{"id":1926,"date":"2023-09-10T21:12:55","date_gmt":"2023-09-10T19:12:55","guid":{"rendered":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=1926"},"modified":"2023-10-21T23:24:11","modified_gmt":"2023-10-21T21:24:11","slug":"antimeridiana-di-martedi-10-giugno-1947","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=1926","title":{"rendered":"ANTIMERIDIANA DI MARTED\u00cc 10 GIUGNO 1947"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"1926\" class=\"elementor elementor-1926\" data-elementor-post-type=\"post\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-7b7ba93 elementor-section-full_width elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"7b7ba93\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column 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PDF<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-da5e7d5 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"da5e7d5\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>ASSEMBLEA COSTITUENTE<\/p><p>CXLIII.<\/p><p>SEDUTA ANTIMERIDIANA DI MARTED\u00cc 10 GIUGNO 1947<\/p><p>PRESIDENZA DEL PRESIDENTE <strong>TERRACINI<\/strong><\/p><p><strong>INDICE<\/strong><\/p><p><strong>Congedi:<\/strong><\/p><p>Presidente\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/p><p><strong>Progetto di Costituzione della Repubblica italiana <\/strong>(<em>Seguito della discussione<\/em>)<strong>:<\/strong><\/p><p>Presidente\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/p><p>Ambrosini, <em>Relatore\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/em><\/p><p>Bozzi\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/p><p>La seduta comincia alle 10.<\/p><p>MATTEI TERESA, <em>Segretaria<\/em>, legge il processo verbale della precedente seduta antimeridiana.<\/p><p>(<em>\u00c8 approvato<\/em>).<\/p><p>Congedi.<\/p><p>PRESIDENTE. Comunico che hanno chiesto congedo gli onorevoli Carboni e Rumor.<\/p><p>(<em>Sono concessi<\/em>).<\/p><p>Seguito della discussione del progetto di Costituzione della Repubblica italiana.<\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019ordine del giorno reca il seguito della discussione del progetto di Costituzione della Repubblica Italiana.<\/p><p>Concluso lo svolgimento degli ordini del giorno relativi al titolo V del progetto di Costituzione, ha facolt\u00e0 di parlare il Relatore, onorevole Ambrosini.<\/p><p>AMBROSINI, <em>Relatore<\/em>. Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, l\u2019argomento che ci interessa \u00e8 indubbiamente il pi\u00f9 grave di tutto il progetto di Costituzione, giacch\u00e9 riguarda la trasformazione della struttura amministrativa ed, entro certi limiti, la trasformazione della stessa struttura politica dello Stato. E se, come diceva l\u2019onorevole Grieco, la prima parte del progetto, che l\u2019Assemblea ha gi\u00e0 approvata, deve considerarsi inerente a quello che \u00e8 il contenuto della Costituzione, la parte che andiamo a trattare la sopravanza indubbiamente di importanza per due ordini di ragioni.<\/p><p>In primo luogo, perch\u00e9 tutti gli istituti che abbiamo approvato, tutte le dichiarazioni di principio, tutti gli impegni che nella prima parte suddetta questa Assemblea Costituente ha assunto, possono considerarsi principalmente come altrettanti riconoscimenti. Infatti, anche quando la Costituzione fosse rimasta silenziosa su molti degli argomenti trattati nella prima parte del progetto, nessun dubbio sarebbe sorto su quella che \u00e8 l\u2019essenza del diritto, su quelle che sono le aspirazioni legittime del popolo al mantenimento delle situazioni esistenti e al progresso. Chi avrebbe potuto negare il diritto di associazione, i diritti fondamentali di libert\u00e0 civile e politica? Tuttavia abbiamo voluto sancire questi diritti, perch\u00e9 riconoscerli e dichiararli \u00e8 gi\u00e0 un atto solenne col quale l\u2019Assemblea Costituente, la rappresentanza del popolo italiano, dice al Paese e dice al mondo quale \u00e8 il nuovo volto d\u2019Italia. E se \u00e8 vero che i padri della Costituzione americana non avevano creduto necessario di dichiarare diritti fondamentali di libert\u00e0 nel testo approvato dalla convenzione di Filadelfia, perch\u00e9 ritenuti acquisiti ed insiti nella filosofia della Costituzione, \u00e8 anche vero che, passati alcuni anni, i rappresentanti di questo grande popolo sentirono la necessit\u00e0 di proclamarli espressamente coi primi undici emendamenti alla Costituzione.<\/p><p>Bene ha fatto dunque quest\u2019Assemblea Costituente a dichiarare nella prima parte della Costituzione i diritti fondamentali dell\u2019individuo, dei gruppi sociali e della societ\u00e0 nazionale nel suo complesso. Ma, se andiamo a guardare il progetto nel suo complesso, dobbiamo rilevare che la parte relativa all\u2019ordinamento delle \u00ab<em>Regioni<\/em>\u00bb \u2013 per la quale tanto si \u00e8 discusso e che tanto ha destato l\u2019attenzione vigile nostra e del popolo italiano \u2013 sopravanza di molto l\u2019importanza degli stessi altri titoli della seconda parte del progetto riguardanti l\u2019ordinamento dello Stato. \u00c8 chiaro che in regime democratico deve esistere un potere legiferante composto da una o due Camere, e che deve esservi un Capo dello Stato, un Governo, un\u2019organizzazione giudiziaria; istituti tutti che provengono dalle organizzazioni politiche preesistenti, e per i quali non pu\u00f2 quindi procedersi ad innovazioni <em>ab imis<\/em>. La proposta riforma regionale importa invece una innovazione profonda. E di ci\u00f2, chi vi parla ed il Comitato di Redazione e la Sottocommissione e poi la Commissione dei 75, si resero completamente conto, sentendo tutta la gravit\u00e0 dell\u2019onere e della responsabilit\u00e0 cui erano stati chiamati.<\/p><p>Io vorrei sperare, onorevoli colleghi, di poter qui delimitare il campo delle mie osservazioni finali, per mettere in luce i punti venuti maggiormente in discussione, e per doverosamente occupandomi delle critiche fatte al progetto, sia da un punto di vista pregiudiziale, che si attiene al modo di nascita del progetto stesso, alla composizione della Commissione e all\u2019attitudine dei membri che ne hanno fatto parte, sia per quanto si riferisce al merito ed alla sostanza della riforma.<\/p><p>E vorrei qui ripetere la frase che l\u2019onorevole Nitti, nel suo aureo libro, che fu il nostro testo per la Scienza delle Finanze, nei lontani anni in cui frequentammo le sue lezioni all\u2019universit\u00e0 di Napoli, richiama nella prefazione, riportando il detto del Santo Monaco di Todi: \u00abDov\u2019\u00e8 chiara la nota, non fare oscura chiosa\u00bb. Io cercher\u00f2, nell\u2019affrontare argomenti cos\u00ec complessi e spinosi, di poterne fare una chiarificazione, perch\u00e9 i vari aspetti del problema possano essere prospettati in tutta la loro entit\u00e0 e nello stesso tempo con immediatezza di comprensione.<\/p><p>Mi sar\u00e0 impossibile rispondere individualmente a tutti gli eminenti colleghi che si sono occupati dell\u2019argomento. Tutti hanno visto con quale doverosa attenzione sono stato al mio posto per seguire \u00ec vari discorsi, e mi duole che il tempo non mi consenta di rispondere ad ognuno. Noi siamo sospinti dal tempo; e debbo in proposito dire che si deve allo sprone ed alla delicata tirannia che il Presidente della Commissione dei 75, onorevole Ruini, esercit\u00f2 durante tutti i mesi passati, se si \u00e8 arrivati a presentare il progetto di Costituzione. Non si \u00e8 giusti quando si parla con sopportazione del risultato dei lavori della Commissione, la quale si \u00e8 invece sottoposta ad un lavoro improbo, nella calura dell\u2019estate e nel freddo dell\u2019inverno. Ed io stesso, quando fui chiamato alla Presidenza del ristretto Comitato di redazione degli articoli che riguardano il titolo dell\u2019autonomia, ero continuamente sollecitato, premuto, sospinto, a volte anche seccamente&#8230; (<em>Interruzione dell\u2019onorevole Bordon<\/em>) <em>..<\/em>.dall\u2019onorevole Ruini, tanto da sollevare qualche volta (e l\u2019onorevole Bordon lo sa) le rimostranze dei miei colleghi, che mi vedevano sottoposto e si sentivano a loro volta sottoposti, alle pressanti richieste di questo egregio uomo&#8230;<\/p><p>RUINI, <em>Presidente della Commissione per la Costituzione<\/em>. Lei sa quanta stima ho per lei.<\/p><p>AMBROSINI. &#8230;il quale voleva che al giorno e all\u2019ora fissata si presentasse il progetto. Il che fu fatto sorpassando tutte le difficolt\u00e0. <em>Felix culpa<\/em> quella dell\u2019onorevole Ruini, il quale una volta insistette con tanta veemenza, che l\u2019onorevole Lussu credette di rivendicare i diritti della Commissione dicendo che quando si arrivava alle undici di sera anche i deputati eletti dal popolo avevano non il diritto ma il dovere di andare a riposare, perch\u00e9 altrimenti il giorno appresso non avrebbero potuto continuare il lavoro. (<em>Applausi<\/em>).<\/p><p>Onorevoli colleghi, il Paese deve sapere che le Commissioni hanno lavorato incessantemente, con abnegazione, facendo quanto era possibile fare, sottoponendosi a tutte le fatiche.<\/p><p>Uno dei nostri egregi colleghi ha detto nel suo discorso, specialmente a proposito di questo Titolo della Costituzione che si riferisce all\u2019ordinamento regionale, che si tratta di un progetto abborracciato, fatto frettolosamente.<\/p><p>RUINI, <em>Presidente della Commissione per la Costituzione<\/em>. Quattro letture vi sono state.<\/p><p>AMBROSINI, <em>Relatore<\/em>. Ma quante sedute, onorevole Ruini!<\/p><p>RUINI, <em>Presidente della Commissione per la Costituzione<\/em>. Cento sedute.<\/p><p>AMBROSINI. <em>Relatore<\/em>. \u00c8 bene che l\u2019Assemblea sappia che, avuto dalla Sottocommissione l\u2019incarico di redigere e articolare il progetto relativamente a questo punto, io non esitai, presentando al Comitato di Redazione il mio lavoro, a sottoporlo io stesso a critiche, perch\u00e9 sapevo bene quale era il rovescio della medaglia. E queste critiche io le feci, non vi \u00e8 niente di segreto, anche in seno al Gruppo della Democrazia Cristiana, ed invocai da tutti osservazioni e rilievi, perch\u00e9, egregi colleghi, noi non vogliamo varare una riforma qualsiasi, ma vogliamo varare una riforma che risponda agli interessi del popolo italiano e che sia eseguibile. Ed \u00e8 per questo che, quando taluni si meravigliavano che io, che avevo elaborato il progetto, ne rilevavo, facendo la parte dell\u2019avvocato del diavolo, le ombre, \u00e8 per questo che io potevo rispondere che pi\u00f9 critiche vi erano e meglio era, perch\u00e9 cos\u00ec si sarebbe potuto pi\u00f9 agevolmente perfezionare il progetto. E ci\u00f2 ripeto avanti a questa Assemblea.<\/p><p>Vi \u00e8 ancora un altro punto pregiudiziale, che occorre chiarire. \u00c8 stato osservato che la redazione del progetto fu affidata al pi\u00f9 acceso regionalista, e, per giunta, siciliano. Precisiamo. I membri della seconda Sottocommissione, della Commissione dei 75 e tutti i colleghi coi quali ho parlato ed ai quali ho chiesto ausilio, sanno che io non sono affatto estremista, sanno che ho proceduto con massima prudenza. Quando la Commissione mi diede l\u2019incarico di elaborare ed articolare il progetto sulla base dell\u2019ordine del giorno Piccioni, che aveva una portata molto lata, fui io che incominciai a restringere, ad imbrigliare, direi, alcuni istituti, in modo da arrivare a presentare un progetto elle non portasse a salti nel buio e potesse raccogliere il maggior numero di consensi. Ed il risultato \u00e8 stato che parecchi colleghi, e fra questi lo stesso onorevole Piccioni, hanno giudicato il mio progetto come inadeguato, scialbo, non rispondente appieno ai princip\u00ee affermati nell\u2019ordine del giorno suddetto. Altro che carattere acceso ed estremista del progetto! Nel redigerlo io mi sono inoltre preoccupato che rispondesse alla psicologia del popolo.<\/p><p>Le Costituzioni basate su schemi teorici non reggono. Sicuramente Mario Pagano fece una Costituzione magnifica, ma era frutto del suo cervello e dei suoi studi. Bisogna tener conto delle particolari condizioni dell\u2019ambiente, delle particolari esigenze del momento. Dicendo ci\u00f2 intendo rispondere alle critiche che hanno voluto vedere nel progetto una affermazione di tendenze di scuola, di preconcette teoriche. No. Nella sua relazione il Presidente Ruini mi ha fatto l\u2019onore di citare un mio studio sullo Stato regionale. Tutti i Colleghi mi daranno atto che a questo mio libro ed alla mia teoria mai accennai nel corso dei lavori. Io non ho mai difeso delle mie idee personali, perch\u00e9 ritenevo e ritengo che bisogna lavorare sulla materia concreta, sulle esigenze reali quali sono dalla generalit\u00e0 sentite e valutate. Se avessimo invocato teorie astratte, ci saremmo allontanati dalla realt\u00e0. Ed alla realt\u00e0, alla dura realt\u00e0, come io, s\u2019intende, la vedevo, ho cercato, mi sono sempre sforzato di attenermi. Io sono nato in un paese di provincia, ho vissuto in mezzo a contadini, zolfatari, piccoli agricoltori, artigiani, so quali sono le pene del popolo della provincia. Tutto ci\u00f2 ho tenuto presente nello studio del problema. N\u00e9 diversamente, io credo, hanno fatto gli egregi colleghi che pi\u00f9 dirottamente hanno lavorato con me nella preparazione del progetto, che viene ora in discussione.<\/p><p>La Commissione si \u00e8 preoccupata di proporre una riforma che potesse corrispondere (naturalmente \u00e8 difficile fare le cose perfette) a quelle che sono le effettive e complesse esigenze della vita della societ\u00e0 e dello stato, al centro ed alla periferia.<\/p><p>Dal punto di vista pregiudiziale va ancora rilevato che il progetto \u00e8 stato investito dalle critiche pi\u00f9 contrastanti, con argomenti polemici, a volte addotti dallo stesso oratore, tra loro elidentisi. Si \u00e8 detto: il progetto non regge, perch\u00e9, o d\u00e0 alla Regione un potere legislativo, ed allora si va al federalismo, o non le d\u00e0 nessun potere legislativo, ed allora non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 autonomia. Ancora: o si lascia in vita la provincia e allora la Regione non ha motivo di esistere; o si sopprime la provincia come ente autarchico, e allora si sostituisce all\u2019accentramento statale l\u2019accentramento regionale con danno delle popolazioni della periferia e di tutti i capoluoghi di provincia.<\/p><p>Ma tali osservazioni sono infondate o, comunque, molto esagerate. La verit\u00e0 \u00e8 che il progetto, che l\u2019Assemblea pu\u00f2 e deve certamente perfezionare, costituisce una linea mediana, rappresenta un punto di incontro fra le varie esigenze concrete alle quali si \u00e8 cercato di dare soddisfazione.<\/p><p>Nelle critiche fatte al progetto, si \u00e8 a volte guardato pi\u00f9 ad un sistema astratto generale, che non alla sua struttura concreta. Un nostro egregio collega, nel criticare specialmente quella parte del progetto che si riferisce al potere normativo della Regione, ha detto che non si occupava della questione in concreto, ma dal punto di vista concettuale e teorico per quella che poteva essere in appresso l\u2019evoluzione ed il tralignamento del principio affermato. Ma cos\u00ec non mi pare che siamo sul terreno giusto. Il progetto bisogna giudicarlo per quello che \u00e8, per la sua struttura concreta. Io e la Commissione abbiamo voluto attenerci alla realt\u00e0 delle cose ed abbiamo creduto di elaborare una riforma che nei suoi istituti specifici evita o presenta comunque i mezzi e congegni adeguati per evitare i prospettati tralignamenti. L\u2019Assemblea potr\u00e0 perfezionarli mantenendosi aderente alla realt\u00e0, cos\u00ec come ha cercato di fare la Commissione.<\/p><p>Alle critiche pregiudiziali, si aggiungono naturalmente le critiche di sostanza. Da varie parti ci si \u00e8 domandato quali siano i princip\u00ee informatori di questo progetto. Qualcuno, come il collega onorevole Zuccarini, ha continuato a dire: Per la mania della conciliazione, per volere a tutti i costi raggiungere una maggioranza, l\u2019onorevole Ambrosini ha forzato la situazione, creando degli istituti improntati a princip\u00ee non completamente coerenti, rettilinei.<\/p><p>Ripeto in proposito che io e poi la Commissione ci siamo preoccupati di conciliare le opposte tendenze, di trovare un punto di incontro, di accordo, seguendo il metodo che era stato adottato per l\u2019elaborazione e l\u2019approvazione della parte prima della Costituzione. Il sistema presenta certamente degli svantaggi assieme ai vantaggi; ma questi, secondo il nostro avviso, superano quelli; e perci\u00f2 mi sono sforzato di arrivare, nei limiti del possibile, ad un punto d\u00ec incontro e di conciliazione.<\/p><p>Se non si fosse seguito questo metodo, non si sarebbe pervenuti a nessuna conclusione, perch\u00e9 non si sarebbe ottenuta neppure una maggioranza qualsiasi. Ebbene, il progetto va esaminato anzitutto nella sua sostanza, nelle sue linee direttive, salvo a perfezionarne l\u2019applicazione. Dobbiamo in coscienza decidere: se siamo convinti che la riforma \u00e8 necessaria, allora sicuramente non possiamo arrestarci di fronte ad ostacoli di indole tecnica, a contrasti sulle modalit\u00e0 di applicazione. Qui pu\u00f2 e deve intervenire la conciliazione e la transazione in modo da creare la possibilit\u00e0 di arrivare a una soluzione che raggiunga la maggioranza dei consensi.<\/p><p>S\u00ec, \u00e8 questione di coscienza. Se la nostra coscienza ci dice, dopo aver valutato con ponderazione il problema, che la riforma \u00e8 necessaria per restaurare e stabilire su nuove basi l\u2019assetto strutturale dello Stato, allora dobbiamo attuarla, sia pur attraverso alle transazioni che sono state tanto criticate.<\/p><p>Quindi io e i colleghi della Commissione, io credo, assumiamo la responsabilit\u00e0 di questo sistema, che abbiamo consapevolmente voluto. Ora il sistema consacrato nel progetto va esaminato, ripeto, per gli istituti che concretamente instaura, per quella che \u00e8 la sua portata effettiva, normale, non per quelli che possono essere gli sviluppi immaginari, tralignanti, ad impedire i quali ci vuole il senso vigile dei costituenti, il senso vigile dei futuri legislatori, e, anzitutto, il senso continuamente vigile del popolo, se esso vuole impedire la tirannia e mantenere la libert\u00e0 e pi\u00f9 ancora essere degni della libert\u00e0, giacch\u00e9 \u00e8 proprio vero quello che disse Faust, che \u00abdella vita \u00e8 degno, di libert\u00e0 \u00e8 degno sol chi sappia a ciascun di farsene acquisto\u00bb.<\/p><p>Ordunque, andiamo ad esaminare il progetto per quello che \u00e8. Ci \u00e8 stato domandato a quali princip\u00ee si ispira. Partiamo dal presupposto: l\u2019accentramento e l\u2019uniformit\u00e0 hanno causato e causano danni e inconvenienti ineliminabili. Io non star\u00f2 ad enumerarli, perch\u00e9 sono stati indicati da me nella relazione scritta, e poi pi\u00f9 ampiamente illustrati da oratori di tutti i settori di questa Assemblea, senza distinzione. Salvo qualche collega, sia pur autorevolissimo ma isolato, tutti \u2013 e se non \u00e8 cos\u00ec, \u00e8 bene che io sia ripreso \u2013 tutti hanno affermato che la congestione dell\u2019amministrazione statale, che l\u2019uniformismo normativo hanno causato dei danni al Paese, che hanno reso pesante e a volte inefficiente il funzionamento dei poteri pubblici, non solo riguardo alle amministrazioni e agli interessi locali, ma anche per le amministrazioni centrali. Ora, basta un minimo di esperienza con i Ministeri per sapere che non \u00e8 colpa dei funzionari, che nella loro grande maggioranza meritano rispetto e considerazione. \u00c8 il sistema, che fa ammucchiare carte su carte. E quando il Deputato, giustamente sollecitato dagli elettori, va a sua volta a sollecitare i funzionari per il disbrigo di una pratica sepolta da altre, fa del bene al poverello che ha invocato il suo intervento, ma, egregi colleghi, diciamocelo onestamente \u2013 a volte ho avuto quasi un rimorso di coscienza \u2013 fa male a tutti gli altri poveri interessati che avevano la loro pratica sopra (<em>Applausi<\/em>) e che quindi sono sorpassati.<\/p><p>Ora questo \u00e8 uno dei mali ai quali noi dobbiamo fare di tutto per porre rimedio.<\/p><p>Non \u00e8 questo il momento di trattarne, baster\u00e0 per ora averlo segnalato. Non occorre nemmeno che mi soffermi sulle altre conseguenze dannose dell\u2019accentramento, che tutti o quasi tutti hanno riconosciuto e lamentato non solo riguardo all\u2019amministrazione centrale dello Stato, ma anche riguardo alla legislazione, s\u00ec, anche riguardo alla legislazione, che si manifesta difettosa per lo stesso sistema di formazione delle leggi e a volte per il loro carattere uniforme di fronte alla variet\u00e0 delle situazioni ed esigenze regionali siccome \u00e8 stato rilevato dagli onorevoli Conti, Mannironi, Uberti, Bellavista ed altri colleghi, e per ultimo dall\u2019onorevole Ruini nel suo intervento dell\u2019altro ieri. Si tratta di un sistema che ha danneggiato il Mezzogiorno e le isole in modo gravissimo.<\/p><p>Da tutte le parti \u2013 compreso l\u2019onorevole Nobile \u2013 si \u00e8 riconosciuto che occorre un decentramento. Ma quale decentramento?<\/p><p>Quello burocratico o altrimenti detto gerarchico, che importa il dislocamento di organi statali dal centro alla periferia per l\u2019esercizio di funzioni che rimangono statali, non \u00e8 adeguato alle necessit\u00e0 delle popolazioni, i cui interessi resterebbero affidati a funzionari statali legati alle direttive del centro ed aventi comunque una mentalit\u00e0 centralistica.<\/p><p>N\u00e9 completamente adeguata sarebbe la soluzione del decentramento autarchico territoriale o istituzionale, giacch\u00e9 esso, pur importando il passaggio di funzioni dalla competenza dello Stato a quella di enti locali, si limita, secondo il sistema tradizionale, al campo amministrativo, e non anche all\u2019altro della produzione delle norme giuridiche. Ora \u00e8 anche a questo campo che bisogna estendere, sia pur con limiti di sostanza e di forma, l\u2019innovazione. Cos\u00ec si passer\u00e0 dall\u2019istituto dell\u2019autarchia a quello dell\u2019autonomia, che vorremmo posto a base della riforma regionale.<\/p><p>Alcuni colleghi hanno osservato che gli enti locali hanno gi\u00e0 un qualche potere normativo. \u00c8 vero, ma non basta. Bisogna che dalla competenza regolamentare si passi all\u2019attribuzione di una potest\u00e0 legislativa, limitata \u2013 s\u2019intende \u2013 a materie d\u2019interesse puramente locale.<\/p><p>Se \u00e8 vero che riguardo a tali materie non agevole o non del tutto efficiente \u00e8 il funzionamento del potere legislativo centrale, \u00e8 chiaro che si rende opportuno l\u2019affidamento del potere legislativo alle Regioni, giacch\u00e9 i rappresentanti delle rispettive popolazioni ne conoscono a fondo i bisogni e sono in grado di provvedervi meglio e con maggiore responsabilit\u00e0 del Parlamento nazionale. Questo \u00e8 il nostro punto di vista.<\/p><p>E qui sorge la questione dell\u2019ampiezza o meno del potere legislativo, della quale discutevamo ancora stamane nel Comitato di redazione, prima dell\u2019apertura della seduta dell\u2019Assemblea.<\/p><p>Data la necessit\u00e0 o l\u2019opportunit\u00e0 o comunque l\u2019utilit\u00e0 di operare la deflazione del potere legislativo centrale, si presenta naturale la soluzione di affidare l\u2019elaborazione delle norme giuridiche, che riguardano le collettivit\u00e0 locali e che importano interessi puramente locali, ai rappresentanti delle stesse collettivit\u00e0. Vengo a parlare della maggiore o minore ampiezza di queste norme.<\/p><p>ZANARDI. Ma non ci sono gi\u00e0 gli organi locali?<\/p><p>AMBROSINI. Le rispondo subito dandole le precisazioni che opportunamente mi richiede. Noi infatti siamo qui per avvertire e soddisfare le esigenze delle popolazioni, non per fare questioni di dottrina o di partito: noi consideriamo le questioni dal punto di vista nazionale. Lei domanda perch\u00e9 non si ricorre agli Enti locali esistenti? Ecco la risposta: perch\u00e9 la circoscrizione comunale sarebbe troppo ristretta in relazione agli interessi ed agli scopi che si vogliono perseguire; e troppo ristretta sarebbe ugualmente la circoscrizione provinciale.<\/p><p>Ci sono dei servizi che per il loro pi\u00f9 adeguato esercizio comportano e necessitano una circoscrizione pi\u00f9 ampia. Naturalmente, egregi colleghi, non c\u2019\u00e8 nulla di assoluto e di tassativo. Siamo sempre nel campo del relativo. Ma \u00e8 indubbio che ci sono dei servizi che dal punto di vista tecnico e da quello economico possono meglio essere adempiuti in una circoscrizione pi\u00f9 ampia.<\/p><p>MICCOLIS. Lo stesso ragionamento pu\u00f2 farsi per la Regione. (<em>Commenti <\/em>\u2013<em> Interruzioni<\/em>).<\/p><p>PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, non interrompano.<\/p><p>AMBROSINI. Io avr\u00f2 dei difetti, ma credo di non peccare di mancanza n\u00e9 di obiettivit\u00e0, n\u00e9 di conciliabilit\u00e0. Esaminer\u00f2 la questione obiettivamente.<\/p><p>Io potrei, cari colleghi, rispondere alle vostre interruzioni riportandomi sul terreno sul quale si mise l\u2019onorevole Priolo l\u2019altro giorno; potrei cio\u00e8 leggere i passi di uno dei pi\u00f9 celebrati autori inglesi sul governo locale in Inghilterra, giacch\u00e9 il problema \u00e8 attualmente in discussione, quantunque su base diversa, anche nel Paese tradizionalista d\u2019oltre Manica. Il Finer ne tratta ampiamente.<\/p><p>CRISPO. In Inghilterra c\u2019\u00e8 la Contea, non la Regione.<\/p><p>PRESIDENTE. Onorevole Crispo, non interrompa. Non facciamo sfoggio di erudizione!<\/p><p>AMBROSINI. C\u2019\u00e8 la Contea, ma c\u2019\u00e8 un movimento regionalista. Lo vedremo. Quando faccio delle citazioni, mi potreste anche credere sulla parola. Ma in una questione cos\u00ec grave ho portato i testi. (<em>Commenti<\/em>). \u00c8 mio dovere di onest\u00e0 e di opportunit\u00e0. Legger\u00f2 appresso i passi pi\u00f9 importanti.<\/p><p>Mi avete domandato inoltre di quali servizi si tratta. Rispondo: parecchi.<\/p><p>Cominciamo dall\u2019energia elettrica. Indubbiamente la circoscrizione del Comune o della Provincia si dimostra spesso troppo ristretta. Pu\u00f2 darsi che la Regione non sia nemmeno sufficiente. Ma \u00e8 pi\u00f9 logico che si vada alla Regione quando non appaia necessario ricorrere ad una circoscrizione pi\u00f9 vasta. Comunque pu\u00f2 essere opportuno prendere normalmente come base la Regione.<\/p><p><em>Una voce a destra<\/em>. Non \u00e8 esatto.<\/p><p>AMBROSINI. Cari colleghi, non c\u2019\u00e8 niente, ripeto, di assoluto: si tratta di valutazioni, che dovranno farsi quando si tratter\u00e0 del dettaglio. Vi sono i servizi relativi agli acquedotti, alle strade, alle bonifiche, ai trasporti, ecc., per i quali si dimostra spesso inadeguato il territorio del comune e della provincia. Inadeguata \u00e8 comunque la circoscrizione degli enti locali esistenti per quanto si riferisce all\u2019esercizio della funzione normativa. Se gi\u00e0 molti sono spaventati del potere legiferante da affidare ad una regione, sicuramente spaventatissimi diventerebbero se si dovesse affidarlo alla provincia. Io stesso sarei contrario. Solo nella circoscrizione pi\u00f9 ampia di pi\u00f9 provincie costituenti una regione pu\u00f2 trovarsi la base sufficiente per l\u2019adeguato esercizio di un potere normativo.<\/p><p>Uno dei precedenti oratori (ho qui tutti gli appunti), parlando della Toscana, proprio a proposito dell\u2019argomento attuale, disse volgendosi a me: \u00abMa credete che Firenze, Arezzo, Siena e Pisa abbiano le stesse caratteristiche?\u00bb. Al che io credo si possa rispondere: indubbiamente c\u2019\u00e8 una variet\u00e0, ma ugualmente \u00e8 indubbio che tra Firenze, Siena, Arezzo e Pisa sommate assieme c\u2019\u00e8 una uniformit\u00e0 maggiore di quella che non ci sia tra Firenze e Caltanissetta. Se \u00e8 sufficiente la circoscrizione della Regione toscana o siciliana per l\u2019attribuzione di una certa potest\u00e0 legislativa, rappresentando ognuna di tali Regioni un complesso uniforme \u2013 insufficiente sarebbe la circoscrizione delle singole provincie, malgrado la loro eventuale variet\u00e0, comprese nella stessa Regione; assolutamente e manifestamente inadeguato, e senz\u2019altro da scartarsi \u00e8 il territorio del Comune; quindi non pu\u00f2 esservi che la Regione.<\/p><p><em>Una voce<\/em>. Perch\u00e9 non pu\u00f2 essere la Provincia?<\/p><p>UBERTI. Perch\u00e9 \u00e8 troppo piccola.<\/p><p><em>Una voce<\/em>. \u00c8 piccola anche la Regione.<\/p><p>AMBROSINI. Il nostro criterio \u00e8 questo: specialmente per quanto si riferisce alla potest\u00e0 legislativa o normativa, qualunque estensione o qualunque restrizione si voglia in proposito adottare, la circoscrizione della provincia \u00e8 inadeguata. L\u2019Assemblea \u00e8 naturalmente arbitra di valutare e decidere. Io ho fatto il mio dovere nell\u2019esporre quello che \u00e8 il punto di vista mio e della Commissione.<\/p><p>Per combattere il principio regionalistico si \u00e8 detto inoltre che l\u2019Italia \u00e8 un paese mediterraneo dotato di una uniformit\u00e0 che non comporta la distinzione in Regioni e specialmente la creazione di una variet\u00e0 di legislazione regionale. Ma \u00e8 facile rispondere che se c\u2019\u00e8 un Paese caratterizzato da estreme variet\u00e0, dal Nord al Sud, questo Paese \u00e8 sicuramente l\u2019Italia.<\/p><p>E questo \u00e8 uno dei motivi fondamentali per cui abbiamo proposto come ente da costituire la Regione, perch\u00e9 semplicemente per mezzo dell\u2019Ente Regionale, noi vediamo la possibilit\u00e0 di realizzare le innovazioni che ci sembrano necessarie per ovviare ai mali dell\u2019accentramento statale.<\/p><p>Andiamo all\u2019esame della struttura concreta del progetto.<\/p><p>Io, naturalmente, non mi soffermer\u00f2 sugli articoli. Sono gli istituti genericamente considerati che devo ora riguardare. Alla Commissione si present\u00f2 un primo quesito.<\/p><p>Era opportuno adottare il sistema della Regione facoltativa o quello della Regione obbligatoria? La questione era stata gi\u00e0 posta dai costituenti spagnuoli e risolta nella costituzione repubblicana del 1931 con l\u2019adozione del sistema della Regione facoltativa. Ma in senso diverso si \u00e8 pronunciata la nostra Commissione ritenendo che, se la riforma appariva utile, bisognava applicarla in tutto il territorio nazionale.<\/p><p>Secondo quesito: struttura regionale uniforme o non uniforme?<\/p><p>Anche qui naturalmente sorse una grave discussione, in vista della condizione diversa delle Regioni, ed in considerazione specialmente della particolarissima condizione di taluna di esse, che consigliavano di arrivare ad una struttura differenziata. Si arriv\u00f2 infatti a questa soluzione.<\/p><p>Devo procedere rapidamente, pur tenendomi a disposizione di chi volesse farmi delle domande anche fuori dell\u2019Assemblea, perch\u00e9 chiarire la situazione \u00e8 nostro dovere di cittadini e di rappresentanti; ed \u00e8 dovere ancora pi\u00f9 grave e sentito per me, che ho l\u2019onere e l\u2019onore di essere il relatore e uno di coloro sui quali \u00e8 maggiormente gravato il compito di elaborare la proposta riforma. Fu adunque adottata una struttura differenziata. Siccome vi erano delle situazioni prestabilite dal punto di vista giuridico o dal punto di vista di fatto e politico, il che in questa sede deve considerarsi quasi lo stesso, per la Val d\u2019Aosta, per la Sicilia, per la Sardegna e per il Trentino Alto Adige, non era opportuno, non era possibile sorpassarle nella Costituzione. S\u00ec, onorevole Nitti, mio maestro illustre, vedo i suoi dinieghi, ma le dico che non si poteva, n\u00e9 si pu\u00f2 n\u00e9 si deve tornare indietro.<\/p><p>Io sento di fronte a lei, onorevole Nitti, l\u2019affetto e la riverenza dell\u2019antico discepolo, che nell\u2019universit\u00e0 di Napoli la ebbe correlatore della sua tesi di laurea insieme a Francesco Scaduto; ed io non ho mai dimenticato le parole di incoraggiamento che allora lei mi rivolse come non ho mai dimenticato che lei \u00e8 l\u2019autore de \u00abL\u2019Europa senza Pace\u00bb e dell\u2019altro libro \u00abDisgregazione dell\u2019Europa\u00bb.<\/p><p><em>Una voce a sinistra<\/em>. \u00abTimeo Danaos et dona ferentes!\u00bb<\/p><p>AMBROSINI. Da me non c\u2019\u00e8 nulla da temere. (<em>Applausi al centro<\/em>). Ma, nella mia onest\u00e0, devo dire, anche in riguardo al maestro onorevole Nitti, che <em>amicus Plato, sed magis amica veritas<\/em>.<\/p><p>Dunque, siccome c\u2019era per le suddette Regioni una posizione prestabilita, la Commissione, nella sua saggezza, ritenne di dover fare nelle sue proposte una differenziazione, stabilendo un sistema genericamente uniforme per tutte le Regioni d\u2019Italia, e riconoscendo o ammettendo (sono termini che adopero intenzionalmente perch\u00e9 \u00abriconoscere\u00bb si riferisce alla Sicilia e alla Val d\u2019Aosta, e \u00abammettere\u00bb si riferisce alla Sardegna e al Trentino-Alto Adige) le situazioni prestabilite dal punto di vista giuridico e politico.<\/p><p>Ci furono forti obiezioni per considerazioni di opportunit\u00e0 e di principio. Lo stesso onorevole Grieco, che riconosceva la posizione speciale delle quattro Regioni, domand\u00f2 all\u2019inizio della discussione generale se l\u2019attribuzione ad esse di una condizione giuridica particolare non sarebbe potuta sembrare un <em>monstrum<\/em> ai giuristi.<\/p><p>Ma io, per conto mio, lo rassicurai, dicendo che nel campo del diritto pubblico non si creano dei mostri quando si fa luogo ad istituti complessi, che rispecchiano la variet\u00e0 e complessit\u00e0 delle situazioni e degli interessi a cui bisogna dare soddisfazione. Di fronte alla realt\u00e0 complessa sarebbe assurdo e dannoso dar vita ad istituti solo formalmente armonici, ma non corrispondenti alle concrete esigenze della vita sociale. Bisogna contentarsi di creare istituti elastici, adattabili alle necessit\u00e0 diverse, se pur non inquadrabili in un sistema uniforme e tale da apparire logico fino alle estreme conseguenze. \u00c8 questo criterio di relativit\u00e0 e di adattabilit\u00e0 alle attuali complesse esigenze dell\u2019amministrazione statale e locale che la Commissione ha cercato di seguire.<\/p><p>Veniamo al punto pi\u00f9 controverso, quello della potest\u00e0 legislativa da attribuirsi alla Regione. \u00c8 a causa dell\u2019attribuzione di un tale potere che si esce dal campo della autarchia per passare a quello dell\u2019autonomia; istituto che \u00e8 pi\u00f9 specialmente connesso con la potest\u00e0 di produrre norme giuridiche, legislative. Questa \u00e8 la dottrina prevalente, alla quale mi attengo per semplificare i termini della discussione ed indicare la differenza fra l\u2019autarchia e l\u2019autonomia. Si tratta, s\u2019intende, di nozioni relative, di indicazioni a cui ci riferiamo per aver modo di intenderci.<\/p><p>\u00c8 opportuno accennare a quanto chiarii nella parte generale della mia relazione scritta: che la differenza tra i due istituti, notevole dal punto di vista concettuale e teorico, pu\u00f2 ridursi a ben poca cosa, quando venga circoscritta a materie limitate la potest\u00e0 normativa dell\u2019Ente autonomo. Rimandando in proposito alla relazione, debbo qui mettere in rilievo che la seconda Sottocommissione, prima di votare l\u2019ordine del giorno Piccioni, in cui si parla esplicitamente della potest\u00e0 \u00ablegislativa\u00bb della Regione, esamin\u00f2 la questione ampiamente su iniziativa dell\u2019onorevole Fabbri. L\u2019onorevole Fabbri infatti, se ben ricordo, si era opposto alla proposta di attribuzione alla Regione di una tale potest\u00e0 \u00ablegislativa\u00bb, ed aveva proposto di sostituire l\u2019espressione con quella di potest\u00e0 \u00abnormativa\u00bb.<\/p><p>La Sottocommissione respinse l\u2019emendamento Fabbri, e vot\u00f2 per la potest\u00e0 \u00ablegislativa\u00bb. Fra le due parole non pu\u00f2 dirsi che ci sia differenza dal punto di vista della sostanza; ma il fatto che dopo lunga discussione fu prescelta la parola \u00ablegislativa\u00bb sta ad indicare che si volle parlare della facolt\u00e0 di emanare norme giuridiche di carattere non soltanto regolamentare, ma assurgenti al rango di leggi formali.<\/p><p>Quando fui incaricato di tradurre in uno schema articolato i princip\u00ee affermati nell\u2019ordine del giorno Piccioni, dovevo quindi prevedere per le Regioni l\u2019attribuzione di una potest\u00e0 \u00ablegislativa\u00bb; e ci\u00f2 feci proponendo due tipi di legislazione: una piena e l\u2019altra di integrazione.<\/p><p>Sul primo tipo, che si trova fissato nell\u2019articolo 109 dell\u2019attuale progetto, sorsero e continuano ad esserci le pi\u00f9 gravi dispute ed obiezioni, per la preoccupazione che possa derivarne pericolo per l\u2019unit\u00e0 dello Stato.<\/p><p>Ma a questo eventuale pericolo io stesso avevo pensato e posto preventivamente rimedio; circoscrivendo la portata dell\u2019ordine del giorno Piccioni, e ponendo dei limiti di sostanza e di forma all\u2019esercizio da parte della Regione della potest\u00e0 legislativa in questione; per il che sono stato quasi accusato di avere mortificato e compresso l\u2019istituto dell\u2019autonomia.<\/p><p>La lettura pacata del testo dell\u2019articolo 109 dovrebbe fare scomparire le preoccupazioni suaccennate. Le materie attribuite alla competenza legislativa della Regione sono poco numerose e di interesse puramente locale, tanto che l\u2019onorevole Einaudi ed altri colleghi hanno criticato l\u2019articolo 109 per la sua limitatezza.<\/p><p>Ma pi\u00f9 notevoli sono le restrizioni di sostanza. Infatti, anche per le materie poco numerose indicate nell\u2019articolo 109, la Regione non pu\u00f2 emanare norme legislative, se non in armonia con la Costituzione ed i princip\u00ee generali dell\u2019ordinamento dello Stato, e se non rispettando gli obblighi internazionali dello Stato ed inoltre (\u00e8 opportuno metterlo in rilievo per la sua importanza) \u00abgli interessi della Nazione e delle altre Regioni\u00bb.<\/p><p>Dovrebbe quindi cadere l\u2019appunto fondamentale mosso all\u2019articolo 109, a proposito del quale si \u00e8 incorso, io credo, in un equivoco quando si \u00e8 creduto che tale articolo prevede un tipo di legislazione \u00abesclusiva\u00bb. A mio modo di vedere, la legislazione dell\u2019articolo 109 non \u00e8 \u00abesclusiva\u00bb, perch\u00e9 \u00e8 condizionata dalle suddette restrizioni preventive di sostanza e dalle altre successive restrizioni derivanti dalla facolt\u00e0 attribuita dal successivo articolo 118 al Governo centrale di sospendere l\u2019efficacia ed impugnare le norme legislative deliberate dalla Regione.<\/p><p>Di legislazione \u00abesclusiva\u00bb pu\u00f2 parlarsi, secondo me, solo negli Stati federali riguardo alle materie attribuite dagli Stati membri allo Stato composto, secondo il sistema che cominci\u00f2 ad attuarsi nella Costituzione degli Stati Uniti d\u2019America del 1787, che \u00e8 la prima Costituzione federale. Tale sistema fu allora affermato, pur senza adoperare l\u2019espressione di cui ora discutiamo. Questa espressione di \u00ablegislazione esclusiva\u00bb fu adottata dalla Costituzione di Weimar del 1919, la quale all\u2019articolo 6 dice che il Reich ha, nelle materie ivi indicate, la \u00ablegislazione esclusiva\u00bb (ausschliessliche Gesetzgebung).<\/p><p>Ora \u00e8 evidente, a me pare, che per il tipo di legislazione previsto dall\u2019articolo 109 del nostro progetto di Costituzione non possa adoperarsi la qualifica di \u00abesclusiva\u00bb adoperata dall\u2019articolo 6 della Costituzione di Weimar.<\/p><p>Senza preoccupazione era stato considerato il secondo tipo di legislazione regionale che io avevo proposto nel progetto originario: la legislazione di integrazione ed attuazione delle leggi dello Stato (sempre per materie tassativamente indicate).<\/p><p>Le preoccupazioni sorsero quando la seconda Sottocommissione ampli\u00f2, per scrupolo di precisazione, lo schema da me proposto ed approvato dal Comitato di redazione, passando ad adottare i due tipi di legislazione previsti negli attuali articoli 110 e 111 del progetto.<\/p><p>L\u2019articolo 111, che parla di \u00ablegislazione di integrazione ed attuazione\u00bb, \u00e8 generalmente accettato.<\/p><p>Fortemente criticato ed oppugnato \u00e8 invece l\u2019articolo 110, il quale dispone che, per le materie in esso indicate, \u00abla Regione ha potest\u00e0 di emanare norme legislative nei limiti del precedente articolo (l\u2019art. 109) e con l\u2019osservanza dei princip\u00ee e delle direttive che la Repubblica ritenga stabilire con legge, allo scopo di una loro (cio\u00e8 delle materie indicate) disciplina uniforme\u00bb.<\/p><p>In proposito debbo dire che, se non fui favorevole alla innovazione apportata con questo tipo di legislazione rispetto al sistema del mio progetto, non posso d\u2019altra parte condividere le aspre critiche che sono state fatte all\u2019articolo 110.<\/p><p>Tali critiche derivano principalmente dal fatto che si considera la legislazione ivi prevista come avente carattere di legislazione \u00abconcorrente\u00bb con quella dello Stato. Io non ritengo esatta questa qualifica.<\/p><p>Legislazione \u00abconcorrente\u00bb \u00e8 quella prevista dalla Costituzione di Weimar, la quale, dopo di avere parlato all\u2019articolo 6 del potere legislativo \u00abesclusivo\u00bb del Reich, e di essere passata nell\u2019articolo 7 ad occuparsi di un potere legislativo del Reich, non qualificato \u00abesclusivo\u00bb su altre materie, aggiunge in seguito, e precisamente all\u2019articolo 12, che fino a quando il Reich non usa del suo potere legislativo rispetto alle materie non attribuite alla sua competenza esclusiva, tale potere pu\u00f2 essere esercitato dai singoli Paesi (L\u00e4nder).<\/p><p>Questa, s\u00ec, \u00e8 legislazione \u00abconcorrente\u00bb, non quella attribuita alla Regione dall\u2019articolo 110 del nostro progetto di Costituzione, che pu\u00f2 qualificarsi soltanto \u00abcomplementare\u00bb, perch\u00e9 presuppone che ci sia gi\u00e0 la legge dello Stato&#8230; (<em>Interruzione dell\u2019onorevole Bozzi<\/em>).<\/p><p>Se lei, caro Bozzi, come magistrato, dovesse applicare questo articolo, finirebbe per dargli il significato al quale io accenno. Comunque, l\u2019Assemblea potrebbe, se ha dubbi, eliminarli con una lieve variante, sostituendo all\u2019espressione della prima parte dell\u2019articolo 110 \u00ab&#8230;ritenga stabilire\u00bb la parola \u00abstabilite\u00bb. Cos\u00ec si affermerebbe, senza possibilit\u00e0 di equivoci, che la Regione pu\u00f2 legiferare quando gi\u00e0 esiste una legge dello Stato \u00abcon l\u2019osservanza dei princip\u00ee \u00e8 delle direttive stabilite con legge dello Stato\u00bb. Il carattere non \u00abconcorrente\u00bb, ma soltanto \u00abcomplementare\u00bb della legislazione di cui all\u2019articolo 110 sarebbe riaffermato in modo tassativo e tale da eliminare qualsiasi dubbio. Indubbiamente si tratta di una facolt\u00e0 legislativa che si avvicina a quella prevista dal successivo articolo 111, tanto che parecchi colleghi hanno proposto la fusione dei due articoli.<\/p><p>\u00c8 stato il punto, questo, pi\u00f9 dibattuto nella Sottocommissione, nella Commissione dei settantacinque, nel Comitato dei diciotto. Nel Comitato dei diciotto se ne discuteva ancora su stamane, prima dell\u2019inizio della seduta dell\u2019Assemblea. E forse si arriver\u00e0 \u2013 ce lo auguriamo tutti \u2013 a trovare una formula che possa conciliare il maggior numero di consensi.<\/p><p>E andiamo ora all\u2019interferenza del potere centrale sulla legislazione regionale, disciplinata dall\u2019articolo 118 del progetto del quale assumo tutta la responsabilit\u00e0. Quando formulai quell\u2019articolo, il mio egregio e caro collega onorevole Perassi, pur restando silenzioso, mi guard\u00f2 male (<em>Ilarit\u00e0<\/em>), perch\u00e9 ritenne di vedere compressa l\u2019autonomia della Regione. Si \u00e8 che tutte le obiezioni, che l\u2019illustre maestro Nitti e gli altri onorevoli colleghi hanno mosso, me le ero fatte anch\u2019io, ed avevo cercato di superarle avvisando ai mezzi di impedire le eventuali possibilit\u00e0 di straripamento da parte delle Regioni. Avevo in proposito proposto ben cinque sistemi diversi.<\/p><p>La Commissione ha prescelto quello che \u00e8 consacrato nel testo dell\u2019articolo 118, deliberato a grande maggioranza grazie anche alle chiarificazioni avutesi in seguito all\u2019intervento dell\u2019egregio Presidente Ruini. Ebbene, quale \u00e8 il sistema dell\u2019articolo 118? Quando l\u2019Assemblea regionale ha votato una legge, questa deve essere comunicata al governo centrale, il quale ha la possibilit\u00e0 di rimandarla con le sue osservazioni all\u2019Assemblea regionale. Se questa insiste, la legge non \u00e8 ancora esecutiva, perch\u00e9 il potere centrale ha la possibilit\u00e0 di impugnarla sia davanti alla Corte costituzionale per motivi di legittimit\u00e0, sia davanti al Parlamento nazionale per motivi di merito, quando la legge regionale non rispetti l\u2019interesse della Nazione od anche soltanto quello di altre Regioni.<\/p><p>Il progetto inoltre prevede \u2013 nessuno ne ha ancora parlato, ma \u00e8 bene che l\u2019Assemblea lo tenga presente \u2013 l\u2019istituzione di un Commissario del Governo nel capoluogo delle Regioni (art. 116). L\u2019articolo 117 instaura un altro istituto a garanzia della vita nazionale, consacrando la facolt\u00e0 del potere centrale di sciogliere l\u2019Assemblea regionale quando compia atti contrari al principio unitario o gravi violazioni di legge, e quando invitata a procedere alla sostituzione della deputazione regionale che abbia compiuti analoghi atti, non dia corso alla richiesta del Governo. Quindi, sia dal punto di vista legislativo, che da quello amministrativo e politico, i poteri della Regione sono infrenati per impedirne le eventuali esorbitanze.<\/p><p>E veniamo alla questione dell\u2019autonomia finanziaria. Le critiche pi\u00f9 aspre sono state dirette anche contro questo punto. Si \u00e8 detto tra l\u2019altro che il progetto consacra un sistema assolutamente ibrido, pericoloso, e comunque incompleto.<\/p><p>Naturalmente, noi non ci ritenevamo nella possibilit\u00e0 di risolvere il problema anche nei dettagli, e ci siamo quindi limitati a stabilire il principio, cio\u00e8 a riconoscere l\u2019autonomia finanziaria della Regione, devolvendo ad una legge speciale di natura costituzionale la coordinazione della finanza delle Regioni con quella dello Stato, dei Comuni ed, eventualmente, delle Provincie. \u00c8 evidente, egregi colleghi, che il contribuente \u00e8 sempre lo stesso, che i servizi, dei quali lo Stato si sgrava per passarli eventualmente alla Regione o anche alla Provincia, importano delle spese, che quindi debba esserci un passaggio a tali enti di entrate statuali, o che, comunque, debba procedersi da parte dello Stato in favore di essi alla corresponsione delle somme necessarie per l\u2019attuazione degli scopi e dei servizi di cui lo Stato viene sgravato.<\/p><p>Come, egregi colleghi, poteva la Commissione dettagliatamente decidere su questo punto, che si riconnette poi a quella che \u00e8 la necessaria riforma di tutto il sistema tributario dello Stato? Noi crediamo di essere arrivati alla soluzione pi\u00f9 avveduta, devolvendo ad una legge speciale il regolamento di tutta la materia, ma affermando intanto il principio dell\u2019autonomia finanziaria della Regione.<\/p><p>E che dire della critica fatta all\u2019ultimo capoverso dell\u2019articolo 113, nel quale si stabilisce che sono proibiti i daz\u00ee di importazione, di esportazione o di transito fra una Regione e l\u2019altra, e che non possono prendersi provvedimenti che ostacolino in qualsiasi modo la libera circolazione da una Regione all\u2019altra delle persone e delle cose? Qui si \u00e8 evitata la stessa possibilit\u00e0 di costituzione di una circoscrizione economica chiusa. Senonch\u00e9, da coloro che criticano il sistema della Commissione, ci \u00e8 stato detto: \u00abMa il fatto che avete nell\u2019ultimo capoverso dell\u2019articolo 113 previsto un eventuale pericolo, significa che il pericolo pu\u00f2 esserci\u00bb.<\/p><p>No, rispondiamo, giacch\u00e9 con l\u2019articolo 113 noi abbiamo appunto dettato una norma che toglie alla Regione la possibilit\u00e0 e la tentazione di trascendere.<\/p><p>Provincie: non mi intratterr\u00f2 molto su questo punto, perch\u00e9 l\u2019Assemblea ha sentito ampiamente dibattere la questione. Ho per\u00f2 il dovere di dire che il progetto della Commissione regge alle critiche.<\/p><p>In fondo (qualche collega l\u2019ha detto) c\u2019\u00e8 qui un grave equivoco in quanto si confonde spesso la provincia come ente autarchico e la provincia come circoscrizione amministrativa statale, la Prefettura. Ora, anche scomparendo l\u2019ente, tutti i servizi attuali che si riferiscono all\u2019esercizio di funzioni governative sono mantenuti (e non potrebbe essere diversamente). Quindi nessun pregiudizio sostanziale ne verrebbe alle popolazioni locali in base al sistema del nostro progetto. La Commissione ha adottato un sistema concordato di convergenza degli opposti punti di vista che sostanzialmente manterrebbe tutte le funzioni che ora la Provincia possiede sia come ente autarchico che come prefettura, ed anzi le aumenterebbe in quanto si prescrive che la Regione esercita normalmente le sue funzioni amministrative a mezzo di uffici nelle circoscrizioni provinciali.<\/p><p>L\u2019articolo 107 deve essere guardato in connessione con l\u2019articolo 120 e col 122.<\/p><p>Noi ci preoccupammo di evitare che la riforma portasse ad un accentramento regionale, e crediamo di aver raggiunto lo scopo giacch\u00e9 con le disposizioni degli articoli succitati sono completamente salvaguardate le esigenze delle popolazioni locali e quelle dei capoluogo di provincia. Vedr\u00e0 l\u2019Assemblea se \u00e8 o no il caso di modificare il sistema del progetto in modo da corrispondere meglio allo stato d\u2019animo degli interessati; ma tenga presente che innovando al sistema della Commissione, si apporterebbe un grave spostamento a tutto il sistema del progetto. Mantenere nella Regione l\u2019ente autarchico provincia importerebbe duplicazione di rappresentanza, di bilancio e di spese ed altri inconvenienti, che il sistema del progetto della Commissione elimina, pur mantenendo la circoscrizione provinciale. Il cambiamento del nostro sistema escluderebbe l\u2019esistenza delle piccole Regioni.<\/p><p>Un altro istituto, che, secondo il nostro intendimento, dovrebbe assumere un\u2019importanza fondamentale, \u00e8 quello del <em>referendum <\/em>previsto dall\u2019articolo 119. Il primo comma dispone che gli Statuti regionali potranno regolarne l\u2019esercizio in armonia coi princip\u00ee stabiliti nella Costituzione. Ugualmente per il diritto di iniziativa popolare. Il secondo comma aggiunge che \u00abgli Statuti regionali regolano altres\u00ec il <em>referendum<\/em> su determinati provvedimenti amministrativi\u00bb. Noi riteniamo che cos\u00ec le popolazioni parteciperanno con un controllo effettivo all\u2019opera dei loro amministratori, anche per quanto riguarda gli impegni di forti spese.<\/p><p>A questo proposito rammento che in Inghilterra mi colp\u00ec molto, andando per varii borghi ed esaminando i programmi elettorali per le elezioni amministrative, un ammonimento ed incitamento rivolto agli elettori, che suonava ad un dipresso cos\u00ec: \u00abDomanda al tuo consigliere di contea o di distretto qual \u00e8 il bilancio, quali le entrate, come vengono spese, quali sono i provvedimenti adottati, ecc.\u00bb. Non sarebbe proprio male che simili incitamenti si rivolgessero ai nostri elettori. Gioverebbero in definitiva agli amministratori elettivi ed agli impiegati. Riferendomi al costume inglese, rammento inoltre che, se interrogate un qualsiasi impiegato di qualsiasi amministrazione per sapere che cosa succede quando cambia la rappresentanza elettiva, vi sentite rispondere nel modo pi\u00f9 sorpreso: \u00abniente\u00bb. Niente, perch\u00e9 l\u2019impiegato obbedisce alla legge.<\/p><p>A ci\u00f2 dobbiamo anche noi tendere per attuare la giustizia. Piena libert\u00e0 dev\u2019essere lasciata, s\u2019intende nell\u2019ambito della legge, agli amministratori, agli impiegati, che non devono subire pressioni ed abusi che si risolvono unicamente in danno delle popolazioni. (<em>Applausi<\/em>).<\/p><p>Egregi colleghi, debbo avviarmi alla fine. Naturalmente il compito che mi \u00e8 stato dato era ben grave. Io non so se l\u2019Assemblea vuole che parli ancora.<\/p><p><em>Voci<\/em>. Parli! Parli! Ascoltiamo, \u00e8 interessante.<\/p><p>AMBROSINI. E allora, egregi colleghi, sempre con obiettivit\u00e0 e col desiderio di mostrare quale \u00e8 la soluzione che ci sembra migliore per il Paese e sulla quale voi giudicherete col vostro ingegno e colla vostra coscienza, io vengo ad esaminare le gravi obiezioni di principio che sono state fatte al progetto.<\/p><p>Si \u00e8 detto da varie parti che mancano precedenti nella legislazione comparata. Qualcuno, come l\u2019onorevole Priolo, ha accennato all\u2019Inghilterra.<\/p><p>Onorevoli colleghi, io non mi dilungher\u00f2 nell\u2019esaminare le varie legislazioni. Mi baster\u00e0 riferirmi solo a due paesi. Comincio dalla Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Quando l\u2019onorevole Lussu ne fece cenno, gli fu obiettato che si trattava di grandi formazioni nazionali, che giustificavano quella formazione federativa. S\u00ec, ma ci\u00f2 non \u00e8 tutto. La questione s\u2019innesta anche nel contrasto fra Stalin e Trotski, quando si stabili il nuovo regime russo, giacch\u00e9, mentre la concezione trotschista avrebbe portato all\u2019accentramento o al mantenimento almeno di un unitario complesso politico, quella staliniana propugnava il pi\u00f9 largo e profondo decentramento. Fu Stalin che richiese fin dal primo momento la costituzione di uno Stato federalista, e fu egli il primo Commissario per gli affari nazionali, cio\u00e8 un Ministro per le nazionalit\u00e0. Ma non si ferm\u00f2 a ci\u00f2. Con l\u2019approvazione di Lenin, estese l\u2019applicazione del principio decentralista dell\u2019autonomia alla struttura interna delle singole Repubbliche federate che compongono l\u2019Unione sovietica; le quali singole Repubbliche federate si ripartono a loro volta in successive formazioni politico-territoriali autonome.<\/p><p>Questo sistema \u00e8 espressamente sancito anche nell\u2019ultima Costituzione sovietica, quella staliniana del 1936, agli articoli 22-29 <em>bis. <\/em>Ai var\u00ee minori enti autonomi esistenti nell\u2019ambito delle Repubbliche federate, quali le Repubbliche autonome, le Regioni autonome e i Distretti, \u00e8 attribuita una propria rappresentanza nel Soviet delle nazionalit\u00e0, secondo le prescrizioni dell\u2019articolo 35 della Costituzione. Il sistema autonomistico \u00e8 cos\u00ec applicato nell\u2019Unione Sovietica fino alle ultime conseguenze possibili.<\/p><p>Per un altro verso, ma non meno interessante, riesce lo studio dell\u2019evoluzione dell\u2019amministrazione locale in Inghilterra. \u00c8 stato detto da varie parti che in Inghilterra non si \u00e8 mai parlato di regionalismo. Dico subito che non \u00e8 cos\u00ec. L\u2019amministrazione locale inglese deriva dalla tradizione storica. Nella antica Contea, per mezzo di concessioni di carte reali, si vennero costituendo della citt\u00e0, dei borghi, delle municipalit\u00e0 aventi singolarmente un proprio <em>status<\/em>, a seconda delle concessioni fatte dai Sovrani.<\/p><p>Nel 1888 fu operato un vasto riordinamento consistente principalmente in ci\u00f2 di permettere la elevazione di borghi e di citt\u00e0 comprese nella circoscrizione di una contea allo <em>status<\/em> di contea, rimanendo le contee divise in distretti urbani e rurali, in borghi municipali e in parrocchie.<\/p><p>Questo sistema frastagliato di enti locali, derivanti dalla tradizione, ma irrazionale in rapporto all\u2019evoluzione dei tempi, fece affermare l\u2019esigenza di ricorrere a formazioni territoriali pi\u00f9 vaste per l\u2019esercizio di taluni servizi pubblici di importanza fondamentale.<\/p><p>Come fecero per raggiungere lo scopo? Gli inglesi sono pratici, andarono di volta in volta costituendo dei <em>Joint Committees<\/em>, dei <em>Joint Boards<\/em>, dei consorzi, diremmo noi, che riunivano i delegati degli interessati di varie Contee, ma sempre per la cura di servizi particolari.<\/p><p>Quali furono gli obiettivi che vennero per primi in considerazione? La questione dei bacini idrici, la questione dei trasporti stradali, la questione dell\u2019elettricit\u00e0, la questione del drenaggio dei fiumi, la questione della pianificazione delle citt\u00e0, ecc. Venne cos\u00ec manifestandosi e man mano affermandosi un movimento per la nuova sistemazione, in taluni rami, dell\u2019amministrazione locale su base regionale.<\/p><p>Egregi colleghi, io ho portato i libri. Naturalmente non posso leggere, ma li lascio a disposizione di quelli che vogliono controllare quanto dico. Nel libro del Finer sono elencati molti Atti del Parlamento, che prevedono e dispongono la costituzione di organismi del tipo di quelli a cui ho accennato.<\/p><p>Ma dalla coesistenza in una stessa area di vari <em>Committees<\/em>, chiamati a volte Comitati regionali (si afferm\u00f2 cos\u00ec anche in quel Paese la Regione: non siamo noi che l\u2019abbiamo inventata), sorsero inconvenienti e la necessit\u00e0 che si operasse un coordinamento. Siccome questi singoli Comitati gestivano un solo servizio pubblico ed avevano potere di disporre imposizioni a carico degli utenti, si venne verificando una molesta interferenza delle varie imposizioni.<\/p><p>I <em>Ratepayers<\/em> cominciarono ad infastidirsi. Onde le richieste di un coordinamento e della fusione dei vari servizi in questione, e la proposta di affidarli ad un solo organo rappresentante degli interessi di tutta la collettivit\u00e0 regionale.<\/p><p>Attraverso alle affermazioni empiriche e alla continuata esperienza sorsero le dispute e si iniziarono le discussioni ed i contrasti circa il modo migliore di operare una riforma organica in questa materia.<\/p><p>Si manifestarono specialmente due correnti: una per il mantenimento del sistema dei Comitati speciali, l\u2019altra per la costituzione di una entit\u00e0 regionale.<\/p><p>Il primo sistema, detto delle <em>Special Authorities<\/em>, presenta il vantaggio tecnico del miglior rendimento ed il vantaggio politico di operare la riforma <em>piece-meal<\/em>, a pezzi e bocconi, senza suscitare eccessive preoccupazioni e proteste da parte degli enti locali esistenti (proteste simili a quelle da noi avanzate nelle provincie); ma d\u2019altra parte presenta l\u2019inconveniente di disintegrare l\u2019amministrazione, di infastidire i \u00abRatepayers\u00bb, e di non consentire la coordinazione dei vari servizi pubblici.<\/p><p>Il secondo sistema, detto delle <em>Regions<\/em>, diremmo noi della riforma regionale, evita tali inconvenienti, ma \u00e8 pi\u00f9 difficile ad attuare per le resistenze degli enti locali esistenti.<\/p><p>Queste le ragioni pro e contro all\u2019uno o l\u2019altro sistema di riforma, che sono state addotte e dibattute in Inghilterra.<\/p><p>Come vedete, egregi colleghi, si tratta di argomentazioni che si fanno ugualmente da noi. Comunque, mi pare non possa negarsi, che quantunque su basi diverse da quelle da cui parte il nostro progetto di riforma, un movimento regionalista esista anche in Inghilterra.<\/p><p>Debbo aggiungere che il problema \u00e8 stato trattato anche negli Stati Uniti da Thomas H. Reed, in uno studio pubblicato a Chicago nel 1930 sul governo delle aree metropolitane. Parlando dei var\u00ee servizi (sono gli stessi problemi che interessano noi) dice che non \u00e8 possibile, oggi, considerare in modo separato e distinto i var\u00ee servizi. \u00c8 opportuno riportare un passo citato dal Finer: \u00abI problemi dei var\u00ee servizi non possono essere risolti indipendentemente l\u2019uno dall\u2019altro\u00bb. \u00abVoi (dice il Reed, quasi rivolgendosi agli oppositori) non potete trattare il problema dei trasporti metropolitani, senza occuparvi della pianificazione regionale, della costruzione delle strade principali e del regolamento del traffico. Voi non potete trattare il problema della salute pubblica, senza occuparvi dei problemi della cura dei poveri e del problema della sanit\u00e0 in genere. Qui, adunque, \u00e8 la ragione reale del governo regionale di carattere generale\u00bb.<\/p><p>Sono parole testuali, che pare siano state scritte per noi.<\/p><p>Il Reed cos\u00ec continua: \u00abUn tale Governo regionale significa riconoscimento dell\u2019unit\u00e0, dell\u2019area, cio\u00e8 della circoscrizione. E ci\u00f2 non \u00e8 in contrasto col mantenimento dei governi locali nell\u2019ambito delle unit\u00e0 locali esistenti, che possono continuare ad occuparsi delle materie che non hanno una importanza regionale\u00bb.<\/p><p>Ora, io vi domando, onorevoli colleghi, se \u00e8 possibile trovare (e la voce viene dai paesi anglosassoni) delle argomentazioni pi\u00f9 calzanti in favore della riforma regionale. Si pu\u00f2 esservi contrari, ma non invocando la mancanza di precedenti nella legislazione comparata.<\/p><p>Lo stesso credo debba dirsi circa i riferimenti che sono stati fatti alla tradizione nell\u2019interno del nostro Paese.<\/p><p>Voi gi\u00e0 conoscete i precedenti in Italia, voi gi\u00e0 conoscete l\u2019idea del Mazzini, il pi\u00f9 grande unitario, il creatore del pensiero dell\u2019unit\u00e0 d\u2019Italia. Nel 1831 il Mazzini aveva scritto il noto articolo per l\u2019unit\u00e0 d\u2019Italia, dove lanciava anatemi contro i federalisti. Fu un articolo che rimase incompiuto. Guardatelo, \u00e8 nel secondo volume degli scritti politici, edizione Imola del 1907. L\u2019articolo dice che l\u2019Italia non poteva essere federale, e che, qualora lo fosse divenuta, sarebbe stata una disgrazia. Critica in modo asprissimo i federalisti, forse andando al di l\u00e0 di quello che quei valentuomini meritavano, e tratta duramente il Sismondi, il quale sicuramente \u00e8 uno scrittore di grande levatura, e a noi non discaro, avendo rilevato quelle che sono le nostre memorie comunali. Mazzini complet\u00f2 l\u2019articolo trenta anni dopo, sostenendo fra l\u2019altro che fra il Comune e lo Stato vi \u00e8 la Regione, e indicando i motivi, senza entrare nel campo giuridico, per i quali bisogna crearla, non ultimo quello di garantire la libert\u00e0 e di spingere gli elementi locali a formare la classe politica.<\/p><p>Dei progetti Farini e Minghetti del 1860-1861 mi occupai nella relazione scritta, e non occorre riparlarne, anche perch\u00e9 ne hanno discusso qui var\u00ee colleghi.<\/p><p>\u00c8 stata creata ora in Sicilia una amministrazione regionale. I componenti di questa amministrazione sono quasi tutti miei allievi, di quando insegnavo a Palermo. Alcuni di essi avrebbero dovuto venire in questa Assemblea, ed avrebbero sicuramente fatto onore a loro stessi ed al paese natio; ma io penso che sia bene che siano rimasti l\u00ec, perch\u00e9 qui avrebbero indirizzato il loro ingegno e le loro fatiche alle questioni di indole generale, ed avrebbero perduto il contatto con i problemi che nascono e si sviluppano nella stessa localit\u00e0, che si raggruppano in modo omogeneo nella Regione. Il mio cuore di maestro, che li ha seguiti con animo trepido, ora gioisce nel vedere che immediatamente hanno affrontato i problemi concreti della Sicilia, con slancio, seriet\u00e0 e senso di responsabilit\u00e0, che li porter\u00e0 certamente al successo. Per questa loro nobile fatica formulo i voti pi\u00f9 fervidi nell\u2019interesse dell\u2019Isola.<\/p><p>Rispondo ora ad un\u2019altra obiezione, avanzata da varie parti contro la riforma: il mondo moderno tende alla costituzione di grandi unit\u00e0 economiche e politiche. Indubbiamente. Ci sar\u00e0 da dire se questo \u00e8 bene o \u00e8 male; forse sar\u00e0 pi\u00f9 male che bene, ma nessun uomo, per quanto di genio, e nessun popolo pu\u00f2 arrestare il fatale andare delle cose.<\/p><p>Appunto per questo, che noi non possiamo estraniarci dalla corrente mondiale, sarebbe stolto, pur seguendo questa tendenza e pur cercando di metterci sulla direttiva del raggiungimento di scopi unitari dal punto di vista economico e politico, appunto per questo, noi dobbiamo rimanere sgomenti di fronte al terribile potere che gli organi centrali di questi complessi unitari sempre pi\u00f9 vasti verrebbero ad assumere. Perch\u00e9 noi, o signori, non vogliamo diventare delle macchine che pi\u00f9 non pensano; n\u00e9 vogliamo, anche se il nostro pane quotidiano aumentasse di un po\u2019, perdere in cambio la nostra iniziativa e la nostra libert\u00e0; noi vogliamo servire quegli scopi unitari, ma ci domandiamo se, appunto per ci\u00f2, non sia necessario ed opportuno di guardare ai mezzi pi\u00f9 idonei per perseguire quegli stessi scopi.<\/p><p>Ebbene, il decentramento e l\u2019autonomia, a nostro modo di vedere, costituiscono uno degli strumenti pi\u00f9 idonei perch\u00e9, mentre non ci estraniamo da questo sistema unitario generale, ci danno la possibilit\u00e0 di un libero movimento delle nostre energie, e ci d\u00e0nno il coraggio, ci d\u00e0nno la speranza, ci d\u00e0nno la gioia di vivere la nostra vita, di vederla regolata, per quanto \u00e8 possibile, da noi stessi.<\/p><p>Appunto perch\u00e9 c\u2019\u00e8 questa tendenza innegabile alla formazione delle grandi unit\u00e0 politico-territoriali, noi abbiamo la necessit\u00e0 di guardare ai mezzi che possono evitare i mali pi\u00f9 gravi che derivano da questo fenomeno che nessuno pu\u00f2 arrestare.<\/p><p>Onorevoli colleghi, non posso non dire una parola circa i pretesi mali che si dice verrebbero al Mezzogiorno d\u2019Italia. \u00c8 questo un problema che abbiamo riguardato da italiani. Ma \u00e8 pur certo per\u00f2 che noi isolani, noi meridionali, siamo ben solleciti degli interessi della nostra terra. Di fronte pertanto all\u2019obiezione che l\u2019innovazione possa ferire gli interessi della nostra terra, noi siamo rimasti in un primo momento sgomenti. Io vi parlo sempre con onest\u00e0; io ho il dovere di parlare cos\u00ec.<\/p><p>Ma aggiungo anche che la prima impressione deve essere sempre sostituita dal ponderato ragionamento, da quello che \u00e8 l\u2019esame delle obiezioni e delle controbiezioni. Ebbene, egregi colleghi, il problema del Mezzogiorno si discute da decine d\u2019anni: non \u00e8 stato risolto.<\/p><p>Io non ho mai invelenito n\u00e9 mai dir\u00f2 parola che possa acuire il contrasto. Mi limiter\u00f2 qui a parlare a nome mio, assolutamente personale, come se fossi io solo ad aver sofferto della situazione. Ora io vi dico che leggi in favore del Mezzogiorno ci sono state, ma non sono state attuate, e la colpa \u00e8 stata del potere centrale e nostra, anche nostra.<\/p><p>Perch\u00e9? Vi dir\u00f2: due o tre mesi or sono, in una riunione per un\u2019industria meridionale, di fronte all\u2019esame della grave situazione, un nostro egregio collega, l\u2019onorevole Cartia, ci venne a dire: \u00abMa come? Nel bilancio dello Stato c\u2019\u00e8 ancora un miliardo, o una frazione di esso, non attribuito, per sussidiare le industrie\u00bb. Osservai io allora: \u00abMa come mai non \u00e8 stata avanzata alcuna richiesta?\u00bb. Vi fu qualcuno che rispose: \u00abQuasi non lo si sapeva\u00bb.<\/p><p>Ma questo avveniva anche, rammento, al tempo della mia giovinezza. Io ero allora segretario al Ministero della Giustizia. Nei paesi della mia provincia c\u2019erano edifici di scuole elementari da far vergogna. Ebbene, i miei colleghi del Ministero della pubblica istruzione mi dicevano: \u00abProvvederemo; il Ministero ha i fondi ed ha approntato anche i piani degli edifici\u00bb. Ma gli edifici scolastici della mia provincia, almeno in molti paesi, sono ancora quelli che erano allora. Molti fatti consimili potrebbero citarsi per denotare le manchevolezze delle stesse amministrazioni locali.<\/p><p>Si \u00e8 che il sistema dell\u2019accentramento aveva talmente depresso le energie locali, che queste rimanevano talvolta inattive e finivano per non usufruire delle provvidenze legislative esistenti, aspettando tutto dall\u2019alto. Ci\u00f2 deve finire.<\/p><p>Vengo alla conclusione. Questa riforma metter\u00e0 noi e i nostri rappresentanti nelle regioni con le spalle al muro (<em>Applausi al centro e alla destra<\/em>); questa riforma dar\u00e0 loro la responsabilit\u00e0 grave di dover esaminare i problemi concreti, di doverli affrontare e risolvere. E badate, qui si deve fare una osservazione di indole pi\u00f9 generale. Eccola: noi rappresentanti del popolo in questa grande Assemblea, possiamo elaborare leggi buone o cattive, ma, quando la seduta \u00e8 finita e la Assemblea \u00e8 sciolta, nessuno ne ha la responsabilit\u00e0 personale, e il popolo impreca o mormora contro tutti in generale, contro l\u2019istituzione. Ma un\u2019Assemblea regionale, sia pure la pi\u00f9 numerosa, \u00e8 sempre composta da un numero limitato di persone. Quei rappresentanti non potranno sfuggire alle loro responsabilit\u00e0; essi conoscono gli interessi del paese; essi possono osservare quotidianamente quali sono i mezzi migliori per risolvere i problemi, ma debbono assumere la responsabilit\u00e0 della soluzione. E se la soluzione \u00e8 cattiva, essi, che restano a vivere nelle loro citt\u00e0 o nei loro paesi, saranno riguardati dalla popolazione con ammirazione o con sfiducia, e sentiranno che la loro responsabilit\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 profonda e pi\u00f9 grave, ed assume un carattere pi\u00f9 personale e continuativo; essi avranno sempre l\u2019approvazione o la disapprovazione dei loro cittadini. Ci sar\u00e0 veramente la gara per far bene e per impiegare nel modo pi\u00f9 redditizio e adeguato le proprie energie.<\/p><p>Egregi colleghi, ho finito. Concludo con la stessa affermazione che ho fatto in principio: noi della Commissione abbiamo riguardato il problema dal punto di vista assolutamente nazionale, senza preoccupazioni particolaristiche, al di sopra degli stessi interessi regionali; e abbiamo configurato ed elaborato un progetto di riforma che, potenziando la Regione, secondo il nostro intendimento, deve servire a potenziare la Nazione in generale; deve servire a far confluire tutte queste energie, che spesso sono abbandonate e latenti, verso la risoluzione dei singoli problemi locali; perch\u00e9 dalla risoluzione di questi problemi verr\u00e0 la soluzione del problema nazionale, e verr\u00e0 la risurrezione e il progresso del Paese. Questo nostro Paese di lavoratori, malgrado il rovescio subito, ha diritto al rispetto del mondo e deve avere un ordinamento che sia degno della sua grandezza. (<em>Vivissimi, prolungati applausi <\/em>\u2013<em> Moltissime congratulazioni<\/em>).<\/p><p>PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, si tratterebbe ora di passare alla votazione degli ordini del giorno, ma stante l\u2019ora tarda ritengo che sia opportuno rinviare alla prossima seduta l\u2019inizio di questo momento importante dei nostri lavori.<\/p><p>BOZZI. Chiedo di parlare.<\/p><p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>BOZZI. Vorrei proporre all\u2019Assemblea di iniziare la votazione degli ordini del giorno non domani, ma dopodomani, e ci\u00f2 per guadagnare tempo, in certo senso, perch\u00e9 \u2013 come ella sa, onorevole Presidente, e come pu\u00f2 attestare il Presidente del Comitato di redazione \u2013 sono in corso intese e scambi di punti di vista che, dopo la lucida e perspicua relazione dell\u2019onorevole Ambrosini, si rendono quanto mai indispensabili, al fine di vedere se si pu\u00f2 trovare una linea d\u2019intesa. Il voto di un ordine del giorno di carattere pregiudiziale \u00e8 influenzato dalla linea di intesa che si potr\u00e0 raggiungere o no durante i contatti e gli scambi di vedute. Ora, quindi, credo che se l\u2019Assemblea soprassedesse di un giorno si farebbe cosa utile per l\u2019esame del sistema di norme che andiamo ad esaminare. Propongo quindi che l\u2019inizio della votazione abbia luogo gioved\u00ec alle 10.<\/p><p>PRESIDENTE. Onorevole Bozzi, io non avevo ancor detto che la votazione si iniziasse domani! Mi permetta tuttavia, onorevole Bozzi, di dire ai colleghi che mezz\u2019ora fa lei si sarebbe accontentato che non si votasse oggi, ma domani; avendo visto il mio atteggiamento favorevole a votare domani, ella ha ora raddoppiato la sua richiesta domandando di differire a gioved\u00ec. (<em>Si ride<\/em>). Comunque, penso che non sia necessario insistere su questo. Oggi nel pomeriggio decideremo, anche in relazione al grado di maturazione raggiunto dai contatti e dagli accordi che si stanno prendendo. Io sarei lieto se nel pomeriggio si potesse dire di procedere alla votazione domani.<\/p><p>La seduta termina alle 12.20.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Versione PDF ASSEMBLEA COSTITUENTE CXLIII. SEDUTA ANTIMERIDIANA DI MARTED\u00cc 10 GIUGNO 1947 PRESIDENZA DEL PRESIDENTE TERRACINI INDICE Congedi: Presidente\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Progetto di Costituzione della Repubblica italiana (Seguito della discussione): Presidente\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Ambrosini, Relatore\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Bozzi\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La seduta comincia alle 10. MATTEI TERESA, Segretaria, legge il processo verbale della precedente seduta antimeridiana. (\u00c8 approvato). Congedi. PRESIDENTE. 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