sapere a che punto sono giunti i lavori per l\u2019emanazione dei nuovi Codici penali e di procedura penale e se \u00e8 possibile affrettarne la conclusione; in quanto sembra quasi incredibile che la giustizia penale continui ad essere amministrata dalle leggi fasciste, sia pure con le lievi attenuazioni introdotte col decreto legislativo luogotenenziale 14 settembre 1944, n. 288. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abPersico\u00bb.<\/p><p>PRESIDENTE. Le interrogazioni test\u00e9 lette saranno iscritte all\u2019ordine del giorno e svolte al loro turno, trasmettendosi ai Ministri competenti quelle per le quali si chiede la risposta scritta.<\/p><p>La seduta termina alle 19.15.<\/p><p>Ordine del giorno per la seduta di domani.<\/p><p>Alle ore 16:<\/p><p>Seguito della discussione sul progetto di Costituzione della Repubblica italiana.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Versione PDF ASSEMBLEA COSTITUENTE ccxv. SEDUTA POMERIDIANA DI GIOVED\u00cc 11 SETTEMBRE 1947 PRESIDENZA DEL PRESIDENTE TERRACINI Indi DEL VICEPRESIDENTE CONTI INDICE Sul processo verbale: Faralli Presidente Cappa, Ministro della marina mercantile Commemorazione: Tonello Grilli Cappa, Ministro della marina mercantile Presidente Sostituzione di deputati: Presidente Progetto di Costituzione della Repubblica italiana (Seguito della discussione): Preti Clerici [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_relevanssi_hide_post":"","_relevanssi_hide_content":"","_relevanssi_pin_for_all":"","_relevanssi_pin_keywords":"","_relevanssi_unpin_keywords":"","_relevanssi_related_keywords":"","_relevanssi_related_include_ids":"","_relevanssi_related_exclude_ids":"","_relevanssi_related_no_append":"","_relevanssi_related_not_related":"","_relevanssi_related_posts":"2131,2181,2364,2196,2265,2315","_relevanssi_noindex_reason":"","_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"categories":[55,7],"tags":[],"post_folder":[54],"class_list":["post-2093","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-1947-09","category-assemblea"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2093","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2093"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2093\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6732,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2093\/revisions\/6732"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2093"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2093"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2093"},{"taxonomy":"post_folder","embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fpost_folder&post=2093"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}