{"id":2060,"date":"2023-09-10T22:31:10","date_gmt":"2023-09-10T20:31:10","guid":{"rendered":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=2060"},"modified":"2023-10-21T21:21:47","modified_gmt":"2023-10-21T19:21:47","slug":"antimeridiana-di-lunedi-28-luglio-1947","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=2060","title":{"rendered":"ANTIMERIDIANA DI LUNED\u00cc 28 LUGLIO 1947"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"2060\" class=\"elementor elementor-2060\" data-elementor-post-type=\"post\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-d1e18de elementor-section-full_width elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"d1e18de\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-87fe741\" data-id=\"87fe741\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-d53e910 elementor-align-right elementor-widget elementor-widget-button\" data-id=\"d53e910\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"button.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-button-wrapper\">\n\t\t\t\t\t<a class=\"elementor-button elementor-button-link elementor-size-sm\" href=\"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/19470728_1.pdf\" target=\"_blank\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-content-wrapper\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-icon\">\n\t\t\t\t<i aria-hidden=\"true\" class=\"icon icon-view\"><\/i>\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-text\">Versione PDF<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-63e28c6 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"63e28c6\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>ASSEMBLEA COSTITUENTE<\/p><p>ccv.<\/p><p>SEDUTA ANTIMERIDIANA DI LUNED\u00cc 28 LUGLIO 1947<\/p><p>PRESIDENZA DEL PRESIDENTE <strong>TERRACINI<\/strong><\/p><p><strong>\u00a0<\/strong><\/p><p><strong>INDICE<\/strong><\/p><p><strong>\u00a0<\/strong><\/p><p><strong>Congedi:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p><strong>\u00a0<\/strong><\/p><p><strong>Interrogazioni <\/strong>(<em>Svolgimento<\/em>)<strong>:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p>Grassi, <em>Ministro di grazia e giustizia<\/em><\/p><p>Targetti<\/p><p>Rossi Paolo<\/p><p>Scelba, <em>Ministro dell\u2019interno<\/em><\/p><p>Bitossi<\/p><p>Lizzadri<\/p><p>Uberti<\/p><p>Pella, <em>Ministro delle finanze<\/em><\/p><p>Ghidetti<\/p><p>Marazza, <em>Sottosegretario di Stato per l\u2019interno<\/em><\/p><p>Musolino<\/p><p><strong>\u00a0<\/strong><\/p><p><strong>Disegno di legge <\/strong>(<em>Seguito della discussione<\/em>)<strong>:<\/strong><\/p><p>Approvazione del Trattato di Pace tra le Potenze Alleate e Associate e l\u2019Italia firmato a Parigi il 10 febbraio 1947. (23).<\/p><p>Presidente<\/p><p>Benedettini<\/p><p>Sforza, <em>Ministro degli affari esteri <\/em><\/p><p>Caronia<\/p><p>Rossi Paolo<\/p><p>La seduta comincia alle 9.30.<\/p><p>ROSELLI, <em>ff. Segretario,<\/em> legge il processo verbale della precedente seduta antimeridiana.<\/p><p>(<em>\u00c8 approvato<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Congedi.<\/p><p>PRESIDENTE. Hanno chiesto congedo i deputati: Cannizzo, Bianchi Bianca, Persico.<\/p><p>(<em>Sono concessi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Svolgimento di interrogazioni.<\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019ordine del giorno reca: Interrogazioni.<\/p><p>La prima \u00e8 quella degli onorevoli Targetti, Malagugini, Carpano Maglioni, Vernocchi, Lussu, Maffi, Cianca, Macrelli, Cevolotto, Longo, Parri, Codignola, Priolo, al Ministro di grazia e giustizia, \u00abper sapere se sia esatto il riferimento, che un giornale della capitale ha pubblicato in questi giorni, di una intervista nella quale il Ministro avrebbe espresso opinioni, fatto apprezzamenti, e preannunciato propositi in pieno contrasto con l\u2019azione che lo Stato, attraverso i suoi vari organi, deve compiere in difesa del suo nuovo ordinamento\u00bb.<\/p><p>Segue poi l\u2019interrogazione degli onorevoli Rossi Paolo, Bocconi, Lami Starnuti, Ghidini, Carboni Angelo, Pera, Mazzoni, D\u2019Aragona, Piemonte, Grilli, Caporali e Zanardi, che, per affinit\u00e0 di argomento, ritengo possa essere abbinata alla precedente. L\u2019interrogazione \u00e8 del seguente tenore:<\/p><p>Al Presidente del Consiglio dei Ministri e al Ministro di grazia e giustizia, \u00abper conoscere, in relazione alle recenti dichiarazioni dell\u2019onorevole Ministro di grazia e giustizia, se il Governo non creda che l\u2019amnistia, istituto di cui si \u00e8 per il passato deplorevolmente abusato, debba essere riservata alla deliberazione dell\u2019Assemblea, secondo previsto nel progetto di Costituzione\u00bb.<\/p><p>L\u2019onorevole Ministro di grazia e giustizia ha facolt\u00e0 di rispondere.<\/p><p>GRASSI, <em>Ministro di grazia e giustizia. <\/em>Onorevoli colleghi, sono lieto di rispondere all\u2019interrogazione dell\u2019onorevole Targetti, che ha una portata di ordine pi\u00f9 generale, ed a quella pi\u00f9 particolare presentata dall\u2019onorevole Rossi Paolo. Dico che sono lieto perch\u00e9 queste interrogazioni mi danno occasione di poter dire all\u2019Assemblea quali sono i veri miei propositi al riguardo di questa materia complessa e per correggere degli errori eventuali e delle deformazioni che, credo, in buona fede, siano state espresse, anche da altri nostri colleghi, sulla stampa quotidiana.<\/p><p>Premetto, e questo \u00e8 necessario saperlo, che non si tratta di una vera e propria intervista, in cui le parole siano state dettate, valutate e soppesate, ma di un colloquio, come chiaramente del resto \u00e8 detto nella pubblicazione fatta dal giornale <em>Tempo<\/em>, fra me e l\u2019avvocato Schir\u00f2, un antico funzionario dell\u2019Assemblea, che oggi esercita con successo l\u2019avvocatura; colloquio, come \u00e8 detto nella stessa pubblicazione, cordiale, pur essendosi mantenuto fra punti di dissenso. E quel \u00abfra punti di dissenso\u00bb vi dice che era un colloquio nel quale non eravamo completamente d\u2019accordo. Del resto, il commento che segue dimostra che i concetti espressi dall\u2019articolista non erano quelli da me manifestati.<\/p><p>Questa premessa \u00e8 necessaria per chiarire il mio pensiero e rivedere in questo articolo quella parte che possa riguardarmi.<\/p><p>La materia trattata nel colloquio \u00e8 vastissima e fu, sinteticamente, accennata. Essa meriterebbe una lunga ed ampia discussione perch\u00e9 investe tutti i provvedimenti presi contro il fascismo e contro il collaborazionismo in materia penale, elettorale, amministrativa. Tema, dunque, vastissimo.<\/p><p>Procediamo in via sintetica.<\/p><p>Materia penale: nella materia penale si presentano tre punti di vista: giurisdizioni speciali, legislazioni speciali, provvedimenti di amnistia intervenuti in questa materia.<\/p><p>Per quanto riguarda la legislazione speciale, voi sapete che vi sono provvedimenti del 1944 e del 1945 che formano la legislazione speciale per quel che riguarda i delitti fascisti e quelli di collaborazionismo.<\/p><p>Il tema fondamentale della conversazione che si svolse tra me e l\u2019avvocato Schir\u00f2 fu particolarmente quello che riguardava la parte giurisdizionale. E questa fu l\u2019unica parte sulla quale fui veramente esplicito, e in cui dissi che pensavo (e su questo credo che siamo tutti d\u2019accordo) di poter passare quanto pi\u00f9 presto possibile dalle giurisdizioni speciali alla giurisdizione ordinaria; e dissi che il Governo aveva gi\u00e0 preso provvedimenti nel senso che le Corti d\u2019assise speciali venivano ad essere prorogate fino al 31 dicembre 1947 per quanto si riferisce ai processi gi\u00e0 trasmessi in giudizio, mentre i processi ancora in istruttoria passavano alla magistratura ordinaria.<\/p><p>Questo \u00e8 il provvedimento sul quale non possiamo non essere tutti d\u2019accordo: tornare alla normale ed unica giurisdizione per tutti i cittadini italiani.<\/p><p>Rimangono solo in piedi i tribunali straordinari per le rapine, che, come sapete, furono determinati in seguito agli efferati delitti che minacciavano la sicurezza pubblica. Ma, ad ogni modo, tali reati vanno diminuendo con l\u2019aumentare della sicurezza pubblica nel nostro Paese e soprattutto con l\u2019aumento degli organi di polizia e col rafforzarsi del prestigio dello Stato. Il tribunale straordinario per le rapine \u00e8 un istituto che potrebbe anche eliminarsi subito, se le condizioni in Sicilia non consigliassero di mantenerlo ancora per un po\u2019 di tempo in funzione.<\/p><p>Questo giudizio, che espressi al mio interlocutore, lo confermo ora dinanzi all\u2019Assemblea Costituente.<\/p><p>Per quanto riguarda l\u2019amnistia, le mie dichiarazioni furono molto chiare ed esplicite e non comprendo come si possa equivocare al riguardo.<\/p><p>Io dissi che non credevo che si potesse intervenire nel modificare la legislazione vigente e neanche provocare altri decreti di amnistia. Io ritengo che ormai questo tema della legislazione speciale, che fu giustificato in clima speciale, non debba essere toccato.<\/p><p>L\u2019amnistia, che porta il nome dell\u2019onorevole Togliatti, l\u2019amnistia del 1946, ha gi\u00e0 svuotata quella legislazione, perch\u00e9 le leggi del 1944 e del 1945 consideravano reati che sono stati, nella grande maggioranza dei casi, amnistiati.<\/p><p>\u00c8 vero che nei provvedimenti di amnistia vi sono alcune limitazioni; ma tanto la Cassazione, come magistratura ordinaria, quanto le Corti straordinarie, hanno raramente applicati questi limiti, perch\u00e9 furono congegnati in modo da rendere dubbia e difficile l\u2019applicazione.<\/p><p>E allora, in questo dubbio, la magistratura assolve.<\/p><p>Questa \u00e8 la verit\u00e0.<\/p><p>Io non discuto il provvedimento, che fu emanato appunto per pacificare il Paese dopo il <em>referendum,<\/em> e per consolidare la Repubblica.<\/p><p>In conclusione, nell\u2019intervista dissi: provvedimenti non prendo nel campo della legislazione speciale e non intendo nemmeno proporre nuove amnistie, perch\u00e9 sono anche d\u2019accordo col principio esposto nell\u2019interrogazione dall\u2019onorevole Rossi ed altri che l\u2019amnistia deve essere concessa dal Parlamento, come \u00e8 gi\u00e0 stabilito dall\u2019articolo 775 del progetto di Costituzione. L\u2019amnistia non deve essere un\u2019arma in mano al potere esecutivo, ma deve essere riservata alla deliberazione dell\u2019Assemblea parlamentare. Cos\u00ec del resto si fa in Francia, dove in questi giorni \u00e8 stato approvato un provvedimento di amnistia con decisione del Parlamento.<\/p><p>Queste dichiarazioni, quindi, credo che non possano che trovare l\u2019assenso dell\u2019Assemblea, poich\u00e9 rispondono a princip\u00ee veramente democratici.<\/p><p>Ma qual \u00e8 il punto incriminato, se cos\u00ec si pu\u00f2 dire, di questa mia intervista? Che di fronte a taluni casi di condanne, che mi sono state prospettate, e possono apparire sproporzionate rispetto ad altre date in ambienti, in periodi di tempo diversi e con criteri differenti rispetto all\u2019amnistia, il Governo possa intervenire con particolari provvedimenti di grazia esaminando caso per caso.<\/p><p>Non credo che si possa dire che io abbia con ci\u00f2 scoperto le prerogative dei Capo dello Stato; anche perch\u00e9, \u00e8 sempre il Ministro di grazia e giustizia che deve proporre, sulle singole domande di grazia, i provvedimenti del genere.<\/p><p>In ogni modo, \u00e8 bene che l\u2019Assemblea conosca anche la cifra dei condannati e dei giudicabili per reati politici, perch\u00e9 possa illuminarsi sulla situazione precisa a questo riguardo: i condannati ed i giudicabili, prima che fosse emanato il provvedimento di amnistia, erano 10.851; poi, in seguito all\u2019amnistia, furono liberati 6436, cosicch\u00e9 ne rimasero poco pi\u00f9 di 4000. Questa era la situazione del dicembre 1946.<\/p><p>Nel maggio del 1947 erano rimasti soltanto, fra giudicati e giudicabili, 2978 casi, e di questi soltanto 1374 condannati e 1608 ancora giudicabili, ossia coloro, che debbono ancora subire il giudizio.<\/p><p>La portata, quindi, di tutta questa grande questione si riduce ad essere assai limitata.<\/p><p>Si \u00e8 detto anche che in questo colloquio non mi sia occupato dei partigiani. Questo rilievo merita di essere considerato: non me ne sono occupato, prima di tutto perch\u00e9 non se n\u2019\u00e8 parlato, poi perch\u00e9 l\u2019amnistia per i partigiani fu completa e si estese a tutti i reati politici da essi compiuti.<\/p><p>Non si tratta quindi di considerare a parte provvedimenti per i partigiani. L\u2019unica pratica di partigiani di cui mi sono occupato (e a questo proposito \u00e8 venuta da me una Commissione dell\u2019A.N.P.I.) \u00e8 questa: che vi sono alcuni partigiani che non sono stati ancora rinviati a giudizio. Ci\u00f2 \u00e8 dipeso dal fatto che la situazione di essi \u00e8 collegata ad altre situazioni particolari di altri imputati di reati di rapina ed altri gravi delitti. Ad ogni modo, per questi pochi casi, io ho preso impegno perch\u00e9 i giudizi vengano affrettati con la maggior possibile sollecitudine. Non comprendo quindi che cosa ci possa essere da criticare sui concetti e sui propositi da me manifestati.<\/p><p>Questo per quanto riguarda la parte penale. Non reputo poi di dovermi occupare di ci\u00f2 che ha detto un giornale circa la pretesa mia volont\u00e0 di estendere l\u2019amnistia alle disposizioni di carattere amministrativo, vale a dire, per essere pi\u00f9 espliciti, alle confische dei beni di coloro che furono amnistiati. L\u2019Assemblea sa benissimo che le confische dei beni sono comprese nell\u2019amnistia, perch\u00e9 siamo nel campo delle sanzioni civili, non gi\u00e0 di quelle penali. \u00c8 quindi escluso, nel modo pi\u00f9 assoluto, che io, come Guardasigilli, mi sia mai occupato di tale materia.<\/p><p>E veniamo ora alla parte elettorale. Mi si domand\u00f2 se era opportuno e prudente privare, con disposizioni eccezionali, circa 200 mila persone del diritto del suffragio attivo.<\/p><p>Dissi, non gi\u00e0 come Ministro, ma come membro della Commissione elettorale della quale ebbi a far parte sino a pochi giorni prima della mia nomina a Ministro, che non mi pareva che le norme fissate nella legge elettorale conducessero a tenere lontano dall\u2019elettorato attivo questo gran numero di persone: per me si trattava e si tratta di escludere poche migliaia di persone. A che cosa si ridusse questo mio apprezzamento? Si ridusse a questo, che, all\u2019obiezione rivoltami che non era conveniente e giusto continuare a sottrarre all\u2019elettorato alcune centinaia di migliaia di persone, io mi limitai a rettificare che l\u2019esclusione riguardava un numero di poche migliaia di cittadini.<\/p><p>Ultima questione quella relativa all\u2019epurazione dell\u2019Amministrazione statale, parastatale e degli enti locali. In risposta a questa domanda, dissi qual \u00e8 l\u2019attuale situazione, che cio\u00e8 per gli alti gradi, vi sono circa 200 ricorsi al Consiglio dei Ministri, a cui bisogna, in un modo o nell\u2019altro, provvedere.<\/p><p>In questa materia, mi limitai a dire che non si possono accettare i ricorsi di coloro che si sono affrettati a scegliere volontariamente la via del collocamento a riposo con trattamento di quiescenza, venendo cos\u00ec ad estinguere, in linea di diritto, ogni possibilit\u00e0 di un\u2019ulteriore giurisdizione. Non ho quindi fatto altro, in merito a tale questione, che porre un limite a provvedimenti di clemenza e non gi\u00e0 ad allargarli.<\/p><p>Per quello poi che concerne i gradi bassi, per i quali ben 15 mila ricorsi furono proposti al Consiglio di Stato, io dissi ci\u00f2 che credo risponda a un sentimento unanime del Paese, come conferm\u00f2 l\u2019onorevole Presidente del Consiglio in questa Assemblea, che cio\u00e8 questi ricorsi pendenti presso il Consiglio di Stato, sono di coloro che rappresentano gli straccetti dell\u2019Amministrazione, e mentre turbano la pace sociale servono ad inceppare tutto l\u2019andamento dei lavori dello stesso Consiglio di Stato. Soggiunsi, quindi, che sarebbe quanto mai auspicabile addivenire ad una pacificazione, ad una sanatoria per tutta questa povera gente, anche perch\u00e9 \u00e8 indubbio che questi piccoli sentono una disparit\u00e0 fra il trattamento fatto ad essi e quello che \u00e8 stato fatto invece ai grandi e possenti del regime fascista.<\/p><p>Ecco dunque il succo delle mie affermazioni: affermazioni che la stampa ha riportato conferendo ad esse diversi significati od intenzioni, in buona o in mala fede, secondo le proprie tendenze ma che io comunque confermo ora dinanzi a voi, perch\u00e9 lo scopo che mi anim\u00f2 e mi anima non era se non quello di perseguire una maggiore distensione degli animi, per consolidare in questa maniera la Repubblica, voluta con decisione sovrana dal popolo italiano. (<em>Applausi al centro e a destra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019onorevole Targetti ha facolt\u00e0 di dichiarare se sia sodisfatto.<\/p><p>TARGETTI. Come ha detto l\u2019onorevole Ministro, la nostra interrogazione si riferisce ad una materia molto vasta, complessa e importante tanto che non \u00e8 possibile, in sede d\u2019interrogazione, non dico trattarla a fondo, ma neppure entrare in molti particolari.<\/p><p>Da questo settore dell\u2019Assemblea, dai vari gruppi che lo compongono, \u00e8 stata presentata questa interrogazione perch\u00e9 si \u00e8 sentita la necessit\u00e0 di richiamare l\u2019attenzione prima del Ministro, poi dell\u2019Assemblea, su quello che era stato l\u2019effetto prodotto in molti ambienti dalla intervista o conversazione al ministro attribuita. Questa interrogazione gli ha dato modo di fare dichiarazioni delle quali prendiamo atto con vero compiacimento, se non altro in quella parte nella quale egli riconosce che vi sono degli errori da correggere nel riferimento delle sue parole e che sono state date interpretazioni arbitrarie al suo pensiero.<\/p><p>Egli spiega anzitutto che non si trattava di una vera e propria intervista, ma di una semplice conversazione. Io non ho nessuna autorit\u00e0 per dare consigli a nessuno e tanto meno agli egregi colleghi che occupano l\u2019alto seggio di Ministro, ma, certo, meno interviste i Ministri danno e meno pericolo corrono di doverle poi correggere e in parte smentire.<\/p><p>Per\u00f2, l\u2019onorevole Grassi deve riconoscere che il riferimento del suo pensiero deve essere stato profondamente \u2013 direi quasi, stranamente \u2013 errato, se gli sono state attribuite affermazioni di tanta gravit\u00e0, da lui non confermate e se alle sue parole \u00e8 stata data una intonazione ben diversa da quella che, qui, hanno avuto le sue dichiarazioni.<\/p><p>Come suol dirsi, \u00e8 il tono, che in gran parte, fa la musica; sicch\u00e9 lo stesso motivo, d\u00e0 sensazioni diverse se \u00e8 in tono maggiore o in tono minore. Si pu\u00f2 passare dall\u2019allegria alla malinconia. L\u2019onorevole Grassi potrebbe dire che si \u00e8 data da noi una interpretazione arbitraria, non serena. Ed \u00e8 vero che in politica \u00e8 difficile mantenersi giudici sereni. Ma l\u2019onorevole Grassi deve tener presente quella che si pu\u00f2 dire l\u2019orchestrazione ricevuta dalla sua intervista da parte di movimenti politici, da parte di gruppi finanziari \u2013 ci\u00f2 che \u00e8 pi\u00f9 grave \u2013 i quali sostengono che la Repubblica non ha bisogno di essere difesa, ma lo sostengono unicamente perch\u00e9 non vorrebbero che fosse difesa. Rivendicano la libert\u00e0 di attentare alla libert\u00e0, che soltanto ieri, ed a prezzo di tanti sacrifici e dolori fu riconquistata. Si sono commentate e salutate quelle sue parole, onorevole Ministro, come l\u2019inizio di una nuova politica del Governo, in questa materia. Una politica alla quale noi ci opporremmo con tutte le nostre forze. E non si pu\u00f2 dire che siano state interpretazioni arbitrarie.<\/p><p>Guardi, onorevole Grassi. Quando ella ha parlato dell\u2019abolizione delle Corti d\u2019assise straordinarie, ne ha parlato come di una prova di un nuovo indirizzo per la normalizzazione che il Governo vuole conseguire.<\/p><p>Ella mi insegna che non \u00e8 cos\u00ec. L\u2019abolizione delle Corti d\u2019assise straordinarie non \u00e8 una novit\u00e0 programmatica. Era stata prevista anche dall\u2019onorevole Gullo. Ella sa che queste Corti d\u2019assise straordinarie dovevano morire il primo di agosto. Ci\u00f2 non fu possibile, perch\u00e9 per quella data non era stata ancora costituita la nuova Corte d\u2019assise non essendo ancora venuto all\u2019Assemblea il disegno di legge relativo. Io non so se da un decreto preparato dall\u2019onorevole Gullo o dall\u2019attuale Ministro venne la proroga al 31 dicembre.<\/p><p>GRASSI, <em>Ministro di grazia e giustizia.<\/em> La proroga \u00e8 stata concessa per gli imputati gi\u00e0 rinviati a giudizio; gli altri passano direttamente da oggi alle Corti d\u2019assise ordinarie.<\/p><p>TARGETTI. Questa \u00e8 una notizia che nell\u2019intervista non c\u2019\u00e8, ma che non mi rallegra eccessivamente, perch\u00e9 per quante critiche si possano fare alle Corti d\u2019assise straordinarie, \u00e8 ancora pi\u00f9 difficile avere molta fiducia nelle Corti d\u2019assise cos\u00ec come oggi sono costituite. Queste Corti d\u2019assise con gli assessori di creazione fascista, non hanno accontentato nessuno: non quelli che sono fautori della giuria popolare, non quelli che ritengono che anche i reati pi\u00f9 gravi debbano essere deferiti alla Magistratura ordinaria.<\/p><p>La composizione ed il funzionamento delle attuali Corti d\u2019assise, le categorie sociali da cui vengono tolti gli Assessori, non ci rassicurano e quindi non ci rassicura, ma ci inquieta questa fretta di passare processi di carattere politico alle Corti d\u2019assise ordinarie.<\/p><p>Ella ha annunciato anche, molto lietamente, l\u2019abolizione dei Tribunali straordinari. S\u00ec, lo so, \u00e8 un principio meritevole del massimo ossequio, quello della unit\u00e0 giurisdizionale, ma non bisogna farne un feticcio.<\/p><p>L\u2019unit\u00e0 giurisdizionale vale in tempi sani, in tempi normali. Ma perch\u00e9 ci si deve scandalizzare che in tempi cos\u00ec eccezionali come quelli che abbiamo attraversato e come sono in parte anche quelli che ancora attraversiamo, si sia dovuto fare ricorso a questi Tribunali straordinari, che poi sono Tribunali militari?<\/p><p>Io ho sempre pensato che per chiudere la bocca a quanti si scagliano contro questi Tribunali straordinari basti ricordare loro l\u2019eccidio di Villarbasse.<\/p><p>Sarebbe disconoscere le esigenze della difesa sociale, rifiutarsi di riconoscere la necessit\u00e0 transitoria di norme di competenza eccezionali di fronte a manifestazioni eccezionali di impressionante criminalit\u00e0.<\/p><p>Venendo al punto del dissenso pi\u00f9 profondo, le ricordo, onorevole Grassi, come ella ad un certo punto, abbia detto nella sua conversazione, che l\u2019attenzione del Ministro non poteva fare a meno di fermarsi sulla situazione di coloro che, in applicazione dei decreti del 1944 e 1945, sono stati colpiti con maggiore severit\u00e0 nel primo biennio dell\u2019applicazione dei decreti stessi, che non successivamente. Vorrei dire che ella ha sparso qualche lacrima sopra la sorte di taluni di questi colpevoli che possono essere stati trattati pi\u00f9 severamente di quelli giudicati pi\u00f9 di recente. Ma ella non si \u00e8 posto il problema se maggiore rispetto alle esigenze della giustizia vi sia stato nelle sentenze pi\u00f9 severe piuttosto che nelle sentenze pi\u00f9 miti.<\/p><p>Ella dice bene: \u00e8 una materia complessa e grave che non si pu\u00f2 discutere in questa sede. Ma anche qui \u00e8 utile dire quanto sia pericoloso autorizzare, sia pure involontariamente, a rendere la repressione dei delitti fascisti una cosa sempre meno seria. E poi ella ha parlato anche delle interpretazioni contrastanti che hanno avuto le cause ostative all\u2019amnistia.<\/p><p>Onorevole Grassi, questa s\u00ec che \u00e8 una questione delicata e dolente a toccare.<\/p><p>Secondo lei l\u2019amnistia del giugno 1946 avrebbe avuto interpretazioni contrastanti nel senso di aver dato luogo a delle ingiustizie che soltanto attraverso grazie ed indulti si possono riparare. Ma se c\u2019\u00e8 una caratteristica nell\u2019interpretazione che la giurisprudenza ha dato a quel decreto, la caratteristica \u00e8 di una costante aberrazione. Io mi permetto fare una sola citazione per tutte. Si tratta, fra le tante, di una sentenza della Corte di Cassazione. Non leggo il nome del Presidente, non leggo il nome del relatore. Preferisco non leggerli. Una sentenza della Cassazione, che stabilisce questo principio: in tema di collaborazione politica costituisce indubbiamente sevizia, ma non gi\u00e0 sevizia particolarmente efferata qual \u00e8 richiesta dall\u2019articolo 3 del decreto 22 giugno 1946, per l\u2019esclusione dell\u2019amnistia, il sospendere un partigiano per i piedi e fargli fare da pendolo mediante pugni e calci, onde indurlo a dichiararsi colpevole ed accusare i propri compagni.<\/p><p>Onorevole Grassi, non tocchiamo proprio per piet\u00e0 nazionale questo triste tasto dell\u2019interpretazione data da tanta parte della magistratura&#8230; (<em>Applausi a sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Per piet\u00e0 nazionale, perch\u00e9 abbiamo tutti, perch\u00e9 ha la Nazione l\u2019interesse di avere dei giudici che interpretino, sia pure errando \u2013 perch\u00e9 errare \u00e8 umano e nel giudicare \u00e8 ancora pi\u00f9 facile \u2013 ma con coscienza, con intelligenza senza prevenzioni, senza faziosit\u00e0 la legge di cui \u00e8 loro affidata l\u2019applicazione. La interpretino sempre col proposito di renderla pi\u00f9 che \u00e8 possibile giusta, umana, utile ai supremi interessi della societ\u00e0, bene intonandola alla esigenza di giustizia fortemente sentita dalla collettivit\u00e0.<\/p><p>Ecco perch\u00e9, anche per la buona amicizia che ci lega, onorevole Grassi, da tanti anni, ella deve credere che io mi sono sinceramente doluto quando ella ha fatto cenno a ci\u00f2.<\/p><p>Infine, quando ella, onorevole Ministro dice che bisogna intervenire efficacemente con larghi decreti di indulti per dei gruppi di condannati, lo dice, o glielo fa dire quel suo intervistatore che, avendo avuto, a quanto mi viene riferito, qualche dispiacere dall\u2019epurazione, si trova forse in uno stato d\u2019animo che gli fa attribuire al Ministro quello che corrisponderebbe ai suoi desideri.<\/p><p>GRASSI. <em>Ministro di grazia e giustizia. <\/em>Ho chiarito prima quale \u00e8 stato il mio concetto&#8230; quello che ho detto.<\/p><p>TARGETTI. Prendo atto che non l\u2019ha detta, questa che sarebbe stata una enormit\u00e0 giuridica ed anche una enormit\u00e0 politica e morale.<\/p><p>Ma chi si vuole beneficiare? Non bastano tutti quelli che sono sfuggiti a qualsiasi sanzione? Tutti quelli che sono stati beneficiati da una amnistia, diciamolo francamente, mal congegnata e malissimo applicata? A chi volete dare il beneficio della grazia e dell\u2019indulto? Fra poco si finir\u00e0 col condannare chi ha commesso il grave peccato di essere stato sempre antifascista, se si continua in questa strada. (<em>Applausi a sinistra<\/em>)<\/p><p>Ed io mi permetto concludere in questo senso, senza punta di malizia.<\/p><p>Onorevole Grassi, a quanto ini risulta, ella non \u00e8 stata mai infetto da lue fascista. \u00c8 questo un ottimo precedente. Per me la lue fascista \u00e8 una di quelle malattie di cui difficilmente si pu\u00f2 guarire interamente, quando un giorno abbia preso pieno possesso del nostro organismo.<\/p><p>Ella, questa lue, per sua fortuna, non l\u2019ha sofferta. Non credo, quindi, che ella voglia dare alla sua politica un indirizzo che sarebbe di favoritismo fascista. Per farlo bisognerebbe anche che si mettesse d\u2019accordo con l\u2019onorevole De Gasperi. Con quello di ieri, se non con quello di oggi; con le dichiarazioni che fece presentando il suo&#8230; non so dirne il numero esatto, perch\u00e9 sono tanti questi suoi Ministeri, presentando il suo penultimo Ministero. In quelle dichiarazioni egli affermava precisamente e solennemente di voler provvedere alla difesa della Repubblica. E present\u00f2 un particolare disegno di legge che non ha ancora ritirato. (<em>Commenti<\/em>)<em>.<\/em> Il Ministro di grazia e giustizia dovrebbe concordare questa nuova politica anche con l\u2019onorevole Scelba, che, se non gode di una buona stampa presso di noi, non \u00e8 certo perch\u00e9 non sia stato sempre antifascista e repubblicano. Come potrebbe associarsi ad una politica filofascista? Finch\u00e9 si tratta di proibire i comizi nelle fabbriche, \u00e8 un\u2019altra cosa. Si tratta di impedire la propaganda comunista e socialista. (<em>Interruzioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>UBERTI. Per evitare i contrasti fra operai nell\u2019interno delle fabbriche.<\/p><p>TARGETTI. Questa \u00e8 la curiosa giustificazione del provvedimento data dall\u2019onorevole Scelba. Egli ha detto: \u00abAbbiamo voluto proibire i comizi, perch\u00e9 nelle fabbriche ci sono diversit\u00e0 di opinioni\u00bb.<\/p><p>Ma i comizi si tengono appositamente perch\u00e9 esistono diversit\u00e0 di idee. Altrimenti sarebbero perfettamente inutili.<\/p><p>Noi concludiamo, onorevole Grassi, augurandoci che ella voglia accentuare la politica di difesa della Repubblica, non gi\u00e0 indebolirla. (<em>Applausi a sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019onorevole Rossi Paolo ha facolt\u00e0 di dichiarare se sia sodisfatto.<\/p><p>ROSSI PAOLO. L\u2019onorevole Ministro di grazia e giustizia ha troppa consuetudine con testi di filosofia per non sapere che la soddisfazione \u00e8 fuori dei limiti del razionale. Non si dorr\u00e0, quindi, se manifester\u00f2 la mia parziale insoddisfazione! Sono imperfettamente sodisfatto, perch\u00e9, mentre godo di sentire dalla sua autorevole voce che non si pensa ad una generale amnistia, ma ad un indulto per categorie (in realt\u00e0 tutti i provvedimenti di amnistia e di indulto sono per categorie, per gruppi, perch\u00e9 fino adesso, anche nell\u2019abuso ridicolo e spaventoso che si \u00e8 fatto dal 1922 in poi, nessuno ha mai pensato ad una amnistia universale, ad un indulto per tutti, che superi i limiti delle categorie e perdoni alla totalit\u00e0 dei malfattori), e mi preoccupa la pubblicit\u00e0 data alle dichiarazioni dell\u2019onorevole Ministro.<\/p><p>Ho detto che si \u00e8 fatto dell\u2019amnistia un largo e quasi ridicolo abuso. Permetter\u00e0 l\u2019Assemblea che io citi un passo del Guicciardini, in cui \u00e8 contenuta una anticipazione del pensiero criminalistico italiano: \u00abBisogna punire tutti i delitti, bisogna punirli a dieci soldi per lira, ma fare in modo che vi sia la certezza della pena\u00bb.<\/p><p>La politica seguita nell\u2019ultimo trentennio \u00e8 esattamente quella opposta.<\/p><p>L\u2019onorevole Targetti ha citato una sentenza che tutti abbiamo letta con orrore. Dir\u00f2 all\u2019onorevole Targetti che insieme con il testo della sentenza \u00e8 veramente deplorevole anche il testo della legge.<\/p><p>Sarebbe stato largamente sufficiente parlare di \u00absevizie\u00bb, che \u00e8 gi\u00e0 un concetto ben grave e ben crudo. Si sono aggiunti un aggettivo spaventoso: \u00abefferate\u00bb, ed un avverbio anche pi\u00f9 grave: \u00abparticolarmente\u00bb. Si \u00e8 parlato di \u00absevizie particolarmente efferate\u00bb creando una mostruosit\u00e0, perch\u00e9 la persona che \u00e8 capace di compiere \u00absevizie particolarmente efferate\u00bb \u00e8 veramente un mostro, pi\u00f9 che un uomo. Allora anche certe sentenze che avrebbero dovuto rettificare la legge, non si perdonano, ma si spiegano dicendo che si \u00e8 fatto di questo istituto dell\u2019indulto e della amnistia un deplorevole abuso anche dopo il fascismo.<\/p><p>Mi compiaccio di sentire dalla bocca del Ministro della giustizia l\u2019affermazione perentoria e chiara, la promessa e, credo, l\u2019impegno definitivo del Governo, che non si presenteranno progetti di amnistia e di indulto, se non attraverso la solennit\u00e0 e la responsabilit\u00e0 dell\u2019Assemblea Nazionale.<\/p><p>Oserei dire che mentre la restituita democrazia ha fatto in molti campi veramente bene, veramente di pi\u00f9 di quello che si poteva aspettare da un osservatore storico anche ottimista, \u00e8 proprio nel campo della giustizia, nel campo delicatissimo della giustizia, che la nuova democrazia repubblicana non ha fatto una grande prova: politicamente non felici, tecnicamente mal congegnate, le leggi per l\u2019epurazione e per la repressione dei delitti fascisti hanno mancato al loro scopo.<\/p><p>Vedo l\u2019onorevole Cappi ed ho paura a far citazioni in latino (<em>Si<\/em> <em>ride<\/em>), che mi sgorgherebbero in questo momento dal cuore, perch\u00e9, inciampando di un piede o di mezzo piede, mi attirerei le sue critiche. Citer\u00f2 in italiano. C\u2019\u00e8 un passo dell\u2019<em>Andria<\/em> di Terenzio in cui si dice: \u00abNoi non tendiamo le nostre reti all\u2019avvoltoio ed all\u2019aquila, al nibbio ed allo sparviero, che ci danneggiano; tendiamo le nostre reti al passero ed al fringuello, al tordo e al merlo, che non ci fanno nulla\u00bb. Tale \u00e8 stata, in conclusione, la legislazione repubblicana, la non felice legislazione repubblicana, in tema di epurazione di delitti fascisti. Abbiamo lasciato passare con le loro grandi ali, i loro artigli ed i loro rostri voraci, il nibbio e l\u2019avvoltoio, e pi\u00f9 di qualche volta abbiamo messo in gabbia, o nella casseruola, il merlo ed il passero.<\/p><p>Capisco, onorevole Ministro \u2013 ed in questo mi dico sodisfatto, sebbene imperfettamente \u2013 la necessit\u00e0 di talune grazie che possono, non dico riparare degli errori, ma compensare ingiustizie e disparit\u00e0. La giustizia \u00e8 sostanzialmente proporzione, e quindi contraddice la propria essenza quando non \u00e8 uniforme.<\/p><p>Capisco la necessit\u00e0 di provvedimenti particolari di grazia per riparare sproporzioni urtanti tra sentenze emanate immediatamente dopo la liberazione e troppo severe, e sentenze pronunciate dopo, infinitamente troppo benevole. Ma occorre, onorevole Ministro, in questo tema avere una straordinaria cautela, una straordinaria prudenza di linguaggio.<\/p><p>Noi abbiamo assistito, subito dopo la lotta della liberazione, a quella che gli inglesi, sempre formalisti nell\u2019applicazione della giustizia, formalisti anche quando decisero, una volta sola nel corso della loro storia, di decapitare il re, chiamarono \u00abrough justice\u00bb, una giustizia ruvida, una giustizia scabra, ma giustizia.<\/p><p>Ebbene, il momento della giustizia ruvida, il momento della giustizia scabra \u00e8 passato. Occorre avere in questo momento una grande attenzione, una grande riverenza, un grande riguardo per l\u2019istituto della giustizia e per la giustizia in s\u00e9, che \u00e8 cos\u00ec vivamente sentita dal popolo italiano. Questa grande riverenza, questo ossequio verso la giustizia, la sua amministrazione e il suo concetto, richiedono di non fare dichiarazioni, onorevole Ministro, che possano essere facilmente interpretate a rovescio, determinando stati d\u2019animo appassionati, inquietudini, desideri ed incertezze. Occorre che questa sovrana prerogativa, questa, direi, quasi mistica prerogativa del Capo dello Stato, che \u00e8 la grazia, non sia messa in piazza, non sia anticipata nei giornali. Occorre che il Ministro della giustizia, il Governo e il Capo dello Stato ci pensino, ma \u00e8 bene che nessuno ne parli, onorevole Ministro.<\/p><p>PRESIDENTE. Seguono due interrogazioni al Ministro dell\u2019interno degli onorevoli Di Vittorio ed altri e dell\u2019onorevole Lizzadri, che si possono abbinare, per affinit\u00e0 di materia:<\/p><p>Di Vittorio, Bitossi, Noce Teresa, Negro, Flecchia, Massini, al Ministro dell\u2019interno, \u00absul contenuto della sua circolare telegrafica dell\u20198 luglio 1947, con la quale si dispone di sottoporre ad autorizzazioni e controlli della polizia le riunioni dei lavoratori all\u2019interno delle aziende in cui lavorano, anche quando dette riunioni sono indette dalle Commissioni interne; ci\u00f2 che costituisce un attentato gravissimo alle libert\u00e0 democratiche e sindacali\u00bb.<\/p><p>Lizzadri, al Ministro dell\u2019interno, \u00abper conoscere i motivi che hanno indotto il direttore generale della pubblica sicurezza ad emanare la circolare 40617\/4412\/1962 dell\u20198 luglio 1947, che vieta le riunioni all\u2019interno delle fabbriche. Questo provvedimento annulla di fatto cinquanta anni di conquiste sindacali, realizzate dai lavoratori italiani di ogni tendenza politica col proprio sacrificio e spesso col proprio sangue, e pone il nostro Paese alla retroguardia di tutte le Nazioni democratiche del mondo. L\u2019interrogante chiede, perci\u00f2, che la circolare venga immediatamente revocata\u00bb.<\/p><p>UBERTI. Pregherei che si abbinasse anche la mia interrogazione sullo stesso argomento.<\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019onorevole Uberti ha presentato questa mattina la seguente interrogazione:<\/p><p>\u00abAl Ministro dell\u2019interno, sulla circolare riguardante i comizi politici nell\u2019interno delle fabbriche e sugli scopi che l\u2019hanno ispirata\u00bb.<\/p><p>Anche questa interrogazione potr\u00e0 essere svolta insieme con quelle degli onorevoli Di Vittorio e Lizzadri test\u00e9 lette.<\/p><p>Comunico inoltre che l\u2019onorevole Bibolotti ha comunicato alla Presidenza di aggiungere la sua firma all\u2019interrogazione dell\u2019onorevole Di Vittorio, cui risponder\u00e0 ora il Ministro dell\u2019interno.<\/p><p>L\u2019onorevole Ministro dall\u2019interno ha facolt\u00e0 di parlare.<\/p><p>SCELBA, <em>Ministro dell\u2019interno.<\/em> Onorevoli colleghi, poich\u00e9 la circolare emanata dal capo della polizia, in ordine ai comizi nell\u2019interno delle fabbriche, \u00e8 stata pubblicata soltanto da un giornale italiano, e le ulteriori precisazioni emanate dal Ministero dell\u2019interno in ordine a questa circolare non furono pubblicate dal giornale che aveva pubblicato la circolare della pubblica sicurezza, io mi permetter\u00f2, anche per una pi\u00f9 chiara intelligenza della questione, di leggere il testo della circolare e le precisazioni del Ministero dell\u2019interno.<\/p><p>La circolare del Direttore generale della pubblica sicurezza diceva:<\/p><p>\u00abRisulta che le Commissioni interne di alcune imprese industriali hanno sollecitato autorizzazione a tenere comizi interno stabilimenti. Per tutela ordine pubblico, in vista possibili incidenti et ripercussioni da parte operai appartenenti diverse tendenze politiche, rappresentasi opportunit\u00e0 che competenti autorit\u00e0 pubblica sicurezza non accordino autorizzazioni\u00bb.<\/p><p>La precisazione del Ministero dell\u2019interno, a seguito delle proteste di una parte della stampa e degli organi confederali, aggiungeva:<\/p><p>\u00abBench\u00e9 il testo sia sufficientemente chiaro, ad evitare arbitrarie interpretazioni ed ingiustificate agitazioni, si precisa che il richiamo riguarda unicamente i comizi per i quali occorre a norma di legge la preventiva autorizzazione da parte della pubblica sicurezza.<\/p><p>\u00abSono escluse perci\u00f2 ovviamente tutte le riunioni a carattere privato per le quali non occorre la preventiva autorizzazione da parte della pubblica sicurezza, ed a maggior ragione le assemblee dei lavoratori per la trattazione dei loro problemi sindacali.<\/p><p>\u00abInoltre, non si tratta, come si \u00e8 asserito, di un divieto generale di comizi, ma, per ragioni di opportunit\u00e0, di facolt\u00e0 a non concedere le eventuali autorizzazioni quando circostanze particolari, da stabilirsi dalle autorit\u00e0 locali competenti, lo giustifichino.<\/p><p>\u00abIn quanto alla ragione della disposizione, si conferma che essa \u00e8 stata sollecitata dai lavoratori a salvaguardia della loro libert\u00e0 di opinioni e per evitare possibili conflitti nell\u2019interno dei luoghi di lavoro\u00bb.<\/p><p>Questo \u00e8 il testo degli atti ufficiali che riguardano questa materia. Come \u00e8 venuta al Ministero dell\u2019interno l\u2019idea di emanare una circolare siffatta? Essa, contrariamente a quanto si \u00e8 voluto far ritenere, non corrisponde al proposito di limitare la libert\u00e0 di chiunque, bens\u00ec di rafforzare la libert\u00e0 di tutti.<\/p><p>Al principio del mese di luglio, il prefetto di una grande citt\u00e0 industriale dell\u2019Alta Italia informava il Ministero dell\u2019interno che due Commissioni interne di due grandi fabbriche avevano chiesto l\u2019autorizzazione a tenere comizi nell\u2019interno degli stabilimenti. Il prefetto, nel segnalare la richiesta, faceva le seguenti osservazioni, che mi permetto di sottoporre all\u2019Assemblea: \u00abRilevo che le maestranze, composte di operai di diverse tendenze politiche, dovrebbero tutte partecipare per opportunit\u00e0 ambientale, tanto pi\u00f9 che eventuali assenze verrebbero indubbiamente notate e forse sorvegliate da compagni di lavoro di partiti diversi.<\/p><p>\u00ab\u00c8 facile arguire che la situazione che ne deriverebbe potrebbe facilmente sfociare in gravi inconvenienti, poich\u00e9 nel caso di partecipazione darebbe luogo a contraddittori e contrasti che turberebbero il regolare svolgimento dei comizi, per cui in casi di astensione di gruppi di tendenze diverse si verificherebbero incidenti che rappresenterebbero pericoloso lievito per altre manifestazioni all\u2019interno e fuori degli stabilimenti. E ci\u00f2 senza accennare alla gravit\u00e0 delle conseguenze, qualora, nel rovente clima di un comizio politico, si dovesse verificare la possibilit\u00e0 di disordini nel momento stesso il cui il comizio si svolge.<\/p><p>\u00abPer questi motivi e per tali considerazioni, sottopongo a codesto Ministero, perch\u00e9 esamini l\u2019opportunit\u00e0 con tempestive disposizioni di ordine generale, di proibire i comizi politici all\u2019interno degli stabilimenti industriali\u00bb.<\/p><p>Segnalazioni di questo genere erano pervenute da altre parti d\u2019Italia, e gruppi di lavoratori avevano sollecitato anche il Ministero dell\u2019interno a prendere provvedimenti di questo genere. \u00c8 risultato anche che, in qualche posto, per evitare che venisse turbata la pace, l\u2019armonia, la tranquillit\u00e0 nell\u2019interno degli stabilimenti e fra i lavoratori, i rappresentanti dei partiti politici locali avevano preso l\u2019iniziativa di evitare che nell\u2019interno degli stabilimenti si tenessero comizi politici.<\/p><p>Queste, onorevoli colleghi, le ragioni che hanno consigliato e dettato la circolare. Attentato alle libert\u00e0 democratiche? Nell\u2019aprile scorso, in occasione della Pasqua, le organizzazioni dei lavoratori cristiani presero l\u2019iniziativa di tenere delle conferenze in preparazione della Pasqua, nell\u2019interno degli uffici e degli stabilimenti e al di fuori di essi. In quell\u2019occasione, la stampa \u2013 e mi riferisco alla stampa che oggi protesta vivamente per le disposizioni emanate dal Ministero dell\u2019interno \u2013 protest\u00f2 non meno vivacemente contro questo intervento da parte di organizzazioni cattoliche che desideravano tenere nell\u2019interno degli uffici, degli stabilimenti queste riunioni. Anche allora si insorse con energici inviti al Ministero dell\u2019interno di impedire che si tenessero di queste riunioni.<\/p><p>Onorevoli colleghi, il Fronte di unit\u00e0 repubblicana \u2013 non so come oggi si chiami, perch\u00e9 si tratta di una associazione di forze politiche che varia continuamente \u2013 il Fronte di unit\u00e0 repubblicana dunque prese in quel momento anch\u2019esso vigorosa posizione ed eman\u00f2 un ordine del giorno di protesta che mi permetto di leggere all\u2019Assemblea Costituente. Traggo questa lettura dal giornale <em>Il Momento<\/em> del 25 marzo 1947 e aggiungo che si tratta dei dipendenti del Ministero dei lavori pubblici. Ecco dunque in quali termini suona l\u2019ordine del giorno di questo Fronte:<\/p><p>\u00abRitenuto che non si ravvisano motivi plausibili per giustificare tale determinazione \u2013 quella cio\u00e8 di tenere conferenze religiose per i lavoratori nei luoghi del loro lavoro \u2013 sia perch\u00e9 non vi sono precedenti di tal genere neppure in periodo fascista, sia perch\u00e9 i dipendenti hanno tutta la possibilit\u00e0, ove lo credano, di dedicarsi alle loro pratiche confessionali in giorni, in ore, in luoghi diversi da quelli del loro lavoro, nella preoccupazione che sotto la veste della pura manifestazione di ordine religioso se ne nascondano invece altre di carattere politico, eleva la sua protesta contro tali tentativi di raggiungere fini politici con mezzi apparentemente destinati ad altro scopo e ad elusione delle vigenti disposizioni\u00bb.<\/p><p>Ora, onorevoli colleghi, qui si trattava di manifestazioni di carattere religioso, di quella religione che costituisce il patrimonio morale della stragrande maggioranza dei lavoratori italiani.<\/p><p>MORANINO. Al Ministero della guerra sono state sempre tenute queste manifestazioni religiose e mai nessuno ha protestato: com\u2019\u00e8?<\/p><p>SCELBA, <em>Ministro dell\u2019interno.<\/em> Onorevole collega, l\u2019<em>Avanti!<\/em>, in data 25 dello stesso marzo 1947, trattando dello stesso argomento, arrivava addirittura a parlare di scandalo: era, per questo foglio, addirittura uno scandalo che si tenessero riunioni di carattere religioso nei luoghi di lavoro. Io non dico, onorevole collega, che riunioni di questo genere non si siano tenute; dico che se si \u00e8 parlato di scandalo, allorch\u00e9 si \u00e8 trattato di una manifestazione di carattere religioso, e quindi non politico, a maggior ragione si sarebbe protestato violentemente contro una manifestazione a carattere politico nell\u2019interno di un ufficio o di uno stabilimento.<\/p><p>Non intendo dire con questo che era legittima la protesta; dir\u00f2, anzi, che di quella protesta ritengo non si sia tenuto conto, tanto pi\u00f9 che queste riunioni si tenevano fuori degli stabilimenti e tanto pi\u00f9 \u2013 ripeto \u2013 che si trattava di manifestazioni religiose, di quella religione che, come dicevo prima, rappresenta il patrimonio comune&#8230; (<em>Proteste a sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>GIUA. Non era quello il luogo; ci sono le chiese.<\/p><p>TONELLO. Andate in chiesa!<\/p><p>SCELBA, <em>Ministro dell\u2019interno.<\/em> \u2026di tutti i lavoratori italiani o perlomeno della stragrande maggioranza dei lavoratori italiani. (<em>Interruzioni dei deputati Moranino e Pratolongo \u2013 Commenti a sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. Onorevole Moranino, non interrompa! Onorevole Pratolongo, non \u00e8 lei l\u2019interrogante che ha diritto di rispondere.<\/p><p>SCELBA, <em>Ministro dell\u2019interno.<\/em> Onorevole Tonello, non si trattava di una cerimonia religiosa; si trattava di conferenze da tenersi nei circoli ricreativi. (<em>Interruzioni a sinistra \u2013 Proteste al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Dicevo che se vi \u00e8 stata tanta sensibilit\u00e0 per una riunione a carattere religioso, se si \u00e8 ritenuto che tenere nell\u2019interno di un ufficio o di uno stabilimento riunioni a carattere religioso fosse addirittura un attentato alla libert\u00e0 politica dei lavoratori, perch\u00e9 attraverso manifestazioni a carattere religioso si potevano raggiungere delle finalit\u00e0 politiche, a maggior ragione penso che allorch\u00e9 si vogliano tenere delle manifestazioni spiccatamente politiche non possano venire meno le preoccupazioni affacciate per manifestazioni a carattere religioso.<\/p><p>Comunque, onorevoli colleghi, ho voluto richiamare questi precedenti, perch\u00e9 la sensibilit\u00e0 politica deve essere generale, e quando si condanna un provvedimento, bisogna esaminarne la genesi, le ragioni e avere una certa coerenza; ma il provvedimento in s\u00e9 e per s\u00e9 non instaura e non innova nulla. \u00c8 stato affermato ed era chiaramente detto e indicato che noi non si intendeva interferire nelle manifestazioni all\u2019interno degli stabilimenti; dico che con questa disposizione non sono vietate neppure, come si \u00e8 detto, le conferenze e neppure i comizi, <em>a priori<\/em>, anche nell\u2019interno degli stabilimenti; ma si d\u00e0 la possibilit\u00e0 alla autorit\u00e0 di pubblica sicurezza, e nei casi in cui l\u2019autorit\u00e0 di pubblica sicurezza lo ritiene in virt\u00f9 delle leggi vigenti, di concedere o non concedere l\u2019autorizzazione a tenere il comizio politico nello stabilimento; cos\u00ec come \u00e8 data all\u2019autorit\u00e0 di pubblica sicurezza la possibilit\u00e0 di concedere o non concedere la possibilit\u00e0 di tenere un comizio politico in una grande piazza, quando particolari ragioni, quando particolari contingenze possono sconsigliare di concedere una siffatta autorizzazione. Anche a proposito dell\u2019autorizzazione di tenere comizi nelle piazze, per esempio, a seguito dei noti incidenti verificatisi in Italia, abbiamo richiamato l\u2019attenzione della pubblica sicurezza, nel desiderio di evitare turbamenti all\u2019ordine pubblico, alla pace sociale, per garantire ed assicurare che la lotta politica si svolga (<em>Interruzioni e commenti a sinistra<\/em>) in clima di assoluto rispetto democratico, perch\u00e9 si neghi l\u2019autorizzazione a tenere comizi in piazze centrali.<\/p><p><em>Una voce a sinistra.<\/em> Anche Mussolini parlava cos\u00ec!<\/p><p>SCELBA, <em>Ministro dell\u2019interno.<\/em> Onorevoli colleghi, posso dire che quando Mussolini vietava i comizi, il divieto valeva per gli oppositori, mentre lasciava piena ed unica libert\u00e0 al suo partito di tenere tutti i comizi che voleva. (<em>Interruzioni a sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Nel caso specifico la disposizione ha un valore generale, e non vieta i comizi, ma vieta i comizi nelle fabbriche.<\/p><p>TOGLIATTI. Siete un altro che prende a maestro Mussolini! (<em>Proteste al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>SCELBA, <em>Ministro dell\u2019interno.<\/em> \u00c8 dovere del Governo di assicurare che la lotta politica, che la propaganda politica si svolgano col rispetto delle minoranze. Ora, se una base morale e prettamente democratica ha questo provvedimento, precisamente sta in questo: di volere assicurare la libert\u00e0 di opinione delle minoranze politiche. <em>(Interruzioni a sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>E sta in questo, onorevoli colleghi, la caratteristica di una democrazia: cio\u00e8 a dire nello sforzo di assicurare la libert\u00e0 delle minoranze, perch\u00e9, assicurando la libert\u00e0 delle minoranze, si assicura la libert\u00e0 della stessa maggioranza; dato che ci\u00f2 che oggi \u00e8 maggioranza pu\u00f2 essere minoranza domani. (<em>Applausi al centro \u2013 Rumori a sinistra \u2013 Interruzione del deputato Bitossi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Vengo a lei, onorevole Bitossi.<\/p><p>Io sono pienamente d\u2019accordo con l\u2019onorevole Bitossi. Sono d\u2019accordo in questo: che io dovrei augurarmi e anzi dovrei avere la certezza che la Confederazione del lavoro \u00e8 col Governo in questa politica. Perch\u00e9 l\u2019onorevole Bitossi o l\u2019onorevole Di Vittorio devono garantire la libert\u00e0 di tutti i lavoratori indipendentemente dalla loro fede politica, come posso pretendere dal mio amico Pastore che deve tutelare e difendere la libert\u00e0 delle opinioni politiche dei lavoratori socialcomunisti. Ma esiste la possibilit\u00e0 che venga minacciata, sia pure attraverso intimidazioni di carattere psicologico, la libert\u00e0 di opinione dei lavoratori; come, ad esempio, quando le Commissioni di fabbrica prendono iniziative di carattere non sindacale (su cui nessuno discute perch\u00e9 questo \u00e8 loro compito istituzionale), ma di tenere comizi di parte \u2013 che poi sono sempre di una sola parte. Qui la libert\u00e0 sindacale non c\u2019entra; e che le Commissioni di fabbrica si tramutino talvolta in agenti di partito \u00e8 pi\u00f9 che provato.<\/p><p>Si \u00e8 visto, per esempio, di recente in una grande citt\u00e0 dell\u2019Alta Italia, una Commissione di fabbrica pretendere che i lavoratori facessero quattro ore di straordinario destinando il 50 per cento del ricavato all\u2019assistenza interna e il 50 per cento a favore della stampa comunista.<\/p><p>Cos\u00ec, in un\u2019altra grande citt\u00e0 del Nord, \u00e8 avvenuto che la Commissione interna (e d\u2019onorevole Bitossi ne sa qualche cosa, perch\u00e9 vi \u00e8 stata una larga polemica) e la Camera del lavoro abbiano preso l\u2019iniziativa di fare lavorare in giorni festivi tutti i lavoratori a favore del Partito comunista. (<em>Commenti<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Ora che il nostro sforzo di ristabilire la legge, di ristabilire la normalit\u00e0, il nostro sforzo di assicurare a tutti i lavoratori la loro piena libert\u00e0 di opinioni (<em>Interruzioni a sinistra<\/em>)<em>,<\/em> e che non subiscano neppure la coazione morale che deriva dal numero e dalla maggioranza, che questo sforzo di restaurazione delle libert\u00e0 possa essere qualificato gesto reazionario o antidemocratico, io personalmente non lo vedo; e non posso accettare questa critica nei limiti in cui il provvedimento \u00e8 stato emesso nell\u2019ambito delle leggi, nel rispetto di tutte le libert\u00e0.<\/p><p>Peraltro non ho mai considerato che i lavoratori che si riuniscono su invito delle Commissioni interne per trattare problemi di categoria facciano comizi; considero la riunione un\u2019assemblea libera di lavoratori che discutono problemi propri di lavoro, e per queste assemblee nessuno ha mai pensato che potessero comunque interferire l\u2019autorit\u00e0 dello Stato e la polizia. Per il divieto che, ripeto, non ha carattere generale, ma significa soltanto possibilit\u00e0, facolt\u00e0, consentita all\u2019autorit\u00e0 di pubblica sicurezza di vietare in determinate circostanze, non occorreva neppure un\u2019autorizzazione espressa, perch\u00e9 le autorit\u00e0 gi\u00e0 posseggono questo diritto. Si tratta di un richiamo specifico ad una possibilit\u00e0, ad una situazione, che era stata particolarmente segnalata dagli organi responsabili dello Stato: possibilit\u00e0 di evitare manifestazioni politiche per assicurare la pace all\u2019interno degli stabilimenti ed il libero sviluppo delle attivit\u00e0 del lavoro per evitare conflitti (ce ne sono tanti nelle piazze e nella stampa).<\/p><p>Ma lasciamo che i lavoratori, nelle ore di lavoro, lavorino in pace, tranquillamente, senza che la politica vada a turbare tutte le manifestazioni della vita sociale! (<em>Applausi al centro<\/em>).<\/p><p>Se questo sforzo, che tende a restaurare e garantire la libert\u00e0 di tutti, possa essere qualificato antidemocratico, lascio all\u2019Assemblea di decidere. (<em>Applausi al centro<\/em>).<\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019onorevole Bitossi, secondo firmatario della prima interrogazione, ha facolt\u00e0 di dichiarare se sia sodisfatto.<\/p><p>BITOSSI. Il testo del telegramma inviato dal Ministro dell\u2019interno ci indica non solo il fatto in se stesso della proibizione delle riunioni di carattere politico, ma implica tutte le riunioni. \u00c8 quindi logica l\u2019interpretazione data dalla pubblica sicurezza locale di proibire tutte le riunioni sia di carattere politico, sia di carattere sindacale che erano state convocate nell\u2019interno degli stabilimenti. Ma il fatto in se stesso dell\u2019invio di un simile telegramma ci indica un indirizzo che \u2013 con un susseguirsi di fatti \u2013 ha portato alla promulgazione del telegramma di cui trattasi.<\/p><p>Sar\u00e0 una cosa strana, onorevole Scelba, ma noi dobbiamo constatare che tutte le volte che le organizzazioni sindacali affrontano un problema tendente a ottenere determinati miglioramenti per la massa dei lavoratori o per qualche categoria, interviene sempre un atto del Ministro dell\u2019interno che sembra voler dire ai datori di lavoro o agli industriali: \u00abTenete duro, ci sono io che vi proteggo (<em>Rumori, al centro \u2013 Approvazioni a sinistra<\/em>), ci sono io che vengo in vostra difesa\u00bb.<\/p><p>E infatti possiamo constatarlo. Una categoria di lavoratori affronta un contratto nazionale. Vi \u00e8 alla testa, alla dirigenza, un elemento attivo che cerca di tutelare gli interessi dei lavoratori. Si prende a pretesto che questo \u00e8 un cittadino svizzero e lo si espelle dall\u2019Italia in maniera brutale che, democraticamente, non \u00e8 assolutamente ammessa.<\/p><p><em>Voci a sinistra.<\/em> E i fascisti li tengono!<\/p><p>BITOSSI. Lo si attende che passeggi per la strada, si allontana la moglie, si carica su di una macchina e, senza documenti e senza un soldo, lo si porta alla frontiera svizzera. Si noti che questo cittadino svizzero \u00e8 nato in Italia, ha fatto gli studi in Italia, si \u00e8 laureato in Italia, vive da undici anni a Sondrio; ha combattuto, malgrado fosse cittadino svizzero, nelle formazioni di partigiani italiani per l\u2019indipendenza italiana.<\/p><p><em>Voci a sinistra.<\/em> Appunto per questo!<\/p><p>BITOSSI. Per il semplice motivo che era svizzero, lo si prende e lo si manda via.<\/p><p>Non solo: si sta affrontando il problema dello sblocco dei licenziamenti. Si vuole impedire che i licenziamenti avvengano, che gli industriali, approfittando di questa congiuntura, gettino sul lastrico elementi che sono attristi sindacali.<\/p><p>Ebbene, a Prato, in Toscana, i lavoratori di uno stabilimento tessile reagiscono; dichiarano lo sciopero bianco per impedire che due membri scaduti della Commissione interna dopo venti giorni siano licenziati. La polizia interviene, occupa lo stabilimento e provoca naturalmente la chiusura dello stabilimento medesimo, che ci risulta ancora occupato dai carabinieri!<\/p><p>Onorevole Scelba, il problema del contenuto del telegramma \u00e8 stato posto perch\u00e9 proibisce le riunioni dentro le fabbriche non politiche; perch\u00e9 il testo del suo telegramma non lascia dubbi, proibisce tutte le riunioni.<\/p><p>SCELBA, <em>Ministro dell\u2019interno.<\/em> Parla di comizi. (<em>Rumori a sinistra<\/em>).<\/p><p>BITOSSI. Io non sono un letterato, ma quando il suo telegramma dice: \u00abPer tutela ordine pubblico in vista possibili incidenti e ripercussioni, da parte operai appartenenti a diverse tendenze politiche, rappresentasi opportunit\u00e0 che competenti autorit\u00e0 pubblica sicurezza non accordino autorizzazioni\u00bb, io non vedo che sia fatta distinzione tra comizi politici e sindacali. Il fatto in se stesso \u00e8 questo: che il suo telegramma dall\u2019autorit\u00e0 di pubblica sicurezza e dallo stesso suo direttore generale, Ferrari, \u00e8 stato interpretato nel senso che tutti i comizi e tutte le riunioni sindacali erano proibite. Tanto \u00e8 vero che il suo direttore generale \u00e8 intervenuto perfino qui a Roma, ad impedire che il Circolo romano del CRAL dei ferrovieri potesse eleggere i propri rappresentanti perch\u00e9 non aveva chiesto l\u2019autorizzazione, ecc.<\/p><p>Quindi lo spirito del telegramma investe tutte le riunioni. Ma quello che a me interessa, come organizzatore sindacale e come appartenente alla Confederazione, \u00e8 che il fatto \u00e8 strettamente connesso con un altro. Onorevole Scelba, noi con la Confindustria stiamo studiando la regolamentazione delle Commissioni interne. Lascio a lei giudicare! Noi presentiamo alla Confindustria un progetto dove \u00e8 detto fra l\u2019altro: \u00abPer qualsiasi riunione delle maestranze nei locali dello stabilimento, le Commissioni interne o l\u2019incaricato sindacale devono avvertire la direzione\u00bb.<\/p><p>Nel frattempo interviene il telegramma del Ministro Scelba. La Confindustria propone l\u2019accettazione di un altro testo che \u00e8 il seguente: \u00abPer qualsiasi riunione di lavoratori da tenersi nell\u2019ambito dello stabilimento, e che sia necessaria per l\u2019espletamento dei propri compiti ai sensi dell\u2019articolo 2, ecc., la Commissione interna o l\u2019incaricato sindacale devono ottenere l\u2019autorizzazione della direzione\u00bb.<\/p><p>Quindi siamo qui di fronte al fatto che mentre fino ad oggi la prassi ordinaria \u00e8 stata che le Commissioni interne, vista la necessit\u00e0 di convocare le maestranze allo scopo di illuminarle su determinate attivit\u00e0, avvertivano la direzione di questa necessit\u00e0 di riunione senza chiedere l\u2019autorizzazione, oggi, viceversa, i lavoratori, se noi accettassimo il comma, come ci \u00e8 stato proposto, dovrebbero chiedere l\u2019autorizzazione alla direzione e alla pubblica sicurezza, in maniera che le riunioni non potrebbero praticamente svolgersi tempestivamente.<\/p><p>Ma \u00e8 proprio esatto che i lavoratori, che le riunioni sindacali, che le riunioni di qualunque genere, devono ottenere l\u2019autorizzazione per convocarsi nell\u2019interno dell\u2019officina?<\/p><p>\u00c8 un comizio che si fa o \u00e8 una riunione privata? Perch\u00e9 io ammetto che si possa anche eventualmente far chiedere l\u2019autorizzazione per i comizi di piazza, ma l\u00ec non si tratta di comizi aperti al pubblico ai quali tutti possono partecipare. L\u00ec si tratta di una riunione privata, tenuta in luogo privato, alla quale partecipano elementi esclusivamente appartenenti a quel determinato ambiente di lavoro ed ove gli estranei non sono assolutamente ammessi; quindi sono riunioni a carattere interno, a carattere privato, ed io penso che non si possa n\u00e9 si debba chiedere alcuna autorizzazione. (<em>Rumori al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>L\u2019onorevole Scelba ha voluto cercare dei precedenti e ha detto che alcune Commissioni interne, alcuni organismi hanno chiesto l\u2019autorizzazione. A noi della Confederazione non ci risulta che questo sia mai avvenuto. Nessuna Commissione interna ha chiesto l\u2019autorizzazione per fare una riunione interna, perch\u00e9 \u00e8 la prassi normale, in quanto c\u2019\u00e8 una regolamentazione \u2013 c\u2019\u00e8 l\u2019accordo Buozzi-Mazzini \u2013 che detta la regolamentazione per le riunioni interne degli stabilimenti. Ma indipendentemente da questo fatto, ha voluto cercare di riallacciarsi ad alcuni fatti ed episodi durante il periodo di preparazione o di discorsi per la Santa Pasqua.<\/p><p>Venendo quindi ad un filo logico delle cose, noi saremmo allora (per interpretare il vero senso reale delle parole dell\u2019onorevole Scelba) solamente autorizzati a fare riunioni interne negli stabilimenti se si tratta di andare a sentire una Messa o soltanto dei discorsi per la Santa Pasqua, perch\u00e9 questi non vengono proibiti, in quanto, secondo lui, non sono di un aspetto tale da richiedere la proibizione, mentre le riunioni di carattere sindacale&#8230;<\/p><p>SCELBA, <em>Ministro dell\u2019interno.<\/em> Lei discute a vuoto. Mi pare che ho precisato che le riunioni sindacali non sono soggette alla disposizione ministeriale&#8230;<\/p><p>BITOSSI. Io domando a lei come pu\u00f2, ad un determinato momento, riconoscere che una \u00e8 una riunione sindacale e l\u2019altra \u00e8 politica oppure se una riunione sindacale diventa o sta per diventare riunione politica, secondo il criterio con cui viene esaminata. Se in una assemblea di stabilimento si esamina, per esempio, il problema del carovita e nel corso della discussione si biasima eventualmente l\u2019atteggiamento del Governo che non realizza determinate azioni in favore di un ribasso del costo della vita, lei me l\u2019interpreta come una riunione politica e mi manda in galera per sei mesi il segretario della Commissione interna. Ripeto dunque che per qualunque riunione che abbia luogo negli stabilimenti (essendo riunioni chiuse senza la partecipazione di estranei) n\u00e9 il Ministro dell\u2019interno, n\u00e9 la Questura locale possono pretendere di far chiedere l\u2019autorizzazione agli organi di polizia.<\/p><p>Io credo quindi che lei, se effettivamente vuole realizzare la tranquillit\u00e0 nelle aziende, non pu\u00f2 che ritirare il telegramma che ha fatto.<\/p><p>Non \u00e8 esatto che negli stabilimenti non vi sia libert\u00e0 di espressione di tutte le tendenze. Noi usciamo da poco tempo dal Congresso confederale. In tutte le fabbriche hanno avuto luogo le assemblee precongressuali. C\u2019\u00e8 stato il cozzo di idee, di indirizzo politico, indirizzo e cozzo di idee che hanno portato al congresso confederale una minoranza agguerrita con 600.000 voti, il che dimostra che la democrazia, la libert\u00e0 di riunioni, il rispetto dell\u2019altrui pensiero, sono stati appieno rispettati nelle riunioni sindacali tenute nell\u2019interno degli stabilimenti.<\/p><p>Non pu\u00f2 ella, oggi, con un pretesto qualsiasi, togliere la libert\u00e0 di riunione e la libert\u00e0 sindacale, ed impedire che dei lavoratori si radunino per esprimere le loro opinioni su tutto quanto interessa e la vita aziendale e la vita nazionale, senza commettere un atto di arbitrio, il quale, invece di portare negli stabilimenti la tranquillit\u00e0, vi porta un continuo fermento.<\/p><p>L\u2019onorevole Scelba sappia che i lavoratori hanno un alto senso di responsabilit\u00e0 e che, se ci sono contrasti interni sulla opportunit\u00e0 di convocare o meno una determinata assemblea, questa \u00e8 questione che pu\u00f2 eventualmente interessare l\u2019organo massimo dell\u2019organizzazione sindacale, cio\u00e8 la Confederazione. Lasci che la Confederazione continui a far vivere nell\u2019ambito delle collettivit\u00e0 lavorative tutti i lavoratori, non frapponga fra i lavoratori medesimi e le organizzazioni sindacali degli impedimenti, che invece di portare tranquillit\u00e0 nelle aziende, vi portano perturbamento, confusione ed attriti pi\u00f9 forti di quello che ella non possa immaginare.<\/p><p>Se ella non ritirer\u00e0 il telegramma o non dar\u00e0 il chiarimento che esso non intende assolutamente proibire le riunioni di qualsiasi natura negli stabilimenti, ella dovr\u00e0 affrontare una serie di agitazioni, che metteranno in subbuglio le aziende. (<em>Proteste al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p><em>Una voce a sinistra.<\/em> A Portolongone ci andrete voi.<\/p><p>BITOSSI. I lavoratori, che sanno di aver conquistato duramente questa libert\u00e0 di riunione, che ella oggi vuole togliere, sapranno con tutti i mezzi difenderla. (<em>Applausi a sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019onorevole Lizzadri ha facolt\u00e0 di dichiarare se sia sodisfatto.<\/p><p>LIZZADRI. Dalle parole del Ministro dell\u2019interno devo constatare che la sostanza \u00e8 questa. La prima circolare \u00e8 stata mandata l\u20198 luglio. Se non ci fossero state le proteste dei giornali e degli interessati, cio\u00e8 le agitazioni nelle fabbriche, probabilmente le cose sarebbero rimaste come il Ministro dell\u2019interno ed il Direttore generale di pubblica sicurezza avrebbero voluto, cio\u00e8 il divieto di tutte le riunioni.<\/p><p>SCELBA, <em>Ministro dell\u2019interno.<\/em> Perch\u00e9, dai primi di luglio fino all\u2019altro ieri non sono state tenute riunioni nelle fabbriche?<\/p><p>LIZZADRI. Per fortuna delle nostre organizzazioni la burocrazia in Italia \u00e8 molto lenta e la vostra circolare \u00e8 arrivata con molto ritardo; se no, avremmo avuto i primi incidenti.<\/p><p>L\u2019onorevole Ministro ha letto l\u2019ordine del giorno del Fronte repubblicano dei partiti; non possiamo seguirlo su quella strada.<\/p><p>Perch\u00e9 non ci legge, invece, le dichiarazioni degli interessati, che sono i lavoratori? Perch\u00e9 non va a domandar loro cosa vogliono: se vogliono o no tenere queste riunioni, o perlomeno se la stragrande maggioranza le voglia o no?<\/p><p>Mi permetta di dire che la sua risposta \u00e8 stata poco abile in certi punti, quando ha portato dei paragoni di alcune riunioni che si vietano o alle quali per lo meno alcuni partiti sono contrari. Praticamente, la conclusione di questa risposta \u00e8 che, se si potessero tenere liberamente le riunioni del suo partito, ella non avrebbe diramato la circolare, non avrebbe impedito che altre correnti potessero tenere le loro riunioni. Ma, quando ha accennato che i partiti fanno questo e fanno quello, \u00e8 chiaro il riferimento: se questo lo lasciate fare pure a noi o lo lasciate fare solo a noi, sta bene. Se volete farlo solo voi, non sta bene. Ma questa \u00e8 la risposta di un uomo di parte e di un partito e non pu\u00f2 essere la risposta di un Ministro della Repubblica italiana.<\/p><p>Ora, prima di tutto, le riunioni dentro le fabbriche sono private o pubbliche? Qui bisogna intendersi, onorevole Scelba, perch\u00e9 sconfiniamo in un campo molto vasto. Come si fanno le riunioni nelle fabbriche? Si fanno a porte chiuse: si chiude il cancello e tutti i lavoratori che vogliono o non vogliono partecipare, intervengono a questa riunione&#8230;<\/p><p>BENEDETTINI. Anche quelli che non vogliono! Bei sistemi!<\/p><p>LIZZADRI. Un momento: ora vi servo subito.<\/p><p>Il Ministro ci ha detto che probabilmente, se ci fossero dei non intervenuti, chiss\u00e0 cosa succederebbe. Egregi colleghi, le fabbriche non sono mica il Consiglio Superiore della pubblica istruzione, per cui se i professori non vanno a votare, viene messa una nota caratteristica&#8230; (<em>Rumori al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p><em>Voci al centro.<\/em> \u00c8 ben peggio!<\/p><p>LIZZADRI. Chi deve giudicare se la riunione \u00e8 privata o non privata; se \u00e8 politica o sindacale? La polizia. Praticamente, cosa succede? Avete giudicato bene e valutato obiettivamente le conseguenze di certi atti? E la polizia che ad un certo momento giudica che quella riunione ha quel tale carattere. Sapete come avvengono le riunioni nelle fabbriche? Ve l\u2019ha gi\u00e0 spiegato il compagno Bitossi. Si passa la parola di compagno in compagno: stasera ci vediamo sul piazzale della fabbrica! E la sera si vedono sul piazzale e ad un certo momento, se c\u2019\u00e8 la necessit\u00e0, si fa un ordine del giorno, si parla male del Governo. La riunione diventa politica. Qualcuno telefona alla polizia: diecimila, cinquemila o cinquecento lavoratori sono riuniti sul piazzale. Accorre la \u00abCelere\u00bb. Cosa succede? Vi siete posto questo problema nell\u2019emanare la circolare? Guardate che se quella circolare non avesse tutti i crismi della regolarit\u00e0: numero di protocollo, data, firma del direttore generale della pubblica sicurezza, io avrei tutti gli elementi per credere che quella circolare \u00e8 stata fatta da agenti provocatori, per provocare disordini nell\u2019interno delle fabbriche. (<em>Applausi a sinistra<\/em>)<em>.<\/em> Ma sulla sostanza, che cosa c\u2019\u00e8 da dire? Nulla, tranne quei piccoli particolari e quelle manifestazioni, che sono discutibili e di cui lei ci ha parlato. Adesso citer\u00f2 le grandi manifestazioni politiche, non di carattere sindacale, avvenute nell\u2019interno delle fabbriche. Ne citer\u00f2 tre, per dirvi lo spirito e la comprensione dei nostri lavoratori. Abbiamo tenuto tre sole grandi manifestazioni politiche.<\/p><p>La prima per la morte del Presidente Roosevelt. Abbiamo invitato tutti i lavoratori a riunirsi nei piazzali delle fabbriche, per commemorare la grande figura del Presidente scomparso.<\/p><p>La seconda per la morte dell\u2019onorevole Grandi, l\u2019apostolo dell\u2019unit\u00e0 sindacale. Noi abbiamo invitato i lavoratori a commemorare la figura di un uomo, che ha speso tutta la vita per i lavoratori italiani.<\/p><p>La terza, per l\u2019ingiusta pace.<\/p><p>Queste le sole manifestazioni politiche in grande stile organizzate nell\u2019interno delle fabbriche. Voi, mi pare, non dimostrate eccessiva riconoscenza verso questi lavoratori. \u00c8 avvenuto mai nessun conflitto tra lavoratori nell\u2019interno delle fabbriche? Non \u00e8 avvenuto mai. Io ho fatto tanti comizi: chi non voleva ascoltarmi se ne andava e nessuno lo tratteneva. (<em>Rumori al centro e a destra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p><em>Voci al centro.<\/em> Non \u00e8 cos\u00ec, non \u00e8 cos\u00ec!<\/p><p>LIZZADRI. Cari colleghi, se dite questo, dimostrate di non avere nessuna conoscenza degli uomini delle nostre fabbriche. Per esempio, alla Fiat-Mirafiori ci sono ventimila lavoratori. Andate a prender nota dei mancanti. Questo pu\u00f2 dirlo soltanto chi non \u00e8 stato mai nell\u2019interno delle fabbriche.<\/p><p>Onorevole Ministro dell\u2019interno, potete star tranquillo: la circolare bisogna interpretarla nel momento in cui \u00e8 stata emanata. Perch\u00e9 \u00e8 stata emanata oggi e non sei mesi o un anno fa? Perch\u00e9 c\u2019\u00e8 un Govern\u00f2 democristiano. C\u2019\u00e8 una ragione. Andate voi stessi nelle fabbriche e voi stessi vedrete che lavoratori, comunisti, socialisti o democratici cristiani, sono tutti contro questo Governo reazionario, tutti senza eccezione. (<em>Applausi a sinistra \u2013 Proteste al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Ci sono due constatazioni che mi permetto di fare su questa circolare, che mi rende veramente perplesso. Una \u00e8 di carattere interno e l\u2019altra \u00e8 di carattere esterno. Quella di carattere interno \u00e8 lo zelo che pongono il Ministero dell\u2019interno e la pubblica sicurezza nel cercare di interpretare certi orientamenti. Noi stiamo trattando da un anno con la Confindustria la regolamentazione delle Commissioni interne. Mai la Confindustria ha chiesto che fossero vietate le manifestazioni nell\u2019interno delle fabbriche. Ci hanno detto che la Confindustria (e questo dimostrerebbe in un certo senso la responsabilit\u00e0 dei dirigenti dell\u2019industria italiana) non ha avuto il coraggio di dirlo apertamente, ma ha fatto sapere che se ci fosse qualche cosa che potesse impedire queste manifestazioni, alla Confindustria farebbe molto piacere.<\/p><p>Il secondo lato, quello esterno, mi dispiace come italiano. Voi non avete nessuna preoccupazione delle ripercussioni che questo fatto pu\u00f2 avere all\u2019esterno&#8230;<\/p><p>SCELBA, <em>Ministro dell\u2019interno.<\/em> Quando ci disturbavate a Venezia, non pensavate alle ripercussioni all\u2019estero. (<em>Commenti a sinistra<\/em>)<em>. <\/em>Per non disturbare la libert\u00e0, bisognerebbe che ci steste voi al Governo! (<em>Commenti e interruzioni a sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>LIZZADRI. Voi sapete che a Ginevra c\u2019\u00e8 stata una grande assemblea alla quale sono intervenuti moltissimi Stati del mondo per discutere la libert\u00e0 sindacale. E sapete per quali ragioni \u00e8 venuta proprio in discussione la libert\u00e0 sindacale? Perch\u00e9 il Senato americano aveva votato delle leggi alle quali lo stesso Presidente aveva messo il veto. Io sono stato orgoglioso, come socialista e come italiano, di poter dire ad una assemblea di cinquanta Nazioni che la nuova Costituzione della Repubblica dei lavoratori italiani ci metteva all\u2019avanguardia della legislazione sociale di tutto il mondo. C\u2019\u00e8 stato un mio collega belga (si vede che anche loro, presso a poco, si trovano nelle nostre stesse condizioni) che ha sorriso ed avvicinandosi mi ha detto: \u00abMa non avete in Italia un Governo democristiano?\u00bb. \u00abS\u00ec, lo abbiamo\u00bb, gli ho risposto. \u00abEd allora, non bisogna sbilanciarsi troppo in certe affermazioni\u00bb, mi ha detto. Questa mattina ho ricevuto una lettera di questo collega belga che mi diceva: \u00abCaro Lizzadri, le mie previsioni erano esatte, perch\u00e9 hai visto che cosa ci fanno i Governi democristiani?\u00bb. Questi Governi, si chiamino cristiano-sociali o democristiani, sono quelli che si oppongono sempre a qualsiasi passo dei lavoratori verso il progresso. (<em>Applausi a sinistra \u2013 Proteste e interruzioni al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p><em>Una voce al centro.<\/em> Demagoghi siete!<\/p><p>LIZZADRI. C\u2019\u00e8 qualche altra cosa, onorevoli colleghi, che secondo me il Ministro, (non dico il direttore generale della pubblica sicurezza, perch\u00e9 egli avrebbe forse il dovere di dimenticare certe cose) che \u00e8 un uomo politico e che \u00e8 stato un antifascista, ha il dovere di tener presente. Ma il Ministro dell\u2019interno, secondo me, nel fare quella circolare, ha dimenticato tre cose:<\/p><p>1\u00b0) ha dimenticato che i lavoratori italiani, in riunione all\u2019interno delle fabbriche, organizzarono i famosi scioperi del 1943 che diedero il primo colpo al fascismo;<\/p><p>2\u00b0) ha dimenticato che il sabotaggio alla produzione industriale durante l\u2019occupazione nazista fu organizzato in riunioni all\u2019interno delle fabbriche.<\/p><p>MEDI. Perch\u00e9 in quel momento non bisognava lavorare. (<em>Rumori a sinistra \u2013 Commenti \u2013 Apostrofi del deputato Laconi all\u2019indirizzo del deputato Medi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. Onorevole Laconi, se ella continua, sar\u00f2 costretto a richiamarla formalmente a norma del Regolamento. (<em>Approvazioni al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Loro tacciano, perch\u00e9 non hanno certamente titolo di merito stamane.<\/p><p>Desideravo precisare che l\u2019onorevole Medi ha detto semplicemente questo: \u00abPerch\u00e9 in quel momento non bisognava lavorare\u00bb.<\/p><p>Quindi, nella fattispecie, non ha pronunciato parole che possano da nessuno essere ritenute offensive; e ci\u00f2 posso dire anche perch\u00e9 da questo banco si sentono meglio le interruzioni.<\/p><p>Dopo di che richiamo l\u2019Assemblea a un maggior rispetto dell\u2019ordine.<\/p><p>LIZZADRI. Dicevo: c\u2019\u00e8 una terza cosa che il Ministro dell\u2019interno ha dimenticato: che il salvataggio di quelle fabbriche e di quei grossi impianti \u00e8 stato organizzato da quei lavoratori in riunioni tenutesi durante l\u2019occupazione nazista; e se l\u2019ha dimenticato il Ministro dell\u2019interno, io posso assicurare l\u2019onorevole Scelba che non l\u2019hanno dimenticato i lavoratori democratici cristiani.<\/p><p>Io credo che sarebbe molto pi\u00f9 giusto e riconoscente verso questi lavoratori che lei e il suo direttore della pubblica sicurezza facessero un altro uso e delle circolari e della polizia. Mandare la polizia contro i lavoratori non ha giovato mai a nessun Governo, onorevole Scelba. Voi avete dimenticato, io credo, che ci sono ancora delle donne e dei bambini assassinati in Sicilia che attendono giustizia dalla vostra polizia. Mandate i carabinieri, mandate la Celere a trovare gli assassini di queste donne e di questi bambini e allora farete un\u2019opera veramente giusta per il nostro Paese e per i nostri lavoratori. (<em>Applausi a sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. Ha facolt\u00e0 di parlare l\u2019onorevole Uberti per dichiarare se sia sodisfatto.<\/p><p>UBERTI. In mezzo a questo battagliare, vorrei dire una parola serena, come antico organizzatore, e per esprimere una esperienza che si \u00e8 verificata nella mia provincia, quando ero prefetto del Comitato di liberazione. Avvenivano dei contrasti, pi\u00f9 che fra democristiani e comunisti, fra socialisti e comunisti \u2013 ad esempio nelle officine ferroviarie di Verona\u2013 in occasione di comizi di propaganda politica.<\/p><p>Bisogna distinguere fra riunioni di carattere sindacale, promosse o meno dalle Commissioni interne, che devono essere esenti da interventi della polizia (l\u2019ha detto il Ministro ed io mi affido alla sua dichiarazione) e riunioni di mera propaganda politica, previste dalla circolare del direttore generale della polizia.<\/p><p>L\u2019onorevole Lizzadri ha detto: \u00abAbbiamo fatto manifestazioni politiche in due o tre casi\u00bb. Ma, onorevole Lizzadri, lei sa benissimo che i partiti politici vanno organizzando nelle fabbriche conferenze di propaganda politica.<\/p><p>LIZZADRI. Voi le fate nelle chiese! (<em>Rumori al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>UBERTI. Ora \u00e8 avvenuto, a Verona, che queste conferenze di propaganda di partito andavano determinando gravi incidenti fra gli operai aderenti alle correnti socialista e comunista. Fu proprio il segretario confederale di corrente socialista che venne da me, prefetto, per dirmi: \u00abBisognerebbe poter evitare che ci fosse una eccessiva accensione di animi fra le varie correnti\u00bb. Io gli ho detto: \u00abIl prefetto non pu\u00f2 intervenire in questa materia&#8230;\u00bb.<\/p><p><em>Una voce a sinistra.<\/em> Che anno era?<\/p><p>UBERTI. Ottobre 1945.<\/p><p>LIZZADRI. La circolare \u00e8 del 1947. (<em>Commenti \u2013 Rumori<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>UBERTI. Ma quanto si \u00e8 concordato dura tuttora.<\/p><p>Io gli risposi: \u00ab\u00c8 la Camera del lavoro stessa che, nell\u2019interesse della coesione, della coesistenza pacifica delle varie correnti di operai, per salvare l\u2019unit\u00e0 sindacale deve fare in modo che si evitino questi incidenti. Io potr\u00f2 favorire, sanzionare questo accordo. E allora fu presa, fra i partiti politici e la Camera confederale del lavoro, la deliberazione di sospendere \u2013 tranne che nel periodo elettorale \u2013 l\u2019indizione di comizi di propaganda politica, lasciando per\u00f2 libera ogni corrente di fare la propria propaganda di carattere sindacale, nell\u2019interno delle fabbriche.<\/p><p>Ora, io ritengo che questa sospensione, anzich\u00e9 suscitare tanti clamori per una circolare, che sanzione una uguale linea di condotta, dovrebbe essere auspicata dalle stesse organizzazioni sindacali, le quali dovrebbero farsi fautrici di un accordo, per cui la propaganda politica di partito sia evitata nelle fabbriche. In questo modo, si farebbe realmente un vantaggio e un progresso, anche per quella che \u00e8 l\u2019unit\u00e0 sindacale; perch\u00e9 in questo modo, non si inacerbirebbero i contrasti di carattere politico fra gli operai della stessa officina.<\/p><p>Quello che \u00e8 stato possibile realizzare nel 1945 a Verona, e con risultati ottimi, non credo sia impossibile attuare in tutta l\u2019Italia. Occorre dimostrare la volont\u00e0 di non accentuare contrasti fra quelle che sono le varie forze della classe operaia, affinch\u00e9 esse restino unite nella difesa dei propri interessi.<\/p><p>Da questo punto di vista, ritengo che, proprio per questa esperienza concreta, vissuta, che ha dato ottimi risultati, sia da augurarsi che le forze sindacali e confederali debbano, anzich\u00e9 promuovere proteste meno fondate, adoperarsi per realizzare una tale situazione.<\/p><p>Se c\u2019\u00e8 una questione sindacale, che assume un aspetto politico, \u00e8 una cosa; ma la pura propaganda di partito evitiamola nell\u2019interno delle fabbriche. (<em>Applausi al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p><em>Una voce a sinistra.<\/em> Ma perch\u00e9 non dice la sua opinione sulla circolare Scelba?<\/p><p>UBERTI. La circolare Scelba non stabilisce alcun divieto per nessuna riunione di carattere sindacale, ma riguarda invece unicamente riunioni di propaganda politica di partito che debbono essere evitate. (<em>Rumori a sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>SCELBA, <em>Ministro dell\u2019interno.<\/em> Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>SCELBA, <em>Ministro dell\u2019interno.<\/em> Non posso seguire l\u2019onorevole Lizzadri nelle frasi ad effetto, anche perch\u00e9 sono un temperamento antidemagogico; ma non posso lasciare inosservato che dal Parlamento italiano sia stato lanciato un insulto contro un partito che, in un secolo di lotta, ha affermato la libert\u00e0 del proprio Paese: il Partito cristiano sociale del Belgio.<\/p><p>Quanto poi alle dichiarazioni fatte dall\u2019onorevole Bitossi e dall\u2019onorevole Lizzadri, tutte le loro argomentazioni non sono state che una difesa della libert\u00e0 sindacale. Ora, io desidero riaffermare, nettamente e chiaramente, quanto \u00e8 detto gi\u00e0 nella circolare e quanto ho detto io precedentemente, che cio\u00e8 la libert\u00e0 sindacale non \u00e8 in discussione, quale che possa essere la decisione che interverr\u00e0 fra la Confindustria e la Confederazione generale del lavoro, perch\u00e9 i rapporti fra la Confindustria e la Confederazione generale del lavoro circa il diritto o meno o l\u2019obbligo di riferire o di chiedere il permesso alla direzione non riguardano il Governo se non in una visione pi\u00f9 ampia, ma non nella concretezza delle disposizioni di pubblica sicurezza.<\/p><p>Il Governo \u00e8 estraneo a questi rapporti e l\u2019averli voluti invocare \u00e8 assolutamente fuori di strada. Nella circolare Ferrari si parlava di comizi; ed io ho affermato che nessuno onestamente pu\u00f2 considerare che delle assemblee di lavoratori in cui si trattano problemi inerenti al lavoro e questioni sindacali, quando anche in queste assemblee si finisse con il criticare la politica del Governo, possano chiamarsi comizi politici.<\/p><p>Si \u00e8 poi addirittura insinuato che noi prendiamo a maestro Mussolini: ma quando Mussolini era al governo, non c\u2019era un Parlamento regolare. Se pertanto una applicazione illegittima, antiliberale, dovesse farsi di queste disposizioni, il Parlamento ha tutti i giorni il diritto di rettificare, di condannare queste applicazioni. A me non \u00e8 stato segnalato nulla di questo genere; ma io pregherei, comunque, che tutte le volte che succedono fatti di questo genere, anzich\u00e9 elevare proteste, si volesse richiamare l\u2019attenzione del Ministro.<\/p><p>C\u2019\u00e8 dunque un\u2019azione del Parlamento che vigila costantemente e che rappresenta una remora a qualsiasi tentativo non volontario di soffocazione delle libert\u00e0 democratiche: di quelle libert\u00e0 democratiche verso cui venti anni di resistenza al fascismo e tutta una educazione rappresentano una garanzia ben pi\u00f9 alta che non qualsiasi altra manifestazione. (<em>Applausi al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Il Parlamento ha il diritto di vigilare sugli atti del Governo; questo potere nessuno mette in discussione, ma, anzi, se ne riconosce l\u2019efficacia anche per gli errori che noi uomini del Governo, insieme con gli organi della polizia o della burocrazia, possiamo commettere.<\/p><p>E noi saremo lieti tutte le volte che il Parlamento ci richiamer\u00e0 sugli attentati alla libert\u00e0, qualunque essi siano, e, ci auguriamo, sugli attentati contro tutte le libert\u00e0; e vorremmo anche che le deplorazioni fossero per tutte le violazioni alla libert\u00e0 e non soltanto per quelle di una parte. (<em>Applausi al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. Segue l\u2019interrogazione degli onorevoli Ghidetti, Pellegrini e Cevolotto, \u00abal Presidente del Consiglio dei Ministri e al Ministro delle finanze, per sapere se sono a conoscenza della decisione adottata dalla Direzione generale del demanio concernente la concessione in affitto del villaggio alpino denominato Colonia Vai-Grande di Comelico (Belluno) e, se non l\u2019approvano, quali provvedimenti intendono prendere\u00bb.<\/p><p>L\u2019onorevole Ministro delle finanze ha facolt\u00e0 di rispondere.<\/p><p>PELLA, <em>Ministro delle finanze.<\/em> In merito all\u2019interrogazione mi onoro di comunicare quanto segue:<\/p><p>L\u2019ex partito nazionale fascista cre\u00f2 in Val-Grande di Comelico (provincia di Belluno) un villaggio alpino per adibirlo a colonia estiva per ragazzi.<\/p><p>L\u2019Intendenza di finanza, dopo la liberazione, per salvaguardare l\u2019integrit\u00e0 dell\u2019immobile e dei mobili, concedeva ai padri salesiani, e precisamente al Collegio Don Bosco di Pordenone, unico richiedente, di occupare provvisoriamente la colonia con l\u2019obbligo di custodia. I padri salesiani provvidero a riattare a proprie spese alcuni ambienti, per rendere possibile il ricovero di pi\u00f9 di trecento orfani e ragazzi della strada delle provincie di Treviso, di Belluno e di Udine.<\/p><p>Successivamente il predetto compendio, oltre che dall\u2019Opera salesiana, la quale insisteva per regolarizzare i rapporti col demanio, venne chiesto:<\/p><ol><li><em>a<\/em>) dall\u2019Ente nazionale assistenza lavoratori di Treviso;<\/li><li><em>b<\/em>) dalla Croce Rossa italiana, comitato di Treviso;<\/li><li><em>c<\/em>) dall\u2019Associazione italiana alberghi per la giovent\u00f9, la quale, per\u00f2, tendeva ad ottenere l\u2019uso di una sola parte del compendio stesso.<\/li><\/ol><p>In seguito ad un affermato diritto dell\u2019E.N.A.L. di Treviso di essere preferito a seguito di un\u2019asserita concessione in uso della colonia di Val-Grande da parte dell\u2019ex federazione fascista di detta ultima citt\u00e0 a quel cessato dopolavoro provinciale, l\u2019Intendenza di finanza di Belluno invit\u00f2 l\u2019E.N.A.L. stesso ad esibire l\u2019atto comprovante la fatta affermazione. Ma L\u2019E.N.A.L., con lettera 21 maggio ultimo scorso, n. 2761 di protocollo, comunic\u00f2 l\u2019irreperibilit\u00e0 di tale atto a causa dell\u2019avvenuta distruzione parziale del relativo archivio.<\/p><p>L\u2019Amministrazione demaniale, in considerazione che l\u2019Opera salesiana si trovava gi\u00e0 in possesso del compendio, tenuto conto delle spese fatte dalla medesima, dell\u2019attivit\u00e0 altamente filantropica svolta e dell\u2019assicurazione che sarebbe stato provveduto per la corrente stagione estiva al ricovero di almeno quattrocento ragazzi delle tre provincie, ha ritenuto opportuno regolarizzare l\u2019occupazione di fatto, autorizzando l\u2019intendenza di finanza di Belluno, con lettere del 3 giugno ultimo scorso n. 96067, a stipulare nei confronti dell\u2019Opera stessa regolare contratto per la durata di cinque anni dal giorno dell\u2019effettiva occupazione, in base al canone annuo da determinarsi dall\u2019Ufficio tecnico erariale.<\/p><p>TONELLO. Sono state le famiglie che hanno pagato; e loro prendono la roba degli altri! Era fatto per i bambini di Treviso! (<em>Commenti al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019onorevole interrogante ha facolt\u00e0 di dichiarare se sia soddisfatto.<\/p><p>GHIDETTI. L\u2019onorevole Pella mi consentir\u00e0 di rilevare che dall\u2019esposizione che egli ha fatto risulta evidente che si trova in grave difetto di informazioni; e brevissimamente \u2013 data la ristrettezza del tempo \u2013 lo dimostrer\u00f2 subito.<\/p><p>Nel 1929 i lavoratori delle aziende industriali della provincia di Treviso, operai e impiegati, insieme agli industriali e a qualche istituto bancario, hanno riunito il denaro necessario per la costruzione di quello che si \u00e8 poi chiamato Villaggio alpino, o Colonia Val-Grande di Comelico.<\/p><p>Dominando il partito nazionale fascista, era naturale, nel 1929 \u2013 noi allora eravamo a Portolongone o altrove \u2013 che l\u2019etichetta del p.n.f. venisse appiccicata anche a questa istituzione; ed era anche pacifico attendersi che \u2013 a liberazione avvenuta \u2013 il demanio prendesse in consegna anche questi fabbricati, perch\u00e9 una legge cautelativa cos\u00ec disponeva per tutti i beni patrimoniali che avevano quella famosa etichetta del cessato regime.<\/p><p>Ma, di fatto, la situazione \u00e8 questa: operai e impiegati dell\u2019industria della provincia di Treviso, con i loro sacrifici, con il concorso degli industriali e con quello della Cassa di risparmio, hanno potuto far costruire questo magnifico villaggio alpino allo scopo di assicurare, per turno, ai pi\u00f9 bisognosi figli dei lavoratori, operai e impiegati della provincia di Treviso, svago, ristoro e cure, tanto nel periodo estivo, che in quello invernale.<\/p><p>Che cosa \u00e8 avvenuto in seguito? Al Dopolavoro, che ha amministrato questo Villaggio alpino fino alla caduta del fascismo, fino al 25 luglio 1943, essendo succeduto l\u2019E.N.A.L., in attesa di passare a questo la gestione del villaggio, il complesso patrimoniale fu preso in consegna dal Demanio.<\/p><p>Le pratiche per il trapasso, iniziate sedici mesi (dico sedici mesi!) or sono, dall\u2019E.N.A.L. di Treviso, e sollecitate anche attraverso l\u2019E.N.A.L. centrale, non sono riuscite a venirne a capo, perch\u00e9 da parte del Demanio si stava inventariando. Ora, finalmente, ad inventario compiuto, ai primi di aprile del 1947, l\u2019E.N.A.L. di Treviso e lo stesso E.N.A.L. centrale, dove \u00e8 commissario (se non erro) l\u2019avvocato Malavasi, hanno chiesto, come avevano fatto durante sedici mesi, e pi\u00f9 specialmente a fine marzo e ai primi di aprile, che il Ministero delle finanze e il Demanio avessero finalmente a decidersi, sicuri dell\u2019esito favorevole dal momento che era stato riconosciuto dalla Direzione generale del Demanio che, a pari condizioni, era naturale che dovesse essere preferito l\u2019E.N.A.L. nell\u2019affitto di immobili del genere: a Treviso come in qualunque altra provincia. E va tenuto conto che anche il prefetto segnalava, con telegramma alla Direzione generale del Demanio, l\u2019opportunit\u00e0 e l\u2019urgenza di assicurare l\u2019uso della Colonia Vai-Grande di Belluno all\u2019E.N.A.L. di Treviso e che per l\u2019immediata assistenza, ed il funzionamento della Colonia erano stati preparati dall\u2019E.N.A.L. i turni dei bambini dei lavoratori di Treviso ed era stato tutto predisposto per la rapida sistemazione dei locali e dell\u2019attrezzatura danneggiati in precedenza.<\/p><p>L\u2019informazione quindi che ha potuto fornire \u2013 onorevole Pella \u2013 il Ministero delle finanze in questa faccenda, \u00e8 evidentemente molto confusa. La verit\u00e0 \u00e8 che il 19 aprile scorso l\u2019intendente di finanza di Belluno, a conclusione di tutta l\u2019istruttoria della pratica, ha proposto al Ministero delle finanze la cessione in affitto all\u2019E.N.A.L. di Treviso di questa Colonia: perch\u00e9 risultava dalla posizione giuridica, che ho illustrato in precedenza, che era stata costruita per l\u2019uso dei figli dei lavoratori, operai e impiegati della provincia di Treviso e che, pertanto, non era possibile destinarla ad altri.<\/p><p>\u00c8 vero che, mentre si attendevano le conclusione del Demanio e la Colonia si trovava abbandonata a se stessa, un padiglione fu richiesto dai salesiani della provincia di Udine, i quali aiutati dal Governatore alleato, ed essendo stati riforniti del materiale necessario dall\u2019U.N.R.R.A., dal \u00abDono Svizzero\u00bb, dalla Croce Rossa italiana e da chi ha potuto essere d\u2019aiuto, hanno raccolto dei ragazzi dell\u2019udinese e del bellunese in una piccola parte di questo grande complesso di fabbricati (sono ben 14 edifici, e si comprender\u00e0 meglio di che si tratta, sottolineando che oggi il loro valore \u00e8 qualche cosa come un centinaio di milioni di capitale) essendo assurdo lasciarli abbandonati. Ma \u00e8 anche vero che questa concessione \u00e8 stata data in uso provvisorio, senza nessuno impegno, e senza pregiudizio per la definitiva destinazione. Onorevole Ministro Pella, cosa dovevamo noi dire agli operai e impiegati che volevano formare una carovana, nel mese scorso, quando hanno sentito questa curiosa decisione della Direzione generale del Demanio, secondo la quale, tutto considerato (lei la ha ben letta poc\u2019anzi onorevole Pella) si \u00e8 ritenuto di cedere la Colonia a quelli che sono dentro \u2013 cio\u00e8 ai salesiani di Udine \u2013 e per cinque anni si firma un contratto?<\/p><p>Quando fu conosciuta questa decisione, masse di operai ed impiegati volevano formare una carovana, andare nell\u2019alto Bellunese e prendere possesso di questo complesso del Villaggio alpino, considerando che \u00e8 loro diritto portare lass\u00f9 i figli a ristorarsi ed a riprendersi. Ed occorre tener presente che, specialmente per i figli dei lavoratori della citt\u00e0 di Treviso, questo bisogno \u00e8 sentito, poich\u00e9 per le gravi devastazioni che la citt\u00e0 ha sub\u00ecto durante la guerra, questi figli sono vissuti in situazioni molto difficili, come del resto, purtroppo, anche in altre provincie d\u2019Italia. Si ricordi che per due anni tutta questa popolazione non ha conosciuto che cosa sono i vetri nel crudo inverno: ha vegetato nelle stalle e in rifugi mezzo distrutti dai bombardamenti; ebbene, adesso che si offriva finalmente la possibilit\u00e0 di potere un po\u2019 ristorare i figli dei lavoratori, e far loro riprendere forza e benessere, ecco che la Direzione generale del Demanio prende una decisione in contrasto con il diritto pi\u00f9 elementare e con la volont\u00e0 dei lavoratori che hanno offerto i denari per la costruzione, insieme con gli industriali; in contrasto con la proposta dell\u2019Intendenza, con il sollecito del prefetto e con la richiesta dell\u2019E.N.A.L. centrale il quale, in definitiva, da mesi continuava a incitare l\u2019E.N.A.L. di Treviso perch\u00e9 si tenesse pronto, appena fosse possibile che si riprendesse il funzionamento di questa colonia.<\/p><p>In una parola, e per concludere, il Ministro delle finanze, con la assurda decisione presa, dimostra di tener conto e di far valere soltanto una sua legalit\u00e0 formale; la legalit\u00e0 sostanziale l\u2019ha messa sotto i piedi. Ecco perch\u00e9 diciamo: noi ci siamo adoperati, ed alla fine siamo riusciti, a trattenere quelle popolazioni, perch\u00e9 sono di animo mite, perch\u00e9 ci hanno accordato fiducia. Ma, come gli onorevoli colleghi sanno \u2013 specialmente lo sanno i magistrati, e gli avvocati che sono numerosi nella nostra Assemblea \u2013 le popolazioni di animo mite, quando vedono calpestare i loro diritti, quando sentono che una ingiustizia le offende, sono capaci di arrivare agli eccessi. Noi questi eccessi li abbiamo impediti, fino a ieri; ma se il Ministro delle finanze non riesaminasse la questione \u2013 prego il Ministro delle finanze a dire qui una parola in questo senso \u2013 (<em>il Ministro fa segni di assentimento<\/em>) e se non sar\u00e0 prontamente riveduta la questione, credo che dovremo decidere, l\u2019onorevole Pellegrini e l\u2019onorevole Cevolotto che con me hanno firmato l\u2019interrogazione, col focoso onorevole Tonello, l\u2019onorevole Costantini, e, spero, con gli amici democristiani deputati di Treviso di metterci alla testa di questa carovana per ristabilire sulla vostra legalit\u00e0 formale, la legalit\u00e0 sostanziale.<\/p><p>PELLA, <em>Ministro delle finanze.<\/em> Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>PELLA, <em>Ministro delle finanze.<\/em> Desidererei aggiungere due parole alle precedenti mie comunicazioni per dare assicurazione che il punto di vista del Ministero, mentre a prima vista sembra divergere da quello degli onorevoli interroganti, in realt\u00e0 si muove nello stesso spirito informatore. L\u2019onorevole Ghidetti ha impostato il problema sopra un terreno pi\u00f9 ampio su cui sono lieto di dare delle assicurazioni. Egli ha proposto il problema della legittimit\u00e0 o meno del possesso di questo complesso da parte del Demanio. Per questo non ho difficolt\u00e0 a dichiarare che, trattandosi di un problema comune a centinaia di casi (relativi cespiti appartenenti un tempo a cooperative, a comuni, ad enti di varia natura), la soluzione sar\u00e0 data da un provvedimento legislativo su cui i Ministeri interessati stanno, da tempo, portando la loro attenzione. Ed io penso che sia molto vicino il giorno in cui questo provvedimento legislativo sar\u00e0 varato. La difficolt\u00e0 principale da superare \u00e8 quella di determinare la norma per potere ancora oggi riconoscere l\u2019antico proprietario ingiustamente spossessato. Tale difficolt\u00e0 ha ritardato la preparazione del provvedimento. (<em>Interruzione del deputato Ghidetti<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Ora, in attesa che si risolva il problema centrale, l\u2019Amministrazione disporr\u00e0 perch\u00e9 il contratto annunciato sia limitato a breve periodo di tempo, per non intralciare la soluzione del problema principale.<\/p><p>PRESIDENTE. Segue l\u2019interrogazione degli onorevoli Musolino, Silipo e Priolo, al Presidente del Consiglio a dei Ministri e al Ministro dell\u2019interno, \u00abper avere delucidazioni sull\u2019arresto del sindaco di Roccaforte del Greco (Reggio Calabria) avvenuto giorni or sono, in seguito ad ordine del tenente dei carabinieri di Melito Porto Salvo, perch\u00e9 il predetto sindaco, nella sua qualit\u00e0 di ufficiale di pubblica sicurezza, imped\u00ec ad un carabiniere di malmenare un ragazzo sulla pubblica via del paese e perch\u00e9 si rifiut\u00f2 di firmare un verbale contenente false asserzioni; e per sapere se tale arresto, nella persona del capo di un comune, senza autorizzazione del Presidente della Repubblica, sentito il Consiglio di Stato, a norma dell\u2019articolo 51 in relazione all\u2019articolo 22 della legge vigente comunale e provinciale testo unico 1934, non debba essere immediatamente revocato e seguito da un provvedimento disciplinare o giudiziario a carico dell\u2019ufficiale dei carabinieri predetto, che valga a restaurare la dignit\u00e0 offesa di un sindaco, e perch\u00e9 valga ad imporre il rispetto della rappresentanza democratica popolare, anche essa gravemente offesa\u00bb.<\/p><p>L\u2019onorevole Sottosegretario di Stato all\u2019interno ha facolt\u00e0 di rispondere.<\/p><p>MARAZZA, <em>Sottosegretario di Stato all\u2019interno.<\/em> Il mattino del 25 aprile in Roccaforte del Greco il carabiniere Di Meo di quella stazione, imbattutosi in un tale Pasquale Pitassi si accorgeva che costui portava infilata alla cintola una grossa rivoltella di tipo militare. Ovviamente insospettito, lo invit\u00f2 a seguirlo in caserma. Il Pitassi tent\u00f2 invece di fuggire e avendolo il Di Meo impedito afferrandolo per la giacca, gli si ribell\u00f2 violentemente con morsi e calci causando al carabiniere lesioni guaribili in 10 giorni. Il Di Meo tent\u00f2 allora con maggiore energia di trascinarlo in caserma. Ne deriv\u00f2 una colluttazione che richiam\u00f2 una piccola folla la quale, ignorando i precedenti del fatto, sembrava parteggiare per il Pitassi. A favore di costui intervenne, dapprima gridando dalla finestra del Municipio e quindi scendendo nella strada e partecipando direttamente alla colluttazione, il sindaco del paese, signor Pangallo, al quale, per contro, il carabiniere aveva chiesto di mandargli in aiuto una guardia municipale.<\/p><p>Nella confusione del momento, il Pitassi si liber\u00f2 della pistola che venne raccolta e nascosta da uno dei presenti e che poi fu restituita al proprietario.<\/p><p>Il sindaco, nella sua partecipazione, non moder\u00f2, in effetti, n\u00e9 i gesti n\u00e9 le parole. Ingiuri\u00f2 difatti il Di Meo con l\u2019epiteto di cafone, ecc. e soprattutto strapp\u00f2 egli stesso al carabiniere il Pitassi per metterlo subito dopo in libert\u00e0. Risaputo il fatto dalla Tenenza dei carabinieri di Melito Porto Salvo, il Comandante di questa, tenente Angiolillo, credette di ravvisare nel comportamento del sindaco gravi responsabilit\u00e0 di ordine penale, quali oltraggio a pubblico ufficiale aggravato, violenza parimenti aggravata ed ancora procurata evasione sempre aggravata; e poich\u00e9 quando il giorno 28 egli pot\u00e9 recarsi <em>in loco<\/em>, vi trov\u00f2 sempre viva la commozione determinata dagli eventi, credette altres\u00ec di ravvisare l\u2019ipotesi della flagranza e procedette all\u2019arresto del sindaco. Tale arresto, appena venuto a conoscenza, il giorno successivo, del comandante della compagnia dei carabinieri di Reggio Calabria, veniva da questi immediatamente revocato. Il Pangallo, il Pitassi ed altri venivano invece, con verbale del 6 maggio, denunciati all\u2019autorit\u00e0 giudiziaria la quale autorit\u00e0 giudiziaria, e precisamente la Procura generale della Corte di Messina, avendo esaminato la condotta del tenente Angiolillo, con provvedimento in data 22 maggio, dichiarava non luogo a procedere nei suoi confronti. Nei confronti del medesimo ufficiale venivano invece adottati adeguati provvedimenti disciplinari.<\/p><p>Da questi fatti, emerge come l\u2019arresto del sindaco non sia stato occasionato, in verit\u00e0, dal rifiuto di questi a sottoscrivere un verbale qualsivoglia, come dice l\u2019interrogazione; emerge altres\u00ec che l\u2019arresto in questione \u00e8 stato revocato il giorno successivo dagli stessi carabinieri e che l\u2019autore dell\u2019arresto \u00e8 stato oggetto di una severa inchiesta.<\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019onorevole Musolino ha facolt\u00e0 di dichiarare se sia sodisfatto.<\/p><p>MUSOLINO. Ringrazio il Sottosegretario per aver dato la risposta alla mia interrogazione, ma devo dichiarare subito di non essere sodisfatto, perch\u00e9 le informazioni che egli ha ricevuto non sono esatte. Sta di fatto che il sindaco di Roccaforte del Greco fu richiamato dalle voci che venivano dalla strada, mentre trovavasi nella casa comunale. Uscito fuori per vedere ci\u00f2 che avveniva sulla strada, ove vi era molta folla, ha visto che vi era un carabiniere che malmenava un giovane. Invitato il carabiniere a entrare nel Municipio per continuare l\u00ec la perquisizione, che egli voleva fare, il carabiniere si \u00e8 rivoltato contro il sindaco in maniera offensiva. Questi, vistosi offeso dal carabiniere, nella veste di ufficiale di pubblica sicurezza, ha fatto valere la sua autorit\u00e0.<\/p><p>La perquisizione fu fatta nel Municipio, ed in sua presenza, ma il giovane non aveva alcuna arma.<\/p><p>Il maresciallo dei carabinieri, saputo il fatto, si \u00e8 recato dal sindaco e, quando ha saputo come si. erano svolte le cose, ha chiesto scusa al sindaco. Ma tre giorni dopo vi \u00e8 andato il tenente dei carabinieri, il quale, informato certamente dal verbale steso dallo stesso carabiniere, faceva chiamare nella caserma il sindaco e lo sottoponeva ad un interrogatorio violento. Il tenente dei carabinieri, poi, voleva che il sindaco dichiarasse che il giovane era armato.<\/p><p>Il sindaco non volle firmare questa dichiarazione. In seguito a questo rifiuto il tenente suddetto gli metteva i ferri ed ammanettato lo conduceva a Melito Porto Salvo, dove lo tratteneva in istato di arresto per cinque giorni consecutivi.<\/p><p>Che le informazioni ricevute dal Ministro dell\u2019interno siano inesatte, \u00e8 dimostrato dal fatto che il Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, competente a giudicare il caso, in seguito alle risultanze processuali, ha avanzato richiesta al Ministero di autorizzazione a procedere contro il tenente dei carabinieri.<\/p><p>MARAZZA, <em>Sottosegretario di Stato per l\u2019interno.<\/em> Al Ministero della guerra?<\/p><p>MUSOLINO. No, al Ministero dell\u2019interno.<\/p><p>MARAZZA, <em>Sottosegretario di Stato per l\u2019interno.<\/em> Non mi \u00e8 pervenuta questa richiesta.<\/p><p>MUSOLINO. Sta di fatto che l\u2019autorizzazione non \u00e8 stata concessa.<\/p><p>Ora, devo ricordare all\u2019Assemblea che questa disposizione, riguardante l\u2019autorizzazione a procedere contro i carabinieri, \u00e8 tipicamente fascista, perch\u00e9 il fascismo voleva sindacare e controllare tutto, per avere la possibilit\u00e0 di troncare i processi, quando gli conveniva.<\/p><p>In base a questa disposizione, di cui il Governo democratico non dovrebbe avvalersi o che per lo meno dovrebbe essere senz\u2019altro abrogata, perch\u00e9 essa \u00e8 contraria allo spirito democratico, deve oggi il Ministero dell\u2019interno o quello della guerra concedere questa autorizzazione, perch\u00e9 il tenente dei carabinieri sia punito, in quanto la sua azione ha offeso un\u2019intera popolazione e la democrazia e la legge, poich\u00e9 un sindaco non pu\u00f2 essere arrestato, se non vi \u00e8 un decreto del Capo dello Stato.<\/p><p>Dunque tra le informazioni pervenute al Ministro e quelle che io riferisco c\u2019\u00e8 molto divario, per cui io chiedo che egli sia energico cos\u00ec come \u00e8 stato nei confronti del questore di Cremona, il quale \u00e8 stato destituito, senza che siano state svolte indagini, mentre nei confronti del tenente dei carabinieri questo provvedimento non lo ha ancora preso.<\/p><p>La giustizia e l\u2019imparzialit\u00e0, ha detto l\u2019onorevole De Gasperi a Trento, sono alla base dello Stato democratico; ma esse sono del tutto ignorate dal Ministro dell\u2019interno.<\/p><p>PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l\u2019onorevole Sottosegretario di Stato per l\u2019interno. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>MARAZZA, <em>Sottosegretario di Stato per l\u2019interno.<\/em> Desidero aggiungere una parola per dimostrare ancora una volta come da parte nostra ci sia il desiderio della assoluta completezza delle informazioni e soprattutto lo scrupolo della massima lealt\u00e0 nei confronti degli onorevoli interroganti.<\/p><p>Do lettura della lettera, alla quale ho fatto riferimento, della procura di Messina:<\/p><p>\u00abAl Ministero di grazia e giustizia, Direzione generale affari penali, e, per conoscenza, al Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria.<\/p><p>\u00abIn seguito ai fatti di cui all\u2019unito verbale dell\u2019Arma dei carabinieri di Melito Porto Salvo, il Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, con rapporto 13 maggio 1947, del quale trasmetto copia, ha denunziato l\u2019ufficiale indicato in oggetto per l\u2019applicazione delle sanzioni disciplinari previste dall\u2019articolo 229 del Codice di procedura penale, secondo comma e terzo comma, regio decreto 20 gennaio 1944-45, ritenendo non legittimo perch\u00e9 sfornito dei presupposti richiesti dall\u2019articolo 1 del decreto sopracitato, il fermo effettuato dal predetto ufficiale in persona del sindaco di Roccaforte del Greco, Pangallo. Questa Procura generale ha ritenuto per contro che un presupposto di legittimit\u00e0 il fermo abbia avuto, quello cio\u00e8 che la condotta del Pangallo si era dimostrata particolarmente pericolosa per la sicurezza pubblica, nel corso dei fatti, s\u00ec da impedire che l\u2019Arma assolvesse i propri doveri di polizia in presenza di reati e nella necessit\u00e0 di fissare con le necessarie indagini gli avvenimenti. Epper\u00f2, con provvedimento in data odierna, ha dichiarato non esser luogo a sanzione disciplinare o procedurale a carico del tenente dei carabinieri Angiolillo\u00bb.<\/p><p><em>Voci a sinistra.<\/em> Non ha abusato forse?<\/p><p>MUSOLINO. \u00c8 un sindaco comunista, ecco perch\u00e9 il magistrato di Messina ha dato parere contrario a quello del magistrato di Reggio Calabria!<\/p><p>ASSENNATO. Ha commesso un delitto quell\u2019ufficiale. E va punito. C\u2019\u00e8 il Codice penale per i delitti.<\/p><p>MARAZZA, <em>Sottosegretario di Stato per l\u2019interno.<\/em> Ho gi\u00e0 spiegato che non \u00e8 esatto dire che non si sia proceduto&#8230;<\/p><p>ASSENNATO. Anche lei \u00e8 responsabile!<\/p><p>MARAZZA, <em>Sottosegretario di Stato per l\u2019interno.<\/em> Vorrei dire ancora due parole. Dovrei dire molte cose all\u2019onorevole Assennato, ma preferisco riferirmi alle dichiarazioni dell\u2019onorevole interrogante a proposito della condotta del Ministero nei confronti dell\u2019ufficiale dei carabinieri. Non \u00e8 esatto che nei confronti di questo ufficiale non si sia proceduto. Lo si \u00e8 denunciato all\u2019autorit\u00e0 giudiziaria. Cosa si poteva fare di pi\u00f9? L\u2019autorit\u00e0 giudiziaria si \u00e8 pronunciata nel senso che ho detto. Cosa resta da fare al Ministero dell\u2019interno? Io desidero che l\u2019onorevole Musolino sia convinto che da parte del Ministero \u00e8 stato fatto proprio tutto.<\/p><p>Il paragone con il questore di Cremona non ha ragione d\u2019essere; a parte i fatti, in cui ovviamente non \u00e8 il caso di entrare, qui c\u2019\u00e8 la figura della personalit\u00e0 che avrebbe commessa la violazione della norma, nella specie abbiamo un ufficiale dei carabinieri, nei confronti del quale la procedura per le eventuali sanzioni \u00e8 ben differente da quella che si deve seguire nei confronti di un ufficiale di polizia.<\/p><p>Finisco con l\u2019assicurare l\u2019onorevole interrogante che la sua ingiusta e perci\u00f2 ingenerosa puntata a proposito del sindaco comunista, \u00e8 nella specie del tutto ingiustificata<\/p><p>L\u2019onorevole interrogante ha sentito come il giorno stesso l\u2019autorit\u00e0 immediatamente superiore all\u2019ufficiale che ha proceduto illegalmente all\u2019arresto abbia immediatamente rimediato, rilasciando l\u2019arrestato. Di pi\u00f9 non poteva fare.<\/p><p>PRESIDENTE. Le interrogazioni inscritte all\u2019ordine del giorno sono cos\u00ec esaurite.<\/p><p>Seguito della discussione sul disegno di legge: Approvazione del Trattato di Pace tra le Potenze alleate ed associate e l\u2019Italia, firmato a Parigi il 10 febbraio 1947. (23).<\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019ordine del giorno reca il seguito della discussione sul disegno di legge: Approvazione del Trattato di pace tra le Potenze alleate ed associate e l\u2019Italia, firmato a Parigi il 10 febbraio 1947.<\/p><p>\u00c8 iscritto a parlare l\u2019onorevole Benedettini. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>BENEDETTINI. Onorevoli colleghi, premesso che parte di questa Assemblea \u00e8 favorevole alla pronta ratifica del <em>diktat<\/em> e parte al rinvio; precisato che un\u2019altra parte \u00e8 decisa a non ratificarlo n\u00e9 oggi, n\u00e9 mai, \u00e8 chiaro che la questione della ratifica presenti due aspetti: uno, puramente formale, riguarda il tempo, e cio\u00e8 ratificare oggi o domani, e l\u2019altro decisamente sostanziale concerne la decisione di non ratificare. Su di un punto l\u2019Assemblea \u00e8 unanime, quello della protesta. Ma anche questo \u00e8 puramente formale, poich\u00e9, non essendo la maggioranza dell\u2019Assemblea vittima dell\u2019ingiustificato ed ineffabile ottimismo del conte Sforza, credo che tutti possano concordare nel ritenere che la protesta, verbale o scritta, non vale nulla se ratifichiamo e quindi accettiamo la nostra condanna.<\/p><p>Il Ministro Sforza si \u00e8 sforzato di dimostrare (<em>Si<\/em> <em>ride<\/em>) non solo la necessit\u00e0 della ratifica, ma anche i vantaggi che ci verrebbero da una pronta ratifica.<\/p><p>Ora, io credo che egli col suo discorso non solo non abbia convinto n\u00e9 persuaso alcuno, ma abbia ottenuto l\u2019effetto contrario a quello che si proponeva di raggiungere. Infatti, \u00e8 proprio per questo che la stampa di sinistra, di centro, di destra, e quella che con eufemismo si chiama indipendente, ha rilevato quasi all\u2019unanimit\u00e0 che l\u2019onorevole Sforza, pi\u00f9 ottimista di Candide, inebriato di un astratto europeismo, ben lontano dall\u2019essere attuato, non ha portato alcun contributo alla sua tesi. Prima ancora di entrare nel merito delle asserzioni del Ministro degli esteri, devo rilevare che questi, col suo discorso, e ancor pi\u00f9 col tono con il quale lo ha letto, ha fatto intendere di conoscere lui, lui solo, i veri e segreti motivi che ci spingono a ratificare.<\/p><p>Questa impressione non \u00e8 stata mia particolare, ma generale; ed \u00e8 stata confermata dall\u2019atteggiamento preso dalla stampa che appoggia la tesi Sforza, quando detta stampa ha rilevato che se Sforza e il Governo desiderano una pronta ratifica, avranno le loro buone ragioni.<\/p><p>Questa pu\u00f2 essere una norma di prammatica nei regimi paternalistici, dittatoriali e non mai in quelli democratici, perci\u00f2 se le segrete ragioni esistono (ma non esistono) si faccia pure una seduta a porte chiuse.<\/p><p>Sette sono i punti del discorso Sforza che prender\u00f2 in esame per mostrare com\u2019essi o manchino di fondamento, o siano falsi e contrastanti, dal che deriva che le ragioni da lui apportate sulla necessit\u00e0 e sulla convenienza non solo di ratificare, ma di ratificare subito, mancano di fondamento e sono false e contrastanti.<\/p><p>Prima asserzione speranzosa dell\u2019onorevole Sforza \u00e8 che noi usciamo oggi da una politica di isolamento e che, pertanto, potremo ottenere ora ci\u00f2 che non ottenemmo ieri.<\/p><p>Tutto ci\u00f2 non \u00e8 vero.<\/p><p>Certo, non saremo noi a difendere la politica fascista della quale, con la guerra perduta, andiamo scontando le conseguenze; ma affermare ci\u00f2 che l\u2019onorevole Sforza afferma, significa porsi fuori della realt\u00e0 e della storia.<\/p><p>Significa dimenticare \u2013 come ha rilevato l\u2019onorevole Nitti \u2013 che fino all\u2019impresa etiopica l\u2019Italia \u00e8 stata nella Societ\u00e0 delle Nazioni, significa dimenticare il progettato Patto a quattro e obliare che in quei vent\u2019anni di dittatura, qui, in questa Roma, vennero i Mac Donald e i Chamberlain, i Churchill e gli Eden, i Sumner Wells e i Laval, per citare i pi\u00f9 importanti. Ora se tutto ci\u00f2 e il conseguente convegno di Monaco del 1938 significano per l\u2019onorevole Sforza isolamento, bisogner\u00e0 cambiare il significato delle parole al nostro vocabolario.<\/p><p>Il Ministro Sforza si \u00e8 poi accanito contro la politica immorale fatta dal passato regime, e non saremo noi a difenderla. Ma ci dica l\u2019onorevole Ministro degli esteri se, secondo la sua alta opinione, \u00e8 morale la politica che le grandi potenze vanno svolgendo ora verso le Nazioni satelliti; se morale \u00e8 la politica che esse svolgono nei confini dell\u2019Italia oggi; se morale \u00e8 mai stata la politica di tutti i popoli in ascesa e in espansione.<\/p><p>E allora perch\u00e9 accanirsi solo contro ci\u00f2 che fu commesso dall\u2019Italia, sia pure erroneamente, e non accanirsi contro ci\u00f2 che gli altri commettono contro di noi? Perch\u00e9? Solo per il sadismo sforzesco di un male dell\u2019Italia e degli italiani? Per denigrarci di fronte al mondo intiero?<\/p><p>E cos\u00ec quando il Ministro degli esteri asserisce che dopo il 1943, cito le sue parole, \u00abvi fu un\u2019interpretazione con spirito pi\u00f9 aperto dell\u2019armistizio\u00bb asserisce cosa non conforme al vero.<\/p><p>Infatti, \u00e8 noto che gli Alleati promisero che se l\u2019Italia avesse dato un valido contributo come cobelligerante, avrebbe potuto riscattare con la pace l\u2019armistizio. \u00c8 noto che ci si fece intendere che le nostre frontiere non avrebbero subito tremende violazioni, e che (con l\u2019accordo Cunningham-De Courten) la nostra gloriosa marina non avrebbe dovuto ammainare la sua e nostra bandiera; e, invece, tutte queste promesse furono ignobilmente violate, cos\u00ec che io non soltanto, ma milioni e milioni di italiani, non riescono a comprendere che cosa l\u2019onorevole Sforza intenda quando accenna ad una interpretazione dell\u2019armistizio con spirito pi\u00f9 aperto. E che cosa sarebbe stato mai se codesto spirito fosse stato pi\u00f9 chiuso?<\/p><p>E veniamo al quarto punto.<\/p><p>L\u2019onorevole Sforza asserisce che la mancata ratifica da parte dell\u2019Italia farebbe ritardare di un anno il nostro ingresso in quello che egli definisce \u00abil pi\u00f9 solenne aeropago del mondo, cio\u00e8 l\u2019O.N.U.\u00bb.<\/p><p>Ora, a parte il fatto che prima della conferenza di Parigi, il nostro Ministro degli esteri fece affermare dal suo portavoce che condizione per la nostra ammissione alla conferenza, era, appunto, la ratifica del <em>diktat, <\/em>mentre subito dopo, tale affermazione fu smentita dalle agenzie straniere oltre che dai fatti; a parte che dopo l\u2019immediato ritorno da Parigi, il nostro Ministro degli esteri fece intendere che v\u2019erano forti pressioni da parte degli Alleati per la nostra ratifica, mentre subito dopo, la stampa smentiva tale notizia; a parte il fatto che nello stesso tempo, l\u2019onorevole Sforza accennava ad un piano di intesa e di collaborazione economica italo-francese, mentre proprio in questi giorni una agenzia francese smentiva che il Ministro Sforza avesse presentato un piano di collaborazione economica italo-francese al Ministro Bidault; a parte queste smentite che ci danno il diritto di attenderne qualche altra relativa all\u2019affermazione dell\u2019onorevole Sforza circa la necessit\u00e0 della ratifica per essere ammessi all\u2019O.N.U.; dobbiamo ricordare che in tutto lo Statuto dell\u2019O.N.U. non v\u2019\u00e8 alcun paragrafo, alcun articolo, alcun punto in cui si dica implicitamente o esplicitamente che la ratifica di un trattato sia <em>conditio sine qua non<\/em> per essere ammessi.<\/p><p>Poich\u00e9 lo Statuto parla chiaro, dobbiamo convenire che anche questa asserzione dell\u2019onorevole Sforza \u00e8 priva di qualsiasi fondamento politico e giuridico; essa, nel migliore dei casi, \u00e8 una delle tante sue fallaci opinioni personali. L\u2019onorevole Sforza fa credere e forse crede e s\u2019illude di poter ottenere chi sa che cosa dall\u2019O.N.U. Ora noi abbiamo il diritto di ritenere che il nostro Ministro degli affari esteri abbia letto e studiato lo Statuto dell\u2019O.N.U.; e allora dovrebbe essere proprio lui a disilludere e non a illudere e ingannare la Costituente, dovrebbe essere proprio lui a ricordare che, mentre nel <em>Covenant <\/em>della Societ\u00e0 delle Nazioni era prevista la revisione dei Trattati, lo Statuto dell\u2019O.N.U. preclude ogni revisionismo.<\/p><p>Anzi, poich\u00e9 codesto Statuto pone un perpetuo marchio d\u2019infamia sulle Nazioni vinte e precisamente sugli \u00abStati nemici\u00bb, cio\u00e8 un qualunque Stato che durante la seconda guerra mondiale sia stato nemico di qualsiasi firmatario della Carta (\u00e8 questo l\u2019articolo 107); poich\u00e9 questo Statuto non ci pone su un piede di parit\u00e0, \u00e8 chiaro che noi non dovremmo entrare con entusiasmo in questo famoso aeropago che non pone gli aderenti su un effettivo piede di parit\u00e0.<\/p><p>Come per la pacificazione nazionale noi ci siamo battuti e ci battiamo per liberare l\u2019Italia da tutte le leggi eccezionali che dividono l\u2019Italia in due, cos\u00ec sul piano internazionale l\u2019Italia dovrebbe battersi per spezzare queste barriere che in un organismo internazionale vogliono tenere ancora in poco conto quelli che furono Stati nemici. Comunque, contrariamente a ci\u00f2 che l\u2019onorevole Sforza afferma, \u00e8 chiaro che la ratifica del <em>diktat<\/em> non ha nulla a che fare con la nostra ammissione all\u2019O.N.U.<\/p><p>E veniamo al quinto punto.<\/p><p>Il Ministro degli affari esteri ha avuto l\u2019ordine (poich\u00e9 si tratta di vero e proprio ordine) di affermare che l\u2019atto della ratifica incider\u00e0 favorevolmente sui nostri interessi africani.<\/p><p>Ma forse egli dimentica che ratificare significa sanzionare, fra l\u2019altro, quel tremendo articolo 23 del <em>diktat<\/em> in cui si dice: \u00abL\u2019Italia rinuncia ad ogni diritto e titolo sui possedimenti territoriali italiani in Africa, e cio\u00e8 la Libia, l\u2019Eritrea e la Somalia italiana\u00bb. Quindi ci sembra veramente strano che da parte nostra si possa accampare qualche diritto coloniale dopo la ratifica, specie se si tenga presente che lo stesso onorevole Sforza, cos\u00ec ottimista per le altrui promesse, ha detto al riguardo \u2013 e cito le sue parole \u2013 \u00ab\u00e8 bens\u00ec vero che affidamenti precisi non possiamo ancora dire di averne\u00bb.<\/p><p>Ma allora su chi e su che cosa si fondano le sue speranze? Dobbiamo ancora notare l\u2019affermazione del nostro Ministro degli esteri, secondo cui le stesse repubbliche latino-americane sarebbero inceppate nella loro azione a nostro favore qualora mancasse la nostra ratifica. Ebbene, purtroppo, avendo io trascorso la mia vita pi\u00f9 assai fra le armi e gli aeroplani da combattimento che non fra diplomatici e nella vita mondana, essendo stato costretto da questo mio mestiere a partecipare alle guerre e non agli alti misteri della diplomazia, il mio senso comune, il \u00abbuon senso\u00bb, direbbe Giannini, mi porta a credere che, non ratificando, le repubbliche latino-americane potranno battersi ancor pi\u00f9 per noi, giustificando e approvando il nostro atto. Mentre, se noi ratifichiamo, quelle repubbliche potranno anche dirci: Ebbene, contenti voi, contenti tutti.<\/p><p>Infine, per quanto concerne il timore che ratificare prima della ratifica russa possa contribuire a favorire la politica dei blocchi, il conte Sforza ha detto testualmente: \u00abOra, mi pare che proprio il contrario sia vero: la ratifica servir\u00e0 invece a creare un\u2019atmosfera di fiduciosa collaborazione con le Potenze europee che, come noi, vogliono la collaborazione\u00bb. Ebbene, a parte il fatto che non condividiamo tale opinione, il conte Sforza vorr\u00e0 onestamente ammettere che se gli onorevoli Togliatti e Nenni \u2013 e quindi i comunisti e i socialisti \u2013 sono favorevoli al rinvio della ratifica, ci\u00f2 significa che questo loro atteggiamento \u00e8 conforme all\u2019atteggiamento dell\u2019internazionale comunista e socialista: e se Togliatti e Nenni non si sbagliano, \u00e8 chiaro che chi sbaglia \u00e8 l\u2019onorevole Sforza. (<em>Interruzione del deputato Togliatti<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>E a tal proposito, sento il dovere di rilevare che se effettivamente, cio\u00e8 a fatti e non a parole, l\u2019onorevole Sforza \u2013 che si picca di apparire come uomo di centro sinistra \u2013 fosse contrario, come noi siamo contrari, alla politica dei blocchi, se egli auspicasse, come noi auspichiamo, la partecipazione della Russia sovietica e delle altre nazioni dell\u2019Europa orientale al comune sforzo per la ricostruzione europea, bisognava che egli a Parigi non avesse detto, come ha detto e come \u00e8 suo abituale linguaggio, che l\u2019Italia \u00e8 pronta a qualsiasi sacrificio. Bisognava invece che dicesse: ciascuna nazione faccia un sacrificio, e l\u2019Italia con esse, purch\u00e9 si elimini questo schieramento in due blocchi opposti e si crei quell\u2019unico blocco che \u00e8 nelle aspirazioni di tutti i popoli europei che vanno tristemente scontando le conseguenze di questo ultimo flagello umano.<\/p><p>SFORZA, <em>Ministro degli esteri.<\/em> Mi permetta, onorevole Benedettini. Io non dissi: \u00c8 pronta a qualunque sacrificio; dissi: \u00c8 pronta a qualsiasi sacrificio che serva agli scopi comuni. Non si deve troncare a mezzo una citazione: lei lo ha fatto certamente in buona fede, ch\u00e9 altrimenti non sarebbe stato corretto.<\/p><p>BENEDETTINI. E poich\u00e9 ci stiamo occupando della Russia, ricorder\u00f2 che l\u2019onorevole Sforza ha detto e ripeto le sue parole: \u00abDel resto, l\u2019atteggiamento dell\u2019Unione Sovietica rispetto al nostro trattato di pace, non ci risulta mutato da quando ci si disse che firma e ratifica erano per essa la stessa cosa e che dovevamo dare per scontata sia l\u2019una che l\u2019altra\u00bb.<\/p><p>Ma, allora, di grazia, onorevole Sforza e onorevoli colleghi, di che ci andiamo occupando? Non \u00e8 un bizantinismo, il nostro? Se effettivamente, come l\u2019onorevole Sforza ha detto ed io stesso credo, \u00e8 nelle intenzioni non solo della Russia sovietica, ma anche dell\u2019Inghilterra liberale e dell\u2019America democratica di dare per scontate sia la firma e sia la ratifica; se, volenti o nolenti, dobbiamo subire questa iniquit\u00e0; se il nostro non \u00e8 un trattato (e non pu\u00f2 esserlo, in quanto l\u2019Italia non \u00e8 stata mai interpellata come parte contraente), se il nostro \u00e8 un <em>diktat<\/em> che ci si vuole imporre, ma, insomma, perch\u00e9 noi dobbiamo ratificarlo oggi invece di domani o invece che mai? Se non possiamo opporci n\u00e9 con la forza n\u00e9 col diritto; se ratificare o non ratificare \u00e8 la stessa cosa, perch\u00e9 la condanna \u00e8 ormai pronunciata e a noi non resta che scontarla, ebbene, perch\u00e9 subire questa umiliazione, perch\u00e9 commettere, proprio noi, rappresentanti del popolo, ci\u00f2 che il popolo italiano da noi rappresentato, non commetterebbe mai?<\/p><p>I discorsi di coloro che in quest\u2019Aula hanno parlato contro la ratifica, e in particolar modo quello dell\u2019onorevole Croce, che ha trovato in quest\u2019occasione un calore, un accento, una commozione veramente degni del dramma che viviamo, una parte delle critiche dell\u2019onorevole Nitti, le affermazioni di Russo Perez e il \u00abno\u00bb di Vittorio Emanuele Orlando, mi dispensano dall\u2019esaminare e dal ribadire i motivi per i quali non dobbiamo ratificare <em>diktat<\/em> che, se offende noi profondamente, ancor pi\u00f9 profondamente colpisce coloro che avendolo concepito e compilato, ora ce lo impongono.<\/p><p>Ed io ho voluto qui riesaminare il discorso del Ministro degli esteri non per motivo polemico, ma per rilevare, come ciascuno aveva gi\u00e0 rilevato in cuor suo, che quel discorso non ha portato alcun contributo alla necessit\u00e0 della ratifica.<\/p><p>Non un motivo di quelli esposti dal conte Sforza spinge a ratificare. E qui voglio rilevare che se nel febbraio scorso l\u2019Assemblea avesse potuto negare la firma, a quest\u2019ora il nostro rifiuto sarebbe stato gi\u00e0 scontato, mentre oggi la discussione che noi facciamo sa di bizantinismo, di pura accademia.<\/p><p>Onorevoli colleghi, se noi ascoltiamo il grido dei fratelli che vengono strappati dalla patria comune, se ci poniamo sul terreno storico, politico e soprattutto morale ed umano, noi non possiamo ratificare questo <em>diktat,<\/em> n\u00e9 oggi n\u00e9 mai.<\/p><p>Dopo tante promesse, dopo tanti sacrifici sopportati con la nostra cobelligeranza, noi non possiamo ratificare un <em>diktat<\/em> che mutila le nostre frontiere, ci strappa i fratelli di Briga e Tenda, dell\u2019Istria, del Quarnaro, della Venezia Giulia, delle italianissime citt\u00e0 dalmate; un <em>diktat<\/em> che vuol privarci di quella gloriosa marina che non fu mai vinta, e che riduce il nostro non meno glorioso esercito a numero irrisorio; un <em>diktat<\/em> che ci impone di rinunciare a quelle colonie che conquistammo, bonificammo e civilizzammo con decenni di sacrificio e che sono indispensabili non al nostro imperialismo, ma alla nostra mano d\u2019opera, alle necessit\u00e0 vitali del nostro proletariato; un <em>diktat<\/em> che, mentre ci carica di debiti, ci toglie le poche riserve auree della Banca d\u2019Italia, e sancisce la rinuncia a ogni nostro diritto nei confronti della Germania. Un tale <em>diktat <\/em>si vuole imporre all\u2019Italia in un momento in cui per la ricostruzione europea, l\u2019Europa ha bisogno dell\u2019Italia, pi\u00f9 di quanto questa ha bisogno di quella. Un tale <em>diktat, <\/em>non discuto, si pu\u00f2 subirlo, ma non mai accettarlo. Ratificarlo significa non rendersi conto di ci\u00f2 che l\u2019Italia rappresenta in Europa e nel mondo, e significa, innanzi tutto, non valutare noi stessi come gli altri gi\u00e0 ci valutano. Nessuna nazione potr\u00e0 mai interpretare la nostra mancata ratifica come segno di ribellione, ma ogni nazione sar\u00e0 invece costretta a riconoscere che l\u2019Italia ha, s\u00ec, perduto una guerra \u2013 e ogni popolo pu\u00f2 perderla \u2013 ma non la sua dignit\u00e0, non il suo onore.<\/p><p>MAZZONI. E il popolo pu\u00f2 fare le spese della sua retorica!<\/p><p>BENEDETTINI. Sganciamoci per un sol momento dalle ire di parte, dalle posizioni preconcette, dalle ideologie e dalla pesante disciplina di partito; ragioniamo con la nostra coscienza di cittadini, pensando veramente all\u2019Italia e agli italiani di oggi e di domani; svincoliamoci per un momento solo dalle strettoie delle convenzioni politiche diplomatiche e giuridiche e poniamoci di fronte ai fatti, alla realt\u00e0.<\/p><p>Ebbene, che cosa potr\u00e0 accadere se non ratifichiamo? Nulla, assolutamente nulla, poich\u00e9 l\u2019articolo 90 del <em>diktat<\/em> parla chiaro. Esso prescrive, \u00e8 vero, che il Trattato dovr\u00e0 essere ratificato anche dall\u2019Italia, ma precisa che \u00abesso entrer\u00e0 in vigore immediatamente dopo il deposito delle ratifiche da parte dell\u2019unione delle Repubbliche socialiste sovietiche, del Regno Unito di Gran Bretagna e dell\u2019Irlanda del Nord, degli Stati Uniti d\u2019America e della Francia\u00bb.<\/p><p>Ci\u00f2 dimostra che anche nell\u2019ultimo articolo del <em>diktat,<\/em> si \u00e8 voluto deliberatamente offendere la nostra dignit\u00e0 e il nostro onore, prescrivendo implicitamente che la ratifica italiana non \u00e8 necessaria all\u2019entrata in vigore del <em>diktat.<\/em><\/p><p>E noi vogliamo ratificarlo? Ratificarlo quando \u2013 come la Russia ha fatto sapere e l\u2019onorevole Sforza ci ha detto \u2013 firma e ratifica sono per noi gi\u00e0 scontate?<\/p><p>No, onorevoli colleghi. Ed \u00e8 perci\u00f2 che, obbedendo alla mia coscienza, sento il dovere di presentare alla vostra approvazione il seguente ordine del giorno:<\/p><p>\u00abL\u2019Assemblea Costituente, certa d\u2019interpretare il sentimento unanime del popolo italiano, eleva la sua protesta verso un Trattato di pace che, violando i princip\u00ee della Carta Atlantica e del diritto delle genti, disconoscendo i sacrifici e il contributo portato dall\u2019Italia con la sua cobelligeranza, mutila le sue frontiere, la priva delle colonie, le toglie le navi, le riduce l\u2019esercito, l\u2019aggrava di debiti, l\u2019offende nella dignit\u00e0 e nell\u2019onore;<\/p><p>conscia che la ratifica dell\u2019Italia non \u00e8 necessaria all\u2019entrata in vigore del Trattato, il cui articolo 90 precisa che \u00abesso entrer\u00e0 in vigore immediatamente dopo il deposito delle ratifiche da parte dell\u2019Unione delle Repubbliche socialiste sovietiche, del Regno Unito di Gran Bretagna e dell\u2019Irlanda del Nord, degli Stati Uniti d\u2019America e della Francia\u00bb;<\/p><p>decide di non ratificare il Trattato, nella certezza che tale decisione non verr\u00e0 interpretata dalle altre nazioni come ribellione, ma come sentimento di dignit\u00e0 nazionale;<\/p><p>invita il Governo a far conoscere alle altre Nazioni tale solenne decisione che si accompagna al vivo desiderio di tutto il popolo italiano di collaborare con tutti gli altri popoli per la ricostruzione economica, per la giustizia sociale, per la giusta pace, per la libert\u00e0 e la civilt\u00e0 cui tanto contribu\u00ec l\u2019Italia\u00bb.<\/p><p>Onorevoli colleghi, se il popolo italiano, libero da discipline e da propaganda di partito, fosse chiamato oggi alle urne per esprimere il suo parere sulla ratifica o meno del <em>diktat,<\/em> voi tutti siete certi che esso all\u2019unanimit\u00e0 voterebbe: \u00abNo!\u00bb.<\/p><p>Ebbene, se noi siamo qui per interpretare ed esprimere il pensiero e il sentimento del popolo che ci ha eletti, se noi non vogliamo tradire questo popolo, ch\u2019\u00e8 la coscienza stessa della Nazione, noi abbiamo il sacro dovere di non ratificare, di dire: \u00abNo!\u00bb, per il popolo, per l\u2019Italia, per tutti i nostri Caduti! (<em>Applausi a destra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. \u00c8 iscritto a parlare l\u2019onorevole Corbino.<\/p><p>CARONIA. Data l\u2019ora tarda, propongo che la discussione sia sospesa anche per un riguardo all\u2019oratore, dato che l\u2019Aula \u00e8 vuota. (<em>Approvazione \u2013 Commenti<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>ROSSI PAOLO. Sentire l\u2019onorevole Corbino sarebbe una cosa molto interessante. Ma appunto per l\u2019interesse che il discorso presenta, sarebbe bene rinviare la seduta al pomeriggio.<\/p><p>PRESIDENTE. Onorevole Rossi le sue argomentazioni possono ritorcersi. Perch\u00e9 lei vuol dare un premio agli assenti facendo loro sentire nel pomeriggio quello che non hanno voluto sentire stamane?<\/p><p>Ad ogni modo tengano presente, onorevoli colleghi, che vi sono ancora 37 oratori inscritti.<\/p><p>CARONIA. Mantengo la mia proposta di rinvio della discussione.<\/p><p>PRESIDENTE. Pongo ai voti la proposta di rinvio avanzata dall\u2019onorevole Caronia, dichiarando il mio netto dissenso, perch\u00e9 rinviare significa far cosa contraria alle esigenze del nostro lavoro. Preavviso comunque che la seduta del pomeriggio si prolungher\u00e0 nelle ore notturne.<\/p><p>(<em>Dopo prova e controprova, la proposta di rinvio \u00e8 approvata<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>La seduta termina alle 12.40.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Versione PDF ASSEMBLEA COSTITUENTE ccv. 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