{"id":2072,"date":"2023-09-10T22:34:15","date_gmt":"2023-09-10T20:34:15","guid":{"rendered":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=2072"},"modified":"2023-10-21T21:11:42","modified_gmt":"2023-10-21T19:11:42","slug":"giovedi-31-luglio-1947","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=2072","title":{"rendered":"GIOVED\u00cc 31 LUGLIO 1947"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"2072\" class=\"elementor elementor-2072\" data-elementor-post-type=\"post\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-622f706 elementor-section-full_width elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"622f706\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-8f56b33\" data-id=\"8f56b33\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-24ef479 elementor-align-right elementor-widget elementor-widget-button\" data-id=\"24ef479\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"button.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-button-wrapper\">\n\t\t\t\t\t<a class=\"elementor-button elementor-button-link elementor-size-sm\" href=\"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/19470731_1.pdf\" target=\"_blank\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-content-wrapper\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-icon\">\n\t\t\t\t<i aria-hidden=\"true\" class=\"icon icon-view\"><\/i>\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-text\">Versione PDF<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-a9a5540 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"a9a5540\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>ASSEMBLEA COSTITUENTE<\/p><p>CCXI.<\/p><p>SEDUTA DI GIOVED\u00cc 31 LUGLIO 1947<\/p><p>PRESIDENZA DEL PRESIDENTE <strong>TERRACINI<\/strong><\/p><p><strong>INDICE<\/strong><\/p><p><strong>Congedo:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p><strong>Risposte scritte ad interrogazioni <\/strong>(<em>Annunzio<\/em>)<strong>:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p><strong>Disegno di legge<\/strong> (<em>Seguito della discussione<\/em>)<strong>:<\/strong><\/p><p>Approvazione del Trattato di pace tra le Potenze Alleate ed Associate e l\u2019Italia, firmato a Parigi il 10 febbraio 1947. (23).<\/p><p>Presidente<\/p><p>Damiani<\/p><p>Jacini<\/p><p>Giannini<\/p><p>Caroleo<\/p><p>Badini Confalonieri<\/p><p>Sforza, <em>Ministro degli affari esteri<\/em><\/p><p>De Gasperi, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri<\/em><\/p><p>Nenni<\/p><p>Gronchi, <em>Relatore della maggioranza<\/em><\/p><p>Ruini<\/p><p>Orlando Vittorio Emanuele<\/p><p>Selvaggi<\/p><p>Corbino<\/p><p>Scotti Alessandro<\/p><p>Perassi<\/p><p>Bassano<\/p><p>Patricolo<\/p><p>Togliatti<\/p><p>Laconi<\/p><p>Condorelli<\/p><p><strong>Votazione segreta:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p><strong>Chiusura della votazione segreta:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p><strong>Sui lavori dell\u2019Assemblea:<\/strong><\/p><p>Micheli<\/p><p>De Gasperi, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri<\/em><\/p><p>Presidente<\/p><p><strong>Risultato della votazione segreta:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p><strong>Interrogazioni, interpellanze e mozione <\/strong>(<em>Annunzio<\/em>)<strong>:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p>La seduta comincia alle 9.30.<\/p><p>MOLINELLI, <em>Segretario<\/em>, legge il processo verbale della precedente seduta antimeridiana.<\/p><p>(<em>\u00c8 approvato<\/em>).<\/p><p>Congedo.<\/p><p>PRESIDENTE. Comunico che ha chiesto congedo il deputato Lombardi Riccardo.<\/p><p>(<em>\u00c8 concesso<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Annunzio di risposte scritte ad interrogazioni.<\/p><p>PRESIDENTE. Comunico che i Ministri competenti hanno inviato risposte scritte ad interrogazioni presentate da onorevoli deputati.<\/p><p>Saranno pubblicate in allegato al resoconto stenografico della seduta di oggi.<\/p><p>Seguito della discussione del disegno di legge: Approvazione del trattato di pace tra le Potenze Alleate ed Associate e l\u2019Italia, firmato a Parigi il 10 febbraio 1947. (23).<\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge: Approvazione del trattato di pace tra le Potenze Alleate ed Associate e l\u2019Italia, firmato a Parigi il 10 febbraio 1947.<\/p><p>Restano da svolgere alcuni degli ordini del giorno presentati. L\u2019onorevole Damiani ha presentato il seguente ordine del giorno:<\/p><p>\u00abL\u2019Assemblea Costituente, certa della rinascita dell\u2019Italia nel nuovo clima di solidariet\u00e0 internazionale, delibera di ratificare il Trattato per chiudere un triste periodo di errori, cui tutto il mondo concorse\u00bb.<\/p><p>Ha facolt\u00e0 di svolgerlo.<\/p><p>DAMIANI. Onorevoli colleghi, io sar\u00f2 brevissimo; non parler\u00f2 pi\u00f9 di dieci minuti.<\/p><p>PRESIDENTE. Sar\u00e0 un esempio per gli altri.<\/p><p>DAMIANI. L\u2019onorevole Sforza ha dichiarato che se entro il 10 agosto l\u2019Italia non avr\u00e0 ratificato il Trattato, corriamo il rischio di vedere ritardato di un anno il nostro ingresso all\u2019O.N.U.<\/p><p>Chi ha sostenuto l\u2019indipendenza dei due fatti non ha potuto dimostrare matematicamente il suo asserto. Tanto pi\u00f9 che oggi i giornali pubblicano due nuove notizie che confortano la tesi favorevole alla ratifica. La prima ci fa sapere, secondo un portavoce del <em>Foreign Office<\/em>, che l\u2019Unione sovietica subordina la ratifica dei trattati a quella preventiva degli Stati ex-nemici; la seconda riguarda il veto russo all\u2019ammissione fra le Nazioni Unite degli Stati vinti che non hanno ratificato il rispettivo Trattato di pace. Quindi, di fronte a questa situazione, l\u2019Italia non pu\u00f2 assumersi gravi responsabilit\u00e0 verso il suo popolo, essendo per noi assolutamente necessario rientrare nella catena della piena e viva collaborazione internazionale.<\/p><p>Questa settimana di dibattito, che chiamerei settimana di passione e di dolore nazionale, ha rivelato al mondo l\u2019alto senso di dignit\u00e0 e di realt\u00e0 del popolo italiano. Le mutilazioni che ci impone il duro Trattato dobbiamo subirle come una imposizione che non possiamo respingere, ma il dolore d\u00e0 al popolo italiano la forza di risollevarsi fidando nelle sue grandi risorse morali e di lavoro.<\/p><p>La revisione non potr\u00e0 essere negata.<\/p><p>Noi non possiamo isolarci dal mondo, ma nemmeno il mondo pu\u00f2 fare a meno dell\u2019Italia.<\/p><p>Un russo, Giacomo Novicow, pubblic\u00f2 nel 1902 un volume sulla missione dell\u2019Italia. L\u2019eminente sociologo, obiettivo analizzatore della fisiologia dei popoli, fu ardente amico dell\u2019Italia, ne conobbe l\u2019alto potenziale umanistico, scientifico, artistico, civile e sociale e nel quadro armonico che egli si fece di un mondo concepito a razionale e naturale unit\u00e0 di forze, disciplinate ed equilibrate al fine del bene comune, egli vide ed esalt\u00f2 la nobile e feconda missione dell\u2019Italia sia nel campo intellettuale, dato che essa fu madre del diritto, delle scienze e delle arti, ed \u00e8 sempre nuova generatrice di alte e forti energie, di genio e di lavoro, sia nel campo internazionale per le sue possibilit\u00e0 di iniziativa per unire i popoli.<\/p><p>Il fervente federalista Novicow, venendo sulla strada gi\u00e0 tracciata da Mazzini, fin dal 1900 si fece sostenitore di quella chiara, giusta e naturale teoria che oggi, rifiorita nel cuore di milioni di uomini, costituisce la pi\u00f9 grande forza che lo spirito possa opporre al disordine e ad una miope politica di astuzie e di egoismi, che rinverdendo i decrepiti e anacronistici nazionalismi e imperialismi, condurrebbe il mondo a morte.<\/p><p>L\u2019Italia \u2013 col Trattato o senza Trattato \u2013 \u00e8 viva, vigorosa ed eterna.<\/p><p>Essa, non soltanto per il mutato clima dei tempi, ma per la sua debolezza militare, non ha pi\u00f9 possibilit\u00e0 di intervenire con la forza in una politica che sulla forza fosse basata.<\/p><p>Noi siamo il popolo che pi\u00f9 sentiamo l\u2019attuale fase evolutiva verso un mondo ascendente all\u2019unit\u00e0, perch\u00e9 Iddio ci ha dotato di alto senso storico, politico, etico e sociale. Siamo il popolo pi\u00f9 internazionalista. Noi abbiamo preso la via giusta delle due che sul bivio della storia invitano e tentano l\u2019umanit\u00e0 alla salvezza o alla distruzione. Questa alta missione storica di fattore riequilibratore, di combattente per la pace, di sollecitatore di soluzioni armoniche tra le forze contrapposte, di avvicinatore delle parti divise da un complesso di malintesi di carattere ideologico ed economico, questo alto compito umano di suscitatore di un sano ottimismo, mentre rauche e livide si fanno le lingue pessimistiche che annunciano un nuovo cataclisma, proprio dall\u2019Italia deve essere esplicata con la virt\u00f9 del suo spirito vibrante di ideale e di saggezza.<\/p><p>Cosa rimane a noi se non la forza della nostra volont\u00e0, della nostra energia, capacit\u00e0, intelletto, sensibilit\u00e0, lavoro?<\/p><p>Questo oscuro trattato segner\u00e0 il limite di una triste epoca, limite fino al quale la mentalit\u00e0 di un cupo medioevo ha potuto spingersi.<\/p><p>Esso sar\u00e0 superato certamente dall\u2019avvento delle forze del bene che stanno fiorendo e germogliando in tutti i continenti.<\/p><p>Occorre aver fede in un avvenire migliore. I popoli tendono a unirsi e si uniranno, e i dettagli della situazione presente, che oggi tanto ci affliggono, saranno le briciole di un triste passato che la nuova era di luce disperder\u00e0 definitivamente.<\/p><p>A Londra, nel febbraio scorso, 72 membri del Parlamento britannico si pronunciarono a favore di una federazione mondiale.<\/p><p>Truman, il 4 luglio, invita e sospinge alla solidariet\u00e0 internazionale.<\/p><p>\u00abNoi dobbiamo mirare \u2013 egli afferma \u2013 non ad assicurare la pace per il nostro tempo, bens\u00ec la pace per tutti i tempi a venire\u00bb.<\/p><p>Per\u00f3n, nel suo discorso del 6 luglio, rivolge un caldo appello a tutti i popoli perch\u00e9 la nuova fede federalista mondiale li illumini e li guidi.<\/p><p>Marshall sollecita la ricostruzione economica dell\u2019Europa su un piano di generale concorso di tutte le forze europee per l\u2019instaurazione di un nuovo ordine continentale.<\/p><p>Ai Paesi che ancora non hanno partecipato ai lavori preliminari per la definizione del piano sar\u00e0 incessantemente ripetuto l\u2019invito e tutti si augurano la collaborazione dell\u2019Oriente europeo alla formazione della nuova struttura comune per tutti i popoli civili.<\/p><p>Coudenhove-Kalergi ha riunito, il 4 luglio, i parlamentari di quasi tutti i Paesi europei a Gstaad per la costituzione di un libero Parlamento europeo, e l\u20198 settembre i deputati di molte nazioni torneranno a riunirsi in un grande congresso nella stessa Gstaad.<\/p><p>L\u2019Italia ha dato il maggior numero di adesioni all\u2019iniziativa di Coudenhove-Kalergi: 310 sono stati i deputati italiani che hanno risposto s\u00ec al suo primo quesito se erano favorevoli ad una Federazione europea.<\/p><p>Oltre 200 sono i deputati italiani che costituiscono il gruppo parlamentare per la Unione Europea.<\/p><p>Dal 17 al 24 agosto, con la partecipazione di oltre 20 nazioni, di tutti i continenti, avr\u00e0 luogo a Montreux un congresso per l\u2019Unione Mondiale e dal 27 al 30 agosto un secondo congresso per l\u2019Unione Europea.<\/p><p>All\u2019Universit\u00e0 internazionale di Lugano dal 31 agosto al 28 settembre avr\u00e0 luogo un corso di \u00abEducazione alla pace e alla cooperazione dei popoli\u00bb.<\/p><p>In tutto il mondo fioriscono movimenti federalisti e se ne incontrano decine in ogni Paese. Recentemente in America, \u00e8 stata calcolata al 67 percento la popolazione favorevole ad un Governo Mondiale. In tutto il mondo si pubblicano libri sulle possibilit\u00e0 reali di una Federazione mondiale.<\/p><p>Reves, nella sua \u00abAnatomia della pace\u00bb scrive:<\/p><p>\u00abLa credenza diffusa che sia impossibile qualsiasi ordine legale unificato tra l\u2019Unione Sovietica e le Democrazie occidentali a causa delle differenze fondamentali nei loro sistemi economici, non \u00e8 pi\u00f9 valida del pregiudizio vecchio di secoli che cattolici e protestanti non possano vivere pacificamente nella stessa comunit\u00e0.<\/p><p>\u00abI conflitti tra Stati sovrani sono inevitabili non a causa di differenze nei loro sistemi sociali-economici, ma a causa del potere sovrano non integrato delle unit\u00e0 sociali divise\u00bb.<\/p><p>L\u2019onorevole Nobile, nel suo recente libro <em>L\u2019Umanit\u00e0 al bivio<\/em>, conclude che il sistema delle sovranit\u00e0 nazionali \u00e8 oggi il nostro peggiore nemico: \u00abOccorre lottare strenuamente contro esso e il disordine economico, che ne \u00e8 conseguenza, per far trionfare sullo spirito dei gretti, malefici, feroci nazionalismi quello della solidariet\u00e0 fra tutti gli uomini, indipendentemente dalla loro razza, religione, cultura\u00bb.<\/p><p>L\u2019O.N.U. e le organizzazioni internazionali derivate: U.N.E.S.C.O., F.A.O., U.N.R.R.A., e tante altre per il potenziamento sul piano mondiale delle pi\u00f9 sane forze culturali sociali ed economiche, sono il preludio della nuova storia.<\/p><p>Se in ogni paese si indicesse un <em>referendum <\/em>sulla Federazione Mondiale, il risultato sarebbe senz\u2019altro positivo. I popoli debbono essere coscienti della loro qualit\u00e0 di protagonisti della storia e devono determinare i fatti positivi che generano la pace e l\u2019armonia. Noi dobbiamo credere, fermamente credere nel valore e nella forza dello spirito, che Dio ha dotato di virt\u00f9 sublimi, se vogliamo risollevarci dal dolore ed operare in pro dell\u2019umanit\u00e0 umiliata ed affronta, che soffre e che spera.<\/p><p>Il sospetto, l\u2019ipocrisia e l\u2019egoismo immiseriscono e distruggono; essi debbono esser vinti dalla comprensione e dalla fede.<\/p><p>Roosevelt disse: \u00abLe Nazioni Unite vogliono lavorare all\u2019instaurazione di un ordine internazionale nel quale lo spirito di Cristo guidi i cuori degli uomini e delle Nazioni\u00bb. L\u2019Italia vuole entrare nell\u2019O.N.U. appunto per adempiere, alla luce di quel principio, l\u2019alta missione cui \u00e8 particolarmente chiamata. (<em>Applausi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019onorevole Jacini ha presentato il seguente ordine del giorno:<\/p><p>\u00abL\u2019Assemblea Costituente, mentre rinnova la pi\u00f9 viva protesta contro le clausole del Trattato di pace, che disconoscono l\u2019apporto decisivo recato dal Corpo di liberazione e dai Partigiani italiani alla causa comune, delibera di autorizzare il Governo a dar piena esecuzione ai Trattato medesimo, non appena esso entri in vigore a termini dell\u2019articolo 90\u00bb.<\/p><p>Ha facolt\u00e0 di svolgerlo.<\/p><p>JACINI. Onorevoli colleghi, il doloroso episodio che ha chiuso la seduta di ieri ha confermato quella che era in me opinione gi\u00e0 radicata; e cio\u00e8 che tutta questa discussione avrebbe dovuto, per carit\u00e0 di patria, essere impostata diversamente. Noi non potevamo certo pretendere che una parte dei nostri colleghi si adagiasse all\u2019opinione dell\u2019altra per amore di unit\u00e0 esteriore, per formare una specie di fronte unico dinanzi allo straniero; ma ben potevamo imporre a noi stessi un contegno cos\u00ec sobrio, un\u2019argomentazione cos\u00ec contenuta e castigata, una manifestazione cos\u00ec moderata dei nostri dissensi, da dare a tutto il mondo una manifestazione di quella sostanziale solidariet\u00e0 di idee che \u00e8 pure in noi quando, di comune accordo, riteniamo tutti ingiusto e difficilmente sopportabile questo Trattato che ci viene imposto.<\/p><p>Purtroppo non \u00e8 stato cos\u00ec. Purtroppo i dissensi si sono manifestati con una violenza e con una incoerenza davvero deplorevoli; onde a me non resta che trarne per mio conto questo proposito, di mantenere le mie brevi parole entro limiti tali, da non riaccendere un nuovo contrasto, da non offrire di nuovo uno spettacolo, alla Nazione e al mondo, cos\u00ec diverso da quello che la Camera italiana avrebbe pur dovuto presentare.<\/p><p>Io noto, con qualche stupore, una certa diversit\u00e0 di impostazione fra coloro che sostengono una stessa tesi, e cio\u00e8 la tesi della non ratifica o della non immediata ratifica del Trattato.<\/p><p>Tra le parole del senatore Croce e quelle di altri colleghi, specie di questa parte dell\u2019Assemblea (<em>Accenna a destra<\/em>), mi \u00e8 parso infatti di notare un sostanziale e profondo divario, anche se le conclusioni erano in apparenza uguali. Nelle parole di Benedetto Croce vibrava una contenuta passione, una protesta fondata su ragioni morali; protesta alla quale tutti i settori di questa Assemblea non possono che aderire, anche se molti di noi non ne traggono quelle conseguenze politiche che al senatore Croce \u00e8 piaciuto di trarne. Ma, sull\u2019insieme della sua argomentazione, ripeto, non poteva esservi dissenso.<\/p><p>Invece, da qualche altra parte dell\u2019Assemblea hanno riecheggiato rimpianti, che non mi sembrava dovessero udirsi in quest\u2019Aula. Mi \u00e8 sembrato, cio\u00e8, che da alcuni si rimpiangesse, non tanto o non soltanto il prezzo troppo duro pagato per la sconfitta, l\u2019ingiustizia della pace che ci viene imposta, ma proprio la sconfitta medesima; quasi che fosse pensabile, quasi che fosse sopportabile alla mente di un Italiano che il conflitto potesse avere un esito diverso da quello che effettivamente ha avuto.<\/p><p>Onorevoli colleghi, io sono stato due volte, durante l\u2019ultima guerra, richiamato in servizio militare, ed ho fatto il mio dovere di soldato, di ufficiale e di gentiluomo. Ma non \u00e8 mai venuta meno in fondo al mio animo la convinzione che la guerra era perduta, che la sconfitta era inevitabile, che la sconfitta era necessaria; necessaria per quella fatalit\u00e0, per quella giustizia immanente della storia, la quale non \u00e8 se non l\u2019estrinsecazione della giustizia trascendente di Dio.<\/p><p>Vi sarebbe stato, o signori, qualcosa di assai pi\u00f9 grave della sconfitta; la situazione sarebbe oggi assai pi\u00f9 grave di quella davanti alla quale ci troviamo, se, anzich\u00e9 la sconfitta noi avessimo avuto la vittoria delle potenze del male, e se a quella vittoria noi fossimo rimasti, in qualche misura, associati. (<em>Applausi<\/em>). Quando da parte di qualcuno si dice che la nostra cobelligeranza doveva essere negoziata, ci\u00f2 pu\u00f2 corrispondere ad una esatta, se pur miope visione della contingenza momentanea; ma non dimentichiamo che la cobelligeranza era per noi un diritto prima che un dovere, e soddisfaceva ad una nostra profonda aspirazione. Tutto quello che possiamo rimpiangere \u00e8 che essa ci sia stata concessa troppo tardi ed in misura troppo ristretta. Moralmente la cobelligeranza non poteva essere negoziata, perch\u00e9 rispondeva ad un postulato fondamentale della coscienza italiana. E quando l\u2019onorevole Patrissi dice che la guerra del 1915 e la guerra del 1939 sono sostanzialmente una cosa sola e rispondono ad un medesimo piano nazionale, egli \u2013 mi pendoni la parola forse un po\u2019 forte \u2013 pronuncia una bestemmia, perch\u00e9 la guerra del 1939, nello spirito che l\u2019ha animata come nei risultati che ha conseguito, \u00e8 stata l\u2019antitesi e la distruzione della guerra del 1915. La guerra del 1915 \u00e8 guerra alla quale tutto il popolo italiano ha partecipato con le pi\u00f9 profonde radici del proprio spirito; la guerra del 1939 \u00e8 guerra che il popolo italiano ha condotto per un semplice concetto di onore militare, ha subito come una dolorosa necessit\u00e0, e che ha profondamente rimpianto di dover condurre; onde i risultati sono stati quelli che dovevano necessariamente corrispondere ad uno stato d\u2019animo siffatto.<\/p><p>Comunque, i vincitori ci obbligano oggi a pagare per questa guerra uno scotto che \u00e8 indubbiamente sproporzionato, perch\u00e9 non tiene conto dell\u2019apporto considerevole e concreto che alla risoluzione finale del conflitto hanno dato le nostre forze militari organizzate ed i nostri partigiani.<\/p><p>Onorevoli colleghi, se lo scotto \u00e8 cos\u00ec alto, gli \u00e8 perch\u00e9 i nostri nemici di ieri sentono ancora nelle carni il danno positivo che noi abbiamo loro inflitto; \u00e8 perch\u00e9 il nostro esercito, trascinato in una guerra che non voleva, si \u00e8 tuttavia battuto con strenua abnegazione; le nostre fanterie, accompagnate da carri armati di modello antiquato, hanno fatto tutto il loro dovere; le nostre artiglierie, con un armamento anacronistico, hanno sparato giusto; la nostra marina, cieca, priva di una propria aviazione, priva di porta-aerei, si \u00e8 tuttavia battuta su tutti i mari; la nostra aviazione, alla deficienza di materiali ha supplito con la mirabile abnegazione dei suoi uomini. Io vorrei che sulle tombe ignorate dei nostri soldati caduti, dalle sabbie infuocate dell\u2019Egitto alle steppe gelate della Russia, fiorisse la riconoscenza della Patria; che si potesse incidere su quelle tombe ci\u00f2 che Luigi I di Baviera volle scolpito sulla stele, che a Monaco ricorda il sacrificio dei bavaresi caduti combattendo nelle schiere napoleoniche nella campagna di Russia: \u00abAuch sie starben f\u00fcr\u2019s Vaterland\u00bb: \u00abanch\u2019essi sono morti per la Patria\u00bb. (<em>Approvazioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Questo valore del nostro esercito, questa efficienza della nostra offesa, \u00e8 stata riconosciuta dal maresciallo Alexander, dal generale Clark, dall\u2019ammiraglio Cunningham e da molti altri; e noi possiamo ben accontentarci di queste testimonianze di ex nemici divenuti amici, e respingere come immonda, con la punta dei nostri stivali, l\u2019oscena accusa formulata in un noto discorso del signor Wischinski, camuffata ed edulcorata poi dalle interpretazioni di una ufficiosa agenzia; la quale peraltro si \u00e8 dimenticata di includere nella smentita la prima frase, che io non voglio ripetervi qui per carit\u00e0 di Patria e per rispetto di me medesimo; frase che crea fra noi e l\u2019amico popolo jugoslavo un diaframma, che non sar\u00e0 allontanato se non il giorno in cui la frase stessa verr\u00e0 ritirata o smentita.<\/p><p>Questo debito che gli alleati ci impongono di pagare, noi l\u2019abbiamo riconosciuto. La necessit\u00e0 della ratifica \u00e8 stata, su proposta dell\u2019onorevole Nitti, votata all\u2019unanimit\u00e0 dalla Commissione dei Trattati. Noi abbiamo, in un primo tempo, autorizzato l\u2019ambasciatore di Soragna ad apporre la propria firma al Trattato di pace; successivamente abbiamo votato a maggioranza in seno alla Commissione dei Trattati in favore della ratifica, e abbiamo consegnato tale voto, e guisa di viatico, nelle mani del nostro Ministro che si recava a Parigi. Che cosa dovrebbe ora spingerci a non ratificare? Quali vantaggi possiamo riprometterci da una non ratifica?<\/p><p>Il solo fatto che secondo alcuni pu\u00f2 consigliarci a non ratificare \u00e8 questo, che la Russia sinora non ha ratificato: la Russia, notate bene, cio\u00e8 la sola fra le Potenze vincitrici, che alla nostra domanda di revisione abbia risposto con un no secco ed assoluto, ammonendoci che bisognava sottostare in qualsiasi modo alle condizioni imposteci, perch\u00e9 il Trattato, cos\u00ec com\u2019era, rappresentava quanto di meglio l\u2019Italia potesse attendersi in ogni caso.<\/p><p>Ed \u00e8 proprio per aspettare la ratifica della Russia che noi dovremmo sospendere un atto libero della nostra volont\u00e0? (<em>Commenti a sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>La ratifica che cosa significa? Significa uscire dalle condizioni precarie in cui ci troviamo oggi; liquidare, sia pure a prezzo caro ed ingiusto, il nostro debito; sederci dall\u2019altra parte del tavolo, entrare nel novero dei popoli creditori.<\/p><p>Perch\u00e9 dovremmo rimandare dunque la ratifica?<\/p><p>Non per ragioni giuridiche, perch\u00e9 il carattere coatto di questa pattuizione \u00e8 nella sua stessa natura; trattato viene da trattare, e questa pattuizione non \u00e8 stata trattata, quindi il Trattato \u00e8 di per s\u00e9 stesso coatto, indipendentemente dalla ratifica che noi possiamo o non possiamo apportarvi.<\/p><p>Non per ragioni pratiche, perch\u00e9 la clausole alle quali il Governo sottopone la ratifica fanno s\u00ec che essa non divenga operante se non il giorno in cui vi sia il concorso da parte di tutte le potenze vincitrici. Quindi quelli che potrebbero essere i temuti inconvenienti di una ratifica data in anticipo sono <em>a priori <\/em>eliminati dalla cautela di tale formula.<\/p><p>Non, infine, in attesa di non so quale sperabile evento: ma quale evento? Si dice che vi sia una probabilit\u00e0 su un milione che esso si verifichi. Ma io anche questa probabilit\u00e0 non la vedo e, per la natura stessa dell\u2019atteggiamento che andiamo ad adottare, ove una simile ipotesi si verificasse, ebbene, noi saremmo ancora in tempo a tornare a discutere sull\u2019argomento; questa nostra ratifica in realt\u00e0 non \u00e8 tale ma si riduce ad un\u2019autorizzazione, data al Governo, di procedere alla ratifica quando si siano verificate determinate circostanze.<\/p><p>Si parla infine di fierezza nazionale: in questi giorni si \u00e8 molto abusato di questo motivo. Ma io domando se vi sembri che vi sia da parte nostra maggior fierezza nel pagare, nel gettare sul tavolo il prezzo del nostro debito, o se ve ne sia una maggiore ne1 piatire indefinitamente, per qualche mese o per qualche anno, in attesa di un indeterminato evento o di un supposto mutamento di spirito da parte di taluno dei nostri vincitori.<\/p><p>Io ritengo che la fierezza stia in questo caso, nel porre la parola fine sotto i nostri debiti e nel portarci dall\u2019altra parte della barriera.<\/p><p>La verit\u00e0 \u00e8 che tutti quanti \u2013 e non soltanto da quei banchi (<em>Accenna a sinistra<\/em>)<em> \u2013 <\/em>tutti aspettano la parola di Mosca. Non hanno impressionato l\u2019onorevole Orlando gli applausi scroscianti che hanno da quel settore accompagnato le sue pi\u00f9 accese formulazioni nazionalistiche? Ha pensato l\u2019onorevole Orlando se quegli applausi vi sarebbero stati, e quali sarebbero stati, ove invece della ratifica della Russia si attendesse, poniamo, la ratifica dell\u2019Inghilterra o quella degli Stati Uniti? Molto probabilmente i consensi sarebbero diventati dissensi, e la situazione in quest\u2019aula sarebbe stata completamente cambiata. (<em>Approvazioni al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Io voglio ricordare qui un episodio, che far\u00e0 piacere molto probabilmente ai miei amici comunisti, in quanto \u00e8 tratto da quella storia della Russia zarista che la storiografia ufficiale sovietica ha completamente incorporata e fatta propria. Nel cosiddetto periodo \u00abdei disordini\u00bb, che va dalla morte di Ivan il Terribile all\u2019assunzione del potere da parte di Pietro il Grande, un\u2019ambasceria moscovita venne in Italia e si ferm\u00f2 anche a Firenze, nella Firenze medicea del secolo XVII. Ebbene, il pi\u00f9 grande stupore \u2013 ci dicono le cronache \u2013 il pi\u00f9 grande stupore che quei barbuti ambasciatori abbiano provato, proveniva dal vedere come il Granduca mediceo non si prosternasse a terra e non battesse la fronte sul tappeto al solo udir pronunciare il nome dello zar. Amici, ho paura che vi sia molta gente in Italia che, in ritardo di tre secoli, pensa ancora come quegli ambasciatori moscoviti! (<em>Commenti a sinistra<\/em>)<em>. <\/em>\u00c8 un\u2019opinione, basata su un dato storico; ci sono dei curiosi ricorsi nella storia!<\/p><p>Onorevoli colleghi, io non voglio abusare del tempo vostro e dell\u2019Assemblea; voglio dire soltanto questo: l\u2019Italia oggi chiude la partita per iniziare la sua faticosa ascesa. Nella storia millenaria del nostro Paese ricorrono gli episodi di questo genere; cadute alle quali succedono lunghi periodi di ricostruzione e di palingenesi. Se qualcuno di voi vorr\u00e0 prendersi la briga di sfogliare gli annali del Parlamento subalpino dopo la sconfitta di Novara, dopo il 1849, trover\u00e0 una situazione psicologica molto vicina alla nostra attuale. Anche allora erano forti i dissensi, anche allora vi erano alcuni che non volevano accettare il fatto compiuto a nessun patto, che avrebbero voluto una resistenza senza scopo e senza contenuto. Anche allora vi furono uomini cauti e prudenti che vollero invece accettare il fatto compiuto; e badate: il fatto compiuto significava allora consegnare all\u2019Austria le chiavi di casa \u2013 le chiavi della fortezza di Alessandria \u2013 consegnare allo straniero \u2013 come purtroppo oggi avviene \u2013 alcuni punti vitali della nostra frontiera; ma da quel momento era pur possibile intraprendere, in un\u2019atmosfera di serenit\u00e0 austera e di concentrata volont\u00e0, la ricostruzione morale e materiale del Paese.<\/p><p>Questa \u00e8 la situazione in cui l\u2019Italia si trova attualmente, questa \u00e8 l\u2019opera alla quale ci accingiamo; per attendere alla quale abbiamo bisogno di porre la parola fine a questo disgraziato e deprecato conflitto, in cui la frenetica volont\u00e0 di un uomo ci ha spinti, e avviarci a quella lenta e faticosa ricostruzione che dar\u00e0 al nostro Paese un avvenire, non certo roseo n\u00e9 florido, ma un avvenire degno delle nostre grandi e millenarie tradizioni. (<em>Applausi \u2013 Congratulazioni<\/em>).<\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019onorevole Giannini ha presentato il seguente ordine del giorno:<\/p><p>\u00abL\u2019Assemblea Costituente, ritenendo non urgente la discussione sulla ratifica del Trattato di pace, la rinvia a data da destinarsi\u00bb.<\/p><p>Ha facolt\u00e0 di svolgerlo.<\/p><p>GIANNINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, noi avevamo chiesto di non discutere la ratifica del Trattato di pace. Alla prima proposta fatta in questo senso dall\u2019onorevole Orlando noi ci associammo facendo nostra quella proposta e chiedendo che su di essa si svolgesse con urgenza la votazione. Avemmo il consenso di altri partiti coi quali di solito non ci troviamo d\u2019accordo.<\/p><p>Sventuratamente, quella proposta non fu approvata e ci\u00f2 che noi avevamo previsto \u00e8 accaduto. Avevamo previsto che la discussione sul Trattato di pace non si poteva fare, e non si poteva fare perch\u00e9 \u00e8 una discussione nella quale tutti possono avere ragione, nella quale tutti possono portare ragioni valide a sostegno della propria tesi. \u00c8 un discussione che si fa mentre ancora le ferite da ogni parte riportate bruciano, mentre i rancori sono ancora recenti, mentre le delusioni e i dolori ancora stringono il nostro cuore forse pi\u00f9 della miseria che ci opprime.<\/p><p>In queste condizioni di spirito, le quali non sono soltanto quelle dell\u2019Assemblea ma quelle dell\u2019intero Paese, non era possibile, e non \u00e8 stato possibile, condurre una discussione serena sul Trattato di pace. Ci\u00f2 che \u00e8 avvenuto lo prova. Noi prendiamo amaramente atto del fatto di avere avuto ragione a proporre quanto avevamo proposto.<\/p><p>Che la discussione sulla ratifica del Trattato fosse difficile e dovesse necessariamente trascendere, ne abbiamo avuto le prove durante tutta la discussione, alla quale io personalmente ho invano tentato di sottrarmi, andando perfino a curare le avventure e le sventure di una crisi comunale di una grande citt\u00e0 italiana, quasi a provare che ritenevo pi\u00f9 importante la soluzione di un problema amministrativo locale che non quella che \u2013 senza offesa per nessuno \u2013 mi permetto di chiamare logomachia intorno ad un fatto che pu\u00f2 essere modificato solamente da circostanze e da forze che sono estranee a noi; e non da noi, n\u00e9 dalle nostre parole n\u00e9 dai nostri rancori n\u00e9, soprattutto, dalle nostre lotte che ci fanno assomigliare ai polli di Renzo che si beccavano l\u2019un l\u2019altro credendosi scambievolmente autori del proprio martirio.<\/p><p>Noi abbiamo avuto una prova della pericolosit\u00e0 di questa discussione ieri, ascoltando un grande parlamentare verso il quale la nostra reverenza non \u00e8 mai mancata; ne abbiamo una prova oggi ascoltando l\u2019onorevole Jacini, il quale \u00e8 arrivato al punto di dire che la sconfitta dell\u2019Italia era necessaria. Onorevole Jacini, mi onoro di non essere della sua opinione; e, per quanto mi costi, e per quanto io abbia pagato, tengo a dire a lei e agli altri colleghi di questa Assemblea che a qualunque costo io avrei preferito la vittoria dell\u2019Italia alla sconfitta.<\/p><p>Mi rendo conto che da tutte le parti della Assemblea possono essere lanciate accuse e tutte con fondamento. Possono esserci accuse alla borghesia. Onorevoli colleghi dell\u2019estrema sinistra, fate bene ad accusare la borghesia. Noi facciamo bene a difenderla e a ricordare che le cause che hanno travolto spiritualmente la borghesia italiana hanno trovato anche nel vostro disorientamento dei fondati motivi. C\u2019\u00e8 chi accusa la monarchia: a ragione, perch\u00e9 la monarchia ha commesso gravissimi errori; ma i monarchici hanno anche essi ragione, quando oppongono circostanze, uomini, fatti a suffragio della loro tesi. In queste condizioni, noi non dovevamo discutere il Trattato di pace il quale, onorevole Sforza \u2013 lei sa la deferenza che ho per lei \u2013 non \u00e8 la condanna di un regime, ma \u00e8 solo la sconfitta di un popolo militarmente pi\u00f9 debole: e niente altro che questo.<\/p><p>Ci si parla di collaborazione internazionale che potremmo esercitare ratificando, e non esercitare non ratificando. Io mi permetto di ritenere che la collaborazione internazionale, se noi non la volessimo, dovremmo fornirla lo stesso; e se la volessimo e non la volessero gli altri, noi non la otterremmo.<\/p><p>Mi sembra opportuno che si rettifichi in quest\u2019Aula, almeno dalla mia povera voce, un\u2019affermazione dell\u2019onorevole Conte Sforza, cio\u00e8 che noi ci siamo estraniati dalla vita internazionale, che abbiamo voluto essere soli in un superbo isolamento diplomatico, durante 22 anni.<\/p><p>No, onorevole Sforza! Noi abbiamo aderito a un altro blocco. Questo blocco ha perduto; noi ne paghiamo le conseguenze. Non si pu\u00f2 dire che un popolo era isolato, unicamente perch\u00e9 non andava con certi paesi. Isolamento c\u2019\u00e8 quando si \u00e8 soli, non quando si \u00e8 in compagnie che possono non essere gradite a una parte del mondo, la quale ha ragione unicamente perch\u00e9 ha vinto e non perch\u00e9 sia depositaria della virt\u00f9, della giustizia e di tutta la somma degli altri lucenti valori umani.<\/p><p>Mi basta ricordare un solo fatto: noi abbiamo avuto durante il periodo della dittatura nazista una ignobile persecuzione contro un popolo: il popolo ebreo. Oggi questa persecuzione continua nelle medesime forme, con la medesima mancanza di piet\u00e0, con il medesimo ritmo: esercitata semplicemente da altri uomini, da altri popoli, i quali fino a pochi anni fa condannavano quella persecuzione, combattevano per essa e hanno fatto combattere per essa tutto il mondo.<\/p><p>Ci\u00f2 vi prova, onorevoli colleghi, che non esiste un gruppo di Nazioni che si sia battuto per la civilt\u00e0 e per il progresso contro un gruppo di nazioni che si siano battute per l\u2019anticivilt\u00e0 e per l\u2019antiprogresso.<\/p><p>Non esiste, onorevole Jacini, un gruppo di nazioni che rappresenti il bene, e un gruppo di nazioni che rappresenti il male; esistono gruppi di nazioni che hanno contrastanti interessi, e in questo contrasto i pi\u00f9 forti vincono. Noi abbiamo perduto; accettiamo la sconfitta, ma al di sopra della nostra sconfitta deve risplendere la nostra dignit\u00e0 e il nostro onore, a cui noi non rinunceremo mai.<\/p><p>Questo \u00e8 quello che io ed i miei amici sentiamo il bisogno di dire. (<em>Applausi a destra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>A noi non interessa la revisione del Trattato di pace che ci si promette come un premio. Noi non ci lasciamo illudere da questi specchietti per allodole assonnate. Noi vogliamo sapere in che cosa consiste la revisione.<\/p><p>Che cosa \u00e8 questa revisione? Quali diritti ci dar\u00e0 questa revisione? Ci restituiranno le nostre colonie? Ci restituiranno la nostra flotta? Ci daranno che cosa? Noi vogliamo sapere che cosa \u00e8 la revisione, perch\u00e9 siamo stati gi\u00e0 ingannati sulle libert\u00e0 che hanno detto ci avrebbero date e non ci hanno date, sulla libert\u00e0 di stampa, di pensiero, sulla democrazia che ci hanno promessa! Tutte le promesse che ci hanno fatto si sono rivelate in pratica nient\u2019altro che trucchi, nient\u2019altro che turlupinature. Noi non vogliamo essere turlupinati anche sulla revisione e chiediamo ci si dica in che cosa consiste questa revisione.<\/p><p>A questo punto, m\u2019incombe l\u2019obbligo di accennare a quella che \u00e8 effettivamente la ratifica del Trattato di pace, secondo la mia interpretazione personale, interpretazione che non deve compromettere nessuno, se non me.<\/p><p>Io la darei questa ratifica e la darei perch\u00e9 non ha nessuna importanza. Il Trattato di pace, onorevoli colleghi, non \u00e8 una conclusione, come molti ritengono. Il Trattato di pace, cos\u00ec come \u00e8 concepito, cos\u00ec come \u00e8 fatto, cos\u00ec come appare, \u00e8 un punto di partenza non un punto di arrivo.<\/p><p>La conclusione noi l\u2019abbiamo avuta con la catastrofe militare, perch\u00e9 solamente quella conta. Se avessimo vinto, altro sarebbe stato il linguaggio che si sarebbe sentito in questa Assemblea, altre sarebbero state le opinioni in tutti i Paesi del mondo. Ma probabilmente uguali sarebbero state le infamie e le sopraffazioni che si compiono oggi a opera dei pi\u00f9 forti contro i pi\u00f9 deboli, degli armati contro gli inermi.<\/p><p>Il Trattato di pace, per me, non significa niente.<\/p><p>Io non mi sarei degnato di discuterlo. Non ritengo necessario incomodare un maestro come Vittorio Emanuele Orlando per dimostrarci che questo Trattato \u00e8 sballato ed ineseguibile, che non sar\u00e0 eseguito, non solamente perch\u00e9 noi non lo eseguiremo, ma perch\u00e9 gli altri contraenti non saranno in condizioni di imporcene l\u2019esecuzione.<\/p><p>Non c\u2019era bisogno di incomodare Vittorio Emanuele Orlando per dimostrare l\u2019antigiuridicit\u00e0 del Trattato, tutto il suo assurdo concettuale, e mi permetto di dire anche letterario. Sarebbe bastato l\u2019ultimo mozzorecchi delle nostre Preture, il meno diligente fra gli allievi dei nostri Licei, per trovare in quel miserabile documento di rancore e di odio tutti i difetti che le nostre menti pi\u00f9 elevate vi hanno trovato.<\/p><p>Senonch\u00e9, la ratifica di questo Trattato si \u00e8 posta come un problema d\u2019una gravit\u00e0 tale che l\u2019approvazione o non approvazione di esso involge gravissime responsabilit\u00e0 politiche. Ed \u00e8 qui che io desidero dire al Presidente del Consiglio qualche parola, oserei dire, quasi in segreto, a quattr\u2019occhi: perch\u00e9 \u00e8 stato presentato nel modo come \u00e8 stato presentato il decreto sulla ratifica del Trattato? L\u2019onorevole Presidente del Consiglio sapeva di poter contare su amici sicuri che nulla gli hanno chiesto e nulla gli chiederanno mai, salvo il piacere di poter collaborare con lui da lontano e senza splendore alla sua opera politica. Ma si \u00e8 reso conto l\u2019onorevole De Gasperi che egli ha messo in imbarazzo i suoi amici, ed i suoi amici migliori, in questa discussione sulla ratifica: perch\u00e9 anche i partiti politici sono composti di uomini, e dietro i partiti politici c\u2019\u00e8 una Nazione, e in questa Nazione c\u2019\u00e8 gente che soffre non solamente la fame materiale, ma la fame spirituale, che ha dei rancori, che ha degli od\u00ee, che avrebbe delle vendette da compiere? Come ha fatto l\u2019onorevole De Gasperi \u2013 lui cos\u00ec accorto in politica \u2013 a non rendersi conto che non avrebbe potuto avere l\u2019appoggio di chi avrebbe voluto anche darglielo in questa sua impresa? Egli, rispondendo ieri all\u2019onorevole Orlando, ha parlato della sua buona fede, della buona fede dell\u2019onorevole Sforza. Chi ha messo in dubbio questa buona fede? C\u2019\u00e8 stato forse qualcuno che ha accusato gli onorevoli De Gasperi e Sforza di ritrarre vantaggi personali dalla ratifica? Non ho udito queste parole, e se le avessi udite avrei protestato. Si tratta di buona fede politica, caro onorevole De Gasperi, ed \u00e8 veramente strano, paradossale addirittura, che l\u2019ultimo venuto nella politica come me, debba dire a lei, che \u00e8 un consumato politico, che non basta essere in buona fede: bisogna anche smembrarlo.<\/p><p>L\u2019onorevole Orlando ha detto ieri una frase che ha rinfocolato le passioni che si riflettono in quest\u2019Assemblea. Ripeto la sua frase perch\u00e9 \u00e8 necessario spiegarne l\u2019intimo significato. Io non ho avuto il piacere di vedere l\u2019onorevole Orlando da ieri sera; parlo quindi a nome esclusivamente mio, e non desidero si pensi che io voglia spiegare quello che egli ha detto e che non ha bisogno di interpretazioni. Ma dar\u00f2 la mia personale interpretazione. Egli ha parlato di cupidigia del servilismo, di cui sarebbero affetti gli uomini i quali vogliono andare incontro senza nessuna necessit\u00e0 al desiderio degli stranieri. Bene, in tutto quello che questa frase non ha di ingiurioso e di personale \u2013 e non pu\u00f2 averlo, perch\u00e9 l\u2019onorevole Orlando \u00e8 innanzitutto un avversario cavalleresco \u2013 io voglio dire che in qualche parte di questa frase io vorrei solidarizzare; in quella parte che vuol dire non cupidigia del servilismo \u2013 forse letterariamente non \u00e8 una delle frasi pi\u00f9 felici \u2013 bens\u00ec quella \u00abvolutt\u00e0 del martirio\u00bb che ha esaltato molti e grandi uomini politici italiani, una \u00abmentalit\u00e0 di colpa\u00bb. Noi ci siamo presentati non soltanto nelle assise internazionali, ma anche nelle nostre intime riunioni, come dei colpevoli; abbiamo tenuto ad avere la corda al collo.<\/p><p>Siamo arrivati all\u2019assurdo, liquidato alcuni giorni fa, d\u2019accusare un funzionario italiano, un tal Cortese, d\u2019aver fatto assassinare re Alessandro di Serbia ed il Ministro Barthou a Marsiglia alcuni anni fa! Per questo peccato, che non ha commesso, il funzionario \u00e8 rimasto in prigione alcuni anni. Non \u00e8 del funzionario che mi preoccupa, perch\u00e9 isolatamente noi possiamo sempre essere chiamati al martirio, e c\u2019\u00e8 anche chi \u00e8 pronto a questa eventualit\u00e0. Voglio dire che noi abbiamo messo sotto processo l\u2019Italia, mettendo sotto processo questo signor Cortese, del quale era la prima volta che io sentivo fare il nome. Noi abbiamo coinvolto l\u2019Italia in questo assassinio. Perch\u00e9? Per volutt\u00e0 di martirio, per mentalit\u00e0 di colpa; perch\u00e9 noi non abbiamo potuto e saputo liberarci di quella maledetta mentalit\u00e0 di Guelfi e di Ghibellini, di Palleschi e di Piagnoni, di Pazzi e di Barbi, i quali da secoli dividono gli animi e i cuori degli italiani. Ed anche oggi, di fronte al nemico (il quale non ci considera, non ha paura di noi, il quale ci calcola semplicemente come una pedina nel suo giuoco, da muovere come gli pare, quando gli pare, secondo il suo interesse, non il nostro, non guidato da nessun sentimentalismo, ma unicamente dal senso dei suoi affari) noi anche oggi diamo lo spettacolo di questa divisione; e anche nella discussione del Trattato di Pace abbiamo ancora combattuto tra fascismo e antifascismo, i due eterni termini antitetici, che, da quando \u00e8 caduto l\u2019impero Romano, si ripetono in Italia sotto nomi sempre diversi, ma che sono sempre espressione di quella nostra maledetta mentalit\u00e0 settaria, della quale non riusciamo a liberarci.<\/p><p>Ora, se un rimprovero io devo fare al Governo \u2013 non solo a questo ma anche a quelli che lo hanno preceduto; ed il mio rimprovero risale al 1914 \u2013 questo rimprovero \u00e8 la volutt\u00e0 di martirio, \u00e8 la mentalit\u00e0 della colpa, della quale ci accusiamo sempre, al cospetto degli stranieri, che sono tutti nemici e lo saranno sempre, principalmente perch\u00e9 essi non potranno mai dimenticare di avere avuto in noi i loro maestri e i loro padroni.<\/p><p>Voglio dire che a questa colpevolezza che parte da noi, vuole attribuirsi, a questo martirio, che parte di noi vuole volontariamente abbracciare, in cambio di nulla, perch\u00e9 non abbiamo nemmeno la speranza del Paradiso \u2013 per i martiri politici non c\u2019\u00e8 Paradiso \u2013 noi ci opponiamo con tutta la nostra forza di uomini nuovi che respingono ogni responsabilit\u00e0 col passato. Noi dobbiamo affermare che in Italia non c\u2019\u00e8 nessuna colpa da purgare, non c\u2019\u00e8 nessun onore da riconquistare; non c\u2019\u00e8 che un errore da pagare, una sconfitta di cui subire le conseguenze.<\/p><p>Non c\u2019\u00e8 altro che questo. Noi non abbiamo mandato n\u00e9 abbiamo finanziato in Russia le spedizioni dei Gramschwell, di Denikin, di Wrangel, di Koltciak, di Iudenick. Noi, onorevoli colleghi dell\u2019estrema sinistra, non abbiamo fatto lo sbarco ad Arcangelo per strozzare in fasce la rivoluzione bolscevica. Noi siamo stati il primo Paese del mondo che ha riconosciuto la Russia Sovietica e se la Russia Sovietica \u00e8 stato il primo Paese del mondo che ha riconosciuto il Governo Badoglio, onorevole Togliatti, ha compiuto un gesto, un simpatico gesto di restituzione. Noi non abbiamo responsabilit\u00e0, oltre quelle che ci sono state imposte dalle necessit\u00e0.<\/p><p>Si parla dell\u2019autarchia. Io credo che tutti in questa Assemblea sanno cosa ho fatto io sotto il fascismo per non fare politica. Ho fatto canzonette e ho scritto commedie gialle: ho avvilito la mia penna, che pur valeva qualcosa, come si \u00e8 dimostrato in seguito, in fatiche ancora pi\u00f9 mercantili, perch\u00e9 non sapevo capire, non riuscivo a capire quella politica. Spero che non mi sar\u00e0 rivolta una accusa di filofascismo, e se mi sar\u00e0 rivolta risponder\u00f2 come potr\u00f2. Noi abbiamo avuto un\u2019autarchia fascista, che \u00e8 stata la vera causa determinante della guerra. I popoli produttori se ne infischiano di come si saluta in Italia. Non hanno alcun interesse a farci salutare col braccio teso o col pugno chiuso, a farci portare la camicia nera o azzurra, la camicia rossa o grigia: essi, al massimo, sperano di venderci quelle camicie e di farcele pagare a caro prezzo. (<em>Commenti<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>L\u2019autarchia \u00e8 stata voluta dal fascismo; ma perch\u00e9? Chi ci ha imposto l\u2019autarchia se non i paesi ricchi, che hanno chiuso le porte alla nostra emigrazione di poveri, ai nostri operai che andavano in cerca di lavoro perch\u00e9 in Italia non ne trovavano? I paesi ricchi hanno sprangato le loro porte a questa fiumana di lavoratori, che pure nel secolo scorso accolsero e sfruttarono per creare la loro civilt\u00e0. E li hanno respinti con questa scusa magnifica: noi non possiamo abbassare il nostro regime interno ed il nostro tenore di vita. Hanno tenuto alti i tenori, e hanno cantato finch\u00e9 hanno voluto. Poi hanno dovuto entrare nella guerra, e hanno dovuto rimetterci quello che ci hanno rimesso, e che ci rimetteranno ancora di pi\u00f9 in futuro perch\u00e9, essi, che hanno distrutto il mondo col loro egoismo, oggi debbono ricostruirlo, perch\u00e9 altrimenti morranno anch\u2019essi di fame. (<em>Commenti<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Questo avrei voluto sentire e non ho sentito in questa discussione, che non volevo e che mi \u00e8 costata lotte anche con i pi\u00f9 cari amici ai quali ho invano tentato di spiegare che noi non dovevamo immischiarcene. Avrei voluto almeno sentire una voce contro la continua truffa che ci \u00e8 stata fatta in nome delle \u00abCarte Atlantiche\u00bb e su tante altre promesse sballate, vili e menzognere, con le quali si \u00e8 avvelenata l\u2019opinione pubblica italiana e mondiale. Questo era il compito della nostra politica estera, perch\u00e9 quando si perde una battaglia, come quando si perde una partita, non si perde mai tutto, rimane sempre qualche cosa.<\/p><p>Oh! Se ci fossimo costituiti come i difensori, gli avvocati degli sconfitti, se avessimo gridato ogni giorno i nostri diritti e avessimo ogni giorno e ogni minuto richiamato i vincitori alle loro promesse e detto: Voi avete vinto perch\u00e9 ci avete promesso le quattro libert\u00e0, che ora non ci date; voi avete vinto perch\u00e9 ci avete promesso l\u2019indipendenza che oggi ci negate; voi avete vinto perch\u00e9 ci avete promesso le materie prime che ora non ci volete dare! Ogni giorno, ogni minuto avrebbero potuto essere ripetute queste accuse. E queste accuse non sono state fatte, perch\u00e9 noi abbiamo avuto uomini che non hanno avuto il coraggio di rimanere un giorno solo Ministri, il tempo strettamente necessario per pronunciare questa protesta, e quindi esser cacciati dagli alleati. Questo \u00e8 quello che non \u00e8 successo e che avrebbe dovuto succedere. (<em>Applausi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Onorevoli colleghi, io sono profondamente rattristato di dover dire questo; profondamente rattristato, perch\u00e9 sono convinto che la discussione di un Trattato di pace non \u00e8 un affare di famiglia. \u00c8 un affare che la famiglia fa in presenza dello straniero, il quale \u00e8 sempre e spiritualmente presente. In presenza degli estranei le famiglie per bene non si strappano i capelli e non lavano i panni sporchi. \u00c8 questo purtroppo che noi abbiamo fatto e che continueremo a fare, se non rinvieremo questa discussione e non aspetteremo un giorno, una settimana, un mese, un anno (che importa) che si creino le condizioni pi\u00f9 favorevoli all\u2019approvazione del Trattato di pace, che pu\u00f2 essere fatta, come ho gi\u00e0 avuto l\u2019onore di proporre, da undici deputati, uno per Gruppo, senza discutere, dando a questa approvazione il significato che deve avere, e non facendo a coloro che si sono macchiati di vergogna nell\u2019imporci questo Trattato, l\u2019onore di una discussione che noi giuristi, anche se non abbiamo compiuto gli studi regolari di giurisprudenza, siamo in grado di demolire, come si demolisce un castello di carte.<\/p><p>Questo \u00e8 quello che avevo chiesto, questo \u00e8 quello che vi chiedo oggi. Per cui, onorevole signor Presidente, io mi permetto di chiederle di mettere in votazione subito il mio ordine del giorno che rinvia la discussione, anche per riflesso alle notizie che sono apparse stamane sui giornali, e che lasciano una volta ancora di pi\u00f9 intendere quale valore abbiano le parole vociferate di libert\u00e0, di civilt\u00e0, di progresso, e quale sia il freddo e spietato interesse che si nasconde dietro quelle parole.<\/p><p>Onorevoli colleghi, io di solito non faccio discorsi melanconici, ma oggi sento vicino a me la presenza di qualcosa che mi impedisce di continuare. Noi dobbiamo parlare anche di questi italiani che non ci sono pi\u00f9, e non fermarci a fare un miserabile calcolo sul perch\u00e9 essi siano caduti. Essi sono stati tutti indistintamente assassinati, assassinati da coloro che hanno fatto prevalere il loro freddo egoismo monetario, economico, finanziario, commerciale, marittimo, ed hanno, in nome di questi interessi, scatenato una guerra e sono pronti a scatenarne un\u2019altra.<\/p><p>Noi abbiamo modo \u2013 noi che siamo depositari di una superiore genialit\u00e0 politica \u2013 di mettere in imbarazzo tutto il mondo, vittorioso che sia, semplicemente richiamandolo alle sue promesse, agli impegni che ha liberamente assunti, alle carte che ha firmate, e che non si possono lacerare senza offendere suscettibilit\u00e0 e pudori che anche nelle popolazioni nemiche si sentono: perch\u00e9 noi non dobbiamo solamente considerare quelle che sono le classi dirigenti dei paesi nemici ed ex nemici; ma anche quello che c\u2019\u00e8 nel cuore dei loro popoli, i quali sono stati tutti indistintamente colpiti dalla sventura.<\/p><p>Noi dobbiamo rinunciare a quella impossibile utopia che \u00e8 ormai lo stato nazionale: troppo debole per difendersi, troppo ristretto per vivere da solo, troppo povero per essere indipendente; e contribuire a formare le grandi agglomerazioni continentali, la prima delle quali dovr\u00e0 essere quella degli Stati Uniti d\u2019Europa, di una Unione Europea nella quale noi potremo e dovremo comporre tutti i nostri dissidi.<\/p><p>Io non sono mai stato comunista o socialista, mai fascista o nazionalista; non sono mai stato niente. Voglio dirvi per\u00f2 che in questo concetto degli Stati Uniti d\u2019Europa io non vedo che differenza c\u2019\u00e8 fra me ed un padre jugoslavo che ha perduto il figlio, un padre tedesco, un padre russo, un padre inglese, che hanno perduto il figlio. Non c\u2019\u00e8 nessuna differenza, siamo tutti fratelli, cos\u00ec come mi sento fratello di Gasparotto, di Benedetti, di chiunque altro abbia sofferto ed abbia pianto.<\/p><p>\u00c8 per questo, onorevoli colleghi, di qualsiasi parte dell\u2019Assemblea, che io vi invito, invoco, scongiuro (come ha detto il nostro illustre maestro Orlando) di rinviare questa discussione che ci avvilisce e ci disonora, e principalmente ci diminuisce. Cogliamo almeno questa possibilit\u00e0 di dimostrare la nostra grandezza d\u2019animo, la nostra intelligenza, che supera di milioni di cubiti quella dei giuristi avversari.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/p><p>Per concludere, voglio ricordarvi un solo fatto \u2013 e speriamo che riesca a dirlo meglio, per non finire in tristezza anche quest\u2019altro punto. Ci \u00e8 stato parlato, da parte dell\u2019onorevole Orlando, d\u2019un possibile intervento del Lussemburgo, dell\u2019Etiopia, dell\u2019Albania, in base agli articoli del Trattato di pace che non mi sono degnato di leggere, perch\u00e9 avevo cose molto pi\u00f9 importanti da fare che leggere quelle sciocchezze.<\/p><p>Vorrei proprio vedere, il giorno in cui ci fosse un Ministro degli esteri capace di discutere con uno di questi vincitori quali il Lussemburgo, l\u2019Albania, l\u2019Abissinia o altri che venissero a dirci: voi avete violato l\u2019articolo 15 o l\u2019articolo 16; questo ministro degli esteri risponderebbe: \u00abAh s\u00ec? Vediamo; nominiamo una Commissione, studiamo un po\u2019 il caso\u00bb. \u00c8 quando si vincono le cause in Cassazione che deve incominciare la liquidazione dei danni. Vorrei rassicurare l\u2019onorevole Orlando di questo: che il Trattato di pace, che questo articolo 15, questo articolo 16 e non so qual altro articolo 17, 31, 46 non saranno mai applicati, e che verr\u00e0 il momento in cui quel Trattato di pace si potr\u00e0 mettere in una busta e rinviarlo come si rinviano i documenti che si denunciano unilateralmente dalla parte che non li accetta.<\/p><p>L\u2019importante \u00e8 togliere da questa discussione tutto il suo contenuto sentimentale, tutto il suo contenuto passionale. L\u2019onorevole Sforza, in una non dimenticata occasione, afferm\u00f2 che la politica estera non \u00e8 fatta n\u00e9 di sentimenti n\u00e9 di risentimenti. Ebbene, anche in questa occasione vale la sua dottissima frase di allora; noi non possiamo continuare a discutere di questo Trattato di pace senza ingiuriarci, senza vilipenderci. E non so come ieri non siamo finiti a pugni nell\u2019emiciclo, facendo pesare, su questo Trattato di pace, una tale atmosfera di tristezza che \u00e8 meglio io non la rievochi qui oggi, altrimenti non sappiamo come andremo a finire.<\/p><p>Signor Presidente, io reitero la mia richiesta rispettosa, di mettere ai voti il mio ordine del giorno, per modesto che sia, con il quale si chiede di rinviare questa discussione a un giorno da determinarsi. (<em>Applausi<\/em>)<em>. <\/em><\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019onorevole Caroleo ha presentato il seguente ordine del giorno:<\/p><p>\u00abL\u2019Assemblea Costituente, preso atto delle conclusioni della Commissione dei Trattati e udito il Ministro degli affari esteri, ritiene doversi convalidare, per quanto necessario, la firma apposta per l\u2019Italia al Trattato di pace il 10 febbraio 1947, e autorizza il Governo a prestare acquiescenza alle condizioni imposte dalle Potenze vincitrici, nel senso di non opporsi all\u2019attuazione dei duri patti, per servire la pace del mondo con fede nel definitivo trionfo del senso di giustizia di tutti i popoli\u00bb.<\/p><p>Ha facolt\u00e0 di svolgerlo.<\/p><p>CAROLEO. Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, assistendo all\u2019elevato dibattito da questa solitaria tribuna, che non conta nulla, ma di cui non \u00e8 minore, rispetto alle altre, la commozione di partecipare a questo rito celebrativo del pi\u00f9 grave lutto della Patria, io mi sono spesso domandato e mi domando ancora se esista un vero e profondo dissenso fra le tante opinioni e tendenze manifestate dagli oratori che mi hanno autorevolmente preceduto, e se lo sdegnoso monito del filosofo onorevole Croce, e le fiere espressioni del giurista onorevole Ruini e la proposta di rinvio del venerando rappresentante del valore e dell\u2019onore dell\u2019esercito italiano e l\u2019attesa prudente dell\u2019onorevole Togliatti e la vibrante, se pur doverosamente diplomatica protesta, del nostro Ministro degli esteri e la tesi conciliatrice del maestro onorevole Nitti e l\u2019emendamento del Governo, non siano se non i volti diversi di una stessa passione, di uno stesso affanno: la difesa della dignit\u00e0 della nazione.<\/p><p>Ed io non dispero che in questa nobile Assemblea, la quale rappresenta il popolo italiano unito nel dolore delle mutilazioni e nella fede della rinascita e non diviso in questo momento e su codesto assorbente tema da ideologie di partito e neppure, me lo consenta l\u2019onorevole Pacciardi, dai futili pretesti istituzionali, si trovi alfine la formula che raccolga l\u2019unanime consenso di tutti i nostri cuori, di tutti i cuori italiani; e vorrei che questa formula ci venisse dall\u2019italiano pi\u00f9 degno, o meglio ancora dalla concordia di tutti i maggiori esponenti di tutti i partiti politici, i quali non possono e non debbono offrire al Paese in ansia l\u2019amaro spettacolo del contrasto, dopo che su tanti altri meno gravi problemi si sono sempre studiati di trovare una via di intesa attraverso l\u2019emendamento o l\u2019articolo aggiuntivo, ora per le norme della Carta costituzionale, ora per quelle sull\u2019imposta sul patrimonio.<\/p><p>\u00c8 vero che l\u2019anomala compagine ministeriale (per me l\u2019anomalia consiste nel mancato rispetto di quel principio di rappresentanza proporzionale dei partiti, ch\u2019\u00e8 il fondamento della legge elettorale, applicata in Italia il 2 giugno) pu\u00f2 rendere difficile questo compito; ma ha detto lo stesso onorevole Togliatti che la coscienza di ognuno di noi riacquista in questa grave ora l\u2019indipendenza da ogni tirannia di aggruppamento politico; e d\u2019altro lato \u00e8 vero che i partiti fuori del Governo sono una grande parte, oltre la met\u00e0, del popolo nostro ed essi rappresentano per di pi\u00f9 quelle categorie lavoratrici e proletarie, che anche per la santa causa di Trieste hanno dato il maggior contributo di purissimo sangue italiano.<\/p><p>Il Trattato \u00e8 iniquo; sbiadisce al confronto la condanna morale inflitta dalla storia alla leggenda di Brenno, ricordata da molti colleghi; il condottiero Gallo chiedeva oro ai romani; qui, accanto all\u2019abbondante moneta, si \u00e8 voluto ferire a morte la potenza, il prestigio, l\u2019onore dell\u2019Italia!<\/p><p>In relazione ai tempi, in riferimento a quel grande, universale, naturale principio del rispetto della personalit\u00e0 umana, che tanti progressi ha fatto dalle predicazioni di Cristo alla rivoluzione francese, riaffermato nella Carta atlantica e di cui \u00e8 pure menzione nell\u2019articolo 15 del Trattato, si pu\u00f2 dire che non sia stato scritto durante i secoli documento pi\u00f9 ingiusto. Non c\u2019\u00e8 articolo, non c\u2019\u00e8 clausola in cui non si contenga una cessione, una rinunzia del popolo italiano; e sono brandelli di carne viva, che si staccano da noi. Avrebbe potuto essere peggiore? Poteva essere migliore? Io non intendo fare recriminazioni e critiche a chicchessia. Riconosco invece lealmente che i nostri governanti, i nostri uomini politici, di qualunque partito, hanno fatto del loro meglio per rendere meno duri i patti, superando anche i rancori del passato.<\/p><p>Dare una colpa agli appassionati, se pure sfortunati difensori dei diritti dell\u2019Italia, significa attenuare di fronte alla storia la responsabilit\u00e0 dei vincitori, ugualmente decisi, ugualmente spietati, per la nostra rovina.<\/p><p>Chi non ha chiesto per s\u00e9, ha disposto per altri delle nostre cose, e non certo per fine altruistico. Tutti concordi e implacabili i vincitori nello spogliarci, nel lasciarci inermi accanto a vicini, che, per l\u2019altrui forza, hanno abusato di noi. Perfino nelle clausole finali del Trattato si \u00e8 voluto dimenticare che noi siamo un popolo di 46 milioni di uomini civili e liberi e ci si \u00e8 imposta l\u2019onta di una specie di consiglio di tutela, il cui funzionamento potr\u00e0 anche oltrepassare il termine dei 18 mesi previsti per l\u2019applicazione e l\u2019interpretazione della volont\u00e0 dei vincitori.<\/p><p>Ma, una volta detto e riconosciuto tutto questo col nodo alla gola, occorre guardare in faccia alla realt\u00e0, sia pure a denti stretti, con le savie considerazioni pratiche del collega onorevole Bastianetto. Questo Trattato \u00e8 una sentenza, egli dice, ed \u00e8 purtroppo nel vero, perch\u00e9 la sentenza altro non \u00e8 che la legge applicata al caso concreto.<\/p><p>Il Trattato \u00e8 una legge internazionale, che si elabora e si forma su per gi\u00f9 con procedimenti quasi analoghi a quelli in uso presso i singoli popoli per le leggi interne nazionali.<\/p><p>La base del diritto, di qualunque diritto umano, \u00e8 la forza. Questa si traduce in maggioranza pi\u00f9 o meno democratica nelle ordinarie Assemblee legislative, nelle quali molto spesso restano, anche travolte notevoli ragioni delle minoranze, forse degne di poziore tutela. Si ricorre poi all\u2019impiego degli organi di polizia, quando la legge passa, all\u2019interno, nella fase esecutiva. Questa stessa forza si traduce in potenza militare per i trattati dei vincitori, per le leggi internazionali di qualunque specie, e l\u2019esecuzione di esse \u00e8 affidata alla minaccia o all\u2019uso delle armi.<\/p><p>Pu\u00f2 un cittadino, pu\u00f2 una qualsiasi minoranza durare a lungo fuori della convivenza politica nazionale, fuori dell\u2019osservanza delle leggi del proprio paese? Che cosa \u00e8 avvenuto in Italia dei diversi milioni di monarchici dopo il 2 giugno? \u00c8 anche inutile creare contro di essi delle antidemocratiche leggi repressive. Vivono pacificamente nel suolo patrio e anche quelli fra loro, che non hanno fatto molti inchini alla Repubblica, dopo il sovrano responso popolare del 2 giugno, sono in linea \u2013 e molti hanno anche giurato \u2013 per servire con dignit\u00e0 e con fede (s\u00ec, anche con fede, onorevoli colleghi del partito repubblicano storico) le nuove istituzioni democratiche di questo nostro libero Paese.<\/p><p>Pu\u00f2 un\u2019intera nazione rimanere a lungo staccata dal consorzio dei paesi civili, dalla convivenza internazionale, fuori del rispetto delle tante leggi che, bene o male, rappresentano, sia pure in nome del comune principio della forza, tutto un sistema di diritto dei popoli, per le molteplici indispensabili relazioni tra loro? Possiamo, in altri termini, essere e rimanere dei fuori-legge, dei soggetti incapaci nella sfera del diritto internazionale?<\/p><p>Ecco che il problema diventa squisitamente giuridico, oltre che morale, e qualunque problema di tal natura, nel campo internazionale, \u00e8 anche e soprattutto un problema politico. Si giunge cos\u00ec a quello stato di necessit\u00e0, che \u00e8 diffuso nella coscienza di tutto il nostro popolo, e che ha finito col costituire qui dentro il minimo comune denominatore di ogni opinione e di ogni tendenza.<\/p><p>Dobbiamo ubbidire alla legge internazionale, che questa volta \u00e8 per noi, sventuratamente, dura e ingiusta sentenza.<\/p><p>Ma, intendiamoci bene: non al di l\u00e0 della misura dei nostri obblighi; non al di l\u00e0 di quanto ci \u00e8 strettamente richiesto da questa condanna; niente di pi\u00f9 di quanto pu\u00f2 essere necessario perch\u00e9 la sanzione si adempia, salvo revisione, in tutto il suo contenuto, senza inutile e intollerabile sacrifizio del nostro onore.<\/p><p>Il Trattato, a cui siamo ineluttabilmente rassegnati a dare piena e incondizionata esecuzione, non ci chiede nessuna ratifica per il suo perfezionamento e ancor meno per la sua efficacia esecutiva. Lo scheletrico, incidentale, sforzato accenno di ratifica fatto anche per noi nell\u2019articolo 90, \u00e8 solo un pudico riguardo, dal quale vogliamo spontaneamente dispensare i nostri vincitori, anche perch\u00e9 questa loro concessione, in apparenza generosa, non \u00e8 meno offensiva di tutto il resto: \u00abEsso dovr\u00e0 anche essere ratificato dall\u2019Italia\u00bb.<\/p><p>Il Trattato, come appare dal suo contesto, come si desume dal complesso procedimento di elaborazione, dalle enunciazioni della Carta atlantica ai patti di armistizio, alle deliberazioni del Consiglio dei ministri degli esteri e della Conferenza di Parigi, \u00e8 perfetto con la firma delle due parti: del popolo vinto e delle Potenze vincitrici. Per le altre nazioni, alleate e associate, \u00e8 ammesso un potere di adesione, che, se non espresso attraverso la firma contestuale, pu\u00f2 anche esercitarsi successivamente, a mezzo di separato atto. La ratifica (che, nell\u2019ordinaria prassi internazionale, pu\u00f2 anche essere indispensabile elemento di conferma di patti liberamente stipulati tra due o pi\u00f9 nazioni, a mezzo di rispettivi plenipotenziari, il cui operato, per l\u2019importanza degli impegni che possono discenderne, esige sempre la convalida del Paese interessato) nel caso attuale, cio\u00e8 nel caso del nostro Trattato \u2013 sentenza, ha solo funzione di clausola esecutiva, e tale efficacia \u00e8 espressamente riconosciuta soltanto agli strumenti di ratifica dell\u2019Unione Sovietica, dell\u2019Inghilterra, degli Stati Uniti, e della Francia.<\/p><p>Vi \u00e8 anche un potere di esecutoriet\u00e0 accordato alle successive ratifiche delle altre Potenze alleate ed associate e solo per quanto riguarda il momento di entrata in vigore del Trattato nei rispettivi confronti. Dell\u2019Italia nessun cenno pi\u00f9 in questo stadio finale dell\u2019elaborato, e il congegno manifestamente risponde a quel minimo di rispetto umano accentuato dal nostro grande filosofo. Non si pu\u00f2 costringere l\u2019impiccato a gridare: muoio contento. Dal Trattato ci\u00f2 non poteva esserci richiesto, e per la verit\u00e0, \u00e8 l\u2019unica cosa che non ci \u00e8 stata imposta.<\/p><p>Siamo per\u00f2 tenuti ancora ad un adempimento, che indubbiamente rientra fra gli elementi costitutivi delle stipulazioni del Trattato e di cui dobbiamo pure preoccuparci per la seriet\u00e0 del nostro Paese, se non vogliamo essere tacciati di cosiddetto machiavellismo.<\/p><p>Dobbiamo firmare validamente, dobbiamo cio\u00e8 confermare la sottoscrizione apposta dal nostro Governo, con le riserve che vi sono note.<\/p><p>L\u2019ordine del giorno, che ho l\u2019onore di sottoporvi, soddisfa a questa esigenza, con l\u2019aggiunta della piena assicurazione della nostra fedelt\u00e0 ad ogni vincolo. A quando l\u2019inevitabile convalida? Subito, senza frapporre il menomo dubbio, perch\u00e9 abbiamo svariate ragioni per accelerare come meglio ci sar\u00e0 possibile il ripristino della nostra sovranit\u00e0. Il Trattato \u00e8 da tempo perfetto per chi ce lo ha imposto, e qualcuno lo ha gi\u00e0 parzialmente eseguito in nostro danno, anche prima dell\u2019entrata in vigore.<\/p><p>Chi mai possiamo voler servire, inserendoci il pi\u00f9 rapidamente possibile nei binari della legge internazionale? Tutti e nessuno, la pace del mondo e noi stessi, che degnamente, gloriosamente abbiamo fatto parte nei secoli della grande famiglia umana. Nessuna preoccupazione di operare contro questa o quella Potenza; e, ora che la questione \u00e8 sorta, la convalida come il rinvio ci esporrebbero ugualmente al sospetto di aver voluto cedere alle sollecitazioni dell\u2019una o dell\u2019altra parte. Ma la convalida ci \u00e8 richiesta dalla lettera del Trattato e chi opera secondo il dettato della legge non fa ingiuria ad alcuno; nel caso obbediamo alla volont\u00e0 di chi ha vinto.<\/p><p>Nudi e inermi, come ci hanno lasciati, non potremo servire in guerra n\u00e9 l\u2019occidente n\u00e9 l\u2019oriente; ma non ci lasceremo indebolire nello spirito n\u00e9 dalla fame, n\u00e9 dalla bomba atomica, e non cederemo alle lusinghe, alle elemosine o alle minacce per essere armati contro un popolo o contro l\u2019altro. Ne abbiamo assunto solenne impegno nella nostra Carta fondamentale. Avremo soltanto fede nel lavoro, unica e grande forza creatrice di ricchezza, e ci stringeremo, ci aiuteremo tra i ridotti confini ormai aperti al mondo, e formeremo in Italia un blocco di cuori, che nutrisca di amore cristiano e preservi dall\u2019odio qualunque coalizione di popoli.<\/p><p>E per i nostri fratelli della Venezia Giulia che attendono trepidanti le decisioni di questa Assemblea? Trieste, ardente sogno della nostra giovinezza, meta ultima della nostra unit\u00e0, oggi spasimo lacerante di tutti gli italiani e di quanti combattemmo per la sua liberazione, sar\u00e0 perduta per sempre per questa Madre Italia?<\/p><p>No! Se \u00e8 vero che la giustizia non \u00e8 solo fondamento di regni o di repubbliche; ma \u00e8 anche e soprattutto la pi\u00f9 salda base dell\u2019universo. (<em>Applausi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. \u00c8 stato presentato il seguente ordine del giorno:<\/p><p>\u00abLa Costituente italiana,<\/p><p>preso atto con commozione delle parole di saggezza pronunciate da autorevoli rappresentanti alla Camera francese in occasione della ratifica del Trattato di pace con l\u2019Italia e delle ripetute testimonianze di un profondo comune desiderio di far rivivere tra i nostri due popoli un\u2019amicizia, che va oltre gli stessi comuni interessi materiali;<\/p><p>ascoltato l\u2019angosciato appello delle popolazioni di frontiera che il Trattato di pace assegna alla Francia;<\/p><p>ricordata la solenne promessa fatta dal Governo francese nel giugno 1940 al popolo italiano, che \u00e8 consacrata dal sangue di tanti giovani delle due Nazioni caduti insieme combattendo per una causa comune;<\/p><p>rivolge<\/p><p>a tutto il popolo di Francia un caldo appello perch\u00e9, richiamandosi ai princip\u00ee della Carta Atlantica trasfusi nella Costituzione della IV Repubblica, voglia, di l\u00e0 dalle clausole stesse del Trattato di pace, indicare al mondo vie della vera pace e voglia evitare che sull\u2019amicizia tra i nostri due popoli, fattore indispensabile per la rinascita dell\u2019Europa, venga a pesare l\u2019amarezza di mutilazioni che modificano una frontiera assestatasi in lungo processo di secoli sullo spartiacque alpino\u00bb.<\/p><p>\u00abBadini Confalonieri, Villabruna, Morelli Renato, Cifaldi, Porzio, Rubilli, Cavalli, Belotti, Perrone Capano, Morelli Luigi, Caroleo, Bovetti, Del Curto, De Caro Raffaele, Roselli, Codacci Pisanelli, Valmarana, Foresi, Mazzei, Rodi, La Pira, Arata, Pallastrelli, Lami Starnuti, Tozzi Condivi, Bubbio, Bergamini, Benedettini, Marzarotto, Condorelli, Perugi, Perassi, Venditti, Quintieri Adolfo, Nasi, Fresa, Cevolotto, De Unterrichter Jervolino Maria, Scotti Alessandro, Conci Elisabetta, Carboni Enrico, Nicotra Maria, Carbonari, Chatrian, Castelli Avolio, Corsanego, Cappelletti, Pecorari, Dugoni, Togni, Corsi, Giolitti, Iotti Leonilde, Cremaschi Olindo, Fiore, Gavina, Ferrari, Pollastrini Elettra, Fedeli Aldo, Treves, Camposarcuno, Bulloni, Coppi, Bertola, Corbino, Scalfaro, Martino Gaetano, Coccia, Geuna, Bonino, Fabbri, Zerbi, Cassiani, Caccuri, Chiaramello, Crispo, Grilli, Bosco Lucarelli, Canevari, Faccio, Cappi, Einaudi, Romano, Martinelli, Canepa, Ruini, Nitti, Magrini, Colitto, Coppa, Gasparotto, Medi, Miccolis, Recca, Rodin\u00f2 Mario, Rodin\u00f2 Ugo, Jacini, Bencivenga, Garlato, Saggin, Fusco, Petrilli, Titomanlio Vittoria, Mazza, Murdaca, Zuccarini, Clerici, Cannizzo, Merighi, Montini, Mortati, De Vita, Rescigno, Mastino Gesumino, De Palma, Carboni Angelo, Segala, Bennani, Corbi, Lozza, Platone, Gullo Fausto, Laconi, Bozzi, Di Giovanni, Lombardi Carlo, Vicentini, Bertone, Preziosi, Nobile, Cartia, Veroni, Micheli, Tosi, Rossi Paolo, Viale, Pignatari, Bastianetto, Ermini, Quarello, Gullo Rocco, Bocconi, Cappugi, Cimenti, Bonomi Paolo, Stampacchia, De Michelis, Scarpa, Nobili Tito Oro, Arcaini, Biagioni, Mattarella, Tega, Persico, Trimarchi, Rapelli, Cairo, Caporali, Franceschini, Piemonte, Sampietro, Pella, De Mercurio, Penna Ottavia, Arcangeli, Macrelli, Binni, Giacchero, Zanardi, Guidi Cingolani Angela Maria, Restagno, Uberti, Spallicci, Delli Castelli Filomena, Cremaschi Carlo, Taviani, Tonello, Valenti, Bettiol, Pera, Angelini, La Malfa, Pellizzari, Grassi, Vanoni, Tessitori, MenTasti, Priolo, Longhena, Lazzati, Giannini, Giordani, Lizier, Germano, Guariento, Gatta, Pat, Moro, Fantoni, Mastrojanni, Gui, Ciccolungo, Froggio, Russo Perez, Motolese, Gabrieli, Proia, Sartor, Gonella, Colonnetti, Paratore, Avanzini, Cappa, Castelli Edgardo, Balduzzi, Caristia, Zaccagnini, Gotelli Angela, Federici Maria, Azzi, Di Vittorio, Spataro, Ghiostergi, Bellusci, Morini, Paolucci, Foa, Finocchiaro Aprile, Cianca, Carmagnola, Parri, Monticelli, Lussu, Caiati, Pastore Giulio, Codignola, Siles, Filippini, Preti, Moranino, Villani, Bassano, Scoccimarro, Vischioni, Damiani, Togliatti, Sicignano, Barontini Anelito, Silipo, Farina Giovanni, Merlin Angelina, Ghidini, Sapienza, Moscatelli, Allegato, Caprani, Imperiale, Santi, Cavallotti, Grieco, Bolognesi, Assennato, Li Causi, Saccenti, Sullo, Musolino, Montagnana Rita, Marconi, Capua, Pesenti, Cavallari, Reale Eugenio, Magnani, Cacciatore, Noce Teresa, Carpano Maglioli, Fedeli Armando, Barbareschi, Lopardi, Farini Carlo, Grazia Verenin, Calosso, Vernocchi, Faralli, Colombo, Ferreri, Gortani, Romita, Orlando Camillo, Baracco, Viale\u00bb.<\/p><p>L\u2019onorevole Badini Confalonieri ha facolt\u00e0 di svolgerlo.<\/p><p>BADINI CONFALONIERI. Onorevoli colleghi, il fatto \u2013 unico nella storia dell\u2019Assemblea Costituente italiana \u2013 di un ordine del giorno che viene sottoposto alla vostra approvazione dopo essere stato sottoscritto da circa 300 deputati, dir\u00f2 meglio da tutti i deputati presenti all\u2019atto della raccolta delle firme, mi esime da un particolareggiato svolgimento dell\u2019ordine del giorno stesso.<\/p><p>Non uno solo dei deputati presenti rifiut\u00f2 la propria sottoscrizione, a qualunque parte dell\u2019Assemblea egli appartenesse, perch\u00e9 tutti vollero essere fedeli al mandato ricevuto e tutti sapevano l\u2019unanimit\u00e0 degli spiriti che animava ed anima il popolo italiano.<\/p><p>Non \u00e8 qui mestieri di dimostrare il nostro buon diritto, che per la verit\u00e0 non \u00e8 se non pu\u00f2 essere misconosciuto.<\/p><p>Occorre piuttosto porre l\u2019accento sul fatto che questa Italia \u2013 una nelle sue molte storie, una nei suoi molti errori, una nei suoi troppi dolori \u2013 \u00e8 una ancora nell\u2019offrire \u2013 gli occhi negli occhi, il cuore nel cuore \u2013 la sua amicizia alla sorella latina. Una amicizia sincera, solida; non contingente, perch\u00e9 si fonda non soltanto sopra quella fraternit\u00e0 d\u2019armi che fiammeggi\u00f2 dalle Argonne a Vittorio Veneto e che si rinnovell\u00f2 \u2013 all\u2019ombra del proclama di Paul Reynaud \u2013 nella guerra partigiana insieme combattuta, ma ancora in una pi\u00f9 intima e pi\u00f9 continua fraternit\u00e0 di lavoro, che indusse molte braccia italiane a trovare in Francia la loro seconda Patria, consce che se nel passato ci unisce una comune civilt\u00e0, latina e cristiana, nel presente e nel futuro \u00e8 una comune necessit\u00e0 che ci vuole avvinti.<\/p><p>Ricordando una celebre frase di Jaur\u00e8s, l\u2019onorevole De Moro-Giafferi disse alla Camera francese, all\u2019atto della ratifica, che codesto Trattato \u00e8 uno di quegli atti che per un giorno si felicitano e in seguito si deplorano, perch\u00e9 la Francia e l\u2019Italia sono due popoli complementari ed egli non poteva ammettere che due popoli viventi l\u2019uno a lato dell\u2019altro restassero coi loro rancori. Noi domandiamo, domandiamo esplicitamente, domandiamo solennemente al popolo francese e ai suoi liberi rappresentanti di poter superare questi rancori e \u2013 parafrasando il discorso che il loro Presidente Ramadier pronunci\u00f2 nella scorsa settimana \u2013 la mano tesa nella mano, diciamo che l\u2019amicizia italo-francese \u00ab\u00e8 un fatto naturale e non si pu\u00f2 andare contro le leggi naturali della vita\u00bb.<\/p><p>Voglia Iddio che codesto appello, che non ambizione di rivincita, ma desiderio profondo di solidariet\u00e0 umana ed europea ha stillato, non cada nel vuoto di inutili tardive recriminazioni, ma trasformi il dolore nostro di oggi in un sereno, sicuro pegno di vera pace tra due popoli, che la storia ha chiamato ad amarsi e non ad odiarsi!<\/p><p>Ed \u00e8 tale l\u2019identit\u00e0 dei sentimenti che nel difficile storico momento che attraversiamo ci lega al popolo francese, che possiamo concludere con le identiche parole con le quali concludeva \u2013 or sono due giorni \u2013 il suo discorso alla Camera francese Paul Reynaud: \u00abL\u2019ora \u00e8 giunta di dominare i nazionalismi esasperati da qualunque parte provengano e di essere semplicemente umani\u00bb.<\/p><p>Non altro noi chiediamo al popolo francese. (<em>Applausi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. Si \u00e8 concluso lo svolgimento degli ordini del giorno presentati in sede di questa discussione.<\/p><p>Ha facolt\u00e0 di parlare, pertanto, il Ministro degli affari esteri, onorevole Sforza.<\/p><p>SFORZA, <em>Ministro degli affari esteri. <\/em>(<em>Segni di attenzione<\/em>)<em>.<\/em> Onorevoli colleghi, qui si tratta di compiere tutto il nostro dovere di fronte al popolo italiano ed al suo avvenire. Devo quindi esprimermi chiaramente e senza nessun lenocinio retorico, del quale, per mia fortuna, sono incapace. Comincer\u00f2 col rispondere partitamente ai vari colleghi, che esposero all\u2019Assemblea dei dubbi e delle domande di carattere specifico, cio\u00e8, mi pare, all\u2019onorevole Ruini, all\u2019onorevole Russo Perez, all\u2019onorevole Valiani, agli onorevoli Togliatti, Nenni ed altri. Risponder\u00f2 invece sinteticamente alle varie questioni di carattere generale, riaffermando cos\u00ec quello che rimane, dopo matura considerazione, il mio pensiero.<\/p><p>L\u2019onorevole Ruini, in un discorso estremamente interessante \u2013 ed a proposito del quale non mi lagno che egli abbia cercato di temperare quello che ha chiamato il mio ottimismo \u2013 sottolineava alcuni punti che, secondo lui, dovevano mostrare un suo realismo pi\u00f9 completo del mio, come quando parl\u00f2 di una prossima probabile crisi economica americana.<\/p><p>Questo \u00e8 un argomento che pu\u00f2, da un celato lato, non toccarci; ma, di fronte alle speranze, agli atteggiamenti o alla politica che noi dobbiamo seguire circa la Conferenza di Parigi e circa il piano Marshall, \u00e8 chiaro che dei dubbi sulla stabilit\u00e0 economica degli Stati Uniti possono avere una certa influenza.<\/p><p>\u00c8, per ci\u00f2, che io vorrei sottoporre all\u2019onorevole Ruini un paio di punti che, a mio avviso, possono rassicurarci sulla solidit\u00e0 della situazione economica americana e quindi sulle possibilit\u00e0 feconde per l\u2019avvenire che il piano Marshall presenta.<\/p><p>RUINI. Io non ho mai sollevato dubbi sulla solidit\u00e0 americana. Ho detto che forse, per evitare una crisi futura, non basta il piano Marshall, ma sar\u00e0 necessario l\u2019adeguamento fra importazioni ed esportazioni.<\/p><p>SFORZA, <em>Ministro degli affari esteri.<\/em> Ad ogni modo, queste sono le ragioni pratiche, che, non degli americani, ma dei profondi conoscitori stranieri della situazione americana portano per farci credere in una permanente solidit\u00e0 economica degli Stati Uniti.<\/p><p>Le ragioni sono essenzialmente due.<\/p><p>Primo: esiste oggi in America una tale sorveglianza del credito, che \u00e8 impossibile che la speculazione determini una sovraproduzione, come quella che provoc\u00f2 la crisi del 1929.<\/p><p>Oggi nessuno pu\u00f2 lavorare in borsa in America, se non deposita in contanti il 90 per cento dell\u2019operazione \u2013 e fu la mancanza di queste misure che provoc\u00f2 la grave crisi del 1929.<\/p><p>Secondo: le tasse in America sono altissime. Vi \u00e8 un movimento demagogico naturale per farle abbassare. Ma il Governo ha dichiarato che le tasse saranno mantenute altissime. Perch\u00e9? Perch\u00e9, solamente in caso di contrazione del credito esso abbasserebbe le tasse. E cos\u00ec avrebbe un formidabile riflusso di capitali verso l\u2019industria privata, il che eviterebbe quella crisi, che, nel 1929, ebbe la sua principale causa nella diminuzione dei crediti.<\/p><p>Ma dovevo anche rispondere all\u2019onorevole Ruini su un punto, in cui il mio dovere di Ministro \u00e8 profondamente impegnato. Egli fece una critica molto vivace all\u2019Ufficio Economico del Ministero degli affari esteri ed al suo direttore generale, dottor Grazzi. A questo proposito io potrei dirvi che, contrariamente a lui, ho una stima profonda del valore tecnico e professionale del Grazzi.<\/p><p>Ma la mia opinione pu\u00f2 valere poco. Vi dar\u00f2 dunque dei fatti. Da quando il Grazzi \u00e8 stato nominato Direttore generale degli affari economici si sono completati o creati <em>ex novo<\/em> degli accordi economici con i paesi seguenti: Svezia, Polonia, Francia, Paesi Bassi, Grecia, Turchia, Uruguay, Spagna, Gran Bretagna, Danimarca, Germania (Germania vuol qui dire, le autorit\u00e0 di occupazione), Cecoslovacchia (accordo, questo, difficilissimo del quale \u00e8 per me grato dire in questa Assemblea che il nostro collega Chiostergi fu veramente lo spirito animatore, assistito da un altro nostro collega, l\u2019onorevole Novella, che a Praga si occup\u00f2 esclusivamente degli interessi della patria, senza nessuna idea preconcetta di partito). Ieri abbiamo firmato un accordo con la Cina; abbiamo firmato l\u2019altro giorno un accordo con le Filippine. Sono in corso gli \u00abaccordi Lombardo\u00bb con gli Stati Uniti; altri accordi sono in fattura coll\u2019Argentina. I fatti provano che attivo e fecondo agente sia Grazzi. Anche se fosse un men buono agente dovrei deplorare che qui si critichino dei funzionari. I Ministri sono qui per essere criticati, essi. Del resto, l\u2019onorevole Ruini sarebbe stato molto probabilmente pi\u00f9 nel vero, se avesse espresso dubbi sulla mia competenza economica piuttosto che su quella del dottor Grazzi.<\/p><p>RUINI. Io ho dichiarato soltanto che non eravamo ben preparati&#8230;<\/p><p>PRESIDENTE. Onorevole Ruini, la prego di non interrompere.<\/p><p>SFORZA, <em>Ministro degli affari esteri.<\/em> Rimango in argomento ricordando che giorni fa l\u2019onorevole Nitti parl\u00f2 in termini sarcastici dell\u2019Ambasciatore Brosio. L\u2019onorevole Nitti ha troppa esperienza degli affari di Stato, come ex Primo Ministro, per non dolersi dopo, riflettendo, di aver gettato un\u2019ombra di sarcasmo e di ridicolo su un ambasciatore in carica in un posto difficilissimo. Ma io glie ne sono grato se ci\u00f2, per poco che valga, mi permette di affermare all\u2019Assemblea che l\u2019Ambasciatore Brosio \u00e8 uno dei nostri agenti pi\u00f9 operosi, pi\u00f9 leali e pi\u00f9 consci del loro dovere: che \u00e8 profondamente rispettato dal Governo presso il quale \u00e8 accreditato e dai suoi colleghi delle potenze estere.<\/p><p>Vengo all\u2019onorevole Russo Perez.<\/p><p>Vi sono tre punti che l\u2019onorevole Russo Perez ha sollevato nel suo discorso: uno, l\u2019oro della Banca d\u2019Italia asportato dai tedeschi; l\u2019altro, una pretesa mia lettera a Vittorio Emanuele III nel 1942; terzo, il rapporto fra gli accordi economici e finanziari, gi\u00e0 conclusi o in corso e la ratifica del Trattato.<\/p><p>Per la questione dell\u2019oro, la tesi italiana \u00e8 per la restituzione integrale dell\u2019oro italiano, appoggiandola al fatto che detto oro \u00e8 stato ben individuato e rinvenuto integralmente. Gli alleati, invece, sosterrebbero la tesi di ammettere l\u2019Italia alla partizione dell\u2019oro monetario rinvenuto in Germania. L\u2019azione a sostegno della tesi italiana \u00e8 stata svolta alla Commissione Tripartita per la restituzione dell\u2019oro. L\u2019azione \u00e8 tuttora in corso.<\/p><p>Circa una mia pretesa lettera a Vittorio Emanuele III nel 1942, lettera cui ha fatto allusione anche l\u2019onorevole Selvaggi ieri, debbo confermare quello che gi\u00e0 chiarii scrivendo al <em>Corriere della Nazione<\/em>, che pubblic\u00f2 il 7 febbraio la mia smentita; cio\u00e8 che tal lettera era un falso completo, senza la pi\u00f9 lontana ombra di verit\u00e0; tocca al <em>Corriere della Nazione<\/em> di dolersi con l\u2019onorevole Russo Perez e con l\u2019onorevole Selvaggi, se essi non leggono quel giornale. Del resto, come potrei io aver scritta quella lettera? Basta il pi\u00f9 modesto senso storico per rendersene conto; infatti un\u2019autentica mia lettera all\u2019ex re, lettera che ebbe larga circolazione clandestina in Italia negli anni della guerra, diceva cos\u00ec verso la fine:<\/p><p>\u00abSo bene che intorno a Vostra Maest\u00e0 si dice con sicurezza che gli Stati Uniti sono divisi tra isolazionisti e interventisti, che l\u2019America \u00e8 antimilitare, che l\u2019America non sar\u00e0 pronta in tempo, che l\u2019Inghilterra sar\u00e0 sconfitta prima che Washington si sia preparata.<\/p><p>\u00abNon creda a queste fole. Io conosco gli Stati Uniti; vi sono stato dieci volte durante questi ultimi fascistici anni. L\u2019America stupir\u00e0 il mondo con una preparazione militare ed economica, davanti a cui tutto finir\u00e0 per piegarsi.<\/p><p>\u00abSe Vostra Maest\u00e0 dar\u00e0 il suo nome e la sua firma a questa guerra insensata, bisogna che ella sappia che ci\u00f2 finir\u00e0 per significare la pi\u00f9 terribile delle rovine per l\u2019Italia.<\/p><p>\u00abPensi per lo meno all\u2019esercito, se, come me, ella ne ha a cuore la fama e il prestigio. Pensi a quanto potr\u00e0 accadere in una guerra che sar\u00e0 lunga, lunghissima, con tutte le nostre risorse gi\u00e0 sperperate dal fascismo e con un Paese che non sentir\u00e0 mai un conflitto combattuto al lato dei tedeschi.<\/p><p>\u00abE se quanto sto per aggiungere l\u2019interessa pi\u00f9 dell\u2019esercito e della nostra Italia, comprenda bene che il disastro sar\u00e0 cos\u00ec spaventevole e la perdita dell\u2019onore nazionale sar\u00e0 cos\u00ec cocente che finiranno per distruggere alla lunga ogni legame di fedelt\u00e0 e di affetto fra il popolo e la Corona\u00bb.<\/p><p>Questa lettera la scrissi il 30 maggio del 1940. Era concepibile che gli scrivessi un\u2019altra lunga lettera di avvertimenti e di consigli nel 1942? Era una impossibilit\u00e0 assoluta, a parte la mia smentita pi\u00f9 formale. E spero che di questa fola non si parli pi\u00f9.<\/p><p>Terzo punto di Russo Perez: accordi economici. Ho gi\u00e0 risposto all\u2019onorevole Ruini, ma per lei aggiunger\u00f2 che stiamo trattando con molti paesi una serie di accordi finanziari che regolano il problema delle riparazioni e quello dei beni italiani all\u2019estero. Per alcuni di questi Paesi la ratifica agisce come sospensiva, per altri essa rappresenta un elemento importante per il maggior successo dei negoziati in corso. Si tratta, in sostanza, di una azione politica che tende al superamento ed alla attenuazione di certe clausole del trattato. Il rinvio e il rigetto della ratifica ne pregiudicherebbe la definizione.<\/p><p>All\u2019onorevole Spano, che parl\u00f2 con accoramento della situazione degli italiani che vivono in Tunisia, io dir\u00f2 che in un certo senso sono d\u2019accordo con lui quando egli lament\u00f2 che in casi dolorosi come questo sono sempre i cenci che vanno all\u2019aria, per usare un vecchio sconsolato proverbio. Ma quello che \u00e8 certo \u00e8 che noi facciamo quanto possiamo perch\u00e9 ci\u00f2 non sia. Anche a Parigi, in conversazioni intime che ebbi durante la Conferenza l\u2019altro giorno, ricordai, spiegai, parlai degli interessi degli italiani, modesti e grandi, in Tunisia. E ne parlai anche in un senso che oserei dire francese, perch\u00e9 la Francia deve sapere che se si allontanano gli elementi italiani dalla Tunisia, chi ne soffrir\u00e0 saranno tutti gli interessi europei ma prima quelli della Francia stessa. Senza una forte base demografica italiana nell\u2019Africa del Nord, si pu\u00f2 dire addio per sempre ad ogni speranza di interessi europei nell\u2019Africa del Nord. (<em>Applausi al centro<\/em>).<\/p><p>Circa le espulsioni, devo dire per\u00f2 che noi abbiamo ottenuto la revoca di un grande numero di esse, persino per italiani che si erano arruolati nell\u2019esercito italiano in Tunisia durante la guerra. Non si pu\u00f2 dunque negare che con queste misure recenti, si ha una certa diminuzione di quelle asperit\u00e0, che erano probabilmente una delle conseguenze degli odii della guerra, anche perch\u00e9, lo ripeto, \u00e8 profondamente un interesse francese che gli interessi italiani siano salvaguardati nell\u2019Africa del Nord.<\/p><p>All\u2019onorevole Valiani vorrei rispondere in modo preciso, perch\u00e9 egli ha sollevato un punto importante: egli si \u00e8 posto il problema della ratifica jugoslava. Noi non dobbiamo ratificare, egli ha detto, perch\u00e9 verremmo a trovarci, nel caso che la Jugoslavia non ratificasse, ad avere rinunciato alla sovranit\u00e0 su Trieste, senza la contropartita di un impegno jugoslavo.<\/p><p>Ma, onorevole Valiani, lei capovolge la situazione. Come non vedere che l\u2019unica nostra garanzia, proprio su questo punto, \u00e8 che il trattato porti la firma delle quattro grandi Potenze? A queste firme sono seguite tre ratifiche. (<em>Interruzione del deputato Valiani<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Quando la Russia avr\u00e0 ratificato, non so se la Jugoslavia vorr\u00e0 non ratificare, ma, se dovesse avvenire che pure la Jugoslavia non volesse ratificare, pensa l\u2019onorevole Valiani che essa farebbe ci\u00f2 per migliorare il confine a nostro favore? E, nel caso opposto, non \u00e8 questa proprio la ragione per noi di ratificare, cooperare, per quanto possibile, ad una distensione internazionale in una zona cos\u00ec sensibile? Oppure vede l\u2019onorevole Valiani un altro modo pi\u00f9 energico, pi\u00f9 efficace&#8230; (<em>Interruzione del deputato Valiani<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. \u00c8 una figura retorica, la domanda dell\u2019onorevole Sforza.<\/p><p>SFORZA, <em>Ministro degli affari esteri.<\/em> In verit\u00e0, l\u2019onorevole Valiani ha portato un argomento a favore di chi pensa che a noi convenga uscire da questa perenne incertezza.<\/p><p>Resta bene inteso, tuttavia \u2013 e sono grato all\u2019onorevole Valiani che mi permetta di affermarlo qui \u2013 che il Governo italiano, nei riguardi delle clausole relative agli italiani della Venezia Giulia, considera che esse rappresentano un tutto inscindibile, il che vuol dire che il Governo italiano non ritiene nemmeno possibile il dubbio che alla rinunzia della nostra sovranit\u00e0 su Trieste non si accompagni la contemporanea creazione dello Stato libero quale \u00e8 previsto dal trattato.<\/p><p>L\u2019onorevole Valiani ha parlato anche delle Colonie. Per quanto riguarda le Colonie, non posso che ripetere quello che gi\u00e0 dissi venerd\u00ec scorso: cio\u00e8 che il Trattato niente decide sulle Colonie. Ammette solo che se ne cominci a discutere. Ora, l\u2019atto della ratifica incide anche su questo nostro fondamentale interesse. \u00c8 bens\u00ec vero che affidamenti precisi non possiamo dire onestamente di averne, ma possiamo riconoscere che, impostare questi problemi rinviando la ratifica, significherebbe non avere nemmeno la possibilit\u00e0 di chiedere e lottare in una atmosfera di maggiore fiducia e simpatia.<\/p><p>L\u2019onorevole Nitti mi scuser\u00e0 se, per risparmio di tempo, io risponder\u00f2 solo a una domanda precisa che egli mi pose circa l\u2019O.N.U., di cui ha parlato con un pessimismo che spero esagerato. Ecco dunque come sta questa questione dell\u2019O.N.U. Le disposizioni statutarie fissano, per l\u2019ammissione di nuovi membri, le seguenti condizioni: 1\u00b0 che lo Stato sia \u00abamante della pace\u00bb; 2\u00b0 che esso accetti gli obblighi contenuti nello Statuto e, a giudizio dell\u2019organizzazione, sia capace e disposto ad adempiere a tali obblighi. Inoltre l\u2019articolo 2, al paragrafo primo, afferma che \u00abl\u2019organizzazione \u00e8 fondata sul principio della sovrana eguaglianza dei suoi membri\u00bb.<\/p><p>Non vedo dunque perch\u00e9 l\u2019onorevole Nitti non abbia trovato in queste forme un espresso richiamo alla nostra ratifica. Pure, per quanto riguarda la nostra posizione rispetto alle Nazioni Unite, \u00e8 evidente che se l\u2019Italia \u00e8 pronta alla ratifica del Trattato potr\u00e0 allora soltanto sostenere di aver fatto tutto quanto era nelle sue possibilit\u00e0 per trovarsi nelle condizioni richieste dallo Statuto.<\/p><p>Vi sono poi pur sempre, in questo trattato ingiusto, iniquo e, soprattutto miope, quale tutti noi lo consideriamo, delle affermazioni che sono a nostro favore. Ve n\u2019\u00e8 pi\u00f9 di una in questo trattato di affermazioni a nostro favore, tanto che si direbbe sia stato compiuto da una maggioranza ostile e, insieme, da qualcuno che di tanto in tanto intravedeva l\u2019avvenire e cercava di fare entrare un raggio di luce alfine di conferire un po\u2019 di nobilt\u00e0 allo sciagurato strumento.<\/p><p>Al quarto capoverso del preambolo del Trattato si legge infatti: \u00abPremesso che le Potenze Alleate ed Associate e l\u2019Italia desiderano concludere un trattato di pace che, conformandosi ai princip\u00ee di giustizia, regoli le questioni che ancora sono pendenti a seguito degli avvenimenti di cui nelle premesse che precedono, e che costituisca la base di amichevoli relazioni fra di esse, permettendo cos\u00ec alle Potenze Alleate ed Associate di appoggiare le domande che l\u2019Italia presenter\u00e0 per entrare a far parte delle Nazioni Unite ed anche per aderire a qualsiasi convenzione stipulata sotto gli auspici delle predette Nazioni Unite\u00bb. Questo non si pu\u00f2 negare che non sia un impegno solenne dei Quattro, nei confronti del quale abbiamo diritto di pretendere piena conferma dei fatti.<\/p><p>Chiarito quanto precede, non vorrei, anche per rispetto del tempo dei colleghi, e per la maggior gravit\u00e0 che ha assunto la discussione, seguire l\u2019onorevole Nitti nelle acide polemiche che egli svolse; forse la sua intenzione fu ottima, come quando cerc\u00f2 attaccare certe eccessive posizioni nazionalistiche. Fu certo a fin di bene che egli afferm\u00f2 che, anche da parte nostra e da molti decenni, i vari Ministri degli esteri d\u2019Italia si eran resi colpevoli di trucchi machiavellici.<\/p><p>Io non voglio qui riprendere la discussione dal Nitti qui iniziata sul machiavellismo, discussione cui altri colleghi han poi dato in quest\u2019Aula il loro contributo: se lo dovessi fare, direi una cosa semplicissima, che da parte di tutti si \u00e8 dimenticata; direi, cio\u00e8, che il machiavellismo non fu affatto l\u2019idea infernale, satanica con cui il Segretario fiorentino ci avrebbe diffamati, come ha preteso l\u2019onorevole Nitti. In verit\u00e0, quanto il Machiavelli scrisse fu semplicemente la descrizione obiettiva di ci\u00f2 che si pensava in tutta l\u2019Europa alla fine del secolo XV e all\u2019inizio del secolo XVI. Dire che il Machiavelli \u00e8 stato \u00abmachiavellico\u00bb nel senso che questa parola ha preso, equivarrebbe a dire che un grande scienziato che scrive un libro sul cancro o sulla sifilide, \u00e8 partigiano del cancro e della sifilide. (<em>Approvazioni al centro<\/em>)<em>.<\/em> Nient\u2019altro.<\/p><p>Checch\u00e9 ne sia di ci\u00f2, quello che volevo dire all\u2019onorevole Nitti \u2013 e sono certo che in cuor suo egli finir\u00e0 per essere d\u2019accordo meco \u2013 \u00e8 che bisogna fare una distinzione. A me duole doverla fare, perch\u00e9 so che bisogna guardare avanti e non indietro e che bisogna finirla con una serie di od\u00ee che altrimenti avveleneranno la nostra vita. Ma bisogna pur riconoscere che, finch\u00e9 il fascismo non venne, l\u2019insieme della politica estera italiana fu degno della perfetta lealt\u00e0 dei nostri Governi. E Nitti ha torto quando cita, per esempio, a proposito dei nostri contemporanei contatti con la Triplice Intesa e la Triplice Alleanza, la famosa, insultante frase di B\u00fclov contro il \u00abgiro di valzer\u00bb. Perch\u00e9 dobbiamo prendere come Vangelo l\u2019opinione di uno straniero? In realt\u00e0, non vi fu niente di pi\u00f9 perfetto, di pi\u00f9 leale, di pi\u00f9 corretto della politica della diplomazia italiana fino alla guerra mondiale. Uomini come Robilant, come Visconti Venosta, come Prinetti sono stati modelli insuperati di specchiata onest\u00e0 ed \u00e8 assurdo che sia proprio un italiano che tenti abbassarli. Certo, so quello che l\u2019onorevole Nitti pensa sull\u2019onorevole Sonnino; anch\u2019io gli ho mosso molte critiche; ma quelli di Sonnino furono errori di scarsa immaginazione; mai ci fu in lui la menoma idea morbosa e malefica di creare il male, di creare l\u2019intrigo.<\/p><p>No, onorevole Nitti, questa fama di scarsa fede politica noi la dobbiamo solo alla politica dei vent\u2019anni di fascismo, che fu amico prima della Jugoslavia \u2013 seguendo Mussolini nei primi anni del suo governo la mia politica \u2013 e poi divent\u00f2 nemico; che dette appoggio incondizionato a Dollfuss, e poi l\u2019abbandon\u00f2 a Hitler; che finse di appoggiare la politica europeistica stabilita a Locarno; e poi vant\u00f2 in scritti pubblici di essere andato a Locarno per pugnalare la politica di Locarno, perch\u00e9 a Stresa promise una cosa che poi fu smentita dall\u2019avventura etiopica; perch\u00e9 present\u00f2 l\u2019Etiopia con entusiasmo alla Societ\u00e0 delle Nazioni come un grande Stato civilizzato e poi assal\u00ec l\u2019Etiopia; perch\u00e9 coll\u2019Albania prima fece un patto di amicizia eterna, e poi, un tragico giorno di venerd\u00ec santo la occup\u00f2 senza nessuna preventiva azione o spiegazione; perch\u00e9 fu il primo a riconoscere ufficialmente l\u2019Unione Sovietica, e poi si alle\u00f2 con la Germania contro l\u2019Unione Sovietica; e dappertutto fu cos\u00ec: in Cina, Ciano per lunghi anni fece una politica sinofila, e poi la attacc\u00f2 e le dichiar\u00f2 guerra. Cos\u00ec fu per la Grecia; prima una lunga politica di amicizia, e poi, in sei ore, il pi\u00f9 insensato, il pi\u00f9 sleale, il pi\u00f9 brutale <em>ultimatum<\/em>.<\/p><p>Di questo dobbiamo renderci conto, quando si sente che si parla attraverso il mondo di una scarsa fede diplomatica dell\u2019Italia. Non insultiamo il nostro passato! La politica italiana, dal 1860 al 1922, pu\u00f2 stare alla pari, come cristallina onest\u00e0, come buona volont\u00e0 internazionale, come lealt\u00e0 verso gli interessi superiori della pace, pu\u00f2 stare alla pari, dico, di quella di qualunque altra Potenza, e per parte mia credo che \u00e8 molto al di sopra. (<em>Applausi al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Vengo ora al discorso dell\u2019onorevole Togliatti. Il suo discorso \u00e8 in parte di politica estera e in parte, nel fondo, di politica interna; per quest\u2019ultima, lascio al Presidente del Consiglio di parlarne.<\/p><p>Sul fondo del discorso concernente la politica estera in generale, risponder\u00f2 pi\u00f9 in l\u00e0, quando parler\u00f2 dei problemi generali, cio\u00e8 specialmente dei nostri rapporti con l\u2019Unione Sovietica.<\/p><p>Qui \u2013 poich\u00e9 in questa parte voglio trattare solo di singole fasi del dibattito \u2013 vorrei solo sollevare e chiarire alcuni punti, non dir\u00f2 personali, perch\u00e9 le persone sono nulla e non ne parler\u00f2 un sol momento, ma perch\u00e9 mi pare che sia meglio chiarire la situazione su certi episodi.<\/p><p>Perch\u00e9 l\u2019onorevole Togliatti, quando accenn\u00f2 alla partenza dell\u2019onorevole Nenni dal Ministero, fece delle allusioni agli oscuri raggiri e ai tenebrosi intrighi che obbligarono l\u2019onorevole Nenni ad uscire dal Governo?<\/p><p>Signori, in quest\u2019Aula, la dignit\u00e0 personale di ognuno di noi, il valore personale di ognuno di noi \u00e8 un patrimonio comune di tutti, ed io credo che sarebbe stato bene ricordare che, quando l\u2019onorevole Nenni offr\u00ec all\u2019onorevole De Gasperi le sue dimissioni da Ministro degli esteri, egli ci\u00f2 fece per una ragione sola, la quale mostra che, qualche volta almeno, il livello della vita politica italiana resta altissimo; egli si dimise perch\u00e9 sent\u00ec che, essendo andato al Governo come rappresentante di un partilo di tanti membri, non aveva pi\u00f9 diritto di rimanere quando il suo partito era stato dimezzato. Questo fu atto di cavalleresca lealt\u00e0 politica, ed era meglio riconoscerlo anzich\u00e9 andare a creare, in odio all\u2019onorevole De Gasperi, non so quale misterioso intrigo da romanzo. (<em>Applausi al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Un\u2019altra osservazione vorrei fare all\u2019onorevole Togliatti circa le critiche che fece alla mia azione a Parigi. Ma non creda l\u2019onorevole Togliatti che io non mi renda conto della profonda sincerit\u00e0 interiore del suo pensiero; egli temeva e teme, egli sospettava e sospetta; e, dando troppo corpo ai suoi timori e sospetti, vede prove contrarie a suoi rispettabilissimi sentimenti anche l\u00e0 dove non esistono affatto. Per esempio, egli, spulciando il mio primo discorso alla Conferenza di Parigi per cercarvi prove di uno sbandamento della nostra politica estera, cit\u00f2 un frammento del mio discorso, aggrott\u00f2 le sopracciglia e di che, mio Dio, mi rimprover\u00f2? Di aver nientemeno detto che per un\u2019unione europea io ero pronto \u2013 ma qui cito fra virgolette \u2013 \u00abad accettare, l\u2019Italia, non <em>lui<\/em> (cio\u00e8 Sforza), tutti i sacrifici\u00bb.<\/p><p>Personalmente son grato all\u2019onorevole Togliatti; delle varie leggende intorno a me, questa mi piace; poco mi cale si rida del mio amore per l\u2019universalismo, della mia fede nell\u2019unione europea, della mia fede persino (scusate, se qualcuno vuol sogghignare sogghigni pure) della mia fede, dico, che i nostri figli abbiano un giorno a non pi\u00f9 vedere la guerra.<\/p><p>Per sorridere di questo mio umanitarismo, l\u2019onorevole Togliatti cit\u00f2 la frase che vi ho detta. Ma debbo fare all\u2019onorevole Togliatti una osservazione semplicissima: che il fare una citazione tronca equivale a falsare il pensiero di qualcuno. Se lei, onorevole Togliatti, avesse letto qualche parola di pi\u00f9 avrebbe trovato che nella mia frase non vi era nulla da criticare neppure dal punto di vista del pi\u00f9 duro degli egoismi nazionali, che sembra le stiano tanto a cuore. Io dissi infatti: \u00abNoi desideriamo assicurarvi che siamo pronti a tutte le intese, a tutti gli accordi, affinch\u00e9 l\u2019economia dell\u2019Europa si sviluppi, si armonizzi, diventi un insieme fecondo\u00bb; cio\u00e8 noi siamo pronti a tutti i sacrifici, a tutti gli accordi che ci permetteranno di guadagnare il cento per cento sui nostri pretesi sacrifici perch\u00e9 in una Europa in pace e organizzata l\u2019Italia con la sua attivit\u00e0, con il suo talento troverebbe mille modi di essere pi\u00f9 ricca che non lo sia in una Europa divisa, in un\u2019Europa autarchica, separata da troppe barriere doganali.<\/p><p>Ma vi \u00e8 un altro punto in cui sono certo che l\u2019onorevole Togliatti, ripensandoci, sar\u00e0 completamente d\u2019accordo meco. Egli temeva (ma perch\u00e9 non so) ch\u2019io fossi compartecipe di chi sa quale segreto misterioso complotto per ignorare o allontanare l\u2019Unione Sovietica, per riprendere il folle tentativo dei reazionari del 1919-20 che vollero circondare l\u2019Unione Sovietica di un filo di ferro spinato. Anzi, questa frase andava ripetuta in francese, perch\u00e9 l\u2019invent\u00f2 Clemenceau: \u00ab<em>Le fil de fer barbel\u00e9 autour de la Russie<\/em>\u00bb. Togliatti, nella sua tema, certo sbagliatissima per ci\u00f2 che mi concerne, che io fossi, sia pur lontanamente, compartecipe di una simile politica; che questo Governo, sia pur lontanamente, fosse compartecipe di tali piani, ne and\u00f2 a cercare la prova in un innocente finale letterario del mio discorso; finale di cui mi pento solamente perch\u00e9 \u00e8 un finale letterario. Gi\u00e0; perch\u00e9 comincio a persuadermi che la letteratura e la retorica sono il veleno pi\u00f9 orribile degli italiani nella politica. Mi permetta, onorevole Togliatti, che io parli con tutta franchezza a lei che \u00e8 un uomo di cui, nelle nostre conversazioni di letteratura, di problemi storici, di problemi filosofici, ho constatato l\u2019alta cultura umanistica. Come mai lei semplicemente non si \u00e8 accorto che alla fine del mio discorso avevo fatto un plagio, come se ne fanno cos\u00ec spesso, perch\u00e9 \u00e8 impossibile non ripetere cose che sono state dette da altri?<\/p><p>Io dissi: \u00abStiamo attenti, si sappia che dobbiamo riuscire e che nessun sacrificio nazionale sar\u00e0 troppo grande, nonostante il compito non sia facile. Noi dobbiamo sormontare gli egoismi nazionali ed augurarci che i tedeschi, moralmente guariti, rientrino nella nostra comunit\u00e0 di produzione e di lavoro. Noi dobbiamo tentare ancora di ricondurre al nostro fianco i Paesi assenti; noi dobbiamo riuscire. Se noi non riuscissimo, potrebbe darsi che questa gloriosa Europa che ha guidato il mondo con la forza dello spirito ridivenga ci\u00f2 che essa fu diecimila anni fa: una povera, piccola insignificante penisola dell\u2019Asia\u00bb.<\/p><p>\u00c8 proprio strano che un uomo di alta cultura come l\u2019onorevole Togliatti si sia tanto allarmato per questa frase. Lo avete tutti sentito in quest\u2019Aula: \u00abChe cosa ha voluto dire con ci\u00f2 Sforza? Ha egli pensato che la Russia \u00e8 in Asia? Che all\u2019infuori, dunque, di questa Russia e di questa Asia l\u2019Europa diventi quella piccola penisola, ecc., ecc.\u00bb. No, no, onorevole Togliatti, ecco la modesta verit\u00e0. Io arrivai a Parigi ammalato. La mattina della seduta solenne dovetti scrivere rapidamente il mio discorso. Forse non ero in vena di immaginazione soggettiva molto grande; e questa ultima frase mi torn\u00f2 in mente da una mia lettura di giovent\u00f9. \u00c8 una frase famosa di Ernesto Renan pronunciata prima del 1870 quando la Russia era europeissima, quando la frase Euro-Asia non era stata neppure coniata e nessuno supponeva che qualcuno sorgerebbe un giorno a dire che la Russia fosse un continente a parte, met\u00e0 Europa e met\u00e0 Asia. Sia dunque ben inteso che io credo profondamente all\u2019unit\u00e0 europea, compresa la Russia, tal quale come il grande scrittore francese da cui io ripetei l\u2019immagine non concepiva neppure una Europa senza la Russia.<\/p><p>Vede, onorevole Togliatti, a che cosa si arriva quando si vive in eccessivo timore, quando si vive in eccessiva sfiducia, in eccessivi sospetti.<\/p><p>Ma veniamo a cose pi\u00f9 serie.<\/p><p>L\u2019onorevole Togliatti si \u00e8 lamentato che da me e dal Ministero degli affari esteri non si siano usate sufficienti prove di energia per venire ad una intesa con la Jugoslavia. Io devo dirgli che sono stato molto sorpreso di questa sua critica, ma in un certo senso ho anche ammirato, perch\u00e9 mi son detto che il mio antico e caro collaboratore Eugenio Reale ha spinto veramente troppo oltre il dovere professionale del segreto di Stato. Sia ben inteso che io lo autorizzo a dire al suo amico e capo Togliatti tutto quello che sa. Eugenio Reale, essendo stato accanto a me a Palazzo Chigi, sa che non \u00e8 quasi passato giorno in quei mesi di collaborazione in cui non abbia insistito presso gli Jugoslavi o presso i negoziatori italiani, prima presso Merzagora, che fu un entusiastico fautore di un\u2019intesa economica con la Jugoslavia, poi col dottor Mattioli, che ha portato a fine un\u2019ottima intesa economica coi nostri vicini, perch\u00e9 le trattative fossero condotte al pi\u00f9 presto a termine, e nel modo pi\u00f9 favorevole ad una collaborazione duratura e profonda. Ma dopo lunghi anni di silenzio, dopo abissi di ire e dolori, che c\u2019\u00e8 di strano se ogni tanto si deve notare che quello che si sperava di fare in quindici giorni non si pu\u00f2 fare, ohim\u00e8, che in un tempo pi\u00f9 lungo? Ho avuto ieri nuove assicurazioni e da parte jugoslava e da parte del negoziatore economico italiano che le cose si avviano ad una sodisfacente soluzione, come \u00e8 naturale che sia, se non siamo pazzi, perch\u00e9 non ci sono al mondo due paesi che siano economicamente cos\u00ec perfettamente complementari come l\u2019Italia e la Jugoslavia.<\/p><p>Io sono impaziente di firmare l\u2019accordo con la Jugoslavia; sarei felicissimo di firmarlo stasera e debbo dire che tanto ci ha guidato il sentimento dell\u2019urgenza di questo accordo, che, per troppa fretta, abbiamo commesso uno sbaglio \u2013 il tempo degli uomini infallibili \u00e8 passato \u2013 uno sbaglio di cui mi pento e mi dolgo. Noi non tenemmo in abbastanza considerazione gli interessi essenziali dei pescatori italiani dell\u2019Adriatico. Il collega Bastianetto ha scritto, a questo proposito, una memoria che \u00e8 un piccolo capolavoro.<\/p><p>Ebbene, onorevole Togliatti, lei \u00e8 certamente d\u2019accordo nel riconoscere che le cose non si fanno senza tempo, fatica ed errori; ed \u00e8 certamente d\u2019accordo, anche se ora cerchiamo di creare un codicillo, una appendice, uno scambio di lettere che completi il trattato, e che renda sicuri i pescatori dell\u2019Adriatico i quali, ridotti alla rovina, sarebbero in Italia un elemento di lotta e di rancori contro quella intesa italo-jugoslava, che \u00e8 per me una delle basi necessarie alla resurrezione economica e politica dell\u2019Italia. (<em>Applausi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Molti qui, per fortuna, Jacini, Giannini con commosse parole, poco fa Caroleo, hanno parlato della necessit\u00e0 di addivenire ad una unione europea; ma, signori, guardiamo la realt\u00e0 in faccia: quando si vogliono le unioni, quando si vogliono le intimit\u00e0, bisogna cominciare da chi ci sta accanto. Per questo io diffido di quelli che gridano: \u00abUnione europea, unione europea\u00bb e poi gettano oltraggi alla Francia, e diffido di quelli che gridano: \u00abUnione europea, unione europea\u00bb, ma dicono che gli jugoslavi sono nostri nemici naturali e che non si pu\u00f2 perdonare il passato. La prova del nostro buon volere consister\u00e0 nel volere l\u2019intesa con i vicini immediati.<\/p><p>E agli jugoslavi ed ai francesi dico sempre: badate, se non lo fate per amore, fatelo per interesse, perch\u00e9 il solo modo per l\u2019Italia e la Francia, il solo modo per l\u2019Italia e la Jugoslavia di essere pi\u00f9 forti e pi\u00f9 rispettate \u00e8 di non essere pi\u00f9 incatenate a passatistici rancori. Se ci saranno buoni rapporti fra noi e gli jugoslavi, l\u2019Italia varr\u00e0 il venti per cento di pi\u00f9 sulla bilancia internazionale, ma anche la Jugoslavia varr\u00e0 il venti per cento di pi\u00f9 sulla bilancia internazionale. Questi sono i miei costanti pensieri; sono pensieri del resto, onorevole Togliatti, per i quali io ho sofferto venticinque anni di persecuzioni fasciste, e mi stupisco molto che ci\u00f2 almeno non basti per lei ad assicurarla dell\u2019onest\u00e0 del mio pensiero. (<em>Applausi al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Spero di non essere indiscreto se faccio un\u2019altra osservazione. Lei, onorevole Togliatti, non \u00e8 solamente uno scrittore ed un politico, ma \u00e8 lo voglia o no, un\u2019alta autorit\u00e0 dello Stato, come capo di un grande partito e come membro influentissimo di passati Governi. Questo crea dei doveri. Ora, c\u2019\u00e8 un fatto. Tutti i popoli hanno delle qualit\u00e0 e dei difetti. Noi italiani abbiamo qualit\u00e0 e difetti, i francesi hanno qualit\u00e0 e difetti, gli slavi hanno qualit\u00e0 e difetti; non credo di offendere gli slavi che hanno tanti mirabili pregi dicendo che \u2013 e da zaristici prima e da sovietici ora \u2013 il loro difetto, piccolo forse in s\u00e9, ma grave in politica, \u00e8 questo: sono sospettosi. (<em>Commenti a sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Che l\u2019onorevole Togliatti, cui sta a cuore (ma forse non pi\u00f9 che a molti altri in quest\u2019Aula) l\u2019intesa e l\u2019amicizia pi\u00f9 profonda fra l\u2019Italia e l\u2019Unione Sovietica, critichi duramente il Governo, quando ha fatti precisi da portare qui per smascherare una politica che possa portare a pericolose relazioni fra l\u2019Italia c l\u2019Unione Sovietica: egli non ha solamente il diritto, ma il dovere di farlo. Ma io credo che, data l\u2019alta autorit\u00e0 che possiede, egli non serve gli stessi interessi dei buoni rapporti fra l\u2019Italia ed il mondo sovietico, che come lui noi desideriamo altamente, quando d\u00e0 corpo alle ombre, quando crea dei sospetti, quando inventa dei timori per i quali non c\u2019\u00e8 nessuna base.<\/p><p>TOGLIATTI. Non ho inventato nulla. Ho citato fatti!<\/p><p>SFORZA, <em>Ministro degli affari esteri.<\/em> Anche sulla mia azione verso la Jugoslavia ha citato fatti?<\/p><p>L\u2019onorevole Togliatti ha poi sollevato due altre questioni.: la prima \u00e8 il Trattato di commercio con gli Stati Uniti. Voglio rassicurare lui, e l\u2019Assemblea sulla situazione. L\u2019onorevole Lombardo prosegue i suoi lavori, il Governo degli Stati Uniti ci ha consegnato un progetto che venticinque amministrazioni italiane hanno studiato a Roma; le conversazioni preliminari si inizieranno a Roma in agosto, al ritorno della missione Lombardo. Il negoziato ufficiale sar\u00e0 aperto a Roma in settembre. Spero che una prossima discussione di politica estera \u2013 che questa stessa nostra discussione ha mostrato tanto utile e necessaria \u2013 permetta a tutti di dare consigli. E certissimo che fra due Potenze dalla situazione economica cos\u00ec disparata, come l\u2019Italia da un lato e gli Stati Uniti dall\u2019altro, non sar\u00e0 sempre facile creare un perfetto parallelismo ed una perfetta perequazione; ma \u00e8 quello che vogliamo fare e che tenteremo di fare; e saremo contentissimi di avvertimenti e consigli che ci mettano sull\u2019avviso, quando questo sar\u00e0 necessario.<\/p><p>TOGLIATTI. Devo dire, anche a questo proposito, che non ho inventato.<\/p><p>SFORZA, <em>Ministro degli affari esteri.<\/em> Infatti in questo mio appunto che scrissi mentre l\u2019onorevole Togliatti parlava, leggo: \u00abHa ragione quando pone in guardia contro certe formulazioni\u00bb.<\/p><p>Vengo all\u2019onorevole Nenni. L\u2019onorevole Nenni, nel suo discorso di ieri, ha sollevato una o due questioni, cui mi pare di dovere rispondere.<\/p><p>Egli ha detto che io chiesi il voto dell\u2019Assemblea, perch\u00e9 l\u2019Italia potesse andare a Parigi. No; credo che ella sia in errore, onorevole Nenni. Io chiesi solo un succedaneo, un <em>Ersatz<\/em> che permettesse alle Potenze di riceverci con parit\u00e0 di posizione; e perci\u00f2 chiesi un voto della Commissione dei trattati; tanto pi\u00f9 che era chiaro il desiderio delle Potenze di avere un Paese dell\u2019importanza dell\u2019Italia alla conferenza. Ed il voto della Commissione dei trattati calm\u00f2 gli scrupoli giuridici dei loro tecnici e ci permise quella piena ammissione che tutti conosciamo. L\u2019onorevole Nenni fece poi questa precisa questione, in cui sento gli stessi dubbi e gli stessi sospetti, che ho riscontrato nell\u2019onorevole Togliatti. L\u2019onorevole Nenni ha domandato: \u00abSe invece della ratifica russa, mancasse la ratifica americana, vorreste voi ratificare?\u00bb.<\/p><p>Ma, insomma, certamente no, non vorremmo ratificare; ma non \u00e8 perch\u00e9 si tenga all\u2019America pi\u00f9 che all\u2019Unione Sovietica, in questo campo; ma perch\u00e9 l\u2019America era il solo grande paese, dove c\u2019era un forte movimento comprendente anche membri del Congresso, che erano contrari al Trattato ed alla ratifica; era chiaro, quindi, che se l\u2019America non avesse ratificato, era per noi un interesse supremo non ratificare, perch\u00e9 il nostro principale propugnatore, il pi\u00f9 entusiastico difensore dei nostri diritti era l\u2019America. Invece, con la Russia era un\u2019altra cosa; e di ci\u00f2 non ne dobbiamo volere affatto alla Russia.<\/p><p>NENNI. La Russia ha sostenuto a Parigi delle tesi a noi favorevoli; su altre \u00e8 stata sfavorevole. (<em>Commenti al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>SFORZA, <em>Ministro degli affari esteri.<\/em> Sul fondo della questione bisogna ragionare con una parola che odio, e che uso forse per la prima volta in vita mia: realismo. Perch\u00e9 odio la parola \u00abrealismo\u00bb? Perch\u00e9 il realismo \u00e8 cosa bella e completa solamente se sa che anche l\u2019idealismo fa parte del realismo, sia pure per il trenta o quaranta per cento. E chi dice solo realismo, senza pensare all\u2019idealismo, \u00e8 falso realista, perch\u00e9 non sa cos\u2019\u00e8 il realismo completo.<\/p><p>Ma, venendo al punto, \u00e8 con perfetto realismo che osservo all\u2019onorevole Nenni che, sull\u2019insieme globale del Trattato, quando la sera del 10 febbraio 1947 inviai a tutte le Potenze firmatarie la nota di cui detti lettura al principio del mio discorso dell\u2019altro giorno, ricevetti o silenzio o parole di simpatia. La sola risposta fredda definitiva, senza ombre, fu la risposta sovietica: \u00abPerch\u00e9 vi lamentate? Il Trattato \u00e8 giustissimo e non vi \u00e8 nessuna ragione che voi non lo ratifichiate, n\u00e9 che voi ne chiediate mai la revisione\u00bb.<\/p><p>Non avevo mai detto ci\u00f2; ma debbo aggiungere, poich\u00e9 odio i volgari discorsi antisovietici che cercano di creare delle leggende l\u00e0 dove non ce ne \u00e8 nessun bisogno, che in questa risposta di Molotov non c\u2019\u00e8 nulla di particolarmente ostile all\u2019Italia: esso \u00e8 un fatto di realistica politica estera. La Russia, che ha sofferto orribilmente come perdite di uomini e distruzioni di citt\u00e0, \u00e8 per\u00f2 dal punto di vista territoriale, la potenza che ha pi\u00f9 guadagnato. Ed ora, dappoich\u00e9 mondo \u00e8 mondo, quando ci sono dei Trattati collettivi (lo si vide nel 1815 col Trattato di Vienna) le potenze che hanno avuto i maggiori guadagni territoriali sono contrarissime e nemicissime delle potenze che parlano di revisione. L\u2019odio dell\u2019impero austriaco dopo il 1815 verso l\u2019Italia, non ebbe che questa ragione: non tanto l\u2019odio per il liberalismo italiano, non tanto, in seguito, l\u2019odio e la suspicione per quella che fu l\u2019azione meravigliosa di Cavour, ma semplicemente perch\u00e9 l\u2019impero austriaco era un \u00abbeato possidente\u00bb e noi volevamo diminuire quel \u00abbeato possidente\u00bb.<\/p><p>Questa fu la ragione della risposta di Molotov. (<em>Applausi a destra<\/em>)<em>.<\/em> Io non voglio criticarla, ma \u00e8 un fatto che ci\u00f2 sia. Questo spiega, in risposta a quanto ha detto l\u2019onorevole Nenni, perch\u00e9 se gli Stati Uniti fossero stati contrari alla ratifica, noi saremmo stati ugualmente contrari.<\/p><p>L\u2019amico Nenni mi ha lanciato un\u2019accusa che, quando penso alla mia travagliata esistenza per difendere i miei princip\u00ee politici, mi ha fatto sorridere. L\u2019accusa che io sono stato tentato da \u00abuna via di comodit\u00e0\u00bb. Caro Nenni, se noi non fossimo dei servitori fedeli dell\u2019Italia, la via della comodit\u00e0 per noi era di andare su un viale circondato da festoni e da frasi retoriche di cui fra due o tre anni si vedrebbe che non erano che fango e idiozia. (<em>Applausi al centro<\/em>)<em>.<\/em> La comodit\u00e0 era di andare lungo la via della non ratifica perch\u00e9 quella \u00e8 la via che da soggetti di storia che volevamo divenire, ci avrebbe ridotti a oggetti di storia; saremmo diventati forse come la Repubblica di Venezia dieci anni prima del Trattato di Campoformio, prima che il disonore e la rovina cadessero su di lei: quella era la via comoda.<\/p><p>L\u2019onorevole Nenni fece anche una critica in cui sentii un\u2019ombra di solidariet\u00e0 interiore meco, tanto sono stati, in questo momento, intrecciati indissolubilmente, sentimenti opposti che, se non ci fossero state idee di \u00abassalto alla diligenza\u00bb, questa discussione avrebbe potuto diventare un esempio meraviglioso al mondo, perch\u00e9 avremmo potuto mostrare all\u2019Europa degli italiani divisi da motivi ideali e da motivi teorici, ma profondamente d\u2019accordo su alcuni concetti morali essenziali. (<em>Applausi prolungati al centro \u2013 Rumori \u2013 Commenti<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Ed io voglio qui dire una delle ragioni intime per le quali ieri mi trovai perfettamente d\u2019accordo con Nenni, quando Nenni fece una allusione lontana, ma per noi, che sappiamo le cose, chiarissima.<\/p><p><em>Una voce a sinistra.<\/em> Non basta saperle. Bisogna capirle!<\/p><p>SFORZA, <em>Ministro degli affari esteri.<\/em> Verr\u00f2 a lezione da lei. (<em>Applausi al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p><em>Una voce a sinistra.<\/em> Si sta cos\u00ec comodi nella diligenza!<\/p><p>SFORZA, <em>Ministro degli affari esteri.<\/em> Nenni fece un\u2019allusione, a mio avviso, profonda e verissima quando pose in guardia contro il rinnovarsi di certi miti, di certe malattie xenofobe che possono avvelenare il Paese. Io sento questo cos\u00ec profondamente, anche dal punto di vista dei successi diplomatici futuri dell\u2019Italia, che questa \u00e8 una delle ragioni, che, dopo molto esitare, dopo aver visto i lati di una politica e poi i lati di un\u2019altra politica, finirono per decidermi che la ratifica con tutti i suoi dolori e con tutte le sue tristezze era ancora il minor male. Nenni conosce bene i miti del 1919; avevamo vinto, ma ci si impediva di saperlo e la stampa gialla trasform\u00f2 quasi in sconfitta la vittoria.<\/p><p>Questa volta, certo, non abbiamo avuto vittoria, ma chi ha profonda fede nell\u2019Italia, come noi l\u2019abbiamo, sa che un punto fermo, un capitolo nuovo, una ratifica che ci prepari nuove vie dell\u2019avvenire, pu\u00f2 spazzar via quei miti pazzeschi e ingannatori di xenofobia e di nazionalismo esaltato, che fecero tanto danno a noi nel 1919. Nenni \u00e8 stato in Francia, Pacciardi \u00e8 stato in Francia (e dal suo soggiorno in Francia ha tratto qualche motivo per quel nobilissimo suo discorso che rester\u00e0 a onore eterno del Partito repubblicano) ed essi sanno che tutti i nazionalismi pi\u00f9 sciocchi, furono in parte eliminati dalla vita della Francia, per l\u2019azione di un grande patriota francese, che, come \u00e8 naturale, non ricevette che insulti e contumelie dai superpatrioti, Jules Ferry. Il Ferry, ai francesi che parlavano di Strasburgo, ai francesi che parlavano di \u00abblessures \u00e9ternelles\u00bb disse: \u00abCreiamo una Francia pi\u00f9 ricca, pi\u00f9 forte, pi\u00f9 prospera, pi\u00f9 grande, ed in questo modo ci rispetteranno ancora di pi\u00f9 in Alsazia; invece cos\u00ec siamo un Paese diviso da rancori nazionalisti che fanno di noi una potenza del passato\u00bb. Cos\u00ec Ferry diede alla Francia il pi\u00f9 grande impero coloniale che la Francia abbia posseduto e cos\u00ec per la grandezza della Francia venne un rinnovato amore negli alsaziani per la Francia che si faceva onore e mostrava vita, non pergamene del passato e vieti archi di trionfo. Questo vogliamo per l\u2019Italia, e quando diciamo \u00abratifica\u00bb, lo diciamo perch\u00e9 cos\u00ec daremo nuova vita e nuova forza anche ai fratelli che soffrono ma non si allontaneranno da noi, perch\u00e9 se vedranno un\u2019Italia grande e prospera e non avvelenata dalla retorica, sapranno che l\u2019Italia \u00e8 una cosa viva nella quale credere sempre. (<em>Applausi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Mi si permetta ora di esaminare nel loro complesso le argomentazioni di carattere pi\u00f9 generale.<\/p><p>La discussione ora conclusa mi \u00e8 parsa utile, se non altro perch\u00e9 ha confermato che tutto il popolo italiano ritiene questo Trattato ingiusto e crudele e \u2013 vorrei aggiungere \u2013 miope. Le numerose argomentazioni a favore della ratifica sono state sempre legate all\u2019urgenza della ratifica, e questo lo dico per coloro che tentano ad ogni costo di distinguere due questioni che non esistono, perch\u00e9 la questione \u00e8 una sola: ratificare o no. Il dilemma \u00e8 questo: o ratificare per riacquistare la sovranit\u00e0 del nostro territorio, per uscire dall\u2019armistizio, per raggiungere la libert\u00e0 di decisione sulle cose nostre e metterci in condizioni di far sentire la nostra voce fra le Nazioni; oppure non ratificare, sperando di conseguire i medesimi risultati in un altro modo.<\/p><p>Ma quelli che sono per la seconda soluzione, avrebbero dovuto precisare quale sia, secondo loro, questo modo. Io non ne vedo che uno, e non mi sento di avallarlo: speculare sulle discordie, sulle avventure, sui pericoli internazionali. Io spero che all\u2019Italia sia risparmiato tutto quello che precederebbe e seguirebbe il verificarsi di simili eventualit\u00e0. E se nessuno qui ha veramente pensato a qualche cosa di simile, allora \u00e8 necessario non perdersi in frasi e guardare la realt\u00e0.<\/p><p>Se la seconda alternativa non \u00e8 nei propositi di nessuno, non c\u2019\u00e8 che la prima: ratificare per tornare ad avere quella autonomia che la realt\u00e0 ci consente; ratificare per poter cominciare a lottare per l\u2019avvenire d\u2019Italia.<\/p><p>Il Trattato \u00e8 quello che \u00e8, ma non ci si prospetta la scelta d\u2019altro trattato. L\u2019alternativa \u00e8: o questo trattato o nessuno; cio\u00e8 niente su cui fondare una politica, nessuna certezza circa i limiti delle altrui possibilit\u00e0 o velleit\u00e0 di disporre ancora delle cose nostre.<\/p><p>La ratifica \u00e8 dunque necessaria, perch\u00e9 l\u2019Italia vuole riacquistare al pi\u00f9 presto la sua indipendenza nazionale, e nello stesso tempo abbandonare il fatale indirizzo isolazionista, sul piano internazionale, che, cominciato col fascismo, si concluse con la violenza e il sangue della guerra del 1940.<\/p><p>L\u2019isolazionismo si abbandona offrendo e chiedendo delle garanzie, giocando la carta della collaborazione internazionale; certo senza troppe ottimistiche illusioni, ma anche senza quelle diffidenze preconcette e ostinate colle quali nessuna direttiva e nessun calcolo si possono fondare. La democrazia italiana vuole, in nome della pace, collaborare con gli Alleati; e per questo accettiamo di subire un trattato ingiusto ed iniquo per l\u2019Italia, ma che fu l\u2019unico compromesso fra le varie ambizioni e passioni alleate, nei nostri confronti.<\/p><p>Un compromesso raggiunto costituisce pur sempre una garanzia anche per gli sconfitti, una garanzia che, come bene ha spiegato l\u2019onorevole Adonnino, limita l\u2019arbitrio e le possibilit\u00e0 dei vincitori, di incrudelire, magari a dispetto l\u2019uno dell\u2019altro, e di aggravare il Trattato, addossandoci sacrifici ulteriori.<\/p><p>\u00abDa che mondo \u00e8 mondo \u2013 e qui cito le parole testuali dell\u2019onorevole Adonnino \u2013 da che mondo \u00e8 mondo, da che storia \u00e8 storia, tutti gli sconfitti hanno sempre firmato i trattati di pace, anche i pi\u00f9 gravi. Perch\u00e9? Perch\u00e9, \u00e8 naturale, non l\u2019hanno fatto certo con l\u2019animo lieto di benedire la gravezza che i trattati imponevano loro, ma l\u2019hanno fatto per limitare questi sacrifici; l\u2019hanno fatto per impedire che il nemico andasse ancora oltre\u00bb.<\/p><p>Infatti, onorevoli colleghi, a stretto rigore, \u00e8 necessario ammettere che le conseguenze del disastro fascista, se noi non ratifichiamo, possono essere peggiorate, non certo migliorate. Vi fu bene a Parigi chi propose soluzioni ancora pi\u00f9 gravi di quelle che sono state adottate e nulla impedisce di credere che, di fronte ad una nostra non escludibile situazione difficile, si verifichino pericolose resipiscenze, non gi\u00e0 per quello spirito di vendetta a cui si accenn\u00f2 da taluni oratori, ma come conseguenza di ulteriori e differenti compromessi.<\/p><p>L\u2019attuale momento internazionale \u00e8 pi\u00f9 delicato di quello in cui si svolse la Conferenza di Parigi: di fuori dal Trattato qual \u00e8, non ci si prospettano compromessi pi\u00f9 favorevoli. La ratifica, insomma, rappresenta un baluardo che se ci impedir\u00e0, in ogni caso, di cadere pi\u00f9 in basso, ci permetter\u00e0 in molti casi di marciare avanti.<\/p><p>Ma veniamo ai punti essenziali. Che vi chiediamo noi? Vi chiediamo di autorizzare il Governo a depositare la ratifica con tutte le altre quattro Potenze, cio\u00e8 anche con la Russia. L\u2019Italia deve ratificare, l\u2019Italia non ha libert\u00e0 di altra scelta; ma la sua ratifica sar\u00e0 depositata subito prima, insieme, o subito dopo quella dei Quattro.<\/p><p>Badate bene, io mi rifiuto di vedere in qualsiasi oppositore un desiderio nascosto di manovre parlamentari e elettorali; l\u2019argomento \u00e8 troppo grave per l\u2019Italia per essere utilizzato a tali fini. Ma vi \u00e8 piuttosto un\u2019incomprensione. Coloro i quali ci dicono: noi non ratificheremo mai, finisca come finisca, io posso capire che respingano l\u2019odierna proposta del Governo. In un certo senso, io mi inchino ad essi. Dopo tutto, non c\u2019\u00e8 fra essi una persona che ho fraternamente amato per tanti anni, Benedetto Croce?<\/p><p>Ma se ci si dice: noi vogliamo ratificare solo dopo i Quattro e quindi rinviamo la nostra ratifica, allora io rispondo: ma, con la formula che noi vi proponiamo, l\u2019Italia consacra questo punto: che il Trattato, nei confronti di tutte o di una sola delle grandi Potenze, entra in vigore \u2013 o no, se la situazione diplomatica cambia \u2013 in pieno accordo coi Quattro. Noi appunto in questo modo ci leghiamo definitivamente le mani, diciamo cio\u00e8 una volta per tutte: questo Trattato o marcia con tutti o non marcia con nessuno.<\/p><p>Se supponete che noi, speculando su un preteso desiderio della Russia di non ratificare, volessimo fare entrare questo Trattato in vigore soltanto verso la Gran Bretagna, gli Stati Uniti, e la Francia, vi avremmo detto: non ratifichiamo oggi il Trattato; rinviamo tutto a settembre o dopo; forse allora l\u2019America, l\u2019Inghilterra, o che so io, ci proporranno un altro Trattato. Ma questo sarebbe stato furbesco machiavellismo, e noi non vogliamo niente di ci\u00f2.<\/p><p>A destra e all\u2019estrema sinistra si \u00e8 parlato molto dell\u2019articolo 90. \u00c8 una questione procedurale di cui fra breve non rester\u00e0 alcuna traccia. Ma poich\u00e9 ora se ne discute, sar\u00e0 bene chiarire due punti che sono stati sollevati:<\/p><p>1\u00b0) si \u00e8 detto che non conviene controfirmare una sentenza, che secondo l\u2019articolo 90 non \u00e8 ancora perfetta, aggiungendo che il Trattato, finch\u00e9 non sar\u00e0 reso perfetto dalla ratifica dei Quattro, \u00e8 addirittura giuridicamente inesistente;<\/p><p>2\u00b0) che, per chi ben consideri l\u2019articolo 90, la nostra ratifica prematura non rappresenterebbe altro che una adesione politica a guelli dei Quattro che hanno gi\u00e0 ratificato, e non avrebbe nessun valore giuridico in s\u00e9 e per s\u00e9.<\/p><p>La verit\u00e0 \u00e8, per entrambi i punti, diversa.<\/p><p>Con la firma dei loro plenipotenziari, i vari Governi si sono gi\u00e0 impegnati internazionalmente alla esecuzione delle clausole del Trattato.<\/p><p>La ratifica \u00e8 un atto soprattutto interno con il quale si d\u00e0 esecuzione nell\u2019ordinamento interno di uno Stato ad un valido impegno internazionale.<\/p><p>Ma per noi italiani, e qui replico al secondo punto, la ratifica ha un valore giuridico superiore a quello che ha per tutti gli altri, e non ha nessun colore politico particolare; tutt\u2019altro. Perch\u00e9 questo? Perch\u00e9, come ben sapete, il 10 febbraio, a Parigi, all\u2019atto della firma del Trattato, noi abbiamo depositato la formale dichiarazione che la firma rimaneva subordinata alla ratifica che spetta alla somma decisione di codesta Assemblea.<\/p><p>Per concludere, il Trattato esiste giuridicamente dopo che \u00e8 stato firmato e la nostra ratifica \u00e8 essenziale al Trattato, soprattutto in nome della riserva da noi depositata all\u2019atto della firma. Ma non per questo il Trattato entra ancora in vigore, giacch\u00e9, sempre per l\u2019articolo 90, occorre il deposito delle raffiche da parte dei Quattro. A questo riguardo, debbo ricordarvi due cose: per quanto riguarda noi, la formula dell\u2019onorevole Ruini garantisce l\u2019assoluta identit\u00e0 della posizione italiana verso ciascuno dei Quattro, e che cio\u00e8 la nostra ratifica sar\u00e0 fatta valida solo col deposito delle ratifiche di tutti i Quattro.<\/p><p>Per quanto riguarda poi i Quattro, essi sono tuttora legati dall\u2019intesa per cui il deposito delle rispettive ratifiche a Parigi sar\u00e0 fatto contemporaneamente. Quindi essi, internazionalmente, sono tutti allo stesso punto. Quanto al piano interno di ciascun Paese, bisogna tener presente che, mentre negli Stati Uniti, in Inghilterra, ed in Francia la procedura costituzionale per la ratifica \u00e8 complessa e lunga, nell\u2019Unione Sovietica essa \u00e8 semplicissima, poich\u00e9 \u00e8 di competenza dello stesso Presidente del Soviet Supremo che ha autorizzato la firma. Ora, se \u00e8 possibile che il potere legislativo sconfessi quello esecutivo, \u00e8 azzardato ammettere che lo stesso organo si sconfessi da s\u00e9. Del resto, come ho pi\u00f9 volte detto e ripetuto, tutte le informazioni, anche le pi\u00f9 recenti, ci fan credere che la ratifica russa sia quanto mai prossima e cos\u00ec il deposito dei Quattro a Parigi. Anzi, per quanto riguarda l\u2019atteggiamento dell\u2019Unione sovietica nei nostri confronti, ho una precisa ragione di ritenere che il pensiero russo al riguardo sia che il deposito delle ratifiche dei Quattro debba suggellare e non precedere un concreto atto da parte italiana che dia gi\u00e0 per scontata la nostra ratifica.<\/p><p>Tutto ci\u00f2 ribadisce, evidentemente, l\u2019assurdit\u00e0 di una interpretazione antirussa della nostra ratifica. Ho mostrato poc\u2019anzi l\u2019infondatezza politica e ora l\u2019infondatezza giuridica di tale interpretazione.<\/p><p>Lasciatemi adesso passare ad un altro argomento, che altrettanto e pi\u00f9 \u00e8 stato discusso a destra e all\u2019estrema sinistra.<\/p><p>Si \u00e8 detto che la pronta adesione del Governo italiano alla Conferenza di Parigi per il piano Marshall non sarebbe che una prova di pi\u00f9 per dimostrare una nostra pretesa eccessiva condiscendenza verso il mondo occidentale.<\/p><p>Consentitemi di lumeggiare una volta ancora tale atteggiamento e dimostrarvi che quelle critiche sono del tutto infondate. Si \u00e8 detto che il piano Marshall non \u00e8 un piano; ma questo \u00e8 vero solo in quanto esso deve tuttora essere tradotto in cifre e volumi, in bilanci ed annualit\u00e0 che rappresentino la media solidale delle esigenze fondamentali della ricostruzione europea. No: il piano Marshall \u00e8 in senso concreto e sostanziale un piano, poich\u00e9 costituisce un\u2019impostazione fondamentale, e, soggiungo, l\u2019unica possibile, per la soluzione dei problemi europei del dopoguerra: lo sforzo solidale dei popoli europei per raggiungere un pi\u00f9 alto tenore di produzione e di vita, ridonando pienamente all\u2019Europa la sua funzione nel mondo. Il finanziamento e l\u2019aiuto americano sono subordinati a tale sforzo. Gli Stati rappresentati a Parigi hanno unanimemente riconosciuto che un piano di ricostruzione europea non poteva impostarsi senza l\u2019Italia, senza la piena collaborazione di un popolo di 46 milioni di uomini sobri, attivissimi, intelligenti, di un popolo che in questi pochi anni del dopoguerra, nonostante difficolt\u00e0 enormi, ha gi\u00e0 dato all\u2019Europa la prova della sua strenua volont\u00e0 di vita e di lavoro. \u00c8 perci\u00f2 che, malgrado le speciali ancora vigenti condizioni della posizione internazionale del nostro Paese, l\u2019Italia doveva essere chiamata a partecipare alla Conferenza di Parigi.<\/p><p>Taluno ha detto che la linea di condotta del Governo italiano alla Conferenza di Parigi si sarebbe troppo esercitata in schermaglie di prestigio. Niente di pi\u00f9 inesatto. Se per prestigio si intende il riconoscimento dell\u2019importanza del fattore italiano nel piano di ricostruzione europea, esso era gi\u00e0 conseguito di fatto della nostra partecipazione di uguali fra uguali alla Conferenza. Se poi si vuol confondere le questioni di prestigio con la nostra presenza in tale o tal altra delle Commissioni della Conferenza, a cominciare dalla suprema, quella esecutiva, si tenga ben presente che la Conferenza di Parigi \u00e8 una conferenza tecnica e che la nostra presenza era pertanto necessaria a noi e agli altri appunto in quelle Commissioni nelle quali particolarmente si svolgono lavori su cui abbiamo qualche cosa da dire a vantaggio dell\u2019Italia e a vantaggio di quella unit\u00e0 economica e politica europea che per me si confonde cogli interessi dell\u2019Italia. Nella Commissione suprema dei Cinque gi\u00e0 si rileva un principio di solidariet\u00e0 di due grandi da una parte e di due piccoli dall\u2019altra. L\u2019Italia in mezzo, fra questi due grandi e questi due piccoli, pu\u00f2 esercitare un\u2019azione di saggezza e di armonia che mi auguro e spero ed ho ragione di sperare che sar\u00e0 conseguita.<\/p><p>Chi teme che la nostra azione sul piano di collaborazione europea possa portarci ad una politica di dipendenza confonde la dipendenza con la interdipendenza, che \u00e8 ormai condizione e caratteristica di ogni rapporto economico nel mondo moderno. Solo gente con la testa indietro, come certi dannati dell\u2019inferno di Dante, pu\u00f2 immaginare una politica italiana di assoluta indipendenza. Una politica italiana di assoluta indipendenza \u00e8 una politica di suicidio. Non vi sarebbe produzione senza mercati di materie prime e di consumo. Interdipendenza nel piano di collaborazione europea significa coordinamento di sforzi per un maggior benessere ed una pi\u00f9 alta civilt\u00e0 di tutti noi italiani e francesi e britannici e russi e cos\u00ec via.<\/p><p>Ed io vorrei che all\u2019estero su questo punto si rendessero conto di quanto la maggioranza di questa Assemblea \u00e8 stata d\u2019accordo in questo principio. L\u2019onorevole Giannini stesso, in un discorso, sulla cui prima parte avrei riserve da fare, mi trova pienamente consenziente con l\u2019ultima, perch\u00e9 \u00e8 solamente colla concezione di interdipendenza che noi possiamo sperare nella grandezza futura dell\u2019Italia!<\/p><p>L\u2019Italia si presenta di fronte al piano di collaborazione europea con un suo principalissimo elemento: il proprio inesausto potenziale d\u2019ingegno e di lavoro. Il nobilissimo primato italiano nel campo del lavoro caratterizza il nostro apporto e ne costituisce l\u2019aspetto sociale. Dire quindi che abbiamo imprudentemente promesso questo o quello, che ci siamo impegnati a tale o tal altro apporto (come ho sentito ripetere) \u00e8 falsissimo. Falso oltre tutto, perch\u00e9 il lavoro dei Comitati tecnici di Parigi, dal punto di vista serio e costruttivo, comincer\u00e0 solamente in agosto, cio\u00e8 quando giungeranno le risposte ai questionari. Finora si \u00e8 alle prese di contatto e si sapr\u00e0 come giudicare, criticare e approvare solo dopo l\u2019arrivo delle risposte.<\/p><p>Vorrei dire una parola (perch\u00e9 un\u2019esposizione non sarebbe completa senza un accenno a questo problema) su ci\u00f2 che noi pensiamo circa la Germania. Circa il problema dell\u2019area politica germanica nei confronti del piano di collaborazione, il nostro atteggiamento si \u00e8 affermato fin dal principio nel senso che l\u2019area germanica non possa essere esclusa dal piano, sia in generale per la sua importanza nel quadro della produzione e del consumo continentale, sia in particolare per quanto concerne noi italiani.<\/p><p>E per mostrare a tutti, critici e non critici, l\u2019assoluta continuit\u00e0 del nostro pensiero, credo di non rubarvi troppo tempo se vi leggo il passaggio essenziale delle istruzioni che io stesso scrissi per la Conferenza di Mosca circa il problema germanico. Questo dissi e questo mantengo. Cito e leggo il documento di allora: \u00abIl Governo italiano ritiene che un grave errore verrebbe commesso ove si ritenesse che la pacificazione definitiva dell\u2019Europa possa essere il risultato di un semplice rapporto di forze senza riferimento ad un superiore principio di carattere morale e politico.<\/p><p>\u00ab\u00c8 evidente che dopo questa orribile guerra occorrono dalla Germania riparazioni e garanzie efficaci, ma esse non saranno date che se guidate da princip\u00ee che riflettano gli interessi, anzi le idealit\u00e0 di tutti e non da punti di vista particolaristici. La Germania deve riparare i danni ed i lutti causati dalla sua selvaggia aggressione, deve dare per l\u2019avvenire garanzie affinch\u00e9 si raggiunga lo stroncamento di quelle forze che nel giro di trenta anni hanno due volte gettato il mondo nel. baratro. Ma appunto per questo il popolo germanico non deve essere messo fuori della comunit\u00e0 europea. Esso deve essere guadagnato alla democrazia ed allo spirito di collaborazione economica internazionale. Non dimentichiamoci che pi\u00f9 ci allontaniamo dall\u2019antico concetto di una comunit\u00e0 cristiana dei popoli e pi\u00f9 dobbiamo riconoscere che la colpa mostruosa dei tedeschi diventa quasi un monito e simbolo di un male che in forma meno selvaggia potrebbe in un dato momento ripetersi presso altri popoli\u00bb.<\/p><p>Questo dissi nel marzo, lo ripeto ora.<\/p><p>Nessuno ha pensato o pensa a Parigi a costituire un blocco occidentale, cio\u00e8 un ordigno di guerra. L\u2019Italia non si \u00e8 allineata ciecamente dietro nessuno. Ha pensato solo a se stessa. Soltanto, lo dichiaro altamente, essa sa che il miglior modo di pensare a se stessa \u00e8 di armonizzare i propri interessi con quel nascente panorama internazionale economico di cui ha parlato avant\u2019ieri cos\u00ec nobilmente Luigi Einaudi.<\/p><p>A parte le disquisizioni giuridiche, di cui non rester\u00e0 traccia, che cosa \u00e8 scaturito da questo dibattito? Che due sono le concezioni per l\u2019avvenire. Una fidente nell\u2019Italia e nel concetto mazziniano del nostro divenire, e questa politica, questo programma sono quelli che l\u2019onorevole Einaudi ha formulato cos\u00ec onestamente, cos\u00ec luminosamente e, con altrettanta fermezza se pur con minore autorit\u00e0, io stesso.<\/p><p>L\u2019altra \u00e8 un\u2019atmosfera di sospetti, di timori, di diffidenze, di perplessit\u00e0. Di queste diffidenze, di questi timori, colui che se ne \u00e8 quasi fatto araldo con maggiore pessimismo, un pessimismo senza speranze, \u00e8 stato l\u2019onorevole Nitti. Io, a questo concetto dell\u2019onorevole Nitti sento di non avere autorit\u00e0 sufficiente per replicare. Ma gli vorrei citare qualcuno cui egli forse risparmia i suoi sarcasmi e le sue ironie ed \u00e8 l\u2019onorevole Nitti stesso. (<em>Ilarit\u00e0<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Io ricordo \u2013 e ricordo con affetto e con simpatia \u2013 quando nel lontano 1919 egli era Presidente del Consiglio, ed io ero un semplice modestissimo giovane Sottosegretario di Stato agli esteri. Ricordo un suo discorso che forse \u00e8 uscito dalla memoria di molti, ma che a me fece molta impressione. Fu in questa Aula che egli disse, descrivendo gli orrori, gli odi, le antipatie, le gelosie dell\u2019Europa di allora \u2013 che pure era un paradiso terrestre in confronto dell\u2019Europa odierna \u2013 egli disse che bisognava fare di tutto per cercare di eliminare tali odi, tali rancori, che questo era possibile; che questa era una necessit\u00e0 ed una missione bellissima dell\u2019Italia. E fin\u00ec con una frase che fece sorridere molti praticoni e molti realisti di quest\u2019Aula (parlo di quella del 1919); la frase fu: \u00abL\u2019Uomo di Stato che avr\u00e0 pi\u00f9 fortemente cooperato alla sanit\u00e0 dell\u2019Europa e alla salute dell\u2019Italia sar\u00e0 colui che riuscir\u00e0 finalmente a far nascere un sorriso su tutti i volti della gente straziata dell\u2019Europa\u00bb.<\/p><p>Ebbene, onorevole Nitti, mi permetta di non essere d\u2019accordo col Nitti del 1947, perch\u00e9 sono d\u2019accordo col Nitti del 1919. Forse sono la stessa cosa, con questa piccola differenza: che si \u00e8 ottimisti se si \u00e8 nel Governo e pessimisti se si \u00e8 fuori del Governo. (<em>Applausi al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Ho finito. Io credo, onorevoli colleghi, che potete e dovete sentire che noi possiamo sbagliarci, ma che siamo arrivati alla tesi che sosteniamo dopo penosi momenti di studio, di meditazioni, di ansiet\u00e0. \u00c8 chiaro che noi non abbiamo altro interesse che quello dell\u2019Italia e quello della pace europea che per me si identifica assolutamente coll\u2019interesse dell\u2019Italia. Quando queste polemiche, quando questi episodi saranno usciti dalla memoria, io vi assicuro \u2013 e questo sar\u00e0 il solo accenno personale che mi sar\u00f2 permesso durante il mio dire \u2013 che conserver\u00f2 un ricordo commosso e rispettoso di un fatto che sto per dirvi, e che vi dico perch\u00e9 taluno in questa discussione ha a volte voluto distinguere Sforza da De Gasperi. Io vi dico con verit\u00e0 profonda \u2013 e perdonatemi se vi faccio una confidenza di carattere cos\u00ec intimo \u2013 che quando tutto questo sar\u00e0 nebbia del passato, sar\u00e0 per me un sacro ricordo di essere stato accanto per giorni e giorni al pensiero di De Gasperi, di averlo visto esitante in un senso e poi in un altro, di averlo visto soffrire perch\u00e9 non vedeva chiaro quale era il suo dovere; ma poi, al mio ritorno da Parigi, dopo una conversazione di lunghe ore, mi disse: \u00abDurante la tua assenza, ho pensato, ho riflettuto, mi sono reso conto che se non vogliamo fare dell\u2019Italia una navicella in bal\u00eca del vento, se vogliamo dare all\u2019Italia dei fondamenti sicuri per l\u2019avvenire, dobbiamo ratificare, accada quello che vuol accadere; non mi importa niente di essere Presidente del Consiglio, non mi importa niente di rimanere al potere, ma voglio servire la mia coscienza\u00bb. Fu a quel momento che io mi dissi: \u00abTanto meglio per l\u2019Italia, se ogni tanto ci sono degli uomini che preferiscono la coscienza al potere\u00bb. (<em>Vivissimi applausi \u2013 Il Presidente del Consiglio si leva in piedi e abbraccia l\u2019oratore<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Questa, o signori, \u00e8 la nostra cupidigia di servilit\u00e0: servire l\u2019Italia! Servirla nella pace! (<em>Vivissimi prolungati applausi \u2013 Moltissime congratulazioni\u2013 Grida di<\/em> Viva l\u2019Italia!).<\/p><p>(<em>La seduta, sospesa alle 13, \u00e8 ripresa alle 14.15<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. Ha facolt\u00e0 di parlare l\u2019onorevole Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> (<em>Segni di attenzione<\/em>)<em>.<\/em> Onorevoli colleghi, tenter\u00f2 di riassumere il significato di questo dibattito; soprattutto, richiamer\u00f2 per\u00f2 l\u2019attenzione vostra sul senso vero del voto che l\u2019Assemblea \u00e8 chiamata a dare.<\/p><p>Permettete che vi rilegga la dichiarazione che ho fatta all\u2019Assemblea, quando comunicai che il Governo aveva deciso di firmare il Trattato:<\/p><p>\u00abPotr\u00e0 la firma avere carattere consensuale?<\/p><p>\u00abGli Alleati non ci faranno il torto di credere che la nostra resistenza al Trattato sia stata una meschina ed ipocrita manovra. Dalla pi\u00f9 profonda intimit\u00e0 del mio spirito ho espresso io stesso nelle solenni conferenze internazionali, in forma pacata ma ferma, la nostra convinzione di uomini liberi e democratici; il modo con cui fu combinato questo Trattato e i termini nei quali fu imposto non ne fanno uno strumento atto a realizzare un nuovo assetto internazionale del mondo.<\/p><p>\u00abA noi non \u00e8 stata concessa nessuna partecipazione n\u00e9 alla negoziazione, n\u00e9 alle deliberazioni; del Trattato non abbiamo, quindi, n\u00e9 davanti alla nostra Nazione, n\u00e9 innanzi al mondo internazionale, corresponsabilit\u00e0 veruna.<\/p><p>\u00abLa nostra firma non pu\u00f2 mutare la realt\u00e0, come si \u00e8 svolta e quale fu denunziata in ogni fase della Conferenza.<\/p><p>\u00abEssa non pu\u00f2 cancellare il fatto che, nonostante la Carta Atlantica e la stessa recente costituzione francese, il Trattato dispone dei popoli senza consultarli, n\u00e9 pu\u00f2 eliminare il fatto, purtroppo incontrovertibile, che la nostra economia da sola, nonostante ogni buon volere, non pu\u00f2 portare il peso di cui il Trattato la grava.<\/p><p>\u00abMancheremmo alla lealt\u00e0, se intendessimo avallare con la nostra firma l\u2019immeritata umiliazione imposta alla flotta \u2013 nonostante la sua efficace e riconosciuta partecipazione alla guerra accanto agli Alleati \u2013 l\u2019insufficiente considerazione del nostro contributo alla lotta per la liberazione, e se lasciassimo credere che ci acquieteremo alla totale eliminazione delle Colonie e alla rinuncia a qualsiasi rivendicazione nei confronti della Germania.<\/p><p>\u00abNon rifiutare la firma richiesta vuol dire, dunque, che il Governo italiano non intende pregiudizialmente fare atto di resistenza contro l\u2019esecuzione del Trattato nell\u2019eventualit\u00e0 che esso, perfezionato dal consesso dei parlamenti, in forza delle prevedute ratifiche, entrasse in vigore; significa che l\u2019Italia vuole dare prova di buona volont\u00e0 e di ogni sforzo ragionevole possibile per liquidare la guerra; vuol dire che l\u2019Italia, nonostante il contenuto del Trattato, non dispera, non vuole disperare del suo avvenire e dell\u2019avvenire del mondo\u00bb.<\/p><p>Queste le dichiarazioni, che abbiamo qui pronunciate all\u2019atto della firma. Queste le dichiarazioni, che bisogna premettere ad ogni conclusione del nostro dibattito.<\/p><p>Il significato del voto, dunque, per quanto riguarda le clausole, \u00e8 questo: il voto non pu\u00f2 implicare una adesione intrinseca, ma solo un impegno ad eseguire lealmente.<\/p><p>\u00c8 in fondo, considerate bene, anche la formula di Benedetto Croce. Quando Benedetto Croce dice: non possiamo approvare questo documento; quando aggiunge: il Governo italiano non si opporr\u00e0 all\u2019esecuzione del dettato e se sar\u00e0 necessario con i suoi decreti e con qualche singolo provvedimento legislativo lo perfezioner\u00e0, ma questo non importa approvazione; quando afferma: non si pu\u00f2 costringere il popolo italiano a dichiarare che \u00e8 bella una cosa che esso sente come brutta; che cosa fa se non ripetere con altre parole, forse pi\u00f9 indovinate, il senso ed il significato che io stesso qui attribuivo alla nostra firma?<\/p><p>Non dimenticate, amici miei \u2013 e gi\u00e0 l\u2019onorevole Sforza l\u2019ha accennato nel suo discorso \u2013 che cosa \u00e8 il Trattato.<\/p><p>Il relatore alla Camera francese, Gorse, disse chiaro: \u00abPi\u00f9 che di fare la pace dei vincitori con l\u2019Italia, si tratt\u00f2 di fare la pace fra i vincitori\u00bb.<\/p><p>Ed il relatore al Senato americano Vanderberg, che, come sapete, partecip\u00f2 a tutti i negoziati e alla compilazione del Trattato, dichiar\u00f2: \u00abVi sono molte obiezioni contro le clausole del Trattato, ma \u00e8 quanto di meglio si \u00e8 potuto negoziare nelle presenti circostanze. E una volta consumato il Trattato (mi piace quella parola \u00abconsumato\u00bb) il Governo italiano potr\u00e0 lavorare per la revisione delle clausole criticabili\u00bb.<\/p><p>Nella relazione al Senato americano \u00e8 detto: \u00abSe molte delle clausole del Trattato sembrano eccessivamente dure per l\u2019Italia, il Trattato stesso costituisce un punto di incontro (il che vuol dire un compromesso) fra quei Paesi che in passato hanno sofferto l\u2019aggressione fascista e gli altri, fra cui gli Stati Uniti, i quali ritengono che il contributo dato dalla nuova Italia alla sconfitta della Germania debba avere il suo peso nel controbilanciare le richieste pi\u00f9 gravi\u00bb.<\/p><p>Eccovi nei documenti ufficiali fissato il significato vero del compromesso internazionale. Quando il Presidente degli Stati Uniti dice: \u00abAlcuni termini del Trattato non sono in pieno accordo con i nostri desideri, ma il ristabilimento della pace fornisce le basi per la costruzione di una Italia forte, libera e democratica, e quando l\u2019Italia sar\u00e0 entrata nell\u2019O.N.U. sar\u00e0 possibile apportare al Trattato quelle modifiche, che potranno essere necessarie in base all\u2019esperienza futura\u00bb, egli conferma questo concetto di compromesso, dinanzi al quale non si precludono le speranze dell\u2019avvenire.<\/p><p>Noi siamo stati durante tutta questa discussione perplessi: abbiamo avuto delle esitazioni ed abbiamo dovuto pesare il pro ed il contro nelle nostre coscienze, ma non noi soli. Uomini imparziali, che hanno assistito alla elaborazione del Trattato ed hanno avuto parte nelle negoziazioni del Trattato stesso, hanno avuta la medesima impressione. Vi cito Spaak che nell\u2019ottobre del 1946 diceva: \u00abConfesso che parecchie volte ho votato contro la mia coscienza. Dovetti ogni volta affrontare il dilemma, che mi si sarebbe dovuto risparmiare o respingere una soluzione che avevano accettata i \u00abQuattro\u00bb, e che non erano disposti a modificare colla prospettiva di demolire un edificio di cui i costruttori proclamavano la fragilit\u00e0, o dar torto ad uomini che, secondo la mia coscienza, avevano ragione\u00bb.<\/p><p>Questa relativit\u00e0 del compromesso internazionale, questa costrizione in cui le coscienze stesse sono state forzate per arrivare ad una conclusione ed evitare il peggio, \u00e8 la caratteristica fondamentale di questo Trattato e questa caratteristica si impone anche alla nostra considerazione.<\/p><p>Il Governo russo, in seguito alla nostra campagna per la revisione, iniziata dal Ministro Nenni e proseguita dal Ministro Sforza dopo la nota del 10 febbraio, accentu\u00f2 \u2013 e lo ha detto stamattina il Ministro stesso \u2013 la definitivit\u00e0 del Trattato, respingendo la valutazione italiana, che esso fosse iniquo. Anche il Governo russo, come l\u2019inglese, ammise che modificazioni sarebbero potute intervenire circa le clausole, che stabilissero diritti particolari a favore di una sola o di pi\u00f9 Potenze, ma che \u2013 leggo il telegramma di Mosca del 19 febbraio \u2013 \u00able disposizioni del Trattato potevano essere modificate solo dietro accordo di tutti gli altri interessati\u00bb. Ecco di nuovo il carattere di ferreo compromesso.<\/p><p>Dunque, ad un anno di distanza \u2013 ricordo la Conferenza di Parigi dei \u00abQuattro\u00bb ove parlai il 10 agosto \u2013 la nostra posizione internazionale \u00e8 ancora quella del \u00abLussemburgo\u00bb.<\/p><p>Ora permettetemi, onorevoli colleghi, di richiamare la vostra attenzione sulla strana relativit\u00e0 dei casi e delle fortune di questa nostra evoluzione. Quando parlai a Parigi, feci fra l\u2019altro la proposta di un modesto rinvio di un anno per la questione adriatica. Non rinvio del Trattato, come fu poi falsamente inteso, ma rinvio delle formule che riguardavano la questione adriatica, come si erano rinviate quelle sulla questione delle Colonie, dicendo: \u00abIl Trattato entra in vigore e l\u2019Italia lo approver\u00e0; ma lasciamo libera ancora alla elaborazione ed alla discussione, soprattutto fra italiani e slavi, la questione adriatica\u00bb. Si alz\u00f2 allora Molotov per farmi questa accusa: \u00abEvidentemente c\u2019\u00e8 chi spera che, se non adesso, sar\u00e0 prima o poi possibile annullare la decisione di compromesso raggiunto dal Consiglio dei Ministri degli esteri riguardo a Trieste. Se ne pu\u00f2 concludere che taluno, rilevando le divergenze manifestatesi alla Conferenza di Parigi, progetta di sfruttare tali divergenze per scopi egoistici\u00bb.<\/p><p>Alle dichiarazioni di Molotov fecero eco altre dichiarazioni sulla stampa italiana, sulle quali voglio sorvolare, per non accendere troppo la polemica. Ma debbo pur rilevare, che io mai avrei potuto immaginare che da quella parte (<em>indica la sinistra<\/em>) potesse essere sostenuto un rinvio, che un anno fa veniva interpretato come un tentativo di mettere discordia fra le grandi Potenze. (<em>Applausi al centro \u2013Commenti e interruzioni a sinistra<\/em>).<\/p><p>Mi si rimproverava allora di non insistere abbastanza, perch\u00e9 \u00abtutti i problemi legati alla pace, allo sgombero del nostro territorio ed alla nostra ammissione all\u2019O.N.U., venissero risolti al pi\u00f9 presto\u00bb.<\/p><p>De Gasperi \u2013 si scriveva \u2013 ha chiesto invece che la questione di Trieste venisse rinviata. E l\u2019uomo pi\u00f9 autorevole di quel settore, in una intervista del 20 agosto all\u2019<em>Unit\u00e0<\/em> diceva: \u00abRitengo la proposta di rinvio sbagliata, e non solo per il motivo accennato da De Gasperi stesso, che ogni rinvio significa prolungamento dell\u2019occupazione straniera, del suo schiacciante carico finanziario, e cos\u00ec via. L\u2019essenziale \u00e8 che se ci stanno a cuore le sorti del nostro Paese e vogliamo lavorare sul serio a migliorarne la posizione internazionale, dobbiamo mettere fine al pi\u00f9 presto alla situazione in cui l\u2019Italia \u00e8 diventata lo zimbello dei gruppi reazionari che speculano sui suoi problemi e sulle sue miserie per gli scopi della loro politica imperialistica e per seminare discordia fra gli italiani, come se si trattasse di popoli coloniali dell\u2019India o dell\u2019Africa. (<em>Commenti a sinistra<\/em>)<em>.<\/em> Un rinvio prolunga questa situazione in modo pericoloso e la porta verso la putrefazione. (<em>Commenti<\/em>)<em>. <\/em>A meno che non si voglia speculare noi stessi su una probabilit\u00e0 di guerra. Ma questo sarebbe assurdo e criminale ed in contrasto con ogni sana concezione della funzione dell\u2019Italia nel mondo\u00bb.<\/p><p>Amici miei, perch\u00e9 cito queste parole? Forse perch\u00e9 non ammetto che nella vita politica, mutando le circostanze, si possano mutare opinioni? Mi aspettavo per\u00f2 di tutto da quella parte, fuorch\u00e9 si sostenesse il rinvio dopo che nei momenti pi\u00f9 solenni dei nostri rapporti internazionali si era preso tale atteggiamento.<\/p><p>Ci sono delle <em>manchettes<\/em> che certe volte bisognerebbe fotografare.<\/p><p>Diceva l\u2019<em>Unit\u00e0<\/em> del 15 agosto: \u00abOgni rinvio della conclusione del nostro Trattato di pace \u00e8 una minaccia per la nostra indipendenza. Una politica estera deve difendere innanzi tutto l\u2019Italia da questa minaccia\u00bb.<\/p><p>Ed \u00e8 quello che noi stiamo facendo.<\/p><p>Allora Pacciardi, in un articolo del 18 agosto, prese un altro atteggiamento corrispondente al nobile e disinteressato discorso che egli ha qui ripetuto e del quale io, come italiano, e non come Presidente del Consiglio (perch\u00e9 nessun impegno c\u2019\u00e8 fra lui e me, nessun contratto n\u00e9 da una parte n\u00e9 dall\u2019altra, nessuna speculazione politica), onestamente lo ringrazio. (<em>Applausi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Devo dire che anche Nenni (mi si permetta che io ora dica bene di lui, in contrapposto al molto male che dovr\u00f2 dire poi), anche l\u2019amico Nenni in una intervista allora diceva: \u00abComunque sia, quanto avviene alla Conferenza di Parigi, mi conferma l\u2019impressione che riportai dal mio recente viaggio (vi ricorderete che fece un viaggio nei paesi nordici) e cio\u00e8 che il Trattato \u00e8 il risultato di un compromesso raggiunto in condizioni talmente difficili che nessuno dei Quattro osa rimetterlo in discussione. Questo, naturalmente, nulla toglie al dolore della protesta elevata con tanta dignit\u00e0 dal Presidente del Consiglio, che ricever\u00e0 dalla storia, anche la pi\u00f9 immediata, la sua consacrazione, poich\u00e9 a Parigi nessuno pu\u00f2 illudersi, ritengo, di costruire per l\u2019eternit\u00e0. Non sar\u00e0 ancora asciugato l\u2019inchiostro col quale saranno stati redatti i Trattati, che gi\u00e0 si sar\u00e0 iniziata la fase della revisione\u00bb.<\/p><p>Come potevo pensare, amico Nenni, che in questo momento avreste votato per il rinvio?<\/p><p>NENNI. E come potevo pensare io che l\u2019Unione Sovietica non avrebbe ancora ratificato?<\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> E come potevo pensare che anche da parte degli amici di Togliatti si subisca la tentazione di votare per il rinvio, quando, non pi\u00f9 tardi del 7 giugno, in un articolo di critica all\u2019azione e all\u2019opera dell\u2019Ambasciatore Tarchiani in America si concludeva: \u00abPer gli Stati Uniti, cos\u00ec come per l\u2019Inghilterra, che lo ha gi\u00e0 ratificato, cos\u00ec come per la Francia e per l\u2019Unione Sovietica che si accingono a farlo, la ratifica del Trattato con l\u2019Italia significa un impegno preso e che sar\u00e0 mantenuto: ma significa anche, per noi, la possibilit\u00e0 dell\u2019ingresso dell\u2019Italia nelle Nazioni Unite, la fine del regime armistiziale e dell\u2019occupazione straniera, la nuova vita del nostro paese su un piede di stabilit\u00e0 e di eguaglianza internazionale. Entro questi limiti la ratifica del Trattato (ingiusto ed eccessivo, ma inevitabile) \u00e8 ormai un fatto scontato, e rappresenta un doloroso capitolo definitivamente chiuso: deve essere posto perci\u00f2 su un piano superiore alle meschinit\u00e0\u00bb. (<em>Approvazioni al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Io vi domando soltanto una cosa: per quanto accorto io possa essere, come prevedere che la campagna contro il Trattato sarebbe venuta da quella parte, dopo tutti questi precedenti?<\/p><p>Egregi colleghi, parlo con la benevola e amichevole intenzione di dimostrarvi che voi, votando contro il rinvio, non fareste logicamente che attenervi alla linea di condotta precedentemente presa.<\/p><p>Ed ora parliamo della formula della ratifica o meno del Trattato. Mi si dice: hai cambiato atteggiamento anche tu. Se fosse vero, non avrei nessuna esitazione a confessarlo. Finch\u00e9 si \u00e8 in guerra e in battaglia si usano tutti i mezzi, e se a un certo momento pu\u00f2 giovare il dire che qui si trover\u00e0 una resistenza disperata, anche se si sa poi di non poterla fare, lo si dice e lo si fa per vedere, se questo giovi a demolire certe obiezioni e certe ragioni. (<em>Approvazioni al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Io richiamo l\u2019attenzione dell\u2019Assemblea su questa questione che \u00e8 molto seria; parlo a nome di un Governo italiano costretto a proporre deliberazioni sul Trattato. Siamo in un momento, che veramente supera le nostre forze e le questioni di Governo o di settore. \u00c8 una questione italiana, storica, ed io voglio richiamare la vostra attenzione sulla formula che ho usato a Parigi evitando le parole \u00abaccettare o non accettare, firmare o non firmare\u00bb perch\u00e9 non c\u2019era soltanto questa alternativa, ma c\u2019\u00e8 anche l\u2019altra di dover firmare o subire. Ed allora ho scelto la parola, che storicamente vale di pi\u00f9: \u00abcorresponsabilit\u00e0\u00bb.<\/p><p>Rileggo le parole che ho detto a Parigi: \u00abPer mesi e mesi ho inteso la necessit\u00e0 di potervi esprimere, in una sintesi generale, il pensiero d\u2019Italia, ed oggi ancora, comparendo qui nella veste di ex nemico \u2013 veste che non fu mai quella del popolo italiano \u2013 dinanzi a voi affaticati dal lungo travaglio, ho fatto uno sforzo per contenere il sentimento e dominare la parola, onde sia palese che siamo lungi dal volere intralciare, mentre intendiamo favorire la vostra opera, in quanto essa contribuisca ad un assetto pi\u00f9 giusto del mondo.<\/p><p>\u00abChi si fa interprete oggi del popolo italiano \u00e8 combattuto da doveri contrastanti: da una parte abbiamo l\u2019ansia, il dolore angoscioso, la preoccupazione per le conseguenze che derivano dal Trattato; dall\u2019altra bisogna riaffermare la fede della nuova democrazia italiana nel superamento della crisi della guerra e nel rinnovamento del mondo operato con validi strumenti di pace.<\/p><p>\u00abTale fede \u00e8 pure la mia ed io sono venuto a proclamarla qui al vostro cospetto; e sono venuti a proclamarla qui, con me, due autorevoli colleghi: l\u2019uno gi\u00e0 Presidente del Consiglio, prima che il fascismo stroncasse l\u2019evoluzione democratica dell\u2019altro dopoguerra, l\u2019altro Presidente dell\u2019Assemblea Costituente della Repubblica italiana, entrambi degni interpreti di questa Assemblea, cui spetter\u00e0 di decidere se sia il Trattato tale, da autorizzarla ad assumerne la corresponsabilit\u00e0, senza correre il rischio di compromettere la libert\u00e0 e lo sviluppo democratico del popolo italiano\u00bb.<\/p><p>Noi oggi dichiariamo \u2013 e gi\u00e0 da tutte le manifestazioni dei diversi settori dell\u2019Assemblea risulta questa concordia \u2013 che non possiamo assumere la corresponsabilit\u00e0 del Trattato, in quanto esso contiene soluzioni ingiuste ed inaccettabili dall\u2019Italia. Tuttavia nulla faremo per ostacolare l\u2019attuazione dell\u2019accordo raggiunto tra i vincitori e qualora tale accordo fosse mantenuto, daremo la nostra ratifica e coopereremo lealmente all\u2019applicazione del Trattato con tutte le nostre possibilit\u00e0.<\/p><p>Dunque il Trattato non \u00e8 che un compromesso fra i Quattro che noi applicheremo per amor di pace. Ma esso \u00e8 anche un edificio composito dal quale nessun contraente pu\u00f2 immaginare di ricavare semplicemente quel tanto che pu\u00f2 essergli utile e, in particolare, riferendomi ad un\u2019obiezione sollevata dall\u2019onorevole Valiani, il Governo dichiara \u2013 l\u2019onorevole Sforza lo ha gi\u00e0 detto stamattina \u2013 di considerare le clausole territoriali del Trattato che riguardano la Venezia Giulia un tutto inscindibile, per cui \u2013 non \u00e8 male che lo ripetiamo \u2013 mancando, ad esempio, la ratifica jugoslava, tutte le clausole di ordine territoriale sono perente, compresa quella relativa al territorio libero della citt\u00e0 di Trieste.<\/p><p>Questo \u00e8 il significato dell\u2019autorizzazione, che noi chiediamo alla Costituente; e noi siamo contrari a rinvii e a sospensioni, perch\u00e9 un simile atteggiamento ci attirerebbe il sospetto di non essere leali e di voler mercanteggiare con uno dei Quattro, o con due dei Quattro e accrescerebbe il turbamento in quest\u2019ora cos\u00ec fluida, che noi speriamo venga fra poco superata.<\/p><p>Il nostro voto significa fede nella pace; il nostro voto significa fede nell\u2019opera ricostruttiva della cooperazione internazionale, significa orrore contro ogni voce, ogni possibilit\u00e0 di guerra: l\u2019Italia, una volta rientrata nei consessi internazionali, non parler\u00e0 solo per patrocinare la causa sua, ma parler\u00e0 anche in pro di tutte le Nazioni che si inspirano al diritto, di tutte le Nazioni che hanno fede nella libert\u00e0 e ripudiano il ricorso alla forza per la risoluzione dei problemi di politica internazionale. (<em>Applausi al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>L\u2019onorevole Togliatti mi ha accusato di politica unilaterale, anzi di politica di partito nelle questioni che riguardano i nostri rapporti con l\u2019estero. Io dubito che mai vi sia stato un Governo, cosiddetto di colore, il quale, nella collaborazione e nei suoi organi di politica estera, sia stato cos\u00ec largo come \u00e8 stato il nostro; infatti non vi sono oggi, fra tutti gli Ambasciatori e i Capi missione, se non due soli che appartengono al gruppo della Democrazia cristiana. Tutti gli altri appartengono a partiti di sinistra o di centro (<em>Rumori a sinistra<\/em>), indipendentemente se questi siano dentro o fuori il Governo. (<em>Rumori a sinistra<\/em>)<em>.<\/em> E reclamo per me questa larghezza di spirito, perch\u00e9 quando si tratta di interessi pubblici non si pu\u00f2 guardare semplicemente a provenienze di partito! (<em>Applausi al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>E non parlo solo degli Ambasciatori. Parliamo anche delle missioni particolari: della missione in Jugoslavia, della missione in America, della missione per la Cecoslovacchia e di quella per l\u2019Argentina. In queste missioni le persone direttive non appartengono n\u00e9 al mio indirizzo, n\u00e9 al partito liberale. Abbiamo scelto le persone migliori, le abbiamo pregate di collaborare con noi, ci hanno dato la loro collaborazione e ne siamo loro grati e riconoscenti, perch\u00e9 intendiamo cos\u00ec collaborare, all\u2019infuori delle contese di partito, per la grandezza d\u2019Italia e per fare uscire il popolo dalle immense difficolt\u00e0 in cui si dibatte! (<em>Applausi al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Voi non avete fiducia in me (<em>Commenti<\/em>), perch\u00e9 dite che io sono l\u2019uomo dell\u2019America, l\u2019uomo della destra, l\u2019uomo del capitale e dei dollari. Per i dollari vi confesso che ho un certo debole! (Si <em>ride<\/em>)<em>.<\/em> Infatti penso tutti i giorni: potessi avere un po\u2019 di dollari per comprare il pane e per acquistare il carbone per le nostre industrie! (<em>Applausi al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Per\u00f2 l\u2019amico Nenni mi ha reso un grande servigio, come spesso egli fa. (<em>Si ride<\/em>)<em>.<\/em> Quando ha lasciato il Governo ha scritto un articolo in cui ha fissato ben chiare le ragioni della sua dipartita. Cos\u00ec questa non si pu\u00f2 attribuire ad un urto di politica estera tra me e lui, come si \u00e8 voluto insinuare, ma a ragioni, direi, di carattere interno di gruppo. \u00abAggiunger\u00f2 \u2013 egli ha scritto sull\u2019<em>Avanti<\/em> \u2013 che ad attenuare l\u2019inquietudine legittima che ha sollevato la nostra rinuncia ad una delle posizioni chiave del Governo, ha molto influito la personalit\u00e0 dell\u2019uomo chiamato a dirigere la politica estera della Repubblica. Il conte Sforza, per i servigi eminenti che ha resi alla democrazia europea durante il suo volontario esilio, per le sue vaste relazioni internazionali, per l\u2019esperienza che tutti gli riconoscono, \u00e8 quant\u2019altri mai in grado di rappresentare e di far valere nel mondo le esigenze di giustizia, di indipendenza, di autonomia della Nazione italiana. Non c\u2019\u00e8 da temere che egli compia l\u2019errore di prendere sul serio i politici da strapazzo e gli strateghi da caff\u00e8, per i quali, oltre l\u2019Adriatico ed oltre la linea Trieste-Stettino si stenderebbe un immenso territorio nemico, nei cui confronti la nostra funzione sarebbe di costituirci in avanguardia della cosiddetta civilt\u00e0 cristiana o, per parlare pi\u00f9 chiaramente e realisticamente, costituirci mercenari del capitalismo occidentale\u00bb.<\/p><p>Se non vi fidate di me, fidatevi del conte Sforza, presentatovi con tali credenziali. (<em>Applausi al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>L\u2019amico Nenni, nominato Ministro degli esteri, forse anche perch\u00e9 poteva scrivere di meno, era divenuto una persona molto saggia. (<em>Si ride<\/em>)<em>.<\/em> Egli aveva fatto molta esperienza e, alla fine delle sue esperienze, pronunciava nel discorso di Canzo le seguenti parole, che cito perch\u00e9, quando si ascolta l\u2019onorevole Togliatti sembra che tutte le colpe siano nostre e che quando si tratta di rapporti col mondo slavo tutte le colpe siano dell\u2019Italia; possibile che non ce ne sia qualcuna anche dall\u2019altra parte? Diceva dunque Nenni, forte delle sue esperienze: \u00ab\u00c8 mancato in questo campo come in quello della delimitazione della frontiera la collaborazione italo-jugoslava. Noi non possiamo che deplorarlo ed augurarci che non sia pi\u00f9 cos\u00ec nell\u2019avvenire, ma lo deplorer\u00e0 anche Belgrado che in questo campo si \u00e8 lasciata guidare da propositi di intransigenza incompatibili cogli interessi dei nostri due popoli\u00bb.<\/p><p>Ebbene, questo \u00e8 il punto di vista che, almeno quando si vuol giudicare il proprio Governo o i propri mandatari, bisogna tener presente. Perch\u00e9 si fa quello che si pu\u00f2. Ma attribuire a noi tutte le colpe sarebbe ripetere l\u2019errore di un discorso di ieri, che ha cominciato con l\u2019attribuire il Trattato soprattutto alla responsabilit\u00e0 di tre anni di politica estera, quasi il Trattato non fosse una conseguenza diretta del ventennio fascista. (<em>Applausi al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>ORLANDO VITTORIO EMANUELE. Non ho detto questo!<\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> E allora faccio ammenda. Ma siccome si tratta ora di responsabilit\u00e0 del Governo italiano e in modo particolare dell\u2019onorevole Bonomi, io mi rimetto a quello che egli creder\u00e0 di dichiarare.<\/p><p>Ma l\u2019onorevole Togliatti ha fatto un\u2019altra accusa a prova della mia unilateralit\u00e0: \u00abVolete scommettere \u2013 dice \u2013 che l\u2019onorevole De Gasperi non conosce nemmeno il testo esatto dell\u2019intervista tra me e Tito nell\u2019occasione del mio viaggio a Belgrado?\u00bb. Ed io dico: No, il testo preciso non lo conosco; ma avevo un Ministro degli esteri, che si chiamava Nenni e che era in migliori rapporti di me con Togliatti; egli ha avuto comunicazioni da lui e queste comunicazioni sono state riferite anche in seno al Consiglio dei Ministri. Si seppe quindi cosa fu detto nei colloqui e il Consiglio dei Ministri prese l\u2019atteggiamento fissato nel noto ordine del giorno in cui \u00e8 detto: \u00abIl Consiglio dei Ministri \u00e8 stato informato di un colloquio avuto dal Ministro degli esteri in mattinata con l\u2019onorevole Togliatti di ritorno da Belgrado, dove a titolo strettamente privato, egli ha esaminato con il Maresciallo Tito le questioni della pace tra l\u2019Italia e la Jugoslavia, attualmente all\u2019ordine del giorno davanti alla Conferenza dei Quattro a New York. Il Governo ravvisa nella rinuncia jugoslava alla rivendicazione su Trieste, nell\u2019annuncio dell\u2019imminente rimpatrio dei prigionieri italiani dalla Jugoslavia, nel proposito di negoziare un trattato di commercio tra i due Paesi, degli elementi nuovi che facilitano la possibilit\u00e0 di negoziati diretti nel quadro delle trattative generali per la conclusione della pace. Esso per\u00f2 non pu\u00f2 prendere in considerazione la cessione alla Jugoslavia di Gorizia, parte integrante del territorio italiano, come tale dai Quattro unanimemente riconosciuta all\u2019Italia, e richiamandosi alla sua ultima nota ai \u00abQuattro\u00bb riafferma il principio che la frontiera debba essere tracciata seguendo la linea etnica e ricorrendo al plebiscito quando la applicazione di essa sollevi contestazioni\u00bb.<\/p><p>Questa fu la decisione del Consiglio dei Ministri, formulata con molta abilit\u00e0 da Nenni e con minore abilit\u00e0 da me.<\/p><p>Ora voglio completare quello cui l\u2019onorevole Nenni ha gi\u00e0 accennato. Non \u00e8 vero, che la cosa sia stata messa a dormire.<\/p><p>Nenni, d\u2019accordo con me, a mezzo degli Ambasciatori che stavano a New York per la formulazione definitiva del Trattato dinanzi ai \u00abQuattro\u00bb, ha cercato di arrivare al sodo di questa intervista, di arrivare a vedere, all\u2019infuori delle confidenze che erano state personali fra il Maresciallo Tito e Togliatti, quale posizione ufficiale venisse assunta da parte degli slavi. Ed una lunga serie di telegrammi del Ministro e di risposte dei nostri rappresentanti, riferiscono sui colloqui intervenuti con l\u2019Ambasciatore Simic e con il Delegato Bebler e mettono in risalto quello che si pu\u00f2 considerare il succo ufficiale di queste trattative.<\/p><p>Nell\u2019ultimo colloquio, senza essere arrivati a nessuna conclusione precisa, si diceva che si sarebbe visto volentieri l\u2019invio a Belgrado di una missione italiana, la quale, bench\u00e9 di carattere soprattutto economico, servisse a creare quella atmosfera di avvicinamento, che potesse poi portare a qualche conclusione anche nella questione territoriale. Ed ecco qui che l\u2019attivit\u00e0 di Nenni si \u00e8 rivolta a preparare questa missione, e l\u2019attivit\u00e0 del nuovo Ministro degli esteri Sforza, ha continuato a svolgersi su questa linea, tanto che ne \u00e8 venuta fuori la missione Merzagora-Mattioli, e finalmente siamo arrivati alla ripresa ufficiale dei rapporti jugoslavi ed italiani con la nomina di un nostro Ministro a Belgrado e del Ministro di Belgrado a Roma.<\/p><p>Ora, se ci fosse bisogno di una nuova dichiarazione (non ce ne sarebbe perch\u00e9 le prove le abbiamo date), se ci fosse bisogno di ricalcare la dichiarazione fatta oggi dal Ministro degli esteri, sono qui a dirvi che siamo pronti in qualunque momento a riprendere le trattative anche sulla questione territoriale, anche su arrangiamenti che si manifestassero necessari, di carattere economico, di carattere politico, ecc. All\u2019atto della attuazione, anche se si dovr\u00e0 applicare il Trattato come \u00e8, noi riconosciamo che per il territorio libero di Trieste, come per la soluzione di altri problemi, abbiamo bisogno di cooperazione, affinch\u00e9 non soffrano troppo i loro e i nostri conterranei; siamo sempre disposti a trattare, purch\u00e9 non ci si voglia esporre alle accuse di doppio gioco. Tutto quello che si fa deve essere fatto in pubblico, nel quadro delle Nazioni Unite, nel quadro a cui ci obbliga il Trattato. Non vogliamo si dica, che contemporaneamente trattiamo in un senso e nell\u2019altro.<\/p><p>Siamo insomma pronti a qualunque trattativa, che porti il consenso dei Quattro maggiori responsabili del Trattato. E faccio appello di nuovo alla Jugoslavia di non credere a quello che si stampa nei giornali, cio\u00e8 che il presente Governo sarebbe antislavo. Il presente Governo \u00e8 italiano, agisce nell\u2019interesse dell\u2019Italia, vuole un accordo colla Jugoslavia, vuole una amicizia con la Jugoslavia anche per la difesa delle minoranze. E l\u00ec la situazione \u00e8 cos\u00ec tesa, che abbiamo visto una citt\u00e0 intera, nonostante le nostre obiezioni, partire; esiliarsi volontariamente dalla Patria antica. Ed io mi domando, quando ho visto questi profughi, e li vedo tutti i giorni, se ci pu\u00f2 essere ancora per gli Alleati e per il mondo intero una prova pi\u00f9 palmare dell\u2019ingiustizia di un Trattato, che porta all\u2019esilio volontario e fa s\u00ec che uomini, che avevano una casa, una.officina, un campo, tutto abbandonano ed emigrano con vecchi e bambini. (<em>Vivi, prolungati generali applausi \u2013 Il Presidente della Assemblea, i deputati ed i membri del Governo si levano in piedi \u2013 Interruzione dell\u2019onorevole Scoccimarro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Amico Scoccimarro, siamo d\u2019accordo in questo momento; se in questo momento siamo d\u2019accordo, perch\u00e9 turbare questa concordia e questa manifestazione?<\/p><p>L\u2019Italia non pu\u00f2 guardare ad una sola frontiera. Voltiamoci dall\u2019altra parte e diciamo nella stessa forma che noi siamo disposti ad ogni trattativa, che possa trovare, finalmente, una soluzione umana e moderna del problema coloniale. Nel Trattato c\u2019\u00e8 la rinuncia alla nostra sovranit\u00e0 sotto il titolo antico. Ma noi non abbiamo rinunciato alla cooperazione del nostro lavoro, alla amministrazione fiduciaria di territori, che dovranno essere affidati a qualcuno. E nelle colonie prefasciste a chi meglio potrebbe essere affidata l\u2019Amministrazione, sotto il controllo delle Nazioni Unite, se non a chi vi ha profuso tanti uomini, tanti mezzi, tanto lavoro e che ha braccia pronte a riprendere questo lavoro?<\/p><p>Parlavo ieri con un colonizzatore della Somalia arrivato in questi giorni e che mi riferiva del lavoro che si sta facendo, e come, nella disgrazia comune, colonizzatori italiani e somali si sono affratellati, e gli uni hanno sentito che dovevano trattare i somali come li trattavano prima del fascismo, e gli altri hanno capito che gli italiani sono diventati un altro popolo, una vera democrazia pronta a ricostruire assieme a loro la prosperit\u00e0 di quelle colonie. (<em>Applausi al centro \u2013 Interruzione del deputato Scoccimarro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Ora, amico Nenni, vi voglio portare un\u2019altra prova della mia ingenuit\u00e0. Non potevo pensare che l\u2019onorevole Nenni sarebbe stato avversario della nostra tesi in questo momento, quando nell\u2019Assemblea Costituente del 18 febbraio, trattandosi della firma, diceva: \u00abNoi mancheremmo al nostro dovere verso il Paese, se lasciassimo credere che l\u2019atteggiamento del Governo e del Paese poteva essere diverso da quello che \u00e8 stato e noi commetteremmo una grave colpa non solo nei confronti della generazione attuale, ma delle generazioni future, se lasciassimo sussistere il dubbio che potevamo sottrarci all\u2019obbligo della esecuzione. La verit\u00e0, signori, \u00e8 che la situazione creata dalla disfatta \u00e8 tale che, se anche le condizioni del Trattato fossero state per evenienza peggiori di quelle che sono, noi non avremmo potuto che eseguirle\u00bb.<\/p><p>Onorevole Nenni, allora vedevate la situazione con alto senso di responsabilit\u00e0. Provatevi a fare un certo sforzo e a vederla cos\u00ec anche al presente. In questo momento lasciamo da parte le piccole differenze, che ci possono dividere&#8230;<\/p><p>NENNI. Fra qualche settimana, se lei aspetta le condizioni.<\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> Si creano le condizioni. Vengo a questo.<\/p><p>Ed ora vengo ai quattro punti di Togliatti, che mi sono apparsi come quattro condizioni, per prendere una decisione qualunque. Non voglio, naturalmente, speculare su questa decisione. Io non faccio appello qui a nessun sentimento, n\u00e9 antigovernativo, n\u00e9 governativo. Dico che la questione \u00e8 assolutamente superiore a qualsiasi questione di favore o di opposizione al Ministero.<\/p><p>Quelle che io dico sono parole sacrosante, come ha accennato Sforza, uscite dall\u2019animo mio nella confidenza di un colloquio segreto. Dissi e dico che non m\u2019importa niente n\u00e9 della formazione del Ministero, n\u00e9 della sua costituzione, n\u00e9 se abbiamo un Ministero <em>A <\/em>o un Ministero <em>B<\/em>: quello che importa sapere \u00e8 quello che ho il dovere di fare in questo momento storico per la mia Nazione e a servizio del mio popolo. (<em>Applausi al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Allora vengo ai quattro punti dell\u2019onorevole Togliatti. Egli ci ha detto anzitutto che dobbiamo aver cura dell\u2019indipendenza del nostro Paese. Evidentemente intendeva parlare dell\u2019indipendenza politica, perch\u00e9 poi accenna alla costituzione dei Governi.<\/p><p>Ed \u00e8 vero. Nel passato abbiamo avuto una situazione armistiziale avvilente. Dovemmo, ogni volta che entravamo in un Ministero, controfirmare tutti l\u2019armistizio, assumere la responsabilit\u00e0 dell\u2019armistizio, che era stato firmato fuori di noi a conclusione di una tragedia, in cui non avevamo avuto che una parte passiva. Dovevamo firmare: potevamo anche non firmare. Ma, quando penso all\u2019amico Bonomi, che dall\u2019inizio ha dovuto rifarsi un dicastero, una polizia, dei carabinieri, ricorrendo ai minimi mezzi; sviluppando faticosamente ci\u00f2 che a Salerno era appena iniziato&#8230;! Abbiamo avuto un\u2019illusione, autorevole amico Orlando; forse abbiamo avuto una illusione di pi\u00f9. Abbiamo pensato che, se il Governo, che ci avrebbe rappresentati alla Conferenza internazionale, fosse stato un Governo, che avesse lavorato per l\u2019antifascismo e nel senso della cooperazione cogli Alleati fin dal primo inizio, avrebbe trovato pi\u00f9 facile ascolto di un Governo come quello del Maresciallo Badoglio, che ci fosse andato con tutte le responsabilit\u00e0 della guerra precedente.<\/p><p>Ci siamo sbagliati? Non lo so. Bisognerebbe fare la prova del contrario. Ma so che questo fu il nostro proposito e il significato del nostro sacrificio.<\/p><p>Ora lo straniero&#8230;, onorevole Orlando, non si pu\u00f2, in una guerra europea che ha un significato, direi, di guerra civile in tutto il mondo, oltre che di guerra tra le singole Nazioni, non si pu\u00f2 spiegare tutto semplicemente, nel senso antico: patria e straniero. Vi sono degli stranieri per i quali \u00e8 lecito, doveroso collaborare; vi sono altri, contro i quali bisogna combattere. Quindi, non \u00e8 che noi in quel momento potevamo mettere sullo stesso livello lo straniero tedesco, che bisognava ricacciare, e lo straniero, che veniva \u2013 anche per i suoi interessi \u2013 ma anche nell\u2019intima convinzione, credo, di liberare l\u2019Italia da una dittatura pericolosa.<\/p><p>Se la guerra fosse finita diversamente, se quell\u2019altro straniero avesse potuto mettere radici in Italia, cosa sarebbe avvenuto della nostra libert\u00e0? Come chiamare indiscriminatamente straniero quello che ci \u00e8 venuto in aiuto? Si \u00e8 detto tanto male degli Alleati in questi giorni, ed in parte a ragione, specialmente dei giuristi, che hanno compilato il Trattato. \u00c8 doveroso, per\u00f2, un segno di gratitudine per quelli che sono venuti a battersi e sono morti in terra italiana. (<em>Applausi generali<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Se poi l\u2019onorevole Togliatti intendeva alludere alla formazione del presente Governo, qui siamo proprio nel campo della suspicione.<\/p><p>A questo riguardo Togliatti assomiglia molto agli slavi, se \u00e8 vera la caratteristica che ha dato di loro stamattina il Ministro Sforza, di essere particolarmente sospettosi (<em>Si ride<\/em>); ci\u00f2 che sarebbe consono, a tutta la tradizione di Bisanzio. (<em>Interruzione a sinistra<\/em>)<em>.<\/em> Io dico: l\u2019ultima crisi \u2013 torniamo sempre al dente che duole (<em>Si ride<\/em>)<em> \u2013<\/em> venne fatta per problemi interni, economici e finanziari ed il Capo dello Stato liberamente incaric\u00f2 prima Nitti, non so se d\u2019accordo con gli slavi o con gli inglesi (<em>Ilarit\u00e0<\/em>), poi Orlando, non so se d\u2019accordo con lo straniero americano, infine me. Dunque, su basi parlamentari, libere, si \u00e8 formato il Ministero attuale. Non riconosco altra origine, e respingo come un\u2019accusa infondata quella di favorire in qualunque maniera lo straniero o chicchessia che non rappresenti collaborazione utile o non venga incontro agli interessi dell\u2019Italia. (<em>Applausi al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Con ci\u00f2, amico Togliatti, credo (per quel che possono valere le mie parole, perch\u00e9 se alle mie parole non si presta fiducia, \u00e8 inutile parlare) di aver fatto dichiarazioni tali, che vi possono liberare dal sospetto che questo possa essere un Governo il quale subisca l\u2019influenza di una delle grandi Potenze.<\/p><p>Nel secondo punto Togliatti dice: parliamo di esclusione di un intervento economico straniero. Qui, evidentemente, cos\u00ec come l\u2019ho ricavato dall\u2019<em>Unit\u00e0<\/em>, voleva dire intromissione e ingerenza indebita. Togliatti molto bene ha distinto tra aiuti e crediti. Ha detto che bisogna finirla con gli aiuti ed insistere per i crediti. \u00c8 proprio ci\u00f2 che stiamo facendo. Credo che gli aiuti, quelli post U.N.R.R.A., siano gli ultimi che riceviamo. Ma abbiamo bisogno, di questi 130 milioni di dollari (possiamo domandarlo al Ministro del commercio estero) per comperare il pane per i prossimi mesi, ed il carbone. Non \u00e8 umiliazione questa, perch\u00e9 chi ce li deve dare se non chi li ha, e chi li deve chiedere se non chi ne ha bisogno? (<em>Applausi prolungati al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Per il resto, trattiamo per ottenere i crediti e tutto il camminare che si \u00e8 fatto nel viaggio in America non \u00e8 stato certo il viaggio di un mendicante. \u00c8 uscito, proprio in questi giorni un libro, in cui si espone veridicamente il diario di tutto quanto io ho fatto in America. Invito i colleghi a leggerlo, specie quelli che dubitano: dicano se l\u2019atteggiamento di un uomo che si \u00e8 comportato come me, che ha parlato come ho parlato, che ha detto quello che ho detto, che a Cleveland ha citato, per farla sua, una espressione del Presidente Cleveland: \u00abL\u2019indipendenza dei popoli \u00e8 legata al loro onore, e guai a chi lo dimentica\u00bb; dicano se tale uomo abbia mancato di provvedere alla dignit\u00e0 di un delegato del popolo italiano (<em>Applausi prolungati al centro<\/em>)<em>.<\/em> Su vari banchi si \u00e8 espressa la facile, ma perniciosa immaginazione che l\u2019America abbia una gran voglia di regalare prestiti e soprattutto all\u2019Italia, anzi che ne abbia urgente bisogno per i suoi stessi interessi; io vi dico invece che il chiedere e l\u2019ottenere \u00e8 faticoso, che bisogna meritare questi crediti e che vengono richieste tutte le garanzie possibili e la garanzia maggiore (<em>Rumori a sinistra<\/em>) \u00e8 la potenzialit\u00e0 delle industrie e la forza del nostro popolo lavoratore. A queste garanzie ci siamo richiamati in America, non in ginocchio e non a testa bassa, ma in piedi e francamente, come uomini che sanno che domani potranno restituire. Questa \u00e8 la seconda questione, e mi pare di aver risposto in modo sodisfacente.<\/p><p>Mi sono molto affaticato per trovare una risposta sodisfacente a Togliatti perch\u00e9 ci tengo molto, a parte qualsiasi questione di voto, che se dobbiamo essere avversari, in lui ci sia l\u2019opinione che quando dico qualcosa e lo affermo perentoriamente, questo corrisponde alla verit\u00e0, almeno alla verit\u00e0 come la vede la mia coscienza. (<em>Commenti a sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>La terza questione riguarda i blocchi. Si \u00e8 detto: nessun blocco, nessuna partecipazione a blocchi contro la Russia con lo scopo di isolarla. Ora devo dire, che anche questo \u00e8 un discorso vecchio. In tutti i miei discorsi ho rilevato, sia in quelli di politica interna, che in quelli di politica internazionale, l\u2019importanza meritoria del contributo alla guerra della Russia. Ho rilevato il contributo della sua esperienza sociale, perch\u00e9 non sono abbastanza cieco da non vedere che vi possono essere dei difetti anche nella democrazia americana, per mancanza di certe leggi sociali, e da non vedere, viceversa, i vantaggi che vi possono essere nel sistema di un paese in cui la ricchezza \u00e8 minore, il tenore di vita dei lavoratori \u00e8 pi\u00f9 basso, ma dove si tenta un grande sforzo verso la giustizia sociale.<\/p><p>Mai si distoglie il mio sguardo da questa diversit\u00e0 di contributi, che possono confluire e spingere innanzi il carro del progresso nel mondo, e mai l\u2019ho celato anche a Molotov, ogni volta che mi sono incontrato a Parigi e a Londra con lui. Ho creduto mio dovere di tentare di persuaderlo (peccato che io non conosca bene il russo!) che in me cristiano cattolico tale convinzione sociale e religiosa allargava, anzich\u00e9 restringere il mio sguardo su quello che pu\u00f2 essere progresso, su quello che pu\u00f2 essere anelito verso la giustizia, sia pure accanto alle obiezioni che si possono avere contro questo o quel sistema.<\/p><p>Togliatti dice: \u00abMa siete andati in tutte le direzioni; Nenni \u00e8 andato nei Paesi settentrionali, Sforza nell\u2019America del Sud e poi De Gasperi nell\u2019America del Nord\u00bb. Ma io in America fui invitato da un organismo internazionale, non ufficiale, dal quale si svilupp\u00f2 poi un viaggio di carattere ufficioso e poi ufficiale. E potevo io, in un momento in cui mi presentavo per la prima volta ad una Nazione che era stata la pi\u00f9 generosa verso di noi, non soltanto di aiuti materiali, ma anche di riconoscimenti dal punto di vista politico, della libert\u00e0, della democrazia, rinunciare di mettermi a contatto coll\u2019opinione pubblica americana e con migliaia e migliaia di italiani, ai quali dobbiamo tanto per gli aiuti che ci hanno dato durante questo periodo, ed ai quali dovremo ancora tanto se quegli americani si manterranno fermi nel loro proposito verso di noi come hanno promesso? E non pu\u00f2 essere diversamente, perch\u00e9 gli americani, che sono di origine italiana, se sono leali cittadini della loro nuova patria, non dimenticano e non dimenticheranno mai di essere di sangue e di stirpe italiana.<\/p><p>\u00c8 vero che in questa discussione ed in queste relazioni ho ammesso che credo alla esistenza anche di un lievito idealistico nella fermentazione ideale e spirituale tra Italia e America, appunto perch\u00e9 non \u00e8 sempre un problema di cifre od un problema economico quello che si considera. Naturalmente il problema economico e finanziario esiste; ma chi credesse che il problema sia esclusivamente economico ripeterebbe l\u2019errore di Mussolini e di Hitler, i quali hanno creduto che ci fosse soltanto un interesse economico da regolare. Ma l\u2019America ha speso in questa guerra 400 miliardi di dollari per aiutare quei Paesi che tentavano di crearsi una vita veramente democratica, ha dato 14 miliardi di dollari di merci alla Russia, con molta generosit\u00e0, pur di vincere contro il nazismo e il fascismo.<\/p><p>Volete voi che noi neghiamo questo contributo ideale? Volete che lo addebitiamo alle semplici speculazioni economiche, e volete che crediamo che tutto quello che si fa in America si faccia soltanto per evitare una crisi americana?<\/p><p>Non sarebbe spiegabile tutto quanto l\u2019America ha fatto fin qui, tutti i sacrifici sostenuti con la massima generosit\u00e0, se nel suo dinamismo non ci fosse anche un lievito morale e spirituale. Qui non entro nel dettaglio della esegesi che ha fatto l\u2019onorevole Togliatti alle parole e ai discorsi di Truman, che si possono e si debbono interpretare anche un po\u2019 diversamente da quanto egli non abbia fatto; ma \u00e8 certo che esiste un fattore spirituale di cui dobbiamo tener conto in considerazione anche dei problemi di altra natura.<\/p><p>Io a questo riguardo debbo dire di desiderare vivamente che, appena il Trattato sar\u00e0 definito, si riprendano le relazioni pi\u00f9 amichevoli anche con la Russia, lo desidero pure per gli altri Paesi orientali e lo desidero non soltanto per la pace del mondo, ma anche per gli interessi dell\u2019Italia, per gli interessi della nostra zona economica che costituisce, in parte, un complemento di quella orientale e soprattutto perch\u00e9 sar\u00e0 grande fortuna per noi, popolo di frontiera, se a noi riuscir\u00e0 di essere, tra le due civilt\u00e0, come un ponte di conciliazione. Certamente siamo nati e sorti nella civilt\u00e0 occidentale, la quale, per dire meglio, non \u00e8 occidentale n\u00e9 orientale, ma \u00e8 civilt\u00e0 italica ed \u00e8 civilt\u00e0 che viene da Roma. (<em>Applausi al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Ad ogni modo, non certo io ho preso il partito per un blocco, come ha detto l\u2019onorevole Nenni, e non ho, in questo senso, cambiato fronte. L\u2019anno scorso, il 15 agosto, in un\u2019intervista, rispondendo a Molotov, io dicevo: \u00abNoi non intendiamo partecipare a blocchi; diamo la massima importanza alle relazioni economiche con la Russia, ma \u00e8 naturale che, nella nostra situazione, i nostri rapporti con l\u2019America siano pi\u00f9 intensi. Si pensi al grano, al carbone, all\u2019U.N.R.R.A., al prestito, alla ripresa industriale dei tessuti e si dica se questo punto di vista non sia comprensibile e ragionevole\u00bb.<\/p><p>Questo era il mio punto di vista del 15 agosto dello scorso anno, questo \u00e8 il mio punto di vista di oggi. Ma se vi \u00e8 bisogno di affermare che noi non prendiamo parte in alcuna forma, in alcuna misura, ad eventuali tentativi \u2013 posto che se ne facciano \u2013 di isolamento della Russia, o a tentativi che potessero portare a blocchi pi\u00f9 tardi, io torno a fare questa dichiarazione, con il senso di responsabilit\u00e0 che mi incombe, con il desiderio e la volont\u00e0 che ho oggi di rappresentare l\u2019opinione e gli interessi del Paese.<\/p><p>Le osservazioni dell\u2019onorevole Nenni sul piano Marshall non sono contradittorie con ci\u00f2 che si \u00e8 fatto da noi. Anche noi abbiamo trattato con la Jugoslavia, con la Cecoslovacchia e con la Polonia; noi cerchiamo la ricostruzione della unit\u00e0 produttiva ed economica tedesca; noi abbiamo la coscienza della necessit\u00e0 di alimentare la nostra cerealicoltura, ma anche di difendere la nostra industria; noi sappiamo che le esigenze pi\u00f9 vitali sono quelle del lavoro che debbono superare quelle della materia e della macchina.<\/p><p>Ma ho udito delle dichiarazioni dell\u2019onorevole Nenni secondo cui i socialisti, qualora venisse respinto il rinvio, si asterrebbero: perch\u00e9, onorevoli socialisti, quando si tratter\u00e0 di votare un testo che \u00e8 stato modificato, per tenere conto anche dei vostri desideri, voi vorreste tenere un atteggiamento di questo genere?<\/p><p>Il Governo sapeva bene in qual forma avrebbe dovuto dare la ratifica, come era prescritto anche dall\u2019articolo 90; ma, sentite le obiezioni formulate in seno alla Commissione dei Trattati ed anche quelle che sono emerse da alcuni colloqui privati con lo stesso onorevole Nenni, noi abbiamo elaborato un\u2019altra formula la quale poi disgraziatamente ha assunto il nome di formula \u00abdemocristiana\u00bb, perch\u00e9 essa era nata in una discussione del mio Gruppo con qualche variazione rispetto a quella originaria proposta dall\u2019onorevole Nenni; ma se questa \u00e8 la condizione perch\u00e9 sia votata e approvata, ebbene riconosciamo i diritti d\u2019autore e diciamola pure formula di Nenni. (<em>Ilarit\u00e0 al centro \u2013 Commenti a sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>NENNI. N\u00e9 il Ministro degli esteri, n\u00e9 il Presidente del Consiglio ci hanno ancora detto che cosa pensano di fronte alla nuova nota sovietica di stamane.<\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> Neanche lei conosce il testo della nuova nota sovietica. (<em>Ilarit\u00e0<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Verr\u00f2 subito a questo argomento ma intanto ho bisogno, scusate, di una piccola parentesi, per una questione particolare che mi sta \u2013 ed \u00e8 naturale \u2013 specialmente a cuore. L\u2019amico Ruini \u00e8 un po\u2019 preoccupato per la formula dell\u2019accordo per l\u2019Alto Adige, l\u00e0 dove si parla di un potere autonomo regionale. Badate che gi\u00e0 a Parigi, prima ancora che l\u2019accordo che era stato ufficiosamente concluso fosse ufficialmente firmato, gi\u00e0 a Parigi io ho dichiarato: \u00ab\u00c8 stato raggiunto \u2013 questo \u00e8 il discorso del Lussemburgo \u2013 un accordo su un\u2019ampia autonomia regionale da sottoporsi alla Costituente\u00bb. Quindi, \u00e8 chiaro che \u00e8 riservata alla Costituente l\u2019approvazione dell\u2019estensione di questa autonomia, e quindi il contenuto specifico del potere autonomo. Con ci\u00f2 credo di averlo tranquillizzato, a meno che la Costituente non faccia come con la Sicilia, si che trascini talmente il coordinamento da mettere il Governo in grave imbarazzo.<\/p><p>L\u2019accordo venne firmato a Parigi il 5 settembre, badate, nel solo testo inglese. Mentre il Trattato fa legge nei testi francese, inglese e russo, il testo che fa legge per l\u2019accordo \u00e8 solo l\u2019inglese, perch\u00e9 cos\u00ec \u00e8 stato stabilito tra Gr\u00fcber e me dopo che l\u2019elaborazione dell\u2019abbozzo era stata fatta in inglese dall\u2019ambasciatore Carandini. Di qui l\u2019origine di questo testo ufficiale. \u00c8 stato, comunque, allegato al Trattato con questa formula: che \u00e8 il testo inglese quello che vale.<\/p><p>Questo devo dire e constatare, perch\u00e9 non sorgano dubbi sulla interpretazione, anche perch\u00e9 alcuni interessati circoli dell\u2019Alto Adige hanno tentato di modificare quello che dell\u2019accordo \u00e8 il vero significato.<\/p><p>Ed ora cerchiamo di riassumere; e se non dovessi dire tutto, prego l\u2019onorevole Nenni di avvertirmi di ci\u00f2 su cui desidera una pi\u00f9 precisa risposta.<\/p><p>NENNI. Desidero sapere quello che n\u00e9 il Ministro degli affari esteri n\u00e9 il Presidente del Consiglio ci hanno detto: che cosa \u00e8 \u2013 secondo le informazioni diplomatiche che il Governo certamente deve avere e che io semplice deputato non posso avere \u2013 che cosa \u00e8 e quali conseguenze giuridiche e politiche ha sul Trattato l\u2019ultimo atteggiamento dell\u2019Unione Sovietica?<\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> Noi non abbiamo n\u00e9 conosciamo la nota sovietica, perch\u00e9 \u00e8 un testo confidenziale fra la Russia e l\u2019Inghilterra; potremo sapere solo quello che ci verr\u00e0 trasmesso dai nostri ambasciatori; sappiamo per\u00f2 che la Russia non dichiara affatto di non ratificare, anzi dice il contrario, ma fa questione di tempo e di procedura.<\/p><p><em>Una voce a sinistra.<\/em> Allora aspettiamo.<\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> La vostra conclusione non \u00e8 logica, perch\u00e9 noi affermiamo che noi dobbiamo decidere in modo autonomo, secondo quelli che riteniamo gli interessi del nostro Paese.(<em>Commenti a sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Il Governo non ritiene che l\u2019Assemblea possa e debba assumersi la responsabilit\u00e0 di respingere e di non eseguire il Trattato. L\u2019enorme maggioranza della Commissione per i Trattati ha condiviso questo punto di vista.<\/p><p>E tale \u00e8 il pensiero espresso dalla maggioranza degli oratori dell\u2019Assemblea. L\u2019annullamento del compromesso dei Quattro porterebbe ad un grave turbamento internazionale e riaprirebbe la questione italiana esponendoci a pericoli di intimazioni perentorie e di azioni coercitive. Data la nostra situazione economica, noi saremmo esposti o ad un unilaterale servilismo aggrappandoci all\u2019uno o all\u2019altro dei Quattro o ad una totale umiliazione, quando questi Quattro facessero tutti fronte contro di noi. (<em>Commenti a sinistra<\/em>)<em>.<\/em> \u00c8 facile prevedere che il turbamento si propagherebbe agli altri paesi in posizione analoga. Noi correremmo, inoltre, il rischio di perdere le concessioni assicurate o previste negli accordi recenti circa le navi sequestrate, i beni italiani all\u2019estero, ecc. Si riaprirebbero le questioni territoriali e quelle delle riparazioni, non forse per parte della Russia, ma per parte di quegli Stati che solo la pressione della Russia ha ridotto a minori richieste, come ricorderete. Si ritarderebbe ogni decisione sulle nostre colonie, e continuando il regime armistiziale, verremmo esclusi da ogni collaborazione internazionale.<\/p><p>La pace mondiale, l\u2019interesse del popolo italiano, che al di l\u00e0 di ogni formula giuridica sta riprendendo la sua vita economica col concorso dei popoli amici, esigono questo sacrificio. Noi questo sacrificio compiamo per parte nostra, ed ora tocca a voi decidere. Noi del Governo lo compiamo, con coraggio e con fierezza assolvendo un duro compito del destino, quale \u00e8 quello di pagare per colpe non nostre e per le conseguenze di una guerra che abbiamo invano deprecato.<\/p><p>Il popolo sa che le nostre mani sono pure del sangue versato, e che i nostri propositi sono puri e disinteressati, e che mettiamo sull\u2019altare della Patria quale olocausto, la nostra reputazione, il nostro credito politico e ogni calcolo elettorale!<\/p><p>Noi non crediamo alle collere del popolo contro di noi (come ci si \u00e8 minacciato), perch\u00e9 abbiamo fede che esso si \u00e8 maturato, che esso alberga nel suo animo il senso della realt\u00e0 e della giustizia.<\/p><p>Certo sarebbe stato pi\u00f9 facile il nostro compito, se avessimo potuto servire il popolo nei tempi della vittoria, ma il coraggio civile pi\u00f9 alto e disinteressato \u00e8 quello di chi serve nel momento della sconfitta! (<em>Applausi al centro<\/em>)<em>.<\/em> E sa affrontare l\u2019impopolarit\u00e0 per trarlo dall\u2019abisso in cui un nazionalismo orgoglioso e sentimentale, aggiunto ad uno spirito di aggressione, lo ha precipitato.<\/p><p>Io sento in questo momento che i combattenti, i veri combattenti, che i morti di queste due guerre non sono contro di me, combattente io pure per la pace, perch\u00e9 essi sono morti per la libert\u00e0 e l\u2019indipendenza dell\u2019Italia, e questa \u00e8 la nostra meta comune!<\/p><p>Si \u00e8 parlato dei marinai e delle navi. Ogni sforzo \u00e8 stato fatto durante le trattative pubbliche e private; in molte ripetute conferenze, ogni sforzo \u00e8 stato fatto per ottenere mutamenti di formule, mutamenti di esecuzione.<\/p><p>Abbiamo ottenuto soltanto degli addolcimenti pratici per cui continuiamo anche oggi a lavorare, affinch\u00e9 non ci sia lo scandalo a cui ha accennato l\u2019onorevole Orlando. Questa \u00e8 la nostra posizione. I marinai d\u2019Italia sono tornati a navigare liberamente nei nostri mari, e nei porti toccati si \u00e8 levato verso di essi il plauso riconoscente di tutto il popolo d\u2019Italia. \u00c8 stata ed \u00e8 preoccupazione costante del Ministro e del Governo di tutelare la dignit\u00e0 di quella Marina italiana che nella lotta di liberazione ha sacrificato eletti, eroici equipaggi e centosettantacinquemila tonnellate di navi. (<em>Vivissimi, generali, prolungati applausi \u2013 L\u2019Assemblea si leva in piedi \u2013 Si grida: <\/em>Viva la Marina!). Oggi ho sentito con sincera commozione l\u2019onorevole Giannini, quando ha ricordato la vittima che gli \u00e8 vicina e quanti altri deputati hanno avuto i loro figli o parenti rimasti vittime di questa guerra. Ma oggi sento che noi combattiamo per la stessa m\u00e8ta, per una Italia indipendente e per una Italia prospera che possa risalire ancora alla gloria del servizio per la Patria.<\/p><p>La comprensione di tanti eroismi, di tante volont\u00e0 \u00e8 completa nei compagni d\u2019arme delle Grandi Potenze. Noi oggi operiamo perch\u00e9 questa comprensione sia completa anche in coloro che devono interpretare ed applicare l\u2019articolo 57 del Trattato di pace.<\/p><p>Avendo avvicinato i profughi di Pola ed i cittadini di Trieste e di Gorizia con i quali ho combattuto tutto questo periodo, trasfondendo il mio sentimento nel loro, posso dire che, pur piangendo sopra questa orrenda ed iniqua mutilazione, essi condividono la speranza che l\u2019avvenire non sia precluso all\u2019Italia ed alla nostra civilt\u00e0 italica. (<em>Applausi al centro<\/em>)<em>.<\/em> Vedano gli Alleati, ai quali, invano, in molte conferenze private ho cercato di far comprendere la valutazione che di questo Trattato faceva il popolo italiano; vedano gli Alleati dalle dichiarazioni che sono state fatte qui, dallo stesso sdegno del maggiore fra noi, onorevole Orlando, vedano quanto io avessi ragione di insistere; vedano quanto sia difficile poter spiegare al popolo italiano che un Trattato cos\u00ec ingiusto debba avere la sua attuazione nell\u2019interesse della pace del mondo; vedano quanto siano stati ingiusti a presentarci un Trattato quasi che su questi banchi sedesse un Governo responsabile dell\u2019aggressione e della guerra contro vari paesi.<\/p><p>Ebbene noi dimostreremo loro, di essere noi \u2013 non loro \u2013 all\u2019avanguardia di un mondo nuovo che non dispera della fratellanza fra i popoli; e, lasciatemelo dire, quando ho sentito la alata esposizione dell\u2019onorevole Einaudi, che dovrebbe essere il rappresentante tipico di quella, che indiscriminatamente si dice reazione, ed ho sentito poi le combinazioni complicate e le cautele esecutive dell\u2019onorevole Togliatti, mi sono chiesto: quale dei due uomini guarda pi\u00f9 in avanti e quale si attarda all\u2019indietro?<\/p><p>Quale di questi due uomini rappresenta l\u2019avvenire dei rapporti internazionali? Pu\u00f2 essere che Einaudi si illuda, ma sua \u00e8 la giovent\u00f9 e sua \u00e8 la speranza in un mondo migliore. (<em>Applausi al centro e a destra \u2013 Commenti a sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>No, dimostreremo ai nostri contraenti che siamo noi, l\u2019Italia, piccolo paese, ma grande Paese, non loro, i Grandi, all\u2019avanguardia di un mondo nuovo per la fratellanza dei popoli.<\/p><p>L\u2019Italia democratica, onorevole Orlando, non \u00e8 in ginocchio, non \u00e8 prona: \u00e8 in piedi. Ratificher\u00e0 il Trattato come \u00e8 previsto dall\u2019articolo 90; cio\u00e8 prender\u00e0 atto del Trattato imposto, e lo eseguir\u00e0 lealmente entro i limiti delle sue possibilit\u00e0; ma di questo Trattato, essa proclama, dinanzi a Dio, moderatore di tutte le cose, e dinanzi agli uomini, che non assume nessuna corresponsabilit\u00e0, n\u00e9 per gli effetti che avr\u00e0 in Italia, n\u00e9 per gli effetti che avr\u00e0 nella ricostruzione del mondo. (<em>Applausi \u2013 Commenti a sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Una parola ancora.<\/p><p>Ho parlato finora del subire o non subire il Trattato. Ora parlo del rinvio. Si sarebbe potuto rinviare. Credete davvero che il Governo non troverebbe comodo di rinviare?<\/p><p>Ma voi non pensate che rinviando non rinviate il vostro problema di coscienza? No, non lo potete fare. Non fate che prolungare lo spasimo, riprodurre lo stesso martirio delle vostre indecisioni. Domando a coloro i quali sono per approvare o meglio per subire, per concedere la ratifica: che cosa credete di guadagnare rinviando di 15 giorni, di un mese? Oggi, ormai, dopo quanto \u00e8 stato detto, il rinvio non potrebbe avere altro significato che di rifiuto, o per lo meno autorizzerebbe un gravissimo dubbio e sospetto sulla nostra volont\u00e0 di chiudere questo periodo di guerra e di armistizio. Noi non vogliamo aumentare le ragioni di turbamento: non vogliamo lasciarci prendere dall\u2019ingranaggio, caro Nenni, dei contrasti fra i Grandi, che forse non sono originati nemmeno dal caso italiano. Vogliamo dare subito la sensazione che noi automaticamente, per la visione che abbiamo dei nostri interessi, siamo disposti a ratificare, e precisamente ratificare nel modo previsto dall\u2019articolo 90. Questa non \u00e8 la tesi inglese, non \u00e8 la tesi russa; questa \u00e8 la tesi dei Quattro ed \u00e8 l\u2019atteggiamento pi\u00f9 neutrale, pi\u00f9 imparziale che possiamo prendere, e anche il pi\u00f9 reale, realistico.<\/p><p>E da principio abbiamo presentato una proposta semplicemente per ratificare; poi, per tener conto delle obiezioni fatte da parecchi membri tra cui molti autorevoli, di un ex Ministro come Nenni, abbiamo accettato, una formula credendo di raggiungere quella maggioranza che tutti auspicavamo, la diminuzione di un dibattito, che tutti dicevano fosse meglio non affrontare. Ebbene, io vi dico: abbiamo affrontato questo dibattito, abbiamo detto tutto il nostro pensiero e, tolto qualche raro incidente, lo abbiamo detto senza offenderci e, mi pare, avvicinandoci a maggiore e mutua comprensione.<\/p><p>Io vi domando se a questo momento, procedendo con questo spirito ed in tali termini ci\u00f2 non significhi scegliere la procedura pi\u00f9 comune prevista dai Quattro, e quindi la pi\u00f9 oggettiva che noi possiamo pensare.<\/p><p>Dir\u00f2 poi il mio pensiero sopra i singoli ordini del giorno e sopra i testi e gli emendamenti.<\/p><p>Mi basta concludere; ed io vorrei che questa conclusione ci ravvicinasse tutti e ci desse la sensazione di quell\u2019unit\u00e0 dell\u2019Assemblea, di quella unit\u00e0 della rappresentanza di cui il Paese ha sete, per poter non disperare della triste avventura che ha fatto.<\/p><p>In questa ora agitata l\u2019Italia riafferma la sua fede nella pace e nella collaborazione internazionale. Sarebbe ideale se una simile affermazione fosse dell\u2019intera Assemblea, ma quello che importa soprattutto \u00e8 che essa sia un\u2019affermazione chiara, onesta, senza riserve e senza equivoci, e che dimostri in noi una volont\u00e0 nazionale autonoma che, sulla via del sacrificio, ci incammini verso la nuova dignit\u00e0 e indipendenza della Nazione. (<em>Applausi prolungati al centro e a destra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. Ha facolt\u00e0 di parlare il Relatore della maggioranza, onorevole Gronchi.<\/p><p>GRONCHI, <em>Relatore della maggioranza. <\/em>Onorevoli colleghi, viviamo certamente in una strana atmosfera in questa Assemblea.<\/p><p>Un avvenimento di questa gravit\u00e0, per il presente e sovra tutto per il futuro del nostro Paese, trova in quest\u2019aula rissose divisioni piuttosto che concorde serenit\u00e0 di valutazioni, trova i rappresentanti del popolo italiano pi\u00f9 preoccupati delle proprie posizioni politiche che non della posizione dell\u2019Italia, nel momento che attraversiamo. Tanto che, anche le voci, nelle quali ha risuonato l\u2019eco delle nostre sofferenze di uomini, di cittadini, di padri, sono parse pi\u00f9 inspirate a una retorica convenzionale che non ad una espressione di sentimenti profondi.<\/p><p>La decisione che noi stiamo per prendere voglio augurarmi che ci accomuni in una visione pi\u00f9 alta del nostro dovere e della nostra responsabilit\u00e0.<\/p><p>Si \u00e8 fatto in questo momento e durante questa discussione ripetuta allusione alla opportunit\u00e0 di rinvii, di protrazioni, che, facendoci soprassedere alla decisione definitiva, potessero meglio rispondere a questo senso di responsabilit\u00e0.<\/p><p>Io voglio ricordare un precedente storico, senza avere, con ci\u00f2, la pretesa di ravvicinare, con stretta analogia, due momenti cos\u00ec diversi. Non ci sono nella storia di un popolo n\u00e9 in quella dell\u2019umanit\u00e0 due momenti che si somiglino identicamente. Ma vi sono analogie e rispondenze, che valgono la pena di essere meditate.<\/p><p>Il 6 agosto 1849 fu firmato a Milano il Trattato di pace, dopo la sciagurata campagna che culmin\u00f2 a Novara, ed il 24 settembre Cesare Balbo, nella sua qualit\u00e0 di presidente della Commissione, che riferiva sulle condizioni del Trattato di pace, propose alla Camera di approvare il Trattato medesimo, senza discussioni, con la protesta del silenzio. Altri si oppose vivacemente; altri ancora proposero un rinvio sotto le pi\u00f9 diverse motivazioni, come diverse sono le motivazioni che ora si accampano, per chiedere, giustificare e sostenere un rinvio.<\/p><p>Si ebbe, quindi, un certo periodo, durante il quale, anche per una crisi ministeriale, il Trattato di pace non venne in discussione pi\u00f9 nella Camera Subalpina.<\/p><p>Il 13 novembre la discussione si riprese. Allora Balbo invit\u00f2 nuovamente la Camera a votare, protestando col silenzio contro la durezza e l\u2019iniquit\u00e0 del Trattato.<\/p><p>Ma, contro la nuova proposta di rinvio, si alz\u00f2 l\u2019uomo, che ha rappresentato in quell\u2019epoca storica quanto di fede, di speranza, di volont\u00e0 di resurrezione l\u2019Italia aveva, Camillo di Cavour.<\/p><p>\u00abIo credo \u2013 egli disse \u2013 che questa discussione tenga gli animi nostri angosciati e sospesi. Io sono persuaso che i lavori parlamentari, che pur sono cos\u00ec folti, non possono procedere con quella regolarit\u00e0, con quella sperabile rapidit\u00e0, finch\u00e9 questo vitale argomento non sia sciolto.<\/p><p>\u00abQuesto \u00e8 per la considerazione interna.<\/p><p>\u00abIn quanto all\u2019estero, io credo che la sospensione della discussione del Trattato abbia gravissimi danni e che prendendo lo stato dell\u2019Europa qual \u00e8 e non quale potremmo desiderare che sia, non si pu\u00f2 disconoscere che questa eccessiva difficolt\u00e0, che da varie parti si oppone all\u2019adozione del Trattato, questo continuo rimandarlo non possono che avere risultati fatali per la nostra diplomazia e per i nostri rapporti internazionali\u00bb. E concludeva: \u00abQuesta non \u00e8 una questione tra il Ministero e noi. La questione del Trattato \u00e8 una questione tra noi e la fatalit\u00e0 e quando anche non vi fosse pi\u00f9 questo Ministero e se ve ne fosse un altro, scelto da qualsiasi parte della Camera, saremmo costretti ugualmente a riconoscere questa legge fatale. Si parla molto di onore e di dignit\u00e0. Io per me non credo che la dignit\u00e0 e l\u2019onore nostro ci guadagnino molto nel protrarre pi\u00f9 a lungo questa discussione, perch\u00e9 noi siamo tutti ugualmente convinti che le parole, anche nobilissime, che qui pronunciamo in nulla possano modificare questa nostra dolorosa situazione\u00bb.<\/p><p>Io credo che anche i colleghi siano colpiti dalla notevole analogia del momento che noi attraversiamo e che l\u2019augurio che io facevo, che si dimenticasse la situazione interna che si \u00e8 venuta determinando, nell\u2019assumere questa tremenda e dolorosa responsabilit\u00e0 di fronte al Paese, trovi eco e rispondenza in ogni parte dell\u2019Assemblea. Ed \u00e8 singolare che da ogni parte dell\u2019Assemblea per arrivare alle pi\u00f9 opposte conclusioni si sia partiti dal punto di vista di una esigenza comunemente riconosciuta, cio\u00e8 quella di serbare intatta, lucente direi, l\u2019indipendenza, l\u2019autonomia e l\u2019integrit\u00e0 morale e politica del nostro Paese.<\/p><p>Su questo terreno \u00e8 comprensibile pi\u00f9 la posizione di coloro che si schierano in linea di principio contro il Trattato che non la posizione degli altri che si schierano per un rinvio del Trattato medesimo. Per lo meno, la posizione di non tutti \u00e8 cos\u00ec chiara, tranne quella dei colleghi socialisti e comunisti per i quali i motivi del dissenso sono evidenti ed innegabili: motivi ideologici, determinati dalla non ancora avvenuta ratifica della Russia, motivi interni determinati dalla fisionomia attuale del Ministero.<\/p><p>Ma tutte le ragioni valide sono per la non ratifica del Trattato in linea di principio. Nessuna, mi perdonino i colleghi, io ne trovo per il rinvio della discussione sulla ratifica del Trattato stesso. Anche l\u2019onorevole Orlando \u2013 e mi duole di non vederlo in questo momento fra di noi \u2013 che ha cos\u00ec appassionatamente parlato di dignit\u00e0, di tutela del nostro onore, che si \u00e8 rammaricato cos\u00ec vivacemente ed anche in larga parte inopportunamente che questo atteggiamento somigliasse troppo ad una \u00abcupidigia di servilismo\u00bb, anche l\u2019onorevole Orlando si \u00e8 rifatto a questo concetto della indipendenza. Ma il dissenso non \u00e8 su questo punto sul quale, dicevo, unanimemente si fa riconoscimento di una tale necessit\u00e0: \u00e8 sul modo di mantenere tale indipendenza. Ed \u00e8 lecito chiederci, anche di fronte a lui, se la protesta che involontariamente \u2013 io lo dico senza mancanza di rispetto n\u00e9 al suo passato n\u00e9 alla sua canizie \u2013 assume talvolta l\u2019eco un po\u2019 teatrale ed orpellata di una retorica di maniera, se questo suo atteggiamento non abbia per avventura in passato costato assai caro al nostro Paese (<em>Approvazioni al centro<\/em>); se non debbo ricordare come un atto, che egli chiamerebbe di coraggio contro un atto di servilismo, la protesta parigina contro quel tale atteggiamento della Conferenza di Versailles che produsse il suo ritorno in Italia, con le accoglienze deliranti e trionfali, non priv\u00f2 l\u2019Italia di tutti i mandati su tutte le colonie e non trov\u00f2 gli alleati poco sensibili a questa nobilissima manifestazione di protesta e intenti, invece, curvi sul realismo egoistico di interessi che si andavano in quel momento determinando e risolvendo. (<em>Applausi al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>E quando io sento che egli stesso, per giustificare la convenienza e l\u2019opportunit\u00e0 della ratifica, parla di scusa della necessit\u00e0, io dico che siamo pi\u00f9 lineari, coraggiosi e forniti di senso di responsabilit\u00e0 noi che nessuna scusa intendiamo trovare a questo nostro atteggiamento e che ci sentiamo di assumere con coraggio, con fierezza, con convinzione, dinanzi al popolo e dinanzi all\u2019Europa, questa responsabilit\u00e0 di proporvi, onorevoli colleghi, la ratifica del Trattato.<\/p><p>Anche il collega Russo Perez, che ha allineato una serie di ragioni su questo dibattito, lo ha fatto pi\u00f9 per il Trattato in s\u00e9 medesimo che per il rinvio. Ce ne sono talune che illuminano il suo punto di vista alquanto differente, mi pare, da quello del suo maggior collega, onorevole Giannini. Egli ha detto: \u00abDell\u2019O.N.U. non ci interessa niente. Non c\u2019\u00e8 nessun segno di rinascita cristiana. Gronchi ha l\u2019ottimismo di Candide, quando nella sua relazione scrive che il mondo va indirizzandosi verso concezioni nuove sotto la duplice spinta dell\u2019idealismo delle classi operaie e del tradizionale idealismo cristiano\u00bb.<\/p><p>Sono ragioni certo le quali militano per\u00f2 contro la ratifica del Trattato e non contro la tempestivit\u00e0 di questa ratifica ed io non gliele invidio, perch\u00e9 un mondo nel quale non trovassero pi\u00f9 posto la speranza di una civilt\u00e0 migliore, che non pu\u00f2 essere formata e consolidata su equilibri di interessi ma soltanto sulla maggiore profondit\u00e0, nell\u2019animo collettivo, di ragioni ideali e spirituali, \u00e8 un mondo nel quale noi dobbiamo disperare di vedere non dico scomparire, ma anche diradarsi quei terribili bagni di sangue, che sono le guerre. (<em>Applausi al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Noi vogliamo credere a questo e diciamo che riterremmo di mancare ad una nostra missione se non insistessimo su questa propaganda.<\/p><p>O colleghi socialisti e comunisti, che avete avuto in passato assai pi\u00f9 vivo che oggi (oggi \u00e8 una strana involuzione la vostra) il senso dell\u2019internazionalismo e che avete veduto attraverso il manifestarsi della inutilit\u00e0 o della inefficienza delle varie internazionali, dalla prima alla quarta, che non hanno impedito alcuna guerra, anzi non dico non hanno impedito, ma non hanno allontanato, non hanno creato all\u2019interno dei paesi nessuna barriera contro nessuna guerra, perch\u00e9 ciascuno di questi organismi \u00e8 finito per sentirsi pi\u00f9 immerso nel senso, non nazionale, ma nazionalistico che non librato in questo superiore senso di solidariet\u00e0 universale e internazionale; o colleghi socialisti e comunisti, voi dovreste accentuare, in questo vostro momento, questo vostro senso dell\u2019internazionalit\u00e0 e della solidariet\u00e0 europea, e dovreste essere al nostro fianco, su diversi terreni, ma verso una finalit\u00e0 convergente, perch\u00e9 se non saranno le forze popolari a creare barriere a nazionalismi risorgenti, non vi sar\u00e0 nessuna classe intellettuale, borghese o non, che crei questa atmosfera di civilt\u00e0 nuova. (<em>Applausi di centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Le ragioni che si portano contro la tempestivit\u00e0 della ratifica del Trattato sono inficiate, secondo me, da questa considerazione: che nessuno di coloro che oggi parlano contro la tempestivit\u00e0 della ratifica ha parlato contro la nostra partecipazione alla conferenza di Parigi.<\/p><p>Ora, onorevoli colleghi, se c\u2019\u00e8 un atto di unilateralit\u00e0, un atto che pu\u00f2 mostrarci parteggianti per un blocco europeo rispetto ad un altro blocco, questo fatto \u00e8 proprio la nostra partecipazione alla Conferenza di Parigi, perch\u00e9 noi abbiamo di fronte non una Russia che la nega, ma abbiamo soltanto di fronte una Russia che non ha ancora adempiuto a questo suo atto.<\/p><p>Di fronte alla Conferenza di Parigi, noi siamo dinanzi ad una Nazione che ha manifestato la sua decisa opposizione. Come mai, onorevoli colleghi, che riconoscete opportuna, necessaria ed indispensabile la nostra presenza a Parigi, non sentite che proprio l\u00ec vi sarebbe il pericolo di uno schieramento in due blocchi, e che a questa presenza avreste dovuto opporvi tempestivamente senza che questo pericolo si possa ravvisare nella nostra ratifica, come oggi vi chiediamo?<\/p><p>Anche l\u2019onorevole Valiani, che pure ha fatto un sostanzioso discorso su questo argomento, ha fondato tutte le sue argomentazioni sulla necessit\u00e0 di una nostra posizione neutrale, o almeno superiore alla contesa fra le Nazioni; ma il problema anche qui si riferisce non tanto alla tempestivit\u00e0 della ratifica, che non vi ha ancora influenza, ma contro, forse, il suo stesso pensiero, all\u2019atto della ratifica in s\u00e9 medesima. (<em>Interruzione del deputato Valiani<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Togliatti \u00e8 poi dilaniato da tremende perplessit\u00e0: quali sono le ragioni nascoste che determinano la necessit\u00e0 di una ratifica cos\u00ec frettolosa? Quali sono le ragioni del voltafaccia del partito democratico cristiano che, con la disinvoltura che ognuno gli riconosce, ha mutato fronte e marcia da qualche tempo in cos\u00ec opposta direzione?<\/p><p>L\u2019una e l\u2019altra cosa, onorevoli colleghi comunisti, se ha un valore polemico nella dialettica del vostro maggiore collega, non ha certamente fondamento concreto nella realt\u00e0, poich\u00e9 le ragioni dell\u2019attuale proposta di ratifica credo che ora possano dirsi palesi dopo che ha parlato l\u2019onorevole Sforza, dopo che ha parlato l\u2019onorevole De Gasperi, dopo che io avr\u00f2 aggiunto qualche modesta, supplementare argomentazione.<\/p><p>E quanto al misterioso voltafaccia del nostro partito, ma volete voi inchiodarci, attraverso il succedersi di avvenimenti cos\u00ec diversi, ad una posizione stabile consolidata e considerare contraddittorio, o peggio speculatorio, ogni adeguamento del nostro atteggiamento alla realt\u00e0? Io rileggevo in questi giorni un libro di Clemenceau \u00ab<em>Grandeur et mis\u00e8re d\u2019une victoire<\/em>\u00bb che \u2013 Clemenceau se ne intendeva, da quel mirabile e tenace costruttore della grandezza della Francia che egli era \u2013 reca questa osservazione: C\u2019\u00e8 forse un uomo sulla terra il quale sia in grado di formulare una raccomandazione o un indirizzo di politica estera non dico per l\u2019eternit\u00e0, ma anche solo per sei mesi o per un anno?<\/p><p>Ed \u00e8 naturale, onorevoli colleghi; quando noi facemmo la nostra prima manifestazione contro l\u2019accettazione del Trattato di pace, noi uscivamo proprio dalla finale formulazione di questo Trattato medesimo, ma speravamo ancora di potere influire sui Parlamenti e sulle opinioni pubbliche dei vari Paesi perch\u00e9 il dettato dei Quattro a New York potesse essere modificato e, sperando, noi avevamo il dovere di accentuare questa posizione di opposizione che oggi non smentiamo n\u00e9 ritiriamo, ma alla quale noi sovrapponiamo una visione realistica di certe necessit\u00e0 sopravvenute.<\/p><p>E non \u00e8 da meravigliarsi se noi, in quel momento, ci arrestavamo a quella prima parte e dicevamo che non ci saremmo sentiti, allo stato attuale delle cose, di assumerci la responsabilit\u00e0 di proporre l\u2019accettazione del Trattato. Molte cose sono sopravvenute dopo e poich\u00e9 la storia cammina nonostante \u00ec partiti e nonostante le loro formule, i loro calcoli, le loro speculazioni elettorali, la storia ci ha posto di fronte ad una situazione dalla quale abbiamo acquisito la persuasione che occorre uscirne.<\/p><p>\u00c8 quindi in una questione di tanta complessit\u00e0 e di tanta altezza che noi ci sentiamo un po\u2019 come gli uomini che dirigono un\u2019azienda la quale abbia un suo settore che ha proceduto disastrosamente ed ha messo in pericolo la vitalit\u00e0 di tutta intiera l\u2019azienda; e noi abbiamo ragionato cos\u00ec, come ragionano i saggi amministratori: tutto questo \u00e8 perduto, per quanto non per nostra colpa, ed ora si ricomincia da capo, purch\u00e9 l\u2019azienda \u2013 perdonate la banalit\u00e0 del paragone \u2013 purch\u00e9 l\u2019azienda viva.<\/p><p>Purch\u00e9 dunque l\u2019Italia viva, purch\u00e9 dunque l\u2019Italia riprenda il suo posto fra le Nazioni, noi le offriamo il sacrificio di questa umiliazione.<\/p><p>Ma l\u2019onorevole Nenni dice: qualche probabilit\u00e0 \u2013 forse una su un milione \u2013 che questo Trattato venga modificato esiste alfine e, se esiste, noi dobbiamo tenerne conto, per quanto difficile questa probabilit\u00e0 possa reputarsi. Onorevoli colleghi, la fantasia pu\u00f2 giocare dei brutti tiri, e li giocheremmo a noi, se noi pensassimo ad una possibilit\u00e0 di miglioramento su questa via. Per noi la via attraverso la quale il Trattato, che gi\u00e0 si comincia a svuotare, pu\u00f2 trovare pi\u00f9 radicali revisioni, \u00e8 una via che non esce da questo dilemma: o la forza che sia capace di imporla, o la creazione di rapporti internazionali, che gradualmente la rendano possibile. (<em>Approvazioni al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Nessuno di noi pu\u00f2 pensare oggi che la forza sia lo strumento della nostra revisione, poich\u00e9 noi per lungo tempo saremo un popolo militarmente debole e non atto ad incutere timori ai grandissimi o della bomba atomica o della guerra biologica. Ma possiamo fin da ora \u2013 e non c\u2019\u00e8 tempo da perdere, onorevoli colleghi \u2013 possiamo e dobbiamo creare i rapporti internazionali che ci diano la possibilit\u00e0 di creare le condizioni le pi\u00f9 rapide possibili di una revisione. Ecco perch\u00e9 noi sentiamo di dover chiudere questa pagina, per conquistare la nostra libert\u00e0 e la nostra autonomia, per ristabilire rapporti nuovi su un grado di eguaglianza e preparare le possibilit\u00e0 di questa revisione. (<em>Applausi al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Ora, chi nega la ratifica e chi nega la tempestivit\u00e0 della ratifica difende certamente con fondate ragioni degli argomenti giuridici, ma compromette seriamente, se non irrimediabilmente, il lato politico della questione; poich\u00e9 di questo si tratta.<\/p><p>Ma, si dice: la ratifica \u00e8 un atto di accettazione implicita; anzi, da molte parti si \u00e8 insistito sullo stato di necessit\u00e0 che deve essere palese, evidentissimo, innegabile; stato di ineluttabilit\u00e0, poich\u00e9 altrimenti come ci giudicher\u00e0 \u2013 si \u00e8 detto \u2013 il popolo italiano, con le sue collere minacciate?<\/p><p>Il Governo \u00e8 andato incontro con una formula ai desideri di varie parti dell\u2019Assemblea. Noi, della maggioranza della Commissione, ed io personalmente, ci saremmo meno preoccupati di dimostrare questo stato di ineluttabilit\u00e0 o di necessit\u00e0, perch\u00e9 secondo noi la ratifica non \u00e8 una accettazione; e non \u00e8 un\u2019accettazione, perch\u00e9 \u2013 e non so qui, per lealt\u00e0, se esprimo il pensiero di molti o il pensiero mio personale in una materia cos\u00ec opinabile, perch\u00e9 cos\u00ec controversa \u2013 secondo me, la ratifica non \u00e8 un elemento di validit\u00e0 del Trattato. Noi non abbiamo partecipato in nulla determinatamente alla formulazione del Trattato: \u00e8 mancata, quindi, ogni efficacia giuridica ai nostri interventi, cos\u00ec come sono stati ammessi o tollerati. La ratifica, perci\u00f2 \u2013 se voi leggete l\u2019articolo 89 \u2013 \u00e8 soltanto il mezzo attraverso il quale noi e gli altri Paesi ex-nemici diventiamo parte del Trattato, cio\u00e8 siamo ammessi a godere i cosiddetti \u2013 Dio ci liberi! \u2013 benefici del Trattato. Cosicch\u00e9 si pu\u00f2 dire che la ratifica non pregiudica un giudizio sul Trattato ma \u00e8 soltanto una delle condizioni di pace, perch\u00e9 \u00e8 la condizione attraverso la quale il Trattato pu\u00f2 entrare in vigore nei nostri confronti.<\/p><p>PATRICOLO. Non \u00e8 una condizione essenziale!<\/p><p>GRONCHI, <em>Relatore della maggioranza.<\/em> S\u00ec che lo \u00e8; \u00e8 essenziale, in quanto noi non godremmo dei vantaggi se non lo abbiamo ratificato. Quindi, per quanto riguarda almeno il lato attivo, la ratifica \u00e8 essenziale per noi, e, ripeto, non implicando nessun giudizio sul Trattato, non implica, non pregiudica nessuna libera accettazione del Trattato medesimo, ed \u00e8 da considerare un puro e semplice adempimento di una delle clausole o di una delle condizioni.<\/p><p>Se questo \u00e8 vero, l\u2019attuazione di tale condizione diventa soltanto un problema politico, diventa, cio\u00e8, il problema della scelta del momento nel quale adempiere questa condizione, perch\u00e9 \u00e8 legittimo che noi cerchiamo che da tale adempimento venga il maggior numero di benefici per il nostro Paese. Quindi ogni giudizio giuridico, a nostro modesto avviso, deve cedere terreno ad un giudizio pi\u00f9 largamente politico.<\/p><p>\u00c8 questo il momento? \u00c8 questo il problema al quale si deve rispondere e sul quale si sarebbe dovuta concentrare maggiormente la nostra attenzione. \u00c8 questo il momento pi\u00f9 favorevole per l\u2019Italia perch\u00e9 essa adempia a questa condizione di pace? Io rispondo di s\u00ec; e non vi sembri un paradosso se io rispondo di s\u00ec proprio per questo stato di latente tensione che esiste fra i potenti della storia contemporanea. Ch\u00e9, se questi potenti avessero trovato il minimo denominatore comune sul quale adagiare le loro inquietudini o le loro reciproche diffidenze, sul quale costituire la speranza di qualche anno di lavoro comune, noi avremmo ben poco da fare, miseri e disarmati come siamo. Noi non avremmo altro che da fare proteste colorite e vibranti, quali piacciono all\u2019animo di taluni di noi, oppure assoggettarci a seguire la volont\u00e0 irresistibile dei pi\u00f9 potenti.<\/p><p>Ma appunto perch\u00e9 questa situazione non esiste, appunto perch\u00e9 esiste invece questa tensione che potrebbe (non \u00e8 vano pessimismo n\u00e9 pessimismo di maniera) diventare pericolosa, questo \u00e8 il momento in cui l\u2019Italia pu\u00f2, entrando da uguale nel consesso internazionale, adempiere una sua determinante funzione.<\/p><p>E il piano Marshall medesimo risponde ad una esigenza parallela, sia pure in un campo pi\u00f9 ristretto, ma che obbedisce alle stesse leggi e alle stesse esigenze.<\/p><p>Ma con quale posizione ritorna qui quello che io dicevo essere il punto di vista comune a tutti? Esigenza di autonomia e di indipendenza. Ma chi pi\u00f9 di noi vuole e sente questa necessit\u00e0?<\/p><p>Guardate, non soltanto per ragioni d\u2019interesse. Io ho sentito l\u2019amico Nenni il quale ha detto cose sane e giuste circa la complementariet\u00e0 delle economie dell\u2019Europa sudorientale e la nostra necessit\u00e0 di espansione verso quei Paesi, la necessit\u00e0 di non creare delle barriere. Ma queste che sono sane e fondate ragioni non sono sufficienti. Tu, amico Nenni, che cercavi in questi fatti una dimostrazione la pi\u00f9 irrefutabile del valore anche attuale del determinismo o materialismo storico, lasciati dire che in questo caso tu ti metti sullo stesso terreno e sulla stessa logica del capitalismo, perch\u00e9 dai come forze operanti nella storia dei popoli solo gli interessi materiali, i quali, s\u00ec, valgono anch\u2019essi, ma guai quando predominano e restano soli a determinare l\u2019indirizzo dei popoli! (<em>Applausi al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Quindi, autonomia e indipendenza. E non ho aspettato questa discussione per affermarla. I colleghi che hanno avuto la benevolenza di ascoltarmi quando io feci quelle scandalose dichiarazioni in sede dell\u2019ultimo voto di fiducia al Governo, si ricorderanno che io toccai anche questo punto e, definendo quest\u2019abusata e calunniata posizione di centro del nostro partito, io allargai lo sguardo per un momento, sia pure di scorcio, sul problema internazionale al di sopra del problema interno e dissi che, come nella politica interna noi interpretavamo la nostra funzione di attrarre i partiti cosiddetti rivoluzionari, cio\u00e8 quelli che, almeno ideologicamente, preferirebbero la violenza non liberatrice al progressivismo pi\u00f9 lento e naturalmente meno popolare della democrazia, la quale realizza solo a gradi le varie forme di ascesa delle masse popolari, cos\u00ec sul terreno internazionale noi sentivamo che non esister\u00e0 nessun equilibrio europeo, se noi non riusciamo a reinserire nella vita europea il popolo russo rispettando le sue ideologie e le sue forme, ma facendogli sentire questa solidariet\u00e0 inevitabile, ineluttabile, che non \u00e8 soltanto materiale ma che risponde ad un concetto pi\u00f9 elevato di convivenza umana che si identifica con la civilt\u00e0. Se questo popolo non rientra nella convivenza europea, figuriamoci se pensiamo di rendere pi\u00f9 spessa la resistente cortina di ferro e se pensiamo al di l\u00e0 di Stettino e di Trieste: <em>hic sunt leones<\/em>, come dicevano i geografi antichi per le terre che non conoscevano.<\/p><p>Il piano Marshall offre certo dei grossi pericoli; ed \u00e8 per questo che la nostra presenza \u00e8 tempestiva e necessaria; e tutto quello che si pu\u00f2 fare per renderla operante \u00e8 tempestivo e necessario.<\/p><p>Io non credo ad una grande volont\u00e0 di predominio del popolo americano. Quanto al popolo inglese, sebbene esso sia soprattutto inglese prima che laburista \u2013 e lo dico senza ironia, perch\u00e9 un popolo ha la psicologia collettiva che le sue tradizioni gli creano \u2013 il popolo inglese pesa da lungo tempo sul piano mondiale, sul piano imperiale, perch\u00e9 la sua lunga esperienza ha come sedimentato pi\u00f9 o meno oscuramente sulla coscienza collettiva ed ha determinato un certo indirizzo morale e intellettuale.<\/p><p>Ma esso \u00e8 temperato oggi da una fervida concezione sociale e socialista, per cui non dovreste essere proprio voi a temere che la presenza di Bevin nella Conferenza possa essere identificata come la presenza di un astuto predone che specula sulla povert\u00e0 e difficolt\u00e0 degli altri.<\/p><p>Ma anche il popolo americano, io dicevo, ha un qualche fervore idealistico che non esclude una retta e vigile difesa degli interessi materiali. Non lo insegner\u00f2 a voi, se avete tempo \u2013 ne abbiamo purtroppo molto poco \u2013 di leggere la letteratura amena ed i romanzi di questi ultimi tempi. Voi avete sentito in talune manifestazioni, il fervore di qualcosa di nuovo: e di solito la letteratura annuncia le forme nuove del pensiero, \u00e8 come la foriera dei grandi orientamenti che mutano nell\u2019anima collettiva di un popolo. Ma comunque va riconosciuto con estremo senso di oggettivit\u00e0 che nella sua formulazione quale la immagin\u00f2 Marshall stesso nel suo ormai famoso discorso, niente aveva il piano che potesse far dubitare in una volont\u00e0 assoluta di predominio. Egli diceva: \u00abNon sarebbe n\u00e9 opportuno n\u00e9 efficace che il nostro Governo cominciasse ad elaborare unilateralmente un programma destinato a rimettere in piedi economicamente l\u2019Europa. Questo compito spetta agli europei. L\u2019iniziativa, a mio parere, deve venire dall\u2019Europa perch\u00e9 il compito del nostro Paese dovrebbe consistere nel contribuire amichevolmente con quello che secondo, ecc. ecc.\u00bb.<\/p><p>Se poi osservate, alla Conferenza di Parigi furono invitate 22 Nazioni (scusatemi questo accenno statistico che \u00e8 significativo, per me) e di queste 22 nazioni otto appartengono alla costellazione rossa: l\u2019Albania, la Finlandia, la Bulgaria, la Cecoslovacchia, la Polonia, la Romania, la Jugoslavia, l\u2019Ungheria \u2013 tre sono Stati neutrali che non hanno mai avuto soverchie tenerezze per il mondo inglese: Svizzera, Svezia, Norvegia \u2013 e se aggiungete la Russia avreste avuto la maggioranza degli Stati invitati alla Conferenza di Parigi. Il che pu\u00f2 avere un valore relativo, naturalmente; ma significa che nessuno si era preoccupato di crearsi una maggioranza predeterminata per imprimere alla Conferenza un determinato e decisivo atteggiamento; significa che questa parola della \u00abporta aperta\u00bb lasciata anche agli altri non era una frase ma una possibilit\u00e0 di cui tutti potevano profittare e se la rottura \u00e8 avvenuta, \u00e8 avvenuta su un terreno di suspicione, sul terreno ideologico. Naturalmente ciascun Paese provvede alle proprie direttive, ai propri interessi, come crede. Perci\u00f2 questo non ha carattere di biasimo; ma io crederei che avrebbero provveduto meglio ai propri interessi quei Paesi che avessero partecipato alla Conferenza di Parigi, per discutere in concreto i dettagli del programma, le linee direttive concrete, attraverso le quali questo programma si sarebbe realizzato. E solo su constatate divergenze effettivamente esistenti su queste direttive, una rottura, una frattura avrebbe potuto avvenire ed essere giustificata. Ecco perch\u00e9 \u00e8 necessaria la nostra presenza e la nostra presenza con quello spirito del quale io vi parlavo e del quale nessuno ha il diritto di dubitare in questo momento. Se poi si vuole spingere il nostro sospetto alla politica americana, la quale sarebbe animata, attraverso possibili trattati di commercio, da mire egemoniche che rovinano non so quali delle nostre industrie, se le pesanti o le leggere, se le siderurgiche o le tessili, che dire amico Nenni, del fatto che questo trattato di commercio \u00e8 discusso proprio da uno dei vostri, dall\u2019amico Ivan Matteo Lombardo, dell\u2019invio del quale taluni hanno piuttosto severamente biasimato il Presidente del Consiglio non ritenendolo, non per le sue qualit\u00e0 personali al di sopra di ogni discussione, ma per la sua colorazione politica come il non pi\u00f9 adatto a negoziare accordi nello stato psicologico attuale dell\u2019America?<\/p><p>Ora la nostra posizione \u00e8 quindi chiara. Quelli i quali pensano che noi, senza una profonda convinzione ci siamo schierati per questa utilit\u00e0 ai fini nazionali della immediata ratifica del Trattato, dovrebbero pensare che essi ci attribuiscono o una caratteristica di avventatezza, o una specie di spirito esagerato di sacrificio per una infatuazione non sufficientemente matura, perch\u00e9 tutti converranno che l\u2019atteggiamento \u00e8 il pi\u00f9 lontano possibile dalla comodit\u00e0. Le elezioni non sono lontane. Noi non siamo di quelli che dispregiano, onorevole Giannini, i fattori spirituali e morali della vita di un popolo; noi li rispettiamo altamente e non solo alludo ai fattori religiosi, ma ai fattori pi\u00f9 larghi per la vita dello spirito e per l\u2019amore del proprio Paese. Noi ne sentiamo la immensa importanza per la vita di un popolo. Anche se non ne fossimo convinti, l\u2019esperienza del fascismo alla sua nascita dovrebbe darcene la pi\u00f9 irrefutabile dimostrazione. Ricordiamo come il fascismo ferment\u00f2 sul mito della vittoria mutilata e come su questo stato d\u2019animo d\u2019ingenua dedizione al proprio Paese, su questo senso di umiliazione che invocava la sensazione della giustizia e provocava legittima reazione dell\u2019animo, si insinu\u00f2 il fascismo primigenio, il rivendicatore della dignit\u00e0 dei combattenti, di coloro che portando i nastrini azzurri \u2013 non vi dispiaccia, il fatto \u00e8 accaduto a me \u2013 si sentivano sputare addosso col grido: sei macchiato di sangue! Su uno stato di reazione che una larga parte dell\u2019opinione pubblica credette di ravvisare come interpretato da questo fascismo nascente. Pericoloso sarebbe se ci dimenticassimo di questo.<\/p><p>GIANNINI. Giusto, \u00e8 giusto, ma perch\u00e9 lo racconta proprio a me?<\/p><p>GRONCHI, <em>Relatore della maggioranza. <\/em>No, le do ragione.<\/p><p>TONELLO. Era lei Ministro. Sono ancora vivo.<\/p><p>GRONCHI, <em>Relatore della maggioranza. <\/em>Non dica della banalit\u00e0, altrimenti identifico nelle sue file dei fascisti del 1937-38, non dei collaboratori del 1922. (<em>Commenti<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Noi non dimentichiamo questi valori ed \u00e8 perci\u00f2 che la nostra posizione di fautori della ratifica del Trattato non \u00e8 la pi\u00f9 comoda, n\u00e9 elettoralmente la pi\u00f9 producente.<\/p><p>Noi sappiamo che saremo anche mal compresi, noi sappiamo \u2013 perdonatemi \u2013 che la non buona fede di qualche avversario speculer\u00e0 su questa situazione e ci arrecher\u00e0 forse danno non lieve, ma rispettate almeno la posizione di uomini che pur sapendo le difficolt\u00e0 della loro situazione, sentono che devono mettere in seconda linea i propri interessi personali e di parte per servire quelli che essi in buona fede credono gli interessi del Paese. Questa \u00e8 la sola testimonianza a cui noi teniamo. E, concludendo, lasciate che io dica: in questa infuocata discussione cerchiamo di trovare i toni della misura, dell\u2019equilibrio e della consapevolezza. Il popolo italiano \u00e8 uno di quelli che, com\u2019\u00e8 facile al subitaneo e avvampante entusiasmo, cos\u00ec \u00e8 facile a immediata depressione. Oggi si \u00e8 sentito, sulle labbra di qualcuno, il tono di questa ribellione eroica o romantica che non pu\u00f2 essere identificata con la dignit\u00e0 e con l\u2019onore, perch\u00e9 la dignit\u00e0 e l\u2019onore sono ancora in coloro che questi accenti non sentono o non possono adoperare. Cerchiamo di dare al nostro popolo la sensazione precisa, perch\u00e9 questo \u00e8 il nostro dovere, del momento che attraversiamo e delle sue esigenze.<\/p><p>Se noi vogliamo tener fede al metodo democratico, noi dobbiamo rivolgerci direttamente a quest\u2019animo popolare non soltanto con l\u2019emotivit\u00e0 delle parole, ma con la fredda considerazione dei fatti, con quel realismo che, ben diceva Sforza, non comprenda visioni idealistiche, ma con quel realismo che ci fa curvare sui problemi e vederli quali essi sono, al di sopra di ogni deformazione partigiana.<\/p><p>Questa \u00e8 la nostra posizione, che vi preghiamo non di condividere, se la vostra persuasione \u00e8 diversa, ma di rispettare. E rispettandola, noi eleveremo il nostro dibattito a quella altezza che dimostrer\u00e0 veramente come, primi fra tutti, i rappresentanti del popolo italiano in questa Assemblea, si rendono conto che qua non vi \u00e8 una questione misera di politica interna o di politica elettorale, o di parte, ma vi \u00e8 soltanto se mai, una diversa, ma egualmente rispettabile, valutazione degli interessi del Paese. (<em>Vivissimi applausi al centro e a destra \u2013 Molte congratulazioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. Sospendo la seduta per alcuni minuti.<\/p><p>(<em>La<\/em> <em>seduta sospesa alle 16.45, \u00e8 ripresa alle 17.15<\/em>).<\/p><p>PRESIDENTE. Prima di invitare il Presidente del Consiglio ad esprimere il suo avviso sugli ordini del giorno che sono stati presentati, do lettura dell\u2019ordine del giorno dell\u2019onorevole Ruini, al quale l\u2019onorevole Nitti ha dato la sua firma. Quest\u2019ordine del giorno ha subito alcune modificazioni. Lo leggo nel suo nuovo testo:<\/p><p>\u00abL\u2019Assemblea Costituente<\/p><p>esprime il dolore e la protesta dell\u2019Italia perch\u00e9 non \u00e8 questa la pace che ha meritato.<\/p><p>\u00abLe condizioni che le sono imposte dal Trattato sono in contradizione non solo con le solenni affermazioni dei vincitori, ma con i princip\u00ee della giustizia internazionale e durissime per un popolo che ha dato un inestimabile contributo alla civilt\u00e0 del mondo e dovr\u00e0, passata l\u2019ora della sua oppressione, contribuire ancora alla nuova civilt\u00e0 per la sua vitalit\u00e0 sempre rinascente nei secoli. N\u00e9 il Trattato tiene conto che il popolo italiano \u00e8 insorto contro il regime fascista, responsabile insieme alle forze che dall\u2019estero lo hanno sostenuto, della guerra funesta, ed ha combattuto a fianco delle Potenze Unite contro la Germania per la vittoria delle democrazie. Riconosce che, nonostante tutto, l\u2019Italia dovr\u00e0 per lo stato di necessit\u00e0 in cui viene messa, ratificare il Trattato; e lo far\u00e0 quando si verificheranno le condizioni obiettive di fronte alle quali \u00e8 costretta a tale ratifica. L\u2019Italia rivendica ad un tempo il suo incancellabile diritto alla revisione delle condizioni di pace.<\/p><p>\u00abCi\u00f2 premesso, l\u2019Assemblea Costituente passa all\u2019esame dell\u2019articolo unico del disegno di legge\u00bb.<\/p><p>L\u2019onorevole Presidente del Consiglio dei Ministri ha facolt\u00e0 di parlare.<\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> Accetto senz\u2019altro quest\u2019ordine del giorno. Mi permetto peraltro di suggerire che al posto delle parole \u00abN\u00e9 il Trattato tiene conto che il popolo italiano \u00e8 insorto contro il regime fascista, ecc.\u00bb, al fine di non disconoscere quanto \u00e8 stato strappato, dopo lunghe trattative, per il preambolo, nel quale in realt\u00e0 si ricorda l\u2019aiuto degli elementi democratici del popolo italiano, si dica: \u00abN\u00e9 il Trattato tiene adeguato conto, ecc.\u00bb.<\/p><p>RUINI. Sta bene.<\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> Quanto agli altri ordini del giorno, posso accettare come raccomandazione quello dell\u2019onorevole Caroleo. Cos\u00ec pure accetto senz\u2019altro l\u2019ordine del giorno dell\u2019onorevole Gasparotto, che riguarda soprattutto la Marina da guerra. Non posso, invece, accettare l\u2019ordine del giorno dell\u2019onorevole Benedettini.<\/p><p>L\u2019ordine del giorno dell\u2019onorevole Labriola \u00e8 accettabile, per quanto l\u2019espressione: \u00absia pure attribuendo alla ratifica il valore di un atto insignificante nell\u2019ordine storico\u00bb, svaluti troppo il nostro spirito di sacrificio.<\/p><p>Posso accettare anche l\u2019ordine del giorno dell\u2019onorevole Jacini, nonch\u00e9 quello dell\u2019onorevole Saragat per quanto abbia una dizione generica.<\/p><p>Non posso accettare, naturalmente, n\u00e9 l\u2019ordine del giorno dell\u2019onorevole Orlando, n\u00e9 quello dell\u2019onorevole Selvaggi e nemmeno quelli proposti dagli onorevoli Corbino e Giannini.<\/p><p>L\u2019ordine del giorno Damiani \u00e8 pure accettabile.<\/p><p>Accetto infine pienamente l\u2019ordine del giorno degli onorevoli Badini Confalonieri ed altri.<\/p><p>PRESIDENTE. Come l\u2019Assemblea ha udito, l\u2019onorevole Presidente del Consiglio dei Ministri ha accettato gli ordini del giorno Nitti-Ruini, Caroleo, Gasparotto, Jacini, Saragat, Damiani e Badini Confalonieri. Quanto agli altri ordini del giorno quello dell\u2019onorevole Giannini giunge, forse, con alquanto ritardo, perch\u00e9 afferma di non ritenere urgente la discussione che \u00e8 gi\u00e0 avvenuta. Ad ogni modo esso coincide con l\u2019ordine del giorno Corbino che propone puramente e semplicemente il rinvio della votazione. Quest\u2019ordine del giorno ha quindi la precedenza. Ora interpeller\u00f2 gli altri presentatori di ordini del giorno non accettati dal Governo, perch\u00e9 dichiarino se intendono mantenerli o meno.<\/p><p>Onorevole Orlando?<\/p><p>ORLANDO VITTORIO EMANUELE. Lo ritiro.<\/p><p>PRESIDENTE. Onorevole Selvaggi?<\/p><p>SELVAGGI. Lo mantengo.<\/p><p>PRESIDENTE. Onorevole Giannini?<\/p><p>GIANNINI. Il mio ordine del giorno \u00e8 stato presentato come un accorgimento per poter parlare; comunque lo ritiro, associandomi all\u2019ordine del giorno dell\u2019onorevole Corbino.<\/p><p>PRESIDENTE. Onorevole Corbino?<\/p><p>CORBINO. Lo mantengo.<\/p><p>PRESIDENTE. Allora voteremo per primo l\u2019ordine del giorno dell\u2019onorevole Corbino. Per questa votazione \u00e8 pervenuta richiesta di scrutinio segreto dagli onorevoli Giannini, Puoti, Bencivenga, Miccolis, Colitto, Nasi, Perugi, Rodi, Condorelli, Lucifero, Tumminelli, Perrone Capano, Coppa, Marinaro, Mazza, Benedetti, Penna Ottavia, Capua, Mastrojanni, Rodin\u00f2 Mario, Patricolo, De Falco, Musotto, Fusco, Maltagliati, Fiorentino, Cevolotto, Corbino, Lombardi Riccardo, Costantini, Schiavetti, Vernocchi, Tega, Merighi, Romita, De Michelis, Malagugini, Lopardi, Veroni, Lucifero, Fioritto, Fogagnolo, Tomba, Gullo Fausto, Preziosi, Quintieri Quinto, D\u2019Amico, Nobile, Merlin Angelina, Carpano Maglioli, Dugoni, Nenni, Vischioni, Sansone, Cacciatore, Fornara, Jacometti, Morandi e Faralli.<\/p><p>Nel caso che questa votazione si concludesse con il rigetto dell\u2019ordine del giorno, passeremo agli emendamenti proposti all\u2019unico articolo del disegno di legge.<\/p><p>Votazione segreta.<\/p><p>PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto sull\u2019ordine del giorno Corbino-Giannini.<\/p><p>(<em>Segue la votazione<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione, e invito gli onorevoli Segretari a procedere alla numerazione dei voti.<\/p><p>(<em>Gli onorevoli Segretari numerano i voti<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Risultato della votazione segreta.<\/p><p>PRESIDENTE: Comunico il risultato della votazione a scrutinio segreto sull\u2019ordine del giorno Corbino-Giannini:<\/p><p>Presenti e votanti \u00a0 456<\/p><p>Maggioranza\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 229<\/p><p>Voti favorevoli \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 204<\/p><p>Voti contrari\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 252<\/p><p>(<em>L\u2019Assemblea non approva<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p><em>Hanno preso parte alla votazione<\/em><em>:<\/em><\/p><p>Adonnino \u2013 Alberti \u2013 Aldisio \u2013 Allegato \u2013 Ambrosini \u2013 Amendola \u2013 Andreotti \u2013 Angelini \u2013 Angelucci \u2013 Arata \u2013 Arcaini \u2013 Arcangeli \u2013 Assennato \u2013 Azzi.<\/p><p>Badini Confaloneri \u2013 Baldassari \u2013 Balduzzi \u2013 Baracco \u2013 Barbareschi \u2013 Bardini \u2013 Bargagna \u2013 Barontini Anelito \u2013 Barontini Ilio \u2013 Basile \u2013 Bassano \u2013 Basso \u2013 Bastianetto \u2013 Bazoli \u2013 Bei Adele \u2013 Bellato \u2013 Bellusci \u2013 Belotti \u2013 Bencivenga \u2013 Benedettini \u2013 Bennani \u2013 Benvenuti \u2013 Bergamini \u2013 Bernabei \u2013 Bernamonti \u2013 Bernini Ferdinando \u2013 Bertola \u2013 Bertone \u2013 Bettiol \u2013 Biagioni \u2013 Bianchi Bruno \u2013 Bianchi Costantino \u2013 Bianchini Laura \u2013 Bibolotti \u2013 Bitossi \u2013 Bocconi \u2013 Bonomelli \u2013 Bonomi Ivanoe \u2013 Bonomi Paolo \u2013 Borsellino \u2013 Bosco Lucarelli \u2013 Bosi \u2013 Bovetti \u2013 Bozzi \u2013 Braschi \u2013 Bruni \u2013 Brusasca \u2013 Bubbio \u2013 Bucci \u2013 Buffoni Francesco \u2013 Bulloni Pietro \u2013 Burato.<\/p><p>Cacciatore \u2013 Caccuri \u2013 Caiati \u2013 Camangi \u2013 Camposarcuno \u2013 Candela \u2013 Canepa \u2013 Canevari \u2013 Caporali \u2013 Cappa Paolo \u2013 Cappelletti \u2013 Cappi Giuseppe \u2013 Cappugi \u2013 Caprani \u2013 Carbonari \u2013 Carboni Angelo \u2013 Carboni Enrico \u2013 Carignani \u2013 Caristia \u2013 Carmagnola \u2013 Caroleo \u2013 Caronia \u2013 Carpano Maglioli \u2013 Carratelli \u2013 Cartia \u2013 Caso \u2013 Cassiani \u2013 Castelli Edgardo \u2013 Castelli Avolio \u2013 Cavalli \u2013 Cavallotti \u2013 Cerreti \u2013 Cevolotto \u2013 Chatrian \u2013 Chiaramello \u2013 Chieff\u00ec \u2013 Chiostergi \u2013 Ciampitti \u2013 Cianca \u2013 Ciccolungo \u2013 Cifaldi \u2013 Cimenti \u2013 Cingolani Mario \u2013 Clerici \u2013 Coccia \u2013 Codacci Pisanelli \u2013 Colitto \u2013 Colombi Arturo \u2013 Colombo Emilio \u2013 Colonna di Paliano \u2013 Colonnetti \u2013 Coppa Ezio \u2013 Coppi Alessandro \u2013 Corbi \u2013 Corbino \u2013 Corsanego \u2013 Cortese \u2013 Costantini \u2013 Cotellessa \u2013 Covelli \u2013 Cremaschi Carlo \u2013 Cremaschi Olindo \u2013 Crispo \u2013 Croce.<\/p><p>Damiani \u2013 D\u2019Amico Diego \u2013 D\u2019Amico Michele \u2013 De Caro Gerardo \u2013 De Caro Raffaele \u2013 De Falco \u2013 De Gasperi \u2013 Del Curto \u2013 Della Seta \u2013 Delli Castelli Filomena \u2013 De Martino \u2013 De Mercurio \u2013 De Michele Luigi \u2013 De Michelis Paolo \u2013 De Palma \u2013 De Unterrichter Maria \u2013 De Vita \u2013 Di Fausto \u2013 Di Giovanni \u2013 Di Vittorio \u2013 Domined\u00f2 \u2013 D\u2019Onofrio \u2013 Dossetti \u2013 Dugoni.<\/p><p>Einaudi \u2013 Ermini.<\/p><p>Fabbri \u2013 Fabriani \u2013 Facchinetti \u2013 Fanfani \u2013 Fantoni \u2013 Fantuzzi \u2013 Faralli \u2013 Farina Giovanni \u2013 Farini Carlo \u2013 Fedeli Armando \u2013 Federici Maria \u2013 Ferrarese \u2013 Ferrari Giacomo \u2013 Ferrario Celestino \u2013 Ferreri \u2013 Fietta \u2013 Filippini \u2013 Finocchiaro Aprile \u2013 Fiore \u2013 Fiorentino \u2013 Fioritto \u2013 Firrao \u2013Foa \u2013 Fogagnolo \u2013 Foresi \u2013 Fornara \u2013 Franceschi \u2013 Fresa \u2013 Froggio \u2013 Fuschini \u2013 Fusco.<\/p><p>Galati \u2013 Gallico Spano Nadia \u2013 Garlato \u2013 Gasparotto \u2013 Gatta \u2013 Gavina \u2013 Germano \u2013 Gervasi \u2013 Geuna \u2013 Ghidetti \u2013 Ghidini \u2013 Ghislandi \u2013 Giacchero \u2013 Giacometti \u2013 Giannini \u2013 Giolitti \u2013 Giordani \u2013 Giua \u2013 Gonella \u2013 Gorreri \u2013 Gortani \u2013 Gotelli Angela \u2013 Grassi \u2013 Grazi Enrico \u2013 Grazia Verenin \u2013 Grieco \u2013 Grilli \u2013 Gronchi \u2013 Guariento \u2013 Guerrieri Emanuele \u2013 Guerrieri Filippo \u2013 Gui \u2013 Guidi Cingolani Angela \u2013 Gullo Fausto \u2013 Gullo Rocco.<\/p><p>Imperiale \u2013 Iotti Leonilde.<\/p><p>Jacini \u2013 Jacometti \u2013 Jervolino.<\/p><p>Laconi \u2013 La Gravinese Nicola \u2013 La Malfa \u2013 Lami Starnuti \u2013 Landi \u2013 La Pira \u2013 La Rocca \u2013 Lazzati \u2013 Leone Francesco \u2013 Leone Giovanni \u2013 Lettieri \u2013 Lizier \u2013 Lizzadri \u2013 Lombardi Carlo \u2013 Longhena \u2013 Longo \u2013 Lozza \u2013 Lucifero \u2013 Luisetti \u2013 Lussu.<\/p><p>Macrelli \u2013 Maffi \u2013 Magnani \u2013 Magrassi \u2013 Magrini \u2013 Malagugini \u2013 Maltagliati \u2013 Malvestiti \u2013 Mancini \u2013 Mannironi \u2013 Manzini \u2013 Marchesi \u2013 Marconi \u2013 Marinaro \u2013 Martinelli \u2013 Marzarotto \u2013 Massini \u2013 Massola \u2013 Mastino Gesumino \u2013 Mastrojanni \u2013 Mattarella \u2013 Matteotti Carlo \u2013 Matteotti Matteo \u2013 Mazza \u2013 Mazzoni \u2013 Meda Luigi \u2013 Medi Enrico \u2013 Mentasti \u2013 Merlin Angelina \u2013 Merlin Umberto \u2013 Mezzadra \u2013 Miccolis \u2013 Micheli \u2013 Minella Angiola \u2013 Minio \u2013 Mol\u00e8 \u2013 Molinelli \u2013 Montagnana Rita \u2013 Montemartini \u2013 Monterisi \u2013 Monticelli \u2013 Montini \u2013 Morandi \u2013 Moranino \u2013 Morelli Luigi \u2013 Morelli Renato \u2013 Morini \u2013 Moro \u2013 Mortati \u2013 Moscatelli \u2013 Motolese \u2013 M\u00f9rdaca \u2013 Murgia \u2013 Musolino \u2013 Musotto.<\/p><p>Nasi \u2013 Negro \u2013 Nenni \u2013 Nicotra Maria \u2013 Nitti \u2013 Nobili Tito Oro \u2013 Notarianni \u2013 Novella \u2013 Numeroso.<\/p><p>Orlando Camillo \u2013 Orlando Vittorio Emanuele.<\/p><p>Pacciardi \u2013 Pajetta Gian Carlo \u2013 Pallastrelli \u2013 Paolucci \u2013 Paratore \u2013 Paris \u2013 Parri \u2013 Pastore Giulio \u2013 Pastore Raffaele \u2013 Pat \u2013 Patricolo \u2013 Patrissi \u2013 Pecorari \u2013 Pellegrini \u2013 Penna Ottavia \u2013 Pera \u2013 Perassi \u2013 Perlingieri \u2013 Perrone Capano \u2013 Pertini Sandro \u2013 Perugi \u2013 Pesenti \u2013 Petrilli \u2013 Piccioni \u2013 Piemonte \u2013 Pignatari \u2013 Pignedoli \u2013 Pistoia \u2013 Platone \u2013 Ponti \u2013 Porzio \u2013 Pratolongo \u2013 Preti \u2013 Preziosi \u2013 Priolo \u2013 Proia \u2013 Puoti.<\/p><p>Quarello \u2013 Quintieri Adolfo \u2013 Quintieri Quinto.<\/p><p>Rapelli \u2013 Reale Eugenio \u2013 Reale Vito \u2013 Recca \u2013 Rescigno \u2013 Restagno \u2013 Ricci Giuseppe \u2013 Riccio Stefano \u2013 Rivera \u2013 Rodi \u2013 Rodin\u00f2 Mario \u2013 Rodin\u00f2 Ugo \u2013 Romano \u2013 Romita \u2013 Roselli \u2013 Rossi Giuseppe \u2013 Rossi Maria Maddalena \u2013 Rossi Paolo \u2013 Ruggeri Luigi \u2013 Ruini \u2013 Rumor.<\/p><p>Saccenti \u2013 Saggin \u2013 Salerno \u2013 Salizzoni \u2013 Salvatore \u2013 Sampietro \u2013 Sansone \u2013 Santi \u2013 Sapienza \u2013 Saragat \u2013 Sardiello \u2013 Sartor \u2013 Scalfaro \u2013 Scarpa \u2013 Scelba \u2013 Schiavetti \u2013 Schiratti \u2013 Scoca \u2013 Scoccimarro \u2013 Scotti Alessandro \u2013 Segala \u2013 Segni \u2013 Selvaggi \u2013 Sereni \u2013 Sforza \u2013 Sicignano \u2013 Siles \u2013 Silipo \u2013 Simonini \u2013 Spallicci \u2013 Spano \u2013 Spataro \u2013 Stampacchia \u2013 Stella \u2013 Storchi \u2013 Sullo Fiorentino.<\/p><p>Tambroni Armaroli \u2013 Targetti \u2013 Taviani \u2013 Tega \u2013 Tessitori \u2013 Tieri Vincenzo \u2013 Titomanlio Vittoria \u2013 Togliatti \u2013 Togni \u2013 Tomba \u2013 Tonello \u2013 Tonetti \u2013 Tosato \u2013 Tosi \u2013 Tozzi Condivi \u2013 Tremelloni \u2013 Treves \u2013 Trimarchi \u2013 Tumminelli \u2013 Tupini \u2013 Turco.<\/p><p>Uberti.<\/p><p>Valenti \u2013 Valiani \u2013 Valmarana \u2013 Vanoni \u2013 Vernocchi \u2013 Veroni \u2013 Viale \u2013 Vicentini \u2013 Vigo \u2013 Vigorelli \u2013 Vilardi \u2013 Villani\u00a0 \u2013 Vinciguerra \u2013 Vischioni \u2013 Volpe.<\/p><p>Zaccagnini \u2013 Zanardi \u2013 Zannerini \u2013 Zappelli \u2013 Zerbi \u2013 Zotta \u2013 Zuccarini.<\/p><p><em>Sono in congedo<\/em><em>:<\/em><\/p><p>Abozzi.<\/p><p>Bellavista \u2013 Bianchi Bianca<\/p><p>Cairo \u2013 Cannizzo.<\/p><p>Galioto.<\/p><p>Lombardo Ivan Matteo \u2013 Lombardi Riccardo.<\/p><p>Marazza.<\/p><p>Persico.<\/p><p>Raimondi \u2013 Ravagnan \u2013 Rubilli \u2013 Russo Perez.<\/p><p>Si riprende la discussione del disegno di legge: Approvazione del Trattato di pace tra le Potenze Alleate ed Associate e l\u2019Italia, firmato a Parigi il 10 febbraio 1947. (23).<\/p><p>PRESIDENTE. Dovendosi ritenere assorbito \u2013 dato il risultato della votazione \u2013 l\u2019ordine del giorno Selvaggi, procediamo alla votazione degli ordini del giorno accettati dal Governo.<\/p><p>Il primo \u00e8 quello degli onorevoli Nitti e Ruini, che rileggo con la modificazione suggerita dall\u2019onorevole Presidente del Consiglio dei Ministri:<\/p><p>\u00abL\u2019Assemblea Costituente<\/p><p>esprime il dolore e la protesta dell\u2019Italia perch\u00e9 non \u00e8 questa la pace che ha meritato.<\/p><p>\u00abLe condizioni che le sono imposte dal Trattato sono in contradizione, non solo con le solenni affermazioni dei vincitori, ma con i princip\u00ee della giustizia internazionale, e durissime per un popolo che ha dato inestimabile contributo alla civilt\u00e0 del mondo e dovr\u00e0, passata l\u2019ora della sua oppressione, contribuire ancora alla nuova civilt\u00e0 per la sua vitalit\u00e0 sempre rinascente nei secoli. N\u00e9 il Trattato tiene adeguato conto che il popolo italiano \u00e8 insorto contro il regime fascista, responsabile, insieme alle forze che dall\u2019estero lo hanno sostenuto, della guerra funesta, ed ha combattuto a fianco delle Potenze Unite contro la Germania per la vittoria delle democrazie. Riconosce che, nonostante tutto, l\u2019Italia dovr\u00e0 per lo stato di necessit\u00e0 in cui viene messa ratificare il Trattato; e lo far\u00e0 quando si verificheranno le condizioni obiettive di fronte alle quali \u00e8 costretta a tale ratifica. L\u2019Italia rivendica ad un tempo il suo incancellabile diritto alla revisione delle condizioni di pace.<\/p><p>\u00abCi\u00f2 premesso, l\u2019Assemblea Costituente passa all\u2019esame dell\u2019articolo unico del disegno di legge\u00bb.<\/p><p>Pongo ai voti l\u2019ordine del giorno test\u00e9 letto. Chi lo approva \u00e8 pregato di alzarsi.<\/p><p>(<em>Segue la votazione<\/em>).<\/p><p>Data l\u2019imponente maggioranza che si manifesta nella votazione, non \u00e8 necessario procedere a controprova. Dichiaro, quindi, approvato l\u2019ordine del giorno Nitti-Ruini.<\/p><p>Gli altri ordini del giorno accettati dal Governo possono considerarsi assorbiti.<\/p><p>Secondo l\u2019ordine del giorno Nitti-Ruini, test\u00e9 approvato, passiamo all\u2019esame dell\u2019articolo unico del disegno di legge nel nuovo testo presentato dal Governo.<\/p><p>Se ne dia lettura.<\/p><p>SCHIRATTI, <em>Segretario<\/em>, legge:<\/p><p>\u00abIl Governo della Repubblica \u00e8 autorizzato a ratificare il Trattato di pace fra le Potenze alleate e associate e l\u2019Italia, firmato a Parigi il 10 febbraio 1947, dopo che esso sar\u00e0 divenuto esecutivo a norma dell\u2019articolo 90\u00bb.<\/p><p>PRESIDENTE. Sono stati presentati quattro emendamenti. Gli onorevoli Bassano e Patricolo hanno gi\u00e0 svolto i rispettivi seguenti emendamenti sostitutivi:<\/p><p>\u00abIl Governo della Repubblica \u00e8 autorizzato a ratificare il Trattato di pace fra le Potenze alleate e associate e l\u2019Italia, firmato a Parigi il 10 febbraio 1947, dopo il deposito delle ratifiche da parte dell\u2019Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, del Regno Unito di Gran Bretagna e dell\u2019Irlanda del Nord, degli Stati Uniti d\u2019America e della Francia, ai sensi dell\u2019articolo 90\u00bb.<\/p><p>\u00abIl Governo della Repubblica \u00e8 autorizzato a dare esecuzione alle clausole contenute nell\u2019Atto di Parigi del 10 febbraio 1947, dopo che esso sar\u00e0 divenuto esecutivo a norma dell\u2019articolo 90\u00bb.<\/p><p>L\u2019onorevole Scotti Alessandro ha presentato il seguente emendamento sostitutivo:<\/p><p>\u00abIl Governo \u00e8 autorizzato a non opporsi all\u2019esecuzione del Trattato, quando entrer\u00e0 in vigore a norma dell\u2019articolo 90, ed a dichiarare alle Potenze alleate ed associate, firmatarie del Trattato, che la Repubblica italiana considera la loro ratifica quale formale atto restaurativo dello stato di pace\u00bb.<\/p><p>Onorevole Scotti, lo mantiene?<\/p><p>SCOTTI. Lo ritiro. Dichiaro peraltro di astenermi dalla votazione del disegno di legge, dando a questa astensione il preciso significato che deriva dal contenuto del mio emendamento.<\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019onorevole Perassi ha presentato il seguente emendamento:<\/p><p>\u00ab<em>Sostituire le parole:<\/em> dopo che esso sar\u00e0 divenuto esecutivo a norma dell\u2019articolo 90, <em>con le seguenti:<\/em> condizionando la ratifica dell\u2019Italia a quella di tutte le Potenze nominativamente menzionate nell\u2019articolo 90 del detto Trattato\u00bb.<\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> Il Governo fa suo l\u2019emendamento dell\u2019onorevole Perassi, con la soppressione della parola \u00abnominativamente\u00bb.<\/p><p>PERASSI. Sta bene.<\/p><p>PRESIDENTE. Onorevole Bassano, mantiene il suo emendamento?<\/p><p>BASSANO. Il mio emendamento si ispira agli stessi criteri giuridici dell\u2019emendamento dell\u2019onorevole Perassi, il quale peraltro, lascia maggiori possibilit\u00e0 al Governo. Perci\u00f2 non ho difficolt\u00e0 a ritirare il mio emendamento.<\/p><p>PRESIDENTE. Onorevole Patricolo, mantiene il suo emendamento?<\/p><p>PATRICOLO. Lo mantengo.<\/p><p>PRESIDENTE. Metto ai voti l\u2019emendamento dell\u2019onorevole Patriocolo, del quale ho gi\u00e0 dato lettura. Chi lo approva \u00e8 pregato di alzarsi.<\/p><p>(<em>Non \u00e8 approvato<\/em>).<\/p><p>Resta dunque da votare l\u2019articolo unico del disegno di legge nel nuovo testo del Governo, che, dopo la dichiarazione dell\u2019onorevole Presidente del Consiglio dei Ministri, risulta cos\u00ec formulato:<\/p><p>\u00abIl Governo della Repubblica \u00e8 autorizzato a ratificare il Trattato di pace fra le Potenze alleate e associate e l\u2019Italia, firmato a Parigi il 10 febbraio 1947, condizionando la ratifica dell\u2019Italia a quella di tutte le Potenze menzionate nell\u2019articolo 90 del detto Trattato\u00bb.<\/p><p>Trattandosi di un articolo unico la sua votazione equivale alla votazione del disegno di legge; pertanto procederemo senz\u2019altro alla votazione a scrutinio segreto, a norma del Regolamento.<\/p><p>TOGLIATTI. Non possono pi\u00f9 aver luogo dichiarazioni di voto?<\/p><p>PRESIDENTE. No, poich\u00e9 si tratta di votazione a scrutinio segreto.<\/p><p>LACONI. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>LACONI. Desidererei qualche chiarimento su questa procedura.<\/p><p>PRESIDENTE. \u00c8 la procedura prevista dall\u2019articolo 105 del Regolamento: il disegno di legge constando di un articolo unico, si procede senz\u2019altro alla votazione per scrutinio segreto. Avverto, piuttosto, dato che da qualche collega mi si \u00e8 affacciata analoga richiesta, che si pu\u00f2 dichiarare l\u2019astensione dal voto. Passando dinanzi ai Segretari che registrano i votanti, chi vuole astenersi ne fa prender nota, a norma degli articoli 107 e 108 del Regolamento.<\/p><p>Ha chiesto di parlare l\u2019onorevole Condorelli. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>CONDORELLI. Mi pare che si debba discutere l\u2019emendamento Perassi.<\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019emendamento Perassi \u00e8 stato fatto proprio dal Governo. Esso quindi \u00e8 ormai incorporato nell\u2019articolo unico del disegno di legge.<\/p><p>Votazione segreta.<\/p><p>PRESIDENTE. Indico la votazione segreta sull\u2019emendamento Perassi.<\/p><p>(<em>Segue la votazione<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Le urne resteranno aperte.<\/p><p>Si riprende la discussione del disegno di legge: Approvazione del Trattato di pace tra le Potenze Alleate ed Associate e l\u2019Italia, firmato a Parigi il 10 febbraio 1947. (23).<\/p><p>PRESIDENTE. Procediamo intanto alla votazione dell\u2019ordine del giorno che porta la firma dell\u2019onorevole Badini Confalonieri e di diverse centinaia di membri di quest\u2019Assemblea, e che rileggo:<\/p><p>\u00abLa Costituente italiana,<\/p><p>preso atto con commozione delle parole di saggezza pronunciate da autorevoli rappresentanti alla Camera francese in occasione della ratifica del Trattato di pace con l\u2019Italia e delle ripetute testimonianze di un profondo comune desiderio di far rivivere tra i nostri due popoli un\u2019amicizia, che va oltre gli stessi comuni interessi materiali;<\/p><p>ascoltato l\u2019angosciato appello delle popolazioni di frontiera che il Trattato di pace assegna alla Francia;<\/p><p>ricordata la solenne promessa fatta dal Governo francese nel giugno 1940 al popolo italiano, che \u00e8 consacrata dal sangue di tanti giovani delle due Nazioni caduti insieme combattendo per una causa comune;<\/p><p>rivolge<\/p><p>a tutto il popolo di Francia un caldo appello perch\u00e9, richiamandosi ai princ\u00ecpi della Carta Atlantica trasfusi nella Costituzione della IV Repubblica, voglia, di l\u00e0 dalle clausole stesse del Trattato di pace indicare al mondo le vie della vera pace e voglia evitare che sull\u2019amicizia tra i nostri due popoli, fattore indispensabile per la rinascita dell\u2019Europa, venga a pesare l\u2019amarezza di mutilazioni che modificano una frontiera assestatasi in lungo processo di secoli sullo spartiacque alpino\u00bb.<\/p><p>Chi lo approva \u00e8 pregato di alzarsi.<\/p><p>(<em>Il Presidente, i componenti del Governo, tutti i deputati si levano in piedi \u2013 Vivissimi, prolungati, generali applausi<\/em>).<\/p><p>Dichiaro approvato l\u2019ordine del giorno all\u2019unanimit\u00e0.<\/p><p>Auspico e mi attendo che questa voce, che parte dall\u2019Assemblea Costituente ed interpreta il pensiero di tutti gli italiani, sia ascoltata e pi\u00f9 ancora compresa, dai francesi, e che rappresenti un impulso irresistibile alla ricostituzione integrale di quei rapporti di fraternit\u00e0 e di collaborazione feconda che sono esistiti per tanto tempo nel passato fra le due Nazioni e devono necessariamente ristabilirsi; e che nello stesso tempo sia sentita come un saluto dagli abitanti del confine, i quali devono essere sicuri che il popolo italiano, nei suoi rappresentanti ed in ogni singolo suo componente, non pu\u00f2 dimenticarli e non li dimenticher\u00e0 mai. (<em>Vivissimi, generali, prolungati applausi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Chiusura della votazione segreta.<\/p><p>PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione a scrutinio segreto e invito gli onorevoli Segretari a procedere alla numerazione dei voti.<\/p><p>(<em>Gli onorevoli Segretari numerano i voti<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Sui lavori dell\u2019Assemblea.<\/p><p>MICHELI. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>MICHELI. Consenta l\u2019Assemblea che io possa presentare in questo momento finalmente una proposta di rinvio, con la sicurezza che essa volentieri sar\u00e0 accolta. Nella proposta io vorrei far rivivere qui quella che era la consuetudine dell\u2019antico Parlamento libero, in cui al termine delle sessioni di lavori, meno faticosi di quelli, certo, che abbiamo fatto noi, l\u2019onorevole Cavagnari e prima di lui altri e dopo di lui altri ancora, chiedevano al Presidente che volesse fare esso la proposta delle vacanze. E con l\u2019applauso generale di tutti allora venivano chiuse le sedute ed altri lunghi applausi al Presidente venivano dalla tribuna della stampa: erano i nostri collaboratori della stampa che lo salutavano, dopo aver mandato un ventaglio con tutte le firme. Non so se questo sia predisposto anche ora; certo che oggi, dato il caldo enorme, ci vorrebbe un mulino a vento. (<em>Si ride<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Signor Presidente! Onorevoli colleghi! Oggi possiamo dire, oramai, di \u00abesser usciti fuor del pelago alla riva\u00bb. (<em>Approvazioni<\/em>)<em>. <\/em>Primo pelago, perch\u00e9 ce ne aspetta un altro, dopo, io spero, settembre avanzato (<em>Commenti<\/em>), periodo che mi auguro, signor Presidente, sia meno intenso e meno faticoso per lei e per tutti noi di quello che abbiamo attraversato.<\/p><p>C\u2019\u00e8 un po\u2019 l\u2019abitudine, fuori di qui, di far la critica dell\u2019opera dell\u2019Assemblea Costituente, come prima la si faceva del Parlamento; infatti dicono: questa brava gente non conclude niente, non fa che delle ciarle e delle chiacchiere, come se noi avessimo potuto diversamente esplicare quella che \u00e8 l\u2019opera nostra se non discutendo e quindi, discorrendo. Ma io osservo che gli elettori ci hanno mandato qui per fare la Costituzione ed altre leggi minori, il che non si pu\u00f2 esplicare in altro modo, se non attraverso discorsi pi\u00f9 o meno apprezzati od apprezzabili, ma che rappresentavano discussioni necessarie nel contrasto fra le varie tendenze che dividono la nostra Assemblea.<\/p><p>Io ho voluto farmi dare un modesto saggio statistico, che ella potr\u00e0 integrare, dei nostri lavori. Da esso risulta che dal 6 febbraio ad oggi abbiamo tenuto 182 sedute: per la Costituzione, 91 e per la patrimoniale, 21, le altre per altri argomenti. Purtroppo vi sono state 29 sedute notturne delle quali \u2013 il signor Presidente lo sa \u2013 io sono stato costante oppositore e tale mi sono confermato perch\u00e9 ho visto che nelle sedute notturne un po\u2019 per la stanchezza, o per la luce artificiale o per altro, questa riscalda gli ambienti e finisce poi per riscaldare pi\u00f9 facilmente anche gli animi; cos\u00ec tutti gli incidenti pi\u00f9 clamorosi \u2013 Dio mio! non gravi cose, si capisce \u2013 sono avvenuti nelle sedute notturne.<\/p><p>Abbiamo svolto 224 interrogazioni e ben 11 interpellanze. Di troppe forse ci siamo dichiarati insoddisfatti. Ma l\u2019importante \u00e8 che per un po\u2019 di mesi \u2013 un paio, io spero \u2013 avremo la soddisfazione di non sentirne pi\u00f9 parlare.<\/p><p>Ad ogni modo questa chiusura dei nostri lavori, questo taglio netto, per usare parole meno drastiche, per andare a riposare era, mi pare, oramai necessario e urgente, signor Presidente, perch\u00e9 in questi ultimi tempi abbiamo visto, non poche cose inconsuete: quando l\u2019amico Tonello \u00e8 arrivato ad interrompere in materia internazionale (<em>Si ride<\/em>), cosa tanto lontana dalle sue consuetudini, ed un altro buon collega si \u00e8 argomentato di trasformare in versi pi\u00f9 o meno asclepiadei e spesso zoppicanti, una discussione dell\u2019Assemblea, ed ho visto altri colleghi, che avevano l\u2019abitudine d\u2019intervenire su quasi tutti gli argomenti, da due o tre giorni, tacere, io ho detto: \u00e8 segno che ormai il caldo dominatore \u00e8 tale che, per superarlo, non c\u2019\u00e8 che un po\u2019 di riposo. Bisogna ritemprarci tornando ciascuno alla libera aria delle natie case, del mare, dei monti.<\/p><p>\u00a0<\/p><p>Anche per questo ho creduto opportuno di fare questa proposta che con piacere vedo ottenere il consenso di tutti. A questo punto allora credo di interpretare il sentimento dell\u2019Assemblea presentando al Signor Presidente i nostri ringraziamenti per averci cos\u00ec valorosamente guidati nella bisogna per molti di noi nuova e inusitata, e particolarmente per lei difficile ed aspra. (<em>I<\/em> <em>componenti del Governo e tutti i deputati si levano in piedi \u2013 Vivissimi, generali, prolungati applausi all\u2019indirizzo del Presidente \u2013 Ad essi si associano le tribune della stampa<\/em>). Si comprende come nell\u2019animosit\u00e0 del dibattito, fra tante vivaci persone, ciascuna delle quali riteneva di aver in suo saldo possesso la verit\u00e0 politica e sociale, non era possibile astrarre da quello che si discute per rimanere in una sfera quasi trascendentale. \u00c8 umano. Diversamente, avremmo avuto un Presidente gelido, e quasi assente, quale certo non occorreva per dibattiti come sono stati i nostri. (<em>Approvazioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Noi abbiamo ammirato, signor Presidente, i di lei sforzi per restare sempre al di sopra della mischia. Qualche volta, quando le pi\u00f9 tumultuose contestazioni venivano da qualche parte che poteva essere meno distante dal suo cuore (<em>Si ride<\/em>), maggiore sforzo vi \u00e8 stato non sempre agevolato, e alle volte con qualche ritardo, dalla comprensione dei colleghi (<em>Approvazioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>E con lei ringrazio e saluto i colleghi tutti della Presidenza; compresi anche gli zelanti Segretari. Ma per primo il nostro ottimo amico Conti (<em>Vivissimi, generali applausi<\/em>) che abbiamo visto con tanto piacere oggi ritornare, in mezzo a noi, come prima, anche perch\u00e9 l\u2019Assemblea era desiderosa di tributargli questo plauso finale come riconoscimento della faticosa opera di aver condotto in porto questa nostra difficile e contrastata legge sopra la imposta patrimoniale, diventata nella discussione ancor pi\u00f9 straordinaria, la quale, disse il nostro collega Corbino ieri, abbiamo visto con gioia terminare. Ora, effettivamente la gioia ci sar\u00e0 stata per noi che finalmente avevamo finito, ma gioia per i contribuenti io temo che ne sia stata molto poca o niuna, e peggio ancora quando comincer\u00e0 ad applicarsi. (<em>Si ride<\/em>). Ed infatti, quando io votai l\u2019altro giorno, dissi al Ministro delle finanze, nel deporre con disciplina di gregario il mio voto, che non corrispondeva colla mia convinzione dissi: \u00abPoca gioia \u00e8 nell\u2019urna\u00bb (<em>Si ride<\/em>).<\/p><p>E cos\u00ec, io saluto gli altri colleghi alla Vicepresidenza, gli amici che sono i pi\u00f9 vicini al mio cuore: Pecorari e Bosco Lucarelli, perch\u00e9 rappresentano, nella Presidenza, Trieste ed il Mezzogiorno; ed in modo particolare l\u2019onorevole Targetti, il quale fa parte a buon diritto del gruppo di quei sottili toscani, cui ha accennato ieri con tante vivaci parole l\u2019onorevole Orlando. Egli rappresenta lass\u00f9, nell\u2019alto seggio, il dolce stil novo (<em>Vivissimi generali applausi<\/em>), ed ha l\u2019impegno di risciacquare in Arno il nostro dire, qualche volta allobrogo o peggio.<\/p><p>Ricordiamo tutti insieme il triplice collegio dei nostri Questori vigilanti e diligenti che, con tanta cura, dirigono tutte le cose nostre in questa grande azienda della Assemblea e che, con prudente circospezione, si aggirano tra i nostri banchi, a portar pace nei momenti pi\u00f9 difficili; e per questo noi possiamo perdonare loro se i telefoni talvolta non funzionano, se talune lampadine non si accendono, o se mancano addirittura&#8230; (<em>Si ride<\/em>) e tante altre cose ancora che discrimineremo meglio in Comitato segreto.<\/p><p>Ma io non posso dimenticare in questa mia rapida scorsa il personale della Camera (<em>Vivi applausi<\/em>), che ci ha donato sempre tutta la sua operosa, zelante e continua collaborazione. A cominciare dal Segretario generale, cos\u00ec abile e rapido nel pescare i precedenti, da trovarne qualcuno anche se non c\u2019\u00e8, perch\u00e9 al postutto servir\u00e0 da precedente per la prossima volta. (<em>Ilarit\u00e0 \u2013 Applausi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Ed, andando innanzi, gli stenografi, che facciamo impazzire attraverso il tono dei nostri discorsi, cos\u00ec spesso interrotti da noi stessi. E dove metto i resocontisti? Io ricordo sempre, con grande simpatia, quel meraviglioso resoconto sommario nel quale, a qualunque ora l\u2019Assemblea si chiuda, ogni mattina, leggiamo, pubblicato con molta grazia, quanto avevamo avuto intenzione di dire (<em>Si ride \u2013 Applausi<\/em>); ed il personale d\u2019Aula e fuori di essa, quello di tutto interno il complesso organismo della nostra antica Camera dei deputati, comprese le ultime reclute; l\u2019antica gloriosa Camera che \u00e8 rimasta con la sua bella tradizione e tramutata, quasi migliorandosi, al servigio di questa nostra Assemblea Costituente. (<em>Applausi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Per ultimo, permettetemi di inviare, \u2013 ed anche qui io credo di poter interpretare il sentimento di tutta l\u2019Assemblea senza distinzione di parte \u2013 un saluto riconoscente ai diciotto nostri colleghi del Comitato coordinatore ed anche ai Settantacinque \u2013 ed io credo di poterlo fare anche quest\u2019ultimo, per quanto io appartenga ad esso, per il fatto che non sono mai stato convocato, e quindi non vi ebbi nessun merito. Essi ci hanno preparato, attraverso pazienti e lunghi studi e dibattiti, risultanti da verbali diligentissimi, quelle relazioni che hanno poi servito di guida alle nostre discussioni sul progetto di Costituzione; ai Vicepresidenti delle Sottocommissioni, ai Relatori, valorosissimi tutti, e all\u2019onorevole Ambrosini in ispecie, meraviglioso creatore e uomo di sagace pensiero, ed \u00e8 giustificato il rammarico per le sostituzioni talvolta perpetrate nel suo progetto, in alcuna delle quali per vero ebbe luogo una vera e propria sostituzione d\u2019infante (<em>Ilarit\u00e0<\/em>), attraverso l\u2019indiscussa ed eloquente attivit\u00e0 del Presidente onorevole Ruini, verso il quale io debbo pure oggi fare onorevole ammenda se qualche cosa mi fosse sfuggito di men che riguardoso verso di lui&#8230;<\/p><p>RUINI. No, no!<\/p><p>MICHELI. &#8230;quando, in una seduta nella quale mi sono visto davanti non un emendamento sostitutivo ma un testo completamente nuovo, io avevo la necessit\u00e0 di investirlo da ogni parte per poterne rinviare la discussione&#8230; (<em>Si ride<\/em>) e cos\u00ec fu infatti.<\/p><p>E al signor Presidente io chiedo venia ed ai colleghi di avere cos\u00ec a lungo indugiato in questo mandato che volonterosamente ho assunto; di averlo adempiuto forse in forma non sufficientemente austera, come era forse opportuno in un\u2019Assemblea che sempre aveva discusso di cose cos\u00ec gravi e cos\u00ec importanti e dopo che il Presidente, con le sue parole ispirate e vigorose, aveva oggi sollevato l\u2019entusiasmo dell\u2019Assemblea nei riguardi dei nostri confini orientali. Ed io ho creduto di aggiungere qualche \u00absorrisa paroletta breve\u00bb, perch\u00e9, andando via di qui, dopo tante battaglie lo facessimo con l\u2019animo pieno di serenit\u00e0, con l\u2019intenzione di ritrovarci pi\u00f9 sereni ancora presto s\u00ec, ma non tanto presto (<em>Ilarit\u00e0<\/em>), in modo da poter continuare, sotto cos\u00ec esperte guide, in feconda e concorde attivit\u00e0, quella Costituzione che il popolo italiano ha il diritto di domandarci. (<em>Vivissimi applausi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> Mi associo, a nome del Governo, come promotore delle leggi, ai sensi di ringraziamento rivolti in modo particolare al Presidente e ai Vicepresidenti per la preziosa, benevola collaborazione che \u00e8 stata da loro prestata, a tutti i funzionari e al personale in genere della Camera, e in modo speciale ai relatori e membri della Commissione che cos\u00ec intelligentemente hanno collaborato all\u2019opera legislativa della Costituente. (<em>Vivi applausi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. Mentre ancora si procede al computo dei voti dello scrutinio segreto, chiudiamo intanto, onorevoli colleghi, le nostre vele. L\u2019onorevole Micheli ha gi\u00e0 detto, in modo veramente brioso, quanto io avrei voluto dire, tanto che non c\u2019\u00e8 necessit\u00e0 che io ripeta quanto egli ha gi\u00e0 esposto. Posso soltanto esporre, in maniera sintetica, qualche dato statistico inerente ai nostri lavori. Io non nutro per le statistiche quella sfiducia che mostra di sentire l\u2019onorevole Micheli: non la nutro per lo meno per quello che riguarda le statistiche nostre; perch\u00e9, se \u00e8 logico non fidarsi degli altri, possiamo e dobbiamo almeno fidarci di quelli che sono i risultati del lavoro nostro.<\/p><p>L\u2019onorevole Micheli ha gi\u00e0 ricordato che abbiamo tenuto, dal 6 febbraio ad oggi, 182 sedute, in 176 giorni, di cui 146 lavorativi. Possiamo di conseguenza constatare che, in realt\u00e0, non soltanto abbiamo avuto una seduta ogni giorno, ma spesso due e alcune volte anche tre. Di queste, alcune si sono spinte, come l\u2019onorevole Micheli poc\u2019anzi ricordava, nelle ore notturne, e sei al di l\u00e0 delle 24.<\/p><p>Di queste sedute plenarie, 91 sono state dedicate al progetto di Costituzione; 28 alla discussione di comunicazioni del Governo: \u00e8 da ricordare infatti che due volte il Governo \u00e8 mutato e si \u00e8 dovuto discutere intorno al suo nuovo programma. Otto sedute sono state poi ancora dedicate all\u2019esame della legge comunale e provinciale, 6 all\u2019esame del disegno di legge relativo all\u2019industria cinematografica, 4 all\u2019approvazione di Trattati internazionali, 2 infine alla discussione intorno alla proroga della durata della nostra Assemblea.<\/p><p>Non debbo ricordare le sedute consacrate all\u2019esame del progetto di legge relativo alla ratifica del Trattato. Credo che nessuno di noi, che vi abbiamo assistito e partecipato con ansia e dolore, in alcuni momenti anche con una certa ira repressa, non verso di noi, ma contro altri, potr\u00e0 mai dimenticare queste sedute; e non \u00e8 quindi necessario che io mi ci soffermi in modo particolare.<\/p><p>In 40 sedute, poi, si sono svolte le discussioni per interpellanze, mozioni e interrogazioni. E abbiate pazienza se ricordo cos\u00ec pedissequamente il nostro lavoro. Bene ha detto l\u2019onorevole Micheli: \u00e8 bene che si sappia nel Paese non soltanto ci\u00f2 che non abbiamo potuto fare, ma ci\u00f2 che in realt\u00e0 abbiamo fatto.<\/p><p>L\u2019Assemblea plenaria ha esaminato 24 disegni di legge di iniziativa governativa e uno di iniziativa della Presidenza: quello per la prima proroga dei poteri dell\u2019Assemblea Costituente.<\/p><p>Le Commissioni legislative hanno tenuto 126 riunioni; ed anzi, i Presidenti di queste Commissioni esprimono il desiderio che anche se questa sera l\u2019Assemblea inizia il suo periodo di riposo, i membri delle Commissioni, o alcuni di essi, per un paio di giorni almeno si ritrovino, per portare a termine un certo lavoro urgente che tuttora sta sul tavolo delle Commissioni.<\/p><p>Le Commissioni legislative hanno esaminato 278 schemi di provvedimenti: di questi, 271 sono stati rinviati al Governo, perch\u00e9 vi desse corso; 3 sono stati rimessi all\u2019Assemblea Costituente; 4 sono stati ritirati dal Governo.<\/p><p>Per il progetto di Costituzione, che \u00e8 il nostro lavoro fondamentale, rammento che fino adesso abbiamo approvato le disposizioni generali, i tre Titoli della parte prima: quelli relativi ai rapporti civili, ai rapporti etico-sociali, ai rapporti economici; il Titolo V della seconda parte relativo alle Regioni, di cui, per\u00f2, abbiamo approvato soltanto undici articoli; cinque ce li ritroveremo nel mese di settembre. Complessivamente, abbiamo gi\u00e0 approvato 64 articoli della Costituzione; ma ne restano ancora, egregi colleghi, nel progetto che abbiamo sott\u2019occhio, 65, che concernono tutta la struttura, l\u2019organizzazione e il funzionamento dello Stato, e in pi\u00f9 9 articoli di disposizioni transitorie.<\/p><p>L\u2019Assemblea ha esplicato anche con una notevole minuzia il sindacato politico sull\u2019attivit\u00e0 del Governo. Sono state svolte e discusse: 2 mozioni, 11 interpellanze e 224 interrogazioni orali. Questo per i colleghi, i quali frequentemente si lamentano che alle interrogazioni non si dia corso. Il fatto \u00e8 che pi\u00f9 ne esaminano, e pi\u00f9 ne affluiscono; e anche per quelle che richiedono risposta scritta, su 882 ben 601 hanno avuto risposta dai Ministri competenti.<\/p><p>Infine, sono state molto numerose le votazioni: ne abbiamo fatto, fra l\u2019altro, 25 per appello nominale e 28 a scrutinio segreto. Noi adoperiamo largamente strumenti molto delicati di consultazione delle nostre opinioni.<\/p><p>In questa maniera, onorevoli colleghi, ho fatto il bilancio materiale dei nostri lavori, quello che si pu\u00f2 misurare a numeri, giorni, ore, articoli, testi legislativi e voti. Non far\u00f2 il bilancio morale; non dir\u00f2 di quanto l\u2019Assemblea abbia potuto contribuire con la propria attivit\u00e0 collegiale, ma pi\u00f9 ancora con l\u2019opera singola di ogni deputato, al superamento spirituale del nostro passato di sciagure; di quanto l\u2019Assemblea abbia immesso nella coscienza democratica della Nazione; di quanto abbia fatto per affermare l\u2019idea repubblicana; come abbia posto e se abbia posto riparo ai propositi, sia pure non ben definiti, delle forze anti-democratiche. Non lo faccio, perch\u00e9 forse, nel fare questo bilancio, non ci si troverebbe tutti cos\u00ec d\u2019accordo come nel fare il bilancio dei dati puramente materiali. D\u2019altra parte, dato il regime provvisorio nel quale sta oggi la Repubblica italiana, non \u00e8 forse compito immediato dell\u2019Assemblea quello di realizzare gli scopi ai quali ora ho accennato. La Camera legislativa, quando avremo ultimata la Costituzione, dar\u00e0 essa il ritmo nuovo allo Stato italiano e sar\u00e0 investita completamente di questi impegni. Ma credo di poter egualmente affermare che la stragrande maggioranza dell\u2019Assemblea sta fermamente sul terreno repubblicano, per le libert\u00e0 democratiche, secondo la volont\u00e0 popolare, come si \u00e8 espressa nelle elezioni del 2 di giugno.<\/p><p>La sessione che riapriremo il 9 settembre avr\u00e0 qualche cosa di preciso da fare, tuttavia, a questo proposito.<\/p><p>Mi basta ricordare i disegni di legge per il consolidamento della Repubblica, che non sono ancora usciti dalla fase dell\u2019esame dei lavori in Commissione, ma che certamente, alla ripresa dei nostri lavori, verranno all\u2019Assemblea per la loro ultima decisione.<\/p><p>Non voglio tuttavia pi\u00f9 rubare neanche un minuto ai colleghi che sono giustamente impazienti di poter mettere un punto fermo a questa lunga sessione dei nostri lavori. Credo che potremo ritrovarci il 9 settembre. Lo spazio \u00e8 abbastanza lungo e la temperatura a quell\u2019epoca si sar\u00e0 un poco rinfrescata. Non dovremo pi\u00f9 sopportare i duri sacrifici fisici che in queste ultime settimane abbiamo dovuto affrontare e che abbiamo abbastanza coraggiosamente affrontati.<\/p><p>Io propongo di ritrovarci il 9 settembre: sono 40 giorni di riposo e penso che siano sufficienti per potere tornare ai nostri lavori.<\/p><p>E per concludere, io adesso non mi rimetter\u00f2 sulle tracce dell\u2019onorevole Micheli per ringraziare partitamente tutti coloro che fra noi, e siamo in fondo tutti, hanno dato contributo alla migliore utilit\u00e0 del nostro lavoro, dai membri della Presidenza ai membri dell\u2019Assemblea, ai rappresentati della stampa, ai collaboratori a qualunque titolo al lavoro dell\u2019Assemblea Costituente, che non si svolge tutto nella solennit\u00e0 dell\u2019Aula, ma che largamente si riparte negli studi, negli uffici e anche nei corridoi, dove i collaboratori che l\u2019onorevole Micheli ha ricordato stanno diuturnamente ad attendere che noi completiamo il lavoro svolto qui nell\u2019Aula.<\/p><p>E pertanto, senza dilungarmi, a lei, onorevole Micheli, porgo vivi ringraziamenti per le parole buone che ha avuto per me e per il suo plauso. Faccio quanto pi\u00f9 posso; facciamo tutti quanto pi\u00f9 possiamo; forse faremo di pi\u00f9 man mano che avremo acquistato una maggiore esperienza nel manovrare il complicato e difficile strumento della vita parlamentare, che appare soltanto ai facili e ai leggeri un giuoco qualsiasi, ma che \u00e8 in realt\u00e0, invece, uno degli strumenti pi\u00f9 raffinati della vita moderna di un popolo civile. (<em>Applausi prolungati e generali<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Onorevoli colleghi, l\u2019onorevole Micheli, con estrema delicatezza, ha voluto lasciare a me il compito di pronunciare quest\u2019ultimo saluto: a nome di tutta l\u2019Assemblea rivolgo il mio pensiero reverente ed affettuoso al Presidente della Repubblica (<em>Vivissimi, generali e prolungati applausi. Il Presidente, i componenti del Governo, tutti i deputati si levano in piedi<\/em>) che, avendo accettato di restare ancora al posto pi\u00f9 alto del nuovo Stato democratico italiano, deve \u2013 e noi glielo chiediamo insistentemente \u2013 temprare anche lui le sue forze in questo periodo di pausa dei nostri lavori, che non sar\u00e0 pausa completa per i suoi, ma che tuttavia gli permetter\u00e0 di ritrovare quel refrigerio e quella tranquillit\u00e0 che noi gli auguriamo e gli desideriamo. (<em>Vivissimi, generali, prolungati applausi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>MICHELI. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>MICHELI. Onorevole Presidente, volevo ricordare solo questo. Io non mi oppongo alla sua proposta, ma forse lei non ha ricordato che il giorno 8 settembre partiranno per il Congresso interparlamentare europeo 45 o 50 nostri colleghi, che resteranno via otto giorni. Fra essi vi sono molti di noi interessati a fondo nello svolgimento dei lavori. Volevo fare solamente questa osservazione e niente altro. Non neghi, onorevole Presidente, la possibilit\u00e0 ad alcuno di noi di aprirsi una carriera internazionale. (<em>Si ride<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Siccome poi mi \u00e8 stato accennato a qualche dimenticanza nella quale sarei incorso, avverto che ci\u00f2 \u00e8 avvenuto perch\u00e9 mi son voluto mantenere fedele alla consuetudine lasciando al Presidente il compito di un pi\u00f9 augusto saluto, perch\u00e9 la proposta partisse dalla fonte pi\u00f9 autorevole ed alta. (<em>Applausi vivissimi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Cos\u00ec sono lieto di terminare augurando alle gentili colleghe nostre che con tanta comprensione hanno preso parte, pur nuove all\u2019arringo, ai nostri lavori ed a voi, colleghi tutti, buone vacanze. (<em>Vivissimi applausi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Risultato della votazione segreta<\/p><p>PRESIDENTE. Comunico il risultato della votazione a scrutinio segreto sul disegno di legge:<\/p><p>\u00abApprovazione del Trattato di pace tra le Potenze Alleate ed Associate e l\u2019Italia, Armato a Parigi il 10 febbraio 1947\u00bb:<\/p><p>Presenti \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 410<\/p><p>Votanti\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 330<\/p><p>Astenuti\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 80<\/p><p>Maggioranza\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 166<\/p><p>Voti favorevoli \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 262<\/p><p>Voti contrari\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 68<\/p><p>(<em>L\u2019Assemblea approva<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p><em>Hanno preso parte alla votazione<\/em><em>:<\/em><\/p><p>Adonnino \u2013 Alberti \u2013 Aldisio \u2013 Ambrosini \u2013 Andreotti \u2013 Angelini \u2013 Angelucci \u2013 Arata \u2013 Arcaini \u2013 Arcangeli \u2013 Avanzini \u2013 Azzi.<\/p><p>Badini Confalonieri \u2013 Balduzzi \u2013 Baracco \u2013 Basile \u2013 Bassano \u2013 Bastianetto \u2013 Bazoli \u2013 Bellato \u2013 Bellusci \u2013 Belotti \u2013 Bencivenga \u2013 Benedetti \u2013 Benedettini \u2013 Bennani \u2013 Benvenuti \u2013 Bergamini \u2013 Bernabei \u2013 Bertola \u2013 Bertone \u2013 Bettiol \u2013 Biagioni \u2013 Bianchini Laura \u2013 Bocconi \u2013 Bonomi Ivanoe \u2013 Bonomi Paolo \u2013 Borsellino \u2013 Bosco Lucarelli \u2013 Bovetti \u2013 Bozzi \u2013 Braschi \u2013 Bruni \u2013 Brusasca \u2013 Bubbio \u2013 Bulloni Pietro \u2013 Burato.<\/p><p>Caccuri \u2013 Caiati \u2013 Calosso \u2013 Camangi \u2013 Camposarcuno \u2013 Candela \u2013 Canepa \u2013 Canevari \u2013 Caporali \u2013 Cappa Paolo \u2013 Cappelletti \u2013 Cappi Giuseppe \u2013 Cappugi \u2013 Capua \u2013 Carbonari \u2013 Carboni Angelo \u2013 Carboni Enrico \u2013 Carignani \u2013 Caristia \u2013 Caroleo \u2013 Caronia \u2013 Carratelli \u2013 Cartia \u2013 Caso \u2013 Cassiani \u2013 Castelli Edgardo \u2013 Castelli Avolio \u2013 Cavalli \u2013 Cevolotto \u2013 Chatrian \u2013 Chiaramello \u2013 Chieffi \u2013 Chiostergi \u2013 Ciampitti \u2013 Cianca \u2013 Ciccolungo \u2013 Cicerone \u2013 Cifaldi \u2013 Cimenti \u2013 Cingolani Mario \u2013 Clerici \u2013 Coccia \u2013 Codacci Pisanelli \u2013 Colitto \u2013 Colombo Emilio \u2013 Colonna di Paliano \u2013 Colonnetti \u2013 Conci Elisabetta \u2013 Condorelli \u2013 Conti \u2013 Coppa Ezio \u2013 Coppi Alessandro \u2013 Corbino \u2013 Corsanego \u2013 Cortese \u2013 Cotellessa \u2013 Covelli \u2013 Cremaschi Carlo \u2013 Crispo \u2013 Croce.<\/p><p>Damiani \u2013 D\u2019Amico Diego \u2013 De Caro Gerardo \u2013 De Caro Raffaele \u2013 De Falco \u2013 De Gasperi \u2013 Del Curto \u2013 Della Seta \u2013 Delli Castelli Filomena \u2013 De Martino \u2013 De Mercurio \u2013 De Michele Luigi \u2013 De Palma \u2013 De Unterrichter Maria \u2013 De Vita \u2013 Di Fausto \u2013 Di Giovanni \u2013 Domined\u00f2 \u2013 Dossetti \u2013 Dugoni.<\/p><p>Einaudi \u2013 Ermini.<\/p><p>Fabbri \u2013 Fabriani \u2013 Facchinetti \u2013 Fanfani \u2013 Fantoni \u2013 Federici Maria \u2013 Ferrarese \u2013 Ferrario Celestino \u2013 Fietta \u2013 Filippini \u2013 Finocchiaro Aprile \u2013 Firrao \u2013 Foa\u00a0 \u2013 Foresi \u2013 Franceschini \u2013 Fresa \u2013 Froggio \u2013 Fuschini \u2013 Fusco.<\/p><p>Galati \u2013 Garlato \u2013 Gasparotto \u2013 Gatta \u2013 Germano \u2013 Geuna \u2013 Ghidini \u2013 Giacchero \u2013 Giannini \u2013 Giordani \u2013 Gonella \u2013 Gortani \u2013 Gotelli Angela \u2013 Grassi \u2013 Grilli \u2013 Gronchi \u2013 Guariento \u2013 Guerrieri Emanuele \u2013 Guerrieri Filippo \u2013 Gui \u2013 Guidi Cingolani Angela \u2013 Gullo Rocco.<\/p><p>Jacini \u2013 Jervolino.<\/p><p>La Gravinese Nicola \u2013 La Malfa \u2013 Lami Starnuti \u2013 La Pira \u2013 Lazzati \u2013 Leone Giovanni \u2013 Lettieri \u2013 Lizier \u2013 Longhena \u2013 Lozza \u2013 Lucifero \u2013 Lussu.<\/p><p>Macrelli \u2013 Magrassi \u2013 Magrini \u2013 Malvestiti \u2013 Mannironi \u2013 Manzini \u2013 Marconi \u2013 Marinaro \u2013 Martinelli \u2013 Marzarotto \u2013 Mastino Gesumino \u2013 Mastrojanni \u2013 Mattarella \u2013 Matteotti Matteo \u2013 Mazza \u2013 Mazzoni \u2013 Meda Luigi \u2013 Medi Enrico \u2013 Mentasti \u2013 Merlin Umberto \u2013 Miccolis \u2013 Micheli \u2013 Mol\u00e8 \u2013 Montemartini \u2013 Monterisi \u2013 Monticelli \u2013 Montini \u2013 Morelli Luigi \u2013 Morelli Renato \u2013 Morini \u2013 Moro \u2013 Motolese \u2013 M\u00f9rdaca \u2013 Murgia.<\/p><p>Nasi \u2013 Nicotra Maria \u2013 Nitti \u2013 Nobile Umberto \u2013 Notarianni \u2013 Numeroso.<\/p><p>Orlando Camillo \u2013 Orlando Vittorio Emanuele.<\/p><p>Pacciardi \u2013 Pallastrelli \u2013 Paolucci \u2013 Paratore \u2013 Paris \u2013 Parri \u2013 Pastore Giulio \u2013 Pat \u2013 Patricolo \u2013 Patrissi \u2013 Pecorari \u2013 Penna Ottavia \u2013 Pera \u2013 Perassi \u2013 Perrone Capano \u2013 Perugi \u2013 Petrilli \u2013 Piccioni \u2013 Piemonte \u2013 Pignatari \u2013 Pignedoli \u2013 Ponti \u2013 Porzio \u2013 Preti \u2013 Proia \u2013 Puoti.<\/p><p>Quarello \u2013 Quintieri Adolfo \u2013 Quintieri Quinto.<\/p><p>Rapelli \u2013 Reale Vito \u2013 Recca \u2013 Rescigno \u2013 Restagno \u2013 Riccio Stefano \u2013 Rivera \u2013 Rodi \u2013 Rodin\u00f2 Mario \u2013 Rodin\u00f2 Ugo \u2013 Romano \u2013 Roselli \u2013 Rossi Paolo \u2013 Ruini \u2013 Rumor.<\/p><p>Saggin \u2013 Salerno \u2013 Salizzoni \u2013 Salvatore \u2013 Sampietro \u2013 Sapienza \u2013 Saragat \u2013 Sardiello \u2013 Sartor \u2013 Scalfaro \u2013 Scelba \u2013 Schiratti \u2013 Scoca \u2013 Segala \u2013 Segni \u2013 Selvaggi \u2013 Sforza \u2013 Siles \u2013 Silone\u00a0 \u2013 Simonini \u2013 Spallicci \u2013 Spataro \u2013 Stella \u2013 Storchi \u2013 Sullo Fiorentino.<\/p><p>Tambroni Armaroli \u2013 Taviani \u2013 Terranova \u2013 Tessitori \u2013 Titomanlio Vittoria \u2013 Togni \u2013 Tonello \u2013 Tosato \u2013 Tosi \u2013 Tozzi Condivi \u2013 Tremelloni \u2013 Treves \u2013 Trimarchi\u00a0 \u2013 Tumminelli \u2013 Tupini \u2013 Turco.<\/p><p>Uberti.<\/p><p>Valenti \u2013 Valiani \u2013 Vallone \u2013 Valmarana \u2013 Vanoni \u2013 Veroni \u2013 Viale \u2013 Vicentini \u2013 Vigo \u2013 Vigorelli \u2013 Vilardi \u2013 Villani \u2013 Volpe.<\/p><p>Zaccagnini \u2013 Zagari \u2013 Zerbi \u2013 Zotta \u2013 Zuccarini.<\/p><p><em>Si sono astenuti<\/em><em>:<\/em><\/p><p>Allegato \u2013 Amendola \u2013 Assennato.<\/p><p>Baldassari \u2013 Bardini \u2013 Bargagna \u2013 Barontini Anelito \u2013 Barontini Ilio \u2013 Bei Adele \u2013 Bernamonti \u2013 Bianchi Bruno \u2013 Bibolotti \u2013 Bitossi \u2013 Bosi \u2013 Bucci.<\/p><p>Caprani \u2013 Cavallotti \u2013 Cerreti \u2013 Colombi Arturo \u2013 Corbi \u2013 Cremaschi Olindo.<\/p><p>D\u2019Amico Michele \u2013 Di Vittorio \u2013 D\u2019Onofrio.<\/p><p>Fantuzzi \u2013 Farina Giovanni \u2013 Farini Carlo \u2013 Fedeli Armando \u2013 Ferrari Giacomo \u2013 Fiore.<\/p><p>Gallico Spano Nadia \u2013 Gavina \u2013 Gervasi \u2013 Ghidetti \u2013 Giolitti \u2013 Gorreri \u2013 Grieco \u2013 Gullo Fausto.<\/p><p>Imperiale \u2013 Iotti Leonilde.<\/p><p>Laconi \u2013 Landi \u2013 Leone Francesco \u2013 Lombardi Carlo \u2013 Longo.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/p><p>Maffi \u2013 Magnani \u2013 Maltagliati \u2013 Marchesi \u2013 Massini \u2013 Massola \u2013 Mezzadra \u2013 Minella Angiola \u2013 Minio \u2013 Molinelli \u2013 Moranino \u2013 Musolino.<\/p><p>Negro \u2013 Novella.<\/p><p>Pajetta Gian Carlo \u2013 Pastore Raffaele \u2013 Pellegrini \u2013 Perlingieri \u2013 Pesenti \u2013 Platone \u2013 Pratolongo.<\/p><p>Reale Eugenio \u2013 Ricci Giuseppe \u2013 Rossi Giuseppe \u2013 Rossi Maria Maddalena \u2013 Ruggeri Luigi.<\/p><p>Saccenti \u2013 Santi \u2013 Scarpa \u2013 Scoccimarro \u2013 Sereni \u2013 Sicignano \u2013 Silipo \u2013 Spano. Togliatti.<\/p><p><em>Sono in congedo<\/em><em>:<\/em><\/p><p>Abozzi.<\/p><p>Bellavista \u2013 Bianchi Bianca.<\/p><p>Cairo \u2013 Cannizzo.<\/p><p>Galioto.<\/p><p>Lombardo Ivan Matteo \u2013 Lombardi Riccardo.<\/p><p>Marazza.<\/p><p>Persico.<\/p><p>Raimondi \u2013 Ravagnan \u2013 Rubilli \u2013 Russo Perez.<\/p><p>Interrogazioni, interpellanze e mozione.<\/p><p>PRESIDENTE. Si dia lettura delle interrogazioni e delle interpellanze e di una mozione pervenute alla Presidenza.<\/p><p>MOLINELLI, <em>Segretario<\/em>, legge:<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro degli affari esteri, per sapere quale azione abbia svolta o intenda svolgere ulteriormente per ottenere la liberazione degli italiani deportati in Jugoslavia, \u00abla cui sorte tristamente ignota \u2013 come dice il recente messaggio ricevuto dall\u2019interrogante \u2013 da ventisei mesi cagiona lutti e miserie indicibili\u00bb.<\/p><p>\u00abGasparotto\u00bb.<\/p><p>\u00abI sottoscritti chiedono di interrogare il Presidente del Consiglio dei Ministri e i Ministri di grazia e giustizia e delle finanze, per conoscere le ragioni per le quali, nel procedimento per avocazione di profitti di regime promosso dall\u2019Intendenza di finanza di Roma a carico del noto profittatore e sostenitore del regime fascista, Giorgio Berlutti, editore dell\u2019altrettanto nota \u00abLibreria del Littorio\u00bb e di altri organismi di propaganda, che vivevano parassitariamente a carico del contribuente e dello Stato:<\/p><p>1\u00b0) non sia stato assoggettato a sequestro conservativo anche il giornale <em>Il Globo<\/em>, di cui il Berlutti \u00e8 proprietario insieme con la Federazione dei dirigenti industriali, per cui si assiste oggi allo spettacolo che il pi\u00f9 diffuso organo economico-finanziario italiano si trova nelle mani dell\u2019editore ufficiale del partito fascista e di uno degli scrittori di propaganda pi\u00f9 attivi dello stesso partito;<\/p><p>2\u00b0) l\u2019Avvocatura generale dello Stato non abbia validamente tutelato gli interessi dello Stato, impedendo che il sequestro gi\u00e0 dato dal Presidente del Tribunale di Roma il 1\u00b0 marzo 1947 venisse revocato \u2013 limitatamente alla Casa editrice R. Carabba di Lanciano \u2013 come invece \u00e8 avvenuto il 3 aprile successivo;<\/p><p>3\u00b0) sia stato nominato sequestratario dei beni del Berlutti il professore Alfonso Linguiti, il quale, per i suoi trascorsi politici, meriterebbe egli stesso di essere sottoposto a procedimento per avocazione; e, infine, le ragioni per le quali il medesimo professore Linguiti non sia stato almeno sostituito in conseguenza del fatto che non ha dato la minima esecuzione al detto sequestro, durante i 34 giorni in cui tale provvedimento \u00e8 rimasto in vita, limitatamente alla Casa editrice R. Carabba.<\/p><p>\u00abPesenti, Foa, Dugoni, Cevolotto, Sapienza, De Vita\u00bb.<\/p><p>\u00abI sottoscritti chiedono di interrogare il Ministro dell\u2019interno, per conoscere quali siano i criteri seguiti dal Commissariato degli alloggi di Roma nell\u2019esprimere alla locale Prefettura il proprio parere sul termine di tempo da assegnarsi agli impiegati statali per cercarsi altro alloggio, nel caso in cui essi siano costretti a lasciare quello attualmente occupato in seguito a sentenza di sfratto emessa dall\u2019autorit\u00e0 giudiziaria su richiesta dei proprietari di casa, che intendano occupare essi stessi l\u2019alloggio; se gli risulti, come risulta agli interroganti, che molto spesso il Commissariato degli alloggi esprima il parere di assegnare un termine breve, pur sapendo che oggi, a Roma, un impiegato dello Stato che sia onesto, in nessun modo \u00e8 in grado di trovarsi altra abitazione; quali provvedimenti ritenga opportuno emanare per risolvere il grave, urgente problema riferentesi agli impiegati statali, che, risiedendo a Roma gi\u00e0 da anni e trovandosi nelle condizioni anzidette, sono nella necessit\u00e0 di procurarsi un alloggio. (<em>Gli interroganti chiedono la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abNobile, Bozzi, De Vita, Pacciardi, Di Vittorio\u00bb.<\/p><p>\u00abI sottoscritti chiedono di interrogare il Ministro dei trasporti, per conoscere per quali motivi sul tratto ferroviario Campobasso-Benevento non viene istituito un servizio di automotrice \u2013 specialmente in coincidenza con i rapidi per Roma \u2013 gi\u00e0 promesso da tempo.<\/p><p>\u00abIl tratto Campobasso-Benevento \u00e8 di chilometri 84 e si impiegano ore 3.31 a percorrerlo con l\u2019attuale servizio di treni.<\/p><p>\u00abIl Molise \u00e8 privo di comunicazioni ferroviarie con Roma a causa della distruzione della ferrovia, operata dai tedeschi.<\/p><p>\u00abIl servizio di autocorriera che \u00e8 stato istituito \u00e8 costosissimo ed insufficiente.<\/p><p>\u00abLe comunicazioni con Napoli sono lente e impongono sacrifici di tempo e di danaro.<\/p><p>\u00abIl Molise, avendo sofferto danni incalcolabili a causa della guerra, esige che gli siano ridati i mezzi che consentano di riprendere con rapidit\u00e0 i suoi traffici e le sue comunicazioni. (<em>Gli interroganti chiedono la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abCamposarcuno, Ciampitti, Colitto, Morelli Luigi\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro dell\u2019industria e del commercio, per conoscere le ragioni per le quali per la fissazione del prezzo del citrato di calcio \u00e8 stato richiamato in vigore il vecchio decreto del 1929, mentre \u00e8 evidente la necessit\u00e0 e la giustizia che il prezzo fosse sottoposto al Comitato interministeriale dei prezzi, il quale l\u2019anno scorso ne fiss\u00f2 la misura in modo meno irrisorio di quello stabilito per la campagna in corso (1946-47).<\/p><p>\u00abL\u2019interrogante chiede, inoltre, di conoscere quali sono i criteri per ritenere che le richieste delle categorie agrumarie sarebbero in contrasto con il decreto-legge 10 ottobre 1929, n. 1942, e se non crede opportuno di aumentare il prezzo fissato che non ha tenuto presente, in confronto del prezzo fissato per l\u2019anno scorso, n\u00e9 il cresciuto costo della mano d\u2019opera, n\u00e9 l\u2019aumento dei prezzi delle materie prime necessarie alla produzione del citrato di calcio, n\u00e9 le condizioni del mercato valutario, infliggendo una falcidia ingiustificata al compenso dovuto alla fatica e alle spese degli agrumicoltori, dei piccoli produttori di citrato di calcio, dei lavoratori manuali e delle altre categorie interessate, che in Sicilia, e specialmente nella provincia di Messina, da questo cespite traggono la loro sola fonte di vita, e anzich\u00e9 ottenere tutela e protezione, hanno avuto da questa arbitraria decisione gravi e immeritati danni. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abBasile\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interpellare il Presidente del Consiglio dei Ministri e il Ministro degli affari esteri, per conoscere se non siasi potuto ottenere alcuna ufficiale conferma della presenza in varie regioni dell\u2019Unione delle Repubbliche Sovietiche di italiani prigionieri di guerra, e quale esito abbiano avuto per ottenere di essi il sollecito rimpatrio.<\/p><p>\u00abMicheli\u00bb.<\/p><p>\u00abI sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell\u2019interno, per conoscere i motivi che hanno determinato l\u2019Alto Commissario per l\u2019igiene e la sanit\u00e0 pubblica a disporre che siano senz\u2019altro indetti in tutti i comuni i concorsi per medici condotti, veterinari ed ostetriche sulla base della legge sanitaria del 1935 mortificatrice di ogni autonomia comunale e se non creda di far revocare le disposizioni come sopra impartite e sollecitare quelle provvidenze legislative che salvaguardino i diritti degli enti locali e vengano incontro ai legittimi desideri delle categorie interessate.<\/p><p>\u00abTessitori, Fantoni, Schiratti, Garlato, Gortani\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interpellare il Ministro delle finanze, per conoscere se non ritenga opportuno \u2013 attraverso ad un attento riesame della questione \u2013 di disporre per l\u2019esonero dal pagamento del tributo sugli utili di guerra a carico degli agenti e rappresentanti di commercio a far tempo dal 1\u00b0 gennaio 1939 (o, in via subordinata, dal 1\u00b0 gennaio 1945), come gi\u00e0 attuato nei confronti dei piccoli affittuari agricoli, degli esercenti piccole attivit\u00e0 industriali e commerciali e degli artigiani, a tal fine trasferiti dalla categoria <em>B<\/em> alla categoria <em>C-1<\/em>.<\/p><p>\u00abMilitano a favore degli agenti e rappresentanti di commercio validi argomenti che l\u2019interrogante sintetizza:<\/p><p>1\u00b0) gli agenti e rappresentanti non sono \u00abintermediari\u00bb, ma bens\u00ec \u00abausiliari\u00bb del commercio;<\/p><p>2\u00b0) la legge 1\u00b0 luglio 1940 fu emanata imperante l\u2019abrogato Codice di commercio, che considerava commercianti appunto gli \u00abintermediari\u00bb (mediatori, commissionari, numeri 21 e 22 dell\u2019articolo 4);<\/p><p>3\u00b0) la legge comune e quella tributaria hanno sempre disconosciuto la qualifica di \u00abcommercianti\u00bb negli agenti <strong>e <\/strong>rappresentanti;<\/p><p>4\u00b0) la legge fondamentale tributaria iscrive gli agenti e rappresentanti in categoria <em>C-1<\/em> e non in categoria <em>B<\/em>;<\/p><p>5\u00b0) gli agenti e rappresentanti sono gli unici iscritti alla categoria <em>C-1<\/em> che siano soggetti all\u2019imposta sugli utili di congiuntura; non sono infatti tassati gli altri professionisti aventi reddito di puro lavoro di natura incerta e variabile;<\/p><p>6\u00b0) agenti e rappresentanti non hanno da ricostruire monte merci n\u00e9 da ammortizzare impianti e pertanto appare iniquo l\u2019accantonamento della cos\u00ec detta quota indispensabile.<\/p><p>\u00abChiabamello\u00bb<\/p><p>\u00abL\u2019Assemblea Costituente,<\/p><p>considerato che nella decisione presa dal Ministro delle finanze in merito alla concessione in uso del Villaggio Alpino denominato Colonia Valgrande di Comelico (Belluno) si riscontra un grave difetto di valutazione, essendosi trascurato:<\/p><p>1\u00b0) che la Colonia in parola \u00e8 stata costruita con i mezzi finanziari offerti da operai, impiegati, industriali e Istituti bancari della provincia di Treviso fin dal 1929, allo scopo di assicurare ai figli pi\u00f9 bisognosi dei lavoratori di quella provincia svago e ristoro durante le stagioni estiva ed invernale;<\/p><p>2\u00b0) di prendere in considerazione la proposta dell\u2019Intendenza di finanza di Belluno \u2013 competente per territorio \u2013 al superiore Ministero delle finanze, nell\u2019aprile 1947, con la quale \u2013 a conclusione dell\u2019esame della pratica avviata durante sedici mesi con l\u2019E.N.A.L. di Treviso \u2013 la Colonia di cui trattasi, si proponeva venisse concessa in affitto all\u2019E.N.A.L. di Treviso;<\/p><p>invita, il Governo a revocare la decisione presa dal Ministro delle finanze in ordine alla concessione in affitto della Colonia di Valgrande di Comelico, e riconosce che per ragioni di equit\u00e0 e di giustizia essa debba venire assegnata in uso all\u2019E.N.A.L. provinciale di Treviso.<\/p><p>\u00abGhidetti, Pellegrini, Costantini, Bellusci, Tonello, Nobile, Zanardi, Montemartini, Crispo, Foa, Cevolotto\u00bb.<\/p><p>PRESIDENTE. Le interrogazioni test\u00e9 lette saranno iscritte all\u2019ordine del giorno e svolte al loro turno, trasmettendosi ai Ministri competenti quelle per le quali si chiede la risposta scritta.<\/p><p>Cos\u00ec pure le interpellanze e la mozione saranno iscritte all\u2019ordine del giorno, qualora i Ministri interessati non vi si oppongano nel termine regolamentare.<\/p><p>E con ci\u00f2, cari colleghi, a rivederci al 9 settembre.<\/p><p>La seduta termina alle 19.30.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Versione PDF ASSEMBLEA COSTITUENTE CCXI. SEDUTA DI GIOVED\u00cc 31 LUGLIO 1947 PRESIDENZA DEL PRESIDENTE TERRACINI INDICE Congedo: Presidente Risposte scritte ad interrogazioni (Annunzio): Presidente Disegno di legge (Seguito della discussione): Approvazione del Trattato di pace tra le Potenze Alleate ed Associate e l\u2019Italia, firmato a Parigi il 10 febbraio 1947. (23). 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