{"id":2062,"date":"2023-09-10T22:31:40","date_gmt":"2023-09-10T20:31:40","guid":{"rendered":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=2062"},"modified":"2023-10-21T21:20:15","modified_gmt":"2023-10-21T19:20:15","slug":"pomeridiana-di-lunedi-28-luglio-1947","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=2062","title":{"rendered":"POMERIDIANA DI LUNED\u00cc 28 LUGLIO 1947"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"2062\" class=\"elementor elementor-2062\" data-elementor-post-type=\"post\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-7721180 elementor-section-full_width elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"7721180\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-8de71a2\" data-id=\"8de71a2\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-990d74c elementor-align-right elementor-widget elementor-widget-button\" data-id=\"990d74c\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"button.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-button-wrapper\">\n\t\t\t\t\t<a class=\"elementor-button elementor-button-link elementor-size-sm\" href=\"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/19470728_2.pdf\" target=\"_blank\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-content-wrapper\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-icon\">\n\t\t\t\t<i aria-hidden=\"true\" class=\"icon icon-view\"><\/i>\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-text\">Versione PDF<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-a448b56 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"a448b56\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>ASSEMBLEA COSTITUENTE<\/p><p>CCVI.<\/p><p>SEDUTA POMERIDIANA DI LUNED\u00cc 28 LUGLIO 1947<\/p><p>PRESIDENZA DEL PRESIDENTE <strong>TERRACINI<\/strong><\/p><p><strong>\u00a0<\/strong><\/p><p><strong>INDICE<\/strong><\/p><p><strong>Disegno di legge <\/strong>(<em>Seguito della discussione<\/em>)<strong>:<\/strong><\/p><p>Approvazione del Trattato di pace tra le Potenze Alleate ed Associate e l\u2019Italia, firmato a Parigi il 10 febbraio 1947. (23).<\/p><p>Presidente<\/p><p>Corbino<\/p><p>Patrissi<\/p><p>Treves<\/p><p>Patricolo<\/p><p>Pecorari<\/p><p>Lucifero<\/p><p>Rossi Maria Maddalena<\/p><p>Labriola<\/p><p>Bastianetto<\/p><p>Bertone<\/p><p><strong>Interrogazioni con richiesta d\u2019urgenza:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p>De Gasperi, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri<\/em><\/p><p>Bulloni<\/p><p>Costantini<\/p><p>Sforza, Ministro degli affari esteri<\/p><p><strong>Interrogazioni <\/strong>(<em>Annunzio<\/em>)<strong>:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p>La seduta comincia alle 17.<\/p><p>MOLINELLI, <em>Segretario<\/em>, legge il processo verbale della precedente seduta pomeridiana.<\/p><p>(<em>\u00c8 approvato<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Seguito della discussione del disegno di legge: Approvazione del Trattato di pace fra le Potenze Alleate e l\u2019Italia, firmato a Parigi il 10 febbraio 1947. (23).<\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019ordine del giorno reca il seguito della discussione sul disegno di legge: Approvazione del Trattato di pace tra le Potenze alleate ed associate e l\u2019Italia, firmato a Parigi il 10 febbraio 1947.<\/p><p>\u00c8 iscritto a parlare l\u2019onorevole Corbino. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>CORBINO. Onorevole Presidente, onorevoli colleghi. Quando cinque mesi or sono, con le dichiarazioni del Governo relative al terzo Ministero De Gasperi, il Governo comunic\u00f2 che avrebbe firmato il Trattato di pace a Parigi (mancavano allora poche ore alla cerimonia della firma), io fui il solo dei deputati di questa Assemblea che avesse avuto la possibilit\u00e0 di parlare perch\u00e9 il seguito della discussione sulle comunicazioni del Governo fu poi rinviato ad una seduta posteriore all\u2019atto della firma.<\/p><p>In quell\u2019occasione io ribadii quella riserva dei diritti dell\u2019Assemblea alla ratifica del Trattato, riserva che il Governo aveva solennemente confermato non solo nelle sue comunicazioni, ma anche in una nota speciale che il Ministro degli esteri aveva fatta pervenire ai rappresentanti dei Governi dei quattro Paesi principali che con noi dovevano firmare il Trattato.<\/p><p>Nessuno, credo, in quel momento, n\u00e9 fra noi, n\u00e9 fra i membri del Governo, pensava che si sarebbe presentata una situazione in cui sarebbe stato possibile discutere il problema, non dir\u00f2 della ratifica o non ratifica, ma della sua intempestivit\u00e0. Noi eravamo convinti che le quattro Grandi Potenze, gi\u00e0 pervenute ad un accordo di cui il nostro Paese pagava le spese, si sarebbero poi accordate su una procedura rapidissima di ratifica, in seguito alla quale anche noi avremmo potuto dare la nostra; ed eravamo tanto convinti che cos\u00ec sarebbe accaduto che erano state perfino intavolate delle trattative tra i rappresentanti dei vari Gruppi, perch\u00e9 la cerimonia della ratifica, da parte nostra, cio\u00e8 da parte dell\u2019Assemblea, avvenisse in forma solenne ed austera, corrispondente alla gravit\u00e0 del documento del quale noi avremmo accettato, con la nostra ratifica, la piena responsabilit\u00e0. Nessuno, ripeto, pensava che si sarebbe prospettata una situazione di fronte alla quale sarebbe sorto il problema della tempestivit\u00e0 della ratifica. Vi fu, \u00e8 vero, un certo periodo nel quale parve che non fosse certa la ratifica da parte del Governo degli Stati Uniti d\u2019America; ma poi anche questa \u00e8 venuta. Nessuno credeva che la quarta ratifica, quella che oggi manca perch\u00e9 ai sensi dell\u2019articolo 90 del Trattato il Trattato diventi esecutivo, fosse quella della Russia, e noi oggi siamo chiamati a pronunciarci su una ratifica che deve precedere la ratifica di una delle quattro Grandi Potenze; vi siamo chiamati sullo scorcio di una sessione che dura ormai da parecchi mesi, con una Assemblea stanca e di cui \u00e8 indizio il fatto che i banchi dell\u2019Assemblea, malgrado la gravit\u00e0 dell\u2019argomento che si discute, non presentano quella compattezza e quella assiduit\u00e0 di presenti che pure sarebbero richieste dall\u2019importanza delle deliberazioni che stiamo per prendere.<\/p><p>Perch\u00e9 accade tutto questo? Come mai accade tutto questo? Io vi confesso che non l\u2019ho capito. Mi trovo un po\u2019 come quel critico teatrale che, uscendo dalla prima rappresentazione del <em>Parsifal<\/em> in Italia, riferiva il suo giudizio dichiarando che egli era dolente che non aveva capito il fatto, perch\u00e9 l\u2019opera si allontanava talmente da quelle comunemente rappresentate nei nostri teatri che per intenderne il significato bisognava conoscere l\u2019antefatto, l\u2019ante-antefatto, intendere le intuizioni, i <em>leit-motif<\/em>, o altro. Anche noi siamo posti di fronte ad un problema di fatti, di antefatti, di fatti dei quali qualcuno riferisce una gravit\u00e0 non perfettamente definita, qualche altro ci parla di vantaggi non esattamente identificati.<\/p><p>Ora, perch\u00e9 noi dovremmo mutare la posizione storica che di fronte al Trattato abbiamo assunto? La nostra posizione di fronte al Trattato \u00e8 stata sempre questa: il Trattato ci \u00e8 imposto; il Trattato \u00e8 il risultato di un compromesso fra le quattro Grandi Potenze, in cui le ragioni dell\u2019Italia, gli interessi dell\u2019Italia non hanno avuto la pi\u00f9 lieve, la pi\u00f9 tenue considerazione. \u00c8 frutto dell\u2019accordo di quattro volont\u00e0 a cui noi non abbiamo partecipato.<\/p><p>Di fronte alla ratifica vi sono alcuni, non molti veramente, i quali opinano che il Trattato debba essere respinto in qualunque caso, checch\u00e9 succeda dopo averlo respinto.<\/p><p>Vi \u00e8 una grande maggioranza dei membri dell\u2019Assemblea, e dei Gruppi, che pensano che di fronte ad una imposizione noi non possiamo sottrarci alla necessit\u00e0 dell\u2019obbedienza, pur protestando.<\/p><p>Ma qualunque protesta rispetto al contenuto del Trattato verrebbe meno, perderebbe interamente qualunque valore, di fronte ad un\u2019accettazione del Trattato prima ancora che esso diventi per noi obbligatorio, diventi una cosa alla quale il nostro paese non potrebbe sottrarsi, se non sotto la minaccia di chi sa quali complicazioni. Noi siamo come una nave che, avvistata da una nave da guerra nemica od alleata in tempo di guerra, ha l\u2019obbligo di fermarsi: se non si ferma, si spara un colpo a salve e se al colpo a salve non si ferma, si spara decisamente.<\/p><p>Noi invece ci fermiamo cos\u00ec, per il gusto di fermarci. Perch\u00e9? Per quali ragioni? Io non entro nel problema giuridico. Per me il problema che discutiamo \u00e8 un problema morale ed \u00e8 un problema politico, non \u00e8 problema giuridico. Al problema giuridico, se mai, si arriver\u00e0 quando ci saremo messi d\u2019accordo sulla opportunit\u00e0, sulla convenienza della ratifica anticipata. Vedremo dopo quale dovrebbe essere la formula pi\u00f9 adatta. Io faccio una questione pregiudiziale: perch\u00e9 dobbiamo ratificare oggi quando non \u00e8 necessario?<\/p><p>Si dice, se noi ora non ratifichiamo, chiss\u00e0 quali armeggi machiavellici stiamo pensando e preparando? Ora, se vogliamo entrare nel sospetto del machiavellismo, io credo che se ne possa destare di pi\u00f9 con una ratificai anticipata, che non senza occuparci oggi della ratifica. Non siamo machiavellici quando diciamo che non vogliamo fare un atto che in questo momento non abbiamo il dovere di compiere. Potremmo essere machiavellici se lo facessimo, perch\u00e9 davvero si potrebbe pensare ad arcane ragioni, a non bene definiti vantaggi, che noi ci attendiamo dalla ratifica anticipata. Ci presteremmo veramente all\u2019accusa di machiavellismo. Andiamo quindi per la nostra strada, senza preoccuparci dei sospetti, perch\u00e9 chi vuol sospettare su di noi e sulla nostra condotta, avr\u00e0 sempre motivo di sospettare, sia che noi rinvieremo la ratifica al momento in cui essa sar\u00e0 assolutamente necessaria, sia che noi oggi, accedendo all\u2019altra tesi, voteremo la ratifica anticipata.<\/p><p>Pressioni, suggerimenti? Certo pressioni nel senso della ratifica non credo siano venute dalla Russia, n\u00e9 ne possono venire: la Russia ha un mezzo molto semplice per obbligarci a ratificare subito. Ratifichi anch\u2019essa, depositi la sua ratifica ed immediatamente il Trattato andr\u00e0 in esecuzione. La Russia \u00e8 il Paese che direttamente \u2013 per quel che attiene alle riparazioni \u2013 indirettamente \u2013 per quel che attiene alle mutilazioni che ci sono imposte alla nostra frontiera orientale \u2013 avrebbe da trarre il maggior vantaggio immediato da una sua ratifica.<\/p><p>Pressioni degli alleati occidentali: in che senso? Per quali ragioni? In che cosa una nostra ratifica anticipata pu\u00f2 giovare agli alleati occidentali? Saranno profondi i misteri della diplomazia, saranno non facilmente accessibili a tutti le prospettive dei vantaggi connessi a questo atto, che \u00e8 contro la logica, ma non vedo in che cosa il nostro gesto potrebbe facilitare la posizione degli alleati occidentali, al punto da indurli a fare pressioni su di noi, perch\u00e9 noi si ratifichi anticipatamente.<\/p><p>Una pressione di questo genere, ove sortisse un effetto favorevole, non servirebbe neanche nei riguardi della Russia, perch\u00e9 gli alleati non hanno bisogno della nostra ratifica per chiedere alla Russia che provveda a dare la sua. La Russia potr\u00e0 dare la sua quando vorr\u00e0, e in ogni caso la formula che ci \u00e8 stata presentata \u00e8 proprio la pi\u00f9 adatta per consentire alla Russia di opporre un rifiuto. Non ci si pu\u00f2 servire dunque della ratifica italiana per indurre la Russia a ratificare per conto suo, e, quindi, di pressioni in questo senso, non ne vedo. Non vedo neanche la possibilit\u00e0 di un collegamento fra quelle che possono essere le nostre necessit\u00e0, rispetto a determinati problemi economici e la eventualit\u00e0 di pressioni da parte occidentale.<\/p><p>Gli aiuti americani ci sono venuti quando ancora il Trattato non era stato preparato; ci sono venuti dopo che il Trattato \u00e8 stato firmato; ci sono venuti dopo che il Trattato \u00e8 cos\u00ec, all\u2019impiedi, allo stato latente. Perch\u00e9, ad un certo istante, questi aiuti ci dovrebbero mancare, soltanto perch\u00e9 noi non vogliamo dare una ratifica anticipata al Trattato?<\/p><p>Ma allora, che cosa dobbiamo fare? Si dice da qualcuno che la nostra accettazione anticipata degli obblighi del Trattato potrebbe costituire in questo momento, nello scacchiere diplomatico, nel gioco delle influenze internazionali, una mossa avente significato antirusso. No, non posso aderire a questa tesi. Non avrebbe significato anti-russo neppure una nostra incondizionata ratifica, perch\u00e9 anche una nostra incondizionata ratifica (che poi sarebbe la sola posizione logica da prendere, se mai, in questo momento) potrebbe voler dire: l\u2019Italia vuol chiudere la partita della guerra precedente; la chiude accettando un verdetto che essa sente di non dovere accettare dal punto di vista morale, ma la chiude. Non ha niente di anti-russo un gesto di questo genere; non potrebbe averlo; non dovrebbe averlo. Io dico che una ratifica fatta in questo senso non sarebbe anti-russa, come non sarebbe anti-americana se mancasse la ratifica americana. Sarebbe semplicemente anti-italiana.<\/p><p>N\u00e9 possiamo pensare ad una negoziazione della ratifica anticipata. Che io mi sappia non c\u2019\u00e8 stato nulla che autorizzi a supporre che a corrispettivo di questo gesto da parte nostra vi siano non tanto dei vantaggi positivi, ma per lo meno l\u2019attenuazione di tutti i pesi o di una parte dei pesi che il Trattato impone all\u2019Italia.<\/p><p>Io potrei anche comprendere che, per esempio, noi fossimo posti di fronte a questa alternativa, cio\u00e8 che la Francia ci dicesse: io rinuncio a Briga e Tenda. Allora potremmo discutere non soltanto perch\u00e9 Briga e Tenda rappresentano due Comuni rispetto ai quali il nostro sentimento per il loro distacco non \u00e8 meno doloroso di quello per Comuni pi\u00f9 grandi, ma perch\u00e9 Briga e Tenda hanno un significato che va oltre il numero degli abitanti. Briga e Tenda significano la porta di casa nostra ad Occidente, porta che ci si impone di aprire nello stesso momento in cui ci disarmano all\u2019interno, facendo arretrare le nostre opere difensive e conservando intatto il potere di lancio di qualsiasi offensiva dal fronte occidentale.<\/p><p>Io capirei che da parte di qualche altro degli Stati firmatari ci si dicesse: anticipate la ratifica ed allora, per esempio, vi lasceremo le colonie, per lo meno quelle colonie la cui conquista era anteriore al periodo fascista. Io non sono un colonialista, sono anzi anti-africano; considero l\u2019Africa uno dei continenti pi\u00f9 inutili della terra, per lo men\u00f2 nella parte che non si affaccia, sul Mediterraneo, credo che, politicamente, l\u2019Africa abbia pesato sulla vita dei popoli in maniera negativa, in maniera tale cio\u00e8 da compensare tutti i vantaggi di carattere naturale che possono essere venuti da quel continente. Ma, ad ogni modo, in quelle colonie noi abbiamo seminato sangue del nostro sangue, e non avremmo fatto del male a nessuno se, fra gli altri, in Africa ci fossimo rimasti, anche noi, senza velleit\u00e0 di imperialismo.<\/p><p>Io capisco che ci si possa dire: se voi accettate la ratifica anticipata sarete chiamati a difendere le vostre ragioni nei riguardi della Germania. Fra le tante condizioni inique del Trattato c\u2019\u00e8 anche quella; che noi, paese straziato dai tedeschi sia durante il periodo della guerra in cui eravamo con loro, sia dopo, cio\u00e8 nel periodo in cui eravamo contro di loro, non abbiamo diritto a dire neppure una parola e in difesa dei nostri interessi e per la sistemazione della Germania quale elemento importante della sistemazione europea.<\/p><p>Io capirei che la Russia ci dicesse: anticipate la vostra ratifica e noi vi restituiremo o vi daremo Trieste, che non abbiamo avuto con manovre machiavelliche, ma che abbiamo pagato con 600.000 morti.<\/p><p>Io capirei che gli Stati Uniti ci dicessero: anticipate la vostra ratifica e noi cancelleremo quel preambolo che, fra tutte le pagine del Trattato, \u00e8 la pagina pi\u00f9 umiliante per noi, perch\u00e9 nega il contenuto spirituale della seconda guerra che noi abbiamo combattuto, e che \u00e8 la vera guerra che noi abbiamo combattuto.<\/p><p>Queste sarebbero le possibilit\u00e0 di un compromesso, di fronte al quale la nostra coscienza potrebbe anche esitare e potrebbe accedere alla tesi della ratifica anticipata.<\/p><p>Poi vi sono i miraggi: c\u2019\u00e8 il miraggio dell\u2019O.N.U. Certo, l\u2019O.N.U. pu\u00f2 e deve essere la speranza di tutti i popoli, e specialmente di un popolo come il nostro.<\/p><p>Ma oggi l\u2019O.N.U. non \u00e8 che una pedana su cui due schermidori, non molto esperti in materia diplomatica e, quindi, nel maneggio di questi ideali fioretti, si battono spesso con pericolo dei padrini e, in qualche caso, perfino di coloro che stanno a guardare. Non \u00e8 cos\u00ec che l\u2019O.N.U. potr\u00e0 essere la base del sistema pacifico del mondo; l\u2019O.N.U. avr\u00e0 questa funzione, solo il giorno in cui i due grandi competitori di oggi saranno riusciti a mettersi d\u2019accordo.<\/p><p>E speriamo che si possano mettere presto d\u2019accordo nel nome della giustizia fra i popoli, senza imporci qualche altro sacrificio. Non si pu\u00f2 infatti escludere che, dopo che noi avremo volontariamente accettato il Trattato che ci viene offerto, un ulteriore passo verso la pacificazione del mondo non debba essere compiuto a spese nostre, con il pretesto che, avendo noi accettato di nostra spontanea volont\u00e0 il pi\u00f9, ci potremo rassegnare ad accettare per imposizione altrui quel poco che al pi\u00f9 si aggiunger\u00e0 per raggiungere l\u2019accordo.<\/p><p>E veniamo al piano Marshall.<\/p><p>Bisogna intendersi sul piano Marshall: il piano Marshall \u00e8 ancora niente dal punto di vista concreto, pu\u00f2 diventare una cosa molto seria \u2013 ha detto il nostro Ministro degli esteri \u2013 e pu\u00f2 essere il parto della montagna.<\/p><p>Andiamo al fondo del problema. L\u2019Europa \u2013 lo diceva l\u2019altro ieri l\u2019onorevole Nitti \u2013 attraversa oggi una delle crisi pi\u00f9 dure della sua storia. Questo continente, dal punto di vista economico, forma tutta una cosa con quella fascia africana mediterranea, della quale dianzi parlavo e che costituisce un complemento dell\u2019economia europea: \u00e8 un complemento il Marocco, che d\u00e0 minerali di ferro e fosfati; \u00e8 un complemento l\u2019Algeria, che d\u00e0 fosfati, cereali, vini e minerali di ferro; \u00e8 un complemento la Tunisia, che d\u00e0 vini e fosfati; \u00e8 un complemento l\u2019Egitto che d\u00e0 cotone; \u00e8 un complemento, fino a un certo punto, anche l\u2019Asia, nella parte mediterranea vicina, che \u00e8 tutt\u2019uno con l\u2019economia europea. Ora questo continente, questa economia che nel 1914 aveva realizzato una unit\u00e0 quasi perfetta, se non totale, usc\u00ec dalla guerra del 1914 in condizioni di minorit\u00e0 gravissime. L\u2019onorevole Nitti vi ha accennato l\u2019altro ieri alcune cifre; consentite che io brevissimamente ne riporti qualche altra.<\/p><p>Vi dir\u00f2, per esempio, che l\u2019Europa viveva, in parte dei redditi dei suoi capitali investiti all\u2019estero per oltre 1000 miliardi di lire oro del 1913. Sapete a quanto si sono ridotti dopo? Nel 1937, eravamo a poco pi\u00f9 di 400 miliardi di lire-oro: il Regno Unito era a met\u00e0, la Francia era a un quarto, la Germania quasi a zero.<\/p><p>Dai suoi capitali investiti altrove l\u2019Europa ricavava circa 70 miliardi di lire del 1913, cio\u00e8 a dire che, in un periodo in cui il reddito nazionale dell\u2019Italia era valutato a 35 miliardi di lire, i capitali investiti fuori d\u2019Europa bastavano per mantenere due paesi grandi come l\u2019Italia. Oggi siamo quasi a zero, anzi la Gran Bretagna \u00e8 uscita dalla Seconda guerra mondiale con una perdita netta pari a circa 8 miliardi di dollari. Anche la Francia ha perduto quasi completamente i suoi investimenti all\u2019estero e, per quanto riguarda i piccoli Paesi i cui investimenti erano quasi tutti di carattere coloniale, affinch\u00e9 essi possano considerarli nuovamente come fonte di reddito, dovranno superare delle guerre aspre contro il nazionalismo risorgente nell\u2019Asia, nell\u2019Africa, dappertutto.<\/p><p>Il commercio europeo \u00e8 caduto a cifre piccolissime. Parlo senza fare riferimento alla Russia, che nel commercio europeo ha avuto sempre una parte piccolissima. Solo l\u2019uno e mezzo per cento del commercio dell\u2019Europa infatti si svolgeva con la Russia, sia per le importazioni europee in Russia, sia per le esportazioni russe in Europa. In sostanza l\u2019economia russa \u00e8 sempre stata un\u2019economia prevalentemente autarchica per ragioni di carattere naturale, per ragioni di carattere politico, per ragioni di carattere economico.<\/p><p>Era l\u2019Europa occidentale che formava un tutto organico, un tutto armonico che arricchiva il resto del mondo, e che vi collocava i suoi capitali, ne consentiva la messa in valore e facilitava quindi l\u2019emigrazione della sua popolazione esuberante.<\/p><p>\u00c9 accaduto cos\u00ec che, quando \u00e8 venuta a cessare l\u2019esportazione dei capitali, \u00e8 finita in pari tempo l\u2019emigrazione dall\u2019Europa, ed \u00e8 sorto quel conflitto di pressioni demografiche che sta alla base della Prima guerra mondiale e che probabilmente \u00e8 stato la causa della Seconda guerra mondiale.<\/p><p>Questa Europa che era una meraviglia di costruzione economica, come oggi \u00e8 divisa? C\u2019\u00e8 una fascia, da Nord a Sud, adiacente alla Russia, che fa parte dell\u2019economia russa; ce n\u2019\u00e8 una parte, che era quella che si chiamava una volta Mittel-Europa, che \u00e8 un po\u2019 il regno di nessuno; e ce n\u2019\u00e8 una parte che \u00e8 frantumata nei suoi rapporti internazionali ed \u00e8 incapace di ricostituire un\u2019unit\u00e0 economica organica. Incapace a ricostituire questa unit\u00e0 economica organica \u00e8 l\u2019Inghilterra, perch\u00e9 \u2013 come gi\u00e0 ho accennato \u2013 esce stremata dalla guerra. Essa ha avuto, l\u2019anno scorso, dagli Stati Uniti d\u2019America un prestito di 937 milioni di sterline, che avrebbe dovuto bastare per quattro anni. Alla fine del primo anno 1550 milioni di sterline sono gi\u00e0 stati assorbiti; ne restano disponibili 387 milioni, con i quali l\u2019Inghilterra dovrebbe andare avanti per tre anni, mentre il suo disavanzo commerciale \u00e8 pari a 700 milioni di sterline all\u2019anno. Questa \u00e8 la posizione inglese in questo momento.<\/p><p>N\u00e9 \u00e8 pi\u00f9 allegra la posizione francese, sia dal punto di vista dell\u2019economia generale, sia dal punto di vista della potenza produttiva, riferita alla sua popolazione. Il problema della mano d\u2019opera in Francia, come del resto, anche in Gran Bretagna, \u00e8 uno degli ostacoli pi\u00f9 gravi per la loro ripresa; tanto ci\u00f2 \u00e8 vero che, contrariamente agli usi internazionali, che imporrebbero che, a guerra finita, i prigionieri siano restituiti alle loro case, Francia e Inghilterra detengono ancora sul loro territorio molte centinaia di migliaia di prigionieri tedeschi che lavorano obbligatoriamente, per l\u2019impossibilit\u00e0 di trovare sul mercato interno il mezzo di integrare o di utilizzare la totale capacit\u00e0 produttiva dell\u2019attrezzatura industriale francese e inglese. Molti di pi\u00f9, di prigionieri, ne ha la Russia, cosicch\u00e9, a due anni di distanza dalla fine delle ostilit\u00e0 in Europa, vi sono dei milioni di uomini lontani dalla loro patria, in una forma di schiavit\u00f9 che non \u00e8, o per lo meno non sarebbe, compatibile con le nostre tanto vantate pretese di civilt\u00e0 democratica.<\/p><p>In questa situazione si inserisce il piano Marshall, il quale non \u00e8 un piano nel senso tecnico della parola, come qualcuno pu\u00f2 aver pensato; non \u00e8 un piano nel senso statistico della parola, come dalle prime manifestazioni della sua applicazione si potrebbe credere. No; \u00e8 un piano di politica economica generale, che intende richiamare l\u2019attenzione dei popoli europei su questa necessit\u00e0 fondamentale: ricostituire l\u2019unit\u00e0 economica dell\u2019Europa, come condizione indispensabile perch\u00e9 gli aiuti che fuori dell\u2019Europa alcuni Paesi sono disposti a dare, siano efficaci, siano concretamente utilizzati.<\/p><p>Gli Stati Uniti d\u2019America si rendono conto di questa specie di solidariet\u00e0 super-continentale che li lega alle sorti del continente europeo. E se ne rendono conto non soltanto per ragioni di carattere economico, cio\u00e8 a dire per evitare il ripetersi di una crisi paragonabile a quella del 1929, ma se ne rendono conto soprattutto per ragioni di carattere politico, perch\u00e9 un\u2019Europa che non riuscir\u00e0 a trovare il suo assetto economico sar\u00e0 un perenne focolaio di guerra; sar\u00e0 una polveriera incustodita, rispetto alla quale il primo che passi e lanci un mozzicone di sigaretta pu\u00f2 determinare la conflagrazione pi\u00f9 spaventosa.<\/p><p>E del resto, rispetto all\u2019eventualit\u00e0 deprecata d\u2019uno scoppio della guerra mondiale e del suo costo, il contributo necessario per sollevare le sorti economiche dell\u2019Europa sarebbe modestissimo, ove lo si metta a confronto con i mezzi larghissimi, con la sterminata capacit\u00e0 di produzione del continente nordamericano in questo momento. Venti miliardi di dollari, distribuiti nel giro di tre o quattro anni, sarebbero sufficienti a mettere l\u2019economia europea in condizione di andare avanti, dopo, per conto proprio, sia pure con gravi sacrifici da parte dei popoli europei.<\/p><p>Ora, venti miliardi in quattro anni, vale a dire cinque miliardi all\u2019anno, non rappresentano che il 2 per cento della produzione economica degli Stati Uniti d\u2019America. Un sacrificio cos\u00ec piccolo per assicurare la pace in Europa, e quindi nel mondo, io sono sicuro che gli americani lo farebbero volentieri, quando vedessero che da parte nostra non si sollevano difficolt\u00e0 per creare quella unit\u00e0 economica europea che \u00e8 necessaria, come elemento indispensabile, per la sua ricostruzione.<\/p><p>Ma, rispetto a questo piano, che cosa c\u2019entra la ratifica del nostro Trattato? Io credo che non solo noi abbiamo il diritto di parteciparvi anche senza la ratifica, ma oserei dire che se non ci volessimo andare ci dovrebbero pregare, perch\u00e9 la nostra economia, in questo momento, \u00e8 complementare dell\u2019economia di tutti gli altri Paesi d\u2019Europa e non si pu\u00f2 pensare a creare un piano di organizzazione economica dell\u2019Europa senza l\u2019utilizzazione delle risorse che oggi l\u2019Italia pu\u00f2 offrire a tutti gli altri Paesi del Continente.<\/p><p>Ecco perch\u00e9 io non vedo \u2013 dal punto di vista strettamente economico \u2013 nessun nesso logico, non riconosco nessun rapporto di stretta necessit\u00e0 fra la nostra partecipazione all\u2019O.N.U. e al piano Marshall, e la nostra anticipata ratifica; che, se per caso gli altri fossero cos\u00ec ciechi da voler creare questo stato di stretta interdipendenza, allora \u00e8 inutile che insistano sul piano Marshall: possono anche abbandonarlo, perch\u00e9 un piano Marshall, che non tenga conto di tutti i Paesi d\u2019Europa, \u00e8 <em>a priori<\/em> destinato al fallimento!<\/p><p>E allora? Agl\u2019inizi di questa discussione fu presentata all\u2019Assemblea una proposta che era stata lungamente discussa in ripetute riunioni di capi-Gruppo; si trattava non di respingere la ratifica, ma di rinviarne la discussione; di rinviarla a quando si fosse presentato quello stato di necessit\u00e0 a cui tutti facciamo riferimento allorch\u00e9 accettiamo la tesi che alla ratifica si debba arrivare.<\/p><p>Questa proposta non ebbe fortuna ed una discussione di politica estera \u00e8 sopravvenuta; ed \u00e8 bene forse che sia sopravvenuta, perch\u00e9 abbiamo fatto un po\u2019 il bucatino delle nostre coscienze, il bucatino dei nostri programmi, delle nostre intenzioni su questo che \u00e8 il pi\u00f9 angoscioso, il pi\u00f9 assillante dei problemi che l\u2019Assemblea deve affrontare.<\/p><p>Ma, fatto questo bucato, quando esso sar\u00e0 esaurito con l\u2019intervento di tutte le voci pi\u00f9 autorevoli dell\u2019Assemblea, perch\u00e9 non dobbiamo rinviare la decisione? Ci sono dei rischi a non rinviare o ci sono dei rischi a rinviare? Io vorrei che l\u2019onorevole De Gasperi mi ascoltasse, come mi faceva l\u2019onore di ascoltarmi quando l\u2019anno scorso di questi tempi eravamo assieme a Parigi a difendere le ragioni dell\u2019Italia.<\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> Reciprocamente!<\/p><p>CORBINO. Sono lieto di questa sua affermazione. Non c\u2019\u00e8 in me, e credo non ci possa essere in nessuno di questa Assemblea, il pensiero di utilizzare questo tema angoscioso per una speculazione di carattere politico. Noi ci dobbiamo porre di fronte alla nostra coscienza nell\u2019esame dei termini del problema e della decisione che si dovr\u00e0 prendere dopo questo esame, tenendo conto di elementi del passato, di elementi del presente, di elementi del futuro.<\/p><p>L\u2019Assemblea ha gi\u00e0 espresso la sua volont\u00e0 di ratifica, quando essa sar\u00e0 necessaria. Nessuno potr\u00e0 dubitare di questa volont\u00e0; nessun machiavellismo ci potr\u00e0 essere attribuito. Facciamo soltanto una questione di morale politica, una questione di dignit\u00e0 nazionale e una questione di rischi rispetto a questi due problemi. Noi siamo posti in questa alternativa; e dobbiamo votare contro la ratifica anticipata, secondo la tesi dell\u2019onorevole Croce, ispirata a una concezione storico-filosofica delle premesse del Trattato, o secondo la tesi dell\u2019onorevole Orlando, che si dilata in una concezione politica che tutti noi, in lui, l\u2019uomo di Vittorio Veneto, abbiamo il diritto ed il dovere di rispettare. Ma per gli altri si tratta di confondere un voto contro la ratifica in forma incondizionata, con un voto per la ratifica per il momento in cui questo voto ci viene richiesto. Io non voglio neppure contemplare l\u2019ipotesi che, giungendo al voto, sommando tutte le fonti possibili dei \u00abno\u00bb, la ratifica debba essere respinta o possa essere respinta. Spero che non arriveremo ad una situazione di dubbio cos\u00ec tremenda, perch\u00e9 allora veramente si creerebbe per il Paese una situazione difficilmente afferrabile, sia dal punto di vista interno, sia del punto di vista internazionale.<\/p><p>Ma rinviando, nell\u2019intesa di riconvocarci di urgenza se fosse necessario; rinviando, nell\u2019intesa che daremo al Governo i poteri per la ratifica quando la Costituente sar\u00e0 alla vigilia della scadenza dei suoi termini legali di esistenza, noi scansiamo tutti i pericoli e andiamo incontro ad un vantaggio inestimabile e certo, quello di raggiungere, di fronte a questo gesto, quella quasi unanimit\u00e0 di tutti i settori dell\u2019Assemblea, che per me \u00e8 un elemento essenziale per la normale, tranquilla esecuzione del Trattato, perch\u00e9 un Trattato cos\u00ec duro non potr\u00e0 forse trovare consenso spontaneo e volonteroso negli organi che lo dovranno eseguire, se esso dovesse uscire dall\u2019Assemblea Costituente con l\u2019approvazione di una piccolissima maggioranza, se esso dovesse essere l\u2019elemento per cui domani ci si potr\u00e0 lanciare l\u2019accusa reciproca di essere stati pro o contro la esecuzione capitale volontaria della dignit\u00e0 del nostro Paese o del taglio delle nostre carni che ci \u00e8 imposto dal Trattato. Di fronte a questo vantaggio certo, per me non ci sono possibilit\u00e0 di paragoni con dei vantaggi incerti.<\/p><p>Noi respingiamo il Trattato come atto di nostra volont\u00e0, perch\u00e9 esso ci colpisce nella nostra anima, nel nostro sentimento, perch\u00e9 nega la storia d\u2019Italia in una pagina che l\u2019Italia crede di non avere scritto.<\/p><p>Orbene, onorevole De Gasperi, io ho due figli che fra qualche anno, se occorre, potr\u00f2 offrire al Paese; ma oggi mi sentirei menomato nella mia qualit\u00e0 di padre, se volontariamente accettassi di sottoscrivere una pagina che in tutta coscienza, non sento di poter sottoscrivere. (<em>Applausi \u2013 Congratulazioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. \u00c8 iscritto a parlare l\u2019onorevole Patrissi. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>PATRISSI. Onorevoli colleghi, l\u2019atmosfera di grande perplessit\u00e0 che \u00e8 nel Paese e nella nostra coscienza, al di sopra delle divisioni per gruppo, al di sopra delle tendenze, \u00e8 forse originata dal fatto che non siamo chiamati a decidere per informata coscienza e che questa materia della ratifica non \u00e8 ancora sufficientemente assimilata da ciascuno di noi.<\/p><p>Parecchi discorsi ci sono stati. Si \u00e8 parlato di ratifica perfetta o imperfetta, di Trattato perfetto o imperfetto, ma molti fra noi, uscendo dal palazzo di Montecitorio possono incontrare un elettore, come \u00e8 capitato a parecchi, che gli abbia chiesto: \u00abRatificate o non ratificate? Come credete che sia meglio? Come pensate che sia opportuno regolarsi nell\u2019interesse di tutti?\u00bb. E molte volte la nostra risposta non ha avuto per conseguenza che un assentimento fatto di cortesia e non di convinzione, forse perch\u00e9 tutti noi, cittadini, prima che deputati, italiani, prima che uomini di partito, ci rendiamo conto che la disciplina dei gruppi, la disciplina delle nostre correnti politiche, questa volta, e forse soltanto questa volta, non \u00e8 sufficiente a tranquillizzare la nostra coscienza.<\/p><p>Per decidere su questo problema grave della ratifica o della non ratifica, della ratifica ora o poi, \u00e8 necessario per\u00f2, come diceva poco fa l\u2019onorevole Corbino autorevolmente, riferirsi al fatto, cio\u00e8 al Trattato. Esaminiamone lo spirito, esaminiamone i propositi, esaminiamone le conclusioni, preveniamone gli effetti fatali per il nostro sventurato Paese e ne trarremo le conclusioni; perch\u00e9, badate, un Trattato di pace non \u00e8 un punto di arrivo soltanto, ma \u00e8 anche e soprattutto un punto di partenza. Il Trattato che \u00e8 sottoposto al nostro esame, il documento che noi stiamo esaminando per deciderne la ratifica o meno, chiude il periodo ultimo della nostra storia nazionale, ma ne apre uno nuovo. Badiamo di entrare nell\u2019avvenire movendo con passo giusto.<\/p><p>Il Trattato consta di quattro categorie di clausole: territoriali, politiche, militari, navali, aeree, ed economiche. \u00c8 logico che in seguito ad una guerra perduta il vincitore faccia maggiormente pesare la sua mano in materia territoriale e in materia militare. \u00c8 logico quindi che determinate partite, aperte in altri tempi, per l\u2019insuccesso ultimo delle armi debbano ora chiudersi sfavorevolmente. Ma \u00e8 deplorevole per\u00f2, constatare lo spirito di <em>revanche<\/em> che presiede a determinate clausole territoriali per rettifiche trascurabili, ma non per questo meno gravi, delle nostre posizioni di confine. Mi riferisco alla parte che riguarda il confine occidentale: il piccolo S. Bernardo, il Moncenisio, il Monte Thabor, il Monte Chaberton, le alte valli della Tinea, della Vesubia e della Roja. Piccoli tagli, ma che ci feriscono profondamente, forse perch\u00e9 sono la ritorsione, e la ritorsione soltanto, del <em>coup de poignard<\/em> del 10 giugno 1940. \u00c8 vero, gli errori bisogna scontarli presto o tardi, ma che senso ha parlare oggi di quel cosiddetto \u00abcolpo di pugnale\u00bb quando noi allora eravamo autorizzati a credere, come italiani, che la grande tradizione militare francese, che l\u2019orgoglio gallico, che la famosa Maginot non si sarebbero squagliati come neve al sole, in soli 11 giorni di combattimento? E si fa pesare la mano su noi, con maramaldesca tenacia, che siamo inermi, che siamo discordi, che siamo vinti, almeno materialmente.<\/p><p>Le partite, purtroppo, sono pareggiate e ce n\u2019\u00e8 d\u2019avanzo per l\u2019avvenire.<\/p><p>Confine orientale: molto c\u2019\u00e8 da dire su queste parti delle nostre mutilazioni orientali, ma quello che c\u2019\u00e8 da dire riguarda maggiormente noi che non coloro che ci succedono nella sovranit\u00e0 di quei territori, noi che demmo la stura allo slavo, perdendo senza batter ciglio Fiume e Zara italianissime. Trieste martire doveva fatalmente seguire.<\/p><p>Le clausole militari, navali ed aeree rispecchiano la mentalit\u00e0 di coloro che maggiormente hanno infierito contro di noi: Inghilterra e Francia. Badate, in materia territoriale, tre su quattro Grandi, meno l\u2019America, hanno gravato la mano sul vinto. In materia politica tutti e quattro si sono distinti; in materia economica e militare, tre su quattro, meno ancora l\u2019America sono stati ugualmente implacabili, coerentemente implacabili.<\/p><p>In fondo, ottenuta la soddisfazione territoriale oltre ad una determinata riparazione economica, tutti i Trattati di pace dettati da menti illuminate, da menti guidate da senso di umanit\u00e0 e di comprensione, vivificati da spirito politico, non hanno mai gravato la mano sul vinto pi\u00f9 del necessario; ma questo nostro documento di pace, determinato da un solo proposito, da un solo intento, che \u00e8 quello di cancellare tutte le realizzazioni del popolo italiano dalla unit\u00e0 della Patria in poi, rivela uno stato d\u2019animo talmente deplorevole, implacabile ed infame, che solo un grido di sdegno pu\u00f2 definirne l\u2019entit\u00e0 e la portata.<\/p><p>L\u2019atto finale di Pechino del 7 settembre 1901, le convenzioni di Shangai e di Hanoi, i Trattati di Losanna e di Algeciras, l\u2019assetto giuridico del Bacino del Congo, le convenzioni di Bruxelles, di Berlino e di San Germano, sono tutti trattati in cui figurava il nome dell\u2019Italia anche per questioni puramente formali; bisognava che fossero sterili di conseguenze, perch\u00e9 era deciso che finissimo in posizioni di infimo ordine.<\/p><p>L\u2019Italia, questa Potenza audace, vigorosa, esuberante di vita, e di forza nazionalista, come tutti i popoli giovani, dava troppo fastidio; bisognava ad un certo momento mortificarne l\u2019espansionismo e relegarne le forze migliori ad una inferiorit\u00e0, che durer\u00e0 forse delle generazioni.<\/p><p>Questo \u00e8 il nostro \u00abTrattato di pace\u00bb, cos\u00ec come si ama definirlo, con deplorevole eufemismo, da parte di coloro che ce lo impongono.<\/p><p>Basta l\u2019esame di questo documento, anche per quanto riguarda le clausole politiche, che ci mortificano nella nostra sovranit\u00e0 nazionale, che ci impongono determinati princip\u00ee di tutela delle minoranze, che noi abbiamo, peraltro, sempre rispettato, che per poco non ci impongono un regime capitolare, per esser certi che da due anni ad oggi i movimenti della politica internazionale prescindono dalla morale e dispregiano il diritto.<\/p><p>Rileggete Tacito, quel punto degli \u00abAnnali\u00bb ove \u00e8 ricordato il discorso di Ceriale al popolo di Treviri in rivolta: \u00abL\u2019oro e la ricchezza materiale sono le cause prime di ogni guerra\u00bb.<\/p><p>Da duemila anni ad oggi nulla \u00e8 cambiato. E pi\u00f9 aggressivi, pi\u00f9 fatalmente crudeli nei nostri confronti sono stati appunto coloro, che, per vicinanza o per complementariet\u00e0 d\u2019interessi, avevano il tornaconto pi\u00f9 diretto, onde questa Italia giovane, audace, vigorosa, scomparisse dal novero delle potenze. (<em>Commenti<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>TREVES. La guerra l\u2019abbiamo fatta noi o ce l\u2019hanno fatta?<\/p><p>PATRISSI. Io non parlo dal microfono di radio Londra; onorevole Treves, abbia, almeno il buon gusto di tacere. (<em>Interruzioni \u2013 Commenti<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>TREVES. Chiedo di parlare per fatto personale.<\/p><p>PRESIDENTE. Sta bene, onorevole Treves, ne prendo nota.<\/p><p>PATRISSI. Ora noi stiamo discutendo dell\u2019atto conclusivo della nostra tragedia nazionale. Non intendo fare il processo a chicchessia. L\u2019amore alla Patria esige che dinanzi all\u2019enormit\u00e0 di questo dramma gli italiani si sentano tutti uniti. (<em>Interruzioni \u2013 Commenti<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Onorevoli colleghi, procurate di comprendere i motivi che mi animano. (<em>Interruzione del deputato Macrelli<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>La conclusione alla quale intendo pervenire \u00e8 questa: che il documento infame, che si presenta alla nostra indagine, dimostra che la guerra non fu fatta al fascismo, ma all\u2019Italia. (<em>Commenti<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>MACRELLI. Non \u00e8 vero niente: fu fatta dalla monarchia e dal fascismo.<\/p><p>PRESIDENTE. Onorevole Macrelli, la prego, non interrompa.<\/p><p>MACRELLI. Non si possono sentire queste eresie!<\/p><p>PATRISSI. Questa conclusione riveste carattere di estrema importanza per la concordia nazionale.<\/p><p>MACRELLI. Chiedete l\u2019acquiescenza di altri in questo argomento.<\/p><p>PATRISSI. Durante la Conferenza di Parigi, difficile fu la posizione del nostro Ministro degli affari esteri ed in generale dei nostri rappresentanti diplomatici, che non ebbero modo di fare udire la nostra voce e di partecipare ai lavori e dovettero mendicare l\u2019interessamento di questa o quella delegazione, per rappresentare i nostri giusti motivi o per suggerire i nostri emendamenti.<\/p><p>Ringraziamo la Delegazione brasiliana la Delegazione argentina, che si fecero interpreti delle nostre ragioni; ma, indipendentemente da questo ringraziamento postumo, ci sono delle considerazioni fondamentali da fare. Avevate creduto che per mitigare le conseguenze della guerra, secondo voi fatta al fascismo, fosse necessario capovolgere tutti i criteri della politica del fascismo: all\u2019aggressivit\u00e0 imperialista sostituire un pacifismo pecorile, assurdo in un mondo di lupi, all\u2019espansionismo costruttivo finiste col sostituire una fregola di rinuncia che doveva logicamente autorizzare gli altri a mutilarci senza piet\u00e0. In un momento in cui le amicizie si apprezzano solo se rappresentano forza, e la concordia \u00e8 il primo elemento della forza di una nazione, voi avete dato uno spettacolo inverecondo di contese civili (<em>Rumori a sinistra<\/em>) e di discordie continue, cos\u00ec che i motivi di parte hanno soverchiato il sentimento dell\u2019italianit\u00e0 ed il dovere verso la Patria, in un momento in cui non ci era permesso di fare alcuna politica; vi siete consentiti il lusso di enunciare una formula, la formula della \u00abequidistanza\u00bb. Badate, \u00e8 una formula nella quale io credo, ma fu enunciata intempestivamente, fu praticata male. L\u2019equidistanza presuppone lealt\u00e0 nei confronti dei due blocchi, presuppone parit\u00e0 di trattamento: nel praticare quel principio aveste l\u2019abilit\u00e0 di riuscire sospetti al blocco degli occidentali e di diventare invisi al blocco degli orientali.<\/p><p>Sospetti agli occidentali per certe debolezze all\u2019interno nei confronti del Partito comunista (<em>Rumori a sinistra<\/em>); invisi al blocco orientale per certi amori non contraccambiati o mal corrisposti nei confronti del blocco occidentale.<\/p><p>In quel periodo, quando quattro potenze dominavano la scena politica, quando quattro potenze dominavano a Parigi, il nostro interesse nazionale doveva spingerci e scegliere fra quei quattro un patrono, un sostenitore delle nostre ragioni; chiunque fosse stato, sarebbe stato ben accetto. Invece, per un motivo o per un altro, non potemmo disporre, ripeto, che dell\u2019aiuto della Delegazione brasiliana e della Delegazione argentina, generoso quanto poco valido.<\/p><p>Onorevole De Gasperi, ricorderete che in una seduta della Commissione dei Trattati, dalla vostra relazione, ebbi modo di rilevare una vostra frase, quando, incerto per Trieste, ma sicuro per Pola, recatovi a Parigi aveste l\u2019amara sorpresa di constatare che anche Pola era perduta. In quella circostanza, voi effettuaste visite, avviaste determinati contatti con due autorevoli ministri degli esteri, due dei \u00abQuattro Grandi\u00bb, che vi risposero: \u00abAbbiamo fatto la guerra per liberarvi; non possiamo fare la guerra per darvi Pola\u00bb. Frase significativa e rivelatrice di uno stato di fatto. Significava che in quel momento una potenza almeno voleva la guerra o la minacciava; e dall\u2019altra parte due potenze la guerra deprecavano o paventavano. Quella potenza che la guerra minacciava aveva indubbiamente il controllo della situazione in quelle circostanze.<\/p><p>Tutti i colleghi sanno che non posso essere sospettato di tenerezza verso i comunisti. Sono stato io il solo che abbia fatto sempre pubblica professione di anti-comunismo. Ebbene, dico che in quella circostanza, potendo, bisognava distinguere diplomaticamente tra Russia e partito comunista, pur sapendo che sono la stessa cosa, e facendo una campagna anti-comunista bisognava evitare la speculazione antirussa. Questa speculazione, invece, fu fatta. Noi avevamo una situazione fortunata, in quanto determinati problemi di interesse russo erano contemporaneamente problemi di interesse americano, e non dovevamo consentire che i nostri rapporti diplomatici con la Russia subissero la ripercussione, il riflesso della situazione interna del Paese e delle polemiche fra i partiti.<\/p><p>In altri termini, noi dovevamo distinguere fra azione del partito comunista in Italia e Unione delle Repubbliche socialista sovietiche.<\/p><p>Onorevole De Gasperi, lei sa che questo concetto io l\u2019ho espresso molti mesi fa alla Commissione dei Trattati. Dovevamo contemporaneamente, di fronte al pericolo che incombeva allora, come incombe adesso (anche se non \u00e8 stato espresso dall\u2019onorevole Ministro degli esteri) avviare trattative dirette con la Jugoslavia, per motivi evidenti. Avevamo, come abbiamo, delle minoranze da tutelare; avevamo, come abbiamo, interessi economici da tutelare; avevamo un interesse politico preminente: quello di stabilire un patto di non aggressione, che avrebbe consentito la immediata individuazione dell\u2019aggressore il giorno in cui fosse mutato lo <em>status quo<\/em> ai nostri confini orientali.<\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> Ma lei sa che lo abbiamo tentato.<\/p><p>PATRISSI. \u00c8 stato tentato durante il suo viaggio a Parigi.<\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> Parecchie volte, durante la Conferenza.<\/p><p>PATRISSI. Ma questa riunione \u00e8 avvenuta successivamente, onorevole De Gasperi. Ora, anche questa applicazione pratica del principio della equidistanza, nel momento in cui fervevano le trattative per il dettato di pace, non \u00e8 stata rispondente ai nostri interessi.<\/p><p>Noi avremmo dovuto attuare una politica pendolare, machiavellica se vogliamo. Non ci facciamo impressionare dalle accuse che altrui ci rivolge per la pratica di questo machiavellismo, che gli altri, poi, attuano assai meglio di noi. Io non arrivo al punto dell\u2019onorevole Nitti che, per scagionarci dalle accuse di machiavellismo, pensa di sminuire Machiavelli. Io ho profondo rispetto per questo probo uomo, che ha vissuto tutta la sua vita in povert\u00e0, senza riuscire a dare mai libero sfogo alle sue ambizioni, che erano molte, e vivendo castigatamente del frutto del suo lavoro. In fondo, questo Machiavelli ha fatto testo in ogni paese. Non vedo la ragione per la quale noi, che siamo i lontani epigoni di Machiavelli, non dovremmo applicare i suoi princip\u00ee. Tanto pi\u00f9 se si pensa che il documento di pace di cui ci occupiamo \u00e8 documento sommo della pratica machiavellica pi\u00f9 spudorata, pi\u00f9 impudente, pi\u00f9 infame.<\/p><p>Non ho bisogno di intrattenervi ancora su quelle che sono le parti sostanziali del Trattato di pace. Nella sua genesi e nella sua stesura, esso rivela un contrasto palese fra la premessa e il testo. La premessa, malgrado contenga notevoli falsificazioni storiche, pu\u00f2 significare la possibilit\u00e0 di riunire, alla Patria, nell\u2019interesse comune, le forze dell\u2019antifascismo.<\/p><p>Badate, il documento che noi esaminiamo, chiude un periodo storico, ma ne apre un altro. Pu\u00f2 avere un enorme significato il ratificarlo o meno, il ratificarlo prima o poi. Ratificarlo <em>sic et simpliciter<\/em> significa riconoscere la negazione della nostra dignit\u00e0 nazionale, significa accogliere in pieno l\u2019umiliazione che \u00e8 distillata in ogni parola del documento, significa precluderci praticamente ogni possibilit\u00e0 di revisione.<\/p><p>\u00a0Basta esanimare lo spirito con cui il trattato \u00e8 stato redatto, per comprendere che di revisione, per molti anni, non ci sar\u00e0 da parlare, almeno seriamente.<\/p><p>Ratificare, soprattutto subito, senza che siano cio\u00e8 maturati i presupposti di quel famoso articolo 90, che riassume e compendia l\u2019ipocrisia di coloro che hanno escogitato il documento (mentre si \u00e8 detto che la guerra veniva combattuta in nome dei princip\u00ee della Carta atlantica, di essi non vi \u00e8 traccia che nel solo articolo 15, e nel Trattato, del resto, quei princip\u00ee esulano da tutti gli altri articoli) significa assecondare gli scrupoli dei paesi del blocco occidentale che, retti da Governi democratici, non possono prescindere dal giudizio e dalla sanzione dell\u2019opinione pubblica.<\/p><p>I soldati americani ed inglesi dicono ancora oggi che hanno combattuto per liberarci, essi che hanno captato tutte le ricchezze della terra per loro. Con l\u2019articolo 90 si \u00e8 tentato di togliere al Trattato il carattere di imposizione esosa, la caratteristica della coazione, e si \u00e8 pensato, fra i tanti obblighi imposti all\u2019Italia, di imporre anche quello della ratifica. Capolavoro di ipocrisia, che non ha alcun precedente nella storia dei trattati internazionali.<\/p><p>Ora, ratificare prima che siano maturati i presupposti della nostra ratifica significa oltre che colpevole arrendevolezza, imprimere una svolta alla nostra politica estera.<\/p><p>Io non sono d\u2019accordo con l\u2019onorevole Corbino, quando afferma che la ratifica non \u00e8 un atto ostile nei confronti del blocco orientale. Ho gi\u00e0 detto che avere praticato la formula politica della equidistanza \u00e8 stato un errore durante i lavori della Conferenza di Parigi; ma oggi che questo documento conclusivo \u00e8 redatto, oggi pi\u00f9 che mai dobbiamo attenerci alla formula della equidistanza.<\/p><p>Onorevoli colleghi, i blocchi antagonisti esistono o non esistono. Purtroppo esistono ed esistono in funzione militare prima che in funzione economica. Noi abbiamo bisogno di modificare le linee della nostra politica estera. Badate che mentre in politica interna si rende qualche volta, non sempre, il tributo alla morale e al diritto, nel campo internazionale la politica \u00e8 per cos\u00ec dire pura: si pensa e si fa in termini di interessi, di egoismo e di rapporti di forze.<\/p><p>In mezzo a questi blocchi, il nostro proposito deve essere, per il momento, uno solo: quello di mantenere una linea di assoluta neutralit\u00e0; ma, perch\u00e9 la nostra amicizia possa essere sollecitata, il nostro appoggio possa assumere un qualche valore e il nostro pensiero possa essere richiesto su determinati problemi, \u00e8 anche necessario che, dinanzi a questo zero che rappresenta ed esprime il nostro valore politico internazionale odierno, anteponiamo una cifra significativa. Invece, siamo arrivati all\u2019assurdo di affermare che abbiamo bisogno di un esercito simbolico. A me si fa l\u2019accusa di essere nazionalista. Se siete in buona fede, tenete conto che il nazionalismo odierno non \u00e8 che un solo proposito in tre direzioni: vivere con dignit\u00e0, lavorare con dignit\u00e0, morire con dignit\u00e0.<\/p><p>Noi non abbiamo propositi aggressivi di alcun genere, noi non abbiamo che una sola speranza: quella di rivedere possibilmente presto il nostro Paese nei consessi internazionali apportare la propria collaborazione democratica, costruttiva, sincera, onesta, alla risoluzione di tutti i problemi che travagliano attualmente la vita dell\u2019umanit\u00e0.<\/p><p>Ratificare quindi, secondo il mio punto di vista, \u00e8 un tragico errore, perch\u00e9 ci preclude ogni possibilit\u00e0 di revisione. Ratificare ora sarebbe anche pi\u00f9 grave errore, perch\u00e9 sposterebbe il baricentro della nostra politica a favore di uno dei due blocchi. Per amore di lealt\u00e0, sappiate che al blocco occidentale vanno tutte le mie personali simpatie per affinit\u00e0 ed orientamento culturale; ma l\u2019interesse del Paese ci impone per ora di mantenerci sulla linea del giusto mezzo, senza compromissione da una parte o dall\u2019altra, a destra o a sinistra.<\/p><p>Si presenta una grande occasione per l\u2019antifascismo. L\u2019antifascismo, in questi giorni, relativamente a questo problema, ha un\u2019ultima grande possibilit\u00e0 per riscattare le sue colpe, perch\u00e9 se \u00e8 vero \u2013 come \u00e8 vero \u2013 che il fascismo ha perduto la guerra, non \u00e8 men vero che, fino a questo punto, l\u2019antifascismo non ha saputo vincere la pace.<\/p><p>C\u2019\u00e8 la premessa al \u00abTrattato\u00bb; quella premessa consente agli antifascisti onesti di esprimere alta e sdegnosa la protesta degli italiani, senza distinzione di parte; (<em>interruzione dell\u2019onorevole Pacciardi<\/em>) perch\u00e9, onorevole Pacciardi, la guerra, la sconfitta, il Trattato di pace, ci colpiscono tutti, senza alcuna distinzione.<\/p><p>Purtroppo, ne escono colpiti i giusti e i reprobi, i buoni e i cattivi, coloro che sono degni di esaltazione e coloro che sono degni di rimprovero e di condanna. E ancora, che ne siano colpiti coloro che sono degni di condanna, sarebbe poco male; ma ne sono, soprattutto, e malauguratamente colpiti coloro che sono degni di esaltazione. \u00c8 questo che duole ed \u00e8 questo che ferisce l\u2019anima nazionale.<\/p><p>Nell\u2019attesa di questo Trattato, noi abbiamo dimenticato, per convenienza polemica o per eccessivo settarismo di parte, quello che \u00e8 l\u2019orgoglio del nostro valore militare; e l\u2019averlo dimenticato non ci ha arrecato alcun vantaggio. Ogni parola del documento, suggerita dall\u2019Inghilterra e dalla Francia, sta a ricordare l\u2019olocausto di dedizione, di martirio e di eroismo fatto da tanti nostri fratelli, in terra, sul mare, nel cielo, su tutti i fronti di combattimento; e le grandi potenze, dinanzi al nostro fante scalzo, lacero, affamato, assetato, molto spesso pugnalato alle spalle, hanno tremato. Hanno tremato perch\u00e9 grande era il senso dell\u2019italianit\u00e0 dei combattenti italiani.<\/p><p>Ratificare, significa staccarci da quella che \u00e8 la radice dei vivi, che sono i nostri morti, coloro che con l\u2019offerta suprema hanno testimoniato una idealit\u00e0 o hanno suggellato una fede.<\/p><p>Mentre verr\u00e0 apposta la firma di ratifica a questo documento \u2013 poich\u00e9 la maggioranza, ormai, \u00e8 gi\u00e0 costituita \u2013 consentite a me, che non ratificher\u00f2, di porgere un saluto a tutti i nostri Caduti. L\u2019ultima pagina della loro tragica vicenda, anche pi\u00f9 tragica perch\u00e9 sopravvive alla loro morte, sta per essere scritta e sta per concludersi. Consentitemi di rivolgere un saluto accorato e fraterno ai mutilati, agli invalidi, ai danneggiati, ai profughi, a tutti gli italiani che, avendo fecondato col loro sudore e col loro sangue la zolla straniera, sono costretti a ripiegare entro le mura delle Patria, martoriandosi e macerandosi, condannati, forse, a morire per inedia totale, perch\u00e9 non abbiamo sufficiente pane per sfamarli.<\/p><p>Il nostro Ministro degli esteri, nella sua relazione di accompagnamento alla legge, che ci propone la ratifica del Trattato di pace, ha detto che noi siamo un popolo eccessivamente congestionato, per densit\u00e0 numerica, su un territorio ristretto.<\/p><p>Anche per questo motivo, io mi rifiuto di dare il mio voto favorevole alla ratifica di questo documento, perch\u00e9 vivi ed attuali sono ancora i motivi che ci spinsero all\u2019altra guerra del 1915 e all\u2019ultima guerra del 1940. E noi dovremmo accettare la punizione, in nome di idealit\u00e0 che sono ancora praticate da coloro che fanno gravare il loro tallone sulla nostra cervice di vinti!<\/p><p>E c\u2019\u00e8 un altro motivo. Male ha fatto il Governo dell\u2019esarchia a presentarsi innanzi alle assise dei vincitori, dichiarando che il popolo italiano non aveva alcuna responsabilit\u00e0.<\/p><p>Il secondo delegato alla Conferenza di Parigi, con atteggiamento forse non gradito al ministro degli esteri del tempo, ma nell\u2019empito della sua lealt\u00e0, ebbe a dichiarare che il popolo italiano ha anch\u2019esso la responsabilit\u00e0 di tutta la tragedia che ha sconvolto il Paese.<\/p><p>Il popolo italiano non vi \u00e8 grato, signori, di aver tentato di togliergli il peso di questa responsabilit\u00e0. Un popolo colpito negli effetti, nella vita, nei beni, eroicamente si assume tutte le responsabilit\u00e0. \u00c8 mal disposto ad essere considerato un popolo di minori, di incapaci, di interdetti. E, presentandolo in questa veste, presentandolo come un popolo, siffatto, voi avete tolto al vostro gioco una delle carte migliori, perch\u00e9 un popolo come il nostro non rinnega la sua storia, fausta o infausta che sia.<\/p><p>Voi siete andati dunque a parlare dinanzi ai vincitori un linguaggio di togati accattoni, dinanzi a una tavola di paladini sterminatori di mostri, mentre rappresentavate un popolo meraviglioso, che subisce e attende, con umilt\u00e0 francescana, il sorgere di un\u2019alba migliore sull\u2019orizzonte della Patria.<\/p><p>Respingere il Trattato significher\u00e0 la nostra volont\u00e0 di presentarci sul piano internazionale con consapevolezza; significher\u00e0 affrontare i problemi della politica interna avvenire con spirito di concordia. Invito pertanto l\u2019Assemblea Costituente ad assumere il volto dolorante della Patria, e ad interpretarne l\u2019effettiva volont\u00e0 sovrana, cos\u00ec da meritare un giudizio dei posteri che sia meno duro, meno severo, meno implacabile di quello dei contemporanei. (<em>Applausi a destra \u2013 Congratulazioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>TREVES. Chiedo di parlare per fatto personale.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0..<\/p><p>TREVES. Onorevoli colleghi, non mi aspettavo altre parole dall\u2019onorevole Patrissi in risposta ad una mia interruzione che non aveva niente di personale. Non mi aspettavo altro dall\u2019onorevole Patrissi, il quale gi\u00e0 una volta in quest\u2019Aula aveva adoperato delle parole, su un argomento molto simile, che avevano provocato le conseguenze che tutti sanno..<\/p><p>Io credo che sia impossibile, per l\u2019onorevole Patrissi, di comprendere quella che \u00e8 la posizione morale e politica di un antifascista da sempre, che si trovi, non per sua colpa, in terra straniera al dichiararsi di una guerra contro quel regime&#8230;<\/p><p>CONDORELLI. Non contro quel regime, contro l\u2019Italia. (<em>Rumori<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>TREVES. Contro il fascismo, signori! (<em>Interruzione del deputato Pacciardi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PATRISSI. Anche l\u2019onorevole Pacciardi ha qualche cosa da dire.<\/p><p>PRESIDENTE. Onorevole Patrissi, ha potuto parlare fino ad ora: adesso non interrompa.<\/p><p>PATRISSI. Io ho il diritto&#8230;<\/p><p>PRESIDENTE. Lei ha il diritto di chiedere la parola, non di interrompere.<\/p><p>TREVES. Quanto alla mia attivit\u00e0 a Radio Londra, l\u2019Italia \u2013 lo so \u2013 \u00e8 una terra di facili leggende, una terra in cui le leggende crescono una sull\u2019altra, in cui la verit\u00e0 si distorce facilmente per passione di parte. Io non oso fare l\u2019auto-r\u00e9clame ad un mio volume, ma quello che ho detto a Radio Londra, giorno per giorno, \u00e8 controllabile da qualsiasi persona di buona fede, perch\u00e9 \u00e8 stato stampato a Roma nel 1945 in un volume che \u00e8 posseduto anche \u2013 non voglio esitare delle copie del mio libro! \u2013 dalla Biblioteca di questa Camera: chiunque pu\u00f2 controllare.<\/p><p>Aggiungo che non ritiro, non cambio, ma anzi mi onoro di ogni parola che ho detto da quel microfono, perch\u00e9 in ogni parola io sentivo intensissimamente e precisamente la mia responsabilit\u00e0 di italiano, di antifascista e di esule.<\/p><p>Signori, in quel momento un esule antifascista aveva un solo dovere: di partecipare comunque egli potesse, da qualunque luogo nel quale lo aveva gettato il destino, a quella che per noi antifascisti da sempre era una guerra civile internazionale contro il fascismo.<\/p><p>Questo io lo reputo un onore; e il pi\u00f9 alto onore della mia vita \u00e8 che molto spesso, in quei gloriosi giornali clandestini che stampavano i nostri patrioti durante la lotta contro il nazismo ed il fascismo, quello che io dicevo al microfono di Radio Londra \u00e8 stato ripreso, pubblicato e diffuso, non dico ad incoraggiare, perch\u00e9 non ne avevano bisogno, ma a far sentire ai nostri combattenti che non erano soli nella lotta.<\/p><p>Al signor Patrissi non ho altro da dire. (<em>Applausi a sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PATRISSI. Domando la parola per fatto personale.<\/p><p>PRESIDENTE. Onorevole Patrissi, non ho sentito dalla bocca dell\u2019onorevole Treves alcuna cosa che le possa dare il diritto di parlare. Il fatto personale \u00e8 esaurito.<\/p><p>\u00c8 iscritto a parlare l\u2019onorevole Patricolo. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>PATRICOLO. Onorevoli colleghi, molti oratori prima di me hanno preso la parola per dare il loro contributo di scienza e di coscienza ad un dibattito che indubbiamente trascende il valore d\u2019ogni precedente discussione, in quanto si svolge intorno ad un argomento di fondamentale importanza storica per il popolo italiano.<\/p><p>Tra gli oratori che mi hanno preceduto voglio ricordare Vittorio Emanuele Orlando, per la sua opportuna e sapiente proposta di rinvio della discussione, e Benedetto Croce, il quale in forma pura, nobile, scultorea, ha portato in quest\u2019Aula la voce di tutti gli Italiani. E sarebbe stato forse desiderabile che questa triste discussione si fosse aperta e chiusa con lui. Purtroppo, mi pare che il dibattito non sia continuato sul piano degno del problema, n\u00e9 sia valso a porre nel migliore rilievo il vero orientamento del popolo italiano nei riguardi della decisione che noi siamo chiamati a prendere.<\/p><p>Il problema \u00e8 stato esaminato da vari punti di vista, principalmente dal punto di vista giuridico e da quello politico. Da qualcuno \u00e8 stato osservato che il punto di vista giuridico non \u00e8 cos\u00ec importante come quello politico. \u00c8 stato detto che la valutazione giuridica di questo spinoso problema ha un valore puramente formale. Io ritengo che cos\u00ec non sia: ritengo, invece, che un giudizio strettamente giuridico sul trattato potr\u00e0 gettare una vivissima luce sulla situazione e dare a noi la chiave di quella che sar\u00e0 la nostra decisione.<\/p><p>Si \u00e8 detto che la ratifica non ha rilevanza giuridica, in quanto il trattato, all\u2019articolo 90, ci impone l\u2019esecuzione delle clausole di esso, indipendentemente dalla manifestazione della nostra volont\u00e0. Io penso, invece, che proprio l\u2019articolo 90 \u2013 e su questo richiamo l\u2019attenzione degli onorevoli colleghi e dei signori Ministri \u2013 esprima la complessa antigiuridicit\u00e0 del trattato stesso.<\/p><p>Il trattato che ci si vuole imporre, onorevole Sforza, \u00e8, secondo me, nullo; giuridicamente inesistente.<\/p><p>A giustificazione di questa affermazione Le ricordo quella che \u00e8 stata la prassi internazionale e la storia dei rapporti fra gli Stati nell\u2019epoca moderna. Tutte le convenzioni e i trattati, non esclusi quelli di pace, da molti secoli a questa parte sono stati conclusi ed eseguiti col consenso esplicito di tutte le parti contraenti, essendo considerata tale manifestazione di volont\u00e0 come elemento indispensabile perch\u00e9 il Trattato potesse avere i suoi effetti giuridici.<\/p><p>Questa manifestazione di volont\u00e0 per la prima volta nella storia dei trattati dell\u2019epoca moderna non \u00e8 richiesta allo Stato vinto, all\u2019Italia, contraente e vittima di questo atto diplomatico di Parigi, cui si d\u00e0 il nome di Trattato.<\/p><p>Qualcuno ha detto che nell\u2019articolo 90 \u00e8 prescritta la ratifica da parte dell\u2019Italia. Ma, se noi esaminiamo la dizione dell\u2019articolo 90, vediamo che la ratifica da parte dell\u2019Italia \u00e8 considerata alla stregua delle ratifiche di altre potenze associate, che possono aderire al Trattato, la cui ratifica non \u00e8, peraltro, indispensabile perch\u00e9 il Trattato abbia esecuzione.<\/p><p>A questo punto, io chiedo a voi, uomini di diritto, a voi, onorevoli colleghi, se si pu\u00f2 affermare che questo trattato sia valido, questo patto in cui manca la manifestazione della nostra volont\u00e0.<\/p><p>Non mi si dica che le mie argomentazioni, partono da un cavillo giuridico, n\u00e9 mi si dica che derivano da una illecita trasposizione di concetti privatistici nel campo internazionale. Non si tratta di cavillo giuridico, perch\u00e9 noi sappiamo che la necessit\u00e0 della ratifica dei trattati \u00e8 norma universalmente riconosciuta e che tutti gli stati vincitori di guerre hanno sempre chiesto al vinto la ratifica del Trattato di pace, ritenendola come elemento essenziale di esso.<\/p><p>Abbiamo visto che, perfino in occasione della ripartizione della Polonia del 1772, l\u2019Austria, la Prussia, e la Russia occuparono la Dieta per obbligare \u2013 le armi alla mano \u2013 i deputati polacchi a ratificare il Trattato, perch\u00e9 gi\u00e0 allora era matura la convinzione che il vincitore non pu\u00f2 chiedere che le clausole del Trattato di pace abbiano effetto, se non interviene la ratifica del Trattato da parte del popolo vinto.<\/p><p>Ci\u00f2 deve renderci pensosi sul valore e sulle conseguenze giuridiche della nostra ratifica: si consideri che i maggiori trattati di pace, in epoca pi\u00f9 vicina a noi, non osarono contravvenire a questa regola internazionale. Dal trattato di Vienna al trattato di Versaglia, tutti hanno richiesto la ratifica del vinto.<\/p><p>Ma, a parte i trattati di pace, nessuna convenzione internazionale pu\u00f2 prescindere dalla volont\u00e0 dei contraenti, tanto che questa volont\u00e0 fu spesso manifestata sotto pressioni e violenze di ogni sorta. Si ricordino, ad esempio, le minacce di Napoleone su Ferdinando di Borbone per imporgli la rinuncia alla successione al trono di Spagna. Il fatto \u00e8 che in ogni epoca i vincitori hanno usato anche la violenza pur di indurre il vinto alla ratifica. Eppure essi potevano usare la forza per costringere lo Stato vinto ad eseguire le clausole del Trattato; e invece usavano la forza per obbligare alla ratifica, perch\u00e9 nella concezione, seppure spregiudicata, del vincitore, apparentemente rispettoso della volont\u00e0 del vinto, rimane ferma questa convinzione: che, senza ratifica, il trattato non ha valore giuridico n\u00e9 politico n\u00e9 morale.<\/p><p>Tanto \u00e8 vero, che la dottrina internazionale ci riporta il cinico motto del vincitore: <em>Coactus voluit, sed tamen voluit.<\/em><\/p><p>Da questo che cosa dedurre? Che effettivamente questo articolo 90 vizia il Trattato, s\u00ec da renderlo nulla ed inesistente.<\/p><p>E d\u2019altra parte \u2013 dicevo \u2013 non vi \u00e8 una illecita trasposizione del pensiero privatistico nel campo internazionale, perch\u00e9 noi vediamo che perfino la Corte permanente di giustizia internazionale prescrive all\u2019articolo 38 del suo statuto che i rapporti fra gli Stati siano regolati non solo dalle convenzioni e dalle consuetudini, ma anche dai princip\u00ee generali del diritto. E fa parte dei princip\u00ee generali del diritto la norma che non vi pu\u00f2 essere negozio giuridico, patto bilaterale, in cui non appaia la espressa adesione delle parti contraenti all\u2019obbligazione che esse contraggono.<\/p><p>E la ratifica non \u00e8 se non l\u2019approvazione autentica e solenne data da un potere sovrano ad un trattato, ed ha il valore giuridico di una inequivocabile manifestazione di volont\u00e0, manifestazione di volont\u00e0 che \u00e8 indispensabile perch\u00e9 un trattato sia valido e sia produttivo di effetti giuridici.<\/p><p>L\u2019ordine del giorno che ha votato l\u2019Assemblea Costituente il 25 febbraio ha sanzionato questo concetto. Qualche oratore \u2013 se non ricordo male, l\u2019onorevole Bassano \u2013 traeva la conclusione che la Costituente aveva preso l\u2019impegno di ratificare il Trattato attraverso il suo ordine del giorno.<\/p><p>Io ritengo che questo sia inesatto, onorevole Bassano. La Costituente non ha preso nessun impegno. Ha voluto soltanto affermare il principio giuridico per cui il Trattato non pu\u00f2 avere validit\u00e0, non pu\u00f2 avere effetto se non con la nostra ratifica.<\/p><p>Quanto poi a ratificare o meno, lo giudicheremo sulla base degli elementi politici, oltre che giuridici, che saranno sottoposti alla nostra valutazione.<\/p><p>In base agli elementi giuridici noi dobbiamo considerare che, se il Trattato \u00e8 nullo in se stesso, la nostra ratifica non servirebbe a perfezionarlo, ma a renderlo valido, cio\u00e8, a dire, la validit\u00e0 di questo Trattato non dipende dal fatto che la nostra ratifica sia uno degli elementi costitutivi del Trattato stesso. Ratificando, l\u2019Italia darebbe spontaneamente esistenza ed effetti giuridici a un trattato che, senza tale ratifica, resterebbe nullo.<\/p><p>L\u2019onorevole Corbino si chiedeva nel suo discorso perch\u00e9 gli alleati insistono o possono insistere sulla ratifica. Ritengo che la ragione sia precisamente questa, che essi si rendono conto del giudizio che dar\u00e0 di questo Trattato il mondo, che ne daranno i posteri, che ne darebbe eventualmente una Corte di giustizia internazionale. E ci\u00f2 perch\u00e9 gli alleati si rendono conto della loro responsabilit\u00e0 di costituire un precedente cos\u00ec grave, antigiuridico ed iniquo, che non potrebbe resistere di fronte all\u2019opinione pubblica mondiale e che potrebbe originare, in avvenire, un pericoloso declino di quella morale internazionale, cui tanto faticosamente siamo giunti attraverso secoli di progresso e di civilt\u00e0.<\/p><p>E, d\u2019altra parte, noi ci troviamo di fronte a popoli che sono ben convinti del buon diritto dell\u2019Italia. Quando ci si dice che essi hanno voluto affermare la loro forza e la loro supremazia, si dice qualcosa che non risponde, secondo me, al vero, perch\u00e9, dalle dichiarazioni di uomini politici rappresentativi e responsabili negli Stati vincitori, noi sappiamo che i popoli alleati e associati sono convinti delle ragioni dell\u2019Italia di rifiutare la sua adesione al Trattato. E nella stessa formula dell\u2019articolo 90 noi dobbiamo vedere implicita la loro convinzione che l\u2019Italia non avrebbe mai ratificato.<\/p><p>Ma non \u00e8 da escludere che gli alleati siano tornati sulla loro decisione, rilevando che tale articolo 90 invalidava l\u2019intero atto di Parigi. Ora se noi non ratifichiamo, il Trattato non acquister\u00e0 valore giuridico e noi, in qualunque momento, potremo far valere il nostro diritto alla revisione parziale o totale di esso.<\/p><p>Quindi ratificare o non ratificare ha una grandissima importanza. Se ratifichiamo noi compiamo un atto libero, spontaneo, volontario, un atto che non ci \u00e8 imposto e, onorevole De Gasperi, qualsiasi protesta fatta da questa Assemblea non sortirebbe alcun effetto, quando noi giungessimo spontaneamente alla ratifica e sarebbe svalutata dalla nostra accettazione.<\/p><p>\u00c8 inconcepibile che l\u2019Assemblea Costituente, conscia della ingiustizia del Trattato, nello stesso momento in cui protesta contro la sua iniquit\u00e0, autorizzi il Governo a ratificare quando la ratifica non \u00e8 elemento indispensabile dello stesso Trattato. N\u00e9 \u00e8 a dire che, dopo la ratifica da parte della Russia, la nostra possa avere un effetto giuridico diverso, perch\u00e9 anche allora la nostra ratifica non sar\u00e0 necessaria: anche allora sar\u00e0 spontanea.<\/p><p>L\u2019onorevole Croce, che ha sfiorato sapientemente il punto cruciale della questione, ha detto: Noi non dobbiamo ratificare, ma solamente eseguire. D\u2019accordo, onorevole Croce, noi dobbiamo dare esclusivamente una accettazione che \u00e8 imposta dalla minaccia di esecuzione diretta di quelle clausole da parte degli alleati, e che non ha valore di ratifica, neanche tacita. S\u2019intende che anche in questo caso il Trattato rimane nullo. All\u2019Italia vinta, se pur cobelligerante, non resta che piegarsi alla forza del nemico-alleato.<\/p><p>E noi potremo sempre cos\u00ec far valere la nullit\u00e0 del Trattato; e sappiamo che nel passato non poche sono state le revisioni dettate dal riconoscimento del vizio di volont\u00e0, nell\u2019applicazione dei trattati di pace. Ci sono state molte istanze alla Societ\u00e0 delle Nazioni, per l\u2019annullamento dei Trattati imposti con la forza: ricordiamo fra le altre, quelle della Cina contro il Giappone per il Trattato sullo Shantung; della Russia e della Romania contro la Germania per la denuncia dei patti di Brest-Litovsk e di Bucarest.<\/p><p>Date queste considerazioni di carattere giuridico, passiamo alle considerazioni di ordine politico.<\/p><p>Quale pu\u00f2 essere il significato politico di questa ratifica anticipata?<\/p><p>Una ratifica anticipata, spontanea, da parte della Repubblica Italiana, non pu\u00f2 avere che due significati: o il riconoscimento della giustizia e della equit\u00e0 del Trattato, oppure il riconoscimento dell\u2019opportunit\u00e0 che questo Trattato per quanto iniquo, venga ratificato nell\u2019interesse del Paese.<\/p><p>\u00a0Questo \u00e8 il dilemma che a noi si pone. Al primo quesito rispondiamo che tutto il popolo italiano \u00e8 convinto dell\u2019iniquit\u00e0, dell\u2019ingiustizia del Trattato. Non rimane che la seconda tesi. \u00c8 opportuno per noi, malgrado il Trattato sia ingiusto, crudele e vessatorio, ratificarlo? Di fronte a questa eventualit\u00e0 vediamo quali sono gli elementi che possono spingere l\u2019Assemblea Costituente ad un tale sacrificio della propria dignit\u00e0, del proprio onore.<\/p><p>Questi elementi ci vengono forniti in maniera nebulosa dal Governo. Ci si \u00e8 detto che noi dobbiamo andare incontro agli Alleati, che dobbiamo offrire qualche cosa, perch\u00e9 essi domani possano concederci una eventuale revisione, perch\u00e9 possano guardare il nostro ingresso nell\u2019O.N.U. con una maggiore simpatia, perch\u00e9 possano aiutarci nella nostra ricostruzione interna e possano porci nel quadro della ricostruzione europea. Ma molti oratori hanno parlato, oratori che parteciparono alla Commissione dei Trattati; e questi ci hanno detto che tanto l\u2019onorevole Sforza quanto il Presidente del Consiglio non hanno mai dato giustificazioni esaurienti onde poter orientare il Paese ad una ratifica anticipata.<\/p><p>Qualcuno ci ha detto che l\u2019onorevole De Gasperi ha parlato di sensazioni, di convinzioni e lo stesso onorevole De Gasperi lo ha confermato a questa Assemblea. Ora mi domando se gli italiani, di fronte a un fatto cos\u00ec crudele come la firma di questo spietato documento, possano contentarsi delle sensazioni dell\u2019onorevole De Gasperi. Io ho molto rispetto per l\u2019onorevole De Gasperi, e ricordo le parole tristi da lui pronunciate il 28 giugno 1946 quando apprese la notizia che Briga, Tenda e il Moncenisio sarebbero passati alla Francia; egli ci disse in quel giorno: \u00abnotizia amara ed inattesa che vorrei supporre non ancora irrevocabile. L\u2019Italia ha dimostrato con i fatti di ripudiare la politica di Mussolini e di volere una politica di amicizia verso la Francia. In concreto, l\u2019Italia ha rinunciato, con spirito conciliativo, alle posizioni conquistate nel 1896 in Turchia, con effetti umilianti e disastrosi per molti nostri connazionali\u00bb.<\/p><p>Seguiva una sintesi di altre rinunce, di altre concessioni.<\/p><p>Mi dispiace, onorevole De Gasperi, ricordarle questo episodio doloroso, ricordarle questa sua confessione. \u00c8 evidente che quella volta le sue sensazioni erano errate, quella volta lei aveva pensato di potere giovare all\u2019Italia facendo concessioni che sacrificavano interessi di nostri connazionali e il risultato \u00e8 stato che la Francia non ha voluto intendere nessuna buona ragione nostra.<\/p><p>E allora mi consenta, onorevole De Gasperi, che io mi rifiuti di aderire alla proposta di ripetere lo stesso esperimento per la seconda volta.<\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> Era peggio allora, perch\u00e9 c\u2019erano assicurazioni.<\/p><p>PATRICOLO. Allora c\u2019erano delle assicurazioni, eppure questi signori, i nostri nemici-alleati, non hanno concesso niente al suo spirito conciliativo!<\/p><p>Lei ha ceduto sugli interessi dei nostri fratelli tunisini ed essi potrebbero chiedere conto a lei di quelle rinunzie ed umiliazioni. Ed oggi che gli alleati nulla ci promettono, ella vuole che noi facciamo questo ulteriore passo conciliativo, firmando un atto cos\u00ec disonorevole per il popolo italiano?<\/p><p>Onorevole De Gasperi, se ho richiamato alla sua memoria quell\u2019episodio \u00e8 per giustificare il mio scetticismo nel suo ottimismo.<\/p><p>Se lei oggi ci chiede di firmare con l\u2019assicurazione che noi otterremo un contraccambio per la nostra firma o sono costretto a chiederle, a mia volta, a nome di coloro che rappresento, che cosa avremo in cambio di questo sacrificio a cui ella ci chiama. Ma la sua. risposta \u00e8 gi\u00e0 nota: \u00abNon posso assicurarvi niente, perch\u00e9 niente mi \u00e8 stato assicurato\u00bb.<\/p><p>In queste condizioni io non penso, come molta parte del popolo italiano non pensa, di potere aderire alla ratifica che ci viene richiesta.<\/p><p>Ho proprio ricevuto in questi giorni dalla Francia una copia del rapporto della Croce Rossa Italiana presentato al Governo di Parigi sulle spoliazioni che si fanno ai danni dei nostri connazionali di Tunisi in base all\u2019articolo 79 del Trattato che ancora non \u00e8 stato ratificato, che ancora non \u00e8 in vigore. E queste spoliazioni, queste vessazioni continuano fin dal 1943.<\/p><p>La Croce Rossa Italiana (forse l\u2019onorevole Sforza ha una copia del rapporto) ha inviato una vibrata protesta al Governo francese perch\u00e9 prenda in considerazione gli interessi dei nostri connazionali. La Francia \u00e8 forse pronta a rivedere la sua posizione d\u2019intransigenza? Si direbbe che no!<\/p><p>Anch\u2019io devo chiedere, come l\u2019oratore precedente: in cambio di questa ratifica ci si offre il bench\u00e9 minimo compenso di qualsiasi specie? Quando si \u00e8 parlato di Briga e Tenda, un Deputato, del settore opposto al mio, disse con una scrollata di spalle, che per qualche metro quadrato di territorio non si muta il corso della storia d\u2019Italia! \u00c8 triste! Pure lo dico, onorevole Sforza, che anche in compenso di qualche metro quadrato di territorio io ratificherei il Trattato. Se l\u2019onorevole Sforza affermasse: Ho ottenuto una piccola concessione, ho ottenuto che cento italiani rimangano italiani e non vadano esuli in terre straniere; io potrei rispondere: Ratifico. Se lei, onorevole Sforza, dicesse all\u2019Assemblea: Per una ragione di riservatezza \u00e8 correttezza diplomatica, non posso parlarvi delle promesse che ho ricevute, ma sul mio onore di italiano vi dichiaro che esse esistono; ratificate e vedrete che ne risulter\u00e0 un bene per l\u2019Italia, io accetterei di ratificare sulla sua parola; ma lei tace, onorevole Sforza, ed io arguisco che lei questo impegno non possa prenderlo, perch\u00e9 effettivamente gli alleati nulla hanno promesso. N\u00e9 voglio pensare che gli alleati non abbiano neanche chiesto la ratifica, e che siate voi a spingere l\u2019Assemblea Costituente ed il Paese a ratificare!<\/p><p>Non voglio fermarmi su questa idea, perch\u00e9 sarebbe troppo doloroso per noi supporre che un Ministro degli esteri, un Ambasciatore chiedano agli Italiani una cos\u00ec grande umiliazione per giungere a Parigi, a Londra, a New York con un maggior viatico di grazie, per ricevere un pi\u00f9 lusinghiero sorriso da parte di ministri ed ambasciatori stranieri.<\/p><p>Io non voglio neanche pensarlo, e d\u2019altra parte ritengo che si possa mantenere il proprio posto con maggiore dignit\u00e0 in una anticamera, anzich\u00e9 in un salotto, quando in questo salotto non si sta alla pari con i padroni di casa.<\/p><p>Sono profondamente convinto che il popolo italiano non deve accettare questa ratifica, n\u00e9 le vostre dichiarazioni sono state tali da indurmi ad una diversa convinzione.<\/p><p>Io non credo che sia pi\u00f9 il caso di fare offerte spontanee agli alleati. In noi \u00e8 la buona volont\u00e0 di collaborazione; noi non ci vogliamo isolare dal congresso dei popoli. Vogliamo vivere e lavorare in pace con tutti. Essi lo sanno.<\/p><p>Che cosa possiamo fare di pi\u00f9? Se si pensa che noi abbiamo per loro cambiato fronte e nemico, abbiamo mandato le nostre truppe a combattere per loro, abbiamo avute le nostre umiliazioni, abbiamo avuti i nostri morti, le nostre distruzioni? Che cosa possiamo fare di pi\u00f9 per dimostrare agli alleati che noi vogliamo una politica di pace e di giustizia? Io non credo che noi dobbiamo dare altre prove. Ormai tocca agli alleati darci prova di concreta amicizia e di gratitudine per il contributo che l\u2019Italia ha dato alla guerra della cos\u00ec detta libert\u00e0 e democrazia.<\/p><p>Ma non ci chiedano di ratificare. Essi non devono chiedere che l\u2019accettazione esclusiva delle clausole che ci impongono. E questa accettazione di clausole non deve avvenire oggi, ma il giorno in cui, ratificato il trattato da parte della Russia, noi ci troveremo di fronte al bivio: o subire l\u2019affronto di una nuova occupazione militare per l\u2019imposizione di quelle clausole o accettarne l\u2019esecuzione. Ma allora noi lo faremo per evitare al popolo italiano altre umiliazioni, altre sciagure e altre violenze. Soltanto in quel momento o per quel momento potremo decidere di eseguire le clausole; mai ratificare il Trattato, perch\u00e9 se ratificassimo, tutte le proteste da parte del popolo italiano perderebbero ogni valore etico e giuridico, dissolvendosi nel ludibrio del pi\u00f9 immorale patteggiamento. Noi non dobbiamo ratificare n\u00e9 oggi n\u00e9 mai, per rispetto dei nostri morti e della Patria in gramaglie.<\/p><p>Devo ora ricordare certe strane parole pronunciate in quest\u2019Aula, da parte di alcuni oratori. Per chi le ha pronunciate, indubbiamente, non sono tali, ma al mio orecchio suonano particolarmente strane!<\/p><p>L\u2019onorevole Bassano ci ha chiesto di ratificare per amore della libert\u00e0 e della democrazia e per esser coerenti con quella lotta che gli italiani hanno combattuto in odio al fascismo; ci ha detto: Noi non ci adontiamo se gli alleati non vogliono riconoscere la nostra cobelligeranza, il nostro contributo alla guerra di liberazione; noi dobbiamo ratificare in onor\u00f2 dei morti alleati.<\/p><p>Trovo singolare questa osservazione e credo necessario che in quest\u2019Aula venga detta una parola a questo proposito. Trovo singolare la generosit\u00e0 dell\u2019onorevole Bassano, generosit\u00e0 penso cristiana, veramente grande, ma profondamente irreale, sovrumana. Onorevole Bassano, quando si rappresenta un popolo, non si ha il diritto di essere cos\u00ec generosi. Non si ha il diritto di dimenticare i propri morti per onorare i morti altrui. Se noi dovessimo ratificare, non sarebbe certamente per rendere onore ai morti inglesi e americani, ma principalmente per servire gli interessi e gli ideali della nostra Italia. Noi abbiamo invece il dovere di ricordare i nostri morti, i nostri mutilati, i nostri combattenti e non soltanto i combattenti della lotta di liberazione, ma anche i combattenti della infausta guerra, perch\u00e9 questa guerra che abbiamo combattuto, l\u2019abbiamo combattuta con onore, e sono proprio gli stessi alleati che oggi c\u2019impongono le clausole dell\u2019ingiusto Trattato, che hanno riconosciuto, quando erano nemici, il valore delle nostre truppe, che ci hanno dato spesso l\u2019onore delle armi sui campi di battaglia. Noi dobbiamo fieramente proclamare al mondo, in nome dei morti in guerra, in nome soprattutto dei morti nella lotta partigiana, che non ratificheremo e non credo sarebbe ragione di orgoglio per il popolo italiano affermare che noi rinunciamo a questo nostro sacrosanto diritto di ricordare i nostri morti, per rendere onore ai morti del nemico. \u00c8 una inconcepibile assurdit\u00e0.<\/p><p>Mi spiace richiamare in questione anche l\u2019onorevole Treves. Ma egli ha detto qualche cosa che desidero rilevare. Non mi occuper\u00f2 delle sue frasi pronunciate a proposito del passato che noi dobbiamo seppellire. Credo che ad esse abbia risposto sufficientemente l\u2019onorevole Patrissi. Voglio riferirmi ad una frase con cui egli ha messo in ballo ancora il nazionalismo italiano e in cui ha fatto l\u2019ennesima professione di anti-nazionalismo, e ci\u00f2 in un momento cos\u00ec drammatico per la nostra vita nazionale. Fino a qualche giorno fa in quest\u2019aula risuonavano delle note antinazionaliste, per\u00f2 c\u2019era ancora il pudore di dire: noi siamo contro il nazionalismo esasperato ed esagerato che porta gli Stati all\u2019avventura.<\/p><p>L\u2019altro giorno, invece, l\u2019onorevole Treves ha abbandonato il noto motivo dell\u2019esasperazione nazionalistica ed ha detto: noi siamo contro qualsiasi nazionalismo; ed ha voluto affermare, anche questo: che il nazionalismo ha portato l\u2019Italia vittoriosa del 1918 in braccio al fascismo e quindi alla disfatta di oggi.<\/p><p>Io vorrei chiedere all\u2019onorevole Treves cosa ha portato l\u2019Italia alla vittoria del 1918, se non il nazionalismo; che cosa ha portato l\u2019Italia al Risorgimento, se non il nazionalismo?<\/p><p>ROMITA. La democrazia.<\/p><p>PATRICOLO. Io parlo del nazionalismo sano; non facciamo speculazioni su questo. \u00c8 il nazionalismo sano che ha portato l\u2019Italia alla guerra del 1914 e alla vittoria del 1918.<\/p><p>VERONI. Non \u00e8 vero questo.<\/p><p>PATRICOLO. Questo nazionalismo fino a qualche giorno fa era ancora rispettato e ammesso dai signori della sinistra: oggi si nega ogni fede nazionalista, anche quella che piomba nel lutto i giuliani e i dalmati perch\u00e9 strappati dal territorio nazionale.<\/p><p>Vorrei chiedere, cosa \u00e8 nazionalismo per voi, se non questo legame sacro che unisce tutti gli italiani fra di loro in una comune famiglia?<\/p><p>In fondo non posso stupirmi delle parole dell\u2019onorevole Treves, perch\u00e9 conosco la sua fede e il suo passato. Ma certamente le stesse parole trovo incomprensibili sulla bocca dell\u2019onorevole Pecorari, deputato giuliano, il quale ha dichiarato: noi giuliani non siamo nazionalisti. Ma perch\u00e9 avete tanta paura di questa parola, perch\u00e9 non avete il coraggio di affermare la vostra fede? Perch\u00e9 volete distruggere un sentimento sacro in odio ad una parola? Vogliamo essere obiettivi una volta tanto e dire che il nazionalismo nel suo senso puro e nobile \u00e8 antitesi di qualsiasi imperialismo e di qualsiasi impulso di guerra e di conquista, perch\u00e9 nazionalismo \u00e8 un\u2019idea di diritto che si oppone all\u2019imperialismo, che \u00e8 invece idea di forza, dato che ogni nazionalismo sano deve esser rispettoso del nazionalismo altrui? In virt\u00f9 del nazionalismo noi italiani vogliamo giustizia e chiediamo che la Venezia Giulia, la Dalmazia, Briga e Tenda rimangano all\u2019Italia. In base al nazionalismo pi\u00f9 puro noi abbiamo combattuto tutte le guerre del Risorgimento e lottato contro tutti gli indipendentismi che minacciavano l\u2019unit\u00e0 nazionale.<\/p><p>Cos\u2019\u00e8 il nazionalismo se non il sentimento della famiglia trasportato nella Nazione? Bisogna intendersi; questo \u00e8 nazionalismo per me, questo deve essere per voi. E quindi, quando si dice che il nazionalismo \u00e8 cosa condannevole, io che per nazionalismo intendo questo sentimento di purezza e di fratellanza fra tutti i figli della stessa patria, non posso che sentirmi ferito in questa mia convinzione che \u00e8 comune alla maggioranza degli italiani.<\/p><p>Quando tutti gli Stati saranno finalmente riportati entro i loro confini nazionali cesseranno le rivendicazioni territoriali e le cause di guerra. Ed allora si potr\u00e0 giungere alla creazione di una pi\u00f9 vasta famiglia di popoli basata sul rispetto dell\u2019individualit\u00e0 nazionale di ciascuno Stato.<\/p><p>L\u2019imperialismo continentale non pu\u00f2 nascere dal nazionalismo, dal nazionalismo quale io l\u2019intendo.<\/p><p>Piuttosto penso che sia pi\u00f9 da temere l\u2019esaltazione del patriottismo. Se patriottismo non \u00e8 sinonimo di quel sentimento che dicevo, esso pu\u00f2 essere davvero pericoloso per un Paese. Per esaltazione di patriottismo noi avemmo le guerre di conquista di Alessandro Magno, di Giulio Cesare e di Napoleone. Fu patriottismo quello che spinse i francesi, i romani ed i macedoni alla conquista del mondo. Il patriottismo pu\u00f2 portare all\u2019imperialismo in quanto non contenuto entro confini storicamente e giuridicamente determinati e pu\u00f2 esaltarsi dell\u2019amore della propria patria s\u00ec da portare fuori dai confini questa sua passione.<\/p><p>C\u2019\u00e8 stato e c\u2019\u00e8 un nazionalismo puro in Italia. Evitiamo di travolgerlo nella delusione della disfatta, rispettiamolo, perch\u00e9 esso ha creato l\u2019Italia. \u00c8 antistorico affermare il contrario. \u00c8 questo sentimento nazionalistico che ancora permette la coesione nel nostro Paese: senza questo sentimento nazionale l\u2019Italia una non esisterebbe da tempo, non sarebbe mai esistita. E appunto in nome della nostra solidariet\u00e0 nazionale che dobbiamo opporci alla crudele volont\u00e0 del <em>Diktat, <\/em>per l\u2019onore della nazione italiana, per l\u2019amore dei nostri fratelli del Piemonte e delle sponde adriatiche.<\/p><p>Onorevoli colleghi, lasciate che il Paese reagisca di fronte ad una violenza che incide cos\u00ec profonde ferite nel sentimento nazionale degli italiani, lasciate che gli italiani alzino la loro voce contro l\u2019iniquit\u00e0 del Trattato e non sia soltanto l\u2019onorevole Orlando ad opporsi alla ratifica che ci si vuole imporre \u2013 come vorrebbe il collega Gasparotto \u2013 ma tutti quegli italiani che si stringono intorno a lui in questo momento grave della nostra storia, maledicendo il Trattato e implorando da Dio e dagli uomini giustizia per l\u2019Italia. (<em>Applausi a destra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PECORARI. Chiedo di parlare per fatto personale.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>PECORARI. Volevo rispondere all\u2019onorevole Patricolo, per precisargli che io per nazionalismo non intendo quel che lui \u2013 con una sua interpretazione del vocabolario \u2013 ha voluto esprimere. Oggi io sono contro tutti i nazionalismi, quelli nostrani e quelli degli altri popoli. Per patriottismo o, se vuole, per sano patriottismo, io intendo reclamare quello che \u00e8 nostro per noi e quello che \u00e8 altrui darlo agli altri.<\/p><p>PATRICOLO. Questo \u00e8 nazionalismo, non \u00e8 patriottismo.<\/p><p>PRESIDENTE. Non facciamo questioni di vocabolario onorevoli colleghi!<\/p><p>\u00c8 iscritto a parlare l\u2019onorevole Lucifero. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>LUCIFERO. Onorevoli signori, io che avevo sostenuto la tesi, proposta in linea pregiudiziale dall\u2019onorevole Benedetti, dell\u2019illegittimit\u00e0 della proroga di questa Assemblea, dal 24 giugno al 25 luglio non sono pi\u00f9 entrato in questa Aula. Questo perch\u00e9, evidentemente, un voto dell\u2019Assemblea non poteva mutare la mia convinzione.<\/p><p>Ma, a fianco di quelli che sono i criteri di legittimit\u00e0, esistono anche i fatti politici. Il fatto politico \u00e8 che quest\u2019Assemblea, legittimamente o illegittimamente prorogando i suoi poteri, continua ad operare e ad operare su questioni che gravemente incidono sulle sorti del Paese. Questa proroga, contro la quale avevo votato, mi d\u00e0 la facolt\u00e0 di continuare a portare il mio modesto contributo su lavori che possono decidere e \u2013 nel caso specifico che oggi si discute \u2013 per moltissimi anni le sorti della Patria. Io ho ripreso il mio posto di combattimento e debbo confessare che non mi dispiace eccessivamente che se, contro quelli che sono la mia convinzione ed il mio sentimento \u2013 sentimento di italiano e convinzione di uomo politico, che coincidono nella certezza che questo Trattato non si debba ratificare \u2013 questo Trattato sar\u00e0 ratificato egualmente, non mi dispiacer\u00e0 che sia stato ratificato da un\u2019Assemblea sulla cui competenza si possono sollevare dei dubbi.<\/p><p>Io non avevo intenzione di parlare in questa discussione: volevo riservarmi una semplice dichiarazione di voto. Se oggi parlo, lo faccio perch\u00e9 ne ho ricevuto da vari settori qualche sollecitazione. Intendiamoci bene: non l\u2019ho ricevuta io questa sollecitazione, l\u2019ha ricevuta il personaggio; perch\u00e9 nella vita politica, quando le circostanze hanno portato un uomo a rappresentare qualcosa in una battaglia, quest\u2019uomo cessa di essere uomo e diventa un personaggio.<\/p><p>Si \u00e8 ritenuto da alcuni che forse era opportuno che il personaggio facesse sentire la sua voce in questa circostanza. Io sono venuto come personaggio, ma incominciando a parlare mi ritrovo uomo, e nelle mie parole c\u2019\u00e8 tutta la passione dell\u2019uomo, la passione dell\u2019italiano, la passione dell\u2019europeo, la passione dell\u2019uomo civile e del cittadino del mondo, tutti ugualmente calpestati ed insultati dalla follia delle potenze che ignorano civilt\u00e0 cristiana e obiettivit\u00e0 di diritto.<\/p><p>Si \u00e8 parlato di critica da fare alla politica estera del Governo. Qui non si discute la politica estera n\u00e9 di questo n\u00e9 dei precedenti Governi. Qui si discute, se si vuole, la politica estera dell\u2019Italia per lunghi decenni; quindi per tutti i Governi, di ieri o di domani. Il voler sminuire ad una polemica politica, che pu\u00f2 essere anche manovra politica, quella che \u00e8 una discussione non sulla politica estera di un Governo, ma sulla continuit\u00e0 di politica estera che dovr\u00e0 segnare l\u2019avvenire della Patria e speriamo la chiusura di una fase di disavventure, sarebbe cos\u00ec meschina cosa che io non credo alcuno voglia farlo. Ad ogni modo, io non lo far\u00f2; io che sono il pi\u00f9 legittimato a farlo perch\u00e9 fin dal giugno del 1944 io ho detto che ci eravamo messi sulla strada sbagliata; perch\u00e9 fin dal giugno del 1944 io ho detto che si faceva troppa politica interna e troppo poca politica estera; perch\u00e9 fin dal giugno del 1944 sostengo che gli interessi del Paese non si servono soverchiando a fini di parte quelli che sono i supremi interessi della Nazione; perch\u00e9 fin dal giugno del 1944 io sostengo che non si servono gli interessi della Nazione cospargendosi volontariamente la testa di cenere, anche quando non \u00e8 richiesto, perch\u00e9 certe volte si debbono difendere gli errori dei propri predecessori, anche quando si sono ripudiati; perch\u00e9 fin dal giugno dei 1944 sostengo che non si pu\u00f2 organizzare un\u2019azione diplomatica mandando in giro per il mondo a rappresentarci dei valentuomini, che avranno avuto speciali capacit\u00e0 nelle Universit\u00e0, nell\u2019agricoltura o nelle preture, ma che non conoscono la tecnica del negoziare, che non hanno conoscenze personali, le quali sole possono aiutare un diplomatico (e l\u2019onorevole Sforza me ne d\u00e0 atto) quando si trova in un ambiente ostile, onde fare qualcosa per il suo Paese. L\u2019uomo che non \u00e8 conosciuto, che non ha la fortuna di trovare in questo o in quell\u2019ufficio colui con il quale fu consigliere a Teheran, o giovane <em>attach\u00e9<\/em> in un\u2019altra sede, l\u2019uomo che non ha nemmeno questa possibilit\u00e0, anche se \u00e8 il pi\u00f9 valoroso dei diplomatici \u00e8 destinato all\u2019insuccesso, perch\u00e9 la diplomazia \u00e8 una tecnica e non una improvvisazione.<\/p><p>Questa \u00e8 una critica che si rivolge ad una politica, e non a dei Governi, ad una politica che \u00e8 stata seguita da tutti i Governi dal 1944 in poi, e che \u00e8 stata una politica errata, e della quale io non ho mai condiviso le responsabilit\u00e0.<\/p><p>Oggi, ci troviamo di fronte ad un documento che si chiama Trattato di pace. Io mi atterr\u00f2 soltanto a questo documento.<\/p><p>L\u2019oratore che mi ha preceduto ha terminato il suo discorso con una questione di vocabolario, un\u2019interpretazione da dare alle parole nazionalismo, patriottismo, ecc. Permettete che anche io faccia una questione di vocabolario.<\/p><p>Trattato di pace. Dunque, Trattato; trattato viene da trattare, Se lo sono trattato fra di loro, ma noi non abbiamo trattato. Questo non \u00e8 un trattato con l\u2019Italia; questo \u00e8 un trattato fra altri, che riguarda l\u2019Italia. In questo Trattato, se trattato si pu\u00f2 chiamare, l\u2019Italia non \u00e8 soggetto del Trattato; \u00e8 soltanto oggetto del Trattato.<\/p><p>Si dice Trattato di pace, ma questo documento, che \u00e8 trattato soltanto fra coloro che lo hanno trattato, \u00e8 un documento di guerra; perch\u00e9 questo documento \u00e8 una premessa necessaria ed indispensabile a nuovi conflitti.<\/p><p>\u00c8 inutile che nascondiamo la testa sotto l\u2019ala dicendo che di guerre non si deve parlare, perch\u00e9 di guerra si parla dappertutto. La guerra \u00e8 nell\u2019aria, perch\u00e9 l\u2019altra guerra non \u00e8 finita.<\/p><p>L\u2019ultima guerra mondiale \u00e8 stata combattuta non, come si \u00e8 detto da alcuni, ricordando Terenzio, per ragioni economiche. Questa guerra \u00e8 stata una guerra ideologica; si \u00e8 fatta questa guerra nel nome della giustizia fra i popoli, nel nome della libert\u00e0 e della democrazia; poi, a mano a mano che la guerra diventava difficile e le preoccupazioni aumentavano negli uomini di Stato, questi fini si sono dimenticati, e la guerra, che si era fatta per la libert\u00e0 e la giustizia fra i popoli, si \u00e8 conclusa con la sopraffazione dei popoli, con la legge di Brenno. La guerra non cesser\u00e0, finch\u00e9 non si troveranno un assetto ed un equilibrio che rispondano alle ragioni che l\u2019hanno suscitata; e queste ragioni rispondono ad esigenze pi\u00f9 vive che mai! Questo \u00e8, quindi, un Trattato di guerra fra altri, un Trattato che prepara le premesse della guerra e che gi\u00e0 delinea dei piani militari i quali, per chi abbia una certa esperienza in materia, sono molto ben trasparenti. Perch\u00e9 Briga e Tenda significano una linea di difesa sulle Alpi, nel caso che si volesse abbandonare la Valle Padana, e questa Valle Padana, si dovr\u00e0 abbandonare, perch\u00e9 ne \u00e8 aperta la porta a chiunque voglia farvi una passeggiata militare.<\/p><p>Io domando se noi (che tutti, e nella guerra sbagliata che fu perduta perch\u00e9 si doveva perdere, e nella guerra giusta che fu quella di liberazione e che fu vinta militarmente perch\u00e9 non si poteva perdere, e fu perduta politicamente perch\u00e9 mal condotta, cosicch\u00e9, cobelligeranti a Roma ci ritrovammo vinti alle Alpi) io domando se tutti noi che abbiamo partecipato in un modo o in un altro a questa guerra possiamo porre la nostra firma su un documento che consacri con essa firma anche la nostra volont\u00e0 di vedere l\u2019Italia diventare un nuovo campo di battaglia.<\/p><p>Ad ogni modo si dice: bisogna ratificare. Perch\u00e9 dobbiamo ratificare? Il Trattato diventa esecutivo senza la nostra ratifica. Ed io mi ricordo una frase dell\u2019onorevole Giolitti, che altri ricorderanno pure in quest\u2019Aula.<\/p><p>Quando l\u2019onorevole Giolitti, come Presidente del suo ultimo Gabinetto, port\u00f2 in quest\u2019Aula, costrettovi da esigenze politiche, la discussione di una legge elettorale alla quale era contrario, assistette impassibile alla discussione di questa legge. Senonch\u00e9, ad un certo punto gli fu chiesto che dicesse anche lui due parole in difesa di quella legge, al ch\u00e9 Giolitti rispose: ingoiare rospi s\u00ec, ma dire anche che sono buoni no.<\/p><p>Quindi, eseguire il Trattato s\u00ec, perch\u00e9 ce lo fanno eseguire per forza, ma ratificare il Trattato no.<\/p><p>Il Ministro degli esteri ha parlato in fondo di due argomenti fondamentali \u2013 perch\u00e9 badate la questione \u00e8 politica, profondamente politica e non soltanto economica come vorrebbero alcuni far sembrare \u2013 ha detto cio\u00e8: noi ci mettiamo su un piede di parit\u00e0 con le altre Potenze, il ch\u00e9 ha la sua grandissima importanza.<\/p><p>Ma \u00e8 vero questo? Si metter\u00e0, forse, su un piede di parit\u00e0 con i Ministri degli esteri delle altre potenze, il Ministro degli esteri italiano; potr\u00e0 non accadere pi\u00f9 quello che ci ha umiliati ed offesi, che chi rappresentava l\u2019Italia all\u2019estero ha avuto accoglienza diversa da altri rappresentanti di altri Stati; non accadr\u00e0 pi\u00f9 che, invece di una compagnia di onore, vi sia un plotone d\u2019onore ad attenderci. Per\u00f2, accadr\u00e0 un\u2019altra cosa; che l\u2019Italia avr\u00e0 sottoscritto un documento, il quale consacra il suo stato permanente di inferiorit\u00e0, perch\u00e9 avr\u00e0 sottoscritto l\u2019accettazione di limitazioni di sovranit\u00e0, che non sono limitate nel tempo, ma che nel Trattato sono considerate come definitive.<\/p><p>Quindi, non parit\u00e0, ma disparit\u00e0 consacrata dalla nostra firma. Questo \u00e8 il primo significato.<\/p><p>Altro argomento: l\u2019O.N.U. Io ho sentito parlare molto dell\u2019O.N.U., tutti sperano nell\u2019O.N.U. e tutti lodano l\u2019O.N.U. Io ho il dovere di dire, sinceramente ed onestamente, che io non credo nell\u2019O.N.U. L\u2019O.N.U. \u00e8 gi\u00e0 fallita, perch\u00e9 nell\u2019atto costitutivo dell\u2019O.N.U. manca quello che ci dovrebbe essere perch\u00e9 essa potesse veramente rappresentare un insieme vitale: manca il senso democratico dell\u2019uguaglianza di tutti i popoli di fronte alla legge internazionale.<\/p><p>Ora, intendiamoci bene su quello che significa l\u2019organizzazione internazionale dei popoli: \u00e8 un avvenire che verr\u00e0; ma \u00e8 ancora molto lontano. Ed io devo ripetere quello che da questo stesso banco dissi, in sede di discussione di politica estera, alla Consulta Nazionale.<\/p><p>L\u2019organizzazione fra i popoli si pu\u00f2 basare su due princip\u00ee: o su un principio di potenza, o su un principio di giustizia. Per il principio di potenza vale solo la forza, non sono necessarie organizzazioni: bastano le normali alleanze. E noi oggi siamo in una fase feudale della politica internazionale. Oggi \u00e8 impensabile una guerra tra due popoli minori; nessun popolo \u00e8 libero di fare una guerra con il suo vicino; quasi quasi nessun popolo di secondo ordine \u2013 diciamo cos\u00ec \u2013 \u00e8 libero di fare un trattato di commercio con il suo vicino, se i signori feudali non sono d\u2019accordo su questo trattato. Ma il giorno che i signori feudali decidessero, malauguratamente, di scendere in guerra fra loro, allora saremo tutti trascinati, e vassalli e valvassori e valvassini; perch\u00e9 la politica internazionale attraversa, in questo momento, una configurazione feudale e l\u2019O.N.U. non \u00e8 altro che un tribunale, se cos\u00ec si pu\u00f2 chiamare, di questo feudalesimo ed \u00e8 un passo indietro su Ginevra, perch\u00e9 Ginevra, almeno, tentava di dare un diritto, un tribunale, anche se mancava della coazione per far rispettare le sue decisioni.<\/p><p>L\u2019O.N.U. \u00e8 soltanto coazione, non c\u2019\u00e8 n\u00e9 tribunale n\u00e9 diritto. Non durer\u00e0, non risolver\u00e0 i problemi; quando i signori feudali avranno deciso di fare la guerra, l\u2019O.N.U. finir\u00e0 e i popoli avranno speso miliardi per mantenere questa finzione.<\/p><p>D\u2019altra parte, in politica esiste una politica che chiamerei \u00ablunga\u00bb e una politica che chiamerei \u00abcorta\u00bb. La politica \u00ablunga\u00bb \u00e8 quella delle grandi direttive e del grande respiro nel tempo; la politica \u00abcorta\u00bb \u00e8 quella delle contingenze che pu\u00f2, certe volte, deviare della politica \u00ablunga\u00bb, ma non si pu\u00f2 mai mettere in contrasto con essa.<\/p><p>Ora, nella politica corta, oltre la parit\u00e0 e l\u2019O.N.U. cosa c\u2019\u00e8? Il bisogno di aiuto che noi abbiamo in campo alimentare, in campo economico, in campo di materie prime o di prodotti semilavorati o finiti? Onorevole Sforza, la beneficenza internazionale non esiste. Anche la famosa U.N.R.R.A. non \u00e8 stato un istituto di beneficenza: fu un organismo politico che serviva a determinati fini politici, che ha funzionato finch\u00e9 questi fini politici dovevano essere perseguiti; e quando questi fini erano stati perseguiti, la miseria continuava, e l\u2019U.N.R.R.A. \u00e8 cessata, perch\u00e9 la beneficenza in politica internazionale non esiste. O ratificheremo o non ratificheremo, non una nave di grano sar\u00e0 dirottata, perch\u00e9 \u00e8 interesse delle grandi potenze che l\u2019Italia non vada in miseria, perch\u00e9 \u00e8 interesse che la miseria non acuisca le lotte gi\u00e0 profonde che la dilaniano, perch\u00e9 l\u2019Italia \u00e8 il secondo Paese d\u2019Europa come popolazione se si esclude la Russia e il primo come posizione geografica, e l\u2019ultima guerra lo ha dimostrato.<\/p><p>Stia tranquillo, dunque, il Governo che quei soccorsi che noi abbiamo ricevuto perch\u00e9 corrispondevano all\u2019interesse di chi ci soccorreva, noi continueremo sempre a riceverli sino a che a coloro che ce li apprestano converr\u00e0 di soccorrerci, mentre&#8230;<\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> Peccato che lei non sia Ministro del commercio estero, perch\u00e9 in questa maniera mi tranquillizzerebbe molto.<\/p><p>LUCIFERO. Lei non me lo ha proposto, onorevole De Gasperi.<\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> Ma se avessi saputo&#8230;<\/p><p>LUCIFERO. In ogni modo non avrei accettato.<\/p><p>E sar\u00e0 soltanto il giorno in cui io vedr\u00f2 della vera beneficenza internazionale che non si presenti sotto l\u2019aspetto dei <em>Liberators<\/em> che vengono a bombardare popolazioni inermi, che io ci creder\u00f2. Per ora, ho visto un solo fenomeno di beneficenza internazionale: che non si sono adoperati i gas per la sola ragione che si \u00e8 avuto paura che li adoperassero anche gli altri. Non altrimenti che per questo ci si \u00e8 astenuti dal farne uso.<\/p><p>Ma veniamo alla politica lunga. In fondo, qual \u00e8 la nostra maggiore aspirazione? Che questo documento che io, come italiano, mi rifiuto di chiamare Trattato \u2013 e mi rifiuterei ugualmente di chiamarlo Trattato, anche se fossi cittadino di uno dei Paesi che ce lo impongono, perch\u00e9 sono una persona per bene \u2013 susciti in noi una sola speranza e una sola aspirazione: la revisione. \u00c8 fuor di dubbio. E allora un documento imposto e da noi non ratificato non rappresenta per noi un\u2019obbligazione, di modo che noi potremo e dovremo eseguirlo soltanto tutte le volte che ne saremo richiesti, l\u00e0 e quando ne saremo richiesti.<\/p><p>Ma una volta ratificato invece questo Trattato, \u00e8 evidente che noi dovremo eseguirlo anche, certe volte, l\u00e0 dove non ne saremo richiesti.<\/p><p>E allora onorevole Sforza, perch\u00e9 dobbiamo dunque ratificarlo? Questa \u00e8 stata ed \u00e8 la richiesta che le viene formulata da tutte le parti, onorevole Sforza. \u00c8 evidente infatti che noi tutti possiamo dichiararci disposti anche a farci amputare un braccio quando sappiamo che esso \u00e8 preda della cancrena che potr\u00e0 arrivare alla spalla o anche ucciderci: ma se questa necessit\u00e0 non c\u2019\u00e8, perch\u00e9 pregiudicare la nostra politica futura, senza che si abbia nulla nella politica presente che possa giustificare questo avvenire di inferiorit\u00e0 e di umiliazione?<\/p><p>Si \u00e8 parlato, in quest\u2019Aula, onorevoli colleghi, di machiavellismo. Con interpretazioni varie \u00e8 stato fatto un po\u2019 qui il <em>festival<\/em> del Machiavelli, cos\u00ec come \u00e8 stato fatto anche un po\u2019 del resto, il <em>festival<\/em> della Repubblica. Ma il Machiavelli, che l\u2019onorevole Nitti ha liquidato, quasi cos\u00ec come Wells ha liquidato Napoleone nella \u00abPiccola storia del mondo\u00bb senza neppure nominarlo, che cosa \u00e8 in definitiva?<\/p><p>Quando io sono andato a leggere il Machiavelli \u2013 anche a scuola me lo avevano fatto leggere, ma io confesso che non ci avevo capito niente \u2013 quando, dicevo, io me lo sono andato a rileggere per conto mio e l\u2019ho capito, mi son reso conto che \u00e8 accaduto un po\u2019 al Machiavelli quello che \u00e8 successo a Carlo Marx, il quale non era per niente marxista: nessuno, infatti, ha letto <em>Il Capitale<\/em>, nessuno lo conosce, dunque, Marx, ma tutti ne parlano. (<em>Commenti<\/em>).<\/p><p>ROMITA. Non esageriamo.<\/p><p>LUCIFERO. Io l\u2019ho capito cos\u00ec; poi, naturalmente, ognuno lo capisce a suo modo.<\/p><p>Per parlare di machiavellismo, e lasciare da parte il Segretario fiorentino, dir\u00f2 ad ogni modo che c\u2019\u00e8 un solo atto di machiavellismo, nel senso pi\u00f9 deteriore \u2013 se cos\u00ec si pu\u00f2 dire \u2013 che noi possiamo commettere: ed \u00e8 ratificare; perch\u00e9 noi ratificheremmo, onorevole Sforza tutti unanimemente decisi, alla prima occasione, di evitare di continuare ad applicare questo Trattato che ci viene imposto con la violenza e che noi non sentiamo assolutamente nostro dovere di rispettare. Quindi, la ratifica sarebbe anche un atto di disonest\u00e0 politica, perch\u00e9 noi cominceremmo fin dal primo giorno a cercare di evitare di applicarne le clausole, e ci\u00f2 non solo perch\u00e9 questo sarebbe un atto di ribellione della nostra volont\u00e0, ma perch\u00e9 sarebbe una necessit\u00e0 di vita del nostro popolo, insopprimibile.<\/p><p>SFORZA, <em>Ministro degli affari esteri.<\/em> Non c\u2019\u00e8 nulla di sleale, perch\u00e9 lo diciamo tutti.<\/p><p>LUCIFERO. E allora, perch\u00e9 lo ratifichiamo, se siamo tutti d\u2019accordo nel cercare di non rispettarlo?<\/p><p>SFORZA, <em>Ministro degli affari esteri.<\/em> Perch\u00e9 ci sono delle ipocrisie giuridiche!<\/p><p>LUCIFERO. \u00c8 una disonest\u00e0 ingenua, ma \u00e8 sempre una disonest\u00e0; \u00e8 un machiavellismo che si capisce \u2013 perch\u00e9 Machiavelli c\u2019\u00e8 anche in questo \u2013 ma io lo ripudio; e il machiavellismo \u00e8 di natura particolare in questa situazione.<\/p><p>Io penso che, evidentemente, noi non possiamo non eseguire; non possiamo non eseguire, perch\u00e9 ce lo fanno eseguire per forza. Il che \u00e8 un argomento convincente e definitivo. Ma possiamo eseguire a richiesta. Noi possiamo dichiarare questo e dare facolt\u00e0 al Governo, fin da oggi, di emanare tutti quei provvedimenti che siano necessari all\u2019applicazione delle clausole del cosiddetto Trattato, ove esso ne sia richiesto, e ove esso lo ritenga necessario. E allora, forse, accadr\u00e0 \u2013 e nel tempo sempre pi\u00f9 spesso \u2013 che nessuno ci richieder\u00e0 di applicare quelle clausole, e potremo fare a meno di applicarle, proprio perch\u00e9 non avremo ratificato.<\/p><p>Questi sono argomenti, direi, di politica spicciola; ma la politica \u00e8 in fondo spicciola. I grandi moventi che sono dietro di essa cercano un\u2019altra voce e trovano altre espressioni, non nei documenti delle Cancellerie, ma in quelli che sono i grandi movimenti dell\u2019anima popolare, perch\u00e9 anche i sentimenti dei popoli, oltre ai loro interessi, sono una realt\u00e0 politica. I sentimenti dei popoli molto spesso sono una realt\u00e0 politica talmente forte che riescono a far fare ai popoli quello che nessun altro realismo riuscirebbe a far fare loro.<\/p><p>E il sentimento del popolo italiano \u00e8 di non ratificare. La stessa indifferenza che in certi settori si vede verso questo gravissimo problema significa aver dato il problema gi\u00e0 per scontato. La stessa indifferenza che si vede in quest\u2019Aula semivuota, dove tutta la responsabilit\u00e0 della Nazione \u00e8 assommata, dimostra che in un certo senso il Trattato \u00e8 scontato anche qui. Io mi ricordo quando discutemmo la legge del marzo 1946, alla Consulta \u2013 gli amici che erano con me alla Consulta se ne ricorderanno anch\u2019essi \u2013 in un\u2019Aula vuota, meno che per l\u2019orazione finale dell\u2019onorevole Orlando, in cui era pi\u00f9 l\u2019uomo che richiam\u00f2 l\u2019attenzione che la legge. Ed io me ne stup\u00ec allora, ed oggi non me ne stupisco pi\u00f9, perch\u00e9, in fondo, quella legge che doveva essere la garanzia di tutti, la Costituzione interlocutoria, non \u00e8 durata pi\u00f9 di un anno ed \u00e8 gi\u00e0 stata annullata.<\/p><p>Il Trattato \u00e8 stato annullato non solo nella nostra coscienza; il Trattato \u00e8 gi\u00e0 annullato in quelli che sono gli sviluppi della politica internazionale, ai quali questo Trattato comincia gi\u00e0 ad essere un ostacolo; e si sente gi\u00e0 che \u00e8 un ostacolo; e, questo \u00e8 un punto, nel quale sono d\u2019accordo con l\u2019onorevole Sforza: questo Trattato \u00e8 del secolo decimottavo, e la politica internazionale si muove nel secolo ventesimo, e si muove verso il ventunesimo; e un trattato del secolo decimottavo non \u00e8 necessario firmarlo, perch\u00e9 muore da s\u00e9; anzi, \u00e8 gi\u00e0 morto.<\/p><p>Ma, per\u00f2, c\u2019\u00e8 nel sentimento nostro qualche cosa da rilevare, perch\u00e9 \u2013 ripeto \u2013 il sentimento \u00e8 realt\u00e0. Nel pi\u00f9 grande libro che sia mai stato scritto, \u00e8 detto ad un certo punto: <em>et diviserunt vestimenta mea.<\/em><\/p><p>Quest\u2019Italia che ha dato a tutto il mondo il diritto di Roma e la luce della civilt\u00e0 cristiana, e soprattutto il sentimento della coscienza cristiana, e che forse perch\u00e9 \u00e8 stata tutta tesa in questo sforzo, \u00e8 stata l\u2019ultima a raggiungere l\u2019unit\u00e0 nazionale, l\u2019ultima a raggiungere i suoi legittimi confini; questa Italia viene oggi spezzettata e mutilata. E questo noi non lo possiamo mettere in discussione, perch\u00e9 quando si parla delle nostre Colonie domandate come sono trattati gli italiani che vi sono rimasti: gli italiani sono stati parificati agli indigeni, un italiano non pu\u00f2 cedere ad un italiano la propria azienda. Questa \u00e8 la situazione degli italiani nelle nostre Colonie! E qualsiasi cosa possiamo decidere e checch\u00e9 noi possiamo deliberare, oggi pi\u00f9 che mai la Patria rimane l\u00ec, non per nazionalismo interpretato in un senso o in un altro, ma perch\u00e9 la parola Nazione ha un significato etnografico, culturale, geografico che esiste e rappresenta una unit\u00e0, che non si pu\u00f2 dopo secoli frazionare senza creare un dislocamento della Patria in quelle zone che ne sono state staccate! E la Patria ha oggi risposto nei cinquanta giovani di Briga e di Tenda che tutti, senza eccezione, sono accorsi a prestare servizio nell\u2019esercito italiano! (<em>Applausi<\/em>)<em>.<\/em> La Patria vi risponde dai campi dei profughi, dove questi disgraziati che hanno trasformato il deserto in giardino vivono nell\u2019anelito di tornare in quella terra africana da essi fecondata, e che, per la loro assenza, sta tornando da giardino a deserto. La Patria vi risponde dai leoni mutilati della Dalmazia o dalle foibe del Carso o da Trieste due volte oggi capitale d\u2019Italia, non per vuota retorica, ma perch\u00e9 essa simboleggia ancora come ieri per l\u2019Italia questo senso dell\u2019unit\u00e0 nazionale che \u00e8 realt\u00e0 storica ed umana.<\/p><p>Io credo che contro tutto questo noi non possiamo ratificare. Questa divisione dei nostri vestimenti da parte di chi ha dimenticato i due grandi insegnamenti del diritto di Roma e del Cristianesimo, noi non la possiamo accettare! Noi che abbiamo dato l\u2019uno e l\u2019altro al mondo, non possiamo ratificare! E del resto, se si ratificasse, se si commettesse anche quest\u2019ultimo errore&#8230; Ebbene, faticheremo di pi\u00f9, sar\u00e0 pi\u00f9 difficile, ci metteremo pi\u00f9 tempo, la strada sar\u00e0 pi\u00f9 ardua e pi\u00f9 lunga, ma risorgeremo lo stesso! (<em>Applausi a destra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la onorevole Rossi Maria Maddalena. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>ROSSI MARIA MADDALENA. Onorevoli colleghi, il dibattito sul Trattato di pace ha assunto un carattere particolare, in quanto ha oltrepassato i confini riguardanti strettamente l\u2019opportunit\u00e0 della ratifica per investire tutta la politica estera italiana. E questo \u00e8 comprensibile e giusto, dal momento che una pace duratura non si stabilisce solo attraverso un Trattato, ma soprattutto attraverso una politica di riconciliazione e di collaborazione con gli altri popoli. Di questa politica in particolare l\u2019Italia ha bisogno, se vuole ricostruire in piena libert\u00e0 il proprio destino, se vuole riacquistare il posto che le spetta fra le Nazioni libere e democratiche.<\/p><p>Ecco perch\u00e9 noi non dobbiamo, soprattutto in questo momento, chiudere gli occhi di fronte ai focolai di guerra che sussistono in Europa. Legittima \u00e8 la preoccupazione di coloro che si chiedono come si muove, come si muover\u00e0 il nostro Paese in mezzo a questi focolai, come agir\u00e0 per evitare di attizzarli, per contribuire anzi a spegnerli. Perch\u00e9 noi non dobbiamo pensare di poter ricostruire la nostra vita nazionale attraverso le sorti di una guerra: qualunque guerra non sarebbe che la nostra rovina ed il nostro annientamento.<\/p><p>In Europa da anni ormai, onorevoli colleghi, una guerra \u00e8 in atto in Grecia ed in Spagna e noi non possiamo esimerci dal guardare con inquietudine a questi due paesi.<\/p><p>Le vicende della guerra civile che da tre anni imperversa sul suolo greco sono troppo note perch\u00e9 io debba ricordarle qui oggi: l\u2019eroismo, i sacrifici affrontati da questo popolo che lotta per la sua libert\u00e0, le migliaia di vittime, il sacrificio inesausto della giovent\u00f9 greca, commuovono i popoli liberi di tutto il mondo.<\/p><p>Note sono le vicende del plebiscito organizzato dal governo di Tsaldaris, grazie al quale, per la terza volta nei cento anni della sua indipendenza, alla Grecia \u00e8 stato imposto con l\u2019aiuto delle armi britanniche il dispotismo di un monarca straniero, monarca che, questa volta, si ripresentava al popolo greco soprattutto col precedente di un\u2019azione compiuta, e quale azione: l\u2019instaurazione della dittatura fascista di Metaxas.<\/p><p>Il ritorno della monarchia ha consolidato il fascismo in Grecia. La guerra civile si \u00e8 riacutizzata, servita mirabilmente dallo zelo del generale Napoleone Zervas, il quale ha personalmente assunto il comando delle truppe addette al rastrellamento delle unit\u00e0 dell\u2019EAM, approfittando tra l\u2019altro dell\u2019esperienza acquisita allorch\u00e9 agiva al servizio dei nazisti contro le truppe dell\u2019Esercito di liberazione.<\/p><p>Nessun paese che sia veramente interessato al mantenimento della pace nel mondo pu\u00f2 oggi guardare al dramma del popolo greco, ammirarne l\u2019eroismo, ma pensare che ci\u00f2 non lo riguardi. Il persistere del regime fascista ad Atene costituisce un pericolo per la sicurezza e per la pace di tutti i paesi.<\/p><p>Lo dimostrano le continue provocazioni armate ai confini albanese, bulgaro, jugoslavo, provocazioni culminate recentemente nello sconfinamento di una intera banda fascista greca in territorio bulgaro, col preteso diritto arrogatosi da taluni comandanti fascisti greci, di perseguire le loro vittime anche oltre i confini nazionali. La dimostra la frenetica campagna di eccitazione alla guerra condotta dai giornali di Atene, i quali sono giunti ad affermare che l\u2019Albania deve scomparire.<\/p><p>Quale \u00e8 l\u2019atteggiamento del nostro Governo di fronte a questa situazione, gravida di minacce per la pace dei popoli?<\/p><p>Se consideriamo l\u2019atteggiamento degli organi di stampa che sono i portavoce dei circoli responsabili della politica italiana, siamo talvolta tentati di chiederci se questi organi di stampa si siano costituiti in agenti del Governo di Atene. Essi recano spesso notizie false, grossolanamente presentate, circa la presenza in Grecia di presunte brigate internazionali, notizie che lo stesso Governo di Atene \u00e8 costretto a smentire. Senza contare i pretesi complotti comunisti che, secondo certa nostra stampa, giustificherebbero l\u2019azione repressiva del Governo greco come una misura necessaria contro le azioni di gruppi senza legge.<\/p><p>In realt\u00e0, la lotta che il governo fascista greco conduce con l\u2019appoggio militare e finanziario straniero non \u00e8 diretta contro i comunisti soltanto, bench\u00e9 questi siano anche in Grecia all\u2019avanguardia nella lotta per la libert\u00e0 del loro paese, ma \u00e8 diretta contro tutto il popolo greco. Lo dimostrano anche le recenti dichiarazioni del liberale Sophulis, gi\u00e0 Primo Ministro, il quale, denunciando la presenza di ben 8000 liberali nelle carceri greche, confermava il suo netto rifiuto a partecipare ad un governo che sia solo un ampliamento dell\u2019attuale coalizione di destra e sollecitava libere elezioni per la Grecia.<\/p><p>Noi deploriamo il tono solidale di certa stampa italiana per il governo fascista di Atene. Tanto pi\u00f9 quando gli indirizzi di questa stampa non possono non essere considerati indicativi della politica del Governo. Un indirizzo simile non pu\u00f2 avere, agli occhi del popolo italiano e di tutti i popoli liberi, che un significato soltanto: la solidariet\u00e0 del Governo italiano coi provocatori di guerre.<\/p><p>Noi deploriamo tutto questo, in linea generale, ma qualcosa in particolare vorremmo chiedere al Ministro degli esteri: circolano voci di un patto di alleanza che dovrebbe essere stretto tra l\u2019Italia da una parte e la Grecia e la Turchia dall\u2019altra. Noi non sappiamo cosa ci sia di vero in queste voci ma abbiamo, credo, in questa sede, il diritto di chiedere al nostro Ministro degli esteri se queste voci sono vere.<\/p><p>SFORZA, <em>Ministro degli affari esteri.<\/em> No, sono false!<\/p><p>ROSSI MARIA MADDALENA. Meglio cos\u00ec. Infatti, una alleanza con la Grecia e con la Turchia, caldeggiata da Governi stranieri, costituirebbe oggi, a nostro avviso, una grave minaccia alla nostra indipendenza nazionale.<\/p><p>Informazioni corrono sulla stampa internazionale a proposito di certe clausole segrete del recente trattato stipulato tra il governo fascista di Atene e gli Stati Uniti, in base alle quali la Grecia cederebbe tra l\u2019altro all\u2019America basi navali come quella di Mitilene e basi aeree in Tessaglia ed in Macedonia. Se queste voci possono trovare difficilmente conferma, vi \u00e8 per\u00f2 qualcosa che sarebbe molto difficile smentire: il trattato test\u00e9 concluso tra il governo fascista greco e gli Stati Uniti pongono la vita nazionale greca sotto il completo controllo americano.<\/p><p>Ebbene, a che cosa mirerebbe, in queste condizioni, una nostra alleanza con il governo fascista greco? Forse a farci condividere le sorti della Grecia, a trasformare cio\u00e8 il nostro Paese in una colonia soggetta economicamente e politicamente a quelle stesse Potenze che questa alleanza caldeggiano? Il risultato non sarebbe, in questo caso, che gli stranieri porterebbero anzitutto in Italia, come la portarono in Grecia, la guerra civile?<\/p><p>Oppure lo scopo di tutto questo \u00e8 forse, come \u00e8 dimostrato chiaramente dagli avvenimenti greci e turchi, di far partecipare l\u2019Italia alla guerra sognata e attivamente preparata da certi circoli nazionali ed internazionali, contro l\u2019U.R.S.S. e contro i popoli dell\u2019est?<\/p><p>Questi pericoli esistono nella situazione attuale. Per evitarli, per evitare all\u2019Italia nuove sciagure, il Governo ha il dovere di precisare il suo atteggiamento verso i responsabili dell\u2019attuale tragica situazione greca. Per evitarli, il Governo deve manifestare chiaramente la sua volont\u00e0 di pace, la volont\u00e0 di non solidarizzare con i provocatori di guerre, e soprattutto la volont\u00e0 di non seguirli sulla strada che porterebbe fatalmente all\u2019asservimento della Nazione agli interessi di quelle forze che preparano la guerra.<\/p><p>Ci si potr\u00e0 obiettare che l\u2019Italia ha bisogno, in questa sua faticosa rinascita, dell\u2019amicizia e della solidariet\u00e0 dei popoli. Ne conveniamo. Ma la collaborazione fra i popoli non si realizza soltanto attraverso l\u2019azione diplomatica. Le amicizie vere sono quelle che trovano una reale rispondenza nella coscienza e nel sentimento delle masse popolari.<\/p><p>Queste amicizie noi potremo stringerle con gli altri popoli, nella misura in cui dimostreremo che ci siamo liberati dei residui del fascismo, che non vogliamo aver pi\u00f9 nulla a che fare con fascisti, n\u00e9 italiani n\u00e9 d\u2019altri paesi.<\/p><p>Oggi tutti i popoli liberi guardano alla Spagna. Ebbene, anche in questo caso \u00e8 legittima la domanda: la nostra politica verso il Governo franchista \u00e8 tale da meritarci la simpatia dei popoli liberi? Ma c\u2019\u00e8 di pi\u00f9. Il perdurare del regime franchista in Spagna \u00e8 una minaccia permanente per la pace, minaccia che risiede nella natura stessa del regime, come noi sappiamo per esperienza. E del resto, i capi franchisti non hanno mai mascherato i loro propositi, cos\u00ec come non li mascherano coloro che nella Spagna franchista hanno trovato asilo e sognano di farne la base di una crociata fascista attraverso l\u2019Europa.<\/p><p>Intanto le masse popolari spagnole, le sole veramente interessate in Spagna al mantenimento della pace, continuano a subire il regime poliziesco e terrorista del generale Franco. Ma il popolo spagnolo, dopo dieci anni di lotta, non cede. Il 6 luglio Franco ha organizzato con ogni cura il suo plebiscito, eppure il 40 per cento degli spagnoli si sono astenuti, nonostante le severe misure di repressione adottate, nonostante sia tuttora in vigore in Spagna la legge del 1907, secondo la quale l\u2019astensione \u00e8 considerata un delitto. Nello scorso anno si registrarono 160 scioperi; pi\u00f9 di 100.000 operai parteciparono allo sciopero delle industrie tessili in Catalogna; 60.000 operai hanno manifestato il 1\u00b0 maggio di quest\u2019anno; 5000 operai tessili a Matoro. Oltre alle azioni svolte dai partigiani spagnoli.<\/p><p>A queste azioni Franco risponde come \u00e8 nel costume dei regimi fascisti. Il 19 aprile sei comunisti, accusati di aver avuto rapporti con i guerriglieri, sono fucilati; il 26 aprile tre guerriglieri sono fucilati a Oviedo; il 29 aprile Antonio Criado e Anacleto Celada, imputati di far parte di bande di guerriglieri, sono trucidati a Madrid; il 7 maggio Bernardino Esposito, imputato di aver distribuito stampa comunista, viene fucilato a Madrid. Sempre nuovi anelli si aggiungono alla lunga catena di crimini del fascismo.<\/p><p>\u00a0Ma il popolo spagnolo resiste e lotta. Prima e durante la guerra Franco subordinava gli interessi nazionali a quelli dell\u2019Asse; intanto il livello di vita delle masse popolari spagnole cadeva da trenta a quaranta volte, il valore della peseta si riduceva a circa un ottavo. L\u2019agricoltura \u00e8 in completa decadenza: da paese che disponeva di risorse alimentari bastanti interamente alle proprie necessit\u00e0, la Spagna \u00e8 ora semi-affamata, nonostante le importazioni. Cosa fanno gli altri paesi, che fa l\u2019Italia per aiutare la Spagna a liberarsi dal fascismo? Il popolo spagnolo avrebbe gi\u00e0 riconquistato la propria libert\u00e0, se i paesi che condannarono il regime franchista in seno all\u2019O.N.U. avessero condotto una concreta azione, se non vi fossero paesi che intrattengono relazioni economiche con la Spagna di Franco.<\/p><p>Che fa il Governo italiano? Ha richiamato, \u00e8 vero, l\u2019Ambasciatore da Madrid, ma si dice che sia talvolta tentato di rimandarvelo. A quale scopo? A suo tempo si vollero giustificare i nostri rapporti con la Spagna con i vantaggi economici che ne avremmo ricavati, e si concluse anche un accordo commerciale, del quale la stampa di destra si incaric\u00f2 di magnificare le prospettive miracolose: si fece persino il calcolo dei litri d\u2019olio e delle scatole di sardine che sarebbero toccati a ciascun italiano. Ora risulta che l\u2019accordo commerciale non \u00e8 stato eseguito e si parla di un nuovo accordo. Perch\u00e9, signor Ministro, si firmano nuovi accordi, se i vecchi non sono stati eseguiti?<\/p><p>Il comportamento del Governo legittima il sospetto che esso agisca in modo da tornare gradito ai circoli interessati al rafforzamento delle basi internazionali della reazione, ma non nell\u2019interesse nazionale. L\u2019interesse nazionale vuole che il regime franchista sia isolato. L\u2019Italia, nazione pacifica, non ha interesse ad appoggiare un regime che pu\u00f2 da un giorno all\u2019altro scatenare una guerra.<\/p><p>\u00c8 giusto e doveroso, da parte del Governo, rassicurare il popolo italiano, rassicurare quest\u2019Assemblea dove siedono rappresentanti del popolo italiano che coraggiosamente lottarono a fianco dei repubblicani spagnoli, come Luigi Longo, Ilio Barontini, Pietro Nenni, Randolfo Pacciardi, Francesco Leone, Teresa Noce e tanti altri; quest\u2019Assemblea dove siedono uomini come Michele Giua, rinchiuso dai fascisti nell\u2019orrendo carcere di Civitavecchia, mentre il suo figlio prediletto moriva davanti a Madrid.<\/p><p>Il valore dei combattenti antifascisti italiani, che suggellarono col loro sangue il legame fraterno tra l\u2019Italia democratica e la Spagna repubblicana, \u00e8 valso a riscattar e una delle pagine pi\u00f9 turpi del ventennio fascista. Il Governo italiano ha il dovere di rassicurare questi combattenti circa i rapporti che esso intende intrattenere col Governo del generale Franco.<\/p><p>Perseguire una politica d\u2019intesa con questo Governo sarebbe contrario ai nostri interessi nazionali e ci alienerebbe le simpatie dei popoli liberi.<\/p><p>Solo a fianco e con l\u2019aiuto di questi, l\u2019Italia, potr\u00e0 consolidare il proprio regime democratico, risanare le proprie ferite e contribuire alla difesa della sicurezza e della pace di tutti. (<em>Applausi a sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. La seduta \u00e8 sospesa e verr\u00e0 ripresa alle 21.30. Sono iscritti a parlare nell\u2019ordine, gli onorevoli Labriola, Calosso, Bastianetto e Bertone.<\/p><p>(<em>La seduta,<\/em> <em>sospesa alle 20.10, \u00e8 ripresa alle 21.30<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. \u00c8 iscritto a parlare l\u2019onorevole Labriola, il quale ha presentato il seguente ordine del giorno:<\/p><p>\u00abL\u2019Assemblea, pure attribuendo alla ratifica il valore di un atto insignificante nell\u2019ordine storico, lo approva e passa all\u2019ordine del giorno\u00bb.<\/p><p>Ha facolt\u00e0 di parlare.<\/p><p>LABRIOLA. Io parlo per l\u2019ora e per il numero dei presenti nelle peggiori di tutte le condizioni.<\/p><p>La discussione, come era facile prevedere e forse era anche utile che cos\u00ec fosse, \u00e8 diventata una discussione generale tanto circa i rapporti che il nostro Paese pu\u00f2 avere coi vincitori di questa guerra \u2013 vincitori che taluno chiama con un senso evidente d\u2019ironia \u00abliberatori\u00bb \u2013 quanto nello stesso tempo per esaminare alcuni indirizzi della politica estera che il Paese potrebbe seguire.<\/p><p>Ripeto \u00e8 appunto utile che questa discussione una buona volta si faccia, perch\u00e9 sinora di politica estera del nostro Paese qui non si \u00e8 parlato. La questione legale della ratifica del Trattato diventa secondaria in queste condizioni. Gli orientamenti di politica estera, il significato storico del periodo che noi e gli altri membri della societ\u00e0 europea attraversiamo, questo pu\u00f2 essere appunto un soggetto della discussione, e lo \u00e8 diventato in effetti. Ebbene, allora permettetemi di fare qualche osservazione a questo proposito.<\/p><p>Non vi \u00e8 dubbio che gli ultimi cinque anni, e meglio ancora gli ultimi otto anni, quelli che vanno dal 1939 al 1947 possono considerarsi ad un dipresso e, salvo una rettifica che far\u00f2 di qui ad un momento, gli anni dell\u2019agonia italiana, ma non solo dell\u2019agonia italiana, sibbene di un disordine che prelude all\u2019agonia anche in altri paesi.<\/p><p>Infine, nessuno sfugge alla crisi che il nostro Paese, anzi la civilt\u00e0 occidentale tutta e forse il mondo intero \u2013 parlando del nostro piccolo pianeta \u2013 attraversa, e si comprende che anche gli americani abbiano la loro parte nella considerazione di questa crisi. Giacch\u00e9 si \u00e8 parlato di cataclismi che hanno potuto seguire altri movimenti tellurici della storia politica del nostro povero pianeta, non mi pare che se ne possa parlare negli stessi termini nei quali presentemente noi possiamo parlare della situazione nostra.<\/p><p>La Rivoluzione francese e quello che ne segu\u00ec, \u00e8 nulla di fronte a ci\u00f2 che ci accade adesso. Del resto la crisi anticristiana aveva toccato soltanto la Francia e qua e l\u00e0 alcuni spiriti eletti del mondo intero, Goethe, Shelley, Byron e il nostro Foscolo, e gi\u00e0 si presentiva Leopardi. Ma in realt\u00e0 le masse si strinsero, subito dopo la rivoluzione, intorno ai campanili ai quali esse erano avvezze ed alle tradizioni monarchiche che avevano fatto il loro corso nella storia. L\u2019indomani della Rivoluzione Francese fu forse uno degli indomani pi\u00f9 pieni di vita del nostro mondo occidentale. Cadeva certo l\u2019artigianato e sorgeva la grande industria. James Watt aveva fatto la sua scoperta della macchina a vapore; tutto era nuovo ed una vita intensa e piena di vigore si annunciava. Il secolo V \u00e8 forse l\u2019unico secolo che ha una analogia col tempo nostro. Nel V secolo l\u2019Impero Romano era crollato; le distruzioni si aggiungevano alle distruzioni; giorno per giorno, qualche brandello della civilt\u00e0 del mondo cadeva; qualche centro di cultura si spegneva. Eppure, rimasero i conventi, e la regola di S. Benedetto (purtroppo anche questo segno della medievale attivit\u00e0 \u00e8 andato distrutto) se insegnava agli uomini come si prega, insegnava anche come si lavora. Il tempo nostro non suggerisce nemmeno questa illusione; e se oggi qualcuno stesse qui a dire che le cose del mondo nostro andranno in un senso anzich\u00e9 in un altro, ognuno rimarrebbe scettico. Suppongo che nemmeno l\u2019onorevole Togliatti ci potrebbe dire di che cosa sar\u00e0 fatto il nostro indomani.<\/p><p>E gli americani sentono il contraccolpo della situazione generale. Si capisce che per essi la guerra \u00e8 stato il pi\u00f9 grande affare che essi abbiano mai fatto sin qui. In molti casi ha ragione Lucano quando detta: <em>multis utile bellum.<\/em> Una statistica americana recente degli anni che vanno dal 1939 al 1943, dimostrava che il reddito medio per abitante dell\u2019America, che era gi\u00e0 il primo del mondo occidentale, \u00e8 cresciuto tre volte; gl\u2019impianti industriali si sono quadruplicati e in certi casi si sono perfino quintuplicati. Che cosa sia accaduto dal 1943 fino ai giorni nostri non si pu\u00f2 dire; si pu\u00f2 soltanto immaginare che la ricchezza del Paese sia sempre pi\u00f9 intensamente cresciuta. Non so dove ho letto, proprio in questi giorni, una curiosa qualificazione di un simile fatto, e un avverbio dice che tutto. Mi pare appunto, in un giornale o in una rivista comunista, si diceva che la ricchezza dell\u2019America \u00e8 \u00abspaventosamente\u00bb cresciuta. \u00c8 proprio cos\u00ec. Fa parte del paradosso dei tempi dire che. una ricchezza pu\u00f2 essere cresciuta in modo spaventoso. Gli americani ne sono turbati. Che cosa occorre fare?<\/p><p>Gli americani giudicano per analogia. Essi nei loro giudizi sono sempre un po\u2019 primitivi. Qualche volta, per le strade di Bruxelles, io e Sforza, nelle nostre ordinarie peregrinazioni, ci trovavamo d\u2019accordo nel giudicare i diplomatici americani. Non so se su questo punto il conte Sforza abbia mutato. Il nostro giudizio non era estremamente lusinghiero per i diplomatici americani; ma forse ora il conte Sforza pu\u00f2 avere mutato idea. Io resto dell\u2019avviso di prima. In quelle peregrinazioni brussellesi, dolcissime alla mia memoria, Sforza ed io ci trovavano di accordo nel giudicare non solo gli americani, ma notevoli fatti della nostra stessa vita nazionale.<\/p><p>Mi fermo qui per non apparire concorrente dell\u2019onorevole Nitti nell\u2019accenno a persone o circostanze; per mia fortuna non ho buona memoria e posso lasciare cadere questa parte di variet\u00e0 diletta ai sistemi oratori dell\u2019onorevole Nitti. Ritornando agli americani, essi nella loro semplicit\u00e0 sono un po\u2019 primitivi; e forse, questa \u00e8 una delle ragioni della loro forza. Per il momento essi giudicano questa situazione un po\u2019 per analogia con quella del 1929. Del resto, gli uomini non possono che fare degli apprezzamenti per analogia.<\/p><p>Nel 1929 scoppi\u00f2 quella grande crisi industriale, quella grande depressione industriale la cui storia si scrive ancora adesso; ora, se ne aspetta un\u2019altra. Pi\u00f9 precisamente, dopo l\u2019altra guerra ci furono due sovversioni industriali che si seguirono, con ritmo perfettamente contradittorio. Dell\u2019una \u00e8 rimasto un documento molto interessante, una grossa inchiesta del <em>Bureau International du Travail.<\/em> Allora, il problema si present\u00f2 in senso inverso a quello del 1929, e si voleva comprendere perch\u00e9 i prezzi salissero con tanta forza e diventassero cos\u00ec pericolosamente alti: l\u2019inchiesta \u00e8 voluminosa \u2013 si tratta di sette o otto volumi editi dal B.I.T. \u2013 ma non si riusc\u00ec ad arrivare a conclusioni concrete.<\/p><p>Poi, sopraggiunse la depressione industriale del 1929, che ebbe carattere esattamente opposto: era una crisi di bassi prezzi. Le industrie dovevano rinunziare a svilupparsi, a tenere aperti gli esercizi; i fallimenti e le bancarotte si susseguivano, perch\u00e9 i prezzi non riuscivano pi\u00f9 a corrispondere ai costi, e questi risultavano pi\u00f9 alti dei prezzi. Gli americani hanno un simile ricordo nella testa e ne vorrebbero ovviare la ripetizione.<\/p><p>Da qui, il piano Marshall, e poi, il loro intervento nelle cose economiche europee, in quest\u2019ultimo periodo.<\/p><p>\u00c8 singolare come gli americani siano diventati improvvisamente marxisti, a loro insaputa, si capisce; i colleghi, qui, sulla mia destra ne dovrebbero essere entusiasti. Si attribuisce a Marx l\u2019opinione che le crisi dovessero di volta in volta intensificarsi con ritmo crescente, per sboccare in una depressione generale, che avrebbe reso impossibile la continuazione del movimento industriale, anzi della stessa societ\u00e0 capitalistica.<\/p><p>Adesso, gli americani sono entrati in una preoccupazione analoga a quella definita dal marxismo. In parentesi \u00e8 un marxismo istintivo al quale, senza volerlo, si volgono tutti, anche gli uomini che vengono da una preparazione militare, come il generale Marshall.<\/p><p>Gli economisti non sono affatto di questa opinione, sono molto pi\u00f9 ottimisti in materia di crisi e delle crisi non si preoccupano gran che. Gli economisti hanno sempre detto che le crisi sono fenomeni pendolari ed inevitabili dell\u2019economia. Ad ogni modo le crisi, si producono specialmente in una organizzazione privata della propriet\u00e0 e della industria: in essa ognuno produce per conto proprio, e nella gara della concorrenza, inevitabilmente si produce pi\u00f9 di quello che il mercato non possa assorbire e quindi lo smercio risulta in ultimo bloccato.<\/p><p>Ma la crisi \u00e8 necessaria per risolvere questa ed altre difficolt\u00e0 nate dell\u2019economia, da cui, poi, la curiosa conclusione che ne traeva il Pareto, cio\u00e8 che se una crisi si potesse evitare, non bisognerebbe farlo, per non impedire il risanamento dell\u2019industria e della vita dei traffici, per non fare ostacolo ai progressi della tecnica.<\/p><p>Gli economisti, in genere, in questa materia sono ottimisti, da cui un certo loro apparente cinismo, che li rende indifferenti anche a determinate manifestazioni deteriori della vita. E c\u2019\u00e8 qui del Machiavelli, che studiava i fatti e non si preoccupava del valore morale di essi, piaccia o non piaccia all\u2019onorevole Nitti: ma questo \u00e8 il sistema del pensar positivo. E perci\u00f2 \u00e8 cos\u00ec moderno il Machiavelli. Gli economisti americani queste cose le sanno, ma ci\u00f2 non toglie che i comuni americani amerebbero volentieri la ricchezza senza le crisi, e lo sviluppo tecnico della industria senza timori per il loro avvenire: \u00e8 un po\u2019 troppo!<\/p><p>Noi esaminiamo queste cose da un punto di vista europeo, mentre invece per andare al fondo delle cose, dovremmo esaminarle da un punto di vista americano. Notate che l\u2019America si trova, rispetto all\u2019Europa, in una situazione singolare dal punto di vista dell\u2019organizzazione sociale politica. L\u2019America \u00e8 stata infatti un organismo economico sin dai primi giorni del suo farsi: lo Stato \u00e8 venuto appresso, cio\u00e8 l\u2019inverso dell\u2019Europa.<\/p><p>Possiamo ben dire dunque che, per quello che riguarda l\u2019America, si sia determinata una legge di evoluzione precisamente inversa a quella dell\u2019Europa. Noi siamo il continente dello Stato che ci ha premuto e ci preme da tutte le parti; avviene quindi che la pi\u00f9 grande parte delle nostre manifestazioni economiche \u00e8 diretta dallo Stato ed \u00e8 in funzione di esso. In America invece si \u00e8 sempre, ed a ragione, detto che sono gli affari a dirigere lo Stato e non questo a dirigere quelli.<\/p><p>L\u2019America, \u00e8 parso a qualche scrittore, non uno Stato: essa non \u00e8 che un\u2019organizzazione particolare a s\u00e9, coacervo d\u2019istituti, come la stessa Marina militare, che vivono per conto loro e sono pi\u00f9 o meno collegati allo Stato: la Banca, i Trust, la polizia, e cos\u00ec via, viventi ciascuno, per conto proprio. La stessa difesa di classe \u00e8 un affare privato dei capitalisti. Quando il capo sindacale non va, si manda a prelevarlo a casa, si rotola nella gomma liquida, s\u2019impiuma, lo si fa correre a sferzate nelle vie, e poi s\u2019impicca, allo spiccia, senza fascismo, e la cosa \u00e8 regolata. Si fa la stessa cosa con i negri, un po\u2019 pi\u00f9 all\u2019ingrosso, e si linciano secondo necessit\u00e0.<\/p><p>Infine l\u2019America si \u00e8 costituita come economia molto prima che fosse costituita come Stato, onde il suo imperialismo ha avuto un carattere differente dall\u2019imperialismo europeo: l\u2019imperialismo americano \u00e8 stato economico \u2013 n\u00e9 poteva non essere economico, appunto perch\u00e9 la costituzione essenziale dell\u2019America era tutta economica. L\u2019imperialismo americano \u00e8 in realt\u00e0 la concentrazione industriale e commerciale la quale si serve di mezzi dell\u2019autorit\u00e0 statale per imporre i propri prodotti sul mercato esterno. Creato il mercato esterno, tende poi a difenderlo, spingendo lo Stato a proteggerlo con i mezzi che son suoi.<\/p><p>Questa \u00e8 stata la forma elementare dell\u2019imperialismo americano sin dal primo giorno, sistema che ha portato con s\u00e9 tante conseguenze. L\u2019America centrale ne sa qualche cosa, e tutti i casi di conquista imperialistica subiti dalle varie repubblichette dell\u2019America centrale hanno avuto la medesima fisionomia. L\u2019America aveva bisogno di quei territori, l\u2019America aveva bisogno di eliminare determinate concorrenze, l\u2019America si voleva prendere parti di territorio altrui, ed ha fatto il comodo proprio nel Nicaragua, a Panama, a San Salvador, e nelle altre misere repubblichette dell\u2019America centrale, dove gi\u00e0 Maya e Aztechi avevano sperimentata la feroce avidit\u00e0 del colonizzatore occidentale.<\/p><p>Molte volte gli americani osano dire che essi sono immuni da imperialismo. C\u2019\u00e8 modo di intendersi in tutto questo: se si tratta di quella forma di imperialismo che \u00e8 statale, militare di grandi proporzioni, evidentemente, l\u2019America non l\u2019ha voluta. Del resto, sarebbe mai possibile che un Paese si industrializzi nelle proporzioni in cui si \u00e8 industrializzata l\u2019America, che un Paese il quale ha avuto questo enorme accrescimento di ricchezza e un movimento economico cos\u00ec intenso, potesse sfuggire all\u2019ultima fase dell\u2019evoluzione storica di questo capitalismo, che \u00e8 l\u2019imperialismo?<\/p><p>Tuttavia cotesto imperialismo ha avuto una forma limitatamente economica, cio\u00e8 non militare e di conquista, almeno in grosse proporzioni. L\u2019America avrebbe potuto continuare cos\u00ec; il cosiddetto isolazionismo americano non era che un imperialismo economico americano, un imperialismo non destinato a rompere le linee e i confini del continente americano, rinchiuso nello spazio americano.<\/p><p>L\u2019America degli Stati Uniti aveva dinanzi a s\u00e9 l\u2019America centrale, subordinatamente l\u2019America meridionale. Ed il primitivo imperialismo poteva rispettare la stessa indipendenza formale, puramente esterna, dei paesi dove essa si esercitava. Tutto questo \u00e8 durato fino a ieri, ma l\u2019albero del bene e del male tenta un po\u2019 tutti. Anche l\u2019America ha volato assaggiare il frutto dell\u2019imperialismo militare, statale ed ha fatto due guerre. Alla prima non riusc\u00ec a dare \u2013 quanto alla propria costituzione sociale e allo stato medesimo \u2013 una forma imperialistica. Wilson non ebbe fortuna sotto questo aspetto. L\u2019America, tornando all\u2019isolazionismo, non torn\u00f2 in fondo che al suo storico e connaturato imperialismo economico.<\/p><p>Ma ora l\u2019America ha fatto una grande guerra, l\u2019America ha impegnato mezzi formidabili per raggiungere lo scopo determinato di conseguire una vittoria, in gran parte merc\u00e9 l\u2019uso di mezzi tecnici e meccanici. L\u2019America si \u00e8 militarizzata, pi\u00f9 di qualsiasi altro Stato del mondo e pare ci provi gusto a militarizzarsi; \u00e8 perfettamente naturale che in questa fase della sua evoluzione storica, essa passi dall\u2019imperialismo economico all\u2019imperialismo statale e militare. Un orientamento istintivo questo, perch\u00e9 non credo che gli americani si rendano preciso conto di ci\u00f2 che accade ad essi ed agli altri. Ogni popolo vive delle sue tradizioni e l\u2019America vive della tradizione di essere uno Stato democratico e liberale in sommo grado e perci\u00f2 alieno da ogni imperialismo militare rivolto alla conquista territoriale. Cos\u00ec un giorno gli americani potranno pretendere che non sono stati imperialisti mai e che non hanno mai tentato di offendere la sovranit\u00e0 di un altro Stato.<\/p><p>Oggi l\u2019America combatte per uno scopo che \u00e8 inutile dissimularsi: fare dell\u2019Europa un enorme mercato e nello stesso tempo fare dell\u2019Europa, degli Stati europei, i debitori solidalmente responsabili della sola America. Guadagnare un mercato di grandissime estensioni \u00e8 il primo scopo della politica americana.<\/p><p>Il secondo scopo \u00e8 di ottenere che questi vari Stati rispondano collettivamente degli obblighi che ciascuno di essi ha assunto verso gli Stati Uniti. Io non escludo la buona fede di questi ultimi, io non escludo che essi vogliano venire in soccorso dell\u2019Europa; sono tanto semplicistici e un po\u2019 fanciulleschi da immaginarselo sul serio. Ad ogni modo, se essi vogliono soccorrere l\u2019Europa, intendono farlo mettendo le spalle al sicuro da ogni possibile inconveniente. Il massimo di essi \u00e8 che i debitori non paghino. Ma se si crea la solidariet\u00e0 degli Stati Europei che rispondano l\u2019uno per l\u2019altro, questo sarebbe precisamente ottenere che tutti gli Stati europei rispondessero in solido verso la Repubblica Americana dei fitti o dei prestiti che saranno fatti in misura pi\u00f9 o meno variabile. Pongo senza altro questo episodio nell\u2019insieme della particolare evoluzione storica che ha subito l\u2019America passando da uno stato espansionista di pura estensione economica ad uno stato imperialista, come \u00e8 oggi. Che gli americani non si rendano conto di certe possibili conseguenze dell\u2019evoluzione che essi attraversano, non fa meraviglia. Ce ne siamo resi conto noi stessi nei nostri viaggi americani e se ne \u00e8 reso conto qualche storico e qualche attento studioso. Anche in America vi sono persone che sono in grado di rilevare quella che pu\u00f2 essere la conseguenza di una simile trasformazione politica del paese. D\u2019altra parte, gli americani in gran parte credono con perfetta ingenuit\u00e0 di essere i benefattori del genere umano, i negri non esclusi. Il vero \u00e8 che vorrebbero risparmiarsi una crisi analoga a quella 1929; in secondo luogo che i paesi europei vogliono rendere il servizio di essere tutti solidalmente responsabili verso il creditore americano. Quello che si potrebbe dire \u00e8 questo, che gli americani evitino di cadere in qualche massiccio errore e non si facciano illusioni. Tutti gli imperialismi terminano allo stesso modo: con la guerra, e la guerra degli imperialismi \u00e8 sempre un disastro. Oggi l\u2019America fa l\u2019imperialismo per evitare la guerra. In sostanza, con le parole ci si aggiusta sempre, ma la verit\u00e0 \u00e8 che essa corre verso la guerra, e questa guerra non pu\u00f2 essere che una catastrofe.<\/p><p>Si pu\u00f2 ammettere che il piano, o formula, Marshall sia diventato popolare. Questa \u00e8 la cosa pi\u00f9 strana. Noi viviamo in un mondo senza capo n\u00e9 coda. Tutte le cose pi\u00f9 ovvie prendono l\u2019aspetto pi\u00f9 complicato e le cose pi\u00f9 complicate l\u2019aspetto pi\u00f9 semplice, e cos\u00ec un sistema come quello di Marshall, cos\u00ec internamente complesso, \u00e8 parso popolare.<\/p><p>Io pure ho il mio piano. Lo offro con pi\u00f9 grande disinteresse. Ripeto: ho anch\u2019io il mio piano per risanare l\u2019Europa e la cosa migliore sarebbe appunto che la gente mi stesse a sentire e fosse disposta ad accogliere le mie proposte. E sono proposte di una semplicit\u00e0 cos\u00ec evidente che, per la solita impopolarit\u00e0 delle cose semplici esso potrebbe essere respinto. L\u2019uomo non ama le cose semplici; \u00e8 l\u2019ignoto che lo attira.<\/p><p>Il mio piano \u00e8 semplicissimo. Io dico prima di tutto ai vincitori, ai cosiddetti liberatori (e quanta ironia in questa parola!): lasciateci in pace, andatevene via. La prima maniera perch\u00e9 l\u2019Europa possa tirarsi su, \u00e8 che voi non la tiriate gi\u00f9. Voi pretendete che i \u00abvinti\u00bb mantengano i vostri soldati, le vostre flotte. Ma non \u00e8 facile a gente ridotta alla fame continuare a darvi da mangiare. Si direbbe che voi avete creato un ordine per cui gli accattoni devono mantenere i miliardari.<\/p><p>Il primo articolo del \u00abmio\u00bb piano Marshall \u00e8 che i vincitori, i famosi liberatori, se ne vadano. E se ci lasciassero fare troveremmo ben noi il segreto di organizzare la nostra vita. Non certo per molto, ma per una ventina di anni almeno. Tutto sarebbe fondato sulla libert\u00e0 degli scambi, e per una ventina d\u2019anni forse si riuscirebbe a mantenerla. L\u2019Europa, potrebbe raddirizzarsi adagino da s\u00e9 molto bene, organizzando nel proprio interno un sistema di libert\u00e0 economica. Ma no, non si pu\u00f2 fare. Abbiamo i trattati di pace che ci obbligano a passare sotto le forche caudine delle famose commissioni, a chiedere permessi, a mantenere nello scialo tanta gente. Pensate a quello che costa all\u2019Italia mantenere tutti questi signori soldati americani e inglesi. Ci volete aiutare? E non aggiungete altre bocche a mangiare il nostro pane e a bere il nostro vino! Andatevene in santa pace e noi organizzeremo la libert\u00e0 di commercio fra tutti gli stati di Europa: non ci sar\u00e0 bisogno di altro. Ecco il mio piano.<\/p><p>Qualche collega mi domanda: e il grano? Ma con la libert\u00e0 di commercio io compero il grano e lo pago. Come lo pago? Con i prestiti, con i denari che gi\u00e0 ci sono. E poi non si deve dimenticare che dell\u2019Europa fa parte anche la Gran Bretagna, pi\u00f9 o meno, e potremmo dunque utilizzare le sue risorse. (<em>Interruzioni \u2013 Commenti<\/em>)<em>.<\/em> Il carbone pu\u00f2 darlo l\u2019Inghilterra e pu\u00f2 darlo specialmente la Germania, purch\u00e9 non vogliate distruggerla. Se la Germania potr\u00e0 disporre dei propri mezzi, tutto sar\u00e0 diverso, e la libert\u00e0 dar\u00e0 i suoi frutti.<\/p><p>In verit\u00e0 il piano Marshall pu\u00f2 essere esaminato da tanti punti di vista quanti sono i paesi europei e inteso in tante maniere differenti.<\/p><p>Oggi si parla dell\u2019Unione europea. Essa \u00e8 gi\u00e0 diventato il ritornello adoperato da tutti.<\/p><p>Ogni epoca ha le sue formule favorite: in ogni epoca c\u2019\u00e8 una formula che \u00e8 il <em>passe-partout<\/em> di tutte le ambizioni, di tutte le idee. Oggi l\u2019idea a grande popolarit\u00e0 \u00e8 appunto quella di una unione europea e l\u2019America ci spinge a fare questa Europa unita e concorde. Per me l\u2019unione europea risponde a quell\u2019istinto dell\u2019imperialismo americano il quale consiste nel creare un grande mercato europeo, un grande mercato di cui l\u2019America possa liberamente disporre e risponda alle sue esigenze di avere territori, i quali siano solidalmente responsabili di ci\u00f2 che hanno ricevuto.<\/p><p>Ma mi parlate dell\u2019Unione europea! Ma che specie di unione pu\u00f2 essere questa la quale comincia a significare l\u2019esclusione della Germania?<\/p><p>Chi legge i giornali francesi, sente l\u2019opinione politica dei giornalisti francesi ed anche dei socialisti, avverte in che modo \u00e8 desiderato e voluta la soppressione della Germania.<\/p><p>I problemi storici non sono problemi&#8230;<\/p><p><em>Una voce a sinistra.<\/em> Lei esagera!<\/p><p>LABRIOLA. Basta leggere i giornali per comprendere come la Francia desideri la distruzione della Germania. N\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno si mira ad estromettere la Germania dall\u2019Europa.<\/p><p><em>Una voce a sinistra.<\/em> Non dai socialisti francesi.<\/p><p>LABRIOLA. Di questo parleremo appresso. Mi pare di non poter ammettere senz\u2019altro che non ci debba essere una parola di giustizia per la Germania, almeno di piet\u00e0 e di commiserazione.<\/p><p>Io non sono di quelli che dicono: i popoli non si cancellano dalla carta geografica. Io non partecipo a questa opinione: \u00abla Germania \u00e8 un grande Paese, ha la sua filosofia, la sua arte ecc. ed uno Stato simile non si pu\u00f2 distruggere, cancellare nell\u2019epoca moderna\u00bb.<\/p><p>Forse l\u2019unica umanit\u00e0 di fronte a cui ci dovremmo inchinare \u00e8 quella dell\u2019America precolombiana: i Maya, gl\u2019Incas, ecc.<\/p><p>Questa umanit\u00e0 ha perduto la sua lingua; ora nella lingua maya non esistono che tre manoscritti; e nessuno li sa leggere pi\u00f9. I popoli possono sparire e la Germania potrebbe essere distrutta.<\/p><p>Una Europa alla quale togliete la Germania, una Europa alla quale date una Russia, che si estende dal Pacifico all\u2019Adriatico e che ha ripreso vittoriosamente il programma di Gengis-Khan, che razza di Europa \u00e8? In tali condizioni non c\u2019\u00e8 pi\u00f9, non pu\u00f2 esserci una Europa. Peraltro aggiungo che questa Europa non l\u2019ho mai conosciuta. L\u2019Europa \u00e8 tipicamente una espressione geografica, per una parte del continente asiatico.<\/p><p>Basta fare quattro passi in Europa per trovare, ad ogni passo, una lingua diversa, una religione, non proprio ad ogni passo, ma in gran parte, una religione diversa, e, indiscutibilmente, una cultura diversa.<\/p><p>L\u2019Europa \u00e8 quella che \u00e8: cio\u00e8 \u00e8 stata la madre della civilt\u00e0 occidentale; ha dato al mondo le regole pi\u00f9 alte del pensiero astratto e quelle della vita comune. Ma essa \u00e8 stata sempre divisa; la concorrenza fra i vari Paesi e le varie parti di questo Continente che ha fatto la sua permanente sussistenza e vitalit\u00e0 storica \u00e8 la ragione per la quale l\u2019Europa non ha mai dovuto apprendere nulla dagli altri, salvo poche nozioni, di alta matematica, dagli indiani e dai persiani, che ne furono tramite; tutto il resto se l\u2019\u00e8 creato da s\u00e9.<\/p><p>Ci\u00f2 che riguarda l\u2019occidente \u00e8 europeo, nel senso beninteso che si tratti di ci\u00f2 che esiste in Europa; non c\u2019\u00e8 in nessun luogo una lingua europea e neppure una razza che pu\u00f2 dirsi nata in Europa, originariamente. I soli europei nati in Europa sarebbero quelli di Cro-Magnon, un vero ludibrio della nostra specie.<\/p><p>Noi siamo asiatici o africani; nulla c\u2019\u00e8 in noi di originariamente europeo.<\/p><p>Ma l\u2019unione dell\u2019Europa \u00e8 impossibile. La forza dell\u2019Europa \u00e8 la sua disunione; fatene un solo organismo uniforme, e la sua consistenza spirituale e morale sar\u00e0 perduta.<\/p><p>Noi siamo un Continente nel quale ciascun popolo esiste per s\u00e9 ed ha fatto il suo dovere di fronte all\u2019umanit\u00e0. Non conosco un piccolo popolo dell\u2019Europa, il quale non abbia servito l\u2019Europa: persino gli albanesi hanno avuta la loro parte, almeno da quando si sono europeizzati. Non conosco popoli insignificanti sul terreno europeo. Un collega parlava della Svizzera, ma veramente la Svizzera non \u00e8 un popolo; o un piccolo popolo; essa \u00e8 un insieme nato da altri popoli che hanno un\u2019esistenza particolare.<\/p><p>L\u2019Europa ha lavorato per l\u2019umanit\u00e0, ed in questo l\u2019Italia \u00e8 stata essenzialmente europea. L\u2019ingratitudine altrui \u00e8 forse il vero riconoscimento dell\u2019importanza dell\u2019opera nostra.<\/p><p>E con questo siamo entrati nella faccenda della ratifica.<\/p><p>Accennavo qualche giorno addietro, quando l\u2019Assemblea non era disposta a stare ad ascoltare, che il Trattato va considerato come un mucchietto di sassi o d\u2019immondizie che possano ingombrare la strada. Un colpo di piede e ce ne liberiamo. La ratifica non \u00e8 che il colpo di piede che ci libera dalla immondizia. Non possiamo prescindere dal Trattato. Esso c\u2019\u00e8, bisogna ratificare. Il mondo non \u00e8 stato mai giusto con noi e, suppongo, non lo sar\u00e0 mai. Noi siamo i figliastri della storia, e perci\u00f2 appunto vorrei che ci tenessimo stretti ai nostri valori storici.<\/p><p>Mi \u00e8 dispiaciuto il cenno fatto dall\u2019onorevole Nitti a proposito del Machiavelli, che \u00e8 stato l\u2019unico italiano nel Cinquecento, italiano dalla testa ai piedi. Accanto a lui non c\u2019\u00e8 che il prete Genoino della Repubblica di Masaniello, che era un povero pretonzolo al quale, pur parlando perfettamente latino, nessuno dava retta. Il Machiavelli \u00e8 tutto italianit\u00e0: un pensiero solo di italianit\u00e0, l\u2019anima stessa dell\u2019italianit\u00e0 e di lui si dovrebbe sempre parlare con alto rispetto. Ed \u00e8 il solo che abbia proposto agli italiani una vera unit\u00e0. L\u2019onorevole Nitti citava un episodio, di cui non ho trovato conferma in nessun scrittore, dal quale sarebbero risaltate certe minori sue capacit\u00e0 in materia militare, appunto nei rapporti con Giovanni dalle Bande Nere. Vi far\u00f2 osservare che Machiavelli e Giovanni dalle Bande Nere sono morti nello stesso anno: nel 1527. L\u2019uno, Giovanni dalle Bande Nere aveva 29 anni: l\u2019altro, Machiavelli, 59 o 60 anni. Ci\u00f2 vuol dire che all\u2019epoca in cui il Machiavelli concepiva i suoi disegni di milizie stabili, che voleva opporre alle milizie mercenarie, era poco probabile che avesse da consultarsi con Giovanni dalle Bande Nere.<\/p><p>In tutta la sua esistenza il Machiavelli una sola volta ha potuto pensare a Giovanni dalle Bande Nere: al tempo della Lega di Cognac, nel tentativo di creare una unit\u00e0 italiana che si poteva realizzare contro la Spagna e quindi contro l\u2019Austria, e che si sarebbe potuta concretare, se il marchese del Vasto non avesse tradito, denunciando l\u2019esistenza della Lega, facendo cos\u00ec in modo che pochi armati si poterono riunire e cos\u00ec furono battuti. Si poteva pensare che Giovanni dalle Bande Nere divenisse il capo degli eserciti riunitisi a Cognac, e tale fu l\u2019idea, presto smessa dal Machiavelli. Faccio riflettere che quali che siano stati i rapporti tra Giovanni dalle Bande Nere e il Machiavelli, restano gli ultimi due capoversi del I libro delle \u00abStorie Fiorentine\u00bb in cui il Machiavelli condannava in modo violento e decisivo i capitani di ventura italiani, i mercenari di ogni specie e denunciava quella specie di guerre che essi conducevano, come ludibrio dell\u2019arte militare, e non eccettu\u00f2 dal suo giudizio Giovanni dalle Bande Nere.<\/p><p>Del resto, comunque stia questo episodio, il nostro dovere \u00e8 pregiare i nostri uomini, e non umiliarne la memoria con ricordi incerti e controvertibili. Ad ogni modo, dopo 420 anni, il Machiavelli \u00e8 sempre vivo fra di noi, e pu\u00f2 accendere vivaci polemiche. Fra 420 anni, chi si ricorder\u00e0 degli attuali omuncoli della politica italiana?<\/p><p>E ritorniamo alla ratifica. Diamola col gesto medesimo col quale si sgombera la nostra strada da un cumulo d\u2019immondizie. Diamola, ma conserviamo la nostra fierezza e tutta la nostra forza.<\/p><p>Quest\u2019episodio della ratifica, queste discussioni intorno alla formula Marshall, sono servite ad ogni modo ad orientarci verso il problema di una politica estera italiana. Qui incominciamo a percorrere un terreno un po\u2019 difficile. Non voglio dire male di nessuno e prego l\u2019onorevole De Gasperi di non pensare che io sia un suo malevolo e particolare avversario. Non voglio dire nessuna parola che possa essere sgradevole per il conte Sforza, che fu mio uditore a Bruxelles. Coloro che insegnano dalle cattedre conservano sempre inclinazione e simpatia per coloro che li stanno ad ascoltare, anche se di ascoltatori non ce ne siano molti, come questa sera. Io non ne avevo molti, ma avevo fra i miei uditori anche il conte Sforza.<\/p><p>Ritornando alla politica estera italiana, sorge una prima questione: vi fu una politica estera italiana? Il conte Sforza e l\u2019onorevole De Gasperi, se vorranno onorarmi di una risposta, diranno che non era possibile averne una perch\u00e9, fra le altre cose, l\u2019armistizio ce lo vietava. Siamo d\u2019accordo. L\u2019armistizio impediva tante altre cose, ed impediva anche di fare una politica estera. Ma altro \u00e8 fare una politica estera, altro \u00e8 avere degli orientamenti in materia di politica estera e creare degli indirizzi che poi il Paese, in maggiore libert\u00e0, potr\u00e0 seguire da s\u00e9.<\/p><p>Io sono dell\u2019opinione che la politica interna serva soltanto a formare la base della politica estera. La politica interna deve tenere in efficienza un popolo, perch\u00e9 al momento opportuno i suoi rappresentanti diplomatici e militari possano servirsi di questo popolo per raggiungere le finalit\u00e0 ultime, che la storia assegna ad un popolo. Ad ogni modo, noi una politica estera non potevamo fare, anche perch\u00e9 avevamo al potere tre partiti diversi, con tre diversi orientamenti: cattolici, socialisti e comunisti. Basta forse fare questa enumerazione per comprendere che una politica estera italiana non si poteva fare. C\u2019\u00e8 un primo periodo della politica estera post-liberazione, dopo la resa delle forze militari tedesche dell\u2019Alta Italia, in cui vi fu una politica estera che fu rappresentata dall\u2019onorevole Nenni. Egli suppose che poich\u00e9, come socialista, aveva certe opinioni, i socialisti di altri paesi dovessero aiutarlo, per sostenere la sua parte nel proprio Paese.<\/p><p>I giornali ne parlarono, a Londra. Allora, c\u2019era l\u2019armistizio, ma non si supponeva che ci sarebbe stato imposto quel Trattato di pace. Suppongo che il Nenni tent\u00f2 di ottenere quel poco che poteva, ma suppongo altres\u00ec che si accorse, allora, di una cosa: che non c\u2019\u00e8 politica estera socialista, comunista o papalina, c\u2019\u00e8 una sola politica estera: quella del Paese e quella dello Stato. Perch\u00e9 bussate alle porte dei socialisti per dire loro che siamo fratelli e vogliamo realizzare la fraternit\u00e0 dei popoli, e perci\u00f2 non avversateci? Essi vi risponderanno: \u00abAvete perduto una guerra e dovete pagare\u00bb. Il che dimostra che non si pu\u00f2 fare una politica di Stato senza fare una politica nazionale.<\/p><p>Si parl\u00f2 nell\u2019altra guerra del fallimento dell\u2019internazionalismo socialista. Credo che non sia cos\u00ec: i socialisti non avevano in mano nessuna forza, essi non potevano obbligare i popoli, gli Stati e nemmeno i loro seguaci a fare la politica che a loro piaceva.<\/p><p>Si parl\u00f2 del fallimento dell\u2019internazionalismo socialista. Devo dire onestamente \u2013 io che non fui d\u2019accordo coi socialisti di quel tempo, allora contrari all\u2019intervento in guerra \u2013 devo dire che non si pu\u00f2 fare questa accusa ai socialisti. Bisognerebbe accusare di malafede coloro che non si rendono conto di ci\u00f2 che sia un passaggio da una posizione ideale ad un\u2019altra. Il socialismo \u00e8 un partito, in uno Stato e, quando i socialisti sono chiamati a far parte del Governo, fatalmente, necessariamente, perdono la loro posizione di internazionalisti. La cosa pi\u00f9 interessante \u00e8 quella di vedere la ferma confessione di nazionalit\u00e0 che fanno nei diversi paesi i socialisti.<\/p><p>I socialisti una volta erano ferventi fautori dell\u2019internazionalismo e dettero pure qualche bellissima manifestazione dei loro sentimenti in epoca remota.<\/p><p>Nel 1870 Liebknecht e Bebel affermavano che l\u2019Alsazia era francese. Anche altri uomini di parte socialisti e tedeschi costantemente affermarono il carattere francese dell\u2019Alsazia; ma i socialisti francesi non hanno restituito il servigio ricevuto dai tedeschi. Da loro avrei voluto aspettarmi qualche parola di tardiva riconoscenza, e nulla essi hanno fatto in difesa della Repubblica tedesca. Oggi i socialisti di tutti i paesi danno un ben tardivo esempio di esasperato riconoscimento dei valori nazionali.<\/p><p>Non si pu\u00f2 fare una politica se non nazionale, quando ci si trova al potere. Oggi al potere sono i socialisti, ed essi si adoperano a favore d\u2019una politica che io, gi\u00e0 loro avversario su questo punto, non manco di trovare esasperatamente nazionale, non diciamo nazionalista, per non fare dispiacere a nessuno, ma quell\u2019affisso si stacca mal volentieri dall\u2019aggettivo corrispondente&#8230;<\/p><p>Ad ogni modo, chi sta al potere non pu\u00f2 fare una politica ideologica corrispondente a princip\u00ee di partito. In materia per lo meno di politica estera, deve necessariamente fare una politica che dir\u00f2 statale e nazionale.<\/p><p>E allora voi, mi domanderete: qual \u00e8 la conclusione?<\/p><p>Che cosa ci proponete?<\/p><p>Ebbene, essa si compendia in una parola: aspettare. Aspettare. L\u2019Italia ha aspettato quattordici secoli, fino al 20 settembre 1870, per costituirsi in unit\u00e0 e nel 1870 ha visto sorgere il suo assetto unitario. Noi possiamo ancora dunque bene aspettare ancora, forse, venti anni per veder tramontata la sostanza di questo ridicolo Trattato. Un\u2019Europa senza la Germania non \u00e8 un\u2019Europa; l\u2019Europa oggi \u00e8 un grande caos, \u00e8 un tremendo disordine. Questo disordine non pu\u00f2 essere permanente; verr\u00e0 il momento in cui potremo rispondere a coloro che ci hanno messo in questa condizione, con le parole di Moli\u00e8re: <em>Tu l\u2019as voulu, Georges Dandin.<\/em><\/p><p>Vi avevamo offerto una riconciliazione; ci avete imposto una punizione. La punizione \u00e8 scontata, ed ora tocca a voi guardarvi. (<em>Applausi \u2013 Congratulazioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. \u00c8 iscritto a parlare l\u2019onorevole Calosso. Non essendo presente, si intende che vi abbia rinunciato.<\/p><p>\u00c8 iscritto a parlare l\u2019onorevole Bastianetto. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>BASTIANETTO. Onorevoli colleghi, esiste un gruppo di deputati mutilati di guerra: siamo esattamente in 16. Ma io non intendo parlare anche a nome dei colleghi, perch\u00e9 di fronte a cos\u00ec grave problema, reputo che ognuno debba pensare e pronunciarsi come meglio crede.<\/p><p>Io per\u00f2 personalmente, come mutilato di guerra che ha combattuto, nell\u2019altra guerra, per la liberazione di Trieste, e che ha combattuto proprio con i ragazzi del 1899, sento questo bisogno di dire una parola, non tanto per voi colleghi, quanto per rispondere alla mia coscienza, all\u2019anima mia, che non sa immaginare come, votando questa ratifica, si possa essere tacciati e da una parte quasi come traditori della Patria e dall\u2019altra quasi traditori del popolo.<\/p><p>Ora, per un uomo, per una persona che ha avuto coerenza nella sua vita sempre ed ha combattuto per la Patria, sacrificando anche parte della propria vita, dando una mezza dozzina di costole \u2013 posso dirvelo \u2013 proprio per la conquista di Trieste, \u00e8 prorompente questo bisogno di reazione. Se in quella prima guerra si \u00e8 sofferto per Trento e Trieste, in questa seconda, combattendo come partigiani, si comprese che la sofferenza era per un altro altissimo ideale, l\u2019ideale di una sistemazione civile, non soltanto nazionale, ma internazionale; e combattendo proprio accanto ad amici partigiani che ci sono caduti quasi accanto e che tengo a ricordare, uomini d\u2019ogni partito: Cantarutti, Viviani, Frausin di Trieste, Mauci di Trento, Fraccon e Rizzo ed altri ancora, amici, coi quali si parlava, si discuteva del futuro dopoguerra e di una migliore societ\u00e0 di popoli.<\/p><p>L\u2019avere combattuto due guerre, l\u2019avere sperimentate tante sofferenze, tutto questo sarebbe stato vano, perch\u00e9 oggi accettando questo Trattato, dando il consenso a questa carta che chiude un passato, si correrebbe quasi il pericolo di essere tacciati come dimentichi dei propri doveri verso la Patria e verso il popolo. In maniera, che l\u2019amico Pecorari, che ha nel cuore la sua Trieste, correrebbe pericolo di essere tacciato di tradimento. E perch\u00e9 tutti noi abbiamo questo sentimento di Patria, profondo nel cuore e perch\u00e9 noi abbiamo tanto sofferto in tutti questi anni, tutti, dovremmo avere questa incertezza nell\u2019approvare questo Trattato.<\/p><p>Voglio perci\u00f2 rispondere a questi due interrogativi della mia coscienza, anche perch\u00e9 le argomentazioni che avete udite in questa Aula in questi giorni, sono quasi tutte o su una falsariga di nazionalismo, un po\u2019 superato dagli eventi, oppure su una falsariga di un diritto internazionale superato dalle nuove concezioni della comunit\u00e0 dei popoli; e allora mi riallaccio a questa vita internazionale nuova, che \u00e8 scaturita da questa guerra, da questo conflitto, da questa conflagrazione, da questo cataclisma, perch\u00e9, non nascondiamoci che quest\u2019ultima non \u00e8 stata una guerra; e quindi fa ridere sentir parlare di trattati, di convenzioni di altre guerre, di un altro passato e citare uomini e cose che non hanno niente a che fare col cataclisma che abbiamo sofferto. Questa guerra \u00e8 qualche cosa di pi\u00f9 grande, di pi\u00f9 potente nella storia dell\u2019umanit\u00e0 e di fronte alla coscienza di tutti i popoli.<\/p><p>Per questo \u00e8 doveroso e giusto di trovare in questo dopoguerra e in tutti questi eventi quello che deve essere il filone conduttore, il filone d\u2019oro, che deve tranquillare la nostra coscienza di cittadini e deputati nell\u2019accettare questo trattato. E vi dico subito che la cosa che pi\u00f9 mi ha impressionato in tutti questi discorsi \u00e8 proprio questa falsariga di un vecchio diritto internazionale, basato sul diritto di guerra che pu\u00f2 dirsi per sempre tramontato.<\/p><p>Ricordo quando ci pervenne, durante il periodo di occupazione nazista, la prima notizia dell\u2019incontro di Teheran. I giornali accennarono a Teheran molto sommessamente; invece, attraverso la Jugoslavia ricordo che un giorno ci pervenne un fogliettino dove c\u2019erano le conclusioni di Teheran: l\u2019incontro di Roosevelt, Churchill e Stalin. Teheran \u00e8 la prima pietra di un nuovo mondo che \u00e8 sorto. Questo documento non l\u2019abbiamo dimenticato, perch\u00e9, quando eravamo sotto i nazi-fascisti e sotto le sofferenze, allora, mi ricordo che questo incontro di Teheran ci \u00e8 parso come una stella, come qualche cosa che sorgesse sull\u2019orizzonte: i tre grandi che si incontravano, certamente non soltanto delle cose di guerra avrebbero parlato, ma anche della liquidazione della guerra, e non solo della liquidazione della guerra ma della sistemazione del mondo.<\/p><p>Poi ci fu la conferenza di Mosca e poi la conferenza di Yalta, dove maggiormente si ebbe l\u2019impressione che si fossero discussi i particolari della conclusione della guerra. Ma dopo Yalta si \u00e8 vista subito l\u2019impostazione di San Francisco, ed anche questa impostazione di San Francisco fu una speranza per tutti i popoli soggetti al nazi-fascismo.<\/p><p>Oggi si \u00e8 dimenticato tutto questo, e nella Russia o nell\u2019America si vede soltanto una minuscola parte di quella che \u00e8 la loro vera sostanza la realt\u00e0 di due grandi popoli. Soprattutto nell\u2019America non si vede che capitalismo; mentre invece essa, preparando in cinque anni un esercito per l\u2019Europa, una flotta nel Pacifico e nell\u2019Atlantico, ha dimostrato di avere per meta la libert\u00e0 e la vita e il riassetto dell\u2019Europa e del mondo.<\/p><p>Cos\u00ec la Russia: della Russia non si vede che un lato, quello politico, ideologico, mentre essa \u00e8 qualcosa di pi\u00f9. La Russia ora possiede Lituania, Estonia, Polonia, Romania, Bulgaria, Ungheria; ha aspirazioni in Persia, speranze innominate in Cina e in Giappone.<\/p><p>Quando Roosevelt, Churchill e Stalin si sono incontrati a Teheran e a Yalta e quando i loro ministri a San Francisco si sono messi d\u2019accordo di scrivere una Carta, quella Carta significava qualcosa di pi\u00f9 di quello che s\u2019\u00e8 detto qua dentro.<\/p><p>Perch\u00e9, onorevoli colleghi, se nel campo del diritto privato, ad un dato momento si \u00e8 sentito il bisogno di far giudicare le liti non dalla violenza ma dal diritto e si \u00e8 sentito il bisogno di un magistrato e del giudice togato, nella lotta fra i popoli, nella lotta innazionale si deve arrivare al giudice, se non togato, almeno imparziale.<\/p><p>San Francisco ha dato un nuovo orientamento alle nazioni. Ma a torto da qualcuno si \u00e8 obiettato: non \u00e8 successo lo stesso con Ginevra e la Societ\u00e0 delle Nazioni?<\/p><p>No, onorevoli colleghi, assolutamente no, perch\u00e9 la Societ\u00e0 delle Nazioni del 1919 aveva un difetto fondamentale: non aveva la minima intaccatura del diritto di sovranit\u00e0: ognuno era libero di fare o disfare. Nella nuova comunit\u00e0 dei popoli bisogna che ognuno sacrifichi qualche piccola parte del suo diritto sovrano. Questa Assemblea ha votato un articolo della Costituzione che suona in certo senso rinuncia al diritto di sovranit\u00e0. Dai discorsi invece fatti in questi ultimi giorni parrebbe che la sovranit\u00e0 fosse un bene da non toccare, si \u00e8 dimenticato cio\u00e8 il concetto espresso pochi mesi fa.<\/p><p>Creata pertanto la nuova organizzazione delle Nazioni Unite, questa Carta di San Francisco ha significato un nuovo ordine di giustizia internazionale. Quando a Parigi si cre\u00f2 la prima Commissione dei Cinque e poi quella dei Quattro Ministri degli Esteri e poi quella dei Ventuno e poi il Consesso che doveva vedere al Lussemburgo, non si fece che mettere in atto altrettanti organi del nuovo diritto internazionale.<\/p><p>Ma quello che maggiormente dobbiamo notare \u00e8 questo: che quando si discuteva dopo San Francisco sul come finire la guerra, si scopr\u00ec che fra la guerra 1914-1918 e la guerra ultima c\u2019\u00e8 stata questa differenza fondamentale: che la guerra del 1914-1918 si concluse prima col Trattato di pace e poi con l\u2019organizzazione della Societ\u00e0 Internazionale; questa guerra si \u00e8 invece chiusa prima con la formazione della organizzazione internazionale e poi coi Trattati di pace.<\/p><p>Questa nuova impostazione geniale del nuovo ordine fra le nazioni \u00e8 stata stabilita a Teheran e ad Yalta e si \u00e8 concretata nella carta di San Francisco.<\/p><p>\u00c8 sorta cos\u00ec l\u2019O.N.U., come una specie di superstato, avente la possibilit\u00e0 di dirimere controversie internazionali e in primo luogo la maggiore di tutte la guerra che allora finiva.<\/p><p>Si previde fin d\u2019allora che i trattati di pace avrebbero avuto il carattere delle sentenze.<\/p><p>Quindi niente trattati e neppure <em>diktat. <\/em>Il <em>diktat<\/em> fa pensare al chiodo tedesco. Quando ci si trova di fronte ad un collegio giudicante, l\u2019elaborato \u00e8 una sentenza, non un <em>diktat,<\/em> e nemmeno un trattato. Questa discussione sulla sentenza \u00e8 gi\u00e0 trapelata altre volte; ed ho piacere di ricordare che la prima istruttoria si \u00e8 svolta a Londra, quando De Gasperi vi si present\u00f2 per la prima volta, davanti ai cinque ministri degli esteri. Poi \u00e8 stata definitivamente elaborata al Lussemburgo in Parigi. Ricordo come \u00e8 stato trattato De Gasperi a Parigi: egli era come un imputato, pallidissimo, fu fatto entrare nell\u2019aula per deporre e poi fu riaccompagnato fuori dell\u2019aula.<\/p><p>Si tratta tanto di una sentenza che il preambolo ne ha tutti i requisiti. Sicch\u00e9 accettando questa tesi possiamo ben intravvedere la possibilit\u00e0 della revisione. La revisione viene per conseguenza. E non sar\u00e0 difficile poter dire che si sono dimenticate cose vitali per il nostro Paese. Proprio in questi giorni io accennavo all\u2019onorevole Sforza che si sono dimenticati resistenza del mare Adriatico. Hanno disposto cio\u00e8 di provincie e di citt\u00e0, ma senza tener conto del mare Adriatico; di questa imponente entit\u00e0 economica a se stante, ove si svolgono i cicli di pesca.<\/p><p>Dico dunque che se noi impostiamo su queste basi il problema della ratifica, abbiamo una prima giustificazione per la nostra coscienza.<\/p><p>Non \u00e8 da pensare che il Governo per firmare abbia bisogno di promesse o di minacce. Non c\u2019\u00e8 bisogno di esaminare quelli che possono essere i rapporti tra il nostro Ministro degli esteri e le altre Potenze. \u00c8 la semplice logica che porta a pensare che non c\u2019\u00e8 bisogno di tutto questo. Perch\u00e9? Perch\u00e9 prima di parlare del piano Marshall bisogna esaminare anche la conferenza di Mosca. A Mosca, nell\u2019aprile scorso, non si sono trattate quelle questioni economiche continentali europee che ora si vedono esaminate a Parigi? Ma a Mosca ci si \u00e8 arenati nelle questioni della Germania, dell\u2019Austria e allora si parl\u00f2 di fallimento della conferenza.<\/p><p>Ma Marshall a Mosca \u00e8 andato da Stalin, prima di lasciare la conferenza. Penso che in quell\u2019incontro debba essere avvenuta la frattura o per lo meno la presa di posizione.<\/p><p>Tornato in America, Marshall, rivolto agli europei, ha press\u2019a poco detto: datevi la mano cercate fra di voi una sistemazione economica europea. Noi americani siamo qui per aiutarvi.<\/p><p>In questo gesto io vedo il ritorno della politica americana nel suo binario tradizionale. Lo ricordo a me stesso: la politica estera degli Stati Uniti \u00e8 una politica lineare che comincia con Washington, prosegue con Lincoln, e Monroe, va fino a Wilson, poi trova in Roosevelt l\u2019organizzatore della vita internazionale. Ma Marshall torna alla politica che non vuol troppo ingerirsi dei problemi europei: l\u2019Europa s\u2019incammini da s\u00e9. Marshall non fa altro che additarle una via.<\/p><p>Il piano Marshall ha, per me, solo questo significato. Sarebbe lo stesso che domani la Russia proponesse un suo piano. Nessuna meraviglia. Un piano russo comprenderebbe tutti gli stati del centro europeo ed i Balcani. Lo vedremmo e lo discuteremmo. Quello che \u00e8 certissimo \u00e8 che la politica italiana si delinea oggi magnificamente su un nuovo indirizzo che ha del grandioso, del provvidenziale; \u00e8 la politica che non \u00e8 n\u00e9 per un piano n\u00e9 per l\u2019altro, n\u00e9 per l\u2019Oriente n\u00e9 per l\u2019Occidente, ma \u00e8 vera, sana e giusta politica europea. Ed allora, se veniamo a questo punto, pensando alla politica europea, noi vediamo la soluzione di tutti questi problemi. Perch\u00e9 oggi l\u2019Europa con i suoi 400 milioni di abitanti non \u00e8 a dire che sia una prigioniera \u2013 cio\u00e8 la prigioniera dei tre Grandi che se la dividono: Inghilterra, America e Russia \u2013 ma sotto un certo punto di vista \u00e8 quella che tiene prigionieri i tre Grandi nel suo territorio; perch\u00e9 oggi la sua situazione politica diplomatica ed economica \u00e8 tale che la situazione sta quasi per invertirsi in questa realt\u00e0 che ha quasi del drammatico: sono i tre prigionieri dell\u2019Europa.<\/p><p>E spiego: tutti e tre hanno bisogno di vedere questa soluzione europea. Perch\u00e9 hanno bisogno di vedere questa soluzione europea? L\u2019Inghilterra ne ha bisogno, perch\u00e9 nel suo Commonwealth non trova la situazione che aveva un tempo; ne ha bisogno l\u2019America, perch\u00e9 deve tornare alla sua politica tradizionale monroiana, ne ha bisogno la Russia, perch\u00e9 non pu\u00f2 stare con questa spinta in Occidente, quando nella storia si sono viste che tutte queste spinte hanno avuto il loro ritorno, sia con Caterina che con Alessandro I.<\/p><p>Ma, a parte questo accenno storico, vi \u00e8 la realt\u00e0 economica. Ecco l\u2019incontro di Parigi. Ecco tutti gli incontri che dovremmo fare con tutti gli Stati viciniori per risolvere questo problema, ed allora \u2013 e mi auguro che questo succeda \u2013 se l\u2019Italia nostra si metter\u00e0 decisamente su questa strada, in questa politica europea che non guarda n\u00e9 a destra n\u00e9 a sinistra; avremo l\u2019applauso di tutti i popoli di Europa; aggiungeremo nei nostri cuori alla grande Patria Italia la grande Patria Europa; vuol dire per noi avere la possibilit\u00e0 di rifare l\u2019avvenire nostro. Non c\u2019\u00e8 dubbio in questo: con questa politica avremmo la possibilit\u00e0 di risolvere il problema triestino quello di Tunisi e quello di Tenda e Briga, quello delle nostre colonie, quello dell\u2019emigrazione ed ogni altro problema interno.<\/p><p>Mettendoci su questo piano, vi \u00e8 senza dubbio tale possibilit\u00e0. Ed allora, se noi abbiamo la forza di seppellire il passato accettando il Trattato, diventeremo perno di tutta una situazione nuova. Ma per avere questa forza ci vuole coraggio; ed hanno torto quelli che hanno rimproverato l\u2019ottimismo del Ministro degli esteri. Io dico che questa \u00e8 la sola strada buona; e, camminando in essa mi sento con la coscienza a posto. Tutte le idealit\u00e0, che temevo in pericolo, trovano la loro giustificazione in questa grande speranza: trovano la giustificazione in questa nostra funzione europea. Sento che approvando il Trattato, non tradisco n\u00e9 la Patria n\u00e9 il popolo; sento che faccio il mio dovere.<\/p><p>Bisogna seppellire tutte le nostre disavventure e sulla pietra tombale ricordare questo passato e i suoi laudatori vecchi e giovani. (<em>Applausi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. \u00c8 iscritto a parlare l\u2019onorevole Bertone. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>BERTONE. Onorevoli colleghi, ieri l\u2019altro l\u2019Assemblea, in una dimostrazione plebiscitaria, ha acclamato l\u2019ordine del giorno Badini Gonfalonieri firmato da oltre 200 deputati di ogni settore di questa Assemblea, ordine del giorno che auspica la revisione delle clausole del Trattato che hanno mutilato il confine occidentale. Mi sia consentita in aggiunta, una breve dichiarazione che varr\u00e0 come anticipata dichiarazione di voto, dichiarazione il cui sentimento, mi lusingo sia condiviso da tutti i colleghi non solo del nostro Piemonte, ma anche delle altre Regioni. In verit\u00e0 noi piemontesi e specialmente i piemontesi della provincia di Cuneo, siamo un po\u2019 come i Giuliani del confine occidentale e la nostra amarezza \u00e8 giustificata e comprensibile.<\/p><p>Noi, del gruppo democristiano, approveremo il mandato al Governo di ratificare il Trattato, nel modo e nelle condizioni previsti nel disegno di legge sottoposto al nostro esame. Siamo convinti che la soluzione adottata \u00e8 la migliore che, nelle dure contingenze in cui trovasi l\u2019Italia, potesse proporsi.<\/p><p>Una nostra approvazione prima che il Trattato avesse la ratifica delle quattro Potenze proponenti, implicava, o quanto meno poteva lasciar presumere, una manifestazione di volontariet\u00e0, manifestazione che sarebbe stata in contrasto con la logica, con la inderogabile reazione nostra ad un Trattato che stimiamo ed \u00e8 ingiusto, contrario alle solenni promesse elargite nella Carta atlantica ed in altri documenti, contrario ai princip\u00ee della giustizia e della morale internazionale. Il nostro mandato al Governo di ratificarlo quando lo abbiano ratificato tutte e quattro le Potenze proponenti, dal qual momento il Trattato entrerebbe in esecuzione anche in nostra assenza, ha portato la questione su un ben altro piano. La esecuzione del Trattato, portante anche la nostra ratifica, non vulnera pi\u00f9, nelle condizioni in cui noi ratifichiamo, la posizione dell\u2019Italia, che \u00e8 di resa ad un atto imposto, divenuto imperativo ed eseguibile per il fatto che le quattro Potenze lo hanno ratificato.<\/p><p>Ma non \u00e8 d\u2019altra parte dubitabile che la dimostrazione della nostra buona volont\u00e0 di compiere una formalit\u00e0 prevista nel Trattato, e desiderata dalle quattro Potenze, apre e deve necessariamente aprire la strada a spiragli di luce che finora ci sono stati preclusi e tali potrebbero ancora rimanere.<\/p><p>Ci\u00f2 \u00e8 stato ben chiarito dalle spiegazioni date dal Governo e dai discorsi qui tenuti dai vari oratori. Ogni mia parola al riguardo pu\u00f2 diventare perci\u00f2 superflua. Ma un raggio di luce gli italiani tutti, e noi del Piemonte in specie, delle provincie di Torino e di Cuneo, vogliamo credere sia per venire circa i nostri rapporti con la Francia.<\/p><p>Le mutilazioni di confine sono quelle che pi\u00f9 ci fanno soffrire. Briga, Tenda, Moncenisio, senza contare le cime dei Monti Clapier Gelas, Maledia, Pagar\u00ec, cime familiari alle nostre escursioni alpine, tutte italiane, in territorio che fu sempre italiano, sono spine acute e dolorosissime piantate nel nostro fianco: e fino a che ci sono, vano ed illusorio \u00e8 sperare in una pacifica, fraterna collaborazione per il restauro delle comuni rovine, quale da tutti, da ogni parte e di ogni parte, si auspica.<\/p><p>Anche il modo come questi territori ci sono stati tolti, ha aggravato la offesa. Nella prima fase delle trattative, febbraio 1945, di queste rivendicazioni dalla Francia, non si era fatta parola. Erano i popoli, rappresentati dai rispettivi Governi, che trattavano. Fu solo un anno dopo che esse si affacciarono: al Governo di Francia erasi affiancato, o meglio sovrapposto, lo Stato Maggiore: da allora, per il sentimento non vi fu pi\u00f9 posto. Gli sforzi tenaci, insistenti, accorati, del Governo italiano, e in specie del Presidente, onorevole De Gasperi, che pag\u00f2 sempre di persona nella dura ed estenuante lotta, a nulla valsero, come a nulla valsero, per il Moncenisio, trattative tra i dirigenti dei maggiori gruppi elettrici delle due nazioni, trattative ispirate alla obiettiva valutazione dei comuni interessi, e che ad un punto parevano vicine a concludersi. Sotto il pretesto di necessit\u00e0 geografiche e militari, Briga e Tenda e le Alpi Marittime che ho poco fa indicate, e il Moncenisio ci sono strappati, e le conseguenze sono tali da creare in noi uno stato di angoscia permanente.<\/p><p>\u00c8 inutile chiudere gli occhi. La porta di casa nostra, con la perdita di Briga e Tenda e delle principali punte delle Alpi Marittime, \u00e8 aperta alla aggressione ed alla invasione. E intanto le popolazioni dei territori perduti, che ancora poco tempo fa, in libero plebiscito, affermavano la loro italianit\u00e0, sono ridotte alla disperazione. Perch\u00e9 esse potranno, s\u00ec, conservare la cittadinanza italiana, ma la Francia potr\u00e0 esigere che entro un anno dalla opzione si trasferiscano in Italia. Tragica alternativa fra la rinuncia dei nostri fratelli alla patria, e la rinuncia alla casa dove son nati ed hanno vissuto, al campo fecondato col loro sudore, alle tombe dove giacciono i loro morti.<\/p><p>Le centrali elettriche di San Dalmazzo, La Mesce e Confine passano alla Francia, e da essa dipender\u00e0 la fornitura e il prezzo dell\u2019energia, garantita solo per 14 anni, cio\u00e8 fino al 1961. E dopo? Non sappiamo. Questa energia alimenta gran parte degli stabilimenti industriali della Liguria, dove lavorano centinaia di migliaia di operai.<\/p><p>Pi\u00f9 grave la situazione al Moncenisio, dove il lago, che \u00e8 interamente sul displuvio italiano, passa in propriet\u00e0 della Francia, con la centrale Grande Scala e la stazione di pompaggio. Non ho bisogno di dire quale tremendo pericolo costituisca per il Piemonte il possesso in mano altrui di un lago artificiale della capacit\u00e0 di 30 milioni di metri cubi d\u2019acqua, che, in caso di rovina della diga di sbarramento sommergerebbero tutta la vallata di Susa, Rivoli, fino a Torino, portando distruzione e morte in una plaga fra le pi\u00f9 ricche ed operose del Piemonte, per industria, agricoltura e densit\u00e0 di popolazione.<\/p><p>Si tratta di un\u2019opera grandiosa, dovuta al genio costruttivo ed al lavoro italiano; la perdita di essa \u00e8 una ferita insanabile. E dover chiedere alla Francia la fornitura della energia che alimenta i nostri grandi stabilimenti industriali piemontesi, e pagarne il prezzo secondo le tariffe francesi, non si pu\u00f2 negare che sia un\u2019umiliazione cocente.<\/p><p>Orbene, noi vediamo il nostro ingresso nel complesso delle nazioni vincitrici, in virt\u00f9 del Trattato di pace anche da noi ratificato, come un sicuro auspicio ad una revisione che confidiamo non possa non essere ravvisata giusta e necessaria dalla Francia, ed aiutata dalle altre Nazioni. Se dobbiamo andare verso un domani di collaborazione economica e spirituale, forza \u00e8 che con buona e reciproca volont\u00e0 si tolgano le spine, si eliminino gli ostacoli che si sono con questo Trattato frapposti fra i due popoli, s\u00ec che essi si avvicinino con cuore aperto.<\/p><p>La nostra ratifica al Trattato \u00e8 indubbiamente una spinta all\u2019avvicinamento, allo scambio di vedute, all\u2019esame di problemi interessanti le rispettive economie. Ed il problema di confine ingiusto e violato sar\u00e0 sempre, e non potr\u00e0 non esserlo, presente.<\/p><p>Italia e Francia sono portate, dalla loro posizione, dalle tradizioni, alla mutua comprensione dei rispettivi bisogni. Dobbiamo tradurre in realt\u00e0 la istintiva, sincera, secolare aspirazione dei due popoli.<\/p><p>Con la nostra autorizzazione al Governo a ratificare il Trattato, l\u2019Italia d\u00e0 la prova concreta che tale \u00e8 il suo proposito. (<em>Applausi al centro<\/em>).<\/p><p>PRESIDENTE. Il seguito della discussione \u00e8 rinviato alla seduta pomeridiana di domani.<\/p><p>Interrogazioni con richiesta d\u2019urgenza.<\/p><p>PRESIDENTE. Sono pervenute alla Presidenza le seguenti interrogazioni con richiesta di urgenza:<\/p><p>\u00abI sottoscritti chiedono di interrogare il Presidente del Consiglio dei Ministri e il Ministro di grazia e giustizia, per conoscere se il Governo, di fronte alla sentenza 9 giugno-9 luglio 1947 della Corte di cassazione a sezioni unite, con la quale vengono annullate senza rinvio le ordinanze di decadenza dei senatori fascisti, non creda di dover fornire pubbliche precisazioni circa gli effetti della pronuncia, i cui motivi e la cui ispirazione, se sono giurisdizionalmente insindacabili, non sfuggono alla libera critica politica e morale.<\/p><p>\u00abRossi Paolo, Bennani, Carboni Angelo, Canevari\u00bb.<\/p><p>\u00abI sottoscritti chiedono di interrogare il Presidente del Consiglio dei Ministri, per sapere se non ritenga che la Corte suprema di cassazione a sezioni unite, con la sentenza 9 giugno-9 luglio 1947 sulla decadenza dalla carica dei senatori, non abbia, da un lato, invaso il campo del potere legislativo e non si sia attribuito, dall\u2019altro, un potere di controllo costituzionale che ad essa Corte non compete in alcun modo, in quanto non le \u00e8 riconosciuto da alcuna legge.<\/p><p>\u00abLa Rocca, Lombardi Riccardo\u00bb.<\/p><p>Chiedo al Governo quando intende rispondere.<\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> Il Governo risponder\u00e0 al termine della discussione sulla ratifica del Trattato di pace.<\/p><p>PRESIDENTE. \u00c8 pervenuta in oltre la seguente altra interrogazione urgente:<\/p><p>\u00abI sottoscritti chiedono di interrogare il Presidente del Consiglio dei Ministri, per essere rassicurati che il Governo intende dare pronta esecuzione alle provvidenze richieste da una delegazione di mutilati e grandi invalidi della guerra nel colloquio da essa avuto recentemente con una rappresentanza dell\u2019Ufficio di Presidenza dell\u2019Assemblea Costituente e col Sottosegretario alla Presidenza onorevole Martino, che ne riconobbe la fondatezza, impegnandosi a sostenerle al Consiglio dei Ministri, provvidenze consistenti particolarmente:<\/p><ol><li><em>a<\/em>) in un provvedimento che aumenti adeguatamente il trattamento di pensione a coloro che fecero dono alla Patria della loro integrit\u00e0 fisica;<\/li><li><em>b<\/em>) nella immediata concessione di un congruo acconto su tale aumento, similmente a quanto \u00e8 stato fatto per gli impiegati delle pubbliche amministrazioni;<\/li><li><em>c<\/em>) nel collocamento obbligatorio dei mutilati e dei grandi invalidi di guerra, cos\u00ec come \u00e8 disposto dalla legge del 21 agosto 1921, numero 1312, che regola appunto l\u2019assunzione obbligatoria di questi benemeriti figli della Patria.<\/li><\/ol><p>\u00abBibolotti, Molinelli, Schiavetti, Targetti, Chiostergi\u00bb.<\/p><p>Chiedo al Governo quando intende rispondere.<\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> Avverto che il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio sta svolgendo trattative direttamente con rappresentanti dei mutilati, e ritengo di potere dar presto notizia agli onorevoli interroganti dei risultati conseguiti.<\/p><p>PRESIDENTE. Avverto che \u00e8 stata presentata anche la seguente interrogazione con richiesta di svolgimento urgente:<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro dell\u2019agricoltura e delle foreste, per sapere se non ritenga opportuno che, a differenza della condotta negativa tenuta su questo punto dal Governo negli anni decorsi, siano disposti sin d\u2019ora, e comunque prima della semina, opportuni piani e provvidenze diretti ad ottenere il massimo incremento della prossima campagna granaria, evitandosi cos\u00ec che, nella completa oscurit\u00e0 circa gli orientamenti e i disegni del Governo, essa abbia ancora a svolgersi con criteri e piani di mera convenienza aziendale e personale, sovente contrastanti col superiore interesse e le esigenze della collettivit\u00e0.<\/p><p>\u00abArata\u00bb.<\/p><p>Chiedo al Governo quando intende rispondere.<\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> Una Commissione interministeriale sta studiando i problemi di cui a questa interrogazione e prossimamente render\u00e0 note le sue decisioni.<\/p><p>PRESIDENTE. Sono ancora pervenute alla Presidenza le seguenti interrogazioni con richiesta di svolgimento urgente:<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Presidente del Consiglio dei Ministri e i Ministri dell\u2019industria e commercio, dei trasporti e dell\u2019agricoltura e foreste, per sapere se non ritengano necessario ed urgente intervenire, con adeguati provvedimenti, nel grave problema del rifornimento della legna da ardere per il riscaldamento invernale.<\/p><p>\u00abQuesto problema \u2013 al pari di quello della persistente ascesa dei prezzi dei generi alimentari \u2013 si vien facendo ogni giorno pi\u00f9 angoscioso e allarmante, specie per certe categorie della popolazione, prive delle possibilit\u00e0 economiche che consentano loro di fronteggiare i prezzi della legna, avviati a continuo vertiginoso aumento.<\/p><p>\u00abAi fini anche del mantenimento dell\u2019ordine pubblico, che verrebbe certamente ad essere, un giorno, turbato, sembra rendersi indispensabile un superiore intervento anche nel campo dei trasporti ferroviari, una parte dei quali dovrebbe essere riservata al rifornimento di determinate collettivit\u00e0 particolarmente bisognose.<\/p><p>\u00abArata\u00bb.<\/p><p>\u00abI sottoscritti chiedono di interrogare il Ministro dell\u2019interno, per conoscere quali misure siano state prese dall\u2019autorit\u00e0 politica in occasione di comizi, tenuti senza l\u2019osservanza delle relative norme di legge, e della spedizione punitiva organizzata la sera del 20 luglio dall\u2019onorevole Giovanni Tonetti contro la pacifica popolazione di Caorle (Venezia), e quali provvedimenti si intendano assumere per impedire il ripetersi di simili episodi, che \u2013 turbando l\u2019ordine pubblico \u2013 feriscono i pi\u00f9 elementari princip\u00ee delle libert\u00e0 democratiche e rinnovano sistemi universalmente condannati e detestati.<\/p><p>\u00abMentasti, Lizier, Bastianetto, Ponti\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro dei lavori pubblici, per conoscere se esistono speciali ragioni che determinano nell\u2019Azienda della strada la volont\u00e0 o la necessit\u00e0 di ben mantenere le strade nazionali del nord, del centro e di parte dell\u2019Italia meridionale, precisamente fino alla citt\u00e0 di Salerno, mentre da Salerno in gi\u00f9 le strade nazionali sono quasi completamente abbandonate.<\/p><p>\u00abDe Martino\u00bb.<\/p><p>\u00abI sottoscritti chiedono d\u2019interrogare il Ministro dell\u2019interno, per conoscere se sia informato sulle accuse specifiche e documentate, presentate contro la Societ\u00e0 concessionaria del Casin\u00f2 Municipale di Venezia e consistenti in gravi irregolarit\u00e0 di gestione a danno dell\u2019Amministrazione comunale di Venezia;<\/p><p>se intenda intervenire con i provvedimenti di propria competenza, di fronte all\u2019opinione pubblica edotta attraverso la stampa del grave pregiudizio a danno del comune, contro l\u2019attuale Amministrazione comunale di Venezia, la quale continua a conservare la fiducia e la gestione del Casin\u00f2 ad una Societ\u00e0 che, oltre a danneggiare gli interessi dell\u2019Amministrazione comunale, ha danneggiato anche quelli dello Stato, essendo il bilancio del comune integrato dal contributo statale;<\/p><p>se non ritenga necessaria un\u2019azione sollecita onde convincere l\u2019opinione pubblica che il Governo, intendendo seriamente moralizzare la vita pubblica, ha volont\u00e0 e forza per severamente colpire chiunque, specie se pubblica autorit\u00e0, che non abbia rigorosa cura del denaro pubblico;<\/p><p>se ritenga necessario rivedere la legislazione in materia di gestione di case da giuoco onde garantire un pi\u00f9 severo necessario controllo che eviti facili imbrogli a danno della pubblica finanza;<\/p><p>se, infine, non sia maturo il momento di fronte a questi ed altri fatti per aderire alla richiesta di tanta parte della sana opinione pubblica per la definitiva chiusura delle case da giuoco autorizzate.<\/p><p>\u00abSartor, Carbonari, Carignani\u00bb.<\/p><p>Interesser\u00f2 i Ministri competenti perch\u00e9 facciano sapere quando intendono rispondere a queste interrogazioni.<\/p><p>BULLONI. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>BULLONI. Ho presentato alcuni giorni fa una interrogazione urgente sulla crisi dell\u2019energia elettrica in Alta Italia, e sui provvedimenti che si intendono adottare in vista del rinnovarsi di questa crisi. Chiedo quando il Governo intende rispondere.<\/p><p>PRESIDENTE. Porr\u00f2 questa interrogazione all\u2019ordine del giorno della prima seduta in cui si tratteranno le interrogazioni.<\/p><p>COSTANTINI. In data 16 giugno ho presentato una interrogazione al Presidente del Consiglio ed al Ministro degli esteri per sapere se erano a conoscenza dell\u2019esistenza in Albania di circa 700 operai italiani, che sono l\u00e0 e che non possono ritornare. Data l\u2019importanza dell\u2019argomento chiederei che mi si rispondesse subito.<\/p><p>SFORZA, <em>Ministro degli affari esteri. <\/em>Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>SFORZA, <em>Ministro degli affari esteri. <\/em>Credo che i trattenuti in Albania siano meno di 700. Dalle notizie in mio possesso risulta che essi sarebbero da 3 a 400; si tratta di operai qualificati o piccoli professionisti che sono utili in quel paese, ma che sono trattenuti, contrariamente ad ogni legge internazionale.<\/p><p>Purtroppo, non abbiamo rapporti diplomatici con l\u2019Albania ed io ho tentato attraverso vari canali indiretti di avere notizie. Ma, <em>more orientale<\/em>, tutto questo avviene con una certa calma.<\/p><p>Mi risulta comunque che questi nostri connazionali non sono maltrattati.<\/p><p>COSTANTINI. Io ho corrispondenze di operai di laggi\u00f9 che attestano che il numero dei nostri connazionali \u00e8 di 700 e non di 300, essi invocano l\u2019intervento del Governo italiano.<\/p><p>Pregherei l\u2019onorevole Ministro degli esteri di fare maggiori accertamenti. A tanti anni di distanza dalla guerra, sono tornati anche i prigionieri e non vedo la ragione per cui non debbano tornare anche questi nostri connazionali.<\/p><p>Se \u00e8 possibile, chiederei risposta scritta.<\/p><p>PRESIDENTE. Domani vi saranno due sedute: alle 9.30 per il seguito della discussione del decreto concernente l\u2019istituzione di una imposta straordinaria progressiva sul patrimonio; alle 17 per il seguito della discussione sulla ratifica del Trattato di pace.<\/p><p>Avverto i colleghi che nell\u2019eventualit\u00e0 che nella seduta mattutina non si possa ultimare la discussione sull\u2019imposta patrimoniale, la seduta pomeridiana potr\u00e0 prolungarsi nella serata per completare tale discussione.<\/p><p>(<em>Cos\u00ec rimane stabilito<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Interrogazioni.<\/p><p>PRESIDENTE. Si dia lettura delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.<\/p><p>MOLINELLI, <em>Segretario<\/em>, legge:<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede di interrogare i Ministri dei lavori pubblici e dei trasporti, per sapere se sia eventualmente esatto che l\u2019Azienda nazionale autonoma della strada \u2013 accampando infondate esigenze del traffico \u2013 si opponga, con gravissimo danno dei numerosi comuni interessati, al ripristino della linea tranviaria Albano-Velletri, reclamata insistentemente dalle popolazioni dei Castelli Romani cos\u00ec duramente provate dalla guerra.<\/p><p>\u00abVeroni\u00bb.<\/p><p>\u00abI sottoscritti chiedono di interrogare il Presidente del Consiglio dei Ministri e il Ministro del tesoro, per conoscere:<\/p><ol><li><em>a<\/em>) quale fondamento abbiano le notizie pubblicate dalla stampa circa irregolarit\u00e0 attribuite all\u2019ARAR per la cessione di residuati di guerra ad una societ\u00e0 commissionaria, ed in genere circa i sospetti e le deficienze, ormai di dominio pubblico, nelle operazioni di vendita di ingenti quantitativi di materiali;<\/li><li><em>b<\/em>) i risultati delle indagini circa incendi e furti, che ripetutamente si verificano nei campi di deposito dell\u2019ARAR;<\/li><li><em>c<\/em>) i motivi che inducono i dirigenti dell\u2019ARAR ad alienare a speculatori notevoli quantitativi di materiale di uso, che potrebbero essere ceduti, con evidente vantaggio di tutti, a determinate categorie di consumatori.<\/li><\/ol><p>\u00abGli interroganti, inoltre, chiedono di conoscere se nell\u2019interesse dell\u2019erario e di fronte a tante accuse e voci di sospetti, non si ritenga opportuno nominare una Commissione di inchiesta su tutto il funzionamento di questa complessa e importante azienda.<\/p><p>\u00abNumeroso, Leone Giovanni, Riccio\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede di interrogare il Presidente del Consiglio dei Ministri, e i Ministri dell\u2019industria e commercio e delle finanze, per sapere se, in relazione ai vincoli rigorosi stabiliti per le altre provincie d\u2019Italia sulla circolazione delle automobili e sull\u2019assegnazione del carburante, sussista per Roma un particolare regime, tale da consentire che le automobili \u2013 sia di privata propriet\u00e0, che di pubblico servizio \u2013 vengano usate anche come mezzo ordinario di accesso, specialmente nelle ore notturne, ai locali di divertimento o di ritrovo in genere, e tale anche da consentire la larga circolazione di automobili dei Ministeri ed enti pubblici senza stretta necessit\u00e0 di servizio.<\/p><p>\u00abE, comunque, per sapere se l\u2019onorevole Ministro delle finanze non ritenga conveniente disporre perch\u00e9 i locali uffici finanziari e fiscali provvedano ad opportune ispezioni, nei luoghi sopradetti, per l\u2019accertamento della propriet\u00e0 degli automezzi come sopra adibiti, ai fini dell\u2019acquisizione di pi\u00f9 completi elementi di valutazione tributaria, quale parziale rimedio per l\u2019imposizione di quella disciplina e solidariet\u00e0 sociali, alle quali sono, in parte, legate le sorti della ricostruzione nazionale.<\/p><p>\u00abArata\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro dell\u2019interno, per sapere per quali ragioni, in occasione di una riunione di lavoratori indetta dalla Camera del lavoro nell\u2019interno della Ditta Carlo Erba a Milano, la forza pubblica si \u00e8 recata preventivamente presso la ditta, chiedendo se questa desiderava che la riunione venisse impedita con la forza, al che la ditta ha risposto negativamente; e se non creda che queste sollecitazioni di interventi non chiesti da nessuno, ma offerti tanto inopportunamente da parte delle autorit\u00e0 di pubblica sicurezza, non ottengano altro effetto che quello di inasprire gli animi e turbare l\u2019ordine pubblico. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abMariani Francesco\u00bb<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro delle finanze, per conoscere il motivo per cui non \u00e8 stato ancora prorogato il termine di validit\u00e0 per la riduzione della tassa di registro dei contratti di cessione agli istituti bancari dei crediti degli appaltatori statali, beneficio inizialmente concesso con decreto 16 dicembre 1936, n. 2170, e susseguentemente confermato con ulteriori decreti. Tale termine \u00e8 venuto a scadere il 30 giugno 1947 ed il mantenimento del beneficio \u00e8 richiesto, tra l\u2019altro, dalle esigenze dell\u2019opera di ricostruzione del Paese.<\/p><p>\u00abL\u2019interrogante chiede se l\u2019onorevole Ministro non ritiene, intanto, opportuno, nelle more della emanazione dell\u2019ulteriore decreto di proroga, disporre che gli uffici competenti registrino i contratti di cessione percependo la tassa nella misura precedentemente praticata. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abSalvatore\u00bb.<\/p><p>\u00abI sottoscritti chiedono di interrogare il Ministro della pubblica istruzione, sulla domanda inoltrata dal Rettore dell\u2019Universit\u00e0 degli studi di Catania perch\u00e9 siano assegnati alla detta Universit\u00e0 i locali dell\u2019ex G.I.L., in via Plebiscito, per l\u2019istituzione della Casa dello studente: data l\u2019importanza dell\u2019Universit\u00e0 di Catania, che conta circa 5000 iscritti, \u00e8 necessario che essa sia fornita della Casa dello studente, come altre Universit\u00e0, anche meno importanti. All\u2019uopo la destinazione dei locali suaccennati dell\u2019ex G.I.L. riesce opportuna e soddisfacente. Tali locali, gi\u00e0 appartenenti al comune di Catania, e poi ceduti all\u2019Opera Balilla, cui succedette la G.I.L., sono affidati ad una gestione commissariale col compito di assegnarli alla G.I. Nulla di pi\u00f9 adatto, quindi, che ne sia fatta la concessione per la istituzione della Casa dello studente in rispondenza ai fini stabiliti dalle vigenti disposizioni a favore della Giovent\u00f9 italiana. (<em>Gli interroganti chiedono la risposta scritta<\/em>).<\/p><p>\u00abDi Giovanni, Sapienza\u00bb.<\/p><p>\u00abI sottoscritti chiedono di interrogare il Ministro dei lavori pubblici, per sapere se e come intenda intervenire in favore delle costituite cooperative edilizie tra impiegati statali per la costruzione di case di abitazione a scomputo e con partecipazione dello Stato.<\/p><p>\u00abIl decreto legislativo 8 maggio 1947, numero 399, con le provvidenze dirette ad agevolare la ripresa delle costruzioni edilizie operanti nel territorio della Repubblica, costituisce un privilegio antidemocratico, perch\u00e9 privilegio \u00e8 fonte inevitabile di protezionismi e di ingiustizie per difetto di controllo contro il numero rilevantissimo di interessati. Una estensione di tali privilegi alle diverse cooperative edilizie costituite in molti centri della Repubblica deve ritenersi, invece, protezione del cooperativismo che la Repubblica deve agevolare quale fonte di ripresa della economia nazionale; protezione della classe impiegatizia come da reiterati impegni governativi; gara tra Enti che lo Stato pu\u00f2 bene controllare con provvidenze legislative le quali valgano anche a garanzia delle somme anticipate per le costruzioni. (<em>Gli interroganti chiedono la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abSapienza, Di Giovanni\u00bb.<\/p><p>\u00abI sottoscritti chiedono di interrogare il Ministro delle finanze, per sollecitare il provvedimento di proroga del beneficio della riduzione di tassa di registro per le cessioni di credito degli appaltatori a favore delle banche che finanziano l\u2019esecuzione dei loro appalti statali.<\/p><p>\u00abTale riduzione fu per la prima volta sancita dal decreto 16 dicembre 1936, n. 2170 e, poich\u00e9 fu limitata nel tempo, sopraggiunta la recente guerra, fu rinnovata con altri decreti (decreti 23 marzo 1940, n. 286; 11 marzo 1941, n. 170; 24 dicembre 1942, n. 1633 ed altri). Dopo la guerra l\u2019agevolazione fu ancora rinnovata per la ricostruzione; ma, poich\u00e9 fu sempre posta una limitazione nel tempo, la agevolazione stessa \u00e8 scaduta il 30 giugno 1947 e si attende la proroga gi\u00e0 annunciata.<\/p><p>\u00abTardando tale proroga, gli appaltatori non possono fare altra cessione di credito alle banche perch\u00e9 la tassa normale sarebbe onerosissima, ed in mancanza di tale cessione, che le garantisca, le banche non fanno altri finanziamenti.<\/p><p>\u00abGli interroganti chiedono altres\u00ec che il Ministro delle finanze istruisca gli uffici dipendenti di percepire la tassa ridotta nelle more della pubblicazione del decreto contenente la proroga, come \u00e8 avvenuto le volte precedenti. (<em>Gli interroganti chiedono la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abTrimarchi, Caronia\u00bb<\/p><p>PRESIDENTE. Le interrogazioni test\u00e9 lette saranno inscritte all\u2019ordine del giorno e svolte al loro turno, trasmettendosi ai Ministri competenti quelle per le quali si chiede la risposta scritta.<\/p><p>La seduta termina alle 23.35.<\/p><p>Ordine del giorno per le sedute di domani.<\/p><p>Alle ore 9.30:<\/p><p><em>Seguito della discussione sul disegno di legge<\/em><em>:<\/em><\/p><p>Convalida del decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato in data 29 marzo 1947, n. 143, concernente l\u2019istituzione di una imposta straordinaria progressiva sul patrimonio. (14).<\/p><p>Alle ore 17:<\/p><ol><li>\u2013<em> Seguito della discussione sul disegno di legge<\/em><em>:<\/em><\/li><\/ol><p>Approvazione del Trattato di pace tra le Potenze Alleate ed Associate e l\u2019Italia, firmato a Parigi il 10 febbraio 1947. (23).<\/p><ol start=\"2\"><li>\u2013 <em>Seguito della discussione sul disegno di legge<\/em><em>:<\/em><\/li><\/ol><p>Convalida del decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato in data 29 marzo 1947, n. 143, concernente l\u2019istituzione di una imposta straordinaria progressiva sul patrimonio. (14).<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Versione PDF ASSEMBLEA COSTITUENTE CCVI. SEDUTA POMERIDIANA DI LUNED\u00cc 28 LUGLIO 1947 PRESIDENZA DEL PRESIDENTE TERRACINI \u00a0 INDICE Disegno di legge (Seguito della discussione): Approvazione del Trattato di pace tra le Potenze Alleate ed Associate e l\u2019Italia, firmato a Parigi il 10 febbraio 1947. (23). 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