{"id":1702,"date":"2023-09-10T10:46:55","date_gmt":"2023-09-10T08:46:55","guid":{"rendered":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=1702"},"modified":"2023-10-22T16:25:52","modified_gmt":"2023-10-22T14:25:52","slug":"pomeridiana-di-giovedi-6-marzo-1947","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/?p=1702","title":{"rendered":"POMERIDIANA DI GIOVED\u00cc 6 MARZO 1947"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"1702\" class=\"elementor elementor-1702\" data-elementor-post-type=\"post\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-fc34f4e elementor-section-full_width elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"fc34f4e\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-72156f4\" data-id=\"72156f4\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-68414fc elementor-align-right elementor-widget elementor-widget-button\" data-id=\"68414fc\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"button.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-button-wrapper\">\n\t\t\t\t\t<a class=\"elementor-button elementor-button-link elementor-size-sm\" href=\"https:\/\/comenascelacostituzione.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/19470306_2.pdf\" target=\"_blank\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-content-wrapper\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-icon\">\n\t\t\t\t<i aria-hidden=\"true\" class=\"icon icon-view\"><\/i>\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-text\">Versione PDF<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-a725577 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"a725577\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>ASSEMBLEA COSTITUENTE<\/p><p>LII.<\/p><p>SEDUTA POMERIDIANA DI GIOVED\u00cc 6 MARZO 1947<\/p><p>PRESIDENZA DEL PRESIDENTE <strong>TERRACINI<\/strong><\/p><p><strong>INDICE<\/strong><\/p><p><strong>Verifica di poteri:<\/strong><\/p><p>Presidente<\/p><p><strong>Seguito della discussione sul progetto di Costituzione della Repubblica italiana:<\/strong><\/p><p>Basso\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/p><p>Cevolotto<\/p><p>Rubilli\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/p><p>Saragat\u00a0\u00a0\u00a0<\/p><p>La seduta comincia alle 16.<\/p><p>AMADEI, <em>Segretario<\/em>, legge il processo verbale della seduta precedente.<\/p><p>(\u00c8 approvato).<\/p><p>Verifica di poteri.<\/p><p>PRESIDENTE. La giunta delle elezioni, nella riunione odierna ha verificato non essere contestabili le elezioni dei deputati: Danilo Paris per la Circoscrizione di Trento (VIII), Dante Veroni e Bruno Bernabei per la Circoscrizione di Roma (XX), e, concorrendo negli eletti i requisiti previsti dalla legge elettorale, ne ha dichiarata valida la elezione.<\/p><p>Do atto alla Giunta di questa sua comunicazione e, salvo i casi di incompatibilit\u00e0 preesistenti e non conosciuti sino a questo momento, dichiaro convalidate queste elezioni.<\/p><p>La stessa Giunta delle elezioni, in seguito alla morte dell\u2019onorevole Antonino D\u2019Agata, deputato per la Circoscrizione di Catania (XXIX), ha deliberato di proporre, a termini dell\u2019articolo 64 della vigente legge elettorale, la proclamazione del candidato Umberto Fiore, che nella stessa lista risulta primo dei non eletti nella Circoscrizione medesima.<\/p><p>Do atto alla Giunta di questa sua comunicazione e metto ai voti tale proclamazione.<\/p><p>(\u00c8 approvata)<\/p><p>Avverto che da oggi decorre il termine di venti giorni per la presentazione di eventuali proteste o reclami.<\/p><p>Seguito della discussione sul progetto di Costituzione della Repubblica italiana.<\/p><p>PRESIDENTE. L\u2019ordine del giorno reca: Seguito della discussione del progetto di Costituzione della Repubblica italiana. \u00c8 iscritto a parlare l\u2019onorevole Basso. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>BASSO. Onorevoli colleghi, \u00e8 difficile intervenire in questo dibattito senza toccare punti gi\u00e0 discussi dai colleghi che mi hanno preceduto. Anche io, per esporre il punto di vista del Partito socialista, incomincer\u00f2 dove ha incominciato ieri il collega Laconi. Si \u00e8 da pi\u00f9 parti mossa a questo progetto di Costituzione la critica che esso rappresenti il frutto di un compromesso; si \u00e8 parlato, da qualche parte, riguardo a questo progetto, che esso contenga in s\u00e9 l\u2019equivoco del tripartito. Se con questo si vuol dire che il progetto di Costituzione \u00e8 il frutto di uno sforzo di diversi partiti per trovare un\u2019espressione concorde che rappresenti l\u2019espressione della volont\u00e0 della grande maggioranza degli italiani, questo non \u00e8 un difetto. Noi non abbiamo mai pensato che si potesse portare a questa Assemblea una Costituzione socialista, non abbiamo mai pensato che si potesse portare a questa Assemblea una Costituzione che fosse il frutto di punti di vista particolari. Sarebbe una posizione facile, declamatoria, demagogica; non sarebbe una posizione socialista. E questo proprio perch\u00e9 noi siamo socialisti e come tali, abbiamo vivo il senso della storia.<\/p><p>Non abbiamo appreso, onorevole Calamandrei, il nostro storicismo da Benedetto Croce;<\/p><p>lo abbiamo appreso da coloro che sono stati maestri vicini e lontani di Benedetto Croce: da Carlo Marx e da Antonio Labriola. Ed appunto perch\u00e9 abbiamo appreso questo senso storico, noi diciamo che la Costituzione non pu\u00f2 rispondere ad un modello, non \u00e8 mai una cosa perfetta, non \u00e8 un archetipo, ma \u00e8 una traduzione di realt\u00e0 sociali, \u00e8 il frutto dell\u2019incontro di diverse correnti, rappresenta il punto di equilibrio delle forze sociali che sono in atto in un determinato momento.<\/p><p>La Costituzione non ha il compito di trasformare la societ\u00e0 o di creare qualcosa di nuovo; la Costituzione \u00e8 il frutto di precedenti trasformazioni, \u00e8 il riflesso delle trasformazioni che sono in atto; ed \u00e8 la porta aperta verso trasformazioni che verranno. In questo senso noi voteremo in questa Costituzione degli articoli che certamente non corrispondono alle vecchie tradizioni del Partito ed altri che contraddicono a quelle che sono le nostre aspirazioni lontane; ma voteremo degli articoli che siano l\u2019espressione della complessa realt\u00e0 oggi in atto e li voteremo con perfetta lealt\u00e0. Voteremo gli articoli in cui si accetta la propriet\u00e0 privata, in cui si dice che \u00e8 assicurata l\u2019iniziativa privata, perch\u00e9 sappiamo che nella societ\u00e0 di oggi questi articoli esprimono la concreta realt\u00e0 e voteremo in perfetta lealt\u00e0 e in perfetta coscienza l\u2019affermazione che i rapporti tra la Chiesa e lo Stato devono essere regolati su basi concordatarie, perch\u00e9 questa \u00e8 una situazione storica che noi accettiamo lealmente, perch\u00e9 lealmente noi vogliamo conservare all\u2019Italia la pace religiosa. Non vi \u00e8 quindi in noi quel contrasto che vedeva l\u2019onorevole Calamandrei, quando diceva che vi sono articoli che contengono affermazioni contradittorie, che possono sodisfare l\u2019una il socialista, l\u2019altra l\u2019individualista.<\/p><p>\u00c8 l\u2019espressione di una complessa e multiforme realt\u00e0 che noi vogliamo interpretare e che interpretiamo votando tranquillamente questi articoli. Quello che desideriamo, per\u00f2, \u00e8 che lo stesso avvenga da altre parti, cio\u00e8 che non si voglia qui approfittare di maggioranze magari esigue, magari effimere, magari forse non pi\u00f9 corrispondenti alla realt\u00e0 politica di oggi, per consacrare in questa Carta costituzionale dei princip\u00ee che non riflettono la coscienza collettiva e farne le linee maestre della Costituzione. Noi ci opporremo a che questa Costituzione possa comunque apparire una Costituzione di parte, e ci opporremo anche se si volesse intendere questa Costituzione come un freno al realizzarsi di ulteriori trasformazioni sociali.<\/p><p>Ogni Costituzione \u00e8 un limite che la sovranit\u00e0 popolare d\u00e0 a se stessa e noi accettiamo questo limite, noi accettiamo questa legalit\u00e0 in cui la Costituzione ci pone, ma vogliamo che questi limiti che si pongono alla sovranit\u00e0 popolare non siano delle barriere per il futuro, perch\u00e9 non intendiamo che si possa approfittare di questa Costituzione per garantire il permanere di posizioni di privilegio o di condizioni particolari che riteniamo destinate ad essere superate.<\/p><p>In questo senso mi associo, senza ripeterlo, a ci\u00f2 che diceva ieri il collega Laconi circa, tutto l\u2019apparato di pesi, di contrappesi, di precauzioni e di intralci che la Costituzione nella seconda parte pone ad un normale sviluppo legislativo e a un normale affermarsi della sovranit\u00e0 popolare, col proposito confessato ieri dall\u2019onorevole Tupini di rallentare il moto e il progresso della democrazia repubblicana.<\/p><p>Costituzione, quindi, aperta verso tutte le trasformazioni democratiche future, e Costituzione che sia riflesso delle trasformazioni gi\u00e0 avvenute o in atto, ed espressione della coscienza popolare collettiva: ecco la Costituzione che noi vogliamo.<\/p><p>Orbene io credo di non poter essere contraddetto se affermo che, nelle circostanze presenti, all\u2019indomani del fascismo e della guerra mondiale, quello che la coscienza popolare collettiva in Italia e fuori d\u2019Italia chiede \u00e8 essenzialmente la difesa di due princip\u00ee: da un lato la difesa della persona umana che regimi tirannici hanno avvilito e sacrificato; dall\u2019altra la coscienza, specialmente dopo il fallimento delle vecchie democrazie prefasciste, che questa dignit\u00e0 umana, questa persona umana, questi diritti di libert\u00e0, non si difendono soltanto con gli articoli di una legge scritta sulla carta, ma traducendo in realt\u00e0 effettiva gli articoli della legge, cio\u00e8 sostituendo ad una democrazia puramente formale una democrazia sostanziale, rendendo effettivi i princip\u00ee di libert\u00e0 che da secoli sono sanciti nelle carte costituzionali. Sono due aspirazioni di libert\u00e0 e giustizia sociale, che in realt\u00e0 sono due momenti inscindibili della stessa aspirazione umana, anche se talvolta ama qualcuno distinguerli e contrapporli. Sono questi due princip\u00ee che devono essere sanciti dalla nostra Carta costituzionale.<\/p><p>Da Dunkerque a Stalingrado milioni di uomini sono caduti per questi ideali; per questi ideali i migliori figli del nostro popolo hanno offerto volontariamente la vita sulle nostre montagne, e non ne \u00e8 ancora spento il ricordo nella nostra mente, e non sono ancora chiuse le ferite nel nostro cuore.<\/p><p>\u00c8 la voce che si leva da questi milioni di tombe sparse per tutta l\u2019Europa, la voce che si leva dai popoli doloranti dell\u2019Europa, che ancora non hanno ricostruito le loro rovine e ancora non hanno asciugato le loro lacrime; la voce che si leva dalla terra stessa, ancora sconvolta e ferita, ma gi\u00e0 anelante a rinascere al soffio di una nuova primavera; \u00e8 la voce che ci ammonisce che nulla vi \u00e8 in questa terra di pi\u00f9 sacro all\u2019uomo che l\u2019uomo stesso, immagine di Dio per i credenti, termine ultimo dell\u2019evoluzione per i non credenti. \u00c8 la voce che ci ammonisce che val meglio perdere la propria vita che avvilirla; \u00e8 la voce che ci ammonisce che val meglio sacrificare milioni di vite piuttosto che consentire ad un popolo di perdere il senso e la coscienza della libert\u00e0.<\/p><p>Ebbene, questa voce \u00e8 stata, s\u00ec, presente ai nostri colleghi della Commissione per la Costituzione, e non star\u00f2 qui a citare i molti articoli gi\u00e0 citati dall\u2019onorevole Tupini e dall\u2019onorevole Laconi, che consacrano questa profonda aspirazione; ma, mancherei al mio dovere se non dicessi qui senza reticenze, senza preoccupazioni, che vi \u00e8 nella nostra Carta costituzionale qualcosa che la nostra coscienza di libert\u00e0 non pu\u00f2 ammettere.<\/p><p>Io credo che fra tutti gli articoli del trattato di pace di cui abbiamo riconosciuto il diritto di revisione, uno ve n\u2019\u00e8 la cui revisione nessuno vorrebbe chiedere ed \u00e8 l\u2019articolo 15 che dice: \u00abL\u2019Italia prender\u00e0 tutte le misure necessarie per assicurare a tutte le persone senza distinzione di razza, di sesso, di lingua e di religione il godimento dei diritti dell\u2019uomo e delle libert\u00e0 fondamentali, compresa la libert\u00e0 della espressione di pensiero e la libert\u00e0 di stampa\u00bb.<\/p><p>Ed \u00e8 stato davvero doloroso per me, poche settimane fa, quasi alla vigilia della partenza della nostra missione che andava a Londra a negoziare accordi economici, leggere sulle colonne del grave \u00abTimes\u00bb, la deplorazione che la Costituente italiana si apprestasse a votare una Costituzione in cui l\u2019articolo 15 del trattato di pace \u00e8 violato, perch\u00e9 \u00e8 violato il principio fondamentale della libert\u00e0 di religione.<\/p><p>Mi riferisco, onorevoli colleghi, all\u2019articolo che, inserendo nella nostra Costituzione i Patti Lateranensi, inserisce perci\u00f2 stesso nella nostra Costituzione l\u2019articolo 5 del Concordato. Io non posso non ripetere qui le cose che gi\u00e0 dissi nella prima Sottocommissione, che dissi nella Commissione dei settantacinque e ripetei sulle colonne del giornale del mio Partito. Le dico con la stessa lealt\u00e0, con cui ho detto in principio: \u00abNoi siamo fermamente decisi, ad accettare il principio concordatario e ad adoperarci per il mantenimento della pace religiosa\u00bb. Ma con la stessa fermezza e con la stessa lealt\u00e0, senza preoccupazioni elettoralistiche, devo dichiarare che includere nella Costituzione l\u2019articolo 5 del Concordato rappresenta per la nostra coscienza civile una grave offesa al principio di libert\u00e0.<\/p><p>Non mi si dica, come ha affermato l\u2019onorevole Tupini ieri, che la Chiesa cattolica, nella sua sconfinata saggezza, corregger\u00e0 anche questi errori. Noi siamo chiamati oggi a votare questa Costituzione in cui si vuole inserire questo Concordato e questo articolo 5; e noi siamo chiamati a dare il nostro voto a quell\u2019articolo che ha permesso, che ha servito a far tacere nell\u2019Ateneo romano la libera voce di Ernesto Buonaiuti.<\/p><p>Io credo che noi verremmo meno ai nostri doveri di garanti di una nuova vita democratica se accettassimo anche indirettamente, anche per richiamo che nella nostra Costituzione entrasse questo principio.<\/p><p>A parte questo, io credo che il progetto abbia veramente tenuto conto di queste fondamentali esigenze di libert\u00e0; ma ne ha tenuto conto \u2013 secondo noi \u2013 in un modo e in una forma che non rispondono pi\u00f9 oggi alla nostra condizione storica. Si sente negli articoli del progetto che esso si inspira ancora, per quanto attiene a questa parte delle libert\u00e0 individuali, ad un concetto vorrei dire illuministico, al vecchio concetto individualistico del Settecento da cui nacquero le Carte dei diritti dell\u2019uomo. La stessa intitolazione della prima parte: \u00abDiritti e doveri dei cittadini\u00bb, non \u00e8 che una giustapposizione del principio illuministico del Settecento e del mazzinianismo dell\u2019Ottocento, ma non credo che risponda ad una moderna ed organica visione dei problemi sociali, non credo che noi ci possiamo ancora oggi inserire in questa concezione individualistica, per cui lo Stato, come qualche cosa di estraneo, si contrappone ai cittadini considerati ciascuno come individui isolati, come individui chiusi in se stessi, tutti uguali e perfetti, che ricordano, secondo la felice espressione di Benedetto Croce, tante uguali fredde e lisce palle di ghiaccio.<\/p><p>Non \u00e8 questa evidentemente la nostra concezione della societ\u00e0; concezione che si spiega in riferimento all\u2019ambiente storico dove \u00e8 nata, ma che oggi non risponde pi\u00f9 alla complessa vita sociale del nostro tempo. Di l\u00e0 dall\u2019individualismo del Settecento, di l\u00e0 da questa concezione un po\u2019 gretta, un po\u2019 chiusa, un po\u2019 egoistica, che un filosofo tedesco, uno studioso proprio dello spirito borghese, il Tillich, chiamava \u00abfinita in s\u00e9 conchiusa e sodisfatta\u00bb, di l\u00e0 da quelle vecchie concezioni \u00e8 nata una nuova coscienza, \u00e8 nata una nuova esperienza, \u00e8 nata una nuova concezione della vita del mondo ed \u00e8 nata dalla esperienza di vita della classe operaia.<\/p><p>L\u2019operaio che vive oggi nella grande fabbrica, l\u2019operaio che vive oggi nella disciplina della divisione del lavoro, l\u2019operaio che fa continuamente la stessa vite, lo stesso dado, la stessa molla, sa che la sua vita, sa che il suo dado, sa che la sua molla non hanno alcun senso, presi in se stessi; ma che fanno parte del lavoro collettivo. L\u2019operaio sa che il suo lavoro, la sua opera, la sua stessa vita, assumono un valore nell\u2019armonia dello sforzo collettivo. L\u2019operaio sa che la macchina che esce dalla sua officina non \u00e8 una somma di pezzi freddi e uguali, ma \u00e8 l\u2019armonia dell\u2019opera complessiva, sa che la macchina non \u00e8 una semplice somma di viti o di dadi, ma che le viti e i dadi hanno un senso in quanto sono parti della macchina.<\/p><p>Ed \u00e8 da questa esperienza che nasce la nostra esperienza; oggi la societ\u00e0 non si pu\u00f2 considerare una somma di individui, perch\u00e9 l\u2019individuo vuoto non ha senso se non in quanto membro della societ\u00e0. Nessuno vive isolato, ma ciascun uomo acquista senso e valore dal rapporto con gli altri uomini; l\u2019uomo non \u00e8, in definitiva, che un centro di rapporti sociali e dalla pienezza e dalla complessit\u00e0 dei nostri rapporti esso pu\u00f2 soltanto trovar senso e valore.<\/p><p>E allora anche le nostre concezioni politiche e giuridiche assumono un significato diverso. Non si tratta pi\u00f9 di contrapporre l\u2019individuo allo Stato, intesi quasi come entit\u00e0 astratte e lontane l\u2019una dall\u2019altra. Si tratta di realizzare invece la vita collettiva dalla effettiva partecipazione di tutti i mezzi.<\/p><p>Ecco allora il senso dell\u2019espressione dell\u2019articolo primo del nostro progetto, che \u00e8 per questa parte opera mia, e che l\u2019onorevole Calamandrei citava l\u2019altro giorno, l\u00e0 dove si dice che la \u00abRepubblica italiana ha per fondamento il lavoro e la partecipazione effettiva di tutti i lavoratori all\u2019organizzazione politica, economica e sociale del Paese\u00bb; appunto, perch\u00e9 oggi non concepiamo pi\u00f9 l\u2019uomo come individuo contrapposto allo Stato, ma, al contrario, concepiamo l\u2019individuo solo come membro della societ\u00e0, in quanto centro di rapporti sociali, in quanto partecipe della vita associata. La Repubblica, espressione della vita collettiva, trae il suo senso e il suo significato solo dalla partecipazione effettiva di tutti i lavoratori all\u2019organizzazione politica, economica e sociale.<\/p><p>Ed ecco anche il senso del lavoro, inteso come fondamento della Repubblica; altra espressione che \u00e8 stata criticata. Perch\u00e9 noi non facciamo, e non vogliamo fare, una Repubblica di individui, ma vogliamo fare non una Repubblica di individui astratti, una Repubblica di cittadini che abbiano solo una unit\u00e0 giuridica, vogliamo fare la Repubblica, lo Stato in cui ciascuno partecipi attivamente per la propria opera, per la propria partecipazione effettiva, alla vita di tutti. E questa partecipazione, questa attivit\u00e0, questa funzione collettiva, fatta nell\u2019interesse della collettivit\u00e0, \u00e8 appunto il lavoro; e in questo, penso, il lavoro \u00e8 il fondamento e la base della Repubblica italiana.<\/p><p>Ed ecco perch\u00e9 noi pensiamo che sia errata la concezione a cui parecchi colleghi si sono sovente inspirati nella redazione degli articoli, e che si trova nel progetto della nostra Costituzione che la democrazia si difende, e si difende la libert\u00e0, e si difendono i diritti del cittadino, limitando i diritti dello Stato, limitando l\u2019attivit\u00e0 o le funzioni dello Stato. Concezione che si inspira sempre a quella che noi riteniamo una contrapposizione superata fra individuo e Stato. Noi pensiamo che la democrazia si difende, che la libert\u00e0 si difende non diminuendo i poteri dello Stato, non cercando di impedire o di ostacolare l\u2019attivit\u00e0 dei poteri dello Stato, ma al contrario, facendo partecipare tutti i cittadini alla vita dello Stato, inserendo tutti i cittadini nella vita dello Stato; tutti, fino all\u2019ultimo pastore dell\u2019Abruzzo, fino all\u2019ultimo minatore della Sardegna, fino all\u2019ultimo contadino della Sicilia, fino all\u2019ultimo montanaro delle Alpi, tutti, fino all\u2019ultima donna di casa nei dispersi casolari della Calabria, della Basilicata. Solo se noi otterremo che tutti effettivamente siano messi in grado di partecipare alla gestione economica e politica della vita collettiva, noi realizzeremo veramente una democrazia.<\/p><p>E questo \u00e8 il senso profondo, onorevole Calamandrei, degli articoli sul lavoro, che ella e molti altri colleghi hanno criticato; ella in forma particolare, quasi con spavento, dicendo che questi articoli sono formulati in modo che i cittadini domani, leggendo la Carta costituzionale, potrebbero dire: \u00abNon \u00e8 vero\u00bb. Certo, non \u00e8 vero oggi che la democrazia italiana, che la Repubblica italiana sia in grado di garantire a tutti il lavoro, che sia in grado di garantire a tutti un salario adeguato alle proprie esigenze familiari; ma il senso profondo di questi articoli nell\u2019armonia complessa della Costituzione, dove tutto ha un suo significato, e dove ogni parte si integra con le altre parti, sta proprio in questo: che finch\u00e9 questi articoli non saranno veri, non sar\u00e0 vero il resto; finch\u00e9 non sar\u00e0 garantito a tutti il lavoro, non sar\u00e0 garantita a tutti la libert\u00e0; finch\u00e9 non vi sar\u00e0 sicurezza sociale, non vi sar\u00e0 veramente democrazia politica; o noi realizzeremo interamente questa Costituzione, o noi non avremo realizzata la democrazia in Italia.<\/p><p>Non posso dire che questa concezione, che abbiamo cercato di difendere, e che forse \u00e8 apparsa talvolta frammentaria o dispersa nella redazione dei vari articoli, sia stata tenuta presente completamente e si trovi nel testo che ci viene sottoposto.<\/p><p>Certo, vi sono alcuni progressi sensibili sulla via di questa effettiva partecipazione di tutti i cittadini alla gestione degli interessi collettivi.<\/p><p>\u00c8 rimasto, ancorch\u00e9 corretto ed attenuato, l\u2019articolo che io avevo proposto, e che si trova ora al capoverso dell\u2019articolo 7, che dice: \u00ab\u00c8 compito della Repubblica di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano la libert\u00e0 e l\u2019eguaglianza degli individui, ecc.\u00bb.<\/p><p>Questo articolo \u00e8 rimasto, ma, non so come, modificato, Il testo del mio articolo era il seguente: \u00abRimuovere gli ostacoli di ordine sociale che limitano la libert\u00e0 e l\u2019eguaglianza di fatto degli individui\u00bb, appunto per mettere in evidenza il contrasto fra i diritti e la realt\u00e0 vissuta. Su questa via della effettiva partecipazione di tutti, qualche altra cosa si ritrova nella Costituzione: per esempio, un maggiore riconoscimento, direi un riconoscimento integrale, della eguaglianza della donna, e questo principio \u00e8 affermato anche laddove si ammette la partecipazione della donna nell\u2019ordine giudiziario. Ma, nel complesso, non direi che questo sia stato lo spirito che si \u00e8 tenuto presente in tutta la Costituzione. Non era certamente presente quando si \u00e8 redatto l\u2019articolo 30, dove si dice che la Repubblica provvede con le sue leggi alla tutela del lavoro. \u00c8 una espressione un po\u2019 paternalistica, questa; comunque, se io sono riuscito a rendere bene il senso della nostra concezione, \u00e8 chiaro che quello che noi desideriamo \u00e8 che il lavoro sia finalmente soggetto e non oggetto della storia; che i lavoratori siano finalmente i veri protagonisti della vita politica; \u00e8 chiaro che non si tratta di una Repubblica che dall\u2019alto tutela il lavoro, ma piuttosto di un lavoro che ha conquistata la propria maggiorit\u00e0 e che permea di se stesso gli Istituti della nuova Repubblica italiana.<\/p><p>\u00c8 sempre su questo piano, di una pi\u00f9 completa e pi\u00f9 reale partecipazione di tutti alla vita collettiva, che io direi che l\u2019ordinamento regionale non segna un vero progresso. \u00c8 certamente vero che le autonomie locali, in quanto avvicinano i cittadini ai problemi collettivi, in quanto portano i cittadini a partecipare pi\u00f9 intimamente alla vita pubblica, rappresentano una educazione all\u2019autogoverno, ma \u00e8 pure certamente vero che il sottrarre alla competenza dello Stato e deferire a quello della Regione determinate materie \u2013 per quelle Regioni che sono pi\u00f9 arretrate ed in cui questo processo di partecipazione effettiva di tutti alla gestione della vita pubblica non \u00e8 ancora avvenuta \u2013 pu\u00f2 indubbiamente rappresentare un regresso. Ed in questo senso credo che molti tentativi che sono stati fatti per giustificare certe forme di bicameralismo non possono essere accolti. Si \u00e8 tentato sovente, e si \u00e8 tentato anche in questa Assemblea, di parlare di rappresentanze di interessi, economici e professionali, ora di interessi locali, ora regionali, ecc, per giustificare l\u2019esistenza di una seconda Camera; in realt\u00e0, appunto perch\u00e9 noi non crediamo che si possa parlare di un cittadino, di un individuo nel vecchio senso, concepito come un\u2019ipotesi politica, distinto dalla sua forma economica, ma crediamo che si debba sempre parlare soltanto dell\u2019uomo, che vive nella societ\u00e0, come centro di confluenza di tutti i rapporti, dell\u2019uomo che vive della interezza di questi rapporti, noi pensiamo che l\u2019uomo manifesta il proprio voto politico, esprime il proprio voto in quanto esso \u00e8 al centro di tutta questa vita concreta, e non lo esprime di volta in volta, ora come uomo politico, ora come economico.<\/p><p>E sempre su questa strada, credo che sia una lacuna veramente profonda nella nostra Costituzione, proprio nel senso in cui noi sentiamo ed intendiamo il progresso della democrazia, come partecipazione sempre pi\u00f9 attiva, sempre pi\u00f9 effettiva e concreta, di tutti alla vita pubblica, il silenzio totale sui partiti politici, che rappresentano un grande passo avanti della vera democrazia.<\/p><p>Noi sentiamo spesso criticare quello che oggi si chiama il Governo dei partiti, la democrazia dei partiti, che qualcuno chiama la dittatura dei partiti. Si dice che esso ha ucciso il Parlamento. Ed indubbiamente la vita dei partiti ha ucciso certi aspetti della vita parlamentare, ma noi crediamo che ci\u00f2 sia stato un progresso. Ha ucciso il trasformismo, ha ucciso la dittatura personale alla Giolitti, ha ucciso le facili crisi che caratterizzano soprattutto certe forme di democrazia parlamentare francese, quando la vita parlamentare non aveva dietro di s\u00e9 il controllo della vita dei grandi partiti.<\/p><p>Ma noi pensiamo che proprio attraverso la vita dei partiti si correggono questi difetti della vita parlamentare, perch\u00e9 non si tratta pi\u00f9 dell\u2019opinione del singolo Deputato che pu\u00f2 mutare di volta in volta, secondo le combinazioni parlamentari o magari le manovre di corridoio. Si tratta di grandi partiti che hanno la responsabilit\u00e0 di grandi masse, di milioni di elettori che sanno che ogni loro gesto, ogni loro atteggiamento politico, ogni loro decisione implica la responsabilit\u00e0 di milioni di cittadini, e che sanno altres\u00ec che ogni loro errore pu\u00f2 costare caro sul piano dell\u2019influenza che il partito ha nella vita del Paese. Non c\u2019\u00e8 dubbio che in questo senso la vita dei partiti, l\u2019esistenza dei grandi partiti rappresenta un notevole progresso della democrazia, perch\u00e9 d\u00e0 un maggior senso di responsabilit\u00e0 e quindi una maggiore stabilit\u00e0 alla vita politica e trasforma conseguentemente l\u2019istituto parlamentare.<\/p><p>Ma anche in altro senso, la vita dei partiti \u00e8 un progresso per la democrazia, perch\u00e9 oggi non accade pi\u00f9 che il cittadino, chiamato alle urne per eleggere i propri rappresentanti, compie la manifestazione della sua volont\u00e0 politica ogni quattro o cinque anni a seconda della durata del mandato parlamentare, e poi sia costretto a rimettersi a quello che faranno i suoi mandatari. Oggi il cittadino che deve occuparsi di politica, che vuole veramente partecipare all\u2019esercizio della sovranit\u00e0 popolare, lo pu\u00f2 fare ogni giorno, perch\u00e9 attraverso la vita del suo Partito, la sua partecipazione all\u2019organismo politico cui aderisce, egli \u00e8 in grado di controllare giorno per giorno, d\u2019influire giorno per giorno sull\u2019orientamento politico del suo partito e, attraverso questo, sull\u2019orientamento politico del Parlamento e del Governo.<\/p><p>\u00c8 un esercizio direi quotidiano di sovranit\u00e0 popolare che si celebra attraverso la vita dei partiti, e i partiti di massa sono veramente oggi la pi\u00f9 alta espressione della democrazia, perch\u00e9 consentono a milioni di cittadini di diventare ogni giorno partecipi della gestione politica della vita del Paese.<\/p><p>Ma allora \u00e8 chiaro che vi \u00e8 una lacuna nella nostra Costituzione, la quale ignora l\u2019esistenza dei partiti e ci ripete ancora schemi tradizionali di costituzioni che erano valide e legittime espressioni di condizioni sociali che non sono le nostre.<\/p><p>Anche qui io ricordo ai colleghi della prima Sottocommissione che avevo proposto un articolo che in qualche modo introducesse il Partito nella vita costituzionale, e dopo ampie discussioni la Sottocommissione fu unanime nell\u2019accogliere il principio, ma ritenne di demandarne l\u2019applicazione pratica alla seconda Sottocommissione, la quale, non so perch\u00e9, lo ha ignorato completamente ed ha dato un testo costituzionale che, non c\u2019\u00e8 dubbio, sotto questo aspetto rappresenta una vera lacuna.<\/p><p>Questo \u00e8 fondamentalmente il senso e lo spirito con cui noi socialisti esamineremo il progetto che ci sar\u00e0 sottoposto.<\/p><p>Credo di aver detto con sufficiente chiarezza, senza scendere in dettagli, senza ripetere troppe cose gi\u00e0 dette da altri, che il senso della nostra visione costituzionale \u00e8 quello che ispira tutta l\u2019attivit\u00e0, politica del nostro Partito, cio\u00e8 che la democrazia che noi vogliamo realizzare in questa Costituzione non \u00e8 un problema astratto, ma un problema concreto; non \u00e8 soltanto questione di leggi, di articoli sulla carta, ma \u00e8 questione di partecipazione effettiva, di tutti, \u00e8 questione, vorrei dire, di vita e di sicurezza economica, per lo meno altrettanto quanto di articoli sanciti nella legge, \u00e8 un problema di salari, \u00e8 un problema di diritto al lavoro, per lo meno altrettanto quanto \u00e8 un problema di diritto di riunione o di associazione. Nessun istituto giuridico, nessuna legge, nessun congegno ben costruito di meccanica costituzionale potr\u00e0 mai garantire una democrazia che non abbia le sue radici nella cosciente, matura, effettiva partecipazione del cittadino alla vita collettiva, alla gestione degli interessi pubblici, si chiamino essi economici o politici. Ecco perch\u00e9, come dicevo in principio, le due grandi aspirazioni che sono oggi nella coscienza di tutti, quella di libert\u00e0 e quella di giustizia sociale sono, in fondo, due aspetti di una sola aspirazione, che si realizza veramente solo se si realizza nei suoi due momenti.<\/p><p>Se noi riusciremo a tradurre nella nostra Carta costituzionale questa grande aspirazione di libert\u00e0 e di giustizia sociale intesa nel senso che non c\u2019\u00e8 libert\u00e0 senza giustizia sociale, che non c\u2019\u00e8 democrazia politica se non c\u2019\u00e8 democrazia economica; se noi riusciremo a tradurre nella Carta costituzionale quei princip\u00ee in cui si incontrano i pi\u00f9 antichi motivi della civilt\u00e0 cristiana, le pi\u00f9 vive esigenze della democrazia e le pi\u00f9 profonde aspirazioni del movimento socialista, noi avremo realizzato una grande opera: non solo avremo assolto al compito che ci \u00e8 stato affidato dai nostri elettori, ma avremo veramente fatto qualcosa di un\u2019importanza storica, avremo inserito nella vita dello Stato le grandi masse lavoratrici, avremo cio\u00e8 dato una garanzia di sviluppo democratico al movimento sociale.<\/p><p>Noi crediamo profondamente in una democrazia cos\u00ec intesa, e noi ci batteremo per questa democrazia. Ma se altri gruppi avvalendosi, come dicevo in principio, di esigue ed effimere maggioranze, volessero far trionfare dei princip\u00ee di parte, volessero darci una Costituzione che non rispecchiasse quella che \u00e8 la profonda aspirazione della grande maggioranza degli italiani, che amano come noi la libert\u00e0 e come noi amano la giustizia sociale, se volessero fare una Costituzione che fosse in un certo qual modo una Costituzione di parte, allora voi avrete scritto sulla sabbia la vostra Costituzione ed il vento disperder\u00e0 la vostra inutile fatica. (<em>Applausi a sinistra<\/em>).<\/p><p>PRESIDENTE. \u00c8 iscritto a parlare l\u2019onorevole Cevolotto. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>CEVOLOTTO. Onorevoli colleghi, poche dichiarazioni, spero brevi e spero chiare. Si \u00e8 accennato da due oratori della parte destra alla opportunit\u00e0, alla necessit\u00e0, anzi, che questa Costituzione, dopo che sar\u00e0 votata, sia sottoposta all\u2019approvazione del <em>referendum<\/em> popolare. Ora, io domando: ma nel mandato che ci \u00e8 stato dato dagli elettori non vi \u00e8 gi\u00e0 qualcosa che autorizza noi a ritenere gi\u00e0 fissati i limiti di questa Costituzione, anche se non \u00e8 stato possibile di sottoporre delle precise domande al corpo elettorale? Io ricordo che si \u00e8 discusso da parte del Ministero, che rappresentava allora anche in sostanza le funzioni del Parlamento, e che ha fatto la legge in base alla quale si \u00e8 formata la Costituente, si \u00e8 discusso se non fosse opportuno di formulare e proporre<\/p><table width=\"100%\"><tbody><tr><td><p>\u00a0<\/p><\/td><\/tr><\/tbody><\/table><p><br \/>\u00a0agli elettori dei quesiti relativi alla forma e al contenuto della futura Costituzione. E non si \u00e8 potuto, perch\u00e9 sarebbe stato difficile, in una formula breve \u00e8 comprensiva per gli elettori, segnare i limiti della Costituzione. Per\u00f2 vi \u00e8 stata lo stesso un\u2019indicazione precisa del corpo elettorale. I partiti si sono presentati con programmi che erano s\u00ec inerenti prima di tutto alla questione istituzionale, ma che erano anche inerenti alla nuova Costituzione da dare al popolo italiano. E questi programmi non son stati i programmi, diremo cos\u00ec, massimi di ciascun partito, sono stati espressione di un compromesso, perch\u00e9 tutti i partiti, e specialmente quelli che sono usciti vittoriosi dalla lotta elettorale, si sono trovati concordi nel dire al corpo elettorale: noi vogliamo dare all\u2019Italia una Costituzione democratica, progressiva, una Costituzione che permetta la rinnovazione fondamentale degli istituti dello Stato, una Costituzione che consenta di formare in Italia uno Stato che sia lo Stato della democrazia del lavoro.<\/p><p>Questo \u00e8 stato il programma di tutti i partiti, ed \u00e8 stato il programma che hanno affermato i candidati quando si sono presentati davanti agli elettori. In tanto gli elettori hanno dato la maggioranza ai partiti che questi programmi affermavano, in quanto i partiti hanno dichiarato che volevano che in Italia si desse una Costituzione democratica, progressiva, sociale, la Costituzione di una Repubblica sociale del lavoro. Se noi formiamo una Costituzione in questo senso, non abbiamo bisogno di sottoporla a nessun <em>referendum<\/em>, perch\u00e9 abbiamo obbedito a quella che \u00e8 stata la volont\u00e0 precisa del corpo elettorale.<\/p><p>E allora perch\u00e9 si fa la questione? Se realmente i partiti seguissero in questo primo schema e poi attuassero, nel testo definitivo, le promesse che hanno fatto al corpo elettorale, cio\u00e8 formassero una Costituzione democratica, progressiva, per instaurare la Repubblica sociale del lavoro, la questione non potrebbe neanche sorgere. Se non che, si obietta, il progetto che si presenta non risponde alle dichiarazioni. Importa poco che i partiti avessero dichiarato di convergere su una linea intermedia tra loro, che seguiva l\u2019idea in sostanza rappresentata da quei partiti della democrazia di sinistra che sono riusciti viceversa largamente battuti nelle elezioni; importa poco, perch\u00e9 da una parte e dall\u2019altra ci si \u00e8 spostati da questa linea mediana che si era promesso di seguire.<\/p><p>I partiti di massa, invero, sono bens\u00ec partiti democratici in quanto, in questo momento, vogliono lavorare e collaborare sul terreno comune della democrazia; ma sono democratici pi\u00f9 qualche cosa: democratici pi\u00f9 socialisti, democratici pi\u00f9 comunisti, democratici pi\u00f9 cristiani. Qualcuno dice che per una parte del partito della democrazia cristiana questo pi\u00f9 diventa un meno, perch\u00e9 sarebbe in certo modo una attenuazione della democrazia. Credo che il mio amico onorevole Jacini non si dorrebbe se io dicessi che la sua democrazia \u00e8 senza dubbio cristiana, ma \u00e8 anche un poco conservatrice. (<em>Commenti<\/em>).<\/p><p>Nel complesso non si pu\u00f2 negare che questi grandi partiti collaborano per la democrazia. Senonch\u00e9 \u00e8 successo che quando ci si \u00e8 trovati a dover formulare la Costituzione, ciascun partito, come era naturale ed era inevitabile, ha cercato di metterci qualche cosa di quel pi\u00f9 che in quel partito va oltre la democrazia, e si sono cos\u00ec verificate due spinte, una a sinistra e una a destra, spinte che avrebbero potuto, come nella meccanica, convergere in una linea intermedia. Ma, dice l\u2019onorevole Lucifero, questa convergenza invece non c\u2019\u00e8 stata e si \u00e8 andati un po\u2019 a zig zag e si sono fatte le montagne russe.<\/p><p>Ora \u00e8 un fatto che se anche ci\u00f2 non \u00e8 successo proprio con quelle forme di compromesso palesi e quasi dichiarate di cui ha parlato l\u2019onorevole Lucifero, anche se proprio non \u00e8 successo che si sia comunque contrattato \u2013 non stupitevi della parola che pu\u00f2 essere poco riguardosa \u2013 quasi una forma di <em>do<\/em> <em>ut des<\/em>, c\u2019\u00e8 stato uno scambio di favori, e n\u2019\u00e8 uscita realmente qualche volta una accentuazione di punte, da una parte e dall\u2019altra. Cos\u00ec, per esempio, \u00e8 successo che accanto a quelle affermazioni avanzate in senso sociale, che io approvo perch\u00e9 sono nella realt\u00e0 delle cose, perch\u00e9 le abbiamo promesse al corpo elettorale, perch\u00e9 abbiamo dichiarato che avremmo formato una Costituzione di democrazia progressiva, accanto a queste vi sono state altre affermazioni, come ad esempio, quella dei rapporti fra Chiesa e Stato con la creazione di uno Stato confessionale, che a me non piacciono. Nel discuteremo a suo tempo, a fondo; qui non \u00e8 il caso.<\/p><p>E vi sono stati anche infortuni sul lavoro; per esempio l\u2019articolo 23. Gli amici della Democrazia cristiana hanno le loro tenaci idee e le hanno, in sede di Sottocommissione, difese molto validamente, forse anche troppo, sicch\u00e9 molte volte non sono stati aderenti alla via intermedia ed hanno troppo voluto tirare la corda. Ebbene, gli amici della Democrazia cristiana hanno fra le loro idee quella che la famiglia preesiste allo Stato.<\/p><p>(Commenti al centro).<\/p><p><em>Una voce.<\/em> \u00c8 una cosa evidente!<\/p><p>CEVOLOTTO. Ne discuteremo a suo luogo. Intanto \u00e8 capitato l\u2019infortunio. Quando hanno voluto affermare che la famiglia \u00e8 una societ\u00e0 naturale, e noi ne discutevamo, c\u2019\u00e8 stato l\u2019onorevole Togliatti che immediatamente ha detto: \u00abSono d\u2019accordo, mettiamo pure questa formula\u00bb. E non si sono accorti che l\u2019onorevole Togliatti li soffocava sotto una pioggia di rose. <em>Timeo Danaos et dona ferentes<\/em>. Ma non hanno avuto paura di Togliatti, forse perch\u00e9 sanno che non \u00e8 greco.<\/p><p>La famiglia \u00e8 una societ\u00e0 naturale e la Repubblica ne riconosce i diritti. Ma allora la Repubblica riconosce i diritti della famiglia come societ\u00e0 naturale, cio\u00e8 dell\u2019unione libera. (<em>Proteste al centro<\/em>).<\/p><p>Come no? Tanto \u00e8 vero che se ne sono viste le conseguenze quando si \u00e8 parlato di figli illegittimi. Noi avevamo proposto una formula che ci pareva potesse avere un certo pregio e cio\u00e8: la legge provvede perch\u00e9 non ricadano sui figli le conseguenze di uno stato familiare non conforme al diritto.<\/p><p>Si \u00e8 voluto di pi\u00f9, si \u00e8 voluta una formula che ora a molti fa paura. Anche di questo discuteremo a suo tempo.<\/p><p>Comunque, queste accentuazioni ci sono state da una parte e dall\u2019altra. E allora? E allora ne \u00e8 venuto fuori \u2013 per qualche parte \u2013 quello che si temeva, una Costituzione di compromesso. Noi non dobbiamo fare una Costituzione di compromesso, perch\u00e9 sarebbe una Costituzione provvisoria, e noi vogliamo sforzarci di non fare una Costituzione provvisoria.<\/p><p>E qui subentrano le critiche che a questa Costituzione sono state proposte da molte parti. L\u2019onorevole Calamandrei, che \u00e8 un grande giurista, ha sostenuto quelle idee che, del resto, aveva gi\u00e0 espresso anche in un suo ordine del giorno presentato alla Commissione dei settantacinque:<\/p><p>\u00abLa Commissione, mentre si dichiara Convinta che nel testo della Costituzione, come suprema legge della Repubblica, debbano trovar posto non proclamazioni di ideologie etico-politiche, ma soltanto norme giuridiche aventi efficacia pratica, che siano fondamento immediato di poteri, ecc.\u00bb.<\/p><p>Anche qui, bisogna un po\u2019 che ci intendiamo.<\/p><p>La Costituzione \u00e8 una legge; ma non \u00e8 per\u00f2 e non deve essere un codice. Ora, il codice \u00e8 formato esclusivamente di norme, perch\u00e9 fotografa una realt\u00e0 di rapporti che esistono e che la legge deve regolare, cosicch\u00e9 \u00e8 aderente ad una situazione precisa di un determinato momento. I rapporti cambiano, si evolvono, mutano: la legge non muta; ad un certo momento, quando la legge non sar\u00e0 pi\u00f9 sufficiente neanche nelle forme dell\u2019adattamento e dell\u2019interpretazione analogica, si cambier\u00e0. Si \u00e8 detto, efficacemente, che un codice comincia a invecchiare lo stesso giorno che entra in vigore. Ma non \u00e8 lo stesso di una Costituzione. La Costituzione ha bens\u00ec delle norme; ma ha anche qualche cosa d\u2019altro: crea gli organi politici, crea gli organi amministrativi dello Stato, crea la struttura politica ed amministrativa dello Stato. E ha delle norme che presentano un carattere, un aspetto speciali.<\/p><p>Per esempio, vi sono quelle norme che si rivolgono non al singolo, ma al legislatore, e gli impongono dei limiti alla formazione delle leggi, e gli dicono: \u00abTu devi fare la legge in questo modo ed entro questi limiti\u00bb. Ed anche nel nostro progetto vi \u00e8 una quantit\u00e0, forse, anzi \u2013 secondo me \u2013 un eccesso di rimandi alle leggi speciali. Tante volte si dice: \u00abLa legge provveder\u00e0; una legge sancir\u00e0 questo\u00bb; il che, per quelle materie che sono gi\u00e0 regolate da leggi particolari, mi sembra per lo meno inutile, in quanto \u00e8 chiaro che queste leggi particolari dovranno essere adattate alla nuova Costituzione.<\/p><p>Ma vi sono anche norme che si dirigono al singolo: questa \u00e8 una estensione delle Costituzioni moderne, le quali, per ragioni storiche, per ragioni contingenti, perch\u00e9 hanno regolato anche rapporti sociali ed economici che nelle Costituzioni vecchio tipo non erano regolati, hanno anche un contenuto di norme particolari.<\/p><p>Nella nostra Costituzione ve ne sono forse troppe: questo \u00e8 il difetto. Vi sono norme che sono necessarie, o quanto meno opportune, per ragioni contingenti \u2013 come per esempio quella relativa al sequestro della stampa, o quelle relative alle perquisizioni \u2013 ma che avrebbero trovato posto benissimo in leggi particolari. Vi sono altre norme le quali, pi\u00f9 opportunamente, dovrebbero trovar posto nelle leggi particolari. Non trovo logico e giusto che nella Costituzione ci sia una norma particolare per le Corti d\u2019assise: questa \u00e8 proprio materia di Codice di procedura penale. Ma \u00e8 un difetto, o un eccesso evidente che nella Costituzione si \u00e8 messa troppa roba. Tutti hanno voluto metterci qualche cosa; e perch\u00e9 c\u2019era questo, si \u00e8 messo anche quello.<\/p><p>Per esempio, io ho il massimo rispetto per l\u2019altissima funzione dell\u2019Avvocatura generale dello Stato; ma non trovo ragionevole che nella Costituzione si parli della Avvocatura dello Stato, in quanto non si tratta di organo costituzionale. Siccome si \u00e8 parlato di tante altre cose, giustamente la suscettibilit\u00e0 degli avvocati dello Stato ha chiesto che anche l\u2019Avvocatura fosse nominata nella Costituzione.<\/p><p>Ma proprio tutto quello che non \u00e8 norma deve essere rimandato \u2013 come ha chiesto l\u2019onorevole Calamandrei \u2013 al preambolo, a quel preambolo di cui molti hanno gi\u00e0 parlato e che, secondo me, \u00e8 necessario?<\/p><p>Se si tratta di affermazioni di carattere filosofico o di carattere morale, io sono perfettamente d\u2019accordo: \u00e8 pi\u00f9 che giusto rimandarle al preambolo.<\/p><p>Il Presidente della prima Sottocommissione, onorevole Tupini, con quella altezza morale che lo anima, ha detto che la nostra Costituzione deve accompagnare l\u2019uomo dalla nascita alla tomba.<\/p><p>Ha fatto una esaltazione dell\u2019affermazione della Costituzione relativa alla perfezionabilit\u00e0 dell\u2019uomo.<\/p><p>\u00c8 questione che abbiamo discusso tante volte, in sede di prima Sottocommissione. Gli amici democristiani propugnavano tenacemente alcune idee loro, altissime e nobilissime, che io rispetto, come quella del perfezionamento della natura umana. Io mi domando se veramente la Costituzione deve proporsi l\u2019obietto del perfezionamento della natura umana.<\/p><p>Secondo me, no; non che non debba avere un contenuto etico, anche religioso, nel senso alto, umano della parola. Ma la Costituzione deve regolare i diritti degli uomini, deve sancire e stabilire i diritti politici, civili, sociali dei cittadini, e non proporsi il fine del perfezionamento della natura umana, che \u00e8 altissimo e nobilissimo proposito, ma che non \u00e8 fra gli scopi della Costituzione.<\/p><p>Ecco, dunque, perch\u00e9 queste affermazioni di carattere teorico, di carattere etico, di carattere filosofico, se si vorranno mantenere, troveranno posto pi\u00f9 adatto nel preambolo.<\/p><p>Quanto alle norme relative ai diritti sociali ed economici, sono di altra idea, almeno parzialmente diversa.<\/p><p>\u00c8 vero, nella nostra Costituzione abbiamo voluto inserire anche questa parte \u2013 di importanza sostanziale \u2013 conforme all\u2019indirizzo di tutte le Costituzioni moderne.<\/p><p>Ma questa parte, per forza di cose, ha anche un contenuto programmativo, oltre che un contenuto normativo. Vi \u00e8 un contenuto normativo preciso; ma vi \u00e8 anche l\u2019espressione di propositi, di aspirazioni, la descrizione, quasi, di un progresso evolutivo dei rapporti sociali.<\/p><p>Abbiamo detto che avremmo fatto una Costituzione democratica progressiva. Il progresso \u00e8 appunto questo.<\/p><p>Ora, noi non possiamo prescindere da questa parte, se non vogliamo fare una Costituzione provvisoria. Perch\u00e9 noi marciamo rapidamente \u2013 e peggio per chi non lo intende \u2013 verso una trasformazione della societ\u00e0, in senso socialista; non vi \u00e8 dubbio su questo; dobbiamo prevederlo nella Costituzione; dobbiamo tenerne conto; l\u2019abbiamo promesso, l\u2019abbiamo detto. Se non lo facessimo, che cosa succederebbe? Badate che noi facciamo una Costituzione rigida ed \u00e8 giusto; dobbiamo fare una Costituzione rigida perch\u00e9, nelle Costituzioni flessibili, il potere legislativo diventa potere costituente e questo noi non vogliamo. Ma se non teniamo conto della possibilit\u00e0 di questo progresso sociale che \u00e8 gi\u00e0 in marcia, di questo avviamento verso istituti, verso forme nuove di giustizia sociale, se non teniamo conto di ci\u00f2 e se non prevediamo queste nuove forme, potremmo trovarci costretti a modificare progressivamente la Costituzione, di volta in volta, con i modi abbastanza complicati che sono stati previsti, oppure potremmo anche trovarci di fronte al pericolo che qualcuno impugni la Costituzione per negare questi necessari progressi.<\/p><p>Accadrebbe allora che la Costituzione diverrebbe un ostacolo all\u2019evoluzione sociale, un ostacolo che rischierebbe di trasformare questa evoluzione in rivoluzione. Quando si dice che Stalin ha affermato che le Costituzioni non debbono contenere dei programmi, io rispondo che Stalin parlava in Russia, dove un programma \u00e8 ormai realizzato.<\/p><p>Noi parliamo invece in Italia, dove vi \u00e8 tutta una materia in evoluzione, tutta una materia che lievita e cresce, non dobbiamo dunque segnare le vie verso l\u2019avvenire? Ecco il punto per cui io, pur riconoscendo che la Costituzione deve avere essenzialmente un contenuto normativo, dico: badiamo, specialmente in questo campo, di non irrigidirci, di non creare barriere, perch\u00e9 \u00e8 necessario che la Costituzione preveda il domani. Non facciamo una Costituzione destinata a durar poco. Abbiamo degli ostacoli delle difficolt\u00e0 gravi da superare: la via \u00e8 disseminata di scogli.<\/p><p>Quando don Sturzo ha rilevato gi\u00e0 nel nostro progetto un eccesso di statalismo, ha detto probabilmente cosa che ha alcune apparenze di verit\u00e0; ma qui sta, non dir\u00f2 la tragedia, ma la difficolt\u00e0 della democrazia. Noi dobbiamo avviarci verso forme di giustizia migliore, ma dobbiamo avviarci verso queste forme in modo che la giustizia non si attui a detrimento della libert\u00e0. Non voglio dire bestemmia, affermando che giustizia e libert\u00e0 siano termini contrapposti; anzi sono la stessa cosa. Ma, nell\u2019avviarci verso le nuove forme della giustizia sociale, pu\u00f2 essere anche che alcuno ritenga necessarie delle forme di accentramento, di statalismo, che potrebbero diventare la base, o che si teme diventino la base, di nuovi totalitarismi. Ecco lo scoglio che la democrazia deve evitare; perch\u00e9 noi dobbiamo segnare una strada che concili giustizia e libert\u00e0.<\/p><p>Vorrei dire una parola sul progetto di Costituzione in concreto, per quello che si riferisce la parte politica.<\/p><p>L\u2019onorevole Calamandrei ha fatto una grave osservazione che purtroppo tutti, pi\u00f9 o meno, abbiamo fatto in varie occasioni. Altro scoglio al quale ci troviamo davanti: \u00e8 possibile, mentre noi facciamo e vogliamo formare la Costituzione di una Repubblica parlamentare, \u00e8 possibile ancora la funzione del Parlamento? Ha ancora funzione il Parlamento? Questa \u00e8 la domanda. Il nostro \u00e8 un progetto di Costituzione parlamentare, bicamerale, con tutti gli annessi e connessi dell\u2019apparato parlamentare; ma gi\u00e0 qui nell\u2019Assemblea molte volte ci siamo accorti che il Parlamento \u2013 diciamolo pure \u2013 funziona con difficolt\u00e0; non dir\u00f2 non funziona, ma funziona fino a un certo punto. I partiti decidono; ed \u00e8 giusto che oggi siano i partiti a decidere. Qui cosa veniamo a fare? A discutere per convincere? Forse. Ma chi anche sia convinto, poi vota secondo la disciplina del suo partito. E allora, qual \u00e8 la funzione di questo Parlamento? Qual \u00e8 la funzione del Deputato? \u00c8 una funzione tecnica, s\u00ec, la formazione delle leggi, l\u2019elaborazione delle leggi nel nostro caso, poich\u00e9 noi siamo la Costituente, l\u2019elaborazione della Costituzione. Ma la vita politica vera sfugge al Parlamento e si concentra nei partiti. Ed ecco, allora, la domanda logica di Calamandrei: \u00abMa perch\u00e9 non avete disciplinato la vita dei partiti nella Costituzione\u00bb. Perch\u00e9? Ma perch\u00e9 forse domani vi saranno forme nuove, sorgeranno forme nuove; oggi non sono ancora sorte e non si preannunziano. Non \u00e8 poi detto che Parlamento e democrazia siano termini indissolubilmente connessi; domani sorgeranno forse altre forme politiche in cui la democrazia esprimer\u00e0 la sua funzione politica. Oggi non vi \u00e8 che questa vecchia forma, anche se funziona male e forse \u2013 diremo le cose come stanno \u2013 si avvia al suo tramonto, anche se oggi vi sono i partiti.<\/p><p>Ma in Italia si poteva basare, in una Costituzione, la vita politica della Nazione sui. partiti? Io non lo so. Non \u00e8 questo che Calamandrei chiedeva. Certo non vi era n\u00e9 il tempo, n\u00e9 il modo di studiare una innovazione cos\u00ec profonda. Anche perch\u00e9 i partiti in Italia sono, s\u00ec, ormai formati e delineati nelle loro grandi linee, ma non raccolgono, non che la totalit\u00e0, neanche la maggioranza degli elettori: vi \u00e8 tutta una massa ondeggiante che vota e aderisce ai singoli partiti, ma non ne fa parte e che si sposta. Non vi sono ancora delimitazioni precise; i vari partiti sono molte volte in trasformazione: abbiamo assistito e assistiamo a scissioni, a moltiplicazioni per divisione, ad assorbimenti, a riorganizzazioni diverse delle varie correnti: \u00e8 anche qui una massa in formazione, una massa che fermenta.<\/p><p>Regolare sui partiti e nella vita dei partiti e con i partiti la vita politica non \u00e8 sembrato facile, anzi non \u00e8 sembrato che fosse possibile. Ecco perch\u00e9 dei partiti nella Costituzione si \u00e8 fatta parola soltanto in un breve articolo, alquanto generico.<\/p><p>Certo \u00e8 che il Parlamento \u00e8 regolato secondo una formula vecchia che non risponde pi\u00f9 alla situazione e non risponde pi\u00f9 all\u2019affermarsi dei partiti nella nostra vita politica. Potranno rimediare a questo difetto in qualche parte le leggi elettorali? Forse. Qualche miglioramento attraverso le leggi elettorali \u00e8 sperabile per riportare la vita parlamentare ad un livello che sia tollerabile.<\/p><p>Ad ogni modo il progetto propone di adottare il sistema parlamentare ed il sistema bicamerale. E qui si sono prospettate altre obiezioni. Per esempio, l\u2019obiezione che il sistema bicamerale render\u00e0 lenta la formazione delle leggi. E questo \u00e8 vero. L\u2019ordinamento del sistema bicamerale non \u00e8 certo il pi\u00f9 adatto per una rapida legislazione. Non dobbiamo dimenticare che noi viviamo in un momento di trasformazione dello Stato in cui \u00e8 necessario rinnovare tutta la legislazione precedente. Perch\u00e9, insomma, abbiamo ancora in vita le leggi, i codici fascisti, e qualche volta questo d\u00e0 fastidio. Non \u00e8 soltanto il fastidio quasi fisico che io posso provare nel maneggiare leggi che sono firmate da Mussolini, ma \u00e8 che sono leggi molte volte in camicia nera; dobbiamo quindi rinnovarle. L\u2019onorevole Calamandrei diceva: ma nel progetto non \u00e8 stato previsto nemmeno il decreto-legge. Forse l\u2019osservazione non \u00e8 del tutto esatta. L\u2019articolo 75 infatti dice che l\u2019esercizio delle funzioni legislative non pu\u00f2 esser delegato al Governo se non previa determinazione dei princip\u00ee e criteri direttivi e soltanto per un tempo limitato e per un dato oggetto; quindi, con delle limitazioni, questa delegazione vi pu\u00f2 essere e per i decreti legislativi valgono le norme che esistono in questa materia.<\/p><p>Arrecher\u00e0 impaccio questa forma ristretta e prudente della decretazione che \u00e8 prevista dalla Carta costituzionale rispetto al bisogno di rinnovare rapidamente la vecchia legislazione. Che cosa volete? Io per mio conto penso che se anche si dovessero fare meno leggi, non sarebbe poi un gran male. Comunque, non credo che di questa delegazione, per tutte quelle leggi che non hanno una grande importanza, che non sono grandi leggi istitutive fondamentali, non si possa fare un uso prudente, ma almeno in un primo tempo non limitatissimo. \u00c8 necessario per\u00f2 che questa rinnovazione legislativa sia compiuta. E la Costituzione ha infatti il suo punto fondamentale nella profonda riforma di tutta la struttura amministrativa dello Stato.<\/p><p>Voglio accennare soltanto al problema della regione, ma non me svolgo la discussione perch\u00e9 chiss\u00e0 quanto ne dovremo parlare a suo tempo. Certo che si \u00e8 partiti dal principio ovvio del decentramento politico-amministrativo, ma non so se si \u00e8 arrivati veramente al decentramento amministrativo-politico. Ho una grave preoccupazione a questo riguardo: che la nuova forma porti ad una inflazione burocratica, che si determini una complicazione dei congegni burocratici e non una semplificazione. Ho il timore che si creino nuovi organi senza sopprimere i vecchi. Del resto, vedete l\u2019agitazione che c\u2019\u00e8 gi\u00e0 da parte di tutti i capoluoghi di provincia per mantenere la provincia ed \u00e8 una agitazione alla quale non so se noi resisteremo. Gi\u00e0 \u00e8 molto male, ma \u00e8 inevitabile, che la Costituzione si debba elaborare in un periodo pre-elettorale.<\/p><p>Vi \u00e8 la questione grave dei limiti del potere politico della provincia, perch\u00e9 se fossimo in tempi normali questo problema potrebbe non preoccupare, ma \u00e8 indubitato che questa guerra, con tutte le sue orribili conseguenze, ha portato anche ad una accentuazione di separatismi di ogni genere, di divisioni: Nord contro Sud, e non \u00e8 colpa n\u00e9 del Sud n\u00e9 del Nord; \u00e8 colpa delle cose; regione contro regione: abbiamo visto persino, in momenti gravi della situazione alimentare, provincie contro provincie. Abbiamo visto la provincia mettere delle barriere attorno a s\u00e9, per isolarsi e per difendere il proprio grano e i propri prodotti.<\/p><p>La costituzione della regione in un momento cos\u00ec delicato \u2013 e badate che io non sono n\u00e9 centralista n\u00e9 statalista, e anzi non domando di meglio che il decentramento \u2013 non creer\u00e0 delle barriere fra le parti d\u2019Italia, e non vi sar\u00e0 il pericolo \u2013 la Corte costituzionale provveder\u00e0 poi \u2013 che una regione legiferi con criteri opposti a quelli di un\u2019altra, con tali differenze di criteri tra regione e regione da rendere necessario normalmente l\u2019intervento \u2013 che dovrebbe essere eccezionale \u2013 della Corte Costituzionale per regolare poi questa materia?<\/p><p>L\u2019istituzione dell\u2019Ente Regione non sar\u00e0 un salto nel buio se attenueremo, se limiteremo, se preciseremo la facolt\u00e0 legislativa che vogliamo dare alle regioni. Dovr\u00e0 essere, io penso, come si era proposto, una legislazione integrativa e regolamentare piuttosto che una legislazione originaria e autonoma.<\/p><p>Il problema \u00e8 gravissimo e quindi non \u00e8 il caso di trattarne in pochi minuti, tanto pi\u00f9 che non ho intenzione di allungare il mio discorso. Ho voluto dare uno sguardo panoramico alla Costituzione, esaminandone gli aspetti principali e soprattutto le tendenze, gli indirizzi che essa vuole seguire, senza scendere ai dettagli, neanche a quelli di forma che meno mi interessano. Gi\u00e0, la forma ha tuttavia notevole importanza, perch\u00e9 molte volte ha il suo peso. Per\u00f2 trovo che della forma e dello stile di questa Costituzione si \u00e8 detto troppo male. Si \u00e8 detto persino che bisogna tradurla in italiano e questa \u00e8 una esagerazione; per\u00f2 una certa revisione formale ancora sar\u00e0 forse necessaria e non sar\u00e0 facile, perch\u00e9 non \u00e8 riuscito n\u00e9 nella Commissione dei diciotto, n\u00e9 in quella dei settantacinque, n\u00e9 nel Comitato di redazione e quindi men che meno riuscir\u00e0 in questa Assemblea di quattro o cinquecento persone che vi dovrebbero mettere le mani. D\u2019altra parte, se questa ripulitura non si far\u00e0 prima, quando i singoli articoli saranno approvati, modificarli successivamente, anche dal punto di vista della forma, non risulter\u00e0 pi\u00f9 possibile.<\/p><p>In questa Costituzione trovo espressioni molto diverse, che non so se corrispondano per esempio a concetti diversi. Per esempio, trovo che la Repubblica garantisce, assicura, promuove, favorisce, cura, tutela, rimuove gli ostacoli, attua: tutte queste parole hanno un significato analogo o vi \u00e8 una graduazione?<\/p><p>La differenza significa qualche cosa di concettualmente diverso? Perch\u00e9, per esempio, ad un certo momento all\u2019articolo 12 trovo che \u00abdelle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorit\u00e0, che possono vietarle per comprovati motivi di sicurezza e di incolumit\u00e0 pubblica\u00bb. E non mi piace neanche l\u2019espressione, poich\u00e9 penso che senza motivi l\u2019autorit\u00e0 non potrebbe intervenire in nessun caso.<\/p><p>All\u2019articolo 25 trovo qualche cosa un po\u2019 differente: \u00abnei casi di provata incapacit\u00e0 morale o economica\u00bb, ecc. ecc. Comprovata e provata \u00e8 la stessa cosa? Queste accentuazioni non le metterei nella Costituzione, perch\u00e9 non vorrei che si dicesse che dove una data espressione non ricorre, l\u2019intenzione \u00e8 pi\u00f9 debole, mentre dove si \u00e8 messa una data parola, l\u2019intenzione \u00e8 pi\u00f9 marcata e pi\u00f9 decisa.<\/p><p>L\u2019articolo 16, per esempio, dice qualche cosa che non approvo: \u00abSono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni che siano contrarie al buon costume\u00bb.<\/p><p>Le pubblicazioni a stampa possono essere contrarie alla morale, ma al buon costume mi pare un po\u2019 difficile. E poi si aggiunge:<\/p><p>\u00abLa legge determina misure adeguate\u00bb. E come? Si pu\u00f2 pensare al caso che, dove non si dice questo, la legge determini misure meno adeguate?<\/p><p>Sono accentuazioni che non si addicono alla sobriet\u00e0 dello stile di una Costituzione.<\/p><p>L\u2019articolo 45 dice: \u00abSono eleggibili, in condizioni di eguaglianza, tutti gli elettori che hanno i requisiti di legge\u00bb. Ora, per inserire il concetto ovvio e quindi superfluo delle \u00abcondizioni di eguaglianza\u00bb siamo caduti in una evidente tautologia.<\/p><p>Ma queste sono quisquilie, sono difetti che si correggeranno nel corso della discussione: quello che importa \u00e8 ci\u00f2 di cui ho parlato prima, cio\u00e8 i pericoli a cui andiamo incontro e in mezzo a cui dobbiamo muovere.<\/p><p>Noi dobbiamo compiere una navigazione abbastanza lunga, verso un porto che non \u00e8 troppo vicino, in mezzo a scogli, e a tutto vapore perch\u00e9 abbiamo il termine fisso. Dobbiamo cercare di evitare questi scogli e togliere soprattutto dalla Costituzione ci\u00f2 che \u00e8 superfluo, per una parte rimandandolo al preambolo, e per l\u2019altra rimandandolo alle leggi speciali, senza perdere per\u00f2 di vista la m\u00e8ta, la linea direttrice, perch\u00e9 dobbiamo fare una Costituzione che si presti il meno possibile alle critiche.<\/p><p>Critiche ve ne saranno sempre; una Costituzione, non dico perfetta, ma neanche una bella Costituzione non so se in questo momento, nelle attuali contingenze, nelle attuali condizioni di partiti, sia possibile farla. Del resto abbiamo visto tutte le nuove Costituzioni: di veramente belle non ce n\u2019\u00e8 neanche una!<\/p><p>Dobbiamo cercar di fare una Costituzione che si presti il meno possibile alle critiche nel suo complesso, nel suo schema, perch\u00e9 da parte di tutti coloro che non sono democratici, anche se si chiamano democratici, c\u2019\u00e8 il deciso proposito di approfittare di ogni occasione per combattere la democrazia e la Repubblica.<\/p><p>Qui si chiama alla pietra di saggio la democrazia: si vuole conoscerne la capacit\u00e0 e noi dobbiamo compiere il nostro dovere per formare una Costituzione veramente democratica e repubblicana che assicuri alla nostra Nazione, a questa povera Italia massacrata e delusa, le possibilit\u00e0 del suo avvenire. Alle altre delusioni dell\u2019Italia martoriata, amputata, non si deve aggiungere la delusione della democrazia. La democrazia deve rispondere al suo compito, formando quegli organismi che permettano alla patria di riprendere il suo cammino nel campo del lavoro, pacifico e concorde con gli altri popoli, verso nuove, pi\u00f9 alte e pi\u00f9 belle vittorie. (<em>Applausi<\/em>).<\/p><p>PRESIDENTE. \u00c8 iscritto a parlare l\u2019onorevole Rubilli. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>RUBILLI. Onorevoli colleghi, vi dir\u00f2 lei mie impressioni di indole generale sul progetto di legge, con qualche breve accenno a quelli che ritengo i punti fondamentali e, naturalmente, nuovi che sono stati proposti.<\/p><p>Finora mi pare che nella grande maggioranza, o nella totalit\u00e0, abbiano parlato soltanto i componenti, della Commissione. Non vi dispiaccia di sentire altri, in modeste e semplici osservazioni, pi\u00f9 che altro di carattere pratico. Anche chi \u00e8 fuori della Commissione pu\u00f2 portare qui le impressioni sincere che ha avute nell\u2019esame di questo progetto.<\/p><p>Ed io incomincio col premettere che prendo sull\u2019argomento attuale ben volentieri la parola, perch\u00e9 si tratta di questioni assai importanti, quasi fondamentali nella vita politica della Nazione, e perch\u00e9 credo di potermi avvalere dell\u2019articolo 16 del progetto in esame \u00abTutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero\u00bb. Quindi, mi auguro che mi sia concessa almeno ora una completa tolleranza.<\/p><p>D\u2019altronde, in caso di dissenso, so a che cosa varrebbero le nostre opinioni. Noi siamo pochi e dispersi in quest\u2019Aula, ed io sono ben consapevole della scarsa efficacia che pu\u00f2 avere la nostra parola proprio qui, dove permane e prevale solo quello che hanno forse di gi\u00e0 stabilito o saranno per stabilire i grandi partiti di massa. Pu\u00f2 restare a noi soltanto la soddisfazione di un dovere compiuto, e questo ci basta per la tranquillit\u00e0 della nostra coscienza.<\/p><p>Ora, non credo inopportuno ricordare in questa occasione le origini della nostra Assemblea Costituente, il momento in cui sorse, lo scopo precipuo che si proponeva. E poich\u00e9 essa ebbe l\u2019atto di nascita nei nostri paesi meridionali, quando purtroppo eravamo ancora separati, violentemente avulsi, dai fratelli del settentrione, anche per questo non sar\u00e0 inutile qualche ricordo che pu\u00f2 forse essere sfuggito a qualcuno dei nostri colleghi del Nord. Noi ci trovavamo nel 1944 in questa situazione politica nelle citt\u00e0 meridionali di fronte all\u2019istituto monarchico: era uniforme quasi unanime il sentimento che riteneva, se non l\u2019indegnit\u00e0, per lo meno l\u2019incompatibilit\u00e0 del re al trono. Anche coloro i quali non sapevano decidersi sulle origini e sulle cause del fascismo, ed esitavano a dichiarare se fosse stato pi\u00f9 debolezza di re o non piuttosto aberrazione di popolo, o derivato e conservato dal concorso dell\u2019uno e dell\u2019altro elemento, di fronte alle case crollate, alle rovine della Patria, che con triste eloquenza parlavano al cuore ed alla coscienza di ogni italiano, ritenevano che il re il quale comunque e contro la volont\u00e0 del popolo, aveva firmato la guerra non potesse ancora rimanere al suo posto. Venne allora il provvedimento del 5 giugno 1944, il primo provvedimento con cui si istituiva il luogotenente del re. L\u2019onorevole Orlando, insigne maestro, come sempre, di ogni cosa, ma pi\u00f9 specialmente di diritto costituzionale, in un mirabile discorso che pronunci\u00f2 alla Consulta tra l\u2019unanime plauso e l\u2019entusiasmo dei presenti, e di cui venne anche decretata l\u2019affissione, censur\u00f2 con una certa asprezza questa soluzione, e aveva ragione, perch\u00e9, dal punto di vista costituzionale, questo provvedimento non si spiega e non si comprende. Per\u00f2 l\u2019onorevole Orlando era a Roma e non sapeva quello che avveniva laggi\u00f9. Qui non sentivate nulla, non arrivava neppure l\u2019eco delle bombe non vi era modo di raccogliere il sentimento pubblico di paesi pi\u00f9 o meno lontani; e voi non sapevate, onorevole Orlando, che quel provvedimento, nell\u2019istante in cui fu preso valse a risparmiare all\u2019Italia altri lutti e altri dolori.<\/p><p>Questo provvedimento del 5 giugno 1944 non bast\u00f2, e quando, dopo la liberazione di Roma, il Governo si trasfer\u00ec a Salerno, l\u2019agitazione contro il vecchio Monarca non era ancora calmata. Si voleva di pi\u00f9. Non bastava il luogotenente che rappresentava sempre il re, ma si voleva l\u2019abdicazione, si voleva che se ne andasse il re della guerra, di quella guerra che aveva rovinato una nazione prospera e fiorente, elevata mano mano a grande prestigio dal sacrificio dei suoi figli e dalla sapiente guida dei nostri grandi uomini del Risorgimento. Il re invece, forse mal consigliato, si ostin\u00f2 a resistere al sentimento pubblico, e non volle decidersi ad abdicare, mettendo cos\u00ec maggiormente anche in pericolo l\u2019istituzione monarchica, come i fatti poi hanno meglio dimostrato. Allora sorse la necessit\u00e0 del decreto col quale pot\u00e9 in certo modo calmarsi ogni agitazione, del decreto Bonomi del 25 giugno 1944, il quale implicitamente rappresentava, come si disse, una sosta sulla questione istituzionale per aspettare i fratelli del Nord.<\/p><p>Ma intanto si stabiliva come un punto fermo che sarebbe stata l\u2019Assemblea Costituente, eletta a suffragio universale, a decidere e a risolvere le sorti della Monarchia. Per questo scopo specialmente sorse l\u2019Assemblea Costituente.<\/p><p>Io ho un convincimento, personale che non so fino a che punto possa essere esatto, ho il convincimento cio\u00e8 che se il re, o meglio la monarchia, in quel momento si fosse decisa ad andarsene, noi non avremmo avuto l\u2019Assemblea Costituente, non ne avremmo forse sentito il bisogno. In quel momento era quello l\u2019unico problema che assillava. Chi volete che pensasse in quelle tristi condizioni dell\u2019Italia alla Costituzione, alle nuove leggi, alla nuova attivit\u00e0 politica o nazionale? Chi prevedeva come e quando, ed in quali condizioni saremmo risorti?<\/p><p>Il decreto Bonomi riusc\u00ec a frenare gl\u2019impulsi del momento, l\u2019attesa imposta per legge venne accettata dal popolo; si rinvi\u00f2 ogni dibattito ad altro periodo pi\u00f9 calmo, in cui con maggiore oculatezza tutto quanto il popolo italiano riunito da un capo all\u2019altro della Nazione, potesse pronunziarsi sulla Monarchia e decidere del suo avvenire politico.<\/p><p>Ma quando si arriv\u00f2 alla Consulta, sorse l\u2019idea del <em>referendum<\/em>, e fui forse il primo tra quelli che maggiormente sostennero la necessit\u00e0 del <em>referendum<\/em> nazionale: cos\u00ec dicemmo in molti e dissi anch\u2019io: s\u00ec, vi sar\u00e0 un\u2019Assemblea Costituente, ma qui si tratta d\u2019un problema fondamentale che riguarda il nostro nuovo Stato, e allora perch\u00e9 demandarlo solo ai rappresentanti che possono anche farsi guidare dal loro personale pensiero? Sar\u00e0 meglio invece ed assai pi\u00f9 opportuno che lo risolva direttamente il popolo, con espressione sincera e diretta della propria volont\u00e0. Quindi la Consulta propose \u2013 non toccava infatti ad essa di decidere \u2013 ed il Governo accett\u00f2 la proposta soluzione.<\/p><p>Dopo di che il problema fondamentale, lo scopo precipuo per cui si era creata e doveva sorgere la Costituente se ne and\u00f2; ed allora mi permisi di inoltrare alla Consulta un\u2019altra proposta: se si accetta il <em>referendum<\/em> e la soluzione del problema fondamentale dello Stato \u00e8 affidata direttamente al popolo, perch\u00e9 due prossime Assemblee, perch\u00e9 due prossime riunioni, perch\u00e9 due prossime agitazioni elettorali? Rimane il compito di una legge che \u00e8 importante s\u00ec, ma non completamente diversa da altre leggi, per l\u2019organizzazione della nuova monarchia, perch\u00e9 sarebbe stata una nuova monarchia, se l\u2019istituzione fosse rimasta, o della nuova Repubblica. Avevamo uno Statuto di gi\u00e0 vecchio, prima del fascismo, che doveva sempre essere rinnovato, tanto pi\u00f9 che per le troppe violazioni, quasi annullamento di s\u00e9 stesso, che aveva subite, avrebbe sempre rappresentato un cattivo ricordo per il nuovo Stato. \u00c8 vero, lo Statuto Albertino non poteva rimanere, e sarebbe stata sempre necessaria una nuova Costituzione. Ma essendo il problema fondamentale demandato al <em>referendum<\/em>, cio\u00e8 demandato al popolo, non vedevo la necessit\u00e0 di due Assemblee che si seguissero l\u2019una all\u2019altra, di due successivi movimenti elettorali che maggiormente avrebbero sconvolto il Paese.<\/p><p>Ed aggiungevo: se non si vuole proprio che la Camera legislativa si occupi della nuova legge costituzionale, in un primo periodo, e di pochi mesi soltanto, l\u2019Assemblea che sorge dalle prime elezioni potr\u00e0 funzionare come Costituente, e poi si muter\u00e0 in Camera legislativa.<\/p><p>Non si volle accettare questa soluzione, e allora si \u00e8 verificato quello che si poteva agevolmente prevedere, con evidente riflesso sulla formazione della legge costituzionale.<\/p><p>Si \u00e8 verificato, cio\u00e8, che abbiamo avuto una costante, continua permanenza di movimento e di periodo elettorale: il 2 giugno si sono fatte le elezioni, ed il 3 giugno \u00e8 ricominciato il periodo elettorale. Questo ha paralizzato tutta l\u2019attivit\u00e0 dell\u2019Assemblea Costituente per nove mesi, ed ha influito \u2013 ecco la conseguenza, ecco la conclusione dei precedenti rilievi \u2013 ha influito, a mio avviso, sulla formazione della legge costituzionale. Io credo \u2013 ecco le impressioni che riporto, se errate o vere, vedete voi, ma permettetemi solo di esporvele \u2013 che il progetto di costituzione in esame sia stato formulato in parte, anzi in gran parte, sotto l\u2019assillo delle ansie elettorali, per cui ogni Partito ha lottato ad ottenere affermazioni, sia pur vaghe, imprecise ed inconsistenti, le quali poi debbono costituire una piattaforma pi\u00f9 o meno salda per le prossime agitazioni elettorali.<\/p><p>I democristiani \u2013 non vi ribellate troppo violentemente, ad essi dico \u2013 (<em>Commenti al centro<\/em>) i democristiani ne trassero quanto potevano dai rapporti tra lo Stato e la Chiesa all\u2019indissolubilit\u00e0 del matrimonio. Non me ne dolgo, perch\u00e9 non sono democristiano, ma sono cristiano e cattolico anch\u2019io. Da parte opposta, gli altri partiti di massa si presero la rivincita sul terreno dei rapporti economici, e stabilirono tante altre affermazioni che possono essere utilmente sfruttate davanti alle loro masse nel momento elettorale.<\/p><p>Ora comprendete tutta la portata di quanto vi affermavo; questo lungo periodo elettorale permanente, di un anno e mezzo per lo meno, e che durer\u00e0 ancora per altri mesi, mentre ha posto l\u2019Assemblea Costituente nella condizione di non fare niente \u2013 perch\u00e9 non abbiamo fatto niente, signori miei \u2013 d\u2019altra parte ha influito enormemente per quello che riguarda la formazione della legge costituzionale. E badate, come vi ho detto, che non mi dolgo, almeno personalmente, per i miei sentimenti, di quello che voi (<em>Accenna ai democristiani<\/em>) siete riusciti ad affermare per il vostro Partito nel seno della Commissione; non mi dolgo nemmeno di quello che in cambio avete strappato voi (<em>Accenna ai banchi di sinistra<\/em>) perch\u00e9, in tema di riforme io non sono affatto restio, anzi non so se possa anche prevenirvi o superarvi. Ma dico all\u2019una e all\u2019altra parte: vi sembrano proprio le quistioni, di cui vi ho fatto cenno, tali da potersi risolvere con un articolo di legge in tema di Costituzione? Questo \u00e8 quello che vi dico. Sono grandi argomenti che richiederanno ampie discussioni e meritano di essere assai oculatamente ponderati. Se \u00e8 cos\u00ec, mettiamoli da parte per ora ed occupiamoci soltanto della legge costituzionale. Ma senza dubbio essi dovranno essere esaminati in sede opportuna, ed al pi\u00f9 presto possibile, come la loro gravit\u00e0 ed importanza impone alla coscienza dei rappresentanti del popolo dinanzi alla prossima Camera dei Deputati.<\/p><p>Le affermazioni che avete fatte da ogni parte, anche se inconsistenti, anche se non mi dispiacciono, non possono passare cos\u00ec, in modo superficiale e quasi inconsapevolmente, con un periodo, o con una frase, in un articolo di legge generale, ma meritano a parte, leggi separate e distinte che possano comprendere le soluzioni veramente conformi al desiderio, alla volont\u00e0 ed alle esigenze del popolo italiano. Se senza dubbio adunque, venuto meno lo scopo precipuo per cui venne creata l\u2019Assemblea Costituente, si afferm\u00f2 anche un lungo periodo elettorale, ne \u00e8 innegabile la ripercussione sulla legge per la Costituzione dello Stato; vediamo, ciononostante, se questa legge risponda ai requisiti che dovrebbe avere. Io ho appreso dai grandi maestri di diritto costituzionale, tra cui Orlando che li supera tutti quanti; ho appreso sempre che, in fondo, una legge costituzionale, deve contenere i diritti fondamentali, imprescrittibili, inalienabili del cittadino e deve occuparsi della struttura politica dello Stato con l\u2019ordinamento dei poteri.<\/p><p>Questo mi hanno insegnato; e cos\u00ec \u00e8.<\/p><p>E voi che avete fatto?<\/p><p>Il presidente della Commissione dei settantacinque esponendo nella sua relazione i requisiti della legge costituzionale, dice che essa deve essere breve, chiara e semplice.<\/p><p>In verit\u00e0, l\u2019impressione che ho riportata \u00e8 che essa non risponde per niente a questi tre requisiti.<\/p><p>E mi spiego meglio. Non tratta solamente di quei punti, di cui si deve occupare la Costituzione, come or ora ho esposto e come mi confermava col suo assenso anche l\u2019onorevole Orlando, ma tratta dei pi\u00f9 svariati problemi e di multiformi questioni, non trascura niente, non tralascia nessun argomento, traversa tutti quanti i Codici, dal Codice civile al Codice penale, al Codice di procedura penale, al Codice penitenziario; dimodoch\u00e9 si arriva ad un punto, in cui non si sa pi\u00f9 se ci troviamo di fronte ad una legge costituzionale o ad una enciclopedia giuridica.<\/p><p>Basta uno sguardo anche superficiale al progetto per una simile constatazione. Valutatela voi.<\/p><p>E cominciamo: la famiglia, i diritti di famiglia, la definizione della famiglia. Ma in quale legge costituzionale avete visto la definizione della famiglia? Ditemi voi se esista e dove una legge simile.<\/p><p>C\u2019\u00e8 bisogno di fare una legge costituzionale per dire che cosa \u00e8 una famiglia? Quella definizione poi non si sa che cosa voglia dire: \u00ab\u00e8 una societ\u00e0 naturale\u00bb; una definizione pi\u00f9 scialba non si potrebbe immaginare; \u00e8 priva d\u2019ogni colore e d\u2019ogni calore, d\u2019ogni nota sentimentale.<\/p><p>\u00c8 una societ\u00e0 naturale. Non so perch\u00e9 poi sia indissolubile; tutte quante le societ\u00e0 si possono sciogliere. Vedete adunque che avete definito in modo da stabilire una contradizione in una stessa legge.<\/p><p>Si parla dei diritti dei figli, del trattamento dei figli naturali, di diritti di successione, ecc.<\/p><p>Ma questa \u00e8 materia di Codice civile. Vi sono leggi di gi\u00e0 complete con molteplici disposizioni al riguardo. Se poi vi sembrano manchevoli le norme di gi\u00e0 adottate, si potranno modificare. Ma distinguete la legge ordinaria dalla Costituzione.<\/p><p>Non hanno nulla a che vedere con la Costituzione la famiglia, la successione, i diritti dei figli.<\/p><p>Poi, si passa dal diritto civile al diritto penale. I princip\u00ee pi\u00f9 banali, pi\u00f9 elementari, noti ormai a tutti i cittadini ed anche agli uscieri dei Tribunali e delle Universit\u00e0, dovunque accolti; la pena \u00e8 personale, non vi \u00e8 colpevole se non vi \u00e8 una sentenza passata in giudicato, le leggi penali non hanno effetto retroattivo, di due pene diverse si applica quella pi\u00f9 favorevole, ecc.<\/p><p>Ma vi era proprio bisogno di un\u2019Assemblea come la nostra, creata con tanta solennit\u00e0, per affermare concetti cos\u00ec elementari?<\/p><p>MANCINI PIETRO. \u00c8 appunto il principio che si afferma.<\/p><p>RUBILLI. Ma ogni articolo di Codice contiene un principio e non tutti i princip\u00ee si debbono evidentemente includere nella legge fondamentale.<\/p><p>Per\u00f2 nella elaborata relazione dell\u2019insigne Presidente, che io ho esaminata con tutta l\u2019attenzione possibile, si dice che, siccome questi princip\u00ee sono stati violati qualche volta, sar\u00e0 bene che noi li inseriamo nella Costituzione per ribadirli. Ma questa violazione ha avuto luogo in tempi di tirannia; noi invece facciamo una Costituzione per tempi liberi e civili, non per tempi tirannici; ch\u00e9, se viene la tirannia \u2013 non sia mai, Presidente \u2013 non se ne vanno le piccole norme di cui ho fatto cenno, ma se ne va, cade e si annulla tutta la Costituzione.<\/p><p>RUSSO PEREZ. Non pu\u00f2 cadere la Costituzione, perch\u00e9 c\u2019\u00e8 l\u2019articolo 131, nel quale si dice che la forma repubblicana \u00e8 definitiva.<\/p><p>RUBILLI. E poi ancora le norme penitenziarie: come deve essere espiata la pena, la pena deve essere di rieducazione. Ma questo sta scritto in tutti i manuali! E poi ancora: che i detenuti non debbono essere maltrattati. E questo \u00e8 un reato, \u00e8 un delitto di gi\u00e0 previsto dal Codice penale, anzi precisato come un grave ed esoso delitto: e non vi \u00e8 proprio ragione di ripeterlo nella Costituzione! Si passa persino, quindi, alla procedura penale, e voi vi siete pronunciati per la giuria, mentre vi \u00e8 una Commissione parlamentare che ora propone il contrario, cio\u00e8 che noi si ritorni ai giurati. Io credo che nella Commissione dei Settantacinque non ci fosse nessun avvocato penale, perch\u00e9 non \u00e8 possibile che un avvocato penale sostenga ancora il sistema dei giurati.<\/p><p>MANCINI PIETRO. Eravamo invece in molti avvocati penali ed eravamo tutti per la giuria.<\/p><p>RUBILLI. Ho cinquant\u2019anni di Corte d\u2019assise: lasciatemi parlare.<\/p><p>MANCINI PIETRO Tanto vero che il fascismo non fece altro che abolire la giuria.<\/p><p>RUBILLI. Ma c\u2019\u00e8 la Commissione della giustizia che \u00e8 una Commissione parlamentare, la quale propone, come propongo io, che non si torni ai giurati. La democrazia \u00e8 una cosa magnifica, ma non ha nulla da vedere col retto funzionamento della giustizia dove si decidono le sorti dei cittadini. N\u00e9 si pu\u00f2 ripristinare un\u2019istituzione sol perch\u00e9 il fascismo l\u2019aveva abolita. E se poi l\u2019Assemblea approva il parere dato dalla Commissione parlamentare per gli affari di giustizia, comincia a cadere un pezzo della Costituzione, prima che si sia approvata.<\/p><p><em>Una voce al centro<\/em>. Ma lo vogliamo fare.<\/p><p>RUBILLI. L\u2019inconveniente \u00e8 appunto questo: che non bisognava parlarne; non \u00e8 materia di Costituzione. Lasciamo andare quello che pensate sui giurati; ve la vedrete voi quando verr\u00e0 la legge, e io potr\u00f2, spero, modestamente esprimere il mio pensiero. Ma quello che \u00e8 certo \u00e8 che questa non \u00e8 affatto materia di Costituzione; tutto quello che muta, che cambia, non pu\u00f2, non deve trovar posto nella Costituzione. La Costituzione rappresenta appunto i cardini fondamentali, sacri ed intangibili che non possono, non devono essere sgretolati. I re, per tradizione, giuravano sul vangelo o sulla bibbia la fede alla Costituzione. Noi non la giuriamo, noi la votiamo soltanto; per\u00f2, per noi Deputati e uomini di onore, il voto vale quanto il giuramento.<\/p><p>Dalle leggi civili, penali e procedurali poi si passa ad un lavoro di enunciazione dei rapporti economici che, secondo me \u2013 come ho detto \u2013 rappresentano la piattaforma elettorale della parte di sinistra della nostra Assemblea. Ora, come vi ho gi\u00e0 detto, io non mi oppongo affatto anche alle riforme pi\u00f9 ardite. Anzi, giacch\u00e9 si parla sempre, e sento dire ad ogni istante in quest\u2019Aula del dovere di consolidare la Repubblica, io sono convinto che la Repubblica non si consolida n\u00e9 con mezzi di coercizione, n\u00e9 con parole persuasive; la Repubblica si consolida in un solo modo: con grandi riforme sociali ed economiche, specialmente a vantaggio delle classi pi\u00f9 umili e pi\u00f9 bisognose; altrimenti avrete la rivoluzione. Questo \u00e8 il mio concetto.<\/p><p>Noi ci siamo gi\u00e0 di troppo indugiati \u2013 confessiamolo apertamente \u2013 in crisi ministeriali e dibattiti sulle dichiarazioni dei governi, dei successivi governi, che poi in fondo si riducono ad un Governo solo, sempre lo stesso Governo; mentre il popolo aspettava ben altro da noi, e non ha avuto n\u00e9 una riforma, n\u00e9 una legge, n\u00e9 un provvedimento. Questo dobbiamo dire e confessare. Invece occorre provvedere alla Repubblica, ma non con frasi roboanti e articoli fugaci di Carte costituzionali. Come sarebbe a dire? C\u2019\u00e8 un articolo che solennemente afferma: \u00abSi ha il diritto al lavoro\u00bb. Che avete concretato? Con quali mezzi, con quali leggi? Che avete fatto per stabilire sul serio questo diritto al lavoro? Risponde il Presidente della Commissione, sempre oculato, a cui non sfugge niente: \u00abMa questo \u00e8 un diritto potenziale\u00bb. E come, i diritti potenziali, le possibilit\u00e0 si mettono nella Carta costituzionale?<\/p><p>RUINI: S\u00ec, in tutte le Costituzioni moderne!<\/p><p>RUBILLI. Io non ce li metterei, perch\u00e9 nella Costituzione trova posto ci\u00f2 che \u00e8 stabile, non quello che \u00e8 solo possibile ed aleatorio, e rappresenta una mera speranza, quando si sa poi che sono assai difficili i mezzi per appagarla.<\/p><p>Per me la Costituzione deve limitarsi ai diritti effettivi, non alle promesse, ma a quello che si pu\u00f2 mantenere fin da questo momento. Non si risolve con una frase il grande problema della disoccupazione.<\/p><p>Le famiglie, si aggiunge, hanno diritto al sostentamento, ai mezzi di cui hanno bisogno; chi non pu\u00f2 lavorare, chi \u00e8 inabile deve avere efficace, completa assistenza. Il Presidente della Commissione dice: che questo non \u00e8 diritto potenziale, ma un diritto concreto.<\/p><p>RUINI. Vi sono infatti gli istituti di assistenza.<\/p><p>RUBILLI. Ma si sa con quale scarsa efficacia questi istituti funzionano, ed io dico invece che dovete prima stabilire i mezzi adeguati, e poi affermare un diritto. E penso che si potr\u00e0 anche arrivare al momento in cui, allorch\u00e9 sarete chiamati a mantenere le promesse sancite nella legge costituzionale, voi direte: non \u00e8 possibile per il momento, perch\u00e9 c\u2019\u00e8 stata una piccola distrazione; infatti la Commissione si \u00e8 dimenticata di chiamare tra i suoi componenti il Ministro del tesoro, per averne i fondi indispensabili.<\/p><p>Ora quale \u00e8 la conclusione? Che tutta questa parte \u00e8 opera della Camera legislativa. Riforme, s\u00ec, ma \u00e8 la Camera legislativa che dovr\u00e0 essere chiamata a tutto questo lavoro, e trovare i mezzi per attuare i diritti che solennemente vengono stabiliti.<\/p><p>Il popolo non vuole promesse, ma vuole fatti concreti e questi bisogna dare. Ora questo vagare della legge fra i vari codici, questo passaggio da un codice all\u2019altro, senza escluderne nessuno, con una serie di affermazioni che potranno servire solo per i prossimi comizi elettorali, ma nulla danno al popolo, tranne che vaghe promesse, bisogna evitarlo. Secondo il mio avviso, questa materia dovrebbe essere tolta dalla Carta costituzionale&#8230;<\/p><p>LA ROCCA. Ma allora facciamo una Costituzione del 700!<\/p><p>RUBILLI. No; facciamo una Costituzione seria ed onesta, perch\u00e9 gli argomenti complessi e di grande portata sociale ed economica debbono essere demandati alla Camera legislativa.<\/p><p>Io credo che queste, che a mio avviso potrebbero rappresentare delle deficienze della Costituzione, e che secondo l\u2019avviso di altri ne sarebbero forse pregi emeriti, siano anche da attribuirsi ad un fatto semplicissimo: cio\u00e8 al modo come si \u00e8 svolto il lavoro per formare la Costituzione. Io non so da quali criteri sia stato spinto il Presidente Saragat nel fare una Commissione di settantacinque persone per preparare la Carta costituzionale. Nessun digesto, nessun <em>corpus juris<\/em>, nessun codice, nessun trattato di pace, anche mondiale, ebbe un comitato di tante persone.<\/p><p>E naturalmente, in tanti, ognuno ha desiderato portare un pensiero proprio e dire qualche cosa che aveva nell\u2019animo, nella coscienza; quindi, avete una legge costituzionale la quale si \u00e8 ingrandita mano mano, secondo le idee che sorgevano a ciascuno dei costituenti. (<em>Commenti \u2014 Interruzioni<\/em>).<\/p><p>Non abbiate impazienze, perch\u00e9 dovete sentire anche il parere di coloro che sono di avviso contrario al vostro. Non possiamo avere tutti la vostra opinione.<\/p><p><em>Una voce a sinistra<\/em>. Torniamo allo Statuto!<\/p><p>RUBILLI. Non c\u2019\u00e8 pericolo. Non era per i tempi nostri, ed era di gi\u00e0 invecchiato prima del fascismo, tanto che si sentiva da ogni parte il bisogno ed il desiderio di modificarlo, ma anche se fosse stato adatto ai tempi nostri, bisognava abolirlo come un documento che non aveva avuto grande fortuna dopo quello che si \u00e8 verificato. Si capisce, quindi, colleghi, che non ho proprio alcuna voglia di richiamare in vigore lo Statuto Albertino; parlo invece in modo puramente sereno ed obiettivo.<\/p><p>Aggiungo che anche il metodo ha la sua importanza, ed il metodo seguito dai settantacinque non mi piace affatto, perch\u00e9 non si spiega quella divisione in varie sottocommissioni e sezioni con un lavoro affidato ad alcuni ed altro lavoro a diversi componenti che agiscono per conto proprio. Questo si pu\u00f2 fare nei codici, dove ogni parte \u00e8 quasi autonoma e pu\u00f2 essere trattata a s\u00e9, indipendentemente dalle altre parti, ma non si pu\u00f2 fare per una legge costituzionale, che dev\u2019essere considerata nel suo complesso con uno sguardo di assieme cos\u00ec come si presenta, di getto.<\/p><p>Mi pare che si sia fatto con la costituzione come quell\u2019artista, che dovendo creare una statua, aveva affidato le braccia a un suo discepolo, le gambe ad un altro discepolo e la testa se l\u2019era riservata per s\u00e9. Presso a poco \u00e8 cos\u00ec.<\/p><p>Sono queste le osservazioni d\u2019indole generale a cui mi limito per non dilungarmi troppo. Qualche piccolo rilievo devo fare ancora. Come volete che io capisca il significato vero, reale dell\u2019articolo 1? Che significa la repubblica dei lavoratori? Credo piuttosto che la Repubblica italiana sia di tutti quanti i cittadini italiani, che la stessa Carta costituzionale dichiara eguali dinanzi alla legge ed egualmente tutela e garantisce. Nessuno pi\u00f9 di me ama il lavoro ed i lavoratori, perch\u00e9 ho vissuto sempre e vivo anche ora esclusivamente di lavoro quotidiano. S\u00ec, amo il lavoro ed i lavoratori, ma non mi spiego questa affermazione solenne e risonante che l\u2019Italia sia la Repubblica dei lavoratori.<\/p><p>Per quanto riguarda il preambolo, ritengo che non sia indispensabile; se non c\u2019\u00e8 preambolo la Costituzione rimane egualmente, n\u00e9 si cambia o si modifica solo perch\u00e9 vi \u00e8 o non vi \u00e8 il preambolo, ma in fondo credo che sia utile, che sia opportuno ed anche esteticamente farebbe assai buona impressione e suonerebbe bene alla coscienza del popolo italiano. Fatelo come volete, per me \u00e8 indifferente; potete preferire l\u2019invocazione a Dio, come dice Lucifero, oppure un caldo appello al popolo, alla coscienza del popolo, come \u00e8 stato detto dall\u2019altra parte; potete unire Dio e popolo anche per contentare gli storici mazziniani. Come vi piace; occorre per\u00f2 che vi sia un pensiero caldo che scenda al cuore e parli all\u2019anima del popolo italiano. \u00c8 la Repubblica che si presenta, la Repubblica col suo saluto augurale, che salda si afferma con le sue prime leggi costituzionali. Ripeto che non \u00e8 indispensabile, ma senza dubbio sarebbe utile. Se vi \u00e8 qualcuno che sappia dettare come si conviene questo preambolo, e credo che ve ne siano tanti nella Commissione a cominciare dal Presidente, \u00e8 bene farlo e sar\u00e0 l\u2019espressione della nostra coscienza che trover\u00e0 eco profonda in eguale espressione del popolo italiano.<\/p><p>Vi ho fatto adunque qua e l\u00e0 degli accenni fugaci, poich\u00e9, come vedete, io parlo cos\u00ec per semplici impressioni ed in pari tempo con sincero convincimento. Per discutere tutta la legge costituzionale occorrerebbe almeno una settimana. Una discussione completa non pu\u00f2 venire da un solo Deputato, ma dal complesso degli oratori.<\/p><p>Consentitemi ora che una parola io dica su quelli che sono i due punti fondamentali, i cardini del progetto. Le disposizioni che io modestamente ho criticate, ci siano o non ci siano, utili o no, in fondo non rappresentano un gran male. A me pare che sarebbe bene obbedire di pi\u00f9 al precetto che ci ha dato il Presidente della Commissione, che cio\u00e8 la Costituzione debba essere breve, chiara e semplice. Se fosse sfrondata di tante materie che non sono indispensabili o vanno rinviate alla Camera legislativa, o non possono essere trattate incidentalmente e di straforo, sarebbe meglio. Non volete farlo? Non importa. La legge costituzionale rimane la stessa, anche se voglia comprendere argomenti non propr\u00ee o riuscire inutilmente pletorica, e grave danno in fondo non apporta.<\/p><p>Ma dove richiamo, per debito di coscienza come Deputato, ed anche come cittadino tutta quanta la vostra attenzione, \u00e8 sui due punti fondamentali, sui due cardini come ho gi\u00e0 detto del progetto di Costituzione: la riforma regionale e la formazione del Senato. Sono due punti nuovi. Naturalmente non far\u00f2, come hanno fatto altri oratori fino a questo momento, che dire concetti puramente di indole generale, perch\u00e9 la discussione pi\u00f9 ampia sar\u00e0 fatta a suo tempo. Ma permettetemi di manifestare il mio pensiero come l\u2019hanno manifestato altri sia pure in senso opposto a ci\u00f2 che io sono per dirvi. Per conto mio, sono contrarissimo alla riforma regionale. Esempi ne abbiamo di gi\u00e0 avuti fino a questo momento. Abbiamo date delle autonomie e state vedendo quello che avviene e che non \u00e8 certo confortante. Ma ad ogni modo dove ora esistono hanno rappresentato una giusta, legittima ed opportuna transazione. Dopo la guerra non si poteva fare diversamente. Avremmo avuto peggiori sconvolgimenti se non si fossero concesse le autonomie. Io sono contrario a tutte le autonomie, ma dico che quelle concesse debbono rimanere. Pi\u00f9 che concesse veramente sono state strappate e imposte, diciamo la verit\u00e0. Qui possiamo dire, anzi dobbiamo dire, sempre tutta quanta la verit\u00e0, e se sar\u00e0 pure indiscutibile quello che ripete con calda anima di siciliano l\u2019onorevole Orlando, che la Sicilia non pu\u00f2 rimanere senza l\u2019Italia e l\u2019Italia non pu\u00f2 rimanere senza la Sicilia, non si potr\u00e0 neppure in alcun modo negare che ove mai voi mettiate in dubbio la concessa autonomia della Sicilia, onorevole Orlando, io non so se la Sicilia sar\u00e0 senza l\u2019Italia o l\u2019Italia sar\u00e0 senza la Sicilia. Quello che \u00e8 fatto bisogna mantenerlo. Non avverr\u00e0 niente, come voi sostenete, ma \u00e8 prudente che ogni inconveniente sia anche lontanamente previsto ed eliminato.<\/p><p>Ma se si son dovute per forza consentire, e, diciamolo pure, non molto volentieri delle autonomie, perch\u00e9, vi domando, volete estenderle ancora? Io sono completamente contrario per ragioni politiche e per esigenze amministrative. Dal punto di vista politico perch\u00e9, (sar\u00e0 anche una questione di nostalgia) noi abbiamo conservato sempre vivo nell\u2019animo il ricordo del nostro Risorgimento e sappiamo i sacrifici che esso \u00e8 costato. Ci hanno insegnato sin dalle scuole elementari ad onorare i Martiri che hanno creato l\u2019unit\u00e0 d\u2019Italia. Noi siamo abituati al culto di questa unit\u00e0. Non scacceremo mai dall\u2019animo nostro, finch\u00e9 viviamo, questo sentimento nobilissimo che \u00e8 ormai connaturato in noi. Anche se nulla di male dovesse avvenire, a noi parrebbe sempre che questo spezzettamento rovini l\u2019Italia. In un\u2019altra nazione forse la cosa potrebbe importar poco, ma proprio in Italia, dove c\u2019\u00e8 il triste ricordo dei vari Stati e staterelli, oggi mi fate le varie regioni e mi fate i vari Parlamenti? Uno deve essere il Parlamento! Dall\u2019unit\u00e0 dell\u2019Italia siamo abituati a vedere i grandi uomini politici, uniti, spendere tutte quante le loro forze, la loro attivit\u00e0 e morire poveri per l\u2019Italia nell\u2019unico parlamento italiano che ha sempre rappresentato la saldezza della Patria nostra ed ha raccolte in s\u00e9 tutte le virt\u00f9 della nostra gente. Come vi viene in mente di fare proprio ora un parlamento napoletano, o un parlamento lombardo, o tanti altri parlamenti grandi o piccoli che sieno? Ora, per queste ragioni di carattere politico, sono completamente contrario alla riforma regionale.<\/p><p>E sono contrario anche per esigenze amministrative. Decentrare, s\u00ec, decentrare finch\u00e9 volete, ma decentrare significa pure semplificare, mentre voi decentrate per complicare. E questo non mi pare opportuno, n\u00e9 credo possa rappresentare un giusto criterio di diritto amministrativo.<\/p><p>Voi mi create tanti enti, con multiformi facolt\u00e0, e lo fate con troppa leggerezza e superficialit\u00e0, senza rendervi conto di quello che potr\u00e0 avvenire. Quindi, anche per ragioni di carattere amministrativo, io sono contrario alla riforma regionale e sono meravigliato nel sentire che di questa riforma proprio ora non si voglia e non si possa fare a meno. Chi l\u2019ha detto? Non vi \u00e8 una stampa che ne abbia fatto oggetto della sua attivit\u00e0, non vi sono uomini politici che ne abbiano parlato nei comizi elettorali, non vi sono opuscoli o trattati che se ne occupino o la consiglino, non vi \u00e8 niente e nessuno se ne \u00e8 occupato. Noi non riceviamo che ordini del giorno votati da enti, istituti, associazioni, tutti eguali e tutti contro le regioni. Non c\u2019\u00e8 un solo ordine del giorno in favore della riforma regionale. (<em>Proteste<\/em> \u2013<em> Commenti<\/em>).<\/p><p><em>Una voce al centro.<\/em> Non ve li mandano, perch\u00e9 non ci credete.<\/p><p>RUBILLI. Questa proposta inventata, non si sa come, dalla Commissione \u00e8 servita solamente, per ora, ad alimentare le rivalit\u00e0 e le vanit\u00e0 dei vari capoluoghi delle varie popolazioni interessate. Ogni citt\u00e0 vuol essere capoluogo di Regione. Si parla di regione del Sannio, della Daunia, del Molise, del Salernitano, ecc. Credevo che fosse una specialit\u00e0 dell\u2019Italia meridionale, ma ora vedo che vengono anche dall\u2019Italia settentrionale questi desideri; cos\u00ec per Imperia, Cuneo, ecc. E naturalmente il male si \u00e8 propagato ed \u00e8 passato pure nel settentrione. Si \u00e8 creata cos\u00ec un\u2019agitazione nel Paese, mentre la riforma regionale nessuno la desidera, nessuno la vuole, anzi nessuno l\u2019ha prevista o se l\u2019aspettava.<\/p><p><em>Una voce al centro.<\/em> \u00c8 inesatto. Bisogna aggiornarsi.<\/p><p>RUBILLI. Pu\u00f2 essere che sia inesatto quello che ho detto, sebbene a me sembri che siate inesatti voi e non io. Ma non capisco perch\u00e9 vi dovete ostinare su certi concetti. Quando vi \u00e8 una ragione di partito, io mi arrendo, perch\u00e9 la ragione di partito purtroppo \u00e8 predominante. Per esempio: la proporzionale. Voi sapete che ho combattuto accanitamente contro la proporzionale; ad ogni modo, la proporzionale \u00e8 rimasta, con le sue non liete conseguenze e con i suoi inevitabili inconvenienti sino al punto che non possiamo avere un Governo diverso da quello che c\u2019\u00e8, intangibile ed inamovibile, e non possiamo neppure avere un Sindaco a Roma. Ma la proporzionale posso anche tollerarla, perch\u00e9 s\u2019imposta su di una ragione di Partito; essa giova ai partiti di massa, quindi, se non la giustifico, me la spiego, e mi spiego pure che, ad onta di tutte le evidenti difficolt\u00e0 che presenta, vi accingiate a sostenerla ancora.<\/p><p>PRESIDENTE. Onorevole Rubilli, non devii dall\u2019argomento. La legge elettorale la discuteremo poi.<\/p><p>RUBILLI. Chiedo scusa, ma ho creduto mio dovere di rispondere ad una interruzione e ad una domanda che mi \u00e8 stata rivolta.<\/p><p>Per la riforma regionale, per\u00f2, non vi \u00e8 nemmeno una ragione di partito, quindi non so spiegarmi perch\u00e9 ad ogni costo voi volete insistervi.<\/p><p>Ma io vi dico un\u2019altra cosa: supponiamo che sia una grande riforma, il che, mettetevi in mente, non si pu\u00f2 dire o ritenere in alcun modo. Vi faccio ora un quesito: vi pare che sia questo il momento di attuarla? Stiamo appena rinascendo, stiamo risorgendo dalle rovine, dalle ceneri della Patria e volete abolire quelle provincie che hanno tanto servito, e bene, il Paese dall\u2019unit\u00e0 d\u2019Italia in poi? Proprio in questo momento si deve attuare e con tanta incomprensibile fretta una grande riforma pericolosa di cui non possiamo prevedere le conseguenze? Anche se fosse una riforma utile, vi direi di aspettare un altro momento pi\u00f9 opportuno, a breve o a lunga cadenza.<\/p><p>Ma volete ancora elementi decisivi a riguardo? Ebbene io vi dico che se non vi fossero altre ragioni per ostacolare, almeno in questo momento, la riforma regionale, per me basterebbe e dovrebbe bastare anche per gli altri, quello che ha scritto il Presidente della Commissione nella sua relazione. Il Presidente della Commissione scrive infatti questo: \u00abNell\u2019atto di dare il via a cos\u00ec rilevante forma strutturale della vita italiana, la Commissione non si \u00e8 celata la complessit\u00e0 e le difficolt\u00e0 di pratica attuazione. Basti pensare all\u2019autonomia finanziaria non agevole a congegnarsi\u00bb.<\/p><p>E voi volete proporre la riforma, e non avete pensato a risolvere e concretare prima quello che ne \u00e8 il punto quasi essenziale e certo il pi\u00f9 difficile?<\/p><p>RUINI. Le difficolt\u00e0 le sentivamo.<\/p><p>RUBILLI. Vuol dire che allora le difficolt\u00e0 le rimettete agli altri. Intanto segnate nella Carta costituzionale la grande ardita pericolosa riforma, e poi gli altri se la vedranno. (<em>Commenti<\/em>).<\/p><p>Io alla mia et\u00e0 non ho grandi interessi da sostenere, n\u00e9 un avvenire da coltivare, non ho nulla da temere ed anche nulla da sperare, tengo solo a compiere modestamente il mio dovere, e dico a voi: riflettete, pensateci e vedete se con le presenti difficolt\u00e0 volete proprio ora mettere la nazione in una situazione di vero sbaraglio, di fronte ad una grande incognita e ad una riforma tutt\u2019altro che matura e preparata.<\/p><p>Un\u2019altra parola debbo ancora dire, e poi concludo, su di un altro punto che ritengo fondamentale del progetto di Costituzione, cio\u00e8 sul Senato. Vi dichiaro che io sono contrario ad un Senato completamente elettivo. Non vi parlo del modo come sono state stabilite le categorie dei senatori. Vi ricordo solo che si arriva al punto di rendere eleggibili al Senato i consiglieri comunali anche dei pi\u00f9 piccoli Comuni, dei quali abbiamo un triste ricordo che ci viene da quando li abbiamo visti funzionare come giurati. I giurati erano in gran parte Consiglieri comunali, perch\u00e9 i professionisti, ed in genere quelli delle categorie pi\u00f9 elevate, trovavano sempre il modo di farsi ricusare.<\/p><p>(<em>Commenti \u2013 Interruzioni<\/em>).<\/p><p>Ora sapete che notavamo, e non di rado, i perch\u00e9 la votazione avveniva in udienza, di fronte a noi? Che un giurato guardava il suo vicino, e se questi sulla scheda scriveva <em>s\u00ec<\/em> egli pure scriveva <em>s\u00ec<\/em>, se poi vedeva scrivere <em>no<\/em> si regolava egualmente. E questi consiglieri comunali, ex giurati e presso a poco analfabeti, possono giungere al Senato!<\/p><p>Ma dove siamo arrivati? (<em>Commenti <\/em>\u2013<em> Si ride<\/em>).<\/p><p><em>Una voce<\/em>. Alla sovranit\u00e0 del popolo! (<em>Commenti<\/em>).<\/p><p>RUBILLI. La sovranit\u00e0 del popolo va rispettata pi\u00f9 di ogni altra cosa, ma dobbiamo evitare gl\u2019inconvenienti dei capricci elettorali. Io parlo del progetto: quello che farete voi \u00e8 un\u2019altra cosa; anzi sono ben disposto a sperare che non mancheranno attraverso la discussione notevoli miglioramenti. Dico che nelle condizioni proposte non vedo perch\u00e9 debba esservi un Senato, che poi rappresenta sempre un peso sul bilancio dello Stato: una Camera legislativa costa e non poco. Il sistema completamente elettorale rende inutile una seconda Camera. Quelli che eleggeranno i Deputati al Parlamento saranno poi gli stessi che eleggeranno i Senatori, identici nella loro fisonomia politica o di partiti. Avremo, quindi, tanti comunisti, tanti democratici cristiani, tanti socialisti e che so io per la Camera; e per il Senato avremo ugualmente tanti comunisti, tanti socialisti e tanti democristiani, perch\u00e9 sono sempre quelle le masse che operano direttamente o indirettamente su terreno elettorale. E allora i comunisti al Senato, per disciplina di partito, faranno quello che fanno i Deputati comunisti alla Camera. Nello stesso modo si regoleranno i democristiani ed i socialisti. Ma allora questa seconda Camera perch\u00e9 la fate? (<em>Applausi a destra<\/em>).<\/p><p>Sar\u00e0 una seconda, ma identica edizione dell\u2019altra Camera e non servir\u00e0 a niente. Un tripartito, insomma, alla Camera dei deputati ed un altro eguale tripartito al Senato.<\/p><p><em>Una voce a sinistra<\/em>. La seconda Camera noi non la volevamo.<\/p><p>RUSSO PEREZ. E noi la vogliamo seria.<\/p><p>RUBILLI. Allora se non la volevate \u00e8 meglio non farla, perch\u00e9 sar\u00e0 un peso di meno pel bilancio. Almeno una volta siamo d\u2019accordo. Per chi la vuole poi, deve essere costituita in modo che abbia una ragione di esistere.<\/p><p>Cerco di concludere, perch\u00e9 mi accorgo di avere un poco abusato della vostra cortesissima pazienza. Ma una legge costituzionale richiede pure discussione. Quindi, mi limito per ora a questo che ho detto, salvo a riprendere la parola, quando il Presidente me la conceder\u00e0, in un altro momento opportuno.<\/p><p>La seconda ragione per cui sono contrario alla Costituzione del Senato, cos\u00ec come \u00e8 prevista dal progetto, \u00e8 questa: esistono o pur no nella Nazione delle personalit\u00e0 elevate, di competenza indiscutibile, uomini dotti, che sono assurti ai pi\u00f9 alti fastigi nelle scienze, nell\u2019arte, nelle questioni sociali e politiche? Uomini che per la loro stessa natura vivono fuori dei partiti? Per esempio, il Primo Presidente della Corte di cassazione, che poi non sar\u00e0 il Presidente attuale. (<em>Si ride<\/em>). Un Primo Presidente di Corte di cassazione \u00e8 una personalit\u00e0 spiccata, \u00e8 il pi\u00f9 alto funzionario, il numero uno nella graduatoria dei pubblici funzionari. E perch\u00e9 dovrebbe star fuori del Senato?<\/p><p>Vi sono persone di grande preparazione. Perch\u00e9 all\u2019attivit\u00e0 legislativa, alle alte mansioni da cui dipende la vita dello Stato, perch\u00e9 debbono rimanere assolutamente estranee? Perch\u00e9 debbono essere avulse da ogni efficace e benefica collaborazione? Io domando: uomini come questi che mi circondano, per esempio, perch\u00e9 dovrebbero stare fuori del Senato?<\/p><p><em>Una voce<\/em>. Saranno eletti.<\/p><p>RUBILLI. Pu\u00f2 darsi pure che siano eletti. Ma pu\u00f2 verificarsi anche il contrario, e poi come vi dicevo, si tratta per lo pi\u00f9 di persone che o sono fuori di ogni Partito, o per il loro grado e per le loro qualit\u00e0 elevatissime sono rest\u00ece ad affrontare l\u2019alea elettorale, mentre sarebbe per esse non solo un diritto, ma anche un dovere di contribuire con la loro competenza, dottrina e perspicacia alla formazione delle leggi.<\/p><p>Ecco la seconda ragione per cui sono contrario ad un Senato che sia tutto quanto elettivo. Una parte, un terzo almeno non sia elettivo; che ci sia una possibilit\u00e0, nei limiti che volete, di fare entrare al Senato queste grandi personalit\u00e0, queste grandi voci che possono onorare l\u2019Italia e la patria nostra e che col loro nome possono anche elevare la Nazione di fronte all\u2019estero \u2013 dovete i tener conto di ci\u00f2 specialmente ora che tutte le forze convergono a farci riprendere il nostro prestigio. Proprio in questo momento voi scegliete solo gli uomini che vengono dai partiti; uomini nuovi; \u00e8 vero che sono i giovani, siamo perfettamente d\u2019accordo, i quali debbono farsi avanti ed essere preferiti. Ma date un posto anche a quelli che con la loro virt\u00f9 e con la loro esperienza, come per esempio i pi\u00f9 alti funzionari, come coloro che a forza di studio hanno quasi acquistato una fama mondiale, possono validamente contribuire ad accreditare col loro nome onorato l\u2019Italia, ed a guidarla nella nuova legislazione, nei nuovi orientamenti economici, sociali e politici. Anche di questi uomini la Patria ora ha bisogno.<\/p><p>Le discussioni, in fondo, a qualche cosa servono: servono per creare ed anche per modificare e migliorare. Orbene, ad onta di queste osservazioni che vi ho prospettate, io sono certo che con lo studio diligentissimo fatto dalla nostra, sia pure esuberante, Commissione e con l\u2019ausilio delle ampie riflessioni, che verranno da ogni parte dell\u2019Assemblea, di qui a qualche mese, l\u2019Italia avr\u00e0 la sua Costituzione, veramente degna delle sue grandi e gloriose tradizioni. (<em>Vivi applausi al centro e a destra <\/em>\u2013<em> Molte congratulazioni<\/em>).<\/p><p>(<em>La seduta, sospesa alle 18.50, \u00e8 ripresa alle 19.10<\/em>).<\/p><p>PRESIDENTE. \u00c8 iscritto a parlare l\u2019onorevole Saragat. Ne ha facolt\u00e0.<\/p><p>SARAGAT. Onorevoli colleghi, il progetto di Costituzione, che sta di fronte a noi, \u00e8 il risultato necessario di un compromesso politico fra differenti partiti, non poteva essere diversamente.<\/p><p>Questa eterogeneit\u00e0 delle forze politiche, che hanno contribuito alla elaborazione di questo documento, si riflette necessariamente sulla eterogeneit\u00e0 delle sue formulazioni.<\/p><p>E questo si spiega.<\/p><p>Il crollo del fascismo in Italia si \u00e8 accompagnato col crollo delle forme politiche, di cui il fascismo era l\u2019espressione, ma non si \u00e8 accompagnato col crollo della vecchia struttura economica italiana, della vecchia struttura sociale italiana. Molte parti di questa struttura economica e di questa struttura sociale sono rimaste in piedi.<\/p><p>\u00c8 avvenuto in Italia qualcosa di molto diverso di quello che \u00e8 avvenuto in altri Paesi d\u2019Europa, dove le rivoluzioni politiche hanno trascinato con s\u00e9 anche il vecchio mondo sociale, di cui queste societ\u00e0 politiche erano l\u2019espressione.<\/p><p>Potremmo dolerci di questo o potremmo felicitarci, a seconda del punto di vista in cui ci collochiamo; ma questo \u00e8 un dato di fatto, da cui dobbiamo partire.<\/p><p>Questa situazione di fatto, di fronte alla quale ci troviamo, propone al legislatore dei compiti speciali, che sono diversi dai compiti che si sono proposti ai legislatori dei Paesi, in cui le rivoluzioni hanno, invece, fatto <em>tabula rasa<\/em> del vecchio mondo.<\/p><p>In queste societ\u00e0, in cui le rivoluzioni hanno fatto <em>tabula rasa<\/em> del vecchio mondo, i legislatori si sono trovati non soltanto, talvolta, nella necessit\u00e0 di creare un ordine nuovo, ma anche, di far rivivere elementi del vecchio mondo, che si mostrarono utili ed erano stati spazzati via.<\/p><p>Da noi il problema \u00e8 diverso.<\/p><p>Si tratta di eliminare progressivamente tutto quello che del vecchio mondo sociale italiano non risponde pi\u00f9 allo spirito dei tempi. Da noi si tratta, in altri termini, di creare un tipo di Costituzione moderna, di gettare le fondamenta d\u2019un ordine nuovo, anche dal punto di vista sociale ed economico, e di farlo, anche se sappiamo che su queste fondamenta non ci sar\u00e0 possibile elevare subito le mura della nuova casa.<\/p><p>E questo spiega perch\u00e9, mentre nelle societ\u00e0, in cui la rivoluzione ha spazzato via tutto, le Costituzioni hanno carattere di linearit\u00e0 e di semplicit\u00e0, che molte volte confina anche con il semplicismo, da noi, invece, la Costituzione deve seguire le curve d\u2019una realt\u00e0 infinitamente pi\u00f9 complessa. \u00c8 per questo che la nostra Costituzione ha un carattere, che pu\u00f2 apparire contraddittorio; ma la contraddittoriet\u00e0 \u00e8 nella natura delle cose e della materia, che noi dobbiamo elaborare dal punto di vista legislativo e costituzionale.<\/p><p>\u00c8 molto facile fare delle Costituzioni \u2013 vedete! \u2013 quando le minoranze non hanno voce in capitolo. In questo caso i testi legislativi hanno un carattere di omogeneit\u00e0.<\/p><p>Si direbbe veramente che la storia universale sia docile al cenno d\u2019un legislatore imperioso. \u00c8 molto facile fare Costituzioni omogenee, dove non c\u2019\u00e8 che un partito unico che legifera. \u00c8 molto pi\u00f9 complesso farle nel caso in cui ci troviamo noi, in cui ci sono molti partiti, che hanno cooperato al compito nuovo di ricostruzione della nuova casa italiana. Non voglio fare qui che una questione di forma perch\u00e9, se dovessimo fare una questione di fondo, dovremmo dire: la Costituzione che abbiamo creato \u00e8 suscettibile di rispondere, sia pure progressivamente, ai bisogni profondi della grande maggioranza del popolo italiano? Questo infatti \u00e8 il problema. Dal modo come gli sviluppi della situazione italiana risponderanno a questo quesito, dipender\u00e0 il destino della democrazia che abbiamo creato.<\/p><p>Tutto quello che possiamo oggi chiedere al testo legislativo che dobbiamo elaborare \u00e8 di assecondare questo processo di evoluzione delle masse, fondato su una nuova giustizia sociale, questo ordine nuovo fondato sulla libert\u00e0 politica. E noi dobbiamo anche chiedere al legislatore di assecondarlo in misura efficace. Ed io penso che questa misura non sia piccola perch\u00e9, contrariamente alle prevenzioni che hanno molti, i quali pensano che il testo legislativo non abbia efficacia sull\u2019azione economica, che il testo legislativo sorga un po\u2019 al crepuscolo dell\u2019azione, noi pensiamo invece che ci sono dei casi in cui l\u2019azione rivoluzionaria del legislatore ha una efficacia profonda, per trasformare la sostanza economica del Paese, per assecondare il processo di evoluzione verso un ordine nuovo sociale ed economico.<\/p><p>In linea generale, si pu\u00f2 ammettere che \u00e8 pur vero che vi sono le condizioni economiche che determinano le evoluzioni legislative; ma possiamo anche ammettere che un\u2019audace innovazione di carattere legislativo pu\u00f2 avere un\u2019efficacia nel senso della trasformazione economica della societ\u00e0. Ed \u00e8 per questo che, mentre nei paesi in cui le rivoluzioni sono state, in un certo senso, gi\u00e0 fatte, si pu\u00f2 considerare esatta la frase del grande legislatore russo, Stalin, il quale dice che le Costituzioni non sono dei programmi; questa frase non pu\u00f2 invece esser presa alla lettera, perch\u00e9 va adattata alle varie situazioni storiche, perch\u00e9, in un mondo come il nostro in cui la curva degli avvenimenti non ha sub\u00ecto salti bruschi, ma segue invece un andamento progressivo, noi possiamo ammettere che le Costituzioni siano anche dei programmi.<\/p><p>Del resto, onorevoli colleghi, \u00e8 il caso di chiederci veramente se questa distinzione, fra paesi in cui le rivoluzioni si sono fatte e Paesi in cui le rivoluzioni sono ancora da farsi, non abbia un carattere un po\u2019 scolastico, formale. Nei paesi, per esempio, in cui la rivoluzione \u00e8 stata gi\u00e0 fatta, nei paesi in cui i diritti sociali sono stati realizzati in misura maggiore che non negli altri, noi possiamo constatare che, purtroppo, in alcuni casi, certi diritti di libert\u00e0 debbono essere di nuovo restaurati.<\/p><p>Noi vediamo allora che appunto manca qualche cosa di fondamentale in quella Costituzione. Nei paesi, per\u00f2, come il nostro, in cui le rivoluzioni sociali non sono state ancora fatte, certi diritti fondamentali e politici sono veramente acquisiti, in modo che non si pu\u00f2 dire che vi sia ancora tutto da fare.<\/p><p>Molte cose sono state fatte e molte cose si faranno. Il popolo italiano \u00e8 riuscito, in ogni caso, col crollo del fascismo, a riconquistare quei diritti fondamentali politici che sono dei diritti inalienabili della persona umana, e la democrazia politica che abbiamo instaurato noi in Italia \u00e8 una democrazia che risponde pienamente ai requisiti di una vera comunit\u00e0 politicamente libera. Il progetto che noi esaminiamo ha fatto molto bene a sottolineare il carattere inalienabile di questi diritti. Ma, accanto a questi diritti di libert\u00e0 che sono sanzionati da tutte le Costituzioni moderne, accanto a questi diritti individuali, il testo della nostra Costituzione introduce una nozione che \u00e8 nuova per l\u2019Italia, ma non \u00e8 nuova per altre legislazioni e per altri paesi d\u2019Europa, ed \u00e8 la legislazione dei diritti sociali.<\/p><p>Questo punto \u00e8 essenziale al nostro documento, ed \u00e8 quello che conferisce alla Costituzione che noi esaminiamo il suo carattere specifico, e ne fa una Costituzione veramente moderna e adeguata allo spirito dei tempi. Con questa innovazione fondamentale, il testo che noi discutiamo si adegua al moto di trasformazione della struttura economica delle societ\u00e0 moderne. Si passa da un\u2019economia a carattere puramente individualistico al tipo di economia in cui la libera impresa si trova a contatto con l\u2019impresa non privata, collettiva, di Stato, con l\u2019impresa socializzata. In termini pi\u00f9 generali, si pu\u00f2 dire che il progetto che stiamo discutendo riflette sul piano giuridico un compromesso tra le forme tradizionali dell\u2019economia privata e la forma nuova dell\u2019economia collettiva.<\/p><p>Ma, prima di scendere all\u2019esame pi\u00f9 particolareggiato di questo aspetto della questione, vorrei intrattenermi per un istante su un altro fatto: vorrei dire quanto sarebbe assurdo stabilire un\u2019equazione fra economia privata e diritti individuali, quasi che la scomparsa progressiva delle istituzioni privatistiche dovesse coincidere con la scomparsa progressiva dei diritti di libert\u00e0, dei diritti individuali. Diciamo subito che i diritti di libert\u00e0 sono diritti inalienabili in qualsiasi tipo di societ\u00e0; e il testo ha fatto molto bene a dare ad essi un rilievo essenziale e a considerarli come princip\u00ee assolutamente inviolabili. Questi diritti sono talmente radicati nella coscienza del mondo moderno che, anche dove vengono praticamente calpestati, non vengono mai pubblicamente negati. \u00c8 questo un tacito omaggio che la dittatura rende alla libert\u00e0 politica; e la critica che da parte dei socialisti si \u00e8 mossa, per esempio, nel secolo scorso ai cos\u00ec detti diritti dell\u2019uomo, \u00e8 una critica delle limitazioni egoistiche di questi diritti, non del contenuto umano che \u00e8 in questi diritti. La critica che socialisti teorici hanno mosso nel secolo scorso alla nozione di libert\u00e0 di stampa, per esempio, era una critica che moveva dal fatto dell\u2019aspetto improprio di questa libert\u00e0, fino a tanto che questa libert\u00e0 era privilegio di gruppi, e non invece patrimonio di tutte le classi lavoratrici. Ma \u00e8 chiaro che \u00e8 nella misura in cui tutte le classi lavoratrici possono usufruire di questo bene che la libert\u00e0 di stampa cessa di essere un diritto sezionale, per diventare veramente un diritto universale, generale. La Costituzione ha fatto molto bene, quindi, a sottolineare il carattere inalienabile di questi diritti e il loro valore assoluto. Queste limitazioni dei vecchi diritti dell\u2019uomo, dei diritti che si chiamavano \u00abdiritti borghesi\u00bb, sono a mano a mano superate dalla natura stessa delle cose, dalla possibilit\u00e0 che hanno le classi lavoratrici di poterne beneficiare nel modo pi\u00f9 vasto; ed \u00e8 assurdo oggi ripetere certe critiche che avrebbero potuto avere un senso cinquanta anni fa, ma che oggi perderebbero senz\u2019altro ogni valore.<\/p><p>Ripetiamo, quindi, che l\u2019economia individualistica potr\u00e0 scomparire a vantaggio di forme diverse di economia sociale, ma che le libert\u00e0 individuali dovranno sopravvivere, perch\u00e9 se non sopravvivessero sarebbe morto ogni tipo di societ\u00e0 fondato sulla nozione di responsabilit\u00e0 personale.<\/p><p>Accanto a questi diritti di libert\u00e0 noi troviamo nel progetto i diritti sociali. L\u2019articolo 1 di esso dice: \u00abLa Repubblica italiana ha per fondamento il lavoro e la partecipazione effettiva di tutti i lavoratori all\u2019organizzazione politica, economica e sociale del Paese\u00bb.<\/p><p>Pu\u00f2 darsi benissimo che dal punto di vista giuridico questa formulazione non sia tra le pi\u00f9 felici; ma io ritengo che la sostanza di questa affermazione sia storicamente esatta, e che anzi su di essa poggi tutta quanta la struttura di questo progetto relativamente a diritti sociali. Ci\u00f2 che caratterizza il nostro testo \u00e8 appunto il dilatarsi della nozione di responsabilit\u00e0 da quella unicamente verso se stessi, che \u00e8 il fondamento dei diritti di libert\u00e0, a quella pi\u00f9 vasta di responsabilit\u00e0 verso i propri simili, che \u00e8 il fondamento dei diritti sociali.<\/p><p>I rapporti da uomo a uomo si estendono oggi dall\u2019ambito individuale, alla sfera pi\u00f9 vasta dell\u2019ambito sociale; il che non \u00e8 soltanto giusto dal punto di vista etico, ma anche vero dal punto di vista storico. Oggi si prende atto che l\u2019individuo si avvantaggia del lavoro di tutti e d\u00e0 a tutti il suo contributo. Questo contributo \u00e8 appunto il lavoro umano. Il rapporto concreto di solidariet\u00e0 che nel mondo moderno lega gli uomini non pu\u00f2 essere che il lavoro. Se questo rapporto, per ragioni che sono note agli studiosi di economia, pu\u00f2 assumere un carattere antagonista, non \u00e8 men vero che abbiamo diritto di ritenere che verr\u00e0 un giorno in cui questo rapporto di lavoro sar\u00e0 la base di una societ\u00e0 pi\u00f9 giusta.<\/p><p>Pu\u00f2 darsi che la critica dal punto di vista giuridico di questo aspetto del problema sia giusta, ma io penso che ogni lavoratore, leggendo questo documento, pu\u00f2 capire che cosa si vuol dire. Che cosa vuol dire infatti questo articolo primo della Costituzione? Vuol dire che essa mette l\u2019accento su tutto ci\u00f2 che \u00e8 lavoro umano, che essa mette l\u2019accento sul fatto che la societ\u00e0 umana \u00e8 fondata non pi\u00f9 sul diritto di propriet\u00e0 e di ricchezza, ma sulla attivit\u00e0 produttiva di questa ricchezza. \u00c8 il rovesciamento, insomma, delle vecchie concezioni, per cui si passa dal fatto della ricchezza sociale a considerare l\u2019atto che produce questa ricchezza. E questo d\u00e0 luogo a sviluppi molto importanti. Il fatto della propriet\u00e0 in s\u00e9 pu\u00f2 essere anche un fatto di carattere egoistico, ma l\u2019atto del lavoro \u00e8 veramente un atto per sua natura altruistico e determina un rapporto collettivo che d\u00e0 un risalto anche al carattere sociale dei diritti. In altri termini, mentre la propriet\u00e0 pu\u00f2 isolare, il lavoro unisce, ed \u00e8 da questa nozione dell\u2019attivit\u00e0 produttiva e del lavoro \u2013 nozione che deve essere associata al diritto al lavoro \u2013 che sgorgano tutti gli altri diritti sociali.<\/p><p>Questa \u00e8 la nozione fondamentale di questo documento e su essa poggia tutto il sistema giuridico che ha ispirato il legislatore di questo documento. Ed aggiungo che questa nozione del lavoro regola non soltanto i diritti sociali, ma regola anche i diritti di libert\u00e0. Non vorrei fare della demagogia, ma bisogna tener conto di questo fatto fondamentale: che valore pu\u00f2 avere oggi per un disoccupato, per un uomo che lotta per la sua vita fisica, che valore pu\u00f2 avere la nozione di libert\u00e0 di stampa, o di pensiero, o di riunione? Certo, pu\u00f2 avere un valore importante; ma, badate, che queste libert\u00e0 varranno al disoccupato come armi di guerra in un clima che non sar\u00e0 pi\u00f9 democratico.<\/p><p>I diritti sociali sono un complemento necessario oggi dei diritti di libert\u00e0, e qui sorge un problema fondamentale, ed \u00e8 un problema che ha posto anche l\u2019onorevole Togliatti nella sua relazione in sede di Sottocommissione: il problema cio\u00e8 della garanzia di questi diritti. \u00c8 un problema che storicamente si pone in modo analogo a quello della garanzia dei diritti di libert\u00e0 delle vecchie Costituzioni. Anche allora si poneva il problema di queste garanzie del diritto di riunione, di stampa, di pensiero. Oggi si pone questo problema in modo moderno: quale \u00e8 la garanzia che questi diritti sociali possano venire effettivamente realizzati e finalmente applicati? Allora, nelle vecchie Costituzioni, questi diritti di libert\u00e0 venivano garantiti da istituti formali e venivano affidati al senso di civismo del Paese, al senso di libert\u00e0 delle masse popolari. Cos\u00ec, oggi, in certo senso, la garanzia effettiva di questi diritti pu\u00f2 bens\u00ec essere trovata in alcuni istituti formali, ma deve essere affidata al senso di civismo del popolo italiano ed all\u2019azione che i partiti possono esercitare per dare un contributo concreto.<\/p><p>Ed ecco che, lungi dal relegarli, come \u00e8 stato proposto, nel preambolo, io ritengo che essi vivifichino, con la loro presenza, tutto quanto il documento che stiamo esaminando. Qui veramente la Costituzione si pu\u00f2 dire che cessi di essere un documento astratto e diventi qualche cosa di concreto e di vivo, diventi un programma nel senso che abbiamo detto noi, un programma costruttivo che d\u00e0 un orientamento al Paese. Ed \u00e8 evidente che, se noi togliessimo dalla Costituzione moderna questo diritto sociale, faremmo una cosa morta.<\/p><p>In verit\u00e0, essi sono la parte pi\u00f9 viva di questo documento; posso ammettere che la formulazione sia stata pi\u00f9 o meno felice, ma bisogna riconoscere che senza di essi questo documento perderebbe ogni sua ragione storica, ogni sua giustificazione sociale.<\/p><p>Bisogna quindi reagire contro lo stato d\u2019animo che si \u00e8 formato in questa Assemblea, e che nasce appunto da una sfiducia sul valore della democrazia. In fondo \u00e8 la possibilit\u00e0 di vita stessa della democrazia politica che \u00e8 in discussione, perch\u00e9, vedete, \u00e8 il problema della garanzia di questi diritti sociali che si pone, come \u00e8 stato detto, storicamente, in modo analogo a quello per cui si poneva nelle vecchie Costituzioni il problema di garanzia dei diritti di libert\u00e0. \u00c8 un problema di vita o di morte della democrazia politica. A chi dicesse quali garanzie abbiamo noi da realizzare, direi che il problema va posto in modo diverso. Se veramente noi avessimo l\u2019impressione che nessuno di questi diritti sociali pu\u00f2 essere realizzato, dovremmo porre la domanda in modo diverso, dovremmo porla in questo modo: quali garanzie abbiamo noi che la democrazia politica possa oggi vivere? Se non siamo capaci di dare un contenuto concreto a questi diritti sociali, non possiamo difendere neanche i diritti di libert\u00e0. Se cade la parte sociale di questa Costituzione e se, in altri termini, non siamo in grado di realizzare la parte sociale di questa Costituzione, non saremo in grado di difendere la parte politica.<\/p><p>Oggi la democrazia sociale \u00e8 talmente legata alla democrazia politica per cui, se non realizziamo un minimo di giustizia sociale, non saremo in grado neanche di difendere i diritti di libert\u00e0.<\/p><p>Dal punto di vista tecnico \u00e8 stato rilevato che questa parte del documento \u00e8 di una formulazione giuridica imperfetta. Pu\u00f2 darsi, in quanto le contraddizioni che si rilevano nel documento sono contraddizioni \u2013 va notato \u2013 della natura stessa delle cose. Il documento \u00e8 stato elaborato da forze sociali contrastanti, da partiti diversi, e queste contraddizioni riflettono le contraddizioni che sono proprie della situazione italiana di oggi, una situazione che, noi tutti sentiamo, \u00e8 transitoria.<\/p><p>Ci\u00f2 che \u00e8 essenziale \u00e8 che in esso sia stato dato un rilievo efficace a tutto ci\u00f2 che del mondo passato deve essere conservato, e sono essenzialmente i diritti di libert\u00e0, e sia stato dato un rilievo efficace a tutto ci\u00f2 che noi vogliamo costruire di nuovo per creare un mondo veramente migliore per tutti i lavoratori italiani.<\/p><p>Questa Costituzione, a mio avviso, concilia in modo abbastanza felice la nozione di libert\u00e0 e la nozione di giustizia sociale, la nozione di personalit\u00e0 e la nozione di umanit\u00e0. In altri termini, tutto ci\u00f2 che \u00e8 individuale e tutto ci\u00f2 che \u00e8 collettivo. Queste due nozioni, vedete, nozione di libert\u00e0 e nozione di solidariet\u00e0, in fondo sono state compromesse dai regimi passati. Per esempio, la nozione di libert\u00e0 \u00e8 stata compromessa profondamente nella coscienza moderna. Da che cosa? Dall\u2019aspetto egoistico con cui la libert\u00e0 si \u00e8 presentata nelle Costituzioni del secolo scorso. La libert\u00e0 appariva veramente come qualche cosa che isolasse l\u2019individuo, lo sottraesse ai doveri di solidariet\u00e0 che esso ha verso la collettivit\u00e0.<\/p><p>D\u2019altra parte, la nozione della solidariet\u00e0 \u00e8 stata compromessa dai regimi totalitari, i quali hanno compromesso, con la formula \u00abtutto per lo Stato\u00bb, la nozione di responsabilit\u00e0 sociale e di solidariet\u00e0 sociale. Ed ecco invece che queste due nozioni, la nozione di libert\u00e0 e la nozione di solidariet\u00e0, devono essere abbinate, mentre sono state compromesse nello spirito di molti, per cui se oggi uno mette l\u2019accento sul problema della libert\u00e0 individuale, si ha l\u2019impressione che voglia, con questo, trascurare la necessaria solidariet\u00e0 che deve legare un individuo all\u2019altro; e se mette l\u2019accento sulla solidariet\u00e0, si ha l\u2019impressione che voglia trascurare il problema della libert\u00e0 individuale.<\/p><p>Merito di questa Costituzione \u00e8 di avere instaurato queste due nozioni ed averle collocate nella loro luce umana e veramente democratica.<\/p><p>Questo progetto, del resto, ha un altro merito, per me: \u00e8 un progetto che non \u00e8 caduto nell\u2019errore, che poteva esser grave, di valorizzare le forme di rappresentanza dei cosiddetti interessi corporativi, le forme corporative.<\/p><p>Io ho l\u2019impressione che dappertutto dove esiste il corporativismo, la democrazia muore. Ho l\u2019impressione che, in linea generale, il corporativismo \u00e8 un pretesto per mettere la museruola alla bestia popolare. L\u2019unica cosa veramente organica della societ\u00e0 \u00e8 l\u2019individuo sociale, l\u2019individuo che \u00e8 collocato nei suoi rapporti sociali con tutto il resto del mondo del lavoro. L\u2019unico modo organico di rappresentare la solidariet\u00e0 \u00e8 il suffragio universale. Il suffragio universale non pu\u00f2, come \u00e8 stato detto ieri, trovare un\u2019espressione automatica; bisogna che sia elaborata attraverso determinati filtri, attraverso un meccanismo che \u00e8 tutta la tecnica della democrazia. L\u2019impressione che la volont\u00e0 del popolo possa esprimersi automaticamente \u00e8 errata. Questo non \u00e8 possibile. La volont\u00e0 popolare deve essere prima di tutto estratta, devono crearsi gli organi per filtrare e tradurre questa volont\u00e0 popolare. Tutto il meccanismo politico, tutto il meccanismo democratico \u00e8 fondato su questo.<\/p><p>Merito di questa Costituzione \u00e8 l\u2019avere accantonato le forme corporative, che possono falsare il gioco della volont\u00e0 popolare; ma uno dei difetti di questo testo \u00e8 di avere dimenticato qual \u00e8 lo strumento che oggi d\u00e0 veramente una forma di rappresentanza organica alla volont\u00e0 popolare nelle democrazie moderne. Qual \u00e8 questo strumento? \u00c8 il partito politico. Questa \u00e8 la vera forma di rappresentanza organica della democrazia. Eppure in questa Costituzione questo strumento fondamentale che \u00e8 il partito politico non esiste. Se ne fa un vago accenno e non si intende che proprio l\u00ec \u00e8 il fulcro delle democrazie moderne.<\/p><p>Ora, un oratore, se non mi sbaglio, l\u2019onorevole Calamandrei, ha accennato alla possibilit\u00e0 di determinate garanzie costituzionali per il funzionamento democratico dei partiti. E ho udito una obiezione, che \u00e8 venuta dall\u2019estrema sinistra, in cui si diceva che il popolo giudicher\u00e0 se i partiti sono democratici o meno, dando il voto o non dandolo. Questa \u00e8 una illusione, perch\u00e9 se veramente questo criterio fosse valido, il problema non si porrebbe. La tragedia \u00e8 che molte volte il popolo pu\u00f2 essere ingannato. Tutta la storia \u00e8 un esempio di questi inganni di cui il popolo \u00e8 stato vittima. Il popolo molte volte ha votato per partiti che erano antidemocratici, totalitari, reazionari. Ora, pu\u00f2 questa Costituzione studiare qualche cosa che dia al popolo la garanzia di essere tutelato da questi inganni? I partiti politici sono lo strumento pi\u00f9 efficace della volont\u00e0 popolare se essi sono democratici. Questo \u00e8 il punto fondamentale della realt\u00e0 politica moderna. Se ci\u00f2 \u00e8, la democrazia \u00e8 al riparo di ogni pericolo. Ma se i partiti sono tendenzialmente antidemocratici, allora tutto il problema della democrazia \u00e8 posto in discussione, ed \u00e8 difficile determinare un criterio di discriminazione fra partiti democratici e partiti che non lo sono, perch\u00e9 tutti i partiti, tutti indistintamente, tendono a trasformare lo Stato e la societ\u00e0, e mentre oggi, in un certo senso, tutti i partiti sono profondamente esclusivisti, ogni partito \u00e8 la cellula di formazione di un nuovo tipo di societ\u00e0 e di un nuovo Stato. Questa, pi\u00f9 o meno, \u00e8 la tendenza generale dei partiti politici di oggi.<\/p><p>Ora, io penso, che se questo esclusivismo dei partiti, lo chiamer\u00f2 cos\u00ec, \u00e8 spinto fino al punto di fare, delle eliminazioni violente degli altri partiti, l\u2019obiettivo tacito ed espresso, allora l\u2019esclusivismo cessa ed al suo posto subentra spesso una cosa pi\u00f9 grave, che \u00e8 il totalitarismo.<\/p><p>Questo \u00e8 il criterio di discriminazione tra partiti democratici e partiti che non lo sono. La garanzia contro questo pericolo \u00e8 rappresentata oggi, nella democrazia moderna, dalla pluralit\u00e0 dei partiti. Dove ci sono molti partiti c\u2019\u00e8 una specie di neutralizzazione di forze antagonistiche e di queste tendenze esclusivistiche; ma pi\u00f9 che la pluralit\u00e0 dei partiti, a mio avviso, \u00e8 nella funzionalit\u00e0 democratica, nella vita democratica dei partiti stessi che risiede la garanzia di vita della democrazia politica. E, ci\u00f2 che \u00e8 grave nel nostro tempo gli elementi fondamentali della vita politica, gli elementi fondamentali che creano lo Stato, si elaborano in un\u2019atmosfera che molte volte sfugge al controllo dell\u2019opinione pubblica e sfugge in parte al controllo degli stessi militanti che vivono nell\u2019interno dei partiti. Ma se nel militante da un lato si determina un comportamento di devozione e di sacrificio, che \u00e8 altamente sociale, dall\u2019altro lato la vita di partito determina in lui un comportamento conformistico che molte volte \u00e8 in netta opposizione con lo spirito critico e che pu\u00f2 costituire una minaccia per la democrazia. I capi di partito sovente sono costretti a richiamare i loro militanti ai pericoli del settarismo che insidia e minaccia le finalit\u00e0 democratiche nell\u2019interno dei partiti stessi. E questo \u00e8 il processo che minaccia la democrazia moderna. Tutto dipende dal modo come i partiti funzioneranno, dipende dalla possibilit\u00e0 di mantenere una vita democratica nell\u2019interno dei partiti stessi. Pu\u00f2 la Costituzione offrire delle garanzie per favorire questo processo di sviluppo democratico nell\u2019interno dei partiti o non pu\u00f2 farlo? Questo \u00e8 il problema. Ora, ci sarebbe da fare un lungo discorso, che io non voglio fare. Dir\u00f2 che la migliore garanzia \u00e8 nella creazione di un clima generale politico del Paese che favorisca la tolleranza reciproca. E questo clima non si pu\u00f2 alimentare che in un\u2019atmosfera sociale in cui i peggiori antagonismi economici vengono soppressi, in un regime economico che attenui i motivi di sofferenza e di rivolta morale della classe lavoratrice.<\/p><p>In altri termini, soltanto con la giustizia sociale si possono risolvere questi problemi. Il problema della giustizia sociale ed il problema della libert\u00e0 sono intimamente collegati. Implicitamente, il progetto nella sua esplicita enunciazione dei diritti sociali dell\u2019individuo, indica questo rimedio fondamentale ed il pericolo di un avviamento al totalitarismo.<\/p><p>Un\u2019altra garanzia, a mio avviso, del funzionamento democratico dei partiti \u00e8 nel civismo degli stessi militanti che si trovano nell\u2019interno di questi partiti, civismo che pu\u00f2 dare un certo equilibrio di patriottismo di partito. Ma \u00e8 chiaro che un accenno a questo problema e qualche garanzia devono pure essere formulati nella Costituzione. Per una certa analogia, si sarebbe potuto applicare ai partiti politici quello stesso criterio che nella Costituzione si \u00e8 applicato per la stampa. Un certo controllo analogo a quello sul funzionamento dei giornali si sarebbe potuto, a mio avviso, elaborare per quanto si riferisce alla vita interna dei partiti politici.<\/p><p>Ma lasciamo stare questo argomento. Il testo della Costituzione, cos\u00ec come \u00e8 nel suo complesso, \u00e8 suscettibile, a nostro avviso, di un\u2019utile discussione, e noi l\u2019affronteremo con la volont\u00e0 di fare di questo documento uno strumento che sia veramente efficace per lo sviluppo della democrazia politica del nostro Paese. Per la democrazia sociale del nostro Paese il valore della Costituzione \u00e8 sempre in funzione della situazione storica in cui questa Costituzione \u00e8 stata elaborata.<\/p><p>Questa Costituzione, \u00e8 stato detto, non \u00e8 scritta bene. Credo che non sia questo l\u2019inconveniente peggiore di questa Costituzione, perch\u00e9 \u00e8 molto facile sottoporla ad un riesame e fare un testo, anche da un punto di vista stilistico, corretto.<\/p><p>Il problema non \u00e8 questo. Se vi \u00e8 un difetto in questa Costituzione, esso \u00e8 un difetto di stile. Ma questo difetto di stile \u00e8 inevitabile. Da che cosa deriva? Questa mancanza di stile deriva dal fatto non gi\u00e0 che il documento non sia stato composto da letterati \u2013 anche gli altri documenti politici non sono mai stati fatti da letterati, ma da uomini di azione \u2013 ma dal fatto che il nostro progetto \u00e8 stato elaborato due anni dopo gli avvenimenti che lo hanno reso necessario, quando le passioni si sono calmate. Questa \u00e8 la ragione della inefficacia stilistica di questo documento. Se esso fosse stato elaborato prima, sono certo che avrebbe avuto maggiore calore, maggiore unit\u00e0, maggiore organicit\u00e0. Oggi esso si presenta come la espressione di aspirazioni e di esperienze che sono venute a mancare al Paese. In tutte le Costituzioni ci sono dei problemi di questo tipo: un problema di ritmo e un problema di tempo che sono fondamentali. L\u2019essenziale \u00e8 di immergere questa Costituzione nelle vive correnti del Paese, di metterla in contatto con l\u2019anima popolare. In che modo? Non gi\u00e0, come si crede, facendo dei comiz\u00ee per spiegare lo spirito di questo documento; questo pu\u00f2 anche essere utile e vi sar\u00e0 anche la necessit\u00e0 di fare questa divulgazione e mettere questo documento in contatto con l\u2019anima popolare. Ma il problema, a mio avviso, \u00e8 un altro. Non si tratta soltanto di fare della propaganda, si tratta di ricreare quell\u2019atmosfera che esisteva in un certo senso due anni fa e di colmare il distacco che si \u00e8 avuto fra l\u2019ambiente di cui questo documento avrebbe dovuto costituire l\u2019essenza e la situazione che si \u00e8 formata oggi. Molte parti di questo documento possono essere le pi\u00f9 democratiche, ma possono anche essere quanto vi \u00e8 di pi\u00f9 conservatore, perch\u00e9 un documento di questo tipo va giudicato a seconda della natura e della situazione sociale a cui si adatta. C\u2019\u00e8 in tutti i documenti di carattere giuridico una bivalenza che ne fa dei documenti che potrebbero essere i pi\u00f9 progressivi o i pi\u00f9 conservatori, a seconda appunto della situazione speciale a cui si adattano e dell\u2019atmosfera che in un certo senso devono organizzare e controllare.<\/p><p>Considerate, per esempio, la parte relativa alle autonomie regionali; questo pu\u00f2 essere il fatto pi\u00f9 democratico o pi\u00f9 conservatore del mondo a seconda delle circostanze. Se l\u2019autonomia regionale si applica ad una situazione in cui il processo di democrazia che segue la regione \u00e8 gi\u00e0 sviluppato, allora evidentemente questa riforma assume un carattere perfettamente democratico; ma se, invece, l\u2019autonomia regionale viene applicata a regioni che sono rimaste arretrate nello sviluppo democratico, noi abbiamo con questa forma di autonomia un processo di cristallizzazione e non facciamo che sanzionare un distacco progressivo di quella regione dalle altre pi\u00f9 evolute. Ecco che la stessa norma pu\u00f2 diventare di carattere democratico o di carattere reazionario.<\/p><p>Questo vale anche per altri problemi. L\u2019onorevole Calamandrei ha fatto il caso della Magistratura. L\u2019autonomia della Magistratura pu\u00f2, a seconda dello spirito di questo organismo, essere o non essere un fatto di carattere democratico.<\/p><p>Per eliminare questi pericoli che ci sono e che derivano da questo scarto, da questa sfasatura tra la norma politica e la situazione che si \u00e8 venuta creando oggi, bisogna ristabilire un contatto profondo tra questo testo legislativo e la Repubblica. Come stabilirlo? Ho gi\u00e0 detto che non baster\u00e0 fare dei comiz\u00ee per divulgare questo testo. L\u2019unica via da seguire, come abbiamo visto, \u00e8 di non attendere che la Costituzione, una volta varata, dia impulso al moto democratico, ma di mettere in moto sin da ora la democrazia sociale, in modo che quando sar\u00e0 varata la Costituzione acquisti un vero e profondo significato sociale.<\/p><p>Se vogliamo rendere efficace questo testo fondamentale, la divulgazione nel Paese non deve limitarsi all\u2019aspetto giuridico e sociale delle norme, ma deve sollecitare quelle profonde trasformazioni economiche e sociali a cui quelle riforme daranno il loro vero significato.<\/p><p>Se vuole essere una cosa veramente viva, questa Costituzione deve essere la lucida coscienza dei problemi ancora insoluti nella storia del nostro Paese. Ma appunto per questo noi tutti dobbiamo collaborare a realizzare tutti i problemi. La Costituzione da sola non pu\u00f2 operare il miracolo. La lettura del testo, come \u00e8 stata fatta, per esempio, dall\u2019onorevole Calamandrei, che si \u00e8 divertito a contrapporre una disposizione all\u2019altra, ad immaginare il contrasto nel dialogo fra un progressivo e un conservatore, diventa una cosa quasi comica e contraddittoria. Ma per mettere in moto un meccanismo di questo genere bisogna operare dal di fuori, affidandosi al Paese, ai partiti politici, al popolo. Questa Costituzione, lungi dal saldare un conto immaginario che la storia avrebbe col Paese, stabilisce nuovi e solenni impegni, che non saranno saldati se non quando l\u2019ultimo suo articolo avr\u00e0 trovato perfetta rispondenza nella realt\u00e0 storica. Si tratta di gettare le basi giuridiche di un edificio che dovr\u00e0 aderire in modo sempre pi\u00f9 perfetto alla realt\u00e0 pi\u00f9 libera di domani.<\/p><p>Noi siamo dei legislatori <em>sui generis<\/em>. Siamo quegli stessi uomini che per venti anni hanno guidato la lotta contro il fascismo. Questi stessi uomini hanno elaborato questo documento, ed essi hanno la possibilit\u00e0 e la capacit\u00e0 di mettere in pratica le norme che esso conterr\u00e0.<\/p><p>Questo \u00e8 l\u2019impegno che dobbiamo prendere esaminando il progetto di Costituzione, ed \u00e8 un impegno che non pu\u00f2 figurare nel testo. Ma questo impegno \u00e8 la parola pi\u00f9 viva di questa Costituzione.<\/p><p>Bisogna che dal corso dei lavori questo impegno traspaia evidente, e allora questo testo che oggi \u00e8 un testo freddo, trover\u00e0 le vie del cuore del popolo. Perch\u00e9, non dimentichiamolo, onorevoli colleghi, questo testo \u00e8 stato scritto col sangue del popolo italiano.<\/p><p>(<em>Vivi applausi a sinistra \u2013 Molte congratulazioni<\/em>).<\/p><p>PRESIDENTE. Il seguito di questa discussione \u00e8 rinviato a domani.<\/p><p>La seduta termina alle 19.50.<\/p><p>Ordine del giorno per la seduta di domani.<\/p><p>Alle ore 10:<\/p><ol><li>\u2013 Interrogazione.<\/li><li>\u2013 Discussione del disegno di legge:<\/li><\/ol><p>Modifiche al testo unico della legge comunale e provinciale, approvate con regio decreto 5 marzo 1934, n. 383, e successive modificazioni.<\/p><p>Alle ore 16:<\/p><p>Seguito della discussione del progetto di Costituzione della Repubblica italiana.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Versione PDF ASSEMBLEA COSTITUENTE LII. SEDUTA POMERIDIANA DI GIOVED\u00cc 6 MARZO 1947 PRESIDENZA DEL PRESIDENTE TERRACINI INDICE Verifica di poteri: Presidente Seguito della discussione sul progetto di Costituzione della Repubblica italiana: Basso\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Cevolotto Rubilli\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Saragat\u00a0\u00a0\u00a0 La seduta comincia alle 16. AMADEI, Segretario, legge il processo verbale della seduta precedente. (\u00c8 approvato). Verifica di poteri. PRESIDENTE. 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