{"id":2021,"date":"2023-09-10T22:20:34","date_gmt":"2023-09-10T20:20:34","guid":{"rendered":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=2021"},"modified":"2023-10-21T21:55:38","modified_gmt":"2023-10-21T19:55:38","slug":"antimeridiana-di-martedi-15-luglio-1947","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=2021","title":{"rendered":"POMERIDIANA DI MARTED\u00cc 15 LUGLIO 1947"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"2021\" class=\"elementor elementor-2021\" data-elementor-post-type=\"post\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-88e717f elementor-section-full_width elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"88e717f\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-2b68acf\" data-id=\"2b68acf\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-d0352ce elementor-align-right elementor-widget elementor-widget-button\" data-id=\"d0352ce\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"button.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-button-wrapper\">\n\t\t\t\t\t<a class=\"elementor-button elementor-button-link elementor-size-sm\" href=\"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/19470715_2.pdf\" target=\"_blank\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-content-wrapper\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-icon\">\n\t\t\t\t<i aria-hidden=\"true\" class=\"icon icon-view\"><\/i>\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-text\">Versione PDF<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-b04dd29 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"b04dd29\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>ASSEMBLEA COSTITUENTE<\/p><p>CLXXXVI.<\/p><p>SEDUTA POMERIDIANA DI MARTED\u00cc 15 LUGLIO 1947<\/p><p>PRESIDENZA DEL PRESIDENTE <strong>TERRACINI<\/strong><\/p><p><strong>INDICE<\/strong><\/p><p><strong>Progetto di Costituzione della Repubblica italiana<\/strong> (<em>Seguito della discussione<\/em>)<strong>:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p>Nitti<\/p><p>De Vita<\/p><p>Bertone<\/p><p>Preti<\/p><p>Dugoni<\/p><p>Colitto<\/p><p>Zotta<\/p><p>Foa<\/p><p>Cartia<\/p><p>Micheli<\/p><p>Sullo<\/p><p>Pignatari<\/p><p>Nobile<\/p><p>Romano<\/p><p>Ruini, <em>Presidente della Commissione per la Costituzione<\/em><\/p><p>Targetti<\/p><p>Laconi<\/p><p>Corbino<\/p><p>Uberti<\/p><p>Carbonari<\/p><p>Tessitori<\/p><p>Gasparotto<\/p><p>Condorelli<\/p><p><strong>Presentazione di relazioni:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p>Gronchi<\/p><p>Nitti<\/p><p><strong>Interrogazioni con richiesta d\u2019urgenza:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p>Bulloni<\/p><p>Segni, <em>Ministro dell\u2019agricoltura e delle foreste<\/em><\/p><p><strong>Interrogazioni<\/strong> (<em>Annunzio<\/em>)<strong>:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p>La seduta comincia alle 17.<\/p><p>RICCIO, <em>Segretario<\/em>, legge il processo verbale della precedente seduta pomeridiana.<\/p><p>(<em>\u00c8 approvato<\/em>).<\/p><p>Seguito della discussione del progetto di Costituzione della Repubblica italiana.<\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019ordine del giorno reca: Seguito della discussione del progetto di Costituzione della Repubblica italiana.<\/p><p>Come l\u2019Assemblea ricorda, nella precedente seduta il Presidente della Commissione, onorevole Ruini, aveva chiarito e commentato il nuovo testo proposto per l\u2019articolo 113 dal Comitato di coordinamento. Si tratta adesso di esaminare gli emendamenti presentati a questo testo della Commissione, che \u00e8 cos\u00ec formulato:<\/p><p>\u00abLe Regioni hanno autonomia finanziaria nelle forme e nei limiti stabiliti da leggi costituzionali, che la coordinano con la finanza dello Stato, delle Provincie e dei Comuni.<\/p><p>\u00abAlle Regioni sono attribuiti tributi propri e quote di tributi erariali per provvedere alle spese necessarie per adempiere alle loro funzioni normali.<\/p><p>\u00abPer provvedere ad altri scopi determinati lo Stato pu\u00f2 assegnare a singole Regioni contributi speciali.<\/p><p>\u00abLa Regione ha un proprio demanio e patrimonio, secondo le modalit\u00e0 stabilite con legge della Repubblica.<\/p><p>\u00abNon possono istituirsi dazi d\u2019importazione ed esportazione, o di transito fra l\u2019una e l\u2019altra Regione; n\u00e9 prendersi provvedimenti che ostacolino in qualsiasi modo la libera circolazione delle persone e delle cose\u00bb.<\/p><p>Un primo emendamento, presentato dall\u2019onorevole Nitti, \u00e8 del seguente tenore:<\/p><p>\u00ab<em>Sostituirlo col seguente:<\/em><\/p><p>\u00abCon legge della Repubblica sar\u00e0 stabilito il regime tributario delle Regioni, delle Provincie e dei Comuni\u00bb.<\/p><p>L\u2019onorevole Nitti ha facolt\u00e0 di svolgerlo.<\/p><p>NITTI. \u00c8 essenziale stabilire quali potranno essere le entrate delle Regioni, come degli altri enti locali. Finora gli enti locali erano la Provincia e il Comune, che si reggevano essenzialmente sul sistema dei centesimi addizionali delle grandi imposte dirette, soprattutto fondiarie. Ogni provincia, poich\u00e9 vi era una imposta fondiaria sui terreni e sui fabbricati, metteva, come ogni Comune, dei centesimi addizionali. Era un regime facile. In fondo, la Provincia non aveva come base delle sue entrate che i centesimi addizionai i sulle imposte dirette, ed i Comuni avevano, insieme a questi, soprattutto i dazi di consumo. Queste erano le entrate fondamentali. Poi si sono aggiunte per i Comuni altre entrate, imposte e tasse differenti.<\/p><p>Quando nel 1862 fu fatta l\u2019unificazione tributaria e fu stabilito il regime del nuovo regno, si and\u00f2 sempre verso l\u2019idea di mettere le Provincie ed i Comuni accanto allo Stato. Poi la Provincia \u00e8 rimasta chiusa nelle sue funzioni economiche e sociali in limiti ristretti e non ha sviluppato i suoi servizi; il Comune li ha sviluppati e ha dovuto necessariamente ricorrere ad altre imposte: la Provincia si \u00e8 sempre basata sui centesimi addizionali.<\/p><p>Il sistema del 1862 era in realt\u00e0 molto pratico. Si basava su entrate sicure e definite. La Cassa depositi e prestiti forniva il credito agli enti locali, e perch\u00e9 il credito fosse sicuramente garantito, gli enti locali cedevano un certo numero di centesimi addizionali. Lo Stato fece operazioni di credito di tanti miliardi e non perdette mai in queste operazioni una sola lira. I Comuni potevano attingere e potevano chiedere credito allo Stato. Allora i Comuni erano molto parchi. Chiedevano alla Cassa depositi e prestiti. La Cassa aveva entrate che derivavano da una parte di alcuni servizi pubblici e dall\u2019altra entrate che venivano dai depositi postali. Il sistema non era complicato e funzionava con regolarit\u00e0.<\/p><p>Ora, dobbiamo stabilire le entrate di questi tre enti: regioni, province, comuni. L\u2019onorevole Ruini ha detto, in generale, come pu\u00f2 orientarsi la finanza locale. Ma sono lontane visioni e occorre invece uscire dall\u2019indeterminato: prevedendo le spese bisogna stabilire quali, una per una, e stabilire dove i comuni, le provincie e le regioni potranno attingere le entrate.<\/p><p>Naturalmente la provincia si trova in parte esautorata, ma vive della sua vita; e la Regione di quali entrate deve vivere? Bisogner\u00e0 pure definirlo e precisarlo fin da ora. Quindi, siccome non \u00e8 materia che adesso possiamo improvvisare, sar\u00e0 necessario fare fin da ora una legge speciale: o una legge speciale o il caos. Su questo non vedo che vi possa essere materia di controversia. Perci\u00f2 ho presentato questo articolo aggiuntivo che non credo possa incontrare opposizione, a meno che non si continui nel sistema di annunziare come definite e sicure le cose che non sono n\u00e9 definite n\u00e9 sicure, com\u2019\u00e8 stato finora tante volte in questo schema di Costituzione in cui le aspirazioni si confondono con i propositi e i propositi sono irrealizzabili perch\u00e9 mancano i mezzi di esecuzione.<\/p><p>Si faranno Regioni che pretenderanno, esautorando lo Stato, vivere dello Stato, che ha esso stesso, per l\u2019eccesso di spese e la mancanza di entrate corrispondenti, mancanza di mezzi per vivere vita sicura.<\/p><p><em>Ignotum per ignotius<\/em>, questa sar\u00e0 la finanza delle regioni e degli enti locali che si prepara o per dir meglio che non si prepara.<\/p><p>PRESIDENTE. Segue l\u2019emendamento presentato dall\u2019onorevole De Vita, cos\u00ec formulato:<\/p><p>\u00ab<em>Sostituirlo col seguente<\/em><em>:<\/em><\/p><p>\u00abLa Regione provvede al proprio fabbisogno finanziario con i redditi patrimoniali e con i tributi deliberati dalla medesima nelle forme e nei limiti stabiliti da leggi costituzionali.<\/p><p>\u00abNon possono istituirsi dazi d\u2019importazione ed esportazione o di transito fra l\u2019una e l\u2019altra Regione.<\/p><p>\u00abLe leggi dello Stato in materia economica, finanziaria e doganale sono ispirate al principio di evitare la creazione di qualsiasi privilegio in favore di una o pi\u00f9 Regioni a danno di altre\u00bb.<\/p><p>L\u2019onorevole De Vita ha facolt\u00e0 di svolgerlo.<\/p><p>DE VITA. In base al principio per cui l\u2019imposta deve seguire l\u2019economia, ci\u00f2 che soprattutto si richiede ad un ordinamento tributario, che del sistema finanziario costituisce la parte pi\u00f9 importante, \u00e8 un grado massimo di elasticit\u00e0, ben difficile a raggiungersi in un sistema rigidamente unitario ed in un Paese come il nostro che \u00e8 variamente articolato nella sua struttura economica.<\/p><p>\u00c8 dunque necessario adeguare l\u2019imposizione alle condizioni economiche delle singole Regioni, tenendo in debito conto non solo il grado di evoluzione economica, ma anche etnica e psicologica delle singole popolazioni. Si dir\u00e0 che cos\u00ec si introduce un elemento di disordine e di anarchia nel nostro sistema tributario. Io ritengo che si introduce un elemento di ordine, se \u00e8 vero che l\u2019ordine \u00e8 l\u2019armonia dei contrasti.<\/p><p>In Svizzera \u00e8 stato possibile raggiungere un perfetto equilibrio fra la libera vita cantonale e l\u2019unit\u00e0 federale. La legislazione tributaria in Svizzera \u00e8 diversa da Cantone a Cantone; \u00e8 diversa l\u2019imposta sul patrimonio, e la stessa imposta sul reddito trova diversit\u00e0 di applicazione da Cantone a Cantone, per quanto riguarda le aliquote e per quanto concerne il minimo imponibile. Non risulta tuttavia che questa estrema variet\u00e0 della legislazione svizzera abbia determinato nessun cataclisma in quel Paese. Per quanto riguarda l\u2019ultimo comma del mio emendamento, debbo rilevare che potrebbe apparire paradossale se non fosse a tutti nota l\u2019esperienza storica ormai secolare. L\u2019esperienza dimostra che la politica economica e finanziaria dello Stato unitario ha operato un enorme spostamento di ricchezza da regione a regione.<\/p><p>Lo stesso onorevole Nitti, in una sua pubblicazione: \u00abPrincip\u00ee di scienza delle finanze\u00bb si \u00e8 chiesto dove era verso il 1860 la ricchezza in Italia, e pubblicava il seguente quadro, che non potrebbe essere pi\u00f9 istruttivo: \u00abLa moneta degli antichi Stati italiani al momento della annessione era cos\u00ec ripartita: Regno delle Due Sicilie 443 milioni; Lombardia 8 milioni; Ducato di Modena 0,4 milioni; Parma e Piacenza 1,2 milioni; Roma 35,3 milioni; Romagna-Emilia 55 milioni; Piemonte e Liguria 27 milioni; Toscana 85 milioni; Veneto 12 milioni.<\/p><p>Il regno delle Due Sicilie aveva due volte pi\u00f9 moneta di tutti gli altri paesi della penisola messi insieme. L\u2019unit\u00e0 non fu, come si vede, magro affare finanziario per il settentrione.<\/p><p>Io, per omaggio alla memoria di un grande milanese, Carlo Cattaneo, non intendo porre il problema in termini stridenti. Faccio soltanto appello al sentimento di giustizia che anima tutti coloro che in questo momento sostengono la giusta battaglia per il regionalismo.<\/p><p>PRESIDENTE. Gli onorevoli Bertone e Baracco hanno proposto il seguente emendamento:<\/p><p>\u00ab<em>Sostituire i primi tre commi con i seguenti<\/em><em>:<\/em><\/p><p>\u00abAlle Regioni \u00e8 assicurata autonomia finanziaria coi mezzi, nelle forme e nei limiti stabiliti da leggi costituzionali, che la coordinano con la finanza dello Stato, delle Provincie e dei Comuni.<\/p><p>\u00abSe ed in quanto necessario, lo Stato integrer\u00e0 i bilanci delle Regioni per le spese straordinarie\u00bb.<\/p><p>L\u2019onorevole Bertone ha facolt\u00e0 di svolgerlo.<\/p><p>BERTONE. Onorevoli colleghi, fissato il principio della costituzione della Regione, consegue naturalmente che la Regione debba avere l\u2019autonomia finanziaria, in termini pi\u00f9 semplici, il proprio bilancio, perch\u00e9 non sarebbe concepibile l\u2019esistenza della Regione, se la Regione non avesse un suo bilancio.<\/p><p>Dire bilancio \u00e8 dire una parola semplice; per\u00f2, nel caso nostro, l\u2019indagine che ci si impone \u00e8 abbastanza complessa, perch\u00e9 le Regioni sono cos\u00ec profondamente diverse l\u2019una dall\u2019altra per economia, per tradizioni, per misura di tributi fiscali atti a consentire lo svolgimento delle proprie funzioni, che una indagine anche sommaria \u00e8 indispensabile per rendersi esatto conto del problema.<\/p><p>Sabato scorso il Presidente della Commissione, onorevole Ruini, ci ha fatto un quadro interessantissimo in proposito, ricordando e richiamando dati finanziari relativi alle varie Regioni fino al 1944 e 1945.<\/p><p>Chiedo all\u2019Assemblea di consentirmi di aggiornare questi dati, riportandoli al 1946 e 1947, esaminando cio\u00e8 dieci mesi dell\u2019esercizio attuale, in rapporto alle singole Regioni.<\/p><p>Abbiamo Regioni deficitarie e Regioni non deficitarie. Rientrano fra le prime, in dieci mesi di esercizio (i dati sono tolti dall\u2019ultimo conto della Tesoreria e quindi sono dati presumibilmente informati alla maggiore esattezza desiderabile, e riguardano la differenza tra gli incassi e i pagamenti di bilancio, riferiti ad ogni Ministero e riferiti ad ogni ramo di attivit\u00e0 finanziaria): la Sicilia, in dieci mesi di esercizio ha un supero di spese in confronto agli incassi di 6 miliardi e 710 milioni; la Sardegna 2 miliardi e 639 milioni; la Calabria 2 miliardi e 384 milioni; le Puglie 8 miliardi e 570 milioni; la Lucania 924 milioni; la Campania 10 miliardi e 215 milioni; gli Abruzzi 2 miliardi e 616 milioni; le Marche 929 milioni; la Venezia Tridentina 448 milioni; la Venezia Giulia \u2013 e richiamo la benevola attenzione dell\u2019Assemblea su questa cifra, che \u00e8 la maggiore di tutte le Regioni d\u2019Italia, come passivo \u2013 la Venezia Giulia, 11 miliardi e 304 milioni.<\/p><p>Vengono poi le Regioni in cui gli incassi sono superiori alle spese. Si incomincia dall\u2019Umbria con 292 milioni in pi\u00f9; abbiamo poi la Toscana con un supero di 2 miliardi 942 milioni; l\u2019Emilia con 3 miliardi 581 milioni; la Liguria con 4 miliardi 102 milioni; il Piemonte con 17 miliardi 242 milioni; il Veneto con 3 miliardi 395 milioni, la Lombardia con un supero di 54 miliardi 692 milioni.<\/p><p>Ora, questa differenza di incassi e di spese, cos\u00ec profonda fra Regione e Regione, non \u00e8 una novit\u00e0 dell\u2019oggi; essa fu sempre corretta e regolata dallo Stato unitario. Lo Stato ha sempre dato alle Regioni del Mezzogiorno deficitarie ci\u00f2 che occorreva ad esse per completare i loro bilanci. E qui \u00e8 bene chiarire un punto che ha dato luogo troppo spesso ad una voce non fondata, cio\u00e8 che lo Stato unitario abbia soltanto sfruttato il Mezzogiorno e abbia dato la maggior parte delle sue risorse al Settentrione.<\/p><p>NITTI. Non \u00e8 vero.<\/p><p>BERTONE. Lo so, onorevole Nitti, ma questo fu detto e ripetuto: fu detto e ripetuto che la maggior parte delle sue risorse lo Stato l\u2019abbia devoluta a beneficio del Settentrione. Io chiedo all\u2019Assemblea che mi sia consentito di esporre brevissimamente qualche dato di fatto al riguardo. Nel 1927, il Ministero delle finanze ha pubblicato uno studio interessantissimo, un grosso volume il quale analizza ed espone tutte indistintamente le spese per lavori pubblici, per bonifiche, per strade, per acquedotti, per ferrovie, che lo Stato ha fatto in tutte le singole regioni d\u2019Italia, a partire dal 1870, per giungere sino al 1924, prendendo cio\u00e8 in considerazione 54 anni di pubblica gestione.<\/p><p>Orbene, in questi 54 anni di gestione, risulta da queste statistiche ufficiali che l\u2019onere complessivo a carico dei lavori pubblici \u00e8 stato il seguente: per l\u2019Italia settentrionale 5 miliardi 974 milioni; per l\u2019Italia centrale 4 miliardi 718 milioni; per l\u2019Italia meridionale e insulare 8 miliardi e 47 milioni, cio\u00e8 una cifra superiore.<\/p><p>CORBINO. Ma sono lire che hanno un diverso potere d\u2019acquisto.<\/p><p>BERTONE. Ma io le riferisco a tutte le regioni d\u2019Italia ed evidentemente la moneta era uguale per tutte a parit\u00e0 di tempo.<\/p><p>Scendendo a particolari settori, per strade in Italia settentrionale si sono spesi 173 milioni 461 mila, in Italia centrale 148 milioni 689 mila, in Italia meridionale e insulare 752 milioni 915 mila. Sono milioni di allora questi, intendiamoci bene. Ci\u00f2 significa che i 752 milioni di quell\u2019epoca possono per lo meno essere moltiplicati per cento.<\/p><p>AMBROSINI. Ma dopo l\u2019altra guerra, la moneta era gi\u00e0 svalutata e bisogna tenere presente che le maggiori spese per il Meridione furono fatte specialmente dopo la prima guerra mondiale.<\/p><p>BERTONE. Ma io ho accennato a queste cifre unicamente per richiamarmi ad un concetto esposto qui da un oratore del Partito comunista, che ha pronunziato uno dei pi\u00f9 eloquenti e appassionati discorsi, l\u2019onorevole Gullo. Il resoconto sommario cos\u00ec riporta il suo discorso: \u00abEgli \u00e8 calabrese, ma onestamente deve dichiarare che \u00e8 un falso luogo comune quello che le provincie meridionali siano state sfruttate pi\u00f9 che aiutate dallo Stato unitario italiano. Cos\u00ec dicendo, si afferma una condanna ingiusta al centralismo italiano, giusta invece se diretta a colpire la sola classe dirigente del Mezzogiorno d\u2019Italia. Non il centralismo, ma la complicit\u00e0 e la connivenza vergognosa delle classi dirigenti meridionali, gelose dei loro privilegi, con alcuni interessi altrettanto egoistici dell\u2019Alta Italia, furono la causa della lentezza con cui il Meridione segu\u00ec lo sviluppo della civilt\u00e0 del resto del Paese\u00bb. E qui il resoconto sommario segna \u00abapplausi\u00bb di consenso.<\/p><p>Ora, io questo volevo dire: che lo Stato, evidentemente, dovr\u00e0 sempre tener conto di questa differenza di posizione, di economia, di tradizioni tra Regione e Regione, e ci\u00f2 che \u00e8 stato fatto in passato, non solo dovr\u00e0 ancora essere fatto per l\u2019avvenire: dare pi\u00f9 a chi ha maggiori bisogni, dare meno a chi bisogni non ha; ma la differenza star\u00e0 in questo: che, se \u00e8 vero che per il passato con questo sistema centralistico le spese dedicate al Mezzogiorno non hanno reso quello che dovevano rendere; se si sono spesi miliardi per le strade, e le strade non ci sono, vuol dire che i miliardi non sono stati spesi bene; e non furono spesi bene probabilmente perch\u00e9 mancava il controllo; il controllo delle autorit\u00e0, delle popolazioni e dei centri locali.<\/p><p>Ora, a questo tende la costituzione della Regione. Io mi domando se, quando lo Stato dar\u00e0 somme per opere pubbliche, integrer\u00e0 i bilanci delle Regioni che di integrazione hanno bisogno; quando in base al regime democratico oggi costituito le popolazioni locali creeranno le loro amministrazioni con maggiore indipendenza, con spirito di iniziativa, spesso con responsabilit\u00e0 maggiore di quella che non hanno avuto fino ad oggi, mi domando se allora non avremo una maggiore garanzia che le somme destinate alle Regioni che di integrazione hanno bisogno saranno meglio spese; e se non avremo fatto un passo avanti nel progresso generale.<\/p><p>Non ho altro da dire in proposito, se non osservare che, in fondo, vi \u00e8 gi\u00e0 stata un\u2019anticipazione, per merito, credo, dello stesso onorevole Ruini, quando si sono costituiti i Provveditorati regionali per le opere pubbliche. Questi Provveditorati regionali hanno veramente dato la sensazione che qualche cosa di nuovo ormai sia avvenuto nelle amministrazioni regionali. Se si guardano le spese fatte dai Provveditorati, si ha la sensazione precisa che lo Stato non dimentica i suoi doveri da Regione a Regione, distinguendo quelle che hanno maggiori risorse da quelle che ne hanno meno. Ma queste spese sono state fatte con maggiore oculatezza, e i Provveditorati hanno assunto tale quantit\u00e0 di opere pubbliche che non so in quali anni precedenti possa dirsi essere stata ragguagliata all\u2019attuale.<\/p><p>In dieci mesi di esercizio l\u2019Italia settentrionale ha avuto spese di opere pubbliche assegnate per 8 miliardi 193 milioni; l\u2019Italia centrale per 5 miliardi 586 milioni; l\u2019Italia meridionale e insulare per 18 miliardi 12 milioni.<\/p><p>Ora, queste spese sono state controllate localmente, sono state elargite dai Provveditorati, ed i Provveditorati hanno vigilato come queste spese venivano fatte, per mezzo del genio civile, per mezzo dei propri uffici.<\/p><p>Ora, questo mi sembra sia gi\u00e0 un\u2019anticipazione in piccola misura di quello che pu\u00f2 essere la costituzione e l\u2019amministrazione regionale. E io da questo buon risultato dei Provveditorati traggo auspicio per l\u2019avvenire della Regione in quanto riguarda le spese pubbliche e il modo in cui le spese pubbliche vengono erogate e controllate.<\/p><p>Non ho altro da aggiungere, se non avvertire che il passato insegna che quando lo Stato continuer\u00e0 a fare tutto il suo dovere verso le Regioni, come sempre ha fatto, noi avremo una maggiore garanzia che le risorse dello Stato e locali saranno spese meglio che non in passato.<\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019onorevole Preti ha presentato il seguente emendamento:<\/p><p>\u00ab<em>Sostituire il primo comma col seguente<\/em><em>:<\/em><\/p><p>\u00abLe Regioni hanno autonomia finanziaria nelle forme e nei limiti stabiliti da leggi della Repubblica, che la coordinano con la finanza dello Stato, delle Provincie e dei Comuni\u00bb.<\/p><p>Ha facolt\u00e0 di svolgerlo.<\/p><p>PRETI. Ho presentato un emendamento inteso ad escludere che la finanza regionale sia regolata \u2013 come dice il 1\u00b0 comma dell\u2019articolo 113 \u2013 da leggi costituzionali.<\/p><p>Sostanzialmente mi sembra pi\u00f9 che sufficiente che la finanza regionale sia regolata attraverso la normale procedura legislativa. Mi sembra che, facendo diversamente, si complicherebbero le cose inutilmente.<\/p><p>D\u2019altra parte si tratta d\u2019una disposizione che direi senza precedenti anche dal punto di vista \u2013 se non erro \u2013 del diritto comparato; e quindi voglio sperare che la Commissione vorr\u00e0 accettare questo emendamento.<\/p><p>Ho presentato in seguito alcuni emendamenti soppressivi, in quanto modestamente \u2013 poich\u00e9 non sono un tecnico della materia \u2013 io penso che sia piuttosto difficile, e forse anche inopportuno, regolare la materia dei tributi \u2013 dire cio\u00e8 quali tributi siano assegnati e quali non siano assegnati alla Regione \u2013 in un articolo della Costituzione.<\/p><p>Del resto questo stesso pensiero hanno espresso deputati molto pi\u00f9 autorevoli di me e non \u00e8 quindi il caso che io stia a dare una dimostrazione di questo asserto.<\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019onorevole Dugoni ha presentato il seguente emendamento:<\/p><p>\u00ab<em>Al primo comma, sostituire le parole: <\/em>da leggi costituzionali <em>con le altre:<\/em> dalle leggi dello Stato\u00bb.<\/p><p>L\u2019onorevole Dugoni ha facolt\u00e0 di svolgerlo.<\/p><p>DUGONI. Mantengo l\u2019emendamento e rinuncio per il momento a svolgerlo.<\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019onorevole Colitto ha presentato il seguente emendamento:<\/p><p>\u00ab<em>Al primo comma, sopprimere le parole: <\/em>nelle forme, <em>e<\/em> <em>sostituire alle parole:<\/em> che la coordinano <em>le altre:<\/em> che, nel precisarli, provvedano altres\u00ec a coordinarla\u00bb.<\/p><p>L\u2019onorevole Colitto ha facolt\u00e0 di svolgere il suo emendamento.<\/p><p>COLITTO. Queste mie brevissime modifiche attengono puramente alla forma. L\u2019articolo 113 nel suo primo comma inizia con le parole: \u00abLe regioni hanno autonomia finanziaria nelle forme e nei limiti\u00bb.<\/p><p>Ora a me sembra che la parola \u00ablimiti\u00bb accenni senz\u2019altro a binari che non possono essere trapiantati anche nel campo delle forme. Le parole quindi \u00abnelle forme\u00bb che si leggono in quella dizione mi sembrano superflue.<\/p><p>Non insisto invece nell\u2019altra modifica. Potr\u00e0 eventualmente tenersene conto quando si vorr\u00e0 rivedere la forma degli articoli della Costituzione.<\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019onorevole Zotta ha presentato il seguente emendamento, firmato anche dagli onorevoli Bosco Lucarelli, Domined\u00f2, Petrilli, Jacini, Gabriele, Perrone Capano, Caccuri, Chieffi, Lettieri, Abozzi, Franceschini, De Maria, Camposarcuno, Caiati, Recca, Coccia, Perlingieri, Angelucci, De Martino, Viale, Orlando Camillo, Broggio, Guerrieri e Monterisi:<\/p><p>\u00ab<em>Sostituire il secondo e il terzo comma con i seguenti<\/em><em>:<\/em><\/p><p>\u00abAlle Regioni sono assegnati tributi propri e quote di tributi erariali. Il gettito complessivo del tributo erariale \u00e8 ripartito in modo che le Regioni meno fornite di mezzi possono provvedere alle loro funzioni e al loro sviluppo per il raggiungimento di un livello comune di benessere e di progresso in tutto il Paese.<\/p><p>\u00abAllo stesso scopo, lo Stato pu\u00f2 assegnare alle singole Regioni contributi speciali\u00bb.<\/p><p>Ha facolt\u00e0 di svolgerlo.<\/p><p>ZOTTA. Siamo cos\u00ec giunti al punto pi\u00f9 delicato della vita delle Regioni: all\u2019autonomia finanziaria, senza la quale vano \u00e8 parlare di autonomia legislativa ed amministrativa. Per esercitare le funzioni loro assegnate, le Regioni hanno bisogno di mezzi finanziari, cio\u00e8 di entrate.<\/p><p>Qui sorgono due problemi:<\/p><p>Quali entrate deve lo Stato assegnare alle Regioni? Vi sono Regioni che hanno bisogni, per cui le entrate normali non sono sufficienti?<\/p><p>Alla prima questione ha dato risposta esauriente nell\u2019ultima seduta l\u2019onorevole Ruini, con ricchezza e precisione di dati, mostrando infondate le preoccupazioni di coloro che temono non possa la Regione assolvere i suoi compiti senza turbare l\u2019equilibrio del bilancio statale col sottrarre all\u2019erario cospicue entrate o senza aggravare l\u2019onere tributario dei cittadini.<\/p><p>Noi abbiamo visto come siano rimaste allo Stato le funzioni che mirano alla tutela giuridica dei consociati. Le altre funzioni, le quali possono definirsi di carattere sociale, in quanto mirano direttamente al miglioramento fisico, economico e spirituale della popolazione, sono esercitate dallo Stato o sono affidate alle Regioni, secondo che siano di carattere generale e interessino tutta la collettivit\u00e0 o tocchino interessi esclusivamente o prevalentemente locali. Sicch\u00e9, dal lato finanziario, per entit\u00e0 di spese, la sfera di attivit\u00e0 propria delle Regioni, riguarda in prima linea le opere pubbliche e l\u2019agricoltura, poi l\u2019assistenza sanitaria ed ospedaliera, l\u2019igiene e la sanit\u00e0, ed infine, con lieve ripercussione sul bilancio regionale, le altre funzioni.<\/p><p>Di quale ammontare ha bisogno la Regione per vivere?<\/p><p>L\u2019onorevole Ruini ha presentato un quadro, da cui risulta che nel bilancio dello Stato 1938-39 su una spesa di quaranta miliardi, un miliardo e mezzo sono assorbiti per lavori pubblici. \u00c8 questa la spesa maggiore tra quelle in esame: tutti gli altri titoli di spesa sono destinati a gravare in misura relativamente tenue sul bilancio dello Stato.<\/p><p>Io mi sono fermato ad esaminare le spese dello Stato, negli anni finanziari 1931-32, 1932-33, 1933-34 ed ho constatato che l\u2019ammontare percentuale delle spese per opere pubbliche si aggira sulla media di 7,5 per cento. Aggiungendo gli altri titoli, che ora passano alla Regione, si giunge ad un 10 per cento.<\/p><p>Bisogna, dunque, che lo Stato assegni alla Regione il 10 per cento delle sue entrate.<\/p><p>E qui, esattamente osservava l\u2019onorevole Ruini, basta passare alle Regioni il gettito delle imposte immobiliari ed una quota delle imposte di ricchezza mobile. In materia di imposizione, le ricchezze che risentono vantaggio da determinati servizi, ne sostengono anche le spese. Delle varie ricchezze costituenti la materia imponibile, la propriet\u00e0 immobiliare ha carattere di ricchezza prevalentemente locale, essendo dal punto di vista territoriale localizzata. Un sistema tributario razionale tende a riservare allo Stato le entrate derivanti da ricchezze di carattere nazionale e agli enti locali quelle provenienti da ricchezze di carattere locale.<\/p><p>Ora, assegnando alla Regione l\u2019imposta fondiaria e fabbricati, nonch\u00e9 una quota della imposta di ricchezza mobile, si pu\u00f2 raggiungere quel 10 per cento di entrate, occorrenti per sostenere le spese necessarie per le funzioni che lo Stato devolve alle Regioni.<\/p><p>Lo Stato perde di entrate di quanto si sgrava di spese.<\/p><p>Alla prima questione si risponde dunque esaurientemente: l\u2019autonomia finanziaria delle Regioni non importa aggravio n\u00e9 per lo Stato n\u00e9 per i cittadini.<\/p><p>Ma vi \u00e8 un\u2019altra questione: vi sono Regioni, che hanno bisogni, per cui le entrate normali non sono sufficienti. Su questo punto vi \u00e8 una lacuna nel Progetto, nella nuova formulazione della Commissione e nella Relazione dell\u2019onorevole Ruini, il quale, in proposito, si \u00e8 limitato a dire semplicemente che il nuovo testo prevede l\u2019assegnazione di contributi speciali per determinati compiti.<\/p><p>\u00c8 una triste realt\u00e0. In Italia vi sono Regioni che bastano a se stesse ed altre che, per povert\u00e0 naturale, per ragioni storiche ed anche per incomprensione di governanti, sono oggi a tal punto da avere imprescindibile bisogno di integrazione e di aiuto.<\/p><p>RUINI, <em>Presidente della Commissione per la Costituzione.<\/em> Per quanto si dia in sede di finanza, non potranno con ci\u00f2 raggiungere il livello di benessere economico che \u00e8 determinato da tante altre ragioni.<\/p><p>ZOTTA. Noi abbiamo affidato alla Regione una complessit\u00e0 di compiti di carattere amministrativo. Prendiamo ad esempio la viabilit\u00e0, gli acquedotti, i lavori pubblici di interesse regionale, i servizi pubblici, l\u2019assistenza, l\u2019igiene e la sanit\u00e0 pubblica, parte della pubblica istruzione, l\u2019agricoltura. Si sa che le maggiori deficienze in questo vasto campo si riscontrano nelle Regioni povere. In talune vi sono condizioni di vita addirittura primitive. Mentre si assiste con compiacimento al rinfittirsi della rete stradale in alcune zone d\u2019Italia, intersecate in tutti i sensi da strade di ogni specie, noi vediamo per contro, con profondo rammarico, paesi che o per mancanza di vie carrozzabili o per deficienza di servizi pubblici, non sono affatto collegati col mondo civile o ne restano separati per tutta la stagione invernale (della mia Lucania, ad esempio: Brindisi di Montagna, Castelsaraceno, ecc.). Quivi le persone che avessero bisogno di un pronto intervento chirurgico sono dannate a morire come bestie. Mancano in molta parte dei Comuni lucani le fognature. I contadini vivono in casette rudimentali di un unico vano, che hanno del tugurio o della spelonca: ivi dormono promiscuamente uomini, donne, animali.<\/p><p>Cito la Lucania, perch\u00e9 \u00e8 la Regione che conosco meglio. Non molto superiori sono le condizioni di vita delle altre terre dell\u2019Italia meridionale, di alcune dell\u2019Italia centrale e, qua e l\u00e0, anche di qualcuna dell\u2019Italia settentrionale, specie nelle zone alpine e carsiche. Ma il problema \u00e8 fondamentalmente meridionale. Dal lato finanziario, esso si presenta cos\u00ec: vi sono Regioni, che in confronto delle altre, hanno un gettito di entrate pi\u00f9 ridotto e nel contempo son quelle che hanno un maggior numero di bisogni. Sicch\u00e9 i bilanci regionali pi\u00f9 grami debbono affrontare i compiti pi\u00f9 gravosi.<\/p><p>Ora come si pone il problema dell\u2019autonomia finanziaria di fronte a queste Regioni? Se noi attribuiamo loro le imposte immobiliari e una quota, uguale per tutte, di ricchezza mobile potranno esse vivere e prosperare?<\/p><p>Indubbiamente no.<\/p><p>Codeste Regioni hanno i bisogni delle altre agiate o ricche; e in pi\u00f9 quelli che derivano dalla umana ed insopprimibile aspirazione di portarsi al livello di quelle o quanto meno di raggiungere condizioni possibili di vita civile. Esse debbono poter vivere; esse debbono poter prosperare. E invece con l\u2019accennata ripartizione di tributi non hanno tutti i mezzi necessari per vivere; non ne hanno affatto per prosperare.<\/p><p>Questa \u00e8 la storia dolorosa delle Regioni povere d\u2019Italia, di cui occorre tener conto nella impostazione del capitolo sull\u2019autonomia finanziaria, per stabilire, con aderenza alla realt\u00e0, i rapporti tra codesti enti che sorgono a vita autonoma e lo Stato.<\/p><p>Ecco la domanda: il regionalismo importa una politica di separatismo e di isolazionismo finanziario, ovvero si innesta sul tronco della solidariet\u00e0 e dell\u2019unit\u00e0 degli interessi nazionali? In altre parole, l\u2019autonomia finanziaria \u00e8 destinata a chiudere per sempre nei loro confini le miserie di alcune Regioni e le ricchezze di altre, perpetuando con codeste barriere l\u2019inferiorit\u00e0 del Mezzogiorno di fronte al resto del Paese? Siamo cio\u00e8 al punto di dire: ogni Regione ormai viva per conto proprio?<\/p><p>Io sono tra i fautori pi\u00f9 ardenti del regionalismo, perch\u00e9 sono convinto che stimolando le energie e le iniziative locali, nel campo pubblico e privato, le nostre terre possono uscire dall\u2019attuale fase di miseria, la quale \u00e8 in parte dovuta anche al senso di avvilimento e di rinunzia, in cui il nostro popolo \u00e8 caduto dinanzi alle tristi vicende della storia e all\u2019ineluttabile avversit\u00e0 della natura. Ritengo pernicioso il sistema paternalistico, per cui si pretende di ottenere dallo Stato il rimedio contro tutti i mali. Ma intanto bisogna preparare il terreno per questa auspicata fioritura. E le condizioni attuali sono tristi e le risorse locali quanto mai impotenti ad eliminarle. Noi abbiamo problemi immensi: come quello della viabilit\u00e0, del rimboschimento, della sistemazione dei bacini montani, del regolamento del corso dei fiumi, del latifondo, della bonifica dei terreni, della irrigazione, della malaria, della tubercolosi. Sono tutte operazioni, cui non sono in grado di attendere con possibilit\u00e0 di risultati concreti n\u00e9 i privati, n\u00e9 gli enti locali, ma solo lo Stato.<\/p><p>Il Progetto ha solo sfiorato il problema, che \u00e8 di importanza costituzionale, e, nell\u2019intento di superare la visione isolazionista, ha escogitato due rimedi.<\/p><p>Si preoccupa innanzi tutto che alle Regioni povere siano assicurati i mezzi per adempiere alle loro \u00abfunzioni essenziali\u00bb.<\/p><p>Ha poi previsto la possibilit\u00e0 della creazione di una cassa nazionale di integrazione.<\/p><p>Il \u00abfine\u00bb \u00e8 quello di venire incontro alle Regioni povere per le spese necessarie alle loro \u00abfunzioni essenziali\u00bb. Io domando: sono funzioni essenziali quelle che, a mo\u2019 di esempio, ho citato dianzi: viabilit\u00e0, acquedotti, lavori pubblici in genere? Mi sembra che quell\u2019aggettivo sia posto l\u00ec in veste usuraria, con carattere restrittivo, a significare quelle funzioni primarie, senza di cui l\u2019ente non vive: e che esuli tutto ci\u00f2 che sa di conforto, di miglioramento, di progresso.<\/p><p>Ora l\u2019onorevole Bertone propone un emendamento, per cui lo Stato integra i bilanci delle Regioni per le spese straordinarie, \u00abse e in quanto necessario\u00bb.<\/p><p>Vi \u00e8 un miglioramento di fronte al Progetto. Dire \u00abspese straordinarie\u00bb significa andare al di l\u00e0 delle \u00abspese essenziali\u00bb, le quali si svolgono nell\u2019ambito delle spese ordinarie.<\/p><p>Ma la prima parte della proposizione mi sembra monca: \u00abse e in quanto necessario\u00bb. A che? L\u2019idea della necessit\u00e0 sorge in rapporto ad un fine. E un concetto di relazione. Per non morire d\u2019inedia noi diciamo che \u00e8 necessaria una somma; per vivere agiatamente noi diciamo che \u00e8 necessaria un\u2019altra. La necessit\u00e0 muta secondo il tenore di vita che l\u2019uomo si prefigge.<\/p><p>Si parla qui delle necessit\u00e0 ridotte di Regioni povere ed arretrate o di necessit\u00e0 di elevare codeste Regioni al livello di quelle ricche e progredite?<\/p><p>Questo occorre dire, perch\u00e9 sia completa, logicamente e sostanzialmente, la proposizione.<\/p><p>Tutti i partiti hanno assunto a loro principio programmatico la risoluzione del problema del Mezzogiorno: non solo ne hanno fatto oggetto di voti e di ordini del giorno nei rispettivi congressi, ma \u2013 quel che pi\u00f9 conta \u2013 ne hanno fatto oggetto di discussioni nella campagna elettorale: sicch\u00e9 si \u00e8 promesso al popolo che la rappresentanza legislativa in seno alla Costituente importava tra l\u2019altro il dovere della impostazione del problema sul terreno costituzionale.<\/p><p>Vanamente ora si direbbe che la discussione vada rimessa alla legislazione ordinaria. Sarebbe questa l\u2019ennesima delusione, la pi\u00f9 solenne e la pi\u00f9 amara, per il nostro povero popolo, il quale, anche questa volta, ci aveva creduto!<\/p><p>Il problema \u00e8 costituzionale. Che altro \u00e8 la Costituzione se non l\u2019insieme dei princip\u00ee che fissano i momenti fondamentali della vita di una collettivit\u00e0 di persone? E non \u00e8 fondamentale forse stabilire come una met\u00e0 circa della popolazione debba vivere con l\u2019altra met\u00e0, in quelle condizioni di unit\u00e0 sociale, civile, morale, senza delle quali non esiste l\u2019unit\u00e0 politica? \u00c8 costituzionale il problema, come i medici dicono sia costituzionale una malattia, anche se si manifesti in un punto solo dell\u2019organismo umano. Qui l\u2019organismo sociale italiano non \u00e8 sano.<\/p><p>Qual \u00e8 la ragione di questa Costituzione? Dare al Paese ordinamenti democratici; superare, nel contrasto tra il ricco e il povero, la distanza che li separa e che fa del primo il tiranno del secondo.<\/p><p>Noi avremo attuato solo in parte questi due fondamentali princip\u00ee, se limiteremo la nostra visione ai rapporti tra il lavoratore e il datore di lavoro.<\/p><p>Il problema \u00e8 pi\u00f9 ampio. Esiste una Italia florida ed una Italia grama. Vi \u00e8 dunque, nel campo geografico, una contrapposizione tra il ricco e il povero, con la tirannia del primo sul secondo, come nel campo sociale.<\/p><p>Abbiamo eliminato gli effetti di una tal contrapposizione sul terreno sociale, nei rapporti tra datore di lavoro e lavoratore. Dobbiamo ora eliminarla sul terreno nazionale, nei rapporti tra Regioni ricche e Regioni povere.<\/p><p>Oggi l\u2019Italia presenta questo quadro: privilegi e differenze sociali, economiche e politiche esistono sotto due aspetti, l\u2019uno di classe, l\u2019altro geografico. Noi abbiamo il dovere di sforzarci per eliminare entrambi. Se la Costituzione ci\u00f2 non facesse, mancherebbe al suo scopo e noi tradiremmo il popolo, che ci ha eletti.<\/p><p>Il problema del Mezzogiorno sta nel far convergere gli sforzi particolari delle Regioni interessate e quelli collettivi dello Stato verso la eliminazione di quella barriera, che divide profondamente il Nord dal Sud, nel campo economico e sociale, e nel rendere possibile il raggiungimento di un livello comune di benessere e di prosperit\u00e0 in tutto il Paese.<\/p><p>A fissare questo principio e questa esigenza mira il mio emendamento.<\/p><p>Faccio appello ai colleghi, al di sopra di ogni distinzione di partiti, che in questo caso non avrebbe senso: ai deputati meridionali, perch\u00e9 in questo punto della Costituzione, che \u00e8 quello proprio, si sforzino di portare intera la voce del popolo, che li ha eletti; ai deputati settentrionali, perch\u00e9 si associno in quest\u2019opera di solidariet\u00e0 umana e nazionale. (<em>Applausi<\/em>).<\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019onorevole Codignola ha presentato il seguente emendamento:<\/p><p>\u00ab<em>Sostituire il secondo comma col seguente<\/em><em>:<\/em><\/p><p>\u00abLa Regione provvede alle proprie necessit\u00e0 finanziarie mediante sovrimposte o quote di tributi erariali e comunali, o contributi erariali ad essa riservati dallo Stato, o con tributi propri, nei limiti e con le modalit\u00e0 previsti dalla legge. Per l\u2019accertamento e l\u2019esazione dei tributi, la Regione si avvale degli organi dello Stato a ci\u00f2 designati\u00bb.<\/p><p>L\u2019onorevole Codignola non \u00e8 presente.<\/p><p>FOA. Faccio mio l\u2019emendamento Codignola.<\/p><p>PRESIDENTE. Ha facolt\u00e0 di svolgerlo.<\/p><p>FOA. Poche parole, onorevole Presidente, perch\u00e9 l\u2019emendamento mi sembra tanto chiaro che non ha bisogno di un\u2019esposizione dettagliata. La sua caratteristica principale consiste nel richiamo alla legislazione ordinaria per quanto riguarda la regolamentazione della finanza regionale. Questo, non solo per ragioni di principio, ma per ragioni pratiche, perch\u00e9 le riforme eventualmente necessarie non seguano una complicata procedura di revisione. La specificazione in sede costituzionale delle fonti finanziarie delle Regioni, risponde alla necessit\u00e0, che \u00e8 da noi acutamente avvertita, di evitare che, attraverso l\u2019autonomia finanziaria, si possano compromettere, oggi o in avvenire, quelle che sono le caratteristiche fondamentali del sistema tributario nazionale.<\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019onorevole Cartia ha presentato il seguente emendamento:<\/p><p>\u00ab<em>Al secondo comma, dopo le parole:<\/em> e quote di tributi erariali, <em>aggiungere:<\/em> le quali saranno determinate secondo criterio di redistribuzione del reddito nazionale, allo scopo di attuare una perequazione interregionale\u00bb.<\/p><p>\u00ab<em>Sopprimere il resto del comma<\/em>\u00bb.<\/p><p>L\u2019onorevole Cartia ha facolt\u00e0 di svolgerlo.<\/p><p>CARTIA. Onorevoli colleghi, il problema dell\u2019autonomia finanziaria non si pu\u00f2 improvvisare con note sentimentali. Sono numeri ed i numeri non sono suscettibili di note sentimentali. Le previsioni in questo campo vanno fatte con un concreto esame di dati. Regionalisti o anti-regionalisti si ha il dovere, una volta istituito quest\u2019ente, di collaborare perch\u00e9 quest\u2019istituto sia vivo e vitale. Insieme dobbiamo vedere quale deve essere la forma da dare a questa autonomia finanziaria che si afferma nell\u2019articolo del progetto, e quale il risultato pratico che si pu\u00f2 raggiungere, di modo che l\u2019autonomia in parola non resti una affermazione astratta. Il problema va posto in questi termini: autonomia finanziaria s\u00ec, ma in funzione di autosufficienza finanziaria delle Regioni. C\u2019\u00e8 questa autosufficienza delle Regioni? \u00c8 qui il punto cruciale dell\u2019indagine. Ieri l\u2019altro, l\u2019onorevole Ruini, Presidente della Commissione, ha fatto tutto un esame di dati e ci rimand\u00f2 anche a pagina 191 della relazione della Commissione. Ho voluto controllare che cosa dice questa pagina. \u00c8 una pagina che mette molta sete ma non d\u00e0 nulla da bere, perch\u00e9 finisce col dirci che il 40 per cento delle entrate statali \u00e8 suscettibile di essere ripartito regionalmente, per il 25 per cento si potrebbero far ricerche nei vari uffici dell\u2019Amministrazione centrale, e del 35 per cento non \u00e8 possibile sapere nulla. Ed allora, bisogna convenire che siamo su un terreno di dati incerti.<\/p><p>RUINI, <em>Presidente della Commissione per la Costituzione.<\/em> No.<\/p><p>CARTIA. Se abbiamo solo un 40 per cento suscettibile di essere statisticamente distribuito fra le Regioni, e questa distribuzione pu\u00f2 farsi solo per un certo numero di anni, evidentemente non mi pare che abbiamo dati certi per affermare che ci siano elementi per conclusioni precise.<\/p><p>Comunque, ammetto anche il ragionamento dell\u2019illustre Presidente della Commissione, il quale per\u00f2 deve darmi atto che ieri l\u2019altro ci present\u00f2 un\u2019autosufficienza in questi termini: le entrate tratte dal bilancio dello Stato e ripartite secondo gli incassi per Regioni, e poi le spese ripartite anch\u2019esse per Regioni sempre secondo il bilancio generale delle passate esperienze, tenendo conto dei compiti passati ora alle Regioni: con questi incassi regionali, si dice, sar\u00e0 possibile provvedere alle spese regionali.<\/p><p>Questo, in sintesi, il discorso che fu illustrato con cifre ineccepibili. Se noi limitiamo per\u00f2 nel campo finanziario l\u2019autonomia regionale al fatto che le Regioni quello che incasseranno lo dedicheranno ai loro compiti nei limiti di spesa ricavati dal bilancio centrale dello Stato, come ci sono prospettati da una tradizione di circa ottant\u2019anni, allora non facciamo altro che presentare un bilancio decentrato; cio\u00e8 a dire decentriamo il bilancio e il conto torna. Ma non torna per le finalit\u00e0 che la Regione si propone, che sono finalit\u00e0 dirette ad aumentare il livello di vita della Regione stessa, sono finalit\u00e0 dirette a potenziare economicamente la Regione, dirette, insomma, a sollevare le Regioni pi\u00f9 derelitte.<\/p><p>RUINI, <em>Presidente della Commissione per la Costituzione.<\/em> Io non ho mai detto questo.<\/p><p>CARTIA. Ed allora il conto non torna, perch\u00e9 allora dobbiamo tornare all\u2019esame dell\u2019autosufficienza con le cifre alla mano.<\/p><p>Infatti io dico: oltre ai dati statistici generali \u00e8 proprio l\u2019esperimento che si \u00e8 fatto in Sicilia che non autorizza ad avere questa rosea visione della autonomia finanziaria. Si \u00e8 detto: la Sicilia si \u00e8 sovraccaricata di un eccesso di compiti e pu\u00f2 darsi che si trovi in difficolt\u00e0 finanziarie.<\/p><p>Io guardo con grande trepidazione l\u2019autonomia finanziaria siciliana, perch\u00e9 non condivido l\u2019ottimismo sulle possibilit\u00e0 finanziarie autonome. Ed a questo riguardo vi \u00e8 un esperimento recente; l\u2019impostazione del bilancio della Regione siciliana, pubblicato sette giorni fa. Vediamo come il Governo della Regione ha impostato il bilancio: 12 miliardi di bilancio, attivo e passivo. \u00c8 vero che sono innumerevoli i compiti che la Regione ha, ma sono altrettanto cospicui i cespiti che la Regione siciliana si \u00e8 riservati. Essa ha tutte le entrate, di qualsiasi natura, compresi i dazi di protezione, ed allo Stato sono riservate soltanto le imposte di fabbricazione ed i monopoli, che in Sicilia si riducono al lotto e ai tabacchi. Lo Stato non ha altro. Le entrate siciliane dovrebbero essere pi\u00f9 che sufficienti, quindi, se calzasse il ragionamento che ha fatto il Presidente della Commissione.<\/p><p>RUINI, <em>Presidente della Commissione per la Costituzione.<\/em> Ma la Sicilia ha molte spese che la Regione normale non ha.<\/p><p>CARTIA. Ha per\u00f2 tutti gli incassi, perch\u00e9 ho gi\u00e0 spiegato che lo Stato incassa soltanto tabacchi, imposte di fabbricazione e lotto, che si aggirano soltanto sui tre o quattro miliardi. Quindi non calza il ragionamento che si \u00e8 fatto a questo riguardo per dimostrare la pretesa autosufficienza di tutte le Ragioni.<\/p><p>Che cosa avviene nel bilancio siciliano? Come si fa tornare il conto? Gli incassi delle entrate ordinarie arrivano a 7-8 miliardi; bisogna arrivare a dodici, ce ne vogliono altri quattro o cinque per completare e si completa in questa maniera: si incamera, si mette nel preventivo il gettito della proporzionale che stiamo ancora discutendo, in questi giorni in questa Assemblea. Ma non basta: si aggiunge la progressiva, ed allora si arriva ai dodici miliardi. Quindi le entrate straordinarie vengono assorbite per il normale bilancio di esercizio. Ma questo non \u00e8 un bilancio autosuff\u00ecciente!<\/p><p>Come la Sicilia raggiunge la sua autonomia in funzione degli scopi che questa si propone? La raggiunge quando a quei miliardi della patrimoniale che fanno tornare il conto dei dodici miliardi del bilancio (e si noti che allo Stato restano nei confronti della Sicilia degli oneri non indifferenti come quelli relativi agli affari esteri, all\u2019interno, alla giustizia, ai ministeri delle forze armate, all\u2019istruzione media superiore ecc.) si aggiungono i miliardi del fondo di solidariet\u00e0 nazionale.<\/p><p>Questo \u00e8 congegnato in modo (per l\u2019articolo 36 dello Statuto siciliano) che si pu\u00f2 avere un contributo statale rapportato alla media nazionale della popolazione attiva per cui il Governo regionale pu\u00f2 contare su sedici o diciassette miliardi all\u2019anno approssimativamente.<\/p><p>Con altro contributo statale annuo di tre miliardi e duecento milioni la Sicilia affronter\u00e0 il problema dell\u2019elettricit\u00e0 e della bonifica di 700 ettari di terra, ma non con fondi suoi, bens\u00ec con mezzi che dar\u00e0 la finanza nazionale.<\/p><p>Tutto questo ha un grande significato, e tengo a dirlo all\u2019Assemblea, perch\u00e9, come siciliano, desidero dimostrare che la Sicilia deve considerarsi inscindibile dal resto del territorio nazionale. E quindi le tendenze separatiste o filo-separatiste non trovano fondamento nella realt\u00e0 dei fatti finanziari. La Sicilia non pu\u00f2 che \u201caspirare all\u2019unit\u00e0 con l\u2019Italia ed alla solidariet\u00e0 nazionale. Questa esigenza sorge dalle stesse cifre, che hanno appunto un chiaro significato. Questo esempio ci dice che, solamente attraverso un fondo di solidariet\u00e0 nazionale, si pu\u00f2 pensare di risolvere il problema delle Regioni pi\u00f9 disagiate.<\/p><p>Del resto, il risultato di questo ragionamento fu segnalato in sede di seconda Sottocommissione, presieduta dall\u2019onorevole Terracini, relatore l\u2019onorevole Ambrosini. La seconda Sottocommissione non mise per nulla in forse, in nessun momento delle sue discussioni, che ci fosse la necessit\u00e0 di andare incontro alle Regioni pi\u00f9 disagiate attraverso un fondo di solidariet\u00e0 nazionale. La mancata autosufficienza di alcune Regioni fu da tutti i Commissari ammessa.<\/p><p>L\u2019onorevole Bertone ha richiamato l\u2019ultimo bollettino del Ministero del tesoro: questo mostra come ben dieci su diciotto Regioni non siano autosufficienti, stando alla ripartizione per Regioni delle entrate e delle spese dello Stato.<\/p><p>Quindi, che ci siano Regioni non autosufficienti mi pare che dovrebbe essere ammesso e la Costituzione deve anche prevedere, sia pure in via di ipotesi \u2013 tanto per andare incontro alla tesi dell\u2019onorevole Ruini \u2013 deve prevedere ed ammettere che ci possano essere Regioni non autosufficienti.<\/p><p>Allora, si pone il problema della autonomia finanziaria: come risolverlo?<\/p><p>Ecco il mio emendamento. Col mio emendamento, non ho fatto altro che trarre dalle discussioni della seconda Sottocommissione quello che era, in sostanza, il punto di incontro di tutti i partiti in seno alla seconda Sottocommissione stessa, per trarre una formula equitativa che tenesse conto delle esigenze delle Regioni non autosufficienti. Perch\u00e9, una volta ammesso che la finanza regionale non potr\u00e0 per molti anni sopperire alle esigenze del miglioramento economico della Regione e del suo sviluppo, balza evidente un principio che non dobbiamo esitare ad affermare \u2013 un principio che nel campo finanziario si rivela in maniera matematica \u2013 cio\u00e8 il principio della solidariet\u00e0 nazionale. La finanza regionale deve quindi attingere alla finanza nazionale. Ma come attingere alla finanza nazionale? \u00c8 qui il punto.<\/p><p>Si sono profilate nella discussione, in sede di Sottocommissione, tre forme, che si riproducono nei vari emendamenti che sono stati ora proposti: una, che sia lo Stato a dispensare e a ripartire un fondo di solidariet\u00e0; un\u2019altra, che sia un Comitato di coordinamento interregionale; una terza, che ci sia un criterio automatico di ripartizione delle entrate tra le varie Regioni.<\/p><p>Questi sono stati i tre criteri.<\/p><p>Il primo criterio fu senz\u2019altro scartato.<\/p><p>Perch\u00e9 la seconda Sottocommissione respinse subito il criterio che fosse lo Stato il ripartitore? Io sarei per lo Stato, perch\u00e9 la funzione dello Stato \u00e8 appunto quella di essere il coordinatore e il distributore nel quadro degli interessi collettivi, e perch\u00e9 lo Stato \u00e8 il pi\u00f9 autentico rappresentante della collettivit\u00e0; starei per questa soluzione senza esitazioni e senza preoccupazioni: lo Stato siamo tutti.<\/p><p>Ma ci sono ragioni politiche che spesso attenuano la evidenza di tali argomenti: e si riferiscono appunto a quello stato di diffidenza che si \u00e8 determinato in molte Regioni d\u2019Italia, specialmente in quelle che per un lungo passato sono state trascurate, le quali nutrono una viva diffidenza nei riguardi della funzione regolatrice dello Stato.<\/p><p>E c\u2019\u00e8 in proposito il problema annoso ed angoscioso di Nord e Sud, che io non voglio affrontare per esaminare i torti del Nord, in quanto, come siciliano, riconosco che molte delle cause di inferiorit\u00e0 delle Regioni meridionali sono dovute anche alla vecchia classe dirigente locale, che ha la responsabilit\u00e0 storica di aver tenuto il sacco ad altre classi dirigenti di altre Regioni in un reciproco giuoco di interessi tutt\u2019altro che collettivi.<\/p><p>Ora, questo stato di diffidenza non si pu\u00f2 superare se non arrivando ad una ripartizione, fuori dall\u2019intervento dello Stato e assolutamente indipendente da esso. E in qual modo? Si propose nei lavori preparatori un Comitato coordinatore interregionale: ma si profil\u00f2 il pericolo di dissid\u00ee aspri fra le Regioni, di particolarismi, di egoismi regionalistici e si addivenne allora al criterio di una ripartizione automatica per legge.<\/p><p>A questo criterio fu possibile quasi unanimemente accedere dopo una discussione veramente ampia e generale che si fece in sede di Sottocommissione, sotto la presidenza dell\u2019onorevole Terracini. Questi, a un determinato momento della discussione, mise il punto sui risultati del dibattito con queste testuali parole: \u00abIl fondo di solidariet\u00e0 non pu\u00f2 essere un istituto destinato a sopperire ai bisogni delle regioni in seguito ad eventi eccezionali, nel qual caso sarebbe svuotato e privo di ogni portata pratica, bens\u00ec un istituto da utilizzare per i bisogni normali: l\u2019importante \u00e8 che i mezzi di cui il Paese dispone vengano equamente ripartiti e che questo scopo si ottenga nella maniera pi\u00f9 dignitosa\u00bb.<\/p><p>Anche l\u2019onorevole Vanoni fu dello stesso avviso, affermando precisamente che il criterio migliore sarebbe appunto quello di seguire un sistema automatico.<\/p><p>E l\u2019onorevole Mortati propose, in conseguenza, la formula, che ho fatto mia coll\u2019emendamento proposto, della legge tributaria ispirata a criteri di redistribuzione del reddito nazionale, allo scopo di ottenere una perequazione interregionale, in modo cos\u00ec da sanzionare un principio di giustizia distributiva e da evitare controlli centrali, che farebbero uscire dalla finestra l\u2019autonomia entrata dalla porta. Finiremmo infatti, nel caso di intervento di controlli statali, con l\u2019aumentare la bardatura del centralismo, venendo a far sorgere una Commissione centrale di finanza per le Regioni.<\/p><p>PRESIDENTE. Onorevole Cartia, sono gi\u00e0 venti minuti che parla. La prego di concludere.<\/p><p>CARTIA. Ho finito. Si tratta dunque di venire a questa conclusione cui gi\u00e0 la seconda Sottocommissione era pervenuta e che io ho riproposto col mio emendamento. Ci\u00f2 ha un significato non soltanto di equit\u00e0 finanziaria, ma anche di possibilismo finanziario nei limiti delle risorse nazionali, perch\u00e9 l\u2019emendamento dell\u2019onorevole Zotta, reclamando un intervento della finanza nazionale nella misura dei bisogni delle Regioni non tien conto delle limitate disponibilit\u00e0 del bilancio generale come se lo Stato fosse un pozzo di San Patrizio; egli diceva assai bene delle esigenze delle Regioni pi\u00f9 bisognose, ma io gli faccio osservare che il rimedio non pu\u00f2 essere se non quello di adottare un criterio di giustizia distributiva, secondo un sistema di perequazione interregionale.<\/p><p>Questo ha anche un grande significato politico, giacch\u00e9 \u00e8 proprio attraverso tale sistema che, anzich\u00e9 saltare il problema, accantonando la necessaria soluzione del quesito se debba o meno la distribuzione del fondo integrativo essere affidata allo Stato o ad un Comitato interregionale o a una legge di perequazione automatica, si fissa costituzionalmente un criterio automatico sul quale dovr\u00e0 pi\u00f9 tardi impostarsi la riforma tributaria per andare incontro alle Regioni pi\u00f9 abbandonate. Ed \u00e8 con tale criterio che, mentre sorgono le Regioni con tanto entusiasmo e con tanti contrasti, si afferma in pari tempo un principio che tutti ci lega, il principio, animatore dell\u2019unit\u00e0, che \u00e8 quello della solidariet\u00e0 nazionale.<\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019onorevole Micheli ha facolt\u00e0 di svolgere il seguente emendamento:<\/p><p>\u00ab<em>Al secondo comma, sostituire il secondo periodo col seguente<\/em><em>:<\/em><\/p><p>\u00abSe il gettito di essi (<em>tributi regionali<\/em>) non \u00e8 sufficiente alle spese strettamente necessarie, si provveder\u00e0 con l\u2019integrazione dello Stato\u00bb.<\/p><p>MICHELI. Ho ascoltato con molto interesse quanto ha ora detto l\u2019onorevole Cartia, perch\u00e9 l\u2019emendamento che io ho avuto l\u2019onore di proporre, se indirettamente per la questione di forma, pu\u00f2 entrare anche direttamente nella sostanza della questione che egli ha sollevato. L\u2019articolo 113, in fondo, salva la questione di forma. E nella forma si pu\u00f2 sempre trovare il modo di andare d\u2019accordo. Esso stabilisce come le Regioni scarse di mezzi possano provvedere alle spese necessarie per adempiere alle loro funzioni essenziali.<\/p><p>In fondo questa \u00e8 la base, in quanto il gettito dei tributi che sono assegnati alle Regioni \u00e8 relativo alle loro funzioni essenziali. Ora, \u00e8 chiaro che in una Regione, secondo le necessit\u00e0 di essa, si alzer\u00e0 o si diminuir\u00e0 la richiesta dei tributi. Come abbiamo le sovraimposte comunali e provinciali, le quali si alzano o si diminuiscono nelle province e nei comuni, nelle Regioni si operer\u00e0 con analogia. Questo \u00e8 il criterio.<\/p><p>Il dissenso pu\u00f2 incominciare quando si venga ad esaminare quali possono essere le funzioni essenziali. Ed allora noi stessi ci possiamo trovare di fronte alle medesime preoccupazioni che ha avvertito l\u2019onorevole Cartia nei riguardi della regione in Sicilia: essa ha assorbito molte delle funzioni dello Stato; essa le ha conglobate nel suo statuto, ed ora pare si trovi a disagio nella pratica attuazione, giacch\u00e9 la finanza non \u00e8 ancora formata, ed essa deve vivere con espedienti contabili, assegnandosi, ad esempio, le imposte proporzionali e progressive sul patrimonio che non sono state ancora definitivamente votate dall\u2019Assemblea, e che, comunque, pare debbano essere di competenza dello Stato.<\/p><p>Per\u00f2, mi sembra indiscutibile che questa eccezione non si pu\u00f2 fare all\u2019organizzazione regionale come noi l\u2019abbiamo approvata. Nella discussione vi \u00e8 stata una grande tendenza a diminuire quelle che erano le funzioni essenziali, mentre un\u2019altra parte dell\u2019Assemblea era disposta ad aumentarle per dare alla Regione l\u2019esplicazione completa di una grande nuova organizzazione. Non abbiamo voluto insistere troppo e ci siamo accontentati di un primo esperimento, anche pi\u00f9 modesto di quello che fu il primo originario pensiero cos\u00ec magistralmente predisposto dall\u2019onorevole Ambrosini. Poco per volta la tradizione regionale che dovr\u00e0 sostituirsi ad altre tradizioni, si verr\u00e0 formando, e la Regione si fortificher\u00e0.<\/p><p>Ma se altri concetti pi\u00f9 larghi sono prevalsi nelle autonomie locali delle isole, e di questo noi siamo ben lieti, non possiamo accettare le osservazioni fatte a quelle. Noi qui accettiamo la discussione sulle funzioni pi\u00f9 modeste della Regione cos\u00ec e come \u00e8 stata finora approvata dalla Costituente.<\/p><p>Ecco, perch\u00e9 io ritengo che le spese necessarie per le funzioni essenziali della Regione siano meglio precisate nell\u2019emendamento Bertone, il quale parla di spese straordinarie con intervento dello Stato. Le spese ordinarie essenziali sono quelle alle quali si fa fronte col tributo ordinario, che pu\u00f2 ogni anno anche mutare se cambiano i bisogni. Le spese straordinarie, invece, sono senz\u2019altro quelle che mancano di corrispettivo ordinario e per le quali lo Stato deve concorrere. Ecco che allora entra in giuoco il concetto del fondo della solidariet\u00e0 nazionale, per il quale ha spezzato molto opportunamente una lancia il nostro collega Cartia.<\/p><p>Io in questo ho aggiunto poco di diverso: mi sono limitato a parlare invece di spese strettamente necessarie. Io non immaginavo quello che il collega avrebbe detto oggi quando una settimana fa ho stilato questo emendamento, che oggi riesce assai opportuno. Dalla discussione odierna ora, e domani nelle discussioni che si faranno nelle adunanze regionali, nelle quali si dovr\u00e0 provvedere alla organizzazione finanziaria della Regione, risulteranno le spese strettamente necessarie al funzionamento e quelle straordinarie, secondo l\u2019importanza e l\u2019entit\u00e0 delle quali dovr\u00e0 intervenire lo Stato.<\/p><p>Ecco come attraverso queste varie forme si possa giungere ad accettare anche il concetto espresso dall\u2019onorevole Cartia, salvo le diversit\u00e0 determinate dalla differenza fra il modo con cui risulta congegnata l\u2019autonomia della Regione siciliana e la nostra pi\u00f9 modesta che speriamo, in questo primo esperimento, sia quale il popolo italiano aspetta ed attende da noi.<\/p><p>Questo \u00e8 quanto volevo dire al collega Cartia, anche per dimostrare che dalla democrazia cristiana \u2013 alla quale egli ha accennato \u2013 non \u00e8 vero che si siano abbandonati i concetti del fondo di solidariet\u00e0 nazionale. Questo concetto espresso dall\u2019onorevole Mortati \u00e8 sempre nel sentimento di tutti noi ed anche l\u2019onorevole Ambrosini nella sua magnifica esposizione non ha mancato di parlarne. Questo stesso concetto abbiamo raccolto nei nostri emendamenti, senza darvi forme solenni perch\u00e9 non sembrasse voler fare quasi affermazioni di parte in una discussione mantenuta al di sopra di ogni considerazione politica.<\/p><p>Ma entriamo nel pi\u00f9 vivo dell\u2019argomento. Io appartengo a quel numeroso reparto di regionalisti i quali credono, intendono e vogliono che la Regione sia strumento di rimedio del passato e di riparo pel futuro a quella che l\u2019onorevole Francesco Saverio Nitti ha con frase caratteristica chiamato \u00abelefantiasi burocratica\u00bb, la quale effettivamente \u00e8 uno dei maggiori travagli del nostro dopoguerra.<\/p><p>Per questo io vorrei che nell\u2019articolo che si discute e che indica, sia pure a grandi linee, le possibilit\u00e0 della finanza regionale, vi fosse anche qualche parola che segnasse questo concetto. Io desidererei, parlando di spese, affermare appunto la stretta necessit\u00e0 di esse, in modo che questo potesse anche essere constatato attraverso il vaglio della integrazione statale. Criterio che si aggiunge anche per maggiore tranquillit\u00e0 di non pochi contraddittori i quali in buona fede potrebbero ritenere che chiss\u00e0 mai quale novello caos, nella gestione amministrativa dello Stato, possa venire a sostituirsi a quello attuale che ha indiscutibile bisogno di essere fermato nella paurosa china per la quale si \u00e8 incamminato. Cos\u00ec per le Regioni meno fornite di mezzi vi sar\u00e0 anche questa remora.<\/p><p>Ecco un altro concetto che si riattacca a quanto ha detto il nostro collega. L\u2019integrazione dello Stato avr\u00e0 modo di intervenire e sorvegliare la finanza delle Regioni. Se lo Stato deve aggiungere quattrini, deve avere anche la facolt\u00e0 e il diritto di vedere come essi si spendono. Ma vi sar\u00e0 un altro pi\u00f9 efficace controllo. Quello che nasce dalla stessa forma della nuova organizzazione, pi\u00f9 vicina a tutti, pi\u00f9 aperta all\u2019esame ed alla constatazione del popolo e delle sue organizzazioni.<\/p><p>E, fatte queste dichiarazioni, osservo, in via di cortese replica, quanto disse l\u2019onorevole Bernini in una delle ultime sedute. Si discuteva della istruzione artigiana. L\u2019onorevole Bernini, a cui riconosco la competenza superiore nella materia scolastica&#8230;<\/p><p><em>Una voce al centro.<\/em> Ed artigiana.<\/p><p>MICHELI. &#8230;parl\u00f2 a questo proposito. L\u2019onorevole Bernini (egli era stato provveditore agli studi) osservava che vi erano sotto di Lui varie scuole che costavano allo Stato parecchi quattrini, le quali avevano solo due o tre alunni; e che da ogni parte si chiedeva il concorso e l\u2019iniziativa dello Stato per aprirne delle nuove, per modo che la Regione dovr\u00e0 andare incontro e consentire spese sempre maggiori. Qui sta l\u2019errore di previsione. Nessuna amministrazione regionale consentir\u00e0 mai, come fa lo Stato, che si aprano scuole con cos\u00ec scarso numero di alunni. Non avremo bisogno di inviare sopra luogo ispettori per riferimenti accomodanti, giacch\u00e9, conoscendo le necessit\u00e0 dei luoghi, sapremo noi rispondere subito a coloro che ci chiedono indebitamente. Dir\u00f2 di pi\u00f9: nella Regione che controlla localmente non si avr\u00e0 il coraggio di venire a fare certe domande che non corrispondono a necessit\u00e0 reali e dimostrate.<\/p><p>Perch\u00e9 si chiedono ora scuole da tutte le parti dello Stato, anche quando non ce ne \u00e8 bisogno? Per una ragione semplice: perch\u00e9 si sa che lo Stato paga; e dallo Stato si pretende tutto. C\u2019\u00e8 questa stranissima psicologia post-bellica attraverso la quale lo Stato, che pure non ha quattrini, deve trovarli per accontentare tutti. Sembrer\u00e0 difficile a molti, ma il pubblico dovr\u00e0 pur cercare di modificare quella strana mentalit\u00e0 per la quale allo Stato si pu\u00f2 chiedere, domandare e pretendere ogni cosa. La Regione sar\u00e0 una cosa pi\u00f9 nostra, e quanto pi\u00f9 sar\u00e0 modesta e piccola \u2013 insisto vivamente su questo \u2013 il controllo sar\u00e0 maggiore, pi\u00f9 facile e pi\u00f9 efficace. Essa diventer\u00e0 una cosa pi\u00f9 intima e, quasi direi, l\u2019amministrazione di una grande famiglia. Cominceremo a persuaderci che paghiamo, noi, con i nostri denari, quelli che ci caviamo di tasca nostra, ed incominceremo la nostra vita pi\u00f9 modesta, pi\u00f9 sorvegliata, cercando d\u2019impedire tutte le spese non necessarie e non indispensabili. In essa il sacrificio del tributo, anche il pi\u00f9 elevato, sar\u00e0 sopportato con maggiore persuasione per la effettiva conoscenza di esso e del suo impiego. Saranno consigli provinciali ampliati i nostri parlamenti regionali. Ci conosceremo tutti, ci controlleremo gli uni con gli altri, ci apprezzeremo di pi\u00f9 e cominceremo a formare quelle minori unit\u00e0 spirituali, che si affinano nel quotidiano contrasto e che porteranno nel Parlamento di domani la voce locale pi\u00f9 preparata e meglio predisposta. Da tutte le parti d\u2019Italia verr\u00e0 un afflato di vita nuova e di nuova solidariet\u00e0. Ho detto quasi familiare e lo ripeto; e ciascuno nella nuova famiglia incomincer\u00e0 a limitarsi alle spese strettamente necessarie ed a fare economia. \u00c8 proprio quanto affermo nel mio emendamento.<\/p><p>Se ne parla ora per lo Stato perch\u00e9 non si sa pi\u00f9 come fare ad andare innanzi; e lo facciamo costretti, coartati a limitarci. Ci riusciremo? Io non lo so, perch\u00e9 scarse sono le possibilit\u00e0 di resistenza dello Stato che ha perduto prestigio ed autorit\u00e0 e che non pu\u00f2 pi\u00f9 dire di no ad alcuno. Nella Regione lo diremo alto e forte tutte le volte che sar\u00e0 necessario, avviando una nuova consuetudine che domani giover\u00e0 anche allo Stato, che ne uscir\u00e0 rinforzato dal nuovo costume che riusciremo ad iniziare.<\/p><p>Fra le spese strettamente necessarie, alle quali allude il mio emendamento, sono e saranno precipue quelle degli impiegati. Occorre sapere quali competenze saranno riservate alla regione, quali saranno invece in via di esperimento da eseguire attraverso le provincie ed i comuni e come efficacemente potr\u00e0 organizzarsi tutta questa nuova amministrazione. \u00c8 una responsabilit\u00e0 che i fautori della regione a ragion veduta si assumono, dopo aver meditato e studiato, con fede sicura nella sua riuscita. E questa fede profonda abbiamo perch\u00e9 dobbiamo riuscire a sminuire questo formidabile castello statale, che ci toglie il respiro, eliminando in esso tutte le spese non necessarie e sono tante. Tutti lo sanno, tutti lo dicono, ma nessuno si azzarda di iniziare il taglio, faticoso e difficile, ma non impossibile.<\/p><p>Organizzando i reparti impiegatizi, quotidianamente sotto i controlli locali, noi incominceremo a prendere di fronte il colossale problema della burocrazia centralizzata, con qualche speranza di riuscita. Chi si adatter\u00e0 a lasciare gli uffici di Roma potr\u00e0 trovare nuovi impieghi presso di noi. Li attendiamo a braccia aperte e la nostra ospitalit\u00e0 provincialmente larga e modesta far\u00e0 dimenticare le attrattive della capitale.<\/p><p>Oggi per lo Stato \u00e8 questione di vita o di morte il risolver questa questione. Cos\u00ec non si va pi\u00f9 avanti. In pochi anni gli impiegati si sono raddoppiati. Con la svalutazione della moneta lo Stato, per forza di cose, deve aumentare l\u2019aggravio che da essi ne deriva. Di pi\u00f9, tutti vogliono diventare impiegati e tutti vogliono laurearsi; noi abbiamo questa elefantiasi di impiegati e di laureati. Quando stamane sentivo la discussione per i professori, dicevo: peccato che ogni giorno questi professori ci mandino una quantit\u00e0 di persone che noi ogni giorno pi\u00f9 non sappiamo dove mettere ed impiegare. Ci vuole la regione che dia ancora sviluppo all\u2019iniziativa privata e sviluppi altri traffici e prepari per essi gli operai specializzati che ora mancano. Bisogna avere il coraggio di proclamarlo ed allora tutta questa gente, invece di studiare tutto quello che tanti sapienti professori espongono, sia pure in modo mirabile, dovranno prendere altre strade. Tutti i giorni, voi lo sapete, \u00e8 un assalto per avere un impiego. I petenti sono infiniti. Io ricevo dieci-dodici richieste al giorno attraverso tutte le vie pi\u00f9 strane, perch\u00e9 questa \u00e8 la principale preoccupazione. Come facciamo, amici miei, ad andare avanti in questo modo? che cosa succeder\u00e0? Succeder\u00e0 che presto noi vedremo dividersi tutti i cittadini in due qualit\u00e0: coloro che pagano allo Stato e coloro che dallo Stato traggono lo stipendio in corrispettivo dell\u2019opera propria. Tutte le altre categorie verranno a scomparire ed allora avremo un\u2019altra lotta di classe, di ben altro genere, che noi deprechiamo e che speriamo di poter eliminare attraverso questa forma nuova di organizzazione dello Stato. Ma noi dobbiamo convincerci dell\u2019opera necessaria facendo s\u00ec che la nuova organizzazione statale sia l\u2019affermazione vigorosa di questo proposito.<\/p><p>Ho finito, onorevoli colleghi: la regione dobbiamo farla; \u00e8 un grande esperimento che la Repubblica fa attraverso la nuova organizzazione del nuovo regime; dobbiamo concorrere tutti a formarla convenientemente, anche voi che eravate contrari. Permettete che affermi la mia certezza che anche col vostro concorso, la regione sorger\u00e0 istituto degno e fecondo della genialit\u00e0 latina, che dopo tanti secoli il nostro popolo ancora conserva nel suo spirito creatore. (<em>Applausi al centro<\/em>).<\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019onorevole Sullo ha presentato il seguente emendamento firmato anche dagli onorevoli Monterisi, Codacci Pisanelli, Quintieri Adolfo, Rapelli, Cappugi, Cassiani, Caso, Aldisio, De Maria, Franceschini, Delli Castelli Filomena, Cotellessa, Pat, Titomanlio Vittoria, Adonnino, Arcaini:<\/p><p>\u00ab<em>Sostituire il terzo comma col seguente: <\/em>\u00abAllo stesso scopo, e principalmente per la valorizzazione del Mezzogiorno e delle Isole, saranno istituiti fondi speciali, le cui modalit\u00e0 di gestione e di ripartizione saranno determinate dalla legge\u00bb.<\/p><p>L\u2019onorevole Sullo ha facolt\u00e0 di svolgerlo.<\/p><p>SULLO. A nome anche di altri colleghi, avevo proposto, prima che fosse presentato il nuovo testo del Comitato di coordinamento, questo emendamento, che voleva correggere qualche manchevolezza del precedente testo.<\/p><p>L\u2019emendamento aveva lo scopo di affermare la necessit\u00e0 e non la possibilit\u00e0 di fondi speciali che venissero incontro alle esigenze straordinarie della regione e di affermare anche che i fini speciali a cui il progetto di Costituzione alludeva sono o, meglio, possono essere, specificatamente e principalmente, quelli della valorizzazione del Mezzogiorno e delle isole. Comprendo certamente che il Mezzogiorno non si pu\u00f2 aiutare includendo una proposizione in un articolo della Costituzione; comprendo anche che il problema del Mezzogiorno \u00e8 un problema che si pu\u00f2 risolvere quanto meno se ne parli; ma tuttavia, poich\u00e9 la seconda Sottocommissione nella sua seduta del 9 dicembre 1946 aveva approvato, ed all\u2019unanimit\u00e0, un ordine del giorno in cui si affermava la necessit\u00e0 di provvedere alla formulazione di un piano (sono le parole testuali) per la trasformazione delle attuali condizioni economico-sociali delle regioni meridionali ed insulari da attuare dallo Stato con provvedimenti continuativi adeguati all\u2019urgenza della trasformazione stessa, mi premeva allora che questo ordine del giorno non rimanesse lettera morta, ma che in realt\u00e0 vi fosse un impegno specifico da parte dei costituenti di oggi e della Camera successiva perch\u00e9 qualche cosa di concreto si facesse.<\/p><p>A chi esamina infatti l\u2019articolo 113 come era congegnato prima, balza immediatamente all\u2019attenzione il fatto che qui si parla quasi di una possibilit\u00e0 della istituzione di un fondo per fini speciali come un\u2019eccezione possibile nel futuro, quasi come se la norma per il futuro fosse che la regione potesse bastare a s\u00e9 stessa con la divisione automatica dei tributi. Sono andato a rileggere il verbale della seconda Sottocommissione ed ho cercato di studiare a fondo principalmente quello che l\u2019onorevole Vanoni diceva a proposito della possibilit\u00e0 di attuare automaticamente una ripartizione dei fondi ai fini di una perequazione regionale, ma mi sono convinto che questo automatismo di fatto non ci potr\u00e0 essere. Basterebbe osservare che l\u2019onorevole Vanoni parlava della possibilit\u00e0 di ripartire, a seconda della popolazione delle varie Regioni, determinate imposte. Orbene, anche se si dovessero ripartire automaticamente determinate imposte a seconda della popolazione, vi sarebbe di fatto una sperequazione dal punto di vista della valorizzazione del Mezzogiorno e delle isole. Basterebbe pensare, per esempio, che la superficie del Piemonte, della Liguria, della Lombardia, della Venezia Tridentina, del Veneto e dell\u2019Emilia, complessivamente presa, \u00e8 di 119.000 chilometri quadrati ed ha una popolazione di 19 milioni di abitanti, mentre la Campania, la Basilicata, la Puglia, la Sicilia e la Sardegna, che hanno quasi la medesima superficie o poco meno, hanno 13 milioni e mezzo di abitanti. In realt\u00e0, dobbiamo convenire con quello che l\u2019onorevole Cartia ha detto prima, che cio\u00e8, se si vuole dare alla Regione possibilit\u00e0 di vita e di vita autonoma, bisogna anche sin da questo momento mettersi bene in mente che si debba venire da parte dello Stato, in una forma o nell\u2019altra, e in una forma di perequazione regionale, in soccorso delle Regioni pi\u00f9 povere; non dico, pi\u00f9 socialmente arretrate ma almeno pi\u00f9 economicamente arretrate. L\u2019ammettere che lo Stato possa dare dei contributi o che i fondi possano venire soltanto in casi eccezionali, significa dimenticare la realt\u00e0. Ed \u00e8 precisamente questo lo scopo preciso per cui ho presentato, insieme con i colleghi, questo emendamento, anche se \u00e8 mutata la forma tecnica con cui lo Stato verrebbe incontro ai bisogni delle Regioni pi\u00f9 povere.<\/p><p>Nell\u2019articolo 113 si diceva che alle spese essenziali bastava la distribuzione del gettito complessivo dei tributi erariali con una determinata ripartizione. Poi, allo stesso scopo, possono essere istituiti dei fondi. Anche qui si dice: per provvedere ad altri scopi determinati lo Stato pu\u00f2 assegnare a singole Regioni contributi speciali. Mi pare che quindi rimanga fondamentale da parte dei presentatori dell\u2019ordine del giorno, l\u2019esigenza, il desiderio che viene formulato dal Comitato di coordinamento, che si cambi la dizione: al posto di un \u00abpotere\u00bb, si dica che ci sar\u00e0 questa assegnazione; si usi un termine preciso e positivo, il quale dia assicurazione che questo avverr\u00e0 normalmente.<\/p><p>Devo dissentire da quello che ha detto l\u2019onorevole Micheli, in quanto, se \u00e8 vero, come \u00e8 vero in fatto, che le Regioni meridionali hanno avuto bisogno di larghi aiuti statali per il passato; se \u00e8 vero, come \u00e8 vero, che la finanza dello Stato ha dovuto venire in soccorso di queste Regioni, parlare di spese necessarie, per giunta quando il contributo va dato dallo Stato, significa dare nelle mani della burocrazia statale, che, attraverso il Governo, presenter\u00e0 i disegni di legge, la possibilit\u00e0 di limitare automaticamente la vita di queste Regioni.<\/p><p>Cosa pu\u00f2 significare spesa essenziale, spesa necessaria per la Regione? Se cominciamo a dare la possibilit\u00e0 di restringere l\u2019attivit\u00e0 della Regioni, non daremo ad esse i mezzi per una vita veramente autonoma n\u00e9 daremo alle Regioni dell\u2019Italia Meridionale la possibilit\u00e0 di ottenere un buon impiego dei fondi dello Stato per la loro resurrezione.<\/p><p>Nell\u2019Italia Meridionale si sono spesi molti milioni. Sono d\u2019accordo con l\u2019onorevole Corbino che questi milioni sono stati ingenti, nell\u2019ultimo periodo, rispetto ai milioni dati precedentemente. Ma sono stati spesi per le grandi strade statali, da servire per le grandi manovre, cio\u00e8 per opere che potevano essere utili soltanto per essere viste dallo straniero, ma che non portavano nessun risultato effettivamente pratico e che non creavano le condizioni fondamentali per l\u2019industrializzazione del Mezzogiorno.<\/p><p>Anche adesso, quando si \u00e8 parlato di lavori pubblici, a parte l\u2019osservazione che la maggior parte delle somme spese per lavori pubblici nell\u2019Italia Meridionale sono state spese per danni di guerra, dobbiamo citare il caso dei Ministri, che si sono poco curati dei Provveditorati ed hanno fatto le assegnazioni da Roma, ascoltando uomini ed organizzazioni, cio\u00e8 ascoltando voci di elettori sparuti o di masse, ma non in vista delle necessit\u00e0 geoeconomiche del Mezzogiorno.<\/p><p>Da parte dello Stato deve esserci un contributo, in una forma o nell\u2019altra, che sia veramente continuo e non soltanto soggetto a possibilit\u00e0, come nell\u2019articolo della Costituzione che dobbiamo approvare.<\/p><p>Personalmente, io non comprendo perch\u00e9 il Comitato di coordinamento sia tornato sulla decisione della seconda Sottocommissione; a me pare pi\u00f9 democratico lasciare il fondo come \u00e8 stato concepito da parte della seconda Sottocommissione, non come contributo.<\/p><p>Il Presidente di questa Assemblea, onorevole Terracini, in sede di seconda Sottocommissione, ha osservato che \u00e8 pi\u00f9 dignitosa una ripartizione attraverso un fondo del contributo che viene dato, allorch\u00e9 si bussa alle porte dello Stato.<\/p><p>Non star\u00f2 a citare i molti argomenti, che sono a favore del fondo. Non voglio qui dare una dimostrazione di avere approfondito, in certo senso, questo problema, anche dal punto di vista tecnico.<\/p><p>Prego dunque il Presidente del Comitato di coordinamento di tenere presente che noi vorremmo questa inclusione specifica: che il contributo, che lo Stato pu\u00f2 dare, deve essere anche, e principalmente, per la valorizzazione del Mezzogiorno e delle Isole. E gli amici dell\u2019Italia e del Mezzogiorno la finiscano di dire che noi ci debilitiamo, se mettiamo questo nella Costituzione.<\/p><p>Oggi il Mezzogiorno, storicamente parlando, rappresenta una parte d\u2019Italia, economicamente poco evoluta. Quando, tra cento anni, il Mezzogiorno non sar\u00e0 pi\u00f9 in questo anacronismo, noi diremo che nel 1947 il Mezzogiorno era gi\u00f9 e che nel 2047 non \u00e8 pi\u00f9 gi\u00f9. A quella medesima maniera, vi sono tanti anacronismi nella Costituzione inglese che permangono, e permangono dei titoli di merito di quelli che sono venuti dopo. Noi meridionali adesso non dobbiamo avere quindi un senso di sfiducia e di timore, che questo possa essere per noi un segno d\u2019inferiorit\u00e0. \u00c8 un segno d\u2019inferiorit\u00e0 se rimarr\u00e0 questo e sar\u00e0 disdoro di quanti siederanno, dopo di noi, in questo Parlamento, e dei Governi che verranno dopo, se tutto questo rester\u00e0 lettera morta. Lasciamo a quelli che vengono dopo e che siederanno nel Parlamento, il compito di far s\u00ec che tutto questo non resti lettera morta, e dimostriamo che comunque ci proponiamo obiettivi ben determinati e che questa formulazione pu\u00f2 essere accolta nell\u2019articolo 113 della Costituzione. (<em>Applausi al centro<\/em>).<\/p><p>Presentazione di relazioni.<\/p><p>PRESIDENTE. Hanno chiesto di parlare gli onorevoli Gronchi e Nitti. Ne hanno facolt\u00e0.<\/p><p>GRONCHI. Mi onoro di presentare all\u2019Assemblea la relazione di maggioranza sul disegno di legge: \u00abApprovazione del Trattato di pace tra le Potenze alleate ed associate e l\u2019Italia, firmato a Parigi il 10 febbraio 1947\u00bb.<\/p><p>NITTI. Mi onoro di presentare all\u2019Assemblea la relazione di minoranza sullo stesso disegno di legge.<\/p><p>PRESIDENTE. Do atto agli onorevoli Gronchi e Nitti della presentazione di queste relazioni. Saranno stampate e distribuite.<\/p><p>Si riprende la discussione del progetto di Costituzione della Repubblica italiana.<\/p><p>PRESIDENTE. Riprendiamo la discussione del progetto di Costituzione. L\u2019onorevole Pignatari, insieme agli onorevoli Marinaro, Porzio, Rescigno, Caporali, Salerno, De Mercurio, Lopardi, Paolucci, Morelli Renato, ha presentato il seguente emendamento:<\/p><p>\u00ab<em>Sostituire il terzo comma col seguente<\/em><em>:<\/em><\/p><p>\u00abAllo stesso scopo lo Stato integrer\u00e0 i bilanci delle Regioni per le spese straordinarie, dirette a favorire lo sviluppo di quelle pi\u00f9 sfornite di mezzi e ad eliminare lo stato d\u2019inferiorit\u00e0 nel quale si trovano le Regioni del mezzogiorno\u00bb.<\/p><p>L\u2019onorevole Pignatari ha facolt\u00e0 di svolgerlo.<\/p><p>PIGNATARI. Onorevoli colleghi! L\u2019emendamento presentato da me e da altri nove colleghi \u00e8 sostanzialmente simile a quello presentato e test\u00e9 discusso dall\u2019onorevole Sullo, onde potrei limitarmi a richiamare l\u2019attenzione dell\u2019Assemblea sulla grave ed angosciosa situazione in cui si trova il Mezzogiorno della cui sorte tutti i partiti, durante la campagna elettorale, si sono mostrati pensosi, ma che \u00e8 stato del tutto dimenticato nella formulazione del nostro nuovo Statuto. Il problema meridionale ha tale importanza ed ha tale rilevanza che il proposito di volerlo risolvere deve essere un impegno della nuova Carta costituzionale.<\/p><p>L\u2019onorevole Bertone ci ha fornito dati molto interessanti, ma, a parte i rilievi che sono stati gi\u00e0 fatti, essi avrebbero avuto bisogno di una maggiore specificazione, perch\u00e9 i miliardi che sono stati spesi dopo il 1919 indubbiamente non hanno il valore di quelli che sono stati spesi prima della grande guerra. Se pur \u00e8 vero che nel Mezzogiorno d\u2019Italia si \u00e8 speso pi\u00f9 che nel nord, nessuno potr\u00e0 negare che ci troviamo in una situazione di paurosa inferiorit\u00e0 di fronte alle regioni pi\u00f9 progredite d\u2019Italia. Si \u00e8 affermato che per le nostre strade si \u00e8 speso pi\u00f9 di quanto non sia stato speso per le strade dell\u2019Italia settentrionale, ma \u00e8 un fatto certo ed incontrovertibile che le vie di comunicazione tra comune e comune e tra provincia e provincia sono in pessime condizioni e ci sono paesi non ancora allacciati da strade rotabili. Viaggiare poi nelle nostre ferrovie \u00e8 quanto di pi\u00f9 penoso ed umiliante si possa immaginare. Carlo Levi ha scritto che Cristo si \u00e8 fermato ad Eboli: avrebbe dovuto farlo fermare alla stazione precedente, cio\u00e8 a Battipaglia. Oltre Battipaglia si arresta ogni forma di progresso e si viaggia ancora come si viaggiava subito dopo l\u2019armistizio.<\/p><p>Ma non vi \u00e8 bisogno di riandare al passato: le condizioni d\u2019inferiorit\u00e0 nelle quali si trovano la Lucania, il Napoletano, la Calabria, le Puglie, gli Abruzzi, la Sardegna e la Sicilia sono una dolorosa realt\u00e0 e non \u00e8 possibile che il nuovo Statuto ad ordinamento regionale non tenga presente la necessit\u00e0 di un adeguamento fra le condizioni delle regioni pi\u00f9 povere e quelle delle regioni pi\u00f9 favorite. Vi \u00e8 bisogno d\u00ec questo adeguamento e se l\u2019Assemblea Costituente non prende oggi il solenne impegno di venire incontro ai bisogni delle povere regioni meridionali, sar\u00e0 impossibile nel futuro risolvere quei problemi cui \u00e8 condizionato il progresso e la stessa vita delle su popolazioni.<\/p><p>Se l\u2019onorevole Rubilli avesse presentato il suo ordine del giorno alla fine della discussione sull\u2019ordinamento regionale, dopo che nel suo corso tante difficolt\u00e0 sono venute in luce, credo che ben diversa ne sarebbe stata la sorte.<\/p><p>I miei amici e colleghi onorevoli Zotta e Sullo, che con tanto entusiasmo avevano sostenuto l\u2019ordinamento regionale durante la discussione generale, hanno dimostrato oggi la loro perplessit\u00e0 e nella loro perplessit\u00e0 si riverbera il timore delle popolazioni meridionali, perch\u00e9 nel nostro Mezzogiorno si guarda con un senso di diffidenza e di sconforto al nuovo ordinamento regionale, acuito dal fatto che nel progetto della nuova Carta costituzionale non vi \u00e8 una sola parola che impegni il legislatore ad affrontare il problema meridionale.<\/p><p>Le regioni meridionali non hanno i mezzi per superare lo stato di marasma e di abbandono in cui si trovano. La nuova Carta costituzionale deve impegnare le future Assemblee legislative alla valorizzazione del Mezzogiorno, fornendo i mezzi che devono servire per gli impegni e le spese straordinarie come si propone nel mio emendamento ed in quello dell\u2019onorevole Sullo.<\/p><p>L\u2019onorevole Micheli vorrebbe limitare l\u2019integrazione dello Stato alle spese strettamente necessarie, ma questa limitazione non pu\u00f2 essere accolta, perch\u00e9 stroncherebbe l\u2019avvenire dell\u2019Italia meridionale che \u00e8 strettamente legato alla sua industrializzazione. Il Mezzogiorno soffre di tutti i mali del sistema capitalistico senza averne i vantaggi ed una delle cause delle condizioni arretrate in cui si trova \u00e8 costituita dalla esagerata pressione fiscale, imposta dopo l\u2019unificazione. Queste condizioni oggi si aggravano. Il Mezzogiorno non pu\u00f2, con i suoi mezzi, affrontare e risolvere i suoi problemi. Una esigenza di giustizia sociale impone che lo Stato venga incontro al Mezzogiorno. Non dimentichiamo che l\u2019egoismo \u00e8 molte volte la molla delle azioni umane e degli aggregati sociali. Le regioni ricche non verranno spontaneamente incontro alle necessit\u00e0 d\u00ec vita e di sviluppo delle regioni povere del Mezzogiorno.<\/p><p>La seconda Sottocommissione aveva, col suo ordine del giorno, preso impegno per la risoluzione della questione meridionale; con l\u2019emendamento Sullo e con il mio noi intendiamo che la Costituente impegni il futuro legislatore a voler considerare il problema meridionale come un problema nazionale, perch\u00e9 solo favorendo lo sviluppo ed eliminando lo stato d\u2019inferiorit\u00e0 delle sue regioni, si potranno allontanare i pericoli cui va incontro il nostro Paese con l\u2019adozione dell\u2019ordinamento regionale.<\/p><p>PRESIDENTE. Segue un emendamento dell\u2019onorevole Codignola:<\/p><p>\u00ab<em>Fare del quinto comma un articolo a s\u00e9 del seguente tenore:<\/em><\/p><p>\u00abNon possono istituirsi dazi d\u2019importazione ed esportazione o di transito fra l\u2019una e l\u2019altra Regione; n\u00e9 prendersi provvedimenti che mirino comunque alla creazione di privilegi in favore di una o pi\u00f9 Regioni a danno di altre o della generalit\u00e0 dei cittadini. L\u2019unit\u00e0 dell\u2019economia nazionale ed internazionale e la libera circolazione delle persone, del lavoro e dei beni non troveranno ostacolo nell\u2019ordinamento autonomistico dello Stato\u00bb.<\/p><p>In assenza dell\u2019onorevole Codignola, l\u2019onorevole Foa dichiara di farlo proprio. Ha facolt\u00e0 di svolgerlo.<\/p><p>FOA. Posso dire soltanto, onorevole Presidente, che questa materia \u00e8 gi\u00e0 cos\u00ec istruita che bastano poche parole per illustrare questo emendamento. Noi riteniamo che sia opportuno di sottolineare con particolare rilievo e solennit\u00e0 il principio dell\u2019unit\u00e0 economica nazionale e dell\u2019avviamento verso la cooperazione e l\u2019unit\u00e0 economica internazionale.<\/p><p>Per questa ragione l\u2019emendamento propone che il quinto comma del testo formi un articolo a s\u00e9, e porta anche qualche elemento di variazione, in questo senso: che noi crediamo convenga di specificare maggiormente i limiti delle iniziative regionali in materia finanziaria. Non \u00e8 sufficiente stabilire il divieto dei dazi di importazione, di esportazione e di transito ed il principio generale che vieta la limitazione della libert\u00e0 di movimento delle persone e delle cose. L\u2019inventivit\u00e0 umana, in materia di interessi economici, \u00e8 cos\u00ec grande, che indubbiamente possono ricorrere casi per cui, senza cadere nell\u2019ipotesi dei dazi di importazione, esportazione e transito o di provvedimenti che formalmente pongano ostacoli al movimento delle persone e delle cose, occorra adottare provvedimenti che creino delle zone di interessi preferenziali.<\/p><p>Ora, noi crediamo che la Costituzione debba sancire il principio di salvaguardare l\u2019unit\u00e0 economica statale e far decadere provvedimenti che possano rompere questo principio.<\/p><p>PRESIDENTE. Segue un emendamento degli onorevoli Nobile, Porzio, Di Gloria, Persico, Bernini, Veroni, Morelli Renato, Gasparotto, Lami Starnuti, Corsi, Finocchiaro Aprile, Giannini, Massini, cos\u00ec formulato:<\/p><p>\u00ab<em>Aggiungere, in fine, il seguente comma<\/em><em>:<\/em><\/p><p>\u00abLa Regione non pu\u00f2 in alcun modo limitare il diritto dei cittadini ad esercitare, in qualunque parte del territorio nazionale paia ad essi conveniente, la loro arte, professione o mestiere\u00bb.<\/p><p>L\u2019onorevole Nobile ha facolt\u00e0 di svolgerlo.<\/p><p>NOBILE. L\u2019emendamento che abbiamo presentato stabilisce il principio che ogni cittadino della Repubblica ha il diritto di esercitare la propria professione, il proprio mestiere o la propria arte dovunque gli aggrada, in qualsiasi Regione. Un emendamento analogo fu gi\u00e0 da me presentato quando si discusse l\u2019articolo 31, e portava la firma di autorevoli colleghi, di vari settori dell\u2019Assemblea, dall\u2019onorevole Corbino all\u2019onorevole Di Vittorio, ma esso allora fu per pochi voti respinto, nonostante che, in mia assenza, l\u2019emendamento fosse stato fatto proprio dall\u2019onorevole Einaudi.<\/p><p>L\u2019emendamento viene ora riproposto in questa sede, appoggiato anche questa volta da autorevoli deputati di sinistra e di destra.<\/p><p>L\u2019emendamento si ricollega all\u2019ultimo comma del testo proposto dal Comitato, il quale suona cos\u00ec: \u00abNon possono istituirsi dazi d\u2019importazione, di esportazione o di transito tra l\u2019una e l\u2019altra regione, n\u00e9 prendere provvedimenti che ostacolino in qualsiasi modo la libera circolazione delle persone e delle cose\u00bb.<\/p><p>\u00c8 evidente, secondo me, che, se si \u00e8 sentito il bisogno di prendere cautele contro la possibilit\u00e0 che una Regione stabilisca dazi di importazione e di esportazione o impedisca, perfino, la libera circolazione delle persone, a maggior ragione bisogna preoccuparsi del pericolo che una Regione possa in qualche modo limitare il diritto dei cittadini della Repubblica di esercitare la propria attivit\u00e0 di lavoro dovunque ad essi piaccia.<\/p><p>Che questo pericolo non sia molto improbabile \u00e8 dimostrato da quanto gi\u00e0 oggi avviene. Gi\u00e0 oggi, come ebbi occasione altra volta di accennare all\u2019Assemblea, avviene che in qualche regione d\u2019Italia \u2013 e mi riferisco in particolare al Trentino e all\u2019Alto Adige \u2013 i professionisti del Mezzogiorno siano, in un modo e nell\u2019altro, costretti ad allontanarsi, pur avendo essi per molti anni onorevolmente esercitato in quella regione la propria professione.<\/p><p>Con precedenti di questo genere, non vi sarebbe da meravigliarsi che altre Regioni possano essere tentate di seguire il deplorevole esempio. La tentazione sarebbe tanto pi\u00f9 facile, a mio avviso, in quanto inevitabilmente con l\u2019ordinamento regionale si riacutiranno gli egoismi delle varie regioni. Se non si stabilisce un principio chiaro e preciso che lo impedisca, non sarei sorpreso se un giorno dovessi apprendere che nel Veneto, ad esempio, si \u00e8 votata una legge che vieta ad un calabrese di esercitare in quella regione la sua professione di medico; e che per ritorsione in Calabria si vieta ad un ingegnere veneto di esercitare la propria professione.<\/p><p>Contro questo pericolo grave bisogna premunirsi. Se non vogliamo che l\u2019ordinamento regionale sia un incentivo alla disunione degli italiani, nel momento in cui essi dovrebbero pi\u00f9 che mai essere uniti, dobbiamo stabilire nella Costituzione un principio che impedisca un\u2019aberrazione di tal genere. Se la Commissione dei Settantacinque ha sentito il bisogno di sancire che nessuna Regione pu\u00f2 istituire dazi di importazione e di esportazione e vincolare in qualsiasi modo la libera circolazione delle persone e delle cose, io \u2013 e con me i colleghi che han firmato l\u2019emendamento \u2013 sentiamo il bisogno che sia esplicitamente affermato che altrettanto libero deve essere l\u2019esercizio del proprio mestiere, della propria professione, della propria arte.<\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019onorevole Romano aveva presentato la seguente proposta di articolo aggiuntivo:<\/p><p>Art. 113-<em>bis<\/em>.<\/p><p>\u00abPer portare su un piano di uguaglianza le Regioni del Mezzogiorno, della Sicilia e della Sardegna, lo Stato provveder\u00e0 con i tributi erariali, nei modi e nel tempo che la legge stabilir\u00e0, alla costruzione in dette Regioni di opere pubbliche ed alla creazione di servizi di interesse pubblico, pur se compresi tra le materie di competenza della Regione, ed in concorso con l\u2019attivit\u00e0 regionale, fino ad eliminare lo stato di inferiorit\u00e0 nel quale oggi si trovano le Regioni meridionali\u00bb.<\/p><p>Successivamente ha dichiarato di trasformarlo in emendamento aggiuntivo al terzo comma dell\u2019articolo 113.<\/p><p>L\u2019onorevole Romano ha facolt\u00e0 di illustrare il suo emendamento.<\/p><p>ROMANO. L\u2019articolo aggiuntivo da me proposto, e che sono stato costretto a ridurre in emendamento all\u2019articolo 113, mira a impostare nella Carta costituzionale la questione del Mezzogiorno, che non \u00e8 solo questione meridionale, ma \u00e8 anche questione italiana.<\/p><p>Io avrei desiderato che questo argomenta avesse trovato il suo posto in un articolo a s\u00e9 stante; e infatti depositai molto tempo addietro questo articolo aggiuntivo. Ma successivamente ho notato che la stessa oggettivit\u00e0 di questo articolo aggiuntivo \u00e8 stata compresa sotto i due emendamenti proposti dagli onorevoli Sullo e Pignatari; anzi l\u2019emendamento dell\u2019onorevole Pignatari termina proprio con le stesse parole con le quali termina il mio articolo aggiuntivo, anteriormente depositato.<\/p><p>Dico questo per giustificare il perch\u00e9 sono stato costretto a trasformare questo articolo aggiuntivo in emendamento ed anche per rivendicare la priorit\u00e0 dell\u2019iniziativa.<\/p><p>Indubbiamente il Titolo quinto della Carta costituzionale presenta una lacuna, se non sar\u00e0 approvato dall\u2019Assemblea l\u2019emendamento relativo all\u2019obbligo dello Stato di riparare con il ricavato di tributi erariali le ingiustizie subite dal Mezzogiorno.<\/p><p>Il Titolo quinto del nuovo Statuto porter\u00e0 ad una trasformazione dell\u2019ordinamento dello Stato ed \u00e8 giusto che in questa trasformazione si tenga conto della annosa e vessata questione meridionale; \u00e8 giusto che una norma sia dedicata a questo argomento, altrimenti non potrebbe sperarsi di tranquillizzare il Mezzogiorno, la Sicilia e la Sardegna.<\/p><p>E penso che di questo mio emendamento non si possa fare a meno ripetendo ancora oggi le stesse argomentazioni che si sono ripetute negli 80 anni della nostra unit\u00e0 nazionale, considerando il Mezzogiorno come un peso morto. Si sono ripetute in quest\u2019Aula, da parte di alcuni colleghi, cifre riguardanti gli incassi ed i pagamenti del Tesoro nelle diverse Regioni d\u2019Italia che risalgono all\u2019epoca che va dal 1\u00b0 luglio 1945 al 31 marzo 1946. Si \u00e8 detto che per la Sicilia gli incassi sono stati di 4 miliardi e 479 milioni, che i pagamenti sono stati invece di 10 miliardi e 493 milioni e che il supero dei pagamenti sugli incassi \u00e8 stato di 6 miliardi circa.<\/p><p>Altri disavanzi sono stati messi in rilievo per altre Regioni, affermandosi che soltanto per la Lombardia, il Piemonte, il Veneto, l\u2019Emilia e la Liguria vi \u00e8 stato un supero dei pagamenti sugli incassi. Ora, debbo innanzi tutto osservare che queste cifre si riferiscono ad un periodo eccezionale; ma se per l\u2019ipotesi il supero dei pagamenti sugli incassi fosse stato un fatto costante anteriormente al 1943 e questo ancora perdurasse, ci\u00f2 ammettendo, si riconoscerebbe la necessit\u00e0 della integrazione statale per i bilanci delle Regioni del Sud.<\/p><p>Non posso poi essere d\u2019accordo con i colleghi onorevoli Gullo e Bertone, per i quali nel Mezzogiorno sarebbe stato speso male il danaro ricevuto. Prima di affermare ci\u00f2 bisogna guardare l\u2019economia del Mezzogiorno con un criterio realistico, prenderla in esame nel suo complesso, tenendo conto del suo sviluppo storico.<\/p><p>Per rendersi conto della economia del Mezzogiorno, bisogna tenere presenti tutti gli spostamenti di capitali che il Mezzogiorno ha subito negli 80 anni della nostra unit\u00e0. Non dobbiamo mai dimenticare, quando si fanno discorsi di tal natura, che dal 1910 le forniture militari succhiano buona parte del bilancio del Paese; noi siamo passati attraverso una serie quasi ininterrotta di guerre: la guerra libica, la prima guerra mondiale, l\u2019intervento nella Spagna, la spedizione in Albania, la guerra di Etiopia, la seconda guerra mondiale. Che cosa significano tutte queste guerre? Tutte queste guerre significano forniture militari; e tutte queste forniture militari venivano contrattate e stipulate nel Nord d\u2019Italia, e venivano poi pagate anche dai contribuenti del Mezzogiorno.<\/p><p>Non deve quindi far meraviglia se il gettito della ricchezza mobile si appalesa maggiore nel Nord, perch\u00e9 la sperequazione \u00e8 dovuta appunto a tali spostamenti di capitali ed ai conseguenti maggiori guadagni degli industriali del Nord. Ma gli spostamenti di capitale non sono dipesi soltanto da questo; altre cause vi hanno contribuito, come la permanenza di un esercito di pi\u00f9 milioni di uomini per oltre quattro anni tra le Alpi e l\u2019Appennino settentrionale.<\/p><p>Lo spostamento \u00e8 dipeso anche dalla cosiddetta economia controllata solo in parte, perch\u00e9 questa economia parzialmente controllata \u00e8 stata deleteria per il Mezzogiorno. L\u2019agricoltore del Mezzogiorno ha dovuto portare agli ammassi il grano e l\u2019olio ad un prezzo inferiore al costo, ed acquistare poi sul mercato libero i manufatti a prezzi arbitrariamente fissati dagli industriali del Nord.<\/p><p>Il Sud ha sub\u00ecto tutto ci\u00f2 silenziosamente, ma ha dato in tutti i tempi il suo valido contributo al bilancio nazionale, facendo affluire moneta pregiata con i prodotti agricoli esportati all\u2019estero e con l\u2019emigrazione. Prima del fascismo gli emigrati del Sud facevano affluire annualmente in Italia 600 milioni oro, ed anche quest\u2019anno la sola Sicilia ha esportato dai trenta ai quaranta miliardi di agrumi andati in Francia, in Inghilterra, che ci hanno pagato in valuta pregiata, in Cecoslovacchia che ci ha dato il carbone, in Norvegia che ci ha mandato il baccal\u00e0.<\/p><p>Questo affluire di moneta pregiata \u00e8 servito per l\u2019acquisto all\u2019estero della materia prima necessaria per le industrie del Nord.<\/p><p>L\u2019onorevole Bertone ha detto che si \u00e8 speso parecchio per il Mezzogiorno, ma che egli purtroppo non sa spiegarsi come poche opere si siano compiute. Egli ha portato al nostro esame dei dati statistici al riguardo: ebbene, ho anch\u2019io dei dati statistici da portarvi e su di essi vorr\u00f2 intrattenervi facendo brevi considerazioni. Stando ai dati statistici pi\u00f9 attendibili, risulta che nell\u2019Italia settentrionale, su ogni 100 mila abitanti, esistono 333 scuole elementari, mentre nell\u2019Italia meridionale non ne esistono che 224. Ora, se le scuole non sono state istituite, non si pu\u00f2 dire che il danaro sia stato speso male.<\/p><p>Ebbene, a questa situazione il Meridione ha reagito, tanto vero che, mentre nel Settentrione ogni scuola \u00e8 popolata in media da 25 alunni, nel Mezzogiorno la popolazione scolastica si aggira in media sui trenta alunni per ogni scuola.<\/p><p><em>Una voce a sinistra.<\/em> Teoricamente.<\/p><p>ROMANO. La media \u00e8 questa; poi mi potr\u00e0 contraddire. E la gravit\u00e0 dell\u2019analfabetismo dipende appunto da questo; infatti nel Centro-Nord gli analfabeti non raggiungono il 20 per cento; in alcune regioni del Sud, purtroppo, abbiamo ancora il 40 per cento di analfabeti.<\/p><p>Altro dato statistico: dal 1928 al 1938 sono stati sussidiati 552 acquedotti, per un percorso di duemila chilometri; ebbene di questi 552 acquedotti, 505, per una lunghezza di 1900 chilometri sono stati fatti nel Centro-Nord e solo 52, per un percorso di un centinaio di chilometri in tutto il Mezzogiorno d\u2019Italia; in Sicilia quasi nulla.<\/p><p>Deve poi considerarsi ancora che mentre nel Centro-Nord, su ogni cento comuni solo 18 non hanno telefono, nel Mezzogiorno d\u2019Italia il cinquanta per cento dei Comuni sono senza telefono. Questo non significa denaro speso male; non si \u00e8 fatto, quindi non \u00e8 vero che il Mezzogiorno non ha saputo spendere il denaro ricevuto dallo Stato. Prima di fare queste gratuite affermazioni, bisogna consultare le statistiche e venire qua con dei dati rispondenti a verit\u00e0.<\/p><p>Veniamo alle ferrovie: in Italia abbiamo 16.500 chilometri di ferrovie, ossia 375 chilometri per ogni milione di abitanti; ebbene, la distribuzione \u00e8 la seguente: nel Centro-Nord 11.600 chilometri, nel Sud 4900. Se la dislocazione fosse stata fatta in base ai 29 milioni di abitanti del Centro-Nord ed ai 15 milioni del Mezzogiorno avremmo dovuto avere 10.875 chilometri di ferrovie al Centro-Nord e 5620 al Sud. Dunque in proporzione il Mezzogiorno ha 725 chilometri di strade ferrate in meno, vale a dire un percorso come da Roma a Messina.<\/p><p><em>Voci.<\/em> \u00c8 vero!<\/p><p>PRESIDENTE. Onorevole Romano, la prego di stare all\u2019emendamento.<\/p><p>ROMANO. Ho cominciato appena: sono cinque minuti.<\/p><p>PRESIDENTE, Sono dieci minuti. Volevo dirle solo questo: volere svolgere la questione meridionale nell\u2019ambito di un emendamento, significa soffocarla e sminuirla. Resti, la prego, alla questione del suo emendamento.<\/p><p>ROMANO. Ma esso tratta appunto della questione meridionale. Onorevole Presidente, la Carta costituzionale \u2013 diceva Gaetano Filangieri \u2013 \u00e8 un contratto che un popolo stipula con se stesso. Ora se questo contratto si deve stipulare, \u00e8 giusto che le parti contraenti si trovino su un piede di eguaglianza.<\/p><p>PRESIDENTE. Anche in un contratto, vi sono i singoli capitoli che si riferiscono alle diverse questioni. Le ricordo che lei deve svolgere un emendamento all\u2019articolo 113 della Costituzione.<\/p><p>ROMANO. Onorevole Presidente, il mio emendamento&#8230;<\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019ho letto molto attentamente. Ma lei non pu\u00f2 trattare la questione meridionale in sede di un emendamento.<\/p><p>ROMANO. \u00c8 la questione meridionale che \u00e8 inserita in questo emendamento. Abbiamo perduto questi pochi minuti&#8230; mentre avrei potuto continuare a parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Riprenda, onorevole Romano, e tenga presente che sono pi\u00f9 di dieci minuti che lei sta parlando.<\/p><p>ROMANO. L\u2019Italia del Sud ha appena un terzo delle ferrovie elettrificate del Nord ed appena un sesto delle ferrovie a doppio binario esistenti nel Nord. La Sicilia non ha nessun tronco ferroviario elettrificato.<\/p><p>Mentre nel Nord le ferrovie sono quasi tutte a scartamento ordinario, quelle del Sud a scartamento ridotto sono tre o quattro volte quelle del Nord.<\/p><p>Uguale disparit\u00e0 di trattamento \u00e8 da notarsi per i sussidi erogati per opere di irrigazione dal 1922 al 1938.<\/p><p>Anche nell\u2019applicazione della legge Serpieri solo poco di quello che \u00e8 stato speso \u00e8 stato destinato al Mezzogiorno, e la legge Serpieri mirava al rimboschimento del Mezzogiorno.<\/p><p>Tutte queste ingiustizie sono state causate dalla dittatura fiscale, che ha subito il Mezzogiorno. Cos\u00ec la Campania, la Calabria, la Sicilia, che prima rappresentavano la ricchezza maggiore della penisola, si sono ridotte le pi\u00f9 povere d\u2019Italia. E questo non \u00e8 avvenuto nel corso di secoli, perch\u00e9 ancora al principio dell\u2019unit\u00e0 d\u2019Italia la sola parte d\u2019Italia che rivaleggiasse col Lombardo-Veneto era il Regno delle due Sicilie.<\/p><p>Ora, andando in vigore la Carta costituzionale senza una norma che prenda in esame la questione meridionale, indubbiamente noi ci troveremo sempre in uno stato di inferiorit\u00e0, che ci umilia e ci offende, giacch\u00e9 le Regioni dovrebbero incominciare a far affidamento esclusivamente sulle proprie risorse; in tal maniera, date le condizioni di povert\u00e0, le regioni del Mezzogiorno sarebbero costrette a camminare indietro di un secolo alle regioni del Nord. E questo non \u00e8 giusto.<\/p><p>Cos\u00ec giammai si raggiungerebbe quella parit\u00e0 economica, che costituisce la migliore forza unitaria.<\/p><p>Il comma secondo dell\u2019articolo 113 prevede la ripartizione del gettito complessivo dei tributi erariali in modo che le Regioni meno provviste di mezzi possano provvedere alle spese necessarie per adempiere alle loro funzioni essenziali.<\/p><p>Questa disposizione non pu\u00f2 sodisfare la legittima aspettativa del Mezzogiorno, che d\u2019altra parte non chiede un trattamento di favore, ma solo delle riparazioni alle ingiustizie subite.<\/p><p>Non accettando l\u2019emendamento proposto ed attuandosi l\u2019autonomia regionale, cesserebbe s\u00ec la dittatura fiscale, le regioni del Mezzogiorno potrebbero cominciare a fare affidamento sulle proprie risorse senza la preoccupazione di disparit\u00e0 di trattamento, ma la questione meridionale rimarrebbe insoluta.<\/p><p>Ho sentito anche l\u2019emendamento dell\u2019onorevole Micheli, il quale ha parlato di \u00abspese strettamente necessarie\u00bb.<\/p><p>Quasi si sente l\u2019egoismo, la Regione che si chiude in se stessa e guarda alle altre Regioni con diffidenza, come se le pi\u00f9 abbienti dicessero alle Regioni meno abbienti: \u00abVi soccorreremo solo se dimostrerete di non poter vivere\u00bb.<\/p><p>Ora questo non \u00e8 umano! Se noi siamo in uno stato d\u2019inferiorit\u00e0 per tutte le ingiustizie che abbiamo subite, abbiamo bisogno di fissare in questa Carta costituzionale una norma alla quale si dovranno attenere i legislatori futuri, alla quale si dovranno uniformare quelli che qui ci seguiranno.<\/p><p>E cos\u00ec, anche l\u2019emendamento proposto dall\u2019onorevole Zotta \u00e8 troppo generico. Egli ha voluto manifestare la preoccupazione che nella Carta costituzionale si parli del Mezzogiorno.<\/p><p>A suo avviso bisognerebbe non parlarne per non umiliare il Mezzogiorno. Invece \u00e8 giusto che se ne parli. Se \u00e8 una questione che ancora esiste e che ancora tormenta il nostro Paese, perch\u00e9 non dobbiamo farne parola? Riconoscendo lo stato d\u2019inferiorit\u00e0, dobbiamo affermare in questa legge suprema che intendiamo riparare tutti gli errori del passato. La questione del Mezzogiorno non deve pi\u00f9 servire come ritornello di tutti i programmi governativi, non deve pi\u00f9 servire come propaganda elettorale dei vari partiti.<\/p><p>Onorevoli colleghi! La vera Costituzione si avr\u00e0 solo quando noi dimostreremo di sapere consegnare ai nostri figli non pi\u00f9 due Italie come esistono oggi, non pi\u00f9 due Italie che si guardano quasi con certa diffidenza, ma un\u2019Italia sola, unita su un piano di eguaglianza, un\u2019Italia che marci costantemente sulle vie del progresso civile nel suo eterno divenire. (<em>Approvazioni<\/em>).<\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019onorevole Dugoni, unitamente agli onorevoli Malagugini, De Michelis, Ghislandi, Merlin Lina, Pieri, Mariani, Costa e Stampacchia, ha presentato il seguente emendamento:<\/p><p>\u00abSostituire l\u2019articolo 113 col seguente:<\/p><p>\u00abAlle regioni sono assegnati per legge tributi propri e quote di tributi statali determinati in modo da garantire l\u2019adempimento delle loro funzioni essenziali.<\/p><p>\u00abSe ed in quanto necessario, lo Stato potr\u00e0 attribuire a singole Regioni la facolt\u00e0 di applicare tributi speciali ed inoltre potr\u00e0 provvedere all\u2019integrazione del loro bilancio.<\/p><p>\u00abNon possono istituirsi dazi d\u2019importazione, d\u2019esportazione o di transito fra l\u2019una e l\u2019altra Regione, n\u00e9 prendersi provvedimenti che ostacolino in qualsiasi modo la libera circolazione delle persone e delle cose\u00bb.<\/p><p>Ha chiesto di parlare l\u2019onorevole Targetti. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>TARGETTI. A nome dei firmatari dell\u2019emendamento, dichiaro di mantenerlo, rinunziando a svolgerlo.<\/p><p>PRESIDENTE. Vi \u00e8 infine un emendamento dell\u2019onorevole Mortati, il quale propone di sostituire, al terzo comma del testo della Commissione, le parole \u00ablo Stato pu\u00f2 assegnare\u00bb con le altre \u00able leggi della Repubblica possono assegnare\u00bb.<\/p><p>RUINI, <em>Presidente della Commissione per la Costituzione.<\/em> Accettato.<\/p><p>NITTI. Chiedo di parlare per fatto personale.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>NITTI. Le proposte che avevo fatto, credevo che non fossero materia di discussione perch\u00e9 rispondono ad evidente necessit\u00e0. Avevo detto nell\u2019emendamento che \u00abcon legge della Repubblica sar\u00e0 stabilito il regime tributario delle Regioni, delle Province e dei Comuni\u00bb.<\/p><p>Questa \u00e8 cosa su cui dovrebbe esser facile mettersi d\u2019accordo. Bisogner\u00e0 pure assegnare alle Regioni, alle Province, ed ai Comuni le imposte di cui hanno bisogno e perch\u00e9 l\u2019una non sia contro l\u2019altra, avevo trovato questa formula semplice a cui pareva accedesse anche il relatore. Su questa questione \u00e8 venuta una serie di discussioni che erano estranee alla mia proposta; e anzitutto l\u2019onorevole Bertone ha creduto, insieme con altri, di fare una serie di dissertazioni sul nord ed il sud e sul contributo di ciascuna regione. Tutto ci\u00f2 \u00e8 estraneo all\u2019argomento della regione e quanto \u00e8 stato detto si basa su equivoci e anche su errori che intendo di respingere fin da ora. \u00c8 un argomento che studio da cinquanta anni e sul quale ho scritto opera fondamentale e mi \u00e8 capitato di ascoltare con sorpresa improvvisazioni senza fondamento del contributo attuale di ogni provincia alle entrate e alle spese dello Stato. Non rilevo le inesattezze dell\u2019onorevole Bertone, ma la sua stessa tesi fondamentale non ha base.<\/p><p>L\u2019onorevole Bertone invece di parlare del regime di finanza locale da adottare da ora in poi sulla base dei nuovi ordinamenti che si vogliono attuare, si \u00e8 abbandonato a una serie di confronti fra spese e entrate di ogni provincia traendone motivo di conclusione errata. Tutto questo \u00e8 un po\u2019 aereo e non entra nella discussione. In questa materia vi \u00e8 un equivoco e un volontario equivoco.<\/p><p>Con l\u2019evidente intenzione di dimostrare che non solo il sud non \u00e8 stato sacrificato nei suoi interessi, ma gode di un regime privilegiato, ha presentato per varie province una lista delle entrate e delle spese dello Stato. Risulterebbe dunque, che le spese superano notevolmente le entrate proprio in alcune province del Mezzogiorno. E da ci\u00f2 vorrebbe andare alla conseguenza che \u00e8 l\u2019Italia meridionale che si \u00e8 avvantaggiata del regime.<\/p><p>In una grossa opera sulla storia del bilancio dello Stato dal 1862 al 1896-97, cio\u00e8 di un quarto di secolo, io feci questo calcolo solo per dimostrare che in conseguenza del regime unitario l\u2019Italia meridionale e le isole perdettero gran parte delle loro risorse, che vi fu drenaggio di capitali dal sud al nord e che il regime doganale obblig\u00f2 l\u2019Italia meridionale dopo la caduta delle sue industrie principali a funzionare come colonia di consumo della Italia del nord. Queste cose non sono mai state smentite e n\u00e9 meno rettificate. Dimostrai allora che anche le spese dello Stato erano state in grandissima parte a vantaggio dell\u2019Italia del Nord: dove tutte le grandi istituzioni dello Stato erano tutte concentrate.<\/p><p>Ardente unitario e convinto che l\u2019Italia non pu\u00f2 svilupparsi, n\u00e9 progredire se non soffocando ogni forma di particolarismo, vedo con terrore che purtroppo il particolarismo risorge con l\u2019equivoco delle regioni, che \u00e8 la negazione dell\u2019opera di Cavour e del 1860, come \u00e8 anche sotto altra forma la negazione del 1870.<\/p><p>Cavour, che fu uomo politico di genio, contribu\u00ec a diffondere pregiudizi che pi\u00f9 nocquero al Mezzogiorno. Credeva che l\u2019Italia meridionale fosse naturalmente molto fertile e che solo la incuria dei governi e la inattivit\u00e0 degli uomini l\u2019avessero ostacolata nei suoi progressi. Esagerava le idee dei patrioti italiani esuli a Torino, che per ragione di lotta volevano far cadere sul regime borbonico la responsabilit\u00e0 di tutte le sventure del loro paese.<\/p><p>Cavour non conosceva l\u2019Italia, non l\u2019aveva mai vista; non conosceva che due citt\u00e0 italiane: Torino e Genova. Non aveva visto, io credo, altro. E quando nel 1861, compiuta l\u2019unit\u00e0, la base della unit\u00e0 italiana, egli accompagn\u00f2 il re a Firenze, vide per la prima volta una citt\u00e0 italiana fuori del regno sardo; non vide mai nella sua vita Roma, non vide Napoli: non vide mai veramente l\u2019Italia. Egli fu l\u2019uomo del genio: l\u2019intuizione prima ancora dell\u2019osservazione. Come Balzac descrive tutte le societ\u00e0 che non aveva viste, cos\u00ec Cavour cre\u00f2 l\u2019Italia che non vide mai. Questo uomo singolare cap\u00ec tanti problemi dell\u2019Italia; non poteva comprendere le cose che noi discutiamo ora: la diversa struttura delle varie parti d\u2019Italia e da che cosa dipendesse la diversit\u00e0 delle situazioni economiche. L\u2019Italia che egli non conobbe, era la maggior parte, essendo vissuto da prima in Isvizzera poi in Inghilterra; e non parlava nemmeno l\u2019italiano sufficientemente e con precisione. (Nei primi tempi, quando torn\u00f2, i suoi discorsi furono sempre pronunciati in lingua francese, tanta poca pratica aveva dell\u2019italiano). Ma si sbagli\u00f2 sull\u2019Italia meridionale, perch\u00e9 credette sulla testimonianza dei patrioti meridionali. Egli credette a tutte le accuse al regime borbonico, e siccome i combattenti per la libert\u00e0 accusavano il Governo borbonico di aver depresso sempre l\u2019Italia meridionale, egli ripetette le stesse cose. Parl\u00f2 del disordine della finanza del regno delle due Sicilie e ripetette anche sulla Tesoreria e sul sistema di amministrazione delle due Sicilie tutti gli errori allora in voga. Deciso a mutare la tesoreria borbonica, mand\u00f2 a Napoli, per rendersi conto del disordine napoletano e meridionale, un consigliere della Corte dei Conti che passava come una grande competenza, il cavaliere Sacchi, perch\u00e9 vedesse che cosa era il regime finanziario meridionale che gli avevano descritto. Quando il Sacchi arriv\u00f2, studi\u00f2 il problema, fece una relazione che era il contrario di ci\u00f2 che Cavour attendeva. Disse che la Tesoreria era semplice e ben ordinata; non solo non bisognava abolire il sistema tributario, ma bisogna imitarlo. Questa constatazione dette a Cavour la prima sensazione che vi era qualche cosa di diverso da ci\u00f2 che gli avevano detto e da ci\u00f2 che egli pensava.<\/p><p>Dopo il 1862 venne l\u2019unificazione tributaria. Quali effetti ebbe? Io ho scritto lungamente di ci\u00f2 e ho dimostrato che insieme alla caduta della economia industriale del Mezzogiorno, venne un lungo e continuo drenaggio di capitali dal sud al nord. L\u2019Italia meridionale per gli ordinamenti adottati fu sottoposta per necessit\u00e0, in gran parte, a un regime che la priv\u00f2 delle migliori sue risorse. L\u2019Italia meridionale aveva fabbriche importanti: era stato il primo paese d\u2019Italia che aveva introdotto le ferrovie; era stato il primo paese che aveva sviluppato l\u2019industria del ferro. Ebbene, con l\u2019ordinamento doganale, col fatto che l\u2019Italia del nord era cos\u00ec vicina al confine e poteva valersi di capitali e di dirigenti francesi e svizzeri (e dopo anche tedeschi), si determin\u00f2 una situazione per cui gran parte delle industrie meridionali caddero l\u2019una dopo l\u2019altra. Quindi, il sacrificio che fece l\u2019Italia meridionale non fu soltanto finanziario: fu che tutto l\u2019ordinamento dello Stato si orient\u00f2 a danno del Mezzogiorno. E fu effetto di mala volont\u00e0.<\/p><p>Io ho ripetuto tante volte anche in \u00abNord e Sud\u00bb, che sono ardente unitario, che non mi dolgo dei sacrifizi e del danno del mio paese e che sacrificherei tutto per un\u2019Italia libera unita e solidale nell\u2019azione economica. Ora, dunque, il male dell\u2019Italia meridionale fu in questo speciale ordinamento: una dopo l\u2019altra caddero tutte le forze dell\u2019economia meridionale.<\/p><p>Ho avuto sempre, appunto perch\u00e9 ardente unitario, sentimenti e parole cordiali per l\u2019Italia del nord. Sono convinto che negli anni terribili che seguiranno dobbiamo ora sopra tutto essere uniti e perci\u00f2 detesto la politica delle regioni e il regionalismo che sono pericolo di rovina. Anche economicamente, l\u2019Italia deve contare, sopra tutto, su se stessa. Essa deve essere il suo pi\u00f9 grande e solido mercato. L\u2019Italia del sud ha il suo migliore mercato nel nord; ed \u00e8 sopra tutto l\u2019Italia del nord che ama il mercato del sud.<\/p><p>L\u2019industria del nord non potette formarsi in principio, alla origine, che col sacrifizio dell\u2019Italia meridionale. \u00c8 evidente che l\u2019Italia settentrionale doveva produrre a costi elevati nelle sue industrie alla origine del loro primo sviluppo. L\u2019industria cotoniera, sorta con capitali svizzeri e tedeschi, si svilupp\u00f2 con il sacrificio dell\u2019Italia meridionale. Essa dovette comperare sul mercato del nord. Il protezionismo industriale del nord fu a spese del sud che rese per parecchio tempo economica una produzione antieconomica.<\/p><p>L\u2019industria del cotone italiana, che \u00e8 stata ed \u00e8 la pi\u00f9 importante, non poteva sorgere senza il sacrificio dell\u2019Italia meridionale. Noi siamo stati la grande colonia. L\u2019Italia meridionale e le isole con i loro abitanti, pi\u00f9 numerosi che due grandi <em>dominions<\/em> britannici, sono state per l\u2019Italia del nord industriale una colonia sicura.<\/p><p>Il doppio di abitanti del Canad\u00e0, o il Canad\u00e0 e l\u2019Australia uniti assieme, non hanno avuto libert\u00e0 di mercato: han dovuto comperare secondo le esigenze e, vorrei dire, le imposizioni del regime doganale. Non facciamo dunque piccoli calcoli e ridicoli. Non indaghiamo, in questo periodo di disordine, quanto lo Stato incassa e quanto spende in ciascuna provincia. Ho fatto calcoli in passato, ma per dimostrare soltanto quello che si diceva cinquant\u2019anni fa. Si diceva cio\u00e8 che l\u2019Italia del nord desse le sue risorse per la vita economica ed industriale dell\u2019Italia del sud. Io ho dimostrato che non era vero e che anche le entrate dello Stato andavano in gran parte a beneficio dell\u2019Italia del nord. Anche per la distribuzione di tutti gli istituti pubblici, non solo politici, ma di tutti gli istituti economici e di cultura. Fu, come ho detto, risultato di condizioni storiche, effetto di necessit\u00e0 e non effetto di maggiori attitudini e n\u00e9 meno di malvolenza. L\u2019Italia meridionale non deve dolersi di aver sacrificato le sue industrie che caddero l\u2019una dopo l\u2019altra a beneficio del nord, anche se questo fu causa di depressione. L\u2019Italia meridionale comp\u00ec un grande sacrificio ignorato e di cui essa stessa non si rese conto sufficientemente, perch\u00e9 fu risultato di adattamento che parve di necessit\u00e0. La inferiorit\u00e0 economica del Mezzogiorno parve, a chi nulla conosceva dei termini del problema, inferiorit\u00e0 di situazione e per l\u2019agricoltura difficolt\u00e0 della natura.<\/p><p>Mi duole che non sia presente l\u2019onorevole Bertone che dice che le cifre non hanno importanza. Permettete che io vi dica che mi dolgo quando in un momento come questo sento che si comincia a parlare di conti malinconici fra le varie province e della parte di ciascuna nel dare e nell\u2019avere. Ma quando in una famiglia in completo disordine si cominciano a far conti, in generale anche erronei, vuol dire che si rompono i rapporti di solidariet\u00e0 e che l\u2019unit\u00e0 \u00e8 minacciata.<\/p><p>Purtroppo l\u2019Italia traversa anche e sopra tutto dal punto di vista economico situazione minacciosa. Dobbiamo ora tener conto nei limiti del possibile dei bisogni di ciascuno e anche delle difficolt\u00e0 di appagarli. Dobbiamo tener conto della situazione reale. Vi prego dunque di considerare se in tutti in provvedimenti che dovremo prendere quando il Mezzogiorno non pu\u00f2 bastare a s\u00e9 stesso, l\u2019azione di Stato (nei limiti di una situazione finanziaria minacciosa) si renda conto di questo e delle sofferenze e dei bisogni delle varie parti d\u2019Italia. Questa \u00e8 la fede e il desiderio dei nostri amici ed anche la mia; ma tutto questo deve avvenire in uno spirito di unit\u00e0, senza diffidenze. Occorre spirito di unione: solo cos\u00ec l\u2019Italia si salver\u00e0. I nostri partiti sono in gran parte scomparsi dinanzi ai pericoli che ci sovrastano. Sono effetto di fazioni ed \u00e8 la fazione che soffoca la nazione e deve scomparire.<\/p><p>Io ho chiesto la parola per fatto personale, perch\u00e9 l\u2019onorevole Bertone ha portato la discussione in campo estraneo, dove non doveva essere.<\/p><p>L\u2019emendamento da me presentato aveva un fine preciso: indicare soltanto come devono essere regolati i rapporti finanziari degli enti, che sono al disotto dello Stato: cio\u00e8 regioni, province e comuni; e come devono essere ordinate le loro finanze, perch\u00e9 l\u2019uno non intervenga nel campo dell\u2019altro, perch\u00e9 non ci sia continua lotta e sopra tutto continuo equivoco.<\/p><p>Io desidero anche che non solo le spese e le entrate siano regolate, ma che si cerchi all\u2019inizio delle regioni di evitare grandi e inutili spese.<\/p><p>Io ho presentato un altro emendamento, con cui propongo che tutta la burocrazia, di cui la regione avr\u00e0 bisogno, sia prelevata dallo Stato e dagli enti locali.<\/p><p>Noi abbiamo un milione e settecento mila impiegati, che rappresentano numero enorme rispetto ai bisogni reali del paese. Molti fanno poco o niente perch\u00e9 non vi \u00e8 lavoro per essi.<\/p><p>Senza nuove spese per la collettivit\u00e0, la Regione pu\u00f2 avere tutti gli impiegati che le occorrono.<\/p><p>Dunque io vi prego di votare il mio emendamento, il quale dice soltanto che la legge deve stabilire la finanza della Regione, della Provincia e dei Comuni, senza precisare nulla, perch\u00e9 questa non pu\u00f2 essere materia di invenzione o di rapida improvvisazione: \u00e8 cosa che si deve fare per legge, ponderatamente.<\/p><p>Quindi vi prego anche di non intervenire in tutto quello che riguarda i rapporti tra Provincia e Provincia, tra zona e zona.<\/p><p>Io vi prego, chiudendo le mie parole, di fare in guisa che onestamente si tenga conto della situazione grave dell\u2019Italia meridionale e che vi sia in noi spirito di comprensione e che i bisogni e le necessit\u00e0 della Italia meridionale e delle isole siano tenuti in speciale considerazione. Data la nostra gravissima situazione finanziaria, poco si potr\u00e0 fare per qualche tempo; ma ci\u00f2 che si pu\u00f2 deve\u2019esser fatto.<\/p><p>In questo sentimento almeno potremo essere d\u2019accordo e io confido nel vostro buon volere e nel vostro sentimento. (<em>Applausi<\/em>).<\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019onorevole Ruini ha facolt\u00e0 di esprimere il parere della Commissione.<\/p><p>RUINI, <em>Presidente della Commissione per la Costituzione.<\/em> Constato di essere, in sostanza, perfettamente d\u2019accordo con l\u2019onorevole Nitti. Egli propone nel suo emendamento di rinviare alle leggi della Repubblica la determinazione del regime tributario delle regioni, delle provincie e dei comuni.<\/p><p>\u00c8 chiaro che la Costituzione non pu\u00f2 che prescrivere alcuni criteri direttivi. Occorre poi la grande legge finanziaria, che l\u2019onorevole Nitti invoca, e si deve porre mano ad essa, senza ritardo, appena approvata questa parte della Costituzione. Non faccio una indiscrezione riferendo che l\u2019onorevole Pella pensa gi\u00e0 ad istituire una Commissione di studio per la riforma sistematica dei tributi di Stato e di quelli locali, che sono temi inscindibili fra loro.<\/p><p>Onorevole Nitti, nel mio intervento dell\u2019altro giorno, col quale ho cercato dimostrare che i problemi delle finanza regionale non sono insolubili (e spero che ella concordi, perch\u00e9 non ha fatto osservazioni in contrario) avevo anch\u2019io affermata la necessit\u00e0 della grande legge tributaria per il nostro paese. Non possiamo qui farne l\u2019anticipazione; ma ho gi\u00e0 pensato alle sue grandi linee, ed al posto che vi potr\u00e0 trovare la finanza della Regione. Ad essa ed agli altri enti locali potranno assegnarsi le imposte dirette nelle tre forme della ricchezza mobile, della importa fabbricati e della imposta fondiaria. Su questa base delle tre cedolari, lo Stato elever\u00e0 quella imposta progressiva sul reddito che \u00e8 una necessit\u00e0 dello Stato moderno, democratico-sociale. Se vi fosse gi\u00e0 in Italia, avremmo potuto superare molte difficolt\u00e0 di questo dopoguerra, evitando di ricorrere ad altri tributi improvvisati. Nei tributi diretti gli enti locali troveranno una adeguata piattaforma finanziaria. Non escludo ad ogni modo che si possa ricorrere anche alle imposte sui consumi (che sono pi\u00f9 spesso di produzione) sulle quali si basano ora, come su principale pilone, le finanze comunali; e non escludo neppure che a tali imposte possa partecipare anche la Regione. Dico tutto ci\u00f2 a titolo personale, come vecchio studioso della materia; per dimostrare ancora una volta che non esiste l\u2019insolubilit\u00e0 paurosa, denunziata dall\u2019onorevole Nitti, su questo problema,<\/p><p>Tornando al suo emendamento, l\u2019onorevole Nitti vuol sostituire \u00ableggi della Repubblica\u00bb a \u00ableggi costituzionali\u00bb. Il Comitato, come dichiarai nel mio intervento, aveva gi\u00e0 accolto un emendamento Preti a cui si \u00e8 aggiunto pi\u00f9 tardi un altro dell\u2019onorevole Dugoni. Ne ho dette le ragioni: non \u00e8 ammissibile che tutte le volte che si sostituisca ad un\u2019imposta A un\u2019imposta B, si debba mettere in moto la procedura della legge costituzionale.<\/p><p>Debbo dichiarare che si \u00e8 ottenuto il consenso di tutti i componenti del Comitato, ma i pi\u00f9 accesi regionalisti hanno posto due condizioni: 1\u00b0) che si affermi l\u2019autonomia della Regione (ed anche di queste ho gi\u00e0 parlato); 2\u00b0) che si stabilisca nella Costituzione qualche criterio sulla finanza della Regione (come si \u00e8 fatto appunto nel testo del Comitato ed anche di ci\u00f2 ho parlato minutamente). Ora l\u2019onorevole Nitti, volendo tutto rinviare, sopprime l\u2019indicazione di questi criteri; sui quali, del resto, non ha espresso alcuna critica; e quindi dovrei ritenere che li ha accettati. Avrei desiderato da lei, onorevole Nitti, quel \u00abdeterminato\u00bb che ella chiede ad altri; invece ella si \u00e8 limitata a divagazioni generiche; ed ora, col rifiutare ogni inizio di \u00abdeterminazione\u00bb e col proporre un assoluto rinvio, rimette tutto in questione. Una volta che la Costituente ha deliberato di istituire l\u2019ente Regione, non si pu\u00f2 lasciare addirittura in bianco il suo assetto tributario. Anche il nostro \u00e8 un rinvio alle leggi dello Stato, ma dopo aver fissato i princip\u00ee cui si dovranno attenere. Non possiamo andare al di l\u00e0.<\/p><p>Come prima approssimazione \u2013 altro non \u00e8 possibile ora \u2013 stabiliremo nella Costituzione che le Regioni avranno autonomia finanziaria, in quanto le leggi dovranno assegnare ad esse fonti tributarie tali da bastare alle loro funzioni normali; che sempre negli intenti dell\u2019autonomia saranno date quote pi\u00f9 alte di partecipazione ai tributi dello Stato per le Regioni ove ci\u00f2 \u00e8 necessario per provvedere appunto alle loro funzioni normali; che per determinati scopi eccedenti le funzioni normali, si accorderanno dallo Stato contributi speciali. Le leggi della Repubblica determinano questi punti. Non credo che si potrebbe trovare un sistema pi\u00f9 adeguato. Comunque, avrei desiderato che l\u2019onorevole Nitti facesse altre proposte, o almeno, critiche puntuali.<\/p><p>Risponder\u00f2 ora a singoli emendamenti che sono stati presentati.<\/p><p>L\u2019onorevole De Vita vorrebbe parlare di redditi patrimoniali. Evidentemente, i redditi patrimoniali sono compresi nel nostro articolo; che parla in un altro comma di un patrimonio e di un demanio della Regione. Non mi pare che la determinazione sia necessaria. L\u2019emendamento De Vita ha poi il principale intento di stabilire che dev\u2019essere la Regione a deliberare i tributi, nei limiti fissati dallo Stato. Ora, intendiamoci bene: il significato del testo del Comitato \u00e8 che la legge della Repubblica assegna alla Regione la facolt\u00e0 di emettere tributi in determinate materie; la Regione ne far\u00e0 l\u2019uso che crede. Se usassimo la formula De Vita, potrebbe sorgere l\u2019equivoco che la Regione possa essa determinare tributi che non sono previsti dalla legge dello Stato. Poich\u00e9 la materia imponibile \u00e8 sempre la stessa, \u00e8 necessario che sia lo Stato con le sue leggi a precisare i tributi, ai quali pu\u00f2 attingere la Regione. Resta fermo che la Regione deliberer\u00e0 ed applicher\u00e0 essa i tributi che la legge le attribuisce. Credo che, ponendo mente a ci\u00f2, l\u2019onorevole De Vita potr\u00e0 essere tranquillo.<\/p><p>L\u2019ultima parte del suo emendamento dice che: \u00abLe leggi dello Stato in materia economica, finanziaria e doganale sono inspirate al principio di evitare la creazione di qualsiasi privilegio di una o pi\u00f9 Regioni a danno di altre\u00bb.<\/p><p>La formulazione \u00e8 anche pi\u00f9 radicale di un\u2019altra proposta dall\u2019onorevole Codignola, su cui si \u00e8 pronunciato il Comitato. \u00c8 una dichiarazione troppo generica ed anche equivoca, perch\u00e9 si potrebbe vedere un privilegio in ogni differenza. Sta poi fermo che il divieto dei privilegi rientra nei principii di eguaglianza affermati nelle disposizioni generali della Carta costituzionale.<\/p><p>L\u2019onorevole Bertone ha presentato un emendamento. Svolgendolo, ha ripreso il tema dei confronti tra Regione e Regione; ed io lo ringrazio di aver aggiornati anche per l\u2019esercizio in corso i dati che avevo riferiti. Debbo tuttavia confermare che non si pu\u00f2 trarre sicure conclusioni, tanto pi\u00f9 in momenti di generale disavanzo. E debbo pur notare che non \u00e8 pi\u00f9 il caso di continuare in questi confronti di dare e di avere fra le varie Regioni ed il bilancio dello Stato; raffronti che vennero impostati per la prima volta dall\u2019onorevole Nitti; ed anche poche settimane fa sembrava che li continuasse, rovesciandoli a vantaggio del sud; ma ha finito col riconoscere nel suo ultimo intervento che \u00e8 meglio abbandonarli.<\/p><p>Quanto all\u2019emendamento Bertone, non dice nulla di sostanzialmente diverso dal nostro testo; ma \u00e8 pi\u00f9 generico, e non contiene alcune di quelle indicazioni che gli amici di sua parte ritengono opportune sull\u2019autonomia finanziaria delle Regioni.<\/p><p>Ho gi\u00e0 detto che il Comitato accoglie gli emendamenti Preti e Dugoni, e sostituisce a \u00ableggi costituzionali\u00bb \u00ableggi ordinarie dello Stato\u00bb; ma non pu\u00f2 accettare l\u2019altra proposta Preti di sopprimere, tranne il primo, i rimanenti commi dell\u2019articolo; la maggioranza del Comitato \u2013 ho avuto occasione di dire anche questo \u2013 consente a non richiedere leggi costituzionali; purch\u00e9 con le altre disposizioni si dia qualche indicazione a garanzia della finanza regionale.<\/p><p>L\u2019onorevole Colitto vuole che si parli solo di \u00ablimite\u00bb non di \u00abforme\u00bb stabilite dalle leggi; ma le forme bisogna pur determinarle; e non mi pare opportuna la soppressione che egli suggerisce.<\/p><p>L\u2019onorevole Zotta e vari altri hanno fatto questione di perequazione del livello di benessere, e di distribuzione del reddito nazionale fra Regione e Regione. Ma partono da un presupposto inammissibile; che si possa, con soli provvedimenti finanziari, togliere quelle disuguaglianze economiche fra Regioni, che dipendono da tanti altri fattori. Si pu\u00f2 cercare di attenuarle, non pretendere di distruggerle. Quanto al concetto di una redistribuzione del reddito nazionale fra le Regioni, \u00e8 anch\u2019esso inammissibile: le Regioni pi\u00f9 ricche, debbono dare e daranno per le meno provviste di mezzi; ma come si fa a chiedere che rinuncino ai frutti delle loro attivit\u00e0 e sopprimano lo stimolo di un maggior rendimento in loro vantaggio?<\/p><p>L\u2019onorevole Codignola insiste sul punto relativo all\u2019accertamento dei tributi, ma anche il Comitato insiste nel punto di vista che non \u00e8 il caso di vietare in senso assoluto che possa aver luogo a cura degli enti locali; le leggi ne stabiliranno i casi e le cautele.<\/p><p>L\u2019onorevole Cartia ha fatto alcune osservazioni sul mio intervento dell\u2019altro giorno. Io non ho nulla da mutare circa quello che ho detto allora. Ho voluto dimostrare che il problema, per quanto grave, non si presenta cos\u00ec pauroso e non richiede una rivoluzione finanziaria come sembrava a prima vista per alcuni.<\/p><p>L\u2019onorevole Cartia non si pu\u00f2 discostare dal procedimento che ho seguito: vedere quali sono le attribuzioni amministrative che il nostro testo attribuisce alle Regioni e valutare nel modo pi\u00f9 largo ci\u00f2 che lo Stato spende ora per esse. Ho con cifre dimostrato che basterebbe spostare quanto del gettito delle due dirette immobiliari percepisce ancora lo Stato ed una quota della ricchezza mobile o di altro tributo erariale; le spese sarebbero coperte.<\/p><p>L\u2019onorevole Cartia dice che le Regioni devono fare di pi\u00f9. Ma la Costituente ha stabilito che ad esse si attribuiscono date funzioni; e di esse bisogna tener conto. Se lo Stato ne accorder\u00e0 con sue leggi delle altre, o se in seguito si amplier\u00e0 l\u2019elenco fissato dalla Costituzione, si penser\u00e0 ai relativi mezzi; ma oggi non sorge il problema.<\/p><p>L\u2019onorevole Cartia fa la questione della Sicilia; che non possiamo prendere come termine di paragone per le altre Regioni, perch\u00e9 ha un\u2019autonomia speciale, e cerca di spingerla avanti anche nel campo tributario. Se ho ben capito, mi sembra che l\u2019onorevole Cartia abbia detto che la Sicilia ha assunto molti compiti, ma non tutte le spese e si \u00e8 presa tutte le entrate dello Stato (<em>Interruzione dell\u2019onorevole Cartia<\/em>); lo Stato non riscuote nulla dalla Sicilia, ed anzi, deve dare esso qualche cosa.<\/p><p>Questo \u00e8 un sistema che non possiamo considerare come normale, almeno per le altre Regioni. Noi dobbiamo partire dalle funzioni ben delimitate delle Regioni ordinarie, entro i limiti dai quali la nostra Assemblea ha deliberato di non uscire. Mi pare strano che coloro che nelle nostre discussioni furono meno favorevoli al regionalismo \u2013 e credo che fra essi sia l\u2019onorevole Cartia \u2013 cerchino oggi di esagerare i compiti e le funzioni attribuiti dalla Costituzione, e sostengano che la Regione debba avere compiti cos\u00ec immani da sbalestrare tutta la finanza dello Stato.<\/p><p>CARTIA. \u00c8 la coerenza dell\u2019istituto.<\/p><p>RUINI, <em>Presidente della Commissione per la Costituzione.<\/em> Ma quale coerenza? Si pu\u00f2 benissimo, e si deve, almeno alle origini, contenere la Regione in limiti ben conterminati.<\/p><p>CARTIA. Allora, era inutile fare le Regioni!<\/p><p>RUINI, <em>Presidente della Commissione per la Costituzione.<\/em> Questa \u00e8 un\u2019altra cosa! Fra la tendenza di chi non voleva la Regione e l\u2019altra, prevalente di numero, per un pi\u00f9 acceso regionalismo, si \u00e8 affermata la soluzione intermedia di far sorgere la Regione con poteri e funzioni delimitati in modo che non sconcertino la struttura dello Stato e si prestino ad una savia gradualit\u00e0. Non arrivo a capire, onorevole Cartia, se ella \u00e8 ancora antiregionalista, o \u00e8 diventato spinto regionalista. Per mio conto, mi attengo alla soluzione che ho sostenuta e son lieto che sia stata adottata.<\/p><p>Inutile dire, onorevole Cartia, per le ragioni gi\u00e0 da me ripetute, che non posso accettare la formula di \u00abredistribuzione del reddito nazionale, allo scopo di attuare una perequazione interregionale\u00bb, formula illogica e che sarebbe in ogni modo vana.<\/p><p>L\u2019onorevole Micheli parla di integrazione del bilancio della Regione da parte dello Stato. Integrazione \u00e8 una frase che a noi non piace, perch\u00e9 rievoca un sistema non molto lodevole, seguito fino ad ora, come stato di necessit\u00e0, per i bilanci comunali e provinciali; ma appena \u00e8 possibile, e ne fo lode al Governo, viene abbandonato. Meglio che di integrazione si deve parlare di contributi speciali a scopi determinati, tenendo anche conto di quelli che sono stati proposti dai colleghi.<\/p><p>L\u2019onorevole Sullo propone di istituire fondi speciali per la valorizzazione del Mezzogiorno e delle Isole. Mi dispiace, ma \u2013 poich\u00e9 ritornano sempre in molteplici emendamenti le stesse idee \u2013 debbo ripetermi. Il Comitato non \u00e8 favorevole ai fondi speciali o di solidariet\u00e0, e preferisce i contributi speciali da parte dello Stato.<\/p><p>Al sistema dei contributi speciali per scopi determinati che eccedono l\u2019attivit\u00e0 normale della Regione, mi richiamo per non accettare l\u2019emendamento Pignatari che riguarda l\u2019integrazione dei bilanci delle Regioni per le spese straordinarie. Faccio osservare all\u2019onorevole Pignatari che non \u00e8 opportuno parlare di spese \u00abstraordinarie\u00bb che possono, come \u00e8 nella contabilit\u00e0 e nei bilanci attuali, entrare nelle funzioni normali della Regione.<\/p><p>Debbo ripetermi ancora: non pu\u00f2 essere accolta l\u2019aggiunta dell\u2019onorevole Codignola all\u2019ultimo comma per condannare anche i privilegi, oltre ai dazi di importazione e di esportazione: disposizione che non mi parrebbe necessaria neppure per tali dazi&#8230;<\/p><p><em>Una voce a sinistra.<\/em> Il fatto dei dazi sta succedendo anche adesso, onorevole Ruini.<\/p><p>RUINI, <em>Presidente della Commissione per la Costituzione.<\/em> Se \u00e8 per la Val d\u2019Aosta, vigono lass\u00f9 norme particolari.<\/p><p><em>Una voce a sinistra.<\/em> Ma \u00e8 successo anche per la provincia di Mantova.<\/p><p>RUINI, <em>Presidente della Commissione per la Costituzione.<\/em> Va bene, il mio ritegno \u00e8 personale; il Comitato ha mantenuto il comma pei dazi. Non ha invece creduto di arrivare, con l\u2019onorevole Codignola, a parlare di unit\u00e0 dell\u2019economia italiana e interregionale; che \u00e8 principio finalistico, giustissimo, ma non ha nulla di concreto; e ripugna alla natura di una norma costituzionale.<\/p><p>L\u2019onorevole Nobile \u00e8 tornato alla sua proposta di stabilire che non si possa vietare ai cittadini il diritto di esercitare, in qualunque parte del territorio nazionale paia ad essi conveniente, la loro arte, professione o mestiere. Sul principio siamo d\u2019accordo tutti. Ma \u00e8 dubbio se sia necessario dedicargli una espressa disposizione, e se \u2013 nel caso che si ravvisi la necessit\u00e0 o l\u2019opportunit\u00e0 di stabilirlo \u2013 sia da collocarlo proprio qui.<\/p><p>All\u2019onorevole Romano ho gi\u00e0 implicitamente risposto dicendo le ragioni per cui noi non possiamo stabilire fondi speciali.<\/p><p>Ed ora veniamo al testo che il Comitato propone di votare. Domando perdono al Presidente, ma vi \u00e8 qualche altra variante da introdurre, oltre a quelle di cui ho reso conto. Sono varianti suggerite dagli emendamenti e dal corso della discussione.<\/p><p>Al terzo comma, per i contributi speciali, si sostituisce alla frase \u00ablo Stato pu\u00f2 assegnare\u00bb l\u2019altra: \u00abassegna\u00bb; e si aggiunge \u00abcon legge\u00bb. Risalta cos\u00ec che \u00e8 sempre lo Stato a valutare e decidere se sia il caso di assegnare i contributi speciali; ma questi costituiscono una fondata attesa della Regione, e la loro assegnazione non ha luogo arbitrariamente e capricciosamente come favore di governo o burocrazia, ma coi criteri stabiliti per legge.<\/p><p>Ho riservata per ultima, proprio per la sua importanza, la questione del Mezzogiorno che \u00e8 stata qui prospettata dagli onorevoli Zotta, Sullo, Pignatari, Romano e da altri oratori. Spero che possa essere una questione transitoria e che la Costituzione che noi voteremo viva anche quando il Mezzogiorno non avr\u00e0 bisogno pi\u00f9 di aiuti speciali. Ad ogni modo la questione sollevata non pu\u00f2 non aver eco anche in questa sede. Il Comitato non \u00e8 perfettamente concorde. Una tendenza propone un ordine del giorno dell\u2019Assemblea il quale stabilisca che si deve provvedere in modo particolare ai bisogni del Mezzogiorno e delle Isole ed allo sviluppo dei loro lavori; un\u2019altra, che io condivido, va pi\u00f9 in l\u00e0 ed \u00e8 disposta ad accettare un\u2019aggiunta nel terzo comma, cos\u00ec formulata: \u00abPer provvedere ad altri scopi determinati, e pi\u00f9 particolarmente per valorizzare il Mezzogiorno e le Isole, lo Stato assegna con legge a singole Regioni ecc.\u00bb Un semplice inciso pu\u00f2 bastare, ed essere pi\u00f9 efficace di altre proclamazioni. Ritengo che i presentatori di emendamenti saranno soddisfatti (<em>Approvazioni<\/em>).<\/p><p>E mi auguro che, dopo le mie conclusioni, l\u2019Assemblea possa trovare un punto d\u2019incontro per deliberare questa sera l\u2019intero articolo e avvicinarsi cos\u00ec alle desiderate vacanze. (<em>Applausi<\/em>).<\/p><p>Una sola parola ancora. Desidero aggiungere che l\u2019onorevole Corbino aveva l\u2019intenzione di presentare un emendamento, appunto nel senso dei contributi speciali per i bisogni del Mezzogiorno; ma, essendo all\u2019ultimo momento, e non volendo prolungare la discussione, eravamo rimasti d\u2019accordo che io ne avrei dato comunicazione all\u2019Assemblea.<\/p><p>PRESIDENTE. Chieder\u00f2 ora ai presentatori degli emendamenti se vi insistono.<\/p><p>Faccio presente all\u2019onorevole Preti che il suo emendamento \u00e8 stato accolto nel testo della Commissione e quindi \u00e8 assorbito. Lo stesso pu\u00f2 dirsi per l\u2019emendamento dell\u2019onorevole Dugoni.<\/p><p>Gli onorevoli Nitti e De Vita insistono nei loro emendamenti?<\/p><p>NITTI. Insisto.<\/p><p>DE VITA. Mantengo integralmente il mio emendamento.<\/p><p>PRESIDENTE. Onorevole Bertone?<\/p><p>BERTONE. Accetto il testo della Commissione e ritiro il mio emendamento.<\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019onorevole Colitto insiste?<\/p><p>COLITTO. Non insisto.<\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019emendamento soppressivo dell\u2019onorevole Preti verr\u00e0 automaticamente in rilievo nel corso della votazione.<\/p><p>L\u2019onorevole Zotta mantiene il suo emendamento?<\/p><p>ZOTTA. Non vi insisto, constatando che la Commissione ne ha integralmente accettata la sostanza.<\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019onorevole Foa insiste sugli emendamenti dell\u2019onorevole Codignola che ha fatto suoi?<\/p><p>FOA. Sul primo emendamento non insisto.<\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019onorevole Cartia insiste?<\/p><p>CARTIA. Non insisto sul mio emendamento, se venisse accettata la formula \u00abcon leggi dello Stato\u00bb.<\/p><p>RUINI, <em>Presidente della Commissione per la Costituzione.<\/em> \u00c8 accettata.<\/p><p>CARTIA. Allora non insisto.<\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019onorevole Micheli mantiene il suo emendamento?<\/p><p>MICHELI. Aderendo ai concetti esposti dal Presidente della Commissione, ritiro il mio emendamento.<\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019onorevole Sullo insiste?<\/p><p>SULLO. Poich\u00e9 il Comitato ha fatto suo l\u2019inciso \u00abper la valorizzazione del Mezzogiorno\u00bb ritiro il mio emendamento.<\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019onorevole Pignatari insiste?<\/p><p>PIGNATARI. Per la stessa ragione, ritiro il mio emendamento.<\/p><p>PRESIDENTE. Onorevole Foa, insiste sul secondo emendamento Codignola?<\/p><p>FOA. Mantengo il secondo emendamento.<\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019emendamento dell\u2019onorevole Nobile \u00e8 stato accettato dalla Commissione.<\/p><p>Non essendo presente l\u2019onorevole Romano, il suo emendamento si intende decaduto.<\/p><p>L\u2019onorevole Dugoni insiste?<\/p><p>DUGONI. Insisto nell\u2019emendamento sostitutivo di tutto il testo.<\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019emendamento dell\u2019onorevole Mortati \u00e8 stato accettato dalla Commissione.<\/p><p>Si pu\u00f2 quindi passare alla votazione.<\/p><p>LACONI. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>LACONI. Vorrei parlare sulla formula ultima che \u00e8 stata accettata dalla Commissione dei Diciotto e parlerei per la minoranza della Commissione dei Diciotto, formulando alcune riserve su quanto ha ritenuto di accogliere la maggioranza della Commissione.<\/p><p>PRESIDENTE. Ma l\u2019onorevole Ruini ha fatto una relazione. Le tesi contrapposte sono state sostenute in sede di Commissione. Qui, onorevole Laconi, non si tratta di presentare delle relazioni.<\/p><p>LACONI. Si tratta di una questione generale e non particolare. Quando la Commissione accetta un determinato emendamento al testo, evidentemente il testo originale della Commissione cessa di esistere e non \u00e8 pi\u00f9 oggetto di votazione da parte dell\u2019Assemblea. La minoranza si trova allora o a ripresentare il testo della Commissione come emendamento, oppure a tacere. Io mi trovo in questo caso, in questa situazione, ma desidererei semplicemente che la mia preoccupazione trovasse degli argomenti in contrario.<\/p><p>Se questi argomenti sono per me chiari e sufficienti, io non ritengo affatto di dover presentare un emendamento. Quindi la prego di consentirmi questo chiarimento.<\/p><p>PRESIDENTE. Io voglio solo osservare che quando si lavora in un organismo collettivo \u2013 sia esso Commissione dei Settantacinque o Sottocommissione o Comitato di coordinamento \u2013 \u00e8 chiaro che quest\u2019organo collettivo ad un certo momento ha un\u2019idea da presentare: quella della maggioranza. Coloro che restano in minoranza possono presentare emendamenti. E allora, in sede di emendamenti, coloro che non accettano la posizione prescelta dalla maggioranza possono parlare e chiedere d\u2019intervenire. Lei dunque, onorevole Laconi, avrebbe dovuto farlo in quella sede. In questo momento gli emendamenti sono stati svolti, il Presidente della Commissione ha risposto, siamo giunti in sede di dichiarazione di voto, e lei onorevole Laconi ne pu\u00f2 approfittare.<\/p><p>LACONI. Ma vi \u00e8 un emendamento che \u00e8 stato accolto in questo istante.<\/p><p>RUINI, <em>Presidente della Commissione per la Costituzione.<\/em> Quale?.<\/p><p>LACONI. Voglio esternare la mia preoccupazione. Voglio riferirmi all\u2019emendamento accolto dalla maggioranza della Commissione dei Diciotto al secondo comma dell\u2019articolo 113. Il presidente della Commissione ha dichiarato che avrebbe accolto l\u2019emendamento secondo il quale si consente una determinata differenziazione tra Regione e Regione in ordine ai tributi propri ed alle quote erariali. La mia preoccupazione, gi\u00e0 affacciata al Presidente della Commissione, \u00e8 che, ammettendo una differenziazione in questa materia, si viene implicitamente a stabilire nella finanza dello Stato una differenziazione tra Regione e Regione e a portare il caos. Lo Stato, io credo, deve poter contare sopra tributi uniformi riguardo alle Regioni.<\/p><p>Io non nego che le Regioni abbiano differenti esigenze, ma si pu\u00f2 stabilire una differenziazione in quelle provvidenze che lo Stato riterr\u00e0 di emanare per venire incontro ai bisogni regionali; introdurre invece una differenziazione su questo punto relativo a tributi propri ed alle quote dei tributi erariali, porta conseguenze forse utili alle Regioni, ma costringe lo Stato a seguire norme particolari da Regione a Regione. (<em>Commenti \u2013 Proteste al centro<\/em>).<\/p><p>Non v\u2019\u00e8 ragione di eccitarsi fuor di luogo: \u00e8 una preoccupazione che affaccio. (<em>Commenti<\/em>).<\/p><p>PRESIDENTE. Ha facolt\u00e0 di parlare il Presidente della Commissione.<\/p><p>RUINI, <em>Presidente della Commissione per la Costituzione.<\/em> L\u2019onorevole Laconi non era presente, o per lo meno non ricorda quando questo comma \u00e8 stato esaminato dal Comitato. Gi\u00e0 nel testo originario era stato fissato il criterio che ora desta le sue preoccupazioni ed egli aveva tutto il tempo di esprimere tali preoccupazioni nelle successive elaborazioni. Non c\u2019\u00e8 pericolo di disordine e caos nella finanza del paese. N\u00e9 col primo n\u00e9 con l\u2019ultimo testo.<\/p><p>LACONI. Ma non \u00e8 la stessa cosa!<\/p><p>RUINI, <em>Presidente della Commissione per la Costituzione.<\/em> \u00c8 la stessa cosa; si tratta del riparto delle quote dei tributi dello Stato, che vengono attribuite alle Regioni, perch\u00e9 provvedano alle loro funzioni normali. A tutte le Regioni non spetta la stessa quota; ma viene determinata e graduata a seconda che i tributi propri bastino pi\u00f9 o meno all\u2019adempimento di quelle funzioni. Non \u00e8 una graduazione, che si discuta volta per volta; ma che deve essere, in certo senso, automatica, come diceva l\u2019onorevole Cartia, in base a criteri stabiliti una volta tanto per legge. Non so cosa vi sia di caotico in ci\u00f2. Vuole l\u2019onorevole Laconi che le Regioni meno provviste di mezzi, ad esempio la Basilicata, siano trattate come le Regioni pi\u00f9 ricche, e non abbiano altre risorse per provvedere ai loro bisogni?<\/p><p>GULLO FAUSTO. Che cosa significa: \u00abai bisogni\u00bb?<\/p><p>RUINI, <em>Presidente della Commissione per la Costituzione.<\/em> Mi dispiace che lei non abbia capito: sono i bisogni, cui si provvede con le funzioni normali.<\/p><p>LACONI. Allora non \u00e8 chiaro.<\/p><p>RUINI, <em>Presidente della Commissione per la Costituzione.<\/em> Ma come! Sono attribuiti alla Regione tributi propri o quote di tributi erariali; tali quote saranno determinate e graduate per provvedere alle spese necessarie. Questo concetto \u00e8 abbastanza chiaro. Potete discuterlo, rifiutarlo; ma non dire che non \u00e8 chiaro e non proporre qualcosa di diverso. La critica deve essere costruttiva.<\/p><p>PRESIDENTE. Dar\u00f2 ora la parola per le dichiarazioni di voto.<\/p><p>CORBINO. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>CORBINO. Sono favorevole al testo presentato dalla Commissione in accoglimento pi\u00f9 o meno parziale degli emendamenti che sono stati precedentemente presentati. Non sono favorevole all\u2019Ente regione, ma una volta che lo abbiamo introdotto nella Costituzione, abbiamo il dovere di renderlo meno nocivo e pi\u00f9 utile che sia possibile. Rispetto a questi due fini credo che il testo elaborato dal Comitato, come ultima espressione di accordi, sia accettabile da chi come me, meridionale e meridionalista siciliano, che ha dato la firma alla legge per l\u2019autonomia della Sicilia, si renda perfettamente conto della importanza del problema meridionale come problema nazionale. Vi confesso che io ho ascoltato con vivo dolore le espressioni che da una parte o dall\u2019altra sono venute per tentare di fare il bilancio di quello che il nord ha dato o avuto, o che il sud ha dato o avuto. Bilanci di questo genere non si possono fare sulla base di cifre. Se mettiamo insieme i dieci statistici pi\u00f9 profondi che vi siano in Italia, essi non riusciranno mai a raggiungere soluzioni in cui tutti e dieci siano d\u2019accordo: probabilmente non ce ne saranno neanche due. I rapporti fra una Regione e l\u2019altra, in un paese unitario come il nostro, sono rapporti economici ma sono anche rapporti politici; e se il sud ha sacrificato qualche cosa sul terreno economico, non si pu\u00f2 negare che esso abbia ricevuto dal nord influssi di progresso che in altre condizioni di ambiente avrebbero potuto dare frutti molto pi\u00f9 cospicui. Tuttavia certi problemi, una volta posti, non possono non trovare un richiamo esplicito nella Carta costituzionale che noi andiamo ad approvare; ed il richiamo che la Commissione ha voluto inserire nel terzo capoverso dell\u2019articolo 113 mi sembra pi\u00f9 che sufficiente, perch\u00e9 coloro che questa Carta costituzionale dovranno applicare in avvenire ricordino che il problema meridionale in questa sede \u00e8 stato affrontato non per delle contese vane fra sud e nord, ma con un solo desiderio che \u00e8 nostro, e deve esserlo anche dei colleghi e delle popolazioni delle altre Regioni d\u2019Italia: che si sia tutti concordi per assicurare le migliori fortune del nostro Paese. (<em>Applausi al centro<\/em>).<\/p><p>RUINI, <em>Presidente della Commissione per la Costituzione.<\/em> Mi dispiace, io credo che la disposizione sia abbastanza chiara; ad ogni modo nessuno ha proposto una dizione diversa per renderla pi\u00f9 chiara.<\/p><p>DUGONI. Prego l\u2019onorevole Ruini di leggere la formulazione definitivamente proposta dalla Commissione per il secondo comma.<\/p><p>RUINI, <em>Presidente della Commissione per la Costituzione.<\/em> \u00abAlle Regioni sono attribuiti tributi propri e quote di tributi erariali le quali sono determinate, in relaziona ai bisogni delle Regioni, in modo da poter provvedere alle spese necessarie per adempiere alle loro funzioni normali\u00bb.<\/p><p>PRESIDENTE. Effettivamente questa formulazione modifica ancora quella letta in precedenza.<\/p><p>RUINI, <em>Presidente della Commissione per la Costituzione.<\/em> La discussione, malgrado gli sforzi del Presidente per mettervi ordine, avviene con la presentazione continua di nuovi emendamenti, non solo, ma col ritorno improvviso a formule gi\u00e0 abbandonate. Inchiodato a questo posto, faccio di tutto per seguire l\u2019Assemblea, ma non posso fare miracoli. Pel punto qui in esame non vedo grande differenza tra la formula di prima e la recente. Se l\u2019Assemblea crede di rimanere al mio testo&#8230;<\/p><p><em>Voci.<\/em> S\u00ec, s\u00ec.<\/p><p>PRESIDENTE. Dovr\u00f2 allora porre in votazione il testo dell\u2019articolo.<\/p><p>NITTI. Onorevole Presidente, io ho presentato un articolo che credo abbia la precedenza&#8230;<\/p><p>PRESIDENTE. Non c\u2019\u00e8 dubbio, io non ho detto che per primo si sarebbe votato il testo della Commissione. Gli emendamenti sono stati svolti: numerosi sono stati ritirati. Dobbiamo votare sul testo attuale della Commissione. In relazione agli emendamenti che sono restati, il primo di questi emendamenti \u00e8 quello dell\u2019onorevole Nitti, primo non per ordine di presentazione, ma perch\u00e9 \u00e8 l\u2019emendamento che praticamente pone nel nulla tutti i commi successivi. Egli propone infatti di sostituire l\u2019articolo con il seguente:<\/p><p>\u00abCon legge della Repubblica sar\u00e0 stabilito il regime tributario delle Regioni, delle Provincie e dei Comuni\u00bb. Questo emendamento \u2013 senza dubbio \u2013 \u00e8 quello che pi\u00f9 si allontana dal testo della Commissione, in quanto, rimettendo tutto alla legge dello Stato, cio\u00e8 ai prossimi Parlamenti, esonera l\u2019Assemblea dall\u2019indicare qualunque elemento di orientamento.<\/p><p>NOBILE. Desidererei che l\u2019onorevole Nitti chiarisse se intende con questo emendamento che venga abolito anche l\u2019ultimo comma. (<em>Commenti<\/em>).<\/p><p><em>Voci al centro.<\/em> \u00c8 naturale.<\/p><p>PRESIDENTE. Onorevole Nobile, i due interventi molto precisi dell\u2019onorevole Nitti hanno posto chiaramente la questione.<\/p><p>Ha chiesto la parola per dichiarazione di voto l\u2019onorevole Uberti. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>UBERTI. Per tutte le ragioni che abbiamo esposto, noi voteremo esclusivamente il testo della Commissione e voteremo contro tutti gli emendamenti.<\/p><p>PRESIDENTE. Pongo in votazione l\u2019emendamento presentato dall\u2019onorevole Nitti.<\/p><p>(<em>Segue la votazione per alzata e seduta<\/em>).<\/p><p>Poich\u00e9 il risultato della votazione \u00e8 incerto si procede alla votazione per divisione.<\/p><p>(<em>L\u2019emendamento dell\u2019onorevole Nitti \u00e8 respinto<\/em>).<\/p><p>Passiamo alla votazione del primo comma del testo proposto dalla Commissione:<\/p><p>\u00abLe Regioni hanno autonomia finanziaria nelle forme e nei limiti stabiliti da leggi della Repubblica, che la coordinano con la finanza dello Stato, delle Provincie e dei Comuni\u00bb.<\/p><p>In questo comma vi \u00e8 un primo inciso, che fa richiamo espresso alla autonomia finanziaria: \u00abLe Regioni hanno autonomia finanziaria\u00bb.<\/p><p>Poich\u00e9 nessuno degli emendamenti presentati considera questa prima parte del comma, la porr\u00f2 in votazione.<\/p><p>Mi \u00e8 pervenuta una domanda di appello nominale. Desidero che i firmatari specifichino a che cosa essa si riferisca. (<em>Commenti<\/em>).<\/p><p>L\u2019articolo si compone di cinque commi, ciascuno dei quali dovr\u00e0 essere votato in due o tre parti diverse. Desidero sapere se si domanda che tutte le votazioni abbiano luogo per appello nominale! (<em>Commenti<\/em>).<\/p><p>UBERTI. A nome dei firmatari della domanda di appello nominale, preciso che se si fosse votato l\u2019articolo 113 unicamente, domandavamo l\u2019appello nominale su tutto l\u2019articolo; se invece si vota per divisione, domandiamo l\u2019appello nominale sul secondo comma.<\/p><p>TONELLO. Noi ce ne andiamo! (<em>Rumori al centro<\/em>).<\/p><p>RUINI, <em>Presidente della Commissione per la Costituzione.<\/em> Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>RUINI, <em>Presidente della Commissione per la Costituzione.<\/em> L\u2019onorevole Dugoni aveva presentato un emendamento al primo comma per sostituire a \u00ableggi costituzionali\u00bb \u00ableggi dello Stato\u00bb. L\u2019emendamento \u00e8 stato accolto e l\u2019onorevole Dugoni, logicamente, dovrebbe votare per il primo comma. Il voto contrario significherebbe che non vuol dar corso alle sue stesse idee.<\/p><p>PRESIDENTE. Onorevole Ruini, queste dichiarazioni non si possono fare ora.<\/p><p>Pongo pertanto in votazione le prime parole del comma, nel testo della Commissione: \u00abLe Regioni hanno autonomia finanziaria\u00bb.<\/p><p>(<em>Sono approvate<\/em>).<\/p><p>Pongo in votazione la seconda parte del testo proposto dalla Commissione: \u00abnelle forme e nei limiti stabiliti da leggi della Repubblica\u00bb.<\/p><p>(<em>\u00c8 approvata<\/em>).<\/p><p>Segue l\u2019ultima parte del comma: \u00abche la coordinano con la finanza dello Stato, delle Provincie e dei Comuni\u00bb. A questo punto vi \u00e8 un emendamento dell\u2019onorevole De Vita.<\/p><p>DE VITA. Ritiro il mio emendamento.<\/p><p>PRESIDENTE. Pongo allora in votazione l\u2019ultima parte del comma nel testo della Commissione.<\/p><p>(<em>\u00c8 approvata<\/em>).<\/p><p>Passiamo al secondo comma che, nella formulazione proposta dalla Commissione, \u00e8 del seguente tenore:<\/p><p>\u00abAlle Regioni sono attribuiti tributi propri e quote di tributi erariali le quali sono determinate in relazione al bisogno delle Regioni, in modo da poter provvedere alle spese necessarie per adempiere alle loro funzioni normali\u00bb.<\/p><p>A questo comma non vi \u00e8 alcun emendamento, poich\u00e9 tutti sono stati ritirati.<\/p><p>PRETI. Avevo presentato un emendamento soppressivo.<\/p><p>PRESIDENTE. Onorevole Preti, come gi\u00e0 ho fatto pi\u00f9 volte presente, l\u2019emendamento soppressivo si esprime votando contro la formula positiva.<\/p><p>UBERTI. Ritiro la mia richiesta di appello nominale su questo comma.<\/p><p>PRESIDENTE. Sta bene.<\/p><p>Pongo allora in votazione il secondo comma, del quale ho dato test\u00e9 lettura, nell\u2019ultima redazione della Commissione.<\/p><p>(<em>\u00c8 approvato<\/em>).<\/p><p>Passiamo al terzo comma, che \u00e8 del seguente tenore:<\/p><p>\u00abPer provvedere ad altri scopi determinati e particolarmente per valorizzare il Mezzogiorno e le Isole, lo Stato assegna con legge a singole Regioni contributi speciali\u00bb.<\/p><p>RUINI, <em>Presidente della Commissione per la Costituzione.<\/em> \u00abPer legge\u00bb, non \u00abcon legge\u00bb.<\/p><p>PRESIDENTE. Sta bene. Modifichiamo: \u00abper legge\u00bb.<\/p><p><em>Voci.<\/em> No, \u00abcon legge\u00bb.<\/p><p>\u00abPRESIDENTE. Onorevoli colleghi, non ci soffermiamo su questi piccoli particolari. In un secondo momento, si provveder\u00e0 anche alla forma.<\/p><p>Pongo in votazione il terzo comma.<\/p><p>(<em>\u00c8 approvato<\/em>).<\/p><p>Il quarto comma, \u00e8 cos\u00ec formulato:<\/p><p>\u00abLa Regione ha un proprio demanio e patrimonio, secondo le modalit\u00e0 stabilite con legge della Repubblica\u00bb.<\/p><p>Lo pongo in votazione.<\/p><p>(<em>\u00c8 approvato<\/em>).<\/p><p>L\u2019ultimo comma \u00e8 del seguente tenore:<\/p><p>\u00abNon possono istituirsi dazi di importazione ed esportazione, o di transito fra l\u2019una e l\u2019altra Regione; n\u00e9 prendersi provvedimenti che ostacolino in qualsiasi modo la libera circolazione delle persone e delle cose\u00bb.<\/p><p>Su questo comma, vi \u00e8 un emendamento a firma dell\u2019onorevole Codignola, che l\u2019onorevole Foa ha fatto suo e svolto. L\u2019onorevole Foa non \u00e8 presente e pertanto l\u2019emendamento s\u2019intende decaduto.<\/p><p>Pongo pertanto in votazione il quinto comma nella formulazione test\u00e9 letta.<\/p><p>(<em>\u00c8 approvato<\/em>).<\/p><p>Vi \u00e8 ora un emendamento aggiuntivo proposto dall\u2019onorevole Nobile e da altri colleghi. La Commissione ha dichiarato di accettarlo, salvo a deliberare, dopo la eventuale approvazione, il posto nel quale inserire, se non la dizione, il concetto.<\/p><p>CARBONARI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>CARBONARI. L\u2019onorevole Nobile domandava che la Regione non potesse limitare il diritto dei cittadini ad esercitare in qualunque parte del territorio nazionale la loro arte, professione o mestiere.<\/p><p>In via di principio io sono d\u2019accordo con questa dizione; per\u00f2 debbo osservare \u2013 siccome l\u2019onorevole Nobile ha nominato il Trentino ed Alto Adige in modo particolare \u2013 che, specialmente in Alto Adige, su oltre 3 mila impiegati statali e parastatali occupati, fino ad epoca recente, gli indigeni erano soltanto 243.<\/p><p>Quindi osservo che anzitutto la giustizia distributiva deve essere alla base di ogni reggimento statale e regionale. (<em>Commenti a sinistra<\/em>).<\/p><p>TESSITORI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>TESSITORI. A nome del mio Gruppo dichiaro che voteremo contro l\u2019emendamento proposto dall\u2019onorevole Nobile per una considerazione che prescinde dal merito. La considerazione \u00e8 questa: l\u2019emendamento presentato in forma negativa non mi pare che sotto l\u2019aspetto giuridico possa trovar posto nella Carta costituzionale; anche perch\u00e9, quello che \u00e8 l\u2019aspetto positivo della norma, sottinteso nell\u2019emendamento, \u00e8 gi\u00e0 compreso nella prima parte della Costituzione, dove sono indicati tutti i diritti dei cittadini italiani.<\/p><p>Mi pare che il collocamento e la forma di questo emendamento siano fuor di luogo e inutili. Perci\u00f2 io vorrei pregare l\u2019onorevole Nobile di ritirare il suo emendamento, e lo vorrei invitare ad una considerazione, che \u00e8 questa: il collocare, onorevoli colleghi, nella Carta costituzionale una disposizione di questo genere sembra echeggiare rancori, differenze, campanilismi, che vorrei non avessero nessuna eco in questa Aula. Per queste considerazioni noi votiamo contro l\u2019emendamento.<\/p><p>GASPAROTTO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>GASPAROTTO. Appunto per le ragioni dette nobilmente dal collega Tessitori, io voter\u00f2 a favore, perch\u00e9 temo il separatismo professionale. Ho gi\u00e0 accennato in altra occasione ad un precedente, intorno al quale oggi posso presentare i documenti. E cio\u00e8: il Consiglio della Valle, il che \u00e8 a dire il governo della Val d\u2019Aosta, ha presentato al Governo nel mese di marzo scorso una proposta di decreto legislativo sull\u2019ordinamento delle guide e dei maestri di sci, la quale diceva, all\u2019articolo 2, testualmente cos\u00ec:<\/p><p>\u00abL\u2019esercizio saltuario della professione in Val d\u2019Aosta da parte di guide e maestri autorizzati provenienti con i loro clienti da altre regioni italiane e straniere non \u00e8 soggetto a restrizioni di sorta.<\/p><p>\u00abL\u2019esercizio stabile, anche se solo stagionale, l\u2019apertura di corsi, scuole e analoghe iniziative, comunque presentate, sono invece subordinate, oltre che all\u2019osservanza della disciplina del Consiglio della Valle alla stabile residenza in un comune della Valle e all\u2019iscrizione nei ruoli di una societ\u00e0 locale\u00bb.<\/p><p>MICHELI. Ma si tratta di guide alpine!<\/p><p>FUSCHINI. Che c\u2019entra questo? (<em>Commenti<\/em>).<\/p><p>GASPAROTTO. \u00c8 bens\u00ec vero che il Governo con decreto legislativo del 1\u00b0 aprile 1947 ha moderato queste disposizioni, in seguito di che \u00e8 rimasto nel testo definitivo questo articolo 2, che dice: \u00abNella Valle d\u2019Aosta l\u2019esercizio saltuario della professione da parte di guide, portatori e maestri autorizzati provenienti con i loro clienti da altre regioni italiane e dall\u2019estero non \u00e8 soggetto all\u2019autorizzazione degli organi della Valle\u00bb; ma a questo il Consiglio dei Ministri \u00e8 dovuto addivenire, appunto per impedire che fosse sanzionato in uno statuto speciale il principio che il cittadino italiano era, nell\u2019esercizio della sua professione, straniero in una regione d\u2019Italia diversa dalla sua. (<em>Applausi a sinistra<\/em>).<\/p><p>MICHELI. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>MICHELI. L\u2019onorevole Gasparotto mi pare che abbia una particolare simpatia per quanto ha determinato la Valle d\u2019Aosta e quel decreto l\u2019ha gi\u00e0 letto altre volte&#8230;<\/p><p>GASPAROTTO. Io ho l\u2019antipatia per i separatismi!<\/p><p>MICHELI. \u2026Capisco; \u00e8 stato esaminato dal Consiglio dei Ministri di cui l\u2019onorevole Gasparotto faceva parte.<\/p><p>Posso dichiarare che, effettivamente, in Valle d\u2019Aosta c\u2019era questa limitazione, a favore delle guide che dovevano essere del luogo, per una ragione molto semplice: perch\u00e9 quelli che vanno sul Monte Cervino e ad altre cime portano della gente, sono responsabili della loro vita e devono essere dei luoghi perch\u00e9 ne hanno la maggiore pratica.<\/p><p>Per\u00f2 avverto questo: che tutte le guide del Club Alpino del quale faccio parte, a qualunque provincia appartengano, possono andare liberamente in Val d\u2019Aosta, ad esercitare nelle escursioni alpine la loro professione.<\/p><p>\u00c8 un\u2019altra la questione, onorevole Gasparotto; si tratta di cosa molto diversa. Io debbo ripetere al collega ed amico che le guide di qualunque parte d\u2019Italia&#8230; (<em>Rumori<\/em>) sono ammesse anche nelle scuole accennate&#8230;<\/p><p>GASPAROTTO. Ma si tratta non solo di guide, ma di scuole!<\/p><p>PRESIDENTE. Onorevole Micheli, la prego di concludere.<\/p><p>MICHELI. Onorevole Presidente, una volta che lei ha consentito che il collega leggesse un documento di questo genere in discussione all\u2019Assemblea, io avevo tutto il diritto di contestarlo (<em>Rumori<\/em>) e l\u2019ho fatto con due parole.<\/p><p>LACONI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>LACONI. Io credo che, nonostante questo occasionale dissenso sulla questione delle guide, noi siamo, sul concetto espresso dall\u2019onorevole Nobile, tutti d\u2019accordo. Abbiamo per\u00f2 tutti delle riserve sulla collocazione e credo che anche l\u2019onorevole Tessitori, che ha parlato poco fa, fosse mosso dalla stessa preoccupazione. Del resto, se cos\u00ec non \u00e8, sia per non detto.<\/p><p>Io comunque ho di queste riserve. Vorrei dunque pregare che si votasse soltanto sul contenuto dell\u2019emendamento dell\u2019onorevole Nobile, lasciando impregiudicata la questione della forma e della collocazione. (<em>Rumori<\/em>).<\/p><p>PRESIDENTE. Ma su questo siamo d\u2019accordo, \u00e8 stato gi\u00e0 detto, onorevole Laconi.<\/p><p>CONDORELLI. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>CONDORELLI. Instaurando un ordinamento regionale, ci si dovrebbe anche preoccupare degli impieghi per evitare che una Regione potesse impedire l\u2019accesso agli impieghi ai provenienti da altre Regioni, il che sarebbe deprecabile, perch\u00e9 creeremmo in tal modo dei compartimenti stagni, renderemmo cio\u00e8 poco aerabile la Regione.<\/p><p>Prego pertanto l\u2019onorevole Nobile di estendere il suo emendamento anche agli impieghi.<\/p><p>PRESIDENTE. Onorevole Nobile, ella ha inteso la proposta dell\u2019onorevole Condorelli? La accetta?<\/p><p>NOBILE. Non ho alcuna difficolt\u00e0 ad accettarla.<\/p><p>PRESIDENTE. Sta bene; passiamo dunque ai voti.<\/p><p>Pongo ai voti l\u2019emendamento dell\u2019onorevole Nobili, che con la modifica proposta dall\u2019onorevole Condorelli, e accettata dall\u2019onorevole Nobile, risulta cos\u00ec formulato:<\/p><p>\u00abLa Regione non pu\u00f2 in alcun modo limitare il diritto dei cittadini ad esercitare, in qualunque parte del territorio nazionale paia ad essi conveniente, la loro arte, professione, mestiere o impiego.<\/p><p>(<em>Segue la votazione per alzata e seduta<\/em>).<\/p><p>L\u2019emendamento risulta approvato.<\/p><p><em>Voci al centro.<\/em> No, non \u00e8 approvato! (<em>Rumori a sinistra<\/em>).<\/p><p>MICHELI. Votiamo per divisione! (<em>Proteste a sinistra<\/em>).<\/p><p>PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ho l\u2019impressione che vi sia ancora questo presupposto, che le votazioni debbano avere tutte la stessa conclusione. Occorre per\u00f2 tener conto del momento in cui si vota, perch\u00e9 \u00e8 evidente che le votazioni che si trascinano per un quarto d\u2019ora o venti minuti, possono mutare di continuo la proporzione dei voti. (<em>Commenti<\/em>).<\/p><p>Confermo che l\u2019emendamento dell\u2019onorevole Nobile \u00e8 stato, secondo la votazione ora effettuata, approvato dall\u2019Assemblea.<\/p><p>Do lettura del testo completo dell\u2019articolo 113 quale risulta dopo le varie votazioni di oggi:<\/p><p>\u00abLe Regioni hanno autonomia finanziaria nelle forme e nei limiti stabiliti da leggi della Repubblica, che la coordinano con la finanza dello Stato, delle Provincie e dei Comuni.<\/p><p>\u00abAlle Regioni sono attribuiti tributi propri e quote di tributi erariali, le quali sono determinate in relazione ai bisogni delle Regioni, in modo da poter provvedere alle spese necessarie per adempiere alle loro funzioni normali.<\/p><p>\u00abPer provvedere ad altri scopi determinati, e particolarmente per valorizzare il Mezzogiorno e le Isole, lo Stato assegna per legge a singole Regioni contributi speciali.<\/p><p>\u00abLa Regione ha un proprio demanio e patrimonio, secondo le modalit\u00e0 stabilite con legge della Repubblica.<\/p><p>\u00abNon possono istituirsi dazi d\u2019importazione ed esportazione, o di transito fra l\u2019una e l\u2019altra Regione, n\u00e9 prendersi provvedimenti che ostacolino in qualsiasi modo la libera circolazione delle persone e delle cose.<\/p><p>\u00abLa Regione non pu\u00f2 in alcun modo limitare il diritto dei cittadini ad esercitare in qualunque parte del territorio nazionale paia ad essi conveniente, la loro arte, professione mestiere o impiego.\u00bb.<\/p><p>Resta inteso che la formulazione definitiva e il collocamento di quest\u2019ultimo comma sono deferiti al Comitato di coordinamento.<\/p><p>Pongo ai voti l\u2019articolo nel testo ora letto. (<em>\u00c8 approvato<\/em>).<\/p><p>Il seguito della discussione \u00e8 rinviato ad altra seduta.<\/p><p>Interrogazioni con richiesta d\u2019urgenza.<\/p><p>PRESIDENTE. Comunico che l\u2019onorevole Benedettini ha presentato la seguente interrogazione con richiesta di risposta urgente:<\/p><p>\u00abAl Ministro della difesa, per sapere se non creda opportuno comunicare all\u2019Assemblea i risultati dell\u2019istruttoria test\u00e9 terminata sulla fine del tesoro di Dongo\u00bb. (<em>Commenti a sinistra<\/em>).<\/p><p>Interesser\u00f2 il Ministro della difesa perch\u00e9 faccia sapere quando intende rispondere a questa interrogazione.<\/p><p>BULLONI. Vorrei sollecitare le risposte dei Ministri dell\u2019agricoltura e foreste e dell\u2019industria e commercio, a due mie interrogazioni urgenti loro dirette, riguardanti: la prima un\u2019inchiesta per gravi infrazioni annonarie, la seconda la crisi dell\u2019energia elettrica in Alta Italia.<\/p><p>SEGNI, <em>Ministro dell\u2019agricoltura e delle foreste.<\/em> Risponder\u00f2 all\u2019interrogazione che mi riguarda nella seduta antimeridiana di venerd\u00ec prossimo. Interesser\u00f2 il Ministro dell\u2019industria e commercio affinch\u00e9 risponda, se possibile, all\u2019interrogazione a lui diretta nella stessa seduta.<\/p><p>Interrogazioni.<\/p><p>PRESIDENTE. Si dia lettura delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.<\/p><p>SCHIRATTI, <em>Segretario<\/em>, legge:<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro della difesa, per sapere so non ritenga rispondente ai fini di giustizia estendere agli \u00absminatori marini\u00bb l\u2019aumento di lire 300 sull\u2019indennit\u00e0 \u00abpericolo mine\u00bb recentemente concesso agli sminatori terrestri.<\/p><p>\u00abStampacchia\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Presidente del Consiglio dei Ministri, per conoscere se, in relazione all\u2019impegno del Governo italiano di indennizzare le persone fisiche e gli enti, i cui beni siano stati confiscati in conseguenza dell\u2019applicazione delle disposizioni relative alle riparazioni (vedere articolo 74, lettera <em>D<\/em>, titolo 4 del Trattato di pace), ed in considerazione che fra le persone che hanno subito la totale confisca dei macchinari e delle attrezzature per costruzioni, figurano imprese che svolgevano la loro attivit\u00e0 civile nei Balcani e particolarmente in Albania e Jugoslavia, dove potentemente le imprese predette contribuirono per migliorare le condizioni ed il tenore di vita civile di quei paesi, non ritenga equo, utile ed opportuno, per il nostro Paese, che gli enti, le persone e le imprese danneggiate con la confisca delle loro attrezzature e macchinari, vengano messi in condizioni di riprendere anche parzialmente la loro attivit\u00e0, risarcendo loro le perdite sub\u00ecte, mediante cessione di attrezzature e macchinari, analoghi a quelli loro confiscati o perduti, da prelevare dalle disponibilit\u00e0 dell\u2019A.R.A.R. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>).<\/p><p>\u00abMastrojanni\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro della difesa, per conoscere in quale maniera intenda risolvere la tragica situazione economica di quegli ufficiali che, fatti prigionieri in Africa Orientale Italiana nel 1941, sono stati costretti ad abbandonare le famiglie nel territorio gi\u00e0 occupato all\u2019epoca predetta, le quali si sono trovate costrette a contrarre ingenti debiti per poter vivere.<\/p><p>\u00abA questi ufficiali rientrati in Patria sono stati corrisposti i soli stipendi con i carovita dell\u2019epoca, mentre il costo della vita in Africa Orientale Italiana si aggirava intorno ad una sterlina giornaliera (700 lire circa di valore medio per gli anni 1941-44) per un ammontare complessivo individuale di parecchie centinaia di migliaia di lire.<\/p><p>\u00abTali famiglie si trovano ora in Patria, senza casa, per aver perso tutto in territorio dell\u2019Africa Orientale Italiana, con l\u2019onere dei predetti debiti. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>).<\/p><p>\u00abBencivenga\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro degli affari esteri, per conoscere se e quale azione il Governo abbia svolto, o intenda svolgere per placare le ansie dei familiari delle molte migliaia di giuliani deportati in Jugoslavia, dei quali dopo due anni non si \u00e8 riusciti, neppure per il tramite della Croce Rossa e del Vaticano, ad avere notizie. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>).<\/p><p>\u00abCappi\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro della difesa, per conoscere se, in relazione alle mutate e ridotte necessit\u00e0 delle forze armate ed alle ristrettezze del bilancio dello Stato, abbia gi\u00e0 provveduto o, in caso negativo, se ritenga o meno opportuno:<\/p><p>1\u00b0) di provvedere d\u2019urgenza alla soppressione dello Stato Maggiore generale; alla creazione di uno Stato Maggiore della difesa ed alla conseguente soppressione dei tre Stati Maggiori ora esistenti; all\u2019unificazione dei servizi logistici ed amministrativi comuni alle tre forze armate, tanto degli organi centrali, quanto di quelli periferici; alla separazione dal Ministero della difesa degli organi incaricati della liquidazione del passato; al decentramento agli organi periferici di gran parte dei compiti e delle attribuzioni ora dannosamente accentrate negli organi centrali; alla trasformazione dei tre mastodontici ex Gabinetti ministeriali in pi\u00f9 leggeri organismi dei tre Segretariati generali creati presso le Amministrazioni centrali delle tre forze armate; alla definizione delle pratiche di discriminazione di ufficiali e sottufficiali di carriera ed allo sfollamento di quelli giudicati immeritevoli di continuare nel servizio; all\u2019industrializzazione degli arsenali e degli stabilimenti militari; alla soppressione od alla riduzione dei \u00abcentri rifornimento quadrupedi\u00bb, dei campi d\u2019aviazione e dei poligoni di tiro non necessari, concedendo la conduzione dei terreni ricuperati a cooperative agricole di ex partigiani, reduci e combattenti; alla cessione secondo un piano organico ad enti pubblici od a privati, o alla trasformazione in alloggi demaniali per ufficiali e sottufficiali di tutti gli immobili militari (caserme, depositi, magazzini, ecc.), che, risultando esuberanti alle esigenze militari, costituissero un inutile e notevole aggravio di spesa per la loro vigilanza e per la loro manutenzione;<\/p><p>2\u00b0) di provvedere d\u2019urgenza all\u2019eliminazione delle irregolarit\u00e0 amministrative, delle deficienze di governo disciplinare del personale; delle deficienze di conduzione delle aziende agricole a gestione diretta e delle irregolari concessioni di terreni demaniali a privati speculatori, che caratterizzano l\u2019andamento disciplinare, amministrativo e agricolo di alcuni \u00abcentri rifornimento quadrupedi\u00bb e di poligoni di tiro, con particolare riferimento ai centri di Montemaggiore, di Persano e di Grosseto e del poligono d\u2019artiglieria di Nettuno; irregolarit\u00e0 e deficienze che, essendo di dominio pubblico, poco favorevolmente depongono nei riguardi dell\u2019interessamento del Ministero della difesa e della apposita Commissione che da dieci mesi si occupa dello studio e della soluzione del problema con risultati sinora non molto soddisfacenti;<\/p><p>3\u00b0) di provvedere d\u2019urgenza a devolvere parte delle economie realizzabili con l\u2019adozione dei provvedimenti di cui ai precedenti comma 1\u00b0) e 2\u00b0), all\u2019aumento dell\u2019indennit\u00e0 militare degli ufficiali e dei sottufficiali, oggi del tutto insufficiente ad attenuare il disagio economico derivante ai militari di carriera di ogni grado dai frequenti trasferimenti cui sono soggetti per necessit\u00e0 riorganizzative delle forze armate e dalla relativa frequente necessit\u00e0 di dividere in due le proprie famiglie, nonch\u00e9 dalle esigenze di un servizio che, in confronto con quello dei funzionari civili di tutte le Amministrazioni statali e parastatali, non ha limiti di orario, senza beneficiare, per altro, di un corrispondente ed equo compenso straordinario. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>).<\/p><p>\u00abAzzi\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro dei lavori pubblici, per conoscere le ragioni per le quali, a tre anni dalla liberazione, nella importante strada provinciale \u00abmarittima\u00bb che collega le provincie di Frosinone e di Latina non sono stati ancora ripagati i danni bellici che non consentono tutt\u2019ora l\u2019uso della strada stessa, con grave pregiudizio degli interessi delle due provincie.<\/p><p>\u00abE per conoscere, altres\u00ec, perch\u00e9, oltre a dare il massimo impulso alla ricostruzione delle opere d\u2019arte, non si provvede anche all\u2019inizio dei lavori di ripristino del piano viabile onde non prolungare ulteriormente, dopo la ultimazione delle opere di cui sopra, la inefficienza della vitale arteria. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>).<\/p><p>\u00abCamangi\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede di interrogare i Ministri dei lavori pubblici e dell\u2019interno, per conoscere la esatta storia, la attuale situazione e i provvedimenti disposti o da disporre per risolvere il grave problema dell\u2019acquedotto di Sora (Frosinone), con particolare riferimento alle ragioni per le quali il Consiglio comunale ritenne addirittura di dover deliberare fin dal 21 marzo ultimo scorso la costituzione di una Commissione di inchiesta.<\/p><p>\u00abL\u2019interrogante chiede, in particolare, all\u2019onorevole Ministro dell\u2019interno di informarlo circa le ragioni per le quali detta Commissione non \u00e8 stata ancora convocata e investita del mandato. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>).<\/p><p>\u00abCamangi\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro della difesa, per sapere:<\/p><p>1\u00b0) se non ritenga opportuno accertare, a mezzo dell\u2019Arma dei carabinieri, se e quali degli appartenenti ai ruoli militari e civili nell\u2019aeronautica, da tempo in attesa di reimpiego, abbiano trovato altra occupazione, sufficientemente remunerativa, nella vita civile;<\/p><p>2\u00b0) se, in base ai risultati delle indagini suddette, non ritenga opportuno, dopo aver sentito gli interessati, effettivamente impiegarli, se non abbiano altra occupazione; oppure collocarli a riposo nel caso contrario; e ci\u00f2 allo scopo di mettere fine allo sconcio per cui ufficiali e civili, effettivamente non impiegati dal tempo dell\u2019armistizio, continuino a figurare m servizio, percependo gli interi assegni, anche quando essi abbiano trovato una lucrativa attivit\u00e0 nella vita civile. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>).<\/p><p>\u00abNobile\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro del tesoro, per conoscere:<\/p><p>1\u00b0) per quali motivi non si sia dato ancora corso al decreto legislativo gi\u00e0 esaminato dalla prima Commissione permanente dell\u2019Assemblea Costituente concernente l\u2019aumento dell\u2019indennit\u00e0 di volo;<\/p><p>2\u00b0) se non ritiene che sia urgente emanare il decreto suddetto nella considerazione che il volo costituisce la parte essenziale delle attribuzioni degli ufficiali e sottufficiali dell\u2019aeronautica e che le indennit\u00e0 stabilite dallo schema di decreto legislativo suddetto sono pur sempre assai modeste rispetto a quelle che venivano corrisposte prima della guerra. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>).<\/p><p>\u00abNobile\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Presidente del Consiglio dei Ministri ed il Ministro dell\u2019interno, per sapere se non ritengano opportuno, anzi necessario ed urgente, in vista della esasperante deficienza di alloggi nella citt\u00e0 di Roma, emanare un provvedimento che faccia obbligo all\u2019INCIS ed all\u2019Istituto delle case popolari di dare la precedenza assoluta, nell\u2019assegnazione degli appartamenti liberi, ai funzionari di ruolo delle Amministrazioni statali, che per ragioni di ufficio siano obbligati a risiedere a Roma, e che di fatto gi\u00e0 vi risiedono da anni, ma che si trovino ad essere sprovvisti di alloggio in seguito a sentenze di sfratto, promosse da proprietari che abbiano richiesto l\u2019alloggio per proprio uso. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>).<\/p><p>\u00abNobile\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro delle finanze, per sapere se non ritenga opportuno prendere provvedimenti idonei ad esonerare dal pagamento del canone obbligatorio di abbonamento alle radio-audizioni, di cui all\u2019articolo 6 del decreto legislativo luogotenenziale 1\u00b0 dicembre 1945, n. 834, le sedi dei Partiti politici, dalle quali invece viene attualmente preteso. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>).<\/p><p>\u00abDugoni\u00bb.<\/p><p>Il sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro della pubblica istruzione, per sapere se e come intenda affrontare e risolvere il problema dei segretari degli Istituti medi, i quali da tempo hanno chiesto il passaggio dal gruppo <em>C<\/em>, in cui ingiustamente si trovano, al gruppo <em>B<\/em>.<\/p><p>\u00abSi rammenta a tale proposito che nell\u2019ultimo congresso dei segretari, tenutosi a Roma, si era data per certa ed imminente la pubblicazione del provvedimento, che avrebbe posto fine ad una condizione di inferiorit\u00e0 ingiustificata ed ingiustificabile, per la quale i segretari degli Istituti medi, pur essendo muniti di diploma di scuola media di secondo grado, hanno un trattamento inferiore non solo a quello degli impiegati del gruppo <em>B<\/em>, ma anche a quello degli impiegati del gruppo <em>C<\/em>. Difatti, mentre questi ultimi arrivano al grado VIII, i segretari, che iniziano la carriera col grado XII, la finiscono col grado XI. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>).<\/p><p>\u00abSilipo\u00bb.<\/p><p>\u00abIl sottoscritto chiede d\u2019interrogare il Ministro dei trasporti, per sapere:<\/p><ol><li><em>a<\/em>) se non ritenga opportuno e doveroso un maggiore e pi\u00f9 severo controllo sulla vendita dei generi alimentari somministrati dai ristoranti di molte stazioni ferroviarie sia in rapporto alla loro qualit\u00e0, che tende a peggiorare, che alla loro quantit\u00e0 unitaria, che tende a diminuire, e specialmente in rapporto ai loro prezzi, che tendono a salire, giorno per giorno, in modo vertiginoso e non giustificato, n\u00e9 da particolari esigenze, n\u00e9 da particolari situazioni di mercato, ma solo determinato da spirito di esosa speculazione, costringendo cos\u00ec i viaggiatori a sottostare, per necessit\u00e0, ad un maggior aggravio di spese vieppi\u00f9 dannoso per i meno abbienti;<\/li><li><em>b<\/em>) se del pari non ritenga necessario, per evidenti ragioni di giustizia e di rispetto ai regolamenti, eliminare lo sconveniente e deplorevole mercato nero dei biglietti ferroviari che si fa in alcune stazioni ed in modo massimamente impudente in quella di Roma, cos\u00ec da riservare solo ai viaggiatori che hanno larga disponibilit\u00e0 di danaro la possibilit\u00e0 di occupare, a loro piacimento ed in qualunque momento, i posti a sedere nelle vetture dei vari treni a lungo percorso e che dovrebbero invece restare liberi a tutti, secondo le normali regole di precedenza. (<em>L\u2019interrogante chiede la risposta scritta<\/em>).<\/li><\/ol><p>\u00abGuerrieri Filippo\u00bb.<\/p><p>PRESIDENTE. Queste interrogazioni saranno iscritte all\u2019ordine del giorno e svolte al loro turno, trasmettendosi ai Ministri competenti quelle per le quali si richiede la risposta scritta.<\/p><p>La seduta termina alle 21.20.<\/p><p>Ordine del giorno per le sedute di domani.<\/p><p>Alle ore 10:<\/p><ol><li>\u2013 <em>Svolgimento della seguente interrogazione<\/em><em>:<\/em><\/li><\/ol><p>Benedetti. \u2013 <em>Al Ministro dell\u2019interno. <\/em>\u2013 \u00abPer conoscere le disposizioni che intenda impartire al fine di reprimere i giuochi d\u2019azzardo\u00bb.<\/p><ol start=\"2\"><li>\u2013 <em>Seguito della discussione sul disegno di legge<\/em><em>:<\/em><\/li><\/ol><p>Convalida del decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato in data 29 marzo 1947, n. 143, concernente l\u2019istituzione di una imposta straordinaria progressiva sul patrimonio. (14).<\/p><p>Alle ore 17:<\/p><p>Seguito della discussione sul progetto di Costituzione della Repubblica italiana.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Versione PDF ASSEMBLEA COSTITUENTE CLXXXVI. SEDUTA POMERIDIANA DI MARTED\u00cc 15 LUGLIO 1947 PRESIDENZA DEL PRESIDENTE TERRACINI INDICE Progetto di Costituzione della Repubblica italiana (Seguito della discussione): Presidente Nitti De Vita Bertone Preti Dugoni Colitto Zotta Foa Cartia Micheli Sullo Pignatari Nobile Romano Ruini, Presidente della Commissione per la Costituzione Targetti Laconi Corbino Uberti Carbonari Tessitori [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_relevanssi_hide_post":"","_relevanssi_hide_content":"","_relevanssi_pin_for_all":"","_relevanssi_pin_keywords":"","_relevanssi_unpin_keywords":"","_relevanssi_related_keywords":"","_relevanssi_related_include_ids":"","_relevanssi_related_exclude_ids":"","_relevanssi_related_no_append":"","_relevanssi_related_not_related":"","_relevanssi_related_posts":"2042,2036,2085,2175,2181,2196","_relevanssi_noindex_reason":"","_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"categories":[53,7],"tags":[],"post_folder":[52],"class_list":["post-2021","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-1947-07","category-assemblea"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2021","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2021"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2021\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6849,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2021\/revisions\/6849"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2021"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2021"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2021"},{"taxonomy":"post_folder","embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fpost_folder&post=2021"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}