{"id":2058,"date":"2023-09-10T22:30:42","date_gmt":"2023-09-10T20:30:42","guid":{"rendered":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=2058"},"modified":"2023-10-21T21:23:12","modified_gmt":"2023-10-21T19:23:12","slug":"pomeridiana-di-sabato-26-luglio-1947","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=2058","title":{"rendered":"POMERIDIANA DI SABATO 26 LUGLIO 1947"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"2058\" class=\"elementor elementor-2058\" data-elementor-post-type=\"post\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-8f834a8 elementor-section-full_width elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"8f834a8\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-73cc94c\" data-id=\"73cc94c\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-6376df3 elementor-align-right elementor-widget elementor-widget-button\" data-id=\"6376df3\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"button.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-button-wrapper\">\n\t\t\t\t\t<a class=\"elementor-button elementor-button-link elementor-size-sm\" href=\"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/19470726_2.pdf\" target=\"_blank\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-content-wrapper\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-icon\">\n\t\t\t\t<i aria-hidden=\"true\" class=\"icon icon-view\"><\/i>\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-text\">Versione PDF<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-489d42b elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"489d42b\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>ASSEMBLEA COSTITUENTE<\/p><p>CCIV.<\/p><p>SEDUTA POMERIDIANA DI SABATO 26 LUGLIO 1947<\/p><p>PRESIDENZA DEL PRESIDENTE <strong>TERRACINI<\/strong><\/p><p>indi<\/p><p>DEL VICEPRESIDENTE <strong>CONTI<\/strong><\/p><p><strong>INDICE<\/strong><\/p><p><strong>\u00a0<\/strong><\/p><p><strong>Disegno di legge <\/strong>(<em>Seguito della discussione<\/em>)<strong>:<\/strong><\/p><p>Approvazione del Trattato di Pace tra le Potenze Alleate ed Associate e l\u2019Italia, firmato a Parigi il 10 febbraio 1947. (23).<\/p><p>Presidente<\/p><p>Cicerone<\/p><p>Nitti<\/p><p>Bassano<\/p><p>Nobile<\/p><p>Paris<\/p><p><strong>\u00a0<\/strong><\/p><p><strong>Interrogazioni<\/strong> (<em>Annunzio<\/em>)<strong>:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p>La seduta comincia alle 17.<\/p><p>MATTEI TERESA, <em>Segretaria<\/em>, legge il processo verbale della precedente seduta pomeridiana.<\/p><p>(<em>\u00c8 approvato<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Seguito della discussione sul disegno di legge: Approvazione del Trattato di pace tra le Potenze Alleate ed Associate e l\u2019Italia, firmato a Parigi il 10 febbraio 1947. (23).<\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019ordine del giorno reca il seguito della discussione sul disegno di legge: Approvazione del Trattato di pace tra le Potenze alleate ed associate e l\u2019Italia, firmato a Parigi il 10 febbraio 1947.<\/p><p>\u00c8 iscritto a parlare l\u2019onorevole Cicerone. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>CICERONE. Onorevoli colleghi! Prendo la parola in questo momento, quasi per un senso di dovere verso le giovani generazioni, che mi onoro di rappresentare in quest\u2019Aula e che sono quelle pi\u00f9 direttamente interessate alla pace italiana, perch\u00e9 dovranno sopportarne il peso e le conseguenze maggiori.<\/p><p>E giusto, quindi, che, pi\u00f9 del passato, io mi preoccupi dell\u2019avvenire della nostra politica estera. Occorre guardare innanzi a noi; occorre, anzitutto che ci si renda conto che nel mondo molte cose sono cambiate.<\/p><p>Io non credo che, nel campo della morale, ci siano nuove scoperte e nuovi orizzonti e, tanto meno, nuove applicazioni, nella politica, del pensiero morale: ma qualche cosa \u00e8 terribilmente mutata, nelle proporzioni in cui si svolge la vita dell\u2019umanit\u00e0.<\/p><p>Le Potenze latine, l\u2019Italia e la Francia, si presentano oggi al mondo in una situazione di tragica inferiorit\u00e0. E io intendo richiamare la vostra attenzione su questo fatto essenziale, specialmente per noi: che l\u2019Italia e la Francia non ora hanno perduto la guerra, ma nel 1914-18; \u00e8 precisamente durante il primo conflitto mondiale che si determina un fatto essenziale nella storia dell\u2019umanit\u00e0. Due forze nuove gravitano attorno all\u2019Europa, \u00e8 l\u2019intervento americano che per la prima volta nella storia si esercita direttamente nel vecchio continente: lo sbarco delle truppe americane in Francia \u00e8 un punto che l\u2019avvenire considerer\u00e0 come uno dei grandi avvenimenti nella vita dell\u2019Europa. E c\u2019\u00e8 un altro fatto importantissimo, determinante, la rivoluzione bolscevica, che, dal 1918, si d\u00e0 ad organizzare le masse immense della sterminata Asia, per lanciarle successivamente a gravitare anch\u2019esse verso l\u2019Europa.<\/p><p>Ci siamo resi conto allora di questo grande avvenimento e ce ne siamo resi conto dopo? Non mi pare; non mi pare, perch\u00e9, mentre i popoli anglosassoni combattevano per il dominio degli oceani e, mentre la Russia bolscevica cedeva a cuor leggero vaste zone di territorio alle armate tedesche perch\u00e9 oramai, divenuta internazionalista non riferiva al territorio alcuna importanza, da parte delle Potenze latine si combatteva per citt\u00e0 irredente, per passi montani e confini fluviali. E la guerra attuale ha sanzionato questo grandioso evolversi della vita del mondo, ha consacrato la nuova proporzione in cui questa vita si svolger\u00e0 nell\u2019avvenire e sarebbe un errore fatale se, pur dopo la gravissima lezione del nuovo conflitto, i popoli europei non riuscissero a comprendere quale pericolo sia per essi il fatto che oggi l\u2019Europa non pu\u00f2, come una volta, unita, propagare la sua civilt\u00e0 nel mondo, ma che si trova divisa, lacera, impoverita e fatta preda di potenze a lei estranee e che ne metteranno in forse la sua esistenza.<\/p><p>Come ci troviamo noi italiani di fronte alla pace che si apre? Io ritengo che dovremmo porgere anzitutto, come europei, il pensiero alla grande Madre Europa perch\u00e9, se non pensiamo ad essa, noi non pensiamo neanche alla nostra civilt\u00e0, noi non riusciremo nemmeno a conservare le nostre caratteristiche storiche.<\/p><p>Vi \u00e8 la possibilit\u00e0 che l\u2019Europa segua due strade; o essa si unir\u00e0 e si porr\u00e0 come elemento nell\u2019equilibrio mondiale, o essa \u00e8 destinata a fare nel mondo avvenire la parte che nell\u2019800 vi fece l\u2019impero turco. Essa sar\u00e0 la grande malata su cui si eserciteranno gli interventi dell\u2019Oriente e dell\u2019Occidente, ma in definitiva essa non avr\u00e0 pi\u00f9 alcun ruolo da esercitare nella vita del mondo.<\/p><p>Partiamo, dunque, da queste premesse che superano e sovrastano la contingenza del Trattato di pace, ma che sono necessarie, perch\u00e9 \u00e8 alla luce di queste considerazioni che noi dobbiamo vagliare e giudicare quello che si sta facendo nel mondo e in Europa nei nostri riguardi. Naturalmente, quando noi scendiamo dai grandi e vasti orizzonti intercontinentali nella cerchia pi\u00f9 ristretta della vecchia Europa, ritroviamo vecchie ubbie, ritroviamo errori fatali, ma ritroviamo anche esigenze dello spirito europeo, che \u00e8 necessario sodisfare.<\/p><p>Come dobbiamo giudicare questo Trattato che ci viene presentato? Io ritengo che il giudizio su di esso debba dividersi in due parti. C\u2019\u00e8 il contenuto morale del Trattato di pace che va assolutamente rigettato per le considerazioni che sto per fare; c\u2019\u00e8 il contenuto politico: abbiamo perduto una guerra, dobbiamo pagare per aver perduto la guerra.<\/p><p>Ricordo di aver letto una frase del grande socialista francese L\u00e9on Blum, in un libro che egli ha scritto durante l\u2019occupazione tedesca. Egli dice ad un certo punto che vuole spogliarsi di qualsiasi prevenzione verso il suo Paese e adopera questa frase: \u00abIl dovere della equit\u00e0 esiste anche verso noi stessi\u00bb. Cerchiamo, dunque \u2013 e io ne rivendico a me il diritto, come ad uno dei pi\u00f9 giovani rappresentanti della Camera italiana \u2013 di lavare la macchia che pesa sul popolo italiano. Gli Alleati ci accusano di aver dato vita al fascismo; la condanna morale che ci infliggono \u00e8 di aver tollerato l\u2019instaurazione di una dittatura e di esserci lasciati condurre da questa dittatura verso cos\u00ec dette folli avventure.<\/p><p>Ma noi potremmo rispondere a questi signori, i quali si compiacciono troppo spesso di ricordarci un periodo critico della nostra vita nazionale, che quanto noi facemmo venticinque anni fa di fronte al dilagare di un sovversivismo, che minacciava le basi stesse della societ\u00e0 nazionale, essi stanno facendo ora per minacce molto meno attuali; e lo stanno facendo dopo la nostra triste esperienza. Il loro fascismo, questa ondata anti-comunista che si esercita in America, per il momento a mezzo di leggi eccezionali, sarebbe pensabile come condotto alle conseguenze estreme, cui siamo giunti noi con Mussolini, e moralmente sta in ogni caso sullo stesso piano del fascismo italiano. Noi dobbiamo francamente dire a codesti nostri amici che essi non hanno il diritto di accusarci di aver fatto venticinque anni fa quello che oggi essi stanno facendo.<\/p><p>E poi, allontaniamo da noi decisamente un\u2019altra accusa: quella dell\u2019imperialismo. C\u2019\u00e8 una preoccupazione costante, c\u2019\u00e8 una cappa di piombo che grava su tutti i nostri gesti; noi non possiamo parlare di Trieste; noi non possiamo parlare del Mediterraneo; noi non possiamo parlare di ripresa economica, perch\u00e9 ci vengono all\u2019orizzonte presentate queste lettere di fuoco: \u00abimperialismo italiano\u00bb.<\/p><p>Che cos\u2019\u00e8 l\u2019imperialismo italiano in definitiva? \u00c8 la rivendicazione di un popolo povero ai diritti della vita. E ci viene rimproverato questo imperialismo in un momento in cui la Francia ha combattuto in Indocina contro un popolo inferiore e lo ha soggiogato con la forza; in un momento in cui l\u2019Olanda dichiara una guerra contro Sumatra e Giava, perch\u00e9 non intende rinunciare alla sua politica coloniale e ai suoi Domin\u00ee d\u2019oltremare; in un momento in cui la stessa Polonia \u00e8 spinta dalla Russia ad avanzare fino alle porte di Berlino, e la Bulgaria, la Grecia e la Romania, e anche pi\u00f9 piccoli Paesi hanno fatto valere le loro rivendicazioni territoriali.<\/p><p>Noi non possiamo concedere che ci si incolpi di imperialismo da parte di Potenze che ancor oggi \u2013 e bisogna avere l\u2019ardire di dirlo \u2013 usano in Palestina mezzi di cui noi ci saremmo sempre vergognati. Naturalmente, questo problema degli spazi vitali non \u00e8 morto perch\u00e9 sono morti Hitler e Mussolini; questa necessit\u00e0 per Paesi sopra popolati di espatriare esiste ancora. Noi accettiamo e ringraziamo l\u2019ospitalit\u00e0 delle Repubbliche sud-americane e di tutti quei Paesi europei ed extra-europei, i quali concedono lavoro ai nostri operai. Ma, evidentemente, \u00e8 molto triste constatare che questi nostri fratelli vanno a lavorare sotto bandiera straniera. Diciamo: vogliamo anche noi avere la possibilit\u00e0 di lavorare in terre nostre. Noi non avanziamo la pretesa di riconquistare quello che \u00e8 stato perduto, ma diciamo: mettiamo in comune tutte le risorse mondiali e diamo lavoro a questi Paesi poveri.<\/p><p>Certamente, se nel 1938 la Germania fosse stata sodisfatta nelle sue giuste esigenze di attuare, da grande popolo com\u2019\u00e8, una politica di espansione, la guerra non sarebbe venuta.<\/p><p>Vi \u00e8 un altro problema che incide profondamente sull\u2019Italia, perch\u00e9 si vuol vedere in questo problema un\u2019altra delle cause del fascismo: il problema del nazionalismo. Io sono d\u2019accordo che il nazionalismo sia stato uno dei veleni pi\u00f9 pericolosi e pi\u00f9 dannosi che l\u2019800 abbia fatto nascere fra le masse europee, ma questo sentimento di un popolo di essere nazione ormai c\u2019\u00e8 e non si pu\u00f2 ignorarlo.<\/p><p>Come correggere questo sentimento? Come dare sfogo a questo sentimento? Come riuscire a che lo stimolo maggiore che nelle masse determina il desiderio della guerra venga sodisfatto?<\/p><p>In altri tempi ci sono state le guerre religiose. Oggi sarebbe assurdo, sarebbe incredibile che un Paese scendesse in guerra per difendere una libert\u00e0 religiosa che gli \u00e8 concessa o per imporre ad altri una fede religiosa. Dobbiamo arrivare alle stesse conclusioni per il nazionalismo: occorre che al nazionalismo si dia lo sfogo pi\u00f9 ampio e la soddisfazione pi\u00f9 completa. Quando un popolo sar\u00e0 racchiuso nei suoi giusti confini, allora naturalmente non vi sar\u00e0 lo stimolo alla guerra, non vi saranno questi focolai di irredentismo che da cento anni periodicamente travolgono i popoli d\u2019Europa.<\/p><p>Il Trattato di pace che \u00e8 stato proposto all\u2019Italia sodisfa a questa duplice esigenza di non lasciare rancori nel Paese, di metterci in pace con tutti i nostri vicini, e sodisfa all\u2019altra esigenza che \u00e8 quella di consentire ai popoli europei di rifare la loro unit\u00e0 e di porsi come terzi arbitri fra due contendenti?<\/p><p>\u00c8 su queste basi che \u2013 secondo me \u2013 il Trattato di pace va esaminato.<\/p><p>Ed in relazione alla soluzione di questi due problemi si deve discutere se si pu\u00f2 accettare il Trattato e ratificarlo, o se si deve tentare la sua modifica.<\/p><p>Abbiamo lasciato oltre i confini terre italiane. La Francia ha voluto condursi verso di noi secondo la sua vecchia scuola politica: quella delle teste di ponte in casa altrui e del confine montano o fluviale. Abbiamo rinunciato o stiamo per rinunciare a qualsiasi forma di espansione africana, a qualsiasi attivit\u00e0 coloniale. Siamo stretti fra le pi\u00f9 angustiose necessit\u00e0, cosicch\u00e9 mi pare che gli interessi essenziali \u2013 non dell\u2019Italia ma dell\u2019Europa \u2013\u2013 siano stati lungi dall\u2019essere salvati. Il Trattato, quindi, \u00e8 completamente deficitario per noi. In questa pace \u2013 non soltanto nella pace italiana ma anche nella pace germanica \u2013 in tutta la pace di questo dopoguerra manca uno spirito giuridico, manca un principio informatore.<\/p><p>A Vienna, un secolo e mezzo fa, nel 1814, si trov\u00f2 una formula giuridica da applicare indistintamente ai vincitori e ai vinti: quella formula giuridica della legittimit\u00e0 delle conquiste prerivoluzionarie, riconosciuta dagli uni e dagli altri, dette tregua alla Francia napoleonica e assicur\u00f2 bene o male per circa un secolo la pace del Continente.<\/p><p>A Versaglia un altro principio fu seguito. Il principio delle nazionalit\u00e0. Si sapeva che bisognava cercare di unire sotto uno stesso Governo uomini di una stessa lingua e di una stessa razza.<\/p><p>Anche in questa guerra si era partiti bene con la Carta atlantica. Si era detto che la situazione sarebbe tornata quale era prima delle aggressioni fasciste; si era promesso che da nessuna parte vi sarebbero state conquiste o perdite di territorio: era il vecchio principio di Vienna. Ma tutto \u00e8 finito in una lotta d\u2019interessi egoistici e di compromessi fra l\u2019Oriente e l\u2019Occidente, fra Anglo-sassoni e Russi, che si \u00e8 esercitata unicamente a danno dell\u2019Europa. Forse questo fatto, il principio del diritto, \u00e8 in fondo come la morale nella vita dei popoli, perch\u00e9 un principio morale e giuridico pu\u00f2 anche non attuarsi completamente essendo i rapporti tra i popoli rapporti di potenza; ma comunque esso serve, come nell\u2019individuo la morale, a lenire le pretese del vincitore, a segnare un limite ai suoi appetiti. In questa pace, questo limite morale e questo principio giuridico sono mancati completamente ed io oserei dire che questo principio \u00e8 mancato, proprio perch\u00e9 \u00e8 mancata, nella compilazione della pace, quella mentalit\u00e0 giuridica latina che fino ad oggi aveva guidato le sorti del mondo.<\/p><p>Possiamo noi consentire che si continui per questa strada? Possiamo noi consentire che l\u2019Europa continui ad essere fatta oggetto dei compromessi di forze estranee? Che cosa hanno fatto il Governo italiano ed i precedenti Governi per evitare queste sventure? Senza dubbio noi siamo stati le vittime di iniziative altrui.<\/p><p>L\u2019Italia ha avuto solo due momenti in cui poteva agire: il primo quando le truppe americane invasero la Sicilia e la Calabria e giunsero fino a Cassino.<\/p><p>Eravamo il primo Paese liberato dell\u2019Europa: tutto il mondo guardava con enorme attenzione a quello che avrebbero fatto le nostre popolazioni, da 25 anni oppresse da un regime dittatoriale. Tutto il mondo, e specialmente la Russia e l\u2019America, faceva a gara per accattivarsi l\u2019animo di queste genti. Gi\u00e0 si era capito che la situazione interna di ogni Stato ed i sentimenti filomarxisti o filodemocratici avrebbero avuto un peso determinante nella politica di questi Stati. Purtroppo, non si seppe approfittare allora di questa situazione.<\/p><p>Che cosa si poteva fare? Non si poteva fare una politica di equilibrio, perch\u00e9, per fare una politica di equilibrio, bisogna che un Paese abbia un peso da gettare in questa o quella bilancia. L\u2019Italia non poteva fare una politica di affiancamento all\u2019uno o all\u2019altro blocco, oppure una politica ardita di colpi di mano, una politica machiavellica, se cos\u00ec ci piace chiamarla.<\/p><p>Ma purtroppo questa occasione ci \u00e8 sfuggita. Io voglio essere equanime: non vorrei che la responsabilit\u00e0 di questa situazione si addebitasse unicamente ai Governi. In quel momento l\u2019Italia cominci\u00f2 ad essere divisa: gli animi degli italiani si scissero in due parti: da una parte stettero i comunisti ed i socialisti con le loro simpatie verso la Russia, dall\u2019altra parte stettero le forze democratiche e reazionarie in genere. Di queste forze, spassionatamente, senza pudore, le une si appoggiarono alla Russia e le altre \u2013 confessiamolo pure \u2013 alle potenze Anglo-sassoni. Fu un fenomeno di degenerazione gravissima che si ripete in tutti i Paesi in stato di decadenza. Non avemmo spirito nazionale; non sentimmo che l\u2019ideologia non doveva soverchiare in quel momento le necessit\u00e0 della Patria e che bisognava tacere.<\/p><p>Questa \u00e8, a mio avviso, la verit\u00e0 spassionata della nostra situazione. Evidentemente errori poi ci furono da parte del Governo ma furono, pi\u00f9 che altro, errori tecnici e perci\u00f2 stesso, visibilissimi. Per esempio, si affidavano le nostre ambasciate a uomini nuovi alla diplomazia, nuovi alla gente che andavano a conoscere. Il Governo italiano credette che anche all\u2019estero ci fosse stato un fascismo, ci fosse stata una lotta clandestina. Non trovammo il nostro Talleyrand, l\u2019uomo che fosse stato in contatto con l\u2019estero non soltanto al momento del crollo del fascismo, ma anche prima del fascismo e durante il fascismo. Quell\u2019uomo avrebbe potuto dire tante cose agli Alleati, che questi nostri illustri rappresentanti, impreparati e sconosciuti all\u2019estero, non seppero evidentemente dire. Ci fu anche un errore gravissimo: si smantellarono tutte le organizzazioni del Governo. Si credette che lo strumento che aveva servito il fascismo non potesse pi\u00f9 servire alla democrazia.<\/p><p><em>Una voce al centro.<\/em> Certo.<\/p><p>CICERONE. Mi dispiace, ma non sono del suo avviso. Noi rinunziammo a qualsiasi forma di organizzazione segreta d\u2019informazioni che tutti gli Stati hanno, perch\u00e9 noi abbiamo visto, egregio amico, nella nostra Italia, in ogni provincia, in ogni casa, direi, esercitarsi la sorveglianza di organizzazioni segrete anglo-americane. Sono strumenti di cui uno Stato si serve, perch\u00e9 la difesa all\u2019estero non ha niente a che fare con il regime di un Paese. Ci furono degli errori e molti di questi errori, come dicevo, non possono addebitarsi al Governo, ma ad una situazione di rapida decadenza del popolo italiano.<\/p><p>Poi la guerra termin\u00f2. Gli Alleati non ebbero pi\u00f9 bisogno dell\u2019Europa; perch\u00e9 l\u2019Europa era loro, l\u2019avevano nelle mani, ne decisero come vollero, ed allora ogni iniziativa sfugg\u00ec al Governo italiano, che dovette rassegnarsi a subire operazioni chirurgiche sul tavolo anatomico della pace, in condizioni di anestetica immobilit\u00e0.<\/p><p>Si rinnova in questo momento la possibilit\u00e0 di fare una politica estera. I compromessi fra i Grandi sono finiti.<\/p><p>Essi litigano nuovamente, ciascuno di essi ha bisogno nuovamente di noi. E questo \u00e8 un momento cruciale della vita della Nazione; \u00e8 questo il momento in cui bisogner\u00e0 decidersi e scegliere la nostra strada. Forse ci sfuggir\u00e0 l\u2019ora, ci sfuggir\u00e0 l\u2019occasione nuovamente e forse non si presenter\u00e0 pi\u00f9; quindi richiamo l\u2019attenzione del Governo sulla opportunit\u00e0 che in questa Assemblea, dopo la ratifica o non ratifica, si faccia un altro dibattito sulla politica internazionale del Paese. Si rinnova la possibilit\u00e0 di una politica estera; \u00e8 la politica estera dei deboli. Dobbiamo confessarlo francamente: \u00e8 quella libert\u00e0 relativa di muoversi tra i colossi destreggiandosi che confina con l\u2019indipendenza, ma non \u00e8 l\u2019indipendenza.<\/p><p>Dobbiamo andare con la Russia o dobbiamo andare con gli Anglo-americani? \u00c8 arduo rispondere ad un quesito di questo genere. Debbo dichiarare che, come conservatore, non avrei, in linea di principio, nessuna difficolt\u00e0 al pi\u00f9 stretto avvicinamento con la Potenza russa, perch\u00e9 i rapporti esterni non hanno niente a che fare con la vita interna dei popoli. Ma, d\u2019altra parte, si \u00e8 determinata in Italia una situazione interna di cui conviene tener conto, quella situazione che ci ha impedito di fare una politica estera tre anni fa.<\/p><p>Un avvicinamento alla Russia? Data la proporzione delle forze politiche nel Paese e dato il precedente per cui in tutti i Balcani i Paesi sottoposti all\u2019influenza russa sono caduti sotto il Governo comunista, dati questi precedenti, io ritengo che non si dovrebbe andare con la Russia. Ma c\u2019\u00e8 il rovescio della situazione. Possiamo noi stringerci intimamente con le Potenze anglosassoni? E qui ci si presentano alcune difficolt\u00e0.<\/p><p>\u00c8 inutile nasconderci che le guerre ci sono state e che guerre ci saranno. (<em>Proteste \u2013 Commenti a sinistra<\/em>)<em>.<\/em> Non possiamo nasconderci, anche se alcuni idealisti lo vogliono ignorare oggi, come l\u2019hanno ignorato ieri, che le possibilit\u00e0 di un conflitto sono sempre immanenti nella vita del mondo.<\/p><p>Ed allora io vi chiedo se seriamente si pu\u00f2 pensare ad un\u2019Italia, ad una Francia tese in uno sforzo bellico contro la Potenza sovietica, quando questo sforzo dovrebbe ricadere principalmente su quella classe operaia, che \u00e8 sentimentalmente legata con la madre del marxismo mondiale.<\/p><p>\u00c8 quindi evidente che un nostro intimo avvicinamento con gli Anglo-americani \u00e8 da evitare per una situazione di cui essi sono responsabili, perch\u00e9 essi stessi hanno aiutato al loro arrivo in Italia lo sviluppo delle forze marxiste, e a furia di frugare nelle nostre tasche nella speranza di trovarci il distintivo fascista, ad un certo punto non si sono accorti che quel distintivo era saltato nelle loro tasche. Sono situazioni paradossali che si ripetono molte volte nella storia del mondo, come quando la Germania, credendo di aver vinto la Francia rivoluzionaria, si \u00e8 trovata la rivoluzione in casa sua.<\/p><p>Ma c\u2019\u00e8 fra queste due vie egualmente pericolose, una terza via: \u00e8 la via che io ho indicato all\u2019inizio di questo mio breve discorso, cio\u00e8 la via del blocco europeo. Il Governo italiano si adoperi a questa possibilit\u00e0. Il Governo italiano cerchi l\u2019avvicinamento con tutti i popoli europei, compreso il popolo tedesco, perch\u00e9 non \u00e8 pensabile un\u2019Europa senza l\u2019elemento germanico, come suo componente primario. Questa Germania, cos\u00ec misteriosamente mistica, questa Germania per tanti secoli pacifica, questo popolo che per tutto il Medioevo ha assicurato l\u2019equilibrio e la pace dell\u2019Europa, ad un certo punto si \u00e8 sentito stretto fra la Potenza russa che nasceva e la Potenza francese che declinava, e da questo urto \u00e8 nato probabilmente il suo timore folle di essere schiacciata fra i due blocchi, il suo spirito guerresco.<\/p><p>Non illudiamoci: la Germania non si pu\u00f2 dividere fra la Russia e gli Anglo-americani. Se noi ricostruiremo in Europa un concerto di Potenze europee, nel quale la Germania conti per se stessa, ma nel quale le altre Potenze unite contino pi\u00f9 della Germania, allora l\u2019elemento germano-latino potr\u00e0 di nuovo ridare forza e potenza alla nostra civilt\u00e0 e potr\u00e0 porre l\u2019Europa fra i due contendenti mondiali; potr\u00e0 questa Europa essere nuovamente la salvazione della civilt\u00e0.<\/p><p>Ora, sulla via della Unione europea, troviamo noi il piano Marshall e troviamo la ratifica del trattato? \u00c8 questo, dal mio punto di vista, il problema.<\/p><p>Il piano Marshall suona anzitutto accusa agli europei, suona ammonimento da parte di un continente estraneo a questi popoli che non hanno trovato in se stessi abbastanza intelligenza e abbastanza forza per comprendere che dovevano unirsi; ma \u00e8 sempre iniziativa estranea, \u00e8 spirito di altra mentalit\u00e0; \u00e8 una iniziativa che somiglia ad una impresa commerciale, che risponde allo stile dei governanti americani. Si ripetono, un po\u2019 in altre forme, le difficolt\u00e0 che incontr\u00f2 Wilson nell\u2019applicare all\u2019Europa un piano concepito fuori dell\u2019Europa, assente l\u2019Europa.<\/p><p>Se il piano Marshall sar\u00e0 uno spunto per mettere insieme queste Potenze europee, esso potr\u00e0 avere ulteriori e buoni sviluppi. Ma occorre che la sua origine sia dimenticata; occorre che sia quasi cosa nostra. Le energie del vecchio continente sono ancora immense. Esse sole, unite, potrebbero risolvere il problema economico dell\u2019Europa; e se l\u2019America si fosse posta come mediatrice nei nostri problemi europei, avrebbe fatto molto meglio e di pi\u00f9.<\/p><p>In altri termini, non riusciremo a dimenticare, per il carbone e la farina, due millenni di tradizioni e di contrasti, consumati per la delicata questione dei problemi di confine e di commistione di popolazioni e di razze diverse. \u00c8 in questo lavoro paziente, veramente europeo, che pu\u00f2 consistere l\u2019intervento americano come mediatore delle contese europee. Se l\u2019America si accontenter\u00e0 di esercitare una protezione solo economica, non avr\u00e0 fatto gran che.<\/p><p>Incontriamo per la via dell\u2019unione europea la ratifica del Trattato di pace? Non lo so. Perch\u00e9, in fondo, non attribuisco nessuna o quasi importanza a questo atto formale, perch\u00e9 nei rapporti tra i popoli, che sono rapporti di potenza e di equilibrio, gli atti formali contano finch\u00e9 sono sostenuti dalla volont\u00e0 di farli contare. La volont\u00e0 di far contare il Trattato di pace da parte italiana non ci potr\u00e0 essere mai.<\/p><p>Signori del Governo, non \u00e8 ignorando l\u2019ammalato che potete guarirlo; non \u00e8 rinunziandovi, che potete eliminare l\u2019irredentismo futuro. Oggi come oggi tutti quanti siamo in questa Assemblea potremmo anche mettere una pietra sui nomi di Trieste, Zara, Tripoli, Bengasi, Briga e Tenda. Potremmo farlo noi. Ma siccome la fiamma della italianit\u00e0 vivr\u00e0 in questi Paesi eterna, i nostri figli ed i figli dei nostri figli potrebbero trovare in quei nomi un vessillo di guerra.<\/p><p>Perci\u00f2, piuttosto che contentarvi del formalismo di essere trattati da pari a pari nelle conferenze internazionali, piuttosto che premere per l\u2019ingresso all\u2019ONU, al quale non credo, come non credo in nessuna di queste mastodontiche formazioni internazionali, le quali spesso mascherano una politica egoistica, badate ai problemi concreti. E se la ratifica pu\u00f2 servire a risolvere questi problemi, ad aprire una strada perch\u00e9 questi focolai di nazionalismo siano spenti, per il bene d\u2019Europa, ratificate!<\/p><p>Ma, se mai voi aveste la sensazione che le promesse di revisione non siano pi\u00f9 sincere di quelle fatte in altri tempi alla Germania, se mai aveste la sensazione che quel machiavellismo di cui ci si accusa \u00e8 invece machiavellismo degli altri, \u00e8 la concezione anglo-sassone del machiavellismo che ha portato nella guerra diecine di popoli, sapendo di non poterli sostenere, e da radio Londra ha scoraggiato i nostri combattenti, per poi trarli in campi di prigionia, allora non ratificate!<\/p><p>La mia generazione e le pi\u00f9 giovani, non hanno responsabilit\u00e0 di tutto quanto \u00e8 accaduto: veramente siamo immuni da ogni colpa. Noi non vi chiediamo molto, noi non vi chiediamo le utopie della pace perpetua, n\u00e9 vi chiediamo l\u2019associazione mondiale dei popoli: vi chiediamo molto meno. Noi vi chiediamo qualcosa che \u00e8 stato gi\u00e0 fatto nella storia dell\u2019umanit\u00e0: vi chiediamo la pace.<\/p><p>Noi riteniamo che questa pace debba fondarsi principalmente sulla eliminazione dei rancori. Un secolo fa, uomini che rappresentavano l\u2019autoritarismo regio, al loro tempo, con i sistemi della loro morale politica, seppero assicurare questa pace in Europa, perch\u00e9 trovarono tanta forza i vincitori da rinunciare al timore folle della rivincita, e tanta forza e tanta abilit\u00e0 i vinti da far intendere al vincitore che era suo interesse non incrudelire su di essi.<\/p><p>Noi vi chiediamo soltanto questo: e quando ci avrete assicurato un avvenire scevro di rancori e di rivendicazioni, allora le nuove generazioni, su questa serenit\u00e0, si impegneranno a conservare la pace. (<em>Applausi a destra<\/em>).<\/p><p>PRESIDENTE. \u00c8 iscritto a parlare l\u2019onorevole Nitti. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>NITTI. L\u2019idea di ratificare desta in me una profonda tristezza per i ricordi del passato. Io non volli firmare il trattato di Versailles; invece di recarmi io stesso a Parigi incaricai l\u2019onorevole Sonnino.<\/p><p>ORLANDO VITTORIO EMANUELE. C\u2019ero io!<\/p><p>NITTI. No, tu non c\u2019eri! \u00c8 un equivoco.<\/p><p>ORLANDO VITTORIO EMANUELE. Ti dico che c\u2019ero. (<em>Si ride<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>NITTI. \u00c8 un equivoco che chiarirai facilmente. Non volli firmare: ero convinto che quel trattato avrebbe portato l\u2019Europa ad una nuova e ben pi\u00f9 grande rovina. Dovetti firmare ci\u00f2 che non avrei voluto. Pochi mesi dopo, richiamato a Parigi, andai a firmare la ratifica.<\/p><p>Ricordo ancora quella scena dolorosa: il rappresentante tedesco aveva l\u2019aria triste, come di uomo che nel corpo e nell\u2019anima avesse qualcosa che non comunicava! La firma della ratifica fu fatta con solennit\u00e0. I francesi se ne valsero anche dopo nella loro propaganda di guerra. La ratifica era l\u2019atto solenne di consacrazione della vittoria. Quando la Francia era in guerra con la Germania dopo il 1939 e voleva dar prova della sua grandezza, ricordava la consacrazione della precedente vittoria. In tutti i cinema dei grandi <em>boulevards <\/em>di Parigi c\u2019era il documentario della ratifica sotto della quale era una mia brutta firma che pareva contraffatta. Ero cos\u00ec nervoso, quando firmai, che la firma par quasi non mia. Soffrivo nel firmare: sentivo che la guerra era prima o dopo inevitabile. Uscii dall\u2019aula, la stessa dove ora si fanno le riunioni (la Sala dell\u2019Orologio) deciso a combattere quel trattato e a volerne la revisione. O la revisione, che nella generale esaltazione pareva allora impossibile, o inevitabilmente a pi\u00f9 o meno lungo termine una pi\u00f9 immensa guerra. Da allora, appena fui libero dal Governo, pubblicai una serie di libri per dimostrare come si dovesse arrivare necessariamente alla guerra. Il primo di questi libri fu <em>L\u2019Europa senza pace,<\/em> tradotto in 24 lingue dell\u2019Europa e dell\u2019Asia e che fece il giro del mondo. Le cose che prevedevo, e a cui quasi tutti si rifiutavano di credere, dolorosamente sono avvenute.<\/p><p>L\u2019idea di ratifica, dunque, mi \u00e8 per il passato triste ricordo e mi \u00e8 causa di dolore e di ansia per l\u2019avvenire. Questa ratifica, che si domanda a noi, \u00e8 per me suprema umiliazione, perch\u00e9, dopo aver assistito alle ratifiche da vincitore, assisto ora da vinto, e ne sento tutta l\u2019amarezza. Il mio paese \u00e8 triste e umiliato.<\/p><p>Noi tutti, ci troviamo di fronte ad un problema terribile: bisogna accettare l\u2019umiliazione? Ratificare o non ratificare il trattato?<\/p><p>Non vi sono che tre soluzioni: o respingere il trattato con tutte le conseguenze gravissime che ne sarebbero il triste corollario; o adottare una ratifica che ora non ha tutti gli elementi per essere operante a nostro vantaggio; o ratificare quando vi siano tutte le condizioni necessarie e intanto dare al governo tutti i poteri necessari perch\u00e9 la ratifica avvenga anche quando il Parlamento non \u00e8 riunito. Negli ultimi due casi per\u00f2 la ratifica non pu\u00f2 avvenire senza una solenne e dignitosa protesta contro l\u2019iniquo trattamento fatto all\u2019Italia cui \u00e8 stato imposto un <em>diktat <\/em>umiliante e odioso.<\/p><p>Io, per quanto sia doloroso, ho detto fin dal primo momento che noi dobbiamo accettare. Noi abbiamo perduto la guerra. Non possiamo che accettarne le conseguenze. Se non sottoscrivessimo, dovremmo arrivare (e come e quando?) ad una serie di paci separate che non so quale cosa terribile sarebbero, per noi, perch\u00e9 ogni atto isolato che ci riguardi da parte di qualcuno dei vincitori non pu\u00f2 essere che peggiore di quelle che sono state finora le loro espressioni collettive.<\/p><p>Dopo tante promesse fatte, dopo tanti annunci di democrazia (ahi, queste democrazie che dovevano dare non solo la pace, la solidariet\u00e0 e la giustizia, ma metterci sul buon cammino, dopo tanti anni in cui, secondo i nostri giudici, eravamo stati sul cammino triste del fascismo), ahi, che cosa sono state queste paci!<\/p><p>I primi atteggiamenti dei vincitori sono stati seguiti da manifestazioni sempre meno amichevoli. Ogni decisione che \u00e8 seguita ha peggiorato le cose a nostro danno. Ogni riunione dei vincitori si \u00e8 risoluta sempre in un aggravamento delle nostre situazioni. Dopo la pace di Potsdam, in cui i vincitori avevano dichiarato che l\u2019Italia aveva liberato se stessa dal regime fascista, facendo progressi verso il sistema delle democrazie (quali progressi! tutto quello che le democrazie volevano \u00e8 stato adottato), la monarchia \u00e8 caduta. E dopo, quale \u00e8 stato il contegno degli alleati? Mai migliore di prima, anzi sempre peggiore. Si \u00e8 mentito e si mentisce quando si afferma che noi possiamo sperare facilmente in un cambiamento rapido delle situazioni precedenti: ora nessuno crede possibile una modificazione sostanziale dei trattati a nostro favore.<\/p><p>Noi dobbiamo ratificare. Il solo problema \u00e8 questo: dobbiamo ratificare nelle condizioni presenti? e perch\u00e9 dobbiamo ratificare con tanta sollecitudine, quando il Trattato \u00e8 inoperante per noi, perch\u00e9 manca la ratifica della Russia?<\/p><p>Si dice che rapida ratifica \u00e8 voluta a Parigi e a Londra e che produrrebbe vive soddisfazioni all\u2019America. Si dice anche che Mosca sar\u00e0 solidale con gli alleati, e che ratificher\u00e0 a sua volta presto; che nessun miglioramento ci possiamo attendere da prossime mutazioni, e che col Trattato si \u00e8 realizzata una situazione che deve avere carattere di permanenza. Ecco il grave, ma una cosa \u00e8 ancor pi\u00f9 grave, ed \u00e8 che si attribuiscono a noi tutte le colpe del fascismo e della guerra.<\/p><p>Dante aveva detto: \u00abLa colpa seguir\u00e0 la parte offensa\u00bb; ora, tutte le colpe si attribuiscono a noi. La guerra, secondo i trattati dei vincitori, \u00e8 stata nostra colpa, ed \u00e8 stata conseguenza del fascismo! \u00c8 inutile illudersi: questa falsa idea \u00e8 germogliata ed \u00e8 continuata a durare ed \u00e8 anche disonestamente contenuta nella pace firmata a Parigi il 1\u00b0 febbraio 1947. Quella pace, dunque, mi offende in tutti i miei sentimenti, ed io trovo che non potr\u00f2 mai rassegnarmi ad essa, se non come ad una necessit\u00e0. Noi non dobbiamo discuterla nella convinzione che la sua enormit\u00e0 e la sua ingiustizia sono tali che, prima e dopo, noi volenti o rassegnati, i vincitori volenti o nolenti, si imporr\u00e0 la revisione di questo Trattato, che non \u00e8 onesto e non pu\u00f2 essere a lungo durevole.<\/p><p>Ma noi, come abbiamo accettato, sottoscrivendo il Trattato, con le condizioni imposte, dobbiamo ora, per eseguire il Trattato, ratificarlo e dobbiamo agire in buona fede.<\/p><p>Tutto dobbiamo fare, tranne l\u2019equivoco di dire una cosa e di farne un\u2019altra. Troppo sull\u2019Italia \u00e8 pesata questa accusa di infedelt\u00e0: dal giro di valzer fino ai successivi tradimenti che purtroppo sono esistiti nella politica italiana, a cominciare dalla guerra del 1915, che fu iniziata in modo non onorevole, perch\u00e9 quando il Trattato di Londra fu redatto vi furono settimane in cui l\u2019Italia si trovava nello stesso tempo alleata dell\u2019Austria-Ungheria, della Germania e della Francia, Russia ed Inghilterra; cio\u00e8 l\u2019Italia fu nello stesso tempo alleata delle due parti. Questa accusa ci \u00e8 sempre pesata. Ai vincitori attuali, per quanto siano stati e siano con noi ingiusti, non dobbiamo promettere ci\u00f2 che non siamo decisi a mantenere.<\/p><p>L\u2019Italia ha avuto da secoli l\u2019accusa infame di essere il paese di Machiavelli. Quanto male all\u2019Italia ha fatto senza volere Machiavelli! Machiavelli era eruditissimo e uomo studioso di antichit\u00e0 e spirito profondo. Ma era fuori della realt\u00e0. Grande storico era stato il primo scrittore italiano di storia che non aveva mai considerata la religione a spiegazione degli avvenimenti che mettono gli uomini in eterna contesa e non mostrava alcuna disposizione a metterla a base delle lotte fra gli uomini. Egli, dai \u00abDiscorsi sulla prima deca di Tito Livio\u00bb alle \u00abStorie fiorentine\u00bb ed al \u00abPrincipe\u00bb come in tutti i suoi trattati minori, applicava i princip\u00ee del suo tempo per spiegare i fatti dell\u2019antichit\u00e0 come i fatti di allora, e i princip\u00ee che a noi sembrano immorali erano gli stessi che gli servivano a spiegare i fatti della storia. Machiavelli visse presso a poco nello stesso tempo di un altro grandissimo italiano che fu tanta causa del declinare della grande prosperit\u00e0 economica dell\u2019Italia: Cristoforo Colombo.<\/p><p>Questi due grandi uomini, che non si conobbero mai, fecero per diverse ragioni non poco male al nostro paese.<\/p><p>Cristoforo Colombo nacque quando l\u2019Italia era il centro dell\u2019Europa, quando prestava denaro a tutto il mondo ed era creditrice dei re. Il commercio del danaro era soprattutto di Milano e di Firenze. Le citt\u00e0 anseatiche sorsero pi\u00f9 tardi.<\/p><p>Il Mediterraneo era allora il centro della ricchezza mondiale. Non esisteva altra grande linea di traffico che il Mediterraneo. L\u2019Italia era non solo il paese della religione dominante, ma era nel campo economico il paese del grande traffico, della navigazione commerciale pi\u00f9 importante, della banca.<\/p><p>L\u2019Italia era il paese dei grandi banchieri, creditori di tutta Europa. Firenze e Milano prestavano a tutti i re. Cristoforo Colombo con la scoperta dell\u2019America rovin\u00f2 il traffico e la ricchezza dell\u2019Italia. Questo uomo ardito e saggio non pens\u00f2, quando scopri l\u2019America, che spostando le correnti marittime, il Mediterraneo diventava fino al taglio di Suez soltanto un mare interno. Colombo rovin\u00f2 tutta la ricchezza italiana: per quella massa d\u2019oro che si rivers\u00f2 in Europa, fece fallire tutti i banchieri italiani, tutti i risparmiatori.<\/p><p>Machiavelli in un altro campo ci fece assai grave male, ci discredit\u00f2 moralmente. Machiavelli era un uomo (non vi meravigliate di queste parole) di altissima intelligenza, ma di animo mediocre: era un sensuale, era uomo che non aveva nessuna alta concezione della vita.<\/p><p>Io sono stato un attento lettore di Machiavelli e l\u2019ho sempre fra i libri che pi\u00f9 leggo. Era uomo che mancava di ogni altezza spirituale, non aveva idealit\u00e0, non capiva n\u00e9 meno i grandi fatti del suo tempo. Proprio al suo tempo avvennero le due pi\u00f9 grandi scoperte e invenzioni che mutarono la situazione del mondo: la scoperta dell\u2019America e l\u2019invenzione della polvere. A questi due fatti che agirono sulla vita del mondo egli non dette alcuna importanza e non dedic\u00f2 neppure una parola. Egli credeva che il pi\u00f9 notevole fatto fosse la potenza della Svizzera e che la Svizzera dovesse dominare l\u2019Europa per la sua forza guerriera. Fece teorie della guerra ed insegn\u00f2 come si dovessero dirigere gli eserciti. Ma un giorno che Giovanni De\u2019 Medici lo ebbe ospite, lo preg\u00f2 di dirigere le manovre delle sue truppe, secondo i princip\u00ee esposti nel suo libro. Machiavelli si prov\u00f2: dopo poco vi era tanto disordine che le truppe marciavano a caso, le une contro le altre. E allora Giovanni De\u2019 Medici, sorridendogli disse di sospendere il tentativo, ch\u00e9 egli stesso avrebbe regolato le cose secondo la sua pratica: fece suonare i tamburi e in un quarto d\u2019ora le truppe furono regolate e ripresero il loro andamento normale&#8230;<\/p><p>CALOSSO. La sua era una pedagogia militare, non una strategia! Permetta che difenda il Machiavelli contro di lei. (<em>Commenti \u2013 Ilarit\u00e0<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>NITTI. Machiavelli, dunque, ci ha reso, senza sospettarlo, il cattivo servigio di far credere che noi italiani facciamo una politica di falsit\u00e0. In realt\u00e0 egli non faceva che studiare situazioni del suo tempo e riprodurle come poteva, teorizzando. Era uomo volgare e penetrato di oscenit\u00e0. Io ho letto, qualche cosa come 50 anni fa, nella casa di un erudito fiorentino che si chiamava Gustavo Uzielli, famoso collezionista e illustratore delle opere di Machiavelli, le lettere private del segretario fiorentino che egli raccoglieva e che non pubblic\u00f2. Sono un monumento di volgarit\u00e0 e di oscenit\u00e0. Machiavelli indicava con linguaggio fisiologico (se volete, anatomico) tutte le varie parti del corpo e le metteva in rilievo parlando dei suoi amici e delle sue proprie avventure&#8230;<\/p><p>CALOSSO. Era l\u2019uso del tempo&#8230;<\/p><p>NITTI. Ora, questo singolare uomo, che certamente aveva cos\u00ec straordinario intelletto, ci ha reso il cattivo servigio di farci passare come uomini sempre disposti a mentire, egli che, in fondo, era un onest\u2019uomo e, data la morale dei tempi, anche probo.<\/p><p>Noi dobbiamo, per quanto \u00e8 possibile, essere sinceri fino all\u2019esagerazione, perch\u00e9 nulla ci pesa sul capo come questo equivoco della nostra \u00ababilit\u00e0\u00bb. Io preferisco che l\u2019Italia sia piuttosto inabile, che avere la cattiva fama di troppo abile. Ma vi \u00e8 niente di peggio che mancare di abilit\u00e0 per volere essere troppo abile?<\/p><p>Ho letto troppo spesso anche nei nostri giornali e leggo ancora giudizi che mi sembrano non solo falsi ma anche inabili, che fanno cadere sull\u2019Italia la responsabilit\u00e0 della guerra mondiale, dicendo che essa \u00e8 dovuta al fascismo. Non sono convinto che noi abbiamo seguito la buona via e n\u00e9 meno la vera quando nella lotta contro il fascismo abbiamo detto e diciamo come ora che la guerra \u00e8 una conseguenza del fascismo e che il fascismo \u00e8 stato soltanto fenomeno italiano. Quali falsit\u00e0!<\/p><p>Signori, non \u00e8 vero; ed \u00e8 stolto ripetere la stessa falsit\u00e0 come continuare a fare ora i professionali dell\u2019antifascismo.<\/p><p>Vi sono state cause ben pi\u00f9 profonde della guerra d\u2019Europa. Per nuocere al fascismo, noi abbiamo fatto cosa pessima a danno dell\u2019Italia. Siamo arrivati a dire che tutte le responsabilit\u00e0 della grandissima guerra che ha sconvolto il mondo pesano sul fascismo. Non abbiamo pensato alla conseguenza. Il fascismo \u00e8 stato una detestabile cosa, una trista avventura e Mussolini \u00e8 stato, assai pi\u00f9 che uno scellerato, un pazzo, perch\u00e9 ha trascinato l\u2019Italia nella sua megalomania, verso un destino di morte. Ma Mussolini non \u00e8 il solo responsabile del fascismo: e il fascismo \u00e8 ben lontano dall\u2019essere il maggiore responsabile dei tragici avvenimenti. Questo noi dobbiamo dire a tutto il mondo; la responsabilit\u00e0 del fascismo non \u00e8 soltanto nostra. La responsabilit\u00e0 del fascismo \u00e8 divisa con i vincitori, perch\u00e9 sono stati essi che, quando il fascismo era tante volte in pericolo lo hanno aiutato, lo hanno sorretto.<\/p><p>Il fascismo \u00e8 stata una deplorevole avventura italiana. Il fascismo non \u00e8 stato per\u00f2 soltanto un uomo, n\u00e9 \u00e8 stato soltanto un fenomeno italiano. Il fascismo \u00e8 stato l\u2019espressione di uomini ricchi e di ceti privilegiati (<em>Applausi a sinistra<\/em>)<em>,<\/em> e non \u00e8 stato solo un episodio italiano, \u00e8 stato un episodio europeo e americano di un certo periodo.<\/p><p>Dopo che io mi resi conto che non potevo pi\u00f9 resistere alle persecuzioni fasciste, dopo che avevo avuto la casa distrutta e che ero con la mia famiglia in permanente pericolo, mi persuasi che non avevo altro da fare se non esulare, e mi recai prima, in Isvizzera, a Zurigo. Zurigo \u00e8 citt\u00e0 ricca, \u00e8 la citt\u00e0 dei grandi banchieri. A Zurigo nessuno osava apertamente esaltare il fascismo. Ma quasi tutti gli uomini importanti erano fascisti. L\u00e0 erano infatti quasi tutti quei banchieri che agivano potentemente sulla vita economica. Tanta parte del movimento industriale italiano si riattacca a Zurigo; soprattutto il cotone.<\/p><p>Ebbene, tutti senza dirlo erano per il fascismo e avevano quasi l\u2019aria di compiangermi mentre io li guardavo non senza tristezza. A Zurigo lasciai molti estimatori e amici personali e pochi antifascisti.<\/p><p>Dopo quasi due anni, andai a Parigi, dove purtroppo dovetti rimanere molti anni. Pur avendo grandi amici e accoglienze cordiali, l\u2019esilio fu troppo lungo. La prima cosa di cui dovetti occuparmi appena arrivato fu la ricerca di una casa: allora le case erano costosissime, e quasi sempre superiori alle mie risorse.<\/p><p>Trovai alfine la casa di un vecchio barone. Andai da lui, declinai il mio nome che egli probabilmente non conosceva o non comprese. Mi chiese un prezzo esorbitantissimo e, quando io gli dissi delle difficolt\u00e0 della vita, e quando gli dichiarai che non potevo spendere quanto mi chiedeva, allora mi rispose che i tempi erano difficili per tutti, ma che io era italiano e soggiunse: Voi almeno, in Italia, avete la fortuna di un uomo che pu\u00f2 veramente salvarvi. E mi fece l\u2019apologia di Mussolini! Poi aggiunse che di uomini simili c\u2019era gran bisogno e che anche la Francia avrebbe dovuto averne. Io gli risposi soltanto: <em>Prenez le n\u00f4tre. <\/em>(<em>Ilarit\u00e0<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Io non so se quell\u2019uomo banale apprezz\u00f2 il complimento, ma certo non se ne mostr\u00f2 offeso.<\/p><p>Se vi raccontassi tutta la mia odissea e tutte le cattive impressioni che io dovetti avere! In diverso modo tutti gli uomini di buona societ\u00e0 o gran parte di essi erano benevoli per il fascismo. Ah! quale fastidio di sentir dire ancora adesso dagli italiani, al mio ritorno in patria, che il fascismo \u00e8 stato soltanto un fenomeno italiano. E per\u00f2 io non tollero che questa menzogna duri. Il fascismo \u00e8 stato un fenomeno generale: gli uomini ricchi, i ceti privilegiati trovarono che era pi\u00f9 conveniente la morale fascista: prendere l\u2019operaio per la gola piuttosto che prenderlo per la mano. E furono per Mussolini. Io ho fatto, in tanti anni di esilio, prove dolorose: con tristezza ho trovato negli ambienti ch\u2019io credevo meno favorevoli, simpatie e solidariet\u00e0 d\u2019idee e di sentimenti col fascismo. La colpa originaria del fascismo senza dubbio \u00e8 nostra, s\u00ec: un popolo di oltre 40 milioni di abitanti (ora di 46) \u00e8 responsabile sempre del suo Governo; e quando noi esageriamo le colpe del fascismo internazionalmente e intenzionatamente, non pensiamo che il pubblico straniero si domanda (quante volte da uomini di studio e di esperienza ho sentito questo discorso): Ma se l\u2019Italia non \u00e8 responsabile di aver inventato il fascismo, chi ne \u00e8 responsabile? Si pu\u00f2 ammettere che un esercito di occupazione nemico invada un Paese, e lo domini e costringa all\u2019obbedienza tutti i cittadini; ma un Paese che non \u00e8 invaso, che ha un suo esercito, una sua vita nazionale, come pu\u00f2 non essere responsabile di tutte le colpe di un sistema che dura a lungo? Quante volte questa osservazione mi ha colpito, perch\u00e9 \u00e8 vera. Noi ci siamo troppo a lungo rassegnati al fascismo. Siamo responsabili, perch\u00e9 non abbiamo saputo e voluto ribellarci. La nostra difesa non \u00e8 nel negare le nostre colpe, ma nel constatare che la colpa nostra \u00e8 stata divisa dall\u2019Inghilterra, dalla Francia, dall\u2019America. Quante volte l\u2019Italia mostrava di volersi liberare del fascismo, i loro uomini o i loro giornali pi\u00f9 importanti intervenivano in una forma o nell\u2019altra a favore del fascismo. I popoli liberi, in cui credevamo, non solo ci sono spesso mancati, ma i loro uomini pi\u00f9 notevoli non sono stati per noi, \u00e8 sono stati spesso contro di noi.<\/p><p>Quando penso che l\u2019Inghilterra (ho tanti amici inglesi; non vorrei dire cosa poco rispettosa) ci ha dato i pi\u00f9 tristi esempi, e con la sua azione in Italia e nel mondo ha sostenuto i fascisti, proprio quando il fascismo era per cadere: quale tristezza! All\u2019indomani del delitto Matteotti, come all\u2019indomani di altri delitti, grandi personaggi inglesi sono venuti in Italia a mostrare simpatia e solidariet\u00e0.<\/p><p>Noi abbiamo visto le cose pi\u00f9 inverosimili; abbiamo visto Capi di Governo e ministri potenti venire a Roma, mostrarsi ossequienti verso Mussolini, prodigargli espressioni di simpatia e di stima; e non solo uomini dei partiti conservatori, ma dei partiti popolari pi\u00f9 avanzati. E il mio buon amico Mac Donald non si \u00e8 egli stesso degnato di venire a Roma, egli, Capo dell\u2019Impero britannico, a fare atto di omaggio a Mussolini, che non si degnava di andare all\u2019estero e di visitare Paesi stranieri&#8230;<\/p><p>ROMITA. Aveva paura!<\/p><p>NITTI. Probabilmente. Ora, quale spettacolo! Quando l\u2019Italia era in qualche momento sul punto di riprendere la sua vita normale e forse di liberarsi, veniva a Mussolini l\u2019aiuto straniero. Tutta l\u2019Inghilterra ha appoggiato il fascismo. Abbiamo visto i giornali pi\u00f9 conservatori come i pi\u00f9 liberali essere in gara di simpatia con i giornali a grande diffusione, i giornali pi\u00f9 riservati nei loro giudizi come i pi\u00f9 popolari. Quale \u00e8 ora il giornale pi\u00f9 diffuso?<\/p><p><em>Voci.<\/em> Il <em>Times.<\/em><\/p><p>NITTI. No, il <em>Daily Express.<\/em> I giornali di lord Beaverbrook come di lord Rothermere, ecc., vuol dire parecchi milioni di copie di giornali, erano destinati ogni giorno a glorificare Mussolini o per lo meno ad esaltarlo! Tutti questi giornali non hanno fatto che l\u2019apologia del fascismo, per tanti anni, a milioni, a diecine di milioni di copie ogni giorno. E noi abbiamo visto, ci\u00f2 che \u00e8 molto pi\u00f9 grave, i pi\u00f9 grandi personaggi inglesi venire in Italia solo per sostenere il fascismo. I viaggi di Austen Chamberlain mi scandalizzarono e mi offesero; io ruppi con lui ogni amicizia, bench\u00e9 fossi suo amico fin dai tempi di suo padre. Gli scrissi un\u2019aspra lettera, quando vidi che si abbandonava anche lui ad adulazioni di quel genere. Austen Chamberlain \u00e8 andato in Spagna, per sostenere Franco, ed \u00e8 venuto in Italia soltanto per sostenere la dittatura; il Governo inglese, per mezzo del rappresentante pi\u00f9 autorevole della sua politica estera, \u00e8 stato il primo a sostenere il governo fascista! Ed ora rimproverare le colpe del governo fascista come colpe soltanto italiane \u00e8 per lo meno eccessivo!<\/p><p>Io non posso dimenticare che non solo vi \u00e8 stata assistenza amichevole, ma che quasi tutti gli ambasciatori che si sono succeduti sono stati pi\u00f9 o meno per il fascismo, a cominciare dal mio vecchio amico Rennell Rodd, che alla vigilia di lasciare la sua carriera, ha voluto chiuderla facendo l\u2019apologia del fascismo. E gli altri ambasciatori che si sono seguiti, in diversa misura hanno apertamente sostenuto il fascismo!<\/p><p>E se il fascismo \u00e8 responsabile della guerra contro il loro Paese, quale non \u00e8 anche la loro responsabilit\u00e0! Non bisogna dimenticare che si \u00e8 sempre tenuto lo stesso atteggiamento da parte del Governo inglese. Basta ricordare l\u2019azione funesta di Erick Drummond, gi\u00e0 segretario generale della Societ\u00e0 delle Nazioni. Io ho documenti che provano che, nel periodo di maggiori difficolt\u00e0 di Mussolini, Drummond cerc\u00f2 di toglierlo da tutti gli imbarazzi e di fare agire in suo favore il Governo inglese!<\/p><p>Anche quando Austen Chamberlain \u00e8 morto, Neville Chamberlain, prima Ministro e poi Primo Ministro, ha lavorato per il fascismo. Morto Austen Chamberlain, la sua cortese signora si \u00e8 installata a Roma, quasi come l\u2019agente della propaganda fascista, anche presso il cognato divenuto primo Ministro. Quando abbiamo assistito a questi tristi fatti, perch\u00e9 tutte le colpe del fascismo si fanno ricadere sull\u2019Italia?<\/p><p>E altrove \u00e8 stata la stessa cosa. L\u2019America forse ha minor colpa, ma anch\u2019essa quale colpa!<\/p><p>Quali cose inverosimili sono accadute! L\u2019America che non ha mai mandato in passato ambasciatori che entrassero nelle cose interne dell\u2019Italia, ha mandato per la prima volta ambasciatori la cui funzione \u00e8 stata quella di essere veri agenti del fascismo! Fra questi, tristissimo per la sua opera, Child, il quale per lungo tempo \u00e8 stato qui a Roma arbitro di situazioni importantissime. Era un modesto scrittore che si credeva grande scrittore, ma era di una grande fertilit\u00e0. Era divenuto l\u2019apologista di Mussolini in tutti i giornali e in tutte le riviste. Nella stampa americana e nella rivista pi\u00f9 diffusa in America, \u00abSaturday Evening Post\u00bb, non ha fatto che l\u2019apologia del fascismo e di Mussolini, in scritti ridicoli (perfino Mussolini col leone, Mussolini che va a cavallo, Mussolini guerriero, agricoltore, oratore ecc.). Tutte queste banalit\u00e0 sono state diffuse dall\u2019ambasciatore del pi\u00f9 grande Stato. Tutte queste stupidaggini sono state pubblicate e diffuse dal rappresentante dell\u2019America nella pi\u00f9 diffusa stampa americana e forse del mondo.<\/p><p>Ma \u00e8 cosa ancora inferiore al danno pi\u00f9 grave di vedere i pi\u00f9 grandi banchieri d\u2019America prestarsi alla gloria del fascismo. Noi abbiamo visto l\u2019inverosimile. Non vi parlo di Morgan, che era indifferente ma benevolo, n\u00e9 di un uomo stimabile come il suo grande socio, Lamont; vi parlo in generale di tutta la finanza americana. Ma i grandi banchieri che avevano tradizioni erano moderati nelle loro manifestazioni.<\/p><p>E la finanza ebraica? Quei finanzieri ebrei, Loeb, Schiff, Kahn, non sono stati caldi sostenitori del fascismo? Io scrissi ad uno di essi un\u2019aspra lettera (si chiamava Otto Kahn, grandissimo banchiere) e gli dissi: i movimenti reazionari del tipo di quello di Mussolini cominciano e finiscono nell\u2019antisemitismo. A Kahn ebreo vanitosissimo, io volli avvertire che con Mussolini prima o dopo si sarebbe arrivati all\u2019antisemitismo. Egli \u00e8 morto, ma io devo ricordare a sua vergogna che egli port\u00f2 la mia lettera in omaggio all\u2019ambasciatore d\u2019Italia a Washington e da allora molti miei amici non ebbero facilit\u00e0 di vivere in alcuni ambienti!<\/p><p>Abbiamo visto le cose pi\u00f9 inverosimili. Il pi\u00f9 ricco uomo di America, il pi\u00f9 potente era Andrew Mellon. Individualmente pi\u00f9 ricco di Rockfeller e di Ford. Era nello stesso tempo non solo l\u2019uomo pi\u00f9 ricco ma potentissimo come Ministro del tesoro. La sua potenza era enorme negli Stati Uniti. Io lo conoscevo personalmente, e, vedendo l\u2019appoggio che dava a Mussolini, gli scrissi una lettera per dirgli quale dolore ne provavo: perch\u00e9 Mussolini non poteva che fare opera incivile. Ebbi una risposta che ho conservato a lungo come documento inspiegabile di passione conservatrice e vorrei dire di aberrazione. Conosceva benissimo l\u2019Italia. Veniva quasi ogni anno a Roma, dove aveva una figliuola maritata. Mi rispose con una difesa calorosa di Mussolini e del fascismo. Mi parl\u00f2 delle opere importanti di Mussolini e disse che non era vero che in Italia non c\u2019era libert\u00e0. Volle mettere in luce che si lavorava in Italia e che le ferrovie arrivavano in orario. Gli risposi con una lettera ironica: i treni arrivavano spesso in orario, in quanto a libert\u00e0 era come a Sing Sing, che \u00e8 il carcere di New York. C\u2019era una libert\u00e0 vigilata. E in quanto al lavoro, anche prima si era lavorato in Italia come si doveva lavorare anche dopo. Se un uomo come Mellon, che era potenza economica e finanziaria mondiale, si metteva apertamente in questa posizione e, dopo essere stato a Roma, mostrava tanto entusiasmo, chi non riconosce che l\u2019America ha la pi\u00f9 grave responsabilit\u00e0 del fascismo?<\/p><p>Non vi parlo della Francia. Ho vissuto tanti anni e ho frequentato tutti gli ambienti anche i pi\u00f9 aristocratici e i pi\u00f9 ricchi e sono stato un po\u2019 dovunque. Ora che cosa fu la Francia per il fascismo? Tranne Clemenceau, in principio, e pochi liberali e pochi conservatori di vecchio stampo, quasi tutti gli altri uomini politici ebbero la loro debolezza per il fascismo.<\/p><p>Senza dubbio Herriot, Caillaux, Painlev\u00e9 non furono amici del fascismo e Briand, senza combattere il fascismo, mi diceva che era sicuro della sua prossima, fine. Ma dopo di essi quale mutazione! Tardieu sognava di imitare il fascismo e Mussolini, e sognava qualche cosa che dovesse essere il fascismo. Gli uomini conservatori che parevano in apparenza pi\u00f9 rispettabili, gli uomini dell\u2019\u00abAcad\u00e9mie\u00bb, quei grossi personaggi in generale noiosi e senza vera importanza nel mondo del pensiero, non furono nella gran parte che propagandisti di Mussolini? Non vi parlo di Henri Bordeaux, di Paul Bertrand, di Abel Hermant, dei vescovi, degli arcivescovi, di tutta quella gente inutile dell\u2019\u00abAcad\u00e9mie\u00bb. Ma tutto il mondo dell\u2019\u00abAcad\u00e9mie\u00bb, anche quello che pareva il pi\u00f9 progressivo non faceva che l\u2019apologia di Mussolini. L\u2019espressione abituale era: <em>Moscou ou Rome<\/em>: come se fossero due cose che dovevano essere indispensabili, l\u2019una o l\u2019altra.<\/p><p>Vi fu maggiore scandalo del viaggio di Laval a Roma nel 1935? Laval era al colmo del suo successo e della sua potenza. Era a capo di un enorme Ministero nazionale, che conteneva i maggiori uomini, anche Herriot.<\/p><p>La guerra europea fu decisa a Roma nel 1935. Da che cosa? Dalla visita di Lavai a Mussolini, cosa gravissima che non \u00e8 stata sufficientemente considerata. Il brindisi di Mussolini del 5 gennaio 1935 e tutta l\u2019organizzazione che fu fatta intorno a quel movimento determinarono la situazione che precipit\u00f2 poi verso la guerra. Laval \u00e8 caduto; ma egli era l\u2019uomo pi\u00f9 potente di Francia in quel momento e, nel 1935, tutti i grandi capi, o molti capi, erano nel Ministero Laval, che era un Ministero di concentrazione nazionale. Ebbene, che cosa fu il risultato di quella visita? Fu la guerra di Abissinia che signific\u00f2 la guerra europea. Laval nel suo brindisi (cosa incredibile) disse a Mussolini: <em>Vous avez \u00e9crit la plus belle page dans l\u2019histoire de l\u2019Italie moderne,<\/em> cio\u00e8 pagina pi\u00f9 grande di quelle scritte da Michelangelo, da Leonardo da Vinci e dai pi\u00f9 celebri italiani. Quando venne il dissidio fra Inghilterra e Italia, e tutto il conflitto davanti la Societ\u00e0 delle nazioni, Laval fingendo solidariet\u00e0 con l\u2019Inghilterra, i lavorava contro di essa e faceva ridere i suoi giornali sulla <em>vieille ferraille<\/em> della flotta inglese.<\/p><p>Cosa ben pi\u00f9 terribile; il generale Mordacq uomo di grande fama e che era stato il capo di gabinetto militare di Clemenceau e il maggiore suo collaboratore, scrisse con la sua firma che l\u2019amicizia e la solidariet\u00e0 di Mussolini e del fascismo erano la cosa pi\u00f9 importante. Messa nelle condizioni di scegliere fra l\u2019amicizia dell\u2019Inghilterra e quella dell\u2019Italia fascista, la Francia non doveva esitare ed essere per l\u2019Italia fascista. La risposta a Mordacq, che ebbe larga eco, io non potetti firmare ma era scritta da me. La guerra dell\u2019Abissinia non poteva finire che con la guerra europea. Ora la Francia cos\u00ec sensibile non ricorda che la responsabilit\u00e0 del fascismo \u00e8 anche e in non poca parte sua. Non parlo dei nazionalisti francesi. A quali eccessi per tanti anni non ricorsero, per ammirazione di Mussolini!<\/p><p>Ed anche, mi perdonate, molti socialisti non furono tolleranti o benevoli per il fascismo? Perfino il buon amico Thomas non fece in forma abile e discreta l\u2019apologia di Mussolini e non trov\u00f2 anche che Primo de Rivera era apprezzabile per ci\u00f2 che faceva per le classi operaie?<\/p><p>Ognuno ha la sua parte di colpa del fascismo, che \u00e8 stato fenomeno internazionale. Buttare tutte le colpe sull\u2019Italia e dire che il fascismo \u00e8 stato un fenomeno italiano e che ha prodotto la guerra \u00e8 falso. \u00c8 cosa che io non posso leggere in un documento ufficiale italiano senza disgusto e senza indignazione.<\/p><p>Io avevo, andando all\u2019estero, molte illusioni. Credevo che la massoneria, essendo una associazione libera ed umanitaria, dovesse combattere il fascismo. E, preso da questa illusione, ho viaggiato a mie spese buona parte dell\u2019Europa per vedere tutti i capi delle massonerie. Io non sono stato mai massone e tengo a ripeterlo perch\u00e9 non vi sia equivoco. Ma ho sempre avuto simpatie nella massoneria, che ho considerato istituzione libera e progressiva. Ho girato gran parte di Europa: sono andato perfino nei paesi del nord, dove i re e i principi reali sono sempre i capi della massoneria. Ho girato dovunque, ho bussato a tutte le porte. Credevo che un movimento intellettuale contro gli eccessi e le violenze del fascismo potesse avere un gran peso.<\/p><p>In Inghilterra il capo della massoneria era uno zio del re attuale, il duca di Connaught, uomo serio, vecchio e che della massoneria si occupava moltissimo. Suo successore fu il duca di Kent, fratello del re attuale che mor\u00ec in un incidente di aviazione.<\/p><p>Devo dire che il duca di Connaught mi parl\u00f2 con molta stima del fascismo, tanto che io non osai davanti a lui proseguire molto nella mia dura critica, perch\u00e9 vicino ad un personaggio reale di tanta importanza e anche serio e di buona fede non mi parve cosa opportuna.<\/p><p>E poi girai tutti i Paesi scandinavi; visitai i re di Svezia, di Norvegia e di Danimarca e trovai spiriti liberi, uomini meglio disposti a comprendere il fascismo. Quelle massonerie erano tutte sotto la direzione di personaggi reali, o un re o un personaggio della famiglia reale, quindi gente seria e ben educata e che ascoltava correttamente anche le mie critiche. In fondo, tutti convenivano nelle mie espressioni, ma non erano, a quanto mi parve, disposti a fare nulla. Sperai nelle massonerie latine. Qui ebbi nuove delusioni.. Scusate se vi intrattengo su argomenti massonici.<\/p><p>Le massonerie continentali sono di tipo scozzese; ma alcune di queste democrazie sono aderenti all\u2019A.M.I. L\u2019onorevole Labriola lo sa. (<em>Ilarit\u00e0 \u2013 Interruzione dell\u2019onorevole Labriola<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Io volevo rendermene conto e cercai di capire le situazioni. Le massonerie continentali sono divise, in fondo, dall\u2019idea del Dio personale. Le massonerie del tipo anglosassone non ammettono che si possa essere massoni senza credere nell\u2019Iddio personale. Vi sono quelli che fanno a meno del Dio personale e non ne fanno una convinzione indispensabile. Io volevo penetrare le varie massonerie e vidi quindi tutti i capi che mi era possibile vedere: in Svizzera, in Francia, nel Belgio, ecc. In Belgio il capo della massoneria (e anche dell\u2019A.M.I) era un mio amico personale, Charles Magnette, che era presidente del Senato. Egli mi dovette confessare che, in fondo, il fascismo aveva molti amici e ammiratori nella massoneria anche pi\u00f9 radicale, di fronte a quella antica e tradizionale. E per quanto avesse cercato da parte sua di essermi utile (veniva anche spesso a vedermi a Parigi), non pot\u00e9 fare un grande lavoro perch\u00e9 l\u2019ambiente non era del tutto favorevole.<\/p><p>Illuso, come ero allora, spesi parecchio denaro, mandai amici, di cui qualcuno \u00e8 ora qui, a vedere i capi delle organizzazioni operaie. Mi interessavo soprattutto della Federazione internazionale dei trasporti che, per la sua potenza e per la sua ricchezza, poteva con un movimento bene organizzato mettere il fascismo in condizione di non resistere in alcuni momenti. Vidi tanta gente. Credevo di trovare spiriti ardenti: in fondo erano d\u2019accordo con me, ma non facevano niente per far cadere il fascismo.<\/p><p>Mi accorsi di aver perduto molto denaro, molto tempo e molto fiato, con modestissimi risultati.<\/p><p>Vi affermo dunque che la responsabilit\u00e0 del fascismo non \u00e8 solo italiana, ma \u00e8 divisa in larga misura fra i grandi dominatori, e soprattutto da quei Paesi, come l\u2019Inghilterra, l\u2019America e la Francia, che ora pi\u00f9 ci rimproverano di aver seguito il fascismo.<\/p><p>E per questo mio profondo convincimento io non accetto, cos\u00ec com\u2019\u00e8 concepito, l\u2019ordine del giorno dell\u2019onorevole Ruini, e lo combatter\u00f2 se non si toglie l\u2019affermazione delle responsabilit\u00e0 che pesano sull\u2019Italia per colpe del fascismo, considerato esso stesso come fenomeno solamente italiano e, cosa pi\u00f9 assurda, come causa principale della guerra.<\/p><p>Dicono qui che questo ordine del giorno sia stato ispirato (tante cose si dicono qui dentro che non sono vere) dall\u2019onorevole De Nicola. Pi\u00f9 che l\u2019Aula, il Transatlantico \u00e8 fertile di invenzioni. E poi che l\u2019onorevole De Nicola, rispettoso dei suoi doveri costituzionali, equanime e riservatissimo sempre, abbia suggerito questo ordine del giorno&#8230;<\/p><p>RUINI. Non \u00e8 affatto vero. Chi l\u2019ha detto?<\/p><p>NITTI. Si \u00e8 detto qui e si ripete da molti e certamente non \u00e8 vero. Non penso che abbia detto lei una cosa simile. Penso anzi il contrario. Ma l\u2019ordine del giorno suo io non voter\u00f2 se non sar\u00e0 mutato perch\u00e9, cos\u00ec com\u2019\u00e8, fa cadere la responsabilit\u00e0 della guerra sul fascismo, facendo anche supporre che il fascismo sia stato soltanto italiano.<\/p><p>RUINI. La responsabilit\u00e0 \u00e8 del fascismo, non dell\u2019Italia, come sostengono coloro che ritengono la pace giusta e meritata.<\/p><p>NITTI. Ci\u00f2 \u00e8 tanto pi\u00f9 grave, se pu\u00f2 creare un terribile equivoco. Se pi\u00f9 grave \u00e8 stata la responsabilit\u00e0 dell\u2019Italia nel fenomeno del fascismo, questa responsabilit\u00e0 ricade in gran parte sui grandi stati vincitori; e le cause della guerra sono ben pi\u00f9 profonde e antiche.<\/p><p>E se noi siamo stati e siamo vinti, non \u00e8 detto che questa sia una situazione permanente. Tutto \u00e8 nello stato d\u2019animo che sar\u00e0 in noi. Risorgeremo. Guardate alla Francia. La Francia \u00e8 stata in guerra pi\u00f9 battuta di noi. La Francia ha presentato un caso unico nel mondo moderno di un esercito intero, di un esercito di milioni di uomini che si arrende al nemico senza combattere. Questo fatto non era avvenuto mai prima.<\/p><p>Le cause della caduta dell\u2019esercito francese non sono militari soltanto e non tolgono alla gloria di un paese che \u00e8 stato il pi\u00f9 guerriero di Europa. Rappresentano un fenomeno transitorio che \u00e8 dipeso da cause molteplici.<\/p><p>Ora noi perch\u00e9 dobbiamo abbatterci? Ogni momento diciamo non solo che siamo vinti, ma che siamo responsabili della guerra. S\u00ec, siamo vinti, ma la Francia \u00e8 stata pi\u00f9 vinta di noi. Soltanto essa spiritualmente non ha accettato la disfatta. In fondo, perde chi vuole perdere. L\u2019uomo che vuole resistere resiste contro tutte le avversit\u00e0.<\/p><p>E se noi, a causa del fascismo, abbiamo responsabilit\u00e0 della guerra, i vincitori non solidarizzarono con il fascismo, non lo sorressero quando era in difficolt\u00e0, non lo aiutarono quando era nei suoi momenti pi\u00f9 critici? L\u2019Inghilterra e la Francia e la stessa America e i loro uomini pi\u00f9 importanti e in pi\u00f9 grande situazione, non ne vollero forse consolidare il trionfo?<\/p><p>Il fascismo \u00e8 stato l\u2019espressione di uno stato d\u2019animo di un periodo di reazione spirituale e morale. Inventato in Italia, ha conquistato tanta parte di Europa e di America a traverso alcuni ceti e a traverso uomini che anche inconsciamente ne dividevano le passioni. Il Fascismo fu la manifestazione di sentimenti che fermentavano negli animi: era la forma spesso incosciente della reazione.<\/p><p>Io sono il solo capo di governo italiano che non si \u00e8 fatto mai illusione. Io ho sempre combattuto il fascismo. Non ho mai voluto riconoscerlo. Dal primo momento quando gli altri cedevano io non volevo n\u00e9 meno riconoscerlo e affrontavo tutti i pericoli e tutte le avversioni degli esaltati e dei convertiti. Gli altri cedevano perch\u00e9 speravano, come si diceva allora, di \u00abnormalizzare\u00bb il fascismo che io ho sempre ritenuto un governo di fatto e non un governo di diritto e che doveva fatalmente arrivare, a traverso la follia, a una catastrofe nazionale.<\/p><p>Mussolini, l\u2019ho sempre detto, fu soprattutto un folle. La follia ha una grande attrazione e una grande potenza diffusiva. Nella storia abbiamo visto tante volte la follia comunicarsi anche in ambienti che parevano meno disposti quando corrispondeva a condizioni di disordine morale o di incertezza o di pericolo.<\/p><p>Perch\u00e9 uomini diversissimi giunti al massimo della potenza come i Mellon, come i Chamberlain, come i grandi ambasciatori britannici e americani abbiano accettato con entusiasmo il fascismo e abbiano lavorato per consolidarlo, occorreva che si trattasse non gi\u00e0 solo di una perversione nazionale italiana, ma di qualche cosa che non era solo dell\u2019Italia.<\/p><p>Il fascismo non \u00e8 stato dunque un fenomeno soltanto italiano, ma rappresentava una disposizione di spiriti che assunse in Europa e in America forme differenti e che si esplic\u00f2 nel proteggere e difendere, o almeno nel non disturbare, l\u2019azione dell\u2019Italia fascista.<\/p><p>Quando si afferma che il fascismo ha prodotto la guerra e che \u00e8 stato un fenomeno italiano, si dice cosa non vera da uomini che, se non sono ignoranti, preferiscono mostrare ignoranza.<\/p><p>Le cause profonde di guerra esistevano in Europa fin dopo l\u2019altra guerra e non certo a causa dell\u2019Italia.<\/p><p>Se non si arrivava prima o dopo alla revisione del trattato di Versailles, bisognava arrivare alla guerra.<\/p><p>La Societ\u00e0 delle nazioni essa stessa non fu il tempio della pace che Wilson si era proposto, ma la borsa dei valori dei vincitori e il covo di tutti gli intrighi e di tutti i grandi affari.<\/p><p>Per molti anni si \u00e8 vissuti sugli equivoci e sulle falsit\u00e0. Le vicende della pace di guerra sono note. Si \u00e8 arrivati dove si doveva arrivare e ciascun paese ha avuto la sua parte di responsabilit\u00e0 nella catastrofe finale, che \u00e8 culminata nella guerra del 1939. E certamente anche l\u2019Italia con il suo contegno vi ha contribuito. Ma vi hanno contribuito altri paesi in misura anche maggiore.<\/p><p>Io, ripeto, non posso per\u00f2 accettare, tanto pi\u00f9 se viene dagli Italiani stessi, la ridicola affermazioni che la guerra \u00e8 conseguenza del fascismo, che per essere stato italiano il fascismo, deve il nostro paese scontarne le conseguenze.<\/p><p>Se si aggiunge, come si fa di ordinario, che l\u2019Italia stessa, con il movimento dei partigiani e dei ribelli, abbia cooperato alla fine del fascismo, si dice cosa vera, ma della quale i vincitori non sembra abbiano tenuto sufficientemente conto. Durante la lotta contro il fascismo in rovina, vi sono state disposizioni amichevoli da parte dei vincitori che sono state man mano dimenticate.<\/p><p>Ma il fatto che moltissimi italiani, liberati dal fascismo, attribuivano essi stessi nel fervore della lotta ogni responsabilit\u00e0 al fascismo e anche la guerra, della quale sapevano poco, per quanto riguardava le cause, non fu utile n\u00e9 alla verit\u00e0, n\u00e9 alla causa dell\u2019Italia.<\/p><p>I generali francesi pi\u00f9 in vista e uomini politici fra i pi\u00f9 notevoli sono stati miei amici e compagni di prigionia (da Gamelin a Paul Reynaud, a Daladier ecc.) e nella intimit\u00e0 della prigionia, quando abbiamo potuto, abbiamo discusso tutti gli argomenti della guerra. Io ho sostenuto, spesso in disaccordo, la tesi che ora sostengo: che l\u2019Italia non era pi\u00f9 abbattuta della Francia e che l\u2019Italia non rappresentava un paese decadente, ma rappresentava ancora una grande forza; e che sarebbe risorta.<\/p><p><em>Una voce.<\/em> La Francia ha avuto De Gaulle.<\/p><p>NITTI. S\u00ec, la Francia ha avuto De Gaulle. Ma chi era De Gaulle? Era un ignoto ufficiale, un colonnello. Aveva pubblicato due libri: uno, soprattutto, di un vero interesse, sulla necessit\u00e0 di avere una <em>arm\u00e9e professionnelle. <\/em>Rappresentava una tesi nuova. Al programma dei vecchi generali (sopra tutto P\u00e9tain) di un esercito numeroso per la difensiva e con mezzi potenti di difensiva (ligne Maginot) contrapponeva l\u2019idea di un esercito meno numeroso e sempre pronto a entrare in guerra offensiva con mezzi potenti e tecnicamente di grande efficacia.<\/p><p>Ora De Gaulle sarebbe stato ignorato, se un uomo politico intelligente, il mio amico Paul Reynaud, finanziere e studioso e spirito polemico, non gli avesse dato grande notoriet\u00e0. Ed allora De Gaulle fu celebre, non per atti di guerra, che non aveva compiuti: anzi egli era uomo di fiducia del maresciallo P\u00e9tain.<\/p><p>L\u2019Italia non ha avuto De Gaulle e non poteva averlo. De Gaulle, sempre colonnello, promosso da P\u00e9tain maggior generale, era andato in Inghilterra inviato dal maresciallo P\u00e9tain e fece l\u2019opposto di ci\u00f2 che P\u00e9tain voleva. Trov\u00f2 aiuti in Inghilterra e poi non potendo fare la guerra sul territorio francese, caduto completamente in mano dei tedeschi, la trasport\u00f2 in Africa del Nord, in Algeria. Aiutato dagli inglesi, giunse con navi inglesi e trov\u00f2 largo aiuto e collaborazione e mezzi di lotta.<\/p><p>Certamente vi erano in Italia ufficiali superiori e generali coraggiosi e degni. Ma chi poteva aiutarli? E dove potevano andare, anche ribellandosi, a iniziare la lotta e con quali mezzi?<\/p><p>Questa \u00e8 la spiegazione semplice perch\u00e9 in Italia non vi sia stato un De Gaulle.<\/p><p>Ma tutta la lotta dov\u00e9 essere concentrata nell\u2019interno. La cosa pi\u00f9 semplice per tutti coloro che odiarono il fascismo e per i pochissimi che ne avevano subito le persecuzioni era di insultare il fascismo e di attribuirgli anche le colpe che non aveva. Il fascismo era solo responsabile di tutto e anche della guerra mondiale; questa la tesi pi\u00f9 semplice che i vincitori accettavano e che pi\u00f9 contribu\u00ec anche agli effetti del trattato di pace come causa della nostra debolezza.<\/p><p>Avevamo molte responsabilit\u00e0, ma le esagerammo o almeno per odio di parte e desiderio di vendette interne nessuno pens\u00f2 di ricordare che il fenomeno fascista non era solo italiano, che i principali responsabili di aver sostenuto e rafforzato e in alcune ore difficili salvato e mantenuto il fascismo in Italia era proprio dei capi e responsabili dei paesi vincitori, sopra tutto Inghilterra, America, Francia.<\/p><p>Questo fu un grosso errore. (<em>Interruzioni \u2013 Commenti<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Ora \u00e8 tempo di realt\u00e0 e anche nelle relazioni internazionali \u00e8 tempo di rinunziare a false illusioni. Mi limito ad alcuni punti dell\u2019attuale controversia e soprattutto ad alcuni errori che ritornano e ad alcune nuove illusioni che risorgono.<\/p><p>Il Ministro degli esteri ci ha presentato i nuovi avvenimenti di questi giorni come tali da trasformare o modificare profondamente la nostra situazione. Gli avvenimenti cui il conte Sforza ha preso parte non sono di notevole importanza politica, n\u00e9 riguardano in alcun modo la nostra situazione internazionale, n\u00e9 tanto meno i cattivi passi che ci sono imposti ingiustamente dal <em>diktat<\/em> e che noi, per non aver modo di resistere alle ingiustizie, dovremo accettare.<\/p><p>Il conte Sforza \u00e8 andato a Parigi solamente in occasione della riunione di una commissione internazionale che deve occuparsi dello studio di ci\u00f2 che si chiama impropriamente il <em>piano Marshall.<\/em> Non \u00e8 un piano politico, o economico, ma materia di studio proposta dagli americani agli europei e a tutti gli europei perch\u00e9 si mettano d\u2019accordo su ci\u00f2 che \u00e8 possibile fare per regolare con l\u2019America la loro azione economica, in modo che non vadano per diverse vie e opposte.<\/p><p>\u00c8 in fondo un tentativo dell\u2019America di cercare di metter gli europei, cosa molto difficile, in accordo fra di loro. Dunque n\u00e9 un aiuto diretto ora, n\u00e9 un piano: ma materia di studio, senza dubbio importantissima.<\/p><p>L\u2019onorevole Ministro degli esteri, conte Sforza, \u00e8 per\u00f2 andato a Parigi in una situazione afrodisiaca dello spirito (<em>Ilarit\u00e0<\/em>)<em>,<\/em> o per lo meno euforica, disposto a vedere tutto roseo ed ha annunziato tutte le pi\u00f9 grandi cose, che non sono state fatte e che non si fanno, o non si faranno perch\u00e9 non si possono fare.<\/p><p>Da parecchi giorni prima della sua andata a Parigi i giornali italiani in data del 13 e del 15 avevano esaltato l\u2019opera che il conte Sforza andava a compiere. Si trattava invece di andare a Parigi per prender parte a una importante commissione di studio di materia non facile, che interessa l\u2019Europa e l\u2019America, non di un grande successo dell\u2019Italia in un ambiente politico mutato.<\/p><p>Quando, tornando da Parigi, il Conte Sforza \u2013 amo sempre chiamarlo conte, perch\u00e9 la radio per lui solo questo titolo ripete pi\u00f9 volte ed \u00e8 egli l\u2019unico uomo per cui lo ripete (<em>Ilarit\u00e0<\/em>) e non voglio mancargli di riguardo \u2013 \u00e8 disceso all\u2019aerodromo di Ciampino alle ore diciotto (ricordiamo anche l\u2019ora storica). Egli ha voluto fare immediatamente alcune dichiarazioni, cosa che fa onore alla sua solerzia e alla sua resistenza, e dopo tanto viaggio, ha detto: \u00abTorno da Parigi, dove l\u2019Italia, dopo tanti anni di dolore ha almeno ritrovato il suo giusto posto di pari tra i pari, tra le pi\u00f9 grandi potenze del mondo. Io a Parigi non ho fatto che pensare continuamente agli interessi dell\u2019Italia che si identificano con la pace e per questo abbiamo cercato di creare nuove forze di collaborazione internazionale, di collaborazione europea che salvi l\u2019Europa dal caos e dalla miseria. Abbiamo cercato, io per primo (naturalmente), (<em>Si ride<\/em>) di lasciare la porta aperta a tutti i popoli e a tutti gli uomini di Stato e a chiunque voglia aderire alla nostra buona volont\u00e0\u00bb. E la gente senza dubbio si \u00e8 domandata: Che cosa ha ottenuto il Conte Sforza?<\/p><p>E poi il Conte Sforza si \u00e8 abbandonato alle fantasie. Ha lasciato sperare che il patto, che non \u00e8 patto e che non \u00e8 fatto, pu\u00f2 rimettere presto in piedi l\u2019Europa e quindi l\u2019Italia&#8230;<\/p><p>CALOSSO. Si sta facendo.<\/p><p>NITTI. Me lo spiegher\u00e0 lei dopo.<\/p><p>CALOSSO. Lei \u00e8 infallibile. Mi permetta&#8230;<\/p><p>PRESIDENTE. Onorevole Calosso, non interrompa!<\/p><p>CALOSSO. Nitti \u00e8 un grande uomo, d\u2019accordo, ma non \u00e8 il Padre Eterno. Io non ho fatto che una semplice interruzione. (<em>Commenti<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. Desidera forse anche lei essere un grande uomo? (<em>Si ride<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>NITTI. Il Conte Sforza ha parlato del piano Marshall e di questo avvenimento che senza dubbio tutti osserviamo con interesse come una conquista e un successo, ma si \u00e8 abbandonato ai sogni pi\u00f9 diversi e ha preveduto le cose pi\u00f9 lontane. Ha detto perfino: dobbiamo mettere in comune tutte le nostre risorse di Europa. Abbandonandosi alla fantasia, l\u2019onorevole Conte aveva parlato anche di cose lontane cui nessuno a Parigi aveva forse pensato. A un certo punto ha detto di una sua idea: di mettere le risorse idrauliche dei ghiacciai alpini al servizio di tutto il mondo, come se le risorse alpine, gi\u00e0 ora utilizzate, fossero ignote. Egli ha parlato del massiccio delle Alpi che \u00e8 italiano, francese, svizzero ed austriaco. Se questi quattro popoli si uniscono, ha detto il conte Sforza, noi possiamo dare all\u2019Europa pi\u00f9 migliaia di volts in energia pari a molti milioni di tonnellate di carbone.<\/p><p>E che sono questi ghiacciai alpini? Non forse esistevano sempre e forse sono ignoti agli idraulici e non sono adoperati e utilizzati in grandissima parte? S\u2019\u00e8 detto che le quattro nazioni interessate si debbano unire; ma adesso come fanno? \u00c8 proprio necessario attendere tutte queste nuove forme di vita esposte in forma iperbolica per arrivare all\u2019idea d\u2019impiegare in comune risorse idrauliche? E perch\u00e9 trasformare una questione attuale di acque fra Italia e la Svizzera in una questione di costituzione economica mondiale?<\/p><p>Il Conte Sforza \u00e8 andato anche pi\u00f9 in l\u00e0 nel suo ottimismo. Egli ha sperato di essere mediatore fra l\u2019Oriente e l\u2019Occidente e di mettere qualche cosa come la pace del mondo fra gli uni e gli altri. Cosa senza dubbio importante, ma in cui naturalmente egli dovrebbe trovare qualche difficolt\u00e0, e soprattutto una certa incredulit\u00e0, non dir\u00f2 da parte dei popoli lontani che vuole raggiungere, ma anche dai suoi ascoltatori. Queste cose si possono chiamare ideali. Ma sono seriamente ideali?<\/p><p>Ideali, tutti possono averne: e ognuno a suo modo ne ha. Si tratta di vedere se si tratta di ideali che possiamo realizzare e che abbiano fondamento.<\/p><p>Che cosa in fondo, signori, si prepara a Parigi? Che cosa \u00e8 quello che impropriamente si chiama il piano Marshall? Non \u00e8 niente di definito. \u00c8 materia di studio. L\u2019Europa, in conseguenza della guerra, si \u00e8 non solo rovinata politicamente, ma non \u00e8 pi\u00f9 una unit\u00e0 economica vivente.<\/p><p>L\u2019Europa, anche prima di questa guerra ultima, era discesa da quella che fu la sua grandezza, ma fino alla guerra era ancora il centro economico del mondo.<\/p><p>Infatti il commercio di importazione del mondo era in dollari di 32 milioni e 149 mila dollari, di cui 19.143 erano dell\u2019Europa, 7182 dell\u2019America, 3634 dell\u2019Asia, 923 dell\u2019Australia, 815 dell\u2019Africa. Quindi, l\u2019Europa era l\u2019arbitra del mondo.<\/p><p>L\u2019America, entrata in guerra nel 1915, era debitrice dell\u2019Europa di 5 miliardi di dollari. Ne usc\u00ec creditrice di 15 miliardi. Il movimento ascensionale dell\u2019America da allora \u00e8 continuato. L\u2019Europa si \u00e8 sempre pi\u00f9 impoverita, l\u2019America si \u00e8 sempre pi\u00f9 sviluppata.<\/p><p>Dopo la guerra dalla quale usciamo, l\u2019azione dell\u2019America \u00e8 diventata onnipotente. Ora essa domina la situazione economica mondiale e l\u2019Europa e l\u2019Asia sono ben lungi dall\u2019esportare ci\u00f2 che chiedono largamente all\u2019America, spesso senza possibilit\u00e0 di pagamento, soccorsi e aiuti.<\/p><p>Che cosa \u00e8 il piano Marshall? L\u2019America teme giustamente di essere vittima della sua potenza e della sua larghezza. Essa, ormai, al di l\u00e0 di un certo limite, non pu\u00f2 che dare, ma non ricevere. La difficolt\u00e0 dell\u2019America \u00e8 che importa poco in scambio delle sue esportazioni. Non vi sono in America importazioni se non in quantit\u00e0 assai limitata. Di fronte ad una esportazione di 16 miliardi di dollari destinati in gran parte ai paesi assistiti, vi sono 8 o 9 miliardi soltanto di esportazione dei paesi quasi tutti debitori dell\u2019America.<\/p><p>Questa situazione minaccia l\u2019America nella sua vita sociale e anche nella sua vita economica. L\u2019America non pu\u00f2 continuare a esportare senza pericolo il doppio di ci\u00f2 che importa sopra tutto a credito.<\/p><p>L\u2019America ha fatto anche a noi molti prestiti ed \u00e8 stata di amichevole larghezza. E se noi non siamo caduti nei due ultimi anni \u00e8 per l\u2019assistenza amichevole dell\u2019America a cui non dobbiamo mai negare la nostra gratitudine.<\/p><p>L\u2019America, quando accorda un prestito, che cosa fa in realt\u00e0? D\u00e0 facolt\u00e0 di acquisto di merci e di mezzi sul suo territorio. Siccome non d\u00e0 nulla in valuta straniera, d\u00e0 il diritto di acquistare merci e di valersi di mezzi che sono sul suo territorio: ma queste merci e questi mezzi sono per noi condizioni di vita: carbone, grano, cotone, trasporti; e chi li d\u00e0? \u00c8 lo stato americano che per dare a noi paga. Ma lo Stato compera dai privati e in fondo l\u2019America contribuisce a noi con mezzi dati dai privati.<\/p><p>In realt\u00e0 sono i cittadini privati che in forma diretta o indiretta forniscono i mezzi. Dall\u2019estero le merci importate sono scarse, perch\u00e9 la produzione europea e a pi\u00f9 gran ragione l\u2019asiatica, sono scarse. Mancano le materie prime e in generale si lavora assai meno di prima e qualche volta non vi \u00e8 in alcuni paesi n\u00e9 meno volont\u00e0 di lavoro.<\/p><p>Che cosa si \u00e8 proposto Marshall? Egli si \u00e8 proposto di porre agli europei il loro problema, dicendo loro: voi vivete in guisa da rendere difficile se non impossibile, ogni ricostruzione economica e chiedete all\u2019America che vi dia merci e crediti in quantit\u00e0 grandissima e non esportate che solo in parte ci\u00f2 che vi sarebbe necessario. Aumentate dunque la vostra produzione e quindi la vostra esportazione&#8230;<\/p><p>CALOSSO. E vi pare niente?<\/p><p>NITTI. &#8230;per chiedere a noi quello che vi possiamo dare utilmente, e nello stesso tempo per produrre di pi\u00f9 sul vostro territorio.<\/p><p>CALOSSO. Dice il contrario di quello che aveva prima annunciato.<\/p><p>NITTI. Nossignore. Lei non comprende, lei interrompe senza comprendere.<\/p><p>Gli Americani, non hanno un piano, ma sperano di riuscire, mediante la iniziativa Marshall, a determinare, insieme alla coscienza del pericolo da parte degli Europei, e diminuendo le divisioni e i contrasti economici fra di loro, la necessit\u00e0 urgente di aumentare tutti i mezzi e la produzione, senza di cui non vi pu\u00f2 essere ripresa. Non vi \u00e8 alcun piano, ma \u00e8 un proposito, \u00e8 una idea che vuole determinare la base di un movimento. Il nostro governo non \u00e8 stato invitato a Parigi per alcuno scopo politico, ma per una partecipazione a una iniziativa di carattere economico e che costituisce nella fase attuale materia di studio.<\/p><p>A Parigi mancavano tutti gli stati europei continentali importanti per il loro numero, tranne la Francia, che \u00e8 considerata fra i vincitori.<\/p><p>Non vi era nessun grande Stato: la Russia non c\u2019era, non c\u2019era la Germania vinta, non vi era una nazione di grande popolazione. L\u2019Italia aveva almeno la funzione di un grande Stato che entrava nel movimento per l\u2019idea di Marshall con larghezza di popolazione, ma non di mezzi. Era il paese occidentale di Europa che presentava il vantaggio di avere una popolazione di 46 milioni di abitanti, tale da dare la sensazione che vi era possibilit\u00e0 di una intesa di un grande nucleo di europei. A quale risultato arriver\u00e0 la iniziativa Marshall e fra quanto tempo? Nessuno pu\u00f2 ora dire.<\/p><p>Mi hanno detto che \u00e8 ritornato da Parigi l\u2019onorevole Tremelloni che il governo italiano aveva delegato. Non ho visto ancora l\u2019onorevole Tremelloni.<\/p><p>\u00c8 difficile che egli possa dire molto pi\u00f9 di ci\u00f2 che tutti supponiamo e anche se ha fatto qualche comunicazione non pu\u00f2 dire ci\u00f2 che ancora non esiste. Noi rivolgiamo a noi stessi alcune domande. E prima di tutto: quanto tempo occorrer\u00e0 perch\u00e9 la conferenza arrivi a risultato? Senza dubbio parecchio tempo. E per ci\u00f2 che riguarda aiuti sperati, se vi saranno, credo che le fantasie esagerino. L\u2019America, all\u2019infuori del movimento Marshall, pu\u00f2 dare ancora, per necessit\u00e0 o per generosit\u00e0, qualche tentativo di aiuto all\u2019Europa. Deve liquidare il passato e pu\u00f2 anche, se crede, con una certa larghezza: ma l\u2019America, mediante e a causa della iniziativa Marshall, non pu\u00f2 fare niente subito. Deve seguire da ora necessariamente lunghe procedure. Le richieste dei paesi europei, se vi saranno, bisogna che siano coordinate e messe di accordo. Le richieste e le proposte dovranno essere riunite in un progetto concreto che deve essere a suo tempo presentato al Presidente, il quale lo far\u00e0 esaminare a traverso gli organi competenti da un certo numero di esperti. Dopo vi sar\u00e0 l\u2019esame del Congresso con tutte le formalit\u00e0 necessarie. Dopo il Congresso, sempre che non vi siano opposizioni, il progetto dovr\u00e0 essere mandato alla Tesoreria, che deve preparare e disporre i mezzi occorrenti in misura adeguata.<\/p><p>Queste non sono cose di immediata esecuzione.<\/p><p>L\u2019America, a sua volta, deve agire secondo i suoi interessi e deve tener conto delle sue difficolt\u00e0; se vuole evitare una crisi sociale, deve nello stesso tempo evitare che si produca un\u2019altra forma di inflazione.<\/p><p>Quindi, in questa situazione, noi dobbiamo attendere e confidare e guardare le cose in cui possiamo sperare. Niente \u00e8 puerile come credere o far sperare aiuti immediati o solleciti e tanto meno permanenti per effetto delle discussioni nel non dir\u00f2 piano, ma suggerimento di studi che \u00e8 il tentativo Marshall.<\/p><p>Il Conte Sforza ha voluto dire ci\u00f2 che potremo perdere non ratificando immediatamente. Ha parlato anche delle grandi pressioni che ha avuto per la sollecita ratifica.<\/p><p>Io devo osservare, egli mi scuser\u00e0, che io non credo a intense pressioni dell\u2019America e dell\u2019Inghilterra per farci ratificare presto, n\u00e9 al grande pericolo di qualche ritardo. Quando lo stesso Conte Sforza (credo il 16 o il 17 luglio) alla Commissione dei trattati ci parl\u00f2 di pressioni dell\u2019Inghilterra, l\u2019ambasciatore d\u2019Inghilterra era stato al Ministero degli esteri all\u2019una del pomeriggio e, io credo, aveva anche dichiarato che l\u2019Inghilterra si rimetteva alle decisioni degli italiani.<\/p><p>Il Conte Sforza, dopo aver accennato ai danni che ci potevano venire, ci ha parlato di altre cose che eravamo minacciati di non avere \u00e8 ci ha detto che, se noi entro il 10 agosto non avessimo ratificato il trattato, non potevamo, entrare nell\u2019O.N.U.<\/p><p>Ma, scusi, onorevole Sforza, da quale disposizione dei trattati e degli accordi risulta questo divieto? Io ho fatto ricercare nelle ambasciate e negli uffici inutilmente e sempre senza trovar nulla. Ma il Conte Sforza ha qualche elemento che lo autorizzi a dire che noi non possiamo tardare oltre il 10 agosto senza pericolo? Questa disposizione dubito che ci sia: io non l\u2019ho trovata e temo che il Ministro si sia sbagliato e non la trover\u00e0.<\/p><p>Nello stesso tempo che le pressioni degli ambasciatori di Francia, di Gran Bretagna e perfino dell\u2019America sarebbero state attive perch\u00e9 il trattato fosse presto ratificato da parte dell\u2019Italia, l\u2019onorevole Sforza ha assicurato che a dare esecuzione al trattato sarebbe seguita presto la ratifica dell\u2019U.R.S.S. Di ci\u00f2 io non avevo sicurezza, e non mi risultava in alcuna guisa. Ma l\u2019onorevole Sforza se ne mostrava fiducioso e vorrei dire sicuro: in base a quale informazione? Ho cercato di raccogliere informazioni e non ne ho trovato alcuna attendibile, n\u00e9 da quelli che sono gli organi dell\u2019informazione russa, n\u00e9 altrove. Non ho trovato alcun elemento che ci faccia credere che la Russia abbia dato un affidamento a breve termine, come \u00e8 stato dichiarato dall\u2019onorevole Sforza che non vedo dunque dove abbia preso queste notizie.<\/p><p>SFORZA, <em>Ministro degli affari esteri.<\/em> Dalle corrispondenze degli ambasciatori, \u00e8 semplicissimo.<\/p><p>NITTI. Quali ambasciatori? Quello forse di Mosca? Da Brosio, l\u2019ineffabile Brosio? (<em>Commenti<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PACCIARDI. Perch\u00e9 ineffabile? Rappresenta l\u2019Italia in Russia.<\/p><p>CALOSSO. Privo di vanit\u00e0 com\u2019\u00e8 Brosio!<\/p><p>NITTI. L\u2019O.N.U., se anche vi entreremo, non sar\u00e0 probabilmente in condizione di essere e di agire come vorremmo in nostro favore, se ne avremo bisogno, almeno per qualche tempo. Ci\u00f2 che accade in Grecia e nei Balcani ne \u00e8 la prova.<\/p><p>Fra le altre grandi potenze del mondo, ve ne sono due, che, per ragioni opposte, sono le maggiori, s\u00ec che per il loro contrasto pi\u00f9 inquietano: sono gli Stati Uniti di America e l\u2019U.R.S.S. L\u2019America ha la pi\u00f9 gran parte delle materie prime, la pi\u00f9 gran parte della produzione di tutto ci\u00f2 che costituisce il materiale necessario alla guerra, i mezzi bellici nuovi e pi\u00f9 potenti che non sono, o si crede che non siano, in altri paesi.<\/p><p>Essa pu\u00f2 mettere ogni altro paese in imbarazzo e dal punto di vista economico dispone e disporr\u00e0 della sorte di interi continenti, fin che non vi sar\u00e0 una situazione diversa che non prevediamo se e quando possa formarsi.<\/p><p>L\u2019America \u00e8 ora in situazione unica di potenza dal punto di vista economico e militare. Ha la nostra simpatia e la nostra gratitudine per quanto ha fatto per noi.<\/p><p>La Russia non ci ha dato nulla e non pu\u00f2 ora dar nulla. \u00c8 un mondo in formazione. \u00c8 il paese immenso con la sua enorme riserva di terre ancora incoltivate e di materie prime utilizzabili se non ancora utilizzate. Ma non pu\u00f2 ora aiutare alcuno. Basta tutt\u2019al pi\u00f9 a se stessa e con difficolt\u00e0 e non vi \u00e8 nemmeno possibilit\u00e0 di commerciare considerevolmente anche in prossimo avvenire. Ha avuto nella guerra le pi\u00f9 grandi perdite, manca o difetta di molti prodotti anche per s\u00e9 stessa. Per esportare produce a costi pi\u00f9 alti che altrove. Anche il livello di vita della sua popolazione non potr\u00e0 essere prossimamente elevato; il suo commercio sar\u00e0 molto limitato e sar\u00e0 anche inferiore a quello di piccoli paesi occidentali. Per\u00f2 la Russia ha sulle folle di occidente una grande attrazione che non possiamo dimenticare, un\u2019attrazione spirituale: essa ha agli occhi di tutte le masse umane il fascino di un paese senza padroni, cio\u00e8 di rappresentare come aspirazione un ideale umano, che se non \u00e8 realizzabile secondo l\u2019ideale comunista, vive non di meno in molte anime.<\/p><p>Vi sono popoli di occidente ancora ricchi e potenti, non vi sono popoli che hanno la sicurezza dei loro sistemi sociali.<\/p><p>Ma vi sono popoli e genti che a somiglianza e nella illusione dell\u2019U.R.S.S. vivono con lo stesso miraggio e si rassegnano anche a situazioni di miseria e di oppressione. Sperano in un ideale che sar\u00e0 raggiunto se non dai loro figliuoli dai loro nipoti. Credono e certamente attendono che tutto diventi comune a tutti? Sono stati illusi? Si illudono? Io credo che il loro sogno non sar\u00e0 realizzato. L\u2019avvenire solo dir\u00e0. Ma noi non possiamo essere indifferenti dinanzi a questo avvenimento umano, di masse umane che nei paesi pi\u00f9 diversi corrono dietro lo stesso ideale e le stesse speranze.<\/p><p>Noi siamo, come paese di scambio, legati strettamente all\u2019Inghilterra e all\u2019America. Non possiamo risorgere senza l\u2019aiuto e senza la benevolenza dell\u2019America.<\/p><p>Non dobbiamo n\u00e9 meno dimenticare che l\u2019America ci ha dato aiuto e pu\u00f2 dare e che non \u00e8 possibile la nostra ricostruzione del sistema di scambio senza di essa.<\/p><p>La Russia e l\u2019America sono le due grandi antitesi della civilt\u00e0 moderna.<\/p><p>Hanno vinto la guerra del 1939. La Russia ha avuto le pi\u00f9 grandi perdite di uomini che la storia dei popoli di tutto il mondo e in tutti i tempi ricordi. L\u2019America stessa che non aveva avuto mai una grande guerra fuori del suo territorio (nel 1914-18 aveva annunziato la perdita complessiva di 50 mila uomini, ma i veri morti combattenti o morti in seguito di combattimenti furono forse appena 10 mila) ha nella guerra ultima avuto perdite rilevanti e non pu\u00f2 dire ancora di esser sicura della pace che si prepara. Se non risolver\u00e0 in Asia il problema del Giappone e in Europa il problema della Germania, l\u2019America non potr\u00e0 dire di aver raggiunto i suoi scopi e n\u00e9 meno una pace sicura e durevole.<\/p><p>L\u2019America e la U.R.S.S. cercano invano dopo la guerra di ritrovare se non un\u2019azione comune, una intesa per scopi comuni.<\/p><p>L\u2019America \u00e8 spiritualmente in contrasto acuto con la Russia. Il contrasto spirituale e di potenza determiner\u00e0 la guerra? La guerra che non ha basi economiche ma contrasti di sentimenti e volont\u00e0 incosciente di potenza? La guerra pu\u00f2 anche essere vicina? E la guerra giunger\u00e0 inattesa e pi\u00f9 terribile e distruggitrice?<\/p><p>Noi speriamo, se verr\u00e0, di esserne fuori e io ho creduto fino ad alcuni mesi fa che la guerra non dovesse venire, che noi in ogni caso dovessimo rimanere fuori della terribile lotta. Ora ho qualche dubbio e anche non posso dissimulare inquietudini che sorgono in me.<\/p><p>Il mio amico Paul Reynaud, che ha tutte le qualit\u00e0 pi\u00f9 notevoli dei Francesi e anche l\u2019orgoglio nazionale, ha pubblicato due volumi: su come \u00abla France a sauv\u00e9 l\u2019Europe\u00bb (perch\u00e9 i Francesi, anche gli spiriti pi\u00f9 fini credono di aver salvato il mondo). Il mio amico Paul Reynaud \u00e8 un osservatore politico di cui bisogna tener conto. Fu lui che primo in Francia sostenne che la guerra doveva essere tecnica e meccanizzata e non essere difensiva con masse di soldati. In altri termini aveva anticipato gli avvenimenti e in altra forma preveduta l\u2019azione dei Tedeschi. Nel 1939 non vi erano i mezzi tecnici attuali n\u00e9 tanto meno le forze sovvertitrici e travolgenti come la bomba atomica e altri che son tenuti secreti. \u00c8 fatto nuovo e che ancora poco tempo fa non era prevedibile. Vi sar\u00e0 chi, avendo i mezzi e la forza per una guerra fulminea e di sterminio, oser\u00e0? Chi li avr\u00e0 e oser\u00e0, avr\u00e0 vinto la guerra fulmineamente. Chi sar\u00e0 il primo? Ha fatto questa domanda. Se altri avesse detto queste cose io non mi sarei inquietato. Ma Paul Reynaud che sar\u00e0 probabilmente il capo di un prossimo governo francese (<em>Commenti<\/em>) e che conosce tutto il meccanismo dello scambio e la situazione degli armamenti date le forme moderne, quando ha parlato questo linguaggio mi ha vivamente turbato.<\/p><p>Noi dobbiamo rimanere fuori della guerra per quanto ci\u00f2 sia possibile. Le nostre frontiere sono oramai pur troppo aperte a tutti e noi siamo senza veri mezzi di difesa.<\/p><p>Non volere la guerra da cui non possiamo sperar nulla e che non pu\u00f2 esserci che dannosa se non fatale necessit\u00e0. Dobbiamo per\u00f2 in tutti i nostri atteggiamenti conservare rapporti con i paesi di scambio e soprattutto dobbiamo avere la fiducia dell\u2019America, senza di cui non \u00e8 facile la nostra resurrezione, e anche per gratitudine.<\/p><p>Io devo finire con un voto. Io non ho niente da proporre. (<em>Commenti<\/em>)<em>.<\/em> Solo i fatui hanno soluzioni per tutti i problemi e rimedi per tutti i mali.<\/p><p>CALOSSO. Questa \u00e8 la critica al suo discorso.<\/p><p>NITTI. Abbia la cortesia di ascoltarmi per cinque minuti e, se le piacer\u00e0, vedr\u00e0 che sono disposto a trovare in questa difficile ora qualche cosa che ci raccolga in un consenso di volont\u00e0.<\/p><p>CALOSSO. \u00c8 quel che faccio religiosamente!<\/p><p>NITTI. Io non voglio accettare e tanto meno presentare un ordine del giorno che sia materia di divisione, ma voglio che l\u2019ordine del giorno da adottare sia espressione di fierezza e di dolore e, tenendo conto della situazione penosa, affermi la nostra volont\u00e0 di resurrezione. Ratificando un trattato ingiusto, riconosciamo la realt\u00e0 che ci \u00e8 imposta. Ma, pur non volendo essere elemento di disordine e turbare quella relativa pace che si potr\u00e0 avere in tanta discordia del mondo, noi affermiamo che nello stesso interesse dei vincitori e della pace, giustizia ci dovr\u00e0 essere resa in avvenire.<\/p><p>Noi dobbiamo ratificare il trattato, non appena esso avr\u00e0 le condizioni per essere eseguito. Dobbiamo prima di tutto per\u00f2 trovare modo di esprimere il nostro profondo dolore all\u2019atto della ratifica del trattato di pace, affermando che constatiamo con dolore come le condizioni fatte all\u2019Italia sono non solo in contradizione con tutte le solenni affermazioni dei vincitori, ma anche ingiuste e tali da fare torto a coloro che le hanno volute.<\/p><p>Senza dubbio il trattato \u00e8 contrario in quasi tutte le sue disposizioni alle norme fondamentali della giustizia internazionale. \u00c8 durissimo, per un ammirevole popolo come l\u2019italiano che ha dato inestimabili contributi alla civilt\u00e0 del mondo, e che dovr\u00e0, passata l\u2019ora della sua oppressione, dare ancora largo contributo alla nuova civilt\u00e0, per la sua vitalit\u00e0 sempre rinascente.<\/p><p>Queste parole vanno interpretate nel senso che non vi \u00e8 nessun paese in Europa che sia rinato tante volte. L\u2019Italia cade e rinasce. Quante volte l\u2019Italia \u00e8 caduta dopo periodi di sfolgoranti vittorie! Non \u00e8 mai caduta in maniera da abbattersi! Ha avuto le orde di Alarico e nei tempi moderni l\u2019umiliazione e i danni del tempo di Clemente VII, in cui Roma fu saccheggiata e tutta Italia fu in fiamme. Eppure \u00e8 sempre rinata!<\/p><p>Nell\u2019ora del dolore noi dobbiamo proclamare che rinasceremo. Bisogna affermare questa volont\u00e0 di rinascita, che \u00e8 in noi non solo affermazione sentimentale, ma proposito nazionale.<\/p><p>L\u2019Italia riconosce che, nonostante tutto, deve per lo stato di necessit\u00e0 in cui \u00e8 messa accettare le condizioni imposte dai vincitori. Il Trattato di pace sottoposto all\u2019esame dell\u2019Assemblea e che il Governo sottoscrisse quando ne assunse la responsabilit\u00e0, rende tanto pi\u00f9 necessario che vi sia una ratifica sincera e sicura del Parlamento.<\/p><p>Dal momento che dai vincitori, esagerando a torto, si attribuisce al fascismo la guerra mondiale, io voglio che, accettando il Trattato, noi affermiamo che il fascismo sorto in Italia fu proprio nella sua fase peggiore, nel colmo del suo sviluppo e della sua potenza, che trov\u00f2 sempre il consenso la difesa e l\u2019aiuto di quelli che sono stati i nostri vincitori.<\/p><p>La responsabilit\u00e0 del fascismo, come universale tendenza di reazione, non \u00e8 stata solo dell\u2019Italia, ma effetto di un movimento generale anche nei paesi di civilt\u00e0 liberale e democratica.<\/p><p>L\u2019Italia ha sottoscritto il Trattato di pace. Il Trattato \u00e8 stato firmato dal Governo senza essere sottoposto al Parlamento. \u00c8 tanto pi\u00f9 necessario che il Parlamento lo discuta e lo affronti lealmente in occasione della ratifica.<\/p><p>Non sapete quanto io soffra e come avrei preferito essere coi miei amici, soprattutto con l\u2019amico Croce, nella sua idealit\u00e0 filosofica e per cui forse non si rende conto sufficientemente delle condizioni in cui sarebbe posto il popolo italiano se vi fosse un distacco da parte nostra dai paesi vincitori e anche soltanto diffidenza per noi da parte dell\u2019America.<\/p><p>Io invidio il mio amico Orlando che nella sua serenit\u00e0 spirituale osa dire che non ratifica!<\/p><p>ORLANDO VITTORIO EMANUELE. No, no, no! (<em>Applausi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>NITTI. Io invidio che egli possa fare, senza temere gravi conseguenze per il paese, questo gesto che ha tanta attrazione per chi lo fa e tanta ne avrebbe per me. Noi sappiamo invece quali responsabilit\u00e0 assumeremmo e che cosa sarebbe dei nostri figli. Tutti che siano uomini devoti alla patria dobbiamo invece umiliare noi stessi e subire con l\u2019amarezza il dovere della ratifica.<\/p><p>L\u2019Italia dunque ratificher\u00e0 il Trattato di pace immediatamente dopo il voto del Parlamento, appena che ne sia possibile l\u2019entrata in vigore, cio\u00e8 dopo il deposito delle ratifiche da parte della Francia, della Gran Bretagna e Irlanda del Nord, degli Stati Uniti di America e dell\u2019U.R.S.S.<\/p><p>Ma per ci\u00f2 che il Governo ci domanda, per la ratifica immediata, io vorrei trovare una formula che il Governo possa accettare. Noi dobbiamo attendere la ratifica di Mosca: non \u00e8 possibile che non l\u2019attendiamo. Ma poich\u00e9 nel Governo vi \u00e8 la preoccupazione di dar prova della sua buona volont\u00e0, l\u2019Assemblea, alla vigilia di sospendere i suoi lavori e le sue discussioni, per le vacanze parlamentari, autorizza il Governo a dare tutti gli affidamenti, perch\u00e9, subito dopo che vi saranno le condizioni necessarie, il trattato votato dal Parlamento sar\u00e0 ratificato.<\/p><p>Questa \u00e8 cosa che tutti possono accettare.<\/p><p>Io accetto la ratifica con estremo dolore; mi umilio nel chiedere questo, ma voglio che la nostra decisione sia efficiente e chiara. Ora, quando noi con il voto del Parlamento diamo garanzia che, compiuti gli adempimenti, il Governo proceder\u00e0 immediatamente alla ratifica, ci obblighiamo fin da ora a scegliere la via pi\u00f9 semplice e pi\u00f9 breve che deve rassicurare tutti.<\/p><p>L\u2019ordine del giorno che mi son deciso a sottoscrivere desidero sia espressione di un comune sentimento di tutti i partiti e spero che raccolga l\u2019unanimit\u00e0 dei consensi. La votazione deve essere affermazione del comune dolore, ma insieme della volont\u00e0 comune di resurrezione.<\/p><p>Io non devo fare altre dichiarazioni.<\/p><p>Signori, io non chiedo nulla, non voglio nulla: voi lo sapete. Ho l\u2019anima piena di dolore e tutta la mia vita \u00e8 tristezza. Nessuno mi pu\u00f2 attribuire alcuna vanit\u00e0, cio\u00e8 alcun desiderio. Anche il mio pi\u00f9 crudele nemico non pu\u00f2 credere che io anche ora non dia prove di rassegnazione e di modestia. Dopo tanti anni di lotte, d\u2019esilio e di deportazione nell\u2019amore della patria, per me \u00e8 pi\u00f9 penoso che per ogni altro accettare il sacrificio di un sentimento che \u00e8 profondo nella mia anima, l\u2019orgoglio nazionale. Ma \u00e8 l\u2019inizio necessario. Vi chiedo, signori, in questo momento di unirci nell\u2019ideale della Patria, senza di cui non \u00e8 resurrezione. Io detesto tutte le nostre divisioni e la fazione che soffoca la nazione, il particolarismo che rende difficile o impossibile l\u2019opera comune di resurrezione e di vita. Questo \u00e8 giorno di umiliazione e di dolore. Cerchiamo, accettando il sacrificio, di essere uniti in una stessa fede nazionale e nella stessa visione di avvenire.<\/p><p>Signori, se possiamo, ritroviamoci almeno oggi insieme. (<em>Vivi applausi \u2013 Congratulazioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. \u00c8 iscritto a parlare l\u2019onorevole Bassano. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>BASSANO. Onorevoli colleghi, mi sembra anzitutto superfluo dichiarare che io parlo non a nome del mio Gruppo, ma a titolo puramente personale. Mi sembra superfluo dichiararlo, in quanto in una discussione come questa, che investe i fondamentali interessi del Paese, non vi possono essere distinzioni di gruppi; ognuno assume le proprie responsabilit\u00e0 di fronte alla propria coscienza e di fronte al Paese.<\/p><p>Ci\u00f2 premesso, devo innanzi tutto rilevare \u2013 e mi sembra che in questo siamo tutti d\u2019accordo \u2013 che il momento scelto dal Governo per questa discussione non poteva essere meno felice. Basterebbe a dimostrarlo il fatto che l\u2019Assemblea, unanime o quasi nel riconoscere la ineluttabilit\u00e0 pi\u00f9 che la necessit\u00e0 di ratificare il Trattato di pace, \u00e8 oggi divisa circa la tempestivit\u00e0 di tale ratifica.<\/p><p>Detto per\u00f2 questo, e nonostante l\u2019autorit\u00e0 dei sostenitori della contraria opinione, a me sembra, francamente, che la scelta del momento per questa discussione non debba influire sulla nostra decisione, e che ridurre la discussione stessa ad una questione di tempestivit\u00e0 significhi abbassarne il tono e diminuire la indubbia importanza \u2013 giuridica, politica, morale \u2013 della decisione che dobbiamo prendere.<\/p><p>La questione ha un duplice aspetto, uno che si potrebbe chiamare formale o giuridico, l\u2019altro sostanziale o politico. Ma i due aspetti in fondo si identificano, perch\u00e9 mai, forse, come in questo caso la forma assume carattere di sostanza. Lo conferma il fatto che coloro i quali sostengono che la ratifica dovrebbe essere ritardata, se non addirittura negata, partono dal presupposto, a mio modo di vedere errato, che il Trattato di pace possa entrare in vigore anche senza la ratifica dell\u2019Italia, col semplice deposito delle ratifiche da parte delle quattro grandi Potenze. E mi sembra che anche il Governo sia su questo terreno, almeno a giudicarne dal testo dell\u2019articolo che ci \u00e8 stato sottoposto, nel quale si legge che \u00abil Governo della Repubblica \u00e8 autorizzato a ratificare il Trattato dopo che esso sar\u00e0 divenuto esecutivo a norma dell\u2019articolo 90\u00bb.<\/p><p>E precisamente perch\u00e9 a me sembra che questo sia errato ho presentato un emendamento nel quale, invece, si dice che il Governo della Repubblica \u00e8 autorizzato a ratificare il Trattato di pace dopo il deposito delle ratifiche da parte delle quattro grandi Potenze.<\/p><p>Il mio emendamento sostitutivo dell\u2019articolo unico del disegno di legge \u00e8 cos\u00ec formulato:<\/p><p>\u00abIl Governo della Repubblica \u00e8 autorizzato a ratificare il Trattato di pace fra le Potenze Alleate e Associate e l\u2019Italia, firmato a Parigi il 10 febbraio 1947, dopo il deposito delle ratifiche da parte dell\u2019Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, del Regno Unito di Gran Bretagna e dell\u2019Irlanda del Nord, degli Stati Uniti d\u2019America e della Francia, ai sensi dell\u2019articolo 90\u00bb.<\/p><p>Dunque la questione, dal punto di vista giuridico o formale che dir si voglia, si imposta in questi precisi termini: dobbiamo ritenere che il Trattato di pace, per diventare perfetto, attenda la manifestazione di volont\u00e0 che deve concretarsi nella ratifica da parte dell\u2019Italia e delle Potenze Alleate e Associate, oppure che questo Trattato possa entrare in vigore indipendentemente dalla ratifica dell\u2019Italia, per il semplice fatto di essere ratificato dalle quattro grandi Potenze, nel qual caso neppure da un punto di vista meramente formale sarebbe a parlare di Trattato, ma dovrebbe, invece, esclusivamente parlarsi di imposizione delle condizioni di pace fatte all\u2019Italia?<\/p><p>Ora, io devo subito dichiarare che mi rifiuto di accettare questa seconda interpretazione, prima di tutto per ragioni di carattere politico, per il rispetto che noi dubbiamo alle Potenze vincitrici, nei riguardi delle quali la ratifica del Trattato dovrebbe rappresentare una data veramente storica, cio\u00e8 segnare la fine di un periodo doloroso per tutti e l\u2019inizio di una nuova era di collaborazione, anzi di solidariet\u00e0 fra i popoli, per la soluzione di problemi che interessano egualmente tutti, vincitori e vinti, in quanto attengono alla ricostruzione dell\u2019Europa e del mondo su nuove basi.<\/p><p>Se per\u00f2, io mi rifiuto prima di tutto per questa ragione di carattere meramente politico di accettare tale interpretazione, a maggior ragione devo respingerla per motivi di ordine strettamente giuridico. Possiamo cio\u00e8 noi ritenere che le Potenze vincitrici abbiano voluto, con il Trattato che purtroppo ci viene imposto, violare prima di tutto quell\u2019elementare principio di diritto internazionale, secondo il quale i trattati devono essere ratificati, e diventano perfetti esclusivamente con la ratifica?<\/p><p>In due soli casi, che non ci riguardano, la ratifica non \u00e8 necessaria: quando essa non sia richiesta dalle leggi costituzionali dello Stato, o quando il plenipotenziario sia munito di pieni poteri, e quindi di ratifica non vi sia bisogno. Ma, ripeto, n\u00e9 l\u2019una n\u00e9 l\u2019altra ipotesi riguarda l\u2019Italia.<\/p><p>Non la prima. Se ne sarebbe, infatti, potuto parlare imperando lo Statuto Albertino, che all\u2019articolo 5 demandava la dichiarazione di guerra e la firma dei trattati di pace esclusivamente al Re, il quale ne dava comunicazione alle Camere appena l\u2019interesse e la sicurezza dello Stato lo avessero consentito. In questo caso, quando il plenipotenziario era munito di pieni poteri, non c\u2019era neppure bisogno di ratifica e l\u2019approvazione da parte del Parlamento costituiva esclusivamente materia di diritto pubblico interno, cio\u00e8 serviva solo perch\u00e9 il Trattato entrasse a far parte dell\u2019ordine giuridico interno.<\/p><p>Di questo, per\u00f2, non \u00e8 pi\u00f9 a parlare ora, dato che pi\u00f9 non vige lo Statuto Albertino, ma la nuova legge istituzionale del marzo 1946, che ha demandato esclusivamente all\u2019Assemblea Costituente l\u2019approvazione dei trattati internazionali.<\/p><p>Neppure \u00e8 a parlare della seconda ipotesi, perch\u00e9, quando l\u2019Ambasciatore Soragna firm\u00f2 il Trattato di pace, accompagn\u00f2 la firma non solo con una solenne protesta, ma con la espressa riserva della ratifica da parte di questa Assemblea.<\/p><p>Quindi, la firma apposta al Trattato rappresent\u00f2 solo una obbligazione del Governo, ed obbligazione fino ad un certo punto, in quanto subordinata alla condizione sospensiva della ratifica da parte di questa Assemblea.<\/p><p>Basta poi semplicemente leggere l\u2019articolo 90 del Trattato di pace per convincersi che le Potenze vincitrici non hanno inteso per nulla violare il principio di diritto internazionale di cui sopra.<\/p><p>\u00abIl presente Trattato (dice l\u2019articolo 90), di cui i testi francese, inglese e russo fanno fede, dovr\u00e0 essere ratificato dalle Potenze Alleate ed Associate. Esso dovr\u00e0 anche essere ratificato dall\u2019Italia\u00bb.<\/p><p>L\u2019articolo soggiunge: \u00abEsso entrer\u00e0 in vigore immediatamente dopo il deposito delle ratifiche da parte dell\u2019Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, del Regno Unito di Gran Bretagna e dell\u2019Irlanda del Nord, degli Stati Uniti d\u2019America, della Francia\u00bb.<\/p><p>Come si vede, questa clausola aggiuntiva non si riferisce ai rapporti tra l\u2019Italia e le Potenze Alleate o Associate, bens\u00ec ai soli rapporti interni tra queste ultime.<\/p><p>Presupposto di essa \u00e8 che vi sia la ratifica dell\u2019Italia.<\/p><p>Se noi dessimo all\u2019articolo una diversa interpretazione, violeremmo anche quella norma interpretativa di carattere generale, per cui le clausole d\u2019un contratto devono nel dubbio interpretarsi nel senso che abbiano un qualche effetto e non nel senso che non ne abbiano alcuno.<\/p><p>Infatti, interpretando l\u2019articolo 90 nel senso che il Trattato potrebbe entrare in vigore anche senza la ratifica da parte dell\u2019Italia, col semplice deposito delle ratifiche da parte delle quattro grandi Potenze, noi verremmo a non dare alcun effetto alla clausola secondo la quale il Trattato deve essere ratificato anche dall\u2019Italia.<\/p><p>Quindi la ratifica dell\u2019Italia costituisce il presupposto per la perfezione del Trattato. Questo per diventare perfetto \u2013 e per potere, di conseguenza, entrare in vigore \u2013 deve essere ratificato da noi e dalle Potenze Alleate o Associate.<\/p><p>E che sia cos\u00ec, onorevoli colleghi, \u00e8 confermato dal capoverso dell\u2019articolo 90, il quale dice: \u00abPer quanto concerne ciascuna delle Potenze Alleate o Associate, i cui strumenti di ratifica saranno depositati in epoca successiva, il Trattato entrer\u00e0 in vigore alla data del deposito\u00bb. Non vi si parla, cio\u00e8, dell\u2019Italia \u2013 la cui necessit\u00e0, di ratifica, per la perfezione del Trattato, \u00e8 fuori discussione \u2013 ma solo vi si regolano, come dicevo, rapporti interni fra le Potenze Alleate ed Associate, disponendo che nei riguardi di ciascuna di esse il Trattato entrer\u00e0 in vigore alla data del deposito delle rispettive ratifiche: in conformit\u00e0, precisamente, dei princip\u00ee del diritto internazionale.<\/p><p>Quale, allora, lo scopo della clausola aggiuntiva circa la entrata in vigore del Trattato? Quello, evidentemente ed esclusivamente, di rendere possibile la fine del regime armistiziale con l\u2019Italia prima ancora della ratifica del Trattato da parte di tutte le Potenze Alleate ed Assodate, col semplice deposito delle ratifiche da parte delle quattro grandi Potenze.<\/p><p>Concludendo, se a fare entrare in vigore il Trattato di pace basta il deposito delle ratifiche da parte delle quattro grandi Potenze, questo deposito ha come necessario presupposto la ratifica da parte dell\u2019Italia.<\/p><p>Questa necessit\u00e0, del resto, era stata esplicitamente quanto unanimemente riconosciuta da questa Assemblea con l\u2019ordine del giorno votato nella seduta del 25 febbraio di quest\u2019anno, nel quale \u00e8 detto: \u00abL\u2019Assemblea Costituente, preso atto delle comunicazioni del Governo sulle condizioni nelle quali \u00e8 stato firmato il Trattato di pace, afferma che il deposito della ratifica italiana, per la quale \u00e8 costituzionalmente richiesta l\u2019autorizzazione dell\u2019Assemblea Costituente, costituisce, in conformit\u00e0 alle regole del diritto internazionale, un requisito essenziale per la perfezione e l\u2019entrata in vigore del Trattato\u00bb.<\/p><p>Ed allora viene fatto di domandarsi: come \u00e8 che il Governo per il primo, come risulterebbe dal testo dell\u2019articolo che ci \u00e8 stato sottoposto, avrebbe, a questo riguardo, cambiato opinione?<\/p><p>Chiedendo, infatti, di essere autorizzato a ratificare dopo che il Trattato sar\u00e0 divenuto esecutivo, esso mostra di ritenere che questa esecuzione ci possa essere indipendentemente dalla ratifica nostra: il che mi sembra costituisca, per tutto quello che ho detto, un vero assurdo giuridico e politico.<\/p><p>Ecco perch\u00e9 mi permettevo di dire che la questione formale e giuridica nel caso si identifica con quella sostanziale.<\/p><p>Non intendo poi abusare della pazienza dell\u2019Assemblea, ma dal punto di vista sostanziale mi sembra non si possa, quale che sia l\u2019interpretazione da dare al detto articolo 90, fare a meno di ratificare questo sia pure ingiusto e, pi\u00f9 che ingiusto, deplorevole Trattato.<\/p><p>Noi antifascisti dobbiamo anzitutto ratificarlo per quelle stesse ragioni di libert\u00e0, di giustizia, di collaborazione tra i popoli per le quali siamo stati sempre avversi al fascismo: se anche queste ragioni, che sono le ragioni ideali per le quali i nostri ex-nemici dicevano di fare la guerra, essi oggi, nell\u2019imporci il Trattato, hanno mostrato di dimenticarle. Poco importa, onorevoli colleghi, che tocchi proprio a noi, antifascisti, di dover accettare un Trattato che sanziona gli errori di un regime che abbiamo, per venticinque anni, sempre combattuto, e commina, per essi, pene immeritate che vanno oltre la misura del giusto. Esso, infatti, non ha tenuto conto che il popolo italiano non poteva essere tenuto responsabile degli errori del fascismo, in quanto avendo, per fatto del fascismo, perduta la propria libert\u00e0, era di quegli errori non il responsabile, bens\u00ec la prima vittima.<\/p><p>Ci\u00f2 nonostante, ripeto, noi abbiamo il dovere di accettare e ratificare questo Trattato, anche perch\u00e9 \u00e8 proprio dei popoli forti accettare la responsabilit\u00e0 degli errori dei governanti e subirne le conseguenze, se anche ingiuste o immeritate. Accettando questo indegno Trattato, noi, rappresentanti del popolo italiano, daremo prova di quella stessa forza, di quella stessa fierezza di cui, di fronte alle sue immeritate sventure, ha saputo dar prova il popolo italiano, opponendo ad esse uno spirito di resistenza e di rinascita che ci pu\u00f2 essere invidiato da molti di quegli stessi Stati vincitori che oggi ci impongono le condizioni della loro pace.<\/p><p>Noi antifascisti (e credo, con questo, di parlare a nome della grande maggioranza, se non della quasi totalit\u00e0 di questa Assemblea) siamo stati sempre avversi al regime fascista per ragioni di politica interna, perch\u00e9 questo regime, giunto al potere con mezzi illegali, ci aveva, per mantenervisi, privati di ogni libert\u00e0. Ma non lo siamo stati meno per la sua politica di avventure nel campo internazionale, per avere esso, anche in questo campo, tentato di sostituire un regime di violenze, di egoismi, di sopraffazioni a quei rapporti di collaborazione e di solidariet\u00e0 tra i popoli, che dovrebbero costituire il fondamento della politica degli stati democratici nel campo internazionale.<\/p><p>Noi fummo, quindi, tenacemente avversi all\u2019impresa etiopica, che con la rottura del cos\u00ec detto fronte di Stresa preparava le condizioni favorevoli per una nuova conflagrazione internazionale. E non mutammo opinione neppure quando il successo arriso all\u2019impresa sembr\u00f2 darci torto e rafforzare il regime ed il suo capo. E fummo del pari, ed anche pi\u00f9 tenacemente avversi alla nostra partecipazione alla nuova guerra mondiale, nonostante sembrasse che la vittoria fosse gi\u00e0 dalla parte del nostro alleato, ed a noi non toccasse che concorrere alla spartizione dei frutti della vittoria tedesca. Lo fummo esclusivamente per ragioni ideali e per tre lunghi anni abbiamo vissuto nel tragico dilemma di non potere augurare al nostro Paese una disfatta, di cui erano prevedibili le conseguenze, ma di non potergli, purtroppo, neppure augurare la vittoria, che avrebbe segnato la rovina nostra e dell\u2019umanit\u00e0, in quanto ci avrebbe asserviti tutti alla Germania hitleriana.<\/p><p>\u00c8 questa anzi, fra le tante, la colpa che neppure oggi sappiamo perdonare a Mussolini, nonostante l\u2019espiazione della sua tragica quanto ingloriosa fine. Ed \u00e8 la colpa stessa per la quale abbiamo rovesciato la monarchia, nonostante non fosse, non dico fatta, ma neppure preparata la repubblica.<\/p><p>Non si dica, quindi \u2013 perch\u00e9 costituirebbe offesa ai nostri sentimenti pi\u00f9 sacri \u2013 che il nostro atteggiamento dopo l\u2019armistizio fu determinato da ragioni di opportunit\u00e0 o di calcolo. Non si dica che con la cosiddetta cobelligeranza noi avremmo inteso seguire quella politica che tante volte ci \u00e8 stata rimproverata, e che \u00e8 stata definita dei giri di walzer. No, quella politica noi abbiamo seguito esclusivamente perch\u00e9 rispondeva ai reali e sinceri sentimenti del popolo italiano, che anelava alla libert\u00e0 propria e del mondo e nelle truppe alleate vedeva veramente le truppe liberatrici. E se \u2013 come si dice da molti, ed \u00e8 esatto \u2013 questo Trattato \u00e8 ingiusto anche perch\u00e9 non ha tenuto conto, o non ha tenuto nel giusto conto quella nostra cobelligeranza, ebbene noi non ce ne adontiamo e molto meno ne facciamo una ragione di opposizione al Trattato, precisamente perch\u00e9 di quella cobelligeranza, di cui siamo fieri ed orgogliosi, noi non intendevamo essere ringraziati e molto meno retribuiti, in quanto determinata esclusivamente dai nostri sentimenti e da quelli che ritenevamo fossero i nostri interessi di cittadini di uno Stato tornato finalmente libero.<\/p><p>Per queste stesse ragioni ideali che determinarono la nostra cobelligeranza noi vogliamo oggi, nonostante le sue palesi ingiustizie, ratificare il Trattato di pace. Abbiamo per\u00f2, prima di ratificarlo, il diritto di dire qualche parola amara a coloro che ce lo impongono; abbiamo, cio\u00e8, il diritto di dire loro: voi avete creduto, con questo Trattato, di umiliarci nel nostro orgoglio di Nazione, non sottoponendoci un Trattato, ma imponendoci un dettato sulle condizioni di pace; voi avete creduto di ferirci in quel sentimento che abbiamo pi\u00f9 caro, cio\u00e8 nel sentimento di Nazione, privandoci di terre che ci sono particolarmente care, per averle riscattate nell\u2019altra guerra col sangue di milioni di nostri soldati; voi avete creduto di umiliarci, privandoci, con le colonie, del frutto di mezzo secolo del nostro lavoro; voi avete voluto dimenticare che i nostri soldati sono morti a fianco dei vostri per la stessa causa della libert\u00e0 del mondo; voi avete dimenticato \u2013 come ha ricordato l\u2019onorevole Gasparotto nel suo elevato discorso di due giorni fa \u2013 le gesta gloriose, al vostro fianco, della nostra Marina, che gi\u00e0 da avversaria avevate imparato a rispettare, se non ad ammirare.<\/p><p>Voi avete dimenticato tutto questo, ma non ci avete umiliati. Cercando di umiliarci, ci avete anzi messo su un piano morale pi\u00f9 elevato del vostro. Noi possiamo infatti rispondervi che, se avete creduto di umiliarci imponendoci un Trattato disonorevole, ebbene questo Trattato noi invece accettiamo precisamente per rialzarci: per riprendere cio\u00e8 il posto che ci spetta nel consesso delle libere Nazioni. Se voi ci avete privato di terre che ci sono particolarmente care, ebbene, non fatevi illusioni, quelle terre, da oggi, saranno pi\u00f9 che mai italiane, e i nostri fratelli che Voi, con la violenza, avete voluto staccare da noi, si sentiranno pi\u00f9 che mai legati alla Madrepatria, si sentiranno, da oggi, pi\u00f9 che mai italiani! E se avete creduto di toglierci il frutto del nostro lavoro, togliendoci le colonie, ebbene in quelle colonie resteranno le tracce non solo di quel nostro lavoro, ma resteranno, soprattutto, le tracce del nostro grado di civilt\u00e0, perch\u00e9 il nostro non \u00e8 stato un regime di oppressione, ma un regime di civilt\u00e0.<\/p><p>Questo noi abbiamo il diritto di dirvi nel momento in cui Voi, dimenticando le ragioni ideali della nostra guerra al vostro fianco, ci imponete questo indegno Trattato. Ma se voi avete dimenticato i nostri morti, i soldati morti a fianco dei vostri, noi non abbiamo dimenticato i vostri morti; noi non abbiamo dimenticato che sul suolo italiano \u00e8 venuto a morire il fior flore della giovent\u00f9 anglo-americana. Noi non abbiamo dimenticato i vostri morti di Cassino e di Anzio, che ci sono cari quanto i nostri morti. Anche per questi morti, anzi, noi ratifichiamo questo indegno Trattato. Ma abbiamo il diritto di dirvi che anche per questi morti, per il rispetto che dovete ad essi, Voi non avreste dovuto imporcelo. (<em>Applausi \u2013 Congratulazioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Presidenza del Vicepresidente CONTI<\/p><p>PRESIDENTE. \u00c8 iscritto a parlare l\u2019onorevole Nobile. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>NOBILE. Onorevoli colleghi! Ero ben lontano dall\u2019immaginare che avrei avuto l\u2019occasione di parlare sul cosiddetto trattato di pace. Mi ero convinto che l\u2019Assemblea avrebbe deciso di non tenere alcun dibattito su tale penoso argomento. Ci\u00f2 che poteva dirsi contro l\u2019indegno documento, che ora \u00e8 davanti a noi, quasi tutto era stato gi\u00e0 detto fuori di questa Assemblea; perci\u00f2; immaginavo che in quest\u2019Aula avrebbe avuto luogo, non gi\u00e0 una discussione, ma piuttosto una solenne, austera cerimonia, in cui, dopo che avesse parlato per la storia, nella maniera concisa e scultorea che gli \u00e8 propria, il pi\u00f9 alto rappresentante del pensiero italiano, voglio dire Benedetto Croce, avrebbe preso la parola il Presidente dell\u2019Assemblea per invitarci a ratificare unanimemente, col lutto nel cuore, quel documento, se tale fosse stata la dura, imperiosa necessit\u00e0 del momento, oppure, se tale necessit\u00e0 non vi fosse stata, a rifiutare, con voto altrettanto unanime, la ratifica, ubbidendo ai dettami della nostra coscienza e a quelli che ci ispira il sentimento di onore del popolo italiano.<\/p><p>Ma le vicende della vita politica interna del nostro Paese, cos\u00ec strettamente legate oggi con quelle della vita internazionale, hanno portato prima del tempo il \u00abTrattato\u00bb davanti all\u2019Assemblea, con fretta che a molti autorevoli nostri colleghi non \u00e8 sembrata per nulla giustificata. Donde l\u2019apertura di questo dibattito. Perci\u00f2, invece di quella ratifica da darsi o da rifiutarsi con voto unanime senza alcuna discussione, ci troviamo oggi divisi da disparit\u00e0 di opinioni che verosimilmente si rifletter\u00e0 anche nel nostro voto. Dal momento che \u00e8 cos\u00ec, non vi sembrer\u00e0 eccessiva presunzione la mia, se ho chiesto la parola per un breve commento su quella parte del \u00abTrattato\u00bb che, se non \u00e8 grave ed irreparabile come quella che si riferisce alle mutilazioni del nostro territorio nazionale, \u00e8 per\u00f2 certamente fra le pi\u00f9 umilianti: voglio dire le clausole militari.<\/p><p>N\u00e9 vi faccia meraviglia, onorevoli colleghi, che chi si accinga a parlarvi di questi argomenti sia proprio colui che per convinzioni antiche e nuove vorrebbe veder soppresse in Italia, come altrove, tutte le forze armate nazionali per dar luogo ad un solo potente esercito, una sola marina, una sola aviazione militare, messe tutte a disposizione di un Governo mondiale per salvaguardare la pace e la giustizia sociale nel mondo.<\/p><p>Ma il fatto \u00e8, onorevoli colleghi, che con questo <em>Diktat<\/em> si disarma il popolo italiano, laddove nessuna limitazione di forze militari viene imposta ai paesi vicini, e precisamente quando nei paesi, che dall\u2019ultimo conflitto sono emersi come i pi\u00f9 potenti Stati militari del mondo, fervono febbrilmente i preparativi per un nuovo, ancora pi\u00f9 catastrofico conflitto.<\/p><p>Le clausole militari, non meno che le amputazioni del nostro territorio nazionale, mostrano lo spirito retrivo, reazionario, anacronistico che ispir\u00f2 il \u00abTrattato\u00bb.<\/p><p>Lo spirito bassamente vendicativo, la nessuna fede mantenuta alla parola data, il feroce egoismo, infine, delle quattro Potenze che dettarono le condizioni della pace, si rivelano per l\u2019appunto in queste clausole dove la nostra Italia democratica, sorta con tanto stento e a prezzo di tante sofferenze sulle rovine di un regime infausto, viene considerata, nientemeno, come un possibile futuro aggressore sia del vicino d\u2019Oriente che di quello dell\u2019Occidente. I lupi che prendono misure di cautele contro l\u2019agnello!<\/p><p>Avviene cos\u00ec che un trattato, il quale avrebbe dovuto, a detta del signor Attlee, liberare per sempre l\u2019Europa dalla guerra, non fa che evocare questa con ciascuna di quelle clausole militari che, lasciando il nostro Paese senza difesa valida, lo pongono indirettamente alla merc\u00e9 della prepotenza straniera.<\/p><p>Triste caratteristica della guerra moderna, la pi\u00f9 triste forse, \u00e8 che essa nulla risolve. Al suo cessare gli antagonismi nazionali ed economici che l\u2019hanno provocata sussistono aggravati, sia pure sotto altra forma. Sicch\u00e9 le divisioni, gli odii fra i popoli ne risultano accresciuti, e a una vera pace pi\u00f9 non si arriva, ma piuttosto ad un armistizio, che dura pi\u00f9 o meno a lungo fino al prossimo conflitto. La riprova di questa verit\u00e0 \u00e8 fornita dal documento che \u00e8 posto davanti a noi. Nel compilarlo le quattro Potenze misero da parte i princip\u00ee umanitari, i grandi ideali proclamati durante la guerra, quando a gran voce invocavano da tutti i popoli, compreso il nostro, l\u2019aiuto per la vittoria.<\/p><p>La Carta Atlantica \u00e8 ormai uno sbiadito ricordo di frasi retoriche le quali, pronunciate in un momento di grande pericolo, non hanno pi\u00f9 alcuna risonanza nel cuore stesso degli uomini che le proclamarono. Le solenni promesse di Roosevelt e di Churchill sono dimenticate. Della necessit\u00e0 di unificare il mondo, di promuovere il progresso sociale ed economico di tutti i popoli, dando ad essi la possibilit\u00e0 di vivere l\u2019uno a fianco dell\u2019altro da buoni vicini, si parl\u00f2 nello statuto dell\u2019organizzazione delle Nazioni Unite, ma nei fatti, le stesse Nazioni che ne formano il direttorio agirono contro quei princip\u00ee, dettando all\u2019Italia condizioni di pace che gettano il seme di future, catastrofiche guerre.<\/p><p>Un trattato come quello di cui ci viene chiesta la ratifica, non \u00e8 un trattato di pace, ma un odioso compromesso, con cui le quattro potenze che lo stipularono tentarono, a nostre spese, di comporre almeno per il momento i loro contrasti di interessi.<\/p><p>Esso non elimina le vecchie cause di conflitti, ma a queste ne aggiunge di nuove. La conferenza di Versailles, fra i suoi errori, offr\u00ec ai vinti almeno un raggio di speranza, allorch\u00e9 vi si parl\u00f2 di disarmo generale. Ma nella conferenza di Parigi del 1946 si \u00e8 parlato di disarmo solo per i popoli vinti!<\/p><p>Il trattato, che di quella conferenza fu il risultato, costituisce per se stesso un anacronismo storico. Oggi il mondo dovrebbe andare verso l\u2019unificazione, verso una stretta solidariet\u00e0 e collaborazione fra i popoli; e qui si stabiliscono condizioni che dividono ancora pi\u00f9 profondamente i popoli dell\u2019Europa. Il progresso tecnico degli ultimi 150 anni, il meraviglioso sistema di comunicazioni moderne, che di fatto ha soppresso le distanze, e la conquista della potenza meccanica da parte dell\u2019uomo, portano come naturale, fatale conseguenza alla soppressione delle frontiere; e qui si tracciano, a danno del nostro Paese, nuove frontiere destinate ad accentuare le diffidenze, i sospetti, i contrasti fra l\u2019Italia ed i suoi vicini.<\/p><p>Per colmo di ironia, l\u2019Italia repubblicana viene trattata come se potesse davvero costituire nel futuro una grave, permanente minaccia alla pace dei paesi del blocco occidentale, non meno che di quelli del blocco orientale! E le si impongono perci\u00f2 misure militari dirette in sostanza a impedire che essa possa difendersi all\u2019uno e all\u2019altro confine.<\/p><p>Il diritto di autodifesa, proclamato dall\u2019articolo 51 dello statuto delle Nazioni Unite, \u00e8 essenzialmente negato al nostro Paese, obbligandoci, come si fa, a rimuovere ogni fortificazione o installazione militare lungo le frontiere, senza che un eguale obbligo sia fatto ai nostri vicini.<\/p><p>Ma le clausole dove pi\u00f9 \u00e8 palese l\u2019intenzione di volerci lasciare impotenti a difenderci contro chi tentasse invadere il nostro territorio nazionale, sono quelle stabilite con l\u2019articolo 50, che impongono la rimozione di tutte le postazioni permanenti di artiglieria per la difesa delle coste di Sardegna. Se eguale ordine fosse stato dato alla Francia per quanto riguarda la Corsica, nulla vi sarebbe stato da ridire; ma imposizioni unilaterali come quella che ho citato ed altre simili sono immorali, perch\u00e9, impedendo la difesa delle nostre coste contro un tentativo di invasione, mettono il territorio nazionale alla merc\u00e9 dei vicini.<\/p><p>Questo nostro popolo, che se di una cosa pu\u00f2 legittimamente vantarsi, \u00e8 proprio quella di essere per sua natura pacifico, viene considerato cos\u00ec pericoloso che gli si fa divieto perfino di studiare nuove armi. Con che implicitamente gli si vieta altres\u00ec di studiare come difendersi da esse.<\/p><p>Salutare e gradito sarebbe un tale divieto, se fosse generale per tutti, ma imporlo soltanto al nostro Paese, mentre altrove febbrilmente si preparano nuovi spaventosi mezzi di distruzione, \u00e8 certamente cosa iniqua.<\/p><p>Gli effettivi dell\u2019esercito, comprese le guardie di frontiera, sono limitati a 185 mila uomini, quando la Francia ancor oggi ne ha, forse, tre volte tanto sotto le armi. Si ha, poi, cura di aggiungere che l\u2019organizzazione e l\u2019armamento di tali forze debbono essere concepiti in modo da soddisfare unicamente ai compiti di carattere interno, cio\u00e8 a dire polizieschi, e a quelli di difesa locale della frontiera.<\/p><p>Ben pi\u00f9 largamente sono stati trattati a tale riguardo gli altri Paesi: la Bulgaria, l\u2019Ungheria, la Romania e perfino la Finlandia. Alla Bulgaria, ad esempio, con appena 6 milioni di abitanti, \u00e8 stato concesso un esercito di 55 mila uomini. Con la medesima proporzione, a noi avrebbe dovuto essere permesso un esercito di 400 mila uomini anzich\u00e9 di 185 mila.<\/p><p>Lo stesso dicasi dell\u2019aviazione. Fra apparecchi da caccia e da ricognizione potremo avere tutt\u2019al pi\u00f9 200 aeroplani; ma la Bulgaria, con una popolazione sette volte pi\u00f9 piccola, ne avr\u00e0 90, e 60 la Finlandia, la cui popolazione \u00e8 appena la dodicesima parte della nostra.<\/p><p>Mai onorevoli colleghi, le pi\u00f9 gravi, umilianti ed inique clausole militari sono certamente quelle che si riferiscono alla Marina. Esse ne costituiscono anche la parte pi\u00f9 importante. La spartizione come bottino di guerra della flotta italiana fra i vincitori, dopo che essa aveva con onore combattuto al loro fianco e dopo i solenni riconoscimenti dei capi militari alleati e le ancor pi\u00f9 solenni dichiarazioni di Roosevelt e di Churchill, \u00e8 \u2013 secondo me \u2013 la cosa pi\u00f9 vile di tutto il Trattato! Il meglio della flotta italiana, per un tonnellaggio complessivo di 160 mila tonnellate, oltre a 51 mila tonnellate di naviglio ausiliario, deve entro tre mesi dall\u2019entrata in vigore del Trattato essere consegnata alle quattro Potenze, fra cui \u00e8 compresa anche la Francia; eppure, la Francia la guerra non vinse, come ci ha ricordato poc\u2019anzi l\u2019onorevole Nitti, che ha sostenuto la tesi che essa ha sub\u00ecto in questa guerra una disfatta ben pi\u00f9 grave della nostra!<\/p><p>Per giunta, ci si fa obbligo di consegnare le navi in piena efficienza, con che dovremo accollarci l\u2019obbligo gravoso e penoso di ripristinare le unit\u00e0 inefficienti per poterle presentare in perfetto ordine agli spartitori del bottino.<\/p><p>All\u2019Italia vengono lasciate due vecchie corazzate, la <em>Doria<\/em> e la <em>Duilio,<\/em> che non potranno nemmeno esser pi\u00f9 sostituite allorquando dovranno essere messe fuori servizio; quattro incrociatori, quattro cacciatorpediniere ed un numero limitato di navi minori per un tonnellaggio complessivo di 67 mila tonnellate.<\/p><p>Fra le unit\u00e0 che restano all\u2019Italia, molte sono di tipo antiquato e parecchie inefficienti. Per di pi\u00f9, la loro scelta \u00e8 stata fatta in modo da impedirne un\u2019organica utilizzazione.<\/p><p>Dei sommergibili, otto, i migliori, sono da consegnarsi in mani alleate. I rimanenti dovranno essere affondati! Fra questi sono compresi anche quelli i cui comandanti, per servizi resi in guerra a fianco degli alleati, furono proposti per decorazioni britanniche.<\/p><p>La spartizione della nostra flotta fra i vincitori: tale \u00e8 la ricompensa di venti mesi di splendido servizio prestato dalla Marina italiana nella lotta contro il nazismo!<\/p><p>Tali sono, onorevoli colleghi, le clausole militari del Trattato che ci viene imposto.<\/p><p>L\u2019umiliazione inflitta alla nostra Marina e il rinnegamento delle solenni promesse fatteci per ottenere il suo aiuto in guerra hanno sollevato lo sdegno del popolo italiano, forse altrettanto quanto le mutilazioni imposteci nel nostro territorio nazionale.<\/p><p>L\u2019Italia a Parigi fu tradita. Gli alleati ci avevano promesso di trattarci non da vinti ma da amici. Tutti noi ancor oggi ricordiamo il messaggio con cui Churchill nel 1942 asseriva che la Gran Bretagna combatteva non contro il popolo italiano ma contro Mussolini, e ci esortava a liberarci dal regime che ci opprimeva. L\u2019aiuto che gli inglesi allora chiesero fu dato dagli Italiani con generosit\u00e0 come meglio essi potevano.<\/p><p>Lo slancio con cui accolsero l\u2019invito sta a provare che la guerra al lato della Germania nazista era stata imposta al popolo italiano contro i suoi sentimenti, le sue aspirazioni, la sua volont\u00e0. Nessun popolo che non avesse profondamente odiato una guerra, alla quale era stato forzato da una tracotante dittatura, avrebbe potuto decidersi a combattere, al fianco degli anglo-americani, contro quello stesso potente esercito che ufficialmente era stato l\u2019alleato della vigilia!<\/p><p>La cobelligeranza, accettata dall\u2019Italia con tanto entusiasmo, avrebbe dovuto portare come logica conseguenza a farci considerare, se non come alleati, almeno come amici. E non si sarebbe dovuto dimenticare che il popolo italiano aveva combattuto con tedeschi assai pi\u00f9 della Francia, che pure \u00e8 una delle quattro Nazioni che dettarono le condizioni della nostra pace nella conferenza di Parigi.<\/p><p>Le testimonianze in proposito degli stessi Alleati sono irrefutabili. Il 22 agosto 1944 il generale Browning dichiarava: \u00abL\u2019esercito italiano \u00e8 stato riorganizzato nel caos. Esso ha combattuto bene ed efficacemente, ed ha avuto notevoli perdite\u00bb.<\/p><p>Il generale Hays, della V Armata americana, rivolgendosi ai militari italiani impiegati nei servizi ausiliari, diceva loro: \u00abLe parole sono inadeguate a descrivere il coraggio che occorreva per effettuare l\u2019approvvigionamento di munizioni fino al completo annientamento della resistenza del nemico. Esso ci permise di penetrare nelle posizioni nemiche, ora disorganizzate, e invadere la valle padana. Voi adempiste a questi obblighi in maniera degna delle pi\u00f9 belle tradizioni delle forze alleate\u00bb.<\/p><p>Churchill, parlando ai Comuni il 27 febbraio del 1945 disse: \u00abSarebbe ingiusto non rendere omaggio agli impagabili servizi, di cui non si pu\u00f2 narrare tutta la storia, che gli italiani, uomini, donne e le loro forze armate, sul mare e sulla terra, e dietro le linee nemiche, rendono continuamente alla causa comune\u00bb.<\/p><p>Pi\u00f9 tardi, il 5 marzo 1945, egli telegrafava al Governo italiano \u00abfervide congratulazioni per la liberazione finale dell\u2019Italia dal comune nemico\u00bb, e il messaggio continuava accennando al contributo dato dalle forze regolari italiane e dai patrioti dietro le linee.<\/p><p>Il 5 ottobre dell\u2019anno scorso, quasi come protesta contro la Conferenza di Parigi, il generale Morgan, comandante in capo delle forze alleate del Mediterraneo, celebrandosi lo sbarco di Salerno, invit\u00f2 le autorit\u00e0 italiane a parteciparvi da uguali. Ma gi\u00e0 prima, nel luglio, il generale Clark, distribuendo decorazioni americane ai volontari della libert\u00e0, diceva loro: \u00abAvete vinto la guerra, meritate di vincere la pace\u00bb. Nei certificati che egli distribuiva era stampato: \u00abCol loro coraggio e la loro devozione i patrioti italiani hanno dato un genuino contributo alla liberazione italiana e alla grande causa degli uomini liberi\u00bb.<\/p><p>E chi potrebbe dubitare? Se le forze regolari operarono facendo splendidamente il loro dovere in condizioni di evidente inferiorit\u00e0 rispetto agli alleati; se le forze regolari perdettero sul campo 43.000 uomini, ancora pi\u00f9 dura fu la guerra spontaneamente voluta e organizzata dalle forze popolari. E come potevano le autorit\u00e0 supreme del Comando alleato non riconoscere che quel popolo si era ben guadagnato il diritto di vincere la pace allorquando esso aveva pagato con la vita di 80 mila dei suoi figli quel diritto? La memoria di questi morti italiani nella guerra di liberazione \u00e8 quella che impone il dovere categorico di rifiutare la ratifica se non vi \u00e8 una assoluta impellente necessit\u00e0. Se non ci fossero state imposte inique modificazioni di frontiera, se ci fosse stato imposto il disarmo, sia pure totale, come preludio al disarmo universale, se ci avessero detto di consegnare tutta la nostra flotta non gi\u00e0 ai quattro vincitori, ma alla Organizzazione delle Nazioni Unite onde costituisse il primo nucleo di quella forza internazionale che dovrebbe presidiare la pace e la giustizia fra i popoli, si sarebbe potuto accettare di buon grado un tale \u00abtrattato\u00bb.<\/p><p>Ma cos\u00ec come \u00e8, sarebbe vilt\u00e0 ratificare un trattato che disonora l\u2019Italia, che la mette alla merc\u00e9 di tutti, e le toglie di fatto ogni indipendenza. Accettare un tale trattato prima di essere costretti a farlo, sarebbe tradire la memoria dei morti della guerra combattuta dal popolo italiano contro il nazismo. N\u00e9 io credo che, affrettando la ratifica, come ci si propone di fare, noi contribuiremmo a quell\u2019opera di mediazione tra oriente ed occidente che pure sarebbe il nostro attuale destino. A me sembra proprio il contrario. Una ratifica a cui ancora nessuno ci obbliga sarebbe un errore aggiunto agli altri.<\/p><p>\u00c8 convinzione di molti che se l\u2019Italia fosse stata meno intimamente identificata con gli interessi degli anglo-americani, la sua posizione internazionale sarebbe stata a Parigi ben differente. Dopo il crollo del nazismo fu certo grave errore non mantenersi strettamente neutrali tra i due blocchi in contrasto. L\u2019errore si aggraverebbe affrettandosi, oggi, come in sostanza ci si propone di fare, a prendere posizione a fianco del blocco occidentale contro quello orientale; perch\u00e9, si voglia o no, tale sarebbe il significato che assumerebbe un\u2019affrettata ratifica.<\/p><p>Benedetto Croce diceva l\u2019altro ieri in questa Assemblea cose memorabili che la storia registrer\u00e0; ma una sua dichiarazione mi colp\u00ec in modo particolare e fu quando disse che la guerra \u00e8 legge eterna delle vicende umane. Se cos\u00ec fosse, se fosse vero che l\u2019umanit\u00e0 non potr\u00e0 mai pi\u00f9 riuscire a liberarsi della guerra, ci sarebbe veramente da disperare delle sorti del mondo. La guerra, quale era una volta, avrebbe potuto ben perpetuarsi indefinitamente senza che portasse necessariamente alla distruzione della civilt\u00e0 umana; ma oggi, dopo le scoperte e le invenzioni dei secoli XIX e XX, \u00e8 divenuta cosa essenzialmente diversa da quella che fu fino un secolo e mezzo fa. Soppresse praticamente le distanze grazie all\u2019aviazione e alla radio, il mondo all\u2019improvviso si \u00e8 rimpicciolito: i popoli vivono gomito a gomito l\u2019uno coll\u2019altro; e perci\u00f2 la guerra, quando scoppia, presto si espande dovunque, e con i potenti orribili mezzi di distruzione di cui si dispone, si tramuta in una catastrofe generale.<\/p><p>Oggi, si impone ai popoli l\u2019imperativo categorico di trovare il modo come liberarsi per sempre da questo flagello, il che non si pu\u00f2 ottenere se non istaurando una legge mondiale. Senza di ci\u00f2 la decadenza, il crollo della civilt\u00e0 umana \u00e8 cosa inevitabile. Tale \u00e8 il dilemma tremendo.<\/p><p>Un popolo come il nostro, che ha sempre donato al mondo idee universali, deve porsi risolutamente sulla prima delle due strade, quella che conduce all\u2019unificazione politica ed economica del mondo. Ma a questa non si contribuisce affrettandosi in questo momento a ratificare il trattato, con la speranza, forse, di acquistarsi le simpatie di una delle due parti in conflitto.<\/p><p>Nel momento attuale, di aspra, pericolosa tensione fra oriente ed occidente, ratificare il \u00abTrattato\u00bb senza averne l\u2019obbligo, significa compiere un atto che non pu\u00f2 non apparire ostile ad una delle due parti in contesa. Tale ratifica dobbiamo rifiutare per salvare il nostro onore e la nostra dignit\u00e0, ma anche, e soprattutto, nell\u2019interesse della pace e nell\u2019interesse stesso dell\u2019umanit\u00e0. (<em>Applausi a sinistra<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. Il seguito della discussione \u00e8 rinviato alla seduta di luned\u00ec mattina.<\/p><p>PARIS. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>PARIS. Per accelerare i nostri lavori, propongo di tenere seduta anche domani mattina, tenendo conto che vi sono ancora numerosi oratori iscritti in questa discussione, e che la patrimoniale richieder\u00e0 anch\u2019essa qualche seduta ancora.<\/p><p>PRESIDENTE. Faccio osservare che l\u2019Assemblea non \u00e8 in numero per poter adottare una decisione di questo genere.<\/p><p>La prossima seduta \u00e8 fissata per luned\u00ec alle 9,30.<\/p><p>La discussione sul Trattato di pace proseguir\u00e0 anche nella seduta pomeridiana.<\/p><p>Interrogazioni.<\/p><p>PRESIDENTE. Si dia lettura delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.<\/p><p>MOLINELLI, <em>Segretario,<\/em> legge:<\/p><p>\u00abI sottoscritti chiedono di interrogare l\u2019Alto Commissario per l\u2019igiene e la sanit\u00e0 pubblica e il Ministro del tesoro, per conoscere con quali mezzi s\u2019intende provvedere al ricovero nei sanatori di mezza ed alta montagna \u2013 attraverso l\u2019Istituto nazionale di previdenza sociale \u2013 delle migliaia e migliaia di tubercolotici poveri che attendono da mesi e mesi il trasferimento; e per conoscere se non si ritiene urgente ed improrogabile l\u2019assegnazione all\u2019Alto Commissariato per l\u2019igiene e la sanit\u00e0 pubblica di altri due miliardi necessari per la costruzione di nuovi sanatori, oltre quelli gi\u00e0 assegnati.<\/p><p>\u00abMorini, Cairo\u00bb.<\/p><p>\u00abI sottoscritti chiedono di interrogare il Presidente del Consiglio dei Ministri e i Ministri dell\u2019interno e delle finanze, per conoscere:<\/p><ol><li><em>a<\/em>) se \u00e8 esatta la notizia secondo la quale \u00e8 in corso di emanazione una legge di regolamentazione delle lotterie; legge che porr\u00e0 fine al monopolio, da parte della S.I.S.A.L. del totalizzatore del gioco calcio;<\/li><li><em>b<\/em>) se, d\u2019altra parte, \u00e8 vero che la legge affider\u00e0 la gestione del toto-calcio, anzich\u00e9 al C.O.N.I., alla Direzione lotto, il che significherebbe la morte dell\u2019iniziativa;<\/li><li><em>c<\/em>) se, infine, \u00e8 vero che la legge stessa porter\u00e0 alla soppressione delle percentuali, che oggi affluiscono nelle casse del C.O.N.I., con conseguente paralisi completa di tutte le federazioni sportive, che raggruppano nelle proprie file 2 milioni d\u2019inscritti ed interessano tutta la giovent\u00f9 d\u2019Italia.<\/li><\/ol><p>\u00abMorini, Cairo\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro dell\u2019interno, per conoscere se, di fronte alla riconosciuta impossibilit\u00e0 di stroncare il gioco, illecito e clandestino, che dilaga per le citt\u00e0 e le borgate d\u2019Italia, non ritenga urgente e necessario regolare e disciplinare il gioco stesso attraverso opportune provvidenze legislative, che ne convoglino gli eventuali gettiti consentiti a scopi di ricostruzione nazionale.<\/p><p>\u00abMorini, Cairo\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro della difesa, per conoscere se non ritiene doveroso ed urgente assicurare alla citt\u00e0 di Messina il mantenimento dell\u2019arsenale, anche nello studio alacre della possibilit\u00e0 di maggiore e redditizio sviluppo produttivo; tenuto conto che detto arsenale assorbe ben tremila capi-famiglia tra operai, in gran parte specializzati, ed impiegati in una citt\u00e0 dove la disoccupazione \u00e8 grave e persistente, essenzialmente in conseguenza della guerra, che cos\u00ec ingenti danni ha causato, danni che purtroppo permangono.<\/p><p>\u00abSalvatore\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro delle finanze, per conoscere quali provvedimenti intende adottare per la liquidazione dei danni di guerra gi\u00e0 regolarmente accertati, in considerazione anche che una liquidazione parziale di tali danni fu effettuata nell\u2019Italia settentrionale.<\/p><p>\u00abPorzio\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Presidente del Consiglio dei Ministri, per conoscere se non sia il caso di concedere ai reduci, ad integrazione delle liquidazioni gi\u00e0 ricevute, un premio in danaro, proporzionato al grado ed agli anni di prigionia, per aiutarli a superare le difficolt\u00e0 che essi incontrano nel riprendere le loro abituali attivit\u00e0 dopo anni e anni d\u2019internamento. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>).<\/p><p>\u00abMatteotti Matteo\u00bb<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro dei lavori pubblici, per conoscere quali provvedimenti sono stati adottati per dar corso al piano di lavoro riguardante il comune di Plataci (Cosenza), e precisamente;<\/p><ol><li><em>a<\/em>) strada rotabile Plataci-Villapiana;<\/li><li><em>b<\/em>) sistemazione del Cimitero;<\/li><li><em>c<\/em>) costruzione di fognature ed impianto di fontane nell\u2019abitato. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>).<\/li><\/ol><p>\u00abZagari\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro delle finanze, per conoscere se non ritenga conforme ad equit\u00e0 e giustizia consentire che gli eredi degli esattori temporaneamente autorizzati all\u2019esercizio della esattoria resasi vacante per la morte del loro dante causa, i quali non poterono \u2013 per malattia, per forza maggiore o per qualsiasi altra causa \u2013 sostenere l\u2019esame di abilitazione previsto dall\u2019articolo 14 del decreto legislativo luogotenenziale 18 giugno 1945, n. 424, siano ammessi a sostenere tale esame in una sessione straordinaria o nella prossima sessione ordinaria, senza incorrere nella decadenza dalla esattoria.<\/p><p>\u00abNon sembra infatti giusto che il beneficio, di cui al citato articolo 14, concesso agli eredi degli esattori in riconoscimento dell\u2019opera da loro prestata con senso di responsabilit\u00e0 nei momenti difficili della guerra, debba essere negato con gravi conseguenze economiche a coloro che per malattia o per altra causa di forza maggiore non poterono sostenere l\u2019esame. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>).<\/p><p>\u00abValmarana\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro dell\u2019interno; per conoscere in base a quali disposizioni il prefetto di Siracusa ha proibito al Blocco del Popolo l\u2019affissione di un manifesto sulla imposta patrimoniale.<\/p><p>\u00abFiorentino\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro della difesa, per conoscere se non ritenga opportuno, oltrech\u00e9 giusto, proporre che le norme contenute nel decreto legislativo presidenziale del 13 maggio 1947, n. 500, per lo sfollamento dei sottufficiali dell\u2019Esercito e della Marina, vengano estese a quell\u2019esiguo numero di sottufficiali piloti dell\u2019Aeronautica (circa 40), che dovrebbero essere collocati in congedo al compimento del 45\u00b0 anno di et\u00e0 e di 20 anni di servizio, in base alle disposizioni della legge 3 febbraio 1938, la cui attuazione porrebbe i predetti sottufficiali piloti \u2013 tanto benemeriti della Patria \u2013 in condizioni di enorme inferiorit\u00e0 anche per il trattamento economico rispetto ai colleghi delle altre forze armate. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>).<\/p><p>\u00abPaolucci\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro della pubblica istruzione, per conoscere:<\/p><p>1\u00b0) le ragioni che lo hanno spinto ad escludere l\u2019antropologia criminale dall\u2019elenco delle materie per il conferimento delle libere docenze nella prossima sessione.<\/p><p>\u00abL\u2019esclusione dell\u2019antropologia criminale dall\u2019elenco pubblicato sulla <em>Gazzetta Ufficiale <\/em>del 7 luglio decorso \u00e8 tanto pi\u00f9 grave, in quanto la disciplina anzidetta ha abbandonato le angustie di precedenti concezioni rigidamente materialiste (del resto sempre rispettabili) per svilupparsi in pi\u00f9 ampi indirizzi di ricerca clinica integrale;<\/p><p>2\u00b0) se le ragioni di cui trattasi non debbano ricercarsi nell\u2019arbitraria prevenzione di soffocare un poderoso materiale di studio, che ha messo l\u2019Italia al primo posto nel campo della moderna criminologia, primato che si afferm\u00f2 decisamente nel I Congresso internazionale del 1938;<\/p><p>3\u00b0) se non ritiene opportuno.\u2013 per non mortificare il campo della ricerca scientifica e non deprimere sempre pi\u00f9 la preparazione dei giovani universitari con studi unilaterali \u2013 di provvedere immediatamente, con decreto suppletivo, a includere l\u2019antropologia criminale nell\u2019elenco delle materie per il conferimento delle libere docenze per la prossima sessione. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>).<\/p><p>\u00abMontalbano\u00bb.<\/p><p>\u00abI sottoscritti chiedono di interrogare i Ministri dell\u2019agricoltura e foreste e dell\u2019industria e commercio, sui motivi che determinano il mantenimento del Consorzio nazionale canape, nelle sue attuali struttura e funzioni, sottoponendo tuttora i produttori della canapa a un rigoroso regime vincolistico, che non trova poi riscontro nei successivi stadi di utilizzazione industriale della fibra e di smercio dei prodotti finiti.<\/p><p>\u00abGli interroganti chiedono se non sia il caso di procedere, se non alla soppressione, almeno a una profonda e radicale riforma del Consorzio che \u2013 mentre ne conservi la sana funzione di assicurare, soprattutto ai piccoli produttori, prezzi remunerativi ed equi nei periodi di maggiore offerta e l\u2019essenziale dell\u2019attrezzatura organizzativa con finalit\u00e0 equilibratrici del mercato in eventuali periodi di crisi \u2013 lo privi di ogni carattere monopolista e renda ai produttori quella libert\u00e0 di disposizione del prodotto, che \u00e8 assicurata per gli altri non strettamente indispensabili alla vita nazionale.<\/p><p>\u00abGli interroganti chiedono, infine, se non si debba dare la massima pubblicit\u00e0 al bilancio del Consorzio, e in particolare alle condizioni con cui il prodotto viene ceduto alle industrie nazionali e negli scambi con l\u2019estero, anche ad evitare che sorgano sospetti di favolosi profitti e di ingente costo dell\u2019organizzazione consortile, purtroppo alimentati dalla sproporzione tra il prezzo finora pagato ai produttori e quello dei prodotti finiti delle canape. (<em>Gli interroganti chiedono la risposta scritta<\/em>).<\/p><p>\u00abDe Michele, Numeroso\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Presidente del Consiglio dei Ministri (Alto Commissariato per l\u2019igiene e la sanit\u00e0 pubblica) e il Ministro dell\u2019interno, per conoscere le ragioni per le quali non \u00e8 stato ancora espletato il concorso bandito con decreto n. 16561, del 20 agosto 1946, del prefetto di Roma, per l\u2019apertura di nuove farmacie.<\/p><p>\u00abIl ritardo nell\u2019espletamento di tale concorso reca grave danno economico e morale alle centinaia di concorrenti che hanno presentato domanda e ci\u00f2 impedisce che si bandiscano altri concorsi per nuove sedi farmaceutiche resesi necessarie in Roma e nella provincia. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>).<\/p><p>\u00abSapienza\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro dei trasporti, per sapere se non ritenga equo ed opportuno provvedere ad una revisione della posizione degli \u00abassuntori\u00bb vincolati da un contratto stipulato in base a capitolato che risale al passato governo fascista e che non risponde a nessuna delle esigenze di vita cui ogni lavoratore ha diritto. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>).<\/p><p>\u00abBellato\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro della difesa, per conoscere se \u00e8 vero che, mentre la propriet\u00e0 ed il diritto di gestire gli aeroporti locali sono stati rivendicati dai comuni di Milano, Genova, Torino, Bologna e Verona, per l\u2019aeroporto di Capodichino a Napoli si sarebbe presa la decisione di affidarlo, anzich\u00e9 al comune, ad un consorzio che, allo scopo, andrebbe costituendo un\u2019associazione privata denominata \u00abAeroclub\u00bb.<\/p><p>\u00abPer sapere, inoltre, se il Ministro \u00e8 a conoscenza che il detto Aeroclub ha specialmente funzioni di circolo mondano e non rappresenta gli effettivi interessi della massa dei combattenti dell\u2019aria, e se non ritiene utile e opportuno interessare alla soluzione del problema il Sindacato gente dell\u2019aria della Camera del lavoro di Napoli ed altre associazioni di categoria, quale il settore aeronautico del Fronte dell\u2019Uomo Qualunque di Napoli, che da tempo non riescono ad ottenere dal Ministero dell\u2019aeronautica alcuna concessione, che crei possibilit\u00e0 di lavoro ai loro consociati, i quali, pure, hanno, indubbiamente, ben meritato dalla Patria. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abRodin\u00f2 Mario\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Presidente del Consiglio dei Ministri, per sapere per quali ragioni, dopo la pubblicazione della prima lista di informatori dell\u2019O.V.R.A., non si proceda alla sollecita pubblicazione di altre quattro liste gi\u00e0 compilate dall\u2019apposita Commissione. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abMatteotti Matteo\u00bb.<\/p><p>PRESIDENTE. Le interrogazioni test\u00e9 lette saranno iscritte all\u2019ordine del giorno e svolte al loro turno, trasmettendosi ai Ministri competenti quelle per cui si chiede la risposta scritta.<\/p><p>La seduta termina alle 20.45.<\/p><p>Ordine del giorno per le sedute di luned\u00ec<\/p><p>Alle ore 9,30:<\/p><ol><li>\u2013 Interrogazioni.<\/li><li>\u2013 <em>Seguito della discussione sul disegno di legge:<\/em><\/li><\/ol><p>Approvazione del Trattato di pace tra le Potenze Alleate ed Associate e l\u2019Italia, firmato a Parigi il 10 febbraio 1947. (23).<\/p><p>Alle ore 17:<\/p><p><em>Seguito della discussione sul disegno di legge<\/em><em>:<\/em><\/p><p>Approvazione del Trattato di pace tra le Potenze Alleate ed Associate e l\u2019Italia, firmato a Parigi il 10 febbraio 1947. (23).<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Versione PDF ASSEMBLEA COSTITUENTE CCIV. SEDUTA POMERIDIANA DI SABATO 26 LUGLIO 1947 PRESIDENZA DEL PRESIDENTE TERRACINI indi DEL VICEPRESIDENTE CONTI INDICE \u00a0 Disegno di legge (Seguito della discussione): Approvazione del Trattato di Pace tra le Potenze Alleate ed Associate e l\u2019Italia, firmato a Parigi il 10 febbraio 1947. (23). 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