{"id":2070,"date":"2023-09-10T22:33:47","date_gmt":"2023-09-10T20:33:47","guid":{"rendered":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=2070"},"modified":"2023-10-21T21:13:11","modified_gmt":"2023-10-21T19:13:11","slug":"pomeridiana-di-mercoledi-30-luglio-1947","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=2070","title":{"rendered":"POMERIDIANA DI MERCOLED\u00cc 30 LUGLIO 1947"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"2070\" class=\"elementor elementor-2070\" data-elementor-post-type=\"post\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-4319101 elementor-section-full_width elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"4319101\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-ea40e06\" data-id=\"ea40e06\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-059cc95 elementor-align-right elementor-widget elementor-widget-button\" data-id=\"059cc95\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"button.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-button-wrapper\">\n\t\t\t\t\t<a class=\"elementor-button elementor-button-link elementor-size-sm\" href=\"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/19470730_2.pdf\" target=\"_blank\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-content-wrapper\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-icon\">\n\t\t\t\t<i aria-hidden=\"true\" class=\"icon icon-view\"><\/i>\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-text\">Versione PDF<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-057c55d elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"057c55d\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>ASSEMBLEA COSTITUENTE<\/p><p>ccx.<\/p><p>SEDUTA POMERIDIANA DI MERCOLED\u00cc 30 LUGLIO 1947<\/p><p>PRESIDENZA DEL PRESIDENTE <strong>TERRACINI<\/strong><\/p><p><strong>INDICE<\/strong><\/p><p><strong>Votazione segreta del disegno di legge:<\/strong><\/p><p>Convalida del decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato in data 29 marzo 1947, n. 143, concernente l\u2019istituzione di una imposta straordinaria progressiva sul patrimonio. (14).<\/p><p>Presidente<\/p><p><strong>Commemorazione di Camillo Prampolini:<\/strong><\/p><p>Simonini<\/p><p>Presidente<\/p><p>De Gasperi, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri<\/em><\/p><p><strong>Disegno di legge <\/strong>(<em>Seguito della discussione<\/em>)<strong>:<\/strong><\/p><p>Approvazione del Trattato di pace tra le Potenze Alleate ed Associate e l\u2019Italia, firmato a Parigi il 10 febbraio 1947. (23).<\/p><p>Presidente<\/p><p>Nenni<\/p><p>Selvaggi<\/p><p>Saragat<\/p><p>Orlando<\/p><p>De Gasperi, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri<\/em><\/p><p><strong>Chiusura della votazione segreta:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p><strong>Annuncio delle dimissioni di un Vicepresidente:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p>Gronchi<\/p><p>Vernocchi<\/p><p>Corbino<\/p><p>Scoccimarro<\/p><p>Crispo<\/p><p>Colitto<\/p><p><strong>Risultato della votazione segreta:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p><strong>Interrogazioni e interpellanza <\/strong>(<em>Annunzio<\/em>)<strong>:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p>La seduta comincia alle 17.<\/p><p>MAZZA, <em>ff. Segretario<\/em>, legge il processo verbale della precedente seduta pomeridiana.<\/p><p>(<em>\u00c8 approvato<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Votazione segreta del disegno di legge: Convalida del decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato in data 29 marzo 1947, n. 143, concernente l\u2019istituzione di una imposta straordinaria progressiva sul patrimonio. (14).<\/p><p>PRESIDENTE. Ricordo che nella seduta di stamane \u00e8 stata ultimata la discussione sul disegno di legge per la convalida del decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato in data 29 marzo 1947, n. 143, concernente l\u2019istituzione di una imposta straordinaria sul patrimonio.<\/p><p>Indico la votazione a scrutinio segreto su questo disegno di legge.<\/p><p>(<em>Segue la votazione<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Avverto che le urne rimarranno aperte.<\/p><p>Commemorazione di Camillo Prampolini.<\/p><p>PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l\u2019onorevole Simonini. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>SIMONINI. Esattamente 17 anni or sono, il 30 luglio 1930, a Milano, povero, come povero era sempre vissuto, pochi giorni dopo aver preso possesso di una modesta casetta che l\u2019affetto, l\u2019amicizia, la solidariet\u00e0 dei suoi compagni gli avevano offerto, moriva in Milano Camillo Prampolini. \u00c8 difficile dire in poche parole di Camillo Prampolini. La sua opera, la sua azione sono soprattutto legate allo sviluppo economico sociale e politico della Valle Padana. Ma egli fu anche, sotto certi aspetti, e come lo fu, bench\u00e9 modesto e schivo degli onori, per il suo valore, per la sua capacit\u00e0, uomo politico nazionale.<\/p><p>Egli onor\u00f2 anche questa Assemblea e lungamente la onor\u00f2, come ebbe a riconoscere e dichiarare un grande illustre Presidente della Camera dei Deputati che un giorno lo invitava a continuare un discorso nel quale egli denunciava le condizioni delle classi lavoratrici della terra di quel tempo, della Valle Padana, e lo invitava a continuare quel suo discorso appellandolo apostolo di pace che con le sue parole \u00abonorava il Parlamento e il Paese\u00bb.<\/p><p>Camillo Prampolini \u00e8 stato della generazione eroica del movimento socialista uno degli apostoli. Forse un giorno, quando saranno superate le attuali contingenze e gli uomini potranno dedicarsi con maggiore tranquillit\u00e0 e passione allo studio degli avvenimenti e degli sviluppi politici e sociali del nostro Paese, forse allora potr\u00e0 rifulgere in pieno quella che \u00e8 stata e resta la figura nobile di questo onesto, modesto, grande uomo del quale si onora e per il quale si onora il movimento socialista. Ed io sono lieto che in questa occasione socialisti di tutte le correnti e di tutte le sponde, fra loro certamente non opposte, se pur diverse, si siano trovati uniti nel volerlo ricordare.<\/p><p>Al ricordo di Prampolini permettetemi di associare anche, perch\u00e9 proprio il 30 luglio ricorre l\u2019anniversario della sua morte, quello di un altro uomo, che accanto a Prampolini, nella nostra terra padana e qui in Parlamento, onor\u00f2 il movimento socialista: Giovanni Zibordi. (<em>Vivi applausi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, credo di potere \u2013 a nome dell\u2019Assemblea intera \u2013 far eco e dare la mia adesione alle parole pronunciate dall\u2019onorevole Simonini. Il nome di Camillo Prampolini sta all\u2019alba del movimento socialista italiano. Ma per trascorrere di tempo e volger di vicende, con l\u2019affermarsi di altri uomini \u2013 gareggianti in spirito di sacrificio e profondit\u00e0 di loro studi e capacit\u00e0 pratiche di organizzazione nel quadro dell\u2019azione sociale e politica dei lavoratori \u2013 il suo nome non si \u00e8 mai offuscato. Ed anche oggi, pronunciandolo, noi sentiamo che non tanto rievochiamo, cos\u00ec, un\u2019ombra venerata ma di tempi lontani e superati, quanto un\u2019energia spirituale, che ancora oggi ci sospinge, conforta ed ammaestra.<\/p><p>N\u00e9 vi \u00e8 contesa n\u00e9 vi pu\u00f2 essere contesa fra le diverse correnti nelle quali purtroppo il grande fiume del socialismo, allontanandosi nel tempo dalla sua prima modesta sorgente, si \u00e8 suddiviso. Poich\u00e9 nel grande e generoso patrimonio di pensieri e di affetti che Camillo Prampolini ha lasciato, ognuno trova da attingere per nutrire nel bene e migliorare la propria opera.<\/p><p>L\u2019Assemblea Costituente, che sta redigendo una legge fondamentale per la Repubblica italiana, assidendola sui diritti del lavoro, si unisce nel ricordo di Camillo Prampolini che ai lavoratori apr\u00ec le vie dell\u2019ascesa e delle civili conquiste. (<em>Vivissimi, generali applausi<\/em>).<\/p><p>Ha chiesto di parlare il Presidente del Consiglio dei Ministri. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>DE GASP ERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> Il Governo si associa con reverenza e con commozione alla rievocazione delle nobili figure di Camillo Prampolini e di Giovanni Zibordi. (<em>Applausi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Seguito della discussione sul disegno di legge: Approvazione del Trattato di pace tra le Potenze Alleate ed Associate e l\u2019Italia, firmato a Parigi il 10 febbraio 1947. (23).<\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019ordine del giorno reca il seguito della discussione sul disegno di legge: Approvazione del Trattato di pace fra le Potenze alleate ed associate e l\u2019Italia, firmato a Parigi il 10 febbraio 1947.<\/p><p>\u00c8 iscritto a parlare l\u2019onorevole Nenni. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>NENNI. Onorevoli colleghi, giunti ormai alla fine di questa discussione, credo si possa dire che il solo punto acquisito \u00e8 che non esistevano e non esistono ragioni di carattere internazionale, e di carattere nazionale, tali da giustificare l\u2019iniziativa presa dal Governo circa la anticipata ratifica del Trattato di pace firmato a Parigi il 10 febbraio scorso.<\/p><p>Non esistono ragioni di carattere internazionale in quanto la dimostrazione \u00e8 stata data che la mancanza della firma di uno degli Stati promotori del Trattato rende il Trattato stesso ineseguibile in condizioni tali che il nostro voto non gli d\u00e0 la vita che ancora non ha, n\u00e9 gliela toglierebbe se l\u2019avesse. Non esistono le condizioni di politica interna, nelle quali noi pensavamo che questa discussione dovesse farsi; perch\u00e9 il Governo che l\u2019ha promossa non \u00e8 rappresentativo dei settori popolari e repubblicani del Paese, ed \u00e8 legato, per la sua origine, a particolari interessi internazionali.<\/p><p>Vorrei aggiungere che con la ratifica anticipata del trattato, ci si domanda di accettare uno stato di diritto e di fatto, che non corrisponde pi\u00f9 alla situazione che vi dette origine, la quale si \u00e8 trasformata proprio a causa del piano Marshall e delle conseguenze che il piano ha avuto nei rapporti tra gli autori del Trattato che oggi dovremmo ratificare.<\/p><p>Credo anche di poter dire che \u00e8 mancata da parte del Governo la piena coscienza della sua responsabilit\u00e0, di fronte alla quale esso avrebbe dovuto accettare la proposta del collega Valiani di convocare l\u2019Assemblea in seduta segreta. Penso che se la seduta segreta non c\u2019\u00e8 stata, \u00e8 perch\u00e9 il Governo non aveva niente da dire di eccezionalmente importante, come non ha avuto niente da dire in seduta di Commissione dei trattati, dove non c\u2019erano n\u00e9 una tribuna diplomatica, n\u00e9 una tribuna dei giornalisti e dove quindi era possibile abbandonarsi alle comunicazioni pi\u00f9 confidenziali. La verit\u00e0 \u00e8 che il Governo si \u00e8 avventurato in questa discussione, senza misurarne le conseguenze, senza rendersi conto che esercitava un vero e proprio ricatto sull\u2019Assemblea e sul Paese (<em>Commenti al centro \u2013 Applausi a sinistra<\/em>)<em>. <\/em>Signori, la prova della mancanza di seriet\u00e0 del Governo sta nel fatto che esso \u00e8 venuto davanti alla Commissione dei trattati a sostenere l\u2019urgenza della ratifica per potere andare alla conferenza di Parigi, per ripiegare in seguito su una posizione analoga alla nostra, accettando la subordinazione della nostra ratifica a quella delle quattro Potenze e chiedendoci in definitiva un voto che potrebbe restare privo di conseguenze.<\/p><p>Infatti, ammettiamo per un momento l\u2019ipotesi \u2013 da non scartarsi <em>a priori \u2013 <\/em>che l\u2019Unione Sovietica non firmi o non ratifichi pi\u00f9 il Trattato; avremo allora discusso per quindici giorni ed avremo rischiato di lacerare spiritualmente la Nazione, per dare un voto privo di conseguenze giuridiche e politiche, un voto nella notte e nel buio. (<em>Rumori al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Vedremo pi\u00f9 tardi che cosa si pu\u00f2 dire dell\u2019atteggiamento delle Quattro Potenze davanti al Trattato, ma reputo che siamo tutti d\u2019accordo nel pensiero che, se ci fosse una possibilit\u00e0 su un milione di vedere il Trattato, a seguito della mancata ratifica di una delle Quattro Potenze che l\u2019hanno promosso, restare lettera morta o ridursi a carta straccia, mancheremmo al dovere verso noi stessi e verso il Paese, se tale possibilit\u00e0 non secondassimo rinviando la nostra ratifica al momento in cui le condizioni previste dall\u2019articolo 90 si saranno verificate ed il Trattato sar\u00e0 diventato definitivo ed eseguibile.<\/p><p>In tali condizioni, onorevoli membri del Governo, io considero un mistero il fatto che voi non abbiate accettato la proposta dell\u2019onorevole Orlando, nelle condizioni in cui fu formulata, un mistero che diventerebbe ancora pi\u00f9 impenetrabile se la proposta di rinvio fosse di nuovo respinta. (<em>Commenti<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Prima di chiarire questo mistero o di cercare di chiarirlo, desidero ripetere che il Gruppo parlamentare socialista, come ha votato, nello spirito in cui essa fu presentata, la sospensiva dell\u2019onorevole Orlando all\u2019inizio della discussione, cos\u00ec la rivoter\u00e0 ove sia ripresentata, pronto a prendere l\u2019iniziativa se altri non lo facessero e ad insistervi, ponga o no il Governo la questione di fiducia.<\/p><p>Ci sono, signori, due fatti nuovi ed una situazione nuova. Il primo fatto nuovo \u2013 l\u2019ho gi\u00e0 detto \u2013 \u00e8 la mancata ratifica di una potenza che, al pari dell\u2019onorevole Orlando, vorrei poter chiamare \u00abx\u00bb, per non accendere attorno ad essa discussioni e passioni di carattere ideologico e politico.<\/p><p>L\u2019altro fatto nuovo \u00e8 il cambiamento di fronte del Presidente del Consiglio, di alcuni dei suoi pi\u00f9 autorevoli Ministri e del Gruppo della democrazia cristiana (<em>Commenti al centro<\/em>), cambiamento di fronte del quale, fino a questo momento, non ci \u00e8 stata data nessuna spiegazione.<\/p><p>Un anno fa l\u2019onorevole De Gasperi voleva dimettersi dal Governo per non arrendersi alla decisione dei Ventuno a Parigi, ed alcune settimane or sono noi lo abbiamo visto prendere su di s\u00e9 personalmente la responsabilit\u00e0 della firma, senza neppure coprirsi con un voto dell\u2019Assemblea, che eravamo ponti a dargli.<\/p><p>Il 23 ottobre scorso, mentre un socialista stava per andare al Ministero degli esteri, il Gruppo della democrazia cristiana votava un ordine del giorno contro la firma e la ratifica del Trattato. Oggi, questo medesimo Gruppo ci domanda la ratifica del Trattato in condizioni del tutto eccezionali, allorch\u00e9 il Trattato non ha vita e addirittura non esiste come strumento esecutivo.<\/p><p>Signori, noi socialisti abbiamo una certa dimestichezza col metodo dialettico, che consiste nell\u2019adoperare le parole non nel loro senso assoluto ed astratto, come ce ne offriva un esempio commovente, l\u2019altro giorno, il nostro amico Canepa, quando con virgiliano candore parlava del disarmo universale o dell\u2019esercito internazionale di cui si dovrebbe occupare fra qualche settimana l\u2019O.N.U. Il metodo dialettico insegna ad adoperare le parole nel loro riferimento coi fatti concreti e positivi. Da questo punto di vista, riconosco che le parole \u00abratificare\u00bb, \u00abratificare subito\u00bb, \u00abnon ratificare\u00bb, \u00abnon ratificare subito\u00bb acquistano, in rapporto alla concreta situazione di alcune settimane or sono e di oggi, un senso preciso che m\u2019induce a riconoscere la logica dell\u2019onorevole De Gasperi e quella del Gruppo parlamentare democristiano.<\/p><p>Che cosa ha sempre pensato l\u2019onorevole De Gasperi del Trattato? Non parlo dell\u2019apprezzamento morale e politico ma della sua esecuzione. Il Gruppo democristiano, l\u2019onorevole De Gasperi, i suoi Ministri in materia pi\u00f9 autorevoli (per esempio l\u2019onorevole Gonella, che non \u00e8 al banco del Governo, ci\u00f2 che \u00e8 naturale dopo una certa indicazione dell\u2019Assemblea&#8230; (<em>Applausi a sinistra \u2013 Rumori al centro<\/em>) e che vedrei volentieri al suo banco di deputato (<em>Commenti \u2013 Vivaci proteste al centro<\/em>), potrebbe spiegarci perch\u00e9 egli giudica con animo cos\u00ec diverso un problema sul quale, in Consiglio dei Ministri fu sempre cos\u00ec intransigente.<\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> Citeremo la sua logica: citeremo qualche cosa! (<em>Applausi al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p><em>Una voce al centro.<\/em> Lui \u00e8 dialettico! (<em>Commenti<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>NENNI. Io sono meno misterioso di De Gasperi, e non seguir\u00f2 l\u2019esempio di De Gasperi il quale non ha dato nessuna spiegazione&#8230;<\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> Le dar\u00f2 domani!<\/p><p>NENNI. &#8230;nessuna spiegazione dei suoi voltafaccia. Io indicher\u00f2 invece quali sono state e sono le nostre perplessit\u00e0.<\/p><p>Dicevo dunque, onorevoli colleghi, che il Presidente del Consiglio, i suoi pi\u00f9 autorevoli Ministri democristiani, anche Don Luigi Sturzo \u2013 il quale di fronte al Trattato ha avuto una posizione di assoluta intransigenza mossa da considerazioni di ordine morale e storico, piuttosto che politico \u2013 hanno sempre sperato che il Senato americano non avrebbe ratificato il Trattato; ipotesi questa che secondo le nostre affermazioni era da scartarsi, per quanto meritasse tutta la nostra attenzione.<\/p><p>Senonch\u00e9, quando De Gasperi \u00e8 andato in America, egli si \u00e8 trovato al famoso banchetto dove il ministro segretario al dipartimento di Stato, signor Byrnes, lo ha salutato non precisamente come l\u2019uomo della provvidenza (<em>Proteste al centro<\/em>) ma in ogni modo come colui che avrebbe ratificato il Trattato contro gli estremismi di destra e di sinistra&#8230;<\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> L\u2019ha letto lei, il testo.<\/p><p>NENNI. Ho letto ci\u00f2 che \u00e8 stato pubblicato.<\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> Io l\u2019ho smentito gi\u00e0 allora!<\/p><p>NENNI. Cos\u00ec \u00e8 stato pubblicato e non \u00e8 stato smentito. (<em>Rumori \u2013 Proteste al centro<\/em>)<em>. <\/em>\u00c8 da questo momento e dal ritorno del Presidente del Consiglio dall\u2019America che data il voltafaccia del Presidente del Consiglio e della democrazia cristiana di fronte al Trattato, n\u00e9 gliene faccio carico essendo naturale che venuta a mancare l\u2019ipotesi della non ratifica americana anche l\u2019atteggiamento di coloro che su di essa avevano contato doveva modificarsi.<\/p><p>Senonch\u00e9, fra l\u2019uno atteggiamento e l\u2019altro, ci sono anche altre cose: c\u2019\u00e8 la presa di posizione del Presidente Truman, col messaggio del 12 marzo, che ha avuto tanta importanza anche nella recente crisi ministeriale; c\u2019\u00e8 l\u2019evoluzione subita dalla politica mondiale in rapporto al messaggio del 12 marzo. Ieri Togliatti diceva che uno degli elementi negativi della politica estera di De Gasperi \u00e8 che essa \u00e8 stata unilaterale. Signori, la prova pi\u00f9 evidente dell\u2019unilateralit\u00e0 di questa politica l\u2019abbiamo in codesta discussione.<\/p><p>Io domando all\u2019onorevole De Gasperi: se sotto il Trattato mancasse la ratifica americana, chiederebbe egli all\u2019Assemblea Costituente italiana di ratificare? (<em>Commenti al centro<\/em>)<em>.<\/em> Se mancassero la ratifica inglese o quella francese, verrebbe in mente ad uno solo dei nostri Ministri, ad uno solo dei Gruppi dell\u2019Assemblea, di domandare la ratifica anticipata del Parlamento italiano ad un testo senza vita e senza valore esecutivo?<\/p><p>Signori, sono sicuro che, nella vostra buona fede tutti, a questo quesito, rispondete \u00abno\u00bb. E siamo allora al punto dolente della questione. Io condivido l\u2019impressione, gi\u00e0 espressa da altri, che per De Gasperi l\u2019Europa finisce alla linea Trieste-Stettino. Mi sono perfino domandato se le sue naturali preoccupazioni di cattolico militante non contribuivano a fargli dimenticare che l\u2019Europa finisce agli Urali; se, intravedendo, al di l\u00e0 di quello che i giornalisti chiamano le <em>rideau de fer<\/em>, la rossastra figura del Maligno (<em>Si ride<\/em>), egli non sia portato ad esorcizzare il nemico con un <em>vade retro Satana<\/em>.<\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> Sono vissuto venti anni al di l\u00e0 di quella linea, onorevole Nenni! (<em>Approvazioni al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>NENNI. Pu\u00f2 darsi, ma ella onorevole De Gasperi dimostra oggi, con la sua politica, la parzialit\u00e0 della sua comprensione del mondo, e d\u00e0 la prova che mentre era disposto, ed aveva ragione, a considerare la mancata ratifica del Senato americano come un avvenimento fondamentale, considera invece che la mancata ratifica sovietica non ha nessuna importanza, non altera i termini del problema, non modifica la situazione giuridica politica.<\/p><p>Ebbene, onorevole De Gasperi, una gran parte del Paese, non per ragioni ideologiche, ma per una concreta visione degli interessi della Nazione, non \u00e8 affatto disposta a considerare come trascurabile tutto ci\u00f2 che avviene all\u2019est.<\/p><p>Certo, onorevole De Gasperi, noi siamo molto sensibili, specialmente in questi banchi socialisti, all\u2019opinione espressa dai nostri amici inglesi e francesi; siamo molto sensibili, soprattutto in questi banchi, all\u2019opinione del Ministro Bevin, ma io credo di non sorprendere i nostri amici inglesi se dico che in questa questione non ci pu\u00f2 essere coincidenza fra gli interessi inglesi e quelli italiani e il nostro dovere \u00e8 di attenerci all\u2019interesse italiano. (<em>Applausi a sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Onorevole De Gasperi, eccomi a dire quale \u00e8 stata e quale \u00e8 la nostra posizione nei confronti del Trattato. Prima di tutto, come lo abbiamo giudicato? Il Ministro Sforza ha espresso l\u2019opinione di tutta l\u2019Assemblea allorch\u00e9 nel suo discorso ha detto che il Trattato \u00e8 una pace degli alleati fra di loro. Qualche cosa del genere abbiamo sempre detto noi, sostenendo che il Trattato \u00e8 un compromesso fra gli alleati, del quale noi abbiamo fatto le spese. Il nostro giudizio, sul Trattato, \u00e8 stato sempre di un realismo brutale, non turbato da considerazioni sentimentali, non appesantito da valutazioni morali o storiche. Fino dall\u2019inizio, abbiamo detto che il problema non era quello di firmare o ratificare, non firmare o non ratificare, ma eseguire o non eseguire, e siccome consideravamo e consideriamo che il nostro Paese sia in condizioni di non eseguire, cos\u00ec abbiamo sempre detto e diciamo che quando il Trattato ci sia presentato perfetto giuridicamente e politicamente in tutte le disposizioni dell\u2019articolo 90, non resta a noi nazione italiana, che firmare (e l\u2019abbiamo fatto); o ratificare, e lo dovremo fare non appena il Trattato abbia acquistato il carattere esecutivo che oggi non ha.<\/p><p>Si \u00e8 parlato del mio discorso di Canzo e si \u00e8 creduto di trovare una contraddizione fra l\u2019atteggiamento che assumiamo oggi (di fronte a un Trattato che consideriamo \u2013 non mi stancher\u00f2 di ripeterlo \u2013 senza valore esecutivo) e quanto io dicevo nell\u2019ottobre scorso.<\/p><p>Mi scusi l\u2019Assemblea se, contrariamente all\u2019onorevole De Gasperi il quale non ci ha dato nessuna spiegazione dell\u2019evoluzione del suo pensiero, io mi richiamo al discorso di Canzo per dimostrare la perfetta logica del nostro atteggiamento. S\u2019era all\u2019indomani dell\u2019approvazione del Trattato da parte dei Ventuno. Ed io mi ponevo il quesito \u00abche fare adesso?\u00bb e rispondevo cos\u00ec:<\/p><p>\u00abPrima di tutto, ripresentare il problema ai Quattro nella sua complessit\u00e0. E poi, come lo abbiamo fatto per venticinque anni contro il fascismo, anche quando pareva che urtassimo al granito o all\u2019acciaio, non rinunciare mai alla difesa del nostro diritto e inscrivere la nostra integrit\u00e0 territoriale e la nostra indipendenza nazionale politica ed economica fra gli obiettivi permanenti della nostra politica estera e della nostra politica generale.<\/p><p>\u00abNiente isterismi, ma neppure niente rinunzie. L\u2019Europa si trover\u00e0, da ora in poi, davanti ad una Italia che vuole collaborare all\u2019opera comune di progresso, che vuole vivere in pace coi suoi vicini, che fonda la sua azione sul principio della solidariet\u00e0 internazionale, che non punta sugli anglo-americani contro l\u2019Unione Sovietica o Sull\u2019Unione Sovietica contro gli anglo-americani, ma sull\u2019unione di tutte le forze democratiche dell\u2019Europa e del mondo, che rinunzia ai miti insanguinati dell\u2019impero e della potenza militare, ma che mantiene aperte le sue sacrosante rivendicazioni, decisa a farle trionfare appellandosi al diritto ed alla ragione\u00bb.<\/p><p>Ci\u00f2 voleva dire che finch\u00e9 fosse esistita la possibilit\u00e0 di trattare sul Trattato, noi lo avremmo fatto.<\/p><p>E, signori, qual \u00e8 stato il mio atteggiamento come Ministro degli esteri, dopo l\u2019approvazione del Trattato da parte dei Quattro? Io inviavo allora, d\u2019accordo naturalmente con il mio Presidente del Consiglio, ai Quattro ministri degli esteri la nota seguente: \u00abIl Ministro degli esteri della Repubblica italiana ha preso conoscenza del Trattato di pace quale \u00e8 stato definitivamente redatto nella riunione di New York dei Ministri degli esteri della Francia, della Gran Bretagna, degli Stati Uniti e dell\u2019Unione Sovietica. Il Ministro degli esteri constata che non \u00e8 stata accolta nessuna delle richieste di modifica delle primitive clausole del Trattato presentate dal Governo italiano alla Conferenza di Parigi. Il Trattato urta la coscienza nazionale, specie per le clausole territoriali. In queste condizioni il Ministro degli esteri si trova nella necessit\u00e0 di formulare le pi\u00f9 espresse riserve e di chiedere che sia riconosciuto il principio della revisione del Trattato sulla base di accordi bilaterali con gli stati interessati sotto il controllo e nell\u2019ambito dell\u2019O.N.U.\u00bb.<\/p><p>Signori, \u00e8 forse questo l\u2019atteggiamento di qualcuno, deciso come che sia a firmare e ratificare? Dopo l\u2019approvazione del Trattato da parte dei Ventuno, io avevo annunciato il nostro ricorso ai Quattro; dopo la decisione dei Quattro, preannunciavo il ricorso all\u2019O.N.U., mentre cercavo, attraverso accordi bilaterali, di iniziare la revisione del Trattato.<\/p><p>\u00a0Se non ci fossero state le mie dimissioni, sarei andato il 21 gennaio a Londra (<em>Commenti<\/em>) e malgrado la riluttanza del <em>Foreign Office<\/em> avevo pregato il Ministro Bevin di mettere all\u2019ordine del giorno delle nostre discussioni il problema del ritorno degli italiani in Africa come mandatari dell\u2019O.N.U., e in una posizione non di conquistatori ma di collaboratori del movimento di indipendenza degli arabi.<\/p><p>Avevo pregato il Ministro degli esteri francese dell\u2019epoca, L\u00e9on Blum, di ricevermi al ritorno da Londra e lo avevo pregato di ricercare con me se non ci fosse una formula la quale consentisse all\u2019Italia e alla Francia di risolvere direttamente la questione di Briga e di Tenda.<\/p><p>Avevo fatto presente al Ministro Molotov il mio desiderio di andare a Mosca al pi\u00f9 presto possibile, per iniziare le discussioni e le trattative per il trattato di commercio e per dare alla Repubblica sovietica la prova dell\u2019interesse profondo che la diplomazia e la Nazione italiana attribuiscono a questo grande Paese dalle infinite possibilit\u00e0 nel campo che ci interessa, quello degli scambi commerciali.<\/p><p>E debbo dire, a rettifica parziale di ci\u00f2 che afferm\u00f2 ieri il mio amico Togliatti, che cercai di approfondire col Ministro jugoslavo Simic e col Governo di Belgrado tutte le possibilit\u00e0 concrete offerte dall\u2019incontro Tito-Togliatti, di arrivare ad un accordo diretto fra l\u2019Italia e la Jugoslavia su una linea etnica di confine accettabile per entrambi, oppure sull\u2019estensione del territorio libero di Trieste fino a Pola, in modo da comprendervi la maggior parte degli italiani dell\u2019Istria.<\/p><p>Quando lasciai il Ministero il Governo jugoslavo era riluttante ad una discussione sulla questione territoriale; ma aveva accettato di normalizzare i nostri rapporti con la nomina di un rappresentante jugoslavo in Italia e quella di un rappresentante italiano a Belgrado. N\u00e9 io sono in grado di dire gli sviluppi ulteriori di tale questione.<\/p><p>Mi sembra cos\u00ec di aver dimostrato che, nei limiti delle possibilit\u00e0 di allora, io feci quanto era possibile per porre la questione della revisione in termini concreti e nel solo modo possibile, non l\u2019eventuale e problematica discussione all\u2019O.N.U., ma le trattative con i Governi ed i Paesi interessati a stabilire buone relazioni con noi, liquidando gli errori del Trattato di pace.<\/p><p>Signori, quando il terzo Ministero De Gasperi si \u00e8 presentato davanti all\u2019Assemblea, ho avuto occasione di fare delle riserve sulla procedura del Governo di firmare senza consultare l\u2019Assemblea, ed ho annunciato che se fossimo stati consultati noi socialisti avremmo dato parere favorevole alla firma. Similmente se oggi il Trattato fosse perfetto, noi saremmo favorevoli alla ratifica, senonch\u00e9 un tale stato di necessit\u00e0 non esiste e io dico che se ci fosse una possibilit\u00e0 su un milione che il Trattato divenga un pezzo di carta straccia, sarebbe deplorevole che sotto quel pezzo di carta ci fosse anche la firma della Repubblica italiana. (<em>Applausi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Tutta la questione \u00e8 qui, onorevole De Gasperi.<\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> La firma c\u2019\u00e8 gi\u00e0 e col suo consenso. (<em>Commenti<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>NENNI. La firma c\u2019\u00e8 gi\u00e0, ma impegna il Governo. Ella stessa, onorevole De Gasperi, e il Ministro Sforza con la dichiarazione con la quale accompagn\u00f2 la firma, vollero salvaguardare il diritto dell\u2019Assemblea di ratificare o meno, n\u00e9 credo di interpretare male il pensiero del Governo di allora se dico che non impegnando l\u2019Assemblea per la firma, esso intendeva di preservare la nostra libert\u00e0 di ratificare nel momento giudicato il pi\u00f9 opportuno. Perci\u00f2 capisco l\u2019onorevole De Gasperi e non capisco l\u2019onorevole Sforza. Capisco l\u2019onorevole De Gasperi perch\u00e9 egli lega la anticipata ratifica alla sua politica generale ed interna. Capisco l\u2019onorevole De Gasperi perch\u00e9 per lui la ratifica, nelle attuali condizioni, significa accettazione <em>a priori<\/em> della divisione dell\u2019Europa in due blocchi e presa di posizione in favore di uno dei blocchi. (<em>Applausi a sinistra \u2013 Commenti al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> \u00c8 il contrario!<\/p><p>NENNI. Non capisco l\u2019onorevole Sforza perch\u00e9 sono sicuro che egli ed i suoi collaboratori valutano l\u2019importanza di mantenere aperta ancora per qualche settimana o qualche mese la questione della ratifica. Non capisco l\u2019onorevole Sforza perch\u00e9 penso che nel dissidio europeo e mondiale, egli non ha preso finora nessuna posizione definitiva.<\/p><p>Quando io cerco le ragioni del Ministro degli esteri, e tengo naturalmente conto di quanto egli ci ha detto in Commissione dei trattati, non trovo un motivo, una spiegazione al suo atteggiamento se non quella della comodit\u00e0, che non mi pare degna n\u00e9 del Ministro n\u00e9 dei suoi collaboratori a Palazzo Chigi.<\/p><p>Concludendo su questa questione, in perfetta coerenza col nostro costante atteggiamento, noi socialisti diciamo:<\/p><p>1\u00b0) che la ratifica \u00e8 una dolorosa necessit\u00e0 ed \u00e8 anche allo stato delle cose un obbligo di lealt\u00e0, ma solo quando siano state adempiute le condizioni poste dagli alleati per dare validit\u00e0 al Trattato;<\/p><p>2\u00b0) che nelle condizioni attuali la ratifica anticipata \u00e8 un errore tecnico, politico e morale, in rapporto alla generazione presente ed alle generazioni di domani;<\/p><p>3\u00b0) che noi consideriamo il Trattato ingiusto, senza perci\u00f2 abbandonarci al pessimismo di coloro che, ripetendo l\u2019errore del 1919, gridano alla inutilit\u00e0 e al tradimento dei sacrifici e del sangue versato dal settembre 1943 all\u2019aprile 1945 dai marinai, aviatori, soldati del Corpo italiano di liberazione e dai partigiani.<\/p><p>Signori, se la guerra si fosse conclusa nel settembre del 1943, con la capitolazione senza condizioni, oggi il nostro Paese non discuterebbe, in una relativa condizione di libert\u00e0, se ratificare o non ratificare il Trattato di pace, ma sarebbe diviso, come la Germania, in quattro zone di occupazione, con gli angloamericani che occuperebbero le isole e la penisola fino alla Valle Padana, i sovietici sul Tagliamento, la Francia in Liguria ed in Piemonte.<\/p><p>Avere impedito ci\u00f2, torna ad onore imperituro dei Comitati di Liberazione Nazionale e dei partigiani. (<em>Applausi a sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Signori, codesta parte del dibattito, alla quale ho portato il mio modesto contributo, a nostro giudizio era inutile e pericolosa; utile invece \u00e8 la discussione sul piano Marshall <strong>e <\/strong>la Conferenza di Parigi.<\/p><p>Della Conferenza di Parigi e del piano Marshall si sono prospettate tesi, delle quali, a mio giudizio, talune hanno peccato di eccessivo ottimismo, talune di eccessivo pessimismo.<\/p><p>Non c\u2019\u00e8 ancora nessuna ragione perch\u00e9 possiamo attenderci un miglioramento rapido e sensibile delle condizioni del nostro Paese, in rapporto con le trattative internazionali in corso, n\u00e9 c\u2019\u00e8 motivo di considerare tutto morto e fallito.<\/p><p>Pare a me che nella fase attuale delle trattative internazionali, piuttosto che ad un piano Marshall siamo di fronte ad un piano Bevin. (<em>Commenti<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Il Ministro britannico degli esteri, spinto dalla grave situazione economica del suo Paese e dal suo idealismo socialista, ha colto a volo l\u2019accenno, contenuto in un discorso del Ministro Marshall circa la opportunit\u00e0 che l\u2019Europa si metta d\u2019accordo e proceda senz\u2019altro ad una intesa per presentare una domanda cumulativa di aiuti all\u2019America.<\/p><p>Credo che quando gli Americani parlano di paesi europei, si riferiscano ai paesi fuori della influenza sovietica, agli stati della seconda zona, dove per combattere l\u2019influenza della Russia e del comunismo, l\u2019America \u00e8 disposta ad intervenire economicamente per arrestare lo sviluppo del \u00abcomunismo della miseria\u00bb.<\/p><p>Il Ministro Bevin ha probabilmente data un\u2019altra interpretazione al discorso Marshall, allorch\u00e9, mosso dall\u2019ardente desiderio di realizzare l\u2019unit\u00e0 dell\u2019Europa, ha convocato a Parigi per il 27 giugno i \u00abTre Grandi\u00bb. Purtroppo i fatti non hanno corrisposto alle speranze del Ministro Bevin. Non solo l\u2019unit\u00e0 dell\u2019Europa non si \u00e8 fatta, ma si \u00e8 creata una divisione che, se dovesse approfondirsi, condurrebbe l\u2019Europa e il mondo verso un disastro.<\/p><p>Di chi la colpa? Signori, per parte mia, ammiro coloro che, su dati sommari, elementari, sono arrivati a delle conclusioni definitive.<\/p><p>Luigi Salvatorelli, storico emerito, uomo di princip\u00ee democratici, in un articolo recente nel <em>Messaggero<\/em> ha emesso senz\u2019altro la sua sentenza. Ai suoi occhi, \u00e8 l\u2019Unione Sovietica che avrebbe, con le sue mani, creato il blocco occidentale.<\/p><p>Altri hanno emesso giudizi radicalmente contrari. Non mi fido n\u00e9 degli uni n\u00e9 degli altri.<\/p><p>Molti avvenimenti devono ancora prodursi perch\u00e9 noi possiamo renderci conto dei motivi profondi della rottura del 27 giugno a Parigi.<\/p><p>Secondo me, la rottura ha una delle sue cause nel fatto che il Ministro Bevin ha interpretato il discorso Marshall come un superamento del piano Truman; il Ministro Molotov ha visto nel discorso e nel piano Marshall un tentativo di trasferire il piano Truman dalla politica all\u2019economia.<\/p><p>Signori, chi ha ragione, chi ha torto? Noi cominceremo a capire quando vedremo come funzioner\u00e0 il patronato economico dell\u2019America sull\u2019Europa. Se sar\u00e0 un patronato politico, tipo Grecia, allora vorr\u00e0 dire che il piano Marshall \u00e8 una applicazione di quello Truman: se avremo un intervento economico, senza pretese di egemonia politica, allora vorr\u00e0 dire che il piano Truman non \u00e8 destinato a generalizzarsi a tutta l\u2019Europa. Allo stato attuale delle cose, ogni giudizio appare avventato.<\/p><p>D\u2019altra parte, per noi Assemblea Costituente, per voi Governo, la ricerca delle responsabilit\u00e0 \u00e8 meno importante del fatto. Ora il fatto esiste, brutale, inquietante. C\u2019\u00e8 una rottura, c\u2019\u00e8 una lacerazione dell\u2019Europa. Dire in queste condizioni che a Parigi \u00e8 nata una grande speranza, \u00e8 contrario alla verit\u00e0 delle cose. La Conferenza di Parigi \u00e8 stata la pi\u00f9 grave delusione dalla fine della guerra ad oggi, una delusione che pertanto non comporta soltanto le conclusioni negative di chi pensa e dice: non interessiamoci pi\u00f9 della Conferenza di Parigi, non occupiamoci pi\u00f9 dell\u2019idea Marshall, n\u00e9 del piano Marshall. Occupiamocene, onorevole Ministro degli esteri, ma valutando i pericoli insiti nella situazione che \u00e8 grave per il mondo, per l\u2019Europa e gravissima per noi. Occupiamocene sapendo che se l\u2019Europa dovesse restare divisa in due blocchi opposti, essa sarebbe rovinata.<\/p><p>I paesi dell\u2019Europa occidentale hanno delle economie concorrenti e non complementari. Ognuno di essi produce le cose, le macchine che gli altri producono o vorrebbero produrre. L\u2019economia occidentale \u00e8 quella che il mio vecchio amico Vandervelde chiamava <em>du cheval vapeur<\/em> in contrapposto all\u2019economia orientale <em>du cheval animal.<\/em> La complementariet\u00e0 \u00e8 fra le due economie occidentale e orientale.<\/p><p>Se abbiamo coscienza di ci\u00f2, allora dobbiamo stare a Parigi, per concorrere modestamente a superare la divisione fra ovest ed est e non cedere alla vanit\u00e0 di vedere nelle conferenze internazionali delle tribune di propaganda. Abbiamo bisogno di ben altro.<\/p><p>Tutto il dramma della moderna politica estera \u2013 credo che Sforza sar\u00e0 d\u2019accordo con me \u2013 \u00e8 nelle parole che ha pronunziato l\u2019altro giorno il Ministro Bevin, rispondendo ai suoi critici, che lo rimproveravano di non aver abbastanza iniziativa, con parole che sarebbero naturali sulle labbra del Ministro dell\u2019industria e commercio e sembrano straordinarie \u2013 e non lo sono \u2013 su quelle del Ministro degli esteri: \u00abche cosa volete che faccia se non ho una tonnellata di carbone da offrire a nessuno?!\u00bb.<\/p><p>Questa \u00e8 la politica estera moderna! Le tonnellate di carbone, le tonnellate di grano, le materie prime, da mettere in competizione: questa la politica estera dei tempi nostri! Noi non abbiamo carbone, non abbiamo materie prime, n\u00e9 grano ma soltanto la forza del nostro lavoro, che dobbiamo cercare di valorizzare al massimo.<\/p><p>Fare una buona politica estera di trattati di commercio, di trattati di emigrazione: ecco ci\u00f2 che noi vogliamo; capire che l\u2019indipendenza e il prestigio del paese non sono in rapporto con la posizione della poltrona del nostro Ministro al tavolo della Conferenza di Parigi, ma con la rinascita economica del paese. Il materialismo storico non si era mai presa una tale rivincita, in questo campo della politica estera che pareva quello della politica pura!<\/p><p>Ecco, signori, le ragioni della nostra angoscia di fronte alla Conferenza di Parigi. Vera angoscia di socialisti, di europei, soprattutto di italiani, che sanno che il problema dell\u2019Italia non si risolve in occidente, come \u2013 del resto \u2013 non si risolve in oriente, ma si risolve soltanto se, con i nostri modesti sforzi, possiamo contribuire ad unire l\u2019occidente con l\u2019oriente.<\/p><p>Vorrei adesso richiamare l\u2019attenzione del Governo su cinque problemi.<\/p><p>Il primo \u00e8 che esso non deve perdere di vista alla Conferenza di Parigi la connessione fra i crediti e il grano americano e i mercati orientali. Non possiamo fare a meno dei crediti americani; non possiamo fare a meno del grano americano; ma non possiamo nemmeno fare a meno dei mercati orientali, perch\u00e9, coi crediti che ci verranno, o che speriamo ci vengano dall\u2019America, continueremo ad indebitarci rischiando di diventare una Nazione vassalla, mentre \u00e8 soltanto riconquistando i mercati orientali che possiamo sperare di risanare la nostra economia, comprando non con delle valute, ma con delle macchine, dei tessuti, coi prodotti della nostra industria e del nostro artigianato.<\/p><p>Il secondo \u00e8 che il Governo deve tener conto degli interessi della nostra industria meccanica e della nostra industria tessile. Si \u00e8 smentito \u2013 lo ha smentito il collega Tremelloni \u2013 che esista a Parigi un piano di limitazioni della nostra produzione meccanica, siderurgica e tessile. Per\u00f2 il fatto solo che di ci\u00f2 si parli dimostra che c\u2019\u00e8 una tendenza naturale in questo senso.<\/p><p>Non paghi il Governo effimere promesse con la contrazione della nostra produzione industriale e con la rinuncia alla industrializzazione del Mezzogiorno. In questo caso, gli interessi dell\u2019industria sono gli interessi non solo di coloro che amministrano e sfruttano le aziende, ma di milioni di operai. Noi pensiamo alla socializzazione prossima o futura delle industrie, ma si socializza soltanto ci\u00f2 che esiste. Non si socializza la miseria.<\/p><p>Terzo punto. A Parigi c\u2019\u00e8 un piano di valorizzazione economica dell\u2019Africa. Ne ha parlato il Ministro Morrison alla Camera dei Comuni, esponendo in questa materia il piano del Governo laburista britannico. Tutta una sezione del piano francese Monnet \u00e8 consacrata alla valorizzazione dell\u2019Africa. Signori, mi pare venuto il momento di dire che da un piano di valorizzazione dell\u2019Africa, l\u2019Italia e gli Italiani non possono essere esclusi. Ci sono 180 mila famiglie italiane reduci dall\u2019Africa che conoscono nelle nostre citt\u00e0 la pi\u00f9 nera miseria, che come coloni, come commercianti, come artigiani, come operai hanno dato un contributo insostituibile alla organizzazione della vita economica delle ex colonie italiane. Nessuno, su questi banchi, pensa che l\u2019Italia possa tornare in Africa come potenza conquistatrice, oppressiva, sfruttatrice&#8230;<\/p><p>CONDORELLI. Non l\u2019ha mai voluto nessuno!<\/p><p>NENNI. &#8230;tutti pensiamo che l\u2019Italia pu\u00f2 e deve tornare in Africa come elemento di progresso e di civilt\u00e0, come alleata naturale del mondo arabo nello sforzo teso verso l\u2019indipendenza del continente nero.<\/p><p>Il quarto problema \u00e8 quello tedesco, non nel suo complesso, ma sotto l\u2019aspetto particolare del carbone della Ruhr. Sul carbone della Ruhr ci sono piani di ogni genere: c\u2019\u00e8 il piano americano, che affida la soluzione alla libera iniziativa, e cio\u00e8 ai magnati che finanziarono l\u2019hitlerismo e sarebbero felici di ricominciare a farlo; c\u2019\u00e8 il piano britannico della socializzazione del sottosuolo renano e dei complessi industriali della Ruhr; c\u2019\u00e8 il piano francese della internazionalizzazione; c\u2019\u00e8 il piano sovietico dell\u2019unit\u00e0 economica della Germania.<\/p><p>Non c\u2019\u00e8 un piano italiano, n\u00e9 io ne chiedo uno, visto che i nostri interessi sono limitati. L\u2019Italia non pu\u00f2 per\u00f2 rimanere esclusa dalla distribuzione del carbone della Ruhr: sia pure per via di compensazioni interne fra i paesi europei, l\u2019Italia deve avere la sua quota parte, senza di che la ricostruzione italiana resterebbe esclusivamente affidata alle importazioni del carbone americano troppo caro e troppo lontano.<\/p><p>Signori, mi rimane da parlare di un ultimo punto, il pi\u00f9 essenziale, quello del nostro avvenire come Paese indipendente. Se noi mettiamo un dito nell\u2019ingranaggio dei blocchi contrapposti, finiremo per essere trascinati. La difesa di un popolo povero e la difesa di un Paese disarmato \u00e8 nella sua neutralit\u00e0 politica. Noi domandiamo al Governo una politica di neutralit\u00e0. Noi domandiamo al Governo di non assumere impegni politici all\u2019ovest; noi gli domanderemmo, se fosse necessario, di non assumerne all\u2019est. Noi domandiamo una strenua difesa della neutralit\u00e0 che ci \u00e8 imposta dalla storia e dalla geografia, Posti al limite di due civilt\u00e0, noi non possiamo interamente identificarci n\u00e9 nell\u2019una n\u00e9 nell\u2019altra.<\/p><p>Negli ultimi cinquant\u2019anni, il destino del nostro popolo e della nostra Nazione \u00e8 stato tradito e fuorviato dalle classi dirigenti tutte le volte che hanno voluto incorporarci in un sistema di alleanza contro un altro.<\/p><p>L\u2019onorevole De Gasperi parlava recentemente, nel suo discorso di Trento, della fama di machiavellismo che ci siamo fatti in Europa e nel mondo. Da che deriva? Da una duplicit\u00e0 dei nostri ideali, da una perversit\u00e0 dei nostri costumi, dalla malafede dei nostri uomini politici? No, deriva dalle contradizioni in mezzo alle quali ci siamo dibattuti e che non abbiamo mai potuto risolvere in un sistema politico determinato di alleanze.<\/p><p>Ci fecero aderire alla Triplice alleanza, e nel 1900 dovemmo correggere la Triplice con giri di valzer a Parigi e a Londra, per poi nel 1914-15 passare, in piena guerra, ad altre alleanze.<\/p><p>Mussolini ci condusse all\u2019Asse e per uscirne dovemmo, in piena guerra e in piena disfatta, cercare protezione ed aiuto presso le Potenze stesse contro le quali il nostro Paese era stato trascinato in guerra.<\/p><p>Sono abbastanza obiettivo per dire che una politica contraria avrebbe dato gli stessi risultati. E allora domando: onorevoli colleghi, vogliamo ricominciare fra occidente ed oriente le oscillazioni che la nostra politica ha conosciuto fra la Triplice alleanza e l\u2019Intesa cordiale, fra l\u2019Asse e gli Alleati della grande guerra?<\/p><p>Se noi facessimo questo, ci condanneremmo a divisioni interne che paralizzerebbero i nostri sforzi di rinascita e torneremmo ad essere sul piano internazionale una foglia sbattuta una volta verso un blocco, una volta verso l\u2019altro blocco. Da un simile tragico destino ci pu\u00f2 salvare soltanto una politica che porti il suo modesto contributo al tentativo della pacificazione europea e che non prenda impegni politici nel conflitto fra le grandi Potenze.<\/p><p>Signori, ho letto un discorso attribuito al signor Eden. In esso si dice che se la guerra scoppiasse, i primi paesi a farne le spese sarebbero la Finlandia e l\u2019Italia. Credo che nel pensiero dell\u2019ex ministro Eden ci\u00f2 significhi che noi saremmo immediatamente occupati dalle potenze occidentali per diventare un campo di battaglia, una pista di lancio della guerra aerea, un deposito di bombe atomiche e quindi un bersaglio di bombe atomiche. Basta affacciare una simile ipotesi per diffidare di ogni atto della nostra politica interna ed estera il quale dia un\u2019impressione di parzialit\u00e0 o di presa di posizione per gli uni contro gli altri. Ecco perch\u00e9 noi riteniamo che non \u00e8 possibile ratificare, oggi, il Trattato di pace, quando la nostra ratifica pu\u00f2 dar luogo al sospetto che prendiamo posizione nell\u2019urto fra le potenze. Ecco perch\u00e9 alla fine, come all\u2019inizio del mio discorso, a nome del gruppo socialista ripeto: Saremmo grati al Governo se accettasse la sospensiva. Voteremo la sospensiva. Ma se il Governo non l\u2019accettasse, gli lasceremo allora la responsabilit\u00e0 di una decisione che, presa in un momento propizio, poteva e potrebbe unire tutti gli italiani nella coscienza della ingiustizia patita e nella volont\u00e0 della rinascita; ma che, presa oggi, ci divide all\u2019interno e ci rende sospetti all\u2019estero. (<em>Vivissimi applausi a sinistra \u2013 Congratulazioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Chiusura della votazione segreta.<\/p><p>PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione a scrutinio segreto sul disegno di legge: Convalida del decreto legislativo del Capo Provvisorio dello Stato in data 29 marzo 1947, n. 143, concernente l\u2019istituzione di una imposta straordinaria progressiva sul patrimonio.<\/p><p>Invito gli onorevoli Segretari a procedere alla numerazione dei voti.<\/p><p>(<em>Gli onorevoli Segretari numerano i voti<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Si riprende la discussione del disegno di legge: Approvazione del Trattato di pace tra le Potenze alleate ed associate e l\u2019Italia, firmato a Parigi il 10 febbraio 1947. (23).<\/p><p>PRESIDENTE. Comunico all\u2019Assemblea che gli onorevoli Bennani, Grilli, Vigorelli, Moscatelli, Ghidini, Canevari, Treves, Bocconi, Badini Confalonieri e Cifaldi hanno chiesto la chiusura della discussione. (<em>Applausi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Pongo ai voti tale proposta, avvertendo che, ove sia approvata, tutti gli oratori iscritti decadono dal diritto; potranno solo parlare, per un tempo massimo di venti minuti, i presentatori degli ordini del giorno non svolti, salvo le repliche della Commissione e del Governo.<\/p><p>Pongo ai voti la proposta di chiusura.<\/p><p>(<em>\u00c8 approvata<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Annuncio delle dimissioni di un Vicepresidente.<\/p><p>PRESIDENTE. Comunico all\u2019Assemblea che mi \u00e8 pervenuta la seguente lettera:<\/p><p>\u00abOnorevole Presidente dell\u2019Assemblea Costituente, La prego di comunicare all\u2019Assemblea le mie dimissioni dall\u2019ufficio di Vicepresidente. Con osservanza. \u2013 Giovanni Conti\u00bb.<\/p><p><em>Voci.<\/em> No, No!<\/p><p>GRONCHI. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>GRONCHI. Questa mattina l\u2019onorevole Corbino ha avuto occasione di invitare la Assemblea, e l\u2019Assemblea gli ha dato immediatamente cordiale consenso, a far s\u00ec che l\u2019onorevole Conti non mettesse in atto il proposito che aveva manifestato.<\/p><p>Oggi, di fronte alla lettera formale di dimissioni, noi desideriamo esprimere il rammarico che il nostro collega abbia voluto trarre tali conseguenze da un incidente che vorrei chiamare quasi banale, perch\u00e9 non ha comunque l\u2019importanza che pu\u00f2 essergli stata attribuita in un momento di eccitazione. E preghiamo il Presidente della Assemblea di farsi interprete presso l\u2019onorevole Conti del nostro voto unanime che egli rimanga al posto finora da lui tenuto con tanta imparzialit\u00e0 e capacit\u00e0 e con senso cos\u00ec vivo del decoro di questo consesso. (<em>Vivissimi, generali, prolungati applausi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>VERNOCCHI. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>VERNOCCHI. Mi associo, a nome del Gruppo parlamentare socialista, alle parole pronunciate dall\u2019onorevole Gronchi.<\/p><p>Vorrei proporre all\u2019Assemblea di respingere le dimissioni presentate, come manifestazione della nostra solidariet\u00e0 e come affermazione di quella stima che abbiamo per l\u2019onorevole Conti. (<em>Vivissimi applausi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>CORBINO. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>CORBINO. Devo ripetere quanto ho avuto occasione di dire questa mattina a proposito del nostro collega Conti e pregarlo, a nome di questo settore, di recedere dal suo proposito, continuando a rimanere nel suo ufficio. (<em>Applausi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>SCOCCIMARRO. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>SCOCCIMARRO. II Gruppo comunista si associa alle parole espresse all\u2019indirizzo dell\u2019onorevole Conti e dichiara che, se le dimissioni venissero mantenute, nella nomina per un nuovo Vicepresidente, voterebbe ancora il nome dell\u2019onorevole Conti. (<em>Vivissimi, generali applausi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>CRISPO. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>CRISPO. Anche a nome del Gruppo liberale, esprimo lo stesso desiderio e lo stesso invito. (<em>Applausi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>COLITTO. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>COLITTO. A nome del mio Gruppo, mi associo alle parole espresse dai precedenti colleghi. (<em>Applausi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. Pongo in votazione la proposta formulata dai vari oratori, che le dimissioni presentate con questa lettera dall\u2019onorevole Conti non vengano accettate e che l\u2019onorevole Conti sia riconfermato al posto che ha tenuto finora con cos\u00ec piena approvazione da parte dell\u2019Assemblea.<\/p><p>(<em>La proposta \u00e8 approvata all\u2019unanimit\u00e0 \u2013 Vivissimi, generali, prolungati applausi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>La seduta \u00e8 sospesa per alcuni minuti.<\/p><p>(<em>La seduta, sospesa alle 19.25, \u00e8 ripresa alle 19.45<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Risultato della votazione segreta.<\/p><p>PRESIDENTE. Comunico il risultato della votazione a scrutinio segreto sul disegno di legge: Convalida del decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato in data 29 marzo 1947, n. 143, concernente l\u2019istituzione di una imposta straordinaria progressiva sul patrimonio:<\/p><p>Presenti e votanti\u00a0\u00a0 439<\/p><p>Maggioranza\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 220<\/p><p>Voti favorevoli\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 358<\/p><p>Voti contrari \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 81<\/p><p>(<em>L\u2019Assemblea approva<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p><em>Hanno preso parte alla votazione<\/em><em>:<\/em><\/p><p>Adonnino \u2013 Alberti \u2013 Aldisio \u2013 Allegato \u2013 Amadei \u2013 Ambrosini \u2013 Amendola \u2013 Andreotti \u2013 Angelini \u2013 Angelucci \u2013 Arata \u2013 Arcaini \u2013 Arcangeli \u2013 Assennato \u2013 Avanzini \u2013 Azzi.<\/p><p>Badini Confalonieri \u2013 Baldassari \u2013 Balduzzi \u2013 Baracco \u2013 Barbareschi \u2013 Bardini \u2013 Bargagna \u2013 Barontini Anelito \u2013 Barontini Ilio \u2013 Bassano \u2013 Basso \u2013 Bastianetto \u2013 Bazoli \u2013 Beffato \u2013 Bellusci \u2013 Belotti \u2013 Bencivenga \u2013 Benedetti \u2013 Benedettini \u2013 Bennani \u2013 Benvenuti \u2013 Bergamini \u2013 Bernabei \u2013 Bernamonti \u2013 Bernini Ferdinando \u2013 Bertola \u2013 Bertone \u2013 Bettiol \u2013 Biagioni \u2013 Bianchi Bruno \u2013 Bianchini Laura \u2013 Bibolotti \u2013 Bitossi \u2013 Bocconi \u2013 Bonomelli \u2013 Bonomi Ivanoe \u2013 Bonomi Paolo \u2013 Borsellino \u2013 Bosco Lucarelli \u2013 Bovetti \u2013 Bozzi \u2013 Braschi \u2013 Bruni \u2013 Brusasca \u2013 Bubbio \u2013 Bucci \u2013 Buffoni Francesco \u2013 Bulloni Pietro \u2013 Burato.<\/p><p>Cacciatore \u2013 Caccuri \u2013 Caiati \u2013 Calosso \u2013 Camangi \u2013 Camposarcuno \u2013 Canepa \u2013 Canevari \u2013 Caporali \u2013 Cappa Paolo \u2013 Cappelletti \u2013 Cappi Giuseppe \u2013 Cappugi \u2013 Caprani \u2013 Capua \u2013 Carbonari \u2013 Carboni Angelo \u2013 Carboni Enrico \u2013 Carignani \u2013 Caristia \u2013 Carmagnola \u2013 Caroleo \u2013 Caronia \u2013 Carpano Maglioli \u2013 Carratelli \u2013 Cartia \u2013 Caso \u2013 Cassiani \u2013 Castelli Edgardo \u2013 Castelli Avolio \u2013 Cavalli \u2013 Cavallotti \u2013 Cerreti \u2013 Cevolotto \u2013 Chiaramello \u2013 Chieffi \u2013 Chiostergi \u2013 Ciampitti \u2013 Cianca \u2013 Ciccolungo \u2013 Cicerone \u2013 Cifaldi \u2013 Cimenti \u2013 Cingolani Mario \u2013 Clerici \u2013 Coccia \u2013 Codacci Pisanelli \u2013 Colitto \u2013 Colombi Arturo \u2013 Colombo Emilio \u2013 Colonna di Paliano \u2013 Colonnetti \u2013 Conci Elisabetta \u2013 Condorelli \u2013 Coppa Ezio \u2013 Coppi Alessandro \u2013 Corbi \u2013 Corbino \u2013 Corsanego \u2013 Corsi \u2013 Costa \u2013 Costantini \u2013 Cotellessa \u2013 Covelli \u2013 Cremaschi Carlo \u2013 Cremaschi Olindo \u2013 Crispo.<\/p><p>Damiani \u2013 D\u2019Amico Diego \u2013 D\u2019Amico Michele \u2013 D\u2019Aragona \u2013 De Caro Gerardo \u2013 De Gasperi \u2013 Del Curto \u2013 Della Seta \u2013 Delli Castelli Filomena \u2013 De Martino \u2013 De Michele Luigi \u2013 De Michelis Paolo \u2013 De Palma \u2013 De Unterrichter Maria \u2013 De Vita \u2013 Di Fausto \u2013 Di Giovanni \u2013 Di Vittorio \u2013 Domined\u00f2 \u2013 D\u2019Onofrio \u2013 Dossetti \u2013 Dugoni.<\/p><p>Einaudi \u2013 Ermini.<\/p><p>Fabbri \u2013 Fabriani \u2013 Facchinetti \u2013 Fanfani \u2013 Fantoni \u2013 Fantuzzi \u2013 Faralli \u2013 Farina Giovanni \u2013 Farini Carlo \u2013Fedeli Armando \u2013 Federici Maria \u2013 Ferrarese \u2013 Ferrari Giacomo \u2013 Ferrario Celestino \u2013 Ferreri \u2013 Fietta \u2013 Filippini \u2013 Finocchiaro Aprile \u2013 Fiore \u2013 Fiorentino \u2013 Fioritto \u2013 Firrao \u2013 Foa \u2013 Fogagnolo \u2013 Foresi \u2013 Fornara \u2013 Franceschini \u2013 Fresa \u2013 Froggio \u2013 Fuschini \u2013 Fusco.<\/p><p>Galati \u2013 Gallico Spano Nadia \u2013 Garlato \u2013 Gasparotto \u2013 Gavina \u2013 Germano \u2013 Gervasi \u2013 Ghidetti \u2013 Ghidini \u2013 Ghislandi \u2013 Giacometti \u2013 Giolitti \u2013 Giordani \u2013 Giua \u2013 Gonella \u2013 Gorreri \u2013 Gortani \u2013 Gotelli Angela \u2013 Grassi \u2013 Grazi Enrico \u2013 Grazia Vererin \u2013 Grieco \u2013 Grilli \u2013 Gronchi \u2013 Guariento \u2013 Guerrieri Emanuele \u2013 Guerrieri Filippo \u2013 Gui \u2013 Guidi Cingolani Angela \u2013 Gullo Fausto \u2013 Gullo Rocco.<\/p><p>Imperiale \u2013 Iotti Leonilde.<\/p><p>Jacini \u2013 Jacometti \u2013 Jervolino.<\/p><p>Laconi \u2013 La Gravinese Nicola \u2013 La Malfa \u2013 Lami Starnuti \u2013 Landi \u2013 La Pira \u2013 La Rocca \u2013 Lazzati \u2013 Leone Francesco \u2013 Leone Giovanni \u2013 Lettieri \u2013 Lizier \u2013 Lombardi Carlo \u2013 Lombardi Riccardo \u2013 Longhena \u2013 Longo \u2013 Lopardi \u2013 Lozza \u2013 Lucifero \u2013 Luisetti \u2013 Lussu.<\/p><p>Macrelli \u2013 Maffi \u2013 Maffioli \u2013 Magnani \u2013 Magrassi \u2013 Magrini \u2013 Malagugini \u2013 Maltagliati \u2013 Malvestiti \u2013 Mannironi \u2013 Manzini \u2013 Marchesi \u2013 Marconi \u2013 Marinaro \u2013 Martinelli \u2013 Martino Gaetano \u2013 Marzatto \u2013 Massini \u2013 Massola \u2013 Mastino Gesumino \u2013 Mastrojanni \u2013 Mattarella \u2013 Matteotti Carlo \u2013 Matteotti Matteo \u2013 Mazza \u2013 Mazzoni \u2013 Meda Luigi \u2013 Medi Enrico \u2013 Merlin Angelina \u2013 Merlin Umberto \u2013 Mezzadra \u2013 Miccolis \u2013 Micheli \u2013 Minella Angiola \u2013 Minio \u2013 Mol\u00e8 \u2013 Molinelli \u2013 Montagnana Rita \u2013 Montemartini \u2013 Monterisi \u2013 Monticelli \u2013 Montini \u2013 Morandi \u2013 Moranino \u2013 Morelli Luigi \u2013 Morelli Renato \u2013 Moro \u2013 Mortati \u2013 Moscatelli \u2013 Motolese \u2013 M\u00f9rdaca \u2013 Murgia \u2013 Musolino \u2013 Musotto.<\/p><p>Nasi \u2013 Negro \u2013 Nenni \u2013 Nicotra Maria \u2013 Nitti \u2013 Nobile Umberto \u2013 Nobili Tito Oro \u2013 Notarianni \u2013 Novella \u2013 Numeroso.<\/p><p>Orlando Camillo \u2013 Orlando Vittorio Emanuele.<\/p><p>Pacciardi \u2013 Pajetta Gian Carlo \u2013 Pallastrelli \u2013 Paolucci \u2013 Paris \u2013 Parri \u2013 Pastore Giulio \u2013 Pastore Raffaele \u2013 Pat \u2013 Patricolo \u2013 Pecorari \u2013 Pella \u2013 Pellegrini \u2013 Pera \u2013 Perassi \u2013 Perlingieri \u2013 Perrone Capano \u2013 Pertini Sandro \u2013 Perugi \u2013 Pesenti \u2013 Petrilli \u2013 Piccioni \u2013 Piemonte \u2013 Pignedoli \u2013 Pistoia \u2013 Platone \u2013 Ponti \u2013 Pratolongo \u2013 Preti \u2013 Preziosi \u2013 Priolo \u2013 Proia \u2013 Puoti.<\/p><p>Quarello \u2013 Quintieri Adolfo \u2013 Quintieri Quinto.<\/p><p>Rapelli \u2013 Reale Eugenio \u2013 Reale Vito \u2013 Recca \u2013 Rescigno \u2013 Restagno \u2013 Ricci Giuseppe \u2013 Riccio Stefano \u2013 Rivera \u2013 Rodi \u2013 Rodin\u00f2 Mario \u2013 Rodin\u00f2 Ugo\u2013 Romano \u2013 Romita \u2013 Roselli \u2013 Rossi Giuseppe \u2013 Rossi Maria Maddalena \u2013 Rossi Paolo \u2013 Ruggeri Luigi \u2013 Ruini \u2013 Rumor.<\/p><p>Saccenti \u2013 Saggin \u2013 Salerno \u2013 Salizzoni \u2013 Salvatore \u2013 Sampietro \u2013 Sansone \u2013 Sapienza \u2013 Sardiello \u2013 Sartor \u2013 Scalfaro \u2013 Scarpa \u2013 Scelba \u2013 Schiavetti \u2013 Schiratti \u2013 Scoca \u2013 Scoccimarro \u2013 Scotti Alessandro \u2013 Segala \u2013 Selvaggi \u2013 Sereni \u2013 Sforza \u2013 Sicignano \u2013 Siles \u2013 Silipo \u2013 Simonini \u2013 Spallicci \u2013 Spano \u2013 Spataro \u2013 Stampacchia \u2013 Stella.<\/p><p>Tambroni Armaroli \u2013 Targetti \u2013 Taviani \u2013 Tega \u2013 Tessitori \u2013 Titomanlio Vittoria \u2013 Togliatti\u2013 Togni \u2013 Tomba \u2013 Tonello \u2013 Tonetti \u2013 Tosato \u2013 Tosi \u2013 Tozzi Condivi \u2013 Tremelloni \u2013 Treves \u2013 Trimarchi \u2013 Tumminelli \u2013 Turco.<\/p><p>Uberti.<\/p><p>Valenti \u2013 Valiani \u2013 Valmarana \u2013 Vanoni \u2013 Vernocchi \u2013 Veroni \u2013 Viale \u2013 Vicentini \u2013 Vigo \u2013 Vigorelli \u2013 Vilardi \u2013 Villani \u2013 Vinciguerra \u2013 Vischioni.<\/p><p>Zaccagnini \u2013 Zagari \u2013 Zanardi \u2013 Zappetti \u2013 Zerbi \u2013 Zotta \u2013 Zuccarini.<\/p><p><em>Sono in congedo<\/em><em>:<\/em><\/p><p>Abozzi.<\/p><p>Bellavista \u2013 Bianchi Bianca.<\/p><p>Cairo \u2013 Cannizzo.<\/p><p>Galioto.<\/p><p>Lombardo Ivan Matteo.<\/p><p>Marazza.<\/p><p>Persico.<\/p><p>Raimondi \u2013 Ravagnan \u2013 Rubilli \u2013 Russo Perez.<\/p><p>Si riprende la discussione del disegno di legge: Approvazione del Trattato di pace tra le Potenze alleate ed associate e l\u2019Italia, firmato a Parigi il 10 febbraio 1947. (23).<\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019onorevole Selvaggi ha presentato il seguente ordine del giorno:<\/p><p>\u00abL\u2019Assemblea Costituente italiana, di fronte al Trattato imposto e alle sue iniquit\u00e0, eleva una solenne protesta nel nome dei morti, dei nostri figli, di questa Italia la cui vita esuberante e le cui forze di ripresa sapranno dimostrare al mondo di saper vincere sulla lettera per far trionfare lo spirito\u00bb.<\/p><p>Ha facolt\u00e0 di svolgerlo.<\/p><p>SELVAGGI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho aderito volentieri alla richiesta di chiusura della discussione, perch\u00e9 mi \u00e8 parso che tutti gli argomenti possibili siano stati sufficientemente trattati.<\/p><p>Questo dibattito non \u00e8 stata una discussione sul Trattato di pace, poich\u00e9 la tesi sostenuta da tutti noi \u00e8 stata sempre che si trattava d\u2019un Trattato imposto e che pertanto non poteva essere discusso, ma, se mai, subito e non accettato, ma \u00e8 stata una discussione sulla politica estera; sulla politica estera di un triennio, poich\u00e9 noi dobbiamo partire dalla data dell\u20198 settembre, per vedere quale politica estera \u00e8 stata fatta, per domandarci se era possibile ottenere un Trattato migliore.<\/p><p>Noi dovevamo scontare e pagare una sconfitta militare, ma dovevamo anche domandarci se, coi sacrifici fatti dal popolo italiano dopo l\u20198 settembre, si poteva ottenere qualcosa di meglio, qualcosa che meno offendesse la dignit\u00e0 della nostra Nazione.<\/p><p>Dopo l\u2019armistizio dell\u20198 settembre, ci furono due fatti importanti: la dichiarazione di guerra alla Germania e la cobelligeranza, e poi l\u2019accordo Prunas-Russia.<\/p><p>Il primo fu un atto positivo autonomo, la prima iniziativa che l\u2019Italia prendeva dopo l\u2019armistizio-capitolazione; ed infatti fu seguito da una dichiarazione, anzi, dall\u2019impegno di Quebec, fra Roosevelt e Churchill, che l\u2019armistizio sarebbe stato modificato in relazione all\u2019apporto italiano alla guerra contro la Germania.<\/p><p>Il secondo atto, il riconoscimento da parte della Russia del Governo italiano, anch\u2019esso atto autonomo, fu negativo e influ\u00ec sulla successiva politica estera italiana, perch\u00e9 insospett\u00ec l\u2019altra parte, gli anglo-americani.<\/p><p>A questo punto s\u2019inserirono i Comitati di liberazione nazionale ed i Governi che ne furono l\u2019espressione.<\/p><p>La prima dichiarazione di politica estera l\u2019abbiamo nel settembre del 1945, quando l\u2019onorevole De Gasperi torn\u00f2 da Londra e da Parigi. Egli disse allora: \u00abNulla \u00e8 pregiudicato\u00bb. Ed il popolo italiano si mise nella euforica aspettativa che ben poco gli sarebbe stato tolto. Questo fu errore grave di impostazione della nostra politica estera e dei nostri contatti diplomatici; infatti nel gennaio del 1946 l\u2019onorevole De Gasperi doveva dichiarare che egli non aveva carte. Noi ci eravamo messi nella nostra azione di politica estera su di un piano, che era stato un piano della propaganda dei vincitori, piano che voleva dividere l\u2019Italia dal fascismo, e non ci eravamo accorti che i nostri vincitori erano passati, appena ottenuta la vittoria, sul piano cinico della realt\u00e0, sul piano del <em>Vae victis<\/em>!. Noi ci battevamo: <em>mea culpa<\/em>, ci accusavamo di colpe non nostre, dimostravamo di rassegnarci a dover subire ogni qualsiasi imposizione.<\/p><p>La difesa della nostra politica estera non \u00e8 stata unilaterale. L\u2019onorevole Togliatti ieri e l\u2019onorevole Nenni oggi hanno detto che \u00e8 stata unilaterale. Se fosse stata unilaterale, sarebbe stata una politica nazionale nell\u2019interesse dell\u2019Italia, mentre non ha potuto essere nazionale, proprio perch\u00e9 i Governi non erano uniformi; erano discordi i partiti al Governo ed hanno impedito una politica nazionale e lineare. \u00c8 molto facile oggi esprimere delle critiche, dire che la colpa \u00e8 dell\u2019onorevole Bonomi e dei circoli che gli erano intorno. Ma se i Comitati di liberazione nazionale avevano tutto in mano, quali altri circoli potevano impedire una politica nazionale? Anche nel settore diplomatico, non si \u00e8 stati sufficientemente efficaci. Cosa si \u00e8 controbattuto alla propaganda slava, che ha riempito e, direi, letteralmente inondato i circoli politici inglesi ed americani di pubblicazioni sulla Jugoslavia? Noi abbiamo contrapposto un modestissimo \u00abLibro bianco\u00bb e non ci siamo accorti che la propaganda slava \u2013 che ancor oggi \u00e8 forte proprio in Inghilterra \u2013 \u00e8 riuscita a far entrare nella testa di molti che la Venezia Giulia non \u00e8 territorio italiano ma \u00e8 territorio slavo.<\/p><p>Non si \u00e8 sufficientemente valorizzato quello che \u00e8 stato il 25 luglio, che cosa ha significato l\u20198 settembre, cio\u00e8 l\u2019apertura di quella fortezza europea che gli stessi americani credevano impossibile ad effettuare.<\/p><p>Non si \u00e8 sufficientemente valorizzato quello che \u00e8 stato il contributo di sangue versato dagli italiani dopo l\u20198 settembre, da parte delle truppe dell\u2019esercito regolare, della marina, della aeronautica, da parte dei patrioti, i quali non hanno fatto il giuoco del cavallo vincente, perch\u00e9 non si affrontano i plotoni di esecuzione se non per ideali altissimi, quali quello della libert\u00e0 e quello della patria. Si continu\u00f2 a recitare il <em>mea culpa<\/em> dinanzi a Tito, la cui vittoria era costata il sangue di ventimila soldati italiani.<\/p><p>Contemporaneamente, a Vienna, un Governo messo a capo di un popolo che ha fatto fino in fondo la guerra nazista, avanzava pretese territoriali nei nostri confronti e manovrava tra le contrastanti forze d\u2019Europa. Ma non si era nemmeno tentato di fare quello che altri popoli hanno fatto: un Governo in esilio al quale tutti gli italiani avessero potuto appellarsi ed avvicinarsi. Questo chiedo in modo particolare all\u2019onorevole Sforza, che ancora nel 1942 dava garanzia a nome altrui.<\/p><p>SFORZA, <em>Ministro degli affari esteri. <\/em>Mai!<\/p><p>SELVAGGI. S\u00ec, e la lettera al Re d\u2019Italia?<\/p><p>SFORZA, <em>Ministro degli affari esteri.<\/em> \u00c8 un falso!<\/p><p>SELVAGGI. Ne prendo atto. L\u2019onorevole De Gasperi dunque disse: non abbiamo carte! Ma in quella tremenda partita di poker che \u00e8 la politica internazionale, dichiarare prima ancora d\u2019iniziare il giuoco una cosa come questa \u00e8, a mio giudizio, estremamente grave. Soprattutto quando si ha a che fare con dei carnivori dalle mandibole possenti quali erano coloro che volevano assidersi a nostri giudici. Credo che mai un Governo si sia trovato da vinto in posizione pi\u00f9 favorevole di quella in cui si \u00e8 trovato il Governo italiano, fra potenze divise da ambizioni antitetiche ed inconciliabili, tra le quali \u2013 ripeto la frase pronunciata nel suo discorso dell\u2019altro giorno dall\u2019onorevole Sforza \u2013 \u00abil nostro Trattato costituiva un compromesso ed un atto di pace\u00bb. Eravamo cio\u00e8 soggetto e non oggetto: eravamo elemento indispensabile per questo compromesso e per questo atto di pace. Riconosco e do atto che l\u2019eredit\u00e0, che \u00e8 stata assunta dai Governi che hanno preceduto l\u2019attuale, \u00e8 stata dura, ma ci\u00f2 nonostante resta il fatto che noi siamo andati a Londra e a Parigi con il saio dei penitenti, mentre avremmo potuto additare con l\u2019indice molti di quelli che si erigevano a nostri giudici e che potevano essere al banco degli accusati come noi, perch\u00e9 essi avevano civettato con il fascismo e con il nazismo. Basti il ricordo di Monaco del 1938, quando fu tradita l\u2019Europa intera.<\/p><p>Ma, a parte il 25 luglio, la cobelligeranza e la dichiarazione di guerra, due carte c\u2019erano: la promessa fatta durante la guerra dalle nazioni alleate ed associate, e la dichiarazione di Quebec che erano un vero e proprio patto, un <em>do ut des<\/em>, perch\u00e9 da parte nostra si entrava in guerra contro la Germania e ci si disponeva a versare dell\u2019altro sangue; dall\u2019altra parte si prendeva l\u2019impegno di modificare gradualmente le clausole dell\u2019armistizio in relazione al nostro sacrificio. Ma vi sono anche dei dati precisi.<\/p><p>Dopo l\u20198 settembre, i tedeschi hanno fatto 600.000 prigionieri italiani; di questi 30.000 sono morti in campi di concentramento e soltanto 23.000 hanno aderito ai nazisti. Per contro, dei 700.000 prigionieri in mano inglese, 578.000 hanno chiesto, dopo l\u20198 settembre, di poter collaborare e cooperare alla guerra. Questo era l\u2019indice dell\u2019orientamento di un popolo.<\/p><p>Non esistette praticamente una politica estera, perch\u00e9 le lotte interne, perch\u00e9 quella <em>politique d\u2019abord<\/em> di Nenni, avevano la preminenza di fronte agli interessi nazionali verso l\u2019estero.<\/p><p>E cos\u00ec siamo giunti a quel fatale giorno della firma; ma dobbiamo domandarci se dal punto di vista della politica interna, se dal punto di vista degli strumenti diplomatici, siamo stati all\u2019altezza della situazione. Indubbiamente, un nesso vi \u00e8 fra politica interna e politica estera, se non cos\u00ec stretto come lo si vuol fare apparire. Troppo ci si \u00e8 fidati che il democratico cristiano Bidault potesse favorire il democratico cristiano De Gasperi e il laburista Bevin il socialista Nenni. Signori, questi uomini, prima di essere uomini di parte, sono uomini del loro Paese. Bevin \u00e8 prima inglese e poi laburista. Dobbiamo imparare anche noi ad essere prima di tutto italiani e poi uomini di parte.<\/p><p>JACINI. Non abbiamo niente da imparare.<\/p><p>SELVAGGI. Abbiamo da imparare, onorevole Jacini.<\/p><p>Al momento della firma, l\u2019onorevole De Gasperi si assunse una gravissima responsabilit\u00e0, della quale gliene ho dato e gliene do atto: fu un atto di coraggio. Non so per\u00f2 se in quest\u2019atto di coraggio non ci sia stato anche un certo senso di paura, che non arrivassero aiuti e rifornimenti.<\/p><p>E poi vi era una speranza: la speranza della revisione. Lo disse egli stesso nelle dichiarazioni che fece in quel momento, che nel lasso di tempo che sarebbe intercorso fra la firma e la ratifica qualcosa avrebbe potuto modificare le clausole dell\u2019armistizio. Non mi pare che molto si sia modificato. Viceversa, temo che se la ratifica viene presentata sotto lo stesso aspetto, con la stessa speranza, avremo delle forti disillusioni, e le disillusioni sono molto, molto pericolose.<\/p><p>E siamo al punto della ratifica. Sono state analizzate un po\u2019 da tutti le ragioni addotte dal Governo il quale chiedeva con urgenza, con immediatezza che si procedesse alla ratifica. Si chiedeva questo per un complesso di ragioni che vanno dal piano Marshall, che era imminente, all\u2019O.N.U., ad una politica autonoma, ad un fatto politico e non ad un fatto giuridico. Mi sembra che tutti questi argomenti siano un po\u2019 caduti e la riprova \u00e8 data dalla nuova formula che ci viene presentata per la ratifica. Non si tratta pi\u00f9 di ratificare, quindi di eseguire, ma si tratta di prendere un impegno di eseguire ad una data, che non sappiamo quando sar\u00e0. Cio\u00e8, non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 l\u2019urgenza, non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 l\u2019immediatezza.<\/p><p>Due soli aspetti degli argomenti presentati dal Governo vorrei chiarire. Il primo \u00e8 quello che si riferisce alle pressioni che possono essere venute per questa ratifica nostra. Ma, a questo proposito, io vorrei domandare: di fronte a queste pressioni, \u00e8 stato chiesto se veramente chi ce le faceva riteneva che la ratifica fosse nel nostro interesse o non riteneva, invece, che fosse precisamente nell\u2019interesse proprio?<\/p><p>E se cos\u00ec era, dovevamo contrattare qualche garanzia. Dovevamo, cio\u00e8, per esempio, chiedere una interpretazione di quel famoso articolo 90: dovevamo chiedere che ci fosse accordato un termine dalla ratifica russa dopo del quale poter trattare direttamente. Allora s\u00ec che io avrei capito un principio, un inizio di revisione.<\/p><p>Certo, pu\u00f2 darsi benissimo che ci siano delle ragioni segrete, riservate che noi non conosciamo. L\u2019onorevole Sforza ne ha fatto anche un vago accenno. Ma, se ci sono, l\u2019onorevole Sforza avrebbe dovuto chiedere una seduta segreta per riferircene. C\u2019\u00e8 un precedente poi che mi autorizza a formulare una ipotesi di questo genere; ed \u00e8 il precedente del Trattato di Rapallo, con la clausola segreta su Porto Barros che fu conosciuta soltanto dopo che l\u2019onorevole Sforza l\u2019aveva smentita.<\/p><p>L\u2019altro punto riguarda la nostra entrata nell\u2019O.N.U. In verit\u00e0, onorevoli colleghi, troppe illusioni noi ci facciamo a proposito di questa entrata nell\u2019O.N.U. Prima di tutto \u00e8 da osservare che, per i due articoli 53 e 107 dello Statuto dell\u2019O.N.U., noi siamo in condizioni di potervi entrare soltanto in una patente condizione di inferiorit\u00e0, perch\u00e9 vi possiamo entrare soltanto come Stato nemico, neppure come ex nemico. In secondo luogo, l\u2019O.N.U. non \u00e8 fatta, come si crede, per la revisione o \u2013 come dice l\u2019onorevole De Gasperi \u2013 per lo svuotamento dei Trattati; essa \u00e8 invece fatta proprio, tutto al contrario, per il mantenimento dello <em>status quo<\/em>.<\/p><p>L\u2019O.N.U. esclude quindi per statuto ogni possibilit\u00e0 revisionistica per quello che concerne questo nostro infausto Trattato. Forse l\u2019onorevole Sforza, quando ci ha parlato di questo, ha pensato allo statuto della Societ\u00e0 delle Nazioni; all\u2019articolo 141, se non erro, che prevedeva la revisione dei Trattati che fossero risultati non applicabili.<\/p><p>Si \u00e8 poi parlato anche del discorso di Truman: ma, onorevoli colleghi, il discorso di Truman non \u00e8 che un\u2019opinione personale del medesimo. Si afferma solo un principio che i vincitori, specie se soddisfatti, non comprendono. E allora che cosa resta? Non restano che delle speranze e delle prospettive. C\u2019\u00e8 un solo punto che, a mio parere, \u00e8 fondamentale a sostegno della tesi che l\u2019onorevole De Gasperi ci presenta ed \u00e8 il nesso logico tra la firma del Trattato e la ratifica del Trattato. Se infatti la firma del Trattato, da parte del Governo, \u00e8 stata un atto sostanziale \u2013 ed \u00e8 per questo che noi a suo tempo ci siamo dichiarati contrari \u2013 la ratifica non costituisce che un atto complementare e formale in quanto ci siamo gi\u00e0 impegnati.<\/p><p>Ma la nostra ratifica non rende ancora perfetto il Trattato. Non lo rende perfetto, perch\u00e9 esso deve essere anche ratificato da tutte e quattro le grandi Potenze. Ora, ci si \u00e8 domandato perch\u00e9 la Russia non abbia ancora ratificato; la Russia, come ebbe a dichiarare Molotov, ha considerato il nostro Trattato come il migliore che l\u2019Italia potesse avere. Quindi questo significa che \u00e8 anche passibile di peggioramento.<\/p><p>Quali problemi si sono aperti oggi per la Russia, e che impongono ad una diplomazia esperta, come quella russa, di avere delle carte in mano? C\u2019\u00e8 ancora il problema austriaco, il problema tedesco, il problema di Trieste che si regge soltanto sull\u2019accordo Tito-Morgan, che lascia quella zona aperta all\u2019infiltrazione slava e chiusa all\u2019italianit\u00e0.<\/p><p>L\u2019onorevole Nenni ha domandato \u2013 se per caso gli Stati Uniti non avessero firmato \u2013 se l\u2019onorevole De Gasperi ci avrebbe chiesto la ratifica del Trattato. Io sono contro la ratifica, in ogni caso, ma vorrei chiarire questo punto. Se si tratta dell\u2019interesse italiano, se si tratta, cio\u00e8, di fare qualche cosa che sia utile al Paese, se, cio\u00e8, proprio la mancata ratifica russa \u2013 e quindi un rinvio o una nostra mancata ratifica \u2013 possa significare un danno per il nostro Paese, allora, la tesi dell\u2019onorevole De Gasperi \u00e8 esattissima, cio\u00e8 la ratifica \u00e8 necessaria.<\/p><p>E ci\u00f2, in relazione alla situazione che si \u00e8 verificata col piano Marshall. Il piano Marshall \u00e8 stato definito dall\u2019onorevole Sforza una improvvisazione anglosassone. Effettivamente, dal modo come si sono svolte le cose, si \u00e8 trattato di una improvvisazione tecnica \u2013 per lo meno \u2013 ma non credo politica.<\/p><p>Che cosa \u00e8 questo piano Marshall o che cosa dovrebbe essere?<\/p><p>A mio parere, esso ha due aspetti, uno squisitamente economico, e risponde ad una frase che \u00e8 stata abbastanza usata: aiutati che il ciel ti aiuta. L\u2019America ci ha detto: \u00abIo posso venirvi incontro e darvi quello che vi serve, ma mettetevi d\u2019accordo\u00bb. Ma questo l\u2019America l\u2019ha detto a tutta l\u2019Europa, compresa la Russia. Se un disaccordo c\u2019\u00e8 stato a Parigi per questo piano Marshall, per cui questo si \u00e8 limitato ad una parte dei paesi europei, questo \u00e8 stato un disaccordo su un problema politico.<\/p><p>Ma, allora, noi abbiamo un compito che possiamo bene eseguire, proprio fra questi due blocchi che si sono formati fra l\u2019occidente e l\u2019oriente; ma sia chiaro che il blocco occidentale si \u00e8 formato perch\u00e9 preesisteva un blocco orientale slavo, che si era formato gi\u00e0 da tempo e che non \u00e8 di oggi.<\/p><p>Non dimentichiamo che questa situazione \u00e8 molto analoga a quella del 1912, quando il panslavismo intendeva formare il blocco di tutti i popoli slavi.<\/p><p>Di fronte a questa situazione, noi abbiamo un problema, ed \u00e8 quello di far s\u00ec che questo piano si mantenga sul terreno economico, che \u00e8 quello al quale possiamo contribuire col nostro lavoro ed \u00e8 quello dal quale possiamo avere quegli aiuti che ci sono indispensabili, perch\u00e9, quello che ha impressionato favorevolmente a Parigi, \u00e8 stata la Fiera di Milano e la Mostra ferroviaria di Roma, che sono stati gli indici della capacit\u00e0 di ripresa del nostro popolo, capacit\u00e0 che molti ci invidiano.<\/p><p>Dobbiamo inserirci in questo piano ed essere presenti in questo programma economico, insistere perch\u00e9 esso sia aperto a tutti, perch\u00e9 se tutti potranno entrare in questo programma economico generale, anche i problemi politici saranno superati e forse allora soltanto il nostro contributo sar\u00e0 decisivo e potremo conciliare un\u2019antitesi fra i due blocchi, che noi soprattutto dobbiamo temere. Perch\u00e9 noi la revisione l\u2019avremo, perch\u00e9 i vincitori dovranno rendersi conto, di fronte alla storia, che hanno assunto una terribile responsabilit\u00e0, quella di privare un popolo di territori che sono entro i confini che Dio ha dato a questo popolo, e che sono stati conquistati col sangue di 700.000 figli!<\/p><p>Oggi, mi pare che il problema si ponga in termini molto chiari. Se, prima che questa discussione si fosse iniziata, si poteva ancora parlare di rinviare la questione della ratifica, non mi pare che questo problema possa sussistere oggi. Abbiamo discusso per una settimana sulla politica estera; abbiamo anche discusso sulla ratifica o meno o sul rinvio della ratifica; oggi il problema di un rinvio, a mio parere, non si pone pi\u00f9: oggi ognuno deve assumere di fronte alla propria coscienza, per coerenza politica, la propria responsabilit\u00e0, per un \u00abs\u00ec\u00bb o un \u00abno\u00bb, si ratifica o non si ratifica. Non \u00e8 pi\u00f9 il caso di rinviare; non faremmo una figura seria di fronte all\u2019estero \u2013 e questo dibattito ha valore di fronte al mondo pi\u00f9 ancora che di fronte al nostro Paese \u2013 se noi ancora rinviassimo questa discussione o la decisione su di essa.<\/p><p>Appunto perch\u00e9 il Trattato \u00e8 un Trattato imposto, che noi subiamo, non dobbiamo dubitare della buona fede di chi si assume la responsabilit\u00e0 della ratifica o di chi si assume la responsabilit\u00e0 di dire \u00abno\u00bb alla ratifica. \u00c8 per tutti, credo, il pi\u00f9 doloroso sacrificio che si possa fare; sacrificio dal quale, per\u00f2, dobbiamo augurarci che sorga una nuova era di pace all\u2019interno e nel mondo intiero.<\/p><p>Questa responsabilit\u00e0 di un \u00abs\u00ec\u00bb o di un \u00abno\u00bb spetta all\u2019Assemblea per diritto suo: \u00e8 nella sua legge istitutiva. Non \u00e8 un problema politico, non \u00e8 un problema di Governo; \u00e8 un diritto dell\u2019Assemblea; \u00e8 una responsabilit\u00e0 nostra, di fronte alla quale noi ci troviamo individualmente, un problema di coerenza, un problema morale.<\/p><p>Di fronte a questo problema morale, io dichiaro che non posso ratificare, che sono contro la ratifica, perch\u00e9 ritengo che la revisione potrebbe venire soltanto non ratificando, perch\u00e9 ci sono due articoli che offendono la dignit\u00e0 degli italiani, la dignit\u00e0 dei nostri morti: l\u2019articolo 15 e l\u2019articolo 16 che riguardano coloro che hanno tradito mentre i nostri soldati combattevano e morivano.<\/p><p>Tuttavia io credo che, di fronte all\u2019interesse generale del Paese, di fronte alla dignit\u00e0 nostra, noi possiamo, noi dobbiamo, al di sopra delle fazioni che ci dividono, trovare un denominatore comune; e su questo denominatore comune che \u00e8 l\u2019oggetto dell\u2019ordine del giorno da me presentato, elevare la nostra protesta contro tanta iniquit\u00e0 che \u00e8 stata perpetrata ai danni del popolo italiano: una protesta nel nome dei nostri morti, dei nostri figli, di questa Italia, la cui vita esuberante e la cui forza di ripresa sapranno dimostrare al mondo intero di saper vincere sulla lettera per far trionfare lo spirito. (<em>Applausi a destra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019onorevole Saragat ha presentato il seguente ordine del giorno:<\/p><p>\u00abL\u2019Assemblea Costituente, subendo lo stato di necessit\u00e0 e in considerazione dei superiori interessi solidali della Patria e della pace, approva il testo dell\u2019articolo unico presentato dal Governo.<\/p><p>L\u2019onorevole Saragat ha facolt\u00e0 di svolgerlo.<\/p><p>SARAGAT. Signor Presidente, non mi \u00e8 possibile riassumere in venti minuti gli argomenti a sostegno dell\u2019ordine del giorno che ho presentato. Sono quindi costretto a rinunciare a parlare, riservandomi di chiedere la parola in sede di dichiarazione di voto.<\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019onorevole Orlando Vittorio Emanuele ha presentato un ordine del giorno del seguente tenore:<\/p><p>\u00abL\u2019Assemblea Costituente, non essendo ancora il Trattato diventato esecutivo per il difetto delle condizioni richieste dall\u2019articolo 90, delibera di rinviare l\u2019approvazione del disegno di legge\u00bb.<\/p><p>L\u2019onorevole Orlando Vittorio Emanuele ha facolt\u00e0 di svolgerlo.<\/p><p>ORLANDO VITTORIO EMANUELE. La dichiarazione fatta dall\u2019onorevole Saragat mi crea un caso di coscienza, perch\u00e9 l\u2019onorevole Saragat ha detto che, non potendo osservare il limite dei venti minuti, preferisce rinunciare ora alla parola e parlar dopo per dichiarazione di voto: il che fa supporre che la dichiarazione di voto non abbia limiti di tempo. (<em>Commenti<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Ora, io mi trovo in condizioni perfettamente simmetriche: quindi, o rinuncio alla parola, riservandomi di parlare in sede di dichiarazione di voto&#8230;<\/p><p><em>Voci.<\/em> No! No!<\/p><p>ORLANDO VITTORIO EMANUELE. &#8230;oppure parlo ora, ma non in venti minuti.<\/p><p><em>Voci.<\/em> Parli! parli!<\/p><p>PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, io mi permetto di fare alcune osservazioni. Problemi di questo genere si risolvono in via di consenso; ma evidentemente non in via di un accordo di carattere personale, a meno che non restiamo d\u2019intesa che il Regolamento non vale per nessuno. \u00c8 evidente che io non desidero \u2013 e l\u2019ho dimostrato \u2013 restare nell\u2019orbita del tempo rigidamente stabilito, ma suppongo che, se la chiusura \u00e8 stata chiesta e votata, ognuno che l\u2019ha chiesta e specialmente ognuno che l\u2019ha votata sapeva ci\u00f2 che essa avrebbe significato.<\/p><p>Di fronte alla dichiarazione dell\u2019onorevole Saragat, l\u2019onorevole Orlando a sua volta ha tratto delle conseguenze. Se l\u2019onorevole Orlando parlasse \u2013 come egli ha diritto di parlare \u2013 ma molto al di fuori di quell\u2019ambito di comprensione che ognuno di noi ha sempre dimostrato, specialmente nei confronti dei nostri colleghi che chiamer\u00f2 maggiori, \u00e8 evidente che si porrebbe a me personalmente il problema di coscienza di fronte alla dichiarazione dell\u2019onorevole Saragat.<\/p><p>E vorrei precisare a questo proposito che \u00e8 evidente che non si pu\u00f2 fare, in sede di dichiarazione di voto, ci\u00f2 che non si pu\u00f2 fare in sede di svolgimento di un ordine del giorno. La dichiarazione di voto \u00e8 ancor pi\u00f9 stringata e riassuntiva che non lo svolgimento di ordini del giorno. \u00c8 evidente che la dichiarazione di voto \u00e8 uno svolgimento che ha altro tipo di struttura che non lo svolgimento dell\u2019ordine del giorno, ma proprio quel suo tipo di svolgimento dev\u2019essere contenuto in un limite minore che non lo svolgimento dell\u2019ordine del giorno.<\/p><p>Ci\u00f2 ho voluto dire perch\u00e9 \u2013 l\u2019onorevole Orlando Vittorio Emanuele me lo insegna \u2013 la legge che il Parlamento si d\u00e0 per il suo funzionamento ha una sua ragion d\u2019essere e, come ogni legge pi\u00f9 ampia, ha un valore impegnativo.<\/p><p>Detto questo, do facolt\u00e0 di parlare all\u2019onorevole Orlando Vittorio Emanuele per svolgere il suo ordine del giorno.<\/p><p>ORLANDO VITTORIO EMANUELE. Da parte mia, prendo impegno di contenermi entro quel tempo in cui si usa o si tollera che si vada al di l\u00e0 dei limiti fissati. (<em>Si ride \u2013 Applausi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>E allora, secondo il titolo di un famoso monologo, condensiamo.<\/p><p>Argomenti di esordio ne avrei parecchi.<\/p><p>Per esempio, vorrei spiegare come, a proposito del Trattato di Versaglia, avesse ragione Nitti quando diceva che poteva firmarlo e non volle, e avevo ragione io quando, alla mia volta, dicevo che potevo firmarlo e non volli. Ed ecco. Io, come Presidente del Consiglio, provochi la crisi il 19 giugno del 1919 e mi succedette il Ministero Nitti, costituitosi il 23 giugno o il 29 giugno, a Parigi si firmava il Trattato di pace colla Germania. Io avrei dovuto firmarlo come Presidente della Delegazione, poich\u00e9 rappresentavo l\u2019Italia alla Conferenza, non per la mia qualit\u00e0 di Presidente del Consiglio, ma per le credenziali che mi affidavano la Presidenza della Delegazione. Nitti, nuovo Presidente del Consiglio, poteva, e normalmente avrebbe dovuto, esonerarmi senz\u2019altro da questo mandato specifico per assumerlo egli stesso col suo Ministro degli esteri. Prefer\u00ec correttamente di lasciare a noi il compito della firma conclusiva, dato che noi avevamo operato e, direi, sofferto, durante tutto il periodo della preparazione; la sostituzione come delegati avvenne subito dopo la firma. In questo senso, dunque, \u00e8 giusto dire che egli prefer\u00ec di non firmare. In conseguenza di ci\u00f2, io, alla mia volta, avrei dovuto firmare come Presidente della Delegazione, qualit\u00e0 che avevo serbata sia pure per quei pochi giorni. Or io ero a Roma, dove ero venuto per la crisi; ma l\u2019apporre la firma a un documento storico di cos\u00ec enorme importanza avrebbe indotto a sacrifici di gran lunga maggiori del viaggio che sarebbe occorso per recarmi a Parigi. Invece, io preferii non muovermi da Roma e in questo senso pu\u00f2 dirsi che non volli firmare quel Trattato. Il che indica pure che non l\u2019ammiravo affatto; ma se, a questo punto, spontanea viene la suggestione del confronto di esso con l\u2019attuale documento, di quanto si avvantaggia il primo! Non sarebbe per\u00f2 questo un momento adeguato per tali discussioni. Meglio \u00e8 parlarne in altra sede.<\/p><p>Avrei pure voluto, in questa occasione, parlare a proposito di quella famosa frase \u00abla guerra continua\u00bb del manifesto badogliano, la cui origine mi \u00e8 stata attribuita, dapprima in maniera obiettiva, poi con commenti estensivi di una disapprovazione, necessariamente vaga, perch\u00e9 dietro quelle tre parole non c\u2019era altro. Or io riconosco alla stampa, in tutte le sue forme, come giornale, come diario, come storia, come politica, riconosco il diritto di ricostruire fatti e di esprimere giudizi come meglio o peggio creda. Non riconosco per\u00f2 il diritto di chiamare davanti a s\u00e9 l\u2019uomo politico come un incolpato che debba giustificarsi. Di fronte a tutto quanto si \u00e8 potuto dire a proposito di tutta la grande storia cui ho partecipato, io rispondo, se lo credo, quando lo credo, e, soprattutto, in quella sede che mi appare legittima. Nel caso attuale, il momento storico cui si riferiva quel mio intervento era estremamente delicato; complessi e formidabili erano gli argomenti che vi si collegavano. Posso oggi, ma solo oggi, discorrerne qui, al cospetto di un\u2019Assemblea che rappresenta il Paese e in una discussione attinente al tema. Non altrove, n\u00e9 altrimenti.<\/p><p>Con quella brevit\u00e0 imposta dall\u2019ora, dir\u00f2 dunque che, in sostanza, io che non ebbi pi\u00f9 rapporti politici col Re dopo quello che fu il vero colpo di Stato del 3 gennaio 1925; avevo mandato l\u2019ultima avvertenza, nel dicembre del 1924. E diceva quel mio messaggio: finora pu\u00f2 il Re riprendere la situazione in mano, e dominarla; d\u2019ora in poi non lo potr\u00e0 pi\u00f9; prima d\u2019ora sentivo che del mio consiglio si sarebbe fatto a meno, ma senza danno irreparabile; dopo di ora, il consiglio non sarebbe pi\u00f9 utile poich\u00e9 l\u2019autorit\u00e0 della Corona verr\u00e0 a cessare costituzionalmente, col cessare dell\u2019autorit\u00e0 del Parlamento. Tutti sanno quel che segu\u00ec. Non ebbi altri rapporti politici col Capo dello Stato. Con le mie dimissioni nel 1925, dopo la magnifica battaglia antifascista di Palermo, dichiarai di ritirarmi da ogni forma di attivit\u00e0 politica, poich\u00e9, dissi, la forma di regime non consentiva ad un uomo della mia fede di restare nella vita pubblica, neanche all\u2019opposizione.<\/p><p>Questa lunghissima interruzione dei miei rapporti con la Corona ebbe una parentesi quando si preparava il 25 luglio 1943. Allora fui richiesto di consiglio. In generale, chi d\u00e0 un consiglio per accondiscendere ad una richiesta, dovrebbe aspirare a questa garanzia minima: che non si cerchi, dopo gli eventi, di riversare sul consigliere una quota di responsabilit\u00e0 di un\u2019azione cui questi non ha partecipato; il che vale tanto pi\u00f9, quando il dare un consiglio costituisce un dovere verso il rappresentante della sovranit\u00e0 dello Stato. Ci fu chi non osserv\u00f2 questo dovere. Comunque, i consigli che diedi non furono seguiti. Non furono seguiti, nel modo con cui l\u2019intervento ebbe luogo. Poich\u00e9 il trionfo del fascismo si era affermato con un colpo di Stato contro il Parlamento, contro la libert\u00e0 e contro gli organi costituzionali, io pensavo che vi dovesse corrispondere un colpo di Stato inverso, diretto alla reintegrazione dello stato giuridico violato, e quindi attraverso un intervento della Corona, che sotto la sua esclusiva iniziativa e responsabilit\u00e0 restituisse al Paese quelle garanzie parlamentari e quella libert\u00e0 statutaria che gli erano state tolte.<\/p><p>Non mi fu detto, n\u00e9 io pensavo, che si sarebbe ricorso ad una forma pseudo-parlamentare di un voto di sfiducia, come sarebbe stata la votazione del 24 luglio in Gran Consiglio, famosa votazione, poi tragica. Gli eventi dimostrarono come l\u2019uso di una tal forma fosse un grave errore, anche a parte ogni riflesso interno, soprattutto nei rapporti internazionali, poich\u00e9 si determin\u00f2 un dubbio sulla sincerit\u00e0 della rottura definitiva con il fascismo, essendo il mutamento avvenuto sulla base di un voto dato dai gerarchi e che poteva supporsi derivato da una loro persistente autorit\u00e0.<\/p><p>Or per l\u2019appunto, in quel momento, la questione pi\u00f9 essenziale, questione di vita o di morte, e nel tempo stesso la pi\u00f9 delicata e la pi\u00f9 pericolosa, era di sciogliersi dall\u2019alleanza nazista e di liberarsi da quella guerra sciagurata: il quale argomento, dunque, era compreso ed anzi dominava nelle conversazioni cui presi parte e per cui preparai, sempre richiesto, bozze di atti o proclami che sarebbero potuti occorrere. Or su quel punto il mio consiglio fu questo: prima fase, prima dichiarazione: la guerra continua e l\u2019Italia non manca agli impegni contratti. Come poteva essere diversamente? Era una questione di onore, che si poneva al di sopra di tutti gli interessi politici e di tutti i pericoli paventati; era anche una questione di tecnica militare, a causa della impossibilit\u00e0 materiale di una immediata separazione fra due eserciti, che avevano combattuto e combattevano insieme. Pensate! In quel momento, combattevano fianco e fianco, proprio nella mia Sicilia, truppe tedesche e truppe italiane. Come potevano, immediatamente, rompersi l\u2019unit\u00e0 del fronte e l\u2019unit\u00e0 del comando?<\/p><p>Prima dichiarazione, dunque: la guerra continua. Ma questa prima fase doveva superarsi rapidissimamente, nelle prime 24 ore. Nelle seconde 24 ore, doveva iniziarsi una seconda fase con questa comunicazione all\u2019Ambasciatore tedesco: \u00abL\u2019Italia non \u00e8 in condizione di andare avanti; l\u2019Italia deve chiedere l\u2019armistizio. Lo chieder\u00e0 per voi, non per s\u00e9, sacrificando, se occorre, se stessa per tener fede all\u2019alleanza contratta\u00bb. Come? Chiedendo agli alleati di concedere il tempo tecnicamente necessario, alle truppe tedesche, per ritirarsi: lealt\u00e0 elementare, necessit\u00e0 militare. Ricordo che indicai un precedente da me vissuto, per dimostrare che gli alleati non potevano rifiutare il loro consenso, poich\u00e9 l\u2019avevano gi\u00e0 dato un\u2019altra volta in condizioni eguali: il precedente dell\u2019armistizio chiesto dall\u2019esercito bulgaro nel settembre del 1919, in cui la Bulgaria aveva curato di stipulare un termine di 15 giorni per dar modo alle due divisioni austriache e tedesche, impegnate nel fronte macedone, di ritirarsi. Termine che fu accordato, proprio da quelle medesime nazioni cui ora si doveva chiedere. Vi era poi un\u2019altra questione, che doveva trattarsi nelle condizioni dell\u2019armistizio: l\u2019occupazione interalleata avvenuta. Noi tenevamo dei territori anche per conto della Germania e cos\u00ec reciprocamente. Questa comunicazione costituiva la seconda fase nelle seconde 24 ore.<\/p><p>Doveva poi seguire la terza fase, con la stessa rapidit\u00e0. A queste dichiarazioni del Governo italiano doveva darsi pubblicit\u00e0 e diffusione larghissime. Con l\u2019aiuto della radio tutto il mondo doveva conoscerle. Si determinava cos\u00ec per l\u2019Italia una situazione di una lealt\u00e0 perfetta e, in pratica, la pi\u00f9 favorevole, relativamente alle formidabili difficolt\u00e0. La Germania, infatti, o poteva aderire, e noi ci saremmo trovati nella pi\u00f9 onorevole maniera a trattare con gli alleati un armistizio in quelle chiare condizioni; o la Germania, come per verit\u00e0 io pensavo, si sarebbe orgogliosamente rifiutata, ed allora era la guerra immediata fra noi e la Germania, per una causa nobilissima di perfetta lealt\u00e0 italiana. E questa guerra noi avremmo combattuta quando in Italia le divisioni tedesche erano cinque o sei, in luogo delle 27, che Hitler vi concentr\u00f2, poi, fra luglio e settembre! E ci saremmo trovati spontaneamente accanto agli Alleati; e non avremmo avuto la vergogna e la rovina dell\u2019armistizio!<\/p><p>Questo era il contenuto della mia frase: \u00abla guerra continua\u00bb. Beninteso: io non intendo trarre da questi ricordi alcuna gloria o semplicemente alcun merito: so bene che altro \u00e8 un consiglio astratto, altro un\u2019azione concreta. E ne avrei taciuto certamente, come \u00e8 mio costume, se non fossi stato costretto da una pubblicazione proveniente da una fonte che ignoro e che riferiva quelle parole in forma tronca, interpretata poi da altri in un senso diverso ed anzi difforme dal mio pensiero.<\/p><p>Ma lasciamo stare queste vecchie storie e veniamo al solenne tema odierno.<\/p><p>L\u2019onorevole Togliatti, ieri, nel considerare la situazione italiana, diceva: \u00abdove andiamo?\u00bb. \u00c8 un problema angoscioso. Poi egli rispose che andare bisogna con la visione di una politica estera da fare, con un sistema di politica estera da seguire. Vi corrisponde il discorso di oggi dell\u2019onorevole Nenni. \u00abDove andiamo?\u00bb. Onorevoli colleghi, \u00e8 certamente un problema, questo, che pu\u00f2 essere di vita o di morte per l\u2019Italia nostra, ma \u00e8 problema che io non mi pongo; mi giova in ci\u00f2 la mia vecchiezza, poich\u00e9 mi mancher\u00e0 il tempo di godere del meglio o di soffrire del peggio.<\/p><p>Ma la questione del \u00abdove andiamo\u00bb? \u00e8 preceduta da quest\u2019altra: \u00abdove siamo?\u00bb. E la questione \u00abdove siamo?\u00bb \u00e8 preceduta da quest\u2019altra: \u00abcome ci siamo arrivati?\u00bb. Problemi non scindibili; quando sapremo bene \u00abdove siamo?\u00bb avremo necessariamente conosciuto \u00abcome ci siamo arrivati?\u00bb.<\/p><p>Questo secondo problema \u00e8 per se stesso storico, ma in un certo senso si collega con tutta la politica attuale; per\u00f2, in questo secondo senso, quando alludo ai nessi della politica passata con quella attuale, vogliate credere, colleghi tutti, in qualunque settore sediate, e voi particolarmente che siete al banco del Governo e che non avete mai potuto concepire dubbi sulla mia lealt\u00e0 politica e oso aggiungere anche sul mio perfetto disinteresse, vogliate credere che io non intendo menomamente ricercare le colpe o i torti di questo o quel Gabinetto, o Partito, o Ministro, n\u00e9 sollevare dai ricordi delle azioni od omissioni nella storia politica di questo triennio, il problema delle responsabilit\u00e0. Io penso che sia un ben piccolo argomento, in confronto di cos\u00ec grande tragedia, l\u2019attribuire questa o quella colpa all\u2019onorevole Tizio o all\u2019onorevole Caio. Ma l\u2019esame di tali questioni, se si eleva dalle persone alle cose, ha un\u2019importanza che non si pu\u00f2 trascurare senza una leggerezza imperdonabile, e questa importanza si pone sotto due aspetti: 1\u00b0) per trarre dal passato il pi\u00f9 realistico insegnamento per il futuro; 2\u00b0) per servire di guida nella giusta comprensione della situazione attuale. Come ci siamo arrivati?<\/p><p>Sono tre anni di vita vissuti, e quali anni! Per il 1870-71, la Francia trov\u00f2 e mantiene l\u2019espressione: l\u2019<em>ann\u00e9e terrible<\/em>; per noi sono, invece ben tre questi anni terribili. Cos\u2019\u00e8 avvenuto in questo periodo cos\u00ec denso di storia, come mai, incomparabilmente, alcun altro periodo? E pi\u00f9 particolarmente, cos\u2019\u00e8 successo che ci riguarda, che ci tocca?<\/p><p>Ahim\u00e8! Per varie ragioni, vere e proprie discussioni di politica estera non sono mai in questa Assemblea avvenute. Tutti gli eventi che si sono seguiti, tutti i problemi che vi si collegano \u2013 e son tanti e cos\u00ec complessi e cos\u00ec formidabili! \u2013 possono dirsi affatto nuovi \u2013 non voglio dire ignoti \u2013 in questa Assemblea in cui dovrebbe manifestarsi la massima espressione del pensiero politico d\u2019Italia. Ognuno intende come sia impossibile l\u2019esaminare oggi quei problemi anche di sfuggita. E allora ho pensato di trattarne uno solo, semplicemente come un esempio, cio\u00e8 come mezzo di dimostrazione di un assunto, come un caso che serve ad una dimostrazione. Non ho assolutamente nessun secondo fine, che mi abbia indotto a scegliere questo fra i vari momenti storici attraversati. Non so e non m\u2019importa di sapere chi fosse il Presidente del Consiglio e chi il Ministro degli esteri: mi potrebbero solo interessare quei chiarimenti di fatto, che potesse darmi l\u2019attuale Ministro, non come persona, che non c\u2019entra, ma come capo dell\u2019ufficio rappresentativo della diplomazia italiana. Purtroppo per\u00f2 vi \u00e8 da ritenere che nulla gli risulti, come implicitamente apparir\u00e0 dalla stessa esposizione del precedente.<\/p><p>Or, dunque, il 27 luglio 1944 il <em>New York Times<\/em> (voi sapete l\u2019autorit\u00e0 di questo giornale, il quale non pubblicherebbe notizie di questa importanza senza un sicuro controllo) riprodusse una notizia che proveniva dall\u2019<em>Associateti Press<\/em>, fonte per se stessa autorevole, che diceva:<\/p><p>\u00abWashington, 26 luglio. Si \u00e8 appresa oggi una proposta britannica nel senso che gli Alleati stipulino una pace provvisoria con l\u2019Italia, la quale ha ora la condizione combinata di nemica sconfitta e di cobelligerante. Questa proposta \u00e8 nelle mani delle autorit\u00e0 militari. Il piano prevede la discussione con la Russia e con gli altri Paesi interessati alla sistemazione italiana. Ci\u00f2 servirebbe a regolare le relazioni dell\u2019Italia con le Nazioni Unite e a chiarire la posizione dei prigionieri di guerra italiani, che furono tanto tempo e cos\u00ec ingiustamente trattenuti.<\/p><p>\u00abIl Governo d\u2019Italia ha chiesto che l\u2019armistizio degli Alleati con l\u2019Italia sia pubblicato, presumibilmente in vista del fatto che la reazione pubblica ai suoi termini forzerebbe una revisione\u00bb.<\/p><p>Su questa notizia sopravvenne un articolo pubblicato nei giornali del tempo (credo nel <em>Giornale d\u2019Italia<\/em>) da Don Luigi Sturzo, che si trovava allora in America, nel quale egli diceva: \u00abMi ricordai allora che alla fine di giugno o al principio di luglio era stato riferito da Londra che il Gabinetto britannico aveva discusso la richiesta del Governo italiano del riconoscimento dell\u2019Italia come alleata, e questo formava il substrato di quella proposta\u00bb.<\/p><p>Volli profittare della presenza qui dell\u2019insigne uomo ed ho avuto con lui un lungo colloquio proprio in questi giorni. Egli mi ha dato tutti i particolari dei passi da lui allora fatti, recandosi espressamente a Washington, ricorrendo a fonti della cui autorit\u00e0 nessuno vorr\u00e0 dubitare. La conclusione cui si perviene \u00e8 sicura: vi fu quella proposta britannica e fu accolta dal dipartimento di Stato americano. E badate alla coincidenza cronologica con altri eventi, onde si pu\u00f2 risalire alle cause determinanti. La notizia \u00e8 data dall\u2019<em>Associated Press<\/em> il 27 luglio; il 5 giugno 1944 avviene lo sbarco a Cherbourg; il 15 agosto lo sbarco in Provenza; nella stessa estate coincide il risoluto inizio della marcia in avanti degli eserciti sovietici per la cacciata dei Tedeschi dal territorio nazionale.<\/p><p>Quale il rapporto causale fra questi eventi coincidenti nel tempo? Evidente. Quegli sbarchi in Francia erano stati richiesti dalla Russia, che faceva valere verso gli Alleati gli impegni da essi assunti dell\u2019apertura di un secondo fronte in Europa. Il nuovo ingente sforzo militare richiesto dagli Alleati doveva determinare quel rallentamento delle operazioni militari in Italia, il quale culmin\u00f2 nel famoso arresto dell\u2019autunno del 1944, sulla linea gotica. Il fronte italiano era in certo senso abbandonato a se stesso: tragica situazione, cui corrisposero le dichiarazioni di Alexander, tremende, quando disse che la campagna d\u2019Italia aveva ormai il solo scopo di attirare e mantenere in Italia truppe tedesche. Tremende parole, per le quali facilmente poteva prevedersi la sensazione di dolore e di pena, che doveva destare in Italia l\u2019attribuire al nostro fronte la missione di trattenere qui quanti pi\u00f9 tedeschi fosse possibile, con un prolungamento, presentato come indefinito, di quella crudele separazione delle due Italie, che virtualmente era guerra civile. Sempre con quel suo proclama, Alexander dichiar\u00f2 che i partigiani dovevano considerarsi in stato di \u00absmobilitazione\u00bb. Come si smobilita il partigiano sulla montagna, che \u00e8 il suo fronte di battaglia? Come pu\u00f2 egli tornare a casa se non per consegnarsi al plotone di esecuzione? Tremendo proclama, che dava il senso immediato di un sacrificio immane, che si chiedeva all\u2019Italia, a quell\u2019Italia in cui pur si combatteva, in cui pur sostavano corpi d\u2019armata alleati, che non potevano restare indifesi, tanto pi\u00f9 quanto meno potevano essere protetti dall\u2019invio di altre truppe.<\/p><p>Ecco, dunque, il nesso causale che lega quegli eventi: il bisogno, avvertito dagli Alleati, di dare un compenso all\u2019Italia in un momento in cui essa doveva sopportare un cos\u00ec immane sacrificio per una causa che, per ci\u00f2 solo, diventava pi\u00f9 che mai comune. Questo compenso, che spontaneamente prendeva le mosse dalla concessione dell\u2019inestimabile beneficio dell\u2019alleanza, si concret\u00f2 alla fine nel comunicato di Hyde Park del 26 settembre 1944, dopo un incontro Roosevelt-Churchill, che faceva all\u2019Italia le seguenti concessioni:<\/p><p>1\u00b0) la Commissione alleata di controllo si sarebbe chiamata semplicemente \u00abCommissione alleata\u00bb. Si levava la parola \u00abcontrollo\u00bb. Questo fu il primo beneficio. Cospicuo, come ognun vede;<\/p><p>2\u00b0) uno scambio di rappresentanti diretti sarebbe avvenuto tra Roma, Londra e Washington; Mosca non aveva aspettato e aveva consentito reciprocit\u00e0 di rappresentanza diplomatica, gratuitamente, sin dal 14 marzo. In ottobre avvenne, con Inghilterra e Stati Uniti, lo scambio degli ambasciatori, che non presentarono per\u00f2 credenziali, come del resto non le hanno presentate sinora;<\/p><p>3\u00b0) aiuti sanitari e rifornimenti essenziali all\u2019Italia, mediante l\u2019U.N.R.R.A.;<\/p><p>4\u00b0) modifica della legge per il commercio col nemico, in guisa da permettere all\u2019Italia la ripresa dei rapporti commerciali con gli Alleati.<\/p><p>Si aggiungeva che tutti questi provvedimenti avevano lo scopo essenziale di \u00abgettare nella lotta \u2013 parole testuali \u2013 tutte le risorse dell\u2019Italia e del popolo italiano per la sconfitta della Germania e del Giappone\u00bb. Quale abisso fra la prima forma (l\u2019alleanza conteneva tutto) e quella finale! Dalla montagna quale piccolo topo era nato! Come avvenne un mutamento cos\u00ec disastrosamente radicale? Temo che di questa storia si siano perdute le tracce e che lo stesso Ministro degli esteri ed il Presidente del Consiglio non ne siano informati. Ma, a parte l\u2019enigma che tormenter\u00e0 gli storici futuri, vi \u00e8 una materia viva che qui interessa, come lezione da trarre dalle cose; e a tal fine pu\u00f2 bastare un semplice processo induttivo. \u00c8 certo che la situazione dianzi descritta determinava negli alleati la spontanea suggestione di dare all\u2019Italia un compenso, e quello cui pensarono pure spontaneamente era di un valore inestimabile. Dunque, essi, in quel momento avevano bisogno dell\u2019Italia. Questo proposito in seguito svanisce; dunque, un\u2019altra forza si oppose e prevalse. Ma come si pu\u00f2 non pensare che, se da parte dell\u2019Italia fosse stata opposta una resistenza pi\u00f9 risoluta, pi\u00f9 energica, pi\u00f9 decisa a tutto (per esempio, le dimissioni in massa dei Governo, con conseguente impossibilit\u00e0 di sostituirlo), la forza che si oppose a quella prima proposta sarebbe potuta essere superata? Ecco l\u2019utilit\u00e0 dell\u2019insegnamento che deve trarsi dalle stesse delusioni sofferte: la nostra politica \u00e8 stata sempre quella di accondiscendere; \u00e8 stata politica di assoluta remissivit\u00e0. Il motto, per cui il rispetto verso un\u2019autorit\u00e0 si circonda di misticismo: <em>Parum de principe, nihil de deo<\/em>, si rovesci\u00f2: <em>parum de deo, nihil de principe&#8230; <\/em>alleato! Se in quel momento si fosse osato e si fosse detto: non possiamo restare in questa condizione di abbandono militare senza che la solidariet\u00e0 del popolo non ne resti turbata e scossa; occorre una concessione che sia di conforto e di incitamento insomma, se si fosse mostrata allora la decisione energica di chi non vuol soffrire un torto, proprio in un momento in cui gli stessi alleati lo ammettevano spontaneamente, si deve riconoscere che le cose sarebbero potute andare altrimenti. Invece, si \u00e8 ceduto e questa \u00e8 stata la politica dell\u2019Italia per tre anni. (<em>Commenti al centro<\/em>).<\/p><p>Venne assunta e mantenuta un\u2019aria di umilt\u00e0 sino a vedere i Ministri d\u2019Italia deferire a funzionari relativamente modesti. Del resto, e da un punto di vista pi\u00f9 generale, governare sotto il controllo dello straniero, mai! (<em>Commenti e interruzioni al centro<\/em>)<em>.<\/em> Eh! s\u00ec, lo so che c\u2019era l\u2019armistizio, ma non \u00e8 pensabile una clausola che obbligasse i Ministri italiani ad essere organi sovrani ed uffici subordinati nel tempo stesso! (<em>Rumori al centro<\/em>)<em>. <\/em>Resistere si poteva e si doveva, anche sotto l\u2019aspetto dell\u2019utilit\u00e0. Io non escludo, che la politica in una grande storia imponga, nell\u2019interesse dello Stato, atti di remissione, e persino di umiliazione. Per ci\u00f2 ho detto che non intendo qui far questione di responsabilit\u00e0 contro alcuno. Ci sono momenti in cui l\u2019uomo di Stato si deve umiliare e se obbedisce a questo imperativo, \u00e8 quello un momento di grandezza per lui. Il verso il mio paese non ho nessun titolo che sia di credito da parte mia&#8230; (<em>Interruzioni al centro<\/em>)<em>.<\/em> Ripeto: non ho verso il mio Paese nessun credito, perch\u00e9 la Patria ha tutti i diritti sopra i suoi figli sino al sacrificio della vita. Eppure, poich\u00e9 l\u2019onore vale pi\u00f9 della vita, per una sola cosa, dico la verit\u00e0, mi sento creditore verso il mio Paese: l\u2019umiliazione, che consapevolmente dovetti soffrire quando tornai a Parigi dopo la partenza determinata dal famoso proclama di Wilson&#8230;<\/p><p><em>Voci al centro.<\/em> Eravamo vincitori allora!<\/p><p>ORLANDO VITTORIO EMANUELE. Eravamo vincitori; ma quando si tratta di accettare un\u2019umiliazione, vuol dire che le condizioni, in quell\u2019atto stesso, sono simili a quelle dei vinti, non dubitate! (<em>Vivi commenti al centro<\/em>)<em>.<\/em> Se con queste interruzioni dimostrate di non aver il senso di quella fierezza e di quella dignit\u00e0, che, soprattutto in certi momenti, un uomo di Stato, rappresentante di un grande Paese, deve imporsi, il resto del mio discorso non \u00e8 per voi. (<em>Applausi prolungati a sinistra e a destra<\/em>)<em>.<\/em> Or questa politica di continua remissione&#8230; (<em>Interruzione del deputato Aldisio<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>GIANNINI. Ma non si pu\u00f2 pi\u00f9 parlare in questa Assemblea! (<em>Commenti e rumori a sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>ORLANDO VITTORIO EMANUELE. &#8230;io ho il diritto e il dovere di denunziarla. (<em>Interruzioni del deputato Villani<\/em>)<em>.<\/em> Ho detto e ripeto che non cerco di accusare alcuno n\u00e9 di fare questioni di responsabilit\u00e0. Aggiungo che considero come un\u2019offesa fatta a me stesso credere che io, per la vita spesa al servizio dello Stato, pretenda di crearmi una situazione di privilegio fra voi. No, interrompete pure quanto volete, ma, almeno, interrompete con intelligenza! (<em>Applausi a sinistra e a destra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. Penso che la cosa migliore sia che nessuno pi\u00f9 interrompa n\u00e9 con intelligenza n\u00e9 senza. Prosegua, onorevole Orlando.<\/p><p>VERNOCCHI. Non lo dica a noi.<\/p><p>PRESIDENTE. Lo dico a tutti.<\/p><p>ORLANDO VITTORIO EMANUELE. Ora, questa attitudine remissiva si \u00e8 sempre mantenuta, come si mantiene tutt\u2019ora nella forma e nel tempo e nel modo con cui si chiede questa ratifica. Badate, ogni spirito o intento di partito \u00e8 da me ben lontano. Sono politicamente un solo; ma nel tempo stesso nessuno pi\u00f9 di me anela all\u2019unione di tutti gli italiani. Nella mia opera, nei miei discorsi, purtroppo inascoltati, ho sempre detto: verso lo straniero, unione; la divisione in partiti \u00e8 privilegio di un popolo libero. Il mio attuale dissenso con molti di voi non infrange questa unit\u00e0, poich\u00e9 dopo la discussione, dopo il contrasto, e la critica, indispensabili ad un giusto giudizio, l\u2019unit\u00e0 si ricompone nell\u2019unit\u00e0 della coscienza collettiva, come avviene nell\u2019unit\u00e0 della coscienza individuale, dopo l\u2019urto di motivi contrastanti nell\u2019individuo stesso. In un certo senso, si pu\u00f2 dire che, in ognuno di noi, nel suo foro interno, esista ed agisca un\u2019assemblea parlamentare simile a questa nostra. Di fronte ad una decisione individuale da prendere, noi abbiamo interiormente partiti in contrasto, si agitano discussioni, vi sono perplessit\u00e0, incertezze; infine, le decisioni di un uomo si prendono per la prevalenza dei motivi, come qui con un voto di maggioranza. Io vi prego di ritenere che in questo momento io sono una parte di voi, cos\u00ec come voi, che mi interrompete, siete una parte di me; qui discutiamo insieme perch\u00e9 dai nostri contrasti sorga una decisione la quale ritrovi la sua unit\u00e0 nella comunione dell\u2019intento: che questa decisione sia la migliore possibile per la salvezza del nostro Paese, per la resurrezione, per la grandezza di esso. Dicevo che vi \u00e8 questo senso di pavidit\u00e0 quando si parla&#8230; <em>de principe<\/em>, cio\u00e8 degli alleati. Io non so se Nitti se ne sia andato. (<em>Voci:<\/em> \u00c8 qua). Ebbene, quando egli parlava, l\u2019altro giorno, io avvertii un particolare stato d\u2019animo in una parte dell\u2019Assemblea che l\u2019ascoltava; lo avvertii con quella specie di sesto senso, che l\u2019oratore acquista nei rapporti col pubblico: e fra gli oratori mi classifico per quel lungo corso della mia vita che mi ha fatto parlare tante volte a pubblici cos\u00ec diversi e da cos\u00ec varie tribune. Ed io, dunque, avvertii che quando egli fece delle allusioni alla sconfitta francese, vi fu un bisbiglio sommesso, come in un\u2019assemblea di religiosi una frase che desse scandalo. S\u00ec, una sconfitta ci sar\u00e0 stata, ma il dirlo \u00e8 un\u2019indiscrezione; si tratta di vincitori e bisogna usare forme riguardose. Badate, i francesi che sono gente di spirito sono essi stessi i primi a riconoscere la gravit\u00e0 di quella loro disfatta e a dedicare tutta una ricca bibliografia sulle cause di essa. Riprendendo il tema di Nitti, dir\u00f2 anche io che, insomma, i nostri soldati si sono battuti in una guerra ingiusta, infame quanto volete, ma per l\u2019onore della bandiera si sono battuti e sono caduti da valorosi, cui va tutta l\u2019ammirazione e tutto il rispetto, anche dell\u2019avversario. (<em>Applausi a destra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>E il nostro collaborazionismo, effetto puro della coazione nazista, fu molto pi\u00f9 limitato per tempo e per spazio; e in quanto ai personaggi pi\u00f9 rappresentativi, al nostro Farinacci si contrappone un cardinale Baudrillart, membro dell\u2019Accademia, grande storico o grande patriota, e a Starace si contrappone Charles Maurras, anch\u2019egli della Accademia, uno dei pi\u00f9 grandi scrittori francesi contemporanei. Lasciamo stare; la Francia \u00e8 vittoriosa e noi abbiamo tradito la causa della libert\u00e0 e dobbiamo essere rieducati alla scuola della democrazia. Cosa volete? La storia ha di questi paradossi. Ma egli \u00e8 che una vera superiorit\u00e0 della Francia su di noi pu\u00f2 riconoscersi nella fierezza dei suoi rappresentanti, per cui l\u2019ipotesi di una Francia come grande Potenza fu ed \u00e8 sempre una pregiudiziale che si deve ammettere se si vuole conversare con un francese. Nessuno, e tanto meno io, contester\u00e0 la opportunit\u00e0 dell\u2019adesione nostra all\u2019invito di concorrere al piano Marshall; ma il \u00abs\u00ec\u00bb pronunciato dall\u2019onorevole Ministro Sforza a Parigi fu, con il colore e il calore della sua parola, aleggiato dallo stesso conte Sforza come pronto, fervido, immediato. \u00c8 sempre cos\u00ec: nei rapporti con l\u2019estero noi ci dobbiamo sempre precipitare; noi sentiamo sempre l\u2019urgente bisogno di dar prova al mondo che siamo dei ragazzi traviati, i quali avendo demeritato e non bastando la tremenda espiazione sofferta, ammettono la loro indegnit\u00e0 e non aspettano altro di meglio che di riabilitarsi e di essere ripresi in grazia. Ebbene, in quell\u2019occasione dell\u2019invito a Parigi, l\u2019onorevole Sforza, in sede di Commissione dei Trattati, pronunci\u00f2 una frase particolarmente felice e giusta, a proposito della quale si verific\u00f2 uno di quelli che io chiamo plagi involontari, e cio\u00e8 quando due persone, indipendentemente l\u2019una dall\u2019altra, e reciprocamente ignorandosi, coincidano in un medesimo pensiero e lo esprimano con una medesima frase. Io, infatti, onorevole Sforza, avevo per l\u2019appunto pensato ci\u00f2 che lei disse e nella forma stessa. Ella disse: ma insomma, a Parigi, valsero assai pi\u00f9 che qualunque mia parola, a darmi autorit\u00e0 come Ministro d\u2019Italia, l\u2019Esposizione ferroviaria di Roma e la Fiera Campionaria di Milano. Perfettamente! Ma che cosa significa ci\u00f2? Significa che l\u2019Italia vale per quel che \u00e8, non per le finezze, le astuzie, l\u2019abilit\u00e0 di una diplomazia flessibile. Or l\u2019Italia \u00e8 grande, perch\u00e9 \u00e8 l\u2019Italia: <em>quia nominor leo. <\/em>Ma bisogna averne il sentimento.<\/p><p>Cos\u00ec, io mi avvicino al problema che per l\u2019abito della remissivit\u00e0 pesa su molti qua dentro come un incubo: cosa succederebbe se non si ratificasse? Or la migliore risposta a questa domanda consiste nel ritorcerla: cosa credete che possa succedere di peggio della ratifica stessa?<\/p><p>Riconosco spontaneamente che a questa maniera di considerare la politica estera corrisponde un sentimento che sembra di scarso interesse nel Paese: corrispondenza che giustifica in parte l\u2019Assemblea in quanto organo rappresentativo di questo stesso Paese. In questo momento, si riscontra nel popolo nostro come uno squilibrio, fra il senso che l\u2019italiano ha di s\u00e9 stesso come individuo in rapporto ad altri individui e il senso che egli ha dello stato della sua Patria come unit\u00e0 collettiva, di cui sente di esser parte. Normalmente tra quei due sensi si stabilisce un equilibrio, come liquidi che si livellano in vasi comunicanti. L\u2019individuo comprende, nel suo complesso psicologico, il senso di grandezza o di miseria dello Stato cui appartiene. Il romano antico, anche se era un proletario, avvertiva con fierezza la potenza della sua Patria: <em>civis romanus sum<\/em>. L\u2019Italiano del 1943 aveva la tragica visione della disfatta e come rovina individuale e come disfacimento dello Stato. Ma in questi anni successivi questa correlazione \u00e8 venuta man mano scomparendo. Per le sue qualit\u00e0, onde nei secoli \u00e8 stato educato a lottare contro le avversit\u00e0, l\u2019italiano \u00e8 venuto migliorando il complesso delle sue condizioni di vita, mentre quelle del Paese, come unit\u00e0 di Stato, son rimaste le stesse: cio\u00e8 senza effettiva indipendenza e con autorit\u00e0 quasi nulla; e sono precisamente le condizioni che questa cosiddetta ratifica riassume, riconosce e consacra. \u00c8 umano il desiderio di non esser turbati da ammonimenti penosi e cos\u00ec l\u2019italiano preferisce ignorare in quali condizioni questo orrendo Trattato ponga l\u2019Italia. Da parte sua, il Governo fa il possibile per nasconderle. Da ci\u00f2 la relativa indifferenza che il popolo dimostra verso questo epilogo della sua tragedia, onde i giornali, che sono i termometri dell\u2019interesse del pubblico verso i vari argomenti, riservano il maggiore spazio della loro prima pagina (e non ne hanno che due) a qualche delitto o processo celebre, al campionato di calcio o al giro ciclistico di Francia. Ma in verit\u00e0 vi dico, o colleghi: diffidate di questa apparente indifferenza, diffidate. Il cervello di questo nostro organismo collettivo \u00e8 ancora \u00abschoccato\u00bb, per usare un neologismo brutto, ma espressivo, degli psichiatri; \u00e8 ancora sotto il colpo tremendo della catastrofe sofferta. Ma guai se si risveglia. Le collere del popolo, quando ha attraversato vicende cos\u00ec atroci, possono essere terribili, specie perch\u00e9 il fondo dell\u2019anima italiana \u00e8 profondamente patriottico e l\u2019esasperazione di questo sentimento pu\u00f2 dar vita a quel nazionalismo, che \u00e8 la degenerazione del patriottismo. Ne soffrimmo per ventidue anni e i mali attuali ne sono la conseguenza.<\/p><p>Badate, ripeto. Il popolo attualmente non ha l\u2019idea giusta delle condizioni cui \u00e8 ridotta l\u2019Italia da questo Trattato, che stiamo discutendo, per ratificarlo senza necessit\u00e0! E bisogna illuminarlo e soprattutto non fargli credere (e non credere voi stessi) che il resistere all\u2019ingiustizia ci esponga a chiss\u00e0 quali oscuri pericoli, poich\u00e9 oltre i danni estremi che ci sono stati inflitti, non si potrebbe andare, senza destare l\u2019opposizione invincibile delle stesse gelosie e rivalit\u00e0 internazionali. Anche di ci\u00f2 posso portare un esempio di un\u2019efficacia incomparabile, di cui dir\u00f2 le fonti a tutti accessibili, senza che occorra che io le convalidi con altre da me raccolte in Sicilia, che non derivano dalla pubblica sicurezza e che anzi con essa non han nulla di comune, ma che come valore di informazioni non lasciano nulla a desiderare.<\/p><p>Or, nell\u2019<em>Umanit\u00e0<\/em> dell\u201911 luglio 1947, recentissimo dunque, c\u2019era un articolo non firmato \u2013 in generale gli articoli vi sono firmati \u2013 non firmato, ma scritto da persona di primo piano, che sapeva bene quello che diceva.<\/p><p>Ebbene, questo articolo conteneva un singolare ricordo storico \u2013 ripeto che l\u2019autore aveva tutta l\u2019aria di essere bene informato, specialmente di cose inglesi \u2013 diceva ad un certo punto: \u00abL\u2019abbandono di parte inglese della volont\u00e0 di controllare la Sicilia e Pantelleria&#8230;\u00bb. Notate il significato profondo di questo ravvicinamento della Sicilia con Pantelleria. Piccola isola questa, cara al mio cuore ed a quello di Maffi, che vi fu relegato \u2013 ma ne parla con memore ammirazione ed affetto \u2013 cara bella isola, ma pur piccola isola in confronto della massima isola mediterranea. Che, dunque, si parli di un controllo sopra Pantelleria, abbinandolo con uno sulla Sicilia, ha un significato eufemistico che fa fremere.<\/p><p>Bene, l\u2019articolo diceva: \u00abL\u2019abbandono da parte inglese della volont\u00e0 di controllare la Sicilia e Pantelleria fu dovuto sostanzialmente ad un\u2019azione informativa condotta sull\u2019opinione pubblica, quando a Londra non esisteva ancora ombra di diplomazia italiana\u00bb.<\/p><p>Dunque, stando a questo autorevole scrittore, ci sarebbe stata quell\u2019intenzione, s\u00ec; per\u00f2 una indagine condotta sull\u2019opinione pubblica, persuase che era meglio abbandonarla. Quale opinione pubblica? Quella dell\u2019Italia no, perch\u00e9 l\u2019Italia era divisa in quattro o cinque compartimenti fra loro non comunicanti. L\u2019eufemismo \u00e8 trasparente, lo si vede come attraverso un vetro, anche per quanto riguarda questa curiosa \u00abazione informativa\u00bb condotta su di un\u2019opinione pubblica non altrimenti identificata, che poteva anche essere quella&#8230; americana, francese, russa; e allora l\u2019eufemismo significa che questo \u00abcontrollo\u00bb che si sarebbe esteso su tutto il Mediterraneo, non piaceva alle altre&#8230; opinioni pubbliche! Fu grazie a questa azione informativa che l\u2019Italia sfugg\u00ec ad una minaccia: che sarebbe stata la pi\u00f9 grave fra quante hanno pesato su di noi. Ecco, dunque, dove sta una garanzia, forse pi\u00f9 forte di tutte e che sostituisce le carte che mancano. Ecco la risposta alla domanda: che cosa succede se rifiutiamo la ratifica? Succede che resta l\u2019Italia, alla quale ben pu\u00f2 dirsi che sia capitato il peggio sotto forma di questo Trattato, che \u00e8 feroce, ma che segna pur tuttavia un limite al di l\u00e0 del quale ogni ulteriore pretesa straniera viene contenuta dallo stesso gioco delle aspirazioni, delle gelosie, delle rivalit\u00e0 internazionali.<\/p><p>Ma, riprendendo nei suoi sviluppi l\u2019accennato episodio cos\u00ec significativo, esso ha pure delle coincidenze con un articolo, di cui non ho conservato la data, ma \u00e8 qui presente l\u2019autore. \u00c8 un mirabile articolo nella <em>Voce Repubblicana<\/em> di Randolfo Pacciardi, il quale articolo cominciava cos\u00ec: \u00abUn membro della Commissione Alleata di controllo \u2013 si chiamava ancora di controllo, non c\u2019era venuta come concessione graziosa la soppressione di queste parole, il che riporta l\u2019articolo ad una data anteriore al settembre del 1944 \u2013 ha affermato pubblicamente che la Sicilia non \u00e8 matura per un regime democratico\u00bb. Io vorrei conoscerlo questo membro, dico la verit\u00e0 (<em>Ilarit\u00e0<\/em>), e avere con lui un contraddittorio davanti a dei neutrali, perch\u00e9 io lo devo convincere che o \u00e8 un ignorante o \u00e8 uno sciocco! (<em>Applausi generali<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PACCIARDI. Non ricordo bene.<\/p><p>ORLANDO VITTORIO EMANUELE. Ma guardi che c\u2019\u00e8. L\u2019articolo continua: \u00abMolti hanno rilevato l\u2019errore di questa affermazione. Ma che cosa significa essa dal punto di vista internazionale? \u2013 diceva giustamente Pacciardi \u2013 La Sicilia \u00e8 parte integrante dello Stato italiano, e quando lo straniero stacca una regione italiana dal complesso nazionale e ci dice che quella regione non \u00e8 matura per un regime democratico, abbiamo diritto di domandarci che cosa significa. Il Texas non ha lo stesso sviluppo politico dello Stato di Nuova York, ma gli Americani troverebbero assai curioso che noi dicessimo che il Texas non \u00e8 maturo per la democrazia\u00bb. E continua (\u00e8 molto bello tutto l\u2019articolo, ma io debbo qui limitarmi a citarne solo quest\u2019altra parte): \u00abI nostri confini meridionali non si discutono; bisognerebbe occupare militarmente non soltanto la Sicilia, ma tutta l\u2019Italia per un secolo, per impedire che la generosa isola, da cui part\u00ec la falange garibaldina per l\u2019unit\u00e0 nazionale, sia unita nella forma che gli Italiani stessi desidereranno di dare alla Nazione italiana\u00bb.<\/p><p>Per un secolo avrebbero dovuto occupare l\u2019Italia! Non poteva dirsi n\u00e9 pi\u00f9 energicamente, n\u00e9 pi\u00f9 nobilmente. Ma oggi, per evitare la firma spontanea di un Trattato disonorante, io non le chiedo che di aspettare soltanto un mese, onorevole Pacciardi! (<em>Applausi a destra e a sinistra<\/em>).<\/p><p>Occorrerebbe ora considerare \u2013 io la prego, signor Presidente, di scusarmi se mi dilungo&#8230;<\/p><p>ROMITA. Non glielo ricordi!<\/p><p>ORLANDO VITTORIO EMANUELE. No, no, verso l\u2019autorit\u00e0 del Presidente io sono sempre disciplinato; se egli trova che io troppo ecceda, desisto.<\/p><p>Occorrerebbe dunque considerare come sia venuto formandosi questo singolare Trattato, del quale, pur sempre con esclusione rigorosa, quando non fu anche scortese, dell\u2019Italia da ogni negoziato, le condizioni nei nostri riguardi ebbero questo carattere: di diventare sempre pi\u00f9 dure. Soprattutto a Parigi, dove era avvenuta la effettiva definizione di tutte le clausole per la volont\u00e0 assoluta dei quattro Grandi, ricordate in qual modo? Il pubblico italiano veniva a conoscere attraverso indiscrezioni di stampa, sapientemente manovrate, che si era discussa una data questione e, dopo varie alternative di timore e di speranza, veniva a sapere che fra le varie tesi era prevalsa la peggiore. Ma dopo qualche tempo apprendeva che la questione era stata ripresa e che la soluzione finale era&#8230; ancora peggiore. All\u2019italiano, col solito sistema ottimistico, si era fatto vagamente sperare, dopo il disastro di Parigi, che a Nuova York qualcuna delle pi\u00f9 dure clausole fosse potuta essere migliorata. Nessun miglioramento avvenne; ma le modificazioni non mancarono del tutto: alcune ne furono introdotte, ma tutte in senso peggiorativo per noi! Insomma tutto questo lungo procedimento \u00e8 stato per l\u2019Italia una <em>via crucis<\/em>; sempre di male in peggio.<\/p><p>Questa constatazione paradossale ha trovato non solo una conferma ma una espressione particolarmente incisiva proprio nella relazione della maggioranza della Commissione, affidata (<em>Rivolgendosi al centro<\/em>) ad uno dei vostri migliori, a quell\u2019onorevole Gronchi, verso cui io provo una simpatia particolare, perch\u00e9 egli \u00e8 un Toscano intellettualmente fine come i Toscani sanno essere, anche se la finezza \u00e8 qualche volta sottigliezza. Or fra i Toscani egli \u00e8 forse il pi\u00f9 sottile di tutti; e la frase di cui si \u00e8 servito questa volta, si risolve in un tale epigramma che vien fatto di domandarsi: \u00abMa l\u2019ha fatto apposta?\u00bb. (<em>Ilarit\u00e0<\/em>)<em>.<\/em> Non lo credo; sinceramente, non lo credo. Ma direi quasi che quanto pi\u00f9 quel senso dell\u2019espressione non fosse stato voluto ma gli fosse stato invece suggerito dal subcosciente, tanto maggior valore acquisterebbe, perch\u00e9 tanto pi\u00f9 spontaneo. Nella relazione, dunque, della maggioranza della Commissione, l\u2019onorevole Gronchi ha avuto cura di enumerare in forma sistematica le ragioni per cui convenga ratificare subito. E viene cos\u00ec un numero 2\u00b0 in cui si dice: \u00abLontana \u00e8 da noi ogni idea di speculare sui dissensi altrui od ogni speranza di trarne qualche profitto&#8230;\u00bb.<\/p><p>Consentite, onorevoli colleghi, che a proposito di quest\u2019ultima frase, io apra qui una parentesi. Il tempo stringe \u00e8 posso accennare solo per incidenza ad un argomento di una tale autonomia logica e politica che si dovrebbe considerarlo adeguatamente in una sede propria: si tratta infatti, dello spirito generale che dovrebbe animare la nostra politica estera. Io qui mi pongo all\u2019estremo, in una posizione intransigente, poich\u00e9 dissento profondamente dai mezzi con cui \u00e8 stata sinora condotta questa nostra politica, la quale culmina nell\u2019atto che oggi ci si richiede: di accettare un Trattato disonorante senza almeno la scusa della necessit\u00e0. Ma non dissento sugli scopi essenziali. Assicurare la pace: ma chi \u00e8 quel pazzo delinquente che in Italia possa in questo momento non desiderare la pace? Io pi\u00f9 di ogni altro, perch\u00e9 nessuno pi\u00f9 di me ha presenti i tremendi lutti, che sarebbero riserbati al Paese proprio per questo Trattato costruito appositamente in vista di un\u2019Italia destinata ad essere il campo di battaglia di una guerra futura. Ed \u00e8 pure il mio augurio pi\u00f9 fervido, se anche affidato ad una opera pur troppo modesta, che si raggiunga l\u2019unione, l\u2019accordo fra Oriente e Occidente, che si crei una salda unione internazionale per la pace; tutte queste cose sono anche per me sommamente desiderabili, ed hanno, se mai, questo solo difetto: che tendono a divenire degli <em>slogan<\/em> ripetuti in maniera automatica senza pi\u00f9 penetrarne il profondo significato.<\/p><p>Ma chiudiamo la parentesi.<\/p><p>Continua la relazione della maggioranza: \u00abSe un simile modo di concepire il ruolo dell\u2019Italia non dovesse essere respinto per molte e validissime ragioni morali e politiche, sarebbe pur sempre contro di esso una constatazione amara: che cio\u00e8 la nostra pace, da Potsdam in poi\u00bb (e Potsdam \u2013 osservo io \u2013 succede al famoso periodo che si concluse cos\u00ec ironicamente, ad Hyde Park) \u00abla nostra pace, da Potsdam in poi, ha conosciuto soltanto peggioramenti e aggravamenti, e che ogni transazione successiva fra i Grandi si \u00e8 risolta con un ulteriore crescente nostro danno. Il ratificare, dunque, vale a segnare una linea di arresto sul pericoloso piano inclinato di patteggiamenti rinnovantisi senza di noi e contro di noi\u00bb.<\/p><p><em>Una voce a destra.<\/em> \u00c8 un bell\u2019elogio per il vostro Ministro degli esteri!<\/p><p>ORLANDO VITTORIO EMANUELE. Per carit\u00e0, ratifichiamo subito! Guai se si ritarda, guai! Chiss\u00e0 dove ci porta ogni nuova attesa! \u00c8 una rovina di pi\u00f9 che ci aspetta! Questo dice Gronchi con spietata chiarezza. Perci\u00f2 io vi dicevo che questo giudizio, pronunziato in sede cos\u00ec solenne, si risolve in un epigramma, sia pure involontario. E tanto pi\u00f9 s\u2019impone la ricerca del modo con cui si \u00e8 pervenuti a questo incomparabile paradosso storico, la quale ricerca, come ho detto e ripeto, non serve per attribuire responsabilit\u00e0 politiche ma per trarre insegnamenti che ci proteggano dalla persistenza in un sistema fallito, cos\u00ec miseramente fallito. Se, per riferirmi a quanto diceva ieri Togliatti, fu sempre fatto difetto nell\u2019azione di Governo una decisione ferma e risoluta, un senso di fierezza e di dignit\u00e0, non dovrebbe esser questa una ragione sufficiente per la condanna del sistema? Per raggiungere questo scopo io, nel silenzio degli altri, mi sono dovuto assumere il compito duro e amaro di precisare con franchezza, anche se dovesse sembrare brutale, come il Trattato cui siamo pervenuti, attraverso un triennio di questa politica, ferisca la libert\u00e0, l\u2019indipendenza e l\u2019onore stesso dell\u2019Italia.<\/p><p>Nell\u2019accingermi a questa dimostrazione, necessariamente rapida, non mi soffermer\u00f2 sull\u2019angoscia delle mutilazioni sofferte. Esse aprono nel corpo della Patria ferite che non potranno mai rimarginarsi senza una restaurazione. Trieste, travestita in uno Stato ridicolo, se non fosse anche tragico, che manca di tutto, a cominciare dalla sovranit\u00e0 per finire con l\u2019acqua da bere, e Pola e Fiume e Zara: nomi di citt\u00e0 che ricapitolano tutte le ansie e tutte le speranze, tutti i dolori e tutte le gioie della storia d\u2019Italia dal 1860 al 1919, redente dal sangue di seicentomila caduti, fiore della giovinezza italiana; citt\u00e0, che d\u00e0nno al mondo la lezione eroica di un plebiscito in cui il voto \u00e8 espresso col sacrificio supremo dell\u2019abbandono in massa della propria terra e di ogni cosa diletta pi\u00f9 caramente; la feroce amputazione di questa Venezia Giulia, che da secoli difende la sua italianit\u00e0 contro tutte le invasioni di tutti i barbari calati in Italia in tutti i tempi, onde, fucinata in queste prove, \u00e8 quella, fra tutte le altre Regioni, dove l\u2019italianit\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 profonda, pi\u00f9 intima, pi\u00f9 pura. Questa inaudita violenza contro una giustizia, che pure gli stessi Alleati avevano riconosciuta e proclamata, super\u00f2 le peggiori aspettative, e tuttavia non bast\u00f2; anche al confine di occidente \u00e8 stata imposta una mutilazione in cui l\u2019arbitrio prescinde da ogni ipocrisia con cui giustificarsi. Sia pure per un ingiusto, crudele destino, l\u2019Istria nei secoli \u00e8 stata la posta di un gioco tremendo. Perduta, ripresa, riperduta; auguriamo, speriamo, di riprenderla. Ma il Moncenisio? Ma la Val di Roja? Chi ne ha mai contestata l\u2019italianit\u00e0 nel nostro versante? e il Col di Tenda? L\u2019Alpe, questa cintura che separa l\u2019Italia, ma nel tempo stesso la protegge contro l\u2019invasione, tende, attraverso quel colle ad addolcirsi verso l\u2019Appennino, cos\u00ec puramente, cos\u00ec esclusivamente italiano. Con pensiero commovente quei due sindaci montanari, e per ci\u00f2 incorruttibili, il sindaco di Tenda e il sindaco di Briga, issavano la bandiera tricolore sul loro Municipio; ed \u00e8 proprio notizia di ieri l\u2019altro quella del reclutamento militare: si sono presentati alla leva tutti gli iscritti, quasi tutti validi. Bella, brava gente! \u00c8 magnifico! Onde oggi il dolore e le proteste del vecchio Piemonte, pilone dell\u2019estremo Nord, trovano la loro espressione accorata in una voce di Sicilia, pilone dell\u2019estremo Sud, congiunto all\u2019altro, attraverso il grande ponte d\u2019Italia.<\/p><p>Ma ogni rimpianto per questi brani di carne, anzi di organi vitali, strappati alla Patria, viene dai cinici, che si dicono realisti, qualificato come rettorica nazionalista. Procediamo oltre.<\/p><p>Ho detto che questo Trattato toglie all\u2019Italia quella indipendenza che non sopporta altri limiti che non siano comuni a tutti gli altri Stati sovrani. Or bene, approvando questo Trattato, voi approvate un articolo 15, il quale dice:<\/p><p>\u00abL\u2019Italia prender\u00e0 tutte le misure necessarie per assicurare a tutte le persone soggette alla sua giurisdizione, senza distinzione di razza, sesso, lingua o religione, il godimento dei diritti dell\u2019uomo e delle libert\u00e0 fondamentali, ecc.\u00bb.<\/p><p>Questo articolo si collega con quella rieducazione politica di cui sembra che abbisogni l\u2019Italia, e cio\u00e8 la Nazione del mondo che arriv\u00f2 per la prima all\u2019idea di Stato, e l\u2019apprese a tutti i popoli civili. Dovevamo proprio noi ricevere lezioni di tal genere! E meno male se fosse soltanto un corso di lezioni: ma si tratta di un umiliante limite alla nostra sovranit\u00e0. Voi capite che qualunque degli Stati che figurano vincitori \u2013 anche l\u2019Etiopia, che \u00e8 compresa tra questi ed \u00e8 tra i firmatari del Trattato \u2013 pu\u00f2 sollevare la questione se le libert\u00e0 fondamentali siano state rispettate a proposito di una qualsiasi legge italiana, per esempio di una legge per l\u2019istruzione, come quella che potrebbe presentare l\u2019onorevole Gonella (<em>Si ride \u2013 Commenti<\/em>) e che fosse da alcuni, anche in Italia, considerata come lesiva della libert\u00e0 di coscienza, che \u00e8 libert\u00e0 fondamentale. Un Paese che nell\u2019esercizio del pi\u00f9 sovrano dei diritti, che \u00e8 il potere legislativo, sia soggetto a tali controlli, non \u00e8 pi\u00f9 un Paese indipendente! Qualche cosa di simile poteva forse avvenire nell\u2019antico impero Ottomano, la vecchia Turchia; ma la nuova Turchia ha superato questa possibilit\u00e0 d\u2019interventi. L\u2019Italia l\u2019ammette con questo articolo 15, che vorreste approvare d\u2019urgenza, senza necessit\u00e0, ma bens\u00ec come un\u2019accettazione, sia pure rassegnata, ma pur sempre volontaria.<\/p><p>Poi c\u2019\u00e8 l\u2019articolo 16, il quale si presenta a prima vista semplicemente privo di senso, perch\u00e9 dice:<\/p><p>\u00abL\u2019Italia non incriminer\u00e0 n\u00e9 altrimenti perseguiter\u00e0 alcun cittadino italiano, compresi gli appartenenti alle Forze armate, pel solo fatto di avere, durante il periodo di tempo corrente dal giugno 1940 all\u2019entrata in vigore del presente Trattato, espressa simpatia o d\u2019aver agito in favore della causa delle Potenze alleate od associate\u00bb.<\/p><p>Salvo l\u2019oscura allusione agli \u00abappartenenti alle Forze armate\u00bb, l\u2019articolo manca di seriet\u00e0 quando dispone che l\u2019onorevole De Gasperi non potrebbe incriminare me o l\u2019onorevole Pacciardi o \u2013 persino \u2013 se stesso, per avere espresso simpatia alla causa degli alleati! E c\u2019\u00e8 poi l\u2019articolo 17 che dice:<\/p><p>\u00abL\u2019Italia, la quale, in conformit\u00e0 dell\u2019articolo 30 della Convenzione di armistizio, ha preso misure per sciogliere le organizzazioni fasciste in Italia, non permetter\u00e0, in territorio italiano, la rinascita di simili organizzazioni, siano esse politiche, militari o militarizzate, che abbiano per oggetto di privare il popolo dei suoi diritti democratici\u00bb.<\/p><p>Or ecco. Non c\u2019\u00e8 nessuno che sia stato pi\u00f9 intransigente di me contro il fascismo. Nessuno pi\u00f9 di me avverte l\u2019inesorabile nesso causale, che lega la nostra presente catastrofe a quel terribile fenomeno verso cui non abbiamo neanche il conforto di una immunizzazione, come c\u2019\u00e8 stata negli altri Paesi. Perch\u00e9 non \u00e8 vero che il fascismo sia stato un fenomeno esclusivamente italiano. Gli stessi Inglesi hanno avuto qualche anticipazione di metodi fascisti verso la fine del Governo di Cromwell: lord Protettore \u00e8 affine, anche nel significato della parola, a Duce o a F\u00fchrer. Certamente egli fu un grand\u2019uomo; e fu fortuna dell\u2019Inghilterra che quella parentesi nella grande storia delle libert\u00e0 di essa non abbia nociuto ma giovato alla sua potenza. Eppure il ricordo di questo Protettore fu cos\u00ec esecrato da arrivare sino alla profanazione di una tomba e ad atti feroci contro un cadavere. La Francia ebbe il suo secondo Impero, che rassomiglia al fascismo come due gocce d\u2019acqua. E fin\u00ec nel disastro, come fu per l\u2019Italia. Il ricordo per\u00f2, direi l\u2019orrore per quel regime, per quel periodo si perpetu\u00f2 talmente che a Milano, dove si era preparata una statua equestre per Napoleone III, artisticamente assai bella, non si pot\u00e9 farla uscire dal magazzino dov\u2019era custodita, perch\u00e9 discretamente il Governo italiano era avvertito che l\u2019impressione in Francia sarebbe stata penosa&#8230;<\/p><p>Il fascismo \u00e8 come il vaiolo: chi lo ha avuto ha almeno il vantaggio che non lo avr\u00e0 pi\u00f9. (<em>Ilarit\u00e0<\/em>)<em>.<\/em> In Italia, purtroppo, dobbiamo sentir parlare di neofascismo; temo che in gran parte ci\u00f2 si debba agli errori dell\u2019immediato antifascismo.<\/p><p>Non \u00e8 gi\u00e0, dunque, che l\u2019articolo 17 mi dispiaccia per s\u00e9 stesso, ma mi ripugna come un\u2019offesa intollerabile alla sovranit\u00e0 del nostro Stato. Qualunque atto di Governo pu\u00f2 prestarsi ad una interpretazione che dia luogo all\u2019accusa della violazione dell\u2019articolo 17. Intanto, tutte le espressioni in esso usate sono elastiche, atte a favorire ogni punto di vista soggettivo. Una organizzazione dei cos\u00ec detti giovani esploratori potr\u00e0 essere considerata come militarizzata; e del resto, le organizzazioni di cui si vieta la rinascita sono anche quelle politiche: ogni associazione, la stessa organizzazione dei partiti pu\u00f2 esservi compresa. Che cosa sono, poi, questi \u00abdiritti democratici\u00bb, la cui privazione violerebbe l\u2019articolo 17? Vorrei conoscere il collega che ha inventato frasi cos\u00ec bislacche. Certo \u00e8 che vi \u00e8 qui un vastissimo campo, a proposito del quale il nostro Ministero degli esteri potr\u00e0 bruscamente ricevere da parte di un diplomatico etiopico o lussemburghese una protesta formale perch\u00e9 un qualsiasi provvedimento avrebbe violato l\u2019articolo 17. E badate che le censure contro provvedimenti od atti accusati aver carattere fascistico, sono continue e reciproche anche in questa Aula: in discussioni di politica interna sono forme polemiche quasi ordinarie. Quante volte non abbiamo inteso noi un deputato di quei settori (<em>Accenna all\u2019estrema sinistra<\/em>) accusare di fascismo questo o quell\u2019atto di Governo, questa o quell\u2019altra opinione e quante volte la stessa accusa \u00e8 stata ritorta dai settori opposti! Lo straniero, pertanto, che vorr\u00e0 sollevare una questione di quel genere, potr\u00e0 sempre fondarsi sull\u2019autorit\u00e0 di ammissioni italiane, ed anche autorevoli, a favore del suo assunto!<\/p><p>E non mi sento di andare oltre. C\u2019\u00e8 tutta una collezione di articoli, mortificanti quando non sono umilianti. Quelli sul disarmo sono orribili. Si potr\u00e0 entrare in ogni casa italiana per vedere se c\u2019\u00e8 nascosto un ordigno pi\u00f9 progredito, utile all\u2019offesa e difesa militare. Le poche truppe che ci lasciano devono avere un armamento ridotto, che pu\u00f2 dirsi primitivo in questa epoca dei carri armati e dei cannoni a grande portata. Al Paese di Galileo, di Volta, di Marconi \u00e8 vietato persino di fare scoperte che valorizzino di pi\u00f9 il proprio esercito. \u00c8 gi\u00e0 una prepotenza odiosa; ma chi pu\u00f2 dire se e sino a qual punto una scoperta in qualsiasi campo possa avere applicazioni militari? In conclusione anche i gabinetti delle nostre Universit\u00e0 potrebbero essere assoggettati ad un controllo, capace di impedire il proseguimento di uno studio scientifico!<\/p><p>Or questa non \u00e8 pi\u00f9 indipendenza. La sovranit\u00e0 italiana non \u00e8 pi\u00f9 completa, e, in questa materia delicatissima, un limite qualunque si pone per s\u00e9 come una negazione totale. Anche grammaticalmente, sovrano \u00e8 un superlativo; se se ne fa un comparativo, lo si annulla.<\/p><p>L\u2019indipendenza sovrana del nostro Stato vien dunque meno formalmente, cio\u00e8 come diritto. Ma che dire dell\u2019indipendenza come fatto? Argomento forse ancor pi\u00f9 doloroso. Non \u00e8 pi\u00f9 un segreto l\u2019intervento degli stati maggiori e degli ammiragliati nella formazione di questa camicia di forza, che toglie all\u2019Italia ogni possibilit\u00e0 di difendersi. Questa imposizione di pace \u00e8 fatta in maniera da trasformare immediatamente l\u2019Italia nel campo di battaglia della guerra futura, fra Occidente ed Oriente, se questo orrore non sar\u00e0 evitato. Peggio ancora, l\u2019Italia \u00e8 stata considerata come un territorio alla merc\u00e9 degli eserciti combattenti, tanto di oriente che di occidente.<\/p><p>Tutto ci\u00f2 \u00e8 stato fatto consapevolmente, con quello scopo preordinato. Aperta la frontiera orientale, dove avevamo la chiusura delle Alpi culminante al monte Nevoso, l\u2019eventuale esercito dall\u2019oriente \u00e8 gi\u00e0 in territorio italiano e si \u00e8 assicurata la demolizione delle nostre fortificazioni per venti chilometri. Quindi il giorno \u2013 Dio non voglia \u2013 (nessuno pi\u00f9 di me pu\u00f2 presentirne l\u2019angoscia) in cui avvenisse l\u2019irruzione, noi sappiamo che essa non potr\u00e0 essere arrestata ma solo contenuta ritardandone l\u2019afflusso in quella Valle Padana che \u00e8 stata nei secoli, e tornerebbe ora ad essere, campo di battaglia in tutte le guerre europee. Si ripeter\u00e0 quella che \u00e8 stata la storia dei mille cinquecento anni seguiti alla caduta di Roma. E gli stati maggiori dell\u2019altra parte han facilmente previsto l\u2019evento di un insuccesso in pianura ed han pensato alle Alpi. Cos\u00ec si arriva alla frontiera occidentale: Briga e Tenda.<\/p><p>Appena si intese parlare di Briga e Tenda, nessuno pot\u00e9 credere che lo scopo fosse di annettersi quelle poche migliaia di montanari italianissimi. Vero \u00e8 che vi \u00e8 un tesoro di energia elettrica. Non so a questo proposito se l\u2019onorevole Ministro Sforza, quando mise a disposizione del piano Marshall tutta la forza derivante dalle acque delle nostre Alpi, si sia astenuto per cortesia verso il collega Bidault, dall\u2019includervi anche quelle della Roja e quelle del Moncenisio. Ad ogni modo prescindiamo dal lato economico; a titolo di riparazioni si potevano dare le ore di energia desiderate. Ma il passo del Col di Tenda dato alla Francia significa il punto di arresto delle invasioni orientali. Le Alpi non servono pi\u00f9 a difendere l\u2019Italia; ma gli altri paesi, dopo il sacrificio dell\u2019Italia!<\/p><p>Quello che accadde poi, a proposito del disarmo navale, rappresenta un mistero inspiegabile o, peggio, profondamente conturbante, quando si pensa alle spiegazioni possibili, poich\u00e9 qui l\u2019incredibile \u00e8 che le limitazioni sarebbero state richieste proprio dagli Stati che hanno rispetto a noi una schiacciante superiorit\u00e0 navale. Perch\u00e9 ci hanno portato via tutte le motosiluranti e tutti i sommergibili e qui hanno vietato di costruirne o di acquistarne? Non sono queste per eccellenza armi difensive? Chi dunque poteva avere interesse che l\u2019Italia non potesse neanche difendersi? Si dice che siano stati gli Inglesi. Ma, almeno, a Parigi si erano salvati gli antisommergibili. A Nuova York per\u00f2, davanti ai 21, sarebbe stata la Francia a rilevare che una tale concessione fosse eccessiva. E fu cos\u00ec che ci furono definitivamente negati anche gli antisommergibili!<\/p><p>Questo \u00e8 l\u2019atto che per beffarda antifrasi si chiama Trattato di pace, con cui l\u2019Italia perde l\u2019indipendenza in diritto, la perde in fatto, perch\u00e9 non pu\u00f2 pi\u00f9 difenderla; e perde l\u2019onore. Perde l\u2019onore! Tutto il testo e tutto il contesto, ma soprattutto lo spirito del Trattato consiste in questo, o signori: nel dare il pi\u00f9 duro, il pi\u00f9 inesorabile rilievo a questo punto: che durante la guerra e dopo, sinora, sempre, noi siamo stati considerati come nemici. Ce l\u2019hanno detto in tutti i toni: nemici! Ed allora i partigiani che si sono battuti ed il corpo di liberazione e gli aviatori veramente eroici che hanno volato con i loro apparecchi vecchi, logori e stanchi, perch\u00e9 non davano loro quelli nuovi e buoni e partivano senza sapere se avrebbero fatto ritorno, tutti questi per chi si sono dunque battuti? Per un nemico?<\/p><p>Quale maggiore offesa? E noi dobbiamo tollerarla: intendo non in quanto ci venga imposta per legge di necessit\u00e0, ma per atto volontario e in certo senso spontaneo? Quei nostri soldati, partigiani, aviatori, marinai sarebbero considerati peggio dei mercenari guidati dai condottieri, da un Alberigo da Barbiano o da un Muzio Attendolo Sforza (<em>Ilarit\u00e0<\/em>) o da un Giovanni delle Bande Nere, perch\u00e9 quelli almeno si battevano per un compenso; onestamente e, in generale, valorosamente si battevano per colui che li aveva ingaggiati. Ma questi nostri, secondo la definizione del Trattato, si sarebbero battuti per un nemico!<\/p><p>E ancora ancora, minore sarebbe l\u2019offesa rapporto agli uomini. Ordinati essi in unit\u00e0 militari, di queste, quando sono disciolte, non rimane che un nome; e l\u2019onore dei morti e dei vivi dipende dalla causa per cui si sono battuti, giudicata secondo quella giustizia ideale, che \u00e8 ben pi\u00f9 grande di tutti i quattro Grandi messi insieme.<\/p><p>Ma la questione dell\u2019onore rimane invece ed \u00e8 ardente per la marina. Qui, l\u2019uomo si fonde con la cosa: la nave. E la nave continua ad esistere con la sua bandiera e voi intendete quel che ci\u00f2 significhi per il marinaio, il quale deve morire, prima della sua nave o con essa. E si sono battute queste navi, infaticabilmente, in tutti i mari, ed hanno corso tutti i rischi; hanno tutta la legione eroica dei loro morti. Ed ora si viene a dir loro: queste vostre navi debbono esserci consegnate come bottino di guerra, cio\u00e8 come navi nemiche come quelle che battendosi per noi, alleati, si sarebbero battute per un nemico. Si pu\u00f2 dare ingratitudine pi\u00f9 atroce?<\/p><p>Queste navi si trovavano nel porto di Spezia o altrove; ricevono l\u2019ordine di sottrarsi ai Tedeschi, di raggiungere Malta per mettersi a disposizione dell\u2019Ammiragliato inglese. La flotta francese si trov\u00f2 in una situazione simile, quando il 27 novembre 1940 Tolone fu occupata dai Tedeschi; le navi furono autoaffondate: bel gesto, in quanto imposto dalla impossibilit\u00e0 dei movimenti. Ma la nostra usc\u00ec senza alcuna protezione aerea e sapendo a quali rischi si esponeva. E la nave ammiraglia, la bella corazzata <em>Roma<\/em>, affond\u00f2 sotto bombe di aeroplani tedeschi col suo Ammiraglio, coi suoi 1800 marinai. Queste navi, dicevo, hanno continuato a battersi ed ora sono bottino di guerra, e debbono ora esser consegnate come se fossero state vinte e prese! E noi, per secondare il piano Marshall o per contendere alla Bulgaria l\u2019onore di entrar prima nell\u2019O.N.U., approviamo tali iniquit\u00e0, senza almeno la scusa di una urgenza improrogabile.<\/p><p>Badate! non domandate ai nostri marinai \u2013 i quali hanno fatto prodigi di disciplina, che \u00e8 coraggio morale, oltre che di coraggio fisico \u2013 non domandate loro di ammainare la loro bandiera, per farla sostituire da un\u2019altra, come dei vinti. Essi non lo tollererebbero, non potrebbero tollerarlo; vi \u00e8 qualcuno, qua dentro, che darebbe loro torto? Evitatelo. Non so; credo che ci siano forme da studiare capaci di togliere alla nave la sua qualit\u00e0 di militare e di combattente. Credo che si dica: rendere le navi borghesi. Tra le altre cose, il Trattato impone all\u2019Italia non solo la consegna delle navi, ma anche che esse siano rimesse in efficienza, cosa che non si chiese alla Germania, nel 1919. Il Trattato di pace con la Germania fu allora incomparabilmente pi\u00f9 mite di questo nostro attuale. L\u2019Italia deve spendere alcuni miliardi per mettere in efficienza le navi danneggiate nella lunga campagna fatta a favore degli stessi alleati. Cos\u00ec perdiamo le nostre navi migliori: le ammirabili <em>Italia<\/em> e <em>Vittorio Veneto<\/em>; nomi cos\u00ec cari ad ogni cuore d\u2019italiano. Pensateci! I nostri marinai han meritato che il loro onore, per quanto possibile, sia salvo.<\/p><p>Ma \u00e8 ormai tempo di avviarmi alla conclusione. La critica da me fatta al cosiddetto Trattato, per quanto prolungata anche troppo, resta sempre inferiore a tutto quello che si potrebbe e dovrebbe dire per un\u2019analisi appena adeguata. Ma l\u2019ora non lo consente. Or la conclusione \u00e8 in forma di questo dilemma: dare o negare l\u2019approvazione? Parecchi oratori, l\u2019onorevole Gasparotto, l\u2019onorevole Corbino ed altri hanno avuto per me un pensiero affettuoso e deferente, quando hanno riconosciuto che la storia da me vissuta, l\u2019avere avuto la fortuna e l\u2019onore di legare il mio nome alla vittoria della Patria, vittoria che ci diede quello che ora perdiamo, costituiscono per me un titolo quasi personale, che mi consenta di rifiutare l\u2019approvazione. In altri termini, l\u2019approvazione per s\u00e9 \u00e8 cosa amarissima, ma a cui non ci si pu\u00f2 sottrarre; a me questa esenzione \u00e8 consentita. Ringrazio del pensiero, ripeto, affettuoso e deferente; ma dico subito che se pure avessi questo titolo di immunit\u00e0 non vorrei servirmene in via pregiudiziale.<\/p><p>Un\u2019umiliazione che io riconoscessi necessaria alla salvezza del Paese dovrebbe essere accettata da me come dagli altri: nel rifiuto <em>a priori <\/em>io troverei i segni di quel nazionalismo, che \u00e8 la degenerazione del patriottismo, e di esserne immune io lo dimostrai in memorandi eventi. Ch\u00e9 se lo storico futuro volesse riconoscere in quegli eventi un titolo, di merito per me, penso che dovrebbe riscontrarlo nell\u2019essere io stato sempre al centro di due estremi, esposto al fuoco incrociato dell\u2019una parte e dell\u2019altra, in questa Italia sulla quale \u2013 o almeno su alcune regioni di essa \u2013 pesa la sciagurata tradizione delle divisioni estreme ed irriconciliabili: Guelfi e Ghibellini. Cos\u00ec io ebbi contro, con pari veemenza, non meno i rinunciatari che i nazionalisti. Quanto a questi ultimi, se qualcuno pensasse che io con il mio atteggiamento di intransigenza contro il Trattato, riveli tendenze nazionaliste, lo pregherei di andare alla Biblioteca della Camera e consultare il giornale, organo di quel partito: <em>L\u2019Idea Nazionale<\/em>. Se mai vi fu un uomo cui nessun oltraggio fu risparmiato, fui io quello. Ci fu un famoso articolo che aveva questo titolo abbastanza significativo: \u00abTagliategli la lingua\u00bb. Se quindi gli antinazionalisti vogliono tagliarmi qualche altro organo, mi rimetto alla loro discrezione. (<em>Ilarit\u00e0<\/em>)<em>.<\/em> Per ci\u00f2, ho detto e ripeto che se ritenessi necessario un atto di umilt\u00e0 per la salvezza della Patria, chiederei di essere io stesso il primo a compierlo. Ma, per l\u2019appunto, mi sono soffermato sulla storia di questa politica triennale fatta di sottomissione e di umilt\u00e0, perch\u00e9 sia a tutti presente il rapporto con lo stato cui quella politica ci ha ridotti: stato di cos\u00ec estrema miseria da giustificare l\u2019atto inverso, cio\u00e8 di una ribellione che si ponga, non foss\u2019altro, come una sfida al destino, quando tutto \u00e8 perduto e non resti che salvare l\u2019onore. Ringrazio vivamente l\u2019onorevole Gasparotto del pensiero che ha avuto, di citare oggi qui quel mio telegramma a proposito della decisione di quella che fu la battaglia di Vittorio Veneto. Or mi importa di precisare che la copia di quel telegramma egli non la ebbe da me; io non me ne sono mai vantato, ed anzi di quel mio intervento non ho mai parlato&#8230;<\/p><p>GASPAROTTO. Ho ben il diritto di farlo sapere.<\/p><p>ORLANDO VITTORIO EMANUELE. Certamente; voglio solo dire che la rivelazione di quello storico episodio non proviene da me. Ma una volta che essa \u00e8 avvenuta, ho bene il diritto di metterne in rilievo il significato, in quanto abbia rapporto col solenne momento storico attuale. E il significato \u00e8 questo: che come ci sono momenti in cui bisogna umiliarsi e sottomettersi, ci sono pure i momenti in cui bisogna osare. L\u2019uomo di Stato si rivela proprio in questi momenti, quando si tratta di assumere le grandi responsabilit\u00e0 dell\u2019azione, e non gi\u00e0 di abbandonarsi a quella sostanziale fuga da ogni responsabilit\u00e0 che \u00e8 la sopportazione. Ed io dissi che l\u2019episodio di quel mio telegramma dell\u2019ottobre del 1918 poteva avere un rapporto con la discussione odierna, sotto questo aspetto: che la responsabilit\u00e0 da me allora assunta fu cos\u00ec grave che se Vittorio Veneto fosse stato una sconfitta, io avrei dovuto essere mandato in Alta Corte di Giustizia e condannato forse anche alla fucilazione. Certamente, io ritenevo e continuo a ritenere che il Capo del governo civile, nelle guerre di popolo e non solo di eserciti, come le due recenti, ha il diritto ed il dovere di ingerirsi in ci\u00f2 che riguarda l\u2019andamento della guerra anche dal lato puramente militare; da qui il mio insanabile dissenso con il Generale Cadorna. Ma non \u00e8 men vero che anche quel diritto ha dei limiti ed io confesso che con quel telegramma avevo quei limiti sorpassati, esponendomi con ci\u00f2 a quelle estreme conseguenze, che, qualora l\u2019evento fosse stato avverso, avrebbero comportato un giudizio ed una severa condanna.<\/p><p>Per ci\u00f2, dunque, pur rinnovando i miei ringraziamenti ai colleghi che han voluto attribuire a me una specie di asilo spirituale per sottrarmi ad un voto amarissimo, dico che non intendo servirmi di questo titolo. Se io sono risolutamente, irriducibilmente ostile all\u2019approvazione che ci si chiede, egli \u00e8 perch\u00e9 sento come una morale impossibilit\u00e0, superiore ad ogni utilit\u00e0 (se pure ci fosse!) di dare un consenso, sia pure coatto, ad un documento che, in fatto di iniquit\u00e0 e di ingiustizia, raggiunge una delle vette pi\u00f9 elevate fra le tante prepotenze ed arbitr\u00ee onde \u00e8 contaminata la storia dei rapporti internazionali. Ma tanto pi\u00f9 poi e tanto peggio per il momento e per il modo onde il voto ci si chiede, pregiudicando dinanzi alla storia l\u2019unica scusa e cio\u00e8 di aver ceduto ed una legge di necessit\u00e0. Questo sentimento ha carattere ideale; ma trova altres\u00ec conforto in una ragione d\u2019ordine pratico, la quale avverte di essere ormai venuto il momento di interrompere il sistema di cedere ed accondiscendere finora seguito e di compiere finalmente un atto di fierezza e di dignit\u00e0. Per tre anni ci siamo sottomessi continuamente, e ne vedete i risultati. Ora, basta.<\/p><p>Non mi soffermo sulla causa specifica della ratifica che manca. Per me basta l\u2019articolo 90, cos\u00ec brutale per noi, poich\u00e9 quanto all\u2019esecuzione dell\u2019atto prescinde totalmente dalla nostra volont\u00e0; ma, per ci\u00f2 stesso, ci fa sapere che sino a quando le quattro ratifiche non siano depositate, l\u2019atto non entra in vigore e noi non siamo obbligati a subirlo e tanto meno a riconoscerlo. Se dunque quella condizione manca, il nostro consenso si presenta libero e volontario e ci\u00f2 determina la mia ribellione. Che poi la potenza la cui ratifica sinora manchi, sia la Russia o l\u2019America o la Gran Bretagna o la Francia, mi \u00e8 perfettamente indifferente. I colleghi Nenni e Togliatti, che mi furono compagni nella Commissione dei Trattati, mi han dato atto di ci\u00f2 ed uno di essi ha ripetuto una mia frase detta allora, e cio\u00e8 che per me la ratifica che manca basta che sia attribuita ad una potenza X.<\/p><p>Quanto alla Russia, peraltro, vi fu un curioso documento che l\u2019A.N.S.A. diram\u00f2 come proveniente da un portavoce di Palazzo Chigi, e secondo il quale la ratifica della Russia era l\u00ec l\u00ec per venire e sarebbe arrivata fra pochi giorni. Sono ora invece passate varie settimane e non se ne vede il principio. Ah, questi portavoce! Ad ogni modo, ripeto, a me che sia la Russia a non ratificare non importa nulla e si dovrebbe aggiungere che anche per la Russia non vi \u00e8 nessun rapporto fra la sua astensione e la ratifica, che pur hanno fatta alcuni degli Stati che si dicono satelliti di essa. Il mio intento \u00e8 puramente obbiettivo: il Trattato per ora \u00e8 ineseguibile. Perch\u00e9, dunque, questa fretta di approvarlo spontaneamente, proprio noi, <strong>i <\/strong>sacrificati e gli offesi?<\/p><p>Tutto ci\u00f2 assorbe la questione della utilit\u00e0 poich\u00e9 la soverchia di gran lunga. Ma, ad ogni modo, in che consisterebbe questa utilit\u00e0? Prima ci si disse, in Commissione dei Trattati, che occorreva la ratifica per l\u2019ammissione dell\u2019Italia al convegno di Parigi per il piano Marshall: l\u2019evento dimostr\u00f2 che non era cos\u00ec. Ora ci si dice che occorre per l\u2019ammissione all\u2019O.N.U. Ma dove \u00e8 la disposizione che subordina l\u2019ingresso nell\u2019O.N.U. alla ratifica? Dove \u00e8? Ho qui lo Statuto, dove si parla dell\u2019ammissione dei nuovi membri e se ne stabiliscono le condizioni; nulla, in esse, che si colleghi con la ratifica. Se sbaglio, mi si interrompa e mi si dica quale sia l\u2019articolo, il capoverso, la parola che importi una tale conseguenza. Dunque, questa ragione non sussiste.<\/p><p>Non \u00e8 vero nemmeno \u2013 l\u2019hanno ingannata, onorevole Ministro \u2013 quando si dice che se passa il 10 agosto non potremo avere questa fortuna di essere ammessi e perdiamo l\u2019anno. Neanche ci\u00f2 \u00e8 vero, perch\u00e9 l\u2019anno scorso il Siam fu ammesso a novembre. La procedura \u00e8 la seguente. In agosto avviene un esame preliminare da parte di una Commissione, che nei suoi membri riproduce le undici potenze del Consiglio di sicurezza. Quando si tratt\u00f2 del Siam, siccome pendeva una contestazione con la Francia per i confini con l\u2019Indocina, la Francia chiese ed ottenne che la domanda del Siam non fosse ammessa. Senz\u2019altro. In seguito, il dissidio si compose e il Siam fu ammesso, come ho detto, in novembre.<\/p><p>A voler chiamare le cose col loro nome e senza ipocriti infingimenti, la verit\u00e0 \u00e8 che per l\u2019ammissione all\u2019O.N.U. tutto dipende dall\u2019accordo delle cinque Potenze che hanno il seggio permanente e quindi il diritto di veto. L\u2019opposizione di una sola di esse basta a fermare l\u2019ammissione. Dall\u2019altro lato, per il noto contrasto tra i due gruppi di Potenze, avviene che se non si arriva ad un compromesso, l\u2019uno impedir\u00e0 l\u2019ammissione favorita dall\u2019altro, e reciprocamente. Cos\u00ec, l\u2019anno scorso, la Russia ha messo il veto all\u2019ammissione del Portogallo e dell\u2019Irlanda dando per ragione che non avevano curato di avere rappresentanza diplomatica a Mosca e quindi non davano nessuna garanzia di essere amici della pace. Allora, per evidente contraccambio, gli Stati anglosassoni misero il veto all\u2019ammissione dell\u2019Albania voluta dai Sovieti. Il Governo britannico ha ora fatto sapere che non dar\u00e0 l\u2019assenso neppure alla Romania, per i recenti episodi che voi conoscete. Quindi, \u00e8 tutto un gioco di veti. Lascio poi stare, per l\u2019ora che urge, un\u2019altra indagine pi\u00f9 sostanziale per cui si pretende che l\u2019ammissione nell\u2019O.N.U. sia un cos\u00ec grande beneficio da valere come una giustificazione di questa sciagurata ratifica. Io non solo contesto risolutamente che vi sia un vantaggio qualsiasi, ma ritengo invece che si tratti di cosa non desiderabile e mi asterrei, nonch\u00e9 dal chiederla, dall\u2019accettarla, considerandola come un\u2019altra mortificazione inflitta al nostro Paese. Il posto che esso prenderebbe lo graduerebbe dopo Stati minuscoli; diciamolo francamente: sarebbe come una firma apposta alla nostra rinuncia alla qualit\u00e0 di grande Potenza. Ammetto che questa sia purtroppo la situazione attuale; ma perch\u00e9 andare verso il riconoscimento di questa nostra decadenza con cos\u00ec premurosa e soddisfatta sollecitudine? Ma anche a parte tutto ci\u00f2, lo Statuto dell\u2019O.N.U. contiene quei due famosi articoli, 53 e 57, che non leggo, ma il cui senso, per quanto poco chiaro, importa che, mentre la garanzia essenziale per i membri dell\u2019O.N.U. \u00e8 che nessuno possa essere aggredito senza violare solenni impegni dando luogo all\u2019immediato soccorso di tutte le nazioni unite, a questa regola si introduce con quegli articoli un\u2019eccezione pel caso che l\u2019iniziativa provenga da uno degli Stati alleati ed associati contro uno Stato ex nemico. In altri termini, la Jugoslavia o l\u2019Etiopia potrebbero aggredirci senza che noi fossimo protetti dalle garanzie che proteggono gli altri Stati dell\u2019O.N.U.!<\/p><p>Il Ministro si rende conto della enormit\u00e0 di queste disposizioni e dice di aver avuto l\u2019affidamento che saranno soppresse, poich\u00e9 tutte le repubbliche del Sud America si son dichiarate contrarie. S\u00ec, ma gli debbo ricordare il veto che, da solo, annulla tutte le maggioranze. In ogni caso io vorrei che quei due articoli fossero gi\u00e0 soppressi, prima di accettare la situazione che ne deriva, la quale ci mette in uno stato di inferiorit\u00e0 verso gli altri membri dell\u2019associazione, sin dal momento in cui entreremmo a farne parte.<\/p><p>Nessuno, dunque, dei vantaggi che si fanno sperare come conseguenza di questa approvazione anticipata pu\u00f2 dirsi sussistente ed effettivo; la stessa condizione armistiziale continua formalmente immutata, perch\u00e9 il termine dei 90 giorni fissato per la cessazione di essa, non comincia a decorrere se non dal deposito delle quattro ratifiche. Ma ci fossero pure dei vantaggi, nulla essi varrebbero, per me, in confronto dei sacrifici estremi che ci si vogliono imporre, come ho dimostrato in questo mio discorso, incompleto se pur lungo. Perci\u00f2 io sono, in ogni caso e in ogni tempo, contrario all\u2019approvazione, perch\u00e9 non vale vivere quando si perdono le ragioni di vivere. L\u2019Italia non pu\u00f2 opporre al disfacimento cui l\u2019atto la vorrebbe condannare che il fatto della sua esistenza come grande e gloriosa Nazione; e questo fatto \u00e8 insopprimibile, malgrado ogni iniquit\u00e0. Che se, per\u00f2, questa mia decisione estrema la maggioranza di voi non crede di consentire, io posso rispettare codesta perplessit\u00e0. Ma considerate almeno questo lato della decisione odierna, il significato di questa accettazione, che avviene in un momento in cui essa non \u00e8 necessaria; onde il vostro voto acquista il valore di un\u2019accettazione volontaria di questa che \u00e8 una rinuncia a quanto di pi\u00f9 caro, di pi\u00f9 prezioso, di pi\u00f9 sacro vi \u00e8 stato confidato dal popolo quando vi elesse: l\u2019indipendenza e l\u2019onore della Patria. Vi prego, vi scongiuro, onorevoli colleghi, al di l\u00e0 e di sopra di qualunque sentimento di parte \u2013 quale stolto potrebbe attribuirmelo? \u2013 non mettete i vostri partiti, non mettete voi stessi di fronte a cos\u00ec paurosa responsabilit\u00e0. Questi sono voti di cui si risponde dinanzi alle generazioni future; si risponde nei secoli di queste abiezioni fatte per cupidigia di servilit\u00e0. (<em>Vivissimi applausi a sinistra e a destra \u2013 Proteste vivaci al centro e al banco del Governo \u2013 Rumori vivissimi \u2013 Scambio di epiteti fra sinistra e centro \u2013 Ripetuti richiami del Presidente \u2013 Nuovi prolungati applausi a sinistra e a destra \u2013 Proteste e rumori vivissimi al centro \u2013 Scambio di apostrofi fra il centro e le sinistre \u2013 Viva agitazione<\/em>).<\/p><p>PRESIDENTE. Prego i colleghi di prendere posto ai loro banchi.<\/p><p><em>Voci al centro.<\/em> Deve ritirare! Deve ritirare!<\/p><p>PRESIDENTE. Onorevoli colleghi! Suppongo che non sia possibile chiarire nulla, finch\u00e9 loro non vorranno tacere. Onorevole Coccia, lei ritiene con il suo chiasso di aiutare a chiarire la situazione?<\/p><p>ORLANDO VITTORIO EMANUELE. Onorevoli colleghi, io non avevo alcuna intenzione&#8230; (<em>Prolungati rumori al centro<\/em>)<em>.<\/em> Queste sono le ultime parole che pronunzier\u00f2 qui dentro!<\/p><p>PRESIDENTE. Attenda un attimo, onorevole Orlando: la prego. Onorevoli colleghi, basta!<\/p><p>Ogni manifestazione, anche se di giusta reazione, perde il suo valore, quando cessa di stare nei limiti di un certo ordine. Permettano dunque all\u2019onorevole Orlando di riprendere la parola e allora, da ci\u00f2 che egli dir\u00e0 a chiarimento di quanto ha detto prima, risulter\u00e0 il valore del suo pensiero e, se sar\u00e0 quello che si \u00e8 ritenuto che fosse, qualcuno potr\u00e0 replicare all\u2019oratore.<\/p><p>Onorevole Orlando, la prego di parlare e di tener presente che, forse, sta spirando quel limite al quale Ella stesso accennava un\u2019ora e tre quarti fa.<\/p><p>ORLANDO VITTORIO EMANUELE. Mi dispiace di dover dare spiegazioni, e le do solo per rispetto a lei! (<em>Vivi applausi a sinistra \u2013 Commenti e vivaci proteste al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>GUERRIERI FILIPPO. Ricordatevi che avete davanti l\u2019uomo di Vittorio Veneto! (<em>Applausi \u2013 Rumori al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>BENEDETTINI. \u00c8 il Presidente della Vittoria! (<em>Applausi a sinistra e a destra \u2013 Rumori al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. Onorevole Orlando, mi perdoni, io le sono grato della deferenza particolare che mi vuole dimostrare, ma sarei lieto che le sue parole fossero non soltanto udite da tutta l\u2019Assemblea, ma fossero dirette a tutta l\u2019Assemblea.<\/p><p>La prego di parlare.<\/p><p>ORLANDO VITTORIO EMANUELE. Io, rispettando il Presidente, rispetto l\u2019Assemblea! (<em>Commenti al centro<\/em>).<\/p><p>La parola \u00abservilit\u00e0\u00bb qualifica l\u2019atto, e non le persone. Io stesso, proprio in questo mio discorso, ho detto di me di aver compiuto un atto di umiliazione, che credetti necessario, nell\u2019interesse del Paese. L\u2019atto in s\u00e9 \u00e8 servile, ma poich\u00e9 non vi risponde l\u2019intenzione di compierlo come tale, nessuno pu\u00f2 restarne offeso. Ma, ad ogni modo, poich\u00e9 come vi dicevo, ritengo che questo sia l\u2019ultimo discorso che io pronunzio in quest\u2019Aula&#8230;<\/p><p><em>Voci<\/em> No. No!<\/p><p>ORLANDO VITTORIO EMANUELE. &#8230;io voglio che, come mi \u00e8 sempre accaduto nella mia lunga vita parlamentare, il mio appello sia per la concordia o, almeno, contro l\u2019esasperazione dei contrasti inevitabili e riunisca l\u2019animo di tutti. E dico ai colleghi di tutte le part\u00ec dell\u2019Assemblea: Convenite con me, obiettivamente, indipendentemente da ogni giudizio politico, indipendentemente da ogni preferenza verso questa o quella linea di condotta, convenite con me, tutti, che questo Trattato di pace \u00e8 una solenne ingiustizia?<\/p><p><em>Voci da molti banchi.<\/em> Si!<\/p><p>ORLANDO VITTORIO EMANUELE. Ed allora non ho null\u2019altro da aggiungere. (<em>Vivissimi prolungati applausi a sinistra e a destra \u2013 Molte congratulazioni \u2013 Commenti prolungati al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. Ha facolt\u00e0 di parlare l\u2019onorevole Presidente del Consiglio dei Ministri. (<em>Applausi al centro \u2013 Rumori a sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> Onorevole Orlando, il rispetto, l\u2019ammirazione che io ho sempre nutrito per lei, la devozione che le ho sempre dimostrato, mi permettono di dire una parola franca anche in questo momento molto agitato.<\/p><p>Io sono stato colpito nel profondo dell\u2019anima dalle ultime frasi, che dovevano essere un giudizio, mentre ella dichiarava che la proposta di ratifica era un\u2019abiezione fatta per mancanza di coraggio e per cupidigia di servilit\u00e0. No! onorevole Orlando: si tratta di concezione diversa degli interessi del Paese in questo momento. Domani mi riservo di dimostrare tutte le ragioni che militano per la mia concezione; e lo far\u00f2 senza offendere nessuno. (<em>Approvazioni al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00a0Per\u00f2 le devo dire che sono profondamente offeso e con me sono offesi tutti coloro che hanno affrontato il nemico non soltanto come combattenti sui campi di battaglia, ma hanno affrontato il fascismo con coraggio, soffrendo giorno per giorno. (<em>Vivissimi applausi al centro \u2013 Rumori e commenti a sinistra e a destra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Ho anche la coscienza e la consapevolezza, nei momenti tristi, nei consessi internazionali, d\u2019aver rappresentato degnamente, fieramente il mio Paese. (<em>Interruzioni a sinistra \u2013 Vivissimi applausi al centro \u2013 Scambio di apostrofi fra la sinistra e il centro<\/em>)<em>.<\/em> Questo \u00e8 stato constatato da tutti, da molti giornali, anche avversi.<\/p><p><em>Una voce a sinistra.<\/em> Avete i fascisti nel Governo! (<em>Rumori al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p><em>Una voce a destra.<\/em> Li avete voi i fascisti! mettete fuori i vostri fascisti, prima di parlare! (<em>Proteste a sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> A coloro che ci chiedono un rinvio in nome dell\u2019unit\u00e0 nazionale, si pu\u00f2 dire, per\u00f2, che la premessa indispensabile per qualsiasi&#8230; (<em>Rumori e interruzioni a sinistra \u2013 Ripetute interruzioni del deputato Farini \u2013 Richiami del Presidente<\/em>) la premessa&#8230; (<em>Rumori a sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. Desidero sapere se devo sospendere la seduta.<\/p><p>FARINE S\u00ec! s\u00ec!<\/p><p>PRESIDENTE. Onorevole Farini, mi pare che lei, nel suo entusiasmo, non si renda conto di quello che significa la sospensione della seduta. (<em>Interruzione del deputato Farini<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Onorevole Farini, non mi costringa ad applicare il Regolamento nei suoi confronti! (<em>Commenti<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Posso comprendere tutti gli impeti di passione, ma non le forme di vana petulanza. Capisco perfettamente tutto, ma non le grida che non hanno alcuna giustificazione, da qualunque parte vengano. E prego specialmente i colleghi pi\u00f9 autorevoli, che in certi momenti mi pare adoperino la loro autorevolezza a suscitare maggiore tumulto, di ricordarsi che io mi attendo da loro un contributo a questa mia opera di dirigere i lavori dell\u2019Assemblea. (<em>Approvazioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Continui, onorevole Presidente del Consiglio.<\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> Onorevole Orlando, avrei aspettato dalla sua lealt\u00e0 che ella avesse dichiarato che le parole \u00abcupidigia di servilit\u00e0\u00bb non si riferivano a coloro che propongono in buona fede e con retta coscienza di ratificare il Trattato. Avrei preferito che lo avesse dichiarato.<\/p><p>ORLANDO VITTORIO EMANUELE. L\u2019ho detto.<\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> Se questa \u00e8 la sua dichiarazione, io sono lieto di accettarla, quantunque il linguaggio altrimenti doveva essere interpretato. Tuttavia sono lieto di accettarla, per questo: perch\u00e9 la situazione \u00e8 molto difficile, la tensione degli animi \u00e8 grave, senza dubbio; ma quello che non si pu\u00f2 negare all\u2019avversario \u00e8 il coraggio, e molto meno si pu\u00f2 negare a chi come me e il Governo sostiene in questa difficile situazione una posizione che esige maggior coraggio civile di qualsiasi rinvio e la sostiene perch\u00e9 crede di doverla sostenere nell\u2019interesse del Paese, della pace e della collaborazione internazionale! (<em>Vivissimi, prolungati applausi al centro \u2013 Commenti<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. Suppongo che l\u2019Assemblea sia concorde con me sull\u2019opportunit\u00e0 di rinviare il seguito della discussione a domani.<\/p><p>Vorrei per\u00f2 ricordare che per impegno non tacito, ma esplicito, preso ieri sera, dovremo finire questa discussione domani insieme con gli ordini del giorno relativi.<\/p><p>L\u2019Assemblea \u00e8 dunque convocata per domani mattina alle 9.30 per il seguito della discussione sul Trattato di pace.<\/p><p>Dovranno ancora parlare i presentatori degli ordini del giorno, onorevoli Jacini, Damiani, Giannini e Caroleo.<\/p><p>Interrogazioni e interpellanza.<\/p><p>PRESIDENTE. Si dia lettura delle interrogazioni e di una interpellanza pervenute alla Presidenza.<\/p><p>AMADEI, <em>Segretario<\/em>, legge:<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro dell\u2019agricoltura e delle foreste, per conoscere se non ritenga opportuno soprassedere alla costituzione del Consorzio nazionale canapa, se pure con la sola partecipazione degli agricoltori, essendo tale provvedimento in contrasto con la volont\u00e0 dei canapicoltori, i quali chiedono la libera disponibilit\u00e0 del loro prodotto. L\u2019ammasso obbligatorio della canapa avrebbe, quale risultato, un\u2019ulteriore riduzione di tale coltura, con grave danno dell\u2019economia nazionale.<\/p><p>\u00abScotti Alessandro\u00bb.<\/p><p>\u00abI sottoscritti chiedono di interrogare il Ministro delle finanze, per conoscere quale fondamento di verit\u00e0 abbia la notizia, apparsa sui giornali, che in Sicilia \u00e8 stata abolita la nominativit\u00e0 obbligatoria dei titoli azionari. E per sapere, nel caso in cui la notizia sia esatta, quale atteggiamento intende prendere il Governo.<\/p><p>\u00abTremelloni, Segala, Ghidini\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro dell\u2019agricoltura e delle foreste, per sapere se sia a conoscenza del grave malcontento che serpeggia nel Corpo forestale a causa del ritardo a concretare le sue aspirazioni manifestata nel Convegno di Firenze del maggio scorso; ed in particolare per conoscere le ragioni per le quali, mentre si tolgono dal servizio attivo sottufficiali e guardie forestali provenienti dalla posizione ausiliaria, per il solo periodo di guerra, con provvedimenti anteriori al 9 dicembre 1943, uguale trattamento non si faccia agli ufficiali superiori, il che inceppa ed impedisce lo sviluppo normale degli avanzamenti e promozioni di ben 400 funzionari. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abPiemonte\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro dell\u2019agricoltura e delle foreste, per conoscere quali provvedimenti intenda adottare per la prossima annata agraria circa la distribuzione ed assegnazione dei concimi per favorire la ripresa della produzione agrumaria, tenendo presente specialmente le deplorevoli condizioni degli agrumeti della penisola sorrentina e della costiera amalfitana. Tali agrumeti si trovano in stato di preoccupante deterioramento per il lungo periodo di mancata fertilizzazione dovuta ai criteri seguiti dalle associazioni agrarie preposte alla distribuzione, le quali hanno trascurato l\u2019agrumicoltura che rappresenta importantissima ricchezza di quelle zone ed ha il suo grande peso sulla bilancia economica del nostro Paese. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abScotti Alessandro\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede di interrogare i Ministri dell\u2019industria e commercio e dell\u2019agricoltura e foreste, per conoscere se \u00e8 esatta la notizia secondo la quale la societ\u00e0 generale \u00abMontecatini\u00bb non consegna da oltre un mese perfosfato minerale agli agricoltori, che ne hanno urgente bisogno, solo per il fatto che non \u00e8 stato ancora approvato un ulteriore aumento del prezzo di tale prodotto. In caso affermativo quali provvedimenti intende proporre il Ministro dell\u2019agricoltura e delle foreste per eliminare detto arbitrario provvedimento che danneggia notevolmente la produzione agricola. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abScotti Alessandro\u00bb.<\/p><p>\u00abI sottoscritti chiedono di interrogare il Presidente deli Consiglio dei Ministri e il Ministro dei lavori pubblici, per sollecitare il finanziamento della ricostruzione delle fogne di Diano Marina, secondo il progetto gi\u00e0 approvato.<\/p><p>\u00abPerch\u00e9 non si rinnovi l\u2019epidemia di tifo, che l\u2019anno scorso decim\u00f2 quella cittadina, l\u2019autorit\u00e0 sanitaria dichiar\u00f2 indispensabili due provvedimenti: un acquedotto e le fogne.<\/p><p>\u00abIl primo \u00e8 in corso d\u2019esecuzione (senza peraltro le diramazioni alle frazioni che pur vi hanno diritto; per il secondo si dice che mancano i fondi.<\/p><p>\u00abMa \u00e8 assurdo che non si trovino i fondi per un\u2019opera assolutamente necessaria a prevenire il ripetersi di una mortale epidemia. (<em>Gli interroganti chiedono la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abCanepa, Pera, Rossi Paolo\u00bb.<\/p><p>\u00abI sottoscritti chiedono di interrogare il Presidente del Consiglio dei Ministri e il Ministro della difesa, per chiedere \u2013 in considerazione che il Ministero della difesa ha aderito alla domanda della provincia di Imperia di cederle il possesso delle caserme di Diano Marina per adibirle ad ospedale psichiatrico (di cui essa \u00e8 priva) \u2013 che si provveda senza indugio a riparare i danni che il tempo e l\u2019incuria hanno cagionato a detti edifici abbandonati, salvo poi naturalmente alla provincia sostenere le spese per il nuovo uso.<\/p><p>\u00abOgni giorno che passa senza che si metta mano ai lavori aggrava la rovina d\u2019un ingente capitale dello Stato. (<em>Gli interroganti chiedono la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abCanepa, Pera, Rossi Paolo\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro dell\u2019interno, per conoscere i motivi che ritardano la sanzione dell\u2019accordo gi\u00e0 intervenuto fra il comune di Reggio Calabria ed il Ministero della pubblica istruzione per la nazionalizzazione del Museo civico di Reggio Calabria; sanzione in vista della quale l\u2019Amministrazione dello Stato sta gi\u00e0 sostenendo le spese pei lavori di adattamento dell\u2019edificio.<\/p><p>\u00abLa pratica relativa, trovasi da oltre sette mesi all\u2019esame del Ministero dell\u2019interno e gi\u00e0 quello della pubblica istruzione ha fatto presente la necessit\u00e0 che la pratica sia definita con sollecitudine. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abSardiello\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede di interrogare i Ministri del lavoro e previdenza sociale e della marina mercantile, per conoscere che cosa si aspetti per concedere, in base ad esigenze di giustizia sociale, la libert\u00e0 di lavoro e di organizzazione anche nei porti, la sola che potr\u00e0 garantire un regime di concorrenza, pur mantenendo fermi i diritti e le conquiste dei lavoratori portuali e serbando anche in vita, con le adeguate e opportune riforme, gli Uffici di lavoro dei porti sotto la diretta dipendenza e responsabilit\u00e0 del Ministero della marina mercantile. Si chiede che le imprese e le cooperative possano liberamente funzionare nei porti e intrattenere i loro rapporti diretti, come tutte le imprese industriali, con i lavoratori, pur servendosi esclusivamente delle maestranze iscritte nei ruoli delle capitanerie. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abFinocchiaro Aprile\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede di interpellare il Ministro dei lavori pubblici, per conoscere se non creda debba il Governo della Repubblica provvedere finalmente ad accelerare quei lavori delle strade di serie rimaste incomprensibilmente allo stato di indicazione o poco meno, il cui elenco \u00e8 stato stabilito nella provvida legge che il Ministro Baccarini propose e che porta il numero 337 del 23 luglio 1881, in modo che nel pi\u00f9 breve termine venga assolto l\u2019impegno che lo Stato ha assunto verso le popolazioni interessate; e questo per le strade di valico appenninico particolarmente, come quelle del Bratello, del Lagastrello, del Pradenena, ed in specie per la pi\u00f9 urgentemente attesa \u2013 la seconda numero 161 \u2013 la quale interessa quattro provincie (Massa Carrara, Spezia, Parma e Reggio Emilia) e sar\u00e0 per divenire una fra le pi\u00f9 importanti arterie dell\u2019Alta Italia, abbreviando notevolmente il percorso dalla Toscana a Milano. In essa, dopo gli appalti del 1922, non si continu\u00f2 che un solo chilometro, giacch\u00e9 le complesse burocrazie statali non seppero in tanti anni risolvere un cambiamento di tracciato modificatore della legge e che non ebbe mai alcun fondamento.<\/p><p>\u00abMicheli\u00bb.<\/p><p>PRESIDENTE. Le interrogazioni test\u00e9 lette saranno inscritte all\u2019ordine del giorno e svolte al loro turno, trasmettendosi ai Ministri competenti le altre per le quali si richiede la risposta scritta.<\/p><p>Cos\u00ec pure l\u2019interpellanza sar\u00e0 inscritta all\u2019ordine del giorno, qualora il Ministro interessato non vi si opponga nel termine regolamentare.<\/p><p>La seduta termina alle 22.50.<\/p><p>Ordine del giorno per la seduta di domani.<\/p><p>Alle ore 9.30:<\/p><p><em>Seguito della discussione sul disegno di legge<\/em><em>:<\/em><\/p><p>Approvazione del Trattato di pace tra le Potenze Alleate ed Associate e l\u2019Italia, firmato a Parigi il 10 febbraio 1947. (23).<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Versione PDF ASSEMBLEA COSTITUENTE ccx. SEDUTA POMERIDIANA DI MERCOLED\u00cc 30 LUGLIO 1947 PRESIDENZA DEL PRESIDENTE TERRACINI INDICE Votazione segreta del disegno di legge: Convalida del decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato in data 29 marzo 1947, n. 143, concernente l\u2019istituzione di una imposta straordinaria progressiva sul patrimonio. (14). 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