{"id":1714,"date":"2023-09-10T10:50:55","date_gmt":"2023-09-10T08:50:55","guid":{"rendered":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=1714"},"modified":"2026-02-27T16:42:38","modified_gmt":"2026-02-27T15:42:38","slug":"pomeridiana-di-martedi-11-marzo-1947","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=1714","title":{"rendered":"POMERIDIANA DI MARTED\u00cc 11 MARZO 1947"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"1714\" class=\"elementor elementor-1714\" data-elementor-post-type=\"post\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-3f220d8 elementor-section-full_width elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"3f220d8\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-d89856d\" data-id=\"d89856d\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-dc311a7 elementor-align-right elementor-widget elementor-widget-button\" data-id=\"dc311a7\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"button.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-button-wrapper\">\n\t\t\t\t\t<a class=\"elementor-button elementor-button-link elementor-size-sm\" href=\"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/19470311_2.pdf\" target=\"_blank\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-content-wrapper\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-icon\">\n\t\t\t\t<i aria-hidden=\"true\" class=\"icon icon-view\"><\/i>\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-text\">Versione PDF<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-d9648bb elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"d9648bb\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>ASSEMBLEA COSTITUENTE<\/p><p>LVIII.<\/p><p>SEDUTA POMERIDIANA DI MARTED\u00cc 11 MARZO 1947<\/p><p>PRESIDENZA DEL PRESIDENTE <strong>TERRACINI<\/strong><\/p><p><strong>INDICE<\/strong><\/p><p><strong>Seguito della discussione del progetto di Costituzione della Repubblica italiana:<\/strong><\/p><p>La Pira\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/p><p>Togliatti\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/p><p>Croce\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/p><p>La seduta comincia alle 16.<\/p><p>SCHIRATTI, <em>Segretario<\/em>, legge il processo verbale della seduta pomeridiana precedente.<\/p><p>(<em>\u00c8 approvato<\/em>).<\/p><p>Seguito della discussione del progetto di Costituzione della Repubblica italiana.<\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019ordine del giorno reca il seguito della discussione del progetto di Costituzione della Repubblica italiana.<\/p><p>\u00c8 iscritto a parlare l\u2019onorevole La Pira. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>LA PIRA. Onorevoli colleghi, io vi chieder\u00f2 di meditare con me intorno ai problemi fondamentali che concernono la costruzione del nuovo edificio costituzionale, perch\u00e9 vorrei quasi dire che non parlo qui \u2013 se mi si permette \u2013 come uomo di parte, ma come studioso, come storico, il quale cerca, nell\u2019interesse del proprio Paese e nell\u2019interesse della civilt\u00e0 cristiana e umana, le linee costruttive e solide di un edificio costituzionale che sia capace di superare l\u2019attuale crisi costituzionale.<\/p><p>Vi dir\u00f2 quale \u00e8 stato l\u2019itinerario mentale che ho seguito nella impostazione di questo problema costruttivo. Io mi sono detto: l\u2019attuale crisi costituzionale non \u00e8 senza una essenziale relazione con l\u2019attuale crisi storica; crisi che investe tutti i rapporti umani, sia teoretici che sociali. Perci\u00f2, se vogliamo veramente ritrovare la linea solida di questa nuova architettura costituzionale, sar\u00e0 necessario impostare, nella prospettiva della crisi che travaglia la civilt\u00e0 contemporanea, l\u2019attuale crisi costituzionale. Da qui i seguenti problemi:<\/p><p>1\u00b0) constatare l\u2019esistenza di una crisi di ampio respiro, che involge tutti gli ordini teoretici e pratici della vita;<\/p><p>2\u00b0) definire esattamente \u2013 perch\u00e9 siamo un po\u2019 architetti e quindi abbiamo bisogno di misurare i concetti, vorrei dire anche le parole \u2013 in che cosa consista una crisi costituzionale;<\/p><p>3\u00b0) vedere perch\u00e9 sono caduti in crisi alcuni tipi di Costituzioni precedenti;<\/p><p>4\u00b0) fare come l\u2019architetto, il quale, quando ha fatto la diagnosi dell\u2019edificio crollato, cerca di ricostruire, evitando le carenze dell\u2019edificio che egli ha studiato.<\/p><p>Quindi sono questi i punti da meditare: la constatazione di una crisi vasta; la definizione del concetto di crisi costituzionale; il perch\u00e9 dell\u2019intrinseca debolezza dei tipi caduti; come \u00e8 stato costruito, secondo quale architettonica il nuovo edificio costituzionale; e finalmente se e in che misura il progetto presentato alla nostra meditazione risponde a questo tipo di Costituzione che dovrebbe aver salde fondamenta, sicuri muri maestri ed una v\u00f4lta ben costrutta, proporzionata ai muri e proporzionata alla base.<\/p><p>Questa \u00e8 l\u2019impostazione del mio tema che, rapidamente, come mi sar\u00e0 possibile, cercher\u00f2 di svolgere.<\/p><p>E comincio dal primo punto, cio\u00e8 la constatazione di questa crisi vasta, la quale commuove, inquieta, la civilt\u00e0 contemporanea. Faccio questa constatazione come l\u2019architetto che vuol esser sicuro delle leggi costruttive, quindi in funzione della crisi costituzionale.<\/p><p>Ora io non devo, per constatare questa crisi, che aprire, per dir cos\u00ec, la geografia costituzionale del nostro tempo. Tutta la prassi e tutta la letteratura di diritto costituzionale che \u00e8 fiorita in questi ultimi tempi ci indicano inequivocabilmente che una crisi costituzionale, legata ad una crisi pi\u00f9 vasta che concerne lo spirito e la struttura di tutto il corpo sociale, esiste.<\/p><p>Non solo; ma se io interrogo la letteratura non pi\u00f9 costituzionale, ma la letteratura pi\u00f9 generica, la pi\u00f9 attenta, quella sulla crisi in generale (mi riferisco qui non soltanto alle grandi correnti sociali sia di parte cattolica, sia di parte socialista, marxista e non marxista), dai libri di Spengler ai libri di Huitzinga, dal pensiero tedesco a quello francese ed italiano cos\u00ec vivo in quest\u2019ultimo tempo, vedo che essi denunziano l\u2019esistenza di questa crisi. Fra l\u2019altro abbiamo qui presente il nostro illustre Benedetto Croce, e quindi potrei riferirmi anche a quel prezioso scritto \u2013 anche se in alcuni punti discutibile dal punto di vista cristiano \u2013 nel quale si afferma che esistono alcune acquisizioni di civilt\u00e0 per cui gli uomini non potranno mai pi\u00f9 non essere cristiani; vale a dire l\u2019esistenza, nelle strutture sociali, di alcuni princip\u00ee che sono ormai diventati connaturati all\u2019umana natura e al corpo sociale.<\/p><p>La conclusione \u00e8 questa: se esploro questo panorama storico, sia in relazione alla letteratura del diritto costituzionale, sia in relazione alle Costituzioni sorte nel primo dopoguerra e in quest\u2019altro dopoguerra, e se poi mi riferisco a queste pi\u00f9 vaste correnti di pensiero sociale cattolico e non cattolico di critica del mondo presente, di letteratura della crisi, la conclusione a cui si perviene \u00e8 questa: esiste un commovimento sociale, che va alla ricerca di nuove formule giuridiche, nelle quali \u00e8 necessario inquadrare, incanalare, incastonare \u2013 non so come dire \u2013 questa realt\u00e0 in movimento.<\/p><p>Passo dopo questa sommaria valutazione \u2013 si capisce come \u00e8 possibile \u2013 al secondo punto, cio\u00e8 al punto pi\u00f9 specifico. E mi domando: ma che cosa intendiamo esattamente per crisi costituzionale in questo sfondo generale della crisi? Vi do la risposta; potrei sbagliare. Io sono un osservatore e la risposta la desumo dai fatti, perch\u00e9 io osservo che dagli uomini, dagli studiosi, dai politici la stessa realt\u00e0, come da me, \u00e8 stata osservata. Ora, quando io osservo una Costituzione e mi domando che cos\u2019\u00e8, la risposta, se medito a fondo, \u00e8 questa: \u00e8 \u2013 come diceva Taine, in un libro che veramente mi ha colpito ed interessato \u2013 la veste giuridica del corpo sociale. La Costituzione \u00e8 la maschera giuridica che si mette su questo corpo della societ\u00e0. Perch\u00e9 essa, infatti, che cosa concerne? Concerne tutti i rapporti sociali dal punto di vista del diritto; \u00e8 il diritto che, come dicono i giuristi, giuridicizza questi rapporti sociali, crea la maschera del diritto, sia nella prima parte, quando definisce i rapporti dei singoli con lo Stato, ed i rapporti dei singoli fra di loro, sia nella seconda parte, quando, mediante la struttura dello Stato, esso dispone in modo che questi diritti abbiano la tutela ed abbiano le garanzie.<\/p><p>Pertanto, quando una Costituzione non \u00e8 in crisi? \u00c8 evidente: quando c\u2019\u00e8 proporzione fra l\u2019assetto giuridico e l\u2019assetto sociale ed umano. Vorrei qui richiamare quella lapidaria definizione di Dante, secondo cui il diritto \u00e8 <em>realis et personalis hominis ad hominem proportio<\/em>.<\/p><p>Se voi avete un edificio costituzionale, cio\u00e8 un assetto giuridico della societ\u00e0, che \u00e8 proporzionato al corpo sociale, che \u00e8 proporzionato ai rapporti umani, quella Costituzione \u00e8 esatta. Ma se voi avete un assetto giuridico, una Costituzione, la quale \u00e8 sproporzionata al corpo sociale, alla realt\u00e0 sociale e quindi alla realt\u00e0 umana, quella \u00e8 una Costituzione in crisi.<\/p><p>A documento di queste dichiarazioni, potrei portare una serie di prove storiche e letterarie; ma voglio fare soltanto due esempi storici che mi paiono molto importanti; quello ricavato dalla Costituzione del 1789 e quello ricavato dalla Costituzione contrapposta, che \u00e8 la Costituzione sovietica. E mi domando, e domando a voi: cosa fece l\u2019Assemblea Costituente del 1789? I membri della Costituente fecero una cosa anzitutto: affermarono, bene o male \u2013 ma questa \u00e8 un\u2019altra questione \u2013 che la precedente Costituzione era in crisi, perch\u00e9 c\u2019era una sproporzione fra la struttura del corpo sociale e i rapporti umani e l\u2019assetto giuridico. Ed essendo in crisi la precedente, ne elaborarono un\u2019altra, la quale avrebbe dovuto avere tali elementi strutturali da essere non pi\u00f9 una Costituzione in crisi, ma una Costituzione solida per la sua intima solidit\u00e0 strutturale.<\/p><p>Secondo Taine, questo \u00e8 provato: e, del resto, basta leggere tutti gli altri autori relativi al 1789, per vedere come i membri dell\u2019Assemblea Costituente avevano in tasca il libro di Rousseau, e lo meditavano, per costruire sotto l\u2019ispirazione di quel libro l\u2019edificio della nuova Costituzione.<\/p><p>Vediamo la Costituzione contrapposta, che \u00e8 quella sovietica. \u00c8 lo stesso. Quando gli elaboratori della Costituzione sovietica hanno costruito il loro edificio costituzionale, cosa hanno fatto? Hanno detto: \u00abC\u2019\u00e8 una crisi costituzionale, perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 rispondenza fra la struttura giuridica e la struttura sociale: bisogna edificare una Costituzione che non sia in crisi e che abbia una solidit\u00e0 intrinseca\u00bb. Quindi storicamente, dottrinalmente \u00e8 osservabile che questo concetto \u00e8 esatto. Una crisi costituzionale \u00e8 appunto una sproporzione fra l\u2019assetto giuridico e l\u2019assetto sociale, e quindi tra i rapporti di diritto positivo e i rapporti, diciamo cos\u00ec, di diritto umano, di diritto naturale (se mi permettete questa espressione che \u00e8 cos\u00ec significativa).<\/p><p>Ora vengo al problema. Tralascio varie cose, perch\u00e9 evidentemente bisogna far presto, anche per non perdere la prospettiva dell\u2019insieme, e vengo ad una precisazione ulteriore di questo concetto di crisi costituzionale: \u00e8 una sproporzione, siamo d\u2019accordo. Perch\u00e9? Vediamo quali sono gli elementi strutturali di una Costituzione, quegli elementi che ne definiscono il tipo, per cui si dice: \u00abQuella Costituzione ha questa architettura, ed \u00e8 in crisi, perch\u00e9 i suoi elementi architettonici <em>a<\/em>),<em> b<\/em>),<em> c<\/em>), sono sbagliati, sono sproporzionati\u00bb.<\/p><p>E quali sono questi elementi strutturali di una Costituzione? Anche qui ho meditato, ho letto e poi, dopo, sono venuto a questa conclusione, che non \u00e8 soltanto mia \u2013 sono i fatti che mi danno la prova, e le documentazioni storiche \u2013 cio\u00e8 che ogni Costituzione ha tre elementi strutturali, indissociabili l\u2019uno dall\u2019altro, i quali \u2013 ora vedremo quali sono \u2013 si possono raffigurare per analogia \u2013 il pensiero si poggia con facilit\u00e0 sull\u2019immagine \u2013 ad un edificio; il quale consta di una base, consta del corpo (dei muri maestri) e finalmente di una v\u00f4lta, che corona la base e il muro. Ebbene, questi tre elementi strutturali di ogni edificio io li ritrovo in ogni Costituzione; e la crisi di una Costituzione consiste, come vedremo, nel fatto che la sproporzione intacca il primo, il secondo e il terzo elemento, che sono: la base teoretica, la concezione sociale, l\u2019assetto giuridico. Cominciamo dal vertice, e vi dico subito perch\u00e9 comincio dal vertice. Perch\u00e9 su questo vertice saremo tutti d\u2019accordo: \u00e8 l\u2019assetto giuridico, il diritto positivo, e su questo non c\u2019\u00e8 discussione. Le due parti di una Costituzione ci offrono questo vertice giuridico; ma sotto questo vertice, sotto questa v\u00f4lta, c\u2019\u00e8 quel famoso corpo sociale, quei muri maestri a cui la v\u00f4lta \u2013 assetto giuridico \u2013 si riferisce. Forse su questo punto ci pu\u00f2 essere qualche dissenso, ma vedremo; io faccio dell\u2019anatomia costituzionale.<\/p><p>Terzo, la base: \u00e8 teoretica, vale a dire la base porta ineliminabilmente una concezione teoretica dell\u2019uomo, della natura dell\u2019uomo e di conseguenza della natura e struttura del corpo sociale.<\/p><p>Quindi abbiamo i tre elementi: la base teoretica, il corpo sociale e l\u2019assetto giuridico, e vi prego di darmi cinque minuti di riflessione sul primo punto, cio\u00e8 la base, perch\u00e9 qualcuno potrebbe dirmi: ma qui siamo in sede costituzionale e voi introducete un principio metacostituzionale, metagiuridico, teoretico, ideologico. Io vi dico che \u00e8 ineliminabile, perch\u00e9 il pensiero teoretico \u00e8 direttivo del pensiero pratico, la idea dirige l\u2019azione; io posso fingere di disancorare l\u2019azione dall\u2019idea, ma nella realt\u00e0 \u00e8 cos\u00ec.<\/p><p>Ora io qui richiamo proprio un esempio costituzionale. I due esemp\u00ee costituzionali che ho portato contrapposti sono: la Costituzione del 1789 e la Costituzione sovietica: si capisce, noi riconosciamo <em>a priori<\/em> l\u2019apporto prezioso, che l\u2019una e l\u2019altra hanno dato per la conquista della civilt\u00e0 umana; ma altro \u00e8 riconoscere gli apporti che in un sistema io trovo, perch\u00e9 prodotti dagli uomini, e quindi in ultima analisi capaci di frutti buoni, altro \u00e8 se il sistema \u00e8 intrinsecamente viziato.<\/p><p>Ora, quando vedo la Costituzione del 1789 e ne analizzo la base teoretica, trovo che nei membri dell\u2019Assemblea Costituente c\u2019era un\u2019idea direttiva tratta dal libro di Gian Giacomo Rousseau <em>Il Contratto sociale<\/em>: questo libro fu il catechismo, la base sulla quale la Costituzione del 1789 fu edificata.<\/p><p>E cos\u00ec, se faccio riferimento alla Costituzione sovietica, trovo che anch\u2019essa inevitabilmente ha alla base questa struttura teoretica, la quale consiste in una determinata concezione dell\u2019uomo e dei suoi rapporti con la societ\u00e0 e lo Stato.<\/p><p>Ora che cosa dobbiamo fare?<\/p><p>Se questo \u00e8 vero, se cio\u00e8 \u00e8 vero che ogni tipo costituzionale presenta questi tre elementi: la base teoretica, il corpo sociale e la volta giuridica, dobbiamo vedere perch\u00e9 in Italia si \u00e8 avuta una crisi costituzionale, la quale concerne due tipi di Costituzione: una Costituzione \u00e8 stata, se non scritta, tuttavia elaborata nelle sue parti essenziali dal regime fascista ed una Costituzione anteriore \u00e8 quella di tipo individualista, derivata dal 1789.<\/p><p>Perch\u00e9 questi due tipi di Costituzione sono crollati e si esige un tipo nuovo di Costituzione?<\/p><p>Cominciamo dalla Costituzione di tipo, chiamiamolo cos\u00ec, hegeliano, statalista. Ora alla base di questa Costituzione, trovo una certa concezione dell\u2019uomo e dei suoi rapporti con la societ\u00e0 e con lo Stato. Io trovo quella famosa proposizione hegeliana che ha una immensa importanza costituzionale e che dice cos\u00ec: \u00abLa persona umana non ha una anteriorit\u00e0 rispetto alla societ\u00e0 e allo Stato, ma \u00e8 elemento sostanzialmente unito al corpo sociale e pi\u00f9 esattamente allo Stato\u00bb. Lo Stato \u00e8 una unit\u00e0 sostanziale e non una unit\u00e0 di relazione, distinzione d\u2019importanza giuridica immensa.<\/p><p>Se \u00e8 vera questa tesi, \u00e8 vero il famoso adagio: tutto nello Stato, nulla fuori dello Stato. Ma la conseguenza \u00e8 questa: che dal punto di vista giuridico \u00e8 inconcepibile l\u2019esistenza di un diritto anteriore al diritto statuale, di un diritto naturale, chiamatelo come volete. Non esistono nella persona umana diritti che lo Stato sia soltanto chiamato a riconoscere e a proteggere e non anche a creare. Una concezione cos\u00ec fatta della persona, della societ\u00e0 e dello Stato ha come sue ineluttabili conseguenze l\u2019eliminazione in radice della libert\u00e0 umana e della personalit\u00e0 umana e quindi la cancellazione dei diritti naturali dell\u2019uomo. E, badate: il diritto positivo tedesco fu di una coerenza estrema, anche prima di Hitler, quando afferm\u00f2 che, siccome non esistono diritti naturali, ma soltanto un diritto positivo, i diritti dell\u2019uomo sono delle concessioni statali che lo Stato pu\u00f2 come dare, cos\u00ec, in qualunque momento, per i suoi fini, ritirare.<\/p><p>Dopo la base teoretica, la struttura sociale. Guardate che cosa sono, nella concezione hegeliana, che qui domina, gli enti sociali. Il problema \u00e8 sempre giuridico, non \u00e8 metafisico. Cosa sono gli enti sociali che non sono ancora lo Stato? Organi dello Stato. Come la persona non ha una finalit\u00e0 propria e quindi una propria libert\u00e0, cos\u00ec non hanno una finalit\u00e0 propria e una propria libert\u00e0, e quindi un proprio statuto giuridico, tutti gli enti che non sono ancora lo Stato, ma che sono organi dello Stato: quindi privi tanto di valore originario, quanto di diritto originario.<\/p><p>Ed ora la v\u00f4lta giuridica: basta richiamarci a tutta la struttura, sia economica, che politica, che culturale, che religiosa dello Stato concepito alla maniera fascista, cio\u00e8 alla maniera hegeliana, per vedere come lo Stato \u00e8 questo assoluto (diceva Hegel: Dio in terra), questo onnipotente, unico creatore del diritto; e quanto ai singoli, e quanto alle comunit\u00e0, che i singoli creano, pi\u00f9 non hanno una spontaneit\u00e0 propria. Hanno invece una derivazione: sono organi di questo unico organismo che \u00e8 l\u2019organismo statale.<\/p><p>Io vi dico: questa Costituzione \u00e8 crollata; \u00e8 crollata perch\u00e9 diceva Vico quella famosa frase, tanto bella che bisognerebbe scriverla sul frontone di tutte le assemblee politiche, culturali ed umane: \u00abLe cose fuori dal loro stato di natura n\u00e9 vi si adagiano, n\u00e9 vi durano\u00bb. Mi pare che queste siano delle verit\u00e0.<\/p><p>Ora perch\u00e9 questo crollo? Perch\u00e9 c\u2019\u00e8 sproporzione fra la reale natura umana, la reale struttura del corpo sociale e la v\u00f4lta giuridica. C\u2019\u00e8 sproporzione e una Costituzione \u00e8 in crisi perch\u00e9 ha errate le fondamenta ed i muri maestri. Ed allora voi dite: ritorniamo alla Costituzione del 1789; ed io vi rispondo: no, anch\u2019essa \u00e8 in crisi per ragioni inverse, ma che intaccano la base teoretica e i muri maestri e che intaccano l\u2019assetto giuridico.<\/p><p>Ma dove sta questa crisi? Sta in questo: voi non potete negare quanto poc\u2019anzi vi dicevo: se leggiamo i libri riguardanti la Rivoluzione francese (e mi \u00e8 sempre piaciuto il Taine perch\u00e9 ha una profonda analisi storica e una grande vivacit\u00e0 di espressione), vi si dimostra che la Costituzione del 1789 \u00e8 la trascrizione giuridica delle teorie di Rousseau. E qual \u00e8 questo teorema di Rousseau? Qual \u00e8 questo teorema, di cui appunto il Rousseau parla come del suo problema centrale, cio\u00e8 del contratto sociale?<\/p><p>Egli dice: gli uomini non sono sociali (proposizione giuridica e politica, questa, di importanza immensa, da cui \u00e8 derivata una quantit\u00e0 di gravi sproporzioni nel campo economico e politico); gli uomini, dunque, egli dice, non sono sociali. E questo \u00e8 il primo punto.<\/p><p>Secondo punto: i rapporti fra gli uomini e lo Stato si definiscono cos\u00ec: \u00abnello Stato gli uomini sono liberi nella misura in cui essi si assoggettano spontaneamente alla legge\u00bb.<\/p><p>Fanno cio\u00e8 il contratto, volenti o nolenti, perch\u00e9 Robinson Crosu\u00e8 non esiste. Quindi, l\u2019esigenza della libert\u00e0 politica \u00e8 l\u2019unica esigenza sentita dal pensiero di Rousseau; e l\u2019unico problema che fu risolto dalla Costituzione dal 1789 \u00e8 questo: l\u2019affermazione delle libert\u00e0 politiche; il che significa partecipazione dei cittadini al governo della cosa pubblica, alla formazione della legge. Ma, guardate, l\u2019errore sta alla base: gli uomini non sono sociali, quindi si accordano soltanto mediante contratto.<\/p><p>Le conseguenze? Scusate, dove sono tutti gli altri enti \u2013 perch\u00e9 gli uomini, che invece sono sociali (<em>homo animai politicum<\/em>), per le esigenze di sviluppo della loro personalit\u00e0 formano tali enti \u2013 dove \u00e8 la famiglia? Dov\u2019\u00e8 la comunit\u00e0 religiosa? Esiste, perch\u00e9 la concretezza storica \u00e8 quella che \u00e8. Ma dove sono le organizzazioni di classi, le comunit\u00e0 di lavoro, che pure esistono? Insomma, tutto questo mondo organico, in cui si articola il corpo sociale, nella concezione roussoviana \u00e8 sparito, tanto \u00e8 vero che la prima preoccupazione che voi trovate nelle dichiarazioni del 1789 e del 1791 \u00e8 questa: scioglimento di tutte le corporazioni, non solo di quelle economiche nel senso medievale, ma di tutti gli organismi culturali, religiosi, ecc. E perch\u00e9? Perch\u00e9 nella mente di Rousseau ed in quella dei costituenti del 1789 esistevano 20 milioni di francesi atomisticamente considerati, i quali formavano la comunit\u00e0 statuale.<\/p><p>Le conseguenze sono terrificanti, perch\u00e9 il giorno in cui voi disarticolate tutte queste societ\u00e0 e lasciate una unica societ\u00e0, che \u00e8 quella politica statuale, avete il crollo della vita associata: da qui la formazione del proletariato, la genesi della questione operaia; i problemi grandissimi di struttura economica hanno qui la loro radice, nella distruzione di questa articolazione del corpo sociale.<\/p><p>Tuttavia vi \u00e8 qualche cosa di fruttuoso nella Costituzione del 1789, e cio\u00e8 l\u2019affermazione vigorosa dei diritti dell\u2019uomo: ma \u00e8 un\u2019affermazione incompleta; \u00e8 una carta monca, perch\u00e9, quando avete affermato che l\u2019uomo ha la libert\u00e0 politica, cio\u00e8 il diritto di partecipare, in piede di eguaglianza, al governo della cosa pubblica, ma non avete riconosciuti i diritti che sono connaturali con le altre comunit\u00e0 di cui egli fa parte, avete affermato un diritto incompleto. Avete la situazione drammatica che si cre\u00f2 dopo il 1789 e da cui \u00e8 derivata la inquietudine di questo mondo in contrasto, che \u00e8 il mondo contemporaneo.<\/p><p>La causa giuridica e politica, oltre che nel problema della borghesia, va proprio ricercata in questo sottile problema di architettonica costituzionale, che sembrerebbe un problema di natura metafisica, ma che \u00e8 un problema di squisita natura politica, giuridica, economica, sociale, e quindi \u00e8 un problema che profondamente ci interessa.<\/p><p>La conclusione \u00e8 questa. Se io analizzo con l\u2019occhio del giurista, ma del giurista completo, che vuole avere la visione integrale della realt\u00e0, la Costituzione del 1789, io la trovo in crisi; la stessa crisi, per diversi motivi, per contrapposti motivi, che trovo nella Costituzione statalista elaborata dal pensiero hegeliano e che si tent\u00f2 di tradurre in Italia e in Germania; La crisi esiste.<\/p><p>Veniamo quindi al concetto da cui siamo partiti. Ho detto: dobbiamo vedere due cose. Primo: la prospettiva generale della crisi di questo mondo e di questa civilt\u00e0 (che \u00e8 una crisi documentabilissima). Secondo: la crisi costituzionale in funzione di questa prospettiva. Terzo: in che cosa consiste una sproporzione tra l\u2019assetto giuridico e la realt\u00e0 sociale. Cos\u2019\u00e8 questa sproporzione? Tre sono gli elementi indissociabili di ogni Costituzione: la base teoretica, che vi dice quale \u00e8 la natura umana e come essa si rapporta con la societ\u00e0 e con lo Stato; la struttura sociale, che vi dice che cosa sono, che natura hanno, che struttura hanno gli enti in cui si articola il corpo sociale e, finalmente, l\u2019assetto giuridico. Quando questi tre punti, questi tre elementi sono invalidati da un errore \u2013 metafisico, metagiuridico, chiamatelo come volete \u2013 tutta la Costituzione ne risente, come dice quella famosa parabola del Vangelo:<\/p><p>\u00abSe costruisco sulla sabbia, la casa, per quanto solida, crolla; se costruisco sulla pietra, la casa, per quanto non solida, riesce a superare le intemperie e le tempeste\u00bb.<\/p><p>Non mi dilungher\u00f2 molto; abbiate pazienza altri quindici minuti. (<em>Commenti<\/em>). Qui sorge il problema. Del resto, noi siamo qui \u2013 per riprendere una frase del vecchio Aristotile, pensatore immenso, che diceva: il costituente \u00e8 un architetto \u2013 volenti o nolenti, siamo qui tutti degli architetti; siamo quindi responsabili come gli ingegneri. Se costruiamo una casa sbagliata, domani pu\u00f2 essere intentata un\u2019azione di indennizzo contro di noi. Saremo, allora in paradiso; sar\u00e0, insomma, quello che sar\u00e0. (<em>Si ride<\/em>).<\/p><p>Allora, dicevo: cerchiamo questo tipo nuovo che evita le carenze dei due tipi in crisi. Se \u00e8 vera la tesi che il primo ed il secondo tipo sono sbagliati, evidentemente dobbiamo cercarne un altro. Ma come lo cercheremo, con quale criterio? Con un criterio semplice: la proporzione. Bisogna che l\u2019assetto giuridico sia proporzionato a quello sociale e quello sociale abbia una base teoretica salda. Ora, vedete, non c\u2019\u00e8 dubbio che in questi ultimi 10 anni, l\u2019esperienza fascista, con tutte le sue tragiche cose, ha avuto come contrapposto un risultato, ed \u00e8 questo: io mi ricordo che tutti noi, gran parte di noi, quando si resisteva al fascismo sul terreno teorico, si resisteva sulla trincea della persona umana; ma non della persona umana considerata soltanto in astratto, come una questione di natura puramente celestiale ed eterea, ma come la pietra angolare dell\u2019edificio politico; perch\u00e9 si diceva: noi non siamo individualisti, noi non siamo del mondo passato, noi crediamo \u2013 perch\u00e9 siamo osservatori, storici, studiosi, politici \u2013 che l\u2019attuale mondo, sorto dar 1789 \u00e8 un mondo che crolla, \u00e8 una civilt\u00e0 che si trasforma, che si integra, se volete; quindi la nostra posizione critica \u2013 tanto pi\u00f9 poi da parte dei cattolici e delle correnti socialiste \u2013 era molto evidente. C\u2019era questa critica di principio al mondo precedente.<\/p><p>Ma che cosa \u00e8 questa persona umana, come si costruisce per poter essere il sostegno, la pietra angolare del nuovo edificio costituzionale? Vi dico subito che mi richiamer\u00f2 ora alla concezione detta dai francesi, con parola molto efficace, la concezione pluralista; essa \u00e8 legata essenzialmente alla concezione della persona umana. Avremo, dunque, una base teoretica \u2013 quella della persona umana \u2013 una struttura sociale pluralista e finalmente un assetto giuridico che \u00e8 conforme a questo pluralismo sociale.<\/p><p>Base teoretica: la persona umana. Sentite: io, per la verit\u00e0, amo immensamente San Tommaso d\u2019Aquino, non solo perch\u00e9 \u00e8 un santo, ma perch\u00e9 \u00e8 un pensatore di proporzioni gigantesche e di una novit\u00e0 perenne. Tutte le verit\u00e0 sono sempre nuove. Ora, quando egli dice che la persona umana \u00e8 <em>quod est perfectissimum in tota natura<\/em>, indica subito una gerarchia di valori secondo la quale la persona umana \u00e8 costruita; una gerarchia di valori che ha una ripercussione immensa su tutto l\u2019edificio economico, politico e sociale della societ\u00e0. E che cosa \u00e8 questa gerarchia di valori che costituisce la persona umana? Ecco, vi dico subito: questa gerarchia parte dal piano, come si dice, vegetativo, dalla base economica e terrestre \u2013 piede a terra \u2013 e salendo a gradi arriva fino all\u2019unione con Dio. Quindi, una concezione del valore trascendente ed interiore della persona umana. Badate che non ci ingolfiamo qui in una questione metafisica, per questa ragione: perch\u00e9, se voi non concepite la persona umana come valore trascendente rispetto al corpo sociale, voi avete la conseguenza dello statalismo; perch\u00e9 i casi sono due: o la persona ha questo valore di interiorit\u00e0 rispetto al corpo sociale, ed allora essa ha uno statuto giuridico che \u00e8 anteriore ad ogni costruzione statale; o non lo ha, ed allora essa \u00e8 radicalmente subordinata al principio statale, membro sostanziale, come diceva Hegel, del corpo statale. Non si esce da questo dilemma: o voi accettate questa concezione del valore trascendente, e potete ancorare i diritti naturali e imprescrittibili della persona umana; o voi non accettate tale concezione, ed allora siete ineluttabilmente condotti alla concezione dei diritti riflessi. Questo il primo punto.<\/p><p>Secondo punto, che \u00e8 importantissimo e lo integra: questa persona umana, che ha questa gerarchia di valori che si appunta in Dio, non \u00e8 isolata; \u00e8 in relazione reale, come dicevano gli scolastici \u2013 in relazione reale, non volontaria soltanto \u2013 con gli altri e si articola organicamente; si sviluppa, cio\u00e8, organicamente in una serie ordinata e crescente di entit\u00e0 sociali che vanno dalla famiglia alla comunit\u00e0 religiosa, dagli organismi di classe alle comunit\u00e0 del lavoro e che si coordinano nello Stato. Badate, questo \u00e8 molto, importante: lo Stato non \u00e8 tutta la societ\u00e0, ne \u00e8 una delle forme sociali nelle quali si articola l\u2019organismo sociale. C\u2019\u00e8 lo Stato, la societ\u00e0 politica, ma c\u2019\u00e8 anche la societ\u00e0 economica, c\u2019\u00e8 la societ\u00e0 religiosa e familiare e cos\u00ec via. Lo Stato \u00e8 l\u2019assetto giuridico di tutta questa societ\u00e0, ma non l\u2019assorbe: soltanto la dirige, la coordina, la integra e, dove \u00e8 necessario, la sostituisce. Ma la funzione statale \u2013 in questa concezione \u2013 \u00e8 rispettosa sia della realt\u00e0 della persona, come creatura libera avente questo valore trascendente, sia della realt\u00e0 di tutti questi enti, che questa creatura libera crea e che hanno perci\u00f2 un loro originario statuto giuridico. Quindi una conseguenza di grandissimo valore: cio\u00e8, quella concezione statolatrica \u2013 che fu creata in gran parte dal diritto tedesco gi\u00e0 prima del fascismo e del nazismo \u2013 che assume come principio il criterio della sovranit\u00e0 assoluta dello Stato e come diritto l\u2019unico diritto statuale, \u00e8 sbagliata; esiste una pluralit\u00e0 di ordini giuridici, che ieri sera ci ha ricamato il nostro illustre maestro, onorevole Orlando, una pluralit\u00e0 di ordinamenti. Tutte le correnti pi\u00f9 vive del pensiero sociale contemporaneo, sia cattolico che socialista \u2013 la corrente che si inspira soprattutto al pensiero proudhoniano \u2013 partono da questa visione pluralistica del corpo sociale conforme alla persona umana. Mi ricordo una frase appunto di Proudhon che dice: \u00abTra l\u2019individuo e lo Stato io vorrei costruire un mondo\u00bb; cio\u00e8 una revisione integrale del diritto di propriet\u00e0, una revisione integrale della struttura economica e della struttura politica governata da questo principio, che \u00e8 fondamentalmente rispettoso di questa espansione libera, ma coordinata, ma sorvegliata, della persona umana e degli enti nei quali essa si espande.<\/p><p>La conclusione \u00e8 questa: se \u00e8 vera la concezione della presente base teoretica che ho delineata, se \u00e8 vera questa struttura pluralista del corpo sociale, la conseguenza \u00e8 questa: l\u2019assetto giuridico non pu\u00f2 essere n\u00e9 individualista, n\u00e9 statalista; \u00e8 un assetto giuridico conforme a questa visione, un assetto giuridico pluralista, che ha come conseguenza: che la Carta integrale dei diritti dell\u2019uomo non \u00e8 quella del 1789. L\u00ec vi sono alcuni diritti dell\u2019uomo, ma sono ignorati altri e fondamentali: i diritti sociali, cio\u00e8 i diritti che sono collegati alla persona umana, non in quanto singolo, ma in quanto membro di queste collettivit\u00e0 crescenti che vanno dalla famiglia allo Stato. Una Carta integrale dei diritti dell\u2019uomo non pu\u00f2 essere una carta dei diritti individuali, ma accanto ad essi deve porre questi diritti sociali, e quindi i diritti delle comunit\u00e0 e delle collettivit\u00e0 di cui gli uomini fanno parte necessariamente per lo sviluppo della loro persona. Ecco, quindi, questa Carta costituzionale che vi appare come nuova, integrale, pluralista dei diritti.<\/p><p>Ora, se tutto questo \u00e8 vero \u2013 e qui bisognerebbe fare dei saggi, come l\u2019ingegnere saggia la resistenza dei materiali, ma evidentemente non \u00e8 questa la sede \u2013 (ma \u00e8 vero, perch\u00e9 questa \u00e8 la realt\u00e0 storica e posso riferirmi a tutta l\u2019immensa letteratura costituzionale, politica, economica di questi ultimi tempi che d\u00e0 la documentazione di questa tesi pluralista) \u2013 se questo, dunque, \u00e8 vero, veniamo al nostro progetto costituzionale (<em>Commenti<\/em>). Faccio presto, faccio presto!<\/p><p>PRESIDENTE. Noi abbiamo ascoltato tanti discorsi, e non comprendo perch\u00e9 non dobbiamo ascoltare ora quello dell\u2019onorevole La Pira.<\/p><p>LA PIRA. Poniamoci la domanda, perch\u00e9 cos\u00ec come siamo partiti, siamo tutti animati da buona volont\u00e0. Io ho visto nelle Commissioni, delle quali ho avuto l\u2019onore di far parte, questa buona volont\u00e0 di cercare i punti di contatto, i punti di passaggio, i punti di organizzazione. Vediamoli dunque con animo libero. Vediamo se nel nostro progetto c\u2019\u00e8 un\u2019idea madre, una architettonica; anche se essa ha delle pecche, vi sono tuttavia delle pietre murate in conformit\u00e0 all\u2019architettura. Dovrei riferirmi a tutte le osservazioni fatte dai vari oratori, a cominciare dal Calamandrei fino all\u2019Orlando. Ma va benissimo: posso anche accedere alle critiche fatte. Per\u00f2 posso fare a mia volta questa domanda: volete criticare il modo come \u00e8 stata messa la pietra in questa costruzione? Se \u00e8 criticabile il fatto di aver messo una pietra in un certo tipo di costruzione, pu\u00f2 darsi che questa pietra non sia criticabile se messa in un altro tipo. Si \u00e8 detto per esempio: perch\u00e9 parlare, come si parla nell\u2019articolo 5, dello Stato e della Chiesa, che si riconoscono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani? Perch\u00e9 parlare della famiglia definendola come societ\u00e0 naturale? Perch\u00e9 parlare delle regioni, dei sindacati, delle comunit\u00e0 di lavoro, come risulta dagli articoli che tutti questi princip\u00ee contengono? Si capisce che, se queste pietre le riferisco a un tipo di Costituzione di marca 1789, allora io considero soltanto i diritti individuali e l\u2019uomo come membro dell\u2019unica societ\u00e0 statale. Ma se mi sposto e considero invece l\u2019uomo come membro di una crescente moltitudine di organismi, allora mi sorge il problema per cui, se la Costituzione \u00e8 un vestito, questo vestito deve essere adatto al corpo che deve andare a rivestire.<\/p><p>Vediamo quindi questo progetto rapidamente. Debbo dire, tra parentesi, che il tema di questo tipo nuovo di Costituzione fu largamente dibattuto nell\u2019opinione pubblica francese. Molti notevolissimi movimenti puntarono sulla costituzione di questo tipo. Cominciamo proprio dall\u2019articolo 6, che poi \u00e8, sotto un certo aspetto, l\u2019articolo primo, perch\u00e9 \u00e8 l\u2019articolo primo del progetto della prima Sottocommissione, e leggiamolo sotto la luce di questo profilo. Che cosa dice? Per tutelare i princip\u00ee inviolabili e sacri di autonomia e di dignit\u00e0 della persona e di umanit\u00e0 e di giustizia fra gli uomini, la Repubblica Italiana garantisce i diritti essenziali degli individui e delle formazioni sociali ove si svolge la loro personalit\u00e0.<\/p><p>Che cosa significa questo articolo? Vi prego di guardarlo nello sfondo di questo tipo pluralista di Costituzione: i diritti degli individui e delle formazioni sociali. Questo \u00e8 l\u2019articolo che governa l\u2019architettonica di tutto l\u2019edificio. Poi, se mi concedete questa visione pluralistica, subito vi domander\u00f2: scusate, cosa viene immediatamente dop\u00f2 la persona? Viene il primo, ente, il <em>seminarium rei publicae:<\/em> la famiglia. Concezione pluralistica: se la famiglia \u00e8 un organismo naturale, allora \u00e8 evidente che la Costituzione, veste del corpo sociale, deve parlare della famiglia. Quando infatti si dice organismo naturale, o societ\u00e0 naturale, traducendo quel termine tecnico latino che \u00e8 la <em>societas naturalis<\/em>, si vuole intendere un organismo di diritto naturale, si vuole affermare cio\u00e8 che esiste una struttura fra i rapporti familiari, la quale \u00e8 connaturata alla natura spirituale, libera, ma associata, dell\u2019uomo.<\/p><p>La famiglia \u00e8 quindi il primo organismo che ha un suo diritto, un suo statuto; e vedremo che lo Stato \u2013 quando giungeremo ad esso \u2013 deve fare una sola cosa: riconoscere questi diritti connaturati all\u2019uomo e proteggerli. Sono diritti che rappresentano la costituzione della famiglia, perch\u00e9 rientrano in questa visione.<\/p><p>Passo poi all\u2019articolo 5: la Chiesa. Non importa se siamo o non siamo credenti; \u00e8 un problema subiettivo questo. Io guardo le cose dal punto di vista obiettivo e vi domando \u2013 osservate la storia umana; noi effettivamente non dobbiamo avere pi\u00f9 quegli <em>idola fori<\/em> che erano caratteristici della mentalit\u00e0 illuministica; dobbiamo avere una visione storica, anche se non storicistica, delle cose \u2013 vi domando: \u00abEsistono o no storicamente organismi nei quali, in concreto, gli uomini si associano religiosamente?\u00bb. Esistono: \u00e8 un fatto. Guardate in campagna; cosa vedete in un piccolo villaggio? C\u2019\u00e8 il campanile, la Chiesa, c\u2019\u00e8 il palazzo del comune; c\u2019\u00e8 la scuola, c\u2019\u00e8 la camera del lavoro, la casa del popolo; esistono tutte le varie forme di attivit\u00e0 sociale. Esistono. Quindi una Costituzione pluralista, la quale \u00e8 il vestito di questa realt\u00e0 concreta, deve per forza tener conto di questa struttura sociale religiosa che \u00e8 la Chiesa.<\/p><p>LUSSU. Le Chiese!<\/p><p>LA PIRA. Ho detto la Chiesa, per dire le Chiese.<\/p><p>CALOSSO. C\u2019\u00e8 il Cristianesimo, in questa Costituzione, non c\u2019\u00e8 l\u2019Islam.<\/p><p>PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, non interrompano.<\/p><p>LA PIRA. Vedete, dicevo, questa Costituzione deve per forza rispecchiare questa struttura associativa religiosa; ma siamo al solito punto: \u00e8 frutto di libert\u00e0 della personalit\u00e0 umana che si associa. Allora c\u2019\u00e8 uno statuto originario, un diritto originario; lo Stato non pu\u00f2 che riconoscere; senza contare che, se poi volgiamo lo sguardo al panorama storico della Chiesa cattolica, questa originalit\u00e0, questa struttura giuridica, indipendente, sovrana, internazionale, questa complessa struttura sociale \u00e8 evidente. Ormai non esiste nessun giurista, nessun uomo di pensiero serio, che disconosca questa originariet\u00e0 di ordinamento giuridico. Quindi, in conclusione, lo Stato e la Chiesa esistono; e se i due ordinamenti esistono come ordinamenti originari, \u00e8 evidente che fra questi due ordinamenti, parimenti originari, i quali incorporano a diverso titolo la realt\u00e0 umana, non pu\u00f2 non esistere un rapporto; e questo rapporto, per definizione, \u00e8 un rapporto bilaterale, \u00e8 un rapporto concordato. Qui entriamo nella questione&#8230;<\/p><p>Io qui effettivamente non parlo come un cattolico; parlo obiettivamente, come lo storico, come il giurista, e dico: se abbandono la mentalit\u00e0 illuminista e mi trasferisco a questa mentalit\u00e0 storica, concreta e sociale, devo riconoscere che questa struttura esiste e debbo metterla, come la famiglia, nella Carta costituzionale.<\/p><p>E c\u2019\u00e8 la questione dei Patti lateranensi. Io ne parler\u00f2 pochissimi minuti. Badate, a proposito della struttura giuridica della Chiesa, io debbo richiamarmi ad una frase di De Victoria, che \u00e8 veramente il fondatore del diritto internazionale. C\u2019\u00e8 poco da dire, \u00e8 una cosa immensa. Ad un certo punto egli disegna la struttura giuridica della comunit\u00e0 internazionale, e la disegna, egli dice, ricalcando la struttura giuridica della Chiesa cattolica. Come la Chiesa cattolica fa del mondo una unica <em>res publica<\/em> religiosa, cos\u00ec esiste una <em>res publica<\/em> civile, che \u00e8 la <em>res publica Christianorum<\/em>, che fa s\u00ec che <em>totus mundus est quasi unica res publica<\/em>, cio\u00e8 tutto il mondo \u00e8 coordinato come un\u2019unica citt\u00e0. Ed io richiamo anche l\u2019attenzione sugli articoli 3 e 4 del nostro progetto. L\u2019articolo 3 dice: \u00abL\u2019ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute\u00bb, e l\u2019articolo 4, con una maggiore audacia, dice, in sostanza, che la sovranit\u00e0 dello Stato va considerata nell\u2019ambito della comunit\u00e0 internazionale.<\/p><p>Io vi chiedo: che cosa significa tutto questo? Significa che la nostra Costituzione intende ispirarsi alla concretezza dei rapporti di cui abbiamo parlato e riconosce che esiste una comunit\u00e0 internazionale \u2013 <em>totus mundus est quasi unica res publica <\/em>\u2013 e la rispecchia nel suo ordinamento e ne fa uno dei pilastri della Carta costituzionale.<\/p><p>La famiglia delle genti umane si modella sulla Chiesa cattolica. Io osservo i fatti. Poi, badate, devo fare un richiamo, perch\u00e9 a me la metafisica serve per indagare i problemi della politica e quindi quelli sociali.<\/p><p>RUSSO PEREZ. Ce ne siamo accorti.<\/p><p>LA PIRA. Penso a quanto dissero Hegel in ordine alla comunit\u00e0 internazionale e Kant e Rousseau prima di lui. Per Kant e per Rousseau, non essendoci il corpo sociale, non c\u2019\u00e8 un diritto internazionale anteriormente a quello statale e condizionante il diritto statale. E poi per Hegel la questione si pone in termini ancora pi\u00f9 gravi, perch\u00e9 quando lo Stato \u00e8 l\u2019incarnazione totale della sovranit\u00e0, \u00e8 inconcepibile una comunit\u00e0 internazionale se non in termini dialettici, cio\u00e8 di guerra. Del resto, ricordate quell\u2019ultimo capitolo della filosofia del diritto? Un capitolo straordinario. Bastava pubblicarlo al tempo fascista per andare subito in prigione. Dice cos\u00ec: che cosa \u00e8 la guerra? La guerra \u00e8, in parola elegante, la dialettica degli Stati perch\u00e9, essendo lo Stato il valore assoluto e quindi sovrano, la sua vita non pu\u00f2 manifestarsi che dialetticamente, cio\u00e8 nel contrasto fra gli Stati. La pace \u00e8 un armistizio; la guerra \u00e8, invece, lo stato normale, vitale e salutare delle nazioni.<\/p><p>Io non faccio una critica a questa concezione!<\/p><p>Ora, com\u2019\u00e8 che era venuta fuori questa concezione cos\u00ec inumana? \u00c8 quella famosa visione metafisica; se voi vi riconducete alla visione pluralistica, avrete la comunit\u00e0 internazionale che precede lo Stato; se vi riconducete all\u2019altra visione, avrete lo Stato assoluto il quale non \u00e8 membro che provvisoriamente della comunit\u00e0 internazionale.<\/p><p>Quindi, passiamo oltre.<\/p><p>Visione pluralistica: vediamo le comunit\u00e0 territoriali o pluraliste: devono avere il vestito come il corpo. Io vi domando: c\u2019\u00e8 la famiglia? C\u2019\u00e8 la Chiesa? La comunit\u00e0 internazionale c\u2019\u00e8? Esistono o non esistono le comunit\u00e0 territoriali che mediano il rapporto fra persona e Stato? Esistono. Date ad esse una sapiente, misurata autonomia: sar\u00e0 il compito di questa Assemblea trovare questa misura.<\/p><p>Poi: sono un pluralista e vedo la realt\u00e0 sociale. Vi domando: scusate, e il mondo del lavoro? Dov\u2019\u00e8 nelle Carte costituzionali del 1789 e seguenti, dov\u2019\u00e8? Non esiste. Ma questo mondo del lavoro, cio\u00e8 la societ\u00e0 economica, esiste nella realt\u00e0 umana, \u00e8 fondamentale \u2013 nel senso tomista, \u00ab<em>prius in tempore, non prius in dignitate\u00bb<\/em> \u2013 quindi \u00e8 la base. Com\u2019\u00e8 organizzato? Se amputate il corpo sociale, produrrete le conseguenze gravissime con la formazione del proletariato. Invece, queste organizzazioni esistono; se ne \u00e8 visto il risultato. Cos\u2019\u00e8 il secolo passato dal punto di vista economico e strutturale del lavoro? Questo: \u00e8 la formazione, la grande formazione della classe operaia; il movimento tradeunionista, la formazione dei sindacati, energica ricomposizione di questi arti che erano stati amputati, dimostrano che la realt\u00e0 \u00e8 quella che \u00e8, e che una Costituzione che sia veramente rispettosa della realt\u00e0 non pu\u00f2 prescindere da questi grandi ed essenziali organismi umani.<\/p><p>Quindi le organizzazioni di classe e quindi i sindacati, quindi la formazione delle grandi categorie di lavoro; non il corporativismo di Stato che \u00e8 fallito per la ragione \u2013 si capisce \u2013 che veniva dall\u2019alto, ma questa formazione che viene dal basso; la partecipazione attiva, democratica, di tutti quanti i lavoratori alla formazione dei loro organismi di classe e di lavoro.<\/p><p>Io avevo proposto un articolo, che poi fu bocciato, il quale diceva cos\u00ec: \u00abViene riconosciuto ad ogni lavoratore uno stato professionale che \u00e8 fondamento di diritto\u00bb. Perch\u00e9 non attribuire ai lavoratori una qualifica? Poich\u00e9 la struttura sociale \u00e8 pluralista, poich\u00e9 la societ\u00e0 economica si organizza con questi suoi congegni, perch\u00e9 non qualificare i lavoratori? Perch\u00e9 non dare un titolo di lavoro, fondamento di diritti, quasi propriet\u00e0 di un titolo; una relazione tra i lavoratori e lo stato professionale al quale essi appartengono, e nel quale trova fondamento la loro vita economica, familiare, culturale e cos\u00ec via?<\/p><p>Ma questa \u00e8 un\u2019altra questione. Vi sono poi le comunit\u00e0 di lavoro: mi richiamo al 1789 e domando: ma scusate, quando la Costituzione del 1789 e le altre dicono che la propriet\u00e0 \u00e8 sacra ed inviolabile \u2013 io posso anche accettare questa definizione nel senso che essa, la propriet\u00e0 privata, \u00e8 un riflesso della mia personalit\u00e0 e quindi una garanzia della mia libert\u00e0 \u2013 dove \u00e8 il rapporto fra la propriet\u00e0 e le comunit\u00e0 di lavoro? Intendiamoci bene: quando vedete gli uomini associati nel fatto produttivo, voi che cosa vedete? Vedete una convergenza di sforzi verso il bene comune, vedete diversit\u00e0 di funzioni; non una struttura meccanica, ma, come si dice, una struttura finalistica.<\/p><p>Da ci\u00f2 una visione finalizzata della propriet\u00e0 e dell\u2019impresa.<\/p><p>C\u2019\u00e8 un libro molto importante del Renard, il quale dice cos\u00ec: l\u2019impresa va concepita in maniera istituzionale, non secondo la categoria del contratto di diritto privato, ma secondo, invece, quella visione finalistica per cui tutti coloro, che collaborano ad una comunit\u00e0 di lavoro, sono membri, sia pure con diverse funzioni, di quest\u2019unica comunit\u00e0 che trascende l\u2019interesse dei singoli; quindi gli strumenti di produzione si proporzionano a questa concezione: e allora avete una concezione della propriet\u00e0, che pur essendo presidio della libert\u00e0 umana, tuttavia diventa strumento di questa opera collettiva, quindi d\u00e0 una dignit\u00e0 al lavoratore, che non \u00e8 pi\u00f9 un salariato, ma, come le Encicliche pontificie ricordano, deve tendere a diventare il consociato, il compartecipe di questa comunit\u00e0 di lavoro.<\/p><p>Quindi se guardiamo alla realt\u00e0 economica e vediamo tutte queste imprese, e le vediamo in senso cooperativo \u2013 vedi i richiami agli articoli 42 e 43 \u2013 vediamo questa grande famiglia umana che nel campo produttivo crea queste cellule vive, attraverso le quali viene risolta la questione sociale: le comunit\u00e0 di lavoro. A questo proposito una osservazione relativa alla composizione del Senato, sempre in base a questo principio. Io, per temperamento, noi tutti anzi, siamo, in radice, contrari ad ogni forma di corporativismo. La sola parola ci d\u00e0 fastidio; ma se voi ammettete l\u2019esistenza di queste comunit\u00e0 di lavoro con struttura istituzionale, che potranno risolvere il problema sociale, e queste organizzazioni di classe da cui trae forza tutta la classe lavoratrice, perch\u00e9 non dovrebbe esserci una ripercussione costituzionale di esse nella composizione della seconda Camera? Io mi richiamo qui ad un magnifico lavoro che ho letto, di Ruffini, il quale circa trenta anni fa, non ricordo bene, a proposito della riforma del Senato che allora si agitava, fece una magnifica relazione in cui appunto prospettava il problema che questa seconda Camera, (siamo in epoca prefascista) fosse una Camera organicamente espressiva di questi interessi della classe operaia. \u00c8 il mondo operaio, \u00e8 la classe lavoratrice che accede organicamente al potere politico. Questa classe lavoratrice si impossessa, diciamo cos\u00ec, giustamente di questa seconda Camera e questo ha il suo valore.<\/p><p>Devo dare un ultimo accenno alle comunit\u00e0 politiche: vale a dire, noi non concepiamo in questa visione pluralista una democrazia atomisticamente considerata. Qui, nonostante che siano da riconoscere gli attuali difetti e le imperfezioni che esistono nella composizione dei partiti, la visione organica della societ\u00e0 permette di vedere la struttura politica particolare nei partiti. Questo \u00e8 il senso dell\u2019articolo 47, che \u00e8 suscettivo di una maggiore precisione. Ed infine il pluralismo culturale, il quale afferma quel principio della libert\u00e0 di insegnamento e della libert\u00e0 della scuola, e quindi quella gara nella costruzione del mondo culturale che \u00e8 essenziale per la rinascita del nostro Paese.<\/p><p>Finisco; anzi devo dire ancora due o tre cose, e poi finisco. (<em>Si ride<\/em>).<\/p><p>Vediamo di raccogliere le fila.<\/p><p>Una crisi \u00e8 constatata. La crisi costituzionale \u00e8 una sproporzione. Un tipo di Costituzione ha tre elementi strutturali. Questi tre elementi sono sbagliati nel tipo statalistico e nel tipo individualistico. Abbiamo cercato gli elementi del tipo pluralistico. Ora resta una domanda. Mi richiamo anche a quanto \u00e8 stato detto dall\u2019onorevole Nenni, dall\u2019onorevole Orlando e da altri che hanno parlato. La domanda \u00e8 questa: ma scusi, ma lei ci d\u00e0 forse un disegno di Costituzione democratica cristiana?<\/p><p>Badate, io lo premisi all\u2019inizio: io non vi do un disegno di Costituzione democratica cristiana. Io vi do un disegno di Costituzione in base al principio della proporzionalit\u00e0. Se \u00e8 vero quello che ho detto della struttura della persona umana e della struttura del corpo sociale, \u00e8 vero l\u2019assetto costituzionale che si propone. Che questo poi sia di ispirazione cristiana, la questione \u00e8 diversa, dipende da questo fatto&#8230;<\/p><p><em>Una voce a sinistra<\/em>. Non lo \u00e8 abbastanza.<\/p><p>LA PIRA. Io posso rispondere: \u00e8 una Costituzione umana. Perch\u00e9 umana? Perch\u00e9 essa indaga obiettivamente le strutture dell\u2019uomo. Ma l\u2019uomo \u00e8 fatto cos\u00ec, c\u2019\u00e8 poco da fare, perch\u00e9 Dio esiste, l\u2019uomo esiste e la realt\u00e0 del corpo sociale si articola in quella maniera: \u00e8 cos\u00ec la realt\u00e0. La Costituzione si adatta a questa realt\u00e0 strutturale, umana e sociale. Quindi, \u00e8 umana. Ma posso anche dire che \u00e8 cristiana. Perch\u00e9, \u00e8 cristiana? Mi richiamo a quanto ho detto poc\u2019anzi, perch\u00e9 vi sono delle acquisizioni di ordine naturale, le quali sono dovute al cristianesimo, che ha doppia funzione: una funzione rivelatrice dell\u2019ordine della grazia soprannaturale, una funzione rivelatrice dell\u2019ordine della natura: <em>gratia non destruit naturam<\/em>. Quindi, il Vangelo ci rivela l\u2019uomo nella grazia, ed anche l\u2019uomo quale \u00e8 nella sua natura. \u00c8 per questo che la casa costruita secondo il principio cristiano, \u00e8 una casa fatta per tutti gli uomini di buona volont\u00e0, credenti o non credenti, perch\u00e9 \u00e8 fatta per l\u2019uomo. (<em>Interruzioni a sinistra <\/em>\u2013 <em>Commenti<\/em>).<\/p><p>Quindi, questa casa \u00e8 umana, perch\u00e9 umana \u00e8 la concezione della persona quale ho delineato, umana \u00e8 la concezione del corpo sociale, umana la concezione del diritto che costituisce la v\u00f4lta di questo edificio. Per\u00f2, ripeto, \u00e8 umana, ma ha la sua radice in quella rivelazione dell\u2019ordine naturale, di cui \u00e8 stato detto che non possiamo pi\u00f9, in ordine a queste verit\u00e0, non essere cristiani. Non c\u2019\u00e8 niente da fare: questa \u00e8 la struttura delle cose, e su questa struttura delle cose si edifica la casa. (<em>Applausi al centro<\/em>).<\/p><p>Ora, rispondo con brevissimi accenni a quanto ha detto l\u2019onorevole Nenni ieri sera. L\u2019onorevole Nenni dice: \u00abLo Stato deve o non deve essere laico?\u00bb. Vedete, la cosa mi ha impressionato. \u00c8 vero che altre volte l\u2019avevo letta, ma ieri sera mi ha colpito e mi sono chiesto: che significa Stato laico?<\/p><p>Stiamo sempre alla precisazione dei concetti. Stato laico? Perch\u00e9, vedete, per quel famoso principio che esiste sempre una base teoretica di tutte le cose, anche inconsapevolmente (perch\u00e9 l\u2019azione \u00e8 sempre diretta dall\u2019idea) non esiste uno Stato agnostico: come si concepisce la realt\u00e0 umana, come si concepisce la societ\u00e0, cos\u00ec si costruisce la v\u00f4lta giuridica. Ora, se l\u2019uomo ha questa orientazione intrinsecamente religiosa, senza una qualifica, ed allora, che significa Stato laico, se lo Stato \u00e8 l\u2019assetto giuridico della societ\u00e0? Se l\u2019uomo ha questa intrinseca orientazione religiosa, se necessariamente questa intrinseca orientazione si esprime in comunit\u00e0 religiose, non esiste uno Stato laico. Esiste uno Stato rispettoso di questa orientazione religiosa e di queste formazioni religiose associate, in cui esso si esprime. Il termine \u00e8 contradittorio: non c\u2019\u00e8 Stato laico, non c\u2019\u00e8 Stato agnostico: non dobbiamo fare uno Stato confessionale (<em>Commenti<\/em>), uno Stato, cio\u00e8, nel quale i diritti civili, politici ed economici derivino da una certa professione di fede; dobbiamo solo costruire uno Stato che rispetti questa intrinseca orientazione religiosa del singolo e della collettivit\u00e0 e che ad essa conformi tutta la sua struttura giuridica e la sua struttura sociale. (<em>Applausi al centro e a destra<\/em>).<\/p><p>Finalmente, un ultimo cenno su quanto diceva ieri l\u2019onorevole Nenni: faremo uno stato di lavoratori? Ma bisogna precisare. Pensiamo che se proprio la dimenticata nelle Costituzioni precedenti \u00e8 stata la societ\u00e0 economica e quindi la tutela dei lavoratori, questo volto produttivo e costruttivo dell\u2019uomo, non pu\u00f2 evidentemente non esser messo in rilievo in una Costituzione nuova: sar\u00e0 questo un aspetto nuovo che assieme a quelli citati servir\u00e0 a differenziare il tipo nuovo di Costituzione rispetto a quello di tipo individualista.<\/p><p>Io pensavo proprio, in questi ultimi giorni, leggendo un libro di un noto autore che fa in proposito delle preziose osservazioni, che se voi vi immaginate lo Stato come poc\u2019anzi ve lo ho delineato \u2013 cio\u00e8 come una societ\u00e0 politica distinta da quella economica \u2013 voi non potete confondere i due titoli \u2013 politico ed economico \u2013 che qualificano l\u2019uomo. Io, come uomo, come persona, indipendentemente dalla mia funzione produttiva, sono membro di questa collettivit\u00e0 politica, perch\u00e9 sono portatore di una concezione della vita che trascende l\u2019ordine economico e che faccio valere architettonicamente nella politica. Quindi questo volto dell\u2019uomo membro della collettivit\u00e0 politica bisogna metterlo in netto rilievo, distinguendolo da quello dell\u2019uomo lavoratore: il quale, quando esplica questa funzione speciale e produttiva nelle sue varie forme, partecipa \u2013 deve, anzi, partecipare \u2013 democraticamente e quindi attivamente a tutte la comunit\u00e0 economiche attraverso le quali si organizza, dal basso all\u2019alto, la societ\u00e0 economica. Ma le due cose vanno nettamente differenziate in base a questo principio della personalit\u00e0 umana che \u00e8 fatta a scala. C\u2019\u00e8 nella scala umana il gradino del lavoratore: ma sopra c\u2019\u00e8 il gradino dell\u2019uomo politico e, al di sopra della economia e della politica, c\u2019\u00e8 il grado supremo dell\u2019uomo in colloquio diretto e immediato con Dio. Quindi la nostra Costituzione deve avere questo volto del lavoratore, ma con questa precisazione che \u00e8 di estrema importanza giuridica e sociale.<\/p><p>E ora brevemente due osservazioni relative ai Patti lateranensi. Sar\u00f2 brevissimo. Poich\u00e9 la questione \u00e8 stata discussa e impostata cos\u00ec abbondantemente, permettetemi un cenno su di essa.<\/p><p>Vi dico: esistono o no in questa visione pluralista i due ordinamenti giuridici \u2013 Stato e Chiesa \u2013 indipendenti e sovrani? Esistono, e tutti siamo d\u2019accordo nel riconoscere questa esistenza. Nella prima Sottocommissione ci fu unanimit\u00e0 su questo punto.<\/p><p>Se esistono, la conseguenza \u00e8 logica: i due ordinamenti mantengono fra loro dei rapporti. Ora, questi rapporti concordati esistono. C\u2019\u00e8 un sistema di rapporti che \u00e8 stato creato e sulla sostanza del quale tutti siamo d\u2019accordo che non c\u2019\u00e8 proprio nulla da ridire. Sulla sostanza di questi rapporti siamo d\u2019accordo; ch\u00e9 se la analizzassimo, essa risulterebbe conforme alla visione concreta della realt\u00e0. Non Stato confessionale, ripeto. Se esistono questi rapporti e se rispondono sostanzialmente ad una unanimit\u00e0 di consenso messa in rilievo da tutti i partiti, la conseguenza \u00e8 ovvia: rispecchiarli nella Costituzione: e ci\u00f2 anche se c\u2019\u00e8 qualche punto che potrebbe essere sottoposto a revisione bilaterale. La Chiesa \u00e8 maestra in questa concretezza di adattamento alle varie situazioni storiche.<\/p><p>Ed a parte il principio di proporzionalit\u00e0 che esige questa trascrizione costituzionale, resta sempre la questione politica. Perch\u00e9 inferire un colpo alla Chiesa cattolica? Esistono delle delicatezze politiche, esistono delle sensibilit\u00e0 storiche che vanno osservate. (<em>Si ride <\/em>\u2013<em> Commenti<\/em>).<\/p><p>Ieri l\u2019onorevole Nenni ha avuto un\u2019osservazione felice. Diceva: \u00abLa Chiesa si \u00e8 difesa nei confronti della tirannia e nei confronti del mondo illuminista\u00bb. Mi ricordo che da ragazzo facevo l\u2019anticlericale anch\u2019io. (<em>Si ride <\/em>\u2013<em> Commenti<\/em>).<\/p><p>Ora, dico, la Chiesa si \u00e8 difesa. Ma quando la Chiesa vede uno spirito democratico di sincerit\u00e0, di realt\u00e0, di concretezza storica nei suoi confronti, essa allora viene incontro a tutte le legittime aspirazioni di questa democrazia: noi avremo in essa una preziosa collaboratrice. Perch\u00e9 devo ricordarvi una cosa che non possiamo dimenticare, che la Chiesa cattolica ha in Roma il centro mistico e giuridico di una comunit\u00e0 internazionale che si estende da un polo all\u2019altro: essa ha nell\u2019Italia, in Roma, il suo centro propulsore, destinato ad imprimere il moto al corpo mistico della Chiesa.<\/p><p>Perch\u00e9 non volete tener conto di questa condizione storica, ed avere questa sensibilit\u00e0 politica nei confronti della Chiesa cattolica? Credo ormai che una quantit\u00e0 di pregiudizi siano venuti meno. La Chiesa \u2013 che nella sua struttura interiore \u00e8 la comunione dei santi, e che nella sua struttura esterna costituisce una magnifica e universale struttura giuridica \u2013 pu\u00f2 fare e fa tanto bene, anche politicamente, pel nostro Paese (<em>Vivi applausi al centro <\/em>\u2013<em> Interruzione dell\u2019onorevole Lussu <\/em>\u2013<em> Proteste al centro<\/em>).<\/p><p>PRESIDENTE. Onorevole Lussu, non interrompa.<\/p><p>LA PIRA. Io tengo molto a dichiarare che vi parlo con tutta la sincerit\u00e0 del mio cuore e della mia mente: non ho la faccia di bronzo. (<em>Applausi al centro <\/em>\u2013<em> Rumori a sinistra<\/em>).<\/p><p>Ho finito davvero, chiedendovi scusa, se, purtroppo, l\u2019ampiezza del problema mi ha costretto a perdere tanto tempo. Ma finisco come ho cominciato, con quella bella parabola \u00abcostituzionale\u00bb che \u00e8 la parabola dell\u2019Evangelo relativa al costruttore che costru\u00ec sopra la pietra e venne la tempesta e la casa non croll\u00f2. Questa \u00e8 la nostra preoccupazione: di scavare questa pietra, di costruire questi muri maestri, di costruire questa v\u00f4lta e di fare in modo che vi sia una casa umana, fatta per fratelli, per uomini che cooperano per uno stesso fine, che \u00e8 lo sviluppo della personalit\u00e0 umana sino ai vertici della sua vita religiosa. E che per questo ci assista la benedizione di Dio e della Vergine Immacolata. (<em>Vivissimi applausi <\/em>\u2013<em> Moltissime congratulazioni<\/em>).<\/p><p>PRESIDENTE. \u00c8 iscritto a parlare l\u2019onorevole Togliatti. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>TOGLIATTI. Onorevole Presidente, signore, onorevoli colleghi, non \u00e8 per mio desiderio, n\u00e9 per merito o colpa mia, ma unicamente perch\u00e9 cos\u00ec ha voluto la sorte, che intervengo alla fine di questo dibattito. Debbo a questo fatto di avere potuto seguire tutta la discussione preliminare sul progetto di Costituzione della Repubblica italiana che qui si \u00e8 svolta, di averne potuto cogliere i diversi momenti, dagli interventi dei colleghi i quali si sono elevati veramente a un\u2019altezza degna del tema che sta davanti a noi, degna del compito che ci siamo prefisso, sino a quelli dei colleghi che hanno preferito soffermarsi sovra punti particolari, talora anche di importanza secondaria.<\/p><p>In questo momento per\u00f2, se faccio uno sforzo per rievocare l\u2019assieme del dibattito, non riesco a sfuggire a un senso di perplessit\u00e0, e sorge in me questa domanda: siamo noi veramente riusciti, non come singoli, ma come Assemblea \u2013 la prima grande Assemblea democratica italiana, eletta sulla scala nazionale per discutere la Costituzione da darsi al Paese \u2013 siamo noi effettivamente riusciti ad afferrare e a porre nel necessario rilievo la prima e principale questione che sta davanti a noi e che dibattiamo davanti al popolo? Quale sia questa questione ritengo sia chiaro per tutti. La domanda alla quale dobbiamo dare una risposta \u00e8 questa: Quale Costituzione dobbiamo dare all\u2019Italia? \u00c8 evidente: quella di cui l\u2019Italia, in questo momento particolare, determinato, concreto, della propria storia, ha bisogno. Ma di quale Costituzione ha bisogno oggi l\u2019Italia? E qui la questione che ho posto \u00e8 strettamente collegata con un\u2019altra, la pi\u00f9 profonda, a cui hanno cercato di dare risposta altri oratori prima di me. Perch\u00e9 facciamo noi una Costituzione nuova? Solo se avremo dato a questi interrogativi, che si pongono in questo momento, non soltanto a noi, ma a tutto il popolo, una risposta esatta e concreta, solo allora riusciremo a dare un orientamento giusto alle soluzioni che stiamo per prendere, tanto per quello che si riferisce ai problemi generali di ordine costituzionale, quanto per quello che si riferisce alle singole, concrete questioni che incontreremo nel corso della discussione di tutto il progetto.<\/p><p>L\u2019onorevole Nitti, cercando di rispondere alla domanda ch\u2019io mi pongo, ha detto che dobbiamo fare una Costituzione nuova perch\u00e9 siamo dei vinti, e tutti i popoli vinti sono costretti, quasi, per una legge della storia, a darsi Costituzioni nuove.<\/p><p>\u00c8 vero; ma non \u00e8 tutta la verit\u00e0. Direi che non \u00e8 la verit\u00e0 espressa in modo preciso, intiero, in modo che aderisca veramente alla situazione odierna del Paese. In realt\u00e0, il principio che le Costituzioni si debbano cambiare o si cambino dopo le sconfitte, non \u00e8 valido in modo assoluto, n\u00e9 fu sempre valido nel passato. Gli esempi si potrebbero portare numerosissimi. Questo principio, per\u00f2, si afferma in un periodo determinato della storia, e precisamente si afferma via via che si consolida, nella vita dei popoli il principio democratico, del governo del popolo, per il popolo, attraverso il popolo. Direi anzi che anche dopo l\u2019affermazione del principio democratico come cardine dell\u2019ordinamento degli Stati, vi sono casi, e precisamente in quei paesi che non hanno un ordinamento conseguentemente democratico, dove la sconfitta non lascia tracce profonde. Si potrebbe citare il caso dell\u2019Impero austroungarico, che non fu tratto a catastrofe, ma forse usc\u00ec rafforzato dalla sconfitta del 1866. Ma quando il principio democratico si afferma e mette solide radici nella coscienza dei popoli e nella realt\u00e0 della vita nazionale e internazionale, allora il principio richiamato dall\u2019onorevole Nitti ha valore, e ha valore per un motivo molto semplice: perch\u00e9 si afferma in questo momento il principio della responsabilit\u00e0 dei popoli per la loro storia e il loro destino. Quanto pi\u00f9 vivamente l\u2019esigenza democratica \u00e8 sentita, tanto pi\u00f9 \u00e8 sentita questa responsabilit\u00e0, per cui accade alle volte ad una stessa generazione di essere spettatrice di un dramma storico ed esecutrice dei giudizi di condanna che ne derivano nella coscienza popolare. Allora veramente, secondo il profondo motto del filosofo e poeta, \u00abdie Weltgeschichte wird Weltgericht\u00bb, la storia universale si fa giudizio universale; e si fa giudizio universale, proprio perch\u00e9 i popoli si sentono responsabili del proprio destino, verso se stessi e verso i propr\u00ee figli.<\/p><p>\u00c8 vero quello che ha detto l\u2019onorevole Nitti: noi siamo responsabili del futuro verso i nostri figli, verso i nostri nipoti. Per questo facciamo una nuova Costituzione, cio\u00e8 vogliamo fondare un ordinamento costituzionale nuovo, tenendo conto di quello che \u00e8 accaduto, cio\u00e8 tirando le somme di un processo storico e politico che si \u00e8 concluso con una catastrofe nazionale.<\/p><p>Questa catastrofe, signori, \u00e8 stata in pari tempo il fallimento di una classe dirigente, e questa \u00e8 dunque la vera questione, che sta davanti a noi e che ci deve orientare in tutto il dibattito costituzionale. Il popolo italiano infatti oggi non pu\u00f2 a meno di chiedersi se questa sconfitta che abbiamo subito, questo disastro nel quale ci hanno gettato, era qualche cosa di inevitabile, legata a uno di quei cataclismi che travolgono popoli e regimi, come furono nel passato le invasioni barbariche, e li travolgono alle volte nonostante tutti gli sforzi che essi possano fare per salvarsi. La risposta non \u00e8 dubbia. Questa sconfitta non era inevitabile. Non ci troviamo di fronte a uno di quei cataclismi. Ci troviamo di fronte a una catastrofe che non possiamo non considerare legata a una politica determinata e conseguenza di essa, e questa politica fu voluta da una classe dirigente, la quale non seppe n\u00e9 vedere, n\u00e9 prevedere, perch\u00e9 anche quando assist\u00e9 alla distruzione di beni, e materiali e morali, cui \u00e8 legata tutta la vita della nazione, oppure quando era in grado di prevedere che verso questa distruzione si precipitava in modo fatale, lasci\u00f2 fare e fu complice, perch\u00e9 sopra gli interessi di tutti fece prevalere l\u2019interesse proprio egoistico, di casta, di conservazione di determinate strutture politiche, economiche, sociali. La vecchia classe dirigente italiana, nel momento che compiva questo errore fatale, si rivelava come classe non pi\u00f9 nazionale, perch\u00e9 nazionale \u00e8 soltanto quella classe che quando difende le proprie posizioni e afferma se stessa, difende e afferma gli interessi di tutti gli uomini e, vorrei dire, di tutta l\u2019umanit\u00e0. \u00c8 da questo fatto storicamente incontrovertibile che noi dobbiamo trarre, oggi, tutte le conseguenze che ne derivano.<\/p><p>Colleghi, io sento rispetto, e anche pi\u00f9 che rispetto, per gli uomini che siedono in quest\u2019aula e che appartengono ai gruppi che furono parte integrante di questa vecchia classe dirigente. Non ho nessun ritegno a rivolgere loro, per certi aspetti della loro attivit\u00e0, l\u2019appellativo di maestri, sia con la \u00abm\u00bb maiuscola o minuscola, non importa. Sono sempre disposto ad ascoltare i loro consigli; per\u00f2 non posso non sentire e non affermare che anche questi uomini portano una parte della responsabilit\u00e0 per la catastrofe che si \u00e8 abbattuta sul popolo italiano. Perch\u00e9 voi avevate occhi e non avete visto. Quando si incendiavano le Camere del lavoro, quando si distruggevano le nostre organizzazioni, quando si spianavano al suolo le cooperative cattoliche, quando si assaltavano i municipii con le armi, o si faceva una folle predicazione nazionalistica, non dico che voi foste complici diretti, ma senza dubbio eravate in grado di dire quelle parole che avrebbero potuto dare una unit\u00e0 a tutto il popolo, animandolo a una resistenza efficace contro quella ondata di barbarie; voi non foste all\u2019altezza di questo compito; e non \u00e8 per un caso che non avete trovato gli accenti che allora era necessario trovare.<\/p><p>Avete pensato che si trattasse di problemi di secondaria importanza, di tollerabili \u00abesuberanze\u00bb, oppure di metodi che vi sembrava lecito fossero adoperati per ridurre alla ragione i \u00absovversivi\u00bb. Ma chi sono i sovversivi? I sovversivi sono la nuova classe dirigente che avanza, che conquista le proprie posizioni, che afferma i propri ideali, che vuole il posto che le spetta nella direzione della vita pubblica e dello Stato, che vuole imprimere una vita nuova a tutta la nazione. \u00c8 per arrestare la marcia in avanti della nuova classe dirigente, uscita dalle classi lavoratrici, che voi avete lasciato che il fascismo compisse la sua criminale opera di distruzione dei beni pi\u00f9 preziosi della Nazione. Questa \u00e8 la vostra responsabilit\u00e0 e noi non possiamo non sentirla. Forse, del resto, la sentite anche voi, e di qui deriva quella vena di amarezza che colgo nei vostri discorsi. N\u00e9 io ho posto, n\u00e9 desidero approfondire questa questione a titolo di polemica personale, ma perch\u00e9 intendo che il problema della responsabilit\u00e0 di un regime e quindi di una classe dirigente sia posto, e domini tutto questo dibattito.<\/p><p>Per questo, quando ci si propose di tornare al precedente ordinamento costituzionale rispondemmo di no; per questo, onorevole Rubilli, abbiamo voluto la Costituente, e davanti alla Costituente sta ora nella sua interezza la questione pi\u00f9 ardente e urgente della nostra vita nazionale, quella della responsabilit\u00e0 di tutto un ordinamento politico e sociale, a cominciare dai suoi aspetti costituzionali.<\/p><p>Per risolvere questa questione, che cosa abbiamo fatto sinora? Abbiamo, prima di tutto, abbattuto l\u2019istituto monarchico e fondato un regime repubblicano. Guai se non lo avessimo fatto! Realmente, onorevole La Pira, in questo caso avremmo costruito sulla sabbia la nuova Costituzione, perch\u00e9 l\u2019avremmo costruita sopra una menzogna. Qualunque Costituzione avessimo fatto, se fosse stata la Costituzione di quella monarchia che fu responsabile della nostra rovina, sarebbe stata una mostruosit\u00e0 morale, qualche cosa che non avrebbe potuto resistere in nessun modo, non dico alle critiche degli uomini, ma alla critica delle cose stesse.<\/p><p>Alcuni dei principali responsabili della nostra catastrofe sono stati duramente puniti. Sono scomparsi. Con altri abbiamo voluto essere magnanimi per non aprire lacerazioni troppo profonde nel corpo della Patria. La questione della responsabilit\u00e0 rimane per\u00f2 aperta per quello che si riferisce alla classe dirigente come tale. Rimane aperto il problema dell\u2019avvento di una nuova classe dirigente alla testa di tutta la vita nazionale. La nuova Costituzione deve essere tale che per lo meno apra la via alla soluzione di questo problema.<\/p><p>Ma accanto alla questione della responsabilit\u00e0 si pone, immediatamente, quella delle garanzie per l\u2019avvenire. Vogliamo che quello che \u00e8 avvenuto una volta non possa pi\u00f9 ripetersi. Non vogliamo pi\u00f9 essere lo zimbello del giuoco, pi\u00f9 o meno aperto, pi\u00f9 o meno palese, di gruppi che vorrebbero manovrare a loro piacere la vita politica italiana perch\u00e9 concentrano nelle loro inani le ricchezze del Paese. Questo \u00e8 avvenuto nel passato. Vogliamo evitare continui nell\u2019avvenire. A questo scopo chiediamo anche delle garanzie costituzionali.<\/p><p>Per questo, onorevole Lucifero, vogliamo non una Costituzione afascista, ma antifascista. Quando diamo questo appellativo alla Costituzione che stiamo per fare, intendiamo precisamente dire che la Costituzione ci deve garantire, per il suo contenuto generale e per le sue norme concrete, che ci\u00f2 che \u00e8 accaduto una volta non possa pi\u00f9 accadere, che gli ideali di libert\u00e0 non possano pi\u00f9 essere calpestati, che non possa pi\u00f9 essere distrutto l\u2019ordinamento giuridico e costituzionale democratico, di cui gettiamo qui le fondamenta. Ma la sola garanzia reale, seria, di questi, \u00e8 che alla testa dello Stato avanzino e si affermino forze nuove, le quali siano democratiche e rinnovatrici per la loro stessa natura. Tali sono, o signori, le forze del lavoro!<\/p><p>Questa ritengo sia la sola impostazione concreta possibile che si possa dare al problema della nostra nuova Costituzione.<\/p><p>Questa impostazione, come vedete, lascia da parte le ideologie. Onorevole Lucifero, ella si \u00e8 meravigliato che io abbia affermato, in una riunione della prima Sottocommissione, che desideravamo una Costituzione che mettesse da parte le ideologie.<\/p><p>LUCIFERO. Me ne sono compiaciuto, onorevole Togliatti.<\/p><p>TOGLIATTI. Bene; ma, veda, onorevole Lucifero, per noi questa \u00e8 una cosa elementare. L\u2019ideologia non \u00e8 dello Stato, l\u2019ideologia \u00e8 dei singoli o, se ella vuole, \u00e8 dei partiti, e anche non sempre, perch\u00e9 posso concepire un partito nel quale confluiscano differenti correnti ideologiche per l\u2019attuazione di un unico programma. Non impostazione ideologica, dunque, ma impostazione politica concreta, derivante da una visione esatta della situazione in cui si trova oggi l\u2019Italia.<\/p><p>Perci\u00f2 noi non rivendichiamo una Costituzione socialista. Sappiamo che la costruzione di uno Stato socialista non \u00e8 il compito che sta oggi davanti alla Nazione italiana. Il compito che dobbiamo assolvere oggi non so se sia pi\u00f9 facile o pi\u00f9 difficile, certo \u00e8 pi\u00f9 vicino. Oggi si tratta di distruggere fino all\u2019ultimo ogni residuo di ci\u00f2 che \u00e8 stato il regime della tirannide fascista; si tratta di assicurare che la tirannide fascista non possa mai pi\u00f9 rinascere; si tratta di assicurare l\u2019avvento di una classe dirigente nuova, democratica, rinnovatrice, progressiva, di una classe. dirigente la quale per la propria natura stessa ci dia una garanzia effettiva e reale, che mai pi\u00f9 sar\u00e0 il Paese spinto per la strada che lo ha portato alla catastrofe, alla distruzione.<\/p><p>In questa visuale debbonsi considerare e io considero tutte le questioni costituzionali che stanno davanti a noi e che dibatteremo nel corso dei prossimi mesi.<\/p><p>Lo sforzo che vorrei fare all\u2019inizio, in questo dibattito che giustamente fu definito preliminare, \u00e8 quello di individuare quali sono i beni sostanziali che la Costituzione deve assicurare al popolo italiano, beni dei quali non si pu\u00f2 prescindere, se si vuole raggiungere quell\u2019obiettivo fondamentale che ho cercato di fissare e che devono essere o instaurati, o restaurati. Credo che questi beni siano tre: il primo \u00e8 la libert\u00e0 e il rispetto della sovranit\u00e0 popolare; il secondo \u00e8 l\u2019unit\u00e0 politica e morale della Nazione; il terzo \u00e8 il progresso sociale, legato all\u2019avvento di una nuova classe dirigente. Se noi riusciremo a fare una Costituzione la quale garantisca alla Nazione questi tre beni, allora non avremo fatto, com\u2019\u00e8 stato detto, una Costituzione interlocutoria, ma una Costituzione che rimarr\u00e0 effettivamente come il libro da porsi accanto all\u2019arca del patto, una Costituzione che illuminer\u00e0 e guider\u00e0 il popolo italiano per un lungo periodo della sua storia. Le esigenze che ho indicato non sono infatti qualcosa di transitorio, ma sono esigenze permanenti e concrete, corrispondenti alla situazione storica ben determinata che sta davanti a noi.<\/p><p>N\u00e9 io ritengo sia necessario, per assolvere al compito da me indicato, fare quella che \u00e8 stata chiamata una Costituzione di compromesso. Che cosa \u00e8 un compromesso? Gli onorevoli colleghi che si sono serviti di questa espressione, probabilmente l\u2019hanno fatto dando ad essa un senso deteriore. Questa parola non ha per\u00f2 in s\u00e9 un senso deteriore; ma se voi attribuite ad essa questo senso, ebbene, scartiamola pure. In realt\u00e0, noi non abbiamo cercato un compromesso con mezzi deteriori, per lo meno in quella parte della Costituzione alla cui elaborazione io ho cercato di partecipare attivamente. Meglio sarebbe dire che abbiamo cercato di arrivare ad una unit\u00e0, cio\u00e8 di individuare quale poteva essere il terreno comune sul quale potevano confluire correnti ideologiche e politiche diverse, ma un terreno comune che fosse abbastanza solido perch\u00e9 si potesse costruire sopra di esso una Costituzione, cio\u00e8 un regime nuovo, uno Stato nuovo e abbastanza ampio per andare al di l\u00e0 anche di quelli che possono essere gli accordi politici contingenti dei singoli partiti che costituiscono, o possono costituire, una maggioranza parlamentare. Ritengo questo sia il metodo che doveva e deve essere seguito se si vuol fare opera seria, e sono lieto che immediatamente prima di me abbia parlato l\u2019onorevole La Pira, il cui discorso, nonostante le frequenti citazioni latine, io ho ascoltato con appassionato interesse, perch\u00e9 mi \u00e8 parso che nella prima parte della sua esposizione l\u2019onorevole La Pira abbia dato un contributo molto efficace per scoprire non solo quale \u00e8 la via per la quale noi siamo arrivati a questo tipo di Costituzione e a determinate formulazioni concrete, ma anche quale \u00e8 la via per la quale siamo arrivati a quella unit\u00e0 che ci ha permesso di dettare queste formulazioni.<\/p><p>Effettivamente c\u2019\u00e8 stata una confluenza di due grandi correnti: da parte nostra un solidarismo \u2013 scusate il termine barbaro \u2013 umano e sociale; dall\u2019altra parte un solidarismo di ispirazione ideologica e di origine diversa, il quale per\u00f2 arrivava, nella impostazione e soluzione concreta di differenti aspetti del problema costituzionale, a risultati analoghi a quelli a cui arrivavamo noi. Questo \u00e8 il caso dell\u2019affermazione dei diritti del lavoro, dei cosiddetti diritti sociali; \u00e8 il caso della nuova concezione del mondo economico, non individualistica n\u00e9 atomistica, ma fondata sul principio della solidariet\u00e0 e del prevalere delle forze del lavoro; \u00e8 il caso della nuova concezione e dei limiti del diritto di propriet\u00e0. N\u00e9 poteva fare ostacolo a questo confluire di due correnti, le quali partono da punti ideologicamente non eguali, la concezione, pure affermata dall\u2019onorevole La Pira, della dignit\u00e0 della persona umana come fondamento dei diritti dell\u2019uomo e del cittadino. Perch\u00e9 questa concezione avrebbe dovuto fare ostacolo? Al contrario, vi era qui un altro punto di confluenza della nostra corrente, socialista e comunista, colla corrente solidaristica cristiana. Non dimenticate infatti che socialismo e comunismo tendono a una piena valutazione della persona umana: a quella piena valutazione della persona umana, che noi riteniamo non possa essere realizzata, se non quando saranno spezzati i vincoli della servit\u00f9 economica, che oggi ancora opprimono e comprimono la grande maggioranza degli uomini, i lavoratori.<\/p><p>Signori, se questa confluenza di due diverse concezioni su un terreno ad esse comune volete qualificarla come \u00abcompromesso\u00bb fatelo pure. Per me si tratta, invece, di qualcosa di molto pi\u00f9 nobile ed elevato, della ricerca di quella unit\u00e0 che \u00e8 necessaria per poter fare la Costituzione non dell\u2019uno o dell\u2019altro partito, non dell\u2019una o dell\u2019altra ideologia, ma la Costituzione di tutti i lavoratori italiani e, quindi, di tutta la Nazione.<\/p><p>Non escludo che sia stato seguito in qualche caso anche un metodo diverso, il metodo che chiamerei del compromesso deteriore, di quel compromesso che consiste nel lavorare non pi\u00f9 sulle idee e sui princip\u00ee, o sulle loro deduzioni e conseguenze, ma nel lavorare esclusivamente sulle parole: nel togliere una parola e metterne un\u2019altra, la quale direbbe approssimativamente lo stesso, ma fa meno paura, oppure pu\u00f2 essere interpretata in altro modo; nel sostituire cos\u00ec la confusione alla chiarezza. Questo metodo da altri \u00e8 stato seguito; io ho cercato di non seguirlo mai. \u00c8 certo che nella redazione definitiva del testo costituzionale in alcuni punti si sente l\u2019influenza di questo metodo deteriore di compromesso; ed alcune affermazioni che nella redazione primitiva delle Sottocommissioni erano pi\u00f9 chiare, pi\u00f9 semplici, sono poi state direi lavate in modo tale, che hanno perduto quel rilievo che avrebbero dovuto avere.<\/p><p>Ad esempio, per l\u2019articolo 1 avevamo proposto una formula secondo la quale si affermava che la sovranit\u00e0 risiede nel popolo ed i poteri emanano dal popolo. Non \u00e8 giusto dire, come \u00e8 detto nel testo definitivo, che la sovranit\u00e0 emana dal popolo: \u00e8 il potere che emana dal popolo. \u00c8 evidente che qui si \u00e8 cercata una formula di compromesso deteriore, a scapito della chiarezza e della precisione. Lo stesso si \u00e8 fatto in una serie di altre formulazioni. Non voglio tediarvi, ma avrei molti esempi da citare; li ricorderemo nel seguito della discussione. Tutti gli articoli relativi ai diritti sociali sono stati rielaborati con questo deteriore spirito di compromesso verbale. Anche negli articoli relativi all\u2019ordinamento regionale si trova un errore di questo genere. Mentre la Sottocommissione aveva giustamente proposto: \u00abII territorio della repubblica \u00e8 ripartito, ecc&#8230;\u00bb; il testo riveduto dice: \u00abLa Repubblica si riparte in Regioni e Comuni\u00bb. Questa formula non \u00e8 conciliabile con quella secondo la quale la Repubblica \u00e8 indivisibile. \u00c8 evidente che anche vi \u00e8 stato uno sforzo di compromesso in senso deteriore, ed io sar\u00f2 d\u2019accordo con tutti coloro che proporranno di ritornare, in tutti questi casi, a formule pi\u00f9 precise, che abbiano maggiore rilievo, siano pi\u00f9 incisive e dicano chiaramente quello che vogliono dire.<\/p><p>Oserei dire che nel nostro lavoro non ci hanno dato grande aiuto i giuristi. Non se l\u2019abbiano a male i colleghi che esercitano questa nobile professione, che del resto avrebbe potuto anche essere la mia, se la politica non mi avesse traviato.<\/p><p>Molte formulazioni del progetto sono certamente deboli, perch\u00e9 giuridicamente non siamo stati bene orientati e effettivamente fu un errore non includere nella Commissione i rappresentanti della vecchia scuola costituzionalista italiana.<\/p><p>La realt\u00e0 \u00e8 per\u00f2 che negli ultimi venti o trenta anni la scienza giuridica si \u00e8 staccata dai princip\u00ee della nostra vecchia scuola costituzionale. In fondo quali erano questi princip\u00ee? Erano da un lato i princip\u00ee del diritto romano e dall\u2019altro i grandi princip\u00ee delle rivoluzioni borghesi, elaborati poi attraverso l\u2019esperienza costituzionale dell\u2019Ottocento. Negli ultimi venti o trenta anni invece sono affiorate e sono state accolte, soprattutto nel nostro Paese, dottrine diverse, quelle a cui accennava anche l\u2019onorevole La Pira, che riconoscono e collocano la sovranit\u00e0 non nel popolo, ma soltanto nello Stato, e danno quindi ai diritti individuali soltanto un carattere riflesso. La scienza giuridica degli ultimi venti anni \u00e8 stata permeata da queste nuove dottrine, e questo spiega perch\u00e9, quando abbiamo dovuto scrivere una Costituzione democratica e abbiamo chiesto l\u2019ausilio dei giuristi, essi non sono stati in grado di darci un aiuto efficace. Per darcelo, occorreva ch\u2019essi cancellassero o dimenticassero qualche cosa; bisognava che ritornassero a qualche cosa che avevano dimenticato, e non erano sempre in grado di farlo. Questo \u00e8 un motivo profondo delle debolezze e del carattere equivoco di molte tra le formulazioni del testo che sta davanti a noi.<\/p><p>Riconoscendo per\u00f2 questa debolezza, io non condivido la sostanza delle critiche che sono state fatte dall\u2019onorevole Orlando. Alcune delle sue osservazioni sono giuste e ne terremo conto. Correggeremo, preciseremo i poteri dell\u2019uno e dell\u2019altro istituto, preciseremo le funzioni dell\u2019uno o dell\u2019altro potere. Per\u00f2 mi \u00e8 parso, onorevole Orlando, che quando ella, partito da una definizione del regime parlamentare \u2013 e di definizioni del regime parlamentare se ne possono dare parecchie, perch\u00e9 le caratteristiche del regime parlamentare possono essere definite in modo diverso secondo le diverse dottrine e gli orientamenti diversi della teoria e della pratica \u2013 mi \u00e8 parso che quando ella a un certo punto si \u00e8 fermato e ha detto: \u00abqui manca qualche cosa\u00bb (e non so che cosa ella cercasse: colui che mantiene l\u2019equilibrio, colui che ha l\u2019iniziativa, colui che sancisce), onorevole Orlando, io ho avuto l\u2019impressione, e perdoni se sono maligno, che ella cercasse qualcosa che noi non abbiamo voluto mettere nella Costituzione: che ella cercasse il re. (<em>Si ride <\/em>\u2013<em> Vivi commenti<\/em>).<\/p><p>Noi abbiamo voluto fare una Costituzione conseguentemente repubblicana, cio\u00e8 una Costituzione che fosse fondata su un riconoscimento completo della sovranit\u00e0 popolare e sul principio che tutti i poteri emanano dal popolo. Pu\u00f2 darsi che non abbiamo ben definito l\u2019uno o l\u2019altro di questi poteri e che dobbiamo precisare qualcosa; per\u00f2 fondamentale rimane il principio che la sovranit\u00e0 risiede nel popolo e solo nel popolo, che \u00e8 il vero principio repubblicano. La Repubblica non \u00e8 soltanto il regime che ha cacciato i Savoia; la Repubblica \u00e8 il regime nel quale il popolo \u00e8 veramente sovrano e la sovranit\u00e0 popolare si manifesta in tutta la vita dello Stato.<\/p><p>Ho detto, onorevoli colleghi, che tre sono le esigenze fondamentali da soddisfare: esigenza della libert\u00e0; esigenza di unit\u00e0 politica e morale della Nazione; esigenza di progresso sociale e di rinnovamento della classe dirigente. Permettetemi di dedicare alcune parole a ciascuna di queste esigenze fondamentali.<\/p><p>Sar\u00f2 breve sul primo punto, perch\u00e9 mi ha preceduto il collega onorevole Laconi, il quale ha chiaramente formulato le critiche che noi, sotto questo riguardo, facciamo al progetto che ci viene presentato. Siamo d\u2019accordo sulla formulazione dei diritti politici del cittadino; non siamo invece completamente d\u2019accordo sul modo come \u00e8 stato disposto l\u2019ordinamento costituzionale, cio\u00e8 il sistema attraverso il quale si manifesta e si attua la sovranit\u00e0 popolare. Troviamo pesante e farraginoso, prima di tutto, il procedimento legislativo. Critichiamo, in secondo luogo, il bicameralismo spurio di questo progetto. In linea di principio, siamo contrari a un sistema bicamerale; abbiamo per\u00f2 detto sin dall\u2019inizio che non avremmo fatto di questa nostra posizione motivo di conflitto. Vogliamo guardare non alla forma, ma alla sostanza: accettiamo quindi anche un bicameralismo, ma a condizione che, se vi saranno due Camere, esse siano entrambe emanazione della sovranit\u00e0 popolare e democraticamente espresse dal popolo. Per questo aspetto, non ci sembra accettabile l\u2019articolo 56 che stabilisce le categorie degli eleggibili a senatore. Attraverso queste categorie vediamo ricomparire ancora una volta il sistema del censo. Abbiamo fatto un\u2019inchiesta in una delle provincie italiane per determinare, sulla base dell\u2019articolo 56, quanti eleggibili a Senatore potrebbe avere un partito il quale sia il partito delle classi possidenti e quanti ne potrebbe avere un partito, come il nostro, che sia il partito delle classi lavoratrici. Il rapporto \u00e8 di uno a dieci, e credo che, in altre provincie, specie nel Meridione, sarebbe ancora pi\u00f9 sfavorevole.<\/p><p>Discutibilissimo sembra a me anche l\u2019articolo 88, col quale si \u00e8 tentato di dare una soluzione all\u2019annosa questione della stabilit\u00e0 del Governo. Qui vi \u00e8, secondo me, veramente una deviazione del puro regime democratico di tipo parlamentare. Si richiede, infatti, in questo articolo che la mozione di sfiducia al Governo, \u2013 quella mozione di sfiducia la cui presenza continua in qualsiasi dibattito e in qualsiasi situazione \u00e8 essenziale per il parlamentarismo \u2013 sia presentata da un quarto almeno dei membri dell\u2019Assemblea per poter essere messa in discussione. Il che vuol dire che il gruppo autonomista, per esempio, che ha dieci deputati, non potr\u00e0 mai mettere in discussione una mozione di sfiducia, a meno che non voglia andare a battere alla porta di un partito di massa perch\u00e9 gli presti quelle cento o centocinquanta firme che gli abbisognano. Mi pare che qui effettivamente, proprio nel momento in cui tutti criticano il sistema dei grandi partiti che opprimerebbero la libert\u00e0 delle assemblee parlamentari, si fa una concessione a questo sistema, e nel modo peggiore.<\/p><p>Perch\u00e9 si sono introdotte queste norme? E perch\u00e9 riscontriamo in questa stessa direzione tutta una serie di altre debolezze nell\u2019ordinamento costituzionale che ci viene proposto? L\u2019onorevole Nenni ha dato una risposta che a me sembra giusta. Tutte queste norme sono state ispirate dal timore: si teme che domani vi possa essere una maggioranza, che sia espressione libera e diretta di quelle classi lavoratrici, le quali vogliono profondamente innovare la struttura politica, economica, sociale del Paese; e per questa eventualit\u00e0 si vogliono prendere garanzie, si vogliono mettere delle remore: di qui la pesantezza e lentezza nella elaborazione legislativa, e tutto il resto; e di qui anche quella bizzarria della Corte costituzionale, organo che non si sa che cosa sia e grazie alla istituzione del quale degli illustri cittadini verrebbero ad essere collocati al di sopra di tutte le Assemblee e di tutto il sistema del Parlamento e della democrazia, per esserne i giudici. Ma chi sono costoro? Da che parte trarrebbero essi il loro potere se il popolo non \u00e8 chiamato a sceglierli? Tutto questo, ripeto, \u00e8 dettato da quel timore che ho detto. Ma badate, qui si commette un errore. Comprendo che vi siano gruppi sociali i quali possono vedere con preoccupazione l\u2019avanzata di una nuova classe dirigente, in quanto temono per le posizioni che occupano oggi, e da cui dovranno sloggiare, e sono ostili a qualsiasi profonda trasformazione sociale. Comprendo che l\u2019egoismo possa dettare a questi gruppi sociali la paura, e quindi spingerli a proporre norme costituzionali del genere di quelle che sto criticando; ma non comprendo che una condotta simile possa essere di preveggenti uomini politici. Preveggenti uomini politici, al punto in cui i problemi sono arrivati nello sviluppo della societ\u00e0 italiana, debbono volere che tutte le trasformazioni sociali e tutte le questioni che saranno poste in relazione con queste trasformazioni vengano dibattute e risolte nell\u2019Assemblea e dall\u2019Assemblea, e possano esserlo con quella rapidit\u00e0 ed energia che sar\u00e0 richiesta dalle masse lavoratrici e dal movimento stesso delle cose. Quando avrete posto una remora con tutto questo sistema di inciampi, di impossibilit\u00e0, di voti di fiducia, di seconde camere, di <em>referendum<\/em> a ripetizione, di Corti costituzionali, ecc., quale sar\u00e0 il risultato che avrete ottenuto? Avrete evocato l\u2019azione diretta; cio\u00e8 avrete scardinato l\u2019istituto parlamentare, ponendo nella Costituzione un germe di conflitti sociali e politici profondi, il che noi crediamo che non si debba fare.<\/p><p>Coloro i quali vogliono per il nostro Paese un avvenire di progresso sociale, ma nella libert\u00e0 e nella tranquillit\u00e0 politica, non debbano porre ostacoli all\u2019affermazione e al trionfo della volont\u00e0 popolare. Bisogna lasciare che la volont\u00e0 popolare si possa esprimere attraverso gli istituti parlamentari, attraverso le istituzioni democratiche, sulla base costituzionale. Guai invece se la Costituzione fosse fatta in modo da opporre artificiosamente barriere a questa espressione.<\/p><p>In questa parte del progetto di Costituzione trovo per\u00f2 anche una mancanza di audacia e di spirito di conseguenza. Non si \u00e8 avuto il coraggio di porre e risolvere due grandi questioni che devono essere invece affrontate con spirito democratico e risolte in modo nuovo: quella della Magistratura e quella dei poteri e degli organi di controllo.<\/p><p>Riguardo alla Magistratura, nella Commissione a stento siamo riusciti a far prevalere l\u2019affermazione del ritorno alla giuria, e qui ho sentito un onorevole collega protestare dicendo che questa \u00e8 cosa che riguarda gli avvocati penalisti. No, questa \u00e8 una questione che riguarda tutti i cittadini. Il principio per cui, quando a un cittadino voi togliete dieci o venti o pi\u00f9 anni della sua esistenza, o quando lo mandate a giudizio e lo condannate per delitto politico, egli ha diritto al giudizio dei suoi pari, \u00e8 una delle pi\u00f9 grandi conquiste della democrazia. Qui siamo senza dubbio in presenza di una di quelle tracce di spirito giuridico reazionario, che non siamo ancora riusciti a cancellare. La mia opinione \u00e8 che nell\u2019ordinamento della Magistratura avremmo dovuto affermare in modo molto pi\u00f9 energico la tendenza alla elettivit\u00e0 dai magistrati, il che ci avrebbe fatto fare un grande passo avanti per togliere il magistrato dalla situazione penosa in cui oggi si trova, di essere un sovrano senza corona e senza autorit\u00e0. Soltanto quando sar\u00e0 stabilito un contatto diretto tra il popolo, depositario della sovranit\u00e0, e il magistrato, questi potr\u00e0 sentirsi partecipe di un potere effettivo, e quindi godere della fiducia completa del popolo nella societ\u00e0 democratica.<\/p><p>Un altro problema che non \u00e8 stato non solo risolto, ma nemmeno affrontato, \u00e8 quello dei controlli. Si \u00e8 tutto rinviata alla legge, cos\u00ec per la Corte dei Conti, come per il Consiglio di Stato, come se si trattasse di argomento non costituzionale. Ma tutto questo sistema \u00e8 vecchio. Tutti quelli di noi che sono passati attraverso un Ministero hanno visto che questo sistema non serve pi\u00f9. Una Corte dei Conti la quale serve per far s\u00ec che per liquidare una pensione occorrano due anni, mentre in altri Paesi civili occorrono due settimane; un organo di controllo che durante il ventennio della tirannide fascista non ha controllato niente, n\u00e9 impedito che venisse dilapidato il pubblico denaro, e ora pone ostacoli su ostacoli a indispensabili misure democratiche, \u00e8 qualcosa che deve essere profondamente rinnovato. Opera costituente sarebbe di esaminare come possano organizzarsi nuovi istituti di controllo, in maniera che essi siano in un modo o nell\u2019altro appoggiati dalla sovranit\u00e0 popolare e collegati col popolo. L\u2019ordinamento autonomistico pu\u00f2 forse aiutarci in questa direzione: in questa direzione \u00e8 certo che bisogna muoversi, se si vuole fondare una democrazia moderna, respingendo istituti e formule che oggi sono superati e servono a ben poco.<\/p><p>In conclusione, a proposito dei problemi di libert\u00e0, il nostro partito seguir\u00e0 una linea di condotta conseguentemente democratica, cio\u00e8 lotter\u00e0 in modo conseguente, perch\u00e9 la Costituzione sia una Costituzione popolare, perch\u00e9 il popolo sia riconosciuto come sovrano, e l\u2019ordinamento costituzionale sia tale che permetta alla sovranit\u00e0 popolare di manifestarsi e di dare la propria impronta a tutta la vita della Nazione.<\/p><p>E permettimi a questo punto, amico Lussu, di dirti che allorch\u00e9, preoccupato della democrazia e delle sue sorti, ti sei rivolto da questa parte e hai domandato se qui siedono dei veri e sinceri democratici, hai sbagliato indirizzo. Non \u00e8 questa la direzione, verso cui devi guardare per trovare i nemici della democrazia. Il movimento operaio italiano non ha mai rotto la legalit\u00e0 democratica e non ha mai minacciato la democrazia. O forse ci vuoi rimproverare di esserci armati per la guerra di liberazione, o tu vuoi unirti a coloro che ci rimproverano di aver liquidato sul campo i responsabili della tirannide fascista?<\/p><p>LUSSU. Anzi!<\/p><p>TOGLIATTI. Permettimi allora di manifestare il mio stupore, per aver notato in te quel caratteristico rovesciamento di fronte, che \u00e8 fatale alla democrazia. Guai alla democrazia, quando essa non riesce pi\u00f9 a capire da che parte sono i suoi nemici! (<em>Interruzione dell\u2019onorevole Lussu<\/em>). Non credo che tu sia un buon democratico se non riesci a vedere da che parte sono i tuoi nemici.<\/p><p>LUSSU. Risponder\u00f2 a suo tempo.<\/p><p>TOGLIATTI. \u00c8 nel tuo diritto.<\/p><p>Vengo ora alla seconda delle esigenze fondamentali da me indicate: l\u2019unit\u00e0 politica e morale della Nazione che \u00e8 in parte da salvare, in gran parte da consolidare. Molto abbiamo gi\u00e0 fatto per salvare l\u2019unit\u00e0 politica e morale della Nazione e soprattutto molto abbiamo fatto noi, il partito pi\u00f9 avanzato dei lavoratori; ma dobbiamo ancora consolidare quello che abbiamo salvato.<\/p><p>E qui trovo due questioni sulle quali chiedo che abbiate la pazienza di ascoltarmi: i rapporti fra lo Stato e la Chiesa e il regionalismo.<\/p><p>Non condivido l\u2019opinione di chi ha detto in quest\u2019aula che la questione del mantenimento della pace religiosa non esiste. Non \u00e8 vero: questa questione esiste. Tutti coloro che hanno fatto la campagna elettorale precedente al 2 giugno lo hanno sentito. \u00c8 meglio dunque riconoscerlo e sapere che la pace religiosa del nostro Paese si mantiene attraverso l\u2019azione meditata dei Governi e di quei partiti che hanno una responsabilit\u00e0 di Governo o, se non altro, una funzione di direzione della vita nazionale, in quanto partiti di massa.<\/p><p>L\u2019onorevole Lucifero ci ha proposto l\u2019invocazione a Dio. Questa \u00e8 veramente una delle proposte che hanno suscitato in me i maggiori dubbi, perch\u00e9 effettivamente Dio votato a maggioranza in una Assemblea politica ed approvato con 20 e con 50 o anche con 200 voti di maggioranza, non lo capisco. (<em>Si ride<\/em>). Quando poi ho sentito il nostro collega parlare di Dio nel tono con cui i nostri oratori di comizio parlano alla fine dei loro discorsi, quando si tratta di avere gli applausi degli elettori riuniti, mi sono ricordato del primo e secondo comandamento. (<em>Si ride<\/em>).<\/p><p>Il problema della pace religiosa, in ogni modo, esiste e bisogna riconoscere che la pace religiosa \u00e8 fondata su due colonne: il Trattato lateranense e il Concordato, uniti assieme nel modo che tutti sappiamo. Nessuno di noi aveva chiesto che venisse aperto il problema del Trattato e del Concordato; nessuno del nostro partito in particolare. Fin dall\u2019anno scorso, in occasione del nostro V Congresso, noi facemmo un\u2019affermazione precisa in questo senso. Ma quando voi ci avete chiesto l\u2019inserimento del Trattato e del Concordato nella Costituzione, attraverso il richiamo dell\u2019articolo 5, allora il problema si pone e siamo costretti a discutere.<\/p><p>E siamo costretti a discutere per parecchi motivi. Prima di tutto, onorevole Orlando, tengo a precisare che non \u00e8 vero che io abbia detto di essere favorevole all\u2019inserimento dei Patti lateranensi, attraverso il richiamo dell\u2019articolo 5, nella Costituzione. Ho votato contro questo richiamo e anche qui, sino a che il problema sar\u00e0 posto nel modo come adesso \u00e8 posto, voteremo contro. Attraverso quel richiamo cos\u00ec esplicito, infatti, ritorniamo all\u2019articolo primo dello Statuto. Ora non dimentichiamo che l\u2019articolo primo dello Statuto, in tutte le discussioni che ebbero luogo prima nel Parlamento subalpino, dal 1849 in poi, e quindi nei successivi Parlamenti italiani, venne sempre considerato come qualche cosa di decaduto. Basti ricordare in proposito il discorso di Marco Minghetti nel dibattito sulla legge delle Guarentigie, dove egli dice la cosa apertamente, e aggiunge che l\u2019articolo primo viene lasciato nello Statuto unicamente per non aprire un procedimento di revisione costituzionale. \u00c8 soltanto nel Trattato lateranense che questo articolo viene riesumato e rimesso in circolazione, ed \u00e8 principalmente per questo che l\u2019inserimento dei Patti lateranensi nella nuova Costituzione non \u00e8 da noi approvato. Quando volete farci tornare alla religione di Stato, ci volete fare tornare a qualche cosa che la nostra coscienza non pu\u00f2 accettare.<\/p><p>Voi dite: si tratta della nostra libert\u00e0, cio\u00e8 della libert\u00e0 della Chiesa.<\/p><p>No, nessuno offende la vostra libert\u00e0; nessuno ha proposto e nessuno propone di ritornare a un regime giurisdizionalista, nessuno sogna in questa Assemblea di proporre una costituzione civile del clero: quindi la vostra libert\u00e0 \u00e8 salva.<\/p><p>Ma voi dovete riconoscere che nel Trattato e nel Concordato vi \u00e8 qualche cosa che urta la nostra coscienza civile e che sarebbe bene \u2013 lo stesso onorevole La Pira accennava a questa possibilit\u00e0 \u2013 che venisse al momento opportuno eliminata. Perch\u00e9 dunque inserirli in modo cos\u00ec solenne nella Carta costituzionale?<\/p><p>Vorrei dire per\u00f2 che un\u2019altra questione ci preoccupa. L\u2019ho sollevata in un mio precedente discorso in questa Assemblea, parlando di un eventuale rinnovo dei Patti allo scopo di eliminare la firma del fascismo e introdurre i necessari ritocchi. Badate per\u00f2 che questo problema l\u2019ho posto di riflesso: non l\u2019avremmo probabilmente posto di nostra iniziativa, se non vi fosse stata la proposta di inserimento dei Patti nella Costituzione, o non lo porremmo con urgenza il giorno in cui fossimo riusciti a trovare, in sede costituzionale, quella soluzione, che l\u2019onorevole Orlando si augurava ieri che noi trovassimo, e cio\u00e8 una soluzione che raccolga l\u2019unanimit\u00e0 dei suffragi dell\u2019Assemblea.<\/p><p>E qui si inserisce una questione abbastanza grave e profonda, quella dei rapporti della Chiesa cattolica col regime democratico repubblicano. Il nuovo giuramento dei vescovi sta bene; ma Concordato e Trattato sono qualche cosa di pi\u00f9 del giuramento, sono un impegno e un grande impegno.<\/p><p>Ora, in cerca di una documentazione sopra questo tema, mi \u00e8 accaduto di sfogliare un testo autorevolissimo di Diritto delle Decretali, manuale d\u2019insegnamento nella Pontificia Universit\u00e0 Gregoriana in Roma, e a proposito dei concordati, delle condizioni e del momento in cui la Santa Sede li conclude ho trovato una affermazione assai sintomatica che mi permetterete di citare: \u00ab<em>&#8230;Sedes Apostolica, ne evidenti ludibrio exponatur, conventiones in forma solemni inire non solet, nisi gubernium civile necessitate petendi consensus comitiorum publicorum non sit adstrictum&#8230;<\/em>\u00bb.<\/p><p><em>Una<\/em> <em>voce<\/em>. Vuol tradurre? (<em>Si ride<\/em>).<\/p><p>TOGLIATTI. Per i colleghi che non sono democristiani posso anche fare la traduzione (<em>Si ride<\/em>), la quale suona cos\u00ec:<\/p><p>\u00abLa Sede Apostolica, per non correre il rischio di gravi delusioni, di solito non stipula convenzioni solenni, se non con quei governi i quali non sono costretti a chiedere l\u2019approvazione di un corpo rappresentativo\u00bb.<\/p><p>Onorevole Orlando, forse in questa formulazione autorevole vi \u00e8 una spiegazione pi\u00f9 pertinente di quella che cercava di dare lei, relativa al momento in cui i Patti tra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica vennero conclusi. \u00c8 evidente che di fronte ad affermazioni simili, ci sentivamo dubbiosi.<\/p><p>Ad ogni modo, concludendo su questo punto, ripeto che il problema della pace religiosa esiste e che deve esser fatta qualche cosa di comune accordo in questa Assemblea e fuori di questa Assemblea per garantirne la soluzione, cio\u00e8 per dare alla pace religiosa del popolo italiano un carattere solido e permanente. Noi vogliamo una Costituzione la quale guardi verso l\u2019avvenire. I problemi gi\u00e0 risolti nel passato non ci interessano pi\u00f9; cerchiamo per\u00f2 che quelle posizioni di libert\u00e0, che hanno conquistato i nostri padri e i nostri avi attraverso lotte memorabili, non vadano perdute. E voi, colleghi della Democrazia cristiana, credo che farete opera buona, favorevole al consolidamento dell\u2019unit\u00e0 politica e morale della Nazione, se non porrete noi e altre parti importanti dell\u2019Assemblea di fronte ad alternative troppo gravi e invece cercherete insieme con noi la forma o la formula migliore per risolvere questa questione col soddisfacimento di tutti e con la pi\u00f9 larga maggioranza possibile.<\/p><p>E vengo al regionalismo. Il capitolo relativo suscita in noi molti dubbi, e come esso sta oggi non so se potremo votarlo nella sua integrit\u00e0.<\/p><p>Ci troviamo di fronte a due partiti di differente peso e numero: il Partito repubblicano storico e il Partito democristiano, che si affermano decisamente regionalisti ed hanno fatto prevalere il loro punto di vista in questo testo costituzionale. Il Partito repubblicano storico rappresenta una nobile tradizione; il regionalismo per\u00f2 \u00e8 soltanto parte della sua tradizione, ma forse la parte pi\u00f9 interessante, certo la pi\u00f9 progressiva. Il Partito democristiano rappresenta esso pure un complesso di dottrine e di posizioni politiche, tali per cui non sarebbe serio se trascurassimo le sue affermazioni, se prendessimo alla leggera le sue rivendicazioni. Occorre quindi discutere con spirito molto obiettivo, per veder di trovare assieme la strada giusta.<\/p><p>Nessuno pu\u00f2 dire oggi se sia stato giusto organizzare l\u2019Italia come \u00e8 stata organizzata dopo il 1860. Il tipo di organizzazione centralizzata, che \u00e8 stato dato allora all\u2019Italia, \u00e8 stato il risultato della unione di classi dirigenti diverse: lo volle la classe dirigente meridionale, lo volle la classe dirigente del Nord. Poteva essere presa un\u2019altra strada? Non so. La storia \u00e8 stata cos\u00ec e basta. Per\u00f2 \u00e8 un fatto che camminando per quella strada abbiamo fatto del cammino, abbiamo raggiunto determinate posizioni, ed essenzialmente dobbiamo dire che l\u2019unit\u00e0 nazionale, grazie a un ordinamento che aveva senza dubbio gravi e anche gravissimi difetti, \u00e8 stata ad ogni modo mantenuta. Orbene, l\u2019unit\u00e0 nazionale \u00e8 un bene prezioso, soprattutto per un paese il quale la possiede da poco tempo. Da quanti anni siamo noi un Paese nazionalmente unito? Da 70 o 80 anni, non pi\u00f9, e per arrivare a conquistare questo risultato abbiamo impiegato secoli di lotta, di travaglio, di sofferenze, di sconfitte e di umiliazioni.<\/p><p>Ci sconfissero e umiliarono tutti o quasi tutti i popoli vicini perch\u00e9 non eravamo uniti, perch\u00e9 non avevamo un esercito e uno Stato unitari, mentre essi li possedevano da secoli. Dobbiamo stare attenti a non perderla ora, questa unit\u00e0.<\/p><p>Parlo qui come rappresentante di un partito della classe operaia, e la classe operaia \u00e8 stata sempre pi\u00f9 unitaria della borghesia. La borghesia fu da noi unitaria, nelle sue differenti frazioni, solo per particolari suoi motivi egoistici, non sempre confessabili; mentre la classe operaia fu unitaria perch\u00e9 la sua missione non poteva adempiersi se non su una scala nazionale. Non per niente la classe operaia ha dato il primo italiano del Nord, Bruno Buozzi, organizzatore dei metallurgici torinesi, il quale sia stato eletto deputato in una grande citt\u00e0 meridionale. In questo modo gli operai dimostravano di essere una classe progressiva. I metallurgici di Torino davano la prova di saper camminare sul solco aperto dal Conte Camillo Benso di Cavour, facendo proprie e portando avanti quelle conquiste che non devono essere toccate, anzi conservate e consolidate dalle nuove generazioni.<\/p><p>Pur essendo unitari, siamo per\u00f2 d\u2019accordo per la concessione di un regime particolare di larga autonomia a determinate regioni, e cio\u00e8 alla Sicilia, alla Sardegna e alle zone di lingue e nazionalit\u00e0 miste. Nelle grandi isole italiane mediterranee si sono creati infatti una situazione particolare economica e politica e un particolare clima psicologico che impongono quella soluzione. Qui deve quindi esser concessa l\u2019autonomia pi\u00f9 larga. A questo non facciamo nessuna obiezione in questo campo, anzi siamo all\u2019avanguardia della lotta per la libert\u00e0 dei popoli siciliano e sardo in un\u2019Italia democratica. Quando per\u00f2 si tratta di tutto il resto del territorio nazionale, lasciateci riflettere e riflettiamo assieme. Misure di decentramento amministrativo, formazione di enti regionali che permettano, perch\u00e9 meglio e direttamente collegati col popolo, tanto un pi\u00f9 ampio e sicuro sviluppo democratico, quanto la formazione di nuovi quadri dirigenti della Nazione su una scala locale: tutto questo \u00e8 considerato da noi con simpatia e accettato. Ci preoccupano per\u00f2 due cose: da un lato una parte delle norme che avete scritto in questo progetto, dall\u2019altro lo spirito e gli argomenti coi quali le presentate.<\/p><p>Risulta, infatti, dal progetto che \u00e8 data facolt\u00e0 legislativa primaria alle regioni, e non soltanto per la decisione di questioni interne dell\u2019organizzazione regionale stessa, ma anche, con una riserva formale che non si comprende neanche bene cosa significhi, per argomenti e temi di importanza fondamentale, come l\u2019agricoltura. Il problema agrario \u00e8 uno dei pi\u00f9 gravi fra quelli che la Repubblica deve affrontare e risolvere. Ma cosa faremo per risolvere le questioni agrarie, cio\u00e8 che riforma agraria faremo seguendo la strada indicata da questo progetto? Faremo le fattorie collettive in Emilia e manterremo il latifondo in Sicilia e la grande propriet\u00e0 terriera nel Salento? Questo pu\u00f2 derivare da un\u2019applicazione della Costituzione regionalista che ci viene presentata. (<em>Interruzioni a destra<\/em>). Ma no, non siete voi che dovete decidere, deve decidere tutta la Nazione. (<em>Applausi a sinistra<\/em>).<\/p><p>La verit\u00e0 \u00e8 che il nostro Paese non \u00e8 economicamente e socialmente tutto allo stesso grado di sviluppo. Una parte, forse, sarebbe gi\u00e0 matura per trasformazioni di tipo socialista, mentre l\u2019altra no, l\u2019altra non ha ancora compiuto la rivoluzione antifeudale. \u00c8 necessario quindi che le necessarie trasformazioni economiche e sociali si compiano tenendo conto di questo dato di fatto. E non vedete che questo \u00e8 ci\u00f2 che stiamo facendo noi, partito pi\u00f9 avanzato della classe operaia, e delle masse lavoratrici, appunto per evitare che da questa situazione possa uscire una rottura della unit\u00e0 nazionale? Per questo indichiamo a una parte del fronte dei lavoratori la necessit\u00e0 di segnare il passo, allo scopo di poter fare avanzare tutto il fronte insieme, altrimenti corriamo il rischio di perdere un bene che \u00e8 prezioso per tutti noi e deve essere la base di tutto il progresso politico e sociale del Paese: l\u2019unit\u00e0 politica e morale della nazione. Questo \u00e8 ci\u00f2 che stiamo facendo noi, ma lo stesso metodo deve essere seguito da tutti, e non bisogna che ad esso possano fare ostacolo gli ordinamenti costituzionali.<\/p><p>Inoltre trovo che nelle disposizioni che avete scritto \u00e8 lasciata in disparte la finanza. Grave lacuna, che rende oscuro o incerto l\u2019assieme delle norme sull\u2019ordinamento regionalistico. Marco Minghetti, quando present\u00f2 alla Camera, credo nel 1863 o 1864, un progetto il quale prevedeva determinate autonomie regionali sulla base di un libero consorzio di provincie, propose che se si dovesse accettare un sistema di autonomie locali, si prendesse come punto di partenza e pietra di paragone il bilancio dello Stato e si vedesse quali entrate e quali uscite dovevano essere attribuite al potere centrale, quali entrate e quali uscite agli enti decentrati. Questa dovrebbe essere la base di organizzazione di qualsiasi autonomia; invece nel vostro progetto proprio questo lato \u00e8 lasciato interamente al buio. (<em>Interruzioni <\/em>\u2013<em> Commenti<\/em>).<\/p><p>FUSCHINI. C\u2019\u00e8 il rinvio alla legge.<\/p><p>TOGLIATTI. Precisamente, il rinvio alla legge \u00e8 troppo poco. Ma se ci\u00f2 che \u00e8 stato scritto in questo progetto a proposito delle autonomie regionali, solleva in noi una serie di dubbi molto gravi; altri dubbi e non meno gravi sollevano in noi i commenti e lo spirito col quale abbiamo sentito che il tema viene discusso. Perch\u00e9 nelle discussioni, di che si \u00e8 parlato? Si \u00e8 parlato di mercati regionali, di sbocchi al mare, di hinterland, di porti regionali; sono stati adoperati concetti i quali servono unicamente per ragionare attorno a quella che \u00e8 un\u2019organizzazione di uno Stato federale. Ma vogliamo proprio fare dell\u2019Italia uno Stato federale, creando tanti piccoli Staterelli che lotterebbero l\u2019un contro l\u2019altro per contendersi le scarse risorse del Paese? (<em>Commenti <\/em>\u2013<em> Interruzioni<\/em>).<\/p><p>Di questo orientamento, sostanzialmente federale, nella Costituzione \u00e8 rimasta persino la traccia, perch\u00e9 \u00e8 rimasta una norma che si giustificherebbe solo in una organizzazione prettamente federalistica, quella cio\u00e8 per la quale una regione non pu\u00f2 ostacolare il transito verso altre regioni. Una norma simile, ripeto, non si giustifica in uno Stato unitario, ma soltanto in uno Stato federale. (<em>Commenti<\/em>).<\/p><p>Del resto, la perplessit\u00e0 non \u00e8 soltanto in noi, la perplessit\u00e0 \u00e8 nel Paese. Guardate il Paese, interrogatelo. Su questo tema lo troverete perplesso e in alcune sue parti anche profondamente turbato.<\/p><p>Una <em>voce a destra<\/em>. Referendum. (<em>Commenti<\/em>).<\/p><p>TOGLIATTI. Il relatore sull\u2019ordinamento regionale nella seconda Sottocommissione ha detto che anche la regione sarebbe un ente naturale. In realt\u00e0, se mai, \u00e8 qualche cosa di pi\u00f9 e di meno: \u00e8 un ente storicamente determinato. Per\u00f2, quando rifletto alla storia del nostro Paese, difficilmente trovo la regione come tale; trovo invece un\u2019altra cosa, trovo invece la citt\u00e0.<\/p><p><em>Una voce al centro<\/em>. Anche la provincia.<\/p><p>TOGLIATTI. \u00c8 su per gi\u00f9 la stessa cosa, poich\u00e9 la provincia non \u00e8, in sostanza, che l\u2019organizzazione della vita civile attorno alla citt\u00e0. Il peso che le citt\u00e0 hanno in questa organizzazione \u00e8 caratteristico e impronta originale della nostra storia e del nostro Paese, tanto nel nord come nel sud. Orbene, oggi chi \u00e8 perplessa, a proposito dei piani regionalistici, \u00e8 proprio la citt\u00e0 italiana, la quale nell\u2019organizzazione provinciale ha trovato finora la soddisfazione dei suoi interessi materiali e delle sue aspirazioni ideali. La citt\u00e0 italiana tipica, che \u00e8 la citt\u00e0 capoluogo di provincia, teme la costituzione dei nuovi grandi centri regionali, e quindi la creazione di un apparato nuovo il quale potrebbe diventare una nuova barriera tra la citt\u00e0, dove si risolvono tutte le questioni della provincia, e lo Stato. \u00c8 quindi naturale la reazione. Cosa credete che siano tutte queste Tuscie, e Daunie, e Japigie, e Intemelie che spuntano da una parte e dall\u2019altra e di cui non avevamo mai sentito parlare prima d\u2019ora? Io non rido di queste cose. Questa \u00e8 la forma che prende questo stato non ancora di ribellione, ma di timore, che \u00e8 nelle popolazioni italiane, e particolarmente nelle popolazioni cittadine, che non vedono chiaro in quello che vogliamo fare riorganizzando lo Stato su base regionale. Vi \u00e8 qui in embrione una specie di ribellione della vecchia struttura politica e civile italiana, come si \u00e8 storicamente formata, rispetto a piani di organizzazione, i quali possono essere ideologicamente o dottrinariamente giustificati, ma che vanno contro qualche cosa che gi\u00e0 esiste, che \u00e8 solido e non si distrugge agevolmente.<\/p><p>Per concludere su questo punto, dico una cosa sola: colleghi democristiani, colleghi repubblicani, non risolvete, col colpo d\u2019una maggioranza, che oggi avete, ma che domani potreste non avere pi\u00f9, una questione cos\u00ec grave di organizzazione dello Stato italiano. E soprattutto in questo momento \u2013 ha ragione l\u2019onorevole Nitti \u2013 in cui gi\u00e0 sono attive forze centrifughe, che non riusciamo a controllare oggi completamente e che forse non potremmo pi\u00f9 controllare in nessun modo domani, se ci mettessimo su una strada sbagliata di organizzazione dello Stato. Stiamo attenti a quello che facciamo.<\/p><p>Vengo all\u2019ultima delle esigenze, che ho detto dover stare alla base del nostro lavoro costituzionale: l\u2019esigenza di progresso sociale e di rinnovamento delle classi dirigenti.<\/p><p>Qui si presentano differenti temi, e in particolare quello della formulazione dei nuovi cosiddetti diritti sociali.<\/p><p>Siamo d\u2019accordo, in generale, sulle formulazioni date; abbiamo per\u00f2 parecchie osservazioni da fare. Questo \u00e8 infatti il punto, dove quel tipo deteriore di compromesso, onorevole Ruini, di cui ho parlato all\u2019inizio della mia esposizione, ha giocato ampiamente, sostituendosi una parola all\u2019altra, attenuandosi questa o quella affermazione, in modo tale da far sparire del tutto lineamenti originali del progetto che la prima Sottocommissione aveva elaborato.<\/p><p>Nel corso della discussione in questa Assemblea, poi, a un certo momento si era stabilito un fronte quasi generale degli oratori contro l\u2019inserimento nella Carta costituzionale della affermazione di questi diritti. Tutti \u2013 strano a dirsi \u2013 sembravano esser diventati staliniani. Se si trattasse d\u2019una convinzione seria e sincera, non potrei che rallegrarmi; ma non \u00e8 cos\u00ec: si trattava unicamente di trovare nella citazione di un testo corrispondente a una situazione ben diversa dalla nostra un argomento per respingere, oppure per togliere dal testo costituzionale vero e proprio l\u2019affermazione dei nuovi diritti sociali, per inserirli soltanto \u2013 in modo ancora pi\u00f9 limitato e modesto di quanto non sia oggi \u2013 in un preambolo. In modo molto espressivo diceva uno dei colleghi che mi hanno preceduto che si trattava di confinarla nel preambolo: il confino \u00e8 infatti il luogo dove si mandano le persone non desiderate.<\/p><p>TUPINI. Come i Patti Lateranensi, non desiderati.<\/p><p>TOGLIATTI. In realt\u00e0 noi vogliamo l\u2019inserzione di questi nuovi diritti nella Costituzione per fare un testo che corrisponda alla situazione reale del nostro Paese, situazione di transizione, nella quale tali diritti noi non siamo riusciti ancora a tradurre in atto, ma forse ci saremmo riusciti se la situazione internazionale non fosse stata per noi cos\u00ec grave e dolorosa.<\/p><p>Oltre a questo, noi teniamo a che venga fatta un\u2019affermazione precisa circa il carattere della Repubblica. Riproporremo qui che la Repubblica italiana venga denominata Repubblica italiana democratica di lavoratori, e con questo non intendiamo dare l\u2019ostracismo a nessuno, non vogliamo escludere nessuno dall\u2019esercizio dei diritti civili e politici, ma vogliamo affermare che la classe dirigente della Repubblica deve essere una nuova classe dirigente (<em>Commenti a destra<\/em>), direttamente legata alle classi lavoratrici.<\/p><p>Infine, avendo chiesto e chiedendo che venga inserita in modo preciso nel testo costituzionale l\u2019affermazione del diritto al lavoro, del diritto al riposo, del diritto alla assicurazione sociale e all\u2019assistenza e cos\u00ec via, dobbiamo dare una chiara risposta alla grave questione, che molti hanno sollevato, delle garanzie per l\u2019attuazione e la realizzazione di questi diritti.<\/p><p>L\u2019onorevole Saragat, trovatosi di fronte a questa questione, ha risposto che la garanzia di questi diritti sta nel senso sociale e nel senso di civismo degli italiani. No, questo non basta! Mi auguro che il senso sociale degli italiani sia sempre ricco, ricchissimo, e permetta di risolvere bene e a tempo e nell\u2019interesse delle classi lavoratrici tutte le questioni di organizzazione economica e sociale che si presenteranno nel futuro.<\/p><p>Ma questo augurio \u00e8 poca cosa, anzi, \u00e8 cosa nettamente insufficiente. Occorre qualche cosa di pi\u00f9 e di diverso; occorre cio\u00e8 che, se anche non siamo in grado di scrivere quello che \u00e8 scritto nella Costituzione staliniana, cio\u00e8 i mezzi concreti con cui si garantiscono il lavoro, il riposo, le assicurazioni, l\u2019istruzione di tutti i lavoratori, indichiamo per\u00f2 il metodo generale che deve essere seguito dal nuovo Stato democratico repubblicano per riuscire a garantire questi nuovi diritti.<\/p><p>E qui non ho che da rinviare alla relazione che presentai alla prima Sottocommissione, nella quale indicavo chiaramente che questo metodo generale deve consistere nei punti seguenti:<\/p><p>\u00ab<em>a<\/em>) la necessit\u00e0 di un piano economico, sulla base del quale sia consentito allo Stato di intervenire per il coordinamento e la direzione dell\u2019attivit\u00e0 produttiva dei singoli e di tutta la Nazione;<\/p><p><em>\u00abb)<\/em> il riconoscimento costituzionale di forme di propriet\u00e0 dei mezzi di produzione diverse da quella privata, e precisamente la propriet\u00e0 cooperativa e quella di Stato. Il riconoscimento della propriet\u00e0 cooperativa nella Costituzione stessa consentir\u00e0 al legislatore di svincolare il movimento cooperativo dalle troppo ristrette pastoie dell\u2019attuale legislazione civile e commerciale, e sar\u00e0 utile premessa a un largo sviluppo della cooperazione, nel campo della produzione e del lavoro in modo particolare. Il riconoscimento costituzionale della propriet\u00e0 di Stato di determinati mezzi di produzione servir\u00e0, d\u2019altra parte, a dare una base costituzionale nuova al processo di nazionalizzazione di determinate branche industriali;<\/p><p>\u00ab<em>c<\/em>) la necessit\u00e0 che vengano nazionalizzate quelle imprese che per il loro carattere di servizio pubblico oppure monopolistico debbono essere sottratte alla iniziativa privata, allo scopo precisamente di impedire che gruppi plutocratici, avendo queste imprese nelle loro mani, se ne servano per stabilire una loro egemonia su tutta la vita della Nazione;<\/p><p>\u00ab<em>d<\/em>) la necessit\u00e0 dell\u2019organizzazione di Consigli di azienda come organi per l\u2019esercizio di un controllo sulla produzione, da parte di tutte le categorie dei lavoratori, nell\u2019interesse della collettivit\u00e0;<\/p><p>\u00ab<em>e<\/em>) la necessit\u00e0 che l\u2019esercizio del diritto di propriet\u00e0, di cui d\u2019altra parte si garantisce la tutela da parte della legge, sia limitato dall\u2019interesse sociale; e infine,<\/p><p>\u00ab<em>f<\/em>) la necessit\u00e0 che la distribuzione della terra nel nostro Paese venga profondamente modificata in modo che sia limitata la grande propriet\u00e0 terriera e vengano protette e difese la propriet\u00e0 piccola e media, e in modo particolare l\u2019azienda agricola del coltivatore diretto\u00bb.<\/p><p>Di tutto questo che cosa dobbiamo scrivere nella Costituzione? Dobbiamo scrivere quel tanto che serva a tracciare la strada su cui dovranno muovere le Assemblee legislative nella loro opera di concreta organizzazione della vita economica e sociale. Anche questa Assemblea, pur essendo di sua natura costituente, avrebbe dovuto incominciare a muoversi per questa strada. Essa infatti \u00e8 stata eletta dal popolo nella speranza che avrebbe preso le prime misure necessarie per introdurre, o almeno per iniziare, trasformazioni profonde nell\u2019organismo economico della nazione, nell\u2019interesse delle masse lavoratrici e di tutti i cittadini. Non siamo ancora riusciti a farlo: dobbiamo per\u00f2 farlo. Queste sono le opere che la Repubblica deve fare; soltanto affrontando queste opere, compiendo queste trasformazioni, si risolve radicalmente la questione della legittimit\u00e0 del regime repubblicano. Vi \u00e8 una legittimit\u00e0 formale della Repubblica, che sta nel <em>referendum<\/em> e nella maggioranza che in esso si manifest\u00f2 per il regime repubblicano. Ma vi \u00e8 anche un problema di legittimit\u00e0 sostanziale. Tale legittimit\u00e0 sostanziale consiste nel fatto che la Repubblica affronti e risolva quei problemi di trasformazione economica e sociale che il popolo ritiene debbano essere risolti dal regime repubblicano e che sono maturi per una soluzione.<\/p><p>La nostra Costituzione, anche se non sar\u00e0 essa il documento che ci dar\u00e0 la soluzione di tutti questi problemi, dovr\u00e0 essere per\u00f2 un documento che tracci il cammino sul quale si muoveranno i politici e i partiti italiani. Tutti coloro che accettano questa Costituzione come fondamento della vita politica italiana devono essere impegnati a muoversi sulla via del rinnovamento economico e sociale. Ecco quello che noi vogliamo. Ecco perch\u00e9 chiediamo che la parte della Costituzione che tratta dei diritti sociali sia chiara, senza equivoci e questi diritti siano sostanzialmente garantiti.<\/p><p>Ho finito, onorevoli colleghi. Ho sentito da molti, e giustamente, dire che il compito che sta davanti a noi \u00e8 grave, pesante: \u00e8 vero, onorevole Calamandrei.<\/p><p>\u00ab<em>Ma chi pensasse il ponderoso tema<\/em><\/p><p><em>E l\u2019omero mortai che se ne carca<\/em><\/p><p><em>No \u2019l biasmerebbe se sott\u2019esso trema<\/em>\u00bb.<\/p><p>Ma questo vale per noi come singoli; noi qui, per\u00f2, non siamo come singoli.<\/p><p>Noi siamo qui, prima di tutto, noi della grande maggioranza dell\u2019Assemblea, gli esponenti di un grande movimento nazionale liberatore, movimento il quale trae i succhi della propria esistenza dalle migliori tradizioni della vita e della storia del nostro Paese: le tradizioni liberali e democratiche. Queste tradizioni il fascismo ha voluto negarle, ha cercato di distruggerle; non vi \u00e8 riuscito ed \u00e8 crollato nel baratro, nel quale purtroppo ha trascinato anche noi.<\/p><p>Ma noi ci sentiamo qui, noi comunisti, voi socialisti e anche voi, colleghi della Democrazia cristiana, noi tutti dobbiamo sentirci qui anche gli esponenti di qualche altra cosa: gli esponenti di quelle masse lavoratrici, di operai, di braccianti, di contadini, di impiegati, di uomini del popolo, di uomini che vivono soltanto del proprio lavoro, e che da decenni sono attive nella lotta per la loro emancipazione. Queste masse si sono organizzate, hanno combattuto e combattono non soltanto per migliorare la loro esistenza giorno per giorno, attraverso le loro agitazioni e i movimenti loro economici e politici, ma anche e soprattutto per gettare le fondamenta di un nuovo ordinamento sociale, di una societ\u00e0 nazionale rinnovata, governata dal lavoro secondo i propri interessi e secondo la propria profonda moralit\u00e0, secondo quei princip\u00ee di libert\u00e0, di uguaglianza, di giustizia sociale, che sono l\u2019essenza dell\u2019ideologia delle classi lavoratrici, in tutte le forme in cui essa pu\u00f2 manifestarsi.<\/p><p>Onorevole Presidente! Onorevoli colleghi! Il nostro gruppo interverr\u00e0 attivamente nel dibattito costituzionale, per sostenere che nella maggior misura possibile la nuova Carta costituzionale della Repubblica italiana corrisponda a questi princip\u00ee; corrisponda cio\u00e8 a quelle che sono le aspirazioni della grande maggioranza del popolo italiano, aspirazioni che esprimono la pi\u00f9 profonda, la pi\u00f9 urgente esigenza della nostra vita nazionale in questo momento. (<em>Vivissimi applausi. <\/em>\u2013<em> Moltissime congratulazioni<\/em>).<\/p><p>PRESIDENTE. \u00c8 iscritto a parlare l\u2019onorevole Croce. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>CROCE. Dopo l\u2019ampia discussione generale di questo disegno di Costituzione, dopo la critica di cui \u00e8 stato oggetto \u2013 nella quale si direbbe che le censure hanno soverchiato i consensi \u2013 dopo che si \u00e8 udita la parola di tanti esperti giuristi, permetterete a me che quando tento di sottrarmi al nome impopolare di filosofo mi rifugio in quello di letterato, di osservare che forse una delle cagioni per cui l\u2019opera non \u00e8 felicemente riuscita proviene dall\u2019essere stata scritta da pi\u00f9 persone in concorso. N\u00e9 un libro, n\u00e9 una pagina si compone se non da una singola mente che sola compie la sintesi necessaria e, avvertendo e schivando anche le pi\u00f9 piccole dissonanze, giunge alla scrupolosa logicit\u00e0 e all\u2019armonia delle parti nell\u2019unit\u00e0. Veramente gli autori questa volta sono stati troppi; ma fossero stati, invece di 75, dieci, cinque o tre, sempre, avrebbero dovuto, naturalmente, dopo eseguito il loro lavoro specifico e fissate le conclusioni a cui erano pervenuti, dare mandato a uno solo di loro di rimeditarle e formularle, il quale poi le avrebbe ripresentate agli altri e, raccolte le loro osservazioni ed obiezioni, rinnovato tante volte quante bisognava il suo atto sintetico, correggendo le incoerenze e contraddizioni che gli fossero per caso sfuggite e raggiungendo parti integrative, e tutto ci\u00f2 sempre sotto la sua responsabilit\u00e0 intellettuale, col suo diretto riesame e con la sua interiore approvazione e soddisfazione personale. Una scrittura diversamente condotta, per valenti che sieno i suoi molti e molteplici autori, lascia pi\u00f9 o meno scontento ciascuno di essi; laddove, condotta a quel modo, ottiene il loro consenso, come ammiriamo e facciamo nostra una bella poesia senza essere intervenuti a scriverla. Tutto si potr\u00e0 collettivizzare o sognar di collettivizzare, ma non certamente l\u2019arte dello scrivere. In effetto, dello Statuto albertino del Regno di Sardegna lo scrittore fu il giurista Des Ambro\u00ecs, come la relazione ricorda, e di quello napoletano dello stesso anno l\u2019avvocato e filosofo Bozzelli; e cos\u00ec sempre che si sia fatta o si voglia fare una cosa organica, perch\u00e9 in questo riguardo non v\u2019\u00e8 luogo a distinguere tra Statuto concesso e Statuto che il popolo chiede e approva.<\/p><p>Ma a questa prima cagione della mancanza di coerenza e di armonia del presente disegno si \u00e8 aggiunta un\u2019altra ben pi\u00f9 grave: che i molti suoi autori non solo non potevano portarvi un\u2019unica mente di scrittore, ma non vi perseguivano un medesimo fine pratico, perch\u00e9 ai tre partiti che ora tengono il Governo, non gi\u00e0 in una benefica <em>concordia discors<\/em>, ma in una mirabile concordia di parole e discordia di fatti, ha corrisposto una commissione di studi e di proposte della stessa disposizione di animo, nella quale ciascuno di quei partiti ha tirato l\u2019acqua ai suo mulino e tutti hanno fatto come nella classica novella spagnola del cieco e del ragazzo che gli serve da guida e compagno, della quale qui leggerei ad ammonimento qualche tratto se non temessi la giustificata accusa di troppa frivolezza o distrazione letteraria. Da tale procedere \u00e8 noto quel che l\u2019onorevole Relatore chiama eufemisticamente \u00abcarattere intermedio\u00bb della proposta o \u00abdiversit\u00e0 di accento\u00bb, ossia i ben trasparenti negoziati accaduti tra i rappresentanti dei partiti che hanno messo capo ad un reciproco concedere ed ottenere, appagando alla meglio o alla peggio le richieste di ciascuno, ma giustificando le richieste oggettive dell\u2019opera che si doveva eseguire. La quale opera era semplicemente e severamente questa: di dare al popolo italiano un complesso di norme giuridiche che garantissero a tutti i cittadini, di qualsiasi opinione politica, categoria economica e condizione sociale, la sicurezza del diritto e l\u2019esercizio della libert\u00e0, la quale porta con s\u00e9 come logica sua conseguenza (e nobilmente ce lo ha rammentato l\u2019onorevole Orlando), con la crescente civilt\u00e0 la giustizia sociale che le si lega.<\/p><p>Un esempio, e insieme la diretta prova, del metodo tenuto \u00e8 (e sebbene gi\u00e0 altri parecchi ne abbiano altamente parlato, qui non posso tacerne neppure io) nella proposta di includere nella Costituzione i Patti lateranensi e l\u2019impegno contro una possibile legge del divorzio. E che cosa c\u2019\u00e8 di comune tra una Costituzione statale e un trattato tra Stato e Stato, e come mai a questo trattato in sede di Costituzione si pu\u00f2 aggiungere l\u2019irrevocabilit\u00e0, cio\u00e8 l\u2019obbligo di non mai denunciarlo o (che vale lo stesso) di modificarlo solo con l\u2019accordo dell\u2019altra parte, mentre l\u2019una delle due, cio\u00e8 l\u2019altro Stato, non interviene e non pu\u00f2 intervenire come contraente in quest\u2019atto interno e quell\u2019obbligo resta unilaterale, ossia appartiene a uno di quei monologhi che, come argutamente \u00e8 stato osservato, nel testo presente si alternano coi dialoghi.<\/p><p>Parlai io solo in Senato, nel 1929, contro i Patti lateranensi; ma anche allora dichiarai nettamente che non combattevo l\u2019idea delle conciliazioni tra Stato e Chiesa, desiderata e pi\u00f9 volte tentata dai nostri uomini di Stato liberali, perch\u00e9 la mia ripugnanza e opposizione si riferiva a quel caso particolare di conciliazione effettuato non con una Italia libera, ma con un Italia serva e per mezzo dell\u2019uomo che l\u2019aveva asservita, e che, fuori di ogni spirito di religione come di pace, compieva quell\u2019atto per trarne nuovo prestigio e rafforzare la sua tirannia. (<em>Vivissimi applausi<\/em>). Ma nelle presenti terribili difficolt\u00e0, nell\u2019affannosa problematica di tutta la vita italiana, nessuno e neppure io penso a riaprire quella questione, n\u00e9 penso ad agitare l\u2019altra del divorzio che non attecch\u00ec le altre volte in cui fu proposta, sicch\u00e9 si direbbe che il costume italiano non ne senta il bisogno e la convenienza, e d\u2019altronde d\u2019indissolubilit\u00e0 del matrimonio sta nel Codice civile. Si dir\u00e0 che la strana inclusione nella Costituzione vuol essere una assicurazione verso l\u2019avvenire; ma quando mai parole come quelle legano l\u2019avvenire? Lo legano cos\u00ec poco quanto il famoso biglietto di impegno che Ninon De Lenclos fece a Le Chastre allorch\u00e9 part\u00ec per la guerra. E se mi consente l\u2019onorevole Togliatti che pi\u00f9 volte mi ha fatto segno dei suoi motti satirici, che lo ricambi col semplice motto scherzoso, io quasi sospetto che la parte di Ninon De Lenclos abbia in mente di farla questa volta lui coi comunisti, che un giorno sperano di poter dire ai loro colleghi democristiani, i quali invano punteranno il dito su un articolo qualsiasi della Costituzione da loro consentito: \u00abOh, le ben billet qu\u2019a l\u00e0 Le Chastre!\u00bb E fin da ora si direbbe che egli abbia l\u2019occhio a una particciuola di uscita, perch\u00e9 ammette l\u2019indissolubilit\u00e0 del matrimonio fino a quando una nuova anima civile non si sar\u00e0 formata in Italia; e dipende evidentemente da lui di accelerare questa formazione o di annunziare che \u00e8 avvenuta; e allora poveri Patti lateranensi, povera indissolubilit\u00e0 matrimoniale e povera Costituzione! Dunque, se quella inclusione, che \u00e8 uno stridente errore logico e uno scandalo giuridico, \u00e8 troppo fragile o illusorio riparo verso l\u2019avvenire, perch\u00e9 offendere il senso giuridico che \u00e8 stato sempre cos\u00ec alto in Italia e che solo il fascismo ha osato calpestare?<\/p><p>Simili compromessi, sterili, o fecondi solo di pericoli e concetti vaghi o contraddittori, abbondano, come s\u2019\u00e8 detto, nel disegno di Costituzione, e saranno opportunamente rilevati e discussi, quando si passer\u00e0 all\u2019esame dei titoli e degli articoli. Ma un altro di essi voglio qui accennare di volo, che sta a cuore a molti tra noi, di vari e diversi opposti partiti, liberali e socialisti o comunisti, dall\u2019onorevole Nitti agli onorevoli Nenni e Togliatti: la tendenza a istituire le regioni, a moltiplicarne il numero ed armarle di poteri legislativi e di altri di varia sorte. L\u2019idea delle regioni come organismi amministrativi apparve gi\u00e0 nei primi anni dell\u2019unit\u00e0, con la quale erano state superate le concezioni federalistiche che non avevano avuto mai molto vigore in Italia, vagheggiate da solitari o da piccoli gruppi, o fugate dalla fulgida idea dell\u2019unit\u00e0 che Giuseppe Mazzini accolse dal pensiero di Niccol\u00f2 Machiavelli, dall\u2019anelito secolare dell\u2019Italia e dai concetti dei nostri patriotti delle repubbliche suscitate dalla Rivoluzione francese, tra i quali tenne uno dei primi posti un politico meridionale, dal Mazzini in giovent\u00f9 studiato, Vincenzo Cuoco. Ma ora, dopo la parentesi fascistica e la guerra sciagurata al seguito della quale vecchi malanni si risvegliano, come in un organismo che ha sofferto una grave malattia, contrasti di Nord e di Sud, di Italia insulare e di Italia continentale, pretese e gelosie regionali e richieste di autonomie, si son fatti sentire, con gran dolore di chi, come noi, crede che il solo bene che ci resti intatto degli acquisti del Risorgimento sia l\u2019unit\u00e0 statale che dobbiamo mantenere saldissima se anche nel presente non ci dia altro conforto (ed \u00e8 pure un conforto) che di soffrire in comune le comuni sventure. (<em>Vivi<\/em> <em>applausi<\/em>).<\/p><p>So bene che certe transazioni e concessioni di autonomie sono state introdotte e che, al giudizio o alla rassegnazione di molti, questo era inevitabile per stornare il peggio; ma il favoreggiamento e l\u2019istigazione al regionalismo, l\u2019avviamento che ora si \u00e8 preso verso un vertiginoso sconvolgimento del nostro ordinamento statale e amministrativo, andando incontro all\u2019ignoto con complicate e inisperimentate istituzioni regionali, \u00e8 pauroso. Sembra che tutto si debba rifare a nuovo, che tutto sia da mutare o da distruggere della precedente Costituzione, alla quale si attribuisce la colpa di aver aperto la via al fascismo; laddove il vero \u00e8 che la via fu aperta dall\u2019inosservanza e violazione della Costituzione, che non era nemmeno pi\u00f9 \u00aboctroy\u00e9e\u00bb, concessa da un re, perch\u00e9 sanzionata poi dai plebisciti. Lo Statuto del 1848 ha regolato e reso possibile lo splendido avanzamento dell\u2019Italia in ogni campo di operosit\u00e0 per oltre settant\u2019anni, e, non rigido come questo nuovo che ci vien proposto \u2013 di quella rigidezza che improvvisamente scoppia o invita a mandarla in pezzi \u2013 ma flessibile, consent\u00ec a grado a grado, col modificarsi dei pensieri, degli animi e dei costumi, il diritto di sciopero agli operai e l\u2019allargamento del suffragio, fino al suffragio universale, tutte cose che abbiamo trovate gi\u00e0 fatte e preparate per la nostra ulteriore costruzione, quando, abbattuto il fascismo, abbiamo riavuto il nostro vecchio Statuto. Si ode ora spesso faziosamente ingiuriare gli avversari politici col nome di fascisti; ma io ritrovo l\u2019effettivo fascismo, tra gli altri cattivi segni, in questa imitazione del dispregio e del vituperio che i fascisti versarono sull\u2019Italia quale fu dal 1848 al 1922. Di quell\u2019et\u00e0 io mi sento figlio; nella benefica, nella santa sua libert\u00e0 ho potuto educarmi e imparare; e mi si perdoni questa digressione, perch\u00e9 \u00e8 dovere, io credo, che i figli difendano l\u2019opera e l\u2019onore dei padri. (<em>Applausi<\/em>).<\/p><p>Ma io odo sussurrare da pi\u00f9 di uno che la discussione che ora si fa nell\u2019Assemblea Costituente \u00e8 piuttosto figurativa che effettiva, perch\u00e9 i grossi partiti hanno, come che sia, transatto tra loro e si sono accordati attraverso i loro rappresentanti nella Commissione di studio e di proposte. Avremo, dunque, anche all\u2019interno una sorta di Diktat, come quello che tanto ci offende e ci ribella, impostoci dalle tre potenze nel cosiddetto trattato di pace, al quale l\u2019Italia cobelligerante non ha partecipato e non vi ha veduto accolta nessuna delle richieste necessarie alla sua vita? Ma quel Diktat, venuto dal di fuori, se ci offende e ci danneggia, pure unisce tutti noi italiani nel proposito di scuoterlo da noi con tutte le forze del nostro pensiero e della nostra volont\u00e0, con tutte le virt\u00f9 del nostro lavoro, col valerci delle occasioni favorevoli che non potranno non presentarsi nel mutevole corso della Storia; ma questo, invece, al quale ci piegheremmo oggi nel governo delle nostre cose interne, essendo opera e colpa nostra, ci disunirebbe o ci corromperebbe; e perci\u00f2 non \u00e8 da sopportare e bisogna provvedere affinch\u00e9 non eserciti la sua insidiosa prepotenza. In qual modo? si dir\u00e0. Il modo c\u2019\u00e8 e dipende da noi, n\u00e9 sta solo nel fatto che, oltre i grossi partiti ci sono gli altri, numericamente forse ma non idealmente inferiori, sebbene anche e soprattutto in ci\u00f2 che i partiti sono utili strumenti di azione per certi fini contingenti e non sono il fine universale, non sono la legge del bene alla quale solamente si deve ubbidire, perch\u00e9, come Montesquieu diceva di se stesso, egli prima che francese si sentiva europeo e prima che europeo si sentiva uomo.<\/p><p>La partitomania, che ingenuamente si esprime nella formula che fu gi\u00e0 del fascismo ed \u00e8 ora la tromba (ahi quanto diversa!) che il tassesco Rinaldo \u00abudia dall\u2019oriente\u00bb, nella formula verbalmente assurda del \u00abpartito unico\u00bb, vorrebbe invertire questa scala di valori e porre lo strumento di sopra allo spirito umano che deve adoprarlo e collocare ci\u00f2 che \u00e8 ultimo al posto di ci\u00f2 che \u00e8 primo. Contro cotesta distorsione della vera gerarchia bisogna stare in guardia e ad essa opporsi in modo assoluto e radicale. Ciascuno di noi si ritiri nella sua profonda coscienza e procuri di non prepararsi, col suo voto poco meditato, un pungente e vergognoso rimorso. Io vorrei chiudere questo mio discorso, con licenza degli amici democristiani dei quali non intendo usurpare le parti, raccogliendo tutti quanti qui siamo a intonare le parole dell\u2019inno sublime:<\/p><p>\u00ab<em>Veni, creator spiritus, <\/em><\/p><p><em>Mentes tuorum visita; <\/em><\/p><p><em>Accende lumen sensibus, <\/em><\/p><p><em>Infunde amorem cordibus!<\/em>\u00bb<\/p><p>Soprattutto a questi: ai cuori. (<em>Vivissimi applausi \u2013 Moltissime congratulazioni<\/em>).<\/p><p>PRESIDENTE. Il seguito della discussione \u00e8 rinviato a domani alle 15,30.<\/p><p>La seduta termina alle 19.50.<\/p><p>Ordine del giorno per la seduta di domani.<\/p><p>Alle ore 15,30:<\/p><p>Seguito della discussione del progetto di Costituzione della Repubblica italiana.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Versione PDF ASSEMBLEA COSTITUENTE LVIII. SEDUTA POMERIDIANA DI MARTED\u00cc 11 MARZO 1947 PRESIDENZA DEL PRESIDENTE TERRACINI INDICE Seguito della discussione del progetto di Costituzione della Repubblica italiana: La Pira\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Togliatti\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Croce\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La seduta comincia alle 16. SCHIRATTI, Segretario, legge il processo verbale della seduta pomeridiana precedente. (\u00c8 approvato). Seguito della discussione del progetto di Costituzione [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_relevanssi_hide_post":"","_relevanssi_hide_content":"","_relevanssi_pin_for_all":"","_relevanssi_pin_keywords":"","_relevanssi_unpin_keywords":"","_relevanssi_related_keywords":"","_relevanssi_related_include_ids":"","_relevanssi_related_exclude_ids":"","_relevanssi_related_no_append":"","_relevanssi_related_not_related":"","_relevanssi_related_posts":"2017,2042,2052,2036,2009,2028","_relevanssi_noindex_reason":"","_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"categories":[45,7],"tags":[],"post_folder":[44],"class_list":["post-1714","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-1947-03","category-assemblea"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1714","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1714"}],"version-history":[{"count":8,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1714\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":10755,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1714\/revisions\/10755"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1714"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1714"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1714"},{"taxonomy":"post_folder","embeddable":true,"href":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fpost_folder&post=1714"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}