{"id":1796,"date":"2023-09-10T15:23:30","date_gmt":"2023-09-10T13:23:30","guid":{"rendered":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=1796"},"modified":"2023-10-22T00:56:35","modified_gmt":"2023-10-21T22:56:35","slug":"pomeridiana-di-giovedi-17-aprile-1947","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=1796","title":{"rendered":"POMERIDIANA DI GIOVED\u00cc 17 APRILE 1947"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"1796\" class=\"elementor elementor-1796\" data-elementor-post-type=\"post\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-c26d311 elementor-section-full_width elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"c26d311\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column 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PDF<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-9ca1710 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"9ca1710\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>ASSEMBLEA COSTITUENTE<\/p><p>xciii.<\/p><p>SEDUTA POMERIDIANA DI GIOVED\u00cc 17 APRILE 1947<\/p><p>PRESIDENZA DEL PRESIDENTE <strong>TERRACINI<\/strong><\/p><p><strong>INDICE<\/strong><\/p><p><strong>Progetto di Costituzione della Repubblica italiana <\/strong>(<em>Seguito della discussione<\/em>)<strong>:<\/strong><\/p><p>Calamandrei\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/p><p>Binni\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/p><p>Bosco Lucarelli\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/p><p>Cevolotto\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/p><p>La seduta comincia alle 16.<\/p><p>SCHIRATTI, <em>Segretario<\/em>, legge il processo verbale della precedente seduta pomeridiana.<\/p><p>(<em>\u00c8 approvato<\/em>).<\/p><p>Seguito della discussione del progetto di Costituzione della Repubblica italiana.<\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019ordine del giorno reca: Seguito della discussione del progetto di Costituzione della Repubblica italiana.<\/p><p>Sulla discussione generale del Titolo II della parte 1\u1d43 \u00e8 iscritto a parlare l\u2019onorevole Calamandrei.<\/p><p>Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>CALAMANDREI. Onorevole signor Presidente, onorevoli colleghi, parlo sull\u2019articolo 24, quello \u2013 per intenderci \u2013 della indissolubilit\u00e0 del matrimonio.<\/p><p>Questo articolo \u00e8 \u2013 secondo me \u2013 uno degli esempi pi\u00f9 tipici di quelle disposizioni, delle quali ho avuto occasione di parlare in sede di discussione generale, che sono o inutili o illusorie o anche contrarie alla verit\u00e0. Per questo, coi colleghi del partito d\u2019azione, abbiamo proposto per esso un emendamento radicale, consistente nella sua totale soppressione.<\/p><p>\u00c8 un articolo che nasconde un nocciolo di ipocrisia.<\/p><p>Gi\u00e0 anche nella prima parte, quello che dice non corrisponde a verit\u00e0:<\/p><p>\u00abIl matrimonio \u00e8 basato sull\u2019uguaglianza morale e giuridica dei coniugi\u00bb.<\/p><p>\u00abMorale\u00bb certamente; ma non \u00e8 con una norma giuridica che questa uguaglianza morale pu\u00f2 essere assicurata.<\/p><p>Ma, sotto l\u2019aspetto giuridico, il nostro diritto vigente \u2013 che nessuno, per ora, che io sappia, vuole cambiare \u2013 non \u00e8 basato sull\u2019uguaglianza giuridica dei coniugi: perch\u00e9 il capo della famiglia \u00e8 il marito, \u00e8 lui che d\u00e0 il cognome alla moglie ed ai figli, \u00e8 lui che stabilisce il domicilio della famiglia, e la moglie \u00e8 obbligata a seguire il marito, e non viceversa.<\/p><p>E questa disuguaglianza giuridica dei coniugi nella famiglia \u00e8 una esigenza di quella unit\u00e0 della famiglia, di questa societ\u00e0, che, per poter vivere, ha bisogno di essere rappresentata e diretta da una sola persona.<\/p><p>Si potrebbe cambiare questo sistema: e stabilire che capo della famiglia sia la moglie, che essa dia il cognome ai figli e stabilisca il domicilio, e che il marito sia obbligato a seguire la moglie; e che ad essa spetti la patria potest\u00e0 sui figli. Sarebbe un altro sistema.<\/p><p>Ma tra questi due sistemi bisogna scegliere: uno intermedio, che dia a tutt\u2019e due i coniugi la assoluta parit\u00e0 giuridica, non esiste.<\/p><p>E per ora non mi pare che la scelta tradizionale, che \u00e8 stata fatta nel nostro diritto, si abbia intenzione di cambiarla.<\/p><p>Quindi, l\u2019articolo, in questa parte, non risponde a verit\u00e0.<\/p><p>Senonch\u00e9, in questo articolo, quello che conta non \u00e8 questa prima proposizione; essa ha un carattere introduttivo, preparatorio.<\/p><p>Tutto l\u2019articolo \u00e8 stato fatto per poter ad un certo punto introdurvi dolcemente la indissolubilit\u00e0 del matrimonio. Non si poteva fare una disposizione secca, semplice, categorica, che dicesse soltanto: \u00abil matrimonio \u00e8 indissolubile\u00bb: sarebbe stata incauta ed irritante. \u00c8 allora si \u00e8 cercato di preparare il terreno, una specie di nido, direi, nel quale poi deporre questo piccolo uovo prezioso che \u00e8 la indissolubilit\u00e0 del matrimonio. Questa \u00e8 infatti l\u2019anima o il nocciolo dell\u2019articolo che qui occorre discutere.<\/p><p>Io non vi far\u00f2 qui una discussione sul divorzio, a favore o contro. In un bel discorso, ieri, l\u2019illustre collega Merlin diceva che discutere sul divorzio \u00e8, oggi, combattere contro i molini a vento. In realt\u00e0 chi in questo lungo cammino delle discussioni sulla Costituzione \u2013 che \u00e8 ancora cos\u00ec lontano dalla sua m\u00e8ta \u2013 ci ha costretti ogni tanto, non voglio dire a perdere tempo, ma ad impiegare il nostro tempo nel combattere contro i mulini a vento, sono stati proprio gli amici democristiani, i quali si sono compiaciuti di introdurre nella prima parte della Costituzione una quantit\u00e0 di affermazioni di principio di carattere pi\u00f9 o meno apertamente confessionale, sulle quali bisogna soffermarsi per giorni e settimane, prima di affrontare finalmente la parte pratica della Costituzione, quella che veramente conta, quella della costruzione dei meccanismi costituzionali, alla quale costruzione, ancora oggi, dopo dieci mesi di lavoro, non abbiamo neanche dato inizio.<\/p><p>Ma tuttavia, se pure si tratta di una battaglia contro i mulini a vento, l\u2019invito a prenderci parte viene dai democristiani, e bisogna fare anche noi qualche sforzo, per non venir meno all\u2019invito se non altro per una ragione di buona creanza.<\/p><p>Ma, vi ripeto, io non parler\u00f2 del divorzio.<\/p><p>Perch\u00e9? Perch\u00e9 sul divorzio, pro o contro, \u00e8 stato gi\u00e0 detto tutto in ogni senso. Ricordo che quando ero studente a Pisa, ed \u00e8 una cosa che risale a qualche semestre fa, un mio professore illustre, che era Carlo Francesco Gabba, aveva proibito a noi studenti di fare la tesi di laurea sul divorzio, perch\u00e9 diceva: questa \u00e8 una materia su cui non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 alcun argomento da aggiungere, n\u00e9 a favore n\u00e9 contro.<\/p><p>La ragione profonda di questa affermazione \u00e8 che la questione del divorzio non \u00e8 una questione sulla quale gli antagonisti possano ragionare con argomenti di pura logica, che tendano a convincersi reciprocamente; il divorzio \u00e8 una questione di religione, \u00e8 una questione di fede, e mettersi a discutere intorno al divorzio qui sarebbe come se ci si dovesse mettere a discutere sulla esistenza di Dio o sulla immortalit\u00e0 dell\u2019anima.<\/p><p>C\u2019\u00e8 un libro fondamentale in materia matrimoniale, che anche i miei colleghi democristiani certamente apprezzano: <em>Il matrimonio nel diritto canonico<\/em> di un professore dell\u2019Universit\u00e0 di Roma, che \u00e8 il pi\u00f9 eminente ecclesiasticista d\u2019Italia, e che \u00e8 un cattolico praticante, Arturo Carlo Jemolo; il quale ha una pagina in cui parla del divorzio, che meriterebbe di essere letta per intero, e di cui io vi legger\u00f2 soltanto alcune proposizioni nelle quali si mette in evidenza che l\u2019indissolubilit\u00e0 del matrimonio dipende essenzialmente da una concezione sacramentale, la quale, quantunque non esplicitamente accolta, continua ad esercitare tutta la sua efficacia in seno alle legislazioni civili.<\/p><p>\u00abSe ben badiamo al principio della indissolubilit\u00e0, l\u00e0 dove le legislazioni civili la tengono ferma, gli argomenti, che si possono addurre sopra un terreno laicista, di interesse pubblico e di interesse della prole, porterebbero sicuramente a non consentire ai coniugi di disfare il vincolo di loro autorit\u00e0, a rendere necessario da prima una regolamentazione rigorosa da parte del legislatore e, poi, un esame ancor pi\u00f9 rigoroso da parte di appositi organi statali, per giudicare se lo scioglimento non contrasti con l\u2019interesse pubblico e con quello della prole, ove questa esista; ma non porterebbe mai (ricordatevi che \u00e8 un cattolico che parla) ad una esclusione assoluta dello scioglimento.<\/p><p>\u00abNon si pu\u00f2 in buona fede sostenere che, su un terreno puramente umano e se si astrae da argomenti che superino la ragione e attingano al dominio dell\u2019ultraterreno, non si diano casi in cui e l\u2019interesse pubblico e quello della prole sarebbero meglio salvaguardati dallo scioglimento che non dal mantenimento del vincolo\u00bb. E continua Jemolo, fino a concludere cos\u00ec: \u00abNella reiezione del divorzio l\u2019idea del valore arcano del matrimonio esercita ancora, se pur questo non sia chiaro al giurista laico, tutta la sua influenza\u00bb.<\/p><p>Dunque, questione di religione, sulla quale io non voglio entrare. Ma io parlo dei fini terreni dell\u2019articolo 24: perch\u00e9 i proponenti di questo articolo lo hanno redatto? Quale \u00e8 lo scopo a cui essi mirano con questo articolo, se questo articolo verr\u00e0 approvato? Ho sentito dire da qualcheduno dei colleghi e amici fautori di questo articolo che, in sostanza, questo \u00e8 uno di quegli articoli della nostra Costituzione che si possono chiamare descrittivi. \u00c8 un articolo il quale non fa altro che consacrare in una formula uno stato di fatto e una situazione storica che esiste gi\u00e0.<\/p><p>Essi dicono: \u00abIn Italia il matrimonio \u00e8 indissolubile; \u00e8 indissolubile il matrimonio che si celebra secondo il rito cattolico in base agli Accordi lateranensi e in base al diritto canonico; \u00e8 indissolubile il matrimonio puramente civile, secondo il diritto civile. Quindi, se questo \u00e8, perch\u00e9 vi opponete a che questa realt\u00e0 storica sia consacrata in un articolo in cui non si modifica la realt\u00e0, ma la si conferma e la si consacra?\u00bb<\/p><p>Allora, se questo \u00e8 lo scopo per cui l\u2019articolo 24 \u00e8 inserito nella nostra Costituzione, io mi domando se \u00e8 proprio vero che il matrimonio, quale \u00e8 praticato in Italia, sia indissolubile; se questa affermazione che il matrimonio \u00e8 indissolubile corrisponda alla realt\u00e0 per tutti, in ogni caso; se questa indissolubilit\u00e0 vi sia per tutti, o soltanto per alcuni; c\u2019\u00e8 in certi casi s\u00ec, e in altri casi no. Questa \u00e8 la breve indagine sulla quale vorrei intrattenere gli onorevoli colleghi di questa Assemblea.<\/p><p>Voi sapete che nel diritto matrimoniale attuale in Italia si hanno tre tipi di matrimonio: il matrimonio puramente civile, quello che si celebra dinanzi al sindaco, dinanzi all\u2019ufficiale dello stato civile, e che \u00e8 regolato dal Codice civile; il matrimonio cattolico concordatario, che \u00e8 regolato dall\u2019articolo 34 del Concordato e dalla legge matrimoniale 27 maggio 1929; il matrimonio dinanzi ai ministri dei culti ammessi, che \u00e8 regolato dalla legge del 24 giugno 1929.<\/p><p>Questi tre tipi di matrimonio sono egualmente indissolubili. Il principio della indissolubilit\u00e0, essenzialmente derivante da quella idea sacramentale che \u00e8 propria del matrimonio cattolico, si \u00e8 esteso anche agli altri due tipi di matrimonio: quello puramente civile e quello acattolico, ed \u00e8 quindi comune, oggi, a tutte le forme di matrimonio vigenti in Italia. Peraltro, in tutti e tre questi tipi, il matrimonio, pur essendo indissolubile, \u00e8 tuttavia annullabile. Che differenza c\u2019\u00e8 tra dissolubilit\u00e0 e annullabilit\u00e0? Questa differenza, come sapete, \u00e8 una differenza assai chiara, per ragioni istituzionali, ai giuristi, i quali hanno i loro schemi, le loro figure mentali, e vedono bene questa figura del matrimonio nullo o annullabile, diversa dallo schema del matrimonio valido ma risolvibile. In sostanza, la differenza fondamentale fra questi due concetti, detta cos\u00ec, in parole semplici e approssimative, \u00e8 questa: che il matrimonio nullo o annullabile \u00e8 un matrimonio, o qualcosa che di fuori appare un matrimonio, al quale nel momento in cui \u00e8 stato celebrato, per un verso o per un altro, \u00e8 venuto a mancare qualcuno di quegli elementi, di quei requisiti, di quelle condizioni che il diritto ritiene indispensabili perch\u00e9 possa sorgere un matrimonio valido. \u00c8 un matrimonio che, anche se di fuori si presenta come regolare, in realt\u00e0 \u00e8 un organismo giuridico malato e, per questa malattia, condannato a morire, anche se per un certo periodo, che pu\u00f2 durare anche qualche anno, questo matrimonio apparentemente vivr\u00e0 come un matrimonio sano e valido, e che soltanto dopo qualche anno, quando si riveleranno quei vizi che il matrimonio portava con s\u00e9 fin dal principio, ci si accorger\u00e0 che era soltanto una apparenza, un matrimonio putativo. I giuristi distinguono una quantit\u00e0 di gradazioni di questi vizi: parlano di vizi di inesistenza, di vizi che danno luogo a nullit\u00e0, di quelli che d\u00e0nno luogo ad annullabilit\u00e0, ma, in ogni caso, matrimonio nullo o annullabile significa sempre quel matrimonio a cui manca qualcosa fin dal principio, fin dal momento della celebrazione, e nel quale se poi si arriver\u00e0 a far dichiarare questa nullit\u00e0 iniziale, si vedr\u00e0 che il motivo per cui il matrimonio viene a cadere risale al momento della celebrazione.<\/p><p>Quando invece si tratta di matrimonio risolubile, di scioglimento, di divorzio insomma, il concetto sotto l\u2019aspetto giuridico \u00e8 profondamente diverso. Qui il matrimonio nasce vivo, vitale, sano, robusto e va avanti per un periodo pi\u00f9 o meno lungo; poi, ad un certo momento, interviene qualcosa per cui questo organismo giuridico, che era vivo e vitale, muore di morte violenta. Pu\u00f2 accadere in certi diritti, che ammettono il divorzio, che il matrimonio sia basato soltanto sul consenso dei coniugi, perfettamente valido, \u00e8 che poi, dopo un certo periodo, i coniugi si pentano di aver dato questo consenso, ritirino il consenso, ed il venir meno del consenso, come se si trattasse di un qualsiasi contratto, faccia s\u00ec che il rapporto matrimoniale finisca. Ma nel periodo in cui il contratto \u00e8 stato vivo, questo contratto \u00e8 stato perfettamente valido, ha avuto un periodo di vita perfettamente normale e fisiologico.<\/p><p>Senonch\u00e9, illustri colleghi, questa distinzione che \u00e8 assai facile e assai semplice nel campo del diritto e intorno alla quale, se io avessi voluto ragionare pi\u00f9 esattamente con termini giuridici, che certamente vi avrebbero tediato, si potrebbero fare delle variazioni e precisazioni che potrebbero durare a lungo, questa distinzione, ripeto, se \u00e8 facile a farsi nel campo giuridico, \u00e8 difficile a farsi nel campo psicologico e sociologico; quando due coniugi, dopo un certo numero di anni di vita coniugale, arrivano a desiderare di liberarsi da questo vincolo, per una ragione o per un\u2019altra, \u00e8 per loro perfettamente indifferente che si dica che il matrimonio \u00e8 dissolubile o annullabile, che il modo per liberarsene sia il divorzio o l\u2019annullamento. Quello che conta per loro \u00e8 che si trovi il modo giuridico per levar di mezzo questo vincolo, il modo giuridico per poter passare ad altre nozze attraverso la riconquistata libert\u00e0.<\/p><p>Ora, illustri colleghi, nonostante che in Italia si dica \u2013 e l\u2019articolo 24 solennemente affermi \u2013 che il matrimonio \u00e8 indissolubile, noi assistiamo in Italia a un fenomeno che dimostra il contrario. Qui chi vi parla non \u00e8 un teorico del diritto, ma un pratico, un avvocato, il quale, pur non praticando questo genere di affari di cui ora vi parler\u00f2, ha per\u00f2 esperienza del modo con cui questi affari si trattano. Questo avvocato vi dice che in Italia l\u2019annullamento del matrimonio, il quale \u00e8 ammesso e regolato tanto dal diritto civile, quanto dal diritto canonico, in realt\u00e0, nella pratica, assume una funzione vicaria di divorzio, di scioglimento matrimoniale. Nella pratica questo annullamento si \u00e8 andato pian piano foggiando e adattando in modo di raggiungere occultamente e subdolamente quegli stessi fini che, se ci fosse il divorzio, verrebbero raggiunti chiaramente e legittimamente.<\/p><p>Quali sono i modi con cui l\u2019annullamento \u2013 questo annullamento ammesso dal nostro diritto \u2013 in realt\u00e0 in Italia funziona come divorzio, in modo che se si facesse una statistica dei casi, in cui in Italia si riesce ad ottenere l\u2019annullamento del matrimonio, si vedrebbe che all\u2019incirca questa statistica corrisponde a quei casi di scioglimento che si avrebbero se ci fosse apertamente il divorzio? (<em>Commenti<\/em>).<\/p><p>Quali sono questi sistemi nei quali si manifesta questa funzione vicaria dell\u2019annullamento?<\/p><p>Cominciamo dal matrimonio puramente civile. Il matrimonio puramente civile, onorevoli colleghi, \u00e8 annullabile per vari difetti, per varie mancanze, ma difficilmente si riesce ad annullarlo per vizio del consenso, perch\u00e9 nel matrimonio civile, quello celebrato davanti al sindaco, non c\u2019\u00e8 soltanto il consenso degli sposi, ma c\u2019\u00e8 l\u2019intervento dell\u2019organo pubblico, dell\u2019ufficiale di stato civile, che col suo intervento d\u00e0 al matrimonio un carattere di negozio complesso di diritto pubblico, per cui i motivi o le riserve o la simulazione che possano avere inquinato il consenso degli sposi, rimangono sanati da questa presenza dell\u2019ufficiale di stato civile. Quindi la pratica non ha lavorato nel senso di cercare di allargare i casi di annullamento del matrimonio civile per difetto di consenso; il terreno su cui invece ha operato la pratica \u00e8 stato quello dell\u2019annullamento per <em>impotentia coeundi<\/em>. Se voi andate a vedere i repertori di giurisprudenza, e specialmente di quelle riviste di giurisprudenza che sono dedicate al diritto matrimoniale, vedrete che da venti o da venticinque anni si \u00e8 introdotto nella giurisprudenza italiana un andazzo, da principio timido, di qualche sentenza sporadica, poi pian piano sempre pi\u00f9 diffuso nei vari tribunali e Corti, che ha introdotto, su princip\u00ee fondamentalmente esatti, ma con una diffusione patologica che va assai al di l\u00e0 dei princip\u00ee, il concetto che quella <em>impotentia coeundi<\/em> che pu\u00f2 portare all\u2019annullamento del matrimonio, non \u00e8 soltanto la impotenza assoluta, l\u2019impotenza del coniuge che sarebbe impotente qualunque fosse la persona dell\u2019altro sesso con cui tentasse di avere dei rapporti sessuali, ma pu\u00f2 essere l\u2019impotenza anche relativa, cio\u00e8 un\u2019impotenza che si verifica soltanto nei confronti di quella determinata persona, in modo che solo questa coppia si trova di fronte agli inconvenienti di questa impotenza che \u00e8 una specie di incompatibilit\u00e0 sessuale reciproca. Se questa coppia si scinde, e ciascuno dei coniugi va per conto suo, dell\u2019impotenza relativa non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 traccia, e ciascuno recupera la pienezza delle proprie facolt\u00e0 per un altro connubio.<\/p><p>Questa impotenza relativa, che voi trovate consacrata nella giurisprudenza, si \u00e8 andata sempre pi\u00f9 raffinando e sempre pi\u00f9 diffondendo nella pratica, soprattutto quando si \u00e8 ammesso che si debba considerare come impotenza relativa anche il fatto della moglie che nel compimento di certe funzioni prova un disgusto, un dolore, un sacrificio tale che&#8230; povera signora, \u00e8 meglio annullare il matrimonio. E questo pu\u00f2 avvenire anche quando ci siano figli. La giurisprudenza \u00e8 costante. Due o tre figli: due o tre sacrifici, due o tre crisi di dolore che hanno dato luogo a queste nascite. Ma insomma, dicono i giudici, il matrimonio non \u00e8 concepibile con questi dolori: e quando esso porta con s\u00e9 questi dolori, \u00e8 meglio annullarlo.<\/p><p>Ora, voi capite, onorevoli colleghi, che cosa significhi questa giurisprudenza; si tratta di indagare elementi che possono essere ricostruiti soltanto attraverso le dichiarazioni dei soggetti di questo rapporto. E cos\u00ec questo annullamento, che teoricamente dovrebbe risalire ad una condizione che c\u2019era gi\u00e0 in potenza al momento del matrimonio, diventa in realt\u00e0 un vero e proprio pentimento reciproco, in cui i coniugi, dopo dieci, quindici, venti anni, quando non si piacciono pi\u00f9, quando non si desiderano pi\u00f9, si accorgono di questa reciproca incompatibilit\u00e0 fisica e, attraverso l\u2019annullamento, cercano di farsi un\u2019altra famiglia.<\/p><p>\u00c8 uno dei sistemi, \u00e8 uno dei surrogati, attraverso i quali l\u2019annullamento serve in realt\u00e0 da divorzio; ma di questi surrogati, nella pratica, ve ne sono una quantit\u00e0: tutti lo sanno. Ieri, un valoroso collega diceva che in America, mi pare, si legge sui giornali che esistono agenzie di divorzio. In Italia, questo non si legge sui giornali; ma in realt\u00e0 queste agenzie ci sono, con la sola differenza che il divorzio si chiama annullamento. In America i coniugi diranno: \u00abNoi vogliamo divorziare; abbiamo trovato un avvocato che ci far\u00e0 divorziare\u00bb. In Italia invece i coniugi di certe classi sociali dicono: \u00abAbbiamo deciso di fare annullare il nostro matrimonio\u00bb. Le parole cambiano; ma il fenomeno \u00e8 il medesimo.<\/p><p>Un\u2019altra forma di surrogato, qualche anno fa, era quella dei divorzi in Ungheria. In Ungheria d\u2019era il divorzio ed era possibile ottenere con una certa facilit\u00e0, da parte di uno dei coniugi italiani, la cittadinanza ungherese che si conseguiva con l\u2019adozione. Ogni tanto infatti venivano in Italia certi avvocati ungheresi, preannunciandosi con circolari, con le quali avvertivano che il giorno tale sarebbero venuti in quella tale citt\u00e0, con il sistema che usano i rappresentanti di certe case commerciali, che vanno in giro in provincia ad applicare ai pazienti certi apparecchi ortopedici. Raccoglievano le domande dei coniugi sofferenti, trovavano in Ungheria il padre adottivo per uno dei due coniugi, facendo ottenere cos\u00ec la cittadinanza ungherese all\u2019adottato; dopo di che era pronunciato il divorzio e quindi la delibazione in Italia.<\/p><p>Ricordo una volta di avere assistito \u2013 sono cose che possono far ridere, ma che in realt\u00e0 fanno anche grande melanconia \u2013 ricordo una volta di avere assistito al fatto di due coniugi \u2013 il marito aveva settantadue anni e la moglie poco pi\u00f9 di venti \u2013 che volevano fare divorzio. Arrivato un avvocato dall\u2019Ungheria, si rivolsero a lui e l\u2019avvocato disse: \u00abIn questo caso \u00e8 assai difficile trovare un padre adottivo che abbia, come vuol la legge, venti anni pi\u00f9 del figlio adottato, che ne ha settantadue. (<em>Si ride<\/em>). Torner\u00f2 in Ungheria e vedr\u00f2 se mi sar\u00e0 possibile riuscire a trovarlo&#8230;\u00bb Dopo qualche giorno infatti, mand\u00f2 dall\u2019Ungheria un telegramma cos\u00ec concepito: \u00abTrovato padre\u00bb. (<em>Si ride<\/em>). Ma nel frattempo i coniugi si erano pentiti e non volevano pi\u00f9 divorziare; allora questo povero avvocato mandava ogni tanto telegrammi pressanti che dicevano: \u00abAffrettatevi. Non garantisco vita padre\u00bb. (<em>Si ride<\/em>).<\/p><p>Ma vi sono poi anche altri sistemi; c\u2019\u00e8 il sistema degli annullamenti in Isvizzera; c\u2019\u00e8 il sistema degli annullamenti a San Marino, che ora \u00e8 di moda. E a San Marino, onorevoli colleghi democristiani, \u00e8 in vigore il diritto canonico.<\/p><p>E parliamo ora dei surrogati del divorzio che esistono nel matrimonio fra cattolici. Qui il terreno su cui opera questa funzione vicaria dell\u2019annullamento che serve da divorzio \u00e8 il terreno del vizio di consenso; perch\u00e9, nel matrimonio cattolico, il consenso \u00e8 tutto; il sacerdote celebrante (non vorrei che l\u2019amico Dossetti, che vedo prendere appunti, mi cogliesse in fallo: mi pare di dire cose esatte; ad ogni modo faccio fino da ora ammenda degli errori che potessi dire, perch\u00e9 Dossetti ne sa in materia tanto pi\u00f9 di me e tanto mi pu\u00f2 insegnare!), ma insomma mi pare di ricordare che, nel matrimonio cattolico, il sacerdote celebrante \u00e8 semplicemente un testimonio che raccoglie la volont\u00e0 degli sposi ed il matrimonio \u00e8 semplicemente un contratto, ed allora, essendo un contratto, il quale non viene ricoperto e suggellato, come nel diritto civile, dall\u2019intervento dell\u2019ufficiale di stato civile, che d\u00e0 a questo negozio il carattere di un negozio di diritto pubblico, qualunque vizio, qualunque riserva che vi sia nella volont\u00e0 degli sposi, se questa volont\u00e0 non \u00e8 diretta al matrimonio, con tutti i requisiti essenziali, che il matrimonio deve avere per essere valido, porta all\u2019annullamento del vincolo.<\/p><p>C\u2019\u00e8 un canone nel Codice di diritto canonico che dice che se le parti, al momento in cui si celebra il matrimonio, escludono <em>positivo voluntatis actu<\/em>, con un atto positivo di volont\u00e0, che per\u00f2 pu\u00f2 anche non essere espresso, talune delle propriet\u00e0 essenziali del matrimonio, il vincolo non sussiste e pu\u00f2 essere dichiarato nullo.<\/p><p>Quando io vi dir\u00f2 che le propriet\u00e0 essenziali che il matrimonio deve avere per essere valido nel diritto canonico e che devono essere volute al momento della cerebrazione, attengono <em>ad coniugalem actum<\/em>, cio\u00e8 alla intenzione reciproca di prestarsi ai rapporti sessuali, al <em>bonum prolis<\/em> cio\u00e8 all\u2019intenzione reciproca che il matrimonio sia prolifico, al <em>bonum sacramenti<\/em>, cio\u00e8 all\u2019intenzione che il matrimonio sia indissolubile, al <em>bonum fidei<\/em>, cio\u00e8 all\u2019intenzione di serbarsi reciprocamente la fedelt\u00e0 coniugale; voi comprendete con quale facilit\u00e0 il matrimonio pu\u00f2 essere annullato per il semplice fatto che uno degli sposi escluda anche tacitamente una di queste qualit\u00e0. E quindi voi capite come il matrimonio cattolico si presti, o attraverso l\u2019esclusione di <em>aliquam qualitatem<\/em> o attraverso una condizione <em>de futuro contra matrimonii substantiam<\/em>, si presti, quando gli sposi vogliono, ad essere annullato. Agli sposi \u00e8 data la possibilit\u00e0, se vogliono, di celebrare un matrimonio, il quale ha in s\u00e9 la chiave, il mezzo per essere annullato il giorno in cui gli sposi si pentono di essersi sposati e decidono di fare risultare questa nullit\u00e0, questa specie di nullit\u00e0 a scoppio ritardato, ch\u00e9 essi al momento del matrimonio hanno nascosto nel vincolo da essi contratto.<\/p><p>Cos\u00ec, pu\u00f2 accadere purtroppo che in questo commercio di annullamento che si fa in certe zone, che non vorrei neanche chiamare professionali, pu\u00f2 accadere che vi siano uffici di consulenza preventiva che insegnano agli sposi come si fa a contrarre un matrimonio che dia la certezza, quando si vorr\u00e0, di poter essere annullato, magari, addirittura, che insegnano agli sposi di consacrare in iscritto, davanti al notaio, con un atto che si mette in una cassaforte, il modo con cui poi, quando gli sposi non si vorranno pi\u00f9 bene, si arriver\u00e0 ad ottenere l\u2019annullamento. (<em>Commenti<\/em>).<\/p><p>Io ho qui nel libro di Jemolo, in cui tutte queste cose sono esposte in forma serena da uno scienziato cattolico, verso il quale credo che anche voi abbiate quell\u2019ossequio che merita, una quantit\u00e0 di esempi. Ma uno solo ne legger\u00f2, scritto in nota 1 a pagina 215, che dice cos\u00ec:<\/p><p>\u00abIn una causa molto nota per la celebrit\u00e0 di una parte ed in cui fu ritenuta la nullit\u00e0 per condizione apposta di divorziare se l\u2019esito delle nozze non fosse felice, depose la sposa cos\u00ec: \u00abNon abbiamo celebrato il matrimonio con la volont\u00e0 gi\u00e0 decisa di farlo e poi divorziare, ch\u00e9 questo sarebbe stato ridicolo, ma con la riserva o l\u2019intesa di ricorrere lealmente al divorzio se fosse stato necessario\u00bb.<\/p><p>Questo risult\u00f2 e questo port\u00f2 in quel caso all\u2019annullamento; a consimili annullamenti si arriva se risulta, per esempio, che gli sposi al momento del matrimonio si sono messi d\u2019accordo per non avere figli o si sono messi d\u2019accordo nel dire: ci saremo fedeli, finch\u00e9 ci vorremo bene; ma quando non ci vorremo bene pi\u00f9, ciascuno far\u00e0 il suo comodo. Questo \u00e8 un accordo che fa mancare il consenso vero che occorre per fare il matrimonio valido, e che d\u00e0 la possibilit\u00e0 di annullare il matrimonio ed anche di preordinare l\u2019annullamento; ma allora questo annullamento preordinato in realt\u00e0 \u00e8 un divorzio, perch\u00e9 non dipende da un elemento obiettivo, da una mancanza obiettiva che vi sia nel matrimonio al momento in cui sorge, ma dipende dal perdurare pi\u00f9 o meno della volont\u00e0 degli sposi, che dopo un certo numero di anni, quando questa volont\u00e0 non c\u2019\u00e8 pi\u00f9, sono padroni di ottenere quello scioglimento che anche se si chiama annullamento, \u00e8 in realt\u00e0 un divorzio, quel divorzio che si dice non esistere nel diritto canonico.<\/p><p>Ma c\u2019\u00e8 di pi\u00f9 nel diritto canonico, c\u2019\u00e8 il vero divorzio, cio\u00e8 ci sono dei casi in cui un matrimonio perfettamente valido, che possiede tutti gli elementi del sacramento ed il vincolo \u00e8 assoluto, senza vizi, successivamente pu\u00f2 essere sciolto: \u00e8 la dispensa, che \u00e8 un fenomeno diverso dall\u2019annullamento. Il Pontefice ha questo supremo potere di sciogliere in certi casi un matrimonio valido. \u00c8 il caso della dispensa del matrimonio rato e non consumato.<\/p><p>MERLIN UMBERTO. E allora che matrimonio \u00e8?<\/p><p>CALAMANDREI. La consumazione nel diritto civile non \u00e8 un elemento indispensabile per la celebrazione del matrimonio valido. Ma la differenza tra matrimonio civile e matrimonio religioso \u00e8 questa: se due sposi vanno davanti al sindaco e dicono il fatale \u00abs\u00ec\u00bb e si firma l\u2019atto di matrimonio, poi escono dal municipio e uno degli sposi si pente di quel che ha detto un istante prima, non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 modo, una volta redatto l\u2019atto di matrimonio, di tornare indietro; mentre se \u00e8 stato celebrato il matrimonio col rito cattolico, lo sposo che si pente, purch\u00e9 si penta in tempo, purch\u00e9 si penta&#8230; entro la giornata, potr\u00e0 dire: \u00abRato \u00e8, ma non l\u2019ho consumato!\u00bb e potr\u00e0 ottener la dispensa dal Pontefice. Si deve concludere dunque che il matrimonio civile \u00e8 molto pi\u00f9 resistente, molto meno annullabile, molto meno dissolubile del matrimonio canonico; anche perch\u00e9 c\u2019\u00e8 un\u2019altra forma di dispensa&#8230; (<em>Commenti <\/em>\u2013<em> Si ride<\/em>).<\/p><p>Io non capisco perch\u00e9 ve la prendete, quando ricordo semplicemente nozioni elementari di diritto canonico, che tutti conoscono. Mi pare strano che ricordare queste nozioni istituzionali, vi faccia perdere la calma o vi faccia ridere.<\/p><p>MERLIN UMBERTO. Non fa neanche ridere. Ma sono eccezioni rarissime, quindi lei non pu\u00f2 descriverle all\u2019Assemblea come regola. (<em>Commenti<\/em>).<\/p><p>CALAMANDREI. Dicevo che vi \u00e8 un altro caso di dispensa dal matrimonio rato e non consumato: il caso in cui uno degli sposi, prima della consumazione, e dopo che il matrimonio \u00e8 stato celebrato, entri in un ordine religioso e faccia professione solenne, ovvero pronunzi i voti nella Compagnia di Ges\u00f9. Questo basta a far s\u00ec che il matrimonio rato, sebbene sia nato perfettamente valido e vitale, sia senz\u2019altro sciolto.<\/p><p>MERLIN UMBERTO. Ci vuole il consenso di tutti e due i coniugi.<\/p><p>CALAMANDREI. Non \u00e8 esatto. La dispensa si d\u00e0 anche a richiesta di uno degli sposi, Onorevole Merlin, \u00e8 inutile che noi intratteniamo l\u2019Assemblea su questi particolari: ne riparleremo, se crede, fuori di quest\u2019aula, e le far\u00f2 leggere i testi canonici che dimostrano il suo errore.<\/p><p>Vi \u00e8 poi il caso cosiddetto \u00abdell\u2019apostolo\u00bb ossia il privilegio Paolino. Qui non si ha il fenomeno patologico di un annullamento che serve in realt\u00e0 al pentimento degli sposi, e quindi, in realt\u00e0, in funzione di divorzio; ma il caso di un matrimonio valido, nato vivo e vitale, che ad un certo momento, sia pure dopo ventiquattr\u2019ore soltanto, ma spesso anche dopo molti anni, \u00e8 condannato a morte da un atto di scioglimento che \u00e8 un vero e proprio divorzio.<\/p><p>E allora, colleghi, se questo \u00e8 vero, e credo che sia vero perch\u00e9 sono tutte cose che ho letto su libri scritti da professori di diritto canonico, noi torniamo a questo punto essenziale: \u00e8 proprio vero che in Italia il matrimonio \u00e8 indissolubile? quello che \u00e8 scritto nell\u2019articolo 24 \u00e8 verit\u00e0 o \u00e8 bugia?<\/p><p>Non \u00e8 verit\u00e0. \u00c8 vero al contrario questo: che per tutti i tipi di matrimonio, sia quello puramente civile, sia quello canonico l\u2019annullamento fa molte volte le veci del divorzio. I medici dicono che nell\u2019organismo umano quando si toglie un organo la funzione di quell\u2019organo pu\u00f2 essere assunta in forma vicariante da un altro organo che assume una funzione necessaria perch\u00e9 l\u2019organismo viva. Qualcosa di simile succede nella pratica matrimoniale. Il divorzio non c\u2019\u00e8, ma si \u00e8 trovato il modo di far servire l\u2019annullamento allo scopo del divorzio.<\/p><p>Allora si potrebbe dire: se tu sei fautore del divorzio, di che ti lamenti? Approviamo l\u2019articolo 24 che dice che il matrimonio \u00e8 indissolubile, mentre in realt\u00e0 non lo \u00e8. Si seguiter\u00e0 allora con l\u2019annullamento in funzione del divorzio, e saranno tutti contenti, quelli che vogliono il divorzio e quelli che non lo vogliono: i primi perch\u00e9 troveranno il modo di ottenerlo in pratica, i secondi perch\u00e9 saranno contenti di leggere la formula dell\u2019indissolubilit\u00e0 nella Carta costituzionale.<\/p><p>Ma questo non \u00e8 un ragionamento da farsi davanti ad un articolo di Costituzione.<\/p><p>Perch\u00e9 \u2013 io ritorno a quella mia aspirazione, un po\u2019 ingenua, nella quale continuo a credere \u2013 noi vogliamo la lealt\u00e0, la chiarezza, la sincerit\u00e0 negli articoli della nostra Costituzione.<\/p><p>Ora, questa indissolubilit\u00e0 del matrimonio, quale \u00e8 consacrata nell\u2019articolo 24, se deve rispondere a come questa indissolubilit\u00e0 funziona nella realt\u00e0, in realt\u00e0 porta a questa conseguenza: che l\u2019annullamento del matrimonio funziona come divorzio per certe classi sociali; che, in realt\u00e0, il divorzio c\u2019\u00e8 in Italia per i ricchi e non per i poveri. (<em>Approvazioni a sinistra<\/em>).<\/p><p>Perch\u00e9, onorevoli colleghi, per riuscire ad ottenere che, attraverso l\u2019annullamento con queste sottigliezze, si arrivi allo scopo del divorzio, occorre una procedura lunga, costosa; occorre l\u2019assistenza di avvocati specialisti, i quali hanno tariffe assai alte.<\/p><p>Quando gli sposi siano in condizioni finanziarie da poter dare a questi avvocati quanto occorre per montare la manovra procedurale che fa apparire esistente il motivo di nullit\u00e0, anche quando non c\u2019\u00e8, all\u2019annullamento quasi sempre si arriva. I poveri questo non possono farlo. (<em>Interruzioni al centro<\/em>).<\/p><p>DOSSETTI. La statistica dimostra che la maggior parte di queste cause sono fatte col gratuito patrocinio.<\/p><p>CALAMANDREI. Soprattutto vorrei che mi intendessero gli amici comunisti.<\/p><p>Allora, pu\u00f2 accadere quello che oggi accade in tutte le parti d\u2019Italia.<\/p><p>Torna il prigioniero, dopo cinque o sei anni di assenza; trova la famiglia cresciuta, magari con figli di diverso colore. Niente da fare per lui. Per lui c\u2019\u00e8 soltanto la possibilit\u00e0 della separazione coniugale, ma il vincolo matrimoniale resta. La possibilit\u00e0 di rifarsi una famiglia, di avere una compagna fedele, di ricostruirsi la vita per lui non c\u2019\u00e8; perch\u00e9 \u00e8 povero, perch\u00e9 non gli viene neanche in mente di potersi rivolgere a quel meccanismo cos\u00ec complicato, a queste idee di impotenza relativa o di riserve mentali che possono esser proprie solo di persone raffinate. Per lui il divorzio non c\u2019\u00e8: questo divorzio, in realt\u00e0, c\u2019\u00e8 solo per i ricchi.<\/p><p>Senonch\u00e9 \u2013 signor Presidente mi avvio alla fine \u2013 qualcuno potrebbe dire: l\u2019intento dell\u2019articolo 24 non \u00e8 un intento descrittivo, no. Le cose non vanno bene; credo che anche voi colleghi democristiani lo riconosciate; almeno nell\u2019andazzo dei divorzi ungheresi o negli annullamenti sanmarinesi c\u2019\u00e8 qualcosa che non va. Almeno su questo punto spero che anche lei, onorevole Merlin, consentir\u00e0.<\/p><p>MERLIN UMBERTO. Io nego la delibazione e l\u2019approvazione in Italia a quei divorzi.<\/p><p>CALAMANDREI. Lei la nega, ma le Corti d\u2019appello la concedono, e la devono concedere perch\u00e9 c\u2019\u00e8 un trattato. Ma il vero scopo dell\u2019articolo 24 \u00e8 uno scopo assicurativo. L\u2019articolo 24 \u2013 ce ne sono diversi in questa Costituzione di articoli di questa natura \u2013 \u00e8 una specie di polizza di assicurazione; c\u2019\u00e8 l\u2019impegno che lo Stato mai introdurr\u00e0 il divorzio nell\u2019avvenire.<\/p><p>Ora, io francamente ho l\u2019impressione, e lo dico con tutta modestia, che gli amici democristiani con il proporre questo articolo 24, abbiano un pochino, come dire, esagerato. Esagerato perch\u00e9, io capisco che questo articolo potesse essere proposto prima dell\u2019approvazione dell\u2019articolo 7; ma ora che l\u2019articolo 7 \u00e8 stato felicemente approvato mi pare che questo articolo 24 sia un fuori d\u2019opera.<\/p><p>L\u2019onorevole Merlin, nel discorso che fece ieri l\u2019altro, se ho letto esattamente, disse in sostanza: bisogna approvare l\u2019articolo 24 per coerenza, perch\u00e9 chi ha approvato l\u2019articolo 7 deve per coerenza approvare l\u2019articolo 24. Coloro che hanno gi\u00e0 votato l\u2019articolo 7 non darebbero quindi prova di coerenza se votassero a favore del divorzio, ossia se non votassero l\u2019articolo 24.<\/p><p>Ora, la coerenza ciascuno se la regola per conto suo; ma, io dico: gli amici democristiani hanno avuto la gioia di vedere approvato trionfalmente l\u2019articolo 7, hanno avuto anche la gioia di vedere al momento della votazione una conversione in massa di tutto un settore, ed io penso che per i credenti l\u2019assistere alle conversioni debba essere una grande gioia (<em>Si ride<\/em>); quindi, che cosa vogliono di pi\u00f9?<\/p><p><em>Una voce a destra<\/em>. Che si converta anche lei.<\/p><p>CALAMANDREI. Ed allora cerchiamo di renderci conto di quello che \u00e8 il vero scopo di questo articolo 24: questo articolo 24 riguarda il matrimonio puramente civile; perch\u00e9 la indissolubilit\u00e0 del matrimonio voi l\u2019avete gi\u00e0 garantita con l\u2019approvazione dell\u2019articolo 7, articolo 7 che ha inserito nella Costituzione i Patti lateranensi, in cui c\u2019\u00e8 l\u2019articolo 34 del Concordato che d\u00e0 al matrimonio il regime del diritto canonico, in cui c\u2019\u00e8 anche la indissolubilit\u00e0 della grandissima maggioranza \u2013 il 99 per cento forse \u2013 dei matrimoni che sono quelli celebrati in Italia con il rito cattolico; assicura l\u2019indissolubilit\u00e0 e non ci sarebbe bisogno di quest\u2019altra forma di assicurazione che voi volete con l\u2019articolo 24. Con l\u2019articolo 24 voi cercate la sicurezza che lo Stato s\u2019impegni in avvenire a non introdurre il divorzio neanche in quella piccolissima percentuale di matrimoni civili (forse l\u2019uno per cento) che resta fuori del diritto matrimoniale consacrato dagli Accordi lateranensi.<\/p><p>Qui ci sarebbe intanto da fare questa domanda: questo matrimonio puramente civile, del quale l\u2019articolo 24 vuole assicurare la indissolubilit\u00e0, quale valore ha di fronte alla Chiesa? Evidentemente voi, con questo articolo 24, volete introdurre una disposizione che vada sempre pi\u00f9 incontro ai desideri della Chiesa in materia matrimoniale; ma la Chiesa il matrimonio puramente civile come lo tratta? Questo matrimonio puramente civile che ci si vorrebbe imporre anche per l\u2019avvenire di rendere indissolubile, la Chiesa, anche quando si sar\u00e0 dichiarato indissolubile, lo considera forse tale? Nossignori. La Chiesa non solo lo considera in certi casi dissolubile, ma, a suo arbitrio, inesistente, insignificante. Perch\u00e9? Perch\u00e9, dopo il Concordato, furono emanate dalla Sacra Congregazione della disciplina dei Sacramenti, in data 1\u00b0 luglio 1929, le \u00abIstruzioni agli Ordinari d\u2019Italia circa l\u2019esecuzione dell\u2019articolo 34 del Concordato\u00bb, l\u2019articolo 18 delle quali fa questa ipotesi: che, al momento di celebrare un matrimonio cattolico, sia fatta opposizione perch\u00e9 gli sposi sono gi\u00e0 coniugati da matrimonio civile, nel qual caso non c\u2019\u00e8 bisogno di una ulteriore trascrizione che dia effetti civili al matrimonio religioso, perch\u00e9 gli effetti civili ci sono gi\u00e0 prima; ma lo stesso articolo, nel capoverso, fa, poi, una altra ipotesi:<\/p><p>\u00abQualora, \u2013 leggo testualmente \u2013 l\u2019opposizione sia fatta a causa di un precedente matrimonio civile contratto da uno degli sposi con altra persona, il parroco deferir\u00e0 il caso all\u2019Ordinario. Se questi creder\u00e0 di permettere il matrimonio religioso, detto matrimonio non si potr\u00e0 trascrivere agli effetti civili e diventa perci\u00f2 inutile ogni denuncia\u00bb.<\/p><p>Il che significa che la Chiesa, non solo in certi casi considera il matrimonio puramente civile dissolubile, ma lo considera inesistente, tanto da poter permettere, anche se c\u2019\u00e8 gi\u00e0 un matrimonio civile, che uno degli sposi gi\u00e0 coniugato civilmente sposi religiosamente un\u2019altra persona.<\/p><p>E allora, se questo \u00e8 il trattamento che la Chiesa fa al matrimonio puramente civile, voi, per reciprocit\u00e0 alla Chiesa, vi volete impegnare, di fronte a questo matrimonio \u2013 che la Chiesa considera inesistente \u2013 a renderlo, per fare omaggio alla Chiesa, indissolubile? (<em>Commenti al centro<\/em>).<\/p><p>Egregi colleghi \u2013 e con questo io finisco \u2013 voglio, non dico rivelarvi, ma ricordarvi un fatto che forse non tutti ricordate.<\/p><p>Questo articolo 24, che rinasce cos\u00ec in questa forma, in realt\u00e0, \u00e8 un\u2019appendice del Concordato, \u00e8 una postilla del Concordato, perch\u00e9 nel 1929 \u2013 durante le trattative che precedettero i Patti lateranensi \u2013 in un primo progetto di Concordato, quello che fu poi l\u2019articolo 34 aveva una formulazione diversa, molto pi\u00f9 ampia: era l\u2019articolo 44 e si trova riportato per intero nella sua formulazione originaria in un altro libro dello stesso Jemolo sul matrimonio nella legislazione civile, pagine 196 e 197. L\u2019articolo 44, allora, aveva un ultimo comma, che rappresentava una proposta e una richiesta della Santa Sede, in questi termini:<\/p><p>\u00abIn qualsiasi disposizione concernente il matrimonio, lo Stato si impegna a mantenere illeso il principio dell\u2019indissolubilit\u00e0\u00bb.<\/p><p>Orbene, il Governo che allora reggeva l\u2019Italia, e che per la stessa struttura dello Stato autoritario non dava importanza alla difesa della libert\u00e0 di coscienza, questo Governo che fu cos\u00ec ben disposto, nel Trattato e nel Concordato, a cedere di fronte alle richieste pi\u00f9 spinte della Chiesa, anche su punti che uno Stato democratico avrebbe difesi, di fronte a questa richiesta dell\u2019ultimo comma dell\u2019articolo 44, il Governo di allora disse: \u00abQuesto impegno (che dovrebbe riguardare soltanto la legislazione civile, non il matrimonio cattolico, ma il matrimonio puramente civile, che rappresenter\u00e0, s\u00ec e no, l\u2019uno per cento) questo impegno io non intendo assumerlo, perch\u00e9 sarebbe una menomazione troppo grave, troppo penetrante, troppo profonda, della sovranit\u00e0 dello Stato italiano\u00bb.<\/p><p>Ora, onorevoli colleghi, io mi domando se questa menomazione di sovranit\u00e0, che il Governo fascista non consent\u00ec, possa essere proprio la Repubblica democratica italiana a consentirla.<\/p><p>Amici democratici cristiani, io credo di no, e ritengo che questa volta crederanno di no anche i comunisti. (<em>Vivi <\/em><em>applausi a sinistra <\/em>\u2013<em> Molte congratulazioni<\/em>).<\/p><p>PRESIDENTE. \u00c8 iscritto a parlare l\u2019onorevole Binni. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>BINNI. Onorevoli colleghi, il mio intervento, fatto evidentemente non come giurista, quale io non sono, ma dal punto di vista di un uomo di cultura, si limita solamente a discutere rapidamente il problema trattato negli articoli 27 e 28, cio\u00e8 il problema della scuola, problema di tanta seriet\u00e0 e di tanta importanza che, giustamente, in un recente suo articolo, Guido De Ruggiero poteva scrivere che gli italiani non potranno dire di aver iniziato la loro ricostruzione nazionale se non avranno posto questo problema in primo piano, se non tenteranno di risolverlo coerentemente.<\/p><p>Due grandi princip\u00ee vengono affermati nei due articoli 27 e 28; e se anche la loro formulazione pu\u00f2 essere in qualche modo emendata o trovata forse generica e un po\u2019 retorica, questi due grandi princip\u00ee, cio\u00e8 la libert\u00e0 d\u2019insegnamento e la possibilit\u00e0 per tutti di entrare in qualsiasi grado della scuola, evidentemente corrispondono al punto storico della nostra societ\u00e0, corrispondono alle esigenze interne del mondo moderno, corrispondono alle esigenze cio\u00e8 di portare il maggior numero di persone al possesso dell\u2019istruzione, della tecnica ed alla consapevolezza conseguente di questo possesso; fare cio\u00e8 quello sforzo di profondit\u00e0 e di vastit\u00e0 che, secondo uno scrittore francese, il socialista Malraux, \u00e8 appunto il dramma e l\u2019esigenza del mondo moderno; dare al numero maggiore possibile di persone il possesso di cognizioni, ma insieme dare ad esse la possibilit\u00e0 e la consapevolezza della loro destinazione umana.<\/p><p>Evidentemente, sul principio dell\u2019afflusso di forze nuove, di forze fresche, di forze popolari nella scuola credo che il consenso sar\u00e0 facilmente ottenuto da parte di tutti, anche perch\u00e9 si potrebbe dire con qualche malignit\u00e0 che forse, anche quelli i quali non ammettono questo ingresso delle masse, delle moltitudini sul terreno della cultura e della scuola, non avrebbero certamente il coraggio di esprimersi diversamente. Su questo principio sarebbe facile evidentemente per un socialista fare della demagogia, fare della retorica; ma in questo caso ogni demagogia, ogni retorica \u00e8 annullata dalla realt\u00e0 stessa dei fatti, dalla necessit\u00e0 che il nostro Paese ha in questo momento di rinsanguare in ogni modo la sua stanca classe dirigente. Credo perci\u00f2 che su questo punto non occorra spendere parole eccessive. Tutti sentiamo egualmente questo problema che non \u00e8 soltanto un problema di giustizia sociale, ma, come gi\u00e0 un oratore precedente, mi pare l\u2019onorevole Giua, ha detto \u00e8 un problema di utilit\u00e0 nazionale, \u00e8 un bene di tutti quanti.<\/p><p>Molto pi\u00f9 delicato invece \u00e8 il principio che afferma la libert\u00e0 d\u2019insegnamento; molto delicato, anche, perch\u00e9 questo afflusso che noi desideriamo e vogliamo di forze fresche, questo criterio unico del merito che noi vorremmo garantito nella Costituzione con la pi\u00f9 energica sottolineatura (e perci\u00f2 nell\u2019emendamento all\u2019articolo 28 sosterremo che si debba dire \u00absolo i capaci, i meritevoli anche se sprovvisti di mezzi, ecc.\u00bb), porta con s\u00e9 una particolare delicatezza nel creare le condizioni adatte nella scuola per raccogliere queste nuove forze che vi entrano. Questo punto della libert\u00e0 d\u2019insegnamento \u00e8 uno di quei punti e di quei princip\u00ee in cui la grande parola \u00ablibert\u00e0\u00bb \u00e8 suscettibile di troppe diverse determinazioni. Pu\u00f2 essere qualche volta perfino, come si dice in certi stili, <em>nisi mendacium<\/em>, non altro che menzogna, pu\u00f2 essere un tranello, pu\u00f2 essere pericoloso tranello. Evidentemente proprio su questo punto si pu\u00f2 spiegare il contrasto e vorremmo dire che non ci si dolga se, in casi di tanta importanza, si verr\u00e0 a svolgere un contrasto nei suoi veri termini, specialmente di fronte ad una societ\u00e0 come quella italiana, in cui troppo spesso l\u2019uso tendenzioso e antitetico delle stesse parole ha generato una strana confusione.<\/p><p>Molti equivoci, sono sorti intorno a questa parola e particolarmente intorno a questo principio della libert\u00e0 d\u2019insegnamento. Il mio intervento vorrebbe avere l\u2019effetto di sgomberare possibili equivoci da parte nostra. E, poich\u00e9 io credo di parlare non solo per me e per il Gruppo che rappresento, ma Anche per le sinistre in genere, e per tutte quelle forze democratiche di origine schiettamente e profondamente liberale che si trovano in questa Assemblea, penso che in questo caso noi tutti almeno, vogliamo sgomberare da possibili equivoci questo principio: e con ci\u00f2 renderemo pi\u00f9 facile anche il combattimento, anche la battaglia che certamente avverr\u00e0 su questo punto. Infatti, quando si parla di libert\u00e0 di insegnamento, da parte di alcuni si vuole arrivare a conseguenze che noi non possiamo accettare e che sono in contrasto con lo stesso principio. Voglio chiarire che si comincia a dire da parte di alcuni che se c\u2019\u00e8 una scuola libera, che se c\u2019\u00e8 libert\u00e0 della scuola, su questa strada si incontra come ostacolo la scuola di Stato, la scuola che alcuni dicono monopolistica, secondo alcuni perfino si arriverebbe ad una equazione del tutto inaccettabile fra scuola libera e scuola privata. E questo io trovo proprio in una pubblicazione recente di un cattolico, Dante Fossati, che dice: \u00abNon parliamo pi\u00f9 di scuola pubblica e scuola privata; parliamo di scuola di Stato e scuola libera\u00bb.<\/p><p>Vedete dunque, onorevoli colleghi, a quale punto di contradizione si pu\u00f2 arrivare: a negare il carattere di scuola libera proprio a quella scuola che, secondo me e secondo molti altri e, perfino, secondo alcuni colleghi democristiani, \u00e8 invece la scuola veramente e, in senso superiore, unicamente libera. La scuola in cui tutti quanti senza tessera e senza certificato di fede possono entrare; la scuola in cui il merito dei discenti e dei docenti \u00e8 misurato soltanto dalla loro buona fede e dalle loro capacit\u00e0; la scuola per cui gi\u00e0 un grande socialista, della cui democrazia nessuno dubita, cio\u00e8 Turati, diceva che in senso pi\u00f9 stretto di libert\u00e0 della scuola, di scuola libera si pu\u00f2 parlare solo nella scuola di Stato, \u00abcampo aperto a tutte le concezioni della vita, onde il dovere assoluto del rispetto incondizionato della libert\u00e0 di coscienza\u00bb. E un altro scrittore socialista, Rodolfo Mondolfo, rivolgeva un invito che noi qui vorremmo ripetere e rivolgere a tutti i colleghi di qualsiasi partito e di qualsiasi fede; egli rivolgeva l\u2019invito di non considerare mai le giovani coscienze, quasi come \u2013 diceva lui con una frase un po\u2019 forte \u2013 colonie di sfruttamento; di rispettare profondamente in loro la possibilit\u00e0 appunto di questa libera formazione che si pu\u00f2 trovare solo nella scuola di Stato.<\/p><p>N\u00e9 occorre fare lunghe disquisizioni su questo; \u00e8 la nostra esperienza che parla a favore della scuola di Stato; \u00e8 il fatto che tutti, io credo, o quasi tutti noi siamo insieme cresciuti in questa scuola di Stato, eppure siamo diventati in casi diversi, cattolici, e buoni cattolici; socialisti, e buoni socialisti; comunisti, e buoni comunisti.<\/p><p>Ma che cosa abbiamo trovato in quella scuola \u2013 anche se molti di noi l\u2019hanno frequentata nel suo periodo pi\u00f9 triste \u2013 che cosa abbiamo trovato che ce la fa sentire cos\u00ec cara e cos\u00ec unicamente libera? Abbiamo trovato l\u00ec dei professori che potevano portare voci diverse, e gli scolari venivano educati secondo i meriti, la capacit\u00e0, la buona fede. Si pu\u00f2 dire che una simile garanzia di libert\u00e0, di libera formazione, venga data dalla scuola privata? Io non credo. Tutti sappiamo bene che ci sono scuole private e scuole private. Ci sono scuole private di origine commerciale, di origine di guadagno, scuole private in cui il limite pi\u00f9 evidente, pi\u00f9 serio, pi\u00f9 immediato \u00e8 appunto questo: che non \u00e8 tanto uno scopo educativo che esse si propongono, quanto piuttosto uno scopo di guadagno, uno scopo di iniziativa industriale. E in verit\u00e0 per queste scuole, se noi ammettiamo che ci siano a volte delle persone che le creano con uno scopo pi\u00f9 alto, dobbiamo dire che l\u00ec non si tratter\u00e0 tanto di una preoccupazione educativa, di libera formazione, quanto piuttosto di una preparazione utilitaristica, di una preparazione in vista di esami, di una preparazione per rendere pi\u00f9 facile il conseguimento di certi diplomi e, diciamolo pure, per istruire gli scolari nelle gherminelle pi\u00f9 astute per poter poi frodare gli esaminatori, per conseguire un diploma.<\/p><p>Non \u00e8 per questa scuola certamente che noi possiamo scaldarci, non \u00e8 per questa scuola di iniziativa privata, che gli zelatori della libert\u00e0 della scuola nella sua forma pi\u00f9 ampia possono sentir battere il loro cuore.<\/p><p>Ma c\u2019\u00e8 un altro tipo di scuola privata, che \u00e8 la scuola di parte o la scuola confessionale. E questi due termini, io li uso in questo momento senza particolari riferimenti, perch\u00e9 evidentemente \u00e8 di parte anche una scuola che dipenda da autorit\u00e0 religiose, come \u00e8 confessionale anche una scuola che dipendesse da un partito: sono, direi cos\u00ec, confessionali o di parte nel senso pi\u00f9 vasto della parola, in quanto esse non mirano a formare una persona completamente libera e cosciente della dignit\u00e0 di tutte le varie verit\u00e0, ma mirano piuttosto a formarla secondo un modello prefissato, secondo un figurino; e noi uomini moderni soprattutto lottiamo proprio contro i modelli, proprio contro i figurini; lottiamo per uomini che siano coscienze aperte ed animi liberi, credendo fermamente che sar\u00e0 un miglior cattolico, o un miglior socialista, o un miglior comunista colui che, nella sua infanzia e nella sua giovent\u00f9, avr\u00e0 avuto questa educazione pi\u00f9 larga che non piuttosto colui che sar\u00e0 stato nella sua infanzia e nella sua giovent\u00f9 come una monade chiusa ed ostile.<\/p><p>Noi, in omaggio ad un principio pi\u00f9 vasto e formale, possiamo ammettere ed ammettiamo che alcuni individui desiderino una formazione chiusa (noi la qualifichiamo cos\u00ec). Possiamo ammettere un\u2019aspirazione, cio\u00e8 che \u00e8 per noi sostanzialmente illiberale, ma non possiamo ammettere che la forza di queste scuole di parte possa ad un certo punto diminuire l\u2019efficienza o addirittura far decadere completamente la scuola di Stato, la scuola libera e capace di realizzare una libera formazione.<\/p><p>\u00c8 su questo punto che, senza equivoci e con lealt\u00e0, e rendendo omaggio ai nostri avversari proprio in quanto consideriamo che essi sanno quello che vogliono, come noi sappiamo quello che vogliamo, \u00e8 su questo punto che noi sosterremo la nostra battaglia, perch\u00e9 sull\u2019equivoco della libert\u00e0 dell\u2019insegnamento non si venga a negare la vera libert\u00e0 della scuola e la vera libera formazione delle coscienze.<\/p><p>\u00c8 su questo punto che io vorrei dire \u2013 e lo dico specialmente rispetto ai democristiani, per quanto possa dispiacermi che sempre dalla sinistra ci si debba rivolgere proprio ai democristiani \u2013 che in sostanza questa scuola di parte viene ad insidiare, viene a limitare la scuola pubblica; che questa scuola di parte sta dando in questo momento un assalto sfrenato alla scuola dello Stato.<\/p><p>Essa \u00e8 soprattutto, infatti, la scuola di una parte, la scuola di una confessione. Non ci si venga a dire che noi, dicendo ci\u00f2, mostriamo di essere degli adoratori dello Stato, che in noi c\u2019\u00e8 una sfrenata statolatria; non ci si venga a dire che noi ci contrapponiamo alla tesi liberale, mettendo in contrasto il principio liberale con il nostro pensiero, perch\u00e9, secondo noi, invece la tesi liberale pi\u00f9 genuina \u00e8 proprio per la scuola di Stato.<\/p><p>E qui ci conforta non solo l\u2019esperienza nostra storica, non solo l\u2019esperienza della scuola italiana, ma ci confortano altres\u00ec le dichiarazioni che abbiamo fatto sopra. Non si tratta di un\u2019esigenza liberale contro gli adoratori dello Stato, ma, se mai, si tratta di utilizzazione della tesi liberale che viene fatta, per uno scopo che \u00e8 tutt\u2019altro che liberale, da parte di una confessione che per lo meno trae le sue origini da dottrine che non hanno alcuna comunanza con la dottrina liberale, dottrina squisitamente e profondamente nata dal pensiero moderno.<\/p><p>Possiamo dire a questo proposito, quando si fa questa contrapposizione, che si dovrebbe piuttosto pensare non ad un contrasto fra coloro che adorano lo Stato \u2013 che saremmo noi della sinistra \u2013 e coloro che adorano la libert\u00e0: ma dovremmo piuttosto riferirci all\u2019immagine di coloro che adorano il monopolio e lo cercano per la strada della libera concorrenza.<\/p><p>Questo criterio \u00e8 un criterio assai utile per distinguere quelli che sono profondamente liberali e democratici da coloro che liberali e democratici non sono.<\/p><p>Quando un partito, quando una confessione, ha dimostrato in altri tempi e condizioni \u2013 e lo pu\u00f2 dimostrare tuttora \u2013 di essere pronto ad esercitare un monopolio o viceversa ricorre alla libera concorrenza quando non pu\u00f2 esercitare questo monopolio, \u00e8 evidente che la seconda linea, quella della libera concorrenza \u00e8 puramente sussidiaria, \u00e8 una linea di ripiego tattico.<\/p><p>Quando noi pensiamo a questa tesi della libert\u00e0 di insegnamento nel suo equivoco di libert\u00e0 per la scuola di parte, vediamo che questa \u00e8 una tesi che \u00e8 nata con l\u2019utilizzazione di idee liberali da parte della tesi cattolica. Non far\u00f2 una lunga dimostrazione storica. So gi\u00e0 che altri colleghi sono pronti per questo. So, ad esempio, che il collega Bernini, che ha dato prova di una particolare competenza in un suo recente libro sull\u2019argomento, parler\u00e0 su questo tema. Ma baster\u00e0 ricordare che la Chiesa cattolica, dopo avere largamente usufruito dei regimi assoluti in Francia, dopo l\u2019avvento di Luigi Filippo, nel 1831, non potendo pi\u00f9 sfruttare le posizioni di privilegio nel campo scolastico, ripieg\u00f2 su questa nuova linea con tale discordanza, che in quel periodo molti cattolici francesi rimasero sbandati e stupiti, tanto pi\u00f9 che in quello stesso periodo una enciclica di Gregorio XVI ribadiva la scomunica, la condanna di ogni tesi liberale. E questa tesi di origine liberale, ma sfruttata con scopi non liberali, coesisteva con le tesi di carattere assoluto in quegli Stati assoluti, come i principati italiani, in cui la Chiesa nello stesso periodo si guard\u00f2 bene dal fare campagne per la libert\u00e0 della scuola e dell\u2019insegnamento. E senza spingerci troppo in questo esame di carattere storico, vogliamo anche dire che quando da parte di polemisti cattolici si dice che quella \u00e8 la vera tesi della libert\u00e0, che li c\u2019\u00e8 la vera libert\u00e0 d\u2019insegnamento, noi vogliamo ricordare loro che questa libert\u00e0 dell\u2019insegnamento trova subito in campo cattolico un grosso e naturale limite che nasce dalla dottrina cattolica. Quando noi pensiamo ad alcuni testi autorizzati, a testi che abbiamo studiato in questi tempi o magari alle pubblicazioni della <em>Civilt\u00e0 Cattolica<\/em> o di <em>Vita e Pensiero<\/em> o di <em>Etudes<\/em>, quando noi leggiamo testi ufficiali come alcune encicliche papali, vediamo che da parte cattolica, mentre si proclama la libert\u00e0 d\u2019insegnamento, nello stesso tempo si porta una distinzione che viene a minare quella stessa libert\u00e0 tanto conclamata.<\/p><p>Si fa distinzione infatti fra verit\u00e0 ed errore. Il padre gesuita Barbera, in una sua notevole pubblicazione sulla <em>Civilt\u00e0 Cattolica<\/em>, nel 1919, disse: \u00abLibert\u00e0 per tutti naturalmente, per\u00f2 non possiamo ammettere, per esempio, una scuola anarchica\u00bb. E poi disse ancora: \u00abPerch\u00e9 tutto ci\u00f2? Perch\u00e9 la verit\u00e0 assoluta \u00e8 una sola, e solo ad essa in linea assoluta spetta di comparire nell\u2019insegnamento\u00bb.<\/p><p>E nell\u2019enciclica di Pio XI, gi\u00e0 citata questa mattina dal collega Preti, a proposito dell\u2019educazione cristiana della giovent\u00f9 (che fu emanata dal Papa quasi a commento del Concordato), si viene a dire che dal momento in cui Dio si \u00e8 rivelato nella religione cristiana, non vi pu\u00f2 essere nessuna perfetta educazione se non quella cattolica; e poi si precisa \u2013 usufruendo di due pericolosissime parole inserite nel Concordato, e che mediante l\u2019articolo 7 ci ritroveremo di nuovo davanti: \u00abfondamento e coronamento della educazione \u00e8 l\u2019insegnamento della dottrina cattolica\u00bb \u2013 che questo coronamento e fondamento si possono intendere sul serio solo se tutta l\u2019educazione viene saturata da princip\u00ee cattolici.<\/p><p>Non vi \u00e8 dunque possibilit\u00e0 di equivoci su questo punto; quando si fa distinzione fra verit\u00e0 ed errore, e per errore s\u2019intende inevitabilmente tutto ci\u00f2 che si scosta dalla precisa linea cattolica, evidentemente \u00e8 ben difficile proclamare poi la libert\u00e0 piena d\u2019insegnamento per tutti.<\/p><p>Sono dunque i colleghi democristiani che in qualche modo, e non so esattamente in quale forma, porteranno la loro discussione su questo punto, cercheranno di far prevalere la tesi della scuola libera nel senso della libert\u00e0 della scuola di parte. Se la libert\u00e0 della scuola di parte potesse avere il suo pieno sviluppo, porterebbe inevitabilmente alla distruzione della scuola libera, porterebbe all\u2019urto delle diverse concezioni, porterebbe, secondo noi, alla fine di ogni formazione veramente libera e veramente democratica. \u00c8 per questo che noi crediamo che la scuola di Stato vada difesa e che chi difende la scuola di Stato non fa opera di parte, ma fa gli interessi del Paese e gli interessi della democrazia.<\/p><p>Ed \u00e8 per questo anche che ci si preoccupa quando vediamo che da alcuni parti si chiede la parit\u00e0 tra scuola privata e scuola di Stato. Bisogna intenderci bene chiaramente su questa parit\u00e0. Noi abbiamo detto \u2013 e lo dimostreremo anche in sede di emendamento \u2013 che non neghiamo il principio della libert\u00e0 di insegnamento, non neghiamo affatto che, se alcuni cittadini lo desiderano, si facciano da loro una scuola di un certo tipo, una scuola di forma chiusa, ma noi non vogliamo che alla scuola di Stato vengano strappate concessioni che la metterebbero in condizioni di assoluta inferiorit\u00e0.<\/p><p>Quali sono i punti sui quali noi non possiamo cedere, i punti su cui noi siamo disposti a dare battaglia? Sono tre punti che sono stati portati questa mattina in discussione da altri colleghi.<\/p><p>Anzitutto lo Stato solo ha diritto di concedere diplomi, allo Stato compete il diritto degli esami. E su questo punto vorrei illuminare i colleghi, perch\u00e9 bisogna guardare che cosa si intende per esame di Stato, dato che questa precisa formula \u00abesami di Stato\u00bb comparve in quella carta della scuola, in quella carta Bottai che ha poi rovinato la scuola italiana, perch\u00e9 ha ridotto gli esami di Stato ad una triste burla, in quanto non \u00e8 pi\u00f9 una commissione governativa che esamina, non \u00e8 pi\u00f9 presso la scuola di Stato che si fanno gli esami, ma tutto si \u00e8 ridotto all\u2019invio nelle varie scuole di commissari che purtroppo, il pi\u00f9 delle volte, vengono anche facilmente influenzati dall\u2019ambiente in cui improvvisamente ed isolatamente vengono a trovarsi. Cos\u00ec ogni dignit\u00e0, ogni controllo \u00e8 tolto alla scuola italiana. Noi intendiamo invece gli esami di Stato nella loro forma originaria o in una forma che si possa studiare, ma che garantisca la dignit\u00e0 della scuola.<\/p><p>Ma, oltre agli esami, c\u2019\u00e8 un altro punto importante a cui noi teniamo. Compare \u2013 e non so come mai ci sia entrata \u2013 compare nel progetto della Costituzione, ad un certo punto, la parola estremamente equivoca di \u00abparificazione\u00bb. I colleghi sapranno che in Italia attualmente, oltre alle scuole governative, oltre alle scuole che non chiedono che una generica autorizzazione, ci sono le scuole pareggiate e quelle parificate. E vorrei far notare la grande differenza che c\u2019\u00e8 tra queste due forme: la forma pi\u00f9 seria, pi\u00f9 antica, la forma del pareggiamento, la forma che garantisce la dignit\u00e0 della scuola in quanto i suoi insegnanti provengono da concorsi, e la parificazione che \u00e8 un po\u2019 come un\u2019etichetta che viene posta su una bottiglia, convalidandone il contenuto senza conoscere di che contenuto si tratti. Ed \u00e8 di questo ultimo istituto che le scuole private si sono avvantaggiate dopo la carta Bottai, anche se il decreto di istituzione della parificazione risale al 1925. Ebbene, io vorrei far osservare che anche in questo caso chi ha approfittato, chi ha utilizzato soprattutto la parificazione sono state le scuole di parte, quelle uniche scuole di parte che possono esistere in Italia. Perch\u00e9 anche su questo punto bisogna ben chiarirci. Non ci si venga a dire che questa parit\u00e0 della scuola di parte pu\u00f2 interessare i comunisti, i socialisti o i repubblicani, perch\u00e9 noi sappiamo, e lo dicono i fatti, che in Italia, nelle nostre condizioni storiche, non c\u2019\u00e8 possibilit\u00e0 se non da parte cattolica di avere delle scuole confessionali.<\/p><p>Orbene le scuole confessionali sono quelle che pi\u00f9 hanno cercato di ottenere la parificazione. Le statistiche parlano. Mentre fra le scuole pareggiate quelle che dipendono da autorit\u00e0 religiose sono soltanto 12, e quelle dipendenti da enti morali sono 300, quando si passa al capitolo scuole parificate, in cui si contano 400 o 450 scuole dipendenti da enti morali, le parificate dipendenti da enti religiosi salgono a 1160. Il che permette di pensare che ci sia comunque una strana preferenza dell\u2019autorit\u00e0 religiosa per questa forma! Quando verremo alla proposta degli emendamenti, noi proporremo dunque che questa formula equivoca della parificazione sia esclusa, e che si adotti la formula pi\u00f9 seria del pareggiamento.<\/p><p>Un ultimo punto su cui non potremo non scontrarci con i rappresentanti della Democrazia cristiana \u00e8 la questione della concessione di sovvenzioni. Stamane ho sentito qualcuno di parte democristiana osservare: ma nessuno le chiede! Io sarei lietissimo che nessuno le chiedesse, ma temo che questa mia speranza non si realizzer\u00e0 (<em>Interruzioni<\/em>).<\/p><p>MORO. Non le abbiamo chieste e non le chiediamo!<\/p><p>BINNI. Naturalmente siamo abbastanza ben preparati per saper distinguere la forma pi\u00f9 rozza della domanda di queste sovvenzioni, la forma cio\u00e8 diretta della sovvenzione alla scuola, dalla forma pi\u00f9 elegante, per cui la sovvenzione \u00e8 data alle famiglie, agli scolari, o mediante la cosiddetta \u00abripartizione scolastica\u00bb. Ma noi terremo fermo che sovvenzioni a scuole private non si devono dare.<\/p><p>Noi non accetteremo, e credo di interpretare il pensiero di molti, non accetteremo la richiesta di alcuna sovvenzione a scuole private, perch\u00e9 queste sovvenzioni hanno l\u2019unico risultato di dare maggiore forza alle scuole private diminuendo l\u2019efficienza delle scuole di Stato.<\/p><p>Basta pensare, per ricordare l\u2019argomento pi\u00f9 umile, che molto spesso i fautori della scuola privata vengono a mettere in dubbio la forza della scuola pubblica, dicendo che la scuola pubblica gode di un piccolo bilancio, e che, quindi, \u00e8 molto bene, nell\u2019interesse nazionale, che la scuola privata possa integrarla nelle sue deficienze. Ma se la scuola di Stato, che ha gi\u00e0 tante difficolt\u00e0 e ha un cos\u00ec magro bilancio, dovesse spartire questo magro bilancio con le scuole private, decadrebbe anche dalla situazione in cui attualmente si trova a causa di tutte le concessioni che lo Stato delittuosamente ha fatto al momento della guerra e della carta Bottai.<\/p><p>Non possiamo ammettere questa ripartizione scolastica, perch\u00e9 nella situazione attuale \u2013 ed \u00e8 inutile riferirsi a condizioni di l\u00e0 da venire \u2013 noi sappiamo che di scuole confessionali non ci sono altro che le cattoliche, sicch\u00e9 la scuola statale se dovesse dividere il suo bilancio con esse finirebbe per essere liquidata del tutto a loro unico favore e non a favore della \u00ablibert\u00e0\u00bb.<\/p><p>\u00c8 perci\u00f2 che io credo nella possibilit\u00e0 di un contrasto e termino il mio intervento senza far troppi di quegli inviti, che abbondano in questa Assemblea, senza quegli allettamenti che secondo me qualche volta diminuiscono il rispetto dei nostri avversari.<\/p><p>Io, per\u00f2, devo dire due cose ancora ai colleghi democristiani.<\/p><p>Da una parte, che, in verit\u00e0, quando sento come ho sentito stamani nel corridoio l\u2019onorevole Colonnetti dire che anch\u2019egli ha voluto che i suoi figli andassero nella scuola pubblica e che per lui la maggior libert\u00e0 \u00e8 nella scuola pubblica, provo veramente enorme simpatia e gioia; sento che in questo caso potrei dirvi: colleghi democristiani, non rifiutate questo terreno comune, cos\u00ec importante per la democrazia italiana.<\/p><p>Vorrei dirvi che la scuola pubblica ci unisce e la scuola di parte ci divide.<\/p><p>Se penso ai miei figli ed ai figli di alcuni miei amici democristiani, non vorrei che essi fossero separati e desidererei che, come noi siamo stati educati insieme, cos\u00ec anche essi lo fossero.<\/p><p>Vorrei che non fosse rotta quella solidariet\u00e0, quell\u2019unit\u00e0, formatasi anche nell\u2019esperienza dura della lotta contro il tedesco oppressore, vorrei che non si venisse ad infrangere, perch\u00e9 c\u2019\u00e8 bisogno assoluto di questa comprensione democratica; la quale non si pu\u00f2 avere, se formiamo gli individui secondo un modello, secondo una linea, secondo un criterio inevitabile di parte.<\/p><p>Questo \u00e8 l\u2019unico invito, che facciamo non solo come uomini di scuola, ma come uomini di cultura, che tengono molto sinceramente alla democrazia.<\/p><p>D\u2019altra parte, voglio dire che, se la battaglia che potrebbe nascere nella Costituente dovesse andare fuori della Costituente e dovesse diffondersi nel Paese \u2013 come mi pare che si accenni, attraverso certi appelli, che pervengono anche a noi, attraverso certe pubblicazioni d\u2019un Fronte della famiglia, con tante firme, con milioni di firme (e direi, fra parentesi, che non mi pare di buon gusto portare qui dentro il peso di firme, che saranno certamente sincere, ma qualche volta sono del tutto ignare) \u2013 se questa battaglia dovesse uscire dalla Costituente, allora la combatteremmo, con la certezza di non essere stati noi a scatenarla.<\/p><p>Noi non portiamo un attacco, ma una difesa; non andiamo all\u2019assalto dell\u2019altrui posizione, ma vogliamo, difendere la posizione della libera formazione.<\/p><p>Su questo punto saremo irremovibili, e lo dico senza nessuna retorica ed astio, ma con la coscienza di non difendere una parte, bens\u00ec l\u2019unica possibilit\u00e0 di una formazione di persone aperte, capaci di una lotta democratica.<\/p><p>Senza questo, la nostra Nazione non pu\u00f2 risorgere e non potr\u00e0 gettare le premesse d\u2019una societ\u00e0 degna di questo nome, e rester\u00e0 invece, in quel ruvido mondo di rapporti ostili, e diffidenti, da cui dobbiamo al pi\u00f9 presto liberarci. (<em>Applausi a sinistra <\/em>\u2013 <em>Congratulazioni<\/em>).<\/p><p>PRESIDENTE. \u00c8 iscritto a parlare l\u2019onorevole Bosco Lucarelli. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>BOSCO LUCARELLI. Onorevole signor Presidente, onorevoli colleghi, penso che nel progetto di Costituzione, dopo avere affermato i diritti della personalit\u00e0 umana, bene sia stato affermare i diritti fondamentali della famiglia.<\/p><p>Come da questa e da altra parte della Assemblea si \u00e8 ricordato, la famiglia \u00e8 una societ\u00e0 originaria fondamentale che ha preceduto lo Stato, ed ha una sfera di diritti propri inalienabili, che lo Stato non crea, ma che deve riconoscere e garantire.<\/p><p>Come una legge regge il mondo fisico, cos\u00ec una legge eterna, scritta nel cuore di tutti gli uomini, governa il mondo morale, e da questa legge l\u2019individuo e la famiglia traggono il fondamento dei loro diritti.<\/p><p>Si sono sollevati dall\u2019onorevole Orlando e da altri dei dubbi circa l\u2019interpretazione della parola \u00abnaturale\u00bb nell\u2019articolo 23: evidentemente essa vuol significare \u00abdi diritto naturale\u00bb, e potrebbe essere sostituita dalla parola \u00aboriginaria\u00bb per maggior chiarezza.<\/p><p>Tra i diritti fondamentali della famiglia vi sono quelli della propria unit\u00e0 ed integrit\u00e0; della indissolubilit\u00e0 del vincolo matrimoniale; del potere acquistare attraverso il lavoro ed il risparmio un patrimonio proprio; della educazione della prole.<\/p><p>L\u2019unit\u00e0 della famiglia si manifesta attraverso la mutua assistenza e la integrazione delle varie specifiche funzioni ed attivit\u00e0 dei suoi componenti.<\/p><p>La prima parte dell\u2019articolo 24, che sancisce l\u2019uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, anche a noi sembra poco esatta. Le osservazioni degli onorevoli Crispo e Calamandrei ci sembrano giuste. La famiglia \u00e8 un organismo che richiede una gerarchia. Il che nulla toglie alla posizione della donna nella famiglia, che non pu\u00f2 essere d\u2019inferiorit\u00e0, essendo essa la sposa e la madre.<\/p><p>Certamente, come ha osservato la collega Spano, fondamento del matrimonio \u00e8 l\u2019amore e non deve essere l\u2019idea di una sistemazione materiale ed economica, che deve spingere la donna al matrimonio. Ma non comprendiamo come si mostri contraria al salario familiare, perch\u00e9 contradirrebbe all\u2019uguaglianza dei diritti dei coniugi. Certamente fra i coniugi vi \u00e8 una diversit\u00e0 di funzioni: la donna deve nella casa attendere ai doveri della maternit\u00e0, ed il marito deve poter guadagnare quanto basta all\u2019intera famiglia.<\/p><p>La famiglia ha poi il diritto alla indissolubilit\u00e0 del vincolo matrimoniale.<\/p><p>Per i cattolici, che sono la maggioranza del popolo italiano, il quale quasi totalitariamente celebra il matrimonio col rito religioso, il vincolo matrimoniale lega i coniugi per tutta la vita, ed \u00e8 un sacramento.<\/p><p>Ma anche a prescindere dal fattore religioso e volendosi mettere sul terreno di moralit\u00e0 puramente naturale, che obbliga tutti, per le ragioni esposte dall\u2019onorevole Badini Confalonieri, noi dobbiamo ugualmente affermare l\u2019indissolubilit\u00e0 del matrimonio.<\/p><p>Se il matrimonio non \u00e8 un contratto, ma un vincolo di comunione di vita, se il suo scopo non \u00e8 lo sfogo di una passione, se non \u00e8 il fatto materiale di una unione passeggera ai fini della procreazione, ma \u00e8 l\u2019unione intima di due cuori e di due anime, che legano insieme le loro vite, s\u00ec da formare un\u2019anima sola ed un cuore solo, se scopo precipuo del matrimonio \u00e8 la prole, alla cui formazione ed educazione i genitori debbono dedicarsi, se i genitori si perpetuano attraverso i figli, non vi \u00e8 chi non vegga che la stabilit\u00e0 \u00e8 e deve essere il fondamento della famiglia.<\/p><p>I popoli che hanno voluto infrangere l\u2019indissolubilit\u00e0 del vincolo matrimoniale veggono vuote le culle ed arrestate le nascite, e chiedono ad altri popoli le braccia lavoratrici necessarie alla rinascita ed alla ricostruzione del paese.<\/p><p>E quando la famiglia si spezzasse col divorzio in due o pi\u00f9 tronconi, che ne sarebbe dei figli?<\/p><p>La casistica dei casi di nullit\u00e0 e di annullabilit\u00e0 del matrimonio e di eventuali errori od abusi prospettati dall\u2019onorevole Calamandrei nulla prova.<\/p><p>N\u00e9 casi pietosi, molti o pochi che siano, di matrimoni infelici possono indurre a rendere possibile la distruzione di un vincolo, che \u00e8 la base necessaria di una ordinata vita civile e sociale.<\/p><p>Necessario corollario della unit\u00e0 e della integrit\u00e0 della famiglia \u00e8 che ai nati fuori della famiglia non possa concedersi parit\u00e0 di diritti con la prole legittima.<\/p><p>Pur tuttavia un adeguato stato giuridico bisogna pure ad essi dare, ma non di parit\u00e0 con i figli legittimi, e bisogner\u00e0 che lo determini la legge.<\/p><p>La legislazione sugli esposti e sugli illegittimi va rivista.<\/p><p>Sono favorevole alla ricerca della paternit\u00e0 secondo il progetto Meda, con tutti i necessari accorgimenti e le precauzioni che la delicata materia richiede.<\/p><p>Ritengo che vada riesaminata la facolt\u00e0 di non dichiarare allo stato civile il nome della madre dei nati illegittimi.<\/p><p>Se bisogna evitare gli arresti della maternit\u00e0 (e noi condanniamo anche l\u2019aborto legale), gli infanticidi, l\u2019abbandono di neonati, bisogna pur evitare che tanti bimbi ignorino il nome sacro di \u00abmamma\u00bb.<\/p><p>Abbiamo ricordato che la prole \u00e8 il fine precipuo del matrimonio, ed i genitori debbono provvedere non solo al sostentamento materiale, ma anche ai bisogni morali e culturali di essa.<\/p><p>Onde bene afferma l\u2019articolo 25 che diritto e dovere dei genitori \u00e8 non solo quello di alimentare la prole, ma anche, ed io direi soprattutto, di istruirla ed educarla.<\/p><p>L\u2019educazione della prole \u00e8 per noi funzione essenzialmente familiare.<\/p><p>Essa si inizia su le braccia materne; e quante volte adulti abbiamo deposte sul seno materno le nostre lagrime, chiedendo guida c conforto!<\/p><p>La madre \u00e8 una luce, che non si spegne, ed anche quando l\u2019abbiamo perduta, il ricordo di lei seguita ancora ad ammaestrarci.<\/p><p>E se i genitori hanno il diritto ed il dovere di educare la prole, debbono essere liberi di scegliere la scuola ove mandare i loro figli.<\/p><p>Per cui noi affermiamo come un diritto familiare \u00abla libert\u00e0 di insegnamento\u00bb.<\/p><p>Del resto si insegna col libro, col giornale, con la conferenza, col teatro, con la radio.<\/p><p>Il fascismo aveva sottratto i figliuoli alla famiglia, aveva dato loro un moschetto e li aveva mandati ad educarsi nelle caserme della G.I.L., facendo dell\u2019esercizio fisico la base della educazione, spesso spronando i figli ad essere i delatori dei loro genitori ed i controllori dell\u2019opera loro. Bottai poi consegn\u00f2 loro un libretto come agli antichi vigilati della pubblica sicurezza.<\/p><p>Ci uniamo quindi alle parole di riprovazione pronunziate dalla onorevole Spano contro la G.I.L. e l\u2019opera del fascismo.<\/p><p>Noi affermiamo che i figli appartengono innanzi tutto alla famiglia e chiediamo che, a fianco alla scuola di Stato, prosperi con pari diritti la scuola privata.<\/p><p>Quindi la libert\u00e0 d\u2019insegnamento ha per noi un significato molto diverso da quello che le d\u00e0 l\u2019onorevole Binni e noi lo dichiariamo con la maggiore lealt\u00e0.<\/p><p>L\u2019istruzione non pu\u00f2 essere che un mezzo, il fine \u00e8 l\u2019educazione, ed educare significa dare ai giovani una norma di vita. E quando questa norma deve darsi non si pu\u00f2 prescindere dai supremi princip\u00ee.<\/p><p>Per cui la scuola neutra non esiste e non pu\u00f2 esistere: quando deve illustrarsi ai giovani il pensiero umano, attraverso le opere degli scrittori, ed indicarsi il cammino del genere umano attraverso i fatti della storia, non \u00e8 possibile non esprimere un avviso, non ricavarne un ammaestramento, non dare un precetto.<\/p><p>E se la scuola dovesse mantenersi in vaghe concezioni di una vaga morale senza un fondamento di fede, essa per ci\u00f2 stesso mancherebbe al suo scopo educativo, perch\u00e9 mancherebbe del fondamento della legge e della morale; Dio. (<em>Applausi al centro<\/em>).<\/p><p>Onde noi, senza volere imporre niente a nessuno, chiediamo la libert\u00e0 di istituire le nostre scuole ove volontariamente possono mandare i figli quei genitori che ritengono che la religione sia il fondamento della vita. (<em>Applausi al centro<\/em>).<\/p><p>Padronissimi gli altri di avere sentimenti diversi, ma nessuno pu\u00f2 contestare a cittadini cattolici di avere le loro scuole e chiederne la parificazione a quelle governative, sotto il vaglio comune dell\u2019esame di Stato, fatto con ogni garanzia di seriet\u00e0.<\/p><p>Questa non \u00e8 opera di parte, ma affermazione di libert\u00e0.<\/p><p>Circa la scuola governativa, si prospetta la questione se debba essere gratuita.<\/p><p>Penso che la scuola primaria e quella del lavoro debbano essere gratuite.<\/p><p>Non veggo la ragione per cui dovrebbero essere gratuite anche le scuole medie e le superiori, che sono frequentate dagli abbienti.<\/p><p>Ai capaci delle classi lavoratrici lo Stato pu\u00f2 legittimamente aprire le vie dell\u2019insegnamento medio e superiore attraverso la concessione di borse di studio e delle altre provvidenze previste dall\u2019articolo 28.<\/p><p>Bisogna aiutare i capaci, essendo un errore mandare avanti i mediocri.<\/p><p>Ritengo che nella dizione dell\u2019articolo 28 bisogna conservare o la parola \u00abcapaci\u00bb o quella \u00abmeritevoli\u00bb, altrimenti potrebbe sembrare che oltre alla capacit\u00e0 vi possano essere altre considerazioni le quali potrebbero prestarsi al favore.<\/p><p>Ritengo che nella Costituzione bisogna includere un accenno alla necessit\u00e0 di sviluppare l\u2019insegnamento professionale dei lavoratori. All\u2019articolo 41 vi \u00e8 un accenno all\u2019elevazione professionale dei lavoratori della terra. Ma occorrerebbe in questo titolo porre un accenno pi\u00f9 generale e completo per la scuola professionale del lavoro.<\/p><p>Bisogna migliorare l\u2019ordinamento delle nostre scuole industriali, e fare che esse aderiscano alle condizioni, alle necessit\u00e0 ed ai bisogni delle industrie.<\/p><p>Nei pochi mesi nei quali mi sono occupato, come Sottosegretario all\u2019industria e commercio, delle scuole industriali, ho presieduto la Commissione per la riforma dell\u2019insegnamento industriale, Commissione alla quale parteciparono i rappresentanti delle organizzazioni operaie, delle organizzazioni degli insegnanti e degli industriali.<\/p><p>A conclusione fu presentato alla Camera dei Deputati il giorno 11 luglio 1922 analogo disegno di legge.<\/p><p>In esso per la prima volta veniva contemplato quel tipo di scuola, che \u00e8 poi divenuta la scuola di avviamento al lavoro.<\/p><p>Questa scuola per l\u2019apprendistato era una necessit\u00e0 per le leggi internazionali del lavoro, che avevano elevato a 14 anni l\u2019et\u00e0 minima per essere ammessi al lavoro, e per essere gi\u00e0 in funzione nel Trentino, che allora si univa alla patria italiana.<\/p><p>Col detto disegno di legge veniva abbandonato ogni criterio di classifica tra le scuole che non venivano pi\u00f9 divise in gradi, e la scuola per operai specializzati veniva lasciata libera di organizzarsi secondo le varie esigenze delle industrie, senza programmi unici e senza neppure un determinato numero fisso di anni di corso.<\/p><p>Venne poi il fascismo e la scuola avulsa dai Ministeri tecnici and\u00f2 a burocratizzarsi al Ministero della educazione nazionale, divenendo scuola tecnica industriale.<\/p><p>Nel detto disegno di legge erano anche previsti corsi di perfezionamento, ad orari ridotti e per alcuni giorni, ove potessero andare a perfezionarsi gli operai gi\u00e0 addetti all\u2019industria, e gli industriali avevano l\u2019obbligo di mandarvi gli operai, conservando loro la paga.<\/p><p>Pensiamo che parte notevole della potenza industriale della Germania era dovuta all\u2019avere a suo tempo riformate le sue scuole industriali.<\/p><p>Una repubblica che dichiara suo fondamento il lavoro, non pu\u00f2 non affermare nella sua Carta costituzionale il proposito di voler dare alla scuola del lavoro il suo massimo impulso.<\/p><p>Alla classe lavoratrice, che chiede di partecipare pi\u00f9 intensamente alla vita del Paese dobbiamo guardare con fiducia e dobbiamo preparare nella scuola i mezzi per la sua ascesa. (<em>Vivi applausi<\/em>).<\/p><p>PRESIDENTE. \u00c8 iscritto a parlare l\u2019onorevole Cevolotto. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>CEVOLOTTO. Onorevoli colleghi. Io ho la fortuna \u2013 e sar\u00e0 una fortuna anche per voi \u2013 di poter parlare molto brevemente, perch\u00e9 molte delle cose che avrei voluto dire le ha gi\u00e0 dette l\u2019amico onorevole Calamandrei.<\/p><p>Esaminer\u00f2, quindi, molto sommariamente gli articoli del progetto di Costituzione relativi alla famiglia.<\/p><p>Articoli che, a dire la verit\u00e0, non mi sembra possano andare esenti da molte critiche e da molte perplessit\u00e0 da parte nostra. Per esempio, l\u2019articolo 23 dice: \u00abLa famiglia \u00e8 una societ\u00e0 naturale\u00bb. Lasciamo da parte se la famiglia sia in origine una societ\u00e0 naturale o non piuttosto una societ\u00e0 religiosa, lasciamo da parte tutte le questioni di carattere sociologico; ma che ragione c\u2019\u00e8 di mettere nella Costituzione una definizione della famiglia? Perch\u00e9 vogliamo inserirla? Altre definizioni ne abbiamo forse date? Parliamo del Comune, ma non diamo la definizione del Comune, parliamo della Regione, ma non diamo la definizione della Regione. E allora, perch\u00e9 questa tale definizione? Non \u00e8 una superfluit\u00e0? Non \u00e8 una qualche cosa che stona con l\u2019armonia anche estetica nel testo della Costituzione? Non \u00e8 meglio tralasciare un\u2019affermazione di carattere storico e sociologico, che non ha niente a che fare con la Costituzione, e limitarsi a dire che la Repubblica riconosce i diritti della famiglia e la tutela nell\u2019adempimento della sua missione? Si toglie qualche parola, e in questa Costituzione ho l\u2019impressione che sarebbe sempre opportuno di togliere delle parole, perch\u00e9 ce ne sono troppe.<\/p><p>Ma quello che veramente mi preoccupa, o deve preoccupare tutti, \u00e8 il capoverso dell\u2019articolo 23, in relazione specialmente con l\u2019articolo 25.<\/p><p>Il capoverso dice: \u00abLa Repubblica assicura alla famiglia le condizioni economiche necessarie alla sua formazione, alla sua difesa ed al suo sviluppo, con speciale riguardo alle famiglie numerose\u00bb.<\/p><p>L\u2019articolo 25 aggiunge: \u00ab\u00c8 dovere e diritto dei genitori alimentare, istruire, educare la prole. Nei casi di provata incapacit\u00e0 morale o economica la Repubblica cura che siano adempiuti tali compiti\u00bb.<\/p><p>Cura che siano adempiuti tali compiti? Come cura? Se i genitori non possono adempierli evidentemente li dovr\u00e0 adempiere la Repubblica. E allora, anche a prescindere dalla lettera e dal tono del testo, il primo capoverso dell\u2019articolo 23 richiama involontariamente quella che fu la politica demografica del fascismo, che fu del regime uno dei pi\u00f9 grossi errori, di cui portiamo anche adesso le conseguenze. Perch\u00e9 non \u00e8 affatto vero che \u00abil numero \u00e8 potenza\u00bb, e se fossimo un po\u2019 meno in questa povera Italia a disputarci il pane che non c\u2019\u00e8, senza dubbio staremmo tutti meglio e avremmo avuto o potremmo ricostituire un\u2019organizzazione pi\u00f9 salda, pi\u00f9 efficace e pi\u00f9 potente.<\/p><p>Ma l\u2019intenzione di chi ha redatto gli articoli non \u00e8 stata probabilmente quella di tornare alla politica demografica, a quell\u2019obbligo di fare figlioli per costringere al quale il fascismo avrebbe voluto collocare i carabinieri ai lati del talamo&#8230; per impedire le reticenze. L\u2019intenzione non \u00e8 stata questa: \u00e8 stata un\u2019altra, quella del <em>remedium concupiscentiae<\/em>, per cui \u00e8 bene che i giovani appena possono si sposino, perch\u00e9 la natura esige certi sfoghi che la morale vuole siano legittimi.<\/p><p>Ma in questo modo si va incontro ad un pericolo. E il pericolo \u00e8 questo, che quando un giovanotto non ha proprio voglia di lavorare, non ha voglia di far niente \u2013 e una volta lo si destinava in tal caso alla carriera militare \u2013 venga la voglia di consigliarlo di prendere moglie e metter su famiglia: la Repubblica penser\u00e0 poi a mantenere i figlioli, e ci potr\u00e0 scappare anche il modo di vivere e di sistemarsi per lui.<\/p><p>L\u2019intenzione non sar\u00e0 stata neanche questa in chi da redatto gli articoli. Ma, badate bene, voi finite per dire ai giovani: sposatevi, mettete al mondo figlioli, e poi ci penseremo noi. \u00c8 un po\u2019 troppo, perch\u00e9, fra l\u2019altro, siamo noi in grado di provvedere, o facciamo delle promesse a vuoto?<\/p><p>Ecco la mia perplessit\u00e0. Pur riconoscendo che vi \u00e8 nella formulazione proposta un contenuto morale di cui non si pu\u00f2 non tener conto, mi domando se da un lato i princip\u00ee che si affermano siano opportuni e utili, e se dall\u2019altro non si mettano a carico di questa povera Repubblica impegni superiori a quelli che potr\u00e0 mantenere.<\/p><p>Ma il <em>punctum pruriens<\/em> di questi articoli sulla famiglia \u00e8 un altro, quello di cui ha parlato a lungo l\u2019onorevole Calamandrei, motivo per cui potr\u00f2 parlarne brevemente io: l\u2019affermazione che la legge regola le condizioni del matrimonio al fine di garantirne la indissolubilit\u00e0.<\/p><p>Devo per\u00f2 parlarne, perch\u00e9 in seno alla prima Sottocommissione siamo rimasti in due soli a combattere contro questo esplicito e definitivo divieto: l\u2019amico onorevole Basso ed io. E non capisco come ci siamo trovati cos\u00ec in pochi. Perch\u00e9 se proprio vi \u00e8 un articolo che deve essere tolto dalla Costituzione, \u00e8 questo, e prima di tutto per una ragione formale, cio\u00e8 perch\u00e9 questa non \u00e8 materia di Costituzione.<\/p><p>Il Codice civile potr\u00e0 stabilire o non stabilire l\u2019indissolubilit\u00e0 del matrimonio. Ma non c\u2019\u00e8 motivo che nella Costituzione si affermi questo principio, che, fra le altre cose, \u00e8 principio tanto poco pacifico che, per esempio, nel momento attuale, che io mi sappia, non vi sono che tre nazioni civili che non ammettono il divorzio: la Spagna, cio\u00e8 la Spagna di Franco, perch\u00e9 la Repubblica spagnola lo aveva stabilito, la Repubblica di Andorra e la Repubblica di San Marino.<\/p><p>NENNI. Anche il Portogallo!<\/p><p>CEVOLOTTO. No, il Portogallo no. In Portogallo vige l\u2019istituto del divorzio con alcune limitazioni, specialmente di tempo.<\/p><p>Nella marcia verso il divorzio si pu\u00f2 rilevare, che man mano che le nazioni si evolvono verso la democrazia, adottano il divorzio: la Spagna quando \u00e8 diventata democratica, con la Repubblica, ha ammesso il divorzio, che poi fu tolto dallo Stato dittatoriale.<\/p><p>L\u2019onorevole Calamandrei ha fatto un\u2019osservazione, che mi pare decisiva.<\/p><p>Ha detto: \u00abImperante \u2013 bene o male \u2013 l\u2019articolo 7, che logica c\u2019\u00e8, anche per voi, cattolici, di pretendere che il divieto assoluto del divorzio resti nella Costituzione?\u00bb.<\/p><p>Perch\u00e9 \u2013 con l\u2019articolo 7 \u2013 il Concordato \u00e8 richiamato e cristallizzato nella Costituzione.<\/p><p>E nel Concordato \u00e8 detto che lo Stato, volendo dare al matrimonio cattolico tutta la sua importanza morale, ne fa il matrimonio civile.<\/p><p>Allora, voi avete i canoni che vi assistono.<\/p><p>Il canone 1016:<\/p><p>\u00ab<em>Baptizatorum matrimonium regitur iure non solum divino, sed etiam canonico, salva competentia civilis potestatis circa mere civiles eiusdem matrimonii effectus<\/em>\u00bb.<\/p><p>E c\u2019\u00e8 il canone 1038:<\/p><p>\u00ab<em>Supremae tantum auctoritatis ecclesiasticae est authentice declorare quandonam ius divinum matrimonium impediat vel dirimat<\/em>\u00bb.<\/p><p>Ed ancora il canone 1960, che completa decisamente la materia, dicendo:<\/p><p>\u00ab<em>Causae matrimoniales inter baptizatos iure proprio et exclusivo ad iudicem ecclesiasticum spectant<\/em>\u00bb.<\/p><p>Difatti, nel Concordato si stabilisce che le cause matrimoniali sono di spettanza esclusiva dell\u2019autorit\u00e0 ecclesiastica.<\/p><p>Allora, il matrimonio cattolico \u00e8 fuori di discussione: in base alla Carta costituzionale la indissolubilit\u00e0 \u00e8 consacrata, \u00e8 decisa, \u00e8 sicura.<\/p><p>L\u2019onorevole Calamandrei ha citato una serie di esemp\u00ee, per i quali questa indissolubilit\u00e0 non \u00e8 assoluta, neanche nel diritto canonico; e ha perfettamente ragione, specialmente per quel che riguarda la dispensa del matrimonio rato e non consumato.<\/p><p>L\u2019onorevole Bosco Lucarelli diceva: altra cosa \u00e8 la nullit\u00e0, altra cosa \u00e8 il divorzio. La nullit\u00e0 non ha niente a che fare col divorzio.<\/p><p>Il divorzio \u00e8 scioglimento del matrimonio; ma la dispensa del matrimonio rato e non consumato \u00e8 proprio una forma di scioglimento del matrimonio valido, ed \u00e8, quindi, una forma di divorzio, che pu\u00f2 essere concessa agli sposi cattolici, quando siano riconosciute le giuste cause, perch\u00e9, anche nel caso di matrimonio rato e non consumato, a che venga data la dispensa devono concorrere delle giuste cause.<\/p><p>Fra queste giuste cause vi \u00e8 quella del <em>periculum incontinentiae<\/em>, quella del coniuge che non sa adattarsi alla non consumazione del matrimonio. Una giusta causa di questa natura \u00e8 molto facile che ci sia; oserei dire che ci sar\u00e0 sempre, perch\u00e9 \u00e8 difficile che i due coniugi siano proprio d\u2019accordo nel non consumare il matrimonio.<\/p><p>D\u2019altra parte, se fossero d\u2019accordo, non domanderebbero la dispensa del matrimonio rato e non consumato.<\/p><p>Ma questa \u00e8 materia propria del diritto canonico, sul quale forse noi non abbiamo neanche il diritto di entrare a fondo.<\/p><p>Matrimonio rato e non consumato. Ci sono tanti casi curiosi. Per esempio, una volta la dimostrazione che il matrimonio era rato, ma non consumato, fu data dalla moglie con la testimonianza del suo amante, il quale dichiarava e giurava che l\u2019aveva trovata vergine.<\/p><p>D\u2019altra parte neanche la verginit\u00e0 \u00e8 assolutamente necessaria, come prova, perch\u00e9 la \u00abcopula fornicatoria\u00bb \u2013 come dicono i canonisti \u2013 anteriore al matrimonio non c\u2019entra. Anzi io ho un esempio di due coniugi che si erano sposati solo col rito civile ed avevano avuto un figlio; poi si sono sposati anche in Chiesa, poi si sono pentiti. Hanno dimostrato che il secondo matrimonio, quello in Chiesa, non l\u2019avevano mai consumato ed ebbero la dispensa. Queste sono le conseguenze strane che si avverano in questo campo, anche in base alla pi\u00f9 legittima dottrina canonica. Ma il fatto che vi siano delle possibilit\u00e0 di dispensa del matrimonio rato e non consumato, pu\u00f2 rappresentare (dato che il matrimonio \u00e8 ormai per la enorme maggioranza dei cittadini quello regolato dal diritto canonico) un allargamento delle maglie della catena matrimoniale rispetto al Codice civile, di cui beneficieranno coloro che si sposano secondo il rito cattolico. E non saremo noi a lamentarci, se i tribunali ecclesiastici talvolta non si mostreranno molto severi nel prevenire i possibili inganni. La Chiesa avverte che le conseguenze delle menzogne degli interessati sono a loro carico, perch\u00e9 in caso di inganno, il sacramento resta, con tutte le conseguenze di una dichiarazione apparente, che non toglie che i fraudolenti restino in stato di peccato mortale.<\/p><p>Ma, diceva giustamente l\u2019onorevole Calamandrei, che cosa c\u2019entra tutto questo con quei pochissimi matrimoni che si celebrano soltanto col rito civile? E qui io vorrei riferirmi, non soltanto ai matrimoni civili, ma anche ai matrimoni che si celebrano col rito delle altre religioni, i matrimoni che si celebrano coi riti della Chiesa ebraica, valdese, protestante. Perch\u00e9, la situazione \u00e8 questa: la regola ebraica ammette il \u00abripudio\u00bb, che \u00e8 una forma di divorzio. Non si vede perch\u00e9 noi diamo al matrimonio cattolico il valore del rito civile, del matrimonio civile, e non diamo lo stesso valore al matrimonio ebraico, ma pretendiamo che i matrimoni di coloro che sposano col rito ebraico siano regolati soltanto dalla legge civile. Perch\u00e9 dobbiamo impedire agli sposi ebrei di poter eventualmente divorziare secondo le forme della loro religione? E perch\u00e9 dobbiamo fissare una regola nella Costituzione che ci proibir\u00e0 di concedere a questi il divorzio anche in avvenire, in altra occasione, in altri tempi, quando si potr\u00e0 trattare tranquillamente di questi argomenti che non appaiono forse ora i pi\u00f9 urgenti e i pi\u00f9 impellenti?<\/p><p>Anche qui \u2013 e vorrei quasi quasi insegnare un pochino agli sposi non cattolici come possono fare, tanto pi\u00f9 che questo potrebbe portare qualche conversione alla fede cattolica \u2013 se due coniugi non di religione cattolica, quindi degli infedeli, si sono sposati, per esempio, col rito ebraico ed uno di essi si battezza, allora c\u2019\u00e8 il privilegio Paolino, e dopo alcune interrogazioni alle quali \u00e8 facile rispondere, possono essere dispensati dal matrimonio, cio\u00e8 dal vincolo. A questo riguardo c\u2019\u00e8 il canone 1120, che dice: <em>Legitimum inter non baptizatos matrimonium, licet consummatum, solvitur in favorem fidei ex privilegio Paulino<\/em>. Potreste cos\u00ec acquisire delle conversioni da parte di qualche coniuge (ebreo o protestante) che non sia contento del suo matrimonio e che si faccia cattolico per riacquistare la libert\u00e0.<\/p><p>Io mi domando se le avversioni che ci sono per il divorzio, in certi casi \u2013 come appunto nei casi dei non cattolici, nei casi dei non credenti che si sono sposati soltanto col rito civile, o con le forme di altre religioni \u2013 hanno un qualche fondamento di legittimit\u00e0. Non l\u2019hanno nel campo giuridico, perch\u00e9 non \u00e8 controverso che il matrimonio \u00e8 anche un contratto: del resto, la forma contrattuale al matrimonio l\u2019ha data proprio il diritto canonico. Sta bene che nel diritto canonico il contratto si identifica e coincide col sacramento, e quindi si forma il vincolo in quanto contemporaneamente al contratto sorge anche il sacramento; sta bene questo, ma, per il Codice civile, il matrimonio \u00e8 anche un contratto dal punto di vista giuridico. Non vedo la ragione \u2013 data la natura di un tal contratto \u2013 per cui non possa sciogliersi.<\/p><p>Dal punto di vista sociale, il diritto canonico sostiene l\u2019indissolubilit\u00e0 del matrimonio anche per i matrimoni legittimi non cattolici. Il Gasparri, per esempio, afferma l\u2019indissolubilit\u00e0 del matrimonio essere, in qualche modo, di diritto naturale e non potere essere sancito il divorzio dal potere civile, neanche nel caso di infedelt\u00e0. Argomenta della indissolubilit\u00e0 del vincolo dai fini del matrimonio, dal fine primario di avere una prole, dal fine di educare la prole, ma specialmente dai precetti primari della legge naturale. Per\u00f2 vi \u00e8 una obiezione vecchia, che pu\u00f2 sembrare anche banale, ma del tutto banale non \u00e8: la separazione coniugale non produce forse gli stessi effetti, non \u2013 naturalmente \u2013 sul vincolo, che rimane, ma gli stessi effetti pratici del divorzio, rispetto alla prole e rispetto alla disunione della famiglia?<\/p><p>Infatti, nel diritto canonico esiste bens\u00ec la separazione coniugale, ma i canonisti la chiamano <em>divortium limitatum<\/em>: limitato, sia pure, perch\u00e9 il vincolo resta, ma divorzio, e gli effetti rispetto alla prole sono gli stessi. Forse non \u00e8 un male, perch\u00e9 io mi domando, per quanto grave e dolorosa possa essere la situazione dei figli quando una famiglia si \u00e8 divisa, quando la moglie ed il marito vivono separatamente, se questo male non sia ancora preferibile al fatto che i figli assistano ai litigi, ai dissidi, alla disunione intima della famiglia e ne traggano delle impressioni che non si cancellano. E quanto meglio sarebbe se alla separazione seguisse non \u2013 come ora \u2013 l\u2019adulterio e la costituzione di nuove famiglie illegittime, ma la forma lecita e legale dello scioglimento del matrimonio e della regolarizzazione delle posizioni irregolari!<\/p><p>Qui \u00e8 opportuno ricorrere anche alla statistica: in questi tempi le separazioni coniugali legali vanno aumentando in modo impressionante e vi sono molte separazioni che non sono legali. Negli anni del dopoguerra, secondo le statistiche che ho cercato di compulsare, ci sono stati in media 30 mila casi di separazione legale all\u2019anno e almeno altrettante devono essere le separazioni di fatto. Sono cifre che impressionano. Dimostrano che il problema, se non \u00e8, come si dice, sentito dalla grande massa (e questo aspetto politico va tenuto in conto), \u00e8 per\u00f2 urgente per una notevole quantit\u00e0 di cittadini.<\/p><p>Non che io voglia dare un peso assoluto alle statistiche: le statistiche dicono quello che si vuol far dire loro. Leggevo proprio ora un esempio in un libro che tratta del divorzio: racconta di una certa statistica, che era stata fatta dagli inglesi in India, in un reggimento indiano, dalla quale risultava il dato stupefacente che la mortalit\u00e0 degli astemi era del cinquanta per cento e si trattava di giovani soldati. Ma in quel reggimento gli astemi erano soltanto due, e uno se l\u2019era mangiato una tigre nella giungla!<\/p><p>Ora, molte volte, le statistiche si prestano a trarne conseguenze che non sono affatto esatte. Per\u00f2, l\u2019evidenza della verit\u00e0 che le separazioni, legali e non legali, vanno aumentando nel dopoguerra, \u00e8 di dominio pubblico, anche perch\u00e9 \u00e8 una conseguenza inevitabile di ci\u00f2 che \u00e8 successo durante la guerra, \u00e8 una conseguenza della disunione che ha portato con la lontananza dei mariti la libert\u00e0 sessuale delle mogli, \u00e8 una conseguenza della disfatta, dell\u2019invasione, della miseria e di tutte le altre disgrazie che ci sono capitate. Io mi domando: perch\u00e9 mettere un divieto assoluto al divorzio, perch\u00e9 mettere questa ipoteca sull\u2019avvenire? Volete convincervi che in un periodo di cos\u00ec evidente immoralit\u00e0, il divorzio gioverebbe a moralizzare la famiglia, non ad abbassarla?<\/p><p>Non insisto su questo tema perch\u00e9 non voglio uscire dal limite di tempo stabilito, anzi vorrei restare al di qua dei trenta minuti. E poi non desidero ripetere male quello che l\u2019onorevole Calamandrei ha detto benissimo. Ma insisto nel dire che la questione del divorzio prima o poi sorger\u00e0 e dovr\u00e0 essere risolta anche in Italia, sia pure con soluzioni prudenti e limitate. Non \u00e8 successo niente di catastrofico nelle nazioni che da tanto tempo hanno il divorzio. I famosi \u00abpericoli sociali\u00bb si sono dimostrati inesistenti in pratica, poi che da molti anni in tutte le nazioni civili vi \u00e8 il divorzio. Per i casi pi\u00f9 evidenti e dolorosi, con cautela, anche in Italia, prima o poi, ci si dovr\u00e0 avviare per questa strada. Non mettiamo un punto fermo che non ha ragione di essere n\u00e9 dal lato formale, n\u00e9 dal lato sostanziale. La questione politica del momento nel quale si dovr\u00e0 innovare al nostro diritto civile in argomento, non \u00e8 forse \u2013 lo riconosco \u2013 attuale.<\/p><p>E passo a dire soltanto due parole su ci\u00f2 che riguarda la condizione dei figli illegittimi. Secondo me, molti colleghi sono stati dominati da una impressione, che hanno ricevuto da una prima lettura dell\u2019articolo del progetto che probabilmente non \u00e8 esatta. All\u2019articolo 25, che esprime un concetto sul quale senza dubbio saremo tutti d\u2019accordo, si \u00e8 attribuito un significato e si \u00e8 data una portata che vanno al di l\u00e0 del principio. Io avrei preferito la formula, magari forse un po\u2019 retorica, che era stata proposta nella prima Sottocommissione e cio\u00e8 che la legge provveder\u00e0 perch\u00e9 non possano ricadere sui figli illegittimi le conseguenze di uno stato coniugale non conforme al diritto.<\/p><p>Il testo del progetto di Costituzione dice invece: \u00abI genitori hanno verso i figli nati fuori del matrimonio gli stessi doveri che verso quelli nati nel matrimonio\u00bb. Il principio \u00e8 sacrosanto. Si pu\u00f2 ammettere che un genitore abbia dei doveri diversi verso il figlio che ha generato fuori del matrimonio, e che non ne ha colpa, e verso il figlio che ha generato nel matrimonio? Anzi, sotto un certo aspetto, i doveri sono pi\u00f9 forti verso il figlio incolpevole che \u00e8 nato da una colpa, e che perci\u00f2 \u00e8 in una posizione di inferiorit\u00e0. Ma non si dice che la parificazione deve essere completa nel senso di introdurre il figlio illegittimo nella famiglia, di farlo sedere allo stesso desco, di considerarlo come membro che ha diritto di abitare nella stessa casa? Questo non \u00e8 nel progetto? Se sorgesse un dubbio di interpretazione, converrebbe chiarire la portata del testo.<\/p><p>Nessuno pu\u00f2 imporre alla moglie legittima, ai figli legittimi una vicinanza, una comunanza di vita che sarebbero fonti di discordie, di avversioni, di lotte, di cattiverie, di disgregazione, di male per tutti.<\/p><p>I doveri dei genitori verso tutti i figli sono gli stessi; cio\u00e8 tutti i figli devono esser messi nello stato di parit\u00e0 giuridica, non che in fatto devano occupare lo stesso posto.<\/p><p>L\u2019articolo prosegue dicendo che la legge garantisce ai figli nati fuori del matrimonio uno stato giuridico che escluda inferiorit\u00e0 civili e sociali. E anche questo \u00e8 giusto e sacrosanto. Non vi \u00e8 nessuna tutela della famiglia che possa prescindere dai doveri dei genitori, verso ci\u00f2 che essi hanno creato. Se degli individui poco scrupolosi vanno a seminare fuori della casa, ebbene, devono portare le conseguenze di quanto hanno fatto. Non vi \u00e8 nessuna ragione per cui i figli nati fuori del matrimonio non abbiano garanzia assoluta di una tutela che sia efficace. La formula non dice ci\u00f2 che molti hanno supposto, ma \u00e8 una formula che, con un senso di umana giustizia, dovrebbe essere da tutti accettata.<\/p><p>Non aggiungo altro perch\u00e9 il tempo stringe e non vorrei sentirmi richiamare dal Presidente, il quale \u00e8 molto paziente, ma non intendo abusare della sua pazienza.<\/p><p>Dico soltanto che questi articoli sulla famiglia, che sono evidentemente inspirati ad alte idee etiche e sociali, vanno migliorati nella forma; vanno tolte ad essi quelle disarmonie, quelle difficolt\u00e0, di cui ho fatto cenno. Certamente noi vogliamo una salda tutela della famiglia, certamente ci auguriamo che dalla Carta costituzionale questa tutela riesca efficace, certamente noi desideriamo che la nuova famiglia italiana sia una famiglia sana, che dia una base concreta morale ed efficace al risorgimento della nostra Nazione. (<em>Applausi<\/em>).<\/p><p>PRESIDENTE. Il seguito della discussione \u00e8 rinviato a domani alle 11. Domani vi sar\u00e0 seduta anche alle 16.<\/p><p>Avverto che fra dieci minuti l\u2019Assemblea torner\u00e0 a riunirsi in Comitato segreto.<\/p><p>La seduta termina alle 19.5.<\/p><p>Ordine del giorno per le sedute di domani.<\/p><p>Alle ore 11:<\/p><ol><li>\u2013 Interrogazioni.<\/li><li>\u2013 Seguito della discussione del progetto di Costituzione della Repubblica italiana.<\/li><\/ol><p>Alle ore 16:<\/p><p>Seguito della discussione del progetto di Costituzione della Repubblica italiana.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Versione PDF ASSEMBLEA COSTITUENTE xciii. SEDUTA POMERIDIANA DI GIOVED\u00cc 17 APRILE 1947 PRESIDENZA DEL PRESIDENTE TERRACINI INDICE Progetto di Costituzione della Repubblica italiana (Seguito della discussione): Calamandrei\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Binni\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Bosco Lucarelli\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Cevolotto\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La seduta comincia alle 16. SCHIRATTI, Segretario, legge il processo verbale della precedente seduta pomeridiana. (\u00c8 approvato). Seguito della discussione del progetto di Costituzione [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_relevanssi_hide_post":"","_relevanssi_hide_content":"","_relevanssi_pin_for_all":"","_relevanssi_pin_keywords":"","_relevanssi_unpin_keywords":"","_relevanssi_related_keywords":"","_relevanssi_related_include_ids":"","_relevanssi_related_exclude_ids":"","_relevanssi_related_no_append":"","_relevanssi_related_not_related":"","_relevanssi_related_posts":"2017,2364,2042,2046,2265,2085","_relevanssi_noindex_reason":"","_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"categories":[47,7],"tags":[],"post_folder":[46],"class_list":["post-1796","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-1947-04","category-assemblea"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1796","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1796"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1796\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7217,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1796\/revisions\/7217"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1796"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1796"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1796"},{"taxonomy":"post_folder","embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fpost_folder&post=1796"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}