{"id":1734,"date":"2023-09-10T10:57:35","date_gmt":"2023-09-10T08:57:35","guid":{"rendered":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=1734"},"modified":"2023-10-22T16:02:21","modified_gmt":"2023-10-22T14:02:21","slug":"pomeridiana-di-martedi-18-marzo-1947","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=1734","title":{"rendered":"POMERIDIANA DI MARTED\u00cc 18 MARZO 1947"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"1734\" class=\"elementor elementor-1734\" data-elementor-post-type=\"post\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-654b92a elementor-section-full_width elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"654b92a\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-afe3583\" data-id=\"afe3583\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-ce3bbc0 elementor-align-right elementor-widget elementor-widget-button\" data-id=\"ce3bbc0\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"button.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-button-wrapper\">\n\t\t\t\t\t<a class=\"elementor-button elementor-button-link elementor-size-sm\" href=\"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/19470318_2.pdf\" target=\"_blank\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-content-wrapper\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-icon\">\n\t\t\t\t<i aria-hidden=\"true\" class=\"icon icon-view\"><\/i>\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-text\">Versione PDF<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-f9d0213 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"f9d0213\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>ASSEMBLEA COSTITUENTE<\/p><p>LXVIII.<\/p><p>SEDUTA POMERIDIANA DI MARTED\u00cc 18 MARZO 1947<\/p><p>PRESIDENZA DEL PRESIDENTE <strong>TERRACINI<\/strong><\/p><p><strong>INDICE<\/strong><\/p><p><strong>Seguito della discussione del progetto di Costituzione della Repubblica italiana:<\/strong><\/p><p>Labriola\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/p><p>Nitti\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/p><p>Orlando\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/p><p>Mattei Teresa\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/p><p>La seduta comincia alle 16.<\/p><p>MOLINELLI, <em>Segretario<\/em>, legge il processo verbale della precedente seduta pomeridiana.<\/p><p>(<em>\u00c8<\/em> <em>approvato<\/em>).<\/p><p>Seguito della discussione del progetto di Costituzione della Repubblica italiana.<\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019ordine del giorno reca: Seguito della discussione del progetto di Costituzione della Repubblica italiana.<\/p><p>\u00c8 iscritto a parlare l\u2019onorevole Labriola, il quale ha presentato il seguente ordine del giorno:<\/p><p>\u00abL\u2019Assemblea,<\/p><p>convinta dell\u2019opportunit\u00e0 di modificare o togliere dalle parti in esame del progetto di Costituzione le formali proposte che appaiono superflue o giuridicamente inesatte;<\/p><p>convinta altres\u00ec che i princip\u00ee fissati all\u2019articolo 5 del progetto in esame non rispondono allo spirito laico delle istituzioni repubblicane;<\/p><p>passa all\u2019ordine del giorno\u00bb.<\/p><p>L\u2019onorevole Labriola ha facolt\u00e0 di parlare.<\/p><p>LABRIOLA. Onorevoli colleghi, non ho dato al mio ordine del giorno una conclusione concreta, fidando che l\u2019onorevole Presidente, prima che sia licenziata la Costituzione, ne vorr\u00e0 affidare la definitiva stesura ad un piccolo comitato, magari scelto fra gli stessi componenti della troppo numerosa e complessa Commissione, a cui dobbiamo l\u2019attuale progetto, per dare ad esso una forma definitiva.<\/p><p>Io mi sono limitato ad accogliere nel mio ordine del giorno il sentimento comune dell\u2019Assemblea, la quale non \u00e8 sodisfatta dei termini e della forma dell\u2019attuale progetto, anche nei casi in cui ne accetti la sostanza.<\/p><p>E passo ad una rapida disamina dell\u2019articolo 5 del progetto, il quale articolo commina la inclusione dei Patti Lateranensi nella futura Costituzione.<\/p><p>I Patti Lateranensi consistono: 1\u00b0) in un Trattato che costituisce lo Stato della Citt\u00e0 del Vaticano; 2\u00b0) in un Concordato riguardante la materia ecclesiastica ed i rapporti fra lo Stato italiano e le autorit\u00e0 ecclesiastiche; 3\u00b0) in un insieme di accordi finanziari, riguardanti rapporti di dare e avere fra i due poteri (peraltro di dare da parte dello Stato italiano, di avere da parte della Chiesa: come al solito!).<\/p><p>Ho distinto fra atto costitutivo dello Stato della Citt\u00e0 del Vaticano (trattato politico) e Concordato, pur non ignorando che il Concordato \u00e8 un trattato.<\/p><p>Il problema si riduce a questo: un trattato fra due potenze si pu\u00f2 includere in una Costituzione? No, perch\u00e9 i trattati sono temporanei, modificabili ed annullabili. Mentre una Costituzione consacra, almeno teoricamente, condizioni di stabilit\u00e0 giuridica.<\/p><p>Ma, se nella Costituzione si considera la sua mutabilit\u00e0, questa \u00e8 un\u2019altra ragione, opposta e non meno fondata per non includervi trattati. Il principio <em>pacta sunt servanda<\/em> implica che un trattato non pu\u00f2 essere modificato unilateralmente, pu\u00f2 solo essere annullato unilateralmente; mentre una Costituzione si pu\u00f2 sviluppare e modificare.<\/p><p>C\u2019\u00e8 tuttavia una ragione fondamentale, dipendente dalla natura dei due istituti (Costituzione e trattato), che esclude la trasfusione e il trapiantamento del trattato nella Costituzione.<\/p><p>L\u2019indole di una Costituzione \u00e8 un rapporto fra cittadini e Stato, o fra cittadini e cittadini. L\u2019indole di un trattato \u00e8 un rapporto fra Stato e Stato. La diversit\u00e0 dei due istituti spiega la loro necessaria separazione pratica.<\/p><p>Un lemma di questa proposizione \u00e8 che per dare ad un trattato una collocazione in una legge interna dello Stato vuolsi per lo meno l\u2019autorizzazione del contraente. Bisognerebbe chiederla; bisognerebbe autorizzare a chiederla.<\/p><p>Sull\u2019impossibilit\u00e0 d\u2019includere un trattato in una Costituzione, vale la considerazione riguardante l\u2019estinzione dei trattati. La teoria e la pratica ammettono che \u00abvi sono casi in cui la volont\u00e0 unilaterale pu\u00f2 abolire il trattato\u00bb (<em>Nuovo Digesto Italiano<\/em>).<\/p><p>Vi \u00e8 contradizione nel fatto che il Progetto di Costituzione prevede la revisione della Costituzione (articoli 130-131), e poi vuole inserire un trattato nella Costituzione. Se <em>pacta sunt servanda<\/em>, come si possono esporre i Patti stessi ad una revisione?<\/p><p>La prospettiva di revisione della Costituzione ci richiama al sistema dell\u2019annullamento dei trattati. Essi possono essere annullati per volont\u00e0 di una delle parti. \u00c8 un diritto che compete ad ogni Stato \u00abquando siano mutate le circostanze di fatto che avevano influito sulla conclusione del trattato\u00bb. (<em>Nuovo Digesto Italiano<\/em>).<\/p><p>Gli esempi sono innumerevoli: 1870 \u2013 l\u2019Austria dichiara di non sentirsi pi\u00f9 obbligata al Concordato del 1855. L\u2019Austria fa lo stesso con il trattato per la Bosnia e l\u2019Erzegovina. La Russia abolisce la neutralizzazione del porto di Batum (1866) e poi del Mar Nero.<\/p><p>Il trattato dell\u2019Avana (20 febbraio 1928) ammette, con certe precauzioni, l\u2019abolizione unilaterale dei trattati. Del resto, \u00e8 pratica ammessa che la guerra produce l\u2019annullamento dei trattati.<\/p><p>Ora, se il Vaticano pu\u00f2 unilateralmente abolire i Patti Lateranensi (per esempio il Concordato, che per ammissione univoca \u00e8 un trattato); e i Patti Lateranensi siano inclusi nella Costituzione; potremmo riconoscere a uno Stato straniero il diritto di modificare la nostra Costituzione?<\/p><p>E se il Governo italiano volesse abolirli (per esempio, in caso di guerra) non ci sarebbe che il ricorso alla procedura di revisione, che \u00e8 lunga, e pu\u00f2 non riuscire.<\/p><p>Il rimedio dell\u2019articolo 5 (non rivedibilit\u00e0 di modificazioni ai Patti bilateralmente accettati), non funziona proprio in questi casi in cui la bilateralit\u00e0 non esiste.<\/p><p>Il caso della guerra, in cui i Patti sono annullabili, come si collega con la inclusione di un patto nella Costituzione? E se la revisione fosse respinta, mentre la necessit\u00e0 di abolire i Patti fosse evidente per il Governo, il quale ne potrebbe esso conoscere le riservate ragioni, come si uscirebbe da questo garbuglio?<\/p><p>La questione non \u00e8 di sapere se i Patti Lateranensi siano da conservare. Vi \u00e8 certamente in essi qualche cosa, anzi vi sono troppe cose che uno spirito libero non pu\u00f2 accettare (1\u00b0 \u2013 il riconoscimento della dinastia sabauda; 2\u00b0 \u2013 le feste religiose obbligatorie; 3\u00b0 \u2013 l\u2019insegnamento religioso; 4\u00b0 \u2013 riconoscimento delle lauree in teologia; 5\u00b0 \u2013 il divieto in Roma di manifestazioni anticlericali, ecc.). Ma di ci\u00f2 si potr\u00e0 parlare alla sua ora.<\/p><p>Non capisco se l\u2019articolo 13 del progetto di Costituzione (divieto di costituire societ\u00e0 segrete), si applichi alla massoneria. Questa sarebbe un\u2019altra delle conseguenze dei Patti Lateranensi.<\/p><p>Il semplice quesito che discutiamo adesso, \u00e8 di sapere se essi debbano includersi nella Costituzione.<\/p><p>L\u2019opposizione a questa inclusione nasce tanto da ragioni formali, quanto da ragioni sostanziali. Queste ultime assommano nel punto che, con il dichiarare costituzionali i Patti Lateranensi, si d\u00e0 allo Stato un carattere confessionale.<\/p><p>La questione preliminare che il problema presenta \u00e8 se sia fondata la tesi che essi abbiano dato all\u2019Italia la pace religiosa. A dire la verit\u00e0, io non mi sono mai accorto ch\u2019essa non ci fosse.<\/p><p>La tranquillit\u00e0 delle coscienze religiose consiste nel fatto che esse possono adempiere ai doveri religiosi senza riceverne impedimento, o senza essere sottoposte a limitazioni prescritte da autorit\u00e0 non religiose.<\/p><p>Nessuno, n\u00e9 in questa Assemblea, n\u00e9 fuori di essa ha mai fatto cenno di simili limitazioni.<\/p><p>L\u2019esercizio del culto attiene ai diritti della persona. Questo progetto di Costituzione li riconosce nella maniera pi\u00f9 ampia.<\/p><p>Del resto, anche sotto l\u2019impero del cessato ordine politico (e non dico solo quello fascista, ma del pari il precedente liberale in tutte le sue gradazioni) le pratiche del culto non vennero mai, nella pi\u00f9 tenue misura, ostacolate a chicchessia.<\/p><p>La stessa preoccupazione dell\u2019ordine esterno avrebbe consigliato, come deve consigliare, in Paese quasi totalmente cattolico, l\u2019assoluta astensione da ogni misura, la quale potesse essere interpretata, sia pure da una cattiva volont\u00e0, come un impedimento all\u2019esercizio delle pratiche del culto.<\/p><p>Rendo omaggio al sentimento di tolleranza degli italiani, specie in una citt\u00e0 dove sorgono insieme il monumento di Bruno, l\u00e0 dove il rogo arse, e una Chiesa elevata al Bellarmino che non solo accese quel rogo, ma volle ed impose il rinnegamento, contro la verit\u00e0, del Galilei. Noto di passaggio che gli organi ufficiali della Chiesa non hanno mai cancellato la condanna dell\u2019eliocentrismo, in nome del quale Bruno fu arso e il Galilei \u2013 contro la verit\u00e0 \u2013 costretto a disdirsi.<\/p><p>Ma, insomma al credente ed al praticante di una fede, che non hanno sempre bisogno di essere la stessa persona, non importano questioni amministrative, finanziarie e protocollari, come quelle che si considerano in un Concordato, o di riconoscimento di statali prerogative, come quelle stabilite nel trattato fondamentale fra il cardinale Gasparri e il cavalier Mussolini (11 febbraio 1929); ma semplicemente gli atti di culto che, secondo l\u2019insegnamento religioso ricevuto e i propri convincimenti, egli \u00e8 tenuto a prestare, oppure sente di dover compiere. E finch\u00e9 nulla si oppone a questo adempimento, nulla pu\u00f2 turbare la sua coscienza religiosa. Aggiunger\u00f2 che tutto quello che egli pretendesse oltre questo segno, non apparterrebbe pi\u00f9 alla coscienza religiosa, ma al sentimento politico, come di chi miri non gi\u00e0 alla sodisfazione delle sue mistiche esigenze, ma al conseguimento di pretese temporali.<\/p><p>Volete sul serio che un credente faccia una questione di puntiglio del sapere che i titoli nobiliari e le onorificenze cavalleresche largiti dal Vaticano (art. 42 del Concordato) sono tuttavia validi per lo Stato italiano, quando esso invece (art. IV delle disposizioni finali e transitorie) li abolisce, se conferiti da precedenti autorit\u00e0 italiane?<\/p><p>Ad ogni modo \u2013 ripeter\u00f2 \u2013 qui noi non discutiamo del Concordato o del trattato fondamentale fra la Santa Sede e lo Stato italiano. Toglierne la menzione dalla Costituzione fondamentale della Repubblica non significa sopprimerli o annullarli. Almeno per il momento rimangono validi, e son da rispettare, come tutti gli altri trattati conclusi dallo Stato italiano. Che cosa accadr\u00e0 appresso, non lo sappiamo. Non so se, con tanto furore di partiti proletari, marxistici e progressivi sia da prevedere una maggioranza laicistica \u2013 io non dico anticlericale \u2013 nella futura Camera dei Deputati. Praticamente parlando, la questione non potrebbe essere valutata se non soltanto da essa. Soltanto nel caso in cui la questione venisse innanzi ad essa, si potrebbero esaminare i destini dell\u2019attuale Concordato e del Trattato fondamentale con il quale venne costituito lo Stato della Citt\u00e0 del Vaticano con tutti i suoi annessi.<\/p><p>Faccio peraltro un\u2019osservazione.<\/p><p>Pur mantenendo tutte le ragioni che, secondo me, rendono inammissibile l\u2019idea di includere in una Costituzione due trattati internazionali; penso che si fanno delle grosse illusioni di maggiore stabilit\u00e0 coloro che li desiderano inclusi nella Costituzione medesima.<\/p><p>A parte il principio della rivedibilit\u00e0 della Costituzione, che il nostro progetto ammette, nulla vale l\u2019opposizione alla rivedibilit\u00e0 dei Patti Lateranensi sancita nell\u2019articolo 5 del progetto.<\/p><p>Lo Stato italiano non \u00e8 nato ieri. Prima era una monarchia costituzionale, poi parlamentare, oggi \u00e8 una repubblica democratica. I princip\u00ee fondamentali del suo costume costituzionale (ed il costume e l\u2019uso sono in questi casi la vera legge) importa che le nostre carte costituzionali sono sottoposte ad una continua rielaborazione da parte delle Assemblee regolarmente elette. Tutti i nostri costituzionalisti sono uniformi su questo punto. Ed allora la stessa clausola della non rivedibilit\u00e0 dei Patti Lateranensi \u00e8&#8230; rivedibile, purch\u00e9, naturalmente, ci sia una maggioranza parlamentare disposta ad ammetterlo.<\/p><p>Il che \u00e8 confermato da un\u2019altra clausola dello stesso progetto di Costituzione. Infatti l\u2019articolo 131 esclude dalla rivedibilit\u00e0 unicamente la forma repubblicana. Non discuto a questo posto l\u2019articolo, che, se mai, offende la millenaria esperienza della labilit\u00e0 di tutte le umane istituzioni, comprese le religiose; perch\u00e9, ad esempio, la religione cristiana non ha che duemila anni di vita, mentre la piramide di Cheope ne ha cinquemila, secondo un certo calcolo settemila, e l\u2019uomo cinquecentomila.<\/p><p>Infatti, per\u00f2, la Costituzione italiana esclude dalla rivedibilit\u00e0 soltanto la forma repubblicana. La non rivedibilit\u00e0 dei Patti Lateranensi \u00e8 sottoposta alla condizione della \u00abbilaterale\u00bb accettazione. Se una maggioranza parlamentare volesse rivederli, essa avrebbe anche un Governo disposto a fare lo stesso. Quindi l\u2019eccezione formulata nel capoverso dell\u2019articolo 5 non significa letteralmente nulla.<\/p><p>Tutto ci\u00f2 spiega che i proponenti di questo capoverso, se mossi dalla illusione di assicurare ai Patti Lateranensi una stabilit\u00e0 che stesse oltre la loro comune natura di trattati, quindi modificabili per desiderio delle parti, e annullabili per volont\u00e0 anche solo di una di esse, hanno sprecato la loro fatica. Nei limiti in cui le Assemblee legislative hanno implicita facolt\u00e0 di trasformare i termini della Costituzione, nemmeno l\u2019articolo 5, testo e primo capoverso, si salvano. Fortunatamente la \u00abpace religiosa\u00bb non ha nulla a che vedere con queste cose.<\/p><p>Con esse ha solamente da vedere un desiderio di certe sfere \u2013 alle quali impensatamente portano adesione, con un curioso equivoco logico, anche uomini di sinistra \u2013 d\u2019imprimere su questa nascente Repubblica un marchio di confessionalismo, un\u2019impronta se volete.<\/p><p>\u00c8 vano arzigogolare. L\u2019articolo 1 del Trattato il febbraio 1929 stabilisce, riproducendo il testo dell\u2019antico Statuto Albertino, che la \u00abreligione cattolica, apostolica e romana, \u00e8 la sola religione dello Stato\u00bb. Notate quel \u00absola\u00bb. Non esiste possibilit\u00e0 di equivoco. Con quelle parole si affermano due cose: 1\u00b0 che lo Stato deve avere \u2013 e quindi ha \u2013 una religione; 2\u00b0 che questa religione \u00e8 appunto la cattolica. A mio avviso, nessuna delle due tesi pu\u00f2 reggere, in genere, per uno Stato moderno; non pu\u00f2 reggere, ad ogni modo, per una Repubblica democratica, come quella che pretendiamo di aver fondata.<\/p><p>Si resta sorpresi sentendo da qualche parte affermare che la dichiarazione che lo Stato proclama la sua appartenenza alla religione cattolica non implica il suo confessionalismo. Non capisco che cosa da certe parti si voglia per riconoscere il carattere confessionale dello Stato; quindi da parte sua un obbligo di difesa di essa e di offesa, implicita, verso gli altri culti.<\/p><p>Elementi socialisti del pari sembrano meno offesi dalla dichiarazione di confessionalit\u00e0 dello Stato nella direzione del cattolicismo. Mi fa un curioso senso sentir dire che essi non intendono battere le strade del vecchio anticlericalismo. Quale, di grazia? L\u2019Italia non giunse mai alla separazione dello Stato dalla Chiesa, rimanendo legata ad un vago giurisdizionalismo. Per confessati riguardi religiosi non riusc\u00ec ad adottare il divorzio. Dovette semplicemente adottare una serie di misure, fra il 1870 e il 1880, che riportarono allo Stato compiti ed istituti \u2013 per esempio, le opere pie \u2013 i quali prima appartenevano alla Chiesa. L\u2019unica manifestazione di sensi divergenti da essa fu l\u2019erezione del monumento a Giordano Bruno, che non si sarebbe avuta senza un atto di volont\u00e0 di Francesco Crispi, al quale sarebbe tempo di cominciare a rendere qualche giustizia.<\/p><p>La tesi socialista sulla religione \u00e8 che essa \u00e8 cosa privata: cos\u00ec dissero in tutti i paesi le assemblee socialiste, cos\u00ec scrissero i teorici della parte.<\/p><p>L\u2019opinione, che vedo diffondersi, della priorit\u00e0 del fatto organizzativo della classe lavoratrice rispetto alle particolari ideologie cosmiche del socialismo, io la credo erronea e pericolosa. Se il socialismo \u00e8 liberazione terrena, esso \u00e8 anche liberazione dalle metafisiche tradizionali. In un\u2019assemblea socialista direi ben altro, ma questo non \u00e8 il luogo per parlare di simili cose.<\/p><p>Ritornando a noi, la dichiarazione dell\u2019articolo 1 del Trattato 11 febbraio 1929, \u00e8 per me una dichiarazione di confessionalismo, che io non discuto in un trattato particolare \u2013 e che deve rispettarsi, finch\u00e9 non sia mutato \u2013 ma contro la quale io mi levo se volete inserirla in una Costituzione, che io debbo votare. Ripeter\u00f2 ancora una volta che l\u2019opporsi ad inserire la formula nella Costituzione, non vuol dire non rispettarla in un trattato speciale.<\/p><p>Adotto senz\u2019altro il principio che uno Stato, qualunque Stato, non possa essere confessionale senza mutare la propria indole da organo del potere amministrativo in organo di una fede particolare, quindi delle stesse gerarchie ecclesiastiche. Sapete voi che per effetto dell\u2019articolo 5 del Concordato noi non possiamo ammettere all\u2019insegnamento o ad un impiego visibile un sacerdote che abbia smesso l\u2019abito talare e sia stato colpito da censura ecclesiastica? Grazie a cotesto articolo 5, n\u00e9 Renan in Francia, n\u00e9 Ardig\u00f2 in Italia sarebbero potuti mai divenire insegnanti nelle nostre scuole; ed altri men noti entrare negli uffici od in altri istituti di insegnamento. Se vi piace, lasciamo queste cose in un trattato particolare modificabile ed annullabile; non le introduciamo in una Costituzione, il cui carattere particolare \u00e8 la stabilit\u00e0, e la cui procedura di revisione \u00e8 cos\u00ec complicata.<\/p><p>Lo Stato \u00e8 un complesso di uffici e di organi. Esso non \u00e8 un individuo senziente, c quindi i problemi della coscienza religiosa non lo riguardano. Esso non \u00e8 n\u00e9 cattolico, n\u00e9 buddista, n\u00e9 confuciano, n\u00e9 ateo. Esso \u00e8 un complesso amministrativo fornito di coazione: ecco tutto. Quando s\u2019imbatte in organi del culto, prende con essi accordi particolari, da cui i Concordati o le leggi riguardanti gli altri complessi del culto.<\/p><p>Ammetto persino che un principato, una monarchia possano dichiarare una fede religiosa particolare. Essi consistono in una specificazione, in una differenziazione fra suddito, dinastia e sovrano. Il culto del sovrano \u00e8 decisivo con tutte le sue conseguenze; anzi l\u2019adagio del regime assolutistico \u00e8 che la fede del principe \u00e8 necessariamente la fede dei sudditi, da cui le complicazioni che nascono nel caso di aggiunzione di territori con popolazioni aventi culti diversi da quelli del principe.<\/p><p>La monarchia, poi, risente dal pi\u00f9 al meno del diritto divino; ed anche il volteriano, sostanzialmente ateo, Federico II non tollerava che i sudditi scherzassero con le faccende del culto. Un altro Federico, quello di Svevia, forse non autore di un libro dei tre impostori, che gli si volle attribuire, ma certamente creatore della formula (e si sa chi era il secondo dei tre impostori), non aveva la mano leggiera quando i sudditi si permettevano di volgere verso l\u2019eresia, e nessuno pi\u00f9 di lui dette prova di crudelt\u00e0 nell\u2019avversarla. Una monarchia laica o addirittura indifferente verso la Chiesa probabilmente non esiste. L\u2019Inghilterra \u00e8 uno Stato protestante, ma confessionale; il Libro di Preghiera \u00e8 sottoposto al Parlamento, e votato da esso. Una repubblica inglese \u00e8 difficile a prevedere o a pensare. Secondo me, una delle ragioni che si oppongono al fatto, \u00e8 l\u2019inclinazione inglese al confessionalismo.<\/p><p>Il caso di una Repubblica democratica \u2013 e bisogna insistere sull\u2019aggettivo \u2013 \u00e8 differente.<\/p><p>Il progetto sottoposto al nostro esame pu\u00f2 darsi che non si esprima con esattezza, quando dice che la sovranit\u00e0 \u00abemana dal popolo\u00bb, perch\u00e9 se emana soltanto, resta poi a vedere in chi risieda; nei tre partiti, forse? Ma essi non son padroni in eterno del corpo elettorale. Peraltro le intenzioni degli autori del progetto sono esplicite, ed essi vogliono dire appunto che la sovranit\u00e0 \u00e8 un attributo del popolo, che la esercita per mezzo dei suoi rappresentanti.<\/p><p>Ora se la sorgente della sovranit\u00e0 \u00e8 il popolo, \u00e8 chiaro che trasmissioni divine non ce ne sono, salvo che nel popolo si manifesti appunto la divinit\u00e0, opinione che non so quanto sia ortodossa. Del resto, il Dio di Mazzini mi ha appunto l\u2019aria di rassomigliare al Dio di Spinoza: <em>Deus sive Natura<\/em>; e perci\u00f2 lo spinozismo fu dall\u2019opinione conformista considerato sempre come l\u2019equivalente dell\u2019ateismo, a torto naturalmente; ma di ci\u00f2 non dobbiamo occuparci.<\/p><p>E appunto perci\u00f2 elimino la disquisizione sulle conseguenze istituzionali del cattolicismo.<\/p><p>Ma di repubbliche ce ne sono tante. C\u2019era anche la patrizia repubblica di Venezia. La nostra per\u00f2 \u00e8 democratica, e questo implica qualche conseguenza nei riguardi della pretesa di farci adottare la formula confessionale del cattolicismo.<\/p><p>L\u2019essenza logica del democratismo \u00e8 la eguaglianza dei cittadini: in ci\u00f2 che essi sono eguali. Insiste a. ragione uno scrittore socialista, al quale pur si deve la prima ventata di novit\u00e0 nel corpo diventato stantio delle dottrine socialiste, il Bernstein, che la democrazia \u00e8 eguaglianza di trattamento, \u00e8 considerazione interiore di eguaglianza fra i cittadini. L\u2019articolo 7 del nostro progetto di Costituzione consacra appunto questo concetto.<\/p><p>Ma fra l\u2019articolo 5 e l\u2019articolo 7 del progetto vi \u00e8 un evidente contrasto. Grazie all\u2019articolo 5, cio\u00e8 per il fatto d\u2019includere nella Costituzione il Trattato dell\u201911 febbraio 1929, la nostra \u00e8 una Repubblica di cattolici; per l\u2019articolo 7 siamo una Repubblica di cattolici e non cattolici. E allora che se ne fa dell\u2019essenza di una democrazia nelle nostre leggi?<\/p><p>Per l\u2019articolo 7 i non cattolici sono cittadini di pieno diritto; per l\u2019articolo 5 non lo sono. E vano sofisticare: se la nostra \u00e8 una Repubblica cattolica, i non cattolici sono messi in una condizione d\u2019inferiorit\u00e0.<\/p><p>Si dice: sono pochi. Fossero pochissimi o uno solo, l\u2019offesa c\u2019\u00e8. Ma che siano proprio cos\u00ec pochi, non mi risulta. Ci sono i protestanti, gli \u00abevangelici\u00bb dicono loro. Ci sono gli ebrei. Ci sono i liberi pensatori. Cotesti comunisti, cotesti socialisti sono o non sono marxisti? Lo proclamano a tutti i momenti. Supponiamo che siano. Ma allora non appartengono a nessuno dei culti ufficiali. Possono essere anche credenti: deisti, teisti, idealisti, che so io? Cattolici non sono. Ci sono i cristiano-sociali? La Chiesa li riconosce? E chi lo sa? Se noi siamo una Repubblica democratica, dobbiamo riconoscere il diritto di tutti i cittadini, anche dei non cattolici a vivere, senza morale diminuzione, nella comune Repubblica. E l\u2019inclusione dei Patti Lateranensi nella Costituzione di una Repubblica \u2013 di una Repubblica democratica, dico! \u2013 \u00e8 una potente offesa a protestanti, israeliti e soprattutto ai liberi pensatori.<\/p><p>Concludo.<\/p><p>Questa Repubblica non la volemmo soltanto per chiamar Presidente un capo che prima chiamavamo re. Questa Repubblica noi la concepiamo come uno spiraglio sull\u2019avvenire.<\/p><p>Alto \u00e8 il rispetto che professiamo per l\u2019attuale Capo della Chiesa cattolica, e non minore quello per le altre gerarchie ecclesiastiche o per i nostri concittadini cattolici. Ma vogliamo che anch\u2019essi rispettino noi.<\/p><p>Noi vagheggiamo una coscienza libera da mistiche nebbie. Ed amiamo la Repubblica perch\u00e9 \u2013 senza offesa altrui \u2013 scorgiamo in essa lo strumento per una realizzazione tutta umana e terrena. (<em>Applausi <\/em>\u2013<em> Congratulazioni<\/em>).<\/p><p>PRESIDENTE. \u00c8 iscritto a parlare l\u2019onorevole Nitti. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>NITTI. (<em>Segni di attenzione<\/em>). Io mi permetter\u00f2 di fare soltanto alcune osservazioni generali su questa parte della Costituzione proposta.<\/p><p>Devo dichiarare prima di tutto che io ho un senso di tristezza e \u2013 non so perch\u00e9 \u2013 la mia fantasia ricorre all\u2019entrata di Maometto II a Bisanzio. Noi vogliamo occuparci di tante questioni astratte, di discutere di fede antica e nuova, di sistemi sociali dell\u2019avvenire, mentre intorno a noi l\u2019incendio divampa. Noi siamo, in questa ora, in una situazione terribile, perch\u00e9 vengono a mancare le cose pi\u00f9 necessarie al Paese. Non sappiamo nemmeno quali difficolt\u00e0 ci attendono, non fra un anno o due, ma forse fra un mese o due, e disponiamo delle nostre cose e del nostro avvenire con sicurezza, come se non avessimo nulla a temere, e avessimo riserve di beni e di crediti. Noi che abbiamo in questo momento tutto da temere, ostentiamo in ogni cosa un\u2019assurda sicurezza o incoscienza. Discorriamo anche di fede religiosa, proprio come a Bisanzio, quando Maometto II era con le sue orde turche arrivato alle porte della citt\u00e0, e dentro fervevano ancora le dispute religiose.<\/p><p>Bisanzio, che fu a capo di grande civilt\u00e0, era ancora il paese di dispute che finivano quasi sempre in lotte spesso sanguinose. Erano tutti cristiani, ma ognuno a suo modo interpretava il cristianesimo. Si discuteva se la luce era creata o increata, se l\u2019Arcangelo Gabriele per portare il messaggio a Maria attravers\u00f2 o non attravers\u00f2 lo spazio. Le discussioni e le lotte secolari fra gli Azzurri e i Verdi, le due fazioni che maggiormente dividevano gli animi, fazioni che oggi sotto altra forma si rinnovano, tutte queste discussioni, tutte queste lotte, mentre Maometto arrivava.<\/p><p>Noi ci troviamo di fronte ad un pi\u00f9 terribile Maometto: le conseguenze della disfatta, la diffidenza ostile di buona parte dei vincitori, le minacce spaventevoli di cadute monetarie ed economiche, e di fronte a preoccupazioni per la deficienza di alimenti e delle cose pi\u00f9 indispensabili alla vita. Dobbiamo risolvere difficolt\u00e0 che anche a Bisanzio non esistevano. E noi vaghiamo nell\u2019indeterminato, noi facciamo progetti sull\u2019avvenire, come se avessimo la sicurezza dell\u2019avvenire e disponessimo di ricchezze presenti, che non possediamo.<\/p><p>Nel seguito della discussione, io vi dir\u00f2 quali impegni noi assumiamo praticamente nel momento attuale e per l\u2019avvenire. Signori, non si possono assumere impegni a cuor leggero, quando noi dovremo, o prima o dopo, tener fede a questi impegni, e sin da ora sappiamo che non saremo in condizioni di farlo.<\/p><p>Voglio ora solo richiamare la vostra attenzione su alcune cose di queste disposizioni generali che mi paiono veramente non necessarie, e che sarebbe bene eliminare. Io sono sicuro che, quando saremo alla fine delle discussioni sulla Costituzione, si dovr\u00e0 procedere non solo ad un coordinamento generale, ma, attraverso una Commissione poco numerosa formata delle stesse persone che han partecipato al lavoro precedente, o di persone nuove o di altre, dovremo esaminare quante contradizioni vi saranno e quante cose si potranno e si dovranno eliminare; e ci\u00f2 prima di giungere alla votazione.<\/p><p>Io mi permetto di esprimere ora non gi\u00e0 delle proposte, perch\u00e9 non ho voluto presentare emendamenti, ma solo osservazioni intorno alle decisioni che stanno per essere prese. E vorrei esprimere un timido desiderio, quello che, nel primo rigo di questa Costituzione, l\u00e0 dove \u00e8 scritto: \u00abL\u2019Italia \u00e8 una Repubblica democratica\u00bb, si aggiungesse \u00abe indivisibile\u00bb. La parola \u00e8 ripresa dalla Costituzione francese. Voi non troverete strano che, in questo momento in cui vi sono tante tendenze. di divisione, questa parola sia solennemente consacrata.<\/p><p>Vorrei permettermi anche di osservarvi che, ove \u00e8 detto che la Repubblica ha per fondamento il lavoro e la partecipazione effettiva di tutti i lavoratori all\u2019organizzazione politica, economica e sociale del Paese, venisse tolta la parola \u00abeffettiva\u00bb. Che cosa significa, infatti, \u00abeffettiva\u00bb? E come renderla effettiva? \u00c8 qualche cosa forse come il voto obbligatorio? Che cosa vogliamo dire con \u00abeffettiva\u00bb? Io vorrei che questa parola fosse tolta; \u00e8 qualche cosa come il voto obbligatorio, che si volle pur non attuare e poi si proclam\u00f2 in modo inefficiente per applicarlo in apparenza, in modo ridicolo.<\/p><p>Vorrei poi che anche scomparisse l\u2019articolo 4, il quale proclama che l\u2019Italia rinunzia alla guerra come strumento di conquista e di offesa alla libert\u00e0 degli altri popoli. Ditemi, o signori, in quale Costituzione di Paese serio nel mondo esiste questo principio? Nella Costituzione bolscevica, no; nella Costituzione inglese, no; nella Costituzione americana, neppure; perch\u00e9 volete dunque rinunziare cos\u00ec solennemente a cose che, sapete bene, non possiamo fare?<\/p><p>Ma non far\u00e0 ridere all\u2019estero l\u2019idea che noi, che siamo sotto il dominio di fatto di altri popoli, e siamo ora deboli e inermi, ci prendiamo il lusso di darci per primi questa specie di obbligo morale, che non vogliamo la guerra di conquista? Vinti e umiliati ora ingiustamente, vogliamo darci il lusso di rinunciare a guerre e a conquiste? Tutto ci\u00f2 mi fa ricordare quanto male fanno queste affermazioni di vanagloria. Il ridicolo \u00e8 in Italia contagioso. Dalla Cina alcuni mesi fa, mi fu mandata la fotografia di una dichiarazione, pubblicata da un giornale cinese, (il <em>North China Daily News<\/em>) che il diplomatico che rappresentava l\u2019Italia credette di fare, arrivando in Cina. Egli si proponeva di rassicurare i cinesi che l\u2019Italia non ha mire imperiali, e che non vuole territori in Cina. (<em>Commenti<\/em>). Se i cinesi non fossero gialli per la loro razza, credo che diventerebbero gialli per eccesso di ilarit\u00e0. Noi facciamo queste affermazioni ridicole con la Cina, che \u00e8 uno dei quattro grandi che devono decidere di noi? E un nostro diplomatico si concede il lusso di dichiarare che noi non pensiamo ad avere alcun pezzo del territorio cinese, che l\u2019Italia non ha mire imperiali! Credete che ci\u00f2 non esponga all\u2019ilarit\u00e0?<\/p><p>Queste cose cui noi rinunziamo, queste cose che non possiamo fare, ma a cui rinunziamo, non contribuiscono certo alla nostra seriet\u00e0 nel mondo. Noi dobbiamo mantenerci nel campo della realt\u00e0; non dare alcun esempio di vanit\u00e0 ridicola. Il fascismo ci aveva abituato a queste concezioni irreali, quando, nei suoi progetti, conquistava e divideva il mondo. Noi non abbiamo la possibilit\u00e0 di rinunziare, per molti anni, ad alcuna guerra e ancor pi\u00f9 ad alcuna conquista, in quanto non abbiamo la possibilit\u00e0 di farne. Perch\u00e9 assumiamo queste forme ridicole di rinunzia che non sono da noi? La cosa che rende triste \u00e8 la vanit\u00e0 senza forza. Non diamo questo esempio di poca seriet\u00e0 e soprattutto di poca energia morale. Noi non dobbiamo rinunziare a niente, tanto pi\u00f9 se non possiamo fare alcuna delle cose a cui diciamo di rinunziare. Prendiamo dunque quello che \u00e8 reale e limitiamoci a rimanere nei limiti della nostra reale situazione.<\/p><p>Ora viene davanti a noi e forma oggetto della nostra attenzione l\u2019articolo 5: i Patti Lateranensi. Vi dichiaro lealmente che sono assai dolente che questo articolo 5 si trovi nella Costituzione. \u00c8 cosa che non avrei preveduta e che ora non mi spiego. I Patti del Laterano non riguardano in nulla la materia della Costituzione. E, perch\u00e9 si pensa di farne materia di un articolo speciale della Costituzione? Si crede forse di garantirne non solo l\u2019esistenza, ma la durata? La Costituzione che noi prepariamo non \u00e8 tale che possa con la sua durata garantire patti solenni e di durata indefinita. La verit\u00e0 \u00e8 dunque che i Patti Lateranensi non danno maggiore garanzia, n\u00e9 maggiore sicurezza di durata, se messi nella Costituzione.<\/p><p>Crediamo noi in buona fede che questa Costituzione che ora discutiamo avr\u00e0 lunga durata? Io non lo credo. Ed \u00e8 semplice affermare in questa forma il dubbio, in quanto tutte le Costituzioni adottate dopo guerre perdute, non sono durate. Le Costituzioni che ora si fanno dureranno ancor meno delle precedenti. Pensate che la stessa Francia, che ha cambiato 13 Costituzioni in 150 anni, che, edotta dall\u2019esperienza, pur avendo soppresso nella nuova Costituzione ci\u00f2 che poteva essere materia di grande controversia, pur avendo mantenuto in tutto l\u2019unit\u00e0 territoriale, pur non avendo ceduto ad alcuna fiacchezza verso tendenze disgregatrici e verso le autonomie, e avendo osato di dichiararsi persino laica, per evitare lotte interne; la stessa Francia, dico, ha fatto votare l\u2019ultima Costituzione e dopo un <em>referendum<\/em> ha dovuto votarla ancora nuovamente per arrivare ad avere una Carta costituzionale.<\/p><p>E credete voi che noi potremo fare il miracolo di una Costituzione, venuta dalla disfatta, che abbia lunga durata? Nelle circostanze attuali, quando tutto il Paese \u00e8 diviso, quando non si sa quale partito o quali partiti rappresentino il Paese, che cosa rappresenta una vera volont\u00e0 collettiva?<\/p><p>Le correnti dell\u2019opinione sono malsicure: i partiti stessi che non hanno idee definite, sono sempre mutevoli e, prima di dissolversi nella lotta, si dissolvono all\u2019interno e sono tutti pi\u00f9 o meno in crisi. Nulla sembra in questo momento stabile: n\u00e9 la situazione economica e finanziaria, n\u00e9 i partiti.<\/p><p>Credete dunque, signori, onestamente, che la Costituzione che nasce in s\u00ec difficile atmosfera sar\u00e0 di tale lunga durata? Che i Patti Lateranensi affermati nel patto costituzionale saranno meglio garantiti? Io ne ho tutti i dubbi e anzi, oserei dire, ho la certezza del contrario.<\/p><p>Il patto Gasparri-Mussolini del 1929 che noi dovremmo ora non discutere, ma che dovremmo riconfermare, contiene disposizioni che, se nell\u2019ora attuale fossero esaminate, sarebbero oggetto di controversie. Nell\u2019avvenire potranno forse subire mutazioni volute consenzialmente e imposte dalla necessit\u00e0.<\/p><p>La mia tesi \u00e8 questa: noi non dovremo fare alcuna cosa che turbi le relazioni esistenti fra l\u2019Italia e il Vaticano. Le condizioni quali furono stabilite da quell\u2019accordo dobbiamo accettarle quali esse sono. In questo momento ogni discussione \u00e8 vana e odiosa. L\u2019Italia ha tali difficolt\u00e0 di vita, tali turbamenti interni che, aggiungere nuove cause di turbamento sarebbe opera non benefica.<\/p><p>Io credo che non si debba ora modificare nulla; che la nostra Costituzione non debba nemmeno occuparsi di queste cose; ma credo che, successivamente, quando sar\u00e0 ristabilito l\u2019ordine interno, quando da una parte e dall\u2019altra, dal Vaticano e dallo Stato, vi sar\u00e0 cordialit\u00e0 e sicurezza di rapporti, tutte le cose che possono essere materia di conflitto o soltanto di attrito potranno essere onorevolmente, amichevolmente e serenamente discusse fra il Vaticano e lo Stato. I Patti Lateranensi hanno appena diciotto anni di esistenza, ma han dato prova di solidit\u00e0. Hanno resistito ad un lungo periodo di guerra, alla fine sanguinosa di un regime, a forme politiche differenti e opposte: vi sono e vi saranno, senza dubbio, piccole e grandi difficolt\u00e0 da superare per evitare contrasti che possono dipendere anche da piccole cose: ma non sono grandi ostacoli.<\/p><p>Nella Costituzione abbiamo stabilito, per esempio, l\u2019abolizione dei titoli nobiliari, ed anche dei titoli cavallereschi, ma abbiamo accettato che il Vaticano abbia il diritto di conferire i titoli nobiliari e cavallereschi. (<em>Commenti<\/em>).<\/p><p>Dove sono o possono sorgere difficolt\u00e0 di applicazione non \u00e8 cosa che dobbiamo ricercare ora, non \u00e8 materia da discutere e risolvere in sede di Costituzione. Ci\u00f2 \u00e8 anche pi\u00f9 strano che voler discutere i trattati internazionali esistenti.<\/p><p>Gli storici dicevano che ogni difficolt\u00e0 si risolve camminando: \u00absolvitur ambulando\u00bb. Non cerchiamo ora di risolvere queste difficolt\u00e0, ma neanche di nutrirci di vane illusioni. L\u2019articolo 5 \u00e8 una realt\u00e0; ma sarebbe vano illudersi che difficolt\u00e0 reali pi\u00f9 grandi non esistano e che non siano tali da rendere difficile in avvenire un Governo che non abbia largo spirito di serenit\u00e0 e di temperanza.<\/p><p>In questi giorni vi \u00e8 stato in quest\u2019Aula un risveglio strano ed inatteso di ideali religiosi. Realmente sincero? o prevalentemente politico? Io non posso dire. Abituato alle antiche Assemblee, essendo vissuto all\u2019estero ed avendo frequentato assemblee politiche di diversa natura, non ho mai veduto, come in quest\u2019Aula nei giorni passati scoppi di religione, al punto che l\u2019onorevole La Pira, con fluidit\u00e0 di parola e con abbondanza di sentimento, ha finito il suo discorso con un inno alla Vergine e una preghiera, cosa largamente apprezzabile, ma che non era mai stata fatta in nessun\u2019Assemblea politica del nostro Paese e che non risponde al carattere politico della nostra istituzione.<\/p><p>Ogni cosa ora \u00e8 possibile, noi siamo arrivati al punto che abbiamo udito, anche da quella parte, che tra il comunismo e la religione cattolica non vi era alcun contrasto.<\/p><p>E l\u2019amico, il dotto amico, onorevole Concetto Marchesi, volle usare il linguaggio del sentimento e ci disse perfino che vi \u00e8 qualche cosa che nel comunismo rappresenta l\u2019ideale religioso.<\/p><p>No, signori, mi dispiace di contraddirlo: il comunismo non \u00e8 niente di tutto questo. Qualunque movimento di carattere marxista e comunista non pu\u00f2 essere religioso, non lo \u00e8 mai stato nel tempo nostro e forse non lo sar\u00e0 mai, perch\u00e9 le due concezioni, comunista e cristiana, sono totalmente diverse.<\/p><p>Quando si parla del socialismo e del comunismo, come concezione non opposta al cristianesimo, si pensa a quello che fu il socialismo primitivo di Saint Simon o di Owen, che invent\u00f2 la parola \u00absocialismo\u00bb, che prima di lui non esisteva e che \u00e8 del tutto recente e rimane sempre indeterminata nel suo contenuto.<\/p><p>Ora, che cosa \u00e8 il comunismo? Saint Simon ha scritto \u00abLe nouveau Christianisme\u00bb; il suo socialismo lo ha chiamato nuovo cristianesimo, perch\u00e9 \u00e8 una concezione puramente idealista, mentre il comunismo moderno \u00e8 una concezione puramente materialista, si basa su una dialettica materialistica, e parlare di comunismo che possa diventare anche affine, o convivere amichevolmente col cattolicesimo \u00e8 una cosa assolutamente assurda.<\/p><p>Quando guardate alla costruzione dell\u2019ideale comunista, voi dovete escludere assolutamente l\u2019idea religiosa. Marx considerava la religione come un fenomeno economico. Secondo le sue parole, la coscienza mistica non \u00e8 che un riflesso di una realt\u00e0 interiore economica e sociale. Egli considerava lo Stato e la societ\u00e0 capitalista come enti che proiettavano sulla religione una immagine rovesciata del mondo, perch\u00e9 sono un mondo rovesciato. La religione \u00e8 la teoria generale di questo mondo, \u00e8 il suo riassunto enciclopedico, \u00e8 la fantasia idealizzata della nostra natura umana, perch\u00e9 la natura umana non possiede altra realt\u00e0. Da questa premessa, diceva Marx, deriva l\u2019idea che la soppressione della religione, concepita come illusoria felicit\u00e0 dei popoli, \u00e8 la prima tappa verso il benessere ideale del popolo.<\/p><p>La critica del cielo si trasforma e si muta in critica della terra: la critica della teologia e della colpa.<\/p><p>Non \u00e8 possibile che una concezione socialcomunista possa coincidere con una concezione cattolica e cristiana. La dialettica materialistica e la dialettica del proletariato di Marx non possono convivere con la morale cristiana.<\/p><p>L\u2019onorevole Togliatti, con molta finezza di ragionamento, da quell\u2019uomo profondo ed abile quale egli \u00e8, ha mostrato che noi abbiamo adesso una democrazia progressiva, che egli ha voluto vedere in una unione fra i comunisti e socialisti da una parte ed i democristiani dall\u2019altra. Ma questa \u00e8 una unione assolutamente provvisoria che si basa su circostanze politiche contingenti, che riguarda la situazione provvisoria del dopoguerra in un periodo di disordine. Per ci\u00f2, per produrre uno stato di vita tollerabile si ricorse, dopo il fascismo e dopo la disfatta militare, all\u2019unione di partiti opposti ed estremi (non sappiamo, ma vedremo dopo, con quanta efficacia) e ad una convivenza che idealmente e spiritualmente non \u00e8 possibile sia permanente in avvenire. Laddove il comunismo \u00e8 arrivato, \u00e8 scomparsa, o almeno ha avuto terribile eclisse, la religione. Voi non negherete quello che \u00e8 avvenuto in Russia, dove sono scomparse per molto tempo tutte le tracce della vecchia religione, brutale e grossolana, se volete, come molti culti orientali anche troppo materialistici nel loro falso ascetismo. I Musei antireligiosi sono stati un\u2019invenzione russa, ed \u00e8 noto che anche ufficialmente il Governo per molti anni ha combattuto ogni forma di religione. Si \u00e8 creata persino un\u2019organizzazione di atei militanti, e vi sono stati, fin quasi alla guerra, oltre 7 milioni di atei militanti, per combattere la religione. Ci\u00f2 era forse una necessit\u00e0 del momento rivoluzionario russo. Certamente tutto ci\u00f2 si \u00e8 andato ad attutire, ma lo spirito della dialettica materialista non deve, non pu\u00f2 scomparire.<\/p><p>Dunque io non vedo la possibilit\u00e0 di una unione definitiva tra cattolicesimo e comunismo, vedo una unione temporanea in Italia come in Francia. Vedremo dopo con quali risultati. Ma, io non vedo per l\u2019avvenire che sia possibile una societ\u00e0 in cui comunisti e socialisti da una parte, e dall\u2019altra partiti che si dicono cristiani, possano vivere insieme. Ogni loro concezione, ogni loro azione devono essere totalmente diverse, se non opposte.<\/p><p>Senza dubbio questi partiti che si dicono di sinistra pi\u00f9 avanzata, si adattano, come si adattano anche le religioni, secondo i Paesi, secondo le circostanze, ma vi \u00e8 qualche cosa che non pu\u00f2 essere mutata. Il cristianesimo, nella sua essenza, non \u00e8 conquista, \u00e8 rinunzia. Se i cristiani troppo si affannano nella conquista, negano lo spirito di Ges\u00f9. Chi conosce la profondit\u00e0 dello spirito di Ges\u00f9, chi ne apprezza la divina bellezza, chi trova nelle parole di Ges\u00f9 la base della nostra pi\u00f9 grande concezione morale, credente o non credente, pu\u00f2 ben comprendere la differenza fra la rinunzia e la conquista. Tutta la grandezza morale del cristianesimo si pu\u00f2 riassumere negli apologhi, nei discorsi, nei sermoni di Ges\u00f9. Riunendoli insieme, non sono che da una trentina a quaranta pagine di stampa di un libro in sedicesimo di carattere, sono poche pagine appena. Ebbene quelle pagine di divina bellezza sono tutte nel fondo del nostro animo cos\u00ec in chi crede, come in chi non crede, e chiunque ha spirito morale le sente profondamente.<\/p><p>Noi non possiamo attribuire a Ges\u00f9, il quale fu tradito dopo morto, da quegli stessi che lo adoravano, nessuna cosa che non sia grande e divina.<\/p><p>Ora, io comprendo che la Chiesa abbia il suo orgoglio ed abbia nel suo spirito anche il bisogno di espansione e di grandezza. La parola \u00abLaterano\u00bb deve dare alla Chiesa una grande esaltazione e forse, qualche volta, anche un\u2019allucinazione. Quando si pronuncia la parola \u00abLaterano\u00bb, chi conosce la storia della Chiesa deve sentire, deve spiegarsi perch\u00e9 anche un Pontefice di spirito illuminato possa avere vertigini di grandezza.<\/p><p>Fu proprio un grande Pontefice, forse il pi\u00f9 grande Pontefice politico, Innocenzo III, che concep\u00ec il pi\u00f9 grande sogno di unione degli uomini. Prima assai di quella piccola, meschina ed intrigante istituzione che fu nei tempi nostri la Societ\u00e0 delle Nazioni, egli concep\u00ec e tent\u00f2 di attuare, nel 1215, con grande intelligenza e spirito superiore di morale, una unione di popoli civili come nessuno, n\u00e9 prima n\u00e9 dopo di lui, aveva ideato. Fra tutti i Papi politici che vi sono stati egli forse fu il pi\u00f9 grande.<\/p><p>Egli convoc\u00f2 in Laterano, nel 1215, tutti i sovrani di Europa. Era un momento in cui la Chiesa era onnipotente, il solo momento in cui la Chiesa nel mondo conosciuto fu universale. Allora non era nata la riforma, la scissione di oriente non aveva grande importanza. Tutta l\u2019Europa, tutto il mondo conosciuto erano cattolici. In tutto il mondo si parlava la stessa lingua, il latino, gli uomini di una qualche istruzione si intendevano fra loro. Noi non ci intendiamo pi\u00f9 n\u00e9 nei sentimenti, n\u00e9 nel linguaggio.<\/p><p>Il Papa pens\u00f2 di riunire a Roma tutti i sovrani, tutti i princip\u00ee, tutti i vescovi, tutti gli uomini politici di Europa per proporre loro di adottare, come egli diceva, non soltanto una unit\u00e0 di fede religiosa e morale, ma anche costituzioni politiche di libert\u00e0, e perch\u00e9 si proclamasse la giustizia a base dei regni e si combattesse la tirannia. E tutti i grandi personaggi che vennero a Roma, sentirono il peso di quella grandezza morale che proclamava l\u2019unione degli uomini nella libert\u00e0 e nella fede.<\/p><p>Io comprendo come quelli che guardano al passato, come la Chiesa, e che contemplano nello stesso tempo l\u2019avvenire, possano avere di questi sogni.<\/p><p>Purtroppo il sogno di Innocenzo III, alla vigilia del suo massimo sviluppo, cadde; cadde quando egli mor\u00ec, l\u2019anno dopo il Conclave.<\/p><p>Io comprendo anche che adesso alcuni sogni sono impossibili. Non vi \u00e8 pi\u00f9 una sola religione, ci\u00f2 che era il sogno dei pi\u00f9 grandi pensatori cristiani. Vi sono nel mondo attualmente 2205 milioni di uomini, di cui 1220 hanno religioni monoteiste e 886 milioni sono buddisti o seguaci di Confucio di Lao-Tze. Vi sono poi 110 milioni di uomini che non hanno religione o hanno culti pagani. I 1220 milioni di monoteisti sono 822 milioni di cristiani, 382 milioni di maomettani 16 o 18 milioni di ebrei. I cristiani, che pure sono i pi\u00f9 progrediti e potenti, sono ben lungi dall\u2019avere unit\u00e0. In cifre approssimative, 436 milioni sono cattolici, 250 milioni sono evangelici, o, come si preferisce dire in Italia sono protestanti, e 136 milioni sono ortodossi. Siamo ben lontani da quell\u2019ideale di religione universale che appassion\u00f2 i pi\u00f9 grandi spiriti. Anche i pi\u00f9 grandi pensatori, come Leibnitz, aspiravano almeno, senza riuscire, alla unione dei cattolici e dei protestanti. Siamo ancora ben lontani e pi\u00f9 che mai divisi! \u00c8 il destino dell\u2019umanit\u00e0, che quando sta per congiungersi in grandi unioni, si disgiunge, quasi come i nostri partiti, che si congiungono sempre per disgiungersi.<\/p><p>Ora, anche fra i cattolici vi sono in politica molte o troppe divisioni.<\/p><p>Se mi permettete, ora vi devo parlare un momento di me. Spesso i miei amici o nemici democratici-cristiani sono molto scontenti di me e mi attribuiscono idee che non ho e non ricordano mai il mio passato. Io mi sono sempre occupato dei problemi che riguardano la questione religiosa in Italia. Nel 1890 (allora ero molto giovane) pubblicai un libro che aveva per titolo <em>II socialismo cattolico<\/em>. Quel libro \u2013 era di un uomo di non ancora 23 anni \u2013 produsse una profonda impressione, e la produsse soprattutto nel mondo cattolico. Era un libro mediocre, ma era preciso ed onesto. In esso spiegai come il cattolicesimo diventava, avvicinandosi alle masse popolari, per necessit\u00e0 pi\u00f9 largo nella sua concezione sociale. Il libro produsse tale impressione che poco dopo, non so per quale coincidenza o concausa, usc\u00ec la mirabile enciclica del Papa Leone XIII. Quella enciclica <em>Rerum novarum<\/em> gir\u00f2 il mondo e penetr\u00f2 le masse dei lavoratori. Il mio libro agit\u00f2 specialmente i cattolici stranieri, e il cardinale Manning di Londra, soprattutto, volle discuterne a lungo come di una cosa della Chiesa. Ed allora si verific\u00f2 anche il fatto pi\u00f9 strano che quel libro (che era mediocre, poich\u00e9 era una esposizione pi\u00f9 che una critica) tradotto in Francia da un ammiraglio, che era uno degli uomini pi\u00f9 eminenti nel campo cattolico, l\u2019ammiraglio d\u2019Oncieu de la Batie, penetr\u00f2 largamente nel mondo cattolico e dovunque si diffuse. Emilio Zola scriveva allora il romanzo <em>Roma<\/em>. Come tutti i romanzieri, egli prendeva il materiale dove lo trovava. Prese questo mio libro e utilizz\u00f2 materialmente parecchie pagine. Anatole France, che era spirito critico e spesso in contrasto con Zola, pubblic\u00f2 in un giornale francese una critica che voleva essere amichevole, ma in realt\u00e0 aspra, e in cui rideva dei romanzieri che avevano l\u2019abitudine di prendere dai libri stranieri pagine intere. Zola rispose all\u2019attacco e pubblic\u00f2 nel <em>Figaro<\/em> un articolo intitolato \u00abLe droit du romancier\u00bb, sostenendo che il romanziere ha il diritto di prendere il materiale della sua opera dove lo trova. Fui talmente onorato che uomini cos\u00ec grandi si occupassero di un uomo cos\u00ec piccolo, come io era allora, che volli esprimere a Zola tutta la mia gratitudine e d\u2019allora in poi lo vidi molte volte, lo visitai in Francia, egli venne in Italia e si stabilirono fra noi affettuosi contatti che son durati fino alla sua morte.<\/p><p>Devo a quel libro non notevole, ma sincero, una parte della mia fortuna letteraria originaria.<\/p><p>Fino allora la Chiesa non aveva, dopo il 1870, avuto mai rapporti con uomini di Stato. Fu un caso che mi mise a contatto con tutto il mondo cattolico e sociale.<\/p><p>Per ragioni di studio, passai circa due mesi nel monastero di Montecassino, dove era, vecchissimo ma vivido e giovanile, l\u2019abate Tosti. Era storico celebre, ed aveva spirito libero. Era stato, con suo sacrificio, il primo ecclesiastico che aveva osato parlare di conciliazione fra lo Stato e la Chiesa. Egli era l\u2019amico di un gruppo di meridionali detti neoguelfi: l\u2019arcivescovo e cardinale Capecelatro, il professore Federico Persico, che poi fu mio suocero, Enrico Cenni avvocato e scrittore notevole e parecchi altri.<\/p><p>Mio suocero e suo cognato Cenni, di cui Filippo Meda ha voluto illustrare la vita, erano ferventi cattolici e liberali o, come si diceva di essi, neoguelfi. Era naturale, che, soprattutto dopo il mio libro sul socialismo cattolico, io prendessi interesse a tutto ci\u00f2 che poteva avvicinare la Chiesa allo Sato.<\/p><p>Ma la conciliazione non era possibile con uomini politici che venivano dalla rivoluzione nazionale e avevano precedenti che non rassicuravano la Chiesa. Il primo tentativo fu fatto invano dal Tosti. Vi fu il tentativo di Crispi attraverso monsignor Carini. Questi era figlio di un generale garibaldino; Crispi era animato da una fiamma patriottica, voleva far servire all\u2019Italia cattolica il suo patriottismo e i ricordi del suo passato. Era possibile una conciliazione? Era desiderabile? Si pu\u00f2 vivere senza dubbio anche in un periodo difficile di diffidenze di rapporti fra Chiesa e Stato, ma non si pu\u00f2 vivere in situazione di perenne diffidenza.<\/p><p>Ogni Paese civile ha la sua religione o le sue religioni. L\u2019Italia non pu\u00f2 essere che cattolica. Nella distribuzione geografica dell\u2019Europa e delle religioni europee, secondo il Trattato di Westfalia, che non ha dato luogo a mutazioni, l\u2019Italia \u00e8 uno di quei paesi di struttura neolatina che compongono il gruppo cattolico, e che \u00e8 unito a quei paesi d\u2019Oriente che, come la Polonia, la Lituania e in parte l\u2019Austria, costituiscono il blocco continentale europeo.<\/p><p>L\u2019Italia, se deve avere una religione, non pu\u00f2 avere che questa forma di concezione religiosa. Un popolo non \u00e8 mai irreligioso. Nella nostra civilt\u00e0 europea ci sono stati periodi in cui non pochi popoli hanno avuto una decadenza dello spirito religioso, ma non vi sono popoli completamente irreligiosi. Un popolo non abbandona mai una religione, se non per prenderne un\u2019altra. L\u2019Italia non pu\u00f2 essere, nelle sue condizioni, che cattolica.<\/p><p>Io mi preoccupai, dunque, sempre di questo problema per trovare la via per cui l\u2019Italia non deve trovarsi per ragioni politiche in conflitto di idee e di interessi con la Chiesa.<\/p><p>Ebbi sempre questo pensiero, anche quando non pensavo di fare ci\u00f2 che desideravo per la pace religiosa.<\/p><p>Io non volli nel periodo terribile della vita italiana, che decise la guerra del 1915, partecipare ad alcuno entusiasmo bellico. La guerra proclamata male, strillata nelle strade in offesa al sentimento popolare, fu fatta contro il Parlamento e fu la vera distruzione delle tradizioni liberali. Con il maggio 1915 cominci\u00f2 la caduta della vita parlamentare e del regime liberale: io non volli, dunque, essere fra quelli che acclamarono e imposero la guerra. Si disse allora che io, amico di Giolitti, e ministro del suo Gabinetto, ero neutralista. No signori, io non ero neutralista, io volevo che l\u2019Italia seguisse il suo cammino con seriet\u00e0 e guidata solo dal suo interesse e dal suo sentimento senza interventi o pressioni di stranieri. Non volli associarmi alla guerra, quando nelle piazze dilagava la violenza. Coloro che si dolsero poi del fascismo ne gettarono allora il seme con il loro atteggiamento turbolento, e con la loro mancanza di rispetto al Parlamento e alla Costituzione.<\/p><p>Non fui, dunque, tra quelli che gridarono la guerra. Vi era in quel tempo un Ministero che non poteva contare sulla simpatia dei cattolici. Ora, una guerra lunga e aspra non si poteva facilmente condurre a termine senza avere la fiducia delle masse e senza avere favorevoli gli uomini della Chiesa a contatto del popolo.<\/p><p>Quel terribile patto di Londra, che io ho sempre considerato come un monumento di follia, perch\u00e9, non si previde nulla e non si vide chiaramente quali erano gli interessi dell\u2019Italia, era ignoto al pubblico, al Parlamento e anche ai ministri.<\/p><p>Nel Ministero vi erano allora uomini certamente notevoli, ma alcuni di essi, per la loro origine, non potevano avere la visione serena della vita italiana. Il Ministro Sonnino, uomo rispettabile e sotto ogni aspetto degno di considerazione, aveva una profonda avversione per la Chiesa e si preoccup\u00f2 di escluderla da ogni azione internazionale da cui era possibile escluderla, soprattutto da quelle assemblee che dovevano decidere del mondo dopo la vittoria. Quando si fece il Patto di Londra non si parlava di Societ\u00e0 delle Nazioni, ma si prevedeva bene qualcosa di simile. La Chiesa si trov\u00f2 esclusa, dopo la vittoria, da ogni partecipazione all\u2019opera di pace.<\/p><p>Son note le vicende per cui si giunse fatalmente al momento pi\u00f9 drammatico della vita italiana, quando sotto il Ministero Boselli venne la catastrofe di Caporetto. Io non volli far parte del Ministero Boselli, bench\u00e9 egli mi avesse con molta insistenza richiesto di farne parte. Io odio i ministeri numerosi, perch\u00e9 sono inefficienti ed incapaci di azione. I Ministeri fatti di unione di partiti, se troppo numerosi, portano quasi sempre alla catastrofe. Il Ministero Boselli era numerosissimo: vi erano tutti i partiti e cos\u00ec si credeva essere al sicuro di tutte le responsabilit\u00e0. Doveva necessariamente portare alla disfatta, proprio perch\u00e9 non vi era nessuno responsabile. Il Ministero Boselli, bench\u00e9 comprendesse uomini rispettabili, era formato, come ho detto, da uomini di tutti i partiti, intelligenti, mediocri o scadenti. Ognuno d\u2019essi aveva la funzione di coprire la responsabilit\u00e0 del Governo con l\u2019aiuto del suo Partito.<\/p><p>Si volle far credere che i capi militari soltanto ne avessero colpa. Ci\u00f2 \u00e8 vero: essi ebbero la grande colpa, ma vi furono anche altre responsabilit\u00e0 nelle condizioni di ordine sociale in cui si trovava il Paese.<\/p><p>Si fece una inchiesta su Caporetto. In fondo, era la simpatia, la fiducia che mancavano. Ora, dopo Caporetto fu necessario riunire le forze in una coalizione e si form\u00f2 il Ministero Orlando-Nitti-Sonnino, il quale fortunatamente, attraverso tante vicende e con tanti sforzi, potette giungere fino alla vittoria.<\/p><p>Quando fui Ministro, cercai di mettermi d\u2019accordo con la Chiesa. Io non debbo fare rivelazioni, sono cose note: sentii che con la Chiesa diffidente, o anche indifferente, era difficile vincere tutte le difficolt\u00e0.<\/p><p>Dal primo prestito che io feci, prestito audacissimo, perch\u00e9 dopo Caporetto, quando tutto era perduto, ebbi l\u2019idea temeraria di rivolgermi al pubblico, volli aver fiducia e dar fiducia. Non volli la moratoria delle banche. Ordinai che gli sportelli delle banche rimanessero aperti. Lanciai un grandissimo prestito; forse, dato il valore della moneta, il pi\u00f9 grande che sia stato fatto in tempi di guerra. I banchieri si erano rifiutati di garantire due miliardi. Io ne chiesi sei e, agendo da solo, realizzai assai pi\u00f9 di sei miliardi e mezzo i quali, espressi in moneta attuale, sono una cifra astronomica. Fu allora che incominciai ad accostare gli uomini pi\u00f9 eminenti della Chiesa. Ebbi fiducia in loro ed essi ne ebbero in me.<\/p><p>Io consideravo il Papa Benedetto XV come il maggior Papa politico dopo Leone XIII. La mia simpatia derivava dal fatto che egli aveva osato di compiere l\u2019atto pi\u00f9 audace contro la guerra di sterminio. Egli odiava la guerra. In tutta la mia azione ho sempre avuto lo stesso odio per la guerra. Non sono mai stato n\u00e9 rivoluzionario, n\u00e9 reazionario; so che la guerra determina sempre o la rivoluzione o la reazione. Fui sorpreso di ammirazione per il Papa Benedetto XV, che aveva avuto il coraggio durante la maggiore intensit\u00e0 della guerra, di rivolgersi a tutti i belligeranti e di gridare contro l\u2019inutile strage e di dire che bisognava, nel mezzo della guerra, invitarli ad arrestarsi e trovare una intesa per evitare guerre future ancora pi\u00f9 sterminatrici.<\/p><p>Le sue parole non furono comprese, non poterono arrivare al cuore dei capi dei paesi belligeranti, ma esse esprimevano una grande altezza morale. Benedetto XV fu calunniato anche in Italia, e si disse che egli diminuiva la resistenza dei cattolici contro i tedeschi. Cosa stupida, perch\u00e9 dall\u2019una e dall\u2019altra parte era presso a poco lo stesso numero di cattolici. Io, bench\u00e9 a lui ignoto, volli scrivere una lettera al Pontefice in cui gli dicevo la mia ammirazione. Seppi dopo che il Papa ne rimase compiaciuto. Quando fui dunque al Governo, volli continuare per la stessa via e tentare di preparare una futura base di conciliazione con la Chiesa cattolica. I cardinali che esercitano azione politica maggiore sono il Segretario di Stato, che sarebbe come dire il Ministro degli esteri e delle finanze, e il Segretario della concistoriale, come a dire il Ministro dell\u2019interno, che si occupa dell\u2019azione dei vescovi e della disciplina interna della Chiesa. Dopo il 1870 nessun importante uomo politico italiano, nessun Ministro si era mai incontrato con i grandi capi del Vaticano: e nessuno si incontr\u00f2 dopo, fino agli accordi col Laterano. Nessun uomo politico italiano si era mai visto, n\u00e9 si vide mai penetrare in Vaticano. Io vedevo molto discretamente anche i pi\u00f9 grandi capi della Chiesa. Li vedevo frequentemente, ma dovevamo agire discretamente nell\u2019interesse della pacificazione desiderata. Io li incontravo in monasteri, in conventi, in luoghi tranquilli e sottratti alla curiosit\u00e0&#8230;<\/p><p>CINGOLANI. Nell\u2019orto dei Santi Giovanni e Paolo, Presidente.<\/p><p>NITTI. &#8230;e discutevamo con fiducia, parlavamo della guerra, della pace, dell\u2019aiuto che la Chiesa poteva dare all\u2019opera di pace. Il cardinale Gasparri volle, in diverse occasioni, farmi conoscere i suoi giovani collaboratori: Pacelli, il Papa attuale, Maglione, Cerretti, Todeschini, ecc., e con essi ebbi occasione di parlare degli stessi problemi. E quando ci vedevamo, eravamo molto prudenti, e vi era ragione di prudenza.<\/p><p>Vi era allora in Roma un ambasciatore di Francia, Camillo Barr\u00e8re, che aveva troppe curiosit\u00e0: era discendente del famoso Barr\u00e8re della rivoluzione francese, di cui tutti gli storici raccontano che aveva in tasca sempre due discorsi, uno a favore e uno contro Robespierre. L\u2019ambasciatore Barr\u00e8re era arrivato a Roma dopo essere stato comunardo ed essere stato condannato a morte per aver preso parte anche al tribunale che fece fucilare l\u2019arcivescovo di Parigi. Era diventato ambasciatore e uomo di mondo. Come sempre accade, i rivoluzionari, quando si decidono a passare nel campo conservatore, esagerano sempre. Egli per sentimento di gelosia non voleva che l\u2019Italia si accostasse alla Chiesa, quando la Francia era sempre in contrasto; e, quando poteva, creava le pi\u00f9 grandi difficolt\u00e0. Diffidava di me e si preoccupava di ogni mio movimento. Io dovetti spesso far mutare i luoghi dei miei colloqui. Dovetti anche sospettare di uno chauffeur e cambiarlo. Non vi era preoccupazione sufficiente.<\/p><p>Compariva nel giornale <em>Le Temps<\/em> qualche notizia o indiscrezione che aveva per scopo di procurare imbarazzi al Vaticano.<\/p><p>Che cosa sarebbe stato il Trattato con il Vaticano che si meditava? E quali sarebbero state le sue richieste? A che servirebbe ora parlarne? Vi dir\u00f2 solo uno dei miei ricordi, se mi permettete un fatto personale. (<em>Commenti<\/em>). Io avevo un figliolo, anche lui uno dei miei tre morti, che aveva voluto andare alla guerra a sedici anni. Egli diceva, che io contrario alla guerra quando l\u2019Italia non era in guerra, avevo il dovere di consentire che egli andasse in guerra quando la guerra era venuta e non si poteva sottrarsi ad essa. Mio figlio fu cos\u00ec il solo figlio di un uomo politico contrario alla guerra, che in guerra nobilmente fece al di l\u00e0 del suo dovere. Fu ferito due volte, tre volte decorato al valore, ed infine cadde prigioniero del nemico, in un reggimento quasi interamente distrutto.<\/p><p>Mi consentirete qui una parentesi.<\/p><p>In un terribile combattimento in cui i morti furono tanti, che mio figlio si trov\u00f2 in necessit\u00e0 di assumere il comando del battaglione, egli si trov\u00f2 vicino ad un ufficiale anziano, di cui voglio dirvi il nome. L\u2019onorevole Meuccio Ruini (ed ecco, se mi consentite, il fatto personale, che non \u00e8 offesa) ebbe una magnifica condotta e veramente eccezionale. Allora molti annunziavano di andare alla guerra. Ma, come diceva Ferdinando Martini, andare al fronte era considerare in modo speciale la guerra, come se il fronte cominciasse dall\u2019ombelico. Rimanevano sempre lontani dalla battaglia.<\/p><p>Ora, un giorno Diaz mi disse: \u00abQuesti ufficiali guerrieri, che vengono qui, questi parlamentari che fan parlare dai giornali, dicono di fare la guerra e non la fanno. Mi creano molestie e fastidi. Solo pochi si battono realmente\u00bb. E mi fece alcuni nomi. Mi aggiunse: \u00abC\u2019\u00e8 per\u00f2 un ufficiale che non so se sia folle, o se voglia suicidarsi, quando si d\u00e0 il segno di uscire dalla trincea \u00e8 sempre il primo: si chiama l\u2019onorevole Ruini. (<em>Applausi<\/em>).<\/p><p>Quindi, fra i tanti suoi difetti (e chi non ne ha?) l\u2019onorevole Ruini non ha certamente quello della vilt\u00e0.<\/p><p>La rispettosa tenerezza che ho per il Papa attuale, dipende anche dai miei ricordi personali. Quando mio figlio ferito cadde prigioniero e fu portato in Germania e io non ebbi pi\u00f9 notizie di lui e lo credetti morto, fu il Nunzio Pacelli che me ne dette notizia attraverso il Vaticano e poi si occup\u00f2 di lui. Mio figlio era in istato di depressione fisica, e soffriva profondamente, poich\u00e9 nessuno si occupava di lui, aveva avuto ed aveva il tormento della fame. Non vi meraviglie rete, dunque, se io ho parlato di Pio XII con sentimento di devozione personale oltre che di rispetto per Pontefice.<\/p><p>Ma torniamo agli accordi col Vaticano. Era difficile definirne la base: mancava ogni precedente; tutte le proposte di conciliazione erano vaghe; ognuna delle questioni essenziali non era stata affrontata.<\/p><p>Durante la guerra i tedeschi avevano pensato a quali condizioni l\u2019Italia dovesse soggiacere in caso di disfatta. E anche per compiacere ai cattolici tedeschi, si chiedevano che cosa si potesse imporre all\u2019Italia. Era venuto a Roma il capo dei cattolici tedeschi, Erzberger: un uomo intelligente ed abile, aveva un programma definito e uno schema di Costituzione da imporre all\u2019Italia.<\/p><p>Era un programma non benevolo ma, cosa inverosimile, meno scellerato di quel che mi attendevo e anche diverso, in parte, dalle mie previsioni. Il progetto di Erzberger era stato personalmente esaminato dall\u2019imperatore Guglielmo e fu poi pubblicato in Germania: ma, appena finita la guerra il capo dei cattolici tedeschi, il disgraziato Erzberger, fu ucciso dai nazi, che lo detestavano quasi pi\u00f9 dei comunisti.<\/p><p>I nazi odiarono sempre la Chiesa, che consideravano potenza nemica straniera, quasi come il comunismo. Non potevano perseguitarla allo stesso modo, dato il numero dei cattolici, ma l\u2019odiavano allo stesso modo.<\/p><p>Con il cardinale Gasparri ebbi occasione di esaminare a lungo le questioni pi\u00f9 essenziali, ed egli ebbe tanta fiducia in me da fissare nel discorso i principali suoi punti di vista. Ho creduto che il dovere dell\u2019uomo politico sia il silenzio su tutto ci\u00f2 che non \u00e8 dovere, nell\u2019interesse pubblico, pubblicamente discutere. Io non far\u00f2 pettegolezzi e non ne chieder\u00f2 ad altri.<\/p><p>Ed ora vengo all\u2019onorevole Orlando.<\/p><p>L\u2019amico Orlando non vorr\u00e0 supporre che io dica cose meno riguardose per lui. Egli ha detto, nel suo recente discorso, che aveva avuto degli incontri a Parigi con rappresentanti del Vaticano e che, in seguito ad essi, per la prima volta (<em>Interruzione dell\u2019onorevole Orlando Vittorio Emanuele<\/em>), si era parlato di accordi.<\/p><p>Io desidero essere preciso. Siccome stando all\u2019estero ho avuto occasione di scrivere che avevo iniziato per la prima volta trattati per veri accordi, ho il dovere di precisare come stanno le cose. (<em>Interruzione dell\u2019onorevole Orlando Vittorio Emanuele<\/em>).<\/p><p>In tanti anni che era stato Ministro dei culti, dell\u2019interno e Presidente del Consiglio, l\u2019onorevole Orlando non aveva mai manifestato alcuna iniziativa e volont\u00e0 di modificare la situazione dei rapporti con il Vaticano. Presidente del Consiglio, aveva nel Gabinetto conservato come Ministro degli esteri l\u2019onorevole Sonnino, che voleva nella sua diffidenza escludere il pi\u00f9 possibile ogni partecipazione del Vaticano alla politica internazionale.<\/p><p>Quando mi trovavo a Parigi per la conferenza della pace che era alla fine dei lavori, capit\u00f2 per caso un americano, certo monsignor Kelley, protonotario apostolico in Chicago.<\/p><p>Monsignor Kelley incontr\u00f2 a Parigi, per caso, il consigliere di legazione italiano, commendator Brambilla, che aveva moglie americana. Era stato a Roma per vedere il Papa. Il Papa voleva dare un vigoroso impulso all\u2019opera delle missioni in tutto il mondo e concretarle a Roma. Ma voleva riunire i fondi. Mancava per\u00f2 lo spazio. Bisognava ottenere una striscia di terra di alcuni chilometri ad occidente dei confini del Vaticano. Monsignor Kelley aggiunse che il Papa era favorevole a questa idea.<\/p><p>Si sarebbe incontrato volentieri, a questo scopo, con l\u2019onorevole Orlando. Non era autorizzato ufficialmente e agiva in \u00aba purely social way\u00bb. Il 19 maggio 1919, monsignor Kelley si incontr\u00f2 dunque per iniziativa di Brambilla nell\u2019Hotel Meurice con l\u2019onorevole Orlando nell\u2019appartamento della signora Brambilla. Assistevano al colloquio lo stesso Brambilla e il giovane principe di Scordia.<\/p><p>Monsignor Kelley, dopo questa conversazione, invece di partire per l\u2019America, and\u00f2 a Roma e ripart\u00ec dopo pochi giorni con monsignor Cerretti.<\/p><p>Avvenne allora un secondo incontro all\u2019Hotel Ritz. Monsignor Cerretti e Kelley discussero da soli con l\u2019onorevole Orlando ed ebbero un lungo colloquio.<\/p><p>Monsignor Cerretti mostr\u00f2 a Orlando un memoriale redatto dal cardinale Gasparri, in cui si parlava della cessione al Vaticano del territorio indicato. Questa cessione avrebbe potuto preparare agevolmente la soluzione della Questione romana.<\/p><p>L\u2019onorevole Orlando non oppose difficolt\u00e0 insormontabili, ma fece una pregiudiziale, la scelta del momento opportuno e la necessit\u00e0 di riferire al re e al Consiglio dei Ministri.<\/p><p>Monsignor Kelley era ignaro di tutta la situazione italiana.<\/p><p>La sua iniziativa era inattesa e colse l\u2019onorevole Orlando alla vigilia delle dimissioni del suo Ministero.<\/p><p>Difatti fra il colloquio di fine maggio e le dimissioni del Ministero non corsero che soltanto tre settimane.<\/p><p>N\u00e9 prima di quel tempo, n\u00e9 dopo quel tempo, l\u2019onorevole Orlando ebbe mai occasione di occuparsi di accordi con il Vaticano.<\/p><p>In quanto a monsignor Cerretti, che io poi vidi durante il mio esilio a Parigi e a cui resi anche qualche servizio, egli si proponeva uno scopo immediato, oltre la questione del territorio Vaticano.<\/p><p>Il vero scopo che si proponeva era la sua fissazione di far entrare il Papa nella Societ\u00e0 delle Nazioni: cosa impossibile per iniziativa ed opera del Ministero Orlando, perch\u00e9 vi era Sonnino Ministro degli esteri.<\/p><p>ORLANDO VITTORIO EMANUELE. Ed io che cosa ero?<\/p><p>NITTI. Bisognava fare prima la crisi del Ministero.<\/p><p>ORLANDO VITTORIO EMANUELE. Se io volevo una cosa la ottenevo, e Sonnino avendo il senso della necessit\u00e0 di Stato avrebbe ceduto; e se non avesse voluto cedere avrebbe determinato la crisi.<\/p><p>NITTI. Invece, quando venne a Parigi Cerretti, il Ministero era virtualmente in crisi.<\/p><p>ORLANDO VITTORIO EMANUELE. \u00c8 un errore o lo dimostrer\u00f2. Che cosa avvenne in quei venti giorni? Lo dir\u00f2 dopo.<\/p><p>NITTI. Allora non si poteva far niente. Cerretti, ripeto, teneva ad una sola cosa: ottenere che Orlando, con l\u2019autorit\u00e0 del Governo, riuscisse a fare entrare il Papa nel nuovo organismo della Societ\u00e0 delle Nazioni. Nell\u2019altra cosa non aveva nessuna possibilit\u00e0. Quindi, io ho confermato, perch\u00e9 non ho detto niente di molto diverso, ci\u00f2 che dice Orlando.<\/p><p>ORLANDO VITTORIO EMANUELE. \u00c8 questione di punti di vista! (<em>Si<\/em> <em>ride<\/em>).<\/p><p>NITTI. Ho detto che non fu iniziato alcun movimento per accordi effettivi. Questi accordi vennero dopo, nella forma che sapete e che \u00e8 inutile vi ripeta. Quando io mi dimisi da Presidente del Consiglio avevo tre idee su cui ero d\u2019accordo col Vaticano.<\/p><p>Volevo prima di tutto aiutare il movimento che doveva evitare la guerra futura, cio\u00e8 fare alla Germania condizioni accettabili dal nuovo Governo repubblicano e dal popolo; rinunziare al ridicolo processo all\u2019imperatore Guglielmo e agli ufficiali tedeschi, cosa che il Vaticano desiderava molto pi\u00f9 di me. E il Cardinale Gasparri mi scriveva e mi diceva perch\u00e9 io insistessi con ogni rigore in questa azione.<\/p><p>Eravamo, dunque, d\u2019accordo in tre cose nell\u2019azione politica internazionale: la prima di trovare un modo per rimettere in piedi la Germania, evitando prossime guerre o prossimi probabili e insanabili urti; la seconda, di fare lo Zollverein con la Jugoslavia. Infatti, non ho mai considerato la Jugoslavia come un Paese necessariamente nemico. La Jugoslavia \u00e8 Paese necessariamente complementare dell\u2019Italia, e l\u2019Italia e la Jugoslavia hanno interesse ad avere una economia unica. Se fosse possibile, anche ora farei un accordo con la Jugoslavia e vorrei tornare al mio progetto di unione doganale che il Vaticano aiutava volonterosamente, perch\u00e9 sloveni e croati cattolici resistevano al mondo serbo e al mondo ortodosso, ed il Vaticano aveva interesse ad aiutare questo movimento.<\/p><p>Vi era una terza cosa che io volevo, ma il Vaticano non pot\u00e9 far nulla e io hoagito da solo: era di evitare che l\u2019Italia si ingaggiasse in qualsiasi modo in guerra con la Russia, in relazione a rivendicazioni nazionalistiche di territori russi che noi non potevamo prendere, ed a cui sarebbe stato assurdo aspirare, come preparare una spedizione in Georgia o anche partecipare a qualche crociata antirussa.<\/p><p>Sulle tesi principali io, dunque, agii in pieno accordo. Quando tornai in Italia, nel mio discorso del 3 ottobre 1945 a Napoli, volli occuparmi dell\u2019azione del Papa Pio XII durante la guerra e durante le persecuzioni razziali.<\/p><p>In quel mio discorso dissi una cosa molto grave: che mi ero incontrato all\u2019estero, durante il mio esilio, con Monsignor Pacelli, e con lui avevo lungamente discusso della situazione europea che era molto delicata, e che ci eravamo trovati in tutto completamente d\u2019accordo sulla situazione dell\u2019Italia che destava gi\u00e0 preoccupazioni.<\/p><p>Era un\u2019affermazione grave, io dubitai persino che al Papa potesse dispiacere. Non era una indiscrezione, n\u00e9 io facendola pensai di compromettere in alcuna cosa il Vaticano. Ma temetti di aver fatto cosa non opportuna. Invece, dopo che il discorso mio fu pubblicato, trovai nell\u2019<em>Osservatore<\/em> <em>Romano <\/em>le mie parole inquadrate in prima pagina, messe in rilievo come un fatto di una eccezionale importanza.<\/p><p>Non vi nascondo che rimasi turbato e commosso.<\/p><p>Nell\u2019ora penosa dell\u2019esilio vedevo la solenne conferma che il Pontefice ed io avevamo uno stesso ideale di politica internazionale.<\/p><p>Vengo alla conclusione. Noi discutiamo l\u2019articolo 5. Io credo che sia stato grave errore mettere questo articolo nella Costituzione (<em>Commenti<\/em>). Fatemi dire. Non \u00e8 utile e non \u00e8 opportuno: \u00e8 anzi un grande errore. Ci\u00f2 non \u00e8 materia di Costituzione, e averlo voluto includere nello schema di Costituzione fa credere che si \u00e8 creduto dargli fondamento ancor pi\u00f9 solido. Si suppone che noi facciamo una Costituzione talmente granitica che possa avere una durata di moltissimi anni, se non di secoli. No, signori, non ci illudiamo. La nostra Costituzione sar\u00e0 fragile e breve come le altre Costituzioni che si fanno in questo periodo nei paesi vinti. Il mettere, quindi, nella Costituzione gli articoli del Vaticano non giova in alcun modo n\u00e9 per la durata, n\u00e9 per la garanzia della Costituzione stessa. Noi dobbiamo mantenere i Patti che ora esistono lealmente.<\/p><p>Dobbiamo non solo rispettare i Patti, ma avere sincera e amichevole relazione col Vaticano. In seguito si trover\u00e0 modo di correggere ci\u00f2 che non si potr\u00e0 mantenere, ma sempre per accordo bilaterale. Noi dobbiamo ora rispettare quegli accordi cos\u00ec come sono stati fatti. Perch\u00e9, dunque, metterli nella Costituzione? Se, come \u00e8 probabile, nel tempo X, supponete fra un anno o due, dovremo rivedere la Costituzione, quegli accordi dovranno tornare in discussione. Ed allora quale sar\u00e0 il vantaggio? Quale l\u2019utilit\u00e0? Io non la vedo, perch\u00e9 noi non possiamo certamente dire che quegli accordi sono tali da non aver bisogno di alcuna revisione; che, invece d\u2019esser fatta consensualmente sarebbe fatta da un\u2019Assemblea legislativa, non sappiamo per ora come composta.<\/p><p>Se dovessimo rifare la Costituzione, dovremmo rifare la stessa discussione attuale e forse una discussione ancora peggiore, perch\u00e9 non sappiamo quale situazione politica si produrr\u00e0. Io dunque vorrei pregarvi, se si potesse, di rinunziare a questo articolo 5. Ma poich\u00e9 prevedo che questa materia diventi causa di contrasto politico, che pu\u00f2 dividere gli animi profondamente, mentre io considero che ora, soprattutto, non solo \u00e8 doveroso, ma necessario evitare ogni contrasto che turbi ancor pi\u00f9 la pace interna, sento sorgere nel mio spirito una viva perplessit\u00e0 ed ho il dovere di dichiarare onestamente il mio pensiero.<\/p><p>La Chiesa ora ha un grande prestigio. Questo prestigio, anche presso i nemici, si \u00e8 accresciuto ancor pi\u00f9 per il suo mirabile contegno durante la guerra e le persecuzioni razziali. Il Papa ha detto parole divine di bont\u00e0 e di grandezza. Non lo negherete nemmeno voi, anche se non siete cattolici.<\/p><p>La Chiesa cattolica ha accolto nei monasteri, nelle chiese, dovunque poteva, i perseguitati, senza domandare n\u00e9 la religione, n\u00e9 i precedenti, n\u00e9 i loro sentimenti politici, Pio XII ha contribuito alla salvezza di Roma: Egli vi ha contribuito parlando un elevato linguaggio, di cui anche i nemici sono rimasti compresi.<\/p><p>Ora, nessuno pu\u00f2 volere in questo momento motivi di contrasto con il Pontefice e con la Chiesa. Se Egli rimanesse al di fuori di queste attuali dispute, se avesse domani l\u2019idea di dire che non vi \u00e8 partito cattolico, ma che i cattolici possono essere in tutti i partiti (<em>Approvazioni<\/em>), perch\u00e9 la religione non pu\u00f2 essere un partito; se il Papa dicesse queste parole, avrebbe ancora ammirazione, pi\u00f9 grande ammirazione di quella che ora non abbia.<\/p><p>Ora, mi chiederete, onorevoli colleghi, che cosa io far\u00f2. Io spero che si trovi un accordo e che l\u2019articolo 5, se si vuol mantenere, sia presentato in forma che un accordo sia per tutti possibile. Ma se un accordo non vi sar\u00e0, io, piuttosto che concorrere ad accrescere la divisione degli animi in Italia e ad aumentare il turbamento dell\u2019opinione pubblica, voter\u00f2 l\u2019articolo 5, anche cos\u00ec com\u2019\u00e8. Ho molto meditato in questi giorni sull\u2019articolo 5. Dal punto di vista politico e giuridico \u00e8 un errore; ma in questo momento pu\u00f2 diventare segnacolo di simpatia o di avversione e in ogni caso di lotta. Non votare l\u2019articolo 5, respingendolo puramente e semplicemente, quali conseguenze politiche si possono avere? Non ve le accenno. La situazione diventa difficile e si aggrava. Quindi, per le ragioni suddette, io, contrario all\u2019articolo 5 che credo un errore, lo voter\u00f2. (<em>Commenti<\/em>). Se \u00e8 mantenuto e diventa causa di divisione politica.<\/p><p><em>Una voce a sinistra<\/em>. \u00c8 debolezza.<\/p><p>NITTI. Non \u00e8 debolezza, ma \u00e8 visione della realt\u00e0 e sentimento di forza.<\/p><p>Supponete che l\u2019articolo 5 sia respinto e che si formi su questo una maggioranza ostile&#8230; che voi (<em>Indica il centro<\/em>) tante volte meritereste (<em>Si ride<\/em>). Quale conseguenza voi vedete? Vedete o no il grande pericolo? Io prima e soprattutto ho il sentimento della Patria, e dell\u2019unione che \u00e8 in questo periodo necessaria: questo sentimento profondo, che in me \u00e8 sincero, sovrasta tutto. Epperci\u00f2, se non si trova una forma conciliativa che possa riunire tutti, e l\u2019articolo 5 diventa materia di divisione e di contrasto col Vaticano, io, anche con il sacrificio delle mie idee, se \u00e8 necessario, voter\u00f2 per l\u2019articolo 5. (<em>Vivi applausi <\/em>\u2013<em> Molte congratulazioni <\/em>\u2013<em> Commenti animati<\/em>).<\/p><p>(<em>La seduta, sospesa alle 18.30, \u00e8 ripresa alle 18.50<\/em>).<\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019onorevole Orlando Vittorio Emanuele ha chiesto di parlare per fatto personale. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>ORLANDO VITTORIO EMANUELE. Onorevoli colleghi, il discorso cos\u00ec denso di pensiero e di fatti, dell\u2019onorevole Nitti, che tutti abbiamo udito ed ammirato, mi offrirebbe l\u2019occasione di tutta una serie di fatti personali, storici per\u00f2. La mia persona c\u2019entra, in quanto io ho avuto assai gravi responsabilit\u00e0 in momenti storici cui l\u2019onorevole Nitti si \u00e8 pure riferito. Non vi \u00e8 nulla, tuttavia, che si ponga in contrasto formale con quanto ha detto l\u2019onorevole Nitti, che \u2013 ripeto \u2013 ho ammirato vivamente, anche a prescindere da quella solidariet\u00e0 del tutto <em>sui generis,<\/em> che lega due vecchi uomini di altri tempi.<\/p><p>Il tema, per se stesso, richiama echi di voci passate ed oltrepassate, almeno parlo per mio conto. Ma, dal momento che la discussione si \u00e8 diffusa in tal modo su aspetti storici della questione, io non posso non recare qualche contributo, e credo che convenga ad elevare ancora pi\u00f9 il dibattito attuale, il collegarlo con gli eventi cui accenner\u00f2, perch\u00e9 \u00e8 davvero storico il valore di quegli eventi.<\/p><p>Ora, un primo contributo storico, che si pu\u00f2 apportare, si collega con le osservazioni del mio amico Nitti, cui rinnuovo \u2013 perch\u00e9 solo ora lo vedo entrare nell\u2019aula \u2013 l\u2019espressione della mia ammirazione e della mia solidariet\u00e0. Pu\u00f2 recare, pertanto, un contributo utile alla discussione il ricordo della lealt\u00e0, della fedelt\u00e0, con cui l\u2019Italietta del periodo prefascista (cos\u00ec la chiamer\u00f2 d\u2019ora in poi, giacch\u00e9 la storia conosce di questi appellativi ironici, che poi diventano gloriosi; e fu questa Italietta che fece grande l\u2019Italia) (<em>Applausi<\/em>) il ricordo, dicevo, della lealt\u00e0, della fedelt\u00e0, con cui l\u2019Italietta osserv\u00f2 quella che fu la legge delle Guarentigie, senza che vi fosse alcun bisogno d\u2019includerla in uno Statuto costituzionale.<\/p><p>Lo Stato d\u2019Italia fece, dunque, quella mirabile legge delle Guarentigie, a proposito della quale ricordo che, dopo una lunga discussione (c\u2019\u00e8 l\u2019abitudine un po\u2019 di screditarci dinanzi a noi stessi quando parliamo della lunghezza delle nostre discussioni; or la discussione della legge delle Guarentigie, di cui l\u2019attuale \u00e8 una derivazione, dur\u00f2 in Parlamento quasi tre mesi, e ne era relatore Ruggero Bonghi), dopo un laborioso ponderoso esame, mentre ormai si era arrivati alla fine, un Deputato chiese la parola e disse: \u00abMa, un momento: tutto questo che abbiamo stabilito, suppone lo stato di pace. Che cosa avverr\u00e0, se l\u2019Italia si trover\u00e0 in guerra? Come potr\u00e0 essa rispettare tutte le guarentigie date al Pontefice, fra le quali il diritto di legazione attivo e passivo, il corriere diplomatico, la libert\u00e0 di corrispondenza, la libert\u00e0 di rapporti con tutti i suoi organi? Che cosa avverr\u00e0 della legge in un caso simile? Potranno quelle garanzie esser mantenute anche in rapporti a Stati divenuti nemici?\u00bb<\/p><p>Ruggero Bonghi rispose su per gi\u00f9, cos\u00ec: \u00abMa, caro collega, abbiamo stentato tre mesi per fare la legge nell\u2019ipotesi della pace; se voi raggravate ora con l\u2019ipotesi della guerra, non ne usciremo pi\u00f9. Sar\u00e0 quel che Dio vorr\u00e0, sar\u00e0 quel che sar\u00e0\u00bb. E la guerra non fu preveduta. Tocc\u00f2 a me questo compito, come Ministro di giustizia e dei culti, quando la guerra fu dichiarata nel 1915. Formidabile responsabilit\u00e0: ma io e i miei colleghi di allora non esitammo, noi, uomini pur di cos\u00ec diversa mentalit\u00e0, di cos\u00ec diverso temperamento, quali eravamo, Salandra, Sonnino ed io. Non esitammo. \u00abCorreremo tutti i rischi\u00bb dicemmo; \u00abma le guarentigie di questa legge saranno mantenute\u00bb. E le mantenemmo. \u00c8 un titolo di onore per noi e per il Paese che rappresentavamo.<\/p><p>Ecco il valore del ricordo storico.<\/p><p>Lealt\u00e0 da parte nostra, lealt\u00e0 da parte della Santa Sede; n\u00e9, ripeto, ci fu allora bisogno che la legge fosse compresa in un atto statutario. Bisogna riconoscere quella lealt\u00e0 reciproca, bisogna specialmente ricordare una dichiarazione da parte della Santa Sede, con gratitudine sia pure, retrospettiva.<\/p><p>Fu, allora, formalmente dichiarato dal Cardinale Gasparri Segretario di Stato: \u00abLa Santa Sede, di fronte all\u2019Italia in guerra, non intende punto creare imbarazzi al Governo di essa e mette la sua fiducia in Dio, aspettando la sistemazione della sua situazione non dalle armi straniere, ma da quei sentimenti di giustizia che si augura si diffondano nel popolo italiano\u00bb. Bel gesto, che non bisogna dimenticare, e che stabiliva subito un contrasto di grande storia, quando si pensi alle altre volte, quando per la difesa di diritti temporali della Chiesa erano avvenuti interventi armati stranieri. Ma, d\u2019altra parte, questo gesto metteva in evidenza il contrasto fra quella che era la situazione formale e quelli ch\u2019erano i rapporti sostanziali.<\/p><p>Quando il mio amico Nitti diceva di tutto il pericolo ch\u2019egli attribuiva alla possibilit\u00e0 di un urto fra la Santa Sede ed il Governo d\u2019Italia in un momento cos\u00ec drammatico della vita del Paese nostro, diceva una cosa profondamente vera e giusta, ma a rimuovere tale minaccia gi\u00e0 avevano spontaneamente provveduto e il buon senso italiano e il fondamentale spirito di italianit\u00e0, da cui la Santa Sede non si diparti\u00ec.<\/p><p>Sentite: io qui non pretendo farvi una lezione di storia; ma vi assicuro che in nessun momento, prima e dopo i Patti Lateranensi \u2013 anche dopo; ripeto: in nessun momento \u2013 l\u2019intesa fra il Governo d\u2019Italia e il Pontefice fu cos\u00ec piena, concorde, continua, come durante il periodo in cui fui Guardasigilli, dal 1908 al 1911. Fra me e il Santo Padre, Pio X, le relazioni furono sempre perfette e cordiali in maniera incomparabile.<\/p><p>E per quanto riguarda Benedetto XV, che fu il Papa della guerra, vi dir\u00f2 questo; non aveva il carattere di Pio X, era meno santo e pi\u00f9 politico. Per\u00f2, dopo qualche incontro un po\u2019 burrascoso al principio, potei ristabilire tale intesa che quando, sopravvenuta la crisi del Gabinetto Salandra, io lasciai l\u2019ufficio di Ministro della giustizia per quello dell\u2019interno, il Sommo Pontefice manifest\u00f2 al Presidente del Consiglio il suo desiderio che i rapporti politici con la Santa Sede continuassero attraverso me, sebbene avessi lasciato il Ministero specificamente competente. Il che avvenne.<\/p><p>Ci\u00f2 vi dimostra quale intesa si fosse stabilita anche con il Santo Padre che pontific\u00f2 durante la guerra, e quest\u2019intesa fu mantenuta con grande lealt\u00e0 reciproca. Senza contravvenire al suo carattere di universalit\u00e0, che vieta alla Chiesa di affermarsi nazionale verso qualsiasi popolo determinato, io debbo dire che il concorso da Essa prestato durante la guerra fu ispirato da sentimenti, che furono veramente di amicizia e di bont\u00e0 per il nostro Paese.<\/p><p>Questa \u00e8 la verit\u00e0 storica, la verit\u00e0 sostanziale, al di sopra della quale continuava ad apparire il dissidio formale. E precipitiamo verso quello che fu l\u2019accordo finale; onde, nell\u2019altro mio discorso all\u2019Assemblea, potei affermare che la portata essenziale del Patto Lateranense, distinto dal Concordato \u2013 perch\u00e9 del Concordato allora non si parl\u00f2 \u2013 cio\u00e8 la costituzione in Stato indipendente di quella che ora si chiama la Citt\u00e0 del Vaticano, fu conclusa con me; e che, quindi, io non posso in questo momento declinarne la piena corresponsabilit\u00e0. Io non metto in dubbio, anzi mi compiaccio del contributo apportato dall\u2019onorevole Nitti, mediante i rapporti che egli, prima e dopo, avrebbe avuto direttamente con alte Autorit\u00e0 ecclesiastiche. \u00c8 certo questo, per\u00f2, che quando avvenne il drammatico urto tra me e il Presidente della Repubblica americana, Wilson, ci fu un momento o, meglio, un periodo, in cui ogni giorno si pensava a fare qualche cosa che ferisse l\u2019Italia per punirla della sua resistenza. Ed allora, in alcuni ambienti cattolici non italiani, si pens\u00f2 di trarre profitto da quella circostanza per cercare di sollevare la questione romana. E un intrigo si svolse in questo senso. Non poco io dovetti vigilare e soffrire, allora, per infrangere e vincere le varie minacce, fra le quali s\u2019inser\u00ec pure la questione della rappresentanza della Santa Sede nella istituenda Societ\u00e0 delle Nazioni. La mia risposta, peraltro, quando me ne fu parlato, fu semplice: \u00abIo non ho nessuna difficolt\u00e0, se ci\u00f2 conviene alla Santa Sede \u2013 del che dubitavo fortemente \u2013 e se la Santa Sede tiene a farne parte, io non mi opporr\u00f2, per\u00f2 la proposta deve venire da me\u00bb. E se non fosse venuta da me, avvertivo che le conseguenze potevano essere veramente tragiche, perch\u00e9 in quel caso io credevo che il Papa non potesse pi\u00f9 rimanere a Roma. E non mancai di dirlo.<\/p><p>Ma anche qui bisogna riconoscere con gratitudine che la Santa Sede non partecip\u00f2 mai a quei tentativi, e fece anzi quello che pot\u00e9 per impedirli. In fondo io credo che la venuta di quel Vescovo di Chicago, Monsignor Kelley, sia stata in origine determinata da questi scopi a noi ostili; ed ostili propositi contro di noi si agitavano specialmente nel Belgio, dove trovavano echi di consenso quei propositi per cui l\u2019Italia si dovesse obbligare a subire una pace suo malgrado, col riaprire la questione romana in danno di essa.<\/p><p>Questo era possibile perch\u00e9, in fatto, la questione romana era ancora aperta. Perci\u00f2, onorevoli colleghi, non lo dimentichiamo, non lo dimenticate: \u00e8 un fianco aperto nelle vive difese dell\u2019Italia il sussistere di una tale questione che possa risollevarsi. Ve lo dice uno che dimostr\u00f2 di non temere di fronte alla possibilit\u00e0 di una tale minaccia. Ma, ripeto, la Santa Sede non soltanto rimase estranea a quelle manovre, ma dichiar\u00f2 che non avrebbe mai accettato una soluzione imposta all\u2019Italia: riconosciamolo pure, per rendere giustizia all\u2019atteggiamento di Essa nella storia di quegli eventi. Intanto, li richiamo qui rapidamente.<\/p><p>In seguito ad un colloquio avuto con me a Parigi, Monsignor Kelley credette opportuno di far subito un viaggio a Roma; e dopo breve tempo, ne fece ritorno, questa volta, per iniziativa che risaliva al Vaticano, in compagnia di Monsignor Cerretti. Col quale io dovevo avere un lungo, decisivo colloquio, e fu in esso che furono gettate le basi dell\u2019accordo tra la Santa Sede e l\u2019Italia, cio\u00e8 che la Citt\u00e0 del Vaticano diventasse Stato indipendente.<\/p><p>Di questo parlammo; e concludemmo in maniera precisa e definitiva, come si pu\u00f2 rilevare dal memoriale dello stesso Cerretti, pubblicato nella Rivista <em>Vita e Pensiero<\/em>, rivista notoriamente vaticana, organo dell\u2019Universit\u00e0 cattolica di Milano. Monsignor Cerretti, allorch\u00e9 lo rividi dopo la sua elevazione a cardinale, mi raccont\u00f2 che egli aveva iniziato il suo memoriale subito dopo il colloquio avuto con me; e siccome era di domenica (ricordo questo curioso particolare da lui dettomi), avendo trovato le cartolerie chiuse, si era potuto alla fine provvedere di un quaderno in una cartoleria trovata per caso aperta in via Richelieu, perch\u00e9 tenuta da un israelita. E cos\u00ec, in quella giornata di festa, avvenne che un ebreo dovesse giovare ad una causa cattolica! (<em>Si ride<\/em>).<\/p><p>RUSSO PEREZ. Anche gli ebrei qualche volta servono a qualche cosa.<\/p><p>ORLANDO VITTORIO EMANUELE. Questo memoriale o diario lo pubblic\u00f2, dunque, la Rivista <em>Vita e Pensiero<\/em>, ed io lo ripubblicai poi in un mio volume, il qual volume ha una curiosa storia \u2013 per cos\u00ec dire \u2013 di anonimato, perch\u00e9 io lo stampai quando gi\u00e0 tutte queste cose erano note; non anticipai nulla, e non c\u2019\u00e8 nessun segreto che sia stato tradito da me.<\/p><p>E, per fare qui una parentesi anch\u2019essa storica, addurr\u00f2 un esempio di questa mia abituale riserva, a proposito di quanto giustamente ha detto il collega amico Nitti, a proposito cio\u00e8 del grave errore, che furono le dimissioni del Gabinetto Salandra il 14 maggio 1915; grave errore, giacch\u00e9 diede davvero la sensazione che la guerra fosse imposta dalla volont\u00e0 del popolo contro il Parlamento. Ebbene, nessuno sa che ebbe luogo una veramente drammatica riunione, e fu quando, appunto, Salandra ci convoc\u00f2 per comunicarci la sua decisione di dimettersi. Fu quello il pi\u00f9 lungo Consiglio dei Ministri cui io abbia assistito. I Consigli dei Ministri, ai quali ho partecipato durante dieci anni duravano non pi\u00f9 di una ora circa; e quando ora leggo che restano convocati anche di notte, fremo, perch\u00e9 penso che non \u00e8 possibile che si arrivi fino in fondo senza commettere qualche sciocchezza. (<em>Si ride<\/em>). Almeno, io, quando \u00e8 passata la mezzanotte, non ragiono pi\u00f9. Insomma, in quei tempi, tali eccessi non si verificavano, perch\u00e9 l\u2019accordo si era formato prima fra i colleghi interessati e, in ogni caso, attraverso il Presidente del Consiglio, che era il regolatore dell\u2019azione del Governo. Quella volta, invece, fu una riunione lunga, che, cominciata verso le quattro, termin\u00f2 alle nove di sera.<\/p><p>Ebbene, ad opporci alla proposta di dimissioni fummo in due, io ed il povero Ciuffelli, ora scomparso anche lui, che facemmo valere l\u2019impossibilit\u00e0 di recedere dall\u2019impegno gi\u00e0 preso con gli altri Stati alleati. Ma naturalmente, quando si tratta di dimissioni, non c\u2019\u00e8 maggioranza o minoranza; non c\u2019\u00e8 che il Presidente del Consiglio, e se egli rassegna il mandato, la crisi \u00e8 avvenuta, dato appunto il valore, che nell\u2019unit\u00e0 del Gabinetto ha il Presidente del Consiglio. E chiudo la parentesi, per tornare al mio libro.<\/p><p>Esso \u2013 come dicevo \u2013 ha una curiosa storia. Io lo pubblicai (sono miei articoli, del resto, che erano gi\u00e0 comparsi in riviste americane), nel 1929, poco dopo gli accordi, perch\u00e9 allora ero libero dall\u2019obbligo del segreto. E non lo diedi a nessuno editore di quell\u2019epoca, cio\u00e8 ad editori fascisti, perch\u00e9 tali erano quasi tutti i maggiori di allora; ma, per spirito d\u2019intransigenza, lo diedi ad un sedicente editore, che era un allievo di Croce, antifascista. Egli possedeva qualche bene di fortuna ed aveva creato una sedicente casa editrice, nella quale si stampavano questi libri pi\u00f9 o meno proibiti. Nessun giornale lo annunci\u00f2; nessun libraio lo espose.<\/p><p>Bisogna averli vissuti quei tempi; bisogna averli vissuti, s\u00ec! Io penso che non c\u2019\u00e8 cosa pi\u00f9 sciocca del paragone tra coloro che si decisero, allora, ad andar via dalla Patria e coloro che vi rimasero, perch\u00e9 non si istituisce un paragone tra eterogenei. Quello di coloro che andarono via, certo, fu un grande sacrificio, un immenso sacrificio, che merita tutta l\u2019ammirazione, tutta la devozione e riconoscenza, specialmente verso quelli che ahim\u00e8! non sono pi\u00f9 tornati. Il paragone, dunque, non si pu\u00f2 stabilire, e la situazione degli uni e degli altri sta ciascuna per s\u00e9; ma la vita di coloro che rimasero, la nostra vita, credete, non era allegra, perch\u00e9 ogni giorno si era esposti o ad una minaccia o ad una tentazione. (<em>Commenti <\/em>\u2013<em> Approvazioni<\/em>).<\/p><p>PRIOLO. Questo si \u00e8 dimenticato e si dimentica!<\/p><p>ORLANDO VITTORIO EMANUELE. Non diedi \u2013 ripeto \u2013 il libro, per spirito d\u2019intransigenza, a taluno degli editori pi\u00f9 in vista e, quindi, pi\u00f9 o meno in uno stato di devozione verso il regime: lo diedi, invece, a quell\u2019ignoto editore, che ebbe l\u2019ardimento di pubblicarlo. Nessun giornale lo annunci\u00f2, nessun libraio lo espose: rimase perfettamente anonimo. Ci\u00f2 malgrado \u2013 cosa curiosa \u2013 l\u2019edizione si esaur\u00ec, ed allora \u00e8 venuta fuori questa seconda edizione, la quale \u00e8 qui, onorevoli colleghi, per puro caso. Non crediate che io l\u2019abbia premeditatamente sottomano. In questo volume \u00e8 riprodotto il memoriale o diario Cerretti e mi limiter\u00f2 a leggervene solo la fine, quantunque la lettura di tutto sia interessante. Per esempio, quando dall\u2019altra parte mi si mosse la questione che lo Stato-citt\u00e0 sarebbe stato troppo piccolo e che conveniva estenderne il territorio, io risposi: A che giova? Ci\u00f2 potrebbe imbarazzare; ed usai il paragone dell\u2019infusorio e dell\u2019elefante: sono tanto diversi tra loro per grandezza, eppure tutti e due si qualificano come esseri viventi!<\/p><p>Mi limiter\u00f2, dunque, a leggervene solo la fine: \u00ab9 giugno, 6.30 pomeridiane:Venne il signor Brambilla per dirmi che l\u2019onorevole Orlando, ieri, nel colloquio avuto con l\u2019onorevole Colosimo, Vicepresidente del Consiglio, a Oulx, a lungo discusse con lui sulla soluzione della Questione romana. Dopo avergli riferito la conversazione avuta con me, lo incaric\u00f2 di informare di tutto il Re e separatamente tutti i Ministri. L\u2019onorevole Colosimo si mostr\u00f2 favorevole. L\u2019onorevole Orlando ha detto tutto ci\u00f2 al signor Brambilla in presenza di Aldovrandi, Capo di Gabinetto dell\u2019onorevole Sonnino. Ci\u00f2 farebbe supporre che anche Sonnino \u00e8 al corrente della cosa. Mi assicura il signor Brambilla che tanto lui quanto il Marchese Della Torretta lavorano a tutt\u2019uomo per indurre l\u2019onorevole Orlando a far presto\u00bb. Quindi, pareva che ci si tenesse&#8230;<\/p><p>E continuava: \u00ab&#8230;in vista della situazione politica d\u2019Italia. Sembra, infatti, che la posizione dell\u2019onorevole Orlando sia alquanto scossa e che gli scioperi e la crisi economica possano determinare una crisi ministeriale. Se in questo momento, l\u2019onorevole Orlando se ne andasse, sarebbe un vero disastro\u00bb. Mi pare che pi\u00f9 chiaro di cos\u00ec non possa essere l\u2019impegno che io ero pronto a prendere e che si era concluso, se il mio allontanamento appariva come un disastro.<\/p><p>\u00ab10 giugno. I giornali annunciano che l\u2019onorevole Colosimo \u00e8 stato ricevuto dal Re. Certamente egli deve avere gi\u00e0 informato il Sovrano della questione.<\/p><p>\u00ab15 giugno. Il Ministero Orlando dimissionario\u00bb.<\/p><p>Quindi, l\u2019accordo era completo su questo punto. Perch\u00e9, domanda il mio amico Nitti, esso non fu formalmente concluso? \u00c8 una curiosit\u00e0 storica giustificata. Ma, adesso, vi dir\u00f2 in quali termini l\u2019impegno era stato preso e, perch\u00e9 esso avvenne a cos\u00ec poca distanza dalle mie dimissioni. Potrebbe, infatti, nascere il sospetto che non vi fosse lealt\u00e0 da parte mia, e che io, moribondo come Capo del Governo, avessi voluto morire in gloria, come colui che aveva raggiunto la meta storica della conciliazione fra lo Stato e la Chiesa in Italia.<\/p><p>Per\u00f2, se questa fosse stata la mia intenzione recondita, allora la cosa sarebbe stata molto semplice: avrei senz\u2019altro acconsentito, perch\u00e9 mi si facevano premure in tal senso. La verit\u00e0 \u00e8 che, quando io ebbi questi colloqui e venni a queste conclusioni, non prevedevo la mia crisi prossima, restando essa subordinata ad un evento. Era allora pendente il compromesso Tardieu, il quale risolveva le questioni adriatiche in quella maniera di accordo transattivo, quale fu poi conseguito col trattato successivo di Rapallo.<\/p><p>Io non fui mai intransigente. Sulla mia coscienza non pesa il rimorso che la mia ostinazione abbia contribuito a determinare la mancata conclusione delle trattative di Versailles. L\u2019ostinazione era dall\u2019altra parte. Allora, il compromesso Tardieu era stato, come dissi, da me accettato, ed io avevo ragione di credere che fosse accettato da tutti e definitivamente, perch\u00e9 quando comunicai la mia adesione al Presidente Wilson, egli venne incontro a me quasi abbracciandomi. I nostri rapporti personali erano, difatti, stati sempre amichevoli, ed anzi affettuosi prima dello scoppio dell\u2019urto. E allora tornarono eccellenti. Egli mi disse, commosso, che ammirava il mio spirito di transazione e credeva che io mi fossi spinto fino al quel limite estremo che era compatibile con le aspirazioni italiane. E mi ringrazi\u00f2. Considerate quel che significava un tale successo. Il giorno dopo era convocata la Delegazione austriaca per ricevere le condizioni della pace, e quanto al confine italo-austriaco c\u2019era la nota: \u00abSouspendu\u00bb. Era un effetto dell\u2019urto fra me e Wilson che veniva a comporsi per l\u2019accettazione del compromesso Tardieu. E Wilson chiese al Segretario dei Quattro: \u00abPerch\u00e9 non mandate anche il confine austriaco?\u00bb.<\/p><p>\u00abSiete voi, signor Presidente \u2013 rispose il segretario \u2013 che avete detto di aspettare\u00bb. \u00abMandatelo\u00bb disse Wilson. Ed allora il segretario chiese: Qual \u00e8 il confine? Quello del Patto di Londra?<\/p><p>E Wilson disse: \u00abNo, perch\u00e9 il confine del Patto di Londra non \u00e8 giusto per l\u2019Italia. Bisogna che siano annesse all\u2019Italia anche le valli di Tarvis e di Sexten\u00bb, che infatti ci furon poi date.<\/p><p>Pareva la conclusione del fatale dissidio, onde io dissi al Presidente: \u00abCos\u00ec anche la questione adriatica \u00e8 a posto\u00bb. Rispose: \u00abNo, io, come dissi, approvo; ma per il compromesso Tardieu che trovo giusto, bisogna che ci sia il consenso degli jugoslavi. Io non intendo imporre la mia volont\u00e0 agli jugoslavi\u00bb.<\/p><p>Questo io dico a proposito delle pretese odierne, per questo trattato orribile che ci si vuole imporre. C\u2019era allora l\u2019assenso di tutti e non fu tradotto in atto per rispettare la libert\u00e0 di consenso degli jugoslavi. Io attesi una diecina di giorni e gli jugoslavi risposero che non accettavano, e quindi, la pace adriatica si trov\u00f2 risospinta in alto mare. Ebbi allora la sensazione precisa che il mio dovere era di andarmene.<\/p><p>E feci ritorno a Roma. Convocai la Camera e la crisi avvenne senz\u2019altro nella prima seduta, su una semplice questione di procedura sollevata da me. Passi erano stati fatti presso di me da altissimi parlamentari, nel senso di attendere e di cercare un accordo; ma risposi, che ritenevo la mia funzione come finita, e sentivo che rimanendo al Governo, ci\u00f2 fosse in danno del Paese. Occorreva che altri si provassero. E fu cos\u00ec che me ne andai davvero volontariamente; me ne andai in seguito al mancato, ultimo tentativo da me fatto alla Conferenza di Versailles, di comporre allora e subito la questione. Se quel tentativo fosse riuscito, non avrei avuto ragione di dimettermi, n\u00e9 mi sarei trovato in condizioni politicamente tali da giustificare le mie dimissioni.<\/p><p>Ora, io avevo gi\u00e0 detto chiaramente a Monsignor Cerretti, proprio a conclusione delle nostre trattative, quando egli mi domand\u00f2 se potessimo pubblicare l\u2019accordo: Aspettate; bisogna vedere qui come le cose si concludono. Se posso tornare nel mio Paese come il Presidente del Consiglio, che ha vinto la guerra ed ha concluso la pace (una pace, che io sapevo che tutti gli italiani avrebbero accettata in quel tempo, e tante cose si sarebbero in seguito evitate!), se ci\u00f2 avviene, posso allora degnamente presentare e fare accogliere il nostro accordo. Avr\u00f2, in tali condizioni, tutto il prestigio necessario in questa mia azione di Governo; ed il Paese, in uno stato di euforia per i tanti pericoli affrontati e sormontati, sar\u00e0 con me e accoglier\u00e0 con entusiasmo anche quest\u2019altra opera di pace. Altrimenti, no; e non conviene n\u00e9 a noi n\u00e9 a voi che un atto di tanta importanza storica avvenga in un momento di grave perturbamento, quando l\u2019uomo politico che deve compierlo non ne ha pi\u00f9 l\u2019autorit\u00e0 sufficiente.<\/p><p>Ricordo questo mio proposito e me ne vanto; ma me ne vanto non come persona, bens\u00ec come rappresentante della tradizione di coloro che sono stati gli uomini di Governo dell\u2019Italietta, in cui \u00e8 anche compreso Francesco Nitti, che in tale tradizione \u00e8 con me solidale, anche se sia di parecchio pi\u00f9 giovane. (<em>Si ride<\/em>). \u00c8 certo che se io in quel momento avessi voluto far precedere ad ogni altra considerazione la soddisfazione personale di passare alla storia come colui che aveva concluso la Questione romana, lo potevo; ma non lo volli e non me ne pento. Un\u2019Italia libera pu\u00f2 oggi liberamente conservare gli accordi, che io allora avevo preso in un momento decisivo per la vita del Paese. (<em>Vivi applausi <\/em>\u2013<em> Molte congratulazioni<\/em>).<\/p><p>PRESIDENTE. \u00c8 iscritta a parlare la onorevole Mattei Teresa. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>MATTEI TERESA. Onorevoli colleghi, parlare dopo il decano, dopo i pi\u00f9 anziani di questa Assemblea \u00e8 un compito un po\u2019 difficile per una giovane donna. Ma, forse, uno dei pochi vantaggi che io presenter\u00f2, sar\u00e0 quello di essere breve, anche perch\u00e9 mi sarebbe estremamente difficile diffondermi troppo in ricordi di giovent\u00f9. (<em>Si ride<\/em>).<\/p><p>Vorrei solo sottolineare in questa Assemblea qualcosa di nuovo che sta accadendo nel nostro Paese. Non a caso, fra le pi\u00f9 solenni dichiarazioni che rientrano nei 7 articoli di queste disposizioni generali, accanto alla formula che delinea il volto nuovo, fatto di democrazia, di lavoro, di progresso sociale, della nostra Repubblica, accanto alla solenne affermazione della nostra volont\u00e0 di pace e di collaborazione internazionale, accanto alla riaffermata dignit\u00e0 della persona umana, trova posto, nell\u2019articolo 7, la non meno solenne e necessaria affermazione della completa eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di condizioni sociali, di opinioni religiose e politiche. Questo basterebbe, onorevoli colleghi, a dare un preminente carattere antifascista a tutta la nostra Costituzione, perch\u00e9 proprio in queste fondamentali cose il fascismo ha tradito l\u2019Italia, togliendo all\u2019Italia il suo carattere di Paese del lavoro e dei lavoratori, togliendo ai lavoratori le loro libert\u00e0, conducendo una politica di guerra, una politica di odio verso gli altri Paesi, facendo una politica che sopprimeva ogni possibilit\u00e0 della persona umana di veder rispettate le proprie libert\u00e0, la propria dignit\u00e0, facendo in modo di togliere la possibilit\u00e0 alle categorie pi\u00f9 oppresse, pi\u00f9 diseredate del nostro Paese, di affacciarsi alla vita sociale, alla vita nazionale, e togliendo quindi anche alle donne italiane la possibilit\u00e0 di contribuire fattivamente alla costituzione di una societ\u00e0 migliore, di una societ\u00e0 che si avanzasse sulla strada del progresso, sulla strada della giustizia sociale. Noi salutiamo quindi con speranza e con fiducia la figura di donna che nasce dalla solenne affermazione costituzionale.<\/p><p>Nasce e viene finalmente riconosciuta nella sua nuova dignit\u00e0, nella conquistata pienezza dei suoi diritti, questa figura di donna italiana finalmente cittadina della nostra Repubblica. Ancora poche Costituzioni nel mondo riconoscono cos\u00ec esplicitamente alla donna la raggiunta affermazione dei suoi pieni diritti. Le donne italiane lo sanno e sono fiere di questo passo sulla via dell\u2019emancipazione femminile e insieme dell\u2019intero progresso civile e sociale. \u00c8, questa conquista, il risultato di una lunga e faticosa lotta di interi decenni. Il fascismo, togliendo libert\u00e0 e diritti agli uomini del nostro Paese, soffoc\u00f2, proprio sul nascere, questa richiesta femminile fondamentale, ma la storia e la forza intima della democrazia ancora una volta hanno compiuto un atto di giustizia verso i diseredati e gli oppressi. In una societ\u00e0 che da lungo tempo ormai ha imposto alla donna la parit\u00e0 dei doveri, che non le ha risparmiato nessuna durezza nella lotta per il pane, nella lotta per la vita e per il lavoro, in una societ\u00e0 che ha fatto conoscere alla donna tutti quei pesi di responsabilit\u00e0 e di sofferenza prima riservati normalmente solo all\u2019uomo, che non ha risparmiato alla donna nemmeno l\u2019atroce prova della guerra guerreggiata nella sua casa, contro i suoi stessi piccoli e l\u2019ha spinta a partecipare non pi\u00f9 inerme alla lotta, salutiamo finalmente come un riconoscimento meritato e giusto l\u2019affermazione della completa parit\u00e0 dei nostri diritti.<\/p><p>La lotta per la conquista della parit\u00e0 di questi diritti, condotta in questi anni dalle donne italiane, si differenzia nettamente dalle lotte passate, dai movimenti a carattere femminista e a base spiccatamente individualista. Questo in Italia, dal pi\u00f9 al meno, tutti lo hanno compreso. Hanno compreso come la nostra esigenza di entrare nella vita nazionale, di entrare in ogni campo di attivit\u00e0 che sia fattivo di bene per il nostro Paese, non \u00e8 l\u2019esigenza di affermare la nostra personalit\u00e0 contrapponendola alla personalit\u00e0 maschile, facendo il solito femminismo che alcuni decenni fa aveva incominciato a muoversi nei var\u00ee Paesi d\u2019Europa e del mondo. Noi non vogliamo che le nostre donne si mascolinizzino, noi non vogliamo che le donne italiane aspirino ad un\u2019assurda identit\u00e0 con l\u2019uomo; vogliamo semplicemente che esse abbiano la possibilit\u00e0 di espandere tutte le loro forze, tutte le loro energie, tutta la loro volont\u00e0 di bene nella ricostruzione democratica del nostro Paese. Per ci\u00f2 riteniamo che il concetto informatore della lotta che abbiamo condotta per raggiungere la parit\u00e0 dei diritti, debba stare a base della nostra nuova Costituzione, rafforzarla, darle un orientamento sempre pi\u00f9 sicuro.<\/p><p>\u00c8 nostro convincimento, che, confortato da un attento esame storico, pu\u00f2 divenire certezza, che nessuno sviluppo democratico, nessun progresso sostanziale si produce nella vita di un popolo se esso non sia accompagnato da una piena emancipazione femminile; e per emancipazione noi non intendiamo gi\u00e0 solamente togliere barriere al libero sviluppo di singole personalit\u00e0 femminili, ma intendiamo un effettivo progresso e una concreta liberazione per tutte le masse femminili e non solamente nel campo giuridico, ma non meno ancora nella vita economica, sociale e politica del Paese.<\/p><p>Vorremmo a questo proposito far notare che ad un attento esame del nostro progetto di Costituzione risulta evidente che l\u00e0 dove si riconoscono alle donne i loro nuovi diritti parimenti ne escono vantaggio e sicurezza nuova all\u2019istituto familiare, alla fondamentale funzione della maternit\u00e0 e alla piena realizzazione dei diritti nel campo del lavoro.<\/p><p>Ed egualmente, l\u00e0 dove si sancisce ogni pi\u00f9 importante e nuova conquista sociale \u00e8 sempre compresa e spesso in forma esplicita una conquista femminile. Non vi pu\u00f2 essere oggi infatti, a nostro avviso, un solo passo sulla via della democrazia, che non voglia essere solo formale ma sostanziale, non vi pu\u00f2 essere un solo passo sulla via del progresso civile e sociale che non possa e non debba essere compiuto dalla donna insieme all\u2019uomo, se si voglia veramente che la conquista affermata nella Carta costituzionale divenga stabile realt\u00e0 per la vita e per il migliore avvenire d\u2019Italia.<\/p><p>Ma una cosa ancora noi affermiamo qui: il riconoscimento della raggiunta parit\u00e0 esiste per ora negli articoli della nuova Costituzione. Questo \u00e8 un buon punto di partenza per le donne italiane, ma non certo un punto di arrivo. Guai se considerassimo questo un punto di arrivo, un approdo. Pu\u00f2 questo riconoscimento costituzionale esser preso a conforto e a garanzia dalle donne italiane, le quali devono chiedere e ottenere che via via siano completamente realizzate e pienamente accettate nella vita e nel costume nazionale le loro conquiste.<\/p><p>Vorrei fare osservare, onorevoli colleghi, che nessun regime per principio, nei tempi moderni almeno, osa pronunziarsi contro i diritti femminili in termini costituzionali.<\/p><p>Ricordiamo che vi fu un momento, circa 20 anni fa, in cui persino il fascismo si trov\u00f2 in forse se concedere o no alla donna per lo meno l\u2019elettorato attivo nel campo amministrativo. E passi in quel momento furono compiuti (ricordiamo qui il convegno che allora avvenne a Firenze organizzato dalle Associazioni femminili di allora) perch\u00e9 questa conquista fosse raggiunta. Questo diritto, lo sappiamo bene, fu subito dopo negato dal fascismo non solo alle donne che lo chiedevano, ma tolto anche agli uomini che gi\u00e0 ne avevano goduto. Questo per\u00f2 ci indica chiaramente come ogni sistema politico moderno, anche il pi\u00f9 reazionario, sia guardingo nel negare alla donna, in quanto donna, il godimento almeno formale dei suoi pieni diritti di cittadina.<\/p><p>Perci\u00f2 noi affermiamo oggi che, pur riconoscendo come una grande conquista la dichiarazione costituzionale, questa non ci basta. Le donne italiane desiderano qualche cosa di pi\u00f9, qualche cosa di pi\u00f9 esplicito e concreto che le aiuti a muovere i primi passi verso la parit\u00e0 di fatto, in ogni sfera, economica, politica e sociale, della vita nazionale.<\/p><p>Non dimentichiamo che secoli e secoli di arretratezza, di oscurantismo, di superstizione, di tradizione reazionaria, pesano sulle spalle delle lavoratrici italiane; se la Repubblica vuole che pi\u00f9 agevolmente e prestamente queste donne collaborino \u2013 nella pienezza delle proprie facolt\u00e0 e nel completo sviluppo delle proprie possibilit\u00e0 \u2013 alla costruzione di una societ\u00e0 nuova e pi\u00f9 giusta, \u00e8 suo compito far s\u00ec che tutti gli ostacoli siano rimossi dal loro cammino, e che esse trovino al massimo facilitata ed aperta almeno la via solenne del diritto, perch\u00e9 molto ancora avranno da lottare per rimuovere e superare gli ostacoli creati dal costume, dalla tradizione, dalla mentalit\u00e0 corrente del nostro Paese.<\/p><p>Per questo noi chiediamo che nessuna ambiguit\u00e0 sussista, in nessun articolo e in nessuna parola della Carta costituzionale, che sia facile appiglio a chi volesse ancora impedire e frenare alle donne questo cammino liberatore.<\/p><p>\u00c8 purtroppo ancora radicata nella mentalit\u00e0 corrente una sottovalutazione della donna, fatta un po\u2019 di disprezzo e un po\u2019 di compatimento, che ha ostacolato fin qui grandemente o ha addirittura vietato rapporto pieno delle energie e delle capacit\u00e0 femminili in numerosi campi della vita nazionale.<\/p><p>Occorre che questo ostacolo sia superato. L\u2019articolo 7 ci aiuta, ma esso deve essere accompagnato da una profonda modificazione della mentalit\u00e0 corrente, in ogni sfera, in ogni campo della vita italiana.<\/p><p>Ad esempio \u2013 voglio portare questo esempio perch\u00e9 \u00e8 tipico nel nostro Paese \u2013 anche qui, nella pi\u00f9 alta Assemblea rappresentativa d\u2019Italia, nell\u2019Assemblea che dovrebbe raccogliere gli uomini pi\u00f9 evoluti, gli uomini che pi\u00f9 degnamente possono rappresentare le migliori tradizioni e il progresso d\u2019Italia, alcuni giorni fa, noi deputate \u2013 noi che qui rappresentiamo tutte le donne italiane, le donne che attendono dal lavoro dell\u2019Assemblea miglioramenti e passi in avanti per il loro Paese e per tutti i cittadini \u2013 abbiamo ancora una volta notato un\u2019espressione comune e per noi dolorosa di dispregio che un onorevole Deputato, che sta negli ultimi settori della destra, ha usato, con la solita aria di disprezzo. Egli ha detto precisamente: \u00abSono di genere femminile e quindi sempre infide\u00bb. (<em>Ilarit\u00e0<\/em>).<\/p><p>\u00c8 questo un malvezzo che penetra ovunque, che vive nel nostro linguaggio ormai come un luogo comune, che collabora a deprimere la donna, relegandola sistematicamente in una sfera di vita inferiore e semianimale.<\/p><p>Onorevoli colleghi, anche qui dunque \u2013 e questo purtroppo non \u00e8 il solo esempio \u2013 fa capolino quella diffusa e negativa mentalit\u00e0. Non solo contro le espressioni del linguaggio, ma noi dobbiamo protestare qui, pur senza invadere il campo di prossime discussioni, e per dare un esempio di quanto sia radicata questa mentalit\u00e0 deteriore, contro il malvezzo \u2013 e speriamo che sia solo malvezzo \u2013 che ha portato perfino il Comitato di coordinamento e di redazione della Commissione per la Costituzione ad includere, nonostante che la seconda Sottocommissione non si fosse pronunciata al riguardo, una forte limitazione per le donne nel campo della Magistratura.<\/p><p>L\u2019articolo 98 suona infatti cos\u00ec: \u00abI magistrati sono nominati con decreto del Presidente della Repubblica, su designazione del Consiglio Superiore della Magistratura, in base a concorso seguito da tirocinio. Possono essere nominate anche le donne nei casi previsti dall\u2019ordinamento giudiziario\u00bb.<\/p><p>Anche ammesso, come speriamo, che il futuro ordinamento giudiziario sia ben migliore di quello vigente, noi non possiamo ammettere che alle donne, in quanto tali, rimangano chiuse porte che sono invece aperte agli uomini. (<em>Commenti<\/em>).<\/p><p>Sia tolto ogni senso di limitazione e sia anzi affermato, in forma esplicita e piena, il diritto delle donne ad accedere, in libero agone, ad ogni grado della Magistratura, come di ogni altra carriera. Ma vi \u00e8 di pi\u00f9 \u2013 e questo dico per illuminare l\u2019Assemblea sulla necessit\u00e0 di aiutare le donne italiane nella realizzazione dei loro diritti e nella difesa delle loro libert\u00e0 \u2013: occorre che nel nostro Paese non siano pi\u00f9 ammesse disposizioni pubbliche o private che limitino la libert\u00e0 umana e in particolare femminile, come la disposizione, ad esempio, che tuttora mi consta esistere e che vieta a determinate categorie di infermiere di contrarre matrimonio, pena la perdita del lavoro. Vi sono in Italia, fra queste particolari categorie, innumerevoli casi di lavoratrici costrette ad una vita familiare irregolare, numerose madri di figli illegittimi, solo perch\u00e9, per non perdere il pane, devono rinunciare a contrarre regolare matrimonio. \u00c8 questa una disumana ed immorale misura limitatrice della libert\u00e0, della dignit\u00e0, della personalit\u00e0 umana di lavoratrici incolpevoli e dei loro incolpevoli figli.<\/p><p>Per questa ragione io torno a proporre che sia migliorata la forma del secondo comma dell\u2019articolo 7 nel seguente modo:<\/p><p>\u00ab\u00c8 compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli d\u2019ordine economico e sociale che limitano \u00abdi fatto\u00bb \u2013 noi vogliamo che sia aggiunto \u2013 la libert\u00e0 e l\u2019eguaglianza degli individui e impediscono il completo sviluppo della persona umana\u00bb.<\/p><p>Voi direte che questo \u00e8 un pleonasmo. Noi per\u00f2 riteniamo che occorra, specificare \u00abdi fatto\u00bb. Vogliamo qui ricordare quello che avviene in altri paesi democratici. Si dice che l\u2019Inghilterra, sia un paese democratico: ebbene, nella democratica Inghilterra le donne hanno conquistato formalmente il riconoscimento della parit\u00e0 assoluta dei diritti circa trent\u2019anni fa, nel 1919. Ma ancora oggi in questa libera e democratica Inghilterra, dove le donne dovrebbero godere di tutti i diritti come gli uomini, poco si \u00e8 fatto, perch\u00e9 ci si \u00e8 limitati a sancire formalmente una conquista, che poi nessuno ha voluto realizzare nella pratica. E l\u00e0, dopo trenta anni di vita democratica o di possibilit\u00e0 di vita democratica per le donne, queste non hanno potuto accedere a tutti i posti che loro spettavano. E noi vediamo che nella stessa Inghilterra \u00e8 proibito, per esempio, di sposarsi alle maestre, alle insegnanti di alcune categorie. Orbene, noi riteniamo che questo esempio dell\u2019Inghilterra possa servire per noi, che valga come insegnamento, valga a chiarire che quelle conquiste che noi donne facciamo nella vita nazionale \u2013 le conquiste giuridiche \u2013 non possono essere realizzate pienamente nella vita, se non sono accompagnate da altre conquiste, da conquiste di carattere sociale, economico, se non sono accompagnate, cio\u00e8, da una completa legislazione in proposito.<\/p><p>Onorevoli colleghi, se osserviamo da vicino questo progetto di Costituzione, malgrado il pessimismo pi\u00f9 o meno artificioso con cui lo si critica o deplora da parte dei gruppi che rappresentano il passato e gli interessi della conservazione, possiamo affermare che in esso \u00e8 uno slancio verso il progresso, verso la giustizia, verso la pratica attuazione di una societ\u00e0 pi\u00f9 umana, pi\u00f9 giusta, migliore dell\u2019attuale.<\/p><p>Siamo convinti che questo slancio avrebbe potuto essere pi\u00f9 agile, pi\u00f9 libero, che questa attuazione avrebbe potuto farsi anche pi\u00f9 rapidamente.<\/p><p>Ma gi\u00e0 in questa forma molto si potr\u00e0 realizzare, ne siamo sinceramente convinte, se i grandi gruppi politici che rappresentano le masse lavoratrici collaboreranno alla traduzione fedele nelle leggi, nella vita e nel costume nazionale dei princip\u00ee che nella Costituzione sono affermati.<\/p><p>Se cio\u00e8 esiste realmente da parte di ognuno di questi gruppi la buona fede e la volont\u00e0 realizzatrice, potremo con questa Costituzione raggiungere pi\u00f9 rapidamente una forma di societ\u00e0 migliore, che cancelli definitivamente le tracce, le rovine, i segni di oppressione del fascismo, che ne distrugga nel profondo le cause.<\/p><p>E se vi \u00e8 questa buona fede, come noi desideriamo vi sia, allora dobbiamo realmente vedere in tutti i rappresentanti delle lavoratrici e dei lavoratori la stessa volont\u00e0, nella forma pi\u00f9 chiara, pi\u00f9 esplicita, pi\u00f9 fattiva, di aiutare le donne italiane ad essere cittadine coscienti.<\/p><p>Mazzini, e tutti i nostri grandi che hanno pensato ed operato per l\u2019avvento nel nostro Paese della Repubblica, ci hanno insegnato che la pietra angolare della Repubblica, ci\u00f2 che le d\u00e0 vita e significato, \u00e8 la sovranit\u00e0 popolare.<\/p><p>Spetta a tutti noi, e lo afferma anche il Presidente della Commissione per la Costituzione nella sua relazione introduttiva, di partecipare attivamente alla gestione della cosa pubblica per rendere effettiva e piena questa sovranit\u00e0 popolare. Ma, perch\u00e9 questo accada veramente, occorre che accanto ai cittadini sorgano, si formino, lavorino le cittadine, fatte mature e coscienti al pieno adempimento di tutti i loro doveri, da quelli familiari ai civici, dal normativo ed educatore godimento dei loro pieni diritti.<\/p><p>Aiutateci tutti a sciogliere veramente e completamente tutti i legami che ancora avvincono le mani delle nostre donne e avrete nuove braccia, liberamente operose per la ricostruzione d\u2019Italia, per la sicura edificazione della Repubblica italiana dei lavoratori. (<em>Vivissimi applausi a sinistra <\/em>\u2013<em> Molte congratulazioni<\/em>).<\/p><p>PRESIDENTE. Il seguito di questa discussione \u00e8 rinviato a gioved\u00ec alle 15.<\/p><p>La seduta termina alle 19.55.<\/p><p>Ordine del giorno per la seduta di gioved\u00ec 20.<\/p><p>Alle ore 15:<\/p><p>Seguito della discussione del progetto di Costituzione della Repubblica italiana.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Versione PDF ASSEMBLEA COSTITUENTE LXVIII. SEDUTA POMERIDIANA DI MARTED\u00cc 18 MARZO 1947 PRESIDENZA DEL PRESIDENTE TERRACINI INDICE Seguito della discussione del progetto di Costituzione della Repubblica italiana: Labriola\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Nitti\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Orlando\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Mattei Teresa\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La seduta comincia alle 16. 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Seguito della discussione del progetto di [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_relevanssi_hide_post":"","_relevanssi_hide_content":"","_relevanssi_pin_for_all":"","_relevanssi_pin_keywords":"","_relevanssi_unpin_keywords":"","_relevanssi_related_keywords":"","_relevanssi_related_include_ids":"","_relevanssi_related_exclude_ids":"","_relevanssi_related_no_append":"","_relevanssi_related_not_related":"","_relevanssi_related_posts":"2017,2042,2052,2036,2009,2028","_relevanssi_noindex_reason":"","_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"categories":[45,7],"tags":[],"post_folder":[44],"class_list":["post-1734","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-1947-03","category-assemblea"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1734","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1734"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1734\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7317,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1734\/revisions\/7317"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1734"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1734"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1734"},{"taxonomy":"post_folder","embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fpost_folder&post=1734"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}