{"id":1914,"date":"2023-09-10T21:09:18","date_gmt":"2023-09-10T19:09:18","guid":{"rendered":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=1914"},"modified":"2023-10-21T23:38:36","modified_gmt":"2023-10-21T21:38:36","slug":"antimeridiana-di-mercoledi-4-giugno-1947","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=1914","title":{"rendered":"ANTIMERIDIANA DI MERCOLED\u00cc 4 GIUGNO 1947"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"1914\" class=\"elementor elementor-1914\" data-elementor-post-type=\"post\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-8b6be83 elementor-section-full_width elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"8b6be83\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column 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PDF<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-8e0afa0 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"8e0afa0\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>ASSEMBLEA COSTITUENTE<\/p><p>CXXXVII.<\/p><p>SEDUTA ANTIMERIDIANA DI MERCOLED\u00cc 4 GIUGNO 1947<\/p><p>PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE <strong>CONTI<\/strong><\/p><p><strong>INDICE<\/strong><\/p><p><strong>Congedi:<\/strong><\/p><p>Presidente\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/p><p><strong>Progetto di Costituzione della Repubblica italiana <\/strong>(<em>Seguito della discussione<\/em>)<strong>:<\/strong><\/p><p>Rodi\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/p><p>Bellavista\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/p><p>Recca\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/p><p>La. seduta comincia alle 10.<\/p><p>RICCIO, <em>Segretario<\/em>, legge il processo verbale della precedente seduta antimeridiana.<\/p><p>(<em>\u00c8 approvato<\/em>).<\/p><p>Congedi.<\/p><p>PRESIDENTE. Comunico che hanno chiesto congedo i deputati Lucifero e Angelini.<\/p><p>(<em>Sono concessi<\/em>).<\/p><p>Seguito della discussione del progetto di Costituzione della Repubblica italiana.<\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019ordine del giorno reca: Seguito della discussione del progetto di Costituzione della Repubblica italiana.<\/p><p>Riprendiamo la discussione generale del Titolo V relativo alle Regioni.<\/p><p>\u00c8 iscritto a parlare l\u2019onorevole Rodi. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>RODI. Illustre Presidente, onorevoli colleghi! Noi abbiamo affrontato il problema delle autonomie regionali in un momento particolarmente difficile della nostra storia. Il problema, come tutti sanno, non \u00e8 nuovo; esso \u00e8 penetrato in quell\u2019immenso travaglio che \u00e8 stato il nostro Risorgimento e si \u00e8 prolungato nell\u2019Italia unita, stimolando gli studiosi alla ricerca di una fisionomia politica che meglio rispondesse alle esigenze e al temperamento del popolo italiano.<\/p><p>Poi vi sono stati alcuni anni di silenzio e, dopo questo silenzio, il problema ridiventa attuale: ridiventando attuale esso rinnova quell\u2019ansia di ricerche cui gi\u00e0 attesero storici, filosofi e giuristi, sempre nell\u2019intento di cercare di determinare, nella prassi politica internazionale, il volto di questa Italia che unita sorgeva nella storia.<\/p><p>Io credo che sia opportuno, a proposito del problema autonomistico, di fare un\u2019inchiesta storica per sapere in qual modo nasce, si sviluppa e si afferma questo problema autonomistico.<\/p><p>L\u2019Italia, come sapete, ha sofferto lungamente per le dominazioni straniere e per le lacerazioni intestine. E questo stato di fatto incominci\u00f2 a formare nel nostro popolo un sentimento, un profondo bisogno di determinare una individualit\u00e0 politica, la quale fosse basata sull\u2019ideale comune di un popolo, di un popolo sempre eguale a se stesso e soprattutto sullo stimolo proveniente da un illustre passato. E sappiamo che lo spirito di indipendenza del popolo italiano nacque e si afferm\u00f2 fortemente soprattutto nel periodo della dominazione spagnola, che \u00e8 una delle pi\u00f9 tristi che l\u2019Italia abbia subito.<\/p><p>Ora noi possiamo tralasciare tutto quel periodo che va da Dante in poi e che produsse tutta una serie di formulazioni politiche di carattere teorico e di tentativi di principi illuminati. E tralascio questo periodo, perch\u00e9 il nostro punto di partenza deve essere fissato in un filosofo rivoluzionario, Tommaso Campanella. Nella gigantesca utopia della citt\u00e0 solare del Campanella vi \u00e8 gi\u00e0 un\u2019esigenza politica, cio\u00e8 l\u2019esigenza di un federalismo, di una federazione di Stati italiani capeggiata da un sommo sacerdote, che doveva rappresentare l\u2019autorit\u00e0 massima ed efficiente, capace di superare tutti i contrasti e di conciliarli nel senso religioso del nostro popolo. Ora, come si vede, dalla monarchia universale concepita da Dante alla federazione di Stati italiani concepita dal filosofo calabrese, vi \u00e8 gi\u00e0 un\u2019enorme distanza. La monarchia universale pu\u00f2 essere, per dir cos\u00ec, sublimata in un pensiero, sto per dire, cosmico, in una teoria che aleggia soltanto nella poesia della nostra gente, mentre in Tommaso Campanella vi \u00e8 gi\u00e0 un\u2019esigenza politica immediata, vi \u00e8 gi\u00e0 la traduzione di un\u2019esigenza profonda di un popolo, il quale, oppresso da dominazioni e lacerazioni, sente gi\u00e0 il bisogno, sia pure confuso, di un ideale politico e di un\u2019assoluta indipendenza.<\/p><p>Dopo questo periodo abbiamo il Settecento, nel quale molti scrittori si occupano di federalismo e sembrano vicini a questo ideale politico. Per\u00f2 nel \u2019700 sorge improvvisamente \u2013 dico improvvisamente, perch\u00e9 \u00e8 come un\u2019eccezione \u2013 la dottrina politica di Melchiorre Gioja, il quale voleva una Repubblica unitaria, liberale, democratica, indivisa e indivisibile, sostenuta di vincoli geografici, storici, religiosi, economici; ed egli escludeva, per la formazione di questa Repubblica, la violenza e ammetteva invece il graduale consenso del popolo.<\/p><p>L\u2019onorevole Conti \u00e8 regionalista, forse anche federalista; tuttavia, quando io ricordavo questa espressione di Melchiorre Gioja, non so perch\u00e9, la sua immagine si formava nella mia mente. Non volevate voi una Repubblica cos\u00ec fatta? repubblica una, indivisa e indivisibile, che non si affermasse con la violenza, ma con il graduale consenso? Ebbene, la dottrina del Gioja fu dichiarata dagli studiosi avveniristica, troppo lontana dal \u2019700; e forse quell\u2019avvenire, quel quadro formatosi nella mente di un filosofo, oggi \u00e8 una realizzazione concreta, pratica. Onde io, monarchico, affermo che la Repubblica \u00e8 venuta in Italia senza violenza, e affermo altres\u00ec che il consenso graduale del popolo \u00e8 la manifestazione pi\u00f9 profonda di una civilt\u00e0 politica e democratica.<\/p><p>L\u2019800 invece \u00e8 stato vivacemente federalista, e sappiamo che in questo secolo campeggia la dottrina del Gioberti, un neo guelfismo sostenuto autorevolmente dal Rosmini, cio\u00e8 da uno schietto e sincero filosofo. Per\u00f2 dobbiamo pur riconoscere che il concetto federalistico del Gioberti fu sconfitto dalla storia e non soltanto dalla storia, perch\u00e9 si era ormai sviluppato nel popolo italiano, pronto a redimersi dalla schiavit\u00f9 straniera, il senso profondo dell\u2019unit\u00e0.<\/p><p>Avemmo pure nello stesso tempo un federalismo democratico che fa capo, come sapete, al Cattaneo; e il Cattaneo \u00e8 in certo senso estremista, perch\u00e9 egli si ferma ancora al concetto che l\u2019individuo non pu\u00f2 ignorare la singola Patria, cio\u00e8 la sua regione; ed anzi egli pensa, egli teme che l\u2019unit\u00e0 italiana sia addirittura sorgente di dissensi e di guerre civili.<\/p><p>Anche qui possiamo affermare che il Cattaneo fu sconfitto dalla storia, perch\u00e9 il popolo italiano ha fatto la sua unit\u00e0 credendo in s\u00e9 e trovando in se stesso il proprio senso solidale e il proprio amor di patria.<\/p><p>Vi \u00e8 stato anche il federalismo liberale democratico che faceva capo al Balbo e al D\u2019Azeglio e vi \u00e8 stato un federalismo rivoluzionario che faceva capo a Giuseppe Ferrari. Ma qui dobbiamo notare che Ferrari era pi\u00f9 un cittadino francese che italiano, non perch\u00e9 di origine francese, ma perch\u00e9 amantissimo della sorella latina, e quindi egli parlando d\u2019un federalismo rivoluzionario chiedeva niente di meno che questo federalismo fosse attuato con l\u2019intervento della Francia. Il Ferrari purtroppo si lasciava influenzare dalle teorie del Proudhon, il quale vedeva nell\u2019unit\u00e0 italiana un pericolo per l\u2019impero francese; ma il Proudhon vedeva anche nel federalismo italiano qualche cosa di ibrido e di incostante che non avrebbe mai preoccupato la Francia.<\/p><p>E cos\u00ec, a poco per volta, siamo arrivati alla forma di decentramento, alle teorie che fanno capo al Farina e al Minghetti; ma la storia del Risorgimento italiano si \u00e8 conclusa con l\u2019unit\u00e0, quell\u2019unit\u00e0 che faceva capo a menti come quelle di Cavour, di Mazzini e di Garibaldi.<\/p><p>Ora noi possiamo chiederci se questa unit\u00e0 sia stata formata per l\u2019intelligenza e la grandezza di uomini come Cavour, Garibaldi e Mazzini, o se piuttosto non vi sia stata una intensa collaborazione fra i grandi e lo spirito del popolo, quello spirito che sogliamo trascurare e che tuttavia costituisce non soltanto la fisonomia del popolo, ma costituisce soprattutto il suo particolare istinto che si manifesta in mille modi e che a noi uomini politici, storici, filosofi, giuristi spetta il compito di precisare e sopratutto di interpretare prima di assumerci la responsabilit\u00e0 di innovare qualche cosa, di creare una nuova legge. In questa nostra storia abbiamo poi avuto una dittatura, la quale ha soffocato la libera evoluzione del pensiero; ed in questo periodo tutto tace, perch\u00e9 tutto si accentra intorno ad una sola idea politica, intorno a questo sistema dittatoriale, per il quale la voce del pensatore \u00e8 costretta a frenare la sua impazienza.<\/p><p>Ma la dittatura port\u00f2 ad una sconfitta. La sconfitta naturalmente ha ripristinato vecchi valori e ne ha portati di nuovi, e fra i nuovi valori abbiamo questo che si chiama ormai \u00abStato regionale\u00bb, cio\u00e8 qualche cosa che sta fra lo Stato unitario e lo Stato federale. Lo Stato regionale, cio\u00e8, ripudia l\u2019uno e l\u2019altro, tentando una via di mezzo, una <em>medietas<\/em> che sia costruita su un\u2019idea nuova e nello stesso tempo tragga, e dallo Stato unitario e da quello federale, tutto ci\u00f2 che in queste due fasi politiche estreme vi pu\u00f2 essere di buono. E, credendo di interpretare in questo modo lo \u00abStato regionale\u00bb, io penso che idealmente esso \u00e8 forse la formulazione pi\u00f9 perfetta di uno Stato democratico, prima di tutto perch\u00e9 la <em>medietas<\/em> risponde al temperamento del popolo italiano ed in secondo luogo perch\u00e9 un\u2019idea, anche originale, non pu\u00f2 prescindere dal passato n\u00e9 dalle altre concorrenti formazioni politiche. E penso che questa idea nuova pi\u00f9 trae dall\u2019esperienza del passato, pi\u00f9 trae dalle formazioni politiche concorrenti alimento per se stessa; e pi\u00f9 \u00e8 un\u2019idea che pu\u00f2 essere valorizzata dalla storia e dalla prassi.<\/p><p>Per\u00f2, sente il nostro popolo la necessit\u00e0 di questo \u00abStato regionale\u00bb? A questa mia domanda hanno risposto due oratori di parte avversa, e cio\u00e8 l\u2019onorevole Gullo Fausto e l\u2019onorevole Uberti. L\u2019onorevole Gullo sosteneva chiarissimamente di non avere percepito nelle folle italiane il senso dell\u2019autonomia regionale. L\u2019onorevole Uberti dichiarava, anch\u2019egli chiarissimamente, che negli stessi comizi e nelle stesse folle aveva colto il desiderio regionalistico del nostro popolo. Sono due dichiarazioni contrarie, schiettamente contrarie, e noi abbiamo il dovere di credere tanto all\u2019onorevole Uberti che all\u2019onorevole Gullo. E se queste visioni della folla, del popolo, vengono portate in seno a questa Assemblea, ci accorgiamo che l\u2019Assemblea stessa \u00e8 divisa in due parti forse uguali; vale a dire che lo Stato regionale non ha, nella concezione della nostra Assemblea, una maggioranza assoluta, come sembra che l\u2019antiregionalismo non abbia la maggioranza assoluta.<\/p><p>In altri termini qui le formule si equivalgono, ed allora la nostra prudenza ci pu\u00f2 anche consigliare di soprassedere su questo problema regionale, visto che le forze sono uguali e contrarie, e di preferire lo <em>statu quo<\/em>.<\/p><p>Per\u00f2 in queste due tendenze vi pu\u00f2 essere un uguale pericolo; cio\u00e8 nell\u2019ordinamento regionale \u00e8 racchiuso e nascosto il pericolo del federalismo.<\/p><p>Lo chiamo pericolo e dico che questo pericolo \u00e8 nascosto; perch\u00e9 non voglio sottolineare arbitrariamente la certezza che l\u2019ordinamento regionale dar\u00e0 un federalismo.<\/p><p>Ma \u00e8 chiaro che noi facciamo un esperimento di questa portata in un momento un po\u2019 troppo vivace, in un momento in cui la passione politica pu\u00f2 avere intorbidato la nostra vista. Ciascuno di noi crede di sentirsi sicuro e sereno; ma, ove ciascun deputato si sollevi al disopra delle questioni contingenti, sentir\u00e0 di non possedere una vera serenit\u00e0. E naturalmente la preoccupazione aumenta quando a questo pericolo nascosto del federalismo si contrappone un\u2019apologia dello Stato accentratore cos\u00ec come \u00e8 stata fatta dall\u2019onorevole Gullo: un\u2019apologia impressionante, che ci ha fatto tacere e ci ha immobilizzato al nostro posto; perch\u00e9 noi non possiamo concepire che in uno Stato democratico, in uno Stato che esce dalla luce della libert\u00e0, si possa parlare di uno Stato accentratore con tanto entusiasmo. Tanto pi\u00f9 che l\u2019onorevole Gullo ha fatto un\u2019operazione chirurgica sottilissima: egli ha diviso il centrismo dal fascismo. Il centrismo \u00e8 ottima cosa, ma di esso mal si serv\u00ec il fascismo; e quindi, la colpa della dittatura non \u00e8 il centrismo ma il fascismo che di esso si serv\u00ec in senso dittatoriale.<\/p><p>Ora io queste operazioni chirurgiche cos\u00ec sottili, sebbene filosofo, non so farle e non posso farle; dico soltanto una cosa: che il centrismo \u00e8 centrismo, e qualsiasi partito che si serva di esso \u00e8 portato ad accentrare; e chi \u00e8 portato ad accentrare \u00e8 gi\u00e0 in piena dittatura. Per\u00f2 desidero anche avvertire che ogni formulazione politica nuova \u2013 e nuovo dobbiamo considerare l\u2019ordinamento regionale \u2013 trova il suo battesimo nella realt\u00e0. Vi sono formulazioni politiche nuove che sono scontate dopo una pi\u00f9 o meno lunga attuazione. Noi diciamo per esempio che la rivoluzione francese \u00e8 riuscita ad abbattere una monarchia millenaria per una semplicissima ragione: perch\u00e9 il popolo francese non credeva pi\u00f9 nel diritto divino del Re. Quindi il diritto divino della monarchia era gi\u00e0 scontato nell\u2019opinione pubblica. E cos\u00ec possiamo spiegarci perch\u00e9 in brevissimo tempo la Russia ha demolito l\u2019impero zarista: lo Zar non era pi\u00f9 nella concezione degli intellettuali russi e forse nemmeno in quella dei contadini e degli operai, il responsabile di Dio in terra: era un uomo. Il potere trascendente cadeva, si frantumava, e rimaneva una nuova realt\u00e0 la quale, in quei casi da me citati, si \u00e8 tradotta in due forme profondamente rivoluzionarie. Ma vi sono formulazioni politiche che si scontano senza la pratica attuazione, e mi sembra che in questo caso debba rientrare l\u2019ordinamento regionale. Questo ordinamento, sia pure sotto forma di federalismo, \u00e8 nato e si \u00e8 sviluppato nel nostro Risorgimento ed \u00e8 stato sconfitto. Il popolo non ha sentito questa frantumazione, perch\u00e9 il popolo era gi\u00e0 preso dal senso dell\u2019unit\u00e0; il popolo ha rigettato le teorie di un Gioberti, di un Cattaneo, d\u2019un Balbo, il popolo ha rigettato le teorie di quelli che erano i rappresentanti d\u2019una libert\u00e0 e d\u2019una redenzione. Ed io penso, comunque, che l\u2019ordinamento regionale \u00e8 gi\u00e0 scontato in anticipo, \u00e8 rimasto una dottrina che la storia non ha voluto tradurre in atto e che noi, forse, oggi non abbiamo il diritto di richiamare in vita per imporla ad un popolo gi\u00e0 lontano circa un secolo dalla sua redenzione.<\/p><p>Signori, c\u2019\u00e8 una famosa proposizione del Tocqueville, che conoscete certamente; egli affermava \u2013 e l\u2019affermazione in un certo senso \u00e8 singolare \u2013 che in politica bisogna accentrare, e decentrare, invece, in amministrazione.<\/p><p>Naturalmente, pronunziando una proposizione simile, io potrei essere anche accusato col solito epiteto di reazionario, d\u2019un reazionario che cerca un accentramento politico. Per\u00f2, la frase del Tocqueville, lanciata cos\u00ec, nell\u2019esteso elogio che egli fa della democrazia americana, ci lascia, in certo senso, perplessi e ci invita ad esaminarla, dal nostro punto di vista, affinch\u00e9 noi si possa dare ad essa una interpretazione particolare.<\/p><p>E quindi io vedo in questa proposizione del Tocqueville il fatto che la direzione politica del Paese deve essere accentrata e che da questo centro politico devono partire tutti quegli organismi, destinati a dare alla periferia una libera amministrazione, una cosciente responsabilit\u00e0, una divisione di lavoro, che corrisponda alle esigenze di un popolo.<\/p><p>\u00c8 questo, anche se non trovo l\u2019adesione di qualcuno, direi quasi un fenomeno naturale, che si \u00e8 sviluppato e che si forma ancora nella nostra storia. Perch\u00e9 noi non dobbiamo dimenticare il cammino della storia. Noi siamo usciti da uno Stato feudale, per entrare in uno Stato burocratico o Stato moderno. E quando noi abbiamo formato, attraverso l\u2019evoluzione storica, questo Stato burocratico, abbiamo separato le attivit\u00e0 dello Stato: le attivit\u00e0 militari da quelle finanziarie e giudiziarie, ecc.; cio\u00e8, abbiamo fatto in modo che lo Stato burocratico sia una specie di raggiera, in cui ciascuna competenza attende precisamente al suo compito. E questa rottura del sistema feudale, questo trapasso nel sistema burocratico, \u00e8 una evoluzione recente, nella quale viviamo ancora. Ed io credo che non sia lecito superare o tentare di superare il corso della storia; o, addirittura, come potrebbe accadere nel nostro caso, tornare indietro e creare un sistema autonomistico, che rischierebbe di identificarsi con lo Stato feudale o con lo Stato federale.<\/p><p>UBERTI. Cos\u00ec si arriva al centralismo.<\/p><p>RODI. Onorevole Uberti, io ho sentito la difesa veramente generosa e strenua che lei ha fatto della Regione: per\u00f2, se lei dice che io con queste mie parole arrivo al centralismo per altra via evidentemente lei non mi ha ascoltato con attenzione.<\/p><p>UBERTI. Speriamo bene.<\/p><p>RODI. Accade ora nell\u2019opinione dei regionalisti che chi \u00e8 contro il regionalismo non pu\u00f2 essere che accentratore; ma io forse riuscir\u00f2 a dimostrare che si pu\u00f2 essere antiregionalisti e liberali a oltranza.<\/p><p>UBERTI. E questo \u00e8 il difficile. A ogni modo, sentiamo.<\/p><p>RODI. S\u00ec, la prego. (<em>Si ride<\/em>).<\/p><p>Un\u2019altra domanda vorrei porre: questo regionalismo che si vuole applicare in Italia ha il consenso della massa? Ho gi\u00e0 detto che l\u2019onorevole Gullo ha risposto no, mentre l\u2019onorevole Uberti ha risposto s\u00ec.<\/p><p>FUSCHINI. E allora si faccia un <em>referendum<\/em>.<\/p><p>RODI. Un momento! Io ho parlato di una formazione nuova, ho parlato di qualche cosa che deve modificare radicalmente, completamente la nostra struttura politica. Negli altri Titoli, guardi, c\u2019\u00e8 il trapasso graduale da un sistema all\u2019altro, ma l\u2019ordinamento regionale verrebbe a modificare radicalmente la nostra fisionomia politica, la nostra struttura politica. Ed allora io per questo chiedo: c\u2019\u00e8 il consenso della massa o si tratta della volont\u00e0 di un gruppo organizzato che esige l\u2019autonomia regionale?<\/p><p>E badate che questa mia domanda ha un significato preciso, cio\u00e8 quel significato per il quale alcuni membri della societ\u00e0, intellettualmente superiori, profondi studiosi delle condizioni politiche di un Paese, a un certo momento ritengono giusto, ritengono addirittura santo che si attui una determinata riforma, ed allora il gruppo organizzato crede sinceramente di interpretare il desiderio della massa. Ecco perch\u00e9 io ho fatto la mia domanda: \u00e8 desiderio della massa o \u00e8 concezione intellettualistica di un gruppo organizzato? E per \u00aborganizzato\u00bb intendo un gruppo che si sia in un certo senso chiuso nell\u2019ambito dei suoi studi politici.<\/p><p>Ieri sera, per esempio, l\u2019onorevole Bubbio ha detto: s\u00ec, il nostro popolo sente il regionalismo, ma non lo chiama regionalismo. Il nostro popolo dice: fatemi vivere in pace, fate che la burocrazia non pesi sulle mie spalle, fate che per avere un certificato io possa non perdere tanto tempo. E con queste parole l\u2019onorevole Bubbio traduceva il significato della parola regionalismo. Non solo, ma egli esasperava il suo concetto fino a chiedere la rinascita del circondario, cio\u00e8 di quella formazione amministrativa che \u00e8 morta, perch\u00e9 autocondannata, che \u00e8 morta, perch\u00e9 non riusciva pi\u00f9 a vivere, perch\u00e9 le mancava l\u2019alimento, perch\u00e9 le mancava l\u2019ossigeno.<\/p><p>Badate che nelle nostre formazioni politiche qualche cosa muore perch\u00e9 la uccidiamo, ma vi sono cose che muoiono per vecchiaia, muoiono perch\u00e9 non possono pi\u00f9 vivere.<\/p><p>Ora io non capisco come questo popolo possa semplificare la sua vita attraverso la Regione, la Provincia, il Circondario e naturalmente il Comune. Ci\u00f2 potrebbe essere anche implicitamente un aggravio della burocrazia, di quella burocrazia che vogliamo combattere con armi leali, con armi schiette. Ma noi dobbiamo disciplinare la burocrazia e non si pu\u00f2 disciplinare la burocrazia creando enti nuovi che, fra l\u2019altro, sono stati gi\u00e0 condannati. Questa \u00e8 la mia opinione.<\/p><p>Comunque se il circondario \u00e8 morto per altre ragioni, qualcuno lo dir\u00e0 con maggior competenza della mia.<\/p><p>Piuttosto la nostra preoccupazione \u00e8 quella di snellire la burocrazia e si pu\u00f2 snellire senza ricorrere a riforme di carattere rivoluzionario.<\/p><p>Basta dare agli enti locali, agli enti periferici una maggiore competenza, un maggior numero di attribuzioni, lasciare, in altri termini, che il prefetto possa respirare; lasciare che la libert\u00e0 sia concessa veramente agli organi periferici senza bisogno di ricorrere addirittura ad un sistema che ho definito rivoluzionario nell\u2019intento di dare per quella via la libert\u00e0 che si pu\u00f2 dare per la via pi\u00f9 breve.<\/p><p>Per me gli enti locali devono essere organi autarchici, ma organi dell\u2019amministrazione dello Stato, poich\u00e9 in me si \u00e8 formato il concetto che il corpo dello Stato \u00e8 un organismo solo e semplice. E se manteniamo il concetto di questo organismo solo e semplice \u00e8 molto pi\u00f9 facile che da questo organismo semplice e chiaro partano le libert\u00e0 che debbono giungere alla periferia.<\/p><p>Siamo d\u2019accordo che bisogna rompere l\u2019accentramento statale, ma siamo d\u2019accordo non soltanto perch\u00e9 l\u2019accentramento \u00e8 segno di dittatura&#8230;<\/p><p>UBERTI. C\u2019\u00e8 un solo mezzo&#8230;<\/p><p>RODI. No, le vie della Provvidenza sono infinite e se lei crede di poter giungere al suo intento per una sola via, ahim\u00e8, questo \u00e8 egoismo bello e buono.<\/p><p>Non si pu\u00f2 dire che in un solo modo si pu\u00f2 risolvere il problema dello Stato, perch\u00e9 vi sono tanti modi per quanti sono gli uomini o, almeno, per quanti sono i gruppi politici.<\/p><p>Siamo dunque d\u2019accordo nel rompere l\u2019accentramento, non solo perch\u00e9 esso presenta il pericolo della dittatura, ma anche perch\u00e9 il decentramento burocratico autarchico amministrativo \u00e8 sentito dal popolo. \u00c8 quello che diceva l\u2019onorevole Bubbio ieri sera: \u00e8 soffocante l\u2019idea di dover chiedere oggi un certificato. \u00c8 soffocante ed il popolo ha sentito il desiderio di liberare la periferia da certe forme burocratiche. Ed allora quando il popolo esprime questo suo desiderio, a noi uomini politici riesce pi\u00f9 facile creare una legge che vada incontro ai suoi desideri.<\/p><p>Ma quando noi siamo animati da questa ottima intenzione e quasi per fare di questa intenzione un dono aureo vogliamo superare i limiti impostici da quel desiderio profondo del popolo, allora noi dobbiamo attentamente esaminare questa nostra generosit\u00e0 che oltrepassa il desiderio del popolo.<\/p><p>Ecco perch\u00e9, secondo me, il decentramento deve essere autarchico, burocratico, amministrativo; deve essere qualcosa che vada incontro al desiderio della massa e del popolo, ma, signori miei, senza passare il limite, perch\u00e9 se passiamo quel limite, dando a questi organi periferici potest\u00e0 legislativa e fisionomia politica, entriamo in un nuovo campo, trasformiamo la nostra societ\u00e0. Piuttosto voi potete obiettarmi che questa trasformazione \u00e8 necessaria, che la storia ormai ha maturato questa trasformazione; allora debbo dirvi che questa trasformazione non \u00e8 ancora matura; allora debbo mettervi sull\u2019avviso, affinch\u00e9 voi vediate con occhio pi\u00f9 sereno l\u2019impulso generoso, non dico del vostro cuore, ma della vostra mente, perch\u00e9 voi avete studiato il problema.<\/p><p>L\u2019ordinamento regionale \u00e8 un rinnovamento profondo, e su questo credo siate d\u2019accordo anche voi: la storia insegna che questi innovamenti profondi sono determinati e creati da gruppi organizzati, e possono sembrare anche imposizioni di carattere dittatoriale; oppure questi rinnovamenti si fanno con la rivoluzione; ma in Italia non c\u2019\u00e8 senso rivoluzionario, anche se alcuni vogliono creare artificiosamente un\u2019atmosfera rivoluzionaria. Questa atmosfera non c\u2019\u00e8, manca, e credo sia impossibile ad una legge, sia pure una legge costituzionale, vale a dire molto pi\u00f9 larga delle altre, fare quel rinnovamento profondo che sta o nelle mani di un forte gruppo organizzato o che si opera attraverso una rivoluzione di popolo.<\/p><p>Senza contare, signori miei, che il momento in Italia \u00e8 pericoloso: c\u2019\u00e8 in giro nella nostra atmosfera una morbosit\u00e0 politica di cui non sappiamo ancora liberarci; e c\u2019\u00e8 un pericolo finanziario ed economico; ma c\u2019\u00e8 sopratutto la povert\u00e0 dell\u2019Italia che non consente un ordinamento regionalistico, se non altro per l\u2019osservazione fatta da un oratore di cui non ricordo il nome: che le Regioni povere saranno sempre asservite e vincolate al potere centrale per necessit\u00e0 finanziarie. Noi creeremo uno squilibrio fenomenale fra Regioni bisognose e Regioni non bisognose; ed il legislatore, si \u00e8 tanto preoccupato di questo squilibrio economico, che ha sentito il bisogno di sancire il divieto di inalzare barriere e creare dazi, perch\u00e9 ha sentito il pericolo del dazio e della barriera di cui \u00e8 ancora recente in Italia il ricordo. Questo divieto \u00e8 teorico e non baster\u00e0 per impedire la creazione di barriere tra Regioni e Regioni, barriere di carattere economico, cio\u00e8 barriere che provengono da quella forza non del tutto imponderabile&#8230; (<em>Interruzione dell\u2019onorevole Uberti<\/em>).<\/p><p>Se lei vuol dire che io non ho nemmeno letto il progetto, la ringrazio di questa patente di ignoranza.<\/p><p>UBERTI. Non ho detto questo!<\/p><p>RODI. L\u2019assicuro che l\u2019ho letto ed anzi l\u2019ho meditato, il progetto!<\/p><p>ROSELLI. Noi non vogliamo creare barriere tra Regione e Regione!<\/p><p>RODI. Ho detto solo che il legislatore ha intuito che lo squilibrio economico pu\u00f2 aumentare e condurre alle barriere doganali tra Regione e Regione.<\/p><p>Infine, vi \u00e8 in Italia una diversa educazione politica, che porterebbe a var\u00ee inconvenienti. Ma io ne temo uno pi\u00f9 importante: lo Stato di domani sar\u00e0 forte o debole: se sar\u00e0 debole, la periferia riuscir\u00e0 a sopraffare lo Stato, e noi avremo un sistema anarchico (una periferia a cui manchi la direzione \u00e8 naturalmente anarchica); se lo Stato sar\u00e0 forte, esso, per impulso istintivo, non consentir\u00e0 mai l\u2019attuazione autonomistica. Allora ad un certo momento verr\u00e0 fuori la super-regione, che sfrutter\u00e0 le altre con la sua prepotenza e con la sua preponderanza.<\/p><p>Del resto, il pensiero dell\u2019onorevole Ambrosini mi sembra chiaro. Egli dice che il decentramento \u00e8 \u00abtrapasso, trasferimento, delegazione di poteri\u00bb, \u00e8 chiaro che lo Stato delega alla periferia una parte dei suoi poteri. Il timore dell\u2019onorevole Ambrosini \u00e8 nella revocabilit\u00e0 di questi poteri; cio\u00e8 teme che lo Stato ad un certo momento possa revocare i poteri che ha delegato alla periferia, e soggiunge che \u00abnello Stato regionale i poteri diventano propr\u00ee della periferia e sono sopratutto irrevocabili\u00bb. In questo nuovo ordinamento, l\u2019indipendenza della periferia \u00e8 tale che i poteri non soltanto sono propr\u00ee, ma anche irrevocabili. Ora, in questo vi \u00e8 qualcosa di stridente che vedo fra la periferia e lo Stato, il quale, probabilmente, non potrebbe in nessun modo intervenire per infrenare eventualmente le prepotenze e l\u2019esuberanza della periferia. E cos\u00ec soggiunge l\u2019insigne onorevole Ambrosini: \u00abnello Stato unitario la Provincia \u00e8 una entit\u00e0 amministrativa, mentre nello Stato autonomistico la Provincia \u00e8 anche un ente politico\u00bb, il quale sta di fronte allo Stato, sia pure, soggiunge lo scrittore, \u00absubordinatamente\u00bb. Il pericolo, per me, sta in questa entit\u00e0 politica. Quindi, trasferimento alla periferia di poteri che diventano propr\u00ee della periferia; concetto della irrevocabilit\u00e0 di questi poteri; concetto di una subordinazione della Regione autonoma di fronte allo Stato. La subordinazione qui, secondo me, finisce di esistere perch\u00e9 non pu\u00f2 essere subordinata una Regione provvista di poteri propr\u00ee e di irrevocabilit\u00e0 dei poteri stessi.<\/p><p>Signori, il nostro ciclo storico \u00e8 unitario ed esso deve ancora compiersi. Lasciamo, dunque, che si compia, perch\u00e9 non \u00e8 consentito superare la storia, tanto pi\u00f9 che noi abbiamo guadagnato di recente il dono della libert\u00e0, ed io credo che sia un dono questo da prendere a porzioni, e non da aggredire. E l\u2019ordinamento regionale \u00e8 un\u2019aggressione.<\/p><p>BELOTTI. \u00c8 un potenziamento, non una aggressione.<\/p><p>RODI. \u00c8 stato gi\u00e0 osservato dall\u2019illustre collega Colitto che l\u2019autonomia regionale pu\u00f2 rappresentare anche una forma di accentramento pi\u00f9 grave, e voi sapete per esperienza che cosa sono le dittature periferiche: sono pi\u00f9 gravi, sono pi\u00f9 intollerabili di quelle centrali, forse perch\u00e9 sono pi\u00f9 vicine al cittadino.<\/p><p>GRAVINA. Se l\u2019autonomia regionale funzioner\u00e0 elettivamente questo pericolo non v\u2019\u00e8.<\/p><p>RODI. Non si tratta nemmeno qui di questione elettiva, perch\u00e9 pu\u00f2 anche accadere che un uomo eletto diventi ad un tratto dittatore.<\/p><p>In un momento come il nostro, attuare questo ideale di libert\u00e0 \u00e8 spingere le cose oltre il normale, e perci\u00f2 dall\u2019impulso generoso di questi uomini potrebbe nascere una nuova dittatura. Si tratta di storia: la storia deve creare il regionalismo, e soltanto allora noi crederemo in esso. Ed io dico che la storia non creer\u00e0 pi\u00f9 un sistema regionalistico, perch\u00e9 basta osservare la fisionomia politica del mondo odierno per accorgerci che la frantumazione, il frazionamento, non \u00e8 pi\u00f9 una possibilit\u00e0 contemporanea.<\/p><p>Forse io sono troppo audace, perch\u00e9 intendo levarmi al di sopra dei miei tempi per giudicarli, pur sapendo che il giudizio storico pu\u00f2 essere dato soltanto sugli avvenimenti passati. Tuttavia io mi accorgo, attraverso lo sviluppo politico, che ciascuno tende ad eliminare il frazionamento. Direi quasi che si apre nella storia l\u2019era di un nuovo accentramento, che rifugge dalle periferie, da certe periferie che non possono e non sanno pi\u00f9 adattarsi al centro per coordinare la loro opera con quella statale.<\/p><p>Io credo che il vostro regionalismo \u00e8 un rimpicciolire il concetto della stona contemporanea.<\/p><p>Uno storico francese, il Quinet&#8230;<\/p><p>UBERTI. Va fuori strada in pieno.<\/p><p>RODI. Perch\u00e9 mai? Io ho sentito attentamente il discorso dell\u2019onorevole Uberti e, se mi fosse rimasto un po\u2019 di tempo, avrei fatto una critica serrata alle sue idee.<\/p><p>UBERTI. \u00c8 difficile sconfiggere la fede.<\/p><p>RODI. Onorevole Uberti, lei ha parlato con il sentimento, io parlo con la ragione.<\/p><p>Dunque, dicevo, che uno storico francese, il Quinet, nel 1857 affermava che il male dell\u2019Italia \u00e8 uno solo, gravissimo: quello di non esistere; cio\u00e8, questo storico francese, che molti di voi conosceranno, diceva: \u00abIo vedo i resti delle antichit\u00e0 romane, vedo l\u2019arte del rinascimento, vedo la grandezza del genio italiano, ma non vedo l\u2019Italia o meglio il popolo italiano\u00bb.<\/p><p>Qui per\u00f2 non si tratta di aver visto male o bene, o di aver visto con occhi francesi; qui si tratta di un esame dell\u2019Italia di quel tempo; prova ne sia che, nel 1874, lo stesso Quinet, in un\u2019appendice al suo libro, annunciava la nascita dell\u2019Italia. (<em>Commenti<\/em>).<\/p><p>Ed ho citato questo particolare perch\u00e9, in un certo senso, esso riflette la storia di quest\u2019ultimo secolo. (<em>Commenti <\/em>\u2013<em> Interruzioni<\/em>). Ma possibile che non vi sembri questa una cosa chiara? Il Quinet ha visto con occhi francesi, siamo perfettamente d\u2019accordo. Possiamo dire che egli ha esagerato perch\u00e9 ha visto con occhi di gallo; per\u00f2, se noi dobbiamo tradurre in termini italiani questo giudizio, che cosa dobbiamo dire? Dobbiamo dire che l\u2019Italia in quel tempo era in travaglio e che successivamente il Quinet stesso, avendo visto il completarsi di quel travaglio, asseriva, nel 1874, che l\u2019Italia era nata.<\/p><p>Ma noi italiani dobbiamo dire che la nostra storia unitaria \u00e8 molto recente, perch\u00e9 si possa pensare che il nostro ciclo storico si sia concluso. Io sono convinto che questo cammino, interrotto dalla dittatura, debba essere ripreso con lo stesso senso unitario di una volta. E ad ogni modo, qualunque sia la decisione che prender\u00e0 l\u2019Assemblea intorno all\u2019ordinamento regionale, io mi auguro che ciascuno di noi, e specialmente i regionalisti, abbia in mente che sono in gioco gli interessi e l\u2019avvenire dell\u2019Italia. (<em>Applausi a destra<\/em>).<\/p><p>PRESIDENTE. \u00c8 iscritto a parlare l\u2019onorevole Bellavista. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>BELLAVISTA. Onorevole Presidente, onorevoli colleghi! Il mio intervento odierno vuole essere un atto di fede regionalistica, e da liberale e da italiano di Sicilia. Sottolineo quelli \u00abitaliano di Sicilia\u00bb, perch\u00e9, oltre che un atto di fede regionalistica, il mio vuol essere un atto di fede unitaria; e credo a questo punto di dover tentare di snebbiare quello che a me pare un equivoco, che tanto spesso ricorre nei dotti discorsi dei colleghi costituenti.<\/p><p>Qui con troppa frequenza si fa del \u00abregionalismo\u00bb un <em>quid<\/em> antiunitario, che \u00e8 fuori di ogni realt\u00e0 giuridica. In realt\u00e0, se non ho male interpretato quello che ho udito e quello che ho letto \u2013 mi riferisco ai lavori della Commissione \u2013 le posizioni distintive vanno prospettate su un piano diverso. Qui, da una parte, ci sono gli \u00abunitar\u00ee regionalisti\u00bb, dalla altra gli antiregionalisti non gi\u00e0, o non soltanto, \u00abunitar\u00ee\u00bb, ma, diciamo francamente la parola, \u00abuniformitari\u00bb che da ottantasette anni hanno sgovernato l\u2019Italia. Se c\u2019\u00e8 per quello che io chiamo \u00abuniformitarismo\u00bb un processo di giustificazione storica iniziale, ora questa giustificazione pi\u00f9 non esiste, ed \u00e8 vano richiamarla in vita.<\/p><p>Prima di allora l\u2019Italia era una realt\u00e0 soltanto geografica, e quello che nella intenzione del Metternich voleva essere un insulto, per me \u00e8 un titolo d\u2019onore, perch\u00e9 nella espressione geografica soltanto i segni sono stati scritti da Dio nei monti, nei fiumi, nella lingua, nei costumi. Fuori dalla \u00abespressione geografica\u00bb siamo avanti alla mera creazione politica, ad essa incomparabilmente inferiore.<\/p><p>Dicevo che gli uniformitari avevano allora ragione, perch\u00e9 a raggruppare tuttavia le sparse membra attraverso i plebisciti era necessario che quella formula di uniformit\u00e0, che quella che pass\u00f2 come \u00abformula piemontese\u00bb, si imponesse. Era un processo di riduzione, direbbe un chirurgo, un processo di riduzione di una frattura, di pi\u00f9 fratture comminute: ci voleva l\u2019ingessatura, perch\u00e9 non si muovesse quello che si veniva a riunire per forza spontanea guidata non soltanto da una finalit\u00e0 di unit\u00e0, ma guidata, oserei anche dire, soprattutto dal desiderio di indipendenza e di libert\u00e0, esasperato in alcune regioni come la mia Sicilia.<\/p><p>Le condizioni, per\u00f2, da allora ad ora sono cambiate, e bisogna intendersi una volta per tutte sulla terminologia, quando questa racchiude nell\u2019espressione simbolica il concetto, quando essa \u00e8 raccordabile ad un suo contenuto. Non \u00e8 affatto vero che il regionalismo sia un concetto da opporre al concetto dell\u2019unitarismo. \u00c8 un concetto di specificazione, sottordinato a quello dell\u2019unit\u00e0, che \u00e8 a sua volta un concetto che nettamente si differenzia, per motivi che verr\u00f2 ad esaminare, dal concetto di uniformit\u00e0. Quanto questo sistema uniformitario sia stato essenziale per lo sviluppo politico di tutte le regioni d\u2019Italia, 87 anni di storia, 87 anni di cronico fallimento, lo dimostrano chiaramente. Ma il mio, vi aggiungo, non vuole essere soltanto un atto di fede. La nostra attivit\u00e0 parlamentare si frantuma ogni giorno in atti di giudizio; e come ogni atto di giudizio, prima di essere un atto di volont\u00e0, \u00e8 un atto di intelligenza, il mio, il nostro vuole e deve essere, soprattutto, un atto di intelligenza.<\/p><p>\u00c8 con queste premesse, dunque, che prendiamo le mosse per entrare nel vivo della materia del contendere. C\u2019\u00e8 un solo punto fermo, fortunatamente, un punto nel quale tutti sono stati d\u2019accordo: lo Stato dell\u2019ottantasettennio non ha trovato <em>laudatores temporis acti<\/em>. Ho guardato i verbali della seconda Sottocommissione; ho letto le opinioni espresse da coloro che oggi assumono un pi\u00f9 deciso orientamento antiregionalistico, che allora non assunsero, forse perch\u00e9 adesso la moda sembra cambiata; ed ho visto che tutti sono stati d\u2019accordo su un punto fondamentale: che lo Stato uniformitario ed accentratore aveva fallito la sua esperienza, che il rinnovamento era necessario. E qui si \u00e8 accennato che si possono suggerire due <em>species<\/em> diverse di rimedi, che ho inteso, purtroppo, confusi, e che confusi non debbono essere. Contro lo Stato accentratore si pu\u00f2 bene opporre come rimedio idoneo, capace, lo Stato decentratore; ma contro lo Stato uniformitario il decentramento \u00e8 come la illusoria panacea della pomata per gli arti inferiori per chi ha mal di denti. Non c\u2019\u00e8 dubbio che non sia affatto il rimedio idoneo, il rimedio capace di guarirci da questo male, da questa sindrome patologica politica che ha afflitto per 87 anni la vita italiana.<\/p><p>Non bisogna confondere i due mali e le due terapie.<\/p><p>E guardiamo un po\u2019 all\u2019eziologia, alla causa di questi mali. Ma la causa dell\u2019insuccesso dell\u2019uniformitarismo \u00e8 scritta in \u00abrerum natura\u00bb, nella stessa natura delle cose, ed \u00e8 vana fatica ricercarla altrove. Ora, domandatelo a chi \u00e8 costretto per assolvere al suo mandato a venire su ogni volta dalla Sicilia fin qui. Sono venti ore di viaggio. \u00c8 un dovere che si continuer\u00e0 ad adempiere, ma che rappresenta, nel campo degli oneri e degli obblighi, qualche cosa di sacrificio superiore a quello di chi \u00e8 pi\u00f9 vicino. \u00c8 scritta questa causa dell\u2019insuccesso uniformitario nella stretta e lunga e magnifica Italia. Domandatelo a chi possa venire con un servizio aereo dalla neve che indugia certe volte a marzo per le vie di Milano alla nostra valle dei templi di Agrigento fiorita di mandorli e luminosa di sole. Questa diversit\u00e0 \u00e8 scritta nella natura, fa parte di quella geopolitica che il legislatore non pu\u00f2, non deve ignorare sotto pena di tradire, nel suo ordine precostituito, la funzione massima che ha il diritto. E non si \u00e8 sempre insegnato, e non si crede da tutti che il diritto abbia a seguire la sua natura \u00abepifenomenica\u00bb, che esso debba adattarsi cio\u00e8 alla natura delle cose che va a regolare? Il diritto migliore, il diritto perfetto dovrebbe essere invero quello che, togliendo qualche cosa alle imprescindibili necessit\u00e0 di generalit\u00e0 e astrattezza, si assomigli al famoso regolo lesbio aristotelico che si piega e consente a tutte le sinuosit\u00e0 del masso, ogni cosa regolando secondo l\u2019arte del buono e dell\u2019equo.<\/p><p>In sostanza, a questo si riduce la battaglia di noi \u00abunitari regionalisti\u00bb contro gli \u00abantiregionalisti uniformitari\u00bb, contro coloro cio\u00e8 che hanno voluto regolare per 87 anni con lo stesso metro, che non assomiglia affatto al regolo aristotelico, regioni lontane come l\u2019Aosta e la Sicilia. Noi postuliamo il bisogno, la necessit\u00e0 del riconoscimento di questa differenziazione, di questo metro diverso, e con ci\u00f2 non intacchiamo affatto il principio unitario. Questo principio ha valore \u00aberga barbaros\u00bb, contro lo straniero, e non gi\u00e0 esclusivamente \u00aberga cives\u00bb. Siamo e saremo unitar\u00ee anche se differenziati, sopra tutto se differenziati.<\/p><p>Per quanto riguarda lo Stato accentratore, e non gi\u00e0 per quello anche uniformitario (e tutti e due questi mali noi abbiamo insieme purtroppo goduto!), si pu\u00f2 dire quello che in patologia medica si dice del \u00abcor bovinum\u00bb, e cio\u00e8 di un cuore il cui muscolo sia stato cos\u00ec sfruttato e iperteso da determinare un fatale scompenso cardiaco, che da un momento all\u2019altro pu\u00f2 condurre alla morte. Da 87 anni nello Stato italiano questo \u00abcor bovinum\u00bb \u00e8 rimasto a Roma e l\u2019insufficienza cardiaca \u00e8 visibile, visibilissima!<\/p><p>Parlandovi, e <em>pour cause<\/em>, come italiano di Sicilia, debbo dirvi subito che alla periferia le onde del sangue di questo \u00abcor bovinum\u00bb arrivano lente e scarse. Non \u00e8 il caso, e non ne avr\u00f2 il cattivo gusto, di impantanare una questione nazionale, quale \u00e8 quella regionale, nel pettegolezzo o nel cortile del campanilismo. Ma molte delle osservazioni che ho udito risentono di questa lamentata insufficienza. Create \u2013 dato che l\u2019organismo \u00e8 siffatto \u2013 altri cuori per tutte le periferie e restituite Roma alla grande dignit\u00e0 che essa deve avere, alla grande sufficienza che essa deve avere, fatela veramente il \u00abcor cordium\u00bb di tutta l\u2019Italia!<\/p><p>Ci\u00f2 facendo affermerete, e legittimamente, che non ci pu\u00f2 essere unit\u00e0 sulle ingiustizie regionali; che l\u2019unit\u00e0, la vera e giusta unit\u00e0 non si fonda sul sacrificio di alcuni e sul vantaggio di pochi.<\/p><p>Onorevoli colleghi, il decentramento amministrativo \u00e8 la terapia adatta contro l\u2019accentramento, ma non risolver\u00e0 il problema dell\u2019uniformitarismo, l\u2019altro problema, \u00abin nuce\u00bb. L\u2019attivit\u00e0 decentrata non finir\u00e0 per questo di essere attivit\u00e0 prevalentemente amministrativa; non finir\u00e0 di essere attivit\u00e0 prevalentemente esecutiva: soddisfar\u00e0 certamente una esigenza largamente sentita.<\/p><p>Ma niente pi\u00f9 di questo, anche se ci sar\u00e0 decentramento giurisdizionale. Io mi rendo conto (sollever\u00f2 lo scandalo degli uniformatoristi giusprudenziali) che quando l\u2019Italia riavr\u00e0 le Cassazioni interregionali che funzionarono benissimo, e che la legge Oviglio volle sopprimere, non ne soffriranno la giurisprudenza e la dottrina italiana, ma avremo il grandioso vantaggio di non rendere vana e vuota la formula di Jhering, che non c\u2019\u00e8 peggiore ingiustizia della giustizia tardiva. Ma per distruggere i mali che l\u2019uniformitarismo ha prodotto non c\u2019\u00e8 che un rimedio: l\u2019autonomia regionale.<\/p><p>Del resto ho ascoltato, con l\u2019attenzione che meritavano, gli uniformatoristi e gli antiregionalisti (per me i termini si equivalgono) e posso distinguerli in due categorie: quelli che sono, o mostrano di essere, contro la Regione per la questione di principio, e per certe preoccupazioni che esamineremo; e quelli che, a ben guardare, sono non contro l\u2019ordinamento regionale ma contro alcuni dettagli strutturali del progetto e finiscono con l\u2019accettare questa autentica rivoluzione costituzionale.<\/p><p>Noi siamo, infatti, davanti una vera e propria rivoluzione giuridica che \u00e8 l\u2019unica e vera grandiosa rivoluzione.<\/p><p>Ora, chi ha attaccato il dettaglio ha implicitamente accettato il principio. Vediamo, invece, le obiezioni che questo principio intaccano. Di una abbiamo gi\u00e0 accennato. Ho inteso illustri miei colleghi fare una confusione penosa fra il concetto di Stato federale ed il concetto di Stato regionale: la confusione non \u00e8 ammissibile. \u00c8 vero che la nostra letteratura giuridica su questo nuovo tentativo rivoluzionario \u00e8 nuova e scarsa; ma c\u2019\u00e8 tuttavia qualche volume molto chiarificatore sull\u2019argomento. Il metodo della dogmatica giuridica, che non si distacca da quello della logica formale, pone il problema nei termini seguenti: a quale dei due archetipi \u00e8 accostabile lo Stato regionale? A quello federale od a quello unitario?<\/p><p>Non c\u2019\u00e8 dubbio che esso rappresenta un <em>tertium quid<\/em> raccostabile pi\u00f9 al secondo che non al primo. Nello stesso concetto di autonomia regionale \u00e8 insita l\u2019affermazione del principio di subordinazione. Non si pu\u00f2 prescindere da quella che \u00e8 questione di architettura giuridica.<\/p><p>Noi abbiamo un elemento originario, che primo era in principio e sar\u00e0 sempre tale: l\u2019ordinamento statale; e poi l\u2019ordinamento subordinato, che esso crea: l\u2019ordinamento regionale.<\/p><p>Una volta io usai l\u2019espressione dell\u2019investitura del vassallo verso il valvassore. \u00c8 lo Stato che d\u00e0 questo potere \u00abderivato\u00bb alla Regione. La Regione oggi lo ha con la procedura costituzionale; se l\u2019esperimento fallisce, quel potere pu\u00f2 essere tolto, con la stessa procedura.<\/p><p>N\u00e9 ha seria consistenza la preoccupazione che riecheggia negli interventi dell\u2019onorevole Togliatti e dell\u2019onorevole Laconi in seno alla seconda Sottocommissione, cui risposero gli onorevoli Perassi ed Ambrosini. Anche per le cosidette materie di competenza esclusiva \u00e8 chiaramente riaffermata nell\u2019articolo 109 del progetto questa subordinazione della legislazione regionale alla legislazione di principio dello Stato. Tutti coloro che hanno a cuore gli interessi della classe lavoratrice e tutti coloro che hanno la preoccupazione che l\u2019autonomia si risolva in quel feudalismo, cui accennava poc\u2019anzi il collega onorevole Rodi, son dimentichi che ben pi\u00f9 grave \u00e8 il feudalismo della burocrazia accentratrice in questo momento.<\/p><p>Abbiamo un documento precostituzionale, che dovr\u00e0 essere raccordato alla Costituzione: lo Statuto della autonomia siciliana. In quello statuto \u00e8 chiaramente detto che tutta la legislazione sociale e le riforme agrarie ed industriali non potranno discostarsi da quella che \u00e8 la legislazione di principio dello Stato. Ed allora qual \u00e8 il vero autentico valore di questo stato di libert\u00e0, che, con l\u2019autonomia, si riconosce alla Regione? \u00c8 quello del regolo aristotelico. Si riconosce che non si pu\u00f2 (tranne dai soliti sapientoni, i quali sono a tutto abili ed a tutto incapaci) da chi ignora le condizioni agronomiche, per esempio, della Valle Padana, pretendere di legiferare su di essa; non si pu\u00f2 da chi ignora le condizioni agronomiche e culturali della Sicilia pretendere che l\u2019onorevole Bordon venga a legiferare gi\u00f9 da noi. C\u2019\u00e8 la stessa <em>interditio<\/em> legittima della natura delle cose, che impedirebbe a me di andare a legiferare in Val d\u2019Aosta. Pu\u00f2 non ritenersi logico tale principio?<\/p><p>Contro il progetto si \u00e8 poi appuntata una questione di natura squisitamente politica: la preoccupazione che si possano accentuare gli impulsi delle forze centrifughe che minacciano l\u2019unit\u00e0 dello Stato.<\/p><p>Dicevo, all\u2019inizio del mio intervento, che vi parlavo da italiano di Sicilia, perch\u00e9 sono convinto e rendo testimonianza che \u00e8 vero solo quanto \u00e8 perfettamente contrario a questa preoccupazione. A essere storicamente onesti e a non avere preoccupazioni non rispettabili, deve dirsi chiaro, e una volta per tutte, che alla radice del cosidetto \u00abmovimento separatista\u00bb non c\u2019era che una formidabile esasperazione regionale. Quando questa ansia giustificata da ottantasette anni, specialmente per la Sicilia, di mal governo, \u00e8 stata placata dalla autonomia, il separatismo ha ridotto notevolmente i suoi quadri, anche nella sua rappresentanza all\u2019Assemblea regionale. Dunque l\u2019antidoto contro le forze centrifughe (le quali non sono invenzioni politiche arbitrarie, ma il frutto di uno stato di fatto che pretende il suo rimedio, non col cannone, con le baionette, o con la galera, ma con sagge leggi) \u00e8 appunto costituito dalle autonomie regionali. Queste avranno la funzione che i latini attribuivano al mare: <em>non dividit sed copulat<\/em>.<\/p><p>Attraverso le autonomie le forze centrifughe raggiungeranno il giusto equilibrio con le forze centripete, con vantaggio di tutti e di ognuno.<\/p><p>E non riesco a darmi spiegazione nemmeno di un intervento dell\u2019onorevole Togliatti presso la seconda Commissione. Egli ha detto che era contrario al progetto perch\u00e9 con la costituzione dello Stato regionale \u00abviene sbarrata la strada per la quale la ricchezza del Nord potrebbe andare ad elevare il livello economico del Sud\u00bb. Ora, quando nella tecnica navale fu istaurato il principio del compartimento stagno, non si pensava di rendere un servizio ai caratisti autorizzandoli ad affettare la nave, sicch\u00e9 ognuno di essi in salotto potesse portare un pezzo di prora o un pezzo di poppa; si cercava soltanto di non rendere possibile il totale affondamento della nave, ed il compartimento stagno \u00e8 anche, ed insieme, l\u2019applicazione del principio dei vasi comunicanti, quando questo \u00e8 possibile. E poi, mi consenta l\u2019assente onorevole Togliatti, egli parla di impossibilit\u00e0 di potenziale drenaggio, via Nord-Sud, di capitali, ma \u00e8 smentito dalla realt\u00e0 obbiettiva. Basta leggere il Bollettino Economico del Banco di Sicilia per convincersi che da quando la Sicilia ha avuto l\u2019autonomia regionale (certo per cause che l\u2019onorevole Togliatti non si \u00e8 soffermato ad esaminare <em>funditus<\/em>) c\u2019\u00e8 invece questo drenaggio simpaticissimo del capitale del Nord che affluisce verso il Sud. \u00c8 segno codesto che, quanto meno, determinati strati della popolazione sentono profondamente il vantaggio che pu\u00f2 derivare per il capitale da un aggiustato ordinamento regionale.<\/p><p>Ma la preoccupazione dell\u2019onorevole Togliatti, almeno per il passato, \u00e8 anche contro la storia anche perch\u00e9 l\u2019uomo onorato ed illustre che oggi \u00e8 cos\u00ec ferocemente, tetragonalmente antiregionalista, l\u2019onorevole Francesco Saverio Nitti, ci ha insegnato, in una opera immortale sulla quale abbiamo molto meditato, per arrivare a conseguenze diverse da quelle alle quali egli oggi arriva, che il drenaggio c\u2019\u00e8 stato, ma ha preso la via degli uccelli a primavera, dal Sud \u00e8 volato ed \u00e8 salito verso il Nord&#8230;<\/p><p>Anche questo argomento, dunque, ha valore minore di quanto a prima vista non possa sembrare.<\/p><p>Ma c\u2019\u00e8 poi anche qualche antiregionalista il quale si \u00e8 trincerato dietro preoccupazioni di ordine meramente finanziario.<\/p><p>Per quanto riguarda il dramma eterno \u2013 ricchi e poveri \u2013 per quanto riguarda le Regioni ricche e le Regioni povere, risponde il progetto, che attua quel principio superiore di solidariet\u00e0 nazionale per cui per le Regioni povere la Costituzione ha sancito l\u2019obbligo del soccorso. La Regione povera avr\u00e0 il suo \u00absalario minimo\u00bb, e sar\u00e0 certamente \u00absalario giusto\u00bb.<\/p><p>Ma c\u2019\u00e8 la preoccupazione che questo nuovo ente contribuisca a render pi\u00f9 pesante la pressione tributaria.<\/p><p>Io non capisco come questa preoccupazione possa venire dagli onesti rappresentanti delle classi lavoratrici.<\/p><p>Si dice in un proverbio siciliano che due sono i potenti della terra: chi possiede molto e chi non ha nulla. Le classi lavoratrici non potranno mai sopportare alcun serio peso derivante da questa nuova necessit\u00e0 finanziaria tributaria che sorge dall\u2019applicazione della nostra Costituzione e dalla creazione degli enti regionali. Le classi abbienti sopporteranno, come \u00e8 logico e doveroso per chi ha ed \u00e8, perci\u00f2, il naturale destinatario di ogni imposta.<\/p><p>Ma, in sostanza, quando si pone in questi termini la questione, il problema assume carattere di comparazione tra costo e vantaggio, diventa un problema di utilit\u00e0 comparativa. Ha la struttura regionale idoneit\u00e0 ad assicurare determinati vantaggi? Costano in senso economico questi vantaggi pi\u00f9 o meno dei sacrifici imposti? Il problema, come ho detto, si riduce a una questione di utilit\u00e0 comparativa. Io credo che qualsiasi sacrificio, e qualsiasi aumentata pressione tributaria, sia lautamente pagato da quel grande bene che verr\u00e0 dalla riforma strutturale dello Stato, se avrete il coraggio di non essere conservatori e di attuarla (<em>Approvazioni al centro<\/em>). Ho inteso dire che la riforma autonomistica non \u00e8 sentita nel Paese. In Italia, dove manca l\u2019istituto Gallup, si ricorre troppo spesso alla interpretazione astatistica dei dati fluidi del sentimento popolare. Come un buon relatore, che non entri ancora in camera di consiglio e perci\u00f2 perfettamente frigido, l\u2019onorevole Rodi ha posto la questione in questi termini: Gullo afferma, Uberti nega.<\/p><p><em>Ergo: in dubiis non liquet!<\/em> Mi succedeva, quando ero giovanotto al Liceo, di restare perplesso tra l\u2019argomentazione del sofista e quella di Socrate contradittore, ma il maestro urgeva alla mia soluzione e non si contentava del <em>non liquet<\/em>, cui ha fatto ricorso l\u2019onorevole Rodi. Se debbo addentrarmi nell\u2019argomento, debbo affermare, s\u00ec, che il problema \u00e8 diversamente sentito, onorevole Priolo, ma non possiamo con tanta sicumera dire che esso non \u00e8 sentito. Domandiamolo a chi \u00e8 ancora in carcere in Sicilia per aver esasperato questo problema! Il problema \u00e8 sentito. Prova e controprova! Il buon amico Colitto, mi perdoni, ieri, da bravo avvocato, dopo aver fatto una magnifica arringa chiedendo l\u2019assoluzione della vecchia struttura statale, ha finito per chiedere, in subordinata, che anche per il Molise fosse affermato il principio dell\u2019autonomia regionale. Vi \u00e8 una contradizione in termini e noi non la possiamo accettare! (<em>Approvazioni al centro<\/em>). Cosa sono queste Daunie \u2013 mi dicono si tratti della Provincia di Foggia \u2013, cosa sono questi Salenti e queste Emilie Lunensi e lunatiche che spuntano come funghi dopo la pioggia? Sono la prova che il problema \u00e8 sentito. Il collega Priolo \u00e8 ipersensibile, e se volete la verit\u00e0, c\u2019\u00e8 anche per voi, collega Priolo! Talora la verit\u00e0 non si rivela nelle discussioni quasi accademiche delle Assemblee, ma si illumina in un viaggio in treno od in una conversazione privata. Mi consenti, caro Abozzi: tu ieri avevi reso omaggio con obiettivit\u00e0 alla buona fede ed alla coscienza dell\u2019autonomista Lussu. Avevi detto che, non della coscienza di Lussu volevi parlare, ma della sua subcoscienza. Io non pratico culti freudiani, ma se debbo addentrarmi nel subcosciente di certi antiregionalismi, debbo dire che essi si rivelano piuttosto come campanilismo di Reggio contro Cosenza, di Cagliari contro Sassari! (<em>Commenti<\/em>). Tanto \u00e8 vera questa realt\u00e0 che vediamo che l\u2019istinto giuridico americano ha fatto s\u00ec che non ci sia una capitale di Stato che risieda in un grande citt\u00e0.<\/p><p>Perch\u00e9? Perch\u00e9 Buffalo sarebbe gelosa di New York, che ha tredici milioni di abitanti, e la capitale \u00e8 la piccola Albany. In Pennsylvania, c\u2019\u00e8 la cittadina di Harrisburg come capitale, e non la metropoli Filadelfia o la grande industre Pittsburgh.<\/p><p>C\u2019\u00e8 purtroppo questa radice subcosciente, o addirittura cosciente, per quelli meno metafisici, della gelosia campanilistica che \u00e8 stata un danno per l\u2019Italia, e che deve essere ridotta e silenziata dalle soluzioni che vorrete accettare. Ma sia chiaro che non si pu\u00f2, sulla gelosia e sui provincialismi, negare quello che \u00e8 palmare e limpido come la luce del sole. (<em>Applausi<\/em>).<\/p><p>ABOZZI. \u00c8 la Regione che li esaspera.<\/p><p>BELLAVISTA. Lo vedi che accusi il colpo? Ma, in psicologia, i sentimenti si sublimano, si devono sublimare. Quando Messene e Sparta litigano, si va a Tebe. Ma non si deve rinunciare ad una innovazione profonda.<\/p><p>Ed allora, ci\u00f2 chiarito, a che cosa altro si riduce tutta la questione? Nell\u2019accettare le oneste critiche sull\u2019atomizzazione del principio regionale, sulla polverizzazione del principio, su quello che pu\u00f2 essere legittimato come pressione di interessi locali che non si allargano al di l\u00e0 di un terreno provinciale? E sia. Dobbiamo fare, forse, un passo avanti ancora, dobbiamo, in relazione alle preoccupazioni di unit\u00e0 di interessi economici e finanziari, promuovere l\u2019allacciamento sotto forma di consorzio, di ingrandimento di alcune Regioni che non potrebbero forse essere autosufficienti ed alle quali non si volesse dare quel fondo di solidariet\u00e0 nazionale che il progetto prevede.<\/p><p>Ma, fatto questo, noi dobbiamo difendere questo grandioso principio. Onorevoli colleghi, il 2 giugno io votai per la monarchia, e nondimeno ora mi sento, e sono cittadino della Repubblica. Chi mi conosce sa che non lo dico per ricevere ringraziamenti: come tendenza, per natura, sono contrario alle piaggerie. Ma se questa Repubblica deve e vuole, come gi\u00e0 nel \u201970 la monarchia, attrarre a s\u00e9 tutti gli uomini di buona volont\u00e0 (perch\u00e9 l\u2019onest\u00e0, si \u00e8 detto, non ha punti cardinali), allora la Repubblica deve essere veramente ed altamente rivoluzionaria, deve cambiare questo vecchio Stato di 87 anni, deve fargli vertebre e strutture nuove. E quando la Repubblica sar\u00e0 in pericolo, onorevoli colleghi, i sardi della Brigata Sassari \u2013 chiedetelo a Lussu \u2013, i siciliani del Generale Cascino saranno ancora alla frontiera e difenderanno la Repubblica. (<em>Applausi <\/em>\u2013<em> Molte congratulazioni<\/em>).<\/p><p>PRESIDENTE. \u00c8 inscritto a parlare l\u2019onorevole Recca. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>RECCA. Dopo che parecchi colleghi hanno ampiamente parlato su questo Titolo V, di cui ci stiamo occupando, e dopo che il campo \u00e8 stato magistralmente mietuto, non resta a noi che li seguiamo, che la spigolatura; quindi sar\u00f2 breve. L\u2019atteggiamento, onorevoli colleghi, di certe Provincie che, pur non avendo i requisiti necessari, chiedono disperatamente di diventar Regioni, non \u00e8 affatto una conseguenza del problema della istituzione dell\u2019ente Regione, messo in discussione, ma \u00e8 conseguenza non solo della condotta tenuta nel passato da alcuni capoluoghi di attuali Regioni, accentratori di realizzazione di opere pubbliche a discapito dei piccoli centri provinciali, ma anche di un legittimo allarme prodotto dal nostro progetto di Costituzione che regola la materia di cui ci stiamo occupando.<\/p><p>Perch\u00e9, quando noi leggiamo nell\u2019articolo 8 delle disposizioni finali e transitorie del progetto di Costituzione: \u00abLeggi della Repubblica regolano per ogni ramo della pubblica amministrazione il trapasso delle funzioni statali attribuite alle Regioni e quello di funzionari e dipendenti dello Stato, anche centrali, che si rende necessario in conseguenza del nuovo ordinamento. Alla Regione sono trasferiti, nei modi da stabilire con leggi della Repubblica, il patrimonio, i servizi ed il personale delle Provincie\u00bb, e quando noi leggiamo nell\u2019articolo 107 del progetto di Costituzione: \u00abLa Repubblica si riparte in Regioni e Comuni. Le Provincie sono circoscrizioni amministrative di decentramento statale e regionale\u00bb, noi dobbiamo dedurre che, secondo il progetto stesso, la Provincia dovrebbe cessare di esistere e diventare solamente una circoscrizione amministrativa, che pu\u00f2 essere anche, come prevede l\u2019articolo 120, \u00absuddivisa in circondari per un ulteriore decentramento\u00bb. Ed in queste sedi, in queste circoscrizioni, cosidette provinciali, ed in questi circondari, come dice l\u2019articolo 120, dovrebbero esistere degli uffici, dipendenti dalle Regioni, per l\u2019esercizio delle funzioni amministrative di quest\u2019ultime, e dovrebbero essere istituite delle Giunte nominate dai Corpi elettivi.<\/p><p>Che compiti avranno queste Giunte, che poteri avranno, come saranno elette? Non si sa ancora. Continua infatti l\u2019articolo 120: \u00abNelle circoscrizioni provinciali sono istituite Giunte nominate dai Corpi elettivi, nei modi e coi poteri stabiliti da una legge della Repubblica\u00bb.<\/p><p>Una cosa per\u00f2 \u00e8 certa: la Provincia non deve essere un ente autarchico, e la Giunta non dovrebbe legiferare. Questo risulta dallo spirito della dizione, piuttosto che dall\u2019analisi della dizione stessa. Infatti, secondo il nostro progetto, la Provincia sar\u00e0 una circoscrizione amministrativa; in essa ci saranno degli uffici regionali, ci sar\u00e0 una giunta che non avr\u00e0 poteri deliberativi, e quindi non ci sar\u00e0 un decentramento amministrativo tra la Regione e il Comune, perch\u00e9, tutt\u2019al pi\u00f9, si potr\u00e0 parlare di un decentramento burocratico tra la Regione e il Comune, di uno smistamento di uffici tra la Regione e la Provincia. Ma questa non avrebbe mai un\u2019autonomia finanziaria ed amministrativa, non avrebbe mai degli enti autarchici sul posto, perdendo cos\u00ec ogni potere ed ogni forza propulsiva.<\/p><p>Alla Regione invece la potest\u00e0 di emanare norme legislative nelle materie specificatamente descritte negli articoli 109 e 110 del progetto; e poi norme legislative di integrazione ed attuazione delle disposizioni di legge della Repubblica, onde adattarle alle condizioni ambientali regionali, in altre materie, meglio descritte nel successivo articolo 111. E poi ancora alla Regione la facolt\u00e0 di provvedere all\u2019amministrazione nelle materie indicate negli articoli 109 e 110 ed in altre ancora, delle quali lo Stato le delega la gestione; alla Regione, con i successivi articoli, vengono affidati, oltre che i poteri legislativi, poteri amministrativi ed anche di controllo di legittimit\u00e0 sugli atti dei comuni e degli altri enti locali compresi nella sua giurisdizione e circoscrizione (art. 122); alla Regione finalmente la facolt\u00e0 di proporre disegni di legge al Parlamento nazionale (art. 115).<\/p><p>Non immaginate voi come dovrebbe essere fantastica e colossale \u2013 ed io la vedo anche impossibile da un punto di vista pratico \u2013 quest\u2019organizzazione regionale, cos\u00ec come \u00e8 prevista dal progetto costituzionale?<\/p><p>Noi avremmo nelle Regioni dei ministeri provvisti di facolt\u00e0 legislative, amministrative e di controllo; e si sa, per esperienza, come sia quasi impossibile, in pratica, esercitare contemporaneamente le due riferite facolt\u00e0: la legislativa e la amministrativa.<\/p><p>Ma se si arrivasse a quell\u2019organizzazione regionale, negandosi alla Provincia il carattere di ente autarchico e la possibilit\u00e0 di un suo funzionamento, il pericolo dell\u2019accentramento, che si vorrebbe evitare, si accentuerebbe invece di gran lunga, giacch\u00e9 per qualsiasi provvedimento, per la risoluzione di un qualsiasi problema, si dovrebbe ricorrere all\u2019organo centrale regionale, ed ogni cittadino, per la tutela dei propr\u00ee interessi e per l\u2019emissione di un <em>quid<\/em> qualsiasi in campo regionale, dovrebbe, se volesse riuscire nei propr\u00ee intenti, raggiungere la sede regionale ed adire quell\u2019organizzazione regionale, con grande dispendio di tempo e di denaro; e cos\u00ec, invece di avvicinare l\u2019amministrazione al cittadino, si allontanerebbe sempre pi\u00f9 questo da quella.<\/p><p>Ed ecco perch\u00e9 l\u2019opinione pubblica \u00e8 allarmata; ed ecco perch\u00e9 si giustificano il movimento e le agitazioni dei congressi di Firenze, di Modena, di Bologna, di Venezia, di Frosinone, di Salerno, della Lombardia, ed ecco perch\u00e9 si giustifica l\u2019ordine del giorno votato a grande maggioranza dall\u2019Unione nazionale delle camere di commercio d\u2019Italia; ed ecco perch\u00e9 le Province vogliono erigersi a Regione, pur non avendo i requisiti necessari.<\/p><p>Cosa che non si verificherebbe, se la Provincia restasse come ente autarchico, coadiuvando, in via autonoma, la Regione, e quindi restasse la Provincia, ma con autonomia finanziaria e con organi elettivi che l\u2019amministrassero sia pure sotto il controllo, se del caso, della Regione. N\u00e9 si pu\u00f2 dire che, restando la Provincia con l\u2019auspicata funzione autarchica, si verrebbe a moltiplicare la burocrazia locale, giacch\u00e9, anche in previsione di quanto \u00e8 contenuto nel progetto di Costituzione, si riconosce la necessit\u00e0 di far esistere nelle circoscrizioni provinciali, e quindi nei centri provinciali, degli uffici sia pure regionali, ond\u2019\u00e8 che cambierebbe la denominazione dell\u2019ente da cui dovrebbero dipendere gli uffici stessi, ma resterebbe sempre il fattore burocratico.<\/p><p>Quindi l\u2019esistenza della Provincia, come ente autarchico, rappresenta per l\u2019opinione pubblica, per i rilievi suesposti, nel nuovo ordinamento dello Stato, una vera e propria necessit\u00e0 insieme all\u2019ente Regione; e questa Assemblea, che rappresenta la volont\u00e0 del popolo italiano e l\u2019espressione di questa volont\u00e0, deve sentire questa necessit\u00e0 ed inserire nella Carta costituzionale dello Stato, accanto alla Regione, anche la Provincia come ente autarchico. Alle leggi successive poi le funzioni da attribuirsi alla stessa e le norme per la formazione degli organi elettivi che la debbono amministrare.<\/p><p>Un\u2019altra considerazione di carattere generale. Noi non possiamo condividere che, per disporre la fusione di Regioni esistenti e la creazione di nuove, debbano essere sentiti i Consigli regionali interessati. Perch\u00e9 i giudizi, i pareri di questi Consigli regionali non possono essere mai disinteressati, non possono mai fondarsi su valutazioni obiettive, ma saranno sempre dettati da quel famoso spirito di campanilismo, cui alludeva poco fa il collega Bellavista. E questi pareri, o non arriveranno mai, o, se arriveranno per la fissazione di un termine, non saranno mai spassionati. Certo che, per garantire la seriet\u00e0 di un movimento, \u00e8 necessario che quella percentuale di un terzo della popolazione, rappresentata dai consigli comunali, venga elevata perlomeno a due terzi. Ed allora, approvata poi la proposta, per <em>referendum<\/em>, dalla maggioranza della popolazione stessa, a garanzia della volont\u00e0 popolare per il raggiungimento dello scopo, il parere dei Consigli regionali si rende superfluo e frustraneo.<\/p><p>Ma, onorevoli colleghi, una volta riconosciuto e stabilito nella Costituzione il principio delle autonomie locali, che per alcuni colleghi pu\u00f2 frantumare l\u2019unit\u00e0 della nazione, perch\u00e9 essi confondono il separatismo con l\u2019autonomia regionale e dimenticano quanto \u00e8 sancito nell\u2019articolo 106, cio\u00e8 che la Repubblica italiana \u00e8 una e indivisibile, una volta riconosciuta, nel nostro progetto di Costituzione, l\u2019erezione di nuove Regioni (articolo 123), perch\u00e9 non si deve lasciare a questa Assemblea la possibilit\u00e0 di indagare se, oltre alle dette nuove Regioni, di cui parla l\u2019articolo 123, non ci siano altre circoscrizioni che abbiano quelle caratteristiche, quei requisiti necessari per essere costituite in Regioni? Noi, amici cari, non possiamo assolutamente fare due pesi e due misure. Noi, se giustamente riconosciamo le nuove regioni del Friuli, dell\u2019Emilia lunense, del Molise, del Salento, non possiamo, nella maniera pi\u00f9 assoluta, per un senso di giustizia, e per un senso \u2013 direi quasi \u2013 di umanit\u00e0, non possiamo tralasciare l\u2019analisi di requisiti e attribuzioni e circostanze ambientali che rendano degna una circoscrizione di assurgere a Regione.<\/p><p>E badate che anche la Commissione mi d\u00e0 ragione. Mi d\u00e0 ragione perch\u00e9, in una nota a pagina 31 all\u2019articolo 123, dice di sospendere ogni altra decisione in attesa di elementi di giudizio, da inchiesta in corso presso gli organi locali delle Regioni di nuova istituzione.<\/p><p>Non solo: ma, scorrendo il lavoro della Sottocommissione, relativamente alla compilazione del ripetuto articolo 123, si nota che altre nuove circoscrizioni territoriali, pur avendo tutti i requisiti richiesti, non sono state riconosciute ed incluse nel citato articolo, per difetto di alcuni elementi, che non erano stati approntati, forse perch\u00e9 ritenuti superflui. Ond\u2019\u00e8 che, trovandosi in possesso di quegli elementi di giudizio di cui alla nota della Commissione, trovandosi in possesso di quegli altri elementi, ritenuti, per i proponenti, superflui, e necessari, invece, per la Sottocommissione, trovandosi in possesso ancora di tutto il materiale gi\u00e0 valutato favorevolmente dalla stessa Sottocommissione, alcune circoscrizioni possono oggi chiedere che venga riconosciuta la loro autonomia regionale.<\/p><p>E fra queste circoscrizioni c\u2019\u00e8 la Daunia! Daunia! \u201cCarneade, chi era costui?\u201d. Cos\u00ec disse, o, per lo meno, cos\u00ec voleva dire l\u2019onorevole Nitti, quando parl\u00f2 in questa Aula sui princip\u00ee informatori della nuova Carta costituzionale della Repubblica italiana. Non \u00e8 colpa nostra, se all\u2019onorevole Nitti, allo studioso Nitti sia sfuggito il nome storico della Daunia o Capitanata, se a lui siano sfuggite le esigenze di questa Daunia nettamente distinte e separate da quelle delle altre Regioni finitime, e dalle altre \u2013 ora \u2013 Provincie finitime.<\/p><p>Ma quando si parla di altre nuove Regioni, come il Friuli, il Molise, il Salento, nessuno si scandalizza, mentre quando si parla della Daunia tutti fanno finta di scandalizzarsi.<\/p><p>Eppure voi avete notato l\u2019accento con cui vi ha parlato, poco fa, l\u2019onorevole Rodi; io vi prego di rilevare il mio e di ricordare quello con cui, qualche volta, vi parla l\u2019onorevole Pastore, dai banchi di sinistra. Questi \u00e8 del barese, io del foggiano, l\u2019altro \u00e8 del Salento. Tre dialetti distinti, tre accenti distinti e tutti dell\u2019attuale Puglia.<\/p><p>E quando l\u2019Italia meridionale stava sotto l\u2019amministrazione del Governo alleato, quando l\u2019A.M.G. costitu\u00ec la cosidetta regione meridionale, la ripart\u00ec in sei zone con capoluoghi a Napoli, Salerno, Catanzaro, e poi Foggia, Bari, Taranto.<\/p><p>Eppure bastava che l\u2019A.M.G. avesse preso una qualsiasi carta geografica delle scuole elementari, dove esistono le divisioni regionali diversamente colorate, per vedere che la Regione pugliese era una sola. Invece no: \u00e8 stata divisa in tre zone, con tre capoluoghi: Bari, Foggia, Taranto, perch\u00e9 tre circoscrizioni distinte, tre economie distinte, tre territori distinti.<\/p><p>Noi possiamo concordare con l\u2019onorevole Nitti e con altri colleghi, se ci dicessero di non aver mai inteso parlare di questa Daunia, come richiedente una costituzione regionale. E come e quando si potevano fare di queste richieste, se non in questo nuovo periodo storico, in cui si discute la nuova forma dello Stato, in cui si parla, nella nuova Costituzione, dell\u2019ente Regione? E proprio in questo momento in cui si parla del problema delle autonomie regionali, vien fuori tutto il ricordo, che rappresenta una realt\u00e0, dell\u2019abbandono della nostra Provincia, da parte dello Stato accentratore, o da parte del capoluogo dell\u2019attuale nostra Regione, pi\u00f9 accentratore ancora dello Stato.<\/p><p>Che cosa, in cambio delle enormi entrate ricavate dallo Stato per la distribuzione del sale prodotto nelle saline di Margherita di Savoia e distribuito in tutta Italia e all\u2019estero, ha dato lo Stato a quella cittadina? Margherita di Savoia ha delle acque salsoiodiche miracolose e lo Stato ha sempre permesso che queste acque madri, sigillate in appositi recipienti, fossero trasportate a Salsomaggiore e Montecatini, ha solo permesso che diventassero regie e governative queste terme di Salsomaggiore e Montecatini, ma non ha mai pensato alla valorizzazione delle terme di Margherita, abbandonandola soltanto nella malaria. Ma oggi queste terme, che io chiamo non terme di Margherita, ma terme del Mezzogiorno, incominciano a funzionare, ed il sogno di tanti e tanti anni di una desolata popolazione \u00e8 diventato realt\u00e0, non per merito dello Stato, ma per volont\u00e0 di quella Daunia che si vuole ignorare.<\/p><p>E lo stesso dicasi per la produzione del vino e del grano.<\/p><p>S\u2019\u00e8 sempre pensato a permettere che il famoso vino di Trinitapoli, di San Severo, di Cerignola, fosse mandato in alta Italia per la fabbricazione del vermouth, del marsala; per la sua imbottigliatura in fiaschi con l\u2019etichetta \u00abChianti\u00bb e fosse ritornato in quei luoghi per una vendita a prezzo maggiorato, ma non s\u2019\u00e8 mai pensato ad incoraggiare in quei luoghi un\u2019industria per la fabbricazione, con quel vino, del marsala e del vermouth.<\/p><p>S\u2019\u00e8 sempre ricorso alla Daunia, specie negli ultimi anni, per la giuntura del grano fra un raccolto e l\u2019altro, e questa Daunia ha sempre risposto all\u2019appello con il suo prodotto ed il suo lavoro, ma non ha mai pensato lo Stato ad incoraggiare una cultura intensiva di quel suolo tanto fertile e benedetto. Tutto ha dato, ma niente ha ricevuto questa Daunia, sia dallo Stato che dal Capoluogo dell\u2019attuale regione pugliese che ha sempre pensato ad accentrare tutto nel proprio interesse, e la Daunia \u00e8 rimasta con la sua malaria, con le sue strade indecenti, con i suoi comuni con scarsissime comunicazioni e con case in cui non possono vivere nemmeno le bestie.<\/p><p>Sono questi dei problemi che solo l\u2019ente Regione potr\u00e0 risolvere, sono questi dei problemi che saranno risoluti solo se la Daunia sar\u00e0 costituita in Regione.<\/p><p>Potete aver ragione quindi, onorevoli colleghi, se dite di ignorare la Daunia come richiedente un\u2019autonomia regionale, ma non potete asserire di ignorarla, come nome storico, perch\u00e9 basta aprire una qualsiasi enciclopedia, un qualsiasi vocabolario scientifico e cercare quel nome per trovare scritto: \u00abantica regione\u00bb (si noti: regione) della Puglia, confinante a nord col fiume Fortore (antico Frento), a sud con l\u2019Ofanto, ad oriente con l\u2019Adriatico, ad occidente con l\u2019Appennino.<\/p><p>Questi limiti sono citati da Plinio e Strabone, e cos\u00ec sono rimasti oggi.<\/p><p>Per opera dei Bizantini, dal 1018, la Daunia venne chiamata Capitanata, appositamente e sempre tenuta staccata dal resto della Apulia che \u00e8 stata sempre costituita in tre regioni: la Daunia o Capitanata (zona di Foggia) la Pucezia (terra di Bari) ed il Salento (terra di Otranto).<\/p><p>Ed anticamente voi vedete come la Daunia sia stata riconosciuta come regione a s\u00e9 stante (cos\u00ec, come risulta dagli studi <em>ad hoc<\/em> fatti dalla Camera di Commercio di Foggia, specie per opera del suo segretario generale dottor Longo), con le molteplici dogane e con la istituzione della Gran Dogana da parte di Alfonso I d\u2019Aragona, con il tribunale della dogana di Foggia con giurisdizione su Aquila, Sulmona, Lanciano, Castellaneta, Taranto, Cosenza; con la Fiera di Foggia, istituita da Federico II; con la Camera Consultiva di Commercio; con cattedre universitarie; con il Senato della Daunia, suprema magistratura, con altre caratteristiche istituzioni che danno prova di una impronta circoscrizionale <em>sui generis<\/em>.<\/p><p>Ma quanto il suo territorio, quanti gli abitanti? La sua superficie \u00e8 di chilometri quadrati 7.184.000, e quindi superiore alla Liguria (543.625), all\u2019Umbria (843.668), alle Marche (968.828), alla Lucania (998.731).<\/p><p>La sua popolazione \u00e8 di 580.870 abitanti (censimento 31.12.42) distribuiti in 60 comuni. Superiore quindi alla Lucania (513.712) e per sei volte pi\u00f9 grande della Val d\u2019Aosta, di recente istituzione.<\/p><p>Con regioni antiche, vecchie, nuove ed istituende della nostra Italia, la Daunia pu\u00f2 reggere al confronto, anche perch\u00e9, a differenza delle altre, essa contiene nel suo ambito tutto il desiderabile assortimento di variet\u00e0 e complementariet\u00e0 ambientali. Essa infatti ha il mare ed i monti, laghi ed isole, i corsi d\u2019acqua e la grande pianura (il famoso tavoliere), i boschi ed i pascoli; le culture erbacee e le specializzate; gli allevamenti stanziali ed i transumanti; le industrie in atto e quelle in certa prospettiva; le miniere e le saline; le attrazioni turistiche e di commercio; gli scali marittimi delle grandi arterie terrestri che della regione fanno centro di confluenza e di irradiazione di imponenti traffici terrestri.<\/p><p>L\u2019agricoltura \u00e8 cos\u00ec intensificata, da farla figurare in testa non a gruppi di Provincie, ma addirittura a gruppi di intiere Regioni. Il tempo non ci consente di presentare a voi delle statistiche, ma mettiamo a disposizione degli onorevoli colleghi tutto quanto teniamo a sostegno della nostra tesi, basata su un principio di una sana giustizia.<\/p><p>Che dire delle industrie? Quella vinicola in primo piano e poi quella delle famose saline di Margherita di Savoia, con la produzione del sale, del bromo, del bromuro di potassio e di sodio; le miniere di bauxite, le industrie della carta, delle cave, laterizi e le miniere boschive che non hanno fatto mai punto nella loro ascesa e nella loro perfezione, aiutate tutte dall\u2019impulso dinamico di un ente, che rappresenta il termometro economico della Daunia, e cio\u00e8 di quella Camera di commercio, con analitici studi che mettiamo a disposizione, ripetiamo, di tutti. E questa Daunia, centro strategico di comunicazioni come \u00e8 a tutti noto, si appresta, dopo i danni ingenti subiti dalla guerra, ad incrementare e far rifiorire quelle industrie dei trasporti e turistiche, che le daranno una impronta speciale e caratteristica.<\/p><p>Ma se il pi\u00f9 rilevante coefficiente da tener presente per il riconoscimento di una nuova Regione \u00e8 quello riflettente l\u2019autonomia finanziaria, possiamo con sicura coscienza constatare che anche questo coefficiente non manca per il riconoscimento della Regione dauna.<\/p><p>Tenendo presente infatti che i cespiti cui la Regione \u00e8 prevedibile che possa attingere le sue risorse finanziarie, sia direttamente sia in partecipazione con lo Stato o altri enti, sono le tradizionali fonti imponibili: e cio\u00e8 i terreni, i fabbricati, redditi passibili di imposta erariale e talune imposte personali, noi abbiamo che i redditi imponibili iscritti nei ruoli 1937, agli effetti dell\u2019imposta sui terreni e sui fabbricati, ammontavano, per la Capitanata, a L. 67.804.360, e quindi a pi\u00f9 di quelli risultanti per la intera Calabria (67.446.281); per l\u2019intiero Abruzzo (58.880.884); per tutta l\u2019Umbria (51.719.485); per tutta la Lucania (29.943.783); per tutto il Molise (25.408.848); per tutta la Val d\u2019Aosta (17.534.981). Ed i redditi di solo capitale (categoria A) \u00e8 quelli industriali e commerciali (categoria B) e quelli professionali (categoria C), iscritti sempre nei ruoli 1937, ammontavano, per la Capitanata, a L. 54.558.702 e quindi a pi\u00f9 di quelli risultanti per l\u2019intiera Lucania (32.350.864), per l\u2019intiero Molise (25.465.447), per tutta la Val d\u2019Aosta (43.391.784).<\/p><p>Ma, cos\u00ec come risulta dal resoconto dei lavori della Sottocommissione, la proposta della erezione a Regione della Daunia sarebbe stata approvata, se, oltre alla dimostrazione gi\u00e0 offerta dei requisiti di cui sopra, si fosse data la prova della volont\u00e0 popolare della Capitanata, per l\u2019autonomia regionale della Daunia. Questa prova, che non si \u00e8 potuta fornire alla Sottocommissione perch\u00e9 non si \u00e8 fatto in tempo, oggi esiste, cos\u00ec come risulta dalla documentazione inviata a tutti i colleghi di questa Assemblea.<\/p><p>La Camera di commercio con la sua Giunta; la Deputazione provinciale: 58 consigli comunali sui 60 componenti la Daunia; tutti i partiti politici, ivi esistenti, ad eccezione di quello comunista; i dipendenti di enti locali; l\u2019associazione commercianti; agricoltori, artigiani, mutilati ed invalidi; unioni sportive; universitari; sindacati post-telegrafonici; associazioni combattenti, reduci e perseguitati politici; coltivatori diretti; associazione periti industriali, lavoratori del catasto, degli uffici del registro, delle imposte dirette e dipendenti tasse ed affari; ordini dei medici, avvocati e procuratori dei Tribunali di Foggia e Lucera; nucleo ferrovieri: unanimemente hanno invocato, spesso in comizi popolari, il riconoscimento della regione Dauna, inviando telegrammi <em>ad hoc<\/em> al Capo provvisorio della nostra Repubblica, all\u2019onorevole Presidente di questa Assemblea, all\u2019onorevole Presidente del Consiglio dei Ministri, ed una apposita commissione \u00e8 stata anche ricevuta, per lo scopo, da S.E. De Nicola e dall\u2019onorevole Presidente del Consiglio.<\/p><p>Se questa \u00e8 la volont\u00e0 di tutta una laboriosa popolazione, questa volont\u00e0 deve trovare eco in questa Assemblea, e la Regione dauna deve essere inserita nell\u2019articolo 123 della nuova Costituzione. (<em>Applausi <\/em>\u2013<em> Congratulazioni<\/em>).<\/p><p>PRESIDENTE. Il seguito della discussione \u00e8 rinviato alle 16.<\/p><p>La seduta termina alle 12.10.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Versione PDF ASSEMBLEA COSTITUENTE CXXXVII. SEDUTA ANTIMERIDIANA DI MERCOLED\u00cc 4 GIUGNO 1947 PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE CONTI INDICE Congedi: Presidente\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Progetto di Costituzione della Repubblica italiana (Seguito della discussione): Rodi\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Bellavista\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Recca\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La. seduta comincia alle 10. RICCIO, Segretario, legge il processo verbale della precedente seduta antimeridiana. (\u00c8 approvato). Congedi. PRESIDENTE. Comunico che hanno chiesto congedo [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_relevanssi_hide_post":"","_relevanssi_hide_content":"","_relevanssi_pin_for_all":"","_relevanssi_pin_keywords":"","_relevanssi_unpin_keywords":"","_relevanssi_related_keywords":"","_relevanssi_related_include_ids":"","_relevanssi_related_exclude_ids":"","_relevanssi_related_no_append":"","_relevanssi_related_not_related":"","_relevanssi_related_posts":"2017,2042,2175,1924,1993,2364","_relevanssi_noindex_reason":"","_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"categories":[51,7],"tags":[],"post_folder":[50],"class_list":["post-1914","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-1947-06","category-assemblea"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1914","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1914"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1914\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7041,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1914\/revisions\/7041"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1914"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1914"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1914"},{"taxonomy":"post_folder","embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fpost_folder&post=1914"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}