{"id":2050,"date":"2023-09-10T22:28:39","date_gmt":"2023-09-10T20:28:39","guid":{"rendered":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=2050"},"modified":"2023-10-21T21:30:36","modified_gmt":"2023-10-21T19:30:36","slug":"pomeridiana-di-giovedi-24-luglio-1947","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=2050","title":{"rendered":"POMERIDIANA DI GIOVED\u00cc 24 LUGLIO 1947"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"2050\" class=\"elementor elementor-2050\" data-elementor-post-type=\"post\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-88f7903 elementor-section-full_width elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"88f7903\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-dff426f\" data-id=\"dff426f\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-efb0217 elementor-align-right elementor-widget elementor-widget-button\" data-id=\"efb0217\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"button.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-button-wrapper\">\n\t\t\t\t\t<a class=\"elementor-button elementor-button-link elementor-size-sm\" href=\"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/19470724_2.pdf\" target=\"_blank\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-content-wrapper\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-icon\">\n\t\t\t\t<i aria-hidden=\"true\" class=\"icon icon-view\"><\/i>\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-text\">Versione PDF<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-6f16a6b elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"6f16a6b\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>ASSEMBLEA COSTITUENTE<\/p><p>cc.<\/p><p>SEDUTA POMERIDIANA DI GIOVED\u00cc 24 LUGLIO 1947<\/p><p>PRESIDENZA DEL PRESIDENTE <strong>TERRACINI<\/strong><\/p><p><strong>INDICE<\/strong><\/p><p><strong>Comunicazione del Presidente:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p><strong>Disegno di legge <\/strong>(<em>Discussione<\/em>)<strong>:<\/strong><\/p><p>Approvazione del Trattato di pace tra le Potenze Alleate e Associate e l\u2019Italia, firmato a Parigi il 10 febbraio 1947. (23).<\/p><p>Presidente<\/p><p>Sforza, <em>Ministro degli affari esteri<\/em><\/p><p>Croce<\/p><p>Gasparotto<\/p><p>Canepa<\/p><p>Ruini<\/p><p><strong>Interpellanza ed interrogazioni con richiesta d\u2019urgenza <\/strong>(<em>Annunzio<\/em>)<strong>:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p>De Gasperi, <em>Presidente del Consiglio dei ministri<\/em><\/p><p>Grassi, <em>Ministro di grazia e giustizia<\/em><\/p><p><strong>Sui lavori dell\u2019Assemblea:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p>La Malfa<\/p><p>De Gasperi, <em>Presidente del Consiglio dei ministri<\/em><\/p><p><strong>Interrogazioni <\/strong>(<em>Annunzio<\/em>)<strong>:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p>La seduta comincia alle 17.<\/p><p>RICCIO, <em>Segretario<\/em>, legge il processo verbale della precedente seduta pomeridiana.<\/p><p>(<em>\u00c8 approvato<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Comunicazione del Presidente.<\/p><p>PRESIDENTE. Comunico che l\u2019onorevole Corbino mi ha fatto pervenire le sue dimissioni da presidente e da componente del gruppo parlamentare liberale.<\/p><p>Sar\u00e0 pertanto iscritto al gruppo misto.<\/p><p>Discussione sul disegno di legge: Approvazione del Trattato di pace fra le potenze Alleate ed Associate e l\u2019Italia, firmato a Parigi il 10 febbraio 1947. (23).<\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019ordine del giorno reca la discussione sul disegno di legge: Approvazione del Trattato di pace tra le Potenze Alleate ed Associate e l\u2019Italia, firmato a Parigi il 10 febbraio 1947. (23).<\/p><p>Ha chiesto di parlare il Ministro degli affari esteri, onorevole Sforza. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>SFORZA, <em>Ministro degli affari esteri. <\/em>Onorevoli colleghi, \u00e8 perch\u00e9 sento la grave responsabilit\u00e0 morale che pesa oggi su ognuno di noi, che, pi\u00f9 che un discorso vorrei sottoporvi una specie di riassunto assolutamente obiettivo.<\/p><p>Il Trattato che \u00e8 oggi sottoposto alla vostra ratifica fu firmato il 10 febbraio scorso.<\/p><p>La responsabilit\u00e0 di quella dolorosa decisione fu presa dall\u2019onorevole De Gasperi e da me, confortati non solo dal favorevole avviso dei partiti che erano allora al governo con noi, ma anche di altri gruppi, i cui capi, con franchezza e decisione, ci dichiararono la loro solidariet\u00e0.<\/p><p>Malgrado ci\u00f2, il nostro rispetto per la sovrana volont\u00e0 dell\u2019Assemblea Costituente fu e rimase s\u00ec profondo che, per mia istruzione, d\u2019accordo col Presidente del Consiglio, il nostro Plenipotenziario part\u00ec per Parigi con l\u2019ordine di depositare prima della firma una formale dichiarazione precisante \u2013 qui cito \u2013 che \u00abla firma stessa rimane subordinata alla ratifica che spetta alla sovrana decisione del\u2013 l\u2019Assemblea Costituente\u00bb.<\/p><p>La notte che precedette il momento della firma telefonai io stesso al nostro Plenipotenziario a Parigi, ripetendogli che se fossero sorte obiezioni alla solenne accettazione della nostra dichiarazione egli doveva tornar tosto a Roma senza firmare.<\/p><p>L\u2019Assemblea Nazionale, voi dunque lo vedete, \u00e8 pienamente libera e sovrana nelle sue decisioni. E il mondo intero lo sa.<\/p><p>Poche ore dopo la firma pensai ch\u2019era dovere mio di chiarire al mondo a quali condizioni e per quali ragioni ci eravamo indotti a firmare. Credo opportuno leggervi la breve nota che quel 10 febbraio inviai per telegrafo alle venti Potenze firmatarie del Trattato.<\/p><p>Eccone il testo:<\/p><p>\u00abIl Governo italiano, firmando un Trattato che non \u00e8 stato chiamato a negoziare e che sar\u00e0 sottoposto alla approvazione dell\u2019Assemblea Costituente, ha voluto provare che affronta gli atti pi\u00f9 dolorosi per affrettare l\u2019avvenire di una vera pace costruttiva nel mondo.<\/p><p>\u00abMa il suo primo dovere verso i Governi firmatari e i loro popoli \u00e8 di esprimersi ed agire con la pi\u00f9 assoluta lealt\u00e0. Questa lealt\u00e0 gli impone di ricordare che i Trattati di Pace non sono eseguibili che se sostenuti dalla coscienza morale dei popoli.<\/p><p>\u00abIl popolo italiano ha la coscienza di aver agito coatto di fronte al regime che lo trascin\u00f2 poi nella guerra e che tanti all\u2019estero sostennero con le loro lodi. Il popolo italiano non pot\u00e9 mostrare al mondo il suo vero carattere che riuscendo a liberarsi per il primo da un regime di oppressione e fornendo poi agli alleati, durante la guerra di liberazione, dei vantaggi diretti ed indiretti cui non \u00e8 stata resa sufficiente giustizia.<\/p><p>\u00abIl Governo italiano mancherebbe all\u2019onore \u2013 il patrimonio che gli \u00e8 pi\u00f9 sacro \u2013 se non avvertisse gli alleati che il Trattato peggiora ancora nelle sue clausole territoriali economiche coloniali militari quella atmosfera di soffocazione demografica che pesava praticamente sul popolo italiano e che in parte \u00e8 all\u2019origine di tanti mali per noi e per gli altri. Il Governo italiano stima che \u00e8 un interesse diretto delle grandi democrazie di rivedere per il bene generale le loro relazioni col problema italiano che \u00e8 un aspetto essenziale del riassetto mondiale.<\/p><p>\u00abPur ammettendo tanti errori passati, l\u2019espiazione del popolo italiano \u00e8 stata s\u00ec dura fino alla firma odierna che noi ci sentiamo per l\u2019avvenire, come italiani e come cittadini del mondo, in diritto di contare su una revisione radicale di quanto pu\u00f2 paralizzare o avvelenare la vita di una Nazione di quarantacinque milioni di esseri umani congestionati su un suolo che non li pu\u00f2 nutrire\u00bb.<\/p><p>Tale fu il mio primo commento alla firma del Trattato. La risposta che primo fra tutti \u2013 dieci giorni dopo \u2013 mi fece giungere il Segretario di Stato americano, fu per noi preziosa, colla sua franca affermazione che la via della revisione ci era aperta. Quasi tutte le risposte, del resto, furono ispirate a sincera simpatia. Ci\u00f2 che pi\u00f9 mi piacque come italiano fu che il mondo cap\u00ec che noi protestavamo non solo come italiani, ma come europei, e che protestavamo onestamente e lealmente, perch\u00e9 decisi a rigettare tanto una politica di astuzie quanto di sterili violenze; e che, se ci dolevamo del cattivo Trattato, ci\u00f2 non era solo pel torto che esso ci infliggeva, ma anche perch\u00e9 colle sue concezioni da secolo xviii esso nuoceva agli interessi pi\u00f9 alti e pi\u00f9 veri di coloro stessi che lo redassero e ce lo imposero.<\/p><p>Il Trattato di pace costituisce l\u2019ultimo capitolo di un periodo della storia d\u2019Italia. Non distinguendo sufficientemente un popolo \u2013 reso incapace di ribellarsi \u2013 da un regime di oppressione (che \u2013 come ricordai il 10 febbraio \u2013 tanti appoggi ricevette dallo straniero), il Trattato volle costituire la condanna di una lunga politica inconsciamente contraria agli interessi supremi dell\u2019Italia.<\/p><p>Il Trattato non \u00e8 tanto la sanzione di una sconfitta, quanto il suggello di una politica immorale e sbagliata. Esso \u00e8 l\u2019atto finale di un isolamento, che cominci\u00f2 nel 1922, quando una dittatura soffoc\u00f2 i sentimenti della Nazione, e ci separ\u00f2 moralmente e politicamente dal resto dell\u2019Europa libera, gettandoci poi, impreparati, in una guerra dove in ogni caso avevamo tutto da perdere. Nel 1940 l\u2019isolamento politico e morale divenne crisi violenta e port\u00f2 il paese alla catastrofe e disperse le vite di tanti italiani in Patria e sui fronti di guerra. Amarissimo \u00e8 per noi soprattutto il ricordo di questi soldati, formati ad una tradizione di sacrificio e di disciplina, che combatterono una guerra ingrata, male armati ed equipaggiati, abbandonati spesso dai tedeschi nei momenti di maggiore sfortuna, e che scrissero tuttavia belle pagine nella storia del valore e della fedelt\u00e0 del soldato italiano.<\/p><p>Fu necessaria ancora, dopo l\u20198 settembre, l\u2019innata generosit\u00e0 di questi stessi nostri soldati, furono necessari i sacrifici eroici della nostra Marina, fu necessario il sangue di tanti volontari e di tante vittime, perch\u00e9 intorno alla Nazione Italiana si riformasse all\u2019estero un alone di simpatia. Il nostro isolamento morale fin\u00ec relativamente presto, perch\u00e9 presto si vide di che sostanza umana l\u2019Italia era fatta. Entro certi limiti, questo miglioramento si tradusse in termini politici. L\u2019armistizio fu interpretato con spirito pi\u00f9 aperto, l\u2019Italia normalizz\u00f2 o quasi le sue relazioni diplomatiche cogli altri paesi, entr\u00f2 a far parte di vari organismi internazionali.<\/p><p>Tuttavia alla Conferenza della Pace e ai tavoli dove erano uomini mai stati a contatto con l\u2019Italia liberata, italiani ardenti di patriottismo \u2013 come Alcide De Gasperi \u2013 dovettero riconoscere che c\u2019era ancora molta strada da percorrere per adeguare al piano morale raggiunto, il piano politico e diplomatico. Fu allora che dovemmo sentire come il rifiutare la firma avrebbe significato ribadire l\u2019isolamento nostro, mentre nostro supremo interesse era di rientrare di pieno diritto nel concerto delle Nazioni, appunto perch\u00e9 eravamo sicuri di noi stessi e del nostro avvenire. Non firmando, avremmo in un certo senso dato ragione agli autori del Trattato, i quali non si erano accorti che fra il pi\u00f9 irragionevole degli armistizi e i negoziati di Parigi il clima nazionale e internazionale dell\u2019Italia era profondamente mutato.<\/p><p>Da allora gli spiriti mutarono gradualmente, fino a che si cristallizz\u00f2 una atmosfera di cui l\u2019espressione pi\u00f9 recente fu l\u2019accoglienza cordiale e leale che le Potenze, riunite a Parigi per la ricostruzione economica dell\u2019Europa, fecero ad una rinnovata Italia, riconoscendole la posizione e l\u2019influenza che le spettano, e ci\u00f2 prima dell\u2019atto formale della nostra ratifica del Trattato.<\/p><p>Ma non \u00e8 soltanto da un punto di vista immediato che va posta la questione.<\/p><p>Per noi \u00e8 necessario creare delle vie libere intorno alla nostra politica. Un singolo uomo diventa un eroe se rimane in prigione; un popolo non ha il diritto di rimanere in un campo di concentramento, un popolo deve affermarsi, agire, espandersi. (<em>Applausi al centro<\/em>)<em>.<\/em> \u00c8 soprattutto quando, temporaneamente o no, non si \u00e8 forti, che bisogna \u2013 se non si vuol essere esclusi dalla vita \u2013 accettare il principio della collaborazione.<\/p><p>Guardate la Germania, ancora immersa nello stupore che segue la crisi di follia, quale quella di cui questo sciagurato popolo fu preda; essa giace accasciata e son certo che vi sono ancora tra i tedeschi dei nazisti abbastanza fatui per compiacersi del loro isolamento.<\/p><p>Ma noi italiani, la cui vita \u00e8 sempre stata tanto pi\u00f9 dura di quella dei ben pasciuti tedeschi, possiamo bens\u00ec sentir piet\u00e0 del loro fato come si ha piet\u00e0 delle follie di don Chisciotte, ma non indulgere agli stessi sentimenti, poich\u00e9 abbiamo superato il punto morto e riacquistato una sana fiducia in noi stessi, ben diversa dalla malata megalomania che ha invasato per tanti anni la Germania.<\/p><p>Guardate invece la Cecoslovacchia: sempre fedele, sotto la guida di Masaryk e di Benes, alla collaborazione internazionale. Essa cadde: a Berchtesgaden e a Palazzo Venezia irrisero alla sua caduta; ma essa risorse circondata dal rispetto del mondo.<\/p><p>Purtroppo noi italiani facemmo l\u2019esperienza inversa. Pagammo il fio del massimo errore dei capi fascisti: aver rotto la collaborazione internazionale.<\/p><p>Ormai la coscienza dei popoli tende ad una sempre maggiore coordinazione economica e morale, come condizione essenziale di pace e di progresso. E i popoli hanno forse capito tutto questo meglio dei governi ed \u00e8 perci\u00f2 che \u2013 in assenza di un organismo internazionale in perfetta efficienza e di una compenetrazione di interessi sentiti da tutti \u2013 dobbiamo porci al riparo dal pericolo che, in caso di crisi, il problema europeo si ponga di nuovo in termini di forza. \u00c8 qui che noi italiani non dobbiamo farci illusioni in caso di ritorno alla violenza, sar\u00e0 chi \u00e8 militarmente pi\u00f9 disarmato che soccomber\u00e0 pel primo, che pagher\u00e0 per tutti.<\/p><p>Oltre a queste elementari ragioni di sicurezza, che ci spingono a solidarizzare con gli sforzi di tutti quei paesi europei che sono decisi ad adoperarsi in ogni modo perch\u00e9 sia scongiurato il pericolo di una nuova guerra, vi sono altre ragioni, che ci consigliano di reprimere giusti sdegni e santi dolori pur di collaborare a una impostazione non isolazionista della nostra politica estera.<\/p><p>Gli avvenimenti degli ultimi anni hanno impresso un tale ritmo al progresso collettivo degli uomini, da modificare completamente il volto della societ\u00e0. Ci\u00f2 che noi abbiamo chiamato finora democrazia si avvia a divenire democrazia pi\u00f9 ampia e pi\u00f9 vera, trasformandosi in regime che pu\u00f2 reggersi solo se sostenuto dalle grandi masse popolari in continua, pacifica ascesa. Ma come potremmo effettuare la costruzione di tale solida moderna democrazia, come potrebbe aver luogo questo grande pacifico assestamento di tutta la nostra societ\u00e0 nazionale, se la nostra politica estera si orientasse verso un isolamento che, anche se non divenisse morbosamente xenofobo, rischierebbe di giuocar le sorti della patria su giuochi di carte di cui a noi sfuggirebbero gli sviluppi e gli scopi?<\/p><p>Non dimentichiamo quanto si verific\u00f2 all\u2019epoca dell\u2019ultimo Ministero Giolitti, di cui feci parte. Allora una politica estera di calda collaborazione europea, che sarebbe stata feconda di bene in ogni campo per l\u2019Italia, cadde sotto i colpi di forze reazionarie; oggi la creazione della nuova Italia potrebbe venire compromessa da una politica estera che ci separasse dal mondo. \u00c8 un dato acquisito ormai che il cammino delle masse popolari \u00e8 legato al trionfo delia collaborazione internazionale.<\/p><p>\u00c8 d\u2019altronde una tendenza naturale quella che sta ovunque conducendo alle unit\u00e0, alle collaborazioni. Guardate la crescente unione degli Stati Americani, dall\u2019Argentina al Canada, quella dei Paesi Arabi, quella dei Paesi Scandinavi, quella del Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo, che han perfino creato una nuova parola collettiva: il Benelux. Guardate sovratutto la grande tendenza unitaria maturata durante la seconda guerra mondiale: l\u2019organizzazione delle Nazioni Unite.<\/p><p>Quando parliamo dell\u2019O.N.U. noi non pensiamo soltanto alla strada che pacificamente ci potr\u00e0 avviare verso la revisione del Trattato e attraverso la quale porteremo all\u2019attenzione dei popoli alcuni nostri problemi fondamentali; noi pensiamo anche, e soprattutto, allo spirito che sempre pi\u00f9 dovr\u00e0 animare il mondo.<\/p><p>L\u2019organizzazione delle Nazioni Unite, significa fiducia che le grandi forze internazionali prevalenti sulla terra trovino un terreno di intesa o almeno di tolleranza. Uno scettico e ignaro richiamo, a proposito dell\u2019O. N. U., del triste fato che tocc\u00f2 alla Societ\u00e0 delle Nazioni non tiene conto di una differenza essenziale: che da Ginevra erano assenti gli Stati Uniti e la Russia; e che Russia e Stati Uditi sono invece attivi e presenti a Lake Success. Spesso discordi? Ebbene, ci\u00f2 non fa che rendere pi\u00f9 importante il nostro compito, che noi non si sfugga al pi\u00f9 nobile forse dei nostri doveri, quello di essere anche noi presenti e di aiutare le intese, di creare atmosfere di accordo. \u00c8 l\u00e0, l\u00e0 solo, in tali funzioni, che un popolo disarmato come l\u2019Italia pu\u00f2 farsi valere conte interprete e araldo di formidabili forze morali.<\/p><p>E a questo punto occorre ricordiate che entro il 10 agosto la Commissione formata dal Consiglio di Sicurezza per l\u2019esame delle domande di ammissione all\u2019O.N.U. dovr\u00e0 riferire al Consiglio stesso l\u2019esito delle sue indagini. Se per quella data l\u2019Italia non avr\u00e0 ratificato il Trattato, essa sar\u00e0 costretta a riferire che manca uno degli elementi essenziali per la nostra ammissione. E che, se perdiamo quella data, potr\u00e0 essere ritardato di un anno il nostro ingresso nel pi\u00f9 solenne areopago del mondo, dove tanto potremmo per noi e, spero, per la pace mondiale, cio\u00e8 per la eliminazione di blocchi ostili. Qualcuno ha gi\u00e0 obiettato a questa considerazione che, anche con la nostra ratifica, \u00e8 dubbio che saremmo ammessi per la formale imperfezione del Trattato, finch\u00e9 le ratifiche dei Quattro non siano presentate. Ma vi dir\u00f2, in primo luogo, che nulla esclude che nei prossimi giorni questa presentazione avvenga; nel qual caso solo l\u2019espresso veto di una delle grandi Potenze potrebbe escluderci dall\u2019O.N.U.<\/p><p>Comunque, sia di fronte ad un impedimento di forma, che di fronte a un inverosimile veto, la nostra posizione sar\u00e0 pi\u00f9 forte di quel che non sarebbe se la responsabilit\u00e0 dell\u2019esclusione potesse farsi, senza compromissione degli altri, ricadere su di noi.<\/p><p>Avevo cominciato a parlarvi di questi problemi anche in relazione alla nostra vita interna: lasciatemi ripetere su questo punto, che \u00e8 solo attraverso una politica internazionale di collaborazione profonda che sar\u00e0 possibile salvare la democrazia e la pace anche in casa nostra. \u00c8 solo con una politica estera che non speculi su delle ipotesi di guerra che noi potremo realizzare quella distensione che \u00e8 condizione prima perch\u00e9 la democrazia si stabilizzi e progredisca come una legge di natura ammessa da tutti.<\/p><p>Bisogna essere franchi.<\/p><p>O noi consideriamo il Trattato come un atto ingiusto, la cui necessaria revisione deve farsi con mezzi pacifici, ed allora la ratifica diviene la sola via per far valere, sopratutto attraverso l\u2019O.N.U., ma non l\u2019O.N.U. soltanto, il nostro diritto a progressivi superamenti di situazione; o noi rifiutiamo la ratifica, e allora ci\u00f2 significa che noi affidiamo la nostra sorte ad una crisi internazionale, che noi contiamo \u2013 anche senza confessarcelo \u2013 su nuove conflagrazioni. Ma, in questa ipotesi, chi dunque non vede che rischieremmo di pagare la distruzione del Trattato con la distruzione dell\u2019Italia?<\/p><p>Del resto, questo Trattato \u00e8 cos\u00ec poco un organismo sicuro e stabile che gi\u00e0 gli Stati Uniti da un lato e la Gran Bretagna dall\u2019altro hanno aderito da tempo ad intese che hanno significato dei veri e propri inizi di revisione.<\/p><p>Il Governo inglese cominci\u00f2 col riconoscere spontaneamente che, secondo l\u2019art. 46, le clausole militari e navali potevano venire modificate in seguito ad accordi fra noi e le Potenze Alleate. E pi\u00f9 oltre lo stesso Governo ci signific\u00f2 che era disposto, dopo la ratifica, ad addivenire ad accordi diretti col Governo italiano su tutte quelle parti del Trattato che, riferendosi unicamente a diritti riconosciuti alla Gran Bretagna, potevano venire modificati senza pregiudizi a diritti di terze Potenze. Saremmo ingiusti se dimenticassimo gli \u00abaccordi Menichella\u00bb, con cui il Governo britannico accolse amichevolmente non poche nostre importanti richieste.<\/p><p>Quanto al Governo degli Stati Uniti, esso fu ancor pi\u00f9 esplicito circa il superamento del Trattato. In molte dichiarazioni di capi politici \u2013 fra cui importantissime quelle del Senatore Vandenberg, il 10 luglio \u2013 si ribadiva il concetto della revisione, si lasciava comprendere che attraverso l\u2019O.N.U. si sarebbe potuto giungere a modifiche anche sostanziali. Questo stato di animo del Governo e del popolo americano veniva, con un atto che credo unico nella storia, solennemente confermato, al momento della ratifica americana, da un messaggio del Presidente Truman, che non solo riconosceva l\u2019ingiustizia di certe clausole e la possibilit\u00e0 della revisione, ma, in un certo senso, parlando del contributo italiano alla causa comune, svalutava anche l\u2019ingiusto preambolo del Trattato stesso. E ci\u00f2 and\u00f2 al nostro cuore, perch\u00e9 (bene o male che sia) noi italiani siamo cos\u00ec fatti: una parola sincera e fraterna vale spesso per noi pi\u00f9 dei vantaggi materiali. Lo ricordino quegli stranieri che ci rinfacciano spesso un nostro pi\u00f9 o meno autentico machiavellismo e non si accorgono che non siamo mai tanto ingenui come quando ci imbarchiamo in ragionamenti pseudo machiavellici.<\/p><p>La lontana ma amica Repubblica cinese, in risposta alla nota italiana, ci dichiarava per iscritto di ritenere che il Governo italiano, dopo l\u2019entrata in vigore del Trattato di pace, non ha che da chiederne la revisione, purch\u00e9 nell\u2019ambito dell\u2019O.N.U.<\/p><p>Di un\u2019altra iniziativa per la revisione del Trattato si \u00e8 fatto promotore l\u2019Equatore: tale iniziativa fu sviluppata mediante il nostro suggerimento di un passo collettivo degli Stati americani presso l\u2019O.N.U., passo che ha servito e servir\u00e0 a mettere in chiaro come sorse un Trattato, che non fu negoziato con l\u2019Italia, ma ad essa imposto. Molti Stati, fra i quali l\u2019Argentina, hanno risposto favorevolmente, e il movimento di simpatia per la nostra tesi prende sempre pi\u00f9 corpo in tutti quei Paesi.<\/p><p>Le Repubbliche di Cuba, Panama e Honduras sono andate ancor pi\u00f9 in l\u00e0, con atti che, per ci\u00f2 che le concerne, annullano quasi il Trattato. Vada a tutti i nobili popoli latini d\u2019oltre Oceano la riconoscenza dell\u2019Italia! (<em>Applausi al centro<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Quando un Trattato di pace nasce accompagnato da tali manifestazioni \u2013 e molte altre potrei citarne, e negli stessi ambienti responsabili di quasi tutti gli Stati interessati \u2013 esso porta gi\u00e0 in s\u00e9 il marchio di una vitalit\u00e0 destinata ad esaurirsi. Del resto noi dovremmo allargare il nostro orizzonte e sentire che l\u2019Italia non pu\u00f2 circoscrivere la sua azione alla revisione del Trattato, per importante e necessaria che essa sia. Vi sono, al di l\u00e0 del Trattato, interessi italiani spirituali e materiali, come il salvataggio di un grande patrimonio di sacrifici e di lavoro in Africa e la ricostruzione di tutte le influenze economiche e spiritual di un grande paese quale l\u2019Italia \u00e8 stata, \u00e8, e dovr\u00e0 essere.<\/p><p>Ora, l\u2019\u00abatto\u00bb della ratifica incide anche su tutti questi interessi; \u00e8 bens\u00ec vero che affidamenti precisi non possiamo ancora dire di averne; ma dobbiamo riconoscere che impostare questi problemi rinviando la ratifica, significherebbe non avere neanche la possibilit\u00e0 di chiedere e di lottare in una atmosfera di fiducia e di simpatia.<\/p><p>Se l\u2019Assemblea o il Paese non sentissero che occorre un gesto di saggezza politica e accettare la ratifica, cosa potrebbe accadere?<\/p><p>\u00c8 certo che una nostra mancata ratifica provocherebbe una reazione nettamente sfavorevole, anche se pi\u00f9 o meno dissimulata, in un primo tempo. Le stesse Repubbliche latino-americane sarebbero inceppate nella loro azione a nostro favore. Rimarrebbero certo amicissime, ma di qual prudenza avrebbero bisogno!<\/p><p>In caso di incidenti e rivolgimenti che purtroppo niuno pu\u00f2 assolutamente escludere, saremmo noi, questa volta, i pi\u00f9 imperdonabili; perch\u00e9 dopo l\u2019esperienza dell\u2019anno scorso, saremmo stati noi, gli uni con nuove dubbiezze e altri con speranze di ipotetici terni al lotto, a riportare la nostra Italia sul tavolo anatomico su cui le folli guerre fasciste la gettarono.<\/p><p>Certo, cotali ipotesi noi vogliamo considerarle assurde. Ma tutt\u2019altro che assurdo \u00e8 il prevedere che se rimanessimo staccati dal resto del mondo, potremmo trovarci, senza saperlo e senza volerlo, di fronte a conseguenze pratiche pericolose. Prendiamo un esempio recentissimo: per le delimitazioni di confine interno a Gorizia, problema di cui mi sono personalmente occupato anche a Parigi coll\u2019affetto che voi pensate, ricevetti parole di simpatia e di comprensione; ma ci\u00f2 accadeva in una atmosfera che, pel fatto stesso della nostra presenza nella capitale francese, faceva considerare la ratifica come acquisita. Anche per continuare a difendere l\u2019italianit\u00e0 di Trieste abbiamo bisogno di un punto fisso da cui batterci.<\/p><p>Potrei qui indicarvi i danni immediati di interessi pubblici e privati italiani che potrebbero colpirci, in caso di non ratifica, in Libia come in Eritrea, in Tunisia come al Giappone, in Germania come nel campo delle riparazioni, punti tutti dove, lentamente, tacitamente, pazientemente siamo riusciti a migliorare la situazione a nostro favore. Ma non lo far\u00f2 perch\u00e9, pensoso soprattutto degli interessi italiani, non voglio neppur supporre che certe cose possano accadere. Ma il dovere del Governo non \u00e8 solo di lavorare con fiducia e ragionevole ottimismo, sibbene anche di prospettarsi tutte le eventualit\u00e0.<\/p><p>Non voglio neppure pensare a un rovesciamento di attitudine degli Stati Uniti verso di noi; \u00e8 forse perch\u00e9 ricordo tuttora con emozione che pochi mesi dopo che Mussolini dichiar\u00f2 la guerra a quel grande Paese amico, un giorno ancor vivo nel mio spirito, i dieci milioni di italiani sparsi nelle due Americhe udirono commossi e stupefatti questo messaggio da Washington: \u00abL\u2019America \u00e8 in guerra con il fascismo, non con l\u2019Italia; noi, quindi, convinti che gli italiani sono amici nostri, decidiamo di togliere i cittadini italiani dalla lista dei nemici; d\u2019or innanzi essi rimarranno fra noi liberi e tranquilli con tutti i diritti dei cittadini degli Stati Uniti\u00bb.<\/p><p>E cos\u00ec accadde fra lo stupore del mondo, se non dell\u2019Italia incatenata che niente ne seppe. Ma, malgrado tanta generosit\u00e0, \u00e8 nostro dovere renderci conto che anche negli Stati Uniti si darebbe alla mancata ratifica un significato di nostra scarsa volont\u00e0 di collaborazione internazionale. E di ci\u00f2 avremmo inevitabili ripercussioni, anche in relazione alla Conferenza per il cosidetto piano Marshall, ripercussioni da cui mi sembra che tutto il buon volere degli Stati Uniti non riuscirebbe a salvarci. Mi spiego.<\/p><p>Entrata l\u2019Italia onorevolmente nei lavori della Conferenza di Parigi, sono convinto che nessuno penserebbe ad eliminarla, bench\u00e9 giuridicamente ci\u00f2 sia concepibile.<\/p><p>Ma quando il piano di aiuto americano all\u2019Europa venisse in esecuzione e fossero fissate le cifre di intervento, \u00e8 verosimile che le aperture di credito in dollari sarebbero gestite dai singoli Governi, mentre invece per quanto riguarder\u00e0 la Germania i crediti dovranno essere gestiti dalle Nazioni occupanti o da qualche organismo che esse creeranno. La pi\u00f9 ovvia delle giustificazioni a questa diversit\u00e0 di trattamento sar\u00e0 quella che la Germania si trover\u00e0 ancora senza trattato di pace. Non sarebbe allora probabile che anche per l\u2019Italia, non legata da trattati si deliberasse la stessa procedura prevista per la Germania?<\/p><p>E come sarebbe concepibile l\u2019esecuzione del piano Marshall nei confronti dell\u2019Italia, quando questa, per essersi rifiutata di ratificare il Trattato, non fosse in condizione di procedere a pagare le riparazioni che il Trattato le impone? Le Nazioni aventi diritto a riparazioni potrebbero invocare dall\u2019America di sospendere l\u2019applicazione del piano Marshall nei riguardi dell\u2019Italia, per costringere questa all\u2019osservanza di un Trattato che l\u2019America ha ratificato.<\/p><p>Queste considerazioni portano a concludere, dunque, che ben difficilmente l\u2019esecuzione del piano Marshall (non la sua formulazione) sarebbe conciliabile con una posizione di un\u2019Italia rimasta isolata nel mondo; in tal caso, sarebbe molto probabile la creazione, per l\u2019esecuzione del piano Marshall nei confronti dell\u2019Italia, di organi speciali per la garanzia delle nazioni vincitrici, organi che, mentre diminuirebbero la dignit\u00e0 e la sovranit\u00e0 dello Stato italiano, finirebbero per avvicinare la figura dell\u2019Italia a quella della Germania, cio\u00e8 a farci fare un formidabile passo indietro sulla via che abbiamo onorevolmente percorso per raggiungere la posizione che ci spetta.<\/p><p>D\u2019altronde, che materia copre politicamente il Trattato?<\/p><p>Il Trattato si basa su concetti che la coscienza e la realt\u00e0 del nostro secolo vanno scartando come arcaismi. Esso infatti \u00e8 tutto basato su clausole di confini, di servit\u00f9 militari, di imposizioni e limitazioni economiche. Ora l\u2019esperienza storica e, vorrei dire, tecnica del mondo moderno ha rivelato \u2013 come gi\u00e0 prima ho accennato \u2013 il progressivo fondersi dei confini nazionali in unit\u00e0 sempre pi\u00f9 vasta, ha spostato completamente i termini della potenza militare, facendone ormai un semplice aspetto della potenza industriale, ha per sempre fatto svanire il mito dei circuiti economici chiusi e quindi ha messo in piena luce il principio cardinale che le riparazioni eccessive o non si pagano o presto o tardi creano uno scompenso risentito da tutto il sistema economico internazionale.<\/p><p>Che cosa, invece, il Trattato non copre?<\/p><p>Vorrei dire che esso non copre proprio la materia della politica estera che noi italiani abbiamo impostato e vogliamo impostare. Noi agiamo \u2013 e in tal senso mi espressi anche nei giorni scorsi alla Conferenza di Parigi \u2013 per contribuire a creare un\u2019Europa che non sia aggressivamente tesa contro altri sistemi, ma sia un\u2019Europa di libert\u00e0 e di comprensione per tutte le forze del mondo.<\/p><p>Sul piano che una volta si chiamava coloniale, abbiamo cercato di affrontare in maniera moderna il problema dei nostri rapporti con il mondo africano. Di fronte all\u2019emancipazione e alla coscienza popolare e nazionale del mondo arabo e africano abbiamo sentito che il vecchio colonialismo era morto per tutti e che per tutelare i frutti del nostro lavoro e della nostra libera emigrazione in Africa noi dovevamo associarci a quei popoli in marcia ormai verso l\u2019indipendenza, creando per l\u2019avvenire le premesse di un rapporto di dignitosa collaborazione e, se possibile, di alleanza.<\/p><p>Il terzo pilastro della costruzione dovrebbe essere, oltre la politica migratoria coll\u2019America latina, anche una vasta politica culturale e commerciale con la stessa America latina, da un lato e con l\u2019Europa orientale dall\u2019altro, non perdendo occasioni per migliorare le nostre relazioni con quei mondi dell\u2019avvenire per noi tanto importante, dalla vicina Jugoslavia fino all\u2019Unione sovietica, passando per tutti i popoli balcanici.<\/p><p>Il Trattato esprime insomma una concezione anacronistica della guerra, della vittoria, della pace, della vita internazionale. Per contestare il Trattato non possiamo servirci di un arnese della vecchia politica.<\/p><p>Opponendo al Trattato non un rifiuto, che oggi come oggi danneggia noi, ma una visione pi\u00f9 larga e pi\u00f9 intelligente, noi lo superiamo nella realt\u00e0.<\/p><p>Il miglior modo per modificare il Trattato non \u00e8 solo la sua pacifica revisione: \u00e8 l\u2019invenzione o l\u2019applicazione di una politica pi\u00f9 fresca ed elastica, degna del secolo in cui viviamo e dell\u2019et\u00e0 verso cui marciamo.<\/p><p>Mi sembra che in Italia la grande maggioranza l\u2019abbia sentito; tanto \u00e8 vero che il dibattito si \u00e8 spostato: soprattutto negli ultimi giorni \u00e8 parso chiaro che il problema non verte pi\u00f9 tanto sulla ratifica quanto sul rinvio o meno della ratifica. Le tesi a questo proposito sono in sostanza due: una prevalentemente giuridica e l\u2019altra prevalentemente politica.<\/p><p>La prima parte del concetto \u00e8 che, siccome l\u2019U.R.S.S. non ha ancora ratificato, il Trattato non \u00e8 entrato in vigore e quindi noi non siamo obbligati a ratificarlo. A questo riguardo la formula suggerita dal Governo concilia la necessit\u00e0 politica e morale della urgente ratifica con il desiderio di non impegnare, n\u00e9 giuridicamente n\u00e9 moralmente l\u2019Italia, finch\u00e9 il Trattato non sia entrato in vigore.<\/p><p>Ma conviene, a noi, metterci su un terreno esclusivamente giuridico?<\/p><p>In fondo, in che cosa \u00e8 consistita la nostra politica dal 1943 in poi? Nel modificare di fatto una situazione di diritto. Tutta la nostra politica \u00e8 consistita nell\u2019annullare o per lo meno diminuire di fatto le dure clausole armistiziali. Ci\u00f2 che l\u2019Italia ha sempre cercato di fare \u00e8 di sovrapporre al crudo testo una situazione di fiducia, fondata sulla nostra assoluta franchezza e lealt\u00e0, una situazione politica articolata, cordiale, sicura di noi.<\/p><p>Al diritto armistiziale abbiamo opposto la impareggiabile tenacia della nostra gente e il suo spirito di resurrezione materiale e spirituale. Siamo riusciti cos\u00ec a compiere un arduo cammino.<\/p><p>Ma noi abbiamo interesse a che le nostre posizioni si rafforzino al pi\u00f9 presto, noi abbiamo interesse a dare una ferma base alla nostra azione.<\/p><p>Il Trattato fu per i Grandi un faticoso compromesso; un atto di pacificazione fra di loro. I nostri interessi furono duramente subordinati al bisogno di intese altrui, quali in quel momento prevalevano.<\/p><p>Ma da qualche tempo le relazioni fra gli alleati sono, speriamo solo provvisoriamente, peggiorate. Molti hanno interesse a rendere di nuovo fluido tutto, a non considerare pi\u00f9 definitivo niente, a rimettere tutto in discussione. Noi invece non ci troviamo in una condizione che consenta di attendere fra nuove incertezze. Abbiamo bisogno di fondare su basi sicure e coincidenti con gli interessi generali dell\u2019Europa e della pace il nostro sforzo modificante la situazione di inferiorit\u00e0 in cui fummo posti. Con la ratifica noi acquisteremo subito, sia pure a duro prezzo, un motivo per proseguire la lotta che meniamo da lunghi mesi. Con la ratifica oggi noi non modifichiamo il nostro <em>status<\/em> giuridico ma il nostro <em>status<\/em> politico-morale.<\/p><p>Qui una osservazione mi pare essenziale; da alcuni si teme che la nostra ratifica, votata prima della ratifica sovietica, possa contribuire, sia pure senza volerlo, alla instaurazione della politica dei blocchi, foriera forse di guerra, quindi fatale per noi.<\/p><p>Ora mi pare che proprio il contrario sia vero: la ratifica servir\u00e0 invece a creare una atmosfera di fiduciosa collaborazione con le Potenze europee che, come noi, vogliono creare l\u2019Europa. E creare l\u2019Europa \u00e8 la sola maniera di evitare la politica dei blocchi. Isolandoci dal resto del continente, ostacoleremmo la creazione di un complesso europeo interessato alla pace, cio\u00e8 allo sviluppo di buone relazioni fra gli Stati Uniti e l\u2019Unione Sovietica.<\/p><p>Del resto, l\u2019atteggiamento dell\u2019Unione Sovietica rispetto al nostro Trattato di pace non ci risulta mutato da quando ci si disse che firma e ratifica erano per essa la stessa cosa, e che dovevamo \u2013 in nome del nostro futuro \u2013 dare per scontato sia l\u2019una che l\u2019altra.<\/p><p>Noi non dobbiamo metterci nella situazione di una foglia morta, alla merc\u00e9 degli eventi. Alla merc\u00e9 degli eventi tutto diventa un gioco: pu\u00f2 andar meglio, pu\u00f2 andare peggio. Ma ratificando, mentre non cambiamo nulla di nulla, finch\u00e9 tutti non ratificano, fissiamo d\u2019altro canto, una base, creiamo un diaframma politico e morale fra un passato opprimente e l\u2019avvenire.<\/p><p>Se tutti ratificheranno, la nostra ratifica sar\u00e0 un atto apprezzato da tutti; e se il Trattato non dovesse entrare in vigore noi ci saremmo creati un titolo che ci permetter\u00e0 di chiedere la riconsiderazione di molti problemi italiani. Ma una ragione soprattutto, debbo ancora ripeterlo, fece che il problema della ratifica divenisse questione urgente e fu la convocazione della Conferenza di Parigi. Non andare a Parigi significava non solo isolarci dall\u2019Europa, ma recidere colle nostre mani ogni possibilit\u00e0 di futuri crediti americani. Fu allora che gli Ambasciatori a Londra e a Parigi mi fecero sapere in modo categorico che, se non v\u2019era interdipendenza giuridica, v\u2019era tuttavia interdipendenza psicologico-politica tra la ratifica e una nostra efficace degna partecipazione alla conferenza.<\/p><p>L\u2019urgenza che v\u2019era allora e di cui la maggioranza della Commissione dei Trattati si rese conto, cresce ora \u2013 gi\u00e0 ve l\u2019ho detto \u2013 perch\u00e9 siamo alla vigilia della discussione all\u2019O.N.U. circa la nostra ammissione.<\/p><p>Riassumendo, ci sono ragioni contingenti, e ci sono ragioni assolute. Fra queste la prima \u00e8 che dobbiamo creare fiducia degli altri popoli in noi.<\/p><p>Il senso del Trattato non sta solo nella dolorosa mutilazione che esso ci infligge, ma anche e soprattutto nello spirito di sfiducia che \u00e8 alla base di quello strumento. Si teme o si temeva un ritorno di spirito aggressivo, non si crede o non si credeva in una nostra vera funzione: insomma si ha l\u2019impressione che si cerchino garanzie contro una politica di inconsistenti oscillazioni. \u00c8 questo che si legge tra le righe del Trattato.<\/p><p>Ed \u00e8 perci\u00f2 che nostro primo interesse \u00e8 creare questa atmosfera di fiducia all\u2019estero. In gran parte ci siamo gi\u00e0 riusciti. E come potremmo pretendere di pi\u00f9, se basta un momento di incertezza a far cambiare opinioni, a far sorgere da ogni lato, come funghi, delle sottigliezze procedurali? Non \u00e8 per cotali vie che si tuteleranno i nostri interessi in Africa o che si difender\u00e0 l\u2019onore di quella marina da guerra il cui eroismo fu nostro orgoglio e la cui disciplina forn\u00ec vantaggi preziosi agli alleati (<em>Vivi applausi<\/em>)<em>.<\/em> Non \u00e8 per questa via che si riconquister\u00e0 finalmente la piena indipendenza nazionale.<\/p><p>E noi qui, in questa Aula, dall\u2019estrema sinistra all\u2019estrema destra, non invochiamo ogni giorno a gran voce indipendenza per l\u2019Italia, indipendenza, libert\u00e0, e pace?<\/p><p>Ma solo la ratifica \u00e8 l\u2019argomento di cui potremmo incessantemente servirci per chiedere il ritiro delle truppe e la cessazione di ogni controllo.<\/p><p>Io credo, con tutta l\u2019anima, che sarebbe dannoso per noi l\u2019arrestarci oggi sul cammino dell\u2019intesa europea; noi rischieremmo di perdere quanto anni di lavoro e di sacrificio ci han fatto guadagnare; ma attualmente credo che la ratifica dovr\u00e0 servirci a meglio condurre su tutti i fronti, non solo la battaglia pel superamento del Trattato, ma anche per ridare a tutte le funzioni dello Stato l\u2019importanza che compete a una grande Nazione sicura del proprio avvenire. La ratifica \u00e8 la porta da cui dobbiamo passare, se vogliamo sul serio impostare davanti al mondo tutti i nostri problemi.<\/p><p>Condannando con una solenne protesta morale il Trattato e mostrando insieme con la nostra stabilit\u00e0 interna e con la nostra ripresa in ogni campo che noi stiamo gi\u00e0 marciando molto pi\u00f9 in l\u00e0 della miope atmosfera del Trattato stesso, noi affermeremo di fronte al mondo la vitalit\u00e0 della Nazione italiana. Il resto verr\u00e0.<\/p><p>Anche giorni fa a Parigi, io mi domandai pi\u00f9 di una volta se sapevamo abbastanza quanto ci eravamo rialzati. Ovunque sentii un nuovo rispetto per questa nostra Italia laboriosa e tenace.<\/p><p>Abbiamo dunque fiducia in noi, nelle nostre forze, nel nostro avvenire: una politica estera non \u00e8 che lo specchio di una politica interna. Sian pure vive le nostre lotte politiche, ma purch\u00e9 tutti noi guardiamo avanti e non indietro. Indietro non troveremmo che recriminazioni e rancori. Se noi amiamo i nostri fratelli ai violati confini, proviamolo loro con l\u2019unione di tutti di fronte ai supremi ideali comuni di democrazia. Sar\u00e0 questa la forza maggiore dei nostri fratelli, la loro linfa di italianit\u00e0.<\/p><p>Fra qualche decennio parr\u00e0 miracoloso ci\u00f2 che abbiamo gi\u00e0 compiuto per rifare l\u2019Italia, dopo lo sfacelo del 1943. La via \u00e8 dolorosa, come oggi. Ma troppe volte i nostri avi parlarono dello Stellone. Questa volta, quando sar\u00e0 chiaro a tutti che l\u2019Italia si \u00e8 risollevata, nessuno potr\u00e0 dire che lo Stellone ci aiut\u00f2. Sar\u00e0 nostro vanto di esserci salvati da noi colla tenacia del nostro lavoro, colla forza di un popolo come il nostro, che mai si abbatte a lungo, che sempre risorge, fedele ai pi\u00f9 santi ideali di pace e di libert\u00e0. (<em>Vivissimi applausi \u2013 Congratulazioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. \u00c8 iscritto a parlare l\u2019onorevole Croce. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>CROCE. Io non pensavo che la sorte mi avrebbe, negli ultimi miei anni, riserbato un cos\u00ec trafiggente dolore come questo che provo nel vedermi dinanzi il documento che siamo chiamati ad esaminare, e nell\u2019essere stretto dal dovere di prendere la parola intorno ad esso. Ma il dolore affina e rende pi\u00f9 penetrante l\u2019intelletto che cerca nella verit\u00e0 la sola conciliazione dell\u2019interno tumulto passionale. Noi italiani abbiamo perduto una guerra, e l\u2019abbiamo perduta \u00abtutti\u00bb, anche coloro che l\u2019hanno deprecata con ogni loro potere, anche coloro che sono stati perseguitati dal regime che l\u2019ha dichiarata, anche coloro che sono morti per l\u2019opposizione a questo regime, consapevoli come eravamo tutti che la guerra sciagurata, impegnando la nostra Patria, impegnava anche noi, senza eccezioni, noi che non possiamo distaccarci dal bene e dal male della nostra Patria, n\u00e9 dalle sue vittorie n\u00e9 dalle sue sconfitte. Ci\u00f2 \u00e8 pacifico quanto evidente.<\/p><p>Senonch\u00e9 il documento che ci viene presentato non \u00e8 solo la notificazione di quanto il vincitore, nella sua discrezione o indiscrezione, chiede e prende da noi, ma un giudizio morale e giuridico sull\u2019Italia e la pronunzia di un castigo che essa deve espiare per redimersi e innalzarsi e tornare a quella sfera superiore in cui, a quanto sembra, si trovano, coi vincitori, gli altri popoli, anche quelli del Continente nero.<\/p><p>E qui mi duole di dover rammentare cosa troppo ovvia, cio\u00e8 che la guerra \u00e8 una legge eterna del mondo, che si attua di qua e di l\u00e0 da ogni ordinamento giuridico, e che in essa la ragion giuridica si tira indietro lasciando libero il campo ai combattenti, dall\u2019una e dall\u2019altra parte intesi unicamente alla vittoria, dall\u2019una e dall\u2019altra parte biasimati o considerati traditori se si astengono da cosa alcuna che sia comandata come necessaria o conducente alla vittoria. Chi sottopone questa materia a criteri giuridici, o non sa quel che si dica, o lo sa troppo bene, e cela l\u2019utile, ancorch\u00e9 egoistico, del proprio popolo o Stato sotto la maschera del giudice imparziale. Segno inquietante di turbamento spirituale sono ai nostri giorni (bisogna pure avere il coraggio di confessarlo) i tribunali senza alcun fondamento di legge, che il vincitore ha istituiti per giudicare, condannare e impiccare, sotto nomi di criminali di guerra, uomini politici e generali dei popoli vinti, abbandonando la diversa pratica, esente da ipocrisia, onde un tempo non si dava quartiere ai vinti o ad alcuni dei loro uomini e se ne richiedeva la consegna per metterli a morte, proseguendo e concludendo con ci\u00f2 la guerra. Giulio Cesare non mand\u00f2 innanzi a un tribunale ordinario o straordinario l\u2019eroico Vercingetorige, ma, esercitando vendetta o reputando pericolosa alla potenza di Roma la vita e l\u2019esempio di lui, poich\u00e9 gli si fu nobilmente arreso, lo trascin\u00f2 per le strade di Roma dietro il suo carro trionfale e indi lo fece strozzare nel carcere. Parimenti si \u00e8 preso oggi il vezzo, che sarebbe disumano, se non avesse del tristemente ironico, di tentar di calpestare i popoli che hanno perduto una guerra, con l\u2019entrare nelle loro coscienze e col sentenziare sulle loro colpe e pretendere che le riconoscano e promettano di emendarsi: che \u00e8 tale pretesa che neppure Dio, il quale permette nei suoi ascosi consigli le guerre, rivendicherebbe a s\u00e9, perch\u00e9 egli non scruta le azioni dei popoli nell\u2019ufficio che il destino o l\u2019intreccio storico di volta in volta loro assegna, ma unicamente i cuori e i reni, che non hanno segreti per lui, dei singoli individui. Un\u2019infrazione della morale qui indubbiamente accade, ma non da parte dei vinti, s\u00ec piuttosto dei vincitori, non dei giudicati, ma degli illegittimi giudici.<\/p><p>Noi italiani, che abbiamo nei nostri grandi scrittori una severa tradizione di pensiero giuridico e politico, non possiamo dare la nostra approvazione allo spirito che soffia in questo dettato, perch\u00e9 dovremmo approvare ci\u00f2 che sappiamo non vero e pertinente a transitoria malsania dei tempi: il che non ci si pu\u00f2 chiedere. Ma altrettanto dubbio suscita questo documento nell\u2019altro suo aspetto di dettato internazionale, che dovrebbe ristabilire la collaborazione tra i popoli nell\u2019opera della civilt\u00e0 e impedire, per quanto \u00e8 possibile, il rinnovarsi delle guerre.<\/p><p>Il tema che qui si tocca \u00e8 cos\u00ec vasto e complesso che io non posso se non lumeggiarlo sommariamente e in rapporto al solo caso dell\u2019Italia, e nelle particolarit\u00e0 di questo caso.<\/p><p>L\u2019Italia dunque, dovrebbe, compiuta l\u2019espiazione con l\u2019accettazione di questo dettato, e cos\u00ec purgata e purificata, rientrare nella parit\u00e0 di collaborazione con gli altri popoli. Ma come si pu\u00f2 credere che ci\u00f2 sia possibile, se la prima condizione di ci\u00f2 \u00e8 che un popolo serbi la sua dignit\u00e0 e il suo legittimo orgoglio, e voi o sapienti uomini del tripartito o quadripartito internazionale, l\u2019offendete nel fondo pi\u00f9 geloso dell\u2019anima sua, perch\u00e9, scosso che ebbe da s\u00e9 l\u2019Italia, non appena le fu possibile, l\u2019infesto regime tirannico che la stringeva, avete accettato e sollecitato il suo concorso nell\u2019ultima parte della guerra contro la Germania, e poi l\u2019avete, con pertinace volont\u00e0, esclusa dai negoziati della pace, dove si trattava dei suoi pi\u00f9 vitali interessi, impedendole di far udire le sue ragioni e la sua voce e di suscitare a s\u00e9 spontanei difensori in voi stessi o tra voi? E ci\u00f2 avete fatto per avere le sorti italiane come una merce di scambio tra voi, per equilibrare le vostre discordi cupidigie o le vostre alterne prepotenze, attingendo ad un fondo comune, che era a disposizione. Cos\u00ec all\u2019Italia avete ridotto a poco pi\u00f9 che forza di polizia interna l\u2019esercito, diviso tra voi la flotta che con voi e per voi aveva combattuto, aperto le sue frontiere vietandole di armarle a difesa, toltole popolazioni italiane contro gli impegni della cosiddetta Carta atlantica, introdotto clausole che violano la sua sovranit\u00e0 sulle popolazioni che le rimangono, trattatala in pi\u00f9 cose assai pi\u00f9 duramente che altri Stati ex nemici, che avevano tra voi interessati patroni, toltole o chiesta una rinunzia preventiva alle colonie che essa aveva acquistate col suo sangue e amministrate e portate a vita civile ed europea col suo ingegno e con dispendio delle sue tutt\u2019altro che ricche finanze, impostole gravi riparazioni anche verso popoli che sono stati dal suo dominio grandemente avvantaggiati; e perfino le avete come ad obbrobrio, strappati pezzi di terra del suo fronte occidentale da secoli a lei congiunti e carichi di ricordi della sua storia, sotto pretesto di trovare in quel possesso la garanzia contro una possibile irruzione italiana, quella garanzia che una assai lunga e assai fortificata e assai vantata linea Maginot non seppe dare.<\/p><p>Non continuo nel compendiare gli innumeri danni ed onte inflitti all\u2019Italia e consegnati in questo documento, perch\u00e9 sono incisi e bruciano nell\u2019anima di tutti gli italiani: e domando se, tornando in voi stessi, da vincitori smoderati a persone ragionevoli, stimate possibile di avere acquistato con ci\u00f2 un collaboratore in piena efficienza per lo sperato nuovo assetto europeo. Il proposito doveroso di questa collaborazione permane e rimarr\u00e0 saldo in noi e lo eseguiremo, perch\u00e9 risponde al nostro convincimento e l\u2019abbiamo pur ora comprovato col fatto: ma bisogna non rendere troppo pi\u00f9 aspro all\u2019uomo il gi\u00e0 aspro suo dovere, n\u00e9 dimenticare che al dovere giova la compagnia che gli recano l\u2019entusiasmo, gli spontanei affetti, l\u2019esser libero dai pungenti ricordi di torti ricevuti, la fiducia scambievole, che presta impeto ed ali.<\/p><p>Noi italiani, che non possiamo accettare questo documento, perch\u00e9 contrario alla verit\u00e0, e direi alla nostra pi\u00f9 alta coscienza, non possiamo sotto questo secondo aspetto dei rapporti fra i popoli, accettarlo, n\u00e9 come italiani curanti dell\u2019onore della loro Patria, n\u00e9 come europei: due sentimenti che confluiscono in uno, perch\u00e9 l\u2019Italia \u00e8 tra i popoli che pi\u00f9 hanno contribuito a formare la civilt\u00e0 europea e per oltre un secolo ha lottato per la libert\u00e0 e l\u2019indipendenza sua, e, ottenutala, si era per molti decenni adoperata a serbare con le sue alleanze e intese difensive la pace in Europa. E cosa affatto estranea alla costante sua tradizione \u00e8 stata la parentesi fascistica, che ebbe origine dalla guerra del 1914, non da lei voluta ma da competizioni di altre potenze; la quale, tuttoch\u00e9 essa ne uscisse vittoriosa, nel collasso che segu\u00ec dappertutto, la sconvolse a segno da aprire la strada in lei alla imitazione dei nazionalismi e totalitarismi altrui. Libri stranieri hanno test\u00e9 favoleggiato la sua storia nei secoli come una incessante aspirazione all\u2019imperialismo, laddove l\u2019Italia una sola volta fu imperiale, e non propriamente essa, ma l\u2019antica Roma, che peraltro valse a creare la comunit\u00e0 che si chiam\u00f2 poi l\u2019Europa e, tramontata quell\u2019egemonia, per la sua posizione geografica divenne campo di continue invasioni e usurpazioni dei vicini popoli e stati. Quei libri, dunque, non sono storia, ma deplorevole pubblicistica di guerra, vere e proprie falsificazioni. Nel 1900 un ben pi\u00f9 sereno scrittore inglese, Bolton King, che con grande dottrina narr\u00f2 la storia della nostra unit\u00e0, nel ritrarre l\u2019opera politica dei governi italiani nel tempo seguito all\u2019unit\u00e0, riconosceva nella conclusione del suo libro che, al confronto degli altri popoli d\u2019Europa, l\u2019Italia \u00abpossedeva un ideale umano e conduceva una politica estera comparativamente generosa\u00bb.<\/p><p>Ma se noi non approveremo questo documento, che cosa accadr\u00e0? In quali strette ci cacceremo? Ecco il dubbio e la perplessit\u00e0 che pu\u00f2 travagliare alcuno o parecchi di voi, i quali, nel giudizio di sopra esposto e ragionato del cosiddetto Trattato, so che siete tutti e del tutto concordi con me ed unanimi, ma pur considerate l\u2019opportunit\u00e0 contingente di una formalistica ratifica.<\/p><p>Ora non dir\u00f2 ci\u00f2 che voi ben conoscete; che vi sono questioni che si sottraggono alla spicciola opportunit\u00e0 e appartengono a quella inopportunit\u00e0 opportuna o a quella opportunit\u00e0 superiore che non \u00e8 del contingente ma del necessario; e necessaria e sovrastante a tutto \u00e8 la tutela della dignit\u00e0 nazionale, retaggio affidatoci dai nostri padri, da difendere in ogni rischio e con ogni sacrificio. Ma qui posso stornare per un istante il pensiero da questa alta sfera che mi sta sempre presente e, scendendo anch\u2019io nel campo del contingente, alla domanda su quel che sar\u00e0 per accadere, risponderei, dopo avervi ben meditato, che non accadr\u00e0 niente, perch\u00e9 in questo documento \u00e8 scritto che i suoi dettami saranno messi in esecuzione anche senza l\u2019approvazione dell\u2019Italia: dichiarazione in cui, sotto lo stile di Brenno, affiora la consapevolezza della verit\u00e0 che l\u2019Italia ha buona ragione di non approvarlo. Potrebbero bens\u00ec, quei dettami, venire peggiorati per spirito di vendetta, ma non credo che si vorr\u00e0 dare al mondo di oggi, che proprio non ne ha bisogno, anche questo spettacolo di nuova cattiveria, e, del resto, peggiorarli mi par difficile, perch\u00e9 non si riesce a immaginarli peggiori e pi\u00f9 duri.<\/p><p>Il governo italiano certamente non si opporr\u00e0 all\u2019esecuzione del dettato; se sar\u00e0 necessario, coi suoi decreti o con qualche suo singolo provvedimento legislativo, la seconder\u00e0 docilmente, il che non importa approvazione, considerato che anche i condannati a morte sogliono secondare docilmente nei suoi gesti il carnefice che li mette a morte. Ma approvazione, no! Non si pu\u00f2 costringere il popolo italiano a dichiarare che \u00e8 bella una cosa che esso sente come brucia, e questo con l\u2019intento di umiliarlo e di togliergli il rispetto di se stesso, che \u00e8 indispensabile ad un popolo come a un individuo, e che solo lo preserva dall\u2019abiezione e dalla corruttela.<\/p><p>Del resto, se prima eravamo soli nel giudizio dato di sopra del trattamento usato all\u2019Italia, ora spiritualmente non siamo pi\u00f9 soli: quel giudizio si avvia a diventare un\u2019<em>opinio communis<\/em> e ci viene incontro da molti altri popoli e perfino da quelli vincitori, e da minoranze dei loro parlamenti che, se ritegni molteplici non facessero per ora impedimento, diventerebbero maggioranze. E fin da ora ci si esorta a ratificare sollecitamento il Trattato per entrare negli areopaghi internazionali, da cui siamo esclusi e nei quali saremmo accolti a festa, se anche come scolaretti pentiti, e ci si fa lampeggiare l\u2019incoraggiante visione che le clausole di esso pi\u00f9 gravi e pi\u00f9 oppressive non saranno eseguite e tutto sar\u00e0 sottoposto a revisione.<\/p><p>Noi non dobbiamo cullarci nelle facili speranze e nelle pericolose illusioni e nelle promesse pi\u00f9 volte trovate fittizie, ma contare anzitutto e soprattutto su noi stessi; e tuttavia possiamo confidare che molti comprenderanno la necessit\u00e0 del nostro rifiuto dell\u2019approvazione, e l\u2019interpreteranno per quello che esso \u00e8: non una ostilit\u00e0 contro il riassetto pacifico dell\u2019Europa, ma, per contrario un ammonimento e un contributo a cercare questo assetto nei modi in cui soltanto pu\u00f2 ottenersi; non una manifestazione di rancore e di odio, ma una volont\u00e0 di liberare noi stessi dal tormento del rancore e dalle tentazioni dell\u2019odio.<\/p><p>Signori deputati, l\u2019atto che oggi siamo chiamati a compiere, non \u00e8 una deliberazione su qualche oggetto secondario e particolare, dove l\u2019errore pu\u00f2 essere sempre riparato e compensato; ma ha carattere solenne, e perci\u00f2 non bisogna guardarlo unicamente nella difficolt\u00e0 e nella opportunit\u00e0 del momento, ma portarvi sopra quell\u2019occhio storico che abbraccia la grande distesa del passato e si volge riverente e trepido all\u2019avvenire. E non vi dir\u00f2 che coloro che questi tempi chiameranno antichi, le generazioni future dell\u2019Italia che non muore, i nipoti e pronipoti ci terranno responsabili e rimprovereranno la generazione nostra di aver lasciato vituperare e avvilire e inginocchiare la nostra comune Madre a ricevere rimessamente un iniquo castigo; non vi dir\u00f2 questo, perch\u00e9 so che la rinunzia alla propria fama \u00e8 in certi casi estremi richiesta all\u2019uomo che vuole il bene o vuole evitare il peggio; ma vi dir\u00f2 quel che \u00e8 pi\u00f9 grave, che le future generazioni potranno sentire in se stesse la durevole diminuzione che l\u2019avvilimento, da noi consentito, ha prodotto nella tempra italiana, fiaccandola. Questo pensiero mi atterrisce, e non debbo tacervelo nel chiudere il mio discorso angoscioso. Lamentele, rinfacci, proteste, che prorompono dai petti di tutti, qui non sono sufficienti. Occorre un atto di volont\u00e0, un esplicito \u00abno\u00bb. Ricordare che, dopo che la nostra flotta, ubbidendo all\u2019ordine del re ed al dovere di servire la Patria, si fu portata a raggiungere la flotta degli alleati e a combattere al loro fianco, in qualche loro giornale si lesse che tal cosa le loro flotte non avrebbero mai fatto. Noi siamo stati vinti, ma noi siamo pari, nel sentire e nel volere, a qualsiasi pi\u00f9 intransigente popolo della terra. (<em>Applausi \u2013 Congratulazioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. \u00c8 iscritto a parlare l\u2019onorevole Gasparotto. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>GASPAROTTO. Onorevoli colleghi, tutti portiamo nel cuore la pena, anzi l\u2019angoscia, di questa discussione. Il Presidente del Consiglio, con parola sincera, com\u2019\u00e8 suo costume, ha dichiarato che l\u2019urgenza della ratifica \u00e8 questione di opportunit\u00e0. Oggi, il Ministro degli esteri, parlando, con tono quasi apocalittico, ci ha messo, invece, di fronte ad un\u2019ineluttabile stato di necessit\u00e0. Anzi, ad un certo momento, abbiamo avuto l\u2019impressione che l\u2019onorevole Ministro degli esteri volesse, se non giustificare il Trattato, attenuarne la gravit\u00e0 della portata.<\/p><p>Ma, onorevole Sforza, perch\u00e9 dissimularlo? Questo Trattato \u2013 bisogna riconoscerlo \u2013 coi suoi novanta articoli glaciali, \u00e8 una atroce sentenza di condanna, resa \u00abinaudita altera parte\u00bb, contro il popolo italiano; \u00e8 un verdetto inesorabile che richiama, a distanza di secoli, il <em>vae victis<\/em> di gallica memoria.<\/p><p>Legato alla responsabilit\u00e0 ministeriale al tempo della prima firma del Trattato che ora porta la data di Parigi del 19 febbraio scorso, avverto la delicata posizione in cui si trova la mia persona; perci\u00f2 mi propongo di parlare col maggior senso di misura, di responsabilit\u00e0, di moderazione.<\/p><p>Tutti, o per lo meno quasi tutti, comprendiamo che oggi o domani dovremo eseguirlo questo Trattato. Dovremo ratificarlo ed eseguirlo, chi per convinzione, i pi\u00f9 per disperazione! Ci sar\u00e0 assieme a lei un altro uomo, in quest\u2019Aula, onorevole Croce, che non potr\u00e0 firmare la ratifica e convalidare l\u2019ingiusto Trattato col suo voto: l\u2019onorevole Orlando: l\u2019uomo che il 18 ottobre del 1918, quando vi erano esitanze nei comandi militari circa l\u2019opportunit\u00e0 e la possibilit\u00e0 di riprendere l\u2019offensiva o trasferirla alla successiva primavera; il 18 ottobre, con un telegramma che non ancora \u00e8 passato alla storia, imponeva al Comando Supremo italiano di passare il Piave e tre giorni dopo si recava sul posto, di Villa Giusti, a confermare l\u2019audace Comando, e il 27 ottobre ci portava alla vittoria della Sernaia, sulla strada gi\u00e0 aperta di Vittorio Veneto.<\/p><p>Ora, io comprendo che l\u2019uomo che porta il peso di tanta gloria non possa, non debba firmare questo Trattato che distrugge tutta l\u2019opera sua e dei nostri soldati. Ma noi non siamo prigionieri di nessuna gloria, e dobbiamo al sentimento far prevalere la ragione. Noi siamo grati alle democrazie europee ed americane che hanno salvato il mondo dal pericolo tedesco, gi\u00e0 denunziato da un italiano oltre cento anni fa: Carlo Cattaneo. Siamo grati all\u2019America per avere offerto all\u2019Europa un piano seducente che ci fa sperare che i sensi di solidariet\u00e0 umana che sembravano smarriti possano rivivere in noi; siamo grati alla Francia e all\u2019Inghilterra per il trattamento fatto a Parigi ai nostri rappresentanti; e ci felicitiamo con l\u2019onorevole Presidente del Consiglio e ci felicitiamo con l\u2019onorevole Ministro degli esteri per i successi recentemente ottenuti.<\/p><p>Ma ci\u00f2 non toglie, per quanto grande sia la nostra simpatia, per quanto sia profonda la mia personale ammirazione per le potenze vittoriose della guerra, che in questa occasione non ci si debba peritare dal dire una libera e franca parola.<\/p><p>Meritava dunque, l\u2019Italia tanto duro trattamento? Ci si imputa, di aver dichiarato guerra; ci si imputa di avere per troppo tempo \u2013 per venti anni \u2013 tollerato il fascismo che ha condotto il Paese alla guerra; e questa \u00e8 la nostra vergogna, questa \u00e8 la nostra sventura; ma ci sono delle complicit\u00e0 europee, e non soltanto europee, alla nostra sventura. (<em>Approvazioni<\/em>)<em>.<\/em> Quando il popolo italiano era incatenato ad un regime di forza, vi furono liberi Paesi che mandarono in Italia ambascerie generose di elogi al \u00abduce\u00bb predestinato alla nostra fortuna e invece scelto dal destino alla nostra suprema rovina. (<em>Approvazioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>E subito dopo l\u20198 settembre, non richiesti, per primi noi abbiamo offerto alle Potenze Unite l\u2019aiuto italiano colle forze ancora intatte dell\u2019esercito che presidiavano la Sardegna. E l\u2019offerta fu respinta. E subito dopo abbiamo dato \u2013 accettata l\u2019offerta, questa volta \u2013 il Raggruppamento motorizzato che si \u00e8 sacrificato a Cassino. Successivamente entr\u00f2 in campo il Corpo di Liberazione, e in un terzo tempo abbiamo creato un piccolo esercito \u2013 piccolo, perch\u00e9 non ci fu consentito di farlo maggiore \u2013 un esercito di 300.000 uomini che ha accompagnato gli alleati dal Garigliano fin oltre la linea del Po, mentre i partigiani uscivano da ogni macchia e da ogni casa. E quando ci fu chiesto il concorso della nostra Marina, tutta essa si \u00e8 data agli alleati, dal primo fino all\u2019ultimo giorno. E ci fu un Ministro italiano che, sempre su richiesta degli alleati, si \u00e8 portato a visitare tutti i campi di aviazione nelle Puglie, per gridare agli aviatori italiani che, per la causa che gli alleati dicevano \u00abla causa comune\u00bb, era necessario bombardare anche le citt\u00e0 italiane dell\u2019Istria, anche le opere militari di Pola, della nostra Pola. E con la morte nel cuore gli aviatori italiani hanno obbedito a questo invito crudele. Perch\u00e9 queste cose sono state dimenticate? Permettetemi di ricordarle a voi, onorevoli colleghi, dolente di non avere tanta autorit\u00e0 per far s\u00ec che queste cose uscissero da qui e fossero sentite da tutti, fuori d\u2019Italia.<\/p><p>Dunque, venendo pi\u00f9 da presso al tema: le soluzioni che ci si presentano sono tre: rifiuto alla ratifica; accettazione della ratifica subordinata al verificarsi delle condizioni portate dall\u2019articolo 90 del Trattato; sospensiva su ogni deliberazione.<\/p><p>Onorevole Orlando: rifiuto alla ratifica! Atto generoso senza dubbio, atto che potrebbe forse segnare nella storia un ammonimento, non per noi, ma per tutti i popoli \u2013 come ha detto Benedetto Croce \u2013 ma purtroppo gesto sterile, purtroppo gesto dannoso.<\/p><p>Secondo punto: ratifica deliberata dalla Assemblea, in questa sede di discussione, ma subordinata al verificarsi delle condizioni di cui all\u2019articolo 90. \u00c8 gi\u00e0 questo un felice accorgimento del Presidente del Consiglio; \u00e8 un passo avanti sulla via della conciliazione fra le opposte opinioni. E poich\u00e9 la politica italiana minaccia di essere dominata dai capi-partito, anzich\u00e9 essere fatta dall\u2019Assemblea, mi auguro che i capi-partito trovino il modo, questa volta, di accordarsi col Governo per una soluzione che possa raccogliere la grande maggioranza dell\u2019Assemblea, perch\u00e9 il Paese aspetta da essa una prova di saggezza, ma, al tempo stesso, una prova, se non di fierezza, almeno di dignit\u00e0.<\/p><p>La sospensiva proposta ieri dall\u2019onorevole Orlando mirava ad un fine: fortificare di fronte alla pubblica opinione del mondo la nostra protesta, e non pregiudicare, attraverso un\u2019anticipazione di volont\u00e0, che potrebbe essere domani qualificata atto di spontanea acquiescenza al Trattato, la revisione. Questo \u00e8 il sentimento dei pi\u00f9, perch\u00e9 la revisione, che sar\u00e0 la nostra salvezza, in fondo, \u00e8 gi\u00e0 in atto. Le Repubbliche americane infatti hanno gi\u00e0 alzato, a nord e a sud, la voce a nostro favore, e sarebbe imprudente pregiudicare la situazione con un atto di affrettata e volontaria ratifica. Questo, in fondo, \u00e8 stato il pensiero di coloro che \u2013 me compreso \u2013 si son trovati concordi nella domanda sospensiva dell\u2019onorevole Orlando, che suona, ripeto, protesta contro il Trattato e domanda di revisione.<\/p><p>E perch\u00e9 revisione? E, prima della revisione, perch\u00e9 la protesta? Perch\u00e9 la rivolta contro questo Trattato che anche il cauto relatore della maggioranza qualifica pressoch\u00e9 iniquo? Perch\u00e9 noi abbiamo diritto di domandare in questo momento, profittando di questa discussione, senza perdere neanche un minuto, agli alleati: Cosa intendete di fare delle nostre colonie? Come intendete che restino in avvenire fissati i nostri confini d\u2019oriente e d\u2019occidente che aprono le porte d\u2019Italia allo straniero? Cosa intendete di fare delle navi che dovremmo consegnare a voi, dopo che esse hanno combattuto per voi dall\u20198 settembre 1943? Cosa intendete di fare, soprattutto, della frontiera orientale? Cosa intendete fare di Gorizia, che secondo voci recenti \u00e8 minacciata di essere divisa per met\u00e0 nel suo stesso abitato? Insomma, volete mantenere al Trattato lo spirito e la forma di una condanna a tutto il popolo italiano?<\/p><p>No; vi sono segni \u2013 per fortuna \u2013 che ci persuadono che ci\u00f2 non sta per avvenire; che ci\u00f2 non avverr\u00e0.<\/p><p>Gi\u00e0 il Partito comunista francese l\u2019anno scorso, per bocca del suo segretario generale, ha dichiarato che il Partito non si sentiva di chiamare il popolo italiano responsabile della dichiarazione di guerra del 10 giugno 1940; e il Ministro Bidault, il 18 giugno di questo stesso anno ha detto: il popolo non va confuso con gli uomini. Sante parole! La democrazia francese, del resto, non pu\u00f2 ignorare che tutte le volte che il popolo italiano fu libero, esso fu solidale con essa per impedire conflitti fratricidi. Basti il ricordo della guerra di tariffe, imperante Crispi, nel 1887-88, che minacciava di portare l\u2019Italia e la Francia alla guerra pi\u00f9 ingiusta. Ebbene, la democrazia italiana, interprete del popolo italiano, si \u00e8 eretta in quel momento contro il Governo del suo Paese e contro Crispi, che pure proveniva dai suoi ranghi, per mettersi al fianco della democrazia francese e scongiurare la guerra. E con questo fu salvo l\u2019avvenire della civilt\u00e0 latina!<\/p><p>E la democrazia francese anche non pu\u00f2 ignorare che proprio per dar modo alla Francia di sguarnire la frontiera delle Alpi e portare le sue truppe sul Reno, il giorno dopo la dichiarazione di guerra della Germania (1\u00b0 agosto), il due agosto l\u2019Italia, che era legata da un patto di 32 anni agli imperi centrali, insorgendo contro il patto e proclamando la sua neutralit\u00e0 le consenti di portare le sue truppe sulla Marna.<\/p><p>Dunque? Noi non verremo meno alla gratitudine verso gli alleati d\u2019America ed Europa per il grande servigio reso alla civilt\u00e0, ma ci\u00f2 non toglie che verso di essi abbiamo diritto di dire una libera e decisa parola. Che cosa dunque, intendete fare delle nostre vecchie colonie? Noi vi abbiamo profuso tesori di lavoro, di sudore, di lacrime, di sangue, di denaro; abbiamo trasformato villaggi in citt\u00e0 (Massaua, Asmara, Cheren, Adua, Adi-Ugri, Agordat); abbiamo bonificato deserti, abbiamo irrigato terre incolte, abbiamo nella sola Eritrea aperto 3300 chilometri di strade camionabili, abbiamo gettato ponti su torrenti e sbarrato acque con dighe, e soprattutto abbiamo portato la luce nel cuore semplice degli indigeni, che ancor oggi ci ricordano e ci amano.<\/p><p>S\u00ec, ci amano; tanto \u00e8 vero che se le loro rivendicazioni culminano in via principale nella domanda di autonomia, in via subordinata essi chiedono il protettorato italiano. Senza di noi, infatti, cosa \u00e8 avvenuto nelle vecchie colonie? Disoccupazione preoccupante; industrie languenti, autarchia distrutta. L\u2019Italia, dunque, ha portato in quel paese tesori di civilt\u00e0 che non possono andare dimenticati e soprattutto non devono essere distrutti. Ora, perch\u00e9 si vuole interrompere l\u2019opera nostra? Quando l\u2019estrema sinistra, in tempi lontani, si batteva contro Crispi e contro le imprese africane, tuttavia per bocca di Giovanni Bovio diceva: Qualunque sia la sorte di queste vicende, siamo certi che il popolo italiano porter\u00e0 su quelle sabbie lontane una parola di civilt\u00e0. E l\u2019Italia l\u2019ha portata; tanto \u00e8 vero, ripeto, che gli indigeni ci vogliono ancora bene, malgrado le turpitudini compiute dal regime fascista e i massacri del maresciallo Graziani. Ma vi \u00e8 di pi\u00f9. La perdita delle nostre colonie ci condanna a concentrare la nostra economia nel territorio nazionale e a mandare in altri Paesi, che non sono e non saranno mai nostri, i nostri lavoratori, destinati, forse a non ritornare mai pi\u00f9.<\/p><p>Una parola sulla frontiera d\u2019occidente. Con la Francia, ho gi\u00e0 detto, non abbiamo che ragioni di affetto. Penso che un\u2019intesa fra noi non dovrebbe essere difficile. Le parole che in occasione della Fiera campionaria ha pronunciato a Milano un ministro francese, per la prima volta e ben prima della ratifica, venuto in Italia a rappresentare ufficialmente il suo Governo, ci danno affidamento che le nuove promesse saranno mantenute. Tuttavia, qui, in sede di ratifica di un trattato cos\u00ec duro, non possiamo dimenticare che i passi delle Alpi sono aperti ai francesi. Varranno i plebisciti a modificare la situazione?<\/p><p>Pi\u00f9 difficile, anzi angosciosa, \u00e8 la situazione nostra rispetto ai confini orientali. Con il trattato di Versaglia il confine tra l\u2019Italia e la Jugoslavia era di 240 chilometri, costituito da una zona alta a taglio di coltello, e alle spalle di Trieste spaziavano 50 chilometri d\u2019aria. Oggi si ritorna, onorevoli colleghi, al confine del 1866. Fin quasi alle foci del Timavo, dalla conca di Tarvisio, lungo quella di Plezzo e di Caporetto, l\u2019Italia abbandona i suoi territori alla Jugoslavia. Tutte le montagne irrorate di sangue italiano \u2013 Merzli, Monte Nero, Sabotino, San Marco, San Gabriele \u2013 restano in mano altrui. A noi rimangono, a modesto conforto e perpetuo ricordo, il Cimitero degli Eroi della III<sup>a<\/sup> Armata a Redipuglia, e l\u2019ossario di Oslavia colmo d\u2019ossa italiane. La citt\u00e0 di Gorizia ha il confine fra le mura del suo Cimitero; eppure anche essa ci \u00e8 contesa, e il Trattato che non porta ancora la firma della grande Potenza che avalla le richieste jugoslave, non si sa quale sorte le riserbi.<\/p><p>Ma Gorizia, signori, fa parte del Friuli; la vecchia Contea ha sempre fatto parte del territorio del Friuli, del quale parla il dialetto che la poesia di Zorutti ha elevato a lingua letteraria. Gorizia nel 1914, prima della grande guerra, il 25 marzo del 1914, quando l\u2019Austria era un possente impero militare temuto per la implacabile severit\u00e0 della sua Polizia, Gorizia mandava fin da allora al Consiglio Comunale la maggioranza italiana, e quando le si domandavano giuramenti di fedelt\u00e0 all\u2019imperatore, Gorizia li negava, come sempre li ha negati Trieste resistendo ad ogni minaccia. Questo dovrebbero ricordare i nostri avversari. No, preferisco chiamarli i nostri vicini. Non parlo per spirito nazionalista.<\/p><p>Si dice, anzi, che io abbia sangue slavo nelle vene. Ci fu uno scienziato italiano che sedeva nell\u2019antico Parlamento che dal colore degli occhi e dall\u2019etimologia del mio nome mi giudicava \u00abpi\u00f9 slavo che italiano\u00bb. Pu\u00f2 darsi. Non me ne offendo. Non ci sono razze pure in Italia. Il Friuli ha avuto, a suo tempo, una notevole immissione di sangue slavo; ma il Friuli \u00e8 fra le italiane, la pi\u00f9 italianissima Provincia, o Regione che sia. E quegli stessi che sono chiamati slavi del Natisone e di Resia che il Trattato di pace del 1866 ha incorporato all\u2019Italia sono diventati e sono italiani, quanto i romani di Piazza Montecitorio.<\/p><p>A questo riguardo, l\u2019onorevole Tessitori, recentemente, ha ricordato l\u2019episodio del battaglione Natisone. Io ne ricorder\u00f2 un altro ancora pi\u00f9 significativo: nelle giornate di Caporetto quando il battaglione Val Fella, composto in gran parte di ex slavi, \u00e8 sfilato per il suo Paese, San Leonardo, nessuno ha pensato di disertare; nessuno si \u00e8 fermato davanti alla propria casa, e dalle case invece vennero fuori le donne ed i fanciulli per accompagnare i padri e i mariti fino al Tagliamento, aiutandoli a portare gli zaini, per poi ritornare al paese e alle case per riaccendere il focolare e mantenere calda la fede e la causa degli italiani. Del resto, quando nel 1920, Ministro della guerra, mi sono portato a Trieste per l\u2019applicazione della prima leva militare, il rappresentante slavo, l\u2019onorevole Wilfan, mi ha dichiarato lealmente che gli slavi intendevano \u00abdi sottoporsi ai comuni doveri, senza invocare privilegi\u00bb. Mettere in dubbio, comunque, la italianit\u00e0 di Gorizia e della Venezia Giulia \u00e8 fuori luogo; lo hanno riconosciuto tutte le potenze europee nel Patto di Londra, e lo ha riconosciuto, prima delle potenze dell\u2019Intesa, prima della Francia e della Inghilterra, la stessa Russia, che il 23 ottobre 1914, ben prima che l\u2019Italia entrasse in guerra, ha dato la libert\u00e0 a tutti i prigionieri della Venezia Giulia, riconoscendo che essi facevano parte non dell\u2019Austria, ma dell\u2019Italia, anticipando di quattro anni gli avvenimenti di Vittorio Veneto e di cinque anni il trattato di pace.<\/p><p>Io sono antico ammiratore del maresciallo Tito, e gli ho espresso la mia ammirazione in pi\u00f9 occasioni. Sono un ammiratore di questo uomo che ama disperatamente il suo Paese e ha trasformato bande partigiane in formazioni quasi regolari che hanno fronteggiato per lunghi anni la potenza germanica. Ma il maresciallo Tito deve ricordare che le sue bande ebbero il soccorso di buona parte delle divisioni italiane che l\u2019armistizio ha sorpreso in Oriente. E il maresciallo Tito deve ricordare ancora che, se consegu\u00ec la brillante vittoria di Serajevo, quando vi entrarono i suoi soldati trovarono la citt\u00e0 sgomberata dai tedeschi, perch\u00e9 gli aviatori italiani ne l\u2019avevano gi\u00e0 ripulita! Dunque, al maresciallo Tito domandiamo una ben maggiore comprensione della situazione giuliana. E gli domandiamo anche cosa abbia fatto degli italiani deportati nel suo Paese, contro ogni legge umana e civile.<\/p><p>La questione della Venezia Giulia, signori, pu\u00f2 essere fatale all\u2019Europa, perch\u00e9 l\u2019Isonzo pu\u00f2 diventare quello che era il Reno per la Francia e la Germania: il fiume della discordia. Sull\u2019Isonzo si incontrano due civilt\u00e0: la civilt\u00e0 latina e la civilt\u00e0 slava. Io mi auguro che si incontrino e non che si scontrino. Questo \u00e8 il pensiero di tutti. Ma per arrivare a fissare questo pensiero \u2013 pensiero o sogno \u2013 nella concreta realt\u00e0 della vita internazionale, bisogna che non ci siano nazionalismi n\u00e9 da una parte n\u00e9 dall\u2019altra dell\u2019Isonzo. Perci\u00f2, noi che siamo un popolo estremamente sensibile, non possiamo che registrare con sdegno e amarezza che lungo la strada che porta a Trieste, presso le foci del Timavo, sia stata abbattuta l\u2019erma che ricordava gli eroi della terza Armata, abbattuta da coloro che dovrebbero ricordare che gli eroi della terza Armata sono morti non solo per la nostra, ma anche per la loro libert\u00e0.<\/p><p>Torni dunque Trieste all\u2019Italia in breve tempo, o vi ritorni in un tempo pi\u00f9 o meno lungo, oggi noi non possiamo che deplorare la costituzione di uno Stato libero senza sovranit\u00e0, uno Stato libero ma non sovrano, che non pu\u00f2 nominare il proprio Governatore e nemmeno il capo della sua polizia; uno Stato senza territorio, senza retroterra, che deve vivere quasi di mendicit\u00e0 e ricevere tutti i rifornimenti dai popoli vicini. Che avvenire pu\u00f2 avere una simile larva di Stato?<\/p><p>\u00c8 stato detto in America, da Bridges, che la questione di Trieste pu\u00f2 diventare \u00abil focolaio pericoloso nel centro meridionale di Europa\u00bb, \u2013 e fu detto anche in Senato, dal senatore Wherry, che il Trattato pone l\u2019Italia dietro un sipario d\u2019acciaio.<\/p><p>Noi intendiamo denunciare alla pubblica opinione del mondo \u2013 se la nostra voce avesse tanta forza da arrivare lontano \u2013 che la soluzione di Trieste, com\u2019\u00e8 disciplinata nel Trattato, non pu\u00f2 essere che una soluzione provvisoria.<\/p><p>\u00c8 vero che ci sono stati sempre antichi appetiti su Trieste, anche da parte germanica; \u00e8 vero che nel 1919, quando Orlando perorava la causa italiana a Parigi, il Ministro Korosec, a Lubiana, diceva con linguaggio poetico che \u00abla nostra solatia Gorizia e la nostra soave Trieste non possono che essere slave\u00bb. \u00c8 vero che egli diceva questo, ma il Capo della polizia di Trieste, il Lanech, anche diceva che scavando cento metri sotto terra, a Trieste, si finiva sempre per trovare l\u2019irridentismo&#8230;<\/p><p>Per nostra fortuna il Trattato lascia immutato il confine settentrionale. Giusto ed ottimo confine di 290 chilometri costituito da enormi massicci alpini, dei quali 140 coperti di ghiacciai. Per 152 volte l\u2019Italia ha subito l\u2019invasione straniera; per 62 volte l\u2019invasione venne dalla via del Brennero; le altre volte venne quasi sempre da Oriente, tanto \u00e8 vero che il Friuli chiamava la conca di Adesberg la \u00abstrada dei barbari\u00bb.<\/p><p>Con gli allogeni dell\u2019Alto Adige andremo d\u2019accordo. Siamo gi\u00e0 andati d\u2019accordo con loro fino al giorno dell\u2019avvento del fascismo.<\/p><p>Un Ministro dell\u2019interno dell\u2019impero Austriaco, Toggemberg, diventato deputato italiano, in un incontro nel 1921 col nostro Ministro della guerra, a me non ignoto, diceva: \u00abL\u2019italiano \u00e8 un popolo che irradia dietro a s\u00e9 fervide simpatie. Voi potrete conquistare l\u2019anima degli allogeni alla condizione che sappiate governare \u00abcon autorit\u00e0 e con giustizia\u00bb.<\/p><p>Venne il fascismo, che volle governare con autorit\u00e0 e senza giustizia, da qui persecuzioni disinganni e conflitti.<\/p><p>Un breve accenno ora alle clausole militari, che non possono non preoccupare l\u2019animo nostro.<\/p><p>L\u2019esercito italiano il 25 luglio 1943 teneva in armi 4 milioni e 150 mila uomini (siamo ben lontani dai dieci milioni di baionette promesse da Mussolini a Hitler). Oggi il Trattato di pace ci autorizza a mantenere in armi 185 mila uomini pi\u00f9 65 mila carabinieri; in totale 250 mila uomini.<\/p><p>Per dovere di sincerit\u00e0, dobbiamo riconoscere che il sacrificio, per quanto riguarda l\u2019esercito, \u00e8 sopportabile.<\/p><p>Infatti, l\u2019esercito fascista, secondo le statistiche del 1930, era costituito di 15 mila ufficiali, 13 mila sottufficiali, 220 mila uomini di truppa, 50 mila carabinieri: un totale di 298 mila unit\u00e0.<\/p><p>Non siamo molto lontani da questa cifra. L\u2019esercito \u2013 checch\u00e9 ne dica qualche generale deluso \u2013 non \u00e8 in sfacelo. Esso non fu mai tanto saldo come ora. L\u2019esercito italiano in questo momento gode le simpatie del Paese, come lo dimostra il fatto che tutte le volte che i suoi soldati sfilano per le vie delle citt\u00e0, riscuotono gli applausi delle folle popolari.<\/p><p>L\u2019aver conciliato il soldato col popolo italiano \u00e8 stata una conquista che intendiamo mantenere. Esso esce dalla guerra con l\u2019onore intatto. Formazioni regolari e partigiane gareggiarono in eroismi.<\/p><p>L\u2019Aeronautica al 25 luglio 1943 disponeva di 1337 apparecchi, dei quali 272 da bombardamento, 582 da caccia: di 195 mila uomini al servizio degli apparecchi.<\/p><p>Dopo l\u20198 settembre essa ha compiuto 4155 azioni di guerra con 24199 ore di volo; ha compiuto 33 mila voli per trasporti e collegamenti a profitto degli alleati.<\/p><p>Oggi l\u2019Aviazione \u00e8 ridotta: a 200 apparecchi da caccia, a 150 da trasporto; a 25 mila uomini. Non si meritava simile trattamento, dopo le prove date.<\/p><p>Ma il colpo formidabile lo riceve, purtroppo, la Marina italiana; e il Paese lo sente e lo registra con profonda amarezza.<\/p><p>In contrasto con l\u2019accordo intervenuto a Taranto il 23 settembre 1943 fra Cunningham e De Courten, accordo da noi lealmente rispettato e generosamente praticato, contro tutte le aspettative, un secondo accordo segreto fra gli Alleati intervenuto a Teheran nel dicembre del 1943, stabiliva la spartizione fra essi della flotta italiana.<\/p><p>Perci\u00f2, il Capo di Stato Maggiore della Marina italiana in un rapporto meditato e severo, che d\u00e0 a pensare profondamente per l\u2019autorit\u00e0 del nome e dell\u2019ufficio, poteva scrivere che, mentre si chiedeva alla Marina di collaborare con tutte le sue unit\u00e0 alla causa comune, \u00abuna decisa volont\u00e0 di spoliazione dominava gli Alleati\u00bb. Parole tanto forti che sono esitante a sottoscrivere.<\/p><p>Comunque, nelle azioni di guerra compiute \u00abper la causa comune\u00bb dopo 1\u20198 settembre, la Marina italiana ha perduto 71 unit\u00e0 da combattimento, per un totale di 135 mila tonnellate: un terzo e pi\u00f9 del suo tonnellaggio totale; sempre per la causa alleata ha spiegato una imponente attivit\u00e0, trasportando 543.000 uomini e 448.000 tonnellate di materiale da guerra, compiendo 47.000 missioni da guerra, con un percorso complessivo di 5.150.000 miglia; offrendo agli alleati tutte le nostre basi navali contro la Germania, tra cui il cantiere navale di Taranto di cui gli alleati disposero ampiamente per le loro operazioni. La Marina, in base al Trattato di pace, non pu\u00f2 pi\u00f9 conservare che due vecchie corazzate, quattro incrociatori, quattro cacciatorpediniere, venti corvette e un certo numero di unit\u00e0 minori. A guerra finita, malgrado le falcidie e gli affondamenti subiti negli scontri con il nemico, la Marina italiana era rimasta con 266.000 tonnellate e con 39.000 uomini. Il Trattato di pace ci lascia soltanto 68.500 tonnellate e 25.000 uomini.<\/p><p>Oggi tutta la nostra costiera adriatica, gi\u00e0 povera di porti, \u00e8 lasciata alla prevalenza assoluta dei nostri vicini; con la smilitarizzazione delle Puglie, della Sardegna, della Sicilia, con il divieto di costruzione di armi moderne e con divieto del diritto di studio e con il divieto \u2013 state bene attenti \u2013 di costruzione dei sommergibili, l\u2019arma dei paesi poveri, con il divieto di uso delle motosiluranti che rende impossibile l\u2019addestramento dei mezzi antisommergibili, il Trattato ci mette in condizioni umilianti. Insomma, si vuol togliere all\u2019Italia il diritto di autodifesa, riconosciuto a tutti i popoli dalla Carta di San Francisco.<\/p><p>E se ci\u00f2 non bastasse, ci si impone l\u2019affondamento di 31 sommergibili, e tutte le navi esuberanti a quelle 153 unit\u00e0 che ci sono riconosciute, tolte quelle destinate in un secondo tempo all\u2019autoaffondamento o alla demolizione, debbono essere consegnate agli alleati.<\/p><p>Apro una parentesi: non pu\u00f2 non preoccuparci il fatto che nella Marina italiana \u00e8 corsa voce pi\u00f9 volte che vi \u00e8 chi intende ribellarsi a questa dura imposizione. Io, Ministro del tempo, ho creduto di intervenire ed ho richiamato quei giovani ardenti, che intendevano di sacrificarsi con un atto di fierezza alla clausola ingiuriosa, facendo loro intendere che il Governo italiano soltanto ha facolt\u00e0 di scegliere il modo onde provvedere alla dignit\u00e0 della Marina italiana.<\/p><p>Il Capo di Stato Maggiore domanda su questo delicato argomento la solidariet\u00e0 dell\u2019Assemblea. L\u2019Assemblea \u00e8 certamente concorde nell\u2019esonerare la Marina italiana da qualunque responsabilit\u00e0 di quello che possa accadere. Alla dignit\u00e0 di essa penser\u00e0 il Governo italiano. L\u2019Assemblea difende fin d\u2019ora i nostri valorosi marinai, che si sono tanto sacrificati nella lunga guerra, dall\u2019accusa o dal sospetto di debolezza. (<em>Bene<\/em>).<\/p><p>Essi hanno sempre fatto salvo l\u2019onore delle loro navi e la maest\u00e0 della tradizione militare, e hanno diritto alla riconoscenza del Paese. Rinuncio a parlare di altre clausole che offendono il diritto e la stessa dignit\u00e0 umana, come l\u2019amnistia ai soldati traditori e la consegna allo straniero dei criminali di guerra.<\/p><p>Dunque, signori del Governo, in un momento o in un altro, domani o dopo domani, tra qualche giorno e tra qualche mese, a seconda delle circostanze e dell\u2019andamento delle cose, purtroppo, noi finiremo con l\u2019approvare, o meglio coll\u2019eseguire, questo Trattato, coll\u2019eseguire questo Trattato che ci lacera l\u2019animo. Lo eseguiremo per non aggravare ancor pi\u00f9 le condizioni del Paese e per non assumere la terribile responsabilit\u00e0 di ritardare la ricostruzione economica, e soprattutto spirituale, dell\u2019Europa. Ma dovremo pur sempre ricordarci ed assumere l\u2019impegno d\u2019onore di pensare, oggi, domani e sempre, all\u2019avvenire dei nostri fratelli giuliani che, contro ogni interesse materiale, intendono restare fedeli al genio del loro Paese. Spettacolo commovente! Se un giorno il poeta italiano del Risorgimento, Giovanni Berchet, in un canto accorato, ha esaltato i profughi di Parga, sfuggenti al dominio del turco, che cosa dovrebbe dire il poeta moderno dei profughi di Pola, che hanno abbandonato altari e sepolcri, e spento i focolari, e fatta della propria terra deserto, per rifugiarsi in grembo alla vecchia Italia, per pensare e parlare e vivere italianamente?<\/p><p>Se vi sono ancora in Italia uomini, donne, bambini, cos\u00ec fedeli alla loro Patria, da amarla di cos\u00ec puro e santo amore, vivaddio, l\u2019opinione pubblica del mondo deve convincersi che questa vecchia Italia \u00e8 un Paese che non pu\u00f2 morire. E non morir\u00e0. Prima di tutto per la salvezza dei propri figli; poi per l\u2019avvenire e la gloria di tutti i popoli liberi. (<em>Applausi a sinistra<\/em>).<\/p><p>PRESIDENTE. \u00e8 iscritto a parlare l\u2019onorevole Canepa. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>CANEPA. Onorevoli colleghi, io parlo a nome del gruppo parlamentare del Partito Socialista dei Lavoratori Italiani, il quale dar\u00e0 vot\u00f2 favorevole alla ratifica nella formula proposta dal Governo.<\/p><p>Abbiamo ascoltato tutti, con la riverenza che merita l\u2019illustre pensatore, il discorso di Benedetto Croce, ma egli si \u00e8 tenuto nelle sfere eteree della filosofia e della storia, mentre qui siamo sul terreno della politica che non ammette voli molto alti, ma richiede una seria espressione logica. Non si \u00e8 dato un minimo pensiero dei danni che deriverebbero al Paese, e specialmente alle classi lavoratrici, da una denegata ratifica. Nemmeno una parola. Ed allora, mi sia permesso di dire che chiunque \u00e8 padrone di fare l\u2019atto sdegnoso che crede, di dire \u00abcosti quel che costi\u00bb quando paga lui, non quando manda il conto agli altri, non quando chi paga \u00e8 il popolo. Non si ha il diritto di sacrificare una nazione per un atto di fierezza che pu\u00f2 essere, se \u00e8 individuale, epico, ma che quando invece \u00e8 fatto a spese degli altri \u00e8 meramente retorico. Il sacrificio che noi stiamo per fare, <em>obtorto collo<\/em>, non \u00e8 certamente nuovo. Tutta la storia \u00e8 piena di trattati ingiusti e duri che i vincitori impongono ai vinti: i vinti firmano perch\u00e9 non ne possono a meno, ma non per questo si disonorano, non per questo vengono meno alla propria dignit\u00e0. E mi sia lecito ricordare il pi\u00f9 glorioso degli esempi: il Trattato che a noi sta davanti \u00e8 pieno di quelle ingiustizie che splendidamente l\u2019amico Gasparotto ha illustrato, ma ingiustizie non meno minori conteneva il trattato che la Germania impose alla Francia dopo la guerra del \u201970 e \u201971. Il Secondo Impero di Napoleone il Piccolo era stato come una prefigurazione del fascismo, aveva portato la Francia a S\u00e9dan; ebbene, la repubblica nata da quella catastrofe ha firmato il trattato di Francoforte e poi ha atteso al proprio risorgimento economico e spirituale, con uno splendore che tutto il mondo ha ammirato appena tre anni dopo, alla splendida esposizione di Parigi del 1874! Questo \u00e8 onore, questa \u00e8 la dignit\u00e0 delle nazioni! Non negare una firma, quando vi prendono per il collo, ad un pezzo di carta; ma rilevarsi dalla bassura in cui si \u00e8 cacciati da un regime iniquo e dalla prepotenza dei vincitori, rilevarsi alti e ascendere di nuovo alla gloria del benessere, della cultura, insomma, dello splendore della civilt\u00e0.<\/p><p>Questo ha fatto la Francia nel 1870-74, questo faremo noi, in modo certo non meno minore, conformemente alle nostre tradizioni.<\/p><p>\u00c8 inutile, \u00e8 superfluo che io dica che questo Trattato che dobbiamo ratificare contiene molte clausole dure ed inique, perch\u00e9 l\u2019ha gi\u00e0 detto il collega Gasparotto, perch\u00e9 tutti ne siano convinti; ma vorrei notare che, pur dovendo amaramente deplorare che esso abbia dimenticato la cobelligeranza e l\u2019insurrezione gloriosa dei nostri partigiani, si pu\u00f2 in parte comprendere la gravezza di certe clausole, quando si pensi al delitto che aveva compiuto la coppia criminale monarchia-fascismo: la monarchia pi\u00f9 colpevole del fascismo (<em>Applausi a sinistra<\/em>)<em>,<\/em> perch\u00e9 domani, 25 luglio ricorre l\u2019anniversario del giorno in cui il re, liberatosi di Mussolini, ha lanciato l\u2019appello al popolo, nel quale per\u00f2 diceva \u00abla guerra continua\u00bb.<\/p><p>Quelle fatali parole sono state una delle cause pi\u00f9 gravi delle nostre disgrazie e della sventura che ci ha colpito.<\/p><p>Tutti i popoli vincitori commettono sempre delle ingiustizie, ed io non sono qui a sminuirne l\u2019importanza, ma dico che \u00e8 urgente uscire dall\u2019armistizio, il quale non \u00e8 altro che una guerra sospesa. L\u2019armistizio, come dice la parola stessa, per definizione, altro non \u00e8 che la condizione del popolo che si \u00e8 arreso ed \u00e8 in bal\u00eca, quindi, dei vincitori.<\/p><p>Noi oggi siamo a questo punto: non siamo padroni nemmeno di concludere un trattato di commercio senza il beneplacito e l\u2019autorizzazione dei riveriti nostri quattro padroni.<\/p><p>E abbiamo le nostre piazze occupate da truppe straniere, ivi compresi i marocchini le cui gesta tutti conoscete. Questa \u00e8 la condizione che si protrarrebbe con il rinvio a tempo indeterminato della nostra ratifica. Se, senza preconcetti, si esamina questa questione, non pu\u00f2 sorgere in noi ombra di dubbio.<\/p><p>Io mi rendo perfettamente conto che, fino a poco tempo fa, nell\u2019animo di molti, specie di una parte della Assemblea, vi fossero delle esitazioni, vi fossero dei dubbi. Si diceva: perch\u00e9 la Russia non ha ratificato? Io ho rivolto questa domanda a persone le quali, sia per il loro partito, sia per le informazioni diplomatiche di cui si presumeva potessero disporre, avrebbero dovuto essere in grado di saperne qualche cosa: tutti si stringevano nelle spalle. \u00abChi lo sa? \u2013 mi si rispondeva \u2013 Forse medita qualche cosa; forse si attendono delle novit\u00e0 che non si sa bene che cosa siano\u00bb. Insomma un\u2019aria di mistero si era determinata e \u00e8 proprio della natura umana che nella notte del mistero i cavalli della fantasia galoppino.<\/p><p>Si \u00e8 creata cos\u00ec ogni sorta di ipotesi. Ma ora questo stato d\u2019animo deve essere dileguato, perch\u00e9 c\u2019\u00e8 un fatto a cui mi meraviglio non si dia la dedita importanza: recentemente nell\u2019assemblea delle Nazioni Unite, Gromyko, rappresentante dell\u2019Unione sovietica, ha dichiarato che appena l\u2019Italia avr\u00e0 ratificato, anche la Russia ratificher\u00e0 (<em>Interruzioni a destra<\/em>) e non c\u2019\u00e8 motivo per dubitare della parola data dalla Nazione sovietica.<\/p><p>Dunque \u00e8 tolto questo dubbio, dunque la questione \u00e8 chiarita; ora il popolo sente che entriamo in un\u2019epoca nuova.<\/p><p>L\u2019onorevole Gasparotto ha parlato benissimo della questione delle navi. Ebbene, l\u2019altro giorno, il Municipio di Genova ha chiesto che una di queste navi sia data ai genovesi perch\u00e9 essi possano rinnovare l\u2019antica, gloriosa tradizione della nave <em>Garaventa<\/em> che raccoglieva i ragazzi dalle strade, li educava e li istruiva: da quella scuola sono in gran parte usciti i nostri valorosi marinai. E sapete a chi Genova ha rivolto questa domanda? Non gi\u00e0 ai signori Quattro, ma all\u2019organizzazione delle Nazioni Unite. E alla stessa Organizzazione spetta il decidere anche su tutto quanto riguarda le ex colonie.<\/p><p>Dico le ex colonie, perch\u00e9 il regime delle colonie \u00e8 tramontato; al regime delle colonie succede ora il regime dei mandati fiduciari che si d\u00e0nno a un popolo perch\u00e9 educhi alla civilt\u00e0 dei popoli indigeni, e, una volta che tali popoli abbiano raggiunto un dato livello di civilt\u00e0, li lasci alla loro sorte. Ebbene, questi mandati che tanto giovano al popolo cui \u00e8 affidata tale missione, come al popolo che ne \u00e8 l\u2019oggetto, questi mandati con le nostre antiche colonie prefasciste, nelle quali abbiamo speso tanti capitali e in cui tanti nostri lavoratori possono trovare lavoro, io ho la certezza che ci saranno dati, precisamente da quella organizzazione della quale ho parlato.<\/p><p>Ora, qui dovrei entrare a parlare del cosiddetto \u00abpiano Marshall\u00bb; dico cosiddetto, perch\u00e9 non esiste un piano Marshall, ma esiste semplicemente un\u2019offerta fatta dal generale Marshall, a nome dell\u2019America, di soccorsi, di aiuti alla comunit\u00e0 europea: il piano deve farselo ogni nazione europea prima, e poi deve farselo l\u2019Europa unita.<\/p><p>Ma io ho la fortuna \u2013 fortuna per me e fortuna per voi \u2013 di poter forse fare a meno di parlare del \u00abpiano Marshall\u00bb, perch\u00e9 debbo darvi la lieta notizia che stamane \u00e8 giunto da Parigi il nostro collega Tremelloni, il quale si fermer\u00e0 qui qualche giorno per raccogliere dati per l\u2019esercizio del suo alto mandato tecnico; e per quanto egli debba fare sollecito ritorno a Parigi, spero che trover\u00e0 il tempo per parlare qui. Egli ci dir\u00e0, a causa cognita, meglio di quello che potrebbe farlo chiunque di noi, perch\u00e9 ha vissuto queste settimane nel centro della creazione della nuova Europa, quali siano le condizioni nostre in questa cooperazione, in questo Comitato, e credo di poter affermare che da quanto egli dir\u00e0, ricaverete una forza, un argomento pi\u00f9 decisivo ancora per comprendere che la ratifica \u00e8 assolutamente necessaria.<\/p><p>Senza dubbio tutti vorremmo che questa cooperazione europea fosse di tutta quanta l\u2019Europa geografica, dall\u2019Atlantico agli Urali. Io non entro nella questione del perch\u00e9 la Russia e i suoi satelliti non abbiano aderito, perch\u00e9 non \u00e8 questo il momento di trattare tale questione; dico soltanto che la porta \u00e8 lasciata aperta, e mi auguro che ben presto la Russia e i suoi vicini vogliano associarsi a questo lavoro. Ma intanto noto che lo spirito di questa Europa occidentale, chiamiamola cos\u00ec, \u00e8 stato espresso benissimo, prima di tutti dal nostro Ministro Sforza, e poi, domenica scorsa, tre giorni fa, dai discorsi pronunciati ai rispettivi popoli dai rappresentanti dei Governi di tre grandi Nazioni: dell\u2019Inghilterra, della Francia e dell\u2019Italia. Ha parlato Bevin, in un sobborgo di Londra, Ramadier, a Perpignano, sui Pirenei, De Gasperi a Trento. Ebbene, tutti hanno espresso quasi con le stesse parole lo stesso concetto: cio\u00e8 hanno auspicato l\u2019unificazione dell\u2019Europa che si conseguir\u00e0 eliminando l\u2019antagonismo fra Mosca e Washington. Questo voto dei tre Ministri, rappresentanti dell\u2019Europa d\u2019oggi, \u00e8 certamente il voto nostro, \u00e8 certamente il voto di tutto il popolo italiano.<\/p><p>Sul compito della cooperazione europea, oltre che, come ho detto, della parte economica, parler\u00e0 l\u2019onorevole Tremelloni; dico che \u00e8 il principio di quella unificazione Europea, di quegli Stati Uniti d\u2019Europa di cui si \u00e8 parlato tanto e a cui finora si sono dedicati libri e giornali e congressi. Ma ora cominciano i fatti. C\u2019\u00e8 l\u2019unione del Belgio, Olanda e Lussemburgo (Benelux) che hanno spezzato le barriere doganali che li dividevano e si sono stretti in unione. E pare su via analoga si stiano mettendo i tre Stati Scandinavi, che stanno al vertice della scala della civilt\u00e0. Da queste unioni parziali nascer\u00e0 l\u2019unione generale, gli Stati Uniti d\u2019Europa da idealit\u00e0 diventeranno una realt\u00e0 concreta. \u00c8 questo l\u2019unico modo di risolvere la questione germanica, la quale non pu\u00f2 certamente continuare nello stato in cui \u00e8, perch\u00e9 la Germania ha diritto di essere riunita, ha diritto di essere posta in condizioni di vivere, ma nello stesso tempo il mondo ha anche diritto di vigilare e prevenire il ripetersi di aggressioni, come consigliava Arrigo Heine nel suo celebre libro <em>De l\u2019Allemagne.<\/em> E io non vedo come si possa stare con gli occhi aperti senza unificare l\u2019Europa, togliendo cos\u00ec a ciascuno nazione la possibilit\u00e0 di aggredire le altre. Non si deve confondere il concetto di indipendenza con quello di sovranit\u00e0. Devo ricordare per gloria nostra (dicono tanto male di noi, che, se qualche volta possiamo citare qualche merito \u00e8 un piacere), che con l\u2019art. 4 del nostro Statuto \u00abl\u2019Italia rinuncia alla guerra come strumento di conquista e di offesa alla libert\u00e0 degli altri popoli e consente, a condizione di reciprocit\u00e0 e di eguaglianza, alle limitazioni di sovranit\u00e0 necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia tra i popoli\u00bb.<\/p><p>Per questo lavoro, rivolto alla resurrezione d\u2019Europa come condizione necessaria del nostro risorgimento, l\u2019uscita dallo stato armistiziale \u00e8 assolutamente necessaria; e possiamo uscirne a capo alto, come un popolo che ha riscattato i suoi errori e riprende le sue gloriose tradizioni, dal Rinascimento che ha rinnovato la vita del mondo, fino al Risorgimento.<\/p><p>Ma non basta l\u2019unione Europea. Occorre ancora l\u2019unione mondiale. Io devo qui citare un giornale che \u00e8 l\u2019espressione dei veneti giuliani, <em>La Venezia Giulia<\/em> giornale calorosissimo per la loro causa. Ebbene, il 22 giugno <em>La Venezia Giulia<\/em> domandava al Governo di fare una decisiva e fattiva politica per la difesa dell\u2019italianit\u00e0 nel territorio libero di Trieste e nel resto della Venezia Giulia assegnata agli slavi, e diceva: \u00abNoi possediamo i mezzi per applicare questa politica. Ce li conferisce oltre che il diritto naturale, la ratifica e l\u2019applicazione del trattato aprendoci le porte dell\u2019O.N.U.\u00bb.<\/p><p>\u00c8 dunque lo stesso organo giuliano che riconosce la necessit\u00e0 della ratifica, perch\u00e9 si possa svolgere la nostra azione a favore di quelle regioni.<\/p><p>Con molta sorpresa ieri quando ho detto brevi parole per combattere la tesi del rinvio e ho accennato all\u2019O.N.U., ho sentito qualche sogghigno come se si trattasse di una creazione di poca importanza. Ho sentito anche, ironizzando, ricordare la Societ\u00e0 delle Nazioni. Ebbene dobbiamo aver fede che dall\u2019O.N.U. staranno lontani i fati della Societ\u00e0 delle Nazioni, la quale \u00e8 morta per vari motivi che rapidissimamente possiamo vedere.<\/p><p>Il primo \u00e8 che ad essa non appartenevano i due pi\u00f9 grandi e potenti stati del mondo, la Russia e gli Stati Uniti. Ora invece la Russia e gli Stati Uniti sono a capo dell\u2019O.N.U.<\/p><p>Il secondo motivo \u00e8 la mina posta alle sue fondamenta dal fascismo e dal nazismo. Questo si sapeva gi\u00e0, ma ora abbiamo la confessione del reo, nel \u00abDiario\u00bb di Ciano che \u00e8 stato pubblicato, tradotto in giornali esteri, ma che oggi vede la luce anche su un giornale italiano, il <em>Corriere della Sera<\/em>, nel testo originale. Nel \u00abDiario\u00bb di Ciano \u00e8 narrata la storia della congiura che Mussolini e Hitler avevano ordito per mandare all\u2019aria la Societ\u00e0 delle Nazioni.<\/p><p>Ora, purtroppo, nazismo e fascismo non sono morti o meglio tentano di risorgere, ma ci\u00f2 non pu\u00f2 avvenire senza che il mondo abbia perduto il senso della propria conservazione: il nazismo e il fascismo non potrebbero risorgere che per la rovina delle nazioni e della collettivit\u00e0 umana.<\/p><p>Terzo motivo: l\u2019organizzazione operaia in quel tempo, cio\u00e8 dopo la guerra 1915-1918 era ancora un poco infantile, e i partiti che da essa promanavano affettavano una intransigenza assoluta. Eravamo in pochi allora, accanto al nostro insigne Maestro, Leonida Bissolati, ad insistere perch\u00e9 l\u2019organizzazione operaia suffragasse la Societ\u00e0 delle Nazioni. Ma ci si rispondeva che era una istituzione borghese.<\/p><p>Ora tutto questo \u00e8 cambiato. Vediamo che l\u2019organizzazione operaia si \u00e8 fatta adulta e che i partiti che da essa promanano appartengono ai governi insieme ad altri partiti.<\/p><p>Ora anche qui c\u2019\u00e8 un altro fatto che \u00e8 passato inosservato e che per me invece ha grande importanza, poich\u00e9 giorni fa a Praga la Federazione sindacale mondiale stringeva intimi rapporti con l\u2019Ufficio Internazionale del lavoro; e l\u2019Ufficio Internazionale del Lavoro altro non \u00e8 che una sezione dell\u2019O.N.U. Le due istituzioni, l\u2019organizzazione delle Nazioni Unite e l\u2019Internazionale operaia, stringendosi l\u2019una all\u2019altra si irrobustiscono a vicenda e da questo irrobustimento dipende in gran parte la conservazione della pace.<\/p><p>Quarto ed ultimo motivo \u2013 ma non ultimo per ragioni d\u2019importanza \u2013 \u00e8 toccato alla Societ\u00e0 delle Nazioni, quella che Niccol\u00f2 Machiavelli diceva per i profeti disarmati.<\/p><p>La Societ\u00e0 delle Nazioni era inerme, l\u2019O.N.U. sar\u00e0 ben armata.<\/p><p>\u00c8 all\u2019ordine del giorno della sua prossima sezione l\u2019abolizione degli eserciti nazionali, e la creazione di un esercito unico; e in che misura ogni nazione deve contribuire, alla formazione dello Stato Maggiore, e alla forza dei varii reparti.<\/p><p>Risaliamo i secoli col pensiero, richiamiamo alla nostra memoria i grandi congressi che segnano le epoche della storia: nessuno mai ha avuto la minima importanza a paragone di questo che segna la pi\u00f9 radicale delle trasformazioni del mondo. Riuscir\u00e0? Non riuscir\u00e0? Sar\u00e0 rimandato? Ma il solo fatto che sia all\u2019ordine del giorno, il solo fatto che tutte le nazioni ne discutono dimostra la grande importanza; e ditemi se \u00e8 possibile che ad un avvenimento come questo, per il quale si deve ripetere il verso che due mila anni fa scriveva il nostro Virgilio: <em>Novus<\/em> <em>ab integro saeclorum nascitur ordo<\/em>, ditemi se a questo convegno noi possiamo mancare.<\/p><p>Ditemi se pu\u00f2 esservi presente tutto il mondo meno l\u2019Italia e la Spagna. Questo \u00e8 impossibile.<\/p><p>Non entro nella disamina del Trattato, perch\u00e9 questo sar\u00e0 fatto domani dal nostro collega onorevole Treves; ed \u00e8 gi\u00e0 stato fatto dall\u2019onorevole Gasparotto. Ma mi limito ad osservare che per la questione del confine con la Francia c\u2019\u00e8 un ordine del giorno che abbiamo firmato quasi tutti: credo che raccolga la firma di tutti quanti.<\/p><p>Noi abbiamo l\u2019ardente desiderio che si venga ad una conciliazione con la Francia; ed io ho una viva speranza che ci si arriver\u00e0, perch\u00e9 ricordo che contro l\u2019amputazione dei nostri confini occidentali ha protestato L\u00e9on Blum, <em>leader<\/em> del partito socialista francese, il quale ha detto: \u00abper pochi jugeri di neve \u2013 <em>quelques arpents de neige \u2013 <\/em>volete voi turbare i rapporti di due popoli che la storia, la natura, soprattutto i loro interessi legano?<\/p><p>Pertanto nella transazione auspicata dall\u2019ordine del giorno io ho ferma fiducia.<\/p><p>Lo so, il confine orientale stringe il cuore, perch\u00e9 lo hanno segnato due numi indigeti della Patria, Dante Alighieri, nei celebri versi \u00ab&#8230;a Pola presso del Quarnaro, che Italia chiude e suoi termini bagna\u00bb e Giuseppe Mazzini nell\u2019ultimo suo scritto sulla politica internazionale. E i confini antichi li hanno santificati il sangue di tanti nostri fratelli caduti ed il martirio di Guglielmo Oberdan. A questi nostri fratelli che sono strappati dal nostro seno dobbiamo mostrare un amore che non sia un amore platonico. Noi dobbiamo accogliere i giuliani che non credono di poter rimanere di l\u00e0, coll\u2019affetto che si mostra ad uno della famiglia che ritorna, assisterli in tutti i modi, sistemarli tra noi. E quanto a quelli che restano dall\u2019altra parte ricorder\u00f2 \u2013 Gasparotto ha parlato di Tito ed \u00e8 giusto quello che ha detto \u2013 che se noi volessimo protestare perch\u00e9 sono tenuti in stato di soggezione, purtroppo, se rimaniamo in stato di armistizio, la nostra protesta cadrebbe nel vuoto.<\/p><p>Orbene, il paragrafo 4 dell\u2019articolo 19 del Trattato dice: \u00abLo Stato al quale \u00e8 stato ceduto il territorio assicurer\u00e0 a tutte le persone che si trovano sul detto territorio, senza distinzione di razza, di sesso, di lingua, di religione, il godimento dei diritti dell\u2019uomo e delle libert\u00e0 fondamentali ivi comprese le libert\u00e0 di espressione del pensiero, di stampa, di pubblicazioni, di culto, di associazione e di riunione\u00bb.<\/p><p>Noi non potremo fare rispettare questo articolo, se non quando avremo ratificato il Trattato. Potremo dire: \u00abSe pesa su noi per tante parti inique ci si accorda, almeno per questo barlume di luce che ci si lascia, la forza e la solidariet\u00e0 internazionale a cui rivolgerci\u00bb.<\/p><p>Concludo: quanto a Trieste, Stato Libero, esso deve avere una amministrazione, un Consiglio Comunale, un Sindaco, comunque lo chiamino, un Sopraintendente, un Commissario, qualcosa come i Prefetti delle nostre Provincie.<\/p><p>Chi lo nomina il Prefetto? L\u2019O.N.U. Se dunque noi saremo fuori di questa organizzazione, non avremo voce in capitolo nemmeno per l\u2019amministrazione di Trieste, sopra la quale invece dobbiamo influire per mantenere con essa tutti i rapporti economici e culturali e sopratutto spirituali che conservano l\u2019anima della italianit\u00e0. Questo noi lo potremo fare se vivremo la vita internazionale, che \u00e8 lo spirito dei tempi nuovi, che \u00e8 l\u2019anima verso la quale i popoli che hanno paura, giustamente, della guerra aspirano.<\/p><p>Verso questa politica internazionale e sopranazionale noi dobbiamo rivolgere i nostri sforzi, anche perch\u00e9 essa sar\u00e0 il bene non soltanto di tutto il mondo, ma il bene particolarmente nostro; \u00e8 in essa la via della salvezza in cui ritroveremo il nostro benessere, la nostra cultura, le nostre glorie antiche. Questa \u00e8 la via che i giovani devono percorrere ed essi devono essere ben superbi che un simile compito ad essi assegni la storia. (<em>Applausi al centro e a sinistra \u2013 Congratulazioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019onorevole Ruini ha presentato il seguente ordine del giorno:<\/p><p>\u00abL\u2019Assemblea Costituente,<\/p><p>esprime il dolore e la protesta dell\u2019Italia, perch\u00e9 non \u00e8 questa la pace che ha meritato; il Trattato che le \u00e8 imposto ferisce, assieme ai suoi diritti, le esigenze internazionali proclamate dalla Carta Atlantica e dalle dichiarazioni degli Alleati; n\u00e9 tiene conto che la responsabilit\u00e0 della guerra \u00e8 del fascismo, e che il popolo italiano \u00e8 insorto ed ha combattuto a fianco delle Potenze Unite contro la Germania per il trionfo delle democrazie;<\/p><p>riconosce che, nonostante tutto, l\u2019Italia deve, per lo stato di necessit\u00e0 in cui viene messa, ratificare il Trattato, rivendicando nel tempo stesso il suo incancellabile diritto alla revisione;<\/p><p>autorizza il Governo a procedere all\u2019atto formale di ratifica quando, col deposito delle ratifiche delle quattro grandi Potenze, a termini dell\u2019articolo 90, si verifichino le condizioni obiettive, di fronte alle quali l\u2019Italia \u00e8 costretta a tale ratifica\u00bb.<\/p><p>L\u2019onorevole Ruini ha facolt\u00e0 di svolgere il suo ordine del giorno.<\/p><p>RUINI. Onorevoli colleghi, l\u2019ordine del giorno che ho presentato una settimana fa, aveva un intento di chiarificazione e cercava di evitare il pericolo che la soluzione allora sostenuta dal Governo di una ratifica immediata, e le opposizioni che sollevava spostassero le basi ed il terreno della discussione. Quella che doveva essere unanime ed accorata protesta, non doveva diventare una angusta e rissosa questione di procedura, che si sarebbe prestata ad interpretazioni non esatte: di adesione all\u2019uno o all\u2019altro blocco, di appendice d\u2019un termine di ratifica al trattato.<\/p><p>Ad un dato momento si verific\u00f2 un incontro. Il Governo adott\u00f2 la soluzione, espressa nel mio ordine del giorno \u2013 che non era soltanto mia, ma rispecchiava idee manifestate da gran parte delle correnti d\u2019opposizione e da non pochi democristiani \u2013 di riconoscere la ratifica inevitabile, ma di rinviarne l\u2019atto formale a quando, col deposito delle ratifiche delle Quattro Grandi Potenze, il Trattato sarebbe divenuto esecutivo, e si sarebbe verificata per l\u2019Italia la necessit\u00e0 di firmare.<\/p><p>Sembrava che si potesse realizzare un pieno consenso; ma ecco nuovamente divampare il dibattito, che si annuncia confuso ed a linee non ferme; cos\u00ec che il mio ordine del giorno risponde ancor pi\u00f9 ad una esigenza di chiarificazione e, nell\u2019oscillare delle posizioni altrui, tiene fermo un punto di vista che esprime, con la via tramata dalla coscienza, quella del pi\u00f9 sicuro interesse nazionale.<\/p><p>Ho sentito l\u2019onorevole Sforza parlare con tanta nobilt\u00e0; ma, qualche volta, nel suo discorso, mi pareva che si attardasse la difesa della prima posizione, della ratifica immediata, che poi era stata abbandonata. D\u2019altra parte, i partiti estremi, che avevano ottenuto quanto chiedevano, rimettono tutto nell\u2019incertezza e, rinviando una netta orientazione, si riuniscono, nella confusione delle lingue, con coloro che non vogliono la ratifica.<\/p><p>Bisogna, sollevandosi al di sopra della tattica di partito, cercare non di confondere ma di distinguere tre posizioni essenziali. Prima, il grido di dolore e la protesta, che \u00e8 di tutto il popolo italiano, e noi qui, avremo l\u2019unanimit\u00e0.<\/p><p>Seconda, il riconoscimento che non si pu\u00f2 evitare, quando che sia, la ratifica; ed avremo anche per questo una quasi unanimit\u00e0, tranne un piccolo gruppo di spiriti eletti, e di elementi nazionalisti, che non si vogliono piegare alla ratifica mai.<\/p><p>Terza, la determinazione del momento, in cui dovremo ratificare; quando? subito? dopo la ratifica delle Quattro Grandi potenze? Qui va localizzato il dissenso. Ma, abbandonata dal Governo la tesi della ratifica immediata, qual \u00e8 la differenza, che ci pu\u00f2 dividere?<\/p><p>Parlo con un sillogismo: visto che si deve fare la ratifica, visto che all\u2019atto formale di ratifica si addiviene con una autorizzazione al Governo, ecco la conclusione: questa autorizzazione la dobbiamo dare ora o aspettare che sia data quando le quattro Potenze avranno firmato? La differenza \u00e8 qui.<\/p><p>Dir\u00f2 rapidamente le ragioni, per cui credo di potere difendere la tesi adombrata nel mio ordine del giorno.<\/p><p>Protesta unanime. Non dobbiamo neppure per un momento indugiare. La frase \u00abquesta non \u00e8 la pace che abbiamo meritata\u00bb \u00e8 frase detta dal Capo dello Stato con alta passione. Noi possiamo e dobbiamo affermare che il nostro paese, col suo contegno, in guerra, ha meritato una pace diversa di quella che le \u00e8 duramente imposta. Qualche giornale estero cerca di negarci il diritto a questa protesta. Crede di aver ragione, nel senso che questa non \u00e8 la pace dell\u2019Italia, una pace che i vincitori hanno fatto con l\u2019Italia; \u00e8 un tentativo di pace che hanno fatto fra di loro.<\/p><p>Ricordo sempre la frase di Byrnes: \u00abs\u00ec, vi sono cose ingiuste; ma dovevamo evitare la guerra europea e mondiale\u00bb. Se vi sono ingiustizie, se l\u2019Italia \u00e8 crocefissa e martoriata, abbiamo il diritto ed il dovere della protesta. I nostri figli ci rimprovererebbero un umiliato silenzio. N\u00e9 la protesta \u00e8 inutile gesto; \u00e8 dignit\u00e0 e volont\u00e0 di popolo, che non accetta anche se costretta a dargli esecuzione, il trattato non si ribella, ma si riserva il futuro e la rivendicazione dei propri diritti.<\/p><p>Non andr\u00f2 a cercare \u2013 \u00e8 stato detto con molta autorit\u00e0 e finezza da Croce \u2013 le ragioni per cui questo Trattato offende la storia italiana. \u00c8 la storia che insorge contro di esso, con i valori pi\u00f9 alti dello spirito, con gli apporti decisivi che ha dato alla civilt\u00e0 universale; con la certezza che, come ha fatto sempre dopo le pi\u00f9 gravi catastrofi (ed in ci\u00f2 \u00e8 unica nel mondo) l\u2019Italia contribuir\u00e0 ancora, e sar\u00e0 alla testa, nello sforzo per una nuova civilt\u00e0.<\/p><p>Ho accentuato, nell\u2019ordine del giorno, due ragioni immediate contro l\u2019ingiusto Trattato. La responsabilit\u00e0 della guerra \u00e8 del fascismo, che \u2013 sorretto al suo sorgere da larghi strati politici ed economici negli attuali vincitori asserv\u00ec con la violenza il popolo italiano; ma questo \u00e8 insorto, ed ha combattuto a fianco degli alleati. Responsabilit\u00e0 del fascismo.<\/p><p><em>Voce.<\/em> Della monarchia.<\/p><p>RUINI. Io parlo di un regime nel suo complesso. Che la responsabilit\u00e0 sia del fascismo \u00e8 ammesso ora dagli alleati; e bisogna ripeterlo. Se no, sembrerebbe che la responsabilit\u00e0 fosse dell\u2019Italia, e che questa dovesse giustamente pagare. Dobbiamo ripeterlo perch\u00e9 \u00e8 la verit\u00e0 e perch\u00e9 oggi assistiamo ad una mostruosa inversione: che sono proprio coloro che furono fascisti o che hanno la nostalgia del fascismo a rimproverare ora all\u2019Italia, al popolo che \u00e8 insorto, a noi che l\u2019abbiamo guidato, la responsabilit\u00e0 della dura pace che l\u2019Italia dove subire come credito del loro regime funesto. (<em>Approvazioni<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Un\u2019altra ragione profonda, a cui ci appelliamo, sono le dichiarazioni che gli Alleati hanno fatto, durante la guerra, sulla pace e le esigenze della convivenza internazionale. La Carta Atlantica ed altre solenni proclamazioni non sono state applicate all\u2019Italia e la pace fra gli alleati ha ferito, insieme agli interessi vitali d\u2019Italia, i princip\u00ee del diritto e della giustizia internazionale; n\u00e9 ha tenuto conto che, anche come convenienza pratica e concreta, le soluzioni meno sfavorevoli all\u2019Italia erano quelle che pi\u00f9 si confacevano all\u2019interesse comune ed assicuravano una pace durevole nel mondo.<\/p><p>Mi sono appellato alle dichiarazioni generali, pi\u00f9 che alle promesse largite dagli Alleati a l\u2019Italia. Vi \u00e8 tutta una storia, che si potrebbe fare, delle illusioni, o autoillusioni in cui \u00e8 vissuto il popolo italiano. Non \u00e8 forse esatto dire che ci hanno ingannati. Ci siamo ingannati, ma hanno lasciato che noi ci ingannassimo e si sono valsi delle nostre illusioni. Se anche, come \u00e8 degli infelici ci siamo illusi sulla portata delle loro promesse, queste vi sono state, e si \u00e8 formato \u2013 l\u2019affermazione non \u00e8 mia, l\u2019ho letta in uno degli ultimi numeri di <em>Civilt\u00e0 Cattolica \u2013 <\/em>un tacito patto tra noi e fra loro. \u00c8 un\u2019esigenza morale ed abbiamo il diritto di chiedere che il tacito patto sia mantenuto.<\/p><p>Su questi motivi si basa la protesta che io vi propongo di elevare, in nome del popolo italiano. Noi non possiamo approvare un testo di legge sulla ratifica anche non immediato, senza consegnare agli atti dell\u2019Assemblea, ed alla memoria del popolo un grido di dolore, che vorrei risultasse da un documento migliore del mio.<\/p><p>Dopo la protesta, il riconoscimento che la ratifica \u00e8 necessaria. Abbiamo accettato Croce; sentiremo Orlando: vi sono alcuni dinieghi, nobilissimi, che non possono per\u00f2 indurci ad accettare la loro tesi. Ho vissuto e vivo anch\u2019io nell\u2019ansia, di fronte all\u2019ingiusto Trattato. Ma sono tranquillo dal punto di vista morale, perch\u00e9 quando la situazione determina uno stato di necessit\u00e0 al quale siamo materialmente costretti a piegare, la nostra coscienza non \u00e8 menomata; e possiamo e dobbiamo tener conto di altre considerazioni, d\u2019ordine pratico, e valerci della stessa ratifica nello sforzo di risollevarci dal nostro isolamento e dalla nostra depressione. Se l\u2019esigenza etica \u00e8 salva, resta quella che Croce chiama, nella sua filosofia, \u00abeconomica\u00bb in senso lato; ed egli stesso non vorr\u00e0 negare che, soltanto uscendo dal regime armistiziale ed entrando nel circolo della organizzazione internazionale, potremo iniziare la nostra difficile ascesa. La pace, anche non giusta, \u00e8 per noi condizione di vita. Non basta che la pace diventi, anche senza la nostra ratifica, esecutiva. Bisogna che, pur protestando e riservandoci il diritto di chiederne una men sfavorevole applicazione ed una futura revisione, dichiariamo intanto \u2013 questa \u00e8 la ratifica \u2013 di darle noi stessi, per quanto ci riguarda, esecuzione, e di collaborare subito, con situazione non dubbia, all\u2019opera comune di salvare l\u2019economia europea ed impedire nuove guerre nel mondo.<\/p><p>Sono entrato cos\u00ec, ormai, nel terzo punto dell\u2019ordine del giorno, che, tutti lo sanno, era stato comunicato a molti amici ed aveva il consenso di molte correnti, tranne l\u2019esile e nobile schiera dei negatori assoluti, \u00abnegatori di coscienza\u00bb. Ratifica s\u00ec, ma non immediata. L\u2019ordine del giorno \u00e8 contro la ratifica immediata. Non ha capito, il paese, la fretta e la corsa alla ratifica, che erano nelle prime intenzioni del Governo; e non apparivano giustificate dalle pressioni di alcuni alleati che non si sa in quale misura vi furono, e le amplific\u00f2 comunque il desiderio e la sollecitazione di chi le ha ricevute. Vi sono in questa materia due punti di vista estremi ed esagerati, di chi non sente che il bisogno della protesta incondizionata ed aspra, senza vedere le esigenze della collaborazione, per rimetterci in piedi, e l\u2019altra di chi non ha un accento di protesta (non ne ho sentito uno solo nel discorso di Sforza) e prova soltanto l\u2019anelito della aziono per la ripresa. Sono due note che bisogna far convergere ad una sintesi superiore.<\/p><p>Quando? quando dovremo compiere l\u2019atto formale di ratifica? Quando, in base all\u2019art. 90, il Trattato sar\u00e0 divenuto esecutivo, con la ratifica delle quattro grandi potenze. Badiamo bene: il Trattato non sar\u00e0 neppure allora perfezionato; ha ragione il collega Perassi: perch\u00e9 sia perfetto occorre anche la ratifica dell\u2019Italia; ma pur senza di essa, l\u2019art. 90 \u00e8 chiaro, il Trattato avr\u00e0 le correlazioni richieste (con formula eccezionale) per la sua esecutoriet\u00e0. Non pu\u00f2 sorgere dubbio giuridico al riguardo.<\/p><p>Fino a che il Trattato non sia esecutivo, non sussistono le condizioni obiettive dello stato di necessit\u00e0, di fronte al quale la ratifica nostra non pu\u00f2 esser negoziata. Allora soltanto saremo anche moralmente giustificati; prima di quel momento ripugnerebbe alla nostra coscienza di curvarci a ci\u00f2 che non ha ancora la forza della coazione.<\/p><p>Ma se \u00e8 cos\u00ec \u2013 si pu\u00f2 opporre \u2013 perch\u00e9 non attendere la quarta firma, e decidere allora sulla ratifica? Non \u00e8 certamente stato opportuno che impazienza del Governo ci abbia sottoposto fin da ora la questione. Sarebbe stato meglio attendere. Ma poich\u00e9 noi siamo, come Assemblea, investiti del problema, non possono sfuggire i riflessi d\u2019ordine internazionale del non voler riconoscere la necessit\u00e0 della ratifica.<\/p><p>La soluzione che vi \u00e8 proposta \u00e8 di affermare tale necessit\u00e0; il che equivale ad una ratifica implicita, virtuale, sospesa nella sua applicazione; e nell\u2019autorizzare il Governo a compiere l\u2019atto formale di ratifica, quando siano avvenute le altre quattro ratifiche. Si dice \u2013 \u00e8 un\u2019altra obiezione \u2013 se intanto avvengono delle nuove cose? Potremo sempre ritirare la nostra autorizzazione, che va intesa con la clausola <em>rebus sic stantibus.<\/em> Intanto, mentre \u00e8 sotto ogni altro aspetto etico-giuridico ineccepibile, la formula che vi \u00e8 davanti, \u00e8 politicamente la pi\u00f9 felice, ed ha l\u2019abilit\u00e0 spontanea della esattezza e della sincerit\u00e0 sostanziale: sodisfa gli alleati che domandano la nostra decisione per la ratifica, ed \u00e8 perfettamente riguardosa per l\u2019altra Potenza che non ha ancora ratificato.<\/p><p>Fin da ora, e nell\u2019atto formale della ratifica, dobbiamo rivendicare il nostro incancellabile diritto alla revisione del Trattato. \u00abPensarvi sempre e non parlarne mai\u00bb, fu detto in Francia dopo il settanta. Non parlarne apertamente, non opporci all\u2019esecuzione, ma cercare che siano risolute a nostro minor svantaggio alcune questioni ancora aperte d\u2019applicazione; e non stancarci mai di rivendicare, con la nostra stessa collaborazione leale al bene comune, in ogni occasione che si presenti opportuna, l\u2019esigenza di una concreta e giusta revisione.<\/p><p>Sar\u00e0 una dura fatica. Vi sono molti punti dolorosi nel nostro Trattato: mutilazioni di territorio, perdita delle colonie, riparazioni economiche, dei quali non sar\u00e0 facile ottenere la revisione.<\/p><p>Ci hanno mutilati alle nostre frontiere; tranne al Nord. Sarebbe un assurdo se l\u2019Austria avesse avuto brani del nostro territorio, dopo che ha combattuto fino all\u2019ultimo contro le Potenze alleate. Eppure abbiamo temuto anche questo pericolo! Vedo qui nel Trattato un patto De Gasperi-Gr\u00fcber, col quale l\u2019Italia si impegna a dare all\u2019Alto Adige poteri legislativi ed esecutivi autonomi. Non chiedo se il Patto era necessario; non chiedo se doveva essere inserito nel trattato. Avremmo concesso noi, spontaneamente, tutela adeguata agli allogeni tedeschi come abbiamo fatto ai francesi. Comunque il Patto c\u2019\u00e8, e non formulato felicemente. Non entro nel fatto che le due dizioni, quella francese e quella italiana, non sono eguali fra loro (il testo autentico, in cui fu stipulato, \u00e8 l\u2019inglese, e non lo conosciamo). La frase \u00abpotere legislativo ed esecutivo autonomo\u00bb pu\u00f2 prestarsi ad una interpretazione eccessiva, che pu\u00f2 essere invocata contro di noi, tanto pi\u00f9 che quest\u2019Atto diventa un Atto internazionale.<\/p><p>Io vorrei \u2013 e credo l\u2019onorevole Presidente del Consiglio non avr\u00e0 difficolt\u00e0 \u2013 che l\u2019Assemblea, nell\u2019atto di autorizzare la ratifica del Trattato, dichiari che questi poteri legislativi ed esecutivi si devono intendere in limiti analoghi a quelli che abbiamo concesso alla Sicilia, ed alle Regioni con autonomie speciali.<\/p><p>Non sono poteri autonomi nel senso pieno della parola, \u00e8 un\u2019autonomia regionale nei limiti della sovranit\u00e0 dello Stato italiano e nei limiti della costituzione e delle leggi che il nostro Stato vorr\u00e0 stabilire. Se noi facciamo questa dichiarazione come interpretazione autentica, ha un certo valore e pu\u00f2 correggere le impressioni che possono venire da una considerazione affrettata.<\/p><p>Mutilazioni alle frontiere occidentali. Vi \u00e8 l\u2019ordine del giorno Badini-Confalonieri; non sar\u00e0 facile riavere queste terre, ma dobbiamo affermare il nostro diritto.<\/p><p>Mutilazioni alle frontiere orientali: le pi\u00f9 vaste e profonde: interi lembi di territorio ci sono strappati; perdiamo la gemme giuliane che sono Italia, e si trovano ridotte in una situazione angosciosa; Trieste \u00e8 ridotta ad una Danzica, ad una Shanghai, pericolosa per l\u2019equilibrio d\u2019Europa. Conveniva a tutti gli alleati che fosse rimasta a noi. Qualcuno degli anglosassoni si \u00e8 accorto che non \u00e8 opportuno portare gli slavi fino all\u2019Isonzo. Gli slavi, fino a poco tempo fa, erano numericamente la terza parte; s\u2019avviano ora ad essere la met\u00e0 dell\u2019Europa, continua il loro sviluppo politico ed economico; e grande \u00e8 il loro peso complessivo. D\u2019altra parte ne \u00e8 balenato un accenno, quando si \u00e8 parlato della possibilit\u00e0 di negoziare Gorizia con Trieste; che la stessa Russia forse si \u00e8 accorta che non era sua convenienza far sorgere una grande citt\u00e0, marinara, in mano ad altre Potenze. Per verit\u00e0, vien in mente il giudizio di Talleyrand per l\u2019assassinio di duca d\u2019Enghien: \u00abNon \u00e8 soltanto un delitto; \u00e8 anche un errore\u00bb.<\/p><p>Malgrado tutto, una volta compiuto l\u2019errore, non sar\u00e0 facile rimediare.<\/p><p>E cos\u00ec por le colonie. Avemmo il \u00abno\u00bb secco dell\u2019Inghilterra ad una proposta russo-francese, appoggiata dall\u2019America, di restituirle alla nostra gestione. Le sabbie invadono le fattorie libiche; sono inutilizzati gli impianti industriali e commerciali d\u2019Eritrea, marciscono le banane somale. Ma gli inglesi sono contro di noi; io vedo ancora levarsi un alto funzionario del Foreign Office e dire che avere le vecchie colonie significa avere la flotta, significa la guerra con gli arabi, significa una disponibilit\u00e0 di mezzi finanziari che noi non abbiamo. Chiara sia la nostra risposta: che non vogliamo il vecchio tipo di colonie; vogliamo un tipo nuovo che esce da quello storico, che non \u00e8 pi\u00f9 colonia, e che basa su due cose: sulla sicurezza, sulla libert\u00e0, sull\u2019avviamento alla indipendenza dille popolazioni indigene, ed insieme sulla collaborazione con le altre potenze nello sforzo comune.<\/p><p>Vi sono poi le riparazioni: 230 milioni di dollari cui ci ha condannato il Trattato. Essere condannati a pagare delle riparazioni \u00e8 un assurdo, se si considera ci\u00f2 che abbiamo dato agli alleati come apporto economico di requisizioni, di lavoro, di amlire; e quanto abbiamo sofferto combattendo insieme contro i tedeschi; tre quarti dei danni globali per tutta la guerra caddero su noi quando eravamo cobelligeranti con le Potenze Unite.<\/p><p>Dovremo pagare anche pi\u00f9 dei 230 milioni di dollari, se ci applicheranno duramente l\u2019art. 69 che, col sequestro di tutti i beni italiani all\u2019estero, ci obbliga ad indennizzare tutti i danni avuti dai cittadini stranieri. In Brasile, dove si discute, e non \u00e8 certo, se una delle sue navi sia stata affondata da un sommergibile italiano, tutti i beni dei nostri connazionali vennero sequestrati e venduti.<\/p><p>Si aggiunga che, essendo obbligato a concorrere alle riparazioni con le nostre industrie, ci\u00f2 potr\u00e0 limitare il nostro sforzo di ricostruzione, anche pel piano Marshall.<\/p><p>Saranno i 230 milioni ed i diritti di riparazione al di sopra di essi, rinunziati? Hanno rinunziato le potenze pi\u00f9 grandi, l\u2019Inghilterra, l\u2019America; sono in corso accordi con la Francia per il sequestro di beni italiani; non molleranno le piccole nazioni.<\/p><p>Dobbiamo combattere con tutte le forze le battaglie per la revisione, senza crearci nuove e facili illusioni. Alcuni giornali ripetono, con grande leggerezza: \u00abla revisione \u00e8 in atto\u00bb. Dal ministro Sforza \u2013 nessuno pu\u00f2 con maggior prodigio rappresentare il nostro paese \u2013 ho ascoltato parole cos\u00ec vibranti di speranza che non oso prendere di fronte; egli ci ha detto di atmosfera spirituale; di parole buone; noi italiani, ci ha detto, amiamo molto le parole che toccano il nostro cuore. Ha aggiunto che non dobbiamo fare i piccoli Machiavelli. Domando perdono alla ombra di messer Nicol\u00f2; almeno sapessimo fare da piccoli Machiavelli, e non buttarci avanti, senza nulla di concreto, ed accontentarci di solo parole! L\u2019idealismo pi\u00f9 alto non si pu\u00f2 scompagnare da un sano realismo. L\u2019onorevole Sforza ci ha detto di avere udito parole buone per Gorizia, di cui si lima e s\u2019insidia la cerchia pi\u00f9 stretta.<\/p><p>SFORZA. <em>Ministro degli affari esteri. <\/em>Furono dichiarazioni, non parole: le parole sono parole e le dichiarazioni sono dichiarazioni.<\/p><p>RUINI. Sono parole, onorevole Sforza; nessuno pi\u00f9 di me le augura che diventino cose.<\/p><p>Nessuno pi\u00f9 di me ha sofferto delle parole buone che abbiamo ascoltato noi della resistenza e della cobelligeranza; e ne nasceva pi\u00f9 spesso il frutto amaro della delusione. Non dobbiamo rinsaldare ancora di nuove anella la catena umiliante delle illusioni. L\u2019onorevole Sforza fu molto cortese con me, e disse di ammirare la schietta semplicit\u00e0 con la quale, il giorno che Badoglio al Grand H\u00f4tel, rivolto al Comitato di liberazione nazionale ci offerse di entrare nel suo Governo io risposi: s\u00ec, il Comitato come governo di liberazione. Se io avessi saputo da Lei (ma Lei era ancora ottimista) come stavano realmente i nostri rapporti con gli Alleati, che non ci lanciavano muovere, e non ci davano abbastanza di ci\u00f2 che domandavamo, di armarci per morire per loro, se io avessi saputo questo, non avrei risposto cos\u00ec. Sarebbe stato forse meglio che al governo fosse restato Badoglio o un comando alleato.<\/p><p>Perdonatemi, se insisto. Vorrei che ci immunizzassimo contro il ritorno amaro o desolante delle autoillusioni.<\/p><p>Anche per il piano Marshall; che voi volete troppo legare al Trattato, ma che certamente rientra nel quadro attivo della pace.<\/p><p>Che cosa \u00e8 il piano Marshall? In verit\u00e0, non \u00e8 un piano; \u00e8 un invito a fare un piano; un avvertimento alle potenze europee perch\u00e9 pensino a se stesse: perch\u00e9 coordinino i loro sforzi; l\u2019America vedr\u00e0 poi che cosa dar\u00e0 di aiuti per evitare il disordine e lo sfacelo, per rendere possibile la ricostruzione e la salvezza d\u2019Europa. Questo \u00e8 il piano Marshall; e non vi \u00e8 neppure un impegno formale. Non si sa che cosa decider\u00e0, a fine d\u2019anno, il Congresso, dove non mancano riserve e dubbiezze di partiti.<\/p><p>Il piano Marshall \u00e8 per noi una necessit\u00e0, perch\u00e9 non potremmo avere altrimenti gli aiuti che ci sono indispensabili. Ed \u00e8, ad ogni modo, una cosa seria e formidabile.<\/p><p>Dobbiamo andargli incontro senza esitazione e con fervore, come hanno fatto, al primo parlarne qui, con giovanile entusiasmo, in un loro duetto, Campa e Sforza. Ma non ci giova accendere ancora una volta la fiaccola dell\u2019illusione; e credere che sia il Bengodi destinato a risolvere tutti i nostri problemi. Dio non voglia che si passi troppo facilmente dal torrido entusiasmo alla <em>boutade \u2013 <\/em>non certamente sua, onorevole Sforza, che la montagna partorisce il topo. Andiamo incontro a questo piano con tutte le nostre forze, ma illusioni no: il Paese ne riporterebbe domani un\u2019altra amarezza.<\/p><p>L\u2019America ha perfettamente ragione di impostare cos\u00ec la sua possibilit\u00e0 d\u2019aiuto; che non sarebbe efficace senza un coordinamento europeo di sforzi. A prescindere da ogni prospettiva politica, che vi \u00e8 sempre, la ripresa economica europea \u2013 e l\u2019America si rivolgeva anche alla Russia, \u00e8 condizione di pace ed implica un piano d\u2019insieme. E l\u2019America ha la possibilit\u00e0 d\u2019aiutarci: non ne dubiti l\u2019onorevole Nitti; immenso Paese, ricco, cos\u00ec ricco che non c\u2019\u00e8 neppure il socialismo; un operaio guadagna 400 dollari al mese (centinaia di migliaia delle nostre lirette). Questo Paese ha una bilancia commerciale che quest\u2019anno presenta, dagli ultimi dati, un supero di otto miliardi di dollari. Ne godremo due col turismo, ha detto qualche americano; ed anche il turismo ci aiuter\u00e0; resteranno ad ogni modo i sei miliardi, che sono una piccola parte della i sua produzione annua di 150\u2013200 miliardi di dollari all\u2019anno, e potrebbero bastare alle esigenze dell\u2019Europa.<\/p><p>N\u00e9 la convenienza degli Stati Uniti di America \u00e8 soltanto indiretta, seppure come tale grandissima, nell\u2019assicurare l\u2019ordine e la quiete nel mondo. \u00c8 anche diretta, economica. Se l\u2019America vuole continuare nel suo enorme apparato produttivo, nella sua gigantesca struttura industriale, deve aiutare gli altri Paesi e continuare come faceva con la legge \u00abaffitti e prestiti\u00bb. Che questo tenga lontano da lei per sempre la crisi di sovraproduzione, io non so; che possa continuare sempre ad importare tanto meno di ci\u00f2 che esposto, io non so, ma la situazione attuale \u00e8 questa, ed esiste una larga possibilit\u00e0 di aiuti.<\/p><p>Hoover ha detto che l\u2019America non vuole pi\u00f9 darci soltanto carbone, petrolio, grano, noli; vuole esportare piuttosto prodotti finiti. Si \u00e8 d\u2019altra parte affermato che alcuni rami d\u2019industria hanno gi\u00e0 comandi per 10 anni, e si dovranno equilibrare le domande interna ed esterna. Ma presupposto di studio, pel piano Marshall, \u00e8 l\u2019esatta situazione della economia americana; e l\u2019Europa deve rendersene conto per le sue domande; ma questo \u00e8 certo, onorevole Nitti, che non ne manca la possibilit\u00e0.<\/p><p>Dobbiamo prepararci per l\u2019elaborazione del piano Marshall. Anzi: avremmo dovuto essere gi\u00e0 preparati; e non lo siamo. Gli organi di ricerca che io avevo formati al Ministero della Ricostruzione (o di quello pei piani avevo chiamato alla presidenza l\u2019attuale ministro Del Vecchio) non vissero pi\u00f9, quando lasciai il Ministero, per dissensi sul piano finanziario-economico. Si sono, per eccezione, proseguiti gli studi della Commissione Casini, che avevo costituito per la riconversione; ma i suoi risultati non vennero ancora pubblicati. N\u00e9 lo sono i dati che si dovevano raccogliere, secondo le disposizioni di Campilli e Vanoni, per la nostra documentazione a Bretton Woods.<\/p><p>\u00c8 questione di coscienza e di responsabilit\u00e0; ed io non esito a dire che l\u2019Ufficio economico agli Esteri \u2013 il quale ha alla testa un ex diplomatico, che non si intende di cose economiche e ad una conferenza stampa ha detto cose molto inesatte \u2013 deve essere riorganizzato, non solo per la stipulazione di trattati di commercio (ove pi\u00f9 gioverebbe la competenza del Ministero del commercio estero), ma per la raccolta e l\u2019uso tempestivo di elementi sulla nostra economia, di cui non si pu\u00f2 fare a meno nei rapporti internazionali.<\/p><p>Manca tale preparazione; e dobbiamo sperare che non si ripeta la scampagnata e l\u2019improvvisazione che si ebbe un\u2019altra volta a Parigi. L\u2019esempio ci ammonisce; sono andati in meno, e sono capaci; ma la preparazione non era purtroppo gi\u00e0 pronta.<\/p><p>In Italia manca il piano; c\u2019\u00e8 dappertutto: il piano Truman in America, il piano Morrison in Inghilterra, il piano Monnet in Francia, il piano De Groote in Belgio. Noi non ne abbiamo nessuno. I piani sono paziente opera collettiva; da noi si parla piuttosto dei pianificatori, come di rabdomanti che hanno la bacchetta magica; e ci fermiamo alle formule esterne. Il piano manca; e se ne vede ora l\u2019assoluta necessit\u00e0.<\/p><p>Se occorre fare, del piano Marshall, un piano dei piani europeo, bisogna che vi sia prima, per noi, un piano italiano. Dobbiamo averlo per le nostre richieste, di fronte a quelle degli altri. Dobbiamo averlo, perch\u00e9 se \u00e8 necessario un coordinamento europeo, non pu\u00f2 andare oltre i limiti delle inderogabili esigenze della nostra economia nazionale; e se va seppellita per sempre la funesta chimera dall\u2019autarchia, non si pu\u00f2 distruggere una determinazione autonoma di movimento economico, che \u00e8 condizione di successo e di vita. Il coordinamento richiede obblighi reciproci, ma anche, in ciascun paese, una certa libert\u00e0 di azione.<\/p><p>Il piano dobbiamo averlo e manovrarlo noi italiani: l\u2019America tende a dare i suoi mutui alle singole imprese, ed industrie, sia pure con la garanzia dello Stato. Ora \u00e8 evidente che allo Stato spetta l\u2019intervento ed il controllo, per la miglior distribuzione di sforzi nell\u2019interesse della Nazione. Il piano italiano \u00e8, anche sotto tale aspetto, necessario.<\/p><p>Ed \u00e8 necessaria una nostra impostazione nel piano europeo che risponda ai nostri interessi. Nel questionario o <em>memorandum <\/em>alle potenze aderenti, di cui abbiamo avuto fugace notizia dalla stampa d\u2019oggi, sembra che si chiedano dapprima dati sui danni di guerra. Possiamo e dobbiamo dimostrare che pi\u00f9 di altri ne ha sofferto la nostra Italia, percorsa tutta, nella sua lunghezza, dalla guerra devastatrice. Ma la sostanza della richiesta sembra impostarsi cos\u00ec: far l\u2019inventario delle risorse di ogni paese, indicare la possibilit\u00e0 di sviluppo di queste risorse, ricavare \u2013 come termine di mediazione fra i. due ordini di date \u2013 il fabbisogno del paese per lo sviluppo indicato. Se \u00e8 cos\u00ec \u2013 od appare probabile \u2013 bisogna guardarsi perch\u00e9 l\u2019Italia non parta handicappata ed in condizioni di inferiorit\u00e0 di fronte alle altre nazioni; e seduta al tavolo di Parigi accanto a potenze pi\u00f9 forti, avvantaggiate dalla loro condizione di vincitrici, non abbia meno di ci\u00f2 che avrebbe avuto, presentandosi sola, agli Stati Uniti. Noi non abbiamo le risorse che hanno altri Paesi; noi ci troviamo in uno stato di sofferenza e disagio maggiore degli altri paesi. Non deve far velo lo spettacolo balordo e dannoso di godimento e di spreco, a cui assistiamo da parte di pochi privilegiati; leggevo anche stamane in giornali stranieri: \u00abLusso e miseria in Italia\u00bb. In realt\u00e0 da noi, il tenor di vita e la situazione alimentare sono inferiori che altrove. Se siamo considerati nazione vinta, si tenga conto almeno della posizione peggiore, in cui siamo gettati.<\/p><p>Vi dir\u00f2 soltanto alcune cifre:<\/p><p>Inflazione. Tranne i paesi in dissolvimento monetario (come l\u2019Ungheria e la Grecia) la circolazione non supera negli Stati extra europei e negli altri europei di quattro volte quella del preguerra; in Gran Bretagna non la supera di due volte; in Francia, pur cos\u00ec provata, di sei volte. In Italia (sono dati del 1946) l\u2019aumento \u00e8 di 25 volte!<\/p><p>Costo della vita. Prendendo come riferimento il 1939 ed il 1946, nei paesi extra europei ed anche europei, nel Benelux e nei paesi Scandinavi, non si \u00e8 raddoppiato il costo della vita. In Inghilterra \u00e8 aumentato soltanto di un terzo. In Francia di 8 volte. In Italia di 30, ed ora siamo a 40 volte, in confronto al preguerra.<\/p><p>Sono cifre di comparabilit\u00e0 discutibile, ma servono come grande indicazione; e vorrei che fossero tenute presenti.<\/p><p>Ma s\u00ec, noi aderiamo con tutte le nostre forze, ma chiediamo che si tenga conto delle nostre necessit\u00e0. Il generale Marshall, quando parl\u00f2 per la prima volta del suo piano, disse che voleva evitare il bisogno ed il disordine, e dare la sicurezza all\u2019Europa. Noi italiani che, malgrado le nostre beghe, non abbiamo conosciuto gli scioperi e le agitazioni di altri Paesi, ed abbiamo dato prova di disciplina, ci troviamo in condizioni peggiori di altri paesi, per alimentazione e per tenore di vita, e siamo pertanto pi\u00f9 esposti, obiettivamente, ai pericoli che il piano intende evitare.<\/p><p>Noi non vogliamo togliere nulla a nessuno, ma far presenti le nostre necessit\u00e0 particolari. Non parlo dei paesi scandinavi, non parlo del Benelux, ove il franco belga fa premio sulla sterlina, ed \u00e8 quasi alla pari del dollaro; e quel governo, ha nel suo piano, dichiarato di poter far fronte ai suoi bisogni con le sue risorse.<\/p><p>Siamo legati all\u2019Inghilterra ed alla Francia, con cui siamo destinati a fare molto cammino, specialmente sul terreno economico. Conosciamo le loro difficolt\u00e0. Grava sull\u2019Inghilterra l\u2019ombra dell\u2019impero che sembra dissolver\u00e0, della funzione di <em>clearing<\/em>, mondiale che ha perduta, della necessit\u00e0 in cui si trova di importare pi\u00f9 della met\u00e0 del suo pane e delle materie prime, per le sue industrie. Nonostante le enormi difficolt\u00e0, l\u2019Inghilterra, con sforzo austero verso cui deve andare l\u2019ammirazione di tutti, ha fatto s\u00ec che il bilancio dello Stato \u00e8 in pareggio; che le esportazioni hanno quasi raddoppiato i valori che avevano nel 1938; che la paurosa data del 15 luglio in cui la sterlina doveva parificarsi al dollaro (ne parl\u00f2 qui con apprensione Corbino) \u00e8 passata, e le cose sono andato a posto. Morrison ha ragione di elevare l\u2019inno alla vita, contro il disfattismo. La vecchia Inghilterra vuol rinnovare i suoi macchinari, ed impianti perch\u00e9 il fatto fondamentale economicamente, oggi, \u00e8 che l\u2019America si \u00e8 industrializzata in una forma modernissima, di fronte alle altre potenze, che si trovano arretrate. Complessivamente, dagli Stati Uniti e dal Canada, l\u2019Inghilterra ha avuto crediti per oltre 5 miliardi di dollari.<\/p><p>La Francia \u00e8 in condizioni non buone, come noi, per la finanza dello Stato, per l\u2019inflazione, per i prezzi, per il disavanzo nella bilancia dei pagamenti internazionali.<\/p><p>Ma non dobbiamo dimenticare che la buona terra di Francia bastava a sfamare la sua popolazione ed anche ora, nel piano Monnet, \u00e8 previsto che, ridotta del 25 per cento la superficie a grano, baster\u00e0 al suo pane. La Francia era la terza potenza al mondo per il ferro, la quinta per il carbone. Grandi sono le sue risorse. Ed ora vuole anche essa rinnovare i suoi impianti, ed ha avuto prestiti per quasi tre miliardi di dollari.<\/p><p>Ne ha avuto per 300 milioni il Belgio; da 150 a 200 ciascuna l\u2019Olanda, la Danimarca, la Norvegia; pi\u00f9 di 100 ciascuna la Cecoslovacchia, la Polonia, la piccola Grecia. L\u2019Italia ne ha avuti 180, come prestiti, ed \u00e8 vissuta dei 550 milioni di elargizione dell\u2019U.N.R.R.A., che pure non hanno raggiunto, per abitante, l\u2019aiuto dato alla Grecia. L\u2019Italia ora chiede anch\u2019essa prestiti da restituire. Ed ha diritto ad una perequazione.<\/p><p>I suoi bisogni sono grandi: ha pagato la guerra, sostanzialmente, con una riduzione del tenore di vita pi\u00f9 duro che altrove. Si \u00e8 calcolato che soltanto nel 1950, con sforzi eroici, producendo di pi\u00f9, esportando di pi\u00f9 riusciremo a raggiungere un tenore di vita corrispondente a quello del 1938. L\u2019Italia ha un suolo in gran parte arido e montuoso, che non basta al suo cibo; ha un sottosuolo povero; e non possiede grandi risorse d\u2019energia. Durante il periodo fascista, quando per vivere dovevo scrivere articoli anonimi in riviste tecniche, ho dimostrato, con raffronti internazionali che il primato e la vasta disponibilit\u00e0 dell\u2019Italia per la \u00abconquista della forza\u00bb \u00e8 una leggenda. Non parliamo poi del Mezzogiorno: al sud del Sangro e del Liri la portata di tutti i corsi d\u2019acqua \u00e8 soltanto di 50 metri cubi al secondo; cio\u00e8 non superiore alla portata di magra del Ticino.<\/p><p>Fra i paesi del mondo l\u2019Italia era, secondo Colin Clark, al venticinquesimo posto per il reddito. Secondo il Fischer, non potrebbe mantenere pi\u00f9 di 100 abitanti per chilometro quadrato; e ne ha pi\u00f9 di 150. L\u2019Italia rappresenta soltanto il due e mezzo dell\u2019industria del mondo; mentre come popolazione, di fronte alle altre nazioni industrializzate, rappresenta il cinque per cento. Dati raccolti (che hanno stupito dapprima gli stessi dirigenti della nostra Statistica) dicono che il numero degli occupati nell\u2019agricoltura \u00e8 rimasto a 8,8 milioni (lo sforzo dei miglioramenti \u00e8 compensato dallo sviluppo dei mezzi tecnici); gli addetti alle industrie ed ai trasporti sono andati da 4,6 a 6,2 milioni; al commercio ed alle banche da 0,7 ad 1,6; a professioni varie da 1,4 ad 1,7. Ci\u00f2 che impressiona \u00e8 che la cosiddetta popolazione improduttiva \u00e8 salita da 7,6 a 15,4 milioni. \u00c8 gente che in parte attende anch\u2019essa, ad esempio, ad attivit\u00e0 domestiche, ma la cifra, raffrontata ad altri paesi, ha un innegabile significato: che in Italia \u00e8 pi\u00f9 difficile trovar da lavorare; che vi \u00e8 da noi, in questo senso una disoccupazione cronica, endemica; pi\u00f9 profonda che quella dei disoccupati temporanei, iscritti agli uffici del lavoro.<\/p><p>La popolazione, cos\u00ec numerosa, \u00e8 il nostro tormento, ma \u00e8 anche la nostra forza. Un\u2019altra volta vi dissi che di fronte al preguerra siamo aumentati di un milione e mezzo di vite. Siamo invece aumentati di 2 milioni e, se teniamo conto di un milione della Venezia Giulia abbiamo un aumento di 3 milioni. Soltanto gli Stati Uniti che sono saliti da 130 a 140 milioni, ci superano in percentuale d\u2019incremento. Sono aumentati i paesi extra europei. In Europa \u2013 tranne la Scandinavia e l\u2019Olanda, in lieve aumento \u2013, tutti i paesi sono diminuiti. L\u2019Inghilterra ha perduto pi\u00f9 di mezzo milione; la Francia un milione e mezzo di vite. L\u2019Italia ormai \u2013 infranta la Germania \u2013 \u00e8 la nazione pi\u00f9 popolosa del continente europeo, tranne la Russia, che \u00e8 un continente.<\/p><p>Questa enorme \u00abumanit\u00e0\u00bb nostra, italiana, ci crea dei bisogni; che devono essere prospettati per il piano Marshall anche sotto il riflesso internazionale. Ascoltate: \u00abIn Francia, come nell\u2019America Latina e nella stessa Inghilterra, nessun processo di ricostruzione e di sviluppo industriale e agricolo pu\u00f2 essere realizzato senza la mano d\u2019opera italiana, che \u00e8 la chiave di tutti i problemi\u00bb. Questo \u00e8 scritto in un piano economico francese.<\/p><p>Se altri paesi hanno bisogno della nostra mano d\u2019opera, dobbiamo fare in modo che i nostri emigranti siano accolti bene e senza sospetto; non dobbiamo proseguire nella stolta politica dei Fasci italiani all\u2019estero, ma farci rispettare; e studiare piani di emigrazione, una buona volta organici e completi.<\/p><p>L\u2019emigrazione comunque non pu\u00f2 bastare. \u00c8 necessaria anch\u2019essa (<em>Interruzione del deputato Mazzoni<\/em>)<em>.<\/em> Caro Mazzoni, sto per dire ci\u00f2 che desidera; che \u00e8 preferibile lavorare in casa nostra. Anche dal punto di vista internazionale \u2013 dobbiamo dimostrarlo a Parigi \u2013 costa di pi\u00f9 trasportare un italiano nel Belgio od in Francia (bisogna creargli alloggi e condizioni di vita, bisogna pagarlo tre volte i nostri salari); costa di pi\u00f9 che far lavorare i nostri operai in Italia.<\/p><p>Abbiamo in Italia, ogni anno, 400 mila unit\u00e0 lavorative in pi\u00f9; e dobbiamo farle lavorare. Manderemo fuori con l\u2019emigrazione, soltanto quelli che non troveranno occupazione nella agricoltura (non saranno molti, e nell\u2019industria, dove esistono possibilit\u00e0, abbiamo, oltre alle alimentari ed alle trasformazioni dei nostri prodotti agricoli, rami d\u2019industria come le tessili, le chimiche, le stesse meccaniche (ma non devono pi\u00f9 vivere sulle commesse di Stato) che possono assorbire nuova mano d\u2019opera.<\/p><p>Ci sia dato il modo di lavorare, con materie grezze o semi lavorati stranieri; il nostro destino \u00e8 di esportare mano d\u2019opera, anche quando esportiamo prodotti finiti.<\/p><p>Sta beninteso \u2013 \u00e8 caposaldo del piano Marshall \u2013 che i rapporti di scambio non saranno con la sola America, n\u00e9 soltanto fra i paesi aderenti al piano. Dovranno estendersi ai paesi che non vi hanno aderito; speriamo che aderiscano in seguito. Intanto la sfera degli interscambi sar\u00e0, con criteri economici la pi\u00f9 larga e la pi\u00f9 conveniente. Noi italiani non possiamo far a meno di esportare e di importare con paesi, che hanno caratteri di complementarit\u00e0 con la nostra economia. Cos\u00ec coi paesi balcanici e con la stessa Russia, che ci pu\u00f2 dare materie prime perch\u00e9 lavoriamo le sue navi. Cos\u00ec con i paesi mediterranei e del Medio Oriente; dove \u2013 pur riprendendo la gestione fiduciaria delle nostre ex colonie \u2013 possiamo avere contatti con le popolazioni arabe, pi\u00f9 amichevoli che non abbiano con le grandi potenze europee; (a proposito perch\u00e9 non si \u00e8 dato corso agli accordi commerciali con l\u2019Egitto, che ci potevano compensare degli altri, meno favorevoli per il sequestro dei nostri beni?). Vi sono poi i rapporti col Sud America&#8230; Non insisto pi\u00f9, ma vorrei che questo largo panorama non sfuggisse ai nostri rappresentanti a Parigi, perch\u00e9 non ne mancasse il riflesso, sia pure indiretto nel piano Marshall. Soltanto con uno sforzo di ampio respiro possiamo \u2013 tale sia il nostro piano interno \u2013 realizzare la nostra ricostruzione; purch\u00e9 ci stringiamo la cintola ancora per qualche anno; e purch\u00e9 riusciamo ad esportare il 130 per cento pi\u00f9 di prima; ad accrescere la nostra marina mercantile del 50 per cento. Meta di aspra conquista, e da affrontare senza illusioni&#8230;.<\/p><p>Ho voluto assumermi il compito di vaccinare contro le autoillusioni; ed esporvi nuove cifre, che ho messo insieme con fatica, ed hanno soltanto un valore di indicazione e di interesse per illuminare la via. Il piano Marshall, con le sue difficolt\u00e0, \u00e8 luce di speranza di organizzazione internazionale&#8230;<\/p><p>Lasciate ora che, da un dovere pi\u00f9 ingrato, mi sollevi anch\u2019io all\u2019inno fervente di Canepa. L\u2019Italia ha dato il contributo maggiore al concetto di nazione, con i suoi pensatori, sia dal punto di vista ideale, come il Mazzini, sia da quello strettamente giuridico, come il Mancini. Uno scandinavo, premio Nobel, il Lange dice: \u00abQuando si parla di nazione, si pensa in italiano\u00bb. L\u2019idea di nazione \u00e8 la forma pi\u00f9 alta finora raggiunta dallo spirito: noi siamo nati e viviamo nel cerchio di quell\u2019idea, disposti a sacrificarle la vita ed ogni altra cosa le nostre convinzioni individuali, la stessa giustizia supernazionale. L\u2019idea di nazione non pu\u00f2 \u00e8 non deve morire; deve anzi potenziarsi e vivificarsi nel quadro dell\u2019idea internazionale. Anche qui noi italiani siamo all\u2019avanguardia. Nell\u2019altro dopoguerra Coodenhove Kalergi aveva scritto nella sala di Paneuropa: \u00abL\u2019Europa di Mazzini ha vinto sull\u2019Europa di Metternich\u00bb. Purtroppo non \u00e8 stato cos\u00ec.<\/p><p>Sembr\u00f2 che vincesse l\u2019Italia di Hitler; e purtroppo noi oggi viviamo, come per una vendetta beffarda di Hitler, fra due \u00abspazi vitali\u00bb che stanno di fronte, e purtroppo lo stesso piano Marshall parrebbe avere dato occasione ad un irrigidimento e ad una frattura. Vi \u00e8 un blocco che ormai gravita sopra la Russia e potr\u00e0 non chiedere mai un soldo all\u2019America, vivendo appunto col sistema russo di ridurre i propri consumi e provvedere ad impianti e piani nuovi. Contro questa lacerazione noi dobbiamo reagire con tutte le nostre forze e potremo riuscirci con lo stesso sviluppo del piano Marshall, esercitando intanto una funzione di indipendenza e di mediazione tra i due blocchi. Noi apparteniamo alle potenze del piano Marshall; apparteniamo all\u2019occidente, e del resto anche l\u2019onorevole Togliatti nel suo discorso a Venezia disse che l\u2019Italia deve partecipare al piano Marshall, purch\u00e9 questo non soffochi l\u2019autonomia economica delle nazioni partecipi, e non sia un\u2019arma contro la Russia, Il piano Marshall non deve prendere posizione contro il pi\u00f9 ampio complesso internazionale, nel quale potr\u00e0 sboccare domani. Chi depreca la guerra, desidera con tutto il cuore che, non in antitesi, ma come anello fra i due \u00abspazi\u00bb che sono ciascuno (anche la Russia) un continente, la vecchia Europa che fu definita un promontorio dell\u2019Asia per la sua posizione geografica, la piccola Europa che ha creato e dato la civilt\u00e0 bianca al mondo, l\u2019industre Europa che nel secolo scorso era diventata \u00abl\u2019officina del mondo\u00bb, l\u2019impoverita Europa che durante questa guerra ha perduto il suo primato economico ed ha visto la rivolta delle genti di colore nonostante tutto, l\u2019Europa possa \u2013 ne sia il piano Marshall l\u2019inizio \u2013 riprendere una sua funzione di equilibrio, e riaffermare ancora il suo compito e la sua forza di civilt\u00e0. In questa rinascenza l\u2019Italia sar\u00e0 al suo posto, accanto all\u2019Inghilterra, e pi\u00f9 ancora alla Francia, ed insieme alle altre nazioni europee.<\/p><p>Da questa Assemblea, nell\u2019atto stesso che ferita come nazione, l\u2019Italia rivendica i suoi diritti, si alzi un\u2019invocazione appassionata all\u2019idea ed all\u2019organizzazione dell\u2019Internazionale, che \u00e8 la non spenta fede dei democratici alimentata da Mazzini; \u00e8 lo spirito profondo della religione cattolica, che vuol dire \u00abuniversale\u00bb; \u00e8 il pensiero del manifesto dei comunisti, che non rinnegano pi\u00f9 l\u2019idea di patria. In nome di queste forze vive, sollevandosi sopra i partiti, l\u2019Assemblea \u2013 dovrebbe essere l\u2019ultima parte del mio ordine del giorno, che riecheggia un articolo della nostra Costituzione \u2013 l\u2019Assemblea afferma la volont\u00e0 dell\u2019Italia di partecipare allo sforzo comune per la salvezza economica dell\u2019Europa e per la creazione di un ordine internazionale che, anche mediante limitazioni reciproche di sovranit\u00e0 fra gli Stati, assicuri la pace e la giustizia fra i popoli (<em>Applausi<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>PRESIDENTE. Il seguito della discussione \u00e8 rinviato a domani.<\/p><p>Interpellanza e interrogazioni con richiesta di urgenza.<\/p><p>PRESIDENTE. Comunico che gli onorevoli Lucifero. Condorelli e Colonna hanno presentato la seguente interpellanza con richiesta di svolgimento urgente:<\/p><p>\u00abAl Governo, per conoscere se, considerando la necessit\u00e0 di rientrare nella normalit\u00e0 e di dare un effettivo contributo alla pacificazione nazionale, non ritenga di procedere alla liquidazione delle leggi, delle procedure e degli organi straordinari, restituendo ai giudici precostituiti ed alle leggi ordinarie dello Stato l\u2019autorit\u00e0 ed il prestigio indispensabili ad un reale sviluppo democratico della vita del Paese.<\/p><p>\u00abLucifero, Condorelli, Colonna\u00bb.<\/p><p>Chiedo al Governo quando intende rispondere.<\/p><p>DE GASPERI. <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> Far\u00f2 sapere quando questa interpellanza potr\u00e0 essere svolta, dopo essermi concertato con gli altri Ministri.<\/p><p>PRESIDENTE. Sono state inoltre presentate le seguenti interrogazioni con richiesta di risposta urgente:<\/p><p>\u00abAl Ministro dell\u2019interno, sul contenuto della sua circolare telegrafica dell\u20198 luglio 1947, con la quale si dispone di sottoporre ad autorizzazioni e controlli della polizia le riunioni dei lavoratori all\u2019interno delle aziende in cui lavorano, anche quando dette riunioni sono indette dalle Commissioni interne; ci\u00f2 che costituisce un attentato gravissimo alle libert\u00e0 democratiche e sindacali.<\/p><p>\u00abDi Vittorio, Bitossi, Noce Teresa, Negro, Flecchia, Massini\u00bb.<\/p><p>\u00abAl Ministro dell\u2019interno, per conoscere i motivi che hanno indotto il direttore generale della pubblica sicurezza ad emanare la circolare 40617\/4412\/1962 dell\u20198 luglio 1947, che vieta le riunioni all\u2019interno delle fabbriche.<\/p><p>\u00abQuesto provvedimento annulla di fatto cinquanta anni di conquiste sindacali, realizzate dai lavoratori italiani di ogni tendenza politica col proprio sacrificio e spesso col proprio sangue, e pone il nostro Paese alla retroguardia di tutte le Nazioni democratiche del mondo.<\/p><p>\u00abL\u2019interrogante chiede, perci\u00f2, che la circolare venga immediatamente revocata.<\/p><p>\u00abLizzadri\u00bb.<\/p><p>Chiedo al Governo quando intende rispondere.<\/p><p>DE GASPERI, <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> Informer\u00f2 il Ministro dell\u2019interno perch\u00e9 faccia sapere quando intende rispondere a queste interrogazioni.<\/p><p>PRESIDENTE. Comunico il testo delle seguenti altre interrogazioni urgenti:<\/p><p>\u00abAl Ministro di grazia e giustizia, per sapere se risponde a verit\u00e0 la notizia data dal giornale l\u2019<em>Umanit\u00e0<\/em> sui fatti delle carceri di Poggioreale; e quali provvedimenti d\u2019ordine generale intenda prendere per difendere d cittadino dagli arbitrii della polizia.<\/p><p>\u00abCalosso\u00bb.<\/p><p>\u00abAl Ministro di grazia e giustizia, perch\u00e9 dia chiari riferimenti su quanto la stampa vien pubblicando circa sevizie e maltrattamenti che sarebbero stati inflitti a detenuti nel carcere di Poggioreale di Napoli, e per sapere se, in vista di siffatti avvenimenti, non creda di impartire istruzioni intese a rafforzare il potere di controllo sulle carceri da parte dell\u2019autorit\u00e0 giudiziaria e di organi ausiliari, e di ripristinare il diritto di accesso dei membri del Parlamento negli Istituti di pena.<\/p><p>\u00abSalerno, Leone Giovanni, Riccio Stefano\u00bb.<\/p><p>Chiedo al Governo quando intende rispondere.<\/p><p>GRASSI, <em>Ministro di grazia e giustizia. <\/em>Ricordo di avere gi\u00e0 dichiarato, in occasione di analoga interrogazione dell\u2019onorevole Pertini, che risponder\u00f2 allorch\u00e9 mi saranno pervenuti i risultati di un\u2019inchiesta che ho ordinato sui fatti di cui a queste interrogazioni.<\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019onorevole Cimenti ha presentato le seguenti interrogazioni urgenti:<\/p><p>\u00abAl Ministro della difesa, per conoscere: 1\u00b0) quali provvedimenti siano stati adottati a seguito di quanto il Ministero del tesoro disponeva, con suo telegramma 6 giugno 1947, n. 1718) \u2013 diretto al Ministero della difesa (Esercito) \u2013 per il rapido e meno oneroso completamento della bonifica dei campi minati, e ci\u00f2 conforme anche a quanto a suo tempo suggerito dagli organi tecnici competenti dell\u2019Ispettorato bonifica campi minati (B.C.M.); 2\u00b0) se non sia il caso, quindi, di accogliere le richieste del Ministero del tesoro, dirette a fare eseguire tutti i lavori di bonifica campi minati attraverso il sistema degli appalti, adottando il criterio della formazione di piccoli lotti (5 o 6 milioni), da affidarsi a cooperative che assumano la totalit\u00e0 degli operai sminatori e diano garanzia di risolvere rapidamente questo delicato, quanto urgente problema; 3\u00b0) perch\u00e9, dopo la precisazione data alla stampa dal Generale ispettore del B.C.M., riguardo alle irregolarit\u00e0 della zona di Genova (caso Ricci), che escludono in modo assoluto qualsiasi corresponsabilit\u00e0 da parte delle cooperative, non sia stata sentita la necessit\u00e0 di smentire le affermazioni contenute in una lettera diretta alla stampa dal Segretario del Sindacato nazionale sminatori, dipendente dall\u2019Ispettorato B.C.M., con la quale si ledeva, senza giustificato motivo, il buon nome della cooperazione e si affermava che i lavori di sminamento sarebbero stati proseguiti dal Gruppo di sminatori alle dirette dipendenze dell\u2019Ispettorato B.C.M., con l\u2019esclusione quindi delle cooperative.<\/p><p>\u00abCimenti\u00bb.<\/p><p>\u00abAl Ministro del tesoro, per sapere:<\/p><p>1\u00b0) perch\u00e9 in questi giorni ha disposto il collocamento a riposo di pochi funzionari di gruppo <em>A<\/em>, di grado elevato, nati nel primo semestre dell\u2019anno 1881, i quali soltanto da poco hanno raggiunto i limiti di legge; mentre funzionari molto pi\u00f9 anziani, anche ultrasettantenni, continuano il loro lodevole servizio presso tutte le Amministrazioni statali, compresa quella delle finanze, cui il Tesoro fino a poco tempo fa \u00e8 stato unito;<\/p><p>2\u00b0) perch\u00e9 sono stati esclusi da siffatta grave misura, che mette i colpiti in pietosissime condizioni economiche, date le attuali gravi contingenze della vita, i funzionari della Ragioneria generale dello Stato e degli Uffici provinciali del Tesoro, tutti dipendenti dalla stessa Amministrazione; il che giustificherebbe il sospetto di un provvedimento non obiettivo, ma inteso solamente a favorire interessi particolari;<\/p><p>3\u00b0) perch\u00e9 non ha ritenuto di uniformarsi alla circolare della Presidenza del Consiglio dei Ministri n. 49941\/43320\/1 del 23 ottobre 1945, tuttora in vigore, la quale faceva obbligo alle Amministrazioni di procedere gradualmente ai collocamenti a riposo, solo dopo che, espletati i concorsi, fosse stato possibile di procedere alle conseguenti nomine in relazione ai posti vacanti.<\/p><p>\u00abL\u2019interrogante fa osservare che nei riguardi della carriera amministrativa del Tesoro risulta che sono scoperti oltre 160 posti, mentre l\u2019Amministrazione di recente ha bandito un concorso per coprire soltanto una parte di essi; e la definizione di tale concorso \u00e8 da ritenersi non prossima.<\/p><p>\u00abCimenti\u00bb.<\/p><p>Chiedo al Governo quando intende rispondere a queste interrogazioni.<\/p><p>GRASSI, <em>Ministro di grazia e giustizia. <\/em>Interesser\u00f2 i Ministri competenti, affinch\u00e9 facciano sapere quando intendono rispondere.<\/p><p>Sui lavori dell\u2019Assemblea.<\/p><p>PRESIDENTE. Avverto l\u2019Assemblea che la seduta di domani, con inizio alle ore 10, sar\u00e0 dedicata al seguito della discussione sul disegno di legge relativo all\u2019imposta straordinaria progressiva sul patrimonio.<\/p><p>Mi permetto dire alcune cose a questo proposito. Salvo alcune decisioni, di carattere non dir\u00f2 secondario, ma che sono state lasciate indietro per alcune precisazioni, ci si trova adesso di fronte ad un Titolo nuovo, quello relativo agli enti collettivi.<\/p><p>Non voglio porre la questione se sia possibile, dal punto di vista della procedura parlamentare e della pratica legislativa, inserire <em>ex novo<\/em> un Titolo nel progetto di legge presentato e discusso dalla Commissione, Titolo che tratta una materia, la quale, pur collegandosi a quella del progetto di legge in esame, potrebbe essere considerata a s\u00e9 stante, come materia d\u2019un progetto di legge del tutto indipendente.<\/p><p>Anche accettando l\u2019Assemblea un procedimento di carattere cos\u00ec anormale, quanto meno occorre che la cosa di svolga secondo un certo criterio; ed il criterio \u00e8 questo: che tutto ci\u00f2 potr\u00e0 avvenire, dopo che l\u2019Assemblea avr\u00e0 espresso il suo parere. Il progetto \u00e8 stato esaminato dalla Commissione. Ora la Commissione \u00e8 una parte molto importante dell\u2019Assemblea, ma non pu\u00f2 sostituirsi ad essa. Il progetto, anche se, per ipotesi, la Commissione lo accettasse nelle sue linee generali, \u00e8 ignorato dall\u2019Assemblea; esso dovrebbe essere distribuito immediatamente, come \u00e8 stato distribuito il testo del progetto del Governo, prima ancora che l\u2019Assemblea lo esaminasse. Tutti gli onorevoli colleghi, prima ancora che la Commissione esaminasse il progetto, avevano il diritto di riceverne il testo completo.<\/p><p>Vorrei che si tenesse presente questo aspetto particolare della questione: che, sia pure trovandosi l\u2019accordo tra il Ministro, la Commissione e l\u2019Assemblea nel suo complesso, questo accordo non rappresentasse poi qualche cosa, che domani esponesse il provvedimento conclusivo a delle eccezioni, che lo rendessero inapplicabile.<\/p><p>Perci\u00f2, prego il Governo e l\u2019onorevole La Malfa, di volere esaminare questo problema.<\/p><p>Ha facolt\u00e0 di parlare l\u2019onorevole La Malfa.<\/p><p>LA MALFA. A me pare che il problema non esista o almeno non esista nella gravit\u00e0, in cui l\u2019onorevole Presidente l\u2019ha prospettato.<\/p><p>In definitiva, l\u2019Assemblea deve decidere sull\u2019accoglimento di questo terzo Titolo, dopo aver deciso sugli emendamenti all\u2019art. 2. Quindi, non si tratta di un nuovo provvedimento. La discussione dell\u2019art. 2 \u00e8 stata sospesa e sar\u00e0 ripresa domani. Se l\u2019Assemblea accoglier\u00e0 gli emendamenti all\u2019art. 2, nel senso di accettare la tassazione degli enti collettivi, dovremmo esaminare il provvedimento, che consiste in una serie di disposizioni tecniche forniteci dal Governo. Quindi, il Governo, a mio giudizio, non ha presentato un nuovo progetto, ma una serie di emendamenti per il caso che l\u2019Assemblea decidesse l\u2019estensione della tassazione agli enti collettivi.<\/p><p>In questa situazione, io credo che domani la Commissione potr\u00e0 esprimere il suo parere sugli emendamenti all\u2019art. 2. L\u2019Assemblea decider\u00e0 e poi continuer\u00e0 la discussione sugli altri importanti articoli, come quelli sulle aliquote dell\u2019imposta progressiva che non sono stati votati.<\/p><p>Chiedo all\u2019onorevole Presidente di fissare per marted\u00ec mattina la seduta conclusiva, in modo che siano distribuiti gli emendamenti aggiuntivi del terzo Titolo prima della seduta di marted\u00ec; cosicch\u00e9 l\u2019Assemblea avr\u00e0 preso conoscenza di questi articoli e marted\u00ec potremo iniziare la discussione.<\/p><p>PRESIDENTE. Questi che lei, onorevole La Malfa, chiama emendamenti aggiuntivi, sono in realt\u00e0 dei nuovi articoli. Quando saranno portati a conoscenza dell\u2019Assemblea?<\/p><p>LA MALFA. La Commissione si riunir\u00e0 luned\u00ec e per marted\u00ec verranno portati a conoscenza della Assemblea, in modo che nella giornata stessa si potr\u00e0 iniziare la discussione.<\/p><p>PRESIDENTE. \u00c8 comunque desiderabile che tutti gli onorevoli colleghi siano posti in grado di esaminare questi articoli per poterli discutere.<\/p><p>Il Ministro, insieme con il Presidente ed i membri della Commissione, potrebbero completare il loro esame nella giornata di domani, in modo che sabato mattina, sia possibile distribuire il testo di comune accordo redatto.<\/p><p>Avverto inoltre gli onorevoli colleghi che sabato sar\u00e0 necessario tenere due sedute e due luned\u00ec.<\/p><p>Nelle sedute di domani mattina \u2013 come ho detto \u2013 si proseguir\u00e0 nella discussione dell\u2019imposta patrimoniale. Nel pomeriggio sar\u00e0 proseguita la discussione del disegno di legge sul Trattato di pace. La seduta dovrebbe prolungarsi nelle ore notturne per proseguire l\u2019esame della patrimoniale e se l\u2019onorevole La Malfa domani sera non potr\u00e0 esser pronto, nella seduta notturna continueremo la discussione del Trattato di pace. L\u2019onorevole Presidente del Consiglio \u00e8 d\u2019accordo?<\/p><p>DE GASPERI. <em>Presidente del Consiglio dei Ministri.<\/em> Sono d\u2019accordo.<\/p><p>PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, resta stabilito questo ordine del giorno.<\/p><p>(<em>L\u2019Assemblea approva<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>Interrogazioni.<\/p><p>PRESIDENTE. Si dia lettura delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.<\/p><p>AMADEI, <em>Segretario<\/em>, legge:<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro della difesa, per sapere se non creda opportuno e giusto provvedere alla sistemazione nell\u2019Esercito degli ufficiali giuliani trattenuti in servizio perch\u00e9 provenienti da territori nazionali ceduti allo straniero e che meritano la riconoscenza della Patria per l\u2019alto spirito di sacrificio di cui han dato prova. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abAbozzi\u00bb.<\/p><p>\u00abI sottoscritti chiedono di interrogare il Presidente del Consiglio dei Ministri, per sapere se non ritenga opportuno, anzi necessario, un intervento del Governo presso il C.O.N.I., affinch\u00e9 sia riveduta la situazione dell\u2019Unione Sportiva Triestina nel campionato di calcio italiano.<\/p><p>\u00abQuesta societ\u00e0, che da 19 anni ininterrottamente partecipa al massimo campionato nazionale, dovrebbe quest\u2019anno retrocedere nella divisione inferiore: tale retrocessione, che in tempi normali costituirebbe niente altro che un episodio, assume nel momento attuale un significato che esula dal settore sportivo. Infatti, la partecipazione dell\u2019Unione Sportiva Triestina al campionato ha rappresentato lo scorso anno uno dei pochi vincoli che ancora uniscono Trieste con la Madre Patria. Un vincolo cui hanno partecipato idealmente tutti i triestini. Di importanza ancora maggiore risulta il problema, ove si consideri che a Trieste un\u2019altra societ\u00e0 disputa un campionato di calcio, che non \u00e8 quello italiano. L\u2019\u00abAmatori Ponziana\u00bb, aiutata con larghezza di mezzi e potenziata in ogni modo, parteciper\u00e0 anche il prossimo anno al pi\u00f9 importante campionato di calcio jugoslavo, per cui le manifestazioni di quest\u2019ultima societ\u00e0, qualora si verificasse la deprecata retrocessione dell\u2019Unione Sportiva Triestina, risulteranno le pi\u00f9 importanti in Trieste.<\/p><p>\u00abDal punto di vista tecnico, il mantenimento della Triestina nella divisione <em>A<\/em> pu\u00f2 essere deliberato senza ledere le regole del campionato: infatti, o si potrebbe, come gi\u00e0 altre volte \u00e8 stato fatto nel passato, non procedere per quest\u2019anno alla retrocessione di alcune squadre, o si potrebbe tenere conto di un particolare tutt\u2019altro che trascurabile, quale quello che l\u2019Unione Sportiva Triestina ha giuocato la prima parte del campionato scorso senza il notevole vantaggio del fattore campo. (<em>Gli interroganti chiedono la risposta scritta<\/em>)<em>.<\/em><\/p><p>\u00abSalizzoni, Zaccagnini\u00bb.<\/p><p>PRESIDENTE. Le interrogazioni test\u00e9 lette, per le quali si chiede la risposta scritta, saranno inviate ai Ministri competenti.<\/p><p>La seduta termina alle 20.45.<\/p><p>Ordine del giorno per le sedute di domani.<\/p><p>Alle ore 10:<\/p><p><em>Seguito della discussione sul disegno di legge<\/em><em>:<\/em><\/p><p>Convalida del decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato in data 29 marzo 1947, n. 143, concernente l\u2019istituzione di una imposta straordinaria progressiva sul patrimonio. (14).<\/p><p>Alle ore 17:<\/p><ol><li>\u2013 <em>Seguito della discussione sul disegno di legge<\/em><em>:<\/em><\/li><\/ol><p>Approvazione del Trattato di pace tra le Potenze Alleate ed Associate e l\u2019Italia, firmato a Parigi il 10 febbraio 1947. (23).<\/p><ol start=\"2\"><li>\u2013 <em>Seguito della discussione sul disegno di legge<\/em><em>:<\/em><\/li><\/ol><p>Convalida del decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato in data 29 marzo 1947, n. 143, concernente l\u2019istituzione di una imposta straordinaria progressiva sul patrimonio. (14).<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Versione PDF ASSEMBLEA COSTITUENTE cc. SEDUTA POMERIDIANA DI GIOVED\u00cc 24 LUGLIO 1947 PRESIDENZA DEL PRESIDENTE TERRACINI INDICE Comunicazione del Presidente: Presidente Disegno di legge (Discussione): Approvazione del Trattato di pace tra le Potenze Alleate e Associate e l\u2019Italia, firmato a Parigi il 10 febbraio 1947. (23). 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